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Roberto Baggio

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Afbeeldingsresultaat voor juventus   ROBERTO BAGGIO

 

 

Afbeeldingsresultaat voor roberto baggio juventus

 

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Baggio

 


Nato a Caldogno, in provincia di Vicenza, il 18 febbraio del 1967, Roberto Baggio inizia a tirare calci ad un pallone nella squadra del suo paese, per poi trasferirsi al Vicenza in Serie C1, a quindici anni; con la maglia biancorossa dimostra di essere un potenziale fuoriclasse, mettendo a segno, con la squadra Primavera 46 goal in 48 partite. Queste ottime prestazioni gli permettono di debuttare in prima squadra nel 1983; nella stagione 1984/85 mette a segno 12 reti in 29 partite, consentendo così, alla squadra vicentina, di essere promossa in serie B. In una delle ultime giornate di campionato, si rompe il ginocchio destro; la Fiorentina, che lo ha già acquistato, ha la possibilità di recedere dal contratto, ma il presidente viola, Piercesare Baretti, decide di credere nel suo recupero.

Dopo due anni di calvario esordisce in serie A il 21 settembre 1986 e realizza il suo primo goal nella massima divisione il 10 maggio 1987, contro il Napoli di Maradona. Proprio contro i partenopei, il 17 settembre 1989, Roberto segna uno dei suoi goal più belli, partendo dalla propria metà campo, saltando tutta la difesa partenopea, compreso il portiere Galli e depositando il pallone in rete.

Rimarrà in Toscana fino al 1990, quando si trasferisce alla Juventus, tra le furiose e violente proteste della tifoseria fiorentina, conscia di perdere un grande giocatore, già diventato un idolo.

Le grandi giocate di Baggio gli fanno guadagnare la convocazione dal Commissario Tecnico della Nazionale, Azeglio Vicini, e la partecipazione ai mondiali italiani del 1990. Sono le notti magiche di Toto Schillaci; Baggio non parte titolare, ma presto conquista il posto in squadra, rispondendo sempre con grandi prestazioni. Mette a segno un goal memorabile nella sfida contro la Cecoslovacchia ed un ulteriore goal nella finale per il terzo posto contro l'Inghilterra.

Terminati i mondiali, Baggio inizia la sua avventura nella Juventus che durerà 5 anni: saranno 200 presente e 115 reti. Sono gli anni della consacrazione del Codino, che vincerà coi colori bianconeri uno scudetto, una Coppa Italia ed una Coppa Uefa. Verrà inoltre premiato con il Pallone d'oro nel 1993 e col premio FIFA World Player nel 1994. Nonostante tutti questi successi, non riesce ad entrare nel cuore dei dirigenti bianconeri (celebre è rimasto lappellativo di Coniglio bagnato, coniato dallAvvocato) e nemmeno in quello dei tifosi, che non gli hanno mai perdonato il gesto di togliersi la sciarpa bianconera alla sua presentazione alla stampa e, soprattutto, quando, il 6 aprile 1991, ritorna per la prima volta a Firenze con la maglia della Juventus. Baggio gioca male e si rifiuta di tirare il rigore che potrebbe dare il pareggio alla squadra bianconera; sostituito dopo unora, uscendo dal campo raccoglie una sciarpa viola lanciata da una ragazza dei distinti. Il boato di gioia della gente di Firenze è pari soltanto alluragano di fischi dei tifosi bianconeri.

Nell'estate del 1994 è convocato per i mondiali negli Stai Uniti. Baggio è considerato da molti il calciatore che può far sognare lItalia, ma l'inizio è stentato: gli azzurri passano a fatica la prima fase, ripescati tra le migliori terze dei gironi di qualificazione, ed il rapporto tra Baggio ed il Commissario Tecnico Arrigo Sacchi non sembra essere dei migliori, a causa del gesto di disappunto del Codino dopo la sostituzione nei primi minuti del match contro la Norvegia, in seguito all'espulsione del portiere Gianluca Pagliuca. Le immagini televisive sono chiarissime: «questo è matto, questo è matto!», continua a ripetere Roberto, quando esce dal campo.

Gli ottavi di finale vedono l'Italia opposta alla Nigeria: gli azzurri, sotto di un goal e con un uomo in meno a causa dellespulsione di Zola, pareggiano al 88° proprio grazie ad una prodezza di Baggio; nei tempi supplementari, è ancora Baggio, al 102°, stavolta su rigore, a mettere il suggello alla partita. Roberto continua a segnare anche nei turni successivi, contro la Spagna nei quarti di finale e contro la Bulgaria (2 goal) in semifinale. Ma proprio contro i bulgari si infortuna; dovrebbe riposarsi, ma come si può rinunciare alla finalissima contro il Brasile? Si gioca alluna di pomeriggio a Pasadena, sobborgo di Los Angeles, con un caldo torrido; i rigori daranno la vittoria ai sudamericani per 3-2, con ultimo rigore sbagliato proprio da Baggio che tira alto sopra la traversa, dopo gli errori di capitan Baresi e di Massaro.

Baggio, che fatica sempre più a trovar posto nella Juventus decisa a puntare sullastro nascente Del Piero, si trasferisce nell'estate del 1995 al Milan, guidato da Fabio Capello, rimanendovi per due anni; nonostante le vittorie della squadra milanese, Baggio non trova spazio diventando una riserva di lusso. Chiaramente, non viene convocato per gli Europei inglesi del 1996; la maglia numero 10 della Nazionale è indossata da Zola e proprio il giocatore sardo fallisce il rigore decisivo contro la Germania e gli azzurri vengono eliminati al primo turno. Arrigo Sacchi viene esonerato e ritorna sulla panchina del Milan, convincendo Roberto ad abbandonare la squadra rossonera, l'estate successiva.

Baggio decide di ripartire dal Bologna: sarà la stagione del rilancio e del record personale di marcature, ben 22 reti segnate in 30 partite. Il Commissario Tecnico della Nazionale Cesare Maldini è costretto, a furor di popolo, a convocarlo per il mondiale del 1998 in Francia.

La decisione di Maldini non si rivelerà felice ed il mondiale francese vivrà tutto sul dualismo tra Baggio e Del Piero, minando gli equilibri interni della squadra. Baggio segnerà due reti, diventando così l'unico giocatore italiano ad aver segnato in tre mondiali diversi. L'eliminazione arriva ai quarti di finale, per mano della Francia, futura campione del mondo, ancora ai calci di rigore ma, questa volta, Baggio realizza il suo tiro dagli undici metri.

Quella stessa estate si trasferisce nuovamente ed approda all'Inter, guidata per quella stagione da Gigi Simoni. È una delle stagioni più controverse della squadra meneghina, con numerosi cambi d'allenatore (Simoni, Lucescu, Hodgson ed infine Castellini) che impediscono a Baggio di esprimersi al meglio. Nella seconda stagione arriva Marcello Lippi, ma anche con lallenatore toscano i rapporti non sono buoni, tanto che, al termine dei due anni di contratto, Baggio si congeda dall'Inter, con una doppietta nello spareggio contro il Parma, che regala ai nerazzurri l'ammissione alla Champions League.

Baggio decide di ritornare ad una squadra provinciale, trasferendosi al Brescia, sotto la guida di Carlo Mazzone, con l'obiettivo dichiarato di partecipare ai mondiali del 2002. Obiettivo mancato, anche a causa di un brutto infortunio al ginocchio sinistro che a più riprese ne condiziona la stagione decisiva, dissuadendo il Commissario Tecnico della Nazionale Italiana, Giovanni Trapattoni, dal convocarlo.

Il 14 marzo 2004, durante il match contro il Parma, Roberto Baggio mette a segno il suo duecentesimo goal in serie A, traguardo raggiunto solo da quattro altri mostri sacri del campionato italiano: Silvio Piola, Gunnar Nordhal, Giuseppe Meazza e José Altafini.

Qualità tecniche superlative, nessuno può metterlo in dubbio, da fuoriclasse assoluto ma che, onestamente, non lo è stato per limiti fisici e caratteriali. La vittoria al Mondiale americano gli avrebbe insegnato a vincere, invece, quel rigore sbagliato lo consacrò definitivamente come Coniglio bagnato. Linfortunio dellanno dopo, che gli fa saltare praticamente tutto il girone dandata, e lesplosione di Del Piero, lo relegano di nuovo al ruolo di ciliegina sulla torta, come accadrà in seguito al Milan.

Il palmares è troppo esiguo per includerlo nellOlimpo ed, a ben vedere, in nessuno dei due scudetti fu veramente decisivo, anche se non solo per colpa sua. Pochi, infatti, ricordano che, per lunghi anni, è stato loggetto delle polemiche di chi lo considerava un raccomandato, sullaltare del quale veniva sacrificato Zola. Poi, piano piano, è diventato lidolo del circo televisivo, per assurgere a vittima di Del Piero; la bellezza del nostro sistema giornalistico.

Con la Juventus, oggettivamente, ha fatto il massimo; aveva contro un Milan inavvicinabile e, quel poco che ha vinto (tranne lo scudetto), lo ha fatto da protagonista quasi assoluto (la Coppa Uefa la vinse da solo, finale a parte).

Unico lo è stato sicuramente per la capacità di dividere lopinione pubblica. Gli ultimi anni era diventato insopportabile per laura di santità che circondava qualsiasi cosa dicesse o facesse. A suo favore, il fatto che lasciato il calcio sia sparito, senza lucrare sulla sua popolarità immensa. Davvero un personaggio controverso che, però, ci ha lasciato almeno una trentina di goal indimenticabili.

Roberto Baggio disputa lultima partita della sua lunga carriera il 16 maggio 2004 (Milan - Brescia 4-2, ultima giornata della stagione), non prima tuttavia di essere convocato, il 28 aprile 2004, per unultima volta in Nazionale, in occasione di una partita amichevole contro la Spagna. Al termine della stagione, in suo onore, il Brescia (che con lui in cabina di regia si salva per quattro anni di seguito) ritira la maglia numero 10 da lui indossata per 5 stagioni.


IL RACCONTO DI ADALBERTO SCEMMA, SU HURRÀ JUVENTUS DEL FEBBRAIO 1994:

«Macché signor Baggio! Chiamatemi Roberto. Non fatemi sentire il peso di un premio che ho vinto per merito mio, ma anche di altri. Perché io sono sempre io, Baggio è rimasto Baggio. E rimarrà così».

Eccolo qui, parola per parola, il primo commento di Roby allesito della votazione di France Football. Un inno allumiltà persino eccessivo, in un giocatore che proprio la conquista del Pallone doro ha consegnato, non soltanto alla storia, ma addirittura alla leggenda del calcio.

