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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. Chiellini: Juventus Cannot Play Like They Did Against Villarreal The Bianconeri centre-back spotted a few problems in the defeat to the Yellow Submarine, but is certain his team can overcome their difficulties ahead of the start of Serie A... Juventus defender Giorgio Chiellini is not pleased with the 4-1 friendly loss to Villarreal. The player claims that his side were sorely lacking in the match on Friday. "Unfortunately, we were found lacking in many areas. Distance between the players [on the field], positioning, brilliance," he mused to Tuttosport. "We cannot reduce everything to fitness. I think that we were even influenced on a mental level, even unconsciously." The heavy defeat may have cast some doubts ahead of the new season, but the former Fiorentina player is hopeful the Turin-based outfit can learn from their mistakes. "Ferrara rightly said that Juventus cannot allow certain figures. A 4-1 defeat is not for Juve," he suggested. "Of course we can reassure the fans. The fact remains we are working well. We are excited after the success against Real Madrid [in the Peace Cup] and will not let this influence us even now. What matters is that by the beginning of the championship, you will see a great Juve." The 24-year-old has been included in Italy coach Marcello Lippi's squad for the friendly against Switzerland on August 12.
  2. PATRICK VIEIRA Patrick Vieira, classe 1976, nato a Dakar. A 29 anni, uno dei più grandi centrocampisti al mondo, veste il bianconero dopo avere esaltato per nove anni i tifosi dell’Arsenal ed essere diventato, a furor di popolo, il capitano dei gloriosi “Gunners”, trascinandoli alla conquista di tre scudetti, quattro F.A. Cup e quattro Charity Shield. Una carriera che già aveva sfiorato il nostro calcio, visto che, a 17 anni, era stato per pochi mesi al Milan, sotto la guida di Capello, proveniente dal Cannes, la squadra che lo aveva lanciato. Ma il Vieira che conquista con la nazionale francese il Campionato Mondiale 1998 ed il Campionato Europeo del 2000, vinto a spese dell’Italia, è qualcosa di più e di meglio di qualunque pur lusinghiero pronostico. Che si tratti di fior di campione, lo si nota al primissimo impatto. Nel “Trofeo Berlusconi”, che costa caro a Buffon seriamente infortunato, Vieira canta e porta la croce, segnando il goal di apertura e correndo come un pazzo, a destra e a sinistra, a pressare e proporre. Ed in campionato, meglio di così non si può iniziare. Ad Empoli, alla seconda giornata, si conferma uomo ovunque, anche sotto porta avversaria; il suo goal è dirompente, sembra quasi voler annichilire gli avversari quando avanza o prende posizione sui calci piazzati. Risolve alla sua maniera la delicata trasferta di Udine, appena tre giorni dopo concede il bis a Parma, altro campo tremendo. Certo, non sono sempre rose e fiori; a volte va fuori misura esasperando la parte atletica a scapito della tecnica, ma certo tutto si può dire di lui tranne che tolga il piede prima del contrasto. Qualche infortunio ed alcuni stop legati a squalifica limano a volte il suo contributo alla causa, che resta comunque importante. Risolutivo a Chievo alla prima di ritorno, poi un po’ appannato, Patrick riconquista tutta la considerazione di compagni e tifosi nella decisiva trasferta di Siena, che diventa una passeggiata dopo che lui ha risolto, di testa, sovrastando compagni e avversari, il problema di rompere il ghiaccio, segnando il primo goal. Una stagione, la 2005-06, positiva, suggellata da prestazioni di spessore, al Mondiale tedesco, con la maglia della nazionale francese. Poi, il rifiuto di giocare in serie B ed il trasferimento all’Inter. «La Juve nella quale sono stato io è una delle squadre più forti nelle quali abbia mai giocato ed il mio anno a Torino è stata un’esperienza molto positiva. Me ne sono andato dopo un solo anno perché non volevo rimanere in Serie B. Mi è dispiaciuto, ma questa è la vita di un calciatore. Quella stagione in bianconero, però, è stata davvero bella».
  3. Juventus Primavera 1986-1987 Jacolino ne é l'allenatore (seduto, terzo da sinistra)
  4. STEFAN REUTER http://it.wikipedia.org/wiki/Stefan_Reuter Stefan Reuter, classe 1966 come Häßler, è un terzino come se ne sono visti pochi nel nostro campionato. Velocissimo, fluidificante destro in un campionato in cui, per tradizione, chi fluidifica occupa la corsia di sinistra, da Facchetti a Cabrini a Paolo Maldini, giusto per citare i maggiori interpreti. Ma Reuter è un tipo tosto, il Trap vorrebbe usarlo anche come mediano. Peccato che Stefan sia un giocatore dal rendimento incostante e che, spesso, è bloccato da infortuni che gli fanno perdere i momenti chiave della stagione, tutto il contrario dellinossidabile Kohler, arrivato insieme a lui dal Bayern Monaco. Appena arrivato a Torino, si deve operare al menisco. «È stato facile tornare in campo dopo appena diciannove giorni», racconta, «loperazione, effettuata dal professore Pizzetti, è andata benissimo e la rieducazione altrettanto. Del resto, il centro Sisport di Orbassano è attrezzatissimo e dispone dei macchinari più moderni. Volevo operarmi in Germania, ma mi sono fidato dei consigli del dottor Bergamo, il medico della Juventus. Mi ha garantito che in Italia avrei trovato il meglio ed ha avuto ragione». Purtroppo, alla Juventus serve un centrocampista e Reuter è un terzino destro velocissimo. Siccome Stefan proveniva dal Bayern ed aveva vinto il Campionato Mondiale nel 1990 con la sua Nazionale (non stiamo parlando, quindi, di uno sconosciuto proveniente da un campionato alieno), quellerrore è stato semplicemente imperdonabile. È vero che gli infortuni contribuirono a complicargli la vita, ma Stefan non aveva il passo, la visione di gioco, la lucidità e la continuità dazione del centrocampista. Viceversa, come esterno, preferibilmente di una difesa a cinque, avrebbe potuto esibirsi nei suoi numeri migliori: forza, velocità, recupero. In Germania giocò anche qualche partita come difensore centrale, proprio per la sua capacità di andare a prendere lavversario. «Ho cominciato la carriera da libero, nel Norimberga, per essere poi trasformato in mediano nel Bayern. Ma, nella squadra bavarese, ho agito spesso da laterale destro, posizione nella quale posso esprimermi meglio. In Germania, cerano meno obblighi e per questo mi sganciavo di più, allattacco. Qui in Italia, esistono precisi doveri di marcatura e contenimento». Il bilancio finale conta 34 presenze ed una costante incertezza di collocazione tattica che non gli vale la riconferma. Reuter troverà gloria tornando in patria e nel 1997, nel Borussia Dortmund degli ex bianconeri, si vendicherà della Juventus nella finale di Champions League. RACCONTATO DA FILIPPO GRASSIA, SU HURRÀ JUVENTUS DEL GENNAIO 1992: La notizia risale alla primavera del 1990. Reuter divenne juventino quasi contemporaneamente ad Hassler, ma problemi di bilancio (?) e di scelta (?) fecero slittare il suo arrivo di dodici mesi. Quanto bastò alla Juve per soffiarlo al Bayern a prezzo di parametro Uefa, con un risparmio di almeno 4 miliardi sulle richieste del club bavarese. Un grosso colpo. In Italia non labbiamo capito né apprezzato. Portare via un giovane campione alla società più blasonata (anche se attualmente in ribasso) del calcio tedesco è impresa da segnare sullagenda: una cosa è acquistare Rummenigge a prezzo di affezione, a carriera quasi conclusa e muscoli incidentati, unaltra è giocare danticipo con un giocatore alla Reuter ed invogliarlo a prendere la strada del calcio italiano. È quanto i dirigenti juventini sono riusciti a fare. Oggi Reuter è una pedina essenziale della Juve di Trapattoni, che abbisogna di calciatori eclettici. Uno come lui è difficile trovarlo, forse impossibile. Come laterale destro è formidabile. La sua progressione è degna di un centometrista: in unoccasione ha fermato i cronometri sui 10 secondi ed 8 decimi dopo una volata di 100 metri. In corsa diventa incontenibile per via di una statura (181 centimetri) che non è facile riscontrare in un lavoratore del pallone. A vederlo correre su quella fascia viene facile porsi la domanda: ma questo tedesco ce la farà ad andare avanti ed indietro ancora una volta? Statene certi: ce la farà. Il medico del Bayern, dal cognome lunghissimo che ci e vi risparmiamo, si sorprese di fronte alla capacità polmonare di Reuter, capace di trattenere oltre 7 litri daria. Come Coppi o come Merckx, tanto per fare due nomi. Nel calcio si tratta di un piccolo record che garantisce circa la sua forza organica. Chiamarlo Rambo non è poi eccessivo. Chiudiamo la parentesi sulle sue capacità fisico-atletiche e torniamo alleclettismo. Che sia un laterale destro di indubbie doti, abbiamo detto. Qui aggiungiamo che Reuter può giocare stopper oppure libero oppure mediano in mezzo al campo. Mettetelo dove volete, il tedesco dal volto arcigno e dal sorriso mica tanto facile non deluderà. Dimenticavamo che la sua capacità di concentrazione è enorme. Di lui non scriveremo tanto spesso che ha compiuto errori di disattenzione. Guardatelo in campo: la fronte corrugata, la grinta dipinta sul volto scavato, la muscolatura in rilievo, lincapacità di recepire stimoli che non provengano dalla partita. Poi lo guardi fuori dal campo e ti accorgi che Reuter non è un mostro ma dimostra in tutto e per tutto i venticinque anni compiuti lo scorso 16 ottobre. Nel suo curriculum figura la vittoria al Mondiale disputato nel nostro paese. Un segno del destino, che aveva già avuto un prologo nellaprile del 1987, quando il nostro esordì in Nazionale proprio contro lItalia a Colonia. E adesso è pronto a sfondare anche da noi, o meglio a confermarsi. Con il Bayern ha conquistato due titoli. Come dire che è un vincente. Nel suo futuro cè un sogno, quello di vestire i panni del libero: ne ha certamente le qualità che gli derivano da quella forza atletica e morale di cui abbiamo scritto. Chissà che Trapattoni non lo accontenti, affidandogli le mansioni che attualmente sono del brasiliano Julio Cesar. In questo caso lo vedremo alle spalle di Kholer anche in Nazionale. Una coppia eccezionale, non pensiamo ne esista una più affidabile al mondo. Una garanzia in fase divensiva (chi mai sfuggirebbe a Reuter?), ma anche un punto di riferimento per il centrocampo, che potrebbe avvalersi, alternativamente, di uno dei due tedeschi. Per lennesima volta, quindi, Boniperti ha visto giusto. Ed è probabile che, se fosse rimasto alla Juventus, Reuter sarebbe arrivato un anno prima alla società bianconera. E pensare che Stefan, poco prima di essere bloccato dalla Juve, aveva confessato di aspirare a due squadre: una era il Real e laltra era lInter. Invece è finito nella Juve, dove potrebbe rimanere a vita. E non solo per ragioni economiche. Un bel rischio, che ne dite?
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