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brera

Tifoso Juventus
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  1. Bella cosa la Figc. Perseguita la Juventus in maniera indegna per la gestione dello Stadium e poi non è neanche capace di organizzare una partita della propria nazionale e gestire la tifoseria ospite.
  2. Certo la tournée americana l'avrebbero potuta fare lo stesso, ristoranti, bar e hotels non credo. Purtroppo il vecchio stemma non è un'immagine affermata nel mondo come gli stemmi di Real, Barcellona e Manchester. Bisognerebbe vincere non so quante Champions per farlo diventare. Per questo stanno provando a sparigliare tutto con il nuovo logo. Speriamo che arrivino i risultati economici, ovviamente per i ritorni sul calciomercato, ma anche per legittimare un'operazione che ha visto sacrificare un glorioso stemma storico a logiche di mercato.
  3. Sono d'accordo. È stato ideato in stile NBA e con suggestioni ideogrammatiche per l'espansione nei mercati asiatici e americani. Non mi stupirei di vedere, come passo successivo, il lancio di una catena di J-Restaurant sul suolo americano e/o asiatico.
  4. Sono d'accordo. Uva sta cercando di fare da pompiere. Potrebbe significare una clamorosa marcia indietro, di sicuro indebolisce Pecoraro. Se la lega fa vuoto attorno a Pecoraro, andrebbe data una medaglia ad Esposito.
  5. Il tuo tono non mi piace, è gratuitamente aggressivo e insultante. Io ho solo fatto una precisazione in via ipotetica, del quale sono fermamente convinto. Sono arrivato da poco in questa comunità e non ne conosco bene le regole, ma chiedo cortesemente ai moderatori di controllare i toni della discussione.
  6. Interessante intervista sul tuttojuve.com di oggi, dal quale si può desumere a cosa punta Pecoraro: Avv. Stagliano: "Agnelli rischia dura inibizione, società può essere imputata per responsabilità oggettiva o addirittura diretta. Ricorso Juve per danni Calciopoli? Meriterebbe penalizzazione. Moggi perderà ancora Intervistato da Spazio Inter, l’Avvocato Mario Stagliano, ex vice-capo dell’Ufficio Indagini della FIGC dal 2000 al 2006, ha parlato dell'inchiesta Juve-ultrà, ma anche di Calciopoli, sparando le sue personalissime sentenze. Gentilissimo Dottor Stagliano, partiamo dalla vicenda di più stretta attualità: da esterno, che idea si è fatto del caso che vedrebbe coinvolto Andrea Agnelli in rapporti con alcuni ultras juventini appartenenti a gruppi della criminalità organizzata? Alla luce delle intercettazioni rivelate ieri, quali pene rischierebbero ora sia lui come dirigente, che la Juventus in quanto società? “Dal materiale di indagine emerso mi sembra inoppugnabile il fatto che il presidente della Juventus abbia violato l’articolo 12 del codice di giustizia sportiva, che obbliga le società a non facilitare in alcun modo il mantenimento o le attività di gruppi, organizzati e non, di tifosi. Per questa ragione, la cessione di biglietti per le partite è da considerare una vera e propria violazione. Se le responsabilità degli indagati dovessero essere accertate, la pena sarebbe quella di una dura inibizione. La Juventus rischia invece di essere imputata per responsabilità oggettiva nel caso in cui fossero condannati solo alcuni suoi dirigenti, o addirittura per responsabilità diretta se tra gli imputati dovesse esserci anche il proprio presidente. La pena per la società corrisponderebbe a una dura sanzione pecuniaria, più o meno pesante a seconda del tipo di responsabilità. Oltretutto, se dovessero essere accertate anche le intercettazioni rese note eri dalla presidente Bindi circa i rapporti con la criminalità infiltrata, la situazione peggiorerebbe ancora”. Spostandoci un po’ più indietro nel tempo, ad ottobre lo stesso Agnelli ha reiterato il suo ricorso al Consiglio di Stato per la richiesta di risarcimento alla Federcalcio, tra l’altro aumentata, in merito alle note vicende di Calciopoli. Lei già all’epoca affermò come la Juventus avesse violato la clausola compromissoria, in quanto già il Tar giudicò inammissibile il ricorso. La sua posizione a riguardo è rimasta la stessa? “Assolutamente sì, sono pronto a ribadire quanto già detto mesi fa, così come lei ha giustamente ricordato. Dal momento che la Juventus aveva deliberatamente abbandonato e non concluso l’iter di giustizia sportiva, rivolgendosi al Tar violò la clausola compromissoria, che le avrebbe teoricamente impedito di rivolgersi alla giustizia ordinaria”. Lei aggiunse anche che tale violazione avrebbe dovuto significare una penalizzazione in classifica, come