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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. SALVATORE FRESI Nasce a La Maddalena, in provincia di Olbia, il 16 gennaio 1973. Dopo alcune esperienze nelle giovanili di Fiorentina e Foggia, disputa il primo campionato professionistico con la Salernitana nel 1993-94. A soli vent’anni si impone come regista difensivo dal grande talento e carattere; arrivano, alla fine del campionato, la promozione in B e, inevitabile, la convocazione in Nazionale Under 21, di cui porterà anche la fascia di capitano. Dopo un eccellente campionato di Serie B, in cui sfiora la promozione, è acquistato dall’Inter; I tre anni con la casacca neroazzurra iniziano in maniera incoraggiante, ma la decisione dell’allenatore Hodgson di schierarlo a centrocampo, non gli consente di esprimersi al meglio. Nonostante ciò, partecipa all’Olimpiade di Atlanta nel 1996 e vince, con l’Inter, la Coppa Uefa nel 1998. «Il paragone con Baresi è stata un'etichetta che ho dovuto subire per tanti anni, lui era un campione io dovevo ancora dimostrare. All'Inter feci il difensore centrale per qualche mese, poi mi misero a centrocampo e non fui più né carne, né pesce. Il più forte giocatore con il quale ho giocato è Ronaldo, senza dubbio. Quando arrivò il primo giorno, lo marcai io, il tempo di guardargli i piedi e alzare la testa che lui era già andato in porta, un calciatore incredibile». La stagione 1998-99 lo vede nuovamente a Salerno, dove disputa ventisette gare, con tre goal all’attivo ma; dopo la retrocessione, ritorna all’Inter con cui gioca solo scampoli di partite. Nell’estate del 2000 è a Napoli, l’anno dopo si accasa al Bologna con cui torna a giocare a buoni livelli, segnando ben otto goal. «È stata una bella esperienza in un ambiente pulito». Le ottime prestazioni di Salvatore non sfuggono ai dirigenti juventini che lo ingaggiano per i due anni successivi. L’avventura in bianconero comincia con il botto; prima partita del campionato 2002-03, contro l’Atalanta: Salvatore entra nella ripresa e va a realizzare la rete del definitivo 3-0. Sarà solamente un fuoco di paglia; infatti, Fresi non riuscirà a trovare molto spazio, Coppa Italia esclusa. Alla fine della stagione, potrà contare solamente sedici presenze e quel golletto contro i bergamaschi; tanto basta, però, per poter festeggiare il primo e unico scudetto della sua carriera. La stagione successiva è ancora più avara di soddisfazioni; Salvatore veste la maglia bianconera in una sola occasione, nel match di Coppa Italia contro il Siena. A gennaio, inevitabilmente, va in prestito al Perugia. La stagione 2004-05 inizia a Catania, ma a gennaio torna a Salerno, ottenendo una salvezza vanificata dal fallimento della società. L’anno successivo accetta di restare a Salerno, con la nuova società in C1; ben presto, però, in disaccordo con l’allenatore Costantini, già avuto a Catania, rescinde il contratto. Gioca in eccellenza con la Battipagliese fino a fine anno, per poi appendere gli scarpini al chiodo. «Dopo la Juve, la mia carriera era finita, non è facile fare un passo indietro, ho mollato anche mentalmente e con mia moglie abbiamo deciso che era giusto smettere». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/01/salvatore-fresi.html
  2. SALVATORE FRESI https://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Fresi Nazione: Italia Luogo di nascita: La Maddalena (Sassari) Data di nascita: 18.01.1973 Ruolo: Difensore Altezza: 182 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Under-21 e Olimpico Soprannome: - Alla Juventus dal 2002 al 2004 Esordio: 15.09.2002 - Serie A - Juventus-Atalanta 3-0 Ultima partita: 25.11.2003 - Coppa Italia - Siena-Juventus 1-2 17 presenze - 1 rete 1 scudetto 2 supercoppe italiane Campione d'Europa 1996 con la nazionale italiana under-21 Salvatore Fresi (La Maddalena, 18 gennaio 1973) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Salvatore Fresi Fresi alla Salernitana nel 1994 Nazionalità Italia Altezza 182 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2006 Carriera Giovanili 1990-1991 Fiorentina 1991-1993 Foggia Squadre di club 1993-1995 Salernitana 64 (2) 1995-1998 Inter 76 (1) 1998-1999 → Salernitana 27 (3) 1999-2000 Inter 9 (0) 2000-2001 → Napoli 23 (1) 2001-2002 Bologna 25 (8) 2002-2004 Juventus 17 (1) 2004 → Perugia 11 (2) 2004-2005 Catania 6 (0) 2005 Salernitana 4 (0) 2005-2006 Rinascita Battipaglia 16 (5) 2008-2009 Vigor Masullo 14 (0) Nazionale 1994-1996 Italia U-21 17 (1) 1996 Italia olimpica 3 (0) Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Spagna 1996 Caratteristiche tecniche Tecnicamente dotato, poteva ricoprire sia il ruolo di libero sia quello di centrale di centrocampo, sebbene quest'ultima collocazione gli fosse meno congeniale. Carriera Club Dopo esperienze giovanili a Firenze e Foggia, disputò il primo campionato professionistico con la Salernitana in Serie C1 1993-1994, conquistando la promozione in Serie B. A fine stagione fu convocato in Nazionale Under-21. Dopo un campionato di Serie B in cui la squadra granata arrivò quinta a 5 punti dalla promozione (1994-1995), fu acquistato per 7 miliardi di lire dall'Inter, con cui giocò fino al 1998 vincendo una Coppa UEFA. Nel 1998-1999 tornò in prestito a Salerno e subì la retrocessione in Serie B. Poi giocò poche partite con l'Inter. Vestì quindi le maglie di Napoli e Bologna, con cui tornò a giocare con regolarità e realizzò 8 gol in 25 presenze. Ingaggiato dalla Juventus, fu utilizzato come riserva; vinse uno scudetto (2002-2003) e due Supercoppe italiane (2002 e 2003). Vestì ancora le maglie di Perugia, Catania e ancora Salernitana, che seguì in C1 dopo il fallimento. Passò alla Battipagliese, in Eccellenza, per disputare quella che doveva essere l'ultima stagione della sua carriera. Due anni dopo, però, scelse di tornare ad indossare gli scarpini, e disputò una nuova stagione col Vigor Paolo Masullo Campano, squadra di Seconda Categoria del salernitano. Nazionale Campione d'Europa con l'Italia Under-21 nel 1996, conta 17 presenze e una rete nelle file degli azzurrini. Con la selezione olimpica ha preso parte ai Giochi del 1996, ottenendo tre presenze. Durante la sua militanza nell'Inter è stato convocato per tre volte in nazionale A, tra il 1997 e il 1998, senza scendere in campo. Dopo il ritiro Dopo il ritiro dalla carriera da calciatore, si trasferisce a Salerno dove realizza un centro sportivo e una scuola calcio per bambini rientrante nell'Inter GrassRoots Program. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2002-2003 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2002, 2003 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Inter: 1997-1998 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Spagna 1996
  3. PAVEL NEDVED «Ci faceva sempre goal – ricorda Luciano Moggi – lo prendiamo noi, così risolviamo il problema, dissi nel 2001 a Bettega e Giraudo. Oltre che a rompere le scatole a noi della Juventus, Pavel Nedved era davvero un gran giocatore: centrocampista offensivo, qualità tecniche eccellenti, nessuna differenza tra destro e sinistro, super anche nel calciare le punizioni. Tutto questo associato a un fisico infaticabile. Correva sempre, ricordo che negli allenamenti bisognava fermarlo, altrimenti non smetteva più. Correva anche negli spogliatoi, mai visto nulla di simile.Un giorno mi raccontò che quando militava nello Sparta Praga, i compagni lo chiamavano il Matto, perché si sottoponeva a dosi suppletive di allenamento, anche due ore in più. Insomma, un tipo da Juventus: tutto calcio e famiglia. Decidemmo di prenderlo, perché volevamo dar via Zidane per impostare una squadra più atletica, più veloce. Nedved era l’uomo giusto per noi. Ma portarlo a Torino non fu semplice. La trattativa con la Lazio di Sergio Cragnotti andò via liscia: stretta di mano a settanta miliardi di lire, contratto firmato a maggio 2001. Molto più difficile fu convincere Nedved. Infatti, non ne voleva sapere di venire alla Juventus. Non era questione di soldi, ma una scelta di vita. Lo chiamai diverse volte, ma non ci sentiva. “Direttore, grazie. Ma mi trovo bene alla Lazio e sto splendidamente a Roma: abito all’Olgiata, vicino ai campi da golf, il massimo. Qui io e la mia famiglia abbiamo tutto, perché andarcene?” È uno dei pochi “no” ricevuti in vita mia che non mi hanno fatto imbestialire. Perché le motivazioni di Pavel mi avevano confermato che, dietro al giocatore, c’era un uomo vero. Anche a Roma, Cragnotti e il direttore sportivo, Nello Governato, si diedero da fare per convincerlo. Senza fortuna. Tanto che strapparono il contratto con me e annunciarono, il 15 giugno, il prolungamento con il giocatore, con annessa rituale dichiarazione d’amore dell’atleta: “Felice di restare alla Lazio”. I dirigenti biancocelesti mi chiesero di cestinare anche il mio accordo. Ma la parola arrendermi non fa parte del mio vocabolario. Bisogna lottare sempre, anche quando la vittoria sembra impossibile. Perché in caso di successo, il gusto è doppio. E anche perché sapevo che la trattativa con il Real Madrid per la cessione di Zidane sarebbe andata a buon fine. Rischiavamo quindi di non avere il sostituto di Zizou. Feci il gioco dei dirigenti biancocelesti e tre-quattro giorni dopo, in conferenza stampa, dissi chiaro e tondo che Nedved non sarebbe arrivato: “Per la Lazio è incedibile”. Non era una bugia, le cose stavano esattamente così. Avevo semplicemente mentito a me stesso. Perché sapevo che la caccia a Nedved non era terminata. Ma ci volle un colpo di genio per ottenere il sì del giocatore. Gli telefonai di nuovo, mentre si trovava a Praga per le vacanze. “Pavel, fammi un piacere, fai un salto a Torino. Non ti dico di venire per forza alla Juventus, ma almeno a dare un’occhiata. Poi se decidi per il no, amici come prima. Ti mando un aereo dall’Italia, un volo privato, così non ti vede nessuno”. Pavel accettò e cadde nella trappola. Misi giù il telefono e avvisai giornali e televisioni: “Sta arrivando Nedved”. Il giorno dopo, Pavel atterrò a Torino, e quando scese la scaletta dell’aereo, si trovò davanti una folla di giornalisti. “Ma come hanno fatto a sapere del mio arrivo?” disse guardandosi intorno smarrito. Ovviamente feci finta di essere sorpreso e arrabbiato, ma dentro godevo come un matto e assaporavo già quel gusto (doppio) della vittoria. A Pavel tornò il sorriso quando lo portammo a visitare il Circolo Golf Torino, inserito nel parco regionale La Mandria, tra i più belli e affascinanti della Pianura Padana, già riserva di caccia dei Savoia, a due passi dallo splendore della Reggia di Venaria Reale. Gli occhi di Nedved luccicarono nel gustare quel paradiso. Il calciatore rimase stordito da tanta bellezza. E la Juventus era più vicina. Il resto lo fecero i tifosi della Lazio dopo quell’inaspettato blitz a Torino: trasformarono Nedved da idolo a traditore. Per lui furono giorni di contestazione a Roma. Momenti difficili, che culminarono, il 4 luglio, con la sua resa: “OK, firmo per la Juventus”. Fu la nostra, ma anche la sua, fortuna. In bianconero ha vinto quasi tutto, con la ciliegina del Pallone d’Oro 2003. Si è guadagnato la fiducia della famiglia Agnelli anche fuori dal campo, tanto che oggi è vice presidente della società bianconera».Quando, nell’estate del 2001, Pavel sbarca a Torino, è un ventinovenne al culmine della gloria, che ha bisogno di trovare ulteriori motivazioni per diventare ancora più grande di quanto possa esserlo in quel momento. La Juventus, nuovamente, “lippiana” ha il passo della capolista e in mezzo al campo può contare sul più versatile dei campioni; Pavel, infatti, è capace di difendere contrastando con grinta, come di attaccare rifinendo o tentando la sorte con soluzioni balistiche sempre più ambiziose. Ci mette un po’ a rompere il ghiaccio, ma dopo un gelido Juventus-Perugia, la sera del primo dicembre 2001, la sua regolarità diventa impressionante. Fino a diventare l’uomo scudetto, il 21 aprile 2002 a Piacenza, con una rete che lo consegna dritto agli annali; la Juventus che insegue l’Inter quel giorno capisce che, grazie a Nedved, i giochi sono tutt’altro che chiusi. Goal fantastico, nelle battute finali, e rincorsa lanciata.Finirà, come sanno tutti, quindici giorni dopo; la Juventus, che vince a Udine, sorpassa l’Inter distrutta proprio dalla Lazio: «Quello iniziale con la Juventus, fu un periodo difficile, perché avevo cambiato completamente preparazione e modo di giocare. Alla Lazio puntavamo sul contropiede, mentre qui dovevamo attaccare e trovavamo sempre avversari chiusi. Insomma, dovevo abituarmi, capire i movimenti e il gioco che veniva praticato. Ci ho impiegato un po’, diciamo fino a Natale; poi, grazie anche a Lippi che mi ha spostato in una posizione più centrale, mi sono trovato molto meglio ed ho cominciato a essere me stesso. Ricordo il giorno dello scudetto come una grande soddisfazione; ero particolarmente felice anche per la doppietta del mio amico Poborski, contro l’Inter».Il 2002-03 è un anno magico; Nedved, è oramai il trascinatore e l’idolo della folla bianconera, che gli affibbia il soprannome di Furia Ceka. Il secondo scudetto della sua avventura bianconera arriva quasi senza clamori, perché i tifosi juventini, e lo stesso Pavel, sono concentrati sulla Champions League. La “Coppa dalle grandi orecchie” è un lungo, meraviglioso sogno. Nedved ha un rendimento incredibile per tutta la stagione, gioca e segna come non ha mai fatto in carriera. Ma è destino che, nella serata più bella e gloriosa, quella della semifinale di ritorno con il Real Madrid, il campione più amato non riesca a portare fino in fondo il suo meraviglioso progetto. Migliore in campo, autore dello straordinario goal che chiude la sfida, Pavel nel finale viene ammonito dall’arbitro e, diffidato, deve dare addio alla finale di Manchester. Una batosta per lui e un gravissimo, decisivo handicap per la Juventus, che si vedrà sfuggire quella coppa ai rigori. Ma il 2003 è comunque il suo anno; i giurati di tutta Europa lo eleggono Pallone d’Oro, la consacrazione di una carriera fenomenale e, al tempo stesso, lo stimolo per programmare altri trionfi. Torino sembra proprio essere la città adatta a chi, come lui, ha regole ferree di vita: «Per me esiste il calcio e la mia famiglia. Non ho bisogno di altro. A Roma vivevo fuori città, a Torino pure. Sono un cultore del lavoro, anche in vacanza cerco di organizzarmi in modo da poter mantenere la forma fisica che mi serve al momento in cui ritorno al lavoro».Terminati gli allenamenti, le partite e i ritiri, Pavel si dedica a 360 gradi alla sua famiglia, alla moglie Ivana e ai due figli Ivana e Pavel: «Abbiamo deciso di chiamarli così perché, quando noi non ci saremo più, esisteranno ancora un Pavel e un’Ivana che si amano».Un pensiero profondo, speciale, per un ragazzo nato e cresciuto a Cheb, venti minuti in auto dal paese dove viveva il suo grande amore, Ivana: «Ci siamo conosciuti quando io avevo quindici anni e lei tredici. Veniva a Cheb a trovare sua nonna, prima c’è stata amicizia, poi è scoppiato l’amore. Ci siamo sposati prestissimo, avevo ventuno anni». Racconta con un volto che lascia trasparire una dolcezza e che, in altre occasioni, viene ben mascherata da uno sguardo a volte addirittura severo.Soprattutto quando parla del calcio, uno sport, un gioco, ma anche una professione, che Pavel ha sempre preso con grande serietà: «Sento addosso una grande responsabilità, fin da piccolo stavo male quando perdevo una partita, avevo ed ho sempre una grande voglia di migliorarmi. Sono una persona che ama prendere sul serio tutto quello che fa, mi capitava già da ragazzino e non solo in campo sportivo. Ora poi, che sono alla Juventus, sono emozionato e onorato. So che la mia gente si aspetta molto da me ed io non voglio certo deluderla».Il popolo ceco lo considera un vero idolo: «Devo tanto alla mia Nazionale, perché mi ha permesso di mettermi in mostra a livello europeo e di arrivare fino qui».Il vizio del goal, soprattutto con tiri da lontano, è proprio una delle sue caratteristiche. Una predisposizione nata quando Nedved era il più piccolo dei suoi compagni di squadra e per aggirare l’ostacolo provava a segnare da fuori area: «Mio padre, e poi il mio primo allenatore, mi mettevano i palloni tutti intorno alla linea dell’area di rigore e da lì provavo a tirare».La stagione successiva è avara di soddisfazioni; la Juventus è falcidiata dagli infortuni e il campionato è molto deludente. Anche Pavel risente della stanchezza generale di una squadra che sta chiudendo il ciclo del suo grande condottiero, Marcello Lippi. Nell’estate del 2004 arriva Fabio Capello e, con esso, una ventata di aria nuova; Pavel ritrova lo smalto dei bei tempi e conquista altri due scudetti da protagonista assoluto, come suo solito. Dopo la bufera di Calciopoli, Pavel decide di restare alla Juventus, anche in Serie B: «Non ho mai avuto dubbi sul fatto di rimanere alla Juventus. Le offerte non mi mancavano, ma la mia famiglia ed io stiamo bene a Torino e poi devo molto a questa società e alla