Roberto Baggio non ha perso una virgola della semplicità di un tempo, quella semplicità che è diventata (anche sul piano delle connotazioni calcistiche) unarma supplementare. «Ma sono proprio le cose semplici, che ti permettono di divertirti. Da professionista capisci che il divertimento cè salo quando vinci. Lultima volta che mi sono divertito è stato la scorsa estate, giocando sulla spiaggia».

Può darsi, ipotizza qualcuno, che limmagine di calciatore un po fuori dalle righe (il codino, ladesione al buddismo e così via) lo abbia aiutato ad imporsi. Proprio vero? Roberto fila in dribbling saltando i se ed i ma come birilli. «Quando a vincere erano gli altri mi limitavo a pensare: beati loro. Oggi non lo so proprio. Qualcosa di importante lho fatto, se in tanti mi hanno scelto deve esserci una buona ragione. Eppoi un premio non è mai lespressione di un giudizio definitivo su un calciatore: sono i risultati che decidono. Se fossi arrivato secondo in Coppa Uefa, se non avessi realizzato cinque goals tra le semifinali e le finali, non parleremmo di queste cose».

Limmagine, insomma, conta ben poco. Roberto Baggio ha il pregio di essere se stesso anche e soprattutto quando porta avanti scelte non tradizionali. I dettami di casa Juve impongono un certo stile di vita ed il rispetto di regole non codificate, e tuttavia quasi mai disattese, anche a proposito del look. Linvito di Boniperti a passare dal barbiere, in passato, veniva accolto alla stregua di un ordine. Di qui quel minimo di difficoltà (soprattutto psicologiche) che Roberto ha già dovuto superare per imporre anche allinterno dellambiente juventino la propria personalità. Ma il codino, più che un vezzo narcisistico, è diventato un emblema. Di serenità, però, non di trasgressione.

Che cosa rappresenta, per Roberto Baggio, la conquista del Pallone dOro? Ogni medaglia ha sempre due facce: «Da un lato il Pallone è un meraviglioso compagno di viaggio e di avventura; dallaltro, rappresenta un peso, anche se questa mia valutazione può apparire scontata. Le responsabilità sono aumentate. Ora la gente si aspetta che io giochi sempre al massimo e che dia spettacolo. Il sempre, però, non è possibile. Paura? No di certo. A farmi compagnia cè sempre il gusto della sfida, la voglia di dimostrare a tutti, anche a me stesso, che sono allaltezza».

Proprio il gusto della sfida, non a caso, ha scandito la prima fase della carriera di Baggio, quando linfortunio al ginocchio, con la lunghissima assenza dai campi di gioco, aveva lasciato presumere addirittura un addio al calcio. Per riemergere, Roberto si era affidato ad un grande professionista come il professore Carlo Vittori, il maestro di Pietro Mennea, nella fase di rieducazione; eppoi a sé stesso, alla propria straordinaria motivazione. «In effetti sono uscito da un vero e proprio labirinto di dubbi, di confusione, di perplessità. Allenarsi per due anni da solo è unesperienza terribile: una volta superato quel trauma, nulla fa più paura. Nei momenti di sconforto mi ha aiutato questa straordinaria voglia di riprovarci, a costo di qualsiasi sacrificio».

È proprio di fronte alle difficoltà che si rafforza il carattere. Roberto è uscito temperato dai sacrifici che ha dovuto affrontare, al punto da affinare anche il proprio bagaglio di calciatore non votato soltanto alla purezza del gesto tecnico. «Molti dicono che cerco maggiormente il contrasto, che lotto con più determinazione rispetto al passato. Forse è soltanto perché mi sento padrone della situazione e rischio cose che una volta neppure mi venivano in mente. Faccio un esempio: mi capita spesso di entrare in scivolata per guadagnare quella frazione di secondo che può essere determinante. Eppure proprio in una situazione di gioco analoga riuscii, da ragazzo, a farmi a pezzi il ginocchio».

Qual è stato il momento più difficile, fatta eccezione per gli anni giovanili, della carriera Baggio? Cè stato un momento, due anni fa, in cui tutto sembrava girare dalla parte sbagliata. «Stavo male e durante la settimana non mi allenavo, ma alla domenica ero costretto ad andare in campo, conciato in quel modo. Alla fine del girone dandata avevo collezionato due goal soltanto, entrambi su rigore. Quando ci penso ho limpressione di aver vissuto un incubo. Uscii dal tunnel soltanto grazie al goal segnato in azione contro Malta. Senza quel guizzo, probabilmente non sarei qui a parlare, oggi, del Pallone dOro».

Nelle dichiarazioni di Roberto Raggio, prima e dopo il riconoscimento di France Football, cè una costante che innesca la curiosità di approfondire. Ci riferiamo al significato del goal, capace spesso di assumere unimportanza determinante. «I goal sono la chiave del successo, e senza successo nel calcio non sei nessuno. Ci sono giocatori bravissimi, serissimi, fondamentali per leconomia delle loro squadre, che trovano posto, una volta finita la carriera, soltanto in qualche ricordo sbiadito. La gente ti ricorda soprattutto per le reti che hai messo a segno, non per quelle che hai impedito di realizzare, e neppure gli assist, magari stupendi, che sei riuscito a inventare. Io cerco il goal come un fatto naturale. E continuo a pensare che i miei goal in Coppa siano alla base del successo».

Sul nome di Roberto Baggio vincitore del Pallone dOro sembravano daccordo i critici sin dallautunno scorso, quando proprio da Parigi cominciavano ad arrivare le prime indiscrezioni sullesito del referendum. E tuttavia Roberto aveva palesato le proprie perplessità. Questione, ovviamente, di scaramanzia. «Anche quando tutti sparavano titoli a nove colonne, io pensavo: Roby, attento, è in arrivo una fregatura. Spesso mi è tornata in mente la notte della finale-bis contro il Borussia Dortmund: pioveva a dirotto, ricordate? Beh, anche in quella circostanza ho temuto che saltasse tutto. Cera una vocina dentro me che non stava mai zitta: per una volta che ti capita di vincere rinviano la partita. Le foto con il Pallone dOro le ho fatte con la speranza che il grande sogno si avverasse. Si è avverato, grazie al cielo».

Da un lato la speranza di vedere finalmente riconosciuta una leadership indiscussa a livello europeo; dallaltro la possibilità che la bilancia dei voti si mettesse improvvisamente a pendere dalla parte di altre tre eccellenti B del calcio: Baresi, Bergkamp e Bokic. Quale sarebbe stata la reazione di Roberto Baggio? «Al massimo mi sarebbe scappato un beati loro del tutto sincero. Non ho mai provato invidia nei confronti di nessuno. Eppoi il meccanismo del Pallone dOro è davvero tutto particolare. Questanno ho ricevuto 142 voti, lo scorso anno neppure uno: sono proprio questi eccessi, nel bene o nel male, a farmi accettare con estrema serenità ciò che la vita mi riserva giorno dopo giorno. Linvidia, naturalmente, non la conosco».

Senza le prodezze realizzate in azzurro durante le qualificazioni per i Mondiali americani (incontri di Coppa Uefa a parte), difficilmente Baggio sarebbe arrivato a conquistare il Pallone dOro. Anche per questo la riconoscenza nei confronti di Arrigo Sacchi, che gli ha manifestato fiducia in un momento particolarmente delicato della carriera, è esplicita. «Sacchi mi è stato vicino in un periodo nero. Per tre mesi ho giocato con uno stiramento. Non mi riconoscevo più. Poi a Foggia, contro Cipro, cè stata la partita della svolta. Lì sono uscito dal tunnel».

Undici anni fa il Pallone dOro di Paolo Rossi, ora quello di Roberto Baggio. Due fuoriclasse accomunati, oltre che dal colore bianconero, anche dal biancorosso della maglia vicentina. Una scuola calcistica che porta buono sia quando si tratta, come nel caso di Baggio, di insegnare i primi rudimenti, sia quando (ecco il caso di Pablito) si presenta la necessità di un riciclaggio. E proprio la storia del Vicenza è del resto infittita di personaggi capaci di vivere qui una seconda od addirittura una terza giovinezza: basterebbe citare Sormani, oltre al leggendario Vinicio. «A Vicenza», ride Baggio, «hanno brevettato una specialità: quella di gonfiare i Palloni dOro. Guai a chi ha il coraggio, comunque, di parlare di me e di Paolo Rossi paragonandoci a due palloni gonfiati!»

La milizia nel Vicenza, con il debutto in Serie C a 16 anni appena compiuti, ha permesso a Roberto, che giocava allora senza avvertire il peso delle responsabilità, di esprimersi in punta di fantasia. La stessa fantasia, peraltro, che Roberto ha avuto come compagna nella Fiorentina, durante cinque scoppiettanti stagioni, e che qualcuno sostiene abbia in parte smarrito dopo il passaggio alla Juventus. Ha ragione Sivori, dunque, quando critica la decisione di France Football di assegnare a Baggio il massimo riconoscimento? «A Sivori non rispondo, ma devo ammettere che in parte ha ragione. È vero: quando giocavo nella Fiorentina mi esprimevo con maggiore fantasia, ma va tenuto conto che a Firenze potevo permettermi tutto o quasi tutto, la pressione non era massiccia come a Torino. Nella Juventus ogni partita è decisiva, bisogna giocarla con grande raziocinio. La creatività da sola non basta».

Il giudizio maligno di Omar Sivori è stato accolto da Baggio con molta serenità. La giornata di lunedì 27 dicembre, tuttavia, è stata ricca soprattutto di elogi. A chiamare Roberto (la sua casa di Caldogno è stata tempestata di telefonate) hanno provveduto amici, conoscenti ed anche semplici tifosi, entusiasti per lassegnazione di un premio così prestigioso.

Tra le tante chiamate («Tutte gratificanti, non è vero che si tratta di un copione banale»), Roberto ha gradito in particolare quella tradizionalmente mattutina dellavvocato Agnelli: «Non ci siamo detti nulla di particolare e soprattutto non ci sono stati confronti con Platini. Si è trattato di un dialogo tra due appassionati di calcio. Felici, naturalmente».

Da quando Andreina e Roberto (in attesa del secondogenito) hanno trasferito la base familiare nella villetta di Caldogno appena restaurata, le visite ai parenti ed ai vecchi amici si sono natural-mente infittite. In paese non cè proprio bisogno di dire chiamatemi Roberto. Quel nome è familiare, quasi che il Baggio fosse uninutile appendice. Cè il senso delle radici più profonde ma anche, e soprattutto, di una naturalezza nei rapporti umani che Roberto si è poi ritrovato in dote anche nel momento più alto, e più difficile, della carriera.

