Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 13, 2012 CALCIOSCOMMESSE Gianello e la gara del boss Guai in arrivo per il Napoli Ora rischiano tre giocatori Inchiesta sul k.o. col Parma: il portiere coinvolto nella combine, il club ne risponderebbe. Cannavaro, Grava e Mascara: omessa denuncia? di FRANCESCO CENITI & MAURIZIO GALDI (GaSport 13-01-2012) Arrivano cattive notizie per il Napoli: la squadra di Mazzarri ha iniziato nel migliore dei modi il 2012, ma potrebbe ritrovarsi a correre in salita per via di una possibile penalizzazione. Come mai? Tutto dipende dal filone di inchieste sulle scommesse gestito dai magistrati del capoluogo campano. Soprattutto un'inchiesta ha avuto un'improvvisa accelerazione che avrà sicure ripercussioni anche per la giustizia sportiva. Napoli indaga su diversi fronti, da un lato c'è il pool «reati da stadio» che lavora sulle partite degli azzurri e su eventuali tentativi di combine, dall'altro la Dda Direzione distrettuale antimafia che lavora sulle infiltrazioni della camorra in particolare il clan D'Alessandro di Castellammare di Stabia nel mondo dei bookmaker, ma che va anche oltre. Reati da stadio Ha fatto notevoli passi avanti l'indagine partita da una strana coincidenza: alla partita Napoli-Parma 2-3 dell'aprile 2010 assisteva tranquillamente da bordo campo Antonio Lo Russo, figlio di un boss della camorra, entrato qualche giorno dopo in latitanza. Quella gara è stata messa sotto il microscopio perché il risultato e i flussi anomali sulle scommesse tra primo e secondo tempo, non convinceva i giudici l'aggiunto Giovanni Melillo e sostituti De Simone e Ranieri. Alla fine sono scattate le iscrizioni nel registro degli indagati per i fratelli Cossato e per Matteo Gianello, portiere del Napoli fino allo scorso giugno. L'accusa è frode sportiva in concorso. Nel registro degli indagati, infatti, sono finite anche altre persone. Insomma, per gli inquirenti su quella partita è stata tentata di sicuro una combine: da capire se andata a buon fine come sembra oppure no. Personaggio chiave È Gianello, ex portiere azzurro, il personaggio chiave. È stato ascoltato dai magistrati a giugno e subito dopo sono stati sentiti tre calciatori del Napoli: Cannavaro, Mascara e Grava. Gli inquirenti hanno anche voluto verificare se i tre commentassero e come gli interrogatori attraverso delle intercettazioni. Nessuno di loro risulta indagato, ma le indagini proseguono anche perché ai fratelli Cossato la polizia ha sequestrato pc e telefonini che ora sono al vaglio degli esperti per «superare le numerose password di protezione». La giustizia sportiva Il Procuratore federale Stefano Palazzi, che con Melillo è in stretto contatto, pur informato dell'inchiesta non ha ancora ricevuto nessuna documentazione, ma è probabile che quanto prima debba aprire un fascicolo sulla vicenda visto, soprattutto, che sono diverse le partite del Napoli entrate nel mirino della magistratura sia napoletana che cremonese. Secondo i magistrati ma il legale di Gianello Siniscalchi smentisce il portiere potrebbe aver partecipato alla frode. Se questa ipotesi dovesse essere confermata, il Napoli parte lesa per la giustizia ordinaria avrebbe conseguenze in sede di giustizia sportiva vedi i casi di Cremonese e Benevento penalizzati a causa del tesserato Paoloni per responsabilità oggettiva. A rischio squalifica Cannavaro, Mascara e Grava per i quali Palazzi potrebbe far scattare l'omessa denuncia se, come ipotizzano gli inquirenti, erano a conoscenza delle scommesse di Gianello o, cosa ancor più grave, che avesse tentato di alterare delle partite. De Sanctis Gli stessi magistrati hanno acquisito le immagini della «delusione» di De Sanctis in Napoli-Lecce dopo il 4-1 Cavani, sentendo ieri il portiere che ha ribadito la sua versione «non ho l'abitudine di esultare in campo, ma nello spogliatoio. Ero nervoso per le numerose occasioni mancate dai miei compagni». Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 13, 2012 Mi pare che... La guerra tra Mediaset e rossoneri prova che le tv hanno il bavaglio di LUCIANO MOGGI (Libero 13-01-2012) Torna in ballo “l’etica” e stavolta la brandisce Petrucci contro Abete. Non cambia la sostanza ma il bersaglio. Abete diceva (ma non l’applicava), che “l’etica” non va in prescrizione, Petrucci sentenzia che “l’etica” non ha bisogno di interpretazioni. È un “incartamento” generale al più alto livello delle istituzioni sportive, perché ognuno usa “l’etica” a suo piacimento. Il giochetto di Abete di cercare scappatoie sotto l’aspetto di pareri interpretativi stavolta gli si è rivoltato contro. Il parere c’è stato, ma è una bomba, coraggio ha preso coraggio, e la sua decisione è di fatto in linea con la posizione della Figc, un siluro al Coni e dunque a Petrucci. Qual è il gioco? È solo l’effetto di un coacervo di norme che non collimano o si tratta di un orientamento politico, nel caso solo della Figc? Potrebbe essere, chissà, anche un guazzabuglio imprevisto. Tre gradi In Italia vi sono tre gradi di giudizio, un verdetto è definitivo quando passa in giudicato. Che senso ha soppesarlo come definitivo quando si è appena al primo grado? Solo per motivi etici? Ma allora Abete spiegasse perché “l’etica” è stata messa in prescrizione nel caso della relazione di Palazzi e dei connessi accertamenti per Calciopoli di illeciti sportivi a carico dell’Inter (art.6 e non art.1), fatti per i quali è stato detto che era ormai intervenuta la prescrizione: se “l’etica” non va in prescrizione almeno la rimozione dello scudetto 2006 regalato all’Inter per presunti (e caduti) valori etici doveva essere presa e attuata. Può rispondere anche Petrucci a questo semplice quesito nel giorno in cui ci tiene a sottolineare che “l’etica” non va interpretata. Se in tutta la vicenda il cane si morde la coda è solo perché su quegli aspetti morali non è stata fatta alcuna chiarezza. Petrucci bolla con parole di piombo il valore “solo consultivo” del parere della Corte Federale, e quindi dell’esecutività comunque di quanto deciso in senso nettamente contrario dalla Giunta del Coni, ma la Corte Federale con altrettanta durezza afferma che «sul quadro normativo non incide la direttiva della Giunta del Coni», ed in più - è l’aspetto più grave - mette in dubbio la competenza dell’organo. Una bella lotta tra poteri che apparentemente non ha soluzione. Conoscendo Lotito non abbiamo dubbi che la battaglia continuerà e sarà dura, ma insistiamo, se la Figc e il Coni avessero dato prova di ritenere imprescrivibile nei fatti e non solo a parole “l’etica”, ora sarebbe più facile sbrogliare la matassa. E stavolta Abete non può inventarsi nuovi gradi di discussione per confondere le acque allo scopo di arrivare a decisioni precostituite. L’uomo va per Alte Categorie. Dopo la prescrizione si è riempito la bocca di “dignità”, la sua, che non avrebbe prezzo e che lui avrebbe sempre dimostrato. A chi? Non risulta a nessuno, e meno che meno alla Juve. La risposta ricevuta da Andrea Agnelli è di incompetenza della Figc, mortificante per chi l’ha data. Nella realtà si trattava di trovare un escamotage, non importa se risibile, che però è quello che non è uscito stavolta dalla Corte Federale. Il presidente Figc è ora in difficoltà, l’asse con Petrucci si è fatto debole, se non è venuto meno del tutto. Il presidente del Coni ha memoria lunga. Sono lontane le reciproche attestazioni di stima, fiducia e condivisione di intenti. Porte chiuse Il Milan chiude la porta ai giornalisti di Mediaset. Sbaglierebbe chi volesse interpretare questa inusitata decisione come l’affermazione di una indipendenza e autonomia tra club rossonero e testata. È vero invece il contrario. Infatti non appena qualcosa non è andato in linea (giusta) ecco il botto pesante, tanto per far capire che, o si commentano i fatti in una certa maniera, anche a livello di ospitate, o al contrario si paga il pedaggio. Tutto è nato dal diverbio Allegri-Paparesta a commento dell’ ultimo rigore avuto dal Milan. L’ex arbitro ha dato il suo parere, il rigore non c’era, e apriti cielo, è esploso il caos. Tra le tante chiacchiere messe in giro in proposito, risulta che Paparesta, dopo essere evaso dallo spogliatoio di Reggio Calabria, rischia ora di finire rinchiuso in un camerino di Cologno! E adesso tutti capiranno come e perchè il col. Auricchio abbia detto con sorprendente innocenza, durante la fase dibattimentale del processo Calciopoli (in aula e sotto giuramento), che non gli risultava che il Milan avesse televisioni proprie. Ingenuo.. . Auricchio - ora non più colonnello - è indicato tra i dirigenti del Comune di Napoli e tra quelli più pagati, terzo in lista. Adesso anche gli ignari capiscono dove voleva arrivare. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 13, 2012 Il caso IL BUON GUSTO CHE MANCA A LOTITO NELLA GUERRA CONTRO PETRUCCI di RUGGGGGGGIERO PALOMBO (GaSport 13-01-2012) Il quesito è: può un organo di giustizia di una federazione mettere bocca su decisioni assunte in sedi esterne a detta federazione e di grado istituzionale superiore nella scala gerarchica dell'ordinamento sportivo? La risposta, che diamo in punta di buonsenso prima che di diritto è «no». Non può. La Corte di Giustizia federale del calcio, presieduta da Giancarlo Coraggio («Ci vuole un bel Coraggio!» ha esclamato un buontempone federale) ha ritenuto di fare altrimenti. Richiesta di un parere da Abete, che non comprendeva le successive delibere del Coni ma norme interne alla Figc, è andata molto oltre. Per la gioia del presidente della Lazio e consigliere federale Lotito, bacchettando il Coni, che aveva stabilito come i condannati anche solo in primo grado dalla giustizia ordinaria dovessero essere sospesi dalle cariche federali. La replica di Petrucci è stata di fuoco, mentre Abete ha scelto la strada di un solidale (ma dal Coni non apprezzato) silenzio. I conti con gli organi di giustizia intende farli il 30 giugno, quando i mandati andranno in scadenza e spetterà a lui decidere se rinnovarli o procedere a nuove nomine. Ma la guerra Petrucci-Lotito (se ne farebbe volentieri a meno) solleva un secondo interrogativo: può il Coni introdurre una norma ad uso federazioni che abbia anche effetto retroattivo come è avvenuto in questo caso? Qui Lotito e la Corte di Giustizia potrebbero non avere tutti i torti. Perché la risposta, in punta di diritto prima che di buon senso, secondo autorevoli pareri è «no». Non può. Coni-Corte di Giustizia uno a uno? No, perché c'è un terzo quesito, etico. che pretende una risposta: può un tesserato condannato in primo grado per frode sportiva continuare a occupare una poltrona nel Governo federale? La risposta, prescindendo da norme più o meno retroattive, è perfino ovvia. No, non può. Non potrebbe. E se proprio può, caro Lotito, dovrebbe avere il buon gusto di provvedere. Facendosi spontaneamente da parte. Ma questo, passando ieri in federazione a salutare Abete, Lotito naturalmente non lo ha fatto. E non lo farà. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 14, 2012 DIMISSIONI DOPO LE CRITICHE DEL MASSIMO DIRIGENTE CONI LA DECISIONE DEL PRESIDENTE Corte di giustizia: Coraggio se ne va di MAURIZIO GALDI (GaSport 14-01-2012) Il presidente della Corte di giustizia federale (Cgf) Giancarlo Coraggio si è dimesso ieri «manifestando disappunto per il tono delle critiche rivolte al parere emesso mercoledì scorso» dalla Cgf sul caso Lotito. Era stato il presidente del Coni Gianni Petrucci a criticare la decisione anche perché sollevava dubbi sulla norma «etica» che lo stesso Coni aveva emanato a tutte le federazioni proprio per sottolineare che i dirigenti «condannati anche solo in primo grado» per reati attinenti lo sport fra questi la chiaramente la frode sportiva dovevano immediatamente essere sospesi dalle loro cariche. Il parere La Sezione consultiva della Cgf era stata investita da Abete per l'interpretazione dell'articolo 22 bis delle Noif sulla sospensione dei dirigenti condannati anche solo in primo grado. Norma che in parte contrasta con un'altra statutaria e per questo era intervenuto il Coni che aveva fissato regole «uguali per tutti», ma la Cgf aveva detto che Lotito — pur dovendosi sospendere dalle cariche all'interno del suo club — poteva continuare a partecipare alla vita federale. Reazioni «Ho criticato la poesia, non il poeta», ha commentato il presidente Petrucci all'Ansa e ha aggiunto: «Confermo tutto quel che ho detto mercoledì» quando aveva attaccato il parere sulla direttiva Coni ritenendolo una vera e propria «invasione di campo». Petrucci ha richiamato la letteratura: «Faccio presente che, come diceva Ezra Pound, un critico è cattivo quando discute il poeta, non la poesia». La Federcalcio e il presidente Abete non hanno commentato, ma nel comunicato sul sito federale si legge: «Il presidente della Figc rinnova al dottor Coraggio il vivo ringraziamento per l'attività svolta volontaristicamente nell'interesse del calcio italiano, con l'augurio più fervido per i nuovi importanti impegni istituzionali che si appresta ad assumere». Coraggio, infatti, aveva già manifestato la sua intenzione di lasciare a scadenza del mandato (il 30 giugno) la presidenza della Cgf perché è stato recentemente nominato presidente della Sesta sezione del Consiglio di Stato, la stessa che aveva «bocciato» l'uso commerciale della tessera del tifoso rinviando al Tar per un più approfondito esame della vicenda. Il retroscena Il presidente federale Giancarlo Abete, dopo il contrariato silenzio con il quale aveva incassato il parere della Cgf, ieri si apprestava ad intervenire sull'argomento a Coverciano dove era programmata la periodica riunione di dirigenti e capitani della Lega Pro con gli arbitri. Per questo nelle prime ore della mattinata aveva anche avuto una telefonata con il presidente del Coni Petrucci. Poi, proprio mentre era in viaggio per Firenze, è arrivata la telefonata di Coraggio che gli ha anticipato l'intenzione a rassegnare immediatamente le sue dimissioni. A questo punto l'intervento di Abete a Coverciano è diventato solo «istituzionale» e di saluto. ___ Caso-Lotito: il Coni non si pente, la Lega di A pronta a sfidarlo Corte Figc, il n. 1 se ne va per protesta art.non firmato (CorSera 14-01-2012) ROMA — La tempesta intorno al caso-Lotito ha fatto registrare le dimissioni del presidente della Corte federale, Giancarlo Coraggio, a due giorni dal parere consultivo con il quale la Corte non solo aveva detto no alla sospensione del presidente della Lazio dagli incarichi federali (in attesa di sentenza definitiva della magistratura ordinaria), ma aveva pure criticato la direttiva etica del Coni, andando ultra petita. Petrucci, che aveva attaccato la sentenza (non era piaciuta nemmeno in Figc), ma non chi l'aveva scritta, non si è commosso: «Io ho criticato la poesia, non il poeta». Ieri Coraggio aveva avvertito il presidente della Figc, Abete, per telefono, poi gli aveva inviato una lettera, nella quale aveva manifestato il disappunto per le critiche mosse al parere della Corte. In realtà Coraggio ha anticipato le dimissioni che fra un mese, sarebbero state obbligate per l'incarico che andrà ad assumere (la presidenza del Consiglio di Stato). In queste ore la Lega di Milano sta mettendo a punto un piano per sfidare il Coni: eleggere Lotito alla vice-presidenza della Lega nell'assemblea di lunedì 23 che dovrà rinnovare il Consiglio. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 14, 2012 Bettarini, l’Isola dei Famosi e la sorella di… di SEBASTIANO VERNAZZA dalla rubrica "NON CI POSSO CREDERE!" (SportWeek 14-01-2012) Il Giornale ha pubblicato il verbale dell’interrogatorio del presidente del Chievo, Luca Campedelli, davanti all’ufficio inchieste della federcalcio: era l’estate scorsa, infuriava la nuova Scommessopoli e gli investigatori sportivi volevano vederci chiaro sullo strano tesseramento di Stefano Bettarini da parte del club di Verona. Questa la versione di Campedelli: «Nella stagione 2009-10, stante il fatto che la sorella del signor Sartori Giovanni, nostro direttore tecnico, avrebbe avuto immenso piacere a partecipare alla trasmissione televisiva “L’Isola dei Famosi”, in qualità di pubblico negli studi televisivi di Milano, mi rivolsi al signor Stefano Bettarini, che conoscevamo da molto tempo, affinché in qualità di partecipante al reality si adoperasse per soddisfare tale desiderio (…). Mi venne in mente l’idea di ricalcare quanto già avvenuto in precedenza con il sig. Gene Gnocchi e il Parma Calcio proponendolo come uomo immagine della società (…). Il sig. Bettarini non svolse alcuna attività pubblica in relazione alla società chievo». Ricapitolando: per far sedere la sorella di Sartori tra il pubblico dell’“Isola”, il Chievo tesserò l’ex giocatore Bettarini, oggi abbonato al gossip e scommettitore dichiarato. Domanda: se la “sartorina” avesse voluto partecipare al programma come naufraga, il “Betta” sarebbe stato nominato vicepresidente? ___ CALCIOSCOMMESSE Bettarini tesserato: sospetti sul Chievo Campedelli dai pm Il presidente ascoltato a Napoli dall’Antimafia. Si indaga sui rapporti tra l’ex giocatore e il club veneto di FRANCESCO CENITI & MAURIZIO GALDI (GaSport 14-01-2012) Il Chievo, la segretaria e il tesseramento di Bettarini giudicato sospetto. Mentre l’eco dell’inchiesta del pool «reati da stadio» sulle partite del Napoli non si è ancora spenta, è la Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Napoli a mettere a segno un altro colpo. Ieri il pool coordinato da Rosario Cantelmo con i sostituti Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa ha ascoltato Luca Campedelli, presidente del Chievo Verona, per uno dei filoni di inchiesta che la Dda sta portando avanti nel mondodelle scommesse e dintorni. Sotto la lente degli inquirenti i rapporti tra Stefano Bettarini e il Chievo, con il quale è risultato tesserato al tempo del procedimento sportivo di questa estate. Uno «scherzetto » che ha costretto l’ex giocatore a patteggiare un anno e due mesi di squalifica, mentre la società è stata multata di 80 mila euro. Intercettazioni La Dda di Napoli ha acquisito da Cremona le intercettazioni delle telefonate intercorse tra Bettarini e la segretaria del giudice sportivo, Stefania Ginesio. Ai magistrati, però, non interessavano le «promesse» e le «richieste » di aiuto per la giustizia sportiva, mala «strana» preoccupazione mostrata da Bettarini che chiedeva alla Ginesio di intervenire presso i dirigenti del Chievo per nascondere che lui era un loro tesserato. Perché questa paura? Il presidente Campedelli, all’epoca sentito dalla giornalaccio rosa, aveva ammesso che Bettarini «era stato ingaggiato a fini promozionali », ma il suo nome non era mai stato ufficialmente presentato né la sua immagine era mai stata associata al club o all’industria dolciaria di Campedelli. La curiosità I magistrati stanno cercando anche di capire cosa c’entri in tutto questo Silvio Giusti, un nome ricorrente in molte inchieste giudiziarie sportive sulle scommesse (indagato dai due pool napoletani, ma anche da qualche altra Procura) e legato a Federico e Michele Cossato (anche loro indagati a Napoli e Cremona). In una delle intercettazioni il suo nome verrebbe fatto perché sarebbe stato lo «sponsor» dell’ingaggio di Bettarini al Chievo. Cosa lega Bettarini a Giusti e cosa lega Giusti a Campedelli? L’ipotesi è che in qualche modo il Chievo sia stato «costretto» a tesserare l’ex giocatore, forse perché sotto scacco? Da non dimenticare che a Cremona il pentito Gervasoni ha fatto mettere a verbale: «Gli zingari avevano referenti nel Chievo». Non solo, i fratelli Cossato sono ex gialloblù e conoscono benissimo l’ambiente veronese. La posizione del club è in bilico anche per un altro passaggio secondo i magistrati: Bettarini poteva avere un vantaggio dal tesseramento (i contributi pensionistici), mentre il Chievo ha solo avuto guai da questo «favore». Perché, allora, non chiedere un risarcimento danni a Bettarini dopo la multa di 80 mila euro? Tutti questi punti sono stati affrontati nell’incontro che i magistrati della Dda hanno avuto con Campedelli che avrebbe fornito la sua versione sui fatti. La segretaria Per il momento i magistrati non hanno ancora deciso se ascoltare o meno Stefano Bettarini. La scorsa settimana era stata sentita Stefania Ginesio in merito proprio alle sue telefonate con Bettarini («Stefano non ti preoccupare: il club negherà il tuo tesseramento. Certo, Palazzi può arrivarci lo stesso...») e se era a conoscenza dei rapporti tra Giusti e il Chievo. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 14, 2012 (modificato) "Pæne di Gene" ------- IL ROMPI PALLONE di GENE GNOCCHI (GaSport 13-01-2012) Ultima trovata della Juve per disfarsi di Amauri. Ieri Andrea Agnelli lo ha abbandonato in autostrada. ------- UFFICIO DI GENE di GENE GNOCCHI (SPORTWEEK 14-01-2012) Sulla neve artificiale si deve sciare in modo diverso? Ti risponderò con una similitudine. Tra sciare sulla neve naturale e quella artificiale c’è la stessa differenza che passa tra pettinare i capelli naturali e quelli di Antonio Conte. Modificato January 14, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 14, 2012 Il contenzioso fiscale Maradona-Equitalia, si riparte Il legale: «Pretese illegittime» L’ex campione dovrebbe pagare 38 milioni di euro: nuovo collegio giudicante di TULLIO DE SIMONE (Il Mattino 14-01-2012) Maradona-Equitalia, un match infinito. È scattato il «secondo tempo» di questa sfida tutt’altro che conclusa e che vede di fronte l'ex campione argentino Diego Armando Maradona e il fisco italiano. La storia è nota: l’ex «pibe de oro» è accusato di evasione fiscale, motivo per il quale è stato condannato a pagare 38 milioni di euro (a fronte dell’originaria somma richiesta di 8 milioni) per mettersi in regola e poter, quindi, anche rientrare in Italia. Il durissimo contenzioso fiscale ora è cominciato «ex novo» innanzi a un nuovo collegio giudicante della commissione tributaria di Napoli, e il motivo per cui si è giunti all’azzeramento del processo precedente è stato chiarito. «Uno dei giudici del precedente collegio era il padre di un avvocato di Equitalia, quindi incompatibile nelle controversie di tale società» ha spiegato il legale di Maradona, Angelo Pisani, docente di processo tributario all’Università Parthenope ed esperto in contenzioso della riscossione. «Ed ora sono in grado di dimostrare l'infondatezza delle richieste del fisco - sostiene l'avvocato Pisani - che poggiano su una sequela impressionante di anomalie e irregolarità commesse negli anni dalle varie società di riscossione». Il legale dell’ex capitano del Napoli calcio chiarisce: «Sino ad oggi il fisco ed Equitalia non hanno fornito prova dell’esistenza della cartella ed è stata interrotta la palese e insanabile prescrizione di un credito degli anni '85-'86 oramai estinto». La «partita» dunque, prosegue. Pisani non s’arrende: «Se Maradona nel 1988 avesse ricevuto una regolare notifica dell’originaria cartella esattoriale, di cui a tutt’oggi non esiste prova cartacea dell’esistenza, avrebbe potuto esercitare ogni diritto di difesa e dimostrare che la pretesa del fisco non era legittima». Poi, l’affondo finale del legale: «Diego sarà il simbolo della battaglia di legalità e giustizia contro il fisco e i metodi medievali di riscossione dei tributi dello Stato italiano in danno dei suoi contribuenti, colpiti da un sistema vessatorio con le cosiddette «cartelle pazze», condite di interessi, sanzioni e spese a dir poco usurai». Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 14, 2012 (modificato) SPY CALCIO di Fulvio Bianchi (Repubblica.it 14-01-2012) Calcioscommesse, ecco cosa succederà alla serie A... Ora tocca alla giustizia sportiva: la procura della Repubblica di Cremona ha fatto (sta facendo) un lavoro importante sul vasto, delicatissimo fronte della giustizia sportiva. E il merito principale è delle intercettazioni, che hanno consentito di scoprire intrecci internazionali che diversamente non sarebbero stati scoperti (e pensare che qualcuno voleva proibirle, le intercettazioni...). I rapporti fra il capo della Procura cremonese, Di Martino, e il procuratore federale, Stefano Palazzi, per fortuna sono ottimi: si sono sentiti anche nei giorni scorsi. Di Martino ha chiesto a Palazzi di aspettare sino al 20 gennaio prima di mettersi in movimento: i due magistrati si incontreranno al termine della prossima settimana. Solo dopo, Palazzi e i suoi investigatori (fra cui ce ne sono alcuni di grande esperienza ed affidabilità) potranno iniziare gli interrogatori: probabilmente toccherà a circa 40 "tesserati", fra calciatori e dirigenti, dalla A sino alla Lega Pro. I processi (sportivi) dovrebbero iniziare verso aprile. Ma il vero problema è che le condanne devono essere afflittive. Ad esempio: chi si salva sul campo, deve retrocedere se penalizzato. Come fare quindi per non sconvolgere il campionato di serie A proprio nelle battute finali? Una soluzione c'è: fare scontare le condanne solo dalla prossima stagione. In questo caso serie A, B e Lega Pro avrebbero un discreto numero (forse più di una decina) di club che partirebbero con una penalizzazione dai tre punti in su. Ma almeno si salverebbero i campionati in corso. Questa idea comincia a prendere sempre più corpo. E a molti club, anche importanti, farebbe comodo. . . E se Lotito diventasse vicepresidente della Lega di A? Una vicenda assurda, una battaglia di cui il mondo del calcio avrebbe fatto volentieri a meno: è lo scontro, senza esclusione di colpi, fra Claudio Lotito, presidente della Lazio (ancora sotto scorta, e non si capisce bene il perché) e i vertici dello sport (Coni e Figc). La Cgf, Corte di giustizia federale, ha dato ragione a Lotito: pur condannato per frode sportiva a Napoli, non decade da consigliere federale. Ma questo è solo un parere, consultivo e non vincolante, e il presidente della Corte, Giancarlo Coraggio, ha preferito dimettersi sia perché a febbraio diventa presidente del Consiglio di Stato (al posto di De Lise, altro uomo di sport), sia perché la sua decisione-intrusione ha portato ad un durissimo attacco da parte di Giovanni Petrucci. Attenzione, il n.1 del Coni non è intervenuto su una sentenza, cosa che mai ha fatto e mai farebbe, ma solo su un parere, che come detto è solo consultivo. E anche la Figc, pur non essendosi espressa ufficialmente, fa sapere di essere in piena sintonia con Petrucci, perché la Corte è intervenuta su un terreno che non le competeva. Adesso Abete (come d'altronde gli altri presidenti federali) deve ratificare le nuove norme del Coni, fissate dalla Giunta (di cui fa parte lo stesso Abete) all'unanimità: in base a queste regole etiche Lotito non può più fare parte del consiglio federale, e lui di dimettersi non ha alcuna intenzione (anzi...). La Figc prende tempo e non essendoci motivi di urgenza non ha ancora fissato il primo consiglio federale del 2012, dove chiaramente Lotito si presenterà. Fra l'altro, il 23 gennaio c'è un assemblea di Lega dove c'è da nominare il vicepresidente (il n.1 dicono che sia Maurizio Beretta.. . ). Secondo alcune voci, ci sono ottime possibilità che Lotito venga nominato vice, in modo da rafforzare ancora di più la sua posizione. In questo caso, lo scontro con Coni-Figc aumenterebbe. Tessera del tifoso: è arrivato il momento di abolirla Prima riunione del 2012 dell'Osservatorio del Viminale: si è insediato a dicembre il nuovo numero 1, il dirigente generale Roberto Sgalla, che già conosce bene il mondo del calcio. Si è parlato soprattutto della tessera del tifoso: secondo il Viminale deve diventare sempre più "un vero e proprio servizio per il tifoso" e non essere, come "peraltro accaduto solo in pochi casi, come strumento di attuazione di politiche commerciali". Saranno pochi casi, d'accordo, quelli della tessera-business, ma vanno cancellati, e in fretta. C'è anche una sentenza che lo dice. Anzi, a questo punto, passata l'ondata emergenziale e cambiato il governo, sarebbe il caso di abolire la tessera e trovare altri sistemi per emarginare i violenti. E' assurdo penalizzare le persone perbene, cercare di tenerle lontane dagli stadi, e dalle trasferte. La tessera è arrivata alla sua seconda stagione: ci pensi il nuovo ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, e ci pensino i "tecnici" dell'Osservatorio se non è il caso di chiudere l'esperienza qui. Lunedì a Napoli master in "management delle imprese sportive" Un Master in "Management delle imprese sportive", finalizzato alla formazione di figure in grado di dirigere società ed enti che operano nel settore sportivo, si svolgerà lunedì 16 gennaio a Napoli, presso la Basilica di Santa Chiara (inizio ore 11). Si tratta di una iniziativa quanto mai importante, soprattutto di questi tempi, e che apre nuove possibilità di lavoro ai giovani. Organizzato dall'Università Telematica Pegaso (www. unipegaso. it) e dal presidente Danilo Iervolino, il corso sarà inaugurato dal presidente della Corte Costituzionale Alfonso Quaranta e avrà tra i docenti il presidente della Figc, Giancarlo Abete, il vice presidente vicario e presidente della Lnd, Carlo Tavecchio, il presidente dell'Aia, Marcello Nicchi, il responsabile del Centro Studi, Sviluppo e iniziative speciali della Figc, Michele Uva, il professore di diritto dello sport e consulente giuridico del Coni Elia Valori. Direttore dei lavori è il presidente del Comitato Paralimpico e vice presidente del Coni Luca Pancalli, coordinatore didattico (e moderatore al convegno di Napoli) il revisore dei conti della Figc Belardino Feliziani. L'Università Telematica Pegaso è un ateneo aperto, non statale, che adotta un modello di insegnamento a distanza avvalendosi di tecnologie di ultima generazione: una piattaforma on-line con l'assistenza costante degli orientatori didattici, dei tutor e di un corpo docente di fama internazionale. Il master si svilupperà in 7 moduli. Modificato January 15, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 15, 2012 (modificato) Gattuso: «Per 4 mesi sbagliate le cure» Cassano, prime corse Rino: «Non è un bel vivere. Spero e penso non si sbagli più» Per Antonio qualche passaggio. E scherza: «Posso giocare?» di MARCO PASOTTO (GaSport 15-01-2012) Le due facce dell'infermeria rossonera sono a pochi metri di distanza. Quella sorridente di Antonio Cassano corre sul prato di San Siro assieme al preparatore Bruno Dominici. Quella assorta e nascosta dagli occhialoni scuri di Rino Gattuso riceve abbracci e conforto a bordo campo. Sono i due lungodegenti particolari del Milan. Particolari perché alle prese con nemici subdoli che di solito non si incontrano sui campi di calcio. Uno ha ripreso a sperare, l'altro a tribolare dopo aver accarezzato invano la luce in fondo al tunnel. Dipendenza Cassano ha ripreso il filo del suo lavoro due mesi e mezzo dopo la maledetta trasferta di Roma. Ieri è stata la prima corsa dopo il malore che gli è costato un intervento al cuore. Tuta sociale e scarpe da ginnastica, è sbucato un po' a sorpresa dal tunnel del Meazza, si è fermato a chiacchierare con i compagni e ha iniziato a inanellare giri di campo al piccolo trotto. Poi a un certo punto ha raccolto una pettorina da terra, se l'è infilata e ha chiesto: «Posso giocare?» Risate. L'umore è alto, la voglia immensa. Una dipendenza totale dal pallone, che si traduce in qualche passaggio blando con Pato e Robinho. Di più, per ora, non è permesso. Ma nella sua situazione è già tantissimo. Dalla prossima settimana Antonio riprenderà ad allenarsi a Milanello tutti i giorni, ma con una grande novità: sostituendo la corsa alle camminate che avevano contraddistinto la prima fase di riabilitazione. E se tutto andrà come si deve, chissà che Allegri non possa riaverlo in squadra già ad aprile. «Non mi esprimo nelle cose mediche, speriamo rientri fra poco», dice Galliani. Cose strane FantAntonio scherza coi compagni, saluta l'a.d. e poi fa rientro negli spogliatoi mentre Gattuso osserva la scena ai lati del campo. Sembrava che l'incubo stesse finendo, ma non è così. La miastenia oculare appena diagnosticata per lui è un termine medico nuovo. E che tra l'altro ha colpito l'altro occhio, quello destro. La trafila riparte praticamente da zero: riposo assoluto (tre settimane, un mese circa), poi controlli accurati per capire se si può riprendere l'attività fisica. E Rino riflette a metà fra la rabbia e l'amarezza: «Per quattro mesi abbiamo curato una cosa che si è rivelata sbagliata — racconta a Milan Channel —. Devo vivere il quotidiano: e non è un bel vivere. Spero e penso che in questo momento non si sbagli più». Poi prova a scherzare: «Tavana (il medico sociale, ndr) deve stare attento altrimenti gli viene un infarto. Sono successe cose strane, che in una squadra di calcio si vedono ogni 50 anni... Cassano? Reagire è l'unico modo per uscirne fuori. Non ha una voglia pazza di lavorare — ride —. E' un grande giocatore, ma deve mettere la testa a posto, ad esempio quando mangia». Galliani fa una carezza a Rino e assicura: «Uscirà anche da questo. I tifosi pensano che i giocatori siano eroi, ma sono persone normali». ___ Gattuso, continua il calvario "Curata malattia sbagliata" Il centrocampista rossonero segue da bordocampo la rifinitura dei compagni in vista del derby. Nonostante i guai alla vista, non perde la voglia di scherzare quando si parla di Cassano: "Non ha una voglia pazza di lavorare e quando mangia sembra un bambino. L'Inter? Va presa con le molle" della redazione Repubblica Sport 14-01-2012 MILANO - Alla vigilia del derby, in casa rossonera c'è chi dovrà guardare la partita dagli spalti, con tanta amarezza per i mesi trascorsi ai margini. Si tratta di Rino Gattuso e, per un combattente come lui, fa male dover rimanere lontano dal campo, osservando i compagni che svolgono l'allenamento di rifinitura in vista della supersfida con l'Inter: "Per quattro mesi abbiamo curato una cosa che si è rivelata sbagliata - ammette 'Ringhio' ai microfoni di Milan Channel - devo vivere il quotidiano: non è un bel vivere. Sono stato bene da un anno e mezzo, ora voglio solo migliorare insieme ai miei compagni". "CASSANO? DEVE METTERE LA TESTA A POSTO" - Lo spirito è quello di sempre , battagliero e positivo, e il centrocampista rossonero non perde di vista il 'pallinò del gioco, come dimostra la sua dichiarazione circa il derby di domenica sera: "E' una partita fondamentale e da prendere con le molle, sanno di non poter sbagliare altrimenti son fuori da giochi", sono le parole di Gattuso riportate da milannews. it. Il giocatore ha anche parole d'incoraggiamento per Cassano, un altro che è ancora ai box (dopo l'intervento al cuore) ma sta lottando per rientrare quanto prima in campo: "Reagire è l'unico modo per uscirne fuori: lui è un ragazzo particolare, non ha una voglia pazza di lavorare - dice Gattuso in maniera ironica - è un grande giocatore, deve mettere la testa a posto. Ad esempio, quando mangia non è che non sa mangiare, ma mangia come un bambino". Gattuso "Cura sbagliata per quattro mesi" trafiletto non firmato (Repubblica 15-01-2012) MILANO - Grazie alla febbre di Dubai, Rino Gattuso ora conosce l´origine dei suoi problemi (la mioastenia oculare) e i tempi di guarigione (un mese e mezzo) : «Per quattro mesi abbiamo curato una cosa sbagliata». ___ DOPO LA NUOVA DIAGNOSI DEL SUO PROBLEMA ALLA VISTA RINGHIO SI SFOGA Gattuso: «Quattro mesi di cure sbagliate! Vivo alla giornata: non è bello» di FURIO FEDELE (CorSport 15-01-2012) MILANO - Giustamente perplesso, Gattuso (presente a bordo campo ieri durante la rifinitura a San Siro) ha confidato a Milan Channel lo sconforto per una prima diagnosi, riguardante l’occhio sinistro, che evidentemente non era quella esatta. Venerdì, infatti, è stata rivelata una patologia (mioastenia oculare) diversa da quella individuata, pur senza certezze, ai primi di settembre quando si era manifestato il problema. FIDUCIA - Gattuso, però, come suo solito non si arrende. E’ pronto a ripartire, vuole tornare in campo presto e bene. «Per quattro mesi abbiamo curato una cosa che si è rivelata sbagliata - ha puntualizzato il centrocampista milanista - e, comunque, devo vivere il quotidiano: non è un bel vivere. Ora voglio solo migliorare insieme ai miei compagni. Quando hai dei bei rapporti e riesci ad avere fiducia è una cosa bella. Spero e penso che da questo momento non si sbaglierà più». Ma cosa sta succedendo al Milan? L’infermeria non riesce a svuotarsi. Così Gattuso: «Tavana (il medico sociale rossonero; ndr) deve stare attento altrimenti gli viene un infarto. Sono successe cose strane (compreso il problema cardiaco di Cassano; ndr) che in una squadra di calcio si vedono ogni 50 anni». Gattuso, però, mette in guardia i suoi compagni contro la determinazione dell’Inter. «Il derby è una partita fondamentale per i nostri avversari che hanno tra le loro fila tanti campioni. E' una gara che noi dobbiamo prendere con le molle perchè gli interisti sanno di non poter sbagliare o sono fuori da giochi». SAN SIRO E I VIP - Botteghini chiusi, biglietti introvabili ormai da una settimana. Per il derby, si sa, San Siro dovrebbe raddoppiare la sua capienza. Così come la tribuna d’onore dove sono attesi molti vip rossonerazzurri. Da Felipe Massa (milanista d’adozione anche se di brasiliani ce ne sono anche nell’Inter. . . ) a Valentino Rossi interista senza...freni. Le wags rossonere hanno una nuova. . . capitana: Mellissa Satta. E’ atteso il cittì Prandelli, non mancherà il super-interista sindaco Pisapia. Dolce e Gabbana, Savicevic, Maldini, Paolo Scaroni (ad di Eni) , Mirko Bergamasco (rugbista azzurro), il rossonerazzurro Zaccheroni e Simona Ventura completeranno il parterre dove, ovviamente, spiccherà la presenza di Silvio Berlusconi mentre Massimo Moratti è in forse. ___ CURE SBAGLIATE Gattuso: «Persi quattro mesi» trafiletto non firmato (Tuttosport 15-01-2012) MILANO. Starà fermo per almeno un altro mese e forse si rammarica del tempo perduto. Ma Gennaro Gattuso crede di aver finalmente trovato la causa dei suoi mali: «Per quattro mesi abbiamo curato una cosa che si è rivelata sbagliata, devo vivere il quotidiano: non è un bel vivere. Spero e penso che in questo momento non si sbagli più. Il derby è una partita da prendere con le molle, l’Inter sa di non poter sbagliare altrimenti è fuori da giochi. Cassano? Reagire è l’unico modo per uscirne, lui è un ragazzo particolare». ___ A San Siro (ore 20,45) Ranieri vuol ridurre il distacco da Allegri: è una sfida che vale doppio Il derby della verità Il Milan cerca tre punti per il primato, l’Inter per sognare ancora di MIMMO FERRETTI (Il Messaggero 15-01-2012) È il derby più derby d’Europa, dicono i numeri di campionato e coppe delle due milanesi. E anche le cronache legate al calciomercato, protagonista l’argentino Carlos Tevez. È un derby che, classifica alla mano, vale doppio anche se il girone d’andata non è ancora terminato. Da una parte il Milan campione d’Italia e capolista; dall’altra l’Inter che viaggia con otto punti di ritardo dalla vetta. Come dire: vietato perdere per entrambe, perchè la squadra di Max Allegri, fresco fresco di rinnovo fino al 2014 (è il tecnico più pagato della serie A, 2, 5 netti a stagione bonus esclusi), non può concedersi passi falsi visto il ruolino di marcia della Juventus, l’altra capoclassifica impegnata nel pomeriggio in casa contro il Cagliari, e perchè l’Inter di Claudio Ranieri, ultimo allenatore a battere il Milan a San Siro (era sulla panchina della Roma), in caso di ko precipiterebbe a undici punti dalla vetta, vanificando così - forse in maniera irrecuperabile - la vigorosa rincorsa/risalita degli ultimi mesi. È il derby della verità, in parole povere. Massimiliano Allegri, alla quarta sfida all’Inter da milanista, spiega. «L’Inter quest’anno ha cambiato modo di giocare tra Gasperini e Ranieri. Ha trovato equilibrio, subisce poco e avrà a disposizione tutti i giocatori della rosa. Troveremo un’Inter in stato di forma e difficile da affrontare. É il derby di andata, siamo lontani dal finale di campionato, ma dobbiamo uscire dal campo con un risultato positivo. È un derby più decisivo per l’Inter che per noi». E ancora. «Le vicende di mercato? Ci sono perché c’è mercato. Tutto si è risolto: Pato resta e tutti siamo contenti. Nessuno ha mai detto di non voler tenere Pato e io non ho mai detto di doverlo cedere», le parole del tecnico, in ansia per le condizioni di Thiago Silva. «Ho deciso di tenere Pato perchè lo ritengo un giocatore di grande talento. L’intera operazione non mi convinceva nè dal punto di vista tecnico nè da quelle economico. È una scelta che ho preso in totale autonomia. Sono convinto sia la cosa migliore per il Milan», ha precisato Silvio Berlusconi. Preso dal Lecce Mesbah, intanto. Ranieri, che tra Juventus e Roma non perde una stracittadina dal 2007, ha idee chiarissime, tanta voglia di far giocare Sneijder, assente da una vita, e un po’ di preoccupazione per il mal di schiena di Julio Cesar. «Se vinciamo, ci rimettiamo in corsa e il Milan comincia a pensare che l’Inter è tornata. Se perdiamo, abbiamo altre venti partite a disposizione. Più volte ho detto di voler vincere una gara che conta. L’ho sottolineato contro il Napoli, contro la Juventus e contro l’Udinese. Il derby è importante per i tre punti: a ottobre siamo usciti sconfitti dal primo scontro diretto contro il Napoli, poi ne abbiamo persi altri due contro Juventus e Udinese. I derby sono particolari, escono dal contesto del campionato. Non si può fingere. Detto questo, siamo pronti per affrontare il Milan che è lassù: è imbattuto da dodici partite, lo rispettiamo e proveremo a batterlo». Tevez? «Non parlo mai di mercato. Il Milan ha Pato, che ha dimostrato il suo valore e sarà un’arma a disposizione dei rossoneri», ha glissato Ranieri. E poi. «Come si ferma Ibra? Ci proveremo. I nostri difensori avranno la massima attenzione per un giocatore che, dove è andato, ha sempre vinto il campionato». Ibra ieri ha preso una botta al ginocchio, ma dovrebbe esserci. Nella scorsa stagione, il Milan ha fatto sue entrambe le stracittadine punendo i nerazzurri in contropiede. «Uomo avvisato, mezzo salvato.. . Dobbiamo stare attenti alle ripartenze, il Milan sa far male. Mi auguro che sia una serata di calcio vero e che i tifosi si divertano. Vedremo chi è più forte, vinca il migliore», ha proseguito. Infine, Gattuso. Polemico, dopo la scoperta della miastenia all’occhio destro. «Per quattro mesi abbiamo curato una cosa che si è rivelata sbagliata». L’altro convalescente Cassano si è allenato correndo a San Siro guardando i compagni, e invidiandoli non poco. ___ I guai di Gattuso «Per 4 mesi curata la cosa sbagliata» trafiletto non firmato (LA STAMPA 15-01-2012) Si chiama mioastenia la malattia di Rino Gattuso e stavolta ha colpito l’altro occhio, quello sinistro. «Per 4 mesi abbiamo curato una cosa che si è rivelata sbagliata – ha raccontato il centrocampista a Milan Channel- Adesso devo vivere il quotidiano e sinceramente non è un bel vivere. Sono stato bene per un anno e mezzo, ora voglio solo migliorare con il sostegno dei compagni. Mi auguro che non si sbagli più». ___ L’eliminatore Allegri a valanga: «Li facciamo fuori» di FRANCESCO PERUGINI (Libero 15-01-2012) Mancano solo poche ore alla fine della settimana più difficile della carriera di Massimiliano Allegri. L’allenatore del Milan non sembra però aver risentito troppo delle ultime vicende che gli hanno regalato un Tevez in meno, un Pato forse di troppo e due anni di contratto in più. E così il tecnico rossonero si presenta ai giornalisti prima del derby in versione “Terminator” per far fuori i cugini dalla corsa-scudetto: «Non so se abbiamo più noi da perdere o l’Inter», sottolinea Allegri, «è come l’anno scorso, quando potevamo allungare oppure farci sorpassare. Certo, se noi dovessimo vincere è difficile che l’Inter possa rientrare nella corsa scudetto ». La partita di stasera è perciò un «crocevia per il campionato», ma il suo Milan deve restare sereno: «La squadra ha proseguito nel lavoro visto che è l’ultima settimana di allenamenti completi», ha spiegato Allegri, «poi inizieranno le coppe e, sperando di andare avanti il più possibile, non avremo lo stesso tempo. Mentalmente siamo tranquilli, comunque». Come tranquillo è lo stesso Allegri dopo il tanto agognato rinnovo di contratto fino al 2014, arrivato quasi come conseguenza del no di Pato al Psg: «Quella vicenda non ha accelerato il rinnovo del contratto», assicura il diretto interessato, «non ho mai detto che volevo cedere Pato: è un campione che per le potenzialità che ha deve fare molto meglio. Lui è rimasto, l’allenatore ha rinnovato, quindi abbiamo risolto tutti i problemi». Qualche indizio in più sul reale andamento della vicenda lo darà forse la scelta del compagno di Ibra per questa sera. Il favorito è Robihno, ma le chance di una maglia-premio per il Papero sono altissime. Chi ci sarà di sicuro è Thiago Silva, nonostante un problemino alla coscia accusato ieri. Fermi per influenza Taiwo e Seedorf, anche se l’olandese è stato comunque convocato (ma come vice-Aquilani giocherà Emanuelson). Guarderanno il derby dalla tribuna, invece, i due milanisti più sfortunati dell’anno: Gattuso che dovrà star fermo altri 30 giorni («per 4 mesi abbiamo curato una cosa rivelatasi sbagliata», ha commentato Rino dopo la nuova diagnosi di miastenia oculare) e Cassano. Ieri il barese è tornato in campo per una prima sgambata, ma ha fatto subito impazzire il medico sociale rossonero: Cassano ha chiesto ripetutamente di unirsi ai compagni per la partitella e il dottor Rodolfo Tavana ha faticato per trattenerlo. Anche Fantantonio è carico: abbastanza per cancellare entro fine stagione il ricordo di Tevez. ___ DERBY DA ARENA Allegri sfida Ranieri: "L'Inter va liquidata" Il tecnico rossonero su Pato: "Mai chiesto di cederlo. Se uno può dare 100, deve dare 100". E lo fa giocare. Ranieri, lo "stregone" da spot: "Col cuore si vince" di FRANCO ORDINE (Il Giornale.it 15-01-2012) Chissà se i giornalisti cinesi, con interprete al seguito, hanno capito qualcosa. Sono arrivati in sala-stampa a San Siro per ascoltare Allegri, tastare il polso al Milan, seguire il test sul prato rizollato e invece si sono ritrovati dinanzi a un clima quasi surreale. Già perché il derby numero 277 è rimasto dietro le quinte, appena qualche accenno, una risposta, due al massimo sull’argomento. «Ci sarà grande tensione, servirà concentrazione, la sfida può essere un crocevia per loro, se vincono tornano in corsa per lo scudetto» la convinzione di Allegri. Poco derby e molto altro, allora. E cioè Pato e i rapporti tra Allegri e Pato, il nodo del contratto sciolto e il ribaltone del mercato, con un benvenuto a Cassano, rivisto in campo ieri a San Siro, «magari potremo riaverlo per il finale di campionato» il pronostico che è una specie di esorcismo dinanzi alle ripetute sventure (ultima quella di Gattuso, 4 mesi di cure sbagliate) che hanno colpito il gruppo. Chissà se i giornalisti cinesi hanno capito qualcosa, certo è risultato molto istruttivo sulla discussa questione Pato prendere nota dell’intervento di Silvio Berlusconi: «Ho deciso di tenere Pato perchè lo ritengo un giocatore di grande talento. L’intera operazione non mi convinceva nè dal punto di vista tecnico nè da quello economico. É una scelta che ho preso in totale autonomia. Sono convinto sia la cosa migliore per il Milan». Evidente lo scopo: ribadire in modo solenne l’estraneità della figlia Barbara alla vicenda. Dopo Berlusconi, Allegri ha messo in fila una serie di riflessioni da mandare a memoria. Eccole: 1) «Quando ho letto i giudizi di Pato sono caduto dalle nuvole perché non ho rapporti freddi con lui ma una relazione basata sul rispetto professionale e umano»; 2) «Non ho mai chiesto di cedere Pato e ora che è rimasto sono contento per lui e per il Milan»; 3) «In questi giorni non ho mai notato un atteggiamento mentale non consono, altrimenti a Bergamo non lo avrei schierato titolare»; 4) «Lo considero un campione, può e deve fare molto meglio, se uno può fare 6 deve fare 6, se può fare 100, deve fare 100. Quando è stato bene, ha sempre giocato, poi è normale che ogni tanto vada in panchina, è capitato ad altri, impossibile giocare 50 partite in una stagione»; 5) «Tevez avrebbe dovuto rimpiazzare Cassano, se la società ha cambiato indirizzo, chiedete spiegazioni a Galliani». Chissà se i giornalisti cinesi hanno capito qualcosa ma anche la firma del contratto (2 milioni più premi) è stata girata e rigirata, nonostante il catenaccio di Allegri disponibile solo a riferire del cordialissimo colloquio telefonico con Berlusconi, seguito all’accordo biennale. «Non è mai stato un problema, ne abbiamo parlato dopo Cagliari, dovevamo trovare il tempo per farlo, la vicenda Pato non ha accelerato i tempi»: sull’argomento è stato più semplice per Allegri imporre la propria linea. «Sono felice di continuare il lavoro portato avanti da un anno e mezzo» il soffietto. Più attraente il passaggio successivo: «Qualcuno mi ha definito il “liquidatore”, invece sono riconoscente alla vecchia guardia che mi diede una mano tra Bari e Palermo e sono contento di aver contribuito a ringiovanire il Milan senza perdere di vista i risultati». Il derby canonico è cominciato appena Allegri si è messo ad allenare. Perché c’è stato il panico per Thiago Silva (indolenzimento muscolare, in dubbio) e non è mancato il brivido per un colpo al ginocchio di Ibra, prima di regalarsi un gran gol, imitato più tardi da Pato. A proposito: giocherà lui titolare. E da stanotte le polemiche ricominceranno. Modificato January 15, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 15, 2012 IL CASO IL BULGARO IONOV SI È SOSTITUITO A RAITCHEV, DESIGNATO PER L’AMICHEVOLE Un «falso» arbitro per Werder-Az E c’è l’ombra delle scommesse di MARCO DEGL’INNOCENTI (GaSport 15-01-2012) Un ex arbitro bulgaro, noto per le sue irregolarità e privato della licenza dalla federazione del suo Paese per aver diretto senza autorizzazione partite in Venezuela e Argentina, si è sostituito, fornendo false generalità, al collega designato a dirigere mercoledì scorso l’amichevole tra Werder Brema e AZ Alkmaar, nella città turca di Belek (2-1). Si tratta di Lachezar Ionov, ex arbitro della serie B bulgara che si è spacciato per il connazionale Raicho Raitchev, arbitro designato. La sostituzione di persona è venuta alla luce quando Raitchev ha dichiarato di essere rimasto a casa per infortunio. «Abbiamo subito avvertito la federazione tedesca: il comportamento dell’arbitro ci era apparso strano, ha prolungato di 10’, senza motivo, il recupero della gara», ha detto il general manager del Werder, Klaus Allofs. Scommesse La partita potrebbe essere stata oggetto di scommesse e non è escluso il sospetto di irregolarità. La terna arbitrale per l’amichevole era stata designata dall’agenzia che ha organizzato il ritiro dell’Alkmaar. Un anno fa una terna ungherese aveva diretto, anche allora con falsi nomi, l’amichevole Bulgaria-Estonia 2-2, con tutte le 4 reti segnate su rigore e sospettata di essere stata taroccata: gli arbitri non figuravano nella lista della Fifa. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 15, 2012 Calcio senza giornalismo di CARLO TECCE (il Fatto Quotidiano 15-01-2012) Il calcio in italiano è una liturgia con virtù tribali e vizi moderni. I giornalisti televisivi, che raccontano le partite nemmeno fossero le gesta di Enea, rispettano il calcio con omertoso silenzio. Quasi per tenere fede a un patto di sangue, pardon: di quattrini. Domenica scorsa, Lecce-Juventus, il telecronista annuncia uno striscione contro Marco Borriello (i tifosi bianconeri gli danno del mercenario, per un presunto rifiuto), ma evita di leggerlo chissà per quali timori aziendali. La scena è stata veloce, dunque il telecronista non avrà ricevuto censure, semplicemente è scattato un sistema di controllo interno: l’auto-censura. I telegiornali sportivi e le cosiddette trasmissioni di approfondimento parlano sempre mal volentieri dei clamorosi scandali o degli sviluppi di un’inchiesta giudiziaria che riguardano i campionati italiani. Lo fanno con la stessa superficialità con cui insultano un calciatore straniero, che non può ascoltare né protestare, rispetto agli ossequiosi giri di parole reperiti in archivio o creati al momento per commentare i bidoni made in Italy. Il rapporto società di calcio-società televisiva è saldata con i milioni di euro per i diritti televisivi, che si convertono in milioni di euro con gli abbonamenti dei telespettatori. Spesso gli uffici stampa preferiscono offrire le interviste esclusive ai calciatori, che poi sono un insieme di balbettii, ai giornalisti televisivi per saldare, continuamente, il legame commerciale. Raramente un’inchiesta giornalista rivela il marcio su cui si regge il calcio, ma c’è sempre bisogno di una procura e di un magistrato per scoprire quello che si sussurra. E dove? Nell’ambiente, pessima abitudine per descrivere quel sistema trasparente e controverso che circonda il pallone italiano. Mentre le telecamere entrano fisicamente negli spogliatoi, per mostrarci i calciatori in mutande che ascoltano musica e vorrebbero un minuto di pace e concentrazione, quelle stesse telecamere evitano di inquadrare la parte brutta di una favola che ormai ha stancato persino i più piccoli. Il calcio viene raccontato come se fosse un incontro fra purezze e bandiere di chissà quale caseggiato, non c’è mai il timore, o il sospetto, che dietro un rigore si nasconda un biscotto. Sappiamo qualsiasi cosa dei calciatori che scendono in campo, che musica ascoltano, che carni mangiano, dove vanno in vacanza, come fanno la spesa, non sapremo mai esattamente chi sono. Un paio di sere fa, il telegiornale di Skysport esultava per un’intervista esclusiva al procuratore di Pato, attaccante del Milan nonché compagno di Barbara Berlusconi. L’inviato di Sky aveva intercettato il procuratore brasiliano all’uscita di Giannino, il solito ristorante dove si ritrovano i calciatori per far finta di non cercare un posto tranquillo con il desiderio di farsi inquadrare. Concitazione. Attesa. Ansia. Il servizio va in onda, l’agente brasiliano con il cappellino dice un paio di parole incomprensibili, annuisce senza comprendere le domande, cerca di sfuggire con l’aria di chi custodisce la verità. Non c’è spazio, però, per la verità nel calcio. Si preferisce credere che sia tutto, ancora, un gioco. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 15, 2012 UCCISO A 28 ANNI Un libro ricostruisce la morte del calciatore RE CECCONI RESTÒ MUTO di MALCOM PAGANI (il Fatto Quotidiano 15-01-2012) Il campo d’allenamento era sotto la collina. Tra le puttane di via Tor di Quinto, gli insediamenti nomadi e la caserma dei Carabinieri. Lì si poteva vedere dalla strada. Un fumetto. Polvere ed erba. Disordine voluto. Magliette di lana azzurra, bestemmie, la gente in tribuna e sotto, la bolgia. Tutti dietro un pallone e il signore più saggio, Tommaso Maestrelli, davanti. La Lazio del maggio 1974. Quella che sposa la storia, mentre il paese divorzia. Il regno di Chinaglia e Re Cecconi. Il lombardo di campagna, finito sotto terra a 28 anni, da esule, da straniero, proprio 35 anni fa. Ucciso in una gioielleria di Roma da un colpo di pistola sparato dal marchigiano di ventura Bruno Tabocchini. Il padroncino che affrontata la gavetta si era messo in proprio, vivendo asserragliato tra i preziosi. L’uomo che aveva già reagito a una rapina (due revolverate, un bandito a terra) nell’inverno del ‘76. Un “self-made man”, come disse a suo tempo il Pm Marrone con il difetto di covare: “Una visione egocentrica del mondo che lo spinse a farsi giustizia da sé. Lui dentro, i nemici fuori. Lui il bene. Gli altri, tutti gli altri, il male”. In via Francesco Crispi, quartiere Fleming, alle 19:40 del 16 gennaio ‘77, Tabocchini aprì dal suo bunker al profumiere Fraticcioli, suo amico, che gli portava due deodoranti. L’odore della morte. IN GIOIELLERIA, entrarono anche Pietro Ghedin e Re Cecconi in libera uscita con un altro calciatore, Renzo Rossi, che li aveva lasciati da due minuti per acquistare un litro di vino. Ghedin e “Cecco”. Con le mani in tasca. Era “l’ora brutta” degli assalti e spaventato, Tabocchini fece fuoco. Prima puntò l’arma su Ghedin, poi la spostò e a mani giunte chiuse le ali a Re Cecconi. Il rumore sordo, l’urlo di Ghedin: “Siete pazzi qui?”, l’ultimo appello di Cecco: “Ghedo, aspettami, vengo con te”, l’ambulanza, il decesso, alle 20:04, al San Giacomo. La faccia contrita di Emilio Fede al Tg 1: “Tragico scherzo, è morto il calciatore Re Cecconi”. Tabocchini sostenne che quella sera Re Cecconi avesse gridato: “Fermi tutti, questa è una rapina” e che la replica calibro nove fosse stata naturale: “Ho sparato prima che lui lo facesse con me”. Gli diedero retta. Assolto dall’imputazione di “eccesso colposo di legittima difesa”. Nonostante Re Cecconi fosse disarmato e la discussione tra innocentisti e colpevolisti fosse diventata merce da bar sport. Un libro e un documentario tenuto nascosto nelle teche Rai dal 1983 a causa di una dura battaglia legale, raccontano questa storia di mancata resurrezione e ne ribaltano il senso. La tesi portante dei due lavori è chiara. Non ci sarebbe stato uno “scherzo” di Re Cecconi, ma solo un omicidio. Il film, straniante, lo girò Tomaso Sherman, veneziano approdato poi a soap come Incantesimo. “Il caso Re Cecconi”. Attori come Andrea Occhipinti, Simona Marchini e Haber e un’ora scarsa che preludeva alla distruzione della versione ufficiale. Il volume l’ha scritto invece un giornalista appassionato, Maurizio Martucci. Si è calato a sangue freddo, in questo dirupo dostoevskiano di metamorfosi e uomini trasformati in bestie. Non scherzo, Re Cecconi, 1977. La verità calpestata (Libreria sportiva, 80 pagg, 10 euro) è un’indagine al di sopra di un unico sospetto. Ribalta le presunte verità dell’epoca e restituisce a Re Cecconi l’innocenza. Secondo Martucci: “Re Cecconi ebbe la vita distrutta per un equivoco e non fece nulla per essere ucciso. Il clima processuale fu inquinato dalle potenti lobby orafe al grido di ‘maggiori tutele’. E poi il pregiudizio contro una Lazio politicamente scorretta e la tesi del folle gioco superficialmente accettata, fecero il resto”. TABOCCHINI lasciò Roma poco dopo, tornò a casa, si eclissò. Luciano il biondo, il numero 8, è rimasto nella memoria. Lo riconoscevi dall’alto. In quella squadra di pazzi (fascisti e comunisti, clan rivali, noia da ritiro sfogata nell’albergone sull’Aurelia) “CeccoNetzer” era l’anarchico che per coraggio e fisiognomica somigliava alla stella del Borussia. Da ragazzo, a Nerviano, aveva visto la fame. Mangiare l’erba era la naturale conseguenza di un’origine. Re Cecconi che “visse da re e morì da Cecconi”. Luciano che cadde senz’aria da respirare e a paracadute chiuso, amava lanciarsi con il suo amico Gigi Martini. Prima terzino, poi pilota e deputato a destra della destra, nella seconda vita che a Re Cecconi fu negata. Saltavano d’annunziani dai portelloni dei C 119 che sollevavano lamiere e sedili inospitali dalla base di Tirrenia. Prima delle riflessioni postume: “Eravamo tanto uniti perché avevamo paura di essere stati troppo fortunati” vennero i funerali di Cecco. Diecimila persone. Il vecchio presidente Lenzini, il Sor Umberto, a testa bassa, i pianti, il silenzio e i compagni della Lazio in Qatar per un grottesca tournée. Luciano tornava spesso dai due figli. Sua moglie Cesarina (che per giorni Corriere della Sera e Stampa chiamarono Graziana) aveva 23 anni. Dopo lo sparo, avrebbe avuto solo l’età indefinita dell’assenza. Nelle foto d’epoca, Tabocchini è cupo. Veste completi severi. Sembra incazzato con chi vuole cancellare i frutti della sua scalata sociale. Il denaro, la rispettabilità, la casa di lusso per la madre, in via Prati degli Strozzi. All’inizio lo interrogò il vicequestore Masone (decenni più tardi capo della Polizia). Tabocchini dichiarò di detestare il calcio e non aver mai visto prima Re Cecconi. Ma qualche testimone suggerì che con “il biondo”, l’orefice fosse stato addirittura vicino di casa sulla Cassia. Vero o falso che fosse, vittima e carnefice rimangono sempre abbracciati. Cecco sapeva perdonare. Chissà se in questi anni ne ha avuto la forza. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 15, 2012 Scommesse Bari, altre gare di A sotto inchiesta S´indaga sui contatti tra clan e calciatori di GIULIANO FOSCHINI & MARCO MENSURATI (la Repubblica 15-01-2012) BARI - Ci sono una decina di nuove gare di serie A che finiscono nelle inchieste che le procure italiane stanno conducendo sul calcioscommesse. Le partite sono nel fascicolo seguito dal procuratore di Bari, Antonio Laudati. E sono legate alla posizione di un infermiere, Angelo Iacovelli, iscritto nel registro degli indagati per concorso in frode sportiva. Si tratta dell´uomo che - secondo gli investigatori - portava il denaro dagli scommettitori ai calciatori per truccare le partite che il Bari ha giocato lo scorso anno in A. Tutte gare (ci sarebbero Bari-Chievo, Bari-Sampdoria, Palermo-Bari e Bologna-Bari) giocate dai biancorossi nella seconda fase di campionato. Nell´inchiesta pugliese sarebbero dunque stati provati dai carabinieri del reparto operativo i passaggi di denaro con i calciatori. Tenuti a restituire i soldi incassati agli scommettitori qualora non si fosse realizzato il risultato promesso. Una circostanza del genere l´ha raccontata il difensore-pentito Carlo Gervasoni ai pm di Cremona indicando come gli Zingari avessero corrotto cinque giocatori del Bari per perdere con più di due gol di scarto a Palermo. Ma il risultato (la partita finì 1-2) non si verificò perché Miccoli sbagliò un rigore. Da Bari potrebbero arrivare importanti novità nei prossimi giorni. Notizie sono attese anche da Napoli dove sono in ballo due inchieste sul calcio scommesse. Da un lato è indagato l´ex portiere Gianello, accusato di frode sportiva per la partita contro il Chievo vinta 3-0 (e dove rischiano la squalifica per omessa denuncia tre azzurri, tra cui il capitano Cannavaro). Dall´altro si indaga sulle infitrazioni mafiose partendo dalla gara contro il Parma. In uno dei filoni è indagato l´ex allenatore dell´Inter Hector Cuper. In un altro è stato sentito come teste il presidente del Chievo Luca Campedelli chiamato a spiegare il perché avesse tesserato Bettarini. ___ Scommesse, indagato un infermiere portava ai calciatori i soldi delle truffe Inchiodato dai telefoni. Quattro partite nel mirino di GIULIANO FOSCHINI (la Repubblica - Bari 15-01-2012) L´inchiesta di Bari sul calcio scommesse ha il suo primo indagato ufficiale. Si chiama Angelo Iacovelli, è un infermiere ma avrebbe lavorato per i mercanti del calcio. E´ lui l´uomo, sospettano i carabinieri del reparto operativo, incaricato di portare ai calciatori biancorossi il denaro per truccare le partite. Iacovelli ha ricevuto un avviso di garanzia per concorso in frode sportiva ed è stato ascoltato dal pm Ciro Angelillis insieme con il suo avvocato Piero Nacci Manara. Iacovelli ha però deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. «Era un nostro diritto - spiega il legale - noi non conosciamo nemmeno un atto dell´indagine, non potevamo rispondere al buio di un´accusa che davvero non capiamo. Aspettiamo di vedere cosa accadrà nelle prossime settimane». La situazione non sembra delle migliori per le persone coinvolte nell´indagine. Gli investigatori avrebbero le prove che almeno in una gara, che il Bari ha giocato fuori casa, Iacovelli ha portato le buste dagli scommettitori ai calciatori. E viceversa. La partita non è andata infatti come promesso e i giocatori comprati hanno dovuto restituire il denaro. La gara non è però l´unica. Ce ne sarebbero molte altre nelle quali Iacovelli ha svolto lo stesso ruolo. E, in questi casi, le partite sarebbero andate anche a buon fine. Agli atti ci sono i nomi dei calciatori protagonisti delle combine. Ci sono i tabulati telefonici, le presenze negli alberghi che testimonierebbero il quadro. Inoltre da qualche giorno nel fascicolo d´inchiesta è finito l´interrogatorio che Carlo Gervasoni, l´ex difensore del Bari, ha reso dopo essere stato arrestato ai pubblici ministeri di Cremona. Il procuratore Antonio Laudati - che sin dal principio sta seguendo personalmente l´inchiesta - ha avuto uno scambio di atti con il collega di Cremona, Roberto Di Martino. Compreso il verbale di Gervasoni del 27 dicembre scorso quando il calciatore ha raccontato quello che sapeva sulla combine di Palermo-Bari, partita terminata per 2-1 per i padroni di casa. La gara sarebbe stata gestita dal gruppo degli Zingari che, racconta Gervasoni, avrebbero corrotto cinque calciatori biancorossi finiti ora nel registro degli indagati della procura lombarda: sono gli ex baresi Andrea Masiello (ora all´Atalanta), Nicola Belmonte (Siena), Daniele Padelli (Udinese), Marco Rossi (Cesena), Simone Bentivoglio (Sampdoria) e Alessandro Parisi (Torino). «La prima partita di serie A combinata di cui parlai - ha raccontato Gervasoni al procuratore Di Martino - è Palermo-Bari del 7 maggio 2011, finita 2-1, laddove il risultato concordato era di un over con la sconfitta del Bari, con almeno due gol di scarto: si tratta di notizie che mi ha riferito Gegic nell´immediatezza della partita, in quanto ho scommesso sulla medesima». «Ricordo - aveva raccontato Gervasoni - che sempre secondo quanto lui mi riferì, era stato Carobbio a mettersi in contatto con i giocatori del Bari o con qualcuno che gli stesse vicino. Gegic mi riferì che erano stati corrotti i seguenti giocatori del Bari: Padelli, Bentivoglio, Parisi, Andrea Masiello e Rossi. Il risultato concordato non fu raggiunto perché Miccoli sbagliò il rigore che era stato volutamente provocato. Miccoli non sapeva nulla della combine». Accanto alle dichiarazioni di Gervasoni, nel fascicolo di Bari ci sono i nomi di tre imprenditori vicini ai calciatori (alcuni dei quali sono stati già ascoltati come testimoni) che avrebbero scommesso cifre importanti su indicazione dei giocatori stessi. Spesso, tra l´altro, non vincendo perché venivano date loro informazioni non corrette. Agli atti, anche in questo caso, ci sono tabulati telefonici e le prove dei pagamenti che sarebbero avvenuti in alcuni casi con assegni bancari. Iacovelli è indagato in un fascicolo parallelo a quello aperto per associazione a delinquere e riciclaggio dallo stesso Laudati sempre sulla vicenda calcio. La procura ha cominciato a indagare sul calcio dopo una segnalazione di un bookmakers austriaco, Skysport365, che segnalava flussi anomali su una gara di Coppa Italia (Bari-Livorno) del dicembre 2010. Dai primi accertamenti, è venuto fuori un interesse della criminalità organizzata (e in particolare dei Parisi) alle scommesse sportive. Da anni i clan avevano individuato nelle scommesse una delle vie maestre per il riciclaggio del denaro. La possibilità, offerta da alcuni calciatori, di truccare le gare di serie A dava la possibilità di guadagnare qualche soldo in più. Ecco che sarebbero entrati nell´affare, prima gestendolo da solo. E poi facendo riferimento al gruppo degli Zingari, lo stesso finito sotto indagine a Cremona. Non è un caso che gli slavi più volte sono arrivati a Bari, come testimoniano presenze alberghiere e celle telefoniche: per esempio, hanno passato in città tutto il fine settimana in concomitanza con Bari-Sampdoria. E potrebbe non essere soltanto una coincidenza. 