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Socrates

Zinédine Zidane

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99p8qv.jpgZINÉDINE ZIDANE

 

Gerelateerde afbeelding

 

 

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Zinédine_Zidane

 


Il quartiere de La Castellane è uno di quei posti da cui anche la polizia preferisce stare alla larga. La dolcezza del clima, i colori ed i profumi del Mediterraneo riescono un poco a rendere meno opprimente quei palazzoni a nord della città dove, comunque, la vita può essere maledettamente difficile anche sotto il cielo terso del sud della Francia. Meglio, allora, se a fare da scudo ci sono anche il calore e lunione di una famiglia come quella di Smail e Malika Zidane.
Ha dovuto lasciare lAlgeria, Smail, perché dopo lindipendenza nessuno avrebbe perdonato un harki (così vengono chiamati gli algerini che avevano combattuto a fianco dei francesi). Si è stabilito a Marsiglia: lavora come magazziniere ed ha già altri quattro figli (tre maschi: Djamel, Farid e Nordine ed una femmina: Lila) quando, il 23 giugno del 1972, nasce Yazide Zinedine Zidane. Una tribù affiatata, quella di casa Zidane, dove la semplicità ed il rispetto sono basilari regole di vita:
«Devo tutto ai miei genitori», ammette senza alcun pudore Zidane che ha regalato a papà e mamma una splendida villa, «perché mi hanno impartito uneducazione severa ma giusta e, soprattutto, mi hanno insegnato il rispetto, lumiltà, la capacità di condividere tutto».

Yaz (così lo aveva soprannominato la sorella Lila) cresce tra abbuffate di calcio in TV, poca voglia di studiare e tanto, tanto sport attraverso cui scaricare la sua grande vitalità. Calcio, certo, ma anche discese mozzafiato con lo skate-board e judo:
«Lo ha praticato», ricorda Lila, «fino ad undici anni, diventando cintura arancione: era sempre pieno di lividi ma non si arrendeva mai».
Ed era anche instancabile al punto che anche dopo aver firmato il primo tesserino, ad otto anni, per il club di Saint-Henri, continuerà a praticare anche il judo: «Un sabato», racconta il padre, «siamo rientrati molto tardi da una gara di judo e lui avrebbe dovuto alzarsi cinque ore dopo per giocare un torneo di calcio. Ero convinto che non ce lavrebbe fatta e, invece si è presentato regolarmente ed ha corso fino a quando, alla fine della terza partita, è svenuto».

La storia di Zidane è la risposta più efficace a tutti coloro che vorrebbero ridurre il calcio a tattica e numeri fin dai vivai giovanili, a quelli (e ce ne sono sempre di più) disposti a tarpare la fantasia di un talento perché, nelle partite tra ragazzi di otto o nove anni, non da via la palla al momento giusto. La scuola di Zidane è stata quellincomparabile fucina di talenti che sa essere solo la strada. È lì, in quelle interminabili partite tra coetanei, dove la coppa in palio era una bottiglia di plastica rivestita doro e larbitro che fischiava la fine erano i richiami delle madri, che Zidane ha affinato la sua incomparabile tecnica: «Lho appresa», spiega con un sorriso, «sulla strada, giocando per divertimento e per impressionare gli amici, creando movenze solo mie. È lì che si imparano le cose più belle ed inimitabili».

Già allora, nelle squadre dei ragazzini, Zidane era un giocatore insostituibile: «È vero», conferma Malek, lamico inseparabile che lo ha seguito anche a Torino, «lui era il più giovane ma era il più bravo di tutti: sembrava avesse una mano al posto del piede, tanto la palla gli rimaneva incollata. E vedeva il gioco meglio di chiunque altro».

Ma quella della strada è stata anche una grande scuola per il carattere. Non credete, infatti, a quelli che vi raccontano che Zinedine Zidane è timido: nei vicoli di Marsiglia, sulle piazze de La Castellane, Zidane ha imparato il peso delle parole, limportanza dei gesti, dei comportamenti. Nelle interminabili partite contro le altre bande, ha imparato a sopportare i colpi degli avversari, ma di tanto in tanto la sua sopportazione ha un limite: dalla prima famosa reazione con il Cannes fino allespulsione ai Mondiali contro lArabia Saudita.
«Provengo da un quartiere duro, dove non si cerca mai la bagarre fine a sé stessa ma, se vieni provocato, non puoi far finta di niente. Io detesto la violenza e lingiustizia e sopporto i colpi degli avversari. Fino a quando arrivo al punto in cui non ce la faccio più: allora mi ribello ed esplodo».

Uno di poche parole, insomma, ma tuttaltro che timido e pauroso al punto che i compagni più vecchi lo avevano nominato capitano ed era lui a strigliarli quando perdevano. Perché già da piccolo aveva dentro quella gran voglia di vincere che solo la Juventus saprà tirargli fuori appieno. Ma, questa, è unaltra storia.
Il primo idolo è Enzo Francescoli: Zidane lo vede giocare nellOlimpyque Marsiglia (di cui è tifoso) e ne resta affascinato:
«Vedevo in lui tutte le qualità del calciatore. Se lo avessi incontrato allora, mi sarei inginocchiato davanti a lui ed invece lho incontrato da avversario con la Juve, nella Coppa Intercontinentale. Fu una grande impressione e lui si commosse quando seppe che il mio primo figlio si chiamava Enzo in suo nome».

Ma al Velodrome, lo stadio di Marsiglia, è legato uno dei ricordi più belli della sua infanzia: è il giorno del suo dodicesimo compleanno quando Michel Platini guida la Francia alla finale di Coppa Europa. Zinedine è in delirio per il goal di Re Michel, colui che, solo una decina di anni dopo, lo consacrerà come suo erede con una frase tipica quanto le sue punizioni: «Zidane è lunico giocatore per cui valga la pena pagare il biglietto».

Tra una partita e laltra da raccattapalle, Zidane comincia a giocare in squadre vere. Prima lassociazione Nouvelle vague di Le Castellane (di cui, ora, è presidente onorario, perché Zidane ma le radici e gli amici dinfanzia), poi il Saint Henri. Gli avversari erano impressionati dalla sua forza e dal suo fisico, tanto che il padre, ogni volta, doveva esibire i documenti per confermarne lidentità. ma anche i compagni restavano spesso di stucco quando lo vedevano esibirsi in certi numeri dalta scuola. Zidane giocava nello Sport Olimpyque di Septemes, un piccolo centro a nord di Marsiglia: un campo di sabbia che non intaccava la sua classe: «Una volta», ricorda un compagno, «stavamo vincendo per 2 a 1 una gara importante e, nel finale, arrivò un pallone fortissimo nella nostra area. Lui, invece di liberare, stoppò il pallone e lo fece passare sulla testa di un avversario prima di far partire il contropiede».

Una fenomeno simile, ovviamente, non poteva passare inosservato. Non a Jean Varraud, almeno, osservatore del Cannes che si accorse subito delle qualità tecniche e morali di quel ragazzo:
«Una velocità di piedi ed una tecnica eccezionali, mai viste prima. Eppoi la grande caparbietà dei ragazzi che arrivano dai quartieri meno fortunati».

A tredici anni e mezzo, Yaz Zidane viene convocato a Cannes per il primo stage e, durante le partitelle, esagera con la voglia di stupire al punto che qualcuno comincia a pensare che sia meglio lasciar perdere. Varraud, però, insiste e convince i dirigenti della città rivierasca a dargli unulteriore possibilità. Ben più dura, invece, sarà convincere mamma Malika a lasciarlo partire: «Temevo che avrebbe preso cattive strade, così giovane».

La donna cede soltanto di fronte alle garanzie date dalla sistemazione che viene trovata per suo figlio. A pensione dalla famiglia Elineau: il signor Jean Claude (dirigente del Cannes), la moglie Nicole, i loro tre figli ed un altro allievo. Una seconda famiglia che aiuterà Zidane ad assorbire la difficile fase dello sradicamento:
«Ogni notte», ricorda Zizou senza vergogna, «piangevo per la solitudine ed è stato grazie a queste persone se ho superato quei difficili momenti».

Agli Elineau, oltre ai ricordi ed alla gratitudine, di Zidane resta qualche regalo ed un ciliegio piantato, nel loro giardino, dal futuro Campione del Mondo. A sedici anni lo chiamano con i professionisti e lui comincia a capire che il calcio potrà diventare qualcosa di più che una semplice passione. Il 20 maggio del 1989, un mese prima di compiere diciassette anni, lallenatore Fernandez lo fa debuttare in Prima Divisione contro il Nantes, in trasferta:
«Pareggiammo 1 a 1 e mi guadagnai un premio di cinquemila franchi: era pazzo di gioia».

Una felicità che sarebbe diventata ancora più grande quando, un anno dopo, vede le luci della Croisette riflettersi sul parabrezza della sua auto nuova: una Clio rossa che il presidente Pedretti gli aveva regalato per festeggiare il suo primo goal in serie A, sempre contro il Nantes. Cannes, dunque, rappresenta per Zidane il luogo delle prime volte. Nel calcio, ma anche nella vita perché lì, nellaffasci nante città del cinema, conoscerà la bella Véronique, la ballerina di cui si è innamorato e che è diventata sua moglie.

Lultimo anno a Cannes fu pieno di difficoltà: la squadra retrocedette ed anche Zidane, salito giovanissimo alla ribalta nazionale, pagò una normale crisi di maturazione. Niente, però, che potesse scoraggiare chi credeva in lui: come Rolland Courbis, marsigliese appena nominato allenatore del Bordeaux. Così, nellestate del 1992, Zidane conosce i profumi di un altro mare: quelli dellOceano che spazza con le sue maree lestuario della Garonna. Sulla Gironda, tra laltro, ritrova Christophe Dugarry, suo grande amico già dai tempi della Nazionale Under 15. Un sodalizio duraturo e sincero anche fuori dal campo (hanno acquistato insieme un bar a Bordeaux e si sono incontrati spesso nel loro primo anno italiano, quando Dugarry giocava nel Milan): «Mille emozioni mi legano a Duga, mille ricordi e tante risate».

Lamicizia (anche quella con Lizarazu) e lunione del gruppo aiutano il fuoriclasse di Marsiglia ad ambientarsi in fretta nella nuova realtà: «Ho scelto il momento giusto per il gran salto, quel club è stato il mio trampolino di lancio e devo ringraziare Courbins (il tecnico che ha coniato il soprannome Zizou) che mi ha fatto crescere sia dal punto di vista umano che professionale».

Con i granata di Bordeaux, Zidane elimina il Milan dalla Coppa Uefa ma poi, in finale, si deve arrendere contro il Monaco: sarà la sua più grande delusione sportiva (mitigata dal contratto appena firmato con la Juventus) prima di conoscere quelle con i bianconeri nelle due finali di Coppa Campioni; qualcuno cominciava a dire che era lui a portare sfortuna ma la splendida prestazione nella finale Mondiale contro il Brasile ha messo tutti a tacere.

Anche lavventura con la Nazionale inizia da Bordeaux. Jaquet lo convocò il 17 agosto 1994 per sostituire linfortunato Djorkaeff. La Francia gioca in amichevole, contro la Repubblica Ceca, proprio a Bordeaux. Zidane è emozionato ma trova un grande ed abile consigliere in Eric Cantona che lo mette a suo agio. Le cose si mettono male per i francesi che perdono 2 a 0 fino a quando Jaquet si decide a mandare in campo Zidane: è lui a pareggiare prima con una stupenda azione personale e poi con un colpo di testa. Un particolare importante, questo, perché il gioco aereo è sempre stato il punto debole di Zizou e lui per primo non avrebbe mai immaginato di poter, quattro anni dopo, regalare la Coppa del Mondo alla Francia con due colpi di testa.
I francesi celebrano il nuovo idolo e lo designano erede di Platini. Lui, però, non ci sta:
«Non sarò mai come Platini: è stato unico ed inimitabile. Eppoi io non sarò mai un trascinatore di uomini, né in campo né fuori. Non mi spaventano le responsabilità, certo, ma il mio carattere è diverso dal suo».
Paragoni a parte, sembrava destinato a unascesa folgorante anche con i bleus, ma il destino stava per giocargli un brutto tiro. Un incidente dauto, poco prima degli Europei del 1996, fa temere il peggio: Zidane se la cava con due cicatrici in testa ed una brutta botta che ne condiziona le prestazioni in Inghilterra.

«È stato un errore voler giocare a tutti i costi: in quelle competizioni bisogna essere sempre al 300 per cento».
Le scialbe prestazioni in Nazionale lasciarono perplesso anche Giovanni Agnelli:
«Zidane è il giocatore di cui mi hanno parlato o quello che ho visto agli Europei ???»
Come sempre, Zizou palerà con i fatti e proprio Agnelli diventerà uno dei suoi più grandi estimatori. Il primo impatto con la scuola Juventus è durissimo: gli allenamenti di Ventrone sono massacranti:
«Deschamps me ne aveva parlato, ma non credevo a una cosa simile. Più volte sono stato sul punto di vomitare dopo gli allenamenti talmente grande era stata la fatica».

Linserimento è difficile, soprattutto dal punto di vista tattico. Zizou, però, non si perde danimo e lavora sodo:
«Sapevo che tutti si aspettavano qualcosa di più da me, ma io non mi sono mai demoralizzato, convinto che il lavoro avrebbe pagato. Alla Juve, poi, tutti mi sono stati vicini».
Il salto di qualità tanto atteso arriva quando Lippi lo piazza nel suo ruolo tradizionale con libertà di inventare: contro lInter, al Delle Alpi, Zidane gioca una gara eccezionale e segna un goal fantastico. La nuova avventura era cominciata. la sua importanza per il gioco della Juventus, del resto, è sottolineata dallo stesso Lippi:
«Possiede il dono di rendere semplici le cose difficili».

E non si stanca mai di lavorare, di imparare, di accettare consigli. Migliora sotto il piano atletico e tattico, ma anche dal punto di vista caratteriale: allena senza stancarsi anche quella voglia di vincere che lo animava fin dalle partite sulla piazza de La Castellane: «Lippi è stato come un interruttore: mi ha acceso e ho capito cosa significa lavorare per qualcosa che vale. Prima di arrivare in Italia, il calcio era un lavoro, certo, ma soprattutto un divertimento. Da quando sono arrivato a Torino, invece, la voglia di vincere non mi ha lasciato più».

Ed anche nel giorno in cui è salito in cima al mondo con la Nazionale, un pensiero è corso alla Juventus:
«Se sono arrivato fin qui, lo devo a questi anni in bianconero in cui ho trovato sicurezza, la voglia di non mollare mai, la capacità di rinnovare la fame di altri successi. Ecco perché voglio restare a Torino, in una Juve che continui a lottare per vincere tutto».

Gli anni doro di Zizou non si fermano a Francia 1998. Nello stesso anno arriva il Pallone doro: nella prestigiosa classifica si lascia alle spalle fuoriclasse del calibro di Suker del Real Madrid, Ronaldo dellInter e la stella nascente Owen del Liverpool.

Ormai è lago della bussola francese e juventina. Lui e Del Piero sono i due giocatori capaci di fare la differenza. Purtroppo non fanno scudetti: prima li frena un acquazzone a Perugia e poi lallegria di Van der Sar fra i pali.
Ma per dissetarsi di successi cè sempre la Francia. Il campionato dEuropa del 2000 vive dellimpareggiabile repertorio di Zizou le finisseur ed anche questo torneo entra nella bacheca personale di Zidane.

Rientra alla Juventus carico di gloria. Madame Zidane gli sussurra che Torino è un paesone: insomma, si è stufata, vuole la Spagna. Prima si parla di Barcellona e poi di Madrid. Zidane vorrebbe andarsene subito, ma lo trattiene lavvocato Agnelli: si tratta di un favore personale che nemmeno Zidane può negargli. Una delle poche cose che Zizou ha imparato dai torinesi, è la cortese ipocrisia sabauda: durante la stagione si sprecano le dichiarazioni damore per la Juventus. È una sceneggiata alla quale partecipano tutti: Moggi, che sa benissimo che il francese andrà al Real Madrid, la stampa sportiva, che sa benissimo che andrà alle Merengues e Zidane che ha già preso accordi con la squadra madrilena.
Quando rientra dalle vacanze 2001 lannuncio ufficiale: alla Juventus arrivano una pioggia di miliardi (150), tutti si dichiarano sorpresi.

Zidane:«Il mio addio alla Juventus era programmato per lanno prossimo, ma i dirigenti hanno riflettuto ed hanno deciso di vendermi subito: per loro erano importanti i soldi».
La Juventus:«Abbiamo assecondato la volontà più volte espressa, ed a fine stagione divenuta tassativa, del giocatore di trasferirsi in Spagna».
Moggi:«Zidane si è venduto da solo».

Con i soldi guadagnati arrivano Buffon, Thuram e Nedved; saranno altri anni gloriosi e ricchi di trionfi. Zizou al Real conquisterà nuovi trofei, non ultima la Champions League, che gli era sfuggita con la Juventus, vinta grazie ad un suo fantastico goal, nella finale contro il Bayer Leverkusen.

«Sono tanti i ricordi bellissimi in maglia bianconera, come il 6 a 1 in casa del Milan o le due semifinali di Champions League con lAjax; la gara di Amsterdam credo che sia stata quella giocata meglio in assoluto dalla Juventus di cui ho fatto parte io. Il rimpianto più grande è di non aver potuto alzare la Coppa dei Campioni; ci siamo andati vicino molte volte, ma non siamo stati abbastanza fortunati. Alla Juventus, comunque, ho vissuto cinque anni splendidi, vincendo molto; soprattutto, a Torino ho imparato molto a livello calcistico, facendo il cosiddetto salto di qualità. La Juventus mi è rimasta nel cuore».



http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/06/zinedine-zidane.html

 

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Joined: 09-Oct-2007
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il piui grande regalo fatto da moggi ai tifosi juventini.

E da solo vale 6 campionissimi.

grazie direttore

(per par condicio?9

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Joined: 18-Aug-2008
22 posts

Questo video rispecchia pienamente l'essenza di Zidane in quanto privo di gol, ma al coltempo ricco di dribbling e numeri quali solo lui sa fare

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Joined: 04-Apr-2006
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99p8qv.jpgZINÉDINE ZIDANE

 

Afbeeldingsresultaat voor Zinédine Zidane juventus

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Zin%C3%A9dine_Zidane 


Nazione: Francia 19px-Flag_of_France.svg.png
Luogo di nascita: Marsiglia
Data di nascita: 23.06.1972
Ruolo: Centrocampista
Altezza 185 cm
Peso 79 kg
Nazionale Francese
Soprannome: Zizou

 

 

Zinédine Zidane
Zidane Zizu.jpg
Zidane nel 2013
     
Nazionalità Francia Francia
Altezza 185 cm
Peso 79 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex centrocampista)
Squadra Real Madrid
Ritirato 9 luglio 2006 - giocatore
Carriera
Giovanili
1987-1988 Cannes
Squadre di club1
1988-1992 Cannes 61 (6)
1992-1996 Bordeaux 139 (28)
1996-2001 Juventus 151 (24)
2001-2006 Real Madrid 155 (37)
Nazionale
1994-2006 Francia Francia 108 (31)
Carriera da allenatore
2013-2014 Real Madrid Vice
2014-2016 Real M. Castilla
2016- Real Madrid
Palmarès
Coppa mondiale.svg Mondiali di calcio
Oro Francia 1998
Argento Germania 2006
UEFA European Cup.svg Europei di calcio
Oro Belgio-Paesi Bassi 2000
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 4 gennaio 2016

Zinédine Yazid Zidane (pron. francese [ˌzineˈdin jaˈzid ziˈdan]), in amaziɣ Zineddin Lyazid Zidan (Marsiglia, 23 giugno 1972) è un allenatore di calcio ed ex calciatore francese, tecnico del Real Madrid.

Soprannominato Zizou, è considerato uno dei migliori giocatori della storia del calcio.[1][2][3] Cresciuto nel Cannes, si afferma nel Bordeaux vincendo una Coppa Intertoto. Nel 1996 viene acquistato dalla Juventus, dove in cinque stagioni conquista due campionati italiani, una Supercoppa italiana, una Supercoppa UEFA, una Coppa Intercontinentale e una Coppa Intertoto. Nell'estate del 2001 si trasferisce al Real Madrid per la cifra allora record di 150 miliardi di lire,[4] contribuendo alla vittoria di un campionato spagnolo e due Supercoppe di Spagna nonché di una UEFA Champions League, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intercontinentale. Al termine della stagione 2005-2006 annuncia il suo ritiro dal calcio giocato.

Con la nazionale francese ha partecipato a tre edizioni del campionato mondiale (1998, 2002 e 2006) e a tre del campionato europeo (1996, 2000 e 2004), vincendo da protagonista il Mondiale 1998 e l'Europeo 2000. In nazionale ha collezionato complessivamente 108 presenze realizzando 31 reti.

A livello individuale ha vinto un'edizione del Pallone d'oro (1998) e tre del FIFA World Player of the Year (1998, 2000, 2003), record condiviso con Ronaldo[5]. Nel 2004 venne inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi stilata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. La BBC lo ha definito il miglior giocatore europeo dell'intera storia calcistica,[6][7] mentre la FIFA lo ha nominato come miglior giocatore europeo degli ultimi cinquant'anni.[6] Inoltre, è stato incluso dalla rivista World Soccer nella lista degli undici migliori giocatori della storia calcistica.[8] È stato inserito nella Squadra ideale del decennio dal Sun nel 2009.[9]

Da allenatore del Real Madrid, ha vinto due UEFA Champions League (2015-2016 e 2016-2017), un campionato spagnolo, una Supercoppa UEFA e una Coppa del mondo per club. Eccezion fatta per il naturalizzato Helenio Herrera,[10] Zidane è stato il primo e unico tecnico francese vincitore della Champions League.[11] È inoltre il primo e unico allenatore ad aver vinto due edizioni della Champions League consecutivamente da quando la competizione ha preso questo nome nel 1992.[12]

 

Biografia

Famiglia e origini

220px-Agmun_At_Slimane.jpg
 
Casa del padre di Zidane nel villaggio di Aguemoune Ath Slimane, in Cabilia

Originario di una famiglia algerina,[13] Zinédine Zidane ha tre fratelli e una sorella. I suoi genitori provengono dalla Cabilia, una regione dell'Algeria settentrionale. Essendo nato a Marsiglia, Zidane possiede la doppia nazionalità, francese e algerina.[14] Il padre, Smaïl Zidane, pastore e musulmano praticante, decide di attraversare il Mediterraneo e andare a lavorare come muratore in Francia[15] nel 1953.[16] Dopo l'indipendenza dell'Algeria, nel 1962, Smaïl vuole ritornare in patria dopo aver trascorso nove anni nei cantieri della Seine-Saint-Denis. Ma poco prima di imbarcarsi a Marsiglia, incontra Malika, una marsigliese anch'ella originaria della Cabilia, che sposa poco dopo. Alla fine la coppia decide di rimanere in Francia e di stabilirsi a Marsiglia.[15]

Vita privata

220px-Cannes_-_port_et_croisette.jpg
 
È a Cannes che Zinédine Zidane conosce la futura moglie, Véronique

A diciassette anni, Zinédine Zidane incontra la futura moglie Véronique;[17] la coppia si sposa nel 1994[15] e ha quattro figli: Enzo (nato nel 1995 e così chiamato in omaggio a Enzo Francescoli, idolo d'infanzia di Zizou[15]), Luca (1998) e Théo (2002), nati a Marsiglia, e Élyaz (2005), nato a Madrid.[15]

Tutti giocano nel Real Madrid, con il cognome della madre (Fernández[18]): Enzo gioca come centrocampista (Real Madrid C / Real Madrid Castilla), Luca come portiere (Juvenil B), Théo come attaccante (Infantil B) ed Elyaz (Benjamin A).[19] Convocabile sia da parte della Francia che da parte della Spagna, Enzo Fernández viene selezionato nel 2009 nell'Under-15 della Spagna e poi nell'Under-19 della Francia nel 2014.[20] Il 16 novembre 2015 ha debuttato nel Real Madrid Castilla, seconda squadra dei blancos della Segunda B (terza serie) allenata dal padre.

Zidane risiede a Madrid, nel quartiere residenziale Conde de Orgaz, dove possiede una proprietà di circa 600 m².[15][21] Possiede inoltre una vasta proprietà nel comune di Onet-le-Château, regione di Rodez dove vivono i suoceri.[22][23]

Zinédine Zidane è affetto da talassemia benigna, una malattia genetica diffusa nel bacino del mediterraneo, che lo affatica naturalmente.[24]

A proposito della sua religione, Zidane si è definito come un «musulmano non praticante».[25]

Caratteristiche tecniche

Accostato ai connazionali Michel Platini e Raymond Kopa,[26][27] Zidane era un trequartista in grado di coniugare potenza fisica e doti tecniche.[4] Pur non essendo molto veloce, era dotato di grande visione di gioco,[28][29] ed eccelleva nel controllo di palla[4][28][30] e nel dribbling (spesso effettuato con il gesto della veronica).[28][31] Specialista nei calci di rigore,[32][33] era abile anche nel gioco aereo.[28]

Carriera

Giocatore

Club

Inizi

Zinédine Zidane è nato il 23 giugno 1972 a Marsiglia. Il suo nome in arabo significa "bellezza della religione". Nel suo quartiere marsigliese ha cominciato a fare i primi passi nel mondo del calcio e il suo idolo di tale sport è stato da sempre il trequartista uruguaiano Enzo Francescoli.[34][35] Fino all'età di 11 anni, inoltre, Zidane è stato appassionato anche di judo.[36]

All'età di nove anni, Zidane entra nel club del quartiere, l'AS Foresta 11,[37] del quale diventa ben presto capitano.[36] L'anno seguente, nel 1982, entra nella squadra statunitense del Saint-Henri, dove veste la maglia numero 10.[38] Nel 1983 passa al Septèmes-les-Vallons[38] e, successivamente, all'Olympique Marsiglia.[35] Nello stesso anno partecipa ad alcune importanti selezioni, durante le quali cattura l'attenzione di Jean Varraud, ai tempi osservatore del Cannes. Si reca dunque a Cannes per un provino dalla durata di sei settimane. La società, intuendo già da quel momento le capacità del ragazzo, alla fine decide di fargli firmare un contratto da professionista.[39][40]

Cannes

Zinedine Zidane entra nel 1987, all'età di quindici anni, nella squadra del Cannes, all'epoca allenata da Guy Lacombe.[41] Viene ospitato a Pégomas, villaggio che in futuro dedicherà una piazza in suo nome.[42] In questo periodo è importante l'aiuto di Jean Varraud, il quale morirà di cancro il 24 giugno 2006.[43] L'esordio con la maglia del Cannes arriva il 20 maggio 1989, a 16 anni, in una partita di Ligue 1 pareggiata dalla sua squadra 1-1 con il Nantes;[44] in questa gara entra a dodici minuti dalla fine. L'8 febbraio 1991 segna il suo primo gol da professionista in campionato, per il quale verrà premiato dal presidente della squadra con un'auto nuova. Al termine della stagione, il Cannes si classifica al quarto posto, qualificandosi per la UEFA Europa League. Zidane riesce a farsi notare da diversi allenatori che cercano in tutti i modi di acquistarlo.

Bordeaux
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Zidane al Bordeaux, marcato dal milanista e connazionale Vieira in una sfida di Coppa UEFA 1995-1996.

Nel 1992 arriva al Bordeaux dopo la retrocessione del Cannes. Viene acquistato per 3 milioni di franchi (460.000 euro). L'approccio con la nuova squadra è facilitato dalla presenza dell'allenatore Rolland Courbis, anche lui marsigliese. Lo stesso Courbis darà a Zidane il soprannome "Zizou". Con i compagni francesi Christophe Dugarry e Bixente Lizarazu forma il "triangolo di Bordeaux". Al termine della prima stagione, Zidane segna 10 gol e gioca 35 partite, risultando il miglior giocatore della squadra.[45]

Qualificato per la Coppa UEFA, ottenuta grazie al quarto posto in campionato, il Bordeaux riesce ad ottenere grandi risultati in campionato, grazie specialmente a Zidane.[46] Nonostante il cartellino rosso contro il Marsiglia a causa di un pugno dato a Marcel Desailly nel settembre del 1993, Zidane è diventato il beniamino della sua squadra.[47] L'eliminazione precoce in Coppa non impedisce Bordeaux di concludere il campionato con un ottimo quarto posto. Alla fine della stagione, dopo aver segnato 6 gol in 34 partite,[45] Zidane riceve il Trophées UNFP du football come miglior esordiente nel 1994.[48] Nella stagione successiva, il Bordeaux viene eliminato subito in Coppa UEFA e ottengono il quinto posto in campionato. Zidane rimane uno dei punti determinanti per la squadra, segnando sei 6 gol in 37 partite.[45]

Nella stagione 1995-1996, il Bordeaux vince la Coppa Intertoto, grazie anche a Zidane che segna 5 gol in 8 partite.[49] Nel quarto turno di Coppa UEFA, Zidane ha segnato un gol da quaranta metri nella sfida contro il Real Betis.[50] Ai quarti di finale, il Bordeaux è costretto a battere il Milan.[51] Dopo aver perso la prima gara per 2-0, i francesi riescono a ribaltare il precedente risultato grazie al risultato di 3-0. In questa gara, Zidane è uno dei protagonisti, essendo l'autore dei due assist per la doppietta di Christophe Dugarry.[52] La squadra riesce ad arrivare in finale, ma perde contro il Bayern Monaco. Zidane termina la stagione con 6 gol in 33 partite e riceve il suo secondo Trophées UNFP du football, stavolta come miglior giocatore del 1996.[53]

Con il Bordeaux Zidane ha giocato per quattro anni, siglando 28 gol in 139 gare di campionato.

Juventus
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Zidane con la maglia della Juventus nella stagione 1996-1997

Nel 1996 arriva in Italia, alla Juventus, squadra allenata da Marcello Lippi, per 7,5 miliardi di lire.[54] Decide di indossare la maglia con il numero 21.[55] Seppur all'inizio presenti un calo atletico,[56] Zidane riesce in breve tempo a mettersi in mostra con la nuova squadra. Segna il suo primo gol, il 20 ottobre 1996, nella gara vinta per 2-0 contro l'Inter.[57] La prima stagione è un successo per i bianconeri: vincono una Coppa Intercontinentale, la Supercoppa Europea, e il loro 24º scudetto. Zidane è protagonista di questi successi anche grazie ai suoi cinque gol e alle sue 29 presenze in campionato.[45] In Champions League Zidane ha giocato ottimamente, ma ciò non è bastato a vincere la finale contro il Borussia Dortmund.[58]

La stagione 1997-1998 si apre con la conquista della Supercoppa Italiana.[59] In campionato, Zidane gioca 32 partite e segna 7 gol e, al termine di questo torneo, conquista il suo secondo scudetto consecutivo.[60] In Champions League, la Juventus perde ancora una volta la finale, stavolta con il Real Madrid.

Dopo aver conquistato il titolo di Campione del Mondo al Mondiale del 1998, Zidane viene insignito del Pallone d'oro a dicembre del 1998, diventando il quarto giocatore francese ad aggiudicasi tale trofeo.[61][62] La stagione 1998-1999, però, non è molto fortunata per il giocatore francese: segna solo 2 gol in 25 partite ed è vittima di un duro infortunio a fine stagione.[63] Al termine della stagione, la Juventus si classifica al 7º posto e Lippi viene sostituito da Carlo Ancelotti.

Nella stagione 1999-2000, Zidane è favorito per vincere il suo secondo Pallone d'oro, soprattutto grazie alle ottime prestazioni ad Euro 2000. Tuttavia, a causa dei suoi cartellini rossi in Champions League, perde la possibilità di ottenere il riconoscimento calcistico.[64][65] Nella stagione 2000-2001, Zidane trova complicità con l'attaccante francese David Trezeguet: la coppia riesce a portare la Juventus in testa alla classifica.[66] Tuttavia, il pareggio di 2-2 con la Roma, impedisce alla Juventus di vincere lo scudetto. Conclude la stagione con 6 gol in 33 partite.

