Jump to content

gaba

Tifoso Juventus
  • Content Count

    1,401
  • Joined

  • Last visited

Everything posted by gaba

  1. buongiorno e naturalmente oggi ci sarebbe un udienza cominciano a parlare le difese
  2. beh non le avevano ascoltate neanche in procura perchè dovrebbero ascoltarle loro
  3. intercettazioni molto pesanti e imbarazzanti..messe da parte chissà a chi si riferisce
  4. ma no dai oggi parla l'accusa con le sue richieste vedrai che ne parleranno anche le tv e i giornali
  5. beh dai qualcosa di inusuale.. hanno scritto chissà.. un vannuccini ter o il carabinere pentito o il filmato sparito o nuovi specchietti excel delle sim o la procura si arrende..
  6. domani ricominciano tuttojuve.com scrive in un trafiletto che ci sarà qualcosa di insolito a livello processuale,forse
  7. beh sicuramente dirà adesso hocapito che dietro tutto c'erano il milan la lazio la lega carraro
  8. beh se l'accusa dice che è stata acquistata dal signor moggi,allora le cose cambiano sempre se pairetto riuscirà a dimostrare che glilea aveva data l'uefa
  9. mah secondo me si è sbagliato de santis era precluso perchè aveva fatto la juve la settimana prima l'arbitro poi mi pare fosse racalbuto e la partita finì in pareggio con raccomandazione di bergamo a guardare chi sta dietro de santis arbitrò la finale di supercoppa quando ancoras la squadra vincitrice del campionato la giocava in casa comunque annullò un gol regolare a trezeguet
  10. beh gli imputati faranno dichiarazioni spontanee quindi parleranno delle loro carriera e delle accuse magari a pairetto gli scappa qualcosa su vannuccini
  11. da il post del 19/02/2013 bbc news beh qui sembra che la prescrizione sia un po più lunga e la federazione e la lega competenti 19 February 2013 Last updated at 05:55 GMT China footballers and officials banned for match fixing Shanghai Shenhua was found guilty of bribing officials to fix a league matchContinue reading the main story Related Stories What Europe can learn from China's match-fixing scandal China fans hail arriving Drogba China football ex-chiefs jailed China's football association has banned 33 players and officials for life after a three-year probe into match fixing. The Shanghai Shenhua club was also fined 1m yuan ($160,000: £103,000) and stripped of its 2003 league victory for fixing a match on its way to the title. In recent years, China has increased efforts to clean up football, which has been hit by a series of scandals. Over the past year, more than 50 officials, referees and players have been jailed. The corruption and rigging has at times been blatant, says the BBC's John Sudworth in Shanghai. One infamous match ended with a team clearly seen trying to score an own goal, he says. Attracting talent Shanghai Shenhua was found guilty of offering bribes to officials to secure it a 4-1 victory against Shanxi Guoli, Chinese media report. UK premier league star Didier Drogba stayed at Shanghai Shenhua for just one season In addition to the fine, it was given a six-point penalty for the coming season, as was another top-division side, Tianjin Teda, which was also fined 1 million yuan, said China Daily. In total, 12 clubs have been given financial or points penalties, Xinhua reports. Among the officials banned for life were two former heads of the football league, Nan Yong and his predecessor Xie Yalong, who are already serving 10-and-a-half years each in jail after being convicted of accepting bribes. Another 25 players and officials have been given five-year bans. China's football authorities hope that by cracking down on corruption cases they will raise standards and attract foreign talent to play in the country, says our correspondent. But they clearly have some way to go, he adds. Former English premier league players Didier Drogba and Nicolas Anelka were recently signed to Shanghai Shenhua, but left after just one season.