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Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 15, 2012 (modificato) Vi prego, non trasformatemi in eroe l’uomo che pretende lo scontrino di FRED PERRI (Tempi.it 13-01-2012) Com’è andata? Avete messo su qualche chilo? Io mi sono mantenuto un fuscello, passando leggero tra capponi e cenoni. Ah, ah, lo so che non la bevete. Ci sarebbero voluti gli ispettori del peso. Avrebbero dovuto bussare alla mia porta e controllare frigo e dispensa per vedere se quello che avevo denunciato prima del Natale (sobrietà, pochi grassi, movimento) rispondesse al vero. L’accertamento sarebbe finito male, sarei finito alla berlina come i ricchi col macchinone ma nullatenenti. E a questo proposito, compagni e amici, vorrei cominciare l’anno con un inno alla morale. Perché quello che ci circonda, ormai, è il trionfo del moralismo, del mondo alla rovescia, del sensazionalismo fine a se stesso. Scusate, ma c’è bisogno di salire fino a Cortina per sapere chi possiede il macchinone? Basta recarsi al concessionario Ferrari-Maserati-Jaguar-Mercedes-Bmw all’angolo. Adesso c’è la campagna “denuncia chi non ti dà lo scontrino”. Leggo celebrazioni di un tale che ha fatto casino in un locale milanese per una focaccia. Ora gli eroi sono questi? Mi fa piacere che Simone Farina, del Gubbio, faccia una gita a Zurigo, ospite di Blatter al Pallone d’oro, ma rifiutando la grana per truccare una partita ha fatto solo il suo dovere. Lui lo sa, noi no. È che abbiamo perso il senso della morale e allora ci affidiamo al moralismo, compiacendoci per comportamenti che dovrebbero essere normali. ___ IL GRAFFIO di Emilio Marrese (Repubblica.it 14-01-2012) Santo subito Gubbio-Grosseto 4-0: Farina otto minuti in campo, sfiorando anche il gol con un colpo di aureola. ___ da Libero VeLeNo Numero 2 (Libero 15-01-2012) Modificato January 15, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 16, 2012 La storia Paralizzato dai guerriglieri "E di me se ne fregano tutti" Il portiere del Togo vittima dell´attentato di due anni fa di FRANCESCO FASIOLO (la Repubblica 16-01-2012) La Coppa d´Africa maledetta, quella che non ha mai giocato, è scritta tutta lì, sulla sua gamba destra. Non si muove, non la comanda più. E un calciatore che vive sulle stampelle non è più un calciatore. «Ho sognato l´attentato ogni notte e ho ancora dolore, tutti i giorni». A 27 anni Kodjovi Obilalé è un ex portiere. Ha chiuso la sua carriera un proiettile che si è infilato nella vertebra, ed è arrivato al midollo. È cominciata così, nel 2010, la scorsa edizione della coppa: appena entrato in Angola, la mattina dell´8 gennaio, il pullman della nazionale del Togo viene assaltato. «Venti minuti di inferno. Mi colpirono ai reni e all´addome con raffiche di mitra, ma non ho mai pensato che sarei morto: sapevo che non era ancora arrivata la mia ora». A scatenare la sparatoria gli indipendentisti della provincia di Cabinda, la zona in cui il Togo stava andando a giocare il suo girone. Muoiono l´autista, l´aiuto allenatore, l´addetto stampa. Emmanuel Adebayor, la stella della squadra, se la cava con un grande spavento. Obilalé è il ferito più grave, nelle prime ore si diffonde addirittura la notizia della sua morte. Comincia invece un lungo percorso di riabilitazione. In Sudafrica, dove è rimasto due mesi dopo essere stato operato a Johannesburg, e poi in una clinica specializzata di Lorient, in Bretagna, cittadina dove vive oggi. Fino a qualche tempo fa, nelle interviste, gli chiedevano quando sarebbe tornato in campo: «Se lavorerò bene ce la farò, sono sicuro». Mese dopo mese, Kodjovi ha smesso di aspettare il giorno in cui avrebbe buttato via le stampelle. Ha capito che non sarebbe arrivato: una gamba recuperava, l´altra no. Difficile da accettare, difficile far capire ai suoi due bambini, di 9 e 3 anni, che tutto faceva parte del passato. La nazionale conquistata nel 2006, la convocazione al Mondiale di Germania, i viaggi per le qualificazioni, la speranza di strappare il posto da titolare. I campetti della quarta divisone in Francia, al Pontivy, e il sogno di fare il salto in Ligue 1. Di quella vita non è rimasto nulla. «Se esci dal giro conservi pochi contatti, i calciatori frequentano solo i calciatori. E io non sono più uno di loro. A ferirmi è la mancanza di considerazione. Anche la Federazione se ne frega, se ne fregano tutti», racconta a L´Equipe. Il quotidiano francese gli ha dedicato un reportage di due pagine: magari "Kodjo" lo aveva sempre sognato. Ma certo non per raccontare le sue giornate a Lorient tra tv, Facebook e lunghe chiacchierate con i ragazzi della drogheria africana di fronte alla stazione, i suoi nuovi amici. E, naturalmente, le ore passate nel centro di riabilitazione. Persa la speranza del campo, lì ha scoperto altro: «Il valore della vita. Stavo con persone che soffrivano molto più di me, amputati, tetraplegici. Ho capito che anche potersi alzare, guidare, è una fortuna». Le cure però costano tanto. E Obilalé non ha più un lavoro. Dall´Angola, paese organizzatore di quella coppa, non è arrivato nulla. Dal Togo la Federazione ha mandato un mazzo di fiori, il governo 50. 000 euro. Centomila ne sono arrivati dalla Fifa, tutti spesi per terapie e operazioni, e qualche migliaio da Federazione e Lega calcio francesi. Due azioni legali sono in corso, una in Francia e l´altra in Angola. Non solo per i soldi dell´assicurazione, ma perché venga riconosciuta la sua condizione di vittima. Le richieste di Obilalé rischiano di perdersi tra le ramificazioni della burocrazia calcistica: l´associazione calciatori francese ha fornito un avvocato, ma complica le cose il fatto che Kodjovi in Francia non giocava tra i professionisti e per di più quando ha avuto l´incidente era con la maglia del Togo. Nel frattempo, bisogna immaginare un futuro. Trovare un lavoro, fare colloqui. Scrivere nuove pagine, non solo in senso metaforico. Da un po´ Kodjovi si siede al computer e ricorda l´attentato, ma anche «come sono cresciuto in Africa e quando sono partito, a sedici anni, per andare in Francia a giocare. Tiro fuori tante cose». Perché la sua storia non è finita in quel pullman. Prima, e soprattutto dopo, con molta fatica, c´è tutto un mondo ancora da raccontare. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 16, 2012 (modificato) SPY CALCIO di Fulvio Bianchi (Repubblica.it 16-01-2012) Rai-Mediaset, scontro finale per i diritti del campionato Rai-Mediaset al duello finale per i diritti (in chiaro) del campionato dal 20p12 al 2015: domani la Lega di serie A convoca tutte le emittenti che hanno espresso un interesse ad una trattativa privata per un primo incontro. I dirigenti di Lega poi passeranno alla fase successiva, quando chi è davvero interessato deve fare un'offerta in busta chiusa. Verrà stabilita anche una data entro la quale l'assemblea di Lega, ricevute le offerte, dovrà valutarle. La Rai dal 2012 non avrà più la Champions League (a pagamento su Sky, gratis su Mediaset) e, almeno per ora, non ha nemmeno i diritti delle Olimpiadi di Sochi 2014 e Rio 2016. La decisione se fare un'offerta, e che tipo di offerta, per i diritti del campionato compete al direttore generale della Rai, Lorenza Lei, e poi deve essere ratificata dal cda. In un'assemblea dei redattori di Rai Sport è stato deciso un pacchetto di tre giorni di "agitazioni", contro la politica dell'azienda. La Rai non ha accettato la richiesta dalle Lega (25 milioni di euro a stagione), perché ritenuta troppo alta. Che fa adesso? Un'offerta al ribasso, o preferisce ritirarsi dalla contesa? La Rai rischia di perdere trasmissioni importanti come Stadio Sprint e soprattutto Novantesimo Minuto, un autentico cult in passato. Il servizio pubblico salverebbe solo la Giostra del Gol, vista da decine di milioni di italiani in tutto il mondo. Di recente è passata a Rai Sport: Andrea Fusco conduce la serie A, Amedeo Goria la B, taglianti (per motivi economici) gli opinionisti Cucci e De Laurentiis. Dovrebbe salvarsi dalla scure del cda Rai anche la Domenica Sportiva, altra trasmissione storica del servizio pubblico, affidata anche quest'anno alla conduttrice Paola Ferrari. Ma la Rai, senza più diritti, non potrebbe più dare i gol in chiaro, nel primo pomeriggio della domenica. Mediaset sinora aveva puntato soprattutto sul digitale terrestre a pagamento, ma ha manifestato alla Lega un interesse anche per il chiaro. L'interesse, pare, è soprattutto della concessionaria pubblicitaria, Publitalia. Si vedrà adesso chi vincerà il braccio di ferro fra Rai e Mediaset. Per quanto riguarda i diritti radiofonici, invece, c'è una sola offerta, quella della Rai: "Tutto il calcio minuto per minuto", trasmissione storica e insostituibile, per fortuna è salvo. I diritti minori del digitale pay interessano invece Centro Europa e Pangea. A febbraio inoltre la Lega di A farà il bando d'asta per i diritti tv della Coppa Italia: e anche qui la Rai rischia molto, visto l'interesse di Mediaset, che ha già trasmesso alcune partite all'estero, Sky e forse anche de La7. Calcio-caos: Lotito vicepresidente Lega, ma gli conviene? Lunedì 23 gennaio, assemblea a Milano della Lega di serie A: tra le varie cose, c'è anche da nominare il vicepresidente (del presidente, con Maurizio Beretta dimissionario dal marzo scorso, ovviamente non si parla.. . ). Secondo alcune voci, potrebbe essere eletto Claudio Lotito che fra i venti presidenti gode di un largo consenso. Ma in questo caso, come vicepresidente di Lega, potrebbe ancora fare parte del consiglio federale? Non si sa con certezza, le norme non sono chiare. Il caos è totale: la sentenza della Cgf (corte giustizia federale) della Figc ha complicato le cose: la norma etica del Coni, che proibisce ai condannati in primo grado di fare parte degli organismi istituzionali, non può essere retroattiva secondo la Cgf, accusata da Giovanni Petrucci di grave ingerenza. Lotito quindi secondo i giudici della Federcalcio può ancora fare parte del consiglio federale. Ora la Figc, come le altre Federazioni sportive, dovrà ratificare automaticamente questa norma decisa all'unanimità dalla Giunta Coni (di cui fa parte anche Giancarlo Abete). E se non lo fa, rischia di essere commissariata: ma non succederà di sicuro, Abete è in totale sintonia con Petrucci e sta cercando solo una via d'uscita dopo il caos creato dalla Cgf. Non si sa ancora quando si terrà il prossimo consiglio federale: forse ai primi di febbraio. Ma queste norme vanno rese più chiare, per evitare polemiche inutili e scontri feroci fra Leghe, Coni e Figc. Derby record su Sky, bene anche Mediaset Premium Record assoluto di ascolti per il derby Milan-Inter su Sky: un'audience media record di 2.916.186 spettatori complessivi (9,68% di share). Si tratta del miglior risultato di sempre per un match di Serie A su Sky: il derby, infatti, ha superato il record di Inter-Milan del 15 febbraio 2009, visto allora da 2.886.762 spettatori medi complessivi. Ottimo ascolto domenica anche per Mediaset Premium: 5,70 % di share, 1. 717. 000 spettatori. Inizio modulo Carraro e "Roma 2020:"Ora tocca a Parlamento e Monti" "Il ministro dello sport, Piero Gnudi, credo abbia detto una cosa sacrosanta: tutti sognano di poter partecipare alla sfida per organizzare le Olimpiadi a Roma, nel 2020, e io sono tra questi, ma bisogna capire se ce lo possiamo permettere. Il prof. Monti avendo ricevuto un dossier dettagliato e articolato lo vorrà leggere attentamente, non si limiterà ad una sintesi". Franco Carraro, membro del Cio (dal 1982) e coordinatore della commissione Fortis sulla compatibilità economica per le Olimpiadi di Roma 2020, parla a 'La Politica nel Pallone su Gr Parlamento' delle candidatura della capitale per i Giochi. "Credo che il sì del governo sia condizionato da due dati di fatto: primo, constatare che il desiderio del Parlamento italiano sia quello di partecipare a questa competizione per porre seriamente la candidatura di Roma. E secondo, Monti dirà sì, solo quando avrà la certezza che questo sì non venga interpretato dagli organismi di rating e dalla finanza internazionale, come una contraddizione ai proclami e alle disposizioni e le leggi che il governo con Parlamento ha varato, di assoluta austerità'", spiega ancora Carraro. Modificato January 18, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 16, 2012 Illeciti nei campionati giovanili? Tutto vero di GIANLUCA GRASSI dal blog "Guerin Sportivo.it" 16-01-2012 «Andremo a controllare anche parecchie partite del settore giovanile». L’inciso del presidente Mario Macalli pronunciato a margine del convegno dove, alla presenza del capo sicurezza Fifa Chris Eaton, è stata presentata l’attività intrapresa dalla Lega Pro contro gli illeciti (con partite di campionato monitorate da SportRadar, società specializzata che si occupa di smascherare frodi sportive), è passato sotto silenzio o quasi. Archiviato dai media come l’ennesima provocazione di un dirigente che ama dire quel che pensa senza troppi giri di parole e che ci ha abituati a una dialettica forte, ad effetto, volutamente condita da una vis polemica iscritta nel suo dna. Macalli ha messo però il dito in una piaga molto più diffusa (e quindi grave) di quanto si possa pensare. Non credo infatti che il presidente si riferisse tanto a un ipotetico giro di scommesse (come tutti sanno i campionati giovanili non sono “quotati” nel circuito delle agenzie legali ed è piuttosto difficile, anche se non impossibile, pensare a un’organizzazione clandestina messa in piedi ad hoc per lucrare su questi tornei), quanto piuttosto alla possibilità che certi risultati vengano alterati per soddisfare i piccoli-grandi interessi che circolano nel calcio giovanile. Per lo più sconosciuti al grande pubblico. Perché tanta sicurezza in merito? Perché due anni fa sono stato coinvolto in prima persona in una vicenda del genere. In breve. Gli Allievi regionali della società in cui ero responsabile del settore giovanile, terzi in classifica e ormai senza possibilità di accedere alla fase finale, giocano l’ultima di campionato in casa di una squadra che lotta per salvarsi. Per capirci: il regolamento di allora prevedeva che solo le prime otto classificate (su quattordici) di ogni girone conservassero il posto nei regionali la stagione successiva. E i nostri avversari erano lì, in bilico fra ottava e nona piazza. Sapete cosa vuol dire per un club avere squadre giovanili a livello regionale? Significa essere la società di riferimento della propria zona, significa trovare più facilmente sponsor, significa attrarre più famiglie e contare quindi più iscritti (e di conseguenza più quote: dai 300 ai 400 euro all’anno per ogni bambino che frequenta la Scuola Calcio) rispetto alle concorrenti che limitano la propria attività all’ambito provinciale, significa mettere in mostra i propri talenti a livello superiore e magari sperare di piazzarne un paio nei professionisti (con incasso del relativo premio di preparazione previsto dalle carte federali). Tradotto: tre punti a fine stagione possono valere, stando scarsi, dai 20 ai 30 mila euro. Oro puro, a livello dilettantistico. A metà settimana, la telefonata a un nostro dirigente che mi riporta la proposta “amichevole”. Buttata lì come se niente fosse: «Ci chiedono di farli vincere, tanto a noi non cambia niente». Vado su tutte le furie. Non voglio neppure sapere quale sarebbe la contropartita (un giocatore per la prima squadra, pare) e ribatto: «Siamo matti? E chi lo dice al nostro allenatore, uno che non ci sta a perdere neanche a biliardino? E i ragazzi? Che esempio gli diamo? Io non dico proprio niente a nessuno. Andiamo e ce la giochiamo. Come sempre». Così è stato. Gara dominata ma stregata. Perdiamo uno a zero dopo aver fallito almeno quattro o cinque clamorose palle-gol. Ci proviamo fino alla fine, pazienza. Loro sono salvi. Ma soprattutto è salva la nostra dignità. Mia, dei ragazzi, dell’allenatore. Il calcio dovrebbe essere questo. Dovrebbe, ma sappiamo che troppo spesso non lo è. Ecco perché Macalli pone un problema serio. E soprattutto reale. ___ Partite combinate, la Fifa vara la tolleranza zero: radiazione per chi non collabora con i magistrati di GIOVANNI CAPUANO dal blog "Calcinfaccia" 16-01-2012 Senza aver ancora superato lo choc per il moltiplicarsi delle inchieste sul fenomeno delle partite truccate in nome delle scommesse, la Fifa cerca di dare una risposta alla richiesta di tolleranza zero. Non solo il manifesto della presenza di Simone Farina alla cerimonia di consegna del Pallone d'Oro a Messi (e Blatter ha telefonato anche a Pisacane che aveva lamentato scarsa attenzione al suo caso), ma una vera e propria rivoluzione che nei progetti del massimo organismo del calcio mondiale dovrà contribuire a estirpare la malapianta. Chi verrà pescato potrà salvarsi solo collaborando con la magistratura sportiva e non. Altrimenti tolleranza zero e radiazione dal mondo del calcio. “Il primo febbraio partirà un progetto Fifa per tutelare i giovani atleti che, entrati in contatto con gruppi criminali - rischiano di perdersi nelle maglie della corruzione" ha annunciato Chris Eaton, responsabile della sicurezza Fifa intervistato da Agipronews: "L’idea che abbiamo è di riabilitarli ma solo se collaborano con le autorità. In caso contrario, nessuna agevolazione e squalifica a vita”. L'inchiesta di Cremona preoccupa molto i vertici del calcio mondiale soprattutto per l'ampiezza di quanto non ancora emerso dalle carte dell'indagine penale: “Prevenzione, leggi speciali, un’azione risoluta, io credo che l’Italia dovrebbe darsi delle regole simili a quelle messe in campo per sconfiggere il terrorismo, soltanto così si può salvare il calcio” ha spiegato Eaton che promuove gli investigatori di Cremona e il sistema di scommesse legali italiano: "Non esiste altrove un sistema in cui si può verificare in tempo reale ogni singola giocata. Avremmo bisogno di piattaforme dello stesso genere ovunque e vorrei avere tanti Luca Turchi (il dirigente dei Monopoli di Stato che gestisce con il suo ufficio il Robocop che controlla i flussi di gioco) sparsi per il mondo, con gli stessi mezzi a disposizione”. Resta, però, la difficoltà di una guerra in cui gli interessi sono così elevati da rendere quasi impossibile riuscire a creare sistemi di deterrenza adeguati. Basta scorrere le cifre del business per capire quale è il mostro che ci troviamo di fronte: “I due bookmaker asiatici più noti incassano quattro miliardi di dollari a settimana operando legalmente a Singapore ma alimentando le combine nel resto del mondo" è la rivelazione di Eaton. A questo si aggiunge il dato del mercato illegale che è stimato in circa il doppio, quindi altri 8 miliardi di dollari settimanali. Riduttivo sperare che ci sia sempre un Simone Farina che con la sua denuncia permetta di scoprire i bari e far saltare il banco. La Fifa chiede aiuto alla politica perché venga creata una rete di investigazione internazionale in grado di mettere insieme i dati provenienti da tutto il mondo contrastando il fenomeno con leggi uniche: "Abbiamo un grande bisogno di agire subito. Senza dimenticare che il mercato del gioco non regolato va considerato il peggior nemico dell’integrità degli eventi sportivi - ha concluso Eaton -. Il calcio per la prima volta nella sua storia deve reagire ed evitare di perdere il proprio bene più prezioso, messo in pericolo dall’avvento di Internet, che diffonde informazioni e possibilità di scommesse “live” in tempo reale in tutto il mondo”. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 17, 2012 La manifestazione All’inaugurazione del corso in management sportivo i vertici di Coni e Figc. Alla cerimonia presenti anche Nicchi e Pancalli Abete al master della Pegaso: «Bilanci, bravo De Laurentiis» di DINO MANGANIELLO (Corriere del Mezzogiorno 17-01-2012) NAPOLI – L'Università telematica Pegaso ha riunito, ieri a Napoli, i vertici del mondo del calcio e del Coni per l'inaugurazione del «Master in Management delle imprese sportive». A fare gli onori di casa, il presidente dell'Università, Danilo Iervolino, con il Rettore Giovanni Di Giandomenico e il preside della facoltà di Giurisprudenza, Francesco Fimmanò. Il simbolico taglio del nastro è toccato al presidente della Corte Costituzionale, Alfonso Quaranta, presente alla manifestazione inaugurale con Giancarlo Abete, presidente Federcalcio, il vicepresidente del Coni, Luca Pancalli e il presidente dell'Aia Marcello Nicchi. Proprio Abete che nel corso della cerimonia ha regalato una maglia della Nazionale al presidente Quaranta, si è soffermato sul futuro del Napoli. «I risultati di domenica scorsa hanno ridotto i distacchi e riaperto la corsa — ha detto Abete — anche perché le squadre immediatamente dietro alle prime stanno marciando. I risultati raggiunti da De Laurentiis meritano un grandissimo apprezzamento. La squadra azzurra è tornata protagonista in campionato e sta facendo grandi cose in Champions, ma soprattutto questi risultati sono arrivati operando all'interno delle compatibilità economiche. Oggi per garantire continuità bisogna avere il controllo dei conti, dei costi, e adottare una politica compatibile con le proprie risorse». Il presidente federale ha anche affrontato il caso calcioscommesse e il video che ritrae De Sanctis durante la partita col Lecce finito al centro di una polemica. «Non entro nel dettaglio — insiste Abete — ma più in generale non ci deve essere un clima da caccia alle streghe. Bisogna piuttosto stare attenti a gestire con cautela e professionalità la comunicazione». La chiosa ha un sapore un po' acre: «La Nazionale a Napoli? Manca da 5 anni e mezzo, è vero. Noi volevamo giocare qui con la Spagna (lo scorso 10 agosto, ndr), ma il Napoli come sapete ci avvisò che c'erano dei lavori da effettuare allo stadio. Ora che i lavori sono finiti ci sono di nuovo le condizioni per far tornare la Nazionale», sono le parole di Giancarlo Abete. Che lancia, all'inaugurazione del master promosso da Pegaso, la promessa di portare presto l'Italia a Napoli. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 17, 2012 Giustizia L'intervista Lepore: «La politica sceglie i pm di inchieste famose» «C'è chi approfitta dei processi per finire in tv o sui giornali, e invece di essere punito dal Csm viene chiamato dai partiti» di GIANLUCA ABATE (Corriere del Mezzogiorno 17-01-2012) ROMA — Giovandomenico Lepore, ha ascoltato l'appello del presidente della Cassazione? Dice che servono magistrati più preparati e autonomi. «Ha perfettamente ragione». Pensa che quelli di oggi siano poco competenti? «Le nuove leve mi fanno ben sperare. Ma gli altri. . . ». Gli altri? «Be', basti pensare che non si riescono a coprire tutti i posti messi a concorso. E anche quelli che passano non è che siano proprio dei geni». Condivide anche l'invito ad essere più super partes? «Certo. Chi ha fatto il magistrato è cresciuto nel culto dell'autonomia, come può poi accettare di entrare in politica e sottostare alle sue regole?». C'è chi lo fa. «Sì, ma chi? Si tratta, nel 99% dei casi, di magistrati che hanno cavalcato l'onda di un grande successo, la ribalta mediatica. C'è chi approfitta della notorietà di un processo per finire in tv o sui giornali. E che invece di essere punito va in politica». I suoi (ex) colleghi non la prenderanno molto bene. «Ma la colpa è proprio della politica, che sceglie i magistrati famosi. Perché nessun pm o giudice di provincia è mai stato chiamato?». Perché? «Semplice, perché non è mai finito sui giornali, dunque non era un nome famoso da presentare agli elettori». Giovandomenico Lepore, ex procuratore di Napoli in pensione da un mese, sabato era seduto nell'aula «Pessina» della facoltà di Giurisprudenza durante la presentazione del libro di Luigi Labruna. E ha ascoltato il primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, sottolineare i due paradossi della magistratura. Il primo, tecnico, fa riferimento all'abbassamento del «livello minimale» di preparazione, proprio quando per effetto della complessità sociale sarebbe necessaria la massima capacità tecnica. Il secondo, professionale, è relativo alla circostanza che, proprio quando è chiamata a manifestare il massimo grado di indipendenza, la magistratura risulta invece molto più coinvolta nell'azione politica, e cresce il numero dei suoi esponenti eletti o chiamati ad esperienze amministrative. Lepore, cos'è quello del presidente della Cassazione: un rimprovero, un invito, un allarme eccessivo? «Eccessivo certamente no. È, piuttosto, la presa d'atto di una situazione». Davvero i magistrati sono così impreparati? «Oddìo, mo' torniamo agli asinelli e agli stalloni citati da Vincenzo Galgano in un'intervista rilasciata a lei?». Può iniziare dai puledri... «Ecco, quelli sono le ultime leve. Ho la sensazione che siano migliorati, e questo mi conforta». Addirittura? «Abbiamo avuto un periodo di magistrati non all'altezza, in cui c'erano più posti a disposizione che promossi». La colpa? «Una preparazione universitaria del tutto insufficiente. Escono da lì pieni di teoria, ma gli mancano due qualità fondamentali per un magistrato». La prima? «La pratica. Ma quella, al limite, possono farla con il tirocinio». La seconda? «Il buonsenso. E quello, se non l'hai imparato, nessuno te lo insegna più». Rimedi? «Ora stanno varando scuole, accademie. Vediamo se porterà benefici». I nuovi magistrati dovranno imparare anche a star lontano dalle tentazioni della politica? «Il presidente della Cassazione segnala un paradosso reale: i magistrati devono essere super partes, però poi certi alla fine parteggiano per una parte politica, qualunque essa sia». Una spiegazione ce l'ha? «Si deve ritenere che o sono stati fulminati dall'impegno politico nel corso della loro esistenza oppure, circostanza che non si può escludere, che abbiano fatto politica mentre svolgevano le funzioni di magistrato». Le sembra normale? «Scusi, ma se nel Csm esistono correnti che sono espressione delle idee politiche di questo Paese, di che vi meravigliate? Non chiamate Mi la corrente di destra ed Md quella di sinistra?». Altri nemici in vista: vorrebbe l'abolizione delle correnti? «Vorrei che il magistrato manifestasse le sue idee solo quando vota, non aderendo a correnti o, peggio, entrando in politica». Guardi che nell'ultimo anno lei è stato accusato di «politicizzazione» e «spettacolarizzazione delle inchieste». Marco Pannella su «Radio radicale» l'ha attaccata aspramente... «Neppure gli rispondo. E poi attenzione a distinguere tra capo e pm. Il procuratore è l'unico che risponde di ciò che fa l'ufficio, ma spesso si verificano casi in cui un soggetto che fa un'inchiesta eclatante vuole che il suo nome esca sul giornale o cerca spazi in televisione. La vetrina attira molti». Scusi, ma non è il capo che deve controllare? «Sì, e sono previste pure sanzioni». E allora? «E allora quelle sanzioni si riducono a poco. Basta premettere nella dichiarazione o nell'intervista che si parla in generale: sui giornali o in tv ci finisci lo stesso, davanti al Csm no». È sufficiente fare un'inchiesta da copertina per assicurarsi un futuro in politica? «È il meccanismo di selezione della politica che è perverso. I partiti scelgono i magistrati solo in base alla fama e alla risonanza mediatica della loro attività. Chissà perché la stragrande maggioranza viene da uffici grandi, come Roma, Napoli e Milano, o particolarmente esposti». Prevede che un pm di provincia non lo eleggeranno mai? «Ha meno occasioni di diventare famoso. Pensiamo ai magistrati bravi: Giancarlo Caselli e Luciano Violante sarebbero stati mai cooptati se fossero stati ignoti e non avessero combattuto mafia e terrorismo? E Giuseppe Narducci perché ha fatto notizia? Perché era il pm di Calciopoli: avesse seguito le inchieste sui furti d'auto, magari non l'avrebbero considerato». Quindi lei che è stato procuratore della Repubblica potrebbe. . . «Potrei. Ma non voglio». È il suo no ufficiale ai partiti? «L'ho sempre detto: mai in politica. Certo che se però mi nominassero senatore a vita...». Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 17, 2012 AVEVA CHIESTO 25 MILA EURO «ALTRIMENTI PUBBLICO UNA FOTO COMPROMETTENTE» Cinque anni a Corona per il ricatto a Trezeguet La sentenza d’appello aggrava la condanna di primo grado di MASSIMILIANO PEGGIO (LA STAMPA - Torino 17-01-2012) Mentre i giudici della corte d’appello sono ancora in camera di consiglio a decidere sull’estorsione a David Trezeguet, il telefono dell’avvocato Giuseppe Lucibello squilla con una leggera vibrazione. «Ciao Fabrizio, come stai? No, non hanno ancora deciso. Sì, il procuratore generale ha chiesto cinque anni. Dai, non preoccuparti, per ora. Vediamo come va a finire». Malissimo. La telefonata di Fabrizio Corona, il re del gossip, arriva pochi prima delle 17. Dieci minuti più tardi, i giudici di secondo grado si presentano in aula ed emettono la sentenza. Condanna a 5 anni di reclusione, multa e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Con questa decisione la corte d’appello di Torino, presieduta da Brunella Rosso, ha aggravato la sentenza di primo grado, in cui Corona era stato condannato a tre anni e quattro mesi. Si tratta del caso Trezeguet. L’ex calciatore bianconero aveva consegnato nel maggio del 2006 25 mila euro per ritirare delle fotografie che lo ritraevano con un’amica. Secondo l’accusa, l’atleta fu messo nell’angolo da Corona e da un suo fotografo. «Per evitare lo scandalo che avrebbe avuto in Italia e in Francia la pubblicazione del servizio fotografico, essendo Trezeguet sposato e con un figlio, in fase di separazione, il calciatore fu indotto a pagare l’ingiusto profitto». Estorsione, insomma. In primo grado a Corona furono riconosciute le attenuanti generiche. Quindi riduzione di pena. Ma ieri l’agguerrito procuratore generale Vittorio Corsi, ha cercato di convincere la corte d’Appello dell’errore di «indulgenza» commesso dai giudici di primo grado. «Ma vi ricordate di Corona, quando lanciava banconote dall’auto? È stato un errore concedergli le attenuanti». Cinque anni. Amareggiato il suo legale. «A Milano, per due casi analoghi, Fabrizio è stato assolto. La giustizia non è uguale in tutti i tribunali». I giudici torinesi hanno inoltre, fatto propria la sentenza della Corte di Cassazione del 20 ottobre scorso, che ha sancito, per una vicenda riguardante lo stesso Corona, il principio secondo il quale le fotografie scattate all’insaputa degli interessati possono essere usate dagli organi di informazione se sono di interesse pubblico ma, in caso contrario, non possono essere vendute né archiviate facendo pressione sui soggetti fotografati. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 17, 2012 Calcio e fiscalità SPAGNA: FIESTA FINITA ADDIO «LEGGE BECKHAM» SI TORNA TUTTI UGUALI di FILIPPO MARIA RICCI (GaSport 17-01-2012) L’alibi fiscale non c’è più. Nell’eterno duello di mercato tra Serie A e Liga, nel 2004 un intervento del governo di destra di José Maria Aznar aveva cambiato le regole della sfida a favore dei club del proprio Paese approvando, con l’idea di attrarre grandi professionisti in arrivo dall’estero, una legge che riduceva per 6 anni dal 46 al 24% l’aliquota fiscale degli stranieri contrattati in Spagna. Si pensava di dare una mano alle grandi imprese, finirono col beneficiarne soprattutto le squadre di calcio che videro ridotta quasi del 50% la pressione fiscale sui contratti dei calciatori presi all’estero. E infatti il provvedimento prese immediatamente il nome popolare di «Ley Beckham», perché lo Spice Boy fu uno dei primi ad arrivare, con grande beneficio del Real Madrid. Per i club spagnoli si trattava di un vantaggio notevole sulla concorrenza, e infatti dall’Italia in questi anni si è spesso protestato: al momento di prendere uno straniero, rispetto ai club spagnoli i nostri club dovevano pagare il doppio delle tasse. La Liga è cresciuta, le casse della Spagna hanno rinunciato a milioni e milioni di euro. E con l’avanzare della crisi la misura è parsa prima inadeguata poi insensata, tanto che nel 2009 il governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero ha ceduto alle pressioni in arrivo dalla sua sinistra e l’ha abolita: dal 1° gennaio 2010 i contratti superiori ai 600.000 euro l’anno non hanno più goduto del trattamento fiscale agevolato. Ora il nuovo premier, il Popolare Mariano Rajoy, è andato oltre alzando fino al 52% l’aliquota dei contratti superiori ai 300.000 euro. Cosa che vale anche per i rinnovi dei calciatori già in Spagna: ecco perché la trattativa tra Abidal e il Barça è ferma, e quando toccherà a Cristiano Ronaldo, che oggi prende 9 milioni netti con un’aliquota del 24%, vorrà più soldi e il Madrid sarà costretto a pagare tasse del 52% sul nuovo ingaggio, ci sarà da ridere. Serie A e Liga a livello fiscale lottano di nuovo ad armi pari. Ora a fare la differenza saranno solo l’abilità sul mercato e il prestigio del club. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 17, 2012 CALCIOSCOMMESSE Giocatori corrotti e gare Lo «zingaro» può svelare il sistema delle combine Il gip interroga Trajkovski: è la prima volta in Italia per uno della banda criminale di FRANCESCO CENITI (GaSport 17-01-2012) Entrano in scena gli Zingari. Sono passati più di 7 mesi da quando è partita la nuova inchiesta sul calcioscommesse: da subito fu chiaro che la corruzione dei giocatori, a differenza degli scandali precedenti, questa volta varcava i confini nazionali. Leggendo l’ordinanza della procura di Cremona, si scoprì l’esistenza di una banda che girava per i ritiri delle squadre italiane con valigie piene di soldi in contanti (da riciclare) con un solo scopo: comprare giocatori e alterare le partite di A, B e Lega Pro. Per tutto questo tempo, però, gli «Zingari» erano rimasti dei personaggi virtuali, sfuggendo alla cattura. Con il blitz del 19 dicembre (che aveva portato anche all’arresto di Cristiano Doni) le cose sono cambiate: un paio di membri del clan sono stati catturati all’estero. E mentre continua la caccia all’uomo al capo della banda (Almir Gegic), dal pomeriggio molte risposte potranno arrivare dall’interrogatorio di garanzia previsto davanti al gip Salvini di Rade Trajkovski. L’avvocato di Bressan Bisognerà vedere se il macedone deciderà di collaborare con gli inquirenti: ha scelto di farsi difendere dall’avvocato Vitali di Como(legale dell’ex giocatore Bressan, arrestato a giugno e considerato dall’accusa come uno dei contatti che Gegic aveva in Italia). Per i magistrati Trajkovski avrebbe avuto il compito di reclutare e corrompere i calciatori disponibili a favorire la manipolazione di incontri. Non è un caso che il macedone si trovava, ad esempio, nello stesso albergo che ospitava il Piacenza nell’occasione della gara contro l’Atalanta, match combinato come poi è stato confermato dal pentito Gervasoni e dallo stesso Doni. Un modus operandi che Trajkovski aveva da almeno due anni e quindi se decidesse di parlare potrebbe mettere nei guai numerosi calciatori e squadre al momento rimaste fuori dalla bufera. Staremo a vedere. Giovedì mattina, intanto, è previsto l’interrogatorio del pm Di Martino al calciatore Filippo Carobbio. Abete «Il problema scommesse non è solo italiano, ma riguarda tutto il mondo del calcio». Giancarlo Abete, presidente della Figc, è ritornato a parlare dell’inchiesta di Cremona. Abete ha ricordato come la giustizia sportiva ora entra «in una nuova fase: può operare solo sulla base dei documenti messi a disposizione dalla giustizia ordinaria tenendo presente che le prescrizioni nel calcio sono state allungate a otto anni. I tempi della giustizia sportiva devono essere quindi più rapidi, ma sempre tenendo presente il vincolo della documentazione. Comunque, la vicenda va affrontata con senso di responsabilità e prudenza, ma senza caccia alle streghe». Pisacane Intanto anche per Fabio Pisacane, ventiseienne difensore centrale della Ternana (Prima Divisione girone A) che molto prima di Simone Farina aveva rifiutato e denunciato un tentativo di combine per poi dichiarare alla giornalaccio rosa di essere stato «lasciato solo», arriva una sorta di risarcimento: sarà nominato a Napoli ambasciatore della Fifa, riceverà a Roma il premio «Andrea Fortunato» ed è stato invitato al Gran Galà del Calcio, lunedì prossimo a Milano. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
ampeg 6176 Joined: 17-Apr-2007 32028 messaggi Inviato January 17, 2012 Prevede che un pm di provincia non lo eleggeranno mai? «Ha meno occasioni di diventare famoso. Pensiamo ai magistrati bravi: Giancarlo Caselli e Luciano Violante sarebbero stati mai cooptati se fossero stati ignoti e non avessero combattuto mafia e terrorismo? E Giuseppe Narducci perché ha fatto notizia? Perché era il pm di Calciopoli: avesse seguito le inchieste sui furti d'auto, magari non l'avrebbero considerato». Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 17, 2012 L’intervista Il presidente della Figc a Napoli: in sette per la lotta scudetto Abete: «Caso De Sanctis? Niente caccia alle streghe» di PINO TAORMINA (Il Mattino 17-01-2012) Giancarlo Abete, il presidente della Figc, ieri a Napoli per il convegno di presentazione del master per manager sportivi organizzato dall’Università Telematica Pegaso, scende in campo in prima persona per mettere al riparo il pallone che rotola pericolosamente ai margini dell’ennesima bufera sul calcio scommesse. «Io penso solo al campionato. La vittoria dell’Inter lo ha riaperto. Ci sono sette squadre che possono vincerlo. E c’è anche il Napoli». Tra incarichi diversi, lei è nel mondo del calcio dal 1988. È preoccupato per quest’ultimo scandalo? «Seguiamo le indagini con attenzione, e con senso di responsabilità e prudenza. Siamo pronti a colpire i protagonisti con fermezza, come abbiamo già fatto questa estate. Ma non si tratta di un fenomeno italiano, non a caso la centrale operativa è in Asia: è un fenomeno internazionale che preoccupa tutti, Blatter compreso. Ed è un fenomeno che vede coinvolta la malavita organizzata». Ha visto il video che coinvolgerebbe De Sanctis? «Certo, vuole sapere quello che penso?». Ovvio. «Credo che non si debba scatenare una caccia alle streghe e che non si debba, in questo periodo, passare al setaccio le immagini per trovare situazione che, in momenti normali, passerebbero inosservate». Questo non è, però, un momento normale. «È vero, ma i gesti di un giocatore non possono scatenare un processo mediatico. Il ruolo della stampa è fondamentale, in queste circostanze». In che senso? «Prendiamo Farina: il suo merito maggiore è stato quello di rispettare le istituzioni calcistiche mettendole immediatamente al corrente del tentativo di combine. Farina è stato giustamente premiato dalla Fifa per la sua onestà. Ma Fabio Pisacane, pochi mesi prima, è stato protagonista dello stesso gesto, anche lui ha denunciato un tentativo di illecito. Solo che i due episodi hanno avuto disparità di trattamento». Il risultato del derby riapre il campionato? «I risultati di domenica hanno rimesso tutto in discussione. Anche Napoli e Roma possono rientrare nella lotta per lo scudetto». Si diverte a guardare il Napoli? «È una delle squadre che gioca il calcio più spettacolare. Ma ce ne sono anche altre, per fortuna, in Italia». Condivide la politica di fairplay finanziario adottata da De Laurentiis? «Il Napoli è un modello che combina alla perfezione una sana strategia finanziaria con dei risultati sportivi eccellenti. I risultati in Champions sono motivo d’orgoglio: è un esempio di società virtuosa». La Nazionale manca dal San Paolo da più di 5 anni? «Colpa dei lavori allo stadio. Prometto, tornerà il prima possibile». Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato January 17, 2012 (modificato) UEFA annuncia media day sul fair play finanziario La relazione di riferimento sulle licenze per club UEFA per l'anno finanziario 2010 verrà presentata il 25 gennaio durante il media day sul Fair Play finanziario UEFA a Nyon. di UEFA News Martedì, 17 gennaio 2012, 16.26CET Il secondo Media Day sul Fair Play finanziario UEFA, che include anche il lancio della relazione di riferimento sulle licenze per club UEFA per l'anno finanziario 2010, si terrà presso la Casa del Calcio Europeo di Nyon, mercoledì 25 gennaio. Il media day verrà aperto dal Segretario Generale UEFA, Gianni Infantino, e comprenderà presentazioni da parte di vari esperti UEFA sul fair play finanziario. I club europei, rappresentati da Jean-Michel Aulas (Olympique Lyonnais) e da Ernesto Paolillo (FC Internazionale Milano) dell'Associazione Club Europei (ECA), saranno anche loro presenti e parleranno. Verrà presentata un'analisi degli ultimi trend nel calcio europeo per club presa dalla relazione di riferimento sulle licenze per club UEFA per l'anno finanziario 2010, e che sottolinea lo stato di salute dei club europei in base alle cifre del 2010. Verranno anche presentati aspetti fondamentali e principi del fair play finanziario. Per chiudere ci sarà anche una presentazione degli aspetti legali delle nuove regole, tra cui la sua applicazione in base alle attuali leggi dell'Unione Europea (UE). Il Media Day sul Fair Play finanziario sarà preceduto da una conferenza stampa che seguirà la fine della riunione del Comitato Esecutivo del 24/25 gennaio. Il programma con gli orari approssimativi (che potrebbero cambiare in giornata) possono essere consultati qui sotto. I media interessati sono invitati ad inviare richiesta di partecipazione all'email media@uefa.ch scrivendo nell'oggetto “FFP Day 2012” entro mezzogiorno di lunedì 23 gennaio. Ai media accreditati verranno fornite facilitazioni oltre a pranzo e caffè. Media Day Fair Play finanziario UEFA 2012 - Mercoledì 25 gennaio 11.30-12.00 (approx.) Conferenza stampa post-Comitato Esecutivo UEFA 12.00-12.05 Introduzione del Media Day FPF 2012 12.05-12.30 Discorso di apertura sul Fair Play finanziario e sulla relazione di riferimento sulle licenze per club UEFA per l'anno finanziario 2010 – Segretario Generale UEFA, Gianni Infantino 12.30-13.00 Sessione domande e risposte - con Gianni Infantino e due rappresentanti dei club, Jean-Michel Aulas (Olympique Lyonnais) e Ernesto Paolillo (FC Internazionale) 13.00-14.30 Pausa pranzo 14.30-15.00 Presentazione della relazione di riferimento sulle licenze per club UEFA per l'anno finanziario 2010 15.00-15.30 Presentazione del regolamento del Fair Play finanziario UEFA 15.30-15.45 Pausa caffè 15.45-16.15 Presentazione della conformità del Fair Play finanziario UEFA con leggi UE 16.15 partenza dal quartier generale UEFA Modificato August 19, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti