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ANDREA PININFARINA https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Pininfarina Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 26.06.1957 Luogo di morte: Trofarello (Torino) Data di morte: 07.08.2008 Ruolo: Amministratore Amministratore della Juventus 2004-2005 Andrea Pininfarina (Torino, 26 giugno 1957 – Trofarello, 7 agosto 2008) è stato un imprenditore italiano. È stato membro del consiglio direttivo di Confindustria nonché amministratore delegato e presidente di Pininfarina. Biografia Figlio dell'imprenditore e senatore a vita Sergio Pininfarina e nipote del fondatore della Pininfarina, Battista "Pinin" Farina, si laureò in ingegneria meccanica presso il Politecnico di Torino nel 1981. Dopo aver iniziato l'attività lavorativa negli Stati Uniti nel 1982, nel 1983 tornò in Italia, con l'incarico prima di coordinatore e poi di program manager del progetto Cadillac Allanté. Entrò nella "Industrie Pininfarina S.p.A." e dal 1º luglio 2001 è stato Amministratore delegato della capogruppo, Pininfarina S.p.A. È stato presidente di Federmeccanica e dell'Unione Industriale di Torino, mentre da maggio 2004 è stato vicepresidente di Confindustria per il Centro Studi. Fu membro del Consiglio di Amministrazione di varie società tra cui Alenia Aeronautica, Ras e Juventus. Nel 2004 è stato inserito dal settimanale statunitense Businessweek tra le "25 stars of Europe", nella categoria dedicata agli innovatori, mentre nel 2005 è stato nominato Eurostar da Automotive News Europe. Fu inoltre membro del consiglio direttivo di Confindustria e presidente di Matra Automobile Engineering. Sposato con Cristina Pellion di Persano, ha avuto tre figli: Benedetta, Sergio e Luca. È deceduto all'età di 51 anni, il 7 agosto 2008, a Trofarello (TO), in seguito a un incidente stradale occorso nelle prime ore della mattinata in via Torino: l'imprenditore si trovava alla guida della sua Vespa GT60 quando una Ford Fiesta rossa guidata da un pensionato del luogo non ha rispettato uno stop e lo ha investito in pieno. In seguito alla sua morte, dal 12 agosto 2008 il fratello Paolo Pininfarina è diventato il nuovo presidente di Pininfarina S.p.A. È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino. Onorificenze Cavaliere del lavoro — 1º giugno 2005
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Giancarlo Corradini - Vice Allenatore e Giovanili
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
GIANCARLO CORRADINI https://it.wikipedia.org/wiki/Giancarlo_Corradini Nazione: Italia Luogo di nascita: Sassuolo (Modena) Data di nascita: 24.02.1961 Ruolo: Vice Allenatore e allenatore giovanili Altezza: 182 cm Peso: 80 kg Allenatore Giovanili della Juventus dal 1999 al 2001 Preparatore atletico dal 2001 al 2004 Vice allenatore dal 2004 al 2007 2 partite - 2 sconfitte Giancarlo Corradini (Sassuolo, 24 febbraio 1961) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Da calciatore ha vinto un Campionato italiano di Serie C1 (Girone A 1980-1981) con la Reggiana; ha in seguito militato nelle file del Torino (squadra a cui ha legato la maggior parte della sua carriera) ed è stato campione d'Italia nel 1990 con il Napoli, con cui ha vinto anche la Coppa UEFA 1988-1989 e la Supercoppa Italiana 1990. Da allenatore, dopo varie esperienze negli staff tecnici della Juventus tra il 1999 e il 2007, ha de iure vinto il Campionato di Serie B 2006-2007 proprio con la compagine zebrata. Giancarlo Corradini Corradini in azione al Napoli nel 1993 Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 1994 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? Sassuolo Squadre di club1 1977-1978 Sassuolo 21 (0) 1978-1980 Genoa 14 (0) 1980-1982 Reggiana 66 (2) 1982-1988 Torino 146 (6) 1988-1994 Napoli 173 (2) Carriera da allenatore 1998-1999 Modena Giovanili 1999-2001 Juventus Giovanili 2001-2004 Juventus Prep. atletico 2004-2007 Juventus Vice 2007 Juventus Interim 2007 Venezia 2008-2009 Cuneo 2012-2013 Watford Vice 2017 Castelvetro Caratteristiche tecniche Giocatore Nacque come terzino ma si impose ad alti livelli come difensore centrale. Carriera Giocatore Dopo gli esordi nella prima squadra del Sassuolo all'età di sedici anni, milita due anni nelle file del Genoa e della Reggiana. Nel 1982 si trasferisce in Serie A al Torino che, nel 1985, arriva al secondo posto in campionato dietro il Verona di Osvaldo Bagnoli. Corradini (a destra) in azione al Torino nel 1986, alle prese con il romanista Oddi. Chiuse la propria carriera di calciatore professionista con il Napoli di Diego Armando Maradona, nel periodo d'oro della squadra azzurra. Con la squadra partenopea conquista infatti nel 1989 una Coppa UEFA, e l'anno seguente uno scudetto e una Supercoppa italiana. Proprio nella vittoria del secondo scudetto partenopeo, fu determinante con due importanti reti: il 17 settembre 1989 segnò il gol decisivo della vittoria in Napoli-Fiorentina (3-2), e il 14 gennaio 1990 realizzò il gol del pareggio in Udinese-Napoli (2-2). Allenatore Ritiratosi dall'attività agonistica nel 1994, intraprende la carriera come allenatore, iniziando dal settore giovanile del Modena e passando poi, nel 1999, al settore giovanile della Juventus. Dal 2001 al 2004 fa parte dello staff tecnico della prima squadra bianconera di Marcello Lippi, che nel biennio 2002-2003 vince consecutivamente lo scudetto e la Supercoppa italiana. Nell'estate del 2004 diventa secondo di Fabio Capello, con cui vince i campionati 2005 e 2006 – poi revocati dalle sentenze seguite a Farsopoli. Con la retrocessione d'ufficio della Juventus in Serie B, non segue Capello al Real Madrid, ma è confermato nel ruolo di allenatore in seconda anche dal nuovo tecnico bianconero Didier Deschamps. Il 29 maggio 2007, dopo le dimissioni di quest'ultimo a due giornate dalla fine del campionato cadetto e a promozione acquisita, assume la conduzione tecnica della prima squadra, con la quale debuttò il 3 giugno 2007, rimediando due sconfitte contro Bari e Spezia, ma schierando molti giovani del vivaio bianconero. Il 22 giugno 2007 diviene il nuovo allenatore del Venezia, formazione militante nel campionato di Prima Divisione, ma il 30 agosto viene esonerato dopo la prima giornata, a seguito della sconfitta interna per 1-2 contro la Cremonese di Mondonico. Il 10 novembre 2008 diventa l'allenatore del Cuneo, squadra militante nel campionato di Serie D e della quale fa parte anche il figlio Cristiano; vince contro lo Spezia al debutto casalingo, e la squadra sotto la sua guida tecnica conquista la matematica salvezza con quattro giornate di anticipo (vittoria di misura sul Savona) sulla conclusione del torneo. Riconfermato dal presidente, Corradini nell'estate del 2009 lascia comunque l'incarico di allenatore della squadra. Nel luglio del 2012 diviene il vice di Gianfranco Zola sulla panchina del Watford, club militante nella Football League Championship, la seconda serie del calcio inglese; ha lasciato il club inglese nel luglio dell'anno seguente. Il 6 ottobre 2017 diventa il nuovo allenatore del Castelvetro, formazione modenese militante in Serie D ma viene esonerato il 24 ottobre. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Campionato italiano Serie C1: 1 - Reggiana: 1980-1981 (girone A) Campionato italiano: 1 - Napoli: 1989-1990 Supercoppa italiana: 1 - Napoli: 1990 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Napoli: 1988-1989 Allenatore Campionato italiano: 2 - Juventus: 2004-2005, 2005-2006 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 -
RAFFAELE PALLADINO Quando ci si trova di fronte ad un ragazzo di ventitré anni che gioca con continuità in una squadra come la Juventus – scrive Giulio Sala, su “Hurrà Juventus” del febbraio 2007 – e lo fa talmente bene da risultare determinante in più di una partita, la tentazione di ricorrere a termini come rivelazione o sorpresa è insistente. Cedere al luogo comune però, oltre che poco professionale, nel caso di Raffaele Palladino sarebbe a dir poco ingeneroso: “Palla” è sì giovane, ma è tutt’altro che una scoperta e che avesse stoffa e cosa nota ormai da qualche anno. Che si tratti della Primavera della Juventus, della Salernitana o del Livorno, Raffaele ha sempre e comunque lasciato un’impronta, marchiata da gol e giocate preziose. Certo, il ritorno a Torino rappresentava l’esame di maturità e per ora il ragazzo lo sta superando a pieni voti. Fermato da un infortunio nel precampionato, “Palla” ci ha messo un po’ a imporsi e, una volta guarito, ha dovuto attendere. Poi, contro l’Albinoleffe, con Del Piero e Trezeguet fermi ai box, è venuto il suo momento: titolare in attacco al fianco di Bojinov. Quando Buffon viene espulso però, sembra a tutti che la partita di Raffaele sia finita; per far entrare Mirante, Deschamps deve privarsi necessariamente di un giocatore in avanti e gli occhi di tutti corrono a “Palla”. Sulla lavagna luminosa però non compare il numero 20, ma il 9. A uscire è Bojo e tocca a Raffaele caricarsi la Juve sulle spalle. Lo fa talmente bene che da allora, in avanti o sulla linea di centrocampo, Raffa è titolare spesso e volentieri. I tifosi imparano ad apprezzarne il talento, la stima di Deschamps nei suoi confronti cresce di partita in partita e, con essa, la nostra legittima curiosità di scoprire come nasce un predestinato. Così al termine dell’allenamento, seguiamo Raffaele nel suo “rifugio” torinese, il ristorante “Regina Margherita”, locale dichiaratamente partenopeo nel quale ogni giorno pranza in compagnia dell’inseparabile Mirante. Ci sediamo e proprio di fronte a noi sta appesa al muro la maglia numero 20 di “Palla”, che ordina un piatto di “Pennette alla Juve”: pomodorini basilico, scaglie di parmigiano e mozzarella. «Qui vengono anche dei giocatori del Toro – ci confida il proprietario del locale – e le mangiano anche loro». Andiamo così, tra i profumi di Napoli emigrati in Piemonte, alla scoperta di un ragazzo genuino e cordiale che, anche con le parole, così come con i piedi, ama stupire, visto che, all’inizio della nostra chiacchierata, ci regala subito un colpo a effetto. – Allora Raffaele, partiamo dai primi calci... «Li ho tirati con gli amici a Mugnano, nel quartiere Zio Peppe, dove sono cresciuto. In realtà, fino ai dodici anni, ho giocato per strada. Poi… si aprì una “piccola parentesi”…». – Di che tipo? «Mia mamma andò nella mia scuola a parlare con gli insegnanti: non andavo molto bene, anzi, ero un disastro per dirla tutta. Il risultato fu che non volle più farmi giocare a calcio e… mi iscrisse a una scuola di ballo». – Ballo??? «Sì, ballo liscio: polka, mazurca, valzer... Anche lei andava in quella scuola ed era un modo per tenermi sott’occhio e per non farmi stare in mezzo alla strada». – E ti piaceva? «Mah, me la cavavo piuttosto bene. Ballavo con una mia cugina e avremmo dovuto anche fare qualche gara, ma dopo un anno ho smesso. Io volevo giocare a pallone!». – Sarà stata dura convincere la mamma... «In realtà ci pensò mio padre. Giocai una volta con lui e con i suoi amici e vide che, tutto sommato, ero piuttosto bravino, così mi iscrisse in una scuola calcio, gli “Amici di Mugnano”. Era la squadra del mio paese e ne conservo un ottimo ricordo. Ancora adesso a Natale, vado sempre a trovare i vecchi amici». – Certo tua madre aveva corso un bel rischio! «Ancora oggi glielo dico: “Tu non volevi farmi giocare a calcio!” e lei ammette: “Poteva essere il più grande errore della mia vita”». – Dalla pista da ballo sei passato alla serie C in poco tempo. «Sì, dopo tre anni nel Mugnano e vari provini fui acquistato dal Benevento. Lì rimasi per un anno e mezzo: Allievi Nazionali e Primavera il primo anno e i successivi sei mesi con la Prima Squadra. La società stava attraversando un periodo difficile e così venni lanciato con i “grandi”. Quella è stata la mia fortuna: avevo sedici anni, ero molto giovane eppure iniziai a giocare in serie C, mettendo insieme otto presenze e un gol e la Juventus mi notò, tanto che a gennaio passai in bianconero». – Hai sempre giocato in attacco? «No, nel Mugnano ero un trequartista, mentre nel Benevento venni arretrato a centrocampo. Una volta alla Juve, fu Gasperini a trasformarmi in attaccante». – Come hai saputo che la Juve ti voleva? «Giocai piuttosto bene nelle prime due gare, sapevo che per la terza sarebbero venuti a vedermi gli osservatori della Juve e in quella partita segnai addirittura. Quando mi dissero che mi volevano a Torino, io non ci credevo, anche perché ero un grandissimo tifoso bianconero. Da piccolo avevo la camera tappezzata di foto e di poster di Del Piero e Zidane. Ero malato della Juve! Quando ho capito che mi voleva davvero e che a gennaio sarei dovuto salire a Torino, sono rimasto sconvolto per un mese». – E tua mamma, come l’ha presa? «Lei non voleva, perché c’erano anche altre squadre, più “in zona”, interessate a me: la Roma, il Lecce, il Bari... ma quando è arrivata la proposta della Juve, non ho potuto rifiutare. In effetti il trasferimento è stato un po’ traumatico, per lei, vista la lontananza, e per me, che mi sono trovato catapultato in una realtà completamente nuova: sei ancora giovane e cambi clima, città, ti allontani dalla famiglia… i primi due, tre mesi sono stati davvero difficili». – Oltretutto sarai stato costretto a farti piacere la scuola! Alla Juve su questo aspetto non si scherza. «Arrivato qui mi sono subito reso conto che era dura. La società segue molto i giovani, non solo sul campo: appena arrivato a scuola dovevo firmare la presenza e, se non andavo per qualche motivo, venivo subito chiamato. A quell’epoca c’era Pietro Leonardi a controllare noi ragazzi e se sgarravi ti rimproverava immediatamente. Insomma, venendo qui ho finito anche per studiare». – Terminato il periodo con la Primavera però sei dovuto ripartire, destinazione Salerno. Più vicino a casa, ma senza la maglia bianconera. «Quello è stato il momento più difficile: avevo diciannove anni, un’età nella quale puoi esplodere, ma anche non riuscire a sfondare. E poi un conto è far parte della Primavera della Juventus, dove trovi ragazzi della tua età, sei seguito, gli spogliatoi sono belli, tutto è perfetto, un’altra è giocare in squadre di B, dove magari gli stipendi non vengono pagati regolarmente, i campi sono brutti, ti alleni con giocatori di esperienza, molto più grandi di te, magari invidiosi della tua età e del fatto che arrivi dalla Juve... Io comunque sono stato fortunato, perché alla Salernitana sono andato con Benjamin, che era mio compagno nella Juve e stavo spesso con lui, la squadra era giovane e quindi mi sono trovato bene. In più, appena arrivato, ho subito iniziato a segnare, sin dalla Coppa Italia. Questo mi aiutato, perché i compagni di squadra mi hanno subito visto come un giocatore importante». – E un gol lo hai fatto subito anche in serie A. Partita d’esordio Livorno-Lecce, risultato 2-1 con una tua rete decisiva... «Già, contro il mio ex allenatore Gregucci, probabilmente il tecnico cui devo di più. Lui mi avrebbe voluto al Lecce, ma la Juve decise di mandarmi a Livorno e guarda caso, proprio alla prima giornata, me lo ritrovai di fronte. Quella partita la ricordo con particolare piacere non solo per il gol, ma anche per un episodio legato a mio padre. Anni addietro avevamo fatto una scommessa: mi aveva promesso che, quando avessi segnato il mio primo gol in serie A, avrebbe smesso di fumare. Beh, a fine partita mi diede il pacchetto di sigarette e l’accendino. Io li conservo ancora e lui non ha più ricominciato». – Quest’estate il ritorno alla Juve. Un bel momento per te, nonostante il putiferio... «Avevo parlato con Moggi e lui mi aveva detto che sarei potuto tornare alla Juventus già per questa stagione, con Capello. Poi però è scoppiato lo scandalo, è cambiato tutto e avevo il timore che non sarei potuto rientrare. In realtà mi è andata bene: se fossi tornato alla Juve con Ibrahimovic, Trezeguet, Del Piero… per me sarebbe stata dura giocare. Quanto è accaduto, in un certo senso, per i giovani è stato positivo. La Juventus si è ritrovata in rosa dei ragazzi importanti, che conoscevano già la serie B e per i quali, giocare per la Juventus, in qualsiasi serie, era comunque il massimo». – Molti di loro arrivano vengono proprio dalla “tua” Primavera. «Eh sì, io ho ritrovato Antonio (Mirante N.d.R.), Piccolo, Paro, Urbano, Guzman e Marchisio, che nell’ultimo periodo già si allenava con noi». – L’inizio non è stato dei migliori: quel brutto infortunio durante il ritiro ti ha un po’ frenato. «Ero partito bene, con i tre gol fatti nella prima amichevole ad Alessandria contro una rappresentativa locale, ma nella partita dopo mi sono fatto male alla caviglia, una distorsione abbastanza grave, di secondo grado. Peccato, perché potevo mettermi in mostra a inizio stagione, un momento importante. Poi ho recuperato bene, sono rientrato, ma c’è stato un periodo durante il quale l’allenatore faceva un po’ di fatica a vedermi. Ero il sesto attaccante e il mister mi provava spesso a centrocampo, un ruolo nel quale mi trovavo a fatica». – In realtà, viste le assenze, ti è stato chiesto di giocare anche sulle fasce e non te la sei cavata affatto male. In poche partite hai ricoperto almeno tre ruoli. «Sì, giocando sia davanti, da punta che come esterno, su entrambi i lati. Tra la fascia destra e quella sinistra preferisco quest’ultima, perché come fa Nedved, se ti accentri, hai più possibilità di calciare. Anche partire dalla destra però si può far bene, se ci si allena con una certa continuità». – La continuità serve però anche in partita e da quella con l’Albinoleffe in poi, sei riuscito a trovarla. «Dopo quella gara il mister mi ha preso da parte e mi ha detto una cosa che non dimenticherò mai: “Raffaele, in allenamento non ti vedevo, ma se continui a fare bene come contro l’Albinoleffe, per me giocherai spesso”. È stata una dimostrazione di fiducia importante. Prima di allora non c’era mai stato un grande dialogo, ma da quella volta il rapporto è cambiato». – Dopo Bergamo sono fioccati i paragoni eccellenti e il più frequente è quello con Ibrahimovic. Lo trovi azzeccato? «Beh, lui è un grandissimo giocatore, di livello mondiale, non è facile trovare un calciatore con la sua altezza e con la sua tecnica. Guardarlo mi diverte molto. Io non ho il suo fisico e, riguardo alle giocate, ne ha così tante in repertorio... Quella che sto cercando di imparare è l’elastico, quel colpo di esterno-interno che lui fa spesso. Ancora però non mi viene bene». – A proposito di campioni, quelli della Juventus hanno chiesto alla società dei rinforzi in vista del prossimo anno: normale ambizione che però si scontra con le aspettative di voi giovani. «Se mi metto nei panni di un giocatore di grande livello come Del Piero o Trezeguet, mi rendo conto che sia giusto ambire a una squadra di grande livello. D’altra parte credo che per noi giovani sia importante giocare, ma se hai davanti tanti campioni diventa difficile. La cosa più giusta credo sia mantenere in rosa i giovani più interessanti e dare loro quantomeno la possibilità di crescere al fianco dei grandi giocatori. È diverso dal giocare con continuità, ma è comunque importante». – Ma quando si diventa grandi campioni? Quando questa definizione andrà bene anche per te? «Eh, io ho appena giocato due anni a certi livelli, serve tempo! Oltretutto in Italia c’è una «politica» che non aiuta: qui a ventidue anni sei ancora giovane, mentre all’estero è diverso. Basta guardare la formazione dell’Arsenal sono tutti ‘89, ‘88, ‘87. Qui per definirti un campione devi arrivare a ventisette, ventotto anni, avere giocato magari quattro o cinque anni nella Juve, aver segnato tanto, insomma avere un curriculum importante. Io ho ancora tutto da dimostrare». – Qualcosa l’hai già dimostrata, visto che sei già un punto fermo dell’Under 21. È quasi ora di fare un pensierino anche alla Nazionale maggiore. «Con Donadoni c’è un ottimo rapporto e questo è importante. Mi ha allenato a Livorno, mi conosce, sa che tipo di giocatore sono e che carattere ho. Se ho ricevuto una sua telefonata? Eh no, questo non te lo dico, lo tengo per me. Per me è già molto importante l’Under 21 perché è un trampolino di lancio, ma non nascondo che, ultimamente, un pensierino anche alla Nazionale maggiore l’ho fatto, visto che qualche giocatore era infortunato!». – E visto che altri non rispondono alle convocazioni… tu lo faresti mai? «Io, mai, mai! Ci andrei pure su una gamba sola, esattamente come faccio anche per l’Under 21 o per la Juventus. Per me andare in campo è un divertimento e lo sarà sempre». – Nei due anni passati con la Primavera, Raffaele ha avuto modo di ambientarsi in una città tanto diversa da Napoli e dalla sua Mugnano e ora che è tornato a Torino continua ad apprezzarla. Il clichè di città fredda mal le si addice anche “Palla” lo conferma. «A Napoli spesso mi chiedono: ma come fai a stare a Torino? Invece io mi trovo benissimo, perché la gente ti lascia tranquillo. Anzi uno dei difetti di noi napoletani forse è questo, siamo un po’ invadenti. E poi Torino ormai la conosco bene: è carina, il centro è molto bello, con Piazza Castello, la mia preferita, e Piazza San Carlo. Insomma non è una città caotica e ci vivo bene». – E dove la vivi? Che locali frequenti? «Sicuramente il ristorante Regina Margherita, Antonio ed io mangiamo qui tutti i giorni! Vado spesso al cinema, al Reposi e ogni tanto frequento il Bowling Mirafiori: con Paro sfidiamo e battiamo quasi sempre Mirante e Urbano. A volte poi andiamo al Decameron, il ristorante di Rampulla, dove si mangia pizza e sushi. Altrimenti sto in casa a guardare un film o fare shopping sotto i portici del centro. Tutto, rigorosamente in compagnia di amici». – E una ragazza, non c’è? «No, sono ancora single, diciamo che una ragazza la sto ancora cercando, perché in effetti, un po’ ti manca. Mia mamma però è gelosa e non vorrebbe mai che mi fidanzassi. Io allora le dico sempre che la mia fidanzata è lei». – Con tua madre e la tua famiglia il legame è fortissimo, mi par di capire. «Oh sì, io riesco a stare un mese, massimo un mese e mezzo lontano da casa, poi inizia a mancarmi i familiari, il loro l’affetto, la cena insieme. Senza parlare poi dei miei nipotini. Sono zio, mia sorella ha due bimbi ed io li vizio più che posso. La cosa che mi fa più male è quando li sento per telefono e mi chiedono “Zio, quando vieni a trovarci?”. Le cose importanti, che davvero ti mancano, sono queste». Deschamps ha molta fiducia in Raffaele e, per trovargli posto in squadra, non esita a schierarlo esterno di centrocampo, anche se le prestazioni migliori di Palla sono quelle disputate come seconda punta. Il suo primo goal ufficiale con la maglia bianconera, lo realizza il 18 novembre, contro l’Albinoleffe, salvando la Juventus dalla sconfitta; ma la sua serata di gloria è contro la Triestina, il 19 marzo 2007. Contro la squadra alabardata Raffaele segna la sua prima tripletta in carriera; alla fine della stagione, totalizza 25 presenze e 8 goal. Logico che sia riconfermato e anche Ranieri, nuovo allenatore bianconero, lo schiera spesso a centrocampo e Palla non sempre riesce ad adattarsi. La stagione è abbastanza deludente; sono poche le partite dove riesce a mettersi in luce e sono molte, invece, quelle anonime. Infatti, nonostante le 31 presenze, mette a segno solamente 2 goal, contro la Reggina e il Parma, lasciando spesso l’impressione di una promessa mai mantenuta. Il 28 febbraio 2008 prolunga il suo contratto con la Juventus fino al 30 giugno 2011, ma, nonostante questo rinnovo, il 3 luglio è ceduto al Genoa. Quando torna a Torino da ex, il 13 novembre, non può essere certamente una serata come le altre: «È stato un ritorno emozionante, alla Juventus ho lasciato tante persone che mi hanno voluto bene oltre ad una società, un allenatore e dei compagni che mi stimato molto. Non sono pentito, però, di essere andato via, mi trovo molto bene al Genoa. Avevo bisogno di giocare e qui ho l’opportunità di dimostrare il mio valore». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2009/08/raffaele-palladino.html
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RAFFAELE PALLADINO https://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Palladino Nazione: Italia Luogo di nascita: Mugnano di Napoli (Napoli) Data di nascita: 17.04.1984 Ruolo: Attaccante Altezza: 182 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Soprannome: Aladino - Palla - Palladinho Alla Juventus dal 2003 al 2004 e dal 2006 al 2008 Esordio: 17.03.2004 - Coppa Italia - Lazio-Juventus 2-0 Ultima partita: 11.05.2008 - Serie A - Juventus-Catania 1-1 57 presenze - 10 reti 1 campionato di serie B Raffaele Palladino (Mugnano di Napoli, 17 aprile 1984) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante o centrocampista, tecnico del Monza. Raffaele Palladino Palladino nel 2007 Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante e centrocampista) Squadra Monza Termine carriera 9 ottobre 2019 - giocatore Carriera Giovanili 1998-2000 Amici di Mugnano 2000-2001 Sporting Benevento Squadre di club 2001-2002 Sporting Benevento 8 (1) 2003-2004 Juventus 1 (0) 2004-2005 → Salernitana 39 (15) 2005-2006 → Livorno 22 (2) 2006-2008 Juventus 56 (10) 2008-2011 Genoa 58 (7) 2011-2015 Parma 71 (11) 2015-2017 Crotone 41 (6) 2017-2018 Genoa 16 (0) 2018 Spezia 6 (0) 2019 Monza 0 (0) Nazionale 2003 Italia U-19 4 (3) 2003-2004 Italia U-20 2 (0) 2005-2007 Italia U-21 15 (4) 2007-2009 Italia 3 (0) Carriera da allenatore 2019-2021 Monza Giovanili 2021-2022 Monza Primavera 2022- Monza Palmarès Europei di calcio Under-19 Oro Liechtenstein 2003 Biografia Nato a Mugnano di Napoli, è il più piccolo di quattro figli. Suo padre, Guglielmo, è stato anch'egli giocatore, arrivando in Serie C con la Sambenedettese. Caratteristiche tecniche Era un attaccante esterno, ala o seconda punta, agile e con un'ottima tecnica, abile nell'arrivare al tiro sfruttando dribbling e velocità. Carriera Club Giovanili e Salernitana Cresciuto nella squadra giovanile del suo paese, gli Amici di Mugnano, ancora minorenne si trasferisce al Benevento dove trascorre il primo anno nelle giovanili, inizialmente nelle file della squadra allievi e poi di quella primavera. Nella stagione successiva a causa dei problemi societari della squadra campana viene schierato alcune volte titolare in Serie C1. In quella stagione disputa 8 partite e segna 1 gol. Notato dai dirigenti della Juventus, viene acquistato dai bianconeri con cui disputa due campionati Primavera, in cui forma con il nigeriano Benjamin Onwuachi una delle coppie più promettenti dell'intero scenario europeo e segna 20 reti nel primo anno e 21 nel secondo. Vista la qualità mostrata in Primavera, viene aggregato alla prima squadra, partecipando alle amichevoli contro l'Al-Ain e l'All Stars segnando anche un gol. La Juventus poi decide di prestarlo per fargli fare esperienza. Disputa così una stagione in Serie B con la Salernitana allenata da Angelo Gregucci, giocando 39 partite con 15 reti in campionato. Dopo questa stagione a Salerno torna a Torino ed in estate viene prestato dal club bianconero al Livorno. Serie A con il Livorno Il 27 agosto 2005 esordisce in A, segnando la rete decisiva nella vittoria con il Lecce. In questa annata subisce diversi infortuni, il più grave dei quali al ginocchio. Il ritorno alla Juventus Nella stagione 2006-2007 torna definitivamente nella squadra bianconera, allenata da Didier Deschamps, in Serie B. Il 18 novembre nella trasferta di Bergamo contro l'AlbinoLeffe, complice l'infortunio di Del Piero, viene schierato titolare e segna al 52' il suo primo gol con la maglia della Juventus, fissando il risultato sull'1-1. Entra in pianta stabile nell'undici titolare di Deschamps anche per la squalifica di cinque giornate di Pavel Nedvěd. Il 19 marzo 2007 segna contro la Triestina la sua prima tripletta in carriera. Il suo score stagionale è di 8 reti in 25 presenze, riuscendo a dare un contributo importante alla promozione in Serie A. Nella stagione 2007-2008 viene riconfermato dal tecnico Claudio Ranieri. Alla quinta giornata di campionato segna il suo primo gol in Serie A in maglia bianconera nella partita contro la Reggina (4-0). Durante la stagione Palladino soffre però la concorrenza di Del Piero, Iaquinta e Trezeguet e viene relegato al ruolo di quarta punta. Verso la fine della stagione segna il suo secondo gol in campionato contro il Parma allo stadio Olimpico. Genoa Il 3 luglio 2008 passa al Genoa in comproprietà, per 5 milioni di euro. Anche a causa di un grave infortunio al ginocchio rimediato nella partita casalinga contro l'Atalanta, Palladino nella prima parte della stagione non trova molto spazio. Tuttavia nel finale di campionato, si rivela una pedina fondamentale per Gasperini grazie ai numerosi assist e ai gol: in particolare è protagonista della sfida interna dell'11 aprile 2009 contro la Juventus, nella quale mette a segno il gol della vittoria all'88'. È l'autore dell'assist a Diego Milito per il 3-1 finale (storica la tripletta dell'attaccante argentino, primo calciatore in assoluto a riuscire nell'impresa nelle stracittadine genovesi) nel derby di ritorno contro la Sampdoria. A partire dalla fine del campionato 2008-2009, un'infezione virale lo tiene fuori dal campo per parecchi mesi, precludendogli anche la possibilità di allenarsi. Solo l'8 settembre 2009 Palladino può riprendere una graduale attività di allenamento. Torna in campo il 20 settembre, in occasione della trasferta contro il Chievo. Nel Derby della Lanterna n°101 segna il rigore del 3-0, ma dopo averlo siglato fa infuriare i tifosi blucerchiati andando sotto la Gradinata Sud tendendo l'orecchio. In seguito a quell'episodio rischia la rissa con il capitano blucerchiato Angelo Palombo. Parma Il 4 gennaio 2011 il Genoa cede la propria metà del cartellino al Parma. Il giocatore diviene così in comproprietà fra Parma e Juventus. Il 6 gennaio 2011, alla prima partita con i ducali, proprio contro la Juventus, sigla il gol del definitivo 1-4 per il Parma a Torino al 93' minuto. Il 24 giugno 2011 la società emiliana riscatta interamente il cartellino dalla Juventus. Il 18 novembre 2012 realizza la 1000ª rete del Parma in Serie A, segnando la rete del definitivo pareggio in Udinese-Parma 2-2. A causa di un infortunio al ginocchio perde praticamente la possibilità di giocare nelle stagioni 2011-12 e 2012-13. Dopo il fallimento del Parma, resta svincolato. Crotone Nel novembre 2015 viene tesserato dal Crotone, militante in B e allenato da Ivan Jurić (suo compagno di squadra al Genoa). Si sblocca con la maglia rossoblu nel marzo 2016, realizzando una doppietta all'Ascoli e un gol al Pescara. La successiva rete, su rigore, è contro il Modena nel pareggio che vale la storica promozione in A. Il 28 agosto, segnando contro il Genoa, realizza la prima rete del Crotone in Serie A, che però non impedisce la sconfitta per 3-1. Con i calabresi in 14 mesi mette insieme 43 presenze e 6 gol tra Serie B, Serie A e Coppa Italia. Ritorno in Liguria Il 30 gennaio 2017 ritorna al Genoa a titolo definitivo per la cifra di 250 000 euro ritrovando il suo ex compagno di squadra e allenatore Jurić. Dopo aver disputato 16 partite, il 22 dicembre viene messo fuori rosa a causa dell'arrivo di Giuseppe Rossi (per non superare il limite massimo di 25 giocatori per rosa). Il 15 gennaio 2018 passa allo Spezia, militante in Serie B, con cui gioca 6 partite prima di rimanere svincolato. Monza e ritiro Ancora senza squadra, Il 31 marzo 2019 passa al Monza, società allora militante in Serie C e appena rilevata da Silvio Berlusconi e Adriano Galliani. Palladino torna così a giocare nella terza serie italiana dopo l’esperienza fatta con il Benevento ad inizio carriera. Tuttavia, a causa di problemi fisici, l'attaccante non viene mai impiegato nella sua esperienza brianzola e, al termine della stagione, non gli viene rinnovato il contratto. Nazionale Campione d'Europa con l'Under-19 nel 2003, conta 3 presenze in nazionale maggiore. Allenatore Giovanili del Monza Il 9 ottobre del 2019, Palladino decide di ritirarsi dal calcio giocato per diventare collaboratore tecnico nel settore giovanile del club brianzolo. Nel giugno del 2020, diventa tecnico della formazione Under-15 del Monza. Il 9 luglio 2021 viene promosso alla guida della Primavera. Nella sua prima stagione con l'Under-19 brianzola, riesce a condurre la squadra fino al quarto posto finale nel loro girone di campionato: la formazione si qualifica così per i play-off di promozione in Primavera 1, venendo infine eliminata dal Parma in semifinale. Monza Il 13 settembre 2022 viene promosso alla guida della prima squadra del Monza dopo l'esonero di Giovanni Stroppa, che lascia la squadra all’ultimo posto con un solo punto raccolto nelle prime 6 giornate. All'esordio vince per 1-0 in casa contro la Juventus, dando alla propria squadra la prima storica vittoria in Serie A. Con 3 vittorie nelle prime 3 partite diviene l'allenatore con più punti ottenuti nelle prime 3 partite sotto la gestione di Berlusconi, tra l'altro senza subire gol. Viene premiato MVC di Serie A del mese di aprile 2023. A inizio giugno, quando manca una partita al termine e dopo aver raggiunto la salvezza con sei giornate di anticipo, rinnova il proprio contratto con il Monza fino al 2024. Termina quindi il campionato all'11º posto avendo messo insieme 51 punti in 32 partite frutto di 14 vittorie, 9 pareggi e 9 sconfitte. Dopo essere stato ammesso al corso di formazione per ottenere la licenza UEFA Pro (il massimo livello di formazione per un allenatore) nel settembre 2022, Palladino completa gli esami finali circa un anno dopo, venendo quindi abilitato dal Settore Tecnico della FIGC. Palmarès Giocatore Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2003, 2004 Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 2003-2004 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Nazionale Campionato d'Europa Under-19: 1 - Liechtenstein 2003
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GIOVANNI BARTOLUCCI L’avventura bianconera di Bartolucci dura solamente sei minuti, nella finale di andata della Coppa Italia edizione 2003-04. Entra al posto di Camoranesi, in una partita che sta andando malissimo: Juve in dieci per l’espulsione di Tudor e Lazio con il doppio vantaggio che, purtroppo, non sarà rimontato quasi due mesi dopo nel match di ritorno. Alla fine della stagione, Giovanni viene ceduto al Crotone, dove troverà Gasperini e parecchi compagni delle giovanili bianconeri. MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” NOVEMBRE 2003 Dall’alto dei suoi diciannove anni compiuti, è uno dei “vecchi” della Primavera di quest’anno, oltre ad essere l’unico superstite tra i difensori titolari dello scorso campionato. Giovanni Bartolucci, nato in provincia di Arezzo ma fiorentino (almeno dal punto di vista calcistico) d’adozione, si racconta così: «I miei genitori vivono a Stia, il paese dove sono stati girati numerosi esterni del film di Pieraccioni “Il ciclone”. Ho appena conseguito il diploma da geometra e ora sono iscritto all’ISEF, ed ho un fratello di ventisette anni che studia all’università. I primi calci li ho dati nel Falterona, la squadra del paese, dove giocavo nel ruolo di centrocampista. A dieci anni sono passato alla Fiorentina, e sino ai quattordici facevo la spola dal paese con mio padre, che per tre-quattro volte la settimana si sobbarcava più di 100 chilometri. A quindici sono entrato in un convitto del capoluogo toscano, intanto ho cominciato a giocare anche in difesa. Fatto abbastanza raro, sono passato direttamente dagli Allievi Professionisti alla Prima Squadra, saltando la categoria Primavera. È accaduto nel campionato 2001-02 quando, visto che la squadra stava navigando in cattive acque, ho avuto la possibilità di fare uno spezzone in campionato e di giocare in due occasioni in Coppa Italia». Con il tempo Bartolucci si è trasformato in un difensore affidabile, dal rendimento sempre costante e dalla tecnica ineccepibile. «Mi piace agire sulla fascia, in particolare su quella destra, ma non mi trovo male neppure a sinistra. All’occorrenza posso anche piazzarmi in mezzo, però da quella posizione non posso spingere in avanti per cercare di sfruttare al meglio quelle che sono forse le mie caratteristiche migliori, ossia la velocità e l’aggressività». Bartolucci non è l’unico giocatore della Primavera della Juve con un passato in viola, visto che lo scorso anno con lui a Torino sono arrivati pure Luci e Scarzanella, il primo punto fermo del centrocampo, il secondo promettente (e molto giovane) numero dodici. Eppure, per ragioni anagrafiche, i tre prima d’ora non avevano mai giocato insieme. «La Fiorentina voleva che rimanessi, però la situazione si era fatta molto ingarbugliata. Non si sapeva cosa sarebbe stato di noi giocatori, per questo ho accettato con entusiasmo la proposta bianconera, senza farmi problemi per la storica rivalità tra le due società. Ho pensato al mio futuro, e son sicuro di aver fatto la scelta migliore. L’unico piccolo rammarico è a livello umano, per aver lasciato allenatori e dirigenti al cui fianco ho vissuto, e bene, per otto lunghi anni. Però se adesso dovessi abbandonare la Juve, ne farei ugualmente una malattia. Io mi affeziono facilmente ai posti e alle persone». Tanto che anche gli inizi torinesi sono stati tutto sommato favorevoli, sia in campo, sia nella vita di tutti i giorni. «Dopo meno di un mese mi ero già perfettamente ambientato, grazie ad una società fantastica e ai compagni che mi hanno dato una grossa mano. Vivo da solo in un appartamentino vicino allo stadio Comunale, ma spesso mi capita di pranzare o di cenare insieme agli altri. Ma non mi sento mai solo». Come giudichi la squadra di quest’anno, dopo le tante partenze eccellenti della passata stagione? Quali sono gli obiettivi che tu e i compagni vi siete prefissati? «Dopo aver vinto l’ultimo Torneo di Viareggio ed essere arrivati ai quarti di finale in campionato, ci impegneremo al massimo per raggiungere un obiettivo difficile ma non irraggiungibile, ossia l’accoppiata vincente Viareggio più scudetto. Il nostro organico è di prima qualità sia dal punto di vista umano, fatto quest’ultimo mai trascurabile, sia in ottica propriamente tecnico-agonistica. Se limitiamo il discorso al solo attacco, è innegabile che disponiamo di risorse di altissimo livello, non credo che siano molte le squadre che possano avere in rosa elementi come Benjamin, Palladino, La Vecchia, Chiumiento e Kovalenko. Nel complesso mi sembra che la compagine di questa stagione sia all’altezza di quella trascorsa, che pure all’inizio aveva incontrato qualche normale difficoltà nell’assemblare tanti volti nuovi». La staffetta tra gli allenatori ha, a tuo avviso, comportato qualche importante cambiamento? «È chiaro che ogni tecnico vede la squadra con i suoi occhi e ha un proprio modo di allenare, però mi sembra che a grandi linee il metodo di lavoro di Chiarenza ricalchi quello di Gasperini. Anche se i tanti infortuni patiti a inizio anno ci hanno imposto di passare dal modulo 3-4-3 a un 3-5-2 altrettanto efficace». Un’ultima domanda: cosa c’è dietro l’angolo per Giovanni Bartolucci? «Non vorrei peccare di immodestia, ma io mi vedo in Serie A e, magari, in Nazionale. Non lo dico perché sovrastimi le mie qualità, ma perché credo che sarebbe la giusta ricompensa per i tanti sacrifici sin qui fatti. Sia ben chiaro, se le cose andassero diversamente e mi ritrovassi a giocare sempre e soltanto in Serie B, non mi sentirei deluso o sminuito: io sono quello che si dice un vero innamorato del calcio, è uno sport che mi piace da morire in sé, e non solo per quanto può darti in tema di notorietà e di denaro». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/02/giovanni-bartolucci.html
