Cruciani 8 Joined: 30-Sep-2011 1611 messaggi Inviato March 18, 2012 Gene Gnocchi da denuncia Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
flash70 0 Joined: 12-Jun-2006 362 messaggi Inviato March 18, 2012 Gene Gnocchi da denuncia Why? Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Cruciani 8 Joined: 30-Sep-2011 1611 messaggi Inviato March 18, 2012 Why? leggi il post ad inizio pagina Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 19, 2012 La partita dei tifosi La truffa e i veleni "Sembra un complotto all´amatriciana" di MATTEO PINCI (la Repubblica - Roma 19-03-2012) Se la Roma scende in campo con il Genoa per i tre punti, già da tempo la procura è entrata in tackle sulla presunta truffa ai danni dei dirigenti romanisti Franco Baldini, Walter Sabatini e Mauro Baldissoni. Un episodio "circoscritto", secondo gli inquirenti, ma per il quale è ancora tutto da verificare il coinvolgimento di altre persone, oltre a quello dei quattro nomi circolati in queste ore: il giornalista Roberto Renga, il figlio Francesco, il guru radiofonico Mario Corsi e Giuseppe Lomonaco, considerati "vicini" alla vecchia proprietà della Roma. Da accertare se l´inchiesta possa estendersi ulteriormente: questo l´obiettivo del procuratore Giancarlo Capaldo e del sostituto Paola Filippi, in attesa che venga stilato il calendario di convocazione degli indagati (forse già in settimana). Unico a tornare sulla vicenda è proprio Roberto Renga, che al Fatto spiega: «Allo stato sono indagato per ricettazione». Non abbastanza per soddisfare la curiosità di Roma in cui, senza il campionato, l´inchiesta è un fantasma che aleggia per le strade. La gente ne parla nei bar, dove fino a poche ore fa discuteva se fosse meglio far giocare Lamela o dare una nuova chance a Bojan. «Solidarietà a Mario Corsi», si limita a offrire Fabrizio su Facebook. Meno equilibrato Alessio, che esplode in una strenua quanto preventiva presa di posizione: «Chi dice la verità è sempre scomodo: Marione siamo con te». Su Twitter le voci critiche non mancano, invece: «Complotto all´amatriciana di buffoni di prima categoria», la "verità" twittata da Giordano. In attesa di una verità definitiva. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 19, 2012 (modificato) il commento STAGE, MILAN E JUVE A RAPPORTO DA PETRUCCI di FRANCO ORDINE (il Giornale 19-03-2012) Mancava solo l’ultimo «disobbedisco » della Lega di serie A alla federcalcio e alla Nazionale, per rendere plastica l’idera di un settore, già peraltro diviso da rivalità di ogni tipo e polemiche feroci, ingovernabile. Il ct Prandelli ha chiesto, in punta di piedi, di poter apparecchiare due-tre stage con gli azzurri a Coverciano da qui alla fine della stagione e prima del ritiro canonico al fine dichiarato di affinare tecniche e strategie, limare difetti tattici e coltivare il senso dell’appartenenza. La risposta, brutale e definitiva, giunta dalla trincea del presidente di Lega Beretta è stata la seguente: non se ne parla nemmeno. A questo punto è dovuto intervenire il presidente del Coni Gianni Petrucci prima con un appello «ai presidenti di buona volontà» perché correggano la rotta, poi con un paio di iniziative diplomatiche. Di fatto il capo dello sport italiano sta supplendo al vuoto politico provocato dal presidente federale Giancarlo Abete, il cui potere di persuasione nei confronti dei presidenti di serie A, è ridotto ai minimi termini. La stessa scena si è ripetuta puntualmente all’epoca del tavolo della pace convocato dall’inquilino del foro italico per mettere fine alla guerra post-calciopoli: l’iniziativa, col niet di Della Valle, si concluse con un buco nell’acqua. Questa volta Petrucci non si è limitato a firmare l’appello. Ha fatto di più, a fari spenti. Sabato mattina ha interpellato al telefono prima Galliani vice-presidente del Milan e poi il presidente della Juve Agnelli per suggerire un compromesso soddisfacente. Non solo. Nel pomeriggio, allo stadio Olimpico per il rugby, ha parlato a lungo con Prandelli e riferito dello spiraglio aperto. La soluzione potrebbe essere articolata su due punti: 1) ridurre a uno solo lo stage azzurro; 2) procedere a una convocazione ridotta, reclutando uno, massimo due esponenti per i club impegnati sui fronti di scudetto e Champions. Come si capisce al volo la questione riguarda in particolare la Juventus (ecco il busillis, ndt) che ha ben sei azzurri coinvolti nell’operazione euro 2012. In qualche caso sono stati gli stessi calciatori a suggerire il no avendo a cuore più un lunedì libero che un viaggio di andata e ritorno a Coverciano. Se ne riparlerà nei prossimi giorni ma la sensazione è che questa volta la missione di Petrucci avrà un parziale successo. Se così fosse, ci sarebbe da chiedersi molto semplicemente: ma non sarebbe meglio eleggere direttamente Gianni Petrucci prossimo presidente della federcalcio? Modificato March 19, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
totojuve 376 Joined: 10-Sep-2006 5279 messaggi Inviato March 19, 2012 Della serie: "Conte si lamenta degli arbitraggi" Pozzo: "L'arbitro era in condizioni pietose" di Luigi Russo Spena, pubblicato il 18/03/2012 alle ore 22:52 Gino Pozzo, presidente dell'Udinese, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni nel postpartita di Udinese-Napoli (2-2): "Ciò che è successo stasera l'ha visto tutta Italia, l'arbitro era in condizioni pietose, era impresentabile, devo presupporre la buona fede, quindi dico che oggi Rocchi era in condizioni disastrose. In 26 anni di calcio ne ho viste tante, ma credo che difficilmente potrò dimenticare questa partita nella mia vita. L'arbitro è stato assolutamente determinante ai fini del risultato, e non ci sono dubbi. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
huskylover 0 Joined: 30-Aug-2006 776 messaggi Inviato March 20, 2012 SPY CALCIO Abete sveglia Palazzi. "Fare presto. E bene" Fulvio Bianchi - repubblica.it - 20-03-2012 Oggi il superprocuratore Figc, Stefano Palazzi, di professione magistrato militare, sente Catinali e Pederzoli. Non certo due big. Prosegue così, a scartamento ridotto, l'inchiesta-bis sul Calcioscomesse e con questi tempi biblici, degni del miglior Palazzi (ci sono precedenti agghiaccianti), chissà mai quando e se finirà. Ma c'è un problema, per il superprocuratore in scadenza a giugno. Sia il Coni che la Figc si sono stancati e vogliono che l'inchiesta, questa inchiesta, venga chiusa entro la fine stagione e le condanne dei club, le penalizzazioni, siano scontate (quanto possibile: dopo vedremo il perché) in questa stagione sportiva. Per questo Abete, prima di partire per Istanbul per il congresso Uefa, ha dato la sveglia a Palazzi. Con il suo consueto garbo. Abete non è certo tipo che prevarica, e ha grande rispetto delle istituzioni, a cominciare dalla giustizia sportiva. Ma ha ricordato a Palazzi che bisogna fare "presto, bene, e bisogna fare anche pulizia". Un consiglio che è anche un ordine. Per questo è stato spiegato anche al Superprocuratore che deve delegare ad altri (cosa che gli riesce male) tutta l'ordinaria amministrazione e concentrarsi, lui e il suo staff, solo sull'inchiesta del Calcioscommesse. E per questo, la Figc gli ha messo a disposizione altri uomini e mezzi. Sì, perché la struttura della Superprocura non regge quando viene travolta da una mole di lavoro così ingente. E questo non è certo colpa di Palazzi: lui magari, essendo un magistrato estremamente serio e rigoroso (e questo, è chiaro, che è un pregio) ci tiene a fare le cose nel migliore dei modi, in modo da presentarsi davanti alla Disciplinare con deferimenti che possano reggere all'urto di avvocati particolarmente agguerriti. In più, Palazzi è anche un accentrato e il fatto che sia stata creata (ripeto: non certo per colpa sua) una Superprocura, che accorpa anche l'ex Ufficio Indagini, non lo agevola di sicuro. Ma ora dovrà darsi una svegliata. Sinora ha interrogato una trentina di tesserati, alcuni nemmeno indagati, che gli sono serviti sicuramente per capire la situazione nel suo complesso, e soprattutto per incastrare molti calciatori. Sì, perché il fatto nuovo è che stavolta ci sono molti pentiti: siccome sperano di restare prima o poi nel mondo del pallone (come dirigenti, o manager, o agenti, eccetera), ecco che "cantano" manco fossero al Festival di Sanremo. Sinora sono stati sentiti questi personaggi minori, ma importanti per Palazzi: ora però dovrà fare un salto di qualità. Non