  12. repubblica.it LA DECISIONE Calciopoli, Bergamo e Pairetto devono risarcire la Figc Gli ex designatori Bergamo e Pairetto I due ex designatori più altri ex dirigenti federali ed ex arbitri dovranno pagare 4 milioni di euro secondo quanto stabilito dalla Corte Dei Conti Email Stampa di FULVIO BIANCHI ROMA - Danno d'immagine: i due ex designatori Bergamo e Pairetto, più l'ex vicepresidente della Figc, Innocenzo Mazzini, e altri ex arbitri dovranno pagare alla Federcalcio circa 4 milioni di euro di risarcimento danni. Così, in merito a Calciopoli 2006, ha deciso la sezione regionale del Lazio della Corte dei Conti, che ha reso pubblica oggi la decisione che condanna i vertici dell'Aia e alcuni arbitri a risarcire la Federcalcio del danno d'immagine subito. Il risarcimento maggiore è dovuto da uno dei due designatori dell'epoca, il livornese Paolo Bergamo, che dovrà versare un milione di euro. Pairetto, l'altro designatore, dovrà pagare ottocentomila euro e mezzo milione l'allora presidente degli arbitri (Aia), Tullio Lanese. Condannato a settecentomila euro di risarcimento l'ex vicepresidente Figc Innocenzo Mazzini. I "convenuti" ora potranno presentare appello alle Corti riunite. Tempo circa due anni e ci sarà la sentenza definitiva. Non è stato quantificato il danno erariale, come si chiedeva in un primo tempo, ma quello d'immagine. Assolti la Fazi e Ambrosino. Ci spiega l'avvocato Gaetano Viciconte, difensore di Mazzini:"Mi stupisce molto il fatto che ci sia già una sentenza della Corte dei Conti quando il processo penale a Napoli è ancora in corso (non si sa ancora quando ci sarà il secondo grado, ndr). E la legge prevede che si debba attendere la conclusione del processo penale". Ecco nel dettaglio chi dovrà pagare e quanto Paolo Bergamo - 1 milione di euro Pierluigi Pairetto - 800 mila Innocenzo Mazzini - 700 mila Tullio Lanese - 500 mila Massimo De Santis - 500 mila Tiziano Pieri -150mila Salvatore Racalbuto - 150mila Salvatore Dattilo - 50mila Marco Gabriele - 50mila Paolo Bertini - 50 mila Gennaro Mazzei -30 mila Stefano Titomanlio - 20 mila Claudio Puglisi - 10 mila Fabrizio Babini - 10 mila (17 ottobre 2012) beh anche quelli assolti devono pagare
  13. ATTIVITÀ DEGLI AMICI 1 - 0 di nullprec avanti Palazzi, troppi cambi di marcia Scritto da Eurosport | Roberto Beccantini – 4 minuti 1 secondo fa Mail Era il 28 settembre quando il Consiglio federale della Figc ha confermato Stefano Palazzi per altri quattro anni. A leggere il commento che Ruggiero Palombo gli dedicò sulla «giornalaccio rosa» del giorno dopo, non era una «cattiva notizia». Premesso che in giro c'è di peggio - come notizie, intendo - per me lo era e lo rimane. Nulla di personale con o contro Palazzi; e nemmeno con o contro il suo spirito di servizio. Quello che non mi va giù è l'egocentrismo che ne ha caratterizzato, e continua a marchiarne, le mosse. Ribadisco: se si pensa che, cambiando Palazzi, cambi tutto, siamo fuori strada; e di chilometri, non di metri. Prima, bisogna cambiare lo scheletro della giustizia sportiva e la testa degli italiani, che la scoprono esclusivamente allorché entra in rotta di collisione con la squadra del cuore. Detto ciò, credo che Palazzi e il palazzismo abbiano fatto il loro tempo. Allarma, nel suo metodo di lavoro, la differenza di velocità, quella filosofia del ritardo che spesso ne coinvolge (o sconvolge) le indagini. Prendete Aurelio de Laurentiis e Antonio Conte: deferiti a ottobre per atti o sparate che risalgono ad agosto. Suvvia. Ma questo sarebbe il meno. Il più riguarda lo zig-zag di Scommessopoli. In attesa della partitissima di sabato 20 ottobre fra Juventus e Napoli, chiuso il filone Juve rimane aperto il dossier Napoli relativo alla tentata combine di Sampdoria-Napoli 1-0 del 16 maggio 2010, con la confessione di Gianello, le ipotetiche omesse denunce di Cannavaro