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Homer_Simpson

Massimiliano Allegri è stato esonerato dalla Juventus

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21 minuti fa, Dark Wizard ha scritto:

 

Quello che ripeto da tempo, quando mi si dice che AA è affezionato alla juve, ecc... AA e elCan sono due facce della stessa medaglia, questi non c'entrano NIENTE con la juve.

 

Hanno lo stesso sangue! Ormai gli Agnelli, o quello che ormai ne rimane, non sono più adatti per la Juventus! 

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Questa intervista al corriere della sera ad Allegri prima del suo ritorno alla juve, era l'inizio della lunga traversata nel deserto per i colori biaconeri, il regno del terrore che è finito l'altro giorno. Correva l'anno 2019 , non si era rimodernato in NULLA, giurassico fino alla fine (cit) :

 

Allegri: «Vedo in giro troppi filosofi del calcio. Io torno l’anno prossimo»

L’ex tecnico della Juve: «L’occhio dell’allenatore conta più della tecnologia. I miei consigli inascoltati a Giampaolo. Gli equivoci generati da Guardiola e Sacchi. E io torno l’anno prossimo»

 
 
Allegri: «Vedo in giro troppi filosofi del calcio. Io torno l'anno prossimo»Massimiliano Allegri (Ciamillo e Castoria)
shadow
 
 
 
 

Massimiliano Allegri, com’è il calcio visto da fuori?

«Ci sono due cose sopra le altre: la prima è che i giocatori africani stanno spostando il calcio sul lato fisico. La qualità resta fondamentale, ma la base del calcio sta cambiando. La seconda è che sto rivedendo un grande ritorno del contropiede».

 

Contropiede?

«Sì, abbiamo seguito per vent’anni Guardiola equivocando. Guardiola raccontava solo la sua eccezione, non era un calcio per tutti. Il Barcellona storico nasce con tre grandi giocatori che pressano alti e spingono le difese avversarie dentro la loro area. Così a sua volta i centrocampisti salgono e si inseriscono e la tua difesa può arrivare a metà campo. Ma devi avere Iniesta, Xavi e Messi. Noi abbiamo preso come lezione comune un argomento che riguardava solo loro».

E il contropiede?

«È uno dei miei argomenti sensibili. Quando sento Sacchi che parla di tenere il pallone e avere atteggiamenti propositivi non capisco cosa dica e mi arrabbio. Perché non dovrebbe essere propositivo giocare in verticale, perché dovrebbe esserlo fare venti passaggi di un metro? Ho visto venti volte le partite di Sacchi, ricordo quella a San Siro in cui il suo Milan segnò cinque gol al Real. Giocava dritto per dritto, come un fuso. Mentre il Real si scambiava con calma il pallone. Era un Milan verticale, esattamente di contropiede, che non è facile da farsi ma quando riesce è un grande spettacolo».

Cosa pensa del calcio di Klopp?

«La base è la stessa del vero calcio moderno, avere tre attaccanti che pressino continuamente la difesa, la tengano chiusa dentro l’area. Se hai Mané, Salah e Firmino devi andare per forza per linee verticali. Klopp ha capito questo e anche che gli attaccanti vanno protetti in tutto il loro lavoro. Quando era al Dortmund prendeva molti più gol, me lo ricordo. Ma anche lui fa un gioco verticale, scatta continuamente, cerca spazio non di lato ma alle spalle dell’avversario. Non capisco perché ci si debba vergognare di avere inventato noi questo modo di giocare. Una cosa è difendersi per portare via un pareggio, quando il pareggio valeva la metà di una vittoria. Altra cosa è guidare l’attacco dalla difesa, cercare lo spazio in modo diverso. Non è un risparmio, è un altro modo di investire».

Proseguendo nel riesame, ci sono altre scoperte interessanti?

«L’importanza dei giocatori e il vero ruolo dell’allenatore».

In che senso il vero ruolo?

«Che non esistono gli schemi, non esiste l’intelligenza artificiale, conta l’occhio del tecnico. Da gennaio metteranno i tablet a disposizione della panchina. Saprai quali sono i percorsi di campo più frequentati. Per fare cosa? Per riassumere in una frase quello che ho già visto. Il calcio è un campo, non un universo. Le cose si trovano, si toccano, non importa essere troppo elettronici. Serve un allenatore che sappia fare il suo mestiere la domenica, quello è il giorno in cui bisogna essere tecnici. Il resto tocca ai giocatori, alla loro diversità. Oggi giro, vedo il calcio dei ragazzi, dei dilettanti, parlo con i loro allenatori e sento cose che mi spaventano, parlano come libri stampati, come le televisioni, sono gli slogan più frequenti riversati su ragazzi che a loro volta scambieranno il calcio con un’altra serie di slogan».

