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Gianluca Vialli

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Vialli: «L'ospite indesiderato è ancora con me, ma chi mi è vicino mi dà forza»

 Vialli sulla Nazionale: «Mancini non sbaglia mai. Ora tocchiamoci tutti»

 

 

 

Durante la presentazione del libro "Gianluca gonfia la rete" l'ex bomber ha parlato delle sue condizioni di salute.

 

«Spero di essere presto a Cremona, vediamo come fare perché ci sono restrizioni sui viaggi a causa del Covid. Mi muoverò quando la situazione sarà più tranquilla, perché voglio veramente vedere il libro, voglio toccarlo e tenerlo in mano». Quanto alla salute, «sto abbastanza bene - ha confessato Vialli, indugiando su quell’abbastanza -. Non ho ancora completato il viaggio e l’ospite indesiderato è sempre con come. A volte è più presente, a volte meno. Diciamo che adesso sono in manutenzione... Si va avanti e spero proprio che possiate sopportarmi ancora per tanti anni. Grazie per avermelo chiesto: ho la fortuna di avere tanti amici e tante persone che mi danno la forza e il sostegno di andare avanti con forza. Anzi. ne approfitto per invitare tutti ad acquistare il libro con cui si potrà devolvere una cifra alla Fondazione Vialli e Mauro per aiutare la ricerca contro i tumori e la Sla. Chi acquisterà il libro farà anche del bene e aiuterà altre persone».

 

FORZA LUCA!

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Forza Capitano

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forza

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55062307_juve1989.png.0e751d8b023348d650bcfe17bd167d22.png   GIANLUCA VIALLI

 

File:Gianluca Vialli - Juventus FC - Champions League 1995-96.jpg -  Wikipedia

 

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Gianluca_Vialli

 

 

Nazione: Italia 20px-Flag_of_Italy.svg.png
Luogo di nascita: Cremona
Data di nascita: 09.07.1964

Luogo di morte: Londra

Data di morte: 06.01.2023
Ruolo: Attaccante
Altezza: 180 cm
Peso: 77 kg
Nazionale Italiano
Soprannome: Lucagol - Stradivialli - Re Leone

 

 

Alla Juventus dal 1992 al 1996

Esordio: 02.09.1992 - Coppa Italia - Fidelis Andria-Juventus 1-1

Ultima partita: 22.05.1996 - Champions League - Ajax-Juventus 1-1

 

145 presenze - 53 reti

 

1 scudetto

1 coppa Italia

1 supercoppa italiana

1 champions league

1 coppa Uefa

 

 

 

Gianluca Vialli (Cremona, 9 luglio 1964  Londra, 6 gennaio 2023) è stato un calciatore, allenatore di calcio e dirigente sportivo italiano, di ruolo attaccante.

 

Tra i migliori centravanti degli anni 80 e 90 del XX secolo, rientra nella ristretta cerchia dei calciatori che hanno vinto tutte e tre le principali competizioni UEFA per club, unico fra gli attaccanti. Vincitore di numerosi trofei in campo nazionale e internazionale, è stato capocannoniere dell'Europeo Under-21 1986, della Coppa Italia 1988-1989 — in cui ha stabilito, con 13 reti, il record assoluto di realizzazioni in una singola edizione del torneo —, della Coppa delle Coppe 1989-1990 e della Serie A 1990-1991.

 

Tra il 1985 e il 1992 ha totalizzato 59 presenze e 16 reti nella nazionale italiana, prendendo parte a due Mondiali (Messico 1986 e Italia 1990) e un Europeo (Germania Ovest 1988); al suo attivo anche 21 gare e 11 gol con l'Under-21, con cui ha disputato due Europei di categoria (1984 e 1986).

Più volte candidato al Pallone d'oro, si è classificato 7º nelle edizioni 1988 e 1991. Nel 2015 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano.

 

Gianluca Vialli
Gianluca Vialli - Italia '90.jpg
Vialli in nazionale al campionato del mondo 1990
     
Nazionalità Italia Italia
Altezza 180 cm
Peso 77 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex attaccante)
Termine carriera 1999 - giocatore
2002 - allenatore
Carriera
Giovanili
1973-1978   Pizzighettone
1978-1980   Cremonese
Squadre di club
1980-1984   Cremonese 105 (23)
1984-1992   Sampdoria 223 (85)
1992-1996   Juventus 145 (53)
1996-1999   Chelsea 58 (21)
Nazionale
1983-1986 Italia Italia U-21 21 (11)
1985-1992 Italia Italia 59 (16)
Carriera da allenatore
1998-2000   Chelsea
2001-2002   Watford
Palmarès
 
Coppa mondiale.svg Mondiali di calcio
Bronzo Italia 1990
Transparent.png Europei di calcio Under-21
Bronzo 1984
Argento 1986

 

Biografia

Nasce a Cremona, quinto e ultimo figlio di una benestante famiglia di origine trentina dalla zona di Cles, e vive un'infanzia agiata nella tenuta di famiglia, la Villa Affaitati Trivulzio di Grumello Cremonese. Costretto a interrompere gli studi all'età di 16 anni a causa dell'attività sportiva, riprende in mano i libri in età adulta e nel 1993 consegue da privatista il diploma di geometra nella natìa Cremona.

 

Dal 2003 era sposato con Cathryn White Cooper, conosciuta a Londra durante il periodo al Chelsea; la coppia aveva due figlie.

 

Muore il 6 gennaio 2023 al Royal Mardsen Hospital di Londra, dove era ricoverato da qualche settimana in seguito al peggioramento delle sue condizioni di salute dovute a un tumore del pancreas diagnosticatogli nel 2017.

Caratteristiche tecniche

Giocatore

220px-Serie_A_1994-95_-_Cremonese_vs_Juv
 
Uno dei gol più emblematici nella carriera di Vialli, avvezzo a gesti tecnici in acrobazia: la rovesciata segnata per la Juventus nella natìa Cremona il 23 ottobre 1994.

 

Dopo gli esordi da ala tornante, si affermò come centravanti completo, dotato di tecnica, velocità, dinamismo, forza fisica e resistenza agli sforzi prolungati; in qualche occasione fu impiegato anche a centrocampo, dove faceva valere la propria abilità nel pressing e nella gestione del pallone. Altalenante sul piano realizzativo, soprattutto nella fase iniziale della carriera, tra il 1986 e il 1991 fu tuttavia capocannoniere di quattro diverse competizioni, a seguito di un progressivo incremento della sua efficacia sotto porta; mise a segno, peraltro, numerose reti di pregevole fattura — spesso in acrobazia —, caratteristica che gli valse il soprannome Stradivialli, coniato da Gianni Brera. A cavallo tra gli anni 1980 e 1990 era ritenuto, da molti, il più forte attaccante italiano e uno dei migliori al mondo.

 

Tatticamente preparato, era un leader carismatico, dal carattere forte: a detta di Vujadin Boškov, queste doti lasciavano presupporre che Vialli avesse la stoffa dell'allenatore; ruolo, quest'ultimo, che l'attaccante cremonese iniziò a ricoprire ancor prima di ritirarsi dal calcio giocato.

Carriera

Giocatore

Club

Gli inizi, Cremonese
170px-Gianluca_Vialli_-_Unione_Sportiva_
 
Un diciannovenne Vialli alla Cremonese nella stagione 1983-1984

 

Nasce a Cremona, quinto e ultimo figlio di una benestante famiglia di origine trentina, e vive un'infanzia agiata nella tenuta di famiglia, la villa Affaitati di Grumello, nell'hinterland cremonese. Tira i suoi primi calci all'oratorio di Cristo Re, al villaggio Po della sua città nativa, quindi entra nel vivaio del Pizzighettone; a causa di un intoppo burocratico non può militare nella squadra Giovanissimi biancazzurra, sicché il suo cartellino viene acquistato per mezzo milione di lire dalla Cremonese dove prosegue l'attività giovanile e dov'è allenato, tra gli altri, da Guido Settembrino.

 

La prima squadra lombarda, all'epoca affidata a Guido Vincenzi, lo lancia tra i professionisti nella stagione 1980-1981, in cui ottiene 2 presenze nel campionato di Serie C1. Il debutto in Serie B avviene invece il 27 settembre 1981, in una gara persa 0-3 con la Sambenedettese. Nei quattro campionati con la maglia grigiorossa riporta 105 presenze e 23 gol, imponendosi all'attenzione degli addetti ai lavori nella stagione 1983-1984 quando, pur impiegato dall'allenatore Emiliano Mondonico come tornante di fascia, riesce a mettere a referto 10 gol che lo fanno emergere tra i protagonisti di una Cremonese che, dopo 54 stagioni, ottiene la promozione in Serie A.

Sampdoria

Nell'estate 1984 passa alla Sampdoria, in cambio di Alviero Chiorri. Esordisce in Serie A il successivo 16 settembre, proprio contro la sua ex squadra. Tre mesi più tardi segna il primo gol, dando i due punti alla squadra contro l'Avellino. Al termine della stagione si aggiudica la Coppa Italia, primo trofeo della storia blucerchiata, segnando al Milan nella finale di ritorno. La vittoria della coppa gli permette, nell'annata 1985-1986, di esordire nelle competizioni europee facendo registrare 4 apparizioni in Coppa delle Coppe.

 

Nel primo biennio sotto la Lanterna il giocatore offre un rendimento discontinuo anche a causa dei dubbi circa la sua posizione in campo, con l'allenatore Eugenio Bersellini il quale lo alterna tra la fascia e l'area di rigore, senza riuscire a risolvere l'impasse. La svolta arriva nell'estate 1986 quando sulla panchina doriana si siede Vujadin Boškov, il quale, replicando quanto già fatto da Azeglio Vicini nella nazionale giovanile, anche in blucerchiato avanza stabilmente Vialli a prima punta, in pratica invertendone i ruoli con il compagno di reparto Roberto Mancini: l'intesa tra i due sboccia repentinamente, divenendo a posteriori il tandem-simbolo dell'epoca più luminosa del club, e portando l'ambiente doriano a rispolverare per loro il soprannome di «gemelli del gol» già proprio dei bomber blucerchiati degli albori, Giuseppe Baldini e Adriano Bassetto.

