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Andrea Agnelli - Presidente
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Andrea Agnelli - Presidente
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ANDREA AGNELLI https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Agnelli Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 06.12.1975 Ruolo: Presidente Presidente della Juventus dal 2010 al 2023 652 partite - 422 vittorie - 130 pareggi - 100 sconfitte 9 scudetti 5 coppe Italia 5 supercoppe italiane Andrea Agnelli (Torino, 6 dicembre 1975) è un imprenditore e dirigente sportivo italiano. Dal 2010 al 2023 è stato presidente della Juventus Football Club, mentre dal 2017 al 2021 è stato presidente dell'European Club Association. Andrea Agnelli nel 2017 Biografia Figlio di Umberto Agnelli e della sua seconda moglie Allegra Caracciolo, è fratello del defunto Giovannino e di Anna. Nel 2005 ha sposato l'inglese Emma Winter; durante il loro legame la coppia ha avuto due figli, nati rispettivamente nel 2005 e nel 2011. Dopo la fine di questo matrimonio, dal 2015 è legato alla turca Deniz Akalin; nel 2017 la coppia ha avuto una figlia. Carriera Si è formato accademicamente al St. Clare's International College di Oxford, e all'Università Bocconi di Milano. Nel corso della carriera ha avuto esperienze lavorative sia in Italia sia all'estero: tra queste, mansioni di vendita e marketing in aziende come Piaggio, Auchan e Ferrari. Dal 2001 al 2004 ha lavorato alla Philip Morris International con responsabilità per marketing, sponsorizzazioni e comunicazione aziendale. Nel 2007 ha costituito una propria holding finanziaria, la Lamse. Ha anche coltivato la passione per il golf, diventando nel 2008 amministratore delegato del Royal Park Golf & Country Club "I Roveri"; il 29 settembre dello stesso anno è stato nominato consigliere federale della Federazione Italiana Golf. Insieme a Michele Dalai e Davide Dileo ha fondato nel 2010 la casa editrice ADD Editore. Agnelli ha inoltre mantenuto legami con il mondo Fiat. Dal 2005 al 2006 ha avuto mansioni di sviluppo strategico all'interno dell'IFIL. In precedenza, nel 2004 era divenuto consigliere d'amministrazione del Gruppo Fiat, mantenendo il posto anche nelle successive Fiat S.p.A. e Fiat Chrysler Automobiles (FCA); dal 2021, con la fusione tra FCA e il Groupe PSA, viene nominato direttore non esecutivo della neonata Stellantis. Dal 2006 è inoltre consigliere dell'Istituto Finanziario Industriale, divenuto poi Exor, la società controllante gli interessi degli Agnelli. Nel gennaio 2023 viene resa nota la decisione di presentare le dimissioni dall'incarico in Stellantis, effettive alla chiusura dell'assemblea generale annuale degli azionisti del 2023, e di non ricandidarsi per il ruolo in Exor. Calcio Andrea Agnelli (a destra) ventenne, accanto allo zio Gianni, allo stadio Olimpico di Roma per la finale della UEFA Champions League 1995-1996. Ha ereditato dalla famiglia la passione per la squadra di calcio della Juventus, in seno alla quale ha iniziato a collaborare dalla stagione 1998-1999 come assistente nel settore commerciale. Il 19 maggio 2010 viene eletto presidente della società: dopo quarantotto anni di assenza, è il quarto esponente della famiglia Agnelli, dopo il nonno Edoardo, lo zio Gianni e il padre Umberto, a rivestire questa carica. Sotto il suo mandato, dagli anni 2010 la formazione bianconera instaura un vittorioso ciclo, nel corso del quale si aggiudica il campionato italiano per nove stagioni consecutive — battendo dopo ottantadue anni la Juve del Quinquennio del nonno Edoardo, e stabilendo un nuovo primato nazionale —: tra questi spiccano gli scudetti del 2011-2012, vinto da imbattuta, e del 2013-2014, concluso alla quota-record di 102 punti; nello stesso periodo il club torinese stabilisce un ulteriore record di quattro double nazionali consecutivi. In questo lasso di tempo, con un palmarès di 19 trofei complessivi, la gestione Agnelli diventa la più titolata nella storia bianconera. Sul versante sportivo la presidenza Agnelli annovera l'ampliamento e la modernizzazione del parco immobiliare del club (dallo Stadium con annesso J-Museum al complesso del J-Village) nonché l'istituzione della seconda squadra maschile e della prima squadra femminile, quest'ultima subito divenuta plurititolata; oltreché l'ingresso del club nel mondo degli sport elettronici. Agnelli (a destra), all'epoca assistente nell'area commerciale della Juventus, a colloquio con l'allenatore Marcello Lippi al raduno della squadra per la stagione 1998-1999. Sul versante dirigenziale, dopo avere promosso un processo di rinnovamento volto a superare la crisi finanziaria in cui stagnava da qualche anno la società torinese, porta il club a conseguire risultati mai toccati prima in ambito economico da un club calcistico italiano; per quanto concerne la politica sportiva, Agnelli assume una posizione più dura rispetto a quella della precedente dirigenza bianconera condotta da Giovanni Cobolli Gigli e successivamente da Jean-Claude Blanc in merito agli strascichi del post-Calciopoli. Sempre come dirigente, nel 2012 diviene membro italiano della European Club Association, incarico poi rinnovato nel 2015 quando entra, in rappresentanza della stessa, anche nel Comitato Esecutivo dell'Union of European Football Associations (UEFA). Nel 2017 viene eletto presidente dell'ECA, succedendo