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  2. Home » Cronaca » Dossier illegali, «illeciti» da Tronchetti su Telecom Share on emailShare on print SENTENZA Dossier illegali, «illeciti» da Tronchetti su Telecom Motivazioni della condanna per ricettazione sul caso Kroll. (© Imagoeconomica) Marco Tronchetti Provera. Marco Tronchetti Provera, attraverso «meccanismi illeciti», avrebbe «ottenuto o cercato di ottenere l'espansione» di Telecom, «utilizzando risorse che avrebbero dovuto essere destinate a scopi diversi». Lo ha scritto il giudice di Milano, Anna Calabi, nelle motivazioni della sentenza con cui ha condannato, lo scorso luglio, l'ex presidente del gruppo di tlc e numero uno di Pirelli a un anno e otto mesi per ricettazione per il caso Kroll, uno dei tanti capitoli dell'inchiesta sui dossier illegali. OPERAZIONE DI HACKERAGGIO. Al centro del processo c'era un cd con dati raccolti dall'agenzia di investigazione Kroll che nel 2004, quando era in corso uno scontro tra Telecom e alcuni fondi di investimento brasiliani per il controllo di Brasil Telecom, stava portando avanti un'attività di spionaggio nei confronti di Tlc e della famiglia Tronchetti. Secondo le indagini, quei file di Kroll vennero intercettati dagli uomini del Tiger Team di Giuliano Tavaroli, che era a capo della security di Telecom, con un'operazione di hackeraggio, e poi fatti avere alla segreteria di Tronchetti. Con quel materiale l'allora numero uno di Telecom fece denuncia sullo spionaggio sia alle autorità italiane che brasiliane. Secondo il pm, però, sarebbe stato consapevole che erano file di «natura illecita». «CONDOTTA GRAVE». Tesi accolta dal giudice della settima sezione penale, Anna Calabi. Nel processo Telecom si è costituita parte civile contro Tronchetti e il giudice ha riconosciuto all'azienda una provvisionale di risarcimento di 900 mila euro per «danno all'immagine». Appare superfluo, ha spiegato il giudice, «sottolineare che la condotta illecita dell'amministratore delegato, venuta alla luce attraverso il processo, ha evidenziato i meccanismi illeciti con i quali egli aveva ottenuto o cercato di ottenere l'espansione dell'azienda, utilizzando risorse che avrebbero dovuto essere destinate a scopi diversi». L'ex hacker Fabio Ghioni «e il suo team avevano scaricato i dati dal computer e li avevano versati su un cd, consegnandolo a Tronchetti Provera tramite Tavaroli», l'ex capo della security di Telecom. Per il giudice, la «sua condotta è grave tanto quanto l'attività» di hackeraggio. Lunedì, 30 Settembre 2013
  3. Se si riaprisse il "caso Bove",forse, la tua richiesta potrebbe esser soddisfatta.
  4. Dossier illegali: pm chiede condanna 8 anni per ex Sisde Bernardini -2- (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 28 nov - Le altre richieste di condanna della procura di Milano hanno riguardato il giornalista Guglielmo Sasinini (a tre anni), l'ex membro del tiger team della security di Telecom Andrea Pompili (a tre anni e tre mesi), l'ex sindacalista e dipendente di Alitalia Andrea Vairello (a tre anni) e l'imprenditore Roberto Rangone Preatoni (a due anni e sei mesi). Per gli altri imputati, invece, il pm Civardi ha chiesto che venga dichiarata la sopraggiunta prescrizione Questa riguarda Giorgio Serrelli, Amedeo Nonnis, Giuseppe Nuzzi, Giuseppe Porcelluzzi e Manuela Lupi. Il Gup del tribunale di Milano Mariolina Panasiti aveva rinviato a giudizio 12 persone mentre la procura di Milano aveva inizialmente fatto 13 richieste di processo. Il giudice pero' aveva dichiarato non processabile Marco Mancini, ex numero due del Sismi, in virtu' del segreto di Stato, decisione poi confermata dalla Corte di Cassazione. Per quanto riguarda le altre persone che erano state indagate, il commercialista Marcello Gualtieri che aveva chiesto di essere processato con rito abbreviato era stato prosciolto dall'accusa di riciclaggio, e poi condannato a quattro anni dalla Corte d'appello, che ha ribaltato la sentenza