famiglia Agnelli, che mi è sempre stata vicino».Il centrocampista ha ancora forti motivazioni e un obiettivo ben preciso: «Credo di poter dare ancora una mano a questa squadra e lo sento come un dovere. Finiti i Mondiali ho anche pensato di smettere, capita quando sei stanco. Dopo una settimana di vacanza, però, aveva già cambiato idea e mi sono dato un compito: voglio riportare subito la Juventus in A, perché è lì che merita di stare. Anche i nostri scudetti erano meritati; noi abbiamo sempre dato tutto in campo, avevamo uno squadrone e abbiamo battuto grandi avversari, vincendo onestamente e sono fiero di questo. La sentenza? Alla fine a pagare è solo la Juventus e questo non è giusto, soprattutto per i tifosi e i calciatori».La decisione di Pavel di restare assume ancor più valore se si pensa a quanto il ceco abbia sempre desiderato vincere la Champions League: «Ci ho pensato, ma la mia Champions League ora è la Serie B. Anche perché centrare la promozione partendo da una penalizzazione così pesante sarebbe come vincere la Coppa. Bisogna essere realisti ed ho cancellato il pensiero della Champions; non toccherà a me alzarla, ma ho comunque grandi motivazioni per riportare la Juventus in Serie A».Se già era un idolo per i tifosi, ora Pavel è un vero e proprio eroe: «No, non mi sento un eroe. Ho semplicemente fatto una scelta di vita; per quale motivo avrei dovuto cambiare? Sto bene a Torino, la mia famiglia è felice ed io voglio ricambiare quanto la Juventus mi ha dato in questi anni. Altri compagni hanno deciso diversamente? Beh, ognuno fa le proprie scelte, anche se credevo rimanessero più giocatori. Ora mi auguro che restino tutti gli altri campioni, perché dovremo comunque affrontare una stagione difficile; ci sono campionati all’estero molto meno duri della Serie B italiana. Quello che posso dire è che il mio impegno e il mio modo di giocare saranno gli stessi».Chiaramente, anche nella serie cadetta è un protagonista assoluto e, grazie anche alle sue grandissime prestazioni, la squadra bianconera risale immediatamente in Serie A, sicura di poter ambire a qualsiasi traguardo, fino a quando la maglia numero undici sarà indossata da Pavel Nedved, la Furia Ceka: «Se mi guardo alle spalle, momenti tristi non ne vedo. Forse la cosa peggiore che mi è successa è di non aver giocato la finale di Champions; però la Juventus era in campo. Anche quando penso alla retrocessione non riesco a essere triste, perché la Juventus c’era e c’è sempre. Quel che resta, alla fine, è la felicità di giocare per la Juventus, Perché noi giocatori passiamo e la Juventus rimane. Per sempre».Anche nella stagione che segna il ritorno nella massima serie, Pavel non si risparmia portando la Juventus in Champions League e a un ottimo terzo posto. Il campionato 2008-09 è l’ultimo per Nedved in maglia bianconera; il rendimento della squadra è un pochino deludente nonostante il secondo posto e l’eliminazione agli ottavi di finale da parte del Chelsea in Champions League. Pavel è, come sempre, un grande protagonista della stagione, arrivando anche a realizzare ben sette reti. Il 31 maggio 2009, proprio contro la Lazio, Nedved gioca la sua ultima partita con la maglia della Juventus. Del Piero gli cede la fascia da capitano e lui gioca una grandissima partita, onorando quella maglia che ha tanto amato: «Dopo otto stagioni con la Juventus è arrivato il momento di salutare tutti i tifosi, i compagni e la società e ringraziarli per il sostegno ricevuto in questi anni. A Torino ho vinto quattro scudetti e un Pallone d’Oro. Vorrei ringraziare in particolare mia moglie Ivana e i miei figli, che mi sono stati sempre molto vicini, accompagnandomi nel corso della mia carriera consentendomi di raggiungere traguardi straordinari. Alla Juventus continuerò a sentirmi legato da un rapporto di grande affetto e sono particolarmente grato alla famiglia Agnelli per avermi dato l’opportunità di giocare in questa grande squadra».Il saluto di Del Piero: «È stato un giorno speciale. Lo è stato per Nedved e per noi, ancora non ci sembra vero di non rivederlo più nello spogliatoio, quando ci troveremo per ricominciare la stagione. Mi dispiace davvero che Pavel non sia più al mio fianco il prossimo anno, basta pensare a quello che è riuscito a fare in questa stagione: come tutti i grandi campioni ha chiuso alla grande. Mi legano a lui tanti ricordi, tante vittorie, qualche sconfitta, la scelta di restare alla Juve anche in Serie B per ritornare in alto insieme. Mi legano a Pavel tutti quei momenti, anche apparentemente insignificanti, quegli attimi vissuti insieme in questi otto anni, che per me rappresentano la grandezza non solo del calciatore, ma anche dell’uomo, dell’amico. Sono orgoglioso di avere giocato con Pavel, sono orgoglioso che domenica sia stato il mio capitano».FRANCESCO DENDENA, SU “I NOSTRI CAMPIONILa sua azione classica? Strappata la palla con un contrasto o ricevutala dal compagno, Nedved si allunga verso l’esterno di centrocampo. Non c’è un tocco di suola a saltare l’uomo: quello di Nedved è una sfida brutale, un elegante sfoggio di potenza. La bellezza dell’azione tecnica del ceco è nel perfetto dispiegamento della propria forza fisica, che non è celata, trattenuta: è furia, appunto. Stoppata la palla, Pavel avanza su un terreno che sembra sempre troppo corto per la forza che lo sta attraversando. Poi, al limite dell’area grande, di fronte al difensore che lo spinge verso l’angolo, Pavel, il miglior Pavel dico, rientra passando la palla dal piede sinistro al destro, il suo piede naturale. Qualche passo, non più del necessario per distanziare il difensore, e la frangia biondissima si solleva una frazione di secondo; poi Pavel fa partire il suo tiro classico. Teso, netto, pulito. Fortissimo.“TUTTOSPORT” DEL 7 GIUGNO 2012Fino a un po’ di tempo fa erano in tanti a chiedermi di tornare a giocare e, vi confesso, che mi ha fatto sempre molto piacere. Adesso è diverso, ma altrettanto bello che la gente mi faccia i complimenti per la squadra, che quindi mi consideri un dirigente. E poi, logicamente, dopo i complimenti mi chiedono di aggiungere dei campioni alla squadra. Ed io cosa rispondo loro? Che abbiamo le idee chiare e non dormiremo di sicuro. Possono stare tranquilli.Qual è il mio lavoro alla Juventus? Questa domanda la prendo un po’ più larga. Quando uno smette di giocare, deve trovare la sua dimensione e non è facile. Non è che puoi partire dicendo: ho giocato vent’anni e so tutto di questo mondo. Col cavolo! Parti da zero e devi imparare tutto. Io all’inizio non capivo dove e come posizionarmi, poi con il passare del tempo ho trovato la mia posizione. Un po’ come mi è successo il primo anno con Lippi che nei primi sei mesi non capiva dove mettermi! (ride) Poi con Marotta, Paratici e Conte ho trovato la mia giusta dimensione, nella quale sento di essere utile. Al campo cosa faccio? Innanzitutto c’è un lavoro che svolgo al campo per dare una mano ai dirigenti e all’allenatore. Seguo la squadra, parlo con Conte e con i giocatori, osservo come si allenano. Solo così puoi capire. Capire cosa? Un giocatore viene generalmente giudicato alla domenica per la partita, ma se vuoi valutarlo seriamente devi soprattutto vederlo in settimana, come si allena, come lavora. Una squadra è composta da venticinque giocatori, devi sapere tutto di tutti, perché di tutti c’è bisogno. E in sede cosa faccio? Riunioni! Tante riunioni! (ride) Dal mercato per la prima squadra alla gestione del settore giovanile ed è un gran lavoro, c’è tanto da fare.Più difficile fare il dirigente o fare il calciatore? Cosa sia più difficile non lo so. Ho capito che vincere da dirigente provoca le stesse emozioni di quando si vince da giocatore. Perché da giocatore sei protagonista in campo, ma da dirigente sei consapevole di quanto lavoro c’è dietro ogni vittoria e di quante persone hanno contribuito, a partire dal presidente che non smette mai di lavorare. A Trieste mi sono emozionato, tanto. Non pensavo di emozionarmi così, ma giuro che mi sono commosso. È una sensazione diversa rispetto alle vittorie da giocatore, ma di uguale intensità.Come si può evolvere il mio ruolo? Ora voglio imparare più cose possibili. Abbiamo qui un amministratore delegato e direttore generale che ha trent’anni di calcio alle spalle, gli voglio rubare più cose possibili. Vi faccio un esempio: a volte io e Paratici partiamo fortissimi con un’idea, ci gasiamo, pensiamo che sia il massimo. Poi arriviamo da Marotta che ci dice: calma ragazzi, questa situazione l’ho già passata e, come dire, ti aggiusta, ti spiega cosa si può fare e cosa no. Poi a volte capita che invece sia il primo entusiasta delle nostre idee. È bello confrontarsi con persone di esperienza, ti fa crescere.Com’è lavorare con Agnelli? Bello. Perché lui è uno che lavora tantissimo, ha le idee chiare, per primo dà la dimostrazione che serve sacrificio e applicazione per raggiungere certi traguardi. E poi è un presidente che capisce di calcio. E da quando è un ragazzino che gioca e gioca ancora oggi, sa entrare nella testa dei calciatori. Se è un competente? Assolutamente sì. Si confronta molto con lo staff tecnico e sa sempre tutto quello noi facciamo, anche se logicamente rispetta i ruoli e lascia a noi certe decisioni. Dice: «Questo lo dovete decidere voi, perché siete più attrezzati di per farlo».Dopo l’addio di Del Piero, io e Buffon siamo gli juventini più anziani? Significa che dobbiamo portare avanti i valori della juventinità. Quelli che ho vissuto io fin dal primo giorno. Quando sono arrivato ho sentito un profumo che non so spiegare, è qualcosa che ha a che fare con il nostro DNA e non si respira altrove. Il mio compito e quello di Gigi è spiegare questa cosa ai più giovani e a chi arriva.La svolta di Conte è stata più tecnico-tattica o psicologica? Cinquanta e cinquanta: perché dal punto di vista tattico è stato grandioso nel cambiare quando si è reso conto di avere in rosa un giocatore di livello mondiale, Vidal, ed ha rivoluzionato tutto. Ma dal punto di vista psicologico ha svolto un lavoro pazzesco su dei ragazzi che venivano da annate negative ed ha fatto fare un salto di qualità notevole a tutti. In questo, devo dire, gli ha dato una mano lo Stadium, perché lì è tutta un’altra cosa. Io ero certo che quell’impianto ci avrebbe portato dei benefici nei risultati e tutto si è avverato.Se ho mai pensato cosa avrebbero fatto le Juventus in cui ha giocato io nel nuovo stadio? Sì, sempre. L’ho immaginato tante volte. E penso che più che in campionato, ci avrebbe dato qualcosina in più in Champions. Penso spesso a quel pareggio con il Liverpool e a quell’altro pareggio con l’Arsenal al Delle Alpi nelle stagioni di Capello. Le avessimo giocate allo Stadium, in quell’ambiente, le avremmo vinte di sicuro. La squadra di Capello era la più forte d’Europa. Ovviamente non siamo riusciti a dimostrarlo vincendo la Champions, ma abbiamo vinto in Italia, anzi abbiamo sempre stravinto. E comunque quella rosa era la migliore. Mi dispiace per la Champions, forse giocando bene come la Juventus di Conte avremmo vinto anche la “Coppa dalle grandi orecchie”.Nella prossima stagione ricomincia la caccia alla mia ossessione? Solo toccarla mi darebbe un’emozione. Non importa se da dirigente. Sarebbe la soddisfazione più grande.Se la Juventus sarà competitiva in Champions? Se dovesse esprimersi ai livelli di quest’anno farebbe già una bella strada. Di questo sono convinto perché ho sempre confrontato il gioco di Conte con quello che veniva espresso in Champions ed ho sempre pensato che non ci fossero grandi differenze. Certo, l’anno prossimo ci saranno tre fronti: il campionato, la Champions, la Coppa Italia, quindi dobbiamo rinforzarci. Abbiamo una base molto solida, ma dobbiamo aggiungere dei pezzi. È un lavoro teoricamente più facile, ma in realtà è molto difficile perché stavolta dobbiamo prenderne pochi ma buoni e non possiamo permetterci di sbagliare.Se cerchiamo giocatori con esperienza in Champions? No, non necessariamente. Stiamo cercando dei giocatori che siano forti e che stiano bene nel nostro ambiente. Non ha importanza se hanno già giocato la Champions, l’esperienza la faremo insieme. Se è vero che nella selezione stiamo scartando chi non rispetta certi parametri comportamentali? In linea di massima sì, ma credo anche che un ambiente molto sano, come il nostro, possa anche permettersi di gestire una testa calda se dovesse portare un contributo tecnico molto importante. La testa gliela aggiustiamo noi.Se mi sono mai immaginato come allenatore? No, sinceramente non ho ancora avuto occasione di pensarci seriamente. Ho preso un anno sabbatico quando ho lasciato, poi mi sono incontrato con Agnelli ed ho deciso di iniziare questa strada.Se è dura competere con club come il City sul mercato? Sì è dura. E non solo perché i City, i Real o il Barcellona hanno un budget molto più ampio per acquistare i giocatori, ma hanno pure un fatturato quasi doppio del nostro per pagare i loro ingaggi. Ma attenzione, non è sempre solo questione di soldi. Guardate com’è andata l’anno scorso: non è stata facile convincere dei campioni venire a Torino, eppure. Come si fa strappare un giocatore al City o al Real? Bisogna essere chiari con i giocatori, spiegare bene il progetto. Abbiamo la forza che abbiamo vinto, che partecipiamo alla Champions con la volontà di esserne protagonisti, che abbiamo il nuovo stadio. Queste sono cose che parlano a nostro favore, poi ce ne sono altre a nostro sfavore: il momento del calcio italiano, per esempio, non è facile, il campionato si gioca in stadi non adeguati. Ma io so come ragiona un giocatore, quindi riesco a entrare nella loro testa e qualche chances ce l’abbiamo. Sono fiducioso.Posso dire che è un mercato difficile, ma ci stiamo lavorando e abbiamo fatto una valutazione complessiva per capire dove intervenire. I tifosi devono stare tranquilli, la squadra c’è. E c’è tutta la società che ha voglia di migliorarla. Nonostante le difficoltà, la miglioreremo di sicuro. Ma piuttosto che dovermi rimangiare qualcosa a fine mercato, preferisco mantenermi basso. Non voglio promettere cose che non si avverano. Io sono il primo a volere una Juventus con undici fenomeni com’era nel 2005-06, però dobbiamo stare tranquilli. Niente promesse, tranne una: tifosi, state tranquilli, sul mercato non dormiamo. Abbiamo fatto uno step e ora vogliamo migliorare. L’obiettivo ora è, inevitabilmente, la Champions.Se io ho mai pensato di giocare negli Stati Uniti, a Dubai o in Cina? No, quando ho smesso Mino Raiola, il mio procuratore, voleva spingermi all’Inter. Era la cosa più seria e voleva chiudere lì. Si era praticamente installato a casa mia per un paio di settimane per convincermi. Alla fine l’ho cacciato! (ride) E pensate che ancora adesso mi rinfaccia i soldi che gli ho fatto perdere con quel rifiuto. Ma dai! Mi ci vedete con la maglia dell’Inter? http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/08/pavel-nedved.html
  4. PAVEL NEDVED https://it.wikipedia.org/wiki/Pavel_Nedvěd Nazione: Cecoslovacchia - Repubblica Ceca Luogo di nascita: Cheb Data di nascita: 30.08.1972 Ruolo: Centrocampista - Vicepresidente Altezza: 177 cm Peso: 70 kg Nazionale Ceco Soprannome: Furia Ceka Alla Juventus dal 2001 al 2009 Esordio: 26.08.2001 - Serie A - Juventus-Venezia 4-0 Ultima partita: 31.05.2009 - Serie A - Juventus-Lazio 2-0 327 presenze - 65 reti 4 scudetti 2 supercoppe italiane 1 campionato di serie B Pallone d'oro 2003 Vicepresidente della Juventus dal 23 ottobre 2015 al 18 gennaio 2023 Pavel Nedvěd (Cheb, 30 agosto 1972) è un dirigente sportivo ed ex calciatore ceco. È stato, dal 2000 al 2006, capitano della nazionale ceca, con la quale è stato vicecampione d'Europa nel 1996. Considerato uno dei migliori centrocampisti della sua generazione, nonché uno dei più forti giocatori cechi della storia, è stato tra i protagonisti, a cavallo degli anni 1990 e 2000, dei successi di Lazio prima e Juventus poi — club, quest'ultimo, di cui è il calciatore d'origine non italiana ad averne vestito più volte la maglia (327) —; in virtù delle prestazioni offerte in maglia bianconera nel 2003, è stato premiato con il Pallone d'oro conferito dalla rivista francese France Football (secondo ceco a ricevere questo riconoscimento dopo Josef Masopust), e nominato World Player of the year dalla rivista britannica World Soccer. Soprannominato Furia ceka dai tifosi italiani, nel corso della carriera ha inoltre vestito in patria le maglie di Dukla Praga e Sparta Praga. È stato inserito nella formazione ideale del campionato d'Europa 2004, e sempre nello stesso anno nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi stilata da Pelé e dalla FIFA in occasione del centenario della federazione mondiale. È stato incluso per tre anni consecutivi, dal 2003 al 2005, nella squadra dell'anno UEFA. Nel 2004 l'Association of Football Statisticians, classificando i 100 più grandi calciatori di sempre secondo un criterio puramente statistico, lo ha incluso al 34º posto. È il miglior calciatore ceco del decennio 1993-2003 secondo la rivista ceca Mladá fronta DNES, e di quello 2000-2010 secondo Lidové noviny. Pavel Nedvěd Nedvěd in azione con la nazionale ceca Nazionalità Cecoslovacchia Rep. Ceca (dal 1993) Altezza 177 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 31 maggio 2009 Carriera Giovanili 1977-1985 Tatran Skalná 1985-1986 RH Cheb 1986-1990 Skoda Plzeň 1990-1991 Dukla Praga Squadre di club 1991-1992 Dukla Praga 19 (3) 1992-1996 Sparta Praga 98 (23) 1996-2001 Lazio 138 (33) 2001-2009 Juventus 327 (65) Nazionale 1992-1993 Cecoslovacchia U-21 7 (0) 1994-2006 Rep. Ceca 91 (18) Palmarès Europei di calcio Argento Inghilterra 1996 Confederations Cup Bronzo Arabia Saudita 1997 Biografia È stato sposato con la connazionale Ivana, conosciuta in giovane età: la coppia ha avuto due figli a cui hanno dato i loro stessi nomi, Ivana e Pavel, perché, come ha dichiarato lo stesso Nedvěd, «quando noi non ci saremo più, nel mondo ci saranno sempre un Pavel e un'Ivana che si vorranno bene». Nel 2010 è uscita la sua autobiografia, La mia vita normale. Di corsa tra rivoluzione, Europa e Pallone d'oro, scritta insieme a Michele Dalai. Dal 2011 è tra i 50 calciatori juventini omaggiati nella Walk of Fame allo Juventus Stadium. Il 1º dicembre 2014 è stato omaggiato di una statua di cera dal Museo Grévin di Praga, al fianco di altre glorie sportive ceche quali Petr Cech, Dominik Hasek, Jaromir Jagr, Ivan Lendl, Martina Navratilova, Roman Sebrle e Emil Zatopek. Il 28 ottobre 2015 ha ricevuto la Medaglia al Merito della Repubblica Ceca, la più alta onorificenza del suo Paese. Ha preso parte a numerose iniziative benefiche. Caratteristiche tecniche Era un centrocampista offensivo, dotato di buona tecnica, affinata grazie alla perseveranza negli allenamenti, nonché di infaticabile costanza, grande propensione alla corsa e un'ottima inclinazione nel servire assist ai compagni. Considerato uno dei migliori centrocampisti espressi dal calcio europeo, era inizialmente un mancino naturale che tuttavia, con il tempo, imparò a calciare indifferentemente con entrambi i piedi — affermò che da piccolo imparò a tirare di destro tanto bene, da sentirsi poi un destro naturale —, caratteristica che ne fece un elemento molto pericoloso nelle conclusioni dalla lunga distanza e nei calci di punizione. Atleta dall'indole molto aggressiva, ciò lo portava a essere talvolta falloso, anche quando non strettamente necessario. Poteva coprire svariati ruoli sul fronte offensivo del centrocampo, dal laterale al trequartista; la sua posizione prediletta era quella di esterno sinistro di centrocampo, dove poteva effettuare cross di sinistro o rientrare per il tiro di destro. Tuttavia, la caratteristica che più lo contraddistingueva era una tenuta atletica che gli garantiva una corsa ininterrotta sulla fascia dal primo all'ultimo minuto di gara, grazie alla quale era in grado di effettuare recuperi difensivi e ribaltare subito l'azione. Carriera Giocatore Club Gli inizi Nato a Cheb e cresciuto poi nella vicina Skalna, Nedvěd ha iniziato la sua carriera calcistica nella natia Cecoslovacchia. Fanatico di calcio fin dalla giovane età, ha iniziato a giocare appena cinquenne per il Tatran Skalná, nel 1977. Si è poi trasferito al RH Cheb nel 1985, giocandovi per una stagione. In seguito si è accasato allo Skoda Plzen, nella quale ha militato per un lustro. Ha giocato per il Dukla Praga nel 1991, ma rimase con il club una sola stagione prima di trasferirsi allo Sparta Praga l'anno seguente. Con il club ceco vince un campionato cecoslovacco nella stagione 1992-1993, due campionati cechi nelle stagioni 1993-1994 e 1994-1995, e infine una Coppa della Repubblica Ceca nella stagione 1995-1996. Lazio Nedvěd alla Lazio nel 2000 Al termine de campionato d'Europa 1996 che lo vede finalista con la sua nazionale, passa alla società italiana della Lazio per 9 miliardi di lire. Il 7 settembre 1996 debutta in Serie A con la maglia della Lazio contro il Bologna. In quell'annata trova 7 volte la via del gol, confermandosi uno dei punti fermi della rosa della squadra. Nedvěd è diventato rapidamente un giocatore importante per la squadra laziale tanto che, all'inizio della stagione 1997-1998, segna 4 gol nelle prime tre partite di campionato. Nella seconda stagione con la Lazio vince il suo primo trofeo italiano, la Coppa Italia, battendo nella doppia finale il Milan, e perde la Coppa UEFA cadendo nella finale unica di Parigi contro l'Inter. La terza stagione a Roma si apre per Nedvěd con la conquista della prima Supercoppa italiana, giocando la finale vinta per 2-1 sulla Juventus: proprio ai bianconeri Nedvěd sigla anche la sua prima rete stagionale. L'annata è caratterizzata da un infortunio che lo blocca per un lungo periodo; a fine stagione è il match winner della finale di Coppa delle Coppe UEFA, giunta alla sua ultima edizione e giocata a Birmingham il 19 maggio 1999, segnando con una girata al volo il decisivo 2-1 al Maiorca a pochi minuti dal termine (si tratta dell'ultima rete in assoluto nella storia quasi quarantennale della competizione), consegnando il primo trofeo confederale alla squadra capitolina e di riflesso al calcio romano. La stagione successiva inizia con il trionfo in Supercoppa UEFA contro il Manchester Utd. Trova 5 volte la via del gol tra cui due reti fondamentali nell'ottica del campionato: una contro il Bologna nel giorno del centenario della società capitolina, che vince e si porta in testa alla classifica, e l'altro nel derby di ritorno contro la Roma, che consegna la vittoria ai biancocelesti (2-1) e riapre la rimonta sulla Juventus, in quel momento prima con 9 punti di vantaggio. Nell'ultima giornata la Lazio batte la Reggina per 3-0, e approfittando della caduta della squadra bianconera sul campo del Perugia, dopo ventisei anni torna a laurearsi campione d'Italia. Nell'annata 2000-2001 il ceco realizza 13 gol, tra cui uno nella rimonta nei minuti finali della stracittadina in cui i biancocelesti, sotto 0-2, trovano prima il suo gol che accorcia le distanze, e poi al 5' di recupero quello del compagno di squadra Lucas Castroman. Da ricordare anche la doppietta contro la Juventus (4-1). Tuttavia dopo cinque anni molto positivi a Roma, sul piano sportivo (207 partite e 51 gol) e ancor più personale, Nedvěd decide di lasciare la Lazio a causa di sopravvenuti dissidi con la dirigenza e con la stessa società capitolina peraltro costretta a cederlo per far cassa. Juventus Nedvěd in azione per la Juventus nel campionato 2001-2002 Dopo cinque stagioni con la squadra romana, viene acquistato per 75 miliardi di lire dalla Juventus. Partito Zidane, l'allenatore Marcello Lippi schiera inizialmente il nuovo arrivato come esterno sinistro, con libertà di accentrarsi. L'adattamento alla nuova realtà non è tuttavia dei più semplici, con il ceco che nei primi mesi a Torino sembra subire una pesante involuzione sul piano agonistico, tanto da divenire quasi un "caso". Lippi risolve l'impasse sul finire del 2001, posizionando Nedvěd in un ruolo mai ricoperto prima dal giocatore, dietro alle due punte, a supporto della coppia d'attacco Del Piero-Trezeguet: una collocazione tattica in cui il centrocampista ritrova quelle libertà di movimento e tiro a lui congeniali, svolgendo al contempo anche compiti in parte simili a quelli di un trequartista. Segna il suo primo gol a dicembre, in campionato, con un colpo di testa nella gara casalinga contro il Perugia; soprattutto, alla terz'ultima giornata realizza il gol decisivo per espugnare il campo del Piacenza (0-1), che contribuisce alla rimonta ai danni dell'Inter culminata con la vittoria dello Scudetto all'ultima giornata. Chiude la sua prima stagione in Piemonte a quota 4 reti. Nell'annata 2002-2003 realizza 9 gol in campionato e bissa lo Scudetto, che si aggiunge alla Supercoppa italiana. In Champions League segna il suo primo gol nella competizione con la maglia bianconera con un potente tiro contro la Dinamo Kiev (5-0) e, nel prosieguo della competizione, con le sue prestazioni trascina i bianconeri in finale. Segna anche al Camp Nou con il Barcellona (1-2 dopo i tempi supplementari) e nella semifinale di ritorno al Delle Alpi contro il Tral Madrid (3-1): in quest'ultima gara, tuttavia, rimedia un'ammonizione negli ultimi minuti e, essendo diffidato, è costretto a saltate per squalifica la finale di Manchester, persa contro i rivali del Milan che si impongono ai tiri di rigore (2-3). Nella stagione successiva vince un'altra Supercoppa italiana. Il 2003 si conclude con la conquista del Pallone d'oro assegnatogli dalla giuria della rivista francese France Football, succedendo dopo quarantuno anni all'unico altro calciatore ceco insignito con tale premio, Josef Masopust, e con il titolo di World Player of the Year conferitogli dalla rivista britannica World Soccer all'inizio del 2004 festeggia la consegna ufficiale del Pallone d'oro davanti ai suoi tifosi con un gol da 30 metri al Perugia (1-0). Nedvěd capitano juventino nell'estate 2007, durante un'amichevole contro la nazionale olimpica cinese. Nei due anni successivi, con Fabio Capello in panchina, vince altri due campionati che, successivamente, saranno l'uno revocato e l'altro non assegnato per le vicende di Farsopoli che, nell'estate 2006, portano altresì alla retrocessione d'ufficio della Juventus in Serie B. Nedvěd è tra i senatori bianconeri che decidono di rimanere a Torino anche con la squadra relegata tra i cadetti: nella stagione 2006-2007 segna più volte gol decisivi e conclude il campionato con 33 presenze e 11 reti, che contribuiscono all'immediata risalita dei piemontesi in massima serie. Nell'annata del ritorno in Serie A, il 9 dicembre 2007, festeggia la sua partita numero 300 in bianconero siglando il gol della vittoria contro l'Atalanta. Il 17 maggio 2009 tocca quota 500 presenze da professionista. Il successivo 31 maggio, dopo avere annunciato l'imminente ritiro dal calcio giocato, gioca la sua ultima partita, proprio contro la Lazio, società che lo aveva lanciato nel calcio italiano: è autore dell'assist a Vincenzo Iaquinta per la rete del 2-0 finale. Prima della fine dell'incontro, Nedvěd esce tra la standing ovation del pubblico. Nazionale Nedvěd ha giocato con tutte le nazionali giovanili della Rep. Ceca. Esordisce con la nazionale maggiore il 5 giugno 1994, nella vittoria per 3-1 contro l'Irlanda. Nedvěd viene convocato per il campionato d'Europa 1996 in Inghilterra. Esordisce nella gara persa 2-0 contro la Germania, nella quale riceve un cartellino giallo. Nella seconda gara contro l'Italia, Nedvěd sigla il suo primo gol in nazionale maggiore e contribuisce alla vittoria della sua squadra per 2-1. Nella terza gara contro la Russia pareggiata 3-3, Nedvěd riceve il suo secondo cartellino giallo e viene, così, squalificato; ciò gli impedisce di partecipare alla sfida dei quarti di finale contro il Portogallo, vinta dai cechi per 1-0. Nella semifinale contro la Francia, i cechi vincono 6-5 ai tiri di rigore: Nedvěd realizza il secondo tentativo dal dischetto per la sua squadra, e viene nominato man of the match. Nedvěd gioca anche la finale contro la Germania, che batte in finale la Repubblica Ceca con il punteggio di 2-1 al golden goal. Nel 1997 la Repubblica Ceca viene invitata a disputare la FIFA Confederations Cup 1997 come sostituta della Germania, vincitrice del campionato europeo precedente. La squadra riesce a qualificarsi per la fase a eliminazione diretta, dopo essersi classificata seconda nel suo girone dietro all'Uruguay; nella terza e ultima gara della fase a gironi, Nedvěd segna la sua prima doppietta con la maglia della nazionale, contribuendo alla vittoria per 6-1 contro gli Emirati Arabi Uniti. La nazionale ceca, dopo aver perso contro l'Australia in semifinale, sconfigge l'Uruguay per 1-0 e conquista la medaglia di bronzo. Nedvěd capitano della Repubblica Ceca al campionato del mondo 2006 Dopo aver mancato la qualificazione al campionato del mondo 1998, la Repubblica Ceca partecipa al campionato d'Europa 2000 organizzato congiuntamente da Belgio e Paesi Bassi. Nedvěd non si presenta in forma alla competizione a causa di un infortunio alla caviglia. Nella prima gara della fase a gironi, persa contro i Paesi Bassi, Nedvěd prende un palo insieme al compagno di squadra Jan Koller. Le sue prestazioni contro Francia e Danimarca non bastano a raggiungere la fase a eliminazione diretta. Dopo il torneo, Nedvěd viene nominato nuovo capitano della nazionale ceca. Al campionato d'Europa 2004 in Portogallo, Nedvěd gioca un buon torneo, disputando le tre gare della fase a gironi e la semifinale persa contro i futuri campioni della Grecia. Nella seconda gara della fase a gironi contro i Paesi Bassi viene nominato man of the match. Nella semifinale contro gli ellenici, persa per 1-0, Nedvěd subisce un infortunio al ginocchio ed è costretto a lasciare il campo: dopo questa sconfitta, il giocatore palesa l'intenzione di lasciare la nazionale. A fine torneo viene inserito nella formazione ideale dell'edizione insieme ai compagni Petr Cech e Milan Baros. Sebbene alla fine dell'europeo lusitano avesse annunciato il suo ritiro dalla nazionale, Nedvěd viene pressato dai tifosi e dai compagni per rimanere in squadra in vista del campionato del mondo 2006 in Germania. I cechi riescono a qualificarsi alla competizione, ma vengono eliminati al primo turno dopo una vittoria sugli Stati Uniti e due sconfitte subite dal Ghana e dall'Italia. Nella stessa estate, in occasione dell'amichevole contro la Serbia e Montenegro, Nedvěd annuncia il suo definitivo addìo alla nazionale: conclude la sua esperienza con 91 presenze e 18 gol. I suoi compagni di squadra tentano comunque di convincerlo a partecipare al successivo campionato d'Europa 2008, ma Nedvěd rifiuta. Dirigente[ Il 12 ottobre 2010, Exor, in vista dell'assemblea degli azionisti, ha proposto il ceco come consigliere d'amministrazione della Juventus; il 27 dello stesso mese, a seguito dell'assemblea, Nedvěd diventa ufficialmente uno degli undici componenti del board della società bianconera. Il 23 ottobre 2015 viene eletto vicepresidente della Juventus. Durante i suoi incarichi dirigenziali in seno alla società bianconera, la squadra vive uno dei cicli più vittoriosi della propria storia compresa una striscia-record di nove Scudetti consecutivi. Rimane in carica fino al 28 novembre 2022 quando, insieme a tutti i componenti del consiglio di amministrazione con a capo il presidente Andrea Agnelli, si dimette dal proprio ruolo con la società bianconera nel frattempo interessata da un processo sportivo. Il 20 gennaio 2023, nell'ambito del summenzionato procedimento, la Corte Federale d'Appello (CFA) della FIGC lo inibisce per 8 mesi a svolgere attività in ambito federale, con richiesta di estensione in ambito UEFA e FIFA; il successivo 20 aprile il Collegio di Garanzia del CONI accoglie il ricorso presentato da Nedvěd, annullando l'inibizione e rinviando la decisione alla CFA. Il 22 maggio seguente, il nuovo giudizio della CFA proscioglie Nedvěd da ogni addebito. Dopo il ritiro Il 2 giugno 2018, per festeggiare il centenario dello Skalná, squadra in cui è cresciuto, Nedvěd è tornato a vestire i panni del calciatore, venendo tesserato dal club e scendendo in campo nella sfida casalinga contro il Baník (1-4); la circostanza l'ha visto giocare al fianco del figlio, Pavel Jr. Statistiche Tra club, nazionale maggiore e nazionali giovanili, Nedvěd ha totalizzato globalmente 761 presenze segnando 165 reti, alla media di 0,21 gol a partita. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato cecoslovacco: 1 - Sparta Praga: 1992-1993 Campionato ceco: 2 - Sparta Praga: 1993-1994, 1994-1995 Coppa della Repubblica Ceca: 1 - Sparta Praga: 1995-1996 Coppa Italia: 2 - Lazio: 1997-1998, 1999-2000 Supercoppa italiana: 4 - Lazio: 1998, 2000 - Juventus: 2002, 2003 Campionato italiano: 5 - Lazio: 1999-2000 - Juventus: 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005, 2005-2006 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Competizioni internazionali Coppa delle Coppe: 1 - Lazio: 1998-1999 Supercoppa UEFA: 1 - Lazio: 1999 Individuale Calciatore ceco dell'anno: 4 - 1998, 2000, 2003, 2004 Zlatý míč: 6 - 1998, 2000, 2001, 2003, 2004, 2009 Squadra dell'Anno ESM: 2 - 2000-2001, 2002-2003 Squadra dell'anno UEFA: 3 - 2003, 2004, 2005 World Soccer's World Player of the Year: 1 - 2003 Miglior giocatore UEFA: 1 - Miglior centrocampista: 2003 Oscar del calcio AIC: 2 - Miglior straniero: 2003 - Migliore assoluto: 2003 Guerin d'oro della rivista Guerin Sportivo: 1 - 2002-2003 Pallone d'oro: 1 - 2003 Golden Foot: 1 - 2004 FIFA 100: Inserito nella lista dei giocatori Cechi - 2004 Top 11 Europei 2004: 1 Premio nazionale Andrea Fortunato nella categoria Carriera - 2011 Premio Bulgarelli al miglior centrocampista del decennio 1995-2005 - 2014 Onorificenze Medaile Za zásluhy I. stupeň (Medaglia al Merito della Repubblica Ceca in primo grado) «per i suoi servizi in favore della reputazione della Repubblica Ceca all'estero.» — Praga, 28 ottobre 2015.