e Grava, l'eventuale responsabilità oggettiva del club. Per tacere del fascicolo Lazio e del caso Mauri. Se l'è chiesto Palombo, ce lo chiediamo tutti: cosa aspetta Palazzi? Siamo appena alla settima giornata, ma il calcio italiano è una polveriera, i ritardi e le omissioni sono nodi che potrebbero venire al pettine più avanti, magari in primavera, quando anche le pagliuzze peseranno come travi. Presunzione d'innocenza per tutti, naturalmente. Occhio, però, a non seminare sospetti, a non lasciare cerini sul tavolo, i piromani non aspettano altro. Palazzi accentra troppo, lo sa ma non riesce proprio a curarsi. E' più forte di lui. Per deferire o non deferire De Laurentiis e Conte, preso atto della diserzione pechinese e della sparata torinese, sarebbe stato sufficiente il terzo o il quarto del «ranking» federale, non il numero uno. Palazzi procede per guizzi, velocissimo all'epoca di Calciopoli, e comunque non con l'Inter, tartarughesco in piena Scommessopoli. Tranquilli: Palazzi non gode a infierire sui Pesoli che l'agenda gli consegna. Al di là dell'avanti adagio, molto adagio, delle varie procure (Bari, Cremona, Napoli), Palazzi avrebbe potuto e dovuto essere più ligio ai doveri di «contemporaneità». Sono i suoi scarti che inquietano, le sue soste ai box che imbarazzano. Collaboratore della Figc dal 1990, responsabile della procura federale dal 2005: non sarebbe ora di aprire le finestre e cambiare aria?
  14. Scommesse - Ranocchia smentisce ogni coinvolgimento I contatti tra Conte e i suoi ex giocatori che destano sospetti ai magistrati Per cancellare le prove Guberti rompe il telefono Scommesse - Ranocchia smentisce ogni coinvolgimento I contatti tra Conte e i suoi ex giocatori che destano sospetti ai magistrati Per cancellare le prove Guberti rompe il telefono Antonio Conte (LaPresse)La tecnica è quella dei cerchi concentrici, via tutti uno alla volta fino ad arrivare al punto. Così i magistrati baresi stanno cercando di far luce sulla «fabbrica del tarocco», il Bari di Masiello & co. che combinava le partite su commissione dell’avversario di turno e poi, magari, si vendeva il risultato esatto agli scommettitori. Salernitana e Treviso sono le partite indagate più a fondo però c’è anche quella col Piacenza, finora lasciata in un cassetto, che sarà affrontata in ottobre: in tanti saranno convocati in procura per rispondere a nuove domande, molte risposte sono state giudicate incomplete. Domanda che si ripete: Antonio Conte ha o non ha un ruolo negli accordi sottobanco del Bari che fu suo? Per ora gli inquirenti hanno incassato solo dei «no, il tecnico non sapeva». Ma gli investigatori continuano a indagare e stanno analizzando i contatti tra il tecnico ora alla Juve e i suoi ex giocatori; il sospetto da fugare è che ci sia stato una sorta di richiamo all’ordine prima degli interrogatori estivi. Intanto nuovi particolari emergono per le partite contro il Treviso e la Salernitana. Chissà come avranno reagito i carabinieri del nucleo operativo di Bari quando, indagando, oltre ai soliti calciatori disponibili a vendere partite e ai dirigenti disposti a comprarle (ce n’è uno della Salernitana indagato) si sono trovati a dover approfondire i comportamenti di un collega di Salerno che ha avuto un ruolo attivo nei preparativi alla combine. Il carabiniere in questione, secondo quanto trapela, è a sua volta indagato perché avrebbe partecipato alla consegna dei soldi, che poi i giocatori del Bari si sono spartiti. Ma quali giocatori del Bari? Le accuse partono dalle dichiarazioni di Andrea Masiello, il terzino che ha patteggiato una condanna a un anno e dieci mesi. È Masiello a fare i nomi, che però hanno trovato solo parziali conferme nelle dichiarazioni di Stellini (all’epoca calciatore, poi diventato assistente di Conte) e di altri. Per la gara con il Treviso del 2008, nei verbali