può sempre aspettare notizie da Cremona o Bari (a Napoli è silenzio totale): la giustizia sportiva ha necessità di chiudere in fretta. Palazzi si augura comunque che la Procura di Bari presto gli dia il via libera per interrogare almeno Masiello, che ha molte cose da dire, le vuole dire e potrebbe incastrare tanti calciatori. C'è il rischio (sia a Bari che a Cremona) che presto vengano arrestati altri calciatori: ma Palazzi non può aspettare all'infinito, semmai farà un altro processo la prossima estate. La Figc (e il Coni è pienamente d'accordo) gli ha chiesto- imposto è una brutta parola- di chiudere la maxi-inchiesta entro maggio. La mole di lavoro che attende lui e il suo staff è impressionante: domani, mercoledì 21 marzo, il pool della Superprocura terrà un summit, e stilerà il calendario dei prossimi interrogatori. Previsto un salto di qualità: l'indagine (finalmente) entrerà nel cuore della serie A. I processi si terrebbero in pieni campionati europei, ma il calcio italiano è giù abituato (vedi 2006, con Calciopoli...). E le condanne? Qui, è il problema: dovendo essere afflittive potrebbero toccare sia questa stagione che la prossima. Salva la lotta scudetto, potrebbe essere sconvolta la zona Champions (ed Europa League) e anche e , soprattutto, quella retrocessione. Un bel caos. Un esempio: se venisse punito un club che galleggia a metà classifica, lontano dalla zona Europa e quella retrocessione, la penalizzazione di 3 o 6 punti (che deve essere appunto afflittiva) sarebbe da scontare nella prossima stagione. Ricordiamo inoltre che se un club è punito per illecito, in base alle norme Uefa non può partecipare alle Coppe Europee. Un bel caos. L'ideale sarebbe tenere i processi sportivi a stagione chiusa in modo che le condanne vengano scontate solo nella prossima: ma questa ipotesi non piace né al Coni, né alla Figc, né agli eventuali terzi interessati che si augurano di trarre giovamento dai guai altrui. E' presto per fare i nomi della società coinvolte (la responsabilità oggettiva è ancora in vigore, meglio ricordarlo), ed è per questo che molti club stanno in silenzio, ma è probabile che ci sia davvero un terremoto a fine stagione (in A, B e Lega Pro...). Sempre che, ovviamente, Palazzi faccia in tempo... Stages azzurri, forse la spunta Prandelli I calciatori sono d'accordo, così come (molti) allenatori: è possibile quindi che Cesare Prandelli riesca a spuntarla ed avere così i due stages azzurri che voleva in aprile. Per ora l'assemblea di Lega di A, all'unanimità, ha detto no: uno schiaffo più alla Figc che al ct azzurro. Ma ora si sono mossi il Coni (Petrucci ha parlato con Galliani e Andrea Agnelli) e anche il sindacato calciatori con Demetrio Albertini. Giancarlo Abete ci è rimasto molto male per il no, ma non essendo date ufficiali non poteva muoversi diversamente: non poteva, insomma, imporre gli stages ma solo cercare di concordarli con la Lega. Ora si cerca una soluzione di buon senso. Resta il problema, questo antico, di una Lega di A che si mette sempre contro e che chissà quando mai troverà un suo assetto stabile. Fra un paio di mesi ad esempio c'è da scegliere il presidente, al posto di Maurizio Beretta in scadenza, e non sarà per niente semplice: Ernesto Albanese (vedi Spy Calcio del 10 marzo) ha molti estimatori, è vero, ma essendo manager di area Coni non gode certo dell'appoggio di Lotito e dei suoi fedelissimi (e quanto conti il n.1 della Lazio in Lega si è visto anche ultimamente). Gli altri candidati (Carraro, Camiglieri, Simonelli, Cardinaletti, eccetera) hanno tutti pro e contro. Come si farà a mettere d'accordo venti presidenti litigiosi? Il problema vero è che in questi anni si sono defilati quelli che hanno carisma. Un nome? Adriano Galliani. Che ora cinguetta su Twitter... Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 20, 2012 (modificato) Ricominciamo... GaSport 20-03-2012 Sotto dettatura di Meani... Modificato March 20, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 20, 2012 (modificato) EXTRATIME 20-03-2012 Modificato March 20, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 20, 2012 (modificato) “Padovano conosceva il codice dei trafficanti” Le motivazioni della condanna a 8 anni dell’ex attaccante della Juventus di ALBERTO GAINO (LA STAMPA - Torino 20-03-2012) È ben vero che, come ripetutamente evidenziato dalla difesa, l’imputato ha sempre svolto anche un’attività lavorativa, gestito propri affari, soprattutto nel settore immobiliare, effettuato investimenti di vario genere in diverse attività lecite. Ma ciò non toglie che lo stesso Padovano partecipasse ai traffici del sodalizio coordinato dall’amico di infanzia, finanziandoli parzialmente». Motivazioni della sentenza di condanna a 8 anni, 8 mesi e 15 giorni di Michele Padovano, l’ex attaccante di Juve, Napoli, Genoa e di altri club. Con il suo arresto l’inchiesta sull’import da Spagna e Francia di grossi quantitativi di hashish, gestito da una banda di sprovveduti fra il 2004 e il 2005, divenne clamorosa. Ed evocativa di una punizione esemplare è stata la richiesta di condanna di Padovano a 24 anni di carcere. Alla fine, un caso giudiziario complicato per molti aspetti. Le telefonate I giudici della terza sezione penale hanno ritenuto di condannare «oltre ogni ragionevole dubbio» l’ex calciatore definendo criptiche e allusive alcune sue conversazioni telefoniche con l’amico d’infanzia preso nel 2005 in Spagna con una gru, appena acquistata, nei cui contrappesi erano stati nascosti 1300 kg di hashish. E scrivono: «Padovano dimostra di conoscere alcuni codici di comunicazione interna al gruppo organizzato, i cui componenti sono soliti evitare di fare nomi o di indicare numeri telefonici parlando al telefono con altri. Hanno, anzi, l’abitudine di usare codici diversi per trasmettere tale tipo di informazione». Per il tribunale è «emblematica la telefonata fra Padovano e un certo ragioniere, che gli chiede: «Ti capita di vedere il dottore?.. Ti do un numero di telefono, glielo puoi dare?...». Segue una sequenza di «sì», un «349.. . » e «va bene» finché il «ragio» non aggiunge un «digli di girarlo». Chiudono i saluti. Per i giudici la telefonata era tutt’altro che innocente e rivelava «l’affidamento su Padovano» del non identificato «ragio» di far pervenire tramite suo il proprio numero di telefono all’amico di infanzia dell’ex calciatore. I loro rapporti proseguiti nel tempo inguaiano il calciatore. Seduti in cremeria Gli investigatori scrivono, e il tribunale ne dà atto, di essere piombati per caso su un telefono e sulla cremeria di San Gillio, di aver riconosciuto seduto al tavolo prima Padovano e poi identificato l’altro, con un piccolo precedente (una multa da 200 euro), solo più tardi. Aggiungono di essere stati insospettiti dalla «modalità» di quegli uomini di «fermarsi alle cabine telefoniche per comunicare». Ma poi li intercettano a iosa e sequestrano ben due carichi di hashish nascosti fra le arance d’importazione. Padovano è un po’ il Girardengo della situazione e l’amico il bandito Sante Pollastri. In aula sostiene di non essere stato a conoscenza dell’attività dell’altro: «Sapevo che non lavorava in banca, lo vedevo ben vestito e con auto importanti, ma ignoravo di che si occupasse». I soldi I giudici non gli credono e lo fanno un po’ meno Girardengo. Padovano, comunque, non ha mai «sparato» sull’amico di infanzia. Paga l’affitto alla moglie di lui quando l’uomo viene arrestato. Sostiene di avergli prestato 25 mila euro per l’acquisto di «cavalli» e altri 10 mila per «l’avvocato». Per i giudici erano un «finanziamento parziale» dell’import di hashish e definiscono sospetta la fattura di acquisto di un cavallo prodotta dalla difesa. Scrivono: «Non gli ha versato alla luce del sole i 35 mila euro, ma per contanti e attraverso la moglie dell’uomo». Padovano: «Ricorrerò in appello». Modificato March 20, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
huskylover 0 Joined: 30-Aug-2006 776 messaggi Inviato March 20, 2012 Tempo scaduto IL SOSTITUTO DI ABETE Aligi Pontani - repubblica.it -20-03-2012 Pare di stare a scuola, e non fosse tragico sarebbe da ridere: essendo il titolare assente, non pervenuto, forse svenuto, arriva il preside supplente a provare tenere a bada la scolaresca scatenata. Il titolare, presidente della Federcalcio, è come si sa Giancarlo Abete, e la lezione saltata era quella che riguardava la Nazionale, cioè la materia teoricamente più importante di sua competenza. Il 7 settembre (pensateci un momento: settembre. Poi ci sono stati ottobre, novembre, dicembre, gennaio, febbraio e un pezzo di marzo) il ct Prandelli aveva chiesto i famosi stage: in pratica, avere per un paio di giorni a disposizione i giocatori che probabilmente porterà agli Europei, per una full immersion di schemi, tattiche, motivazioni. Ora, tutti sono d'accordo nel dire che non è certo con uno stage che si vince un Europeo. Ma lo schiaffo dei club di serie A, virilmente compatti nel loro no alla richiesta, è stato così sonoro da far intervenire di corsa il presidente del Coni, Gianni Petrucci. Il supplente appunto, dal momento che Abete aveva affrontato lo schiaffo attingendo al suo leggendario codice di comportamento di fronte alle emergenze: esprimendo cioè "rammarico e delusione", insomma quel linguaggio lì. Ora, uno si chiede: ma in questi sei mesi, Abete ha parlato con i presidenti dei club? Ha provato, più o meno calorosamente, a convincerlui a mollare per 48 ore i loro tesserati in nome del bene calcistico comune? Ha esercitato la moral suasion che di ogni bravo presiente dovrebbe essere l'arma discreta e irresistibile? Insomma, cosa ha fatto il presidente della più importante (e più finanziata) federazione sportiva italiana nei 180 (centottanta) giorni trascorsi dalla richiesta del suo sconfortato ct? La discesa in campo del supplente - che essendo il presidente del Coni, di Abete è anche un po' il preside - è già una risposta. Petrucci ha dovuto alzare il telefono, chiamare i presidenti dei club (almeno quelli più importanti), mettere in moto una trattativa, cercare una data di compromesso, invitare alla ragionevolezza. Ha fatto bene, e speriamo anche che la scolaresca gli dia retta e molli i giocatori, almeno per un paio di notti. Abete potrà così tirare un sospiro di sollievo, esprimere "vivo compiacimento per il senso di responsabilità", ringraziare Petrucci "per la sensibilità". Poi tornerà alle sue consuete e misteriose attività, aspettando la prossima burrasca: il barometro (e il capo della polizia) la prevedono in arrivo molto presto. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
huskylover 0 Joined: 30-Aug-2006 776 messaggi Inviato March 20, 2012 (modificato) DUE PALLONI SGONFIATI - MORATTI HA DILAPIDATO UN SUPERPATRIMONIO PER AVERE UNA SQUADRA CHE GIOCA PEGGIO E VINCE MENO DELL’UDINESE IN ATTIVO - LO SCARPARO A PALLINI HA TRATTATO LA FIORENTINA, CHE CERCA DI VENDERE DA DUE ANNI, COME UN MANICHINO PER LA SUA GRIFFE - LA SUA UNICA PREOCCUPAZIONE ERA ED È L’IMPIANTO SPORTIVO SU CUI FARE SOLDI: UN OUTLET TRAVESTITO DA STADIO IN ZONA DI GRADIMENTO COMMERCIALE… Oliviero Beha per il "Fatto quotidiano" Prima di parlare di Massimo Moratti e di Diego Della Valle, moderni Schettino senza concordia ed eponimi di un calcio naufragato, vorrei cominciare da due altre categorie: precisamente allenatori e arbitri. Dettagli, in confronto ai Pluti Rotondocratici, ma interessanti comunque perché hanno qualcosa a che vedere con l'andamento del torneo e la gestione dei club. Cominciamo dagli allenatori: il pessimo andazzo di un pallone sgonfio dentro al campo (cfr. le Coppe europee) e fuori (cfr. lo scandalo scommesse in dirittura d'arrivo, ma trascurato dai media che trattano il campionato "come se fosse vero") è dato anche dalla questione allenatori. Cacciarne stagionalmente una quindicina solo in Serie A attaccando i record assoluti in materia significa che quasi tutte le squadre hanno sbagliato all'inizio. Come è possibile? Chi sceglie, chi decide, chi valuta? I dirigenti, che invece rimangono solitamente assai di più? Per di più ci sono casi in cui si riprende quello già cacciato e sotto contratto, ad esempio Tesser al Novara e Ficcadenti al Cagliari: e quelli fanno punti? Il "mister" variabile è un evidenziatore dello sfascio, o naufragio (basta vedere i numeri della scorsa stagione). C'è poi la questione arbitri. Qui non c'è l'hit parade delle cacciate come per le panchine , bensì la solita "faccenda". Quella che innesca polemiche da "sudditanza" da sempre, che è passata per le lunghe stagioni di supremazia juventina, che ha gonfiato "Calciopoli" e che non ha poi smesso di spargere veleni. Dimostrando così almeno (ripeto, almeno...) che se c'erano delitti prima ce ne sono anche adesso: e quindi... Prendete l'ultima domenica. Un tal Gava di pomeriggio bagna il suo pedigree giovanile al Meazza dando un rigore ammissibile all'Inter, che lo sbaglia, e negandone uno ancora più evidente all'Atalanta. Scusate, ma allora Moggi lavora adesso per Moratti "a sua insaputa"? In serata, il superchiacchierato Rocchi (cliccate, cliccate, qualcosa resterà...) fa una serie di numeri da circo in sfavore dell'Udinese, con un'espulsione mirata e un rigore ultrageneroso, dimostrando che Moggi non riposa mai. Dunque le spie di panchine e fischietti sono accese: calcio in riserva, e magari scogli segnalati a prua (anche a poppa...). Così che il comandante Moratti ha preso l'abitudine di mollare gli ormeggi in tribuna molto prima di quanto non lo facesse l'eroico Boniperti in arte "Marisa", che se ne andava all'intervallo per non rischiare la salute. No, qui c'entra un altro tipo di salute. C'è il modo in cui si amministra un club importantissimo come l'Inter, a me caro anche per antiche questioni familiari, in cui ci si è ridotti al lumicino dopo i fasti del "triplete". Chi decide cosa, chi acquista, chi vende, quale è la trasparenza negli acquisti dall'estero vecchia tabe di tutto l'ambiente ecc. Chi divora come Crono i tecnici, chi cambia giocatori come figurine, chi dilapida un superpatrimonio per avere una squadra che gioca peggio e vince meno dell'Udinese in attivo? Chi ha rischiato (eufemismo!!!) la reputazione nello scandalo accentrandolo su Moggi mentre poi (cito il superprocuratore Palazzi) l'Inter veniva "solo" prescritta e non assolta da nulla in fattispecie analoghe? Chi ha trovato il modo di onorare la memoria di un galantuomo come Giacinto Facchetti prendendone le distanze nella causa per danni intentata a Moratti e Co. dagli "spiati" con la formula (dell'ex vicepresidente Ghelfi) "nessuno lo aveva autorizzato a farlo"? E potrei continuare. C'è qualcuno che invece ha pensato bene di involarsi addirittura quando la nave era in navigazione: dico di Diego Della Valle, che si è ritirato formalmente nell'autunno del 2009 dalle responsabilità della Fiorentina pur possedendone il 99% delle azioni (e l'azionariato popolare annunciato all'inizio?). Si è dato quando la squadra andava bene, il ciclo di Prandelli era beneaugurante, in Champions faceva come e forse meglio di questo Napoli al timone del quale c'è invece sempre e visibilmente il comandante De Laurentiis. Mi ricordo il periodo perché qui (Il Fatto era appena uscito) gli rivolsi pubblicamente 5 domande tese a capire dove volesse andare a parare (lui, non Frey...), la metà di quelle che all'epoca venivano rivolte a Berlusconi... Non mi ha mai risposto anche se aveva promesso telefonicamente di farlo (oltre a invitarmi al suo "show room", invito non accettato ma da me ricambiato: ho uno show room che se lo sogna). Un anno dopo mi convocò addirittura unilateralmente a discutere di Fiorentina, a Firenze, in un albergo. Controproposi un "duello" in prima serata tv con tutte le cifre della sua impresa fiorentina. Niente. Missing. Ogni tanto si è affacciato il fratello Andrea... che è come se al Meazza per il Milan andasse Paolo... capite che non è proprio la stessa cosa. E comunque l'unica preoccupazione dei "brothers" marchigiani era ed è l'impianto sportivo, l'outlet travestito da stadio a Firenze in zona di loro gradimento commerciale. Per carità, tutto legittimo o quasi, basta dirlo. Anche Pozzo con l'Udinese ci guadagna, facendolo di mestiere. Il punto è che il Cavaliere Tessile ha trattato la Fiorentina come una cosa, precisamente come un manichino col foulard, e se ne vedono i risultati anche caratteriali in campo. La verità è che cerca di vendere la società da due anni, invano. Dice dei soldi che ha investito: a parte i conti da sciorinare, pubblicità e terreni a Incisa compresi, forse dimentica che anche i tifosi si svenano regolarmente e amerebbero che lui si prendesse le sue responsabilità invece che delegare, demandare, signoreggiare senza volto. Non lo si è visto sul ponte di comando nemmeno dopo il naufragio contro la Juventus, al massimo volteggiava in elicottero. E la