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Edited by Socrates

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SPERANZA DYBALA

La Juventus ha puntato sull'argentino (40 milioni) per sostituire Tévez,

il trascinatore degli ultimi anni. Il compito che aspetta la Joya è duro,

ma classe e coraggio non gli mancano. Dalla suggestione Sivori al papà

scomparso, ecco l'uomo che dovrà spingere i Campioni d'Italia

di ENZO PALLADINI (GUERIN SPORTIVO | SETTEMBRE 2015)

Ventuno verticale. Mancino, argentino, portato alla Juve dal presidente Agnelli. Sei lettere. Nonno e nipote che stanno componendo il cruciverba palesano due reazioni molto differenti. L'anziano s'illumina e i suoi occhi tradiscono un viaggio metafisico nel mondo dei sogni. Il ragazzino corruga la fronte in un'espressione interrogativa. Si guarda intorno per cercare di capire se ha intuito il giusto. Il nonno prova a chiedere se per caso non sia il dieci orizzontale. No. no. Proprio il ventuno. Si guardano in faccia. Il nipote ha capito giusto, il nonno ha voluto capire qualcosa di sbagliato. Il giovane prende il lapis e va a riemnpire le sei caselle: Dybala. L'anziano invita il ragazzino ad appoggiare il lapis e ad andare a prendere un gelato. Nei cento metri che lo separano da un sontuoso cono pistacchio e stracciatella gli racconterà chi era Omar Sivori, quel mancino argentino portato alla Juve dal presidente Agnelli che si ricorda lui, Gianni. E che forse vorrebbe vedere reincarnato in questo mancino argentino portato alla Juve da un altro presidente Agnelli, Andrea, finora l'ultimo in ordine di successione nella dinastia presidenziale.

RICORDANDO SIVORI

Ventuno verticale e dieci orizzontale non sono due caselle scelte a caso. Dybala porta la maglia numero ventuno ed è sempre verticale. Cade poco, tende a restare in piedi e spesso fa gol. Sivori aveva il numero dieci e poteva anche restare orizzontale, come quella volta che ha segnato un gol da terra, in mezzo a una mischia furibonda in area avversaria. Questo è quello che il nonno racconta al nipote mentre con il tovagliolo di carta gli libera il labbro superiore da un pezzettino di cioccolato, marchio che spesso il gelato alla stracciatella lascia in bella evidenza anche dopo avere ingoiato la cialda. Però il ragazzino resta a bocca aperta e lascia sciogliere il pistacchio quando il nonno comincia a mimare i tunnel del grande Omar e gli spiega quanto fosse immarcabile quell'argentino che ba giocato anche nella nazionale italiana, con i calzettoni tirati giù - allora si poteva e questo il nipotino non lo riesce proprio ad accettare - e con quel suo incedere che sembrava prendere sempre in giro gli avversari, anche i difensori che normalmente non facevano differenza tra il cuoio del pallone e quello degli stinchi. Cuoio? Pallone? Sì, una volta i palloni erano di cuoio e gli stinchi si offrivano nudi ai calcioni dei terzinacci avversari.

TREQUARTISTA ALL'OCCORRENZA

Altri tempi, altro calcio. Dybala non potrà mai essere Sivori. Deve essere Dybala al meglio delle sue possibilità, deve inserire il turbo su quel suo passetto svelto, deve imparare a capire e sopportare quanto pesa quella maglia bianconera che gli hanno messo addosso, con quel numero che per molti significa poco ma che da quelle parti si è staccato come per magia dalla schiena del maestro Pirlo, quello che - come dicono gli inglesi - odia allenarsi, odia correre e odia sorridere, ma con quel pennello che si ritrova al posto dei piedi può anche permetterselo. Dybala non dovrà mai lasciar trasparire dietro un sorriso misurato la sua eventuale idiosincrasia per la corsa e gli allenamenti. Dovrà dire sempre signorsì, anche quando alla decima ripetuta Allegri gli dirà che non è ancora sufficiente. E dovrà anche provare a inventarsi trequartista, che poi era il ruolo di Sivori, che poi era il ruolo se vogliamo di Allegri, che poi è il ruolo che piace al presidente Agnelli, a quello che ha preso lui ma a anche quello che aveva preso Sivori. Un ruolo che non spaventa il ragazzo: lo ha detto chiaramente nel giorno della sua presentazione. «Ho fatto l'enganche, il trequartista, quando ero nelle giovanili. Se me lo chiedono lo posso rifare».

HA CUORE ARGENTINO

Forse glielo proporranno, forse no. Di sicuro gli chiederanno il minimo sindacale: fare nei prossimi due anni quello che Tévez ha fatto negli ultimi due. Un minimo sindacale apparentemente esoso, ma se si pensa che l'investimento sulla "Joya" è stato (sarà) di 40 milioni, non è possibile pensare di passarla liscia tanto facilmente. Servono gol. Puntuali e numerosi. Oppure numerosi ma puntuali, l'ordine degli addendi non cambia la somma. Nessuno sconto per età e provenienza. È maggiorenne e conosce già l'Italia e gli italiani, essendo arrivato a Palermo nell'ormai lontana estate del 2012. Anzi, ha in tasca anche un passaporto italiano che ha ingolosito tempo fa Antonio Conte. «Visto che la nonna ha origini italiane, per lui una maglia azzurra si può sempre trovare» disse il Ct. Magari. La "Joya" ha risposto secco che ringrazia l'Italia ma che il cuore batte per l'Argentina. Malintenzionati astenersi.