già accaduto ad un’altra squadra (il Pavia, ndr), ma che la Federcalcio mai avrebbe aperto un’inchiesta in proposito. Vado già oltre. Sono certo che, stando così le cose, anche il Consiglio di Stato si appellerà all’inamissibilità del ricorso proclamata dal Tar, ma che nemmeno stavolta il Tribunale di giustizia sportiva si adopererà nell’aprire un’inchiesta. Violando la clausola, una qualsiasi squadra rischierebbe tre punti di penalizzazione in classifica. Per chiudere, è notizia di pochi giorni fa la conferma della radiazione per Luciano Moggi dal mondo del calcio italiano. Ieri sera, mentre Striscia la Notizia gli consegnava il Tapiro d’Oro, ha confidato di voler procedere al prossimo step, vale a dire la Commissione Europea. Secondo lei è giusto che insista in queste sue richieste? Ha possibilità che il suo ennesimo ricorso venga accolto? “Il signor Moggi ha tutto il diritto di continuare la sua battaglia fin quando avrà delle possibilità a disposizione. Io non conosco affatto le carte e i motivi del suo ricorso, ma conosco molto bene le carte di Calciopoli, perciò, se dovessi scommettere un euro sull’esito, lo punterei sulla sua sconfitta anche in Commissione”.
  7. Calabrò: a Napoli succedono cose più gravi. Eppure si parla di Juve e biglietti Anche il magistrato Piero Calabrò interviene sollevando diversi dubbi sul coinvolgimento di Agnelli e la Juve nei fatti legati alla presunta infiltrazione mafiosa in curva. Così ha dichiarato a Tuttosport: “Penso che la Juventus e il suo presidente abbiano giustamente rifiutato una richiesta di patteggiamento iniqua arrivata dalla Procura Figc. A me risulta che il procuratore federale abbia proposto un'inibizione di un anno che, al di là dell'implicita assunzione di responsabilità, rappresenta un'oggettiva ammissione che non ci sarebbe stata solo la vendita di biglietti al di là delle regole formali, ma qualcosa di più grave. Ma, vorrei richiamare l'attenzione, sul fatto che in Italia quello che dice la Procura non ha più valore di quello che dice la difesa, sarà un organo terzo che deciderà”. A proposito della collaborazione con la 'Ndrangheta dice: “C'è una cosa che non mi quadra: quando si tratta di abbozzare una complicità con la criminalità organizzata non esiste alcuna competenza giuridica da parte della giustizia sportiva. Se l'unica istituzione deputata a occuparsi di mafie, in questo caso la Procura di Torino, non ha ritenuto esistere alcun accostamento rilevante fra la Juventus e la N'drangheta, io credo che l'organo di giustizia sportiva non possa farlo”. JUVE = MAFIA – Intanto però l'opinione pubblica inizia pericolosamente ad affiancare le mafie alla Juve: “Temo che questa situazione, soprattutto a livello mediatico, stia facendo un grande favore proprio alla N'drangheta, che agli occhi di chi deve sottomettersi a lei assume un potere virtuale che non ha. La N'drangheta è fatta anche di colletti bianchi che vogliono penetrare nei gangli dell'economia. Questo potere di infiltrazione viene aumentato dall'idea che la N'drangheta abbia contatti perfino con la Juventus. E questo meccanismo mentale non lo sto inventando io, ma l'ho appreso da magistrati come Piero Grasso, Giancarlo Caselli o professori che studiano il fenomeno come Dalla Chiesa. Nella difesa di Agnelli e della Juventus è stato sottolineato che la vendita dei biglietti agli ultrà è servita per calmare e per controllare, non per soggiacere a ricatti di vario genere. Ma questo denota la mancanza di prevenzione di chi deve garantire questa sicurezza”. A NAPOLI E' PEGGIO - E' bene però ricordare come non sia solo un problema della Juve: “La diversità di trattamento è palese. Anche perché mi è stato riferito da presidenti di società che in alcuni degli stadi più importanti d'Italia esponenti della criminalità gestiscono prostituzione e spaccio di droga. Perché di tutto questo non emerge una volontà di approfondimento da parte delle Procure, ordinarie o sportiva? In una mia relazione che ha girato l'Italia ed è finita sui tavoli della Figc, del Coni e sulle riviste giuridiche, scrivo che la Procura di Napoli ha denunciato come alcuni elementi entrassero allo stadio San Paolo by-passando i tornelli e facendo ogni tipo di altra azione poco commendevole. Per non parlare delle serie minori nelle quali questa penetrazione pesante della criminalità organizzata arriva a imporre presidenti o servizi all'interno dello stadio. Invece siamo qui a parlare di biglietti, che di per sé è una cosa risibile: non credo che abbia cifre così golose per la criminalità organizzata”.
