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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. Ambrosini regrets loss of 'irreplaceable' Andrea Pirlo to Juventus San Siro side's captain has called on club to sign a new midfielder but feels there is no player who can come in to do the work of his former team-mate, describing him as unique. Jun 19, 2011 Massimo Ambrosini believes AC Milan lost a unique player in Andrea Pirlo, who joined Juventus last month, and said the Italy international is irreplaceable. Pirlo, 31, left the the club after a decade at San Siro to join the Turin giants as his contract at the club expired. Milan appeared reluctant to renew his deal, and Juve snapped him up on a free transfer and offered the midfielder a three-year contract. Ambrosini, Milan's captain, feels Pirlo's loss is regrettable and he claims his club will struggle to replace him. "We need a midfielder because Pirlo left us and someone like him is impossible to replace," he told La giornalaccio rosa dello Sport. "Juve have made a big deal as his absence will weigh heavily on the pitch and in the dressing room. "There are players who can transform ordinary teams into successful sides, and Andrea is one of these players. "I have known him for a long time. He is unique."
  2. FABIO CAPELLO ROMA, JUVENTUS E MILAN COME GIOCATORE ED ALLENATORE Giovanissimo debutta nella Spal, ma sarà la Roma di Herrera a farlo diventare leader. Poi il passaggio alla Juventus e la nazionale per poi terminare nel Milan di Liedholm. Nato a Pieris in provincia di Gorizia il 18 giugno 1946, cresce nella squadra della sua città. Il passaggio a soli diciassette anni nella Spal di Ferrara che gioca il torneo 1963-64 in seria A; per lui quattro partite e il debutto contro la Sampdoria a Genova. La sua squadra retrocede in serie B ma solo per un anno;nel 1965-66 ritorno al vertice e Capello è titolare con venti partite ed una rete. Il primo grande passaggio arriva nel 1967-68 quando la Roma del presidente Evangelisti e con il “mago dei poveri” Oronzo Pugliese lo vuole come regista di una squadra da rifondare. E’ una società sempre ambiziosa con Capello insieme a due grandi campioni che avevano fatto le fortune dell’Inter di qualche anno prima; i loro nomi Jair e Peirò. Poi tanti ottimi giocatori come Scaratti, Taccola e Cordova. Con il giovane friulano alla regia si comincia una stagione che lascia tutti i tifosi senza fiato; dopo sette giornate la squadra è imbattuta e rimane sola in testa alla classifica. Dopo tantissimi anni è la Roma che guida il campionato e i sogni dei tifosi si tingono di tricolore; il capolavoro è proprio la vittoria al comunale di Torino contro la Juventus. Una partita da incorniciare e Capello per ironia della sorte gioca un tiro mancino alla sua futura squadra segnando la rete della vittoria. Poi un brusco risveglio. Capello subisce un serie incidente che lo porterà ad operarsi al menisco e senza il brillante regista la Roma lapida il suo bruciante inizio registrando pareggi e dure sconfitte anche casalinghe. Alla sedicesima giornata l’Inter all’Olimpico sommerge la Roma per 6 a 2. E’ il 21 gennaio 1968 e i giallorossi escono ridimensionati da due doppiette di Mazzola e Corso. Sembra un segno del destino che vuole vedere Herrera futuro allenatore dei giallorossi. La stagione 1968-69 con l’arrivo di Marchini alla presidenza, Capello torna a giocare in una Roma che adesso vede sulla panchina il “vero mago” Herrera che capisce ed apprezza le doti del calciatore. Fabio è un regista che sapeva organizzare gli schemi come pochi e si muove in campo al piccolo trotto. Solo in prossimità dell’area avversaria si fermava per scoccare tiri precisi e potenti che in futuro lo renderanno autore di storiche reti. La Roma vuole con Herrera tornare grande e i giocatori ci sono tutti. Giunge ottava e la conferma che il mago sta creando un ottima formazione è la vittoria in Coppa Italia superando in semifinale un già fortissimo Cagliari di Riva. Nella stagione successiva diventa l’uomo simbolo e guida la Roma anche in Europa con la Coppa delle Coppe, dove dimostra di essere un regista ed un goleador decisivo. Segna la rete determinate negli ottavi contro gli olandesi dell'Eindhoven, poi nei quarti contro il Goztepe e segna anche nella partita di ritorno nelle semifinale contro il Gornik Zabre e anche nello sfortunato pareggio. Sua la rete su rigore in una partita dove solo la monetina negherà a Capello ed Herrera una meritata finale. In campionato la Roma non brilla arrivando decima e nella stagione successiva con l’avvento alla presidenza di Marchini il grande colpo di scena nella carriera di Capello; nonostante il “no” secco e deciso di Herrera, il vertice giallorosso vende i suoi tre gioielli alla Juventus di Boniperti, i tre giocatori che avevano fatto l’ossatura della squadra: in difesa Luciano Spinosi, in attacco Fausto Landini e al centrocampo il suo leader Fabio Capello che lascia la maglia giallorossa dopo solo tre campionati ma tutti di grande valore. Il presidente giustifica la vendita di Capello ricordando che se pur giovanissimo aveva già subito tre operazioni al menisco. In poche parole sembrava che la Roma avesse venduto un giocatore già finito. Una brillante carriera dimostrerà il contrario. Con l’arrivo di Fabio Capello alla Juventus la squadra bianconera trova finalmente il tanto ricercato “uomo di centrocampo”, quell’atleta che avrebbe avuto il delicato compito di costruire il gioco di attacco, fase mancante nell’ultima stagione. Capello piaceva molto per il suo calcio, sottile, semplice ma ragionato, essenziale e senza sbagli, basilare per la squadra voluta da Picchi. La stagione della nuova Juventus diventa comunque difficile e drammatica; Capello faticava ad inserirsi, Anastasi non trovava più la via del gol e lo stesso Armando Picchi si ammala gravemente per poi tragicamente morire. Boniperti scelse allora l’allenatore della primavera Vycpalek, cecoslovacco burbero ma dalle idee molto chiare. Il torneo vinto dall’Inter vede la Juventus arrabattarsi fra mille difficoltà, compresa la malattia e la lunga assenza di Roberto Bettega. L’anno successivo inizia una fase felice per la Juventus che finalmente torna ad essere protagonista del campionato dopo un lungo periodo, quello degli anni sessanta, che l’aveva vista in secondo piano di fronte ad Inter e Milan. Sono anni di successi che vedono Fabio Capello grande protagonista e per lui il soprannome de “Il professore”. Finalmente la Juventus si amalgama alla perfezione. Capello è la mente e motore di una squadra che vince due campionati consecutivamente, evento rare nel nostro campionato, grazie anche a campioni come Anastasi, Bettega, Causio, Haller ed ai portieri Carmignani e Zoff. La sua mentalità di calciatore mai domo pronto alla lotta su ogni pallone piace anche a Valcareggi che lo fa esordire nella sfortunata gare di Coppa Europa contro il Belgio il 13 maggio 1972. Una partita che ci costerà l’eliminazione dal torneo, ma sarà la prima di ben 32 gare dove Fabio passerà dai successi del 1973, al famoso gol di Wembley, alla disfatta del mondiale tedesco fino ad essere basilare nella prima nazionale di Bernardini e Bearzot. Capello segnerà otto goal in nazionale, reti tutte importanti. Sulla panchina della Juventus nel frattempo siede un'altra leggenda come Carletto Parola e arriva il terzo scudetto della carriera di Capello. Dopo la parentesi della vittoria della Lazio di Chinaglia, nel torneo 1974-75 i bianconeri la spuntano su un eccezionale Napoli. L’anno dopo si devono inchinare al Torino di Radice per quella che sarà l’ultima stagione juventina per Capello. Trapattoni è alla guida della squadra di Boniperti e il calcio mercato di quell’anno si anima per uno “affare” che riempie le pagine dei giornali sportivi per tutta l’estate. Scambio Juventus-Milan con Capello e Romeo Benetti. I due calciatori non sono più giovanissimi e le due società sono convinte di aver rinforzato la propria squadra. Dopo sei stagioni con la Juventus con il bilancio di 165 presenze e 27 gol è il momento di vestire la maglia rossonera. Per Fabio l’inserimento non è facilissimo. In una Milan in via di ristrutturazione ecco Nils Liedholm che prova per primo in Italia una sorta di calcio “totale”. Inoltre alla regia vi è un Gianni Rivera ancora pronto a far sentire la sua esperienza e la sua tecnica. Capello deve adattarsi ad un nuovo ruolo, compito che svolge con intelligenza e modestia. Il primo risultato è la Coppa Italia del 1977 ma solo dopo due anni arriverà il famoso decimo scudetto rossonero, quello della stella in una formazione nella quale Capello è ormai diventato una seconda linea. Un giovane Franco Baresi è ormai una realtà come protagonista del centrocampo e per Fabio solo otto presenze. L’anno successivo scoppia lo scandalo del calcio scommesse e il suo Milan viene condannato insieme alla Lazio in serie B, segnale che indica che è arrivato il momento di lasciare la carriera di calciatore. L’ultima sua partita è proprio Lazio-Milan del maggio del 1980 dopo aver collezionate 65 presenze e 4 reti nel Milan, quello che ben presto sarà la sua prima squadra da allenatore, per una carriera successiva a duplicare la medesima vissuta come da grande regista. Poi Roma, Real Madrid e adesso c.t. della nazionale inglese , confermato alla guida nonostante un mondiale in Sudafrica sfortunato e penalizzato dalle sviste arbitrali (vedi match con la Germania). Adesso il suo obiettivo sono gli europei del 2012. GolCalcio.it
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