  5. TOMÁS GUZMÁN È il primo paraguagio a vestire la maglia della Juve, traguardo sfiorato qualche lustro prima da un altro giovanotto di belle speranze, Neffa, prenotato dalla società bianconera ma poi lasciato in prestito alla Cremonese e infine ceduto all’estero. Guzmán, nato ad Asunción il 7 marzo 1982, dal 2000 al 2002 fa già parte della rosa della prima squadra, senza mai trovare posto in campionato o nella Coppa Italia. Gli tocca, però, un insperato attimo di gloria niente meno che in Champions League, il 20 marzo 2002, in un Juventus-Arsenal che i bianconeri, già eliminati dalla manifestazione, affrontano a ranghi ridotti. Lippi lo manda in campo come attaccante al fianco di Zalayeta e il ragazzo dimostra di saperci fare. Dopo aver fatto esperienza in Ternana, Messina e Crotone, ritorna nell’estate del 2006 alla Juventus, nel frattempo retrocessa in Serie B. L’allenatore Deschamps, lo utilizza come attaccante esterno in parecchie gare amichevoli. Ma, nelle partite ufficiali non è mai schierato da titolare. Infatti, sostituisce Nedved nella vittoriosa partita casalinga contro il Pescara in campionato. In Coppa Italia, invece, gioca uno spezzone di partita sia contro il Martinafranca, sia contro il Napoli. A gennaio del 2007, è ceduto allo Spezia, terminando così la sua breve esperienza in bianconero. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/06/tomas-guzman.html
  6. TOMÁS GUZMÁN https://it.wikipedia.org/wiki/Tomás_Guzmán Nazione: Paraguay Luogo di nascita: Asuncion Data di nascita: 07.03.1982 Ruolo: Attaccante Altezza: 177 cm Peso: 70 kg Nazionale Paraguaiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2001 al 2002 e dal 2006 al 2007 Esordio: 20.03.2002 - Champions League - Juventus-Arsenal 1-0 Ultima partita: 11.11.2006 - Serie B - Juventus-Pescara 2-0 4 presenze - 0 reti 1 campionato di serie B Tomás Andrés Gaetán Guzmán (Asunción, 7 marzo 1982) è un ex calciatore paraguaiano, di ruolo attaccante. Tomás Guzmán Nazionalità Paraguay Altezza 177 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1 Gennaio 2016 Carriera Giovanili 1998-2000 Presidente Hayes 2000-2001 Juventus Squadre di club 2001-2002 Juventus 1 (0) 2002-2003 → Ternana 24 (2) 2003-2004 → Messina 26 (5) 2004-2006 → Crotone 57 (12) 2006 → Siena 10 (1) 2006-2007 Juventus 3 (0) 2007 → Spezia 16 (2) 2007-2012 Piacenza 113 (19) 2012 → Gubbio 16 (3) 2013 Olimpia 12 (2) 2014 12 de Octubre 23 (5) 2015 Sp. San Lorenzo 11 (1) Nazionale 1997 Paraguay U-17 5 (0) 2001 Paraguay U-20 1 (0) Biografia Secondo di quattro fratelli, è sposato con due figli. Fa parte degli Atleti di Cristo, movimento cristiano evangelico nel quale ha coinvolto diversi suoi compagni di squadra, tra cui Nicola Legrottaglie. Caratteristiche tecniche Attaccante mancino dotato di buona tecnica individuale, è stato impiegato in tutti i ruoli dell'attacco: seconda punta, mezzapunta, attaccante esterno e, occasionalmente, centravanti arretrato. Carriera Club Approda alla Juventus dopo il Mondiale Under-17 disputato con la Nazionale paraguaiana, acquistato per 2,5 miliardi di lire. Inizialmente aggregato alla formazione Primavera, entra nel giro della prima squadra nella stagione 2001-2002, condizionata da un primo grave infortunio ai legamenti del ginocchio. Esordisce nell'ultima partita dei gironi eliminatori di Champions League, il 20 marzo 2002 contro l'Arsenal. Nelle stagioni successive viene ceduto in prestito a diverse squadre di Serie B. Nella stagione 2002-2003 è alla Ternana, dove segna 2 gol in campionato. La stagione successiva gioca nel Messina, sempre tra i cadetti, dove è poco impiegato a causa di un nuovo infortunio e della concorrenza di Arturo Di Napoli; totalizza con 26 presenze e 5 gol nell'annata conclusa con la promozione dei peloritani. Seguono altri due anni in cadetteria al Crotone, in cui ritrova continuità di impiego e totalizza 57 presenze con 12 reti. In Calabria rimane fino a gennaio 2006 quando viene rilevato dal Siena: utilizzato come riserva di Enrico Chiesa, esordisce in Serie A il 22 gennaio contro il Milan e realizza un gol in 10 presenze. Nel 2006, dopo la retrocessione della Juventus a causa dei fatti legati a Farsopoli, ritorna a Torino, dove il nuovo allenatore Didier Deschamps lo imposta come centrocampista esterno in alternativa a Pavel Nedved. Nella prima parte della stagione 2006-2007 disputa complessivamente 3 partite (una in campionato e due in Coppa Italia), e il 29 gennaio 2007 viene ceduto in prestito allo Spezia. Con i liguri realizza 2 reti in 16 presenze e contribuisce alla salvezza della squadra dopo i play-out, vinti contro l'Hellas Verona. Nell'estate 2007 approda in comproprietà al Piacenza. La sua prima stagione in Emilia è condizionata da un lungo infortunio muscolare, che lo tiene fuori squadra per otto mesi; totalizza 13 presenze con un'unica rete, il 19 aprile 2008 nel pareggio per 1-1 contro il L.R. Vicenza. Al termine della stagione, il 25 giugno, Juventus e Piacenza rinnovano la compartecipazione, e nella stagione 2008-2009 gioca da titolare, impiegato da Stefano Pioli come attaccante centrale insieme a Davide Moscardelli e Mattia Graffiedi. A fine stagione viene riscattato definitivamente dal Piacenza, dove rimane anche nelle stagioni 2009-2010 (nella quale è frenato da nuovi problemi fisici) e 2010-2011, giocando come trequartista dietro le punte Cacia e Graffiedi. Dopo la retrocessione in Lega Pro Prima Divisione, viene riconfermato in squadra e nominato capitano dall'allenatore Francesco Monaco. Il 31 gennaio 2012, dopo 120 presenze totali e 22 gol con il Piacenza, si trasferisce in prestito al Gubbio in Serie B. Debutta da titolare con la nuova maglia l'11 febbraio nella sconfitta per 1-0 contro il Varese, e segna il suo primo gol il 20 aprile nella vittoria esterna per 0-2 contro il Sassuolo. Conclude la stagione con 16 presenze e 3 gol, e rimane svincolato a causa del fallimento del Piacenza. Nel gennaio 2013 fa ritorno in Paraguay firmando un contratto annuale con il Club Olimpia. Fa il suo debutto con la nuova maglia il 31 gennaio 2013 nella partita di Coppa Libertadores vinta per 1-0 contro il Defensor Sporting. Fa il suo primo gol con i bianconeri il 7 aprile nella vittoria per 2-0 contro il Cerro Porteno. Termina la stagione con 2 reti in 12 presenze in campionato e tre presenze in Coppa Libertadores, competizione nella quale l'Olimpia raggiunge la finale, perdendola contro l'Atletico Mineiro. Per la stagione 2014 si accorda con il 12 de Octubre, squadra neopromossa nella massima serie paraguaiana. Fa il suo debutto con la nuova maglia il 23 febbraio nel pareggio per 1-1 contro il General Diaz. Segna la sua prima rete con la nuova maglia il 13 aprile 2014 mettendo a segno una doppietta nella vittoria per 2-1 in casa dello Sportivo Lugueno. Termina la stagione con 5 reti in 23 presenze senza riuscire ad evitare la retrocessione del 12 de Octubre. Per la stagione 2015 si trasferisce al neopromosso San Lorenzo. Fa il suo debutto con i biancorossi il 7 febbraio 2015 nel pareggio casalingo per 3-3 contro lo Sportivo Luqueño. Il 21 febbraio successivo segna la sua prima rete con la nuova squadra nella sconfitta casalinga per 3-4 contro il Guaraní. Dopo aver disputato 11 partite segnando 1 rete resta svincolato. Nazionale Guzmán ha giocato con la nazionale paraguaiana Under-17 nei mondiali Under-17 del 1999 e, con l'Under-20, al sudamericano e al mondiale del 2021. Palmarès Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007
  7. STEFANO RONDINELLA MAURIZIO TERNAVASO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL DICEMBRE 2001 Parlandogli a quattr’occhi, ci si rende conto come il carattere vada di pari passo con il modo di stare in campo: Stefano Rondinella è un tipo determinato, tosto e volitivo. Le risposte sono sempre convinte, lui sembra sapere il fatto suo nonostante i diciannove anni ancora da compiere. E ha i numeri per fare strada nel grande calcio: non per nulla Lippi qualche tempo fa lo ha fatto esordire in occasione dell’andata di Coppa Italia con la Sampdoria. «Quel giorno ho provato una grande emozione, ma anche molta gioia: non mi aspettavo di bruciare le tappe così in fretta», spiega Stefano. In effetti le cose per lui sono precipitate (in senso positivo, s’intende) nel giro di poco: la scorsa stagione il promettente centrocampista della Primavera partiva spesso dalla panchina, mentre quest’estate non è stato neppure aggregato alla prima squadra, come è successo a qualcuno dei compagni, per il raduno di Chatillon. Eppure è uno degli elementi sui quali la società punta maggiormente in proiezione futura. Ma chi è Rondinella, da quest’anno punto fermo (nonché vice-capitano) della squadra di mister Gasperini? Ce lo racconta lui stesso in presa diretta. «Sono nato a Chivasso, a pochi chilometri da Torino, da madre milanese e da padre lucano, di mestiere autotrasportatore. Da piccolissimo ho iniziato a giocare a Leinì per poi passare alla Sisport Fiat. Sei-sette anni fa sono arrivato alla Juve, e questo è il terzo torneo che disputo con la Primavera. Le mie caratteristiche? Non dovrei essere io a dirlo, ma credo di essere un centrocampista di qualità, dotato di un tiro secco e potente, che corre molto. Sono quasi ambidestro, anche se devo migliorare un po’ il sinistro, e ho una buona elevazione. Per il resto ho ancora tanto da imparare». – Come detto, sembra che per lui stia girando tutto per il verso giusto: oltre alla frazione di gioco in Coppa Italia, Stefano è andato per due volte in panchina in campionato e, in un’occasione, anche in Coppa dei Campioni. I genitori non potranno che essere contenti. «In effetti è così: i sacrifici fatti da tutta la famiglia forse verranno presto ricompensati. Non è facile allenarsi praticamente tutti i giorni, giocare un paio di partite alla settimana, andare in ritiro il sabato, partecipare ai numerosi tornei ai quali la Juve viene invitata e al contempo studiare con profitto: per fortuna sono quasi arrivato al dunque, quest’anno dovrei conseguire il diploma senza ritardi. E probabilmente l’anno prossimo mi iscriverò all’Università, anche se non ho ancora scelto la facoltà. Poi ho già un contratto da professionista, e mi sono affacciato al calcio che conta indossando la maglia della squadra per la quale tifo da sempre: cosa potrei per ora volere di più dalla vita?». – Stefano, parliamo ora dei traguardi stagionali. Dove pensi possa arrivare la Primavera di quest’anno? Dopo un inizio scoppiettante, ultimamente avete subìto qualche battuta d’arresto… «In campionato abbiamo pagato qualche infortunio di troppo, un leggero calo di concentrazione e qualche svista arbitrale: sono però certo che presto sapremo risalire la china, le individualità ci sono e così come il gioco di squadra. In Coppa Italia siamo in corsa per accedere alle semifinali, e affrontiamo con fiducia la doppia sfida alle porte con il Vicenza. Personalmente guardo all’immediato futuro con ottimismo: nessun traguardo ci è precluso, compresa la prestigiosa vetrina del torneo di Viareggio. Dobbiamo vincere qualcosa, per lasciare il segno». – Quali sono invece gli obiettivi che ti poni per il prosieguo, o meglio per l’inizio, della carriera? «Credo nei miei mezzi, spero di essere assistito dalla fortuna: punto al professionismo a buoni livelli, se così non fosse ne rimarrei deluso. Non voglio passare per spaccone, ma questo è il mio carattere: so quello che voglio, so dove voglio arrivare. Senza fretta e senza inganni». – E se in questa stagione Lippi non ti chiamasse più con la prima squadra? «Non ci sarebbero problemi, ho già toccato il cielo con un dito in più di un’occasione. A questo punto tutto quello che viene è guadagnato. La mia serie A per ora è la Primavera. L’importante è dare sempre il massimo con questa maglia, il resto verrà da solo...». 〰.〰.〰 Nonostante le premesse e le speranze, la carriera di Rondinella non andrà oltre la serie C. E quella contro la Sampdoria, rimarrà l’unica occasione per indossare la maglia bianconera. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/08/stefano-rondinella.html
  8. STEFANO RONDINELLA Nazione: Italia Luogo di nascita: Chivasso (Torino)) Data di nascita: 06.03.1983 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2001 al 2002 Esordio: 11.11.2001 - Coppa Italia - Sampdoria-Juventus 1-2 1 presenza - 0 reti Club career 07/2005 - 06/2008 Pro Vercelli Defender 07/2004 - 06/2005 Ivrea Defender 07/2002 - 06/2003 Aglianese Calcio Defender 07/2001 - 06/2002 Juventus Defender
  9. LILIAN THURAM Lascia a soli nove anni l’isola di Guadalupa per trasferirsi, con la famiglia, a Parigi. La sua prima squadra è il Fontainebleau, dove viene notato dai dirigenti del Monaco. Debutta nella massima divisione francese il 24 maggio 1991; l’anno successivo inizia la scalata che lo porterà a diventare uno dei migliori difensori del mondo. Un problema alla vista lo costringe a giocare con le lenti a contatto; un piccolo handicap che comunque non condiziona assolutamente le sue prestazioni. Anzi, per sei anni, offre un rendimento sorprendente e il Monaco diventa una squadra rocciosa, difficile da battere.Nel 1996 arriva in Italia, destinazione Parma; La società della famiglia Tanzi è il fiore all’occhiello di un’Emilia che da troppo tempo vive sui ricordi del passato glorioso del Bologna. Con i gialloblu vince la Coppa Uefa, la Coppa Italia nel 1999 e la Supercoppa Italiana nel 2000, sfiorando più volte lo scudetto. I grandi trionfi, però, li vive in Nazionale. Nel 1998 diventa Campione del Mondo. La squadra di Jacquet, che al fianco di Thuram ha piazzato un corazziere come Desailly, ex Milan, non fa passare nessuno: gli attaccanti avversari vanno inevitabilmente a sbattere il naso contro una massa di muscoli. Succede anche all’Italia, che viene eliminata ai rigori nei quarti. Ma Thuram si scopre anche goleador; nella semifinale, contro la Croazia, è proprio lui, con un’incredibile doppietta, a completare la rimonta francese, dopo la rete iniziale di Šuker. Poi i francesi fanno secco il Brasile (3-0) in finale. Non è finita. La Francia si ripete nell’Europeo delle Nazioni. Il 2 luglio 2000, a Rotterdam, Thuram e compagni sconfiggono l’Italia per 2-1, in finale, con l’oramai storico goal di Trézéguet al 103’. Totalizza con “Les Bleus” 110 presenze, arrivando a disputare anche il Mondiale del 2006. A Parma, tra Carletto Ancelotti e Lilian Thuram nasce un ottimo rapporto, sia in campo che fuori; Lilian è uno dei giocatori più intelligenti del campionato e il dialogo tecnico con l’allenatore è spontaneo. Quando Ancelotti passa alla Juventus, una delle richieste che fa a Moggi è proprio l’acquisto del difensore di Guadalupa. Tanzi riesce a resistere alle offerte juventine, fino all’estate del 2001 quando, con un assegno da settantacinque miliardi di lire, Moggi riesce a convincere il presidente parmense, che sta per cedere Lilian alla Lazio. Per portare a Roma il giocatore, interviene persino Walter Veltroni, sindaco della capitale, da sempre dichiaratosi juventino; evidentemente ci sono favori politici che superano anche la fede calcistica. Comunque sia, Thuram lascia Parma e diventa bianconero, insieme a Buffon. Lilian, quando arriva a Torino, trova una sgradevole sorpresa; infatti, Ancelotti è stato sostituito da Lippi e nemmeno Zidane fa più parte della compagine juventina: «Ancelotti ha insistito tanto perché io venissi a Torino, quando l’hanno mandato via era molto arrabbiato, ma mi ha suggerito di non cambiare idea. Anche Zidane mi aveva convinto ad accettare le proposte della Juventus. È una cosa strana sapere che Zizou è andato via. Ma cambiare fa parte della vita». Questo ragazzo che va per i trent’anni ha tutto per fare benissimo, ma l’avvio di stagione sconta qualche problema di ambientamento ed anche qualche equivoco tattico. Lilian ha trascorsi polivalenti, da centrale nel Parma e da laterale destro nella Nazionale francese. Lippi cerca di convincerlo che, con le sue doti di progressione e con il palleggio che si ritrova, può diventare incontenibile sulla fascia destra, se lascia ad altri il compito di presidiare il centro dell’area. L’operazione, sul piano psicologico, non è semplicissima, anche perché la Juventus al primo approccio stecca qualche gara e si ritrova nel gruppo che insegue. Ma a Brescia, la vigilia di Natale, il meccanismo prende improvvisamente a funzionare al meglio; le sgroppate di Lilian e i suoi cross diventano l’arma in più di una squadra che oramai ha imboccato la strada giusta. Thuram, senza perdere nulla della grinta e del tempismo che lo hanno reso tra i difensori più forti del mondo, acquista la consapevolezza di essere devastante ogni volta che, palla al piede, percorre a passo di carica la corsia di destra, saltando come birilli gli avversari e dettando ai compagni l’appostamento giusto per finalizzare il proprio lavoro. I risultati sono splendidi; lo scudetto 2001-02 passa anche attraverso la sua maturazione tattica, che nella stagione in corso lo porta a giocare a livelli ancora più alti. Negli occhi e nel cuore di tutti la fantastica notte di Juventus-Milan, in cui ha la gioia, rara per lui e quindi ancor più goduta, di segnare un goal a coronamento della galoppata più entusiasmante che si ricordi. Con la maglia della Juventus, Thuram riesce a vincere quello scudetto che aveva sfiorato a Parma; anzi, di scudetti ne porta a casa ben quattro, diventando ben presto una delle colonne della difesa bianconera, in coppia con Cannavaro, arrivato anche lui dal Parma. Nell’estate del 2006, si trasferisce al Barcellona, non volendo disputare il campionato di Serie B; lascia la Juventus dopo aver totalizzato 205 presenze e segnato un solo goal. ENRICA TARCHI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL GENNAIO 2005 Ama i luoghi, dove il tempo sembra essersi fermato, dove si respira il sapore dell’antico, della storia, della tradizione. Piazza Carignano, Piazzetta della Consolata, il ristorante Cambio, il Caffè Torino, il Bicerin. E poi la chiesa della Gran Madre, Piazza San Carlo, Piazza Bodoni e il Conservatorio, Piazza Castello. Questa è la Torino di Lilian Thuram, che forse la apprezza e la capisce più di tanti torinesi doc. Questo ragazzo nato in Guadalupa trentatré anni fa, che di professione è calciatore, passeggia volentieri sotto i portici, simbolo della nostra città, si ferma a curiosare nei cortili del centro storico, conosce il quadrilatero romano, quartiere dove il nuovo e il vecchio si mescolano alla perfezione. La sua è una curiosità intelligente, quella di chi ha attraversato mezzo mondo, dalle Antille al capoluogo piemontese passando per Parigi, Montecarlo e Parma ed ha vissuto ogni esperienza con intensità. Non è mai superficiale Lilian, è una persona che va a fondo delle cose, ci ragiona, si vede che gli piace la vita, perché la analizza in ogni sua sfumatura e la considera una preziosa fonte di insegnamento. È un calciatore che dice di giocare a pallone perché nel farlo prova piacere e il giorno che ciò non accadrà più lascerà