LA DIFFERENZA CON TÉVEZ

Il guaio è che nessuno lo vede nei panni di Tévez. L'aspetto può anche ingannare, ma conta. Chi incontra Dybala per la strada, mano nella mano con la fidanzata, sente l'impulso quasi irrefrenabile di offrirgli un caffè aspettandosi di sentirsi rispondere «Grazie ma preferisco un gelato». Chi invece si imbatte in Tévez sente la necessità di stringersi nelle spalle e allungare il passo, ammesso che sia giorno. Se è di notte, l'istinto di sopravvivenza impone l'attraversamento della strada e la fuga immediata, con sosta in farmacia per una confezione di dissenten. La cicogna non è uguale per tutti e quando lascia un bambino a Forte Apache lo fodera prima d'amianto per renderlo ignifugo e repellente a qualunque cosa, magari lasciando detto a qualcuno di piazzargli una bella cicatrice sul collo per fare più paura. Quando invece la cicogna si presenta a Laguna Larga, dove è nato Dybala, si fa annunciare da un concerto d'arpe. Siamo in provincia di Cordoba, ma sembra di essere sulle alpi svizzere tra boschi di conifere, laghetti azzurri, cascate e aria pura. Però per lui la vita non è stata una favola. Terzo figlio di Adolfo "El Chancho" Dybala, calciatore professionista che ha rinunciato alla carriera per mandare avanti la famiglia, si è ritrovato orfano che era poco più che bambino, privato di quella guida così importante da un tumore al pancreas, killer rapido e spietato. Al momento in cui ha ricevuto la telefonata della tragedia Paulo era già tesserato per l'Instituto Cordoba, la sua prima vera squadra, con addosso il soprannome di "El Pibe de la pensiòn", il ragazzo del collegio. Cordoba è a 50 chilometri da Laguna Larga ed era stato proprio papà Adolfo a portarlo là, dove sono cresciuti anche Kempes e Ardiles. Don Adolfo sognava un figlio campione e gli era andata male con i primi due. Almeno il terzo doveva farcela, le doti le aveva, l'importante era non lasciarlo finire nelle grinfie degli avvoltoi disseminati per tutta l'Argentina. E alla fine, magari con un aiuto dal cielo, il giovane Dybala è riuscito a diventare grande e a vestire una maglia importante. Pesante, anche. Ma forse anche qui Don Adolfo interverrà da lassù per alleviare il macigno sulle spalle del suo campione.

ZAMPARINI NEL DESTINO

Il prossimo passo del calcio italiano è quello che porterà alla beatificazione o alla crocifissione di Maurizio Zamparini, l'uomo che si è detto orgoglioso di avere investito 12 milioni di euro per portare in Italia la "Joya", l'uomo che ha accettato l'offerta della Juve nonostante una convocazione urgente ad Arcore, a casa di Silvio Bedusconi. «Mi offriva la stessa cifra, ma io ho voluto accontentare il ragazzo che preferiva vestire il bianconero» ha raccontato il presidente del Palermo che oggi è sicuro di poter diventare esattore di ringraziamenti da parte del popolo bianconero. «Sono stato coraggioso, ma anche bravo perché ho capito quanto fosse forte quel ragazzo». Niente da eccepire, nemmeno la necessità di legarsi a doppio filo con un personaggio scomodo come Gustavo Mascardi, vero proprietario del cartellino di questo giocatore.

Ma l'opinione più attendibile è sicuramente quella di chi ha lavorato gomito a gomito per lui per tutta la stagione del salto di qualità. Se durante la breve e traumatica gestione Gattuso il "Pibe de la pensiòn" ha rischiato di essere davvero pensionato, con Beppe Iachini è cambiato il mondo. Titolare fisso al fianco di Franco Vazquez, ha esploso il suo sinistro verso la porta avversaria con una frequenza elevatissima. «Ha avuto una crescita incredibile, può dare tantissimo alla Juventus e anche alla Nazionale argentina». Già, perché purtroppo ha scelto quella, l'Albiceleste, ha scelto di inseguire il suo sogno che poi è del tutto legittimo, quello di giocare al fianco di un idolo come Messi.

ORA TOCCA AD ALLEGRI

Il prossimo passaggio - il più delicato - tocca a Max Allegri. Il quale deve capire: a) Se Dybala è davvero un giocatore che può fare il titolare nena Juve; 2) Se il ragazzo può diventare il nuovo Montella, il nuovo Tévez o l'ennesimo talento mai sbocciato; 3) Se è giusto insistere su Dybala prima punta oppure se si può inventare un Dybala trequartista. Compito ad altissimo coefficiente di difficoltà, altro che i tuffi di Tania Cagnotto. L'accoglienza è stata di livello. Dopo le prime uscite solo pareri entusiasmanti. Ma questo non basta. Campionato e soprattutto Champions, quelle sono le prove vere che non mentono mai. Così come non mentono in Argentina su Dybala. Là dicono che è un buon giocatore, così come Icardi ma che nella nazionale albiceleste, come nella vita, esistono delle gerarchie e quelle del calcio argentino dicono che davanti alla new generation ci sono dei mostri sacri che non si possono abbattere.

Gelato finito. Nonno e nipote soddisfatti tornano a casa dopo un ottimo gelato. Il ragazzino è felice due volte: perché ha azzeccato la parola del cruciverba e perché ha ascoltato il bellissimo racconto del nonno su Omar Sivori. Adesso sa chi era il "Cabezon" e andrà su youtube a vedere qualche gol, qualche tunnel e qualche magia. Ma intanto pensa a Dybala e nella sua mente giovane lo vede bravo come Tévez. Magari ha ragione lui, spesso i bambini dicono grandi verità con una leggerezza che spaventa.

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PAULO DYBALA
SEMINARIO SULLA GIOVENTÙ
di DAVIDE COPPO (RIVISTA UNDICI | GIUGNO-LUGLIO 2016)

Spoiler

 

I gelati che colano sul cono; il Supersantos; le birre freddissime; le spiagge; la Grecia; le cuffie da piscina di lattice; le righe orizzontali, bianche e rosse; le bougainvillea fiorite: le cose che associo alla gioventù, spesso, sono poi facili da associare anche alla primavera o all'estate, ed è una cosa naturale, nel vero senso della parola. È uno dei primi giorni di primavera quando incontro Paulo Dybala a Milano, in piazza Gae Aulenti. Fa caldo anche se sono le dieci del mattino, il Bosco Verticale è fiorito e i turisti smettono di camminare per fare fotografie alle torri. Mentre arrivo vedo Paulo da lontano, è sul terrazzo degli uffici E1 e E2, sopra lo store Nike.

Quando l'ascensore mi lascia al piano vedo la stanza, grande e luminosa, piena di persone. Molti sono suoi amici, che ha fatto venire dall'Argentina per una breve vacanza. Poi c'è la madre e la fidanzata, Antonella, con un piccolo cane tipo volpino. Uno degli amici ha a tracolla una custodia di cuoio simile a una cappelliera, ma più alta e stretta. La apre e ne tira fuori un mate, che passa a Dybala. Lui beve, lo passa a un altro amico, cammina, parla.

Ogni volta che mi tocca intervistare un calciatore mi prende la solita paura, e mi tormento con i soliti dubbi: parlerà? Sarà svogliato? Uno dei problemi principali del cattivo rapporto tra stampa e mondo del calcio, in realtà, è radicato nell'espressione che ho usato poco fa: intervistare un calciatore. Il rapporto che si crea, spesso, nelle interviste, è profondamente contraddittorio. Il calciatore viene percepito come un essere non-umano: è un alieno venuto da un mondo conosciuto da noi soltanto superficialmente, un mondo che ha un'etica particolare, una struttura familiare particolare, un'economia particolare. Se il mondo del calciatore comunica così poco con il nostro - siamo esclusi dai rituali religiosi, dagli oggetti totemici, dai corteggiamenti - forse dovremmo adottare un approccio etno-antropologico. Antropologia culturale, osservazione sul campo, interazione con ciò che si chiama "l'informatore". Non chiedergli: come sono i tuoi rapporti con l'allenatore. Chiedergli, invece: cosa rappresenta, per te, una Lamborghini Murcielago.

Con Paulo Dybala è stato diverso da subito. Dybala abita ancora questo nostro stesso mondo, pur abitando contemporaneamente anche il mondo-dei-calciatori. Dev'essere per la sua gioventù, per l'emanazione dell'idea stessa di giovinezza che emette. È una cosa naturalmente legata al suo fisico, atletico ma minuto. E dev'essere anche una cosa legata alla sua bellezza. Il suo account Instagram, cioè l'immagine di sé più pubblica, è privo di Lamborghini Murcielago, o valigie Louis Vuitton, o altri oggetti totemici del mondo-dei-calciatori. Sorprende, invece, per semplicità: foto di gruppo con gli amici di Cordoba, in Argentina, che sono ragazzi di vent'anni o poco più, gli stessi che si passano il mate davanti a me mentre Paulo si prova un nuovo cappellino da mettere al contrario. Parlare con lui non è come parlare con l'abitante di una Paese lontano e sconosciuto. È come parlare con un ragazzo di ventidue anni. È normale, c'è una lingua comune.

Comincio dalla gioventù, dall'Argentina, dalla lontananza. Dev'essere difficile lasciare il proprio paese, inteso come piccolo agglomerato abitativo, nell'entroterra argentino a più di seicento chilometri dal mare, a diciotto anni. Dev'essere ancora più difficile lasciare la propria nazione, per andarsene in un'altra attraversando l'Oceano, e finire su un'isola che vive di mare. Quella gioventù che emana, in realtà, Dybala non l'ha vissuta, o l'ha vissuta in modo... mutilato. «È difficile quando hai quindici anni e i tuoi amici ti chiedono di uscire, e loro iniziano a fare serate e a conoscere le ragazze, e tu le vorresti fare però devi dire di no, e stare concentrato su quello che vuoi fare. C'è una parte di giovinezza che ho perso, e mi sarebbe piaciuto viverla con loro. Quando loro possono, perché lavorano, e hanno un po' di vacanze, gli chiedo di venire perché sento la loro mancanza. Mi piace stare con loro, condividere le mie cose che sto vivendo qua, parlarne, perché ci sono stati quando ho sofferto le perdite che ho avuto, quindi queste cose belle che sto vivendo le voglio condividere con loro».

Quando parla in generale di perdite, Dybala si riferisce in particolare al padre, morto quando lui aveva 15 anni. Da Laguna Larga, dove è cresciuto, si è trasferito a Cordoba, a 50 chilometri, per vivere nella pensione della squadra. Lì hanno iniziato a chiamarlo el pibe de la pension. Quando gli chiedo se ha avuto paura del primo grande trasferimento si fa realista e pragmatico. Il tono della voce sembra sdrammatizzare: «Beh il mio sogno era fare il calciatore, e devo inseguirlo, no? Sul fatto di andare così lontano... come tutti i giocatori, se dobbiamo andare in qualsiasi posto, noi andiamo». Sembra una frase facile o semplice, ma nasconde numerosi sottotesti. Molti di questi rientrano nella categoria: sacrifici.

A Palermo le cose sono andate in modo discreto, per i primi due anni. O meglio: discreto per lui, un po' meno per la squadra, che retrocede in Serie B. Cosa succede, a quel punto, nella mente di un diciottenne a una decina di migliaia di chilometri da casa? Pensa: ho sbagliato tutto? Piange? Forse quella del Palermo è stata una situazione anomala: in una squadra pur retrocessa rimangono Abel Hernandez, nazionale uruguaiano, Ezequiel Muñoz, con alle spalle tre stagioni di A da titolare; e Franco Vazquez, futuro nazionale italiano. Dybala dice: «In quel periodo ho ricevuto tante offerte per lasciare il Palermo, però io in quel momento ho parlato con il mio procuratore e gli ho detto di rifiutare tutte le offerte che stavano arrivando dall'Argentina, perché io volevo rimanere e tornare in Serie A, perché sapevo che potevo fare molto meglio di quanto avessi fatto il primo anno, e che dipendeva tutto da me. Per fortuna ci sono riuscito».

