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NICOLA AVITABILE Nazione: Italia Luogo di nascita: Castellammare di Stabia (Napoli) Data di nascita: 01.01.1985 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2004 al 2005 Esordio: 10.07.2004 - Amichevole - Selezione Salice Terme-Juventus 0-4 Ultima partita: 13.07.2004 - Amichevole - Alessandria-Juventus 0-5 0 presenze - 0 reti
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ANGELO ALBERTONI https://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Albertoni Nazione: Italia Luogo di nascita: Piacenza Data di nascita: 01.09.1904 Luogo di morte: Piacenza Data di morte: -.-.1987 Ruolo: Mediano Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1918 al 1919 Esordio: 22.06.1919 - Amichevole - Livorno-Juventus 0-1 0 presenze - 0 reti Angelo Albertoni (Piacenza, 1º settembre 1904 – 1987) è stato un calciatore italiano, di ruolo mediano. Angelo Albertoni Nazionalità Italia Calcio Ruolo Mediano Termine carriera 1934 Carriera Squadre di club 1922-1924 Casale 42 (0) 1924-1925 Livorno 8 (0) 1925-1929 Casale 100 (4) 1929-1931 Genova 1893 55 (1) 1931-1933 Pro Patria 36 (0) 1933-1934 Siracusa ? (?) 1934-1935 Ravenna 22 (1) Carriera da allenatore 1934-1935 Ravenna 1937-1938 Monza Carriera Centromediano metodista, dopo gli esordi nel Casale disputò una stagione nel Livorno, prima di far ritorno al Casale: qui rimase fino al 1929, totalizzando 100 presenze e 4 reti. Posto in lista di trasferimento dai piemontesi, si trasferì al Genova 1893. Con il Grifone esordì nella Serie A a girone unico il 6 ottobre 1929 nel pareggio per 3-3 sul campo della Pro Vercelli. In rossoblù disputò due campionati, il primo dei quali concluso al secondo posto dietro all'Ambrosiana-Inter, prima di tornare alla Pro Patria, sempre nella massima serie. Nel campionato 1931-1932 contribuì al piazzamento di centro classifica della formazione bustocca, mentre nella stagione successiva non evitò la retrocessione nella serie cadetta. Conclue la carriera nelle serie inferiori, con Siracusa e Ravenna, con quest'ultima come allenatore-giocatore; in seguito, allenò anche il Monza nella stagione 1937-1938.
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Angel Di Maria: in corso le visite mediche
Socrates ha risposto al topic di Morpheus © in Archivio Calciomercato
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LEONARDO LORIA Nazione: Italia Luogo di nascita: Erice (Trapani) Data di nascita: 28.03.1999 Ruolo: Portiere Altezza: 195 cm Peso: 85 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2016 al 2018 e 2019-2020 0 presenze - 0 reti subite 07/2022 - 06/2024 AC Pisa Goalkeeper Monopoli Italy Goalkeeper 07/2021 - 06/2022 #1 09/2020 - 07/2021 AC Pisa Goalkeeper 12/2018 - 08/2020 Juventus II Goalkeeper 04/2019 - 06/2019 Juventus Goalkeeper 07/2016 - 06/2019 Juventus [Youth] Goalkeeper 12/2017 - 06/2018 Juventus Goalkeeper 10/2016 - 06/2017 Juventus Goalkeeper 07/2015 - 06/2016 Juventus [Youth B] Goalkeeper https://www.worldfootball.net/player_summary/leonardo-loria/
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SALVATORE LOMANNO Nazione: Italia Luogo di nascita: Botricello (Catanzaro) Data di nascita: 03.01.1959 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1977 al 1978 Esordio: 17.11.1977 - Amichevole - Cuneo-Juventus 3-1 0 presenze - 0 reti
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LEANDRO RINAUDO Toccata e fuga per questo sfortunatissimo giocatore palermitano, approdato a Torino nell’ultimo giorno del mercato estivo edizione 2010. Proveniente dal Napoli, il sodalizio juventino si assicura le sue prestazioni con la formula del prestito oneroso di 600.000 euro, con diritto di riscatto fissato a cinque milioni pagabili in tre rate. Fa il suo esordio con la maglia bianconera il 26 settembre in Juventus-Cagliari (4-2), impiegato come terzino destro; sostituito al 75’ da Nicola Legrottaglie termina così la sua prima e ultima presenza juventina. Infatti, il 6 ottobre è sottoposto a un intervento di erniectomia. Quindi, ancora in fase di recupero da questo infortunio, il 3 marzo 2011 subisce un intervento al tendine di Achille che lo costringe ad altri tre mesi di stop. Finito il periodo di prestito, la Juventus non può fare altro che non esercitare il diritto di riscatto e Rinaudo fa ritorno all’ombra del Vesuvio. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/leandro-rinaudo.html
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LEANDRO RINAUDO https://it.wikipedia.org/wiki/Leandro_Rinaudo Nazione: Italia Luogo di nascita: Palermo Data di nascita: 09.05.1983 Ruolo: Difensore Altezza: 191 cm Peso: 78 kg Soprannome: Terapia d'Urto Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 26.09.2010 - Serie A - Juventus-Cagliari 4-2 1 presenza - 0 reti Leandro Rinaudo (Palermo, 9 maggio 1983) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Leandro Rinaudo Rinaudo al Vicenza nel 2016 Nazionalità Italia Altezza 191 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2016 - giocatore Carriera Giovanili 1991-2002 Palermo Squadre di club 2002-2003 → Varese 7 (0) 2003-2004 → Salernitana 24 (0) 2004-2005 → Cesena 36 (1) 2005-2006 Palermo 10 (0) 2006-2007 → Siena 27 (1) 2007-2008 Palermo 22 (2) 2008-2010 Napoli 37 (1) 2010-2011 → Juventus 1 (0) 2011-2012 Napoli 0 (0) 2012 → Novara 5 (0) 2012-2013 Napoli 0 (0) 2013-2014 Livorno 21 (1) 2014-2015 Virtus Entella 8 (0) 2015 → Bari 11 (0) 2015-2016 Vicenza 4 (0) Biografia Palermitano del quartiere Kalsa, da ragazzino aiutava il padre gommista in bottega. È stato per due anni compagno di classe di Pietro Accardi all’Istituto Alberghiero. È sposato con una donna campana, conosciuta durante il periodo di Salerno, ed è padre di due gemelli: Francesco e Federico. È stato testimone di nozze di Erjon Bogdani, suo amico ed ex compagno di squadra alla Salernitana e al Siena. Carriera Esordi col Palermo e vari prestiti Dopo aver fatto tutta la trafila nel settore giovanile del Palermo, il 10 gennaio 2001 riceve la prima convocazione in carriera (per il ritorno degli ottavi di Coppa Italia Serie C perso dai rosanero per 2-1 in trasferta contro il Catania). Nella stagione 2002-2003 è ceduto al Varese, dove a fine stagione conta 7 presenze. La stagione seguente si afferma vestendo la maglia della Salernitana e nel campionato di Serie B disputa 24 gare. Il Palermo poi manda nuovamente in prestito il giocatore, precisamente al Cesena il 26 agosto 2004, dove vive una buona stagione con 36 presenze ed un gol. Il rendimento confermato nella squadra romagnola fa sì che nella stagione 2005-2006 rimanga per la prima volta a Palermo, dove colleziona solamente 10 presenze in campionato ma esordisce in Coppa UEFA, realizzando anche una doppietta contro il Brøndby IF. La stagione successiva viene girato in prestito al Siena dove disputa un campionato da titolare, giocando 27 partite e segnando una rete, proprio contro i rosanero. Nell'estate del 2007 viene richiamato a Palermo, dove indossa la maglia numero 77, in ricordo della nonna morta a questa età. Napoli e vari prestiti Il 4 giugno 2008 viene ufficializzato il suo passaggio al Napoli per circa 6 milioni di euro. Il difensore palermitano sottoscrive con i partenopei un contratto quinquennale da 800.000 euro a stagione. Le sue prime reti con la maglia azzurra arrivano in Coppa UEFA, realizzando una doppietta contro il Vllaznia il 28 agosto 2008. In campionato colleziona 17 presenze, di cui 13 dal primo minuto. Il 7 marzo 2010, in Bologna-Napoli (2-1), segna il primo gol in campionato con la maglia del Napoli. Il 31 agosto, nell'ultimo giorno di calciomercato, viene prelevato dalla Juventus con la formula del prestito oneroso di 600.000 euro con diritto di riscatto fissato a 5 milioni pagabili in tre rate. Fa il suo esordio con la maglia bianconera il 26 settembre in Juventus-Cagliari (4-2), impiegato come terzino destro; esce poi al 75' per far posto a Nicola Legrottaglie. Resta l'unica presenza della stagione, pesantemente condizionata dai problemi fisici: il 6 ottobre viene sottoposto ad un intervento di erniectomia, quindi, ancora in fase di recupero da questo problema, il 3 marzo 2011 subisce un intervento al tendine di Achille che lo costringe a tre mesi di stop. Finito il prestito, la Juventus non esercita il diritto di riscatto e il giocatore fa ritorno al Napoli. Mai utilizzato nel corso della stagione, nella sessione invernale di calciomercato, il 10 gennaio 2012, passa in prestito al Novara. Esordisce con la maglia del Novara alla prima partita utile, nella 18ª giornata di campionato disputata il 15 gennaio seguente persa contro il Cesena per 3-1 in trasferta, in cui realizza un'autorete e commette un fallo da rigore poi sbagliato da Antonio Candreva. Chiude la stagione con la retrocessione, dopo 5 presenze con la maglia del Novara. Tornato al Napoli, non viene convocato per il ritiro precampionato. Mai utilizzato in partite ufficiali nonostante si allenasse regolarmente, il 30 giugno 2013 rimane svincolato per fine contratto. Livorno Il 22 luglio seguente parte per il ritiro a Coverciano dei calciatori svincolati sotto l'egida dell'Associazione Italiana Calciatori; contestualmente segue il corso per allenatori. Il 30 agosto 2013 viene ingaggiato dal Livorno, neo-promosso in Serie A, con cui già si allenava in prova, e il 29 settembre seguente segna il gol del momentaneo 1-1 contro l'Hellas Verona, nella partita conclusasi con la vittoria avversaria per 2-1. In campionato colleziona 21 presenze e una rete. Dopo la retrocessione in Serie B, il club toscano non fa valere l'opzione per il prolungamento del contratto e il giocatore si svincola il 30 giugno successivo. Le esperienze in B con Entella, Bari e Vicenza Il 31 luglio 2014 firma un contratto biennale con la Virtus Entella, neopromossa in Serie B. Gioca solo 8 partite finendo ai margini della squadra in seguito alla brutta prestazione in Pro Vercelli-Entella 2-0 del 22 novembre; questa è la sua ultima partita in biancoceleste perché esattamente due mesi dopo, il 22 gennaio 2015, passa in prestito al Bari in cambio dei prestiti di Antonio Rozzi e Alessandro Ligi. Qui ritrova Davide Nicola, suo mister al Livorno. Debutta due giorni dopo in Perugia-Bari 1-1 sostituendo Galano al 71º. Il 14 febbraio in Bari-Vicenza 0-1, prima partita da titolare con i galletti, tocca quota 200 presenze nei vari campionati professionistici. Tornato all'Entella per fine prestito, viene messo fuori rosa e il 20 settembre viene ceduto al L.R. Vicenza con cui firma un contratto annuale. Dopo sole 4 presenze, il 20 gennaio 2016 rescinde il contratto con i biancorossi. Dopo il ritiro Nell'estate 2016 è collaboratore e osservatore per il Venezia per conto di Giorgio Perinetti, suo dirigente a Siena e Palermo. Nell'estate 2017 lancia la sua nuova immagine online LR83 con il consulente Marco Coco. Dopo l'addio di Perinetti al club veneto, il 7 ottobre 2017 diventa il nuovo responsabile dell'area tecnica del Venezia. Il 14 giugno 2018 lascia l'incarico, venendo sostituito da Valentino Angeloni. Nella stessa giornata viene ingaggiato dalla Cremonese come nuovo direttore sportivo. Il 28 febbraio 2019 viene sollevato dall'incarico. Il 3 agosto dello stesso anno viene ufficializzato il suo ritorno a Palermo dove ricoprirà il ruolo di direttore tecnico della neonata S.S.D. Palermo. A partire dalla stagione 2020/2021 diviene il Responsabile del settore giovanile. Nel luglio del 2022, sostituisce il dimissionario Renzo Castagnini come direttore sportivo del club. Il suo rapporto con il Palermo si conclude al termine della stagione 2023-2024, alla scadenza naturale del suo contratto.
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MANUELE BLASI Nasce a Civitavecchia in provincia di Roma, il 17 agosto 1980. Cresce nella società giallorossa, senza però mai scendere in campo; nell’estate del 1998, viene ceduto a un’altra compagine giallorossa, il Lecce. In Puglia rimane solamente quella stagione, poi ritorna alla Roma, con la quale disputa solamente cinque gare. Il primo campionato del nuovo secolo lo affronta con la maglia del Perugia; finalmente, Manuele può esprimere tutte le sue potenzialità, che sono enormi. Blasi è un giocatore dotato di notevoli doti dinamiche e di grande generosità, anche se, spesso, incorre in ammonizioni per l’eccessiva foga e impetuosità. È molto apprezzato e stimato per la sua grande generosità, essendo una persona di grande umiltà e bontà di animo; per gli stessi motivi, è considerato molto capace di creare la coesione all’interno di una squadra. Rimane in Umbria fino all’estate del 2003, quando viene ceduto al Parma: l’avventura nella città ducale non è per niente fortunata. Manuele è trovato positivo al Nandrolone che gli costa, com’era successo qualche anno prima a Edgar Davids, una squalifica di sei mesi. Ma non tutto il male viene per nuocere. Blasi, infatti, è acquistato dalla Juventus ed esordisce anche in Nazionale, nella sfortunata partita di esordio di Marcello Lippi, contro l’Islanda, il 18 agosto 2004. Nella stessa estate, Manuele si presenta nel ritiro bianconero, dove trova Fabio Capello; schierato di fianco ad un fuoriclasse come Emerson, Blasi disputa un campionato di grandissimo livello, che culmina con la conquista dello scudetto. Forte delle sue trentacinque presenze, si presenta alla partenza del campionato successivo, con la stessa voglia di essere un protagonista. La Juventus, nel frattempo, si è rafforzata con l’arrivo di Patrick Vieira: il fuoriclasse francese va a occupare il posto in mezzo al campo occupato da Blasi, relegandolo in panchina. L’infortunio di Zebina, però, lo aiuta in modo inaspettato. Don Fabio, infatti, lo inventa terzino destro e Manuele dimostra di trovarsi a suo agio anche in quel ruolo, disputando grandi partite, una su tutte contro il Bruges, in Champions League. Purtroppo, l’entusiasmo dura poco, perché Capello sposta Zambrotta a destra, per fare spazio a Chiellini e Manuele ritorna nelle riserve. Comunque sia, grazie alle squalifiche di Vieira e ai soventi infortuni di Emerson, riesce a totalizzare ventuno presenze e a conquistare il suo secondo scudetto consecutivo. Alla fine del campionato 2005-06, è girato alla Fiorentina. GIULIO SALA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’AGOSTO 2004 Il suo cartellino è di proprietà della Juventus da due anni, ma prima di quest’estate, non aveva mai provato l’emozione di vestire il bianconero: un anno in prestito al Perugia, un altro al Parma, Manuele Blasi, ora si guarda intorno quasi incredulo: «Avevo fatto sempre e solo le visite mediche, ma mai un giorno con la squadra. Adesso mi trovo in mezzo a giocatori che fino a ieri non osavo neanche sperare di incrociare per strada. È tutto magnifico». Lo incontriamo nel ritiro di Salice Terme, subito dopo pranzo. Qualche minuto rubato al riposo pomeridiano, vitale per chi ha da poco sostenuto un allenamento e, nel pomeriggio, è atteso da altre due ore di fatica, agli ordini di Capello. «Con il mister ho un ottimo rapporto, del resto lo conosco, mi ha allenato già a Roma cinque anni fa – ricorda Blasi – ha una grande personalità, e cosa più importante, riesce a trasmetterla ai giocatori. Finora ho avuto fortuna, mi sono sempre trovato bene con i miei allenatori: con Cosmi a Perugia, dove ci siamo salvati, e con Prandelli a Parma, dove, nonostante tutti i problemi societari, abbiamo chiuso al quinto posto. Di Prandelli serbo uno splendido ricordo, mi è sempre stato vicino, anche nei momenti più bui». La chiacchierata è interrotta da Miccoli che suggerisce: «Chiedigli chi è il compagno più forte». Manuele sorride divertito: «Non c’è bisogno di rispondere… è scontato», poi guardando il collega che si allontana aggiunge: «Fabrizio è un amico, eravamo insieme al Perugia, gli sono molto legato. Qui ho ritrovato anche Matteo Brighi con cui ho giocato a Parma e nell’Under 21. Chiaramente sono i compagni che conosco meglio, con i quali scherzo di più, ma anche con gli altri va tutto a meraviglia: questo è un bel gruppo, che può fare molto bene. L’anno scorso è stata un’annata particolare, visto che è arrivato “solo” il terzo posto. Per tutte le altre squadre sarebbe un fatto positivo, se capita alla Juve, invece si scatenano le polemiche. È normale, è il destino dei grandi». Non c’è frase o parola che Manuele pronunci, dalla quale non traspaiano soddisfazione e ottimismo, anche quando il discorso si sposta sul suo futuro, sul ruolo che dovrà ricoprire in campo e sulla concorrenza da affrontare per una maglia da titolare. «Le competizioni che ci aspettano sono tante e tutti avranno la loro possibilità, starà a me sfruttare al meglio quelle che mi verranno date e, da questo punto di vista, la concorrenza è positiva, è uno stimolo in più. Per quanto riguarda la posizione in campo, va bene tutto… anche in porta, pur di giocare nella Juve». Già, la Juve: il massimo per chiunque, figurarsi per un ragazzo di ventiquattro anni, nel pieno della carriera. «Se sono qui devo dire grazie ai miei genitori, che mi hanno sempre aiutato, e a Valentina, la mia ragazza. Stiamo insieme da sei anni e mezzo, ma, per il momento, non parliamo ancora di matrimonio, è troppo presto. Lei studia Economia Aziendale a Roma, ci vedremo nei ritagli di tempo; a Torino vivrò solo». Della sua futura città Blasi conosce poco o nulla, e quel poco per sentito dire. «Alcuni me ne hanno parlato molto bene, altri meno. Sono convinto che Torino abbia i suoi lati positivi e li scoprirò con piacere. D’altra parte amo uscire con Valentina e con gli amici, ma senza esagerare; credo che, da questo punto di vista, Torino mi calzi a pennello». Niente grilli per la testa dunque: Manuele è un ragazzo concreto, come il gioco che esprime in campo, fatto di qualità, ma anche e soprattutto di tanta sostanza. Non ha riti particolari, gesti scaramantici da compiere prima di una partita. «Mi carico ascoltando un po’ di musica; mi piace l’hip hop in particolare, ma non ho cantanti preferiti, basta solo che non siano italiani. Non perché non siano bravi, intendiamoci... però... non sono il mio genere». L’esterofilia canora di Blasi non rallegrerà i cantautori nostrani, ma per i tifosi bianconeri il ritmo che conta è quello che Manuele riuscirà a imprimere alla manovra. «Mi auguro di poter trovare spazio tra tanti campioni e sono fiducioso. L’importante è stare bene fisicamente, poi spero di riuscire a meritare la fiducia del mister. Poter giocare e vincere nella Juve, sarebbe davvero un sogno». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/manuele-blasi.html
