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Socrates

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  1. MAURIZIO SARRI https://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_Sarri Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 10.01.1959 Ruolo: Allenatore Soprannome: - Maurizio Sarri Sarri nel 2019 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Allenatore Squadra Juventus Carriera Carriera da allenatore 1990-1991 Stia 1991-1993 Faellese 1993-1996 Cavriglia 1996-1998 Antella 1998-1999 Valdema 1999-2000 Tegoleto 2000-2003 Sansovino 2003-2005 Sangiovannese 2005-2006 Pescara 2006-2007 Arezzo 2007 Avellino 2007-2008 Verona 2008-2009 Perugia 2010 Grosseto 2010-2011 Alessandria 2011 Sorrento 2012-2015 Empoli 2015-2018 Napoli 2018-2019 Chelsea 2019- Juventus Maurizio Sarri (Napoli, 10 gennaio 1959) è un allenatore di calcio italiano, tecnico della Juventus. Biografia Figlio di operai (il padre lavorava all'Italsider di Bagnoli, quartiere di Napoli), Sarri è cresciuto a Castro (provincia di Bergamo) e successivamente a Faella (frazione del comune di Castelfranco Piandiscò, nella provincia di Arezzo); in gioventù si divide tra il ruolo di calciatore dilettante e dipendente della Banca Toscana a Firenze, Londra, Germania, Svizzera e Lussemburgo. Nel 1999, quando è alla guida del Tegoleto, lascia il lavoro per dedicarsi esclusivamente alla carriera di allenatore. Caratteristiche tecniche «Ho scelto come unico mestiere quello che avrei fatto gratis. Ho giocato, alleno da una vita, non sono qui per caso. Mi chiamano ancora l'ex impiegato. Come fosse una colpa aver fatto altro.» (Maurizio Sarri, Il Foglio, 30 novembre 2014) I capisaldi del gioco di Sarri, definito anche come «sarrismo», sono: difesa a quattro con giocatori schierati in linea alta; il riferimento dei suddetti non è l'uomo bensì la palla, come da tradizione della difesa a zona. Si diploma presso il Centro Tecnico di Coverciano nel 2006 con la tesi "La preparazione settimanale della partita". Carriera Inizi: dalla Seconda Categoria all'Eccellenza Sarri all'interno dello spogliatoio agli esordi da allenatore dello Stia Inizia ad allenare a Stia e prosegue a Faella, entrambe in Seconda Categoria. Dopo tre stagioni compie un doppio salto andando in Promozione, ottenendo i primi risultati positivi con Cavriglia e Antella: portate in Eccellenza. Sansovino, Sangiovannese, Pescara e Arezzo Nel 2000 è scelto dal Sansovino, che in tre stagioni guida dall'Eccellenza alla Serie C2, vincendo playoff e Coppa Italia Serie D nella stagione 2002-2003. Nella sua ultima stagione alla Sansovino è soprannominato "Mister 33" dal giornalista Fabrizio Ferrari. Trentatre non rappresentava il numero preciso delle soluzioni adottate sulle palle inattive, ma voleva dare un'idea della grande varietà di schemi e quindi di quanto lavoro dedicasse Sarri alla cura dei particolari. Nel 2003, in seguito alla vittoria della Coppa Italia Serie D riceve la deroga per allenare in Serie C2 e il presidente della Sangiovannese, Arduino Casprini, lo prende alla guida della squadra valdarnese. All'esordio nel calcio professionistico ottiene la promozione in C1 nel 2003-2004 e l'ottavo posto nel successivo campionato di terza serie. Il 18 giugno 2005 si dimette. Il 9 luglio 2005 firma col Pescara ed esordisce in Serie B, nella stagione 2005-2006 traghettandola all'undicesimo posto, con conseguente salvezza con tre giornate di anticipo. Il 30 giugno 2006 si dimette. Il 31 ottobre passa all'Arezzo dopo l'esonero di Antonio Conte. In Coppa Italia l'Arezzo raggiunge i quarti di finale, eliminando il Livorno che milita in Serie A, venendo eliminato dal Milan (0-2 a Milano, 1-0 al ritorno). Il 13 marzo 2007 viene esonerato, lasciando però alla storia dei risultati che rimarranno nella storia del club toscano: il 2-2 in casa della Juventus di Didier Deschamps e il 2-2 al San Paolo di Napoli. Avellino, Verona e Perugia Il 18 luglio 2007 inizia una brevissima esperienza con l'Avellino: si dimette il 23 agosto, dopo la gara di Coppa Italia persa con l'Ascoli 0-2, senza cominciare il campionato di Serie B, ritenendo di non poter lavorare in quella che viene da lui descritta come «una situazione priva di programmazione e organizzazione». Il 31 dicembre subentra all'esonerato Davide Pellegrini sulla panchina dell'Hellas Verona in Lega Pro Prima Divisione. Il 28 febbraio 2008 è esonerato dopo aver ottenuto un solo punto in 6 giornate con 5 sconfitte consecutive, e col Verona all'ultimo posto in classifica. Il 23 settembre subentra all'esonerato Giovanni Pagliari a guida del Perugia in Prima Divisione e viene esonerato il 15 febbraio 2009 dopo la sconfitta di Gallipoli. Grosseto Il 24 marzo 2010 sostituisce l'esonerato Gustinetti al Grosseto, nelle ultime 11 giornate di campionato. Alessandria Nell'estate del 2010 Sarri, che pure dopo l'esperienza di Perugia aveva manifestato l'intenzione di non voler allenare più in terza serie, fu convinto dai nuovi presidente e direttore sportivo dell'Alessandria (Giorgio Veltroni e Nario Cardini, con cui aveva positivamente lavorato al Sansovino) a firmare per la squadra piemontese, in Prima Divisione; l'ingaggio fu sottoscritto il 6 luglio. L'Alessandria balzò ai vertici della classifica già dopo le prime giornate del campionato 2010-2011; Sarri consolidò l'utilizzo del modulo 4-2-3-1 (che già in precedenza aveva sperimentato in luogo del 4-3-3), valorizzò un buon numero di calciatori destinati a salire di categoria (Pucino, Ciancio, Croce, Scappini) e dimostrò abilità nella gestione del gruppo soprattutto quando, nel corso del girone di ritorno, la società si ritrovò alle prese con gravi difficoltà economiche, con l'improvviso abbandono del presidente e con il coinvolgimento di questi nel caso «Scommessopoli»; in questo senso l'allenatore fu protagonista di gesti eclatanti, proteggendo pubblicamente i calciatori («Questo è il gruppo più pulito che ho avuto la fortuna di allenare, è un affronto vedersi inseriti in quell'elenco») e manifestando l'intenzione di dimettersi quando si paventò la sostituzione di alcuni componenti dello staff. Adottò in questo periodo, infine, l'utilizzo della tuta durante le gare ufficiali, abitudine che lo contraddistinse negli anni a venire (in precedenza utilizzava abiti di colore nero, abbandonati per ragioni scaramantiche). L'Alessandria chiuse il campionato al terzo posto, ottenendo il suo miglior risultato sportivo in oltre 35 anni e la qualificazione ai play-off per la promozione in Serie B; raggiunto quest'ultimo obiettivo, al termine di una gara contro la SPAL, Sarri dichiarò: «Sappiamo tutti bene come siamo partiti, in otto e un paio di "Berretti" il 20 luglio, e soprattutto quello che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere, senza una società alle spalle, perché sono tre mesi che il presidente non si fa vedere e sono quattro mesi abbondanti, da dicembre, che non vediamo gli stipendi. E sono 40 giorni che viviamo in questo vortice di notizie societarie [...] con la testa che, inevitabilmente, va anche a quello che succede, o non succede, fuori dal campo, ma anche con l'obbligo di ritagliarci, comunque, qualche ora, quotidianamente, per lavorare, per allenarci, per preparare la partita. In mezzo alle difficoltà, ma con questi ragazzi straordinari che si sono meritati questo traguardo». Ai play-off i grigi furono estromessi per mano della Salernitana in semifinale, esperienza che l'ambiente alessandrino ricorda con rammarico e rivendicando pesanti torti arbitrali. Terminata la stagione, l'Alessandria – già provata dalla crisi societaria – fu retrocessa a tavolino in Seconda Divisione a seguito della già citata inchiesta sul calcioscommesse; Sarri, che era stato rinviato a giudizio per omessa denuncia, venne prosciolto. Allettato dalle offerte dell'ambizioso Sorrento, nell'estate 2011 Sarri scelse di lasciare la compagine piemontese; ricordato a tutt'oggi dalla tifoseria grigia – nonostante la breve permanenza – come uno dei tecnici preferiti (in un sondaggio svolto dal giornale locale «Il Piccolo» nel 2012 risultò il secondo allenatore più amato della storia dell'Alessandria), ebbe a dichiare che «l’Alessandria insieme al Pescara sono le due squadre dove mi sono trovato meglio». Sorrento Il 7 luglio firma col Sorrento, militante nel campionato di Lega Pro 2011-2012.