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Pinobianconero

Agnelli e il deferimento: l'intercettazione era di Calvo e non sua

2265 messaggi in questa discussione

1 ora fa, Socrates ha scritto:

PECORARO

 

tu che sei innocente

tu che non hai fatto niente
tu che ti lamenti
perche’ ti hanno imbrogliato
allora adesso senti
tu andrai in prigione
in prigione in prigione
proprio tu in prigione
e che ti serva da lezione
tu che hai rispettato
le leggi dello stato
ti senti sfortunato
ti senti perseguitato offeso
amareggiato allora
in prigione in prigione
in prigione in prigione
si proprio tu in prigione
e che ti serva da lezione
tu che hai calcolato
tu che hai provveduto
tu che non hai mai sgarrato
tu che alla giustizia
ci hai sempre creduto allora
tu andrai in prigione
in prigione in prigione
si proprio tu in prigione
e che ti serva da lezione
tu che indaghi sempre
sul conto della gente
e non ti fermi alle apparenze
ma analizzi scavi e poi
sputi le sentenze allora
in prigione in prigione
in prigione in prigione
si proprio tu in prigione
e che ti serva da lezione
tu che sei avvocato
serio e preparato
ridi e scherzi poco
ma conosci tutte le regole
del gioco allora
in prigione in prigione
si anche tu in prigione
in prigione in prigione
e che ti serva da lezione

(coro)
in prigione in prigione 
in prigione in prigione 
in prigione in prigione 
in prigione in prigione 
e tutti i professori
medici e dottori
notabili e avvocati
e tutti i capi
dei sindacati tutti
tutti quanti in prigione
in prigione in prigione
si in prigione in prigione
e che ti serva da lezione
quanta gente onesta
tutta preparata a festa
che si avvia verso il mare
li dovete bloccare fermare
catturare si
per madarli in prigione
( e coro)
in prigione in prigione
tutti quanti in prigione
e che vi serva da lezione
( e coro)
in prigione in prigione
in prigione in prigione
in prigione in prigione
e non do spiegazione
(coro)
in prigione in prigione 
in prigione in prigione 
anche tu in prigione 
anche tu in prigione

Uno dei suoi album capolavoro. Pezzo bellissimo. 

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2017-03-25_FOGLIO_PROCESSO_MEDIATICO_COMMISSIONE_ANTIMAFIA_Vs_AGNELLI+JUVE.png

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1 ora fa, gambadilegno ha scritto:

Ma lo hai capito adesso?

Questo succede quando si accetta tutto supinamente,se si rispondesse a muso duro certe cose non succederebbero..Ma la societa' e' votata al silenzio come se dovesse espiare una pena che non finisce mai.

guarda, io sono 10 anni che vado dicendo ste robe, poi però arrivano i soliti noti che ti spiegano che in curva non succede mai nulla di tutto ciò e allora ti convinci di essere tu a vivere nel mondo degli alieni verdi .asd 

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26 marzo 2017

Italia, Repubblica fondata sulle intercettazioni illecite

Di Antonio Salvatore La Rosa

 

L’Italia è una Nazione strana, dove spesso la logica e il buonsenso lasciano spazio a furori irrazionali e demagogie sparse.
Soprattutto quando entra in gioco il calcio, e ancor di più quando di mezzo c’è una società e una squadra, la Juventus, che ha la fortuna di avere un numero enorme di tifosi (praticamente pari a tutti i tifosi delle altre squadre di serie A messe insieme), ma anche la sfortuna di essere odiata in maniera indifferenziata da tutte le tifoserie avversarie, le quali, da “farsopoli” in avanti, dopo avere sperimentato che i risultati del campo possono essere rovesciati grazie a processi sportivi farsa, abilmente pilotati, ritengono di poter sempre sperare in questo metodo per rovesciare gli esiti dei campionati.

 

E così adesso si cerca di ritornare al metodo della giustizia sportiva quale strumento di alterazione delle forze in campo, dopo sei anni di dominio incontrastato dei bianconeri, dovuto anche al fatto che le avversarie, chiacchiere da bar a parte, non hanno saputo programmare e attrezzarsi mentre la società bianconera poneva le basi alla riorganizzazione e programmazione del proprio futuro. Sei anni di sberle e fegati in frantumo sono tanti, e dunque occorreva fare qualcosa, e cosa meglio di una destabilizzazione scientifica della società bianconera? Ripetere una seconda “farsopoli” sarebbe molto difficile: cambiati i tempi, le condizioni, le garanzie per gli ascari dell’epoca e per i congiurati vari, per cui meglio virare su altre ipotesi, e una di queste può essere mettere sotto attacco il presidente bianconero, Andrea Agnelli, e sperare che sorgano conflitti interni che producano lo sgretolamento dell’attuale management societario, nella speranza che magari tornino i liquidatori, i tennisti, e gli addetti a fotocopie e fax.

 

Lo stiamo vedendo in questi giorni, in una vicenda nella quale una Procura italiana, quella di Torino, indagando sulle infiltrazioni di organizzazioni criminali organizzate quali la ‘Ndrangheta calabrese, nella regione piemontese, ha anche indagato su collegamenti tra questi gruppi e i gruppi ultras del tifo bianconero, nonché i rapporti tra questi gruppi e la società juventina. Indagine che ha prodotto arresti, accuse pesanti verso numerosi personaggi ritenuti appartenenti alla criminalità organizzata, e indagine che vede il presidente bianconero nella veste di “testimone”, assieme ad altri dirigenti bianconeri, per fare alcuni nomi il capo della sicurezza Alessandro D’Angelo, e l’ex responsabile marketing, Francesco Calvo. Quindi nessuna indagine penale a carico di questi ultimi, anzi da alcune informative di polizia giudiziaria, la società bianconera risulterebbe potenziale vittima di possibili estorsioni.

 

A questo punto, se il popolo calcistico italiano fosse  serio, preso atto di questa situazione, noterebbe che purtroppo il fenomeno dei condizionamenti pesanti dei gruppi ultras con infiltrazioni malavitose è diffuso un po’ ovunque, che ci sono stati casi non meno gravi a Milano, Roma e Napoli, e farebbe semmai fronte comune contro questa situazione complessa, qualche volta drammatica, che impedisce di vivere il calcio come uno sport e un momento di divertimento. Viceversa si preferisce l’opposto, e siccome di mezzo c’è la più odiata di tutte, comincia la caccia furiosa verso gli esponenti della società bianconera.
Si aggiunga poi una commissione nullafacente quale la commissione parlamentare antimafia, che mai si era accorta delle infiltrazioni mafiose al nord, mai ha avviato attività di conoscenza del fenomeno, improvvisamente scopre che il problema c’è… ma solo perché riguarda una società di calcio, cosa che consente visibilità a personaggi ai margini dell’agone politico.
Si aggiunga poi l’audizione di un procuratore federale calcistico, tal Giuseppe Pecoraro, personaggio con un invidiabile curriculum di figuracce e disastri nella sua carriera di funzionario dello Stato e di prefetto, e un deferimento del presidente bianconero Andrea Agnelli, con un capo di incolpazione che è l’esatto opposto di quanto concluso dalla Procura di Torino, e il quadro è completo.

 

