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Socrates

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Socrates    2709
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Il 22 AGOSTO  1902 viene fondata la Cadillac

 

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Cadillac De Ville Fleetwood 60 Special, nota come Pink Cadillac.

Fu acquistata da Elvis Presley nel 1955.

 

La Cadillac, fabbrica statunitense di automobili, venne fondata a Detroit il 22 agosto 1902 da Henry M. Leland e deve il suo nome ad Antoine Laumet de la Mothe, Signore di Cadillac, l'esploratore e militare francese che nel 1701 fondò Ville d'Etroit, la futura città di Detroit. L'azienda ha festeggiato nel 2002 i primi 100 anni di attività. Pochi anni dopo la fondazione, nel 1908, entrò a far parte del gruppo General Motors. Si tratta di un marchio importante nella storia dell'automobile per aver introdotto per la prima volta delle innovazioni mai viste prima, per esempio il primo Model A prodotto già dal 1903, era dotato di illuminazione elettrica e adottava un motore monocilindrico da 10 cv.

 

 Nel 1957 vennero adottate, per i modelli Brougham, le sospensioni a regolazione automatica, controllate da un complesso sistema elettronico (considerabile fantascienza per l'Europa di quegli anni). Ma le innovazioni continuarono anche negli anni successivi: nel 1964 venne adottato un sensore di luce che spegneva automaticamente i fari a seconda delle condizioni di luce. Nel 1970 la Cadillac Eldorado fu l'auto che adottò il motore più grande mai montato su di una vettura: un V8 da 8200 cm³. Nel 1972 sono già disponibili le cinture di sicurezza e nel 1978 viene utilizzato per la prima volta il computer di bordo nella Seville (basato su un Motorola 6800), che nel 1998 avrà anche i sedili adattabili alla forma del corpo (prima vettura al mondo con questa caratteristica). Nel 1999 venne adottato il primo sistema di visione notturna che permetteva di vedere al buio attraverso l'utilizzo di una telecamera con la quale il guidatore poteva vedere dall'interno del veicolo le fonti di calore esterne. Nel 2000 venne perfezionato il sistema di regolazione degli ammortizzatori, definito, successivamente, una delle più grandi invenzioni di sempre, chiamato Magnetic Ride Control. Cadillac fu anche tra i primi marchi al mondo ad offrire l'aria condizionata, i finestrini elettro-idraulici, le chiusure centralizzate, i sedili regolabili elettricamente in memory e, insieme con altri marchi di GM, la maggior parte di tutto l'equipaggiamento che oggi caratterizza le vetture di segmento superiore.

 

Recentemente la General Motors ha aperto alla Cadillac un mercato in più paesi europei, come l'Italia. I modelli importati in Italia sono: la STS (lussuosa berlina V8), la CTS (una berlina leggermente più piccola rispetto alla STS), L'Escalade (enorme e potente SUV), l'SRX (una grande SUV), la XLR (roadster V8 con tetto elettrico in lamiera) e la BLS (berlina media disponibile anche con un 1,9 litri turbo-diesel Common rail da 150 CV).

 

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Socrates    2709
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15 minuti fa, 4everBianconera ha scritto:

.oo

 

Un nuovo topic con notizie del passato giorno per giorno. 

Spero che piaccia.

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Socrates    2709
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Il 23 AGOSTO  1927 Sacco e Vanzetti vengono condannati a morte

 

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Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco in manette.

 

Ferdinando Nicola Sacco (Torremaggiore -FG-, 22 aprile 1891  Charlestown, 23 agosto 1927) e Bartolomeo Vanzetti (Villafalletto -CN-, 11 giugno 1888 - Charlestown, 23 agosto 1927) sono stati due attivisti e anarchici italiani.

 

Sacco di professione faceva l'operaio in una fabbrica di scarpe, mentre Vanzetti, che gli amici chiamavano Tumlin, dopo aver a lungo girovagato negli Stati Uniti facendo i più svariati lavori, rilevò da un italiano un carretto per la vendita del pesce. Fece questo lavoro per pochi mesi. I due vennero arrestati, processati e giustiziati sulla sedia elettrica negli Stati Uniti negli anni venti, con l'accusa di omicidio di un contabile e di una guardia del calzaturificio «Slater and Morrill» di South Braintree.

 

Sulla loro colpevolezza vi furono molti dubbi già all'epoca del loro processo; a nulla valse la confessione del detenuto portoghese Celestino Madeiros, che scagionava i due. I due furono uccisi sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927 nel penitenziario di Charlestown, presso Dedham.

 

Alla base del verdetto di condanna, a parere di molti, vi furono da parte di polizia, procuratori distrettuali, giudice e giuria pregiudizi, una forte volontà di perseguire una politica del terrore suggerita dal ministro della giustizia Palmer e culminata nella vicenda delle espulsioni.

 

Sotto questo aspetto, Sacco e Vanzetti venivano considerati due agnelli sacrificali, utili per testare la nuova linea di condotta contro gli avversari del governo. Erano infatti immigrati italiani con una comprensione imperfetta della lingua inglese; erano inoltre note le loro idee politiche radicali. Il giudice Webster Thayer li definì senza mezze parole due "bastardi anarchici". Il Governatore del Massachusetts Alvan T. Fuller, che avrebbe potuto impedire l'esecuzione, rifiutò infine di farlo, dopo che un'apposita commissione da lui istituita per riesaminare il caso riaffermò le motivazioni della sentenza di condanna.

 

Si trattava di un periodo della storia statunitense caratterizzato da un'intensa paura dei comunisti, la paura rossa del 1917-1920. Né Sacco né Vanzetti si consideravano comunisti ed inoltre Vanzetti non aveva nemmeno precedenti con la giustizia, ma i due erano conosciuti dalle autorità locali come militanti radicali che erano stati coinvolti in scioperi, agitazioni politiche e propaganda contro la guerra.

 

Quando il verdetto di morte fu reso noto, si tenne una manifestazione davanti al palazzo del governo, a Boston. La manifestazione durò ben dieci giorni, fino alla data dell'esecuzione. Il corteo attraversò il fiume e le strade sterrate fino alla prigione di Charlestown. La polizia e la guardia nazionale li attendevano dinanzi al carcere e sopra le sue mura vi erano mitragliatrici puntate verso i manifestanti.

 

1024px-Save_Sacco_and_Vanzetti.jpg

 

Il caso di Sacco e Vanzetti scosse molto l'opinione pubblica italiana di allora e anche il governo fascista prese posizione e si mosse attivamente a sostegno dei due connazionali, nonostante le loro idee politiche.

 

Anche Benito Mussolini riteneva il tribunale statunitense «pregiudizialmente prevenuto» nel giudicare Sacco e Vanzetti e, a partire dal 1923 fino all'esecuzione della condanna a morte nel 1927, i funzionari del Ministero degli Esteri, l'ambasciatore italiano a Washington e il Console italiano a Boston operarono presso le autorità degli Stati Uniti per ottenere prima una revisione del processo e poi la grazia per i due italiani.

 

Lo stesso Mussolini un mese prima dell'esecuzione scrisse direttamente una lettera in cui chiedeva all'ambasciatore statunitense a Roma Henry Fletcher di intervenire presso il Governatore del Massachussets per salvare la vita dei due condannati a morte.

 

Il 23 agosto 1927 alle ore 00:19, dopo sette anni di udienze, i due uomini vennero uccisi sulla sedia elettrica a distanza di sette minuti l'uno dall'altro (prima toccò a Sacco, poi a Vanzetti). La loro esecuzione innescò rivolte popolari a Londra, Parigi e in diverse città della Germania. Una bomba di probabile matrice anarchica, nel 1928 devastò l'abitazione del giudice Webster Thayer, il responsabile della condanna di Sacco e Vanzetti; il giudice era assente e la bomba non colpì l'obiettivo, ferendo però la moglie e una domestica.

