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[ Serie A TIM "3°G. And." ] Parma Calcio 1913 - Juventus F.C. 1-2
hopper ha risposto al topic di Morpheus © in Stagione 2018/2019
Ora mi giocherei dybala per mario- 981 risposte
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[ Serie A TIM "3°G. And." ] Parma Calcio 1913 - Juventus F.C. 1-2
hopper ha risposto al topic di Morpheus © in Stagione 2018/2019
7000 cross nostri Loro 4-5 azioni fanno un gol una traversa su piazzato e in paio Di robe da panico Male male male Abbiamo un grosso problema in difesa e non sappiamo che fare davanti Abbiamo mooooooolto lavoro davanti- 981 risposte
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[ Serie A TIM "3°G. And." ] Parma Calcio 1913 - Juventus F.C. 1-2
hopper ha risposto al topic di Morpheus © in Stagione 2018/2019
io no di sicuro così come dicevo che matuidi avrebbe giocato eccome- 766 risposte
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[ Serie A TIM "3°G. And." ] Parma Calcio 1913 - Juventus F.C. 1-2
hopper ha risposto al topic di Morpheus © in Stagione 2018/2019
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mi fa morire
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già, ma nella prossima tornata si saranno capovolti gli equilibri di forze e la lega sarà il partito leader del centrodx
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Cristiano Ronaldo: la stagione di CR7 alla Juventus
hopper ha risposto al topic di Paglia in L'Archivio Di Tifosibianconeri.com
posso invece dire che marotta ha fatto male a fare quel commento sull'assenza di ronaldo? non sono kazzi nostri neanche di striscio, quel premio era dovuto alla stagione col real, inutile che adesso facciamo i promoter di ronaldo. beppe avrebbe dovuto limitarsi a dire "ronaldo ha avuto i suoi motivi, stop" senza aggiungere menate sul fatto che ha fatto tanti gol nella champions e bla bla. NON CI RIGUARDA- 12169 risposte
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Cristiano Ronaldo: la stagione di CR7 alla Juventus
hopper ha risposto al topic di Paglia in L'Archivio Di Tifosibianconeri.com
no- 12169 risposte
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io penso che ci sia un accordo tra i due partiti per rivolgere le attenzioni dell'universo sul PIDDI e le sue "malefatte" facendo totale silenzio su quelle del centrodx (anche perchè nelle stronxate del centrodestra c'era pure la firma di Salvini). credo lo facciano per un accordo tra i due partiti (tanto checcefrega, è colpa del PIDDI). credo inoltre che tra qualche tempo dopo averlo masticato e ruttato il buon salvini scaricherà il 5s fatto a pezzi e si ripresenterà in pompa magna alla prossima tornata elettorale con FI e soci, non trovando alcuna opposizione. e non ci vorrà molto tempo
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edit. il cazzaro di rignano dovrebbe essere renzi, giusto? allora non mi riguarda chiedo anche a te visto che nessuno mi risponde....hai idea del perchè nè 5s nè lega dicono più NIENTE di male o quasi-male su B e la sua combriccola? è tutta colpa del PD, pare, anche se l'ultimo recente quasi-default lo dobbiamo a tremonti . eppure mi pareva che B fosse il nemico giurato dei 5s, mah... sembra quasi che se ne guardino da dir male del fu forza italia sarà una exit strategy per l'amico della isoardi?
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QUI MANCHESTER UNITED - Mourinho: "Resterò uno dei migliori manager al mondo anche se non dovessi vincere il titolo con i Red Devils". Poi cita Hegel 31.08.2018 17:50 di Alessandra Stefanelli articolo letto 6599 volte © foto di Imago/Image Sport Il tecnico del Manchester United José Mourinho ha parlato in conferenza stampa a pochi giorni dal brutto ko contro il Tottenham. Il prossimo avversario della Juventus in Champions League ha analizzato così il momento della sua squadra in vista del Burnley: “Resterò uno dei migliori manager al mondo anche se non dovessi vincere il titolo con il Manchester United - ha esordito -. Sono l'unico ad aver vinto in Italia, Spagna e Inghilterra, e il secondo posto della passata stagione è stato uno dei miei più grandi successi - sottolinea il portoghese -. Sono il manager di alcuni dei più grandi club al mondo, ma sono anche uno dei più grandi manager al mondo. E lo sarei di certo anche se non vincessi con lo United". Poi cita il filosofo tedesco Hegel: "Avete mai letto qualcosa di Hegel? Diceva: 'La verità è nel suo intero'. E' sempre nel suo intero che trovi la verità. Fate la stessa domanda al manager che ha finito terzo, quarto o quinto lo scorso anno in Premier League? L'anno scorso ho avuto un grande successo ed è questo probabilmente che non volete ammettere. Due stagioni fa - conclude - abbiamo vinto l'Europa League e siamo l'ultima squadra inglese ad aver vinto una competizione europea. E io ho vinto otto titoli. Non piccoli titoli, grandi titoli. E in grandi Paesi". adesso arriviamo noi preparati, stronxo
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vuoi mettere tutte le pringles di ogni tubetto disponibile?
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vergogna vegeta, manco sai che c'è il matrimonio tra fedez e chiara ferragni batosta vegeta
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comporta che la lega rinasce come nuovo partito del centrodestra mangiando qualche transfugo di forza italia e forse qualche pentastellato, e soprattutto facendo il 40% alle prossime elezioni
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stucazzu
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ma soprattutto...
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intanto Giorgetti dice a Gomez che se il 5 arriva una sentenza sfavorevole alla Lega il partito chiude
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Le frasi di Oshø @lefrasidiosho 29 min29 minuti fa Altro #Toninelli: "Il #ponte lo faranno loro". Altolà dei tecnici: "776 pezzi non basteranno"
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ancora il quotidianamente fatto L’Europa di Salvini &C. è quella austroungarica, nulla di più lontano dagli interessi degli italiani La manifestazione convocata in gran fretta contro l’incontro tra Salvini e Orban è riuscita bene, nonostante il periodo estivo, e preannuncia sicuramente il grande successo di quella, promossa dal manifesto, che si terrà verso fine settembre contro la barbarie razzista. Intanto anche a Rocca di Papa fallisce il raduno razzista contro l’ospitalità ai richiedenti asilo, qualche decina di squallidi figuri, alcuni dei quali ben noti alla cronache giudiziarie. Peraltro occorre osservare come la linea adottata sulle questioni europee da Salvini, e sulla sua scia, volenti o nolenti, da Luigi Di Maio e da Giuseppe Conte, faccia acqua da tutte le parti e faccia in ultima analisi il gioco delle oligarchie e tecnocrazie europee saldamente abbarbicate alle lobby della finanza e di altro genere. Se questo governo volesse realmente trovare una soluzione costruttiva al problema migratorio dovrebbe ovviamente fare causa comune con i Paesi della sponda mediterranea, tra l’altro tutti oggi governati da coalizioni di stampo alquanto progressista. Parliamo di Portogallo, Spagna, Grecia. Un coordinamento con questi governi è assolutamente necessario ed urgente anche per cambiare i rapporti di forza nell’Unione e cambiarne le politiche di chiusura e di recessione, che non sono altro che due facce della stessa medaglia. Quello che ci vuole è un rafforzamento del versante mediterraneo dell’Unione che potrebbe spingersi fino allo sganciamento dal dominio semicoloniale imposto dalla Germania al resto del continente. Respingendo ovviamente al mittente le profferte di Emmanuel Macron di mettersi alla testa di un fronte anti-Salvini, infatti nessuno lo ha chiamato, nessuno lo vuole e non ha per nulla le carte in regola per aspirare a un tale ruolo, avendo a sua volta promosso politiche di respingimento e di esclusione. Neanche un barlume di visione progettuale alternativa nel governo Conte e nella bizzarra coalizione che lo sostiene. A parte le solite rodomontate sulla restituzione dei contributi (Di Maio sulle orme di Renzi che già ci rallegrò all’epoca con sparate del genere) e qualche buontempone che continua parlare di uscita dall’euro, ma così, tanto per dire, non c’è nulla. Nessuna seria ricerca di una linea alternativa che passi per la ricostruzione di un fronte dell’Europa mediterranea. Un tale fronte dovrebbe ridiscutere a fondo costi e benefici dell’Unione e chiarire una volta per tutte che il principio di solidarietà, sia all’interno che verso l’esterno, ne deve orientare le politiche. Ovviamente la confusione è enorme specialmente nel Movimento Cinquestelle. E non data certo da oggi, basti ricordare l’innaturale scelta di Nigel Farage come alleato europeo attuata a suo tempo. Non credo però che Di Maio & C. riusciranno ancora a condurre per lungo tempo il loro gioco delle tre carte, dando fondo a un equilibrismo davvero degno dei migliori maestri circensi. Se non si sgancia al più presto dal soffocante abbraccio con la Lega, sia ben chiaro, il Movimento è destinato a scomparire, con la sua ala destra che sarà vampirizzata da Salvini e la non trascurabile base elettorale di provenienza sinistroide destinata a defluire nell’astensione e nella disperazione, a meno che qualcuno, come Potere al Popolo, non si faccia seriamente carico del problema. Occorre una strategia di lungo periodo precisa che prevede la ridefinizione delle alleanze internazionali ed europee e l’identificazione degli interessi dei settori sociali da portare avanti, scegliendo chiaramente tra flat tax, da un lato, e reddito di cittadinanza dall’altro così come tra gli interessi delle cricche sempiterne, oggi ben rappresentati proprio dalla Lega, e quelli del popolo italiano. Per soddisfare gli interessi del popolo italiano è necessario cambiare le politiche europee valorizzando la sponda mediterranea dell’Europa anche in funzione di un governo efficace dei processi migratori. Il progetto neoasburgico di Salvini, Orban & C. va nella direzione esattamente opposta ma, come la storia ci insegna fin da epoche remote, senza un rapporto aperto e costruttivo con lo spazio mediterraneo l’Europa è destinata alla decadenza. All’approfondimento senza ritorno, oggi, di quella grave crisi che stiamo vivendo oramai da vari anni e sulla quale prosperano queste destre senza ideali, senza cultura e senza futuro, che vivono solo della frustrazione, della paura e del risentimento senza prospettive dei settori più demuniti del popolo italiano, traditi e massacrati dal Pd e dal neoliberismo che Salvini vorrebbe consolare additando loro il falso bersaglio dei migranti da respingere, escludere ed odiare. Ma la guerra tra poveri come sempre fa solo gli interessi dei padroni. capto alcune velate spinte verso il m5s perchè si sganci da salvini
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Conti pubblici, così il nervosismo dei mercati su Roma è costato all’Italia 120 milioni in quattro giorni https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/31/conti-pubblici-cosi-il-nervosismo-dei-mercati-su-roma-e-costato-120-milioni-di-euro-in-quattro-giorni/4592615/
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sempre il Foglio Il piano B del governo è l’Incidente: un botto che porta fuori dall’euro Le parole sulla Bce, le folli strategie sui Btp, i capitali in fuga e un sospetto: la tempesta finanziaria è una paura o un auspicio? Milano. C’è un proverbio indiano che dice “nominare la tigre nella giungla significa farla apparire”. Lo stesso sta più o meno accadendo sui mercati finanziari dal momento dell’insediamento del governo gialloverde. A furia di dire in ogni consesso che “serve un piano B”, accompagnando lo strategico concetto con robusti intendimenti di lassismo fiscale in un baccanale di desideri di spesa pubblica che può essere soddisfatto solo mediante stampa di moneta, anche i più paciosi gestori di portafogli si sono risvegliati dal torpore e hanno iniziato a vendere il nostro debito pubblico. Durante ogni operazione di prosciugamento dei pozzi accade che gli stessi si avvelenino, perché la concentrazione di sostanze tossiche aumenta. E’ quello che l’esecutivo Conte sta facendo in modo sistematico, da settimane, non solo con i Btp. Uno dei maggiori profeti dell’autoavveramento è il pertinace ministro degli Affari europei, Paolo Savona, che in anni ha prodotto una copiosa letteratura di piani B. In uno dei quali, un lustro addietro, era prevista la creazione di un veicolo d’investimento, garantito dal patrimonio immobiliare dello stato, destinato a emettere proprio debito, talmente appetibile da indurre i possessori di Btp a effettuare il concambio su base volontaria. Durante i sette biblici anni dell’operazione, necessaria secondo Savona a liberarci dal “ricatto” dei mercati, lo stato avrebbe dovuto evitare di emettere nuovo debito e di conseguenza mantenere un rigoroso pareggio di bilancio, assai poco compatibile con le pulsioni di spesa dell’esecutivo di cui Savona fa oggi parte. Ma è acqua passata, quello che oggi conta è che Savona ribadisca che “un piano B ce l’hanno tutti”. Forse è così, ma non pare particolarmente razionale andare in giro a sbandierarlo, quando devi farti rifinanziare ogni anno 400 miliardi di titoli del debito pubblico. Quello che è peggio, è che anche le “soluzioni” proposte all’architettura istituzionale europea appaiono eufemisticamente velleitarie e talmente lunari da far sospettare che siano solo pretesti per giungere all’Incidente. Ad esempio, chiedere che la Bce diventi “prestatore di ultima istanza” non significa nulla, visto che già lo è. Diventa forse più chiaro se a quella espressione si attribuisce il significato di “preposta alla monetizzazione del debito pubblico emesso dagli stati”, dal nostro nella fattispecie, il che è ovviamente vietato dai trattati, e anche un bimbo saprebbe che cambiare i trattati su queste basi è impossibile. La variante a questa “idea”, quella di fissare uno spread massimo, è esattamente la stessa violazione al divieto di finanziamento degli stati da parte della Bce, che si occupa di politica monetaria e non di quella fiscale. Altro punto controverso è quello relativo al reperimento di investitori esteri per i nostri Btp. Che già di per sé stride con le velleità nazionalistiche di riacquisto di tutto il nostro stock di debito, per non dover dipendere dalla “gentilezza degli stranieri”, ma diventa una pièce teatrale che avrebbe potuto scrivere Ionesco quando scopriamo chi sarebbero i candidati acquirenti. La Russia non ha manco occhi per piangere ma dalle nostre parti c’è chi la considera una potenza finanziaria planetaria, al punto da ritenere (sempre Savona, in audizione parlamentare) che basti la loro garanzia, senza bisogno di metterci soldi veri, per far scappare gli speculatori con la coda tra le gambe. Poi abbiamo la Cina, che nel mezzo dello scontro con gli Stati Uniti e dell’emergere di gravi danni inflitti ai paesi di destinazione dei suoi investimenti tramite la “Belt and Road Initiative”, dovrebbe indossare i panni del Cavaliere bianco. Buoni ultimi, gli Stati Uniti di Trump, che ha tutto l’interesse a fare dell’Italia la carica di esplosivo ad alto potenziale per fare implodere la costruzione europea e che qualche buontempone nostrano vede invece attivamente impegnato a istruire nientemeno che la Federal Reserve a comprare i nostri Btp, “perché il suo statuto lo consentirebbe”. A parte ciò, che pare sostanziarsi nell’ormai familiare “assistetemi, o mi faccio esplodere da solo in una stanza di cemento armato”, possiamo agevolmente individuare il piano B, che è in essenza “l’Incidente”: arrivare a farsi prosciugare il finanziamento estero dei titoli di stato, incolpare Soros del misfatto, e procedere a finanziare la parte mancante del debito pubblico mediante foglietti colorati di foggia identica alle banconote aventi corso legale nella Ue. “Vado pazzo per i piani ben riusciti”, avrebbe detto il colonnello John Hannibal Smith dell’A-Team, se non fosse che occorrerebbe prima convincere i concittadini del “valore fiduciario” di tali foglietti di carta. Ipotizzando che tale fiducia non sia pronta, cieca e assoluta, ne deriverebbero seri problemi al sistema dei pagamenti, con tesaurizzazione delle banconote in euro e scompensi profondi all’operatività delle banche, che sarebbero costrette (ope legis, prima che per acuta decisione del loro management) a contingentare i prelievi e i pagamenti all’estero. Il problema sarebbe tuttavia attenuato dal fatto che andiamo verso la stagione invernale, quindi i pensionati in coda davanti ai bancomat non soffrirebbero il caldo e verosimilmente non avremmo quelle spiacevoli scene di svenimenti viste in Grecia. Oltre a questi problemi di implementazione, ipotizzando che san Giovanni Tria faccia il miracolo e riesca a tenere i conti sotto controllo, servirà controllare l’emotività di quello, tra i due vicepremier, che pare avere più da perdere se i cordoni della borsa rimanessero stretti, trovandosi a presiedere ministeri che richiedono denaro, e non poco, per placare “la Gente”, e non disponendo del bonus (a basso impatto sui conti pubblici) di bloccare natanti della Guardia costiera da dare in pasto alla folla sovrana. Quindi sì, servirà molto denaro per venirne a capo. Oppure qualche “moneta di scambio” simbolica, come una grande mobilitazione di masse schiumanti contro ogni intralcio di realtà o giustizia.
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e non farlo l'ultimo disastro l'abbiamo avuto con lui & tremonti
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Il Foglio Milano. In attesa del giudizio di Fitch sul debito pubblico dell'Italia, che sarà diffuso a mercati chiusi, Piazza Affari apre in negativo sulla scia anche delle altre Borse europee intimorite dal riaccendersi delle tensioni commerciali e dalla crisi argentina. Gli occhi degli investitori, comunque, sono concentrati sul listino milanese che a partire dal 7 maggio scorso non ha smesso di perdere terreno. Alla vigilia dell'insediamento del governo Lega-M5Stelle, il Ftse Mib, l'indice più rappresentativo di Piazza Affari, aveva, infatti, raggiunto 24.500 punti, un livello record se si considera che la Borsa ci ha impiegato quasi dieci anni per risalire la china dopo la grande crisi finanziaria del 2008-2009. Ebbene, da quel massimo il listino di Milano ha invertito la rotta e oggi Matteo Ramenghi, capo degli investimenti per l'Italia di Ubs WM, ci ricorda che in poco meno di tre mesi sono stati bruciati tutti i guadagni di oltre un anno. Ma che cosa vuol dire in cifre? “Il Ftse Mib ha perso il 16 per cento in poco meno di tre mesi – dice Ramenghi al Foglio - L'indice capitalizza oggi 494 miliardi, pari alla somma delle capitalizzazioni di mercato delle società in esso contenute. Quindi si potrebbe dire che dai massimi sono stati persi 94 miliardi di euro”. La situazione politica frena i mercati Le cause? “Gli investitori sono preoccupati per la politica fiscale che potrebbe essere perseguita dal nuovo governo – continua l'analista - A nostro avviso, le deviazioni di deficit rispetto ai precedenti governi potrebbero rivelarsi limitate, ma l'incertezza resterà elevata fino alla presentazione del documento di economia e finanza previsto per il 27 settembre e della legge di bilancio che va inviata alla Commissione europea entro il 15 ottobre”. Dunque, è la politica la causa di questo crollo? "In generale, la situazione politica internazionale frena l’andamento dei mercati in un contesto di fondamentali ancora positivi, con buoni dati economici e forti trimestrali. Protezionismo, Turchia e politica fiscale italiana spingono gli investitori a un atteggiamento attendista", spiega. E ci tiene a precisare che vanno considerati anche altri fattori che hanno contribuito a colpire il listino milanese. Basti ricordare che nell'arco di tempo considerato sono avvenuti eventi come la scomparsa improvvisa di Sergio Marchionne, che ha depresso tutti i titoli della Galassia Agnelli, e il crollo del ponte di Genova, che ha indebolito le azioni dei concessionari pubblici come Atlantia. Asta Btp. L'Italia spende il doppio della Spagna per rifinanziare il debito Intanto, proprio in questi giorni sono stati collocati dallo stato titoli per 6 miliardi di euro con una crescita della spesa per interessi sia per quelli a cinque anni (2,44 per cento) che per i decennali (3,25 per cento). Cosa che ha fatto salire il differenziale con i bund tedeschi a 287 punti. “Lo spread rispetto alla Spagna parla chiaro: oggi paghiamo più del doppio degli spagnoli, mentre a inizio anno i due debiti pubblici avevano gli stessi rendimenti”, prosegue Ramenghi. In effetti, oggi l'Italia paga il 3,2 per cento sui titoli decennali, più del doppio della Spagna (1,5 per cento). Qual è la strategia d'investimento che ha in serbo per l'Italia un gruppo come Ubs Wealth Management? “Per quanto riguarda i titoli di stato, restiamo in attesa di avere maggiore visibilità sulle legge di Bilancio",conclude l'analista. "Se ci dovessero essere ulteriori episodi di forte volatilità, si potrebbero considerare acquisti mirati sulle scadenze brevi. Sul mercato azionario italiano confermiamo un sottopeso, per via dell'impatto dei rendimenti più elevati sull'economia e di alcuni fattori specifici per alcuni titoli di larga capitalizzazione”. Nuove tensioni commerciali e l'ombra della crisi in Argentina Il riaccendersi delle tensioni commerciali con il presidente americano Donald Trump che ha minacciato l'uscita degli Stati Uniti dal Wto, e la crisi dell'Argentina, con i tassi balzati al 60 per cento (i più alti al mondo) e la conseguente tempesta che ha travolto le valute emergenti a partire dal peso argentino e dalla lira turca, rallentano i mercati del vecchio continente all'inizio dell'ultima seduta di scambi della settimana. Nel giorno in cui ripartono i colloqui tra Washington e Ottawa sul Nafta, cosa che nei giorni scorsi era stata accolta con ottimismo dai listini, Trump ha gettato benzina sul fuoco riaprendo il fronte con la Cina (possibili nuovi dazi su prodotti cinesi per 200 miliardi di dollari) e colpendo il cuore del sistema commerciale multilaterale con le minacce di uscita dall'Organizzazione mondiale del commercio. Ancora più complessa la situazione dell'Argentina, a cui non basta per il momento il soccorso del Fondo monetario internazionale, che ha accelerato il prestito da 50 miliardi di dollari: i mercati non si sono placati e il peso ha perso ieri più del 7 per cento (-40 per cento da gennaio). Sul Ftse Mib gli osservati speciali sono i titoli più esposti alla crisi Argentina, ovvero quelli che hanno attività rilevanti nel Paese, come Tenaris, Ene, Pirelli e, fuori dal listino principale, Salini Impregilo.
