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CRAZEOLOGY

Tifoso Juventus
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  2. Mille Miglia: vince il duo argentino Scalise-Claramunt su un'Alfa del '33“ Elkann 152/mo Il vincitore dell'edizione 2012 delle Mille Miglia è il duo argentino Claudio Scalise e Daniel Claramunt a bordo dell' Alfa Romeo 6C 1500 GS del 1933. L'equipaggio ha avuto la meglio alla fine di una lotta serrata contro la Bmw-328 Roadster del 1939 dei veterani Giuliano Canè e Lucia Galliani.“ Terzo classificato Giovanni Moceri su una Aston Martin Le Mans del 1933, assistito dal bresciano Tiberio Cavalieri.“ Il presidente di Fiat Group John Elkann, che partecipava alla competizione su una Fiat 8v del '54, accompagnato dalla moglie Lavinia Borromeo, si è classificato al 152esimo posto.“ http://www.bresciatoday.it/cronaca/vincito...ane-elkann.html Grande Stevens: "Godo per le vittorie del Napoli ma ovviamente tifo Juve" Napoletano di nascita, torinese d'adozione. Franzo Grande Stevens ha raccontato a Il Mattino il suo incontro con l'Avvocato Agnelli e la sua fede juventina: Com’era la Napoli di Grande Stevens? «Durante la guerra il collegio dei Benedettini di Montecassino, dove vivevo dall’età di 8 anni, chiuse e tornai a Napoli per frequentare il ginnasio al Vico, dove insegnavano maestri, ad esempio, come Sannia e l’Arcuno. Mio padre aveva un piccolo pastificio, mia madre fu isolata dai tedeschi in un campo di concentramento a Chiaiano, colpevole di ascoltare Radio Londra dove parlava mio zio, il colonnello Stevens. Vivevo da una zia sulla collina dei Camaldoli e scappavo nei boschi se arrivavano i tedeschi. Quando ci raggiunsero le forze dell’Ottava Armata britannica venni accolto nelle vicinanze dell’ospedale Cardarelli dalla Brigata palestinese, composta da soldati ebrei guidati da Tiberius Iritz». Quando arrivò a Torino? «Mi laureai con il massimo dei voti con Alessandro Graziani, maestro di diritto commerciale, ed entrai nello studio del grande avvocato civilista Francesco Barra Caracciolo. Volevo conoscere Paolo Greco, insigne giurista napoletano che insegnava a Torino, e andai a trovarlo. Venni ”sequestrato” e inserito nello studio di Dante Livio Bianco, da poco deceduto, allievo di Manlio Brosio e collaboratore di Piero Calamandrei. Vivevo in una camera ammobiliata. Così cominciò la mia avventura torinese». Lei è stato soprannominato l’Avvocato dell’Avvocato. Come nacque il suo rapporto con Agnelli? «L’Avvocato mi chiese l’assistenza legale nella cessione di una sua azienda. Mi disse: quando mio nonno ebbe bisogno di un avvocato civilista si affidò all’avvocato napoletano Vincenzo Janfolla, ho sentito parlare bene di lei e anch’io mi affido a un avvocato napoletano. Da allora, seconda metà degli anni ’50, il rapporto è diventato sempre più assiduo e si è esteso alla famiglia, in particolare a Gianni e Umberto Agnelli». È stato presidente della Juventus per tre anni. «Quando morì Vittorio Chiusano, il grande penalista torinese presidente del club, il lavoro mi assorbiva molto. Umberto vinse la mia riluttanza, dicendo che dovevo accettare perché era un tributo all’amico scomparso. E io accettai». Da napoletano avrà seguito la crescita del Napoli, dal fallimento alle partite di Champions. «Certamente. Conosco le vicende della squadra, dai campioni come Maradona a quelli attuali come Cavani, Lavezzi e Hamsik». Ha simpatia verso il Napoli? «Confido e godo della vittoria del Napoli, quando non gioca contro la Juve o non c’è un interesse della Juve». Domani l’ultimo atto di Del Piero alla Juve. «Ha giustamente voglia di continuare a giocare anche se con minore intensità e minore stress di quelli del campionato italiano. C’è tempo per lavorare a tavolino.Del Piero resterà sempre una bandiera e un esempio della Juve oltre che un grandissimo calciatore come Sivori e Platini». Il pronostico per la finale? «Spero che sia una bellissima partita, esemplare non solo per abilità tecnica ma anche per correttezza, sia dei giocatori che del pubblico. E che, naturalmente, vinca la Juve». http://www.tuttojuve...idnotizia=95157 Ahia...