«Sono contenta per lui», ha detto Andreina, «perché il Pallone dOro ha dato un senso a tanti sacrifici. Ma la cosa che maggiormente ho apprezzato è stata la serenità che Roberto è riuscito a trasmettere un po a tutti. E rimasto, insomma, con i piedi per terra. Come era giusto che fosse».
Anche il papà e la mamma di Roberto hanno gioito, ma senza esagerare. A Caldogno è di casa il realismo.
«Gioie e dolori», questo è il commento, «vanno vissute in punta di piedi».

Ed è un modo molto veneto di filosofar di vita. «In paese», dice mamma Matilde, «ricordano Roberto proprio perché aveva sempre il pallone tra i piedi. Correva come un matto. Il calcio per lui è sempre stato come una malattia. Sarebbe stato disposto a sacrificare qualsiasi cosa. Seguiva suo fratello Walter, quando andava al campo ad allenarsi, e non lo mollava più. Il premio che ha vinto ha fatto piacere a tutti anche perché tutti, credo, hanno partecipato, tanti anni fa, alla formazione di quello che oggi viene considerato un campione».

Diego Ceola, uno degli amici più cari di Roberto, ha vissuto con lui, sui banchi di scuola e sui campi di calcio, tutta linfanzia e ladolescenza. «Lunico rammarico», dice, «è che la gloria sportiva ha privato Roberto di tutte le gioie che vivono i ragazzi normali. A quindici anni era già famoso, non ha più potuto evitare i riflettori. Per questo avrei preferito che il Pallone dOro fosse andato a Maldini. La difficoltà per Roberto, oggi come oggi, è quella di inventarsi nuovi stimoli».

Sotto questo profilo, invece, ha ben pochi dubbi Giulio Savoini, il responsabile del settore giovanile del Vicenza, una leggenda del calcio biancorosso dopo essere stato per numerose stagioni protagonista sia in attacco che in difesa, come terzino fluidificante. «Il segreto di Roberto è soprattutto quello di amare il calcio. Una volta finiti gli allenamenti, invece di prendere la corriera e di tornare a casa, rimaneva sul campo a guardare i più grandi. Era sempre lultimo ad andare via. Ha una passione straordinaria».


COSÌ LO RACCONTA DA VLADIMIRO CAMINITI, NEL 1991:

La vita è alimentata anche da pregiudizi, che guastano la natura degli uomini. In Italia a qualsiasi livello di occupazione e di ruolo, essi si materializzano in etichette, il calcio non può fare eccezione, pochi campioni sfuggono a catalogazioni preconcette. Che si diceva di Roberto Baggio di Caldogno in quel di Vicenza, prima che si trasferisse definitivamente a Torino? Si diceva per lappunto che era il classico mezzo fuoriclasse, il giocatore virtuoso del pezzo dautore, breviter il campione degli scampoli. Detto più crudamente: la ciliegina sulla torta. Ci vuole la squadra, poi cè lui. Io penso che questa etichetta ha rappresentato tutto il Baggio fiorentino, delizia impareggiabile di quei tifosi. I cinque anni viola non ne mutarono il destino. Baggio non vinse nulla, ma fece scrivere di tutto. Ed incantò puntualmente la Juventus, e lAvvocato, nei confronti diretti. Salvo lui per primo negare anche la più remota possibilità a potersi trasferire un giorno nella società bianconera.

Non dire mai nel calcio che cosa è impossibile. Niente è vietato alla Juventus. Nellestate 1990, il trasferimento choc fu realtà. La Juventus andò in campionato a miracol mostrare col suo fiore allocchiello. I ricordi sono nitidi, la stagione non fu esemplare, anche per il giocatore. Nel campionato di Maifredi bianconero, la Juventus finì ingloriosamente settima, furono sorbole, furono polemiche, furono lacrime amare. E Baggio? Non aveva colpe specifiche, aveva come sempre fatto il dover suo, 14 goal alla pari con quel certo centravanti tutto istinto di Klinsmann, la dicono lunga.

Poi il recupero delle entità irrinunciabili, il ritorno di Boniperti e Trapattoni, e per Baggio linizio di una nuova storia. Anzi linizio della storia, la Juventus della normalità seconda in campionato cioè di nuovo degna della sua tradizione, superata soltanto dal Milan delle sinergie televisive, e Baggio rapace nel goal (ben 18) e soprattutto in grado di smentire certe affermazioni gratuite e per niente simpatiche: altro che ciliegina sulla torta!

Questo si deve scrivere, dopo avergli visto giocare alcune inobliabili partite per la Signora con un impegno smeraldino, non più solamente il rifinitore impeccabile, il finalizzatore strabiliante, anche il giocatore al servizio degli schemi, rapace nel goal ma anche capace di una spola virtuosa, luomo chiave della manovra, il punto di riferimento.

Baggio è cresciuto con la Juventus, e Trapattoni detto Trap ha avuto ben ragione di esultare. Rivedo la sua magica prestazione del Meazza contro lInter, sublimata da un goal dautore che ha consentito ai soliti di vestire le piume del pavone. lavevano detto o no che soltanto Meazza si poteva comparare allasso di Caldogno?

Baggio si inserisce tra i più grandi della storia juventina col diritto della classe. Vi sono campioni che superano le mode. che valicano gli oceani. che caratterizzano unepoca ed al contempo sono la naturale e perenne espressione di un gioco, di uno sport, di unarte.

È il caso di Baggio. La sua finezza interpretativa, il tocco davvero araldico sui calci piazzati che lo accosta a Maradona, il suo dribbling di possesso irresistibile e la sua capacità di goleare da vicino e da lontano con inflessibile lucidità e freddezza, lo pongono allo stesso livello degli assi più straordinari di ogni tempo.

Cera da affezionarsi alla maglia bianconera, bisognava che la magia del gioco di Baggio creasse nuovi incantesimi. La cosa è puntualmente avvenuta. Ora Baggio si collega a Vialli perché la favola prosegua verso nuovi irrinunciabili traguardi. Un asso irripetibile adorna il diadema di nostra signora di Torino, che è la signora di tutti gli sportivi italiani dai cinque ai novanta anni, la squadra che coi suoi assi, da Giacone a Peruzzi, da Goccione a Kohler, da Hirzer a Baggio, unisce gli italiani dal mare alle Alpi.



http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/02/roberto-baggio.html

 

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Afbeeldingsresultaat voor juventus   ROBERTO BAGGIO

 

 

Afbeeldingsresultaat voor roberto baggio juventus

 

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Baggio

 

 

Nazione: Italia 20px-Flag_of_Italy.svg.png
Luogo di nascita: Caldogno (Vicenza)
Data di nascita: 18.02.1967
Ruolo: Attaccante
Altezza: 174 cm
Peso: 72 kg
Nazionale Italiano
Soprannome: Divin codino, Coniglio bagnato, Raffaello

 

 

 

Roberto Baggio
Roberto Baggio - Italia '90.jpg
Roberto Baggio in maglia azzurra nel 1990
     
Nazionalità Italia Italia
Altezza 174[1] cm
Peso 72[1] kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Attaccante, centrocampista
Ritirato 1º luglio 2004
Carriera
Giovanili
1974-1980 600px Rosso e Granata.png Caldogno
1980-1982 L.R. Vicenza
Squadre di club1
1982-1985 L.R. Vicenza 36 (13)
1985-1990 Fiorentina 94 (39)[2]
1990-1995 Juventus 141 (78)
1995-1997 Milan 51 (12)
1997-1998 Bologna 30 (22)
1998-2000 Inter 41 (9)[3]
2000-2004 Brescia 95 (45)
Nazionale
1984 Italia Italia U-16 4 (3)[4]
1988-2004 Italia Italia 56 (27)
Palmarès
Coppa mondiale.svg Mondiali di calcio
Bronzo Italia 1990
Argento Stati Uniti 1994
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 16 maggio 2004

Roberto Baggio (Caldogno, 18 febbraio 1967) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante o centrocampista, vice-campione del mondo con la nazionale italiana nel 1994.

Soprannominato Raffaello[5] o Divin Codino,[6] è ritenuto uno dei migliori giocatori della storia del calcio mondiale.[7][8][9][10]

Con le squadre di club ha conquistato due scudetti (1994-1995 e 1995-1996), una Coppa Italia (1994-1995) e una Coppa UEFA (1992-1993). In nazionale ha preso parte a tre Mondiali (1990, 1994 e 1998), sfiorando la vittoria dell'edizione 1994: vice-capocannoniere del torneo con 5 reti, sbagliò l'ultimo penalty della finale contro il Brasile, vinta dai sudamericani ai tiri di rigore.[11]

Pur non avendo mai vinto la classifica dei marcatori, è il settimo realizzatore del campionato di Serie A con 205 gol, preceduto da Silvio Piola, Francesco Totti, Gunnar Nordahl, Giuseppe Meazza, José Altafini e Antonio Di Natale. Prolifico anche in nazionale, con 27 reti in 56 partite è quarto tra i migliori realizzatori in maglia azzurra, a pari merito con Alessandro Del Piero. È inoltre tra i migliori marcatori italiani nei Mondiali (9 gol, a pari merito con Paolo Rossi e Christian Vieri), nonché l'unico ad aver segnato in tre diverse edizioni.[12]

A livello individuale ha conseguito numerosi riconoscimenti,[13][14] tra cui il Pallone d'oro e il FIFA World Player nel 1993[15][16]e l'edizione inaugurale del Golden Foot nel 2003. Occupa la 16ª posizione (primo italiano) nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata da World Soccer nel 1999,[17] ed è stato inserito da Pelé nel FIFA 100, la lista dei 125 più grandi calciatori viventi divulgata nel 2004.[18] Oltre a ciò, è stato introdotto nella Hall of Fame del calcio italiano nel 2011[19][20] e nella Walk of Fame dello sport tricolore nel 2015.

Durante la carriera ha diviso a metà la critica tra ammiratori e oppositori.[21][22][23][24]

 

Biografia

È sesto degli otto figli di Matilde Rizzotto e Fiorindo Baggio (fra cui vi è Eddy, anche lui ex calciatore).[25] Appassionatosi al calcio fin da piccolo,[26][27] il suo idolo era Zico.[28]

A due mesi dalla fine degli studi decide di andare in ritiro con il L.R. Vicenza, e non consegue il diploma.[29] Dalla sua unione con Andreina, sposata nel 1989,[29] sono nati tre figli.