  8. Andrea Bosco oggi su tuttojuve.com: L'IMBOSCATA - Venti pagine e un mistero. Questa volta la Famiglia reagirà. Vi diciamo chi è il procuratore Pecoraro. Le favole su Dybala e gli aggiornamenti su Berna, Tolisso, Berardi, Kean, Spinazzola, Meret e Donnarumma VENTI PAGINE E UN MISTERO Venti pagine. Venti sulle cinquemila costituenti il fascicolo che la Procura di Torino, dopo aver chiuso l'Inchiesta penale Alto Piemonte sulle infiltrazioni ndranghetiste nella Regione, ha prodotto. Le venti pagine in questione sono quelle che la Procura Federale ha inviato alla Juventus contestando alla sua dirigenza rapporti con capi ultras in odore di mafia. La Procura di Torino dopo una serie di controlli e intercettazioni ambientali ha deciso che non ci sono reati penali attribuibili alla Juventus e ai suoi dirigenti che nel processo che si è aperto oggi a Torino, figurano come testimoni. La società campione d'Italia, come possibile parte lesa per estorsione. Ma, tanto per cambiare, quando in azione si mette la Procura Federale, la vicenda si tinge di giallo. Dopo la seconda audizione degli avvocati della Juventus, davanti alla Commissione Antimafia, che a sua volta sta indagando sulla vicenda, organi di stampa hanno pubblicato il contenuto di due telefonate che evidenzierebbero un rapporto "di condiscendenza" spiega il Presidente della Commissione, Rosy Bindi, di Andrea Agnelli nei confronti Rocco Dominello, uno degli indagati dell'inchiesta di Torino e in odore di mafia. Chi ha passato le carte ai giornalisti? Bella domanda. Probabilmente si aprirà un processo nel processo, considerato che le telefonate che la Procura Federale e la Commissione Antimafia considerano “rilevanti" erano secretate. Dunque una fuga di notizie illegale. Un reato, considerata la natura (secretazione) delle telefonate. Ma il colpo di scena in Commissione Antimafia arriva quando, messo di fronte alla natura delle telefonate (tra Andrea Agnelli e uno dei suoi più stretti collaboratori), l'avvocato Chiappero che rappresenta la Juventus spiega che nelle carte in suo possesso non ce n'è traccia. “Sono nel deferimento sportivo" spiega a Chiappero, il Presidente della Commissione Mafia e Sport, Marco Di Lello. A questo punto interviene il Presidente Rosy Bindi: “Forse lei, avvocato, alcune carte non le ha quando si dice sicuro di nessun incontro con Dominello". Chiappero replica di non averle. E conclude: “Mi piacerebbe ci fosse una desecretazione di tutto quanto, perché mi sono stati evidenziati un paio di passaggi che, francamente, nelle carte non ho trovato. Neanche all'interno del deferimento sportivo". Il giorno dopo parla con l'apertura dell'udienza del processo “Alto Piemonte“ anche l'avvocato Putrino, legale di Dominello: “ Andrea Agnelli dice il vero, quando afferma di non aver mai incontrato boss mafiosi. Il mio assistito infatti non è un mafioso. E' un rappresentante degli ultras e come tale in alcune occasioni ha incontrato il presidente della Juventus. Lo chiameremo come testimone“. Cosa si dice di “scottante" secondo la Procura Federale nelle telefonate? C'è Andrea Agnelli che afferma come la Juventus “venda i biglietti" anche a gruppi ultras e poi “si arrangiano loro". Giuseppe Pecoraro nella sua veste di Procuratore Federale era stato sentito, prima della seconda audizione dei legali della Juventus, dalla Commissione Antimafia. E' lui ad aver firmato il deferimento di Andrea Agnelli. Lui che consegna le venti pagine che, spiega ancora Chiappero “Non ci consentono di andare da lui a chiudere la partita con un patteggiamento perché c'è un capo di imputazione (la collaborazione fattiva con esponenti della criminalità, per Pecoraro dedotta da colloqui intercettati sui capi ultras n.d..r. ) che