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GIOVANNI BARTOLUCCI https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Bartolucci Nazione: Italia Luogo di nascita: Bibbiena (Arezzo) Data di nascita: 27.02.1984 Ruolo: Difensore Altezza: 183 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2002 al 2004 Esordio: 17.03.2004 - Coppa Italia - Lazio-Juventus 2-0 1 presenza - 0 reti Giovanni Bartolucci (Bibbiena, 27 febbraio 1984) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Giovanni Bartolucci Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2016 Carriera Giovanili 1994-2002 Fiorentina 2002-2004 Juventus 2006-2007 Siena Squadre di club 2000-2002 Fiorentina 1 (0) 2002-2004 Juventus 1 (0) 2004-2005 → Crotone 5 (0) 2005 → Pisa 5 (0) 2005-2006 → Torres 20 (0) 2006-2007 Siena 0 (0) 2007-2008 → Monza 18 (0) 2008-2009 → Pistoiese 30 (1) 2009-2010 → Lecco 30 (2) 2010-2014 Gubbio 110 (1) 2014-2016 Scandicci ? (?) Nazionale 2000 Italia U-15 7 (0) 2000-2001 Italia U-16 7 (0) 2002 Italia U-18 5 (0) 2002-2003 Italia U-19 4 (0) 2003 Italia U-20 2 (0) Carriera Club Inizi con Fiorentina e Juventus Figlio d'arte (il padre Attilio ha giocato nelle giovanili del Milan) Giovanni Bartolucci cresce calcisticamente nella Fiorentina fino ad esordire in Serie A contro la Lazio il 10 giugno 2001, non ancora maggiorenne, sotto la guida di Roberto Mancini. A seguito delle vicende societarie che portano alla retrocessione la squadra toscana, Bartolucci, insieme ad Andrea Luci e Claudio Scarzanella, si accasa alla Juventus. Con la primavera bianconera, allenata da Gian Piero Gasperini, vince il Torneo di Viareggio per due anni consecutivi. Esordisce anche con la prima squadra di Marcello Lippi in finale di Coppa Italia, e sempre contro la Lazio. Crotone, Pisa e Sassari Torres Nell'estate 2004 viene girato in prestito al Crotone, in Serie B, dove militano altri suoi ex compagni bianconeri e allenata dal suo ex tecnico della primavera bianconera Gasperini. Nel mercato invernale si trasferisce a Pisa, in Serie C1. In seguito gioca un anno nella Sassari Torres arrivando a disputare con i sardi i play-off per la promozione in Serie B, persi contro il Grosseto. Siena e ritorno in Serie C1 Nella stagione 2006-2007 viene acquistato dal Siena, in Serie A, dove non colleziona neanche una presenza ma 18 presenze e 2 gol nella formazione Primavera. Così l'anno seguente decide di trasferirsi nuovamente in Serie C1 al Monza e poi nel 2008-2009 nella Pistoiese, riuscendo anche a segnare il suo primo gol tra i professionisti. Nell'estate del 2009 Bartolucci cambia nuovamente casacca trasferendosi al Lecco, sempre in Serie C1. Qui gioca con continuità, segna 2 gol e i blucelesti retrocedono. Gubbio L'anno successivo inizia così l'avventura nel Gubbio, squadra neopromossa in Serie C1 e allenata da Vincenzo Torrente. Bartolucci è titolare fisso nella formazione e contro il Como, il 27 febbraio 2011 (giorno del suo compleanno), arriva anche la prima marcatura stagionale. Conclude la stagione con la promozione in Serie B collezionando in totale 28 presenze e un gol. Nella stagione cadetta al Gubbio gioca di meno e conclude la stagione con 21 presenze in campionato, retrocedendo. Rimane nel club eugubino fino al 2014. Scandicci Nel 2014 si accasa allo Scandicci, formazione toscana di Serie D dove gioca per due stagioni. Nell'estate 2016 non rinnova il contratto e rimane svincolato. Palmarès Club Competizioni nazionali Lega Pro Prima Divisione: 1 - Gubbio: 2010-2011 Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2003, 2004
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FRANCESCO MARCHISIO https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Del_Piero Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1940 al 1941 Esordio: 08.09.1940 - Amichevole - Biellese-Juventus 2-3 0 presenze - 0 reti
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HAMZA RAFIA https://it.wikipedia.org/wiki/Hamza_Rafia Nazione: Tunisia Luogo di nascita: Kalaat Senan Data di nascita: 02.04.1999 Ruolo: Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 75 kg Nazionale Tunisino Soprannome: - Alla Juventus dal 2020 al 2021 Esordio: 13.01.2021 - Coppa Italia - Juventus-Genoa 3-2 1 presenza - 1 rete 1 coppa Italia Hamza Rafia (Kalaat Senan, 2 aprile 1999) è un calciatore tunisino con cittadinanza francese, centrocampista del Lecce e della nazionale tunisina. Hamza Rafia Hamza Rafia in allenamento con la nazionale tunisina nel 2022 Nazionalità Francia Tunisia (dal 2019) Altezza 180 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Lecce Carriera Giovanili 2005-2009 SC Bron 2009-2010 Bron Grand Lyon 2010-2016 Olympique Lione Squadre di club 2016-2019 Olympique Lione 2 26 (5) 2019-2021 Juventus U23 43 (2) 2020-2021 Juventus 1 (1) 2021-2022 → Standard Liegi 9 (0) 2022 → Cremonese 12 (0) 2022-2023 Juventus Next Gen 14 (2) 2023 Pescara 12 (0) 2023- Lecce 24 (1) Nazionale 2016 Francia U-17 1 (0) 2016 Francia U-18 1 (0) 2019- Tunisia 30 (3) Caratteristiche tecniche Rafia è un trequartista, dall'alto tasso tecnico, duttile e bravo a saltare l'uomo. Carriera Club Inizi e Lione Nato in Tunisia, si trasferisce da piccolo in Francia insieme alla famiglia. Inizia a giocare a calcio a Lione con il Bron Terraillon dal 2005 al 2009 per poi trascorrere soltanto un anno al Bron Grand Lyon. Grazie alle ottime prestazioni fornite durante alcuni tornei giovanili, riceve l'attenzione da parte di osservatori di diversi club, tra i quali quelli dell'Olympique Lione, che nel 2010 gli fanno firmare un contratto da tirocinante della durata di due anni, poi rinnovato con un contratto professionistico. Dopo aver scalato tutti ranghi delle giovanili, nel 2017, viene promosso nell' Olympique Lione 2 con la quale colleziona 25 presenze in tre anni. Juventus e Juventus U23 Il 16 luglio 2019 approda in Italia alla Juventus U23 per 400.000 euro, più un massimo di 5 milioni di euro e un bonus del 20% sulla plusvalenza in caso di un trasferimento futuro. Il 26 agosto debutta in Serie C con la maglia bianconera nel derby contro il Novara perso per 2-0, mentre il 19 dicembre mette a segno su calcio di rigore la prima marcatura italiana, permettendo alla sua squadra di accedere alla semifinale di Coppa Italia Serie C. Il 27 giugno 2020 vince il primo trofeo con i bianconeri, la Coppa Italia Serie C; nella finale segna il gol che permette alla Juventus U23 di prevalere sulla Ternana per 1-2. «Mi stavo riscaldando e all'improvviso il vice-allenatore mi ha fatto cenno con la mano.. Ero pronto ma eravamo allo stesso tempo in parità, dal 2-0 al 2-2 ... pensavo che mi sarei seduto in panchina. Ma quando il vice chiede a Pirlo se "il ragazzo entra comunque", il Mister risponde "sì certo". Là ho visto che si fidava di me e io volevo ripagarlo. Cosa è successo dopo, lo sapete...» (Hamza Rafia, Eurosport) Il 17 ottobre 2020 viene convocato da Andrea Pirlo in prima squadra a causa delle numerose assenze nel suo reparto, senza però riuscire a debuttare. Riceve la seconda convocazione in prima squadra tre mesi dopo, per la gara valida per gli ottavi di finale di Coppa Italia contro il Genoa; partita nella quale riesce a compiere il proprio debutto con i bianconeri, subentrando nel corso del secondo tempo a Manolo Portanova, già suo compagno di squadra nella seconda squadra bianconera, e segnando anche il primo gol col club, quello del 3-2 definitivo che permette alla Juventus di passare il turno. Prestiti a Standard Liegi e Cremonese Il 18 agosto 2021, dopo due stagioni in Italia, si trasferisce in prestito con obbligo di riscatto a determinate condizioni allo Standard Liegi. Due giorni dopo compie il proprio debutto con il club nella gara vinta di misura contro l'Ostenda, nella quale subentra a Gojko Cimirot. Il 31 gennaio 2022, dopo aver risolto anticipatamente il prestito alla Standard Liegi, viene ufficializzato il suo passaggio sempre in prestito alla Cremonese. Il 6 febbraio successivo debutta in Serie B, subentrando a Cristian Buonaiuto nel secondo tempo della vittoria per 3-2 contro il Monza. A fine stagione, con 12 presenze all'attivo, conquista la promozione in Serie A con i grigiorossi in virtù del secondo posto finale in campionato. Juventus Next Gen e Pescara Tornato alla società bianconera, viene aggregato alla seconda squadra in Serie C, rinominata nel frattempo Juventus Next Gen, in cui torna a segnare il 17 settembre 2022, in occasione della sconfitta per 3-2 in casa del Renate, su calcio di rigore. Il 27 gennaio 2023, reduce da 14 presenze e due reti nella prima metà di campionato, lascia la squadra bianconera per accasarsi a titolo definitivo al Pescara, sempre in Serie C, con cui firma un contratto valido fino al 30 giugno 2025. Due giorni dopo debutta in campionato con i biancoazzurri, nella sconfitta interna per 0-4 contro il Foggia. Lecce Il 18 luglio 2023 si trasferisce al Lecce, in Serie A, per circa un milione di euro, firmando un contratto triennale con opzione per le successive due annate. Dopo aver esordito con i salentini in Coppa Italia il 13 agosto in casa contro il Como (1-0), il 20 agosto esordisce anche in Serie A da titolare nella partita casalinga vinta per 2-1 contro la Lazio. Sette giorni dopo segna la sua prima rete in Serie A, nel pareggio per 2-2 in casa della Fiorentina. Nazionale In possesso della doppia cittadinanza, dopo alcune presenze con le selezioni Under-17 e Under-18 della Francia, nel 2019 riceve la prima convocazione da parte della nazionale tunisina, debuttando il 6 settembre, nella partita amichevole contro la Mauritania vinta per 1-0, nella quale si rende protagonista fornendo l'assist per il gol decisivo di Amor Layouni. Entrato ormai nel giro del nazionale, nel dicembre 2021 viene convocato per la coppa continentale, disputando 4 gare, tra cui la gara dei quarti di finali persa contro il Burkina Faso. Il 12 settembre 2023 realizza il suo primo gol per la selezione tunisina, nel successo per 1-3 in amichevole contro l'Egitto. Inserito dal CT Jalel Kadri nella lista dei convocati per la Coppa delle nazioni africane 2023 in programma in Costa d'Avorio, dopo aver saltato la gara d'esordio contro la Namibia, il 20 gennaio 2024 debutta nella competizione segnando il gol del pareggio per 1-1 contro il Mali. Palmarès Club Coppa Italia Serie C: 1 - Juventus U23: 2019-2020 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2020-2021
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DAVIDE CHIUMIENTO Trenta minuti contro l’Ancona in campionato e venti contro Deportivo La Coruña è tutto quello che riesce ad ottenere il giovinotto italo-svizzero, nella Juventus dei grandi edizione 2003-04. Poi il trasferimento a Siena e il ritorno in patria. «La storia di Davide Chiumiento mi ha colpito ancora di più – scrive Gianni Gardon su blog.guerinsportivo.it – avendolo seguito sin dai suoi primi passi bianconeri, quando in realtà era ancora un timido (ma formidabile dal punto di vista puramente tecnico) trequartista, simil Del Piero. Facente parte della colonia svizzera che agli albori del 2000 rappresentava bene la Primavera della Juventus, divenne nel giro di un paio di stagioni il vero uomo-più a livello giovanile, non solo considerando il vivaio bianconero, ma pure rapportandosi all’intero panorama nazionale. Già decisivo, pur partendo dalla panchina (e sostituendo un altro grandissimo talento juventino che non ha fatto la carriera che gli si auspicava: Luca Scicchitano), in una finale del Viareggio, con un goal in Zona Cesarini che fece vincere la Coppa Carnevale alla sua squadra, l’anno successivo fece addirittura meglio, rivelandosi completamente e vincendo quasi da solo l’intera manifestazione, oltre che facendo volare i compagni in campionato. Una squadra, ricordiamolo, che poteva contare su Mirante, Gastaldello, Konko, Budjanskij (lanciatissimo all’epoca pure in orbita Prima Squadra), Paro e alcune clamorose meteore come ad esempio il bomber colored Benjamin. Ma, come detto, lui era il migliore, capace di gesti tecnici che davvero in Casa Juve non si vedevano dai tempi di Pinturicchio. Chiumiento, oramai prossimo a un esordio acclamato da tutta la critica specializzata, si guadagna, caso più unico che raro, una prima pagina sul quotidiano “Tuttosport” e nel giro di pochi giorni realizza il doppio colpo: esordire in Serie A, così come in Europa, in Champions League contro il Deportivo La Coruña. È nata una stella? Lo credono in tanti, anche alla casa madre torinese, se è vero che la prima vera esperienza che fanno fare al loro golden-boy è in una squadra di media levatura della massima serie: il Siena. Davide, svizzero come detto ma con evidenti radici italiane (irpine per l’esattezza) non sfigura ma raramente sta al passo con i più navigati compagni, apparendo al più come ancora acerbo e poco strutturato fisicamente. Segnerà solamente una rete, quella che è l’unica in tabellino in Serie A, in quattordici presenze». MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” GENNAIO 2004 È stato l’autore della rete che ha consentito ai bianconeri di aggiudicarsi l’ultima edizione del Torneo di Viareggio, battendo in finale i cechi dello Slavia Praga. Davide Chiumiento detto Dedè, un soprannome che fa tanto brasiliano com’è nello stile del giocatore, un imprendibile furetto dai raffinatissimi mezzi tecnici, è nato nel novembre 1984 nella Svizzera tedesca da genitori italiani. «Mio padre è di Benevento, e vive a Heiden da quando ha quindici anni: qui ha conosciuto mia madre, di origini catanesi». Ciò gli ha consentito di venire convocato nella Nazionale Under 21 rossocrociata, con cui ha giocato, a neppure diciannove anni, due spezzoni nelle qualificazioni degli Europei. «Ho la doppia nazionalità, il mio sogno è quello di scendere in campo, un giorno, con la Nazionale italiana. E non ho perso tutte le speranze grazie alla nuova regola che consente, dopo i ventuno anni, di indossare anche l’altra casacca». In precedenza, se non andiamo errati, non sei mai stato chiamato nelle rappresentative svizzere minori. «È stata una mia precisa scelta: quando vigevano ancora i vecchi regolamenti, non me la sentivo di compromettere per sempre la possibilità di vestire la maglia azzurra. Allora ho preferito declinare la convocazione». Eppure Dedè, prima di compiere i quindici anni, non aveva mai vissuto in Italia. «Ho iniziato a giocare a cinque anni nella squadra del paese in cui sono nato, a otto sono passato nel settore giovanile del San Gallo, società che disputa il campionato di Serie A svizzera, dove sono arrivato sino alla formazione Under 14, all’epoca in cui frequentavo la terza media». Poi è iniziato il corteggiamento della Vecchia Signora, che aveva posato gli occhi su uno dei più promettenti talenti del piccolo stato al di là delle Alpi. «In concomitanza con la prima superiore, ho sottoscritto un accordo di cinque anni con la società bianconera, e mi sono trasferito da solo a Torino. Il primo anno ho vissuto nel pensionato di Corso San Maurizio, poi mi sono spostato nell’hotel, dalle parti del vecchio stadio che ospita molti ragazzi del vivaio, quindi ho diviso per una stagione un appartamento con Clemente. Da questa stagione vivo in perfetta solitudine in una bella mansarda di Via Tunisi». La scuola, intanto, è in stand-by. «Dopo la terza superiore mi sono un po’ arenato. Anzi, a dire il vero non ho più avuto voglia di studiare, concentrato com’ero sul calcio. Devo poi ammettere di avere qualche difficoltà con l’italiano scritto, mentre non ho alcun problema a parlarlo correttamente. Con mia madre ho sempre dialogato in tedesco, per di più me la cavo discretamente bene anche con il francese e mastico un po’ di inglese. Ciò però non è sufficiente: prima o poi voglio a tutti i costi arrivare almeno al diploma». Al pallone, invece, Dedè da tempo dà del tu. Tra loro non ci sono mai stati problemi di comprensione. «A sei anni avevo già il tarlo del palleggio, non c’era volta in cui uscissi da casa senza il pallone sottobraccio. Non me ne separavo mai, neanche quando andavo a dormire». E i risultati gli hanno dato ragione. Davide è un’artista del pallone, uno di quei giocolieri che con la sfera di cuoio sanno fare cose incredibili, alla pari di un certo Diego Armando Maradona: palleggi impossibili, virtuosismi in serie, colpi di tacco e tocchetti assortiti, finte, veroniche, magie di ogni tipo. Quello che si dice un giocatore dalle qualità tecniche innate. «All’inizio della mia avventura italiana tendevo un po’ a strafare, cercando sempre il numero a effetto. Ora invece so quando tentare la giocata di fino e quando badare al sodo con giocate di prima intenzione. Anche se le mie caratteristiche sono pur sempre quelle di chi ama avere il pallone tra i piedi». Al suo secondo campionato con la Primavera, dopo un fastidioso infortunio che ne ha condizionato la prima parte della stagione, Dedè, che sì trova a suo agio sia come attaccante, sia come mezzapunta, sta confermando tutte le attese. «Devo dare il massimo, l’anno prossimo quasi certamente andrò in prestito a qualche società legata alla Juve, visti i limiti di età della categoria Primavera. Per questo vorrei lasciare un altro segno dopo quello del Viareggio dello scorso anno. Anzi, mi piacerebbe che la squadra, con il mio aiuto, vincesse tutto quello che c’è da vincere». Anche perché non sono molte le situazioni che io possano distrarre dagli obiettivi che gli competono. «Con la Prima Squadra non ho mai disputato neppure qualche amichevole: nelle tre o quattro occasioni in cui potevo servire a Lippi, ero stato convocato nell’Under 21 svizzera. Non sono al momento fidanzato, e alla sera in genere me ne sto tranquillo a casa, oppure esco a mangiare una pizza con gli inseparabili Clemente e Fumasoli, svizzeri come me. Poi mi piace dormire e fare il casalingo. I balli sudamericani? Sono un fanatico, mi piacciono da morire, ma mi limito a praticarli quando torno in Svizzera». Il che capita mediamente un paio di volte al mese. «Anche se Heiden è a quasi cinque ore di auto da Torino, quando posso ci vado sempre volentieri. Sono molto attaccato alla famiglia, specie a mio fratello che ha due anni più di me». Laggiù, Davide si ritempra, caricandosi a dovere. Il futuro del calcio che conta è dietro l’angolo. A questo punto basta crederci e stringere i denti. Il resto verrà da solo. Specie se si hanno i mezzi tecnici dì cui dispone. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/05/davide-chiumento.html
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DAVIDE CHIUMIENTO https://it.wikipedia.org/wiki/Davide_Chiumiento Nazione: Svizzera Luogo di nascita: Heiden Data di nascita: 22.11.1984 Ruolo: Centrocampista Altezza: 170 cm Peso: 63 kg Nazionale Svizzero Soprannome: - Alla Juventus dal 2003 al 2004 Esordio: 29.02.2004 - Serie A - Juventus-Ancona 3-0 Ultima partita: 09.03.2004 - Champions League - Juventus-Deportivo La Coruña 0-1 2 presenze - 0 reti Davide Chiumiento (Heiden, 22 novembre 1984) è un ex calciatore svizzero, di ruolo centrocampista. Davide Chiumiento Nazionalità Svizzera Altezza 170 cm Peso 63 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2017 Carriera Giovanili 1993-1995 FC Heiden 1995-2000 San Gallo 2000-2004 Juventus Squadre di club 2003-2004 Juventus 2 (0) 2004-2005 → Siena 14 (1) 2005-2006 → Le Mans 18 (1) 2006-2007 → Young Boys 18 (1) 2007-2010 Lucerna 89 (17)[1] 2010-2012 Vancouver Whitecaps 42 (2) 2012-2017 Zurigo 106 (9) Nazionale 2003-2006 Svizzera U-21 13 (2) 2010 Svizzera 1 (0) Carriera Club Dopo la gavetta nelle giovanili della Juventus esordisce in prima squadra il 29 febbraio 2004, debuttando in Serie A nella vittoria 3-0 contro l'Ancona e dopo pochi giorni anche in Champions League il 9 marzo contro il Deportivo La Coruña. La stagione successiva passa in prestito al Siena, disputando 14 gare nella massima divisione italiana e realizzando il primo, ed unico, gol contro il Messina il 13 febbraio 2005. Terminata la stagione toscana viene ceduto in prestito al Le Mans, squadra di Ligue 1 francese, con cui però delude le aspettative, realizzando una sola rete contro l'Olympique de Marseille. La stagione successiva torna in Svizzera nelle file dello Young Boys, ma solo nella stagione 2007-08 trova un posto da titolare con la maglia del Lucerna, squadra con cui firma un contratto triennale nel giugno del 2007, disputando 34 gare con 2 reti, 30 gare con 4 reti e 24 gare con 11 rispettivamente nella prima, seconda e terza stagione nel Lucerna. Nell'agosto 2010 si trasferisce in Canada, venendo ceduto a parametro zero ai Whitecaps, squadra di Vancouver. Nel 2012 fa ritorno in Svizzera, siglando un contratto con la squadra dello Zurigo. Nazionale Convocabile anche nelle nazionali italiane, ha fatto parte della nazionale Under-21 svizzera, con cui ha disputato gli Europei di categoria del 2004. Il 26 febbraio 2010 il CT della nazionale maggiore, Ottmar Hitzfeld, lo convoca per la prima volta in occasione della partita amichevole del 3 marzo contro l'Uruguay a San Gallo, durante la quale veste per la prima ed unica volta la maglia rossocrociata. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Svizzera: 2 - Zurigo: 2013-2014, 2015-2016 Challenge League: 1 - Zurigo: 2016-2017 Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2003, 2004
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VIKTOR BUDJANSKIJ «Russo di Vovčans’k – scrive Gianni Giacone su “Hurrà Juventus” del giugno 2006 – nato il 12 gennaio 1984, ha una somiglianza, nel fisico e nello stile di gioco, con il grande Pavel Nedved. Viktor Budjanskij cresce nella Primavera bianconera e, in caso di necessità, trova posto anche sulla panchina della prima squadra. Così, gli capita di giocare due spezzoni di partita nel 2003-04, debuttando a Perugia il 2 maggio 2004 al posto di Pessotto e rilevando poi Zambrotta il 16 maggio a Siena. Trascinatore della Primavera juventina in due Tornei di Viareggio, viene mandato a farsi le ossa in provincia, avendo tutti i requisiti per poter tornare alla casa madre. Auguri». Gli auspici del giornalista della testata ufficiale bianconera non serviranno a Viktor, che non tornerà a Torino. Anzi, dopo aver girovagato in lungo e in largo ed esordito in Nazionale, appenderà gli scarpini al chiodo ad appena ventisette anni. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/04/viktor-budjanskij.html