Dapprima cattolico, si è avvicinato al buddhismo, aderendo alla Soka Gakkai dal 1º gennaio 1988.[30][31] In seguito ha aperto un centro della Soka Gakkai in un locale di sua proprietà[32] e una sala di riunione a Thiene;[33] ha inoltre inaugurato a Corsico il più grande centro culturale buddista d'Europa.[34]

È proprietario di un'azienda agricola in Argentina, e dal novembre 1991 al settembre 2012 ha gestito un negozio di articoli sportivi a Thiene, chiamato Roberto Baggio Sport, chiuso per la crisi economica.[35]

Nel febbraio 1997 fu convocato come testimone dalla Finanza a seguito di una truffa internazionale ai suoi danni nella quale perse circa 7 miliardi in un investimento su un miniera in Perù gestita da una banca caraibica e da promotori italiani.[36]

Nel dicembre del 1994, con un guadagno annuo di circa 8,6 miliardi di lire (5,3 di contratto e 3,3 di entrate pubblicitarie), fu il primo calciatore a entrare tra i quaranta sportivi più pagati del mondo secondo Forbes.[37]

Ha scritto un'autobiografia, pubblicata nel 2001, col titolo Una porta nel cielo, nella quale ripercorre la carriera, il rapporto con la fede buddhista, e approfondisce i complicati rapporti avuti con alcuni allenatori (Arrigo Sacchi, Renzo Ulivieri e Marcello Lippi), spendendo parole di elogio per altri (Giovanni Trapattoni, Gigi Simoni, Gigi Maifredi, Óscar Tabárez e Carlo Mazzone).

Impegno nel sociale

Ambasciatore FAO,[38] ha preso parte a numerose iniziative benefiche.[39][40]

Il 9 novembre 2010 gli fu assegnato il "Peace Summit Award 2010", riconoscimento assegnato annualmente da una commissione composta dai Premi Nobel per la pace alla personalità più impegnata verso i più bisognosi, per «il suo impegno forte e costante alla pace nel mondo e le relative attività internazionali».[41][42]

Popolarità

Molto popolare sia in Italia che all'estero,[43][44][45] Baggio è stato protagonista di diversi spot pubblicitari.[46][47][48] Gli sono state dedicate poesie,[49] canzoni[50][51] e opere teatrali,[52] ed è possibile trovare riferimenti alla sua figura anche in fumetti, cartoni animati e videogiochi.[53] È stato inoltre oggetto di imitazioni satiriche.[54]

Controversie

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Il rapporto fra Baggio e l'allenatore Marcello Lippi ha avuto vari dissidi, nati alla Juventus e poi deflagrati all'Inter.

Baggio ha avuto dissapori con quasi tutti i suoi allenatori.[23] Tra i primi, quello con Sven-Göran Eriksson alla Fiorentina,[23] perché il tecnico svedese voleva cederlo in prestito al Cesena per fargli fare esperienza,[24][55] e perché voleva schierarlo ala destra,[56] e quello con Giovanni Trapattoni, suo tecnico dapprima nella Juventus (1991-1994) e poi nell'Italia (2000-2004),[22] il quale era solito richiamarlo a fischi quando Baggio non tornava a centrocampo[24][55] e che, inoltre, aveva accusato il calciatore di «non giocare per la squadra» dopo averlo sostituito in un Inter-Juve (3-1) dell'ottobre 1992.[56]

Cesare Maldini lo mandò più volte in panchina nell'Under-21.[24][55]

Alla Juventus ebbe forti contrasti con la dirigenza, formata dal trio Giraudo-Moggi-Bettega.[57] oltre che con Marcello Lippi, che lo ha allenato sia nella Juve sia nell'Inter.[58] Nell'autobiografia, Baggio accusa Lippi d'avergli chiesto di fargli i nomi dei calciatori a lui contrari. Dinanzi al rifiuto di Baggio, il tecnico aveva reagito con un atteggiamento ostile. L'allenatore rispose affermando di non aver mai chiesto aiuto a Baggio «perché è una persona di cui non ho stima e che non reputo importante dal punto di vista umano» e dando mandato ai propri avvocati di avviare un'azione legale contro il giocatore, contro le «cattiverie e falsità» raccontate[59] e minacciando di querelarlo.[24]

Al Milan, Baggio ebbe rapporti negativi sia con Fabio Capello,[56] di cui, in seguito al suo passaggio al Real Madrid disse che "nello spogliatoio non lo sopportava più nessuno",[60] e che al suo ritorno al Milan disse a Baggio che "per lui non c'era più posto",[55] sia con Arrigo Sacchi – che lo ha allenato sia in nazionale sia al Milan –, un tempo suo amico, che l'aveva fatto giocare in azzurro quando la Juventus era intenzionata a cederlo,[61] reo d'averlo fatto allenare per "farlo entrare nel suo schema tattico".[27] Al termine del rapporto con la società rossonera, sarebbe dovuto passare al Parma, ma l'attaccante Enrico Chiesa si oppose,[28][62] inoltre il giocatore non rientrò nei piani tattici del tecnico degli emiliani Carlo Ancelotti:[28][55][62][63] nonostante la volontà della famiglia Tanzi, proprietaria del club, l'affare non si concluse e il caso Baggio portò al licenziamento del direttore sportivo Riccardo Sogliano.[62]

Baggio passò al Bologna, dove cominciò un rapporto conflittuale con l'allenatore Renzo Ulivieri, che lo pose allo stesso livello di tutti gli altri calciatori.[28][63] L'apice fu raggiunto nel gennaio del 1998 quando il tecnico non lo schiera titolare contro la Juventus, comunicando la decisione al giocatore il giorno prima: Baggio lasciò il ritiro e non andò in panchina.[23]Poco prima di questo incontro Ulivieri, in seguito agli scontri con Baggio, diede per la seconda volta le dimissioni (la prima volta, nell'agosto del 1997, in seguito a un'amichevole persa contro l'Inter, l'allenatore rassegnò le dimissioni sempre per dissapori con il calciatore), che però, come nel 1997, vennero rifiutate.[24][55]

Caratteristiche tecniche

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Un giovane Baggio in acrobazia al Lanerossi nella stagione 1982-1983

Paragonato in giovane età a Giuseppe Meazza,[64][65] Baggio era un fantasista[66][67] in grado di ricoprire più ruoli: ha giocato prevalentemente da seconda punta[21][28][68] o trequartista,[21][28][69][70] ma è stato talvolta schierato come centravanti (nel 4-3-3)[71] o come attaccante esterno (nel 3-4-3).[72] Michel Platini lo descrisse come un «nove e mezzo»,[22][28] poiché lo considerava a metà strada tra un attaccante e un rifinitore.[73]

Era in grado di impostare la manovra di gioco e di fornire assist ai compagni[74][75] grazie alla sua visione di gioco e alla sua abilità nel fraseggio.[74][76] Era inoltre rapido sia nello smarcarsi che nell'esecuzione dei tiri;[68] possedeva infatti un tiro preciso e un innato fiuto del gol, doti che gli permisero di contribuire molto anche in fase realizzativa durante la carriera[6] (peraltro condizionata da vari e gravi infortuni[77]).

Eccelso dal punto di vista tecnico,[43] era in grado di calciare con entrambi i piedi:[78] più incline a usare il destro, si avvaleva del sinistro per iniziare il dribbling,[68] di cui era uno specialista.[28][79] Era un calciatore agile, elegante e veloce,[80][81] rapido nello scatto, nelle accelerazioni, con la palla al piede e nel saltare l'avversario,[82] dalla fantasia e dalla qualità tecnica brillante ma insolita per il calcio italiano, abituato ad essere più fisico, tattico e meno tecnico;[83][84][85] lo stesso Baggio ha affermato di non aver ricevuto alcun insegnamento tattico da giovane, muovendosi in campo secondo il proprio istinto.[86]

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Baggio (n. 10) alla Juventus nel 1994, esultante dopo una rete di tacco siglata all'Udinese.[87][88]

Abile esecutore di calci piazzati[36][89] (al punto da ispirare futuri specialisti come Andrea Pirlo),[90] in Serie A è secondo solo a Francesco Totti[91] per numero di reti segnate su rigore (68 su 83);[92] è invece 4º, a pari merito con Totti, per quanto riguarda i gol realizzati su punizione, con 21 centri,[93][94] dietro Siniša Mihajlović(28), Andrea Pirlo (27) e Alessandro Del Piero (22).[95]

Calciatore dal carattere controverso[21][22][96], sul campo gli è stata contestata una scarsa attitudine alla fase difensiva[21][24][46][55] e la tendenza a comportarsi più da gregario che da leader,[97] nonostante con le maglie di Juventus[86][98][99][100] e Brescia[70] si fosse conquistato questo ruolo. Fuori dal campo è introverso[24][101][102] e mite.[60][63]

Carriera

Giocatore

Club

L.R. Vicenza
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Baggio al L.R. Vicenza nella stagione 1984-1985

Dopo aver iniziato nella squadra del suo paese, il Caldogno,[103] dove si fa notare,[104] all'età di 13 anni si trasferisce al L.R. Vicenza, a quel tempo in Serie C1, in cambio di 500.000 lire.[105] Si mette subito in luce nelle formazioni giovanili, segnando negli anni 110 gol in 120 presenze.[103] A causa di alcune defezioni, è portato ad allenarsi con la prima squadra. Ritornato nelle giovanili, la squadra dei Beretti è seguita da circa 1000 spettatori durante gli incontri.[106] Debutta quindi in prima squadra a 16 anni, il 5 giugno 1983, all'ultima giornata del campionato di Serie C1, L.R. Vicenza-Piacenza (0-1), entrando nel secondo tempo.[103] Un anno più tardi, il 3 giugno 1984, segna su rigore il primo gol da professionista nella partita vinta 3-0 contro il Brescia.[107]

Nella stagione 1984-1985, inserito in prima squadra dall'allenatore Bruno Giorgi,[103] chiude la sua esperienza vicentina con 12 reti in 29 incontri di campionato, diventando uno dei calciatori più amati dai tifosi[4] e consentendo alla sua squadra la risalita in Serie B. In una delle ultime partite di campionato, il 5 maggio 1985 allo Stadio Romeo Neri contro i padroni di casa del Rimini, subì un grave infortunio al ginocchio destro (compromessi legamento crociato anteriore e menisco),[108][109] il primo di una lunga serie, che lo costrinse ad un periodo di oltre un anno di assenza dai campi di gioco. I suoi muscoli vennero affidati a Carlo Vittori ed Elio Locatelli, due dottori specializzati nel potenziamento muscolare in atletica leggera.[110]

Durante questa fase di riposo forzato e quindi di incertezza sulla propria carriera di calciatore visse una profonda crisi personale e spirituale, che lo convinse ad abbracciare definitivamente la fede buddhista.[32]

Fiorentina
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Baggio al debutto in Serie A nel 1986, con la divisa della Fiorentina.

Questo infortunio arriva a due giorni dalla firma del contratto con la Fiorentina,[108] che lo ha ingaggiato per 2,7 miliardi di lire.[108][111] La Fiorentina ha la possibilità di recedere dal contratto ma il presidente del club decide di tenerlo.[112] Operato a Saint-Étienne,[113] in Francia, il professor Bousquet,[108] è costretto a mettere 220 punti di sutura per rimettere a posto la sua gamba.[63] A causa del suo periodo di stop durante l'operazione, di circa un mese, perse circa 12 kg, arrivando a pesarne 56.[114] Nella stagione 85-86 Baggio colleziona cinque presenze in Coppa Italia e disputa, nel febbraio del 1986, il Torneo di Viareggio.[113]

Durante i suoi mesi di recupero vive così isolato dal resto della squadra che si dimentica di richiedere lo stipendio per cinque mesi.[115]

Esordisce in Serie A il 21 settembre 1986 allo Stadio Comunale (oggi Stadio Artemio Franchi) contro la Sampdoria.[63] Il 28 settembre seguente subisce una lesione al menisco del ginocchio destro che lo costringe ad una nuova operazione.[63][108][116] Rientra in campo a fine stagione, a distanza di quasi due anni dal primo infortunio. Il suo primo gol nella massima divisione arriva su punizione il 10 maggio 1987 contro il Napoli (1-1); il pareggio finale regala la salvezza matematica alla squadra viola.[63][117]

Nella stagione successiva, di cui è la rivelazione,[110] si presenta a San Siro segnando alla seconda giornata in Milan-Fiorentina (0-2).[118] Negli anni seguenti la Fiorentina naviga nelle zone medio-alte della classifica.

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Baggio assieme a Stefano Borgonovo, con cui formò in maglia viola la coppia d'attacco "B2" nella stagione 1988-1989.

Nella stagione 1988-1989, con l'arrivo di Sven-Göran Eriksson, è schierato più frequentemente e mette a segno 15 gol, andando a formare con Stefano Borgonovo un affiatato tandem d'attacco detto "B2", dalle iniziali dei loro cognomi:[119] i due realizzano 29 dei 44 gol totali messi a segno dalla formazione viola, trascinando la squadra a un settimo posto in campionato. Nello spareggio per la Coppa UEFA contro la Roma, Baggio fornisce l'assist per il gol della vittoria di Pruzzo che regala la qualificazione ai viola.[120] Nell'annata seguente sigla 17 reti, arrivando in seconda posizione nella classifica marcatori, davanti a Diego Armando Maradona (16) ma dietro al solo Marco van Basten (19). Il campionato è chiuso a metà classifica ma i viola vanno avanti in Coppa UEFA, escludendo dal torneo diverse squadre e raggiungendo la finale, persa poi contro la Juventus: Baggio segna due rigori, il primo decide la vittoria contro l'Atlético Madrid (1-1, 3-1 ai rigori) al primo turno, il secondo consente alla Fiorentina di sconfiggere la Dinamo Kiev agli ottavi di finale (1-0). Alla fine dell'anno riceve il "Trofeo Bravo", premio assegnato dalla rivista Guerin Sportivo al miglior giovane Under-23 partecipante alle coppe europee, unico riconoscimento personale vinto con la Fiorentina.

Rimane a Firenze fino al 18 maggio 1990, quando è acquistato dalla Juventus per la cifra record, a quei tempi, di 18 miliardi di lire,[121]nonostante avesse firmato un contratto in scadenza nel 1991.[63] La tifoseria viola, consapevole di perdere il proprio simbolo, scende in piazza protestando contro la dirigenza ed il presidente Pontello. I disordini causano anche diversi feriti ed arrivano fino a Coverciano, creando non pochi problemi al ritiro degli Azzurri in preparazione per i Mondiali e al giocatore stesso,[63] che arriva a ricevere sputi da alcuni esagitati;[60] l'allora procuratore Caliendo ha in seguito narrato un fatto singolare al riguardo:

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Baggio nell'aprile del 1991, in quel momento giocatore juventino, raccoglie una sciarpa viola durante la prima sfida a Firenze contro la sua ex squadra.
« Mi ricordo ancora la scena: quando Baggio passò dalla Fiorentina alla Juventus, in conferenza stampa, davanti ai giornalisti gli misero al collo la sciarpa bianconera e lui la gettò via. Fu un gesto imbarazzante. Io dissi che il ragazzo andava compreso: era come se avessero strappato un figlio alla madre. Ammetto che, quella volta, rimasi molto colpito anch'io »
(Antonio Caliendo[122])

Il giocatore resta molto legato a Firenze ed ai colori viola, avendo già mostrato la sua volontà di non andare al club torinese nei mesi precedenti,[123] suscitando non pochi malumori tra i suoi nuovi tifosi.[63] Su tutte, rimane celebre la sua prima sfida in maglia bianconera contro la Fiorentina a Firenze, il 7 aprile 1991, nella vittoria viola per 1-0:[124] Baggio si rifiuta di calciare un rigore contro la sua ex squadra,[63] motivando il gesto con il fatto che il portiere avversario, Gianmatteo Mareggini, "lo conosceva bene", ed una volta sostituito, uscendo dal campo va poi a salutare i suoi ex tifosi raccogliendo una sciarpa viola che gli è stata lanciata dagli spalti, in un'atmosfera surreale di applausi e fischi.[60]

Juventus

Dopo i Mondiali italiani, inizia la sua esperienza con la Juventus, che dura cinque anni. Acquistato per 16 miliardi di lire più il cartellino di Renato Buso valutato 2 miliardi,[125] con i colori bianconeri vince uno scudetto, una Coppa Italia ed una Coppa UEFA.

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Baggio nella stagione 1990-1991, la prima con la casacca della Juventus.

Nel primo anno con la Juventus di Luigi Maifredi segna 27 gol, di cui 9 in Coppa delle Coppe che gli valgono il titolo di capocannoniere dell'edizione; ne sigla uno anche nella semifinale di ritorno contro il Barcellona, ma l'1-0 non è sufficiente a ribaltare l'1-3 degli spagnoli dell'andata. A fine campionato la Juventus, nonostante il bottino di 14 reti in campionato di Baggio, rimane esclusa dalle posizioni UEFA. Baggio segna l'unico gol della Juventus su calcio di punizione nella finale della Supercoppa italiana 1990 contro il Napoli, persa per 5-1 dai torinesi.[126]

Fra il 1992 e il 1995 subisce cinque infortuni importanti: costola fratturata, tendinite, pubalgia, lesione del tendine del ginocchio destro e distorsione al ginocchio sinistro.[127]

L'anno successivo sulla panchina della Juve torna Giovanni Trapattoni; la squadra torinese, fuori dalle coppe europee, arriva seconda in campionato dietro al Milan e raggiunge la finale di Coppa Italia; nella partita d'andata della finale poi persa contro il Parma, Baggio segna il gol vittoria su rigore.[128] In questa stagione, Baggio soffre di alcuni problemi fisici[129] (rimedia uno stiramento dopo la sfida casalinga contro il Bari, che lo tiene fuori tre settimane).[98] Nel luglio del 1992 si taglia il codino.[99]

Nella stagione 1992-1993 la Juventus riesce a battere per la seconda volta in due anni i campioni rossoneri, con un 1-3 a San Siro con firma di Baggio, il quale termina l'annata con 21 gol in campionato (secondo nella classifica marcatori alle spalle di Giuseppe Signori), 6 gol in Coppa UEFA, 2 in Coppa Italia e con la fascia di capitano al braccio. Dopo aver subito la frattura della costola contro la Scozia nel novembre del 1992, Baggio si riprende e un mese più tardi ritorna in campo, seppur in amichevole.[130] Durante questo periodo ha degli screzi con Trapattoni[131][132] e con la dirigenza bianconera.[133]

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Baggio, divenuto capitano del club bianconero, bacia la Coppa UEFA 1992-1993.

Al suo rientro in campionato, il 3 gennaio 1993, realizza una rete al Parma (2-2). Tra le tante marcature di Baggio in quest'annata, va ricordato il poker rifilato all'Udinese (5-1) l'8 novembre 1992, sua prima quaterna in carriera.[100][134] In Coppa UEFA, in semifinale contro il PSG, il fantasista realizza una doppietta nella gara di andata finita 2-1 per i bianconeri, terminando la serata come migliore in campo,[135] e quindici giorni dopo, a Parigi, è ancora il numero dieci a siglare il successo per 0-1 che vale la finale[136], dove mette poi a referto un'altra doppietta nella sfida d'andata, stavolta contro il Borussia Dortmund;[137] al ritorno la Juventus vinse per 3-0 e si aggiudica il trofeo, il primo della carriera per un Baggio che, grande protagonista del trionfo continentale, alla fine dell'anno solare è insignito del Pallone d'oro e del FIFA World Player, vincendo anche l'Onze d'Or.

Nel torneo 1993-1994, Trapattoni è solito schierarlo da mezzapunta, in coppia con la giovane promessa Alessandro Del Piero, entrambi dietro a Gianluca Vialli.[69] Nel precampionato, l'allenatore lo prova anche come trequartista arretrato dietro a Vialli e a Fabrizio Ravanelli, ma la squadra riesce a giocare solo quando Baggio avanza di posizione.[138] Nel novembre del 1993 subisce un lieve infortunio nella gara contro il Cagliari,[139] ma ciò non gli impedisce di giocare la sfida di Coppa UEFA contro il Tenerife, vinta per 3-0 con un gol segnato da Baggio su rigore.[140] Nel marzo 1994 è operato al menisco.[141] A fine campionato, la Juve si piazza di nuovo al secondo posto dietro al Milan, che ottiene il terzo successo italiano consecutivo, e nel dicembre 1994 Baggio si classifica secondo nella classifica del Pallone d'oro, alle spalle di Hristo Stoičkov, e terzo in quella del FIFA World Player, dietro allo stesso giocatore bulgaro e al brasiliano Romário. In questa stagione sigla 17 marcature, chiudendo la graduatoria dei migliori realizzatori al terzo posto.

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Baggio mostra alla tifoseria juventina il Pallone d'oro 1993

Nella stagione seguente Marcello Lippi è chiamato a sostituire Trapattoni. Il nuovo tecnico predilige il 4-3-3, modulo che esclude Baggio per via delle sue caratteristiche da seconda punta,[21] tanto che a lui sono sovente preferiti Vialli, Ravanelli e un Del Piero sempre più lanciato in squadra;[21] nel corso dell'annata, Lippi lo schiera anche come ala.[142] A causa di alcuni infortuni e della concorrenza nel reparto offensivo, Baggio, in scadenza di contratto, sigla 8 reti in 17 presenze in campionato.[58] In quest'ultimo periodo, percepisce un ingaggio di circa 3 miliardi all'anno.[67]

Dopo l'infortunio patito a Padova il 27 novembre 1994 al ginocchio destro (partita in cui aveva segnato un gol su punizione),[116][143] nel febbraio del 1995 Baggio torna ad allenarsi con la squadra, ma la società piemontese decide di farlo sottoporre a operazione[109]rimandando così un rientro in campo che avviene solo dopo quasi cinque mesi, l'8 marzo 1995, nella semifinale di Coppa Italia contro la Lazio[116] in cui, peraltro, fornisce l'assist per il decisivo gol di Ravanelli.[144] Al ritorno in campionato contro il Foggia il 12 marzo 1995, Baggio prima manda in porta il compagno Ravanelli, poi segna la rete del 2-0 su punizione.[145] Da qui alla fine della stagione trova comunque il tempo di segnare gol decisivi per la conquista del double scudetto-coppa nazionale; tra di essi, anche un rigore sul campo della sua ex Fiorentina, stavolta (a differenza di quattro anni prima) calciato, realizzato e festeggiato.[146] Da notare anche la sua prestazione nella sfida decisiva contro il Parma, giocata a Torino il 21 maggio 1995 e vinta per 4-0, che permette ai bianconeri di rivincere il titolo italiano dopo nove anni; durante la partita, Baggio fornisce tre assist.[147] Baggio risulta decisivo anche in Coppa UEFA, competizione in cui segna 4 gol;[148] nella semifinale di ritorno contro il Borussia Dortmund, giocata a Torino, sforna l'assist per la prima rete juventina da calcio d'angolo, e segna poi il gol-vittoria su calcio di punizione, portando la squadra bianconera in finale di coppa.[149] La squadra torinese sarà poi sconfitta per 2-1 dal Parma nella doppia finale.[150] Pur essendosi ristabilito e rientrato a pieno regime nell'organico titolare, la sua prolungata lontananza dai terreni di gioco favorisce la definitiva esplosione in casa Juve del ventenne Del Piero, sul quale la dirigenza bianconera e Lippi, per ragioni anagrafiche ed economiche, scelgono di puntare.[151] Già nel dicembre del 1994, in scadenza di contratto, la dirigenza aveva annunciato l'intenzione di non tenere il giocatore.[151]

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Baggio assieme a Fabrizio Ravanelli e Gianluca Vialli, il tridente d'attacco della Juve campione d'Italia nella stagione 1994-1995: il club torinese tornò allo scudetto dopo nove anni, mentre il Divin Codino colse il primo tricolore della carriera.

Dieci giorni dopo la vittoria dello scudetto, nel giugno del 1995, Baggio, già in contrasto con Agnelli,[152] non trova accordi con la società:[57]durante un ultimo colloquio con la dirigenza, Baggio chiede ai capi ultrà della Juve di assistere alla riunione per firmare un nuovo contratto.[57] Alla fine del meeting, andato male non solo per questioni economiche (Baggio chiedeva 4 miliardi di ingaggio contro i 2 proposti dalla società)[57][67] ma anche per forti dissapori con la dirigenza bianconera,[57] Luciano Moggi annuncia che dal 30 giugno il giocatore è svincolato.[57] Nel 1995, Baggio si classifica al quinto posto nella graduatoria della FIFA World Player, e viene premiato con l'Onze d'Argent, piazzandosi dietro solamente al vincitore Weah.

Termina la sua esperienza a Torino con 200 presenze e 115 reti, 78 delle quali nel solo campionato.

Milan

Voluto da Fabio Capello,[57] il 2 luglio seguente Umberto Agnelli annuncia la cessione di Baggio al Milan[153], ufficializzata dal club rossonero due giorni dopo: il suo cartellino è pagato 18 miliardi di lire,[58] e il giocatore firma un triennale da 2 miliardi all'anno.[154] Durante le prime settimane di campionato non riesce ad entrare in condizione[82] e il 2 ottobre del 1995 s'infortuna alla coscia.[155]

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Baggio alla stagione d'esordio nel Milan, 1995-1996, entra in campo all'Olimpico di Roma con il laziale Di Matteo e l'altro rossonero Panucci.

Con la maglia del Milan vince subito lo scudetto, il secondo di fila per lui, segnando anche su rigore contro la Fiorentina nella vittoria per 3-1 che regala il titolo ai Milanesi[156]: diviene il quinto dei sei giocatori a bissare due campionati italiani consecutivi con due squadre diverse, dopo Giovanni Ferrari, Riccardo Toros, Eraldo Mancin, Alessandro Orlando e prima dell'ex compagno di squadra Andrea Pirlo. Parte titolare in quasi tutte le partite e assume anche il ruolo di primo rigorista della squadra, ma è puntualmente sostituito dal tecnico di Pieris, che non lo ritiene in grado di giocare per tutti i 90 minuti.

Nella stagione successiva sulla panchina rossonera arriva l'allenatore uruguaiano Óscar Tabárez, che subito dichiara di voler puntare su di lui e sull'asso africano George Weah per l'attacco della squadra. Tabárez lo prova anche come regista schierandolo interno di centrocamponel 4-4-2.[157] Parte infatti titolare nelle prime partite stagionali, esordendo anche in UEFA Champions League nella partita casalinga contro il Porto, ma la crisi di risultati della squadra lo relega in panchina, a favore di Marco Simone.[158]

Tabárez è infine esonerato e al suo posto la società chiama l'ex tecnico Arrigo Sacchi. Tra Sacchi e Baggio, non ancora ambientatosi in maglia rossonera,[61] ci sono vecchie ruggini risalenti al Mondiale americano;[61][159] il rapporto tra i due sembra migliorare nel dicembre 1996,[160] ma si frattura nel febbraio seguente, quando il giocatore, stanco di essere messo in panchina, si scatena contro il tecnico,[161] e diviene critico nell'aprile del 1997, quando, durante un Milan-Juventus, Baggio non raccoglie l'invito dell'allenatore a scaldarsi per entrare in campo; sarà il secondo di Sacchi, Carmignani, a convincere il calciatore a giocare.[162]

In rossonero non trova spazio e, sebbene lasci il segno nelle poche occasioni in cui è impiegato (segnando nel derby d'andata conclusosi 1-1 e in quello di ritorno finito 3-1 per l'Inter), non riesce a far cambiare idea al tecnico. A fine stagione, il Milan si piazza all'undicesimo posto, fuori dalle coppe europee.

Bologna

Nell'estate 1997 si presentò al raduno milanista con l'intenzione di restare, ma il rientrante Fabio Capello non mostrò progetti tecnici per lui;[163] sentitosi escluso dall'ambiente, soprattutto dall'allenatore,[27] decide di trasferirsi. Il 9 luglio del 1997, il Parma si accorda con il Milan per l'acquisto di Baggio[164] per 3,5 miliardi di lire e col giocatore per 2,5 miliardi a stagione,[113] ma l'allenatore Ancelotti, che aveva ceduto Gianfranco Zola poco prima, ritenendo che il calciatore veneto avesse le stesse caratteristiche di Zola (seconda punta), decide di non concludere l'affare perché, come Zola, non rientra nei suoi piani tattici[28][62][63][113] e inoltre l'attaccante Chiesa aveva minacciato un suo trasferimento all'estero se Baggio fosse arrivato a Parma.[28][62]

A distanza di anni, l'allenatore si dichiarerà pentito di aver rinunciato al talento di Baggio:

« Ho sbagliato ad essere così intransigente, con il tempo ho imparato che una soluzione per far coesistere tanti grandi giocatori alla fine si trova. A Parma pensavo ancora che il 4-4-2 fosse lo schema ideale per eccellenza, ma non era così. Se avessi la macchina del tempo, tornerei indietro e Baggio eccome se lo prenderei. Avrei potuto gestire la situazione in maniera diversa. »
(Carlo Ancelotti, Preferisco la Coppa, 2009)

Avendo bisogno di giocare con continuità per guadagnarsi un posto fra i 22 che avrebbero preso parte ai Mondiali francesi,[27] il 18 luglio passa allora al Bologna[165] per 5,5 miliardi di lire,[113] voluto dal presidente Giuseppe Gazzoni Frascara, ma non dall'allenatore Renzo Ulivieri;[23] poco dopo il trasferimento, taglia il celebre "codino".[166] Nel contratto è presente una clausola che permette al calciatore di lasciare la società pagando una penale di 5 miliardi di lire.[167] Quella nel Bologna è la stagione del record di marcature per Baggio, con 22 gol segnati in 30 partite, portando il Bologna a qualificarsi per la Coppa Intertoto, tanto da meritarsi la fiducia del nuovo CT della nazionale Cesare Maldini e la convocazione per i Mondiali. Inoltre, Gazzoni assicura le gambe del fantasista per 10 miliardi di lire.[116]

Anche in questa stagione si verificano alcune incomprensioni con l'allenatore di turno, Ulivieri, tanto che nel gennaio del 1998 lascia il ritiro della squadra quando il tecnico gli comunica che non avrebbe giocato dall'inizio nella partita con la Juventus.[23][168] Schierati dalla parte del calciatore, i tifosi chiedono anche l'esonero di Ulivieri tramite una petizione su internet.[23] In questa stagione è nominato capitano, indossando la fascia per qualche incontro prima di cederla a Giancarlo Marocchi.[63]

Nella sua biografia, pubblicata poco prima dei Mondiali del 2002, accusa Ulivieri di essere stato invidioso della sua fama, in quanto la stampa attribuiva le vittorie del Bologna al suo talento, mettendo in ombra il lavoro dell'allenatore.

Inter

In quella stessa estate del 1998 si trasferisce all'Inter,[169] in un'annata negativa per i nerazzurri, caratterizzata da numerosi cambi d'allenatore (Luigi Simoni, Mircea Lucescu, Roy Hodgson e Luciano Castellini), trovando poco spazio e partendo spesso dalla panchina;[170][171] l'Inter termina il campionato all'ottavo posto. Segna un gol nello spareggio per la Coppa UEFA tra i semi-finalisti di Coppa Italia, ma l'Inter sarà comunque sconfitta in casa dal Bologna per 2-1, e si trova fuori dalle coppe europee a fine stagione.[172] Baggio realizza una doppietta in Champions League il 25 novembre 1998 contro il Real Madrid campione in carica, nei minuti finali della gara,[173] portando i nerazzurri ai quarti di finale, dove verranno poi eliminati dalla squadra vincitrice, il Manchester United; Baggio segna 4 gol nella competizione continentale. Lucescu lo schiera come esterno d'attacco nel suo 3-4-3.[72]

Nella seconda stagione arriva Marcello Lippi, e l'impiego di Baggio diminuisce ulteriormente, al punto che il fantasista polemizzerà col tecnico viareggino, smentendo pubblicamente le voci sui suoi presunti guai fisici e precisando che veniva spesso tenuto fuori per scelte personali dell'allenatore.[174] In poco meno di sei mesi diviene la sesta (e ultima) scelta nel reparto offensivo, riuscendo comunque a risultare decisivo in alcune sfide: realizza l'1-1 contro il Verona, tornando al gol, che gli mancava dal 27 maggio dell'anno precedente,[175] e nelle ultime partite contribuisce al quarto posto dell'Inter in campionato (i nerazzurri raggiungeranno anche la finale di Coppa Italia). A fine stagione, scaduti i due anni di contratto, si congeda dall'Inter siglando una doppietta in uno spareggio contro il Parma (vinto 3-1), permettendo al club milanese di accedere ai preliminari di Champions League,[63] alimentando qualche polemica di Álvaro Recoba, relegato in panchina.[58]

Brescia

Svincolatosi nell'estate del 2000,[21] manca la convocazione in nazionale e il 14 settembre si accorda con il Brescia,[176] sotto la guida di Carlo Mazzone, di cui diviene il capitano; firma un contratto biennale da 4,5 miliardi di lire netti a stagione[46] con l'obbiettivo dichiarato di voler partecipare ai Mondiali del 2002.[46][177][178] Inoltre, per contratto, se il presidente avesse esonerato Mazzone, Baggio sarebbe stato svincolato.[46]

Il primo aprile 2001, in Juventus-Brescia, segna uno dei suoi gol più belli: Andrea Pirlo lo lancia con un preciso passaggio da centrocampo e lui salta Edwin van der Sar con uno stop a seguire per poi insaccare a porta vuota, dopo un fuorigioco non segnalato dal guardialinee con conseguenti polemiche,[179] fissando il punteggio sul definitivo 1-1; il risultato allontanerà la Juventus dal vertice della classifica, guidata fino alla fine dalla Roma.[180] Con 10 reti in campionato, Baggio conduce la sua squadra alla qualificazione alla Coppa Intertoto, poi persa in finale contro il Paris Saint-Germain nonostante un doppio pareggio (0-0 al Parco dei Principi, 1-1 al Rigamonti), in virtù del gol siglato fuori casa dai parigini nella gara di ritorno (inutile la rete di Baggio su rigore).[181]

Inserito fra i 50 pretendenti per il Pallone d'oro 2001,[182] giunge venticinquesimo nella classifica finale.

La stagione 2001-2002 inizia nel migliore dei modi per Baggio, che si ritrova capocannoniere con 8 gol dopo 9 giornate. Tuttavia, il 21 ottobre rimedia una distorsione al ginocchio sinistro in seguito a un contrasto con Filippo Cristante nella sfida contro il Piacenza:[116] ripresosi rapidamente, rimedia un'altra distorsione una settimana più tardi, dopo un contrasto col centrocampista del Venezia Antonio Marasco,[116] a cui segue la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro[178] con lesione del menisco interno rimediata durante Parma-Brescia, nella semi-finale di Coppa Italia. È operato a Bologna il 4 febbraio 2002[178][183] e riesce a rientrare in campo a 81 giorni dall'infortunio grazie a un pesante lavoro di rieducazione,[178] a tre giornate dalla fine del campionato in trasferta contro la Fiorentina,[178] gara del 21 aprile nella quale segna un gol dopo due minuti dal suo ingresso in campo, raddoppiando poco dopo. Nell'ultima di campionato riesce a salvare ancora il Brescia dalla retrocessione con un gol decisivo contro il Bologna (finita poi 3-0).[184] La stagione si conclude con un bottino di 11 gol segnati in 12 partite, ma tutto questo non basta per convincere il commissario tecnico della nazionale Giovanni Trapattoni a convocarlo, che lo riteneva non completamente ristabilito dall'infortunio e non in forma ottimale.[185]

Nelle due stagioni successive continua a giocare nel Brescia e, anche grazie ai suoi gol, fa raggiungere alla squadra la qualificazione per l'Intertoto. Il 15 dicembre 2002, Baggio segna la rete numero 300 in carriera di rigore, fornendo anche un assist per Tare durante la partita, trascinando il Brescia a battere il Perugia per 3-1.[186] Negli ultimi giorni di dicembre 2003, annuncia il suo ritiro dal calcio giocato a fine stagione.[97]

Il 14 marzo 2004, segna al Parma la 200ª rete in Campionato[187][188]: a fine stagione salirà a quota 205, soglia raggiunta solo da altri sei giocatori nel campionato italiano: Silvio Piola, Gunnar Nordahl, Giuseppe Meazza, José Altafini, Francesco Totti e Antonio Di Natale. Segna il suo ultimo gol in A nella penultima giornata, nella vittoria casalinga contro la Lazio vincitrice della Coppa Italia, il 9 maggio 2004, vinta per 2-1; Baggio fornisce l'assist per il primo gol di tacco al volo, poi segna il secondo con un sinistro a giro.[189] Gli anni di Baggio al Brescia coincidono con il periodo di più lunga permanenza della squadra in Serie A (cinque stagioni); alla fine della stagione 2004-2005, successiva al suo ritiro, il Brescia retrocederà in Serie B.

Disputa l'ultima partita della sua lunga carriera a San Siro il 16 maggio 2004 in Milan-Brescia (4-2), ultima giornata della stagione 2003-2004, fornendo l'assist per il gol di Matuzalém.[190] Alla sua uscita, cinque minuti prima dalla fine dell'incontro, viene abbracciato da Paolo Maldini e tutto lo stadio si alza in piedi per tributargli un lungo applauso.[191] Al termine della stagione, il Brescia in suo onore ritira la maglia numero 10, da lui indossata per quattro stagioni.[192]

 

Nazionale

Gli esordi
220px-Italia_vs_Uruguay_-_1989_-_Verona_
 
Aldo Serena e Baggio al termine dell'amichevole di Verona contro l'Uruguay (1-1) del 22 aprile 1989, in cui il Divin Codino trovò la sua prima rete con la nazionale maggiore.
« Mi ricorda Peppìn Meazza: non credo si possa fare elogio più alto di un giovane attaccante al giorno d'oggi! »
(Gianni Brera su la Repubblica del 21 settembre 1989, all'indomani dei due gol realizzati da Baggio in un'amichevole con la Bulgaria[64])

Nel 1984 ha giocato 4 incontri segnando 3 gol con l'Under-16 e conta anche una convocazione con la rappresentativa Under-21 nel 1987 che non lo vede però scendere in campo.

Convocato dal CT Azeglio Vicini, esordisce in nazionale A il 16 novembre 1988, a 21 anni, in occasione della partita amichevole contro i Paesi Bassi (1-0), organizzata in ricorrenza del 90º anniversario dell'istituzione della FIGC. In questa gara di esordio Baggio fornisce l'assist per il gol decisivo di Vialli.[193] Segna il suo primo gol in nazionale il 22 aprile 1989, su calcio di punizione, nella partita amichevole contro l'Uruguay (1-1) disputata a Verona;[194] nella successiva amichevole con la Bulgaria realizza la prima doppietta in maglia azzurra.[64]

Mondiale 1990

Partecipa alla Coppa del Mondo di Italia '90, durante la quale gioca con il numero 15. Nelle prime due partite è lasciato in panchina da Vicini ma, alla sua prima presenze, contro la Cecoslovacchia, mette a segno un gol memorabile,[195] considerato il più bello di quel Mondiale e settimo nella classifica del più grande gol nella storia della Coppa del Mondo FIFA,[196] partendo da metà campo dopo uno scambio con Giuseppe Giannini e superando in dribbling quattro avversari.[197]

Così nelle due successive partite della fase a eliminazione diretta è schierato titolare al fianco di Salvatore Schillaci, contribuendo con giocate decisive alle reti realizzate dal compagno di reparto contro Uruguay ed Eire (peraltro, segna egli stesso due gol, entrambi annullati).[198][199] Nonostante le buone prestazioni, nella decisiva semifinale di Napoli contro l'Argentina campione in carica di Diego Armando Maradona, l'allenatore punta su un poco convincente Gianluca Vialli; Baggio entra in campo al posto di Giannini solo al 73', arrivando vicino al gol con una punizione all'incrocio dei pali, che però viene parata da Sergio Goycochea. Baggio segna il suo tiro dal dischetto nella serie di rigori che premia l'Argentina, dopo gli errori di Roberto Donadoni e Aldo Serena.[200]

220px-Gol_di_Baggio_contro_la_Cecoslovac
 
Baggio, vanamente contrastato da Kadlec, sigla il definitivo 2-0 alla Cecoslovacchia nella fase a gironi del campionato del mondo 1990; la rete dell'azzurro sarà eletta quale la più bella dell'edizione nonché, nel 2002, la settima nella fin lì storia dei Mondiali.

