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2v3hb1h.pngANDREA PIRLO



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http://it.wikipedia....ki/Andrea_Pirlo



Nazione: Italia 20px-Flag_of_Italy.svg.png
Luogo di nascita: Flero (Brescia)
Data di nascita: 19.05.1979
Ruolo: Centrocampista
Altezza: 177 cm
Peso: 68 kg
Nazionale Italiano
Soprannomi: Il Pittore, Campanellino, il Metronomo bresciano,

l'Architetto, il Professore, Mozart



Andrea Pirlo (Flero, 19 maggio 1979) è un calciatore italiano, centrocampista del New York City e della Nazionale italiana.

Con la Nazionale italiana è stato campione del mondo nel 2006, quando ha vinto anche il Pallone di Bronzo, e vice-campione d'Europa nel 2012 mentre a livello di club ha vinto due Champions League e una Coppa del mondo per club con la maglia del Milan oltre a quattro scudetti (due con il Milan e altrettanti con la Juventus).

Soprannominato Il metronomo bresciano (con allusione alla sua città d'origine), l'architetto, il professore o Mozart, si è segnalato sin da giovane come uno dei maggiori talenti espressi dal calcio italiano ed è considerato uno dei più forti registi in attività e uno dei più grandi centrocampisti italiani della sua generazione.

Ha occupato la 3ª, 2ª, 4ª e 3ª posizione nelle speciali classifiche IFFHS, organismo che si occupa delle statistiche riguardanti la storia del calcio, per il miglior costruttore di gioco dell'anno rispettivamente nel 2006, 2007, 2012 e 2013. Inoltre è stato incluso quattro volte tra i 50 candidati al Pallone d'oro, classificandosi nono nel 2006, quinto nel 2007, settimo nel 2012 e decimo nel 2013.
Con la Nazionale ha totalizzato 115 presenze (quarto nella classifica di presenze nella Nazionale di calcio italiana) e 13 reti, partecipando a tre Mondiali, tre Europei e due Confederations Cup.

Ha giocato con la maglia dell'Inter, della Reggina e del Brescia prima di passare al Milan, squadra in cui ha militato per dieci anni ed è stato titolare inamovibile nello schema tattico del tecnico Carlo Ancelotti. Con i rossoneri ha conquistato due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, due Champions League, due Supercoppe UEFA e una Coppa del mondo per club. Dal 2011 al 2015 è stato un giocatore della Juventus, con cui ha conquistato quattro scudetti, due Supercoppe italiane e una Coppa Italia.

Il quotidiano inglese The Guardian nel 2012 lo ha classificato come l'8º calciatore più forte al mondo. Nel 2013 l'azienda Bloomberg lo ha classificato al quinto posto tra i migliori giocatori europei. Il 19 maggio 2015, in occasione del suo 36º compleanno, viene inserito nella classifica dei migliori dieci calciatori con oltre 36 anni stilata da France Football.

È primatista di presenze (37) con la maglia della Nazionale Under-21 e, insieme a Daniele De Rossi e Mario Balotelli, è l'unico giocatore ad aver segnato almeno una rete in ognuna delle tre principali competizione calcistiche disputate dalla Nazionale maggiore (il campionato mondiale, il campionato europeo e la Confederations Cup).


 

Caratteristiche tecniche

 
Accostato per alcune caratteristiche a Gianni Rivera, si è segnalato sin da giovane come uno dei maggiori talenti espressi dal calcio italiano. All'inizio giocava dietro alle punte, ma il suo allenatore del Brescia, Carlo Mazzone, lo spostó in regia davanti alla difesa, posizione che permette a Pirlo di esprimere al meglio le sue qualità.

Dotato di grande tecnica e di una visione totale del campo, è uno dei più forti registi in circolazione. È in grado di effettuare con entrambi i piedi dei passaggi sia lunghi che corti di una precisione millimetrica, posando la palla sui piedi del compagno. È molto abile nelle verticalizzazioni e nei calci piazzati, che si tratti di rigori o di punizioni. Difatti, pur non essendo dotato di grande velocità, giunge spesso al gol per la precisione dei suoi calci da fermo e per l'ottimo tiro dalla distanza. Abbina inoltre queste sue qualità a un ottimo dribbling, che nasce principalmente da finte di corpo che gli consentono di liberarsi dell'avversario. Possiede inoltre un tiro potente e insidioso. Nella stagione 2001-2002 perfeziona queste sue abilità studiando Roberto Baggio, all'epoca suo compagno di squadra al Brescia.

L'"ascensore"

Nel 2005 ha aggiunto al suo bagaglio tecnico anche una nuova modalità di calciare le punizioni, l'"ascensore" (o, come ribattezzata successivamente, la "maledetta"), ispirandosi a Juninho Pernambucano: a differenza del brasiliano, però, il pallone non viene colpito con le sole tre dita centrali del piede ma di collo, riuscendo comunque a sollevarlo e poi farlo scendere rapidamente sfruttando l'effetto Magnus.

 

Vita privata


Pirlo è stato sposato con Deborah Roversi dal 2001 al 2014 e ha due figli: Nicolò nato nel 2003 e Angela nata nel 2006.


 

CARRIERA



Club


Gli inizi al Brescia

Dopo aver mosso i primi passi nel Flero e nella Voluntas, ha iniziato la carriera nel Brescia come mezzapunta.
Nella stagione 1994-1995 ha ottenuto la sua prima presenza tra i professionisti, quando il 21 maggio 1995, con il Brescia già retrocesso, ha esordito in Serie A sostituendo Marco Schenardi nella partita Reggiana-Brescia (2-0) disputata allo Stadio Giglio, diventando a 16 anni e 2 giorni il più giovane esordiente della squadra lombarda nella massima serie. La stagione seguente non è mai stato impiegato con la prima squadra, mentre con la formazione Primavera ha vinto il Torneo di Viareggio.

Nella stagione 1996-1997 è entrato a far parte della prima squadra, sotto la guida dell'allenatore Edoardo Reja, e con 17 presenze e 2 reti ha contribuito alla promozione del Brescia, che ha vinto il campionato di Serie B. La stagione seguente è stato impiegato con continuità nella massima serie, dove ha realizzato 4 gol in 29 presenze il primo dei quali in Brescia-Vicenza 4-0 del 19 ottobre 1997, quando il giovane centrocampista bresciano ha chiuso le marcature per le "rondinelle". A fine stagione il Brescia è nuovamente retrocesso nella categoria cadetta.

Inter e i prestiti a Reggina e Brescia

Nel 1998, a 19 anni, è stato ingaggiato dall'Inter, dove ha ottenuto 18 presenze in campionato partendo spesso dalla panchina. In totale nel corso della stagione è stato impiegato in 32 partite e ha anche debuttato nelle coppe europee giocando in Champions League.

Nel 1999 l'Inter lo ha dato in prestito alla Reggina, club al suo primo campionato di Serie A, dove insieme a Roberto Baronio e Mohamed Kallon ha disputato un campionato da protagonista nel quale ha giocato 28 partite, realizzando 6 gol.

L'anno seguente è tornato all'Inter ma, dopo aver trovato poco spazio nelle prima parte della stagione (solo 8 presenze), a gennaio è stato ceduto in prestito al Brescia, la società nella quale era cresciuto. L'allenatore Carlo Mazzone ha deciso di arretrare la sua posizione in campo, impiegandolo come regista di centrocampo, per farlo giocare insieme a Roberto Baggio. Nel corso della stagione Pirlo ha disputato 10 partite fino ad aprile, quando durante un allenamento si è fratturato il quinto metatarso del piede destro ed è quindi dovuto rimanere fermo fino a giugno.

Il rapporto con Roberto Baggio

Nella stagione 2000-2001 Pirlo fa ritorno al Brescia ed ha l'opportunità di conoscere uno dei suoi idoli da ragazzo: Roberto Baggio. Con Roby c'è subito grande feeling e Pirlo comincia ad identificarsi nel suo idolo, decidendo di prenderlo come modello.
Non a caso molte delle qualità di Pirlo (come i calci di punizione) derivano proprio dall'aver studiato Baggio: «Ho sempre avuto una fissazione con i calci di punizione. Quando sono tornato, per la seconda volta di seguito a Brescia, con Mazzone allenatore e Roberto Baggio capitano, mi sono messo a studiarlo in allenamento. E come finiva lui attaccavo io, prova e riprova tutti i giorni qualcosa ho appreso, è anche una questione di allenamento secondo me».

Milan

2001-2002: l'approdo al Milan


Nell'estate 2001 Pirlo si è trasferito al Milan per 35 miliardi di lire, cifra pagata in parte con il passaggio di Dražen Brnčić in nerazzurro. A causa degli infortuni degli incontristi Gennaro Gattuso e Massimo Ambrosini, Pirlo, d'accordo con l'allenatore Carlo Ancelotti, è ritornato a giocare nella stessa posizione che aveva al Brescia, cioè davanti alla difesa. Il modulo rossonero in questa stagione è stato il 4-3-1-2 o "rombo". L'esordio in maglia rossonera è avvenuto il 20 settembre 2001 nella partita di Coppa UEFA vinta per 2-0 in casa del BATE Borisov; Pirlo è partito dalla panchina ed è subentrato nel corso dell'intervallo al compagno di squadra Massimo Donati. Il 28 febbraio seguente, nei quarti di finale di ritorno di Coppa UEFA contro il Roda JC, Pirlo ha realizzato il quarto tiro di rigore della sua squadra, contribuendo al passaggio del turno del Milan. Il 30 marzo 2001 ha realizzato su punizione il suo primo gol in rossonero, in Milan-Parma, contribuendo al 3-1 finale. il 28 aprile seguente, nella penultima giornata di campionato, ha segnato il suo secondo gol con la maglia del Milan contribuendo alla vittoria in rimonta sul Verona: servito in area dal compagno Kaladze, Pirlo ha saltato il portiere avversario Ferron e segnato il definitivo 1-2 in favore dei rossoneri.

2002-2003: Champions e Coppa Italia

Nella stagione 2002-2003 il Milan ha giocato con il modulo "ad albero di Natale" (il 4-3-2-1), in modo tale da far convivere nella stessa formazione giocatori come Seedorf, Rui Costa, Rivaldo e lo stesso Pirlo. Da questo momento in poi Pirlo è stato schierato come regista davanti alla linea difensiva, affiancato a centrocampo da Seedorf e da Gattuso. Il 6 ottobre 2002 ha segnato su calcio di rigore il primo gol stagionale contro il Torino, contribuendo alla pesante vittoria sugli avversari per 6-0. Nella giornata successiva, il 20 ottobre 2002 contro l'Atalanta, ha realizzato il suo secondo gol stagionale, sempre su calcio di rigore. Il 17 novembre seguente ha segnato la sua prima doppietta in maglia rossonera contro il Parma, realizzando entrambe le reti su calcio di rigore. A fine stagione, qualche giorno prima di disputare e vincere la Coppa Italia, ha giocato titolare la finale tutta italiana di Champions League contro la Juventus. Pirlo è uscito al 71' e il Milan ha poi battuto la Juve ai rigori dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari e supplementari.