  3. Elkann: «No comment sul caso Conte» 18 Maggio, 2012 TORINO - Avvicinato dai media alla sosta a San Sepolcro della Mille Miglia, il presidente del gruppo Fiat, John Elkann, non ha commentato il caso dell'allenatore della Juventus, Antonio Conte, tirato in ballo nello scandalo del calcioscommesse. Elkann, insieme alla moglie Lavinia, sta partecipando all'edizione 2012 della Freccia Rossa, a bordo di una berlinetta Fiat 8V del '54. http://www.tuttosport.com/calcio/calciosco...nte%26%23187%3B Fiat: inizia marcia verso fusione con Chrysler (Giornale) ROMA (MF-DJ)--Parte la marcia di avvicinamento alla fusione di Fiat con Chrysler e, allo stesso tempo, potrebbe iniziare l'operazione di reverse merger che porterebbe le azioni di Fiat Industrial a essere assorbite da Cnh, quotando la societa' solo sul mercato americano. E' quanto si legge sul Giornale che aggiunge come passo fondamentale e' l'annunciata semplificazione della struttura azionaria che si concretizzera' la prossima settimana. Lunedi' prossimo, infatti, avverra' la conversione obbligatoria di tutte le azioni Fiat privilegiate e le azioni Fiat di risparmio in azioni Fiat ordinarie. Semplificare e' la parola d'ordine che si sono dati John Elkann e Sergio Marchionne, soprattutto in vista della prossima fusione tra Fiat e Chrysler, che sara' resa piu' agevole, evitando in questo modo tutti i problemi legati ai concambi. Tra gli analisti si scommette anche sulla doppia quotazione, a Milano e a Wall Street. La semplificazione relativa a Fiat Industrial, invece, sarebbe propedeutica a possibile operazioni straordinarie come, appunto, il passaggio di Industrial sotto Cnh (l'11,6% e' quotato negli Usa), rafforzando quest'ultima e beneficiando, come gia' sottolineato da Marchionne, dei vantaggi offerti dal mercato americano. Il nuovo soggetto, che potrebbe essere ribattezzato, comprenderebbe anche Iveco e la parte di Powertrain di Fiat Industrial. pev http://borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-d...976〈=it Fiat, ultimo giorno per privilegiate e risparmio Marchionne pronto a trasferirsi a Wall Street MILANO - L'antipatia per gli interlocutori italiani di Sergio Marchionne è nota. E il fatto che punti sempre più a voler essere "internazionale", che poi vuol dire americano, è altrettanto risaputo. Là le grandi corporation godono di privilegi che in Italia non esistono e così è là che Marchionne vede il destino della Fiat. Non solo come azienda, dopo l'acquisto di Chrysler, ma anche come titolo quotato. E per farlo potrebbe iniziare con un piccolo, ma neanche tanto, importante passo, come la fusione inversa tra la controllata Cnh, già quotata a New York e la controllante Fiat Industrial. La produzione di trattori, pulmann e camion è già in gran parte destinata a trasferirsi dove i costi sono inferiori, con buona pace dei sindacati, e la stessa sorte potrebbe toccare ai titoli azionari. Oggi è l'ultima giornata di contrattazione delle Fiat risparmio e privilegiate, dopo di che sia le Industrial che le Auto verranno convertite in ordinarie. Il rapporto di conversione è pari a 0,85 azioni ordinarie per ogni privilegiata e 0,875 per ogni azione di risparmio. Secondo gli analisti e il mercato che sembra crederci, sarà il primo passo verso la semplificazione dei titoli in vista di una fusione con Chrysler. Ma ancor prima del matrimonio fra i due marchi dell'auto, potrebbe arrivare un reverse merger tra i titoli della Cnh e le Fiat Industrial, l'operazione porterebbe di fatto il passaggio delle azioni da Piazza Affari a Wall Street. Una fuga all'estero che ricorda la clamorosa quotazione di Prada, il marchio del made in Italy, quotato a Hong Kong. http://www.repubblica.it/economia/finanza/...treet-35382581/ Tempo di pulizie in Exor La semplificazione del portafoglio voluta da Elkann impone di vendere le partecipazioni più piccole. Per le prime cessioni si pensa a Sequana, Vision Investment e Banijay. Invece Almacantar per ora resta http://www.milanofinanza.it/giornali/previ...zie%20in%20Exor Sergio Marchionne conquista il primato riesce a mettere in cig tutta Mirafiori La Fiat lascia a casa per la prima volta tutti i 5.400 impiegati di Mirafiori, mentre sale la tensione a Termini Imerese, dove circa 300 operai della ex fabbrica del Lingotto bloccano l'autostrada Palermo-Catania. Sono preoccupati anche i lavoratori dello stabilimento di Cassino, che sollecitano nuovi modelli. I sindacati chiedono la conferma degli investimenti e annunciano un incontro con i vertici Fiat a giugno. In Sicilia la situazione e' sempre piu' difficile. Un nuovo tavolo e' convocato al ministero dello Sviluppo economico per lunedi' 4 giugno con Fiat, Dr Motor, sindacati, Regione Sicilia e ministero del Lavoro ''Dopo ben 19 giorni di lotta - afferma il sindaco Salvatore Burrafato - la mobilitazione dei lavoratori della Fiat e dell'indotto ha portato finalmente il ministro Passera ad occuparsi direttamente di Termini Imerese. Sono molto preoccupato, e' una citta' che rischia di esplodere''. Il ministro Corrado Passera rassicura: ''dobbiamo trovare una soluzione solida in cui i soldi pubblici vengano impiegati al meglio. Se il piano di Dr Motors puo' essere realizzato daremo il massimo appoggio. Abbiamo dato 15 giorni a Dr per confermare o meno la loro capacita' e disponibilita' ad attuare l'impegno preso. Il giorno dopo e' stato convocato il tavolo. Se la risposta arrivera' prima anticiperemo l'incontro''. Per il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ''una soluzione al problema dello stabilimento siciliano deve venire dal governo e da Fiat. Il sindacato non accettera' mai che Fiat possa semplicemente chiudere e licenziare''. Le difficolta' del mercato dell'auto e il calo delle vendite Fiat cominciano ad avere contraccolpi in tutti gli stabilimenti italiani. A Mirafiori per la prima volta tutti i colletti bianchi andranno in cassa integrazione sei giorni: 14, 15 e 21 giugno, 12, 13 e 19 luglio. Altri erano già programmati per il 22 giugno e il 20 luglio quando lo stabilimento torinese restera' chiuso utilizzando i permessi personali dei lavoratori. http://www.ilmanifes...zie/mricN/7458/ John Elkann affida il volante alla moglie Nuova staffetta al volante della berlinetta Fiat V8 del ’54 con a bordo il presidente di Fiat John Elkann e la moglie Lavinia Borromeo che stanno disputando la terza e ultima tappa della Mille Miglia, gara di regolarità automobilistica da Brescia a Roma e ritorno sul percorso della storica Millemiglia di velocità degli anni ’30, ’40 e ’50. Dopo il controllo timbro a Viterbo, Elkann che aveva guidato dalla partenza di Roma è passato alla navigazione mentre la moglie ha imbracciato il volante. Evidentemente la buona prestazione ottenuta ieri da Lavinia Borromeo durante la seconda parte della tappa da Ferrara a Roma ha fatto cambiare strategia all’equipaggio. Rispetto alla prima tappa infatti al termine della seconda la Fiat V8 ha recuperato ben 60 posizioni e ora viaggia intorno alla 150/a. Ora la carovana sta per affrontare una delle prove più difficili del percorso attraverso le Crete Senesi prima e le colline del Chianti fiorentino poi. Ci saranno anche prove su sterrato e in salita. Come sempre instancabile continua l’attività su Twitter del numero uno della Fiat. Da stamattina, Elkann ha postato già diversi messaggi arricchiti da foto scattate dall’auto: l’ultimo dice: «Toscana eccoci». http://www.giornaledibrescia.it/in-citta/j...oglie-1.1208726 Processo Giovine, la difesa "Firme false? Così fan tutti" L'avvocato del consigliere regionale condannato invoca una pena più bassa in appello: "Si è uniformato a quello che facevano gli altri" Il mestiere di politico o amministratore "è un mestiere che porta a uniformarsi a quello che fanno tutti gli altri" ed è anche per questo motivo che la pena a due anni e otto mesi inflitta in primo grado a Michele Giovine per la vicenda delle firme elettorali false è troppo alta: lo ha detto oggi al processo d'appello uno dei suoi difensori, l'avvocato Cesare Zaccone. Il legale, dopo avere invocato l'assoluzione del consigliere regionale imputato per irregolarità elettorali, si è soffermato sulla diffusione dei comportamenti che sono contestati dall'accusa. "Basta leggere i quotidiani - ha osservato - per rendersene conto. Succede ovunque, anche in Piemonte. Ma sono condotte prive di conseguenze troppo rilevanti e, per questo motivo, punite con pene molto più basse: è stato il legislatore a dire che non sono fatti gravi, al punto da scegliere di declassarli". Il pg Vittorio Corsi è stato di parere opposto. "Non condivido il discorso del 'così fan tutti'. Bisogna, anzi, dare sanzioni che scoraggino quello che fanno tutti". http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/0...tutti-35471527/ Chrysler richiama 87mila Jeep (ANSA) - DETROIT (USA), 19 MAG - La Chrysler sta richiamando quasi 87.000 Jeep Wrangler negli Stati Uniti, in Canada e in altri Paesi, perché potrebbero essere esposte a rischi di incendio. Il provvedimento riguarda esclusivamente le vetture del modello 2010 che hanno la trasmissione automatica e che sono state prodotte prima del 14 luglio 2010, riferisce il Washington Post online, aggiungendo che la Chrysler ha ricevuto almeno 14 segnalazioni di protesta di Jeep Wrangler andate a fuoco. http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/to...ep_6898547.html
  4. Attenzione, io ho solo riportato ciò che ho sentito dire da quei due, ma non è affatto detto che abbiano ragione.
  5. Lapo, lo show alla Bocconi tra autografi e foto ricordo L'appuntamento era fissato per un incontro con Gianluigi Gabetti, presidente onorario della Exor spa e da sempre legato agli Agnelli, per un incontro sul tema 'Finanza, credito ed economia reale'. La scena, però, l'ha conquistata Lapo Elkann, arrivato in Ferrari nella sede dell'università Bocconi per salutare l'amico di famiglia e subito preso d'assalto dagli studenti, che hanno approfittato per farsi fotografare con lui e chiedere un autografo, come testimoniano queste immagini http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/0...apo-35279425/1/ "Coraggio e passione per uscire dalla crisi" Gabetti: “"Giovani, affermate i vostri diritti" FRANCESCO MANACORDA «Coraggio e passione», come negli istituti di credito del Dopoguerra che - erano i miei inizi alla Banca Commerciale - assumevano dei rischi, «mentre oggi c’è una tale passione a stare fuori dai rischi che non so più le banche che ci stiano a fare». Ma anche coraggio e passione che servono ai giovani e al Paese perché «la competitività dipende dalla nostra volontà di battersi e di combattere». Metti Gianluigi Gabetti, oggi presidente d’onore Exor, davanti agli studenti della Bocconi e a un nutrito gruppo di amici e allievi che si sono fatti strada nel mondo finanziario e ne esce un pomeriggio a metà tra la lezione di un grande protagonista, classe 1924, del capitalismo italiano e un dibattito senza ipocrisie: «Se voi siete stati la classe dirigente del Paese - domanda uno studente - che cosa è andato male per consegnarcelo in queste condizioni?». Invitato all’Università da Giuseppe Berta e al tavolo degli oratori assieme all’ex banchiere, e suo compagno in Olivetti, Nerio Nesi, a Camillo Venesio della Banca del Piemonte e all’editorialista del Corriere della Sera Massimo Mucchetti, quella di Gabetti è una cavalcata «in quello che hanno chiamato il secolo breve» con molti spunti legati all’attualità. Il credito e il ruolo delle banche, prima di tutto, quando quel ventiduenne laureato con lode in legge viene assunto nel ’46 alla Comit «e lì notai che da un collega vicino, che si occupava di conti correnti, passavano operazioni nuove. Erano i primi segnali del Piano Marshall, uno strumento meraviglioso con cui gli Stati Uniti offrivano credito al resto del mondo e le banche potevano offrire credito ai propri clienti, selezionandoli in modo responsabile». Sul rapporto di oggi tra finanza e impresa, Gabetti non vuole dare giudizi, ma sottolinea come la revoca del Glass-Steagall Act - le legge Usa del ’33 che fino al ’99 ha sancito la completa separazione delle attività di banca commerciale da quella di banca d’affari - abbia aperto la porta alla crisi degli ultimi anni. Compresa quella bolla immobiliare Usa «che capii quando nel 2006 amici che lavoravano nelle banche ci offrivano denaro a gogò», chiedendo come unica garanzia un immobile di pregio. «Mi sembrò una follia e compresi che se c’era chi faceva incetta di immobili di ottima qualità era perché nel retrobottega qualcuno li mescolava con immobili di pessima qualità» per poi venderli sul mercato. Nella sua vita da manager Gabetti è stato in Comit, Olivetti e gruppo Agnelli, «tre entità a cui devo molto» e di cui ha conosciuto, con gradi diversi di vicinanza, i protagonisti. Dal banchiere Raffaele Mattioli «di cui ho sempre ricordato una cosa che mi disse: “La finanza segue sempre”, come indicazione a privilegiare le ragioni e i progetti dell’industria», a Adriano Olivetti, che un giovane Gabetti riesce a scandalizzare identificando la propria maggiore qualità nella «diplomazia». «”Ma è l’arte della menzogna!”, mi disse lui. “Per me - risposi - è l’arte di saper dire sempre la verità, ma in un modo che sia accettabile all’interlocutore». Dell’Avvocato Agnelli un ricordo partecipe e divertito: «Nel ’71 mi chiamò a New York, dove vivevo, e mi chiese se potevo fargli fare una visita privata di una mostra al MoMa, di cui ero consigliere. Poi aggiunse: “Ah, e verrebbe a fare il direttore generale dell’Ifi?”». «Un vero maestro di vita non l’ho mai avuto - dice Gabetti parlando del suo rapporto con Agnelli - però ci vogliono dei punti di riferimento; e di lui ho sempre apprezzato il grandissimo rispetto verso gli altri». Ma questo è il passato. Ai giovani che lo interrogando qui alla Bocconi, il presidente d’onore di Exor spiega che «non devono avere timore di affermare i loro diritti, ma che le cose non si risolvono protestando, bensì collaborando e lavorando nei propri ruoli. Noi lavoravamo come pazzi, ci buttavamo a capofitto nel lavoro. E questa è stata anche la chiave del miracolo italiano». http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/a...lo/lstp/454560/ Mille Miglia: sfida tra capitani industria, Elkann per Italia BRESCIA - Costruire bolidi da sogno evidentemente non basta, provare l'emozione di sfidarsi in gara é questa una rinnovata passione dei n.1 delle case automobilistiche europee. Alla Mille Miglia 2012 ce ne sono cinque in gara e la sfida e' sempre la stessa: Italia contro Germania e Inghilterra. Per la difesa del tricolore sarà un affare di famiglia con John Philip Elkann, presidente Fiat Group, sostenuto al roadbook (ovvero alla navigazione) dalla moglie Lavinia Borromeo (n. gara 234). Per la Germania l'attacco è a tre punte: Dieter Zetsche, n.1 di Mercedes-Benz Cars e Chairman Board del Management di Daimler AG (n. gara 273), Matthias Muller, Ceo di Porsche AG (n. gara 300) e Franz Jung, ad Bmw Italia. L'Inghilterra si affida invece alla tradizione con Adrian Hallmark, Brand Director di Jaguar Cars Limited (n. gara 198). Altra battaglia è quella tra i designer. La Germania schiera Wolfgang Egger, head designer di Audi AG (n. gara 334), l'Italia si affida ai giovani con Fabrizio Giugiaro, Co-Chairman e Styling Director di Italdesign Giugiaro (n. gara 334) e all'esperienza di Andrea Zagato, presidente di Zagato (n. gara 362). A fare da arbitro, ci penserà un'altra presenza importante dell'industria dell'auto, Alberto Bombassei, presidente Brembo (n. gara 281), che a 'far frenare' chi troppo insiste è meglio di Collina coi cartellini rossi. Sul percorso ci sarà anche il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, che però scenderà in campo, con la sua abituale eleganza decontracté, solo per la cena di gala di Roma, a Castel Sant'Angelo, dove la Mille Miglia va di scena venerdì sera. http://www.ansa.it/motori/notizie/rubriche...ia_6884098.html «Fiat tassa le buste paga» Ha tutta l'aria di essere una ripicca quella della Fiat che ha fissato una sorta di tassa di 7-8 euro sullo stipendio mensile di ogni lavoratore per pagare i contributi sindacali degli iscritti a Fiom-Cgil. Una ripicca sì, perché è arrivata proprio dopo l'ondata di sentenze che hanno accusato il Lingotto di condotta antisindacale, conseguenza delle numerose cause intentate da Fiom-Cgil contro varie aziende del gruppo per avere impedito le nomine delle Rsa o di avere rappresentanti sindacali in fabbrica o ancora di cedere le quote dei lavoratori al sindacato. FIAT E IL VIZIETTO ANTI-SINDACALE. Cause, nella maggioranza dei casi, vinte da Fiom-Cgil (tranne il recente caso di Torino, con 21 ricorsi rigettati): ultima vittoria in ordine cronologico quella della Sevel di Atessa, mentre si resta ancora in attesa del verdetto su uno dei primi casi, quello di Pomigliano. Una battaglia senza esclusione di colpi, dunque, quella tra Marchionne e la Fiom che passa dal mancato diritto di rappresentanza nelle sedi Fiat, con il conseguente e arrabattato tentativo del sindacato di costruirsi sedi di fortuna nei pressi delle industrie, fino al rifiuto di prelevare le quote associative per le parti sociali, salvo poi una serie di sentenze in tribunale che hanno dato contro alle decisioni del Lingotto. VIA DALLA BUSTA PAGA 7-8 EURO. E così i metalmeccanici di Torino si sono visti recapitare intorno a metà maggio una lettera in cui viene spiegato che, per poter sostenere le trattenute sindacali, è necessario detrarre dalla busta paga di ogni iscritto circa 7-8 euro al mese, fatto che ha indignato il segretario generale della Fiom Maurizio Landini (già impegnato nella lotta per il riassorbimento delll'ex stabilimento di Termini Imerese, terreno di sit in quotidiani) che ha tacciato il provvedimento di Marchionne come una «tassa sulla libertà sindacale». La vicenda, rivelata da Il Fatto Quotidiano il 17 maggio, va inserita nel particolare contesto della Fiat di Torino, condannata a inizio maggio per attività antisindacale a causa del rifiuto del Lingotto di prelevare le quote associative degli iscritti della Cigil (circa 15 euro al mese) dalle buste paga dei dipendenti. Una decisione, quella del Lingotto, presa da quando la Fiom di Maurizio Landini aveva rifiutato di firmare il 'contratto Mirafiori' secondo cui la Fiat aveva cessato l'opera di sostituto di imposta, appellandosi allo statuto dei lavoratori nella sua versione odierna: in pratica, non era più compito dell'azienda sostenere il sindacato. FIAT SCONFITTA IN 11 CASI SU 11. La decisione ha portato in tribunale azienda e parti sociali, generando un risultato poco lusinghiero per il Lingotto: in undici casi su undici è arrivata infatti la condanna a ripristinare la sua funzione di sostituto d'imposta. Le quote dei lavoratori al sindacato vanno cedute, lo ha stabilito il giudice e non si può impedirlo. Da qui l'applicazione della così detta 'tassa sulla libertà', tacciata di essere un'azione ritorsiva di Marchionne contro Fiom-Cgil: IN ARRIVO LETTERE AGLI ISCRITTI. Da inizio maggio sono iniziate infatti ad arrivare delle lettere ai dipendenti Fiat, in cui viene annunciata la detrazione di 7-8 euro dallo stipendio per poter coprire i contributi sindacali. Secondo quanto hanno scritto i legali dello studio De Dominicis, che rappresenta il Lingotto: «Le società da noi rappresentate ritengono di avere diritto comunque a ottenere il pieno e totale rimborso di ogni qualsivoglia onere conseguente alle attività di carattere gestionale, amministrativo e contabile». LA SOLUZIONE: «PAGHINO I LAVORATORI». E perché dovrebbe essere la Fiat a pagare, si è chiesto Marchionne. Soluzione: che paghino i lavoratori. Gli iscritti ai Fiom-Cgil stanno quindi ricevendo delle lettere per spiegare la faccenda: «Questa difesa ritiene di dover stimare, avuto riguardo dei costi di una risorsa impiegatizia, un costo medio di 4,5 euro per ciascuna cessione». E non solo: «Avuto riguardo ai costi nei praticati dagli istituti bancari per ciascun bonifico e agli oneri connessi per la materiale gestione contabile di tre euro», il totale dei soldi prelevati mensilmente dalla busta paga potrebbe diventare anche di 7-8 euro. LANDINI: «È UNA TASSA SULLA LIBERTÀ». La notizia non ha spaventato il segretario della Fiom Maurizio Landini, il quale ha dichiarato: «Marchionne si lamenta di essere costretto alle cause, ma è con questi comportamenti che ci costringe solo alle cause». Da qui l'accusa: «Con questa tassa sulla libertà sindacale non sta facendo altro che intimidire i lavoratori iscritti al sindacato». http://www.lettera43.it/economia/industria..._4367551089.htm
  6. Ho visto un paio di persone uscire dal museo oggi e si lamentavano tra loro dei prezzi. Piccolo, per quello che costa il biglietto, dicevano. Chissà... Comunque le piante e il tappetone bianconero non ci sono più, erano solo per l'inaugurazione. E' tornato tutto come prima.
  7. Qualche foto la trovate al fondo di questo link. http://www.ju29ro.co...-in-arrivo.html Ma sono già vecchie, perché ci son passato ieri in bici e c'erano del lavori in corso sul davanti. Hanno posizionato una nuova pavimentazione all'ingresso, insieme a dei vasi con degli alberelli, per dare un po' di importanza alla struttura. Ci ripasso in bici tra poco, mi porto anche la digitale, per sicurezza.
  8. Terza Stella  http://www.camillobl...6/terza-stella/ T-shirt dell'anno http://www.camillobl...shirt-dellanno/
  9. Dove sono i gobbi a Torino? http://www.ju29ro.com/terzo-anello/4031-dove-sono-i-gobbi-a-torino.html Vediamo di darci una mossa... Grazie.
  10. Dove sono i gobbi a Torino? http://www.ju29ro.co...i-a-torino.html
  11. Un salutone al grande Jesper! Norvegese scudettato, norvegese fortunato.
  12. Sono andato a casa di amici a vederla, e non credevo ai miei occhi per quanto avveniva a Milano. Loro sono andati a festeggiare in centro, io invece sono qua. Purtroppo non godo come godevo una volta, ma sono decisamente ammirato. I complimenti la squadra li merita tutti. Un risultato fantastico. Complimenti anche a tutti voi, questo successo ve lo siete davvero meritato, dopo anni di casini. Complimenti alla squadra, complimenti al forum. Un grande abbraccio a tutti.
  13. Il Chelsea pensa al nuovo stadio (ANSA) - LONDRA - Il Chelsea potrebbe costruire il suo prossimo stadio sulle macerie della centrale elettrica di Battersea che Roman Abramovich sta valutando di acquistare. Per il momento non è ancora cominciata una vera e propria trattativa poiché prima di acquistare lo storico edificio, inutilizzato da 20 anni e valutato circa 570 milioni di euro, il Chelsea dovrà trovare il modo di vendere lo Stamford Bridge. Ma nel frattempo ha incaricato Mike Hussey, a.d. di Almacantar, di studiare la fattibilità del progetto. http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/...001511487.shtml Yaki, l'editore di famiglia Da Rcs a La Stampa, John Elkann si tiene stretto i giornali di Fiat. A Sergio Marchionne le auto, a John Elkann i giornali. Mentre è sempre più evidente il ruolo centrale dell’amministratore delegato Fiat sul fronte motori, il presidente sembra essere diventato la figura di riferimento della partecipazione del gruppo in Rcs. Il nipote di Giovanni Agnelli, di cui ha ereditato la passione per i giornali, si è espresso in più di un’occasione sul futuro di Rizzoli Corriere della Sera, con dichiarazioni tutt’altro che disinteressate. TROVEREMO UNA SOLUZIONE PER RCS. «Sono convinto che riusciremo a trovare una soluzione per il consiglio di Rcs che sarà dimezzato, ringiovanito e con amministratori forti», ha dichiarato il 4 aprile al termine dell’assemblea degli azionisti Fiat. Poi il giorno dopo, a margine dell’assemblea di Fiat Industrial, rispondendo indirettamente a Diego Della Valle, critico sul nuovo assetto di Rcs, indicando il balzo del titolo in Borsa dopo l’annuncio delle innovazioni sul fronte della governance: «Il segnale che viene dal mercato è positivo e ci incoraggia a proseguire nella strada che abbiamo intrapreso». UN NUOVO MANAGER ALL’ALTEZZA. Elkann è poi tornato a parlare del nei giorni successivi del cda Rcs, sottolineando la necessità di trovare un nuovo amministratore delegato all’altezza del compito di guidare Rcs». Nei pensieri del presidente Fiat non ci sono solo le sorti del Corriere e di Rcs, ma anche quelle del gruppo editoriale, che edita La Stampa. FUSIONE TRA ITEDI E LA STAMPA. Il 19 aprile si è infatti tenuta a Torino l’assemblea dei soci che ha approvato la fusione per incorporazione della Itedi (di cui Elkann è presidente e consigliere) nella controllata Editrice La Stampa (presieduta dallo stesso John che siede anche in cda). L’operazione ha seguito quella varata a dicembre 2011 con il conferimento alla stessa Editrice del 100% della concessionaria pubblicitaria Publikompass in quota alla holding. SINERGIE TRA LA STAMPA E RCS. Dal bilancio del gruppo sono emerse sinergie fra La Stampa e Rcs, finalizzate a risparmiare sui costi di produzione: è infatti stato firmato un accordo industriale con Rcs ha disposto dal 1 gennaio 2012 la produzione delle copie della Stampa per l’Italia settentrionale presso lo stabilimento Rcs di Pessano, e la produzione della giornalaccio rosa dello Sport per il Nordovest presso lo stabilimento La Stampa a Torino. D’altra parte uno dei sogni nel cassetto di Elkann sarebbe quello di portare il direttore de La Stampa Mario Calabresi al vertice del Corriere della Sera; al posto di Ferruccio De Bortoli. Un sogno rimasto tale. http://www.lettera43.it/attualita/yaki-l-e..._4367549588.htm
  14. Lapo Elkann si racconta in un libro Lapo Elkann ha deciso di narrare la sua vita e la sua persona in un libro biografico. Il progetto è ancora top secret ma promette di mettere in luce sia le sue vittorie che le sue sconfitte. L’anticonformista della famiglia Agnelli ne avrà molte da raccontare. La sua nascita in una delle dinastie più potenti del ventesimo secolo ha posto Lapo su un piano privilegiato ma gli ha dato anche un’eredità difficile da sostenere. Lapo Elkann farà uscire il libro a Natale. A dire il vero certi episodi della sua vita non sono propriamente natalizi e Lapo è passato per molti amori, dall’angelica Martina Stella alla cugina Bianca Brandolini D’Adda, con cui ancora si ama. Qualcuno lo ha ammirato per come ha saputo liberarsi da certe dipendenze, altri invece lo deridono per qualche evitabile figuraccia. Parcheggiare un enorme Suv maculato sui binari del tram per andare a fare shopping, impedendo così il passaggio a ogni altro mezzo, causa una forte perdita d’immagine. Soprattutto perché per Lapo Elkann, responsabile Brand promotion della Fiat, l’immagine è tutto. Chissà cosa avrebbe detto l’avvocato Gianni Agnelli, considerato un autentico maestro d’eleganza. La differenza dal fratello maggiore John Elkann, marito fedele e responsabile padre di famiglia, non potrebbe essere maggiore. Ma come si intitolerà il libro? Forse “Confessioni di una mente pericolante”? http://gossip.virgilio.it/news/lapo-elkann...a-in-libro.html Rcs, ora è bagarre tra i soci per l'ad Di Andrea Montanari Quando tutto sembrava destinato ad andare nella giusta direzione, quella che porta all'individuazione di Pietro Scott Jovane quale nuovo amministratore delegato di Rcs Mediagroup, ecco che a ridosso dell'assemblea dei soci di mercoledì 2 maggio scoppia la bagarre tra gli azionisti di via Rizzoli. Perché se prima del fine settimana Mediobanca, Fiat e Intesa Sanpaolo-Mittel, nelle persone rispettivamente di Renato Pagliaro, John Elkann e Giovanni Bazoli (sostenuti fuori dal patto di sindacato da Giuseppe Rotelli) avevano raggiunto un accordo di massima sul nome dell'attuale top manager di Microsoft Italia, individuato quale principale candidato dai cacciatori di teste di Spencer Stuart, a poche ore dall'assise che dovrà approvare il bilancio 2011 (322 milioni di perdite) e rinnovare il cda alcuni azionisti del sindacato di blocco avrebbero alzato dei paletti sul nome di Jovane. E così nell'incertezza che pare regnare ai piani alti di Rcs, dove in qualche modo si fa sempre sentire, seppure con forza sempre più labile, l'attuale presidente e futuro consigliere Piergaetano Marchetti, sono spuntati e tornati d'attualità altri nomi per la carica di ad, in sostituzione di Antonello Perricone. Adesso le alternative a Jovane si chiamano Claudio Calabi (già ai vertici di Rcs, poi al Ventaglio, a Finarte, al Sole24Ore, a Risanamento e ora a Im.co.-Sinergia), Giorgio Valerio (ex top manager del gruppo di via Rizzoli sia in Italia sia in Spagna), oltre ai dirigenti di Rcs Riccardo Stilli (cfo di gruppo) e Giulio Lattanzi (dg della Quotidiani). Gli ultimi due nomi, Stilli e Lattanzi, in particolare sarebbero tornati d'attualità in casa Rcs perché in azienda e nel patto di sindacato c'è il sentore che all'assemblea di mercoledì 2 ci possano essere contestazioni dai parte degli azionisti e attacchi diretti dei piccoli risparmiatori sulla gestione che i pattisti hanno fatto e fanno della governance societaria, dopo il taglio del cda da 21 a 12 membri. http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio...%20per%20l%27ad Della Valle: aumenterò la quota in Rcs Diego Della Valle, numero uno del gruppo Tod's e azionista del gruppo Rcs Mediagroup con il 5,4%, ha reso noto di voler crescere ulteriormente nel capitale della società che controlla il Corriere della Sera. A margine dell'assemblea degli azionisti di Rcs, l'imprenditore marchigiano ha affermato: «Sono un grande azionista e ho intenzione di crescere ancora, è importante che il gruppo sia ben gestito». A chi gli chiedeva i tempi dell'ulteriore crescita, Della Valle ha risposto che avverrà «nel breve termine». La notizia ha messo le ali al titolo Rcs Mediagroup a Piazza Affari arrivato a guadagnare fino al 10%. Altri vogliono uscire ma non parlano Quanto al patto di sindacato della società, Della Valle, recentemente uscito, riferendosi alle recenti dichiarazioni dell'amministratore delegato del gruppo Generali Giovanni Perissinotto sull'intenzione di Trieste di uscire da Rcs Mediagroup. Della Valle ha voluto sottolineare che «il mercato deve essere di chi lo sa guidare». Lo stesso Della Valle si è detto «favorevole a tutto quello che metta l'azienda in condizione di essere competitiva, di poter investire, qualunque sia la strada percorribile. Prima di pensare a un aumento di capitale, per quanto mi riguarda e per il cda che l'ha deliberato, si può mettere in sicurezza l'azienda vendendo le cose che non sono strategiche». «Auguriamoci - ha aggiunto - che nessuno tenti di dare fastidio alla gestione editoriale della Rizzoli, soprattutto per il Corriere della Sera, perchè sarebbe un fatto grave». Rcs senza ad Ora che il nuovo amministratore delegato della Rcs Mediagroup sará nominato e si sará insediato, «e speriamo che sia bravo, e con un presidente che è una persona seria ma che non conosce l'azienda, ci si impiegherá un anno a capirci qualcosa», dice Della Valle. Il cambiamento di amministratore delegato, ha aggiunto «andava fatto in un modo da persone adulte, senza ragionamenti personalistici che non contano nulla. Trovo il metodo utilizzato abbastanza scandaloso». «Credo che anche chi ha messo in piedi l'operazione - ha continuato senza citare direttamente Mediobanca e Fiat - se potesse tornare indietro, lo farebbe immediatamente. A questo punto - ha continuato - speriamo trovino presto la persona che serve». A chi gli ha domandato come mai si sia arrivati ad oggi senza un ad indicato, a differenza di quanto annunciato in precedenza, il patron Tod's ha replicato: «Ho l'impressione che quando si parla di manager bravi, con una visione internazionale, che vogliono essere apprezzati per il lavoro fatto e non per il bacio della pantofola, quando sentono parlare di Mediobanca si impressionino un po'. Auguriamoci che qualcuno arrivi e che soprattutto operi nell'interesse di tutti gli azionisti. C'è un consiglio di indipendenti, persone di qualità ma indipendenti pochi, tranne alcuni casi. Auguriamoci che dimostrino di essere indipendenti nel lavoro che faranno». http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-m...l?uuid=AbdwsaWF
  15. Un fratello da dimenticare DAL LIBRO “Casa Agnelli – Storie e personaggi dell’ultima dinastia italiana”, di Marco Ferrante (Mondadori)” abbiamo tratto la storia di Giorgio Agnelli, il fratello minore dell’Avvocato la cui vicenda umana è avvolta nel mistero Marta Vio lo conobbe nel 1946 a Forte dei Marmi. Era una vicina degli Agnelli, ospite al villaggio Pesenti a casa di amici. Suo padre Rufo era un banchiere, il proprietario del Credito Lombardo, che adesso è del Monte dei Paschi di Siena. «Mia madre» racconta «era una bella donna sempre vissuta della sua bellezza. In seconde nozze sposò un celebre medico romano, Pietro Valdoni.» La madre era Vera Lodi; il suo vero nome era Primavera Gioconda, ma tutti la chiamavano Pripri. Veniva da una famiglia dannunziana: suo padre, Luigi Lodi, giornalista parlamentare, era figlio di Gabriele d'Annunzio e di Olga Lodi, detta Febea, leader del movimento femminista all'inizio del Novecento. Marta aveva 16 anni quando conobbe Giorgio, un anno più anziano di lei, sulla spiaggia del Forte. «Ci riconoscemmo subito» racconta, «erano tempi strani quelli della fine della guerra. Ci si piaceva e ci si accoppiava. C'era una tempesta, un caos sessuale. Fu il primo amore della mia vita. Giorgio all'epoca era già curioso delle droghe. Successivamente accusarono anche me di esserlo, ma a me non sono mai interessati gli stupefacenti. Giorgio era castano con le lentiggini, gli occhi azzurri, era bellissimo. Ed era un angelo caduto. Non c'era niente di costruito in lui. Era un'anima in difficoltà capitata in un mondo avverso. Di certo a sedici anni era già una persona disturbata. Del resto anche i suoi fratelli erano condizionati. Erano schiacciati dall'industria e figli di una madre ribelle.» Secondo alcuni amici di quei tempi, a determinare il carattere di Giorgio contribuì il modo di essere dei ragazzi Agnelli. Sette ragazzini, praticamente orfani da sempre, figli di due genitori fitzgeraldiani, distratti da loro stessi, è che peraltro morirono molto giovani. In questa solitudine i ragazzi edificarono le loro gerarchie, i loro rapporti di potere, le loro alleanze, le preferenze, costruite su affinità dell'infanzia e dell'adolescenza senza alcun filtro posto dall'educazione e dalla mediazione degli adulti. «Era come se quei rapporti fossero cristallizzati su uno schema infantile, fatto di forza, di energia, di vitalità, e mai più modificato» racconta un amico. Rievoca ancora Marta Vio: «Gli Agnelli erano piacevoli fisicamente, simpatici, energici, magari uno li avrebbe strozzati, ma avevano fascino giovanile. Forse Giorgio, che era nella fascia dei più piccoli, i primi anni ebbe il problema di affermarsi. Ma c'era qualcosa di originario e caratteriale in lui. Testimoniato anche dal fatto che era il preferito di sua madre. Virginia lo proteggeva». Il rapporto più difficile per Giorgio fu quello con Gianni. Qualcuno dice che egli mal sopportasse il maggiorasco, il privilegio del fratello. Altri che semplicemente fossero incompatibili. «Giorgio era un Mercurio, ambiguo, liquido, si era lanciato nel baratro famigliare» dice Marta Vio. «Odiava Gianni.» Secondo Maria Sole Agnelli, semplicemente Giorgio non ne sopportava l'atteggiamento di perenne sfottò. C'è un'evocazione di Giorgio nella “Fine degli A” di Ludovica Ripa di Meana. Giorgio compare senza nome, come una Voce. Parla con Cassandro (suo nipote Edoardo) e racconta di sé, dei suoi scherzi, le trappole per i cavalli sulla spiaggia del Forte, le biglie lanciate tra i piedi della gente, il serbatoio di una moto riempito d'acqua, il sapone nelle torte per le feste dei bambini e la volta in cui sparò a Gianni. Della storia dello sparo ci sono molte versioni, nessuna definitiva. Secondo un nipote, quello che conta è lo stato d'animo in cui avvennero i fatti: «Giorgio dava segni di schizofrenia, per un senso di inferiorità rispetto a Gianni, ed ebbe delle esplosioni di violenza nei confronti del fratello». «Questa interpretazione mi sembra psicologicamente corretta» osserva Marta Vio. Giorgio e Carlo Caracciolo (foto a sin.) si conobbero in America alla fine degli anni Quaranta, a Harvard. E diventarono amici. Fu per via di Giorgio che Caracciolo conobbe il futuro cognato. Nei primi anni Cinquanta, insieme diedero vita a un'operazione editoriale, un periodico che si chiamava «L'anno», una rivista sullo stile di «Time-Life» che riassumeva i principali fatti dell'anno. Maria Sole Agnelli conserva l'edizione del 1950 e quella del 1952. L'edizione del 1952 è più curata: la copertina e alcune tavole all'interno sono di Leo Longanesi, le foto sono belle, le didascalie ironiche. L'edizione del 1950 è più artigianale, con una rilegatura verde e il nome della testata in blu al centro. Tra i collaboratori Giovanni Spadolini, Aldo Garosci, Enzo Forcella, Panfilo Gentile, Emilio Cecchi, Giulio Carlo Argan, Massimo Mila, Alberto Moravia, Irene Brin e Paolo Monelli. Nel comitato direttivo, oltre a Caracciolo, c'erano Riccardo Musatti ed Ettore Sottsass, il quale si occupò anche del progetto grafico. Sottsass fu coinvolto nella faccenda dell'«Anno» da Carlo Caracciolo, ma con Giorgio aveva avuto un rapporto che ne prescindeva. La storia era andata così. Verso la fine degli anni Quaranta Sottsass, futura gloria dell'architettura e del design (fondò all'inizio degli anni Ottanta il gruppo Memphis), viveva a Torino, dove si era laureato al Politecnico. Aveva in mente il progetto di una rivista di cultura internazionale che avrebbe dovuto intitolarsi «Mezzosecolo». Pier Paolo Orengo gli suggerì di parlarne a Gianni Agnelli, il quale si mostrò interessato al progetto e, siccome Sottsass gli era piaciuto, nelle more della conversazione gli propose anche di progettargli una palestra per la casa a Torino e di occuparsi di Giorgio. «Mezzosecolo» non si fece e la palestra neppure. Andò in porto, però, l'incarico professionale di seguire un po' Giorgio. La cosa consisteva nell'andare in casa Agnelli e conversare con lui. Sottsass non aveva capito che la situazione di Giorgio era grave. All'inizio si era fatto l'idea di una persona molto eccentrica, del tipico miliardario stravagante. Al ristorante, Giorgio cominciava dal caffè e finiva con gli spaghetti. E correva in macchina: «Sei mai andato a 200 all'ora?» gli chiese una volta, e lo portò a fare l'esperimento sulla Torino-Milano, che era una strada a due corsie. Poi la situazione di Giorgio peggiorò. Sottsass lo andò a trovare in clinica a Torino, era già ingrassato a causa dei farmaci. Da allora non si videro più. Nicola Caracciolo si ricorda di Giorgio al tempo in cui trascorse un periodo nella loro casa in via della Lungarina e rammenta che una volta sparò a una finestra con un fucile ad aria compressa. Per dieci anni Marta e Giorgio stettero insieme. I primi tempi, poiché Pri-pri viveva a Roma, Marta andava a trovare Giorgio che studiava lì, poi si vedevano a Milano. D'estate, negli anni Cinquanta, lui stava a casa di Marta a Cap Gael. «Avevo 25 anni quando capii definitivamente che non c'era una prospettiva con Giorgio e sposai Arturo Carmassi, il pittore.» Dopo il fatto dello sparo, comunque sia andato, Giorgio e Gianni non si riconciliarono più. E si detestarono (odiarono, secondo alcuni) fino al punto che Giorgio a un certo momento cercò di vendere il suo pacchetto azionario per fare un dispetto al fratello. Ma questo accadeva già nella fase declinante della sua vita. In America, durante la sua permanenza alla fine degli anni Quaranta, aveva avuto esperienze allucinogene, e il rapporto con le droghe era diventato sempre più intenso. Alla fine fu ricoverato in una clinica in Svizzera dalle parti di Losanna. Sebastiano Fürstenberg se lo ricorda, perché studiava in un collegio della zona e quando suo padre andava a trovarlo lo portava a far visita a Giorgio, che gli era simpatico. Ma a quei tempi Giorgio era già cambiato. Si era come dilatato, era vasto, largo. Dice Sebastiano: «Andavamo a Rolls, dov'era la clinica. Lui era ingrassato molto, fino a superare i 100 chili, aveva gli occhi di un tredicenne, mio padre non gli parlava mai della famiglia». Morì da solo. Secondo Marta Vio «si lanciò nel vuoto dall'ultimo piano della clinica», ma è l'unica a sostenere questa tesi. «A me lo comunicò Buratti, che era l'amministratore degli Agnelli, e mi rispedì i miei quadri che teneva con sé. Ma non partecipai al suo funerale.» Secondo Maria Sole l'ipotesi del suicidio va esclusa: morì perché il suo fisico si era molto indebolito. Lupo Rattazzi (foto a destra) si ricorda di quando seppero della morte di Giorgio: «Vidi piangere una delle cameriere». Quando morì, Gianni era a Como a Villa d'Este per un convegno, la sera pranzò con un amico, Niccolò Pignatelli, e non fece alcun cenno al lutto. «Mio nonno non ne parlava» dice John Elkann. Giorgio fu un tabù per la famiglia, la sua esistenza venne cancellata, le sorelle cercarono di rimuoverlo. Molti dei nipoti lo sentirono nominare solo da adulti. Qualcuno non aveva mai visto una sua foto prima dell'uscita nel 2004 di un libro-intervista di Carlo Caracciolo. Giorgio è ritratto al matrimonio di Gianni e Marella, davanti alle colonne del castello di Osthoffen, l'11 novembre 1953: al centro Caracciolo, alla sua sinistra Carlo di Robilant, alla destra Giorgio, tutti e tre in tight. Lui è molto alto, ha i baffi, le labbra sottili, quasi invisibili, come quelle di sua madre, una sigaretta tra le dita, la giacca del tight abbottonata. Marta Vio ha 77 anni, un figlio e tre nipoti, vive in campagna in provincia di Arezzo, dove ha fatto la coltivatrice e la poetessa. Ha scritto quattro libri: “Poesia 1”, “Poesie”, “Romanza per patrioti”, “Viaggio nelle isole beate”. Su Internet restano brandelli della vita di Giorgio: la sua presenza nell'albero genealogico di Mister Bruins, l'esistenza di una scuola infermieri professionali a lui intestata in Pinerolo, un concordato fiscale con lo Stato relativo al periodo 1960-63 (per una quota pari a 1 miliardo e 40 milioni di lire), qualche foto nell'archivio Farabola e, infine, un'inserzione commerciale: «Vendo auto e moto d'epoca a Mombercelli». L'inserzione riguarda una: «Fiat 1900 B Granluce, 1957, primo intestatario Giorgio Agnelli, in fase di avanzato restauro, motore e meccanica totalmente a nuovo, carrozzeria sabbiata, risanata e trattata, completa 100 per cento, targhe originali e documenti completi, radio e accessori d'epoca». http://www.trovanozz...heque070702.htm
  16. http://www.youtube.com/watch?v=pUWBVNwRk18&feature=relmfu
  17. http://www.youtube.com/watch?v=UPurvLfnzMs&feature=relmfu
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