 

Con Mancio a rifinire alle sue spalle, a partire dalla stagione 1986-1987 Vialli si afferma definitivamente tra i migliori attaccanti della sua generazione. Contribuisce alla conquista di altre due Coppe Italia nelle annate 1987-1988 (con un gol al Torino nella finale di andata) e 1988-1989: miglior marcatore di quest'ultima edizione con 13 reti, va nuovamente a segno in finale, nel retour match contro il Napoli. Frattanto il 6 ottobre 1988 realizza la prima rete nelle coppe europee, che è anche la centesima in carriera.

 

220px-UC_Sampdoria_1991-92_-_Gianluca_Vi
 
I gemelli del gol blucerchiati, Vialli (a sinistra) e Roberto Mancini, vestono nell'estate 1991 la prima maglia scudettata nella storia del club.

 

Ormai tra gli idoli della squadra blucerchiata, nei mesi precedenti Vialli, sorprendendo i più, aveva rifiutato il possibile trasferimento, più volte dato per fatto, al Milan di Arrigo Sacchi e del patron Silvio Berlusconi, all'epoca ai vertici internazionali (e che a lungo ne deterrà un'opzione sul cartellino): insieme agli altri senatori dello spogliatoio, tra cui Mancini e Pietro Vierchowod, stringe infatti un «patto di ferro» che li impegna a non lasciare Genova prima di avere portato in città lo Scudetto. Nell'annata 1989-1990 è protagonista della vittoria doriana in Coppa delle Coppe: si laurea capocannoniere della competizione con 7 reti, due delle quali realizzate nella finale di Göteborg contro l'Anderlecht.

 

Nella stagione 1990-1991 arriva infine l'agognato Scudetto, il primo e fin qui unico nella storia del club ligure: l'apporto sottorete di Vialli è determinante, tant'è che il numero nove blucerchiato si laurea anche capocannoniere del campionato con 19 realizzazioni. Nel 1992 disputa invece la sua prima finale di Coppa dei Campioni, persa a Wembley contro il Barcellona: è l'ultima delle sue 321 partite — 109 delle quali consecutive — con il club blucerchiato.

Juventus
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Vialli (in alto), neoacquisto della Juventus, posa con il suo nuovo capitano e partner d'attacco Roberto Baggio nel precampionato della stagione 1992-1993.

 

Al termine della stagione 1991-1992, Vialli si trasferisce alla Juventus: per acquistarlo, la società piemontese cede alla Sampdoria i cartellini di quattro giocatori (Mauro Bertarelli, Eugenio Corini, Michele Serena e Nicola Zanini) aggiungendovi un conguaglio economico, per un costo totale stimato in circa 40 miliardi di lire, all'epoca la cifra più alta mai spesa al mondo per un calciatore. Il centravanti va a collocarsi in un reparto offensivo che vede la presenza, tra gli altri, di Roberto Baggio e Fabrizio Ravanelli, e che a partire dalla stagione successiva si avvarrà anche dell'emergente Alessandro Del Piero.

 

L'esperienza torinese di Vialli si rivela divisa in due nette e diverse fasi. Nel biennio iniziale, agli ordini di Giovanni Trapattoni, pur vincendo la Coppa UEFA 1992-1993 l'attaccante accusa qualche difficoltà di ambientamento a cui si sommano numerosi infortuni nonché equivoci tattici: costretto a frequenti ripiegamenti difensivi, risulta poco lucido sotto porta e non trova con Baggio — che pure aveva caldeggiato il suo trasferimento in Piemonte — lo stesso affiatamento avuto alla Sampdoria con Mancini.

 

220px-Serie_A_1995-96_-_Parma_vs_Juventu
 
Vialli in azione da neocapitano juventino nel 1995, nella morsa dei parmensi Sensini (a sinistra) e Fabio Cannavaro (a destra).

 

Dalla stagione 1994-1995, rigenerato fisicamente e mentalmente dal nuovo tecnico Marcello Lippi il quale ne fa il fulcro dell'attacco bianconero, Vialli emerge invece come il leader della formazione torinese, complice la lunga lontananza dai campi in cui incappa l'infortunato Baggio; al termine dell'annata conquista il secondo Scudetto e la quarta Coppa Italia della propria carriera.

 

Dopo avere nel frattempo «spostato Baggio dal cuore dei dirigenti e dal ruolo di primadonna» nella Juventus, ed esserne stato nominato capitano dopo l'addìo proprio del Divin Codino, nell'annata 1995-1996, la sua quarta e ultima in maglia bianconera, giostrando nell'ormai consolidato trio offensivo con Del Piero e Ravanelli, Vialli trascina i compagni di squadra ai trionfi in Supercoppa italiana, ultimo trofeo nazionale che ancora mancava alla bacheca juventina, e soprattutto in UEFA Champions League: segna due reti nell'arco dell'edizione, una a testa nelle gare di semifinale contro il Nantes-Atlantique, e proprio la vittoriosa finale di Roma contro l'Ajax è la sua ultima apparizione per il club torinese, con cui ha disputato 145 partite e realizzato 53 gol.

Chelsea

Considerato concluso il suo ciclo a Torino, e una volta svincolatosi sfruttando la nuova libertà contrattuale concessa dall'allora recente sentenza Bosman, nella stagione 1996-1997 approda in Inghilterra, abbracciando la causa di un ambizioso Chelsea in cerca di rilancio dopo decenni di anonimato, e che onde perseguire l'obiettivo ha arruolato una nutrita pattuglia italiana che vede anche Roberto Di Matteo e Gianfranco Zola.

 

Dopo la vittoria in FA Cup nell'annata d'esordio, un'affermazione a suo modo storica poiché il primo, importante trofeo in casa Blues da oltre un quarto di secolo a quella parte, in quella seguente l'avventura londinese di Vialli pare destinata a concludersi precocemente, per via degli ormai pessimi rapporti con il player manager Ruud Gullit; tuttavia nel febbraio 1998, con una mossa a sorpresa, il presidente del club Ken Bates promuove proprio l'italiano nel doppio ruolo, al posto del dimissionario olandese. In queste vesti, e facendo presto ricredere i più, guida i compagni di squadra a un glorioso finale di stagione grazie alle affermazioni in Football League Cup e in Coppa delle Coppe.

 

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Vialli (a destra) in veste di player manager del Chelsea, alle prese con un avversario vicentino nell'andata delle semifinali di Coppa delle Coppe 1997-1998.

 

Nell'annata 1998-1999 arriva la vittoria da underdog in Supercoppa UEFA contro il blasonato Real Madrid nonché un ottimo rendimento in campionato, dove perde solamente tre partite, non potendo tuttavia competere realisticamente contro un Manchester Utd artefice di uno storico treble; globalmente positiva anche la difesa della Coppa delle Coppe, pur arrendendosi in semifinale alla rivelazione Maiorca — questo poi battuto in finale dalla Lazio dell'altro «gemello del gol» di sampdoriana memoria, Mancini.

 

Ritiratosi dal calcio giocato al termine di questa stagione, da qui in avanti ricopre la sola carica di tecnico dei londinesi.

Nazionale

Nazionali giovanili

Da giovane ha fatto parte della nazionale Under-21, collezionando 21 presenze e 11 reti, di cui 4 nel campionato europeo di categoria del 1986 che lo laurearono miglior marcatore dell'edizione. Negli azzurrini è allenato da Azeglio Vicini, il primo a intuirne le potenzialità in area di rigore e, per questo, ad avanzarlo dall'originario ruolo di ala a quello di prima punta, che ne farà la fortuna futura.

Nazionale maggiore
1985-1990
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Vialli (a destra) in azione in maglia azzurra nel 1988.

 

Esordisce in nazionale maggiore il 16 novembre 1985, a 21 anni, nella partita amichevole Polonia-Italia (1-0). Viene poi convocato dal commissario tecnico Enzo Bearzot per il campionato del mondo 1986 in Messico, chiamato a fare da prima riserva a Bruno Conti come tornante di fascia destra: impiegato da subentrante in tutte e quattro le partite disputate dagli azzurri nel torneo, non riesce a incidere.

 

Durante la successiva gestione di Azeglio Vicini, già suo citì nell'Under-21 e fautore del suo impiego prettamente da attaccante, Vialli diventa uno dei pilastri del gruppo azzurro. Schierato al fianco di Altobelli, realizza il suo primo gol in nazionale il 24 gennaio 1987, nella gara valida per le qualificazioni europee vinta per 5-0 contro Malta a Bergamo. Contribuisce alla qualificazione dell'Italia al campionato d'Europa 1988 in Germania Ovest, realizzando una decisiva doppietta contro la Svezia. Partecipa poi da titolare alla fase finale della competizione, segnando la rete della vittoria contro la Spagna (1-0) nella prima fase; nella semifinale persa contro l'Unione Sovietica si rivela impreciso sotto rete, ma ciò non gli impedisce di essere inserito nella squadra ideale del torneo.

 

Il 26 aprile 1989, nell'amichevole contro l'Ungheria vinta 4-0, scende in campo per la prima volta con la fascia da capitano degli azzurri.

 

L'anno seguente partecipa alla conquista del 3º posto dell'Italia al campionato del mondo 1990. Impiegato nelle prime due partite e nella semifinale contro l'Argentina, Vialli riesce in un paio di occasioni, come l'assist nella gara di esordio contro l'Austria o l'azione da cui scaturisce il vantaggio azzurro contro i sudamericani, a propiziare i gol del compagno di reparto e futuro capocannoniere dell'edizione, Salvatore Schillaci. Tuttavia sul piano personale disputa un torneo al di sotto delle attese, frenato anche da problemi fisici: non riesce mai ad andare a rete e fallisce altresì un calcio di rigore nella sfida della fase a gironi contro gli Stati Uniti.