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MANUELE BLASI https://it.wikipedia.org/wiki/Manuele_Blasi Nazione: Italia Luogo di nascita: Civitavecchia (Roma) Data di nascita: 17.08.1980 Ruolo: Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2004 al 2006 Esordio: 10.08.2004 - Champions League - Juventus-Djurgarden 2-2 Ultima partita: 22.04.2006 - Serie A - Juventus-Lazio 1-1 57 presenze - 0 reti 2 scudetti Manuele Blasi (Civitavecchia, 17 agosto 1980) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Manuele Blasi Blasi al Napoli nel 2009 Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 1º luglio 2017 - giocatore Carriera Giovanili 1995-1998 Roma Squadre di club 1996-1998 Roma 0 (0) 1998-1999 → Lecce 12 (0) 1999-2000 Roma 5 (0) 2000-2003 Perugia 76 (0) 2003 Juventus 0 (0) 2003-2004 → Parma 12 (0) 2004-2006 Juventus 57 (0) 2006-2007 → Fiorentina 31 (1) 2007-2009 Napoli 59 (0) 2009-2010 → Palermo 14 (0) 2010-2011 Napoli 2 (0) 2011-2012 Parma 6 (0) 2012 Lecce 16 (0) 2012-2013 Pescara 12 (0) 2013-2015 Varese 45 (0) 2015 Chennaiyin 10 (0) 2016 Ischia Isolaverde 4 (0) 2016 Chennaiyin 6 (0) 2017 Compagnia Portuale ? (?) Nazionale 1996-1997 Italia U-16-15 20 (1) 1998-1999 Italia U-18 10 (0) 2000 Italia U-20 4 (0) 2000-2002 Italia U-21 6 (0) 2004-2005 Italia 8 (0) Carriera da allenatore 2019-2020 Ħamrun Spartans 2020-2021 Agia Napa 2021 Apolonia Fier 2021-2022 Agia Napa Palmarès Europei di calcio Under-19 Argento Svezia 1999 Europei di calcio Under-21 Bronzo Svizzera 2002 Biografia Nel 2009, a 29 anni non ancora compiuti, ha sostenuto l'esame di maturità presso l'istituto tecnico di Pianura. Caratteristiche tecniche Giocatore Centrocampista centrale votato all'interdizione, giocava principalmente come interno destro o in alternativa come centrale in un centrocampo a 3. Poteva essere impiegato pure da terzino destro e possedeva anche le caratteristiche per fare il regista. È un calciatore che possiede grinta e combattività, tanto che spesso riceveva sanzioni disciplinari. Carriera Giocatore Club Gli inizi tra Roma e Lecce Cresciuto nelle giovanili della Roma, nel 1998 viene ceduto in prestito al Lecce in Serie B. In Salento colleziona 12 presenze, e a fine stagione rientra alla Roma dove viene impiegato saltuariamente dal neotecnico giallorosso Fabio Capello, scendendo in campo in sole 5 occasioni in campionato. Esordisce in Serie A il 22 gennaio 2000 nella gara Roma-Piacenza (2-1). Perugia e Parma Blasi in azione al Perugia nel 2000 Nell'estate del 2000 viene ceduto in prestito al Perugia nell'ambito dell'operazione che portò Hidetoshi Nakata in giallorosso. Nella stagione successiva la società umbra acquisirà l'intero cartellino del giocatore, che resta in biancorosso per tre stagioni, tutte giocate in Serie A. L'allora allenatore Serse Cosmi gli cambiò ruolo schierandolo davanti alla difesa perché inizialmente si presentò come esterno destro del 4-4-2. Nel 2003 è acquistato dalla Juventus che lo gira in prestito per un anno al Parma, dove, in seguito ad un controllo antidoping risalente alla gara del 14 settembre contro il Perugia, risulta positivo al nandrolone e quindi viene prima sospeso in via cautelare e poi squalificato per sei mesi, precisamente dal 17 ottobre 2003 al 17 marzo 2004, pena poi scontata di un mese in appello. Juventus A fine stagione rientra alla Juventus dove ritrova Fabio Capello. Vi resta per le due stagioni in cui la Juventus termina il campionato al primo posto, ma, a causa dello scandalo "Farsopoli", il primo scudetto non viene assegnato ed il secondo revocato. Nella prima stagione si gioca il posto da titolare con Alessio Tacchinardi e Stephen Appiah: schierato di fianco ad Emerson, in quell'anno colleziona 27 presenze in campionato. Nel 2005-2006, invece, è impiegato saltuariamente, complice anche l'arrivo di Patrick Vieira, ma il suo problema viene risolto da Capello che lo "inventa" terzino destro. La migliore partita giocata in questo ruolo è stata quella contro il Bruges in Champions League; quando poi Gianluca Zambrotta viene spostato dalla corsia sinistra a quella di destra per dar spazio a Giorgio Chiellini che ad inizio carriera era proprio terzino sinistro, Blasi torna ad essere una riserva, giocando solo 13 volte in campionato. Con la maglia bianconera conquista la nazionale maggiore. Fiorentina Nell'estate 2006 la Juventus, investita dalla vicenda Farsopoli che la porterà in Serie B, lo cede in prestito con diritto di riscatto alla Fiorentina. Il 22 ottobre 2006, nel corso della partita Fiorentina-Reggina (3-0), segna il suo primo e unico gol in Serie A dopo 139 presenze totali nella massima serie. Al termine della stagione la società viola sceglie di non riscattare il cartellino giocatore. Napoli Blasi (a sinistra) in allenamento insieme al compagno di squadra Leandro Rinaudo Nell'estate 2007 torna quindi alla Juventus, neopromossa in Serie A, e nella seconda metà di agosto passa in compartecipazione al Napoli. Nel primo anno in maglia partenopea Blasi gioca una delle migliori stagioni della sua carriera. L'allora allenatore degli azzurri Edoardo Reja lo schierava da mediano destro e successivamente lo ha definito il giocatore più importante della mia gestione. A dicembre viene deferito dalla FIGC per non aver pagato il proprio procuratore Davide Lippi. Il 22 maggio 2008 il Napoli riscatta per 2,5 milioni di euro l'altra metà del cartellino del giocatore, che diventa al 100% della squadra partenopea. Palermo, ritorno a Napoli Il 31 agosto 2009, a stagione già iniziata e una presenza alle spalle con gli azzurri in Coppa Italia (Napoli-Salernitana 3-0, non era invece stato convocato per le prime due giornate del nuovo campionato), si trasferisce al Palermo in prestito con diritto di riscatto. Esordisce in maglia rosanero nella prima partita utile dopo il suo acquisto, ovvero la terza giornata di campionato, Palermo-Bari (1-1). Per tutta la stagione viene considerato una riserva, sia da Walter Zenga prima che da Delio Rossi dopo, giocando in totale 14 partite in campionato di cui 4 da titolare (una per tutti i novanta i minuti) e dieci volte da subentrante dalla panchina, ed una in Coppa Italia 2009-2010, per un totale di 15 presenze stagionali. Finita la stagione, si aggrega al Milan per disputare una tournée negli Stati Uniti d'America da fine maggio ad inizio giugno, integrandosi piuttosto bene nei meccanismi di gioco dei milanisti. Scaduti i termini del prestito al Palermo, ritorna al Napoli. Subentrato a partita iniziata nelle due sfide di play-off di Europa League contro gli svedesi dell'Elfsborg e partito titolare alla prima giornata di campionato in Fiorentina-Napoli (1-1), eccezion fatta per la nona giornata Brescia-Napoli (0-1) non viene più schierato in campo fino al 18 gennaio 2011, giocando titolare l'ottavo di finale di Coppa Italia vinto per 2-1 sul Bologna. Saranno queste le sue uniche presenze stagionali. Ritorni a Parma e Lecce Il 1º luglio 2011 passa a titolo definitivo al Parma, dove aveva già militato nella stagione 2003-2004, nell'ambito dell'operazione che porta Blerim Džemaili al Napoli. Nella prima parte della stagione 2011-2012 colleziona con la maglia crociata sei presenze in campionato, tutte da subentrante, e una in Coppa Italia. Il 25 gennaio 2012 passa al Lecce a titolo definitivo, tornando a vestire la maglia salentina dopo 13 anni e ritrovando Serse Cosmi, suo allenatore ai tempi del Perugia. Nell'ambito della stessa operazione di mercato, il difensore Stefano Ferrario si trasferisce al Parma con la formula del prestito con diritto di riscatto della compartecipazione. Il secondo esordio con la maglia salentina arriva il 29 gennaio in Lecce-Inter (1-0) della 20ª giornata di campionato. A fine stagione rimane svincolato. Pescara e Varese Il 7 agosto 2012 viene ingaggiato dal Pescara, neopromosso in Serie A, firmando un contratto di durata annuale. Alla fine del campionato, dopo aver giocato 12 partite, il Pescara retrocede. Il 16 luglio 2013 passa al Varese, squadra di Serie B con cui firma un contratto biennale. Debutta in maglia biancorossa nella prima partita utile, cioè il secondo turno di Coppa Italia vinta per 1-0 sul L.R. Vicenza e disputata l'11 agosto 2013, giocando titolare. Chennaiyin e Ischia Isolaverde Nell'agosto 2015, viene ingaggiato dagli indiani del Chennaiyin dell'allenatore Marco Materazzi e vince il campionato battendo in finale il Goa FC. Il 1º febbraio 2016 passa a titolo definitivo all'Ischia Isolaverde militante in Lega Pro Il 22 marzo seguente, dopo sole 4 presenze con la squadra campana, rescinde il contratto per motivi personali. Ritorno al Chennaiyin, Compagnia Portuale Nel 2016 torna a giocare nel Chennaiyin arrivando però nella penultima posizione in classifica. Terminata l'esperienza in India si accorda con la Compagnia Portuale, squadra di Civitavecchia militante nel campionato laziale di Eccellenza. Nazionale Dopo aver giocato per un lungo periodo con le nazionali giovanili, a 24 anni ha esordito in nazionale sotto la direzione di Marcello Lippi, in Islanda-Italia (2-0) del 18 agosto 2004, la prima partita del tecnico di Viareggio sulla panchina azzurra. Ha collezionato in totale 8 presenze. Allenatore Dopo il ritiro nel 2017 e la sua prima esperienza alla guida della Compagnia Portuale, nel 2019 viene assunto come tecnico della squadra maltese degli Hamrun Spartans, dove ha rimpiazzato il vecchio compagno di squadra (ai tempi del Palermo) Giovanni Tedesco. Nonostante il raggiungimento dei quarti di finale in Coppa di Malta, nel febbraio 2020 viene esonerato dalla guida tecnica della squadra. Nel 2020 firma per il club cipriota del Ayia Napa militante nella seconda divisione. Nel giugno 2021 non gli viene rinnovato il contratto ma viene richiamato in panchina ad ottobre 2021. Palmarès Giocatore Club Campionato italiano: 2 - Juventus: 2004-2005, 2005-2006 Indian Super League: 1 - Chennaiyin: 2015
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LENA Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1916 al 1917 Esordio: 29.10.1916 - Amichevole - Milan-Juventus 0-1 0 presenze - 0 reti
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MASSIMILIANO VIERI https://it.wikipedia.org/wiki/Massimiliano_Vieri Nazione: Italia Australia Luogo di nascita: Sydney (Australia) Data di nascita: 01.09.1978 Ruolo: Attaccante Altezza: 182 cm Peso: 82 kg Nazionale Australiano Soprannome: Max Alla Juventus dal 2000 al 2001 Esordio: 22.07.2000 - Amichevole - Selezione Valle d'Aosta-Juventus 0-7 Ultima partita: 19.08.2000 - Amichevole - Juventus-Rayo Vallecano 4-1 0 presenze - 0 reti Massimiliano Vieri (Sydney, 1º settembre 1978) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano naturalizzato australiano, di ruolo attaccante, tecnico in seconda della squadra Under-18 della Fiorentina. Massimiliano Vieri Max Vieri in azione all'Ancona nella stagione 2000-2001 Nazionalità Italia Australia (dal 2004) Altezza 182 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Squadra Fiorentina (Vice Under-18) Termine carriera 2012 - giocatore Carriera Giovanili 1996-1997 Juventus Squadre di club 1997-1998 → Prato 15 (1) 1998-1999 → Fano 22 (5) 1999-2000 Brescello 30 (12) 2000 Juventus 0 (0) 2000-2002 → Ancona 61 (22) 2002-2003 → Verona 27 (6) 2003-2004 Napoli 29 (5) 2004-2005 Ternana 18 (4) 2005-2006 Triestina 1 (0) 2006 Arezzo 7 (0) 2006-2007 Novara 29 (3) 2007-2008 Lecco 31 (7) 2008-2012 Prato 86 (19) Nazionale 2004-2005 Australia 6 (0) Carriera da allenatore 2017-2019 Empoli Primavera (Vice) 2019-2020 Prato Giovanili (Vice) 2020- Fiorentina Under-18 (Vice) Palmarès Coppa d'Oceania Oro Australia 2004 Carriera Giocatore Club Figlio della francese Christiane Rivaux e di Roberto Vieri, celebre calciatore degli anni sessanta e settanta, e fratello di Christian Vieri, è nato in Australia allorché il padre militava nei Marconi Stallions di Sydney. Tornato in Italia, cresce calcisticamente nel Prato. Nell'estate del 1996, quando la Juventus acquista suo fratello Christian, anche lui viene preso dai bianconeri per giocare nelle giovanili. Nella stagione successiva la Juventus lo manda in prestito "a casa", e nel Prato debutta nei campionati professionistici, esordendo in Serie C1 nella stagione 1997-1998; la stagione si conclude con un gol all'attivo in 15 presenze e la retrocessione ai play-out, dove i lanieri sono sconfitti dalla Carrarese. Nel 1998-99, sempre in prestito, passa al Fano, in Serie C2, e disputa 22 partite segnando 5 reti. Nell'estate del 1999 viene acquistato in compartecipazione dal Brescello: è qui che "Max" Vieri si fa notare, realizzando 12 goal in 30 presenze in Serie C1; per l'attaccante però sono ancora amari gli spareggi di fine stagione, visto che il Brescello viene battuto nelle finali play-off dal Cittadella. A fine stagione viene riscattato dalla Juventus, che però lo dà subito in prestito all'Ancona. Con i marchigiani milita in Serie B per due stagioni, realizzando 12 gol in 36 presenze nella seconda. Per la stagione 2002-03 la Juventus lo cede invece in prestito al Verona, sempre in B. Nell'estate 2003 il Napoli ne acquisisce la comproprietà e dopo una stagione in Serie B ne rileva completamente il cartellino a titolo gratuito. La società però fallisce e l'attaccante, che aveva ancora tre anni di contratto, si ritrova svincolato. Max Vieri comunque trova subito una squadra in B e va alla Ternana. Nella stagione successiva viene acquistato dalla Triestina: con i giuliani colleziona però una sola presenza, prima di essere acquistato nel mercato di gennaio dall'Arezzo; con gli amaranto non va però mai a segno, timbrando appena 6 presenze. Dopo sei anni consecutivi nella serie cadetta a fine stagione viene ceduto al Novara, in Serie C1, ma con la squadra piemontese segna soltanto 3 reti in 29 apparizioni. Nella stagione 2007-2008 gioca nel Lecco in Serie C1. Fa coppia in attacco con Savoldi, già suo compagno durante l'esperienza napoletana del 2003-2004. Disputa 31 partite mettendo a segno 7 gol al termine di un'annata che si conclude con la retrocessione della sua squadra dopo lo spareggio play-out contro la Paganese. Nell'estate 2008 torna al Prato, in Serie C2, dove disputa 3 stagioni prima di giocarne una, l'ultima, in Lega Pro Prima Divisione, sempre in maglia biancazzurra. Ha concluso questo quadriennio con all'attivo 19 reti in 86 partite e nell'estate 2012, a 34 anni, si è ritirato dal calcio giocato. Nazionale Grazie al doppio passaporto, Max Vieri ha deciso di vestire la maglia della Nazionale australiana. Le presenze coi Socceroos sono state 6 (senza aver mai messo a segno una rete), la prima delle quali in amichevole contro la Turchia il 21 maggio 2004 (gara giocata a Sydney e vinta 3-1 dai turchi). La fiducia inizialmente concessagli dal tecnico Frank Farina non gli è stata in seguito accordata dal successore Guus Hiddink, che non l'ha più convocato, escludendolo dalla rosa dei 23 per i Mondiali di Germania 2006. Allenatore Nel luglio 2017 diventa vice allenatore di Lamberto Zauli nella formazione Primavera dell'Empoli. Nel 2019-2020 è vice nelle giovanili del Prato mentre la stagione seguente diventa vice della Fiorentina Under-18. Palmarès Giocatore Nazionale Coppa d'Oceania: 1 - 2004
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GUGLIELMO STENDARDO Gennaio 2008: in attesa di giugno e dell’arrivo di Olof Mellberg dall’Aston Villa, la difesa di Ranieri può contare su un rinforzo di prestigio: Guglielmo Stendardo, arrivato a Torino dalla Lazio per restare fino al termine della stagione. «La formula è quella del prestito con diritto di riscatto – precisa il direttore sportivo Alessio Secco – avevamo bisogno di un difensore e il ritardo nell’arrivo di Mellberg ci ha convinti ad aprire questa trattativa che è andata in porto, per la gioia di tutti». Gioia in particolare di Stendardo. Classe 1981, arriva alla Juventus dopo l’esperienza maturata nel settore giovanile del Napoli, nella Salernitana, Sampdoria, Catania, Perugia e Lazio. Ora il grande salto: «Sono felice di questa opportunità e credo di aver reso felici anche i miei genitori. Giocare per una società così, tra le più gloriose del mondo, è motivo di orgoglio. Per questo ringrazio tutti per la possibilità e in questi cinque mesi darò tutto per dare una mano alla squadra».Alla Juventus Guglielmo ritrova molti amici. «Qui conosco già alcuni dei miei nuovi compagni. Come Palladino, Belardi, Marchionni e Molinaro. Sono tutti ragazzi eccezionali dal punto di vista umano, non solo tecnico». Ultima curiosità, il numero di maglia. «Ho scelto il venticinque. Ho quasi sempre giocato con il due, a Salerno avevo il cinque e mi ha portato bene, così ho unito le due cose».Debutta il 30 gennaio nella partita Juventus-Inter, valida per la Coppa Italia. In campionato l’esordio avviene il 16 marzo, nella gara interna contro il Napoli. Il 20 aprile, realizza la sua unica rete stagionale a Bergamo, contro l’Atalanta, deviando impercettibilmente un colpo di testa di Legrottaglie dopo soli quarantotto secondi, goal più veloce della stagione. Le sue buone prestazioni convincono i dirigenti juventini a trattare con la Lazio, per il riscatto a un prezzo inferiore a quello concordato (dodici milioni di euro); non raggiungendo l’accordo, nell’estate del 2008, Willy ritorna a Roma, dopo aver vestito solamente per sei volte la maglia bianconera. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2009/08/guglielmo-stendardo.html