del Gup Panasiti. Contestualmente ai rinvii a giudizio il giudice Panasiti aveva anche ratificato 18 richieste di patteggiamento: l'ex capo della security di Pirelli, Giuliano Tavaroli a quattro anni e due mesi, l'ex numero uno del Tiger Team, Fabio Ghioni, a tre anni e quattro mesi, Gianpaolo Spinelli a due anni e dieci mesi, Mirco Ferrari a due anni (pena sospesa), Fulvio Guatteri a due anni e quattro mesi, Diego Tega a due anni e otto mesi, Lucia Rocco a due anni (pena sospesa), Alfredo Melloni a due anni, Antonio Galante a due anni (pena sospesa), Pierguido Iezzi a due anni e otto mesi, Edoardo Dionisi a due anni e due mesi, Piero Giuseppe Leuzzi a sei mesi in continuazione con altra condanna (pena sospesa), Giuseppe Mazzocca a sei mesi in continuazione con altra condanna (pena sospesa), Franco Rossi a due anni e quattro mesi, Nicolo' Maria Fabrizio Rizzo a un anno e dieci mesi, oltre alle due societa' Telecom Italia e Pirelli che per patteggiare aveva fatto un accordo per il pagamento di una cifra complessiva di circa 7 milioni di euro. Per tre indagati, infine, era stata accolta la richiesta di non luogo a procedere per prescrizione. Fla- (RADIOCOR) 28-11-12 17:41:07 (0405) 5 NNNN
  5. FINANZA Agnelli, cassaforte blindata Due capostipiti, 10 dinastie, regole ferree per la società di famiglia. di Albus Silente Andrea Agnelli, John Elkann e Alessandro Nasi. Il caso degli investimenti Fiat in Italia ha riacceso i riflettori su Torino e sull’impegno degli Agnelli nella casa automobilistica torinese. Non sono mancate pesanti critiche a Sergio Marchionne e c’è chi ha messo in discussione il ruolo stesso della famiglia. Ma, al di là delle discussioni, queste polemiche sono anche un’occasione per fare il punto su casa Agnelli e, in particolare, su chi abbia in mano le leve del comando. Il nuovo monarca si chiama ovviamente John Elkann. Al suo fianco due viceré: Andrea Agnelli e Alessandro Nasi. Attorno a loro gravita tutta la casata, circa una novantina di parenti. LA STABILITÀ RITROVATA. Chiusa l’era di Giovanni Agnelli (e messi a riposo Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti), la famiglia più importante d’Italia è riuscita a ritrovare una stabilità che rispetta gli intricati equilibri della dinastia piemontese e che consentirà alla sua holding finanziaria Exor di affrontare le prossime sfide. Ma raggiungere il punto di equilibrio non è stato facile, anche perché si è dovuto mettere mano alle alchimie normative che regolavano la cassaforte di famiglia voluta a suo tempo dall’Avvocato: la Giovanni Agnelli Sapa (società in accomandita per azioni). Con una buona dose di fantasia e con la volontà di blindare definitivamente il controllo. LE 10 DINASTIE. La Giovanni Agnelli recentemente si è infatti arricchita di una figura molto importante: il capostipite. E all’interno della Sapa sono state riconosciute 10 dinastie che risalgono a due capostipiti. Sei dinastie derivano dai fratelli del ramo Agnelli discendenti di Edoardo (Clara Agnelli, Cristiana Agnelli, Giovanni Agnelli, Susanna Agnelli, Maria Sole Agnelli, Umberto Agnelli). Quattro dai loro cugini Nasi, discendenti dalla sorella di Edoardo, Aniceta Agnelli, che ha sposato Carlo Nasi (Clara Nasi, Emanuele Nasi, Giovanni Nasi, Laura Nasi). Che cosa vuol dire tutto ciò? Molto banalmente che se un azionista della Sapa vorrà cedere il proprio pacchetto dovrà prima proporlo al proprio discendente o ascendente diretto. Se questi ultimi non vorranno acquistarlo, i titoli dovranno essere offerti agli altri possessori di azioni discendenti dallo stesso capostipite. UNA BLINDATURA PERFETTA. Solo nel caso in cui nessuno degli appartenenti a quel ramo volesse acquistare i titoli, questi potrebbero essere offerti agli altri soci della Sapa. Ma non finisce qui. Se nessuno dei soci intendesse comprare il pacchetto in vendita, allora questo dovrà essere offerto direttamente alla Sapa. E, se anche quest’ultima dovesse dire di no, un eventuale acquirente terzo dovrebbe comunque ricevere il gradimento del consiglio degli accomandatari. Insomma, una perfetta blindatura. AUTO, LA SCELTA CHE HA PAGATO. Tutto risolto allora? No, qualche malessere resiste. Alcuni esponenti della famiglia dalla memoria lunga ricordano ancora con contrarietà certe dichiarazioni dell’allora trentenne Andrea Agnelli che, nel settembre del 2005, prese posizione sul prestito convertendo Fiat, sostenendo che secondo lui non era necessario che la famiglia sborsasse i soldi necessari per tornare al 30%. Anzi, secondo il figlio di Umberto Agnelli, oggi presidente della Juventus, la Fiat avrebbe potuto sopravvivere meglio come public company. Una presa di posizione che era stata subito ridimensionata, lasciando però qualche strascico. Anche perché in questi sette anni la decisione di restare nell’auto si è dimostrata vincente. UNO STRANIERO DOPO MARCHIONNE? E, a proposito di auto, a Torino è di gran moda il toto Marchionne. È infatti probabile che per l’amministratore delegato della Fiat sia già iniziato il conto alla rovescia. Certamente l’uscita non è dietro l’angolo, ma il numero uno operativo dell’auto ha già fatto sapere che tra qualche anno lascerà la sua poltrona. Chi lo sostituirà? I soliti bene informati sostengono che Elkann, nel frattempo tornato di cittadinanza americana (stando almeno alle indiscrezioni non confermate che circolano con insistenza a Londra), punterà su un manager estero, magari facendosi aiutare nella scelta dal consigliere Exor (ed erede di casa Samsung) Lee Jae-yong. Una scelta che porterà quindi a termine il processo di internazionalizzazione della Fiat, iniziato con l’operazione Chrysler. (*) dietro lo pseudonimo di Albus Silente si nasconde un importante esponente del mondo finanziario italiano residente all’estero. Martedì, 09 Ottobre 2012
  6. Non da mai una motivazione per questo,come i bambini capricciosi.
  7. Mi sono accorto anch'io,ma è un testo che proviene direttamente dal sito della Corte dei Conti.
  8. Inchiesta della cow dei conti Dirigenti facili al Coni Le assunzioni "facili" di Coni Servizi, partecipata al 100 per cento dal ministero dell'Economia, finiscono nei mirino della Corte del conti. La Procura regionale del Lazio ha aperto un'Inchiesta per danno erariale su 50 assunzioni, tutte per ruoli dirigenziali, effettuate io scorso armo dalla società operativa del Comitato olimpico nazionale Italiano. I magistrati sospettano che la spa presieduta da Giovanni Petrucci sia stata utilizzata per aggirare le procedure e i tetti massimi delle assunzioni consentite per legge al Coni. Le cinquanta persone in questione sarebbero infatti state arruolate da Coni Servizi salvo essere poi destinate a ricoprire incarichi dirigenziali, tutti retribuiti con lauti compensi, nelle federazioni sportive che dipendono dal Coni. La Corte del conti stima che fino ad oggi per gli stipendi e i rimborsi dei dirigerti oggetto di accertamento siano già stati spesi 30 milioni di erro. D. L GIANNI PETRUCCI Lo vedremo mai in galera questo losco figuro?
  9. Se carobbio fosse un pentito credibile perchè non fa i nomi di chi ha materialmente (calciatori Siena e Novara) eseguito la combine?
  10. Per la partita Novara-Siena carobbio accusa principalmente Conte per la famosa riunione tecnica,non fa nomi di colleghi,che in questo caso dovrebbero essere persone informate sui fatti.
  11. Allora si può dire che per Palazzi ascoltare tutto il Siena è solo una mera formalità e si presenta con i tappi nelle orecchie?
  12. Comunque vada,non credo che oggi si saprà se il mister verrà deferito o meno.La mafia della procura gode a tenerci sulle spine.
  13. Inoltre nessuno mi toglie dalla testa che le parole d'accusa di Carobbio non siano sue,ma del Palazzi stesso.Quel decerebrato di pentito ha messo solo la firma.
  14. Eh,ma devi farlo in diretta,altrimenti tagliano.
  15. Io considero la vittoria del campionato di B come uno scudetto,quindi ce ne devono dare 3.