tutto. È un campione che, finiti partita e allenamenti, si dimentica di essere una star e abbandona il mondo del pallone, non guarda il calcio in TV, frequenta gente che nulla ha a che vedere con lo sport e forse proprio per questo lo stress da popolarità non lo sfiora neppure. La realtà in cui vive, in questo senso, gli calza a pennello, perché i torinesi, spiega, «hanno una grande virtù, la riservatezza». Lilian è un padre che non accende mai la TV, che vuole educare a modo suo i piccoli Marcus e Kephren, assieme alla dolcissima moglie Sandra, che lo accompagna da molti anni e con cui ha condiviso alcuni dei momenti più importanti della sua vita. ➖ La famiglia Thuram ama Torino, una città viva, piena di cose stimolanti da fare. «Basta sfogliare il giornale e si scopre che ci sono tanti appuntamenti interessanti, soprattutto musicali. Ai tempi di Parma risale il mio primo approccio con la musica lirica, per la quale la città emiliana è famosa. Qui a Torino abbiamo un’amica che è professoressa al Conservatorio e ci porta ai concerti. Mi piacciono anche il teatro e le mostre. L’anno scorso ho visitato più di una volta quella sull’Africa e ci ho portato anche i miei figli, che ora vorrei accompagnare a fare il giro della Torino sotterranea. Ho visto il “Don Chisciotte”, ho ascoltato volentieri una rassegna di musica etnica ed ho avuto modo di andare all’auditorio del Lingotto, oltre che al Conservatorio e al Regio. I miei figli di solito vengono con me e mia moglie, solo però quando gli orari lo consentono, c’è la scuola per il più grande e l’asilo per il più piccolo, ma sono contento quando possiamo condividere queste cose tutti assieme. Credo sia importante aprir loro gli orizzonti, perché poi abbiano più ampia possibilità di scelta. Il maggiore va alla scuola francese in collina, una zona meravigliosa dove, a dieci minuti dal centro della città, ti sembra di essere in campagna, mentre il piccolo va alla scuola italiana per imparare la lingua come ha fatto il maggiore». ➖ Dopo nove anni nel nostro paese, Thuram non si sente più uno straniero. «Ho una vita sociale fuori dal calcio e l’Italia mi piace molto, perché c’è tanta storia da scoprire visitando i suoi palazzi, le sue piazze, i suoi monumenti. Pensate che appena arrivato a Parma, era estate, andavo in bicicletta nel centro, mi fermavo davanti al Duomo e rimanevo incantato». ➖ Visto che siamo in tema Parma, cosa hai provato a ricostruire quest’anno la coppia difensiva Thuram-Cannavaro che aveva fatto le fortune della squadra emiliana? «Ovviamente sono felicissimo, sia per aver ritrovato il mio ruolo preferito, sia per aver ritrovato Fabio. Abbiamo trascorso a Parma cinque anni fantastici, giocato assieme tantissime partite. Gli devo tanto, perché quando arrivai in Italia, ero un ragazzo di ventiquattro anni e lui mi aiutò a inserirmi in una realtà per me tutta nuova. È una persona solare, è sempre allegro, si diverte. Diciamo che se sono diventato quello che sono è grazie a quanto abbiamo vissuto assieme in quegli anni». ➖ Il segreto di Fabio Capello. «Mi dà l’idea di essere persona onesta. Non è facile fare delle scelte quando in una squadra ci sono tanti giocatori forti, le cose vanno bene solo quando l’allenatore ha lo stesso atteggiamento con tutti e dice le cose in faccia. Inoltre Capello stimola sempre i giocatori a migliorarsi, cerca di farci capire gli errori, le sue critiche sono sempre costruttive» ➖ Quest’anno sei vice capitano. Cosa significa indossare quella fascia? «Su questo argomento voglio raccontare un aneddoto. Pensate che quando ero ragazzino, avrò avuto quindici anni, prima di una partita l’allenatore mi promosse capitano. Finita la gara, gli dissi che non l’avrei fatto mai più, perché mi sentivo diverso dagli altri con quella fascia al braccio. Rifiutai per molto tempo, era una sensazione strana. Poi mi capitò qualche volta a Monaco e a Parma e adesso qui alla Juventus. Ovviamente con gli anni sono cambiato, non mi sento più diverso, ma spesso ripenso a quell’episodio». ➖ Quest’estate hai detto addio alla Nazionale, con cui hai conquistato il titolo di Campione del Mondo e d’Europa. «Dopo tanti anni è arrivato il momento di smettere. Volevo già farlo dopo una partita di qualificazione all’ultimo Europeo giocata contro Cipro, poi ho pensato che non era giusto lasciare la squadra in un momento così difficile. Ho giocato ancora quest’ultima competizione e poi ho detto addio. Il ricordo più bello? La sensazione che si provava a far parte di quel gruppo, lo spirito che vi regnava. C’era grande rispetto tra di noi, eravamo consapevoli delle nostre qualità ma altrettanto del fatto che ci potevamo migliorare l’uno con l’altro. In tutto questo un’importanza fondamentale l’ha avuta Zidane, non solo perché è il più forte giocatore al mondo, ma perché è una persona umile. I grandi giocatori o sono così oppure è meglio non averli. Infatti, quando il simbolo di una squadra si comporta in un certo modo, tutti sono portati a fare altrettanto. Nella Juventus lo stesso discorso vale per tanti giocatori, come ad esempio il nostro Pallone d’Oro Nedved. A volte gli dico che sono orgoglioso di giocare con lui. Pavel mi guarda e pensa che lo prenda in giro, invece no, gli dico esattamente quello che penso. Lui è un grande per come si comporta in campo e fuori». ➖ La commissione pro Africa di cui fai parte. Un progetto ambizioso nato dall’Ancien Ministre Jack Lang in collaborazione con Bob Geldorf. «Stiamo riflettendo su quello che si può fare a favore di questo continente. Quando mi hanno chiesto di dire la mia, alla nostra prima riunione, ho toccato quattro punti fondamentali. Primo, bisogna chiedere a loro di che cosa hanno bisogno. Secondo, bisogna cambiare le leggi che mettono in difficoltà questi popoli. Terzo, bisogna cambiare l’idea che possiede la gente dell’Africa e degli africani. Io faccio sempre un esempio: in quanti sanno che gli egiziani, i padri della civiltà, nella loro era più antica». ➖ A un anno dall’uscita del tuo libro, spiega la scelta di raccontarti in una splendida autobiografia. «L’ho fatto principalmente per i mici figli. Vi racconto in breve la genesi di questo libro. Pensate che all’inizio ero convinto che la casa editrice volesse scrivere di me solo sulla scia della vittoria del Mondiale 1998 e, infatti, rifiutai. Quando mi vennero a cercare dopo la delusione del Mondiale 2002 capii che erano davvero interessati alla mia storia e accettai». ➖ Nell’autobiografia di Thuram si parla di tutto, ma quello che colpisce è la descrizione della sua prima casa, la Guadalupa, dove torna appena possibile e dove ha lasciato gli amici più cari, Marick e Relique. «In realtà sono venuti a trovarmi qui a Torino pochi mesi fa, ma sono scappati! Scherzi a parte, non è facile ambientarsi in una grande città quando si passa tutta la propria vita su un’isola così». La Guadalupa: i turisti la considerano un paradiso per il sole caldo e il mare azzurro, ma per lui il vero segreto della sua terra è la semplicità della vita e della gente, ancora lontana dal consumismo. E sono proprio le persone semplici, genuine, quelle di cui si contorna anche qui, proprio come nonna Irma, una simpatica signora torinese che Lilian va a salutare spesso e volentieri durante le sue passeggiate sotto i portici della città. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/01/lilian-thuram.html
  10. LILIAN THURAM https://it.wikipedia.org/wiki/Lilian_Thuram Nazione: Francia Luogo di nascita: Pointe-á-Pitre (Guadalupa) Data di nascita: 01.01.1972 Ruolo: Difensore Altezza: 182 cm Peso: 75 kg Nazionale Francese Soprannome: La Pantera Nera - Il Gigante di Guadalupa Alla Juventus dal 2001 al 2006 Esordio: 26.08.2001 - Serie A - Juventus-Venezia 4-0 Ultima partita: 22.04.2006 - Serie A - Juventus-Lazio 1-1 204 presenze - 1 rete 4 scudetti 2 supercoppe italiane Campione del mondo 1998 con la nazionale francese Campione d'Europa 2000 con la nazionale francese Ruddy Lilian Thuram-Ulien (Pointe-à-Pitre, 1º gennaio 1972) è un ex calciatore francese, di ruolo difensore. Con la nazionale francese è diventato campione del mondo nel 1998, vicecampione del mondo nel 2006, campione d'Europa nel 2000 e ha vinto la FIFA Confederations Cup nel 2003. La sua carriera è iniziata nel 1991 al Monaco ed è successivamente proseguita tra Parma, Juventus e Barcellona. Ha conquistato numerosi titoli sia a livello nazionale che internazionale, tra cui due scudetti con la maglia bianconera e una Coppa UEFA con quella gialloblù. È stato l'unico giocatore sempre schierato nelle qualificazioni della Francia agli Europei e vanta un record di 48 presenze tra qualificazioni e fasi finali, poi battuto da Buffon. Ha conquistato il 7º posto nella classifica del Pallone d'oro nell'edizione del 1998. Nel 2000 è stato inserito nella formazione ideale di Euro 2000, mentre per due volte il suo nome è figurato nell'All-Star Team del campionato mondiale (1998 e 2006). Nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. Per anni, prima di venire superato dal portiere Hugo Lloris, è stato il primatista assoluto di presenze con la nazionale francese, con cui vanta 14 anni di militanza, 142 presenze e 2 gol. Il suo trasferimento dal Parma alla Juventus, nell'estate del 2001, per 33 milioni di euro (quasi 64 miliardi di lire), ha fatto registrare un record nella storia del calciomercato, rendendolo il difensore più pagato di sempre. Thuram ha mantenuto questa posizione fino al settembre 2002, quando poi è stato superato dal trasferimento di Rio Ferdinand al Manchester United per una cifra di circa 46 milioni di euro. Lilian Thuram Thuram nel 2013 Nazionalità Francia Altezza 182 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1º agosto 2008 Carriera Squadre di club 1991-1996 Monaco 155 (8) 1996-2001 Parma 163 (1) 2001-2006 Juventus 204 (1) 2006-2008 Barcellona 41 (0) Nazionale 1994-2008 Francia 142 (2) Palmarès Mondiali di calcio Oro Francia 1998 Argento Germania 2006 Europei di calcio Oro Belgio-Paesi Bassi 2000 Confederations Cup Oro Francia 2003 Biografia Nacque nel 1972 in Guadalupa, regione francese d'oltremare, dove visse i suoi primi anni di vita accanto ai quattro fratelli per poi seguire la madre a Bois-Colombes, vicino a Parigi, all'età di nove anni. Ha due figli nati da precedenti unioni, Marcus e Khéphren, entrambi calciatori; ha inoltre un cugino anch'egli calciatore professionista, Yohann Thuram-Ulien. Dal 18 ottobre 2010 è ambasciatore UNICEF. Caratteristiche tecniche Il parmense Thuram contrasta il bolognese Binotto in un derby emiliano della stagione 1998-1999 Considerato uno dei migliori difensori della storia del calcio, Thuram ha ricoperto principalmente il ruolo di difensore centrale; all'occorrenza poteva agire anche da terzino destro, ruolo che ha ricoperto in maniera eccellente. In qualche occasione, durante la sua militanza nel Monaco, è stato impiegato anche come centrocampista. Abile in marcatura e nel gioco aereo, spiccava per tecnica, correttezza, velocità e prestanza fisica. Carriera Club Gli esordi al Monaco Thuram (a destra) al Monaco nel 1994, in contrasto sul milanista Donadoni durante la semifinale di Champions League. Esordì a 19 anni nella massima divisione francese con la maglia del Monaco (1990-1991). Militò nella squadra del Principato di Monaco per sei stagioni, nelle quali vinse una Coppa di Francia nel 1991 e fu finalista di Coppa delle Coppe nel 1991-1992. Parma Nell'estate 1996, dopo una lunga trattativa con la Juventus, fu acquistato dal Parma per 10,5 miliardi di lire. Esordì in Serie A il 7 settembre 1996 contro il Napoli alla prima giornata di campionato, affiancando nell'occasione l'argentino Néstor Sensini al centro della difesa. Il francese con il passare dei mesi iniziò ad ambientarsi, conquistando pian piano la tifoseria emiliana, grazie alla sua grinta e alla sua costanza di rendimento, oltreché alle sue doti da leader e uomo spogliatoio. Il 2 maggio realizzò il suo primo (e unico) gol con la società emiliana in campionato, quello del momentaneo 1-0 in Parma-Cagliari (3-2). Nell'arco di tutta la stagione, Thuram fu uno dei punti fermi del tecnico Carlo Ancelotti, esordì in Coppa UEFA e collezionò 37 presenze tra campionato e coppe; a fine anno fu insignito del Guerin d'oro, in coabitazione con Gianluca Pagliuca e Angelo Peruzzi. Nella stagione 1997-1998 esordì in UEFA Champions League, disputando il play-off contro il Widzew Łódź. L'annata si rivelò sfortunata per gli emiliani che si classificarono quinti in campionato e furono eliminati nella fase a gironi di Champions dopo un cammino altalenante. In seguito all'esonero di Ancelotti, Malesani divenne il nuovo allenatore del Parma e confermò Thuram titolare nella sua difesa a tre. Nella stagione 1998-1999, sotto la guida del nuovo tecnico, il Parma vinse la Coppa Italia nella doppia sfida contro la ACF Fiorentina, partite in cui Thuram e Cannavaro annullarono gli attaccanti avversari e li costrinsero «a muoversi con impaccio». Nella stessa annata arrivò anche la vittoria della Coppa UEFA contro i francesi del Marsiglia. Thuram al Parma nel 1996 Nella stagione 1999-2000 gli emiliani conquistarono la Supercoppa italiana 1999 contro il Milan. Nella stagione 2000-2001, dopo un ciclo di risultati negativi, la squadra si classificò al quarto posto. In quella stagione, durante la sedicesima giornata di campionato contro il Verona, Thuram fu bersaglio dei cori razzisti da parte dei tifosi avversari. «Quello che è successo al Bentegodi è l'ultimo episodio di una lunga serie e sono certo che non sarà nemmeno l'ultimo. C'è da dire che non ci sono stati solo i "buu" verso di me ma anche una canzoncina violenta verso Milosevic e i classici epiteti per Cannavaro. La cosa che preoccupa di più è che queste persone non hanno proprio la capacità di guardare al di fuori del proprio piccolo mondo. Non sono proprio capaci di aprire gli occhi e vedere come è la società di oggi. La vita vera è un'altra cosa» scrisse Thuram sul sito internet del Parma. In merito a questo episodio intervenne anche l'allora presidente del Verona, Giambattista Pastorello, che si scusò personalmente con il difensore francese. Juventus Nel giugno 2001 fu acquistato dalla Juventus per 63,9 miliardi di lire, nonostante avesse già 29 anni e venisse da una stagione in chiaroscuro. La cifra corrisposta dal club bianconero rese il trasferimento, fino a quel momento, l'operazione più costosa per un difensore. Thuram andò a rinforzare una difesa formata da Tudor, Montero e Pessotto. Esordì alla prima giornata del campionato 2001-2002, nella partita vittoriosa per 4-0 contro il Venezia. In maglia bianconera visse una stagione difficile, venendo spesso schierato in un ruolo, quello di terzino destro, che non amava. Collezionò 41 presenze tra campionato e coppe, conquistando lo scudetto all'ultima giornata ai danni dell'Inter. Thuram (in primo piano) in azione per la Juventus nel precampionato 2001-2002, inseguito dal milanista Ševčenko nel Trofeo Luigi Berlusconi Fece il suo esordio nella stagione 2002-2003 disputando dal primo minuto la Supercoppa italiana 2002, vinta dalla Juventus ai danni della sua ex squadra, il Parma. Il 10 novembre 2002 realizzò il suo primo (e unico) gol in maglia bianconera durante la sfida di campionato contro il Milan. La partita si concluse 2-1 per la formazione bianconera. Dopo aver disputato un ottimo campionato, culminato con la vittoria del secondo scudetto, Thuram scese in campo nella finale di Champions League persa ai rigori contro il Milan. Il primo impegno della stagione 2003-2004 fu la Supercoppa italiana 2003 disputata a New York, dove la Juventus, priva peraltro del difensore francese, sconfisse il Milan ai calci di rigore dopo un 1-1 maturato nei tempi regolamentari e supplementari. L'ottimo inizio di stagione fu, però, soltanto un'illusione per la Juventus che affrontò una delle sue annate più difficili. I bianconeri annasparono sia in campionato che in Champions League: a fine stagione arrivarono terzi in campionato e in Europa furono eliminati agli ottavi di finale dal Deportivo; a La Coruña, Thuram giocò una gara insufficiente e fu protagonista dell'errore che causò il gol di Luque per il vantaggio degli spagnoli. Nell'arco di tutta la stagione, Thuram collezionò 32 presenze tra campionato e coppe e fu ritenuto uno dei maggiori responsabili dell'annata negativa di una difesa bianconera battuta 40 volte nelle prime 31 giornate. La stagione 2004-2005 fu probabilmente la migliore per Thuram, che tornò a giocare nel ruolo di centrale difensivo e fu affiancato dal suo ex compagno di squadra Fabio Cannavaro, acquistato dai bianconeri proprio per riformare la coppia che aveva fatto tanto bene nel Parma. Dopo un'estate in cui il francese fu ancora una volta al centro delle trattative di mercato (si parlò di uno scambio con l'Arsenal per il difensore Sol Campbell), Thuram tornò a essere uno dei perni della nuova squadra allenata da Fabio Capello, il quale lo nominò vice capitano della Juventus. Thuram ripagò la fiducia dell'allenatore giocando un campionato straordinario, condito da pochissimi errori e tante giocate di classe. A fine stagione conquistò il suo terzo campionato italiano, poi successivamente revocato per la vicenda Calciopoli. La stagione 2005-2006 fu caratterizzata dal rinnovato duello tra Juventus e Inter. Le due squadre si trovarono a fronteggiarsi già in estate, nella Supercoppa italiana 2005 in cui la Juventus, priva di Thuram e di altri titolari, perse per 1-0 ai tempi supplementari. In campionato, invece, non ci fu storia, con i bianconeri che furono ancora padroni, aggiudicandosi lo scudetto numero quattro con la Juventus (poi revocato ai bianconeri e assegnato ai rivali nerazzurri, che nel frattempo avevano conquistato anche la Coppa Italia). Il difensore francese terminò la stagione con 39 presenze tra campionato e coppa e, dopo il terremoto di Calciopoli, decise di lasciare la Juventus per evitare di giocare in Serie B. Barcellona e il ritiro Thuram in allenamento con il Barcellona nel 2008 Il 21 luglio 2006 fu acquistato dal Barcellona per 5 milioni di euro, insieme al compagno della Juventus Zambrotta. Accolto con grande entusiasmo dall'allenatore Rijkaard, Thuram debuttò in maglia blaugrana il 19 settembre 2006, disputando dal primo minuto la seconda giornata di campionato contro l'Osasuna. Con il club spagnolo Thuram rimase due anni senza giocare con continuità, dato che Rijkaard gli preferì spesso Puyol e Márquez. Nel giugno 2008, quando era in procinto di trasferirsi al Paris Saint-Germain, durante le visite mediche scoprì di avere una malformazione cardiaca, probabilmente la stessa che aveva ucciso il fratello anni prima su un campo da basket. Dopo due mesi di riflessioni, il 1º agosto annunciò alla stampa il suo ritiro dall'attività agonistica «su richiesta esplicita della famiglia». Nazionale Gli esordi e Euro 1996 Originario della Guadalupa ma in possesso della cittadinanza francese, Thuram esordì in nazionale maggiore nel 