sarebbe emerso che Gillet, Gazzi e Stellini si erano opposti a ogni tentativo di combine, mentre altri (Rajcic, Santoruvo, Esposito e Ganci) sarebbero stati favorevoli. Un anno dopo, lo scenario è diverso. La trattativa per combinare la gara con la Salernitana è stata complessa e ben pianificata: i giocatori del Bari infatti non si fidavano perché credevano che la società campana non avesse i soldi per onorare l’impegno. Masiello sembra attribuire un ruolo di primo piano a Stellini, che avrebbe radunato i giocatori più rappresentativi nella palestra per discutere se accettare la combine. Però Stellini per quella partita non verrà nemmeno convocato. Comunque la trattativa prosegue, viene concordata la cifra di 160 mila euro. Ma sono giorni di grande tensione: si manifestano anche al cinema, dove Conte ha portato la squadra alla vigilia del match per distrarla. In ritiro, però, le telefonate con il contatto alla Salernitana, Massimo Ganci, continuano. E così— secondo il racconto di Masiello —Stefano Guberti, altro giocatore del Bari, nel tentativo, maldestro, di cancellare le prove avrebbe distrutto il telefonino lanciandolo in piscina. Ovviamente i tabulati telefonici hanno conservato tutto e potranno confermare o smentire. Per ora, è Andrea Ranocchia a smentire ogni coinvolgimento. Contro di lui c’è sempre la parola di Masiello. Agli investigatori, però, non risulta che l’interista abbia intascato soldi. E il difensore Ranocchia ieri ha contrattaccato: «Sono tranquillo perché rispetto a due mesi fa niente è cambiato. È stato fatto tutto ad hoc: questa storia è stata tirata fuori proprio ora che sto giocando bene e che sono tornato in nazionale». Andrea Arzilli Arianna Ravelli
  15. sawadee e naturalmente buon a tutti sono un po deluso dovevamo fargli veramente 8 gol
  16. sawadee e naturalmente buon a tutti scusate ma ero troppo impegnato a leggere tutti i titoli la cronaca gli articoli di fondo sulla testimonianza di cipriani a telecom e poi naturalmente le interviste a tronchetti abete borrelli zeman albertini sacchi etc. e non ho ancora finito anzi a dire la verità non si inzia neanche beh consoliamoci con
  17. da panorama.it L'odio per Zeman e il ricordo del processo alla Juve di LippiStoria di un procedimento chiuso senza condanna, ma che visse di imbarazzi e 'non so'. Ecco perché Vialli e gli altri non perdonano il boemo27- Le testimonianze di Conte, Zidane, Ferrara e altri giocatori di Gcapuano La premessa doverosa è che la Juventus è uscita dai processi scaturiti dalle accuse di Zeman senza alcuna condanna. Assolto l'amministratore delegato Giraudo in tutti i gradi di giudizio, il dottor Agricola venne condannato in primo grado a un anno e 10 mesi per frode sportiva con assoluzione in appello, sentenza che la Cassazione cancellò nella parte che riguardava l'ipotesi di abuso di farmaci chiedendo che si ripetesse il processo d'appello. Ma la prescrizione rese impossibile tornare in aula. Questo per capire come le parole di Zeman all'Espresso sulla "sbalorditiva esplosione muscolare di alcuni calciatori" con riferimento diretto a Vialli e Del Piero non abbiano portato ad alcuna conseguenza in tribunale o davanti alla giustizia sportiva dopo che il Tas di Losanna aveva sentenziato che "l'uso di sostanze farmacologiche non espressamente proibite dalla legge sportiva, e che non possono essere cosiderate simili a quelle proibite, non può essere sanzionato con provvedimenti disciplinari". Eppure quel processo celebrato a Torino rimane una ferita aperta per molti ex juventini perché li espose a una gogna mediatica di cui si trova ancora traccia nelle rassegne stampa di quelle udienze. Tanti 'non so' e 'non ricordo' con volti bassi e sguardi persi nel vuoto con una data simbolo, il 21 luglio 2003, quando il giudice Casalbore spazientito fece fatica a trattenersi. Davanti a lui erano già