 

Non impiegato nella finalina vinta contro l'Inghilterra, al termine del Mondiale resta fuori dal giro azzurro per i successivi dieci mesi.

1991-1992

Prossimo alla vittoria dello Scudetto con la Sampdoria e del titolo di capocannoniere della Serie A, Vialli torna in nazionale il 1º maggio 1991 e — dopo aver colpito un altro legno dal dischetto — va a segno nel 3-1 contro l'Ungheria, partita valida per le qualificazioni al campionato d'Europa 1992: la sua ultima marcatura risaliva all'aprile 1989. L'Italia fallirà, tuttavia, l'accesso alla fase finale del torneo, e nell'ottobre 1991 Vicini verrà sostituito sulla panchina azzurra da Arrigo Sacchi.

 

220px-Italy_1991.jpg
 
Vialli (accosciato, secondo da destra) in nazionale nel 1991.

 

Pur venendo confermato nel gruppo azzurro dal nuovo citì, sul finire del 1992 Vialli deve difendere il proprio posto dalla concorrenza dei più giovani Pierluigi Casiraghi e Giuseppe Signori, incappando nel contempo in qualche equivoco tattico: il tecnico di Fusignano lo vorrebbe più presente in zona gol, impiegandolo per questo come centravanti puro, sebbene il giocatore attraversi un periodo di scarsa vena sotto rete — tanto che nella Juventus, contemporaneamente, viene talvolta arretrato a centrocampo. Unitamente a ciò, alcune incomprensioni con il commissario tecnico fanno da anticamera all'esclusione del cremonese dal giro della nazionale.

 

La partita contro Malta del 19 dicembre 1992, valevole per le qualificazioni al campionato del mondo 1994 e sbloccata da un gol dello stesso Vialli, è dunque l'ultima apparizione in maglia azzurra per l'attaccante che termina così la sua esperienza in nazionale, piuttosto altalenante, con 59 presenze (3 delle quali da capitano) e 16 reti: sarà il giocatore stesso, tre anni dopo, a rinunciare espressamente a eventuali ulteriori convocazioni.

Allenatore

Chelsea

Viene nominato player manager del Chelsea il 12 febbraio 1998, subentrando al dimissionario Ruud Gullit. La squadra si trova ancora in corsa nella Coppa di Lega e nella Coppa delle Coppe e, sotto la sua guida, le vince entrambe, chiudendo inoltre al quarto posto in Premier League. La stagione seguente, ancora nel doppio ruolo vince la Supercoppa UEFA battendo 1-0 il Real Madrid, raggiunge le semifinali di Coppa delle Coppe e conclude al terzo posto in campionato (quest'ultimo il miglior posizionamento della squadra dal 1970 in poi), a soli quattro punti dal Manchester Utd campione.

 

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Da destra: Vialli nel 2018 con i suoi ex giocatori Tore André Flo e Gianfranco Zola, in occasione di un'amichevole delle Chelsea Legends.

 

Nel frattempo ritiratosi dall'attività agonistica, e assunto a tempo pieno il ruolo di allenatore, nell'annata 1999-2000 porta il Chelsea, alla sua prima apparizione in UEFA Champions League, fino ai quarti di finale dov'è eliminato dal Barcellona (3-1 all'andata, 1-5 al ritorno dopo i tempi supplementari); chiuso il campionato al quinto posto, termina la stagione con la vittoria sull'Aston Villa nella FA Cup.

 

L'ultima stagione a Londra inizia con la vittoria nella Charity Shield contro il Manchester Utd: è il quinto trofeo conquistato in meno di tre anni, fatto che lo rende il tecnico più vincente della storia del club fino a quel momento. Ciò nonostante viene licenziato il 12 settembre 2000, dopo cinque partite dall'inizio dell'annata, causa un avvio stentato e screzi con vari elementi dello spogliatoio (tra cui Deschamps, Petrescu e Zola), venendo sostituito da Claudio Ranieri.

Watford

Il 3 maggio 2001 accetta la proposta del Watford, squadra della First Division inglese. Nonostante i grandi e costosi cambiamenti che effettua nel club di Elton John, non ottiene che un quattordicesimo posto in campionato e viene licenziato il 15 giugno 2002, dopo solo una stagione. A seguito del licenziamento, le parti inizieranno una lunga disputa legale riguardo al pagamento del restante contratto.

 

La stagione alla guida degli Hornets è l'ultima della sua breve esperienza da allenatore: nel quindicennio seguente si dedica prettamente alla carriera televisiva di opinionista e analista calcistico.

Dirigente

Il 9 marzo 2019 viene nominato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), insieme a Francesco Totti, ambasciatore italiano per il campionato d'Europa 2020.

 

Dal novembre 2019 entra nei ranghi della FIGC come capo delegazione della nazionale italiana, allenata dall'ex compagno Roberto Mancini. Con questo ruolo — ufficialmente da dirigente, ufficiosamente da consigliere e factotum per l'amico fraterno Mancini e per gli altri elementi del gruppo azzurro —, nell'estate 2021 (dopo il rinvio per la pandemia di covid-19) prende parte alla vittoriosa spedizione italiana al campionato d'Europa 2020, distinguendosi peraltro come figura di spicco dello spogliatoio oltreché, a livello umano, come «esempio vivente» per tutta la squadra azzurra. Ricopre l'incarico fino al dicembre 2022, quando sospende i suoi impegni con la nazionale a causa del riacutizzarsi di un tumore del pancreas di cui soffriva dal 2017, e che lo porterà alla morte di lì a poche settimane.

Dopo il ritiro

 

170px-Gianluca_Vialli.jpg
 
Vialli nel 2017

 

Già durante gli anni da calciatore inizia ad avere contatti con il mondo della televisione; nella stagione 1989-1990 è opinionista per il programma Settimana Gol di Italia 1. Una volta chiusa l'attività sportiva, nel 2002 diventa consulente per Sky Sport, di cui in seguito è testimonial e commentatore tecnico. Sempre per Sky Italia, nel 2016 conduce il docu-reality Squadre da incubo su TV8 insieme all'ex collega Lorenzo Amoruso.

 

Nel 2002 ha prestato il suo nome per il videogioco sportivo manageriale Gianluca Vialli's European Manager, sviluppato da Waywardxs e pubblicato dalla casa inglese Midas Interactive.

 

Dal 2004 svolge attività nel campo del sociale avendo creato, insieme all'ex collega Massimo Mauro e a Cristina Grande Stevens, la "Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport", una ONLUS che ha lo scopo di raccogliere fondi per la ricerca sulla sclerosi laterale amiotrofica, il cosiddetto morbo di Lou Gehrig, nonché sul cancro, attraverso la fondazione ARISLA, l'associazione AISLA e la FPRC.

 

Il 26 febbraio 2006, assieme ad altri ex atleti italiani quali Klaus Dibiasi, Sara Simeoni, Novella Calligaris, Livio Berruti e Mario Cipollini, è tra i portatori della bandiera olimpica nel corso della cerimonia di chiusura dei XX Giochi olimpici invernali di Torino.

 

Sempre nel 2006 scrive con il giornalista Gabriele Marcotti The Italian Job, saggio in cui analizza le differenze tra calcio italiano e inglese. Il libro, pubblicato dapprima in Inghilterra, viene successivamente reso disponibile anche in Italia, ma qui la vendita viene inizialmente vietata da una sentenza del tribunale di Vicenza; infine il libro è tornato sugli scaffali italiani dopo la sentenza del tribunale sulla causa tra Vialli e Claudio Pasqualin. Negli anni seguenti cura le prefazioni de L'ultima partita di Giulio Mola (2010) e Un calcio alla SLA di Gabriella Serravalle (2013), oltreché dell'edizione italiana di Io sono il calciatore misterioso (2013). Segue nel 2018 la sua seconda opera cartacea, Goals, in cui tra l'altro racconta la battaglia contro un tumore del pancreas affrontata nel 2017, mentre nel 2021 firma a quattro mani con Roberto Mancini La bella stagione, incentrato sul racconto dello Scudetto sampdoriano.

Record

Palmarès

Giocatore

Club

Competizioni nazionali
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Vialli (in basso a sinistra) festeggia il successo della Sampdoria nella Coppa Italia 1988-1989.
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I sampdoriani Fausto Pari, Vialli e Moreno Mannini celebrano la vittoria dello scudetto 1990-1991.

 

Competizioni internazionali
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Vialli solleva la Coppa UEFA 1992-1993 vinta con la Juventus.
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Il capitano juventino Vialli stringe in mano la UEFA Champions League 1995-1996, sotto lo sguardo del suo allenatore Marcello Lippi.

 

Nazionale

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Vialli (a sinistra) festeggia coi compagni di nazionale la vittoria italiana al mondiale militare 1987.

 

Individuale

Allenatore

Club

Competizioni nazionali
Competizioni internazionali

Individuale

Onorificenze

Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana
  — Roma, 30 settembre 1991. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.
Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana
  «Riconoscimento dei valori sportivi e dello spirito nazionale che hanno animato la vittoria italiana al campionato europeo di calcio UEFA Euro 2020»
— Roma, 16 luglio 2021. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.