Che cosa intende allora quando parla di semplicità del calcio e di logica dei ruoli?

«Faccio un esempio. Koulibaly, Manolas e Albiol, tre grandi giocatori allenati da un tecnico, Ancelotti che stimo moltissimo. Il professore lì in mezzo era Albiol, per caratteristiche tecniche, cioè per letture di situazioni, per capacità di intuire il progresso delle azioni. Koulibaly è eccezionale fisicamente, meno sotto l’altro aspetto. Manolas è bravissimo sull’uomo, meno ancora propenso di Koulibaly all’idea collettiva. Voglio dire che il calcio secondo me è capire questo, le singole doti applicate alle situazioni singole. Non uno schema fine a se stesso. Un uomo che si integra e si completa con un altro fino a fare un reparto. Questo non te lo dice un numero, un tablet o un algoritmo. O lo senti da solo o non capirai mai la partita. Per questo sono convinto che l’allenatore si riconosca solo il giorno della partita».

Manca ancora qualcosa?

«I dirigenti. Abbiamo vissuto di intuito per molti anni, ora è tempo di costruirli. Non immaginiamo cosa significhi per un allenatore avere al fianco gente come Galliani o Marotta. Per me fu decisivo già Cellino ai tempi del Cagliari. Il calcio è troppo una via di mezzo: si prendono manager bravissimi che non lo conoscono, o gente di calcio che non è un vero manager. Io l’ho detto a Coverciano, dobbiamo aprire al futuro, preparare continuamente la nuova classe dirigente. Servono corsi su corsi, esami duri, riscontri di competenze specifiche. Diamo Coverciano in mano alle grandi menti del calcio: faccio due nomi, Lippi e Capello, hanno fatto tutto nella loro carriera e sono ancora giovani. Basta con gli amici degli amici. Se non avremo buoni dirigenti non avremo nemmeno buoni allenatori. Infatti non sappiamo più a chi dare le grandi squadre. Dobbiamo chiedere ai migliori di darci una mano. Aver fiducia nella qualità più che sulla buona volontà».

E cosa le hanno risposto?

«Semplicemente no».

La Nazionale però sta risorgendo...

«Ho trovato Salsano qualche giorno fa, l’ho pregato di fare i miei complimenti a Mancini. Sta facendo un lavoro ottimo. E sa perché?».

Perché è bravo?

«Certamente, ma quello lo è sempre stato. Ma ora è un’altra persona, è diventato severo, serio...».

Prima non lo era?

«Ma certo che lo era, ora però è cambiato. Ora parla di calcio con tutti, gioca semplice. È un maestro. Mentre il nostro è un mondo di professori».

Per esempio?

«Non è un esempio, è un ricordo. Questa estate ero a Pescara con Galeone e Giampaolo, fatale che parlassimo di calcio. Dissi a Giampaolo: “Marco, non ti do consigli, ma una cosa voglio dirtela. Sei al Milan, non è da tutti. Non fare una squadra di fighetti perché ti spaccano in due. Non è quello lo stadio per scherzare. Vuoi un fantasista centrale? Non è Suso. Ma Suso è un gran bel giocatore. Sintetizza, adattati. Il calcio è di tutti. Se non hai il regista che cerchi, niente ti vieta di giocare con due mediani nel mezzo”. L’importante è la qualità dei giocatori. È lì che un allenatore non deve transigere, sulla competenza dei dirigenti, che è il vero problema del nostro calcio».

È la vecchia malattia di essere tutti filosofi?

«Se i filosofi sono bravi, perché no? Il problema è il risultato, cioè la realtà. Lo ottieni o no? Io a casa non ho nemmeno un computer, uso l’iPhone come un telefono e basta. Ma se guardo calcio so cosa vedo. E mi nascono mille idee. Siamo ancora più forti noi della tecnologia».

Quando tornerà?

«La prossima stagione. Non prima».

E le sue domeniche?

