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vanpeebles

Tifoso Juventus
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  1. Hai detto che non credi che qualcuno possa pensare cose del genere. Io non voglio dimostrare proprio niente. Però gli articoli linkati dimostrano che ci sono diverse persone, anzi un'intera corrente del femminismo, che le pensa, le dice e ne fa un programma politico. Quella corrente c'entra eccome con il video.
  2. Beh, se soffri di insonnia, qui trovi un'icona del femminismo italiano che mette in relazione civiltà=civiltà maschile, maschio=violento, dunque le donne devono abbattere la società attuale per spodestare il maschio violento http://femrad.blogspot.it/2014/01/sputiamo-su-hegel.html qui invece un gruppo femminista che accusa altre di fare proprio l'equazione uomo=violento https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/18/sessismo-contrario-problema-violenza-genere-genere-violenza/1283081/ qui un riassunto delle lotte contro la discriminazione sessuale, intesa come "espressione concreta della violenza maschile nel suo esercizio del potere" https://donnexdiritti.com/2014/12/17/perche-la-violenza-maschile-sulle-donne-prevede-una-vittima-e-un-offender/ qui si dice pari pari che la violenza è per definizione maschile https://comune-info.net/2016/01/il-genere-della-violenza/ Poi ci sono le vere estremiste, che teorizzano un mondo senza uomini... Buon divertimento
  3. Sullo stare in prima fila sono d'accordo con te. Ci va chi organizza, o comunque quelli che decide l'organizzazione. Quello che segnalavo è che in realtà si discute addirittura se gli uomini possano starci, nel corteo. Questo, così come la segregazione in fondo, mi sembrano contraddittori. A meno che non si voglia intendere la manifestazione come un corteo (non solo delle donne ma) contro gli uomini (non contro gli stupratori, i violenti ecc.) Insomma, mi pare che (come spesso quando si organizza una manifestazione) ci sia un punto chiave non risolto: si vuole contrastare la violenza di alcuni uomini facendo leva (anche) sul contributo degli uomini, oppure si vuole manifestare contro la violenza, affermando che appartiene a tutti gli uomini in quanto tali?
  4. Giusto per allargare un po' il discorso, segnalo che la questione era già stata ampiamente discussa anche un anno fa. Ad es. vedete qui http://lapiazzadellacultura.corrierefiorentino.corriere.it/2016/11/09/e-luomo-dove-lo-metto-nel-corteo-delle-donne/ e qui http://marinaterragni.it/la-prepoetnza-del-maschio-antiviolenza/ Il succo, allora, fu che in sostanza gli uomini era meglio se non ci andavano proprio, ma se volevano partecipare, se ne stessero in fondo. Ora, mi pare che ci sia una "piccola" contraddizione fra lamentarsi dell'indifferenza maschile verso il problema e reagire in quel modo quando qualche uomo vuole manifestare la sua vicinanza. Ma sicuramente sono io che non capisco
  5. Nel frattempo, sul caso Brizzi... http://www.tgcom24.mediaset.it/televisione/brizzi-il-legale-a-mattino-cinque-nessuna-denuncia-contro-di-lui-_3106798-201702a.shtml
  6. 31 anni fa http://www.corriere.it/esteri/17_novembre_17/stallone-mi-ha-costretto-fare-sesso-tre-1986-sedicenne-accuso-l-attore-ma-senza-denunciarlo-1b3613d2-cb28-11e7-bd3e-51a6bf213dd1.shtml