a Karl-Heinz Rummenigge; è riconfermato alla carica nel 2019. Lascia i suoi ruoli in seno a UEFA ed ECA nel 2021, nell'ottica della costituzione della Super League, ovvero una lega calcistica europea indipendente: tale progetto, fortemente osteggiato dall'UEFA, pone Agnelli con Joan Laporta del Barcellona e Florentino Pérez del Real Madrid, i tre principali fautori della Superlega, in rotta aperta con la confederazione calcistica continentale. Mantiene la guida del club fino al 28 novembre 2022 quando, insieme a tutti i componenti del consiglio di amministrazione, si dimette dal proprio ruolo, pur rimanendo in carica in prorogatio fino all'anno seguente. Lascia la società bianconera il 18 gennaio 2023 dopo avere messo assieme, in dodici anni, un palmarès di 19 trofei con la prima squadra maschile, 10 con la prima squadra femminile e uno con la seconda squadra maschile, che ne fanno la gestione più titolata nella storia bianconera. Procedimenti giudiziari Nel 2014 alcuni elementi della dirigenza della Juventus, tra cui Andrea Agnelli, sono stati oggetto di un'inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Torino sulla gestione dei biglietti allo Juventus Stadium, circa l'ipotesi di presunta infiltrazione della 'ndrangheta nella gestione commerciale dei biglietti della società; l'inchiesta rientrava nell'ambito di una più estesa indagine sulla presunta infiltrazione della mafia calabrese in Alto Piemonte. I pubblici ministeri torinesi non hanno poi formalizzato accuse penali nei confronti del club bianconero né dei suoi tesserati, chiudendo l'inchiesta tre anni più tardi con una richiesta di archiviazione, non essendo emersi collegamenti tra la dirigenza juventina e gruppi e/o singole persone legate alla malavita organizzata. Il 18 marzo 2017, a seguito dell'apertura da parte della giustizia sportiva di un'indagine derivante da quella della procura torinese, Agnelli viene deferito dalla Procura della FIGC insieme ad altri tre dirigenti del club. Il successivo 15 settembre il succitato organo federale riformulò le accuse escludendo una presunta associazione mafiosa da parte dei tesserati del club incriminati, dopo l'intervento del procuratore federale Giuseppe Pecoraro alla Commissione parlamentare antimafia nell'aprile precedente; la procura chiese invece sanzioni per gli incontri di Agnelli con gruppi ultras e la cessione dei biglietti, da parte del resto degl'incriminati, oltre il limite consentito per persona. Il 25 settembre 2017, il Tribunale Federale Nazionale ha «accolto parzialmente» le iniziali richieste di Pecoraro verso Agnelli (2 anni e 6 mesi d'inibizione e un'ammenda di 50 000 euro), e «in parziale ridefinizione» lo ha condannato in primo grado a 1 anno d'inibizione e a un'ammenda di 20 000 euro; entrambe le parti hanno presentato ricorso alla Corte Federale D'Appello, che il successivo 18 dicembre ha parzialmente riformato la precedente sentenza in favore di Agnelli, il quale ha visto così esaurirsi la sua inibizione, seppur tenuto a pagare un'ammenda di 100 000 euro. Il 20 gennaio 2023, nell'ambito del processo sportivo sulle plusvalenze, la Corte Federale d'Appello della FIGC lo inibisce per 24 mesi a svolgere attività in ambito FIGC, con richiesta di estensione in ambito UEFA e FIFA; squalifica confermata il successivo 23 aprile, col ricorso di Agnelli rigettato dal Collegio di Garanzia del CONI. Il 10 luglio 2023, nell'ambito del processo sulle manovre stipendi, i rapporti con gli agenti e le partnership con altri club, il Tribunale Federale Nazionale della FIGC lo inibisce per 16 mesi e gli commina un'ammenda di 60 000 euro; il successivo 28 agosto, queste vengono ridotte a 10 mesi e 40 000 euro rispettivamente, dopo il ricorso presentato da Agnelli e accolto in parte dalla Corte Federale d'Appello. Ascendenza Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni Giovanni Agnelli Edoardo Agnelli Aniceta Frisetti Edoardo Agnelli Clara Boselli Leopoldo Francesco Primo Boselli Maddalena Lampugnani Umberto Agnelli Carlo Bourbon del Monte, IV principe di San Faustino Ranieri Bourbon del Monte, III principe di San Faustino Maria Francesca Massimo Virginia Bourbon del Monte Jane Allen Campbell George Washington Campbell, Jr. Virginia Watson Andrea Agnelli Nicola Caracciolo, VII principe di Castagneto Filippo Caracciolo, VI principe di Castagneto Emilia Compagna Adolfo Caracciolo di Castagneto Meralda Dati Maria Margherita Argyra Mele Barese Ippolito Argyro Mele Barese Elizabeth Lilian Mackworth-Praed Allegra Caracciolo Giuseppe Visconti di Modrone, I duca di Grazzano Visconti Guido Visconti di Modrone Ida Renzi Anna Visconti di Modrone Carla Erba Luigi Erba Anna Brivio Riconoscimenti Torinese dell'anno dalla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Torino - 2018 Golden Foot: 1 - Golden Foot Prestige: 2020 -
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Anche Sampdoria e Chelsea hanno onorato la memoria di Luca. Durante il riscaldamento delle rispettive partite (contro Napoli e Manchester City) i giocatori sono scesi in campo con le maglie numero 9 in memoria del mitico Gianluca Vialli.
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Anche Sampdoria e Chelsea hanno onorato la memoria di Luca. Durante il riscaldamento delle rispettive partite (contro Napoli e Manchester City) i giocatori sono scesi in campo con le maglie numero 9 in memoria del mitico Vialli.