«Le passo a guardare calcio. La mattina in giro per il Piemonte dietro a mio figlio, otto anni, tornei di calcetto. Poi pomeriggio e sera davanti alla televisione. E alla fine della giornata mio figlio mi dice che comunque farà il pilota di Formula 1».

 
6 dicembre 2019 (modifica il 7 dicembre 2019 | 10:50)

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25 minuti fa, Bhauer ha scritto:


No cioè fammi capire …fa lo spogliarello da psicopatico in campo, manda a quel paese un suo superiore, sfascia un set fotografico , insulta e minaccia un giornalista. e lui non si aspettava una reazione del genere del club ??? Se è così così è proprio irrecuperabile !! 

uno che si comporta cosi è recuperabile?

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20 minuti fa, Pippo77 ha scritto:

 

vabbè dai mo attaccare pure Andrea Agnelli perchè non è abbastanza juventino sui social no dai.....asd

Nessun attacco, ma di fatto ha avuto degli atteggiamenti discutibili.

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19 minuti fa, zizouzidane ha scritto:

Con AA probabilmente si sarebbe fatto tutti e quattro gli anni e solo la bacheca vuota avrebbe allontanato un rinnovo. Allegri sta ad AA come De Sciglio sta ad Allegri. In sostanza senza la vicenda delle plus valenze Allegri sarebbe ancora qui  ci sarebbe l'anno prossimo e forse oltre.

Esatto.

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6 minuti fa, Dark Wizard ha scritto:

Questa intervista al corriere della sera ad Allegri prima del suo ritorno alla juve, era l'inizio della lunga traversata nel deserto per i colori biaconeri, il regno del terrore che è finito l'altro giorno. Correva l'anno 2019 , non si era rimodernato in NULLA, giurassico fino alla fine (cit) :

 

Allegri: «Vedo in giro troppi filosofi del calcio. Io torno l’anno prossimo»

L’ex tecnico della Juve: «L’occhio dell’allenatore conta più della tecnologia. I miei consigli inascoltati a Giampaolo. Gli equivoci generati da Guardiola e Sacchi. E io torno l’anno prossimo»

 
 
Allegri: «Vedo in giro troppi filosofi del calcio. Io torno l'anno prossimo»Massimiliano Allegri (Ciamillo e Castoria)
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Massimiliano Allegri, com’è il calcio visto da fuori?

«Ci sono due cose sopra le altre: la prima è che i giocatori africani stanno spostando il calcio sul lato fisico. La qualità resta fondamentale, ma la base del calcio sta cambiando. La seconda è che sto rivedendo un grande ritorno del contropiede».

 

Contropiede?

«Sì, abbiamo seguito per vent’anni Guardiola equivocando. Guardiola raccontava solo la sua eccezione, non era un calcio per tutti. Il Barcellona storico nasce con tre grandi giocatori che pressano alti e spingono le difese avversarie dentro la loro area. Così a sua volta i centrocampisti salgono e si inseriscono e la tua difesa può arrivare a metà campo. Ma devi avere Iniesta, Xavi e Messi. Noi abbiamo preso come lezione comune un argomento che riguardava solo loro».

E il contropiede?

«È uno dei miei argomenti sensibili. Quando sento Sacchi che parla di tenere il pallone e avere atteggiamenti propositivi non capisco cosa dica e mi arrabbio. Perché non dovrebbe essere propositivo giocare in verticale, perché dovrebbe esserlo fare venti passaggi di un metro? Ho visto venti volte le partite di Sacchi, ricordo quella a San Siro in cui il suo Milan segnò cinque gol al Real. Giocava dritto per dritto, come un fuso. Mentre il Real si scambiava con calma il pallone. Era un Milan verticale, esattamente di contropiede, che non è facile da farsi ma quando riesce è un grande spettacolo».

Cosa pensa del calcio di Klopp?

«La base è la stessa del vero calcio moderno, avere tre attaccanti che pressino continuamente la difesa, la tengano chiusa dentro l’area. Se hai Mané, Salah e Firmino devi andare per forza per linee verticali. Klopp ha capito questo e anche che gli attaccanti vanno protetti in tutto il loro lavoro. Quando era al Dortmund prendeva molti più gol, me lo ricordo. Ma anche lui fa un gioco verticale, scatta continuamente, cerca spazio non di lato ma alle spalle dell’avversario. Non capisco perché ci si debba vergognare di avere inventato noi questo modo di giocare. Una cosa è difendersi per portare via un pareggio, quando il pareggio valeva la metà di una vittoria. Altra cosa è guidare l’attacco dalla difesa, cercare lo spazio in modo diverso. Non è un risparmio, è un altro modo di investire».