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GUGLIELMO STENDARDO https://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_Stendardo Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 06.05.1981 Ruolo: Difensore Altezza: 190 cm Peso: 89 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: Willy Alla Juventus nel 2008 Esordio: 30.01.2008 - Coppa Italia - Juventus-Inter 2-3 Ultima partita: 17.05.2008 - Serie A - Sampdoria-Juventus 3-3 6 presenze - 0 reti Guglielmo Stendardo (Napoli, 6 maggio 1981) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, tecnico del Valmontone. Guglielmo Stendardo Stendardo con l'Atalanta Nazionalità Italia Altezza 190 cm Peso 89 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra Valmontone Termine carriera 1º luglio 2020 - giocatore Carriera Giovanili 1996-1998 Napoli Squadre di club 1998 Napoli 1 (0) 1998-2003 Sampdoria 33 (0) 2003 → Salernitana 17 (4) 2003-2004 → Catania 42 (0) 2004-2005 Perugia 35 (2) 2005-2008 Lazio 52 (4) 2008 → Juventus 6 (0) 2008-2009 → Lecce 21 (0) 2009-2012 Lazio 33 (2) 2012-2017 Atalanta 115 (7) 2017-2018 Pescara 10 (0) 2018-2020 LUISS ? (?) Nazionale 1997 Italia U-15 8 (1) 1997 Italia U-16 1 (0) 1999-2000 Italia U-18 7 (0) 2000-2001 Italia U-20 5 (0) Carriera da allenatore 2021-2024 LUISS 2024- Valmontone Biografia È il fratello maggiore del calciatore Mariano Stendardo. Dopo essersi laureato in giurisprudenza alla Link Campus University of Malta, nel dicembre del 2012 ha sostenuto l'esame di stato per diventare avvocato. Nel 2012 risultava essere addetto ai lavori di cattedra in "attività sportiva e rapporti di lavoro" nella stessa università dove si è laureato, ma attualmente non compare più nell'elenco dei docenti. Carriera Gli esordi e gli anni in Serie B Cresciuto nel Napoli, insieme al fratello Mariano, esordisce in Serie A nella partita Napoli-Bari 2-2 il 16 maggio 1998. Nella squadra campana resta solo per una stagione, facendo solo quella presenza. L'anno seguente si trasferisce alla Sampdoria dove giocherà per cinque stagioni in serie B, collezionando 33 presenze totali. Nella stagione 2002-2003 viene ceduto in prestito per sei mesi alla Salernitana, dove colleziona 17 presenze, coronate da 4 reti. Ancora cambi di maglia sempre in serie B negli anni successivi, con Catania (42 presenze, in prestito dal Perugia, che lo rileva nell'estate 2003) e Perugia (35 presenze e 2 gol). Lazio In seguito al fallimento del Perugia di Luciano Gaucci, nella stagione 2005-2006 ritrova la Serie A trasferendosi alla Lazio; torna così a giocare nel massimo campionato italiano dopo sette anni. Nella sua prima stagione, 2005-2006, scende in campo 18 volte segnando una rete nella vittoria per 1-4 ad Ascoli, mentre nella stagione seguente totalizza 21 presenze e 3 gol (a Parma ed Udine i primi due, all'Olimpico il decisivo 1-0 al Messina). Il Campionato 2007-2008 comincia bene in quanto gli infortuni di Siviglia e Diakité lo promuovono titolare in difesa accanto a Cribari per tutta la prima parte della stagione, durante la quale alterna buone prestazioni ed altre meno positive, complice anche il calo di rendimento di tutta la squadra. A metà dicembre, in seguito all'esclusione dall'undici titolare della trasferta a Madrid per la partita contro il Real, litiga con Delio Rossi provocando la reazione della dirigenza che lo mette fuori rosa. Juventus e Lecce Nel gennaio 2008 la Juventus, versando 400 000 euro nelle casse biancocelesti, lo prende in prestito fino a giugno; la cifra del riscatto viene invece fissata a 12 milioni, un prezzo volutamente elevato poiché la società torinese non è interessata al riscatto. Esordisce con la maglia numero 25 bianconera il 30 gennaio, nel derby d'Italia Juventus-Inter valido per la Coppa Italia. In campionato l'esordio avviene il successivo 16 marzo, nella gara interna contro il Napoli. Le sue buone prestazioni convincono i dirigenti juventini a trattare con Lotito per il riscatto a un prezzo inferiore a quello concordato ma, non raggiungendo l'accordo, nell'estate del 2008 ritorna a Roma in attesa di una nuova sistemazione. Nell'ultimo giorno del mercato estivo viene dato in prestito per un anno al Lecce, neopromosso in Serie A. Con i salentini disputa 21 gare in Serie A. Ritorno alla Lazio Nella stagione 2009-2010 lascia il Lecce e ritorna nell'organico della Lazio che tuttavia lo colloca immediatamente sul mercato. Sulla panchina biancoceleste arriva l'allenatore Davide Ballardini che, di comune accordo con la società, lo mette fuori rosa. La squadra del tecnico ravennate, però, gioca male e in Europa League, dove Stendardo non è nemmeno inserito in lista, raccoglie un'eliminazione nel girone qualificatorio. Nel mese di novembre il calciatore si riconcilia con Lotito e Ballardini. Il suo ritorno in campo avviene nella partita tra Napoli e Lazio del 22 novembre 2009, dopo la quale inanella una serie di buone prestazioni mettendo a segno anche due reti: una nella partita contro il Chievo del 24 gennaio 2010, l'altra il 14 febbraio nella partita contro il Parma. Il 10 febbraio 2010 Ballardini viene sostituito da Edoardo Reja: Stendardo viene impiegato maggiormente e le sue prestazioni, come quelle dell'intera squadra, migliorano notevolmente. Grazie agli ottimi risultati ottenuti nella seconda parte della stagione concluderà al dodicesimo posto in campionato alle spalle della Fiorentina totalizzando 19 presenze e due gol in campionato e due presenze in Coppa Italia. Tuttavia nelle due annate successive Stendardo viene schierato con il contagocce da Reja: 14 volte durante la prima, e mai nella seconda. Atalanta e ultimi anni Il 18 gennaio 2012 viene ceduto in prestito alla società bergamasca dell'Atalanta; l'esordio con la nuova maglia avviene il 29 febbraio 2012 contro il Cesena, quando viene schierato in campo dal primo minuto. Al termine della stagione il difensore torna alla Lazio, dopo la fine del prestito. L'8 agosto 2012 Stendardo torna di nuovo all'Atalanta, questa volta a titolo definitivo. Il primo centro in maglia nerazzurra lo fa il 20 gennaio 2013, nella partita contro il Cagliari allo Stadio Atleti Azzurri d'Italia. Il 19 maggio nell'ultima giornata di campionato mette a segno il gol del momentaneo 1-0 nella partita pareggiata per 2-2 contro il ChievoVerona. Il campionato calcistico 2013-2014 lo inizia siglando due reti nelle prime due partite di campionato, contro Cagliari e Torino; nel corso della stagione raccoglie in totale 28 presenze in campionato, venendo riconfermato in squadra anche per la stagione 2014-2015, nella quale va a segno 2 volte in 24 partite di campionato. Tra l'altro in questa stagione, a seguito dell'esonero di Stefano Colantuono il 4 marzo 2015 torna a essere allenato da Edoardo Reja. Il 30 agosto 2015 sigla il primo gol dell'Atalanta della stagione 2015-2016 nella vittoria interna per 2-0 contro il neopromosso Frosinone; termina la stagione giocando 16 partite, arrivando così a quota 120 partite (115 in Serie A e 5 in Coppa Italia) e 7 reti con la maglia del club bergamasco. La stagione non è delle più felici per il difensore napoletano anche per via di alcune vicissitudini proprio con Reja. L'anno seguente scende in campo in solamente una partita. Il 3 gennaio 2017 si trasferisce a titolo definitivo al Pescara. Il 20 febbraio 2018 rescinde il contratto consensualmente e abbandona il calcio giocato. Nel dicembre di quell’anno ritorna al calcio giocato, firmando un contratto con la LUISS, squadra militante nella Promozione laziale. Ha debuttato con la nuova maglia il 9 dicembre 2018, nella vittoria interna contro la Virtus Olympia Roma SB. Contribuisce alla promozione in Eccellenza Lazio nel 2019-2020 fino alla sospensione dovuta al covid. Dopo il ritiro Svolge l'attività di avvocato, rappresentando diversi giovani calciatori e insegnando anche Diritto dello Sport alla LUISS. È inoltre opinionista in diverse trasmissioni di Rai Sport oltre ad essere spesso ospite a Sportitalia. Dal 2020 cura la parte tecnica e manageriale della squadra Under 15 A.S.D. Primavera Roma. L’anno seguente, nel mese di ottobre sostituisce Cristian Ledesma sulla panchina della LUISS arrivando terzo nel campionato di Eccellenza Lazio 2021-2022. Nel settembre del 2022 consegue il patentino UEFA A a Coverciano, che abilita ad allenare formazioni giovanili e squadre fino alla Lega Pro, e consente di essere allenatore in seconda in Serie A e B. In questa stagione perde la finale di Coppia Italia di Eccellenza contro il SSD Formia e in campionato arriva ottavo. Nel settembre del 2023 inizia il corso UEFA Pro a Coverciano, il massimo livello di formazione per un tecnico. In questa annata la LUISS arriva dodicesima, nel 2024 conquista al salvezza e a fine campionato le strade si separano. Dal 26 novembre 2024 subentra alla guida del Valmontone in Eccellenza Lazio, con cui nel 2025 è finalista nella Coppa Italia di categoria e ottiene la promozione in Serie D vincendo il girone A, a fine campionato le strade si dividono. Palmarès Giocatore Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Napoli: 1996-1997 Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 1 - Lazio: 2009 Allenatore Eccellenza: 1 - Valmontone: 2024-2025
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ANTONIO MIRANTE È un Settore Giovanile, quello della Juventus – scrive Fabio Ellena su “Hurrà Juventus” dell’aprile 2004 – che in questi ultimi anni ha fatto davvero parlare tanto di sé. Anno dopo anno, vittoria dopo vittoria, i ragazzi bianconeri stanno crescendo davvero bene, pronti a dire la loro nel prossimo futuro. Un futuro che, ovviamente, in tanti sperano colorato di bianconero, per contribuire a fare grande anche la prima squadra. Intanto, già da ora, un giovane talento è entrato a far parte in pianta stabile del gruppo di Marcello Lippi. Si tratta ovviamente di Antonio Mirante, terzo portiere alle spalle di Gigi Buffon e Antonio Chimenti, nonché titolare e capitano di una Primavera che, negli ultimi due anni, ha saputo imporsi nel prestigioso Torneo di Viareggio. Classe 1983, nato a Castellamare di Stabia, Mirante ha mosso i primi passi proprio nella cittadina napoletana. Fin dall’età di 6 anni nella locale compagine del Club Napoli. Poi il passaggio al più prestigioso Sorrento, club con il quale ha giocato negli Allievi e nella Berretti e anche 11 volte nella prima squadra impegnata nel campionato Interregionale. Nel 2000, infine, la chiamata della Juventus. «Fino ad oggi è stata un’esperienza incredibile – ci confessa Antonio – per la serietà della società e per l’ambiente. Qui è davvero tutto molto bello». Un’esperienza resa ancora più speciale dalle vittorie che, in queste ultime stagioni, non sono mancate per le squadre del Settore Giovanile. Prima uno scudetto con la Berretti, poi la doppia gioia al Viareggio, l’ultima indimenticabile per Mirante che ha stabilito il nuovo primato di imbattibilità del torneo (fino alla prima finale senza prendere neppure un gol, senza contare le ultime sfide del cammino del 2003!), ha vinto il premio di miglior portiere e ha alzato da capitano il trofeo, un privilegio che in passato era toccato a un certo Alessandro Del Piero. «Non posso che essere contento di questa scalata. Vincere è difficile ma ripetersi lo è ancora di più. Al Viareggio è stata una cavalcata incredibile, abbiamo dovuto ripetere la finale due volte ma ne è valsa la pena. Sono soddisfatto anche per come è andato il mio torneo, peccato per la prima finale, abbiamo preso 3 gol dopo 14 partite che non ne prendevamo, ma può capitare. Alzare il trofeo è stato un onore, sia perché l’aveva già fatto Alex, sia come capitano perché la Primavera è composta da ragazzi stupendi quindi è stato un grande motivo d’orgoglio». Ma come il buon Antonio avrà potuto imparare in questi 4 anni, alla Juve si vince e si gioisce, ma si torna in fretta a pensare alle vittorie successive. E in questo la Primavera pare aver incarnato perfettamente la filosofia societaria. Messo in bacheca il primo trofeo, restano gli altri due obiettivi: la Coppa Italia e il campionato. «Purtroppo abbiamo perso in casa l’andata della finale di Coppa Italia con l’Inter (O-2) ma questo non vuole dire che non proveremo a rifarci il 7 aprile a Milano. In campionato siamo primi in classifica, la qualificazione è già ottenuta. Possiamo solo essere contenti di quello che stiamo facendo fino a ora, speriamo di vincere questo scudetto perché è il primo obiettivo che ci siamo prefissi, cercheremo di mantenerlo». Per cercare di ottenere questi altri due successi, importante sarà l’apporto di Mirante. Il giovane portiere e cresciuto molto in queste ultime due stagioni, da quando cioè ha iniziato a entrare nel giro della prima squadra. La scorsa stagione in maniera saltuaria (il terzo portiere era il suo amico Bonnefoi), in questa in pianta stabile. E poter lavorare con un campione del mondo come Ivano Bordon, un fenomeno come Buffon (suo idolo insieme a Marchegiani) e un portiere di grande esperienza come Chimenti, senza dimenticare i consigli di Michelangelo Rampulla preparatore della Primavera, non può che essere fondamentale per la crescita. «È motivo d’orgoglio, un onore potermi allenare con Gigi, Antonio e col mister Bordon. Mi stanno insegnando tantissimo, spero di ripagare la fiducia che mi danno e di imparare ancora tanto in questi mesi che rimangono». Far parte di un gruppo importante come quello guidato da Marcello Lippi vuol dire anche vivere grandi emozioni e, perché no, anche un pizzico di notorietà. Non tutti possono raccontare di aver realizzato una foto con un Pallone d’Oro e un campione come Zambrotta. È successo naturalmente durante la realizzazione del calendario benefico a favore dell’Associazione Crescere Insieme al Sant’Anna. «Realizzare quello scatto insieme a Pavel Nedved e Gianluca Zambrotta è stata un’esperienza bellissima, soprattutto per il fine di questo calendario, anche se ho avuto un ruolo un po’ particolare ne è valsa la pena. Così come emozionante è stato poter andare in panchina a Brescia. È stato splendido, soprattutto per il risultato, con la squadra capace di ribaltare il risultato nel secondo tempo. Indimenticabile». Intanto, partita dopo partita, ma soprattutto allenamento dopo allenamento, il bagaglio d’esperienza di Antonio Mirante cresce. A 21 ancora da compiere, il futuro è quanto mai roseo. «Obiettivi? Il primo è quello di vincere ancora con la Primavera, il più possibile. Poi continuare a imparare il più possibile durante gli allenamenti. Per l’anno prossimo non so ancora quali siano i programmi che ha la società nei miei confronti, ma quello che verrà deciso sarà il meglio per me». 〰.〰.〰 Non riuscendo mai a scendere in campo, al termine della stagione, Mirante viene ceduto in prestito al Crotone. Nell’estate del 2006, passa al Siena, e, grazie alle sue ottime prestazioni, ottiene la fiducia della Juventus, che ancora ne detiene il cartellino, che lo riporta a Torino. Esordisce con la maglia bianconera il 18 novembre 2006 a Bergamo, contro l’Albinoleffe, a seguito dell’espulsione di Buffon. È titolare anche la partita successiva, affrontando il Lecce di Zeman, nella quale la Juventus si impone con un netto 4-1. Terminata la squalifica, Gigi torna fra i pali e Antonio deve nuovamente accontentarsi di guardare le gare dalla panchina. Nella sfortunata partita di Mantova, che decreta la prima sconfitta juventina in Serie B, Buffon si infortuna alla schiena e tocca di nuovo a Mirante sostituirlo. Antonio giocherà anche le due partite successive, avversari il Cesena e il Bari. Proprio affrontando i romagnoli, un suo errore potrebbe costare la vittoria alla Juventus ma, per sua fortuna e per quella della squadra bianconera, l’arbitro annulla la rete. «Sono uscito e ho bloccato il pallone ma nel cadere l’attaccante romagnolo mi ha toccato. A me è sembrato fallo. Questo è il mio ruolo, devo farmi trovare pronto in caso di necessità e sfruttare le occasioni che mi vengono date. I complimenti del mister poi, fanno sempre piacere. Purtroppo l’emergenza ci tocca da un po’ di tempo, specie in difesa dove più che in altri reparti c’è bisogno di giocare insieme per trovare la giusta intesa. Non possiamo che augurarci che questo momento passi in fretta». Mirante, ritorna a vedere il campo nelle ultime due inutili partite del campionato; la Juventus ha già conquistato matematicamente la promozione in Serie A e Buffon è convocato in Nazionale. Entrambe le gare terminano con due sconfitte ma Antonio è uno dei pochi a salvarsi: davanti ai baresi para un calcio di rigore e, contro gli spezzini, compie almeno tre interventi decisivi. Nell’estate 2007, la Juventus lo cede in prestito alla Sampdoria e la sua avventura in bianconero ha così termine. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/07/antonio-mirante.html
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ANTONIO MIRANTE https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Mirante Nazione: Italia Luogo di nascita: Castellamare di Stabia (Napoli) Data di nascita: 08.07.1983 Ruolo: Portiere Altezza: 193 cm Peso: 79 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2003 al 2004 e dal 2006 al 2007 Esordio: 18.11.2006 - Serie B - Albinoleffe-Juventus 1-1 Ultima partita: 10.06.2007 - Serie B - Juventus-Spezia 2-3 7 presenze - 9 reti subite 1 campionato di serie B Antonio Mirante (Castellammare di Stabia, 8 luglio 1983) è un calciatore italiano, portiere del Milan. Antonio Mirante Mirante con la maglia del Parma nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 193 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Portiere Squadra Milan Carriera Giovanili 1990-1994 Club Napoli Castellammare 1994-2000 Sorrento 2000-2004 Juventus Squadre di club 2003-2004 Juventus 0 (0) 2004-2005 → Crotone 41 (-43) 2005-2006 → Siena 26 (-43) 2006-2007 Juventus 7 (-9) 2007-2009 Sampdoria 22 (-27) 2009-2015 Parma 204 (-283) 2015-2018 Bologna 87 (-119) 2018-2021 Roma 29 (-33) 2021- Milan 0 (0) Carriera Club Esordi con Juventus e Crotone Cresce calcisticamente nella scuola calcio del Club Napoli Castellammare di Stabia, nella sua città natale, iniziando a giocare a 6 anni; inizia la carriera nelle giovanili del Sorrento, allenato da Mario Capece, per poi essere acquistato dalla Juventus nel gennaio 2000 ed essere aggregato alla formazione Primavera. Disputa la sua prima stagione in prima squadra nel campionato 2003-04, senza però trovare mai spazio nella formazione titolare. Nella stagione seguente è girato in prestito in Serie B al Crotone. In Calabria diventa titolare fisso e disputa in totale 41 gare di campionato, contribuendo alla salvezza della formazione rossoblu. Siena e di nuovo Juventus Nella stagione 2005-2006 passa in prestito al Siena, con il quale esordisce in Serie A il 28 agosto 2005 in Siena-Cagliari 2-1. In maglia senese disputa in tutto 26 partite (non giocando alcune per via della concorrenza con Marco Fortin), conquistando così la fiducia della Juventus, squadra che ancora ne detiene il cartellino e che lo riporta a Torino, dove nell'annata 2006-2007 è il vice di Gianluigi Buffon nel campionato di Serie B. Esordisce con la maglia bianconera il 18 novembre 2006 in AlbinoLeffe-Juventus 1-1, a seguito dell'espulsione di Buffon. Alla fine della stagione colleziona 7 presenze, vincendo il campionato e tornando dopo solo un anno in Serie A coi piemontesi. Sampdoria Nell'estate 2007 la Juventus lo cede in prestito con diritto di riscatto della comproprietà alla Sampdoria. Fa il suo esordio in maglia blucerchiata il 26 agosto 2007 nell'incontro vinto 1-2 dalla Sampdoria sul Siena. Quattro giorni dopo fa il suo esordio in Coppa UEFA nell'incontro terminato 1-1 fra Sampdoria e Hajduk Split. Nel girone di andata, complici le altalenanti prestazioni di entrambi, si alterna spesso con l'altro portiere blucerchiato, Castellazzi. Nel girone di ritorno il collega però offre maggiori garanzie e Mirante diventa definitivamente il secondo portiere, ritrovando il posto da titolare solo per le ultime partite del campionato, a seguito dell'infortunio alla spalla di Castellazzi. Alla fine