 

Edited by Socrates

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55062307_juve1989.png.0e751d8b023348d650bcfe17bd167d22.png   GIANLUCA VIALLI

 

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La villa dei Vialli, a Cremona, tutti chiamano ancora Castello. Perché sono ricchi, i Vialli. Vecchia storia: «Quello è il figlio di un miliardario», dicevano. Allora, Gianluca si infastidiva e la madre Maria Teresa smentiva: «Borghesi, ecco che cosa siamo. Diciamo che stiamo bene, non ci lamentiamo di certo. Mio marito lavora ed ha 5 figli grandi: come potrebbe essere ricco? Gianluca ha un modo di fare elegante che non dipende dai soldi, ma dalla tradizione di una famiglia della quale fanno parte ingegneri, professionisti ed anche un rettore universitario».
Nato a Cremona il 9 luglio 1964, proprio nella squadra della sua città natale inizia la carriera, arrivando a disputare 4 campionati in prima squadra, contrassegnati da due promozioni: dalla C1 alla B nel 1980-81 e dalla B alla A nel 1983-84. Nell’estate 1984 passa alla Sampdoria, con la quale esordisce in Serie A il 16 settembre, proprio contro i grigiorossi: la partita si gioca a Genova e finisce 1-0 per i padroni di casa.
Il suo arrivo coincide con il periodo d’oro della società blucerchiata, ancora a secco di vittorie a livello nazionale e internazionale. Negli 8 anni di permanenza conquista 3 Coppe Italia, una Coppa delle Coppe, uno scudetto e una Supercoppa di Lega. Si permette il lusso di dire “no” al Milan; tantissimi soldi alla Sampdoria e un ingaggio da re. «Ringrazio il presidente Berlusconi, ma voglio restare a Genova. Ho bisogno di un ambiente come questo della Sampdoria. E poi adesso è una grande squadra, hanno smesso di considerarci dei piccoli viziati perennemente con la testa fra le nuvole. Voglio vincere qua, poi ci penserò».
La delusione più grande arriva proprio il giorno della sua ultima partita nella Sampdoria, la finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona persa 1-0 ai tempi supplementari, pochi minuti dopo la sua uscita dal campo. Si rifarà 4 anni più tardi con la Juventus, vincendo il trofeo ai danni dell’Ajax, e anche in quell’occasione si tratterà del passo d’addio e il coronamento di 4 stagioni indimenticabili in maglia bianconera, iniziate nel 1992-93 con la Coppa Uefa e proseguite con scudetto, Coppa Italia e, appunto, Coppa dei Campioni.
Vialli, all’inizio, vive Torino sognando Genova. Il mare di Nervi è tutta un’altra cosa rispetto al Po e la Juventus è molto lontana dal Pianeta Samp, dove Boskov lasciava vivere tranquillamente i giocatori. Nella sua seconda stagione in bianconero, soffre meno la mancanza del mare, ma subisce una serie incredibile di infortuni, tanto da mettere in discussione il prosieguo della carriera. In società si parla di lui come di un ex e Trapattoni, quando emigra in Germania, è convinto che Gianluca sia un giocatore sul viale del tramonto.
«Nei primi due anni di Juventus ero “Brancaleone alle crociate” e non capivo. Ma come? Investi miliardi e poi mi fai allenare su un campo di patate, con poca assistenza e mi lasci da solo a preoccuparmi di tutto. Io ho bisogno di un profeta: se penso troppo mi faccio male, sono ossessivo, troppo perfezionista. E mi disperdo, mi deprimo. Io ho bisogno di pensare a giocare e basta. Ora lo faccio, ho attorno uno staff competente che decide per me. Il mio profeta è la Juventus e Lippi è l’uomo chiave».
Lippi e la cura Ventrone lo rimettono in perfetta linea con le esigenze di un calcio atletico e tecnico al tempo stesso. Vedendolo tirato a lucido nel ritiro di Villar Perosa, l’Avvocato Giovanni Agnelli, rivolto a Lippi dice: «Scusi, ma questo Vialli quando è arrivato alla Juventus era grasso come un tacchino, adesso è magro, bello, corre e segna. Cosa gli avete fatto?».
Lippi conosce la cura adatta a guarire tutti i mali di Vialli. Il tecnico gli dichiara la propria stima e lo ripulisce da un aspetto fisico non certo consono a un grande campione come lui. Vialli ritrova lo scatto e quell’elasticità atletica che a Genova gli avevano permesso gol impossibili in acrobazia. A 31 anni vola prima sullo scudetto e poi sulla tanto agognata Coppa dei Campioni. Gianni Agnelli ora è entusiasta e non esita a paragonarlo a Gigi Riva.
Grande combattente e trascinatore, le tifoserie per le quali ha giocato hanno sempre riconosciuto in lui un esempio da additare agli altri e lo hanno perdonato nei periodi di cali di forma. Uno degli ultimi modelli di bandiera di una squadra, di giocatore capace di trascinare 11 giocatori con la stessa maglia alla ricerca di un unico obiettivo: la vittoria.
«Fare il capitano della Juventus è una grandissima soddisfazione, ma anche una grande responsabilità; ci sono molti oneri, ma anche molti onori. Credo che questo ruolo dia una carica psicologica notevole, perché ti senti in dovere di dare tutto quello che hai dentro; la fascia di capitano ti impone di cercare di non essere criticabile, negli atteggiamenti e nel rendimento. Poi, siccome nessuno è perfetto, è difficile poter svolgere questo ruolo nel migliore dei modi, però l’importante è cercare sempre di farcela».
A Genova era più di Mancini. Vialli era il culmine di un progetto, di una squadra irriverente e meravigliosa. Con Pagliuca, Mannini, Pari, Vierchowod, Lombardo, Dossena, Cerezo. Quella di Boskov e di Paolo Mantovani. Luca è stato l’anima più di Mancio per i gol e perché Roberto c’era stato prima di lui e ci sarebbe stato oltre lui. Vialli no, fu quella Sampdoria. Destro, sinistro, dribbling, testa, rovesciata. Luca segnava in ogni modo. È stato uno di quelli che ha cambiato il modo di giocare degli attaccanti italiani; la congiunzione tra la generazione dei Paolo Rossi e quella dei Totti.
Alla Juventus non ha cambiato solo la muscolatura che Zeman ha sempre giudicato sospetta. A Torino, Vialli ha creato un modello per se stesso e poi per tutti gli altri. A 30 anni, campione strapagato e celebre, tornava a coprire a centrocampo come uno che doveva prendersi il posto in prima squadra. Così come si è preso il diploma; da ragazzo aveva abbandonato gli studi al penultimo anno da geometra, a Cremona. Si presentò all’esame nel 1993; 42-60. Per la mamma che ci teneva, per se stesso che, forse, l’aveva preso come un insulto alla sua intelligenza.
Gianluca ha sempre avuto un rapporto contraddittorio con la maglia della Nazionale: i vari commissari tecnici che hanno allenato l’Italia non hanno mai potuto prescindere dalle sue grandi doti dinamiche ed esplose ma, alcune volte, è stato confinato in panchina, come ad esempio nei Mondiali casalinghi del 1990. Dovevano rappresentare la sua consacrazione a livello mondiale, ma fu costretto a farsi da parte per lasciare spazio al momento magico di Schillaci. Le sue caratteristiche naturali di grande leader in campo hanno sempre fatto di lui un personaggio scomodo per le squadre nelle quali ha militato, soprattutto in relazione agli allenatori: da ricordare a tal proposito il conflittuale rapporto con Arrigo Sacchi, alla guida della Nazionale dopo la gestione di Vicini.
Dentro il suo armadietto negli spogliatoi dello Stadio Comunale, Vialli teneva una piccola fotografia di Arrigo Sacchi, come stimolo a dimostrare all’allora commissario tecnico, che averlo escluso dalla Nazionale era stato un clamoroso errore. E tale si rivelò alla luce del tormentato Mondiale di USA ‘94, con il drammatico epilogo ai calci di rigore, e del successivo Europeo, due anni dopo in Inghilterra, culminato con l’eliminazione nella prima fase. Per spiegare il suo divorzio da Sacchi, Vialli dice: «Forse eravamo due galli nello stesso pollaio». E si tolse la soddisfazione di far capire a Sacchi, intenzionato a richiamarlo in azzurro a patto che il resto della squadra lo accettasse, che ne avrebbe volentieri fatto a meno.
Gullit, diventato allenatore-giocatore del Chelsea, chiede al club di ingaggiare Vialli, all’indomani del trionfo della Juventus in Champions League. Il feeling fra i due dura poco, tanto che Vialli è spesso escluso dalla formazione titolare. Umiliato ma non domo, Gianluca prepara, in silenzio, la sua rivincita. Con pazienza, aspetta il suo momento, che non tarda ad arrivare. La squadra londinese non gira e Gullit è licenziato dal Chelsea, che, nel febbraio del 1998, rilancia Vialli. Nella doppia veste di giocatore-allenatore, guida il Chelsea alla conquista della seconda Coppa delle Coppe, dopo aver eliminato in semifinale il Vicenza dei miracoli di Guidolin. Nello stesso anno vince la Coppa di Lega inglese e una Supercoppa Europea. Il tutto si aggiunge a una Coppa d’Inghilterra cui aveva contribuito nel 1997 come centravanti.
Vialli sfiora anche la finalissima di Champions League, dopo aver fatto fuori la Lazio nei quarti, quasi fosse un’altra vendetta da consumare nei confronti delle squadre italiane. E torna persino a indossare i panni del calciatore, sia pure come saltuariamente, per il suo derby personale con il suo grande amico Roberto Mancini, approdato anche lui nella terra di Albione. Dichiara a “La Stampa”: «Beh, se elimino squadre italiane dimostro che, quando me ne andai dalla Juventus, non lo feci per un posto comodo in calcio di Serie B, come qualcuno vedeva il football inglese».
All’Inghilterra ha sempre detto “grazie”, per avergli dato la possibilità di entrare, da allenatore del Chelsea, in un supermercato ed esserci rimasto 3 ore da uomo qualunque senza che nessuno gli rompesse le scatole oppure perché poteva andare a prendersi i biglietti del cinema e tornare a casa con il taxi pubblico.
Il Watford di Elton John ha rimesso in discussione tutto. Ha scelto la Serie B, perché ci doveva essere un progetto, un’idea, un futuro, ma c’era solo un nome vuoto. Luca ha smesso di allenare lì, alla periferia della metropoli che adora. Ha cercato una squadra senza candidarsi davvero; desiderava che qualcuno dall’Italia lo chiamasse. L’hanno fatto, ma non quelle che avrebbe desiderato lui. Ha sperato nella Nazionale del dopo Lippi e nella Juventus del dopo Moggi.
Non è andata, forse perché non è un tipo facile per una società, per un presidente e per un direttore sportivo, perché è popolare e allora scomodo, perché dice di non aver avuto mai un padrone e, probabilmente, è vero.

