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[ Approfondimenti ] Napoli - Juventus 3-3

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NAPOLI - JUVENTUS 3-3

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(di F. Barcellona)

C’era grossa curiosità per vedere la prima Juve senza Marchisio. E le ragioni per essere curiosi c’erano tutte! Combinando l’esigenza di sostituire la mezzala squalificata con i particolari quesiti tattici usualmente proposti dal Napoli, Antonio Conte tira fuori dal cilindro un inaspettato 3-5-2 che risponde a varie esigenze:

  • la difesa 3+2 può gestire meglio l’ampiezza del gioco manovrato del Napoli con gli esterni sulla linea laterale e tre giocatori offensivi in posizione più o meno centrale. Viene disinnescata anche un’arma correlata a quest’ampiezza, ovvero le occasioni create dal Napoli dentro l’area sul lato debole della difesa avversaria. La difesa 3+2 consente ai centrocampisti di non abbassarsi troppo e alla squadra di tenere alto il baricentro che, con una difesa a 4 tende generalmente a indietreggiare a causa del supporto difensivo richiesto ai centrocampisti per contrastare l’ampiezza del gioco del Napoli. Inoltre rende più chiare le uscite difensive sugli attaccanti avversari, presi dai centrali difensivi, protetti sull’esterno dai due giocatori di fascia. Il vero rischio di questo assetto difensivo risiedeva nella possibilità di affrontare in parità numerica un eventuale schieramento a tre punte del Napoli. Mazzarri invece sceglie lo schieramento con una mezzapunta (Hamsik) e due punte soprattutto per contrastare Pirlo in fase di non possesso palla per il Napoli. Ho l’impressione che il rischio di Conte fosse piuttosto calcolato e che si aspettasse la posizione assunta da Hamsik. La difesa 3+2 ha funzionato. Tatticamente ha funzionato alla grande, perché il Napoli non ha mai tirato in porta (tranne nel già citato tiro da lunghissima distanza di Inler al minuto 82) contro la difesa schierata della Juventus. L’ampiezza del gioco del Napoli non è stata un fattore in questa partita.
  • Rispetto al preannunciato 4-4-2 della vigilia, il 3-5-2 mantiene i tre centrocampisti e consente quindi alle mezzali di inserirsi profondamente negli spazi, vera forza della Juventus in quest’inizio di stagione. Proprio contro il Napoli e il suo modo peculiare di difendersi, con marcature a uomo parecchio aggressive era fondamentale avere uomini capaci di attaccare gli spazi creati dal fatto che i difensori partenopei seguano sempre e comunque i movimenti e i tagli degli attaccanti. Lo schieramento a due interni del 4-4-2 non avrebbe permesso inserimenti in zona centrale dei centrocampisti. E proprio il centrocampo a tre e gli inserimenti delle mezzali sono decisivi per il pareggio della Juventus.

Insomma, rischiando grosso e stravolgendo lo schieramento (ma non i principi ispiratori del gioco: ricerca della circolazione della palla, tanti e coordinati movimenti senza palla per favorire la fluidtà e la pericolosità della manovra) Conte risponde con acume e originalità alle sfide proposte dal match. E ciliegina sulla torta, individua in Aronica il punto debole del Napoli, gli piazza in zona Vucinic che lo porta a scuola per tutto il secondo tempo e diventa la chiave, una sorte di playmaker avanzato, per la realizzazione del piano offensivo di Conte: generare squilibri alla difesa facendo uscire i difensori (in particolare Aronica e Cannavaro su cui gioca Matri), creando superiorità numerica col montenegrino e attaccando gli spazi generati dagli squilibri con Pepe e Vidal.

Guardando freddamente il match pur tra molti rischi Conte ha avuto ragione e ha vinto il match tattico con Mazzarri. La Juve è in difficoltà solo dal gol di Hamsik all’intervallo e anche in questo frangente non rischia eccessivamente. Ho già detto che su azione manovrata e difesa Juve schierata il Napoli non crea nulla, generando qualche pericolo su azione solo su ripartenze. Però la Juve concede un rigore e due gol su situazione di palla inattiva. Davvero troppo. Occorre riprendere in mano questa situazione. E ancora subisce il terzo gol con un errore davvero grossolano di Bonucci. Chiaramente non tutto è andato per il meglio. Specie nel primo tempo. “Freno a mano tirato” con la squadra che pensa più ad eseguire quanto provato in allenamento che a giocare veramente. Qualche imbarazzo nella circolazione della palla con Pepe in zona centrale, troppo statiche le due mezzali e poca tranquillità nella manovra dopo il gol di Hamsik. Cambia tutto nelle ripresa. Conte non rivede le sue idee e le sue scelte e la squadra gioca più sciolta. Pepe, assieme a Vidal, comincia a fare ciò per cui è stato messo in posizione di mezzala: attaccare gli spazi. E lo fa splendidamente. A tal proposito, sebbene citarsi non sia il massimo dell’eleganza, avevo già segnalato come Pepe potesse essere la mezzala di riserva della Juventus vista l’interpretazione richiesta al ruolo da Antonio Conte. Vucinic signoreggia giocando un secondo tempo eccezionale in cui genera superiorità numerica con semplicità e continuità disarmante per gli avversari. Matri si muove con precisione e si conferma goleador di razza. Estigarribia cresce e corre anche più di Maggio. Il pareggio alla fine è benvenuto per come è venuto. Peccato però che i gol del Napoli siano tutti più o meno regali della Juventus: i bianconeri hanno in faretra tre gol al Napoli grazie al proprio gioco, i partenopei no.

Nonostante la bontà delle scelte di Conte preoccupa un po’ la necessità di dovere cambiare assetto per l’assenza di un titolare, anche se a dire la verità molte ragioni della scelta del 3-5-2 risiedono secondo me nelle caratteristiche del Napoli e non nella squalifica di Marchisio.

Infine spendo brevemente qualche parola per il Napoli di Mazzarri. Per competere davvero ad alti livelli i partenopei avrebbero la necessità di dotarsi di un fase offensiva maggiormente complessa ed organizzata. Ma Mazzarri non lo ha fatto nonostante sia da due anni a Napoli. E’ noto che la squadra dia il meglio ripartendo in contropiede e ad estrema velocità con i tre davanti, ma davvero troppo povera sembra la fase di costruzione del gioco ragionato da cui derivano le difficoltà contro squadre che lasciano “fare la partita” al Napoli. Molto deludente la fase offensiva e, col passare del tempo, sempre più vulnerabili i principi su cui si basa la fase difensiva del Napoli.

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