In questa stagione Pirlo ha totalizzato 42 presenze e segnato 9 reti (di cui 8 su calcio di rigore), firmando quello che è ancor oggi il suo record di marcature in una stagione e in Serie A, visto che tutte le reti vennero realizzate in campionato. Da questa stagione in poi, Pirlo, che nel nuovo ruolo è stato definito da Parreira uno "Zico davanti alla difesa", è diventato un giocatore insostituibile nei piani tattici del Milan e anche un punto fermo della Nazionale italiana.

2003-2004: Supercoppa europea e scudetto

All'inizio della stagione 2003-2004 il Milan ha affrontato la Juventus in Supercoppa italiana. I tempi regolamentari si sono conclusi sullo 0-0 e si è andati così ai supplementari. Al 105' è stato proprio Pirlo a portare in vantaggio i rossoneri su calcio di rigore, ma poco dopo la Juve ha pareggiato con David Trezeguet. La gara si è conclusa ai rigori e Pirlo ha realizzato il primo dal dischetto della serie necessaria per assegnare la vittoria. Tuttavia, il successivo errore di Cristian Brocchi ha condannato il Milan alla sconfitta. Dopo questa sconfitta i rossoneri hanno vinto a Montecarlo la Supercoppa europea contro il Porto, (futura vincitrice della Champions League 2003-2004), mentre hanno perso la finale di Coppa Intercontinentale contro gli argentini del Boca Juniors ai calci di rigore, complici gli errori dello stesso Pirlo, di Seedorf e di Costacurta.

La prima rete stagionale di Pirlo in campionato è stata in Milan-Lazio (19 ottobre 2003): Pirlo ha segnato l'unico gol che ha consentito al Milan di battere gli avversari e festeggiare la quinta vittoria consecutiva in campionato. L'11 gennaio 2004 ha chiuso su rigore le marcature dell'incontro Milan-Reggina, terminato con il risultato di 3-1 per i rossoneri. L'8 febbraio seguente, sempre su rigore, ha segna al Perugia il gol del momentaneo 2-0 per il Milan (la partita è poi terminata 2-1). Il 7 marzo 2004 ha segnato dalla distanza di 25 metri il gol che ha aperto le marcature di Milan-Sampdoria (3-1). Il 28 marzo successivo, nel finale di secondo tempo del match Milan-Chievo, Pirlo ha realizzato il gol del provvisorio pareggio rossonero con un destro da 30 metri che è terminato sotto l'incrocio dei pali alla sinistra del portiere avversario Marchegiani.

Il primo gol stagionale in Champions League Pirlo lo ha segnato nei quarti di finale di andata contro il Deportivo La Coruña, squadra che nella gara di ritorno ha ribaltato il risultato iniziale ed eliminato i rossoneri dalla competizione. La clamorosa sconfitta ha suscitato tanti interrogativi; lo stesso Pirlo, nella sua autobiografia pubblicata nel 2014, ha sollevato forti sospetti riguardo al possibile utilizzo da parte della squadra avversaria di sostanze dopanti: «Non sono in possesso di prove, per cui la mia non è un'accusa, mai mi permetterei di formularla. Semplicemente è un pensiero cattivo che mi sono concesso, però per la prima e unica volta nella vita mi è venuto il dubbio che qualcuno sul mio stesso campo potesse essersi dopato». A fine stagione, conclusa da protagonista con 44 presenze e 8 reti, ha vinto il suo primo scudetto (il 17° della storia rossonera).

2004-2005: la finale di Champions a Istanbul

Il 21 agosto 2004 i rossoneri battono la Lazio per 3-0 a San Siro grazie a una tripletta di Shevchenko e si sono così aggiudicati la loro quinta Supercoppa di Lega inaugurando così la stagione 2004-2005. Pirlo ha segnato il suo primo gol stagionale in campionato contro il Cagliari il 17 ottobre 2004. Il 4 dicembre seguente ha deciso il match Parma-Milan, chiudendo la gara con il gol che ha regalato ai rossoneri la vittoria per 1-2. Il 5 marzo 2005, nella partita di campionato contro l'Atalanta, Pirlo ha segnato il definitivo 2-1 per il Milan, salvando i rossoneri da un deludente pareggio. In Champions League ha realizzato un gol al Celtic nella fase a gironi e ha contribuito alle vittorie del Milan che ha raggiunto la finale contro il Liverpool. I rossoneri hanno chiuso il primo tempo in vantaggio per 3-0 contro gli inglesi, grazie a una rete di Maldini e a una doppietta di Crespo. Nel secondo tempo, invece, i rossoneri, dopo aver avuto altre occasioni per segnare il quarto gol, sono stati raggiunti sul 3-3 nel giro di sei minuti. La gara è proseguita ai supplementari e infine ai calci di rigore. Pirlo ha fallito (insieme ai compagni Serginho e Shevchenko) uno dei tiri dal dischetto che hanno condannato i rossoneri alla sconfitta. Dopo questa dolorosa finale, Pirlo ha pensato addirittura di lasciare il calcio giocato.

« [...] ho seriamente pensato di lasciare il calcio perché mi sembrava che non avesse più senso nulla, non mi sentivo più un calciatore e nemmeno più un uomo, non avevo neanche il coraggio di guardarmi allo specchio. Dopo quella partita abbiamo creato una nuova malattia dai molteplici sintomi, nota come "sindrome di Istanbul" e ancora adesso non so bene davvero cosa sia successo quella sera. »
(Pirlo racconta la finale di Istanbul nella sua autobiografia "Penso quindi gioco")


2005-2007: dalla penalizzazione alla vittoria in Champions ad Atene

La stagione 2005-2006 è cominciata per Pirlo molto positivamente. Nel girone di andata di campionato ha segnato 4 gol su punizione: il 29 ottobre alla Juventus, il 6 novembre all'Udinese, il 26 novembre al Lecce (in questa partita ha servito anche l'assist per il gol del 2-1 a Filippo Inzaghi) e il 18 dicembre 2005 al Messina. Il 6 dicembre 2005 è arrivato anche il primo gol stagionale in Champions League contro lo Schalke 04. Dopo la sconfitta in semifinale in Champions contro il Barcellona, poi vincitore del trofeo, la squadra rossonera si è classificata terza in campionato dopo essere stata declassata dal secondo posto ottenuto sul campo a seguito dello scandalo Calciopoli. Pirlo ha concluso la stagione con 5 reti in 49 partite.

Nella stagione successiva Pirlo, dopo il successo al Mondiale 2006 in Germania, si è classificato 9º nel Pallone d'oro 2006, premio vinto dal compagno di squadra Fabio Cannavaro. Il primo gol in campionato è arrivato il 14 gennaio 2007 contro la Reggina, ancora una volta su punizione. Sempre su punizione ha realizzato la sua seconda rere stagionale in campionato il 21 aprile seguente, contribuendo al successo del Milan sul Cagliari per 3-1. Il primo gol stagionale in Champions League è arrivato il 3 aprile 2007 nei quarti di finale di andata contro il Bayern Monaco. Con le sue prestazioni è riuscito a far segnare i suoi compagni, come ad esempio in Milan-Manchester United, semifinale di ritorno giocata il 2 maggio 2007. In questa gara, nel primo tempo di gioco, ha effettuato il cross decisivo per il secondo gol del Milan firmato da Clarence Seedorf. Questa vittoria ha portato il Milan in finale contro il Liverpool, gara che ha visto Pirlo protagonista insieme al compagno Inzaghi. Alla fine del primo tempo di gioco Pirlo ha battuto un calcio di punizione guadagnato da Kaká: la palla ha superato la barriera e poi, dopo la deviazione di Inzaghi, si è infilata in porta alla sinistra del portiere avversario Pepe Reina. Il Milan ha vinto alla fine 2-1 (doppietta di Inzaghi), vendicando la sconfitta nella finale di due anni prima.

« Andrea mi ha fatto segnare tanto, ma la punizione per il primo gol di Atene resterà indimenticabile per me: un assist involontario e meraviglioso. »
(Filippo Inzaghi sull'assist di Pirlo nella finale di Champions League contro il Liverpool nel 2007 ad Atene)


2007-2011: le ultime stagioni in rossonero

Nella stagione successiva Pirlo, dopo il successo in Champions League, si è classificato 5º nel Pallone d'oro 2007, vinto dal compagno di squadra Kaká. Il Milan nel corso dell'annata ha vinto la Supercoppa europea contro il Siviglia e la Coppa del mondo per club contro il Boca Juniors. Reduce da un infortunio, Pirlo è ritornato in campo giusto in tempo per prendere parte alla prima gara della fase a gironi di UEFA Champions League contro il Benfica. In questa partita ha segnato su calcio di punizione il suo primo gol stagionale. Il 25 novembre 2007, nella gara contro il Cagliari, ha realizzato su punizione il suo primo gol stagionale in campionato. Il 23 dicembre seguente ha segnato, ancora su calcio di punizione, il suo primo gol in un derby di Milano, portando momentaneamente in vantaggio il Milan (l'Inter ha poi vinto in rimonta 2-1).

All'inizio della stagione 2008-2009 Pirlo si è infortunato al bicipite femorale della coscia destra durante un allenamento. Dopo più di due mesi di stop è ritornato disponibile il 23 novembre 2008 per la trasferta contro il Torino. Il 26 febbraio 2009 è ritornato a segnare: su calcio di rigore ha aperto le marcature dell'incontro di Coppa UEFA Milan-Werder Brema, conclusosi con un pareggio (2-2) e la conseguente eliminazione dei rossoneri dalla competizione. Il 15 marzo 2009, sempre su rigore, ha aperto le marcature dell'incontro Siena-Milan, conclusosi 1-5 per i rossoneri.

All'inizio della stagione 2009-2010, dopo l'addio di Carlo Ancelotti e l'arrivo di Leonardo in panchina, Pirlo è stato sul punto di seguire il suo ex allenatore al Chelsea, ma il trasferimento è stato bloccato dal presidente del Milan Silvio Berlusconi. Il primo e unico gol in questa stagione Pirlo lo ha segnato in Champions League nella fase a gironi contro il Real Madrid, contribuendo alla vittoria dei rossoneri per 3-2. Il 7 maggio 2011, dopo una stagione segnata da infortuni nuovamente alla coscia destra e successivamente al ginocchio, ha vinto lo scudetto con i rossoneri a due giornate dal termine del campionato grazie allo 0-0 contro la Roma. Nella successiva gara di Coppa Italia del 10 maggio 2011 contro il Palermo, Pirlo ha disputato, insieme a Clarence Seedorf, la 400ª partita con la maglia del Milan, indossandone anche la fascia di capitano. Il 18 maggio 2011, non essendo più nei piani tattici del tecnico Massimiliano Allegri, ha affermato di non voler rinnovare il contratto con il Milan, lasciando così i rossoneri dopo dieci anni.

