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Socrates

Tifoso Juventus
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Tutti i contenuti di Socrates

  1. UGO BOTTO Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: 01.01.1880 Luogo di morte: - Data di morte: 01.01.1915 Ruolo: Presidente Presidente della Juventus dal 1899 al 1900 4 partite - 2 vittorie - 2 sconfitte
  2. DONATO BOTTONE Nazione: Italia Luogo di nascita: Polla (Salerno) Data di nascita: 21.06.1988 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2007 al 2008 Esordio: 22.08.2007 - Amichevole - Juventus-Biellese 4-0 0 presenze - 0 reti
  3. LUIGI BOSCA https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Bosca Nazione: Italia Luogo di nascita: Neive (Cuneo) Data di nascita: 04.08.1945 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1964 al 1965 Esordio: 24.02.1965 - Amichevole - Pro Vercelli-Juventus 1-2 Ultima partita: 30.04.1965 - Amichevole - Pinerolo-Juventus 0-4 0 presenze - 0 reti 1 Coppa Italia Luigi Bosca (Neive, 4 agosto 1945) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, attuale allenatore dei Pulcini della Golfodianese. Con le sue 273 presenze (264 delle quali in campionato) è il calciatore con il maggior numero di partite disputate con la maglia dell'Imperia. Luigi Bosca Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Golfodianese Carriera Giovanili 1963-1964 Juventus Squadre di club 1964-1965 Juventus 0 (0) 1965-1972 Imperia 225 (28) 1972-1974 Savona 69 (1) 1974-1975 Juniorcasale 35 (2) 1975-1976 Savona 31 (2) 1976-1977 Imperia 17 (1) 1978-1979 Imperia 22 (0) 1979-1981 Dianese ? (?) 1981-1983 Albenga 13+ (?) Carriera da allenatore 198?-199? Imperia Giovanili 2011- Golfodianese Pulcini Caratteristiche tecniche Arrivato all'Imperia dalla Juventus come mezzapunta, Luigi Bosca era capace di fornire tanti assist per gli attaccanti suoi compagni di squadra. Con il trascorrere della carriera si è trasformato in centrocampista puro. Carriera Giocatore Ad inizio carriera con la Juventus ha vinto una Coppa Italia, senza mai esordire in campionato. Dopo una sola stagione viene ceduto all'Imperia, in Serie D; rimane con la squadra nerazzurra per sette stagioni consecutive, conquistando anche una promozione in Serie C nella stagione 1969-1970. Nell'estate del 1972, in seguito a una nuova retrocessione in Serie D dell'Imperia viene ceduto al Savona, con cui disputa due campionati consecutivi in Serie C, il secondo dei quali chiuso con il terzultimo posto in classifica e la retrocessione in Serie D. Passa quindi al Casale, con cui disputa un campionato in Serie C, per poi tornare per una stagione al Savona. Nel 1976 torna all'Imperia, con cui gioca un campionato in Serie D; dopo una stagione in cui è rimasto inattivo, nella stagione 1978-1979 ha giocato l'ultimo campionato professionistico della sua carriera, in Serie C2 con l'Imperia. Gioca in seguito due stagioni con la Dianese in Promozione Ligure e due stagioni in Serie D con l'Albenga. Allenatore Terminata la carriera da calciatore, ha allenato per molti anni nel settore giovanile dell'Imperia; in seguito ha iniziato ad allenare i Pulcini della Golfodianese Osservatore È stato osservatore per il settore giovanile della Juventus e ricopre tuttora il medesimo ruolo presso il Genoa Cricket and Football Club. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Juventus: 1964-1965 Serie D: 1 - Imperia: 1969-1970
  4. RUNE BÖRJESSON https://it.wikipedia.org/wiki/Rune_Börjesson Nazione: Svezia Luogo di nascita: Göteborg Data di nascita: 05.04.1937 Luogo di morte: Stoccolma Data di morte: 08.02.1996 Ruolo: Centrocampista Altezza: 170 cm Peso: 71 kg Nazionale Svedese Soprannome: - Alla Juventus dal 1961 al 1962 Esordio: 29.11.1961 - Amichevole - Casale-Juventus 0-1 0 presenze - 0 reti Rune Börjesson (Göteborg, 5 aprile 1937 – Stoccolma, 8 febbraio 1996) è stato un calciatore svedese, di ruolo centrocampista. Rune Börjesson Harry Bild e Rune Börjesson Nazionalità Svezia Altezza 170 cm Peso 71 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1971 Carriera Squadre di club 1955-1961 Örgryte 64 (50) 1961 Juventus 0 (0) 1961-1963 → Palermo 38 (10) 1963-1968 Örgryte 60 (33) 1970-1971 Hovås-Billdal ? (?) Nazionale 1958-1961 Svezia 20 (17) Carriera Capocannoniere del Campionato di calcio svedese nel 1959 e nel 1960, viene acquistato dalla Juventus che lo preleva dall'Örgryte IS per la stagione 1961-1962. A Torino resta solo fino al mese di novembre, senza giocare nemmeno una partita, quando viene ceduto in prestito al Palermo con cui finisce la stagione con 15 presenze e 3 reti, rientrando nella trattativa che portò Roberto Anzolin a Torino. Gioca nel capoluogo siciliano anche nella stagione successiva, nella quale colleziona 27 presenze condite da 7 gol, tra cui uno proprio alla sua ex squadra il 9 dicembre 1962. Nel 1964 ritorna all'Örgryte. Palmarès Individuali Capocannoniere dell'Allsvenskan: 2 - 1959 (21 gol), 1960 (24 gol)
  5. BENIAMINO BORCHIELLINI Nazione: Italia Luogo di nascita: Umbertide (Perugia) Data di nascita: 26.06.1954 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1971 al 1973 Esordio: 08.09.1971 - Amichevole - Padova-Juventus 0-3 Ultima partita: 20.08.1972 - Amichevole - Ancona-Juventus 1-4 0 presenze - 0 reti
  6. ANDREA BONETTI Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 08.08.2003 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: Alla Juventus dal 2021 al 2022 Esordio: 09.10.2021 - Amichevole - Juventus-Alessandria 2-1 0 presenze - 0 reti
  7. Se la FIGC aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato, vuol dire che nella famosa "carta segreta" c'era qualcosa che volevano nascondere. Se ora non c'é piú niente di compromettente per loro, secondo me, puó voler dire che hanno voluto prendere tempo. Nel frattempo Chiné ha modificato la carta con la complicitá dei suoi compagni di merenda omertosi che conoscevano il contenuto originale. D'altronde il signorino in questione pare abbia falsificato anche il suo curriculum per poter ambire a far carriera. Questa gente é in grado di fare di tutto per conservare il potere che hanno. Combatterli é un dovere.
  8. GIANLUCA CAMPAGNOLA Nazione: Italia Luogo di nascita: Giavera del Montello (Treviso) Data di nascita: 08.09.1969 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1986 al 1988 Esordio: 09.06.1987 - Amichevole - Ospitaletto-Juventus 3-3 Ultima partita: 14.06.1988 - Amichevole - Albese-Juventus 0-9 0 presenze - 0 reti
  9. LUCIANO CAMOLETTO Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1951 al 1953 Esordio: 13.03.1952 - Amichevole - Juventus-Cenisia 11-1 Ultima partita: 26.04.1953 - Amichevole - Alessandria-Juventus 1-4 0 presenze - 0 reti
  10. FABRIZIO CAMANI Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 28.03.1972 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1991 al 1992 e dal 1993 al 1994 Esordio: 24.10.1991 - Amichevole - Alessandria-Juventus 0-2 Ultima partita: 11.06.1994 - Amichevole - Venezia-Juventus 0-2 0 presenze - 0 reti
  11. SALVADOR CALVANESE SALVATORE LO PRESTI, DAL SUO LIBRO “TANGO BIANCONERO” Salvador Calvanese è stato solo una meteora nella galassia juventina. Arrivato in prestito dal Catania, dove aveva disputato due ottime stagioni (segnando 13 gol in 57 partite), in modo da poterne valutare le qualità in vista di un possibile ingaggio. L’obbiettivo era quello di sostituire l’indisponibile Charles. Calvanese venne utilizzato in quattro delle sei partite giocate nell’ambito della fase eliminatoria della Mitropa Cup, cui la Juventus si era iscritta per far fare un po’ di esperienza internazionale ai suoi giovani giocatori. Con la Juve c’erano anche Atalanta, Fiorentina e Bologna. La Juventus venne inserita in un girone con Dinamo Zagabria, i cecoslovacchi dello Spartak Hradec Králové e gli ungheresi del Ferencváros. Vincendo una volta con ciascuna delle tre avversarie e pareggiando la seconda partita con gli ungheresi la Juventus si piazzò al terzo posto e venne eliminata. La qualificazione fu appannaggio dei croati (allora più genericamente jugoslavi). Calvanese si fece apprezzare per dinamismo e volontà ma in un paio di occasioni, anche per via di terreni poco adatti alle sue qualità tecniche, non riuscì a fornire una prova adeguata del proprio valore. Sicché il prestito non ebbe seguito e venne restituito al Catania. Nato Buenos Aires il 17 agosto 1934, Calvanese era cresciuto nel Ferrocarril Oeste con la cui maglia disputò quattro campionati (59 partite e 17 gol) prima di passare al C.A. Atlanta (41 partite e 18 gol in due campionati e con cui vinse la Copa Suecia di cui fu capocannoniere con 6 gol). Dall’Atlanta lo acquistò il Genoa: i proventi della sua cessione contribuirono a finanziare la costruzione del nuovo stadio Leon Kolbowski. All’ombra della Lanterna, tuttavia, Calvanese stentò a farsi largo (per tesserarlo era stato necessario cedere Leopardi, un idolo dei tifosi), e passò quindi nel 1960 al Catania. In maglia rossoazzurra in due stagioni disputò 57 partite andando a segno 13 volte. La sua seconda stagione catanese gli valse le attenzioni della Juve che, tuttavia, si risolsero nell’infruttuoso prestito per la disputa della Mitropa Cup in maglia bianconera. Tornato al Catania, dopo un inizio in sordina a novembre fu ingaggiato dall’Atalanta. Anche a Bergamo si mise in evidenza come centravanti di manovra che segnava pochi gol ma si dimostrò un preziosissimo trampolino di lancio per Dino Da Costa e Angelo Domenghini. E contribuì alla conquista della Coppa Italia del 1963. Tornato nel 1964 al Catania, visse il triennio migliore della sua carriera italiana (63 partite e 9 gol in rossoazzurro), prima di appendere le scarpe al chiodo e iniziare la carriera di allenatore nelle giovanili del Catania. Il suo idillio con il presidente Massimino si ruppe quando questi gli chiese di allenare la prima squadra pur non avendo il patentino. Lo fece dietro le quinte per un mesetto ma poi cambiò aria, allenò per un breve periodo il Siracusa prima di rientrare in patria. Totò (così lo battezzarono a Catania) Calvanese acquisì un momento di grande notorietà quando il 4 giugno 1961, al 70’ di un’infuocata Catania-Inter (2-0), segnò, dopo aver resistito a una carica di Facchetti, il secondo gol del Catania consegnando praticamente, e contro ogni pronostico, lo scudetto alla Juventus. Fu l’occasione in cui Sandro Ciotti gridò al microfono quel “Clamoroso al Cibali” diventato negli anni un’icona del linguaggio giornalistico-sportivo. Sulla paternità di Ciotti circolano parecchi dubbi: qualche altro collega ne rivendica la primogenitura. Nessuno è mai riuscito a fornire la prova: le registrazioni non esistono più. E non è neanche fondamentale a questo punto. Sandro Ciotti certamente ha dato a quella coloritissima immagine la grande notorietà. L’italo-argentino Calvanese non sarà il solo giocatore che passerà per la Juventus giocando in coppa senza mai essere utilizzato in campionato. Capiterà allo svedese Roger Magnusson che nel 1967/68 giocò in bianconero 6 partite di Coppa dei Campioni (segnando 2 gol) senza mai esordire in Serie A. Non per suo demerito ma per la chiusura agli stranieri che la Federcalcio aveva decretato da un paio d’anni mentre l’UEFA non era altrettanto intransigente. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/08/salvador-calvanese.html