Proseguendo nel riesame, ci sono altre scoperte interessanti?

«L’importanza dei giocatori e il vero ruolo dell’allenatore».

In che senso il vero ruolo?

«Che non esistono gli schemi, non esiste l’intelligenza artificiale, conta l’occhio del tecnico. Da gennaio metteranno i tablet a disposizione della panchina. Saprai quali sono i percorsi di campo più frequentati. Per fare cosa? Per riassumere in una frase quello che ho già visto. Il calcio è un campo, non un universo. Le cose si trovano, si toccano, non importa essere troppo elettronici. Serve un allenatore che sappia fare il suo mestiere la domenica, quello è il giorno in cui bisogna essere tecnici. Il resto tocca ai giocatori, alla loro diversità. Oggi giro, vedo il calcio dei ragazzi, dei dilettanti, parlo con i loro allenatori e sento cose che mi spaventano, parlano come libri stampati, come le televisioni, sono gli slogan più frequenti riversati su ragazzi che a loro volta scambieranno il calcio con un’altra serie di slogan».

Che cosa intende allora quando parla di semplicità del calcio e di logica dei ruoli?

«Faccio un esempio. Koulibaly, Manolas e Albiol, tre grandi giocatori allenati da un tecnico, Ancelotti che stimo moltissimo. Il professore lì in mezzo era Albiol, per caratteristiche tecniche, cioè per letture di situazioni, per capacità di intuire il progresso delle azioni. Koulibaly è eccezionale fisicamente, meno sotto l’altro aspetto. Manolas è bravissimo sull’uomo, meno ancora propenso di Koulibaly all’idea collettiva. Voglio dire che il calcio secondo me è capire questo, le singole doti applicate alle situazioni singole. Non uno schema fine a se stesso. Un uomo che si integra e si completa con un altro fino a fare un reparto. Questo non te lo dice un numero, un tablet o un algoritmo. O lo senti da solo o non capirai mai la partita. Per questo sono convinto che l’allenatore si riconosca solo il giorno della partita».

Manca ancora qualcosa?

«I dirigenti. Abbiamo vissuto di intuito per molti anni, ora è tempo di costruirli. Non immaginiamo cosa significhi per un allenatore avere al fianco gente come Galliani o Marotta. Per me fu decisivo già Cellino ai tempi del Cagliari. Il calcio è troppo una via di mezzo: si prendono manager bravissimi che non lo conoscono, o gente di calcio che non è un vero manager. Io l’ho detto a Coverciano, dobbiamo aprire al futuro, preparare continuamente la nuova classe dirigente. Servono corsi su corsi, esami duri, riscontri di competenze specifiche. Diamo Coverciano in mano alle grandi menti del calcio: faccio due nomi, Lippi e Capello, hanno fatto tutto nella loro carriera e sono ancora giovani. Basta con gli amici degli amici. Se non avremo buoni dirigenti non avremo nemmeno buoni allenatori. Infatti non sappiamo più a chi dare le grandi squadre. Dobbiamo chiedere ai migliori di darci una mano. Aver fiducia nella qualità più che sulla buona volontà».

E cosa le hanno risposto?

«Semplicemente no».

La Nazionale però sta risorgendo...

«Ho trovato Salsano qualche giorno fa, l’ho pregato di fare i miei complimenti a Mancini. Sta facendo un lavoro ottimo. E sa perché?».

Perché è bravo?

«Certamente, ma quello lo è sempre stato. Ma ora è un’altra persona, è diventato severo, serio...».

Prima non lo era?

«Ma certo che lo era, ora però è cambiato. Ora parla di calcio con tutti, gioca semplice. È un maestro. Mentre il nostro è un mondo di professori».

Per esempio?