le sue presenze stagionali saranno 13, a cui vanno ne vanno aggiunte altre 4 in Coppa Italia e 1 in Coppa Uefa. Il 30 giugno 2008, la Samp acquista la comproprietà del suo cartellino per una cifra pari ad 1,3 milioni di euro. Nella stagione 2008-09, gioca da titolare le prime partite a causa dell'infortunio del collega ma, superato l'infortunio, Castellazzi si riprende il posto da titolare. Mirante comunque ha un ruolo importante nella stagione della Sampdoria: infatti il 21 gennaio 2009 contro l'Udinese, nei quarti di finale di Coppa Italia, para, nella decisiva serie di rigori (la partita era terminata 1-1), i tiri di Pepe e D'Agostino, permettendo così alla sua squadra di giungere alle semifinali contro l'Inter (la Samp poi perderà in finale con la Lazio). Il 26 aprile torna in campo anche in campionato, nel match di campionato terminato 3-3 fra Sampdoria e Cagliari. Alla fine ottiene 9 presenze in campionato, 2 in Coppa Italia e 2 in Coppa Uefa. Parma Il 19 luglio 2009 passa in prestito al Parma, in cambio di Marco Rossi. Francesco Guidolin schiera Mirante titolare, e il portiere contribuisce ai sorprendenti risultati del Parma di inizio stagione, grazie ad alcune parate decisive, come per esempio quella effettuata su un colpo di testa di Alberto Gilardino nella partita del Parma a Firenze, terminata 2-3 per i gialloblu. Il 2 giugno 2011 il Parma acquista l'intero cartellino del giocatore dando in cambio alla Sampdoria la metà di quello di Daniele Dessena. Nei successivi anni si conferma titolare inamovibile del Parma, ma nel 2015 il club fallisce e retrocede in serie D. Mirante lascia il Parma dopo aver collezionato in tutto 204 presenze in 6 anni. Bologna Il 30 giugno 2015, svincolatosi dal Parma, Mirante firma un contratto fino al 2019 col Bologna, società neopromossa in Serie A. Come si evidenzia nel comunicato ufficiale del Bologna, all'inizio del campionato 2016-17 Mirante avverte un lieve malore e viene sottoposto ad accertamenti, i quali evidenziano problemi cardiaci, motivo per il quale viene escluso dalla lista della Serie A. Ad ottobre, superati gli accertamenti clinici, ricomincia ad allenarsi con la squadra. Nella stagione successiva, Mirante diventa il capitano della squadra; in occasione della partita contro il Benevento, cede la fascia a Simone Verdi, per la riconoscenza di non essersi trasferito al Napoli, ma successivamente la squadra decide di riconsegnare la fascia al portiere. Roma Il 20 giugno 2018 viene acquistato dalla Roma, in uno scambio con Skorupski e 5 milioni di euro. Il 12 dicembre esordisce in Champions League nella partita persa 2-1 contro il Viktoria Plzen. Scelto inizialmente come riserva dello svedese Robin Olsen, a causa delle deludenti prestazioni del collega (di gran lunga al di sotto delle aspettative), Mirante diventa titolare nella nuova formazione di Ranieri nella seconda parte della stagione. Nella stagione seguente, ritornato ad essere il secondo portiere della rosa capitolina in favore di Pau López, Mirante debutta in giallorosso in Europa League, nella gara contro il Wolfsberger datata 3 ottobre 2019. Dopo una stagione da riserva, nel 2020-2021 diventa titolare della Roma per via del rendimento di López (anche in questo caso sotto le attese). A partire da gennaio torna a essere riserva del portiere iberico, diventando il terzo portiere a fine stagione quando viene scavalcato nelle gerarchie anche da Daniel Fuzato. A fine stagione rimane svincolato dopo aver collezionato 35 presenze complessive con i giallorossi. Milan Il 13 ottobre 2021 firma con il Milan un contratto valido fino al termine della stagione e pur non riuscendo a collezionare alcuna presenza, il 22 maggio 2022, a quasi 39 anni, si laurea campione d'Italia per la prima volta in carriera. Nazionale È stato convocato in 6 occasioni dal commissario tecnico Claudio Gentile nell'Under 21 tra il 2005 ed il 2006, senza mai esordire. A causa dell'infortunio di Federico Marchetti, l'8 agosto 2010 ottiene la prima convocazione nella Nazionale maggiore da parte del nuovo CT Cesare Prandelli, per la partita amichevole contro la Costa d'Avorio del 10 agosto. Il 28 agosto viene convocato da Prandelli per le partite di qualificazione agli Europei del 2012 contro Estonia e Fær Øer. Dal 10 al 12 marzo 2014 è stato convocato per uno stage organizzato allo scopo di visionare giovani giocatori in vista dei Mondiali 2014. Non è stato convocato per i Mondiali 2014 ma, a seguito dell'infortunio di Salvatore Sirigu, è convocato come riserva. Il 16 maggio 2016 arriva la chiamata in azzurro dal CT Antonio Conte per lo stage che apre il cammino di preparazione alla fase finale di Euro 2016. Tuttavia, non è convocato per la manifestazione. Il 27 maggio 2019 torna nel giro della nazionale venendo convocato dal CT Roberto Mancini per le partite di qualificazione agli Europei del 2020 contro Grecia e Bosnia ed Erzegovina. Palmarès Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2003, 2004 Competizioni nazionali Campionato italiano Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Campionato italiano: 1 - Milan: 2021-2022
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Angel Di Maria: in corso le visite mediche
Socrates ha risposto al topic di Morpheus © in Archivio Calciomercato
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STEPHEN APPIAH Nasce ad Accra, in Ghana, il 24 dicembre 1980; sbarca, a soli diciassette anni, in Italia e nell’Udinese, Parma e Brescia da prova di grandi qualità atletica e di ottima visione di gioco. Un centrocampista tosto, con piedi buoni e capacità di contrastare come di inventare. Approda alla Juventus “lippiana” nel 2003, mettendosi in mostra, sin dalle prime amichevoli estive.Purtroppo per lui, la squadra fatica a riproporsi sui livelli delle due stagioni precedenti e anche Stephen, pur giocando parecchio, alterna momenti buoni ad altri incerti. Il bilancio stagionale è comunque di trenta partite e un goal, alla Sampdoria, nel congedo casalingo.È l’estate 2004 il momento migliore della stagione di Appiah; capitano della Nazionale ghanese impegnata alle Olimpiadi di Atene, Stephen gioca un torneo su livelli altissimi, rivelandosi come uno dei massimi talenti dell’Olimpiade e si guadagna, così, la conferma in bianconero alle dipendenze di Capello.La concorrenza del nuovo acquisto Emerson non lo aiuta, però, a trovare con continuità un posto da titolare, sicché il suo momento di gloria arriva nel finale di stagione; gioca, infatti, una grande partita nel 5-2 casalingo sul Lecce condito da un pregevole goal in contropiede e realizza un’altra splendida rete, nel commiato casalingo contro il Cagliari.«Nei due anni di Juve sono stato benissimo, grande società, compagni fantastici, tutto bello. Ricordo che dopo il mio primo allenamento in bianconero andai a cena con Gigi Buffon, che già conoscevo dai tempi di Parma, e per prendermi in giro urlò: “Abbiamo il nuovo magazziniere tu che fai qua? Presentati!” ed io per tutta risposta replicai: “Amico invece di parlare a vanvera vai a farmi un’insalata senza pomodoro e cipolla, ma metti il tonno!”. Tutta la squadra scoppiò a ridere, anche mister Lippi e il direttore Moggi, ci divertivamo non poco».Un degno congedo dai tifosi, prima di trasferirsi in Turchia, al Fenerbahçe; avrebbe dovuto essere il suo rilancio, invece va incontro a una serie incredibile di eventi negativi.FABIO ELLENA, “HURRÀ JUVENTUS” OTTOBRE 2003Una telefonata allunga la vita, recitava un tormentone mediatico di qualche anno fa. Se a Stephen Appiah la vita si è allungata veramente non è ancora lecito saperlo, di sicuro è stata stravolta. Lo squillo di un cellulare e una voce amica dall’altro capo: «Pronto, Stephen? Sono Lilian Thuram. Lo sai che l’anno prossimo giochiamo insieme nella Juve?».Un episodio bello e divertente, che il giovane talento ghanese condisce con tutta la sua immensa simpatia: «Stavo facendo le valigie per andare a giocare la Coppa d’Africa, in Ruanda, con la mia Nazionale. Arriva questa telefonata di Lilian, mio amico fin dai tempi del Parma, che mi dà questa notizia e mi dice che Luciano Moggi mi vuole parlare. Credevo fosse uno scherzo, ho chiamato il Direttore e quando lui mi ha convocato per le visite mediche ho capito che era tutto vero. Ora sono qui e sono molto contento e orgoglioso di essere un giocatore della Juventus».È iniziata così l’avventura bianconera di Appiah, ultimo capitolo in ordine di tempo di una storia da tutta raccontare. Iniziata nel suo Ghana, ovviamente. Primo di quattro figli (ha un fratello, Albert, e due sorelle, Augustina e Vivian, la più giovane con i suoi quindici anni), inizia la sua brillante carriera negli Allievi di una formazione chiamata Mighty Victory. Il talento è limpido e non sfugge ai talent scout locali. A sedici anni arriva già il momento dell’esordio nella massima serie ghanese, nell’Hearts of Oak, oltre all’approdo nelle nazionali giovanili, vero e proprio trampolino di lancio per l’Europa.Prima tappa, Turchia, Galatasaray. Sì, avete letto bene, proprio quel Galatasaray ora euro rivale della Juventus in Champions League. «Nel 1997, il mio procuratore ha portato me e altri ragazzi ghanesi a Istanbul. Sono stato un mese in prova, ma alla fine i dirigenti turchi hanno deciso di non ingaggiarmi perché ero troppo magro. Così, invece di restare in Turchia sono finito in Italia. Quando ero a Parma, prima della partita con la Fiorentina, ho avuto modo di incontrare Fatih Terim, che mi ha ancora riconosciuto. L’incontro in Champions League? Non posso che essere contento della vittoria nella partita di Torino, ora però voglio fare bene quando andremo a giocare in casa loro, per dimostrare che a suo tempo hanno sbagliato le loro scelte».Invece di Istanbul e il Galatasaray, la nuova patria di Stephen diventano il Friuli, Udine e l’Udinese. Subito una maglia bianconera, segno di un destino che poi saprà ripetersi. Qualche problema culinario e un maestro di calcio e di vita come Alberto Zaccheroni. «Quando sono arrivato in Italia, non conoscevo il cibo, così mangiavo solo biscotti e gelati. Poi ho imparato ad apprezzare la cucina italiana e devo dire che meglio di così non potevo trovarmi. A parte questo, Udine per me è stata una tappa fondamentale. Sono stato accolto benissimo dai compagni e dai tifosi. Le cose sono andate bene, soprattutto grazie a Zaccheroni. Ricordo l’esordio a Milano contro il Milan e, la settimana successiva, quello da titolare nella vittoria per 4-2 sulla Roma. Il mister mi ha detto: “Stephen, se sbagli due o tre passaggi non fa niente, ma se ne sbagli quattro vieni subito in panchina”. Mi ha fatto ridere con quella battuta, ma lì ho capito che aveva fiducia in me».Se la classe del giovanotto non era sfuggita in Ghana, figurarsi in Italia. Le grandi squadre cominciano a mettergli gli occhi addosso e presto arriva la chiamata del Parma, desideroso di continuare a tenere il passo della nobiltà del calcio italiano. Un’avventura che parte in ritardo a causa di un problema di salute che lo costringe ai box per parecchio tempo. «Nel 1999 sono stato costretto ad andare a Chicago per curarmi. Fortunatamente tutto è andato per il verso giusto e nel 2000 sono arrivato in Emilia. Anche qui mi sono trovato benissimo, ho conosciuto tanti bravi ragazzi, tra i quali Buffon, Thuram e Di Vaio che ho poi ritrovato qui alla Juve. Purtroppo non ho avuto la possibilità di giocare molto, c’erano tanti giocatori nel mio ruolo e gli allenatori che ho avuto non hanno creduto fino in fondo nelle mie capacità».Estate 2002, nuova svolta. Il Parma presta il ragazzo al Brescia per regalargli un anno di continuità in campo. Ed è un successo. La simpatia e la disponibilità lo fanno entrare da subito nel cuore dei tifosi lombardi. La sua tecnica lo fa invece entrare da subito nei meccanismi di gioco di Carlo Mazzone. Risultato: trentuno presenze e sette reti, un bottino notevole per un centrocampista. Assolutamente incredibile per un ragazzo che in cinque anni non aveva mai assaporato la gioia del goal. «Un anno fantastico, in tutto. Ho trovato un gruppo molto unito che mi ha accolto a braccia aperte. Mazzone mi ha fatto giocare con continuità e così ho potuto disputare un gran campionato. L’Appiah goleador? Prima dell’esordio contro il Piacenza, il mister mi ha detto: “Hai un bel tiro, perché non ci provi?”. Grazie a Baggio e Toni che giocavano di sponda, ho così avuto molte possibilità di segnare».Un feeling, quello con il goal, che si unisce a un altro. Il destino sembra rimetterci lo zampino: due partite del Brescia al Delle Alpi, due goal di Appiah. «Contro il Torino abbiamo fatto tutti una grande partita e abbiamo vinto con merito. Con la Juve non è andata così bene. Evidentemente avevo già capito che questo stadio mi portava bene. Spero di farne tanti altri di goal qui al Delle Alpi».Una rete contro i suoi futuri compagni, contro il suo futuro tecnico, quel Marcello Lippi che già da tempo aveva inserito il suo nome in cima alla lista degli acquisti per la stagione successiva. Una rete che comunque non ha fermato la corsa dei bianconeri che, poche settimane dopo, hanno potuto fregiarsi del ventisettesimo scudetto. Ma come vedeva Appiah la Juve da avversaria? «La Juve è la Juve, il massimo. Si vedevano da subito le differenze con le altre squadre. Non poteva sfuggire il fatto che tutti giocavano insieme, uno spogliatoio fantastico. Devo confessare che mentre arrivavo qui, pensavo sarebbe stato difficile inserirsi perché ci sono grandi campioni. Invece tutti si sono dimostrati subito simpatici e aperti con me. Non ho potuto fare altro che constatare quanto fosse eccezionale questo gruppo».Un gruppo, una squadra, ma sarebbe meglio dire un intero popolo, quello bianconero, che lo accoglie a braccia aperte. E il talento ghanese ripaga subito tutti. L’etichetta di rivelazione portatasi dietro dopo la stagione a Brescia, è presto sostituita con quella di campione. Grinta, classe e, soprattutto, un’incredibile naturalezza a fare in modo semplice anche le cose più difficili. Un innesto del tutto naturale negli schemi della squadra e negli affetti della gente. Appiah dà subito tutto alla Juve e la Juve regala subito ad Appiah la prima gioia, la vittoria della Supercoppa a New York. «Prima di arrivare qui, potevo vantare solo la vittoria di una Coppa Italia nel Parma. Meno male che è arrivata presto la Supercoppa. Devo abituarmi, perché la Juve sa vincere e mi può insegnare a farlo. Sicuramente questa è la squadra più forte in cui abbia mai giocato e con questa squadra voglio togliermi tante soddisfazioni. Fin dal ritiro estivo ho sentito i tifosi chiederci la Coppa dei Campioni. Ma io non ho ancora vinto niente e non mi accontento. L’ho detto anche a Del Piero: “Alessandro, voi avete vinto tanto, ma io no. Quindi voglio scudetto e Champions League”. Io voglio vincere qualcosa, anzi voglio vincere tutto se è possibile».Idee chiare, il ragazzo. Vincere per la Juve, per se stesso ed anche per la sua terra. Per quell’Africa sempre più culla di giovani campioni desiderosi di imporsi in Europa e nel mondo. Africa che in Juventus fino ad ora è stata solo legata al nome di Oliseh, rimasto un anno a Torino senza troppa fortuna. Un motivo in più per Appiah per cercare di emergere in bianconero: «Uno che gioca in una grande squadra, come Juventus, Real Madrid o Manchester, deve rappresentare la bandiera dell’Africa. Giocando in Champions League si ha la possibilità di farsi notare anche nel nostro continente ed è bello che la gente africana possa vedere uno di loro impegnato in queste società così blasonate. Speriamo di continuare così».Allora in bocca al lupo, Stephen. Che anche in Ghana e in Africa siano orgogliosi per le tue vittorie ottenute con la Juventus.“REPUBBLICA” 11 FEBBRAIO 2009A ventotto anni (presunti) l’eroe del Ghana, il capitano non giocatore del paese che ha ospitato l’ultima Coppa d’Africa, è costretto a nascondersi per giocare al calcio. Stephen Appiah, talentuoso e potente centrocampista di Udinese, Parma, Brescia e Juventus, tre figli e moglie nel nostro paese, in questi giorni si sta allenando sotto mentite spoglie a Marbella, costa andalusa, con il Rubin Kazan’, club dallo scorso novembre Campione di Russia costretto dall’inverno rigido del Tatarstan ad allenamenti su una spiaggia spagnola.Il peregrinare omerico del massiccio Appiah sta diventando una fuga segreta e protetta, a causa della valanga di debiti che il ragazzo di Accra ha contratto a ogni contratto firmato. L’ultima disputa legale è stata quella con l’ultimo club che lo ha assoldato, nel 2005, il Fenerbahçe. La squadra di Istanbul, per un’embolia a una gamba mal curata, ha rischiato di mandarlo al creatore. Lo racconta il suo nuovo procuratore Luca Pagani, ex P.R. di discoteche lombarde. Alla fine, Appiah ha chiesto ventuno milioni di risarcimento ai turchi, comprensivi della Coppa d’Africa saltata in patria, e il Fenerbahçe ha replicato con una fattura danni da dodici milioni per mancato rispetto del contratto.Nella stagione 2008-09 Stephen Appiah ha ascoltato una serie di timide offerte da parte di diverse società italiane: la Juventus, il Brescia, poi il Torino. C’è stato anche un affaccio da parte del Milan. Tutti, però, imbattendosi nel macigno della causa FIFA e in una pletora di richieste danni contro il giocatore incardinate in Italia, hanno salutato Stephen e la sua fama di cattivo pagatore. Non tornerà a giocare in Italia. Appiah, allora, ha deciso di raggiungere Londra per allenarsi con il Tottenham e, bruciato anche questo contatto, ha proseguito la fuga dal pignoramento indossando una nuova anagrafe in Spagna e immaginando un futuro nel campionato russo.Tutta la storia del ragazzo di Accra è un racconto da clandestino. Giovane stella degli Hearts of Oak, arrivò poco più che bambino in maglietta a maniche corte all’aeroporto di Udine. Era febbraio. Gli misero addosso una tuta del club e lui, nei primi sei mesi, mangiò solo gelati, perché non conosceva i cibi italiani né i loro nomi. I procuratori più accreditati del calcio ghanese raccontano che Stephen, come buona parte dei ragazzi d’Africa ansiosi di mostrarsi a talent scout stranieri, si fece cambiare il passaporto e abbassare di due anni l’età. Giunto in Italia, il talento si mise in luce per goal straordinari e leggendarie feste con ragazze ucraine. Ma, soprattutto, nuovi debiti. Lasciò senza un grazie lo Studio Canovi e il suo primo mentore, quel Domenico Ricci che più di tutti conosce il calcio africano.Oggi l’ufficio gli ha chiesto 105.000 euro di provvigioni non saldate: la sentenza del tribunale di Roma è vicina. Approdato al nuovo procuratore, Santiago Morrazzo, riuscì ad abbandonare anche lui scordandosi del rinnovo del contratto che l’agente gli garantì con la Juventus (1.800.000 euro) e le bollette pagate alla posta per non fargli staccare la luce. Il Tribunale di Roma ha stabilito che Appiah deve a Morrazzo 580.000 euro ma, poiché il calciatore non è mai raggiungibile, l’unico risultato è stato che l’ex agente FIFA deve versare (per la sentenza a suo favore) 25.000 euro per i bolli all’Agenzia delle Entrate.Già, Appiah è in fuga continua. La moglie e i tre figli vivono in una villetta con garage (e auto di lusso) sulla collina di Torino, ma lui ha eletto domicilio personale a Nichelino, nell’hinterland, in un casermone popolare abitato da extracomunitari senza permesso di soggiorno. Fuori dal suo appartamento legale non c’è campanello, nell’androne hanno sradicato le cassette della posta e l’ufficiale giudiziario, terrorizzato ogni volta che deve avvicinarsi a quel palazzo per recapitargli una raccomandata, ha stilato un rapporto di irreperibilità strutturale.A Stephen Appiah ha chiesto i danni anche il vecchio padrone di casa di Torino, quello dei tempi della Juventus. Salutato dalla Triade, Stephen organizzò una festa di addio all’Italia invitando la comunità ghanese e le solite ragazze ucraine: sfasciarono tutto sradicando lavandini, bagni e pure gli infissi. Le bottiglie di champagne (avrebbe scoperto il giorno dopo il padrone di casa) galleggiavano nello champagne. L’avvocato Mattia Grassani, che per tutte queste imprese difese e spesso salvò il calciatore, a sua volta non è stato mai pagato. E così ha chiesto 400.000 euro di arretrati riuscendo a farne sequestrare 40.000.Il bravo ragazzo con il destro preciso è cresciuto dentro una vita da clandestino e ora potrebbe portare la sua fuga nel freddo Tatarstan. Per non smettere di giocare al calcio e per non pagare i debiti. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/12/stephen-appiah.html