Con il Milan Pirlo ha disputato 401 partite ufficiali nelle quali ha segnato 41 gol e ha vinto 2 Champions League, una Coppa del mondo per club, 2 scudetti, 2 Supercoppe europee, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana. È inoltre il giocatore che ha disputato più partite in una singola stagione nella storia del Milan: 52 nell'annata 2006-2007.
 
JUVENTUS

2011-2012: l'approdo alla Juventus e il secondo scudetto consecutivo

« Le prime cose che ho detto a Pirlo? Sono state parole di estrema felicità, la Juve non poteva scegliere giocatore migliore e sono felicissimo. » (Alessandro Del Piero.)

Il 24 maggio 2011, dopo aver svolto le visite mediche a Torino, si è accasato a parametro zero alla Juventus, firmando un contratto triennale fino al 30 giugno 2014. Durante la presentazione delle maglie per la stagione 2011-2012 è stato reso noto che Pirlo avrebbe indossato, come nelle stagioni precedenti al Milan e in Nazionale, la maglia numero 21.

Ha esordito in maglia bianconera l'11 settembre 2011 nella partita di campionato contro il Parma (4-1), gara nella quale ha realizzato gli assist per il primo e il quarto gol della squadra torinese segnati rispettivamente da Lichtsteiner e Marchisio. Ha segnato il primo gol in maglia bianconera nella partita Juventus-Catania 3-1 del 18 febbraio 2012, sfruttando un calcio di punizione. Nella stessa gara ha servito gli assist per i successivi due gol della Juventus, rispettivamente a Chiellini e Quagliarella. L'11 marzo 2012, in occasione della gara della 27ª giornata di campionato contro il Genoa, ha disputato la 400ª partita in Serie A. Il 6 maggio 2012, col successo sul Cagliari sul campo neutro di Trieste, si è aggiudicato lo scudetto coi bianconeri, diventando il sesto calciatore (dopo Giovanni Ferrari, Riccardo Toros, Eraldo Mancin, Roberto Baggio e Alessandro Orlando) a vincere due scudetti consecutivi con due squadre diverse. Ha concluso la stagione con 13 assist e 3 reti in campionato. L'AIC lo ha premiato con il titolo di miglior calciatore assoluto della Serie A 2011-2012. Sempre in questa stagione si è classificato al quarto posto dell'UEFA Best Player in Europe Award.

2012-2013: il secondo scudetto bianconero

L'11 agosto 2012 ha vinto la sua seconda Supercoppa italiana grazie al risultato di 4-2 sul Napoli. Ha segnato su calcio di punizione, il 25 agosto seguente, alla prima di campionato contro il Parma, il suo primo gol della stagione 2012-2013. Nello stesso anno si classifica 7º per il Pallone d'oro FIFA 2012, vinto poi dall'argentino Lionel Messi. Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria casalinga per 1-0 sul Palermo, ha vinto – con tre giornate d'anticipo – il terzo scudetto personale di fila. Conclude la stagione con 5 gol, tutti su calcio di punizione; risulta così il miglior tiratore del campionato sotto questo aspetto, a pari merito con Francesco Lodi.

2013-2014: lo scudetto dei record

Il 18 agosto 2013 ha vinto la sua terza Supercoppa italiana, seconda consecutiva con la maglia della Juventus, a seguito del risultato di 4-0 sulla Lazio. Nello stesso anno si classifica 10º per il Pallone d'oro FIFA 2013, vinto poi dal portoghese Cristiano Ronaldo. Ha messo a segno le prime tre marcature della stagione tutte e tre allo Juventus Stadium e tutte e tre su calcio di punizione contro Milan (3-2), Catania (4-0) e Napoli (3-0).

La prima rete nel nuovo anno è arrivata il 16 marzo quando è stato suo il gol, ancora su punizione, che ha deciso la trasferta di Genova contro il Genoa (0-1). Ha segnato il suo primo gol in Europa League, e primo gol europeo con la maglia della Juventus, il 20 marzo nella trasferta contro la Fiorentina, finita poi 0-1, su calcio di punizione, nella sfida di ritorno degli ottavi di finale. Il 10 aprile 2014, nel ritorno dei quarti di finale di Europa League contro il Lione ha realizzato il gol che aperto le marcature, sempre su punizione, nella partita conclusasi 2-1: anche grazie al suo gol i bianconeri sono approdati in semifinale; con questa rete è anche diventato, con sei realizzazioni, il miglior tiratore stagionale su calcio di punizione in Europa.

Il 4 maggio, grazie alla sconfitta della Roma contro il Catania (4-1), vince, con tre giornate di anticipo, il suo quarto scudetto consecutivo, il terzo con la Juventus. Dopo aver chiuso la stagione con 45 presenze, 6 reti, tutte realizzate su calcio di punizione, e 6 assist all'attivo, è stato inserito nella lista dei 18 migliori giocatori dell'Europa League 2013-2014. L'11 giugno 2014, tramite il sito ufficiale della società bianconera, è stata annunciata la firma del rinnovo biennale del contratto che ha legato Pirlo alla Juventus fino al 30 giugno 2016.

2014-2015: il double e la finale di Champions persa a Berlino

All'inizio della stagione 2014-2015, Pirlo ritrova Massimiliano Allegri, diventato il nuovo allenatore della Juventus dopo le dimissioni di Antonio Conte. Dopo aver recuperato dall'infortunio che lo aveva tenuto fermo a settembre, il 5 ottobre fa il suo esordio stagionale nella partita vinta per 3-2 ai danni della Roma. Il 1º novembre seguente realizza su punizione il suo primo gol stagionale contro l'Empoli, gara terminata 0-2 in favore dei bianconeri. Il 4 novembre, nella partita di ritorno contro l'Olympiakos, ha raggiunto le 100 presenze in Champions League e ha realizzato, ancora su punizione, il gol del momentaneo 1-0; la partita è poi terminata col punteggio di 3-2 in favore dei bianconeri. Il 30 novembre, grazie ad un destro rasoterra da fuori area a pochi secondi dal fischio finale, decide il derby di Torino, conclusosi con la vittoria della Juventus per 2-1. Il 20 febbraio 2015, nella gara contro l'Atalanta, al 45' del 1º tempo realizza, su assist di Marchisio, la rete del decisivo 2-1 per i bianconeri grazie ad un destro a foglia morta che Sportiello non riesce a respingere. Il 26 aprile, nel derby di ritorno, realizza su punizione il gol del momentaneo 0-1 in favore dei bianconeri (la gara si conclude 2-1 per i granata). Il 2 maggio, con la vittoria della Juventus in casa della Sampdoria (0-1), Pirlo si aggiudica il suo quarto scudetto bianconero e il quinto consecutivo. Il 20 maggio vince la Coppa Italia battendo in finale la Lazio per 2-1; nel corso della partita, con i biancocelesti in avanti per 0-1, Pirlo batte la punizione da cui scaturirà il momentaneo pareggio dei bianconeri. Il 6 giugno perde per 1-3 la finale di Champions contro il Barcellona, sfumando così il sogno di conquistare per la terza volta in carriera il prestigioso trofeo continentale. Alla conclusione della Champions, viene inserito nella squadra ideale dell'edizione 2014-2015.

New York City

Il 6 luglio 2015 viene ufficializzato il suo passaggio a titolo gratuito al New York City, con cui firma un contratto di un anno e mezzo a oltre 10 milioni di euro a stagione, chiudendo di fatto la sua avventura in Serie A con all'attivo 20 stagioni e 493 partite complessive.



NAZIONALE


Nazionale Under-21 e Olimpica

Pirlo ha preso parte con la Nazionale Under-21 all'Europeo di categoria del 2000, vinto dall'Italia e del quale è stato capocannoniere con 3 gol e nominato miglior giocatore, e a quello del 2002, uscendo in semifinale. Inoltre ha partecipato a 2 edizioni delle Olimpiadi, nel 2000 a Sydney e nel 2004, conquistando il bronzo come fuoriquota, ad Atene. Con 46 partite giocate (6 da fuori quota) e 16 reti segnate, è il primatista di presenze degli Azzurrini e il secondo miglior marcatore di sempre dietro Alberto Gilardino.


Nazionale maggiore

Era Trapattoni

Il 7 settembre 2002, a 23 anni, ha esordito in Nazionale maggiore con il CT Giovanni Trapattoni nella partita Azerbaigian-Italia (0-2), valida per le qualificazioni a Euro 2004. Nel suo primo periodo in Nazionale Pirlo non è stato impiegato con continuità, trovando un posto da titolare nella seconda partita dell'Europeo 2004, e da quel momento è diventato titolare indiscusso del centrocampo della Nazionale.

Il primo biennio Lippi

Pirlo ha avuto un ruolo fondamentale per la vittoria della Nazionale italiana al Mondiale 2006. Il primo gol dell'Italia nella competizione mondiale porta la sua firma: nella gara di esordio contro il Ghana ha insaccato con un destro a girare dal vertice sinistro dell'area su azione d'angolo. Nella semifinale contro la Germania, ha servito il passaggio vincente a Fabio Grosso e nella finale contro la Francia Pirlo ha servito la palla da calcio d'angolo per il gol di Marco Materazzi dell'1-1. Ai tiri di rigore finali ha messo a segno il primo della serie, terminata con la vittoria dell'Italia, laureatasi Campione del Mondo per la quarta volta nella sua storia. Durante la manifestazione in Germania si è aggiudicato il Man of the Match assegnato dalla FIFA in tre partite: Italia-Ghana, Germania-Italia e anche Italia-Francia, finale del torneo. Pirlo è stato votato terzo miglior giocatore del Mondiale dopo Zinédine Zidane e Fabio Cannavaro. Lippi lo ha definito «un leader silenzioso che parla coi piedi».

Era Donadoni

Con il CT Roberto Donadoni ha partecipato all'Europeo 2008 in Austria e Svizzera, dove ha disputato tutte e tre le partite del girone iniziale, segnando una rete su calcio di rigore nella gara contro la Francia vinta 2-0. Pirlo ha saltato la gara dei quarti di finale contro la Spagna, partita nella quale l'Italia è stata eliminata ai rigori, a causa di una squalifica per due ammonizioni ricevute nel corso della fase a gironi.

Seconda era Lippi

Nel giugno 2009 ha fatto parte della selezione per una Confederations Cup, disputando tutte le tre partite degli Azzurri nella manifestazione, realizzando anche un assist, manifestazione nella quale l'Italia è stata eliminata nella fase a gruppi avendo chiuso il girone B alle spalle di Brasile e Stati Uniti.

Pirlo è stato selezionato dal CT Marcello Lippi per il Mondiale 2010 in Sudafrica, dove, a causa di un infortunio al polpaccio sinistro, è sceso in campo solo nel secondo tempo dell'ultima partita del girone contro la Slovacchia.

Era Prandelli

Il 3 settembre 2010, in assenza di Gianluigi Buffon, ha indossato per la prima volta dall'inizio la fascia di capitano della Nazionale italiana nella gara di qualificazione agli Europei 2012 vinta 2-1 a Tallin contro l'Estonia, partita nella quale su calcio d'angolo è stato autore dell'assist per il primo gol degli Azzurri segnato da Antonio Cassano.