non dice il vero". Ora - inutile girarci attorno - qualcuno sta facendo il gioco delle tre tavolette. Andrea Agnelli? Era consapevole il presidente della Juventus di chi andava ad incontrare? Sta mentendo? La Digos (un funzionario è sempre presente agli incontri della dirigenza con gli ultras: alla Juve come in qualsiasi altra società) aveva messo a conoscenza Agnelli della posizione giuridica dei suoi interlocutori? Andrea Agnelli semplicemente non ricorda in quale occasione ha incontrato le persone per le quali si ipotizza il reato di mafia? La Procura di Torino? Tenderei ad escluderlo. Ho conosciuto il procuratore Armando Spataro: è persona perbene. Un servitore della legge e dello Stato. Un magistrato che la legge ha applicato, come doveva, anche quando il suo sentimento personale, probabilmente, lo avrebbe sconsigliato di farlo. La Commissione Antimafia? Rosy Bindi è un parlamentare al di sopra di ogni sospetto. Due componenti il Consiglio, il senatore Stefano Esposito e il collega di partito Massimiliano Manfredi, entrambi del Pd, hanno spiegato su quelle intercettazioni, la Procura di Torino non avrebbe riscontri. ”Togliamo il segreto e parliamo con i fatti: basta associare la Juventus alla malavita“ ha detto Esposito. “Una cosa è raccontare che ci sono, una cosa è leggere" ha sottolineato Massimiliano Manfredi. Dunque ci sono o non ci sono queste intercettazioni? O c'è la sola la trascrizione delle medesime? E se esistono sono vere o qualcuno le ha “costruite“? Oggi con un pc e un programma si può fare qualsiasi cosa. Anche far dire al Papa di aver assassinato la Monaca di Monza. Risulta peraltro imbarazzante, la foto che gira sul web, di Marcello Taglialatela, uno dei componenti la Commissione Antimafia, che accanto a Ignazio La Russa noto parlamentare di fede interista, espone con lui uno striscione sul quale c'è scritto “Juve M***A“. L'ha vista presidente Bindi? Se non l'ha vista se la faccia scovare: è inequivocabile. La Procura Federale? L'ex prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro ne ha fatto menzione nella sua audizione all'Antimafia? Probabilmente sì, considerato che Di Lello afferma che le intercettazioni sono “all'interno del procedimento sportivo“ . Dispone Pecoraro, di queste intercettazioni? Ma come mai alla Procura di Torino, sembra non risultino? E se le Procura di Torino non le ha, come fa ad averle la Procura Federale? Da dove arrivano? Chi ha fatto queste intercettazioni? Chi intercetta, firma in calce prima di trasmettere i contenuti alle Procure. Intercettazioni trascritte che sono (sarebbero?) dentro al deferimento sportivo, ma che nessuno ha trasmesso ai legali della Juventus. Uno sbaglio? Un errore nel fare le fotocopie? La macchina fotocopiatrice che si inceppa e si “mangia” proprio la pagina con le intercettazioni? L'impiegato addetto alla bisogna che non controlla che l'incartamento messo a disposizione della Juventus sia completo? E' auspicabile che l'errore (se di errore si tratta) venga rapidamente appurato. Perché in caso contrario potrebbe essere ipotizzato il reato di “omissione in atti d'ufficio“ per il quale la pena prevista è dai sei mesi a due anni . Tirare conclusioni appare in questo momento intempestivo. Rosy Bindi ha ringraziato Andrea Agnelli per la disponibilità ad essere “ascoltato“ in Antimafia. E ha annunciato che presto la Commissione sentirà anche altri presidenti di società calcistiche. Non è escluso che possa essere sentito anche il presidente federale Tavecchio. Agnelli molto probabilmente sarà sentito dall'Antimafia dopo Pasqua, La Juventus ha ammesso un comportamento incauto nel numero dei biglietti venduti agli ultras. Ora, supponiamo che in qualche modo la dirigenza della Juve, non