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STEPHEN APPIAH https://it.wikipedia.org/wiki/Stephen_Appiah Nazione: Ghana Luogo di nascita: Accra Data di nascita: 24.12.1980 Ruolo: Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 77 kg Nazionale Ghanese Soprannome: - Alla Juventus dal 2003 al 2005 Esordio: 03.08.2003 - Supercoppa italiana - Juventus-Milan 1-1 Ultima partita: 29.05.2005 - Serie A - Juventus-Cagliari 4-2 69 presenze - 3 reti 1 scudetto 1 supercoppa italiana Stephen Appiah (Accra, 24 dicembre 1980) è un ex calciatore ghanese, di ruolo centrocampista. Stephen Appiah Appiah all'Udinese nella stagione 1997-1998 Nazionalità Ghana Altezza 178 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2012 Carriera Giovanili 1992-1994 Hearts of Oak Squadre di club 1994-1997 Hearts of Oak 21 (19) 1997-2000 Udinese 36 (0) 2000-2002 Parma 28 (0) 2002-2003 → Brescia 31 (7) 2003-2005 Juventus 69 (3) 2005-2008 Fenerbahçe 64 (11) 2009-2010 Bologna 2 (0) 2010-2011 Cesena 14 (0) 2012 Vojvodina 11 (1) Nazionale 1995-1996 Ghana U-17 6 (2) 1997 Ghana U-20 4 (1) 1995-2010 Ghana 67 (15) Palmarès Campionato mondiale Under-17 Oro Ecuador 1995 Biografia Considerato come uno dei migliori calciatori africani degli anni 1990 e 2000, la sua carriera è stata limitata da gravi infortuni e problemi caratteriali. Caratteristiche tecniche Centrale di grande spessore e dalle indubbie qualità tecniche, poteva agire da interno in un centrocampo a 4 e in tutte le posizioni in un centrocampo a 3. Carriera Club Inizia a giocare negli Hearts of Oak di Accra nel 1995. Due anni dopo viene notato da Pietro Lo Monaco, in quel periodo capo osservatore dell'Udinese, squadra del campionato italiano, che lo acquista e lo fa esordire in Serie A nello stesso anno. Nel 2000 si trasferisce al Parma e nel 2002 al Brescia. Nel 2003 è acquistato dalla Juventus; l'esperienza in bianconero si rivela tuttavia deludente sul piano personale, e a fine stagione rispose alle polemiche: «se fossi andato al Torino mi avrebbero trattato meglio». Dopo questa frase anche i tifosi cominciano a contestarlo aspramente, sicché nell'estate 2005 viene ceduto al Fenerbahçe. Nella squadra turca riesce a riscattarsi, vincendo nel 2007 il campionato e la Supercoppa nazionale. Nell'estate seguente subisce un infortunio al ginocchio che lo tiene lontano dal campo per molti mesi; rischia anche la morte per le complicazioni seguite all'operazione, causate dall'errata terapia anticoagulante prescritta dai medici della squadra turca, che gli causano una tromboflebite. Nonostante questi gravi problemi, la società turca ottiene dalla federazione turca il congelamento del contratto a causa del prolungarsi del periodo di cura. Ai problemi di salute si aggiungono anche quelli con la legge italiana, in quanto risulta essere debitore nei confronti dell'avvocato Mattia Grassani e dei procuratori Dario Canovi e Santiago Morrazzo di circa un milione di euro. Dopo un periodo di prova di cinque giorni con il Tottenham, il calciatore non ha convinto lo staff, il quale gli ha proposto prima altre tre settimane di allenamento, poi ancora un mese. Il calciatore, stanco dei continui rinvii, ha declinato l'offerta. Ha provato anche con il Rubin Kazan, club neo campione russo ma senza accordarsi. Il 1º novembre 2009 viene ingaggiato dal Bologna per una stagione ma a causa di un infortunio gioca solo le ultime due giornate: viene inserito al secondo tempo di Bologna-Catania e Cagliari-Bologna. A fine campionato il Bologna non ha rinnovato il contratto di Appiah. Nell'agosto 2010 viene ingaggiato dal Cesena, squadra neopromossa in Serie A. Svincolatosi dal club romagnolo al termine della stagione 2010-2011, il 2 febbraio 2012 si accorda con il Vojvodina, formazione della Superliga serba. Nazionale Appiah in nazionale al campionato del mondo 2006 È stato uno dei migliori giocatori della nazionale ghanese, con cui ha giocato da protagonista le Olimpiadi di Atene 2004. Come capitano del Ghana ha ottenuto la prima storica qualificazione della nazionale a un Mondiale. Titolare a Germania 2006 nel centrocampo ghanese, ha segnato su rigore il gol della vittoria contro gli Stati Uniti. Il Ghana, secondo nel girone dell'Italia (successiva vincitrice del torneo), è uscito agli ottavi di finale, eliminato dal Brasile. Nonostante negli ultimi due anni abbia giocato saltuariamente, ha continuato a giocare con una certa continuità nella Nazionale del suo Paese e ne è stato anche capitano. Ha figurato fra i 23 convocati del Ghana per il Mondiale 2010 in Sudafrica, dove, pur non essendo utilizzato da titolare, è sceso in campo in 3 incontri. Terminato il Mondiale, ha annunciato il suo ritiro dalla Nazionale ghanese. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa del Ghana: 1 - Hearts of Oak: 1996 Campionato ghanese: 1 - Hearts of Oak: 1996-1997 Coppa Italia: 1 - Parma: 2001-2002 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2003 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2004-2005 Campionato turco: 1 - Fenerbahçe: 2006-2007 Supercoppa di Turchia: 1 - Fenerbahçe: 2007 Nazionale Campionato mondiale Under-17: 1 - 1995 Individuale Calciatore ghanese dell'anno: 2 - 2005, 2007 Miglior calciatore della Süper Lig: 1 - 2006-2007 Miglior squadra olimpica ad Atene 2004: 1 - 2004 Miglior squadra della Coppa d'Africa: 1 - 2006
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FABRIZIO MICCOLI Nasce a San Donato, in provincia di Lecce, il 27 giugno del 1979. Nell’estate del 2002, Miccoli è acquistato dalla Juventus, che però, già ricca di alternative in attacco, lo gira in prestito al Perugia. Fabrizio non è più un giovane di belle speranze, ma è diventato una realtà; indossa la maglia numero dieci e colleziona medie voto altissime. Nel capoluogo umbro è già un idolo; sono sue le magliette che vanno più a ruba e gli autografi più ricercati. A stagione conclusa, Miccoli colleziona un bottino di 47 incontri giocati e 15 reti realizzate. È proprio contro la Juventus, in Coppa Italia, che Miccoli gioca le sue partite più belle; infatti, realizza due reti nella partita di andata e una al ritorno, eliminando la squadra che ne detiene il cartellino. L’estate successiva approda alla Juventus: la concorrenza è spietata ma Fabrizio, sfruttando i numerosi infortuni dei suoi compagni, riesce a disputare un discreto campionato. Si mette in evidenza anche nella Coppa Campioni, realizzando una rete nella goleada contro l’Olympiakos. Purtroppo, la stagione bianconera è molto deludente e la società decide di prestare Miccoli alla Fiorentina, appena promossa in Serie A. Comunque sia, riesce a totalizzare trentotto presenze e dieci reti. Nel campionato 2005-06 ritorna in bianconero; è arrivato Fabio Capello, il quale vuole assolutamente Ibrahimović. Per far spazio allo svedese, Fabrizio è mandato in prestito al Benfica; con la squadra portoghese si mette in luce fin da subito, diventano un idolo dei tifosi lusitani. Al termine della stagione, la Juventus decide di rinnovare il prestito al Benefica; dopo un’altra stagione in Portogallo, Fabrizio ritorna in Italia, precisamente al Palermo. Le strade fra Miccoli e la Juventus si sono definitivamente separate. «I miei errori quando ero alla Juventus? Io all’inizio sono stato bene, nel senso che ho giocato diverse partita da titolare. Poi si venne a creare questa staffetta tra me e Del Piero, che comunque poi non c’era effettivamente, perché io stavo bene con Ale, avevamo un buon rapporto. Comunque in ventidue presenze avevo fatto nove goal, quindi non è stato un brutto campionato, anche perché io tutt’ora ho grande rispetto verso i giocatori della Juve. Ancora mi sento con tanti di loro: Buffon, Camoranesi, Trézéguet, ecc. Quindi il problema magari è stato più con la società di allora. Diverse scelte non mi piacevano e non le ho accettate. Sono cose che succedono. Non c’è nessun problema, per me oramai è finita lì». SALVATORE LO PRESTI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’OTTOBRE 2003 È alto 168 centimetri, come Diego Armando Maradona e come Gianfranco Zola. È in buonissima compagnia dunque, anche se, confessa candidamente, non gli sarebbe dispiaciuto se Madre Natura gli avesse elargito una decina di centimetri in più. Ma convive serenamente con un fisico che non gli ha impedito di conquistarsi, quando non aveva ancora ventiquattro anni, due maglie prestigiose come quella della Nazionale e quella della Juventus. E provata l’altra grande gioia di diventar padre di una bellissima bambina, vuole continuare la scalata. Un posto da titolare, lo scudetto, la Champions League, un goal al Bernabéu: i suoi progetti sono tangibili ad ambiziosi e li confida a “Hurrà Juventus” nel corso di una lunga e cordiale chiacchierata senza peli sulla lingua. – Allora, ti sei reso conto che sei davvero alla Juve, che non è tutto un sogno? «Sì, e sto vivendo una realtà straordinaria. Ho avuto la fortuna di arrivare qui per gradi: dalla Ternana al Perugia, poi l’avventura della Nazionale, infine la conferma delle promesse. Ed ho trovato, devo dirlo, un gruppo straordinario che mi ha accolto subito come fossi sempre stato uno di loro». – Già, uno che, tanto per cominciare, l’anno scorso li ha eliminati dalla Coppa Italia! Ma cosa significa adesso per te essere qui, alla pari con tanti grandissimi campioni? «Innanzitutto l’anno scorso giocavo col Perugia e quindi ho solo fatto il mio dovere. Stare qui per me è motivo di grande orgoglio. Oltre che bello, è molto importante per un giovane come me allenarsi e confrontarsi tutti i giorni con gente che ha vinto tanto». – Ma secondo te perché sei qui? Quale o quali delle tue qualità ti hanno consentito di fare il salto triplo passando per Ternana e Perugia? «Più che per le mie qualità, credo che sia successo per l’annata che ho vissuto l’anno scorso a Perugia, dove ho disputato un bellissimo campionato. Dovevo dimostrare di essere all’altezza della Serie A, di saper fare nel massimo torneo le cose che avevo fatto in Serie B. E ci sono riuscito. Ora però mi aspetta un altro esame ancora più difficile: devo dimostrare di saper fare anche nella Juve le cose che ho fatto a Perugia. Ma tutta la vita è piena di esami, uno dietro l’altro. Guai a fermarsi». – Da ragazzino per te, che vivevi nella juventinissima terra di Puglia, cos’era la Juve? «Solo una grande avversaria della mia squadra del cuore, il Lecce. Ho cominciato a giocare a dodici anni ed ho sempre tifato Lecce, anche se dalle mie parti la maggior parte degli appassionati tengono per la Juve, anche quando sono andato a Milano e per due anni ho giocato nel settore giovanile del Milan». – Già, oggi potresti stare dall’altra parte, da quella rossonera intendiamo. Ma perché sei tornato indietro da Milano? «Perché avevo sbagliato ad andare: a dodici anni si è troppo piccoli per tentare un’avventura così grande. È difficilissimo andare avanti lontani da casa. Io ero solo: stavo nel collegio vescovile di Lodi con Enzo Maresca ed alcuni altri ragazzi, come Corrent, che giocano in B od in C. Ma tornando a Lecce non mi sono mai sentito uno sconfitto. Ho sempre continuato a crederci ed a lavorare per realizzare il mio sogno: diventare un giocatore. L’età giusta per cominciare a tentare la grande avventura credo sia quella dei quindici anni». – Com’era cominciata la tua avventura calcistica? «Ho iniziato a giocare a San Donato, da bambino, per passare poi al Lecce Club, una succursale del Lecce. A dodici anni ho fatto un provino e sono stato chiamato a Milano. Come ho detto però era troppo presto e così sono tornato a casa. Ho fatto tre anni nel settore giovanile del Casarano ed a diciassette anni ho esordito in C1. Lì mi ha visto e voluto la Ternana ed ho giocato quattro anni con gli umbri. Il resto, da quando mi ha preso la Juve, lo sanno tutti». – Qual è stata la svolta della tua carriera, quella che da uno dei tanti ti ha fatto diventare un giocatore importante? «Credo che un grosso impulso me lo abbia dato il campionato di due anni addietro con la Ternana quando, malgrado la retrocessione, io ho giocato molto bene ed ho segnato quindici goal». – Hai mai pensato che la tua statura potesse essere un handicap nella tua carriera? Generalmente i grandi club cercano attaccanti grandi e grossi. «Sinceramente no. Perché ho delle caratteristiche che certamente non potrei avere se fossi grande e grosso. Però, anche se di grandi campioni alti come me il calcio è pieno, una decina di centimetri in più non mi avrebbero dato fastidio!». – Cos’hai pensato quando la Juve lo scorso anno ti ha acquistato dalla Ternana ma ti ha detto che ti avrebbe dato in prestito al Perugia? «Sono andato convinto, sicuro, anche perché sapevo di andare a lavorare con un bravissimo allenatore come Cosmi ed in una società molto ben guidata e che ha sempre creduto nei giovani. Ero consapevole che per me si trattava di una grossa occasione. Sarebbe stato il mio primo campionato di Serie A. Onestamente, pur avendo una gran fiducia nei miei mezzi, penso che il salto dalla Ternana alla Juventus sarebbe stato troppo lungo». – Quando Luciano Moggi ti ha garantito che saresti rimasto alla Juve, cosa hai provato? «Molta soddisfazione, ma anche la coscienza di aver fatto le cose per bene». – E quando hai messo piede per la prima volta nello spogliatoio della Juventus che sensazione hai provato? «Il primo giorno ho provato una grossa emozione, lo confesso. Conoscere i nuovi compagni mi ha dato sensazioni particolarissime, anche se con alcuni di loro avevo già avuto modo di fraternizzare in Nazionale». – In maglia bianconera sono passati tanti leccesi: da Franco Causio a Sergio Brio, da Pasquale Bruno ad Antonio Conte: che ruolo hanno avuto nei sogni della tua infanzia? «Li ho sempre seguiti tutti, ma in particolare Pasquale Bruno, che è di San Donato, il mio paese. Quando lui giocava nella Juve ero un ragazzino e sognavo di percorrere la sua stessa strada. Oggi ci frequentiamo, quando viene a casa andiamo a cena insieme. Ai tempi di Causio e Brio ero troppo piccolo, non ero neanche nato forse». – Conte invece te lo sei trovato nello spogliatoio, insieme con Nicola Legrottaglie. Ancora oggi il clan pugliese nella Juve è piuttosto consistente. «Siamo in tre ed è molto bello. Credo che rappresentiamo un motivo d’orgoglio per la gente del Sud e della Puglia in particolare. Mi auguro che molti giovani possano seguire il nostro esempio ed avere la nostra stessa fortuna». – Ma cosa ti ha detto Antonio Conte, che nella Juve ormai è un grande vecchio, un’istituzione nello spogliatoio oltre che una guida in campo? «Poche cose ma importanti: mi ha detto di star tranquillo, di essere sempre me stesso perché la Juventus è una grande famiglia. Conte è un ragazzo eccezionale: ha una grande esperienza ma lo spirito e l’allegria di un ragazzino. Caratterialmente ci somigliamo molto e fra di noi parliamo quasi sempre in dialetto». – Ma chi è fuori dal campo Fabrizio Miccoli? «Un ragazzo tranquillissimo, tutto stadio e casa, felice di aver messo su famiglia e di avere una bellissima bambina di sei mesi che voglio godermi fino in fondo, cui voglio dedicare tutto il mio tempo libero». – Hai messo su famiglia molto giovane: è positivo per un uomo che svolge un lavoro così particolare come quello del calciatore? Ti aiuta? Ed in che misura? «Non lo so. Io l’ho fatto perché me lo sentivo, ero e sono convinto che fosse la cosa giusta, la cosa migliore da fare. E credo che mia figlia Swami sia stata il premio più bello che potessi sperare». – Già, Swami: un nome davvero inconsueto, esotico. Come vi è venuto in mente? «Lo ha scelto mia moglie. È un nome indiano che significa amore. È piaciuto anche a me e non abbiamo avuto dubbi. La sua nascita mi ha emozionato molto più dell’arrivo alla Juve o dell’esordio in Nazionale, naturalmente». – Com’è stato il tuo impatto con Torino? Che effetto ti ha fatto la città? «Me l’aspettavo peggio! Molto più caotica, intendo. Certo è molto diversa dalla mia Lecce, ma è tranquilla e mi ci sto trovando benissimo. Adesso ho anche trovato casa e finalmente potremo lasciare l’albergo e sistemarci come si deve. Ho solo una preoccupazione: il freddo. Vedremo come lo sopporterò». – Ha già conosciuto i dirigenti? «Sì, sono persone straordinarie. Purtroppo non ho fatto in tempo a conoscere l’Avvocato. Piuttosto mi ha divertito quello che mi ha detto il presidente Grande Stevens quando mi ha svelato che era curioso di conoscermi, perché suo nonno è stato console inglese a Gallipoli». – Sostenendo i primi allenamenti con i nuovi compagni hai potuto vedere da vicino, e non più come avversari, alcuni autentici fuoriclasse: chi ti ha impressionato di più e perché? Cos’hai scoperto di loro che non sapevi, che non conoscevi? «Allenarsi con Alessandro Del Piero è fantastico, sappiamo tutti cosa sia capace di fare. Ma quello