 

I corpi dei due anarchici furono cremati e le due urne contenenti le ceneri furono trasportate da Luigina Vanzetti in Italia, dove sono custodite nei cimiteri dei loro comuni d'origine: Torremaggiore per Sacco e Villafalletto per Vanzetti. I due comuni hanno dedicato ciascuno una via ai due anarchici. e una scuola a Bartolomeo Vanzetti. Nel 2016 Amnesty International ha lanciato una campagna per i diritti umani nel mondo, in memoria di Sacco e Vanzetti e caratterizzata dalla canzone Here's to You dedicata da Joan Baez ai due anarchici nel 1971.

 

Il 23 agosto 1977, esattamente 50 anni dopo l'esecuzione, il governatore del Massachussets Michael Dukakis emanò un proclama che assolveva i due uomini dal crimine, affermando: «Io dichiaro che ogni stigma e ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti». Questa dichiarazione non significò però il riconoscimento dell'innocenza dei due italiani (negli ultimi cento anni, nessun condannato a morte statunitense è stato riabilitato dopo l'esecuzione).

 

Oggi, 90 anni dopo, li ricordiamo ancora.

 

Sacco e Vanzetti si ritenevano vittime del pregiudizio sociale e politico. Vanzetti, in particolare, ebbe a dire rivolgendosi per l'ultima volta al giudice Thayer:

« Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — non augurerei a nessuna di queste ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui sono colpevole. Sto soffrendo perché sono un anarchico, e davvero io sono un anarchico; ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano [...] se voi poteste giustiziarmi due volte, e se potessi rinascere altre due volte, vivrei di nuovo per fare quello che ho fatto già. »

(dal discorso di Vanzetti del 9 aprile 1927, a Dedham, Massachusetts)

 

 

 

 

 

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Fabri BN    139
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Joined: 01-May-2014
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Gran bel topic. Lo seguirò con piacere

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Moeller 73    1435
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Joined: 19-Aug-2008
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Mi piace molto questo topic Socrates!

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siseneg    257
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Joined: 30-Jul-2005
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il 24 agosto del 1994 fa buona parte dell'Italia meridionale è rimasta senza corrente

 

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/08/25/per-un-giorno-il-sud-si.html

 

ricordo che era una giornata molto afosa e la corrente è mancata diverse ore

 

non sono riuscito a trovare altri dettagli dell'accaduto però sembra che sia stato uno dei maggiori blackout italiani (forse secondo solo a quello del 2003)!

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Juventino INnato    312
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Joined: 05-Feb-2008
8759 messaggi

24 agosto 

  • 1939  Papa Pio XII, alle ore 19, dal Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo collegato con la stazione radio vaticana, legge un messaggio per implorare la pace
  • 2004 – Due aerei russi, un Tupolev Tu-154 della Sibir Airlines e un Tupolev Tu-134 della Volga-Aviaexpress, che trasportavano complessivamente 89 passeggeri, si schiantano a pochi minuti l'uno dall'altro dopo il decollo dall'Aeroporto Internazionale di Domodedovo. Il primo aereo è esploso mentre sorvolava la città di Rostov sul Don. Il secondo aereo è stato perso dai radar alle 22:56 (ora locale) mentre sorvolava l'Oblast' di Tula a 180 km a sudest dalla capitale russa. Nessun passeggero è sopravvissuto. Le autorità sospettano che sia stato un attacco suicida da parte dei ribelli indipendentisti della Repubblica di Cecenia a provocare il disastro. Gli esperti trovarono subito tra i resti degli aerei le tracce dell'ciclotrimetilentrinitroammina. Il 17 settembre 2004 un leader della guerriglia cecena Šamil Basaev ha assunto la responsabilità dell'atto terroristico nei cieli della Russia.
  • 2016 - Alle ore 3:36 italiane, ha inizio con una magnitudo 6.0 il "Terremoto del Centro Italia del 2016 e 2017". La sequenza sismica durerà diversi mesi coinvolgendo una vasta area tra le regioni di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo. 

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Socrates    2709
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Il 24 AGOSTO  1862 La lira diventa moneta nazionale

 

File:1LiraTrasparentBackground1863.png

 

Vittorio Emanuele II: 1 lira del 1863.

 

La lira (simboloL., comunemente anche  o LIT) è stata la valuta italiana dal conseguimento dell'unitá nazionale nel 1861 fino all'introduzione dell'euro, cessando definitivamente di avere corso legale il 28 febbraio 2002.

 

A poco più di un anno dall'Unità d'Italia, la lira diventa moneta nazionale, con la firma da parte di Vittorio Emanuele II della legge n. 788 che introduce l’unificazione monetaria.

 

Il 24 agosto 1862 venne emanato il decreto che stabilì la messa fuori corso di tutte le altre monete circolanti nei vari stati preunitari entro la fine dell'anno.

 

Nel marzo 1979 entrò in vigore il Sistema monetario europeo (SME) e nacque l'ECU (unità di conto europea), a cui parteciparono le monete di Germania, Francia, Italia, Danimarca, Paesi Bassi e Lussemburgo. La fluttuazione delle monete venne limitata al 2,25% a eccezione della lira che beneficiò della banda allargata al 6%. La lira rimase nello SME fino al 1992, quando due formidabili attacchi speculativi da parte del finanziere George Soros, costrinsero la sterlina britannica e la lira ad uscire dallo SME. La lira rientrerà nello SME il 25 novembre 1996, col cambio di 990 Lire per un marco tedesco.

 

Il 1º gennaio 1999 entrò in vigore l'euro, il cui tasso di cambio irrevocabile con la lira fu fissato il giorno precedente. Da quel momento la lira rimase in vigore solo come espressione non decimale dell'euro, anche se monete e banconote continuavano ad essere denominate in lire. Da quella data, invece, per tutte le forme di pagamento "non-fisiche" (trasferimenti elettronici, titoli, ecc.), si adottò solo l'euro. Il 1999 fu anche l'ultimo anno in cui la zecca coniò ed emise le monete per la comune circolazione in lire. Il tasso di conversione irrevocabile fu di 1.936,27 lire italiane per 1 euro.

 

Il 1º gennaio 2002, con l'entrata in circolazione delle monete e banconote in euro, si aprì una fase di doppia circolazione: le monete e banconote in lire vennero ritirate definitivamente il 1º marzo 2002.

 

Inizialmente era stato fissato in 10 anni il termine per la prescrizione; di conseguenza le monete e banconote ancora in corso legale all'introduzione dell'euro potevano essere ancora cambiate presso le filiali della Banca d'Italia fino al 29 febbraio 2012. Tuttavia, la manovra del governo Monti decretò la prescrizione immediata delle monete e banconote al 7 dicembre 2011 (Art. 26 del D.L. 201/2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 284 del 6 dicembre 2011). Tale norma è stata poi dichiarata incostituzionale dalla sentenza n. 216 del 7 ottobre 2015 della Corte Costituzionale, riaprendo di fatto i termini per il cambio.

 

1lira1954front.jpg1lira1954retro.jpg

Repubblica Italiana: 1 lira del 1954

 

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Ultima lira di carta dello Stato Italiano (1944)

 

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Moneta da 50 lire

 

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500 lire bimetalliche

 

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5 lire del 1966

 

220px-10_lire_1975.jpg

10 lire del 1975

 

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100 lire del 1957

 

220px-200_lire_1978.jpg

200 lire del 1978

 

220px-Lire_500_%28Mercurio%29.JPG

Banconota da 500 lire emesso dal 1974 al 1979

 

220px-Lire_10000_%28Alessandro_Volta%29.

