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  1. Vista la frequente nascita di discussioni su tecnici, giocatori e dirigenti, su quanto erano belli e quanto erano bravi, adesso che non ci sono, e le tante discussioni sulla loro incompetenza quando c'erano, vi invito a leggere ed a riflettere il testo della canzone che segue Le passanti Fabrizio De André Io dedico questa canzone Ad ogni donna pensata come amore In un attimo di libertà A quella conosciuta appena Non c'era tempo e valeva la pena Di perderci un secolo in più A quella quasi da immaginare Tanto di fretta l'hai vista passare Dal balcone a un segreto più in là E ti piace ricordarne il sorriso Che non ti ha fatto e che tu le hai deciso In un vuoto di felicità Alla compagna di viaggio I suoi occhi il più bel paesaggio Fan sembrare più corto il cammino E magari sei l'unico a capirla E la fai scendere senza seguirla Senza averle sfiorato la mano A quelle che sono già prese E che vivendo delle ore deluse Con un uomo ormai troppo cambiato Ti hanno lasciato, inutile pazzia Vedere il fondo della malinconia Di un avvenire disperato Immagini care per qualche istante Sarete presto una folla distante Scavalcate da un ricordo più vicino Per poco che la felicità ritorni È molto raro che ci si ricordi Degli episodi del cammino Ma se la vita smette di aiutarti È più difficile dimenticarti Di quelle felicità intraviste Dei baci che non si è osato dare Delle occasioni lasciate ad aspettare Degli occhi mai più rivisti Allora nei momenti di solitudine Quando il rimpianto diventa abitudine Una maniera di viversi insieme Si piangono le labbra assenti Di tutte le belle passanti Che non siamo riusciti a trattenere
  2. Partiamo dalla coda. Antonio Conte conclude il giro delle interviste nella notte, in sala stampa. E si accende quando gli parlano delle lamentale di Sarri riferite all’orario di Fiorentina-Juve: troppo caldo alle 15. “Non voglio dire niente - la bordata del tecnico dell’Inter -, perché altrimenti dovremmo tirare in mezzo i bilanci e gli stati patrimoniali. Dico che qualcuno deve stare tranquillo e sereno perché ora sta dalla parte forte”. Già presa la rincorsa verso Inter-Juve del 6 ottobre. La miccia è accesa.Inter intanto in testa da sola.
  3. Douglas Costa e la Juventus sono sempre più lontani: basta occasioni, le opportunità sono finite. Infortuni, incidenti sia in campo (lo sputo a Di Francesco) che fuori (l’incidente in auto di inizio febbraio), poche presenze e ancor meno gioie. Paratici e Nedved hanno seccamente comunicato al giocatore il frutto delle sue bizze: è sul mercato, di fronte all’offerta giusta verrà ceduto. PIACE A LEO - La piega che hanno preso gli eventi non soddisfa Douglas, che proverebbe volentieri a convincere il neo tecnico Sarri. Vorrebbe una nuova chance di dimostrare il proprio valore, di redimersi, ma molto difficilmente gli verrà concessa, come dimostrano le parole dello stesso giocatore: ''Non conosco Sarri personalmente, ma l'ho visto lavorare a Napoli. Ha fatto uno stagione fantastica e credo che faremo grandi cose. Futuro? Ho altri tre anni di contratto con la Juve e sono convinto di restare. Ora è tutto nuovo con il tecnico e resterò qui. Ogni anno la Serie A è più difficile, ora con Conte all'Inter e Ancelotti al Napoli sarà più dura. Noi però faremo il massimo per migliorare, soprattutto in Champions League, che è il nostro obiettivo''. La Juventus però ha deciso, e non dovrebbe tornare indietro. Tra l’altro, il brasiliano ha ancora diversi estimatori, primo tra tutti Leonardo, da poco tornato a dirigere il mercato del PSG. Douglas Costa è un pallino, da tempo, del dirigente ex Milan, che sta sondando il terreno, tra telefonate e contatti (diretti e non) in vista di un possibile assalto. Costato, nell’estate del 2017, ben 46 milioni di euro (tra prestito e riscatto), la valutazione attuale oscilla tra 50 e 60 milioni di euro. La Juve ha bisogno di monetizzare, e la possibile plusvalenza, inutile negarlo, ingolosisce i bianconeri, che andrebbero anche a risparmiare i 6 milioni annui dell’ingaggio del brasiliano. Cifre importanti, che però non spaventano i campioni di Francia. Continua su: https://www.calciomercato.com/news/psg-su-douglas-costa-ma-la-juve-ha-un-piano-e-la-carta-per-pogba-53417