Solo che adesso entrano in gioco pure i media.
Che come al solito, quando c’è da essere avvoltoi, non si tirano mai indietro.
Mi riferisco allo stillicidio di questi giorni con la pubblicazione a orologeria di intercettazioni telefoniche, attribuite ad Andrea Agnelli, in alcune a colloquio con Alessandro D’Angelo, in un’altra, con l’Avv. Chiappero.
Quest’ultima, a quanto pare, sarebbe però parte di una intercettazione più ampia, e sulla utenza di D’Angelo, con Chiappero che sarebbe intervenuto, in quanto presente, con il “viva voce
”.
Vedete, la cosa più inquietante della pubblicazione di tali intercettazioni, è che chi le pubblica non si pone la domanda fondamentale, e cioè, stiamo pubblicando lecitamente queste intercettazioni? Si tratta di intercettazioni lecitamente effettuate e utilizzabili?
Qui il discorso diventa piuttosto tecnico, e dovrò fare una non brevissima premessa, al fine di spiegare la ragione per cui sono illecite sia le intercettazioni in sé e per sé, sia la loro pubblicazione.
Cominciamo a precisare intanto una cosa: nel nostro codice di procedura penale (che disinvoltamente ignorano in tanti, compresi personaggi che dovrebbero conoscerlo per ragioni del proprio ufficio), l’intercettazione, telefonica o ambientale che sia, è un mezzo straordinario di ricerca della prova, cui si può ricorrere in casi gravi, limitati, e anche limitati nel tempo (per chi volesse dedicarci un po’ di tempo, sono gli articoli dal 266 al 271 del codice di procedura penale).
Presupposto è quello di ricercare elementi che siano utilizzabili per dimostrare che un reato sia stato commesso dal soggetto indagato, ma naturalmente è necessario che ci sia una indagine aperta e almeno un soggetto sospettato di avere commesso uno o più reati: in altri termini, non si può intercettare preventivamente, né si può utilizzare lo strumento della intercettazione per accertare se un soggetto sia o meno colpevole di reati, insomma non esiste una situazione da “grande fratello”, nella quale qualcuno può controllare chiunque.
Devo a questo punto ricordare che vi è una tutela costituzionale delle comunicazioni private, in qualsiasi modo vengano compiute. L’art. 15 Cost. precisa come la libertà e la segretezza delle comunicazioni siano “inviolabili” , e che possono essere limitate “per atto motivato dell’autorità giudiziaria, con le garanzie stabilite dalla legge”.
In sostanza solo la necessità di acquisire conferme ad accuse per reati commessi, può consentire la violazione di questo diritto costituzionalmente garantito di tutela della corrispondenza, delle conversazioni telefoniche: quindi può essere intercettato solo chi sia sospettato di avere compiuto dei reati già commessi, o che la commissione di quei reati già accertati, possa ulteriormente proseguire, come nel caso delle associazioni a delinquere, che di norma sono tali in quanto compiono una serie imprecisata di reati nel tempo.

 

Bene: per quale ragione sarebbero state poste sotto controllo le utenze telefoniche di Andrea Agnelli e di Alessandro D’Angelo, o più probabilmente quella del solo Alessandro D’Angelo?
Se nessuno dei due è mai stato iscritto nel registro degli indagati, appare chiaro che non si potevano mettere sotto controllo le loro utenze telefoniche, e dunque intercettare quelle conversazioni.
 Ma supponiamo per un momento che, per qualche ragione allo stato sconosciuta, uno dei due sia stato sospettato di rapporti illeciti con personaggi malavitosi, e che sia stata disposta la intercettazione delle sue conversazioni: è possibile utilizzare o pubblicare intercettazioni acquisite, regolarmente autorizzate, ma non utilizzate o utilizzabili nel successivo processo penale, in quanto il soggetto intercettato successivamente si è appurato essere estraneo ai fatti costituenti reato?
C’è una norma, l’art. 329, comma 1, codice procedura penale, che statuisce che gli atti delle indagini preliminari sono segreti sino a quando la persona sottoposta alle indagini non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini stesse.
Quindi se vengono rivelate prima della chiusura delle indagini, chi le rivela commette reato.
Chiuse le indagini, le intercettazioni possono diventare pubbliche, ma un conto sono le intercettazioni che, avendo finalità di provare fatti reato, sono utilizzabili nel processo, quelle invece ininfluenti, o compiute su soggetti poi risultati estranei, non potendo far parte degli elementi probatori nel processo, vanno eliminate, a richiesta naturalmente degli interessati.
Ma in quanto intercettazioni ininfluenti e non utilizzabili nel processo penale, a mio giudizio, non possono essere pubblicizzabili, perché qui ritorna quella garanzia della riservatezza della corrispondenza, di cui ho parlato prima.
Quindi è evidente che qualcuno ha passato arbitrariamente alla stampa intercettazioni che non avevano rilevanza sul piano penale, ma, per quanto si legge, non hanno nemmeno rilevanza sul piano del diritto sportivo, dato che, come avrete letto, da queste intercettazioni non risultano, ad esempio, commissione di fatti punibili dalla giustizia sportiva, dato che nel deferimento di Andrea Agnelli, sono configurate altre ipotesi di violazione dell’ordinamento sportivo, mentre in quelle pubblicate si leggono giudizi su persone ritenute “capaci di uccidere o fare uccidere” (ma non per questo assassini o mandanti di delitti), o collegamenti tra alcuni capi ultras e l’ex allenatore della Juventus, Conte.
Quindi conversazioni irrilevanti sul piano del diritto penale e del diritto sportivo, e dunque inutilizzabili, per cui, essendo inutilizzabili non possono mai essere considerate intercettazioni da rendere pubbliche.
Per cui chi le ha pubblicate ha commesso un illecito, e un illecito ha commesso chi le ha fornite agli organi di stampa.
Ancor più grave la pubblicazione della conversazione tra Andrea Agnelli e l’avvocato Chiappero, a nulla valendo, eventualmente, che tale conversazione sia avvenuta sulla utenza di D’Angelo.

