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  1. Ci aspettiamo una discussione civile, il disappunto e il disaccordo sono una cosa, l'incivilità e la maleducazione un'altra; ricordatevi che non siete in un porcile, e soprattutto che lo staff non vuole che questo topic lo diventi Siete avvertiti
  2. Sembra trovarsi a suo agio in questa nuova posizione disegnatagli da Pirlo. Discutiamo in questo topic del calciatore brasiliano.
  3. Come da titolo, parliamo qui della prestazione del nuovo fenomeno bianconero Vobis
  4. Avvio lento, ma la Juve è "azzoppata" dagli infortuni: ecco perché Allegri va confermato Le assenze di Pogba, il figliol prodigo che rientrava alla base, il principale colpo del mercato, il campione più atteso dai tifosi, e di Chiesa rendono l’operato di Max non giudicabile: anche se ora dovrà inventarsi qualche magia... Nino Minoliti Sembra che l’Italia, in questo momento, sia alle prese con quattro problemi: la bolletta del gas, quella dell’elettricità, che fare se Giorgia Meloni dovesse vincere le elezioni e la Juventus di Max Allegri che gioca male (e ora perde pure). Per le nostre modeste competenze, ci concentriamo sull’ultima delle quattro questioni che angosciano il Paese. Partendo da una considerazione, banale se volete, ma incontestabile: se la Juve avesse i due punti che le sono stati sottratti ingiustamente dallo svarione del Var nella partita contro la Salernitana, ora sarebbe con l’Inter a due punti dal trio di testa composto dallo straripante Napoli di Spalletti, dalla rocciosa Atalanta di Gasperini e dal sempre brioso Milan di Pioli, esempi di bel gioco, fabbriche di spettacolo, fucine di idee e soluzioni. Ebbene, in questa Juve zoppicante e farraginosa, quanti minuti ha giocato Paul Pogba, il figliol prodigo che rientrava alla base, il principale colpo del mercato, il campione più atteso (adesso un po’ meno…) dai tifosi? Risposta facile: zero. E quanti invece ne ha accumulati Federico Chiesa, uno dei pochi in casa bianconera capaci di saltare l’uomo e di risolvere da solo le partite. Anche qui non bisogna consultare Transfermarkt: zero. Ricorriamo invece all’aiuto di internet per calcolare quelli di Angel Di Maria, l’altro grande nome che ha riempito l’estate: 179’ in totale, tra campionato e Champions, cioè una miseria, neanche due partite sulle 8 disponibili. Si può dire quello che si vuole su Allegri e ogni opinione è lecita purché espressa in modo urbano. Ma su una cosa riteniamo non ci siano discussioni: il tecnico non ha mai avuto a disposizione tutti i giocatori per mettere in campo la Juve che aveva in mente, neanche in una partita. È un alibi? No, è un dato di fatto. Come le due sconfitte, in Champions, per carità. Ma anche qui, è meglio parlarci chiaro: la Juve può essere superiore al Benfica (il Psg è fuori portata) se è al completo e ha tutti i suoi uomini in piena efficienza. Perché i portoghesi, non lo dimentichiamo, nella scorsa Champions si qualificarono dietro al Bayern a spese del Barcellona, quindi non sono una squadra di pellegrini. Questo significa che Allegri non ha colpe e va difeso a oltranza? Diciamo che a nostro parere gli va dato il tempo di riavere tutti i suoi campioni, mentre lui, il Max, ha l’obbligo di tirare fuori dal cilindro una di quelle soluzioni che l’hanno reso celebre, tipo quando convinse Mario Mandzukic, non il primo arrivato, a fare l’esterno, inventando la Juve a tutte stelle che sfiorò la Champions. Ritrovi l’antica verve e il gusto della sfida, il livornese: il momento lo richiede. Così come richiede unità d’intenti in casa bianconera: ognuno al suo posto e tutti a remare dalla stessa parte, senza quello che s’inventa psicologo o quell’altro che si mette il vestito dell’allenatore… Ma qui, non abbiamo dubbi, il presidente Andrea Agnelli sa perfettamente come muoversi. Quindi calma e testa sgombra dai pensieri negativi (vero Vlahovic?). Siamo al 16 di settembre, c’è ancora tantissima davanti vita davanti. Anche per le bollette del gas e tutto il resto… Juve senza identità né gioco: ecco perché Allegri va esonerato Il tema non è se la squadra gioca bene o male, ma è quello di presentare in campo una formazione che sappia cosa fare nelle due fasi, che sia organizzata, che abbia uno sviluppo di gioco riconoscibile. E questo dopo 14 mesi ancora non c'è G.B. Olivero L’esonero di un allenatore non sempre risolve i problemi ed è più facile che accada nella zona bassa della classifica che non in quella alta. Nel caso di Massimiliano Allegri, poi, ci sarebbe un’enorme motivazione economica a spingere nella direzione opposta. Sarebbe più semplice e più lineare anche con la storia bianconera tirare avanti fino a giugno e poi salutarsi, riportando magari Antonio Conte a casa. Ma se ci limitiamo ad analizzare in profondità la situazione tecnico-tattica della Juve senza soffermarci sulle difficoltà (di vario genere) di trovare un sostituto, viene da pensare che la decisione più saggia sarebbe quella di esonerare Allegri subito. Riportato sulla panchina bianconera con la ferma convinzione che avrebbe saputo ricreare lo spirito vincente facendo emergere il Dna della Juve, in quattordici mesi Allegri ha fallito il primo e basilare compito: la sua squadra non ha un’identità. Non si tratta di giocare bene o male, ma di presentare in campo una formazione che sappia cosa fare nelle due fasi, che sia organizzata, che abbia uno sviluppo di gioco riconoscibile. Cos’è la Juve oggi? Non una squadra che costruisce i propri risultati su una manovra offensiva e nemmeno una che poggia le ambizioni sulla tenuta difensiva. È un ibrido che resta in balia di qualunque cosa: l’avversario, gli episodi, lo sviluppo della partita. Quando va in vantaggio, la gara le scivola progressivamente dalle mani. La Juve non comanda, ma subisce. La Juve non indirizza, ma viene trascinata. Il fatto che ci siano porzioni di partite nelle quali prevale imponendo la qualità di alcuni interpreti o la rabbia nel rifiutare la sconfitta è un’aggravante: ci sarebbero margini per costruire una squadra competitiva, ma non vengono esplorati. Almeno non è accaduto finora. IMPROVVISAZIONE I due anni di inattività avrebbero potuto, anzi dovuto spingere Allegri a studiare e ad aggiornarsi. Invece lui si vanta di aver visto pochissime partite, perché “il calcio è un gioco semplice”. Sarà pur vero, anche se chi guadagna tanti milioni non dovrebbe svilire così il suo ruolo e anzi dovrebbe pretendere da se stesso di incidere, se non sul risultato, almeno sulle prestazioni. La semplicità del calcio, comunque, prevederebbe che un centravanti forte come Vlahovic venisse servito spesso e bene. Eppure la Juve di Allegri continua a giocare come se il serbo fosse rimasto a Firenze. L’improvvisazione è palpabile e non va confusa con la fantasia e la libertà di interpretare i ruoli di cui i giocatori non vanno privati. Semplicemente i calciatori bianconeri non sanno cosa fare della palla, perché nessuno glielo spiega. Un esempio per tutti: Kulusevski per Allegri era una riserva di poco valore, mentre Conte ha trovato in fretta la chiave per renderlo determinante in un campionato molto più competitivo e duro del nostro. Cosa sta succedendo a Locatelli? È stato un investimento importante e ha ottime qualità. I giocatori, però, hanno bisogno di conoscenze e di essere inseriti in un contesto che li esalti, non che li deprima o che li costringa ad arrangiarsi. NESSUNA SOLUZIONE I risultati, che una volta erano il salvacondotto di Max, non arrivano più in suo soccorso. La Juve ha assenze pesanti, ma l’organico al completo è da scudetto e quello attuale è sufficiente per fare un paio di tiri contro la Sampdoria, per battere la Salernitana in casa e per non venire umiliato dall’infinito torello del Benfica. Allegri in passato ha quasi sempre avuto la capacità di portare le sue squadre dove potevano arrivare, fosse lo scudetto, la qualificazione Champions o la salvezza. Adesso, invece, la Juve sembra avere potenzialità inesplorate. Nel primo anno post-Conte, Allegri passò dalla difesa a tre a quella a quattro. Nel 2016-17 si inventò il 4-2-3-1. Ora non cerca strade alternative e soprattutto non si capisce come vorrebbe far giocare la squadra. TRA GESTORE E ALLENATORE Dalle partite dei bianconeri emergono altri capi d’accusa significativi (e lasciamo perdere gli infortuni muscolari). La condizione atletica è deficitaria: la squadra non ha cambio di passo ed esaurisce in fretta le energie psicofisiche. Una volta Allegri era molto bravo a fare i cambi: negli ultimi tempi sembra aver perso questa abilità, anzi spesso le sostituzioni sono peggiorative. Un altro aspetto su cui riflettere riguarda il disamore della tifoseria: lo Stadium contro il Benfica presentava molti vuoti e il caro-biglietti non è l’unico motivo. La gente non riesce più nemmeno a sognare e il tecnico ha il dovere di sentirsi responsabile. Nelle dichiarazioni post-partita Allegri non parla mai di calcio: a precise domande tecnico-tattiche, risponde solo con un concentrato di frasi vuote (“Non dobbiamo essere bellini e perdenti”), retoriche (“In questa situazione dobbiamo solo fare e non parlare”), ripetitive (“Bisogna giocare bene tecnicamente”). Nessuna reale spiegazione. Max ama ripetere che nel calcio esistono le categorie: ecco, Allegri è un bravissimo gestore, ma adesso alla Juve serve un bravissimo allenatore. Le richieste sul mercato sono emblematiche: Allegri ha voluto giocatori pronti (Pogba, Di Maria, Paredes, Milik, lo stesso Bremer) a cui non dover insegnare nulla. Può essere lui, quindi, l’allenatore che va bene per questa Juve oppure no? È questa la domanda che dovrebbe porsi la società per non rischiare di perdere altro tempo e denaro. IL PROGETTO Già, perché il contraltare del ricco contratto che blinda la panchina di Allegri è la considerazione che un altro anno di insuccessi e brutte figure nuocerebbe alla ricostruzione e potrebbe costare caro, in tutti i sensi. La qualificazione alla Champions porta soldi, ma cosa porta trovarsi a un passo dall’eliminazione dopo appena due partite? È vero che recuperando Pogba e Chiesa la situazione dovrebbe migliorare, ma è un discorso da affrontare a gennaio. Nel frattempo a inchiodare Allegri è il rendimento negli scontri diretti da quando è tornato: un disastro. Il vero problema, comunque, è la mancanza di un progetto tattico, che rallenta tutto il processo di crescita e lo rende in ogni caso velleitario. È possibile, se non addirittura probabile, che nel giro di qualche settimana Allegri trovi una quadra e non ci stupiremmo se riuscisse a rientrare nella lotta per il titolo: la qualità individuale non manca. Ma il solo fatto che ci siano dei dubbi oggettivi, a fronte di una rosa sicuramente competitiva, mette il tecnico di fronte alle sue responsabilità. Avrebbe senso continuare con Allegri se il tecnico cambiasse repentinamente l’approccio alla situazione (che poi è il suo approccio al calcio) e trasmettesse l’idea di una squadra in crescita, che sa dove andare e come farlo. La Juve non gioca male: la Juve non gioca. In fondo, è tutto qui.
  5. Come da titolo, È questo riassunto in sintesi una riflessione fatta all'interno della carta stampata oggi. Si è deciso di mandare via Kulusevski senza pensarci su una volta a 22 anni o giù di lì e con uno stipendio sostenibile (Senza aspettarlo, l'esperienza Tonali insegna), letteralmente ESPLOSO a Londra nel giro di 23 decimi di secondo, per poi andare a cercare in questo inizio di mercato un'ala come Di Maria, di anni 34, che chiede 9 milioni di euro per un anno. È il segnale che alla Juventus continuano a capirci davvero non poco ma zero, e che Allegri continua a porre in essere errori su errori, oppure no e tutti noi viviamo in una parte del multiverso di Steven Strange, dove ogni cosa va bene e siamo tutti contenti? Non era il caso di aspettare Kulu, o forse a nessuno è sorto il dubbio che lo svedese non è riuscito ad emergere perché il nostro allenatore non è stato in grado, a differenza di Conte, di farlo emergere? Vobis
  6. Come da titolo, tutti i principali quotidiani sportivi italiani lo danno vicino alla Juve visto l'addio di Paratici. Vobis
  7. Apriamo un topic specifico che c'è gente che non vede l'ora di invocare Pirlo
  8. Proviamo a considerare come giocheremo l'anno prossimo? Continueremo col 4-4-2 o riprenderemo il 4-3-3 delle ultime Juventus di Allegri?
  9. Come da titolo, È tornato il talismano Vobis
  10. http://www.juventibus.com/studio-evolutivo-cuadrado-terzino/ Vorrei evidenziare un interessante articolo nel quale, a mio personale giudizio, l'unico fattore poco preso in considerazione è lo stato altalenante di forma di questo indiscusso bravo giocatore che ormai ha un'abitudine consolidata a giocare ANCHE bene la fase difensiva. Per quanto mi riguarda è una soluzione che predeligo molto rispetto a quella di Sturaro terzino. Per esempio il cambio Licht-Cuadrado di sabato sera in luogo di quello fatto da Allegri (Sturaro) avrebbe potuto aggiungere qualcosa nell'ultima mezz'ora ?
  11. La Juventus ha deciso il contesto Pur dominando il possesso, il Napoli ha sbattuto contro la perfetta partita difensiva della Juventus. Condividi: 292 Napoli e Juventus sono arrivate alla prima sfida stagionale con la squadra di Sarri in vantaggio di 4 punti su quella di Allegri. Vincendo aveva l’occasione di consolidare ulteriormente il proprio primato in classifica, mettendo ancora più distanza tra sé e i principali rivali. Ma la partita era attesa anche perché era considerata un importante test per certificare definitivamente la crescita del Napoli, al confronto con i campioni d’Italia degli ultimi 6 anni. Allegri ha provato a ridimensionare l’importanza della partita, ma la Juventus rischiava di allontanarsi troppo dalla capolista, minando ulteriormente, dopo le 2 sconfitte già subite in campionato, le certezze sulla propria solidità. Sulla carta, leggendo i titolari scelti da Allegri, si poteva pensare a uno schieramento con un centrocampo a 3, almeno in fase di possesso palla, e invece, fedele ai precedenti scontri avuti con il 4-3-3 di Maurizio Sarri, il tecnico juventino ha scelto un 4-4-1-1 piuttosto rigido in entrambe le fasi, con Matuidi spostato sulla fascia sinistra e Douglas Costa ad occupare quella destra, con Khedira sul centro destra e Pjanic sul centro sinistra. In maniera nemmeno troppo sorprendente, Asamoah è stato preferito ad Alex Sandro come terzino sinistro, perché più adatto al controllo di Callejon e alla gestione posizionale dei suoi tagli sul secondo palo, anche per una somiglianza tra il ghanese e lo spagnolo nella frequenza di corsa. Da parte sua, senza l’assillo di dover gestire difensivamente il gioco aereo di Mario Mandzukic (assente per infortunio), Maurizio Sarri ha risolto l’unico dubbio che aveva preferendo Mario Rui a Maggio, con Hysaj riportato nel suo ruolo più naturale di terzino destro. [...] La partita che voleva Allegri Per Maurizio Sarri la vera sfida tattica era quella di schivare le trappole che prevedibilmente Massimiliano Allegri avrebbe disseminato per il campo. La Juventus avrebbe fatto di tutto per impedire al Napoli di sviluppare il proprio gioco offensivo, fatto di un fitto passing-game orientato alla destrutturazione della compattezza difensiva avversaria per mezzo di inviti al pressing e ricerca degli half-spaces. Allegri, per vincere, avrebbe dovuto far di tutto per piegare a proprio vantaggio il gioco del Napoli. La sfida l’ha vinta Allegri, e non solo per il risultato finale. Ancora una volta, il tecnico livornese ha dimostrato il suo talento nel preparare la singola partita, in funzione delle qualità dei propri giocatori e degli avversari. La gara ha seguito l’andamento tattico voluto dalla Juventus e alcuni dati sono abbastanza esplicativi di come sia riuscita a rovesciare le tendenze del gioco del Napoli, portandolo al di fuori della propria comfort-zone. Il Napoli sviluppa mediamente il 47% del proprio gioco sulla fascia sinistra e solo il 26% su quella destra, ma i bianconeri hanno costretto la squadra di Sarri a ribaltare il lato d’attacco preferito, limitando al 33% gli attacchi subiti dalla sinistra degli azzurri e forzandoli al 42% su quello destro. La direttrice di passaggio più utilizzata è stata quella tra Albiol e Hysaj, con il pallone che è transitato dal centrale spagnolo al terzino destro per 27 volte, ad ulteriore testimonianza della capacità della Juventus di orientare a proprio piacimento il flusso del gioco degli avversari. Il giocatore che effettua più passaggi nella squadra di solito è Jorginho, che mediamente ne gioca più di 20 del secondo, Koulibaly. I due costituiscono quindi la primaria fonte di gioco nell’impostazione arretrata della manovra azzurra. Nella partita con la Juventus, invece, i giocatori che hanno effettuato più passaggi sono stati Albiol e Hysaj, mentre il peso nella costruzione bassa di Jorginho e Koulibaly è stato contenuto dall’ottimo lavoro difensivo di Dybala e Higuain. Ancora: la Juventus, forte della superba protezione del cuore dell’area di Benatia e Chiellini (20 spazzate in coppia sulle 46 totali della squadra) ha concesso l’esterno al Napoli e lo ha forzato di conseguenza ad attaccare con una delle sue armi più spuntate, costringendo la squadra di Sarri all’enormità di 41 cross, il doppio rispetto al solito, e il doppio rispetto anche alla solita proporzione tra totale dei passaggi e cross. E dei 41 cross, solo uno è stato effettuato da Insigne, il più pericoloso in questo fondamentale con le sue traiettorie verso il lato debole attaccato da Callejon. [...] cliccare sul link per l'articolo intero: http://www.ultimouomo.com/napoli-juventus-fondamentali/ adoro sti ragazzi,uno dei pochi siti dove davvero si parla di calcio giocato e basta
  12. Apro questo topic dopo la conferenza stampa in cui Allegri ha sostanzialmente confermato la sua permanenza sulla panchina bianconera anche l'anno prossimo. Juve, Allegri: "La percentuale di permanenza? Altissima" La sua percentuale di permanenza in Juve? "Altissima, ci incontreremo con la società e valuteremo sul futuro. Se domani riuscissimo a non subire gol, saremmo la squadra meno battuta di tutti i campionati italiani". https://www.tuttomercatoweb.com/juventus/?action=read&idtmw=1112752
  13. Domani verrà fuori un verdetto. Pensi che inciderà nella prossima settimana? Se passate in finale si va lisci e tranquilli, se invece va male, tutti i cupi? E l'aspetto mentale di questo risultato ti preoccupa? "Innanzitutto siamo in un momento bello, perché manca un mese e mezzo e ci stiamo giocando la possibilità di andare in finale di Coppa Italia, la possibilità di andare in semifinale di Champions e per lo scudetto siamo al momento ancora primi. Quindi, al momento più di questo non potevamo fare assolutamente. Poi la negatività che c'è, questo alone di negatività, è una cosa che io detesto, credo che vedere le cose in positivo sarebbe meglio. Credo che negli ultimi tre anni la squadra abbia giocato un po' di finali, abbia vinto un paio di Coppe Italia, ha vinto due scudetti, se una volta pareggi non è che succede niente. Alla fine l'importante è raggiungere gli obiettivi. E anche vero che ci sono gli avversari ed è anche difficile vincere. Altrimenti qui vincere è la normalità, invece no, vincere è straordinario, perché vince una sola squadra alla fine di tutto. Oltretutto stiamo parlando di una squadra che negli ultimi tre anni ha fatto una finale di Champions, ha vinto due coppe Italia, ha vinto due scudetti, si sta giocando un'altra finale di Coppa Italia, si sta giocando la semifinale di Champions, e lotta per il terzo scudetto: più di questo non si può fare. Questo è poco ma sicuro. Piaccia o non piaccia. E nella stagione come nelle partite, ci sono momenti in cui giochi bene, momenti in cui giochi meno bene, l'importante però è avere l'obiettivo chiaro. E non è facile da raggiungere. Perché i ragazzi stanno facendo delle cose straordinarie, perché ci sono anche gli avversari, perché vincere sempre è impossibile. Però la crescita avuta dalla squadra sia a livello Italiano, ma soprattutto a livello internazionale penso sia una crescita importante. Credo che questo sia il miglior risultato, indipendentemente dallo scudetto vinto. In questo momento la Juventus in Europa è una squadra rispettata, è questa la cosa più importante. Perché dopo quando alla fine io sento dire - e qui chiudo - che la Juventus ha perso sette finali, cinque finali... quante ne ha perse? Sette. Se si rovescia la cosa, la Juventus ha giocato nove finali... è diverso. Perché gli altri non le giocano. Poi le finali le giochi, le vinci, o le perdi, intanto le giochi. È una cosa rovesciata che diventa positiva. Qui si vede tutto negativo, porca miseria. Ma che non va per nulla bene. Buona giornata". Sempre con te, mister...
  14. Primo posto in classifica in Serie A, semifinale di Coppa Italia e passaggio ai quarti di finale di Champions League quasi ipotecato: stagione fin qui più che positiva per la Juventus, che però guarda anche al futuro. Che potrebbe ancora essere caratterizzato dal connubio con Massimiliano Allegri, nonostante le voci che vorrebbero l'allenatore attratto dalle sirene della Premier League. A confermarlo è stato l'amministratore delegato bianconero Beppe Marotta, intervenuto ai microfoni dei cronisti presenti a margine della riconferma alla presidenza della FIGC di Carlo Tavecchio: "Allegri? È sempre vicino, questo argomento è oggi privo di contenuti perché noi abbiamo un ottimo rapporto - ha confermato Marotta -. Noi siamo contenti di lui e lui è contento di noi, quindi il problema non si pone. Andiamo avanti insieme per cercare di coronare con risultati importanti questa stagione. Sicuro al 100%? Credo proprio di sì, non ci sono in questo momento dei motivi ostativi". DM
  15. e niente, non ne usciamo più. vinci 5 scudi, sembri condannato a vincere il sesto di fila e allora infiammano, con una pancia gonfissima di vittorie, le lamentele sulla juventus di allegri che gioca male. siamo italiani, abbiamo vinto 4 mondiali giocando alla nostra maniera (giocando fondamentalmente male) mentre altre nazionali dal gioco blasonato (olanda doesn't ring a bell?) si prendevano tantissime pacche sulle spalle epperò tornavano a casa con le pive nel sacco rimanendo con zero titoli nel palmares. eppure eppure, sulla spinta dei guru che infestano giornali e televisioni (e noi sempre con la pancia gonfissima di vittorie) non riusciamo a dormire bene la notte, vinciamo ma giochiamo male ci vuole il bel giuoco. adoro allegri e il suo calcio ateo, così italiano, che esiste senza aver bisogno di credere nei dogmi, che porta a casa i risultati senza pretendere di insegnarti a vivere e convincerti che esiste solo un modo (quello religioso) di interpretare le partite. forza allegri e forza il suo calcio ateo, che non crede alle menate, che lascia i guru a spippettarsi a vicenda su quale dio (ops tecnico) incide di più nelle vittorie, che si ricorda che il calcio non è la danza artistica o il pugilato dove vinci ai punti. a calcio si vince sbattendola in rete e possibilmente senza subire gol, si vince credendoci anche quando giochi con mezza squadra fuori, dando il massimo con il materiale a disposizione e facendo esordire un sedicenne. forza max, miglior allenatore della juventus dai tempi di lippi
  16. Sky Sport ‏@SkySport 1 min1 minuto fa #UltimOra #Juventus: #Allegri in sede per trattare il rinnovo del contratto, l’attuale accordo scade a Giugno 2016. #SkyCalciomercato
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