  12. SALVADOR CALVANESE https://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Calvanese Nazione: Argentina Luogo di nascita: Buenos Aires Data di nascita: 17.08.1934 Luogo di morte: Buenos Aires Data di morte: 05.11.2019 Ruolo: Attaccante Altezza: 172 cm Peso: 71 kg Soprannome: Todo - Toto Alla Juventus dal 1961 al 1962 Esordio: 12.05.1962 - Mitropa Cup - Juventus-Dinamo Zagabria 4-1 Ultima partita: 03.06.1962 - Mitropa Cup - Spartak Hradec-Juventus 2-0 4 presenze - 0 reti Salvatore Calvanese, conosciuto comunemente come "Todo" e chiamato in Argentina Salvador "Toto" (Buenos Aires, 17 agosto 1934 – Buenos Aires, 5 novembre 2019), è stato un calciatore e allenatore di calcio argentino, di ruolo attaccante. Alto 172 cm per 71 kg di peso forma, ha disputato sette stagioni in patria, in Primera División, segnando un totale di 35 reti, e ha vinto l'unica edizione della Copa Suecia. In Italia ha giocato per sette stagioni in Serie A, con Genoa, Catania e Atalanta, vincendo una Coppa Italia. È il quarto miglior marcatore del Catania in Serie A con 24 reti, al pari di Gionatha Spinesi. Fu definito un «artista della pelota» e Luigi Prestinenza, giornalista catanese autore di un libro sulla storia della squadra della sua città, lo ha definito «l'uomo di maggior classe schierato dal Catania di tutti i tempi» in attacco. Con la società siciliana ha iniziato anche ad allenare, prima la Primavera e poi la prima squadra; tuttavia in Italia non si è affermato in questo ruolo e, infatti, la sua esperienza più importante e duratura è stata con il settore giovanile del Vélez Sarsfield. Con la società di Liniers è riuscito ad avviare al professionismo molti calciatori, alcuni dei quali giunti anche nei campionati europei. Todo Calvanese Calvanese con la maglia del Catania nel 1965-1966. Nazionalità Argentina Altezza 172 cm Peso 71 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 1967 - giocatore Carriera Giovanili Ferro Carril Oeste Squadre di club 1953-1957 Ferro Carril Oeste 59 (17) 1958-1959 Atlanta 41 (18) 1959-1960 Genoa 15 (0) 1960-1962 Catania 57 (13) 1962 → Juventus 0 (0) 1962 Catania 3 (3) 1962-1964 Atalanta 37 (8) 1964-1967 Catania 63 (9) Carriera da allenatore 1968-1971 Catania Vice/giov. 1972-1974 Siracusa 1982-2019 Vélez Sarsfield Giovanili 2000 Vélez Sarsfield Biografia Calvanese con la maglia dell'Atalanta «Era un grande amico, mi è dispiaciuto tantissimo che sia partito per l’Argentina: lui doveva rimanere qua. Poteva realizzarsi meglio come calciatore, qui era a casa sua: ognuno nella sua vita fa sempre un errore indelebile, il suo è stato quello di lasciare Catania» (Giorgio Michelotti) Nacque e crebbe a Buenos Aires da genitori italiani emigrati. Il padre, Giovanni, arrivò povero in Sud America ma lavorò nelle condutture d'acqua, fece fortuna ed ebbe in totale cinque figli. Salvador a 23 anni si sposò e rimase in Argentina fino a 25, quando si trasferì oltre oceano chiamato dal Genoa, in quanto oriundo. Si stabilì in Italia per circa quindici anni e visse prevalentemente a Catania, città a cui rimase fortemente legato a livello affettivo e dove aprì un negozio di articoli sportivi. In Sicilia rimase anche dopo il ritiro, malgrado inizialmente intendesse tornare in Argentina. Ebbe tre figli dalla moglie Silvia: Giorgio, nato a Catania; Adriana, che giocò a calcio come ala destra nel CCF Catania, squadra di Interregionale, disputando qualche partita; e Daniele. Fu grande amico di Adelmo Prenna, che lo aiutò a trovar casa in Sicilia e a cui rimase legato per tutta la vita. Aveva una personalità focosa e irruente, pur rimanendo umile. Dopo il periodo a Siracusa, rimase tanto deluso dalle sue vicissitudini calcistiche che decise di tornare in patria, dove effettivamente si trasferì alla fine dell'estate 1974. Si stabilì quindi a Buenos Aires, dove inizialmente non riprese con il calcio, decidendo di lavorare con i fratelli nell'allevamento dei vitelli. Successivamente al suo ingresso nel Vélez, continuò a lavorare al di fuori dello sport come direttore in un cantiere in un quartiere popolare della capitale argentina. Visitò nuovamente Catania nell'aprile 1991, per partecipare a una gara tra vecchie glorie nell'ambito di una raccolta fondi per un'associazione di ricerca contro il cancro; segnò anche una rete. Caratteristiche tecniche Giocatore Era un centravanti (adattabile anche all'ala sinistra o come mezzala) guizzante, di manovra, ma non molto prolifico e senza scatto in velocità. Espresse al meglio le sue qualità nell'esperienza al Catania, dove lasciò un segno importante nella storia del club: è il quarto miglior marcatore in Serie A con 24 reti, al pari di Spinesi. La stampa locale lo apprezzava particolarmente e in particolare Carmelo Gennaro e Luigi Prestinenza, autori del volume storico "Dal fondo al traversone", lo definirono rispettivamente un «artista della pelota» e «l'uomo di maggior classe schierato dal Catania di tutti i tempi» in attacco. Gli si riconoscevano abilità tecniche e bravura nei passaggi e nell'organizzazione del gioco, così come potenza nello sfondamento della difesa avversaria. Non si trovava bene sui terreni pesanti e aveva bisogno di un compagno di reparto con cui dialogare. Era conosciuto anche per la sua intelligenza in campo. Era alto 172 centimetri per 71 chilogrammi di peso forma. Allenatore La sua prima esperienza fu con le giovanili del Catania: il gioco della formazione Primavera era pratico, con inventiva e spunti tecnici, basato sui passaggi di prima e smarcamenti improvvisi. Al momento di prendere in carico i titolari della società siciliana, Calvanese dichiarò di prediligere il gioco veloce, indicando questa qualità come componente essenziale del bel gioco d'attacco. Si ispirava ad Adolfo Mogilevsky, suo allenatore ai tempi del Ferro Carril, che vedeva come un uomo a tutto tondo; pertanto, disse che un allenatore doveva essere come «lo stregone». A Siracusa, potendo contare solo su una punta di ruolo, improntò una squadra basata sul movimento incessante e la manovra fluida. Sulle sue qualità come allenatore, Roberto Sanagua ha dichiarato che «non ci fu un altro uguale a Toto Calvanese. Mi insegnò cose che avrei utilizzato io come allenatore fino ad oggi, si continuano a usare concetti che mi ha trasmesso. Ciò significa che era un precursore nell'insegnamento del calcio». Salvador Calvanese con la maglia del Genoa Carriera Giocatore In Argentina Si formò calcisticamente nel Ferro Carril Oeste, club che militava nella massima divisione argentina. Lasciò il club verdebianco nel 1957 per approdare all'Atlanta. Con Los Bohemios rimase un biennio e fece parte della squadra che nel 1960 avrebbe vinto la Copa Suecia, rendendosi protagonista di cinque reti nelle dieci gare disputate tra il 1958 e il 1959; notevole fu la tripletta segnata all'Independiente il 27 aprile 1958. Calvanese timbrò due reti nelle due partite più importanti del campionato 1958, nei 3-0 contro il San Lorenzo e River Plate. Con il club di Buenos Aires si concluse l'esperienza argentina di Calvanese da calciatore, poiché nel 1959 fu acquistato dal Genoa. Al Genoa e al Catania Giunto in Italia, per il suo acquisto fu ceduto Roberto Leopardi. Esordì in Serie A nel 1959-60 con i grifoni il 20 settembre 1959 nella sconfitta per 1-0 contro la Roma e fu impiegato prevalentemente come mezzala (o anche nel suo ruolo naturale, centravanti); tuttavia non trovò mai l'intesa con Julio Abbadie e non rese quanto ci si aspettava da lui, chiudendo la stagione senza reti in campionato. Si sparsero anche voci di referti medici contro di lui per non farlo giocare in quanto il suo cartellino era di proprietà del presidente Fausto Gadolla, destinato ad essere sostituito. In ogni caso, fu un innesto fallimentare e le sue uniche reti valsero il terzo posto nella Coppa Italia 1958-1959. Addirittura si racconta di uno striscione a lui rivolto, comparso in una curva dello stadio Marassi: «Gaúcho, torna nelle Pampas!». L'avventura in rossoblu terminò nell'estate 1960 con il passaggio al Catania; si disse che fu così svalutato da essere ceduto «per un piatto di lenticchie», cioè circa 15 milioni di lire. Il trasferimento maturò grazie all'incontro tra Giulio Cappelli (inviato dal dirigente etneo Michele Giuffrida) e Antonio Busini (ds dei genoani). Arrivò in prova fino a dicembre, presentato dal commissario unico Ignazio Marcoccio come un ripiego, e non convinse nemmeno nel precampionato. Riuscì a far cambiare idea a dirigenza e tifoseria con un alto rendimento in campionato, in cui segnò nove reti. La prima fu un tiro al volo dopo un cross segnato contro il Vicenza e fu il gol che Calvanese stesso ricordò come il suo più bello. Fu suo il gol dello 0-1 in casa dell'Udinese che valse la seconda delle tre vittorie fuori casa nel girone d'andata, al termine del quale la formazione rossazzurra era a ridosso delle prime in classifica, prima di un fisiologico calo nella fase calante del torneo. Il gol di Calvanese nella partita Catania - Inter del 4 giugno 1961 Un'altra di queste marcature fu realizzata contro l'Inter. Calvanese fu infatti tra i protagonisti di un incontro rimasto nell'immaginario calcistico italiano, nel quale segnò il primo gol in Catania-Inter 2-0 del 4 giugno 1961, quando si ritiene che il radiocronista Sandro Ciotti abbia gridato in radio il celeberrimo «Clamoroso al Cibali!». Per festeggiare, andò a palleggiare davanti alla panchina interista dopo il primo gol e si racconta inoltre di un suo torello insieme a Biagini e Ferretti a discapito di Facchetti. Lo richiese dunque la Fiorentina, ma la dirigenza etnea lo trattenne e lui stesso si prodigò (invano) per cercare un partner d'attacco in patria. Giocò la prima partita di campionato, dopo aver avuto problemi di salute, proprio contro i viola alla settima giornata: segnò il terzo gol dopo che negli spogliatoi Prenna gli ebbe dato due schiaffi. In primavera, si trasferì per un prestito provvisorio alla Juventus per disputare la Mitropa Cup. La sua annata al Catania fu meno brillante della prima, tant'è che finì con alcuni compagni in mezzo a una querelle estiva sull'entità dei rinnovi contrattuali. Il passaggio all'Atalanta La stagione 1962-1963 iniziò comunque nel migliore dei modi e Calvanese dopo due giornate era capocannoniere con tre reti; dichiarò anche di essere disposto a rinunciare a un mese di stipendio se avesse segnato all'Inter. Non ci riuscì, e in seguito, a novembre del 1962, fu acquistato dall'Atalanta per 70 milioni di lire (anche se lo stesso Calvanese, anni dopo, affermò che furono pagati 115 milioni). Fu un trasferimento voluto dalla società, che aveva bisogno di far cassa, e che il giocatore accettò a malincuore. Con la formazione bergamasca disputò 37 partite nella massima serie nelle quali, grazie al suo fare da sponda ai compagni, permise l'affermazione di Dino da Costa e l'esplosione del giovane Angelo Domenghini. In neroazzurro vinse la Coppa Italia 1962-1963, primo trofeo della società, e giocò anche in Coppa delle Alpi: segnò una doppietta contro il Bienne e un gol contro il Servette, per poi scendere in campo per la finale persa contro la Juventus. Quando arrivò il momento di tornare allo stadio Cibali da ex, tuttavia, chiese al suo allenatore di non essere schierato perché psicologicamente sarebbe stato difficile giocare contro gli ex compagni di squadra e la sua ex tifoseria. Tra gennaio e febbraio 1963, attraversò un pessimo stato di forma che lo spinse addirittura a dichiarare alla stampa di volersi ritirare. L'anno successivo con i bergamaschi disputò la Coppa delle Coppe 1963-1964; nell'incontro di ritorno del primo turno contro lo Sporting Lisbona finì in porta per sostituire l'infortunato portiere neroazzurro Pier Luigi Pizzaballa, poiché all'epoca non erano previste sostituzioni. L'incontro si concluse con la sconfitta della Dea per 3-1. In totale, disputò tre partite segnando una rete in Coppa. Complessivamente, l'esperienza non fu all'altezza delle aspettative e dei soldi spesi per l'Atalanta; Calvanese inoltre non si integrò mai completamente nell'ambiente bergamasco, a suo dire troppo formale e distante da quello di Catania e pertanto spinse per poter ritornare in Sicilia quanto prima. Gli ultimi anni a Catania «Dedico la vittoria a Di Bella, l’unica persona che mi ha dato fiducia.» (Salvador Calvanese il 7 marzo 1965, dopo Catania-Roma 4-0) Dopo il tentativo di riportarlo al Catania per la Coppa dell'Amicizia 1963, nel 1964 Calvanese tornò in Sicilia. Giocò spesso adattato all'ala dal suo allenatore, Carmelo Di Bella, e fu protagonista nelle vittorie per 4-0 contro Roma e Bologna. Il Catania lo difese presentando un reclamo quando fu squalificato per due giornate dopo la partita d'andata contro la Roma, in cui fu autore di un fallo di reazione. A quest'ottima stagione, ne seguì una molto meno esaltante; le premesse erano buone, lo stesso Calvanese pronosticava una squadra da decimo posto finale. Ma nel 1965-1966 Calvanese segnò solo una rete, nella vittoria per 2-1 contro il Cagliari e la squadra retrocesse in Serie B. Rientrò in squadra dopo la quinta giornata del campionato 1966-1967 solo perché glielo chiese l'allenatore Dino Ballacci, per aiutarla a riprendere quota in classifica. Rimase tuttavia ai margini della formazione titolare e decise comunque di rimanere, malgrado un'offerta ricevuta dal campionato statunitense. A fine anno chiuse la sua carriera da giocatore. Continuò poi a partecipare a manifestazioni benefiche, come scendendo in campo per la Coppa Ogninese del 1971 e per le partite delle "Vecchie Glorie" nel 1972 e nel 1991. Todo Calvanese nel periodo in cui si occupò della prima squadra del Catania Allenatore Dopo il ritiro diventò allenatore: dal 1968-1969 guidò la Primavera del Catania, con Renato Zaccarelli e Guido Biondi in squadra; fu anche vice in Serie A. Nel 1971-1972 fu scelto come tecnico per la prima squadra; tuttavia, Calvanese possedeva solo il patentino di allenatore di seconda categoria, non sufficiente per la Serie B, e dovette seguire le prime partite del campionato dal sottopassaggio per gli spogliatoi e non dalla panchina. Questa situazione creò una forte tensione con il presidente Angelo Massimino, che il 15 ottobre 1971, alle due di notte, ingaggiò con una decisione singolare Carmelo Di Bella al suo posto. Calvanese concluse così con sole quattro partite dirette in panchina (in Coppa Italia, una vittoria, un pareggio e due sconfitte) e tre partite di campionato in cui al suo posto andò con la squadra Luigi Valsecchi, ufficialmente primo allenatore (una vittoria, un pareggio e una sconfitta). A posteriori, il suo allontanamento fu visto come un tradimento nei suoi confronti. «È chiaro che se avessi saputo di non andare in panchina, non mi sarei neanche sognato di guidare il Catania, una squadra cui voglio sinceramente bene. Tutti i giocatori hanno bisogno del loro allenatore, lo so benissimo. Aggiungo onestamente che un vero tecnico deve seguire i suoi atleti per tutta la settimana, deve andare in panchina perché può esserci bisogno di correggere, aiutare, incitare, sostenere. Credete che non mi renda conto dei problemi del Catania?» (Salvador Calvanese) Dopo essere stato in trattative con il Paternò e la Leonzio, l'anno successivo andò al Siracusa; subentrò alla quarta giornata a Humberto Rosa, il 4 ottobre, risolvendo una difficile crisi tecnica. Esordì dopo tre sconfitte iniziali di fila con Rosa in panchina, e guidò i biancazzurri ad un nono posto nel campionato di Serie C, chiudendo con 15 vittorie. La stagione fu però un continuo sali-scendi, segnata da sei sconfitte di fila nella parte centrale del torneo che fecero sprofondare la squadra in zona retrocessione. Complessivamente, però, l'esperienza fu giudicata positiva dalla dirigenza, che decise di dare continuità al lavoro intrapreso dall'allenatore argentino confermandolo. Nel ritiro precampionato, la squadra impressionò positivamente per il suo gioco, anche se Calvanese la presentò alla stampa con prudenza. Iniziò poi il campionato con nove risultati utili di fila (due vittorie e sette pareggi); la squadra era compatta e su di morale. Infine però la situazione precipitò, dopo due sconfitte di fila la crisi si consumò dopo l'11ª giornata. Il tecnico presentò le sue dimissioni irrevocabili, dopo aver rischiato di venire alle mani con un giocatore e aver capito che la squadra gli era sfuggita di mano. Fu poi sostituito da Gennaro Rambone. Lo stesso Calvanese definì "amare" le due esperienze di allenamento. Furono condizionate dal suo parlar chiaro, dall'ipocrisia altrui e anche dalla politica sportiva. (ES) «Il "Toto" Calvanese è stato molto importante, una persona che vede bene il calcio, che ha sempre la parola giusta, che sa catturare i giocatori ed è stato molto bravo in quel momento della mia carriera.» (IT) «El "Toto" Calvanese fue alguien muy importante, una persona que ve muy bien el fútbol, siempre tiene la palabra justa, sabe captar jugadores y fue muy bueno en ese momento de mi carrera.» (Héctor Almandoz) Successivamente al suo rientro in patria, allenò dal 1982 alla morte le giovanili del Vélez Sarsfield, svezzando giocatori poi divenuti famosi come Lucas Castromán. Già nel 1993, nove dei suoi giovani erano passati in prima squadra. Lui stesso allenò la formazione maggiore come traghettatore, per una partita nella stagione 2000-2001. Palmarès La formazione dell'Atalanta che vinse la Coppa Italia 1963. Il terzo accosciato da sinistra è Calvanese Giocatore Club Competizioni nazionali Copa Suecia: 1 - Atlanta: 1958-1960 Coppa Italia: 1 - Atalanta: 1962-1963
  13. UGO CALOSSO Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 02.01.1957 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1975 al 1976 Esordio: 24.09.1975 - Amichevole - Maceratese-Juventus 3-7 Ultima partita: 20.05.1976 - Amichevole - Morbio-Juventus 0-1 0 presenze - 0 reti
  14. LUIGI DANOVA https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Danova Nazione: Italia Luogo di nascita: Sant'Angelo Lodigiano (Lodi) Data di nascita: 05.06.1952 Ruolo: Difensore Altezza: 179 cm Peso: 68 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1970 al 1971 Esordio: 15.08.1970 - Amichevole - Juventus-Juve De Martino 6-0 0 presenze - 0 reti Luigi Danova (Sant'Angelo Lodigiano, 5 giugno 1952) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Luigi Danova Danova al Torino nel 1982 Nazionalità Italia Altezza 179 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 1991 - giocatore Carriera Giovanili 1966-1969 Sant'Angelo Squadre di club 1969-1970 Sant'Angelo 26 (0) 1970-1971 Juventus 0 (0) 1971-1973 Como 60 (0) 1973-1976 Cesena 88 (1) 1976-1985 Torino 246 (0) 1985-1987 Lecce 59 (1) 1987-1989 Mantova 65 (0) 1989-1991 Varese 65 (0) Nazionale 1974 Italia U-23 6 (0) 1976 Italia 1 (0) Carriera da allenatore 1992-1993 Suzzara 2006-2007 Triestina Vice 2007-2008 Salernitana Vice 2010-2011 Portogruaro-Summaga Vice 2012-2013 Trento Juniores Carriera Giocatore Club Iniziò a giocare nel vivaio del Sant'Angelo, club della sua città natale, arrivando a esordire in prima squadra a dicioassette anni, in Serie D. Nell'estate del 1970 fu acquistato dalla Juventus che lo girò dopo una stagione senza presenze al Como, squadra con la quale fece il suo esordio in Serie B nel 1971. Danova (a destra) in marcatura su Evaristo Beccalossi durante Torino-Inter del 7 febbraio 1982 Dopo due stagioni nel club lariano, Danova fu trasferito al Cesena, esordendo in Serie A il 7 ottobre 1973 in Torino-Cesena 0-0. Fu proprio il club granata che, tre stagioni dopo, fresco campione d'Italia, acquistò Danova per coprire la fascia destra. A Torino Danova giocò per nove stagioni, fino all'ottobre del 1985, quando scelse di trasferirsi al Lecce, squadra con la quale giocò la sua ultima stagione in massima serie nel 1985-1986. Nel 1987 fu ingaggiato dal Mantova, con il quale ottenne la promozione dalla Serie C2 alla C1 nel 1988. Trasferitosi al Varese in C2 nel 1989, diede il suo contributo di esperienza per raggiungere analogo risultato, con la squadra promossa nel 1990 in C1. Danova si ritirò a trentanove anni, alla fine del campionato 1990-1991. Nazionale In nazionale Danova vanta una sola presenza, il 22 dicembre 1976 in un'amichevole a Lisbona, Portogallo-Italia (2-1); l'allora commissario tecnico Fulvio Bernardini lo schierò nel secondo tempo, al posto di Cuccureddu. Allenatore Dopo il ritiro, intraprese la carriera di allenatore, quasi interamente svoltasi nel calcio di Serie C e D. Tra le varie esperienze, anche la guida tecnica del Suzzara in C2. Nella prima parte della stagione 2007-2008 è stato l'allenatore in seconda di Andrea Agostinelli alla Salernitana; successivamente è stato ancora il vice di Agostinelli nel Portogruaro. Nella stagione 2012-2013 ha allenato la formazione Juniores del Trento. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Campionato italiano Serie C2: 2 - Mantova: 1987-1988 (girone B) - Varese: 1989-1990 (girone B)
  15. ALEN BOKSIC Da Makarska, classe 1970, poco più che ventenne, approda in Francia nell’Olympique Marsiglia, dove vince una Coppa dei Campioni, strappandola al Milan di Capello. «In quella stagione, segnai 22 goal in 37 partite, ma giocavo in una posizione centrale e avanzata e non era un problema andare in rete. Ma che soddisfazione vincere la Champions, contro quella che era considerata la squadra più forte del mondo!». Il calcio italiano lo accoglie nel 1993, a braccia spalancate, facendo di Alen un protagonista nella Lazio che insegue, con grande dispiego di risorse, lo scudetto. Alen ha una forza fisica dirompente e una progressione da mezzofondista di classe, si presenta come una specie di Boniek, sicuramente più tecnico; insomma ha tutte le caratteristiche per diventare un bomber di razza e, invece, non sfrutta mai a dovere queste sue qualità, divorandosi spesso caterve di goal clamorosi. Nonostante ciò, approda alla Juventus, nell’estate del 1996. 〰.〰.〰.〰 Spesso Alen Boksic è stato dipinto come tipo difficile – scrive Silvia Grosso su “Hurrà Juventus” dell’ottobre 1996 – con il quale non è agevole instaurare un dialogo, ma si tratta di un ritratto impreciso, frutto di troppi equivoci e che non gli rende assolutamente giustizia. Per lui è importante chiarire subito gli eventuali malintesi e presentarsi al suo nuovo pubblico nel migliore dei modi. Noi quindi gli cediamo volentieri la parola. «Sono un ragazzo tranquillo, che non ama i contrasti e le polemiche. In passato ci sono stati dei problemi e sono stato ingiustamente accusato di essere uno che crea dissidi all’interno della squadra. Tutto questo è accaduto per via di alcune divergenze che ho avuto con il tecnico Zeman, episodi isolati dal quali si sono tratte conclusioni sbagliate sul mio conto. Io ero felicissimo di venire a giocare nella Juventus, a mio parere tra le più