Vai al contenuto
Accedi per seguire   
Socrates

József Viola - Calciatore e Allenatore

Recommended Posts

Joined: 04-Apr-2006
143620 messaggi

1804736797_juve1921.png.fbf893bdcc24985a6f79fe2072613d04.png JÓZSEF VIOLA 1600641416_Juventus1929.jpg.72315c65c37e6a1de3eacd18411911b8.jpg

 

József Viola - Alchetron, The Free Social Encyclopedia

 

 

 

https://it.wikipedia.org/wiki/József_Viola

 

 

Nazione: Ungheria  
Luogo di nascita: Komárom (Ungheria)
Data di nascita: 10.06.1896

Luogo di morte: Bologna

Data di morte: 18.08.1949
Ruolo: Centrocampista
Altezza: -
Peso: -

Nazionale Ungherese
Soprannome: Beppe - Giuseppe Viola

 

 

Alla Juventus dal 1924 al 1928 e 1929-1930

Esordio: 12.10.1924 - Prima Divisione - Juventus-Spal 2-1

Ultima partita: 27.04.1930 - Serie A - Juventus-Torino 2-0

 

78 presenze - 4 reti

 

1 scudetto

 

Allenatore della Juventus dal 1926 al 1928

 

 

 

József Violak, noto anche col nome italianizzato Giuseppe Viola (Komárom, 10 giugno 1896  Bologna, 18 agosto 1949), è stato un calciatore e allenatore di calcio ungherese, di ruolo centrocampista.

Il suo cognome venne italianizzato per volere delle gerarchie fasciste alla concessione della residenza e del passaporto italiano.

 

József Viola
József Viola, Juventus.jpg
Viola alla Juventus negli anni 1920
     
Nazionalità   Ungheria
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex centrocampista)
Termine carriera 1932 - giocatore
1947 - allenatore
Carriera
Squadre di club
1919-1920   Törekvés ? (?)
1921-1922   Berliner SV 1892 ? (?)
1922-1924   Spezia 44 (3)
1924-1928   Juventus 57 (4)
1928-1929   Ambrosiana 0 (0)
1929-1930   Juventus 21 (0)
1930-1932   Atalanta 18 (0)
Nazionale
1920   Ungheria 1 (0)
Carriera da allenatore
1922-1924   Spezia  
1926-1928   Juventus  
1928-1929   Ambrosiana  
1930-1933   Atalanta  
1933-1934   Milan  
1934-1936   Vicenza  
1936-1939   Lazio  
1939   Spezia  
1939-1940   Milano DT
1940-1942   Livorno  
1945-1946   Genoa  
1946   SPAL  
1946-1947   Bologna  
1947   Como

 

Carriera

Giocatore

Per tre anni fu il centromediano della Juventus, dal 1924 al 1927, vincendo lo scudetto del 1926 in cui la squadra bianconera vinse le finali di Lega Nord alla terza gara (spareggio) contro il Bologna e prevalse per un totale di 12-1 su due gare contro l'Alba.

 

170px-J%C3%B3zsefViola.jpg
 
Viola all'Atalanta nei primi anni 1930

 

Compagno di squadra di un giovane Giuseppe Meazza all'Ambrosiana nel 1928-29, disputò nuovamente alla Juventus il primo campionato di Serie A prima di terminare la carriera da giocatore dall'Atalanta.

Allenatore

Tecnico di lungo corso, cominciò a svolgere il compito con il ruolo di allenatore-giocatore con Spezia, Juventus, Ambrosiana ed Atalanta. Continuò in Serie A con il Milan — divenendo così il primo a guidare tutte le tre grandi del calcio italiano —, sfiorò poi lo scudetto con la Lazio nella stagione 1936-37, e infine dal 1940 al 1942 sedette sulla panchina del Livorno.

Al termine della seconda guerra mondiale, nel 1945 venne ingaggiato dal Genoa, incarico da cui venne sollevato l'11 marzo 1946, trovando nello stesso mese un nuovo incarico alla SPAL. In seguito fu allenatore del Bologna, del Vicenza e Como in Serie B.