[36] Il 14 dicembre è esonerato con la squadra sesta in classifica (partita con penalizzazione di 2 punti), sostituito da Gennaro Ruotolo. Empoli Il 25 giugno 2012 firma un contratto con l'Empoli. In avvio di campionato i risultati stentano ad arrivare e dopo 9 giornate si ritrova in ultima posizione con solo 4 punti totalizzati, ma dopo alcune settimane la squadra comincia la rimonta e chiude al quarto posto: qualificatosi ai playoff, perde la finale per l'accesso in Serie A col Livorno, dopo aver sconfitto il Novara in semifinale. Nella stagione 2013-2014 l'Empoli finisce al secondo posto, ed è quindi promosso in Serie A. Nella stagione 2014-2015 esordisce con gli azzurri in massima serie conquistando la salvezza con 4 giornate d'anticipo: conclude il torneo al 15º posto ottenendo 42 punti (8 vittorie, 18 pareggi, 12 sconfitte) e l'Empoli viene considerata la rivelazione del campionato. Il 19 maggio 2015 l'ex capitano della squadra toscana Ighli Vannucchi gli consegna il premio "Leone d'Argento". Il 4 giugno seguente si dimette, nonostante avesse altri due anni di contratto col club toscano. Lo stesso giorno ritira ad Amalfi il premio "Football Leader - Panchina Giusta" assegnato dall'Associazione Italiana Allenatori Calcio. Napoli Sarri sulla panchina del Napoli nel 2016-2017. L'11 giugno seguente firma col Napoli, subentrando a Rafael Benítez. Esordisce in campionato il 23 agosto 2015 al Mapei Stadium di Reggio Emilia affrontando il Sassuolo di Eusebio Di Francesco, perdendo 2-1. Il 17 settembre esordisce da allenatore nelle coppe europee, portando il Napoli a battere 5-0 il Bruges in una sfida di Europa League, prima vittoria di Sarri sulla panchina partenopea. Tre giorni dopo, il 20 settembre, ottiene la sua prima vittoria in campionato, battendo al San Paolo la Lazio 5-0. Il 30 novembre, grazie alla vittoria per 2-1 sull'Inter, riporta il Napoli al primo posto solitario in massima serie, a distanza di oltre 25 anni dall'ultima volta (stagione 1989-90, anno del secondo scudetto del Napoli). Il 10 dicembre 2015 conquista la sesta vittoria su sei partite in Europa League, ottenendo il record di punti (18 su 18) della competizione nella fase a gironi, il record di gol fatti (22 in 6 partite) e subiti (3 in 6 partite) sempre nella fase a gironi della competizione. Il 10 gennaio 2016, vincendo 1-5 sul campo del Frosinone, il Napoli si laurea Campione d'Inverno in Serie A con 41 punti in 19 partite, l'ultima volta fu nella stagione 1989-1990, anno del secondo scudetto. Il 7 febbraio vincendo in casa 1-0 (goal su rigore di Higuaín) contro il Carpi, il Napoli centra l'ottava vittoria consecutiva in campionato, record assoluto per la società partenopea in Serie A. Chiude la prima stagione sulla panchina azzurra al secondo posto in campionato con conseguente qualificazione diretta in Champions League facendo registrare, per la società partenopea, i nuovi record di: punti (82) e vittorie in campionato (25), reti stagionali in tutte le competizioni (106), maggior numero di reti realizzate (80) e minor numero di reti subite (32) nei tornei di A a 20 squadre. Il secondo anno sulla panchina azzurra termina al terzo posto in campionato, qualificandosi per i preliminari (poi vinti) di Champions League contro il Nizza. Riesce, inoltre, a migliorare alcuni dei record della società partenopea, raggiunti nella stagione precedente, stabilendo nuovi primati per quanto riguarda punti (86), vittorie in campionato (26), reti stagionali in tutte le competizioni (115) e reti realizzate (94) nei tornei di A a 20 squadre. Il terzo anno sulla panchina azzurra termina, nuovamente, al secondo posto in campionato con conseguente qualificazione diretta in Champions League. In questa stagione migliora ulteriormente il record di punti (91), vittorie in campionato (28) e minor numero di reti subite (29) nei tornei di A a 20 squadre. Il 23 maggio 2018, dopo tre stagioni alla guida degli azzurri, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis annuncia l'interruzione del rapporto con il tecnico toscano. Chelsea Sarri sulla panchina del Chelsea nella stagione 2018-2019. Il 14 luglio 2018 sottoscrive un accordo come nuovo tecnico del Chelsea, coadiuvato dai vice Gianfranco Zola e Luca Gotti. Esce sconfitto dalla prima partita ufficiale, il Community Shield perso contro il Manchester City di Guardiola. Esordisce in Premier League l'11 agosto, vincendo per tre reti a zero la trasferta contro l'Huddersfield Town. Il 24 febbraio perde, dopo i tiri di rigore (3-4), la finale di Coppa di Lega sempre contro i Citizens. Sei giorni prima era uscito dalla FA Cup agli ottavi per mano del Manchester United. Il 9 maggio 2019, vincendo ai rigori contro l'Eintracht Francoforte dopo l'1-1 dei tempi regolamentari, raggiunge la finale di Europa League. In Premier League arriva invece terzo con 72 punti, a 26 punti dalla capolista Manchester City. Il 29 maggio 2019, battendo l'Arsenal per 4-1 in finale, vince la UEFA Europa League, conquistando il primo trofeo in ambito internazionale: l'ultimo allenatore italiano a riuscirci era stato Alberto Malesani nel 1999. Juventus Il 16 giugno 2019, dopo l'annuncio della rescissione contrattuale con il Chelsea, viene nominato nuovo tecnico della Juventus. Controversie Coinvolto nello scandalo del calcioscommesse, il 1º giugno 2012 il procuratore federale Stefano Palazzi richiede per lui un anno di squalifica per omessa denuncia. Il 18 giugno seguente viene prosciolto dall'accusa in primo grado. Il 19 gennaio 2016, verso la fine del quarto di finale di Coppa Italia perso dal Napoli contro l'Inter, durante un diverbio con l'allenatore interista Roberto Mancini, gli rivolge degli insulti omofobi. Il 21 gennaio successivo il giudice sportivo condanna l'allenatore napoletano a 2 turni di squalifica in Coppa Italia e ad un'ammenda di ventimila euro per insulti pesanti. Palmarès Club Competizioni regionali Eccellenza: 1 - Sansovino: 2000-2001 (girone B) Competizioni nazionali Coppa Italia Serie D: 1 - Sansovino: 2002-2003 Competizioni internazionali UEFA Europa League: 1 - Chelsea: 2018-2019 Individuale Panchina d'argento: 1 - 2013-2014 Panchina d'oro: 1 - 2015-2016 L'allenatore dei sogni: 1 - 2016 Premio Nazionale Enzo Bearzot: 1 - 2017 Gran Galà del calcio AIC: 1 - Miglior allenatore: 2017 Trofeo Maestrelli: 1 - 2018
  2. Kean bella impressione

    Kean, possibile l’Ajax nel suo futuro? Le ultime sulla trattativa. FONTE De Ligt è sempre più vicino alla Juventus. Secondo quanto riportato da la Gazzetta dello Sport, Paratici sta pensando di inserire nella trattativa con l’Ajax come pedina di scambio l’attaccante Kean, richiesto anche dall’Everton. La sua grande ultima parte di stagione infatti, ha fatto lievitare prezzo ed attenzioni ed ora il numero 14 bianconero ha tutti gli occhi puntati addosso. Diversi i club che si sono fatti avanti, ma ora un prestito all’Ajax potrebbe essere l’opportunità giusta per crescere ancora.
  3. Juventus Transfer Market

    Juve sacrifice Kean for De Ligt? https://www.football-italia.net/139889/juve-sacrifice-kean-de-ligt Jun 25, 2019 Juventus are reportedly weighing up the possibility of sending striker Moise Kean to Ajax in part exchange for Matthijs de Ligt. Juve remain locked in talks for De Ligt, with Corriere della Sera claiming there was a four-hour meeting between sporting director Fabio Paratici and the defender’s agent Mino Raiola on Monday. Gazzetta dello Sport goes on to explain that Juve could offer Kean to help facilitate the Dutchman’s arrival, despite the considerable distance over personal terms. The 19-year-old broke into the Bianconeri’s first team last season, scoring seven goals in 17 appearances. However, he has yet to sign a new contract and is also the subject of interest from Premier League side Everton. Moreover, the Old Lady would have been unimpressed with his conduct while on Italy Under-21 duty, his tardiness excluding him from the Azzurrini’s final Euro U21 game against Belgium. Although Juve are prepared to sell him for at least €30m, La Gazzetta warns they want to include a buyback option, which neither the player nor Raiola are willing to accept. Il Corriere, meanwhile, writes Blaise Matuidi’s future similarly came up for discussion, the midfielder ‘tempted’ by a possible return to France with Monaco.
  4. De Ligt alla Juve: si fa. Trovata l'intesa con Raiola Trovato l'accordo sull’ingaggio con l’agente, che ora incontrerà l’Ajax per chiudere. Il difensore si vede già bianconero FONTE La Juventus e Matthijs De Ligt avanzano a braccetto. La fumata bianca è sempre più vicina e, salvo rallentamenti, potrebbe arrivare entro la fine della settimana. Merito dei colloqui positivi di ieri tra i bianconeri e il super agente Mino Raiola, il grande regista dell’affare. Dopo il decisivo blitz monegasco di Pavel Nedved di dieci giorni fa a casa del manager italo-olandese e il cambio di marcia impresso dal ds Fabio Paratici nei giorni scorsi, nelle ultime ore la Juventus e Raiola hanno trovato un’intesa di massima sul contratto che legherà il 19enne capitano dell’Ajax ai bianconeri. La definizione del quinquennale è entrata nell’ultima fase, quella dei dettagli: 7.5 di fisso e ricchi bonus per avvicinarsi ai 12 netti messi sul piatto dal Psg. Mancano ancora le firme, ma l’ottimismo si rafforza. I rapporti tra la Juventus e Raiola sono eccellenti e di conseguenza la possibilità che sorgano degli imprevisti è ridotta al minimo. I bianconeri hanno grande fiducia in Raiola e viceversa. Tutti gli indizi portano in un’unica direzione: la chiusura positiva dell’affare De Ligt-Juventus. Sensazioni sottoscritte da chi conosce bene il Golden Boy 2018 di Tuttosport, dato di rientro dalle vacanze alle Bahamas con la fidanzata. Vertice con l'Ajax Limato il contratto, adesso la Juventus dovrà definire con l’Ajax il prezzo del cartellino di De Ligt. Un passo importante, decisivo e costoso, ma tracciato. I campioni d’Olanda hanno deciso di sacrificare il loro capitano da mesi e da altrettanto tempo hanno stabilito con Raiola dei parametri di vendita: si viaggia tra i 70 e gli 80 milioni con i bonus.
  5. FRANCO CAUSIO Ha il merito di fare del calcio e del suo ruolo di ala, un’arte, un modo di esprimersi; irresistibile con la palla al piede, inventa uno stile di gioco, che in molti hanno cercato di copiare e che è rimasto impresso nella mente di molti tifosi. Il suo miglior periodo è senza dubbio legato alla Juventus degli anni Settanta e alla Nazionale di Enzo Bearzot. Il suo esordio avviene nella stagione 1964-65 nella squadra della sua città, il Lecce, che in quell’anno militava in Serie C. L’anno successivo passa alla Sambenedettese sempre in Serie C.Nel 1966 approda nella Juventus di Heriberto Herrera che lo fa esordire in Serie A, appena diciannovenne, contro il Mantova, il 21 gennaio 1968: «Avevo solo diciassette anni e non posso negare che l’impatto fu molto duro. Io ero un ragazzo del Sud e la Torino di fine anni Sessanta era una città difficile. Vivevamo nel pensionato di Via Susa e non è, francamente, un bel ricordo. Ci rimasi solo un anno, perché, dopo aver esordito nella Juventus, andai a Reggio Calabria».Successivamente, viene mandato al Palermo, per consentirgli di fare esperienza e maturare. Nella squadra rosanero, che milita in Serie A, il giovane Causio si fa conoscere a livello nazionale: «Avevo vent’anni quando sono arrivato a Palermo. Ero di proprietà della Juventus, che mi aveva mandato la stagione precedente alla Reggina in B. L’impatto con la città è stato bello, ho ancora tanti amici e per me è stato importante l’incontro con Di Bella. Era una persona eccezionale. Mi ha insegnato a giocare per la squadra. “Ricordati – mi diceva – non bisogna giocare per te stesso, ma per gli altri: sei bravissimo e se lo capirai, diventerai un grande”. E mi ha anche insegnato com’è la vita, che non è soltanto quella che si vive su un campo di calcio».Ritornato a Torino nel 1970, Franco Causio, non trova ancora un posto da titolare, ma in quella stagione riesce comunque a farsi notare segnando sei reti. Il giorno del raduno è il 24 luglio 1970. Causio è lì, capelli abbondanti, occhiate basse quasi torve: «Sono venuto per giocare. A Palermo ero titolare, la stessa cosa sarà nella Juventus. Sono il più forte».Ma è nella stagione successiva che, sotto la guida di Vycpálek, Causio trova lo spazio che merita giocando undici campionati con la maglia bianconera e vincendo sei scudetti, una Coppa Italia e una Coppa Uefa: «L’inizio non fu dei più semplici, perché non credevano molto in me e, se sono rimasto alla Juventus, devo ringraziare Armando Picchi. Fu lui a farmi giocare dieci minuti contro il Milan così che, in base al regolamento, non potevo più essere ceduto. Il mio, insomma, è stato un successo fortemente cercato, voluto».Professionista esemplare e molto attaccato al proprio lavoro, lo testimonia la carriera lunghissima, ha convissuto a lungo con il luogo comune, falsissimo come tutte le frasi fatte, di genio e sregolatezza. Viceversa, è sempre stato un serio lavoratore (anche in allenamento) anche se, è inutile negarlo, ha sempre cercato la giocata vincente, il guizzo per decidere l’incontro rifiutando, quasi sdegnoso, il passaggino banale, il tocco laterale per nascondersi: «Alla Juventus c’erano regole ferree: in campo non si gesticolava, non si protestava con gli arbitri. E se sbagliavi Boniperti ti toccava nel portafoglio. Non temeva affatto dei voti riportati dai giornali. Il lunedì ti incontrava e ti diceva: “Ti hanno dato sette, ma per me ha giocato da cinque”».Nella stagione 1983-84 passa all’Udinese, l’anno seguente all’Inter poi una parentesi al Lecce e nella Triestina, dove chiude la carriera a trentanove anni suonati: «La Juventus pensava al futuro che non poteva più essere di Causio, ma di Marocchino, di Fanna che scalpitavano tra i rincalzi. Peccato, perché a Udine ritrovai l’estro delle annate migliori e perché ero tutt’altro che sul viale del tramonto, tanto è vero che giocai ancora otto anni! Mi dispiace, perché fossi rimasto anche solo un anno, avrei giocato anch’io nella Juventus dei Platini e dei Boniek».Impossibile sfuggire all’Avvocato Agnelli: «Ci sono state le telefonate alle sei del mattino, gli arrivi in elicottero a Villar Perosa. E invitava Boniperti a farmi tagliare i capelli e Giampiero rispondeva: “Lo lasci stare”. L’Avvocato sapeva veramente tutto, lo avevo soprannominato l’Enciclopedia. Una sera mi ha invitato a cena a casa sua, aveva una cineteca immensa. Abbiamo visto “Il profeta del goal”, il film realizzato da Sandro Ciotti, un altro grande, su Cruijff. E, dell’olandese, Agnelli sapeva tutto».Causio esordisce in Nazionale il 29 aprile 1972, a Milano, in Italia-Belgio 0-0, ma il vero esordio era due mesi dopo, il 17 maggio a Bucarest, Romania-Italia. Zoff; Spinosi e Marchetti; Agroppi, Rosato e Burgnich; Causio, Mazzola, Boninsegna, Capello e Prati. Finisce 3-3 e Causio segna il goal di un illusorio 3-2. Con la casacca azzurra disputa sessantatré incontri e realizza sei goal. Partecipa al Mondiale del 1974 giocando poco, ma in seguito con Bernardini prima e Bearzot poi diventa per molti anni padrone assoluto della maglia azzurra numero sette. Gioca in maniera ottima il Mondiale argentino del 1978 in cui segna anche un goal nella finalina contro il Brasile. Entra a far parte, a dieci anni dal debutto in Nazionale, all’età di trentatré anni, anche della rosa che conquistò il Mundial 1982.Chiude la carriera in azzurro il 12 febbraio 1983, dopo undici anni di servizio, in Cipro-Italia 1-1: «La Nazionale che uscì al primo turno in Germania, nel 1974, era forte. Solo che si parlava troppo, riunioni su riunioni, del dualismo Mazzola-Rivera. In quell’occasione ho apprezzato Gianni Rivera soprattutto come uomo. In Argentina, nel 1978, abbiamo giocato il calcio più bello di tutto il Mondiale. Non siamo andati in finale perché, contro l’Olanda, eravamo convinti di aver già vinto dopo aver chiuso 1-0 il primo tempo. Bearzot mi sostituì con Sala per farmi riposare in vista della finale. Invece, gli olandesi fecero due goal e addio finale. A Bearzot voglio un bene dell’anima e gliene avrei voluto, anche se non mi avesse portato con la Nazionale in Spagna nel 1982. Conosco il grande Vecio, come lo chiamo con affetto, da quando avevo sedici anni. Lui era allenatore in seconda del Torino ed io feci un provino con i granata. Poi le Nazionali dall’Under 20 a quella maggiore».C’è un ricordo che Franco Causio si porterà sempre: lo scopone con Pertini sull’aereo che riportava a casa l’Italia Campione del Mondo del 1982: «Indelebile. Io ero in coppia con Bearzot, il presidente con Zoff. Io feci una furbata: calai il sette, pur avendone uno solo. Pertini lo lasciò passare e Bearzot prese il “Settebello”. Abbiamo vinto così quella partita». C’è tutto il repertorio di Causio: il sette, la finta, l’avversario disorientato. Ma stavolta non era un terzino, era il Presidente della Repubblica. Che si arrabbiò moltissimo.VLADIMIRO CAMINITIQuante volte abbiamo convenuto sul calcio come il gioco più perverso e più meraviglioso del mondo! Quante volte l’ouverture della forza del destino sembra creata per la parabola infinita raccontata dal pallone. Causio è stato un grande, un grandissimo fantasista. In lui rivive il barocco leccese, quella forma di pittura che evoca altezze e squisitezze del pensiero. La Puglia è tanta parte del paese, quando si parla di sport. Un certo Pietruzzu Mennea ha annichilito le tesi longobardiche sul Sud negato alle conquiste dello sport. Da Costantino a Causio si dirama tutta la verità che spiriti gretti non hanno saputo leggere. Causio inizia la sua favola a San Benedetto, su un campo verde sfiorato dal mare, tra gli schiamazzi di una splendida gioventù. Alla Juventus lo ha segnalato uno dei massimi crani tecnici di sempre, l’imperturbabile segreto dolcissimo Viri Rosetta. La Juventus Io ingaggia e lo manda a farsi le ossa a Reggio Calabria e Palermo. Quando rientra dal prestito ai rosanero, nel luglio 1970, Causio sa già il suo futuro. Imbatte nel vostro scrivagante, nell’antistadio, il giorno del raduno e della partenza per Villar Perosa, e gli fa: «Scrivilo, io sono il più forte, non posso che giocare titolare». Naturale che lo scrivo, e nemmeno rido sotto i baffi, perché di fatto alla Favorita Causio aveva sfavillato in quel campionato di A 1969-70 e tutti (Boniperti in testa) scommettono sul suo talento.Nel campionato 1970-71, Causio entra in conflitto con il povero sventurato Picchi. Del resto, con chi non conflittuerà il nostro leccese gradasso? Giocherà venti partite, andando a segno cinque volte; a tratti, a sprazzi, il suo talento sarà evidenziato in una squadra che si sta rifacendo un’ossatura e un avvenire. L’avvenire della Juve bonipertiana, l’avvenire di Causio. Una volta, Boniperti dichiarerà che per essere grande, grandissimo, a Causio è mancata la precipua dote dello stoccatore. Ha insomma girato troppo al largo da quella che Heriberto nel suo italiota definì una volta “bocca del lupo”. Nel calcio, parabola della vita, tot capita tot sententia, ma attenzione, il giudizio di Boniperti è importante. Io prescindo da questo giudizio dell’amico Giampiero, e continuo a ritenere Causio il grande grandissimo stornellatore che è stato, e sufficienti tutti i goal che ha segnato.Causio è stato soprattutto un’ala. Un’ala con molto di più di Muccinelli, ma anche di Biavati, di Claudio Sala, di Costantino. Un’ala antica e nuova, capace di far tutto. Un’ala, dopo gli anni formativi e degli sprechi esosi di immagini, dal talento lucidato a nuovo, dallo scatto progressivo e la finta irresistibile, come il cross di acutissima percezione. Quanti goal di Bettega si debbono al cross spaziante, smarcante di Causio? Io l’ho soprannominato Brazil. Nella solita opera informativa leggo che l’avrebbero fatto i tifosi della Filadelfia. Per quelli resta il Barone, peraltro apposizione geniale. Il barone del calcio, ma un barone arricchito dai piedi. I piedi fastosi, barocchi di Causio. La sua scelta del tempo, la sua capacità di rovesciare tutto il fronte del gioco con una genialità tattica unica, la sua sensibilità di uomo portato alle cose belle (e alle donne belle), tutto me lo farà prediligere. Il fondo del carattere ingenuo e generoso, da vero pugliese. Non importa se dovunque vada, i camerieri degli alberghi lo descrivono come superbo e intrattabile. Causio ha qualche complesso freudiano, una ritrosia personale che lo rende difficile, ma a saperlo capire ci si guadagna. È l’operazione che fa Trapattoni, quando giovane allenatore subentra alla Juventus e lo trova asso già affermato. Parola non riusciva a domarlo. Occorre tanta fermezza con Causio. Anche e specialmente perché la domenica renda come può e sa. L’ago della bussola juventina spesso è lui. Furino riconosce in questo leccese gradasso l’unico giocatore capace di fare la differenza, me lo dice più volte; nemmeno con Zoff e Bettega sarà così ricco di riconoscimenti. E Furino è l’anima plebea, il cuore nobile della squadra.Il miglior Causio lo vedo in azione in Argentina. Finché i miei occhi non si chiuderanno, avrò ricordi consolatori per le rughe e le stanchezze; Verdi, Bellini, Vivaldi, Beethoven, Mozart; i miei classici: Tolstoj, Čechov, Maupassant, Balzac, Verga; i miei campioni, Causio tra questi. Ognuno di noi si porta addosso un carico di mestizie personali, a me ne sono toccate tante. Appena apro gli occhi, ogni giorno. Il calcio mi consola e mi rallieta. L’Argentina è tantissime cose: i lustrascarpe dalle rughe viziose, con la camicia di seta, seduti davanti ai negozi di lusso delle avenidas, le strade sbattute da una pioggia impietosa che da un momento all’altro restituisce i cieli salotti dell’azzurro; una città giovane come Mar del Plata, o una metropoli infinita come Buenos Aires. L’Argentina è tantissime cose. Le cose degli emigranti, queste bandiere che nello stadio dal prato appena sbocciato con il suo verde tenero, essi stringono sgolandosi con le lacrime agli occhi. Io ho conosciuto più Italia in Argentina nel 1978, di quanta non ne avessi conosciuta da adulto nel paese della partitocrazia. L’Italia della nostalgia assiste Causio nei suoi assoli stupendi, nelle sue fantasie inimitabili. L’Italia finisce quarta, ma lui ha saputo raccontare agli emigrati la patria lontana meglio del più squisito musicista o del più geniale romanziere. Quando un calciatore diventa messaggero di civiltà!Al termine della stagione 1980-81, che è stata ancora scudettata, Causio arriva logoro di gloria, ma anche di polemiche. C’è l’astro contingente Domenico Marocchino e con Trap l’intesa non è più perfetta. È finito in panchina proprio lui, l’eccelso fantasista. Nel destino delle cose umane, è di nascere e di tramontare. Per molti, forse anche per il Trap, Causio ha chiuso il suo ciclo, è finito come campione. E così è ceduto all’Udinese. Qualcuno, anche il mio bravissimo Trap, ha visto male. Marocchino non manterrà certe promesse, Causio giocherà tre campionati splendidi nell’Udinese, prima di iniziare un’altra carriera all’Inter, a Lecce, a Trieste. Soltanto un’ala? Il ruolo di ala ammodernatosi nei tempi del calcio della tivù e delle strategie applicate; un grande, un grandissimo artista.NICOLA CALZARETTA, “HURRÀ JUVENTUS” GENNAIO 2012Franco Causio, il Barone. Prodotto nobile del Salento, una terra fertile di talenti. Ha poco più di sedici anni quando Luciano Moggi, che lavora per il settore giovanile bianconero, lo adocchia durante un provino. La leggenda narra che trascorsi i primi dieci minuti di partitella, il giovanissimo Causio, dopo l’ennesima giocata brasiliana, fu invitato a fare la doccia. Si racconta che il ragazzo, caratterino pepato, non la prese bene, pensando a una bocciatura. Tutt’altro. L’uscita anticipata era per togliere il gioiello dalla vista di altri occhi. Parte l’avventura torinese. È il 1966, Causio si allena quasi sempre con la Prima Squadra, divide la camera con Tino Castano, il capitano. Heriberto Herrera lo scruta, ma non lo ritiene ancora pronto per il debutto. Intanto la Juventus vince lo scudetto e l’anno seguente c’è anche la Coppa dei Campioni. Causio, classe 1949, attende con pazienza e umiltà l’occasione. Che arriva, all’improvviso, il 21 gennaio 1968. Ricorda bene quel momento? «Eravamo in ritiro a Mantova, domenica mattina. Stavo bevendo un caffè, quando arriva Sarroglia, il massaggiatore, che mi dice di salire su in camera dal mister, senza aggiungere altro».Lei immaginava il motivo di quella chiamata? «No. Corsi subito da lui e bussai alla porta. “Entra ragasso”, mi disse. La camera era in penombra, le finestre socchiuse. Vidi solo la sagoma di Heriberto».Scena tenebrosa, preoccupato? «Un po’ di fifa ce l’avevo. Heriberto era un tipo tosto, molto severo. Durante le riunioni si doveva alzare la mano per parlare. Avevamo timore di lui. Era un bravissimo preparatore atletico, ma peccava dal punto di vista della comunicazione e questo non gli ha consentito di farsi capire dai giocatori. In certe occasioni ci voleva il semaforo in campo».Ma è vero che aveva la fissa per la bilancia? «Era attentissimo all’alimentazione. Ci pesava tutti i giorni, prima e dopo l’allenamento. E se non avevi perso qualcosa, ti multava. Il povero Erminio Favalli era quello più tartassato».Torniamo a quella domenica mattina. «Entrai nella stanza e gli dissi che ero lì perché me lo aveva detto il massaggiatore. E lui, senza scomporsi e con il solito intercalare spagnoleggiante, mi fa: “Luis (Del Sol, ndr) è indisponibile, tocca a lei. Oggi penso che sia il suo momento”. Andò così».E lei? «Ricordo che balbettai qualcosa, tipo: che significa? E lui: “Se la sente oggi?”. Come no, risposi. “La fascia destra, me la deve consumare”, aggiunse».A quel punto il messaggio era chiaro. «Chiarissimo. Tornai giù nella hall e feci festa con i compagni».Cosa le è rimasto di quella prima volta? «La riunione tecnica prima della gara e c’ero anch’io, perché a quei tempi le riserve non partecipavano alla preparazione della partita. Poi ricordo la maglia, anzi la camiciona, con lo scudetto sul petto. Avevo il numero otto, ma in realtà giocai all’ala destra. Fed una buona gara, anche se la partita finì 0-0. In campo mi aiutarono tutti, in particolar modo Cinesinho. Il Cina che purtroppo oggi non c’è più, è stato un grande maestro per me».C’è qualcun altro oltre a Cinesinho che le ha fatto da fratello maggiore? «Tutti, da Bercellino a Salvadore, da Del Sol a Tino Castano. Lui mi ha insegnato cosa vuol dire giocare per la Juventus, lo stile e l’educazione, non solo in campo, ma soprattutto fuori. E poi Haller, un fuoriclasse: con i piedi giocava a flipper. Da lui ho imparato qualche utile trucchetto». NICOLA CALZARETTA, “GS” MARZO 2014Oggi, di ritorno dal Brasile, terra di sua moglie Andreia, festeggiai sessantacinque anni con il “Guerino”. Sorridente, disponibile, confidenziale. Si commuove quando parla del babbo, di Armando Picchi e di Gianluigi Savoldi. Amareggiato solo quando ripensa a certi trattamenti ricevuti nel post carriera («La riconoscenza nel calcio non esiste»). Ma lui è uomo di campo, capace di superare in dribbling qualunque avversario. Causio è un uomo felice. Tre figli: Barbara e Francesco nati dal primo matrimonio e Gianfranco, ventuno anni, calciatore nel Tribase, avuto da Andreia. Commentatore per SKY, non ha più il capello voluminoso anni Settanta, né i baffoni. Ma in fatto di eleganza, non lo batte nessuno. Non si è Barone per caso, giusto? «È un soprannome al quale sono molto legato. Me lo dette il giornalista Fulvio Cinti de “La Stampa” nei miei primi anni a Torino, perché mi piaceva vestire in giacca e cravatta e per come mi muovevo in campo».Vladimiro Caminiti, invece, ti chiamava Brazil. «Lui fotografò così il mio modo di giocare, per la fantasia che mi portava a fare dei numeri a effetto e spettacolari. Ma sempre al servizio della squadra».Doti naturali o acquisite con il lavoro? «La base era buona, affinata dalle tante partite fatte per strada. Spazi stretti, condizioni di gioco al limite. Poi ci sono stati anche gli insegnamenti e i segreti rubati ad alcuni campioni, tra cui Helmut Haller».La tua storia parte da Lecce. «Lecce è la mia città e la mia prima squadra. Devo moltissimo ad Attilio Adamo, un maestro. Lui mi ha forgiato da ragazzino e mi ha fatto fare il primo salto di qualità».Era il tuo sogno quello di fare il calciatore? «Come per tutti i ragazzi. Sono stato fortunato perché ho avuto l’appoggio della famiglia. Mio padre Oronzo, che si faceva un bel cesto con il suo deposito di bombole di gas, mi ha sempre incoraggiato. Non si navigava nell’oro, io non volevo pesare troppo sul bilancio. Così ho fatto anche il garzone di bottega da un barbiere».Possiamo dire che la ruota ha iniziato a girare presto e bene grazie a uno sciopero? «È vero. Verso la fine del campionato 1964-65 i giocatori del Lecce si rifiutarono di giocare perché non venivano pagati. Quindi buttarono dentro noi del vivaio. Io avevo sedici anni. Feci tre partite, una di queste contro la Sambenedettese allenata dall’ex Nazionale Alberto Eliani. Gli piacqui e mi volle con sé l’anno dopo. A San Benedetto mi accompagnò il mio maestro Adamo. La sua vicinanza fu fondamentale. La Samb, comunque, mi trattò bene. Dei soldi che prendevo, metà li mandavo in famiglia. Solo anni dopo seppi che mio padre metteva i soldi in un libretto intestato a me».Nelle Marche ci stai un anno. Alla fine della stagione c’è subito la Juve: il sogno si avvera. «A vederla così sembra che la strada sia stata lineare, invece in quell’anno ne sono successe di tutti i colori. La parola magica era: provini. Ogni volta erano speranze che si accendevano e delusioni che ti colpivano. Su di me c’erano molte attenzioni, oltretutto facevo parte delle Nazionali giovanili ed ero spesso a Coverciano, all’epoca una vetrina privilegiata. Normale che le grandi squadre volessero fare il colpo e così, quasi ogni settimana, c’era qualche provino da fare. Ne ho fatti tanti, davvero. Per il Mantova, l’Inter, il Torino. Quella è stata l’esperienza più forte anche perché sono stato per un po’ a Torino, mi allenavo al Filadelfia, si usavano gli spogliatoi del Grande Torino. Fu lì che incontrai per la prima volta Enzo Bearzot, allora vice di Nereo Rocco. Sembrava fatta, avevo già scelto la camera nel pensionato, dove sarei stato l’anno dopo».E invece? «“No gà el fisico”, così disse qualcuno. A Bearzot, anni dopo, glielo rinfacciai. E lui un giorno mi fece vedere le relazioni che aveva scritto. Tutte ottime. La bocciatura venne dall’alto».Più arrabbiato che dispiaciuto? «Tutte e due le cose. Ricordo che dopo Samb-Bari, in cui feci anche il goal partita, Eliani mi disse di andare a Forlì a fare una prova per la Juve. Ma io non ne avevo nessuna intenzione».Poi, però, ci hai ripensato. «Sì. Però anche lì mi fecero saltare i nervi. Inizia la partita, nei primi minuti faccio quello che mi pare e segno due o tre goal. All’improvviso mi dicono di uscire. Non capisco e mi si chiude la vena. Presi Eliani e gli dissi che non ne potevo più e che di provini non ne avrei più fatti. In estate arriva un telegramma a casa mia. Viene da Torino. Lì per li penso ai granata, magari si sono ricreduti. Lo apro e c’è scritto di presentarsi in Galleria San Federico, sede della Juventus. C’è voluto un bel po’ perché riuscissi a capire quello che mi stava succedendo».Tenevi alla Juve? «No. Tifavo per il Milan, e in particolar modo per Dino Sani, un regista di una classe immensa. In più avevo un debole per Jair, l’ala destra dell’Inter».Estate 1966: sei un giocatore della Juventus. «Contento, molto. Mi accolsero il presidente Catella e Giordanetti. Mi misero in camera con Tino Castano. E poi guardavo Leoncini, Del Sol, Favalli e Cinesinho, gran giocatore. Ero come un bimbo alle giostre. Non avevo ancora diciotto anni, ma mi allenavo sempre con la Prima Squadra».E il 21 gennaio 1968 arriva l’esordio in A contro il Mantova. Era nei programmi? «No, quello di Guido Onor, che debuttò con me, sì. Io non sapevo nulla. Eravamo in ritiro a Mantova, era domenica mattina e stavo giocando a flipper. All’improvviso arriva Sarroglia, il massaggiatore che mi dice di salire subito in camera dal mister. Non aggiunge altro».Perché, dopo quell’esordio, la Juve non ti ha confermato? «Era giusto così. Dovevo farmi le ossa. Mi mandarono prima alla Reggina in Serie B e poi al Palermo in A. Trovai due famiglie, con legami che durano ancora oggi. A Reggio Calabria, Armando Segato mi fece crescere molto sul piano tecnico e tattico. In Sicilia, Carmelo Di Bella mi forgiò caratterialmente».Ma la Juventus credeva in te o no? «Penso di sì, anche se negli accordi del prestito al Palermo, il diritto di riscatto fu riservato ai siciliani. Mi ricordo sempre la partita contro la Juve. Feci impazzire Cuccureddu. Alla fine venne da me Boniperti, già dirigente ma non ancora presidente. Mi disse: “Ma tu sei nostro, lo sai?”. “Sì, ma avete lasciato al Palermo la facoltà di riscattare il mio cartellino”».La storia racconta che alla fine di quel campionato, comunque torni a Torino. «Estate 1970. La Juventus completa la rivoluzione iniziata un paio di anni prima con Furino, Morini, Cuccureddu e Anastasi. Con me tornarono o arrivarono molti altri ventenni, tra cui Bettega, Spinosi, Novellini, Landini. C’era anche Titti Savoldi, tecnicamente era il più bravo di tutti. È morto qualche anno fa dopo aver sofferto tanto. Mi è dispiaciuto: avrei voluto salutarlo».Una “Giovane Signora”, affidata a un allenatore giovanissimo: Armando Picchi, appena trentacinque anni. «Devo molto a Picchi. Di fatto mi tolse dal mercato, nell’ottobre 1970, facendomi giocare nel secondo tempo contro il Milan alla quarta giornata. All’epoca le regole non consentivano di essere trasferiti nella stessa serie in caso di presenze in campionato. In quella prima Juventus gli spazi erano intasati. C’era Haller. E poi Capello, Marchetti. Picchi cercava di trovare il giusto equilibrio».Si può dire che avesse un debole per te? «Sicuramente. Mi chiamava “maestro” e diceva: “Nella mia vita ho chiamato così solo due giocatori: Mario Corso e Franco Causio”. Dopo la trasferta in Ungheria contro il Pécsi Dózsa, in cui feci il goal decisivo, ero convintissimo di giocare la successiva partita in campionato. E invece rimasi in panchina ma Picchi disse a chi scendeva in campo che gli rodeva tenermi fuori».Il destino è stato avverso con Armando Picchi. «Provo ancora un dolore lacerante. Quando morì, lo avremmo voluto salutare con la conquista della Coppa delle Fiere, ma nella doppia finale con il Leeds ci andò male. Di Armandino mi piace ricordare la gaffe che facemmo uno dei primi giorni di ritiro a Villar Perosa. Eravamo sul balcone dell’albergo. A un certo punto arrivò una Jaguar. Scese una ragazza stupenda, bellissima. Puoi immaginare i commenti. Poi, all’improvviso, da sotto la terrazza, comparve il mister: “O’ buhaioli, è la mi’ moglje!”. La figuraccia era oramai fatta, ma con quella battuta ci si fece tutti una gran risata».La malattia di Picchi porta a Čestmír Vycpálek. «Cesto era una brava persona, grande intenditore di pallone. Ma la vera guida della Juve era Boniperti».Che nell’estate del 1971 viene nominato presidente. «Il ruolo naturale per lui, grandissimo calciatore, juventino doc e dirigente formidabile. Era il capo carismatico del pianeta Juventus. Presenza costante, interveniva spesso, sia nei momenti belli che in quelli di difficoltà. Con noi giocatori sapeva usare il bastone e la carota, ma ci difendeva sempre. E poi, anche se c’era qualche dissidio interno, non usciva mai niente».Era lo stile-Juve? «Non era solo giacca e cravatta e capelli corti. Ma anche e soprattutto educazione. Fuori e dentro il campo. Chi la domenica prendeva un giallo perché protestava con l’arbitro, veniva multato. Con lui non si sgarrava, e il giorno dei reingaggi, si presentava con le foto degli avversari che ci avevano battuti. Boniperti era il perfetto uomo di azione dell’Avvocato».Nella tua personale videoteca, qual è l’immagine più significativa della tua carriera? «Credo Juventus-Inter del 23 aprile 1972. Mia tripletta e 3-0 sui neroazzurri. Mancavano tre giornate alla fine e con i due punti la Juve superò il Torino al primo posto in classifica. Subito dopo arrivò la convocazione in Nazionale e il 29 aprile, contro il Belgio, feci il debutto con la maglia azzurra sostituendo nel secondo tempo Domenghini, un altro dei miei giocatori di riferimento. Mancò la ciliegina del goal; che sfiorai soltanto. Avevo ventitré anni. Nella Juve ero titolare. Dopo il debutto entrai nel giro della Nazionale. Feci anche il Mondiale in Germania. Poi, però, Fulvio Bernardini, si dimenticò di me. La cosa mi faceva strano. Era un periodo in cui il commissario tecnico chiamava chiunque per rifondare la Nazionale. Mi richiamò, spinto da Bearzot, che nel frattempo lo aveva affiancato. Dovette intervenire Boniperti per convincermi ad accettare, perché non volevo saperne».Ti dipingevano come arrogante e presuntuoso. «Nel mio lavoro volevo essere il numero uno. E lo sono stato. Ho lavorato sempre al massimo, ho dato l’esempio, nessun allenatore mi ha mai rimproverato per scarso impegno. Avevo un bel carattere, sì. D’altra parte, se non lo avessi avuto, sarebbe stato un casino. Il mio motto è sempre stato: farsi rispettare, rispettando. Il mondo del calcio è un mondo di paraculi».Tu hai mai fatto il paraculo? «Talvolta ho dovuto fare il fesso per convenienza. Una volta, alla Juve, tornammo tardi in ritiro. C’era Italo Allodi, come dirigente bianconero. Mi volevano mandare via. Allora, davanti alle minacce di Allodi, feci il finto pentito, mi scesero anche delle lacrime. Ma dentro di me lo stavo mandando abbondantemente a quel paese».E in campo hai mai fatto finta? «Le finte le facevo per saltare l’avversario. No, in campo non puoi fingere. E poi alla Juve si doveva vincere, altro che storie».E difatti nel 1972 arriva già il primo scudetto. «È quello cui sono rimasto più legato. Una vittoria anche di Armando Picchi. Un grande traguardo che ci aprì le porte alla Coppa dei Campioni».Troppo forte l’Ajax che vi batté in finale nel 1973? «Quello era uno squadrone, senza dubbio. Di qua ci furono un po’ di errori, non ultimo che fino a mezzora prima della partita, non si sapeva ancora chi avrebbe giocato. Nella stanza dei bottoni c’erano molti dubbi».Delusione? «Parecchia, ma anche rabbia. Con la Coppa dei Campioni in mano, avrei fatto mille volte il giro del campo, mentre loro quasi se ne fregavano. La tenevano in mano, così, come se fosse una coppetta qualsiasi».Ma intanto stava nascendo il mito della Juve degli anni Settanta, cinque scudetti in dieci anni. «Vero. Dopo la rivoluzione del 1970, Boniperti ogni anno inseriva uno o due giovani di qualità, tutti potenziali campioni: Gentile, Scirea, Tardelli, Cabrini. Senza contare che nel 1973 erano arrivati Zoff e Altafini».Che cosa aveva di speciale quella Juve? «Eravamo tutti dei leader nel proprio ruolo e ciascuno metteva a disposizione della squadra il suo talento. Il gruppo era solido. C’erano le cene al ristorante Due Lampioni o a casa di qualcuno di noi. C’era Zoff capo barzellettiere e sul pullman si ascoltavano le canzoni di Lucio Battisti. La più gettonata, “Il mio canto libero”».Quanto ha inciso l’arrivo di Trapattoni? «Avevamo appena perso lo scudetto del 1976. Carlo Parola, una cara persona, juventino vero, si fece da parte e Boniperti replicò l’operazione Picchi offrendo la panchina a Trapattoni, che aveva trentasette anni».E l’estate del 1976 e ti presenti in ritiro con due baffoni da cow-boy. Motivo? «Al di là che erano di moda, un omaggio a mio padre».Non è l’unica novità: il Trap ti dà il numero sette. Ala destra, è questo il tuo ruolo? «Ho sempre giocato in quella zona, anche come mezzala, specie nei primi anni alla Juve quando c’era Haller, un tedesco-napoletano, con, la paura dell’aereo e della moglie. Tecnicamente era un fenomeno, gli ho rubato molti segreti. Non era il massimo del dinamismo e mi lasciava volentieri la fascia. Mi diceva: “Io vado via, tutta tua la zona. Tu non chiama palla, io vedere te”».Insomma, ti cambiava poco. «Diciamo che, senza la figura classica del regista che Trapattoni e Boniperti avevano accantonato, quella Juve faceva un 4-3-3, con Scirea libero di avanzare, Tardelli e Benetti che si inserivano e Furino tergicristallo e centrocampo. Davanti, Boninsegna punta centrale con il sottoscritto e Bettega a fungere da registi di attacco e con il compito anche di tornare a centrocampo. Una squadra fortissima».Infatti, arrivarono due scudetti consecutivi, di cui uno record e la prima coppa internazionale. «È stata una delle formazioni bianconere più forti di tutti i tempi. Cento per cento italiana. La notte di Bilbao con la conquista della prima Coppa Uefa rappresenta uno dei momenti più belli della mia carriera. Senza dimenticare il viaggio di ritorno su un aereo messo a disposizione dell’avvocato Agnelli, in una notte di temporali».La Juventus di quel periodo fa sempre più rima con Nazionale. In Argentina eravate in nove. «Che Mondiale! Una storia da raccontare. Intanto per quanto e come fu diversa da quella, allucinante, vissuta quattro anni prima in Germania. Furono commessi tanti errori, il primo quando furono assegnati i numeri delle maglie con la netta divisione tra titolari e riserve. Si scatenarono le proteste, si facevano continue riunioni, già in treno: veniva Allodi, capo delegazione, e ci convocava tutti in uno scompartimento. E poi Chinaglia. E le polemiche su Mazzola e Rivera. Devo dire che proprio in quelle circostanze ho potuto apprezzare la grandezza di Gianni Rivera, anche come persona. Tra l’altro il destino volle che fossi proprio io a dargli il cambio contro l’Argentina, nella sua ultima gara con la Nazionale».Torniamo al 1978, che forse è meglio. «Mica tanto se ripenso alla vigilia della partenza per Buenos Aires. Avevamo la critica contro, specie dopo lo 0-0 con la Jugoslavia a Roma. Ma eravamo imballati, perché avevamo ripetuto la preparazione. Ci siamo ripresi subito, con le partite che contano. Cabrini, all’esordio assoluto, era uno che spaccava gli equilibri. Paolo Rossi ha meglio assortito il reparto offensivo. Il resto della squadra ha trovato morale e convinzione, proponendo il calcio più bello di tutto il torneo. L’Italia era in cima al mondo. Non c’era la moda di cantare l’inno, ma quando lo sentivo mi veniva la pelle d’oca e capivo di rappresentare il mio paese».Sapevate cosa stava accadendo fuori? «No. Uscivamo scortati, questo sì. Io ho avuto piena cognizione di tutto leggendo il libro di Massimo Carlotto, molti anni dopo. È stato un colpo allo stomaco. Posso dire che sono doppiamente felice di aver battuto l’anno dopo l’Argentina nella gara celebrativa con il Resto del Mondo, di cui facevo parte. Vincemmo 2-1, con un uomo in meno e rovinammo la festa a Videla».Si poteva vincere il Mondiale argentino? «Mi verrebbe da dire di sì. Tutto è passato dalla partita contro l’Olanda. Alla fine del primo tempo, sull’1-0 per noi, Bearzot mi ha tenuto fuori per far entrare Claudio Sala. L’idea era quella di risparmiarmi per la finalissima. Che non abbiamo mai giocato».Dopo Argentina 1978, la Juve rallenta. «Il campionato del dopo Mondiale è sempre una corsa in salita. Lo scudetto andò al Milan, noi non fummo mai in gioco, e anche in Europa si uscì subito dalla Coppa Campioni. Ci consolammo con la Coppa Italia, vinta con i goal di due leccesi: Brio e Causio. Ricordo che mi marcava Citterio e che non mi mollò un attimo».Con chi hai avuto i duelli più duri? «Alessio Tendi della Fiorentina, uno che ti dava subito la zampata da dietro. Poi Giulio Zignoli, altro terzino tutto ossa. In campo internazionale, Cooper del Leeds e l’argentino Tarantini. Ma la storia più curiosa è quella con Facchetti. Contro di lui segnai il primo goal in Serie A in Palermo-Inter del 21 settembre 1969. Lui si vendicò realizzando il goal vittoria per i neroazzurri».E arriviamo al 1980-81: perdi il posto da titolare nella Juve e nella Nazionale. «Trapattoni prima delle partite faceva il giro delle camere e mi diceva sempre le stesse cose: “Per questa volta devo chiederti un sacrificio, ti faccio star fuori, metto dentro Fanna o Marocchino”. Sempre la stessa storia. Persa la Juve, anche la Nazionale si è allontanata. Bruno Conti stava facendo benissimo con la Roma e mi soffiò il posto in azzurro, complice una squalifica che avevo rimediato per un rosso contro il Lussemburgo».Per la Juventus sei al capolinea. «Non ho mai saputo da Trapattoni il vero perché. Forse gli rodeva il tunnel che gli avevo fatto diversi anni prima. A parte la battuta, la verità è che dopo undici anni finiva la mia avventura alla Juve senza un motivo. Boniperti non voleva certo rinforzare una diretta concorrente. Serviva una squadra di seconda fascia. Spuntò l’Udinese, io non ero per niente contento. Mi convinsero Dal Cin, il direttore generale, ed Enzo Ferrari, l’allenatore, mio ex compagno al Palermo».Diciamo la verità: un bel declassamento. «Ma io ho tirato fuori il meglio di me. Non mi sentivo finito. L’orgoglio ha giocato una parte fondamentale e uno stimolo forte furono le parole di Bearzot. Mi disse: “Vai nella mia terra, comportati bene. Sappi che io ti seguo. Non ti chiamerò subito, ma se fai bene e non rompi le scatole, io ti porto al Mondiale”. Tirai fuori un campionato da Guerin d’Oro e andai in Spagna. Anche in quell’occasione mi chiamò il Vecio e mi disse: “Bruno Conti è il titolare, le gerarchie sono chiare. Voglio che tu venga per fare gruppo. Sei d’accordo?” Dissi subito sì».E l’11 luglio 1982 giochi la finale di un Mondiale. «Non era previsto e fu un’emozione straordinaria. Fu un regalo bellissimo fattomi da un uomo eccezionale: Enzo Bearzot».Al quadro dei ricordi manca solo il presidente Sandro Pertini. «Lo sai che nella partita di scopone scientifico sull’aereo presidenziale, io bluffai? Tirai un sette, Zoff lo lasciò passare e Bearzot lo prese. Si vinse noi e Pertini si arrabbiò tantissimo. Una scena indimenticabile. Al pari di quella volta che si fece accompagnare dai carabinieri al campo di allenamento dell’Udinese e mi fece portare via dagli agenti perché mi volle a pranzo con sé».A Udine vivi una seconda giovinezza. «Avevo dimostrato che certe valutazioni erano sbagliate, anche alla luce di chi mi aveva sostituito alla Juve. All’Udinese arrivò Zico, che con me si divertì molto. Peccato che a marzo si infortunò. Questo gli ha pregiudicato il trasferimento all’Inter: Dal Cin, nel frattempo diventato dirigente neroazzurro, aveva messo le basi per il doppio colpo: Causio e Zico da Udine a Milano».A proposito: perché proprio l’Inter? «Arrivarono per primi e mi offrirono un buon ingaggio. Posso dirti che si fece vivo anche il Napoli, con Juliano, e perla seconda volta dissi di no. La prima era stata nel 1978, durante i Mondiali di Argentina. All’Hindu Club arrivarono Ferlaino e Gianni Di Marzio per convincermi ad andare al Napoli. Io rifiutai, mentre Bearzot per poco non li caccia via a pedate».E la Juve nel 1984 non si rifece sotto? «Come no? Mi cercò Boniperti. Gli dissi che non sarei tornato finché ci fosse stato Trapattoni. Mi fece piacere. Così come mi fecero piacere le parole dell’Avvocato. Quando tornai in Nazionale, disse ai suoi dirigenti: “Per fortuna che fisicamente era finito!”».Con l’Inter, però, l’annata non è da ricordare. «Ci furono incomprensioni anche con Dal Cin, alla fine della stagione me ne andai. Tornai al Lecce, soprattutto per far contento mio padre e feci altri due anni a Trieste in B. La cosa incredibile è che ho giocato l’ultima partita in A proprio contro la Juve, il 27 aprile 1986, il giorno della conquista dello scudetto ventidue dei bianconeri».Ultima domanda: hai mai segnato alla Juve? «No, ma con l’Udinese nel 1982 ci andai vicino. Rigore per noi, di solito tirava Edinho. Presi il pallone io. Guardai la porta, vidi Zoff e il pallone volò in cielo».
  6. Capello non ha dubbi: "Campionato già chiuso se De Ligt va alla Juve" FONTE "Se la Juve prende De Ligt è finita. Di nuovo. E si passa direttamente alla stagione successiva". Non ha tanti dubbi l'ex allenatore bianconero Fabio Capello, intervistato sul Corriere dello sport sul prossimo campionato di Serie A e, soprattutto, sulla bontà della scelta di puntare sul giovane e talentoso difensore dell'Ajax. Il più forte in circolazione nel suo ruolo, secondo Capello, e quindi già un possibile crocevia per le speranze e le ambizioni di Napoli e Inter, subito tagliate fuori dalla lotta per il titolo qualora la 'Vecchia Signora' dovesse riuscire a regalare a Sarri il classe '99.
  7. Juventus Transfer Market

    'De Ligt will already end title race!' https://www.football-italia.net/139838/de-ligt-will-already-end-title-race Jun 24, 2019 Fabio Capello claims the title race in Serie A will already be over for another season if Juventus sign defender Matthijs de Ligt. Juve are reported to be closing in on a deal for De Ligt, who is already Ajax’s captain and a full Netherlands international at 19 and had been linked with several top clubs, including Barcelona, Bayern Munich and Paris Saint-Germain. “If Juve sign De Ligt then it’s over. Again. And we go directly to the season after,” Capello told Corriere dello Sport. “De Ligt is the best defender out there. He allows you to defend with two, freeing up the full-backs, like he has at Ajax. “With him, Juve will have hit the jackpot. Without him, well, it could help the others get closer. “Let me be clear. When I talk about others, I’m referring exclusively to Napoli and Inter. “Milan, Roma and Lazio won’t participate in the title race for obvious technical delays and financial problems.” The former Roma and Milan boss was then asked about Kostas Manolas’ proposed move to Napoli. “I’ve read about Manolas to Napoli. With him and Koulibaly, as well as a couple more quality reinforcements, Napoli become very competitive.”
  8. La stagione 2019-2020 di CRISTIANO RONALDO

    Cristiano Ronaldo, foto con Michael Jordan: "Noi abbiamo fatto la storia" Il campione della Juve, in vacanza in Costa Azzurra, ha postato sul profilo Instagram uno scatto che lo ritrae in compagnia della leggenda del basket NBA FONTE Due leggende a fianco. E una dedica che la dice tutta: 'We made history', 'Abbiamo fatto la storia'. Così Cristiano Ronaldo nel commento alla foto postata su Instagram nella notte che lo ritrae accanto a Michael Jordan, leggenda del basket Nba. Nemmeno a dirlo, l'immagine ha fatto il pieno di like e commenti. Il mito dei Chicago Bulls, oggi proprietario degli Charlotte Hornets, è a Parigi per un evento promozionale mentre l'attaccante della Juventus si trova in questi giorni in Costa Azzurra. Incontro Sarri-CR7 a Villefranche Proprio a Villefranche, CR7 ha ricevuto la visita di Sarri. nuovo allenatore della Juventus. Un incontro conoscitivo in cui, presente anche Fabio Paratici, l'ex tecnico del Napoli ha già dato delle dritte sul gioco che intende dare alla squadra bianconera e di cui il fuoriclasse portoghese ne sarà protagonista indiscusso.
  9. AS: "De Ligt, Juve a un passo. Sarà il secondo calciatore più pagato della Serie A" Il centrale olandese è sempre più vicino all'approdo in bianconero, manca solo che la società di Andrea Agnelli ufficializzi l'offerta di 70 milioni all'Ajax. Per il 19enne pronto un contratto con cifre da capogiro FONTE Matthijs De Ligt è sempre più vicino alla Juventus. La società bianconera, dopo un lungo corteggiamento, sembra aver vinto la concorrenza di Barcellone e Paris Saint Germain, su tutti, per accaparrarsi le prestazioni del difensore centrale dell'Ajax. Il futuro del 19enne sembrava al Barcellona, come il compagno e amico Frenkie De Jong passatto dai Lancieri ai blaugrana per 86 milioni di euro. Su De Ligt è poi piombato il Paris Saint Germain, che ha cercato di fare leva sulla famiglia del calciatore per convincerlo a scegliere Parigi come possibile destinazione. Decisive per la scelta del calciatore, invece, sembrano essere state le parole di Cristiano Ronaldo al termine della finale di Nations League tra Olanda e Portogallo, quando ha invitato De Ligt a seguirlo a Torino. Mino Raiola, procuratore del calciatore, sembra gradire la destinazione Juventus, convinto che giocare al fianco di uno dei più forti al mondo possa aiutare alla crescita del 19enne di Leiderdorp. Stipendio da capogiro: secondo solo a Cristiano Ronaldo in Serie A Per la conclusione della telenovela De Ligt sembra mancare solo l'ufficializzazione dell'offerta della Juventus all'Ajax: 70 milioni di euro, una cifra importate considerata anche la giovanissima età del calciatore. Qualora la trattativa andasse in porto, stando a quanto riportato dal quotidiano spagnolo AS, la Juventus sarebbe pronta a ricoprire d'oro il calciatore. Il nazionale olandese diventerà il secondo giocatore più pagato in Serie A, alle spalle proprio di Cristiano Ronaldo, davanti a giocatori come Dybala, Pjanic o Icardi e percepirà tre volte di più rispetto all'amico Frenkie De Jong.
  10. Juventus Transfer Market

    Juventus down to De Ligt details https://www.football-italia.net/139823/juventus-down-de-ligt-details Jun 23, 2019 Juventus are trying to rush through the details for Ajax defender Matthijs de Ligt, with Pavel Nedved meeting agent Mino Raiola. Multiple Italian and Dutch sources all now have the same version of events, that De Ligt is favouring Juve ahead of Paris Saint-Germain and Barcelona. Ajax are believed to want €70m and have given the player the option of choosing the club based on personal terms. France Football published a photograph of Juve vice-president Nedved sitting down with agent Raiola in Monte Carlo this weekend, as the Bianconeri are eager to strike while the iron’s hot. Barcelona have reportedly pulled out of the race due to the salary demands, whereas Juve are happy to pay €12m net per year plus bonuses. The concern is that Paris Saint-Germain will relaunch with a new proposal, so Juventus are rushing to get the paperwork ready. Raiola also represents Paul Pogba and the midfielder is eager to leave Manchester United, but if the Bianconeri are paying €70m for De Ligt, it’s unlikely they will also shell out an even higher sum for the Frenchman. They have already resolved the midfield issues with two free agents, Aaron Ramsey from Arsenal and imminently Adrien Rabiot of PSG. View image on Twitter 174 people are talking about this
  11. Nasce la nuova Juventus di Sarri: CR7 centravanti ‘puro’ può battere il record di Higuain Il tanto atteso primo incontro tra la stella della Juventus Cristiano Ronaldo e il neo-allenatore Maurizio Sarri si è svolto in Costa Azzurra. Un incontro conoscitivo e l’occasione per il tecnico ex Napoli di esprimere le proprie idee di calcio che intende portare a Torino. Ma anche del “nuovo” ruolo che ha in mente per il cinque volte Pallone d’Oro perché arrivi a segnare 40 gol in A, battendo il record di Higuain. FONTE Si è svolto ieri in Costa Azzurra il tanto atteso primo incontro tra la stella della Juventus Cristiano Ronaldo e il neoallenatore Maurizio Sarri. Il campione portoghese, attualmente in vacanza sul suo yacht a Villefranche, ha incontrato il nuovo tecnico bianconero accompagnato dal responsabile dell’area sport Fabio Paratici: una riunione conoscitiva in cui l'allenatore ex Napoli ha espresso le sue opinioni sul gioco che intende dare alla Juventus e del “nuovo” ruolo che il toscano ha in mente per il cinque volte Pallone d’Oro perché arrivi a segnare 40 gol in A, battendo il record di Higuain. Sarri vuole un ‘CR9’ Secondo Maurizio Sarri infatti CR7 potrebbe rendere di più giocando da centravanti puro, non più quindi partendo dalla corsia laterale per poi accentrarsi, né abbassandosi per ricevere il pallone sulla trequarti. Secondo il nuovo tecnico bianconero dunque il portoghese dovrebbe giocare principalmente negli ultimi sedici metri ricoprendo il ruolo di terminale offensivo della manovra della Vecchia Signora. Tale posizione permetterebbe al talento di Madeira di risparmiare energie e allo stesso avere maggiori possibilità di concludere a rete sfruttando non soltanto la sua grande abilità nel tiro ma anche quella nel gioco aereo nonché la capacità di anticipare il difensore avversario. Le armi per convincerlo: titolo di capocannoniere e record di Higuain Sia in un eventuale 4-3-1-2 che in un altrettanto eventuale 4-3-3 nei piani dell’allenatore il portoghese dovrebbe infatti fungere da terminale offensivo. Una soluzione questa che, seppur non la più gradita da CR7 (che più che stazionare in area di rigore preferisce arrivarci partendo da fuori, con qualcuno che gli possa aprire gli spazi), lo potrebbe portare a superare il bottino di reti messe a segno nella prima stagione italiana (28 gol totali, 21 in Serie A) permettendogli così di puntare al titolo di capocannoniere del massimo campionato italiano e, chissà, anche al record di marcature in un singolo torneo di A (36 centri) stabilito da Gonzalo Higuain (che potrebbe essere nuovamente suo compagno d squadra) ai tempi del Napoli proprio con Maurizio Sarri in panchina. Tra due settimane la ‘prova del nove’ Per quanto il cinque volte Pallone d’Oro non sia ancora del tutto convinto di questo nuovo ruolo, potrebbe essere proprio la sua continua voglia di superare continuamente se stesso e battere primati a spingerlo ad assecondare le idee del suo nuovo allenatore. Per il momento si è trattato di un primo incontro conoscitivo (il lusitano ha molto apprezzato la premura di Sarri di volerlo incontrare personalmente), ma per la “prova del nove” bisognerà attendere un paio di settimane quando i due si rincontreranno in ritiro per continuare la loro chiaccherata e capire effettivamente in campo se quella pianificata dal nuovo tecnico sia effettivamente la soluzione migliore per la squadra e per mettere Ronaldo nelle condizioni di essere ancor più decisivo. Da Ferguson a Sarri, da ala a centravanti puro: l’evoluzione tattica di Ronaldo Qualora si propendesse dunque per tale soluzione si porterebbe a compimento quell’evoluzione tattica iniziata dal Sir Alex Ferguson ai tempi del Manchester United (che da ala lo trasformò in attaccante di movimento), e continuata da José Mourinho e Carlo Ancelotti prima e da Zinedine Zidane poi in quel di Madrid (che lo hanno alleggerito dai compiti difensivi e lo hanno avvicinato sempre di più alla porta avversaria). Oggi, difatti, Ronaldo ha capito che il suo gioco dev'essere differente dal passato. La forza muscolare è calata per una questione di mera età: ha 34 anni, articolazioni e muscoli sono logorati dal tempo, dagli scatti, dai dribbling e dalle botte subite. Lo sa e ne ha fatto virtù e non è un caso che in queste ultime annate il portoghese corre meno ma resta sempre più al centro della manovra, più vicino all’area di rigore, sfruttando ancor più le proprie qualità tecniche. È inevitabile dunque che il passaggio a numero nove “classico”, a Sarri e non solo, appare l’epilogo perfetto di questa evoluzione nonché il modo migliore per prolungare la carriera di uno dei bomber più prolifici della storia del calcio mondiale.
  12. 7 - Cristiano Ronaldo

    Ronaldo to become CR9 at Juve https://www.football-italia.net/139749/ronaldo-become-cr9-juve Jun 22, 2019 Juventus Coach Maurizio Sarri visited Cristiano Ronaldo on vacation to discuss the new centre-forward role for CR7, which papers are already nicknaming CR9. Multiple sources including La Stampa, Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport and more all state that Sarri and director of sport Fabio Paratici flew out to the Cote d’Azur on Friday for a face-to-face meeting with Ronaldo on his yacht. The former Napoli and Chelsea tactician has already hinted he’d like Ronaldo to shatter the existing Serie A record of 36 goals in a single season, set by Gonzalo Higuain at Sarri’s Napoli. The key will reportedly be to move the Portuguese winger into the False 9 role, following in the footsteps of Dries Mertens and Eden Hazard. Sarri made it clear in his Press conference that he is not stuck with the 4-3-3 system, having used 4-3-1-2 at Empoli and at the beginning of his Napoli career. He intends to speak to the players and adapt his tactics to fit their characteristics, starting with the MVP Ronaldo.
  13. Gigi Simoni colto da un malore, è grave L'ex tecnico del Genoa è ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale Cisanello di Pisa FONTE Gigi Simoni, ex allenatore di Genoa e Inter tra le altre, è stato colto da un malore mentre era nella sua abitazione di San Piero a Grado ed è stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale Cisanello di Pisa in gravi condizioni. Simoni ha compiuto 80 anni lo scorso 22 gennaio e da tempo ha dato il suo addio al mondo del calcio ritirandosi a vita privata, pur continuando a seguire la sua passione. È stato allenatore del Genoa per otto anni, ma è con l'Inter che ha raggiunto il suo punto più alto in carriera, vincendo la Coppa Uefa nella stagione 1997-98, anno nel quale gli fu assegnata anche la Panchina d'oro come migliore allenatore italiano, e andando anche vicino alla conquista dello scudetto. Decine le squadre allenate sia in Italia che all'estero. Il suo ultimo incarico è stato quello di Direttore Tecnico della Cremonese, club per il quale ha ricoperto questo ruolo nella stagione 2013-14 e che portò al trionfo nella coppa Anglo italiana del 1993 da allenatore. Da giocatore ha vinto una coppa Italia con il Napoli nella stagione 1961-62 e il campionato italiano di serie B con il Genoa nella stagione 1967-68. P.S. Simoni ha giocato con la maglia della Juventus nella stagione 1967-1968.
  14. Kean bella impressione

    Italia U21, Kean fuori per motivi disciplinari: ecco cosa è successo L'attaccante della Juve e Zaniolo sono arrivati in ritardo di una ventina di minuti alla riunione tecnica: il ct ha scelto la linea dura. L'attaccante, dato per sicuro titolare alla vigilia del match contro il Belgio, vedrà giocare dalla panchina i suoi compagni di squadra. Il romanista in tribuna: era comunque squalificato FONTE La certificazione di una indiscrezione circolata nel primo pomeriggio è arrivata con le formazioni ufficiali in prima serata: senza Kean in campo. E già, lo juventino ci ricasca. Era successo a Salsomaggiore nel ritiro della Under 19, meno di due anni fa: settembre 2017, Kean e Scamacca vennero pescati in atteggiamenti comportamentali sbagliati e rispediti a casa. Stamattina, un ritardo di venti minuti alla riunione tecnica, insieme a Zaniolo, ha fatto scattare la sanzione disciplinare di Di Biagio per entrambi. Il romanista era comunque squalificato, lo juventino avrebbe giocato eccome e finisce in panchina, non fuori rosa. E l'investitura era arrivarta in modo chiaro dallo stesso ct nella conferenza di vigilia. Ragionando sulle opzioni possibili aveva detto: «Moise sarà in campo». Gli accostamenti con le intemperanze di Balotelli diventano sempre più inevitabili. E a questo punto Kean dovrà riflettere bene su se stesso per non buttare via tutto il talento che ha. Quanto a Zaniolo, c'è solo da augurarsi che sia la fine di un primo semestre 2019 da cancellare o quasi. Ma anche alcuni suoi video social giudicati un po' “fuori clima”, non hanno fatto picere all'ambiente azzurro.
  15. 18 - Moise Kean

    Kean and Zaniolo punished https://www.football-italia.net/139771/report-kean-and-zaniolo-punished Jun 22, 2019 There are reports Moise Kean and Nicolò Zaniolo have been excluded from the Italy U21 squad for tardiness ahead of the crunch match with Belgium. The final group game kicks off tonight at 20.00 UK time (19.00 GMT) at the Mapei Stadium in Reggio Emilia. According to Il Romanista and SiamoLaRoma.it, both Roma midfielder Zaniolo (who was suspended tonight anyway) and Juventus striker Kean (who was expected to start) have been punished by Coach Gigi Di Biagio. They turned up late to a team meeting when preparing tonight’s game and were excluded as punishment. It’s not clear if Kean or Zaniolo would be welcomed back into the fold if Italy continue to the semi-finals, but it is certainly a huge blow just hours before a crucial match. Kean and Zaniolo share a room in the Azzurrini training camp and the Juve teen regularly posts Instagram updates of their antics, singing and dancing. There was also one this afternoon, which was promptly removed after the story broke of his punishment. Ironically, it was of Kean dancing to a song with the lyrics: "Tell me where and when, I won't be late tonight." It means a change of line-up tonight, as Kean was due to start in a trident attack with Patrick Cutrone and Federico Chiesa. 38 people are talking about this Twitter Ads info and privacy
  16. [ UFFICIALE ] Rodrigo Bentancur rinnova fino al 2024

    Juve, Bentancur rinnova fino al 2024: "Voglio vincere tutto" Per il 21enne centrocampista uruguaiano, nella scorsa stagione, 31 presenze condite da 2 reti e 3 assist FONTE Rodrigo Bentancur-Juventus, avanti insieme fino al 2024. È ufficiale il prolungamento di contratto del centrocampista bianconero, in Piemonte dalla stagione 2017/18, per altri cinque anni. Uruguaiano, giovane, non ha ancora compiuto 22 anni, ma già importante. Nell'ultima annata calcistica, con Allegri, ha realizzato 2 reti e 3 assist in 31 presenze. Ora, con il nuovo corso Sarri, punterà a migliorarsi ancora di più. Rinnovo Bentancur, la nota della Juventus "Da due anni è uno dei giocatori che hanno l’onore di detenere le chiavi del centrocampobianconero. Il che, se si guarda la sua carta d’identità, che alla voce età recita 21 anni (ne compirà 22 fra pochi giorni), la dice lunga sulla sua maturità, il suo talento e le sue doti naturali di leadership.Stiamo parlando di Rodrigo Bentancur, che ha appena prolungato il suo rapporto con la Juventus fino al 2024. Rodrigo è, a ragion veduta, un predestinato: basti pensare che ha già vinto ben 4 campionati, i due con la Juve e prima altri due con il Boca Juniors. Gioventù e talento sono due termini ricorrenti se si parla di lui: fra i bianconeri in gol in questa stagione, solo Moise Kean è più giovane di lui, e a proposito di gol, i due che ha trovato nel campionato appena concluso (i suoi primi in bianconero) sono coincisi con altrettante vittorie. Si parlava prima delle chiavi del centrocampo: un compito oneroso, detenerle, che comportavisione delle geometrie di gioco ma anche volontà e spirito di sacrificio. Non a caso, Rodrigo è il secondo fra i centrali bianconeri quanto a palloni recuperati (201, solo Pjanic più di lui). Un recente passato promettente, un presente brillante e un futuro tutto da scrivere. Con la maglia bianconera". Cosa ha detto Bentancur "E' un'emozione incredibile, sono molto contento di rinnovare il contratto con la Juventus. Voglio sfruttare al massimo questa occasione, migliorare e aiutare il club a vincere altri titoli. L'obiettivo e' quello di conquistare tutto il possibile la prossima stagione". Queste le parole del centrocampista della Juventus Rodrigo Bentancur dopo il rinnovo e prolungamento del contratto fino al 2024. "Questa societa' e' incredibile, quando arrivai mi dissero che avrei trovato una famiglia e me lo hanno dimostrato in questi anni - ha dichiarato l'uruguaiano nell'intervista pubblicata dal club bianconero - La Juventus e' una delle tre migliori squadre d'Europa e, come ho detto prima, per me e' un onore restare ancora cinque anni qui. Dove voglio arrivare? Voglio vincere tutto il possibile con questa maglia e poi, come ogni giocatore, sogno di conquistare un Mondiale con la mia nazionale: lavorero' duramente per realizzarlo". Bentancur si e' poi soffermato sul proprio ruolo: "Mi piace giocare a centrocampo, il ruolo non e' importante - ha sottolineato - Mi adatto rapidamente a giocare in ogni posizione anche in nazionale, non ho problemi: in questo calcio bisogna cercare di giocare in tutte le posizioni che servono al mister. Il mio primo gol con la Juve a Udine? Ricordo il cross di Cancelo, c'era Cristiano Ronaldo dietro di me ma sono arrivato prima io. Fu un giorno molto speciale per me, il primo gol con questo club meraviglioso. Poi ho segnato anche a Firenze: lo scambio con Dybala, Ronaldo mi ha portato via il difensore e ho incrociato il tiro. Nella prossima stagione spero di segnare tanti altri gol".
  17. 30 - Rodrigo Bentancur

    Official: Bentancur extends with Juve. 'Win everything with Juve' https://www.football-italia.net/139766/official-bentancur-extends-juve https://www.football-italia.net/139769/bentancur-win-everything-juve Jun 22, 2019 Juventus have officially extended Uruguay international Rodrigo Bentancur’s contract to June 2024. He will be 22 next week and was purchased from Boca Juniors in the summer of 2017 for €12.5m as part of the deal taking Carlos Tevez to Argentina. His contract was due to expire in June 2022, but he has added another two years and significantly increased his salary. It’s reported to be worth €2.7m per year net, while Daniele Rugani is also expected to announce an extension soon. “His career so far can best be described as one with a recent promising past, a brilliant present and a future waiting to be written: all with the Juventus jersey on his back,” read a club statement. This season, Bentancur scored two goals with three assists in 40 competitive games for the Bianconeri. Rodrigo Bentancur said “the goal is to win everything next year” with Juventus after extending his contract to June 2024. “It’s an incredible emotion, I am very happy to renew for another two years,” he told the official club website. “I want to make the most of this opportunity, improve as much as possible and bring many titles to this club. “It’s an incredible club. They told me when I arrived that Juve was a family and they prove this to be the truth every year. They are one of the best three clubs in Europe and it is an honour to stay here for another five years. “The goal is to win everything next year with this club and win the World Cup with Uruguay.” 112 people are talking about this
  18. De Ligt Juve, arrivano conferme: trattativa nel vivo. Cifre e dettagli De Ligt alla Juve, accellerata nella trattativa: tutte le novità sull’affare bianconero. Spunta una clausola rescissoria FONTE Arrivano conferme da Sky Sport: la Juve è forte su De Ligt, talentuoso centrale dell’Ajax. La trattativa con l’agente dell’olandese, Mino Raiola, è ufficialmente entrata nel vivo. Contatti continui in corso per trovare un accordo definitivo sull’ingaggio che potrebbe aggirarsi intorno ai 12 milioni di euro. I bianconeri dovrebbero versare all’Ajax una cifra compresa tra il 65 e i 70 milioni. Spunta inoltre la possibilità di una clausola rescissoria di circa 150 milioni di euro variabile ogni anno. Il difensore classe ’99 non è mai stato così vicino alla Vecchia Signora
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