Dal ritorno in Serie A Dybala è cambiato: a riguardare le sue partite e i suoi highlights su Youtube, si vede un giocatore veloce, anzi velocissimo, nel portare palla e nel finalizzare, ma soprattutto nella capacità di dribbling. Non è un cambiamento: è una crescita, un perfezionamento di una caratteristica che, insieme alla precisione con il sinistro, rende Dybala uno dei migliori attaccanti in Italia. La velocità non è soltanto fisica: per un attaccante di un campionato come quello italiano, la rapidità di esecuzione di movimenti come il cambio di direzione, la frenata, o il tunnel (uno dei colpi migliori di Dybala) deve essere in primo luogo mentale. È quel concetto di "intelligenza in campo" di cui si è sempre parlato in riferimento a Francesco Totti e alle sue giocate di prima. Dybala spiega come uno che ci ha già ragionato molto: «Io personalmente penso di essere più veloce con la testa che con i piedi. È una mia arma molto importante: se tu riesci a capire i movimenti che può fare l'avversario, ti aiuta tantissimo. Ed è difficile trovare difensori così, che siano più veloci con la testa che con i piedi. Per esempio nel gol con la Fiore». Pausa narrativa: il gol con la Fiorentina l'ha segnato il 13 dicembre 2015, e come dice lui è un esempio di cosa significhi pensare in modo diverso, più sottile, più veloce, immaginando le diverse possibilità e valutandole, pensandole e scegliendone una. Tutto questo in un attimo, nello spazio di un attimo. È uno spazio così piccolo che normalmente non ci si accorge di pensare, se non in modo inconscio. L'azione inizia con un lancio della difesa juventina per Cuadrado, marcato sulla fascia destra da Astori. Il difensore svirgola il pallone, facendolo rimbalzare con una difficile traiettoria verso il centro dell'area. Qui sta arrivando Dybala, che controlla di sinistro e si trova di fronte a Tatarusanu, in vantaggio di mezzo passo su due difensori che lo inseguono. Potrebbe tirare. Guardando al rallentatore il video, direi: dovrebbe tirare. Lui invece esegue una sterzata, un rollio acrobatico tagliando l'area verso il centro, praticamente parallelo alla linea di porta. I difensori non riescono a frenare e virare, anche il portiere è in ritardo. A questo punto, davanti a Dybala, la porta è davvero vuota, e può appoggiare la palla. Più di cento parole per cercare di spiegare tre secondi di gioco. Fine della pausa narrativa. Dybala continua: «Per esempio nel gol con la Fiore il portiere stava uscendo, ma io sapevo che il difensore non riusciva a fermarsi se io gli facevo la finta di andare sul mio piede. E lui avrebbe sicuramente sbattuto contro il portiere, oppure andava dentro la porta. Invece di calciare addosso al portiere, subito, ho pensato di liberarmi un po' e calciare più facile». Credo che il novanta per cento di calciatori avrebbe risposto qualcosa come: «Non lo so, mi è venuto d'istinto». Dybala ha preso un gesto all'apparenza istintivo e lo ha scomposto in un'implicazione logica.

Al primo anno alla Juventus ha segnato in media più di un gol ogni due partite, e ha superato il suo record di 13 gol stabilito a Palermo nel 2013/14. Quando esulta Paulo lo fa in due modi: alza le braccia e gli indici con gli occhi chiusi, verso il cielo; oppure fa una specie di uno-due come due pugni verso l'alto, un modo che mi ricorda Schumacher quando vinceva con la Ferrari, anche se Dybala salta, e urla, e non ha un casco che nasconde la faccia. La faccia è sempre contratta, ha gli occhi strizzati e la bocca che urla «gol». Un'intensità che molti altri attaccanti non hanno: sembra che ogni gol sia la liberazione da qualcosa. Non azzardo spiegazioni retoriche, del tipo "vivere ancora il calcio con emozione", ma gli chiedo cosa pensa. Dice: «È logico, segnare è bellissimo. Però io personalmente a volte sono più contento se faccio una partita perfetta o quasi perfetta e non segno, piuttosto che se faccio un gol e ho sbagliato troppi passaggi. Perché da ragazzino il mio ruolo non è stato fare l'attaccante, è stato il trequartista, dare l'ultimo passaggio giusto, e quella cosa mi è rimasta. Per cui non è un'ossessione. Quando passano due o tre partite senza segnare non mi viene l'ansia perché non sto segnando».

Gli domando se si aspettava di fare una stagione così buona, alla prima esperienza in una grande squadra (io, ad esempio, non me lo aspettavo; ma guardandolo mi sto rendendo conto di quanto sia stato miope prima: Dybala ha qualità sensibilmente fuori dal comune). Lui risponde in un modo che trovo molto maturo: «In tutti i posti in cui sono andato non è stato mai facile. Andare a Palermo a 18 anni non era facile, venire alla Juventus per niente, e sarà così anche in Nazionale. Ma tanto non pensavo di fare dieci gol nelle prime cinque partite, quindi stavo tranquillo». Poi aggiunge un dettaglio non scontato da pensare, e ancora meno scontato da ammettere: «Penso che il gol in Supercoppa mi abbia aiutato tantissimo, perché poi inizi da subito ad avere la fiducia dei compagni».

Guardando gli highlights della doppietta contro la Lazio, quando ha raggiunto la quota di 16 gol, il benchmark della prima stagione di Platini, le telecamere inquadrano un allegro quadro familiare in tribuna, con Antonella e la madre che esultano in un modo che mi viene da definire "tenero" e salutano Paulo in campo. Della sua vita privata Dybala mi dice semplicemente che è una cosa molto rilassata. Lo dice sempre con quella sincerità di uno che non sembra far parte del jet set cafone del calcio, ed esprime bene una continua ricerca di normalità: «Mi piace stare a casa, sto con la mia famiglia, mia mamma, la mia fidanzata. Mi piace guardare un film, farmi un mate sdraiato sul divano. È una cosa che riesco a fare così poco». Allora parliamo di emozioni, e gli chiedo qual è stata la più grande, in questa breve carriera in ascesa fulminea. Dice: «Penso sia stato il debutto in Champions. A Manchester, in uno stadio bellissimo, è un sogno. Quando ero in Argentina mi ascoltavo l'inno della Champions, ti mette la pelle d'oca. Poi, quando l'ho sentito a Manchester, mi sono venute tantissime cose in mente, da quando giocavo nel campetto davanti a casa a quando giocavo nell'Instituto che magari non c'erano neanche le curve. Tu arrivi in quei posti e li confronti con i ricordi, ti fanno ricordare tantissime cose».

Però, quando vince lo Scudetto, pochi giorni dopo il nostro incontro, Paulo mi manda un messaggio vocale su Whatsapp e capisco: non sa fare una graduatoria delle emozioni. È positivo, penso: il fatto è che è ancora tutto nuovo, tutto così eccitante. L'immagine che mi viene in mente è quella di un bambino al luna park. Dice: «Sono stati, sono ancora giorni bellissimi. È il mio primo scudetto, spero sia il primo di tanti. Poi una rimonta così, con una rimonta che nessuno si aspettava, ha un sapore ancora più bello. Ho trovato delle emozioni che non avevo mai avuto».

Non c'è soltanto l'inno della Champions League o quello italiano: le orecchie di Paulo Dybala hanno ascoltato anche quello dell'Argentina, in tempi recenti, e lo ascolteranno in tempi molto vicini. Per aspettare la chiamata argentina Paulo ha rifiutato quella italiana e, forse con meno incertezze, quella polacca. Lui ha spiegato che quei parenti europei non li ha mai conosciuti, e il dubbio su che Paese rappresentare non l'ha mai sfiorato. Perché non ha parlato delle prime convocazioni in Argentina, quando ha parlato di emozioni? Perché, mi dice, l'Argentina è su un piano unico: «Non c'è niente di paragonabile. Forse l'unica più forte potrebbe essere giocare il Mondiale. Non è solo la Nazionale, è la Nazionale argentina, con tutti i giocatori che ci sono», e poi riaffiora, spontanea, quella bella ingenuità puerile, e continua: «Sei in spogliatoio e ti guardi intorno e vedi Messi, Di Maria, Mascherano, Agüero, ti dici "guarda dove sei!" e ti gira la testa».

Se dovessi azzardare un giudizio su cosa sta vivendo Paulo Dybala, su cosa sta pensando di tutto questo successo, userei l'espressione "se lo sta godendo". Ha 22 anni (dice: «Mi sento ancora molto giovane, sto iniziando adesso a crescere») e nessuna fretta di vivere le vite assurde e parallele di certi giocatori già adulti in certe forme, come la paternità, quando non dovrebbero esserlo. È pienamente inserito in questo mondo e in questo tempo, anche da un punto di vista estetico. Ed è il motivo per cui questa intervista invecchierà in fretta, perché Paulo Dybala è un ragazzo, e lo è totalmente, e prima o poi non lo sarà più: questo articolo è uno spaccato di giovinezza, è una fotografia di qualcosa che è appena fiorito ma che, per forza, si trasformerà e cambierà e crescerà a dismisura. E più lo guardo, più sono convinto che è destinato a diventare uno dei giocatori più forti del mondo, ma per ora, quando lo rivedo al campo in cui scattiamo le fotografie, e palleggia, segue le istruzioni, e non si annoia, non si lamenta del sole o del caldo, ma tira in porta e saluta i bambini delle scuole calcio che gli urlano «Ciao Dybala!», penso che potrei andare da lui e salutarlo con l'affetto che si dà a un fratello piccolo, a uno di famiglia, di sicuro a un "essere umano" prima che a un "calciatore".

 


 

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8 agosto 2015 - Esordio e prima rete in bianconero per Paulo Dybala durante la Supercoppa italiana a Shanghai contro la Lazio.

 

Dybala non ci crede: "Goal all'esordio con la Juventus, indimenticabile" |  Goal.com

 

 

 

 

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Reports: Juventus, at long last, agree to contract extension with Paulo  Dybala - Black & White & Read All Over

 

 

 

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450015836_Juve2017.jpg.e2e44e3bca591b6800f21f2d19f5f7de.jpgPAULO DYBALA   1675541255_Juventus2004-2017.jpg.83e3431016e175d8bac0dc7167a12c81.jpg     

 

Twitter \ JuventusFC on Twitter: "👉 𝘿𝙮𝙗𝙖𝙡𝙖 𝙢𝙖𝙨𝙠 🔛 #RomaJuve  #FinoAllaFine #ForzaJuve https://t.co/ZEkvF80vGl"

 

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Paulo_Dybala

 

 

Nazione: Argentina Argentina
Luogo di nascita: Laguna Larga
Data di nascita: 15.11.1993
Ruolo: Attaccante
Altezza: 177 cm
Peso: 70 kg
Nazionale Argentino
Soprannome: La Joya - U Picciriddu

 

 

Alla Juventus dal 2015 al 2022

Esordio: 08.08.2015 - Supercoppa Italiana - Juventus-Lazio 2-0

Ultima partita: 21.05.2022 - Serie A - Fiorentina-Juventus 2-0

 

293 presenze - 115 reti

 

5 scudetti

4 coppe Italia

3 supercoppe italiane

 

 

Paulo Exequiel Dybala (Laguna Larga, 15 novembre 1993) è un calciatore argentino, attaccante della Roma e della nazionale argentina.

 

 

Paulo Dybala
2017 FRIENDLY MATCH RUSSIA v ARGENTINA - Paulo Dybala 01.jpg
Dybala con la nazionale argentina nel 2017
     
Nazionalità Argentina Argentina
Altezza 177 cm
Peso 70 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Attaccante
Squadra   Roma
Carriera
Giovanili
2003-2011   Instituto
Squadre di club1
2011-2012   Instituto 38 (17)
2012-2015   Palermo 89 (21)
2015-2022   Juventus 293 (115)
2022-   Roma 6 (3)
Nazionale
2015- Argentina Argentina 34 (3)
Palmarès
 
Transparent.png Coppa America
Bronzo Brasile 2019
Transparent.png Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA
Oro Finalissima 2022

 

Biografia

Viene soprannominato principalmente La Joya (in italiano "il gioiello"), appellativo inventato in patria, da un giornalista, durante i suoi esordi a Córdoba, mentre negli anni a Palermo gli venne assegnato il soprannome affettuoso di U Picciriddu ("il bambino" in lingua siciliana).

Più giovane di tre fratelli, suo nonno Bolesław era polacco, ma emigrò in Argentina dopo la fine della seconda guerra mondiale; la sua famiglia ha anche ascendenze italiane grazie alla nonna materna, di origini napoletane, cosa che gli ha permesso di ottenere, il 13 agosto 2012, la cittadinanza italiana.

Vita privata

Dall'estate del 2018 intrattiene una relazione sentimentale con l'attrice e cantante argentina Oriana Sabatini.

Caratteristiche tecniche

Annoverato tra i talenti più promettenti della sua generazione, è un'elegante prima o seconda punta, talvolta anche ala destra, dotato di estro e imprevedibilità. È bravo nel contropiede e nel dribbling e riesce a segnare anche dei gol di testa grazie alla rapidità negli spazi brevi e alla sua agilità. Può essere impiegato anche come trequartista, esterno offensivo o falso centravanti.

Mancino di pura classe, è bravo nel proteggere il pallone per far salire la squadra, nel pressare il portatore di palla avversario e nell'eludere la pressione avversaria con un solo controllo. Preferisce partire dalla fascia destra del campo per accentrarsi e tirare col suo mancino preciso e potente, specialmente con conclusioni dalla distanza. È inoltre un ottimo rigorista e anche un ottimo tiratore di calci di punizione. Per via del suo stile di gioco è stato paragonato al connazionale Omar Sívori.

Carriera

Club

Gli inizi

Cresciuto fin da bambino nell'Instituto, all'età di dieci anni ha sostenuto un provino con il Newell's Old Boys, ma il padre ha preferito farlo restare all'Instituto vista la maggior vicinanza a casa. A quindici anni perde il genitore, così va a vivere nella pensione del club: è per questo motivo che è soprannominato anche el pibe de la pensión.

La stagione 2011-2012 disputata in Primera B Nacional, secondo livello del campionato argentino di calcio, è la prima da professionista, con un contratto da 900 euro all'anno, 4 000 pesos, ovvero il minimo sindacale. Esordisce con la prima squadra dell'Instituto il 13 agosto 2011 in Instituto-Huracán (2-0) della prima giornata di campionato, giocando titolare e venendo sostituito al 71º da Marcelo Bergesse.

Realizza il primo gol nella giornata successiva, il 20 agosto, all'età di 17 anni, 9 mesi e 5 giorni, in Aldosivi-Instituto (2-2): il suo è il punto del momentaneo pareggio per 1-1. La partita contro l'Atlanta, disputata l'8 ottobre e valida per la decima giornata, è invece quella in cui Dybala segna la prima marcatura multipla: in particolare viene realizzata una tripletta nel 4-0 finale in trasferta.

Chiude la stagione regolare con 38 presenze e 17 reti, fra cui un'altra tripletta nel 4-1 esterno allo Desamparados, il 26 marzo 2012 (26ª giornata); nonostante fosse all'esordio, è stato uno dei migliori giocatori della manifestazione. Con la squadra ha ottenuto quattro record: è stato il più giovane a segnare un gol battendo il record di Mario Kempes, è stato il primo a giocare 38 partite consecutive in un torneo professionistico del paese battendo nuovamente Kempes, è stato il primo a segnare due triplette in un campionato ed è andato in rete per sei partite consecutive di campionato (dalla 22ª alla 27ª giornata), superando il precedente primato di quattro partite di fila fatto registrare da vari giocatori.

Palermo

Gli esordi (2012-2013)
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Dybala nel 2015, capitano del Palermo in occasione della sua ultima gara in maglia rosanero, mentre batte un calcio d'angolo.

 

Scoperto dall'impresario sudamericano Gustavo Mascardi, in buoni rapporti con l'allora direttore sportivo della società calcistica italiana del Palermo Sean Sogliano e che acquista il cartellino dall'Instituto de Cordoba a stagione inoltrata, il 28 aprile 2012 il presidente Maurizio Zamparini ha ufficiosamente annunciato l'acquisto del giocatore per 12 milioni di euro (tasse e commissioni comprese, cifra record per la storia del club rosanero), incluso un acconto di 3,5 milioni già pagato in precedenza. Due giorni dopo si è concluso il pagamento dell'ultima delle cinque rate da parte della società inglese Pencilhill Limited, che ha acquisito interamente i diritti per il cartellino del giocatore; la società argentina ha quindi precisato che la trattativa per il passaggio di Dybala al Palermo non è più di sua competenza.

Il piazzamento finale dell'Albirojos in campionato è il terzo posto, dopo aver perso l'ultima giornata che avrebbe potuto consentire l'accesso diretto alla massima serie. Vi è però un'ultima chance, quella dei play-off interdivisionali promozione/retrocessione (ai quali Dybala parteciperà in seguito), disputati contro il San Lorenzo e terminati con un complessivo 3-1 a sfavore.

Dopo aver sostenuto le prime visite mediche nel mese di maggio e dopo non essersi presentato per il ritiro estivo dell'Instituto, il 20 luglio 2012 passa ufficialmente al Palermo, firmando un contratto quadriennale con il club siciliano da 500 000 euro a salire più premi in base agli obiettivi raggiunti, sia personali sia di squadra; il contratto sportivo viene depositato presso la Lega Serie A il 25 luglio seguente, mentre il contratto economico era già stato depositato in precedenza. Sceglie la maglia nº 9, il cui numero aveva già avuto a Córdoba.

Il 28 agosto 2012 l'Instituto ha dichiarato di non concedere il transfer del giocatore finché non verranno pagati i 3,14 milioni di euro destinati alla società e mancanti del totale complessivo, poiché 2 milioni vanno alla Pencilhill Limited, mentre il Palermo ha risposto che la cifra corretta è di soli 2 milioni, già anticipati al club argentino, mentre 1,14 milioni sono stati pagati alla Federazione argentina. La compagine argentina perfeziona il trasferimento tre giorni dopo. Può così esordire sia nel massimo campionato italiano, sia in maglia rosanero nella seconda giornata Lazio-Palermo (3-0), entrando in campo al 58º minuto al posto di Fabrizio Miccoli. Nell'ottava giornata di campionato, pareggiata per 0-0 contro il Torino, gioca per la prima volta da titolare, venendo poi sostituito da Miccoli al 55º. L'11 novembre, poco prima di compiere 19 anni, nella dodicesima giornata di campionato, realizza entrambi i gol (i primi in Serie A per lui) alla sua seconda partita da titolare, che permettono al Palermo di battere la Sampdoria. L’impressione è quella che il giovane talento argentino possa cambiare le sorti di una squadra in difficoltà, anche se abbia ancora bisogno di tempo per farlo, ma la stagione si conclude con la retrocessione dei rosanero. Chiude l'annata con 27 presenze in Serie A (segnando il terzo e ultimo gol contro la Lazio nella 21ª giornata, pareggiata al termine 2-2) e una presenza in Coppa Italia nella gara giocata contro l'Hellas Verona, alternando titolarità a subentri a partita in corso.

Alla fine dell'annata regolare, è tornato in vacanza in patria dove, ospite della sua vecchia squadra, è stato raffigurato ne Las Glorias del Futbol, una galleria in cui sono rappresentati i giocatori più rappresentativi della storia dei biancorossi.

La promozione in Serie A (2013-2015)

Segna il suo primo gol nella stagione 2013-2014 e in Serie B il 1º marzo 2014, da subentrato nella partita vinta per 2-1 contro il Bari, valevole per la 27ª giornata di campionato: il suo è il gol vittoria. In quell'occasione era inoltre rientrato dopo l'infortunio subito alla 13ª giornata, il precedente 9 novembre 2013, nell'inedito derby casalingo contro il Trapani. Il 3 maggio seguente, dopo il match vincente sul Novara in trasferta (0-1), ottiene il salto categoria in Serie A – con annessa vittoria del torneo cadetto – con cinque giornate d'anticipo. Chiude la stagione con 28 presenze in campionato (con 5 marcature, tutte realizzate nel girone di ritorno e decisive per lo sprint promozione) e 2 in Coppa Italia. In questo stesso anno va a formare una coppia tutta argentina con Franco Vázquez, che si ripeterà pure l'annata a venire in massima serie.

Il 2 novembre pareggia il numero di realizzazioni in una singola stagione di Serie A, 3, segnando un gol in Milan-Palermo (0-2). Il 24 novembre successivo segna il quinto gol in campionato in Genoa-Palermo (1-1), eguagliando il record di reti stagionali dal suo arrivo in Italia, superandolo sei giorni dopo in Palermo-Parma (2-1). Il 6 dicembre, nella partita della 14ª giornata Torino-Palermo (2-2), segna il suo settimo gol in stagione, quinto consecutivo, raggiungendo in questa speciale classifica Fabrizio Miccoli e Josip Iličič; esattamente un mese dopo segna una doppietta nella gara interna contro il Cagliari, vinta dai rosanero per 5-0. Il 2 maggio 2015, in Sassuolo-Palermo della 34ª giornata di campionato (0-0), è capitano della squadra per la prima volta, date le assenze di Édgar Barreto, Stefano Sorrentino e Siniša Anđelković. L'ultima gara giocata in maglia rosanero, oltreché la penultima di campionato e ultima casalinga stagionale, è quella contro la Fiorentina, nella quale il Palermo uscirà sconfitto per 2-3, ma al cui termine Dybala riceverà un'ovazione da parte del pubblico non solo per una stagione comunque soddisfacente e a suo modo sorprendente, ma anche per tutte le sue giocate in questi tre anni. Ha quindi concluso la sua esperienza nel capoluogo siciliano totalizzando 21 gol in 93 presenze complessive.

Juventus

I tre double domestici e la finale europea (2015-2018)
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Dybala in riscaldamento prepartita con la Juventus nel 2017.

 

Nel giugno 2015 diviene un calciatore della Juventus, per la cifra di 32 milioni di euro più 8 milioni di possibili bonus, firmando un contratto quinquennale. L'8 agosto esordisce con la maglia bianconera in Supercoppa italiana, segnando la seconda rete nel 2-0 con cui i bianconeri battono la Lazio e aggiudicandosi, così, il suo primo titolo con il club torinese. Il 30 agosto segna la sua prima rete in campionato con i piemontesi nella sconfitta per 2-1 sul campo della Roma. Il 15 settembre fa il proprio esordio nelle coppe europee, durante la vittoriosa trasferta sul campo del Manchester City (1-2). Dopo un inizio di stagione difficile, in cui viene spesso poco impiegato, diviene ben presto titolare, fornendo ottime prestazioni e segnando diversi gol. Il 16 dicembre si sblocca anche in Coppa Italia, andando in rete nel derby degli ottavi di finale contro il Torino, terminato poi 4-0 in favore della sua squadra. Il 23 febbraio 2016, contro il Bayern Monaco, realizza il suo primo gol in Champions League nel match valido per l'andata degli ottavi di finale, terminato poi 2-2. Al termine della stagione vince lo scudetto (il primo nella sua carriera) e la Coppa Italia in finale contro il Milan, con una vittoria dei bianconeri per 1-0 ai tempi supplementari.

Nell'annata successiva si conferma punto di forza dell'undici torinese, pur saltando molte gare nella prima parte di stagione a causa di un infortunio avvenuto il 22 ottobre, nella gara persa in casa del Milan per 1-0. Il 23 dicembre a Doha fallisce il calcio di rigore decisivo in Supercoppa italiana sempre contro i Rossoneri, certificando la sconfitta bianconera; la gara era precedentemente terminata 1-1 alla fine dei tempi supplementari. Il 28 febbraio 2017 arriva la sua prima doppietta in Coppa Italia nella sfida casalinga contro il Napoli (vinta 3-1), valida per la semifinale di andata, in cui segna entrambe le reti su calcio di rigore. L'11 aprile segna la sua prima doppietta in Champions League contro il Barcellona, nella vittoria casalinga per 3-0, valida per l'andata dei quarti di finale. Il 17 maggio mette in bacheca la Coppa Italia, primo trofeo stagionale nonché secondo consecutivo per l'attaccante argentino; quattro giorni dopo realizza uno dei tre gol della vittoria di campionato contro il Crotone che consegna alla Juventus il suo sesto scudetto consecutivo (il secondo per Dybala). Il 3 giugno a Cardiff gioca la sua prima finale di Champions League, che vede i bianconeri nuovamente sconfitti 1-4 dal Real Madrid.

All'inizio della sua terza stagione a Torino, stante la cessione di Pogba, viene nominato nuovo numero dieci del club. Il 13 agosto segna una doppietta nella partita di Supercoppa italiana persa per 3-2 contro la Lazio. Il 26 dello stesso mese realizza la sua terza tripletta in carriera nella vittoriosa trasferta in casa del Genoa (2-4); replica l'exploit il successivo 17 settembre, in occasione della vittoria bianconera in casa del Sassuolo (3-1), gara quest'ultima che lo vede inoltre tagliare il traguardo delle 100 presenze in maglia juventina. Il 7 marzo 2018 torna a segnare in Champions League dopo quasi undici mesi di astinenza, realizzando il gol-vittoria in casa del Tottenham (successo dei torinesi per 2-1), match di ritorno degli ottavi di finale, che permette ai bianconeri di qualificarsi al turno successivo, in cui verrà eliminata dal Real Madrid. Realizza la terza tripletta stagionale nella vittoria per 4-2 contro il Benevento. A fine stagione Dybala conquista il terzo double nazionale consecutivo risultando il miglior marcatore della stagione dei bianconeri con 22 marcature in Serie A, con la vittoria della Coppa Italia (successo per 4-0 in finale contro il Milan) e dello scudetto (matematicamente ottenuto con una giornata d'anticipo), il settimo di fila per il club bianconero e il terzo per Dybala.

I primati e l'addio (2018-2022)

Alla sua quarta stagione a Torino, il 2 ottobre 2018, segna la sua prima tripletta in Champions League, in casa contro gli svizzeri dello Young Boys (3-0). Il 27 ottobre successivo scende in campo per la prima volta come capitano dei bianconeri, in occasione della vittoriosa trasferta di campionato contro l'Empoli (2-1). Il 16 gennaio 2019 si aggiudica la sua seconda Supercoppa italiana, a Gedda, dopo il successo sul Milan per 1-0. Il 16 aprile indossa per la prima volta la fascia di capitano in UEFA Champions League, in occasione della sfida di ritorno dei quarti di finale, in casa contro l'Ajax. Quattro giorni dopo vince il suo quarto scudetto di fila con i bianconeri.

 

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Dybala (a destra) in azione da capitano juventino nel 2021, in pressing su un avversario dello Zenit San Pietroburgo durante una sfida di UEFA Champions League.

 

Nel dicembre 2019 realizza l'unico gol juventino nella partita di Supercoppa italiana persa per 3-1 a Riad contro la Lazio, diventando il miglior marcatore della competizione. La sua quinta stagione sportiva juventina deve però fare presto i conti con la dilagante pandemia di Covid-19, che tra marzo e aprile porta la FIGC, dapprima, a disporre la disputa a porte chiuse di tutte le gare: la vittoria nel big match di Torino contro l'Inter, oltre a legittimare la prima posizione bianconera, in cui Dybala era andato a segno, è anche una delle ultime partite giocate in Italia prima della sospensione sine die ai campionati, a seguito del sopraggiunto lockdown nazionale. Nel marzo 2020 Dybala era risultato anche positivo al Sars-Cov-2. Al ritorno in campo, dopo oltre tre mesi di sospensione forzata, perde ai tiri di rigore la finale di Coppa Italia contro il Napoli, ma ciò nonostante, alla ripresa del campionato è proprio la Juventus quella che, tra le formazioni di vertice, compie un immediato e, a posteriori, decisivo allungo sulle dirette rivali; Dybala va sempre a segno nelle tornate conclusive e, pur incappando a sua volta in passi falsi, i Bianconeri riconfermano de facto lo scudetto sulle maglie grazie soprattutto all'esito degli scontri diretti allo Stadium contro bergamaschi e laziali. Il 26 dello stesso mese, grazie al successo casalingo per 2-0 sulla Sampdoria, i piemontesi si aggiudicano lo scudetto con due turni di anticipo, il trentottesimo della loro storia e il quinto scudetto consecutivo per Dybala con i bianconeri.

Il 12 maggio 2021, in occasione del successo casalingo di campionato sul Sassuolo (3-1), Dybala sigla la sua centesima rete in assoluto con i bianconeri. Dopo aver mancato il sesto scudetto consecutivo, nella stagione 2021-2022 Dybala è primo vicecapitano dei bianconeri. Il 2 novembre 2021, con una doppietta in Champions League contro lo Zenit San Pietroburgo (4-2), Dybala, forte di 106 reti, supera Michel Platini nella classifica di marcatori più prolifici in bianconero. Nel frattempo, nonostante le premesse d'inizio stagione, l'avvicinarsi della scadenza contrattuale e il persistere di uno stallo circa le trattative di rinnovo tra Dybala e la Vecchia Signora, sfociano, in data 21 marzo 2022, nella rinuncia da parte della società piemontese a formalizzare ulteriori offerte al calciatore, sancendone così l'addio alla maglia bianconera. Contestualmente, per la prima volta in sette stagioni in bianconero, Dybala conclude l'annata senza poter aggiungere alcun trofeo al proprio palmarès, stanti le sconfitte in finale di Coppa Italia e in Supercoppa contro l'Inter.

Lascia i piemontesi con un novero di 293 presenze e 115 reti, risultando il nono miglior marcatore di sempre dei bianconeri (a pari merito con Roberto Baggio), e 12 trofei complessivi.

Roma

Il 20 luglio 2022 l'argentino viene ingaggiato dalla Roma. Debutta in giallorosso il seguente 14 agosto, nel successo esterno di campionato sulla Salernitana (0-1); il 30 agosto è invece la volta delle sue prime due marcature con la Magica, a danno del Monza (3-0), con le quali l'argentino raggiunge inoltre la soglia delle cento reti siglate in Serie A. L'8 settembre fa il suo esordio assoluto nella UEFA Europa League nella partita in casa del Ludogorets, persa per 2-1, mentre sette giorni dopo segna anche la sua prima rete nella suddetta competizione, da subentrato, aprendo le marcature nel successo per 3-0 sull'HJK Helsinki.

Nazionale

Dopo le convocazioni, senza presenze, da parte dell'Under-17 e dell'Under-20 argentina, nel settembre del 2015 viene chiamato in nazionale maggiore. Le origini del giocatore, polacche e italiane, avrebbero permesso anche le chiamate dalla Polonia oppure dall'Italia, difatti, da quest'ultima, durante gli esordi nel Palermo, nel 2014-2015, aveva ricevuto una proposta di convocazione in azzurro da parte dell'allora CT Antonio Conte: tuttavia, Dybala stesso, in seguito a un'attenta riflessione con i suoi amici e familiari, declinò tali possibilità.

Esordisce il 13 ottobre dello stesso anno, nel pareggio 0-0 ottenuto contro il Paraguay, in una gara valida per le qualificazioni ai Mondiali 2018.

La prima marcatura in nazionale avviene il 20 novembre 2018, nell'amichevole casalinga finita 2-0 contro il Messico, ove, subentrato all'81' a Mauro Icardi, su assist di Giovanni Simeone, pone il sigillo alla partita all'87', mentre il primo gol in una partita ufficiale con l'Albiceleste arriva il 6 luglio 2019, nel match valevole per il 3º posto finale nella Copa América, vinto per 2-1 ai danni del Cile.

Nell'agosto 2021, dopo due anni di assenza, viene richiamato dal CT Lionel Scaloni per le partite di qualificazione ai mondiali 2022 del mese successivo.

Il 1º giugno 2022 viene convocato per la Finalissima di Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA, disputatasi a Wembley; nell'occasione subentra dalla panchina e mette a segno il proprio terzo gol con la maglia albiceleste, fissando il risultato sul 3 a 0 che determina la vittoria dell'Argentina contro l'Italia.

Record

Palmarès

Club

Competizioni nazionali

Nazionale

Individuale

 

Edited by Socrates

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