La banconota da 10.000 lire "Alessandro Volta" emessa dal 1984 al 1998

 

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La banconota da 500.000 lire

 

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Socrates    2709
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25 AGOSTO  1944 Liberazione di Parigi

 

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Sfilata sugli Champs-Élysées.

 

 

La Liberazione di Parigi durante la seconda guerra mondiale avvenne il 25 agosto 1944 al termine della battaglia di Normandia e costituì un momento di grande importanza militare e politica simboleggiando la disfatta tedesca sul fronte occidentale e la fine dell'occupazione della Francia.

 

L'operazione, pianificata e condotta in fretta dopo vivaci discussioni tra i capi alleati, venne effettuata principalmente dai reparti meccanizzati francesi della 2e division blindée del generale Philippe Leclerc, come fortemente richiesto dal generale Charles de Gaulle ai dirigenti politico-militari anglo-americani per ragioni di prestigio e per segnalare la rivincita e la rinascita della Francia. I tedeschi, in ritirata disordinata dopo la catastrofe della sacca di Falaiese, non opposero forte resistenza.

 

Gli ordini di Hitler erano la distruzione dei ponti e monumenti di Parigi, la feroce soppressione di qualsiasi resistenza da parte della popolazione, fino all'ultimo uomo. L'obbiettivo era di creare una seconda "Stalingrado" sul fronte occidentale e immobilizzare così diverse divisioni alleate. Ma il generale Von Choltitz, comandante militare della città, non mostrò alcuna volontà di attuarli. La guarnigione tedesca infatti, costituita da soli 20.000 uomini, era scarsamente attrezzata, ed era un miscuglio eterogeneo di vari tipi di unità (ad esempio unità amministrative) dal basso valore di combattimento; gli 80 carri armati a disposizione (alcuni risalenti all'estate 1940) come ad esempio il Renault FT-17 (con l'intenzione di utilizzarli a Parigi nel combattimento urbano che avrebbe dovuto avere luogo contro gli Americani) erano per l'epoca assolutamente obsoleti, così come diversi pezzi di artiglieria.

 

A seguito della rapida avanzata degli Alleati su Parigi, la Gendarmeria e la Polizia iniziarono a lottare contro la guarnigione tedesca in città, seguiti, il 16 agosto dai lavoratori della posta. In breve si unirono anche altri operai, che, attraversando la città, segnarono l'inizio dell'insurrezione generale il 18 agosto, giorno nel quale a tutti i parigini venne ordinata la sollevazione contro le forze naziste e collaborazioniste. In breve vennero issate delle barricate e iniziarono una serie di violenti scontri, che ebbero il loro culmine il 22 agosto.

 

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Panther Ausf. G

 

Alle ore 14.30 del 25 agosto ebbe luogo un improvviso combattimento proprio al centro di Parigi; un carro tedesco Panzer V Panther (qui sopra raffigurato) sbucò da Place de la Concorde e aprì il fuoco contro i tank-destroyers M10 del RBFM (Regiment blindée des Fusiliers Marines) arrivati a Place de l'Etoile. Quattro cacciacarri M10 si schierarono sugli Champs-Élysées e spararono al Panther fermo accanto all'Obelisco in Place de la Concorde danneggiandone i cingoli e immobilizzandolo. Il Panther però era ancora in grado di rispondere al fuoco con il cannone da 75 mm. A questo punto apparvero su Place de la Concorde, provenienti da Rue de Rivoli, i carri M4 Sherman (rappresentato qui di seguito) di una sezione del 501° Regimemt des Chars de Combat; il sergente Bizien, sullo Sherman Douaumont, colpì frontalmente senza effetto il Panther, quindi decise di speronarlo. Lo Sherman urtò violentemente il carro tedesco, il sergente Bizien uscì dal carro e catturò l'equipaggio tedesco, mettendo fine al clamoroso scontro.

 

TankshermanM4.jpg

Uno Sherman M4A3E8

 

Contravvenendo all'ordine diretto di Hitler per una resistenza ad oltranza e nell'eventuale distruzione della città in caso di abbandono, il General der Infanterie Dietrich von Choltitz si arrese il 25 agosto. Lo stesso giorno, Charles de Gaulle, leader delle forze della Francia Libera, si trasferì dal Ministero della Guerra, in rue San-Dominique, per tenere un discorso alla popolazione dall'Hôtel de Ville. Il discorso venne seguito, il giorno seguente, 26 agosto 1944, dalla parata della vittoria lungo gli Champs-Élysées, la sicurezza era garantita dagli uomini della Nona compagnia della divisione blindata del generale Leclerc, compagnia costituita da repubblicani spagnoli espatriati, seguito da una nuova parata della 28ª Divisione di fanteria USA il 29 agosto, quando ormai la città era completamente liberata.

 

Una stima parla di 1.500 membri della Resistenza francese e di civili morti durante i combattimenti per la liberazione della città e di 3.200 morti e 12.800 prigionieri da parte tedesca.

 

Il 60º anniversario, nel 2004, venne celebrato con due parate militari con veicoli d'epoca, una rappresentante la Francia, e l'altra gli Stati Uniti.

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Socrates    2709
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26 AGOSTO  1789 Emanata la dichiarazione sui diritti dell'uomo

 

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Déclaration des Droits de l'Homme et du Citoyen

 

La Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 (Déclaration des Droits de l'Homme et du Citoyen) è un testo giuridico elaborato nel corso della rivoluzione francese, contenente una solenne elencazione di diritti fondamentali dell'individuo e del cittadino.

 

Dopo il successo della Rivoluzione Francese l'Assemblea Nazionale Costituente decise di assegnare a una speciale Commissione di cinque membri il compito di stilare una Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del Cittadino da inserire nella futura costituzione, nell'ottica del passaggio dalla monarchia assoluta dell’Ancien Régime a una monarchia costituzionale.

 

Basato sul testo proposto dal marchese de la Fayette, il progetto della Dichiarazione venne discusso in Assemblea dal giovedí 20 al mercoledí 26 agosto e, nella redazione definitiva, fu accettato dal re Luigi XVI (fu costretto) il lunedí del 5 ottobre dello stesso anno per essere inserito come preambolo nella Carta costituzionale del 1791.

 

L'impatto di questa elencazione di principi fu innovatore e rivoluzionario allo stesso tempo. Sei settimane dopo la presa della Bastiglia e sole tre settimane dopo l'abolizione del feudalesimo, la Dichiarazione attuò uno sconvolgimento radicale della società come mai era avvenuto nei secoli precedenti.

 

Il primo diritto è il principio di uguaglianza di fronte alla giustizia, agli impieghi pubblici e al fisco, che scrive la parola fine ai privilegi e agli abusi delle classi più elevate. Altro diritto basilare riconosciuto a tutti i cittadini è la libertà di pensiero, d'opinione, di stampa, d'espressione unitamente al diritto alla proprietà, ritenuta sacra e inviolabile. 

 

La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino d'altro canto non fu un episodio casuale e gran parte del contenuto della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino è confluito a sua volta nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

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Socrates    2709
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27 AGOSTO  1896 Guerra anglo-zanzibariana

 

AngloZanzibarWar.jpg

 

Il palazzo del sultano dopo il bombardamento

 

La guerra anglo-zanzibariana fu combattuta tra il Regno Unito e Zanzibar il 27 agosto 1896. Il conflitto durò 38 minuti ed è considerato la guerra più breve della storia.

 

La causa immediata della guerra fu la morte del sultano filo-britannico Hamad bin Thuwaini il 25 agosto 1896 e la conseguente ascesa al trono del sultano Khalid bin Barghash.

Le autorità britanniche gli avrebbero invece preferito Hamud bin Muhammed, poiché era favorevole ai loro interessi. In conformità a un trattato firmato nel 1886, una condizione per ambire al trono del sultanato era che il candidato ottenesse il permesso del console britannico e Khalid non aveva soddisfatto questo requisito.

 

Gli inglesi considerarono questo un casus belli ed inviarono un ultimatum a Khalid, imponendogli di ordinare alle sue truppe di ritirarsi e abbandonare il palazzo reale. Khalid convocò la sua guardia personale e si barricò all'interno del palazzo. L'ultimatum scadde alle ore 09:00 del 27 agosto; gli inglesi avevano allestito un contingente di 5 navi e 1.050 uomini, tra marines e marinai. Il sultano schierò nella zona del porto circa 900 uomini. Il contingente della Royal Navy era posto sotto il comando del contrammiraglio Harry Rawson e dal generale di brigata Lloyd Mathews; l'esercito di Zanzibar era comandato dal sultano.

 

Il palazzo reale di Zanzibar era difeso da 2800 uomini, la maggior parte dei quali era stata reclutata tra la popolazione civile, ma era anche inclusa la guardia del palazzo e diverse centinaia di servi e schiavi dell'harem. I difensori avevano diversi pezzi di artiglieria e mitragliatrici che erano stati posti davanti al palazzo dopo l'avvistamento delle navi britanniche. Alle 09:02 fu aperto un bombardamento che mandò in fiamme il palazzo reale e neutralizzò l'artiglieria di difesa.

 

Una piccola azione navale ebbe luogo con l'affondamento da parte degli inglesi dello yacht reale del sultano e di due imbarcazioni più piccole; alcuni colpi furono sparati inutilmente contro le truppe britanniche dall'esercito zanzibariano mentre i Marines si dirigevano verso il palazzo. La bandiera reale che sventolava sul palazzo fu abbattuta. Il fuoco cessò alle 09:40. L'esercito del sultano subì circa 500 vittime, mentre solo un marinaio britannico rimase ferito.

 

Il sultano Khalid ricevette asilo dal consolato tedesco prima di fuggire nell'Africa Orientale Tedesca. Gli inglesi misero rapidamente Hamud al potere, alla testa di un governo fantoccio. La guerra segnò la fine dell'indipendenza di Zanzibar e l'inizio di un periodo di forte influenza britannica.

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Gulasch    657
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28 agosto 1988 - Incidente aereo delle Frecce Tricolori a Ramstein

 

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L'incidente di Ramstein è un incidente aereo verificatosi nel corso di un'esibizione acrobatica il 28 agosto 1988 durante l'Airshow Flugtag '88 nella base NATO di Ramstein in Germania.

L'incidente avvenne durante l'esibizione delle Frecce Tricolori, quando la pattuglia acrobatica italiana si apprestava a completare la figura detta della "Cardioide". A provocare la sciagura fu la collisione in volo fra i tre Aermacchi MB-339PAN pilotati dal Tenente Colonnello Ivo Nutarelli (Pony 10 della formazione), dal Tenente Colonnello Mario Naldini (Pony 1, Capo pattuglia) e dal Capitano Giorgio Alessio (Pony 2). Mentre gli aerei numero 1 e 2 precipitarono in fiamme sulla pista, il numero 10 si abbatté sulla folla causando 67 vittime e 346 feriti tra gli spettatori.

 

 

Sarebbe anche il giorno del discorso "I have a dream" di Martin Luther King, ma, da ragazzino appassionato di aviazione, Ramstein per me fu un dispiacere simile a quello dell'Heysel... :,(

 

 

 

 

 

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Socrates    2709
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28 AGOSTO  1963 Martin Luther King pronuncia il celebre "I have a dream"

 

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Martin Luther King jr. premio Nobel per la pace 1964

 

« I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal" »

« Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva appieno il vero significato del suo credo: "Riteniamo queste verità di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali" »

 

 

Martin Luther King Jr., nato Michael King Jr. (Atlanta, 15 gennaio 1929 – Memphis, 4 aprile 1968), è stato un pastore protestante, politico e attivista statunitense, leader dei diritti civili.

Il suo nome viene accostato per la sua attività di pacifista a quello di Gandhi, il leader della "non violenza" della cui opera King è stato un appassionato studioso.

 

Unanimemente riconosciuto apostolo instancabile della resistenza non violenta, eroe e paladino dei reietti e degli emarginati, "redentore dalla faccia nera", Martin Luther King si è sempre esposto in prima linea affinché fosse abbattuto nella realtà americana degli anni cinquanta e sessanta ogni sorta di pregiudizio etnico. Ha predicato l'ottimismo creativo dell'amore e della resistenza non violenta, come la più sicura alternativa sia alla rassegnazione passiva che alla reazione violenta preferita da altri gruppi di colore, come ad esempio i seguaci di Malcolm X.

 

Martin Luther King pronunció quello che sarebbe diventato uno dei più famosi discorsi della storia oratoria americana davanti a una folla di 250mila persone, raccolta al Lincoln Memorial di Washington. 
L'evento chiuse la "marcia per il lavoro e la libertà" organizzata in protesta contro la mancata approvazione al Congresso, da parte degli Stati del Sud, di un provvedimento, firmato dal Presidente Kennedy, che sanciva la parità di diritti tra bianchi e neri d'America.

 

Martin Luther King fu assassinato il 4 aprile 1968 alle ore 18:01 a Memphis nel Tennessee. Su richiesta della vedova Coretta King al funerale del marito, tenutosi il 9 aprile, fu letto l'ultimo sermone che il defunto aveva pronunciato il 4 febbraio di quell'anno. Nel sermone King chiese che il funerale si svolgesse con grande semplicità: la sua bara fu trascinata da un carro con due asinelli della Georgia, così come espressamente richiesto da lui quando era ancora in vita. King non volle che fossero menzionati i suoi premi o altri onori che aveva ricevuto; chiese solamente di esser ricordato come chi aveva cercato di dare da mangiare agli affamati, coprire coloro che non avevano i vestiti, essere stato chiaro e duro sulla questione della guerra in Vietnam e infine "amare e servire l'umanitá".

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Socrates    2709
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29 AGOSTO  1991 La mafia uccide Libero Grassi

 

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«Non sono un pazzo, sono un imprenditore e non mi piace pagare. Rinuncerei alla mia dignità. Non divido le mie scelte con i mafiosi»

(Libero Grassi, intervistato da Michele Santoro, 11 aprile 1991)

 

 

Libero Grassi (Catania, 19 luglio 1924 – Palermo, 29 agosto 1991) è stato un imprenditore italiano, ucciso da Cosa Nostra dopo essersi opposto a una richiesta di pizzo e divenuto simbolo della lotta alla criminalità.

 

Dopo aver avuto alcuni problemi con la fabbrica di famiglia, la Sigma, viene preso di mira da Cosa Nostra che pretende il pagamento del pizzo. Libero Grassi ha il coraggio di opporsi alle richieste di racket della mafia e di uscire allo scoperto, con grande esposizione mediatica. Nel gennaio 1991 il Giornale di Sicilia aveva pubblicato una sua lettera sul rifiuto di cedere ai ricatti della mafia.

 

« Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l'acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al "Geometra Anzalone" e diremo no a tutti quelli come lui. »

(Libero Grassi, Caro estortore, Giornale di Sicilia, 10 gennaio 1991)

 

L'imprenditore denuncia gli estorsori (i fratelli Avitabile, arrestati il 19 marzo 1991 assieme a un complice), e rifiuta l'offerta di una scorta personale.