squadra ha le dita di un piede in B. È il Paese degli Schettino, non c'è rimedio. Modificato March 20, 2012 da huskylover Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 20, 2012 Newsweek 26-03-2012 02-04-2012 Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 20, 2012 (modificato) Repubblica SERA 19-03-2012 Modificato March 20, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 20, 2012 Repubblica SERA 19-03-2012 Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 20, 2012 BLOG JUVENTINOVERO.COM 20-03-2012 Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 20, 2012 Il Sole 24 ORE 20-03-2012 Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 21, 2012 (modificato) CALCIOPOLI Slitta ancora l’appello del processo Giraudo di ALVARO MORETTI (Tuttosport 21-03-2012) ROMA. Non riesce a partire il processo d’appello e rischia una paralisi che porta verso la prescrizione dei reati di frode sportiva il rito abbreviato della vicenda Calciopoli: dopo il lungo rinvio del 16 novembre causa sciopero degli avvocati, ancora uno sciopero dei legali a impedire oggi che il procuratore generale (chissà se sarà ancora Gerardo Arcese, apprezzato magistrato e marito della giudice del rito ordinario, Teresa Casoria) cominci la sua requisitoria contro Antonio Giraudo, condannato a tre anni per associazione a delinquere e alcune frodi sportive il 14 dicembre 2009, come condannati a pene minori furono l’ex presidente Aia, Tullio Lanese, e gli arbitri Tiziano Pieri e Paolo Dondarini, ma anche gli assolti del primo grado, gli arbitri Rocchi, Messina, Cassarà, Gabriele e gli assistenti Baglioni e Griselli. La prescrizione si interrompe in caso di stop per sciopero, non per mancate notifiche: proprio quello che stamattina il giudice Stanziola, presidente della IV sezione dell’Appello di Napoli (aula 314, un piano sopra la mitica 216 di Calciopoli) potrebbe registrare. Pare infatti che due dei chiamati in appello dalla Procura, assolti, non avrebbero ricevuto le notifiche. Il che potrebbe far saltare anche la seconda data prevista per questo appello, in programma il prossimo 3 aprile. Ci sono altre due udienze fissate, l’11 e il 18 aprile, ma tutto è in alto mare se non si riuscirà a portare avvocati e giudici in un’udienza valida. Oggi in aula se ne saprà di più, mentre proprio in queste ore si stanno depositando - pm Capuano, che potrebbe non appellare tutti i capi d’imputazione, e avvocati - i ricorsi in appello per il processo a Moggi e agli altri, il filone principale di Calciopoli, andato a sentenza l’8 novembre scorso e le cui motivazioni sono state pubblicate lo scorso 6 febbraio. ___ GaSport 21-03-2012 Modificato March 21, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 21, 2012 (modificato) FALKLAND-MALVINAS QUELLA PARTITA NON È ANCORA FINITA A trent’anni dalla guerra L’Argentina non dimentica, il Lanus gioca con lo stemma sul braccio. Per le Olimpiadi di Londra pronte magliette polemiche di FRANCESCO CAREMANI (l'Unità 21-03-2012) «Prohibido olvidar. Las Malvinas son argentinas ». Il 19 marzo è caduto il trentennale della guerra delle Falkland, tanto tragica quanto ridicola, che mise di fronte Argentina (che rivendica da sempre la sovranità sull’arcipelago) e Inghilterra (che continua a sostenere il proprio ego imperiale). Un conflitto durato 74 giorni capace di produrre 907 morti: 255 militari inglesi, 649 argentini e 3 civili. Agli inizi degli anni Ottanta l’inflazione argentina raggiungeva il 90% e la crisi economica aveva acuito le tensioni sociali contro la giunta militare che in poco tempo aveva visto succedersi Jorge Videla, Roberto Eduardo Viola e Leopoldo Galtieri. Quest’ultimo pensò bene d’invadere le isole Falkland (o Malvinas) per recuperare credito nei confronti della popolazione ed evitare la fine della dittatura, che avrebbe inevitabilmente aperto la resa dei conti di una società spaccata in due dalla tragedia dei desaparecidos. In Inghilterra la situazione era simile. La crisi economica mordeva la working class e Margaret Thatcher vedeva avvicinarsi le elezioni come il D-Day della sua capitolazione politica. Senza dimenticare che le Falkland rappresentano uno snodo strategico fra Atlantico e Pacifico, con un mare ricco di pesce e, da qualche anno a questa parte, sono stati individuati giacimenti petroliferi stimati in otto miliardi di barili. LA PROPAGANDA Sarà anche per questo che in Argentina da qualche mese a questa parte la propaganda anti inglese si è improvvisamente riaccesa, nelle piazze, nei palazzi e anche nello sport. Pare che la corona britannica abbia deciso di celebrare in pompa magna il trentennale del conflitto con una messa nella cattedrale di St. Paul e inviando sull’arcipelago una delegazione del ministero degli Esteri. La Raf ha già mandato una nave da guerra, ma già dopo la fine del conflitto un sottomarino nucleare staziona nelle acque intorno alle isole. La presidentessa Kirchner ha gridato alla provocazione, ribadendo la volontà di coinvolgere l’Onu per cercare di riportare le Malvinas sotto la propria sovranità. Ma già a dicembre è stato presentato un progetto di legge perché la spedizione argentina alle Olimpiadi di Londra abbia cucito sulle proprie maglie uno stemma con scritto: «Las Islas Malvinas son Argentinas». In ogni comune argentino esiste un monumento ai caduti di quella guerra, molte strade sono state chiamate “Malvinas Argentinas” e lo stadio di Mendoza è stato ribattezzato Estadio Malvinas Argentinas. Ma è il calcio che sta dando il meglio (o il peggio) di sé, dal presidente Afa Grondona alla squadra del Lanus, impegnato nel Clausura. La squadra in cui milita Mauro German Camoranesi, ex campione del mondo azzurro, per l’occasione ha rifatto le maglie con un particolare che non poteva passare inosservato: sulla manica sinistra c’è uno stemma con le isole Falkland stilizzate. È così che l’azienda produttrice Olympikus e il club hanno deciso di commemorare e ricordare i trent’anni del conflitto. Ma non finisce qui, perché alla squadra vincitrice del campionato sarà assegnato il trofeo “Gaucho Rivero” in onore di Antonio “El Gaucho” Rivero, abitante delle Malvinas che il 26 agosto 1833 uccise due coloni britannici. L’impresentabile presidente dell’Afa, Julio Grondona, ha addirittura deciso d’intitolare il Clausura 2012 “Torneo Crucero General Belgrano”, come l’incrociatore argentino affondato da un sottomarino inglese, provocando 300 morti: crimine di guerra secondo gli argentini, azione bellica secondo gli inglesi. La Fifa è stata così costretta a scrivere a Grondona, uno dei suoi vice presidenti, ricordando che «è chiaramente proibita la discriminazione di altri Paesi, persone e gruppi per ragioni politiche, religiose, di origine etnica, di sesso o lingua» e che «sono altrettanto proibite le affermazioni politiche sulle divise e sull’attrezzatura delle squadre». Lo stesso Grondona, durante l’assegnazione dei Mondiali 2018 e 2022, ha detto chiaramente che appoggerà una candidatura inglese solo quando l’Inghilterra restituirà le Malvinas all’Argentina. Diego Armando Maradona, dopo aver sconfitto l’Inghilterra con una doppietta nei quarti del Mondiale messicano dell’86, la mano de Dios e poi il gol dei gol che replicherà in semifinale contro il Belgio, dichiarò che l’aveva fatto con i morti del conflitto delle Malvinas nel cuore. In questi primi giorni di campionato, in tutti gli stadi argentini, sale continuamente il coro «El que no salta es un inglés». Se gli argentini avessero messo altrettanta foga nel condannare la giunta militare e le violazioni dei diritti umani, portando a galla la tragedia dei desaparecidos, la democrazia argentina oggi sarebbe più matura e non avrebbe bisogno di un’isola per sentirsi tale. Modificato March 21, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 21, 2012 il caso di MARCO ZUCCHETTI (il Giornale 21-03-2012) Dopo i 140 anni di storia e i 114 trofei vinti dalla squadra scozzese Rangers vicini alla bancarotta I tifosi del Celtic fanno festa Debiti con il fisco, 90 milioni di rosso, punti di penalizzazione Entro fine mese i protestanti del Glasgow rischiano la chiusura Dio avrà pure salvato la Regina, ma per salvare anche i suoi Rangers dovrà fare i miracoli. Perché se Elisabetta II a 86 anni è ancora vispa e arzilla sul trono come inno comanda, i Glasgow Rangers - club calcistico filobritannico nell’indipendentista terra di Scozia - rischiano di sparire. Gli Highlander della Scottish Football League hanno messo in bacheca 54 campionati, 33 Coppe di Scozia e 27 Coppe di Lega in 140 anni di storia. Eppure tutto sta per crollare sotto i colpi della crisi economica e di una gestione sconsiderata. In dieci anni, i Rangers hanno accumulato oltre 50 milioni di sterline di debiti con la Hmrc, l’agenzia del fisco britannico. Magheggi finanziari, conti non saldati e ipoteche sugli abbonamenti che prima hanno spinto il vecchio proprietario David Murray a cedere il club al businessman Craig Whyte per una sterlina, e poi sono degenerati in un buco che tra multe e interessi- è lievitato fino ai 90 milioni. Troppi per poter sopravvivere. In amministrazione controllata da febbraio e già penalizzati di 10 punti in classifica, per i Rangers il futuro è comunque più oscuro del Loch Ness. Se entro il 31 marzo non si trovano nuovi compratori (troppo fumosi gli interessi cinesi e americani), saranno esclusi dalle coppe europee. Ipotesi rosea se confrontata con il destino prospettato dal manager Dave King, per il quale «la liquidazione sarà inevitabile». In tal caso la società di Ibrox Park fallirà e verrà sostituita da una «newco» con un nuovo nome (l’avvilente proposta è «Rangers 2012»). I Light Blues ripartirebbero così dalla quarta serie, a meno che i presidenti di club concedano la loro partecipazione alla prima divisione, la Scottish Premiership. I nemici di sempre hanno potere di vita e di morte. Eppure l’orgoglio dello spicchio protestante del pallone di Glasgow non si spegne. Gente fiera e battagliera, i Blue Noses le stanno provando tutte. I giocatori di prima fascia (come Naismith e Whittaker) hanno accettato tagli dello stipendio del 75%, i giovani hanno lasciato il club senza neppure un contratto per salvare il posto di lavoro ai magazzinieri e agli addetti allo stadio e c’è anche chi - come Lee Mcculloch - è disposto a giocare gratis. Nel frattempo i tifosi cantano a squarciagola «Rangers till we die» e sono pronti ad abbonarsi in tremila al Dunfermline, uno dei club creditori, per dare il loro contributo in cuore, kilt e sterline. Ma, come spesso è accaduto nella storia di Scozia, il coraggio si inchina al settarismo. Già, perché gli avversari si sentono truffati e chiedono in blocco sanzioni severe. A capitanare la rivolta gli arcirivali cattolici del Celtic, la cui tifoseria ormai da mesi balla la conga (una specie di trenino) per i cugini lealisti in bancarotta. D’altronde l’Old Firm, uno dei derby più sentiti del mondo e di sicuro quello più intriso di significati politici, culturali e religiosi, non ammette galanterie. Nel marzo scorso, la sfida si era conclusa con 3 espulsi e 34 arresti tra gli hooligans e la minaccia di far giocare le successive sfide a porte chiuse. Era il segnale di una tensione infinita e latente tra le due anime di Scozia e- col senno di poi - la cartina tornasole di quel che sta accadendo oggi, quando l’odio per il rivale ha la meglio sulle prospettive calcistiche nazionali. Già, perché in un calcio bipenne come quello scozzese (è dal campionato ’84-’85, vinto dall’Aberdeen con Sir Alex Ferguson in panchina, che il titolo va alternativamente a Rangers e Celtic), il fallimento di una delle due potenze sarebbe l’inizio della fine anche per l’altra. Il campionato perderebbe attrattiva, gli introiti dai diritti tv crollerebbero, il Celtic sarebbe di nuovo tentato dalla «migrazione» nella Premiership inglese e un intero movimento calcistico glorioso finirebbe decapitato come l’eroe nazionale William Wallace. Eppure il tifo contro è più forte della ragione. Celtic, Hearts, Dundee, Motherwell: tutti uniti, tutti seduti sulla riva del fiume Clyde ad attendere il passaggio del cadavere blue dei Rangers decaduti. E pazienza se a esequie concluse, quando la cornamusa avrà finito le ultime strazianti note di Amazing grace , tutti si troveranno a ballare la conga sulle macerie del calcio scozzese. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 21, 2012 (modificato) Calcio in default. Così la Svizzera è diventata la Grecia del pallone TRA FALLIMENTI E BODYGUARD. I DISASTRI SPORTIVI DEL PAESE DEL RIGORE HANNO MESSO IN CRISI I VERTICI DEL CALCIO MONDIALE La storia del Neuchâtel Xamax, già scomparso. I quattro allenatori licenziati dall’ex squadra di Sylvio Bernasconi. Il caso Sion che ha messo in imbarazzo persino Joseph Blatter. E poi quella lettera inviata al ministro delle Finanze contro i privilegi fiscali goduti da Uefa e Fifa di BEPPE DI CORRADO (IL FOGLIO 21-03-2012) Il Servette ha ancora un mese di vita. Poi? Poi deciderà Fabienne Geisinger, giudice del tribunale di Ginevra. Salvezza o fallimento. La data è il 19 aprile. Fino ad allora il giudice si guarderà i libri contabili del club pallonaro di Ginevra, compreso l’atto di trasferimento tra il vecchio proprietario, Majid Pishyar, e il canadese Hugues Quennec che ha comprato la squadra qualche tempo fa sperando di farla sopravvivere. Senza volerlo e anche senza saperlo col Servette, Quennec s’è caricato il peso della credibilità dell’intero calcio svizzero. Poca cosa sportivamente, grande cosa simbolicamente. Perché il paese delle certezze, della solidità, del rigore, della ricchezza, delle banche, del cioccolato, degli orologi e di mille altri luoghi comuni eppure verissimi, è pieno di guai pallonari. Come l’inimmaginabile che si realizza: senza avere campioni milionari e senza avere follie particolari, il calcio è disastrato come nient’altro. Il Wall Street Journal s’è chiesto come mai e ha trovato una risposta. Disinteresse della società elvetica? Possibile. Così come è possibile che uno sport che non è il più praticato nella confederazione non abbia il sostegno della politica e della gente. Comunque siamo qui, sul ciglio di un precipizio che sembrava impossibile. In Svizzera non hanno ancora accettato che la compagnia aerea di bandiera sia andata in bancarotta dieci anni fa, ma non si preoccupano che il calcio sia all’ultimo giro. I simboli del disastro vestono la maglia amaranto del Servette. Perché non è la squadra più popolare e più vincente, ma è il club di Ginevra. Cioè del centro del centro. I giocatori che lo scorso weekend sono usciti dal campo senza sapere neanche se la settimana successiva avrebbero giocato, sono come i dipendenti di Lehman Brothers che escono dalla sede della banca con gli scatoloni in mano. E’ la punta di un fenomeno, di un’anomalia, di una degenerazione. Fallimenti, cause giudiziarie, penalizzazioni: la serie A svizzera (la Super league) ha dieci squadre e tre sono nei guai veri. Grossi. E’ il 33 per cento. E’ un’enormità. Il Servette rischia di sparire perché non ha soldi e non c’è un solo istituto di credito che per il momento abbia voglia di salvarlo davvero. Poi c’è il resto. C’è il Neuchâtel Xamax, che è già scomparso. Il club non gioca più da quasi due mesi: tutti i calciatori a casa, niente più stipendi e niente più mercato. Il 18 gennaio scorso, mentre i giocatori si preparavano per un’amichevole a Dubai contro la nazionale olimpica irachena, la lega calcio svizzera ha deciso di escludere la squadra dalla Super League. Il girone di ritorno del campionato, partito il 4 febbraio, si sta giocando con 11 partecipanti: 5 partite e una squadra che riposa. Ciao Xamax e ciao anche al pezzetto di storia che rappresenta con due scudetti vinti e 72 gare europee. Dicono che la Lega abbia fatto di tutto per evitare la radiazione e che però non si potesse proprio fare di più: troppe le inadempienze finanziarie del nuovo proprietario Bulat Chagaev, che in poco più di sei mesi di presidenza è riuscito ad accumulare oltre 6 milioni di euro di debiti. Da ottobre, nessun impiegato del club (giocatori e tecnici compresi quindi) riceveva più il proprio stipendio. Basta? No, ovviamente. L’imprenditore ceceno è accusato di aver fornito una falsa garanzia bancaria e di aver fatto sottoscrivere doppi contratti ad alcuni giocatori e allenatori. E’ partito un procedimento penale, Chagaev è stato arrestato alla fine di gennaio. Diceva di avere beni e liquidità per 38 milioni di dollari depositati in Bank of America. Parole. Soldi zero. Fatti tanti, anche troppi. Dal 5 maggio scorso, quando prese il club da Sylvio Bernasconi, Chagaev ha licenziato quattro allenatori, ha cambiato due volte il proprio staff dirigenziale e ha minacciato più volte i giocatori. Cominciando dalla finale della Coppa svizzera, fine maggio, quando alla pausa fra primo e secondo tempo, entrò negli spogliatoi della propria squadra (che perdeva 2-0 dal Sion) gridando “I’ll kill you all” ai giocatori. Poi ad agosto, dopo un pareggio casalingo col Losanna, entrò con guardie del corpo armate negli spogliatoi a fine gara. I suoi guardaspalle lo fermarono un secondo prima che picchiasse l’allenatore Joaquin Caparros, che però fu licenziato per essere sostituito dall’ex sampdoriano Victor Munoz. Prima del fallimento, Chagaev si è anche separato da tutti gli sponsor del club. Parlava di milioni, sì. Sempre quei 38 milioni di dollari della Bank of America. “Io ho una fortuna”, diceva ai giornali, aggiungendo di essere un intimo amico del presidente ceceno Ramzan Kadyrov. Peccato che non fosse un né garanzia di onestà intellettuale e reale, né tantomeno di solidità finanziaria. Ad agosto, tre mesi dopo aver comprato lo Xamax, Kadyrov lo ha buttato fuori dal Terek Grozny, di cui era vicepresidente, per inadempienze finanziarie. Buchi su buchi, in sostanza. Buchi riempiti sempre e soltanto di provocazioni: attacchi ai giornali, agli ex dirigenti, agli ex dipendenti, a chiunque osasse criticarlo. La Lega avrebbe anche voluto salvare il Neuchatel, ma come? Fuori dal campionato e fuori anche dal tempo: ripartirà dai dilettanti, come una squadra italiana qualsiasi. Meno trentasei, la retrocessione Servette, Xamax, poi il Sion. Altra storia da imbarazzo collettivo, per la Svizzera. Ha fatto 39 punti sul campo, sarebbe potenzialmente secondo in campionato, invece è nono, cioè ultimo, visto che il Neuchâtel non gioca più. I punti ufficiali sono tre perché la federazione ha punito il club con un meno 36. La storia è complicata e comincia nel 2008: il Sion ingaggia un portiere egiziano che però risulta essere ancora sotto contratto col vecchio club. La Fifa condanna gli svizzeri a due periodi di divieto di trasferimenti per il tesseramento irregolare. Il presidente e proprietario del club, Christian Constantin, architetto con una fortuna stimata attorno ai due miliardi di euro, comincia la battaglia: si rivolge alla magistratura ordinaria, violando la clausola compromissoria, amatissima dai capoccioni del calcio globale di Uefa e Fifa, che esclude il ricorso ai tribunali ordinari per questioni sportive. Eccola là, un’altra storia alla Jean Marc Bosman, il calciatore belga che ha stravolto le regole del calcio europeo a metà degli anni Novanta. Qui, però, la partita politica è anche tutta una cosa interna alla Svizzera: la guerra di Constantin è contro le due istituzioni più importanti del calcio globale, che però vivono e governano il mondo dalla Confederazione. Perché l’Uefa sta a Nyon e la Fifa sta a Zurigo. Il caso Sion ha rischiato di far vacillare il presidente del calcio mondiale Joseph Blatter più di tutte le accuse di corruzione subite in vent’anni. Constantin ha trascinato davanti a un giudice il presidente dell’Uefa Michel Platini, e ha ingaggiato un duello lungo ed estenuante. Per dirne una: ha inviato una lettera al ministro delle Finanze svizzero chiedendo che venissero aboliti i privilegi fiscali goduti da Uefa e Fifa, cioè il motivo per cui le due organizzazioni hanno sede in Svizzera. Perché uno se lo chiede, no? Come mai il calcio mondiale è rappresentato da una nazione che ha lo sci come sport nazionale? La risposta sta nella provocazione caduta nel vuoto di Christian Constantin. Mister Sion ne è uscito come potenziale paladino di un ipotetico Occupy Football, ma è stato sconfitto dal sistema. Aveva torto, d’altronde. Nelle partite di Europa league di quest’anno aveva schierato sei giocatori che non avrebbe potuto neanche comprare. Ha vinto qualche tappa, ha perso clamorosamente la gara. Risultato: una valanga di quattrini spesi, la credibilità del pallone svizzero crollata sotto terra e meno trentasei punti. Uno per uno sono la condanna per la sua squadra a una retrocessione praticamente certa. Terzo caso di delirio da pallone in Svizzera. Non c’entrano crac finanziari, non per il momento. Però non è detto: nel 2003, appena acquistato il Sion, Constantin fece subito ricorso contro l’esclusione della squadra dalla Challenge League (la B elvetica) per inadempienze finanziarie. Ottenne il reintegro quattro mesi dopo l’inizio del campionato, con stravolgimento dei calendari. Piaceva, l’architetto miliardario di Martigny. Piaceva al pubblico compassato e molto distratto dello sport svizzero. Sembrava un tipo interessante: vivace, eclettico, artistoide. Poi l’hanno conosciuto: in nove anni ha licenziato 23 allenatori e in un paio di occasioni ha voluto addirittura andare lui in panchina. Aveva il tesserino da allenatore? No, ovviamente. Altra regola stracciata per interesse personale e per egocentrismo. L’ha scampata allora, non adesso. Meno trentasei, la retrocessione, la figuraccia con il suo pubblico e con il resto del mondo. Il Sion ha avuto un momento di popolarità perché sembrava la sfida del piccolo contro il grande. Solo che funziona se il piccolo è pulito e sano e gioca contro il sistema. Non se vive dentro il sistema e s’insinua nei vuoti lasciati dalle norme. E’ finita male. Come per il Neuchâtel Xamax e come potrebbe accadere per il Servette. Storie diverse eppure uguali. Le tiene insieme la Svizzera che si vergogna un po’ di se stessa. Modificato March 21, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 21, 2012 (modificato) Abete: «Gli stage azzurri? Non farò alcun baratto» Il n.1 della Figc: «Mi accusano di non avere influenza sulle società però sto gestendo con successo i rapporti internazionali, senza aiuti» di FABIO LICARI (GaSport 21-03-2012) «Gli stage della Nazionale? Sono una cosa di interesse generale nella quale spero e credo ancora. Ma si scordino che possano essere merce di scambio: possiamo andare all'Europeo anche senza, è già successo». Non è facile sentire Giancarlo Abete così duro. Istanbul, hotel nel quartiere Besiktas, zona europea, protetto da una security quasi mai vista per un Esecutivo Uefa. Una sosta tra le numerose riunioni di questa tre giorni fittissima: la questione degli stage non è andata proprio giù al presidente federale, anche se in queste ore il vicepresidente Demetrio Albertini si sta impegnando per strappare il «sì» di Adriano Galliani e poi quello di Andrea Agnelli (per il 23 aprile): al Consiglio di Lega di lunedì l'argomento non è in agenda. Ma chissà che, dopo l'appello della Ġazzetta, il rilancio di Gianni Petrucci e le parole di Abete, non ci siano novità importanti. A che punto siamo, presidente? «Al punto che lo svolgimento degli stage sarebbe una cosa d'interesse generale. Ci tenevamo e ci teniamo ancora a farli. La nostra era semplicemente una richiesta d'attenzione verso la Nazionale e verso un c. t. che ha un'immagine etica apprezzatissima. Ma non posso né voglio far diventare obblighi quelli che non lo sono». Appunto: il calendario internazionale non prevede stage. «Siamo qui a Istanbul per ampliare e regolare meglio i rapporti tra club e federazioni, i diritti e i doveri: ci mancherebbe. Ma è ridicolo dire che la Federcalcio abbia chiesto la disponibilità per gli stage soltanto venerdì mattina: non è che qualcuno ha interesse a pensarlo? Ne abbiamo discusso al Consiglio federale il 7 marzo, da mesi ne parliamo, abbiamo soltanto formalizzato la richiesta dopo la fine degli impegni di coppa. Per rispetto dei club. E non c'erano neanche dubbi sul periodo». Deluso? «Siamo stati sempre molto attenti alle richieste e alle esigenze dei club, dalle convocazioni ai tempi di rientro eccetera. Ma una cosa dev'essere chiara: non stiamo chiedendo un favore per darne un altro in cambio. L'argomento non è una merce di scambio. Questo mai. Se per tutelare l'interesse generale deve sembrare che mi metta in debito, non ci sto: sarebbe più pericoloso che andare in Polonia senza stage. E poi un'altra cosa. . . ». Prego. «Stiamo parlando di dirigenti che hanno vissuto tante epoche sportive e appartengono a tutte le leghe, all'Aic, all'Aiac e all'Aia, tutte di pari dignità: non è più tempo di patteggiamenti. . . ». È intervenuto anche il presidente del Coni. «In realtà Petrucci aveva parlato a favore degli stage anche prima: è sempre stato molto attento alle esigenze della Figc. E, anche in relazione alla sua posizione, insisteremo. Anche se qualcuno pensa forse che non siamo in grado». In che senso? «Ho sentito dire che la federazione non avrebbe delle capacità di moral suasion. È un'opinione. Ma questa federazione assolve compiti istituzionali di grande importanza, dal Consiglio alla giustizia sportiva, dagli arbitri alla Nazionale, nel rispetto e a garanzia di tutti. E, se posso aggiungere, c'è un presidente federale che sta gestendo con successo i rapporti internazionali senza l'aiuto di nessuno e con il lavoro quotidiano». Modificato March 21, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