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VIKTOR BUDJANSKIJ https://it.wikipedia.org/wiki/Viktor_Budjanskij Nazione: Russia Luogo di nascita: Vovcansk Data di nascita: 12.01.1984 Ruolo: Centrocampista Altezza: 175 cm Peso: 68 kg Nazionale Russo Soprannome: - Alla Juventus dal 2001 al 2004 Esordio: 02.05.2004 - Serie A - Perugia-Juventus 1-0 Ultima partita: 16.05.2004 - Serie A - Siena-Juventus 1-3 2 presenze - 0 reti Viktor Igorevič Budjanskij (Vovčans'k, 12 gennaio 1984) è un ex calciatore russo, di ruolo centrocampista. Viktor Budjanskij Nazionalità Russia Altezza 175 cm Peso 68 kg Calcio Termine carriera 2011 Carriera Giovanili Juventus Squadre di club1 2001-2004 Juventus 2 (0) 2004-2005 → Reggina 2 (0) 2005-2006 → Avellino 28 (1) 2006-2007 → Ascoli 31 (3) 2007-2008 Udinese 1 (0) 2008 → Lecce 14 (1) 2008-2009 Lecce 4 (0) 2009 → Chimki 9 (0) 2010 Udinese 0 (0) Nazionale 2007 Russia 2 (0) Carriera Club Cresce nelle giovanili della Juventus. Esordisce in Serie A il 2 maggio 2004 nella partita contro il Perugia, finita con la sconfitta della Juventus per 1-0. Nel mercato invernale della stagione 2004-2005 si trasferisce alla Reggina, con cui colleziona solo 2 presenze. Nel 2005-2006 è all'Avellino, in Serie B, dove fa registrare 28 presenze e il suo primo gol da professionista. Nella stagione 2006-2007 è ceduto in prestito all'Ascoli, in massima serie, dove è autore di buone partite. Nell'annata seguente passa all'Udinese, ma scende in campo in una sola occasione in campionato e a gennaio 2008 è ceduto in prestito al Lecce, in Serie B. Mette a segno la prima marcatura con i giallorossi il 26 aprile 2008 nella gara esterna contro il Ravenna, terminata con il risultato di 1-3 per il Lecce. Dopo una breve parentesi estiva di rientro all'Udinese, nell'ultimo giorno di calciomercato si accasa nuovamente al Lecce questa volta in Serie A con la formula del prestito. In maglia giallorossa non trova spazio (solo 4 i gettoni di presenza), così a gennaio 2009 è ceduto in prestito al Chimki ma già a luglio causa un rendimento altalenante fa ritorno in Friuli. A giugno 2010 si svincola dall'Udinese, falcidiato da continui infortuni e registrando qualche apparizione solo nel campionato Primavera da fuoriquota. Si ritira nel 2011. Nazionale Ha esordito nella Nazionale maggiore russa il 2 giugno 2007 contro Andorra, in una gara valida per le Qualificazioni al campionato europeo di calcio 2008, entrando 57' al posto di Jurij Žirkov. Quattro giorni più tardi giocò la sua seconda e ultima partita in nazionale, sempre in un incontro valido per le qualificazioni agli europei, stavolta da titolare, ma venendo sostituito alla fine del primo tempo da Ivan Saenko. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2003, 2004
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VALERI BOJINOV UMBERTO ZOLA, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’AGOSTO/SETTEMBRE 2006 Avere vent’anni ed essere già considerati giocatori esperti può sembrare un paradosso. Non per il neo-bianconero Valeri Bojinov, uno dei talenti più precoci del calcio europeo, che calca i campi della massima serie da quando, di anni, non ne aveva nemmeno sedici. La sua carriera è cominciata prestissimo: il calcio l’ha portato a lasciare la Bulgaria e trasferirsi in Italia, sponda Lecce, appena tredicenne, per poi bruciare le tappe e risalire lo Stivale, dalla Puglia alla Fiorentina fino ad approdare, quest’estate, alla Juventus. Una chiamata che Valeri ha accettato al volo, sicuro di trovarsi di fronte alla grande occasione della propria carriera, indipendentemente dal campionato in cui si sarebbe giocato. «Stiamo parlando della Juventus» – è stato il suo primo pensiero – «certo che voglio giocare con voi». È un ragazzo simpatico, Bojinov, e se non ci credete chiedete conferma ai tanti tifosi che l’hanno incontrato dal vivo, ad Acqui Terme e a Pinzolo, durante il ritiro bianconero. Sul palco del Summer Village alessandrino, con fare da showman navigato, ha trascinato la folla invitandola a cantare l’inno della Juventus e il coro più famoso dedicato al suo capitano, Alessandro Del Piero, «un calciatore straordinario, non vedo l’ora di giocarci insieme». Una settimana dopo, nel fresco verde della Val Rendena, si è ripetuto, dialogando coi tifosi e concedendo loro una marea di autografi. Simpatia contagiosa, talento in abbondanza, passione per il calcio e tanta voglia di vincere sono le sue carte vincenti, un poker che sin dai primi giorni di ritiro l’ha fatto entrare nel cuore degli appassionati bianconeri. Guadagnata la stima dei tifosi, ora Valeri vuole a tutti i costi mantenerla, rafforzarla, farla crescere. Come? Segnando gol a raffica per tutta la stagione. Giocatore potente, abilissimo in zona gol tanto da riuscire a superare, non ancora maggiorenne, la boa delle 10 reti in campionato (precisamente 13, ed eravamo nel 2004/05) Bojinov ha sempre amato stare all’attacco. Fin da quando era un bambino e giocava a pallone tra le strade di Goriahovitza, la sua città natale, a metà strada tra la capitale Sofia e il Mar Nero. «È lì che tutto è cominciato», ci ha raccontato dopo un’intensa giornata di test atletici, preludio agli ancor più faticosi allenamenti che contraddistinguono ogni ritiro precampionato. «Avevo sei, sette anni, e giocavo coi miei amici nei campi pubblici. Purtroppo, ai miei tempi, in Bulgaria non era come in Italia, dove ci sono le squadre giovanili, le scuole calcio che ti seguono passo passo sin da piccolo. Ora la situazione è migliorata, ma quindici anni fa era molto difficile emergere. Se avevi talento, eri molto bravo, allora potevi entrare a far parte di qualche squadra e giocare con ragazzi più grandi di te. Altrimenti non potevi farcela, e il calcio rimaneva soltanto un divertimento con gli amici». Valeri ce l’ha fatta: grazie al suo talento naturale, al fisico potente e veloce ha impressionato Pantaleo Corvino, ex direttore sportivo del Lecce, che gli ha dato l’opportunità di fare un provino per la squadra pugliese. Superato a pieni voti. «È bastato un giorno di prova per convincere gli osservatori del Lecce, che subito hanno deciso di acquistarmi. Così, a 13 anni, è iniziata la mia avventura». – È stato difficile lasciare così giovane la tua famiglia, il tuo Paese, per venire a giocare a calcio in Italia? «Ricordo che i miei genitori hanno lasciato che facessi la mia scelta, senza condizionarmi in alcun modo. Mia madre, Pepa, è una sportiva, ha giocato nella serie A bulgara di basket. Però non mi ha detto di comportarmi nell’una o nell’altra maniera. Quando si ha un figlio o una figlia con una forte passione, un obiettivo preciso per il quale è disposto a fare sacrifici, ritengo che sia giusto lasciarlo provare. I bambini hanno bisogno di essere lasciati liberi, non bisogna viziarli, ma nemmeno opprimerli. Mia madre e mio padre mi hanno semplicemente detto: “L’opportunità è grande. Se te la senti, parti. Altrimenti, resta”. E, se fossi restato, cosa avrei potuto fare? Così ho scelto di partire e grazie all’aiuto di Dio ho avuto la fortuna di farcela. E pensate che, la sera del 6 ottobre 1999, giorno in cui sono arrivato a Lecce, è nata mia sorella, Michela». – Quasi un segno del destino. Mentre a casa nasceva una bambina, a Lecce fioriva un campione. È stato un problema ambientarsi in Puglia? «Per nulla. Da questo punto di vista, forse l’essere stato così giovane mi ha aiutato. Se fossi venuto in Italia a 17-18 anni, magari sarebbe stato più difficile. Sono stato seguito da persone molto brave, che mi hanno trattato benissimo, senza farmi mai mancare nulla. Se devo ringraziare qualcuno in particolare scelgo il mio procuratore Gennaro Palomba, con il quale ho un rapporto magnifico, da fratello. Mi è sempre stato vicino, aiutandomi quando ne avevo bisogno e “bastonandomi” quando meritavo una sgridata. E poi devo anche ringraziare gli italiani in generale, un popolo caloroso e aperto che mi ha sempre trattato bene». – In Italia hai frequentato anche le scuole, per questo parli così bene la nostra lingua. «Sì, ho studiato fino alla seconda superiore. Poi ho dovuto smettere, ero troppo impegnato con il calcio. Prima di andarmene, però, ho parlato con i professori e col preside. Mi hanno dato tutti il loro benestare, e poco tempo dopo ho debuttato in serie A». – Al Lecce hai bruciato ogni tappa, dalle giovanili alla prima squadra fino a diventare, a 15 anni e 11 mesi, il più giovane straniero a esordire in Serie A. «Ho incominciato subito a giocare coi ragazzi di un anno più grandi di me, poi mano a mano che crescevo passavo nelle rappresentative superiori e il divario di età aumentava, fino alla Primavera. Quindi, il 27 gennaio 2002, sono sceso per la prima volta in campo durante un match di Serie A. È stata un’emozione molto forte, purtroppo attenuata da una tragedia che aveva colpito proprio il Brescia, l’avversaria di giornata. Pochi giorni prima era infatti scomparso Vittorio Mero, difensore bresciano (vittima di un incidente stradale, n.d.r.). L’episodio mi aveva scosso profondamente, era un giovane come me, un compagno che avrebbe dovuto giocare quella domenica e che invece non c’era più. Non me la sono sentita di festeggiare, ero troppo triste per quel che era successo». – Partita dopo partita hai iniziato a segnare sempre più spesso. Ora sono più le reti in Serie A dei tuoi anni: ben ventidue. Ne ricordi qualcuna in particolare? «No, o meglio, le ricordo tutte benissimo. Non ce n’è una più bella e una meno, sono tutte stupende. Gonfiare la rete avversaria è la massima soddisfazione, la gioia più grande per un calciatore che ha sempre giocato in attacco. Fin da quando giocavo in Bulgaria il mio obiettivo è sempre stato quello di riuscire a segnare. Per questo ricordo e rispetto ogni mio gol». – Dopo Lecce e Fiorentina, la Juventus. L’hai subito definita “l’occasione più importante della mia carriera”. «E lo è. Ricordo che ero al mare, in Bulgaria. Il mio procuratore mi ha telefonato, dicendomi che la Juventus era interessata a me e chiedendomi se volevo venire a Torino. “Certo che voglio venire”, gli ho subito detto. È la più grande chance che io abbia mai avuto e non posso lasciarmela sfuggire. La Juventus è una grandissima squadra, conosciuta in tutto il mondo, e giocare con questa maglia, con le righe bianconere e la scritta Juventus, è il massimo per un calciatore giovane come me. È un’emozione, ma anche uno stimolo in più che mi sprona a impegnarmi e migliorare. Per questo ringrazio Dio, che mi ha dato queste opportunità, e il direttore sportivo Alessio Secco, che mi ha cercato». – Si è parlato, in Bulgaria, del tuo passaggio alla Juventus? «Se n’è parlato molto, anche perché sono il primo giocatore bulgaro che riesce a vestire la maglia della Juventus, una società molto famosa anche dalle mie parti. Ma sai, in verità non mi sono interessato molto a ciò che si è detto e scritto. Non sono uno che passa il suo tempo a leggere cosa i giornalisti pensano di lui. Preferisco i fatti: allenarmi bene, giocare e dare il mio contributo fino in fondo». – In pochi giorni hai saputo ritagliarti uno spazio nel cuore dei tifosi. Merito della tua bravura, ma anche della tua simpatia. È importante l’affetto della gente quando ci si trova in campo? «È molto importante. Per questo io dico sempre che “bisogna avere rispetto per ricevere rispetto”. Quando ne ho la possibilità, non mi faccio problemi a intrattenermi coi tifosi, a firmare gli autografi a chi me lo chiede, a esaudire le loro richieste. So che loro, in cambio, mi sosterranno dagli spalti durante le partite trasmettendomi il loro affetto, tifando per me. Come dite in Italia, il pubblico è il dodicesimo uomo in campo. Ti carica, ti dà quel qualcosa in più che è molto importante quando si gioca una partita». – Cosa vorresti promettere loro? «Le promesse a volte non si avverano. Io preferisco la concretezza. È sul campo che i calciatori devono dimostrare il loro valore. Se dai il massimo, se contribuisci al successo della squadra, tutti ti apprezzeranno. E questo vale più di ogni promessa». – Cosa significa, per te, giocare spalla a spalla con grandi campioni? «Avere nella propria squadra giocatori che, nella loro carriera, hanno vinto tutto, è una cosa fantastica. Penso a Del Piero, che ha vinto il Mondiale, la Champions League, gli scudetti. Un vero fuoriclasse che, per un giovane come me, è come uno scrittore, un artista, che può insegnarmi molto. Per questo mi impegnerò cercando di imparare il più possibile, da lui come anche da Pavel, un altro grandissimo». – Ti trovi bene in Italia? «Mi trovo benissimo. La gente è molto cordiale e poi, calcisticamente parlando, l’Italia è il massimo. Il campionato italiano è il più bello del mondo, il più seguito, il più difficile, il più stimolante. Il posto giusto per me». – Che consiglio daresti a un ragazzo che si appresta a lasciare la sua famiglia per tentare l’avventura nel calcio italiano? «Uno solo: usare sempre la testa e il cuore. Nient’altro. Certo, bisogna avere talento, ma non è tutto. Occorre impegnarsi rigorosamente e non smettere mai di provare passione per ciò che si fa. Testa e cuore, se si hanno queste due qualità, si può sfondare in ogni campo». 〰.〰.〰 La Juventus crede molto in Valeri, peccato che non sia dello stesso parere Deschamps con il quale Bojo entra presto in conflitto. Per tutta risposta, Didì lo lascia spesso in panchina, anche quando la Juventus è in difficoltà, a causa degli infortuni di Trézéguet e Del Piero. Bojinov, comunque, comincia bene la stagione in bianconero: in Coppa Italia segna una rete al Martinafranca e una al Cesena. In campionato, titolare a Crotone alla terza giornata, realizza una doppietta, trascinando la Juventus alla vittoria. Dopo pochi spezzoni di partita, Valeri ritorna protagonista proprio contro il Lecce del suo mentore Zeman: dopo pochi minuti della ripresa, la Juventus passa sorprendentemente in svantaggio. Così, Deschamps è costretto a far entrare in campo il bulgaro, il quale realizza una doppietta; il primo gol è di rapina, sfruttando un errato disimpegno della difesa leccese, il secondo è con una perfetta punizione dalla destra. Titolare anche la partita successiva, nell’insidiosissima trasferta di Genova, Bojo non riesce a mettersi in evidenza, nonostante la buona prova della compagine bianconera. Ritorna protagonista qualche mese dopo, nella trasferta di Modena: buttato nella mischia a pochi minuti dal termine, confeziona il perfetto cross che genera l’autogol del difensore emiliano e, di conseguenza, la vittoria della Juventus L’avventura di Valeri alla Juventus termina qui: i tabellini parlano di 21 presenze, ma le partite intere saranno solamente 3. Inevitabile il ritorno alla Fiorentina, con tantissimi rimpianti di non aver potuto capire il reale valore del giovinotto bulgaro. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/02/valeri-bojinov.html
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VALERI BOJINOV https://it.wikipedia.org/wiki/Valeri_Božinov Nazione: Bulgaria Luogo di nascita: Gorna Orjahovica Data di nascita: 15.02.1986 Ruolo: Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 72 kg Nazionale Bulgaro Soprannome: Bojo - Toro Seduto - Piccolo Budda Alla Juventus dal 2006 al 2007 Esordio: 19.08.2006 - Coppa Italia - Martina Franca-Juventus 0-3 Ultima partita: 10.06.2007 - Serie B - Juventus-Spezia 2-3 21 presenze - 7 reti 1 campionato di serie B Valeri Emilov Bojinov (Gorna Orjahovica, 15 febbraio 1986) è un calciatore bulgaro, attaccante del Septemvri Sofia. Valeri Bojinov Bojinov nel 2014 Nazionalità Bulgaria Altezza 180 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Septemvri Sofia Carriera Giovanili 1998-2000 Pietà Hotspurs 2000-2004 Lecce Squadre di club 2001-2005 Lecce 65 (16) 2005-2006 Fiorentina 36 (8) 2006-2007 → Juventus 21 (7) 2007-2009 Manchester City 11 (1) 2009-2011 Parma 61 (11) 2011-2012 Sporting Lisbona 8 (2) 2012 → Lecce 10 (1) 2012-2013 → Verona 13 (1) 2013 → Vicenza 18 (4) 2013 Sporting Lisbona 0 (0) 2014 Levski Sofia 19 (7) 2014-2015 Ternana 27 (6) 2015-2017 Partizan 51 (23) 2017 Meizhou Hakka 13 (3) 2017 Losanna 7 (0) 2018 Rijeka 1 (0) 2018-2019 Botev Vraca 11 (7) 2019 Levski Sofia 11 (4) 2019 Botev Vraca 9 (0) 2020 Pescara 3 (0) 2020-2021 Levski Sofia 9 (0) 2022- Septemvri Sofia 3 (0) Nazionale 2007-2009 Bulgaria U-21 3 (3) 2004-2015 Bulgaria 43 (6) Caratteristiche tecniche Attaccante talentuoso, dotato di un buon tiro e fiuto del gol, nasce come prima punta, anche se in passato è stato schierato come seconda punta oppure come attaccante esterno. Finalizzatore che dispone di grandi colpi, anche se poco continuo, è abile sia con il piede sinistro che con il destro; dispone inoltre di velocità nello stretto e di una discreta esplosività. Carriera Club Inizi e Lecce Arriva in Italia nel 2000 grazie a un'intuizione di Pantaleo Corvino, ai tempi direttore sportivo del Lecce, che lo scopre quando Valeri, quattordicenne, gioca un torneo a Malta con il Pietà Hotspurs, e lo porta nel Salento. A Lecce il ragazzo frequenta la scuola media Paolo Stomeo e continua gli studi secondari presso l'istituto tecnico industriale "Enrico Fermi" e poi l'istituto professionale "Antonietta De Pace", parallelamente alla militanza nelle formazioni giovanili del Lecce. Risiede presso la casa Pastor Bonus insieme agli altri ragazzi fuori sede dell'US Lecce, sotto la guida del sacerdote don Damiano Madaro. Debutta in Serie A il 27 gennaio 2002, all'età di 15 anni, 11 mesi e 12 giorni, contro il Brescia, diventando così il più giovane calciatore straniero ad esordire in Serie A e il settimo giocatore più giovane di sempre a debuttare nella massima serie calcistica italiana. Realizza il primo gol nella massima divisione l'11 gennaio 2004, non ancora maggiorenne, in Lecce-Bologna 1-2. Resta in Puglia per tre anni. Si afferma nella stagione 2004-2005 grazie anche al gioco offensivo di Zdeněk Zeman: realizza infatti 4 reti nelle prime 3 giornate, reti salite a 11 nelle prime 20 giornate di campionato. Fino al 2019-2020, quando sarà eguagliato da Marco Mancosu, rimarrà l'unico giocatore del Lecce capace di segnare 4 gol nelle prime 5 giornate del campionato di Serie A. Fiorentina Nella sessione invernale di calciomercato, a gennaio 2005, passa alla Fiorentina, che lo acquista per 15 milioni di euro; il 26 febbraio 2005, contro l'Udinese, mette a segno la sua prima rete in maglia viola, ma subisce un infortunio che lo costringe allo stop per più di un mese. Si rivede in primavera, quando una sua rete al Bentegodi contro il Chievo aiuta la Fiorentina ad espugnare Verona con il risultato di 2-1 e ottenere 3 punti fondamentali per la salvezza a tre giornate dalla fine. I toscani si salveranno grazie a 8 punti ottenuti nelle ultime 4 partite, alla vittoria per 3-0 contro il Brescia all'ultima giornata e ad una miglior classifica avulsa nei confronti di Parma e Bologna. Nell'estate del 2005 la Fiorentina acquista Luca Toni, i cui gol nella stagione 2005-2006 fanno aumentare la concorrenza in attacco per il bulgaro, che trova meno spazio in squadra. Il 16 gennaio 2006 è ufficialmente messo fuori rosa dalla Fiorentina per alcune dichiarazioni rilasciate a una radio bulgara contro l'allenatore e la dirigenza. È messo sul mercato, ma, conclusasi la sessione invernale del calciomercato, Božinov resta a Firenze ed è reintegrato nella rosa della prima squadra: chiude la stagione con 6 reti in campionato e 3 in Coppa Italia. Juventus Nel luglio 2006 passa alla Juventus, in Serie B per la prima volta per le vicende di Farsopoli, con la formula del prestito con diritto di riscatto per la metà del cartellino, come parziale contropartita tecnica nella trattativa conclusasi con la cessione dell'attaccante rumeno Adrian Mutu alla Fiorentina. Con i bianconeri trova, però, pochissimo spazio, e un anno più tardi torna alla Fiorentina. Dopo aver rifiutato la proposta di rinnovo per altri due anni, è nuovamente messo sul mercato e in attesa della cessione gli viene permesso di allenarsi. Manchester City Ad agosto 2007 diventa ufficiale la sua cessione per 8 milioni e mezzo di euro al Manchester City, che fa sottoscrivere al giocatore un contratto quadriennale. Durante il derby con il Manchester United del 19 agosto 2007, valido per la terza giornata di Premier League, si infortuna gravemente ad un ginocchio ed è costretto a restare inattivo per tutta la stagione. Rientrato nella stagione successiva dopo alcune amichevoli, il 17 agosto 2008, nel pre-partita del primo incontro di campionato con l'Aston Villa, subisce un altro grave infortunio al tendine d'Achille che lo tiene fermo per altri 6 mesi. Ritorna a giocare in prima squadra il 1º marzo 2009 contro il West Ham United. Torna a segnare il 16 maggio 2009, nella partita persa