 

La stessa Sicindustria gli volta le spalle. In una lettera pubblicata sul Corriere della Sera il 30 agosto 1991 afferma che «l'unico sostegno alla mia azione, a parte le forze di polizia, è venuta dalla Confesercenti palermitana» e definisce "scandalosa" la decisione del giudice catanese Luigi Russo (del 4 aprile 1991) in cui si afferma che non è reato pagare la "protezione" ai boss mafiosi!

 

Il 29 agosto del 1991, alle sette e mezza di mattina, viene ucciso a Palermo con quattro colpi di pistola mentre si reca a piedi al lavoro.

 

Una grande folla prende parte al suo funerale, tra cui l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Il figlio Davide sorprende tutti alzando le dita in segno di vittoria mentre porta la bara del padre. Non mancano le polemiche, tra chi sostiene fin dall'inizio la battaglia dell'imprenditore, come i Verdi e il Centro Peppino Impastato (dedicato ad un'altra vittima della mafia) e chi non ha preso le sue difese, come Assindustria.

 

Qualche mese dopo la morte di Grassi, è varato il decreto che porta alla legge anti-racket 172, con l'istituzione di un fondo di solidarietà per le vittime di estorsione.

 

La vedova Pina Maisano Grassi, nonostante minacce e intimidazioni, prosegue la lotta per la legalità in nome del marito, all'interno delle istituzioni e al fianco della società civile in sostegno delle tante associazioni anti-racket sorte dal 1991 in Sicilia e nel resto d'Italia. Nel 1992 è eletta senatrice nelle file dei Verdi, fino al 1994.

 

A Libero Grassi è stato intitolato un istituto tecnico commerciale di Palermo.

 

Nell'ottobre del 1993 viene arrestato il killer Salvatore Madonia, detto Salvino, figlio del boss di Resuttana, e il complice alla guida della macchina Marco Favaloro, che in seguito si pente e contribuisce alla ricostruzione dell'agguato. Madonia è stato condannato in via definitiva al 41-bis, e con lui l’intera Cupola di Cosa Nostra (sentenza del 18 aprile 2008).

 

Un mese dopo la morte dell'imprenditore, Maurizio Costanzo e Michele Santoro gli dedicano una lunga trasmissione condotta a reti unificate su Rai 3 e Canale 5.

 

Onorificenze

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d'oro al valor civile.
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30 AGOSTO 1706 Pietro Micca perde la vita

eroicamente per salvare la cittá di Torino

 

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Pietro Micca mentre dà fuoco alle polveri.

 

Arruolato come soldato-minatore nell'esercito del Ducato di Savoia, è storicamente ricordato per l'episodio di eroismo nel quale perse la vita e che consentì alla città di Torino di resistere all'assedio francese del 1706, durante la guerra di successione spagnola. 

 

Nella notte tra il 29 e il 30 agosto 1706 – in pieno assedio di Torino da parte dell'esercito francese – forze nemiche entrarono in una delle gallerie sotterranee della Cittadella, uccidendo le sentinelle e cercando di sfondare una delle porte che conducevano all'interno. Pietro Micca – conosciuto col soprannome di Passepartout – era di guardia ad una di queste porte insieme ad un commilitone.

 

La tradizione narra che i due soldati sentirono dei colpi di arma da fuoco e capirono che non avrebbero resistito a lungo: decisero così di far scoppiare della polvere da sparo (un barilotto da 20 chili posto in un anfratto della galleria chiamata capitale alta) allo scopo di provocare il crollo della galleria e non consentire il passaggio alle truppe nemiche. Non potendo utilizzare una miccia lunga perché avrebbe impiegato troppo tempo per far esplodere le polveri, Micca decise di impiegare una miccia corta, conscio del rischio che avrebbe corso. Istintivamente, quindi, allontanò il compagno con una frase che sarebbe diventata storica: «Alzati, che sei più lungo d'una giornata senza pane», e senza esitare diede fuoco alle polveri, cercando poi di mettersi in salvo correndo lungo la scala che portava al cunicolo sottostante.

Micca morì travolto dall'esplosione e il suo corpo fu scaraventato a una decina di metri di distanza. Fu sepolto in una tomba comune. 

 

In una supplica inviata al duca Vittorio Amedeo II il 26 febbraio 1707, la vedova di Pietro Micca chiese una pensione. Nella richiesta è scritto che il marito eseguì un ordine del colonnello Giuseppe Amico di Castellalfero, magari offrendosi volontario «invitato dalla generosità del suo animo a portarsi a dare il fuoco a detta mina, nonostante l'evidente pericolo di sua vita». La vedova Maria Bonino ottenne un vitalizio di due pani al giorno.

 

Alla sua memoria il Comune di Torino ha intitolato nel 1897 la via omonima che collega la vicina piazza Solferino alla centralissima piazza Castello. Un Museo a lui intitolato, ideato dal generale Amoretti e dedicato al suo gesto e all'assedio del 1706, si trova a Torino, nell'edificio della Cittadella.

 

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31 AGOSTO  1997 

Lady Diana muore in un incidente a Parigi

 

 

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La principessa del Galles Diana nel 1995

 

Diana Frances Spencer, conosciuta anche come Lady Diana, Lady D (in Italia) e come Lady Di (nel Regno Unito) (Sandringham, primo luglio 1961 - Parigi, 31 agosto 1997), è stata dal 1981 al 1996 consorte di Carlo, principe di Galles, erede al trono del Regno Unito.

Dopo il divorzio dal coniuge, mantenne il titolo di Principessa del Galles, ma senza il trattamento di Altezza reale, rimanendo membro ufficiale della famiglia reale come madre del futuro erede al trono, fatto verificatosi per la prima volta nella storia della famiglia reale britannica.

 

Durante gli anni novanta, il matrimonio di Diana e Carlo si ruppe inevitabilmente: un evento prima smentito e poi ammesso ed ampiamente trattato dai mass media. Entrambi i principi di Galles rivelarono, attraverso amici intimi, diverse indiscrezioni alla stampa, accusandosi a vicenda del fallimento del matrimonio. 

La principessa del Galles iniziò una relazione con il suo istruttore di equitazione, il maggiore James Hewitt, e il principe tornò dalla sua vecchia e devota fiamma, Camilla Parker-Bowles. L'adulterio di Carlo, fino ad allora sconosciuto al pubblico, venne esposto nel maggio 1992 con la pubblicazione di "Diana - La sua vera storia" di Andrew Morton. Il libro, che rivelava senza remore l'infelicità di Diana e i suoi disperati tentativi di suicidio a causa dell'indifferenza del marito, causò una vera tempesta mediatica. 

Il 9 dicembre 1992, il primo ministro britannico John Mayor annunciò alla Camera dei comuni che il principe e la principessa di Galles avevano deciso di comune accordo di separarsi. Il divorzio venne ufficializzato il 28 agosto 1996.

 

Il 31 agosto 1997, Diana rimane vittima di un incidente automobilistico sotto il tunnel del Pont de l'Alma a Parigi, insieme al suo compagno Dodi Al-Fayed, quando la loro mercedes, guidata dall'autista Henri Paul, si infrange contro il tredicesimo pilastro della galleria.

Sabato 30 agosto, a fine serata, Diana e Dodi partono dall'Hotel Ritz di Parigi, in Place Vendôme, sulla loro Mercedes S280, seguendo la riva destra della Senna per raggiungere l'appartamento privato di Dodi. Poco dopo mezzanotte imboccano la galleria de l'Alma, seguiti da fotografi e da un cronista.

Nello schianto, Dodi Al-Fayed e l'autista Henri Paul muoiono sul colpo. Trevor Rees-Jones, guardia del corpo di Dodi, seduto sul sedile anteriore e il solo ad avere la cintura di sicurezza allacciata, è gravemente ferito ma sopravviverà. Lady D, liberata dal groviglio di lamiere, è ancora viva e dopo i primi soccorsi prestati dal dottor Maillez, per caso sul posto, viene trasportata da un'ambulanza all'ospedale Pitié-Salpêtriere, dove arriva alle 2 circa. A causa delle gravi lesioni interne, viene dichiarata morta due ore più tardi.

Verso le 14, il principe Carlo e le due sorelle di Diana, Lady Sarah McCorquodale e Lady Jane Fellowes, arrivano a Parigi per l'identificazione e ripartono con la salma della principessa 90 minuti dopo.

 

Nonostante la prima scelta di un funerale privato, poiché Diana non era più un'Altezza Reale, l'improvvisa e inaspettata reazione del popolo britannico, sgomento e in lacrime per la perdita dell'amata principessa, spinse la casa reale ad accettare le pubbliche esequie. Elisabetta, che con tutta la famiglia era rimasta a Balmoral, in Scozia, indifferente al lutto pubblico, dopo i ripetuti attacchi da parte della stampa e del popolo, che la accusavano di non mostrare rimorso per la morte di Diana, acconsentì ad issare a mezz'asta la bandiera sul palazzo reale e a tornare immediatamente a Londra. Il 5 settembre apparve in una diretta televisiva dove rendeva omaggio alla nuora scomparsa, definendola "un essere umano straordinario", che "nei momenti felici come in quelli di sconforto, non aveva mai perso la capacità di sorridere, o di ispirare gli altri con il suo calore e la sua bontà".

 

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Fiori e omaggi davanti a Kensington Palace

 

Il giorno successivo, 6 settembre, giorno del funerale, per le strade di Londra si riversarono circa 3 milioni di persone. Il feretro di Diana fu posto su un affusto di cannone e da Kensington Palace, dove aveva trascorso la notte, attraversò Hyde Park fino a St. James's, dove il principe Carlo, insieme ai figli William ed Harry, il padre Filippo, il IX Conte Spencer, fratello di Diana, e 500 rappresentanti delle organizzazioni patrocinate dalla principessa si unirono al corteo dietro la bara.

 

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Il funerale

 

Le migliaia di persone presenti al funerale, piangendo ed accalcandosi intorno alle transenne, gettarono fiori al passaggio del feretro e lungo tutto il percorso. Davanti a Buckingham Palace, la famiglia reale al completo aspettava, vestita a lutto, il passaggio della bara: di fronte al feretro, Elisabetta piegò il capo in segno di rispetto.

Le esequie proseguirono nell'abbazia di Westminster: durante la cerimonia, Elton John cantò Candle in the wind, una versione modificata per l'occasione della celebre canzone dedicata alla morte di Marylin Monroe. Il fratello di Diana pronunciò il suo discorso, dicendo che "Diana era l'essenza stessa della compassione, del dovere, dello stile, della bellezza. In tutto il mondo era considerata simbolo di umanità ed altruismo, portabandiera dei diritti degli oppressi. Una ragazza tipicamente inglese, che trascendeva la nazionalità; una donna dalla nobiltà innata, che andava oltre le classi sociali, e che ha dimostrato negli ultimi anni di non aver bisogno di un titolo reale per continuare a generare il suo particolare tipo di magia".

Il funerale venne trasmesso in diretta dalle televisioni di tutto il mondo e seguito da oltre due miliardi di persone, rendendolo uno degli eventi televisivi più visti della storia.

 

Diana venne tumulata nella proprietà di famiglia, ad Althorp, in Northamptonshire, su un'isola in mezzo ad un laghetto chiamata Round Oval. La cerimonia, in forma strettamente privata, ebbe luogo subito dopo il funerale e vi presero parte l'ex-marito Carlo, i figli, la madre e i fratelli di Diana. Tra le mani della principessa venne posto un rosario, un dono che Diana aveva ricevuto da Madre Teresa di Calcutta, morta pochi giorni dopo di lei.

 

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sangigibuffon    2452
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Il 23/8/2017 alle 14:43 , Socrates ha scritto:

Il 23 AGOSTO  1927 Sacco e Vanzetti vengono condannati a morte

 

 

 

 

 

Una delle più grandi ingiustizie della storia. Forse la più grande.

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Socrates    2709
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1° SETTEMBRE 1902 esce "Viaggio nella luna"

Il primo film di fantascienza

 

 

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La faccia della luna. Il razzo si schianta sull'occhio della luna

 

Viaggio nella luna (Le Voyage dans la lune) è un film muto del 1902 realizzato da Georges Mélies. Assieme al "Viaggio attraverso l'impossibile" è uno dei suoi film più famosi ed è uno dei capolavori del cinema ai suoi esordi. Il film è una parodia basata liberamente sui romanzi dei due padri del genere fantascientifico "Dalla Terra alla Luna" di Jules Verne e "I primi uomini sulla luna" di H.G.Wells.

È in genere considerato il primo film di fantascienza benché preceduto da alcune opere dello stesso regista. Una delle scene iniziali del film, la navicella spaziale che si schianta sull'occhio della luna (che presenta un volto umano), è entrata nell'immaginario collettivo ed è una delle sequenze che hanno fatto la storia del cinema.

 

Trama

Il congresso di astronomi decide di sparare una navicella sulla Luna, a forma di proiettile, e s'imbarcano venendo sparati da un cannone. Mentre un gruppo di ballerine festeggia l'evento (Méliès, quale uomo di spettacolo, ben conosceva l'importanza delle ballerine negli spettacoli d'intrattenimento) il proiettile arriva sulla Luna, conficcandosi direttamente nell'occhio della faccia dell'astro e provocandogli una visibile irritazione.

Una volta scesi, i viaggiatori incontrano i Seleniti, vengono catturati e presentati al loro re. Riescono a scappare, e ripartono facendo cadere il proiettile verso il basso, verso la Terra (secondo un'intuitiva legge di gravitá), cadendo in mare e venendo poi riportati in un porto.

 

 

Il film venne girato nel 1902 negli studi della Star Film di Méliès presso Montreuil, vicino Parigi. Costò la considerevole cifra di 10.000 franchi, spesi soprattutto per i costumi dei Seleniti e per le ricche scenografie dipinte.

Il film fu girato con una telecamera fissa ed è privo di didascalie.

 

Nelle opere di Méliès la componente di attrattiva per il pubblico era ancora sostanzialmente l'uso degli effetti speciali e la visione di mondi magici resi incredibilmente reali grazie alla fotografia in movimento della recente scoperta del cinematografo.

 

Le scene senza commento sonoro o didascalie risultano piuttosto difficili nella comprensione. Il pubblico però all'epoca era aiutato dalla figura dell'imbonitore, cioè un narratore fisicamente presente in sala che spiegava e coloriva con battute il senso della storia mostrata. Questa figura gradualmente sparì dalle rappresentazioni cinematografiche successive.

 

 

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Gulasch    657
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2 settembre 1945

 

Il Giappone firma la resa incondizionata sulla corazzata USS Missouri alla presenza del generale McArthur.

La Seconda Guerra Mondiale è finita.

 

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L'atto di resa giapponese fu l'accordo scritto che stabilì l'armistizio che pose fine alla Guerra del Pacifico ed alla Seconda guerra mondiale. Venne firmato dalle rappresentanze dell'Impero giapponese, Stati Uniti d'America, Repubblica di Cina, Regno Unito, Unione Sovietica, il Commonwealth dell'Australia, il Dominion del Canada, il Governo provvisorio della repubblica francese, il Regno dei Paesi Bassi ed il Dominion della Nuova Zelanda sul ponte della USS Missouri nella Baia di Tokyo il 2 settembre 1945. La data è a volte ricordata come Giornata della Vittoria sul Giappone, sebbene questa definizione sia più frequentemente usata per definire l'annuncio alla radio da parte dell'Imperatore Hirohito dell'accettazione dei termini della dichiarazione di Potsdam il 15 agosto.