che mi ha impressionato davvero è stato Pavel Nedved. Sapevo che è uno dei più forti giocatori del mondo, ma non che fosse un tale fenomeno: ha tecnica, corsa, forza, estro e temperamento. Non gli manca davvero nulla. E poi Antonio Conte: vedere come corre ancora, alla sua età, è davvero incredibile!». – Hai avuto un inizio di stagione eccellente, mettendo già in mostra le tue qualità, anche se l’esordio in campionato non è stato felicissimo ed è finito in ospedale, sotto i ferri. Come hai vissuto quella che normalmente è considerata una giornata molto importante nella carriera di un calciatore? «Sono felice di aver subito vinto un trofeo importante come la Supercoppa di Lega. Non capita a tutti di riuscire ad essere protagonista e vincente appena arrivato in una grande squadra. Tanto meno ad un giovane come me. Ed anche sul piano tecnico le prime partite sono andate bene. Poi è arrivato questo imprevisto, questa cosa inaspettata. Mi è dispiaciuto sia perché sognavo un altro esordio in campionato, sia perché ci ho rimesso anche la Nazionale in occasione di due appuntamenti importanti come quelli contro Galles e Serbia/Montenegro. Per fortuna non si è trattato di una cosa lunga né grave». – Qual è stato il momento più bello di questi pochi mesi juventini? «Credo che la partita più bella sia stata l’amichevole di Napoli: una serata così, con due goal all’attivo per giunta, non capita facilmente». – Ti ha aiutato aver esordito, e con successo, in Nazionale ancor prima di indossare la maglia bianconera? «Non saprei, anche perché si è trattato di due cose completamente diverse. L’esordio in Nazionale è stato una cosa improvvisa e mi ha dato un’emozione straordinaria, tutta particolare. Alla Juve sono arrivato per gradi e con la serenità giusta per aver salito tutti i gradini uno per uno, consapevole di aver fatto tutto per bene». – Ma dal punto di vista cromatico, ti sta meglio la maglia bianconera della Juve o quella azzurra della Nazionale? «Tutte e due. Sono entrambe due maglie molto ambite e sono stato fortunato ad aver avuto l’opportunità di indossarle così giovane. Prima di finire la carriera però vorrei indossare una maglia giallorossa. Non fraintendete, per carità: parlo esclusivamente di quella a righe verticali del mio Lecce, la squadra per cui ho tifato fin da bambino e che non ho mai indossato a livello professionistico». – Come ti immagini l’esordio in Champions League? Come te lo aspetti? «Sarà una grandissima emozione anche quella. Purtroppo per la prima in casa, con il Galatasaray, non sarò ancora pronto. Ma spero di essere della partita, a disposizione di Lippi, il più presto possibile». – C’è uno stadio in cui sogni di giocare? «Il Santiago Bernabéu: su di me ha sempre esercitato un grande fascino, per le imprese epiche di cui è stato palcoscenico. Sarà emozionante, certamente, ma spero di provarla presto quest’altra emozione». – Il tuo sogno calcistico, ora che sei arrivato alla Juve, qual è? «Vincere qualcosa di importante: lo scudetto o la Champions League». – Ma cosa metti sul gradino più alto del podio dei tuoi desideri? «Gli altri possono anche permettersi di scegliere, beati loro! Io che non ho vinto ancora nulla di importante non posso andare troppo per il sottile». – Ed il goal che sogni di fare? «Un goal in una finale di Champions League. Ovvio, no?». – Ed un goal al Lecce? «No, per favore! Visto cosa è successo a Conte qualche anno addietro?». – Roberto Baggio, ad un certo punto della sua carriera sognava un goal di testa ed uno realizzato entrando col pallone nella porta vuota. «Un goal di testa, per uno alto come me non è male, ci sono andato vicino contro il Milan, nel recente Trofeo Berlusconi. Ecco, a me piacerebbe segnare con un tiro da fuori area che s’infilasse nel sette, proprio come è successo nella passata stagione, sempre contro il Milan, a Perugia. Ma io sono anche altruista, mi piace molto far fare goal ai compagni». – Ed il goal che non avresti voluto sbagliare? «Quello sul cross di Zambrotta nei primi minuti della partita con l’Empoli. Segnare all’esordio in campionato con la maglia della Juve non sarebbe stato male. Avrò tempo per rifarmi». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/06/fabrizio-miccoli.html
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CIRO IMMOBILE Il gioco di parole è scontato – scrive il giornalista Paolo Rossi, su “Hurrà Juventus” del marzo 2010 – già abusato nei titoli di giornale che giustamente sono stati utilizzati per celebrare la sua capacità realizzativa. Se c’è un attaccante che merita di essere celebrato per il suo movimento alla ricerca del goal è proprio Ciro Immobile. A dispetto del suo cognome, il centravanti della Primavera ama caracollare in campo con un passo caratteristico e apparentemente lento, per poi accendersi d’improvviso appena intuisce lo spazio dove colpire (peraltro la sua qualità non si limita solo alla finalizzazione: Ciro è uno che si impegna su ogni pallone, fa salire la squadra e lavora di sponda). Al recente e trionfante Torneo di Viareggio, Immobile ha stracciato ogni record storico e si è laureato capocannoniere con dieci reti. L’insieme, oltre a contribuire al successo finale, va considerato alla stregua di un volume (leggero, data la giovane età) e insieme ricco di informazioni sull’arte del goal. Scomodando Josè Altafini, il manuale di Ciro prevede innanzitutto grande capacità nello smarcarsi. Laddove c’è una respinta del portiere o una minima amnesia difensiva, Ciro si fa trovare pronto, esempio perfetto di tempismo e fiuto nella lettura delle situazioni. Non stiamo parlando di un attaccante abile a nascondersi, bensì di un ariete che fa valere anche il suo fisico per impedire al diretto controllore di anticiparlo sul tempo. In Toscana, Ciro ha segnato anche di sinistro, sebbene non sia il suo piede, evidenziando grandi doti coordinative nel calciare, in virtù anche di un controllo di palla rapido, che gli permette di piazzare la botta in condizioni agevoli. La potenza si abbina alla precisione, così come una certa naturalezza nel gioco aereo, tanto di testa quanto al volo (dopo uno stop di petto ha sorpreso la difesa con una rovesciata dall’appoggio morbido, quasi un paradosso per la grammatica di questo gesto tecnico). Infine, particolare non trascurabile, Immobile rafforza il suo score con i calci di rigore. Il portiere viene spesso spiazzato da conclusioni a incrociare, forti e rasoterra, senza troppi fronzoli. Il ragazzo ha stoffa. E fame di calcio importante, con la giusta umiltà appresa in questi anni bianconeri e nella precedente militanza sui terreni di provincia. «Sono un ragazzo semplice, come molti altri – si racconta sulla stessa testata ufficiale bianconera qualche mese dopo – dopo l’allenamento vedo la fidanzata, alla sera passo delle mezzore al telefono con i miei genitori, che in realtà si fanno sentire tre o quattro volte al giorno, mentre nei momenti liberi esco con i compagni di squadra, Terrazzino e De Paola su tutti, e naturalmente con Annabella, che da un anno e mezzo è al mio fianco. Sono un napoletano tipicissimo, più della pizza. Anche se non avessi l’accento, mi sgamerebbero in una frazione di secondo. Dentro il rettangolo di gioco, invece, cerco di aiutare i compagni, di dare sempre il massimo, di incitare la squadra nei momenti difficili. A volte parlo e protesto troppo nei confronti dell’arbitro. Poi sono particolarmente geloso e permaloso. Me lo ripete spesso anche mia madre. Devo tutto alla Juve, in bianconero sono cresciuto come individuo e come sportivo». Strana storia d’amore mai sbocciata, quella fra la Juventus e Immobile. Dopo la trafila nel settore giovanile, Ciro esordisce in Prima Squadra nel febbraio del 2009, nella rotonda vittoria casalinga contro il Bologna per 4-1, sostituendo Del Piero negli ultimi minuti del match. L’altro Ciro bianconero, mister Ferrara, tiene molto in considerazione l’attaccante campano, tanto è vero che lo utilizza nella stagione successiva (sempre come subentrante) ben cinque volte. Con l’esonero di Ferrara e l’arrivo di Zaccheroni, per Immobile si chiudono definitivamente le porte del campo. Sarà ceduto al Siena, per poi trovare gloria con il Pescara di Zeman, vincendo la classifica cannonieri di Serie B. Sembra tutto fatto per il ritorno in bianconero ma, inaspettatamente, i dirigenti juventini cedono la metà del suo cartellino al Genoa e Ciro si trasferisce in rossoblu. Nell’estate del 2013 la Juve riscatta la propria metà dai Grifoni e la cede al Torino: Immobile ritorna quindi in riva al Po, ma sulla sponda granata. La sua stagione è trionfale: vince la classifica cannonieri e conquista la maglia della Nazionale. Conte vuole assolutamente l’attaccante campano, ma la richiesta del Torino per la metà del cartellino è troppo alta e l’offerta del Borussia Dortmund troppo allettante per le due società piemontesi. Ciro viene così definitivamente ceduto ai tedeschi, cominciando una repentina quanto inaspettata parabola discendente, che lo porterà alla deludente esperienza al Siviglia e al ritorno al Torino. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/ciro-immobile.html
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CIRO IMMOBILE https://it.wikipedia.org/wiki/Ciro_Immobile Nazione: Italia Luogo di nascita: Torre Annunziata (Napoli) Data di nascita: 20.02.1990 Ruolo: Attaccante Altezza: 182 cm Peso: 85 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2010 Esordio: 14.03.2009 - Serie A - Juventus-Bologna 4-1 Ultima partita: 17.01.2010 - Serie A - Chievo-Juventus 1-0 5 presenze - 0 reti Campione d'Europa 2021 con la nazionale italiana Ciro Immobile (Torre Annunziata, 20 febbraio 1990) è un calciatore italiano, attaccante della Lazio, di cui è capitano, e della nazionale italiana, con la quale si è laureato campione d'Europa nel 2021. Cresciuto nei settori giovanili di Sorrento prima e Juventus poi, emerge tra le file di Pescara e Torino vincendo con queste ultime due titoli di capocannoniere, rispettivamente in Serie B (2011-2012) e in Serie A (2013-2014). Alla Lazio si afferma tra i migliori attaccanti italiani della sua generazione, trionfando per altre tre volte nella classifica marcatori della Serie A (2017-2018, 2019-2020 e 2021-2022) — divenendo il primo calciatore italiano a vincere il titolo di capocannoniere per quattro volte — e per una in quella della UEFA Europa League (2017-2018) diventa inoltre il migliore marcatore di sempre della squadra biancoceleste in tutte le competizioni. A livello di palmarès, con il club biancoceleste annovera una Coppa Italia (2018-2019) e due Supercoppe italiane (2017 e 2019), mentre in precedenza aveva conquistato una Supercoppa di Germania (2014) con il Borussia Dortmund e un campionato di Serie B (2011-2012) con il Pescara. Nel campionato 2019-2020 ha eguagliato il record di reti segnate in Serie A in una singola stagione, 36, le stesse che gli hanno valso la vittoria della Scarpa d'oro. Sempre a livello individuale, è stato nominato per due volte miglior attaccante ai Premi Lega Serie A (2019-2020 e 2021-2022) oltreché inserito tre volte nella squadra dell'anno AIC (2014, 2018 e 2020) e una nella squadra della stagione della UEFA Europa League (2018). Ciro Immobile Immobile in nazionale nel 2015 Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 85 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Lazio Carriera Giovanili 2002-2007 Sorrento 2007-2010 Juventus Squadre di club 2008-2010 Juventus 5 (0) 2010-2011 → Siena 4 (1) 2011 → Grosseto 16 (1) 2011-2012 → Pescara 37 (28) 2012-2013 Genoa 33 (5) 2013-2014 Torino 33 (22) 2014-2015 Borussia Dortmund 24 (3) 2015-2016 Siviglia 8 (2) 2016 → Torino 14 (5) 2016- Lazio 239 (162) Nazionale 2009-2010 Italia U-20 6 (0) 2009-2013 Italia U-21 16 (9) 2014- Italia 56 (16) Palmarès Europei di calcio Oro Europa 2020 Europei di calcio Under-21 Argento Israele 2013 Giochi del Mediterraneo Argento Pescara 2009 UEFA Nations League Bronzo Paesi Bassi 2023 Biografia È sposato dal 2014 con Jessica, conosciuta durante i trascorsi a Pescara: la coppia ha tre figli. Nel biennio 2016-2017 è stato presidente onorario del Savoia. Caratteristiche tecniche Centravanti capace di spaziare su tutto il fronte d'attacco, tra i suoi principali punti di forza annovera senso del gol, dribbling nello stretto e tiro di prima intenzione, da ogni posizione e con entrambi i piedi. Dotato di buona tecnica di base — «un formidabile stoccatore pur senza avere fondamentali ineccepibili» —, ciò nonostante il fisico possente, l'esplosività e la resistenza nella corsa gli permettono di eccellere all'interno di sistemi tattici che esaltano queste caratteristiche, cioè volti a creare spazi che Immobile, impiegato al meglio come unica punta centrale, può attaccare in verticale; al contrario, risulta meno efficace se costretto a giocare da pivot all'interno dell'area di rigore o al fraseggio coi compagni di squadra. Nonostante il già significativo score sottorete, nella prima parte di carriera ha continuato a dividere gli addetti ai lavori tra suoi estimatori, che lo vedevano vittima di stereotipi e pregiudizi duri a morire, e altrettanti detrattori; questi ultimi, in particolare, ne riscontravano una certa fragilità caratteriale — ammessa dallo stesso Immobile, nello specifico davanti a difficoltà ambientali — che, a loro dire, ne avrebbe impedito l'affermazione anche al di fuori del contesto italiano o in club con ambizioni di primo livello. Dopo la vittoria della Scarpa d'oro e il record di gol in una stagione in Serie A, malgrado il persistere di critiche — provenienti soprattutto dalla stampa estera — circa la capacità di esprimersi al massimo solo grazie a una squadra che giochi per lui, c'è chi gli riconosce di avere raggiunto una definitiva maturità, avendo imparato «a caricarsi la propria squadra sulle spalle» oltreché essere diventato più perseverante e in grado di trovare sempre la via del gol, arrivando anche a definirlo «l'attaccante italiano più di talento e più costante» degli anni 2010. Carriera Club Sorrento e Juventus Muove i primi passi nella scuola calcio Torre Annunziata '88, per poi trasferirsi nella società Maria Rosa e infine nel vivaio della Salernitana, dove tuttavia non riesce a emergere. Approda pertanto nelle giovanili del Sorrento, dove con la formazione Allievi nella stagione 2006-2007 realizza 30 reti, tra cui una doppietta ai pari età del Torino che impressiona gli osservatori della Juventus. Nel 2007, a 17 anni, viene quindi acquistato per 80.000 euro sotto consulenza di Ciro Ferrara, proprio dal club bianconero, che lo aggrega alla propria formazione Primavera. Il 23 febbraio 2009 contribuisce alla vittoria del Torneo di Viareggio, mettendo a segno una doppietta nella vittoriosa finale contro la Sampdoria. Un giovane Immobile nel 2011 durante il ritiro estivo della Juventus Esordisce in prima squadra e in Serie A a 19 anni, il 14 marzo 2009, in Juventus-Bologna (4-1), subentrando nei minuti di recupero ad Alessandro Del Piero. La stagione successiva fa il suo esordio anche nelle coppe europee, rilevando ancora Del Piero al 68' della partita Bordeaux-Juventus (2-0) del 25 novembre 2009, valevole per la fase a gironi della UEFA Champions League; nel corso dell'annata 2009-2010 esordisce anche in Coppa Italia e ottiene due ulteriori presenze in Serie A. Il 15 febbraio 2010 conquista nuovamente il Torneo di Viareggio, segnando una tripletta nella finale vinta contro l'Empoli (4-2): nell'occasione è stato nominato migliore giocatore dell'edizione, ricevendo il "Golden Boy", e ottenuto il titolo di capocannoniere con 10 reti. Nelle due edizioni del Viareggio a cui ha partecipato, ha eguagliato il record di 14 gol totali realizzato da Renzo Cappellaro; inoltre, con le 10 reti dell'edizione 2010, batte il record di marcature realizzate in una singola edizione del torneo. Siena e Grosseto Il 1º luglio 2010 passa in prestito al Siena, in Serie B, insieme a Luca Marrone. Esordisce con i toscani il successivo 13 agosto in Siena-Ternana (2-0), valevole per il secondo turno di Coppa Italia, subentrando al 31' della ripresa a Emanuele Calaiò. Esordisce poi in campionato alla quarta giornata contro il Cittadella (3-1 per i toscani), rilevando Calaiò al 55'. Segna la sua prima rete tra i professionisti il 27 ottobre 2010 contro il Lecce (sconfitta per 3-2), nell'incontro valido per il terzo turno di Coppa Italia. La prima rete in campionato arriva il 20 novembre contro il Portogruaro. Tra i toscani non riesce a trovare spazio, sicché il 25 gennaio 2011 passa in prestito ai pari categoria del Grosseto. Esordisce con i biancorossi quattro giorni dopo nella trasferta vinta contro il Vicenza (0-1 il finale), sostituendo Ferdinando Sforzini al 64'. Segna la sua prima e unica rete con i maremmani il 18 febbraio nel derby contro l'Empoli. Pescara Il 17 agosto 2011 viene ceduto in prestito al Pescara, in Serie B. Segna la sua prima rete con gli abruzzesi alla prima giornata di campionato contro il Verona (vittoria per 1-2). Frattanto il 30 gennaio 2012, la Juventus cede metà del cartellino al Genoa per 4 milioni di euro, lasciando il giocatore in prestito in Abruzzo fino al termine della stagione. Sotto la guida dell'allenatore Zdeněk Zeman e giocando al fianco di altri promettenti elementi quali Marco Verratti e Lorenzo Insigne, nella stagione 2011-2012 contribuisce alla vittoria del campionato e al ritorno in Serie A del Pescara dopo vent'anni di assenza; sul piano personale realizza 28 reti in campionato, laureandosi capocannoniere e diventando il giocatore pescarese ad aver segnato più gol in una sola stagione, superando le 21 reti di Stefano Rebonato nel campionato di Serie B 1986-1987. Il 18 giugno 2012 la compartecipazione tra Genoa e Juventus viene rinnovata con diritti sportivi in favore dei rossoblù. Genoa e Torino Immobile al Torino nel 2014 Esordisce con la squadra ligure il 18 agosto 2012 nella partita valida per il terzo turno di Coppa Italia persa ai rigori contro il Verona, subentrando al 31' della ripresa al posto di Davide Biondini. Esordisce in Serie A il 26 agosto 2012 contro il Cagliari (vittoria per 2-0), siglando, a 5' dal termine, la sua prima rete nella massima serie. Conclude la stagione con 34 presenze e 5 gol segnati in totale. Il 12 luglio 2013, la Juventus risolve a proprio favore la compartecipazione con il Genoa e nello stesso giorno cede la metà del cartellino di Immobile al Torino. il 17 agosto 2013 esordisce in granata nella sconfitta interna di Coppa Italia contro il Pescara (1-2), e in quella stessa occasione va a segno per la prima volta con la maglia del Toro al 53'. Il 25 agosto 2013 fa quindi il suo esordio in campionato (Torino-Sassuolo 