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  1. «Verso nuovi titoli e nuove sfide. Siamo emozioni, intrattenimento» «Competere ai massimi livelli aiuta a rendere il marchio mondiale» Buongiorno Arrivabene, dove sta andando la nuova Juventus? «Non c’è una nuova Juventus, c’è la Juventus che come obiettivo ha la continuità a mantenere una squadra ad altissimi livelli e mirare ad altissimi traguardi. Non starò a ripetere la famosa frase di Boniperti sul fatto che “vincere è l’unica cosa che conta”, ma l’obiettivo è sempre quello. Stiamo progettando una Juventus che parta dal calcio, perché rimane il nostro cuore pulsante, ma che si allarghi in altre dimensioni. Io credo che il marchio Juventus abbia enormi potenzialità e che possiamo andare oltre i confini italiani, facendoci scoprire altre aree di business da sfruttare. Ovviamente tutto parte da una squadra vincente o competitiva ad alti livelli, senza di quella fai molta fatica. Ma abbiamo la fortuna di partire da un posizionamento in Italia e in Europa che ci consente di andare oltre il concetto di club di calcio e diventare una global company». (…) Come siete messi con Pogba? «Gli stiamo parlando e le cose si stanno evolvendo molto, molto bene». «Ma perché non riprendiamo Pogba? La trattativa è nata da questa domanda» Il retroscena sulle riunioni di mercato: «Lanci un’idea che pare folle. E poi...» «Esiste quella riunione di cui ho parlato. In quella riunione sono stati portati determinati nomi, alcuni dei quali arrivano come quello di Vlahovic. Apri una porta, lanci un nome, tutti ti guardano come se fossi matto e poi, piano piano, la macchina si avvia e costruisci l’operazione. Così è nato Pogba. Da una domanda: “Ma perché non prendiamo Pogba?”. Attenzione, l’idea non basta: l’idea è solo una provocazione, poi bisogna metterla in pratica. Devi sempre capire se quella provocazione ha i numeri per la messa a terra, la sostenibilità di cui si parlava prima. Se i numeri “quagliano”, devi portare l’operazione in Consiglio d’amministrazione e non puoi presentarti senza numeri che abbiano una logica, se parliamo di giocatori importanti, naturalmente». (…) E con Dybala come è andata? «Hanno influito anche questi discorsi. C’era stato un accordo, poi c’è stato l’aumento di capitale, ci siamo tutti presi una pausa, di cui i procuratori erano informati e d’accordo, per effettuare valutazioni all’interno del Consiglio di amministrazione. Ci siamo rincontrati e abbiamo detto che i termini erano cambiati, perché volevamo muoverci in maniera diversa. Per cui da un contratto quadriennale a certe cifre, che vorrei evitare di citare per evitare ulteriori polemiche, siamo passati a un’altra strategia. Anche perché tutti sanno chi è arrivato a gennaio, no? Ma questo non ha compromesso i rapporti, non c’è stata nessuna guerra fra noi e Dybala. Dopo la decisione ci siamo sempre salutati cordialmente al centro sportivo. Diciamo che c’è stata una decisione senza se e senza ma su questa vicenda e l’abbiamo messa in atto. Mi auguro che Dybala trovi la squadra e le soddisfazioni che merita. Dal nostro punto di vista le cose hanno un inizio e una fine. Ribadisco: la Juventus è sopra tutto. Ci sono giocatori che hanno lasciato un’impronta profonda, ma il marchio Juventus è sempre più importante». (…) Parliamo di De Ligt: tutti hanno un prezzo o ci sono gli incedibili? «Torniamo a parlare di giocatori che seguono i consigli dei procuratori o dei colleghi invece che della società. Oggi è impossibile trattenere un giocatore che se ne vuole andare. Ma è sempre una questione di numeri, non è che se uno vuole andare via gli rispondi: prego, accomodati. È difficile trattenere un giocatore, però dal tavolo della trattativa bisogna alzarsi tutti e tre soddisfatti. E vale sempre l’articolo quinto: chi ha i soldi ha vinto». «Allegri e la sua Juve» «Stiamo iniziando a costruire una squadra più adatta a lui, anche se le scelte restano collegiali» L'intervista esclusiva completa sull'edizione odierna di Tuttosport