  4. La Juve non perde Barzagli: il professore della difesa nello staff di Sarri Il “professore della difesa” pronto a entrare come collaboratore nel gruppo di lavoro del nuovo tecnico, che verrà presentato domani mattina all’Allianz Stadium CORSO E LAVORO SUL CAMPO — Lo abbiamo lasciato in lacrime sul prato dell’Allianz Stadium nel giorno della festa per l’ottavo scudetto, che è stato anche il suo saluto al popolo bianconero. Non è stato un addio, ma solo un “arrivederci a presto”, perché Andrea Barzagli si ripresenterà al via della prossima stagione. Non più nelle vesti di giocatore, ma con addosso gli abiti del collaboratore, il cui compito sarà soprattutto quello di mantenere il filo della continuità tra la vecchia e la nuova gestione. Barzagli non ha ancora sciolto le ultime riserve, ma gli exit poll lo danno verso il sì alla proposta della Juventus, che lo vuole accanto al nuovo tecnico Maurizio Sarri per la prossima stagione. Andrea avrebbe voluto prendersi un anno di pausa per capire che cosa vuole fare da grande, ma alla fine ha ceduto al pressing bianconero. Frequenterà il corso da allenatore a Coverciano e intanto tornerà in campo per aiutare Sarri durante gli allenamenti della Juventus. SIMBOLO DI JUVENTINITÀ — Il suo ruolo non è ancora chiarissimo, forse già domani (giorno della presentazione di Sarri, che alle 11 si siederà nella sala “Gianni e Umberto Agnelli” — la stessa utilizzata per la prima press conference di Cristiano Ronaldo — per le prime parole da bianconero) capiremo qualcosa in più. Di sicuro la Juventus lo considera perfetto per guidare Sarri nella nuova realtà. Barzagli è l’unico, insieme a Giorgio Chiellini, ad aver vinto tutti e 8 gli scudetti consecutivi della Signora, e per i tifosi è uno dei simboli della juventinità. Conosce ogni sfumatura dell’ambiente bianconero e può dare una bella mano al Comandante per entrare nel mondo Juve. Il “professore della difesa”, come lo aveva definito Massimiliano Allegri, è pronto a passare dall’altra parte della barricata.
  5. Ha appena concluso un'eccellente stagione sulla panchina del Chelsea, coronata, dopo il terzo posto in Premier League e la Finale di EFL Cup, con la vittoria, pochi giorni fa, dell’Europa League. Dopo aver sollevato il suo primo trofeo continentale, adesso Maurizio Sarri ritorna in Italia, dove ha allenato per tutta la sua carriera, fatta eccezione, appunto, per l’esperienza inglese appena terminata. E da oggi, e per i prossimi tre anni (fino al 30 giugno 2022), guiderà la Juventus. Sessant’anni, nato a Napoli e vissuto a lungo in Toscana, Sarri intraprende nel 2001, dopo anni trascorsi nel mondo del calcio di categoria, la carriera di allenatore a tempo pieno. Inizia così un’avventura che, dal 2005, lo porta nel campionato di Serie B, alla guida di Pescara, Arezzo e Avellino. La strada verso la Serie A, però, è ancora lunga: Sarri guida, il Verona, il Perugia, il Grosseto, l’Alessandria e il Sorrento, fra B e Lega Pro. Poi nel 2012 inizia la storia con l’Empoli: Sarri sfiora la promozione nella massima serie già alla prima stagione (nella finale playoff vince il Livorno) e la raggiunge un anno dopo, concludendo il campionato al secondo posto. L’Empoli si conferma una splendida realtà calcistica anche nella stagione successiva, in cui conquista con anticipo la salvezza matematica. Il 2015, per il tecnico, è l’anno dell’approdo al Napoli, e anche qui Sarri lascia il segno. Con lui infatti la squadra partenopea raggiunge quota 82, 86 e 91 punti, dal 2015 al 2018: tutte le volte si tratta del record in Serie A per il Club, che conquista per 3 anni, due delle quali senza passare dai preliminari, la qualificazione alla Champions League. Infine, nel 2018/19, come si diceva precedentemente, l’ottima stagione con il Chelsea, in Inghilterra, e il primo trofeo continentale per Sarri. E adesso inizia per lui l’avventura in bianconero: benvenuto alla Juventus! (Juventus.com)
  6. Comincia il nostro mercato in uscita (Higuan, Rugani)?
  7. La Juventus ha deciso il contesto Pur dominando il possesso, il Napoli ha sbattuto contro la perfetta partita difensiva della Juventus. Condividi: 292 Napoli e Juventus sono arrivate alla prima sfida stagionale con la squadra di Sarri in vantaggio di 4 punti su quella di Allegri. Vincendo aveva l’occasione di consolidare ulteriormente il proprio primato in classifica, mettendo ancora più distanza tra sé e i principali rivali. Ma la partita era attesa anche perché era considerata un importante test per certificare definitivamente la crescita del Napoli, al confronto con i campioni d’Italia degli ultimi 6 anni. Allegri ha provato a ridimensionare l’importanza della partita, ma la Juventus rischiava di allontanarsi troppo dalla capolista, minando ulteriormente, dopo le 2 sconfitte già subite in campionato, le certezze sulla propria solidità. Sulla carta, leggendo i titolari scelti da Allegri, si poteva pensare a uno schieramento con un centrocampo a 3, almeno in fase di possesso palla, e invece, fedele ai precedenti scontri avuti con il 4-3-3 di Maurizio Sarri, il tecnico juventino ha scelto un 4-4-1-1 piuttosto rigido in entrambe le fasi, con Matuidi spostato sulla fascia sinistra e Douglas Costa ad occupare quella destra, con Khedira sul centro destra e Pjanic sul centro sinistra. In maniera nemmeno troppo sorprendente, Asamoah è stato preferito ad Alex Sandro come terzino sinistro, perché più adatto al controllo di Callejon e alla gestione posizionale dei suoi tagli sul secondo palo, anche per una somiglianza tra il ghanese e lo spagnolo nella frequenza di corsa. Da parte sua, senza l’assillo di dover gestire difensivamente il gioco aereo di Mario Mandzukic (assente per infortunio), Maurizio Sarri ha risolto l’unico dubbio che aveva preferendo Mario Rui a Maggio, con Hysaj riportato nel suo ruolo più naturale di terzino destro. [...] La partita che voleva Allegri Per Maurizio Sarri la vera sfida tattica era quella di schivare le trappole che prevedibilmente Massimiliano Allegri avrebbe disseminato per il campo. La Juventus avrebbe fatto di tutto per impedire al Napoli di sviluppare il proprio gioco offensivo, fatto di un fitto passing-game orientato alla destrutturazione della compattezza difensiva avversaria per mezzo di inviti al pressing e ricerca degli half-spaces. Allegri, per vincere, avrebbe dovuto far di tutto per piegare a proprio vantaggio il gioco del Napoli. La sfida l’ha vinta Allegri, e non solo per il risultato finale. Ancora una volta, il tecnico livornese ha dimostrato il suo talento nel preparare la singola partita, in funzione delle qualità dei propri giocatori e degli avversari. La gara ha seguito l’andamento tattico voluto dalla Juventus e alcuni dati sono abbastanza esplicativi di come sia riuscita a rovesciare le tendenze del gioco del Napoli, portandolo al di fuori della propria comfort-zone. Il Napoli sviluppa mediamente il 47% del proprio gioco sulla fascia sinistra e solo il 26% su quella destra, ma i bianconeri hanno costretto la squadra di Sarri a ribaltare il lato d’attacco preferito, limitando al 33% gli attacchi subiti dalla sinistra degli azzurri e forzandoli al 42% su quello destro. La direttrice di passaggio più utilizzata è stata quella tra Albiol e Hysaj, con il pallone che è transitato dal centrale spagnolo al terzino destro per 27 volte, ad ulteriore testimonianza della capacità della Juventus di orientare a proprio piacimento il flusso del gioco degli avversari. Il giocatore che effettua più passaggi nella squadra di solito è Jorginho, che mediamente ne gioca più di 20 del secondo, Koulibaly. I due costituiscono quindi la primaria fonte di gioco nell’impostazione arretrata della manovra azzurra. Nella partita con la Juventus, invece, i giocatori che hanno effettuato più passaggi sono stati Albiol e Hysaj, mentre il peso nella costruzione bassa di Jorginho e Koulibaly è stato contenuto dall’ottimo lavoro difensivo di Dybala e Higuain. Ancora: la Juventus, forte della superba protezione del cuore dell’area di Benatia e Chiellini (20 spazzate in coppia sulle 46 totali della squadra) ha concesso l’esterno al Napoli e lo ha forzato di conseguenza ad attaccare con una delle sue armi più spuntate, costringendo la squadra di Sarri all’enormità di 41 cross, il doppio rispetto al solito, e il doppio rispetto anche alla solita proporzione tra totale dei passaggi e cross. E dei 41 cross, solo uno è stato effettuato da Insigne, il più pericoloso in questo fondamentale con le sue traiettorie verso il lato debole attaccato da Callejon. [...] cliccare sul link per l'articolo intero: http://www.ultimouomo.com/napoli-juventus-fondamentali/ adoro sti ragazzi,uno dei pochi siti dove davvero si parla di calcio giocato e basta
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