sfilati Birindelli, Pessotto e Tacchinardi e c'era Conte. "Sento dire tanti 'non so' e 'non ricordo' e adesso sono veramente troppi" sbottò interromendo l'allora capitano della Juventus: "Se venite tutti a dire e non dire è ancora più allarmante. Lo capite? Perché uno dice: perché non dicono? Perché non penserete che se uno viene e dice 'nello spogliatoio non so cosa fanno gli altri' ci si crede ciecamente dopo dieci anni che state insieme... Fate questa cortesia. Un po' di rispetto...". E Conte: "Dopo tanti anni che uno gioca al calcio non è che sta lì a guardare...". Ecco, parte dell'odio che divide Zeman dagli juventini affonda le radici in quelle giornate passate in tribunale a Torino tra una perizia e l'altra con gli eroi della Juve di Lippi a sfilare tra mille imbarazzi. A Vialli, ad esempio, fu chiesto di tornare perché dopo la prima testimonianza, parlando in un'intervista radiofonica aveva parlato di esistenza di doping consapevole e inconsapevole nel mondo del calcio. 'Da cosa le risulta?' lo aveva incalzato Casalbore. "Siccome leggo i giornali e vedo quelli che sono i risultati dei processi ai giocatori dopati..." la risposta di Vialli che aveva anche sostenuto che avrebbe potuto esserci maggiore collaborazione al processo. Da parte di chi (Casalbore)? "Quando veniamo qui ci trattate come se avessimo qualcosa da nascondere". Lei è stato trattato male? "No. A me spiace che quando vado negli stadi italiani mi sento dare del drogato invece di ricevere i complimenti per quello che ho fatto". Una maggiore collaborazione a cosa avrebbe portato? "Non lo so... Però non mi sembrate convinti...". Dovremmo esserlo. "Allora ditemi in faccia che non lo siete...". No, non lo erano anche perché alcuni di quei giocatori-testimoni erano parsi poco propensi a ricordare dettagli fondamentali per ricostruire le abitudini juventine nel quadriennio 1994-1998. Come Montero il quale fu costretto a tornare perché si era "bloccato": "Non mi piace tanta gente" aveva detto al giudice che gli ricordava come l'udienza è pubblica. Che vogliamo fa'? Ci vogliamo trovare da soli così mi fa due confidenze? "Veda lei". Vuole tornare? "Decide lei". Vuole nel senso se pensa di avere delle risposte altrimenti è inutile... "Lei non mi conosce". L'udienza è pubblica. "Lei non sa come sono io". O, ancora, le contraddizioni tra compagni. Ferrara e Ravanelli che tranquillie nell'ammettere le flebo di vitamine ("Quando si avvicinava la partita... O la domenica mattina o il sabato, qualche volta anche due quando c'erano i viaggi e le partite ravvicinate") e altri, come Roberto Baggio, che negano tutto: "Prima di andare allo stadio? No, assolutamente... Dividevo la camera con qualcuno? Non ricordo. Forse i primi anni perché poi con il fatto che pratico il buddismo stavo sempre da solo per non disturbare"). E la questione-creatina. Presa (Zidane, Ravanelli, Amoruso, Pessotto e Peruzzi lo dicono apertamente) o no? Gli sbalzi di peso, l'uso degli integratori. Pessotto davanti al giudice: "Cosa mi davano? Gatorade... R2... Acqua...". E Casalbore che lo fulmina: "L'acqua senno muore... Se non le danno l'acqua...". Immagini certamente difficili da cancellare per campioni affermati costretti a difendere l'onore di un quadriennio ricco di vittorie: 2 scudetti, una Champions League, un Mondiale per club, una Supercoppa Uefa e una italiana, una Coppa Italia. Le ombre allungate su quella stagione juventina sono più in quegli sguardi spesso abbassati e nei tanti 'non so' e 'non ricordo' che nelle carte della sentenza. Vialli, Ferrara e gli altri non hanno ancora perdonato Zeman. Ritrovarlo avversario su una panchina pesante come quella della Roma è sale sparso su una ferita che non si rimargina
  18. sawadee e naturalmente buon e provinciale a tutti ah comiciamo con un rinvio per il nostro allenatore di rinvio in rinvio arriverenno ai 10 mesi