 

 

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Socrates    2709
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3 SETTEMBRE 1982

La mafia uccide il generale Dalla Chiesa

 

 

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Alle ore 21:15 del 3 settembre 1982 la A112 sulla quale viaggiava il Prefetto Dalla Chiesa, guidata dalla moglie Emanuela Setti Carraro, fu affiancata in via Isidoro Carini a Palermo da una BMW, dalla quale partirono alcune raffiche di Kalashnikov, che uccisero il Prefetto e la moglie.

 

Nello stesso momento l'auto con a bordo l'autista e agente di scorta, Domenico Russo, che seguiva la vettura del Prefetto, veniva affiancata da una motocicletta, dalla quale partì un'altra micidiale raffica, che uccise Russo.

 

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L'agente di Polizia Domenico Russo, scorta del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa.

 

 

Per i tre omicidi sono stati condannati all'ergastolo come mandanti i vertici di Cosa Nostra, ossia i boss Totó Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Caló, Bernardo Brusca e Nené Geraci.

 

Nel 2002 sono stati condannati in primo grado, quali esecutori materiali dell'attentato, Vincenzo Galatolo e Antonino Madonia, entrambi all'ergastolo, Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci a 14 anni di reclusione ciascuno. Nella stessa sentenza si legge:

"Si può senz'altro convenire con chi sostiene che persistano ampie zone d'ombra, concernenti sia le modalità con le quali il generale è stato mandato in Sicilia a fronteggiare il fenomeno mafioso, sia la coesistenza di specifici interessi, all'interno delle stesse istituzioni, all'eliminazione del pericolo costituito dalla determinazione e dalla capacità del generale."

Il 5 settembre al quotidiano La Sicilia arrivò un'altra telefonata anonima, che annunciò: "L'operazione Carlo Alberto è conclusa".

Il 4 aprile 2017 Il Fatto Quotidiano riporta la rivelazione del collaboratore di giustizia Gioacchino Pennino secondo cui Francesco Cosentino, vicino all'onorevole Giulio Andreotti, sarebbe il mandante dell'omicidio del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa. Tale notizia risale all'audizione in commissione antimafia del Procuratore Generale di Palermo Roberto Scarpinato. 

 

Il giorno dei funerali, che si tennero nella chiesa palermitana di San Domenivo, una grande folla protestò contro le presenze politiche, accusandole di avere lasciato solo il generale. Vi furono attimi di tensione tra la folla e le autorità, sottoposte a lanci di monetine e insulti al limite dell'aggressione fisica.

Solo il Presidente della Repubblica Sandro Pertini venne risparmiato dalla contestazione.

 

La figlia Rita pretese che fossero immediatamente tolte di mezzo le corone di fiori inviate dalla Regione Siciliana (era presidente Mario D'Acquisto, che aveva duramente polemizzato con il prefetto) e volle che sul feretro del padre fossero deposti il tricolore, la sciabola e il berretto della sua divisa da Generale con le relative insegne.

Dell'omelia del cardinale Pappalardo fecero il giro dei telegiornali le seguenti parole (citazione di un passo di Tito Livio), che furono liberatorie per la folla, mentre causarono imbarazzo tra le autorità (il figlio Nando le definì "una frustata per tutti"):

 

« Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici [..] e questa volta non è Sagunto, ma Palermo. Povera la nostra Palermo. »

 

Dalla Chiesa fu insignito di medaglia d'oro al valore civile alla memoria.

 

Oggi il corpo di Carlo Alberto dalla Chiesa riposa nel Cimitero della Villetta, a Parma. 

 

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Bradipo76    8335
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Il 3 settembre rimane la mia giornata più dolorosa da tifoso juventino.

Ciao Gaetano.

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Socrates    2709
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1 ora fa, Bradipo76 ha scritto:

Il 3 settembre rimane la mia giornata più dolorosa da tifoso juventino.

Ciao Gaetano.

Riporto anche qui il mio post riguardante Gaetano della pagina facebook del forum https://www.facebook.com/TifosiBianconeriOfficial/

 

 

3 settembre 1989, una data maledetta per i tifosi della Juventus.
In quel giorno morí il nostro caro e indimenticato capitano Gaetano Scirea, morí lontano dai suoi affetti, dai suoi tifosi in un rogo orribile ... una morte orribile.

 

Era buono e gentile Gaetano, al termine della carriera di calciatore gli venne proposto di fare da secondo a Dino Zoff sulla panchina della sua, nostra amata Juventus. Prima di accettare gli pervenne un'altra richiesta, dalla Reggina che lo voleva come allenatore a tutti gli effetti in serie B. A Gaetano l'avventura in Calabria sarebbe piaciuta, avesse accettato sarebbe ancora vivo. Invece l'amore per la Signora, che lo aveva stregato tanti anni prima quando Gaetano era all'Atalanta, questo grande amore non poteva finire, Scirea restó dalla sua amata.

 

Il fato, quel destino al quale non puoi opporti, al quale tutti noi, esseri umani, siamo soggetti volle che Gaetano si recasse in Polonia ad osservare il Gornik Zabrze, prossimo avversario in Europa della Juve. Si stava recando all'aereoporto di Varsavia in quel tetro 3 settembre 1989, Gaetano avrebbe preso l'aereo che lo avrebbe riportato a casa, da sua moglie, da suo figlio e da tutti quelli che gli volevano bene. Era facile voler bene a Gaetano: buono, rispettoso, mai una parola fuori posto, educato, gentile.


Quel giorno finí la sua vita terrena in un'auto che prese fuoco a causa di un tamponamento e della presenza di quattro taniche di benzina nel bagagliaio posteriore. Si scatenó un inferno: tre dei quattro occupanti non riuscirono a uscire dall'abitacolo dell'auto, restarono intrappolati in quel mare di fuoco senza avere riportato altre lesioni in seguito al tragico impatto.

 

Quel giorno, 3 settembre 1989, terminó la vita terrena di Gaetano Scirea da Cernusco sul Naviglio e cominció la leggenda! tifosibianconeri.com

 

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Socrates    2709
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4 SETTEMBRE 1998 

Viene fondata Google

 

 

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Larry Page e Sergey Brin, due studenti dell'università di Stanford, fondano il 4 settembre 1998 Google Inc. nel garage (affittato per 1.700 dollari al mese) di una villetta, al numero 232 di Santa Margherita Avenue in Menlo Park, nel cuore della Silicon Valley californiana. Oltre a catalogare e indicizzare le risorse del World Wide Web, Google Search si occupa anche di foto, newsgroup, notizie, mappe (Google Maps), email (Gmail), shopping, traduzioni, video e programmi creati da Google Inc.

 

È il sito più visitato del mondo, talmente popolare che diverse lingue hanno sviluppato nuovi verbi denominali a partire dal suo marchio, con il significato di cercare con Google o, più in generale, con quello di cercare sul web, tra i quali l'inglese to google, il tedesco googeln e l'italiano googlare, usato sia transitivamente sia intransitivamente.

In determinate date il caratteristico logo cambia, anche in versione interattiva o animata, per celebrare particolari ricorrenze legate al giorno. Il logo in questo caso viene chiamato doodle.

 

I due fondatori, Page e Brin, avevano cercato un nome con cui si potesse rappresentare la capacità di organizzare l'immensa quantità di informazioni disponibili sul Web.