Il 13 maggio 2012 è stato inserito dal CT Cesare Prandelli nella lista dei 32 calciatori pre-convocati per la fase di preparazione in vista dell'Europeo 2012, venendo poi incluso nella lista definitiva consegnata il 29 maggio seguente. Nella partita d'esordio contro la Spagna, ha realizzato l'assist per il temporaneo 1-0 di Antonio Di Natale (risultato finale 1-1). Il 14 giugno 2012, nella seconda gara dell'Europeo contro la Croazia, ha segnato su punizione il gol del momentaneo 1-0; la partita è poi terminata col punteggio di 1-1. Il 24 giugno seguente, nella partita dei quarti di finale contro l'Inghilterra, dopo lo 0-0 nei tempi regolamentari e supplementari, tira uno dei 4 rigori decisivi per l'esito della partita, piazzando un "cucchiaio" alla sinistra di Joe Hart. Ha disputato da titolare tutte le 6 partite degli Azzurri nella manifestazione, chiusa al secondo posto dopo la sconfitta in finale per 4-0 contro la Spagna; in 3 di queste partite è stato nominato man of the match dall'UEFA.

Il 3 giugno 2013 è stato inserito dal CT Prandelli nella lista dei 23 calciatori convocati per la Confederations Cup 2013. Nella prima gara contro il Messico del 16 giugno 2013, giocatasi al Maracanã, ha raggiunto le 100 presenze in Nazionale e ha realizzato su punizione il gol del temporaneo 1-0; la partita è poi terminata col punteggio di 2-1 per l'Italia e Pirlo è stato premiato come miglior giocatore del match. A causa di una forte contrattura al gemello mediale della gamba destra, Pirlo è costretto a saltare la partita finale del girone contro il Brasile. È tornato in campo nella semifinale con la Spagna, persa ai tiri di rigore.

Il 1º giugno è stato inserito dal CT Prandelli nella lista dei 23 calciatori convocati per il Mondiale 2014. Nella prima gara contro l'Inghilterra (vinta 2-1 dagli azzurri) ha indossato la fascia di capitano dal primo minuto a causa dell'infortunio di Buffon. È partito titolare anche nelle altre due partite del primo turno contro la Costa Rica e l'Uruguay entrambe perse dall'Italia che ha così concluso al terzo posto nel girone D venendo eliminata.

Era Conte

Nel corso della stagione 2013-2014, Pirlo rende nota l'intenzione di ritirarsi dalla Nazionale al termine del Mondiale. Dopo l'eliminazione dell'Italia, però, il centrocampista bianconero ritorna sui suoi passi comunicando che sarebbe stato a disposizione del nuovo CT in caso avesse deciso di convocarlo. Dopo la nomina di Antonio Conte alla guida degli Azzurri, in comune accordo con il CT, decide di continuare la sua avventura in maglia azzurra. Il 10 ottobre 2014, scendendo in campo contro l'Azerbaigian, raggiunge quota 113 presenze in maglia azzurra superando Dino Zoff, fermo a 112, e portandosi al quarto posto in assoluto.


Record

2º nella classifica dei giocatori che hanno realizzato più gol su calcio di punizione in Serie A (27), dietro a Siniša Mihajlović (28).

2º nella classifica dei giocatori italiani che hanno realizzato più gol su calcio di punizione in partite ufficiali (46, di cui 15 con la Juventus, 14 con il Milan, 3 con la Reggina, 2 con il Brescia, 8 con la Nazionale e 4 con la Nazionale Under-21), dietro ad Alessandro Del Piero (52).

3º nella classifica dei giocatori che hanno realizzato più gol su calcio di punizione in Champions League (5), dietro a Juninho Pernambucano (10) e Cristiano Ronaldo (9).



PALMARÉS


Club


16px-Scudetto.svg.png 16px-Scudetto.svg.png 16px-Scudetto.svg.png 16px-Scudetto.svg.png 16px-Scudetto.svg.png 16px-Scudetto.svg.png Campionato italiano: 6 - Milan: 2003-2004, 2010-2011, Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015
 
20px-Coccarda_Coppa_Italia.svg.png 20px-Coccarda_Coppa_Italia.svg.png Coppa Italia: 2 - Milan: 2002-2003, Juventus: 2014-2015

20px-Supercoppaitaliana.png20px-Supercoppaitaliana.png20px-Supercoppaitaliana.png Supercoppa italiana: 3 - Milan: 2004, Juventus: 2012, 2013
 
20px-Blu_e_Bianco_(V_sul_petto).svg.png  Campionato italiano di Serie B: 1 - Brescia: 1996-1997

 
20px-Coppacampioni.png 20px-Coppacampioni.png Champions League: 2 - Milan: 2002-2003, 2006-2007

14px-Supercoppaeuropea2.png 14px-Supercoppaeuropea2.png Supercoppa UEFA: 2 - Milan: 2003, 2007

12px-FIFA_Club_World_Cup.svg.png Coppa del mondo per club: 1 - Milan: 2007


Nazionale


20px-Flag_of_Italy.svg.png Campionato d'Europa Under-21: 1 - Slovacchia 2000

18px-Bronze_medal.svg.png Bronzo olimpico: 1 - Atene 2004

10px-Coppa_mondiale.svg.png Campionato del mondo: 1 - Germania 2006
 
20px-Flag_of_Italy.svg.png Vice-campione d'Europa: 1 - Polonia-Ucraina 2012

20px-Flag_of_Italy.svg.png Terzo Posto Confederations Cup: 1 - Brasile 2013


Individuale


20px-Flag_of_Italy.svg.png  Capocannoniere dell'Europeo Under-21: 1 - Slovacchia 2000 (3 gol)
 
20px-Flag_of_Italy.svg.png  Miglior giocatore dell'Europeo Under-21: 1 - Slovacchia 2000
 
20px-Flag_of_Italy.svg.png  All-Star Team dei Mondiali: 1 - Germania 2006
 
20px-Flag_of_Italy.svg.png  Miglior giocatore della finale del Mondiale: 1 - Germania 2006
 
20px-Flag_of_Italy.svg.png  FIFPro World XI: 1 - 2006
 
20px-Flag_of_Italy.svg.png  Pallone di bronzo dei Mondiali: 1 - 2006
 
24px-Juventusstemma.png Pallone d'argento: 1 - 2011-2012
 
20px-Flag_of_Italy.svg.png  Squadra del Torneo UEFA degli Europei: 1 - Polonia-Ucraina 2012
 
24px-Juventusstemma.png ESM Team of the Year: 1 - 2011-2012
 
24px-Juventusstemma.png Squadra dell'anno UEFA: 1 - 2012
 
24px-Juventusstemma.png24px-Juventusstemma.png24px-Juventusstemma.png24px-Juventusstemma.png Gran Galà del calcio AIC: 4 - Squadra dell'anno: 2012,2013 - Miglior calciatore assoluto: 2012, 2013
 
24px-Juventusstemma.png Premio Bulgarelli Number 8: 1 - 2012

24px-Juventusstemma.png Premio Scirea alla carriera: 2013
 
24px-Juventusstemma.pngSquadra della stagione di Europa League: 1 - 2013-2014
 
24px-Juventusstemma.png Squadra della stagione della UEFA Champions League: 1 - 2014-2015

20px-Flag_of_Italy.svg.png  All-Time XI dell'Europeo Under-21: 1 - 2015



Onorificenze


80px-ITA_OMRI_2001_Cav_BAR.svg.png Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana Roma, 27 settembre 2004.
Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana.

80px-ONUNY.png Collare d'oro al Merito Sportivo Roma, 23 ottobre 2006.

80px-ITA_OMRI_2001_Uff_BAR.svg.png Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana Roma, 12 dicembre 2006.
Di iniziativa del Presidente della Repubblica Italiana.

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LA STORIA/Andrea Pirlo

MA L’IMPRESA ECCEZIONALE, DAMMI RETTA, È ESSERE NORMALE

P i r l o

ESCE POCHISSIMO. STA DAVANTI ALLA TV CON MOGLIE E FIGLI.

PRODUCE VINO MA LO ASSAGGIA SOLTANTO. SEMBRA UN TIPO

NOIOSO. CON CHI LO CONOSCE, È UN FORMIDABILE CASINISTA

di ANDREA SCHIANCHI (SW SPORTWEEK 25-02-2012)

L’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale cantava Lucio Dalla negli Anni 70 e queste parole si appoggiano perfettamente sulla pelle di Andrea Pirlo, come un vestito ben tagliato e ben cucito. Normale non nel senso di quello che fa, perché il personaggio ci ha abituato a cose assolutamente fuori dall’ordinario quando gioca, ma di quello che non fa. Pirlo è un calciatore anomalo, si pettina i capelli allo stesso modo da quando era bambino, non esibisce tatuaggi, non frequenta i luoghi del jet set, parla sottovoce e, generalmente, si sottrae alle luci del palcoscenico. Direte: è un non personaggio. Non proprio, più semplicemente è un personaggio diverso dal classico cliché del calciatore moderno. E in questa diversità stanno la sua forza e il suo coraggio.

Già, coraggio. Perché ce ne vuole tanto per lasciare una squadra con la quale in dieci anni si è vinto tutto, per affrontare una nuova avventura. Prevedibile l’obiezione: l’ha fatto per i soldi, il Milan non gli assicurava lo stipendio che lui chiedeva e la Juventus sì. Non è la verità: Pirlo è il miglior regista del mondo da una decina d’anni, ha avuto richieste dai più importanti club europei, se avesse voluto monetizzare il suo talento avrebbe fatto altre scelte. Semplicemente, dopo aver tanto dato (e tanto ricevuto) con la maglia del Milan sulle spalle, ha capito che il matrimonio era arrivato al capolinea. Non ha fatto come quei mariti (o quelle mogli) traditi che si attaccano a ogni dettaglio pur di rimanere avvinghiati alla storia. No, lui ha preso atto che non c’era più sintonia, non ha gridato al tradimento, non se l’è presa con il partner e ha cercato di ricostruirsi una vita (carriera) senza mai rinnegare quella precedente. Un divorzio normale, insomma. D’altronde da uno come Pirlo non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. Semmai sono da notare la dignità, e anche la signorilità, mostrate quando i tifosi milanisti hanno criticato la società per non avergli rinnovato il contratto e per aver così contribuito a rinforzare una diretta concorrente per lo scudetto. Lui, Andrea, non ha mai aggiunto una parola, non ha mai alzato la voce, né alimentato le polemiche. E, stasera, quando con la sua nuova maglia tornerà proprio a San Siro davanti agli ex compagni rossoneri per giocarsi una fetta importante di scudetto, la sua signorilità (e quello che ha dato al Milan) verrano ripagati – crediamo – da un lungo applauso.