  19. da repubblica.it fulvio bianchi spycalcio Coni, Pagnozzi più forte Barelli sarà vicepresidente? Lo leggo dopo Gianni Petrucci (quarto da sinistra) con Luca Pancalli, presidente del comitato italiano paralimpico (ansa) Game over? E' molto probabile che sia così: fra Londra e fine agosto-settembre è stata tessuta la tela e Lello Pagnozzi ha rafforzato ancora di più la sua posizione. Il segretario generale ormai è favoritissimo per la corsa alla presidenza: si vota il 19 febbraio 2013, il suo rivale Giovanni Malagò, stando ai rumours che vengono dal Foro Italico e dintorni, avrebbe ben poche possibilità. Per vari motivi che andiamo ad elencare. Prima Pagnozzi ha fatto l'accordo con Luca Pancalli, adesso vice del Coni e n.1 dei paralimpici. A Pancalli è stato offerto l'incarico di segretario generale, e lui ha accettato ben felice di "poter continuare il mio percorso professionale nel mondo dello sport". Poi, Renato Di Rocco, potente presidente della Federciclo, ha fatto la pace con Petrucci, sponsor ovviamente n.1 di Pagnozzi. Infine, ed è di questi giorni, ecco l'accordo con il senatore (Pdl) Paolo Barelli, anche lui potente presidente (della Federnuoto) ed elogiato più volte, non a caso, ultimamente da Petrucci. Barelli, è vero, deve andare ad elezioni ed ha dei rivali: ma, stando alle previsioni, dovrebbe ottenere (almeno) il 60 per cento dei consensi. Anche Barelli, ex amico di Malagò, si è schierato con Pagnozzi, promettendogli un bel numero di voti. In cambio potrebbe avere la vicepresidenza, che è di Pancalli, o un ruolo come membro di Giunta. Insomma, i "nemici", o meglio rivali, di Petrucci (e Pagnozzi) del passato adesso hanno fatto tutti la pace: lo stesso professore Fabio Pigozzi, presidente della Federazione di medicina internazionale e prorettore allo Iusm (ex Isef), adesso è un "petrucciano". Una dichiarazione di voto a favore di Pagnozzi è intanto giunta, ufficialmente, da Renato Rizzoli, che è il n.1 della Confederazione mondiale e italiana di bocce, ma anche presidente della Federsport: "Io sono per la continuità. Stimo molto Malagò, bravo industriale e che guida un club importante e prestigioso come l'Aniene: ma questo non vuol dire che ha conoscenza a fondo di tutti gli sport, non fa di lui un buon presidente del Coni. Ci vogliono i fatti, per questo bisogna proseguire nel segno della continuità. Vedere l'altro giorno al Quirinale olimpici e paralimpici insieme è stata una cosa bellissima e un segnale importante". Con Rizzoli pare ci siano altri presidenti che fanno appunto parte della Federsport. E Malagò che fa? Che dice? Si è candidato prima delle Olimpiadi, il suo Aniene a Londra è andato male (ma questo non è certo colpa sua) e adesso ha promesso che avrebbe svelato il suo programma elettorale. Si sa, lo ha detto, che è per l'innovazione, e non la rivoluzione. Che vuole puntare sul marketing per trovare, soprattutto in questi tempi di crisi, nuove risorse per lo sport. Si sa che è più giovane di Pagnozzi (53 contro 64) ma che sconta il fatto che le elezioni sono molto più vicine di quello che si pensi e che lui non è presidente di Federazione. In un mondo abbastanza "bloccato" e tutto sommato conservatore come quello dello sport, Malagò, pur avendo ottime amicizie politiche bipartisan (da Veltroni a Letta e Catricalà e Passera), si trova a partire sfavorito. E gli accordi degli ultimissimi giorni rischiano di averlo messo all'angolo. E il superprocuratore Palazzi indaga. Con molta calma... Eppur si muove: la superprocura federale del superprocuratore Stefano Palazzi, con superpoteri di inquirente e requirente, sta indagando su quanto successo l'11 agosto a Pechino. Il Napoli, come noto, non si presentò alla premiazione della Supercoppa, vinta dalla Juve, favorita dal pessimo arbitraggio di Mazzoleni (questo, ovviamente, il pensiero di Mazzarri e c.). Ieri è stato interrogato De Laurentiis, oggi tocca ad allenatore e calciatori. Poi Palazzi deciderà (speriamo presto): archiviazione o deferimento. Tante cose vanno decise, e ci sembra che la Superprocura vada molto a rilento. Allora: a) che fare con le dichiarazioni della Juve e di Conte? b) che fare con le inchieste del calcioscommesse che coinvolgono (coinvolgerebbero) Genoa, Lazio e Napoli? Prima si parlava di deferimenti verso fine settembre: ora slitta tutto a fine anno? Intanto, molti giocatori indagati continuano tranquillamente a giocare... E' giusto? E la regolarità del campionato? Silenzio, la superprocura indaga. Con molta calma. Ranking Uefa, Italia inseguita da Francia e Portogallo Contro le prime tre (Spagna, Inghilterra e Germania) non c'è niente da fare: avremo solo tre squadre in Champions chissà per quanti anni. Ma se i nostri club non snobbano più l'Europa League, possiamo sperare di risalire in classifica. Nel ranking Uefa 2014 ora siamo appunto quarti, con 53.147 punti e teniamo a bada, per ora, la Francia (51.333) che ha scavalcato il Portogallo (51.168). (21 settembre 2012
  20. sawadee e naturalmente buon e provinciale a tutti ma che sconti e sconti.. fallimento,liquidazione totale anzi visto che il nostro allenatore è stato fermo 2 mesi almeno per 2 mesi potrà dire le peggio cose su tutti.. senza essere deferito
  21. Tweet Abete e Beretta ma quale innovazione... Lo leggo dopo (ansa) Il titolo del convegno ospitato sabato dalla prestigiosa Luiss promette bene: "Palla al centro. L'etica nello sport, in un'ottica di innovazione giovanile". Relatori di spicco: Giancarlo Abete e Maurizio Beretta. Ecco: innovazione, giovani, etica. Perbacco, chi meglio di quei due? Pensiamo in effetti alla spinta di innovazione proposta dal mondo del calcio, rappresentato dai suoi massimi vertici, il presidente federale e quello della Lega dei club di serie A. Grazie anche a loro abbiamo stadi modernissimi e sempre pieni ovunque, scuole calcio per bambini gratis e magnifiche seminate per il territorio, soprattutto al sud, sistemi antifrode invidiati da tutto il mondo, uno spettacolare apparato di giustizia sportiva, davvero efficientissimo. E poi, ancora: non è grazie ai suoi dirigenti che l'Italia può vantare conti a posto per i club, piena intesa tra tutti nello stabilire regole eque e comuni, accordi di solidarietà senza neppure bisogno di parlarne, armoniosa suddivisione delle risorse provenienti dalle televisioni? Oppure pensiamo all'etica, ma sì: abbiamo visto con i nostri occhi l'efficace e immediata repressione dei comportamenti immorali, le norme durissime varate per salvaguardare la pulizia e i valori dello sport, l'equità conclamata nel distribuire le pene a chi sgarra, l'uniformità nei tempi e modi di giudizio, la protezione, assitenza e massimo sostegno fornito a chi ha avuto il coraggio di denunciare i corruttori, per evitare che restasse senza squadra e senza lavoro a 30 anni. E ancora: l'inflessibile ordine a rispettare le norme del fair play ai tesserati, prima tra tutte quella di onorare i momenti solenni come premiazioni o minuti di silenzio, la tolleranza zero per chi esterna veleni, rancori, ingiurie, insulti, vendette, sospetti, illazioni. Naturalmente, in Italia non c'è per tradizione nessun interesse personale nel ricoprire le cariche: è il bene comune che conta. Per questo, forse, Giancarlo Abete non ha ancora annunciato la propria ricandidatura alla presidenza della Figc. Per questo, forse, Maurizio Beretta non ha ancora messo per iscrittto le dimissioni annnunciate più o meno un anno e mezzo fa, quando accettò un prestigioso incarico presso una banca che è anche azionista di uno dei club della Lega che rappresenta. Dev'essere per una questione di etica. Oppure di innovazione, fate voi. (18 settembre 2012 da repubblica.it
×
×
  • Create New...