Utilizzarono un nome già esistente: Googol, termine coniato dal nipote del matematico statunitense Edward Kasner nel 1938, per riferirsi al numero rappresentato da 1 seguito da 100 zeri. A Page e Brin sembrò perfetto come metafora della vastità del web. I due fondatori avevano intenzione di chiamare il neonato motore di ricerca proprio GOOGOL, ma al momento della registrazione, non sapendo come si scrivesse esattamente decisero per "GOOGLE" anziché Googol. La loro collega a Stanford li avvertì solo il giorno dopo dell'errore, ma il dominio era ormai registrato e lo lasciarono tale.

 

Da quando Google è diventato uno dei motori di ricerca più popolari, molti webmaster hanno cominciato a seguire e cercare di spiegare i cambiamenti nel posizionamento (rank) del loro sito.

Una nuova categoria professionale è nata per assistere i webmaster e le aziende nel migliorare la posizione dei loro siti nei risultati delle ricerche su Google, così come su altri motori di ricerca. Questi consulenti si occupano di un'attività chiamata ottimizzazione dei motori di ricerca (acronimo inglese SEO: Search Engine Optimization) che si propone di creare pagine e siti che rispettino le regole (i "gusti") dei motori di ricerca riuscendo a migliorare la propria posizione nei risultati delle ricerche.

 

Il 6 ottobre 2011, in seguito alla morte di Steve Jobs, Google inserisce immediatamente sotto alla casella di ricerca il nome e il cognome (seguiti dalla data di nascita e di morte) dell'ex CEO di Apple sotto forma di link tramite il quale è possibile accedere direttamente alla pagina commemorativa del sito della società a lui dedicata. La stessa identica cosa è successa il 5 dicembre 2013, a seguito della morte del politico Nelson Mandela.

 

Una curiositá: Se si digita do a barrel roll, la pagina di ricerca girerà di 360°. Se si cerca invece do a tilt la pagina si inclinerà a destra. 

Provare per credere.

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Socrates    2709
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5 settembre 1946 Nasce Freddie Mercury

 

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Mercury, ritratto nel concerto di Wembley del 1986

 

 

Freddie Mercury, pseudonimo di Farrokh Bulsara nato a Zanzibar il 5 settembre 1946 e morto a Londra il 24 novembre 1991  è stato un cantautore, musicista e compositore britannico. 

 

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La statua di Mercury sulle rive del Lago Lemano a Montreaux (Svizzera) 

 

Ricordato per il talento vocale e la sua esuberante personalità sul palco, è considerato uno dei più celebri e influenti artisti nella storia del rock: universalmente riconosciuto come il più grande frontman della storia della musica, nel 2008 la rivista statunitense Rolling Stone lo classificò 18º nella classifica dei migliori cento cantanti di tutti i tempi, mentre l'anno successivo Classic Rock lo classificò al primo posto tra le voci rock.

 

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Fu fondatore nel 1970 insieme a Brian May e Roger Taylor (dal 1971 si aggiunse anche John Deacon), dei QUEEN, gruppo rock britannico di cui fece parte fino alla morte. Per i Queen fu autore della maggior parte dei brani, tra i quali si annoverano successi come Bohemian Rhapsody, Crazy Little Thing Called Love, Don't Stop Me Now, It's a Hard Life, Killer Queen, Love of My Life, Play the Game, Somebody to Love e We Are The Champions. Oltre all'attività con i Queen, negli anni ottanta intraprese la carriera solista con la pubblicazione di due album, Mr. Bad Guy (1985) e Barcelona (1988), quest'ultimo frutto della collaborazione con la cantante soprano spagnola Montserrat Caballé, il cui singolo omonimo divenne l'inno ufficiale dei Giochi della XXV Olimpiade svoltisi a Barcellona.

 

Ammalatosi di AIDS, Mercury nascose il segreto della sua malattia anche agli altri membri dei Queen fino al 1989, quando decise di fare accertamenti clinici più specifici. Sicuro della malattia, confessò la sua condizione agli amici più intimi nonché ai membri del gruppo. Freddie abbandonò la sua vita pubblica e si rifugiò sempre più nella Garden Lodge, la sua villa di Earls Court a Londra, costata oltre 4 milioni di sterline.

Il 18 febbraio 1990, per ricevere un premio per il contributo dei Queen alla musica britannica ai BRIT Awards, Freddie Mercury fece la sua ultima apparizione in diretta.

 

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Poco dopo, Mercury si trasferì a Montreaux in Svizzera, dove affittò un appartamento, la "Duck House". La sua ultima apparizione in pubblico fu nel video della canzone These Are the Days of Our Lives, in cui il frontman appare molto dimagrito, quasi irriconoscibile; il videoclip del brano, tratto dal suo ultimo album con i Queen, Innuendo, venne tuttavia reso pubblico solo dopo la sua morte, su sua precisa volontà.

 

Freddie-Mercury3.jpg

 

Freddie rientrò in Inghilterra ai primi di novembre 1991, per stare vicino ai suoi cari. Qui venne sottoposto ad alcune cure palliative, con medicinali che arrivavano di nascosto alla Garden Lodge; tuttavia il cantante diventò sempre più debole. Intanto, negli ultimi giorni ci furono gruppi di giornalisti che si insediarono addirittura fuori al portone della villa. Il 22 novembre 1991, Mercury convocò nella sua casa di Earls Court il manager dei Queen Jim Beach per redigere un comunicato ufficiale, che venne consegnato alla stampa il giorno successivo:

 

« ...Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell'HIV e di aver contratto l'AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere riservata questa informazione fino a questo momento al fine di proteggere la privacy di quanti mi circondano. Tuttavia è arrivato il momento che i miei amici e i miei fan in tutto il mondo conoscano la verità e spero che tutti si uniranno a me, ai dottori che mi seguono e a quelli del mondo intero nella lotta contro questa terribile malattia... » (Freddie Mercury)

 

A poco più di 24 ore dal comunicato, Mercury morì alle 18:48 del 24 novembre 1991 all'età di 45 anni; la causa ufficiale del decesso fu una broncopolmonite aggravata da complicazioni dovute all'AIDS. I funerali, che si svolsero al Kensal Green Cemetery, furono celebrati da un sacerdote zoroastriano secondo le sue ultime volontà, Mercury fu cremato e le sue ceneri affidate a Mary Austin (la compagna di Freddie Mercury per un periodo della sua vita, fino alla scoperta del suo orientamento sessuale), la quale le conservò nella sua camera da letto per circa due anni. Successivamente le trasferì segretamente nel luogo scelto dal cantante, il cui ultimo desiderio era quello che l'ubicazione della sua sepoltura rimanesse sconosciuta. Ancora oggi il luogo dove Mercury riposa in pace rimane avvolto dal mistero. Tra i 35 presenti alla cerimonia, oltre ai familiari anche i suoi compagni di band John Deacon, Brian May e Roger Taylor, il suo compagno Jim Hutton e i cantanti Elton John, Michael Jackson e David Bowie.

 

In onore di Freddie, il 20 aprile 1992 fu organizzato il Freddie Mercury Tribute Concert, al quale parteciparono molti artisti musicali internazionali; i proventi dell'evento furono utilizzati per fondare The Mercury Phoenix Trust, organizzazione impegnata nella lotta all'HIV, il virus alla base della sindrome da immunodeficienza acquisita.

In occasione di quello che sarebbe stato il suo settantesimo compleanno, nel settembre del 2016 l'asteroide 17473, scoperto nel 1991 (anno della scomparsa dell'artista), è stato rinominato 17473 Freddiemercury.

 

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Re Alex 10    2287
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