1994, sotto la guida del C.T. Jacquet, nell'amichevole casalinga contro la Rep. Ceca. Nel maggio del 1996, visto il rendimento continuo in campionato con il Monaco, fu convocato agli Europei 1996 in Inghilterra. La Francia che si presentò a questo torneo era un inno all'integrazione razziale e multietnica, con 15 dei 22 giocatori della selezione nati altrove o comunque discendenti da altri popoli. Thuram esordì all'Europeo a Newcastle nella prima gara della fase a gironi, vinta per 1-0 contro la Romania. In seguito giocò le successive quattro gare disputate dalla Francia, eliminata in semifinale dalla Rep. Ceca. Il double Mondiale 1998-Euro 2000 Thuram e Djorkaeff, due tra i maggiori protagonisti del double francese Mondiale-Europeo «Quando non ci sarò più su questa terra, quei due gol saranno ancora ricordati.» (Thuram riguardo alla doppietta realizzata contro la Croazia nella semifinale dei Mondiali 1998) Due anni dopo fu convocato da Jacquet per i Mondiali 1998 in Francia. Esordì in questo torneo l'11 giugno 1998, giocando dal primo minuto la gara d'esordio contro l’Arabia Saudita. L'8 luglio, nella semifinale contro la Croazia, fu indiscusso protagonista del match. Non posizionato ottimamente, favorì il gol di Šuker per il momentaneo vantaggio dei croati; dopo neanche un minuto realizzò il gol del pareggio, su assist di Djorkaeff, mentre venti minuti più tardi raddoppiò con uno splendido sinistro che si infilò alla destra del portiere croato Ladić. La partita finì 2-1 per la Francia, che si qualificò per la finale del mondiale contro i campioni in carica del Brasile. Il 12 luglio la Francia, battendo il Brasile, si laureò campione del mondo per la prima volta nella sua storia e Thuram fu insignito del Pallone di bronzo del campionato mondiale come terzo miglior giocatore del torneo, ricevette la Legion d'onore e la nomina di Chevalier (Cavaliere). Francia e Italia prima del fischio d'inizio della finale degli Europei 2000 allo stadio Feijenoord di Rotterdam Nel maggio 2000 fu convocato dal C.T. Lemerre per gli Europei 2000. Nel quarto di finale contro la Spagna atterrò in area Munitis e causò il rigore (fallito dall'attaccante avversario Raúl) che avrebbe potuto dare il pareggio alle Furie Rosse. La Francia arrivò in finale contro l'Italia; dopo essere passati in svantaggio all'inizio del secondo tempo, i francesi trovarono il pareggio al 4' di recupero con il gol Wiltord e raddoppiarono al 103' con il golden gol di Trezeguet che sancì la vittoria dei Blues a quasi due anni esatti dalla conquista del Mondiale casalingo. Mondiali 2002, Confederations Cup 2003 e Euro 2004 Due anni dopo disputò da titolare i deludenti Mondiali 2002, competizione in cui i Blues furono eliminati al primo turno con un bilancio di due sconfitte e un pareggio. Con il nuovo C.T. Santini fu riconfermato titolare al centro della difesa e disputò da protagonista la vittoriosa FIFA Confederations Cup 2003 e gli Europei 2004 in cui i Blues furono eliminati a sorpresa dalla Grecia nei quarti di finale. Il secondo posto ai Mondiali 2006 Thuram e Zidane durante la finale del campionato mondiale di calcio 2006 contro l'Italia Nel luglio 2004, Thuram annunciò il suo ritiro dalla nazionale francese. Tuttavia, dopo le fatiche della Francia alle qualificazioni mondiali, il difensore francese accettò l'invito del CT Domenech e tornò sui suoi passi e il 17 agosto 2005 diede un contributo decisivo per la qualificazione ai Mondiali 2006 in Germania. Alla competizione mondiale, Thuram, al centro della difesa con Gallas, fu il perno dell'intera difesa francese verso la finale. Nella seconda partita della fase a gironi contro la Corea del Sud raggiunse le 116 presenze con la maglia dei Blues, eguagliando il record di presenze raggiunto da Desailly nel 2004. Nella successiva sfida contro il Togo superò definitivamente Desailly e divenne il recordman di presenze della nazionale francese. Negli ottavi di finale contro la Spagna atterrò in area Ibáñez e causò il rigore che, trasformato in maniera impeccabile da Villa, portò in vantaggio gli spagnoli. La Francia riuscì a pareggiare e a ribaltare il risultato nei minuti finali, qualificandosi di fatto ai quarti di finale. Thuram giocò le sfide successive, tra cui la finale persa contro l'Italia ai calci di rigore. Euro 2008 e il ritiro Due anni più tardi disputò gli Europei 2008; per il difensore francese si trattò del quarto Europeo, primato condiviso con Lothar Matthäus, Peter Schmeichel, Aron Winter, Edwin van der Sar, Alessandro Del Piero, Olof Mellberg, Iker Casillas e Gianluigi Buffon. Nel corso del torneo fu titolare per le prime due partite contro Romania (0-0) e Paesi Bassi (1-4). Nella gara contro i rumeni diventò il primo giocatore presente in 15 partite della fase finale dell'Europeo. Dopo l'ultima partita, persa per 2-0 contro l'Italia il 17 giugno e in cui non fu schierato per scelta tecnica, annunciò il suo ritiro dal calcio internazionale. Nella sua lunga carriera con la maglia dei Blues disputò 142 incontri (il che lo ha reso per anni il giocatore con il maggior numero di presenze, venendo superato da Hugo Lloris nel 2022) e 2 gol, segnati contro la Croazia nella semifinale del vittorioso Mondiale del '98. Impegno politico Thuram nel 2013 a Parigi, a una manifestazione a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nel 1998 rispose per le rime al politico ultra-conservatore Jean-Marie Le Pen, che lamentava la presenza a suo giudizio eccessiva di calciatori di colore nelle file della nazionale francese. Durante i disordini parigini nel novembre 2005 Thuram ha preso posizione contro Nicolas Sarkozy, capo del partito politico conservatore UMP e futuro presidente della Repubblica francese. Thuram si è opposto agli attacchi contro i giovani dell'allora Ministro. Il 6 settembre 2006 Thuram suscitò molte polemiche quando invitò 80 persone, espulse dal Ministro degli Interni francese Nicolas Sarkozy da un appartamento in cui vivevano illegalmente, per la partita di calcio tra Francia e Italia. Lilian Thuram si è inoltre impegnato in campagne in favore della lingua catalana, in particolare nel Rossiglione (Catalogna del Nord), e ha dichiarato di comprendere le ragioni dell'indipendentismo catalano. Ha preso una posizione pubblica sulle questioni correlate all'eguaglianza, l'immigrazione ed il razzismo ed è stato membro dell'Alto Consiglio di Francia per l'Integrazione. Nel 2008 Thuram ha creato la Fondazione Lilian Thuram per l'educazione contro il razzismo. Thuram è autore di quattro libri, il più recente dei quali è Il Pensiero Bianco: Come Viene Costruito il Pregiudizio Razziale e Come Superarlo (titolo originale: La pensée blanche), nonché di tre graphic novels. Record Con la nazionale francese Record di presenze nei campionati europei (tra qualificazioni e fasi finali) per un giocatore francese: 47 Primo giocatore presente in 15 partite della fase finale dei campionati europei. Con le squadre di club 12º nella classifica dei giocatori con più presenze in Serie A nel Parma e secondo tra i giocatori stranieri dopo Néstor Sensini: 163 Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa di Francia: 1 - Monaco: 1990-1991 Coppa Italia: 1 - Parma: 1998-1999 Supercoppa italiana: 3 - Parma: 1999 - Juventus: 2002, 2003 Campionato italiano: 4 - Juventus: 2001-2002, 2002-2003, 2003-2004, 2004-2005 Supercoppa di Spagna: 1 - Barcellona: 2006 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Parma: 1998-1999 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Francia 1998 Campionato d'Europa: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Confederations Cup: 1 - Francia 2003 Individuale Calciatore francese dell'anno: 1 - 1997 Guerin d'oro: 1 - 1997 All-Star Team del campionato mondiale: 2 - Francia 1998, Germania 2006 Europei Top 11: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Inserito nella FIFA 100 (2004) FIFPro World XI: 1 - 2006 Candidato al Dream Team del Pallone d'oro (2020) Onorificenze Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore — 1998
  11. LUIS HASA https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Next_Gen Nazione: Italia Albania Luogo di nascita: Sora (Frosinone) Data di nascita: 06.01.2004 Ruolo: Attaccante Altezza: 172 cm Peso: - Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2021 al 2024 Esordio: 09.10.2021 - Amichevole - Juventus-Alessandria 2-1 Ultima partita: 26.07.2024 - Amichevole - Norimberga-Juventus 3-0 0 presenze - 0 reti Club career Lecce Italy Midfielder 01/2024 - 06/2024 07/2023 - 06/2024 Juventus II Midfielder 10/2020 - 06/2023 Juventus [Youth] Midfielder 09/2020 - 06/2021 Juventus [Youth B] Midfielder 07/2019 - 08/2020 Juventus [U16] Midfielder https://www.worldfootball.net/player_summary/luis-hasa/
  12. "C'è solo un Capitano", ovazione per Del Piero al PalaMaggetti Il fuoriclasse bianconero ha partecipato insieme ad altre leggende di Juve e Milan alla partita di beneficenza che si è tenuta a Roseto degli Abruzzi. https://media.tuttosport.com/cds/2022/06/21/cms_20220621_alexmp41655796012.mp4
  13. FELICE PICCOLO Molto spesso i confini italiani vengono varcati per cercare fortuna – scrive Davide Lazzerini, su Tuttojuve.com nel giugno 2011 – per migliori opportunità professionali, per una nuova dimensione di vita. Affascinante e coinvolgente. In pratica quello che è successo all’ex bianconero Felice Piccolo, difensore arcigno e possente. Cresciuto calcisticamente nel Rapid Pomigliano, squadra della sua città natale, è acquistato dalla Juventus nel 1998. Completa tutte le trafili nelle giovanili bianconere, fino al debutto in prima squadra nel 2001-02. L’anno seguente è ceduto in prestito alla Lucchese, in Serie C1, dove disputa ventiquattro partite realizzando una rete. Nel 2003 sale di categoria. Il Como lo rileva in prestito e lui disputa un’annata importante, condita da trentacinque gettoni. Il salto in serie A si ha ora da fare. Nel 2004-05 la Reggina lo rileva in comproprietà ma la stagione è avara di soddisfazioni. Solo otto presenze in campionato e due in Coppa Italia. Ancora Serie A l’anno successivo. La Juventus lo cede in prestito alla Lazio ma Piccolo scende in campo solo in due occasioni.Nel 2006, complice Calciopoli, la Juventus ne rileva la comproprietà dalla Reggina e il difensore entra a far parte in pianta stabile della rosa bianconera per il campionato di Serie B 2006-07. Si ritaglia un discreto spazio, scendendo in campo in sette occasioni. Nel 2007 l’Empoli lo acquista in comproprietà e l’anno seguente ne riscatta il cartellino. In due stagioni in Toscana scende in campo quarantadue volte e diviene un elemento cardine della retroguardia empolese. Nel 2009 il Chievo lo acquista in prestito dalla società toscana ma nel mercato di gennaio Piccolo decide di seguire Mandorlini al Cluj, in Romania. Nel 2010, per una cifra vicina al milione di euro, il Cluj lo riscatta definitivamente. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/felice-piccolo.html
  14. FELICE PICCOLO https://it.wikipedia.org/wiki/Felice_Piccolo Nazione: Italia Luogo di nascita: Pomigliano d'Arco (Napoli) Data di nascita: 27.08.1983 Ruolo: Difensore Altezza: 188 cm Peso: 86 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2001 al 2002 e dal 2006 al 2007 Esordio: 12.12.2001 - Coppa Italia - Juventus-Sampdoria 5-2 Ultima partita: 10.06.2007 - Serie B - Juventus-Spezia 2-3 8 presenze - 0 reti 1 campionato di serie B Felice Piccolo (Pomigliano d'Arco, 27 agosto 1983) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Felice Piccolo Nazionalità Italia Altezza 188 cm Peso 86 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2018 Carriera Giovanili 1998-2002 Juventus Squadre di club 2001-2002 Juventus 1 (0) 2002-2003 → Lucchese 24 (1) 2003-2004 → Como 35 (0) 2004-2005 Reggina 8 (0) 2005-2006 → Lazio 2 (0) 2006-2007 Juventus 7 (0) 2007-2009 Empoli 41 (0) 2009-2010 → Chievo 0 (0) 2010-2014 CFR Cluj 86 (2) 2014-2016 Spezia 37 (1) 2016-2018 Alessandria 60 (2) Nazionale 1999-2000 Italia U-16-15 7 (0) 2000-2001 Italia U-17 10 (1) 2001 Italia U-19 9 (1) 2002-2004 Italia U-20 20 (1) 2004-2005 Italia U-21 8 (1) Carriera Club Inizia a giocare a calcio nel Rapid Pomigliano, squadra della sua città, fino alla categoria Esordienti. Lascia la Campania subito dopo aver completato le scuole medie. Viene rilevato dalla Juventus nella stagione 2001-2002, totalizzando una presenza in Coppa Italia. Nella stagione 2002-2003 viene ceduto con la formula del prestito alla Lucchese, squadra di serie C1 con cui totalizza 24 presenze realizzando anche una rete. Gioca anche una partita in Coppa Italia. Nel 2003-2004 la Juventus lo presta al Como, in serie B, con cui totalizza 35 presenze. Nel 2004-2005 approda in comproprietà alla Reggina dove esordisce in Serie A e farà nascere il primogenito sullo stretto ma nella squadra amaranto viene impiegato in poche occasioni, e chiude il campionato totalizzando solo 8 presenze in campionato e 2 in Coppa Italia. Nel 2005-2006 invece viene notato dalla Lazio che spinge per acquistarlo. La Juventus però sceglie di cederlo solo con la formula del prestito. Piccolo riesce a trovare spazio in due sole partite di campionato. Risolta la comproprietà con la Reggina durante l'estate 2006, nella stagione 2006-2007 è parte integrante della Juventus, nella quale, anche a causa dei frequenti infortuni dei difensori titolari, riesce spesso a trovare spazio. Il suo esordio avviene contro l'Arezzo, mentre contro il Mantova esordisce dal primo minuto nella posizione di centrocampista arretrato. Il 24 luglio 2007 passa in comproprietà all'Empoli, che al termine della stagione lo riscatta interamente. Il 31 agosto 2009 passa in prestito con diritto di riscatto al Chievo Verona. Il 12 febbraio 2010 si trasferisce, sempre in prestito, sino a giugno, ai rumeni del Cluj. Esordisce con il Cluj come titolare il 7 marzo 2010 nella partita contro l'Otelul Galati. Con il Cluj conquista campionato e coppa di Romania. Nel giugno 2010 viene riscattato dal Cluj per 800 000 euro. Nel 2011 esordisce nella Champions League all'Allianz Arena nel match contro il Bayern Monaco. Il 1º settembre 2014, nell'ultimo giorno di mercato della sessione estiva, si accorda con lo Spezia. A partire dall'estate del 2016 viene acquistato dall'Unione Sportiva Alessandria Calcio 1912. Nazionale Ha giocato in tutte le nazionali giovanili italiane, dall'Under-16 all'Under-21. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Campionato rumeno: 2 - Cluj: 2009-2010, 2011-2012 Cupa României: 1 - Cluj: 2009-2010 Supercupa României: 1 - Cluj: 2010 Coppa Italia Serie C: 1 - Alessandria: 2017-2018
  15. SIMONE ZAZA 13 febbraio 2016, Juventus Stadium: si affrontano, nel big-match della giornata (e della stagione) la Juve e il Napoli. La classifica vede i bianconeri secondi, a solo due punti dagli azzurri, dopo una fantastica rimonta. Lo Stadium è gremito, l’attesa è spasmodica, si può tagliare la tensione con un coltello. Polemiche a non finire nei giorni precedenti alla partita, con la società napoletana che si permette di “consigliare” l’arbitro adatto per dirigere il match (il vicentino Orsato). Azzurri (per l’occasione in maglia rossa) in formazione tipo, bianconeri con parecchie assenze (Cáceres, Asamoah, Mandžukić e Chiellini), alle quali si aggiungeranno, durante la partita, i forfait di Bonucci e Morata. La tensione è tanta, come abbiamo visto, e si ripercuote sul campo. Sarebbe la classica partita da 0-0: il Napoli non fa niente per vincere, la Juve cerca di non perdere. Sarebbe… se non fosse che, all’ottantottesimo minuto, un rilancio dalle retrovie bianconere pesca Alex Sandro che, con un colpo di testa, serve Evra. Il francese non ci pensa due volte, vede un compagno libero e gli passa il pallone. Il numero sette bianconero controlla e scarica un sinistro molto potente, che incoccia una gamba di Albiol e si infila imparabilmente nella porta di Pepe Reina. È il goal della vittoria bianconera e del sorpasso che si rivelerà decisivo per le sorti del campionato. «Sono stato bravo e fortunato, sono stati bravissimi tutti i miei compagni. Spero sia un goal importante per la stagione. Personalmente sono molto soddisfatto di quello che ho fatto finora, a parte alcuni episodi come l’espulsione contro il Genoa. Spero di continuare così, spero che continuiamo così e lo scudetto non ci sfuggirà sicuramente». Sono le parole del protagonista dopo la partita. «È italiano – scrive Tony Damascelli su Ilgiornale.it all’indomani di Juve-Napoli – questa è la nota più importante, se fosse nato in Spagna, Germania, Olanda, scriveremmo di lui come il fenomeno del futuro, come l'uomo mercato. E invece, venendo da Policoro come anagrafe e dal Sassuolo, come ultima ditta di lavoro, sempre con il marchio bianconero appresso, deve mettersi in coda, aspettare il turno, sperare nei guai di un sodale di squadra e poi, eventualmente, mettere il muso, quella crapa pelata, dentro la mischia. Così ha fatto, scaricando il pallone alle spalle di Reina, con una ferocia e un’intuizione da goleador puro, vero, sincero. A giugno compirà venticinque anni, non sono verdissimi ma nemmeno maturi al punto giusto, è l'età in cui si può, anzi si deve svoltare. La maglia della Juventus pesa, non è quella del Sassuolo, dell'Atalanta, Sampdoria, Ascoli, tutta roba buona ma, come si usa dire, è la sana provincia nostrana, quella che ha frequentato prima di arrivare all'università. Torino è un'altra cosa, qui sono venuti fior di campioni, qui non vive di rendita nessuno, anzi. Simone Zaza è un pallino privato di Conte. Quando al Sassuolo, cioè negli anni scorsi, il ragazzo faceva coppia con Berardi, altro futuro probabile juventino, l'allenatore della Nazionale continuava a ripetere che il calciatore vero fosse per l'appunto Simone e non quel “mattocchio” di Berardi, istintivo, sì ma poco disciplinato, in campo e fuori. Ieri sera Conte deve aver goduto doppio, pensando al proprio passato e al futuro della Nazionale in Francia, con questo impenitente baciato dalla buona sorte. All'inizio, la Juventus gli ha messo paura, il popolo dei tifosi lo fischiava, la stampa, cioè noi, pensavano al solito attaccante di passaggio in attesa del numero uno. Il suo goal ha tre valori: vittoria, sorpasso e record di successi consecutivi. Che altro vuole uno in più dalla vita? Una maglia di titolare. Bianconera e azzurra». Si può dire che l’avventura bianconera di Simone Zaza sia tutta concentrata in quel goal? Verrebbe da rispondere affermativamente, perché non sono state tante le occasioni avute dall’attaccante di Policoro per mettersi in evidenza. Qualche goal (come contro il Frosinone, Verona e Carpi oppure in Champions contro il Siviglia, per non parlare della doppietta al Toro in Coppa Italia) e qualche cartellino di troppo, abituali per uno come lui che fa della generosità e dell’aggressività le sue doti principali, insieme a un ottimo tiro di sinistro e un buon colpo di testa. C’è da dire che Allegri non lo tiene particolarmente in considerazione e, così, dopo solo una stagione in riva al Po, si trasferisce al West Ham. Ma quella rete, quel minuto, quella partita e Simone Zaza resteranno per sempre nella storia recente juventina. Il saluto di Simone: «Buon viaggio, che sia un'andata o un ritorno, che sia una vita o solo un giorno… a me che vado e a tutti i compagni che restano. La stagione passata alla Juve è stata straordinaria, intendo proprio fuori dall'ordinario: le vittorie come le sconfitte, il gruppo, la società, l'allenatore e il suo staff… un cammino incredibile, con la C maiuscola, che mi ha portato fino all'Europeo. Io ho cercato sempre di fare la mia parte e di mettermi al servizio della mia squadra. E dopo un anno così, mi spiace andare via, ma adesso mi aspetta una nuova avventura… una nuova strada da percorrere. Quindi grazie a tutti, di tutto. E lo dico con il cuore». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/10/simone-zaza.html
