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Socrates

19 - LEONARDO BONUCCI

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Joined: 04-Apr-2006
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Afbeeldingsresultaat voor juventus   LEONARDO BONUCCI

 

 

Immagine correlata

 

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_Bonucci

 

 

 

Nazione: Italia 20px-Flag_of_Italy.svg.png
Luogo di nascita: Viterbo
Data di nascita: 01.05.1987
Ruolo: Difensore
Altezza: 190 cm
Peso: 85 kg
Nazionale Italiano
Soprannome: Bonnie

 

 

 

Leonardo Bonucci (Viterbo, 1º maggio 1987) è un calciatore italiano, difensore della Juventus e della nazionale italiana.

 

Leonardo Bonucci
20150616 - Portugal - Italie - Genève - Leonardo Bonucci.jpg
Bonucci in nazionale nel 2015
     
Nazionalità Italia Italia
Altezza 190 cm
Peso 82 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Difensore
Squadra Juventus Juventus
Carriera
Giovanili
1993-2000 non conosciuta Pianoscarano
2000-2002 Viterbese Viterbese
2002-2004 non conosciuta Nuova Bagnaia
2004-2005 Viterbese Viterbese
2005-2007 Inter Inter
Squadre di club1
2005-2007 Inter Inter 1 (0)
2007-2009  Treviso Treviso 40 (4)
2009  Pisa Pisa 18 (1)
2009-2010 Bari Bari 38 (1)
2010-2017 Juventus Juventus 227 (13)
2017-2018 Milan Milan 35 (2)
2018- Juventus Juventus 0 (0)
Nazionale
2010- Italia Italia 80 (6)
Palmarès
UEFA European Cup.svg Europei di calcio
Argento Polonia-Ucraina 2012
Transparent.png Confederations Cup
Bronzo Brasile 2013

 

Nella sua carriera ha vinto sette campionati di Serie A, di cui uno con l'Inter (2005-2006) e sei consecutivi con la Juventus (2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016 e 2016-2017), club questo ultimo con cui ha conquistato anche tre Coppe Italia (2014-2015, 2015-2016 e 2016-2017) e tre Supercoppe di Lega (2012, 2013 e 2015); con la squadra nerazzurra aveva invece conquistato in precedenza, a livello giovanile, un Campionato Primavera (2006-2007) e una Coppa Italia Primavera (2005-2006).

Con la nazionale è stato finalista all'Europeo di Polonia-Ucraina 2012 e terzo classificato alla Confederations Cup di Brasile 2013; ha inoltre preso parte ai Mondiali di Sudafrica 2010 e Brasile 2014, e all'Europeo di Francia 2016.

Considerato tra i migliori difensori della sua generazione, a livello individuale è stato nominato miglior calciatore AIC nel 2016, oltre ad essere stato inserito nel 2013-2014 nella squadra della stagione della UEFA Europa League, nel 2015 e 2016 nella squadra dell'anno AIC, sempre nel 2016 nella formazione ideale dell'Équipe e nella squadra dell'anno UEFA, e nel 2016-2017 nella squadra della stagione della UEFA Champions League e nell'ESM Team of the Year.

Assieme ad Andrea Barzagli e Giorgio Chiellini, compagni di squadra sia nella Juventus sia in nazionale, Bonucci forma dal 2011 (con la parentesi di un anno al Milan) un affiatato tridente difensivo, ribattezzato «BBC» dalla stampa specializzata; la solidità del trio ha portato al paragone con la linea difensiva composta dai terzini Virginio Rosetta e Umberto Caligaris nonché dal centromediano Luis Monti, alla base dei successi di Juventus e nazionale negli anni 1930.

 

Biografia

Secondo di due figli, cresce a Viterbo nel quartiere Pianoscarano, uno dei rioni medioevali della città. Nel giugno 2011 sposa Martina, da cui ha due figli nati rispettivamente nel 2012 e nel 2014. Suo fratello Riccardo, maggiore di cinque anni, è stato giocatore in Serie C1 con la Viterbese, e a livello dilettantistico in squadre della provincia di Viterbo.

Il 26 luglio 2012 Bonucci viene deferito dalla Procura Federale della FIGC nell'ambito dell'inchiesta sul calcioscommesse, con l'accusa di illecito sportivo per Udinese-Bari (3-3). Il successivo 3 agosto il procuratore federale Stefano Palazzi richiede per lui una squalifica di 3 anni e 6 mesi: sette giorni dopo Bonucci viene assolto. Il 13 agosto Palazzi presenta ricorso contro l'assoluzione, ciò nonostante il 22 dello stesso mese, in secondo grado, il giocatore viene nuovamente prosciolto. Il 30 novembre la procura di Cremona chiede una proroga di sei mesi per lui e altri indagati per calcioscommesse iscritti nel registro, e nel luglio del 2013 il PM Roberto Di Martino manda un avviso agli indagati, tra cui Bonucci, per notificare il maxi incidente probatorio sulle apparecchiature poste sotto sequestro durante le indagini. Il 9 febbraio 2015 il caso è archiviato dalla procura di Cremona.

Caratteristiche tecniche

Nato come centrocampista centrale, in seguito è stato arretrato con successo da Carlo Perrone, suo tecnico nel settore giovanile della Viterbese, a difensore centrale. Nonostante l'iniziale ubicazione alla destra del blocco difensivo denominato «BBC», di cui fa parte sia nella Juventus che nella rappresentativa azzurra dal 2011, compie funzioni che in passato erano riservate al libero della squadra – ruolo ribattezzato negli anni 2010 in «regista difensivo» –, principalmente nella difesa a tre nonostante abbia disponibilità a giocare anche in un reparto arretrato composto da quattro elementi.