per 2-1 dal Manchester City sul campo del Tottenham, firmando il gol del momentaneo pareggio cinque minuti dopo il suo ingresso in campo. Parma Il 29 luglio 2009 il Parma raggiunge l'accordo con il Manchester City per il prestito di un anno. Torna a segnare in Serie A il 23 settembre 2009, contro la Lazio allo Stadio Olimpico di Roma nella partita vinta 1-2 dai ducali. Chiude la stagione con 30 presenze in campionato e 8 reti. Il 4 luglio 2010 il Parma riscatta ufficialmente il suo cartellino. La prima rete del campionato 2010-2011 arriva contro la neo-promossa Brescia. Conclude la stagione siglando altre due reti contro la Sampdoria e contro il Cagliari l'ultima giornata di campionato e collezionando ben 31 presenze. Sporting Lisbona Il 6 luglio 2011 è acquistato a titolo definitivo dallo Sporting Lisbona. Nell'ambito della stessa trattativa Jaime Valdés passa dai portoghesi al Parma. Con i lusitani tra campionato e varie coppe europee e nazionali totalizza 16 presenze e segna 3 reti. Prestiti a Lecce, Hellas Verona e Vicenza Dopo l'esperienza portoghese, il 30 gennaio 2012 torna dopo sette anni al Lecce in prestito con diritto di riscatto dopo una trattativa durata appena una settimana. Al termine della stagione il giocatore non viene riscattato dai salentini e fa così ritorno in Portogallo, congedandosi dal Lecce senza aver potuto evitare la retrocessione dei salentini, alla cui causa contribuisce con 10 presenze in massima serie e una rete, realizzata il 22 aprile 2012 all'Olimpico di Roma al 91º minuto di gioco contro la Lazio, gol che vale il pareggio per il club giallorosso. Il 31 agosto seguente passa in prestito al Verona, in Serie B. Il 29 settembre sigla la sua prima rete in gialloblù nei minuti finali contro il Bari, rete che dà la vittoria alla sua squadra. Termina la prima parte di stagione mettendo insieme 14 presenze, anche grazie al recupero del 12 dicembre 2012, Cittadella-Hellas Verona (2-1), partita che era stata sospesa per nebbia all'83º minuto di gioco il 24 novembre. Il 16 gennaio 2013 si trasferisce in prestito al L.R. Vicenza, con il Verona che mantiene il diritto di riscatto dallo Sporting Lisbona. Segna il primo gol con la nuova maglia nella partita d'esordio, persa per 2-1 contro la Juve Stabia, nella quale si guadagna e trasforma il rigore del momentaneo 1-1. Viene anche nominato capitano della compagine biancorossa. A fine stagione ritorna allo Sporting Lisbona, ma il 6 settembre rescinde con 3 anni di anticipo il contratto con la società portoghese, rimanendo svincolato. Levski Sofia L'8 febbraio 2014 è ingaggiato dal Levski Sofia, con cui firma un contratto fino a fine stagione, facendo così ritorno in Bulgaria. Conclude la stagione con 19 presenze e 7 reti. Ternana Il 5 settembre 2014 firma un contratto annuale con opzione per il secondo con la Ternana in Serie B, tornando in Italia dopo un anno. Debutta alla quinta giornata da titolare contro il Bologna. Segna il primo gol con la casacca rossoverde all'ottava giornata nella sconfitta esterna subita contro la Virtus Entella. Si ripete nel derby contro il Perugia, andando poi a esultare sotto la curva dei tifosi rivali con il gesto delle orecchie. Il 17 gennaio 2015 realizza la prima doppietta, contro il Crotone (vittoria per 2-1). Il 22 maggio segna il gol del 2-0 contro il Varese, sancendo la definitiva salvezza della Ternana. Termina la sua esperienza a Terni con 27 presenze e 6 gol. Partizan Belgrado Il 15 giugno 2015 si trasferisce a parametro zero al Partizan Belgrado, firmando un contratto biennale. Il 14 luglio esordisce con la casacca bianconera nei preliminari di Champions League contro i georgiani del Dila Gori, uscendo dal campo al 77º minuto di gioco. Tre giorni dopo fa il suo esordio nella massima serie serba e va subito a segno contro il Metalac, realizzando il terzo dei quattro gol della partita e fornendo gli assist per i primi due gol. Si ripete nella seconda giornata di campionato segnando le prime due reti della partita casalinga contro lo Jagodina, vinta per 6-0. Intanto nei preliminari di UEFA Champions League gioca il terzo turno eliminatorio in casa della Steaua Bucarest (gara di andata finita 1-1), ma esce già al 19º di gioco per un piccolo infortunio, che gli farà saltare la partita contro il Novi Pazar di Superliga serba persa per 3-2. Il 13 dicembre si rende di nuovo protagonista di una doppietta entrando al 58º di gioco e ribaltando il risultato da 2-0 a 2-2 negli ultimi 18 minuti nella gara esterna contro il Rad Belgrado. La stagione 2015-2016, con 18 gol messi a segno in campionato, sarà la più prolifica sul piano realizzativo della sua carriera. Il 21 febbraio 2017 rescinde il contratto che lo legava al Partizan. Cina, Svizzera e Croazia Il 22 febbraio firma per il Meizhou Kejia, squadra della serie B cinese dove vive una breve esperienza. Nel luglio 2017 firma un biennale con il Losanna, con cui però rescinde il contratto già ad ottobre. Con i losannesi totalizza 9 presenze e un gol tra campionato e coppe. Nel febbraio 2018 si accorda con il Rijeka fino al mese di giugno, con un'opzione di rinnovo biennale. Scende in campo una sola volta con la maglia del club croato. Il ritorno in patria Nell'agosto 2018 fa ritorno in patria, firmando per il Botev Vraca. Debutta con la nuova maglia il 14 settembre sul campo del Vitoša Bistrica, contro cui mette a segno il gol dell'1-0. Colleziona 11 presenze e 7 gol in campionato più un'apparizione nella coppa nazionale. Il 7 febbraio 2019 torna al Levski Sofia firmando un contratto di un anno e mezzo. Da febbraio a maggio 2019 segna 4 reti in 11 partite tra campionato e play-off per l'Europa League, ma non è confermato in squadra dal nuovo tecnico Petăr Hubčev e a giugno si svincola. Il 5 settembre 2019 firma nuovamente con il Botev Vraca. Si svincola il 14 dicembre, dopo 7 presenze in campionato senza reti. Pescara e ritorno in patria Il 13 febbraio 2020 fa ritorno dopo cinque anni in Italia, venendo ingaggiato fino a fine stagione dal Pescara. Il 23 febbraio viene convocato per la prima volta dalla nuova squadra per la sfida contro il Crotone: parte dalla panchina, ma viene espulso per proteste al 26º minuto del primo tempo, stabilendo così un singolare record negativo. Il 4 marzo debutta subentrando nel secondo tempo della partita persa per 2-0 sul campo dello Spezia. Con gli abruzzesi gioca soltanto 3 partite e il 7 agosto rescinde consensualmente il contratto, lasciando la squadra prima dei play-out di Serie B. Il 15 settembre torna al Levski Sofia per la terza volta. Alla fine della stagione rinnova il proprio contratto con il Levski per un'altra annata, ma, dopo aver raccolto appena 2 presenze nel 2021-2022, a novembre raggiunge l'accordo per risolvere il contratto con il club, perché poco impiegato dall'allenatore. Il 10 gennaio 2022 firma per il Septemvri Sofia, club della seconda divisione bulgara. Nazionale Con la nazionale bulgara Under-21 conta 3 presenze e 3 gol. Con la nazionale maggiore prese parte al campionato d'Europa 2004, rassegna nel corso della quale debuttò in nazionale nella partita persa per 1-2 contro l'Italia il 22 giugno 2004 da subentrante. Il 19 agosto di quell'anno realizzò la sua prima marcatura con la maglia della rappresentativa bulgara, nella gara amichevole contro l'Irlanda (1-1). Il primo gol in competizioni ufficiali con la Bulgaria risale al 6 settembre 2006, quando andò in rete in casa contro la Slovenia (3-0) in un match di qualificazione al campionato d'Europa 2008. Palmarès Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Lecce: 2001-2002 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Coppa di Serbia: 1 - Partizan: 2015-2016
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MATTIA PERIN È stato sfortunato Mattia Perin. Arrivato a Torino via Genova nell’estate 2018 per giocarsi il posto con Wojciech Szczęsny, dapprima ha dovuto accontentarsi di solamente 9 presenze, per poi dover terminare anzitempo la sua stagione per un grave infortunio alla spalla. Già in maglia rossoblu aveva subito due interventi al ginocchio che lo avevano tenuto fermo parecchi mesi. Nonostante questo, si è sempre segnalato come uno dei migliori portieri della nuova leva italiana. Con il ritorno di Gigi Buffon, si è visto chiudere completamente le porte del campo. Avviata una trattativa col Benfica, Mattia non supera le visite mediche col club lusitano, a causa della non perfetta guarigione della spalla. Senza abbattersi, Perin continua ad allenarsi con rinnovato entusiasmo. «Sarò sempre pronto a superare ogni ostacolo – dichiara – perché amo questo sport. Amo condividere lo spogliatoio con i miei compagni, amo l’adrenalina di una partita e la meticolosità da mettere in ogni singolo allenamento per alzare più possibile il nostro livello. Amo le critiche e i complimenti di questo sport, amo il gioco del calcio e fin quando questo amore sarà così radicato e profondo dentro di me, fin quando sentirò ardere dentro di me l’amore per la competizione sarò sempre pronto a superare ogni ostacolo che mi troverò davanti». Nel gennaio 2020 torna al Genoa in prestito, con uno scudetto da mostrare nella propria bacheca personale. Il saluto del portiere: «Lascio una delle squadre più blasonate d’Europa dopo una stagione di fondamentale importanza e di apprendistato. Sono stato a contatto con campioni dallo spessore tecnico e umano con pochi eguali, da cui ho imparato soprattutto cosa significhi “dover vincere”. La Juventus è uno stato mentale, il mio primo Scudetto, una palestra di vita, rigore, un’occasione che non potevo farmi sfuggire. In tanti mi avete chiesto se dopo una stagione simile avessi rimpianto la scelta fatta una stagione fa… MAI, MAI PENSATO! Non so cosa succederà in futuro, devo concentrarmi adesso su una affascinate complessa avventura ma spero, se mai dovessi tornare, di sentire lo stesso calore e l’affetto che mi avete regalato in queste ore e che hanno accompagnato serenamente questa mia scelta. Grazie Juventus». E il ringraziamento del sito ufficiale bianconero: «Una stagione insieme, un Campionato e una Supercoppa alzati al cielo: con questo palmarès Mattia Perin saluta la Juventus, per continuare la sua avventura calcistica nelle fila del Genoa. Nove le presenze di Mattia nella scorsa stagione, nelle quali ha saputo comunque lasciare il segno, mantenendo in cinque occasioni la porta inviolata. Inoltre, con lui in campo, i bianconeri hanno vinto sei partite su nove, grazie anche alle sue parate, arrivate nel 70,4 dei tiri subiti, cifra che sale a 89% se si considerano i tiri da fuori area. Istinto, talento e capacità di essere pronto al momento giusto: per l’apporto che ha dato, ringraziamo Mattia e gli auguriamo ogni bene per il prosieguo della sua carriera». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/04/mattia-perin.html
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MATTIA PERIN https://it.wikipedia.org/wiki/Mattia_Perin Nazione: Italia Luogo di nascita: Latina Data di nascita: 10.11.1992 Ruolo: Portiere Altezza: 188 cm Peso: 85 kg Nazionale Italiano Soprannome: L'Airone di Latina Alla Juventus dal 2018 al 2020 e dal 2021 Esordio: 26.09.2018 - Serie A - Juventus-Bologna 2-0 Ultima partita: 06.04.2026 - Serie A - Juventus-Genoa 2-0 69 presenze - 65 reti subite 1 scudetto 1 coppa Italia 1 supercoppa italiana Mattia Perin (Latina, 10 novembre 1992) è un calciatore italiano, portiere della Juventus. Mattia Perin Perin nel 2016 Nazionalità Italia Altezza 188 cm Peso 85 kg Calcio Ruolo Portiere Squadra Juventus Carriera Giovanili 2006-2008 Pistoiese 2008-2011 Genoa Squadre di club 2009-2011 Genoa 1 (-2) 2011-2012 → Padova 25 (-39) 2012-2013 → Pescara 29 (-66) 2013-2018 Genoa 147 (-179) 2018-2020 Juventus 9 (-8) 2020-2021 → Genoa 53 (-82) 2021- Juventus 60 (-57) Nazionale 2008-2009 Italia U-17 12 (-9) 2009-2010 Italia U-18 4 (-3) 2010-2011 Italia U-19 6 (-6) 2011-2012 Italia U-20 2 (-3) 2010-2012 Italia U-21 3 (-5) 2014-2018 Italia 2 (-1) Palmarès Europei di calcio Under-17 Bronzo Germania 2009 Biografia È nato e cresciuto a Latina da entrambi i rami famigliari di origine veneta: i nonni paterni sono emigrati nel Lazio da Conegliano e Vittorio Veneto, nel Trevigiano, mentre i nonni materni provengono da Vicenza. Il 29 dicembre 2019 si è sposato con la fidanzata storica Giorgia Miatto, con la quale ha avuto tre figli. Carriera Club Gli inizi, l'arrivo al Genoa Muove i primi passi nella Scuola Calcio Nuovo Latina Isonzo e fin da piccolo ha le idee chiare: il suo ruolo sarà quello di portiere: «Giocavo in cortile ed ero il più piccolo. Avrò avuto 4-5 anni. Insomma, ogni volta che mi arrivava la palla, la fermavo con le mani e poi la calciavo. Mi dissero: tanto vale che stai in porta. E mi è piaciuto. Quando entrai nella scuola calcio del Latina chiarii subito che avrei voluto fare il portiere. Risposero: accomodati, tanto quel ruolo non lo vuole nessuno». A 13 anni si trasferisce nelle giovanili della Pistoiese. Finisce presto nella rete degli osservatori del Genoa e a 16 anni, nel 2008, si trasferisce nel vivaio rossoblù. Con la formazione ligure vince nel 2010 il Campionato Primavera e la Supercoppa Primavera. Esordisce in Serie A il 22 maggio 2011, a 18 anni, nella partita Genoa-Cesena (3-2) dell'ultima giornata di campionato. Prestito al Padova e al Pescara L'8 luglio del 2011 passa in prestito al Padova, in Serie B, con il quale esordisce il 1º ottobre 2011 nella vittoriosa trasferta di Empoli per 4-2, sostituendo l'infortunato Ivan Pelizzoli. In seguito gioca da titolare la seconda parte della stagione, collezionando 25 presenze con 39 gol subiti. A fine annata vince il "Serie Bwin Awards" come miglior portiere del campionato. Tornato a Genova per fine prestito, il 30 luglio 2012 viene ufficializzato il suo trasferimento in prestito al Pescara, neopromossa in Serie A. Esordisce con la squadra abruzzese il 18 agosto, nella partita Pescara-Carpi (1-0) valida per il terzo turno della Coppa Italia. Il 26 agosto fa il suo esordio in campionato nella partita persa in casa per 0-3 contro l'Inter. Alla diciannovesima giornata, si rende assoluto protagonista della vittoria contro la Fiorentina (0-2) allo stadio Franchi con ben 15 parate, record stagionale in una singola partita per quanto riguarda i cinque maggiori campionati europei (Germania, Francia, Inghilterra, Italia, Spagna). Perin si rende autore di buone prestazioni, nonostante concluda il campionato con 66 reti al passivo e la retrocessione della squadra, venendo inoltre alternato con Pelizzoli nel girone di ritorno. Primo ritorno al Genoa Il 1º luglio 2013, terminato il prestito al Pescara, fa ritorno al Genoa in Serie A, che punta su di lui come titolare. Fa il suo esordio stagionale il 17 agosto contro lo Spezia in Coppa Italia, mentre in campionato esordisce il 25 agosto successivo, nella trasferta di Milano contro l'Inter. Ottiene 37 presenze in campionato a fine stagione. Il 24 settembre 2014, in occasione della gara in trasferta contro il Verona, vista l'assenza di Luca Antonelli, è entrato in campo indossando la fascia di capitano della società ligure. Il 28 settembre, in occasione del 109º derby della Lanterna, raggiunge le 100 presenze tra i professionisti. Il 15 marzo 2015 viene premiato dall'Associazione Italiana Preparatori Portieri come miglior portiere nei campionati di Serie A, B e Primavera per la stagione 2013/14. Il 6 giugno 2015, in seguito a un infortunio risalente alla partita del 22 marzo contro l'Inter, viene operato alla spalla destra, restando lontano dai campi per quattro mesi. Torna in campo il 18 ottobre 2015, all'ottava giornata di campionato, nella partita vinta 3-2 contro il Chievo. Si rende protagonista di un'altra ottima stagione, fino a quando il 9 aprile 2016 si procura la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro in uno scontro di gioco con il compagno di squadra Muñoz, nella partita di campionato contro il Sassuolo disputata al Mapei Stadium. L'intervento subìto quattro giorni più tardi lo costringe a chiudere anzitempo la stagione, con una prognosi di sei mesi per il recupero agonistico. Torna in campo la stagione successiva, il 18 settembre 2016, alla quarta giornata di campionato proprio contro il Sassuolo, al Mapei Stadium, il campo su cui si era infortunato. Il 21 settembre raggiunge le 100 presenze in Serie A con la maglia rossoblù nella partita contro il Napoli, conclusa 0-0. Alcuni mesi dopo, l'8 gennaio 2017, è vittima dello stesso genere di infortunio, questa volta al ginocchio sinistro. Nella stagione 2017-2018 diventa il capitano del Genoa, vista la partenza di Nicolás Burdisso. Superato l'ennesimo infortunio torna in campo il 13 agosto 2017, nella partita del terzo turno di Coppa Italia contro il Cesena. Chiude la stagione con 38 presenze e 43 gol subiti, riuscendo a terminare 12 partite a reti inviolate. Juventus e secondo ritorno al Genoa Perin alla Juventus nell'estate 2018 per l'International Champions Cup L'8 giugno 2018 viene acquistato dalla Juventus per un corrispettivo di 12 milioni di euro (più bonus). Ricopre il ruolo di secondo portiere dietro a Wojciech Szczęsny, arrivato a Torino la stagione precedente. Esordisce con la Juventus il 26 settembre 2018, alla sesta giornata di campionato, nella partita vinta per 2-0 in casa contro il Bologna. Il 16 gennaio 2019 vince la sua prima Supercoppa Italiana a Gedda contro il Milan (1-0). Disputa complessivamente nove gare, tutte in campionato, conquistando il primo scudetto della sua carriera. Nell'estate del 2019, con il ritorno di Gianluigi Buffon, si vede chiuso nelle gerarchie; la Juventus si adopera per la cessione al Benfica, ma questa salta per problemi nelle visite mediche. Rimasto quindi a Torino, per il successivo semestre Perin viene relegato al ruolo di quarto portiere dietro a Szczęsny, Buffon e a Carlo Pinsoglio. Il 15 dicembre 2019, in occasione della partita di campionato contro l'Udinese, riceve la prima convocazione stagionale, non giocando. Non trovando spazio in bianconero, il 2 gennaio 2020 fa ritorno in prestito al Genoa. Tre giorni dopo fa il suo esordio stagionale in Genoa-Sassuolo (2-1). Con 21 presenze contribuisce alla salvezza dei rossoblù, arrivata all'ultima giornata. Nell'estate seguente, dopo aver preso parte al raduno della Juventus, il 4 settembre torna di nuovo in prestito a Genova. Resta quindi tra i pali rossoblù per tutta la stagione 2020-2021, contribuendo alla nuova salvezza dei Grifoni. Ritorno alla Juventus Concluso il prestito in Liguria, nell'estate 2021 Perin torna alla Juventus e, stavolta, resta come dodicesimo di Szczęsny, vista anche la partenza di Buffon. Il successivo 26 settembre torna a difendere i pali della porta bianconera, dopo quasi 900 giorni, giocando da titolare la partita con la Sampdoria, vinta per 3-2. Il 12 gennaio 2022, invece, gioca da titolare la Supercoppa italiana contro l'Inter, fornendo una buona prestazione, che però non basta a evitare la sconfitta dei suoi, in quella che è la prima finale giocata della sua carriera. Stante l'infortunio occorso a Szczęsny nel precampionato, Perin difende da titolare la porta juventina in avvio della stagione 2022-2023, fornendo ottime prestazioni. Nella stagione seguente gioca solo 3 partite in campionato, ma vince la Coppa Italia, giocando tutte le partite a disposizione. Per Perin si tratta della prima Coppa Italia con la maglia della Juve. A partire dalla stagione 2024-2025 eredita il numero 1 lasciato libero da Szczęsny restando a Torino come secondo portiere alle spalle del neo acquisto Michele Di Gregorio. Il 23 ottobre, nella partita di Champions League contro lo Stoccarda, eguaglia Christian Abbiati con il record di parate in una partita di Champions per un portiere della Juventus dalla stagione 2003/2004, neutralizzando anche un rigore e venendo insignito del premio di uomo partita alla fine dell'incontro. La sua performance non evita la prima sconfitta dell'anno per la Juventus. Nazionale Perin con l'Italia Under-19 nel 2010 Ha giocato in tutte le nazionali giovanili dall'Under-17 – con cui ha disputato il Mondiale di categoria nel 2009 – all'Under-21: con quest'ultima ha esordito a 17 anni, l'11 agosto 2010, sostituendo Vito Mannone in un'amichevole contro la Danimarca. Viene convocato per la prima volta in nazionale maggiore dal commissario tecnico Cesare Prandelli, in occasione dell'amichevole contro l'Inghilterra del 15 agosto 2012 a Berna. Sempre da Prandelli è convocato per il campionato del mondo 2014, come terzo portiere dietro Gianluigi Buffon e Salvatore Sirigu: è il primo portiere del Genoa ad essere convocato per un Mondiale nella storia del club. Esordisce in nazionale a 22 anni, durante la gestione di Antonio Conte, entrando nel secondo tempo della partita amichevole Italia-Albania (1-0) disputata il 18 novembre 2014 a Genova. L'infortunio al ginocchio subito nell'aprile 2016 gli impedisce di prendere parte al campionato d'Europa 2016. Rientra in gruppo con il CT Gian Piero Ventura, che lo convoca sempre come terzo portiere dietro a Buffon e al giovane Gianluigi Donnarumma. Viene confermato nel giro azzurro anche dal nuovo CT Roberto Mancini, con il quale ottiene la sua seconda presenza il 4 giugno 2018 nell'1-1 contro i Paesi Bassi, giocando per la prima volta come titolare e disputando una buona partita. Palmarès Club Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Genoa: 2008-2009 Campionato Primavera: 1 - Genoa: 2009-2010 Supercoppa Primavera: 2 - Genoa: 2009, 2010 Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2018 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2018-2019 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2023-2024 Individuale Serie B Awards: 1 - Miglior portiere: 2011-2012
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ADRIEN RABIOT https://it.wikipedia.org/wiki/Adrien_Rabiot Nazione: Francia Luogo di nascita: Saint-Maurice Data di nascita: 03.04.1995 Ruolo: Centrocampista Altezza: 188 cm Peso: 86 kg Nazionale Francese Soprannome: Duca - Cavallo Pazzo Alla Juventus dal 2019 al 2024 Esordio: 24.08.2019 - Serie A - Parma-Juventus 0-1 Ultima partita: 20.05.2024 - Serie A - Bologna-Juventus 3-3 212 presenze - 22 reti 1 scudetto 2 coppe Italia 1 supercoppa italiana Campione della Nations League 2021 con la nazionale francese Vicecampione del mondo 2022 con la nazionale francese Adrien Rabiot-Provost (Saint-Maurice, 3 aprile 1995) è un calciatore francese, centrocampista svincolato della nazionale francese, con cui è diventato vicecampione del mondo nel 2022 e ha vinto la UEFA Nations League 2020-2021. Adrien Rabiot Rabiot con la nazionale francese nel 2018 Nazionalità Francia Altezza 188 cm Peso 86 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra svincolato Carriera Giovanili 2001-2003 Créteil-Lusitanos 2003-2004 → Alfortville 2004-2008 Créteil-Lusitanos 2008 → Manchester City 2008-2009 Créteil-Lusitanos 2009-2010 Pau 2010-2012 Paris Saint-Germain Squadre di club 2012-2013 Paris Saint-Germain 6 (0) 2013 → Tolosa 13 (1) 2013-2019 Paris Saint-Germain 144 (13) 2019-2024 Juventus 212 (22) Nazionale 2010 Francia U-16 2 (0) 2011-2012 Francia U-17 5 (0) 2012 Francia U-18 1 (1) 2012-2013 Francia U-19 20 (4) 2014 Francia U-20 6 (0) 2013-2016 Francia U-21 17 (1) 2016- Francia 48 (4) Palmarès Mondiali di calcio Argento Qatar 2022 UEFA Nations League Oro Italia 2021 Biografia È figlio di Veronique Rabiot e Michel Provost, rimasto paralizzato a causa della sindrome locked-in dopo un ictus che lo colpì nel 2007 e deceduto il 25 gennaio 2019. Ha assunto il cognome della madre, la quale fa anche da sua agente nel mondo del calcio. Caratteristiche tecniche Interno di centrocampo di piede mancino, è dotato di un fisico imponente, a cui abbina una potente progressione e una buona rapidità nei movimenti palla al piede; grazie a queste caratteristiche, a volte è stato impiegato anche come terzino e come esterno sinistro di centrocampo. Fa dei suoi punti di forza la grande potenza atletica e un'ottima capacità di inserimento con e senza palla; risulta inoltre abile in fase di recupero e nel gioco aereo, per via della sua stazza. Soprannominato Cavallo Pazzo, è stato talvolta criticato per l'incostanza nelle prestazioni e per l'assenza di concentrazione in alcune fasi della gara. Carriera Club Esordi e Paris Saint-Germain Nato a Saint-Maurice, nell'Île-de-France, Rabiot ha giocato nelle giovanili di diverse squadre. Nel 2008 passa nell'academy del Manchester City. Dopo sei mesi fa ritorno in Francia, all'Union Sportive Créteil-Lusitanos. Nel 2009 si trasferisce al Pau Football Club, cittadina dei Pirenei francesi, dove viene notato dal Paris Saint-Germain, che lo acquista nel 2010. A Parigi viene convocato per la prima volta nelle nazionali giovanili francesi, collezionando due presenze nell'Under-16. Nella stagione 2012-2013 arriva il debutto tra i professionisti, sotto la guida tecnica di Carlo Ancelotti. Prestito al Tolosa Il 31 gennaio 2013 viene girato in prestito al Tolosa, squadra con cui, il 9 marzo 2013, segna il primo gol in Ligue 1, nella gara casalinga contro il Brest. A fine stagione totalizza 13 presenze ed una rete, giocando quasi tutte le gare per intero. Ritorno al Paris Saint-Germain Rabiot con la maglia del PSG nel 2013 Nella stagione 2013-2014 fa ritorno al Paris Saint-Germain. Per via degli infortuni di Marco Verratti e Thiago Motta, viene schierato diverse volte come titolare da Laurent Blanc, ritagliandosi un ruolo in pianta stabile nella formazione parigina e totalizzando 34 presenze tra campionato e coppe, con tre gol segnati. Nell'annata successiva, a causa di divergenze per il suo mancato rinnovo del contratto, viene prima escluso dalla lista per la UEFA Champions League e poi messo fuori rosa. Dopo una lunga trattativa condotta dalla madre, sua procuratrice, il 31 ottobre 2014 prolunga il proprio contratto con il PSG fino al 30 giugno 2019. Debutta in stagione il 21 novembre 2014, nella partita vinta per 3-2 sul campo del Metz; il 21 febbraio 2015 realizza la sua prima doppietta in carriera, nella vittoria per 3-1 contro il Tolosa al Parco dei Principi. Nella stagione seguente, il 9 marzo 2016, in occasione della sfida di ritorno degli ottavi di finale di UEFA Champions League contro il Chelsea, a Londra, sigla la rete del momentaneo 0-1 nella partita terminata 1-2 per i francesi, contribuendo così alla qualificazione della sua squadra ai quarti di finale. Il 29 luglio 2017 vince la Supercoppa di Francia contro il Monaco, segnando il gol del definitivo 2-1 per i parigini. Da metà gennaio 2019, data la sua volontà di non rinnovare il contratto in scadenza con i parigini nel giugno successivo, il giocatore viene messo fuori dalla prima squadra ed è costretto ad allenarsi con le riserve. Juventus Il 1º luglio 2019 viene ufficializzato il suo ingaggio a parametro zero da parte della Juventus, con la quale sottoscrive un contratto quadriennale. Esordisce con il club bianconero il 24 agosto nel match contro il Parma, subentrando al 63º minuto a Sami Khedira, partita vinta in trasferta (0-1) dalla formazione bianconera. Dopo una prima parte di stagione difficoltosa, nella seconda il rendimento cresce, tanto che il 7 luglio 2020 realizza il suo primo gol, siglando il provvisorio 1-0 nella sconfitta a San Siro contro il Milan (4-2). Poche settimane dopo si aggiudica per la prima volta lo scudetto con i bianconeri. Nella seconda stagione, il 9 marzo 2021, trova la sua prima marcatura in UEFA Champions League, segnando nei tempi supplementari della partita di ritorno degli ottavi di finale contro il Porto, l'inutile rete del 3-2, che non basta alla Juventus, eliminata per via della regola dei gol fuori casa. In campionato trova il gol in quattro occasioni e vince la Supercoppa italiana e la Coppa Italia. Il 5 ottobre 2022 trova le prime marcature stagionali in UEFA Champions League segnando una doppietta nella vittoria 3-1 contro il Maccabi Haifa. Nello stesso mese, dapprima raggiunge quota 100 presenze in Serie A in occasione del derby della Mole vinto per 1-0 il 16 ottobre; mentre il 21 ottobre segna la sua seconda doppietta stagionale, stavolta in campionato, nella vittoria interna per 4-0 contro l'Empoli, decisivo anche con una rete nel derby contro l'Inter. Il 20 aprile 2023 nel ritorno dei quarti di finale di UEFA Europa League segna il primo gol nella competizione con la Juventus, portando momentaneamente in vantaggio i bianconeri in casa dello Sporting Lisbona, nella partita pareggiata per 1-1, gol risultato determinante per l'accesso alle semifinali. Nella stagione seguente, la sua quinta in maglia juventina, Rabiot è ormai tra i punti fermi della squadra in questa fase storica: il 22 ottobre 2023, in occasione della vittoria di campionato a San Siro, nella classica contro il Milan (0-1), il francese scende in campo per la prima volta da capitano del club. Al termine dell'annata vince la sua seconda Coppa Italia in bianconero; dopodiché nelle settimane seguenti, in scadenza di contratto, si svincola dal club torinese. Nazionale Compie tutta la trafila con le varie nazionali minori francesi, fino ad esordire il 13 agosto 2013 con la nazionale francese Under-21. Nel novembre 2016 viene convocato per la prima volta in nazionale maggiore dal CT Deschamps, per la sfida contro la Svezia (valida per le qualificazioni al campionato del mondo del 2018) e l'amichevole contro la Costa d'Avorio, rispettivamente dell'11 e del 15 novembre 2016. Debutta contro la nazionale ivoriana, giocando da titolare nell'amichevole finita 0-0. In occasione del campionato del mondo del 2018 viene inserito da Deschamps tra i sostituti di eventuali infortunati prima dell'inizio della competizione, ma decide di rifiutare la convocazione. Da allora non viene più convocato per 2 anni, tornando tra i convocati della selezione francese il 28 agosto 2020 in occasione delle sfide di Nations League contro Svezia e Croazia. In occasione della sfida contro gli svedesi gioca per la prima volta in nazionale dopo l'esclusione biennale. Diviene un convocato fisso di Deschamps, tanto che il 18 maggio 2021 viene convocato per gli europei. Il 13 novembre 2021 segna il suo primo gol in nazionale nel successo per 8-0 contro il Kazakistan. Il 9 novembre 2022 è convocato dal ct Deschamps per il campionato del mondo del 2022, dove segna una rete nella partita inaugurale contro l'Australia e si laurea vice campione del mondo al termine della manifestazione. Palmarès Club Campionato francese: 6 - Paris Saint-Germain: 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2017-2018, 2018-2019 Supercoppa francese: 5 - Paris Saint-Germain: 2013, 2014, 2015, 2017, 2018 Coppa di Lega francese: 5 - Paris Saint-Germain: 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Coppa di Francia: 4 - Paris Saint-Germain: 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2019-2020 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2020 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2020-2021, 2023-2024 Nazionale UEFA Nations League: 1 - 2020-2021
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LEANDRO PAREDES https://it.wikipedia.org/wiki/Leandro_Paredes Nazione: Argentina Luogo di nascita: San Justo Data di nascita: 29.06.1994 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 75 kg Nazionale Argentino Soprannome: El Mago Alla Juventus dal 2022 al 2023 Esordio: 03.09.2022 - Serie A - Fiorentina-Juventus 1-1 Ultima partita: 04.06.2023 - Serie A - Udinese-Juventus 0-1 35 presenze - 1 rete Copa America 2021 e Mondiale 2022 con la nazionale argentina Leandro Daniel Paredes (San Justo, 29 giugno 1994) è un calciatore argentino, centrocampista della Roma, e della nazionale argentina, con cui si è laureato campione del Sud America nel 2021 e campione del mondo nel 2022. Leandro Paredes Paredes con lo Zenit San Pietroburgo nel 2018 Nazionalità Argentina Altezza 180 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Roma Carriera Giovanili 2002-2010 Boca Juniors Squadre di club 2011-2014 Boca Juniors 28 (5) 2014 → Chievo 1 (0) 2014-2015 Roma 10 (1) 2015-2016 → Empoli 33 (2) 2016-2017 Roma 27 (3) 2017-2019 Zenit San Pietroburgo 43 (7) 2019-2022 Paris Saint-Germain 72 (2) 2022-2023 → Juventus 35 (1) 2023- Roma 15 (0) Nazionale 2017- Argentina 58 (5) Palmarès Mondiali di calcio Oro Qatar 2022 Copa América Bronzo Brasile 2019 Oro Brasile 2021 Caratteristiche Nel 2012 è stato inserito nella lista dei migliori calciatori nati dopo il 1991, stilata da Don Balón. Destro naturale, abile anche nelle giocate in poco spazio, sa cavarsela con finte e doppi passi (si ispira a Juan Román Riquelme e Zinédine Zidane); inoltre è bravo a recuperare palloni, oltre a possedere un ottimo controllo di palla ed è abile a fornire assist o a concludere. Nasce trequartista, ruolo dove ha esordito nel Boca Juniors, per poi, dopo essere giunto in Europa, arretrare la sua posizione ad intermedio in un centrocampo a 3 e in seguito, con l'arrivo a Empoli, inizia a giocare stabilmente da regista. Bravo a cercare la profondità e a non perdere mai palla, si distingue anche in fase d'interdizione e per la capacità di giocare negli spazi stretti. Il suo carattere lo porta spesso a ricevere sanzioni disciplinari. Carriera Club Boca Juniors Entrato a far parte del settore giovanile del Boca Juniors a 8 anni, fa il suo esordio in campionato con la prima squadra il 7 novembre 2011, nel match casalingo contro l'Argentinos Juniors. Sarà nella stagione 2012-2013 che il giovane centrocampista s'imporrà con la maglia del Boca: a fine stagione raccoglierà 20 presenze e 4 reti. Chievo, Roma ed Empoli Il 29 gennaio 2014 viene ceduto in prestito al ChievoVerona; il trasferimento avviene con l'avallo della Roma che, terminati i posti disponibili per gli extracomunitari, lascia ingaggiare il giocatore ai veronesi. Il 4 maggio fa il suo esordio con i clivensi, debuttando in casa contro il Torino, partita persa 1-0: questa sarà anche la sua unica gara stagionale con il Chievo. Paredes alla Roma nel 2014 Il 19 luglio 2014 passa in prestito alla Roma, con opzione di riscatto dell'intero cartellino. Il 27 settembre fa il suo esordio ufficiale contro l'Hellas Verona, gara vinta 2-0 dai giallorossi, subentrando nella ripresa al posto di Nainggolan. L'8 febbraio segna la sua prima rete in campionato nella vittoria per 2-1 sul Cagliari. Il 26 febbraio 2015 fa il suo esordio in Europa League a Rotterdam contro il Feyenoord, subentrando all'83º minuto al posto di Totti, gara terminata per 2-1 per la Roma. Conclude la sua prima stagione totalizzando 13 presenze ed 1 rete. Riscattato per 4,5 milioni di euro, il 31 agosto 2015 passa in prestito secco all'Empoli, facendo il suo debutto con la maglia degli azzurri il 13 settembre nella gara interna contro il Napoli, terminata 2-2. Il 19 settembre, una sua rete contribuisce alla vittoria esterna sul campo dell'Udinese, match terminato 2-1 per i toscani. Va di nuovo a segno nella sconfitta per 5-1 contro il Napoli. Gioca 33 partite segnando 2 reti con i toscani, in cui, a partire dall'ottava giornata, è titolare da regista fornendo buone prestazioni. Nella stagione seguente (2016-2017) torna alla Roma ed esordisce in Champions League 2016-2017 contro il Porto nella ɡara d'andata dei play-off il 17 agosto 2016. Il 23 ottobre 2016 segna su punizione contro il Palermo in casa, nella vittoria per 4-1. Il secondo goal in campionato lo segna il 19 febbraio 2017 all'Olimpico, da fuori area, contro il Torino, siglando il 3-0 (finita 4-1). La terza e ultima rete coi giallorossi la realizza nel successo per 3-1 contro il Sassuolo del 19 marzo 2017. Zenit e Paris Saint-Germain Paredes in azione con la maglia dello Zenit nel 2018 Il 1º luglio 2017 viene ceduto a titolo definitivo allo Zenit San Pietroburgo, per 23 milioni di euro più altri 4 di bonus. In Russia colleziona in totale 61 presenze e 10 reti. Il 29 gennaio 2019 passa al Paris Saint-Germain per 40 milioni di euro più 5 di bonus, firmando un contratto di quattro anni e mezzo; gioca da titolare la seconda parte di stagione per poi essere relegato a riserva dalla stagione seguente, in cui riconquista un posto da titolare nel post-lockdown; qui raggiunge la finale di Champions League, in cui i parigini perdono contro il Bayern Monaco. Nella stagione 2020-21 torna a essere riserva per via dell'acquisto di Danilo Pereira. Juventus Il 31 agosto 2022 passa in prestito con diritto di riscatto alla Juventus, tornando in Italia dopo cinque stagioni. Esordisce con i colori bianconeri il 3 settembre successivo nella partita in casa della Fiorentina, pareggiata per 1-1, in cui causa un calcio di rigore, poi fallito dalla squadra viola. Tre giorni dopo, il 6 settembre, debutta con la maglia bianconera anche nella massima competizione europea al Parc des Princes contro i suoi ex compagni del Paris Saint-Germain, perdendo tuttavia per 2-1: nell'occasione ha toccato 102 palloni, raggiungendo così il primato per un calciatore juventino all'esordio nella Champions League. Il 3 maggio 2023 segna su calcio di punizione diretto il suo primo gol in bianconero nel successo casalingo sul Lecce per 2-1. A causa del rendimento pressoché negativo nel corso dell'annata, non viene riscattato dal club bianconero. Ritorno alla Roma Il 16 agosto 2023 viene riacquistato dalla Roma a titolo definitivo per 2,5 milioni, con cui sigla un contratto biennale. Il 19 agosto esordisce nella nuova stagione nella partita di campionato con la Salernitana, servendo a Belotti l'assist per il 2-2. Nazionale Nel 2011 ha preso parte con la squadra argentina al Sudamericano Under-17, competizione dove raccoglie 6 presenze e 2 reti. Nel 2017 ottiene la sua prima convocazione in nazionale maggiore da parte del commissario tecnico Jorge Sampaoli in vista dell'amichevole con Singapore del 13 giugno, battuto 6-0 dall'Albiceleste e contro il quale Paredes realizza la sua prima rete in nazionale. Non convocato per il campionato del mondo 2018, dopo la manifestazione iridata diviene titolare nel centrocampo dell'Albiceleste. Viene convocato per la Copa América 2019, dove da titolare raggiunge il terzo posto. Nel novembre del 2022, viene inserito nella rosa partecipante ai Mondiali di calcio in Qatar, che vincerà. Curiosità Paredes è vegano. Palmarès Club Campionato francese: 3 - Paris Saint-Germain: 2018-2019, 2019-2020, 2021-2022 Coppa di Francia: 2 - Paris Saint-Germain: 2019-2020, 2020-2021 Supercoppa francese: 3 - Paris Saint-Germain: 2019, 2020, 2022 Coppa di Lega francese: 1 - Paris Saint-Germain: 2019-2020 Nazionale Coppa America: 1 - Brasile 2021 Campionato mondiale: 1 - Qatar 2022
