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Pirlo: 'MLS after Juventus' Aug 16, 2014 Andrea Pirlo is happy in Serie A, but after “two more years with Juventus maybe I’ll move to the United States.” Ahead of today’s friendly game in Singapore, the midfielder spoke to Today online about why he spent his entire career in Italy. “Why should I move? Serie A is a top-level league and life in Italy is comfortable,” said Pirlo. “Two more years with Juventus, then maybe I will move to the MLS in the United States.” This fits with his current contract status, as the deal with Juve expires in June 2016. The veteran was welcomed as a hero by Brazilian fans at the World Cup, but modestly suggests he didn’t work that hard to achieve this level. “I don’t know. Maybe I was born lucky. Mother Nature has made me such and given me the skills and the talent to succeed, and I am grateful for that.”
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Andrea Pirlo - Calciatore e Allenatore
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
Lo scudetto di Pirlo Passano gli anni, diminuiscono le presenze. Non la qualità delle prestazioni. È la stagione, in campionato, di Andrea Pirlo. Da 37 a 32 a 28 (con la prospettiva di arrivare a 30). Sono le presenze in campionato di Pirlo nei tre anni di bianconero vestito. Da un lato la necessità di gestire le forze su più competizioni, dall’altro gli infortuni che non lo avevano interessato all’esordio in bianconero. Senza coppe il primo anno, Pirlo è stato sempre schierato titolare, saltando solo una partita col Cesena per squalifica. Con Champions ed Europa League di mezzo le presenze in Serie A sono calate. Meglio concentrare le sue energie fuori dall’Italia, dove si gioca un calcio più tecnico, la scelta di Conte. Delle 24 partite giocate dalla Juve in Europa negli ultimi due anni Pirlo ne ha saltata solo una, il ritorno col Galatasaray. La Juve ha perso ed è stata eliminata dalla Champions. Quella gara, giocata a inizio dicembre 2013, coincide anche col periodo peggiore per Pirlo. Infortunato al ginocchio, salta tutto il mese e torna contro la Roma. Conte prepara una partita d’attesa, lasciando il possesso palla ai giallorossi. Pirlo tocca meno palloni rispetto alla media. Gli bastano comunque per fare l’assist a Bonucci da calcio di punizione. Diretto o indiretto, una specialità. Un colpo affinato quasi a raggiungere la perfezione, quest’anno. Sono sei i gol in stagione di Pirlo (4 in campionato e 2 in Europa League). Tutti su punizione, compreso quello che Buffon ha definito il gol scudetto. L’ultimo e probabilmente il più bello del campionato di Pirlo. Un campionato che lo ha visto ancora protagonista. Fulcro del gioco della Juve, con dati che ne fanno uno dei migliori centrocampisti di questa Serie A. È lui il vertice più importante del rombo juventino che fa partire la manovra dal basso. Le linee di passaggio verso di lui sono sempre le più frequentate, quelle che più di tutte gli allenatori avversari si preoccupano di chiudere. Primo scarico dei difensori, la manovra offensiva della Juve comincia sempre dai piedi di Pirlo. La sua media di passaggi (70,1, dati Whoscored) è la più alta della squadra, seconda in Serie A solo a quella di De Rossi (74,8). Con meno presenze rispetto a chi lo precede, si piazza al sesto posto tra i giocatori con più passaggi completati (1658), quarto fra i centrocampisti. Combinando minuti giocati, passaggi completati, precisione e occasioni create, Pirlo è nella top 3 del campionato, con Pjanic e Borja Valero. Un mediano insieme a due che in stagione hanno giocato anche da trequartisti. È l’unicità di Pirlo. Sei assist e 59 passaggi che hanno portato al tiro. Sono numeri da centrocampista offensivo, cui abbina una precisione dell’89% che vale di più dell’88% di Pjanic e Borja Valero. I suoi passaggi hanno una distanza media di 22 metri, contro i 18 di Borja Valero e i 16 di Pjanic. Chiaro che se passi più lungo è più difficile essere precisi. Oltre a una media di quasi 10 passaggi lunghi a partita, poi, Pirlo è dietro solo a Cassano per passaggi filtranti riusciti (12 a 11). Ciò significa che si prende rischi, gioca palloni tra le linee e oltre la linea difensiva, con una percentuale di errore bassa. Merito della sua tecnica sopraffina, e non è certo una scoperta di quest’anno. Non è una scoperta che sia tra i migliori centrocampisti del campionato per rendimento e il migliore nel suo ruolo. Nello scudetto della Juventus la sua è una delle prime firme. da Calcio Critico -
Lo scudetto di Vidal Vale 50 milioni di euro ed è cercato da Real Madrid e Barcellona, il che per un giocatore significa essere tra i migliori al mondo. In realtà Arturo Vidal non ha bisogno di queste certificazioni. Ha una considerazione di sé molto alta e pensa già di essere il migliore nel suo ruolo. In Inghilterra quelli come lui sono giocatori “box-to-box”. Da area a area, perché in campo sanno fare tutto. Vidal non è solo un centrocampista. È un tuttocampista. In fase difensiva ha numeri da difensore, in fase offensiva ha numeri da attaccante. In Serie A nessuno è bravo quanto lui. Secondo per tackle riusciti (96, dato squawka), abbina a questa efficacia difensiva 11 gol, come un attaccante di buon livello. Da attaccante è anche la percentuale di conversione in gol delle occasioni, pari al 22,9%. Quella di Tevez, che però tira di più rispetto a Vidal, è ad esempio del 20,7%. Da notare poi che i suoi gol sono arrivati tutti da dentro l’area. Significa sapersi muovere negli ultimi 16 metri e avere un tempo d’inserimento fuori dal comune. L’unica eccezione è questa rete, con deviazione, al Catania (minuto 0:42). In effetti è proprio sui tempi di gioco che Vidal fa la differenza. Quando la palla supera il centrocampo, lui scatta in verticale tra le linee avversarie, dando la possibilità del lancio lungo o facendosi trovare pronto alla deviazione nel caso l’azione si sviluppi sulle fasce. Sa inserirsi al momento giusto e i tanti gol segnati non sono che la logica conseguenza. Senza la palla la sua pressione è fondamentale, perché o fa ripartire l’azione o rallenta la manovra avversaria, dando ai compagni il tempo di riposizionarsi. È un giocatore temuto e vederselo davanti ti fa pensare che è meglio scaricare all’indietro piuttosto che tentare l’uno contro uno. Per questo Vidal è il giocatore chiave nelle transizioni bianconere, perché basta il suo movimento a uscire sul portatore di palla per far alzare di conseguenza anche i compagni. Il suo rendimento è stato superiore alle precedenti stagioni, almeno finché il ginocchio destro gliel’ha permesso. In campionato è partito col botto con la doppietta alla Lazio e il gol all’Inter. A gennaio era già in doppia cifra, mentre l’ultima rete l’ha segnata ancora all’Inter, nella gara di ritorno. Alla fine ha chiuso con 11 centri: solo Tevez e Llorente hanno fatto meglio nella Juve. Nelle coppe è stato poi il bomber assoluto, con 7 gol tra Champions (5) ed Europa League (2). Un annata super, rovinata solo dai problemi al menisco, motivo per cui è stato operato a inizio maggio. Resta da vedere quindi in che condizioni Vidal si presenterà ai Mondiali. Per chi si sente il numero uno al mondo non c’è vetrina migliore per dimostrarlo. da Calcio Critico
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Lo scudetto di Buffon I suoi eredi si mettano l’anima in pace. Buffon è ancora un grande portiere, con una costanza di rendimento che si può confrontare solo con De Sanctis quest’anno. Pochissimi gli errori evidenti. La gara peggiore il 25 gennaio contro la Lazio. Prima un controllo impreciso e un tentativo di dribbling su Klose, con l’attaccante che gli toglie il pallone in scivolata. Poi l’uscita sempre su Miro che gli vale il rosso, unico cartellino della stagione. Il resto del campionato è quasi impeccabile. Il livello delle sue prestazioni segue quello della squadra. All’ottava giornata, quella del 4-2 contro la Fiorentina, ha subìto 9 gol (contro il Verona, 2-1 per la Juve, aveva giocato Storari). Più di uno a partita, con due imprecisioni: un tuffo poco reattivo sul sinistro da fuori di Rossi e una respinta centrale che fa segnare Klose nel 4-1 alla Lazio, la gara di campionato in cui ha fatto più parate, 7. La fase difensiva della Juve ha qualche problema. Gli avversari tirano con regolarità e Buffon non è pulito in alcuni interventi. Le cose cambiano dopo la trasferta di Firenze: la squadra di Conte non subisce gol per otto partite e Buffon può registrare il record d’imbattibilità personale, 745′, sesto posto nella classifica all-time della Serie A. Lui è meno impegnato, ma è determinante con le sue parate. In Juventus-Udinese ha un riflesso clamoroso su Di Natale, in una sfida chiave, subito dopo il sorpasso sulla Roma e risolta al 91′ da Llorente. A Cagliari è fondamentale con una parata coi piedi in controtempo su Dessena. La gara era sull’1-1 e sarebbe finita 4-1 per la Juve. A marzo la sua forma raggiunge il top. Contro il Milan fa cinque parate, due in particolare su Kakà, che sono una parte decisiva del 2-0 finale. Contro il Genoa è ancora più incisivo sul risultato con il rigore parato a Calaiò sullo 0-0. Pirlo all’89′ avrebbe segnato l’1-0. Lì lo scudetto è già praticamente conquistato, ma Buffon mantiene un livello di rendimento altissimo. Contro il Napoli è il migliore nonostante la sconfitta e nelle partite successive ha una piccola incertezza solo sul gol di Zaza, un sinistro preso sul suo palo, anche se toccato da Ogbonna. Nulla toglie al grande campionato di Buffon, protagonista più che negli altri due scudetti vinti. Concentrato, preciso nelle uscite e nei rinvii (complessivamente ha una precisione dell’85%, dato top in Serie A, da squawka), compensa col senso della posizione una reattività e un’esplosività inevitabilmente calanti. Imbattuto in 19 partite sulle 32 giocate, un rapporto che vale il primato tra i portieri di questa Serie A. La media gol subìti (0,63) è la più bassa del campionato. Scuffet, Bardi, Perin e compagnia possono aspettare: il migliore in Italia è ancora lui. da Calcio Critico
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Massimiliano Allegri - Allenatore
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
La normalità di Allegri HALMA! Mi è stato chiesto di scrivere la mia opinione sulle qualità da allenatore di Allegri. Ammetto di non essere un suo fan: non mi piace il suo calcio e credo abbia ottenuto risultati inferiori alle potenzialità del suo Milan. Però c’è un fatto incontestabile: alla partenza del campionato 2014/15 sarà l’unico tecnico ad aver già vinto lo scudetto. È una questione di prospettive e ambizioni. Per le prospettive e le ambizioni della Juventus Allegri è la scelta più giusta, perché ha vinto in Italia e ha esperienza in Champions League. È in grado quindi di centrare gli obiettivi della dirigenza bianconera: confermarsi in Italia e superare la fase a gironi in Europa. Di più non gli si può e non gli si deve chiedere. Allegri, avendo a disposizione quella che è ancora la rosa più forte in Italia, può vincere tranquillamente il campionato. Nel suo modo di intendere il calcio non è l’allenatore a fare la differenza: “Gli allenatori non devono fare numeri dalla panchina, non sono gli schemi a far vincere, ma l’organizzazione e i giocatori. Il calcio non è il basket, parliamo di un altro sport”. Nella sua visione i giocatori sono più importanti dell’idea di gioco e il compito dell’allenatore è quello di trovare un equilibrio e mettere i giocatori migliori al loro posto. L’elogio della semplicità e del pragmatismo, qualità che non accendono le fantasie dei tifosi, ma fanno vincere le partite. Per confermarsi in Italia la Juve non ha bisogno d’altro se non di un gestore che non stravolga quanto fatto negli ultimi anni. Un ruolo tagliato su misura per Allegri. Per rendimento in Serie A “Acciuga” sta a metà tra Mancini e Spalletti, gli altri due candidati per la panchina bianconera. Meglio di Spalletti, peggio di Mancini. Anche per il palmarès vale la stessa classifica: Mancini è il più titolato (quattro Coppe Italia, due Supercoppe e tre Scudetti) e l’unico ad aver vinto con squadre diverse (Fiorentina, Lazio e Inter), Allegri sta in mezzo (uno Scudetto e una Supercoppa), Spalletti è il meno titolato (due Coppe Italia e una Supercoppa). Con Mancini che si è tirato fuori per la possibilità di diventare CT della Nazionale (parole di Nedved), Allegri ha rappresentato la scelta più giusta, nonché quella col miglior rapporto qualità-prezzo, avendo un ingaggio inferiore agli altri due. In Europa poi ha sempre superato il girone di Champions League, pur con numeri deludenti. In totale ha messo insieme 32 panchine (senza considerare le due gare del playoff contro il PSV), con una percentuale di vittorie del 31,25%, una media punti di 1,31, una media di gol fatti di 1,25 e di gol subìti di 1,16. Allegri è tutto qui: risultati discreti senza eccellere, mostrando raramente un bel calcio. In un campionato di seconda fascia come quello italiano, con la squadra più forte del lotto, le sue virtù di normalizzatore sono sufficienti a continuare un lavoro svolto da un altro più bravo di lui. da Calcio Critico -
La scommessa Morata Ventidue anni da compiere, la carriera di Álvaro Morata è a un primo bivio. Da una parte c’è la conquista della maglia da titolare nella Juventus e l’esplosione propedeutica al ritorno al Real Madrid. Dall’altra c’è il ruolo di promessa mancata, di giocatore buono per club di livello medio-alto, incapace di essere decisivo in club di prima fascia. La Juve crede fortemente nella prima opzione, visto che l’ha pagato 20 milioni (pagabili in tre anni). Un prezzo elevato – il più alto di sempre per un canterano del Madrid – per un giocatore che non ha nemmeno un anno da titolare alle sue spalle. Esordio nella Liga e in Copa del Rey nel 2010, sotto la gestione Mourinho. Una presenza stagionale nel 2011/12, poi l’ingresso in pianta stabile in prima squadra nelle ultime due annate. Le presenze complessive dal 1′ sono state 13 in due anni, tra Liga, Champions League e Copa del Rey. Una miseria, nonostante il consenso popolare tra la gente del Real. Difficile giudicare su basi così ristrette. Quel che è certo è che Morata sa fare gol. Non è però una prima punta statica, tant’è che Mourinho lo impiegava come esterno nel 4-2-3-1. In quel ruolo ha fatto un assist a Benzema in un Clásico finito 2-1, il primo della carriera. Possiamo dunque inquadrare Morata come un attaccante centrale che si muove molto, ottimo come finalizzatore, ma ancora incapace (lo sarà mai?) di essere un giocatore di manovra. Nell’ultimo campionato ha avuto una media di 7,3 passaggi a partita e una precisione del 69% (dati whoscored). Chiaro che i pochi minuti messi insieme influiscono negativamente, ma il trend della sua carriera indica che è un attaccante non sempre presente nella partita, che si accende quando ha spazi da attaccare. Pur avendo una struttura fisica importante (un metro e 90 per 82 kg), è dotato di una grande velocità. Quando parte in progressione palla al piede è difficile da fermare. Il gol alla Germania nell’Europeo Under-21 del 2013 è un buon esempio. Velocità e potenza. Fisicamente regge alla grande lo scontro coi difensori e nell’ultima Liga ha vinto il 70% dei duelli aerei in cui è stato coinvolto (dato squawka). La cosa che gli riesce meglio è comunque fare gol. Riportato da Ancelotti al centro dell’attacco, come riserva di Benzema, Morata ha realizzato 8 reti in campionato (quarto marcatore di squadra), tutte da subentrato. La sua media gol è stata di uno ogni 72′, la percentuale realizzativa del 22,9% (dati squawka), a testimonianza della sua efficacia sotto porta. In nazionale ha portato questa sua caratteristica all’estremo. Con l’Under-19 spagnola ha vinto l’Europeo nel 2011 e due anni più tardi ha replicato con l’Under-21. Di entrambi i tornei è stato il capocannoniere (6 gol nel 2011 e 4 nel 2013). Solo dopo l’Europeo vinto è diventato titolare nell’Under-21, che sta guidando a una facile qualificazione a Euro 2015. Nelle partite del girone ha segnato 8 gol (secondo marcatore assoluto), timbrando in tutte le gare tranne che contro l’Albania. La sua media gol è di uno ogni 62′. Conclusione La Juventus ha fatto un investimento. Morata non vale 20 milioni ora, ma ne varrà di più se avrà imboccato la strada giusta al primo bivio della sua carriera. La scommessa è di certo molto cara, ma è allo stesso tempo affascinante. Il ragazzo ha mezzi fisico-atletici fuori dal comune e ha dimostrato di vedere bene la porta. Il mio dubbio riguarda la sua funzionalità in una squadra abituata negli anni della gestione Conte a dominare le partite e a giocare contro avversari schierati. Essendo fortissimo negli spazi dovrà adattare il suo gioco al sistema juventino se vorrà guadagnarsi la maglia da titolare. da Calcio Critico
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Pogba-Psg, tra offerte assurde e storielle Paul Pogba al Paris Saint-Germain per 55 milioni di euro. Anzi, si sono inseriti il Real Madrid e il Bayern Monaco. Il prezzo è salito a 60 milioni (“giornalaccio rosa dello Sport”). “Tuttosport”, la “Pravda” bianconera, nega. “Solo chiacchiere”, per dirla con le parole di Beppe Marotta. Il teatrino mediatico aumenta il livello delle prestazioni. La scoperta dell’acqua calda, certo. Soprattutto in periodo di calciomercato. Articoli basati sul nulla, pezzi che alla fine ti chiedi: “Bene ma il fatto qual è? Dov’è la notizia?”. Prendiamo il caso Pogba. Che lascerà la Juventus è un fatto certo. In estate, tra un anno, ma se ne andrà. Andrea Agnelli è stato chiaro in tempi non sospetti. Ottobre 2013: “Se arrivasse una grande offerta non penso che in questo momento la Juventus abbia la forza per trattenere un simile giocatore”. Nasser Al-Khelaifi, presidente del Psg, ha svelato pubblicamente l’interesse per Paul. Ok, tutto chiaro. Fin qui i fatti. Il resto è teatrino e manipolazione. Articoli suggeriti, offerte fantasma, cifre sparate a caso e interessi farlocchi di grandi squadre. Non c’è bisogno di leggere la “giornalaccio rosa” per scoprire che a tutti i club più forti d’Europa piaccia Pogba. Che scoperta. Parliamo di cose concrete. Chi è che veramente si è fatto avanti? Dove sono questi 55 milioni che diventano 60 nel giro di un giorno? Dove sono Real e Bayern? Hanno fatto offerte? O si tratta delle solite voci, indiscrezioni, fuffa, insomma, utile a riempire un foglio di giornale? Ma funziona così. Articoli imbeccati che fanno il gioco del procuratore di turno e quello della dirigenza che deve vendere. Sostanza, fatti, praticamente assenti. Dall’altra parte c’è chi per interesse deve sempre negare tutto. Come l’orchestra che continua a suonare nel Titanic che affonda. Destino che nel caso specifico spetta a “Tuttosport“, già famoso per la sua imparzialità. “Pogba via? Chiacchiere”. Certo, non c’è nulla. La Juventus è la squadra più forte d’Europa, che non ha bisogno di vendere nessuno e nella quale tutti i giocatori più forti sognano di giocare. E quando poi Pogba va via? Colpa sua, è stato lui a volersene andare. Ingrato. Che poi il caso Pogba si inserisce in un contesto più ampio, quello del calcio italiano in crisi, costretto a vendere i pezzi migliori. Questa è solo una parte della realtà. Non si mette in dubbio l’importanza di fatturati, bilanci etc. Ma il vero punto della questione economica è un altro. La crisi c’è, è un dato di fatto. Ma perché dalle altre parti stanno meglio? Perché non si possono più garantire stipendi top? Quali errori sono stati fatti in passato e quanti se ne continuano a commettere? Quali sono i problemi e chi sta pensando realmente alle soluzioni? La storia dei fatturati è stata spesso un alibi per nascondere incapacità e malafede. In campo, per fortuna, non scendono bonifici e fideiussioni. Altrimenti il Real Madrid, primo in Europa per distacco in quanto a fatturato, avrebbe vinto la decima e pure la quindicesima. E in Italia il Milan, primo da anni per i ricavi, avrebbe dominato la Serie A. Invece il Real vive ancora nell’ossessione di questa benedetta decima Champions League. E il Milan ha vinto un solo scudetto nelle ultime dieci stagioni. Troppo facile adagiarsi sulla crisi. L’Atletico Madrid, con un fatturato che vale meno della metà di Real e Barcellona, è primo in classifica. Il Borussia Dortmund, staccatissimo dal Bayern in quanto a fatturato, ha vinto due campionati ed è arrivato in finale di Champions League. Non è più la Serie A di un tempo, quella dei soldi mangiati (Cragnotti e Tanzi) e dei soldi spesi a casaccio. Ma non per questo si deve piangere miseria. Milan e Juventus sono nella top 10 dei club europei per fatturato. Le risorse ci sono. Basta saperle investire nel modo giusto. Il Pogba di turno è solo di passaggio, la sfida è sostituirlo in maniera adeguata. da Calcio Critico
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Romulo alla Juventus: in quale ruolo? Rômulo è ufficialmente un giocatore della Juventus. Un milione di euro per il prestito, riscatto fissato a 6 milioni che diventerà obbligatorio se l’italo-brasiliano disputerà almeno il 60% delle partite ufficiali. Queste le cifre dell’affare col Verona. Dal punto di vista economico è un buon colpo. Se Rômulo non riuscisse a inserirsi l’anno prossimo tornerebbe a Verona e la Juve avrebbe speso solo un milione di euro. Se invece le cose andassero bene i bianconeri avrebbero in rosa per 7 milioni complessivi un calciatore dalle caratteristiche rare nel panorama italiano, in grado di ricoprire più ruoli. Il paradosso è che la sua più grande qualità è anche il suo limite più grande. Terzino, interno, esterno, bravo in tutte e tre le posizioni, eccellente in nessuna. Quindi, dove potrà trovare spazio Rômulo? In partenza non è un titolare. Numericamente prende il posto di Isla, in uscita in direzione QPR. La conferma del suo status di riserva, viste le poche presenze messe insieme da Isla nei due anni bianconeri. Il punto è capire se potrà fare meglio del cileno. L’ultimo anno a Verona, il migliore della carriera, Rômulo ha giocato da interno destro nel centrocampo a tre di Mandorlini. Ha collezionato 32 presenze, fatto 6 gol e 8 assist. Un’ottima produzione offensiva (per quanto riguarda gli assist Rômulo ha avuto davanti solo quattro giocatori, Borja Valero, Gervinho, Totti e Cerci), che indica che in quella posizione le sue potenzialità si sono espresse al massimo. Alla Juve il concorrente si chiama però Vidal (fino a prova contraria) e anche in caso di cessione il centrocampo a tre bianconero si sistemerebbe con Marchisio, Pirlo e Pogba. Meglio guardare altrove. Rômulo è un buon esterno. Alla Fiorentina ha giocato largo in un centrocampo a 5, mentre al Verona è stato schierato più in alto, nel tridente. Nelle situazioni in cui doveva recuperare la partita, Mandorlini lo impegava invece da terzino con accentuate propensioni offensive, sbilanciando la sua squadra. Sia in caso di conferma del 3-5-2 di Conte sia in quello di un cambio di sistema con la difesa a 4 Rômulo può tornare utile per coprire tutta la fascia, da laterale basso o alto. Il concorrente è Lichtsteiner, che a differenza di Rômulo ha giocato in Serie A con continuità sia da terzino in una difesa a 4 (alla Lazio) sia da esterno nel centrocampo a 5 (alla Juve). Se davvero Allegri decidesse di giocare a 4 dietro, dovrebbe scegliere tra uno abituato a fare il terzino (Lichtsteiner) e un altro che sarebbe da impostare in quel ruolo (Rômulo, che in Italia non ha mai giocato con continuità da terzino). E allora, Rômulo può essere inserito stabilmente come terzino? Sulle sue qualità offensive ci sono pochi dubbi. Nell’ultimo campionato ha creato 54 occasioni, fatto 8 assist e vinto la metà dei dribbling tentati. Ha tirato 44 volte, completato 920 passaggi, con una precisione dell’85% (dati squawka), favorito ovviamente dalla posizione tenuta, da interno destro di centrocampo. Lichtsteiner gli tiene testa solo nel numero di assist (8 come Rômulo), ma è svantaggiato dal ruolo più difensivo nel quale è stato impiegato. Nelle statistiche difensive i dati sono contrastanti. Rômulo ha vinto in media 2,5 tackle a partita, Lichtsteiner 0,9. Negli anticipi l’ex Verona batte ancora lo svizzero, avendo una media di 1,3 a partita contro 0,6. In un parametro tipicamente difensivo, i disimpegni, Lichtsteiner batte nettamente Rômulo e pure nell’uno contro uno lo svizzero si è dimostrato più bravo, avendo fatto meno falli (19 contro 38) ed essendo stato dribblato meno volte (15 a 29, dati whoscored). Da un lato si può dire che Rômulo ha buone qualità pure in fase difensiva, dall’altro bisogna sottolineare che giocare in una squadra di fascia medio-bassa, con più probabilità quindi di venire attaccata, dà automaticamente più possibilità di intervenire in fase difensiva. Lichtsteiner ha numeri più bassi semplicemente perché giocando nella Juve ha avuto meno occasioni di attivarsi per recuperare il pallone (basta mettere a confronto il 56% di possesso palla medio dei bianconeri con il 44,9% del Verona per capire). Le statistiche mostrano che Rômulo può sì giocare da terzino, ma prevalentemente come laterale di spinta. È più bravo ad attaccare che a difendere ed è da verificare il suo allineamento nella difesa a 4, il saper tenere la posizione e muoversi in funzione degli altri componenti della linea difensiva. Resta comunque un’alternativa per gare in cui ci si può sbilanciare e come esterno alto nelle situazioni in cui Allegri sceglierà il tridente, garantendo un buon equilibrio tra attacco e copertura difensiva. Conclusione La Juve ha comprato un’ottima riserva, capace di essere la prima alternativa in più ruoli. È da verificare la personalità e la capacità di inserirsi in una grande squadra, in quella che è la più grande occasione della carriera. Per la Juve l’investimento è davvero a basso rischio. Se riesce si ritrova un giocatore che in rosa ci sta alla grande, se fallisce avrà perso un milione di euro, tutt’altra cifra rispetto ai 9,4 milioni (più 4,5 per i prossimi due esercizi) spesi per Isla. da Calcio Critico
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La fuerza dell’Apache Torna il campionato e torna Carlos Tevez. L’impatto dell’”Apache” sulla Serie A è stato devastante. La tripletta al Sassuolo è solo l’ultimo squillo di un inizio di campionato straordinario. Certo, la casella zero nei gol segnati in Champions pesa. Ma Carlitos si è rifatto alla grande alla prima occasione. Vittima la malcapitata squadra di Di Francesco, che ha dovuto confrontarsi con tutta la rabbia e la determinazione dell’argentino. La grinta, la voglia di non mollare, sono le caratteristiche distintive di Tevez. Troppo spesso si è fatta della retorica sull’infanzia dell’”Apache”. In campo però la sua voglia feroce è quella di chi per emergere ha dovuto faticare il doppio degli altri. “Il ‘barrio’ è l’essenza di quello che sono”. Questa la sintesi perfetta di Carlitos. Uno che ha conquistato il Boca Juniors e poi il Brasile. Un argentino idolo in Brasile, basta questo a descrivere al meglio Tevez. La carriera - Inizia a giocare nel Boca Juniors e ben presto diventa un idolo. Col Boca vince tutto. Campionato, Libertadores e Intercontinentale contro il Milan nel 2003. Nel dicembre 2004 passa al Corinthians. L’ambientamento è difficile, ma anche in Brasile Tevez ci mette poco a farsi amare. Diventa il simbolo e il capitano del “Timao”, che trascina alla vittoria nel Brasilerao del 2005. Nel mezzo c’è anche una medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2004 con la maglia della nazionale argentina. Nel 2006 lo sbarco in Europa. Al West Ham Carlitos non riesce a incidere e dopo una sola stagione passa al Manchester United. Nei “Red Devils” ci sono Rooney e Cristiano Ronaldo. Tevez gioca spesso sulla fascia, ma la sua classe brilla comunque. Nei due anni allo United vince due Premier League, una Champions e il Mondiale per club. Nel 2009 va a giocare per i rivali cittadini dello United, il Manchester City. Ai “Citizens” vive anni di alti e bassi. Nelle prime due stagioni segna a raffica e vince la FA Cup (2011). A settembre 2011 litiga con Mancini e viene messo fuori squadra per diversi mesi. Quando torna a marzo il suo apporto è decisivo per conquistare il campionato. L’ultima stagione al City è avara di soddisfazioni e porta all’addio. Il resto è storia recente. Il passaggio alla Juventus, la vittoria della Supercoppa italiana e l’inizio di campionato col botto. Nessuna sorpresa per un campione a tutto tondo come Carlitos. Dai piedi fatati e dai polmoni grandi. Un vincente per definizione, capace di conquistare ogni posto in cui ha giocato. Le sue scelte hanno fatto discutere, ha litigato con gli allenatori, si è fatto odiare e poi amare incondizionatamente. Ma alla fine ha sempre avuto ragione lui. E con lui chi ha creduto nel ragazzo venuto dal “barrio”, l’idolo delle folle, che tutti gli argentini vorrebbero al prossimo Mondiale. da Calcio Critico
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Buffon: No contract problems Aug 15, 2014 Gigi Buffon says there are no problems with Juventus over contract negotiations, nor issues to see between Max Allegri and Andrea Pirlo. The goalkeeper’s current deal with the Old Lady expires in June 2015, but it is believed that he is in continued negotiations over an extension. Talking to Tuttosport on the matter, the 36-year-old admitted that a year-by-year renewal is up for consideration. “Sure. It is a form of respect for the club but also for me,” Buffon has responded in a lengthy interview released today. “There will be no problems. Contracts for life have already been signed in the past. I am 36. And when one looks back on a career like mine, they should have sensitivity and respect for its history. “I have already had 14 seasons at Juve. So it would be doubly nice to continue to move forward together, truly if the club will agree. “Between us we have created such a relationship of mutual trust that no problems will come from it. “The problems, if any, will arise when I no longer reach a certain level of performance.” Buffon was asked if he has considered moving into management once he retires from playing. “Now it is stupid and foolish to talk of this. The first thing I will do when I quit playing is dedicate time to myself. “That is to further my studies - for my training and for future work. Sometimes I cannot wait to retire, so great is the urgency I feel inside. An urgency of life. “Of course, for now I am happy to defer this question, because I have a more important mission to fulfil. That is to honour my career and my commitment to Juve…” Juve and Italy’s captain, who also considered Antonio Conte’s appointment as Italy Coach and Massimiliano Allegri’s adaptation with the Bianconeri, was asked about the latter’s relationship with Andrea Pirlo. “They are always laughing and joking? And how. We see it all. They are always in great harmony. It’s true, they are often joking. Without hesitation, without malice. “They are two very smart people. Maybe at a certain point in their careers they had different ideas. Some differences. “And that may be so. But then things go on. They understand situations. There is no problem, in short.”
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Martino: Doors open to Tevez Aug 15, 2014 Tata Martino has ‘opened the doors’ to the Argentine national team to everyone, including Juventus forward Carlos Tevez. The 30-year-old has not played for the Albiceleste since 2011 having fallen out of favour with Alejandro Sabella, missing this summer’s World Cup as a result. However, with Sabella’s exit after the 2014 tournament final, Tevez has had the new Coach indicate his international career may not yet be entirely over. “All the Argentine footballers will have the doors open to them,” Martino has told reporters at his presentation as the new head Coach. “Tevez-Sabella? The decision was purely on football. I do not think any player has had the doors closed.”
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‘Allegri can do great things, if…’ Aug 15, 2014 Gianluigi Buffon has backed Massimiliano Allegri to achieve ‘great things’ with Juventus, provided the players maintain their hunger. The veteran shot-stopper is preparing for the 2014-15 season alongside his Juve teammates under a new Coach in Allegri, following Antonio Conte’s exit after three successful years. On from backing his former boss to succeed at international level with Italy, Buffon has also considered his current tactician at club level equally capable of winning. “We have had three years of winning the Scudetto. A year ago they said it would be difficult to repeat it,” began the 36-year-old to Tuttosport today. “Now that difficulty will increase. Yet, the value of Juve does not change. Our team is in the top two in the table in Italy, and among the top eight in Europe. “Although this team is the brainchild of Conte, I think that Allegri has been signed for his quality and experience, which means knowing how to handle a team like that. Allegri brings forward ideas that are very innovative. And very nice. “Conte won everything in Italy. Pulling everything out of us? Yes, this is true. And I think that we can do well with the fact that someone doing something different has come in. “We will be able to win even with Allegri. I am convinced that he will do great things. But only if on the part of the players we are hungry again. And are available. And have the same will to win as the last few years. It is essential to everything, if we want to continue to do well. “The Scudetto records of last year are unique. Not only for ourselves but for all those who will follow. But I also believe that everyone has within themselves a desire to impress. For personal reasons and for the group. Or both things together. “And the fact that we have proven to know how to win and that we can become great regardless of who is on the bench, there is a nice incentive. “What has Allegri done differently? Allegri has completely different ideas. Formations, patterns. The way to develop the same move. “You can tell the difference right away, if you are dealing with a capable Coach. And he is. It is also easy to learn his new training methods. Or changes related to tactics.”
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Conte is a winner, says Buffon The Azzurri skipper is looking forward to working with the former Juventus boss again and says all Italians should be delighted with his appointment. Aug 15, 2014 Gianluigi Buffon has hailed the appointment of Antonio Conte as Italy coach and feels the 45-year-old will bring a winning mentality to the Azzurri set-up. The former Juventus boss left Turin this summer after three Serie A-winning seasons with the Old Lady and was handed the national team job following Cesare Prandelli's resignation. Buffon believes that every football fan in Italy should be delighted to have Conte in charge of their country. "He will be very good for both the footballing movement and also for individuals in the national team," he told La giornalaccio rosa dello Sport. "He is a natural fundamentalist, but he also has the intelligence and sensitivity to understand and adapt to situations that are not those of a club. "Antonio is a winner as a coach and as a character. It's normal that fans of Juventus' rivals are bitter against him. But I'm sure 95 per cent of Italians would like to have him coach their team and the same is true for the national team." Buffon went on to say that he wants to represent his country at the next World Cup in 2018, by which time he will be 40 years of age. "If I can carry on until 40 and make it to a sixth World Cup, that would really be amazing. No one has ever made six World Cups before. "It's better not to think about this because these four years will be very hard." Carlo Tavecchio was appointed president of the Italian Football Federation (FIGC) despite courting controversy recently for alleged racism, but Buffon feels he will perform his new role well. "I have nothing disagreeable to say - I know him. I think that, at 71, he has great experience on his side. Now we need to find cohesion, unity of purpose."
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Allegri hails Tevez effect The new Juventus coach praised the Argentine’s role in the Bianconeri squad and hopes to win the club a fourth consecutive Scudetto. Aug 14, 2014 Massimiliano Allegri has hailed Carlos Tevez as an "exemplary" player and human being and has set his sights on guiding Juventus to their fourth straight league title. Tevez enjoyed a successful first season with the Serie A giants, scoring 19 goals in 34 league games following his move from Manchester City. Allegri, who took over as Juve coach this summer following the resignation of Antonio Conte, has praised the 30-year-old and has said he is targeting improving on the club's recent performances in Europe. "Tevez is exemplary on a technical and human level," Allegri told reporters. "In general here we have found a group that wants to work and win. "The whole group at Juventus want to win the fourth Scudetto in a row and do as well as possible in the Champions League. "I still have to decide the starting lineup but I want to give everyone playing time." And following speculation of a potential move to Manchester United, Allegri remained muted on the future of Arturo Vidal. "Arturo is a Juventus player. Today he trained regularly but is on a different regime to the rest of squad to improve his condition after the recent operation.”
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Lo scudetto di Pogba È passato un anno, Paul Pogba ha spostato in alto l’asticella e l’ha saltata con le sue gambe lunghe che gli consentono di zompare sul pallone prima degli avversari. Da rookie aveva sorpreso, una stagione dopo è già una pedina fondamentale nell’undici di Antonio Conte. Nessun compagno ha più presenze di lui (35) e solo Buffon ha giocato titolare tante volte quanto il francese (32, con la prospettiva concreta di fare 33 col Cagliari). Guardando all’intero campionato, Pogba è il quattordicesimo giocatore di movimento per minuti giocati (2976, da transfermarkt), terzo tra i centrocampisti, dietro Parolo e Candreva. Prospettive cambiate. Da prima riserva del centrocampo a titolare fisso, tanto da far scivolare Marchisio in panchina. Doveroso citare l’infortunio del numero 8 in Supercoppa. Quella partita, la prima stagionale, Pogba l’aveva iniziato dalla panchina. Quando è entrato ci ha messo tre minuti a segnare. Con Marchisio fuori per infortunio Pogba è partito alla grande, sfruttando al massimo la condizione di avere il posto assicurato. Non l’ha mollato più, anche quando il “Principino” è tornato a disposizione. Più tempo in campo ha significato più gol, 7, contro i 5 del primo campionato. Paul ha variato il repertorio, migliorando negli inserimenti da dietro. Lo scorso campionato 4 dei suoi 5 gol erano arrivati con tiri da fuori, senz’altro il colpo migliore del ragazzo. Quest’anno 4 reti su 7 le ha segnate da dentro l’area. Il più spettacolare resta però quello al Napoli, un capolavoro di coordinazione dopo lo stop sbagliato. La differenza con l’anno scorso, in ogni caso, non l’hanno fatta i gol, ma gli assist. Nessuno in 27 presenze la scorsa stagione, sette quest’anno. Oltre a questi, Pogba ha creato altre 39 occasioni (dato squawka), mettendo un compagno nelle condizioni di tirare. Confrontate con le 22 del campionato scorso si capisce come sia migliorato nel gioco per la squadra, pur avendo ancora molto potenziale inespresso da questo punto di vista. Se è vero che nella Juve solo Lichtsteiner (8) ha fatto più assist di lui, d’altra parte nelle occasioni create sta dietro non solo a Pirlo e Vidal, ma anche a Tevez e Llorente. Resta un giocatore che preferisce concludere personalmente l’azione (con 71 tiri è dietro solo a Tevez nella rosa bianconera), piuttosto che rifinirla. Eppure la sua tecnica gli consentirebbe di fare tutte e due le cose in maniera eccellente. Per il resto nel suo bagaglio deve aggiungere solo un po’ di garra in più, che gli eviterebbe errori come quello contro il Milan (minuto 3:26). Una leziosità che è conseguenza diretta della smisurata fiducia nei suoi mezzi. E che per ora gli impedisce di giocare davanti alla difesa con la stessa efficacia con cui fa la mezzala. Questo è indubbiamente il ruolo in cui si esprime meglio, che gli consente di inserirsi, concludere, rifinire e toccare il pallone quella volta in più senza rischiare di lasciare scoperta la squadra. La ricerca di un gioco più semplice, a uno o due tocchi, è il prossimo passo per diventare un tuttocampista coi fiocchi. La base è eccellente. Pogba sa concludere, fare assist, dribblare (dietro solo ad Asamoah nella Juve per dribbling riusciti), ma anche difendere (è secondo nella rosa bianconera per tackle fatti, 83, dati whoscored). La sua strapotenza fisica (è il miglior centrocampista della Serie A per duelli aerei vinti), poi, gli consente di dominare gli avversari. Non so se valga 40, 50 o 100 milioni. Di certo un altro centrocampista classe ’93 di questo livello in giro per il mondo non c’è. da Calcio Critico
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Lo scudetto di Llorente Quando ci si chiedeva se fosse solo bello… Un pacco da 16 gol. Tanti quanti Ibra, più di Trezeguet ai loro primi campionati italiani. Eppure nella Juve di quest’anno non c’è stato giocatore più criticato e più sottovalutato di Fernando Llorente. Inizio stagione: esordisce in Serie A entrando a Genova contro la Sampdoria all’89′. Poi resta in panchina contro Lazio, Inter e Copenaghen in Champions League. Dopo quattro partite Llorente è già un pacco pronto a tornare in Spagna. Quattro stagioni consecutive da capocannoniere di squadra e 118 gol nell’Athletic Bilbao spazzati via da un titolo. Per di più sul giornale di casa, Tuttosport. La prima partita dopo quella prima pagina, contro il Verona, Llorente è titolare. All’esordio dal 1′ segna il 2-1 decisivo. La titolarità indiscussa arriva a fine ottobre, poi tra novembre e dicembre i suoi gol e le sue prestazioni sono una parte fondamentale della rimonta sulla Roma. La giornata del sorpasso fa gol e assist a Livorno. Quella dopo, contro l’Udinese, il suo colpo di testa nel recupero vale tre punti chiave per lo scudetto, perché creano il primo vero buco tra la Juve e la Roma. Buco mai colmato dalla squadra di Garcia. Il campionato di Llorente si è chiuso con 16 reti e 5 assist in 34 presenze e la media di un gol ogni 156 minuti. Ibrahimovic, nel primo campionato in bianconero, aveva segnato gli stessi gol in 35 presenze, restando però a secco in Champions League. Llorente, invece, ne ha fatti due al Real Madrid. Trezeguet, nella stagione del debutto, era andato in rete 14 volte in 25 presenze in campionato, una volta in Champions. Di sicuro non potrà ripercorrere la carriera di quei due (comprati 22enni, mentre Llorente è stato acquistato nel pieno della sua maturità calcistica, a 28 anni), ma i numeri dell’esordio mettono il “Re Leone” sulla stessa scia. Per la prima volta da quando c’è Conte in panchina la Juve ha avuto due attaccanti in doppia cifra, Tevez e Llorente. Oltre che per i gol lo spagnolo è stato importante per il suo movimento a venire incontro e offrirsi come sponda, portandosi dietro un centrale e creando lo spazio per l’inserimento alle sue spalle. L’incidenza nella manovra d’attacco della Juve è testimoniata dalle 44 occasioni create (ottavo attaccante in Serie A in questa classifica, dato squawka) oltre ai 5 assist serviti. Il totale delle occasioni da gol riconducibili a Llorente fa 49. Solo Pirlo e Tevez hanno fatto meglio nella rosa bianconera. Una sorpresa per chi si aspettava un centravanti statico, forte solo di testa. Per Corrado Orrico Llorente è “privo di mobilità, macchinoso, per nulla in grado di saltare l’uomo, fare un semplice taglio in area e con una scarsa tecnica di base”. Fosse vero l’ex Athletic Bilbao non avrebbe potuto fare una rete del genere. Il gol contro l’Atalanta resta il mio preferito. Smentisce il luogo comune sull’assenza di mobilità o la scarsa tecnica di Llorente. Mostra una rapidità d’esecuzione inusuale per uno della sua stazza (195 cm per 90 kg) e una tecnica individuale di certo non inferiore a tanti attaccanti che giocano in Serie A. Chi lo seguiva anche all’Athletic Bilbao si ricorderà dell’assist per Ibai Gómez nella semifinale contro lo Sporting Lisbona nell’Europa League 2012. La partita-capolavoro della carriera di Llorente, con due assist e un gol nel 3-1 che aveva mandato l’Athletic in finale. Si potrebbe citare pure il colpo di tacco contro il Sassuolo, un’altra smentita dell’immagine di centravantone scarso coi piedi. Poi è ovvio che la sua specialità sia il colpo di testa. Nessun giocatore in Serie A ha segnato di testa tanto quanto Llorente (7 gol). Nei duelli aerei vinti (89) è stato invece il sesto attaccante del campionato. Il nativo di Pamplona si è dimostrato inoltre un ottimo finalizzatore. Tra i primi 10 della classifica marcatori è stato quello che ha tirato di meno. Gli sono bastate 63 conclusioni per fare 16 reti. L’ultima al Cagliari. Praticamente ha fatto un gol ogni 4 tiri. Le sue doti sono state esaltate dai cross di Lichtsteiner, il compagno da cui ha ricevuto più assist. Llorente ha dato quell’alternativa di gioco utile soprattutto contro le difese schierate, dimostrando di non essere esclusivamente un centravanti d’area. Anche per questo si è meritato la pre-convocazione del ct Del Bosque per i Mondiali. Di certo parte dietro Diego Costa, ma tra gli attaccanti spagnoli solo il bomber dell’Atletico Madrid ha segnato più di lui in campionato. da Calcio Critico
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Llorente: We're stronger than before Aug 14, 2014 Fernando Llorente believes that Juventus will be even stronger next season thanks to their summer signings. The Bianconeri have brought in Patrice Evra, Alvaro Morata and Romulo to strengthen the first team. And the striker has insisted that despite losing Antonio Conte, the Old Lady will be even better than they were in their record-breaking campaign last time. “We've got a fantastic group that's been strengthened over the summer,” he told reporters in Singapore. “We can improve and become even stronger.” The former Athletic Bilbao man was then asked about youngster Kingsley Coman, who has joined from Paris Saint-Germain. “Coman's a great talent and a good guy. He's got a really bright future ahead of him.”
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Buffon: League won't be an easy ride Aug 14, 2014 Gianluigi Buffon has admitted that Roma and Napoli won’t give Juventus an ‘easy ride’ this season. The Bianconeri cantered to a third-successive title last time out breaking the 100-point total for the first time. But the goalkeeper has insisted that their nearest rivals will be up for the challenge in the upcoming campaign. “There will be plenty of competition this year and Roma and Napoli won't give us an easy ride,” he told reporters in Singapore. The veteran shot-stopper then commented on his ambition to win the Champions League. “Winning the Champions League would represent the icing on the cake for my career. I'll give it my best shot.”
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Allegri: Vidal's going nowhere Aug 14, 2014 Massimiliano Allegri has once again insisted that Arturo Vidal is not leaving Juventus. The Chile international has been heavily linked with a move away from the Bianconeri this summer, with Manchester United thought to be the most interested party. But the new Coach has claimed that the midfielder will be a key part of his team for the upcoming campaign. “Vidal? He’s not going anywhere,” Allegri told reporters in Singapore. The tactician then went on to comment on the club’s friendly in Asia and his aims for the new season. “This is an important test for our preparations. All matches are different and need to be faced in the right way. “I still haven’t decided my starting XI but I want everyone to get playing time under their belts on Saturday. “Singapore's new stadium is wonderful and futuristic. “Everyone here is aiming to win a fourth consecutive Scudetto and do as best we can in the Champions League.”
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'CL very difficult, but Juve believe' Aug 13, 2014 Fernando Llorente has admitted that it will be ‘very difficult’ for Juventus to compete in the Champions League this season. The Bianconeri were knocked out of Europe’s elite club competition at the group stage last time out. But the Spanish striker believes that that experience could help them into the latter stages during this campaign. “We will give our all,” he told Tuttosport. “It’s clear that things will be very difficult. “But last year, for example, no one thought that Atletico Madrid would get all the way to the final. “We have to work hard in every game, but we have to believe we can do it.” The 29-year-old also commented on his relationship with Alvaro Morata and his former club Athletic Bilbao – who take on Napoli in the Champions League qualifiers. “Alvaro and I have a good relationship. We speak, and I told him how good it was here. “I think the competition for places will be good for everyone. We’ve spent a lot of time together in Turin – he’s a friend, not a rival. “I’ll continue to help him. He’s a great striker and I’m glad he’s here. “Napoli will be favourites, but of course I am cheering on Athletic. I’ve already spoken to some of my old teammates and told them about Napoli. “But if they leave San Paolo with a good result, they have a great chance of going through.”
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Llorente: I'll be even better Aug 13, 2014 Fernando Llorente has assured Juventus fans that he will be even better this season. The Spanish striker scored 18 goals in his first campaign in Italy, but the former Athletic Bilbao man has insisted that having adapted to Serie A, he can now kick on. “I’m really happy to be in Italy,” he told Tuttosport. “In the end I scored 18 goals between the League and the Champions League. “We got the title with a record amount of points. It was a good season for me, even more so because it’s my first outside Spain. “Last year was not easy for me. Although it ended well because of the Scudetto. “This year though, I hope to have more chances and score even more goals.” Llorente commented on his slightly disappointing start to life at the Bianconeri, and the goal at Verona that changed things. “Suddenly I changed after that goal. That really helped me regain my confidence.” The goalscorer went on to assure supporters that Massimiliano Allegri will definitely bring something to the Old Lady. “He’s a great Coach. He won everything in Italy for three years. The fans should have confidence in this team. “We have the same group as last year plus some new names who will be equally as important. “I think our level has been raised. Allegri is a great Coach, and now we have to give him – and the supporters – performances on the pitch.”
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Juventus can win the Champions League, says Llorente The Spanish striker is confident that his side will be scrapping it out for Europe's biggest prize this coming season - despite failing to get out of the group stage last term. Aug 13, 2014 Juventus forward Fernando Llorente is adamant that the Turin club are capable of challenging for the Champions League title this season. The Italian champions, under the tutelage of former boss Antonio Conte, were eliminated from the group stage of the competition last term. However, Llorente feels that Atletico Madrid proved by reaching the 2014 final, where they were beaten after extra-time by city rivals Real, that it is possible to compete with the continent's richer clubs. "I think Juventus belong in the group [who will fight for the Champions League]," the Spain international told Tuttosport. "We have to try. It's obvious that it'll be very difficult. But last year, for example, no one thought that Atletico Madrid could come so close to winning it. "In football, anything can happen. We have to work very hard in order to have a crazy year. We must believe, dream that we can do it." Llorente went on to admit that he had some teething problems when he first moved to the club last summer but feels that he can be proud of his first season in Serie A. "Last year it was very hard for me at first," the towering striker continued. "In the first few months, I wasn't used to Conte's work. "After the summer training camp in Chatillon, I felt physically sick and morale was low. But 18 goals is a good season. "I hope to do better now. I hope to have more chances in every sense. Fans must have confidence in this team; we are even stronger."
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Allegri: Australia Has Shown Juventus Lots Of Love Aug 12, 2014 Juventus boss Massimiliano Allegri is grateful for all of the love the team had received during their trip to Australia to face the A-League All Stars, but admits that the Old Lady still have some work to do ahead of the new Serie A season. The Bianconeri were able to secure a narrow 3-2 win over the A-League All Stars on Sunday and the tactician feels that more training is needed before the start of the 2014-15 campaign, though he’s confident in Juve’s ability to be ready in time. Allegri spoke through his official Twitter about Juventus’ Australia visit and conceded that pleasing the fans was more important than winning. “There is so much love for Juventus in Australia,” said the former AC Milan coach. “We may have won the match but to entertain this audience is the greatest satisfaction.” The 47-year-old also spoke to Tuttosport about what his team still need to do in order to prepare for the upcoming Serie A campaign. “We made too many mistakes, at the individual level, and not only in defence,” he said. “But the boys had heavy legs from all the hard work we’ve done during our two days in Sydney. “Certainly we still lack a bit of rhythm that we’ll need to find in the league, but we are working well and we are working hard for it.”
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Leonardo Bonucci interests Arsene Wenger? Aug 12, 2014 Arsenal manager Arsene Wenger has reportedly added Juventus centre-back Leonardo Bonucci to his list of potential defensive additions. It is believed that Wenger is in the market for a new defender following his decision to allow club captain Thomas Vermaelen to join Barcelona earlier this week. German internationals Mats Hummels and Benedikt Howedes have been linked with moves to the Emirates Stadium in recent days, but Bonucci is also high on Wenger's wishlist, according to Tuttosport. The 27-year-old joined Juve from Bari in 2010 and he has gone on to win three Serie A titles with the Turin-based outfit.
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Evra: I Knew I Had Joined A Great Club When I Chose Juventus Aug 12, 2014 Juventus defender Patrice Evra has revealed that he’s happy to have joined a great club like the Old Lady. The 33-year-old arrived at the Bianconeri from Manchester United in July and he admits that he was excited to sign with a club that has a great history and was glad to be reunited with former Red Devils team-mate Carlos Tevez. Evra spoke through the official Juventus Twitter page to answer some questions from the club’s fans and insisted that Ryan Giggs is the best player he’s ever taken the field with, while also commenting on the talent of Juve comrade Andrea Pirlo. “I was happy to come here because I knew I was joining a great team and family with a fine history,” said the France international. “Tevez is like a brother to me. When I saw him again it was as if we’d never been away from each other. “The best player I’ve ever played with is Ryan Giggs. He’s a legend and has maintained his quality over the course of time. “What’s it like playing with Andrea Pirlo? I call him ‘maestro’ because he can spot a pass from anywhere and pick you straight out.”