huskylover 0 Joined: 30-Aug-2006 776 messaggi Inviato March 21, 2012 Il pentito Lo Russo: Pisani indagava su ex pm Narducci, restai sbalordito Nel giorno in cui depone il collaboratore di giustizia si conosce il contenuto di un verbale che contiene nuove accuse verso l'ex capo della squadra mobile di Napoli larepubblicaNapoli.it 20-03-2012 L'ex capo della squadra mobile di Napoli Vittorio Pisani indagò sull'ex pm Giuseppe Narducci, oggi assessore nella giunta De Magistris: lo ha dichiarato a verbale il collaboratore di giustizia Salvatore Lo Russo, ex confidente di Pisani. Il verbale in questione, in precedenza omissato, è stato depositato nei giorni scorsi in forma integrale dai pm Sergio Amato ed Enrica Parascandolo. Pisani si sarebbe rivolto al suo confidente per acquisire informazioni sul magistrato, convinto - a dire del pentito - che facesse uso di droga. Il collaboratore ha sottolineato di essere rimasto "sbalordito" dalla richiesta in quanto sapeva, da quanto leggeva sui giornali, che Narducci era un pm molto attivo. Narducci, attualmente assessore alla Sicurezza del Comune di Napoli, da pm ha svolto importanti inchieste, tra cui quella contro i clan Misso e Giuliano, attivi nel centro storico di Napoli, e l'indagine di Calciopoli. Negli anni '90 condusse, tra l'altro, indagini su presunte collusioni tra funzionari e agenti della polizia e clan della camorra. Secondo Lo Russo (che ha deposto oggi al processo su riciclaggio e ristorazione) Pisani era convinto che Narducci facesse uso di droghe e che a rifornirlo fosse un carabiniere. Nell'interrogatorio del 19 ottobre 2010, il pm Amato rilegge una dichiarazione che Lo Russo aveva reso precedentemente: "Ricordo che in un'occasione il dottor Pisani mi chiese informazioni circa il fatto che c'era un carabiniere che si recava nella zona della Torretta per acquistare cocaina per il dottor Narducci. Rimasi sorpreso". Lo Russo aggiunge: "Diciamo sbalordito". Il pm riprende la lettura del verbale precedente: "Anzi sbalordito". Quindi chiede: "Rimaneste sbalordito perchè?". Il collaboratore spiega. "E perchè io il dottor Narducci lo conosco attraverso le cronache e cose, io sono sempre convinto che è una bugia per me, perchè non la vedo una persona così... che può far uso di stupefacenti". Il pm Amato riprende la lettura del verbale precedente: "Rimasi sorpreso, anzi, sbalordito da quanto diceva, in quanto conoscevo la fama del dottor Narducci di magistrato integerrimo". Lo Russo lo interrompe: "Non mi voglio sbagliare, il dottor Narducci era uno di quelli che stava spesso sul giornale, era uno che lavorava molto a quei temi". Il pm Parascandolo chiede a che periodo risalga la domanda di Pisani e il pentito spiega che era prima del 2000. Amato continua a leggere il verbale precedente: "Risposi che non sapevo nulla e che nulla potevo fare in quanto quella (la zona di Mergellina, ndr) non era una zona in cui avessi particolari conoscenze. Il senso della domanda che mi fece il dottor Pisani era quello di individuare...". Lo Russo si inserisce: "...il carabiniere, chi era questo carabiniere! Attraverso le piazze di spaccio se lo sapevano". Lo Russo aggiunse che chiese informazioni su questo all'ispettore Damiano Lisena, colui che gli aveva presentato Pisani e che per un periodo aveva lavorato nei ristoranti della famiglia Iorio. Lisena, afferma Lo Russo, "disse che loro (i poliziotti, ndr) nell'ambiente lo chiamavano Peppe lo scemo". Il pm riprende la lettura del precedente verbale: "Di lì a poco chiesi a Damiano che tipo fosse il dottor Narducci e lui rispose che loro non lo tenevano in nessuna considerazione, precisandomi che anche nelle occasioni in cui operava direttamente con loro ne parlavano come Peppe 'o scemo". (20 marzo 2012) Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
huskylover 0 Joined: 30-Aug-2006 776 messaggi Inviato March 21, 2012 Processo d'appello Giraudo rinviato al 12 ottobre Tuttosport.com 21-03-2012 Il presidente della IV sezione del tribunale di Appello di Napoli, Maurizio Stanziola, deve prendere atto dei problemi procedurali e disporre un rinvio con aggiornamento dell'agenda del processo: niente udienze il 3, 11 e 18 aprile Processo d'appello Giraudo rinviato al 12 ottobreIl presidente della IV sezione del tribunale di Appello di Napoli, Maurizio Stanziola, deve prendere atto dei problemi procedurali e disporre un rinvio con aggiornamento dell'agenda del processo: niente udienze il 3, 11 e 18 aprileTutto su Calciopoli NAPOLI - Arrivederci a ottobre per il processo di appello su Calciopoli per Antonio Giraudo e altri: difetto di notifiche per gli ex assistenti Baglioni e Griselli, ma l'astensione dall'udienza della maggior parte dei legali che hanno aderito allo scioper nazionale. Il presidente della IV sezione del tribunale di Appello di Napoli, Maurizio Stanziola, deve prendere atto dei problemi procedurali e disporre un rinvio con aggiornamento dell'agenda del processo: niente udienze il 3, 11 e 18 aprile. UDIENZE - Fissate, invece, le tre udienze nelle quali aprire e chiudere il caso per il 12, 19 e 26 ottobre, proprio la data in cui dovrebbe essere pronunciata la sentenza di secondo grado per Giraudo, Lanese, Pieri e Dondarini, condannati il 14 dicembre 2009, ma anche per gli assolti Baglioni, Cassarà, Foschetti, Gabriele, Messina e Rocchi. Per Baglioni, Griselli e Lanese (il cui avvocato Napoli ha dichiarato la non astensione per sciopero) il giudice ha disposto uno stralcio tecnico non si interrompono ii termini di prescrizione per il reato di frode sportiva, che senza sospensione sarebbero scattati a partire dal prossimo maggio. Il 12 ottobre prenderà la parola la relatrice, giudice Silvana Gentile, poi il procuratore generale (stavolta il pg Carmine Esposito e non il marito del giudice Casoria, Arcese come capitato a novembre) e le parti civili. Dal 19 parola alle difese, a partire dall'avvocato Krogh per Giraudo, chiusura con ultime arringhe e sentenza il 26 ottobre. Si spera... Eh sì perché il vero e proprio processo d'appello prenderà il via a tre anni dalla sentenza di primo grado, dopo le false partenze del 5 luglio, 16 novembre e 21 marzo. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato March 21, 2012 (modificato) Comunicato congiunto tra UEFA e Commissione europea La Commissione europea ha confermato che le norme sul fair play finanziario della UEFA sono in linea con la politica di aiuti di stato dell'Unione europea (UE). di UEFA News | Mercoledì, 21 marzo 2012, 10.45CET Oggi, la Commissione europea ha confermato che le norme sul fair play finanziario della UEFA sono in linea con la politica di aiuti di stato dell'Unione europea (UE). Il presidente UEFA Michel Platini e il vicepresidente della Commissione europea e commissario per la concorrenza Joaquín Almunia hanno pubblicato un comunicato congiunto al riguardo, evidenziando la coerenza tra le regole e gli obiettivi del fair play finanziario e quelli della Commissione nel settore degli aiuti di stato. Il comunicato è stato allegato a un carteggio tra Platini e Almunia dopo l'incontro a Bruxelles a dicembre 2011. Il presidente UEFA ha dichiarato: "Sono molto contento che la UEFA e la Commissione europea abbiano compiuto insieme questo passo decisivo, per assicurare un futuro prosperoso o stabile al calcio europeo e alla comunità calcistica europea in generale. Il nostro comunicato conferma che le norme sul fair play finanziario della UEFA sono pienamente coerenti con quelle sugli aiuti di stato dell'Unione europea. Voglio ringraziare sinceramente il vicepresidente Almunia e la Commissione europea per il loro impegno, lo spirito costruttivo e la cooperazione in questo processo congiunto". Almunia, vicepresidente della commissione per la concorrenza, ha dichiarato: "Appoggio pienamente gli obiettivi del fair play finanziario della UEFA e ritengo essenziale che i club abbiano basi finanziarie solide. Le regole della UEFA tuteleranno l'interesse dei singoli club e giocatori, oltre al calcio eueopeo nella sua totalità. Vorrei congratularmi con il presidente Platini per come ha condotto i lavori". Dal meeting tra il presidente UEFA e il vicepresidente della Commissione, i servizi della UEFA e della Commissione europea hanno lavorato insieme per analizzare le modalità con cui le misure di fair play finanziario potessero rientrare nel quadro della politica di aiuti di stato della UE. Il comunicato odierno è il risultato di questo lavoro ed esprime, in modo concreto, l'interesse e gli obiettivi comuni di entrambe le organizzazioni. Come richiesto dalla comunità del calcio europeo, e dopo le consultazioni con tutti i portatori di interesse, il Comitato Esecutivo UEFA ha approvato le misure di fair play finanziario a maggio 2010. Queste includono l'obbligo per i club di chiudere il bilancio almeno in parità in un determinato periodo e di non spendere più di quanto guadagnino, tagliando gli eccessi che negli ultimi tempi hanno messo a repentaglio la salute del calcio. Tali misure, dunque, sono state studiate per tutelare il benessere e la fattibilità a lungo termine nel calcio europeo. La UEFA e la Commissione europea hanno anche sottolineato che è necessario che garantire che le regole vengano applicate in un modo uniforme a tutti i club, per evitare il rischio di discriminazione o trattamento impari. Infine, il comunicato congiunto dichiara che la UEFA e la Commissione continueranno a collaborare in questo campo, per risolvere questioni di interesse comune. Norme sulle licenze per club e sul fair play finanziario della UEFA, edizione 2010 Testo del comunicato congiunto UEFA/Commissione europea ------- Una "pietra miliare" per il calcio europeo La UEFA ha accolto di buon grado la conferma da parte della Commissione europea che esiste coerenza tra gli obiettivi del fair play finanziario della UEFA e le politiche di aiuti di stato dell'Unione europea. di MARK CHAPLIN (UEFA News | Mercoledì, 21 marzo 2012, 13.56CET) La UEFA ha accolto di buon grado la conferma da parte della Commissione europea che esiste coerenza tra gli obiettivi del fair play finanziario della UEFA e le politiche di aiuti di stato dell'Unione europea (UE). La conferma è stata descritta come una "pietra miliare" per il calcio europeo nell'ottica di una stabilità finanziaria duratura. Mercoledì, il presidente UEFA Michel Platini e il vice presidente della Commissione europea e commissario per la concorrenza Joaquín Almunia hanno pubblicato un comunicato congiunto in materia. Platini ha ringraziato Almunia e la Commissione europea per "l'impegno, lo spirito costruttivo e la cooperazione in questo processo congiunto". La UEFA è fermamente convinta che le regole sul fair play finanziario salvaguarderanno il futuro benessere dei club calcistici. Il continuo sostegno della Commissione europea – e quello degli altri principali portatori di interesse – è un'ulteriore prova di validità delle misure di fair play finanziario in corso di implementazione. Gli obiettivi del fair play finanziario sono pubblicati sui Regolamenti sulle licenze per club e sul fair play finanziario della UEFA. Il loro scopo consiste nel disciplinare le finanze dei club e tagliare gli eccessi che hanno portato vari club ad avere difficoltà finanziarie. Ai sensi di queste misure, i club sono obbligati a chiudere i bilanci almeno in parità – ovvero a non spendere più di quanto guadagnino – e ad agire responsabilmente per tutelare la fattibilità a lungo termine nel calcio europeo. Il Panel di controllo finanziario dei club è stato istituito per vigilare e garantire che le società aderiscano alle regole di fair play finanziario. Queste misure verranno implementate in un ciclo triennale: nel 2013/14, la valutazione di parità dei bilanci riguarderà gli anni finanziari 2012 e 2013, a partire dalla valutazione di tutti i trasferimenti e gli stipendi del personale dei club dell'estate 2011. "È un comunicato congiunto molto importante - ha commentato il segretario generale UEFA Gianni Infantino mercoledì dopo il meeting del Comitato Esecutivo UEFA a Istanbul -. Sono stati compiuti sforzi enormi e abbiamo lavorato insieme ai servizi del commissario [Joaquín Almunia]. "L'importanza di questo comunicato è enorme. Per noi si tratta di un grande passo in avanti, una pietra miliare nell'applicazione delle regole di fair play finanziario, che hanno il sostegno di club, leghe e associazioni calciatori. Si evince un impegno chiaro da parte della Commissione europea. Inoltre, il comunicato invita a un'ulteriore cooperazione tra la UEFA e la Commissione europea in altri ambiti. Per ora ci siamo occupati di fair play finanziario, ma proseguiremo la collaborazione con la Commissione europea perché finora è stata molto fruttuosa e produttiva". Infantino ha ribadito che il fair play finanziario è necessario per contrastare tendenze preoccupanti nel calcio, confermate dal recente Rapporto comparativo sulle licenze per club UEFA. Il documento sottolinea i problemi di debiti che affliggono i club, metà dei quali segnala costi e perdite in aumento. "Quando abbiamo sviluppato l'idea di fair play finanziario, abbiamo parlato con club, federazioni e leghe e abbiamo iniziato a convincere tutti che dovevamo agire in tal senso. Oggigiorno, è un peccato vedere che club dalla grande tradizione stanno affondando. Ciò dimostra che servono un maggior controllo, buone regole e l'applicazione rigorosa delle stesse. Questi casi aprono gli occhi a coloro che finora li hanno tenuti chiusi e dimostrano che occorre agire immediatamente". ___ Platini incassa l'ok dall'Unione europea sul fair play finanziario di MARCO BELLINAZZO dal blog Calcio & business (Il Sole 24 ORE.com 21-03-2012 15:46) Michel Platini incassa il sì dall'Unione europea sulle regole del fair play finanziario. Un duro colpo per chi è contrario al giro di vite sui conti delle società e già profilava ricorsi alla Corte di Giustizia Ue per la possibile lesione della libertà economica nel Vecchio Continente. Il presidente Uefa Platini e il vicepresidente della Commissione europea e commissario per la concorrenza, Joaquin Almunia, hanno infatti pubblicato un comunicato congiunto per evidenziare la coerenza tra le regole e gli obiettivi del fair play finanziario e quelli della Commissione nel settore degli aiuti di stato. Platini. "Sono molto contento che la Uefa e la Commissione europea abbiano compiuto insieme questo passo decisivo, per assicurare un futuro prosperoso o stabile al calcio europeo e alla comunità calcistica europea in generale - ha dichiarato il presidente della Uefa che ha fatto di questa battaglia un caposaldo della sua amministrazione -. Il nostro comunicato conferma che le norme sul fair play finanziario sono pienamente coerenti con quelle sugli aiuti di stato dell'Unione europea. Voglio ringraziare sinceramente il vicepresidente Almunia e la Commissione europea per il loro impegno, lo spirito costruttivo e la cooperazione in questo processo congiunto". L'Unione europea. Per Almunia, vicepresidente della commissione per la concorrenza "l'appoggio pienamente gli obiettivi del fair play finanziario della Uefa e ritengo essenziale che i club abbiano basi finanziarie solide. Le regole della Uefa tuteleranno l'interesse dei singoli club e giocatori, oltre al calcio europeo nella sua totalità". Il fair play. Il comitato esecutivo Uefa ha approvato le misure di fair play finanziario a maggio 2010. Queste includono "l'obbligo per i club di chiudere il bilancio almeno in parità in un determinato periodo e di non spendere più di quanto guadagnino, tagliando gli eccessi che negli ultimi tempi hanno messo a repentaglio la salute del calcio - spiega l'Uefa -. Tali misure, dunque, sono state studiate per tutelare il benessere e la fattibilità a lungo termine nel calcio europeo. La Uefa e la Commissione europea hanno anche sottolineato che è necessario garantire che le regole vengano applicate in un modo uniforme a tutti i club, per evitare il rischio di discriminazione o trattamento impari". Dal 2013/2014. In pratica nei prossimi tre anni i club che vorranno giocare in Europa non potranno avere un rosso sopra i 45 milioni (a parte alcune spese ammesse come quelle per gli investimenti in stadi e vivai. Il Panel di controllo della Uefa però già dalla prossima estate potrà richiamare quei club con deficit che già oltrepassano questo limite e che potranno essere "invitati" a contenere costi e spese. Modificato March 21, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti