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Socrates

Gonzalo Higuaín

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Edited by Socrates

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Spoiler

 

GONZALO HIGUAÍN

SACRIFICIO. FAMIGLIA E SALUTE. 
PERCHÉ IL CALCIO NON È TUTTO: 
PAROLA DI "EL PIPITA"

 

Ho un amico, non incidentalmente è anche lo scrittore che amo più leggere tra quelli che si occupano di calcio: sostiene che Gonzalo Higuain è indifendibile. Nel senso che se ti attacca, è impossibile difendersi. "La sua genialità", ha scritto quel mio amico (che poi si chiama Daniele Manusia, è autore di un libro su Eric Cantona e analizza regolarmente questioni di calcio sulla webzine Ultimo uomo), "sta nell'aver trasformato l'assenza di specialità in una varietà di soluzioni talmente ampia da rendere il suo gioco imprevedibile". È bella questa idea dell'indifendibilità. Per spiegarla, Daniele racconta di un gol che Higuain ha segnato alla Juve quando giocava ancora nel Napoli. Contro Bonucci, che ora è un suo compagno di squadra, e che certamente è uno dei migliori difensori del mondo. Un gol apparentemente semplice, quasi ovvio, un tiro di sinistro appena dentro l'area. Una prodezza che può essere compresa solo da quelli "che ci capiscono di calcio". Per gli altri, ci sono le rovesciate e i colpi di tacco, quelli che Higuain non fa quasi mai. Sono certo che lui, Gonzalo Gerardo Higuain, nato il 10 dicembre 1987 a Brest, in Bretagna, ma decisamente argentino, se avesse letto il pezzo che Manusia gli ha dedicato penserebbe che sono tutte cazzate. Ma in fondo ne sarebbe contento: c'è un modo di stare in campo che nel suo caso sembra corrispondere a uno stile di vita. Concreto, realista, efficiente, con un mondo interiore difeso con cura dagli sguardi degli altri. Chi però sa leggere tra una riga e l'altra, lo troverà, inevitabilmente, nelle sue parole.

 

ORGOGLIO ARGENTINO
«Sono nato in Francia, ma per caso: mio padre giocava a calcio a Brest, faceva il difensore; sono tornato in Argentina che avevo meno di un anno, non potevo immaginare che avrei poi vissuto tanto in Europa. Quando i francesi mi proposero di giocare per la loro nazionale non ci ho pensato neanche un secondo: del resto, sono argentino al cento per cento».

 

L'ALTRO LATO DELLA... FAMIGLIA
«Mia madre dipinge benissimo. È pittrice, fa quadri astratti ma non solo; in generale è molto creativa, ha un notevole senso estetico e da lei tutti noi quattro figli maschi abbiamo preso qualcosa. Se non altro, la capacità di apprezzare non solo il calcio, ma anche le altre cose della vita. Dentro di me ci sono entrambi i mondi dei miei genitori anche se uno, quello sportivo, è sicuramente più visibile; ma anche l'altro c'è e mi ha lasciato qualcosa di buono. Ma io non dipingo, no».

 

DETERMINAZIONE
«Da bambino ho sempre avuto un pallone in mano. Il mio sogno era diventare calciatore. Ora capisco di essere stato fortunato, ma fin da piccolo ero convinto che quello sarebbe stato senza alcun dubbio il mio futuro. Ricordo le grandi riunioni di famiglia, a Natale, a Capodanno, tutti insieme a tavola a mangiare, ridere e scherzare e io da solo a calciare il pallone contro un muro. Sicuramente qualcuno mi avrà preso per matto. In realtà già allora sapevo con precisione quello che volevo. Fare il calciatore era il mio sogno, esserci riuscito è la mia grande fortuna».

 

LA FORZA DELL'UNIONE
«Quando ho iniziato a giocare a calcio il mio ruolo era un po' più arretrato rispetto all'attuale, da trequartista, e presto sono diventato attaccante. Mio padre faceva il difensore e mi ha dato tanti consigli. Lo dico spesso che essere figlio di un calciatore professionista per me è stato un vantaggio: papà mi ha raccontato tante cose che sono successe a lui, belle e brutte, e così mi ha permesso di evitare molti errori. O di scoraggiarmi per cose negative. Mi ha aiutato tanto, e lo ringrazierò sempre per questo, ma tutta la mia famiglia mi è stata molto vicina. Non capita a tutti. È importante. Siamo molto uniti. O almeno ci proviamo, ma il fatto che siamo un po' dispersi per il mondo non lo rende facile. Mia madre, poi, credo abbia sofferto molto per questa divisione: siamo spariti da un momento all'altro, io a 18 anni sono andato a giocare a Madrid, mio fratello in Turchia. Lei ovviamente è felice del fatto che siamo riusciti a realizzare i nostri sogni, che abbiamo girato in lungo e in largo, però è dura per una madre essere così lontana dai figli. Mi spiace che abbia sofferto, ma è la nostra passione, che dobbiamo fare?».

 

MUSA SALVATRICE
«lo e mia madre Nancy abbiamo un legame speciale: a dieci mesi mi salvò dalla meningite portandomi in ospedale, entrando al pronto soccorso senza fermarsi davanti a niente, andando dal dottore convincendolo a curarmi senza perdere neanche un minuto. Grazie al suo coraggio tutto è andato bene. Devo molto anche a mio padre, ma è chiaro che con lei il rapporto è speciale. Non ricordo nulla di quel giorno, lei stessa me l'ha raccontato più volte, un dettaglio alla volta, ma quando ti succede una cosa del genere è palese che vedi la vita in un modo un po' diverso. Vincere è importante, ma stare bene lo è di più. Diciamo sempre che la salute viene prima di tutto, però solo quando è in pericolo la apprezziamo veramente. Quando va tutto bene, non riesci a dare l'importanza giusta alle cose».

