huskylover 0 Joined: 30-Aug-2006 776 messaggi Inviato May 31, 2012 In Italia c’è il fascismo Christian Rocca - camilloblog -31 maggio 2012 E Gigi Buffon è il nostro Gaetano Salvemini. I giornali sono vergognosi, e poi si lamentano di non vendere copie e di perdere autorevolezza. Buffon ha criticato il circolo mediatico giudiziario, la vera peste italiana degli ultimi 20 anni, e il giorno dopo una vecchia informativa di una qualche procura è diventato un PDF scaricabile sui siti dei giornali titolati a tutta homepage: “Le scommesse milionarie di Buffon”, sottinteso illegali e collegate alle inchieste di questi giorni. E invece non c’entra niente, quella vecchia informativa “risevata” non ha portato ad alcuna indagine nei confronti di Buffon, che non è indagato, è solo una ritorsione della magistratura e della stampa dopo le giuste e doverose accuse di ieri. Una ritorsione. Quell’informativa che fa titolare i giornali, anche quelli in amichevoli rapporti con gli zingari scommettitori clandestini, “Le scommesse milionarie di Buffon” da sottintendere sempre illegali e collegate alle inchieste di questi giorni, dice invece che non si puó escludere che Buffon non scommettesse legalmente, attività peraltro al tempo consentita e lecita anche per i calciatori (ora non più). Per i giornali quel “non si può escludere” sotto dettatura della casta dei magistrati diventa “scommetteva” naturalmente illegalmente. Io non so se Buffon scommettesse. So che in Italia c’è il fascismo. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
huskylover 0 Joined: 30-Aug-2006 776 messaggi Inviato May 31, 2012 (modificato) Una vera e propria emergenza democratica! Francesco Alessandrella - Spazio Juve -31-05-2012 Ormai è una certezza: siamo di fronte ad una vera e propria emergenza democratica. La vicenda del calcio scommesse, al di là del tifo calcistico sta facendo emergere una questione molto più grave delle responsabilità dei singoli calciatori. I fatti: 1) il 3 maggio la procura di Cremona invia, tra gli altri, una informazione di garanzia (volgarmente detto “avviso”) a Criscito, nel ritiro della Nazionale. Ciò provoca la mancata convocazione del calciatore per gli europei. Nel pomeriggio si sparge la voce che anche Bonucci sarebbe destinatario di pari provvedimento. Tale voce è smentita dal giocatore, dallo staff dell’Italia e addirittura dallo stesso procuratore di Cremona. Ma qualcuno insiste e questo pomeriggio il sito di un quotidiano pubblica la foto di quella che è tecnicamente una “iscrizione nel registro degli indagati” del difensore juventino, spacciandola per avviso di garanzia. Chi vi scrive è un avvocato che qualche esamino di procedura penale l’ha fatto e conosce bene la differenza tra i due atti, cosa che, forse, manca al giornalista. L’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto da parte del magistrato quando è a conoscenza di una notizia di reato. Se io vado in Procura a dire che uno ha fatto qualcosa che la legge individua come reato, chi riceve la notizia è tenuto per legge ad iscrivere quella persona nel registro. Nel corso delle indagini seguenti alla detta iscrizione, se ci sono degli atti che l’indagato deve compiere o di cui deve venire a conoscenza, scatta l’informazione di garanzia (e attenzione che la parola “garanzia” è riferita all’indagato, è una tutela per questi)! Ma la vera gravità del fatto è che tale atto, e cioè l’iscrizione nel registro degli indagati, che per sua natura non è necessariamente notificato alla persona indagata (e a Bonucci non è stato notificato, si ripete), finisce in internet violando ogni principio costituzionale o di legge prima che il soggetto ne sia venuto a conoscenza! Potrebbe sembrare una cosa da poco, ma la legge questo fatto lo chiama REATO, e chi lo commette è un delinquente! E attenzione: i delinquenti, qui, sono almeno 2: chi pubblica la cosa e chi gliela fa avere in modo da pubblicarla… 2) Questo pomeriggio ecco arrivare il turno di Buffon. Perché oggi? Ma ovvio: ieri sera il portiere della nazionale aveva osato accusare stampa e magistratura esattamente di quello che abbiamo scritto al punto 1. Se alle sei del mattino ci sono le telecamere a Coverciano per aspettare l’arrivo delle volanti, se le cose finiscono in rete prima che agli interessati, c’è qualcosa che non va. Ebbene, con un tempismo e una precisione straordinarie ecco arrivare quello che si può definire senza paura di essere smentiti una intimidazione di stampo mafioso. Sullo stesso giornale ecco la pubblicazione di quelle che lo stesso giornalista definisce “nota riservata inviata dalla procura di Torino a quella di Cremona”. Pazzesco: una nota RISERVATA che una procura invia ad un’altra finisce immediatamente su internet. Attenzione: qui non si sta nemmeno parlando di iscrizioni nel registro degli indagati come nel caso di Bonucci. Qui siamo in una fase assolutamente precedente nella quale una procura sta – legittimamente – svolgendo delle indagini ma nella quale Buffon non risulta nemmeno indagato! E attenzione alle date: Torino chiede a Cremona, a mezzo del sostituto Dott. Parodi copia degli atti relativi alle trascrizioni delle intercettazioni nelle quali Buffon sarebbe stato indicato come soggetto dedito a scommesse addirittura il 29 DICEMBRE 2011! La nota con la quale la Guardia di Finanza, nucleo polizia tributaria di Torino evidenzia il flusso animalo nella emissione degli assegni da parte del portiere della Juve nel periodo gennaio – settembre 2010 è addirittura del 13 GIUGNO 2011 (Prot. 225297/11). E la risposta di Cremona a Torino, con la quale il Dott. Di Martino trasmette copia della trascrizione delle intercettazioni ambientali nell’ambito della quale viene fatto il nome di Buffon è del 16 GENNAIO 2012! In questa nota, il Procuratore di Cremona fa riferimento alla intercettazione ambientale di Santoni e chiaramente fa intendere di non averla presa in nessuna considerazione in quanto scrive: “allo stato questo ufficio non ha in programma iniziative investigative nei confronti del predetto Buffon che non risulta tra gli indagati”. Insomma, stiamo parlando di cose vecchie, addirittura già smentite dallo stesso Santoni che aveva bollato come millanterie queste sue presunte conoscenze di scommesse da parte di Buffon (per inciso, in quella intercettazione vengono fatti anche i nomi di Gattuso e Cannavaro!). Ma per i giornali chissenefrega! Sbatti il mostro in prima pagina, questo è ormai il motto. E non solo per modo di dire perché la home page del maggiore quotidiano italiano è stata per tutto il pomeriggio di oggi aperta con questa notizia vecchia, prima di quelle relative al terremoto che anche oggi ha fatto tremare mezza Italia. E anche qui viene spontanea una domanda: chi ha fornito queste carte alla stampa? Chi ha permesso che una persona NEMMENO INDAGATA venisse sbattuta in pasto alla demenziale ignoranza di chi ci costruirà castelli e supposizioni che nemmeno una archiviazione del caso, come è naturale che avverrà, potrà mai abbattere? Questo è un modo vergognoso, anzi, ripetiamo, delinquenziale di fare informazione e di fare giustizia, indegni di un paese civile. Speriamo davvero che questa sia l’ultima frontiera e che qualcuno paghi per questa cosa. Anzi, vi anticipo che sto preparando una denuncia querela che presenterò alla Procura più vicina per i reati commessi da ignoti per la divulgazione di queste notizie. Adesso basta! Modificato May 31, 2012 da huskylover Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 AGNELLI “Pronti per un top player La Juve sarà da Champions” Il presidente bianconero: “Singolare che l’informativa su Buffon esca ora” di MASSIMILIANO NEROZZI (LA STAMPA 01-06-2012) Andrea Agnelli, ha pianto per lo scudetto? «Ho realizzato solo qualche giorno dopo, quando ho parlato alla squadra: lì ero emozionato. La sera della vittoria non mi sembrava reale, sentivo i clacson della gente: non mi ero ancora reso conto di averla fatta grossa». Perché non era andato a Trieste? «Come per le ultime quattro trasferte. Quella con il Cesena l’avevo seguita con le mail, in un parcheggio di una fabbrica della “Chrysler”, a Detroit: figurarsi quando ho visto scritto 4 minuti di recupero». La sterzata della stagione? «A Napoli, il discorso dell’allenatore, all’intervallo. Ho pensato: “Ce la giochiamo”. Ha fatto capire le potenzialità dei giocatori, ha cambiato la mentalità. Altri 5 minuti e la vinciamo 5-3, non 4-3 (finì 3-3, ndr)». «Dal Paradiso all’Inferno e ritorno», ha scritto. 12 mesi fa mai pensato, ci tocca ancora il Purgatorio? «Dissi: “Se l’anno prossimo, di questo periodo, avremo questi problemi, allora avremo un problema. Ma erano due settimi posti diversi: il primo di fine ciclo, quello in piena fase di ristrutturazione». Uscimmo a rivedere le stelle, restando a Dante: quante sulla maglia? «Per noi gli scudetti sono trenta: come ho detto, sulla maglia ci sarà una sorpresa». Alla Cnn ha parlato di 28 scudetti. «Sul campo, trenta. Poi c’è l’albo d’oro della Federazione. Come c’era la nostra domanda per una parità di giustizia. E il nostro esposto rimasto senza risposta: sarebbe stata un’opportunità politica da parte della Figc per rimettere a posto le cose. L’Inter, che nel 2006 era arrivata terza perché in mezzo a noi c’era il Milan, è andata in giro con lo scudetto degli onesti. Tutt’al più dei prescritti. Noi rispettiamo le istituzioni, abbiamo accettato le sentenze, e chiesto di rivedere un episodio: non l’hanno fatto, quello è stato uno sgarbo». Che ne pensa dell’inchiesta sul Calcioscommesse? «Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi in maniera severa, perché si tocca la credibilità, i sogni della gente. Però non bisogna far confusione con quello che può essere un logico ragionamento sportivo, e qui do un sostegno alle parole di Buffon. È chiaro che se serve un punto a me per la Champions e uno a te per salvarti, difficilmente uno gioca con il coltello tra i denti. Fa parte del mondo dello sport e nulla ha a che vedere con l’arrangiare le partite o le combine. Il problema è serio, ed è sacrosanto che la magistratura sportiva e ordinaria utilizzi tutti i mezzi in suo possesso per fare chiarezza. Quello che è fastidioso è come queste vicende vengono enfatizzate e spettacolarizzate». Sono finiti sotto i riflettori Buffon e Bonucci. «Gigi Buffon è un atleta assolutamente leale e non ha bisogno di arrivare a situazioni di scommesse per fare quadrare nulla. Quello che sicuramente è singolare, è che questa informativa esca oggi. Il fatto poi che Buffon non sia neppure indagato, stupisce doppiamente. Così come è singolare, e grave, che oggi venga pubblicata l’iscrizione nel registro degli indagati da parte di Cremona, trasmessa a Bari, dove si trovano anche nomi di persone che, a oggi, sono state sentite solo come semplici testimoni». Conte resterà l’allenatore della Juve anche in caso di squalifica? «Poniamoci i problemi di oggi. A quanto è la nostra conoscenza, la sua posizione è vicino all’insignificante. Poi faremo tutte le valutazioni, nel caso qualcosa si modifichi. Dopo di che, ci sono altre cose». Cioè? «Un codice di giustizia sportiva vicino all’arcaico, se pensiamo ai termini di fatturato che ha raggiunto il calcio, sui 18 miliardi a livello europeo. So benissimo che cambiare le regole in corsa è sbagliato, ma, appena possibile, abbiamo bisogno di rivedere i codici che ci governano. Paragonare la posizione di Andrea che gioca un torneo domenicale di golf con atleti professionisti di sport di altissimo livello è sbagliato: parlo di responsabilità oggettiva e omessa denuncia, per esempio. Non sarebbe l’unica riforma, però». Un menù di quelle necessarie? «Rivedere la governance della Lega di A, per essere un interlocutore credibile davanti alle istituzioni, Stato, Coni e Figc. La legge sugli impianti sportivi, che permetta ai privati di investire in maniera rapida e a condizioni favorevoli, la legge 91 dell’81 con la possibile introduzione della figura dell’atleta professionista, la tutela dei marchi, una revisione dei campionati, con la Federazione. Competere vuol dire anche darsi un orizzonte: vogliamo sostenere l’eccellenza in Europa o la mediocrità in patria ed essere il Paese campanilistico dei 60.000 comuni?» Intanto ha ristrutturato la Juve. «C’è stato un processo di grande rinnovamento, sportivo e aziendale: ogni anno dieci giocatori nuovi. In quel contesto cercare il campione che ti cambiasse il rendimento della squadra era impensabile. Oggi puoi pensare di farlo. Ma poi si apre l’altro interrogativo: andiamo a creare disequilibri o inseriamo un valore aggiunto? La risposta dipende anche da quel che si trova sul mercato: un conto è dire ho capacità di spesa illimitata, un altro che devo trovare il campione giusto a un prezzo accessibile e ragionevole». Vi siete dati un salary cap? «No. Dico solo che la Juve ha una capacità di fuoco, cioè stipendi più ammortamenti, che sta tra i 150 e i 160 milioni di euro. E che questo ci pone nelle prime dieci in Europa. Entro questa, vale tutto. Se poi vale l’equazione, rendi per quanto costa la squadra, sei sempre almeno negli ottavi o nei quarti di Champions League». Cruijff diceva: «Vinca il migliore, al di là del budget». È ancora possibile? «Sono epoche diverse. Oggi si è modificato tutto, basta prendere gli ultimi due decenni: i principali Paesi sono dominati da poche squadre. Quelle con bacino di utenza, che portano gente agli stadi e vendono immagini televisive». Di una star, pesa di più il prezzo di acquisto o la busta paga? «Lo stipendio è quello che squilibra di più». Si aspettava che Conte fosse così bravo e decisivo? «Aveva vinto due campionati di B, e poi ne conoscevo il carattere. Antonio è stato la ciliegina sulla torta, ha funzionato da acceleratore: lui conosce il dna Juve, l’ambiente, al pari di quel che io facevo in società». Il Milan vende, voi comprate: come ha fatto a capovolgere il mondo? «Duro lavoro da parte della società, e della parte sportiva. Direi Marotta, Paratici, Giovanni Rossi, Nedved, Pessotto. La capacità vera è tenere una squadra competitiva costante nel tempo, senza arrivare a fine ciclo. Noi eravamo a fine ciclo: e a un certo punto devi sapere chi cambiare. Via Zidane, uno che sembrava insostituibile, per Nedved, Thuram, Buffon. L’esempio più lampante, la capacità di rinnovarsi». Per questo non c’è più Del Piero? «Da una parte quello, e poi tutte le storie hanno una fine. Neppure il miglior sceneggiatore avrebbe immaginato di meglio: lui che alza la Coppa dello scudetto, nel nuovo stadio di cui sentiva parlare da quando era qui». Più difficile vincere la Champions o portare la “Ryder Cup” in Italia? «Sono due cose diverse. Per la Juve, stando alle risorse disponibili, vincere la Champions è un obiettivo. L’anno prossimo partecipa e ha l’ambizione di vincere. Siamo andati oltre la nostra pianificazione, non oltre la nostra ambizione. Portare la “Ryder Cup” qui è davvero difficile, perché il peso specifico del golf italiano su quello mondiale è marginale». Juve di Capello contro Juve di Conte, chi vince? «La Juve». Prandelli pagherebbe un biglietto per una partita di Zeman: lei? «Per vedere “Anfield Road”, mai sentito “You never walk alone” dal vivo». Se il top player è la squadra, come ricordava John Elkann, Van Persie, Higuain e compagni sono impossibili? «Assolutamente no: volendo, si può fare. Due anni fa sarebbe stato inutile: c’era da costruire la casa, inutile metterci una tv al plasma. Poi bisogna fare valutazioni a 360 gradi: vedere se uno è un bravo ragazzo o uno spirito ribelle. Tevez o Van Persie?» Quando non era presidente ma solo tifoso chi avrebbe preso? «Mi importava vincere». Perché Van Persie ha fatto un giro turistico a Torino? «Ah sì?» Lei come ha vissuto questi due anni? «La vera sfida è stata rivitalizzare una società che era quasi morta: due anni fa, a metà maggio, vado in sede sabato mattina e la trovo sprangata. Un anno dopo, sabato mattina, vado e ci sono 25 persone in ufficio. Ridare entusiamo a chi lavorava, ai nostri tifosi che dal 2006 al 2010 avevano smarrito la squadra: come la vecchia Dc, una tifoseria di correnti. Ma d’altronde, i cambiamenti sono di rottura e di ricostruzione». «Un sogno realizzato smette di essere un sogno», diceva Valeri Lobanovsky. Ha già il prossimo? «Lo scudetto è già finito, bisogna ricominciare da zero. Il prossimo trofeo che alzeremo sarà il più bello». Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 ilCommento di RUGGIERO PALOMBO (GaSport 01-06-2012) Scandali, pasticci e patteggiamenti un po' troppo miti Prandelli ne converrà, non era il giorno più indovinato per descriverli come «quaranta sfigatelli». Dal caso Bonucci a quello Buffon, le carte della Procura di Cremona rubano la scena al primo atto del processo sportivo di Roma e non danno tregua alla Nazionale, che per inciso stasera, non si sa con che spirito, affronta la Russia nella superstite amichevole pre-Europei. Bonucci, Buffon, il processo: tre situazioni diverse, ciascuna degna di relativo approfondimento. Caso Bonucci Bonucci è indagato dalla Procura di Cremona dal 3 maggio per presunta «associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva e alla truffa». La stessa ipotesi di reato che ha mandato a casa Criscito, a carico del quale c'è stata in sovrapprezzo la spettacolare perquisizione a Coverciano con annessa notifica dell'atto. Cosa che secondo la Federcalcio fa la differenza. Il «notificato» Criscito, per Abete e Valentini, è diverso dal «non notificato» Bonucci. Mentre il Coni tace e riflette, noi ci permettiamo di dissentire dalle conclusioni cui è arrivata la Federazione che si è appoggiata ai tradizionali «pareri» tanto cari ad Abete. Che evidentemente non coincidono con quelli raccolti da noi, secondo i quali le posizioni di Criscito e Bonucci davanti alla giustizia ordinaria combaciano quasi come due gocce d'acqua. Conclusione: delle due l'una, o vanno a casa entrambi, perché l'ipotesi di reato è troppo pesante; oppure entrambi dovrebbero partire per gli Europei, perché fino a prova contraria vale la presunzione d'innocenza. La sensazione è che la vicenda non si chiuda qui. La notte, forse, potrebbe portare consiglio ad Abete. Caso Buffon A quanto sembra e risulta alla Guardia di Finanza, Buffon è incline a giocarsi pure la camicia. Fatti e soldi suoi, fin qui. Lo fa in un luogo «tra l'altro abilitato», come è scritto nelle inquiete informative girate tra la Procura di Torino e quella di Cremona, «a raccogliere scommesse calcistiche». Cosa vietatissima per un calciatore, lo dicono le norme di Figc, Uefa e Fifa. Ma il punto è proprio questo: il Buffon che si spara unmilionecinquecentottancinquemila euro beato lui o povero lui, fate voi tra gennaio e settembre 2010 in un luogo «tra l'altro abilitato» alle scommesse sul calcio ma che raccoglie pure tutto il resto dei giochi legali di questo sciagurato Paese, dove sta scritto che abbia commesso un reato o quantomeno un reato sportivo? Da nessuna parte. Certo, ripensandoci bene anche il buon Gigi poteva risparmiarsi quella sparata del giorno prima perché in certi casi il silenzio è d'oro. Ma di sicuro non può andare sotto processo, penale, sportivo e mediatico, solo perché, anche qui fino a prova contraria, ha solo un maledetto «vizietto». Se poi i «sospetti» di Fiamme Gialle e istituti bancari si rivelassero fondati, è altra storia. Che però oggi non si sa nemmeno se mai comincerà. Processo di Roma Pioggia di richieste di patteggiamento, com'era previsto. Meno prevedibile, che Palazzi le accettasse tutte e che la Disciplinare gli andasse dietro con sentenze tutto sommato miti: possibile che i tesserati beneficiati siano diventati usignoli pronti a dare il loro contributo alla causa della pulizia del calcio, così collaborativi da incassare tutti la riduzione della pena? Ancora più difficile comprendere il senso degli sconti riservati in qualche caso alle società. Si sapeva che per la discussa responsabilità oggettiva si sarebbe usata la mano leggera. Ma andate a spiegare a Empoli e Vicenza perché il pluringuaiato Grosseto deve partire grazie alla riduzione della pena da -6 la prossima stagione quando anche solo con gli stessi punti in meno sarebbe finito dietro al Vicenza, in pieni playout. Megascandalo, ma anche profumo di megapasticci. ___ l'Analisi di LUIGI GARLANDO (GaSport 01-06-2012) SIAMO STUFI ANCHE NOI Fino al primo pomeriggio di ieri, sembrava che l'unico problema a Coverciano fosse il mal di denti di Balotelli. Una parvenza di normalità salutata da Cesare Prandelli con un sospiro al momento di accomodarsi in aula magna per la conferenza stampa: «Oggi voglio parlare solo di calcio». Come non detto. Buffon e Bonucci, l'informativa della Finanzia e il registro degli indagati... Un'altra giornata livida, lunga e muta. Azzurro tenebra. Demetrio Albertini, capo spedizione all'Europeo, in volo verso Zurigo, ha sbottato: «Siamo stanchi. Non ne possiamo più di questo stillicidio», mentre il presidente della Juve, Andrea Agnelli, a Torino, trovava «singolare e grave» la tempistica della informativa su Buffon e la conferma dell'iscrizione di Bonucci nell'albo degli indagati. Più o meno il sospetto di un'esecuzione il giorno dopo l'accusa di Buffon: «La fuga di notizie è vergognosa». Quasi il bollettino di guerra di una Nazionale che si sente sotto tiro, logorata dall'attesa nel suo deserto dei Tartari, assediata da un nemico che non si vede. Forse perché il nemico non c'è. Chiediamo un piccolo sforzo agli azzurri (dirigenti, allenatore, giocatori.. . ) : guardate un attimo oltre al fortino. Oltre le mura c'è la gente, quella che ama la Nazionale, quella che spetta il pretesto di un gol per po-po-po-po-po... Non pensate che anche quella gente vorrebbe sedersi da qualche parte e sospirare: «Parliamo solo di calcio»? Non pensate che anche gli sportivi che frequentano gli stadi, i ragazzi che giocano sognando di diventare campioni «siano stanchi di questo stillicidio» di notizie giudiziarie che tolgono spazio al pallone? C'è il capitano della Nazionale che, secondo un'informativa della Finanza, ha staccato assegni per oltre un milione e mezzo, destinati al proprietario di una ricevitoria, con il sospetto di scommesse e un'indagine per riciclaggio. Tutto da provare, certo, ma intanto Buffon si è ficcato in questa situazione imbarazzante. Se uno sportivo la giudica «singolare e grave» sbaglia? Se l'86,5% che ha risposto al sondaggio di giornalaccio rosa. it non ha capito la differenza tra Bonucci e Criscito, forse è perché la mancata notifica di un avviso di garanzia, in presenza di uno status identico a quello di Criscito, pare a molti una foglia di fico che poco c'entra con l'albero del codice etico. Forse non è sotto assedio la Nazionale, ma la gente che la ama e che ha creduto all'Italia della rinascita, delle regole e del sorriso. E ora non capisce tutto. Le Procure non si divertono a piazzare provvedimenti a orologeria, ma sono al lavoro per ripulire il calcio dagli «sfigatelli» che sono più di 40. Ai giornali, credeteci, convengono più i gol che i processi. Se proprio vi serve come macumba per evocare l'effetto-2006, cari azzurri, restare pure chiusi nel fortino, altrimenti uscite incontro alla gente. Chi ha qualcosa da spiegare, lo faccia in modo limpido. E poi giocate e divertiamoci. ------- «Malato di gioco» La Parma di Gigi e la tabaccheria degli eccessi Già nel 2006, prima del Mondiale, il portiere finì al centro di un'indagine sulle scommesse di ANDREA SCHIANCHI (GaSport 01-06-2012) Il triangolo è sempre lo stesso: Buffon, le giocate e Parma. Oggi come nel maggio del 2006: allora si era alla vigilia del Mondiale di Germania, ora siamo alle porte dell'Europeo di Polonia e Ucraina. Sei anni dopo cambiano i personaggi di contorno e le cifre (se prima si ragionava su investimenti di migliaia di euro, ora siamo arrivati a 1, 585 milioni) non la sostanza. Un amico che conosce Buffon da una vita e preferisce restare anonimo, interpellato dalla Ġazzetta, a proposito di questa propensione del portiere per il gioco, parla apertamente di «malattia». Ed era stata una ex fidanzata, Linda Cerra, legata a Gigi ai tempi del Parma, a dichiarare che Buffon spendeva almeno 2 milioni all'anno in scommesse, casinò e puntate varie. L'amico tabaccaio Secondo l'inchiesta della Guardia di Finanza di Torino, Buffon giocava attraverso una tabaccheria di Parma, in via Garibaldi 42, pieno centro, gestita da Massimo Alfieri. Un giro di denaro pazzesco, più di un milione e mezzo all'anno, che ha messo in allarme gli inquirenti. Va detto subito che si tratta di giocate legali e regolari, tanto che il portiere azzurro non è neppure indagato. Il problema è che, nel caso di Buffon, si tratta di un tesserato e dal novembre del 2005 ai tesserati Figc è proibito scommettere sul calcio. Il gestore della tabaccheria è un amico di vecchia data di Gigi, uno di quelli che lo ha conosciuto da ragazzino. Gli eccessi Oggi, nel centro di Parma, tra una chiacchiera sull'ormai prossima definizione della giunta «grillina» del neosindaco Pizzarotti e un pensiero al terremoto, si discute della questione Buffon. Per la gente di Parma Gigi è un figlio. Basta una parata, un'uscita spericolata, e ci si dimentica del diploma falso comprato per evitare l'esame di maturità, del «Boia chi molla» scritto sulla maglietta, del numero 88 scelto nel 2000 che, in quanto simbolo nazista, sollevò l'indignazione della comunità ebraica. Sono alcuni degli eccessi di un ragazzo che eccessivo lo è sempre stato. Da un conto all'altro Nel maggio 2006, quando scoppiò il precedente scandalo parmigiano di Buffon, il portiere venne interrogato dal pm Errede e, all'uscita dal tribunale con il team manager azzurro Gigi Riva, si rivolse ai cronisti dicendo: «È tutto a posto, ora penso solo al Mondiale». Il 29 dicembre di quello stesso 2006, fresco campione del mondo, Buffon tirò un sospiro di sollievo: il procuratore federale Palazzi, sulla base anche di un interrogatorio dell'allora capo dell'Ufficio Indagini della Federcalcio Borrelli, archiviò il procedimento. L'inchiesta penale, invece, si basava su un'ipotesi di accusa pesantissima: associazione per delinquere e violazione della legge sulle scommesse. Era a carico di 4 persone, due delle quali legate da stretta amicizia a Buffon. In sostanza si sospettava che una somma di 10mila euro, prelevata il 16 gennaio 2006 (dopo l'entrata in vigore del divieto di scommesse per i tesserati) dal conto corrente bancario del portiere, fosse finita su quello di Paolo Pelizzoni, titolare di un internet point, come pagamento di scommesse. Buffon si difese sostenendo che quei soldi servivano per ripianare un vecchio debito. E Pelizzoni ammise che lui doveva sì avere 10 mila euro, ma non da Buffon, bensì da Alessandro Brignoli, detto Camacho, uno dei più cari amici di Gigi. In pratica, avendo il gip negato l'autorizzazione alle intercettazioni telefoniche e ambientali, la faccenda si sgonfiò, nonostante fossero state fatte inchieste accurate perfino a Malta e nel Regno Unito a caccia di intermediari e prestanome. Oggi, 6 anni dopo, a Parma si rivive la stessa scena. Non c'è un'ipotesi penale, ma si parla sempre di Buffon e di soldi puntati utilizzati per il gioco. Scommesse? Da qualunque parte la si guardi non è una bella storia. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 (modificato) In un’informativa i sospetti sul n.1: più di 1,5 milioni per le puntate, ma non è indagato Agnelli lo difende, Nazionale turbata E anche Bonucci è indagato Il gioco si fa duro Le scommesse shock di capitan Buffon di GIULIANO FOSCHINI & MARCO MENSURATI (la Repubblica 01-06-2012) Una manciata di assegni per un totale di un milione e mezzo di euro "movimentati" in soli nove mesi imbarazzano Gianluigi Buffon. Allegato all´ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Cremona nei giorni scorsi per Mauri, Milanetto ed altri, c´è un documento che racconta di una indagine della procura di Torino nata da una segnalazione fatta dalla Banca d´Italia alla Guardia di finanza. Il conto corrente del calciatore - si legge nell´informativa datata maggio 2011 - avrebbe registrato «un´anomala movimentazione caratterizzata dall´emissione nel periodo gennaio 2010-settembre 2010 di 14 assegni bancari, di importi tondi compresi tra 50mila ed euro 200mila per un totale di 1.585.000 euro tutti a favore di Alfieri Massimo (titolare di tabaccheria a Parma, abilitata, tra l´altro, alle scommesse calcistiche)». Nella relazione è riportata anche la versione dell´avvocato di Buffon che però non è molto utile a chiarire perché un calciatore dovrebbe fare assegni milionari a un tabaccaio abilitato alle scommesse calcistiche: «L´avvocato Marco Valerio Corini, legale che segue il calciatore da anni, a tutela della privacy del suo assistito, non ha voluto dettagliare la ragione dell´operatività segnalata. E si è limitato a descrivere il beneficiario degli assegni come persona di assoluta fiducia, spiegando che i trasferimenti di liquidità sono volti a tutelare parte del patrimonio personale di Buffon. L´avvocato ha, inoltre, accennato ad una società fiduciaria e all´acquisto di immobili a Parma, senza specificare l´esistenza o meno di scritture private o atti di compravendita donazione». L´analisi della Gdf dimostra «come a fronte dei rilevanti fondi trasferiti da Buffon, sono puntualmente identificabili addebiti di importo abbastanza comparabile tramite Rid a favore» di Lottomatica Spa e Lis Finanziaria Spa. E non si può dunque escludere che Buffon «abbia posto in essere un´intensa attività finanziaria legata al mondo delle scommesse sportive». Tutto abbastanza fumoso per generare più di un sospetto. Come sintetizza il pm, nella missiva d´accompagnamento alla richiesta: «Questo ufficio – scrive - ha in corso accertamenti (…) relativi ad ingenti somme di denaro che lo stesso Buffon (che non è indagato, ndr) avrebbe utilizzato per scommesse presentate avvalendosi di soggetti terzi». Scommesse che, nel caso avessero ad oggetto partite di calcio (come ipotizza la banca d´Italia), sarebbero assolutamente vietate dalla Federazione e comporterebbero una pesante squalifica per il giocatore che per altro era già stato al centro di un caso simile nel 2006. Allora la sua posizione fu archiviata dopo che il capitano raccontò ai magistrati di aver sperperato, sì, una fortuna ma non in scommesse sportive, bensì nel cosiddetto "gioco delle palline", un videogame d´azzardo. Atterrato a Zurigo nel pomeriggio – la notizia è venuta fuori mentre la nazionale era in volo – Buffon non ha voluto commentare (mentre il suo avvocato parla di «imboscata»). A dire due parole è il capo spedizione, Demetrio Albertini che difende senza titubanze l´ex collega: «Ora basta con queste illazioni, non c´è nulla, quando ci sarà qualcosa parleremo». In mattinata la Figc era stata raggiunta dalla notizia "ufficiale" secondo cui anche Bonucci è indagato per associazione a delinquere, nello stesso giorno e per lo stesso reato di Domenico Criscito al quale però è stato riservato un trattamento ben diverso: è stato costretto a lasciare la nazionale. A parlare è anche il presidente della Juventus, Andrea Agnelli il quale fa notare come sia «strano che l´informativa sia uscita oggi (ieri,ndr)». Vale a dire il giorno dopo la polemica con il pm Di Martino sollevata dal giocatore in conferenza stampa dal ritiro di Coverciano. La "storia" del documento lascia però pensare ad una vera coincidenza. Il 29 dicembre del 2011 il pm Parodi legge sul quotidiano "la Stampa" una notizia proveniente da Cremona che parlava di una intercettazione nella quale si faceva riferimento al "vizio" di Buffon, prende carta e penna e scrive al collega di Cremona per avere la trascrizione integrale. Nel motivare questa richiesta riporta l´intera relazione della Guardia di Finanza che, molto prima della polemica con Buffon, finisce tra i documenti allegati agli arresti eseguiti lunedì scorso. E quindi pubblici da quasi una settimana. __ LE PUNTATE DEL CAPITANO di MAURIZIO CROSETTI (la Repubblica 01-06-2012) Un milione e mezzo di euro scommessi in un anno: non è un reato, ma se ti chiami Gigi Buffon e sei il portiere della nazionale, forse non è il massimo dell´eleganza. Anche perché il Coni proibisce ai calciatori le scommesse sulle partite, e nessuno può sapere se Buffon puntasse i suoi ingenti capitali anche lì, tra campi e parquet, oppure se preferisse limitarsi a ipotizzare il sesso dell´eventuale primogenito/a di William e Kate. Grandissimo atleta, Gigi Buffon era già cascato nella trappola del gioco nel 2006, prima dei mondiali poi vinti in Germania: lo convocarono, e lui riuscì a convincere la giustizia sportiva che le sue scommesse riguardavano solo il "gioco dei pallini". Insomma, Gigi ha il vizio, patisce la "scimmia" dell´azzardo, un po´ come accadeva a Beppe Signori (che scommetteva anche sui Buondì Motta, poi però non si fermò alle merendine), ma giura di non mescolare professione e "hobby": ognuno, in fondo, può bruciare il denaro come crede, soprattutto quello guadagnato con poca fatica e divertendosi. Anche se, in tempo di crisi devastante, la cosa assomiglia a una beffa per tante persone che non arrivano al 27, non quello della roulette. Una domanda, dunque, a Buffon bisogna rivolgerla: ha mai scommesso sul football? Nella settimana più devastante nella storia del calcio italiano, con giocatori in galera perché si vendevano le partite e azzurri svegliati dai poliziotti a Coverciano, il milione e mezzo di Buffon non aiuta a rasserenare l´atmosfera. La nazionale è in partenza per gli europei, e sia ben chiaro che il risultato sportivo a questo punto è l´ultimo dei problemi, rispetto al destino e alle condizioni generali del nostro sport più amato; ma Buffon di quella squadra è il capitano, il leader, e non sarà facile pensare che uno scommettitore compulsivo e recidivo come lui possa, allo stesso tempo, essere il simbolo della squadra che rappresenta un intero Paese. Ammettiamolo, non può non sorprendere la tempestività con cui la notizia del milione e mezzo di euro è diventata di pubblico dominio: guarda caso, il giorno dopo la durissima (e un tantino incauta) esternazione dello stesso Buffon contro giudici e giornalisti. Qualcuno grida già alla vendetta. Ma ciò che conta sono i fatti. In quell´esternazione il portiere juventino si era un po´ confuso tra reati e notizie: la stampa fa il suo mestiere, i magistrati indagano, i tribunali giudicano (quelli sportivi un po´ meno, e con più calma) e gli atleti, fino a prova contraria, devono pensare a rispettare le regole. Compresa quella che vieta loro le scommesse sportive. Allo stesso modo, è un po´ puerile leggere gli eventi di questi giorni come un complotto planetario contro la Juventus: Bonucci, Conte, adesso Buffon. Ognuno avrà qualcosa da spiegare, a tempo debito, e comunque la Juve non c´entra nulla, semmai può diventare parte lesa e perdere tesserati senza avere combinato nulla di male. Quello che colpisce, in questa storia, è l´assoluta mancanza di consapevolezza dei ruoli. I campioni li chiamiamo così proprio perché dovrebbero essere unici, prototipi e modelli insieme: quello che un ragazzino vuole diventare. Il capitano della nazionale dovrebbe essere un esempio. Bene, Buffon se lo lasci dire: negli ultimi mesi non lo è stato proprio, e qui non c´entrano le sue vecchie e discutibili passioni politiche. Prima quel pallone che era dentro la porta, e invece lui parò come se fosse fuori, restando ben zitto di fronte alla verità. Poi, quella pessima frase sui "due feriti meglio di un morto" a proposito dei taciti accordi in campo, a fine stagione, realtà consolidata ma ugualmente da rifiutare: perché gli atleti devono giocare sempre per vincere, non per trovare una convergenza di interessi. Infine, la brutta faccenda delle scommesse, questo incredibile flusso di denaro verso una tabaccheria di Parma. In un´Italia ammalata di miseria e povere illusioni, con la gente che all´autogrill e dal tabacchino "gratta e perde", le scommesse sono diventate un´autentica piaga sociale: vedere atleti famosi che le pubblicizzano non è un bello spettacolo. Peggio, però, se quegli stessi atleti trascorrono il tempo libero tra una puntata e un azzardo, eppure non avrebbero certo bisogno della dea bendata per risolvere i problemi. Il guaio è che a volte sono loro, ad essere bendati. Ciechi, di fronte alla fortuna che hanno. Modificato June 1, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 TUTTO RUOTA ATTORNO ALLE DICHIARAZIONI RESE DAI DUE PENTITI «Portate in aula Gervasoni e Carobbio» Coro unanime degli avvocati degli altri tesserati: «Serve un confronto». Ma Palazzi dice no Il patteggiamento dei due (20 mesi a testa) di fatto cristallizza le confessioni e suona come un verdetto anticipato per tutti gli altri di ETTORE INTORCIA (CorSport 01-06-2012) ROMA - Tutti contro Gervasoni e Carobbio. Questo primo round dell'estate 2012 è un processo che ruota essenzialmente intorno alle dichiarazioni rese dai due nuovi pentiti. In buona parte anche il rito che sarà celebrato a luglio si baserà sulle loro rivelazioni. C'è un solo modo, dunque, per demolire l'impianto accusatorio: mettere in discussione la credibilità dei due. Il fatto è che ieri Gervasoni e Carobbio, attraverso i propri legali, hanno patteggiato: 20 mesi di squalifica a testa, una sanzione equa, secondo il procuratore federale Palazzi, che ha riconosciuto l'atteggiamento collaborativo avuto dai due calciatori. In effetti, dopo aver vuotato il sacco a Cremona, non potevano regolarsi diversamente in Federcalcio. Alla luce del patteggiamento, Gervasoni e Carobbio escono di scena: viene meno, dunque, la possibilità di un confronto con buona parte degli altri tesserati deferiti proprio in base alle loro dichiarazioni. Di più: il patteggiamento cristallizza le loro confessioni come un dato di fatto, indiscutibile. Per qualcuno, la pena "concordata" con l'accusa suona già come un giudizio anticipato nei confronti degli altri tesserati. L'AFFONDO - A guidare l'affondo nei confronti di Gervasoni è l'avvocato Rodella, che fa riferimento alla posizione di Mastronunzio - uno dei tanti giocatori tirati in ballo per Ancona-Mantova 2-2 - ma che amplia il discorso anticipando temi del secondo processo: « Nutro sospetti sull'attendibilità di Gervasoni. Quando un mio cliente mi giura su mamma, moglie e figlia che le accuse non sono vere, devo credergli. Il contraddittorio è l'unico modo per garantire il diritto alla difesa ». L'avv. Rodella parla di « artificiose consonanze » nelle dichiarazioni rese dal « duetto Gervasoni-Carobbio » e chiede che i due vengano comunque ascoltati in fase dibattimentale, pur in presenza di un patteggiamento. Tutti vogliono ascoltare Gervasoni: i legali di Narciso, Nassi e Locatelli; il Monza; la difesa di Job, che vuole anche Conteh (altro patteggiamento) in aula; l'avvocato di Gianni Rosati, ex diesse della Reggina, e quello di Federico Cossato. E l'avvocato di Gianluca Nicco, Flavia Tortorella, rincara la dose: « Che io sappia sono l'unica che ha anche già incartato una querela nei confronti di Gervasoni ai sensi dell'art. 368 del codice penale ». Cioè per calunnia. L'avv. Grassani, per conto del Padova e di Italiano, ha chiesto che vengano ascoltati entrambi i pentiti, Gervasoni e Carobbio. LA REPLICA - Il procuratore Palazzi ha risposto un secco no: «Ribadisco l'attendibilità delle dichiarazioni, non è significativo ascoltare di nuovo i due dichiaranti ». Insieme con l'opposizione della Procura, è arrivata la reazione della difesa di Gervasoni: « Sento parlare di dichiarazioni non attendibili. O di calunnie. Secondo qualcuno, rispondono a una strategia difensiva. Se si trattasse di una strategia difensiva, francamente sarebbe stata una tattica suicida ». Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 Poco alla volta stiamo arrivando al delirio Ecco cosa vorrebbe instillare il Fatto Quotidiano ___ Dobbiamo andare agli Europei? ------- PERCHÈ SÌ Proviamo a tifare i “probabili onesti” di OLIVIERO BEHA (il Fatto Quotidiano 01-06-2012) Apprezzo anche solo il fatto di domandarsi se sia il caso di andare o no agli Europei, visto il tracollo etico-penale di Scommettopoli: è almeno un passo avanti nell’ipocrisia e nella mafiosità ambientali imperanti da un pezzo tra i finti tonti di regime. Eppure penso che si debba andare comunque, ma a certe condizioni. Si debba andare perché a mia memoria l’ultimo Europeo senza una Nazionale fu in Svezia, nel 1992, dove la Jugoslavia frantumata nel sangue della guerra venne sostituita in extremis dalla Danimarca, con i giocatori raccolti già in vacanza sulle spiagge (che poi vinsero, e fu memorabile…). Quindi niente confronti tra 4 o 40 porcaccioni e una stagione assassina come quella. Anche perché comunque non tutto il calcio è corrotto: ma come, diamo mostrine e premi al Farina del Gubbio che denuncia la corruzione, e poi rispediamo a casa l’intiero pallone bucato sub specie azzurra? E poi mi pare indispensabile che i simboli macchiati dalla storiaccia si prendano in Polonia e Ucraina quelle palate di m… che pioveranno loro addosso, perché non siamo stati capaci di tenerli puliti. Di Buffon ho scritto da un pezzo, scommettere è un reato sportivo e naturalmente questo in Federcalcio lo sapevano tutti benissimo senza aspettare ieri la notizia. Dunque tra i prandelliani a casa non solo coloro i quali sono arrestati o indagati dalle Procure, ma a casa tutti coloro i quali per un’ipotetica giustizia sportiva sempre in ritardo, abborracciata e temo mirata, sarebbero passibili anche solo di una menzione di disonore, da Buffon in giù, senza opportunismi zozzoni. Capisco che possono sembrare conati giustizialisti, ma insomma davvero non se ne può più. Che aspettiamo, che tra i selezionati sia una specie di “23 piccoli indiani”, con Agatha Christie che dialoga con Abete? Vogliamo far ridere ancora di più? Dunque dentro gli altri, tutti quelli che sentendo l’inno non dovrebbero vergognarsi di nulla… anche se trovarne di davvero “ignari” sarà una specie di miracolo. Ma almeno tiferemo per dei “probabili onesti”. ------- PERCHÉ NO Sotto le maglie un prodotto avariato di GIANCARLO PADOVAN (il Fatto Quotidiano 01-06-2012) Un pezzo alla volta sta saltando la Nazionale. Prima Criscito, poi Bonucci e adesso Buffon. Insieme non la può certo tenere nemmeno il patetico, e ormai obsoleto, codice etico del c.t. Prandelli. Che cavilla, come un vecchio azzeccagarbugli, tra gli avvisi di garanzia ricevuti, quelli in partenza e le informative della Guardia di Finanza e della Procura di Torino. Insieme a qualche squarcio di verità ci piacerebbe anche sapere quale sarà nelle prossime ore la posizione della Federcalcio, così sollecita a depennare Criscito dalla lista dei ventitré, e muta sul resto. Forse perché le parole sono finite, forse perché di fronte a un milione e mezzo di euro buttati nelle scommesse (vietate) da parte del portiere titolare e capitano della Nazionale, non c’è nulla da dire. Certo, non basta sostenere che Buffon non è indagato, come si è fatto per Bonucci e come, probabilmente, si farebbe per qualche altro pur di far sopravvivere l’idea di una squadra alla disfatta di un ambiente. Bisogna prendere una decisione forte e onesta: rinunciare all’Europeo perché la Nazionale ha perso la sua stessa istituzionalità. L’ipotesi, che sarà subito rispedita al mittente in nome della Realpolitik calcistica, non è né un azzardo, né (solo) una provocazione. Piuttosto diventa un atto dovuto. Non perché manchino i calciatori, ma perché mancano quelli credibili. Ora, ammettiamo che in un sussulto di trasparenza, Prandelli e i vertici federali decidano di privarsi delle prestazioni di Buffon. Chi è il secondo? Morgan De Sanctis, un ottimo portiere e un’ottima persona. Tuttavia pure su di lui, solo qualche mese fa, si addensarono dubbi a proposito di un’incazzatura nel momento in cui la sua squadra, nel finale di partita, andò in vantaggio contro il Lecce. Perché reagì così? Il punto, ovviamente, non è De Sanctis e, per quanto possa sembrare anomalo, non lo è nemmeno Buffon. È che dall’Italia – e mi riferisco ai tifosi delle nostre stesse squadre – al resto d’Europa, nessuno più crede nel nostro calcio, nessuno vuol venire nel nostro Paese per giocarci. È un prodotto avariato la cui esportazione è altamente sconsigliata e la sua diffusione quasi tossica. Prima ne prendiamo atto e, forse, prima ne possiamo uscire. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 Buffon, la giustizia e i due cortocircuiti La tecnica di sputtanare i non indagati e le leggerezze dei calciatori Editoriale de IL FOGLIO 01-06-2012 Forse Gigi Buffon avrebbe dovuto evitare, qualche giorno fa, di spiegare ai giornalisti con nonchalance che i pareggi combinati a fine stagione sono all’ordine del giorno. Così come avrebbe dovuto immaginare che il suo attacco al circuito mediatico-giudiziario lo avrebbe proiettato al centro dello stesso. Il portiere della Nazionale mercoledì ha denunciato il clima attorno alle inchieste sul calcioscommesse per cui i giornali sanno tutto quello che succede nelle procure in anticipo e le procure spesso si dedicano più allo spettacolo che alla ricerca della verità (prassi piuttosto consolidata da qualche anno in Italia, che peraltro scandalizza solo oggi molti neo garantisti che in altri casi applaudivano il lavoro dei magistrati). Fatto sta che dopo l’atto di accusa a pm e giornali, Buffon ieri e oggi si è ritrovato accusato sui giornali per una serie di scommesse che avrebbe giocato nel 2010. A fine dicembre 2011 la procura di Torino ha chiesto a quella di Cremona gli atti in cui Buffon, in un’intercettazione, viene definito persona dedita alle scommesse. Questo perché la Guardia di Finanza aveva recapitato un’informativa riservata (talmente riservata che ieri pomeriggio si poteva scaricare da Repubblica.it) in cui segnalava versamenti di denaro per un milione e mezzo effettuati da Buffon al titolare di una ricevitoria di Parma. E per questo non poteva “escludere a priori che il soggetto segnalato abbia posto in essere un’intensa attività finanziaria legata al mondo delle scommesse sportive”. Curiosamente questa informativa, datata giugno 2011, è uscita soltanto ieri. Buffon non risulta indagato né a Cremona né a Torino (e quante cose non si possono escludere a priori!), ma i siti hanno subito parlato di “scommesse milionarie di Buffon” (Corriere.it, ore 18) confermando nei fatti le accuse del portiere: tra procure e giornali c’è un circuito vizioso che tende a punire in modo esemplare chi ne denuncia le storture. Va da sé che se in futuro risultasse un coinvolgimento di Buffon in un giro di scommesse illegali questi andrebbe giudicato e punito, ma la tecnica di sputtanare chi ancora non risulta indagato davanti all’opinione pubblica è un vecchio vizio che è duro a morire. Forse chi gioca e allena (ieri il c. t. Prandelli ha parlato di “40-50 sfigatelli” che scommettono) dovrebbe stare più attento, soprattutto se sa di essere attaccabile (il binomio Buffon-scommesse non è nuovo, anche se non è mai stato provato nulla di illecito). E dunque, perché dare l’occasione a procure e giornali di ridisegnare a loro piacimento anche l’album Panini dopo che hanno già deciso gli organigrammi dei partiti e influito sul prossimo conclave? Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 Dopo lo sfogo a Coverciano è spuntata l’informativa sul portierone. Ma, con mezza Italia che sapeva degli arresti da un mese, questa «rivelazione» lascia molti dubbi... La vendetta dei pm Chi sbaglia deve pagare. Ma la sberla non sembra arrivare per puro caso... di FABRIZIO BIASIN (Libero 01-06-2012) Gigi la Trottola un giorno sputa veleno contro tutto e tutti e quello dopo finisce nel letamaio più lurido che c’è. Gigi il Bullo non ha paura di dire quello che pensa, e una volta inneggia al «boia chi molla» e quell’altra dice che «a volte sono meglio due feriti piuttosto che un morto» (parla di partite aggiustate con taciti accordi nei finali di stagione, mica di gangster con l’orzaiolo). Gigi il milionario, in definitiva, è sempre «nei premi», secondo il principio che se c’è un casino pallonaro puoi star tranquillo che lui c’entra qualcosa o quantomeno dice la sua, neanche fosse lo studente secchione in prima media. Nel caso specifico ci ritroviamo a parlare di un milione e mezzo di bruscolini che il capitano della beata Nazionale azzurra e della sacra Juventus avrebbe utilizzato per scommettere su eventi sportivi non meglio specificati. Mica cento lire, una cucuzza e mezzo. Il vizietto Ora, detto che saranno anche cavoli di Gigetto se ha il vizio del «punta e vinci» e vuole sputtanarsi la paghetta al picchetto, detto pure che un milione e mezzo per il signor Seredova sono una somma tutto sommato non esagerata (ne incassa sei a stagione solo di ingaggio), detto questo e quell’altro, la verità è che se sei un tesserato Figc non puoi scommettere per regolamento e se ti beccano sono affaracci tuoi. Bene, tutti d’accordo: Gigi il pirlacchione è nella m***a come una mosca affamata. Prima di affilare la mannaia per sgozzarlo tipo capretto il dì di Pasqua, però, ci preme fare un paio di considerazioni. La prima riguarda la solita noiosissima faccenda del «garantismo »; e quindi Gigione è innocente fino a prova contraria (in ambito sportivo, sia chiaro, perché di penale qui non c’è proprio niente). Per capirci: meglio evitare di sputare addosso al campione del mondo 2006 prima di fare la figura di quelli che erano fuori dal Raphael a tirare le monetine sul capoccione di Craxi e qualche tempo dopo hanno cambiato idea («In fondo era una brava persona, il Bettino»). Lingua lunga La seconda considerazione ci fa leggermente girare i santissimi. Da che mondo e mondo il calciatore tipo è facilmente definibile: più o meno bravo a giocare, mediamente inetto, abile a interloquire come un licheno siberiano (giornalista: «Hai giocato bene oggi». Risposta: «Ringrazio il mister ». Giornalista: «Domenica c’è una partita importante». Risposta: «Rispettiamo tutti gli avversari, ce la metteremo tutta per vincere»). Gigi il pestifero è un bel po’ diverso dai colleghi: dice sempre quel che pensa. La sua favella gli ha creato parecchie rogne in carriera, ma ora siamo ai massimi livelli, al «tu rompi le balle a me e io le rompo a te», al «hai voluto fare il fenomeno e mo’ te la prendi in saccoccia». Cioè, il portierone canta come un usignolo in conferenza stampa a Coverciano, attacca pm, giudici, giornalisti, dice quello che pensa (e alcune cose sono francamente esagerate, ma altre sono pura verità), veste i panni del capitano coraggioso e cosa succede? Il giorno dopo si becca il siluro nel didietro. Diciamo le cose come stanno: se Buffon ha scommesso di nascosto alla faccia del regolamento sportivo, allora è giusto che venga squalificato e finisca in prima pagina come l’Alba Parietti dei bei tempi. Quello che non è accettabile è che un cumulo di scartoffie pregne di inghippi, fatti e fatterelli succosi (se pubblichiamo sei pagine un motivo ci sarà. . . ) venga a galla proprio il giorno successivo alla conferenza «accusa-inquirenti». Sarà puro caso, ci mancherebbe, ma le carte dicono che certi fatti a Cremona erano noti da parecchio tempo. Persino noi poveri giornalisti di Libero sapevamo da giorni e giorni che nella città del torrone stava per esplodere il macello. E allora vien da pensare male se improvvisamente saltano fuori le magagne di Gigi, calciatore dalla lingua lunga, troppo lunga. Puro caso? Difficile immaginare cosa accadrà, anzi no. Buffon da ieri è per tutti un maledetto scommettitore che parla bene e razzola male. Qualcuno lo fischierà, altri chiederanno (come nel 2006) che venga escluso dalla Nazionale (salvo poi pentirsi quando abbiamo tirato il collo ai Galletti francesi). Poi magari verrà assolto, ma la faccenda finirà in un trafiletto. Viceversa sappiamo che da oggi nessun calciatore oserà più dire quello che pensa, perché ognuno di noi ha i suoi scheletri nell’armadio (più omeno grossi, per carità): non si sa mai che in procura ci sia un fascicolo a nome «Mario Rossi » pronto a finire in pasto a noialtri giornalisti assatanati. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 Attualità SCOMMESSOPOLI Football clan Dietro lo scandalo del calcio boss italiani e stranieri. Mentre spunta pure la banda della Magliana di LIRIO ABBATE (l'Espresso | 7 giugno 2012) C'è persino l'uomo nero. Nel baratro di corruzione, scommesse e partite pilotate che sta inghiottendo il calcio spunta anche un fantasma delle trame. Un neofascista degli anni di piombo, che metteva a segno affari e delitti con la Banda della Magliana e già allora aveva in mano i giri di puntate malavitose. Massimo Carminati, il volto segnato dall'occhio perso in una sparatoria con i carabinieri, adesso si materializza anche negli atti dell'inchiesta di Cremona sui campionati combinati: è lui che ha ispirato "Il nero" di "Romanzo Criminale" e il suo nome potrebbe aprire la prossima pista in un sistemone di scandali così profondi da avere spinto il premier Mario Monti a ipotizzare di fermare la palla per almeno un paio di anni. Lo choc per il raid della polizia nel santuario azzurro di Coverciano, l'arresto del capitano della Lazio e l'indagine su altre 43 persone - inclusi presidenti, l'allenatore della Juventus e due nazionali - rischia di far passare in secondo piano l'incredibile pressing di gang e mafie d'ogni regione e d'ogni nazionalità che si sono infilate negli spogliatoi. È un risiko che vede lanciarsi in campo gruppi slavi, magiari, "zingari", singaporiani, cinesi, ungheresi, pronti a fondere i loro interessi con ultras veronesi, bolognesi, romani e genovesi spesso infiltrati da cosche e estremisti di destra. Ma il mucchio selvaggio protagonista della maxi-inchiesta di Cremona ha un confine insuperabile: l'asse Roma-Bari. Sotto questa linea i padroni sono altri: boss di camorra, 'ndrangheta e persino Cosa Nostra, oggetto delle istruttorie antimafia che proseguono nei capoluoghi del Sud. Ma già lo scenario disegnato dagli inquirenti lombardi incarna "il concentrato di fattori deprecabili" che ha indignato il premier e i milioni di italiani che vogliono credere nel gioco più popolare. L'asso della Locride. In questa ragnatela di partite truccate chi collega la punta dello stivale alle Alpi è un calciatore calabrese della locride: Giuseppe Sculli, attaccante del Genova, con un passato nelle file della Lazio, cresciuto in una famiglia di 'ndranghetisti a cominciare dal nonno, Giuseppe Morabito, "U Tiradritto", padrino delle cosche reggine. Il nipote del mafioso adesso è accusato di associazione per delinquere dai magistrati di Cremona. E c'è un filo che collega Sculli a Carminati. Il neofascista dalla pistola facile è stato al servizio dei Nar e della Magliana: i pentiti lo hanno indicato come il killer di Mino Pecorelli, ma è stato assolto da questa e da molte altre imputazioni. Oggi è libero e frequenta le stesse persone che Sculli riceve in hotel alla vigilia di incontri importanti. Un intreccio di contatti che per gli investigatori è più di un indizio. Il 19 marzo scorso l'attaccante del Genoa viene pedinato a Roma dagli agenti del Servizio centrale operativo. Il calciatore, nonostante la squalifica, segue la sua squadra per il posticipo serale contro la Roma. E nell'albergo ai Parioli convoca un paio di amici: il primo fa parte dello staff di fisioterapisti della Lazio mentre il secondo è un uomo con i capelli rasati, un campione di kick boxing di Milano. È l'atleta del ring a essere legato a Carminati, con contatti intensi e cadenzati anche sul ritmo dei colloqui con Sculli. La polizia ha analizzato questa triangolazione di rapporti e telefonate, che adesso è al vaglio degli inquirenti. Grifoni e mafiosi. Sculli in ogni città che va incontra o stringe relazioni con persone poco raccomandabili. A Genova compatta i mafiosi siciliani tifosi del "grifone" con altri pregiudicati e trafficanti di droga. Secondo i magistrati, è lui che spinge i compagni di squadra a combinare i risultati delle partite in modo da favorire gli "amici" scommettitori. Che puntano somme pesanti su tutto: sul risultato finale e persino sul punteggio parziale del primo tempo. Sono incredibili le conversazioni registrate tra Sculli e un paio di capi ultras - fra cui Massimo Leopizzi, con diversi precedenti penali e legami nella destra estrema - il giorno dopo la partita Genoa-Siena. Quel 22 aprile i giocatori vengono obbligati dai tifosi a interrompere il match e togliere le maglie. Fu graziato solo Sculli, a cui dalla curva dedicarono il coro "Sei uno di noi". E lui parlando con Leopizzi ringrazia per avergli "risparmiato questo affronto". Ma le frequentazioni tra il leader degli spalti e l'attaccante calabrese sono antiche. Nel 2006 il capo ultrà venne fermato con due pistole mentre andava ad ammazzare la moglie. Quando uscì dai domiciliari, ci fu una grande festa alla quale parteciparono anche due titolari rossoblu: Milanetto e Sculli. Tanta confidenza lo spinge a sfogarsi nella telefonata del 23 aprile. Il bersaglio è il presidente Preziosi, che aveva chiesto l'arresto dei tifosi violenti. "Ma come gli viene in mente di dire queste cose?", dice