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Pessotto per Vialli: lo Stadium si ferma nel buio, brividi a Torino per il discorso Il ds della Primavera bianconera ha ricordato l'ex compagno con un emozionante discorso prima della sfida contro l'Udinese FONTE Il buio cala sull'Allianz Stadium, nel maxi-schermo le immagini di Vialli e di Castano, storici ex bianconeri recentemente scomparsi, e Gianluca Pessotto al centro del campo, microfono alla mano, pronto a leggere un messaggio da brividi al pubblico presente sugli spalti. L'ex terzino della Juventus, attuale ds della Primavera bianconera, visibilmente emozionato, aveva già ricordato il compagno di mille battaglie pochi minuti prima a Dazn: "Ci ha lasciati un personaggio unico, un trascinatore, un vero e proprio leader". Pessotto, la lettera per Vialli prima di Juventus-Udinese "Ciao Luca. Siamo sicuri che stasera sei qui da qualche parte in mezzo a noi. Siamo venuti in tanti per farti sapere che non ti dimenticheremo mai, non smetteremo mai di volerti bene. Sei stato una guida, in campo e fuori. Compagno di spogliatoio, di vittorie. Un capitano, un amico. Nessuno potrà scordare la tua sottile ironia, la tua classe, il tuo carisma, la tua tenacia. Nessuno potrà dimenticare le emozioni delle tue giocate e dei tuoi gol. Ci mancheranno tanto i tuoi sorrisi. Siamo allo stadio pronti ad abbracciarti, così come siamo stati sempre pronti ad esultare per ogni tua prodezza. Ciao capitano, fai buon viaggio. Ti vogliamo bene", le commoventi parole di Gianluca Pessotto nella sua lettera letta di fronte ad un Allianz Stadium gremito. Pessotto: "Vialli fu il primo ad accogliermi alla Juventus" "Non è una partita come le altre, ci ha lasciati un personaggio unico, fonte di ispirazione per tanti giovani. Quando sono arrivato alla Juventus, nel 1995, una delle prime persone che ho incontrato fuori dal campo è stata Gianluca. Io ero un 24enne, vedere da vicino un'icona e poi futuro compagno per me fu una grande emozione. E' stato un gran compagno di squadra, un trascinatore, un leader. La sua mania di perfezione ci ha contagiati e quindi non volevamo sbagliare nulla neanche in partitina. Pretendeva molto da se stesso e dai compagni, questo è il modo migliore per creare una mentalità vincente. E soprattutto era un uomo squadra, aveva forte il valore della squadra", le parole di Gianluca Pessotto ai microfoni di Dazn nel pre-partita.
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Ciao capitano. Fai buon viaggio. Ti vogliamo bene!
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Juventus-Udinese. I tifosi hanno ricordato Luca!
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Vialli, l'ultimo messaggio ai compagni di Nazionale e il silenzio che lasciava presagire FONTE "Il 22 dicembre, quando c’è stato il compleanno dello zio Bergomi, è rimasto in silenzio e lì abbiamo capito..." con queste parole Riccardo Ferri, attuale dirigente dell'inter, ha racontato il timore per le condizioni di salute di Gianluca Vialli al Corriere della Sera. Infatti, ha spiegato che avevano un gruppo Whatsapp con i giocatori del Mondiale del 1990. "Ci sentivamo per gli auguri o quando c’era un evento, anche personale, da ricordare. Luca ha scritto l’ultima volta il 27 novembre per il compleanno del Mancio" ha poi spiegato. LA MEMORIA - "Sono in ritiro con l’Inter, però il cuore e la mente vanno sempre a Luca. Ho cercato per tutto il giorno di stare lontano dalla televisione senza riuscirci. Ci mancherà, mancherà al calcio italiano. Credo che ci sia molto di Vialli nella vittoria della Nazionale all’Europeo 2021. Rivedendo l’abbraccio forte e spontaneo con Mancini non ho potuto fare a meno di commuovermi. Voleva portare le figlie all’altare, ma sono certo che alle sue ragazze avrà lasciato in eredità grandi insegnamenti. Non è vero che la morte è uguale per tutti. A me resteranno il suo sorriso e un pezzo di vita che non tornerà più".
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Vialli, un leader nato e un maestro dal campo fino alla malattia Il Gianluca calciatore: un capo al servizio dei compagni. Il percorso con il cancro: una lezione. Il male vissuto senza retorica: “Cerco di non perdere tempo e di dire ti voglio bene a chi ne voglio” FONTE Ci scuserà, Gianluca, se usiamo quella foto. Quella con la Coppa dei Campioni, ovviamente. Ci scuserà perché lui aveva iniziato a odiarla. Simpaticamente, per carità, ma già da una decina d'anni gli provocava uno strano miscuglio: orgoglio e stizza. E lo spiegava così: «Dovete capirmi, non è possibile che io sia ancora l'ultimo ad aver alzato quella Coppa con la maglia della Juventus, è una roba che inizia a innervosirmi perché vorrei che qualcuno spedisse in archivio quella foto, dove deve stare, sostituendola con una più fresca». Era juventino nell'anima, Gianluca Vialli, come era doriano, cremonese e legatissimo alla Nazionale. Per ognuna delle sue quattro squadre provava amore da tifoso e, così, tanto era fiero della sua Champions di Roma ‘96, tanto avrebbe voluto vedere la Juventus alzarne un'altra, passando quell'ingombrante testimone a un altro capitano. Non era geloso della sua gloria, Vialli, la condivideva sempre con la squadra, anzi la considerava solo ed esclusivamente di proprietà della squadra, da capitano naturale qual era. Cioè un leader che non aveva mai imparato a esserlo, lo era nato e basta. Vialli era un grande uomo che giocava a calcio La grandezza di Vialli va oltre la tecnica, anche se già solo con quella sarebbe stato un gigante: Vialli era un grande uomo che giocava a calcio, quindi logicamente un campione, ma prima - appunto - arrivava sempre il grande uomo. Lo si era già capito quando stava in campo, diverso dagli altri per le scelte, per gli atteggiamenti, per le parole rivolte ai compagni. È stato lampante negli ultimi anni, quelli della sua malattia, nella quale con garbato pudore ha dato a tutti una lezione straziante, ma fondamentale. Niente retorica sulla "battaglia da vincere" o metafore guerriere: Gianluca aveva capito che quella non era una guerra, ma un percorso, una strada che portava altrove e nella quale si doveva imparare, volendo, anche il senso della vita. Ce ne ha offerta una sua versione, saggiamente scanzonata com'era la sua essenza di uomo e calciatore: «Cerco di non perdere tempo, di dire "ti voglio bene" a tutti quelli a cui ne voglio. Mi sono reso conto che non vale più la pena di perdere tempo e fare delle s********e. Fai le cose che ti piacciono e di cui sei appassionato, per il resto non c’è tempo». Essenziale e dirompente proprio com'era in campo. Vialli è stato un giocatore strepitoso Giocatore strepitoso è stato. Completo, anzi completissimo: aveva tecnica straordinaria, forza fisica esplosiva, velocità d'esecuzione, di pensiero, senso tattico, spirito di sacrificio per la squadra, leadership naturale e coinvolgente, di quelle nelle quali non serve alzare la voce per farsi obbedire e che sanno risolvere le crisi dei compagni con una pacca data al momento giusto. Gianni Agnelli lo amava e lo aveva battezzato in modo magnifico: «Vialli mi ricorda il Michelangelo della Cappella Sistina. Lo scultore che sa trasformarsi in pittore», perché, appunto, era un artista completo e gli aveva regalato una delle più grandi gioie calcistiche: quella Champions League alzata nel cielo di Roma. Aveva emozionato anche l'Avvocato, che non era riuscito, quella notte, a essere ironico e distaccato, ma aveva lasciato uscire tutta la passione. Forse nessuno, è riuscito a essere nello stesso tempo così bomber e così capitano come Vialli Era stato il capolavoro di un gruppo di uomini diventati squadra grazie al lavoro di Marcello Lippi e Gianluca Vialli. Nell'estate del 1994, Lippi aveva trovato un Vialli demoralizzato, che voleva lasciare la Juventus, lo aveva convinto a restare e gli aveva chiesto il suo aiuto. Ne era nata un'alleanza in grado di portare la Juventus a vincere tutto nel giro di due anni, anche grazie alle loro litigate. Finte, naturalmente: simulate nei momenti critici per alzare la tensione o deviarla altrove. Si mettevano d'accordo prima e si scatenavano davanti ai giocatori, nessuno dei quali ha mai sospettato il trucco. Questo era Vialli, molto più che i gol, spesso decisivi, quasi sempre bellissimi. Vujadin Boskov diceva: «Vedevi gli occhi dei nostri avversari e capivi che Luca li aveva sconfitti prima di entrare in campo». E non era solo ferocia agonistica, a volte era anche solo un sorriso - che belli i suoi sorrisi - un'espressione serena di chi sa che quella partita non la perderà mai, per nessuna ragione al mondo e se eri contro potevi soltanto arrenderti a quell'evidenza. Ci sono stati attaccanti più prolifici di lui, giocatori più strabilianti nelle loro giocate, ma pochissimi, forse nessuno, è riuscito a essere nello stesso tempo così bomber e così capitano come lui, forse Gigi Riva, di cui non a caso era amico e con il quale aveva condiviso tempo e pensieri. Grazie di tutto, Gianluca, è stato bello I suoi gol, le sue azioni, le sue imprese da calciatore mancavano già da tempo ai tifosi e agli appassionati di calcio. Ora la nostalgia divorerà i pensieri di tutti quelli che, adesso, lo ascoltavano sempre volentieri parlare di calcio e di vita. Grazie di tutto, Gianluca, è stato bello.
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La gloriosa storia della Juventus su questo forum é qui: https://www.tifosibianconeri.com/forum/forum/4-il-romanzo-bianconero/ https://www.tifosibianconeri.com/forum/forum/92-tutti-gli-uomini-della-signora/
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Del Piero e l'omaggio a Vialli: 'Quanto mi ha aiutato a Torino, é sempre stato il mio Capitano. La partita simbolo contro la Fiorentina' FONTE Le parole di Del Piero a Sky Sport:NELLA VOCE DI VIALLI - “In questi momenti non mi trovo molto a mio agio a parlare, soprattutto nella situazione di Luca. Indubbiamente insieme a Roberto Baggio, i due esempi più importanti da 18enne in arrivo alla Juve. Una Juve con tanti campioni, ma loro due, arrivando dalla Uefa dell’anno prima, quello che rappresentavano per la Nazionale, per gli attaccanti, ecco sono stati enormi per me. Luca nello specifico è poi diventato il mio capitano, mi piace ricordarlo così, così lo chiamavo sempre anche ultimamente. Lo è stato sul campo e fuori, la prima volta che mi ha aiutato a mangiare con tutti nella prima squadra. Una voce decisiva e rassicurante, ispirava fiducia e carisma, determinazione, voglia di mettere il petto in fuori e affrontare ogni sfida, anche se sembrava inarrivabile o insuperabile. Questa una delle cose che più mi hanno colpito per uno che lo ha visto fino ad un mese prima segnare e vincere, giocare con la mia squadra del cuore. A 18 anni mi sono trovato lì ad allenarsi insieme, mi è sembrato asurdo, lui insieme ad altri compagni sono stati esempi incredibili”. VIALLI TRA BIAGGIO E DEL PIERO – “Non sono mai stato un rivale per Roberto ero troppo giovane. Poi lo sono diventato per forza di cose perché lui è andato via. Sono stato l’erede ma non sono mai stato rivale. Luca questo lo percepiva, era un ragazzo molto sensibile agli umori, agli sguardi. Come tramandava la sicurezza nei propri mezzi, trasmetteva anche le sue paure all’interno dello spogliatoio. Una delle cose più belle, l’ha fatto in tutta la sua carriera, era aggregare le persone, renderle unite davanti le proprie paure, emozioni, gioie e sconfitte. Da parte sua sono sempre stato trattato come gli altri anche se ero il giovane”.LA PARTITA SIMBOLO – “La rimonta contro la Fiorentina, simbolo di quella Juve. Loro sono primi, siamo 2-0 sotto dopo aver dominato, mancano 10 minuti dalla fine, loro sono incredibili, una squadra fortissima. Ma ci ha dato la consapevolezza di poterle vincere tutte, rimontare è qualcosa che capita raramente, se lo fai è perché ci credi. Ho segnato lì il mio gol più bello, ma che ne sono due di Gianluca e due immagini che ho impresse. Dopo il 2-2 cerchiamo di buttarlo giù Gianluca per esultare e lui con 3 di noi che ci portava a metà campo per dirci andiamo a vincere. E poi lo ritrovo a scivolare con me dopo il mio gol, un momento che ci ha lasciato qualcosa di molto forte e di schiacciare sempre l’acceleratore e questa era la sua mentalità. La rimonta è partita da lui, dalla sua voglia, dai suoi gol, dal suo carisma. Significa tanto per un giovane come me di 19 anni”.LA CHAMPIONS DEL 96 - "Mentalità costruita nel corso dell'anno precedente quando il mister decise anche con Luca e gli altri di dire giochiamocela tutta e andiamo in attacco. Richiedeva tantissimo sacrificio da parte soprattutto di noi 3 attaccanti e su questo Luca é sempre stato il primo, non si è mai tirato indietro. Quando hai il leader che é il primo a farsi il c**o, a picchiare e a prendere le botte è più facile andargli dietro. Il rigore non tirato? Gianluca è sempre stato onesto, sapeva i suoi limiti il rigore non é mai stato una sua forza, forse neanche gli piaceva. Se c'era la possibilità di batterlo non lo faceva. Quella finale come spesso lui ha ricordato, lui ha pensato tanto, soprattutto nei rigori e prima, a quella che aveva giocato con la Samp e gli era sfuggita". IL VIDEO PRE REAL MADRID - "MI piace ricordare la sua voglia di sdrammatizzare, di essere felice, di sorridere anche nei momenti drammatici. Quella coppa é stata un cammino straordinario e unico. A fine partita dopo la Steaua dice: ormai se Ale prende palla lì non c'é più bisogno di attaccare il primo palo eh. Poi in disparte mi ha detto: hai fatto un gran gol. Era unico anche in queste cose, strapparti un sorriso nei momenti più di tensione, é una cosa fondamentale".CON MASSIMO MAURO - "Massimo Mauro insieme a Luca hanno fatto cose straordinarie. Uno degli esempi di un ragazzo che tramite la sua continua voglia di informarsi e studiare, insieme a umiltà e brillantezza e carisma é stato capace di fare qualsiasi cosa. Calciatore, allenatore, dirigente e l'ha fatto alla grande. Questo ti dà la misura della persona. Quello che hanno fatto loro é nato dall'amicizia. Sempre per restare all'amicizia c'é quell'abbraccio tra Vialli e Mancini, ha dato un senso ancora più grande a quello che accade nei campi, si intersecano le strade più incredibili. Vialli ha sempre preferito i fatti alle parole e anche questo lo rende unico".
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Vialli e la Juventus: l'emozionante omaggio sui social e sul sito ufficiale Il bellissimo tributo del club bianconero per l'ex attaccante, scomparso all'età di 58 anni FONTE Altro grave lutto nel calcio. Gianluca Vialli è morto in una clinica di Londra. L'ex attaccante di Juventus e Sampdoria e capodelegazione della Nazionale azzurra aveva 58 anni e da cinque anni lottava contro un tumore al pancreas. "Ciao Gianluca" e la foto che lo ritrae con la maglia della Juventus che alza la Coppa dei Campioni del 1996: è questo il saluto a Vialli del club bianconero sui social network. Vialli, il bellissimo omaggio della Juve sul sito "Che tristezza infinita, Gianluca. Oggi, 6 gennaio 2023, arriva la notizia che speravamo di non ricevere mai. Ci lascia un campione, anzi, una leggenda, un grande uomo, un pezzo di noi e della nostra storia. Siamo stati con te da sempre, Gianluca: da quando arrivasti nel 1992 e fu amore a prima vista. Eri uno dei primi tasselli di una Juve che sarebbe tornata, proprio con te, in cima all’Europa. Di te abbiamo amato tutto, ma proprio tutto: il tuo sorriso, il tuo essere contemporaneamente campione e leader, in campo e in spogliatoio, il tuo essere adorabilmente guascone, la tua cultura, la tua classe, che dimostrasti fino all’ultimo giorno in bianconero. I nostri momenti più belli di quegli anni portano inevitabilmente a qualcosa che ti racconta: quell’esultanza, alla rimonta completata contro la Fiorentina nel 1994, quando tutto lo stadio era avvolto da un boato e tu no, prendesti la palla e dicesti “andiamola a vincere”. E sappiamo come andò a finire. Quella Coppa, che alzasti al cielo in una notte tiepida di Roma, intervallando con quell’attimo infinito un pianto dirotto che iniziò al momento del rigore decisivo. E quel pianto era il nostro: dolcissimo, inarrestabile. Ma dicevamo: siamo stati con te da sempre, e quindi anche dopo la nostra storia insieme, seguendoti con un sorriso quando portasti un inedito modello italiano in Inghilterra, in campo e fuori, e solo ora si capisce quanto fosti precursore. E poi negli ultimi anni, combattendo con te l’ultima battaglia, commuovendoci con te quando, in forma eccellente, alzavi la Coppa dell’Europeo, guarda caso a Londra, nel 2021. E anche allora, quella Coppa la alzavamo insieme, dopo tanto tempo. Sempre con te abbiamo sofferto, vissuto l’ansia di queste ultime settimane. E di nuovo, alla fine, ci è toccato piangere, ma questa volta non di gioia. Non siamo originali, adesso, nel confessarti che non sappiamo come gestire un mondo senza Gianluca Vialli, sebbene sappiamo che, come siamo stati sempre con te, adesso sarai tu, per sempre con noi. Anche se questo non ci consola, almeno non in questo momento. Che dolore, Gianluca". E' l'omaggio della Juventus per Vialli sul sito ufficiale.