 

GIANNI GIACONE, “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 1996
Maggio 1992, Wembley. Maggio 1996, Olimpico. In queste date c’è tutto il Vialli grande e monumentale che conosciamo, tappe pesanti come macigni nella carriera e fin nella vita di un uomo. Tra le due pietre miliari che sono già mito, il Vialli che disegna la sua vicenda bianconera scandita, ma sì, da infortuni, da disagi tattici e da qualche momento di confusione, ma anche, anzi soprattutto, da gloria allo stato brado.
Il Vialli che giunge, irrompe nella Juve alla vigilia della stagione di grazia 1992-93 è il campione che è nato e cresciuto nella città a misura d’uomo e di amici, la Genova sampdoriana che adotta come figli i propri campioni, se li coccola, implora ma non pretende, e soprattutto perdona quando qualcosa non va per il verso giusto e il risultato non arriva. Il primo Vialli juventino è anche il campione doriano più osannato, che non è riuscito nel prodigio di vincere la Coppa dei Campioni ma grazie lo stesso, è stato magnifico sognare, e via così. Certo, staccarsi da un ambiente del genere è dura, il contraccolpo può annientare fior di fuoriclasse, e, si capisce, crear problemi anche a Vialli, che pure è tetragono a queste e altre emozioni, navigato come certi capitani di lungo corso che frequentano il molo della Superba.
Si divaga, per forza. Ma torniamo a bomba. Vialli arriva alla Juve e capisce che le attese sono spasmodiche, che la squadra che assembla più di un fuoriclasse è una creatura a molte teste, e che il Trap, che sulla panca sta, vuole battere la concorrenza, Milan in testa, usando in maniera affatto originale le risorse disponibili. Vialli centrattacco vecchia maniera non esiste più, forse non è mai davvero esistito, e quando uno ha classe, la classe di Vialli, può benissimo adattarsi, fare il tornante o la boa, o magari anche il centrocampista.
E perché non il portiere, di grazia, si domanda qualcuno. Insomma, l’avventura nasce sotto auspici buoni ma non attimi, Vialli gioca un po’ qua e un po’ là, segna goal ditirambici come a Napoli, dove fa il verso al compagno Roby Baggio battendo alla sua maniera una punizione a uccellare portiere e barricata. O al Toro, nel derby del 22 novembre 1992 che sembra perso e improvvisamente non lo è più, visto che Vialli si incarica di prendersi in spalla compagni e avversari, portarseli nell’area granata e segnare di potenza, meglio di prepotenza, il goal che ribalta la partita.
Sembra fatta, i tifosi che non delirano per Baggio adottano Vialli, che è pure più trascinatore, più solare del compare con il codino. C’è la possibilità di mettersi il cuore dei fan in saccoccia, la settimana dopo, ma non è giornata: Juve-Milan, che a una manciata di minuti dalla fine vede i rossoneri vincenti, potrebbe finire almeno pari se Vialli mettesse dentro un rigore pro Juve. Non ce la fa, Rossi che già è lungo ancor più si allunga e ribatte. Come non detto.
La stagione prima di Vialli in bianconero ha altri momenti di gloria: la Coppa Uefa che arriva dopo doppia, tranquilla finale con i gialloneri di Dortmund, porta anche le stimmate di Gianluca, lesto a far goal contro ciprioti e cecoslovacchi, ma anche bravo a segnare un goal essenziale al Benfica di Paulo Sousa. Insomma, ci si può accontentare e l’anno successivo, si pensa, andrà meglio. Macché. La sfortuna si impadronisce di piedi e giunture del campione, che pure in agosto fa sfracelli in amichevoli e torneucci. Vialli gioca una miseria di partite, appena dieci, e i suoi quattro goal fanno dire a molti che è finito, che è stato bello pensare il contrario ma tant’è. Delusione, amarezza, insomma un velo nero a coprire un’annata che doveva essere di risurrezione.
È proprio vero che i campioni veri si riconoscono nel momento peggiore, dalla loro capacità di reinventarsi grandi, anzi grandissimi. Qui, estate 1994, comincia sul serio la favola del Gianluca bianconero. Con un atto di fede, reciproco, tra lui e Lippi, tra lui e il resto del mondo che crede nella Juve e in Vialli. Nasce in riva al lago di Buochs la più straordinaria delle avventure, vera favola a lieto fine, in più puntate ognuna delle quali ha una morale e un finale tutto suo.
Il Vialli 1994-95 è più e meglio del miglior Vialli che si sia mai visto prima. È campione che, ritrovati stimoli antichi e modernissimo spirito di sacrificio, si sottopone ad allenamenti massacranti e restituisce in campo quantità poderose di energia sotto forma di goal, assist e spinta ai compagni nei momenti che contano. È il trascinatore, prima che il bomber. E trova anche il tempo per segnare goal di straordinaria importanza, nei momenti giusti. Come a Cremona, patria sì amata, il 23 ottobre 1994. Chi ha mai visto segnare così, con un’acrobazia che è prepotenza fisica e mentale allo stato puro?
Timidamente, qualcuno paria di Gigi Riva detto Rombo di Tuono ma Vialli è più corale, più mente del pur immenso campione del Cagliari. E poi, dove le mettiamo le prodezze che castigano la Fiorentina oramai convinta di aver fatto il colpaccio al Delle Alpi, il 4 dicembre? Per non parlare del clou, atletico e psicologico, che Gianluca tocca a Genova, contro la sua Samp, il 26 febbraio, nella notturna che potrebbe vietare alla Juve di andare in fuga scudetto e che, invece, sanziona la supremazia bianconera sul campionato.
Ci vorrebbe un libro, un’enciclopedia, per raccontare per filo e per segno la stagione 1994-95 di Vialli senza trascurare dettagli che sembrano tali ma che fanno invece succosa sostanza. Uno scudetto ha sempre molti padri, ed è fin irriverente semplificare il tuffo in un numero di goal o di partite giocate ad altissimo livello. Ma è, fondamentalmente, così. Lo scudetto della Juve è la rivincita, umana più ancora che professionale, di Vialli campione dato per finito e invece, capace di stupire tutto il mondo.
Sarebbe l’apoteosi, probabilmente, se non ci fosse ancora una qualche questioncina in sospeso, tra il campione e la storia. Una questione che risale a Wembley 1992, appunto, e che casualmente coincide con il fortissimo, unico, straordinario traguardo della squadra e della società in cui Vialli, adesso, gioca e fa mirabilie. Insomma, c’è ancora la Coppa dei Campioni da tirare su. Vale la pena di vivere pericolosamente, intensamente, forse calorosamente, per un altro anno. Stringere i denti, metterci la zampata quando occorre, gettare il cuore oltre l’ostacolo. Il Vialli di Nantes e quello di Roma, 22 maggio, il giorno dei giorni, getta cuore, muscoli, cervello e fegato oltre una montagna di ostacoli. E sistema anche quell’ultima questioncina in sospeso. Diventa, insomma, leggenda.
Grazie di tutto, e di cuore, campione.

 

https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/07/gianluca-vialli.html

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Video – 10 Reasons why we love Gianluca Vialli -Juvefc.com

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Si sono aggravate le condizioni di salute di Gianluca Vialli :( 

 

Vialli, simbolo dell'Italia che resiste. Dalla malattia all'abbraccio a  Mancio - Affaritaliani.it

 

Spero che tu non soffra Luca

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3 minuti fa, Socrates ha scritto:

Si sono aggravate le condizioni di salute di Gianluca Vialli :( 

 

Vialli, simbolo dell'Italia che resiste. Dalla malattia all'abbraccio a  Mancio - Affaritaliani.it

 

Spero che tu non soffra Luca

 

dannazione

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porca miseri Luca

 

non ci fare scherzi pure te

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È morto Gianluca Vialli, aveva 58 anni: lutto nel mondo del calcio e dello sport

L'ex attaccante di Juve e Sampdoria e capodelegazione della Nazionale azzurra aveva 58 anni e da cinque anni lottava contro un tumore al pancreas.
 
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Gianluca Vialli non ce l’ha fatta. L’ex attaccante della Nazionale, Juve, Samp, Cremonese e Chelsea è morto a Londra all’età di 58 anni a causa di un tumore al pancreas contro il quale ha combattuto per oltre cinque anni. Vialli aveva annunciato qualche settimana fa tramite il sito della Figc una pausa dal ruolo di capo delegazione degli azzurri. Poi il trasferimento nella capitale inglese (dove l’ex bomber ha vissuto molti anni) da dove è arrivata la notizia che le sue condizioni si erano aggravate. Proprio a seguito di un nuovo acuirsi del suo stato di salute Vialli era stato ricoverato in una clinica della città dove era stato raggiunto anche dalla madre.

Le parole della famiglia

La famiglia di Vialli ha confermato la morte dell'ex campione con una nota. "Con incommensurabile tristezza annunciamo la scomparsa di Gianluca Vialli - fanno sapere -. Circondato dalla sua famiglia è spirato la notte scorsa dopo cinque anni di malattia affrontata con coraggio e dignità. Ringraziamo i tanti che l'hanno sostenuto negli anni con il loro affetto. Il suo ricordo e il suo esempio vivranno per sempre nei nostri cuori".

Un minuto di silenzio su tutti i campi nel weekend

Il calcio piange Vialli e la Figc per ricordarlo la Federazione ha disposto un minuto di raccoglimento da osservare prima di tutte le gare dei campionati di calcio in programma nel prossimo fine settimana.

Gianluca Vialli, uno dei più grandi attaccanti del calcio italiano

Vialli è stato uno dei più grandi attaccanti del calcio italiano: tra gli anni ’80 e ’90 ha fatto la storia di questo sport tanto che nel 2015 è stato inserito nella Hall of fame. Nato a Cremona gioca per quattro anni tra i professionisti con la maglia grigiorossa conquistando nel suo ultimo campionato la promozione in Serie A. Poi passa alla Samp dove indosserà la maglia blucerchiata fino al 1992. Nella prima stagione conquista la Coppa Italia ma la svolta della sua carriera è quando sulla panchina del club ligure arriva Vujadin Boskov che lo schiera da prima punta. Vialli, insieme a Roberto Mancini, forma una delle coppie più iconiche del calcio italiano (“i gemelli del gol”) e con la maglia della Samp i due campioni vincono lo scudetto nella stagione 1990-1991. Vialli quell’anno diventa anche il capocannoniere della Serie A con 19 gol. L’anno successivo la Samp riesce anche ad arrivare in finale di Coppa Campioni ma nella finalissima di Wembley vincerà il Barcellona. Proprio lo storico match giocato a Londra sarà l’ultima partita di Vialli con la maglia della Samp: 223 gare e 85 reti. Poi il trasferimento alla Juventus: Vialli arriva in bianconero per la cifra record di 40 miliardi di lire e forma con Roberto Baggio e Fabrizio Ravanelli un tridente stellare. L’anno successivo arriverà alla Juve anche Alessandro Del Piero, aumentando così lo spessore tecnico di una squadra già fortissima. La prima stagione però, nonostante il trionfo in Coppa Uefa, non è ricca di soddisfazioni (anche a causa di qualche infortunio) mentre quella successiva Vialli si affermerà in maniera totale anche grazie alla guida tecnica di Marcello Lippi. Proprio nella stagione 1994-1995 Vialli conquisterà il suo secondo scudetto e la quarta Coppa Italia. La stagione indimenticabile però è la successiva, l’ultima in bianconero, quando insieme a Del Piero e Ravanelli trascina la Juve al trionfo in Champions League. La finalissima di Roma contro l’Ajax è leggendaria con la Juve che batterà gli olandesi ai calci di rigore. Sarà il suo ultimo match con la maglia della Juve con la quale ha disputato 145 partite e realizzato 53 reti.

 

 

L'avventura al Chelsea

Nell'ultima parte della sua carriera Vialli giocherà in Inghilterra indossando la maglia del Chelsea insieme a Gianfranco Zola e Roberto Di Matteo. Nel primo anno con i Blues conquista la FA Cup e in quello successivo, nel doppio ruolo di giocatore e manager guida il club inglese al trionfo in League Cup e Coppa delle Coppe (battendo in semifinale il Vicenza di Guidolin e Luiso e in finale lo Stoccarda di Löw).  L'anno seguente il Chelsea batterà il Real Madrid nella finale di Supercoppa Europea e in Premier perderà solo 3 partite classificandosi al terzo posto con 75 punti alle spalle di Manchester United (79) e Arsenal (75). Al termine della stagione Vialli deciderà di ritirarsi dal calcio giocato. Continuerà ad allenare il Chelsea fino al settembre del 2000 prima di essere sostituito da Claudio Ranieri.

La Nazionale: dall'esordio del 1985 alle Notti Magiche del '90

Vialli ha avuto un ottimo rendimento anche con la maglia della nazionale italiana: ha collezionato 59 presenze e realizzato 16 gol. Il suo esordio risale al 16 novembre 1985, a soli 21 anni, nella sfida persa contro la Polonia per 1-0. Bearzot lo convoca anche per il Mondiale del 1986 in Messico mettendo a referto 4 presenze. Vialli diventerà poi uno dei simboli dell'Italia nella gestione successiva, quella di Azeglio Vicini: il 24 gennaio 1987 realizzerà il primo gol in azzurro contro Malta. Partecipa anche agli Europei del 1988 e viene inserito nella squadra del torneo. Il 26 aprile 1989 giocherà contro l'Ungheria la prima partita con la fascia da capitano. Nel 1990, nel mondiale di casa, guiderà, insieme a Roberto Mancini e Roberto Baggio, l'Italia fino alla semifinale poi persa a Napoli contro l'Argentina di Maradona. L'ultima presenza e gol con la nazionale risalgono al 19 dicembre 1992 nella sfida contro Malta valida per le qualificazioni ai Mondiali del '94 negli Usa.

 
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La Juve di Vialli: da Lippi a Del Piero, da Ferrara a Ravanelli, "Addio Capitano"

Il mondo bianconero ha omaggiato la leggenda del club che nel 1996 alzò l'ultima Champions League vinta a Roma contro l'Ajax
 
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La scomparsa di Gianluca Vialli ha scosso l'intero mondo del calcio. Attaccante tra i più forti della sua generazione, ha fatto la storia della Juventus conquistando la Coppa Uefa nel 1993 contro il Borussia Dortmund e la Champions League del 1996 contro l'Ajax. La Vecchia Signora, tramite i suoi canali social, ha voluto ricordare Vialli ripercorrendo le sue tappe e i suoi successi in bianconero. La Juve era casa sua, e tifosi ed ex compagni e allenatori non lo dimenticheranno mai.

Vialli, il ricordo di Lippi e Ferrara

Il tecnico dell'ultima Juventus campione d'Europa Marcello Lippi è sbarcato sui social per dare l'addio a uno dei suoi campioni e uomini più amati che ha allenato in bianconero dal 1994 al 1996: "Grande Luca, grande amico, rimarrai scolpito nel nostro cuore, non ti dimenticherò mai...GRAZIE MIO CAPITANO...". Tra gli eroi della Champions vinta a Roma c'è anche Ciro Ferrara, che su Instagram ha scritto: "Come si fa a lasciarti andare via? Eri come un fratello". Antonio Conte non ha partecipato alla conferenza stampa prima del match di FA Cup del suo Tottenham, e come gli altri ha lasciato un messaggio social per ricordare il suo ex compagno di squadra.

 

Vialli, l'omaggio di Del Piero e Torricelli

Tra gli altri compagni del trionfo di Roma anche Alessandro Del Piero e Moreno Torricelli hanno omaggiato Vialli. "Nostro capitano, mio capitano. Sempre. Ciao Luca", scrive Pinturicchio. Torricelli, ricordandolo, ha detto: "Tutti se lo ricordano, non solo i tifosi delle squadre con cui ha giocato. La sua forza era quella di riuscire a trascinare tutti per puntare sempre la massimo. Lo spirito di quella squadra, di lui capitano, è stato esempio di come ci si comporta per arrivare a grandissimi livelli".

 

Vialli, il saluto di Sousa, Ravanelli e Carrera

Paulo Sousa ha voluto pubblicare una foto di Vialli accompagnata da un messaggio: "Il tuo sorriso, le tue battute, le nostre conversazioni, il tuo carisma, la tua leadership... Gianluca, La nostalgia eternizza la tua presenza. Con il tempo il vuoto aumenta, diventa silenzio che aspetta che le braccia della vita ci faccia ritrovarsi un giorno. Riposa in pace". "Ciao capitano", il messaggio di Fabrizio Ravanelli. Massimo Carrera ha scritto su Instagram: "Ciao, campione di vita e di sport, riposa in pace".

Vialli, l'omaggio di Baggio e Lombardo

"È sempre difficile accettare e comprendere il mistero della vita. Soprattutto quando vieni strappato all'affetto dei cari così giovane e così presto. Caro Gianluca, auguro al tuo viaggio celeste di essere avvolto dalla luce tranquilla per il tuo eterno riposo". Roberto Baggio ricorda Vialli con una dichiarazione all'ANSA. "Il mio più profondo pensiero lo rivolgo a sua moglie, ai figli, ai genitori, ai fratelli, ai cari amici. Con il tuo sorriso e l'allegria porta anche lassù il tuo amato pallone. A noi rimarrà per sempre il tuo coraggio ed il tuo prezioso esempio. Buon viaggio Gianluca". Anche Attilio Lombardo ha ricordato Vialli a LaPresse: "Oggi ho perso un fratello. Mi chiamava 'Attila', abbiamo giocato per 5 anni insieme ma poi siamo rimasti vicini tutta la vita, anche con l'ultima esperienza in Nazionale. Purtroppo Gianluca mi ha fatto lo 'scherzo' più brutto che poteva farmi, proprio nel giorno del mio compleanno. Non si è mai preparati. Speri sempre in qualche miracolo".

 

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Vialli, il ricordo e il saluto di tutto il mondo del calcio

Le squadre, i giocatori, gli allenatori e anche le federazioni hanno voluto ricordare l'ex calciatore bianconero

FONTE

 

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Vialli, le reazioni della stampa estera: “È morta una leggenda”

Vialli, le reazioni della stampa estera: “È morta una leggenda”

 

FONTE

 

Il mondo del calcio (non solo quello italiano) commosso per la scomparsa dell’ex attaccante azzurro: ecco cosa hanno scritto i quotidiani esteri

 

Olé

Olé

 

The Sun

 

The Sun

 

As

 

AS

 

Bild

 

Bild

 

L'Equipe

 

L'Equipe

 

Le Parisienne

 

Le Parisienne

 

Marca

 

Marca

 

The Guardian

 

The Guardian

 

The Times

 

The Times

 

A Bola

 

A Bola

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Vialli e la Juventus: l'emozionante omaggio sui social e sul sito ufficiale

Il bellissimo tributo del club bianconero per l'ex attaccante, scomparso all'età di 58 anni
 
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Altro grave lutto nel calcio. Gianluca Vialli è morto in una clinica di Londra. L'ex attaccante di Juventus e Sampdoria e capodelegazione della Nazionale azzurra aveva 58 anni e da cinque anni lottava contro un tumore al pancreas. "Ciao Gianluca" e la foto che lo ritrae con la maglia della Juventus che alza la Coppa dei Campioni del 1996: è questo il saluto a Vialli del club bianconero sui social network.