  16. SIMONE ZAZA https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Zaza Nazione: Italia Luogo di nascita: Policoro (Matera) Data di nascita: 25.06.1991 Ruolo: Attaccante Altezza: 186 cm Peso: 78 kg Nazionale Italiano Soprannome: Sammina Alla Juventus dal 2015 al 2016 Esordio: 20.09.2015 - Serie A - Genoa-Juventus 0-2 Ultima partita: 14.05.2016 - Serie A - Juventus-Sampdoria 5-0 24 presenze - 8 reti 1 scudetto 1 coppa Italia 1 supercoppa italiana Simone Zaza (Policoro, 25 giugno 1991) è un calciatore italiano, attaccante del Torino. Simone Zaza Zaza al Sassuolo nel 2014 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Torino Carriera Giovanili 1997-2005 Stella Azzurra Bernalda 2005-2007 Valdera 2007-2010 Atalanta 2010-2011 Sampdoria Squadre di club 2008-2010 Atalanta 3 (0) 2010-2011 Sampdoria 2 (0) 2011-2012 → Juve Stabia 4 (0) 2012 → Viareggio 18 (11) 2012-2013 → Ascoli 35 (18) 2013-2015 Sassuolo 64 (20) 2015-2016 Juventus 24 (8) 2016-2017 → West Ham Utd 8 (0) 2017-2018 Valencia 53 (19) 2018- Torino 92 (16) Nazionale 2007 Italia U-16 3 (0) 2007 Italia U-17 2 (0) 2009 Italia U-19 1 (0) 2012 B Italia 1 (1) 2014-2018 Italia 18 (2) Caratteristiche tecniche È un calciatore forte nel gioco aereo e di buona prestanza fisica. Dotato di un sinistro potente e preciso, spicca per grinta e spirito di sacrificio. Carriera Club Inizi e Atalanta Cresciuto a Metaponto e tifoso del Bari, a sei anni entra nella scuola calcio della Stella Azzurra di Bernalda dove è notato dall'Atalanta che nel 2005 decide di farlo maturare nel Valdera, società pisana gemellata. Nell'estate 2007 Zaza si trasferisce a Bergamo dove cresce calcisticamente nel settore giovanile orobico, venendo soprannominato "Sammina" per il suo sinistro al fulmicotone. Nel 2008 vince il Torneo Cittá di Arco - Beppe Viola, riservato alla categoria Under-16, diventando capocannoniere della competizione con 5 reti. Il 1º marzo 2009, a 17 anni, esordisce in prima squadra e in Serie A nel corso dell'incontro Atalanta-Chievo (0-2), subentrando a Ferreira Pinto all'86'. Il 24 maggio 2009 disputa la sua prima partita da titolare nella massima serie, Atalanta-Palermo, conclusasi sul 2-2. Conclude la sua prima stagione da professionista con 3 presenze nel massimo campionato italiano. Nella stagione seguente non trova spazio in prima squadra; a fine annata rimane svincolato. Sampdoria e prestiti a Juve Stabia e Viareggio Il 1º luglio 2010, da svincolato, sottoscrive un contratto quadriennale con la Sampdoria. La stagione lo vede impiegato prevalentemente nella formazione Primavera, ma il 16 febbraio 2011 esordisce in maglia blucerchiata durante il derby della Lanterna Sampdoria-Genoa 0-1, subentrando al 78' a Daniele Dessena. Nella stagione seguente viene ceduto in prestito alla Juve Stabia in Serie B, nella quale esordisce il 27 agosto 2011 durante Empoli-Juve Stabia (2-1); con le Vespe campane scende in campo in 4 occasioni nella prima parte della stagione, quindi il 5 gennaio 2012 viene ceduto in prestito al Viareggio in Lega Pro Prima Divisione; dove Zaza gioca 16 partite di campionato e 2 dei play-out mettendo a segno in totale 11 gol. Ascoli Tornato a Genova per fine prestito, il 17 luglio 2012 si trasferisce, sempre a titolo temporaneo, all'Ascoli, in Serie B. Il 9 settembre segna il suo primo gol nella seconda serie italiana durante la partita Lanciano-Ascoli (1-1); il 20 ottobre segna invece la sua prima doppietta nella gara Ascoli-Juve Stabia (2-4). Il 26 dicembre 2012, durante Ascoli-Cittadella (4-1), segna la sua decima rete stagionale, raggiungendo così per la prima volta in carriera la doppia cifra. Conclude la sua stagione giocando in totale 35 partite di Serie B, dove mette a segno 18 gol che non permettono all'Ascoli di potersi salvare dalla retrocessione in Lega Pro Prima Divisione. Sassuolo Il 9 luglio 2013 la Juventus acquista Zaza a titolo definitivo dalla Sampdoria per un importo di 3,5 milioni di euro pagabili in tre anni; contestualmente la Juventus lo cede al Sassuolo in compartecipazione per la cifra di 2,5 milioni di euro pagabili in tre anni. Torna a giocare in Serie A nella prima giornata di campionato, Torino-Sassuolo (2-0). Il 1º settembre 2013, alla seconda giornata di campionato, segna di testa il suo primo gol in Serie A in Sassuolo-Livorno (1-4): è la prima rete realizzata dal Sassuolo nei campionati di Serie A. Grazie a Zaza arriva anche il primo punto ottenuto dagli emiliani nella massima divisione italiana, con il gol realizzato nella quinta giornata contro il Napoli e che ha fissato il risultato sull'1-1. Il 20 giugno 2014 il Sassuolo risolve a proprio favore la compartecipazione in essere con la Juventus per un importo di 7,5 milioni di euro pagabili in tre anni. La Juventus comunque si è tenuta un diritto di riacquisto fissato a 15 milioni entro il 30 giugno 2015 e 18 milioni entro il 30 giugno 2016. Complessivamente con la maglia del Sassuolo colleziona 69 presenze e 21 gol. Juventus Nell'estate 2015 è acquistato dalla Juventus, con cui vince subito la Supercoppa nazionale: è il primo trofeo della sua carriera. Il 23 settembre, nella gara con il Frosinone, è protagonista dell'autogol dei ciociari (un suo tiro viene deviato in rete da Blanchard) che porta in vantaggio i bianconeri. 7 giorni più tardi, compie il proprio debutto nelle coppe continentali segnando al Siviglia. 11 settimane dopo, risulta protagonista del derby di Coppa Italia con una doppietta al Torino. Il 13 febbraio 2016, è autore del gol-vittoria (il suo tiro viene deviato da Raúl Albiol che spiazzò Reina) nella sfida con il Napoli: valida per il sorpasso degli avversari e il conseguente raggiungimento della prima posizione. Al termine della stagione – l'unica in bianconero – aggiunge al palmarès anche lo scudetto e la coppa nazionale. West Ham e Valencia Il 28 agosto 2016 si trasferisce al West Ham in prestito oneroso per 5 milioni di euro con obbligo di riscatto a 20 milioni in caso di raggiungimento di 14 presenze, più altri 3 milioni di bonus. Sceglie di indossare la maglia numero 11. Con gli Hammers totalizza otto presenze in Premier League e tre in Coppa di Lega, deludendo molto le aspettative e senza realizzare nemmeno una marcatura. Il 15 gennaio 2017 rientra anticipatamente alla Juventus e si trasferisce, sempre in prestito con diritto di riscatto, al Valencia, scegliendo la maglia numero 12. Il suo esordio in Primera Division avviene il 21 gennaio, in occasione della partita vinta 2-0 contro il Villarreal. Il 19 febbraio mette a segno la sua prima rete ai danni dell'Athletic Bilbao, fissando il definitivo 2-0. Il 9 aprile 2017 realizza la sua prima doppietta in Liga nella vittoria esterna contro il Granada per 3-0. Il 10 aprile seguente il Valencia riscatta interamente il giocatore dalla Juventus. La stagione seguente gli viene affidata la maglia numero 9. Il 19 settembre, in occasione della vittoria casalinga contro il Malaga (5-0), realizza la sua prima tripletta in soli otto minuti di gioco. Complice l'ottimo inizio di stagione, il 18 ottobre viene premiato come "Miglior giocatore della Liga" del mese di settembre. Torino Il 17 agosto 2018 viene acquistato dal Torino in prestito con obbligo di riscatto per una cifra complessiva di 15,6 milioni di euro. Fa il suo esordio in granata nella partita casalinga contro la SPAL alla terza giornata di campionato (1-0). Segna la sua prima rete il 30 settembre, nella vittoria esterna (0-1) contro il Chievo. A fine stagione termina con solamente 4 gol in campionato. Nazionale Nazionali giovanili Nel 2007 partecipa al Torneo Internazionale Europa Unita con la nazionale Under-16 di Antonio Rocca, debuttando il 25 aprile nell'incontro di apertura contro la Slovenia. Nel corso della manifestazione, vinta dagli azzurrini, disputa tre dei quattro incontri complessivi, compresa la finale contro la Serbia. Il 29 agosto 2007 riceve la prima convocazione per la nazionale Under-17 di Luca Gotti, in occasione dell'incontro Italia-Turchia (3-0), senza scendere in campo. Due giorni dopo, il 31 agosto, esordisce in Italia-Irlanda del Nord (2-1). Il 13 ottobre 2009 esordisce con la nazionale Under-19 nell'incontro Paesi Bassi-Italia (1-1). Segna anche 1 gol nell'unica presenza con la B Italia, rappresentativa di Serie B. Viene inoltre convocato per uno stage della nazionale Under-21, tenutosi a Coverciano dal 13 gennaio al 16 gennaio 2013. Nazionale maggiore Dopo aver preso parte a due raduni della nazionale A durante la gestione di Cesare Prandelli, il 30 agosto 2014 viene convocato dal nuovo commissario tecnico Antonio Conte in vista dell'amichevole contro i Paesi Bassi del 4 settembre e della partita di qualificazione agli Europei 2016 a Oslo contro la Norvegia del 9 settembre. Gioca da titolare entrambe le partite, procurandosi nella prima, vinta per 2-0, un rigore (poi trasformato da Daniele De Rossi) mentre nella seconda partita contro la Norvegia segna la prima rete dell'incontro con una leggera deviazione, poi terminata 2-0 per gli azzurri. Convocato per il campionato d'Europa 2016 in Francia, nella seconda partita del girone il 17 giugno 2016 contro la Svezia esordisce nella manifestazione continentale e serve l'assist per il gol vittoria di Éder. L'avventura azzurra si conclude ai quarti di finale, con la sconfitta subita per mano della Germania ai calci di rigore, durante i quali Zaza, subentrato a Giorgio Chiellini al 120º e ultimo minuto di gioco proprio per poter essere nella lista dei rigoristi, fallisce il proprio tentativo calciandolo sopra la traversa, dopo un'estenuante e comica rincorsa, che lo ha reso oggetto di varie parodie sui social. Durante le partite di qualificazione al campionato del mondo 2018 viene convocato da Gian Piero Ventura solo per la partita contro il Liechtenstein, nella quale subentra a risultato già acquisito. A distanza di quasi due anni, il 4 giugno 2018, è convocato dal nuovo CT Roberto Mancini per l'amichevole contro i Paesi Bassi, in cui entra nel secondo tempo e segna il gol del momentaneo 1-0; l'incontro finirà 1-1. Beneficenza Nel 2020, a seguito della pandemia di Covid-19, fa una donazione di 64mila euro alla regione Basilicata. Palmarès Competizioni giovanili Torneo Internazionale Maggioni-Righi: 1 - Atalanta: 2007 Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2015 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2015-2016 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2015-2016
  17. MATTEO TRINI Nazione: Italia Luogo di nascita: Alghero (Sassari) Data di nascita: 18.05.1987 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2004 al 2005 e dal 2006 al 2007 Esordio: 31.07.2006 - Amichevole - Selezione Pinzolo/Campiglio-Juventus 0-9 0 presenze - 0 reti subite
  18. BRUNO TROCINI Nazione: Italia Luogo di nascita: Cosenza Data di nascita: 17.05.1974 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1991 al 1993 Esordio: 24.10.1991 - Amichevole - Alessandria-Juventus 0-2 Ultima partita: 10.06.1993 - Amichevole - Reggiana-Juventus 1-3 0 presenze - 0 reti
  19. FRANCO TUBEROSA https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_1951-1952 Nazione: Italia Luogo di nascita: Vernasca (Piacenza) Data di nascita: 12.03.1933 Luogo di morte: Aosta Data di morte: 06.08.2017 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1951 al 1953 Esordio: 19.03.1952 - Amichevole - Casale-Juventus 1-1 Ultima partita: 18.12.1952 - Amichevole - Juventus-Cenisia 9-1 0 presenze - 0 reti Centravanti. Cresciuto nella Juventus, militò per due stagioni nell’Alessandria. Nel 1952-53 con due presenze ed una rete (segnata nella partita di esordio con lo Stabia) partecipò alla promozione dei Grigi in B. L’anno successivo ebbe qualche presenza in più ma le sole due reti segnate in 14 partite indussero i dirigenti a cederlo all’Ivrea. Con gli arancioni eporediesi Tuberosa giocò 8 anni prima di lasciare il calcio. 1951-52 - JUVENTUS - A - 0-0 1952-53 - ALESSANDRIA - C 1953-54 - ALESSANDRIA - B 1954-55 - IVREA - IV - 34-19 1955-56 - IVREA - IV - 31-10 1956-57 - IVREA - IV - 26-4 1957-58 - IVREA - IntII - 25-5 1958-59 - IVREA - Int - 23-5 1959-60 - IVREA - D - 23-4 1960-61 - IVREA - D - 11-0 1961-62 - IVREA - C - 0-0
  20. CRISTIANO ZANETTI GIULIO SALA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 2006 Cristiano Zanetti: non chiamatelo mediano. Il termine non gli si addice e sicuramente, per dirla con il suo toscano, non gli garba. Anche se correndo dietro agli avversari si è guadagnato un nome di battaglia, «Martello», e per quanto negli anni il ruolo sia stato rivalutato dalla critica, esaltato dai moduli di gioco e perfino nobilitato dalle canzoni, il ragazzo arriva alla Juventus con ambizioni che non si sposano con la figura del faticatore, di quello che passa la vita “a recuperar palloni”, come insegna Ligabue. Zanetti ha le idee chiare: a ventinove anni è nel pieno della maturità calcistica, conosce i suoi talenti e ha una dannata voglia di mostrarli ai suoi nuovi tifosi. «Mi piacerebbe tornare ai «vecchi tempi», a gestire di più l’azione, a dettare il passaggio. Negli ultimi anni all’Inter ho cercato di mettermi al servizio dei compagni, facendo un lavoro magari meno vistoso, ma utile per la squadra e di conseguenza ho tralasciato un po’ la costruzione del gioco, la fase offensiva… Credo sia ora di tornare nel vivo della manovra». Come esordio non c’è male: spirito battagliero e voglia di cominciare la nuova avventura. L’aria di casa fa evidentemente bene a Cristiano; lo incontriamo a Massa, nel suo stabilimento balneare, un luogo d’incanto: «Il mio babbo aveva un negozio di alimentari, ma questo è sempre stato il suo sogno. I primi soldi guadagnati come calciatore li ho investiti qui». La gente affolla la spiaggia, ma Zanetti non ama mettersi in mostra e così ci sediamo su uno sdraio ai bordi della piscina, ancora deserta. Dall’altro lato della vasca un ragazzo sta trasportando una pesante cassa d’acqua: «Guarda mio fratello come lavora! – lo provoca Cristiano – Lui è Giuseppe, mio fratello minore, ma non fa il calciatore, al massimo qualche tiro a calcetto. Ho anche una sorella più piccola, Giulia. Appena ho un attimo di tempo torno da loro, dalla mia famiglia. A casa sto bene e poi questo è un posto meraviglioso: il mare di fronte, le montagne a due passi... Non so immaginare di meglio». Cristiano è cresciuto qui, con la riviera della Versilia a rapire gli occhi e le Alpi Apuane appena dietro, a guardargli le spalle; qui ha tirato i primi calci nel Poggioletto, prima di essere notato, a soli undici anni, dalla Fiorentina. «Mi hanno comprato subito. A quei tempi giocavo più avanti, dietro le punte, ma solo per i primi tempi. Poi, già a quattordici, quindici anni, sono diventato “un centrale” a tutti gli effetti. Il fatto è che a quei tempi il rifinitore stava un po’ sparendo. Tutti giocavano con il 4-4-2 e così mi sono dovuto adattare». E Cristiano si adatta talmente bene che, dopo sette anni di trafila nelle giovanili viola, esordisce in prima squadra ed entra nel calcio che conta. Un anno in prestito a Venezia, uno a Reggio Emilia, poi l’Inter nota il ragazzo e ne acquista il cartellino. La carriera di Zanetti inizia a prendere quota: una parentesi a Cagliari e poi l’approdo nella capitale, sponda giallorossa. Dopo essere cresciuto in un’isola felice come Massa, arrivare a Roma, per un ragazzo di ventitré anni è un bel cambiamento: «Eh sì, è una realtà un po’ diversa, come Milano del resto. In ogni caso io sono un tipo piuttosto riservato, non amo fare vita mondana o uscire per locali, ristorante a parte, visto che non so cucinare. I vecchi amici di tanto in tanto mi venivano a trovare, ma stavamo a casa il più delle volte, quindi non ho avvertito molto la differenza». Vita morigerata e tanti chilometri di corsa, in allenamento come in partita: così Cristiano nei due anni romani conquista uno scudetto e gli elogi della critica: «Non so se come rendimento quelle siano state le mie migliori stagioni, ma sicuramente mi sono tolto delle belle soddisfazioni. Sono entrato nel giro della Nazionale e questo mi ha poi permesso di disputare Mondiali ed Europei. Anche il tipo di gioco che facevamo, con gli attaccanti esterni che dovevano spesso rientrare, mi permetteva di mettermi in mostra. Basti dire che, prima dell’arrivo di Emerson, giocavo a fianco di Tommasi e, in fondo, il regista ero io». Gli anni all’Inter sono stati un po’ diversi da questo punto di vista. «Beh, a Milano ci sono sempre stati grandi attaccanti e per mantenere il giusto equilibrio e non scoprirsi in difesa, i centrocampisti dovevano sacrificarsi di più. Oh, sia chiaro: uso il termine «sacrificarsi» perché è ormai nel gergo comune, ma in realtà non mi è mai pesato correre anche per gli altri. Anzi, devo dire che mi è servito: ora credo di essere più smaliziato nel recuperare il pallone, nei compiti di marcatura, anche se a volte ho dovuto rinunciare alla «gloria» personale. Prima comunque viene la squadra: io il calcio l’ho sempre inteso così». Bene, perché alla Juve la si pensa nello stesso modo... «Per forza, altrimenti non avrebbe vinto tanto. In Nazionale ho conosciuto molti dei nuovi compagni e mi hanno sempre detto che alla Juve si lavora tanto; l’idea mi piace, perché se c’è da faticare non sono certo uno che si tira indietro. E poi ho sempre guardato alla Juve come la squadra da battere e ora che ne faccio parte voglio che gli avversari continuino a vederci così. Questa è una grande società e ora sta attraversando una fase di ricostruzione. Le scelte fatte dimostrano la volontà di puntare su una struttura giovane e questo è molto stimolante. Non vedo l’ora di iniziare a fare sul serio». Sarà protagonista della promozione in serie A della truppa bianconera, segnando anche due reti contro Treviso e Triestina. «Avevo scelto di andarmene da Milano non per qualche problema con la società, ma perché avevo ambizioni che all’Inter sembravano irrealizzabili. Volevo di più ed ho scelto la Juventus, perché sapevo che qui avrei trovato quello cercavo. Poi, è successo quello che è successo e ricominciare da zero non è stato uno scherzo. Ma non ho mai avuto rimpianti. Mai. Lo dico con il cuore, qui sono felice. Sono nel posto giusto al momento giusto». Inizialmente considerato come riserva, si conquista la fiducia dell’allenatore Claudio Ranieri e, complice anche lo scarso rendimento degli altri suoi compagni di reparto a inizio stagione, fa sua la maglia da titolare nel centrocampo bianconero, dimostrando di saper unire le sue grandi doti di interditore a un’ottima visione di gioco, che lo rende capace di alcuni spettacolari assist dalla distanza per gli attaccanti bianconeri. Il suo rendimento è talmente elevato che Donadoni, commissario tecnico della Nazionale, lo chiama per gli Europei del 2008. Cristiano, però, rifiuta la convocazione per concentrarsi meglio sulla sua esperienza juventina. «Credo che alla fine il terzo posto che abbiamo conquistato sia giusto. Certo, nessuno ci ha regalato niente, non abbiamo avuto sconti. E se in tre o quattro occasioni, tipo Reggio Calabria e Napoli, non fossimo stati penalizzati ingiustamente, forse qualcosa di più avremmo potuto ottenerlo. Secondo molti è stato uno dei miei anni migliori? Credo di non aver compiuto nulla di eroico. Semplicemente quello che in altre stagioni sembrava normale, quest’anno p sembrato eccezionale. Tutto qui. Dal punto di vista fisico, invece, la mia è stata una stagione fortunata ed io mi sono tolto la soddisfazione di dimostrare quanto valgo. Con i giornalisti, per esempio. Tutti gli anni, a inizio campionato, per loro parto sempre come riserva di qualcuno». La stagione 2008-09 deve essere quella della consacrazione per il Martello bianconero ma, a causa della distrazione muscolare alla coscia destra rimediata nell’amichevole di Dortmund, debutta in squadra solamente il 10 dicembre in Juve-Bate, ultima gara del girone eliminatorio della Coppa dei Campioni. Un altro grave infortunio, questa volta alla coscia sinistra, lo costringe a fermarsi per quasi tutta la parte rimanente della stagione. Il bilancio è sicuramente negativo: «Sono stato condizionato da un infortunio patito ad agosto, peggiorato per la troppa fretta di rientrare. Per questo mi auguro di avere una condizione fisica mi permetta di esprimermi al meglio, io sono pronto a giocarmi tutte le mie carte rispettando tutti. Nel 2010 scade il contratto? Ci vedremo presto con i dirigenti per discuterne, la mia speranza è quella di rimanere qui e vincere qualcosa di importante con questa maglia». Invece, il 10 agosto 2009, si trasferisce ufficialmente alla Fiorentina, terminando così la sua avventura in bianconero. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2009/08/cristiano-zanetti.html