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LUCA PELLEGRINI https://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Pellegrini_(calciatore_1999) Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 07.03.1999 Ruolo: Difensore Altezza: 178 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2021 al 2022 Esordio: 11.09.2021 - Serie A - Napoli-Juventus 2-1 Ultima partita: 16.05.2022 - Serie A - Juventus-Lazio 2-2 21 presenze - 0 reti Luca Pellegrini (Roma, 7 marzo 1999) è un calciatore italiano, difensore della Lazio, in prestito dalla Juventus. Luca Pellegrini Pellegrini in azione con la squadra Primavera della Roma nel 2016 Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Lazio Carriera Giovanili 20??-20?? Cinecittà Bettini 20??-2011 N. Tor Tre Teste 2011-2018 Roma Squadre di club 2018-2019 Roma 4 (0) 2019-2020 → Cagliari 36 (0) 2020-2021 → Genoa 11 (0) 2021-2022 Juventus 21 (0) 2022-2023 → Eintracht Francoforte 9 (0) 2023- → Lazio 14 (0) Nazionale 2013 Italia U-16 16 (1) 2015 Italia U-17 12 (0) 2015 Italia U-18 3 (0) 2016-2017 Italia U-19 3 (0) 2018-2019 Italia U-20 7 (0) 2018-2020 Italia U-21 5 (0) 2020 Italia 1 (0) Palmarès Europei di calcio Under-19 Argento Finlandia 2018 Caratteristiche tecniche È un terzino sinistro, ruolo nel quale è stato lanciato dall'allenatore Roberto Muzzi ai tempi del vivaio romanista; nelle nazionali giovanili è stato anche impiegato come mezzala. È stato inserito dalla UEFA nella lista dei 50 osservati speciali per la stagione 2019-2020. Carriera Club Gli inizi a Roma Pellegrini cresce nel Cinecittà Bettini, e approda alla Roma nella stagione 2011-12 dove fa tutta la trafila delle giovanili arrivando fino alla Primavera, con la quale conquista lo Scudetto di categoria, dopo averlo vinto in precedenza sia con i Giovanissimi che con gli Allievi, la Coppa Italia Primavera e la Supercoppa Primavera. La stagione 2017-18 si rivela molto sfortunata: già in luglio, durante un'amichevole con la prima squadra, subisce la rottura del legamento crociato; rientrato in campo a dicembre, subisce un nuovo infortunio, stavolta alla rotula, durante una partita contro la Primavera del Milan. Tali sventure fisiche lo costringono a saltare buona parte dell'annata, riuscendo a collezionare appena due presenze con la formazione giovanile giallorossa. Nonostante ciò la società romana continua a riporre fiducia nel calciatore e, considerandolo un valido prospetto, sul finire dell'annata gli rinnova il contratto e lo aggrega alla prima squadra per le ultime gare di campionato. Nella stagione 2018-19 viene inserito in pianta stabile nella rosa della prima squadra di Eusebio di Francesco. Esordisce in Serie A il 26 settembre, a 19 anni, sostituendo De Rossi nel secondo tempo della partita interna contro il Frosinone, nella quale fornisce l'assist a Kolarov per il gol del 4-0 finale. Il successivo 2 ottobre esordisce nelle coppe europee e ottiene la sua prima presenza in Champions League, sostituendo Kolarov nell'ultimo quarto d'ora della seconda partita della fase a gironi vinta 5-0 contro il Viktoria Plzeň. Il 12 dicembre, dopo essere subentrato all'81' a Nzonzi, viene espulso per doppia ammonizione nell'ultima partita del girone di Champions League persa 2-1 in trasferta contro il Viktoria Plzeň. Cagliari e Genoa Ritrovatosi chiuso nel ruolo a Roma dai compagni di reparto Kolarov e Santon, il 31 gennaio 2019 viene ceduto in prestito al Cagliari sino alla fine del campionato. Il successivo 4 febbraio esordisce con la maglia rossoblù nella sfida interna contro l'Atalanta, subentrando a Padoin. Impiegato con discreta continuità dal tecnico Ronaldo Maran, in Sardegna il terzino si fa valere entrando presto in concorrenza con il più esperto Lykogiannīs. Tornato a Roma al termine del semestre isolano, il 30 giugno 2019 viene acquistato dalla Juventus per 22 milioni di euro, in uno scambio di mercato che vede coinvolto anche il bianconero Spinazzola. Tuttavia il successivo 19 agosto torna nuovamente a Cagliari, dove rimane in prestito per l'intera stagione giocando buona parte del campionato. Riaggregatosi inizialmente alla Juventus nell'estate 2020, il successivo 26 settembre viene ceduto ancora in prestito, stavolta al Genoa. Esordisce in maglia rossoblù appena il giorno dopo, nella trasferta di campionato persa 6-0 contro il Napoli; il successivo 26 novembre esordisce in Coppa Italia, giocando da titolare il derby vinto 3-1 contro la Sampdoria e valevole per il quarto turno. In questa stagione accusa numerosi problemi fisici e ottiene solamente 11 presenze in campionato. Juventus ed Eintracht Francoforte Terminato il prestito in Liguria fa ritorno alla Juventus, dove stavolta rimane in pianta stabile e con cui esordisce l'11 settembre 2021 in occasione della sconfitta per 2-1 sul campo del Napoli. Dopo un avvio in sordina, che lo vede inizialmente escluso dalla lista Champions per la prima fase, si ritaglia uno spazio sempre maggiore nelle dinamiche della squadra, sfruttando gli alti e bassi del compagno di reparto Alex Sandro; nella seconda parte di stagione fa anche il suo debutto in UEFA Champions League con la maglia bianconera, subentrando nel pareggio esterno 1-1 con il Villarreal negli ottavi di finale. Il 12 agosto 2022, Pellegrini viene ceduto in prestito all'Eintracht Francoforte. Fa il suo esordio in Bundesliga il 21 dello stesso mese, scendendo in campo da titolare nella gara casalinga pareggiata 1-1 contro il Colonia. Chiude la sua esperienza tedesca dopo 14 presenze nella prima parte di stagione, di cui 4 in Champions League. Lazio Il 31 gennaio 2023 la Juventus lo gira, di nuovo in prestito, alla Lazio, che dispone anche di un'opzione per il riscatto del giocatore. Esordisce con i biancocelesti il successivo 16 marzo, venendo schierato titolare in occasione della sconfitta per 2-1 sul campo dell'AZ Alkmaar negli ottavi di finale di UEFA Europa Conference League, che sancisce l'eliminazione della squadra capitolina dalla competizione. Il 3 aprile, nella gara vinta per 2-0 contro il Monza, esordisce in maglia laziale anche in Serie A, subentrando al 83' a Manuel Lazzari. Dopo essere ritornato in un primo momento alla società bianconera, il 17 agosto 2023 Pellegrini torna di nuovo alla Lazio, questa volta con la formula del prestito biennale con obbligo di riscatto, fissato a 4 milioni di euro. Nazionale Nazionali giovanili Ha militato in tutte selezioni giovanili a partire dall'Under-16. Viene convocato per la prima volta in nazionale Under-21 dal CT Luigi Di Biagio. Esordisce con gli Azzurrini l'11 ottobre 2018, subentrando nel secondo tempo della partita amichevole contro il Belgio (0-1) disputata a Udine. Nel 2019 partecipa al Mondiale Under-20 in Polonia, competizione chiusa al quarto posto. Prima di partecipare al Mondiale era stato preso in considerazione anche per l'Europeo Under-21 dello stesso anno. Nazionale maggiore Il 30 agosto 2019 riceve la sua prima convocazione in nazionale maggiore, da parte del CT Roberto Mancini, in occasione delle partite di qualificazione a Euro 2020 contro Armenia e Finlandia. Esordisce in nazionale l'11 novembre 2020, a 21 anni, entrando al posto di Emerson Palmieri nel secondo tempo dell'amichevole vinta 4-0 contro l'Estonia a Firenze. Il 24 gennaio 2022 viene convocato nuovamente da Mancini per uno stage in vista degli spareggi per l'accesso al campionato del mondo 2022. Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Giovanissimi Nazionali: 1 - Roma: 2013-2014 Campionato Allievi Nazionali: 1 - Roma: 2014-2015 Campionato Primavera: 1 - Roma: 2015-2016 Supercoppa Primavera: 1 - Roma: 2016 Coppa Italia Primavera: 1 - Roma: 2016-2017
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NICOLA LEGROTTAGLIE SIMONE STENTI, “HURRÀ JUVENTUS” DEL DICEMBRE 2007 Nicola Legrottaglie è nato il 20 ottobre 1976 a Gioia del Colle, in provincia di Bari. Ha mosso i primi passi nel calcio nelle giovanili del Bari, senza riuscire a esordire in prima squadra. A 20 anni, all’inizio del 1996/97 inizia infatti un lungo peregrinare in giro per l’Italia calcistica. Dalla Pistoiese – dove con mister Catuzzi diventa centrale difensivo dopo anni a centrocampo – al Prato, dalla Reggiana al Modena. Ma la squadra del destino diventa il Chievo. A Verona trascorre tre periodi diversi, l’ultimo dei quali diventa decisivo. Nel 2001/02 i veneti approdano per la prima volta in Serie A e anche Legrottaglie fa il grande salto. 13 presenze e 2 gol nella prima annata, 4 reti in 30 partite nella seconda, entusiasmante, che porta alla Nazionale di Trapattoni: esordio con la Turchia e gol con la Svizzera. Nell’estate 2003 arriva la chiamata dalla Juventus di Lippi, Campione d’Italia e reduce dalla finale di Champions League. I primi mesi sono da incorniciare. Contribuisce alla vittoria della Supercoppa Italiana con il Milan – decisivo nella rete di Trezeguet che porta la gara ai rigori – e proprio in casa del “suo” Chievo segna il primo gol in bianconero. Nel momento migliore, suo e della squadra (fino a novembre in testa al campionato), affiorano i primi sintomi della pubalgia, un problema che ne condizionerà non solo il resto della stagione – chiusa con 21 presenze totali e un’altra rete nell’ultima partita casalinga, contro la Sampdoria –, ma anche quelle successive, trascorse a Bologna (la seconda parte dopo i primi mesi con la Juve di Capello) e a Siena, dove contribuisce alla salvezza. Nel 2006 torna alla Juventus per disputare il torneo di B. Risolto definitivamente il guaio muscolare, mette la firma sul pronto ritorno in A nonostante un altro lungo stop per un infortunio alla spalla rimediato a Napoli. Il resto è cronaca di questi giorni con il ritorno in copertina grazie a una serie di prestazioni esaltanti e il rinnovo del contratto fino al 2010. C’è una vivace commedia di Peter Howitt, “Sliding doors”, in cui una radiosa Gwyneth Paltrow verifica come la vita, il suo svolgimento, la sua stessa personalità può cambiare a seconda dell’apertura o meno delle porte di un metrò. Nicola Legrottaglie si è trovato davanti a quelle porte scorrevoli un gran numero di volte: La più spettacolare delle quali questa estate, quando aveva già pronte le valigie per volare in Turchia. – Innanzi tutto, Nicola, ci puoi spiegare perché mai proprio il Besiktas? «Ah, semplice: perché era l’unica squadra che mi voleva. Soltanto qualche mese fa per tanti la mia carriera era morta e sepolta. Infatti, mi hanno chiamato solo i turchi». – Poi il destino ha voluto che all’ultimo momento non partissi e che Andrade s’infortunasse e ti liberasse il posto da titolare. «Non credo al caso. Sono un ragazzo molto credente e riconosco la volontà di Dio. È stata una mano che dal cielo mi ha aiutato e mi ha scritto un bel programma. È ovvio che mi dispiace per i compagni che si sono fatti male, ma anch’io sono stato bravo a sfruttare l’occasione concessa. Non è che, se uno si fa male, poi chi entra è automatico che faccia bene». – Dove hai trovato le motivazioni giuste? «Nel mio passato. Nel rivivere tanti momenti brutti. Nonostante fossi un privilegiato, ho passato un periodo di grande tristezza. Poi ho fatto un incontro che mi ha cambiato prospettiva». – E chi ha incontrato? «Gesù. Noi atleti siamo abituati a curare ogni dettaglio del nostro corpo, ma spesso trascuriamo la cosa che conta di più: l’anima. Invece, ho imparato a nutrire anche quella e vivo più sereno. E, di riflesso, gioco meglio». – Sì, ma nel tuo periodo buio bianconero avrai pure sbagliato qualcosa in campo? «Ma certo, c’era anche una motivazione tattica. Io arrivavo dal Chievo, una macchina in cui tutto era sincronizzato. Qui, invece, si giocava in maniera più individuale. Per cui spesso ero convinto di trovare un compagno dove invece non c’era. Questo mi spiazzava e non mi adeguavo. Per presunzione, ero convinto che fossero gli altri a doversi adeguare al mio modo di giocare. Mi credevo un campione, ma non lo ero». – Che differenza trovi tra quella Juve e quella di oggi, a parte la fin troppo evidente situazione societaria? «Il mio primo anno qui è un discorso a parte: arrivai in uno spogliatoio che aveva appena perso la Champions col Milan e il morale era quello che si può immaginare. Poi c’erano grandissimi campioni arrivati a fine carriera, come Ferrara e Montero. Insomma, una stagione sbagliata». – Nello spogliatoio, però, sembra che vi sia una specie di eredità fatta di grinta e motivazioni. «Quella non cambia mai, è il marchio Juventus. Organizzazione perfetta e tutti sintonizzati sullo stesso canale. È lo specchio della famiglia Agnelli, io ho conosciuto il Dottore e la personalità dello spogliatoio e della società è esattamente la stessa che ho visto in lui». – Quello che cambia è il trattamento degli arbitri: mai come quest’anno siete stati tartassati. «Sì, ci sono stati errori evidenti. Purtroppo, lavori tutta la settimana poi alla domenica ti scontri con questo genere di imprevisti e non puoi non rimanere male. Sono comunque convinto che siano tutti in buonafede, perché l’arbitro è come noi giocatori: al lunedì non vuole leggere critiche sul giornale e, perciò, se sbaglia sono convinto che sia il primo a rammaricarsene». – E tu il lunedì le leggi le pagelle? «Non compro i quotidiani sportivi. Se entro in un bar, magari li sfoglio, ma non vado a cercarli di proposito». – Neppure dopo il gol al Parma, quello che ha acceso la partita e coronato una tua prestazione super? «Sì, ne ho letto qualcuno che girava qui a Vinovo, ma se non lo avessi trovato avrebbe fatto lo stesso. Lo dico spesso ai miei compagni più giovani: se sapete che le critiche possono influenzarvi, saltate le pagine sportive. Lo scorno può essere grande soprattutto quando credi di aver fatto una buona gara e poi leggi critiche che non ti spieghi. Che poi è la dimostrazione che alla fine ognuno vede la sua partita». – Quali sono le partite che ti hanno emozionato di più? «Be’, quest’anno quella con la Reggina, quando ho segnato il primo gol, praticamente al mio esordio da titolare. Un significato pazzesco, considerato quello che mi era successo. Poi, più in generale, il gol in Nazionale con la Svizzera, durante la preparazione agli Europei in Portogallo». – Dove però non sei andato. «Fu una delusione tremenda. Persi la convocazione all’ultimo momento. Mi telefonò Trapattoni dicendomi che non poteva chiamare uno che soffriva di pubalgia». – Tra l’altro ci hai messo molto a guarire. «In realtà, sono guarito da poco: mi è durata cinque anni e oggi mi sento rinascere. Non riuscivano a trovarmi una piccola ernia inguinale. Ho 31 anni, ma è come se ne avessi 26». – E quindi puoi mettere nel mirino l’Europeo e forse anche Sudafrica 2010. Centrali difensivi a Donadoni servono come l’acqua nel deserto. «Be’, Cannavaro e Materazzi chi li tocca?». – Sì, ma mica sono eterni. «Le scelte le fa il ct, ma se ha bisogno di uno lì in mezzo, per me sarebbe il coronamento di un sogno». – Parlando di “Sliding doors” e mercato che svolta all’ultimo momento, tu hai cominciato presto: la prima volta eri ancora al Chievo. «Primo anno di A. Arrivavo dal Modena, 32 presenze in C1, ero convinto di far bene anche in A. Ero giovane e dunque un po’ ribelle: le prime 10 partite mister Delneri me le fa vedere tutte dalla tribuna. Ero arrabbiato, ma così arrabbiato che faccio di tutto per essere venduto al Perugia a gennaio. Bene, due giorni prima della chiusura del mercato, il mister mi invita a cena al ristorante Tre Risotti di Verona e, tra un piatto e l’altro, mi dice che sono il futuro e che conta su di me. Gli credo, rinuncio a trasferirmi e la domenica dopo sono di nuovo in tribuna. Ma mi sta pigliando in giro?». – Invece... «Invece subito dopo andiamo a Roma con la Lazio. La sera prima, senza nessun preavviso, viene da me e mi sfida: “Domani mi devi far vedere che cosa sai fare”. Quella domenica ho segnato. E non sono mai uscito dai titolari. Da allora adoro mister Delneri». – Senza rete: metti in fila le prime quattro alla fine del campionato. «Non parlo col cuore, ma provo a fare solo con la testa. Allora, prima Inter. È una squadra fuori dal normale: completissima, fisicamente troppo forte. Seconda la Roma, che pratica un gran bel calcio, ma che alla lunga può pagarlo. Ma sono proprio belli da vedere. Terzi noi, quarto il Milan». – Niente Fiorentina? «Squadra compatta, che gioca assieme da anni. Contro di noi però non li ho visti in gran spolvero». – Il Milan vi tocca a San Siro. «Che stadio! Unico al mondo: il suo urlo mette i brividi. Poi una partita con due maglie così nobili, ci sarà da divertirsi. E sarà bello giocare contro Kakà, un campione fantastico e un Atleta di Cristo, come me». – A proposito di fede, possiamo dire che ti ha regalato anche una famiglia d’adozione, qui a Torino? «Come no? La famiglia Di Gioia: Aldo, Betty, Francesca, Federica e Stefano. Condividiamo la fede e con loro mi sono ricreato una specie di habitat familiare. Sto bene davvero in loro compagnia, sono talmente integrato che spesso mi fermo a dormire da loro». – Kakà mi ha confidato che a fine carriera vorrebbe diventare pastore evangelico. Tu hai già qualche idea sul dopo? «Mi piacerebbe diventare ambasciatore della mia fede nel mondo. Magari potermi applicare nel sociale, anche per il tramite della Juventus. Un po’ come fa Leonardo con la Fondazione Milan». – Intanto, però, ti dai all’alcol. «Macché, scherziamo? Un amico possiede le Cantine Di Marco a Martina Franca e mi ha chiesto di dare il nome a un’etichetta: così è nata Tenuta Legrottaglie, primitivo di Manduria DOC. Molto buono, ma non posso esagerare, mezzo bicchiere ogni tanto». – Un bel modo per tenersi legato alle radici. «Sono molto affezionato alla provincia di Taranto, però non è che a Torino possa rimpiangere qualcosa. È una città che offre così tanto a un giovane come me! La trovo interessantissima, con piazze bellissime e una vivibilità impagabile per un calciatore. Vado in giro e nessuno mi rompe le scatole. Non potrei mai fare la vita che faccio, tanto per fare un esempio, a Roma o a Napoli. Bel vantaggio, no?». – Chiudiamo con una curiosità. Che cosa ascolti con quelle cuffione da Teletubby? «Ultimamente ascolto soltanto musica cristiana. Soprattutto prima della gara, serve per rilassarmi. Artisti i cui nomi possono dir poco al grande pubblico, ma vi segnalo Michael W. Smith e Corrado Salmé». 〰.〰.〰 Il rendimento della coppia Chiellini-Legrottaglie è ottimo, tanto che Nicola si merita il rinnovo del contratto fino al 2010 e riesce a riconquistare la Nazionale, con la quale disputa la Confederation Cup del 2009: «Il Legrottaglie dalle meches bionde, dall’aria da fighettino, con la fama di tiratardi e di donnaiolo non c’è più. Ne ho fatte di notti al Toqueville, all’Hollywood. Se stavo dieci giorni senza una donna battevo la testa contro il muro, mentre adesso sono serenissimo anche senza, perché so che la persona giusta arriverà e quando la incontrerò sarà ancora più bello». Comincia il campionato 2008-09 e, nel match di Coppa dei Campioni contro l’Artmedia Bratislava del 13 agosto, realizza il suo primo goal in Europa. Va a segno anche contro l’Atalanta in dicembre con un bel colpo di testa. Termina la stagione con 36 presenze, che lo fanno indiscusso leader della difesa bianconera. L’estate 2009 è caratterizzata dal ritorno di Cannavaro, dopo l’esperienza al Real Madrid. Logico che per il Duca gli spazi si riducano, anche se riesce a totalizzare ben 28 presenze. «Penso che siamo partiti con ambizioni troppo elevate e in corso d’opera ci siamo accorti che c’erano dei limiti. Purtroppo le cose si capiscono con il tempo. Penso che avere singoli giocatori molto validi non basti, è importante che ci sia un filo conduttore unico, che tutti mettano da parte l’io e pensino solo al bene della squadra. Forse siamo stati anche troppo osannati dalla stampa e dal pubblico in avvio di stagione. Infatti non è sbagliato il detto “l’umiltà precede la gloria”. Bisognava andarci un po’ più cauti, anche la gente si è fatta troppi castelli in aria». Il 2010-11, nonostante in panchina ci sia il suo mentore Delneri, non inizia nel migliore dei modi. Nicola è spesso relegato in panchina a causa dell’arrivo di Bonucci, il quale è impiegato con continuità al fianco di Chiellini. Il 4 novembre nella partita contro il Salisburgo si procura una lesione di primo-secondo grado del bicipite femorale destro: la prognosi è di circa 40 giorni. Rivede in campo il 16 dicembre avversario il Manchester City. Il giorno della Befana torna a vestire la maglia da titolare nella gara che vede la Juve affrontare il Parma, segnando una rete di testa su calcio d’angolo battuto da Aquilani. Purtroppo la partita terminerà 4-1 per il Parma e da quel momento comincerà il lungo periodo negativo che porterà la truppa bianconera al 7° posto consecutivo. Il 31 gennaio è acquistato a titolo definitivo dal Milan, terminando in questo modo la sua carriera in bianconero. Il suo tabellino recita 154 presenze e 9 reti, mentre il palmares è riempito (si fa per dire) da una Supercoppa italiana. Ma il Legrottaglie che ci piace ricordare è quello del campionato di Serie B, quello della rinascita: sua e della Juve. Lì abbiamo capito che Nicola era un giocatore “vero”. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/02/nicola-legrottaglie.html
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NICOLA LEGROTTAGLIE https://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Legrottaglie Nazione: Italia Luogo di nascita: Gioia del Colle (Bari) Data di nascita: 20.10.1976 Ruolo: Difensore Altezza: 190 cm Peso: 85 kg Nazionale Italiano Soprannome: Il Duca Biondo - Infradito Alla Juventus dal 2003 al 2005 e dal 2006 al 2011 Esordio: 03.08.2003 - Supercoppa italiana - Juventus-Milan 1-1 Ultima partita: 06.01.2011 - Serie A - Juventus-Parma 1-4 154 presenze - 10 reti 1 scudetto 1 supercoppa italiana 1 campionato di serie B Nicola Legrottaglie (Gioia del Colle, 20 ottobre 1976) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Nicola Legrottaglie Nazionalità Italia Altezza 190 cm Peso 85 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2014 Carriera Squadre di club 1995-1996 Bari 0 (0) 1996-1997 → Pistoiese 31 (3) 1997-1998 → Prato 26 (0) 1998-2000 Chievo 23 (0) 2000 → Reggiana 4 (1) 2000-2001 Modena 32 (1) 2001-2003 Chievo 43 (6) 2003-2005 Juventus 33 (2) 2005 → Bologna 9 (0) 2005-2006 → Siena 28 (0) 2006-2011 Juventus 121 (8) 2011 Milan 1 (0) 2011-2014 Catania 76 (8) Nazionale 2002-2008 Italia 17 (1) Carriera da allenatore 2015-2016 Akragas 2020 Pescara Biografia Il 24 marzo 2009 esce il libro che racconta la sua vita e il suo percorso religioso, dal titolo Ho fatto una promessa. Nel marzo 2010 esce il secondo libro del calciatore dal titolo Cento volte tanto. Con la fede vivo meglio, nel quale affronta alcuni temi legati alla fede – come la castità e temi etici quali l'aborto e l'introduzione della pillola Ru486 – e il suo rapporto con il mondo del calcio e dello star system rispetto ai quali non lesina giudizi negativi. Legrottaglie fa parte dell'associazione Atleti di Cristo, ente d'ispirazione cristiana evangelica ed è l'ideatore del progetto sociale e di fede "Missione Paradiso". Il 6 luglio 2013 si è sposato con la sua compagna Erika Cerboni, da cui ha avuto il figlio Pietro. Attualmente dirige una scuola calcio a Mottola. Carriera Calciatore Gli esordi Inizia la sua vita calcistica nei pulcini della squadra della sua città, Mottola, l'Inter Club Mottola, poi diventato Altritalia Mottola. Passa poi, nel 1994, nelle giovanili del Bari allenate da Lello Sciannimanico, con cui vince il Torneo di Viareggio segnando un pregevole gol, e nel 1996 si trasferisce in prestito alla Pistoiese, con cui partecipa al campionato di Serie C1. Durante la stagione 1997-1998, in cui gioca in prestito a Prato, viene acquistato in comproprietà dal Chievo e riscattato alle buste al termine del campionato. Anche a Verona, come a Bari, non trova molto spazio e viene quindi dirottato in prestito alla Reggiana prima e in comproprietà al Modena nel 2000-2001. Con la squadra emiliana vince il campionato di Serie C1 sotto la guida di Gianni De Biasi e viene soprannominato il Duca per le movenze eleganti in campo. Chievo Nell'estate del 2001, anno della storica promozione in Serie A, la comproprietà viene riscattata dal Chievo e dunque torna agli scaligeri ed esordisce nella massima serie il 14 ottobre nella trasferta contro il Brescia (2-2 il risultato finale). Segna anche il primo gol in Serie A il 17 febbraio 2002 in Lazio-Chievo 1-1. Nelle due stagioni di militanza al Chievo è uno dei protagonisti della "favola" che accompagna la squadra presieduta da Luca Campedelli, tanto da guadagnare la convocazione in Nazionale. Nella prima annata collezione 13 partite condite da due reti e nella seconda è titolare inamovibile, mettendo assieme 30 presenze e ben 4 goal. Juventus Grazie alle ottime prestazioni con la maglia clivense e azzurra diviene l'oggetto del desiderio dei grandi club italiani, finché, nella stagione 2003-2004, viene acquistato dalla Juventus, che lo strappa alla Roma. Giunto a Torino però, complice anche una fastidiosa pubalgia, non riesce ad esprimersi al meglio, vivendo una stagione avara di soddisfazioni durante la quale le sue prestazioni, come quelle di tutta la squadra nell'ultimo anno di Lippi, non sono buone. Nello stesso anno gli viene assegnato il premio "Bidone d'oro" dalla trasmissione radiofonica Catersport in onda su Radio2 come giocatore dalle peggiori prestazioni durante l'anno solare. Nella stagione 2004-2005 la società bianconera, che nel frattempo ha acquistato Fabio Cannavaro e ha da poco ingaggiato il nuovo tecnico Fabio Capello, decide di mandarlo in prestito, dapprima al Bologna, nel gennaio 2005, e poi al Siena, nella stagione 2005-2006, riportandolo in bianconero solo nel luglio del 2006. Il periodo di crisi coinciso con l'arrivo alla Juventus, termina nel 2006 quando, durante la stagione al Siena, Tomás Guzmán lo avvicina al movimento "Atleti di Cristo". Ora frequenta la chiesa evangelica e una comunità di Beinasco e sostiene che la fede in Gesù gli ha permesso di cambiare vita e tornare a giocare ad ottimi livelli. Al suo ritorno a Torino, nella stagione 2006-2007 con Didier Deschamps come allenatore, non è titolare, ma con 10 presenze contribuisce alla vittoria del campionato di Serie B. La Juventus riconquista quindi immediatamente la massima serie, dalla quale era stata esclusa per decisione del giudice sportivo, in seguito alla vicenda Farsopoli. Nella stagione 2007-2008 disputa da titolare il campionato di Serie A ancora in maglia bianconera. Iniziata la stagione come riserva, a causa dell'infortunio di Jorge Andrade e delle cessioni invernali di Jean-Alain Boumsong e Domenico Criscito, si è ritagliato un posto fra i titolari, inanellando un'ottima serie di prestazioni e realizzando 3 gol. Il 30 ottobre 2007 ha rinnovato fino al 30 giugno 2010 il contratto che lo lega alla Juventus. Nella prima gara ufficiale della stagione 2008-2009, l'andata del terzo turno preliminare della Champions League contro l'Artmedia Bratislava del 13 agosto, realizza il suo primo gol in Europa. Va a segno anche contro l'Atalanta nel dicembre 2008 con un colpo di testa. Dopo un'ottima stagione giocata da titolare, nella stagione 2009-2010 si riconferma fra i protagonisti nonostante il ritorno di Fabio Cannavaro, collezionando 19 presenze e una rete contro il Livorno. La stagione 2010-2011 non inizia nel migliore dei modi, collezionando numerose panchine a causa dell'arrivo alla Juventus del difensore centrale Leonardo Bonucci, il quale viene impiegato con continuità al fianco di Giorgio Chiellini. Il 4 novembre 2010 nella partita casalinga di Europa League contro il Salisburgo si procura una lesione di primo/secondo grado del bicipite femorale destro, la prognosi è di circa 40 giorni. Ritorna in campo il 16 dicembre 2010 nella partita casalinga di Europa League contro il Manchester City (1-1). Torna titolare nella gara di campionato del 6 gennaio 2011 contro il Parma, segnando una rete di testa su calcio d'angolo battuto da Alberto Aquilani; la partita terminerà 1-4 per il Parma. Milan Il 31 gennaio 2011 viene acquistato a titolo definitivo dal Milan, con cui firma un contratto fino al 30 giugno 2011. Il giorno seguente esordisce in maglia rossonera contro la Lazio, partita nella quale entra nell'intervallo per sostituire l'infortunato Daniele Bonera ed è costretto a sua volta ad uscire anzitempo dal campo per uno scontro con il laziale Libor Kozák. Non sceso più in campo, il 7 maggio 2011 ha comunque festeggiato lo scudetto, a due giornate dal termine del campionato grazie allo 0-0 contro la Roma. A fine stagione Legrottaglie e il Milan non rinnovano il contratto, si chiude così la sua esperienza in rossonero con una sola presenza. Catania Il 24 agosto 2011 passa al Catania a titolo definitivo, sottoscrivendo un contratto biennale, quindi fino al 30 giugno 2013. Il 2 ottobre successivo, al debutto stagionale, realizza il gol del momentaneo 0-1 sul campo del Novara in Novara-Catania (3-3). In tre stagioni disputa 80 partite e segna 8 gol. In quegli anni il Catania ottiene l'11º posto del 2012, l'8º posto del 2013 e la retrocessione del 2014, anno in cui Legrottaglie decide di ritirarsi. Nazionale Veste la prima maglia azzurra nel 1994 nella rappresentativa Under-18. Grazie alle ottime prestazioni nel ChievoVerona viene convocato in Nazionale dal c.t. Trapattoni, esordendo con gli Azzurri a 26 anni, il 20 novembre 2002 nella gara amichevole Italia-Turchia (1-1), giocata a Pescara. Alla sua terza presenza, il 30 aprile 2003, riesce a realizzare una rete nella partita amichevole giocata contro la Svizzera. Il 17 agosto 2008 viene richiamato in Nazionale, dopo quattro anni di assenza, dal c.t. Marcello Lippi, che lo convoca in sostituzione del suo compagno di squadra Chiellini vittima di un infortunio. Scende quindi in campo il 20 agosto, entrando nel secondo tempo dell'amichevole Italia-Austria (2-2) giocata a Nizza. Dopo essere rientrato nel gruppo, viene inserito nella lista dei 23 convocati per la Confederations Cup 2009 in Sudafrica dove gioca una partita della fase a gironi contro gli Stati Uniti (vinta per 3-1) e nella quale l'Italia viene eliminata nel primo turno. Allenatore Akragas Il 25 luglio 2015 viene chiamato dall'Akragas, squadra promossa in Lega Pro, per svolgere il ruolo di allenatore nella stagione calcistica 2015-2016. Dopo aver ottenuto una serie di risultati deludenti, il 17 gennaio 2016 decide di dimettersi, pur lasciando un ottimo ricordo nella città di Agrigento, come ad esempio avere coinvolto gli atleti professionisti in piccoli lavori di manutenzione dello stadio Esseneto. È sostituito da Pino Rigoli il 19 gennaio seguente. Pescara Il 20 gennaio 2020 viene chiamato ad allenare la prima squadra dopo le dimissioni di Luciano Zauri. Cinque giorni dopo, debutta vincendo contro il Pordenone secondo in classifica per 0-2 riportando la squadra in zona play-off. Dopo il successo in terra friulana viene confermato alla guida tecnica del club. Palmarès Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2003 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Campionato italiano: 2 - Juventus: 2004-2005, Milan: 2010-2011
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Alessio Secco - Direttore Sportivo-Team Manager
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
ALESSIO SECCO https://it.wikipedia.org/wiki/Alessio_Secco Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 05.01.1970 Ruolo: Addetto Stampa - Team Manager - Direttore Sportivo Dirigente della Juventus dal 1995 al 2010 Addetto Stampa dal 1995 al 2000 Team Manager dal 2000 al 2006 Direttore Sportivo dal 2006 al 2010 Alessio Secco (Torino, 5 gennaio 1970) è un dirigente sportivo italiano. Biografia Alessio è figlio del ragioniere Sergio Secco, ex impiegato della Juventus e braccio destro di Boniperti durante la sua presidenza. Carriera Entra a far parte dello staff della Juventus nel 1995, inizialmente come addetto stampa, in seguito inizia a operare dalla stagione 2000-2001 come team manager e infine, dopo la vicenda Farsopoli, diviene direttore sportivo, ricevendo l'incarico il 23 maggio 2006. Dopo l'incidente occorso il 3 maggio 2008, una volta tornato operativo, si è subito rimesso al lavoro e, col contributo di Blanc, ha permesso l'arrivo a Torino del centravanti Amauri, acquistato dal Palermo. Il 14 maggio 2010 rassegna le dimissioni dopo quindici anni di permanenza nella società bianconera. L'8 luglio 2012 viene ingaggiato dal Modena, club nel quale ricoprirà il ruolo di direttore generale. Il 3 luglio 2013 dopo quasi un anno rassegna le dimissioni per approdare al Padova. Il 3 luglio 2013 diventa il direttore sportivo del Padova. Lo stesso giorno in accordo con il presidente Diego Penocchio, affida l'incarico di responsabile tecnico della prima squadra a Dario Marcolin, con lui al Modena. Il 29 agosto entra nel consiglio direttivo del Settore Tecnico della FIGC come rappresentante per la Lega Serie B. Il 4 gennaio 2014 interrompe consensualmente il rapporto con il Padova. Vicende giudiziarie Nel dicembre del 2007 è stato accusato di intrattenere rapporti professionali con Luciano Moggi, al momento inibito per cinque anni e quindi impossibilitato a operare nel mondo del calcio. È stato anche ascoltato dalla Procura Federale nel merito della vicenda, ma infine assolto da ogni accusa. Il 16 luglio 2008 è stato inibito per un mese dalla Procura per aver trattato la cessione di Criscito al Genoa con il presidente rossoblu Enrico Preziosi, anch'egli già inibito in via definitiva dalla giustizia sportiva. Vita privata Secco è sposato e ha due figli. -
DARIO KNEZEVIC Vive il suo momento di gloria nell’estate 2008, quando è al centro di una vicenda di calciomercato tra Juventus e Torino, entrambe interessate al suo acquisto. Le due società torinesi se lo litigano manco fosse Maradona e la disputa propone situazioni al limite del grottesco. Il presidente del Livorno Spinelli (detentore del suo cartellino) firma un accordo di cessione con la società granata ma, nella notte del 30 giugno 2008, il direttore sportivo juventino Secco e quello labronico Signorelli, raggiungono un accordo sulla base di un prestito annuale con diritto di riscatto a favore della società bianconera. Il presidente granata è furioso ma Spinelli lo rassicura: «Non permetterò a Knežević di sostenere le visite mediche per la Juventus». Cairo decide allora di schiacciare l'acceleratore sulla trattativa e definire l'offerta da sottoporre al croato. Poi, la svolta. «Knežević giocherà in una delle prime quattro squadre del campionato», aveva detto Spinelli a Secco. Prima di cedere a Cairo la metà del difensore, vietare le visite mediche, fare marcia indietro e consegnare il difensore croato alla Juventus. «Non credo che si possa vendere un giocatore due volte – sono le parole del presidente granata – è una questione di buona fede». Nessun caso, invece, per Alessio Secco: «Dieci giorni fa mi sono accordato verbalmente con il presidente Spinelli, il giocatore non ha firmato nessun altro contratto oltre al nostro, dal punto di vista federale ogni altro accordo è da ritenersi nullo. La Juve depositerà il contratto oggi o domani. Siamo sereni, perché abbiamo le tre firme: quella di Knežević, quella del Livorno e la nostra. È un prestito oneroso con opzione di riscatto della metà a fine stagione». Il presidente labronico cerca di fare chiarezza: «Il Torino si era impegnato molto per prendere il giocatore. Cairo lo voleva ma sui contratti la cosa più importante è la firma del giocatore, che invece si è accordato con la Juventus». Deciso il suo futuro, Dario va tranquillo a giocare gli Europei in Svizzera e Austria ma, durante la partita contro la Polonia, in uno scontro con il proprio portiere, Vedran Runje, si procura uno stiramento ai legamenti del ginocchio sinistro. Dopo il giudizio positivo dello staff medico, diventa a tutti gli effetti un giocatore della Juventus. «Le visite mediche hanno avuto un esito positivo – afferma Agricola, medico bianconero – è stata riscontrata un'infiammazione a livello osseo del ginocchio, per guarire sono necessari trenta-trentacinque giorni di inattività e lavoro differenziato, ma è una situazione risolvibile a breve. A fine luglio dovrebbe iniziare ad allenarsi con la squadra». Esordisce in maglia bianconera il 30 settembre 2008 nella gara di Champions League pareggiata 2-2 contro il Bate, a Borisov. È schierato anche nelle due partite di campionato, contro il Palermo e il Napoli; le prestazioni di Dario e dei suoi compagni, sono disastrose e la squadra bianconera subisce due clamorose sconfitte. E non finisce qui, perché la malasorte è in agguato. Nella gara disputata il 29 ottobre contro il Bologna, infatti, subisce un nuovo infortunio al ginocchio sinistro con relativo distacco di un frammento cartilagineo; è operato il 2 novembre e non ha più nessuna possibilità di scendere nuovamente in campo. Il 15 giugno 2009 torna ufficialmente al Livorno. FABIO ELLENA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’AGOSTO 2008 Sembra esserci un filo speciale che unisce la Juventus e i difensori croati. Dal 1991 (anno in cui l’ex stato jugoslavo ha ottenuto l’indipendenza calcistica) a oggi sono già stati in quattro ad aver indossato la maglia della Juventus. Una tradizione iniziata con Robert Jarni, proseguita con Igor Tudor, arricchita con Robert Kovač e adesso completata con Dario Knežević, che giunge quindi a Torino forte delle esperienze positive dei connazionali che lo hanno preceduto. Knežević arriva dopo due anni passati già in Italia, a Livorno, e lo fa in punta di piedi, come ogni giovane che sa di approdare nel club giusto per il grande salto. Un ragazzo che vuol far parlare di sé per le prestazioni sul campo e non per questioni esterne. Come successo, suo malgrado, prima del suo ingaggio. Messo al centro di un fantomatico derby di mercato, in realtà mai esistito. «Rispetto il Torino, ma il mio sogno fin da bambino era quello di giocare in un grande club e la Juventus è il più grande di tutti. Per questo non ho mai avuto dubbi su cosa scegliere». Parole che fanno meritare a Dario subito un posto speciale nell’affetto dei tifosi, in attesa di poter mostrare le qualità che hanno convinto la società bianconera a ingaggiarlo e aspettarlo, in attesa della guarigione dall’infortunio patito agli Europei. Una carta comunque importante, quella della rassegna continentale. Tre gare giocate con la maglia della Croazia, a detta di tutti una delle formazioni che più hanno impressionato, prima di incappare in un finale mozzafiato con la Turchia. Infortunio a parte, un’esperienza che Knežević si tiene stretta e che potrà far fruttare anche in bianconero. Inutile nasconderlo. La chiamata della Juventus rappresenta il top della carriera per il ventiseienne di Fiume, che solo nel 2006 ha lasciato il suo paese per approdare a Livorno. In Toscana si è fatto notare non solo in fase difensiva, ma anche per le sue incursioni in zona goal. Quattro reti in due stagioni sono un biglietto da visita in più da presentare. Il ragazzo croato completa una zona, quella centrale di difesa, in cui potrà imparare tanto da gente del calibro di Chiellini, Legrottaglie e Mellberg. «So di arrivare in un gruppo dove giocano tanti campioni – ha confessato – e tra questi alcuni grandi difensori. Ma la concorrenza non mi spaventa, Sono qui per imparare e a ogni allenamento avrò modo di farlo». Maestri importanti a Torino, proprio come in Nazionale lo è stato l’ex juventino Robert Kovač. «Lui è sempre stato il mio idolo e giocargli insieme con la Croazia mi è servito tanto. Mi ha parlato molto bene dell’esperienza qui alla Juve, mi piacerebbe poter fare bene quanto ha fatto lui». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2009/06/dario-knezevic-nasce-fiume-in-croazia.html
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DARIO KNEZEVIC https://it.wikipedia.org/wiki/Dario_Knežević Nazione: Croazia Luogo di nascita: Rijeka (Fiume) Data di nascita: 20.04.1982 Ruolo: Difensore Altezza: 184 cm Peso: 80 kg Nazionale Croato Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2009 Esordio: 30.09.2008 - Champions League - Bate Borisov-Juventus 2-2 Ultima partita: 29.10.2008 - Serie A - Bologna-Juventus 1-2 4 presenze - 0 reti Dario Knežević (Fiume, 20 aprile 1982) è un ex calciatore croato, di ruolo difensore. Dario Knežević Nazionalità Croazia Altezza 184 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2015 Carriera Giovanili Orijent Rijeka Squadre di club 2000-2002 Orijent 30 (1) 2002-2006 Rijeka 89 (0) 2006-2008 Livorno 46 (4) 2008-2009 → Juventus 4 (0) 2009-2012 Livorno 84 (0) 2012-2015 Rijeka 59 (0) 2014-2015 → Rijeka II 8 (0) Nazionale 2006-2009 Croazia 13 (1) Caratteristiche tecniche Può ricoprire il ruolo di terzino destro o sinistro, ma il suo ruolo prediletto rimane quello di difensore centrale. Carriera Club Rijeka Cresce in Croazia giocando per il club della sua città natale, l'HNK Rijeka, con la cui maglia conquista due Coppe di Croazia consecutivamente nel 2004/05 e nel 2005/06. Dopo un brillante inizio di carriera si guadagna la nazionale, con la quale gioca in amichevole a Livorno contro l'Italia, campione del mondo in carica, il 16 agosto 2006. Durante la partita mette in mostra le sue doti tecniche, marcando ottimamente Cristiano Lucarelli che, stupefatto della prestazione, consiglia l'acquisto al suo presidente, Aldo Spinelli. Nello stesso mese di agosto, il Livorno si aggiudica il cartellino, per la cifra di 500.000 euro, facendogli firmare un contratto triennale fino al 2009. Livorno Giunto a Livorno, esordisce in Serie A il 25 ottobre nella sconfitta al Meazza contro l'Inter 4-1, ma conferma nel prosieguo della stagione le aspettative, dimostrando le ottime qualità ed impressionando soprattutto per la sicurezza in fase difensiva. Un infortunio lo tiene fuori dai campi di gioco per mesi, lasciandolo per il resto della stagione in attesa del recupero. Nonostante lo stop, le poche gare giocate, 11 nella prima stagione con una rete, basta alla società per confermarlo per l'anno successivo, concedendogli un posto da titolare, nel centro della difesa. Nella seconda stagione in maglia livornese gioca 35 partite, realizzando 3 reti. Juventus Nell'estate successiva è al centro di una vicenda di calciomercato tra Juventus e Torino, entrambe interessate al suo acquisto. Inizialmente il presidente Spinelli lascia intendere di averlo ceduto ad una delle prime quattro classificate, per poi siglare l'accordo per la cessione con la società granata. Nella notte del 30 giugno, tuttavia, è il direttore sportivo juventino Alessio Secco a raggiungere l'accordo con lui ed il direttore generale del Livorno Elio Signorelli, sulla base di un prestito annuale per 700 000 euro con diritto di riscatto a 1,5 milioni per la società bianconera. Dopo il giudizio positivo dello staff medico riguardo al ginocchio infortunato, diventa a tutti gli effetti un giocatore della Juventus. Esordisce in maglia bianconera il 30 settembre nella gara di Champions League pareggiata 2-2 contro l'FC BATE a Barysaŭ, nella gara disputata il 29 ottobre contro il Bologna subisce un infortunio al ginocchio sinistro ed il relativo distacco di un frammento cartilagineo per cui viene operato il 2 novembre con prognosi di 90 giorni. Nazionale Esordisce nella Nazionale di calcio croata il 1º febbraio 2006 contro Hong Kong, gara in cui realizza anche la prima rete con la maglia biancorossa. Dopo la stagione 2007-2008 viene convocato per l'Europeo in Svizzera ed Austria dal CT croato Slaven Bilić. Durante la terza gara della competizione, giocata da titolare contro la Polonia, in uno scontro con il suo portiere Vedran Runje si procura uno stiramento ai legamenti del ginocchio sinistro. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa di Croazia: 3 - Rijeka: 2004-2005, 2005-2006, 2013-2014 Supercoppa di Croazia: 1 - Rijeka: 2014
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FABIO BALBIS Nazione: Italia Luogo di nascita: Aosta Data di nascita: 08.01.1994 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2012 al 2013 Esordio: 16.08.2012 - Amichevole - Juventus-Juve Primavera 5-1 0 presenze - 0 reti