Calciatore di grande personalità – caratteristica che porta estimatori e detrattori a dividersi nettamente circa il giudizio nei suoi confronti – nonché avvezzo ad assumersi responsabilità e ruoli da leader in campo, in fase difensiva è abile nei contrasti e nel gioco aereo per poter superare gli avversari nei colpi di testa, mentre in fase offensiva è capace di impostare l'azione, effettuare lanci lunghi per i compagni e, in seconda battuta, attaccare gli spazi delle retroguardie rivali. Dopo alcune difficoltà tecnico-tattiche cui incappò nei primi anni di carriera in Serie A – che fecero nascere tra la stampa specializzata il neologismo di «bonucciate» per definire alcuni grossolani svarioni palla al piede, dettati spesso da troppa sicurezza e scarsa concentrazione –, il suo rendimento è migliorato considerevolmente agli ordini di Antonio Conte prima e Massimiliano Allegri poi, ponendolo tra i punti fermi della rosa juventina degli anni 2010 nonché tra i migliori difensori della sua generazione: tra gli altri, Giovanni Galli ha proposto il paragone con il campione del mondo 1982 Gaetano Scirea, e Josep Guardiola ne ha parlato come di uno dei suoi giocatori preferiti di sempre.

Carriera

Club

Gli esordi: Viterbese e Inter

Tira i primi calci nel Pianoscarano, società del quartiere Carmine della natìa Viterbo, in cui compie tutta la trafila delle formazioni giovanili. Nel 2000 passa alla Viterbese disputando prima il campionato Giovanissimi Sperimentali, e l'anno successivo quello Giovanissimi Nazionali. Nel 2002 si trasferisce temporaneamente alla Nuova Bagnaia per giocare il campionato Allievi, poi nel 2004 torna alla Viterbese, negli Allievi Nazionali allenati da Carlo Perrone. Durante la stagione 2004-2005 colleziona qualche panchina con la prima squadra gialloblù, in Serie C2, e sostiene un provino con l'Inter; con le giovanili nerazzurre disputa in prova due tornei, ad Abu Dhabi e a Parma, al termine dei quali la società lombarda, l'11 luglio 2005, lo ingaggia per 40 000 euro inserendolo nella propria squadra Primavera.

La stagione 2005-2006 vede Bonucci vincere con la formazione giovanile interista la Coppa Italia Primavera, agli ordini di Daniele Bernazzani (seppur non scende in campo nella doppia finale contro i concittadini del Milan). Intanto il 14 maggio 2006 Roberto Mancini, tecnico della prima squadra, lo fa esordire in Serie A, facendolo subentrare al 90' a Solari nella sfida dell'ultima giornata di campionato a San Siro contro il Cagliari (2-2): «pochi minuti ma emozionanti [...] ogni palla che arrivava erano brividi»; con tale presenza, a posteriori rientra ufficialmente nella rosa dei campioni d'Italia – dopo l'assegnazione d'ufficio dello scudetto ai nerazzurri, nelle settimane seguenti, per effetto delle sentenze di Calciopoli. Nell'annata seguente rimane nei ranghi della Primavera, perdendo la supercoppa di categoria contro la Juventus (in cui subentra nel corso della finale) ma emergendo poi nel corso della stagione, insieme ad altri promettenti elementi quali Balotelli e Biabiany, tra i maggiori artefici della vittoria del titolo di categoria: «già da ragazzo si intravedeva quanto fosse un vincente, tanto che fu uno dei protagonisti del nostro scudetto», ricorderà a posteriori il tecnico di quella formazione, Vincenzo Esposito. Mancini gli concede inoltre 3 nuove presenze con la prima squadra, tutte in Coppa Italia, tra cui la semifinale di ritorno giocata da titolare contro la Sampdoria (0-0).

Le esperienze a Treviso, Pisa e Bari

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Bonucci in azione al Bari nel 2009

Nell'estate del 2007, a 20 anni, è ceduto in prestito al Treviso, in Serie B, con cui rimane un anno e mezzo totalizzando 40 gare e 4 reti. La prima stagione in Veneto, agli ordini di Giuseppe Pillon, è molto positiva per Bonucci il quale, alla sua prima esperienza da professionista, riesce a diventare titolare nel corso del campionato trovando anche i primi gol: «era un ragazzo giovane, ma fin dai primi allenamenti mi fece una gran bella impressione, specialmente per la sua personalità», ricorderà in seguito lo stesso Pillon; negativo è invece l'epilogo della sua avventura in maglia biancoceleste, nel primo semestre dell'annata 2008-2009, poiché il nuovo tecnico Luca Gotti gli preferisce elementi più esperti come Scurto e Šmit. Il 15 gennaio 2009 passa quindi in prestito ai pari categoria del Pisa allenati da Giampiero Ventura, dove nella seconda parte della stagione colleziona da titolare 18 presenze e 1 gol. Nonostante la retrocessione del club toscano, il difensore inizia a emergere tra i più validi prospetti italiani nel ruolo; ciò anche grazie allo stile di gioco di Ventura, volto a favorire la costruzione dell'azione fin dalle retrovie, e che ben si addice a un calciatore quale Bonucci, un «difensore che pensa come un centrocampista».