L’art. 103, comma 5, codice procedura penale è chiaro: non è consentita l’intercettazione relativa a conversazioni o comunicazioni dei difensori, degli investigatori privati autorizzati e incaricati in relazione al procedimento, dei consulenti tecnici e loro ausiliari, né a quelle tra i medesimi e le persone da loro assistite.
È evidente che la norma in via generale si riferisce al caso classico del difensore che parla con il proprio assistito in relazione ai fatti di cui viene accusato; ma se vale soprattutto per questa ipotesi, a maggior ragione per qualsiasi forma di corrispondenza tra cliente e suo avvocato difensore. Come dire, la discussione tra Andrea Agnelli e l’avvocato Chiappero, era una conversazione privata, attinente marginalmente alla vicenda processuale relativa alla indagine “Alto Piemonte”, nella quale, come si comprende, il cliente (Agnelli), spiega al suo legale (Chiappero), per quale ragione si era entrati in rapporto con certi personaggi poi risultati legati a cosche malavitose: come dire una possibile discussione sulle conseguenze di quella indagine, e pertanto discussione tra cliente e avvocato, la cui intercettazione e pubblicazione è a mio giudizio illecita.

 

E torno alla affermazione di inizio, se questo fosse un Paese serio, ci si dovrebbe indignare per queste pubblicazioni illecite di intercettazioni illecite. Purtroppo siamo in Italia, repubblica fondata sulle intercettazioni illecite, e dunque la stampa può impunemente violare i diritti dei cittadini. Anche grazie a chi viola il dovere di non passare ai media conversazioni private o acquisite in maniera illegale. Del resto l’antijuventinismo in Italia ormai legittima qualsiasi nefandezza, e noi ci abbiamo fatto il callo, ma non per questo siamo ancora disposti a subire.

 

http://www.juveatrestelle.it/italia-repubblica-fondata-sulle-intercettazioni-illecite/

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1 hour ago, Ghost Dog said:

2017-03-25_FOGLIO_PROCESSO_MEDIATICO_COMMISSIONE_ANTIMAFIA_Vs_AGNELLI+JUVE.png

Esatto: E" un processo mediatico, una riedizione della santa inquisizione in chiave moderna, ed una caccia alle streghe del '600. Ma che la finissero, che ci sta gia' un processo penale in corso a Torino. Abbiano almeno la decenza di attendere gli esiti di quel processo e ad esso attenersi.

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Su Top Calcio l'avvocato di Dominello

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Ne ho i co*****i pieni

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8 minutes ago, Bradipo76 said:

Su Top Calcio l'avvocato di Dominello

Ma perche' sta la'? Questo ci inguaia.

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1 ora fa, Knopfler ha scritto:

Uno dei suoi album capolavoro. Pezzo bellissimo. 

 

Burattino senza fili  clicca.

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1 ora fa, ClaudioGentile ha scritto:

Ma perche' sta la'? Questo ci inguaia.

mica nessun esponente della Juve é nel processo penale. Cosa deve inguaiare?

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@SICILIANO c'é un nuovo topic con le ultime novitá. Chiudiamo questo cosi non ne abbiamo due?

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1 minute ago, krasnojarsk said:

mica nessun esponente della Juve é nel processo penale. Cosa deve inguaiare?

Intendevo possa dare un appiglio alla giusizia sportiva di Pecoraro: tu, AA, hai detto che non vi siete mai incontrati da soli e l'avvocato di Dominello sostiene che vi siete incontratri da soli...

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6 minuti fa, ClaudioGentile ha scritto:

Intendevo possa dare un appiglio alla giusizia sportiva di Pecoraro: tu, AA, hai detto che non vi siete mai incontrati da soli e l'avvocato di Dominello sostiene che vi siete incontratri da soli...

la giustizia sportiva persegue il fatto dei biglietti e dei rapporti con gli ultrá. Se tu hai incontrato domunello e capi ultrà vari da soli o in compagnia a loro poco cambia.

