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Morpheus ©

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  1. Ho scritto un "piccolo" pezzo su Claudio Mi ha colpito oggi il suo sguardo “Ogni atomo è armonizzato con l’immenso universo; e la sua natura dipende dalla natura del tutto. Giova, ad intendere le cose grandi, studiare le piccole. E viceversa.” Niccolò Tommaseo fu uno scrittore, un umanista, un patriota, e fu colui che ci insegnò che le più ovvie e costanti bellezze della terra e del cielo, le più consuete dimostrazioni dell’umano affetto bisognerebbe guardarle come visioni e voci dall’alto in modo da essere continovamente ispirati. L’ispirazione è un fattore dominante per la vita di tutti i giorni, ed è il sale che consente a ognuno di noi di trarre il meglio dai lavori che intraprendiamo quotidianamente, dai più semplici ai più complicati… Ma volendo si può andare oltre queste parole, e si può utilizzare tale espressione per scrutare anche le cose più nascoste ma talmente immense da avere una luce enorme al loro interno che vanno a travalicare il semplicistico concetto dimensionale. Oggi ho avuto modo di seguire la conferenza stampa di Massimiliano Allegri che introduce la finale di Champions League in programma questo sabato in quel di Berlino, e al suo fianco c’era Claudio. Claudio Marchisio. Con la sua solita classe, il suo stile, la sua tranquillità, ci ha fatto capire quanto la squadra sia pronta e matura per affrontare un impegno di questo tipo contro i primi della classe della facciata mondiale. Se guardate però attentamente il filmato, e andate oltre le semplici parole di rito e non, noterete uno sguardo diverso. Noterete la fierezza di aver raggiunto un traguardo di valore inestimabile, noterete l’emozione di un ragazzo che fino all’altro ieriera un bambino e che adesso ha realizzato uno dei sogni che più caratterizzano l’immaginario collettivo di un qualsiasi essere umano che ama una sfera da prendere a calci con i propri piedi. Oggi sotto quegli occhi azzurri, profondi come il mare calmo in una splendida giornata di agosto illuminata dal sole, ma al contempo determinati e forti come il cielo pronto a sprigionare la sua determinazione attraverso la sua immensità, c’erano le parole nascoste di un’intera generazione di ragazzi che ha vissuto tutto questo periodo calcistico, ossia quella della seconda metà degli anni 80 di cui io faccio parte e mi sento parte integrante. Attraverso quegli occhi c’era lo sguardo di milioni di ragazzi che fino a qualche tempo fa potevano solamente sognare un momento come questo. Un momento che segna un passaggio inequivocabile nella vita di una persona, quando capisci che hai smesso di essere un ragazzino e cominci a essere un uomo; con le sue responsabilità, con i suoi timori, con le sue certezze, con il suo bagaglio di esperienza. Qui si legge sport, ma si parla di emozioni. Parliamo di un’intera generazione che fino a qualche tempo fa giocava queste vigilie alla playstation, le immaginava parlando di “un giorno chissà” con i propri amici, che sognava questi momenti ipotizzando come potessero essere in quanto le altre vigilie, amare dal punto di vista bianconero, furono vissute in età infantile sbarra adolescenziale. E ora? Beh ora ci siamo. I bambini sono diventati uomini, e adesso quella palla sarà da calciare non attraverso le semplici levette di un joypad, ma attraverso dei calci. Assumendosi l’incarico di cercar di far sognare milioni di tifosi in Italia e nel mondo che tifano per te. Già, siamo cresciuti Claudio. Quest’uomo è l’esempio lampante del fattore tempo che trascorre mentre nemmeno ce ne rendiamo conto. Di quanto questo scorra veloce e inesorabile, e nel frattempo si scrive la storia. E spesso capita che l’inchiostro utilizzato per firmare i successi più belli sia realizzato attraverso l’adozione di penne di un valore inestimabile. Che hai conservato sin dalla loro “nascita tecnica” e che poi non te ne vuoi più superare come fa un cucciolo d’orso bianco con la sua mamma su un iceberg antartico. Di tempo da quel 19 agosto del 2006 in Tim Cup contro il Martina Franca che contrassegnò l’esordio ufficiale di questo immenso Campione ne è passato. Ricordo un partitone a Napoli, là in mezzo al campo. Fu il migliore… E pensai “questo qui, diventa forte. Ma forte davvero…”. Già, ne è trascorso di tempo, e son passati anni difficili, momenti duri, ma forse individualmente necessari per rafforzare le ossa di chi in quei frangenti pensava già al domani. Il domani è stato preparato bene, ingoiando rospi amari e cominciando a realizzare gemme, come quella in mezza rovesciata contro l’Udinese al Comunale poi sfortunatamente vanificata dalla rimonta dei bianconeri friulani. E poi via via via… Come quando Coppi saliva sulle Alpi, non lo si è preso più. Il momento della svolta per questo numero 8 che tanto ricorda nelle movenze, nella tecnica di base, nella gestione dei movimenti il Tardelli degli anni 80′ della grande Juve “trapattoniana”, fu il 2 ottobre del 2011 alle 20:42 quando fulminò il Milan di Allegri allo scadere con una doppietta al fulmicotone. E dopo? Quattro Scudetti, una Coppa Itali, due Supercoppe Italiane, e tante belle prestazioni con la maglia azzurra. E poi? Beh per il poi come diceva l’immenso Lucio Battisti ne “il nastro rosa”, lo scopriremo solo vivendo… Ma come una penna griffata Pierre Cardin, con il numero 8, il Principino là in mezzo al campo con due soli colori sulla pelle, ergo il bianco e il nero, Claudio Marchisio da atleta nobile, tenendo ancora per mano la sua Signora dal momento della sua venuta al mondo, sa che il meglio deve ancora venire e che per le prossime pagine da scrivere, servirà sempre un inchiostro speciale. Magari il suo chi lo sa… Non so se la vita mi porterà ad avere nel mio futuro dei figli, ma qualora dovesse accadermi una cosa meravigliosa del genere e questi decidessero che il calcio potrebbe entrare tra le loro passioni (E non potrebbe essere, con il sottoscritto, altrimenti), gli racconterei di Claudio Marchisio. Un esempio, un Campione che ricondurlo esclusivamente al campo sarebbe davvero riduttivo. Francamente non ho mai visto negli ultimi 30 anni un giocatore così preciso, così formidabile come lui. E’ davvero da raccontare ai bambini cosa sia Marchisio, perché veramente il tempo è passato e noi siam cresciuti con lui, io l’ho fatto, con le sue prodezze, con la sua classe, con il suo tutto. Sembra ieri quando esordì in B con noi, oggi è lo specchio di questa squadra. Leader. Ma di quelli veri, puri, indomabili, e immensi. Sì, il tempo è passato caro Principino, ed è ora di aggiornare i gradi… Perché per la sfida più importante forse della sua intera nonché gloriosa storia, la signora vestita nel miglior bianconero per l’occasione, ha bisogno di essere accompagnata all’altare, dal suo Primo Cavaliere,. Con il numero 8, Claudio Marchisio.
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