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Vialli, le reazioni della stampa estera: “È morta una leggenda” FONTE Il mondo del calcio (non solo quello italiano) commosso per la scomparsa dell’ex attaccante azzurro: ecco cosa hanno scritto i quotidiani esteri Olé The Sun AS Bild L'Equipe Le Parisienne Marca The Guardian The Times A Bola
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Vialli, il ricordo e il saluto di tutto il mondo del calcio Le squadre, i giocatori, gli allenatori e anche le federazioni hanno voluto ricordare l'ex calciatore bianconero FONTE
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La Juve di Vialli: da Lippi a Del Piero, da Ferrara a Ravanelli, "Addio Capitano" Il mondo bianconero ha omaggiato la leggenda del club che nel 1996 alzò l'ultima Champions League vinta a Roma contro l'Ajax FONTE La scomparsa di Gianluca Vialli ha scosso l'intero mondo del calcio. Attaccante tra i più forti della sua generazione, ha fatto la storia della Juventus conquistando la Coppa Uefa nel 1993 contro il Borussia Dortmund e la Champions League del 1996 contro l'Ajax. La Vecchia Signora, tramite i suoi canali social, ha voluto ricordare Vialli ripercorrendo le sue tappe e i suoi successi in bianconero. La Juve era casa sua, e tifosi ed ex compagni e allenatori non lo dimenticheranno mai. Vialli, il ricordo di Lippi e Ferrara Il tecnico dell'ultima Juventus campione d'Europa Marcello Lippi è sbarcato sui social per dare l'addio a uno dei suoi campioni e uomini più amati che ha allenato in bianconero dal 1994 al 1996: "Grande Luca, grande amico, rimarrai scolpito nel nostro cuore, non ti dimenticherò mai...GRAZIE MIO CAPITANO...". Tra gli eroi della Champions vinta a Roma c'è anche Ciro Ferrara, che su Instagram ha scritto: "Come si fa a lasciarti andare via? Eri come un fratello". Antonio Conte non ha partecipato alla conferenza stampa prima del match di FA Cup del suo Tottenham, e come gli altri ha lasciato un messaggio social per ricordare il suo ex compagno di squadra. Vialli, l'omaggio di Del Piero e Torricelli Tra gli altri compagni del trionfo di Roma anche Alessandro Del Piero e Moreno Torricelli hanno omaggiato Vialli. "Nostro capitano, mio capitano. Sempre. Ciao Luca", scrive Pinturicchio. Torricelli, ricordandolo, ha detto: "Tutti se lo ricordano, non solo i tifosi delle squadre con cui ha giocato. La sua forza era quella di riuscire a trascinare tutti per puntare sempre la massimo. Lo spirito di quella squadra, di lui capitano, è stato esempio di come ci si comporta per arrivare a grandissimi livelli". Vialli, il saluto di Sousa, Ravanelli e Carrera Paulo Sousa ha voluto pubblicare una foto di Vialli accompagnata da un messaggio: "Il tuo sorriso, le tue battute, le nostre conversazioni, il tuo carisma, la tua leadership... Gianluca, La nostalgia eternizza la tua presenza. Con il tempo il vuoto aumenta, diventa silenzio che aspetta che le braccia della vita ci faccia ritrovarsi un giorno. Riposa in pace". "Ciao capitano", il messaggio di Fabrizio Ravanelli. Massimo Carrera ha scritto su Instagram: "Ciao, campione di vita e di sport, riposa in pace". Vialli, l'omaggio di Baggio e Lombardo "È sempre difficile accettare e comprendere il mistero della vita. Soprattutto quando vieni strappato all'affetto dei cari così giovane e così presto. Caro Gianluca, auguro al tuo viaggio celeste di essere avvolto dalla luce tranquilla per il tuo eterno riposo". Roberto Baggio ricorda Vialli con una dichiarazione all'ANSA. "Il mio più profondo pensiero lo rivolgo a sua moglie, ai figli, ai genitori, ai fratelli, ai cari amici. Con il tuo sorriso e l'allegria porta anche lassù il tuo amato pallone. A noi rimarrà per sempre il tuo coraggio ed il tuo prezioso esempio. Buon viaggio Gianluca". Anche Attilio Lombardo ha ricordato Vialli a LaPresse: "Oggi ho perso un fratello. Mi chiamava 'Attila', abbiamo giocato per 5 anni insieme ma poi siamo rimasti vicini tutta la vita, anche con l'ultima esperienza in Nazionale. Purtroppo Gianluca mi ha fatto lo 'scherzo' più brutto che poteva farmi, proprio nel giorno del mio compleanno. Non si è mai preparati. Speri sempre in qualche miracolo".
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È morto Gianluca Vialli, aveva 58 anni: lutto nel mondo del calcio e dello sport L'ex attaccante di Juve e Sampdoria e capodelegazione della Nazionale azzurra aveva 58 anni e da cinque anni lottava contro un tumore al pancreas. FONTE Gianluca Vialli non ce l’ha fatta. L’ex attaccante della Nazionale, Juve, Samp, Cremonese e Chelsea è morto a Londra all’età di 58 anni a causa di un tumore al pancreas contro il quale ha combattuto per oltre cinque anni. Vialli aveva annunciato qualche settimana fa tramite il sito della Figc una pausa dal ruolo di capo delegazione degli azzurri. Poi il trasferimento nella capitale inglese (dove l’ex bomber ha vissuto molti anni) da dove è arrivata la notizia che le sue condizioni si erano aggravate. Proprio a seguito di un nuovo acuirsi del suo stato di salute Vialli era stato ricoverato in una clinica della città dove era stato raggiunto anche dalla madre. Le parole della famiglia La famiglia di Vialli ha confermato la morte dell'ex campione con una nota. "Con incommensurabile tristezza annunciamo la scomparsa di Gianluca Vialli - fanno sapere -. Circondato dalla sua famiglia è spirato la notte scorsa dopo cinque anni di malattia affrontata con coraggio e dignità. Ringraziamo i tanti che l'hanno sostenuto negli anni con il loro affetto. Il suo ricordo e il suo esempio vivranno per sempre nei nostri cuori". Un minuto di silenzio su tutti i campi nel weekend Il calcio piange Vialli e la Figc per ricordarlo la Federazione ha disposto un minuto di raccoglimento da osservare prima di tutte le gare dei campionati di calcio in programma nel prossimo fine settimana. Gianluca Vialli, uno dei più grandi attaccanti del calcio italiano Vialli è stato uno dei più grandi attaccanti del calcio italiano: tra gli anni ’80 e ’90 ha fatto la storia di questo sport tanto che nel 2015 è stato inserito nella Hall of fame. Nato a Cremona gioca per quattro anni tra i professionisti con la maglia grigiorossa conquistando nel suo ultimo campionato la promozione in Serie A. Poi passa alla Samp dove indosserà la maglia blucerchiata fino al 1992. Nella prima stagione conquista la Coppa Italia ma la svolta della sua carriera è quando sulla panchina del club ligure arriva Vujadin Boskov che lo schiera da prima punta. Vialli, insieme a Roberto Mancini, forma una delle coppie più iconiche del calcio italiano (“i gemelli del gol”) e con la maglia della Samp i due campioni vincono lo scudetto nella stagione 1990-1991. Vialli quell’anno diventa anche il capocannoniere della Serie A con 19 gol. L’anno successivo la Samp riesce anche ad arrivare in finale di Coppa Campioni ma nella finalissima di Wembley vincerà il Barcellona. Proprio lo storico match giocato a Londra sarà l’ultima partita di Vialli con la maglia della Samp: 223 gare e 85 reti. Poi il trasferimento alla Juventus: Vialli arriva in bianconero per la cifra record di 40 miliardi di lire e forma con Roberto Baggio e Fabrizio Ravanelli un tridente stellare. L’anno successivo arriverà alla Juve anche Alessandro Del Piero, aumentando così lo spessore tecnico di una squadra già fortissima. La prima stagione però, nonostante il trionfo in Coppa Uefa, non è