 

IL VALORE DELL'IMPEGNO
«A 17 anni ho esordito in prima squadra al River Plate. Bellissima esperienza. Quando arrivi a quel punto, inevitabilmente ripensi a quando eri un bambino e andavi in autobus all'allenamento, con le tue scarpe e il luo asciugamano nella sacca. Molti credono che calciatori professionisti si nasca, ma non è affatto così: nessuno ti sceglie, decide per te; sei tu che ti guadagni tutto con i sacrifici che sei disposto a fare. La pura verità è questa, banalmente. Soprattutto se vuoi durare nel tempo, se vuoi restare in alto. È allora che non puoi improvvisare. Però se ripenso al debutto al River, ricordo la soddisfazione di aver potuto pensare: "Allora tutta quella fatica serviva a qualcosa!". Quando si gioca il derby tra River e Boca, Buenos Aires si ferma. È pazzesco, però... Se da una parte è vero che il calcio è la mia passione, dall'altra sono ben cosciente che siamo tutti persone, che nessuno è calciatore e basta. Non puoi concentrare tutto sul pallone, corri il serio rischio di perderti quello che realmente vale: la famiglia, la vita».

 

L'EUROPA NEL DESTINO
«Arrivare in Europa è stata un'esperienza difficile da capire per me, in quel momento. A 17, 18 anni, sei in una squadra come il Real Madrid. Mio padre mi ripeteva: "Ma ti sei reso conto di chi ti ha comprato?". Non me ne rendevo conto, ma ora capisco che è stato meglio così. Quando lo comprendi perdi un po' la passione per il calcio. Ancora oggi, a 29 anni, non penso mai a quello che sono, quello che ho fatto, e questo alla lunga è ciò che ti fa andare avanti. Ho capito che è fondamentale non pensare mai di essere arrivato. O, peggio, di essere il migliore. Bisogna credere che ci manchi sempre qualcosa, che ci sia sempre qualcosa da imparare per migliorare. È soltanto l'umiltà che permette di crescere come calciatore. E come persona».

 

MONEY, MONEY, MONEY
«I giornalisti sportivi parlano sempre di soldi, questo non lo capisco. Gli ingaggi sono alti, certo, ma credo però che nessun calciatore pensi solo ai soldi; quando si cambia squadra lo si fa per stare bene con se stessi, per far star bene la propria famiglia, per essere felici. Sono convinto che per tutti, in tutte le professioni, si ragioni partendo da questi stessi presupposti. Se arriva un progetto migliore, una sicurezza in più, chi decide di non cambiare? Io almeno la penso così: ognuno deve fare ciò che crede sia il meglio, prendendosi il rischio della scelta. Io ho preso i miei rischi e non sono pentito delle scelte che ho fatto».

 

PERFORMANCE A TUTTI I COSTI
«L'altra cosa di cui parlano sempre i giornalisti sportivi è se fai gol o non fai gol. Ti giuro, sinceramente non mi interessa. Perché so che il calcio è così: fai gol, sei un fenomeno; non fai gol, non sei più un fenomeno. E in due o tre giorni può cambiare tutto. Io sono convinto di quello che sono, di quello che ho fatto. Penso di aver fatto qualcosa di buono se sono dieci anni che sono in Europa e nessuna squadra mi ha cacciato, perché ho sempre deciso io di andare via. Se viene il Madrid a prenderti e fino a 25 anni rimani lì, e poi vai al Napoli, e dopo ancora alla Juve, qualcosa vorrà dire. Sono tranquillissimo, convinto delle mie capacità. Ovviamente posso ancora migliorare, però a essere sincero no, non mi interessa quello che si dice o si scrive di me».

 

LA SCELTA DI CAMBIARE CITTÀ
«Torino non la conoscevo: mi raccontavano che era una città bella e tranquilla, e ora posso affermare che è vero. Sono felice della scelta che ho fatto (passare dal Napoli alla Juventus, ndr) perché così ho raggiunto una certa serenità dentro e fuori dal calcio, che era quello che cercavo. A livello lavorativo e a livello personale senti di aver fatto una scelta perfetta. La mia vita fuori dal campo di gioco e di allenamento è semplice. Penso che senza musica una giornata non sia la stessa, sia meno bella, e quindi metto la musica al primo posto delle mie passioni. Ascolto di tutto, anche cantanti italiani. Mia nonna mi ha cresciuto con Pavarotti e l'opera, mio nonno è un grande appassionato di tango, sono diventato adulto con queste grandi voci intorno a me. A casa ho una chitarra: la tengo in bella vista per far credere di essere un musicista, ma in realtà sono tre anni che non la suono. Guardo tante serie televisive. In questo momento, per esempio, sto seguendo quella su Escobar: è una serie top, te la raccomando».

 

BACKSTAGE
Tra club, nazionale maggiore e nazionali giovanili (inclusa l'Argentina olimpica nel 2008), Gonzalo Gerardo Higuain a tutt'oggi ha collezionalo oltre 557 presenze in partita segnando 283 gol. Uomo di cuore ancor prima che tesoro da calciomercato, in campo come nella vita, l'attaccante juventino è detentore di una serie di record che lo rendono un campione destinato a entrare nella grande storia del calcio: è il calciatore che ha segnato più reti nel campionato italiano di Serie A in una singola stagione (lo scorso anno, 36 gol, con la maglia del Napoli); il suo trasferimento dal Napoli alla Juventus è il più costoso nella storia della Serie A (90 milioni di euro nel luglio scorso); è l'unico calciatore, insieme a Diego Armando Maradona, ad aver segnato per sei giornate consecutive nel campionato italiano; è l'unico argentino, accanto a Guillermo Stabile e Gabriel Batistuta, ad aver effettuato una tripletta in una partita ai Mondiali. Se questi dati fanno di lui un fenomeno tra i più iconici del mondo calcistico, Higuain ha però una personalità rilassata e friendly che non ha modo di comparire in campo. Ma nel privato sì. All'appuntamento allo studio fotografico per il servizio (probabilmente il primo di moda della sua vita e per un "glossy magazine"), arriva a bordo della sua Audi con un pizzico di ritardo e un gruppo di amici argentini come lui. Ma da quel momento si trasforma in un professionista di comprovata esperienza: collaborativo, sorridente e disponibile, giocoso e insospettabilmente naturale davanti all'obiettivo, si presta senza discussioni ai "capricci" creativi del fotografo, mostrando un certo qual divertimento e arrivando addirittura a tranquillizzare tutti con una battuta quando uno spillo, per errore, lo punge leggermente sul polso. In fondo, sua madre Nancy Zacarías è una pittrice di chiara fama e il dna deve aver fatto il suo lavoro. Vari cambi d'abito, giravolte sul set, "trucchi e parrucchi", finalmente il servizio è finito. Solo allora il momento di concedersi una bibita ghiacciata.

 

E ALLA FINE...
Contro la mia squadra, il Torino («Sei del Toro?», mi dice. «Peccato, sembravi simpatico», scherza), Gonzalo ha fatto un gol pazzesco. Uno dei suoi. Un pallone lanciato da dietro che rimane lì tra lui e il difensore; lui che in una frazione di secondo capisce tutto, si volta, tira nel posto giusto con la giusta forza. A registratore spento, ne parliamo un po', ma come direbbe Manusia lui è uno di quei calciatori che non ama parlare di calcio, forse perché nella vita c'è altro a cui pensare, forse perché l'eccesso di analisi rischia di indebolire l'istinto. Alla fine, forse per liberarsi di me, decide di prendere quelle mie osservazioni su un'azione leggendaria come un rimprovero: «Scusami, mi dispiace», si schernisce alla fine. Ma si capisce benissimo che non è vero.

 


 

 

 

 

 

 

 

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Il giocatore che ho amato di più di questo ciclo assieme a Pirlo e Marchisio.

 

E personalmente, il n.9 di ruolo più forte della storia moderna della Juventus.

Sono cresciuto con Inzaghi.

Ho visto segnare a Trezeguet forse il suo gol più bello con la Juve dal vivo.

 

Higuain però è qualcosa di speciale anche se non sempre gli è stato riconosciuto(perchè lui prima e Ronaldo poi ci hanno abituati troppo bene).

 

un 9 coi piedi e la visione da 10.

Edited by Eorlingas

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Juventus Logo 3D" Poster by StepupDesign | RedbubbleGONZALO HIGUAÍN

 

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«Tante battaglia insieme, tantissimi gol, spesso decisivi – scrive il sito ufficiale juventino –. Ora le strade di Gonzalo Higuain e della Juventus si separano. Il Pipita, dopo aver conquistato il suo terzo Scudetto, sveste la maglia bianconera. L'avventura di Gonzalo alla Juve era cominciata nell'estate 2016, con un grande impatto: miglior marcatore e giocatore più utilizzato in una stagione chiusa con la conquista dello scudetto e della Coppa Italia, double bissato l'anno seguente. E a partire dal suo esordio, datato 20 agosto 2016, Higuain è il secondo miglior marcatore della squadra in tutte le competizioni, oltre che il sesto miglior marcatore in Champions League. Il Pipa fin dall'inizio ha saputo entrare nei cuori dei tifosi bianconeri grazie a quella voglia irrefrenabile di essere decisivo e trovare il gol. Quella stessa voglia, che gli ha permesso di segnare un gol decisivo già all'esordio con la nostra maglia, l'ha messa in campo anche in questa stagione, al suo ritorno in bianconero dopo le esperienze con le maglie di Milan e Chelsea. Un ritorno vissuto con lo stesso entusiasmo dell'arrivo: a caccia di gol, pronto ad adattarsi sempre alle necessità della squadra».
 
FRANCESCO QUADARELLA, CATENACCIOECONTROPIEDE.IT DEL 19 SETTEMBRE 2020
Fragilità e cattiveria. Sono probabilmente queste le parole che descrivono in maniera migliore Gonzalo Higuain, più di qualsiasi caratteristica calcistica, i suoi più grandi pregi e difetti psicologici.
Figlio d’arte di Jorge Pipa Higuain, da cui riprende il soprannome, Pipita, Gonzalo è un lottatore: ha una cattiveria particolare, non è la cattiveria da strada dell’Apache Tévez, ma una cattiveria lucida, ha un killer instinct formidabile, è un giocatore completamente diverso dagli altri, non ha le classiche caratteristiche dell’argentino puro, probabilmente perché lui, nato a Brest, in Francia, la realtà della strada tipica dell’America meridionale fortunatamente non l’ha mai vista.
A soli 10 mesi d’età è ricoverato in ospedale per una meningite fulminante ed è costretto dunque fin dalla tenera età a lottare, la metafora calcistica sorge spontanea. La carriera di Higuain non è quella di un “figlio del pueblo”, ma non per questo è una carriera con meno difficoltà: Gonzalo è costantemente messo in discussione, e la sua fragilità caratteriale lo condiziona in maniera importante.
Tornato con la famiglia in Argentina, inizia la sua carriera calcistica tra le fila del River Plate, dove viene promosso in prima squadra appena maggiorenne. Nelle due stagioni con i Millonarios mette a segno 15 gol in 33 presenze, ma giocando soprattutto spezzoni di partita. In quelle poche apparizioni si toglie lo sfizio di decidere un Superclasico tra Boca e River con una doppietta ad appena 18 anni. Il destino nel grande calcio è segnato.
La pensa allo stesso modo il Real Madrid di Fabio Capello, che nel 2006 lo acquista per tredici milioni di euro. In maglia blancos non sarà facile imporsi inizialmente in mezzo a giocatori del calibro di Raul, Ronaldo e van Nistelrooy, ma la concorrenza e la fiducia che gli allenatori ripongono in lui lo stimolano positivamente.
Nella stagione 2009/2010 al Real Madrid arrivano Cristiano Ronaldo e Karim Benzema, e proprio con il franco algerino arrivato da Lione inizierà una convivenza complicata, in quanto riesce a togliergli minutaggio – e indirettamente fiducia – nel corso delle partite.
L’acqua, che colma il vaso, fuoriesce definitivamente quando in panchina a guidare le merengues si siede José Mourinho, che vede in Benzema il partner ideale per il fenomeno con il numero 7. Gonzalo è quasi ai margini per un periodo, poi i gol e le prestazioni obbligano il portoghese a schierarlo, alternandolo al compagno Karim.
Nell’annata 2011/2012 chiude il campionato realizzando 22 gol e formando con Benzema (21) e Cristiano Ronaldo (46) il tridente d’attacco più prolifico della storia del Real Madrid e della Liga in un singolo campionato. Per capire la grandezza di questo record: nel loro campionato più prolifico (2014/2015), la MSN – Messi, Suarez, Neymar – ha segnato 81 gol, 8 in meno rispetto al trio madrileno.
Terminato il ciclo Mourinho, Florentino Pérez gli fa capire chiaramente che uno tra lui e Benzema doveva lasciare spazio all’acquisto di Gareth Bale, che in quel momento era il più costoso della storia del calcio, il primo a tre cifre, ed essendo il francese da sempre un pallino del presidente dei blancos, il prescelto era lui. Gonzalo deve quindi andarsene, e per la prima volta si affaccia al campionato che più di qualunque altro gli cambierà la carriera: la Serie A, più precisamente al Napoli.
I numeri di Higuain al Madrid non sono di certo negativi – 121 reti e 56 assist in 6 stagioni –, eppure arriva a Napoli come se al Real avesse fatto male, come se avesse deluso, come se tutto questo non bastasse.
Qui viene fuori la cattiveria di Gonzalo Higuain, che possiede nel DNA lo spirito del lottatore. Troppo spesso snobbato da addetti ai lavori e tifosi, ha sempre risposto alle critiche sul campo, da professionista.
La sua esperienza napoletana è emotività allo stato puro. Il coinvolgimento emotivo che gli ha regalato questa piazza probabilmente non è mai stato e non sarà mai eguagliato da nessun’altra. Napoli ama Higuain e Higuain ama Napoli. A estremizzare questo concetto arriva un’altra figura emotiva, probabilmente, anche qui, l’allenatore che gli ha dato di più: Maurizio Sarri.
Sotto la guida del tecnico toscano Higuain segna, segna, segna, segna e segna ancora. Non mancano di certo i suoi caratteristici momenti di debolezza, di fragilità: spicca quello di Udine, quando arrivato a un livello di stress incontenibile esplode definitivamente, si fa espellere ed esce in lacrime. Ma all’ultima giornata le lacrime per lui sono di gioia perché, contro il Frosinone, realizza tre gol, di cui l’ultimo, il trentaseiesimo stagionale, in rovesciata, e scrive definitivamente il suo nome nella storia del calcio italiano battendo il record di gol in una singola stagione in Serie A, che Nordahl deteneva da più di 60 anni.
C’è un problema, però. La stagione finisce, Higuain ha disputato la più grande annata della sua carriera, ha messo a segno un record storico ed è uno degli attaccanti più forti del mondo, ma il Napoli è arrivato secondo, a 9 lunghezze della Juventus. Higuain ha preso consapevolezza dei suoi mezzi, sa che è nel momento migliore della sua carriera, vuole vincere. Il problema è che la rosa che il Napoli costruisce intorno a lui non basta per battere la Juve, e lui non vuole sacrificare i suoi anni migliori inseguendo un miracolo.
De Laurentiis non accontenta le richieste di Gonzalo, Higuain passa al nemico. Già, proprio la Juventus, la squadra che nella stagione precedente aveva impedito a lui e a tutti i napoletani la gioia del tricolore. Non è una scelta legata al denaro come qualcuno sosterrà, il Napoli gli offre un rinnovo con un ingaggio più alto di quello che percepirà alla Juve. Viene messo di lato il cuore, entra in campo il professionista e Higuain si tinge di bianconero. I napoletani, probabilmente, non glielo perdoneranno mai, l’amore si è trasformato in odio. Questo è uno dei problemi più grandi di una tifoseria così calorosa, che però non potrà mai negare quanto il Pipita gli abbia dato, e viceversa.
In bianconero conferma la sua grandissima forma segnando a raffica e vincendo Coppa Italia e Scudetto alla prima stagione, sfiora soltanto la Champions League, obiettivo comune con il club torinese. La finale del tracollo juventino è contro il Real Madrid, il primo tempo è equilibrato e termina 1-1, nel secondo tempo la Juventus non scende in campo, la partita finisce 4-1, sul banco degli imputati ci finisce Gonzalo Higuain, nonostante a sparire dal campo fosse stata l’intera squadra.
La stagione successiva inizia come era finita, la Juve vince e si avvia alla vittoria dello scudetto, ma a cinque giornate dalla fine avviene qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato: il Napoli di Sarri, che sta disputando la migliore stagione della propria storia – considerando i punti –, vince lo scontro diretto a Torino con un gol di Koulibaly negli ultimi minuti. Nella giornata seguente la Juventus va a Milano, gioca contro l’Inter. La partita è un vero inferno, il vantaggio e la superiorità numerica per un’entrata scomposta di Vecino non bastano, l’Inter la ribalta, a 5 minuti dalla fine la Juventus è sotto e lo scudetto è più vicino a Napoli che a Torino, poi cambia qualcosa. Spalletti richiama in panchina Icardi per Santon, Allegri inserisce Dybala per Khedira. Questi cambi permettono di riscrivere la storia del match: l’Inter si schiaccia troppo in difesa e Dybala regala prima un gran pallone a Cuadrado che trova un gol fortunoso, poi, al 90′, mette in area un pallone velenosissimo su calcio di punizione che non poteva che finire sulla testa del Pipita, che sigla il 3-2 e porta la Juve a una vittoria tanto difficile quanto importante.
Il giorno dopo il Napoli, probabilmente scosso psicologicamente dal risultato della Juve, crolla a Firenze con un clamoroso 3-0 firmato Simeone. La Juve e Higuain hanno la strada spianata per lo Scudetto, che arriverà insieme alla Coppa Italia. Ma anche in questa stagione per la Juve dici Champions dici danno, l’alieno CR7 ancora una volta spazza via i bianconeri, le responsabilità, ancora una volta, cadono più di chiunque su Higuain.
Tutte le colpe sono di Higuain, già, non è la prima volta che se lo sente dire. Se la sua carriera con i club è tortuosa, con la Nazionale è un vero e proprio tormento. Brasile 2014, Cile 2015, Stati Uniti 2016: tre finali in tre anni con l’Albiceleste che si rivelano tre sconfitte. L’opinione della collettività è chiara: è colpa sua. In campo si scende in 11 sempre, tranne quando si perde, quando si perde è solo colpa di Higuain. Immaginate come possa vivere una situazione del genere un giocatore come lui, estremamente emotivo, estremamente fragile.
Parliamoci chiaramente, queste gare per cui viene accusato non sono state di certo delle ottime partite per Higuain, ma è innegabile che non gli si possano addossare tutte le responsabilità come è stato fatto.
Intanto a Torino si è trasferito CR7 e senza mezzi termini la società gli dice che non punta più su di lui, più che un discorso calcistico è un discorso economico, è il più sacrificabile per fare cassa, Gonzalo è spiazzato. In una trattativa tanto veloce quanto – probabilmente – sbagliata, la Juventus cede Higuain al Milan. Milano lo accoglie con entusiasmo, ma il Pipita non ripagherà le speranze dei tifosi e della società, il progetto in cui ha creduto è un progetto destinato a fallire, e ancora una volta se il Milan va male la colpa è sua.
Gonzalo non riesce a gestire più questa situazione, vuole andare via, vuole andare dove può giocare con meno pressioni, al fianco di qualcuno che crede in lui a prescindere da tutto, vuole andare da Sarri, che nel frattempo si è trasferito al Chelsea.
In maglia blues si pensa possa riscattare il periodo buio che sta vivendo, ma il campo non la pensa allo stesso modo, 5 gol in Premier League che contribuiscono alla qualificazione in Champions dei londinesi e poco altro. La stagione è un no secco.
Il Chelsea non ha nemmeno deciso di riscattarlo, probabilmente perché l’unico motivo del legame tra i blues e Gonzalo sarebbe da lì a poco venuto meno: Sarri cambia squadra, e come Gonzalo finisce alla corte dello storico nemico, seguendo la filosofia del «si non potes inimicum tuum vincere, habeas eum amicum».
Troppe persone hanno dimenticando la sua storia, la sua grandezza, quello che ha fatto e quello che è in grado di fare. Durante la sua carriera Higuain è caduto tante volte, ma si è sempre rialzato. Molti credevano fosse finito, che fosse un vulcano definitivamente spento, ma Higuain, se messo nelle giuste condizioni mentali, può trasformare la sua fragilità in cattiveria, ed esplodere da un momento all’altro.
Vive dei mesi estivi incerti, la Juventus conduce un mercato confusionario, si pensa possa cedere sia lui che Dybala, alla fine restano entrambi e per la prima parte della stagione sembra la non-scelta migliore che si potesse fare. I due sono infatti risultati decisivi, tra le altre gare, nello scontro diretto a San Siro, contro l’Inter di Antonio Conte, con il ruggito del Pipita che, a distanza di due anni, si alza di nuovo nel cielo di Milano.
La stagione e la vita di noi tutti, però, viene scossa dal COVID-19, che costringe l’Italia e il mondo a cambiare il nostro modo di agire, pensare e interagire con gli altri. A questo periodo, per il Pipita, si aggiunge soprattutto la disperazione per l’aggravamento delle condizioni di salute della madre, malata di tumore, che lo fanno volare in Argentina in piena quarantena. La fragilità di Gonzalo torna a farsi sentire.
Il ritorno in campo è complicato per Higuain, che in una Juve di Sarri sempre meno coesa, e con una condizione fisica e soprattutto mentale non ottimale, trova appena 3 gol e 10 presenze.
Alla fine dell’annata, nonostante la vittoria dello scudetto, la panchina di Maurizio Sarri salta, e il debuttante Pirlo gli comunica chiaramente che è fuori dal progetto. Gonzalo, non senza rammarico, è costretto a lasciare nuovamente i bianconeri, con destinazione Miami, decidendo di affacciarsi, alla soglia dei 33 anni, a un nuovo calcio, un calcio in cui possa davvero giocare senza troppe pressioni, un calcio in cui, forse, per una volta, potrà far emergere maggiormente la sua cattiveria, a dispetto di quella fragilità che da sempre lo contraddistingue maggiormente.
 
ALEXANDER SUPERTRAMP, JUVENTIBUS DEL 24 APRILE 2020
Opinioni assai contrastanti ci sono nella tifoseria bianconera quando si parla di Gonzalo Higuain, quando si cerca di dare un giudizio “definitivo”, dopo quasi 5 anni dal suo arrivo, sulla bontà di quell’operazione unica e “deflagrante”.
Intanto dobbiamo dire che analizzare e valutare nel tempo la giustezza di tali grandi operazioni, è cosa assai complessa. Vanno tenuti presenti diversi livelli di valutazione, molti dei quali comunque composti da spazi grigi e interpretativi. Certo, se analizziamo i freddi numeri, i costi, i ricavi, gli ammortamenti, l’operazione non è sicuramente delle più felici, visto anche l’ingombrante stipendio dell’argentino, che ha portato a una difficoltosa ricollocazione del giocatore negli ultimi anni.
Ma nel calcio non si possono considerare solo le formulette matematiche. Il calcio mercato in particolare è una specie di giungla in cui in ogni dato momento devi effettuare la tua mossa, quasi come in una partita di scacchi. Oltre a guardare i tuoi benefici concreti devi anche bloccare il tuo avversario, in una complessa e fitta rete strategica.
Per valutare un’operazione di tale portata dobbiamo partire difatti dall’esatto momento storico in cui è stata compiuta. Non bisogna mai perdere di vista la realtà. Non è un gioco virtuale dove cerchi di incastrare ogni ingranaggio al suo posto. Ci sono mille difficoltà, motivazioni e prospettive che il grande pubblico molto spesso tende a sottovalutare.
Estate 2016, la Juventus si ritrova a dover gestire un ingente malloppo di denaro, dovuto alla quasi imminente e ormai certa partenza di Pogba. I milioni in ballo sono tanti e si deve operare in fretta. La stategia di fondo che sembra aver tracciato la dirigenza bianconera è basata sul cercare di confermare innanzitutto il predominio italiano. Grande forza gestionale, economica e di programmazione in questi anni è stata proprio quella di poter esprimere concretamente, come raggio di fuoco, un grande vantaggio sulle dirette concorrenti nostrane. Il primo ed esiziale scopo dunque, della nostra dirigenza, una volta resasi conto della partenza del francese, è indirizzato sul compiere una mossa che possa “garantire” (tra mille virgolette, dato che nel calcio di scontato non c’è nulla) la riconferma sul suolo nazionale. I tempi di reazione nel calcio mercato devono essere immediati, si deve agire in fretta e valutando moltissimi fattori.
I 100 milioni derivanti dalla partenza di Pogba vengono praticamente e interamente girati sull’acquisto di Higuain. Il miglior giocatore della tua più diretta rivale. La mossa è intelligente, prudente e sfacciata allo stesso tempo. Si indebolisce l’avversario e si compie un’operazione anche quasi a livello psicologico distruttiva per il “nemico”. Su questo aspetto penso ci siano pochi dubbi. Da quell’operazione il Napoli ha avuto enormi strascichi, in seno all’ambiente, alla squadra e ovviamente in società, con molti tifosi ad attaccare il loro Presidente. L’entusiasmo al contempo invece registrato a Torino, è stato secondo forse solo al pirotecnico arrivo di CR7 qualche anno dopo. La scelta quindi appare assolutamente saggia e giusta, nel momento in cui è stata compiuta.
Ma il campo cosa ha detto?… Il vero giudice supremo. Higuain nella sua prima stagione a Torino è stato devastante, segnando a raffica in campionato, e in particolare proprio alla sua ex squadra, un po’ meno in Europa, ma trovando comunque anche le marcature importanti, vedi la doppietta in semifinale di Champions. Con il passare delle stagioni però l’argentino ha fatto registrare sicuramente un calo atletico e di brillantezza. Quel momento bruciante che rappresenta in pochi millesimi di secondo, “vita o morte” per l’efficacia di un bomber. All’argentino in particolare è stata imputata una scarsa professionalità, un mantenimento fisico in diversi momenti non ottimale, con qualche chilo di troppo sul groppone. E inoltre una debolezza psicologica in certi frangenti che ne hanno minato il rendimento, soprattutto nei grandi match europei.
Bisogna anche dire però che, se da un lato abbiamo assistito senza dubbio a un’involuzione dell’attaccante argentino, da un altro si è verificata una crescita, o meglio, una trasformazione. Come capitato in passato ad altri grandi attaccanti. Higuain ha iniziato a segnare sicuramente di meno, ma ha portato benefici importanti alla squadra sotto altri aspetti. È diventato un 9 e mezzo per citare una frase di un altro grande del nostro passato. È diventato una specie di trequartista avanzato, eseguendo molto spesso e molto bene una grande funzione di cucitura del gioco e della manovra della squadra. Gonzalo è dotato di una classe e di una visione di gioco davvero rare per essere stato uno dei più grandi 9 dell’era moderna. Un centravanti davvero completo. Negli ultimi anni ha sicuramente perso smalto in area di rigore e nella finalizzazione, ma ha sicuramente portato grande qualità in funzione di manovra e di raccordo. Questo non va dimenticato. Continuando comunque a segnare, e in particolare gol importanti. Le sue firme almeno in Italia, sono quasi sempre in grandi match o in sfide decisive.
Gonzalo inoltre è amatissimo dal popolo bianconero, un amore come raramente si è visto nella nostra storia. E l’occhio della tifoseria è comunque sempre un buon termometro per determinare l’effettivo apporto di un giocatore.
D’altro canto però abbiamo assistito a una sicura involuzione di Gonzalo sotto porta e sotto l’effettivo apporto di gol. Benissimo l’azione di cucitura, ma a un centravanti alla Juventus si chiedono soprattutto i gol. E questi in diversi momenti sono mancati.
Probabilmente la conclusione migliore del rapporto sarebbe dovuta avvenire dopo 2 stagioni. E questo era stato anche nelle idee della Juventus. Nell’estate del 2018 la Juventus vuole piazzare il suo attaccante. Rientra perfettamente nelle classiche cessioni illustri e remunerative, ma qualcosa non va come previsto. Inizialmente sembra destinato al Chelsea per una cospicua cifra di milioni che avrebbe potuto ammortizzare e sanare il grande esborso iniziale. L’operazione non va in porto e Gonzalo finisce al Milan, con la formula del prestito e con la speranza della nostra dirigenza che i rossoneri prima o dopo ne possano acquisire l’intero cartellino. Ma anche qui qualcosa non va. Gonzalo sembra subire molto a livello mentale l’abbandono della sua Signora, processo che culmina quasi in una crisi isterica proprio nel match contro la sua ex squadra. (Qui torna fuori la sua latente debolezza psicologica di cui abbiamo accennato).
La stagione dell’argentino si trasforma in un calvario, finisce al Chelsea temporaneamente, ma anche a Londra, a parte brevi lampi non riesce a tornare se stesso. Si arriva all’ultima estate, la Juventus non sembra assolutamente puntarci, ma piazzare Gonzalo ora è impresa davvero complicata. Il resto, è storia recente. L’atteggiamento di Higuain è encomiabile, sin da subito mette grande motivazione nel riconquistarsi la Juventus, arrivano gol importanti ma anche i soliti periodi di digiuno. Pur mantenendo una grande qualità nella cucitura del gioco, non sembra più in grado di mantenere quei livelli richiesti in una squadra come diventata ormai la Juventus. Al contrario del suo stipendio che è ancora assai pesante. Magari questa stagione poteva essere qualcos’altro per Gonzalo, se avesse potuto procedere, ma questo non lo sapremo mai.
In definitiva l’acquisto di Higuain può definirsi assolutamente intelligente nel momento in cui è stato compiuto, poi la scommessa ha sicuramente perso di valore, ma sono errori che possiamo definire “fisiologici” nel calcio. Il suo arrivo ci ha permesso di confermare il nostro dominio italiano per diverse stagioni, con i conseguenti benefici economici e di prospettiva. Poi la piega si è aggrovigliata, soprattutto guardando i freddi numeri, più che il campo. Ma non dobbiamo mai dimenticare che si opera nella vita reale, non in un videogioco dove la programmazione non è mai intaccata da eventi negativi e imprevisti. Gonzalo ha dato tanto alla Juventus, ha segnato gol epocali (quello di San Siro è e resterà un macigno indelebile per l’eternità) e ci ha fatto godere come pochi nella nostra storia. Per questo motivo e in ultimo istanza il suo acquisto dovrà sempre essere visto più nel bene che nel “pesante”.
Perché in fondo “...Siamo tutti venuti sin qui, per vedere segnare Higuain.”
 

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Juventus Logo 3D" Poster by StepupDesign | RedbubbleGONZALO HIGUAÍN

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https://it.wikipedia.org/wiki/Gonzalo_Higuaín

 

 

Nazione: Argentina  Argentina
Luogo di nascita: Brest (Francia)
Data di nascita: 10.12.1987
Ruolo: Attaccante
Altezza: 184 cm
Peso: 89 kg
Nazionale Argentino
Soprannome: El Pipita, El Pipa

 

 

Alla Juventus dal 2016 al 2020

Esordio: 20.08.2016 - Serie A - Juventus-Fiorentina 2-1

Ultima partita: 07.08.2020 - Champions League - Juventus-Olympique Lione 2-1

 

149 presenze - 66 reti

 

3 scudetti

2 coppe Italia

 

Gonzalo Gerardo Higuaín (Brest, 10 dicembre 1987) è un calciatore argentino, attaccante dell'Inter Miami. Con la nazionale argentina è stato vicecampione del mondo nel 2014 e vicecampione d'America nel 2015 e nel 2016.

Affermatosi come uno degli attaccanti più prolifici in attività, con 36 reti nel corso del campionato 2015-16, ha stabilito il record di reti segnate in Serie A in una singola stagione, superando di una marcatura il precedente primatista Gunnar Nordahl, e venendo eguagliato da Ciro Immobile nella stagione 2019-20. Il suo trasferimento dal Napoli alla Juventus, avvenuto nel luglio 2016 per 90 milioni di euro, è stato all'epoca il più costoso nella storia della Serie A.

In carriera ha conquistato tre campionati spagnoli (2006-07, 2007-08, 2011-12), due Supercoppe spagnole (2008 e 2012) e una Coppa di Spagna (2010-11) con il Real Madrid, una Coppa Italia (2013-14) e una Supercoppa italiana (2014) con il Napoli, tre campionati italiani (2016-17, 2017-18 e 2019-20) e due Coppe Italia (2016-17 e 2017-18) con la Juventus, una UEFA Europa League (2018-19) con il Chelsea.

Ha totalizzato 75 presenze con la nazionale argentina, della quale è il sesto calciatore assoluto sia nel computo totale dei gol realizzati (31) sia per quanto riguarda le marcature nei campionati del mondo (5).

 

Gonzalo Higuain
Gonzalo Higuaín 2019.jpg
Higuaín con la Juventus nel 2019
     
Nazionalità Argentina Argentina
Altezza 184 cm
Peso 89 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Attaccante
Squadra Inter Miami Inter Miami
Carriera
Giovanili
1997-2005 River Plate River Plate
Squadre di club
2005-2006 River Plate River Plate 35 (13)
2006-2013 Real Madrid Real Madrid 190 (107)
2013-2016 Napoli Napoli 104 (71)
2016-2018 Juventus Juventus 73 (40)
2018-2019  Milan Milan 15 (6)
2019  Chelsea Chelsea 14 (5)
2019-2020 Juventus Juventus 32 (8)
2020- Inter Miami Inter Miami 39 (13)
Nazionale
2008 Argentina Argentina olimpica 2 (1)
2009-2018 Argentina Argentina 75 (31)
Palmarès
 
Coppa mondiale.svg Mondiali di calcio
Argento Brasile 2014
Transparent.png Copa América
Argento Cile 2015
Argento Stati Uniti 2016

 

Biografia

È figlio d'arte: il padre Jorge, ex difensore, ha trascorso quasi per intero la propria carriera in Argentina, tranne un anno nel Brest; Gonzalo nacque nell'omonima città francese proprio nel corso di quell'anno. Sua madre, Nancy Zacarías (1957-2021) era una artista e pittrice di origini palestinesi. Ha tre fratelli, Nicolás, Lautaro e Federico; quest'ultimo era anch'egli un calciatore professionista e giocava insieme a lui all'Inter Miami.

È soprannominato El Pipita, nomignolo che trae origine dal soprannome del padre, detto El Pipa per via del naso pronunciato.

Trascorre i primi mesi della sua infanzia in Francia, quindi fa ritorno in terra argentina poiché il padre viene ingaggiato dal River Plate. All'età di 10 mesi viene ricoverato per venti giorni in ospedale a causa di una meningite fulminante, curata appena in tempo, ed è costretto per diversi anni ad assumere quotidianamente dei medicinali per eliminare ogni traccia della malattia.

Nel 1998 tornò per breve tempo in Francia, quando accompagnò il padre impegnato in una ricerca di giovani talenti per conto dell'allora commissario tecnico della nazionale argentina, Daniel Passarella. Sarebbe stato proprio lo stesso Passarella, otto anni dopo, a concedere al giovane Higuaín una maglia da titolare e l'occasione di mettersi in mostra con il River.

Caratteristiche tecniche

È un «attaccante d'area di rigore», forte fisicamente e abile con entrambi i piedi. Oltre ad essere un eccellente finalizzatore, è propenso ai ripiegamenti a centrocampo, con cui contribuisce alla fase difensiva; è inoltre dotato di un'ottima visione di gioco, che gli consente di risultare decisivo anche come uomo assist. Pur essendo in possesso di buoni mezzi tecnici, è più concreto che elegante. Dinamico e determinato, ha nell'emotività il suo principale punto debole.

Diego Armando Maradona ha affermato di rivedere in Higuaín alcune caratteristiche dei connazionali Hernán Crespo e Gabriel Batistuta, definendolo un attaccante completo e abile nei movimenti smarcanti.

 

Record

In Serie A

Nel Napoli

  • Uno dei due calciatori, assieme a Diego Armando Maradona, ad andare a segno per sei giornate consecutive nel campionato italiano.
  • Calciatore ad aver segnato più reti (36) in una singola stagione di Serie A.

Nella nazionale argentina

Palmarès

220px-Chelsea_vs._Arsenal%2C_29_May_2019
 
Higuaín con il trofeo della UEFA Europa League 2018-2019 vinta al Chelsea

Club

Competizioni nazionali

Competizioni internazionali

Individuale

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