Da Milano a Torino la sua vita non è cambiata di una virgola. Casa in centro prima e casa in centro adesso. Fuori, nel senso di vita di società, ci va pochissimo. Nemmeno per la colazione al bar. Pirlo fa tutto in casa, un caffè, una brioche e poi via al campo d’allenamento. Sempre da solo, in macchina. Non ha autisti, amici-autisti, portaborse-autisti. E poi, poche uscite pubbliche e tante serate in casa assieme alla moglie, ai due figli e agli amici. Magari davanti alla televisione, a guardare un film d’azione, come piace a lui, o una commedia d’amore, come piace a lei. Pirlo fa della riservatezza uno stile di vita. In realtà, è come uno di quei palazzi che mostrano una facciata grigia e anonima, ma se hai la fortuna di varcare il cancello d’ingresso ti si apre un mondo fatto di giardini, cortili, luci, colori. L’ex commissario tecnico dell’Italia Marcello Lippi lo ha definito «un leader silenzioso», il suo vecchio allenatore Carlo Ancelotti non ha mai nascosto che, dentro lo spogliatoio, sia un’altra persona: chiacchierone, simpaticissimo e pure casinista. Assieme a Gattuso, al Milan era quello che organizzava gli scherzi ai compagni. E in dieci anni ne hanno combinate! A Kakà, a Ronaldinho, ai più giovani e ai più vecchi… Tranne che a Maldini, perché lui era un monumento e non si poteva toccare. E ora, alla Juve, è la stessa cosa: Pirlo è uno dei senatori del gruppo, ascoltato e rispettato, ed è anche quello che fa, organizza, aiuta, scherza, gioca e si diverte. Poi, una volta chiusa la porta dello spogliatoio, torna alla sua eccezionale normalità.

Spesso si sente dire: non ride mai, sembra davvero triste. Balle, semplicemente non gli va di far vedere i suoi sentimenti e le sue emozioni. La sua riservatezza lo ha aiutato (e non poco) nei momenti importanti della carriera. Al Milan, estate del 2003, quando ha trovato il coraggio di andare da Ancelotti e proporgli di giocare da regista arretrato anziché da trequartista. E anche alla Juventus, ha dimostrato di avere fegato perché quando ha scelto di trasferirsi non sapeva ancora chi sarebbe stato l’allenatore e, una volta ingaggiato Antonio Conte, ha avuto un confronto chiaro e netto nel quale gli ha spiegato che certe idee tattiche (ad esempio il 4-2-4) a lui non piacevano tantissimo. Pirlo è uno che sa prendersi le sue responsabilità.

Al Milan ha trovato l’amico più caro, o perlomeno quello che tutti ritengono tale: Alessandro Nesta. La camera che divideva nel ritiro di Milanello era chiamata “la muta”, perché nessuno dei due passa per essere un chiacchierone. Eppure lì dentro sono nati gli scherzi più belli e complicati fatti ai compagni (anche Nesta non è come appare...), e si sono disputate le partite più emozionanti e folli di PlayStation. Poi, i due uscivano dalla stanza stropicciandosi gli occhi come se si fossero appena svegliati o avessero terminato due ore di lettura intensa. Con Nesta, è ovvio, il rapporto va avanti anche se non giocano più nella stessa squadra. Così come proseguono le frequentazioni con i pochi amici milanesi. Ma il legame più forte per Pirlo è quello con la famiglia d’origine: padre, madre, fratello e sorella. Loro stanno nel Bresciano e lui a loro ha affidato parte dei suoi affari. Non si occupa personalmente dell’azienda metallurgica e di quella vinicola, ci pensano il padre e il fratello. Andrea controlla, suggerisce, aiuta dall’esterno. E beve qualche bicchiere del vino che produce. Un sorso, non di più. Ma anche questa attività da imprenditore è sempre rimasta nell’ombra, mai una parola, una dichiarazione, un’intervista. Sempre sotto traccia, sempre protetto dalla riservatezza e dalla normalità che ha saputo costruirsi attorno. A casa, dalla famiglia d’origine, ci torna una volta al mese, più o meno: soltanto in un’occasione si è concesso una festa a Flero, il suo paese, ed è stato quando i suoi concittadini lo hanno voluto ringraziare per la Champions League vinta nel 2007 con il Milan. Imbarazzatissimo, salì sul palco, salutò e guardò implorante il presentatore: ma quando finisce questa tortura?

Certo che è strano che l’uomo più normale (a volte addirittura più noioso) del calcio italiano sia anche il più geniale e il più spettacolare degli ultimi vent’anni! Nessuno in campo sa fare le cose che fa Pirlo, qualcuno sostiene che se fosse brasiliano avrebbe già vinto almeno due o tre palloni d’oro: visione di gioco pazzesca, precisione millimetrica nei lanci e nei passaggi, tiro potente, carisma indiscusso, personalità che lo fa apparire almeno una spanna sopra agli avversari. Eppure, quando tutto è finito e le luci si spengono, questo ragazzo ritorna nel guscio, perché soltanto lì si sente protetto e sicuro. È la normalità che vince, davvero “un’impresa eccezionale”.

___

Los pies que todo lo ven

El rostro del silencio

Este verano, durante la Eurocopa, el nombre más buscado en

Google fue el suyo: Andrea Pirlo. Medio enterrado por muchos,

el cerebro de Italia ofreció un recital de pinceladas, tanto

gruesas como finas, sublimadas con su penalti en la tanda de

cuartos de final ante Inglaterra. Un futbolista elegante, limpio,

aristocrático. ¿Reflejo de la persona? Una incognita que todavía

nadie ha acertado a desvelar.

"Cuando lo veo jugar con la camiseta de la Juventus pienso que Dios existe" GIANLUIGI BUFFON

"Era un chico confinado en su silencio. Formal, puntual, demasiado educado" CARLO MAZZONE

"Solo hace falta escuchar. Cuando Pirlo le pega a la pelota suena diferente. Un sonido mucho más puro" FRANCO COLOMBA

por LUCAS DUVERNET-COPPOLA y STÉPHANE REGY (Panenka | Diciembre 2012)

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Foto de MAKI GALIMBERTI

En el pasado existió un Andrea Pirlo diferente. Lo atestigua Aimo Diana. De la infancia hasta el final de la adolescencia, los dos compañeros eran inseparables. Provincia de Brescia. Años 80 y 90. Aimo y Andrea eran vecinos y jugaban juntos a fútbol. "Nos juntábamos en su casa después de la escuela. Después su padre nos llevaba a entrenar y mi madre nos recogía", recuerda. Antes que sus caminos se desviaran, el de Andrea hacia la cima y el de Aimo hacia una carrera digna en la Sampdoria, el Palermo y el Torino principalmente, ambos dieron juntos los mismo pasos: Flero Voluntas y las categorías inferiores del Brescia. Más que tiempo sufìciente para que Diana le viera fumando cigarrillos a escondidas, esquivando con su Vespa y sin casco a las policías locales o ligándose a las mejores chicas de la discoteca. "Andrea hizo muchas tonterias", sostiene su escudero en aquellos tiempos.

DISCRETA BURGUESÍA

Pero incluso en su proprio país, siempre ha habido una nebulosa en cuanto a cómo era el auténtico Pirlo. El silencio sido la banda sonoro de su carrera, pero darse un paseo por el lugar donde creció arroja cierta luz. La villa de Carlos Tévez, el cuadrilatero de boxeo de Wayne Rooney o la pista de cemento de Zlatan Ibrahimovic explican tanto sus movimientos imposibles como sus arrebatos sucios. En el caso de Andrea Pirlo, un jugador que parece que traza sus cambios de juego con pincel y que preferiría retirarse del campo antes que tener que golpear a cualquier adversario, la fórmula también funciona.

Al contrario que los Rooney, Tévez o Ibrahimovic, Pirlo nació donde reina la paz. Un reloj de iglesia, una plaza, casas sobrias, granjas antiguas y fábricas. Flero, su ciudad natal, es intercambiable con ese centenar de pequeños pueblos que se encadenan a lo largo del Po, entre el Piamonte y el Adriático, y que forman el corazon del capitalismo italiano. Un sistema económico a caballo entre las pymes y la agricultura. De hecho, no es casualidad que Luigi Pirlo, padre de Andrea, sea un hijo de agricultores convertido en pequeño empresario de éxito y regidor municipal por un partido de centro-izquierda con inquietudes verdes. La media docena de empresas de Luigi colman el camino entre Flero y la cercana Castel Mella. El negocio está centrado principalmente en la industria del hierro y los ingresos crecieron entre los 41 millones de euro del 2004 hasta los 63 en 2010. De hecho, el campeón del mundo sigue con el rabillo del ojo el devenir del negocio familiar. Cómo explicar si no que el 25 de mayo 2007, solo 48 horas después de llevarse la Liga de Campeones con el Milan ante el Liverpool, Pirlo no estuviera ebrio celebrándolo, sino en perfecto traje y corbata, en un despacho de Brescia, firmando papeles oficiales de Fidbon, una de las firmas del clan familiar. Pero no pregunten al interesado, nunca habla de sus asuntos personales. Ni tampoco a sus vecinos de Flero. El apellido Pirlo provoca mudez entre los habitantes del municipio lombardo. "Aqui la gente se levanta a las seis de la mañana, va a trabajar, come a mediodía, para acabar la jornada y volver a casa sin levantar polvo. Andrea es como ellos: siempre estará en guardia ante las personas que no considera sus amigos", concede Aimo Diana. Kaka Kaladze, compañero suyo en el Milan durante nueve años lo confìrma: "¿Pirlo y yo? Creo que no llegamos a charlar nunca".

"HABLA CON LOS PIES"

Nada sorprendente después de todo. Marcelo Lippi, seleccionador azzurro en 2006, lo expresó mejor que nadie: "Pirlo habla con los pies". Y lo que sus pies dicen, va en clara consonancia con la familia y la región de donde viene: rica, pero nunca ostentosa. "Lo más sorprendente de Andrea es que jamás hace nada complicado. Pocos regates, poco boato. Cada gesto ejecutado a la perfección. Por ejemplo, sus cambios de juego. La pelota sale con fuerza, pero no porque él la golpee violentamente, sino porque le pega de manera perfecta. Solo hace falta escuchar el sonido. Cuando Pirlo le pega, suena diferente que cuando lo hacen los demás. Es un sonido mucho más puro", analiza Franco Colomba, que lo tuvo bajo sus órdenes un año en la Reggina en la temporada 1999-00. "Mi recuerdo favorito de Andrea es un gol que marcó con 12 años. Tiró al suelo a dos jugadores y al portero dentro del área y marcó a puerta vacía. Y todo sin un regate, solo con una simple finta. Justo lo necesario, nada más", evoca Roberto Clerici, que le fichó para el Voluntas al mismo tiempo que nueve de sus compañeros porque no quería que se sintiese solo. De hecho, todos sus técnicos coinciden: Pirlo es la visión de juego.