«Non è un esempio, è un ricordo. Questa estate ero a Pescara con Galeone e Giampaolo, fatale che parlassimo di calcio. Dissi a Giampaolo: “Marco, non ti do consigli, ma una cosa voglio dirtela. Sei al Milan, non è da tutti. Non fare una squadra di fighetti perché ti spaccano in due. Non è quello lo stadio per scherzare. Vuoi un fantasista centrale? Non è Suso. Ma Suso è un gran bel giocatore. Sintetizza, adattati. Il calcio è di tutti. Se non hai il regista che cerchi, niente ti vieta di giocare con due mediani nel mezzo”. L’importante è la qualità dei giocatori. È lì che un allenatore non deve transigere, sulla competenza dei dirigenti, che è il vero problema del nostro calcio».

È la vecchia malattia di essere tutti filosofi?

«Se i filosofi sono bravi, perché no? Il problema è il risultato, cioè la realtà. Lo ottieni o no? Io a casa non ho nemmeno un computer, uso l’iPhone come un telefono e basta. Ma se guardo calcio so cosa vedo. E mi nascono mille idee. Siamo ancora più forti noi della tecnologia».

Quando tornerà?

«La prossima stagione. Non prima».

E le sue domeniche?

«Le passo a guardare calcio. La mattina in giro per il Piemonte dietro a mio figlio, otto anni, tornei di calcetto. Poi pomeriggio e sera davanti alla televisione. E alla fine della giornata mio figlio mi dice che comunque farà il pilota di Formula 1».

 
6 dicembre 2019 (modifica il 7 dicembre 2019 | 10:50)

più che tutto parla di contropiede di calcio verticale ma lui manco fa quello

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1 minuto fa, UndiciLeoni ha scritto:

più che tutto parla di contropiede di calcio verticale ma lui manco fa quello

 

stava preparando il terreno per il ritorno alla juve, già sapeva che l'amichetto lo avrebbe richiamato facendogli un contratto multimilionario, era dicembre 2019.

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Una buona serata a tutti coloro che dimostrano comportamenti compatibili con i valori della società. L'aria stasera a Torino è fresca e piacevole, profumata di libertà.
Il regno del terrore è finalmente relegato nel posto che compete ai dinosauri: il passato.

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21 minuti fa, orlando9164 ha scritto:

 

Non funziona come scrivi tu. Le riserve non servono solo a fare rifiatare i titolari negli ultimi 15 minuti di partita o prendere il loro posto quando sono infortunati.. oltre al fatto che i titolari "sani" devono ricaricarsi mentalmente di tanto in tanto, e che è dovere di un qualsiasi allenatore, pur a conoscenza delle gerarchie tecniche, far sentire tutti importanti allo stesso modo, specialmente se la "riserva" in questione è un giocatore di un certo livello (Milik non è propriamente il Pinsoglio dell'attacco).

 

Il fatto che DOVEVA giocare Vlahovic in casa contro l'Empoli prima della partita dell'Inter tu dici che è una logica, io dico che è una logica tutta tua.

 

Dusan era titolare in quella partita

 

l'escluso è stato Yildiz per far posto a Milik andando cosi a cambiare un modo di giocare che nelle partite precedenti stava funzionando discretamente

 

non a caso da quella partita il turco è praticamente sparito

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Posted (edited)
32 minuti fa, MattiaCaldaia ha scritto:

Causati dal suo preparatore. 

Non ho detto il contrario. Ho solo specificato....diciamo che con sarri e Pirlo non andò meglio in quanto ad infortuni . Forse è anche la continassa a portare sfiga 

Edited by Maxel

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32 minuti fa, Dark Wizard ha scritto:

Questa intervista al corriere della sera ad Allegri prima del suo ritorno alla juve, era l'inizio della lunga traversata nel deserto per i colori biaconeri, il regno del terrore che è finito l'altro giorno. Correva l'anno 2019 , non si era rimodernato in NULLA, giurassico fino alla fine (cit) :

 

Allegri: «Vedo in giro troppi filosofi del calcio. Io torno l’anno prossimo»

L’ex tecnico della Juve: «L’occhio dell’allenatore conta più della tecnologia. I miei consigli inascoltati a Giampaolo. Gli equivoci generati da Guardiola e Sacchi. E io torno l’anno prossimo»

 
 
Allegri: «Vedo in giro troppi filosofi del calcio. Io torno l'anno prossimo»Massimiliano Allegri (Ciamillo e Castoria)
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Massimiliano Allegri, com’è il calcio visto da fuori?

«Ci sono due cose sopra le altre: la prima è che i giocatori africani stanno spostando il calcio sul lato fisico. La qualità resta fondamentale, ma la base del calcio sta cambiando. La seconda è che sto rivedendo un grande ritorno del contropiede».

 

Contropiede?

«Sì, abbiamo seguito per vent’anni Guardiola equivocando. Guardiola raccontava solo la sua eccezione, non era un calcio per tutti. Il Barcellona storico nasce con tre grandi giocatori che pressano alti e spingono le difese avversarie dentro la loro area. Così a sua volta i centrocampisti salgono e si inseriscono e la tua difesa può arrivare a metà campo. Ma devi avere Iniesta, Xavi e Messi. Noi abbiamo preso come lezione comune un argomento che riguardava solo loro».

E il contropiede?

«È uno dei miei argomenti sensibili. Quando sento Sacchi che parla di tenere il pallone e avere atteggiamenti propositivi non capisco cosa dica e mi arrabbio. Perché non dovrebbe essere propositivo giocare in verticale, perché dovrebbe esserlo fare venti passaggi di un metro? Ho visto venti volte le partite di Sacchi, ricordo quella a San Siro in cui il suo Milan segnò cinque gol al Real. Giocava dritto per dritto, come un fuso. Mentre il Real si scambiava con calma il pallone. Era un Milan verticale, esattamente di contropiede, che non è facile da farsi ma quando riesce è un grande spettacolo».

Cosa pensa del calcio di Klopp?

«La base è la stessa del vero calcio moderno, avere tre attaccanti che pressino continuamente la difesa, la tengano chiusa dentro l’area. Se hai Mané, Salah e Firmino devi andare per forza per linee verticali. Klopp ha capito questo e anche che gli attaccanti vanno protetti in tutto il loro lavoro. Quando era al Dortmund prendeva molti più gol, me lo ricordo. Ma anche lui fa un gioco verticale, scatta continuamente, cerca spazio non di lato ma alle spalle dell’avversario. Non capisco perché ci si debba vergognare di avere inventato noi questo modo di giocare. Una cosa è difendersi per portare via un pareggio, quando il pareggio valeva la metà di una vittoria. Altra cosa è guidare l’attacco dalla difesa, cercare lo spazio in modo diverso. Non è un risparmio, è un altro modo di investire».

Proseguendo nel riesame, ci sono altre scoperte interessanti?

«L’importanza dei giocatori e il vero ruolo dell’allenatore».

In che senso il vero ruolo?

«Che non esistono gli schemi, non esiste l’intelligenza artificiale, conta l’occhio del tecnico. Da gennaio metteranno i tablet a disposizione della panchina. Saprai quali sono i percorsi di campo più frequentati. Per fare cosa? Per riassumere in una frase quello che ho già visto. Il calcio è un campo, non un universo. Le cose si trovano, si toccano, non importa essere troppo elettronici. Serve un allenatore che sappia fare il suo mestiere la domenica, quello è il giorno in cui bisogna essere tecnici. Il resto tocca ai giocatori, alla loro diversità. Oggi giro, vedo il calcio dei ragazzi, dei dilettanti, parlo con i loro allenatori e sento cose che mi spaventano, parlano come libri stampati, come le televisioni, sono gli slogan più frequenti riversati su ragazzi che a loro volta scambieranno il calcio con un’altra serie di slogan».

Che cosa intende allora quando parla di semplicità del calcio e di logica dei ruoli?

«Faccio un esempio. Koulibaly, Manolas e Albiol, tre grandi giocatori allenati da un tecnico, Ancelotti che stimo moltissimo. Il professore lì in mezzo era Albiol, per caratteristiche tecniche, cioè per letture di situazioni, per capacità di intuire il progresso delle azioni. Koulibaly è eccezionale fisicamente, meno sotto l’altro aspetto. Manolas è bravissimo sull’uomo, meno ancora propenso di Koulibaly all’idea collettiva. Voglio dire che il calcio secondo me è capire questo, le singole doti applicate alle situazioni singole. Non uno schema fine a se stesso. Un uomo che si integra e si completa con un altro fino a fare un reparto. Questo non te lo dice un numero, un tablet o un algoritmo. O lo senti da solo o non capirai mai la partita. Per questo sono convinto che l’allenatore si riconosca solo il giorno della partita».

Manca ancora qualcosa?

«I dirigenti. Abbiamo vissuto di intuito per molti anni, ora è tempo di costruirli. Non immaginiamo cosa significhi per un allenatore avere al fianco gente come Galliani o Marotta. Per me fu decisivo già Cellino ai tempi del Cagliari. Il calcio è troppo una via di mezzo: si prendono manager bravissimi che non lo conoscono, o gente di calcio che non è un vero manager. Io l’ho detto a Coverciano, dobbiamo aprire al futuro, preparare continuamente la nuova classe dirigente. Servono corsi su corsi, esami duri, riscontri di competenze specifiche. Diamo Coverciano in mano alle grandi menti del calcio: faccio due nomi, Lippi e Capello, hanno fatto tutto nella loro carriera e sono ancora giovani. Basta con gli amici degli amici. Se non avremo buoni dirigenti non avremo nemmeno buoni allenatori. Infatti non sappiamo più a chi dare le grandi squadre. Dobbiamo chiedere ai migliori di darci una mano. Aver fiducia nella qualità più che sulla buona volontà».

E cosa le hanno risposto?

«Semplicemente no».

La Nazionale però sta risorgendo...

«Ho trovato Salsano qualche giorno fa, l’ho pregato di fare i miei complimenti a Mancini. Sta facendo un lavoro ottimo. E sa perché?».

Perché è bravo?

«Certamente, ma quello lo è sempre stato. Ma ora è un’altra persona, è diventato severo, serio...».

Prima non lo era?

«Ma certo che lo era, ora però è cambiato. Ora parla di calcio con tutti, gioca semplice. È un maestro. Mentre il nostro è un mondo di professori».

Per esempio?

«Non è un esempio, è un ricordo. Questa estate ero a Pescara con Galeone e Giampaolo, fatale che parlassimo di calcio. Dissi a Giampaolo: “Marco, non ti do consigli, ma una cosa voglio dirtela. Sei al Milan, non è da tutti. Non fare una squadra di fighetti perché ti spaccano in due. Non è quello lo stadio per scherzare. Vuoi un fantasista centrale? Non è Suso. Ma Suso è un gran bel giocatore. Sintetizza, adattati. Il calcio è di tutti. Se non hai il regista che cerchi, niente ti vieta di giocare con due mediani nel mezzo”. L’importante è la qualità dei giocatori. È lì che un allenatore non deve transigere, sulla competenza dei dirigenti, che è il vero problema del nostro calcio».

È la vecchia malattia di essere tutti filosofi?

«Se i filosofi sono bravi, perché no? Il problema è il risultato, cioè la realtà. Lo ottieni o no? Io a casa non ho nemmeno un computer, uso l’iPhone come un telefono e basta. Ma se guardo calcio so cosa vedo. E mi nascono mille idee. Siamo ancora più forti noi della tecnologia».

Quando tornerà?

«La prossima stagione. Non prima».

E le sue domeniche?

«Le passo a guardare calcio. La mattina in giro per il Piemonte dietro a mio figlio, otto anni, tornei di calcetto. Poi pomeriggio e sera davanti alla televisione. E alla fine della giornata mio figlio mi dice che comunque farà il pilota di Formula 1».

 
6 dicembre 2019 (modifica il 7 dicembre 2019 | 10:50)

 

"gli schemi non esistono"...... .asd

 

Cmq, bei consigli che ha dato a Giampaolo, sono serviti .asd

"Se non hai il regista che cerchi sintetizza, adattati, nessuno ti vieta di giocare con 2 mediani"... 

 

Eh bravo, e perché hai insistito 3 anni a far fare il regista a Locatelli, che sopratutto regista non lo è? 

 

Edited by torino juventina2
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È qui che si gode?

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30 minuti fa, Dark Wizard ha scritto:

Questa intervista al corriere della sera ad Allegri prima del suo ritorno alla juve, era l'inizio della lunga traversata nel deserto per i colori biaconeri, il regno del terrore che è finito l'altro giorno. Correva l'anno 2019 , non si era rimodernato in NULLA, giurassico fino alla fine (cit) :

 

Allegri: «Vedo in giro troppi filosofi del calcio. Io torno l’anno prossimo»

di Mario Sconcerti

 
...
Per esempio?

«Non è un esempio, è un ricordo. Questa estate ero a Pescara con Galeone e Giampaolo, fatale che parlassimo di calcio. Dissi a Giampaolo: “Marco, non ti do consigli, ma una cosa voglio dirtela. Sei al Milan, non è da tutti. Non fare una squadra di fighetti perché ti spaccano in due. Non è quello lo stadio per scherzare. Vuoi un fantasista centrale? Non è Suso. Ma Suso è un gran bel giocatore. Sintetizza, adattati. Il calcio è di tutti. Se non hai il regista che cerchi, niente ti vieta di giocare con due mediani nel mezzo”. L’importante è la qualità dei giocatori. È lì che un allenatore non deve transigere, sulla competenza dei dirigenti, che è il vero problema del nostro calcio».

...

6 dicembre 2019 (modifica il 7 dicembre 2019 | 10:50)

Ecco quello che intendevo qualche post fa e che mi fa uscire pazzo.

Dice una cosa e lui in tutti questi anni non l'ha mai fatto, ha adattato chiunque alla sua idea di gioco...proprio la coerenza ai massimi livelli.

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11 minuti fa, screamer ha scritto:

 

Dusan era titolare in quella partita

 

l'escluso è stato Yildiz per far posto a Milik andando cosi a cambiare un modo di giocare che nelle partite precedenti stava funzionando discretamente

 

non a caso da quella partita il turco è praticamente sparito

 

Ah già è vero, il bello è che in quei giorni avevo parlato di questa scelta con un utente e ricordo che in effetti era Yildiz .asd

 

Comunque, come dissi all'epoca, vale lo stesso concetto, far giocare Milik ci stava, e si trattava di una variazione non certo incompatibile per una partita contro l'Empoli 

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Adesso, Bianconero dentro ha scritto:

Ecco quello che intendevo qualche post fa e che mi fa uscire pazzo.

Dice una cosa e lui in tutti questi anni non l'ha mai fatto, ha adattato chiunque alla sua idea di gioco...proprio la coerenza ai massimi livelli.

Ha passato gli anni a sfottere gli altri definendoli teorici, ma alla fine della fiera l'unico teorico era lui .asd

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3 minuti fa, Bianconero dentro ha scritto:

Ecco quello che intendevo qualche post fa e che mi fa uscire pazzo.

Dice una cosa e lui in tutti questi anni non l'ha mai fatto, ha adattato chiunque alla sua idea di gioco...proprio la coerenza ai massimi livelli.

 

Esatto, il punto è che questo signore è una contraddizione vivente, in questi 3 anni (ma anche prima eh) mentre diceva una cosa, poi dopo poco se la rimangiava come nulla fosse, sempre a seconda della convenienza personale.

 

Non so cosa farà il nuovo allenatore, ma ora la juve non è più prigioniera di un tizio che pensava di fare da padre padrone approfittando della mancanza di dirigenti VERI, infatti lui voleva come DS manna o massara, altri amichetti per continuare nella tradizione di Amici&co instaurata da AA...

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5 minuti fa, Bianconero dentro ha scritto:

Ecco quello che intendevo qualche post fa e che mi fa uscire pazzo.

Dice una cosa e lui in tutti questi anni non l'ha mai fatto, ha adattato chiunque alla sua idea di gioco...proprio la coerenza ai massimi livelli.

 

.asd

 

In realtà noi avevamo esattamente 2 mediani, Locatelli e McKennie che in Germania faceva esattamente questo. più Rabiot che mi pare lo abbia anche fatto qualche volta con la nazionale francese. 

 

Lui pur di giocare SEMPRE col regista davanti alla difesa, ha messo per 3 anni Locatelli, fuori ruolo. 

Non solo, è arrivato a mettere Mckennie e Rabiot esterni, nemmeno mezzala.

 

Insomma, un centrocampo di fuori ruolo. 

Però a Giampaolo consigliava di sintetizzare e adattarsi se il REGISTA non lo avesse avuto .asd

 

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Galeone parla pure a top calcio 24. Sta ovunque 

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Galeone parla pure a top calcio 24. Sta ovunque 
Tanto dice le solite 4 catzate per soddisfare l'ego di antijuventini, juventini VIP paraculi, Sabatini e Zazzaroni vari.

Dei del calcio ridonatemi la speranza.

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È già stato annunciato Paolo Montero come  successore per le 2 partite che restano.

Direi che possiamo chiuderla qui e guardare avanti.

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