Tornato all'Inter al termine di questo biennio di prestiti, il 29 giugno 2009 è acquistato definitivamente dal Genoa nell'ambito della trattativa che porta Milito e Thiago Motta a Milano, venendo valutato 4 milioni di euro. Non ha tuttavia modo di vestire la maglia rossoblù, poiché il successivo 9 luglio è prelevato in compartecipazione dal Bari, neopromosso in Serie A e sulla cui panchina è nel frattempo arrivato proprio Ventura, il quale sollecita la società biancorossa a puntare sul giocatore.

In Puglia è titolare sin dalla prima giornata della stagione 2009-2010, un pareggio 1-1 nella trasferta contro la sua ex squadra dell'Inter, e dov'è suo malgrado autore di un fallo da rigore su Milito; ciò nonostante, nel prosieguo dell'annata è protagonista di prestazioni di livello, giocando tutte le 38 partite di un campionato in cui il 30 gennaio 2010 trova il suo primo gol in massima categoria, in semirovesciata nella vittoria interna 4-2 sul Palermo, e che il 3 marzo lo portano a vestire per la prima volta la maglia azzurra. A Bari fa coppia al centro della retroguardia dei galletti con un altro giovane prospetto, Ranocchia, formando un solido e affiatato duo difensivo che presto emerge tra i migliori del campionato – seppur all'epoca, è proprio il compagno di reparto ad attirare su di se le maggiori attenzioni degli addetti ai lavori. Al termine dell'unico suo anno in biancorosso, nel giugno del 2010 la comproprietà tra Bari e Genoa è risolta prima di arrivare alle buste: il giocatore è riscattato dai pugliesi con la complicità della Juventus, che ne acquisterà successivamente il cartellino.

Juventus

Dalla crisi all'affermazione
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Bonucci (a sinistra) alla Juventus nel 2010, mentre contrasta Rudņevs nella trasferta di Europa League contro il Lech Poznań

Il 1º luglio 2010 il difensore approda alla Juventus per un valore, tra contanti e contropartite, valutato circa 15,5 milioni di euro. Esordisce in competizioni ufficiali il 29 dello stesso mese, nella gara di andata del terzo turno preliminare di Europa League, giocata in Irlanda contro lo Shamrock Rovers e vinta 2-0 dai bianconeri. Il 19 agosto realizza il suo primo gol in maglia juventina, portando la squadra in vantaggio nella partita di andata dei play-off di Europa League vinta 2-1 contro gli austriaci dello Sturm Graz. L'esordio in campionato arriva dieci giorni dopo, nella trasferta persa contro la sua ex squadra del Bari (1-0). In bianconero va ad agire ancora come centrale di difesa, formando la coppia titolare assieme a Chiellini, tuttavia nella sua prima stagione a Torino incontra varie difficoltà: da una parte per l'impostazione difensiva adottata dall'allenatore Luigi Delneri, il quale lo inquadra in un rigido 4-4-2che finisce per svilirne le qualità in fase di costruzione del gioco, e dall'altra per «un misto di supponenza e poca concentrazione» che lo porta a cadere in vari errori tecnici, le cosiddette «bonucciate». Tutto ciò ne fa tra i calciatori più contestati della rosa juventina 2010-2011 che chiude il campionato con un deludente settimo posto, fallendo dopo vent'anni la qualificazione alle coppe europee.

Una situazione che si ribalta nella stagione 2011-2012, quando alla guida dei piemontesi arriva Antonio Conte. Seppur relegato in panchina durante le prime settimane della nuova gestione tecnica, a favore della coppia Barzagli-Chiellini, sul finire del 2011 Bonucci ritrova la titolarità grazie alla nuova retroguardia a tre elementi studiata da Conte, che lo vede regista difensivo con i due succitati compagni di squadra ai lati: è la nascita della cosiddetta «BBC», la linea difensiva alla base dei successi juventini negli anni seguenti. Il 7 aprile 2012 segna un gol nella vittoriosa trasferta al Barbera col Palermo (2-0), contribuendo al sorpasso in testa alla classifica dei bianconeri ai danni dei rivali del Milan, culminato il 6 maggio seguente nella conquista lo scudetto, il primo in maglia juventina per Bonucci, arrivato con una giornata di anticipo nella partita giocata in campo neutro a Trieste e vinta 2-0 sul Cagliari.

I successi
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Bonucci in bianconero nel 2014, nell'amichevole a Singapore contro una selezione locale

Artefice in questo periodo di una costante crescita sul piano tecnico e soprattutto mentale, la stagione 2012-2013 inizia con la vittoria della Supercoppa di Lega a Pechino, grazie al 4-2 sul Napoli maturato ai supplementari. Il 2 ottobre 2012 Bonucci realizza la sua prima rete in Champions League, nel match terminato 1-1 contro gli ucraini dello Šachtar. Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria casalinga per 1-0 sul Palermo, vince con tre giornate di anticipo il secondo scudetto consecutivo, terzo personale. Chiude la stagione da bianconero con più presenze in assoluto (48), alla pari con il collega di reparto Barzagli. Apre la stagione 2013-2014 con la conquista, il 18 agosto, della sua seconda Supercoppa di Lega, battendo a Roma per 4-0 la Lazio. Il 3 aprile 2014 va a segno per la prima volta in Europa League, decidendo la sfida di andata dei quarti di finale sul campo dei francesi dell'O. Lione (0-1). Il 4 maggio, a seguito della sconfitta per 4-1 della Roma a Catania, senza scendere in campo vince il suo terzo scudetto consecutivo con la Juventus.

Con la squadra torinese passata nell'annata 2014-2015 agli ordini di Massimiliano Allegri, il 5 ottobre decide la sfida con la Roma, principale avversaria della Juventus nella corsa allo scudetto, segnando il gol del definitivo 3-2 bianconero. Il 25 gennaio 2015, nella partita vinta 2-0 col Chievo, raggiunge le 200 presenze in maglia juventina. Il 7 aprile, in occasione della semifinale di ritorno di Coppa Italia, mette a segno il primo gol in carriera nella manifestazione, chiudendo le marcature nello 0-3 dell'Artemio Franchi ai danni della Fiorentina, risultato che permette alla squadra torinese di raggiungere la finale, rendendo così ininfluente la sconfitta 1-2 della gara di andata. La stagione culmina con il double composto dalla vittoria del quarto scudetto consecutivo in bianconero – successo arrivato il 2 maggio, con quattro giornate di anticipo, dopo la vittoria 1-0 sul campo della Sampdoria – assieme alla Coppa Italia, vinta il 20 maggio con un 2-1 ai supplementari sulla Lazio; il 6 giugno gioca inoltre la sua prima finale di Champions League, persa 1-3 a Berlino contro gli spagnoli del Barcellona.

Ormai divenuto tra i leader dello spogliatoio juventino, l'8 agosto apre la nuova annata 2015-2016 con la conquista della terza Supercoppa nazionale della carriera, superando per 2-0 la Lazio sul campo di Shanghai; inoltre il 23 settembre, in occasione della sfida casalinga di campionato pareggiata 1-1 con il Frosinone, per la prima volta scende in campo dal 1' con la fascia di capitano della squadra. Il 2 marzo 2016, nonostante la sconfitta 0-3 rimediata a Milano contro l'Inter, ai tiri di rigore realizza il decisivo penalty che porta i bianconeri alla seconda finale consecutiva di Coppa Italia, poi vinta il 21 maggio a Roma contro un Milan superato 1-0 al termine dei supplementari. Il 25 aprile, a corollario di una rimonta-record, si aggiudica matematicamente lo scudetto – il sesto per Bonucci nonché quinto di fila della Juventus – contribuendo così a far bissare al club il double dell'anno precedente.

All'inizio della stagione 2016-2017 Bonucci si rende protagonista soprattutto in Champions League, dove il 22 novembre sigla la rete del vantaggio nella rimonta (3-1) del Ramón Sánchez-Pizjuán contro gli andalusi del Siviglia, contribuendo in tal modo alla qualificazione bianconera alla fase a eliminazione diretta con una giornata di anticipo. Tuttavia cinque giorni più tardi, durante la partita di campionato persa 3-1 al Ferraris col Genoa, subisce un infortunio al bicipite femorale della coscia sinistra che lo costringe a rimanere lontano dai campi di gioco fino all'11 gennaio 2017, quando subentra a Pjanić nei minuti finali della sfida valida per gli ottavi di finale di Coppa Italia, nella quale i bianconeri superano l'Atalanta per 3-2. Il 17 febbraio, scendendo in campo contro il Palermo nel 4-1 dello Stadium, colleziona la trecentesima presenza tra le fila della formazione torinese. Il 17 maggio mette in bacheca la Coppa Italia, primo trofeo stagionale nonché terzo consecutivo per la formazione torinese – filotto mai riuscito prima nella storia della competizione –, in seguito alla vittoria nella finale di Roma sulla Lazio, dove è peraltro autore della rete del definitivo 2-0; quattro giorni dopo, con il successo 3-0 allo Stadium sul Crotone, arriva anche, con una giornata di anticipo, il sesto titolo italiano di fila – record assoluto nella storia della Serie A e nei maggiori campionati nazionali d'Europa – che permette a Bonucci e alla Juventus d'inanellare il terzo double nazionale di fila, e soprattutto di battere dopo 82 anni il record della Juve del Quinquennio: Bonucci, insieme ai compagni di squadra Barzagli, Buffon, Chiellini, Lichtsteiner e Marchisio, è tra i 6 esacampioni d'Italia di questo ciclo bianconero. Il 3 giugno a Cardiff gioca, a distanza di due anni, la sua seconda finale di Champions League, che vede i bianconeri nuovamente sconfitti 1-4 dal Real MadridRimarrà questa l'ultima partita del suo primo periodo torinese: infatti, nonostante quanto palesato da Bonucci appena pochi mesi prima circa il voler diventare una «bandiera» del club, il suo rapporto con la Juventus s'interrompe bruscamente nell'estate seguente.

La parentesi al Milan, il ritorno alla Juventus

Con una trattativa-lampo tra due storiche rivali che sorprende non poco addetti ai lavori e tifosi, il 20 luglio 2017 il giocatore passa al Milan per 42 milioni di euro. Su spinta della nuova proprietà rossonera appena insediatasi, viene inoltre nominato capitano della squadra, indossando la fascia fin dal suo esordio con la nuova maglia, il 17 agosto seguente a San Siro, nella vittoria contro i macedoni dello Škendija (6-0) valevole per l'andata dei play-off di Europa League.

Pur a fronte delle positive premesse della vigilia, i primi mesi a Milano si rivelano abbastanza tribolati per Bonucci, il quale rimane coinvolto nella crisi di risultati dell'undici di Vincenzo Montella; sul piano personale si aggiungono incomprensioni tattiche sul suo ruolo in campo, nonché poca serenità dettata da un ambiente rossonero che, se da una parte ripone grandi attese nel suo ingaggio, presentato fin troppo avventatamente come capace di «spostare gli equilibri» del campionato, dall'altra fatica ad accettare che «la fascia che fu di Baresi e Maldini» sia finita al braccio di chi, fino a poche settimane prima, era considerato un rivale per antonomasia. La situazione migliora parzialmente dopo l'avvicendamento tecnico tra Montella e Gennaro Gattuso, e con l'affinamento dell'intesa tra Bonucci e il compagno di reparto Romagnoli. Il 6 gennaio 2018 il difensore segna il suo primo gol in maglia meneghina, siglando il decisivo 1-0 sul Crotone; il successivo 31 marzo, a Torino, trova anche la rete del momentaneo pareggio nella prima sfida giocata contro la sua ex squadra juventina, che tuttavia non evita la sconfitta finale 3-1 dei lombardi. Quella che sarà l'unica stagione in rossonero di Bonucci si chiude in negativo, non riuscendo a fare la differenza in un discontinuo Milan che finisce relegato alla lotta per l'Europa League; anche il cammino in Coppa Italia, dove la squadra raggiunge la finale, termina con una netta sconfitta 0-4, ancora per mano della Juventus.

La mancanza di certezze che permea il club rossonero in questa sua fase storica, e che nell'estate 2018 sfocia nel secondo passaggio di proprietà in poco più di un anno, porta Bonucci a virare dopo appena dodici mesi verso un clamoroso dietrofront: una volta chiesta la cessione, il 2 agosto torna alla Juventus per 35 milioni di euro, nell'ambito di uno scambio di cartellini con Caldara.

 

Nazionale

Il 28 febbraio 2010, mentre militava nel Bari, ha ricevuto la prima convocazione in nazionale, a opera del commissario tecnico Marcello Lippi. Esordisce il successivo 3 marzo, a 22 anni, giocando titolare nella partita amichevole contro il Camerun (0-0) disputata allo Stade Louis II del Principato di Monaco. Alla sua seconda presenza, il 3 giugno, realizza il suo primo gol in azzurro nella partita amichevole disputata a Bruxelles e persa 1-2 contro il Messico. Inserito nella lista dei 23 convocati al campionato del mondo 2010 in Sudafrica, non viene mai impiegato.

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Bonucci e Fàbregas inseguono il pallone nella finale del campionato d'Europa 2012 tra Italia e Spagna

Confermato nel gruppo azzurro dal nuovo CT Cesare Prandelli, è convocato per il campionato d'Europa 2012 in Polonia e Ucraina. Esordisce a Danzica, il 10 giugno, nella gara con la Spagna (1-1), e scende in campo in tutte le 6 partite disputate dall'Italia, che arriva sino alla finale del 1º luglio, dove si ritrova contrapposta ancora alle Furie Rosse, che stavolta vincono con un netto 4-0. Nel giugno 2013, Bonucci è confermato da Prandelli nella rosa per la Confederations Cup in Brasile. Il 27 dello stesso mese, nella semifinale con la Spagna disputata a Fortaleza, risulta fatale il suo errore ai tiri di rigore che estromette gli azzurri dalla finale; con l'Italia conquista il terzo posto nella manifestazione, arrivato dopo aver superato l'Uruguay nella finale di consolazione, risoltasi anch'essa ai rigori. Ormai tra i punti fermi (assieme ai colleghi di reparto Buffon, Barzagli e Chiellini, e agli altri compagni di squadra Marchisio e Pirlo) della cosiddetta Ital-Juve dei primi anni 2010, è convocato al campionato del mondo 2014 in Brasile. Qui è tuttavia schierato unicamente nella terza partita del girone, persa 0-1 con l'Uruguay, che determina l'eliminazione della nazionale.

Sotto la nuova gestione tecnica di Antonio Conte, il 4 settembre 2014, nell'amichevole Italia-Paesi Bassi (2-0), indossa la fascia di capitano dopo l'uscita dal campo di De Rossi; il 18 novembre seguente, nell'amichevole Italia-Albania (1-0) disputata a Genova, per la prima volta scende in campo dal 1' come capitano della nazionale. Nel maggio 2016  inserito nella rosa dei 23 convocati per il campionato d'Europa 2016 in Francia: nell'esordio azzurro nella competizione, il 13 giugno, serve l'assist a Giaccherini per la prima rete nel successo 2-0 sul Belgio. Autore di ottime prestazioni nel corso del torneo  miglior giocatore nella sfida degli ottavi di finale vinta 2-0 sulla Spagna campione continentale in carica –, ai quarti di finale contro la Germania realizza dal dischetto il gol dell'1-1; tuttavia, nell'epilogo ai tiri di rigore, è tra gli azzurri che non riescono a mettere a segno il proprio tentativo, sancendo l'eliminazione italiana.

 

Palmarès

 

 

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Joined: 14-Jun-2008
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Leonardo Bonucci è un game changer, perché ha cambiato il
modo di essere difensore e ne ha tracciato la direzione per il
futuro. L'evoluzione passa dalla capacità di leggere in anticipo
quello che accade in campo, sia in fase di marcatura sia in quella
di impostazione. Oggi lo juventino è il benchmark del difensore:
lo abbiamo intervistato, per capire come si diventa Bonucci.

