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Socrates

Carlos Tevez

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Socrates    3983
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2v3hb1h.pngCARLOS TEVEZ



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http://it.wikipedia.org/wiki/Carlos_Tevez



Nazione: Argentina 20px-Flag_of_Argentina.svg.png
Luogo di nascita: Ciudadela
Data di nascita: 05.02.1984
Ruolo: Attaccante
Altezza: 173 cm
Peso: 70 kg
Nazionale Argentino
Soprannome: Apache



Carlos Alberto Tévez, nato Carlos Alberto Martínez (Ciudadela, 5 febbraio 1984) è un calciatore argentino, attaccante del Boca Juniors e della Nazionale argentina.

Fin da bambino è soprannominato l'Apache, poiché il barrio dov'è nato, Ejército de los Andes, veniva anche detto Fuerte Apache, dal film con Paul Newman Fort Apache the Bronx. È stato inoltre premiato con il Balón de Oro per 3 edizioni consecutive, rispettivamente nel 2003, 2004 e 2005.


 

Biografia


Nato Carlos Martínez viene abbandonato dalla madre biologica, Fabiana Martínez, a soli tre mesi. A dieci mesi è vittima di un grave incidente domestico: gli cade sul viso l'acqua bollente di un bollitore. Viene portato in ospedale avvolto da una coperta di nylon che, scioltasi, aggrava ancora di più le ustioni di primo e secondo grado. Rimane in terapia intensiva per due mesi, e porta ancora oggi i segni dell'incidente sul viso e sul collo.

Quando si riprese, Tévez venne affidato agli zii materni, Adriana Martínez e Segundo Tévez. Insieme vivevano al primo piano della Torre 1 a Fuerte Apache, a pochi metri dal temuto Nudo 14. Tévez ha iniziato a giocare a pallone al Club Santa Clara. All'età di cinque anni il padre biologico, Carlos, che non lo aveva mai riconosciuto, viene ucciso nel corso di una sparatoria con ventitré colpi d'arma da fuoco. A quindici anni venne ufficialmente adottato da Segundo Tévez, prendendone il cognome, per ottenere un nuovo cartellino e passare al Boca Juniors.

Durante gli anni al Manchester United, Tévez viene informato che Juan Alberto, l'unico fratello biologico con il quale aveva mantenuto i contatti, e suo cognato Carlos Avalos erano stati arrestati per l'assalto a un furgone blindato; da quel momento Tévez deciderà di troncare ogni rapporto con il fratello. I rapporti con la famiglia adottiva invece si sono mantenuti molto bene tanto che ogni mese Tévez invia del denaro ad Adriana e Segundo.

Il 29 luglio 2014, Segundo Tévez viene sequestrato da un gruppo di tre uomini mentre era alla guida della sua macchina a El Palomar, nel dipartimento di Morón, in Argentina, venendo liberato dopo otto ore.


Controversie

Nel marzo 2013 viene arrestato e rilasciato su cauzione per guida senza patente, al momento sospesa; il Tribunale lo condanna a 1.400 euro di multa e 250 ore di servizi sociali. Il 7 maggio 2015, nel tunnel del Monte Bianco, la polizia stradale gli ritira la patente per eccesso di velocità.
 

 

Caratteristiche tecniche


Attaccante potente e abile nei dribbling, è in grado di agire come prima, seconda punta o trequartista. Grazie alla sua aggressività agonistica e all'ottima tenuta fisica, risulta un elemento prezioso anche in fase di non possesso, pressando i portatori di palla avversari e spaziando lungo l'intero fronte offensivo. Giocatore dal grande fiuto del gol, è capace di calciare con molta forza, caratteristica che lo porta in alcuni casi a optare per soluzioni balistiche dalla lunga distanza, nonché dotato di un buon bagaglio tecnico che, talvolta, gli permette di cercare il gol anche da calcio piazzato.


 

Carriera


Club


Boca Juniors

Dopo aver iniziato a giocare a calcio a livello agonistico con l'All Boys, Tévez si è aggregato alle giovanili del Boca Juniors quando aveva 13 anni, esordendo poi in prima squadra il 21 ottobre 2001 contro il Talleres de Córdoba.

Con il Boca ha vinto nel 2003 il Campionato argentino di Apertura, la Coppa Libertadores, la Coppa Intercontinentale e la Copa Sudamericana nel 2004, venendo anche premiato con il Balón de Oro davanti al detentore dell'edizione precedente José Cardozo. Nel 2004 riceve la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atene con la nazionale argentina e risulta essere il capocannoniere del torneo. Questo risultato gli permette di rivincere per la seconda volta consecutiva il titolo di miglior calciatore sudamericano dell'anno, questa volta superando il brasiliano Robinho.

Corinthians

Nel dicembre del 2004 passa ai brasiliani del Corinthians per una cifra intorno ai 20 milioni di dollari.

Nonostante alcuni scetticismi iniziali con i tifosi del Corinthians, Tévez indossa per alcune partite la fascia da capitano della squadra. L'Apache, grazie anche alla vittoria del Campionato brasiliano nel 2005, porta a casa il suo terzo Pallone d'Oro Sudamericano davanti al difensore Diego Lugano.

West Ham

Il 31 agosto del 2006 Tévez firma un contratto quadriennale con il West Ham, arrivando a Londra in compagnia del connazionale Javier Mascherano. Il trasferimento dei due calciatori è in mezzo ad alcune polemiche e, a fine aprile 2007, la federcalcio inglese decide di multare il West Ham con la cifra di 5 milioni e mezzo di sterline a causa di alcune clausole illecite contenute nel contratto che davano alla società proprietaria di parte del cartellino del calciatore la possibilità di intervenire direttamente nel rapporto tra il calciatore e la società.

L'allenatore Alan Pardew lo schiera spesso come ala sinistra e le sue prestazioni portano nel mese di ottobre 2006 il CT della nazionale argentina Alfio Basile a consigliare a lui e a Mascherano di lasciare il West Ham. A metà dicembre 2006 il nuovo proprietario del West Ham decide di esonerare l'allenatore Pardew e di mettere in panchina Alan Curbishley, che inizialmente fa partire Tévez dalla panchina ma poi inizia ad usarlo nel ruolo di seconda punta. Alcuni piccoli infortuni gli impediscono di giocare con continuità, ma nel derby contro il Tottenham del 4 marzo 2007 Tévez segna il suo primo gol con la maglia degli Hammers. La squadra inglese termina il campionato al 15º posto, raggiungendo la salvezza.

Manchester United

Il 10 agosto 2007 Tévez viene acquistato dal Manchester United. Con i Red Devils esordisce il 15 agosto seguente contro il Portsmouth e il 23 settembre segna il suo primo gol, contro il Chelsea (2-0 all'Old Trafford). In quest'annata, l'Apache vince subito il campionato inglese e la Champions League, arrivata a Mosca grazie alla vittoria contro il Chelsea ai calci di rigore e in cui Tévez realizza anche il primo gol dal dischetto della serie. In totale, nella massima competizione europea, il calciatore argentino mette a segno 4 gol. Alle reti in ambito europeo si aggiungono i 14 gol in 34 presenze nella sua prima stagione in Premier League, nel corso della quale non sempre parte da titolare.

Nella stagione 2008-2009 vince nuovamente il titolo nazionale con il Manchester United, con due giornate di anticipo, collezionando 29 partite e 5 reti. Nel corso dell'annata, il 5 dicembre 2008, realizza la sua prima tripletta, nel quinto turno della Coppa di Lega vinta 5-3 contro il Blackburn. Pochi giorni dopo, conquista anche il Mondiale per club, nella cui finale è titolare. Entra in campo nel secondo tempo, invece, nella finale di Champions League persa per 2-0 contro il Barcellona.

Il 20 giugno 2009 il Manchester United ufficializza l'addio di Tévez attraverso una nota sul proprio sito ufficiale.

Manchester City

Il 13 luglio seguente approda al Manchester City, per una cifra vicina ai 30 milioni di euro, con cui firma un contratto quinquennale. Con la maglia dei Citizens sigla la sua prima rete stagionale il 27 agosto 2009 contro il Crystal Palace, nel secondo turno della Coppa di Lega. La prima rete in campionato, invece, arriva nella sfida vinta per 3-1 contro il West Ham il 28 settembre 2009.

L'11 gennaio 2010 segna una tripletta contro il Blackburn Rovers, mentre il 19 gennaio seguente segna una doppietta contro la sua ex squadra, il Manchester United, che regala al City il successo per 2-1 nel derby di andata di Carling Cup. Due reti - la prima su rigore, la seconda di testa sotto misura - festeggiate praticamente nello stesso modo: mani dietro alle orecchie e dita a mo' di paperella per zittire quanti alla vigilia avevano parlato male di lui, come, ad esempio, l'ex compagno di squadra nonché capitano dei Red Devils Gary Neville, che durante l'esultanza dell'argentino gli ha mostrato il dito medio alzato. Nonostante la vittoria nella partita d'andata, il Manchester City perde la partita di ritorno per 3-1 e viene conseguentemente eliminato dalla competizione. Dopo un periodo di assenza, il 27 febbraio 2010 torna al gol con una doppietta nella gara contro il Chelsea.

Termina la stagione con 29 reti stagionali, di cui 23 segnate in campionato.

Nella stagione seguente il mister Roberto Mancini gli affida la fascia da capitano della squadra. Il 23 agosto 2010 segna le sue prime due reti stagionali in campionato, nella vittoria contro il Liverpool per 3-0. L'11 aprile 2011, nel match di ritorno contro il Liverpool (questa volta perso per 3-0) si infortuna alla coscia ed è costretto ad un periodo di stop. Torna a disposizione per la finale di FA Cup, il 14 maggio seguente, vinta dal City per 1-0 contro lo Stoke. In totale, nella sua seconda stagione al Manchester City, mette a segno 24 centri, di cui 21 in campionato, che lo laureano capocannoniere assieme a Dimităr Berbatov.

Il 27 settembre 2011, agli inizi della stagione seguente, il tecnico Roberto Mancini lo invita ad entrare in campo nel secondo tempo della partita di Champions League in casa del Bayern Monaco (sul risultato di 2-0 per i tedeschi) ma Tévez rifiuta la sostituzione. Al termine della partita, Mancini dichiara che sotto la sua guida il calciatore argentino non scenderà più in campo con la maglia del Manchester City. A circa sei mesi dall'accaduto, però, Tévez ritrova il rapporto con l'allenatore italiano e il 21 marzo 2012 ritorna a giocare con la maglia del City nella partita di campionato contro il Chelsea.

JUVENTUS

Il 26 giugno 2013 passa alla Juventus, che lo acquista a titolo definitivo per 9 milioni di euro più altri 6 di bonus legati ai risultati; firma con la società torinese un contratto triennale da 4,5 milioni di euro più bonus stagionali, scegliendo d'indossare la maglia n. 10, rimasta vacante per un anno dopo l'addio di Alessandro Del Piero. Il 18 agosto seguente fa il suo esordio con la nuova maglia nella Supercoppa italiana contro la Lazio, segnando la rete del definitivo 4-0 e conquistando così il primo trofeo con i Bianconeri. Il 24 dello stesso mese, all'esordio in Serie A, segna il suo primo gol in questa competizione, realizzando la rete decisiva nella vittoria per 1-0 sul campo della Sampdoria. Il 15 dicembre 2013 risulta decisivo segnando la sua prima tripletta con la casacca juventina, nella sfida contro il Sassuolo conclusasi 4-0. Il 23 febbraio 2014 è suo il gol che decide il derby di Torino (1-0). Il 2 marzo realizza il definitivo 0-2 ai danni del Milan, con un tiro dal limite dell'area di rigore. Il 24 aprile successivo, in occasione dell'andata della semifinale di Europa League contro il Benfica, persa per 2-1, realizza il momentaneo gol del pareggio, tornando a segnare in campo europeo dopo più di cinque anni. Chiude il suo primo anno in bianconero con 19 reti in campionato, una nella Supercoppa italiana e una in Europa League; conquistando al termine della stagione il suo primo titolo italiano e risultando l'uomo-simbolo del terzo titolo consecutivo per la Juventus.

Realizza il primo gol della nuova stagione il 13 settembre, nella partita casalinga contro l'Udinese, sbloccando il risultato nella vittoria per 2-0. Tre giorni dopo sigla una doppietta al Malmö in Champions League, interrompendo un digiuno che durava nella massima competizione europea per club da oltre un lustro. Il 27 settembre realizza la sua prima doppietta stagionale in campionato; nell'occasione apre le marcature nello 0-3 conclusivo, nella trasferta di Bergamo contro l'Atalanta. Il 5 ottobre, in occasione della partita vinta per 3-2 ai danni della Roma, mette a referto la seconda doppietta stagionale in campionato, realizzando entrambe le reti dal dischetto: in questo modo centra il miglior avvio di stagione, sul piano realizzativo, della sua carriera. Il 26 novembre realizza il gol del definitivo 0-2 nella vittoriosa partita giocata in terra svedese contro il Malmö, valida per la quinta giornata di Champions League; così facendo torna a segnare in trasferta nella massima competizione europea per club dopo più di sei anni dall'ultimo centro. Il 22 dicembre, durante la finale di Supercoppa italiana giocata a Doha contro il Napoli, sigla una doppietta che, tuttavia, non permette alla Vecchia Signora di aggiudicarsi il trofeo, venendo sconfitta ai rigori dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano conclusi sul 2-2. Il 24 febbraio 2015, nella sfida di andata degli ottavi di finale di Champions League contro il Borussia Dortmund, realizza il gol del momentaneo vantaggio per la formazione juventina, nel match conclusosi 2-1 in favore dei torinesi; si ripete anche nella partita di ritorno, disputatasi a Dortmund il 18 marzo, dove mette a segno una doppietta. Il 5 maggio, durante l'andata delle semifinali di Champions, trasforma il rigore che vale il successo 2-1 sul Real Madrid: è il suo cinquantesimo e ultimo gol ufficiale in maglia bianconera. Lascia la Juventus dopo aver messo in bacheca il double composto dallo scudetto, il secondo consecutivo per Tévez, cui contribuisce con 20 marcature, e dalla Coppa Italia, giocando inoltre la sua terza finale di Champions League, persa 1-3 contro il Barcellona.

Ritorno al Boca Juniors

Dopo quasi un decennio trascorso in Europa, e sempre più desideroso di far ritorno in Argentina per la parte conclusiva della sua carriera, nell'estate del 2015 la Juventus viene incontro alle richieste di Tévez cedendolo, per 6,5 milioni di euro (più alcune opzioni su giovani del vivaio), al Boca Juniors. L'Apache riveste così, dopo undici anni, la maglia della sua squadra del cuore, venendo presentato ufficialmente dagli Xeneizes il 13 luglio seguente e facendo il suo secondo esordio in gialloblù cinque giorni dopo, nella vittoria per 2-1 contro il Quilmes.



Nazionale


Con la Nazionale argentina allenata da Marcelo Bielsa Tévez ha conquistato l'oro alle Olimpiadi di Atene 2004. Nella rassegna olimpica si è anche affermato come capocannoniere del torneo con 8 reti, tra cui quella decisiva nella finale contro il Paraguay, in 6 partite. Due anni dopo è stato convocato dal CT José Pekerman per il Mondiale del 2006. Non impiegato nella prima partita, conclusasi con la vittoria per 2-1 contro la Costa d'Avorio, è sceso in campo come sostituto nella seconda, vinta per 6-0 contro la Serbia, segnando un gol e fornendo un assist. L'Argentina, poi, viene eliminata ai quarti di finale della competizione dopo la sconfitta ai tiri di rigore contro la Germania.

Ha partecipato, inoltre, alle edizioni 2004 e 2007 della Coppa America e alla Confederations Cup del 2005.

Con l'avvento di Diego Armando Maradona come commissario tecnico della Selección, viene convocato anche per il Mondiale del 2010 in Sudafrica. In questa competizione Tévez realizza due gol, entrambi negli ottavi di finale contro il Messico.

All'addio di Maradona, sulla panchina della Nazionale Argentina si siede Sergio Batista, che nel maggio del 2011 dichiara che non convocherà Tévez per la Coppa America 2011. A seguito di un chiarimento fra i due, comunque, il 1º giugno seguente viene inserito nella lista dei convocati alla manifestazione, dove ai quarti fallisce il suo tiro di rigore contro l'Uruguay, errore che costa all'Argentina l'eliminazione.

Dopo la nomina del nuovo CT Alejandro Sabella, Tévez non viene più convocato nella Selección per il successivo triennio, perdendo la possibilità di partecipare al Mondiale del 2014 in Brasile.

Ritrova la maglia albiceleste il 12 novembre 2014, quando, convocato dal nuovo commissario tecnico Gerardo Martino, subentra al posto di Agüero, nell'amichevole vinta per 2-1 ai danni della Croazia. Il 28 maggio 2015 viene inserito dal CT Gerardo Martino nella lista dei 23 convocati in vista della Copa América da disputarsi in Cile.


 

PALMARÉS


Club

 
20px-Flag_of_Argentina.svg.png  Campionato argentino: 1 - Boca Juniors: Apertura 2003

10px-CBF_-_Brazilian_Championship.svg.pn  Campionato brasiliano: 1 - Corinthians: 2005

20px-Premier_league_trophy_icon.png  20px-Premier_league_trophy_icon.png 20px-Premier_league_trophy_icon.png Campionato inglese: 3 - Manchester United: 2007-2008, 2008-2009 - Manchester City: 2011-2012

20px-CommunityShield.png 20px-CommunityShield.png  Community Shield: 2 - Manchester United: 2008 - Manchester City: 2012

20px-Carling.png  Coppa di Lega inglese: 1 - Manchester United: 2008-2009

18px-FA_Cup.png  Coppa d'Inghilterra: 1 - Manchester City: 2010-2011
 
18px-Scudetto.svg.png 18px-Scudetto.svg.png Campionato italiano: 2 - Juventus: 2013-2014, 2014-2015
 
20px-Coccarda_Coppa_Italia.svg.png Coppa Italia: 1 - Juventus: 2014-2015

20px-Supercoppaitaliana.png Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2013
 


20px-600px_Blu_e_Giallo_(Bordato)_con_st Coppa Libertadores: 1 - Boca Juniors: 2003

10px-Copa_Intercontinental.svg.png  Coppa Intercontinentale: 1 - Boca Juniors: 2003

10px-CONMEBOL_-_Copa_Sudamericana.svg.pn  Coppa Sudamericana: 1 - Boca Juniors: 2004

20px-Coppacampioni.png  Champions League: 1 - Manchester United: 2007-2008

12px-FIFA_Club_World_Cup.svg.png  Coppa del mondo per club: 1 - Manchester United: 2008

 

Nazionale

 
20px-Flag_of_Argentina.svg.png  Campionato sudamericano Under-20: 1 - Uruguay 2003

18px-Gold_medal.svg.png  Oro olimpico: 1 - Atene 2004

 

Individuale


20px-600px_Blu_e_Giallo_(Bordato)_con_st 20px-600px_Blu_e_Giallo_(Bordato)_con_st 20px-600px_Bianco_e_Nero_con_ancora_Ross  Calciatore sudamericano dell'anno: 3 - 2003, 2004 (Boca Juniors), 2005 (Corinthians)
 
20px-600px_Blu_e_Giallo_(Bordato)_con_st  Miglior giocatore della Coppa Libertadores: 1 - 2003 (Boca Juniors)
 
20px-600px_Blu_e_Giallo_(Bordato)_con_st 20px-600px_Blu_e_Giallo_(Bordato)_con_st  Calciatore argentino dell'anno: 2 - 2003, 2004 (Boca Juniors)
 
20px-Flag_of_Argentina.svg.png  Premio Olimpia: 1 - 2004 (Argentina)

20px-Flag_of_Argentina.svg.png  Capocannoniere dei Giochi Olimpici: 1 - Atene 2004 (8 gol) - (Argentina)
 
20px-600px_Blu_e_Giallo_(Bordato)_con_st  Bola de Ouro della rivista Placar: 1 - 2005 (Boca Juniors)
 
20px-600px_Rosso_con_scudo_forcone_e_bar 20px-600px_sky_city.png  Capocannoniere della Coppa di Lega inglese: 2 - 2008-2009 (6 gol - Man United) - 2009-2010 (6 gol - Man City)
 
20px-600px_sky_city.png  FA Premier League Player of the Month: 1 - dicembre 2009 (Man City)
 
20px-600px_sky_city.png  Capocannoniere della Premier League: 1 - 2010-2011 (20 gol) (a pari merito con Dimităr Berbatov) (Man City)

24px-Juventusstemma.png Squadra della stagione di Europa League: 1 - 2013-2014

24px-Juventusstemma.png24px-Juventusstemma.png  Guerin d'oro della rivista Guerin Sportivo: 2 - 2013-2014, 2014-2015
 
24px-Juventusstemma.png Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2014

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Ghost Dog    651
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World Soccer | December 2013

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Ghost Dog    651
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IL | Maggio 2014

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Socrates    3983
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La fuerza dell’Apache


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Torna il campionato e torna Carlos Tevez. L’impatto dell’”Apache” sulla Serie A è stato devastante. La tripletta al Sassuolo è solo l’ultimo squillo di un inizio di campionato straordinario. Certo, la casella zero nei gol segnati in Champions pesa. Ma Carlitos si è rifatto alla grande alla prima occasione. Vittima la malcapitata squadra di Di Francesco, che ha dovuto confrontarsi con tutta la rabbia e la determinazione dell’argentino.

La grinta, la voglia di non mollare, sono le caratteristiche distintive di Tevez. Troppo spesso si è fatta della retorica sull’infanzia dell’”Apache”. In campo però la sua voglia feroce è quella di chi per emergere ha dovuto faticare il doppio degli altri. “Il ‘barrio’ è l’essenza di quello che sono”. Questa la sintesi perfetta di Carlitos. Uno che ha conquistato il Boca Juniors e poi il Brasile. Un argentino idolo in Brasile, basta questo a descrivere al meglio Tevez.

La carriera - Inizia a giocare nel Boca Juniors e ben presto diventa un idolo. Col Boca vince tutto. Campionato, Libertadores e Intercontinentale contro il Milan nel 2003. Nel dicembre 2004 passa al Corinthians. L’ambientamento è difficile, ma anche in Brasile Tevez ci mette poco a farsi amare. Diventa il simbolo e il capitano del “Timao”, che trascina alla vittoria nel Brasilerao del 2005. Nel mezzo c’è anche una medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2004 con la maglia della nazionale argentina.

Nel 2006 lo sbarco in Europa. Al West Ham Carlitos non riesce a incidere e dopo una sola stagione passa al Manchester United. Nei “Red Devils” ci sono Rooney e Cristiano Ronaldo. Tevez gioca spesso sulla fascia, ma la sua classe brilla comunque. Nei due anni allo United vince due Premier League, una Champions e il Mondiale per club.

Nel 2009 va a giocare per i rivali cittadini dello United, il Manchester City. Ai “Citizens” vive anni di alti e bassi. Nelle prime due stagioni segna a raffica e vince la FA Cup (2011). A settembre 2011 litiga con Mancini e viene messo fuori squadra per diversi mesi. Quando torna a marzo il suo apporto è decisivo per conquistare il campionato. L’ultima stagione al City è avara di soddisfazioni e porta all’addio.

Il resto è storia recente. Il passaggio alla Juventus, la vittoria della Supercoppa italiana e l’inizio di campionato col botto. Nessuna sorpresa per un campione a tutto tondo come Carlitos. Dai piedi fatati e dai polmoni grandi. Un vincente per definizione, capace di conquistare ogni posto in cui ha giocato. Le sue scelte hanno fatto discutere, ha litigato con gli allenatori, si è fatto odiare e poi amare incondizionatamente. Ma alla fine ha sempre avuto ragione lui. E con lui chi ha creduto nel ragazzo venuto dal “barrio”, l’idolo delle folle, che tutti gli argentini vorrebbero al prossimo Mondiale.


da Calcio Critico

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Socrates    3983
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Ore di terrore per Carlos Tevez:
il padre rapito e poi rilasciato dopo il riscatto


L'attaccante della Juventus ha fatto da tramite con l'Argentina,
appena appresa la notizia shock, usando il telefono.


29-07-2014

Scossone in casa Juventus; nella mattinata di martedì 29 luglio è arrivata come un fulmine a ciel sereno la notizia del rapimento del padre di Carlo Tevez in Argentina. L'attaccante, appena appreso l'accaduto, ha cercato il modo di mettersi in contatto con i rapitori per risolvere di persona la triste vicenda che con il passare delle ore si sta arricchendo di particolari. Il padre dell'Apache della Juve sarebbe stato sequestrato nella sua auto da due rapitori per caso, cioè non sapevano chi fosse il signor Juan Carlos Cabral, padre adottivo del campione argentino. Apprese le sue reali generalità, i rapitori hanno deciso di chiedere un grande riscatto per liberarlo.

Carlos Tevez in ansia per il rapimento del padre adottivo

In poche ore, la famiglia di Tevez tramite l'avvocato ha fatto sapere ai media locali della costernazione e del dolore che stavano vivendo per l'accaduto con la speranza che tutto possa risolversi al meglio. La somma richiesta per il riscatto era di 2 milioni di pesos, circa 200 mila euro che sarebbero stati prontamente pagati, secondo indiscrezioni, per permettere l'immediata liberazione. L'attaccante della Juventus non è partito per l'Argentina come inizialmente si era detto ma ha contattato via telefono i rapitori riuscendo a risolvere il caso anche a chilometri di distanza. Dopo otto ore di sequestro, il signor Juan Carlos Cabral è stato liberato senza alcuna conseguenza, dietro il pagamento del riscatto richiesto.

Sospiro di sollievo per Carlos Tevez; il padre è stato già liberato

La stampa argentina si è occupata in modo dettagliato della triste vicenda che ha coinvolto l'Apache, un idolo nella sua terra d'origine e, al momento della tanto attesa liberazione è stato pubblicato un comunicato ufficiale. Alle 18.40 ora italiana anche il sito ufficiale della Juventus e tutti i media nostrani hanno riportato la bella notizia della fine dell'incubo che stava preoccupando Carlos Tevez dalle prime ore della mattina. Il signor Juan Carlos Cabral è di nuovo un uomo libero ed è già tornato in famiglia e, nonostante il grande spavento, pare stia piuttosto bene. L'attaccante della Juventus non è più partito per l'Argentina nonostante lo volesse fortemente perchè è stato tranquillizzato dai suoi familiari sulle condizioni del padre; dunque Tevez resta in ritiro con la squadra a Vinovo e continua la preparazione al prossimo campionato, anche se fortemente scosso dalla vicenda.



http://it.blastingnews.com/calcio/2014/07/video/rapimento-lampo-per-il-padre-di-tevez-0018431.html?ref=115051


da Blasting News

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Socrates    3983
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Ghost Dog    651
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OLÉ 14-09-2014

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soccerplayer98    0
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Carlitos non deve dimostrare nulla , la sua grande carriera , i suoi gol , i suoi assist parlano per lui. Attaccante che si sacrifica per la squadra , pressing e recupero sugli avversari. Non è certo per demerito che ha saltato i mondiali. sefz

Modificato da soccerplayer98

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Ghost Dog    651
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Carlitos non deve dimostrare nulla , la sua grande carriera , i suoi gol , i suoi assist parlano per lui. Attaccante che si sacrifica per la squadra , pressing e recupero sugli avversari. Non è certo per demerito che ha saltato i mondiali. sefz

Pre-convocato. Vediamo se rientra nella lista dei convocati ufficiali.

CLARIN 22-09-2014

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La selección de Martino jugará el 11 de octubre con Brasil, en Beijing. Y el 14 en Hong Kong ante el equipo nacional como parte de los festejos del cenetenario de la federación del país.

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Ghost Dog    651
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CLARÍN 25-09-2014

Martino: “Veremos cuándo

es conveniente citar a Tevez”

El Tata volvió a elogiar al delantero de Juventus (ayer no

jugó): “Dice mucho en la cancha con sus rendimientos”.

Martino juega con su táctica

por HERNAN CLAUS (OLÉ 25-09-2014)

A la hora de tomar decisiones, Martino utiliza una táctica menos agresiva que sus equipos ultraofensivos dentro del campo. Y el caso Tevez es el fiel reflejo de cómo se maneja el nuevo técnico de la Selección. Cuando el tema no estaba muy en danza, el Tata lo puso arriba de la mesa y habló de las condiciones de Tevez. Y, ahora, en cada una de las entrevistas el técnico se anima a hablar (mejor) del delantero de la Juventus. El entrenador está preparando el terreno, dejándole claro al grupo (con declaraciones indirectas) que su idea es incorporar al Apache en el futuro cercano (el momento sería en la gira de noviembre por EE.UU.) y hasta se animó a decir que no habló del tema con el plantel. Eso sucederá en la gira por China y Honk Kong. No pedirá permiso, simplemente avisará y tratará, si es que hay negativas, de explicar por qué cree que Tevez es importante para este momento de la Selección. Para algunos está tardando mucho, para otros está dando los pasos justos. Lo que está claro es que la táctica de la acción es más cauta.

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TEVEZ

La historia secreta de cómo

terminó el cepo en la Selección

Sabella no lo convocó nunca, dándole prioridad al

grupo. Más de tres años después, Martino lo recupera.

por JAVIER QUINTELA (CLARÍN 28-10-2014)

En cada convocatoria de la Selección Argentina era el gran ausente. Su apellido surgía en colegios, bares y oficinas, y las aguas se dividían entre aquellos que se mostraban firmes en tenerlo en su lista y entre los otros, esos que apoyaban la decisión del técnico de mantenerlo al margen. Más de tres años duró la discusión sobre si Carlos Alberto Tevez debía ser parte del combinado nacional. Y ayer, finalmente, esa discusión se terminó. Gerardo Martino anunció los convocados para los amistosos ante Croacia (el 12 de noviembre) y Portugal (el 18), y entre ellos se encuentra el actual delantero de la Juventus, que así volverá a vestirse de celeste y blanco.

El quiebre entre Tevez y la Selección se dio el 16 de julio de 2011, en Santa Fe. Aquel día, Argentina cayó por penales ante Uruguay por los cuartos de final de la Copa América, y el delantero erró su remate desde los doce pasos. “Fue uno de los peores momentos que me tocó pasar como profesional. Me dolió mucho y todavía me cuesta salir de esa situación. Hay muchísima presión por parte de la gente y desde los periodistas, por eso cuesta mucho, mucho más, jugar en la Selección que en los clubes”, había comentado el Apache algunos meses después de aquel partido. Lo cierto es que la caída ante Uruguay trajo sus consecuencias: Sergio Batista dejó de ser el técnico de Argentina (Alejandro Sabella lo reemplazó) y, además, Tevez dejó de formar parte de los habituales convocados por una decisión del nuevo entrenador, que priorizó al armado del grupo.

Con Sabella al mando, la ausencia de Tevez se hizo algo habitual, sin importar el nivel que mostraba en el Manchester City, primero, y luego en la Juventus, que adquirió su pase en junio de 2013. Precisamente en Italia el ex Boca se reencontró con su mejor nivel y se convirtió en la estrella de la Vecchia Signora. Y con el Mundial de Brasil cercano en el calendario, los rumores sobre un posible regreso a la Selección aparecieron, pero rápidamente quedaron al margen: Sabella ni siquiera lo incluyó en la lista de 30 preseleccionados. “No estoy viendo nada de la Selección. No sé cómo está el grupo ni cómo llega al Mundial, no sé nada. Yo estoy con mi familia, juego al golf, tomo sol... estoy aislado porque me duele no estar. No veo lo que pasa alrededor de la Selección”, reconoció un dolido Tevez. Del otro lado, la respuesta de Sabella no dejaba lugar a las dudas: “No hablo de los no convocados”, dijo Pachorra más de una vez, tajante. “Creo que Sabella no tiene cable para ver a la Juventus”, respondió el Apache -a esta altura ya campeón en Italia-, para aumentar la polémica.

El Mundial pasó, Sabella decidió dar un paso al costado y el escenario cambió, aunque desde un primer momento la idea inicial de Julio Grondona, el por entonces presidente de la AFA, era renovarle al DT y que Tevez volviera a la Selección. Gerardo Martino fue elegido para sustituir a Sabella, y el propio Tata comenzó a tantear el terreno para un operativo retorno. Sin Lionel Messi en el plantel para su debut en el banco ante Alemania (estaba lesionado), Martino habló telefónicamente con el rosarino para saber su opinión sobre la vuelta de Tevez, y ya en Beijing -en la previa del amistoso ante Brasil-, la charla fue personal. Antes, también, hubo un encuentro entre Leo y el Apache, en el que charlaron durante una hora en Milán, donde coincidieron en un evento de Dolce & Gabbana. “No tengo problemas con Grondona, con Bilardo, con Messi ni con nadie”, había asegurado en su momento Tevez, desechando un posible conflicto con el diez del Barcelona.

“Todos tienen las puertas abiertas”, fue una de las primeras declaraciones de Martino como DT de Argentina. “Si Tevez sigue en este nivel, probablemente esté”, comentó luego. Ayer, finalmente, el regreso del Apache se confirmó. La espera, al cabo, fue larga.

Un potencial ofensivo único

por ADRIÁN MALADESKY (CLARÍN 28-10-2014)

Ahora el problema será de abundancia. No hay selección en el mundo que tenga una superpoblación semejante. Higuaín, Agüero y Tevez disputando la camiseta número nueve. Al menos ese es el imperativo táctico con el que arranca Martino, según su propio manual: un centrodelantero y dos extremos. Hasta ahora ha dicho que no los ve, ni a Tevez ni a Agüero, jugando como segunda punta, por afuera, acompañando al nueve de área como Carlitos lo hace con Llorente en la Juventus y el Kun con Dzeko en el Manchester City. En principio parece una autolimitación.

Lo concreto es que el llamado a Tevez no merecía postergarse más. Y si la polémica estuvo apagada durante gran parte de estos más de tres años de ausencia fue porque la Selección no vio limitado su poder de fuego. En el ciclo de Sabella, siempre sin Tevez, el equipo convirtió 75 goles en 41 partidos. Messi anotó 24; Higuaín, 15; Agüero, 7 y Di María, 6. Durante las Eliminatorias poco se habló del Apache, pero en el Mundial nada fue igual. Ni el equipo, ni el estilo. Un solo gol del Pipita y ninguno del Kun, demostrando que los dos llegaron lejos de su mejor versión. Allí sí se extrañó a Tevez. Y la mirada del hincha no puede evitar las comparaciones. Pero para Sabella nunca existió la posibilidad de tener a Carlitos en Brasil, incluso poniéndole freno al deseo de Grondona. Apostó a la unidad del grupo, dando por segura que la presencia de Tevez provocaría radioactividad. Todo eso parece haber sido desactivado, no sólo por la decisión de Martino, también por el “permiso” (demorado) de Messi, Mascherano y Cía. ¿Hubiera sido así si eran campeones del mundo?

Ahora llega el tiempo de armar otro equipo. Y Tevez puede ser el símbolo de una mirada distinta: hacia los que atacan. Nadie tiene un potencial ofensivo como Argentina. Juntar a Messi, Di María, Tevez, Higuaín y Agüero suena imposible y lo es, los cinco, en un equipo de 11. Los tres “9” empiezan una pelea imperdible.

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OLÉ 28-10-2014

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Ho il barrio nel sangue

Carlos Tévez ha ricevuto il Guerin d'Oro 2013-14 e per l'occasione ci ha rilasciato un'intervista esclusiva distribuita tra passato, presente e futuro. «Sono cresciuto a Fuerte Apache, tra le difficoltà del quotidiano, ma anche tra l'amore dei miei genitori. Oggi esulto mostrando quelle maglie perché so che a Buenos Aires mi guardano bambini poveri come lo ero io». Juventus, Nazionale, Maradona, contratto, Allegri e Conte: un fuoriclasse tutto da leggere

di MATTEO MARANI (GUERIN SPORTIVO | DICEMBRE 2014)

Carlitos Tévez da Fuerte Apache è il vincitore del Guerin d’Oro 2013-14, ideale suggello di una stagione straordinaria che ha portato lui a segnare 19 reti e la Juventus allo scudetto. Il terzo di fila vinto dai bianconeri, ma il primo per l’attaccante argentino arrivato in Italia un anno fa per la cifra – oggi rivalutatissima – di 9 milioni di euro. Diciamola tutta: al di là dei voti dei quotidiani sportivi e del nostro giornale, dalla cui media scaturisce ogni anno l’assegnazione del Guerin d’Oro, il suo rendimento è stato decisivo per il successo in campionato. La firma di Carlitos non è stata meno importante di quella di Conte.

La consegna del premio – assai gradito dal vincitore per via della sua storia e della sua caratura – è l’occasione per incontrarsi e conoscersi meglio. «L’anno scorso ho visto proprio sul Guerin Sportivo il servizio che avete dedicate al mio barrio: molto bello» dice Tévez al momento dei saluti. E aggiunge: «So che siete per l’Italia ciò che è il Grafico per l’Argentina». Fuori di retorica, è un uomo tenero, che ha sicuramente sofferto lungo la sua vita e che nelle difficoltà ha maturato umanità. Gli si illuminano gli occhi quando parla della sua infanzia e gli capita anche quando parla dei tre figli, la cosa più grande che abbia avuto in dono. È gentile, cortese, sorridente, per nulla superficiale come potrebbe apparire visto dall’esterno. Da vicino, nel dialogare qui nel centro sportivo di Vinovo, Tévez è diverso da quello dei litigi con Mancini o dalla fama di giocatore difficile.

Subito dopo la consegna del premio, tra fotografi e telecamere affamati di sue immagini, ci sediamo per chiacchierare. Jeans, maglietta colorata, molti tatuaggi che spuntano dalle braccia. Riprende il Guerin d’Oro e lo riguarda con piena soddisfazione. «Mi fa un grande piacere ricevere un premio vinto anni prima da gente come Maradona o Batistuta. Credimi: un’autentica emozione».

Carlos, ti va se partiamo proprio da Lui, da Diego?

«Un uomo eccezionale, con un carisma unico. Ho avuto la fortuna di dividere con lui l’esperienza del Mondiale 2010 in Sudafrica. È il mio idolo, il modello a cui guardo da quando sono bambino».

Qual è la prima immagine che hai di lui?

«Molte quando tornò al Boca nel 1995. Ovviamente ho qualche immagine precedente: Napoli, seppure pochissimo, un po’ a Siviglia. Ricordo benissimo il Mondiale negli Stati Uniti, il primo che ho seguito. E lì c’era Diego».

Tu e lui siete gli idoli del pueblo, del popolo argentino. Ti sei chiesto che cosa piaccia di voi due alla gente?

«Non lo so, ma so che io non faccio niente per conquistare il consenso. Non ho mai fatto dichiarazioni per accattivarmi simpatie, ho sempre detto le cose che pensavo in quel momento.Non ho mai scordato le mie origini, da dove vengo: forse piace questo alla gente».

Andiamo subito lì. Esercito de Los Andes, ma per tutti Fuerte Apache, un nome con cui oggi vieni chiamato tu. Apache, appunto.

«Ho avuto un’infanzia non semplice, come ancora oggi non l’hanno molti bambini che crescono nelle periferie di Buenos Aires. Però ho avuto anche l’amore, quello di mia madre Adriana e di mio padre Segundo, per il quale sono stato molto in ansia durante il sequestro in estate».

Torre 1, giusto?

«Sì, ho iniziato a giocare a calcio lì, tra i bambini del quartiere. Poi sono passato all’All Boys. Il calcio era la mia passione, la mia vita. Come lo è ancora adesso. A volte mi chiedono se è diversa la gioia nel segnare in Champions o nei campetti di periferia. Io dico no. La differenza grande è che allora non potevi mangiare con il pallone, anzi eri tu a dovere pagare le spese, mentre oggi ci vivo. Posso aiutare così i miei genitori in Argentina e la mia famiglia in Italia».

Prima di addentrarci nel calcio, ti vorrei chiedere che padre sei?

«Sono come tutti i padri del mondo: vivo per i miei figli. Qualcuno si è sorpreso quando ho esultato in quel modo dopo il gol in Champions, mimando il ballo che faccio con mia figlia Florencia, ma trovo che è un fatto normale. Il lavoro riserva momenti duri anche se fai il calciatore. Ma quando rientro a casa, con mio figlio e con le mie due bambine tutto si cancella all’istante».

Sei contento che stiano crescendo in Italia?

«Molto contento, perché vivere qui da voi è bello. Le scuole sono ottime, le persone gentilissime, e poi sento l’amore dei tifosi della Juventus. Ma ho anche voglia che i miei figli conoscano bene e vedano più spesso possibile Buenos Aires, perché sarà la città in cui vivremo tutti insieme una volta finita la mia carriera di calciatore».

Ovviamente non ti chiedo nemmeno quando succederà.

«Mi auguro il più tardi possibile, perché il calcio è la mia vita».

I tifosi bianconeri, che ti adorano, si chiedono quanti anni resterei alla Juventus. Questo lo sai?

«So che ho un contratto sino al giugno 2016. Oggi non posso dire altro, né se resterò, né se andrò via. Non è il tempo di parlare del contratto, non lo faccio io e non lo fa la Juventus. Vivo nel presente e voglio continuare a concentrarmi su questo».

Oggi vediamo il migliore Tévez della carriera?

«Forse sì, il più maturo. Ho fatto grandi cose anche in Inghilterra, dove ho vinto sia con il Manchester United che con il Manchester City, ma oggi sto bene e sono contento che gli italiani possano vedere da vicino Tévez. Qualcuno si è stupito del mio rendimento, ma forse non mi avevano seguito bene in Premier».

Tu hai dato alla Serie A un respiro internazionale, ma la Serie A cosa sta dando a te?

«Sta completando la mia identità. Gli ultimi anni in Premier li ho vissuti male e per questo non ho avuto dubbi quando si è trattato di scegliere la Juventus. L’Italia mi sta migliorando anche tatticamente. La Serie A è piena di grandi giocatori ed è il torneo più difficile in Europa. Se sono tornato al massimo lo devo alla Serie A e alla Juventus».

Ecco: cos’è la Juventus?

«È un club dove non puoi sbagliare. Qui non è concesso fare male una cosa o fare male un allenamento».

Disse Antonio Conte: «Vedere Tévez allenarsi è un esempio di professionalità».

«Io la penso così: in settimana lavoro duro, alla domenica mi diverto. Devo sentirmi in pace con me stesso impegnandomi in allenamento, poi nella partita vivo con gioia e allegria».

Il gol cosa rappresenta per Tévez?

«Un’emozione unica. Un brivido. E cambia poco se segni davanti a 60mila tifosi come oggi o davanti a 500 come succedeva un tempo. Il gol resta il gol e segnare è il massimo ovunque».

Ogni gol è corredato da un’esultanza e le tue portano spesso il nome dei quartieri poveri di Buenos Aires. Ci racconti il perché di quelle maglie?

«Lo faccio perché la crisi economica è dura. È pesante qui in Italia, ma lo è ancora di più nelle periferie della mia città, che ben conosco. Moltissimi in Argentina guardano la Serie A, si mettono davanti alla tv alle 9 o alle 10 della mattina per seguirci. E io, in quel modo, voglio rivolgermi a loro».

Così si diventa il giocatore più amato del Paese.

«Lo ripeto: non mi voglio attirare le simpatie. Lo faccio semplicemente perché lo trovo giusto. Ripenso a quando ero bambino e passavo la domenica mattina davanti al televisore per vedere la Serie A. Ricordo Batistuta: io adoravo Bati. E così metto quelle maglie perché so che laggiù ci sono bambini che adesso guardano me e che magari fanno fatica ad avere il pranzo».

Carlitos, nel calcio quasi mai arriva la vita reale.

«Io sono la personalità che ho “mangiato” nel barrio».

Quanto ti è dispiaciuto non giocare il Mondiale brasiliano?

«Molto. In parte me ne ero fatto una ragione, perché sapevo da tempo che non sarei stato chiamato da Sabella. Ma sono rimasto male, perché è dura vedere i tuoi compagni, molti dei quali tuoi amici, e non potere essere lì con loro. Ti confesso che la finale non sono riuscito a vederla».

Sofferenza finita, però. Il Tata Martino ti ha richiamato in Nazionale.

«Martino ha detto da subito che le porte della Nazionale erano aperte. Spero. Con la maglia dell’Argentina ho vissuto il momento più bello e appagante della mia carriera: la vittoria alle Olimpiadi di Atene nel 2004».

È vero che la svolta è venuta dopo l’incontro a Milano con Leo Messi?

«Non è stata una cena, come ho letto da qualche parte. Ci siamo trovati e non c’entra nulla con il mio eventuale ritorno in Nazionale. I giornalisti ci hanno voluto mettere contro, ma non esistono problemi tra di noi».

A questo punto si può anche sognare il Mondiale del 2018. In fin dei conti avrai 34 anni.

«Prima bisogna che continui a fare bene con la Juventus, poi vedremo che cosa succederà».

Soldi, celebrità, ora anche la Nazionale: c’è qualcosa che manca nella vita di Tévez?

«La vicinanza di mio fratello, di mio padre e di mia madre. Ma anche degli amici. Sono 11 anni che vivo lontano dal mio Paese. Non è facile».

La cosa più importante che hai imparato da tuo padre Segundo?

«Il principio di essere sempre un uomo. Di salvare la dignità e di operare nel modo migliore. Come cerco di fare».

E da tua mamma Adriana?

«La dolcezza e la sensibilità».

Vedendoti in campo, non avrei mai detto della tua dolcezza.

«In campo sono una cosa, fuori no. Nella mia vita di tutti i giorni contano gli affetti. Prima mi domandavi dei figli: sono felice di vedere che crescono in un mondo più facile del mio, corredato di cultura».

Sei stato vicino al Milan tre anni fa. Cambieresti la scelta della Juve?

«Mai. Quando faccio una scelta, significa che è quella definitiva. Sono nel club giusto».

Club che nel frattempo è passato da Antonio Conte a Massimiliano Allegri. Le differenze?

«Conte è troppo impegnativo, Allegri è più permissivo. Mi piace la sua tranquillità, come parla ai calciatori. Con Allegri mi diverto. Lui mi ha chiesto di muovermi di più ed è il mio modo preferito di giocare. Entrare nella manovra, spaziare fuori area. Conte mi chiedeva di stare maggiormente attaccato ai difensori avversari».

Lo scorso campionato hai chiuso con 19 reti. Dopo il grande inizio di stagione, qual è l’obiettivo?

«Nessun obiettivo. Penso alla squadra, al quarto scudetto consecutivo. È mai successo in Italia?».

Sì, alla Juve degli Anni 30, al Grande Torino, all’Inter di Mancini-Mourinho.

«Nello stesso tempo dovremo fare meglio in Europa. Sono sicuro che in futuro possiamo fare meglio del passato. Qui la Champions è un’ossessione, ma dobbiamo superare il condizionamento. Dico anzi che in Europa dobbiamo trasferire la fiducia che ci viene dal campionato. La Juve di questa stagione mi sembra addirittura più forte di quella di un anno fa».

Pronti a vederci qui per il Guerin d’Oro 2014-15?

(sorride) «Ci proverò».

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@@

 

 

:sventola:

 

Bellissimo topic, complimenti...

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La missione di Tevez “Ho bisogno di vincere, la Juve

mi ha capito, ora voglio la Coppa ma Baires mi manca”

di EMANUELE GAMBA (LA REPUBBLICA 13-04-2015)

Carlos Tevez, archiviamo Parma come un incidente e guardiamo oltre. La Juventus può vincere la Champions?

«Sì».

Sì e basta?

«Dortmund ha dimostrato che possiamo arrivare lontano. Dipende da noi».

Solo da voi? Non dal Barcellona o dal Bayern o dal Real o dal Monaco?

«La Juventus può battere chiunque e lo ha dimostrato. Non ci sono squadre fuori dalla nostra portata. Neanche una».

Avverte le stesse sensazioni che avvertiva a Manchester, quando alla fine della stagione la coppa la alzaste?

«È una situazione diversa. Là c’erano dei campioni incredibili: Cristiano Ronaldo, Rooney, Giggs, Ferdinand, Scholes. Io penso che invece adesso c’è una squadra. Noi siamo durissimi da battere».

Come l’Atletico Madrid un anno fa?

«Come l’Atletico Madrid. Ma con un finale diverso». E perché invece vi battevano, perlomeno in Europa? «Perché pensavamo di aver vinto già prima di giocare, ma ora abbiamo imparato, ne abbiamo parlato. Oggi siamo più tranquilli».

È la tranquillità di Allegri?

«È riuscito a far passare questo messaggio e la squadra lo ha capito, ma non fatemi fare paragoni con Conte. Allegri ci dice di giocare tranquilli, e che prima o poi il gol faremo. E noi adesso tranquilli giochiamo».

Si può sognare il triplete?

«Si può fare. Sognare non fa male».     

Perché oltre alla Juve è cambiato anche lei, che prima in Europa non segnava mai?

«Perché adesso in Champions gioco sempre. A Manchester c’era un Ronaldo fantastico, veniva prima di tutti. Adesso identificano me come il leader, e mi dà fiducia anche se non mi sento tale: allo United ho vinto tutto, ho vinto sempre ed è quello che conta, non ho bisogno di sentire l’importanza del mio ruolo. Ho bisogno di vincere».

Ma questo è il miglior Tevez di sempre?

«No, quando era al Boca volavo».

È il Tevez più libero di sempre, perlomeno?

«I compagni e Allegri mi danno tanta fiducia, sono contento di come il mister mi chiede di giocare. Abbiamo fatto una specie di patto: quando ho la palla posso fare quello che voglio, quando difendiamo devo però eseguire compiti ben precisi, perché quando ci difendiamo abbiamo un ordine generale. Mi piace stare a contatto con la palla, se non arriva me la vado a prendere. Contro l’Empoli mancavano Pirlo e Marchisio e allora andavo a farmela dare da Buffon. È divertente».

Ha detto: “Identificano me come leader”. Ma lei non parla italiano, e al City era capitano senza parlare inglese: ma come fa?

«Mi faccio capire. A volte faccio fatica a concentrarmi, dopo la partita sono stanco e devo parlare usando il linguaggio che mi viene da dentro, quindi lo spagnolo. Ma leader devi esserlo sul campo, facendo una corsa di più quando la squadra ne ha bisogno».

E quando si dava alla macchia, che razza di leader era?

«Al City ho sbagliato. Non c’era più fiducia tra noi e ho reagito sparendo. Mi sono comportato male, lo so. Ma qui la fiducia non me l’hanno mai tolta».

E quando non segnava in Champions, non ha perso fiducia in sé?

«È un problema degli attaccanti che leggono sui giornali da quanti minuti non segnano. Io neanche me ne sono accorto di essere stato sei anni in Europa senza fare un gol».

In serie A invece ci sguazza: troppo facile, vero?

«Ma guardate che è molto più facile segnare in Premier: la palla va e viene di continuo, c’è un’azione di qua e una di là, il centrocampo non esiste, si pensa solo a fare gol. Qui capita di vedere un attaccante contro cinque difensori, è molto molto più difficile che in Inghilterra. Non buttatevi giù: il campionato italiano è sempre di alto livello».

Eppure lei sogna l’Argentina, no?

«Sono in Europa da tanti anni, ho bisogno della mia famiglia, di tornare a casa mia. Mi mancano mio padre, mia madre, mio fratello. Stare dieci anni lontano è dura. Non mi posso lamentare, tutti mi hanno trattato bene, ma la mia vita è là, la mia mentalità è argentina, il mio desiderio è Buenos Aires. Nemmeno il rapimento di mio padre ha intaccato questa volontà. Io e tutta la famiglia siamo tifosi del Boca, voglio giocare con quella maglia ancora una volta».

Nel 2016?

«Quando non so. Ma tornerò a casa. Certo, la gente preferirebbe che la famiglia Tevez si trasferisse in blocco a Torino. Qui sto bene, ma la mia vita è là. Io sono familiero, come diciamo noi».

Cosa andrà a fare? Il politico, magari?

«Politicamente sarei scorretto. Non è il mestiere mio. Però mi piacerebbe fare il presidente del Boca, a costo di correre il rischio che le cose vadano male come è successo a Passarella con il River Plate. Ma se ho un sogno è quello».

È contento di non dover parlare del suo passato di strada?

«Ne parlerei sempre. È più facile parlare del passato che del futuro».

Sta almeno saldando i conti con la Selección, che aveva lasciato dopo l’ultima Copa America?

«Nel 2011 non ero preparato, dovevo rimanere fuori dal torneo ma mi chiamarono all’ultimo e non mi sintonizzai con il gruppo. Adesso quello che cerco è una rivincita, ma stavolta me la prendo tranquilla, perché io devo dimostrare tanto».

Tevez deve ancora dimostrare qualcosa?

«Almeno in Nazionale penso di sì».

Ha capito chi sarà il vostro rivale per la Champions?

«Penso il Bayern».

Perché?

«In realtà non lo so esattamente. Quando torno a casa da Vinovo stacco dal calcio, non vedo la televisione. A me piace tantissimo giocarlo, ma guardarlo non tanto. Io di calcio non so niente ma so tutto di Violetta, la beniamina delle mie figlie. Vedremo se al piccolo piaceranno le partite, adesso è ancora presto».

Risulta difficile immaginare Tevez che canta Violetta.

«E mi immaginate ai fornelli? No, vero? Eppure sono un bravissimo cuoco, preparo di tutto, sono bravissimo anche con le ricette italiane. Tutti pensano che io sia un duro, uno ştronzo, invece sono un romantico che vive per la famiglia. E non faccio in tempo ad arrivare nell’albergo del ritiro che già mia moglie mi scrive che le manco. Non sembra, ma io sono così».

 

En la vida de Carlitos todo es posible

por HORACIO PAGANI (CLARÍN 14-04-2015)

No debe haber un jugador más triunfador que Carlitos Tevez en el mundo entero. A los 31 años está en el esplendor de una carrera única, que arrancó en Boca cuando tenía 17. Ya fue campeón en la Liga de Italia con la Juventus el año pasado. Y se encamina a sumar su título ¡número 20! con la Vecchia Signora. Y como hoy mismo juega con el Mónaco por los cuartos de final de la Copa de Campeones de Europa, nada parece imposible para este muchacho de infancia difícil en su entrañable Fuerte Apache y de fulminante éxito en el ámbito futbolero. Marcó 278 en 656 partidos. Hábil, guapo, atorrante, goleador y ahora también delantero pensante. Fue campeón en todos lados. En Boca, en Corinthians, en los dos Manchester (United y City) en la Juve. En las Selecciones Juveniles. Títulos locales e internacionales. Para elegir.

Se fue de la Argentina en 2005 para concretar su formidable carrera. Pero dice que extraña, que es familiero, que quiere volver a su tierra y a vestir -otra vez- la camiseta de Boca. Tiene contrato hasta junio de 2016 con Juventus. Pero coquetea con un retorno anticipado que parece muy difícil de concretar. Tiene un salario muy alto y las autoridades del club turinés le ofrecieron una renovación con cifra en blanco. Dijo que no renovará, mientras una supuesta disputa política (¿Scioli y Macri?) busca una difícil repatriación para este mismo año con fines electorales.

No habla inglés ni habla italiano. Igual fue líder de los equipos que integró en esos países. Y hasta en Brasil. Es puro carisma, pura simpatía. Y puro jugador. El periodista de La Repubblica, el diario italiano que le hizo la última entrevista, se sorprendió de ese liderazgo incondicional. Y se sorprendió también con una confesión inédita: “Algún día quiero ser Presidente de Boca” Aun corriendo el riesgo de perder como le pasó a Daniel Passarella en River.

Y todo es posible en la vida de fantasía de Carlitos Tevez, el bien llamado Jugador del Pueblo. Si es capaz de resignar millones de euros para volver a la cuna de sus afectos y ponerse otra vez la camiseta de Boca.

 

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TEVEZ

La vuelta tiene una historia secreta

Carlitos había tomado la decisión de regresar a su casa hace tiempo. Rechazó una oferta del fútbol chino de 20 millones de dólares anuales. Ni el Cholo Simeone pudo convencerlo. Ver a Boca por TV en Italia terminó de inclinar la balanza.

por SEBASTIÁN VARELA DEL RÍO (CLARÍN 20-07-2015)

“Por fin cumplí el sueño. Hace tanto que esperaba esto...”. Es sábado a la noche y Carlos Tevez está más feliz que nunca. No puede contener la sonrisa abraza a quien se le cruce, porque se acuerda de todo eso que dejó para estar en la tarde que acaba de terminar. El Apache volvió a Boca de una vez por todas, en un camino mucho más largo que las gestiones del último mes. El retorno del 10 es una historia de pertenencia y de pasión. Es dejar todo de muchas maneras y durante mucho tiempo, pensando solamente en un destino azul y amarillo. Desde el día en el que se fue que Tevez está volviendo.

Son 40 millones de dólares y no hay manera de convencerlo. El enviado del Shanghai Donghai del fútbol de China está en Turín y juega sus cartas con impaciencia. Luego de cruzar el mundo en un vuelo, en la noche del 5 de mayo del 2015 el hombre ve todo lo que tenía que ver. Tevez la rompe en el 2 a 1 ante el Real Madrid, al que la Juventus eliminará una semana después, para encaminarse a la final de la Champions. Las negociaciones entre el Shanghai y el conjunto italiano comienzan. A Carlitos le ofrecen ser el jugador mejor pago del mundo. 20 millones de dólares por año hasta el 2017 y después, sí, la vuelta al fútbol argentino, con 33 años y todavía en plenitud. El propio Darío Conca, que juega en el club chino, lo llama para convencerlo. “Yo me voy a Boca”, dice Carlitos y rechaza la estratosférica oferta.

El teléfono de Tevez suena sin parar. Todos preguntan por su futuro y todos lo quieren. Hay un entrenador que decide tentarlo una y otra vez para tenerlo en su equipo. Diego Simeone sostiene su operativo seducción y le pide que lo piense, que al menos se tome unos días, pero que lo quiere en el Atlético de Madrid. Hasta le cuenta que la capital de España es una ciudad linda para vivir y le augura que se sentirá cómodo por el idioma. Al mismo tiempo, el PSG de Francia y el Galatasaray de Turquía ponen contratos siderales sobre la mesa. Carlitos lo tiene claro: Boca y nada más.

Más atrás en el tiempo, la historia es igual. Como en aquellas tardes de San Pablo, cuando negociaba con Daniel Passarella, por entonces técnico del Corinthians, que si hacía goles le dejaría una tarde libre para volver a casa, a Buenos Aires, para ver a Boca por televisión, pero comiendo un asado con sus amigos. Como en Manchester, mientras jugaba en el City, cuando Sulaiman Al-Fahim, el jeque que es dueño del club, le ofreció una mansión en la ciudad, y escuchó como respuesta por parte del Apache: “¿Para qué quiero una casa en Inglaterra si voy a volver a jugar en Boca y acá no voy a pisar nunca más?”. Tevez nunca compró una propiedad fuera de la Argentina porque siempre imaginó su retorno con gloria.

La pertenencia de Tevez se hizo carne en la negociación que lo vio volar de Manchester a Turín, en el 2013. Allí, el delantero le dejó en claro a la Juventus que no quería un contrato más largo, debido a que la Vecchia Signora era su último club antes del regreso. Más tarde, rechazaría un virtual cheque en blanco para quedarse en la Juventus hasta el 2018. Luego, hasta le diría a Pirlo: “Tenés que venirte a Boca conmigo. No sabés lo que es la Bombonera. No hay nada igual a eso”. Aquí, allá y más allá, Carlitos siempre tuvo el corazón en Brandsen 905.

Son las 3 de la mañana del 26 de febrero del 2015 y hay un televisor que ilumina la noche del norte de Italia. Daniel Osvaldo, ese con el que Carlitos se imaginó tantas veces el retorno, debuta en Boca, ante Montevideo Wanderers, por la Copa Libertadores. Tevez mira todo con nostalgia y termina de tomar la decisión que viene preparando hace meses. Cuentan sus cercanos que fue la vuelta de su amigo la que lo terminó de inclinar a apurar la historia doce meses antes del final de su vínculo con la Juventus, en junio del 2016.

Este Tevez, el que dejó de lado todo y el que incluso percibe un contrato siete veces menor al que recibía en Europa de la marca que lo viste, es, a pesar de lo que atestiguaría el marco gélido de sentimientos de la economía, el tipo más feliz del mundo. Carlitos lo dice porque sabe mejor que nadie de qué se trata toda esta historia: “La plata no compra la felicidad”. Es ahí que el fútbol se representa como la ilustración magnífica de lo que es la vida: amor, ni más ni menos.

  

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Socrates    3983
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Tevez: «Mai creduto allo scudetto del Napoli, la Juve è avanti anni luce. Su Buffon…»

Carlos Tevez è tornato a parlare della sua Juventus e non solo. Molti i temi trattati dall’Apache nell’intervista al Corriere della Sera.

 

Risultati immagini per tevez juve

 

Fonte: https://bit.ly/2MiT929

 

 

Ex mai dimenticato dai tifosi, Carlos Tevez è tornato a parlare di Juve ma non solo. Molti i temi trattati dall’Apache nell’intervista al Corriere della Sera a cominciare dalla sua mancata convocazione per il Mondiale: «Ci ho sperato, ero tornato al Boca dalla Cina per quello, poi però ho avuto una lesione muscolare e lì ho capito che non ce l’avrei fatta. Sento l’età che passa, recuperare diventa sempre più lento. E poi mica possiamo andarci tutti al Mondiale, no? Guardate Icardi».

 

Su Dybala e Higuain«Mauro è forte ma la concorrenza enorme. Dybala e Higuain non potevano mancare, mi aspetto un grande Mondiale da entrambi».

 

Sull’assenza dell’Italia ai Mondiali: «Seguo tutte le partite alla tivù e ho la stessa sensazione di quando giocavo da voi: vi manca il potrero, il campetto, i ragazzini sanno tutto di tattica ma la palla non la toccano bene. In Argentina si gioca ancora per la strada, la differenza sta lì. Guardate Pirlo: non è all’accademia che s’impara a giocare così».

 

Sulla Juve«La Juve è sempre davanti a tutti anni luce, il settimo scudetto non mi ha sorpreso, non ho mai creduto molto alla vittoria del Napoli. La Juve cambia giocatori ma resta fortissima. Ha una mentalità vincente, unica».

 

Infine su Buffon«Se è vero che Buffon al Boca era una mia idea? No, io non c’entro. Però Gigi lo capisco, se hai giocato a pallone tutta la vita smettere non è facile. Io faccio ancora un anno e poi smetto, sento che sto finendo la benzina e sto bruciando olio, come diciamo noi. Bisogna capire quando si è in riserva, sennò si fanno brutte figure».

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