ricca di soddisfazioni (anche a causa di qualche infortunio) mentre quella successiva Vialli si affermerà in maniera totale anche grazie alla guida tecnica di Marcello Lippi. Proprio nella stagione 1994-1995 Vialli conquisterà il suo secondo scudetto e la quarta Coppa Italia. La stagione indimenticabile però è la successiva, l’ultima in bianconero, quando insieme a Del Piero e Ravanelli trascina la Juve al trionfo in Champions League. La finalissima di Roma contro l’Ajax è leggendaria con la Juve che batterà gli olandesi ai calci di rigore. Sarà il suo ultimo match con la maglia della Juve con la quale ha disputato 145 partite e realizzato 53 reti. L'avventura al Chelsea Nell'ultima parte della sua carriera Vialli giocherà in Inghilterra indossando la maglia del Chelsea insieme a Gianfranco Zola e Roberto Di Matteo. Nel primo anno con i Blues conquista la FA Cup e in quello successivo, nel doppio ruolo di giocatore e manager guida il club inglese al trionfo in League Cup e Coppa delle Coppe (battendo in semifinale il Vicenza di Guidolin e Luiso e in finale lo Stoccarda di Löw). L'anno seguente il Chelsea batterà il Real Madrid nella finale di Supercoppa Europea e in Premier perderà solo 3 partite classificandosi al terzo posto con 75 punti alle spalle di Manchester United (79) e Arsenal (75). Al termine della stagione Vialli deciderà di ritirarsi dal calcio giocato. Continuerà ad allenare il Chelsea fino al settembre del 2000 prima di essere sostituito da Claudio Ranieri. La Nazionale: dall'esordio del 1985 alle Notti Magiche del '90 Vialli ha avuto un ottimo rendimento anche con la maglia della nazionale italiana: ha collezionato 59 presenze e realizzato 16 gol. Il suo esordio risale al 16 novembre 1985, a soli 21 anni, nella sfida persa contro la Polonia per 1-0. Bearzot lo convoca anche per il Mondiale del 1986 in Messico mettendo a referto 4 presenze. Vialli diventerà poi uno dei simboli dell'Italia nella gestione successiva, quella di Azeglio Vicini: il 24 gennaio 1987 realizzerà il primo gol in azzurro contro Malta. Partecipa anche agli Europei del 1988 e viene inserito nella squadra del torneo. Il 26 aprile 1989 giocherà contro l'Ungheria la prima partita con la fascia da capitano. Nel 1990, nel mondiale di casa, guiderà, insieme a Roberto Mancini e Roberto Baggio, l'Italia fino alla semifinale poi persa a Napoli contro l'Argentina di Maradona. L'ultima presenza e gol con la nazionale risalgono al 19 dicembre 1992 nella sfida contro Malta valida per le qualificazioni ai Mondiali del '94 negli Usa.
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Grande tristezza, come se fosse morto uno di famiglia. Luca era in effetti un calciatore molto amato da noi bianconeri. Non per niente é stato il capitano della grande Juve di Lippi e la sua immagine mentre alza la champions league rimarrá per sempre nei nostri ricordi.
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Lutto nel mondo Juve, é morto Ernesto Castano FONTE All'età di 83 anni é morto Ernesto Castano, giocatore della Juventus e della Nazionale italiana negli anni 60. Giocò nella Vecchia Signora insieme a Charles, Sivori e Boniperti e vinse gli scudetti dal 1959 al 1961; in seguito vestì anche la fascia da capitano della Juventus. Il ricordo della Juventus:La Juventus piange la scomparsa di Ernesto Castano.Con 340 presenze, disseminate dal 1958 al 1970, e 3 gol tutti segnati al Comunale, è stato uno dei veterani della Juventus, vincendo 3 scudetti e altrettante Coppe Italia, oltre ad avere partecipato con la Nazionale al trionfo nell'Europeo del 1968. Ernesto Castano, nato il 2 maggio del 1939 a Cinisello Balsamo, ha fatto il suo esordio in bianconero giovanissimo, raccomandato dal compagno di squadra Rino Ferrario che andò dall'allenatore dicendogli: «Questo ragazzo di 19 anni è più forte di me. Bene, mister, ma quand'è che lo fa giocare al posto mio?». Inizia così una bella avventura.IL CAPITANO«In Brianza mi chiamavano tutti “Parola” o “Boniperti” a seconda di dove giocavo. Figuratevi la mia soddisfazione quando sono arrivato alla Juventus: uno era il mio allenatore e l'altro il mio capitano»: le premesse di Castano si mantengono nel corso del tempo. Difensore coraggioso, fisicamente prestante, dotato di un passo corto e rapido, gioca come terzino o libero dimostrando sempre grande sicurezza, fino a diventare anche il capitano della squadra: «Gioco con vigore, ma in maniera corretta. Forse è il mio atteggiamento, il mio volto spesso imbronciato che mi fa passare un duro»GLI INFORTUNINel 1969, Alberto Refrigeri su Hurrà Juventus sintetizza così la storia degli infortuni di Castano, un filo che ha legato tutto il suo percorso, obbligandolo più volte a ripartire: «Se al professor Nobel fosse venuto in mente di istituire un premio anche per la sfortuna, crediamo che Tino Castano sarebbe fra i più autorevoli candidati: infatti, nella sua carriera calcistica, vale a dire in una decina di anni, ha subito ben tre dolorose asportazioni di altrettanti menischi, e tutti sanno che togliere il menisco a un giocatore è come levargli il pane. Per cui il libero bianconero e della Nazionale è costretto a giocare con un solo, autentico menisco d’oro. Nonostante tutte queste passate avversità, Tino non si è mai dato per vinto, ha lottato a denti stretti per superare la cattiva sorte e, ancor oggi, a trent’anni compiuti, è un grosso giocatore, esempio per tutti i compagni» ERNESTO DETTO TINO«Tanto è focoso e battagliero sul campo, tanto è pacifico e tranquillo nell'intimità familiare». Nel luglio del 1963 Hurrà Juventus descrive così il Castano privato. Lo si vede giocare a dama con il fratello Giuseppe – che ha militato nelle giovanili bianconere – sotto lo sguardo vigile della madre. E nell'articolo si scopre che il diminutivo con il quale tutti lo chiamano è nato proprio in casa: «Mia madre è stata la prima a chiamarmi Tino...»L'ANNO D'OROSe nei primi 2 scudetti – nel 1958 e nel 1960 – Castano è un giovane che sgomita per farsi largo, quello del 1967 è senza ombra di dubbio il più suo per la quantità di partite giocate da protagonista. Nel dicembre del 1966, quando la Juve insegue l'Inter, al mensile bianconero il difensore esprime la sua convinzione: «Credo al calcio che il signor Herrera fa applicare alla Juventus». L'atletismo sostenuto, del quale il tecnico paraguaiano è un sostenitore, lo conquista pienamente. E prima dell'ultima giornata, quando il sorpasso sui nerazzurri sembra improbabile, dice ai compagni che avrebbero vinto lo scudetto, ricevendo prese in giro. Invece, ha ragione lui e arriva in extremis uno dei titoli più belli della Signora.IL MISTER DEI GIOVANIC'è ancora un'appendice nel percorso professionale di Castano. Ed è la sua esperienza da allenatore nelle Giovanili negli anni '70. Prima ancora di finire col calcio giocato, non nasconde di essere attratto dall'idea, anche se consapevole «che in Italia è una professione molto difficile; penso comunque di avere tanta pazienza per insegnare». Quando poi assume l'incarico, Tino espone il suo programma: «I ragazzi, pur lavorando sodo, devono potersi divertire mentre si allenano, e dunque bisogna scegliere con cura i vari esercizi, alternandoli per non farli venire a noia». In seguito, non smetterà mai di seguire la Juve da tifoso, con l'affetto per i colori bianconeri che ne ha caratterizzato l'intera vita.Grazie di tutto, Ernesto.
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Addio Ernesto Castano, capitano dello scudetto operaio L’ex giocatore della Juventus e della Nazionale, prototipo del difensore moderno, si è spento a 83 anni FONTE TORINO - È morto Ernesto Castano, giocatore della Juventus e della Nazionale degli Anni 60. Aveva 83 anni, aveva iniziato nella Juventus di Charles, Sivori e Boniperti (conquistato gli scudetti del 1959 e del 1961 da gregario di peso), diventando poi un pilastro nelle stagioni successive, nelle quali aveva vestito la fascia di capitano. Difensore moderno Non s'è mai stabilito se fosse stopper o libero. Stava bene ovunque, carattere d' acciaio, ginocchia di cristallo. Affrontava gli avversari testa alta e petto in fuori. Eroico l'orma dello scudetto numero 13, intriso di sofferenza e conquistato nel giugno 1967, sotto la guida di Heriberto Herrera, il gimnasiarca. E forse proprio quella duttilità tattica, in un calcio che iniziava a progettare sistemi difensivi sempre più efficienti, lo rende un antesignano dei difensori centrali di oggi, una specie di prototipo che sapeva comandare la difesa e ha anche segnato qualche gol. Con il Trio Magico In bianconero ha vinto tanto, soprattutto nella prima fase della sua carriera, nella cosiddetta "Juventus del Dottore", ovvero sotto la presidenza di Umberto Agnelli, i cui dirigenti, comandati dal leggendario Barone Mazzonis lo avevano pescato nel Legnano: 2 scudetti e due Coppa Italia, facendo squadra con una delle formazioni più forti della storia juventina, con i già citati Charles, Sivori e Boniperti, ma anche Vavassori, Leoncini, Nicolé, Stacchini e Mora. L'orologio del Dottore Era stato Renato Cesarini a credere più di tutti in lui, raccontano che un giorno, vedendolo allenare disse a Umberto Agnelli: «Scommettiamo quell’orologio che ha sul braccio che quel ragazzo là alla prima convocazione in azzurro, esordisce?». E l'orologio passò di polso. Lo scudetto del 1967 Ma forse lo scudetto al quale Castano era più legato era quello del 1967, vinto da capitano di una Juventus che venne definita "operaia", in contrasto con la "Grande Inter", costruita da Angelo Moratti collezionando campioni e, tuttavia, battuta da una Juventus senza stelle, ma estremamente compatta, in qualche modo a immagine e somiglianza proprio di Castano. Vigore e correttezza «Molti pensano che giochi pesante, ma è sbagliato. Gioco con vigore, ma in maniera corretta. Forse è il mio atteggiamento, il mio volto spesso imbronciato che mi fa passare per un duro». Aveva detto in un'intervista a Hurrà Juventus, condotta dallo storico giornalista Alberto Refrigeri. Rispondendo poi così a un'altra domanda: «In tutti questi anni non ho dato alla Juve nulla di più di tanti altri giocatori; oltre a questi tre menischi». Già, i menischi. Due volte è stato operato, in un periodo in cui la rottura del menisco poteva causare la fine della carriera, per due volte è tornato, ancora più tosto. Riuscendo nel parte finale della sua carriera a vincere l'Europeo del 1968 con la Nazionale (tre partite al suo attivo, compresa la prima delle due finali con la Jugoslavia). Il sogno Seguiva ancora la Juventus, di cui era tifoso, a volte anche allo stadio. Aveva partecipato, giocando qualche minuto, alla partita per il centenario del club nel 1997 ed era stato presente alla sfilata del 2011 per l'inaugurazione dello Stadium, dove c'è una stella dedicata a lui nel camminamento esterno. Era felice, come quando aveva risposto alla domanda: "Ha realizzato il suo sogno?". «Ma è la realtà di oggi; tutto quello che ho è già un magnifico sogno realizzato» CIAO TINO!
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Che l'arbitro é milanese
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L'arbitro di Seregno .... Qui gatta ci cova ......
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SSC Napoli, scudetto dopo 33 anni
Socrates ha risposto al topic di Homer_Simpson in Archivio Off Juve
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L'ex Juve Fabian O'Neill deceduto a Montevideo A riportarlo alcuni giornalisti e media uruguaiani: l'ex calciatore era nel reparto di terapia intensiva della clinica Medica Uruguaya ma i medici non sono riusciti a salvargli la vita. Aveva 49 anni. FONTE R.i.p. Fabián!