  2. Maurizio Arrivabene parla senza peli sulla lingua. Il CEO della Juventus ha dichiarato prima dell'anticipo di campionato allo Stadium contro il Cagliari: "L'aumento di capitale? Stiamo lavorando alla sostenibilità del club. Il calcio è un'industria come le altre, poi la squadra ha degli obiettivi sportivi da conseguire. Sento spesso parlare di panettoni e colombe, ma dobbiamo affrontare uno step alla volta". SU DYBALA E DE LIGT - "È facile parlare di attaccamento alla maglia, ma è più difficile dimostrarlo. Alcuni sono più attaccati al proprio procuratore che non alla maglia. Con i nostri calciatori abbiamo ottimi rapporti". Cm.com
  3. E se i messaggi a Dybala fossero superficialmente diretti a lui per via della situazione rinnovo (che è stucchevole qualsiasi sia l'opinione a riguardo, a iniziare dai mesi di ritardo dovuti ad Antun), ma assai meno superficialmente diretti A TUTTI, e per questo VOLUTAMENTE pubblici? E se fosse il modo scelto per far capire a tutti che la Ricreazione è terminata, visto che per 4 anni si è provato a farlo privatamente, ma non è servito a una ceppa? Io il sospetto, forte, ce l'ho. Credo sia stato un "richiamo all'ordine" ferreo, generale. E stavolta non sono ammessi ritardatari. Si è scelto Dybala come esempio (E NON è QUESTO IL TOPIC PER PARLARE DEL CASO SPECIFICO), per far capire a tutti che aria tirerà da oggi in poi, e lo si è fatto in maniera Volutamente e strategicamente pubblica. Questa strategia (ammesso che lo sia sul serio) sortirà gli effetti sperati? Non lo so. Ma rispetto a ciò che ho percepito negli ultimi 4 anni, non nego che ho avvertito una maggiore "presenza" e sostanza in questi pochi mesi, che nei 48 precedenti allo scorso luglio. Ovviamente non è detto che questa percezione sia corretta, per cui chiedo a tutti un'opinione
  4. Apro questo topic anche perchè costretto a chiudere quello di @dolmer, che a mio avviso non è stato ben capito visto lo sviluppo Premesso che l'errore di Alex Sandro è grave, inaccettabile, ecc. Cose dette e ridette, giustamente, nel suo Topic Premesso ciò, è vero anche che quando pianti il pullman davanti la porta, e giochi in apnea 120 minuti o quasi, è assolutamente fisiologico che aumenti la probabilità di sbagliare. Per cui, al netto dei limiti palesi ed evidenti della rosa, c'è da chiedersi se questo sia il massimo che si può "cavare" da essa. Io non ho una risposta. Oltre ciò, vi è un Management che ha ereditato una situazione delirante, con un Conto Economico che solo la sicurezza di avere le spalle coperte da Exor ha fatto si che non si trasformasse in un qualcosa di aziendalmente e calcisticamente drammatico. In questa situazione si inserisce il calcio mercato attuale (complicatissimo, ma va rinforzata la rosa, specie senza Chiesa), e quello dell'estate prossima, durante la quale gli investimenti oculati ci saranno MA SARANNO DA NON SBAGLIARE, NEANCHE MEZZO ERRORE POSSIAMO PIù PERMETTERCI. Contesto all'interno del quale si inserisce il Caso Dybala, con tutto ciò che già conoscete A mio modesto avviso la carne al fuoco è tantissima, ed ogni argomento è strettamente interconnesso l'un l'altro. Alex Sandro ha sbagliato, e probabilmente non è più un terzino all'altezza della Juventus. Ma guardiamo la luna, non limitiamoci al dito
  5. “E’ chiaro che la Juventus è un grande club, per cui tutti abbiamo l’ambizione, vogliamo fare sempre di più. Io ho un legame particolare con la famiglia Squinzi, sono 8 anni che sono con loro, prima con i genitori adesso ci sono i figli, per cui credo che tutto deve essere valutato molto bene perché dopo aver lavorato con persone come la famiglia Squinzi tu ti devi fare mille domande e probabilmente non avrai mai la risposta, per cui è molto difficile pensare ad altre società in questo momento”. Risponde così sul suo possibile ruolo in qualità di prossimo amministratore delegato della Juventus Giovanni Carnevali, Amministratore Delegato e Direttore Generale Sassuolo Calcio, intervenuto oggi al roadshow del Sole 24 Ore e Confindustria “Innovation Days”.
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