Roberto Baggio, mejor que nadie, puede ratificarlo. El 1 de abril de 2001, en el minuto 86 de un Juve-Brescia en Delle Alpi, el Balón de Oro 1993 marcó uno de los mejores goles de su carrera tras una invención de su joven delfín. Con un cambio de juego desde el círculo central anuló a ocho defensores bianconeri. "Sobre el terreno de juego, nadie se lo vio venir salvo Pirlo y Baggio. Es el tipo de jugada en el que te sientes un espectador y donde ves la diferencia entre el futbolista humano como yo y los extraterrestres como ellos", relata Antonio Filippini, compañero de ambos esa tarde. Edy Reja pudo disfrutar de cerca esos desplazamientos deliciosos durante la temporada 96-97 como técnico del Brescia. "Lo que más me impresionaba eran esos momentos en los que parecía mirar sus botas, cabeza gacha. Y de golpe, encontraba a un compañero cuando ni yo mismo, desde el banquillo, había visto", detalla Lucescu, que lo hizo debutar como profesional en el 95, ahonda: "Desde mi primer entrenamiento con él, con 15 años, le dije a todo el mundo que tenía al mejor jugador de Europa de su generación".

No estuvo mal el vaticinio de Lucescu, pero llegaba un poco tarde. Pirlo supo desde el inicio que tenía un don fuera de lo común. Para comprobarlo solo hay que coger la via Milano. Sale del centro de Brescia y hacia el oeste conduce hasta Milan. Después de algunos kilómetros, a la altura de Ospitaletto, un hotel, l'Aquila d'Oro. Hagi, Toni, Guardiola. Todos han empujado la puerta de su restaurante. Sobre todo Baggio, a quien le encantaba acabar sus noches allí junto a una botella de grappa. Corioni con la grappa va piano piano: un solo vaso al final de la comida. Pese a sus gafas oscuras, el presidente del Brescia ha sido testimonio de muchas cosas, entre ellas, la eclosión del Pirlo adolescente en 1992. "Un día recibí una llamada de Clerici, del Voluntas, instándome a ver a un jugador muy dotado. Poco después tenía delante de mi despacho al chico y a su padre. Me dirigí al hijo y le pregunté: '¿Por qué debo ficharte?' Respuesta: 'Porque soy el mejor del mundo'. Me dirigí al padre para saber si lo decía en serio. Por lo visto, sí hablaba en serio", narra Corioni. 20 años más tarde, Pirlo senior tampoco ha olvidado aquella respuesta. Añade: "Me sorprendió la forma, pero no el fondo. Hacía poco que había jugado un torneo en Dinamarca, el más importante de la época para los chicos de su edad. Volvió con la copa sin demostrar demasiada emoción, para él era lo mas normal del mundo".

20 METROS ATRÁS

Y pese a todo ese talento, la cosa podría haber acabado mal. Pirlo no explotó hasta los 23 años, cuando Ancelotti decidió retrasar su posición desde la mediapunta hasta el pivote defensivo. ¿Ancelotti? No. El crédito de semejante decisión pertenece a Carleto Mazzone y data de 2001. Pirlo apuntaba a convertirse en un abatini más (pequeños abades), ese tipo de jugador elegante y educados que en Italia se desprecia por falta de fisico y de mala leche. Andrea había regresado a Brescia cedido por un Inter en el que no encontraban lugar para su talento. Mientras que sus coetáneos Buffon y Gattuso juegan la Copa del Mundo en Japón y Corea, él pese a su record de partidos con la sub 21, sigue sin conocer el tacto de la camiseta de la Nazionale. "Era un chico confinado en su silencio. Formal, puntual, demasiado educado", detalla Mazzone. Un día, el tecnico le coge aparte para proponerle retrasar 20 metros su posición. "Me convenía por dos razones: delante tenía a Baggio y siempre me había gustado tener a un jugador técnico delante de la defensa que encontrase los espacios pequeños", narra. Pirlo se queda helado: "Pero míster, así no marcaré". El técnico le enumera los beneficios del cambio: "Le dije que sería el jugador más importante del equipo, tanto en fase ofensiva como en defensiva, y que seguiría marcando goles". Pirlo, obediente, agacha la cabeza y asiente. Aquella temporada enamora a todos los equipos de la Serie A. A todos menos al Inter, que lo intercambia con el Milan en un movimiento visionario por Andrés Guglielminpietro. Y en Milanello será el propio Pirlo el que convenza a Ancelotti de seguir jugando en su nueva ubicacion. A partir de ahí, como le bautizó Lippi, se convertirá "en el líder silencioso del fútbol italiano", haciendo jugar a su ritmo a los otros 21 jugadores sobre el terreno de juego. "Siempre la solución más simple para jamás perder el control", apuntilla Mircea Lucescu.

"DIOS EXISTE"

El segundo punto de inflexión de la carrera de Pirlo es más reciente, del pasado verano. Tras varias temporadas de un juego lento e intrascendente, en el Milan le enseñan la puerta de salida de manera educada al final de su contrato en verano de 2011. Y Andrea se marcha gratis a la Juventus. Un viejo movimiento para un jugador viejo que, sin embargo, recupera su mejor nivel para ofrecer sobre una bandeja a la familia Agnelli el primer scudetto tras el escándalo del Calciopoli. Dos compañeros atestiguan el renacer del campeón del mundo. El primero, Stephan Lichtsteiner: "En un partido amistoso me pidió una pelota pese a que estaba rodeado. Le dije que no quería ponerlo en problemas, pero insistió. Cuando vi lo que hizo me dije que de ahora en adelante le daría siempre la pelota a pesar de que estuviese rodeado de once tipos". El segundo, Gianluigi Buffon: "Cuando lo veo jugar con la camiseta de la Juventus pienso que Dios existe".

Lo piensa Buffon y centenares de aficionados italianos que, tras el penalti ante los ingleses de la pasada Eurocopa, se disfrazaron de franciscanos con un estandarte que representaba a Pirlo como un santo con una cuchara [ndlr: en italiano, un penalti a lo Panenka es un cucchiaio]. Encima de su cabeza, una inscripción: 'Sant'Andrea da Brescia, segna per noi' (Santo Andrea de Brescia, marca por nosotros). Pirlo, como para añadir misticismo al asunto, sigue guardando silencio y, justo a la edad jesucrística de 33 años, ha decidido dejarse la barba. Amén.

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Cene    3,063
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Ricorda molto Nedved: fenomenale in campo, persona normalissima fuori.

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Prospettivista    1
Tifoso Juventus
Joined: 16-Sep-2008
162 posts

Sono orgoglioso che un calciatore eccezionale come Andrea Pirlo faccia parte della squadra per cui tifo, l' ho sempre ammirato. Un signore del calcio, come il nostro capitano.

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Cuneo ok    0
Tifoso Juventus
Joined: 03-Mar-2012
4 posts

l'unico fuoriclasse che abbiamo sia dentro che fuori dal campo.

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Jedi Master    1
Tifoso Juventus
Joined: 06-Jul-2009
633 posts

Un grande onore per la Juventus averlo come giocatore, spesso è il contrario, il giocatore deve essere onorato di giocare in una squadra come la Juventus. Per me invece la grandezza di Pirlo sia come giocatore sia come persona in tutta la sua carriera dimostra che giocatore sia. Ripeto un enorme onore averlo con la maglietta bianconera.

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Ghost Dog    617
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CORRIERE DELLA SERA
STYLE MAGAZINE
MAGGIO 2013 NUMERO 5

 

2013-05_STYLE_ANDREA_PIRLO_01.png

2013-05_STYLE_ANDREA_PIRLO_02.png

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Socrates    3,931
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Lo scudetto di Pirlo


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Passano gli anni, diminuiscono le presenze. Non la qualità delle prestazioni. È la stagione, in campionato, di Andrea Pirlo. Da 37 a 32 a 28 (con la prospettiva di arrivare a 30). Sono le presenze in campionato di Pirlo nei tre anni di bianconero vestito. Da un lato la necessità di gestire le forze su più competizioni, dall’altro gli infortuni che non lo avevano interessato all’esordio in bianconero.

Senza coppe il primo anno, Pirlo è stato sempre schierato titolare, saltando solo una partita col Cesena per squalifica. Con Champions ed Europa League di mezzo le presenze in Serie A sono calate. Meglio concentrare le sue energie fuori dall’Italia, dove si gioca un calcio più tecnico, la scelta di Conte. Delle 24 partite giocate dalla Juve in Europa negli ultimi due anni Pirlo ne ha saltata solo una, il ritorno col Galatasaray. La Juve ha perso ed è stata eliminata dalla Champions.

Quella gara, giocata a inizio dicembre 2013, coincide anche col periodo peggiore per Pirlo. Infortunato al ginocchio, salta tutto il mese e torna contro la Roma. Conte prepara una partita d’attesa, lasciando il possesso palla ai giallorossi. Pirlo tocca meno palloni rispetto alla media. Gli bastano comunque per fare l’assist a Bonucci da calcio di punizione.

Diretto o indiretto, una specialità. Un colpo affinato quasi a raggiungere la perfezione, quest’anno. Sono sei i gol in stagione di Pirlo (4 in campionato e 2 in Europa League). Tutti su punizione, compreso quello che Buffon ha definito il gol scudetto.


L’ultimo e probabilmente il più bello del campionato di Pirlo. Un campionato che lo ha visto ancora protagonista. Fulcro del gioco della Juve, con dati che ne fanno uno dei migliori centrocampisti di questa Serie A. È lui il vertice più importante del rombo juventino che fa partire la manovra dal basso. Le linee di passaggio verso di lui sono sempre le più frequentate, quelle che più di tutte gli allenatori avversari si preoccupano di chiudere.

Primo scarico dei difensori, la manovra offensiva della Juve comincia sempre dai piedi di Pirlo. La sua media di passaggi (70,1, dati Whoscored) è la più alta della squadra, seconda in Serie A solo a quella di De Rossi (74,8). Con meno presenze rispetto a chi lo precede, si piazza al sesto posto tra i giocatori con più passaggi completati (1658), quarto fra i centrocampisti.

Combinando minuti giocati, passaggi completati, precisione e occasioni create, Pirlo è nella top 3 del campionato, con Pjanic e Borja Valero. Un mediano insieme a due che in stagione hanno giocato anche da trequartisti. È l’unicità di Pirlo. Sei assist e 59 passaggi che hanno portato al tiro. Sono numeri da centrocampista offensivo, cui abbina una precisione dell’89% che vale di più dell’88% di Pjanic e Borja Valero. I suoi passaggi hanno una distanza media di 22 metri, contro i 18 di Borja Valero e i 16 di Pjanic.

Chiaro che se passi più lungo è più difficile essere precisi. Oltre a una media di quasi 10 passaggi lunghi a partita, poi, Pirlo è dietro solo a Cassano per passaggi filtranti riusciti (12 a 11). Ciò significa che si prende rischi, gioca palloni tra le linee e oltre la linea difensiva, con una percentuale di errore bassa.

Merito della sua tecnica sopraffina, e non è certo una scoperta di quest’anno. Non è una scoperta che sia tra i migliori centrocampisti del campionato per rendimento e il migliore nel suo ruolo. Nello scudetto della Juventus la sua è una delle prime firme.

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da Calcio Critico

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Dai campi di provincia in cui giocava con il fratello a simbolo della Juventus, fino al ritiro ancora lontano.

Passando per Brescia, Reggio Calabria e i 10 anni al Milan, compresa Istanbul nel 2005. Un racconto tra passato

e futuro, suo e del calcio di oggi che Andrea Pirlo, come nessun altro italiano nel mondo, rappresenta.