dico sapesse, ma avesse annusato la dimensione e il ruolo delle persone che andava ad incontrare. Può una società di calcio sostituirsi alla Magistratura e alle Forze dell'Ordine? Quelle Forze dell'Ordine che per non provocare incidenti, non vanno a controllare cosa succede nelle curve degli ultras degli stadi della Penisola? E' ipotizzabile che la Juventus abbia - nel caso - cercato di tutelarsi (vendendo, non regalando) da problemi di ordine pubblico? Lo Stadium è una struttura privata. E con i beni privati si sa come funziona: se vanno a rubare un quadro alla Pinacoteca di Brera alle spalle hanno l'Interpool e la Guardia di Finanza. Se ti svaligiano la casa, nove volte su dieci non recuperano nulla di quanto ti è stato rubato. Parlo per esperienza personale . Ancora una cosa: il danno mediatico, alla Juventus, provocato da questa vicenda è già enorme. Sarebbe terribile se il Procuratore Federale si fosse esercitato nell'ennesima “sperimentazione” della Giustizia Sportiva ai danni della Juve. Il deferimento di Agnelli arriva dopo una settimana nella quale i giornali avevano ipotizzato la presenza – dopo decenni di assenza - di un rappresentante della Juventus nel Consiglio Federale . Forse è un caso. Forse no . L'ho scritto varie volte: non mi fido della Procura Federale. Non mi fido di chi ha ammesso di aver condannato la Juventus alla serie B “sull'onda del sentire popolare“. Non mi fido di chi dopo anni ancora non ci ha fatto sapere chi fossero le società che interagivano con Pulvirenti e il Catania in Scommessopoli. Notarella: a Pulvirenti è stato tolto il daspo al quale era soggetto. Presto probabilmente lo rivedremo al Cibali . Non mi fido della Procura Federale. Quella doppia JJ che rappresenta il nuovo simbolo della Juventus, non è un ideogramma. Significa Juventus e Jeep. La Juventus non può diventare ancora una volta la cavia, altrui esercitazioni. Nessuno si sogni di pretendere - come in passato è avvenuto - una shakespeariana “libbra di carne“. Questa volta - se costretta - la Famiglia reagirà. Con tutta la forza (ed è una grande forza) di cui è capace . CHI E' PECORARO ? Ma chi è Giuseppe Pecoraro, il neo Procuratore Federale, chiamato dal Consiglio Federale e dal Presidente Tavecchio a sostituire Stefano Palazzi? Nasce a Palma Campania, in provincia di Napoli, nel 1950, Giuseppe Pecoraro. Si laurea in giurisprudenza all'università di Napoli. Diventa funzionario del Ministero dell'Interno sotto i governi Berlusconi e poi Dini. Prefetto di Prato, poi di Benevento. Da Capo-dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministro Scajola viene sfiorato dalla luttuosa vicenda del giusvalorista Biagi, assassinato dalle Brigate Rosse. Dirà qualche tempo dopo: “Non sapevo chi fosse Biagi. Ero arrivato al dipartimento da poco e non ho seguito tutta la vicenda della revoca della sua scorta“ . La svolta professionale per Pecoraro, arriva con la nomina a Prefetto di Roma. Una svolta che risulterà piena di asperità. Incontra (su sollecitazione di Gianni Letta) nel suo ufficio Salvatore Buzzi, uno degli elementi di spicco nell'inchiesta Mafia Capitale. Tra le tante lettere che Pecoraro invia ai sindaci per risolvere l'emergenza migranti a uno segnala una Coop: quella di Buzzi. Con un aspetto paradossale messo in evidenza ripetutamente da “Il Fatto Quotidiano“: Pecoraro è l'uomo che incontro in Prefettura Buzzi, ma contemporaneamente è anche l'uomo che controlla chi ha a che fare con Buzzi. A Roma la Prefettura indice una Gara Europea nel 2013 - racconta Fiorenza Sarzanini sul “Corriere della Sera“ che vince la Coop di Buzzi. Segue un esposto del Prefetto contro un giudice del Tar definito “nemico“ della Coop di Buzzi. Ma finisce Pecoraro nell'occhio del