  7. Il rischio non è solo reale e concreto, è probabile che questa sia la realtà attuale. Tutti ritengono che la maggioranza delle molestie e delle violenze resti impunita. Alcuni paesi (USA e Svezia soprattutto) hanno reso più facile l'accusa e innalzato le pene. Però anche lì la questione non è risolta. Anzi, ad es. se lo stupratore rischia di più, è più facile che sia tentato di uccidere la vittima (è lo stesso problema della pena di morte). Allo stesso modo, abbassare l'onere della prova porta con sé la caduta delle garanzie dell'imputato e il rischio di condanne ingiuste. Temo che sul piano ristretto del diritto le soluzioni siano poche e insoddisfacenti, soprattutto perché le molestie, come la violenza sessuale, si basano sul consenso: se c'è, non è reato, altrimenti deve esserci la condanna. Ma come si dimostra davanti a un giudice che il consenso non c'era? Tutte le prove finiscono per essere indiziarie. In pochi casi saranno schiaccianti (segni di violenza sul corpo della vittima, o messaggi sul cell. nel caso di molestie), in tutti gli altri casi il dubbio rimane. E qui hai ragione, ma ci vuole tempo e volontà. Tempo in Italia ne abbiamo perso (come su tutte le cose, dalle politiche industriali al calcio), la volontà scarseggia. Ci vorrebbe, oltre all'educazione sessuale che ancora non c'è, anche l'educazione sentimentale. Ci vorrebbero genitori che educano i figli al rispetto. Credo che le donne, che storicamente hanno svolto una funzione fondamentale nell'educazione, abbiano finora perso il treno. Gli uomini, forse, non sanno neppure che quel treno esiste.
  8. E' un po' più complicato. La sentenza della Cassazione la trovi qui https://renatodisa.com/2016/12/01/corte-di-cassazione-sezione-lavoro-sentenza-15-novembre-2016-n-23286/ Il discorso è molto tecnico, ma in sostanza 1) è un processo del lavoro, non penale. Verte sull'ingiusto licenziamento e non direttamente sulle molestie. 2) La dipendente chiede il reintegro nel posto di lavoro + danni, non la condanna del datore di lavoro. La cosa da provare dunque non sono le molestie, ma che il licenziamento è illegittimo. La Cassazione dice che le molestie sessuali in questo ambito (e solo qui) sono equiparate agli atti di discriminazione basati sul sesso. Poi dice che gli atti discriminatori possono essere provati anche su base statistica quando è impossibile la prova del fatto singolo. Ad es. dimostro che quell'azienda negli ultimi 3 anni ha licenziato per l'80% donne. Le norme europee prevedono che, quando ci siano i "sintomi" del comportamento discriminatorio, è il datore di lavoro a dover dimostrare che nel caso specifico il motivo è un altro. Ad es. dimostro che la dipendente rubava. Con queste premesse la Cassazione ha ritenuto che sul piano statistico ci fosse lo squilibrio nei licenziamenti tra uomini e donne in quell'azienda, dunque toccasse al datore di lavoro spiegare perché proprio quella donna era stata licenziata. Dato che non l'ha provato, l'ha reintegrata. Siamo molto lontani dal discorso sulla prova delle molestie, poi sicuramente in linea di massima aiuta... Devi però tenere presente che il discorso può anche essere rovesciato. Se il datore molesta una sola donna e poi la licenzia, mentre le altre si tengono il posto, tutto il discorso sopra, statistiche ecc., cade.
  9. Sei molto ottimista. La liberatoria, a parte l'aspetto comico/ridicolo, non servirebbe a niente, perché è pacifico che il consenso può essere revocato in qualunque momento, anche durante il rapporto. Ti invito inoltre a vedere almeno due casi clamorosi di consenso "revocato" a posteriori: il caso di Firenze, dove una tizia prima ha scopato con tre o quattro poi il giorno dopo è andata a denunciarli (compreso uno che nemmeno era presente). Assolti in mezzo a proteste di piazza e insulti ai giudici (donne). Il caso Assange, in cui lui scopa tutta la notte con due tizie che la mattina dopo ci ripensano e lo denunciano. I giudici svedesi ci hanno pensato bene per sette anni, prima di archiviare.