2-0). Il campionato 2013-2014 è particolarmente positivo per il centravanti campano, che - con il partner d'attacco Cerci - conduce la formazione allenata da Ventura alla qualificazione in UEFA Europa League dopo 20 anni di assenza dalle manifestazioni europee. Con 22 reti in 33 presenze, Immobile si laurea capocannoniere della Serie A: è il primo calciatore del Torino a riuscirci dagli anni 1970, nonché il tredicesimo calciatore ad aver vinto la classifica marcatori sia in Serie A sia in Serie B. A fine stagione il Torino riscatta dalla Juventus, per 8 milioni di euro, l'intero cartellino del giocatore. Borussia Dortmund Immobile in azione al Borussia Dortmund nel luglio 2014 Il 2 giugno 2014 viene formalizzato il passaggio del giocatore al club tedesco del Borussia Dortmund per 19,4 milioni di euro; Esordisce con la nuova squadra il 13 agosto seguente, nella Supercoppa di Germania contro il Bayern Monaco, vinta 2-0 dalla formazione giallonera. Esordisce in campionato il 23 dello stesso mese, nella partita persa in casa per 0-2 contro il Bayer Leverkusen. Il 16 settembre, all'esordio in UEFA Champions League coi colori gialloneri, segna il suo primo gol con la maglia del Borussia nella vittoria per 2-0 contro l'Arsenal. Il 27 settembre evita la sconfitta dei suoi realizzando all'86' la rete, la prima per lui in Bundesliga, del definitivo 2-2 contro lo Stoccarda. Il 28 ottobre mette invece a referto la sua prima marcatura in Coppa di Germania nella trasferta vinta 3-0 sul campo del St. Pauli, fornendo anche l'assist per il gol di Reus. Il 3 marzo 2015, sempre in Coppa di Germania, mette a segno la sua prima doppietta con la maglia del Borussia nella vittoria in trasferta per 2-0 contro la Dinamo Dresda; questa vittoria qualifica i gialloneri ai quarti. Immobile conclude quella che rimarrà la sua unica stagione in Germania totalizzando 10 reti tra campionato e coppe, di cui sole 3 in Bundesliga dove, peraltro, spesso si ritrova a partire dalla panchina; ben diverso è il rendimento in Champions dove l'attaccante realizza 4 gol in 6 partite con il Borussia, eliminato agli ottavi dalla Juventus. Siviglia e ritorno a Torino Immobile in riscaldamento prepartita con il Siviglia per la Supercoppa UEFA 2015 Dopo una stagione in terra tedesca con più ombre che luci, dettata anche da problemi ambientali, il 12 luglio 2015, il Borussia Dortmund lo cede in prestito con obbligo di riscatto agli spagnoli del Siviglia. Esordisce con gli andalusi l'11 agosto seguente, nella Supercoppa UEFA persa 5-4 ai supplementari contro il Barcellona, subentrando nel secondo tempo e fornendo a Konopljanka l'assist del momentaneo 4-4. Segna il suo primo gol con la nuova maglia l'8 novembre seguente, nella Liga, mettendo nell'occasione fine a un digiuno di gol lungo otto mesi, nella vittoria per 3-2 contro il Real Madrid. Tuttavia, neanche in Spagna l'attaccante riesce a esprimersi su livelli soddisfacenti, sicché il 14 gennaio 2016 chiude la sua esperienza a Siviglia e, contemporaneamente, viene ceduto in prestito al club dov'era salito alla ribalta diciotto mesi prima, il Torino. Il 16 gennaio 2016 torna al gol al suo secondo esordio in maglia granata, aprendo le marcature su rigore nella sfida vinta 4-2 sul Frosinone. In seguito realizza due doppiette contro Palermo (1-3) e Genoa (persa 3-2). Lazio Il 27 luglio 2016 il Siviglia comunica di aver ceduto il giocatore, a titolo definitivo, alla Lazio. Il 21 agosto successivo, oltre a esordire con la squadra capitolina, realizza il primo dei suoi 26 gol stagionali aprendo le marcature nella partita vinta, per 3-4, contro l'Atalanta. Il 1º ottobre 2016 arriva la prima doppietta in occasione della trasferta vinta, per 3-0, contro l'Udinese. Il 1º marzo 2017 mette a segno la sua prima rete in un derby di Roma in occasione della semifinale di Coppa Italia vinta 2-0; nella finale del 17 maggio, la sua squadra viene superata per 2-0 dalla Juventus. Immobile (a sinistra) alla Lazio, alle prese con Ćaleta-Car del Salisburgo, durante una trasferta di UEFA Europa League 2017-2018, edizione che lo vedrà capocannoniere in coabitazione col bilbaino Aduriz Il 13 agosto 2017, all'inizio della stagione successiva, mette a segno una doppietta contro la Juventus nella partita valida per l'assegnazione della Supercoppa italiana 2017, contribuendo alla vittoria sui bianconeri per 2-3. Il 10 settembre successivo mette a segno la sua prima tripletta con la maglia della Lazio in occasione della vittoria casalinga contro il Milan, battuto 4-1. Quattro giorni più tardi sigla la sua prima rete in campo internazionale con indosso la casacca biancoceleste in occasione della trasferta vittoriosa, per 2-3, contro gli olandesi del Vitesse. Il 6 gennaio 2018 realizza una quaterna nella vittoria per 5-2 sul campo della SPAL, mentre il successivo 22 febbraio mette a segno la sua prima tripletta in ambito internazionale contro la Steaua Bucarest. Nel corso della stagione, la più brillante della sua carriera sul piano realizzativo, entra nella top ten dei migliori marcatori biancocelesti di tutti i tempi, diventando inoltre il più prolifico cannoniere stagionale nella storia del club capitolino, considerando sia i gol totalizzati fra tutte le competizioni sia quelli messi a segno nel solo campionato. Alla conclusione della UEFA Europa League 2017-2018 vince con 8 reti, al pari di Aritz Aduriz, la classifica cannonieri della competizione, venendo anche inserito nella squadra ideale del torneo. Il 20 maggio, con la conclusione del campionato, vince anche la classifica dei marcatori della Serie A per la seconda volta in carriera, a pari merito con l'interista Mauro Icardi, con un totale di 29 reti; in precedenza i soli Zlatan Ibrahimović e Luca Toni erano stati capaci di laurearsi capocannonieri della Serie A con due squadre diverse. Conclude la sua seconda stagione con la maglia biancoceleste con un bottino di 47 presenze e 41 gol. Il 25 ottobre 2018 disputa la sua centesima partita con indosso la maglia della Lazio, in occasione della trasferta europea, vinta per 1-3, contro i francesi dell'Olympique Marsiglia. La stagione 2018-2019 non vede Immobile ripetersi in fase realizzativa come l'annata precedente; tuttavia solleva la Coppa Italia, il suo secondo trofeo in maglia biancoceleste, realizzando 3 gol in 5 gare nella manifestazione. Conclude la stagione realizzando 15 gol in campionato. Immobile fuori dal campo con il club biancoceleste nell'aprile 2019 Il 25 agosto 2019, alla prima gara ufficiale della stagione 2019-2020 (la sua quarta a Roma), realizza una doppietta nel 3-0 esterno alla Sampdoria che gli permette di raggiungere il traguardo dei 100 gol in Serie A. Il successivo 3 novembre, aprendo le marcature nella vittoria di campionato 2-1 a San Siro sul Milan, tocca anche le 100 reti totali con la maglia laziale; quattro giorni dopo, nella sconfitta interna di UEFA Europa League contro il Celtic, trova comunque una rete che, limitatamente alla Coppa UEFA/Europa League, gli permette di staccare Pierluigi Casiraghi e diventare il migliore marcatore biancoceleste nella seconda manifestazione continentale per club. Sul finire del 2019, il 22 dicembre scende poi in campo da titolare nella vittoriosa sfida di Supercoppa italiana a Riad contro la Juventus (3-1), che gli vale il suo terzo trofeo nella Capitale. Al giro di boa del campionato realizza 23 reti: meglio di lui ha fatto solo Antonio Angelillo nella stagione 1958-1959. Chiude il campionato con 36 gol in 37 gare che, oltre a issarlo per la terza volta a capocannoniere del campionato italiano, gli permettono di eguagliare il primato di reti in una singola stagione della Serie A a girone unico, stabilito quattro anni prima da Gonzalo Higuaín, e soprattutto di vincere la Scarpa d'oro quale migliore marcatore della stagione calcistica europea, terzo italiano dopo Luca Toni e Francesco Totti. Il 20 ottobre 2020, alla quinta stagione a Roma, esordisce coi colori biancocelesti in UEFA Champions League, aprendo le marcature nella gara vinta 3-1 contro la sua ex squadra del Borussia Dortmund. Il 12 maggio 2021, alla terz'ultima giornata di campionato, realizza allo scadere il gol dell'1-0 contro il Parma, raggiungendo quota 150 gol in maglia laziale: supera così una prima volta la leggenda biancoceleste Silvio Piola, diventando il primatista sottorete del club per quanto concerne le sole competizioni ufficiali. Nell'estate seguente, stante le partenze del capitano Senad Lulić e del suo vice Marco Parolo, Immobile eredita la fascia di capitano dei biancocelesti. Il 4 novembre 2021, in occasione della trasferta di UEFA Europa League contro l'Olympique Marsiglia (2-2), segna il suo 160º gol per la Lazio: supera così definitivamente Piola nella storia capitolina e assurge a migliore marcatore laziale di tutti i tempi. Nella stessa stagione, grazie al rigore trasformato nella vittoria esterna contro il Cagliari (0-3) del 5 marzo 2022, realizza il suo 143º gol in Serie A con la maglia biancoceleste, eguagliando Piola anche per quanto concerne questo record societario, per poi superarlo, sempre dagli undici metri, nove giorni dopo con la rete decisiva ai danni del Venezia (1-0). Il 16 aprile, con il gol del definitivo 1-1 segnato nella partita casalinga contro il Torino, diventa il primo calciatore italiano nella storia della Serie A a realizzare almeno 25 reti in tre campionati differenti, il terzo in assoluto dopo Gunnar Nordahl e István Nyers. Termina il campionato con 27 marcature all'attivo, ottenendo il titolo di capocannoniere della Serie A, diventando il primo italiano nella storia a vincere la classifica marcatori per quattro volte in carriera; i risultati ottenuti in stagione gli consentono di bissare la vittoria quale miglior attaccante ai Premi Lega Serie A, già ottenuta nell'edizione 2019-2020, diventando il primo calciatore a trionfare per due volte nella categoria dalla sua istituzione. Il 13 ottobre 2022, all'esordio della sua settima stagione capitolina, sblocca il punteggio della sfida di UEFA Europa League contro lo Sturm Graz (2-2), superando Simone Inzaghi e diventando così il primatista laziale di reti nelle competizioni confederali. Con la squadra biancoceleste nel frattempo declassata in UEFA Europa Conference League, il 16 febbraio 2023 realizza il suo primo gol — nonché il primo nella storia della Lazio — nella suddetta competizione, che vale il successo per 1-0 sul CFR Cluj nell'andata dei play-off. Nazionale Nazionali giovanili Il 25 marzo 2009 esordisce con la nazionale Under-21 diretta dal commissario tecnico Pierluigi Casiraghi, nella partita amichevole Austria-Italia (2-2) giocata a Vienna. Nello stesso anno entra anche nella nazionale Under-20 di Francesco Rocca, con la quale partecipa ai Giochi del Mediterraneo 2009 di Pescara. Torna in Under-21 a tre anni dall'esordio, il 25 aprile 2012, realizzando il suo primo gol con la maglia degli azzurrini nella partita amichevole vinta 4-1 contro la Scozia. Con l'Under-21 guidata da Devis Mangia partecipa all'europeo Under-21 2013 in Israele, dove realizza un gol nella finale persa 4-2 contro la Spagna. Nazionale maggiore Immobile (a destra) in nazionale nel giugno 2015, insieme al collega lusitano Ricardo Quaresma Il 2 marzo 2014 ottiene la prima convocazione con la nazionale maggiore da parte del commissario tecnico Cesare Prandelli. Esordisce il 5 marzo 2014, a 24 anni, nell'amichevole contro la Spagna persa 1-0 a Madrid. Le ottime prestazioni offerte alla sua prima stagione nel Torino, con la conseguente vittoria della classifica marcatori in Serie A, lo portarono a essere convocato per il campionato del mondo 2014 in Brasile. Dopo l'esordio da subentrante nella vittoria per 2-1 contro l'Inghilterra, gioca da titolare l'ultima partita della fase a gironi contro l'Uruguay, che determina l'eliminazione dell'Italia. Il successivo 4 settembre mette a segno il suo primo gol in nazionale, al debutto della gestione tecnica di Antonio Conte, aprendo le marcature nell'amichevole di Bari vinta 2-0 sui Paesi Bassi. Nelle prime partite delle qualificazioni al campionato d'Europa 2016 viene schierato titolare nel tandem d'attacco azzurro, in coppia con Simone Zaza; i due verranno poi scavalcati nelle gerarchie da Éder e Graziano Pellè. Immobile viene comunque convocato per la fase finale dell'europeo in Francia, in cui ottiene due presenze, entrambe nella fase a gironi, contro Belgio e Irlanda. Confermato nel gruppo azzurro, Immobile è titolare nella gestione del nuovo selezionatore Gian Piero Ventura, già suo allenatore ai tempi del Torino. Il 9 ottobre 2016, durante la sfida per le qualificazioni al campionato del mondo 2018 giocata a Skopje contro la Macedonia, realizza la sua prima doppietta in maglia azzurra, che consente all'Italia di vincere in rimonta per 3-2. Con 6 reti in dieci gare si laurea capocannoniere del girone G di qualificazione al mondiale, chiuso dall'Italia al secondo posto dietro la Spagna: viene schierato titolare nelle due partite del play-off del novembre 2017 contro la Svezia, che elimina gli azzurri dalla fase finale della rassegna iridata, a sessanta anni dall'unico precedente. È confermato in azzurro all'avvio del ciclo di Roberto Mancini, il quale nel corso della sua gestione tecnica andrà a porre Immobile in diretta concorrenza con Andrea Belotti, dando vita di gara in gara a una vera e propria staffetta tra i due. Il 10 settembre 2018, in occasione della sconfitta 0-1 a Lisbona contro il Portogallo e valevole per la prima edizione della UEFA Nations League, scende in campo per la prima volta come capitano della nazionale. Nelle successive qualificazioni al campionato d'Europa 2020 ottiene quattro presenze e realizza 3 reti: significativa è quella che sblocca il risultato nel 2-1 alla Finlandia dell'8 settembre 2019, che vale il ritorno al gol in maglia azzurra dopo due anni. Dopo tre partite senza trovare la rete, che però vanno a comporre un altro lungo digiuno sottoporta in azzurro, stavolta protrattosi per sedici mesi, il 25 marzo 2021 torna al gol siglando il definitivo 2-0 all'Irlanda del Nord nella gara valida per le qualificazioni al campionato del mondo 2022. Nel giugno 2021 è tra i convocati per la fase finale dell'europeo itinerante del 2020, posticipato di un anno a causa della pandemia di covid-19. Vinto il ballottaggio con Belotti, Immobile ben si comporta nella fase a gironi, andando a segno nella gara inaugurale dell'11 giugno a Roma contro la Turchia, in cui realizza il momentaneo raddoppio nel 3-0 finale, per poi ripetersi nella partita seguente contro la Svizzera, siglando il definitivo 3-0. Le sue prestazioni risultano meno brillanti nella successiva fase a eliminazione diretta, dove non riesce più a trovare la via del gol; mantiene comunque la maglia da titolare fino alla finale di Wembley dell'11 luglio, in cui l'Italia supera i padroni di casa dell'Inghilterra ai tiri di rigore e vince il secondo titolo continentale della sua storia. Nell'autunno seguente viene inizialmente inserito tra i 23 convocati per la fase finale della UEFA Nations League 2020-2021, ma è costretto a saltare la Final Four a causa di un infortunio, venendo sostituito da Moise Kean. Il 24 marzo 2022 scende in campo con la fascia da capitano nella partita di semifinale degli spareggi per la qualificazione al mondiale qatariota, persa 1-0 contro la Macedonia del Nord a Palermo, che sancisce l'eliminazione dell'Italia. Ormai tra i senatori del gruppo azzurro, nel giugno 2023 è tra i convocati per la fase finale della UEFA Nations League 2022-2023, ospitata dai Paesi Bassi: realizza dal dischetto il gol del momentaneo pareggio nella sconfitta 1-2 in semifinale contro la Spagna – ponendo fine a un'altra lunga astinenza sottorete in maglia azzurra, che perdurava da due anni –, mentre non scende in campo nella successiva vittoria 3-2 contro i padroni di casa, che vale il terzo posto finale agli italiani. Record Lazio Calciatore con il maggiore numero di gol realizzati in tutte le competizioni ufficiali (182). Calciatore con il maggiore numero di gol realizzati in Serie A (150). Calciatore con il maggiore numero di gol realizzati in Coppa UEFA/Europa League (15). Calciatore, insieme a Simone Inzaghi, con il maggiore numero di gol realizzati nelle competizioni UEFA per club (20). Calciatore, insieme a Giuseppe Signori, ad aver vinto più classifiche marcatori (3) nella storia della Lazio. Individuali Uno dei tre calciatori nella storia della Serie A, insieme a Zlatan Ibrahimović e Luca Toni, ad avere vinto il titolo di capocannoniere con la maglia di due squadre differenti (Torino e Lazio). Insieme a Gonzalo Higuaín, è il calciatore ad aver segnato più reti (36) in una singola stagione del campionato italiano. Calciatore italiano ad aver vinto più classifiche marcatori (4) nella storia della Serie A. Terzo giocatore capace di realizzare almeno 15 reti nelle stagioni comprese tra 2016-17 e 2021-22 tra i maggiori cinque campionati europei, dopo Mohamed Salah e Robert Lewandowski. Primo calciatore italiano capace di realizzare almeno 25 reti in almeno tre campionati di Serie A (2017-18, 2019-20 e 2021-22). Terzo giocatore assoluto a riuscirci dopo Gunnar Nordahl e Stefano Nyers. Calciatore in attività con il maggior numero di gol segnati in Serie A (194). Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2009, 2010 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Pescara: 2011-2012 Supercoppa di Germania: 1 - Borussia Dortmund: 2014 Supercoppa italiana: 2 - Lazio: 2017, 2019 Coppa Italia: 1 - Lazio: 2018-2019 Nazionale Campionato d'Europa: 1 - Europa 2020 Individuale Capocannoniere del Torneo di Viareggio: 1 - 2010 (10 gol) Golden Boy del Torneo di Viareggio: 1 - 2010 Capocannoniere della Serie B: 1 - 2011-2012 (28 gol) Gran Galà del calcio AIC: 4 - Miglior giovane della Serie B: 2012 - Squadra dell'anno: 2014, 2018, 2020 Capocannoniere della Serie A: 4 - 2013-2014 (22 gol), 2017-2018 (29 gol, a pari merito con Mauro Icardi), 2019-2020 (36 gol), 2021-2022 (27 gol) Premio nazionale Andrea Fortunato nella categoria Calciatori: 1 - 2017 Capocannoniere della UEFA Europa League: 1 - 2017-2018 (8 gol, a pari merito con Aritz Aduriz) Squadra della stagione della UEFA Europa League: 1 - 2017-2018 Premi Lega Serie A: 2 - Miglior attaccante: 2019-2020, 2021-2022 Scarpa d'oro: 1 - 2019-2020 giornalaccio rosa Sports Awards nella categoria Uomo dell'anno - 2020 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana «Riconoscimento dei valori sportivi e dello spirito nazionale che hanno animato la vittoria italiana al campionato europeo di calcio UEFA Euro 2020» — Roma, 16 luglio 2021. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.
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MICHELE CAMMARATA Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 31.03.1967 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1984 al 1985 Esordio: 16.08.1984 - Amichevole - Casale-Juventus 0-4 0 presenze - 0 reti
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OLOF MELLBERG FEDERICA FURINO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL SETTEMBRE 2008 Il giorno in cui ha messo il suo nome sul contratto scritto in carta intestata Juventus, Olof Mellberg ha pensato: ecco, il mio momento è arrivato. E dopo ha aggiunto: era ora. Poi però, perché quel momento arrivasse sul serio – dopo le tre stagioni di esordio a casa sua in Svezia, le tre di gavetta internazionale nella Liga con il Racing Santander e le quasi-sette di onorevole militanza in Premiership con l’Aston Villa – ha dovuto attendere altri sei mesi per “svincolarsi” ufficialmente. Da gennaio a luglio, con i piedi in Inghilterra, la testa in Italia e il cuore a fare la spola tra passato e futuro, tra i ricordi e l’ambizione. Roba difficile da reggere persino per uno come lui, che passa per essere un tipo piuttosto freddo: un attimo di distrazione, una parola sbagliata, una partita no, e finisci per farti odiare da quelli che fino al giorno prima ti veneravano come un dio. E allora Olof il vichingo, che evidentemente è più romantico di quanto non dia a vedere, dopo aver lasciato segni di molti generi sugli avversari, decide di lasciarne uno anche sui tifosi del Villa, regalando una maglia di gioco con su scritto «Thanks 4 your support» (grazie per il vostro sostegno) ai tremila e cento aficionados che seguono la squadra in casa del West Ham United. Un “pensierino” che gli costa 40mila sterline, pagate di tasca sua alla faccia del beau geste. Ma va bene così perché, dice, i tifosi sono quelli che ti pagano lo stipendio. «Non capita spesso a un giocatore di sapere con così largo anticipo dove sarà la stagione successiva. Tanti mi chiedevano una maglia firmata come ricordo e così ho pensato che avrebbero apprezzato questo regalo. Certo sarebbe stata una buona idea per la mia ultima partita in casa, ma comprarne 42mila mi sembrava un po’ eccessivo... Comunque i tifosi mi sono sempre stati vicini ed io ho cercato di ripagare la loro presenza dando il cento per cento tutte le volte che scendevo in campo. Lì però volevo dire grazie in un modo diverso». Poi il “momento” è arrivato davvero e le valigie, pronte da gennaio, sono finite sull’aereo di sola andata per Torino. Due mesi dopo Mellberg si muove nel centro di Vinovo con quel filo di rigidità di chi si sente ancora un po’ ospite. Perché il campo è una cosa, quando si gioca ci si capisce, la vita fuori un’altra: ci vuole un attimo per smettere di sentirsi in un residence di lusso, guardarsi attorno e dire sono a casa. – Nuova squadra, nuova città, nuovo paese. Olof, come procede la juventinizzazione? «Sto cercando di imparare l’italiano, mi impegno, faccio dei progressi. Mi aiuta avere vicino Ekdal, che è svedese come me: dividere la camera con lui in ritiro e in trasferta rende tutto più facile. E anche con Poulsen è più facile capirsi. Ma l’ambiente dello spogliatoio mi piace, si parla un po’ di inglese e un po’ di spagnolo. Insomma, troviamo il modo di comunicare». – Che effetto ti fa essere qui? «Beh, in Svezia il calcio italiano è molto popolare. Ed io sono cresciuto vedendo le partite della Juventus in televisione. Quindi che cosa posso dire? È un bell’effetto. Non è mica retorica: questa è una delle squadre più importanti del mondo. Dopo sette anni di Aston Villa e campionato inglese volevo provare qualcosa di diverso e questa è stata una grandissima opportunità». – Come sono stati questi primi due mesi in bianconero? «Belli e faticosi: molto allenamento e molte partite». – Era quello che ti aspettavi? «Sì, credo di sì. L’anno scorso guardavo i giocatori della Juventus in televisione e pensavo: chissà come saranno? Alla fine ho trovato un’atmosfera speciale». – Anche in campo? «Naturalmente ci vuole un po’ di tempo. Loro sono un gruppo collaudato e sto cercando di inserirmi nel migliore dei modi, di imparare a giocare con tutti. In un precampionato del genere, tutte queste partite, tutte queste formazioni diverse che il mister ha messo in campo, aiutano». – E con i compagni di reparto come va? «Alla grande, credo. Anche li abbiamo lavorato per arrivare a un’intesa». – Qualche preferenza? «No, non direi. Quando giochi con gente del genere tutto viene più facile: con grandi campioni come Giorgio e Nicola ci si trova sempre». – Passi per essere uno piuttosto “strong”. «Non so se sono strong. Sono uno che non si spaventa, questo sì». – Vuoi dire che non hai mai pensato: e chi lo ferma quello? «In un certo senso no. Non è mai chi mi sta di fronte il problema. Il punto sono io. Dipende tutto da come mi sento, fisicamente e mentalmente. Se tutto va bene, non ce n’è per nessuno». – Neanche Ibrahimovic? «Neanche lui». – Che però è un amico... «Sì, siamo amici, ci conosciamo da sempre. Abbiamo giocato molte volte insieme in Nazionale. – Che cosa ti ha detto quando hai firmato per la Juventus? «Era felice per me. Molto. Mi ha ripetuto che è una grande opportunità. A prescindere da quanto si è detto e scritto, lui a Torino è stato molto bene. Mi ha sempre detto cose buone della squadra e dell’ambiente. Sono felice di ritrovarmelo di fronte». – Non sarà l’unico avversario tosto. La Serie A passa per essere uno dei campionati più pesanti d’Europa. «Non so se sia così. L’ho seguita in televisione il più possibile, ma non ho ancora un’idea precisa di che cosa voglia dire giocarci. In Svezia, lo ripeto, è molto molto popolare, l’interesse che suscita è grandissimo. Io in passato ho giocato in Spagna, poi in Inghilterra: cercherò di fare tesoro dell’esperienza che ho accumulato e spendermela quest’anno». – Per i tifosi dell’Aston Villa sei una specie di mito, nonostante alla fine tu abbia scelto di andartene. Nei blog non c’è una sola parola cattiva nei tuoi confronti. Merito tuo o del modo di tifare politically correct degli inglesi? «Non so. Io ho sempre avuto un buon rapporto con i tifosi. All’Aston Villa ho fatto un paio di buone stagioni e loro mi hanno apprezzato, sia come giocatore sia come capitano della squadra. Sapevano che stavo cercando nuove sfide e nuove esperienze e hanno capito e accettato la mia scelta. Per parte mia ho sempre cercato di ricambiare il loro sostegno dando il massimo e credo che questo abbia aiutato». – Che cos’è il massimo per Olof Mellberg? «Il massimo dell’impegno. Sono uno che non si risparmia. Poi qualche volta rendi cento, qualche volta cinquanta: ma la voglia di fare bene è sempre totale». – C’è una grande differenza nel modo di tifare in Italia e in Inghilterra. Pronto a sentirti gridare contro? «A me piace la bella atmosfera negli stadi. Mi piacciono i buoni tifosi, quelli che sostengono la squadra e vanno alla partita per divertirsi. Detto questo, i fischi degli avversari non mi turbano: credo di poterli sopportare senza troppe difficoltà». – L’ultima partita in casa dell’Aston Villa è stata battezzata dai tifosi “Olof Mellberg day”. Eri una bandiera. «Sono sempre stati fantastici. Poi credo che abbiano apprezzato le maglie che ho regalato in trasferta. All’ultima di campionato sono arrivati allo stadio vestiti da vichinghi, sventolando le bandiere della Svezia. Mi sono sentito davvero amato». – Era quello che sognavi da bambino? «Se devo essere sincero no. Da piccolo non ero un gran fanatico di calcio. Mi piacevano di più altri sport, tipo il tennis. Dopotutto in Svezia abbiamo una certa tradizione in questo sport». – Giocavi anche tu? «Sì, certo. Prima di passare al calcio avrei voluto diventare un tennista». – Tipo? «Edberg. Ho tifato a lungo per lui». – Federer o Nadal? «Federer tutta la vita. Anche se Nadal è un fenomeno». – E nel calcio hai avuto un mostro sacro? «No, non tifavo per nessuno. Ho iniziato a giocare perché mi divertivo, non per emulare qualcuno». – Quindi se sei diventato calciatore a chi devi dire grazie? «A mio padre. È lui che mi è stato dietro quando ero bambino: mi seguiva molto, mi portava agli allenamenti e alle partite. Dopotutto ero il piccolo di casa». – Anche a tuo figlio John piace il calcio? «Sì, ne va matto. Ma è piccolo, non ha ancora due anni. Fa ancora in tempo a cambiare idea». – C’è chi dice nel calcio è più facile rendere bene se a casa si parla d’altro. Anche tu sposi questa teoria? «Parlare di calcio a me piace molto. Ma come ho detto non siamo una famiglia di fanatici. Il lavoro fa parte della vita, quindi è inevitabile finire per parlarne, tanto più perché è un lavoro divertente che interessa anche a chi non lo fa. Ma nessuna ossessione. In casa parliamo un po’ di tutto». – Hai speso 40mila sterline per regalare le maglie ai tifosi: un gesto molto generoso da parte tua. «I soldi sono importanti perché ti danno possibilità di realizzare i tuoi progetti e, in una certa misura, di essere libero. Ma non sono tutto, per le magliette li ho spesi volentieri. La nostra fortuna, anche quella economica, in fondo la dobbiamo ai tifosi. È giusto tenerlo presente, ogni tanto». 〰.〰.〰 L’esordio ufficiale con la maglia bianconera numero 4 è il 26 agosto nella gara di ritorno del turno preliminare di Coppa dei Campioni, giocata a Bratislava contro l’Artmedia. Il 31 agosto debutta in Serie A, avversaria la Fiorentina: purtroppo per lui e per la compagine bianconera, si fa “uccellare” da Gilardino durante i minuti finali della partita e la Juventus esordisce in campionato con un misero punticino. Olof è un difensore roccioso, non molto veloce, ma con un grandissimo senso della posizione. È molto abile nei colpi di testa e sfrutta questa sua caratteristica per realizzare, il 18 gennaio a Roma contro la Lazio, il suo primo goal in Serie A. Lo stadio Olimpico gli porta fortuna, tanto è vero che va a segno anche nel 4-1 sulla Roma, il 21 marzo 2009. Sontuosa è anche la sua partita a Madrid: schierato come terzino destro è autentico protagonista della difesa bianconera che protegge la favolosa doppietta di Del Piero. Nonostante le sue buone prestazioni, il 23 giugno 2009 viene ceduto all’Olympiakos Pireo. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/erik-olof-mellberg.html
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OLOF MELLBERG https://it.wikipedia.org/wiki/Olof_Mellberg Nazione: Svezia Luogo di nascita: Gullspang Data di nascita: 03.09.1977 Ruolo: Difensore Altezza: 187 cm Peso: 84 kg Nazionale Svedese Soprannome: Vikingo Alla Juventus dal 2008 al 2009 Esordio: 26.08.2008 - Champions League - Artmedia Petrzalka-Juventus 1-1 Ultima partita: 24.05.2009 - Serie A - Siena-Juventus 0-3 38 presenze - 2 reti Erik Olof Mellberg (Gullspång, 3 settembre 1977) è un allenatore di calcio ed ex calciatore svedese, di ruolo difensore. Olof Biste Mellberg Mellberg con la maglia della Svezia ai Mondiali 2006 Nazionalità Svezia Altezza 187 cm Peso 84 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 31 luglio 2014 - giocatore Carriera Giovanili 1994-1996 Gullspångs IF Squadre di club 1996-1997 Degerfors 47 (0) 1998 AIK 17 (0) 1998-2001 Racing Santander 98 (0) 2001-2008 Aston Villa 232 (8) 2008-2009 Juventus 38 (2) 2009-2012 Olympiakos 71 (7) 2012-2013 Villarreal 29 (2) 2013-2014 Copenaghen 22 (3) Nazionale 1996-1999 Svezia U-21 27 (3) 2000-2012 Svezia 117 (8) Carriera da allenatore 2016-2017 Brommapojkarna 2019 Fremad Amager 2019-2020 Helsingborg Caratteristiche tecniche Nato difensore centrale, è stato impiegato anche come terzino destro o mediano a centrocampo. Carriera Calciatore Club Inizi e Racing Santander Nei primi anni di carriera gioca per il Gullspångs IF, una piccola squadra locale del comune in cui è nato, prima di essere ingaggiato dal Degerfors IF, squadra di Prima Divisione svedese, nel 1996. Dopo la retrocessione del Degefors in Seconda Divisione, si trasferisce nell'AIK, il club della capitale, dove fa subito un'ottima impressione e dopo solo dieci mesi viene acquistato dagli spagnoli del Racing Santander, che si assicurano così uno dei più promettenti centrali svedesi. Nonostante abbia delle difficoltà ad adattarsi al calcio iberico, riesce subito ad impressionare durante la sua prima stagione spagnola e riscuote l'interesse di alcuni dei più grandi club della Liga, come Barcellona e Valencia. Aston Villa Dopo tre stagioni in Spagna è l'Aston Villa ad assicurarsi la sua firma ed a Birmingham diventerà una parte fondamentale della squadra di David O'Leary, di cui vestirà la fascia di capitano fino al 2007. Nella prima stagione nel Villa conquista l'ottavo posto della Premiership e raggiunge la semifinale della League Cup. Nel 2003, dopo due anni in Inghilterra, è stato selezionato come miglior giocatore svedese dell'anno, vincendo il Guldbollen. Nel 2007 il nuovo manager Martin O'Neill continua a considerarlo come la prima scelta come centrale difensivo e nella stagione 2006-07 diventa il primo giocatore a segnare nel nuovo stadio dell'Arsenal. La stagione successiva con l'arrivo di Zat Knight viene spostato sulla fascia destra della difesa. Nel gennaio del 2008 annuncia di aver firmato un pre-contratto con la Juventus. L'ultima sua partita in casa con l'Aston Villa è stata il 3 maggio contro il Wigan Athletic, gara denominata come "Olof Mellberg day", in ringraziamento a quanto ha dato al club. Nella sua ultima gara con la maglia dei Villans, contro il West Ham United ad Upton Park, ha speso circa 40 000 sterline per comprare 3100 magliette dell'Aston con il suo nome e numero e la scritta "Thanks 4 Your Support" (il 4 è stato il suo numero di maglia), che sono state poi consegnate ad ogni tifoso presente alla trasferta come ringraziamento. Juventus Nel gennaio del 2008 viene ufficializzata la sua firma al pre-contratto offerto dalla Juventus, sfruttando la Sentenza Bosman per arrivare in Serie A. Acquistato a parametro zero, entra a far parte della rosa juventina durante il ritiro estivo a Pinzolo nel luglio del 2008. L'esordio ufficiale con la maglia bianconera è il 26 agosto nella gara di ritorno del terzo turno preliminare di Champions League, giocata a Bratislava contro l'Artmedia, mentre il 31 agosto debutta in Serie A a Firenze nella gara pareggiata 1-1 contro la Fiorentina. Il 18 gennaio 2009 segna il suo primo gol in Serie A, nella partita pareggiata per 1-1 con la Lazio. Segna ancora all'Olimpico nella partita vinta 4-1 contro la Roma il 21 marzo. Olympiakos, Villarreal e Copenaghen Mellberg in azione nel 2012 all'Olympiakos Il 23 giugno 2009 è acquistato per 2,5 milioni di euro dalla compagine di Grecia dell'Olympiakos che inoltre «verserà 0,5 milioni in più in caso di vittoria del campionato greco nel periodo in cui Mellberg ne vestirà la maglia». L'8 agosto 2012 firma un contratto annuale con il Villarreal. Il 9 luglio 2013, si accorda invece per un biennale con il Copenaghen; il 27 novembre successivo segna il suo primo gol con la squadra danese contro una sua ex squadra, la Juventus, durante la partita della fase a gironi della Champions League persa a Torino per 3-1, dove realizza il momentaneo pareggio. Mellberg nel 2013 con la maglia del Copenaghen Il 29 giugno 2014 risolve il suo contratto con la società danese, e il 30 luglio seguente si ritira dal calcio giocato. Nazionale Ha fatto parte della nazionale svedese, con la cui maglia ha debuttato il 23 febbraio 2000 in una gara amichevole contro la nazionale italiana. Ha disputato i Campionati Mondiali del 2002 e del 2006 ed i Campionati europei del 2000, 2004 e 2008. Ad EURO 2004 fu premiato per le sue ottime prestazioni con l'inclusione della lista dei migliori 23 giocatori dell'Europeo. Fino ad ottobre 2007 ha giocato 77 gare segnando 4 reti. Durante un allenamento pubblico prima dei Mondiali del 2002, si è scontrato fisicamente con Fredrik Ljungberg, dopo un duro tackle dello stesso Mellberg. Durante i Mondiali del 2006 i due tornano a scontrarsi dopo il pareggio 0-0 contro Trinidad & Tobago. Il 4 settembre 2006, insieme a Zlatan Ibrahimović e Christian Wilhelmsson, viene mandato a casa dal ritiro della nazionale per aver violato il coprifuoco delle 23:00 prima di una gara per le qualificazioni ai Campionati europei del 2008 contro la nazionale del Liechtenstein. Viene convocato nell'estate del 2008 per i Campionati europei in Svizzera ed Austria. Viene selezionato anche per l'Europeo 2012 in Polonia e Ucraina. La Svezia viene eliminata dopo due sconfitte (contro Ucraina e Inghilterra) e una vittoria (contro la Francia). In questa manifestazione va a segno nella seconda partita del girone contro l'Inghilterra. Al termine del torneo decide di ritirarsi dalla nazionale svedese. Allenatore Nella stagione 2016 inizia la sua prima esperienza da allenatore assumendo la guida del Brommapojkarna, squadra che era reduce da due retrocessioni consecutive (dal campionato di Allsvenskan a quello di Division 1 nel giro di due anni). A fine stagione riporta la squadra in Superettan al primo tentativo. Mellberg conquista poi una seconda promozione l'anno successivo, quando il Brommapojkarna da lui allenato vince da neopromosso il campionato di Superettan 2017 e ottiene il ritorno nella massima serie. A fine stagione, Mellberg comunica la volontà di non rinnovare il contratto in scadenza. Il 1º luglio 2019 viene annunciato come nuovo tecnico del Fremad Amager, compagine militante nella seconda serie danese. Il suo arrivo è anche coinciso con l'ingresso nello staff tecnico di Azrudin Valentić, già assistente di Mellberg ai tempi del Brommapojkarna. Due mesi più tardi, Mellberg lascia al solo Valentić la guida del Fremad Amager per tornare ad allenare in Svezia: il 3 settembre 2019, giorno del suo quarantaduesimo compleanno, Mellberg diviene infatti il successore del dimissionario ex compagno di nazionale Henrik Larsson alla guida dell'Helsingborg, squadra in lotta per la salvezza nell'Allsvenskan 2019, poi centrata. L'obiettivo non viene però raggiunto l'anno successivo, dato che l'Helsingborg retrocede dall'Allsvenskan 2020 con due turni d'anticipo: questo verdetto induce Mellberg a rassegnare le dimissioni una volta terminata la stagione. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Campionato svedese: 1 - AIK: 1998 Coppa di Svezia: 1 - AIK: 1997 Campionato greco: 2 - Olympiakos: 2010-2011, 2011-2012 Coppa di Grecia: 1 - Olympiakos: 2012 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Aston Villa: 2001 Individuale Guldbollen: 1 - 2003 Allenatore Competizioni nazionali Superettan: 1 - Brommapojkarna: 2017
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Franzo Grande Stevens - Presidente Onorario
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
FRANZO GRANDE STEVENS https://it.wikipedia.org/wiki/Franzo_Grande_Stevens Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 13.09.1928 Luogo di morte: Torino Data di morte: 13.06.2025 Ruolo: Presidente Presidente della Juventus dal 2003 al 2006 155 partite - 97 vittorie - 34 pareggi - 24 sconfitte 2 scudetti Presidente onorario della Juventus dal 2006 al 2025 Franzo Grande Stevens (Napoli, 13 settembre 1928 – Torino, 13 giugno 2025) è stato un avvocato italiano. Persona di fiducia di Gianni Agnelli, per questo fu soprannominato "l'avvocato dell'Avvocato". Franzo Grande Stevens Biografia Di origine anglo-siculo-partenopea, un ramo della famiglia è di Avola, mentre l'altro è inglese e a questo deve la seconda parte del cognome. Visse la sua gioventù a Napoli, dove conseguì la maturità classica al Giambattista Vico e la laurea in giurisprudenza presso l'Università Federico II, allievo di Alessandro Galante Garrone. Esaurita l'esperienza del praticantato al fianco dell'avvocato Francesco Barra Caracciolo di Basciano, si trasferì a Torino. Iscritto all'Albo degli avvocati dal 1954, in poco tempo divenne una delle persone di fiducia di Gianni Agnelli. Fu soprannominato, come Vittorio Chiusano prima di lui, "l'avvocato dell'Avvocato". Nel 1976 partecipò in qualità di difensore d'ufficio al processo ai capi storici delle Brigate Rosse, assieme al presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati di Torino, Fulvio Croce, che venne poi assassinato dai terroristi. Sulla vicenda scrisse Vita d'un avvocato, pubblicato con la Cedam nel 2000, ad oltre vent'anni dall'omicidio di Croce. Nel tempo ha seguito le vicende societarie dei gruppi industriali più importanti del Paese, ricoprendo spesso cariche dirigenziali al loro interno. È stato Presidente della Toro Assicurazioni, della CIGA Hotels, della Cassa Nazionale Forense e, dal 1985 al 1991, del Consiglio Nazionale Forense. È stato vicepresidente della FIAT. Ha ricoperto la presidenza della Compagnia di San Paolo ed è stato membro dei consigli di amministrazione di IFIL e RCS. Tra i suoi clienti ci sono stati Carlo De Benedetti, Luigi Giribaldi, l'Aga Khan, Adriana Volpe, i Ferrero che gli hanno affidato la holding di famiglia, i Pininfarina e i Lavazza. Inoltre è stato presidente della squadra di calcio della Juventus dal 2 agosto 2003, succedendo al defunto Vittorio Caissotti di Chiusano, fino allo scoppio di Calciopoli nel 2006, sostituito da Giovanni Cobolli Gigli; da allora e fino alla morte è stato, in coabitazione con Giampiero Boniperti, presidente onorario della società. È morto il 13 giugno 2025 a Torino all'età di 96 anni. Vicende giudiziarie Il 26 marzo 2009 si è aperto ufficialmente il processo che l'ha coinvolto per l'equity swap di Ifi-IFIL ed Exor che nel 2005 consentì agli eredi Agnelli di mantenere il controllo della FIAT e che, secondo l'accusa fu tenuto nascosto per molti mesi alla CONSOB e al mercato. Secondo il gup di Torino, Francesco Moroni, doveva rispondere di aggiotaggio informativo. Coinvolti nell'inchiesta ci sono stati anche l'allora presidente dell'IFIL, Gianluigi Gabetti, e l'amministratore delegato d'IFI, Virgilio Marrone. Il 21 febbraio 2013 è stato condannato a 1 anno e 4 mesi, dopo che la Cassazione aveva annullato l'assoluzione. Un nuovo passaggio presso la Corte di Cassazione, tuttavia, porterà, il 17 dicembre 2013, all'annullamento della condanna per avvenuta prescrizione. Onorificenze Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana — 27 gennaio 1990