Leopizzi a Sculli: "Per lui in passato ho fatto anche falsa testimonianza quando sono stato sentito per la partita con il Venezia". Il discorso riguarda un'altra indagine sempre per accordi sottobanco (vedi box a pag. 54). È possibile che Leopizzi millanti, ma Sculli non lo contesta. Adesso le conversazioni sono state acquisite dai pm di Genova. E mostrano come la curva genoana fosse pronta persino a concordare con Sculli la sconfitta dei propri colori, pur di fare soldi scommettendo. A Roma pensa la Banda. L'ex calciatore Alessandro Zamperini, con un passato anche nella Roma, era il costante strumento di mediazione tra il gruppo degli "zingari" ed i calciatori, corrotti o corruttibili, della serie A. Zamperini operava in particolare nella Capitale ed avrebbe ingaggiato il capitano della Lazio Stefano Mauri. L'inchiesta ha fatto emergere due snodi. Il primo è la saldatura fra i gruppi di scommettitori genovesi e romani, realizzata grazie al solito Sculli. Il secondo è ancora più inquietante: accanto alle combine architettate da Zamperini c'era la criminalità organizzata romana. Le vecchie attività della banda della Magliana per le corse dei cavalli e partite dell'Olimpico, si sono modernizzate: ora puntano on line sul calcio, investendo sui risultati sicuri dei match pilotati di Lazio, Genoa e Lecce. E sulla piazza romana arrivano anche gi uomini di Angelo Senese, del clan camorrista dei Moccia. Ma a credere nelle virtù di Internet erano pure Federico e Michele Cossato, ex del Chievo che avrebbero messo in campo uno schieramento autonomo di veronesi: con forti capitali e giocate sui siti online austriaci. La rotta dei Balcani. Qui in Italia tutti li chiamano "gli zingari", sono gangster balcanici che però si muovevano in parallelo con un faccendiere di Singapore. L'uomo, attualmente latitante, sul finire del campionato faceva arrivare direttamente da Singapore un corriere con la borsa piena di banconote per pagare i calciatori. Il boss investiva ogni settimana 600 mila euro per corrompere e guadagnava almeno due milioni scommettendo sui risultati già decisi. Era questo fiume di soldi ad aprire le porte degli spogliatoi, dove gli "zingari" distribuivano ricche mazzette ai giocatori. Consigliati da un pool di ex calciatori, miravano alle squadre in crisi finanziaria che ritardavano nel versare gli stipendi. Loro si presentavano con pacchi di contanti, reclutando nuove pedine per la loro compagine criminale. Quando nello scorso novembre la prima retata ha fatto terra bruciata intorno agli "zingari", al loro posto sono entrati gli ungheresi che si sono limitati ad agire nella stessa maniera: varcavano la frontiera con borse zeppe di cash, assoldavano chi gli garantiva il risultato sul campo e moltiplicavano l'investimento on line. Tutti felici e contenti. Tranne i veri tifosi, costretti a vedere umiliare la passione per il calcio da questa orda di malavitosi senza frontiere. n ------- E Mezzaroma scommetteva contro se stesso di LIRIO ABBATE (l'Espresso | 7 giugno 2012) Sono quattro le partite incriminate del Siena, allenato lo scorso anno da Antonio Conte in un trionfale campionato di serie B. I pm di Cremona indagano su una serie di illeciti evidenziati dagli investigatori della polizia di Stato che coinvolgono calciatori, dirigenti sportivi, e il presidente Massimo Mezzaroma. Gli incontri sotto inchiesta si sono svolti a fine campionato, e il risultato sarebbe stato condizionato da "precedenti accordi tra dirigenti e tecnici, delle società". Dall'analisi degli investigatori emerge che il Siena, in più occasioni, avrebbe alterato il risultato "non solo per l'infedeltà di tesserati corrotti", ma anche "da vere e proprie direttive, espresse da organi dirigenziali o tecnici della compagine calcistica". Il calciatore Filippo Carobbio ha rivelato ai pm che l'incontro Siena-Torino (2-2) era stato pilotato. Questa partita garantiva la matematica promozione in serie A della formazione toscana. Per Carobbio vi sarebbe stato un illecito accordo di "non belligeranza" tra gli stessi giocatori, al punto che su di essa, come aveva detto Gervasoni, un altro calciatore che collabora con i pm, non sarebbero confluite scommesse da parte degli "zingari", i quali avevano giudicato il pareggio prevedibile e le quote troppo basse. Le accuse proseguono. Carobbio rivela al pm "gravi elementi di responsabilità" a carico del presidente Mezzaroma e fa riferimento all'incontro con il Varese. "Le dichiarazioni di Carobbio aprono uno scenario singolare che vedrebbe direttamente coinvolto il presidente toscano nel tentativo di combine della gara (poi non concretizzatosi), peraltro, finalizzato ad un'ingente scommessa sulla sconfitta interna della propria squadra". Queste dichiarazioni, sostengono i pm, "coinvolgono l'intera struttura societaria del Siena". ------- Caccia al terzo livello di GIANFRANCESCO TURANO (l'Espresso | 7 giugno 2012) Si apre la caccia al terzo livello. Al primo ci sono i calciatori corrotti. Al secondo, faccendieri e ultras che hanno fatto soldi con le partite truccate. Al terzo, i veri intoccabili, i padroni del calcio, dirigenti e proprietari dei club di serie A, quelli che si sono trovati nella tempesta a loro insaputa, che non avrebbero mai immaginato, che sanno anche in quale discoteca trascorrono la serata i loro dipendenti e, se necessario, li fanno pedinare e intercettare, ma non immaginavano che aggiustassero le partite per scommetterci. Quelli che continuano a recitare il ruolo di parte lesa. "Non voglio che i miei dipendenti e i giocatori abbiano contatto con questa gente", ha dichiarato Enrico Preziosi, proprietario del Genoa Cricket and football club, la squadra più antica d'Italia. La "gente" in questione sono i capitifosi del Grifone come Fabrizio Fileni e Massimo Leopizzi, fotografati assieme ai calciatori Mimmo Criscito e Giuseppe Sculli e agli emissari degli scommettitori stranieri. Preziosi ha la memoria corta. Leopizzi, uno dei capi della curva Nord di Marassi, condannato per avere tentato di uccidere la moglie e i suoceri, ha avuto un ruolo importante già nello scandalo del giugno 2005, quando il proprietario del Genoa comprò la partita contro il Venezia per assicurarsi la promozione in serie A con 250 mila euro in contanti. Lo ricorda uno dei pubblici ministeri del processo penale per frode sportiva concluso dall'indulto. "Tra Preziosi e i capi ultras c'erano rapporti per lo meno strani", dice il magistrato Alberto Lari. "Nei loro incontri in un ristorante genovese, il presidente era invitato a staccare il telefonino per non essere intercettato e, a sua volta, veniva registrato dai tifosi che, poi, nei colloqui telefonici fra loro dicevano di avere avuto dritte sulle partite aggiustate. Abbiamo passato tutte queste informazioni alla giustizia sportiva che, però, non ha ritenuto di dare seguito". Insomma, chiacchiere tra tifosi. Così almeno hanno deciso alla Procura della Federcalcio, anche se quei tifosi avevano rapporti diretti con la proprietà e mostravano una particolare fortuna nelle scommesse. Gli inquisitori della Figc, al tempo, hanno preferito concentrarsi sull'illecito di Genoa-Venezia. Il processo per l'illecito si è concluso con la retrocessione in serie C1 dei rossoblù. I guai di Preziosi includono anche gli arresti nel settembre 2005 per la bancarotta del Como e una condanna penale a 23 mesi in primo grado prima che subentrasse l'indulto. Sotto il profilo della giustizia sportiva, il curriculum del "Prez" contempla due condanne al massimo della pena. Una a cinque anni di inibizione con proposta di radiazione per il crac del Como e l'altra a cinque anni con proposta di radiazione per Genoa-Venezia. Un'altra inibizione gli è arrivata per la cessione di Thiago Motta e Diego Milito all'Inter di Massimo Moratti, che lui non avrebbe potuto trattare perché già inibito. Eppure, dopo un lungo iter di ricorsi, Preziosi è bene in sella grazie ai suoi rapporti con i potenti della Lega calcio. Gli ultras, a loro volta, sono ancora saldi al timone della curva e Sculli ha fatto in tempo a diventare un eroe quando, durante Genoa-Siena dello scorso aprile, ha fatto da mediatore con i tifosi infuriati per lo 0-4. Tra loro, l'amico Fileni. Alla fine, su ordine degli ultras avallato da Preziosi, i suoi compagni si sono tolti la maglia. Sculli, il nipote del boss Peppe "Tiradritto" Morabito, la maglia l'ha tenuta. "Nel calcio c'è più omertà che nella mafia", conclude un investigatore dello Sco della polizia. E, occupandosi abitualmente di crimine organizzato, sa di che parla. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 (modificato) LA CRISI Gli insostenibili costi del calcio In Italia stipendi al 75% dei ricavi Il mondo del pallone è in salute: il fatturato in Europa sfiora 17 miliardi di euro, ma i conti non tornato. Secondo la ricerca Deloitte solo la Bundesliga e la Liga spagnola sono vicine all'equilibrio di LUCA PAGNI (Repubblica.it - ECONOMIA & Finanza 31-05-2012) MILANO - Nemmeno la crisi (e tantomeno gli scandali legati alle scommesse) riescono a stoppare la popolarità del calcio. E conseguentemente continuano a crescere i numeri dell'economia che gira attorno al mondo del pallone e alle sue società. Nel 2011 sono saliti i fatturati complessivi delle società europee; ma allo stesso tempo il peso dei costi, in particolare degli stipendi dei calciatori, sul totale dei ricavi è sempre maggiore. Del resto, i richiami dell'Uefa e del suo presidente Michel Platini si scontrano con le ambizioni dei nuovi ricchi del pallone, emiri arabi su tutti, che non badano a spese per assicurarsi campioni e scudetti. Lo rivela la ricerca della società di consulenza Deloitte che ogni anno dedica al calcio in Europa. Il risultato più eclatante è l'aumento dei costi per un altro 4 per cento, il che porta il fatturato complessivo della Football spa a sfiorare i 17 miliardi. E nonostante la crisi, il mondo del pallone si conferma spendaccione senza riserve alcune, visto che per tutte le cinque principali leghe di serie A i costi sono saliti. I campionati di Inghilterra, Germania, Spagnia, Italia e Francia da soli raggiungono 8,6 miliardi di fatturato, con un aumeno del 2 per cento sul 2010. Ma le squadre della nostra massima divisione si confermano quelle con il peggior rapporto spese sul fatturato. Vediamo nel dettaglio. La più ricca si conferma la Premier League con 2,50 miliardi di fatturato e costi per 1,77 miliardi (70% rapporto spese sul fatturato). Al secondo posto, la più virtuosa, la Bundesliga: 1,75 miliardi di ricavi e 920 milioni di costi (rapporto al 53%). Poi viene la Liga spagnola, dove il fatturato è salito a 1,72 miliardi con i costi a 1,01 miliardi (rapporto al 59%). Infine la Serie A, con un fatturato di 1,55 miliardi e spese per 1,16 miliardi (per un rapporto pari al 75%). Ultima la Ligue 1 francese, il cui rapporto fatturato/costi è pari a quello italiano. Ma ci sono differenze importanti tra i campionati e non di secondo piano. Grazie alla politica di tetto agli stipendi avviata già da tempo la Bundesliga continua a essere il campionato più reddittizio, superato solo dall'Inghilterra che gode di ottime entrate televisive. In Spagna la Liga è dominata economicamente dai due colossi: Real Madrid e Barcelona da soli coprono la metà del fatturato e hanno un risultato operativo positivo. Ma nel complesso il calcio spagnolo è in perdita, così come quello italiano, con ben sei società che hanno chiuso la stagione in amministrazione controllata. Infine, la Serie A è l'unica tra le leghe maggiori ad aver avuto gli stipendi in calo nel 2011 (-2%). E tutto fa pensare che dopo il calcio scommesse, il monte ingaggi sarà ancora più sobrio. Del resto, l'unica via di uscita, come sottolinea Dario Righetti, partner di Deloitte che ha lavorato alla ricerca è un accordo in Europa che dia regole uguali a tutte le società: "Il controllo dei costi rimane il problema principale delle società di calcio e per la loro sostenibilità economica. Per cui va visto con favore il pressing della Uefa per nuove regole che limitino le spese". ___ Daily chart What recession? If wage bills at top football clubs were a reliable indicator of economic activity, Europe would be doing just fine May 31st 2012, 14:27 by The Economist online ON JUNE 8th the European football championship kicks off, when Poland play Greece in Warsaw. However, most money in European football lies with clubs rather than in international matches. The English Premier League has the biggest wage bill, according to an annual report by Deloitte, a consulting firm. Italy’s Serie A has the second-biggest, equivalent to 75% of clubs’ revenue (the highest ratio, with France’s Ligue 1). Alas, Italian football is suffering from a new bout of an old financial ailment: allegations of match-fixing. Two games in Serie A and several in Serie B, the second division, have been called into question. Players in the lower leagues are often paid late, and so might in theory be susceptible to bribes from gambling syndicates. But why highly paid top players would risk their careers in exchange for relatively small payments is a mystery. Mario Monti, Italy's prime minister, provided the punchiest explanation in an interview with La Stampa: the bribery, lies and pursuit of fame involved in the latest scandal are, he said, a “concentrated portrait of the most reprehensible aspects of Italian society.” Modificato June 1, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 LE “PUNTATE” DI BUFFON E LE PAROLE DI PRANDELLI Disinfestiamo il calcio, prima che sia tardi di GIGI GARANZINI (Il Sole 24 ORE 01-06-2012) In attesa di poter pesare finalmente i fatti, si possono cominciare a pesare le parole. Erano state molto dure quelle pronunciate ier l'altro da Gigi Buffon, che della Nazionale non è soltanto il portiere ma è soprattutto il capitano. Sono in compenso molto lievi quelle cui ha fatto ricorso Cesare Prandelli, che della Nazionale stessa è il commissario tecnico, e da ieri fa ufficialmente rima con sfigatelli. Buffon se l'era presa, nientemeno, con stampa e magistratura. Senza dedicare un solo accento, come dire, ai compagni che sbagliano. Anzi, agli amministrati che sbagliano, visto che da un paio di settimane il portiere azzurro è anche vicepresidente dell'associazione italiana calciatori. Strano però, proprio per un portiere, pensare che la miglior difesa sia l'attacco. A maggior ragione se, preparando la partita, non si tien conto del pericolo di un contropiede improvviso, quale quello messo a segno ieri dall'informativa della Guardia di finanza. Non è indagato Buffon, e continua a valere per lui come per tutti la presunzione d'innocenza. Ma se dopo aver dato una scorsa alle cronache qualcuno dovesse concludere che in materia di maîtres à penser se ne son visti di più autorevoli, beh, potrebbe non essere del tutto fuori strada. Prandelli in compenso non se l'è presa con nessuno. Se non, per l'appunto, con quei pochi sfigatelli che rovinano l'immagine del nostro calcio. Pochi sfigatelli? Nessuno pretende da un commissario tecnico la lettura degli atti giudiziari, visto che c'è già da tanto da fare con le palle inattive. Ma un'occhiata al quadro d'insieme no? Alle proporzioni del fenomeno neppure? E già che ci siamo, perché Criscito no e Bonucci sì? Alla fine, anzi all'inizio di questa scopertura di una fogna in piena regola, dove c'è spazio per esempio per un'intercettazione in cui Sculli parla di Toni con un pregiudicato dicendo «ho certe sue foto», come un Corona qualsiasi, e chissà che almeno non arrossisca chi lo dipinse come un eroe, Sculli, per aver parlamentato con gli ultras il giorno della vergogna di Marassi, alla fine le uniche parole di questi giorni che abbiano avuto un senso compiuto sono quelle pronunciate da Mario Monti. Già il solo fatto che il Professore, per una volta, avesse rinunciato ai suoi toni flautati e anziché al fioretto dell'ironia, o del sarcasmo, avesse fatto ricorso alla clava, qualcosa doveva pur significare. Poi sui due-tre anni piuttosto che sui due-tre mesi si può anche ragionare. Purché sia il tempo necessario alla disinfestazione. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 Grazie di tutto, Buffon. Ora, però, a casa di GIANFRANCESCO TURANO dal blog RAGÙ DI CAPRA 01-06-2012 Gigi Buffon, il migliore portiere italiano dopo Dino Zoff, deve essere rimandato a casa. Ha scommesso, e pesantemente, per interposto tabaccaio. Ha violato una norma del regolamento Figc introdotta nel 2005 e non si vede come possa essere il capitano dell’Italia agli Europei. Né si vede perché dovrebbe rimanere nel ritiro di Coverciano soltanto perché, a differenza di Mimmo Criscito, non risulta indagato sul piano penale. Per la giustizia ordinaria, scommettere non è un reato. Ogni cittadino può farlo. Dunque, Buffon non può essere messo sotto inchiesta per avere puntato 1,5 milioni di euro alla Lottomatica. Ma la violazione, in termini sportivi, è molto grave, soprattutto da parte di un calciatore che, pochi giorni prima, aveva espresso il suo parere su certe partite aggiustate di fine campionato con la frase “meglio due feriti che un morto”. Il portiere della Juventus, al momento, non ha commentato i movimenti di denaro ricostruiti dalla Guardia di Finanza. Lo ha fatto per lui il club di Andrea Agnelli che, ispirandosi al proprietario del Milan, ha invocato strane coincidenze temporali e la mitica “giustizia a orologeria”, visto che le puntate del campione del mondo risalgono al 2010. E allora? È scattata la prescrizione della martingala? O, nel frattempo, Gigi si è redento? Purtroppo Buffon è uno dei non pochi calciatori (vedi Beppe Signori o Cristian Vieri) con il vizietto delle scommesse. È un vizio che ha portato il calcio italiano al punto di non ritorno creando un mercato parallelo di faccendieri nazionali ed esteri pronti a puntare per conto e dai conti dei tesserati Figc. La colonna portante di questo sistema è proprio nella frase di Buffon. Col morto non si guadagna. Con i due feriti, sì. E quando proprio il morto non si riesce ad evitare, la famiglia del caro estinto può sempre consolarsi giocandosi un over o un risultato a sorpresa come accadeva con il Bari avviato alla retrocessione in B nel torneo 2010-2011. Che fare? La reazione al caos del presidente Federcalcio Giancarlo Abete è quella di un uomo confuso, incapace di reggere la pressione dei club espressa dalla Lega calcio, commissariato nei fatti, in affanno tra i buchi di una giustizia sportiva che da anni garantisce una giustizia parziale, saltuaria e a corrente alternata. In quanto alla campagna di moralizzazione, non si capisce perché Criscito sia stato espulso da Coverciano e Bonucci, pure indagato, resti in ritiro. Dopo gli arresti di Bari e di Cremona, il caso Buffon è la mazzata finale. Non c’è bisogno di mosse drastiche, come quella annunciata da Prandelli (”se serve non andiamo agli Europei”). C’è un modo più semplice per presentarsi negli stadi dell’Europeo evitando la patente di nazionale Magliari&Taroccatori. Quindi, grazie Gigi. Sei sempre il numero uno. Ora, però, vai a casa. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 Così si offusca la vera inchiesta di DAVIDE COPPO (Studio 01-06-2012) Come per magia, se Buffon non è andato allo scandalo, lo scandalo è andato a Buffon. Puntuale come un orologio svizzero, come tutti sapete, è giunta la ripicca: una nota di sei pagine della procura di Cremona che testimonia come Buffon abbia trasferito 1 milione e 585 mila euro alla persona di Massimiliano Alfieri, titolare di una tabaccheria a Parma (l’equazione tabaccheria-ricevitoria è immediata e pruriginosa) e – secondo la testimonianza dell’avvocato Corini – amico fraterno del capitano della Nazionale. Si precisa che la nota è stata inserita in un normale scambio di informazioni tra procure (Torino e Cremona, appunto) e che il portiere non è in alcun modo indagato per nessun illecito. Il day after si apre con i soliti titoloni-sentenza: 1) Corriere della Sera, “Scommesse, gli assegni di Buffon” in prima pagina, e “Shock Buffon, scommesse per 1,5 milioni” all’interno. 2) Il Fatto Quotidiano, “Puntate vietate per oltre un milione e mezzo – Le scommesse di Buffon, gli azzurri nella bufera”. 3) Repubblica, “Buffon, scommesse per 1,5 milioni”. L’Unità, “Buffon puntò 1,5 milioni”. Inutile dire che non vi è prova che Buffon abbia scommesso quei soldi, inutile segnalare che l’illecito eventuale non riguarderebbe lo scandalo denominato “Last Bet” o “New Last Bet” ma la violazione della norma Figc che proibisce ai professionisti di puntare denaro su partite calcistiche (e soltanto calcistiche). Insomma, nulla di penale, semmai sportivo. Lo stesso Prandelli, che sta nel complesso gestendo l’assurdità della situazione in maniera discreta (per vendere due copie il tirassegno sulla Nazionale è la scorciatoia perfetta), l’ha sparata grossa in mattinata odierna: «Se serve, rinunciamo all’Europeo». Ma come, a sette giorni dall’esordio? Sarebbe forse contento Mario Monti, che potrebbe barattare l’ambita sospensione per «due o tre anni» dei campionati di calcio italiani per una rinuncia alla competizione continentale, senza pensare agli introiti che verrebbero a mancare (le tasse sugli stipendi dei professionisti si aggirano intorno al miliardo di euro, per dirne una). L’importante non è giocare, ma fare sensazione. Il tutto ha un doppio effetto collaterale: quello di destabilizzare il gruppo azzurro, pratica da cui nessuno trarrebbe alcun vantaggio, e quello più grave di distogliere l’attenzione dall’inchiesta originale, dalla vere colpe e dai veri indagati. Perché laggiù, nelle carte dei pm, c’è un mondo marcio, uno schifo vero, quello di Doni, Masiello, Gervasoni, Paoloni. Il marcio che ha parzialmente falsato – si può dire senza esagerare – l’andamento di più campionati di Serie B e Lega Pro è provato, appurato, limpido sotto il sole della giustizia. Non sono “sfigatelli”, sono rei confessi, ingranaggi di una rete criminale internazionale. Questa inchiesta non è un bluff, ma rischia di apparire tale se la verità dei fatti appurati viene occultata a favore dello spettacolo del sensazionalismo. Sette club hanno patteggiato, ma nessuno di questi si chiama Juventus, Inter o Milan. Sedici giocatori sono già stati condannati, ma rispondono ai nomi di Ruopolo, Tamburini, Conteh. Nessun Bonucci, nessun Buffon, nessun Totti e nessun Pazzini. Ma con i colpevoli di serie b non ci si fanno i titoli, e pazienza se la cancrena delle scommesse illecite e delle partite truccate sia iniziata lì, nei campionati minori, persino in Svizzera, al Bellinzona. C’è una Nazionale in odore di Europeo, perché non spararci sopra? Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 Il caso I legali dei calciatori annunciano risarcimenti milionari. L’avvocato Ruggiero: «Ha ragione il premier Monti» Il contropiede degli accusati: «Chiederemo i danni» di ALESSANDRO CAPPONI (CorSera 01-06-2012) ROMA — A metà pomeriggio il procuratore federale Stefano Palazzi chiede se il calciatore Kewullay Conteh «è in aula, se può firmare questa carta», e in effetti Conteh, dopo le decisioni prese dai magistrati a Cremona, una firma la deve mettere, sì, ma al commissariato, due volte a settimana. Sia chiaro, confondersi è facilissimo perché questa sala è stracolma, ci sono un'ottantina tra club e calciatori, quasi tutti di B, rinviati come un pallone al giudizio della Disciplinare. E ci sono alcune richieste strampalate, le gaffe, le proteste, le urla alla fine del presidente della Nocerina: sì, ma non solo. Perché quelli che oggi rischiano la radiazione promettono domani di chiedere i danni, se arriverà l'assoluzione della magistratura ordinaria. Cifre a sei zeri, neanche a dirlo. Il contropiede degli accusati va in scena sul viale delle Olimpiadi, la strada che solitamente conduce i calciatori allo stadio Olimpico — maestoso, il tetto bianco avorio sotto la luce del sole, qualche metro più in là — ma che stavolta li vede fermarsi poco prima, all'Ostello della gioventù, dove si celebra il processo. Arrivano con i loro trolley da trasferta, fotografati e ripresi da operatori che non li riconoscono (da Al Jazeera a France 2, gli accreditati sono un centinaio) e invece i calciatori che non ci sono hanno una buona scusa — il carcere, gli arresti domiciliari, l'obbligo di firma — o sono in vacanza, o ancora hanno scelto di non presentarsi, di affidarsi agli avvocati scelti. E infatti è lì, nell'aula al piano seminterrato dove si svolge l'udienza, che il contropiede parte: l'avvocato Francesco Maresca parla di «danno economico per i giocatori sospesi o radiati, danno che diventa insopportabile se l'esito del processo penale fosse diverso da questo. . . ». Dice, lui che difende Mario Cassano, il portiere accusato da Doni di aver biscottato un rigore ormai famoso, che questa giustizia sportiva sta «imponendo dei tempi insopportabili. E in caso di condanna in questo procedimento, ma di assoluzione nel processo ordinario, chiederemo risarcimento». A perfezionare «l'attacco» è un avvocato noto, il legale delle stelle, come lo chiamano, da tanti anni difensore di Maurizio Costanzo, Maria De Filippi, e che, data la lunga e brillante carriera, si è occupato di un po' di tutto, dalla Banda della Magliana al terrorismo (rosso e nero): ecco, per Roberto Ruggiero, in una delle pause del processo, «Mario Monti ha ragione, per me basterebbe un anno di sospensione, ma che crolli il sistema calcio! La giustizia sportiva ha dimostrato, con l'autonomia, di non essere efficace: visto quanti scandali? Zamperini, il mio cliente, lo radiassero pure. Poi una volta assolto dalla giustizia ordinaria, la Figc ci risarcirà». Sorride: «Gli faccio sequestrare il palazzo, pignorare i mobili». Torna serio, e quantifica: «Per lui un paio di milioni, se lo facesse anche Stefano Mauri potrebbe chiederne dieci». È evidente che, nell'aula del processo sportivo, l'obiettivo (fallito) degli avvocati fosse ottenere la sospensione in attesa della conclusione delle carte da Cremona, e che un altro scopo potrebbe essere fare pressione sui giudici del calcio, indebolirli, chissà. «Ma no, è la legge, c'è una sentenza della Cassazione nel 2006 — dice Ruggiero — secondo la quale il procedimento disciplinare va sospeso, "si impone", perché da quello ordinario può dipendere l'esito anche di questo». Per lui, detto a gran voce in aula, quello tra giustizia ordinaria e sportiva non è solamente un intreccio: «È un incesto». Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 (modificato) SPY CALCIO di FULVIO BIANCHI (Repubblica.it 01-06-2012) Palazzi e il colpo di spugna Abete, chiarezza o caos E' vero, il presidente federale Giancarlo Abete può intervenire per impugnare le sentenze, il colpo di spugna del superprocuratore Stefano Palazzi. Ma certo questa facoltà (già adottata in passato dallo stesso n.1 della Figc, anche per cause nobili) getterebbe un'ombra inquietante sul processo in corso a Roma, e di sicuro non "rafforzerebbe" la posizione del "pm" del calcio. Venti mesi a pentiti che hanno detto poco o nulla, solo sei punti al Grosseto (mentre per l'Albinoleffe ne sono stati chiesti oggi 27, per il Piacenza 19. . . ): si è voluto premiare in maniera davvero eccessiva chi ha collaborato, o ha fatto finta di collaborare. C'era la fila degli avvocati davanti a Palazzi ma se Abete non interviene davvero per riequilibrare certe accordi (subito avallati dalla Disciplinare... ) c'è il rischio che questi patteggiamenti facciano giurisprudenza. Che succederà nel processo-ter di luglio, quello con i club di serie A? Anche lì corsa ad usufruire di sconti, mini-penalizzazione per la prossima annata (chi non ha denunciato 2-3 mesi, altro che pugno duro promesso...). I club terzi interessati sono furiosi e minacciano già cause per danni. Una situazione di caos: Abete deve fare chiarezza, e in fretta. Una cosa comunque ha detto l'udienza di stamani: Palazzi ha chiesto solo un'ammenda per la Samp, deferita in maniera surreale come ha detto l'avvocato-onorevole Giulia Bongiorno. E' la stessa identica situazione che- a livello teorico, lo ricordiamo- potrebbe riguardare la Juve, nel caso il suo allenatore Conte venisse davvero deferito per "associazione", anche se per fatti accaduti quando era al Siena. Di sicuro la società bianconera non rischierebbe di dover rinunciare alla Champions, che vuole vincere. L'Uefa, e Platini, se ne renderebbero perfettamente conto che questa Juve non c'entra nulla. Diverso il caso del Napoli e della Lazio: anche se la norma Uefa (basta essere "coinvolti" anche se indirettamente) è terribilmente pesante, ingiustamente pesante. Lo scorso anno il club turco del Fenerbhace fu escluso dalle Coppe, poi il club (non i tesserati) risultò innocente. Insomma, Platini deve capire che è sacrosanto usare il pugno duro (e lo spieghi magari a Palazzi..) ma senza massacrare i club. Ultima cosa: se quello che ha detto oggi Prandelli, lo avesse detto un ct, chessò di volley o di pallanuoto, alla vigilia dell'Olimpiade che avrebbe fatto Petrucci? Prandelli deve pensare solo a fare la squadra per stasera, certe sue dichiarazioni dimostrano che forse ha perso la testa. Di certe cose se ne occupa la Figc, solo la Figc, e al seguito della Nazionale c'è il vicepresidente Demetrio Albertini. Abete vada davanti alle tv e spieghi lui quello che sta accadendo e, soprattutto, cosa vuole fare. Ne ha la facoltà... ------- TEMPO SCADUTO di ALIGI PONTANI (Repubblica.it 01-06-2012) Il calcio è senza controllo Qualcuno dovrebbe spiegarci, rapidamente, come sia possibile che in poco più di venti mintui succeda che: a) L'allenatore della Nazionale dica in tv che l'Italia è pronta a ritirarsi dall'Europeo, nella totale e fragorosa assenza della Federcalcio, fino a prova contraria unica istituzione in grado di sostenere o confutare una simile ipotesi . b) Il presidente della stessa Federazione lasci trapelare l'intenzione o anche soltanto la possibilità di impugnare le sentenze emesse meno di 24 ore prima da un organo della sua stessa federazione, la procura sostenuta da Palazzi. Sembrano domande di forma: invece dentro c'è la sostanza viva, quasi odorante, dello sbando del governo del pallone di fronte all'onda che lo sta sommergendo. Un si salvi chi può in cui non c'è più nessuna regia, nessuna autorità abbastanza solida da dettare una linea, da stabilire cosa fare e cosa dire, da prendere in mano la barra della crisi. Prandelli, che è una magnifica persona e un eccellente allenatore, è stato lasciato a macerarsi in una solitudine struggente, a gestire l'ingestibile. E infatti rischia seriamente di deragliare: non è più in grado di spiegare, per esempio, in forza di quale codice etico tra due giocatori accusati esattamente degli stessi reati (Bonucci e Criscito) e raggiunti dal medesimo avviso di garanzia, uno possa giocare con la maglia azzurra e uno debba restare a casa. Solo e assediato, Prandelli fa tenerezza, quando usa parole sbagliate come crociata, o sfigatelli: non sa dove girarsi, perché accanto non c'è nessuno che abbia la testa e il coraggio per prendersi la briga di decidere, come pure dovrebbe fare, per ruolo, stipendio e responsabilità. Quanto al soldato Palazzi, stremato dai fascicoli, dalle sollecitazioni, dai proclami, dalle pressioni a fare presto, si ritrova adesso totalmente delegittimato proprio dal suo capo, il presidente Abete, quello che gli diceva di sbrigarsi. Lui si è sbrigato accogliendo a gruppi i pentiti dell'ultima ora, cui accordare sconti generosi pur di chiudere subito un inutile processo sommario. Qualcuno però glielo aveva chiesto, lo stesso che adesso gli dice che no, che così non va bene, che le sentenze non sono adeguate e che lui ha il diritto di impugnarle. Allora, presto e bene come direbbe Abete, ci spieghino cosa diavolo sta succedendo in Figc: se c'è ancora un presidente, se c'è qualcuno che ha una minima idea di cosa fare, se il ct deve fare marcia indietro, se il procuratore Palazzi deve andare avanti, fermarsi, dimettersi. Ecco, l'ultimo verbo: è ora che qualcuno lo consideri. Prima che un premier o un presidente della Repubblica chiarisca meglio a che punto è arrivata la notte del calcio. Modificato June 1, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 (modificato) Repubblica SERA 01-06-2012 ------- Il Video-editoriale di FRANCESCO MERLO DOVE SONO GLI EROI DELLE FIGURINE Calciatori corrotti o scommettitori, o che fanno pubblicità al gioco d'azzardo Possibile che non esistano più campioni all'altezza di quelle immagini che i nostri figli continuano ad attaccare sull'album? ------- ------- il commento di MARCO MENSURATI LA PARTITA AZZURRI-PM http://k005.kiwi6.com/hotlink/hq9ziw6324/2012_06_01_rsera_m_mensurati_la_partita_azzurri_pm.mp3 ___ BLOOOOG! di FABRIZIO BOCCA (Repubblica.it 01-06-2012) E anche questo scandalo è subito diventato una guerra ideologica Vedo che anche questo scandalo scommesse 2012, come Calciopoli 2006, sta prendendo una piega ideologica preoccupante. Per me niente affatto sorprendente, nel senso che il calcio ormai da anni ha perduto il suo senso di equilibrio, addirittura i connotati di sport direi. Ci si schiera da una parte o dall’altra non a seconda del torto o della ragione, ma del tifo, della squadra di appartenenza, del partito. Trasformando i processi, che pure si devono fare se si vuol tener pulito lo sport, in una guerra per bande. E’ quel clima avvelenato che alla fine ha permesso al calcio di perdere i punti di riferimento, di imbarbarirsi, di non avere più veri, seri e rispettati personaggi guida, siano allenatori, calciatori o dirigenti. Un luogo dove le regole sono decadute e l’egoismo è diventato l’unico interesse. E’ che quel clima pesante che poi permette al presidente del consiglio di fare affermazioni esagerate e ingiuste – “Il calcio andrebbe sospeso per due o tre anni” – che comunque però trovano il loro motivo proprio in questa totale mancanza di equilibrio e correttezza. Ognuno pensa che ogni notizia, ogni indiscrezione, ogni rigo di verbale sia pilotato a favore o contro qualcuno. Si guarda talmente vicino al proprio naso da non vedere la montagna che c’è dietro. Modificato June 1, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 1, 2012 (modificato) Se la giustizia spettacolo colpisce il campione. Il cortocircuito mediatico giudiziario colpisce i campioni del nostro calcio, e milioni di italiani hanno la possibilità di toccare con mano i guasti della giustizia spettacolo che, da sempre, l’Unione denuncia all’opinione pubblica. Di seguito il documento. di UNIONE CAMERE PENALI ITALIANE 01-06-2012 Gli avvocati penalisti sanno quanto il dibattito modello “Bar Sport” nuoccia alla comprensione delle complesse questioni che ruotano intorno ai processi penali, ma per una volta lo sport viene utile per tornare sul tema della giustizia spettacolo. Le dichiarazioni dei calciatori Buffon e Criscito hanno avuto il pregio di far arrivare a milioni di cittadini le domande che da anni poniamo, forti dell’esperienza di chi difende le persone e non la maglia della nazionale di calcio. Adesso sono sulla bocca di tutti quesiti elementari quali “perché se uno viene interrogato ciò che dovrebbe restare segreto dopo 5 minuti è già di pubblico dominio?”; “per quale ragione l’imputato conosce gli sviluppi del suo processo dai giornali?”; “com’è possibile che le telecamere siano informate prima di arresti e perquisizioni da eseguire all’alba?”; “come mai l’avviso di garanzia, strumento che dovrebbe essere a tutela dell’imputato, viene trasformato in giudizio sommario di colpevolezza, idoneo a spezzare carriere?”. Per finire alla domanda più inquietante: “è un caso che all’indomani della reazione di Buffon siano filtrate notizie a suo carico, benché non indagato?”. Il modus operandi che ha fatto reagire i calciatori, e che possiamo definire più scandaloso degli scandali che vuole scoprire, deve indurre tutti a recuperare il senso e l’importanza del segreto d’indagine; ossia quella cosa che negli ultimi anni si è abituati a trattare alla stregua di una censura antidemocratica che è legittimo – addirittura doveroso! – infrangere anche se farlo costituisce formalmente reato. Occorre rammentare che il segreto è funzionale al sereno accertamento giudiziario; che il processo è governato da regole poste a tutela del diritto di difesa delle persone; che la pubblicità vanifica dette regole e, conseguentemente, i diritti; che il processo di piazza caratterizza le dittature e contraddice i principi fondamentali dello stato di diritto; che la presunzione di non colpevolezza, ed i connessi diritti di difesa, sono cardini fondamentali dello stato democratico. Deve essere chiaro, anche a chi usa l’alibi del diritto di cronaca, che il processo penale e le sue regole non sono un peso che rallenta la democrazia, ma lo strumento con cui essa si afferma; e pertanto non si può sacrificarli al mito della “società di vetro”, di retrogusto Orwelliano; un mito che immancabilmente emerge nei momenti di debolezza della politica – colpevole o incolpevole che sia - per limitare la libertà dei cittadini. Non è un caso che in questi giorni vadano prendendo piede le idee, professate da nuovi e vecchi predicatori, di processi pubblici, con un fiorire di discorsi ed interviste che evocano - nemmeno tanto indirettamente - i famigerati tribunali del popolo di altri tempi ed altri luoghi. Ebbene, se qualcuno vuol farci scegliere tra Buffon e Vishinskij sappia che non avremo dubbi. E non per ragioni di tifo. La Giunta Roma, 1 giugno 2012 visualizza il Documento in pdf visualizza gli articoli del "Corriere della Sera" e di "la Repubblica" ___ In Italia c’è il fascismo/2 di CHRISTIAN ROCCA dal blog camillo 01-06-2012 Due giorni di gogna mediatico-fascista dopo, da un secondo take dell’Ansa si apprende che l’Agenzia dei Monopoli che controlla i flussi di scommesse ricevitoria per ricevitoria non ha riscontrato nessuna anormalità nelle scommesse giocate nella ricevitoria dell’amico di Buffon. Nessuna. Zero. Si scopre inoltre che le ricevitorie identificano gli scommettitori che puntano o incassano più di mille euro. Di nuovo, secondo l’Agenzia non ci sono stati movimenti particolari. In ogni caso, prima di usare l’olio di ricino i giornalisti e i magistrati dovrebbero dare una telefonata a quell’agenzia; ci fate vedere l’elenco degli scommettitori? C’è il nome di Buffon? Invece niente. Manganello subito, sangue istantaneo, Juve ladra e poi si vede. Questa telefonata non è stata fatta, quindi tutto quello che hanno scritto i siti ieri e i giornali oggi è falso, è velina dei magistrati, è buca delle lettere delle toghe che avevano bisogno del nome grosso per andare sui giornali. Ma domani non aspettatevi granché, nemmeno dopo questo lancio Ansa. Questa è ritorsione giudiziaria nei confronti di un calciatore che ha denunciato il fascismo imperante in Italia. Dovrebbe scattare l’obbligatorietà dell’azione penale nei confronti di questi Torquemada alla vaccinara. Ma non succede nulla. Siamo un paese da operetta, gestito al bar dello sport. I giornali sono complici di questa barbarie. Ci fosse un ordine dei giornalisti serio, ma per fortuna non c’è, radierebbe a uno a uno dall’albo questi complici. Di nuovo, non so se Buffon scommettesse. So, però, che in Italia c’è il fascismo. Modificato June 1, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
antobros66 1 Joined: 01-Jun-2005 2375 messaggi Inviato June 1, 2012 Repubblica SERA 01-06-2012 ------- Il Video-editoriale di FRANCESCO MERLO DOVE SONO GLI EROI DELLE FIGURINE Calciatori corrotti o scommettitori, o che fanno pubblicità al gioco d'azzardo Possibile che non esistano più campioni all'altezza di quelle immagini che i nostri figli continuano ad attaccare sull'album? ------- ------- il commento di MARCO MENSURATI LA PARTITA AZZURRI-PM http://k005.kiwi6.com/hotlink/hq9ziw6324/2012_06_01_rsera_m_mensurati_la_partita_azzurri_pm.mp3 ___ BLOOOOG! di FABRIZIO BOCCA (Repubblica.it 01-06-2012) E anche questo scandalo è subito diventato una guerra ideologica Vedo che anche questo scandalo scommesse 2012, come Calciopoli 2006, sta prendendo una piega ideologica preoccupante. Per me niente affatto sorprendente, nel senso che il calcio ormai da anni ha perduto il suo senso di equilibrio, addirittura i connotati di sport direi. Ci si schiera da una parte o dall’altra non a seconda del torto o della ragione, ma del tifo, della squadra di appartenenza, del partito. Trasformando i processi, che pure si devono fare se si vuol tener pulito lo sport, in una guerra per bande. E’ quel clima avvelenato che alla fine ha permesso al calcio di perdere i punti di riferimento, di imbarbarirsi, di non avere più veri, seri e rispettati personaggi guida, siano allenatori, calciatori o dirigenti. Un luogo dove le regole sono decadute e l’egoismo è diventato l’unico interesse. E’ che quel clima pesante che poi permette al presidente del consiglio di fare affermazioni esagerate e ingiuste – “Il calcio andrebbe sospeso per due o tre anni” – che comunque però trovano il loro motivo proprio in questa totale mancanza di equilibrio e correttezza. Ognuno pensa che ogni notizia, ogni indiscrezione, ogni rigo di verbale sia pilotato a favore o contro qualcuno. Si guarda talmente vicino al proprio naso da non vedere la montagna che c’è dietro. Infatti Bocca dovresti lucidarti qualche neurone poi metterti un bel paio di occhiali e renderti conto che l'iceberg che hai difronte non è uno scandaluccio più o meno esteso di sfigatelli o delinquenti che li vuoi chiamare, ma è la fine della democrazia. La vedi la montagna Bocca? Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 2, 2012 (modificato) L'INTERVISTA «Magistrati troppo esposti Errore Figc su Mimmo» Il giudice Calabrò: «Ok i pm a Bari, non a Cremona. Buffon ha ragione, ma è ingenuo» di CARLO LAUDISA (GaSport 02-06-2012) Piero Calabrò, 58 anni, giudice a Monza e capitano della nazionale magistrati. Juventino da sempre e opinionista tv di chiara fede. Da uomo di legge prende posizione su Scommessopoli e con tesi scomode per la sua categoria. «Non entro nel merito delle inchieste: non ho conoscenze dirette e evito riferimenti per deontologia professionale. Da cittadino, però, sono stupefatto da alcune situazioni capitate alle persone (e sottolineo la parola persone) coinvolte nell'inchiesta». A cosa si riferisce? «Gli organi d'informazione fanno bene il loro lavoro, ma stupiscono le immagini all'arrivo della polizia all'alba a Coverciano o la diffusione della foto dei genoani indagati, ancor prima che venisse verificata la loro posizione». Le indagini, però, sono a buon punto. «Ma servono tante verifiche. Intanto i calciatori sono stati messi alla gogna. Anche se sono uomini pubblici, come tutti sono innocenti sino a prova contraria». Per esempio? «In un'indagine la sola foto di Criscito è tutto e nulla, ma la reputazione è già demolita, anche se fosse innocente». E Criscito è rimasto a casa. «Altro fatto gravissimo. La Figc ha consulenti legali? L'informazione di garanzia è una tutela. S'emette quando serve la presenza del legale, null'altro. Invece così sembra che Criscito sia più inguaiato di Bonucci o di altri. Mah». Così critica la spettacolarizzazione? «Certo. L'esempio viene dai pm di Bari che non hanno mai dialogato in pubblico con gli indagati e hanno custodito i tempi del loro lavoro. A tutela di tutto e tutti». Ce l'ha, allora, con Di Martino? «Beh, il p. m. di Cremona ha risposto in pubblico ad alcune critiche, sostenendo d'aver atteso la fine del campionato per adottare alcuni gravi provvedimenti. Un vero autogol». In che senso? «Per la custodia cautelare occorrono 3 requisiti: pericolo di fuga, d'inquinamento delle prove e della reiterazione del reato. Allora o non c'erano gli elementi per l'arresto o è stato un rischio ritardarli. Certe esternazioni sono da evitare». Condivide lo sfogo di Buffon? «In buona parte. Troppo clamore sulle indagini, ma Gigi è stato ingenuo con l'espressione "meglio due feriti che un morto". Credo si riferisse alle situazioni tipiche dei club già appagati a fine stagione. La Figc dovrebbe intervenire. Ma non lo fa mai...». E le indagini della Finanza sui suoi conti? «Vediamo se da questi movimenti si risale davvero a scommesse calcistiche. In tal caso Gigi rischierebbe almeno 18 mesi. Ma è tutto da vedere. Certo, non è etico e non mi piace che sperperi così i soldi. E' uno schiaffo a chi non arriva a fine mese. Ma anche la tempistica di queste notizie non mi tranquillizza». ------- GaSport 02-06-2012 ------- Palazzo di Vetro di RUGGIERO PALOMBO (GaSport 02-06-2012) FEDERCALCIO, GIORNI COMPLICATI E' IN ARRIVO LA TEMPESTA PERFETTA? Dal Criscito no al Bonucci sì, dal Prandelli in libera uscita dialettica alle sentenze da impugnare perché è prerogativa del presidente, non è un momento fortunato per la Federcalcio. Garbati, sempre disponibili e costituzionalmente «moderati», Abete & Valentini si trovano catapultati dentro una centrifuga. Intorno a loro, un silenzio di tomba che non promette niente di buono. Che la tempesta perfetta stia addensandosi sul palazzo di via Allegri? Probabile. Per fortuna c'è l'Europeo. Hai visto mai lo si porti a casa, i due passerebbero direttamente dall'essere degli appestati a una santificazione di massa. In fondo, ci sono già passati nel 2006. Aspettando domenica 1 luglio, il giorno della finale di Kiev, bisogna però cercare di far passare la nottata e non è facile, tanto più dopo la scoppola con la Russia. Abete tiene duro su Bonucci e non farà un passo indietro, nonostante il diverso parere che gli è arrivato dal Coni e da più di un presidente di Lega. Il cavallo di battaglia di un'argomentazione che merita rispetto ma rimane del tutto non condivisibile è il ruolo che Bonucci ha ancora di semplice «testimone» presso la Procura di Bari. Il cui capo, Laudati, farà propria l'imputazione della Procura di Cremona, analoga a quella di Criscito, più in là. Poco meno di un artifizio contabile, insomma, per mascherare il peccato originale: l'eccessiva fretta con cui è stato mandato a casa Criscito. Su Prandelli c'è poco da dire, se non che è un dipendente della Federazione e qualche volta non sarebbe sbagliato ricordarglielo. La sua sortita sul «possiamo pure ritirarci dall'Europeo» non è piaciuta a nessuno, a cominciare da Abete. Che però sa bene, da vecchio capodelegazione della Nazionale, che il conto di certe gaffes a un dato momento viene presentato ad altri che non il commissario tecnico. Il capitolo più spinoso riguarda il processo di Roma. Non è stata una buona idea quel trasferire in tarda mattinata all'Ansa l'indiscrezione da «ambienti Figc» di una voglia di impugnazione da parte di Abete delle sentenze (miti) di giovedì scorso. Se è vero, come sembrano sostenere gli incazzatissimi membri della Disciplinare e della Procura federale, che i patteggiamenti non possono essere oggetto di impugnazioni da parte di chicchessia, presidente federale incluso, si tratterebbe di un autogol. E anche se questa convinzione si rivelasse confutabile, è il metodo che non convince: un avviso ai naviganti, fatto con modalità insolite, nel bel mezzo di un processo sportivo che, considerando Scommessopoli nella sua complessità, rappresenta solo il primo atto di una lunga storia. Siamo stati anche noi critici sulla mitezza di parte delle sentenze, ma non era questo il modo per rimetterle subito in discussione. Qualcuno dice che in questo frangente Abete sia stato mal consigliato dall'alto. Se è vero, vorrà solo dire che ha sbagliato in buona compagnia. Piero Gnudi, ministro vigilante sullo sport, tace più di Petrucci. Ma dal suo dicastero qualcosa trapela: «Le ultime vicende vengono seguite con attenzione. E un certo sbigottimento». Amen. Pasticcio federale Abete: no ai patteggiamenti Ma non li può impugnare «E' un atto nei miei poteri», dice il presidente gelido con Palazzi per le sentenze troppo morbide. Per l'articolo 23 però non è così di MAURIZIO GALDI (GaSport 02-06-2012) Seconda giornata di udienza della Disciplinare, il Procuratore federale Palazzi comunica le sue richieste di sanzioni per il calcioscommesse, ma arriva la bomba: «Potrebbero tornare in discussione le sanzioni decise ieri nell'ambito del processo sportivo in corso a Roma per le scommesse illecite. Alla luce del dispositivo e valutate le motivazioni - si apprende in ambienti Figc - su singoli casi potrebbe scattare il potere di impugnazione in capo al presidente federale», scrive l'Ansa da Zurigo, dove ci sono la Nazionale, Abete e Valentini. In serata ai microfoni Rai, Abete pur manifestando «massima fiducia negli organi di giustizia sportiva»; ribadisce che «può impugnare le sentenze», ma in questo caso non sarebbe così: il patteggiamento non è impugnabile. Reazioni La Disciplinare non commenta, la Procura nemmeno, ma con un sorriso tirato al termine dell'udienza, Palazzi dichiara: «La Federcalcio potrebbe impugnare i patteggiamenti decisi durante il processo? Non ho avuto nessun contatto con Abete. Comunque siamo in fase dibattimentale e non posso rispondere: il presidente è un galantuomo, così come tutti i componenti della federazione». Ha appena finito la lunga giornata di lavoro per la quale gli organi di giustizia sportiva federale dovrebbero ricevere 40 euro lordi al giorno che comunque non vengono pagati da dicembre in attesa di chiarimenti sulla famosa «legge Tremonti» sui tagli ai gettoni di presenza. Una giornata in cui Palazzi passa dalla carota di giovedì al bastone: chiesti complessivamente 137 anni e 9 mesi per i 39 tesserati, 81 punti di penalizzazione in classifica e 340.200 euro per i 14 club che sono rimasti dopo i patteggiamenti (ieri lo ha fatto anche Locatelli: due anni) e gli stralci. Ai cronisti che gli chiedono conto di questo ribaltone spiega: «Non è giusto dire che ieri (giovedì, ndr) è stata la giornata della carota con i patteggiamenti e oggi (ieri, ndr) il giorno del bastone con le richieste avanzate dalla Procura - ha spiegato —. Abbiamo soltanto utilizzato un istituto giuridico previsto dall'ordinamento sportivo come da quello statuale, per il quale sono libere anche persone che hanno commesso omicidi e reati gravissimi». Il regolamento Quello che sembra però essere sfuggito agli «ambienti Figc» è che il patteggiamento non sarebbe «impugnabile» neanche dal presidente federale che ha questo «potere», ma relativo alle sentenze emesse dagli organi di giustizia. Il patteggiamento (articolo 23 del Codice di giustizia sportiva) è un accordo tra le parti (Procura e difesa) che si basa su calcoli precisi che prevedono la riduzione di un terzo della sanzione base. La Disciplinare, in questo caso, deve solo valutarne la «congruità», dopo non emette una sentenza, ma ratifica l'accordo con un'ordinanza «non impugnabile». Diverso è il calcolo che viene fatto con la combinazione di due articoli del Codice di giustizia sportiva, il 23 (patteggiamento) e il 24 (la collaborazione). In questo caso oltre alla riduzione di un terzo, scatta anche l'accordo tra le parti per la collaborazione fornita. La rabbia Ed è su questo che la Federcalcio, leggendo anche i giornali, è scattata. Sembra proprio che ai vertici Figc non sia andato a genio l'eccessivo sconto a Carobbio e al Grosseto, ma entrare in tackle con il procedimento aperto e contro le scelte della Procura federale proprio non è piaciuto. Non è piaciuto neanche alla Disciplinare che sembra abbia fatto sentire con forza la sua voce soprattutto per ribadire la «correttezza delle scelte» e «l'intempestività» dell'intervento. Il patteggiamento L'istituto del patteggiamento, dal 2007 introdotto nel Codice di giustizia sportiva, ha consentito alla Federcalcio di incassare diverse centinaia di migliaia di euro. Il Grosseto oltre i «contestati» sei punti di penalizzazione dovrà versare alla Figc 40 mila euro, 25 mila l'Atalanta oltre ai due punti di penalizzazione, 20 mila euro l'Ascoli oltre al punto, 30 mila la Cremonese, 15 mila il Livorno. E questo solo con l'ordinanza di giovedì pomeriggio. ------- IL CASO LE RICHIESTE DEL PROCURATORE FEDERALE SULLE SITUAZIONI DI BERTANI E CAROBBIO Solo ammende per Samp e Spezia, Juve più tranquilla L'avvocato Giulia Bongiorno: «Una responsabilità per fatti di altri? E' surreale» di ROBERTO PELUCCHI (GaSport 02-06-2012) «Questa non è responsabilità oggettiva, ma surreale. Una responsabilità per fatti altrui». Giulia Bongiorno si arma di ironia per contestare il coinvolgimento della Sampdoria nel processo di questo filone. La sola colpa del club, infatti, è quello di avere tesserato l'attaccante Cristian Bertani, accusato di far parte dell'associazione finalizzata alla commissione di illeciti articolo 9 Cgs. Bertani questi illeciti li avrebbe commessi quando giocava nel Novara. Ma secondo il procuratore federale Stefano Palazzi il reato associativo è «permanente perché non c'è un atto di recesso da cui si possa dedurre che i soggetti abbiano abbandonato l'associazione». «Riconosciamo l'autonomia della giustizia sportiva — ha replicato la Bongiorno — ma l'arbitrio no. Dovete fissare dei paletti, altrimenti le società saranno impossibilitate ad acquistare i giocatori. Durante le visite mediche occorre fare anche interrogatori sui comportamenti precedenti?». Per Sampdoria e Spezia sulla stessa barca per avere acquistato Carobbio il procuratore federale ha chiesto 50 mila euro di ammenda. Non una pena di sconvolgente pesantezza, «ma è una questione di principio», ha precisato la Bongiorno. Due binari diversi Il fatto che non siano stati chiesti punti di penalizzazione dovrebbe tranquillizzare la Juventus per le possibili posizioni future di Conte, Bonucci e Pepe. In realtà, questi tre tesserati al momento non hanno nulla in comune con Bertani e Carobbio. Infatti, l'accusa di associazione per delinquere a livello penale non può essere messa sullo stesso piano di quella sportiva, non si va di pari passo. Bertani e Carobbio sono accusati di aver fatto parte di un gruppo di persone che combinavano le partite in cambio di soldi. Non risulta, invece, che gli juventini nelle loro precedenti squadre abbiano avuto comportamenti di questo tipo «criminale». Al massimo ed è tutto ancora da verificare possono avere partecipato ad alcuni illeciti o, nel migliore dei casi, sono venuti a saperlo, ma non l'hanno denunciato. Con questi elementi è impossibile che scatti l'articolo 9. ------- Bonucci come Criscito: prevista perquisizione Il programma è cambiato perché il pm Di Martino ha girato gli atti a Bari. C'è una lista di indagati dove figura lo juventino di FRANCESCO CENITI & LUIGI PERNA (GaSport 02-06-2012) Le perquisizioni a Coverciano dovevano essere due: oltre a quella effettuata a carico di Domenico Criscito, la polizia aveva in programma di bussare anche alla stanza che ospitava Leonardo Bonucci. La richiesta protocollata è presente negli allegati dell'inchiesta New Last Bet: tra l'altro il giocatore è il primo di una lunga lista (che comprende pure Antonio Conte), ma nulla è accaduto nonostante sia indagato dal 3 maggio per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Come sappiamo a «salvare» il difensore della Juve è stata la scelta del pm Di Martino che ha girato per competenza gli atti ai colleghi di Bari, alle prese con il filone Masiello (l'accusatore di Bonucci). Insomma le posizioni dei due giocatori sono identiche, nonostante la Federcalcio ritenga corretta la propria scelta che ha impedito a Criscito di partecipare all'Europeo, mentre il c. t. Prandelli potrà fara affidamento sull'ex barese. Il tunnel «Sono solo un capro espiatorio», lo sfogo alla giornalaccio rosa dell'ex genoano affonda le radici in un malessere più generale. L'idea di figli e figliastri all'interno della Nazionale non è un bel biglietto da visita. Non era meglio appellarsi alla presunzione d'innocenza, permettendo a entrambi di partecipare all'Europeo? Tra l'altro lo stesso pm ha spiegato pubblicamente che non c'era nessun motivo investigativo (interrogatori o divieti d'espatrio) così urgente da bloccare la partenza di Criscito. Non è bastato: in poche ore l'esclusione del giocatore è diventata ufficiale. Ma la grana era dietro l'angolo. La sera stessa la posizione di Bonucci è stata messa in discussione e la mattina successiva si sapeva per certo che anche lo juventino era sotto inchiesta a Cremona. Il resto della storia lo conosciamo già. Quello che forse non è così noto, sono i motivi che hanno portato Bonucci sul registro degli indagati. Accuse precise e circostanziate, messe a verbale dall'ex compagno Andrea Masiello davanti al pm di Bari Angelillis e al gip Abbattista. I particolari li potete leggere qui sotto, ma è bene spiegare nei dettagli i potenziali rischi che corre il difensore. Che al momento sembrano molto più gravi rispetto ai problemi di Criscito. Tentato illecito Si parla di un tentato illecito per la partita Udinese-Bari, ultima giornata del campionato 2009-2010. Masiello racconta di aver proposto a Belmonte, Salvatore Masiello e Bonucci una combine, cercando di indirizzare la gara sul pari con gol in modo da scommettere e farci molti soldi. Non ci sono Zingari nei paraggi, ma sarebbe stata una iniziativa dei giocatori. Andrea Masiello sostiene che i compagni accettano la proposta. Indica date precise, soldi da scommettere attraverso il ristoratore De Tullio e il tentativo «d'ingaggiare» anche Simone Pepe, per avere una sponda in casa Udinese. Sponda rifiutata. Nonostante questo il 3-3 finale frutta una vincita modesta (8. 000 euro), divisa da Masiello con Iacovelli. Bonucci, ascoltato a Bari due volte come testimone, ha negato ogni addebito. La Procura sta facendo accertamenti tecnici, in particolare per scoprire se davvero Salvatore Masiello ha telefonato a Pepe. In questo caso le accuse ne uscirebbero rinforzate e la posizione dei tre giocatori indebolita: in sede sportiva rischiano 3 anni per il tentato illecito, mentre Pepe un'omessa denuncia (da 3 a 12 mesi). E visto l'aria che tira dalle parti di Roma... ------- IL VERBALE LA COMBINE DI UDINESE-BARI DEL 2010 Masiello: «Leo mi disse: pari? Se si può io ci sto» Ecco i passaggi più importanti dell'interrogatorio di Andrea Masiello davanti al gip di Bari Giovanni Abbattista. Giudice: «Masiello, c'è la partita Udinese-Bari dell'altro campionato». A. Masiello: «Sì». G.: «2009-2010». M.: «Sì». G.: «Diamone atto a verbale. Anche qua mi deve raccontare cosa è successo sia con riferimento alla partita perché qua viene trascinato... viene chiamato in causa anche l'attuale nazionale azzurra di calcio (. . . )». ... M.: «(...) Eravamo per l'ultima giornata di campionato talmente tranquilli e rilassati che... Fu una delle tante volte che ho incontrato De Tullio (ristoratore indagato, ndr) al suo ristorante, perché andavamo spesso a mangiare là, era un po' il ritrovo di tutti i giocatori, anche della società che mangia lì (...). Fatto sta, una delle tante volte, mi disse che c'era questa possibilità, che lui poteva scommettere sul live perché. . . ». G.: «In diretta?». M.: «Sì». ... M.: «Io vado al campo e parlo con Bonucci, Belmonte, Parisi e Salvatore Masiello e gli faccio presente questa cosa, De Tullio era pronto a scommettere sul live e che in caso di pareggio ci avrebbe dato. . . ». G.: «Masiello, la blocco un attimo». M.: «Sì». G.: «Lei parla di Bonucci». M.: «Sì». G.: «Quando è successo questo, che giorno della settimana? Perché Bonucci è in ritiro con la Nazionale». M. : «Sì, è successo prima di partire in ritiro a Udine». ... G. : «Quindi Bonucci è rientrato dal ritiro con la Nazionale?». M.: «Sì, io gliel'ho detto a lui, gli avevo fatto presente che insieme agli altri compagni, c'era De Tullio che era pronto a darci determinati soldi, non so quanti, che era pronto a scommettere su live se la partita finiva in pareggio, e lui e gli altri compagni erano a favore, comunque ha detto: "Se si può fare siamo interessati". (...)». G. : «Scusi Masiello, ha detto: "Erano interessati"». M.: «Sì». ... G.: «Lo hanno detto Belmonte...». M.: «Belmonte...». G.: «...Parisi e Bonucci». M.: «E Salvatore Masiello (...). Il fatto sta che durante il ritiro Salvatore Masiello chiama Pepe, Simone Pepe, con un'utenza che aveva... una scheda telefonica che mi aveva lasciato lacovelli per usi privati miei. In pratica chiamò Pepe e gli disse.. . se lui era disposto a. . . oppure no. Pepe appena ha saputo. . . ». G.: «Un linguaggio da amici per fargli capire...». M.: «Sì, sì. Appena staccò la chiamata si girò verso di me, eravamo in camera io e Belmonte, si girò verso di me e disse: "No, Pepe ha detto di no"». ... G.: «Ecco, questo mi deve anche spiegare, cioè l'accordo era il pareggio o un pareggio con tante reti?». M.: «No, il pareggio con tante reti, però non sapevo se bastavano due o tre, quindi ero un po' preoccupato. Nel caso perdevi la scommessa si comunque dovevi dare dei soldi a chi li aveva persi (.. . ). Al momento che io sono salito sul pullman e ho parlato con Giacobbe, i miei compagni mi hanno detto: "Allora com'è andata, si sa niente per quella cosa?", io ho fatto: "Guardate, non so niente». La gara finisce 3-3: Masiello racconta di essere andato con Iacovelli al ristorante di De Tullio, che gli consegna 8.000 euro, dicendo «questa è la tua parte». «Di questi — racconta Masiello — 2. 000 li ho dati a Iacovelli». ------- La Finanza in tabaccheria La Figc sentirà Buffon Parma, perquisita la ricevitoria dove Gigi ha trasferito gli assegni. «Servivano per 20 Rolex». Ma c'è un fascicolo aperto Già nel 2006 il portiere azzurro fu al centro di un'indagine. E un anno dopo arrivò l'archiviazione di MAURIZIO GALDI & ANDREA SCHIANCHI (GaSport 02-06-2012) Prandelli lo sostituisce a Zurigo, la Procura federale apre un fascicolo su di lui, la Guardia di Finanza di Torino perquisisce la tabaccheria di Parma il cui titolare ha ricevuto assegni per oltre 1, 5 milioni di euro. Insomma giornata no per Gianluigi Buffon. Della sostituzione a Zurigo si parla a parte, l'apertura del fascicolo è un atto dovuto. Al centro dell'indagine che condurrà la Procura federale le somme versate alla tabaccheria di Parma al centro di un'informativa della Guardia di Finanza di Torino «girata» dai magistrati torinesi alla Procura di Cremona. Un percorso analogo già avvenne nel 2006, in quel caso i legali di Buffon dimostrarono che il portiere aveva smesso di scommettere dal novembre 2005, anche se non aveva mai giocato su partite del campionato italiano, ma su altri sport o altri giochi e sempre in maniera legale. Palazzi, in quel caso, chiese l'archiviazione. La perquisizione La novità arriva però in tarda serata. Poco prima della chiusura della tabaccheria, i finanzieri di Torino sono arrivati in via Garibaldi 42 a Parma. Dentro ci sono i parenti. Oltre tre ore per controllare il computer dove sono registrate le giocate e una accurata perquisizione alla cantina dove dovrebbe essere archiviata la documentazione antiriciclaggio: quella autocertificazione che deve essere compilata per ogni movimento di giocate superiori ai 999 euro. Il titolare della tabaccheria, Massimo Alfieri, si trova negli Stati Uniti con la famiglia e la tabaccheria sarebbe affidata ai genitori e ai suoceri. Parola all'Ams Dalle dichiarazioni raccolte da Agipronews presso l'Ufficio scommesse dei Monopoli di Stato nel pomeriggio, si apprendeva come «non si hanno informative circa comportamenti scorretti da parte del bookmaker (Lottomatica, ndr) e del titolare del punto vendita, ivi compresi quelli relativi all'antiriciclaggio, che obbliga il gestore al riconoscimento del giocatore che scommetta o incassi vincite per cifre superiori a mille euro». Quindi per approfondire i dati registrati dal punto vendita i finanzieri hanno acquisito i documenti utili per l'identificazione degli scommettitori. Quando sentire Buffon Sicuramente l'audizione del portiere della Nazionale sarà rimandata a dopo l'Europeo. Non c'è fretta visto che i fatti si riferirebbero al 2010. La situazione è analoga e sovrapponibile a quella del 2006, allora addirittura c'era stata un'iscrizione nel registro degli indagati per il portiere della Nazionale. Inizialmente aveva indagato Parma, poi tutto passo alla Procura della Repubblica di Torino. Se ne occuparono i pm Marco Gianoglio e Giancarlo Avenati Bassi e all'inizio del 2007 arrivò anche l'archiviazione per la vicenda penale. La difesa L'avvocato Corini, legale del portiere della Nazionale, intervenuto a Radio Radio Tv ha spiegato: «Il bonifico più cospicuo, del 13 settembre 2010, riguarda l'acquisto di venti Rolex, che sono nella cassaforte di Gianluigi da mesi. Un acquisto compatibile con il suo reddito e che è scritto nella causale del bonifico: cos'altro deve fare? Siamo in grado di dimostrare che ogni pagamento effettuato non riguarda le scommesse sportive». L'avvocato Marco Valerio Corini ha anche spiegato che «non c'è nulla che possa dimostrare che Buffon abbia scommesso, sono transazioni economiche tra due persone che si conoscono da anni di cui uno svolge anche quella di avere una ricevitoria. Da lì non ci si pone il dubbio che possano essere operazione immobiliari o altro, si pensa necessariamente che devono essere scommesse e per giunta illegali. Ma non si ha neanche la prova che sia una scommessa». ------- «Palazzi mi ha preso in giro Siamo sfigati, ma più di 50» Paoloni un anno dopo: «Ero il Bin Laden del calcio, ce l'ho a morte con la giustizia sportiva. Combine e fuga di notizie: Buffon ha ragione» di DAVIDE ROMANI (GaSport 02-06-2012) Dalla lunga notte che ha portato all'inchiesta Last Bet al «Gol di Notte» televisivo. Un anno fa Marco Paoloni veniva arrestato, era l'1 giugno quando scattava la prima ondata di fermi della procura di Cremona nell'ambito dell'inchiesta sul calcioscommesse. Oggi, indagato dalla giustizia ordinaria e radiato da quella sportiva nel processo dell'estate scorsa, l'ex portiere di Cremonese e Benevento si diletta come commentatore tv nella trasmissione «Gol di Notte» in onda sulla tv romana T9 e condotta da Michele Plastino. «Da quello che è successo, l'unica cosa positiva è che mi sento maturato». È questo il primo commento dell'uomo che un anno fa veniva fermato con l'accusa di aver tentato di avvelenare, con il Minias, i compagni di squadra nell'intervallo della gara Cremonese-Paganese. Colui che fa nascere l'inchiesta che, dopo 12 mesi e 4 ordinanze, sta facendo tremare il mondo del calcio. È passato un anno da quella mattina. Oggi cosa pensa di quello che è successo? «Mi sono liberato di un peso. Quello delle scommesse. Giocavo tutti i giorni e perdevo sempre. Il 1° giugno 2011 sono uscito dal ricatto con Erodiani e sono entrato in quello della giustizia sportiva. Ero descritto come il Bin Laden del calcio italiano, ma adesso la situazione mi sembra cambiata». In 12 mesi ha potuto pensare alla sua condotta. Che cosa si rimprovera? «L'unico sbaglio che ho fatto è stato quello di scommettere». In un anno l'inchiesta della Procura di Cremona si è allargata a macchia d'olio, quella sportiva è stata impietosa con lei: radiazione. «Spero che la giustizia ordinaria faccia chiarezza al più presto perché voglio tornare a vivere, mentre quella sportiva mi ha deluso tantissimo. Con il calcio posso aver chiuso per sempre ma non ho chiuso con chi mi ha condannato. Ce l'ho a morte con la giustizia sportiva. Avevano già deciso le pene prima del processo. Al procuratore federale ho chiesto: "Ma come potete condannarmi se la giustizia ordinaria non mi ha ancora condannato?". Mi hanno risposto: "Potrai sempre chiedere il risarcimento"». Nella sua foga di scommettitore non ha mai pensato che anche le società potessero combinare delle partite? «Non ho mai avuto idea che anche le società potessero accomodare delle partite. Ma credo che un anno serve a una squadra, un anno ad un'altra. La famosa frase di Buffon "meglio due feriti che un morto"». Ora i giocatori che stanno collaborando ottengono sconti di pena. Lei non ha mai pensato di percorrere questa strada? «Io potevo, volevo collaborare. Palazzi mi ha detto: "Se tu dici questo, avrai uno sconto della pena". Ma perché avrei dovuto dire cose che non ho fatto?». Cosa le ha lasciato l'esperienza in carcere? «È un luogo dove spero di non tornare mai più. Ma in quei giorni ho potuto conoscere persone vere, che mi hanno aiutato». In questi giorni c'è un altro portiere al centro dell'attenzione per la sua mania di scommettere: Gigi Buffon. «Quando Buffon parla di "vergogna" per la fuga di notizie ha ragione. I miei familiari e i miei legali hanno saputo della mia scarcerazione attraverso Sky. In un Paese normale questo non è possibile». Prandelli vi ha definito 50 sfigati. «Prandelli ha ragione a dire che chi scommette è uno sfigato. Ma si sbaglia su una cosa: non siamo 50. Siamo molti di più». Modificato June 2, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 2, 2012 (modificato) IL DIRITTO DI CERCARE LA VERITÀ la vostra verità editoriale de la Repubblica 02-06-2012 Da due giorni, gonfiato sul web ed eccitato da avventurose considerazioni, un vento di minaccia regolarmente anonimo colpisce i colleghi Giuliano Foschini e Marco Mensurati. Con una grossolana manipolazione dei fatti, il lavoro di inchiesta giornalistica sul calcio-scommesse, la loro intervista pubblicata l´11 marzo scorso al latitante Hristiyan Ilievski, lo "Zingaro», un uomo con precedenti penali per omicidio (uno scoop ripreso dalla stampa europea e poi diventato parte integrante dell´indagine giudiziaria), si è trasformato in un marchio utile ad additarli al risentimento di qualche capo-bastone ultrà. La menzogna che viene scambiata come preziosa «rivelazione» è che i due colleghi siano responsabili del coinvolgimento nell´inchiesta del calciatore del Genoa Giuseppe Sculli, nipote del boss di ‘ndrangheta Giuseppe Morabito, detto Peppino Tiradritto. In una telefonata intercettata sull´utenza di Ilievski alle 11. 42 dell´11 marzo scorso lo "Zingaro», furioso e verosimilmente spaventato per la sua intervista dalla latitanza pubblicata da «Repubblica», prova minacciosamente a ritrattarne il contenuto con Marco Mensurati, negando di aver pronunciato quel nome - Sculli - nel ricostruire la combine della partita Lazio-Genoa. Per smontare la calunnia è sufficiente la lettura del passo che l´ordinanza del gip dedica alla vicenda (pagina 186). Scrive Salvini: «L´ira di Ilievski riguarda il fatto che il giornalista abbia pubblicato la notizia del coinvolgimento di Sculli, non tenendo conto che le rivelazioni erano state formulate in via del tutto confidenziale. Al telefono, Mensurati obietta che le informazioni erano state rivelate dal macedone in un contesto di intervista. «Ascolta, Hristian! Ascolta, Hristian! Tu hai detto Sculli ed io ho chiesto: Sculli?». E tu hai detto: «Un milione per cento!» Ricordi? «Un milione per cento!»». Aggiunge quindi il gip: «Nel prosieguo della conversazione, Ilievski, consapevole di essere intercettato e spaventato, si muove su più fronti con argomentazioni insostenibili su importanti giocatori di calcio ed altre situazioni riguardanti il fenomeno del calcio-scommesse, con il chiaro intento di inquinare il tutto». Mensurati e Foschini, dunque, fanno solo il loro lavoro. Onestamente, con chiarezza. A marzo individuano e incontrano Ilievski a Scopje. In Macedonia arrivano con domande e taccuini, dichiarando il mestiere che fanno. Per raccogliere notizie che nessuno ha, per cercare la verità. Non sono «amici» di nessuno. Non dello "Zingaro", di cui riferiscono fedelmente le parole. Né della polizia o della procura, che sul calcio-scommesse indagano già da un anno e che a loro insaputa li ascoltano mentre parlano con Ilievski. Ecco perché le minacce sono insensate, oltre che inaccettabili. ------- Le carte contro Bonucci un cavillo gli salva l´azzurro Volevano perquisirlo, ma l´inchiesta era di un´altra procura Criscito via, lui in nazionale da indagato. Il ruolo di Pepe, coinvolto da Andrea Masiello di GIULIANO FOSCHINI & MARCO MENSURATI (la Repubblica 02-06-2012) Tutti si aspettavano le stranezze della coppia Cassano-Balotelli, finora si sono viste solo quelle di Abete e Prandelli. La più clamorosa è in corso tuttora e riguarda il parametro con cui sono state soppesate le due posizioni di Domenico Criscito e Leonardo Bonucci, entrambi indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva, entrambi accusati, in sostanza, di aver organizzato una partita, ma trattati in maniera opposta: il primo allontanato con ignominia dal ritiro azzurro, il secondo difeso ad oltranza. Una difesa che si è protratta fino ad oggi, anche di fronte all´evidenza della pubblicazione su tutti i siti Internet del documento della procura di Cremona - allegato alle carte dell´inchiesta New Last Bet - con cui il pm Roberto Di Martino disponeva l´iscrizione al registro degli indagati di Bonucci. E che si protrarrà, probabilmente, anche oggi di fronte alla notizia, ricavata sempre dai medesimi allegati, di una richiesta di "perquisizione soggettiva" di Bonucci, firmata dal Servizio centrale operativo della Polizia. Richiesta che, se possibile, equipara ulteriormente le due posizioni visto che è stata solamente una considerazione di tipo procedurale e non sostanziale a convincere il pm a lasciar perdere: su Bonucci - è infatti l´opinione di Di Martino - è competente la procura di Bari e non quella di Cremona. Un cavillo al quale la Figc e Prandelli si sono aggrappati disperatamente, alla faccia del codice etico e a dispetto delle dichiarazioni rese ad entrambe le procure dal calciatore Andrea Masiello. Dichiarazioni che configurano un´accusa non meno specifica rispetto alle fotografie di Mimmo Criscito (ritratto con alcuni ultrà e trafficanti di droga e partite di calcio): «Prima della partita - racconta ad esempio Masiello al giudice del tribunale Giovanni Abbattista riferendosi all´incontro di calcio Udinese-Bari del 2009-2010 - noi andavamo spesso a mangiare al ristorante di De Tullio (il ristoratore è indagato nell´inchiesta pugliese, e anche in quella della procura di Napoli ndr). Avevamo 51 punti prima di quella partita, quindi eravamo talmente tranquilli e rilassati che… De Tullio mi disse che poteva scommettere live (cioè in diretta, ndr). E se volevo contattare qualche mio compagno per dirgli se voleva vincere qualche cifra importante… di farglielo sapere, che lui era pronto. Io vado al campo e parlo con Bonucci, Belmonte, Parisi e Salvatore Masiello e gli faccio presente questa cosa». Trovasse riscontro il racconto di Masiello, già in questo momento tutti i calciatori commettono un grave illecito sportivo: l´omessa denuncia. Ma Masiello va ancora avanti: «Lui ha detto, "Se si può fare siamo d´accordo"». Il principale alibi dato da Bonucci nei suoi due interrogatori sostenuti (da testimone) a Bari è sempre stato quello della nazionale: «Ero in ritiro a Coverciano quella settimana». Ma l´alibi sembra non reggere. A domanda del giudice, infatti, Masiello precisa: «Era il sabato, il giorno prima della partita. Bonucci c´era (…) È successo prima di partire per Udine. Lui disse: "Sì, se si può fare si fa", così». Ma non è tutto, perché Andrea Masiello ha coinvolto (almeno per quanto riguarda la giustizia sportiva) un altro giocatore, Simone Pepe, oggi alla Juve al tempo a Udine: «Durante il ritiro, Salvatore Masiello chiama Pepe con una utenza telefonica che Iacovelli (tuttofare del Bari già coinvolto nell´inchiesta, ndr) mi aveva lasciato per usi privati miei. Salvatore è napoletano, Pepe pure (in realtà è romano, ndr). Sono amici da tempo e si capiscono…». Insomma, secondo Andrea Masiello parlarono in codice. "Ma la Ferrari tu la vendi?" e dall´altra parte… "No, no la Ferrari non la vendo, non la compro, non faccio niente". Modificato June 2, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 2, 2012 LO SFOGO DI PRANDELLI Un commissario tecnico, non politico di ANTONIO POLITO (CorSera 02-06-2012) La Nazionale di calcio a Coverciano sta come il governo Amato nell'anno di Tangentopoli: è nelle mani dei pm. Volendo, le Procure potrebbero fare la formazione. Criscito è già caduto, Bonucci è incerto, Buffon periclita. Con questi problemi in difesa, è del tutto normale che Prandelli, persona per bene, abbia perso un po' del proverbiale autocontrollo. Il suo «se serve al bene del calcio agli Europei non ci andiamo» è però sbagliato per due motivi. Il secondo è che qualche malevolo commentatore potrebbe interpretarlo come un ricatto d'amore esercitato sulla passione calcistica degli italiani: o ci lasciano in pace oppure non giochiamo. Ma il primo e più fondato motivo è che sembra perpetuare il malinteso sul quale prospera la corruzione nel mondo del calcio: e cioè che esso sia riformabile dall'interno. È l'idea per cui la rinuncia a un Europeo, o la sospensione di una partita per i cori razzisti, o la mancata assegnazione di uno scudetto, possano rappresentare uno choc così salutare su un corpo fondamentalmente sano da riparare al male fatto dalle mele marce, i «50 sfigatelli» di cui parla Prandelli. Purtroppo non è così, e lo abbiamo visto dalle tante recidive. Già nell'82 andammo ai Mondiali dopo uno scandalo (e li vincemmo); poi nel 2006 ci andammo nel pieno di uno scandalo (e li vincemmo). A parte l'implicito augurio scaramantico per il 2012, resta il fatto che sono trent'anni che ci siamo dentro. Vuol dire che le cure omeopatiche non funzionano. Non si capisce per esempio perché la Figc lasci la difficile responsabilità di decidere e giudicare a mister Prandelli, che di mestiere fa il commissario tecnico e non il commissario politico del collettivo azzurro, deve allenare dei calciatori non valutare gli avvisi di garanzia e parlare alla nazione. D'altra parte anche il capo delegazione è un ex calciatore, Albertini, pure lui bravissima persona, ma inadatta a gestire politicamente una vicenda così esplosiva. Per giunta, quando la Figc parla lo fa per contraddire e contestare il suo stesso «special prosecutor» Palazzi, come ha clamorosamente fatto ieri delegittimandone la strategia processuale nello scandalo scommesse. Insomma, verrebbe da dire che il calcio è diventata una cosa troppo seria per lasciarla gestire ai calciatori, agli allenatori e ai soliti noti della Figc. E infatti è bastato un prefetto che guardasse le cose un po' da fuori come il ministro Cancellieri a smontare tutto questo psicodramma di Coverciano, rispondendo a Prandelli con il più sensato degli inviti: «Giocate, giocate bene, e forza Italia». Come a dire: meno chiacchiere e più cross. Non è un cinico «the show must go on»; è una giusta divisione del lavoro. Il mito decoubertiniano cui si ispira Prandelli, che ogni volta somministra la maglia azzurra come un voto in condotta per decidere se uno sputo o una bestemmia, un fallaccio o una scommessa la meritino oppure no, non regge più in un mondo che assomiglia sempre più al wrestling e sempre meno al rugby, e nel quale la malavita organizzata può investire settecentomila euro in corruzione su una sola partita perché sa che se il risultato è giusto ne incasserà due milioni. Questa è roba per una Fbi del calcio, con tecniche e investigatori all'altezza di una nuova mafia internazionale. Inutile star lì a chiedere ai calciatori di fare da modelli, esempi apollinei di «mens sana in corpore sano». Ormai sono gladiatori tatuati, chiamati a dare spettacolo; e si muovono in un ambiente ad alto rischio, perché inondato dai soldi. Non tocca davvero a loro prosciugare lo stagno, riducendo i soldi e lo spettacolo. ------- Il dubbio di PAOLO OSTELLINO (CorSera 02-06-2012) Presunti innocenti e segreti violati C’è chi scrive che la Juventus ha appena vinto un «campionato virtuale» Che se ne fa, adesso, Antonio Fazio della sentenza della Corte d'appello di Milano che lo riconosce innocente dell'accusa di aver favorito (illegalmente) scalate bancarie tentate, nell'estate del 2005, da imprenditori a loro volta oggi assolti dalla condanna per accordi parasociali illeciti, aggiotaggio e altre illegalità, dopo essere stato costretto a dimettersi da governatore della Banca d'Italia, aver visto la propria carriera e la propria onorabilità distrutte? C'è ancora, la presunzione di innocenza in questo (osceno) Paese dove la Giustizia ci mette anni a raggiungere una «verità processuale» che smentisca quella che, con la complicità di un giornalismo irresponsabile, ha gettato, dapprima in pasto alla gogna dell'opinione pubblica, e condannato penalmente, poi, tanta gente? Una brutta notizia è (anche) l'ultima esternazione del presidente della Repubblica. Con quale autorità politica, e legittimità costituzionale, Napolitano dice che «il capo dello Stato deve essere una figura imparziale» e censura la proposta di revisione costituzionale in senso semi-presidenziale, dopo aver fatto calare sul Parlamento, con procedura costituzionalmente anomala — quale che fosse il giudizio su quello precedente — un governo «tecnico»? Anche se la nostra anacronistica e contraddittoria Costituzione ne esclude, normativamente e di fatto, la revisione, spetta ancora alle forze politiche proporre di cambiarla o al presidente della Repubblica dire se sia lecito farlo, condannando il semi-presidenzialismo come una forma di autoritarismo? Caro presidente Napolitano — con l'immutata stima che le porto — lei sa che, qualora me ne avesse offerta l'occasione, glielo avrei detto: era preferibile il silenzio. Complice silente un giornalismo che già scrive, di quello vinto dalla Juventus, di «campionato virtuale», c'è voluto un giocatore di calcio (!), il portiere della nazionale, per denunciare le illegali e vergognose procedure del circuito mediatico-giudiziario. Ma, subito dopo, puntuale come un «pizzino» mafioso, è uscita, dalla procura di Torino, un'informativa della Guardia di Finanza del 2010-2011 dalla quale si potrebbe dedurre che Buffon sia uno scommettitore abituale. Mi chiedo se non stia diventando pericoloso vivere in un Paese dove certi magistrati lanciano — forti delle informazioni riservate di cui dispongono — «avvertimenti» di stampo mafioso a chi non sta al loro gioco. Presidente Napolitano, perché non chiede al Consiglio superiore della magistratura se non sia il caso di intervenire davanti a una tale violazione del segreto istruttorio che sconfina nella prassi mafiosa? Se «questa magistratura» è il cane da guardia della nostra democrazia c'è davvero di che inquietarsi. Da quel democratico e gran galantuomo che è, sono certo si sia inquietato anche lei e mi aspetto, perciò, voglia farlo sapere ufficialmente. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 2, 2012 (modificato) Sbaffo, un futuro appeso a un fax Ha solo 21 anni e rischia 39 mesi di stop perché nessuno lo ha interrogato La convocazione della Procura mai recapitata all’Ascoli: così niente patteggiamento. Pugno di ferro di Palazzi anche con Albinoleffe (-27) e Reggina. Altre quattro richieste di radiazione di ETTORE INTORCIA (CorSport 02-06-2012) ROMA - Alessandro Sbaffo è una mezz’ala di talento, tre gol nell’ultimo campionato di B con l’Ascoli, tutta una vita davanti e la possibilità presto di firmare per un club importante, di A. Si parlava della Fiorentina, ma i viola non sono (o non erano) gli unici a seguirlo. Ora a ventuno anni rischia di stare fermo per 3 anni e un po’, 39 mesi, esattamente il doppio del pentito che lo accusa, Gervasoni, che di illeciti ne ha ammessi e commessi ben più di uno. Tutto questo per colpa di un fax che non è mai arrivato. Giovedì il suo legale aveva chiesto il patteggiamento, proponendo 16 mesi e un’ammenda di 100.000 euro, mica bruscolini. Palazzi aveva dato l’ok, la Disciplinare aveva detto no. Nella giornata dei patteggiamenti regalati, il suo è stato l’unico ad essere bocciato. Perché? Perché, dice la Disciplinare, Sbaffo non ha collaborato con gli inquirenti. E’ vero, non ha collaborato, ma solo perché nessuno lo ha interrogato. La Procura mostra il fax inviato nella sede dell’Ascoli, fax che il club sostiene però di non aver mai ricevuto. «Un documento di una sola pagina che ci mette 3 minuti e 29 secondi per passare? Si vede che c’è stato un problema di trasmissione», fa osservare l’avvocato Chiacchio ai commissari. Che a questo punto ha chiesto lo stralcio: un nuovo procedimento nel quale Sbaffo possa difendersi davvero. «E’ l’unico a non essere stato interrogato, è l’unico a non aver ottenuto il patteggiamento. E’ un ragazzo di ventuno anni, ragionate come farebbe un padre», l’accorato appello del suo avvocato. Palazzi non ha replicato, la difesa spera che l’istanza venga accolta già nell’udienza di lunedì. Sbaffo era stato tirato in ballo da Gervasoni per Livorno-Piacenza: il “pentito", allora suo compagno di squadra nel club emiliano, gli chiese di avvicinare alcuni giocatori amaranto, tra cui il portiere De Lucia. Gervasoni (1 anno e 8 mesi) e De Lucia (5 mesi) hanno patteggiato. Sbaffo no, non c'è riuscito. PUGNO DURO - C'è un solco netto tra chi ha collaborato con gli 007 della Procura Federale e chi no. Sconti generosi, anche troppo, per i “pentiti", richieste severissime per tutti gli altri. Sbaffo c'è finito in mezzo, ma non è il solo. Per quattro tesserati Palazzi ha chiesto 5 anni con preclusione, cioè la vecchia radiazione: Zamperini, Sartor, Santoni e Mario Cassano. Nessuna sorpresa, in questo senso. Tra i calciatori il conto più salto è quello presentato a Job, 4 anni e 6 mesi, tra i dirigenti spiccano i 4 anni e 6 mesi ad Andrea Iaconi (ds Brescia, ma era a Grosseto) e i 4 anni a Gianni Rosati, ex Reggina. CLUB STANGATI - Si agita la Reggina, che Palazzi vorrebbe vedere punita con un -6, proprio come il Grosseto che ha 8 partite sul groppone e non una come i calabresi. Ma richiesta più pesante, a livello di società, è toccata all'Albinoleffe: 27 punti di penalizzazione. Se la Disciplinare accogliesse la linea dell'accusa, nel prossimo campionato di Prima Divisione i bergamaschi dovrebbero conquistare circa 70 punti sul campo per salvarsi. Missione impossibile. In tutto questo fa sorridere il -10 inflitto all'Ac Ancona, il “vecchio" Ancona: retrocesso dalla B nel 2010, ripartì dalla Terza Categoria ma senza mai scendere in campo, rimediando l'esclusione dal torneo. Il “nuovo" Ancona 1905 gioca in Serie D e non c'entra nulla. Il vecchio club è ancora affiliato ma non è iscritto a nessun campionato. Se mai decidesse di ripartire, lo farebbe da -10. Ma, tranquilli, in Terza Categoria non si può retrocedere. ------- L’OPINIONE IL PALAZZO DELEGITTIMA ANCHE... PALAZZI di ALBERTO DALLA PALMA (CorSport 02-06-2012) Nemmeno il tempo di annunciare le prime sentenze e di accettare tutti quei sorprendenti patteggiamenti che il caos è già totale. Inaccettabile, secondo la Federcalcio, il buonismo con cui il Procuratore Federale Stefano Palazzi ha dispensato giovedì le squalifiche a tesserati e club. Talmente inaccettabile da far dire al presidente Giancarlo Abete che «esiste nelle nostre norme un potere per il presidente di impugnare determinati provvedimenti». Tradotto in parole povere: non è escluso che il Palazzo possa scendere in campo contro. . . Palazzi chiedendo una revisione delle sentenze più tenere. Tipo quelle contro Gervasoni e Carobbio (1 anno e 8 mesi) oppure quella contro il Grosseto (6 punti di penalizzazione nel prossimo campionato), club che sulla carta rischiava addirittura la retrocessione per il cumulo di irregolarità commesse in molteplici partite. Coloro che sono stati giudicati ieri, cioè il giorno successivo, non hanno potuto usufruire di tanta generosità e così in sole ventiquattro ore sono saltati tutti i parametri. Il caso emblematico? Il giovane Sbaffo, che rischia di chiudere la sua carriera: 3 anni e 3 mesi la richiesta di Palazzi per un giocatore che ha sbagliato ma non ha taroccato, come Gervasoni e Carobbio, il calcio italiano. Insomma, siamo alle solite: la Giustizia Sportiva italiana non funziona e non lo diciamo soltanto noi, che siamo al di sopra delle parti, ma la stessa Federazione, pronta addirittura a delegittimare Palazzi e a far ribaltare le sue sentenze. Pensate che cosa potrà accadere quando la Disciplinare affronterà il prossimo processo, in cui saranno coinvolti i club più importanti - come Lazio, Lecce, Genoa, Siena, Bari - e i giocatori più in vista, di cui Mauri è l’icona. La sensazione è la stessa del 2006: che la fretta di finire presto è cattiva consigliera e porta su strade sbagliate. Forse è arrivata l’ora di rivedere tutto il sistema e di riformarlo. ___ il Giornale 02-06-2012 Modificato June 2, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 2, 2012 Prandelli e i garantisti sì, ma scemi no Le parole dell’allenatore e il doppio senso del suo “non esagerate” Editoriale de IL FOGLIO 02-06-2012 Non esagerate. Cesare Prandelli è una persona a modo che solitamente ci pensa due volte prima di aprire bocca per lanciare messaggi agli amici giornalisti. Non c’è dubbio che anche ieri il commissario tecnico della Nazionale abbia riflettuto a lungo prima di eccitare i giornaloni con quel suo clamoroso “se ci dicessero che per il bene del calcio la Nazionale non deve andare agli Europei non sarebbe un problema”. La frase naturalmente è un periodo del tutto ipotetico, del resto prontamente evaporato dal ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri con il suo benedicente “giocate, giocate bene e forza Italia”. Ma pur nel suo paradosso evidente (tranquilli, tra poco si scende in campo) l’uscita di Prandelli merita di essere commentata almeno per due ragioni. La prima riguarda la comprensibile insofferenza dell’allenatore per questo clima da caccia alle streghe, da “crociata” come ha detto lo stesso commissario tecnico, che si è venuto a creare attorno a quella che dovrebbe essere una, seppur clamorosa, normale inchiesta giudiziaria; e si può dire che Prandelli, come tutti gli italiani di buon senso, abbia gradito poco quello schizofrenico cortocircuito che è riuscito a trasformare un vecchio appunto di una procura in una “prova schiacciante” contro una persona che al momento non risulta neppure essere indagata. La seconda riguarda un concetto altrettanto importante, che negli ultimi tempi Prandelli ha mostrato di avere particolarmente a cuore. Perché va bene tutto, va bene impegnarsi in prima persona anche per difendere l’onore dei ragazzi che si ritrovano colpiti dagli schizzi di fango che arrivano dalle procure (e tenerli distinti dai “quaranta sfigatelli” che scommettono). Ma è necessario, per il bene del calcio, anche essere sinceri e dare il buon esempio, e non far finta di non capire che un calciatore che si ritrova indagato perché invece di pensare a giocare pensava a scommettere, o peggio a truccare le partite, non può essere un calciatore da portare come esempio in un campionato europeo. “Per quanto riguarda i giocatori – ha detto ieri il ct – continuiamo a dire che quelli che sono coinvolti non partiranno per gli Europei”. E immaginando che con la parola “coinvolti” Prandelli intendesse un calciatore che viene indagato per un reato come quelli del calcioscommesse, e che per questo non può rappresentare l’Italia in una competizione internazionale, allora verrebbe da dire: bravo Prandelli. Perché garantisti sì, ma scemi no. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato June 2, 2012 (modificato) Mistero Buffon di MARCO TRAVAGLIO (il Fatto Quotidiano 02-06-2012) Quando Paolo Rossi fu beccato nel primo calcioscommesse (quello del 1980) e si prese 2 anni di squalifica per un paio di puntate da 20 milioni di lire, un cronista gli domandò che cosa l’avesse spinto a rovinarsi per così poco, visto che guadagnava 5 miliardi all’anno. E lui: “Ho un figlio da mantenere”. Da allora ci si domanda chi scrive i testi ai calciatori. Ma anche ai presidenti, che un tempo Giulio Onesti chiamava “ricchi scemi” e non paiono cambiati granché. Andrea Agnelli ha fatto le scuole alte, è figlio del dottor Umberto, è nato e cresciuto nell’unica real casa rimasta in Italia dopo la caduta della monarchia, una famiglia nota per aver sempre professato il massimo rispetto nelle regole della giustizia, anche quando le violava. Il rampollo vince il primo scudetto della rinascita bianconera, dopo l’inferno della serie B e il purgatorio della lenta ricostruzione. E, anziché gioire per un trofeo conquistato finalmente sul campo, senza aiutini né moggismi, si affretta a dire che è il numero 30, non il 28, rivendicando i due revocati perché truccati da Calciopoli. Così getta lo scudetto meritato nel calderone di quelli immeritati. Un genio. Già che c’è elogia come “grande manager” Moggi, radiato dalla Federcalcio e condannato in tribunale per associazione per delinquere e minacce, e in appello per violenza privata. Non contento, appena emergono le accuse a Conte (ovviamente tutte da dimostrare), indagato per associazione a delinquere per un episodio relativo alla sua esperienza al Siena, si presenta al suo fianco e, anziché limitarsi a precisare che la Juve non c’entra, nutre fiducia in Conte, ma attende il verdetto dei giudici, si sporge in avanti anticipando la sentenza (“Conte è estraneo a tutto”) e annunciando che qualunque cosa accada “Conte guiderà la Juve nella prossima stagione”. Dichiarazione quantomeno azzardata, visto che l’indagine di Cremona è serissima: tant’è che finora gli indagati han quasi tutti patteggiato squalifiche con la giustizia sportiva. E Conte, se risultasse anche lui colpevole, rischia una squalifica da 3 anni alla radiazione e dunque non potrebbe allenare neanche una squadretta di Promozione. Agnelli non batte ciglio nemmeno quando Conte si copre di ridicolo attaccando la Procura perché, “prima di perquisirmi e indagarmi, avrebbe dovuto chiamarmi”. Ma certo, quando un magistrato deve perquisire qualcuno, la prima cosa che fa è chiamarlo, annunciargli l’arrivo degli agenti e prendere appuntamento se non è troppo disturbo. Anche Buffon fa un’uscita che pare un’entrata, giustificando i pareggi in saldo di fine stagione (“due feriti sono meglio di un morto”) e sparando a zero sui pm e i giornalisti per i “blitz annunciati” e le “fughe di notizie” (verbali depositati e dunque non segreti). Due giorni dopo un rapporto della Finanza rivela che Buffon ha scommesso 1 milione e mezzo in 10 mesi in una tabaccheria di Parma, come già nel 2006 in piena Calciopoli. Se si provasse che scommetteva su partite di calcio, avrebbe violato il codice sportivo e verrebbe squalificato. Ma i suoi legali, anziché escludere subito questa evenienza e spiegare su cos’altro scommetteva, vaneggiano di “privacy violata”. E Agnelli, anziché far luce sulle scommesse del suo portiere nonché capitano della Nazionale, strilla alla giustizia a orologeria: “Singolare che l’infor mativa esca proprio ora”. E quando avrebbe dovuto uscire, di grazia? Qui lo scandalo sono eventualmente le scommesse, non la notizia. Oltre a parlare come un Berlusconi qualsiasi (infatti Giornale e Libero titolano: “Vendetta dei pm su Buffon”), Agnelli non s’accorge che “a orologeria” potrebbe essere l’uscita preventiva di Buffon. Sapendo di avere scommesso cifre esorbitanti e sospettando di essere stato scoperto, il portiere potrebbe aver giocato d’anticipo attaccando i pm per gabellare l’inda gine per una ritorsione. Ma a questo punto si fa strada l’ipotesi più inquietante di tutte: che Andrea Agnelli i testi se li scriva da solo. ------- il Fatto Quotidiano 02-06-2012 Modificato June 2, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti