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the mentalist

Tifoso Juventus
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  1. ieri a gazza tv parlavano di milan da scudetto con romagnoli e gli ospiti in studio hanno preso in giro il presentatore
  2. La passione di Coman (di Antonio Corsa) 09/08/2015 @AntonioCorsa Ha fatto molto discutere, ieri, l’impiego di Kingsley Coman titolare al posto di Paulo Dybala. Dalla quasi totalità della mia Twitter list e dei tanti di voi che mi hanno scritto, la cosa è stata vista come un pericolo di bruciatura per l’argentino, panchinato inizialmente. Per me, invece, è successo l’esatto contrario. Allegri - che è allenatore intelligente e che sa che l’ex Palermo, anche perchè la Juve ha investito una cifra record per assicurarselo, è il futuro del club - ha scelto la “cura Morata”: invece di buttarlo subito nella mischia e fargli vivere dal primo giorno il 100% delle tensioni e delle pressioni che indossare la maglia bianconera comporta, lo sta inserendo a piccole dosi, senza mettergli pressioni addosso, cercando di proteggerlo il più possibile e lavorando molto su quegli inevitabili difetti di gioventù che un 21enne si porta dietro (ieri, ad esempio, lo ha rimproverato molto sia i primi 10’ in campo nei quali giocava troppo solo e non eseguiva i movimenti chiesti dal Mister, sia nel finale quando per cercare un tunnel al limite della propria area quasi faceva segnare la Lazio. Poi ha colpi da fenomeno e ha trovato il gol, e siamo tutti d’accordo sul suo talento. Ma non si vive di solo talento, non nella Juve). Coman, al contrario, è stato impiegato dall’inizio e quasi “sacrificato” tatticamente anche per preparare il terreno per l’inevitabile e scontatissimo cambio con l’argentino. Vorrei ricordare infatti che abbiamo iniziato (e finito) la gara col 352, con un assetto che chiaramente pensava più a difendersi dalle verticalizzazioni della Lazio che a cercare di fare gioco. In tutto il primo tempo, sia Coman che Mandzukic hanno ricevuto soltanto palle lunghe, spesso alte e difficilmente governabili (persino per il croato, che infatti non è riuscito ad andare alla conclusione nemmeno una volta). La squadra era molto abbottonata e i due davanti molto lontani dai centrocampisti, quasi tutti propensi più alla distruzione che alla costruzione del gioco. L’unico che provava a fare qualcosa era Pogba – giocatore di altro livello – che prendeva palla a metà campo e provava di continuo il break. Ok, magari il francese avrà sbagliato uno stop. Magari non avrà interpretato la partita nel migliore dei modi. Sicuramente, però, è stato messo nelle condizioni peggiori per esprimersi non essendo la specialità della casa (eufemismo) il giocare spalle alla porta a ricevere palle lunghe in quel modo. Ha provato la giocata (poi ci torniamo) ma gli è riuscita una sola volta, nella quale è stato fermato con un fallo prima di involarsi contro il portiere. La classica prestazione che, volessimo dare quei numerini scemi delle pagelle, non raggiungerebbe il 6. Il calcio però è materia un filino più complessa di una pagellina numerica. Allegri sicuramente ha capito la difficoltà oggettiva del francese e il contesto e avrà apprezzato il suo spirito di sacrificio (parentesi: l’anno scorso non avrebbe preso nessuna di quelle palle alte: ieri ha vinto la maggior parte dei duelli aerei. La peggiore tra le sue specialità). Il tifoso, probabilmente, no. Non è necessariamente una colpa: è che solo il primo fa di mestiere l’allenatore, il secondo dal "10" si aspetta giocate e numeri a prescindere. Tornando al match, dopo i primi 45’ di lotta al grido di “facciamoli stancare” e “primo non prenderle”, il secondo tempo lo si è affrontato con un obiettivo diverso: iniziare a giocare a pallone approfittando del fatto che inevitabilmente le due squadre finissero per allungarsi causa stanchezza (e il terreno in pessime condizioni non aiutava). In quel contesto, molto più facile (ma la partita dura 90' e l'allenatore giustamente gioca anche a scacchi, quando serve), ha pensato bene di inserire il giocatore di maggior talento, Dybala, per sfruttarne estro e freschezza contro gli avversari. Maggior talento, sì: mica è mai stato in dubbio (neanche per la Juve, che ci ha investito quello che ci ha investito). Dybala come sappiamo ha fatto gol, quindi tutti contenti. Ma, vorrei chiarirlo per chi già parla di "casi" e "rivincite", ha segnato non “contro” l’allenatore, ma “grazie” all’allenatore, che ha tutelato lui sacrificando Coman e lo ha inserito nel tempo "giusto", il secondo (90' con quel terreno non li aveva, fate 2+2). Quello che ha giocato nel contesto difficile è stato il francese. Quello che si è subito tutta la pressione e le proteste dei tifosi è stato il francese. Quello che ha rischiato di bruciarsi (ma ha la pelle dura) è stato il francese. E’ bene che si capisca questo, al di là della prestazione. Le pressioni erano sul titolare, è sempre così. Ciò detto, vorrei approfittarne per dire qualcosina di più sul francese. Coman è un puledro purosangue, un calciatore come se ne vedono pochi in giro in grado di galoppare sulla fascia e asfaltare i parietà con irrisoria facilità e, quando parlo di parietà, ricordatevi che ha compiuto 19 anni due mesi fa. Per capirci: Marchisio alla sua età giocava in B (nella Juve) e doveva ancora andare a fare esperienza ad Empoli, Bonucci era nella Primavera dell’Inter (e doveva ancora andare a Treviso, Pisa e Bari), Chiellini era in B nella sua Livorno (prima ancora di andare alla Fiorentina), Barzagli era in C2 (figuriamoci), Zaza era talmente immaturo che da più grande di Coman andò in prima divisione in prestito e il mio Padoin faceva grandi cose in B col Vicenza. Ah, e Dybala – per tornare alla partita di ieri – giocava nella B argentina. Per carità, non può essere una scusa per ogni prestazione non all'altezza, ma è bene sempre ricordarsi che parliamo di un giocatore che, con la concezione classica italiana, sarebbe ancora nella Primavera pre-prestito in B a “farsi le ossa” e che invece ce lo stiamo crescendo a Torino, facendogli fare un corso (di cui ogni giovane ha bisogno) accelerato. Ricordiamoci inoltre che è francese e proviene dalla scuola calcio francese. A Parigi, non ha mai in vita sua dovuto giocare spalle alla porta come ieri. Alle ali offensive è chiesto tutt’altro. Avete presente come cercasse immediatamente di auto-lanciarsi in avanti ogni volta che riceveva una verticalizzazione? Bene, quello è il classico moviemento di un’ala che prova a saltare un terzino. E’ chiaro che se provi a farlo contro un centrale (forte) della Serie A, 9 volte su 10 non ti riesce (non riesce nemmeno a Cristiano Ronaldo contro Chiellini, per dire). Però è quello che ha fatto per tutta la sua carriera francese e, parentesi, gli riusciva quasi sempre. E’ un’ala, Coman. Lo è sempre stato. Non è abituato a temporeggiare spalle alla porta: è uno che l’avversario l’ha sempre puntato palla al piede, fronteggiandolo. Non ha (ancora?) i tempi del trequartista o della seconda punta molto distante dai centrocampisti (come avvenuto ieri) e costretto a ricevere palla lunga spalle alla porta, perchè non è mai stato quello il suo ruolo. Al limite, si accentrava dalla fascia sinistra (è un destro, di piede), per saltare il terzino e provare la conclusione. Rivedetevi il gol al Verona dell’anno scorso: questo è il Coman francese. In quel modo, però, è stato impiegato molto raramente (facendo sempre bene, aggiungo) e, ieri, per niente. Allegri sta cercando di trasformarlo in una seconda punta “italiana” chiedendogli di giocare in modo completamente differente. Non è un’operazione semplice (ad un talento come El Sharaawy, ad esempio, non è riuscito), comporta brutte figure, richiede sacrificio, frustrazione per il giocatore, pressioni enormi (perchè se sbagli una partita ti arrivano le critiche che gli sono arrivate ieri). Non è un Dybala, e nemmeno un Pogba. Non ha quel talento talmente straripante da fargli aggiustare anche partite piene di rimproveri (vedi Dybala ieri). Ma gli vanno riconosciute le difficoltà oggettive di questo cambio tattico e va riconosciuto, a mio parere, anche il carattere del ragazzino che non si lamenta mai, gioca anche sacrificato, ma fa esattamente quello che gli chiede il mister. Se ci riuscirà o farà la fine di El Sharaawy lo vedremo, nessuno ha la sfera di cristallo. Mi pare però del tutto ingeneroso giudicarlo già come “bidone” (ieri si è arrivato a questo) all’inizio di un percorso di crescita e di cambio ruolo. A 19 anni compiuti da due mesi. Non scherziamo.
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