Vialli, il bellissimo omaggio della Juve sul sito

"Che tristezza infinita, Gianluca. Oggi, 6 gennaio 2023, arriva la notizia che speravamo di non ricevere mai. Ci lascia un campione, anzi, una leggenda, un grande uomo, un pezzo di noi e della nostra storia. Siamo stati con te da sempre, Gianluca: da quando arrivasti nel 1992 e fu amore a prima vista. Eri uno dei primi tasselli di una Juve che sarebbe tornata, proprio con te, in cima all’Europa. Di te abbiamo amato tutto, ma proprio tutto: il tuo sorriso, il tuo essere contemporaneamente campione e leader, in campo e in spogliatoio, il tuo essere adorabilmente guascone, la tua cultura, la tua classe, che dimostrasti fino all’ultimo giorno in bianconero. I nostri momenti più belli di quegli anni portano inevitabilmente a qualcosa che ti racconta: quell’esultanza, alla rimonta completata contro la Fiorentina nel 1994, quando tutto lo stadio era avvolto da un boato e tu no, prendesti la palla e dicesti “andiamola a vincere”. E sappiamo come andò a finire. Quella Coppa, che alzasti al cielo in una notte tiepida di Roma, intervallando con quell’attimo infinito un pianto dirotto che iniziò al momento del rigore decisivo. E quel pianto era il nostro: dolcissimo, inarrestabile.

Ma dicevamo: siamo stati con te da sempre, e quindi anche dopo la nostra storia insieme, seguendoti con un sorriso quando portasti un inedito modello italiano in Inghilterra, in campo e fuori, e solo ora si capisce quanto fosti precursore. E poi negli ultimi anni, combattendo con te l’ultima battaglia, commuovendoci con te quando, in forma eccellente, alzavi la Coppa dell’Europeo, guarda caso a Londra, nel 2021. E anche allora, quella Coppa la alzavamo insieme, dopo tanto tempo. Sempre con te abbiamo sofferto, vissuto l’ansia di queste ultime settimane. E di nuovo, alla fine, ci è toccato piangere, ma questa volta non di gioia. Non siamo originali, adesso, nel confessarti che non sappiamo come gestire un mondo senza Gianluca Vialli, sebbene sappiamo che, come siamo stati sempre con te, adesso sarai tu, per sempre con noi. Anche se questo non ci consola, almeno non in questo momento. Che dolore, Gianluca". E' l'omaggio della Juventus per Vialli sul sito ufficiale.

 

Gianluca Vialli - his Juve victories - Juventus

Edited by Socrates

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Del Piero e l'omaggio a Vialli: 'Quanto mi ha aiutato a Torino, é sempre stato il mio Capitano. La partita simbolo contro la Fiorentina'

Del Piero e l'omaggio a Vialli: 'Quanto mi ha aiutato a Torino, é sempre stato il mio Capitano. La partita simbolo contro la Fiorentina'

 

FONTE

 

Le parole di Del Piero a Sky Sport:

NELLA VOCE DI VIALLI - “In questi momenti non mi trovo molto a mio agio a parlare, soprattutto nella situazione di Luca. Indubbiamente insieme a Roberto Baggio, i due esempi più importanti da 18enne in arrivo alla Juve. Una Juve con tanti campioni, ma loro due, arrivando dalla Uefa dell’anno prima, quello che rappresentavano per la Nazionale, per gli attaccanti, ecco sono stati enormi per me. Luca nello specifico è poi diventato il mio capitano, mi piace ricordarlo così, così lo chiamavo sempre anche ultimamente. Lo è stato sul campo e fuori, la prima volta che mi ha aiutato a mangiare con tutti nella prima squadra. Una voce decisiva e rassicurante, ispirava fiducia e carisma, determinazione, voglia di mettere il petto in fuori e affrontare ogni sfida, anche se sembrava inarrivabile o insuperabile. Questa una delle cose che più mi hanno colpito per uno che lo ha visto fino ad un mese prima segnare e vincere, giocare con la mia squadra del cuore. A 18 anni mi sono trovato lì ad allenarsi insieme, mi è sembrato asurdo, lui insieme ad altri compagni sono stati esempi incredibili”.
 
VIALLI TRA BIAGGIO E DEL PIERO – “Non sono mai stato un rivale per Roberto ero troppo giovane. Poi lo sono diventato per forza di cose perché lui è andato via. Sono stato l’erede ma non sono mai stato rivale. Luca questo lo percepiva, era un ragazzo molto sensibile agli umori, agli sguardi. Come tramandava la sicurezza nei propri mezzi, trasmetteva anche le sue paure all’interno dello spogliatoio. Una delle cose più belle, l’ha fatto in tutta la sua carriera, era aggregare le persone, renderle unite davanti le proprie paure, emozioni, gioie e sconfitte. Da parte sua sono sempre stato trattato come gli altri anche se ero il giovane”.

LA PARTITA SIMBOLO – “La rimonta contro la Fiorentina, simbolo di quella Juve. Loro sono primi, siamo 2-0 sotto dopo aver dominato, mancano 10 minuti dalla fine, loro sono incredibili, una squadra fortissima. Ma ci ha dato la consapevolezza di poterle vincere tutte, rimontare è qualcosa che capita raramente, se lo fai è perché ci credi. Ho segnato lì il mio gol più bello, ma che ne sono due di Gianluca e due immagini che ho impresse. Dopo il 2-2 cerchiamo di buttarlo giù Gianluca per esultare e lui con 3 di noi che ci portava a metà campo per dirci andiamo a vincere. E poi lo ritrovo a scivolare con me dopo il mio gol, un momento che ci ha lasciato qualcosa di molto forte e di schiacciare sempre l’acceleratore e questa era la sua mentalità. La rimonta è partita da lui, dalla sua voglia, dai suoi gol, dal suo carisma. Significa tanto per un giovane come me di 19 anni”.

LA CHAMPIONS DEL 96 - "Mentalità costruita nel corso dell'anno precedente quando il mister decise anche con Luca e gli altri di dire giochiamocela tutta e andiamo in attacco. Richiedeva tantissimo sacrificio da parte soprattutto di noi 3 attaccanti e su questo Luca é sempre stato il primo, non si è mai tirato indietro. Quando hai il leader che é il primo a farsi il c**o, a picchiare e a prendere le botte è più facile andargli dietro. Il rigore non tirato? Gianluca è sempre stato onesto, sapeva i suoi limiti il rigore non é mai stato una sua forza, forse neanche gli piaceva. Se c'era la possibilità di batterlo non lo faceva. Quella finale come spesso lui ha ricordato, lui ha pensato tanto, soprattutto nei rigori e prima, a quella che aveva giocato con la Samp e gli era sfuggita". IL VIDEO PRE REAL MADRID - "MI piace ricordare la sua voglia di sdrammatizzare, di essere felice, di sorridere anche nei momenti drammatici. Quella coppa é stata un cammino straordinario e unico. A fine partita dopo la Steaua dice: ormai se Ale prende palla lì  non c'é più bisogno di attaccare il primo palo eh. Poi in disparte mi ha detto: hai fatto un gran gol. Era unico anche in queste cose, strapparti un sorriso nei momenti più di tensione, é una cosa fondamentale".

CON MASSIMO MAURO - "Massimo Mauro insieme a Luca hanno fatto cose straordinarie. Uno degli esempi di un ragazzo che tramite la sua continua voglia di informarsi e studiare, insieme a umiltà e brillantezza e carisma é stato capace di fare qualsiasi cosa. Calciatore, allenatore, dirigente e l'ha fatto alla grande. Questo ti dà la misura della persona. Quello che hanno fatto loro é nato dall'amicizia. Sempre per restare all'amicizia c'é quell'abbraccio tra Vialli e Mancini, ha dato un senso ancora più grande a quello che accade nei campi, si intersecano le strade più incredibili. Vialli ha sempre preferito i fatti alle parole e anche questo lo rende unico".

 

90s Football on Twitter: "Gianluca Vialli and Alessandro Del Piero.  https://t.co/Letyo743lf" / Twitter

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Vialli, un leader nato e un maestro dal campo fino alla malattia

Il Gianluca calciatore: un capo al servizio dei compagni. Il percorso con il cancro: una lezione. Il male vissuto senza retorica: “Cerco di non perdere tempo e di dire ti voglio bene a chi ne voglio”
 
Voetbalwereld in rouw: voormalig Italiaans international Gianluca Vialli  overlijdt op 58-jarige leeftijd aan kanker | Het Nieuwsblad Mobile
 
 
Ci scuserà, Gianluca, se usiamo quella foto. Quella con la Coppa dei Campioni, ovviamente. Ci scuserà perché lui aveva iniziato a odiarla. Simpaticamente, per carità, ma già da una decina d'anni gli provocava uno strano miscuglio: orgoglio e stizza. E lo spiegava così: «Dovete capirmi, non è possibile che io sia ancora l'ultimo ad aver alzato quella Coppa con la maglia della Juventus, è una roba che inizia a innervosirmi perché vorrei che qualcuno spedisse in archivio quella foto, dove deve stare, sostituendola con una più fresca». Era juventino nell'anima, Gianluca Vialli, come era doriano, cremonese e legatissimo alla Nazionale. Per ognuna delle sue quattro squadre provava amore da tifoso e, così, tanto era fiero della sua Champions di Roma ‘96, tanto avrebbe voluto vedere la Juventus alzarne un'altra, passando quell'ingombrante testimone a un altro capitano. Non era geloso della sua gloria, Vialli, la condivideva sempre con la squadra, anzi la considerava solo ed esclusivamente di proprietà della squadra, da capitano naturale qual era. Cioè un leader che non aveva mai imparato a esserlo, lo era nato e basta.

Vialli era un grande uomo che giocava a calcio

La grandezza di Vialli va oltre la tecnica, anche se già solo con quella sarebbe stato un gigante: Vialli era un grande uomo che giocava a calcio, quindi logicamente un campione, ma prima - appunto - arrivava sempre il grande uomo. Lo si era già capito quando stava in campo, diverso dagli altri per le scelte, per gli atteggiamenti, per le parole rivolte ai compagni. È stato lampante negli ultimi anni, quelli della sua malattia, nella quale con garbato pudore ha dato a tutti una lezione straziante, ma fondamentale. Niente retorica sulla "battaglia da vincere" o metafore guerriere: Gianluca aveva capito che quella non era una guerra, ma un percorso, una strada che portava altrove e nella quale si doveva imparare, volendo, anche il senso della vita. Ce ne ha offerta una sua versione, saggiamente scanzonata com'era la sua essenza di uomo e calciatore: «Cerco di non perdere tempo, di dire "ti voglio bene" a tutti quelli a cui ne voglio. Mi sono reso conto che non vale più la pena di perdere tempo e fare delle s********e. Fai le cose che ti piacciono e di cui sei appassionato, per il resto non c’è tempo». Essenziale e dirompente proprio com'era in campo.

Vialli è stato un giocatore strepitoso

Giocatore strepitoso è stato. Completo, anzi completissimo: aveva tecnica straordinaria, forza fisica esplosiva, velocità d'esecuzione, di pensiero, senso tattico, spirito di sacrificio per la squadra, leadership naturale e coinvolgente, di quelle nelle quali non serve alzare la voce per farsi obbedire e che sanno risolvere le crisi dei compagni con una pacca data al momento giusto. Gianni Agnelli lo amava e lo aveva battezzato in modo magnifico: «Vialli mi ricorda il Michelangelo della Cappella Sistina. Lo scultore che sa trasformarsi in pittore», perché, appunto, era un artista completo e gli aveva regalato una delle più grandi gioie calcistiche: quella Champions League alzata nel cielo di Roma. Aveva emozionato anche l'Avvocato, che non era riuscito, quella notte, a essere ironico e distaccato, ma aveva lasciato uscire tutta la passione.

Forse nessuno, è riuscito a essere nello stesso tempo così bomber e così capitano come Vialli

Era stato il capolavoro di un gruppo di uomini diventati squadra grazie al lavoro di Marcello Lippi e Gianluca Vialli. Nell'estate del 1994, Lippi aveva trovato un Vialli demoralizzato, che voleva lasciare la Juventus, lo aveva convinto a restare e gli aveva chiesto il suo aiuto. Ne era nata un'alleanza in grado di portare la Juventus a vincere tutto nel giro di due anni, anche grazie alle loro litigate. Finte, naturalmente: simulate nei momenti critici per alzare la tensione o deviarla altrove. Si mettevano d'accordo prima e si scatenavano davanti ai giocatori, nessuno dei quali ha mai sospettato il trucco. Questo era Vialli, molto più che i gol, spesso decisivi, quasi sempre bellissimi. Vujadin Boskov diceva: «Vedevi gli occhi dei nostri avversari e capivi che Luca li aveva sconfitti prima di entrare in campo». E non era solo ferocia agonistica, a volte era anche solo un sorriso - che belli i suoi sorrisi - un'espressione serena di chi sa che quella partita non la perderà mai, per nessuna ragione al mondo e se eri contro potevi soltanto arrenderti a quell'evidenza. Ci sono stati attaccanti più prolifici di lui, giocatori più strabilianti nelle loro giocate, ma pochissimi, forse nessuno, è riuscito a essere nello stesso tempo così bomber e così capitano come lui, forse Gigi Riva, di cui non a caso era amico e con il quale aveva condiviso tempo e pensieri.

Grazie di tutto, Gianluca, è stato bello

I suoi gol, le sue azioni, le sue imprese da calciatore mancavano già da tempo ai tifosi e agli appassionati di calcio. Ora la nostalgia divorerà i pensieri di tutti quelli che, adesso, lo ascoltavano sempre volentieri parlare di calcio e di vita. Grazie di tutto, Gianluca, è stato bello.

 

Nazionali. Ancora Calcio in lutto: addio a Gianluca Vialli, aveva 58 anni e  da tempo malato - Wallnews24

 

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Vialli, l'ultimo messaggio ai compagni di Nazionale e il silenzio che lasciava presagire

Roberto Mancini e Gianluca Vialli, l'abbraccio in lacrime: la vittoria  dell'amicizia | Vanity Fair Italia

 

FONTE

 

"Il 22 dicembre, quando c’è stato il compleanno dello zio Bergomi, è rimasto in silenzio e lì abbiamo capito..." con queste parole Riccardo Ferri, attuale dirigente dell'inter, ha racontato il timore per le condizioni di salute di Gianluca Vialli al Corriere della Sera. Infatti, ha spiegato che avevano un gruppo Whatsapp con i giocatori del Mondiale del 1990.  "Ci sentivamo per gli auguri o quando c’era un evento, anche personale, da ricordare. Luca ha scritto l’ultima volta il 27 novembre per il compleanno del Mancio" ha poi spiegato.  LA MEMORIA - "Sono in ritiro con l’Inter, però il cuore e la mente vanno sempre a Luca. Ho cercato per tutto il giorno di stare lontano dalla televisione senza riuscirci. Ci mancherà, mancherà al calcio italiano. Credo che ci sia molto di Vialli nella vittoria della Nazionale all’Europeo 2021. Rivedendo l’abbraccio forte e spontaneo con Mancini non ho potuto fare a meno di commuovermi. Voleva portare le figlie all’altare, ma sono certo che alle sue ragazze avrà lasciato in eredità grandi insegnamenti. Non è vero che la morte è uguale per tutti. A me resteranno il suo sorriso e un pezzo di vita che non tornerà più".

 

Vialli, l'ultimo messaggio ai compagni di Nazionale e il silenzio che lasciava presagire

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Pessotto per Vialli: lo Stadium si ferma nel buio, brividi a Torino per il discorso

Il ds della Primavera bianconera ha ricordato l'ex compagno con un emozionante discorso prima della sfida contro l'Udinese
 
 

 

Il buio cala sull'Allianz Stadium, nel maxi-schermo le immagini di Vialli e di Castano, storici ex bianconeri recentemente scomparsi, e Gianluca Pessotto al centro del campo, microfono alla mano, pronto a leggere un messaggio da brividi al pubblico presente sugli spalti. L'ex terzino della Juventus, attuale ds della Primavera bianconera, visibilmente emozionato, aveva già ricordato il compagno di mille battaglie pochi minuti prima a Dazn: "Ci ha lasciati un personaggio unico, un trascinatore, un vero e proprio leader". 

 

Pessotto, la lettera per Vialli prima di Juventus-Udinese

"Ciao Luca. Siamo sicuri che stasera sei qui da qualche parte in mezzo a noi. Siamo venuti in tanti per farti sapere che non ti dimenticheremo mai, non smetteremo mai di volerti bene. Sei stato una guida, in campo e fuori. Compagno di spogliatoio, di vittorie. Un capitano, un amico. Nessuno potrà scordare la tua sottile ironia, la tua classe, il tuo carisma, la tua tenacia. Nessuno potrà dimenticare le emozioni delle tue giocate e dei tuoi gol. Ci mancheranno tanto i tuoi sorrisi. Siamo allo stadio pronti ad abbracciarti, così come siamo stati sempre pronti ad esultare per ogni tua prodezza. Ciao capitano, fai buon viaggio. Ti vogliamo bene", le commoventi parole di Gianluca Pessotto nella sua lettera letta di fronte ad un Allianz Stadium gremito.

Pessotto: "Vialli fu il primo ad accogliermi alla Juventus"

"Non è una partita come le altre, ci ha lasciati un personaggio unico, fonte di ispirazione per tanti giovani. Quando sono arrivato alla Juventus, nel 1995, una delle prime persone che ho incontrato fuori dal campo è stata Gianluca. Io ero un 24enne, vedere da vicino un'icona e poi futuro compagno per me fu una grande emozione. E' stato un gran compagno di squadra, un trascinatore, un leader. La sua mania di perfezione ci ha contagiati e quindi non volevamo sbagliare nulla neanche in partitina. Pretendeva molto da se stesso e dai compagni, questo è il modo migliore per creare una mentalità vincente. E soprattutto era un uomo squadra, aveva forte il valore della squadra", le parole di Gianluca Pessotto ai microfoni di Dazn nel pre-partita.

 

Gianluca Vialli overleden, Italiaanse stervoetballer uit jaren 90 | RTL  Nieuws

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Anche Sampdoria e Chelsea hanno onorato la memoria di Luca. Durante il riscaldamento delle rispettive partite (contro Napoli e Manchester City) i giocatori sono scesi in campo con le maglie numero 9 in memoria del mitico Gianluca Vialli. :769_heart:

 

 

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questa fa veramente male

 

mannaggia

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Oggi 9 luglio 2024 Gianluca Vialli avrebbe compiuto 60 anni.

Ricordiamo il grande campione.

 

Gianluca Vialli - his Juve victories - Juventus

 

Si aggravano le condizioni di Gianluca Vialli, ricoverato in ospedale a  Londra - RTL 102.5

 

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