P

 

ANDREA PIRLO

«Puoi essere fortunato per qualche anno, ma alla fine l'inganno si svela. Esiste la realtà. La gente ti vede. Chi sa giocare va avanti, chi è bravino rimane nelle serie inferiori»

«Ho preso le mie legnate senza lamentarmi troppo. Ho guardato ayanti. Ho imparato a non rimuginare. Non ho mai litigato in vita mia»

«L'etichetta di predestinato non mi ha mai dato fastidio, anzi, mi ha responsabilizzato. Sapere di avere talento mi invitava a migliorarmi ogni giorno senza adagiarmi sui complimenti»

All'addio precoce, Pirlo pensò solo dopo Milan-Liverpool di Istanbul: «Per qualche giorno credetti veramente che fosse finita. Non avevo forze. Non mi davo pace né spiegazione»

«Le frasi di Lotito fanno perdere la voglia di giocare, il calcio deve essere un gioco per tutti e in A deve andare la squadra che più merita. Ascolti certe cose e pensi, meno male che sono arrivato alla fine»

«Il calcio è la mia vita, riempie le mie giornate da vent'anni e nel bene e nel male, mi ha insegnato molte cose. La prima è non dimenticare di essere riconoscente. La seconda è non portare rancore»

di MALCOM PAGANI (UNDICI | Marzo 2015)

Nella terra di mezzo, Andrea Pirlo gioca solo a calcio: «Non sono tra quelli che credono in un tifoso onnipotente e non mi schiero dalla parte di chi pensa che pagare un biglietto garantisca un lasciapassare per l'insulto. Se mi fischi, ho il diritto di risponderti. Se mi offendi, non escludo di reagire». Tante volte, dice lui senza accenti che tradiscano rinunce, «eviti, passi sopra o lasci stare». Essere al centro di ogni trama, non prevede finali obbligati. Nella visione di Pirlo, a ogni sforzo inutile corrisponde uno spreco. A ogni urlo, uno scialo. La dispersione confonde, smarrisce e lascia nudi. Da quando ha memoria, anche nella sala impersonale di Vinovo che ne ospita pause e silenzi, Pirlo ha avuto sempre un vestito. E sotto la maglia, un'identità: «Sapevo di essere bravo. Più bravo degli altri».

Di quella consapevolezza, su quella certezza, Pirlo ha dipinto un quadro originale. Non l'avanguardia fine a se stessa, né lo stanco ondeggiare dell'indolenza creativa che un giorno si accende e quello dopo soffoca la candela. Dando e togliendo con lena la cera, in tutto e per tutto simile a un karateka di celluloide del passato, Pirlo è stato tante cose. Ha incarnato un'idea marziale senza precedenti, un'ambizione dalla collocazione in movimento. Ha fatto longanesianamente la rivoluzione, perché ha preferito rimanere in piedi piuttosto che sedersi. Da 35 anni, sulla sponda di un'essenzialità che è soprattutto essenza, Pirlo ha difeso e segnato, osservato e spronato, esultato, rischiato, vinto e perso con la faccia di chi ha sempre dovuto proteggere un'unicità. Non ha avuto paura. Ha superato con eleganza la linea d'ombra illuminando il palcoscenico per gli altri. Poi se l'è preso. Nel Milan, in Nazionale, nella Juventus. Così era scritto. Così è accaduto. Senza mai confidare nella fortuna: «Puoi essere fortunato per qualche anno, ma alla fine l'inganno si svela. Esiste la realtà. La gente ti vede. Chi sa giocare va avanti, chi è bravino rimane nelle serie inferiori». Bravino era Ivan. Ivan Pirlo, figlio di Luigi. Il primo che fece rotolare il pallone a Flero, dove i campi sono all'entrata del paese, il cartello stradale indica una via privilegiata al vino e dove tra cascine e partite sull'aia con zii e cugini, l'Andrea cresce, evade e scarta, nascondendo la sfera dell'età acerba nel Pirlo di oggi. Andrea. E poi Ivan. Quello senza scudetti, senza coppe e senza Mondiali. Quello senza rigori estremi: «Il cucchiaio di Panenka contro la Germania Ovest non l'ho mai visto e i due sbagliati da Beccalossi con lo Slovan Bratislava, neanche. Ho tirato i miei, assecondando la follia di un momento, il vento che prendi durante la rincorsa, lasciando andare liberi i pensieri».

Pirlo ha gesti lenti, ma non parla lentamente. Risponde a tutte le domande scegliendo poche, chiare parole. Si fa capire benissimo. Rapido, ma non frettoloso, va subito al punto. È sorprendentemente ironico. Gli chiedi se nelle lunghe giornate con Marcello Lippi, pomeriggi non sempre lieti e a volte militareschi, «un giorno ci prese da parte dopo un allenamento successivo a Italia-Australia del 2006. Ci rinchiuse in una sala, lamentò che erano uscite dallo spogliatoio delle cose che all'esterno non dovevano filtrare e che in definitiva eravamo un gruppo di ɱerda», ad Andrea, allevato al culto baggesco fino a professarlo da giovane scudiero alla corte di Mazzone, non fosse venuto in mente di chiedere al tecnico «che in Germania seppe straordinariamente spronarci a metà torneo» di quei dissidi lontani in cui il rapporto tra il 10 e l'allenatore di Viareggio segnava tempesta. Baggio era impiegato poco e male. In quell'Inter, Lippi lo detestava, non sempre cordialmente. Poi arrivò una partita da Baggio e in Tv, con gli occhi stretti, il ragazzo che si era fatto apprezzare a Vicenza e molto amare a Firenze, si presentò con un cappello in testa che era insieme manifesto esistenziale e provocazione al tempo stesso: «Matame se no te sirvo». Uccidimi, se di me non hai bisogno. Pirlo ricorda bene, ma dribbla da quando è bambino e alla polemica giurassica, antepone il sorriso: «Al tempo ero a Reggio Calabria, non saprei dire come andò veramente».

Si arriva all'eccellenza proprio perché nulla si dimentica. I discorsi dei mentori, le lezioni, gli incontri, i peccati di lesa maestà. Così in un pomeriggio di promessa pioggia e freddo non severo, con i capannoni grigi ai lati della strada, i tifosi in attesa fuori dal cancello e le guardie giurate a presidio del fortino, Pirlo scorre l'album del recente ieri con la stessa lieta indifferenza di chi ha messo a fuoco il domani in previdente anticipo. «Ho preso le mie legnate senza lamentarmi troppo. Ho guardato avanti. Ho imparato a non rimuginare. Non ho mai litigato in vita mia. Qualche scambio brusco l'ho affrontato di sicuro, ma l'ho limitato al campo. Fuori dal campo esiste altro e io ho cercato di non confondere i piani». Sul terreno verde, gli è capitato di esser preso a calci: «Da ragazzo, in una delle prime amichevoli con il Brescia, un certo Marinoni, uno che giocava nel Darfo e che chiamavano Keegan, si irritò per un virtuosismo di troppo e mi tirò giù senza troppi riguardi». Mircea Lucescu, con tipico, lungimirante sguardo da profeta di frontiera, scattò come un ossesso per denunciare a dio il misfatto: «Arbitro, così non si fa, questo ragazzo diventerà un campione». E Marinoni, 400 gol tra i dilettanti, Re al centro del suo mondo, non si stupì per la teatralità: «Ah sì?, io sono già il campione della Bassa».

Non mentiva nessuno dei due: «L'etichetta di predestinato non mi ha mai dato fastidio, anzi. Mi ha responsabilizzato aiutandomi a farmi voler bene sia dai miei coetanei sia dai più vecchi. Sapere di avere talento mi invitava a migliorarmi ogni giorno senza adagiarmi sui complimenti». Gino Corioni, il presidente che scambiava autobus per calciatori e che tra Ospitaletto, Bologna e Brescia tenne alta la bandiera di un pauperismo intelligente e contadino fino a quando le forze lo sorressero, giurava che Pirlo sarebbe rimasto in Lombardia vita natural durante: «Ma in provincia è normale, i presidenti tengono in vita i sogni e i sogni per svilupparsi hanno bisogno di esagerazioni. A Corioni ho voluto bene, ma esistevano le esigenze di bilancio e in quel caso facevano scopa con le ambizioni. Ho sempre saputo che sarei andato via da Brescia. Volevo arrivare in Nazionale, giocare in una grande squadra, raggiungere i traguardi che sono felice di aver raggiunto». Tappa dopo tappa, Pirlo ha saputo ringraziare. Nessuna avarizia, ma una teoria di nomi perché «ognuno» giura «mi ha dato qualcosa per aiutarmi e essere quel che sono oggi». Gianfranco Clerici, Carlo Mazzone: «Il primo a farmi giocare nel ruolo in cui mi muovo adesso», il suo omonimo Ancelotti, Lippi, Conte, Allegri, persino Marco Tardelli che non lo capiva e che tra una panchina e una tribuna, lentamente, lo esiliò: «All'epoca rimasi malissimo. Dopo vent'anni, impari a relativizzare. Avevo davanti tantissimi campioni e presi un'altra strada». Una sola fermata a sud, a Reggio Calabria: «Esperienza eccezionale che feci su consiglio di Baronio, grande amico fin dai tempi delle giovanili». Il Pirlo di allora aveva la stessa chioma di oggi e il medesimo sguardo obliquo in cui si leggono più sentimenti senza riuscire davvero a decrittarne nessuno. C'è una sfera che protegge, un certo modo di non sembrare, una pagina segreta che tale rimarrà perché non tutto può essere svelato. Esiste il Pirlo controllato che fa cadere le parole con la grazia di un suo lancio e quello che svuota gli estintori sui compagni a dovere compiuto nell'allegra postadolescenza della ricreazione da ritiro. Non c'è contraddizione, dice: «Perché un conto è il campo e altro sono gli amici, la vita privata, l'ambito in cui non devo rendere conto a nessuno. Chi mi conosce sa che so scherzare, ma sa anche che non amo parlare troppo dopo le partite. Per me il calcio non è mai stato soltanto un gioco. Ci sono le regole e vanno rispettate. Ho incontrato tante teste calde che alla classe non riuscivano ad affiancare la disciplina e ho visto ragazzini presi per un orecchio dai vecchi dello spogliatoio al solo scopo di insegnargli che il rispetto non è uno slogan vuoto».