 

Leonardo Bonucci
L'arte di vivere in difesa

 

di Francesco Paolo Giordano
Ritratti di Giuliano Koren



«Chi ha bisogno di Pirlo quando c'è Bonucci?», twitta il giornalista inglese James Horncastle. Il gol di Giaccherini ha appena portato l'Italia in vantaggio contro il Belgio: è la prima partita di Euro 2016 degli azzurri ed è un momento decisivo. Fino ad allora la gara era stata bloccata, l'Italia aveva manovrato molto senza incidere negli ultimi metri. L'ennesimo fraseggio, al 31' del primo tempo, coinvolge pigramente un po' di giocatori azzurri, prima di raggiungere Bonucci all'interno del cerchio di centrocampo. Riceve palla indietreggiando leggermente. La controlla con il sinistro, guarda davanti a sé, il cuoio accarezzato con un tocco di suola, un'altra occhiata, più rapida stavolta, e poi il lancio teso con il destro. Dopo 40 metri di volo il pallone si posa sui piedi di Giaccherini, in posizione di sparo: il lancio è così preciso che potrebbe far pensare che Giaccherini aspettasse in quella precisa porzione di campo da sempre. Da quando Bonucci riceve palla a quando Giaccherini la calcia alle spalle di Courtois passano cinque secondi, meno di quanto si impiega a leggere la descrizione dell'azione. Sbircio Bonucci sul campo di allenamento. Una delle prime cose che fa è lanciare lungo dal cerchio di centrocampo, verso la porta. Sì, ancora. Ma stavolta non c'è nessuno ad aspettare la battuta: il pallone rimbalza alto all'interno dell'area piccola e s'impenna appena oltre la traversa. Bonucci si mette le mani in testa, disperandosi in maniera scherzosa. Allora capisco: cercava di colpire la traversa. Cercava di colpire la traversa da centrocampo! A vedere quanto ci sia andato vicino, devo pensare che spesso ci riesca. E che quella giocata con il Belgio, vistagli fare tante volte, non è casuale. C'è stato un tempo in cui Andrea Pirlo ha retrocesso il raggio d'azione, da trequartista a centrocampista davanti alla difesa per sfruttare meglio la sua visione di gioco. Ora il calcio impone che l'impostazione parta ancora da più dietro: ecco perché non si ha bisogno di Pirlo, quando c'è Bonucci. Gli Europei in Francia hanno fatto di Leonardo Bonucci il benchmark a livello internazionale del difensore moderno: per capacità di impostazione, tecnica e padronanza, senso dell'anticipo, lettura delle situazioni. Abilità offensive e difensive, insieme: non c'è nessuno snaturamento nel ruolo del difensore, semmai un completamento.

Bonucci fa parte di una difesa, quella della Juventus, che lo scorso campionato è rimasta imbattuta per 974 minuti, record in Serie A, e che ha eguagliato un altro primato che già le apparteneva (stagione 2011/12), i 20 gol subiti nell'arco dell'intero campionato. L'era dei difensori vecchio stampo, le marcature soffocanti, i "morsi" alle caviglie, è finita: il calcio è diventato più rapido, più collettivo, perché possa sopravvivere la vecchia concezione. Paulo Dybala, che vive il cambiamento dal punto di vista opposto, disse a Undici: «È difficile trovare difensori più veloci con la testa che con i piedi». Il futuro è dei primi, dei difensori pensanti: quando chiedo a Bonucci se si ritrova in una definizione del genere, risponde di sì. E mi viene in mente un suo intervento decisivo in Juventus-Napoli dello scorso febbraio, quando con la punta del piede devia quel tanto che basta il pallone perché Higuaín non possa colpirlo. È un prodigio cerebrale tanto quanto atletico: sorveglia contemporaneamente avversario e spazio, e quando l'argentino scatta alle sue spalle lo neutralizza non contrastandolo, ma frapponendosi sulla linea del cross. C'è il senso della posizione, il senso della lettura del gioco. Cogito, ergo difendo.

Come si gioca in difesa oggi? 
Credo che oggi il ruolo di difensore sia diventato un ruolo più completo rispetto al passato. Ci viene chiesto di giocare la palla, di impostare il gioco, non più soltanto di marcare. È ovvio che si sono andate un po' perse le caratteristiche tradizionali come la marcatura a uomo o l'uno contro uno, che pure restano importanti. Il cambiamento riguarda la fase di possesso palla, perché la volontà degli allenatori è quella di impostare l'azione da dietro.

E lei è stato tra quelli che più hanno contribuito all'evoluzione.
Tanto ha fatto il passato da centrocampista, perché mi ha aiutato a vedere il gioco in una maniera diversa, focalizzato su un assist o su una palla servita in avanti. La caratteristica di vedere prima la giocata arriva da una lettura anticipata nella testa: la verticalizzazione, il lancio lungo, la palla filtrante... mentre mi sta arrivando il pallone so già che giocata voglio fare.

Facciamo un passo indietro: lei era centrocampista, quindi.
Il salto da centrocampista a difensore un po' mi scocciava, però devo dire che è stata la mia fortuna. Quando ero alla Berretti della Viterbese, mister Perrone mi prese da parte e mi disse: "Guarda, io in te vedo grosse qualità, che però devi sfruttare da difensore centrale. Hai l'eleganza, hai il tempismo, hai il senso della posizione, hai tecnica. Secondo me puoi essere il nuovo Nesta". Mi fidai.

Nesta è un'ispirazione? 
Mi è sempre piaciuto. Quando ho cominciato a fare il difensore è stato da esempio per l'eleganza, la costanza di rendimento, la pulizia delle giocate.

Anche se qualcuno la accosta a Beckenbauer per il portamento in campo.
No (sorride, ndr). Sono paragoni importanti, anche troppo esagerati. A me piace essere Bonucci, piace essere importante per la squadra, ma sono anch'io pieno di pregi e difetti. Devo migliorare su quello che mi manca, è sempre stato il mio pensiero fisso.

Eravamo rimasti all'evoluzione del difensore. 
Sicuramente è un nuovo modo di interpretare il ruolo, anche se non mi sento un punto d'arrivo. Credo che oltre alle caratteristiche tecniche c'entri molto il mio carattere: è quasi un bisogno quello di essere utile alla squadra con una giocata importante. Mi piace prendermi delle responsabilità, questo non mi ha mai spaventato, anche a costo di rischiare oltre il consentito.

Una sicurezza che è diventata un marchio di fabbrica.
Sinceramente non so da dove nasca. È qualcosa che ha a che fare con il mio senso di sfida: la partita, l'allenamento, tutto è una sfida nella mia vita. Forse è iniziato nel primo anno di Conte: contro il Milan, a San Siro, feci un doppio errore nella stessa azione sul gol loro, prima perdendo palla e poi deviandola in porta sul tiro di Nocerino. La domenica successiva, in casa contro il Chievo, partii dalla panchina. Dopo un quarto d'ora si fece male Barzagli: appena mi alzai dalla panchina per il riscaldamento, la gente cominciò a fischiare. Dico sempre, scherzando, che mi fischiavano sull'intenzione, non sapevano nemmeno se sarei entrato in campo oppure no.

E quindi c'è un senso di rivalsa dietro la voglia di imporsi.
Già quando ero nell'Inter in Primavera, se qualcuno scendeva dalla prima squadra il primo che andava in panchina era Bonucci. Era una cosa che non mi andava giù. Il mio carattere mi ha permesso di coltivare questo senso di sfida, e l'errore, la critica, gli episodi negativi mi sono serviti per migliorare. Quando venivo messo in discussione dovevo essere più forte della discussione stessa. Dovevo far vedere agli altri che Bonucci ha gli attributi e che è un tipo di giocatore su cui poter fare affidamento.

Ma Bonucci è un duro? 
No, assolutamente (ride, ndr). Lo possono testimoniare tanti amici, tante persone che mi conoscono. Sono un ragazzo tranquillo, disponibile. Magari in campo eccedo un po' troppo in questa voglia di combattere, di far vedere il Bonucci duro. Ma forse è una maschera che mi serve per esaltarmi in alcune situazioni.

Però è un leader. 
Leader ti ci fanno diventare i compagni. Non sei tu a deciderlo, ma loro a riconoscerlo. Tu puoi semplicemente mettere a disposizione i tuoi valori: nel mio caso la personalità, il sacrificio, la voglia di combattere, il trasporto. Sono cose che mi hanno permesso di diventare un grande difensore e un punto di riferimento per la squadra all'interno dello spogliatoio.

E ha deciso di essere leader alla Juve, nonostante in estate arrivassero offerte prestigiose dall'Inghilterra.
È ovvio che facciano piacere le lusinghe di certe squadre. Ma la mia è stata una scelta consapevole, una scelta di vita, di serenità, fatta con il cuore. Rimanere alla Juventus per far sì che diventi realtà quel sogno iniziato nel 2010: vincere in Europa.

Cosa manca alla Juve per riuscirci?
In questo momento credo che manchi ancora quel pizzico di conoscenza tra compagni, perché quest'anno abbiamo cambiato tanto. Però sono sicuro che con il tempo e l'abitudine a giocare certe partite tutti insieme ci possiamo togliere grosse soddisfazioni.

Ma si vede in un altro campionato?
Mi affascina molto la Premier League. Quando posso, guardo le partite: non soltanto per i giocatori che ci sono, ma per l'ambiente, l'atmosfera. Io sono un sanguigno e mi piace la loro passione, il vedere uno stadio pieno che ti travolge appena entri in campo. Per questo nel riscaldamento sono sempre il primo a entrare e l'ultimo a uscire. Voglio assaporare le sensazioni che lo sport sa trasmettere.

Quindi non è escluso un futuro inglese.
Non mi precludo niente. Ma al momento ho fatto la mia scelta: restare alla Juventus.

E dalle parti di Manchester c'è un Guardiola che la stima tantissimo.
Ho avuto modo di ringraziarlo per le parole che ha detto su di me dopo la partita con il Bayern Monaco ("Uno dei miei giocatori preferiti", ndr). È ovvio che quando arrivano le parole di elogio da parte di un grande, quello che secondo me è il miglior allenatore al mondo, ti viene il sorriso e fai fatica a far finta di niente. Significa veramente che ho fatto un percorso di crescita importante.

Come ci è riuscito? 
Ho avuto la fortuna di avere grandi allenatori che hanno esaltato le mie caratteristiche. Oggi sono un uomo più maturo e credo di aver trovato la giusta dimensione, anche grazie a un lavoro psicologico personale che mi ha aiutato ad affrontare le difficoltà sbattendomene di quello che arrivava dall'esterno, perché consapevole della mia forza, sicuro di me stesso e positivo in ogni occasione.

E quanto è stato e continua a essere importante avere come compagni, alla Juve e in Nazionale, Barzagli e Chiellini?
È fondamentale per tutti quanti. Passando a tre in difesa, la Juve è ritornata a vincere. Conte è stato un bravo sarto in quel momento: ha trovato questa collocazione che ci ha permesso di esaltare le nostre caratteristiche, e in seguito Allegri ci ha fornito ulteriori conoscenze che ci hanno dato una forza in più. È stata una grande fortuna allenarmi, migliorarmi e crescere accanto a due grandi campioni, anche perché sono il più piccolo dei tre. Da loro ho rubato con gli occhi anche durante gli allenamenti. Andrea nell'uno contro uno è un fenomeno: giorno dopo giorno provo a rubargli questa sua dote perché sicuramente è un lato dove devo crescere.

Cosa succede senza di loro? 
Mi sento ancora più responsabilizzato. Quando giochi con giovani o compagni che non sono stati molto con te sul campo, sei spinto a dare qualcosa in più. Per aiutare loro, ma anche te stesso. È ovvio che con un Benatia, che è un signor giocatore, non può esserci la stessa intesa che c'è con Barzagli e Chiellini, perché quando giochi cinque anni di fila sempre insieme impari a conoscere a memoria i tuoi compagni.

L'italianità della BBC è un valore?
Importantissimo. Abbiamo valori ben precisi, come l'appartenenza, la voglia di sacrificarsi, l'umiltà e l'attenzione in ogni dettaglio. Chi arriva dall'estero ha un'altra cultura. La bravura della Juve è mantenere uno zoccolo duro italiano, che comprende anche Marchisio e Buffon.

A proposito di Italia: cosa sono stati gli Europei francesi?
Il dispiacere più grande non è stato uscire dall'Europeo: è stato abbandonare quell'hotel, lasciare i compagni, perché s'era creato qualcosa di magico. Quel qualcosa che ci ha permesso di battere Spagna, Belgio, di mettere in difficoltà la Germania e di essere a un passo dalla semifinale. Abbiamo la consapevolezza che se avessimo battuto la Germania avremmo vinto l'Europeo. Eravamo uniti in un modo in cui non lo siamo mai stati. Forse all'Europeo 2012... ma non era lo stesso gruppo. Non saprei neanche come descriverlo, sembrava di conoscerci e di stare insieme da anni.

In quella partita contro la Germania la ricordiamo anche per il gol dell'1-1.
Non era stato deciso chi avrebbe dovuto tirare il rigore. Quando è stato fischiato, sono andato diretto sulla palla. Florenzi è venuto a dirmi "Il mister ha detto che lo tiro io", e nel frattempo anche Pellé mi diceva "Dai, fammelo tirare". Io faccio "No, no, lo tiro io". In quel momento ho capito l'importanza di quel pallone, ma avevo già deciso che sarebbe stato gol. Anche se era il primo in carriera nei novanta minuti. Sono andato sul dischetto con la consapevolezza che Neuer non mi avesse studiato, e quindi sapevo che fermandomi lo avrei ingannato. Con quel rigore la gente ha davvero capito cos'è Bonucci al di là del calciatore.

Cosa significa giocare in Nazionale?
È bello essere protagonisti in azzurro, perché è una maglia che unisce tutti. Io l'ho provato sulla mia pelle: per il mio modo di interpretare la maglia sono stato attaccato, sono stato definito antipatico e arrogante, e invece in quel periodo sui social non vedevi traccia del tifoso napoletano o romanista o milanista che ti insultava. Dopo le partite, parlavo con i miei amici: loro erano esaltati nel vedere una squadra che cantava l'inno in quella maniera. Mi dicevano "Per noi la partita poteva finire pure 5-0 per gli altri, ma vedervi cantare l'inno con quella voglia e quella grinta ci bastava".

Invece cosa si porta dietro degli scudetti con la Juve?
Il più bello è il primo: la prima vittoria, le prime gioie, i primi festeggiamenti. Ricordo benissimo quando vincemmo a Trieste e ci fu l'invasione in campo dei tifosi: io non avevo minimamente in testa di andare negli spogliatoi, ma andai incontro ai tifosi. Forse lo feci inconsciamente, tanto ero preso dall'entusiasmo di aver vinto un campionato che nessuno si aspettava.

E il più meritato qual è?
L'ultimo, perché l'inizio difficile dello scorso anno ci ha convinto che non potevamo essere così, così brutti, così poco squadra. Ci siamo riuniti, abbiamo fatto gruppo, e abbiamo dato il via a una rincorsa strepitosa, estenuante. Una battaglia di nervi impressionante, giorno dopo giorno, partita dopo partita, perché sapevi che non potevi mollare un centimetro. È stato meritato per questo motivo, perché non abbiamo mollato mai fino alla fine, abbiamo tirato in una maniera incredibile, anche oltre le nostre possibilità.

Quali sono gli obiettivi di Leonardo Bonucci?
Migliorare, sempre. Da calciatore posso dire che i miei obiettivi sono vincere la Champions League e vincere il Pallone d'Oro, sono il massimo a cui un calciatore può ambire. Però poi fai parte di una squadra, e non sempre hai la fortuna dalla tua, come è successo contro il Bayern Monaco l'anno scorso. La mia voglia di arrivarci ci sarà sempre, però so che non dipende soltanto da me.

Può essere questo l'anno giusto per la Champions League?
La Juve è una grande squadra. Ma bisogna dimostrarlo sul campo.

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