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Inviato (modificato)

Il 25/3/2017 alle 15:04 , ClaudioGentile ha scritto:

Ma chi non me lo dice a me, che nel frattempo la stanno "fabbricando" questa fantomatica telefonata facendo un taglia e cuci come gia' ci avevano provato con l'Huffington Post? Ma chi non me lo dice a me che dietro non ci sia la procura napoletana, dove ci sono tutti antijuventini (come nel 2006) insieme ad Attilio Auricchio, direttore del comune di Napoli, amministrato dal suo "compariello" di taglia e cuci di telefonate di politici, De Magistris?

 

Il direttore dell'Huffington Post e' Lucia Annunziata e un paio di giorni prima che mettessero sul giornale quella intercettazione farlocca, per la precisione domenica scorsa, 19 marzo, De Magistris e' stato ospite nella trasmissione di Lucia Annunziata, In 1/2 Ora. Trasmissione nella quale lei si e' professata napoletana.

 

De Magistris e Auricchio lavoravano insieme in Calabria, e si facevano pubblicita' cercando di "incastrare" con telefonate taglia e cuci politici e magistrati rivali. Sono anche stati condannati per aver spinto al suicidio, gettando mer(d)a su una persona perbene come il magistrato di Catanzaro Pietro D'Amico.

"Vittima" di De Magistris, ex giudice si toglie la vita

Era pg di Catanzaro, fu prosciolto dalle accuse ma non si è più ripreso. Si è fatto praticare la dolce morte a Basilea, forse fingendosi malato

 

L'ultimo viaggio sola andata l'ex procuratore generale aggiunto di Catanzaro Pietro D'Amico l'ha fatto da solo. È andato a togliersi la vita a Basilea, in una clinica che somministra la «dolce morte», il suicidio assistito.

 

D'Amico era un magistrato per bene, una «toga buona» e fuori dai giochi di potere. Ma era diventato un altro dopo esser stato indagato eppoi prosciolto per una storia partorita da quel mostro giudiziario che va sotto il nome di «Poseidone». Una delle fallimentari inchieste-spettacolo condotte da Luigi de Magistris ai tempi in cui, vestendo la toga di pm d'assalto in Calabria, dava la caccia ai fantasmi dei poteri forti e della massoneria deviata.

D'Amico rimase imbrigliato nella rete a strascico lanciata dall'attuale sindaco di Napoli e dal suo consulente Gioacchino Genchi per catturare le immaginarie talpe che si muovevano nei sotterranei della Procura calabrese. C'è una strana «forza» che interviene nelle mie inchieste, andava ripetendo in quei mesi de Magistris, convinto di essere inviso a forze occulte. Oltre a D'Amico, finirono sott'inchiesta a Salerno l'ex pg Domenico Pudia, il capo dei gip Antonio Baudi, il carabiniere Mario Russo e l'ex procuratore Mariano Lombardi, scomparso un paio di anni fa. Furono tutti prosciolti. «Insussistenza della notizia di reato», insostenibile «fattispecie associativa» e «lacunoso impianto accusatorio» furono i termini usati dal giudice per demolire il teorema della fuga di notizie orchestrata dai massimi vertici del distretto giudiziario di Catanzaro. Eppure, nonostante la riabilitazione da quell'infamia subita dopo oltre trent'anni di onorata carriera, Pietro D'Amico non si è più ripreso. È entrato in depressione.

Tra il disgusto e la rabbia agli amici aveva confidato: «Questa magistratura non mi merita», e si era dimesso. Era stato massacrato, ai tempi delle Grandi Inchieste di Giggino. Messo in croce sui giornali per un sospetto suffragato da indizi labili. Era finito nel tritacarne investigativo di de Magistris e Genchi (entrambi oggi sotto processo a Roma per l'acquisizione illegale dei tabulati telefonici di otto parlamentari) per aver fatto due telefonate. Una al presidente della Regione Calabria Giuseppe Chiaravalloti (suo collega magistrato) della durata di venti secondi. Cronometrati. E l'altra all'allora deputato-avvocato Giancarlo Pittelli. Ecco, i sospetti su D'Amico nacquero così: per aver chiamato due futuri indagati di de Magistris. Il nome del procuratore generale aggiunto fece capolino anche nella vicenda che vide coinvolto l'allora capitano dei carabinieri Attilio Auricchio, braccio destro di de Magistris ai tempi di Catanzaro e oggi suo fedele capo di Gabinetto al Comune di Napoli. Fu D'Amico, infatti, a ottenere che l'ufficiale dell'Arma fosse punito per aver sbagliato a trascrivere una intercettazione telefonica in cui, al posto della parola «provveditore», era stato annotato «procuratore», con l'aggiunta (che nella conversazione originale non esisteva) del nome Chiaravalloti. D'Amico impugnò l'assoluzione nel procedimento disciplinare di primo grado e trascinò Auricchio davanti al gran giurì del ministero della Giustizia che ribaltò l'assoluzione e gli inflisse la censura.

Ai pm che lo sentirono qualche tempo dopo, Auricchio rivelò che il ricorso di D'Amico era animato da «uno zelo sospetto». «Per l'allucinante inchiesta di Salerno, era entrato in una depressione nerissima», dice al Giornale l'ex governatore Chiaravalloti. «Era un buono, un uomo dolcissimo. Uno studioso, lontano dai giochi di potere. Visse quell'indagine come un torto personale che non è riuscito a superare». L'ex pg Domenico Pudia ricorda che D'Amico «da tempo, in seguito a quelle accuse, aveva perso il sorriso». Quell'indagine «finì come doveva finire, ma nonostante tutto lui non si è più ripreso. Ebbe una sorta di rigetto della magistratura e forse dei magistrati». «Finì nei guai perché parlava con me», sottolinea Giancarlo Pittelli. Che aggiuge: «De Magistris ha fatto del male a centinaia di persone che ho difeso. A me ha distrutto l'esistenza». Diceva di essere affetto da un male incurabile, D'Amico, così da poter ottenere il via libera al suicidio assistito. Ma più d'uno ne dubita. Il fratello ha saputo tutto solo a cose fatte, con una chiamata dalla clinica.

«Se n'è andato un magistrato onesto, una persona perbene», commenta il coordinatore cittadino del Pdl partenopeo, Amedeo Laboccetta. «Tante sono le vittime del de Magistris pubblico ministero, tante sono quelle del de Magistris sindaco di Napoli. Il suo fallimento politico è sotto gli occhi di tutti. Altrimenti, non avremmo raccolto 20mila firme per le dimissioni in poche ore. La città vuole liberarsene. Ormai, deve andare via».

 

http://www.ilgiornale.it/news/interni/vittima-de-magistris-ex-giudice-si-toglie-vita-906661.html

 

Tutto questo per dire che la Juventus deve vigilare attentamente su tutti i movimenti tra la commissione antimafia, i napoletani ed i catanesi coinvolti in tale commissione, come Di Lello, Claudio Fava e Angelo Attaguile, e la procura federale del napoletano Pecoraro.

Napoli, il neo-sindaco
De Magistris e “la giunta Calciopoli”

Politica

Dopo il pm Giuseppe Narducci indicato per un assessorato, ora spunta il nome di Attilio Auricchio, il colonnello dei carabinieri che assieme al magistrato coordinò l'inchiesta Off-side sulla presunta cupola del calcio italiano

di Vito Laudadio | 10 giugno 2011

 

 

Luciano Moggi non deve averla presa bene. Prima il pm che nelle stesse ore in cui De Magistris veniva proclamato sindaco chiedeva per lui, l’ex dg della Juventus, una condanna a cinque anni e otto mesi. Ora l’investigatore che ha condotto le indagini che cinque anni fa lo hanno portato sul banco degli imputati. Giuseppe Narducci, di professione pm, e Attilio Auricchio, colonnello dei Carabinieri, si apprestano a entrare nella squadra di lavoro di De Magistris, proprio nei giorni in cui lo sport nazionalpopolare è di nuovo nella bufera per lo scandalo calcio scommesse. Il primo come assessore alla legalità, il secondo come capo di gabinetto del nuovo sindaco. Tanto che a Napoli c’è già chi definisce la nuova squadra di Palazzo San Giacomo “la Giunta di Calciopoli”. Una legge del contrappasso durissima per chi, come Moggi, a pochi giorni dal ballottaggio aveva fatto pubblico endorsement per lo sfidante di De Magistris, Gianni Lettieri. Narducci e Auricchio tornerebbero quindi a lavorare insieme pochi anni dopo l’inchiesta “Off-Side”, le cui indagini furono coordinate proprio dall’allora comandante del nucleo operativo di Roma su incarico del pm.

 

Certo, però, che il nuovo incarico si presenta quantomeno più ostico rispetto a quello che già li vide lavorare insieme: rendere Napoli una città più sicura rimettendo in sesto la macchina organizzativa e le casse di Palazzo San Giacomo appare un compito più arduo che dimostrare che i campionati di calcio degli ultimi anni fossero in parte truccati. Soprattutto perché, già prima del loro insediamento, i due si sono trovati a dover fronteggiare un fuoco di fila bipartisan che ha avuto come principale bersaglio soprattutto Narducci.

In 48 ore gli attacchi contro il magistrato napoletano hanno riunito in un fronte comune e insolito il presidente dell’Anm Luca Palamara, i centri sociali napoletani, il direttore del Giornale Alessandro Sallusti e Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo al Senato del Pdl. Tutti concordi, per motivi diversi, sulla inopportunità per il pm di accettare l’incarico di assessore. Se Palamara e Quagliariello si ritrovano sulla teoria secondo cui un magistrato non possa diventare politico o amministratore per poi tornare al suo lavoro di pm, i centri sociali napoletani, che pure in campagna elettorale avevano appoggiato senza remore De Magistris, ce l’hanno con Narducci per le inchieste che ha condotto sugli scontri dei comitati antidiscarica di Chiaiano.

L’unico rimasto a difendere il pm è Giovandomenico Lepore, procuratore di Napoli, convinto che Narducci sarà per i magistrati napoletani, un “punto di riferimento” e, soprattutto, che la sua esperienza sarà “utile all’amministrazione pubblica”. C’è da essere sicuri, però, che in cuor suo il capo della Procura partenopea già rimpiange l’addio a uno dei suoi collaboratori che negli ultimi anni più si è speso di più per la quantità e la qualità delle indagini svolte.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/10/napoli-il-neo-sindaco-de-magistris-e-la-giunta-calciopoli/117328/

il marito della Casoria?mh

ma secondo voi , qui lo dico e qui lo nego ,se de magistris fosse contro la camorra sarebbe sindaco di napoli?mh

Il 25/3/2017 alle 19:46 , SuperMagoAlex ha scritto:

Comunque del fatto che a livello sportivo non rischiamo nulla io non starei così tranquillo, possono tranquillamente modificarlo, introdurre nuovi articoli, creare nuovi reati ad hoc per piazzarcelo appositamente nel deretano.

 

Non l'avessero mai fatto sti porci...

 

.quoto

Il 25/3/2017 alle 20:09 , hopper ha scritto:

Mod LSD on

Tavecchio ottiene l'appoggio della Juve e qualche giorno dopo scoppia sto casino

E se non fosse successo per sbaglio?

E se l'attacco (che ora appare palesemente suicida) della giustizia sportiva sia stato originato da un imbeccata maligna a pecoraro per farlo crashare?

E se l'idea non fosse di far crashare pecoraro quanto piuttosto la giustizia sportiva e poi, in senso più ampio, una certa politica di governance?

E se tra qualche anno ricordassimo tavecchio come quello che ha portato la governance del calcio ad una svolta epocale, sostenuto dalle società di calcio Juventus in primis?

Mod LSD off

posso avere il numero del tuo pusher ?:haha:

4 ore fa, Jules ha scritto:

Quindi... la Procura di Torino trasmette le carte alla procura federale e all'antimafia... e siccome questa faccenda è tanto importante, come sostiene la stessa Bindi, la commissione invece di studiarsi le carte in suo possesso chiede lumi al procuratore federale che in questa faccenda dovrebbe centrare come il prezzemolo nella carbonara!

Direi che la mafia può dormire sonni tranquilli... .asd

ma dai è il giochino dello studente che non ha studiato e chiede al suo collega di fargli un riassunto ! chi glielo faceva fare a studiarsi le carte se già lo aveva fatto il capo gregge? sefz

Modificato da cate79

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