Pirlo non biasima nessuno. Non crede nell'efficacia del moralismo, ma solo in quella della morale. Da ragazzino per incontrare lo sguardo di suo padre doveva guardare dalla parte opposta della rete. Da un lato i genitori di compagni e avversari. Dall'altra, il signor Pirlo: «Che andava altrove perché già allora non aveva voglia di ascoltare le cagate dei padri esasperati che si comportavano da cattivi maestri. Erano già insopportabili qualche anno fa. Immagino che oggi la situazione sia persino peggiorata». Il Razzismo: «Mi fa schifo». La violenza. L'odio tribale. La guerra in miniatura delle domeniche del villaggio: «Il mondo che nuota intorno al pallone è andato di pari passo alla crisi di tutto il paese. Abbiamo parlato troppo e abbiamo agito poco. Non siamo migliorati, non abbiamo fissato paletti essenziali, siamo rimasti fermi. Immobili. Senza evoluzione». Claudio Marchisio, per paradosso, disse che Calciopoli rappresentò un'occasione. Uno spazio da coltivare, un'opportunità per esporsi al sole con la possibilità di esserne scottato. Senza correre il rischio di bruciarsi, forse, sarebbe sbocciato con criminale ritardo: «Calciopoli rappresentò una brutta pagina del nostro calcio». Il realismo di Pirlo non prevede negazioni. Se le cose esistono, bisogna farci i conti. Ci sono i galantuomini e, come cantava Dalla, anche i delinquenti. Basta saperlo. Stare attenti. Conoscere gli indirizzi. Le liturgie. Sapere quando ridere e come corazzarsi per non piangere. Al già evocato fratello acquisito dell'adolescenza bresciana nella Voluntas, Roberto Baronio, accadde di perdere la patria potestà di Gaucci. All'ex presidente del Perugia, la libertà di Roberto il biondo non piaceva e gradiva ancora meno il numero scelto per la stagione 2002/2003. Prese a perseguitarlo: «Gli brucio la maglia numero 13 e non giocherà più»; «Porta sfiga» disse brutalmente. Lo mise fuori rosa. Si accanì e qualcuno finì per crederci: «Una brutta situazione perché non esiste niente di più insinuante della diceria. Ti rimane addosso. Ti marchia. Soprattutto in un mondo come il nostro in cui la scaramanzia è una religione. A Reggio Calabria c'era un mio compagno che prima di dormire metteva le scarpe in verticale vicino alla finestra. Mai saputo il perché. Lo rassicurava. A certe cose non credo e non ho mai creduto. Preferisco il lavoro. La mia fortuna è stata poter fare il mestiere che sognavo». La storia di Pirlo non è mai corsa parallela al denaro. «In famiglia non mi è mai mancato nulla». Il principale interesse professionale del padre, la siderurgia, garantiva serenità: «I soldi non sono mai stati il motore di niente. Non li ho mai cercati e non li inseguo adesso, anche se so di essere un assoluto privilegiato e di aver guadagnato sempre molto bene». Da ragazzo scherzava sui vizi innocenti: «La Playstation è la più grande invenzione dell'umanità dopo la ruota», e oggi che il joystick è nell'angolo, «è stato bello affrontare qualche campionato virtuale, ma sono cresciuto», Pirlo non disdegna un'istantanea di sé in cui al centro del quadro si possa riscoprire uomo. Non senza qualità, ma anche senza stranezze: «La vita vera, la più importante, dista molte lune dai novanta minuti domenicali. È un'altra cosa. È un altro tempo». Un tempo privato: «Di cui non parlo mai per discrezione e perché mi sembra che in fondo ci sia poco da dire. È un mio spazio. Uno spazio in cui ci sono la mia famiglia, i miei figli, qualche viaggio, qualche uscita estemporanea, un cinema, una passeggiata in centro, molti libri. Lei mi dice che per Totti sarebbe impossibile camminare a Roma in Via del Corso e io le rispondo che a Torino, pur firmando qualche autografo, sono un cittadino come tutti gli altri. Al lunedì, quando c'è un po' di libertà, senza neanche sfiorare le pagelle del giorno prima perché tanto se ho giocato bene o male lo so già, finalmente ritorno ad essere soltanto Andrea».

A tanta normalità, un domani, potrebbe corrispondere un distacco. Una nuova geometria. Una partenza che non preveda necessariamente il prato verde e il déjà vu: «Ho trentacinque anni, ma al ritiro non penso mai. È chiaro che un giorno accadrà e che non supererò quel fenomeno di Pierobon, il portiere del Cittadella che va per i quarantasei anni. Mi fermerò prima e non sono neanche sicuro di rimanere nel mondo del calcio. Mi prenderò qualche mese per girare l'Europa, risposarmi, guardarmi attorno. Sono curioso e non le ho soddisfatte tutte, le mie curiosità». Al l'addio precoce, Pirlo pensò solo dopo il naufragio di Istanbul. La notte del 2005 in cui il Milan sembrava aver vinto la Champions e invece vide i dèmoni con il Liverpool di Rafa Benitez: «Per qualche giorno credetti veramente che fosse finita. Non avevo forze. Non mi davo pace né spiegazione». Dal tre a zero alla sconfitta per quattro a tre, c'è lo iato che divide l'eventuale e il suo contrario. Pirlo giocò un tempo da Atatürk e poi, di fronte alla reincarnazione di Bruce Grobbelaar, il polacco Jerzy Dudek, sbagliò da undici metri e perse la campagna di Turchia. «Il calcio è la mia vita, riempie le mie giornate da vent'anni e nel bene e nel male, mi ha insegnato a stare al mondo. Mi ha insegnato che si vince e si perde, che si ascolta e si dissente, si ricevono delusioni e non sempre ti è dovuta una spiegazione. Ho imparato molte cose, ovviamente. La prima è non dimenticare di essere riconoscente. La seconda è non portare rancore perché le partite sono lunghe e le persone non sono mai soltanto quello che sembrano». Nessun cruccio riservato a Hodgson: «Una persona deliziosa che con il suo inglese imbastardito dall'italiano mi chiamava Pirla», nessuna crociata contro Zeman: «Che mi è anche simpatico e con il quale probabilmente sarei andato anche d'accordo. Non ho mai avuto nessun problema. Con nessuno».

Il pomeriggio scende, i secondi se ne vanno, si discute pur sempre di calcio: «Un tema di cui si parla anche troppo. Una cosa che non è una guerra con i bambini e le donne nel resoconto dei caduti, un'allegria che non incupisce, uno sfogo che serve per evadere dai problemi della vita, il mio sogno di bambino, il mio unico desiderio, il mio divertimento, la mia passione. La stessa che è rimasta identica a vent'anni di distanza. Finché avrò questa voglia, continuerò a giocare». Guardando le città dalle finestre di un albergo. Il passaporto senza più spazio per i timbri. I viaggi immobili. Il ritorno - forse - in Provincia. L'anno prossimo, anche se Carpi e Frosinone "non contano un ċazzo", la geografia di Pirlo Andrea potrebbe allargare i suoi orizzonti. Sud. Nord. Niente è perduto se non è sperimentato. «Le frasi di Lotito fanno perdere la voglia di giocare, il calcio deve essere un gioco per tutti e in A deve andare la squadra che più merita. Ascolti certe cose e pensi, meno male che sono arrivato alla fine». Pirlo guarda oltre e non sai se parli dell'intervista o di una corsa iniziata sul Monte Netto nella primavera del settantanove. Andrea ci fa il Trebbiano. Vino buono. Botte piena. Nessun segno di ubriachezza.

16 Andrea Pirlo ha esordito in serie A a 16 anni e due giorni, il 21 maggio 1995. La partita era Reggina-Brescia: Pirlo entrò con la maglia del Brescia sostituendo il compagno di squadra Schenardi. Con la Primavera della squadra della sua città, l'anno dopo vinse il torneo di Viareggio.

37 Pirlo è il giocatore italiano con il maggior numero di presenze nella Nazionale Under 21. Con quella maglia ha giocato 37 volte, a testimonianza della sua precocità. Le presenze salgono a 46 se si considera anche la Nazionale Olimpica. I gol, invece, sono 16, che lo portano al secondo posto di sempre nella classifica marcatori dell'Under.

4 Pirlo è alla quarta stagione nella Juventus. È arrivato a Torino nel 2011, dopo aver giocato dieci anni nel Milan. Prima di allora aveva indossato le maglie del Brescia, dell'Inter, della Reggina, poi di nuovo dell'Inter, poi di nuovo del Brescia.

95% Nella partita Italia-Inghilterra del Mondiale 2014, la percentuale di passaggi riusciti di Pirlo è stata del 95%. Su 108 passaggi, 103 sono andati a buon fine. Nessuno in tutto il resto del Mondiale è riuscito a fare altrettanto.

27 Pirlo è secondo nella classifica dei giocatori che hanno segnato più gol su punizione in Serie A. Con 27 gol è dietro soltanto a Mihajlovic che ne ha segnati 28. In Champions, invece, è terzo con 5 gol, dietro a Juninho Pernambucano (12) e Cristiano Renaldo (9).

4 In questa stagione di serie A, Pirlo ha fatto 4 gol (il dato è aggiornato al 15 marzo) che sono valsi 12 punti. Ogni volta che segna, infatti, realizza il gol decisivo. Altissima anche la percentuale dei passaggi riusciti: 86,6%.

 

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FourFourTwo | August 2015

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Arrivederci, Maestro!

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IL GIORNALE 07-07-2015

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Socrates    3,931
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Paura per la figlia di Pirlo: investita vicino a piazza Vittorio

La tredicenne è all’ospedale Regina Margherita, dove verrà tenuta in osservazione per la notte: le sue condizioni non sarebbero preoccupanti

 

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FONTE

 

 

La figlia dell’ex campione della Juventus Andrea Pirlo è stata investita oggi pomeriggio, martedì 28 maggio, in pieno centro a Torino.

 

L’incidente che ha visto coinvolta la ragazza, classe 2006, è avvenuto all’angolo tra via Bonafous e via Maria Vittoria, a due passi da piazza Vittorio. Le condizioni della giovane sembrano lievi e non desterebbero preoccupazioni: al momento si trova al Regina Margherita.

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hiros    4,061
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meno male va...

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Socrates    3,931
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Agnelli vuole far tornare Pirlo alla Juve

L’offerta bianconera: prendi una panchina Under 23 o Primavera

 

Risultati immagini per andrea agnelli andrea pirlo

 

FONTE

 

 

Vuoi venire ad allenare da noi? La richiesta di Andrea Agnelli ha smosso qualcosa in Andrea Pirlo. Primo perché l’amicizia che lega i due è di quelle che vanno oltre il calcio e la professione. Secondo perché Pirlo sta progettando un futuro da allenatore e l’idea di una sfida in bianconero lo intriga. Nella fattispecie, per Pirlo sarebbero pronte le panchine dell’Under 23 o della Primavera. Può scegliere, a lui è concesso.

 

Futuro da allenatore certo

E lui, al momento, non ha scelto. Non tanto quale delle due squadre gli piacerebbe allenare, ma se gli piacerebbe allenare già dalla prossima stagione. Il futuro da allenatore, infatti, per lui è certo, ma non urgente. L’alternativa sarebbe un’altra stagione da commentatore Sky, ruolo nel quale si è divertito e che gli piacerebbe coltivare ancora per un anno. «Lui è diverso dagli altri: se farà l’allenatore, lo farà ad alti livelli. Non girovagherà nelle serie inferiori. E sono curioso di vederlo», ha spiegato qualche settimana fa Giorgio Chiellini in visita a Tuttosport, cercando di illustrare l’unicità dell’ex compagno e grande amico.

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