Con i bianconeri gioca complessivamente 212 partite e segna 31 gol, di cui 24 in Serie A. Seppur osannato dai tifosi, dopo la cessione del giocatore, nel 2001, Agnelli lo definì "più divertente che utile".[67]

Real Madrid
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Zidane con la maglia del Real Madrid nel 2005

Nel 2001 si trasferisce dalla Juventus al club spagnolo del Real Madrid, che, per averlo tra le sue file, oltre a siglare un contratto triennale con il giocatore, spende 150 miliardi di lire, realizzando il più costoso trasferimento di un giocatore nella storia del calcio fino a quel momento.[4][68] Sceglie di indossare la maglia numero 5[69], precedentemente appartenuta a Manuel Sanchís.[70] All'inizio della sua prima stagione, Zidane non riesce a trovare il giusto spazio in squadra, anche a causa della concorrenza con gli altri giocatori come Raúl e Figo.[71]Con l'arrivo di Zidane la squadra si aggiudica subito la Supercoppa di Spagna.[72] Zidane ha segnato il suo primo gol il 15 settembre 2001 contro il Real Betis.[73] Ben presto il francese si dimostra grande protagonista nella stagione dei madrileni, culminata con la sua pregevole e decisiva marcatura nella vittoria per 2-1 contro il Bayer Leverkusen nella finale della Champions League 2001-2002. In quell'occasione Zidane riesce a trasformare il traversone di Roberto Carlos in un tiro al volo che si infila nell'angolo alto della porta difesa dal portiere Hans-Jörg Butt.[74] Al termine della stagione, Zidane vince la sua prima Champions League dopo due finali perse[75] e, successivamente, anche la Supercoppa UEFA[76] e alcuni mesi dopo la Coppa Intercontinentale[77] e il primo campionato spagnolo, nel quale ha contribuito firmando 9 reti in 33 presenze.[78]

Nella stagione 2002-2003 vince la Liga e nuovamente la Supercoppa di Spagna. Nelle tre annate successive il club non avrebbe più centrato successi. Nella stagione 2002-2003 realizza 6 gol in 33 partite, il risultato più basso ottenuto da Zidane con il Real Madrid, e la squadra termina al quarto posto in campionato. La stagione 2003-2004 vede il Real Madrid in crisi e Zidane firma solo 6 volte in 29 partite di campionato.[79] L'ultima stagione al Real Madrid, 2004-2005, vede Zidane fare un buon campionato, nel quale firma le sue prime triplette in carriera, una contro il Sevilla (4-2) e l'altra contro l'Espanyol (4-0).[80] Per le Olimpiadi di Atene 2004 fu uno dei tedofori.

Il 25 aprile 2006 rende nota l'intenzione di ritirarsi dopo i Mondiali 2006.[81] Il 7 maggio seguente disputa la sua ultima partita a livello di club, contro il Villarreal allo Stadio Santiago Bernabéu. I tifosi del Real Madrid gli riservano un caloroso tributo, sventolando dei cartelli con il suo nome e il suo numero, il 5, e i suoi compagni di squadra indossano magliette commemorative con la scritta ZIDANE 2001-2006 sotto il logo del club. Zidane firma il gol del 2 a 2 con un colpo di testa vincente su cross di David Beckham (la gara finisce 3-3).[82]

Nazionale

Gli esordi, il Mondiale 1994 e l'Europeo 1996

Nel 1994 partecipa all'Europeo Under-21, dove veste la maglia numero 7. I francesi si classificheranno al quarto posto dopo aver perso la semifinale contro l'Italia Under-21 e la finale per il terzo posto contro la Spagna Under-21.

Dopo la mancata qualificazione al Mondiale del 1994, la squadra francese è in crisi. L'allenatore Aimé Jacquet decide di convocare alcuni giovani e, tra questi, spicca il nome dello stesso Zidane, reduce da ottime prestazioni con il Bordeaux.[47] Durante la gara contro la Repubblica Ceca del 17 agosto 1994, Zidane esordisce in Nazionale maggiore all'età di 22 anni; il giocatore entra al 63º minuto di gioco al posto di Corentin Martins[83] e firma in pochi minuti una doppietta che consente la vittoria della Francia sugli avversari.[84]

Divenuto trequartista titolare,[85] Zidane viene convocato nel 1996 per l'Europeo in Inghilterra, dove indossa la maglia numero 10. Dopo aver vinto ai rigori contro i Paesi Bassi,[86] i francesi vengono sconfitti, sempre ai rigori, in semifinale dalla Repubblica Ceca.[87] Zidane chiude il torneo con una prestazione deludente e poco incisiva per la squadra.[88]

Dopo l'esperienza all'Europeo 1996, Zidane continua ad essere determinante per la squadra francese. Nel 1997 partecipa al Torneo di Francia, dove segna un gol al 12° nella partita contro l'Italia, conclusasi in parità sul 2-2.[89] Con questo gol, Zidane inaugura lo Stade de France.[89]

La vittoria del Mondiale 1998 e dell'Europeo 2000

Viene convocato nel 1998 sempre da Aimé Jacquet per giocare i Mondiali di calcio in Francia. La Francia ottiene la qualificazione con un turno d'anticipo battendo l'Arabia Saudita 4-0, Zidane, colpevole di un fallo di reazione a risultato già fissato, viene espulso dall'arbitro e squalificato per due turni.[90][91] Torna in campo nella partita di Saint-Denis il 3 luglio valida per l'accesso alla semifinale. La Francia sconfigge l'Italia per 4-3 dopo i rigori; Zidane segna il primo penalty dei francesi.[92] Battuta anche la Croazia in semifinale,[93] il 12 luglio allo Stade de France di Saint-Denis, la Francia vince il trofeo in finale contro il Brasile (campione in carica) per 3 a 0, grazie alla doppietta di Zidane e al gol di Emmanuel Petit.[94] La Francia vince il Mondiale per la prima volta.

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La maglia indossata di Zidane al campionato d'Europa 2000

Nel 2000 Zidane viene chiamato per disputare il suo secondo Europeo che si giocherà in Belgio e nei Paesi Bassi. Raggiunti i quarti di finale, la Francia affronta il 25 giugno a Bruges la Spagna.[95] Qui Zidane segna un gol, portando la Francia alla vittoria per 2 a 1. Decide con un golden golanche la semifinale vinta il 28 giugno 2 a 1 contro il Portogallo, giocata a Bruxelles.[96] Il 2 luglio a Rotterdam vince il suo primo titolo Europeo contro l'Italia grazie al Golden gol di David Trezeguet, dopo l'1 a 1 dei 90 minuti.[97]

Il deludente Mondiale 2002 e l'Europeo 2004

Dopo il ritiro di Didier Deschamps, Zidane viene nominato vice-capitano della squadra francese.[98]

Il 26 maggio 2002, poco prima della partenza per il nuovo Mondiale 2002 (al quale la Francia è qualificata d'ufficio in quanto campione in carica), Zidane si infortunia al quadricipite della coscia sinistra.[99] In sua assenza, la Francia perde e pareggia rispettivamente con Senegal e Uruguay nelle prime due sfide della fase a gironi. Zidane torna in campo contro la Danimarca; tuttavia, il giocatore, in condizioni fisiche piuttosto precarie, non risulta incisivo per la squadra francese che viene sconfitta per 2-0. La Francia è, a sorpresa, fuori dai Mondiali, con un solo punto ottenuto in tre gare e nessuna rete segnata. È il peggior risultato per una nazionale campione del mondo in carica nella storia dei Mondiali di calcio.[100]

Dopo il deludente Mondiale, la squadra francese riesce a trovare la qualificazione per l'Europeo del 2004. Nonostante l'assenza di Zidane, la squadra vince la Confederations Cup 2003, dando quindi buone speranze per il futuro.[101] Convocato per l'Europeo portoghese, Zidane va a segno nella terza partita del girone contro la Svizzera il 21 giugno a Coimbra, vinta 3 a 1.[102] La Francia viene eliminata nei quarti di finale contro la Grecia (futura campionessa) il 25 giugno a Lisbona grazie al gol al 65' di Angelos Charisteas.[103]

Il secondo posto al Mondiale 2006 e il ritiro
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Zidane mentre realizza il calcio di rigore contro il Portogallo nella semifinale del campionato del mondo 2006

Il 3 agosto 2005, dopo quasi un anno dall'inizio dell'europeo portoghese, Zidane annuncia di voler ritirarsi dalla nazionale.[104] Nonostante questo, il 17 agosto, il giocatore ritorna a vestire la maglia della Francia nell'amichevole contro la Costa D'Avorio.[105] Prende quindi parte alla rassegna iridata in Germania. Qualificatasi agli ottavi di finale, la Francia sconfigge la Spagna per 3 a 1 grazie ai gol di Zidane, Ribery e Vieira.[106] Durante la seconda fase del torneo Zidane si rende autore di ottime prestazioni, tra cui quella con il Portogallo, durante la quale segna il gol su rigore che vale alla Francia l'accesso alla finale contro l'Italia.[107]

All'inizio della finale, con un calcio di rigore a cucchiaio (con palla che batte sulla parte interna della traversa prima di varcare la linea di porta), porta in vantaggio i suoi;[108][109] negli ultimi minuti della finale, però, macchia la propria partita colpendo con una testata il difensore italiano Marco Materazzi: il gesto gli costa l'espulsione, la dodicesima della carriera (3 a Bordeaux, 5 con la Juventus, 2 con il Real Madrid e una con la Nazionale francese contro l'Arabia Saudita al campionato del mondo 1998).[110][111] L'Italia vince il Mondiale (1-1, 5-3 dcr) ma il giorno successivo, il 10 luglio 2006, Zidane viene comunque eletto miglior giocatore del torneo anche se il centrocampista italiano Andrea Pirlo era stato nominato per ben 3 volte (2 più di lui) uomo del match durante il torneo: Ciò scatenerà le polemiche riguardo ad un premio "vinto in partenza" per questioni di sponsor.[112] La finale persa contro l'Italia è l'ultima partita da giocatore disputata da Zidane.[113]

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Zidane durante la finale dei Mondiali 2006 contro l'Italia

Il 12 luglio 2006, in un'intervista rilasciata a una televisione francese, Zidane si scusa pubblicamente per il suo atto violento che, riconosce, "non è cosa da farsi", ma senza rivolgersi direttamente a Materazzi, e precisa che "se c'è una reazione è perché c'è una provocazione". Pur escludendo che Materazzi abbia proferito offese razziste, Zidane lascia intendere si sia trattato di insulti molto gravi e ripetuti alla sua famiglia.[114] Il 18 agosto 2007 Marco Materazzi, in un'intervista a TV Sorrisi e Canzoni, dichiara di aver insultato la sorella di Zidane; offesa alla quale il francese avrebbe reagito violentemente.[115] Insieme a Cafu, è il giocatore che ha ricevuto più cartellini (4 gialli e 2 rossi) nelle fasi finali dei Campionati del mondo di calcio; le due espulsioni lo rendono anche il giocatore più volte allontanato dal campo, al pari di Rigobert Song.[116]

Dirigente

Dal 1º giugno 2009 è il consigliere di Florentino Pérez, presidente del Real Madrid. Il 7 luglio 2011 annuncia il suo prossimo incarico come direttore sportivo del club spagnolo,[117] al fianco di Miguel Pardeza.

Allenatore

Real Madrid

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Il capitano madrileno Ramos e l'allenatore Zidane con la undécima

Dal 9 luglio 2013 diventa vice di Carlo Ancelotti, mantenendo parallelamente il ruolo di direttore sportivo.[118]

Il 25 giugno 2014 viene nominato allenatore del Real Madrid Castilla, seconda squadra del Real Madrid, che gioca nella terza divisione del campionato di calcio spagnolo; ricopre la carica fino al 4 gennaio 2016, quando a seguito dell'esonero di Rafael Benítez viene chiamato a guidare la prima squadra del Real Madrid.[119]All'esordio sulla panchina dei Blancos ottiene una vittoria casalinga per 5-0 contro il Deportivo La Coruña. Il 28 maggio 2016 vince la Champions League, l'undicesima nella storia del Real Madrid, superando i cugini dell'Atlético Madrid ai rigori (1-1 dopo i tempi supplementari); Zidane diviene anche il primo tecnico francese, fatta eccezione per il naturalizzato Helenio Herrera, a vincere una Champions League.[120]

Nella stagione successiva conduce la squadra alla vittoria della Supercoppa UEFA e del Mondiale per club ma soprattutto riporta a Madrid il titolo nazionale, a cinque anni di distanza dall'ultima affermazione. Il 3 giugno 2017 nella finale di Cardiff vince la dodicesima Champions League battendo 4-1 la Juventus. Si tratta della seconda vittoria di fila da quando è allenatore del Real Madrid.[121] Inoltre, vincendo campionato e Champions League, Zidane centra il double che mancava da 59 anni.

Altre attività

Fondatore di una scuola calcio a Marsiglia,[4] dal 2001 è ambasciatore dell'ONU.[122]

Il 4 giugno 2011, in presenza del presidente del Real Florentino Pérez e dell'allenatore José Mourinho, presenta il suo libro dal nome "La semplice eleganza di un eroe".[123] Nel 2008 ha inoltre interpretato una piccola parte nel film Asterix alle Olimpiadi.

 

Palmarès

Giocatore

Club

Competizioni nazionali
Juventus: 1996-1997, 1997-1998
Juventus: 1997
Real Madrid: 2001, 2003
Real Madrid: 2002-2003
Competizioni internazionali
Bordeaux: 1995
Juventus: 1999
Juventus: 1996
Real Madrid: 2002
Juventus: 1996
Real Madrid: 2002
Real Madrid: 2001-2002

Nazionale

Francia 1998
Belgio-Paesi Bassi 2000

Individuale

Miglior giovane della Division 1: 1994
Miglior giocatore della Division 1: 1996
1997-1998, 2001-2002, 2002-2003, 2003-2004
Miglior straniero: 1997, 2001
Migliore assoluto: 2001
1998, 2002
1998
1998
Francia 1998, Germania 2006
1998, 2000, 2003
1998
1998, 2000, 2001
1997, 2002, 2003
1999
Francia 1998
1998
Euro 2000
  • All-Star Team del campionato europeo di calcio: 2
Euro 2000, Euro 2004
2001-2002
2001, 2002, 2003
2002
2002
2004
2005, 2006
2006
Germania 2006
2007
2008
2008
  • Team of the Decade del Sun: 1
2009
  • Team of the Decade di ESPN: 1
2009
  • Player of the Decade di ESPN: 1
2009
2009
  • Miglior giocatore della decade di Marca: 1
2010
  • Miglior giocatore della storia della UEFA Champions League: 1
2011
  • Team of the Decade dell'UEFA: 1
2011
2011
2013
  • Miglior giocatore della storia della Ligue 1: 1
2014
  • Goal Hall of Fame: 1
2014
  • Miglior giocatore francese della storia: 1
2016
  • Top 11 di tutti i tempi del campionato europeo di calcio: 1
2016

Allenatore

Club

Competizioni nazionali
Real Madrid: 2016-2017
Competizioni internazionali
Real Madrid: 2015-2016, 2016-2017
Real Madrid: 2016
Real Madrid: 2016

Individuale

  • Allenatore rivelazione della Liga: 1
2016
2016
  • Miglior allenatore della Liga: 1
2017
2017
  • Allenatore francese dell'anno: 1
2017
  • Premio Onze al miglior allenatore europeo dell'anno: 1
2017

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore
  — 1998
Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria   Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore
  — 1º gennaio 2009

 

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Joined: 30-Apr-2009
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Zizou *__* con Pavel ed Edgar sono stati i miei pi

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Joined: 28-Jul-2009
2,212 posts

I veri campioni sono solo della Juve @@ @@ @@

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Zizou @@ @@ @@

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Poi il mondiale 2006 credo che f

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Joined: 22-Apr-2007
968 posts

non avendo vissuto le epoche di sivori e platini, resta il giocatore pi

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Joined: 16-Nov-2008
3,042 posts
ti assicuro che baggio e platini eran piu' forti di lui ;)

baggio ??? :haha: :haha: :haha:

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Joined: 01-Dec-2006
87 posts
baggio ??? :haha: :haha: :haha:

:haha::haha::haha::haha: Qua ci vuole proprio...........

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Joined: 29-Nov-2009
2,336 posts
Da solo nessuno porta nessuna squadra lontano...

Zidane era il calcio, punto.

Determinante come nessuno negli ultimi anni...ha segnato l'ultimo periodo come pochi...entra di diritto nei migliori 5 giocatori della storia...

E secondo me il miglior Zidane l'abbiamo visto nel 1999/2000...quindi da noi...

Nel mondiale Usa 94 l'Italia non mi pareva tutto sto gran squadrone che giocasse benissimo, eppure un certo giocatore se l'

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Joined: 20-Jul-2006
1,964 posts

mi son rivisto proprio ora un video di Zizou, nostalgia... @@ quando li rivedremo certi giocatori nella nostra Juventus...

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Joined: 08-Jan-2009
2,912 posts

Che rabbia vederlo andare via, anche se con la sua cessione arrivarono altri Campioni, l'incazzatura rimase per anni.

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Joined: 09-Apr-2008
20,836 posts

il Dio del Calcio

punto.

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Joined: 14-Jun-2008
11,011 posts
«Je n’imaginais pas tout ce

qui allait se passer après»

ZINÉDINE ZIDANE est un enfant de la Coupe du monde. Sa vie a changé de dimension en

1998 et sa carrière s’est arrêtée un soir de finale en 2006. Il se souvient de tout.

GAGNER UNE COUPE DU MONDE ET MARQUER DEUX FOIS EN FINALE, ÇA N’ARRIVE

PAS TOUS LES JOURS. (…) MA VIE A CHANGÉ COMPLÈTEMENT À CE MOMENT-LÀ

TOUT LE MONDE DIT QUE JE SUIS FOU PARCE QU’ON NE FAIT PAS UNE

« PANENKA » EN FINALE DE COUPE DU MONDE. MAIS ON ÉTAIT À LA

7e MINUTE ET JE ME DISAIS QU’IL EN RESTAIT 83 SI JE LA RATAIS !

par FABRICE JOUHAUD (L'ÉQUIPE 13-07-2014)

Vous avez joué trois coupes du monde (1998, 2002, 2006). Y pensez-vous souvent?

Souvent, pas vraiment. Mais quand je me pose deux, trois minutes, je me dis que j’en ai quand même joué trois. Et que ça passe vite, très vite… Mais j’en ai bien profité sur le moment et, avec le recul, je me dis que j’étais dans le vrai.

Trois Coupes du monde et vous n’y pensez pas un peu chaque jour?

Non. Mais mesenfants – j’en ai quatre et ils jouent tous au foot – regardent de temps en temps des DVD. Pas seulement des matches des Bleus, mais aussi des gros matches de clubs. Alors à ce moment-là, je me remémore tout ce que j’ai pu faire, j’en parle avec eux, je leur explique des choses. Dans ces instants, oui, je me pose. Sinon, je préfère regarder devant.

Vous regardez les images avec vos enfants?

Ça m’arrive, oui.

Et vous y voyez quoi ? Vous regardez-vous avec l’oeil de l’entraîneur?

C’est bizarre, parce que je vous dis que je me projette vers l’avenir mais, quand je regarde avec mes enfants, ce n’est certainement pas un regard d’entraîneur. Je suis dans ce que je faisais à l’époque et je leur explique le foot avec mes yeux de l’époque. En fait, dans ces moments-là, je suis plutôt nostalgique.

Et vos enfants, comment réagissentils aux buts et aux cartons rouges? Se moquent-ils de vous?

Pas trop ! Ils sont plutôt sympas avec moi. Sur tout, même sur les cartons ! Ils essaient de me trouver des excuses parce que je suis leur papa. Ils sont plutôt admiratifs. Enfin, je ne sais pas si c’est le mot, disons plutôt qu’ils sont fiers de ce que j’ai fait. Ils sont contents, voilà ! (Il rigole.)

Même les expulsions ne leur servent pas à contester votre autorité? À chambrer?

Non, ils sont plutôt cool de ce côté-là. Ils sont chambreurs avec leurs copains mais pas avec moi. On a bien fait les choses avec mon épouse ! Ce n’est pas que le sujet soit tabou mais ils l’évitent, ne posent jamais de question. Il y a une forme de pudeur de leur part.

En regardant les images, les sensations du moment vous reviennent-elles instantanément?

Oui. Et même des situations bien précises. C’est parfois troublant car ça va loin. Pour certains matches, je sais ce que j’ai fait après, ce que j’ai fait avant. La finale de la Coupe du monde en France, je sais avec qui j’étais après le match, ce que j’ai fait, comment je l’ai fait : tout de suite après, dans les vestiaires, j’étais avec mon fils, avec mon épouse et avec la coupe. Je revois mes frères à l’endroit où ils étaient dans les tribunes… J’ai ces images comme si je les avais vécues hier. Avec qui j’étais, de quoi on parlait…

Et alors, de quoi parliez-vous?

De ce qu’on venait de faire. En fait, avec certains joueurs, on ne s’en rendait pas compte. On savait que c’était beau mais on ne réalisait pas que ça allait rester pour l’éternité. À l’époque, il y avait quatre ou cinq gars du GIGN (*) qui étaient toujours avec nous. Ils étaient à peine plus âgés que nous et ils avaient vécu des trucs extraordinaires dans leur boulot, avec des personnalités politiques notamment. On sentait qu’ils étaient heureux de vivre ça, ils nous répétaient : “Vous ne vous rendez pas compte de la portée de ce que vous avez fait !”

Avez-vous un souvenir précis de chaque match que vous avez disputé?

Oui, et j’ai une petite anecdote pour chaque.

Par exemple?

La veille du premier (3-0 à Marseille contre l’Afrique du Sud) en 1998, on a fait un entraînement catastrophique. Il y avait un vent incroyable – le jour du match aussi. L’équipe titulaire jouait contre l’équipe remplaçante qui nous avait mis un de ces bouillons !

Et?

On se disait que ce n’était pas grave, mais ce n’est pas bon de faire un mauvais entraînement, surtout le dernier avant le début d’une Coupe du monde. On n’était pas contents. En tout cas, moi, j’étais contrarié.

Le match suivant, le 18 juin, contre l’Arabie saoudite (4-0), vous êtes expulsé (71e). Qu’est-ce qui passe dans votre tête en voyant la couleur rouge du carton?

J’étais surpris parce que je pensais que j’allais prendre un jaune. Quand j’ai vu le rouge, ça a vacillé, j’étais démoralisé.

À quoi pensiez-vous dans le vestiaire?

Cinq minutes après, quand vous êtes seul dans le vestiaire, vous vous dites que c’est la Coupe du monde et vous vous demandez si vous allez rejouer. Si vous allez prendre une suspension d’un match, ou bien de deux…

Comment se juge-t-on soi-même?

Comment on se juge ? On n’est pas fier. Il y a des choses qui font partie d’une carrière, celles-ci en font partie et ce sont des moments qui ne sont pas agréables quand j’y repense. Et puis, j’ai laissé mes potes sur le terrain.

À ce moment-là, vous êtes en colère contre vous-même...

Oui.

Vous vous dites que c’est injuste ou vous vous traitez d’imbécile?

J’avais ces deux sensations. Je trouve que le carton rouge est excessif et, une fois qu’il est pris, je me dis que c’est ma faute. C’est moi qui ai réagi, c’est moi le fautif. En même temps, vous pouvez vous dire ça mais, quand il arrive une autre situation, ça peut de nouveau vous arriver. C’est la vie qui est comme ça. On adesréactions, elles nesont pas bonnes. Mais une fois que le carton rouge était sorti, je savais que j’avais fait l’imbécile.

Pour le huitième de finale contre le Paraguay (1-0 b.e.o.), vous êtes donc suspendu. Le match va en prolongation. Vous êtes-vous dit à ce moment-là que la France allait être éliminée et que votre Mondial se terminerait en eau de boudin?

Je me le suis dit avant le match. Il y avait une possibilité que ça s’arrête et j’en avais conscience. Mais d’un autre côté, j’avais confiance en mes camarades, en l’équipe. Et c’est ce qui est arrivé ! Mais c’est vrai qu’avant le match on se passe tous les scénarios possibles.

Et pendant?

C’est une “cata” de voir ça du banc, je vous le confirme. C’est une catastrophe.

Avez-vous un souvenir précis du quart de finale face à l’Italie (0-0, 4-3 aux t.a.b.)?

Bobo Vieri qui pleurait. Je l’avais côtoyé tous les jours à la Juve et je le voyais en détresse. C’était une sensation bizarre. Dans ces instants-là, il y a une empathie pour l’adversaire.

Et les buts en finale face au Brésil, les revivez-vous de la même manière, comme si c’était hier ?

L’image est là. Je vois exactement ce que je fais. Je le revis avec l’ambiance. C’est de la folie en tribunes. Même si je suis dans mon match, je le vois. Tout ça, on le sent.

Et la portée du but, la réalise-t-on sur le moment?

Pas du tout. Je savais bien que j’avais fait quelque chose de top, que gagner une finale de Coupe du monde et marquer deux fois, ça n’arrive pas tous les jours. La force qui t’envahit sur le moment, l’intensité émotionnelle… Je n’ai jamais revécu cela. Mais je n’imaginais pas du tout ce qui allait se passer après. Ma vie a changé complètement à ce moment-là. À tous les niveaux.

C’est la partie qui devait vous plaire le moins.

En même temps, les gens m’ont tellement donné… J’adore partager, alors il n’y a pas de problème. Après, c’est vrai que quand vous êtes en famille, c’est toujours compliqué, mais les gens ont toujours été sympas avec moi et le sont encore. Ils m’ont beaucoup donné.

Ces deux buts de la tête…

(Il coupe.) C’est grâce à Mémé (Aimé Jacquet) ! Aimé, ce jour-là, nous avait dit que les Brésiliens marquaient en zone et qu’on avait intérêt à sauter sur les corners. Sans cette réunion le matin , peut-être que je n’y serais pas allé sur les corners… Je l’ai revu il n’y a pas longtemps dans “les Yeux dans les Bleus”.

Le réalisateur du documentaire, Stéphane Meunier, disait dans L’Équipe (le 15 juin dernier) que vous aimiez bien avoir du monde dans votre chambre à Clairefontaine. Ça tranche avec votre côté réservé.

Je suis très famille. J’adore être en famille, et elle est nombreuse, donc j’ai toujours eu l’habitude d’avoir du monde à la maison et j’aime bien quand ça bouge. Même si je suis quelqu’un de discret, que j’observe, que je ne parle pas beaucoup, je préfère qu’il y ait du monde, du mouvement et du bruit autour de moi.

Question bruit, vous avez été servi avec votre blessure à la cuisse gauche en 2002. Sentiez-vous alors que c’était “l’affaire” du moment?

On était en Corée du Sud, un peu fermés au monde. On savait un peu ce qui se tramait autour, sur ma blessure, car on nous remontait des informations. Mais franchement, je n’ai pas fait attention à tout ça. Je sais qu’on en a fait des caisses mais, moi, j’ai surtout mal vécu ma Coupe du monde parce que j’étais en marge des autres. Quand ils s’entraînaient, je me faisais soigner et, quand je m’entraînais, ils étaient au repos. J’étais en complet décalage avec le reste du groupe et ça a été dur.

Vous disputez le troisième match, contre le Danemark (0-2), et on voit bien que c’est difficile. Pourquoi avoir joué?

J’ai toujours fait et je ferai toujours tout pour l’équipe. Ce n’est jamais pour moi, perso. Je n’ai jamais été égoïste et je ne le serai jamais. Quand je rentre sur le terrain, je me dis que je peux apporter quelque chose, sinon je reste dehors.

Comment les deux expériences de 1998 et 2002 vous servent-elles en Allemagne, en 2006?

Tout me sert. Plus on avance dans la carrière et plus on devient un autre joueur. Et, en 2006, je suis le capitaine de l’équipe. Mais on met du temps à entrer dans la Coupe du monde.

Vous souvenez-vous du moment où la France y entre enfin?

Oui, c’est le match, justement, que je ne joue pas, contre le Togo (2-0, suspendu après deux avertissements).

Pourquoi l’avez-vous senti comme ça?

Parce que l’équipe fait un bon petit match. Et tout part de là…

Pour beaucoup, le quart de finale face au Brésil (1-0) est votre match le plus abouti. Est-ce votre sentiment?

Non.

Ah…

Je retiens davantage une demi-finale de Ligue des champions (avec la Juventus), en 1997, contre l’Ajax (4-1). C’est un match où je suis “impressionnant”. Il y a des matches différents des autres. Quand vous rentrez dedans et qu’à la première accélération vous sentez qu’il se passe quelque chose. Contre l’Ajax, c’est ce qui s’est produit. Mes premiers ballons sont bons. Ce soir-là, je suis sur un nuage. J’ai ressenti ça aussi contre le Brésil en 2006, dès ma première action.

On sait qu’on a pris l’ascendant sur l’adversaire? Qu’il a peur?

Oui, vous sentez quand vous prenez le dessus. Oui, on l’utilise. À ce moment-là, c’est bien de se parler sur le terrain car l’adversaire vous voit, vous entend. Maintenant que je suis passé de l’autre côté, je m’aperçois que le côté psychologique est important par rapport à l’impression laissée à l’adversaire.

Réalisez-vous ce que vous représentiez alors pour l’adversaire?

De toute façon, vous savez qui vous avez en face de vous.

Oui, mais vous étiez un “monstre”. En acceptez-vous l’idée?

Oui, j’accepte l’idée et le fait que l’on disait : “Il faut faire attention à Zidane.”

Mais vous n’arriviez pas à vous convaincre que c’était totalement vrai, non?

Mon caractère est comme il est.

Vous ne voulez pas vous vanter...

Je n’ai pas besoin de me vanter, je suis assez fier de ce que j’ai fait sur le terrain. Mais j’ai bossé pour. L’important, avec le travail que nous réalisions tous, c’était de me dire : on a gagné ça et, ça, c’est à moi. J’ai gagné ce trophée, j’ai soulevé cette coupe : c’est pour ça que l’on joue au foot, finalement. Pour gagner des trophées. Pour que la famille et les gens qui nous supportent soient heureux. Pour qu’on soit heureux. Pas pour se vanter.

Que penserait l’entraîneur que vous êtes d’un joueur qui tente une panenka sur un penalty en finale de Coupe du monde?

Je dirais qu’il est fou. Pour la finale de la Ligue des champions contre l’Atlético, cette saison (4-1 a.p.), toute la semaine nous avons fait des séances de tirs au but. Certains joueurs du Real me parlaient de la finale de 2006 (Italie-France : 1-1, 5-3 aux t.a.b.), de ce penalty que j’ai tiré. Encore aujourd’hui, on me dit que c’est juste fou ce que j’ai fait.

Donc, vous avez mis en garde les joueurs du Real : “Vous n’avez pas intérêt à le faire !”

Je leur ai dit que j’étais tout sauf fou. Il y avait (Gianluigi) Buffon en face et il me connaissait très bien. J’ai joué avec lui pendant cinq saisons… Il savait que je tirais les penalties à sa droite. Si j’avais été fou, j’aurais tiré là où il allait plonger. La solution, pour moi, était donc de faire ça. Alors, forcément, pour tout le monde, je suis fou parce qu’on ne fait pas ce geste en finale de Coupe du monde. Mais on était à la 7e et je me disais qu’il en restait 83 si je le ratais !

Vous avez été expulsé à dix minutes de la fin de la prolongation de cette finale pour avoir mis un coup de tête dans le thorax de Marco Materazzi. Que dirait l’entraîneur que vous êtes au joueur coupable de cela?

Honnêtement, je serais déçu parce que je perds monjoueur mais je ne l’accablerais pas. J’essaierais de savoir ce qui s’est passé et je le soutiendrais.

Trouvez-vous qu’on vous a, à l’époque, plus accablé que soutenu?

Non, non, pas du tout. Certains m’ont soutenu. Mais je n’en veux pas à celui qui me met un petit taquet, je l’accepte aussi. Parce que, avec le recul, je ne suis pas content de moi. Je peux donc comprendre que, sur le moment, les gens aient été déçus de mon geste.

Peu de joueurs ont marqué l’histoire de la Coupe du monde par autant de buts (3) en deux finales et autant de cartons rouges (2). Avec le recul, les moments joyeux sont-ils toujours aussi joyeux et les moments douloureux toujours aussi douloureux?

Tout fait partie d’une carrière, d’un homme… Tout ça, c’est juste moi.

(*) Groupement d’intervention de la gendarmerie nationale.

Sur le banc, « c’est autre chose »

Même si la trajectoire fut parfois contrariée voire évitée, Zinédine Zidane embrasse désormais sa carrière d’entraîneur. Il aime faire les choses dans l’ordre et il est d’abord retourné à l’école (diplôme de management du sport au CDES de Limoges) tout en faisant son apprentissage pratique auprès de José Mourinho puis de Carlo Ancelotti. Il a choisi de s’occuper cette saison de l’équipe réserve du Real Madrid, reléguée en D3, et de poursuivre sa formation afin de passer ses diplômes d’entraîneur. C’est parce qu’il ne possède pas cette qualification officielle qu’il a d’ailleurs refusé toute sollicitation, même s’il a poliment écouté les dirigeants de Bordeaux, club dont il n’a pas oublié avoir porté les couleurs et qui a finalement enrôlé l’un de ses anciens partenaires en bleu, Willy Sagnol. Le voilà désormais lancé dans une aventure professionnelle différente et un quotidien qui, parfois, le stresse davantage que celui de joueur. « Vivre le foot de l’extérieur, sans qu’on puisse faire quelque chose, c’est dur, dit-il. Vivre la finale de la Ligue des champions sur le banc (4-1 a.p. contre l’Atlético Madrid)… Je laisse dix fois plus d’énergie que si j’étais sur le terrain ! Ce n’est pas du tout le même métier, c’est vraiment autre chose.»

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Il miglior giocatore degli ultimi 25 anni

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il Dio del Calcio

punto.

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Il 19/8/2008 alle 02:25 , Genzo ha scritto:

Questo video rispecchia pienamente l'essenza di Zidane in quanto privo di gol, ma al coltempo ricco di dribbling e numeri quali solo lui sa fare

 

 

Zidane danzava con il pallone. era uno spettacolo nello spettacolo.

Rimane sempre un rimpianto averlo perso, anche se con la sua cessione finanziammo l'acquisto di altri campionissimi.

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https://bit.ly/2HdiYi4

 

Quando Jean Varraud del Cannes lo vede giocare a 14 anni e ne resta colpito gli dicono: «Se lo prendi, è un violento». Invece ha visto giusto: quel ragazzino cresciuto sulle strade di Marsiglia è destinato a diventare un genio assoluto. Ha dispensato lampi di arte alternandoli a improvvisi blackout, dalle incornate mondiali del ’98 alla testata a Materazzi che ha cancellato il lieto fine nel 2006. Ma con lui funziona così, perché Zidane è stato l’alfa e l’omega, il giorno e la notte, il bianco e il nero. Come i colori con cui si è rivelato al mondo.

 

Palla c’è, palla non c’è. La veronica, il gioco delle tre carte applicato al calcio. La sublimazione della finta. Tu difensore sei convinto di vedere il pallone, ma è un’illusione ottica, e quando ti accorgi di essere stato gabbato, il prestigiatore è volato via. La veronica era la specialità di Zinedine Zidane, seppure nella variante della “ruleta” che in spagnolo significa roulette. Non a caso Zidane ha sposato una ballerina di nome Véronique. Illusioni, sparizioni, passi danzanti. Sottile è il confine tra football, balletti e amore.

 

zidane-castellane-wp.jpg

Zidane è il terzo in piedi da sinistra con la fascia di capitano al braccio

 

La veronica non è cosa che si impari alle scuole calcio. E pura tecnica di strada. Muri, palazzi, auto parcheggiate di sghembo. Spiazzi di cemento e polvere tipo Place de la Tartane, periferia estrema di Marsiglia, quartiere La Castellane, dove Zizou è cresciuto. «Lì ho giocato sette anni per sei ore al giorno». Fino ai 10-11 anni, quando entra nel settore giovanile del Saint Henri, piccolo club locale, Zinedine non sa che cosa sia una squadra, un campionato. La strada, niente altro che la strada, dove lo chiamano Yazid o per brevità Yaz. «Una volta ero in campo a Lille, nel Nord della Francia. Non ero ancora famoso. Sentii un urlo dagli spalti: “Yaziiid!”. Io in partita ignoro le voci del pubblico, ma quel giorno mi voltai, cercai di dare un volto al grido. Inutilmente».

 

Yazid!, come il fischio di richiamo che il bandito Sante Pollastri rivolgeva a Costante Girardengo, e chi conosce la canzone interpretata da De Gregori sa di che cosa stiamo parlando. Yazid, come un califfo arabo di qualche secolo fa, riluttante a ogni ordine costituito. La strada, la cattiva strada. Combat foot, calcio da combattimento: per capire i colpi di testa dello Zidane adulto non bisogna scomodare la psicanalisi né andare in Algeria, basta fare un giro a La Castellane. Duri a Marsiglia, azione e reazione. Se a Place de la Partane fai una veronica, devi aspettarti che qualcosa ritorni indietro. Sgambetti, spintoni, pugni. Yazid si iscrive a un corso di judo, la cintura marrone gli procura libertà di veronica.

 

Yazid, figlio di Smail, guardiano notturno, e di Malika, arrivati in Europa nel 1953. Gente di Algeria, della Cabilia, la regione delle cinque tribù insofferenti ai romani colonizzatori. Rivoltosi nati, che non si piegarono neppure agli arabi e ai francesi. Poi immigrati, sopportati, relegati. «Ma io – avrebbe detto Zizou — sono nato in Francia e prima di tutto mi sento francese». Sul tema le fonti discordano. Secondo alcuni, in altre circostanze, Zidane ha asserito il contrario: «lo per prima cosa vengo dalla Cabila, poi sono un algerino di Marsiglia, infine un francese». Zidane in arabo significa «bellezza della religione». La Castellane e a seguire Cannes. Opposti estremismi. La malavita e il festival del cinema, il porto di Marsiglia e le luci della Costa Azzurra. E però al Henne Zidane accade l’imprevedibile. Ciao Place de La Tartane, si va sulla Croisette («Un giorno arrivai a 20 metri da Madonna e Michael Jackson»).

 

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Con la maglia biancorossa del Cannes

 

Yazid gioca nel Septèmes Les Vallons, quando lo convocano per uno stage al Centro di addestramento giovani calciatori di Aix-en- Provence. Qui il ragazzo incrocia l’uomo del suo destino, Jean Varraud osservatore del Cannes. Varraud è lì per studiare un’altra giovane promessa, certo Monachino, che però non si presenta. Varraud ha l’occhio clinico, gli bastano pochi minuti per intuire che la pepita è altrove. Yazid indossa la maglia numero 11 della selezione del Mediterraneo. Una frazione la gioca all’ala, un’altra in difesa come libero. Per colpa sua gli avversari, i ragazzi del Marsiglia, segnano due gol, perché Yazid dribbla tutti, e non tutti i dribbling riescono col buco. «Alla fine – avrebbe raccontato Varraud –attraversai il campo e dissi: “Mi interessa quel ragazzo’. Risposero: “Se lo pigli, è un violento . Non era cattivo. Era un guerriero del calcio di strada. Usava poco sinistro e colpo di testa, ma roteava il destro a una velocità impressionante». Visto, studiato, preso.

 

Via da La Castellane, via dalla famiglia. Zizou a Cannes va a vivere nella villetta di Jean Claude Elineau, dirigente della squadra, e di sua moglie Nicole, dipendente di una casa per anziani. Quasi un’adozione e non è gradevole la domanda che monsieur Elineau si sente rivolgere da un vicino: «Vi mettete un arabo in casa?». Madame Nicole diventa la seconda mamma di Zizou. «Pensavo che ognuno avesse diritto a una sola persona che ti sveglia in un certo modo e ti fa trovare tartine imburrate. Io ne ho avute due, però nella stanzetta della casa dei signori Elineau all’inizio io di notte piangevo».

 

Zidane cresce, nel fisico e sul campo, nel bene e nel male. Un giorno l’Auxerre offre a papà Zidane un pacco di milioni, ma a dire no è la signora Malika, mamma di Zizou. La madre ha capito che a casa Elineau il figlio non potrebbe stare meglio. Un altro giorno, durante un Nizza-Cannes, Zinedine cammina con calma da un’area all’altra. Una passeggiata, all’apparenza. Poi si para davanti a un avversario e lo abbatte con una testata. Il combat foot ce l’ha dentro, nel cuore e nell’anima, impossibile sopprimerlo.

 

Cannes è importante per un altro motivo: vicino al centro di formazione della squadra, Zizou conosce una giovane e bella ballerina della scuola di danza “Rosella Hightower”. Veronique, la donna della sua vita, che di cognome fa Fernandez Lentisco, perché la famiglia ha origini spagnole. La sposerà nel 1994 e insieme avranno quattro figli: Enzo, nato nel 1995 e così chiamato in onore di Enzo “El Principe” Francescoli, campione uruguaiano del Psg, dell’Olympique Marsiglia e del Cagliari, idolo dell’adolescente Yazid; Luca ( 1998); Theo (2002); Elyaz (2005).

 

Nell’estate del ’92 Zidane lascia la Costa Azzurra. Il Cannes lo cede al Bordeaux. Un affare un po’ così. Tre giocatori del Cannes — Zidane incluso — contro uno del Bordeaux e tre milioni di franchi. L’allenatore bordolese, Rolland Courbis, lo mette al centro del gioco e conia il soprannome di Zizou. Nasce il triangolo Lizarazu-Zidane-Dugarry. Nella Coppa Uefa ’96 il Bordeaux elimina il Milan e perde in finale contro il Bayern Monaco. Curioso che il Milan in estate vada a prendere l’attaccante Dugarry (un flop) e ignori Zidane, autore di un gol fantastico da 35-40 metri nei quarti di Uefa contro il Betis Siviglia. Zizou l’incompreso. «Dava l’impressione di essere grosso e lento – spiegherà Courbis -, ma bastava guardarlo bene per capire che sarebbe diventato un grande».

 

Così, in quell’estate del 96, Zidane viene acquistato dalla Juve per 10 miliardi di lire. L’impatto con Torino è difficile. Zinedine è schiacciato dai paragoni con Platini e dalla strisciante rivalità col giovane Del Piero. Perplesso Gianni Agnelli, noto “platinofilo”. Anni dopo l’Avvocato lo avrebbe infilzato con una delle sue battute: «Più divertente che utile». Timido Zizou, che in partita lascia battere le punizioni a Padovano «perché Michele ci tiene». Marcello Lippi lo invita a sfruttare di più il tiro. Alla lunga Zidane decolla. Giocate, assist e scudetti, però il bilancio è appesantito dalle due finali di Champions buttate via, una dietro l’altra, contro Borussia Dortmund ( 97) e Real Madrid (’98), e dal solito colpo proibito, la testata inflitta a Jochen Kientz, tedesco dell’Amburgo, “colpevole” del reato di marcatura aggravata durante una partita di Champions. Il combat foot è un’onda che viene e che va.

 

Zizou trova rifugio da Angelino, ristorante lungo il Po dove c’è una saletta riservata a lui. Il cuoco gli dedica un piatto, i rigatoni alla Zidane. Gli anni torinesi attraversano il suo primo Mondiale. Francia 1998, la Coppa del Mondo in casa. Zidane non si fa mancare nulla: l’espulsione contro l’Arabia Saudita per un brutto gesto a un avversario e la doppietta nella finale vinta 3-0 contro il Brasile. Coincidenza delle coincidenze, i gol ai brasiliani Zidane li segna con due colpi di testa, non proprio la specialità del repertorio. Di solito la testa è al servizio della metà oscura della sua luna, senza distinzioni di censo, scenari e mansioni. Yazid spara testate, a La Castellane e altrove: il destino è scritto e cambiarlo non si può.

 

A dicembre 98 arriva il Pallone d’oro. Logico, meritato. Meno scontata, nell’estate del 2001, la cessione al Real Madrid. E però la cifra è mostruosa: 150 miliardi di lire, e c’è chi dice qualcosa di più. Fiorentino Perez, presidente dei blancos, copre l’investimento con un nuovo grattacielo, la Torre Zidane, che campeggia nelle vicinanze della vecchia Ciudad Deportiva, assieme alle towers dedicate a Figo, Beckham e Ronaldo. L’affare lascia “vedovi” milioni di tifosi juventini, ma permette alla Juve di intascare una gigantesca plusvalenza, 15 volte la cifra pagata al Bordeaux nel 96. Il Real fa subito strike, vince la Champions League, con gol decisivo di Zizou nella finale di Glasgow contro il Bayer Leverkusen. Rete da copertina, tiro al volo di sinistro dalla distanza.

 

 

La Champions al primo colpo; la Liga di Spagna al secondo tentativo, nel 2003. La spinta propulsiva di Zidane al Real si esaurisce in fretta, di fatto Zizou madridista non va oltre questi subitanei exploit. Seguono stagioni di molta estetica (belle giocate abbondano) e di poca pratica (grandi vittorie scarseggiano). Qualcosa si rompe dentro Zidane. Non ha più gambe e voglia dei tempi migliori e nella primavera del 2006 fa un annuncio choc su Canal Plus: «Gioco il Mondiale in Germania e mi ritiro. Col Real ho risolto il contratto».

 

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Berlino 2006: game over

 

Nove luglio 2006, stadio Olimpico di Berlino. Italia-Francia finale del Mondiale. La Francia è stata trascinata fin lì da Zizou, autore del decisivo rigore contro il Portogallo in semifinale. E dal dischetto Zinedine porta avanti la Francia contro l’Italia. Fallo di Materazzi su Malouda, “scavetto” alla Panenka (o alla Totti) di Zidane. Gli azzurri pareggiano con Materazzi, bella incornata su corner di Pirlo. Gol di Zidane, gol di Materazzi. Strano, ma vero. L’insolito duo si rimpossessa della cronaca nei supplementari, al 111′. In mondovisione passa un replay: si vede Zidane che con una testata abbatte Materazzi. Combat foot al Mondiale. Poi l’arbitro, l’argentino Elizondo, su segnalazione del quarto uomo, lo spagnolo Medina Cantalejo, espelle Zidane, che sfila davanti alla Coppa e imbocca il tunnel degli spogliatoi. Comincia il tormentone: che cosa ha detto Materazzi a Zizou per provocarne una reazione così eclatante? L’Italia vince il Mondiale ai rigori, ma al mondo importa soltanto una cosa: che gli ha detto?

 

Congetture, ipotesi, allucinazioni. C’è chi parla di uno Zizou nervoso: la prima avrebbe litigato con la moglie.
«Avete notato — aggiungono – che non aveva la fede al dito?». Dimenticano che per regolamento in campo non si possono portare anelli, collane e monili. Altri vanno sul classico: figlio di puttana. Malika, la mamma, minaccia di evirare Materazzi. C’è chi vaneggia di undici settembre o di Islam. La verità viene fuori tempo dopo, nella biografia di Materazzi («Una vita da guerriero») scritta dai giornalisti Andrea Elefante e Roberto De Ponti. Il difensore dell’Inter rivela: «A Zidane dissi: “Preferisco la puttana di tua sorella ». Ricapitolando: Zizou si irrita per la rigida marcatura di Materazzi, che lo strattona e lo tiene per la maglia. Tipiche carezze all’italiana, come Gentile con Maradona e Zico al Mondiale ’82. Zidane si risente e lo deride: «Vuoi la maglia? Te la regalo dopo, negli spogliatoi». Materazzi risponde con la frase di cui sopra: «Preferisco la puttana eccetera eccetera». La sorella si chiama Lila e all’epoca della zuccata ha 37 anni, tre più di Zizou. Una bella donna, sola femmina tra cinque fratelli maschi. Legatissima a Zinedine, da bambini i due litigavano come cani e gatti, ma stavano sempre assieme. Diplomata in inglese, è l’unica della famiglia ad aver frequentato l’università. Chi tocca Lila “muore”. Così si spiega la capocciata di Zizou in faccia al mondo, e La Castellane di Marsiglia è l’unico posto in cui la gente non si chieda: «Perché l’ha fatto?».

 

A novembre del 2010 Zidane e Materazzi si rincontrano nel parcheggio di un hotel di Milano, in zona Fiera. Un incontro casuale. O forse no. Da un certo momento in poi Materazzi sapeva che avrebbe trovato Zidane. Qualche parola, una stretta di mano. Né giornalisti, né fotografi. Loro due soli. Materazzi racconta: «Ci siamo detti cose che sappiamo io e lui, che restano tra noi. Diciamo che sono stato io a parlare di più e quando lui alla fine mi ha allungato la mano, io l’ho tenuta stretta e non l’ho mollata finché non mi ha guardato bene in faccia. Era quello che volevo. E andata così: per me è stato bello, per lui non so». Zidane è stato un fuoriclasse inimitabile e un personaggio discusso. La giornalista Besma Lahouri gli ha dedicato un libro- inchiesta, «Zidane, una vita segreta», edito in Italia da Marsilio. L’abbiamo letto, non vi abbiamo trovato nulla di sconvolgente. E permaloso: e chi non lo è? È attaccato ai soldi: conoscete qualcuno che li disprezzi? Ha qualche scheletro nell’armadio in tema di vita privata: scagli la prima pietra chi è puro come un giglio.

 

Zidane è stato l’alfa e l’omega, il giorno e la notte, ma la veronica, il suo tocco d’artista, era sincera. Il genio non è cosa che si compri con i soldi o che si acquisisca per via chimica. Il genio ce l’hai o non ce l’hai. Yazid ce l’aveva, a La Castellane come a Berlino.

 

Dal 1º giugno 2009 è il consigliere di Florentino Pérez, presidente del Real Madrid. Il 7 luglio 2011 annuncia il suo prossimo incarico come direttore sportivo del club spagnolo, al fianco di Miguel Pardeza. 

 

Dal 9 luglio 2013 diventa vice di Carlo Ancelotti, mantenendo parallelamente il ruolo di direttore sportivo. Il 25 giugno 2014 viene nominato allenatore del Real Madrid Castilla, seconda squadra del Real Madrid, che gioca nella terza divisione del campionato di calcio spagnolo; ricopre la carica fino al 4 gennaio 2016, quando a seguito dell'esonero di Rafael Benítez viene chiamato a guidare la prima squadra del Real Madrid. All'esordio sulla panchina dei Blancos ottiene una vittoria casalinga per 5-0 contro il Deportivo La Coruña. Il 28 maggio 2016 vince la Champions League, l'undicesima nella storia del Real Madrid, superando i cugini dell'Atlético Madrid ai rigori (1-1 dopo i tempi supplementari); Zidane diviene anche il primo tecnico francese, fatta eccezione per il naturalizzato Helenio Herrera, a vincere una Champions League. 

 

Nella stagione successiva conduce la squadra alla vittoria della Supercoppa UEFA e del Mondiale per club ma soprattutto riporta a Madrid il titolo nazionale, a cinque anni di distanza dall'ultima affermazione. Il 3 giugno 2017 nella finale di Cardiff vince la dodicesima Champions League battendo 4-1 la Juventus. Si tratta della seconda vittoria di fila da quando è allenatore del Real Madrid. Inoltre, vincendo campionato e Champions League, Zidane centra il double che mancava da 59 anni.

 

L'anno seguente si apre con la vittoria della Supercoppa Uefa contro il Manchester United. Con questo successo il Real diventa, insieme al Milan, l'unico club capace di vincere il trofeo due volte consecutive. Segue pochi giorni dopo la conquista della Supercoppa di Spagna, nella doppia sfida contro il Barcellona. A dicembre 2017 vince il Mondiale per club, grazie alla vittoria nella finalissima contro il Grêmio per 1-0 con la rete di Cristiano Ronaldo. Con questo risultato il club madrileno diventa la prima squadra a vincere la competizione per due edizioni consecutive.

 

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Real Madrid in lutto: è morto il fratello di Zidane

Il club ha annunciato la scomparsa di Farid, uno dei fratelli dell'allenatore dei blancos che intanto ha lasciato il ritiro della squadra

 

Lutto per Zidane: è morto il fratello Farid

 

FONTE

 

 

Il Real Madrid ha annunciato la morte di Farid Zidane, uno dei fratelli del suo allenatore Zinedine Zidane, che ha dovuto lasciare ieri il ritiro pre-campionato del club spagnolo in Canada. "Tutti i membri della prima squadra del Real Madrid hanno rispettato un minuto di silenzio prima dell'allenamento a Montreal dopo la morte di Farid Zidane, fratello del nostro allenatore Zinédine Zidane", si legge sul sito web dei Merengues. Il giorno prima, il Real aveva annunciato che Zidane aveva lasciato il ritiro di Montreal "per motivi personali". 

 

Condoglianze Zizou!

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