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hopper

Tifoso Juventus
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  1. dipende da come i cugini della giorgia proveranno a convincere gli elettori
  2. la legge la farebbero lega e m5s, e sarebbe una legge con cui qualunque cosa si vada a votare nella prossima tornata elettorale i seggi verrebbero comunque spartiti 50% e 50% lega e 5s. il presidente del consiglio verrebbe deciso facendo il gioco della bottiglia
  3. l'idea è chiara sta per iniziare ballando con le stelle e lui vuole trombarsi samanta togni samanta togni
  4. per la sintesi, direi che siamo a chi ha la pistola in kulo
  5. il tuo iphone genera scie chimiche? no? sei sicuro?
  6. non ci giurerei in italia il fascismo ha tante sfumature e tanti modi di presentarsi
  7. sono d'accordo e doveva fare una legge in cui la obbligava a darsi al porno
  8. c'è una differenza se alla lega togli salvini gli togli un lider maximo e devono pescarne un altro e fargli fare campagna varia se al 5s togli di maio frega un kazzo a nessuno, ne trovano un altro in 5 minuti
  9. renzi è stato koglione a dire "se passa il no al referendum mi dimetto". se diceva "resto in carica indipendentemente dall'esito del referendum" tutto sarebbe fluito per lui in modo diverso. invece da quel momento ha incardinato una serie di epic fail che benny hill è einstein
  10. se la soglia del 20% determina le dimissioni di renzi, meglio restino sotto il 20
  11. cmq oscar a gary oldman, un kazzo di notizia positiva oggi c'è
  12. no, sei informato male è un voto di rinascita di liberazione
  13. «Noi andiamo all’opposizione» Qualcuno gli chiede quale sarà la prospettiva: un governo Leu e Cinque stelle? «Manco morto», sbotta con gli amici. E aggiunge una postilla: «Noi andiamo all’opposizione e basta». Perché, spiega, «la notizia non è cosa farò io, ma come farà questo Paese ingovernabile ad andare avanti». Ma il leader parla così con gli amici perché ufficialmente preferisce non dire nulla o quasi. Dunque Renzi ha già studiato il suo possibile epilogo: «Possono ammazzarmi, o forse verranno a cercarci per fare un governo. Sia i Cinque Stelle che il centrodestra... Peccato che il Pd andrà all’opposizione, poi vediamo che cosa succede», confida ai suoi collaboratori nella lunghe ore di attesa. E ancora, sempre con i collaboratori: «Noi abbiamo già pagato con dieci punti di calo la responsabilità di questi mesi. Non pagheremo ancora. Il popolo non ha dato a nessuno la maggioranza, vediamo se faranno accordi con qualcuno per averla». Con Bonifazi, Lotti, Guerini Insomma, in queste ore complicate e convulse, Renzi torna a Roma a sorpresa (il ritorno era programmato per stamattina) e si consulta con i suoi. Approdato al Nazareno, si chiude in una stanza con il vice segretario Maurizio Martina, con il tesoriere Francesco Bonifazi, Lorenzo Guerini e il braccio destro e sinistro Luca Lotti. Il segretario esamina la situazione, da uno sguardo agli exit poll e un altro ai dati che affluiscono dai diversi seggi italiani. Quindi resta fermo sulle sue posizioni. Il primato dei 5 stelle brucia. E, inevitabilmente, cambia tutti gli scenari disegnati al Nazareno. Il problema della percentuale Il problema riguarda innanzitutto la percentuale. Andrea Orlando era pronto a scattare in piedi e a chiedere un congresso straordinario con il Pd al 23 per cento. E ancor di più adesso, dopo le prime proiezioni, i supporter del Guardasigilli spingono in questo senso. Dice Gianni Cuperlo, senza malizia ma con convinzione: «Il 22 non si regge, figuriamoci se andiamo ancora più giù». Renzi ha già chiarito che sopra il 20 resterà. Ma i dati rivelano cifre ben più basse e anche i suoi ammettono: «Dovrà dimettersi». Matteo Orfini spiega in serata che le dimissioni non avverranno nella notte di domenica. I renziani continuano a tenere la linea dell’opposizione: «Sarà difficile portare tutti su questa posizione, ma quella è la linea, senza subordinate». Dunque, il leader approdato a Roma per certificare la linea, deve cambiare tutto. E ora? Ora i 5 stelle faranno un governo con la Lega? O tenteranno un’altra strada? Il secondo problema riguarda la collocazione del Pd nello scacchiere politico: non sarà facile per il Partito democratico fare finta di niente di fronte a una nuova forza politica che si affaccia sulla scena e che è, inevitabilmente, destinata a diventare il baricentro della politica italiana. Adesso cambierà tutto: un nuovo segretario, altri dirigenti, altra politica? Sempre che il Pd non esploda prima.
  14. Eccolo, puntuale Email ROMA — «Se ne esco vivo, va bene». La notte delle elezioni Matteo Renzi la butta a ridere mentre riflette sul voto, senza aspettative o troppe illusioni e con l’amaro in bocca. Nel 2014 aveva ottenuto più del 40 per cento alle elezioni europee. Ora è alla metà della cifra di quel risultato che il Pd si attacca per capire che cosa gli riserverà il futuro. Per capire, in soldoni, se può ancora giocare una partita sul tavolo della politica italiana. Il passo indietro è inevitabile Nel frattempo al Nazareno si pensa alla possibile exit strategy. In molti a questo punto guardano a Paolo Gentiloni come al possibile leader in questa inevitabile fase di transizione del Pd. Altri pensano a Walter Veltroni. Ma è il premier, in questo momento, l’uomo su cui puntano pezzi importanti della maggioranza del partito. Con le percentuali attribuite al Pd dalle proiezioni Renzi non potrà reggere. Il passo indietro diventa inevitabile: «Non è facile andare avanti con questi numeri». «Avevo chiesto di non arrivare al 2018 — dice ai suoi in questa lunga notte — volevo le elezioni prima, avevo chiesto di non cambiare la legge elettorale... Era chiaro che andare avanti con questa legislatura era un modo per legittimare la caccia a Renzi...». Ora per come si è messa la situazione, il leader non ha dubbi: sarebbe stato meglio andare al voto dopo il referendum. La colpa è di qualcun altro
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