ciclone dei media anche per alcune conversazioni con il faccendiere Luigi Bisignani (L'uomo che sussurrava ai potenti) in relazione all'inchiesta P4. Si difende dicendo: “ In questa vicenda c'entro come i cavoli a merenda. Conosco Luigi dal 2004, siamo amici di famiglia“ . Non la pensano così gli inquirenti che scrivono. “ Appare inquietante che i due (Pecoraro e Bisignani n.d.r) parlino dell'ordine del giorno del Copasir“ . Il Copasir è il Comitato di Controllo sui Servizi Segreti. Nel 2011 gli ultras olandesi a Roma per una gara con i giallorossi si muovono creando panico, devastando e danneggiando seriamente una Fontana, simbolo dell' arte della Capitale . Niente in confronto a quello che succede il giorno in cui scendono in piazza 200.00 persone a Roma verso Piazza San Giovanni. Una giornata di terrore per i cittadini: auto bruciate, vetrine distrutte, cariche della polizia, feriti tra i dimostranti e le forze dell'ordine. Una situazione male ipotizzata e a lungo sfuggita di mano. Nel febbraio del 2012 una nevicata di dimensioni mai viste paralizza Roma per alcuni giorni. Evento meteorologico straordinario. Ma impreparazione all'evento evidente. La vicenda che porta all'espulsione di Alma e della piccola Ama Shalabayeva moglie e figlia di un dissidente kakazo su input dell'allora ministro dell'Interno, Alfano, resta per certi versi ancora misteriosa. Ma sul Prefetto e sull'Italia arriva la nota pesantissima dell'Onu e di Amnesty International che definiscono l'espulsione “illegale“ . Del 2014 è il corteo anti-austerity. Centro di Roma devastato. Un poliziotto viene fotografato mentre pesta con lo stivale una giovane stesa a terra. Il capo della Polizia, definisce l'agente “un cretino“. Ma per il Prefetto Pecoraro l'agente “lo ha fatto per dare una mano ai colleghi“. Maggio 2014: all'Olimpico deve disputarsi la Finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina . Ma non si gioca. Nel pomeriggio un ex ultras romanista si è scontrato con un gruppo di tifosi napoletani, ferendo gravemente Ciro Esposito (il ragazzo morirà in seguito ad una lunga agonia). Dagli spalti scende un uomo Gennaro De Tommaso detto Jenny a' Carogna. E' un capo ultras partenopeo. E dice che non si gioca. Lo dice ad Hamsik. La gara non comincia. In tribuna, il Palazzo, dal premier Matteo Renzi, al presidente del Senato Grasso, a quello del Coni, Malagò , a quello della Federazione Tavecchio, è impietrito per l'imbarazzo. De Tommaso oggi è in galera per traffico di stupefacenti. Ma quel giorno è un uomo libero. Si tratta con lui. E quando lui acconsente, si comincia a giocare. Dirà Pecoraro: “Non abbiamo interloquito, non abbiamo trattato. Volevamo tranquillizzare le curve. Se vengo chiamato a sbrigare una rapina con ostaggi, io mi scelgo il rapinatore con cui parlare .Cosa vogliamo? Liberare gli ostaggi o farli ammazzare? “ . L'intervista la raccoglie Carlo Bonini di “La Repubblica“. Pecoraro parla a briglia sciolta. Fino ad una sorprendente dichiarazione: “ Il presidente della Lazio Lotito, da mesi combatte da solo una battaglia contro il ricatto degli ultras della curva nord. Qualcuno lo ha forse additato come esempio di coraggio? La debolezza delle società calcistiche è evidente. Non sono le istituzioni a legittimare gli ultras “ . Quelle dichiarazioni sono state ripescate in questi giorni. Da Procuratore Federale, Pecoraro ha smentito di avere mai avuto incontri o di aver stipulato accordi, quella sera con Jenny a' Carogna . Nella sua stagione da Prefetto, Pecoraro ha dovuto affrontare anche la rivolta (pilotata?) a Tor Sapienza contro un centro migranti. Vicenda che a preso le prime pagine dei giornali e i titoli dei Tg per qualche settimana. Di altro spessore la vicenda rifiuti