  21. CRISTIANO ZANETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Cristiano_Zanetti Nazione: Italia Luogo di nascita: Carrara (Massa Carrara) Data di nascita: 10.04.1977 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Soprannome: Zanna Bianca - Martello - Tampone Alla Juventus dal 2006 al 2009 Esordio: 19.08.2006 - Coppa Italia - Martina Franca-Juventus 0-3 Ultima partita: 31.05.2009 - Serie A - Juventus-Lazio 2-0 71 presenze - 4 reti 1 campionato di serie B Cristiano Zanetti (Carrara, 10 aprile 1977) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Cristiano Zanetti Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 2012 - giocatore Carriera Giovanili 1989-1996 Fiorentina Squadre di club 1994-1996 Fiorentina 4 (0) 1996-1997 → Venezia 21 (0) 1997-1998 → Reggiana 31 (0) 1998 Inter 0 (0) 1998-1999 → Cagliari 18 (0) 1999-2001 Roma 39 (0) 2001-2006 Inter 99 (2) 2006-2009 Juventus 71 (4) 2009-2011 Fiorentina 29 (0) 2011-2012 Brescia 8 (0) Nazionale 1995 Italia U-18 1 (0) 1997-2000 Italia U-21 15 (0) 2000 Italia olimpica 4 (0) 2001-2004 Italia 17 (1) Carriera da allenatore 2013-2014 Pisa Giovanissimi 2014-2015 Prato Giovanissimi 2015-2016 Pietrasanta 2016-2017 Carrarese Berretti 2017-2018 Massese Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Slovacchia 2000 Caratteristiche tecniche Era un centrocampista centrale abile sia in fase difensiva che nella costruzione della manovra. Carriera Club L'esordio e i primi trasferimenti Cresciuto per sette anni nelle giovanili della Fiorentina, con la maglia viola fa il suo esordio in Serie A il 14 maggio 1995 in Foggia-Fiorentina, terminata 2-1. La sua carriera è costellata da tanti club: fino al 1996 gioca nei viola passando poi al Venezia per una sola stagione. Nel 1997/98 gioca titolare nella Reggiana in Serie B e la stagione successiva, 1998-1999 approda all'Inter. In maglia nerazzurra non trova posto ed in autunno viene dirottato in prestito a Cagliari, dove guadagna il posto da titolare nella formazione di Gian Piero Ventura. Ritorno all'Inter L'Inter riscatta il suo prestito al termine del campionato ma Fabio Capello lo vuole alla sua corte nella Roma ed in agosto si trasferisce nella capitale dove, la stagione successiva, vince il suo primo trofeo, lo scudetto 2000/1. Nel 2001, nel pieno della maturità, torna all'Inter dove resta per cinque stagioni. Le prime con Cuper è titolare indiscusso, ma i numerosi infortuni e l'arrivo di Davids, Veron e Cambiasso durante la gestione Mancini gli precludono il posto da titolare dal 2004 in poi. Juventus Nel 2006 si trasferisce, a parametro zero, alla Juventus, accettando di giocare in Serie B coi bianconeri, con cui vince il campionato cadetto, tornando in Serie A. Inizialmente considerato come riserva nella stagione successiva, si conquista la fiducia dell'allenatore Claudio Ranieri e fa sua la maglia da titolare nel centrocampo bianconero. A causa della distrazione muscolare alla coscia destra rimediata nell'amichevole del 27 luglio 2008 a Dortmund, nella stagione 2008-2009 debutta il 10 dicembre in Juventus-Bate Barisov, ultima gara del girone eliminatorio della Champions League, ma un ennesimo infortunio, questa volta alla coscia sinistra, lo costringe a fermarsi per quasi tutta la parte rimanente della stagione. Segna il suo primo goal stagionale e primo in serie A con la maglia della Juventus il 26 aprile 2009 contro la Reggina (2-2). Si ripete il 17 maggio 2009 contro l'Atalanta (2-2) con un pregevole tiro al volo da 30 metri. Ritorno alla Fiorentina Il 10 agosto 2009 è acquistato per 2 milioni di euro dalla Fiorentina, dove aveva iniziato la propria carriera da professionista. L'ennesimo infortunio gli impedisce di esordire nella prima partita di campionato con i viola. Brescia Dopo 46 presenze (tra campionato e coppe) in una stagione e mezza con la Fiorentina, il 31 gennaio 2011 passa a titolo definitivo al Brescia firmando un contratto fino a giugno 2012, dove disputa 8 partite, ma non riesce ad evitare la retrocessione in Serie B delle Rondinelle. Nella stagione 2011-2012, ai margini della squadra, viene escluso dalla lista dei giocatori convocabili per la stagione, e il 30 gennaio 2012 rescinde consensualmente il contratto con il Brescia, ritirandosi dal calcio giocato. Nazionale Ha vestito le maglie dell'Under-18 e dell'Under-21 azzurra; con quest'ultima, guidata da Marco Tardelli, ha preso parte al vittorioso Europeo di categoria nel 2000. Il 7 novembre 2001 esordisce con la nazionale maggiore, nell'1-1 contro il Giappone. Viene convocato da Giovanni Trapattoni per il campionato del mondo 2002, in cui offre buone prestazioni, e per il campionato d'Europa 2004, in cui gioca unicamente la gara d'esordio pareggiata con la Danimarca, che è anche la sua ultima apparizione in maglia azzurra. In nazionale conta 17 presenze, tutte durante la gestione di Trapattoni, e una rete, segnata il 30 aprile 2003 nell'amichevole contro la Svizzera. Allenatore Nell'estate 2013 diventa allenatore dei Giovanissimi del Pisa e nell'estate successiva passa ai Giovanissimi del Prato. A fine giugno 2015 diventa il nuovo allenatore del Pietrasanta, formazione di Eccellenza Toscana. In campionato arriva secondo e perde i play-off con il Camaiore. Il 28 luglio 2016 viene nominato tecnico della formazione Berretti della Carrarese. Nel mese di febbraio 2017 rassegna le dimissioni dall'incarico. Dal 1º luglio 2017 è l'allenatore della Massese in Serie D. Contestato dai tifosi dopo la sconfitta con il Savona, rassegna le dimissioni nel gennaio 2018 quando la squadra è in zona play-off. Deluso dagli scarsi risultati ottenuti da allenatore, annuncia di ritirarsi dall'attività. Palmarès Club Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Fiorentina: 1995-1996 Competizioni nazionali Coppa Italia: 3 - Fiorentina: 1995-1996 - Inter: 2004-2005, 2005-2006 Campionato italiano: 2 - Roma: 2000-2001 - Inter: 2005-2006 Supercoppa italiana: 1 - Inter: 2005 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Slovacchia 2000
  22. VERDOIA Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Luogo di morte: - Data di morte: - Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1913 al 1914 Esordio: 05.10.1913 - Amichevole - Vigor Torino-Juventus 2-5 0 presenze - 0 reti
  23. WESLEY https://it.wikipedia.org/wiki/Wesley_(calciatore_2000) Nazione: Brasile Luogo di nascita: Retirolandia Data di nascita: 13.03.2000 Ruolo: Difensore Altezza: 179 cm Peso: 66 kg Nazionale Brasiliano Under-17 Soprannome: Gasolina Alla Juventus dal 2020 al 2021 Esordio: 13.01.2021 - Coppa Italia - Juventus-Genoa 3-2 1 presenza - 0 reti 1 coppa Italia 1 coppa Italia Serie C (Juventus U23) Wesley David de Oliveira Andrade, meglio noto come Wesley (Retirolândia, 13 marzo 2000), è un calciatore brasiliano, difensore del Sion in prestito dalla Juventus. Wesley Nazionalità Brasile Altezza 179 cm Peso 66 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Sion Carriera Giovanili 20??-2019 Flamengo Squadre di club 2019-2020 Verona 0 (0) 2020-2021 Juventus U23 12 (0) 2020-2021 Juventus 1 (0) 2021- → Sion 25 (4) Nazionale 2015 Brasile U-15 1 (0) 2016-2017 Brasile U-17 20 (1) Palmarès Campionato sudamericano Under-17 Oro Cile 2017 Campionato mondiale Under-17 Bronzo India 2017 Caratteristiche tecniche È un terzino che può giocare su entrambe le sponde, dotato di un'ottima agilità quando si tratta di difendere. Proprio per questo motivo, è soprannominato Gasolina. Carriera Club Wesley inizia la sua carriera in patria nelle giovanili del Flamengo. Nel 2019 viene acquistato dal Verona, che lo aggrega alla formazione Primavera. Durante la sua militanza con gli scaglieri, viene convocato anche per alcune partite di campionato, dove però rimane in panchina. Nel gennaio 2020 viene acquistato dalla Juventus, che lo inserisce nella rosa dell'Under-23 militante in Serie C. Il 13 gennaio 2021 esordisce con la Vecchia Signora, nell'incontro di Coppa Italia vinto per 3-2 nei tempi supplementari contro il Genoa, uscendo al minuto '88 per Cristiano Ronaldo. Un mese dopo, viene ceduto in prestito agli svizzeri del Sion fino al termine della stagione. Nel mese di agosto viene confermato che giocherà per un'altra stagione in prestito al Sion. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia Serie C: 1 - Juventus U23: 2019-2020 Coppa Italia: 1 - Juventus 2020-2021
  24. CRISTIAN ZENONI Chissà, forse per un’affinità elettiva derivante dalla denominazione da... liceo classico – scrive Franco Montorro, su “Hurrà Juventus” del novembre 2001 –, con un sostantivo latino e il nome di una figura della mitologia greca, fatto sta che sono sempre stati intensi i contatti di mercato tra Atalanta e Juventus e dalla società orobica a Torino, per indossare la maglia bianconera, sono arrivati fior di giocatori: da Tacchinardi a Montero solo per ricordare i più recenti, a Scirea, per ricordare il più grande di tutti e uno dei più grandi al mondo nel suo ruolo. Così, sull’ideale autostrada calcistica BG-TO il percorso di Cristian Zenoni, ultimo arrivato, ha appunto il conforto di una ottima tradizione e di scelte sempre oculate da parte del club juventino. Questo Cristian lo sa, come è consapevole che proprio per essere rampollo di una lunga dinastia di calciatori passati dall’Atalanta alla Juve ha qualche dovere in più. Ma la principale consapevolezza di Cristian in questo di momento è fare il suo dovere, essere recluta in una formazione e in un reparto collaudati. E lui, da ragazzo intelligente, sta agli ordini di Lippi; un maestro ideale per aiutarne la maturazione e il progressivo inserimento negli schemi della squadra, dove per Cristian e stato già ritagliato un prezioso ruolo in difesa e davanti la difesa. Tanto scomodare un precedente illustre (ma, peccato, non proveniente dall’Atalanta) un impiego simile, all’insegna della duttilità, caratterizzò la prima stagione juventina di Marco Tardelli. Christian non è tipo da montarsi la testa, così come non se l’era naturalmente fasciata quando da titolare all’Atalanta gli si è prospettata l’ipotesi di fare tanta gavetta e tanta panchina alla Juventus. In primo luogo perché è giovane e rispettoso delle gerarchie e dei meriti; secondariamente perché certo delle sue qualità e delle opportunità di giocare comunque molto, vista la molteplicità di impegni della squadra bianconera. E già dopo poche settimane del suo arrivo a Torino aveva tenuto a sottolineare la sua disponibilità, che oggi riconferma: «Davvero non mi aspettavo di giocare così tanto e naturalmente sono felicissimo. Ma anche in caso contrario avrei continuato a impegnarmi come voleva il mister; soprattutto per un giovane è fondamentale essere sempre pronto e disponibile a entrare in campo e a giocare come e quando la situazione lo richiede. Invece ci sono giocatori che una volta arrivati in una grande squadra giocano poco e chiedono il trasferimento. Non è il mio caso. E poi, alla resa dei conti, di occasioni di impegno non mancano». Così è stato a Glasgow, nell’ultima trasferta di coppa della prima fase, con Cristian schierato sempre a destra ma a centrocampo e autore di una prova convincente soprattutto all’inizio, prima che fosse costretto ad arretrare il suo raggio d’azione. A centrocampo o in difesa, sempre sulla fascia, Cristian garantisce un’ottima tecnica mescolata a un convincente dinamismo. Lui per primo è consapevole e convinto di poter migliorare nel trattamento di palla, al tiro come nei cross. Dettagli rimediabilissimi, vista la giovane età e la volontà di Cristian di allenarsi anche per questo. Nato a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, il 23 aprile del 1977, insieme al gemello Damiano ha preso quasi subito a giocare al pallone. E la carriera dei due è proseguita parallela e congiunta per molti anni. «Abbiamo sempre giocato assieme, a partire dalla squadra del Cenate, nel 1986», ricorda Cristian. «L’anno successivo siamo passati in coppia all’Atalanta, dove siamo rimasti fino al 1997, quando Damiano è andato a giocare per una stagione in C1, in prestito all’Alzano. E così io ho esordito in Serie A prima di lui: io nell’ottobre del 1997 nel derby con il Brescia, lui tre anni dopo, contro la Lazio. In nazionale, invece, è stato più rapido lui, visto che ha esordito in Italia-Inghilterra del novembre 2000 ed io contro l’Argentina nel febbraio di quest’anno. Siamo sempre andati d’accordo su tutto, tranne che per il tifo. Lui è juventino, io ero interista, e il mio idolo era Matthäus anche se come tipologia di giocatore io assomiglio di più a un Brehme. Ma ora io e Damiano siamo tornati a essere d’accordo anche su quello, e lui è diventato ancora di più il mio primo tifoso. Io ricambio e condivido il sogno di giocare con lui in maglia azzurra. Già, l’azzurro... Un onore, una sensazione fantastica. No, non faccio pensieri specifici per il Mondiale, credo e spero che la mia prima stagione juventina mi metta nelle migliori condizioni possibili per convincere Trapattoni. Prima, però, devo convincere Lippi, i miei compagni e i miei tifosi. L’ambientamento a Torino, lo ripeto, è stato facile e immediato, nella città come nella squadra, quasi naturale e di questo devo naturalmente ringraziare soprattutto i miei compagni, quelli che dal primo giorno mi hanno accolto come uno di loro e tutto lo staff societario. Il mio ruolo naturale? Io mi trovo perfettamente a mio agio sulla fascia destra, nasco e agisco con più naturalezza da terzino, ma anche nella fascia immediatamente più avanzata penso di sapermela cavare e credo che questa disponibilità a giocare in posizioni diverse alla fine mi regali più opportunità d’impiego. Io sono qui, felice di essere arrivato alla Juve; convinto di avere una grossa opportunità e voglioso di giocarmela tutta. Campionato o Champions League? Come si fa a scegliere, si gioca per tutto e non si possono fare delle scelte per un obiettivo anziché un altro. No, passiamo a un’altra domanda? Come? Libero! Non nel senso di ruolo calcistico, ma di essere single. Dal punto di vista sentimentale sono liberissimo». E lo dice con un tono che lascia intendere come le corse le prediliga sul campo, con la maglia bianconera, mentre non andrebbe certamente in fuga se arrivasse l’avversaria... pardon, la ragazza giusta. Anche se il finale dell’intervista e una dichiarazione d’amore per la Vecchia Signora: «È una grande squadra, la migliore che potessi immaginare. Spero di aiutarla a essere sempre più grande e a vincere perché sarebbe anche la maniera migliore di ricambiare chi ha avuto fiducia in me, compreso il mio più grande tifoso e critico, vale a dire mio padre Valerio, e tutti gli straordinari tifosi che fin dal primo giorno di raduno mi hanno fatto sentire uno di loro, uno con il bianconero dentro». Niente male, per l’ultimo arrivato sulla Torino-Bergamo, visto che poi la considerazione e l’affetto per lui sono cresciuti non solo fra i tifosi ma anche fra i compagni e l`intero staff societario. A questo punto, come tifare per Cristian nel migliore dei modi? Augurandogli che al prossimo trasferimento di un atalantino alla Juve qualcuno, magari proprio su Hurrà, scriva due righe del tipo: «Dall’Atalanta a Torino, per indossare la maglia bianconera, sono arrivati fior di giocatori: da Tacchinardi a Montero a Zenoni solo per ricordare i più recenti». Lui quell’augurio se lo sta meritando giorno per giorno, dentro e fuori il rettangolo di gioco. Arriva a Torino al costo di 15 miliardi di lire, una cifra non indifferente per un giocatore di una squadra medio-piccola e nonostante la concorrenza, Cristian fa la sua parte nel rocambolesco scudetto juventino: le sue presenze sono 39, condite da una rete segnata nella vittoriosa partita di Perugia per 4-0. L’anno successivo, Zenoni riesce a disputare solamente una ventina di partite, realizzando ancora una rete, nell’ultima partita di campionato contro il Chievo; comunque sia, entra nella sua personale bacheca un altro scudetto, il secondo consecutivo. Nell’estate del 2003, la neopromossa Sampdoria lo acquista per un milione di euro. «Alla Juventus in due anni ho imparato molto, ma adesso sinceramente voglio avere qualche possibilità in più di giocare. Spero di meritarmele qui alla Samp e dimostrare che la Juve non aveva sbagliato a credere in me». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/04/cristian-zenoni.html
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