Nella finale per il terzo posto, disputata a Bari, contro l'Inghilterra, mette a segno un altro gol e lascia calciare a Schillaci il rigore del definitivo 2-1 per l'Italia, in modo da permettere al compagno di vincere la classifica dei marcatori del torneo.[201]

Mondiale 1994
« I rigori li sbagliano soltanto quelli che hanno il coraggio di tirarli. »
(Roberto Baggio[202])

Baggio segna 5 gol nelle fase di qualificazione per il mondiale del 1994 (durante la quale rimedia una costola incrinata, infortunio che lo tiene lontano dal campo per un mese),[116][203] risultando il miglior marcatore italiano e aiutando la squadra azzurra ad arrivare prima nel proprio girone di qualificazione UEFA.[204][205][206]

Durante la stagione 1993-1994, Baggio fatica ad entrare in forma a causa di piccoli ma fastidiosi acciacchi,[207] eppure il commissario tecnicoitaliano Arrigo Sacchi, che lo schiera anche da prima punta,[71][208] fa di tutto per recuperarlo fisicamente e psicologicamente in vista dei Mondiali di USA '94. Arriva ai Mondiali con un infortunio al piede sinistro.[209] In seguito rimedia un infortunio al tendine d'Achille del piede sinistro che lo condiziona per tutto il torneo.[210]

Negli Stati Uniti, nelle prime tre partite della fase a gironi, Baggio non offre tuttavia prestazioni convincenti, anzi è ritenuto tra le grandi delusioni del torneo.[102][211][212] Nel secondo incontro con la Norvegia, è sostituito per far posto al secondo portiere Luca Marchegiani, dopo l'espulsione di Gianluca Pagliuca. Sacchi decide di far uscire proprio lui: restano famose le immagini televisive quando il CT decide per il cambio, seguite dai gesti e dall'espressione basita di Baggio, e soprattutto dal suo labiale «ma questo è matto!»[213] Alla fine della partita contro il Messico, rimedia un lieve infortunio che però non gli impedisce di continuare a giocare la competizione.[214]Riferendosi al suo sguardo prima dell'incontro, il presidente Gianni Agnelli lo definisce un coniglio bagnato.[46][60][211]

È solo agli ottavi (conquistati dagli azzurri grazie al ripescaggio) che inizia il "vero" Mondiale di Roberto Baggio, che ne è protagonista.[11] Di fronte ad una Nigeria campione d'Africain carica e passata presto in vantaggio, l'Italia si ritrova nuovamente in inferiorità per un rosso a Gianfranco Zola. A due minuti dal termine, con gli azzurri vicini all'eliminazione, Baggio riceve un pallone sul limite dell'area da Roberto Mussi e lascia partire un tiro rasoterra ed angolato che entra alla destra del portiere Rufai, passando fra una selva di gambe e portando l'Italia al pareggio; nel primo tempo supplementare è ancora decisivo, realizzando il rigore del 2-1 definitivo.[215]

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La maglia n. 10 autografata e indossata da Baggio al campionato del mondo 1994

Ai quarti, contro la Spagna, è sempre Baggio a chiudere la gara negli ultimi minuti di gioco su assist di Giuseppe Signori, segnando quasi allo scadere la rete del 2-1 finale.[216]

La semifinale con la Bulgaria vede nuovamente un 2-1 per gli azzurri, grazie ad una nuova doppietta di Baggio.[195] Baggio sale a 5 reti nel Mondiale statunitense e porta l'Italia in finale dopo dodici anni, ma nell'ultima frazione rimane vittima di uno stiramento, complici il caldo e la fatica.[195]

Nella finale al Rose Bowl di Pasadena con il Brasile, Arrigo Sacchi decide ugualmente di rischiare il suo numero 10, che non ha recuperato a pieno dopo lo stiramento nella precedente partita.[217] Baggio paga l'infortunio e non riesce ad essere decisivo come nelle partite precedenti. Il match rimane bloccato sullo 0-0 sino alla fine dei tempi supplementari, e così sono i rigori a dare la vittoria ai sudamericani per 3-2, con l'ultimo tiro sbagliato proprio da Baggio, che manda la palla alta sopra la traversa.[11][218] Baggio viene premiato col Pallone d'Argento dei Mondiali, risultando il secondo miglior giocatore del torneo dopo il brasiliano Romário, che si laureó campione del mondo. Con 5 gol, Baggio si laurea inoltre vice capocannoniere del torneo, assieme a Romário, Kennet Andersson e Jürgen Klinsmann, superato solamente da Hristo Stoičkov e Oleg Salenko. Nel 1994 Baggio si classifica secondo nella classifica del Pallone d'oro e terzo in quella del FIFA World Player e nello stesso anno viene assegnato l'Onze de Bronze.

A settembre, dopo la partita di qualificazione all'Europeo 1996 contro la Slovenia (1-1), il rapporto tra lui e Sacchi comincia a deteriorarsi[219] e nel novembre successivo, dopo una sconfitta contro la Croazia (1-2), Baggio, appoggiato dal malcontento popolare dello spogliatoio, decide di andare contro il CT Sacchi, chiedendo le sue dimissioni e che al suo posto venga eletto Trapattoni.[159]

A causa del rendimento discontinuo, Sacchi decide di non convocarlo per gli Europei del 1996, nonostante la vittoria dello scudetto col Milan, ritenendolo fuori forma e preferendogli Enrico Chiesa, che rispetto a Baggio mostra maggiore predisposizione alla fase difensiva.[220] Nello stesso anno, si ventila la possibilità, non concretizzatasi, di una sua convocazione come fuoriquota per le Olimpiadi di Atlanta, sotto la gestione di Cesare Maldini.[221]

Mondiale 1998

Dopo essere stato escluso dal giro della nazionale per oltre un anno, a fine aprile 1997, viene convocato dal CT Cesare Maldini per la partita Italia-Polonia, valida per le qualificazioni ai Mondiali 1998; entra dalla panchina mettendo a segno il terzo gol nella vittoria casalinga azzurra per 3-0.[222] Nel maggio del 1998, visto il rendimento continuo in campionato, Maldini lo convoca, mettendolo in concorrenza con Christian Vieri, Fabrizio Ravanelli e Pierluigi Casiraghi;[223] a giugno, Baggio partecipa a Francia '98, il suo terzo Mondiale.

L'opinione pubblica si divide sul "dualismo" tra lo stesso Baggio e Alessandro Del Piero, seppur rientrante da un infortunio rimediato nella finale di Champions League. Baggio parte titolare in attacco al fianco di Vieri contro il Cile nella prima partita e dimostra subito di essere uno dei giocatori più in forma tra gli Azzurri: inventa l'assist per il gol di Vieri, si procura e segna il rigore che riporta l'Italia sul pari dopo la rimonta cilena.[224]

Nella seconda partita, vinta 3-0 contro il Camerun, Baggio gioca nuovamente dal primo minuto e sforna l'assist per il primo gol di Di Biagio con un cross in seguito ad un calcio d'angolo, ma la sua prestazione appare meno brillante rispetto alla gara d'esordio, complici anche alcuni ruvidi interventi a suo carico da parte dei difensori africani. In questa occasione si consuma la prima "staffetta" con Del Piero,[225][226] riproposta anche nella gara successiva contro l'Austria, ma a parti invertite: stavolta è Baggio a subentrare al fantasista della Juventus, andando poi a realizzare il gol del 2-0.[227]

Non impiegato nella partita degli ottavi contro la Norvegia,[228] entra nel corso della partita con la Francia, valida per i quarti di finale, al posto di Del Piero, offre notevoli giocate e nei supplementari, lanciato da Albertini, sfiora il golden goal, calciando in corsa al volo un pallone che sfila di pochissimo dal palo destro della porta di Fabien Barthez. Nell'epilogo ai calci di rigore segna il primo tiro dagli 11 metri, ma l'Italia viene eliminata dopo gli errori di Demetrio Albertini e Luigi Di Biagio.[229]

Grazie ai due gol realizzati, eguaglia il record italiano di marcature nei Mondiali detenuto da Paolo Rossi a quota 9 reti (il record verrà poi raggiunto anche da Christian Vieri),[12] e diventa l'unico giocatore italiano ad aver segnato in tre Mondiali diversi.[230]

Il congedo

Nonostante voglia partire per il Mondiale del 2002, il CT Giovanni Trapattoni, che nell'aprile del 2001 si era detto favorevole a chiamare Baggio,[116] decide di non convocarlo perché a suo avviso non è in condizione di giocare.[231]

Il 28 aprile 2004 a Genova gioca, a 37 anni, per l'ultima volta in nazionale, grazie alla convocazione-tributo da parte di Trapattoni in occasione di una partita amichevole contro la Spagna (fino a quel momento soltanto Silvio Piola era stato celebrato in questo modo); l'ultima sua presenza in nazionale risaliva alla partita di qualificazione per gli europei del 2000contro la Bielorussia, del 31 marzo 1999, col CT Dino Zoff.[232] Riceve una standing ovation quando viene sostituito negli ultimi minuti da Fabrizio Miccoli.[233]

Per via delle sue prestazioni, l'opinione pubblica e la stampa spingono per vederlo in campo in quello che avrebbe potuto essere il suo primo Europeo, quello del 2004,[234] e nelle Olimpiadi dello stesso anno,[235][236] ma quella di Genova resterà la sua ultima apparizione in azzurro.

Dirigente

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Baggio nel 2013

Su proposta del Presidente della FIGC Giancarlo Abete, d'accordo con il Presidente del'AIAC Renzo Ulivieri, il 4 agosto 2010 viene ufficializzata la sua nomina a Presidente del Settore tecnico della Federazione.[237]

Il 5 luglio 2012 acquisisce a Coverciano il titolo di allenatore di Prima Categoria UEFA Pro e quindi il diritto di ricoprire il ruolo di tecnico in una squadra della massima serie.[238]

Il 23 gennaio 2013 lascia la carica di presidente del settore tecnico della Federcalcio: «Non ci tengo alle poltrone. Il mio programma di 900 pagine, presentato a novembre 2011, è rimasto lettera morta, e ne traggo le conseguenze».[239]

 

Palmarès

Club

Competizioni nazionali

Juventus: 1994-1995
Milan: 1995-1996
Juventus: 1994-1995

Competizioni internazionali

Juventus: 1992-1993

Individuale

1985
1990
1990-1991
1993
1993
1993
1993
1994 (USA 94)
1994
1995
2001
2001
Calciatore più amato dai tifosi: 2002
2002
2003
2004
2011
2015

Onorificenze

Cavaliere Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere Ordine al merito della Repubblica italiana
  — Roma, 30 settembre 1991. Di iniziativa del Presidente della repubblica.[246]
immagine del nastrino non ancora presente   World Peace Award
  — 12 novembre 2010.[247][248]

Opere

  • Roberto Baggio, Una porta nel cielo, Limina Edizioni, 2001.
  • Roberto Baggio, Il sogno dopo, Limina Edizioni, 2003.

 

 

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Giocatore enorme, uno dei più grandi 10 della storia, senza infortuni forse si potrebbe parlare di un top 3 di tutti i tempi

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Joined: 31-May-2015
4,510 posts

Il giocatore che ho venerato come un santo. Cameretta tappezzata da poster, ritagli, foto, prime pagine di giornali a lui dedicate.....

Non l'ho mai fatto più per nessuno.....ne amavo l'immensita' ed anche le fragilita'....lui è stato il mio mito  @@

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Joined: 04-Apr-2006
117,840 posts

Roberto Baggio alza il Pallone d’Oro: era il 28 dicembre 1993

Afbeeldingsresultaat voor roberto baggio juventus

 

FONTE

 

 

Quello del 28 dicembre 1993 è un giorno importante in casa bianconera. Roberto Baggio, in questo giorno, vinse il Pallone d’Oro. L’attaccante ottenne 142 punti. Al secondo posto finì Dennis Bergkamp e al terzo Eric Cantona.

 

In quell’anno, il Divid Codino fu protagonista di una grande stagione e soprattutto di una cavalcata in Coppa Uefa, che poi la Juve vinse contro il Borussia Dortmund.

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