 

Palmarès

Giocatore/allenatore

Club

Modificato da Socrates

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Joined: 04-Apr-2006
143620 messaggi

1804736797_juve1921.png.fbf893bdcc24985a6f79fe2072613d04.png JÓZSEF VIOLA 1600641416_Juventus1929.jpg.72315c65c37e6a1de3eacd18411911b8.jpg

 

viola%2Bjoszef%2B%25282%2529.jpg

 

 

 

Jeno Karoly, l’allenatore della prima Juventus di Edoardo Agnelli, era stato allenatore del Savona. Con lui, che già insegnava calcio, c’era un giocatore magiaro, József Viola, difensore centrale, che seguì poi il tecnico nel suo viaggio a Torino. Chi lo ha visto giocare, sostiene che, dopo Monti e Parola, Viola può essere considerato il più forte centromediano nella storia bianconera, in tempi nei quali i giocatori di questo ruolo non avevano ancora l’aiuto del libero.

Le scarne cronache di allora lo descrivono come un giocatore eclettico, tecnicamente molto dotato, ma amante del gioco rude, maschio.
Fisicamente molto forte pur se di taglia media e dal torace molto sviluppato, non era molto veloce nello scatto breve, ma aveva una grande resistenza alla fatica, ottimo nel gioco di testa per la perfetta scelta di tempo nello stacco, il che gli consentiva di sopperire alla statura non certo eccezionale.
Non era scorretto, ma conosceva tutte le astuzie e le malizie per provocare gli avversari e costringerli al fallo. Caratterialmente era molto difficile, sia in campo sia fuori, ma ciò permise a Viola di essere un leader della squadra. Non tollerava, da parte dei giornalisti, nessuna critica che riguardasse la sua vita privata: «Accetto solo giudizi che riguardano cosa faccio o non faccio in campo e non permetto a nessuno che mi consideri un indisciplinato». E con queste parole apostrofò un giornalista nel corridoio degli spogliatoi, aggiungendo con tono minaccioso: «Venga fuori che discutiamo da uomini!»
Viola, dopo un inizio da laterale prese al centro della difesa il posto del forte Monticane, morto per un aneurisma. In questo ruolo, l’ungherese, riuscì a dimostrare tutto il suo valore, tanto che l’allenatore Karoly utilizzò il giovane Rosetta come centravanti, lasciandogli seguire gli istinti di inizio di carriera. Il magiaro fu uno dei protagonisti della stagione 1925-26, quella del secondo scudetto juventino. I giornali dell’epoca lo ricordano come un vero gladiatore e, nella finalissima, tre giorni dopo la morte di Karoly, era stato il migliore in campo, giocando anche, se non soprattutto, per il suo allenatore appena scomparso, per il connazionale e amico che, volendolo con sé, gli aveva aperto la strada verso il calcio italiano, verso la Juventus.
La stagione 1926-27 lo vede sdoppiarsi fra la panchina e il campo (solo dieci presenze). L’anno dopo, considerato il veto della federazione all’impiego di giocatori stranieri, interrompe la sua attività, pur continuando a battersi per ottenere la cittadinanza italiana e diventa l’allenatore dell’Ambrosiana.
Diventato italiano, ritorna alla Juventus come giocatore, agli ordini di George Aitken. Dal 1930-31 è all’Atalanta come giocatore-allenatore; si fermerà a Bergamo per altre due stagioni in veste di allenatore. Dalla panchina guiderà in seguito Milan, Vicenza, Lazio, Spezia e Milan, Livorno, Spal, Bologna e Como. Desta molta curiosità il fatto che, nella stagione 1938-39, fu contemporaneamente direttore tecnico dello Spezia e allenatore del Milan. Altri tempi.

VLADIMIRO CAMINITI
1924: vive la Juve dentro oasi di ricercatezza, nel paese si spandono le scelleratezze dei fascisti, il lusso ignora la miseria, D’Annunzio sfolgora di finte grandezze, l’eloquenza maschera la verità. Zambelli, l’orecchiuto labbruto popputo gerente di “Hurrà”, rivista mensile del FBC Juventus, formato quaderno con l’epigrafe del presidente Corrado Corradino sul frontespizio: la vittoria è del forte che ha fede, fa un bel colpo nel numero di ottobre, ottiene le confidenze dell’ispido biondastro Giuseppe Viola, centr’half della squadra. Il valentissimo half si negava con rossori e scrollate di capo. Zambelli strapregò Karoly l’allenatore e arrivò alla redazione della rivista, in Via Carlo Alberto 45, una lettera. C’era scritto: «Ho appena ventotto anni e già tre figli. Quanti avrò ancora! Non saprai! Tanto la futura half linea è fatta e i miei violini cominciano già a conoscere i secreti del bel gioco di calcio, curando mie gambe dopo ogni partita. Io invece iniziavo carriera calcistica a dodici anni e fra poco giocavo nella squadra boys del Torekves da centro forward, centro half e half laterale. Ma mie preferenze erano per centro half, malgrado che in quel posto sembrava impossibile realizzare il più bel sogno di mia gioventù: entrare nella squadra Nazionale, perché era eternamente occupato dal più grande pioniere del football ungherese (Karoly, l’allenatore di Viola). Ma con tempo e pazienza tutto deve andare e anche io sono riuscito a difendere i colori nazionali e giocavo otto volte quando, per i motivi ben conosciuti, emigravo prima in Germania e poi Italia che fu diventata mia seconda patria… Firenze… Spezia… quante rose… quante spine… Poi quest’anno avevo piacere prendere parte alla gloriosa tournée juventina in Germania e se penso mi sento diventare Napoleone ed esclamo: Dresda! Lipsia! Hannover! Brema! Di nuovo e di nuovo ritorno ricordarmi alle partite in quella città durante che ho imparato amare i miei carissimi nuovi compagni. E per me sarà il più grande soddisfacimento se potrò rilevare in loro li stessi sentimenti e goderli in molti anni».
La prosa col suo misterioso affiato esotico restituisce un’anima di campione del calcio alquanto candida. Ma per capirne di più bisogna tradurre la prosa della rivista sportiva “Kampf di Dresda”, che dedicava al bianconero in occasione della tournée juventina del maggio 1924 un articolo dal titolo: “Viola, half fenomeno”. Vi si leggeva tra l’altro: «Nella squadra della Juventus, accanto a dieci italiani, giuoca un ungherese: Viola, l’half di classe, che conoscevamo già di fama. Quando venne organizzato il famoso incontro Germania-Ungheria, il suo nome fu tra i più in vista. In che posizione giuocò oggi Viola contro il Brandemburg? Ovunque, da half, da forward, da bach! Stava in difesa quando la squadra cedeva, teneva l’ala destra con la stessa sicurezza della sinistra; toglieva la palla all’ala avversaria, la portava al centro, la passava di precisione all’ala sinistra, poi si fermava a osservare il risultato dell’azione che aveva creato. Tornato al proprio posto, quando Hausmann e Findeisen avanzavano, era di nuovo tra loro a intercettarne i passaggi, quasi il suo piede avesse un influsso magnetico sul pallone. È cresciuto alla scuola magiara che apprese dagli inglesi l’arte dei passaggi bassi, ma addotta anche il giuoco alto quando lo ritenga il più conveniente. Non si vedono in lui raffinatezze di giuoco: non lavora che alla più spedita realizzazione del goal. Al sistema inglese della fitta rete di passaggi preferisce l’azione che punta decisa alla porta avversaria. I suoi pregi sono i colpi precisi e lunghi che sfiorano l’avversario e si arrestano ai piedi del compagno forward, nell’area di rigore. Viola è battagliero; se ha la palla e non la può passare lavora di dribbling anche contro due tre avversari e la palla pare legata al suo piede. Magnifico nei salti, e così possente nei passaggi di testa che si direbbe calci… con la testa… Dopo cinque minuti che giuocava ognuno ne aveva apprezzato la classe… Al fischio finale dell’arbitro era fresco come all’inizio…».
Quanto sono effimere certe elucubrazioni tecnico-tattiche d’oggidì sul calciatore, italiane e italianissime. Viola, emaciato campione di altre stagioni, giocava come i veri assi degli anni futuri. Giocava a tutto campo, giocava per la squadra, serviva il collettivo.

 

https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/06/david-andrew-platt-raggiunse-la.html

Modificato da Socrates

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente registrato per partecipare

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora
Accedi per seguire   

  • Chi sta navigando   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

×
×
  • Crea Nuovo...