  10. Ho fatto il test sul Corriere. Alcune risposte del magistrato mi lasciano perplesso 3)Roma, nella redazione di un importante studio pubblicitario. È lunedì mattina e il clima è goliardico, scherzoso, come ogni giorno. Quando la neoassunta Lucia arriva in ufficio, i colleghi si girano tutti a guardarla. È bellissima. «Posso sedermi qui?», chiede indicando un posto libero. «Le donne belle come te possono sedersi dove vogliono», dice l’art director, con un sorriso, ad alta voce, davanti a tutti. Lucia fa una smorfia, sembra non gradire. E lui: «Sto scherzando, eh!». «Non è un atto penalmente rilevante». Invece secondo me è proprio un caso tipico di molestie sul lavoro: ultima arrivata, allusioni implicitamente a sfondo sessuale, non gradite. Se proprio vogliamo essere garantisti, possiamo leggerlo come "primo caso", destinato a sfociare nelle molestie se diventerà insistito e ripetuto. 4)Lei ha 29 anni, è una giovane dirigente medico a tempo determinato di un’azienda ospedaliera milanese. Dopo una relazione con un collega di poco più giovane, ora è single. In ospedale lo sanno tutti. Anche il primario del suo ex, che un giorno la incontra per le scale e le dice: «Mi dispiace che vi siate lasciati, soprattutto perché non ti vedo più in reparto». E poi: «Che dobbiamo fare con il tuo concorso? Ci devo pensare io? Che ne dici se andiamo a pranzo assieme e ne discutiamo?». Lei accetta. Vanno a pranzo insieme. Ma quando è il momento del caffè lui le chiede di fare sesso. Lei è in difficoltà. Sa benissimo che, se rifiuta, il concorso non lo passerà mai. Quindi accetta. E vince. «Qui siamo di fronte a un comportamento limite: il fatto è penalmente irrilevante se, come sembra in questo caso, la donna non ha diritto a quel posto di lavoro. Certo – riflette Roja –, il comportamento della donna è stato influenzato e rimane il giudizio morale, ma non è possibile sanzionare l’azione di lui. Ben diverso sarebbe stato se lui le avesse fatto un colloquio di lavoro diretto: in quel caso si tratterebbe allora di violenza sessuale». Qui secondo me il magistrato prende una cantonata. Non c'è molestia né violenza, ma il reato c'è eccome, poi si tratta di capire se è corruzione o concussione, ma il pubblico ufficiale che "vende" il concorso per sesso, in galera ci deve andare eccome. ad esempio http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/09/23/news/prof-123460348/ più in generale http://iltirreno.gelocal.it/pisa/cronaca/2016/07/05/news/condannato-ex-assessore-sesso-in-cambio-di-favori-1.13773486 5) Roma, Cinecittà, maggio. Lei ha 23 anni, è al suo primo giorno di stage in una importante casa di produzione tv. Lui è un attore affermato. Quando lei entra nel suo camerino per la prima volta, lui le chiede di sedersi. Poi inizia a spogliarsi. E inizia a masturbarsi. La ragazza rimane impietrita, non riesce a muoversi. Lui non le dice niente, non prova a toccarla. Quando tutto finisce, le dice che può uscire. «Da un punto di vista giuridico è un’ingiuria, cioè – spiega il magistrato – un’offesa al decoro di una persona presente. Un tempo era un reato, ora l’ingiuria è stata depenalizzata». Costituisce cioè un illecito civile (ma non penale): chi se ne rende colpevole è obbligato a risarcire i danni alla persona offesa e a pagare una sanzione in denaro. Caso clamoroso di molestie, come si fa a dire che non è niente? Sono molestie tutti quei "comportamenti indesiderati a connotazione sessuale, espressi in forma fisica, verbale o non verbale", che hanno “lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo”. E questo cos'è? Anzi, diciamo che siamo a un millimetro dalla violenza sessuale, che secondo la giurisprudenza richiede il contatto fisico. 10) Napoli, nella redazione di una piccola tv locale. Maria, redattrice ordinaria, sta scrivendo una storia di cronaca nera per il web. Quando arriva il capo lei si gira, lo guarda, e gli dice: «Ma sai che hai proprio un bel sedere?» «In questo caso ci troviamo davanti a complimento sgarbato che però —conclude il magistrato – non è rilevante sul piano penale». Insisto, molestie. Il "complimento sgarbato" a sfondo sessuale sul luogo di lavoro è molestia, questo è pacifico.D'altra parte, e qui possiamo vedere il sessismo di tutta questa storia, invito gli uomini che leggono a immaginare cosa succederebbe se domattina entrassero in ufficio, andassero dal loro capo donna e le dicessero "Ma che bel sedere che hai".
  11. http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/11/11/news/marito_a_processo_per_maltrattamenti_perche_in_casa_era_troppo_silenzioso_-180846584/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P1-S1.4-T1
  12. Ieri presiedevo la sessione di un convegno. Parlava una filosofa, sulle discriminazioni di genere. A un certo punto (anche piuttosto fuori luogo) se ne esce con "finalmente l'abbiamo visto con il caso Weinstein, in tutti gli ambienti di lavoro gli uomini sono molestatori e le donne molestate" . Ho preso il microfono (violenza maschilista) e ho detto "questo e' l'equivalente femminile di <<tutte le donne sono puttane >>. Risata generale e applausi (nel pubblico donne in netta maggioranza). La relatrice balbetta "ma io non volevo generalizzare..." Molto divertente
  13. La prescrizione impedisce la condanna. Solo l'imputato può rinunciare alla prescrizione. Nei rarissimi casi in cui ciò avviene, è perché l'imputato è molto convinto che sarà assolto (e qualche volta si sbaglia). Da noi può andare in prescrizione anche la pena: in questo caso ti tieni la condanna ma non sconti la pena...
  14. La prescrizione varia da stato a stato e da reato a reato. Per es. in Italia la violenza sessuale va in prescrizione dopo 20 anni. In alcuni stati la prescrizione continua a decorrere anche dopo l'inizio del processo, in altri si interrompe. Nella maggior parte degli stati USA ci sono termini molto stretti non di prescrizione ma per denunciare (circa un anno). E' anche per questo che insisto a dire: denunciare, subito. Può darsi anche che denunciare sui social serva alle vittime per scaricare il peso e vendicarsi sullo stupratore, però è un'arma a doppio taglio. Mettiamoci dalla parte della vittima. Se io fossi il suo avvocato, direi che uscire sui social a distanza di anni dal fatto è molto pericoloso, perché rischia di non poter provare l'accusa e vedersi accusare di calunnia, con condanne penali e risarcimenti civili, oltre a un processo devastante per definizione. Una volta iniziata questa strada, l'unica possibilità è buttarla sul "sentimento popolare" (funziona meglio in America dove spesso ci sono giurie di cittadini). Mettiamoci dalla parte dell'accusato, magari anche colpevole. Ipotizziamo Weinstein. Anche patteggiando, con tutte quelle accuse rischia di passare il resto della vita in galera e pagare decine di milioni di risarcimenti. Dunque cercherei di smontare le accuse giocando sull'assenza di prove e sul ritardo delle denunce. Ogni caso sarebbe autonomo, ogni prova dovrebbe essere portata in giudizio, per ogni vittima. Le leve principali sarebbero due: perdita di ogni elemento oggettivo e ritardo nelle denunce.
  15. Non so se è importante, dico solo che è inevitabile per chiunque voglia portare questo caso davanti a un tribunale. E se nessuno risponderà a questa domanda, in tribunale anche il più scarso degli avvocati difensori farà questa domanda. E se non ci saranno risposte valide, l'accusa sarà indebolita. La domanda diventa centrale in sede di prova delle accuse perché qualunque riscontro oggettivo della violenza, 3 anni dopo, è sparito.
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