che rendono Roma un immondezzaio. Pecoraro oltre che Prefetto è anche, in quei giorni, Commissario per l'emergenza rifiuti. La polemica è sulla discarica di Malagrotta che si vorrebbe spostare a Corcolle a poca distanza dalla celebre Villa Adriana. Insorge il mondo della cultura e alcuni vip ci vanno con la mano pesante: “ Sarebbe come mettere i rifiuti nella Piana di Giza accanto alle Piramidi“. Pecoraro si dimette da Commissario, ma non da Prefetto . Nel 2103 aveva dovuto affrontare anche la vicenda del funerale di Priebke. Il boia delle Ardeatine viene sepolto a Albano Laziale e scoppia la polemica per la presenza di un folto gruppo di neonazisti. Si difende Pecoraro . “ Non potevo negare una benedizione cristiana “ . Questo uomo iper-attivo che mal sopporta i ritmi grigi della burocrazia, che ama stava in primo piano ( sul web circola una sua foto in abito da sera accanto ad Aurelio De Laurentis ) si scontra anche con l'allora sindaco di Roma, Marino, annullando i 16 matrimoni gay riconosciuti dalla giunta capitolina . Dirà il commissario del Pd romano Matteo Orfini: “Fa più dichiarazioni e interviste di Matteo Salvini“. Questo uomo che è stato persino Capo del Dipartimento dei Vigili del fuoco, viene al momento del congedo di Stefano Palazzi chiamato da Carlo Tavecchio a ricoprire il delicato incarico di Procuratore Federale. In queste ultime settimane la sua Procura si è segnalata per aver comminato 5000 euro di multa alla Juventus per insulti territoriali “ durante Juve – Napoli ( di Coppa Italia ) Per non aver deferito né Giuntoli, né Reina , né Tonelli per le dichiarazioni ( “ arbitraggio vergognoso” ) post gara. Per aver ignorato gli insulti razzisti contro Rudiger in Roma- Lazio ( di Coppa Italia )E per aver parimenti ignorato “ i cori territoriali “ della curva romanista in Roma – Napoli ( di campionato ) . Infine , per aver multato Adriano Galliani ( 5000 euro ) per essere entrato sul terreno di gioco ( indebitamente) alla fine di Juventus – Milan, oltre che per non meglio precisate ingiurie .
  9. Dal punto di vista penale hai perfettamente ragione. Ma Agnelli non è un commerciante qualsiasi. È un personaggio pubblico che riveste incarichi di grande responsabilità. Qualora fosse dimostrato che egli intrattenesse consapevolmente rapporti con personalità legate alla criminalità organizzata, ne uscirebbe delegittimato.
  10. Non saprei. Per capirlo sarà risolutiva l'audizione di Agnelli. Certo fino a ieri sembra che desse fiducia a Pecoraro.
  11. Quella di ieri è stata una gran mossa a favore della Juve ideata da Stefano Esposito e da Massimiliano Manfredi, in sede di Commissione antimafia. Esposito e Manfredi hanno sostanzialmente messo al corrente la Juventus delle carte in mano a Pecoraro, prima del processo sportivo. Non resta che attendere le prossime mosse di Agnelli e Pecoraro, ma onore a Esposito e Manfredi, che per la loro mossa hanno subito le frecciatine della Bindi.
  12. Grazie mille! L'edificio è il Polo Tecnologico (centrale energetica) dell'intero J-Village ed è curata da Bosch. http://www.bosch.it/stampa/comunicato.asp?idCom=2566&idCar=169 Ecco il rendering:
  13. ...brandendola dalla terrazza della cascina settecentesca, con lo Stadium sullo Sfondo... Un sogno
  14. È vero, ma 4 corsie sembrano un po' pochine per una piscina di quartiere, considerando anche il fatto che, certamente, sarà aperta al pubblico solo in orario non scolastico.
  15. Informazioni dettagliate sull'articolazione della Scuola Internazionale del J-Village e, in fondo alla pagina, un tour virtuale ad alta risoluzione: http://www.worldinternationalschool.com/campus-4/ La piscina, che dovrebbe essere convenzionata con il comune di Torino, mi sembra un po' piccolina.