forti squadre al mondo, ma non volevo apparire ingrato nei confronti dei tifosi laziali, che mi erano stati vicini per molti anni e che era giusto sapessero la verità. Avrò dei difetti, ma non sono uno che sputa nel piatto in cui ha mangiato». – Cosa ti ha colpito della Juventus? «Tutto, e senza esagerare. L’accoglienza è stata molto calorosa, i dirigenti e i compagni mi hanno subito messo a mio agio e i metodi di allenamento e di gioco sono molto congeniali alle mie caratteristiche personali. Per non parlare poi dei prestigiosi traguardi che vedo finalmente a portata di mano e che, con una squadra così competitiva, sarà possibile raggiungere. Mi piace poi molto la tranquillità che si respira a Torino, una città che vive con la giusta misura gli eventi calcistici, a differenza di Roma dove invece le tensioni erano all’ordine del giorno. Finalmente posso passeggiare in tutta tranquillità, firmando al massimo qualche autografo e godendomi un po’ di anonimato». – Italia sì, ma anche molta Croazia nella tua testa e, soprattutto, nel tuo cuore. «In Italia mi trovo benissimo e non potrebbe essere altrimenti. Questo è un paese che offre un’ottima qualità di vita e il miglior calcio del mondo. Certo che il mio paese mi manca e appena posso ci ritorno per qualche giorno; quando ero a Roma era più semplice, perché bastavano quarantacinque minuti di volo, ma anche da qui non mancheranno le mie rimpatriate. Comunque vengono spesso dei miei amici a trovarmi, che mi aiutano a combattere la nostalgia e mi fanno sentire un po’ come a casa. Il periodo della guerra è stato ovviamente brutto, fortunatamente la mia zona non è stata direttamente interessata dal conflitto, ma questo non significa che io abbia vissuto con meno intensità l’evolversi della situazione. Noi calciatori, la nazionale di basket, il tennista Ivanisevic e gli altri sportivi famosi abbiamo fatto il possibile per aiutare la Croazia e per attirare l’attenzione dei media sulla crisi nell’ex Jugoslavia. Con i nostri successi siamo inoltre riusciti a trasmettere un’immagine positiva del nostro paese altrimenti noto solo per i fatti di guerra». – A chi devi il tuo successo? «La svolta della mia carriera ha coinciso con l’arrivo all’Olympique Marsiglia e l’allora presidente Bernard Tapie mi ha aiutato davvero molto. Il primo anno non potevo giocare per problemi di tesseramento e lui mi è stato vicino e mi ha incoraggiato in modo davvero speciale. So che questo può sembrare strano, perché Tapie è un uomo molto criticato, in Italia come in Francia, ma ha sicuramente delle doti fuori dal normale, è uno che ha successo in tutto quello che fa, come dimostra la sua recente affermazione nelle vesti di attore. Mi aveva anche invitato lo scorso mese alla prima del suo film, ma non sono potuto intervenire perché ero impegnato con la squadra. A lui, che si è dimostrato un amico, devo un grazie particolare». – C’è qualche calciatore al quale, nel corso della tua carriera, ti sei ispirato, che hai considerato un modello? «Quando ho incominciato a giocare, da piccolo, stravedevo per Vujovic, attaccante e capitano dell’Hajduk Spalato, un vero idolo per tutti i giovani del mio paese. Successivamente il mio modello è stato Marco Van Basten, uno straordinario fuoriclasse, mentre ora... Spererei di essere io il modello di qualche ragazzo». – Concludiamo con una curiosità. Cosa fai nel tempo libero? «Quale tempo libero? A parte gli scherzi, non ho davvero molto tempo a disposizione e lo dedico tutto ai miei figli, Stella di tre anni e mezzo e Antonio di due e mezzo, e a mia moglie Aida. Soprattutto in questo periodo, dopo che sono stati due mesi in Croazia a trascorrere le vacanze con i nonni, sono i bambini il mio passatempo preferito». 〰.〰.〰.〰 L’avvio è incoraggiante, dei tanti bomber di cui la Juventus quell’anno dispone (Vieri, Amoruso, Padovano, Del Piero) Alen è il primo a convincere e a catturare l’attenzione dei tifosi. All’esordio in Champions League, l’11 settembre 1996, annienta il Manchester United con azione da manuale del perfetto sfondatore e si ripete a Istanbul contro il Fenerbahçe e contro il Rapid Vienna, addirittura con doppietta, nel 5-0 del 30 ottobre dello stesso anno. In campionato, stessa solfa: un goal al Cagliari alla seconda, un altro all’Udinese alla decima. Poi, qualche malanno muscolare e la pesante concorrenza interna non gli permettono di giocare con continuità. Fino a sabato 19 aprile, un Bologna-Juventus decisivo per lo scudetto. Boksic segna un goal strepitoso al termine di uno slalom alla Sivori, alla Platini, insomma da grandissimo campione, quale avrebbe potuto essere. Ma il suo rendimento è troppo discontinuo e la stagione successiva ritorna alla Lazio, dopo aver vestito la maglia bianconera per 33 partite, con solamente 7 realizzazioni. Troppo poche, per poter indossare la maglia numero 9 della Juventus. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/01/alen-boksic.html#more
  16. PIO BOGGIO Nazione: Italia Luogo di nascita: Foglizzo (Torino) Data di nascita: 12.02.1893 Luogo di morte: Torino Data di morte: 28.06.1981 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1916 al 1917 Esordio: 22.10.1916 - Amichevole - Juventus-Inter 2-3 0 presenze - 0 reti
  17. CARLO BIAGIO BOBBIO Nazione: Italia Luogo di nascita: Pegli (Genova) Data di nascita: 14.09.1920 Luogo di morte: Nizza (Francia) Data di morte: 11.06.2006 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1939 al 1940 e dal 1943 al 1944 Esordio: 12.11.1939 - Amichevole - Casale-Juventus 1-3 Ultima partita: 09.12.1943 - Amichevole - Pro Vercelli-Juventus 2-6 0 presenze - 0 reti
  18. LUIGI BIZZOTTO Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 08.03.1960 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: Gigi Alla Juventus dal 1977 al 1979 e 1981-1982 Esordio: 26.01.1978 - Amichevole - Juventus-Aosta 2-0 Ultima partita: 15.10.1981 - Amichevole - Canelli-Juventus 0-9 0 presenze - 0 reti
  19. MARIO BIONDI https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Biondi_(calciatore) Nazione: Italia Luogo di nascita: Como Data di nascita: 12.05.1946 Ruolo: Difensore Altezza: 178 cm Peso: 71 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 1964 al 1966 Esordio: 24.02.1965 - Amichevole - Pro Vercelli-Juventus 1-2 Ultima partita: 20.04.1966 - Amichevole - Pavia-Juventus 0-5 0 presenze - 0 reti Mario Biondi (Como, 12 maggio 1946) è un ex allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo terzino sinistro. Mario Biondi Biondi al Taranto nella stagione 1973-1974 Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 71 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 1976 - giocatore 1990 - allenatore Carriera Giovanili 19??-1966 Juventus Squadre di club 1966-1967 Carrarese 28 (1) 1967-1976 Taranto 264 (1) Carriera da allenatore 1978-1979 Taranto Vice 1981-1982 Massafra 1982-1983 Brindisi 1989-1990 Taranto Vice Carriera È stato un giocatore di grande importanza del Taranto, dove ha militato dal 1967 al 1977 (otto stagioni in Serie B e due in Serie C), per complessive 264 presenze ed una rete in campionato (249 presenze senza reti all'attivo fra i cadetti). Prima é stato di proprietà della Juventus, visto che era nato da giocatore praticamente a Torino, il quale lo cedette al club Tarantino per svariati milioni di lire. È il secondo calciatore più presente in incontri di campionato con gli jonici, a 7 presenze dal record di Giovanni Manzella. Palmarès Giocatore Campionato italiano Serie C: 1 - Taranto: 1968-1969 (girone C)
  20. DARIO BINELLI Nazione: Italia Luogo di nascita: Alessandria Data di nascita: 30.01.1960 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1977 al 1978 Esordio: 17.11.1977 - Amichevole - Cuneo-Juventus 3-1 0 presenze - 0 reti
  21. LUCA BILUCAGLIA Nazione: Italia Luogo di nascita: Rivoli (Torino) Data di nascita: 15.03.1989 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2010 Esordio: 22.04.2010 - Amichevole - Juventus-Asti 3-0 0 presenze - 0 reti
  22. BIANCHINI Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1967 al 1968 Esordio: 22.01.1968 - Amichevole - Juventus-Lecco 1-1 0 presenze - 0 reti
  23. CARLO BEY Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 23.02.1932 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus 1950-1951 e dal 1953 al 1955 Esordio: 27.08.1950 - Amichevole - Biellese-Juventus 0-4 Ultima partita: 28.05.1955 - Amichevole - Brescia-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti
  24. BEVILACQUA Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: Alla Juventus dal 1958 al 1959 Esordio: 15.01.1959 - Amichevole - Juventus-Chivasso 3-0 0 presenze - 0 reti
  25. MICHELE BESAGGIO Nazione: Italia Luogo di nascita: Merlara (Padova) Data di nascita: 28.04.2002 Ruolo: Centrocampista Altezza: 181 cm Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2022 al 2023 0 presenze - 0 reti Michele Besaggio (nato il 28 aprile 2002) è un calciatore professionista italiano che gioca come centrocampista nella Juventus Next Gen, club di Serie C Gruppo A, in prestito dal Genoa. Michele Besaggio Personal information Date of birth 28 April 2002 (age 20) Place of birth Italy Height 1.81 m (5 ft 11 in) Position(s) Midfielder Club information Current team Juventus Next Gen (on loan from Genoa) Number 27 Youth career 2006– Merlara –2016 Urbana 2016–2018 Vicenza 2018–2022 Genoa Senior career Years Team Apps (Gls) 2022– → Juventus Next Gen (loan) 18 (2) Carriera Besaggio ha iniziato a giocare a calcio nel 2006, all'età di quattro anni, quando è entrato a far parte di una società locale sita a Merlara. Ha poi giocato con l'Urbana, prima di entrare nel settore giovanile del Vicenza all'età di 14 anni. Ha trascorso due anni con i biancorossi, prima di essere svincolato e successivamente ingaggiato dal Genoa nell'agosto 2018. Dopo aver impressionato per le sue prestazioni con la squadra Under 17 nei primi mesi di permanenza nel club, Besaggio è stato poi promosso nella squadra Under 19, con cui ha partecipato al Torneo di Viareggio nel marzo 2019. Il centrocampista ha trascorso altre tre stagioni con la Primavera del Genoa (di cui è stato anche capitano), senza fare alcuna apparizione ufficiale con la squadra maggiore. Juventus Next Gen Il 25 agosto 2022 Besaggio entra a far parte della Juventus, club di Serie A, in prestito annuale con opzione per la cessione a titolo definitivo, e viene subito assegnato alla squadra riserve. Il 3 settembre fa il suo esordio tra i professionisti, entrando come sostituto di Samuel Iling-Junior nella partita di Serie C contro il Trento, terminata con il risultato di 2-0 per la sua squadra. Segna poi il suo primo gol da professionista il 2 ottobre, realizzando un calcio di rigore nel pareggio per 1-1 in campionato contro la Pergolettese. Caratteristiche tecniche Besaggio è un centrocampista destro a tutto tondo, che può giocare sia come numero 10 che come mezzala. Le sue doti principali sono l'abilità tecnica, la forza, il ritmo di lavoro e le sue capacità di leadership. Ha citato Alessandro Del Piero, Philippe Coutinho e Goran Pandev come sue maggiori fonti di ispirazione. Vita privata Besaggio è un grande tifoso della Juventus.
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