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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. MAURIZIO SCANAVINO Nome: MaurizioCognome: ScanavinoRuolo: Chief Executive OfficerNazionalità: Italiana Maurizio Scanavino è Amministratore Delegato di Juventus, oltre che Amministratore Delegato e Direttore Generale di GEDI Gruppo Editoriale. Classe 1973, ha conseguito la laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Torino e ha svolto la sua attività professionale in vari settori (consulenza, automotive ed editoriale) con esperienze in Italia e all'estero. Dopo gli inizi di carriera, prima in Accenture e in seguito nello sviluppo di servizi digitali e di e-commerce, è approdato nel 2004 nel Gruppo Fiat partecipando al rilancio della società guidata da Sergio Marchionne in qualità di direttore di Brand Promotion con responsabilità di marketing e comunicazione per i marchi Fiat, Alfa Romeo e Lancia. Nel 2007 è entrato nel settore editoriale del Gruppo come direttore dell'area digitale e marketing dell'editrice della Stampa, occupandosi in particolare dello sviluppo prodotto e del portafoglio digitale e diventando tre anni dopo Direttore Generale della concessionaria di pubblicità Publikompass. Nel 2013 passa al Secolo XIX dove in qualità di Amministratore Delegato lavora alla fusione con La Stampa, operazione che porta alla nascita di ITEDI, di cui viene nominato Direttore Generale. Successivamente guida il processo di integrazione di ITEDI con il Gruppo Espresso, che porta alla costituzione del gruppo GEDI, uno dei principali gruppi editoriali europei. Nel suo ruolo di AD e DG di GEDI, è attualmente impegnato a consolidare la posizione di leader italiano della trasformazione digitale nel settore editoriale, anche attraverso acquisizioni societarie e investimenti mirati. https://www.juventus.com/it/club/corporate-governance/organi-amministrazione-controllo/maurizio-scanavino
  2. WESTON MCKENNIE https://it.wikipedia.org/wiki/Weston_McKennie Nazione: Stati Uniti Luogo di nascita: Little Elm Data di nascita: 28.08.1998 Ruolo: Centrocampista Altezza: 185 cm Peso: 84 kg Nazionale Statunitense Soprannome: Harry Potter Alla Juventus dal 2020 Esordio: 20.09.2020 - Serie A - Juventus-Sampdoria 3-0 Ultima partita: 06.04.2026 - Serie A - Juventus-Genoa 2-0 224 presenze - 27 reti 2 coppe Italia 1 supercoppa italiana Concacaf Nations League 2019-2020 con la nazionale statunitense Concacaf Nations League 2022-2023 con la nazionale statunitense Concacaf Nations League 2023-2024 con la nazionale statunitense Weston James Earl McKennie (Little Elm, 28 agosto 1998) è un calciatore statunitense, centrocampista della Juventus e della nazionale statunitense. Con il club torinese ha vinto due Coppe Italia (2020-2021 e 2023-2024) e una Supercoppa italiana (2020). Convocato nella nazionale statunitense a partire dal 2017, con gli Yanks ha vinto una CONCACAF Nations League (2019-2020), torneo del quale è anche stato nominato miglior giocatore. A livello individuale è stato inoltre nominato U.S. Soccer Athlete of the Year nel 2020. Weston McKennie McKennie con la nazionale statunitense nel 2019 Nazionalità Stati Uniti Altezza 185 cm Peso 84 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Juventus Carriera Giovanili 2004-2007 Phönix Otterbach 2009-2016 FC Dallas 2016-2017 Schalke 04 Squadre di club 2017-2020 Schalke 04 75 (4) 2020-2023 Juventus 70 (9) 2023 → Leeds Utd 19 (0) 2023- Juventus 154 (18) Nazionale 2013-2014 Stati Uniti U-17 6 (0) 2016 Stati Uniti U-19 9 (2) 2016 Stati Uniti U-20 2 (0) 2017- Stati Uniti 63 (12) Palmarès Gold Cup Argento USA-Costa Rica-Giamaica 2019 CONCACAF Nations League Oro USA 2019-2020 Oro USA 2022-2023 Oro USA 2023-2024 Biografia Nato in Texas, dai sei ai nove anni ha vissuto a Kaiserslautern, poiché il padre prestava servizio nella vicina Ramstein Air Base. Caratteristiche tecniche Di ruolo centrocampista centrale, si distingue per l'aggressività nel pressing, per gli inserimenti senza palla e per l'intensità con cui gioca. Forte nei contrasti, la sua duttilità gli consente di giocare in diverse posizioni del centrocampo (centrale, mediano davanti alla difesa, interno) e da trequartista; in alcune occasioni ha giocato anche da terzino destro, difensore centrale e attaccante. Si distingue anche per le sue capacità nel recuperare palla e nell'anticipare l'avversario. Dotato di una discreta tecnica di base, sa farsi valere anche nel gioco aereo, riesce a essere efficace per come copre la palla e come la muove con entrambi i piedi e dispone anche di una buona mobilità. Per il suo stile di gioco e per le sue caratteristiche, McKennie è stato sin da subito paragonato a Edgar Davids e Arturo Vidal. Carriera Club Gli inizi, Schalke 04 McKennie in azione allo Schalke 04 nel 2019 Cresciuto nei settori giovanili del Phönix Otterbach e FC Dallas, nel 2016, dopo aver rifiutato la proposta di rinnovo del club statunitense, passa allo Schalke 04. Aggregato inizialmente alla formazione giovanile, dopo appena un anno, il 18 maggio 2017, viene promosso in prima squadra; mentre due giorni dopo compie il suo debutto professionistico, nella partita pareggiata per 1-1 contro l'Ingolstadt 04, valida per l'ultima giornata di campionato, subentrando al 77' a Donis Avdijaj. Nella seconda stagione da professionista si rivela un punto fermo della squadra, tanto da conquistare 25 presenze complessive tra cui 22 in Bundesliga. La terza stagione inizia con il debutto in UEFA Champions League, il 18 settembre 2018, in un pareggio contro il Porto valido per la prima giornata della fase a gironi. Il mese seguente si apre con i primi gol di McKennie: il primo il 3 ottobre in Champions nella vittoria esterna contro il Lokomotiv Mosca; il secondo tre giorni dopo, nella vittoria dei Königsblauen ai danni del Fortuna Düsseldorf per 2-0. Conclude la terza stagione con 33 presenze e due reti (le prime) complessivi. La quarta stagione, che si avvia con l'arrivo in panchina del connazionale David Wagner, vede McKennie ancora una volta un punto fermo della squadra, che si ritrova ad affrontare un periodo di crisi. Rendendosi protagonista con 33 presenze e tre reti, tra campionato e coppa. Juventus McKennie in azione alla Juventus nel 2021 Il 29 agosto 2020 viene ceduto in prestito alla Juventus, a fronte di un corrispettivo di 4,5 milioni di euro. Primo statunitense nella storia del club, debutta in maglia bianconera il successivo 20 settembre, nella partita casalinga di Serie A contro la Sampdoria vinta 3-0; mentre segna la prima rete in maglia bianconera il 5 dicembre 2020, siglando il momentaneo pareggio nel vittorioso derby della Mole contro il Torino (2-1). Si ripete tre giorni dopo, segnando in sforbiciata nella gara di UEFA Champions League vinta per 3-0 sul campo del Barcellona e valida per l'ultima giornata della fase a gironi, decisiva per l'assegnazione del primo posto. Giunto in sordina a Torino ma ben presto capace di ritagliarsi un ruolo di rilievo nelle dinamiche della squadra di Andrea Pirlo, il 6 gennaio 2021 segna, dopo essere subentrato ad Aaron Ramsey, la rete del definitivo 3-1 nella vittoria esterna della classica contro il Milan a San Siro. Il successivo 22 febbraio, siglando il definitivo 3-0 nella vittoria interna sul Crotone, mette a referto il suo quarto gol in Serie A diventandone il miglior marcatore statunitense di tutti i tempi, superando Michael Bradley autore di tre reti tra il 2011 e il 2014. A stagione ancora in corso, il 3 marzo 2021 il cartellino del centrocampista viene riscattato dalla Juventus per 18,5 milioni di euro. Chiude l'annata partecipando ai successi bianconeri in Supercoppa italiana e Coppa Italia, i primi trofei in carriera per il texano. Il 12 gennaio 2022 realizza il gol del provvisorio vantaggio bianconero nella Supercoppa italiana persa 2-1 contro l'Inter ai tempi supplementari. La sua seconda stagione a Torino subisce una battuta d'arresto il successivo 22 febbraio quando, durante l'incontro della fase a eliminazione diretta di Champions sul campo del Villarreal, a seguito di un contrasto con Estupiñán riporta la frattura del secondo e terzo metatarso: questo infortunio lo costringe a terminare anzitempo l'annata. Leeds Utd, ritorno alla Juventus Il 30 gennaio 2023 viene ceduto in prestito oneroso fino al termine della stagione, con diritto di riscatto, al Leeds Utd. Tuttavia, il giocatore non lascerà un buon ricordo nel suo semestre a Elland Road, venendo peraltro criticato per il suo stato di forma. A fine stagione, dopo la retrocessione in Championship, il club non riscatta McKennie il quale fa così ritorno alla Juventus. Nell'estate del 2023 è inizialmente relegato tra gli esuberi della rosa bianconera, tuttavia nel corso del precampionato, anche nella contingenza di alcune indisponibilità nel reparto di centrocampo, riesce a far cambiare idea all'ambiente e a ritrovare un posto in squadra; riadattato a esterno, si segnala anzi tra i migliori elementi dei torinesi nella prima parte dell'annata, in cui il 16 settembre 2023, in occasione del successo interno 3-1 sulla Lazio in campionato, raggiunge anche le 100 presenze in maglia bianconera. Nazionale Dopo aver giocato nella varie rappresentative giovanili statunitensi, il 14 novembre 2017 esordisce in nazionale maggiore in occasione dell'amichevole pareggiata per 1-1 a Leiria contro il Portogallo, segnando il gol del momentaneo vantaggio e risultando il migliore in campo. Convocato per la CONCACAF Gold Cup del 2019, contribuisce al secondo posto degli Stati Uniti siglando due reti contro Curaçao e Giamaica; in occasione della finale persa contro il Messico, McKennie indossa per la prima volta la fascia di capitano della nazionale statunitense. Nello stesso anno, nella sfida contro Cuba del 12 ottobre, realizza nell'arco di tredici minuti la più veloce tripletta nella storia delle Stars & Stripes. Il 7 giugno 2021 è tra i protagonisti del successo statunitense nella prima edizione della CONCACAF Nations League: realizza il momentaneo 2-2 nella finale contro il Messico, che porta la sfida ai tempi supplementari, e viene eletto miglior giocatore della competizione. Non viene convocato per la Gold Cup, disputata il mese successivo, poi vinta dagli statunitensi. Nel novembre del 2022, viene incluso dal commissario tecnico Gregg Berhalter nella rosa statunitense partecipante al campionato del mondo 2022 in Qatar. Palmarès Club Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2020 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2020-2021, 2023-2024 Nazionale CONCACAF Nations League: 3 - 2019-2020, 2022-2023, 2023-2024 Individuale U.S. Soccer Athlete of the Year: 1 - Premio maschile: 2020 Miglior giocatore della CONCACAF Nations League: 1 - 2019-2020
  3. DOMENICO CRISCITO MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 2005 Se non è un record, poco ci manca: a soli 15 anni e mezzo Mimmo Criscito ha esordito in serie B. È accaduto nella stagione 2001/02, in occasione dell’incontro di fine campionato Genoa-Cosenza. «La squadra ligure era già retrocessa», spiega il difensore della Primavera, «così si è deciso di utilizzare una decina di giovani per permettere loro di fare un po’ di esperienza. Io, che allora giocavo negli Allievi Professionisti, ho disputato l’ultimo quarto d’ora, una soddisfazione incredibile, una gioia difficilmente descrivibile. All’inizio ero frastornato, poi per fortuna mi sono ripreso. Tra l’altro abbiamo vinto per 3 a 0, e l’anno successivo il Genoa è stato ripescato in cadetteria». Domenico detto Mimmo ha la faccia del ragazzo educato e per bene che sa stare al suo posto e che non parla mai a sproposito. In campo invece sa il fatto suo e fa sfoggio di grande sicurezza e di una personalità non comune per un giocatore che ha raggiunto la maggiore età da poco più di un mese. «Sono nato il 30 dicembre 1986 a Cercola, vicino a Napoli, ma vivo a Volla. Mio padre è operaio, la mamma fa la casalinga, ho un fratello di tre anni e due sorelle rispettivamente di quindici e di venti. La mia è quella che si dice una famiglia numerosa: un motivo in più per cercare di fare più strada possibile nel mondo del calcio, per dare loro concretamente una mano. Con tutti i sacrifici che ha fatto mio padre, mi sembrerebbe davvero il minimo». Dopo i primi calci nella squadra del paese adottivo, Mimmo si è trasferito a Genova. «A tredici anni e mezzo, dopo un raduno organizzato a Napoli, sono stato acquistato dalla società rossoblu che mi ha inserito nella formazione degli Allievi regionali. L’impatto, devo ammetterlo, è stato piuttosto duro: non è facile, a quell’età, trovarsi lontano dagli amici e dalla famiglia che veniva a trovarmi non più di una volta al mese nel collegio di Pegli in cui vivevo. Però il calcio mi ha sempre dato tante soddisfazioni: dopo l’esordio in B, una volta arrivato alla Primavera, ho fatto anche qualche panchina in coppa Italia». Criscito, che sta frequentando la quarta superiore con un po’ di fatica, visto che «spesso, per via degli allenamenti con la prima squadra, sono costretto a qualche assenza di troppo», è un difensore centrale elegante e dall’ottima elevazione, dall’alto dei suoi 185 centimetri, che calcia quasi indifferentemente con i due piedi, anche se il sinistro è il suo preferito. Inoltre ha buone basi tecniche, è scattante e veloce ed esce bene da ogni situazione con la palla al piede. Se si vuole trovargli un difetto, deve ancora lavorare dal punto di vista fisico e migliorare per quanto riguarda la grinta, la cattiveria e la malizia, elementi indispensabili per chi, come lui, ha come modelli di riferimento Cannavaro e Nesta. Dl recente passaggio alla Juventus ha permesso di realizzare un sogno, dal momento che è tifoso bianconero sin da piccolo e ha sempre ammirato i giocatori con i quali ogni tanto si allena, Del Piero e Nedved su tutti. «Alla fine dell’ultima stagione, mentre mi trovavo a casa, ho letto sui giornali del mio possibile passaggio alla società di corso Galileo Ferraris, e quasi non ci volevo credere. Poi mi hanno chiamato a Torino, e ho firmato senza indugi proprio perché si trattava della Juve». Mimmo ora abita dalle parti dello stadio Comunale con Francesco Volpe, l’altro napoletano ex Genoa. «In casa ci siamo equamente divisi i compiti: lui cucina, io lavo e pulisco», dice con un sorriso divertito. Il primo impatto con la nuova realtà sportiva e cittadina questa volta è stato superiore alle attese. «Non mi aspettavo tutta questa organizzazione e neppure una squadra così forte. I compagni si sono rivelati ottimi ragazzi e mi hanno offerto la loro amicizia dal primo giorno. La città poi è bella e piacevole, anche se, è inutile negarlo, mi manca un po’ il mare». Mimmo, che è piuttosto emotivo non tanto nell’ambito calcistico, quanto nella vita di tutti i giorni. («Quando incontro una persona che non conosco, sto un po’ sulla difensiva ed ho un impatto difficile»), passa il tempo libero come tanti altri coetanei. «Mi piace molto giocare con la play station e ascoltare la musica delle mie parti, in particolare Gigi D’Alessio. Napoli è una presenza comunque importante, mi ha dato la vita, il carattere e la voglia di scherzare, quando posso ci torno molto volentieri. Certo, è un peccato vedere la squadra della mia città in C, ma la speranza è che salga presto di categoria. Mi piace anche andare al cinema». Quali sono le speranze per l’anno in corso e quali quelle relative alla tua carriera? «Abbiamo le potenzialità per primeggiare in tutte le manifestazioni in cui siamo impegnati, quindi speriamo che tutto vada per il verso giusto. In questa stagione penso unicamente alla Primavera, e se non verrà qualche convocazione con la prima squadra non ne farò assolutamente una malattia. Credo che il tempo sia dalla mia parte: so di dire una cosa scontata, ma il massimo sarebbe arrivare in serie A con la maglia della Juventus». In bocca al lupo, Mimmo. 〰.〰.〰 Mimmo vince, con la Primavera nel 2006, il campionato, grazie anche ad alcune sue reti decisive, una su tutte quella nella finalissima contro la Fiorentina. Allenandosi spesso con la prima squadra, si guadagna alcune convocazioni, una delle quali in Coppa Campioni, senza però mai scendere in campo. «Ricordo con una certa nostalgia quel periodo, intenso e di grandi prospettive per un giovane come me, non ancora ventenne e membro di una delle squadre giovanili più prestigiose del nostro paese. Torino è una grande città, con un valore simbolico importante per le persone che vengono dal Sud e anche a me, giovane partenopeo, ha consentito di mettermi alla prova, sotto vari punti di vista». Nella stagione 2006-07 ritorna al Genoa, in Serie B: Criscito è un difensore rapido e dotato tecnicamente, capace sia di marcare a uomo, sia di impostare l’azione. L’allenatore Gasperini lo schiera a sinistra nella sua difesa a tre e Mimmo lo ripaga con grandi prestazioni, condite con gol decisivi, che permettono al Grifone di risalire in Serie A. Riscattato dalla società bianconera, il 25 agosto 2007, nella prima giornata di campionato, Criscito fa il suo esordio ufficiale in Serie A, giocando da titolare in Juventus-Livorno, terminata 5-1 per i colori bianconeri. Molto stimato da mister Ranieri, Mimmo è titolare fisso della difesa juventina ma alcuni errori dovuti all’inesperienza e l’infortunio di Andrade coincidono con la svolta negativa della sua stagione. Al posto del difensore portoghese è rispolverato Legrottaglie, che si mette subito in evidenza per la grande sicurezza e per le grandi prestazioni. Lo spostamento di Chiellini in posizione centrale e l’inserimento di Molinaro, poi, gli chiudono definitivamente la porta del campo. Gioca contro l’Empoli, a Parma, nel ruolo di terzino sinistro, e contro il Palermo ma Mimmo non convince e la società bianconera decide di metterlo sul mercato, per dargli la possibilità di giocare. «Il tecnico Claudio Ranieri ha avuto fiducia in me e mi ha impiegato con continuità come difensore centrale. Dopo alcune partite ha deciso, però, di ridisegnare l’assetto della difesa: a causa anche di un errore da me commesso, tra l’altro contro uno degli attaccanti più forti del mondo (un certo Francesco Totti, lo conoscete?), sono stato messo fuori dalla rosa dei titolari». Il 4 gennaio 2008, Criscito torna al Genoa in prestito fino a giugno, con opzione del riscatto a favore della società rossoblu. «Sono felice. Ringrazio sia il Genoa che la Juventus per aver realizzato il mio desiderio. Qui sono di casa», sono le parole di Criscito, appena ritornato nella città della Lanterna. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/12/domenico-criscito.html
  4. DOMENICO CRISCITO https://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Criscito Nazione: Italia Luogo di nascita: Cercola (Napoli) Data di nascita: 30.12.1986 Ruolo: Difensore Altezza: 183 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Soprannome: Mimmo Alla Juventus dal 2004 al 2006 e dal 2007 al 2008 Esordio: 25.08.2007 - Serie A - Juventus-Livorno 5-1 Ultima partita: 06.12.2007 - Coppa Italia - Empoli-Juventus 2-1 9 presenze - 0 reti Domenico Criscito, detto Mimmo (Cercola, 30 dicembre 1986), è un calciatore italiano, difensore del Toronto FC. Domenico Criscito Criscito con il Genoa nel 2018 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Toronto FC Carriera Giovanili 1996-2002 Sporting Volla 2002-2004 Genoa 2004-2006 Juventus Squadre di club 2003-2004 Genoa 1 (0) 2004-2006 Juventus 0 (0) 2006-2007 Genoa 36 (4) 2007-2008 Juventus 9 (0) 2008-2011 Genoa 116 (5) 2011-2018 Zenit San Pietroburgo 155 (15) 2018-2022 Genoa 104 (17) 2022- Toronto FC 0 (0) Nazionale 2003 Italia U-17 5 (0) 2003-2004 Italia U-18 5 (0) 2004-2005 Italia U-19 6 (1) 2005-2006 Italia U-20 4 (1) 2006-2009 Italia U-21 26 (1) 2008 Italia olimpica 3 (0) 2009-2018 Italia 26 (0) Palmarès Europei di calcio Under-21 Bronzo Svezia 2009 Caratteristiche tecniche Di piede mancino, è principalmente un terzino sinistro, ma può giocare anche da centrale sinistro in una difesa a 3, ruolo in cui si è poi stabilito negli ultimi anni della carriera. Oltre ad essere un ottimo tiratore di rigori, ha buone doti di tiro e passaggio ed è bravo nell'anticipo. Carriera Club Genoa e Juventus Cresciuto calcisticamente nelle giovanili dello Sporting Volla, viene notato dagli osservatori del Genoa, in particolare da Claudio Onofri, ex difensore di Genoa e Torino, che lo inserisce nelle formazioni giovanili. Con la maglia dei grifoni esordisce in Serie B a 16 anni, il 7 giugno 2003 nella gara Genoa-Cosenza (3-0). Nel 2004 passa in comproprietà alla Juventus, dove si mette in evidenza per due stagioni nella squadra Primavera, con la quale nel 2006 vince il campionato di categoria, segnando anche un gol nella finale contro la Fiorentina. In questo periodo, allenandosi spesso con la prima squadra, si guadagna alcune convocazioni, una delle quali in Champions League. Nel 2006-2007 la comproprietà viene rinnovata e a 19 anni torna al Genoa, in Serie B, nella rosa della prima squadra. L'allenatore dei liguri Gian Piero Gasperini lo schiera immediatamente nella formazione titolare e le sue prestazioni gli valgono l'esordio nella Nazionale Under-21. Realizza il primo gol nei cadetti in occasione del match vinto dal Genoa per 3 a 2 con il Frosinone, nel dicembre 2006, per poi segnare altri 3 gol determinanti ai fini della promozione rossoblu. Nel gennaio del 2007 viene riscattato dalla Juventus per 7,5 milioni, ma rimane ancora in Liguria fino al termine della stagione. Il 25 agosto 2007, a 20 anni, fa il suo esordio ufficiale nella Juventus ed in Serie A nella prima giornata di campionato, giocando da titolare nella partita Juventus-Livorno (5-1). Il tecnico Claudio Ranieri lo utilizza subito con continuità come difensore centrale, tuttavia dopo alcune partite l'allenatore decide di ridisegnare l'assetto della difesa e Criscito si trova a dover lasciare il suo posto a Giorgio Chiellini, che giocava come terzino sinistro. Ritorno al Genoa Per dargli la possibilità di giocare con continuità in Serie A, il 4 gennaio 2008 viene girato in prestito al Genoa fino a giugno, con opzione del riscatto a favore del Genoa. Sebbene il Genoa non lo riscatti, lo trattiene ancora una stagione in prestito, nell'ambito dell'operazione Palladino. Il 1º febbraio 2009 segna il suo primo gol in Serie A, nella gara vinta 1-0 dalla squadra genovese nei confronti del Palermo; in seguito realizzerà altri due gol contro Atalanta e Lecce. Il 25 giugno dello stesso anno il Genoa, tramite un comunicato sul proprio sito, comunica di aver esercitato il diritto di riscatto della comproprietà fissato l'anno precedente con la Juventus; il giocatore dunque rimarrà a Genova. In realtà il terzino per metà è ancora della Juve. In un'intervista Criscito ha dichiarato: «Esiste una comproprietà libera, a fine stagione vedremo che succederà. La mia volontà conterà poco, decideranno i club. Ma una richiesta la farò: io voglio giocare». Il 20 agosto 2009 esordisce nelle coppe europee in Genoa-Odense (3-1), partita di andata del play-off di Europa League. Il 23 agosto realizza un gol nella prima partita di campionato contro la Roma, mentre quattro giorni dopo segna il gol del definitivo 1-1 nella partita di ritorno sul campo dell'Odense. Questo risultato sancisce la qualificazione del Genoa alla fase a gironi dell'Europa League, a diciassette anni dall'ultima apparizione del club nelle coppe europee. Giocatore molto amato dalla curva genoana, dichiara fedeltà alla società, rivelando il sogno di indossare la fascia di capitano della squadra nell'anno del decimo scudetto. Il 25 giugno 2010 la Juventus annuncia la risoluzione a favore del Genoa dell'accordo di compartecipazione in essere, dietro un corrispettivo di 6 milioni di euro pagabili in tre rate. Nel campionato 2010-2011 tra le file dei rossoblù totalizza 36 presenze con 3201 minuti giocati ed 1 gol all'attivo, con uno speciale tabellino si aggiudica anche il ruolo di recordman dei contrasti in serie A in quanto primo assoluto con 97 contrasti vinti. Zenit San Pietroburgo Criscito in azione con la maglia dello Zenit nel 2016 Il 27 giugno 2011 Criscito viene acquistato a titolo definitivo dallo Zenit San Pietroburgo, per 11 milioni di euro con cui firma un contratto di cinque anni in cui percepirà circa 2,8 milioni di euro l'anno. Il 6 agosto esordisce con la sua nuova squadra, guidata dal tecnico italiano Luciano Spalletti, nella partita di campionato vinta 2-0 in trasferta contro il CSKA Mosca. Il 13 settembre esordisce in Champions League, nella prima partita del girone persa dallo Zenit per 2-1 in trasferta contro l'APOEL Nicosia. Realizza il suo primo gol nel campionato russo il 16 marzo 2012, nella partita vinta dallo Zenit per 5-1 in trasferta contro la Dinamo Mosca. A tre giornate dalla fine del torneo vince il campionato con lo Zenit, è il suo primo titolo da professionista. Il 28 luglio 2012 realizza il suo secondo gol con lo Zenit, nella seconda giornata del campionato 2012-2013. Il 28 febbraio 2013, in occasione di una partita amichevole con il Siena, si infortuna gravemente, subendo la rottura del legamento crociato che lo costringe ad uno stop di sei mesi. Il 2 agosto 2014 realizza la sua prima doppietta in carriera, nella vittoria per 4-0 sul campo dell'Arsenal Tula. Il 13 marzo 2015 rinnova il proprio contratto con lo Zenit fino al 2018 a 3,4 milioni a stagione. Il 15 marzo, in occasione della sfida in trasferta contro il Torpedo Mosca (1-1), indossa per la prima volta la fascia di capitano della propria squadra. A fine stagione vince con lo Zenit il suo secondo campionato russo e il 12 luglio 2015 segna il rigore decisivo che consente alla sua squadra di vincere la Supercoppa di Russia. Il 16 febbraio 2016 riceve la sua prima espulsione a livello in Champions League nella gara d'andata degli ottavi di finale Benfica-Zenit finita 1-0. Il 29 settembre 2016 realizza il gol del 4-0 su calcio di rigore contro l'Az Alkmaar, nella partita casalinga valida per i gironi di Europa League finita poi 5-0. Con 224 presenze risulta il 10º giocatore per presenze della storia del club. Terzo ritorno al Genoa Il 6 giugno 2018 viene ufficializzato il terzo ritorno al Genoa dopo sette stagioni. Ritorna quindi in campo in maglia rossoblù per una partita ufficiale indossando la fascia da capitano l'11 agosto successivo, in occasione della vittoria casalinga (4-0) contro il Lecce valida per il terzo turno di Coppa Italia. Fa il suo nuovo esordio con i liguri il 26 agosto nella partita vinta 2-1 contro l'Empoli, realizzando due assist per i compagni Piatek e Kouamè. Il 17 febbraio 2019 segna il gol vittoria contro la Lazio al 93', suo primo centro stagionale. Nella stagione seguente, viene designato come rigorista della squadra e conclude la stagione con 8 gol all'attivo. Il 24 giugno 2022, al termine di una stagione culminata con la retrocessione in B dei liguri, Criscito rescinde il proprio contratto con il club. Nei giorni successivi, durante un'intervista per Il Secolo XIX, il calciatore ha spiegato che la decisione era stata presa di comune accordo con la società, in quanto, avendo già rifiutato un ruolo da dirigente nel club rosso-blu al fine di continuare a giocare, non intendeva accettare altre offerte provenienti dalla cadetteria per non ritrovarsi ad affrontare il Genoa da avversario. Toronto Il 29 giugno 2022, Criscito firma ufficialmente un contratto annuale con il Toronto FC, squadra della Major League Soccer, diventando così il secondo giocatore italiano consecutivo ad unirsi al club canadese (l'arrivo di Lorenzo Insigne era stato annunciato solo alcuni giorni prima), nonché il terzo in assoluto a vestire la maglia della società, se si comprende nel conto anche Sebastian Giovinco, che aveva giocato in Ontario fra il 2015 e il 2019. Nazionale Nazionali giovanili Ha giocato in tutte le nazionali giovanili. Esordisce in nazionale Under-21 con il tecnico Pierluigi Casiraghi, il 14 novembre 2006, in un'amichevole contro la Repubblica Ceca. Partecipa quindi all'Europeo Under-21 2017 nei Paesi Bassi, dove l'Italia viene eliminata nella fase a gironi. Inizia il nuovo biennio 2007-2009 come uno dei giocatori più esperti a disposizione di Casiraghi e all'inizio viene schierato come difensore centrale. Nel 2008 prende parte con la nazionale Olimpica ai Giochi olimpici in Cina. Nel 2009 partecipa, giocando da terzino sinistro, al suo secondo Europeo Under-21, in Svezia, dove l'Italia viene eliminata in semifinale. Nazionale maggiore Il 12 agosto 2009, a 22 anni, esordisce in nazionale con il CT Marcello Lippi, giocando titolare nella partita amichevole Svizzera-Italia (0-0) disputata a Basilea. Viene convocato per il Mondiale 2010 in Sudafrica, dove gioca da titolare come terzino sinistro nelle 3 partite disputate dall'Italia, che viene eliminata nella fase a gironi. Viene inserito dal CT Cesare Prandelli nella lista dei 32 calciatori pre-convocati per la fase di preparazione in vista dell'Europeo 2012, venendo poi escluso dalla lista il 28 maggio a seguito del suo coinvolgimento sul calcioscommesse divenuto noto il giorno stesso. Per lungo tempo non viene sanata la polemica per la diversità di trattamento ricevuta da Criscito (che risultò poi non colpevole nelle sedi giudiziarie) rispetto ad altri calciatori della nazionale pur indagati ma ugualmente convocati, come nel caso di Bonucci. Dopo un anno di assenza, dovuto anche all'infortunio ai legamenti del ginocchio, torna in nazionale il 15 novembre 2013, giocando titolare nella partita amichevole contro la Germania (1-1) giocata a San Siro. Nel biennio di Antonio Conte alla guida dell'Italia, Criscito ottiene solo una convocazione in vista dell'amichevole con l'Albania del 18 novembre 2014, oltre alla partecipazione agli stage di giugno 2015. Viene richiamato in nazionale il 1º ottobre 2016 dal CT Gian Piero Ventura per le partite di qualificazione al Mondiale 2018 contro Spagna e Macedonia, non scendendo in campo in nessuna delle due partite. Nel 2018 il nuovo CT Roberto Mancini lo convoca per le prime amichevoli sotto la sua gestione e il 28 maggio 2018 torna in campo nell'amichevole disputata a San Gallo contro l'Arabia Saudita, 4 anni dopo la sua ultima presenza. Controversie Il 28 maggio 2012 viene iscritto nel registro degli indagati, dalla procura di Cremona, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa sportiva. Si trovava nel ritiro azzurro di Coverciano quando c'è stato il blitz. Criscito avrebbe partecipato alla combine di Lazio-Genoa 4-2 del maggio 2011 per la quale sono stati arrestati Omar Milanetto e Stefano Mauri e indagati Giuseppe Sculli e K'akhaber K'aladze. L'11 settembre il pm di Genova Mazzeo, data la mancanza di prove, chiede l'archiviazione per Criscito, Milanetto, Dainelli e Palacio, indagati per la presunta combine per il derby con la Sampdoria dell'8 maggio 2011. Il 30 novembre la procura di Cremona chiede una proroga di sei mesi per lui e altri 32 degli indagati per il calcioscommesse iscritti nel registro nel maggio scorso. Nel luglio seguente il pm di Cremona Roberto Di Martino ha mandato un avviso ai 149 indagati per notificare il maxi incidente probatorio che sarà condotto sulle 200 apparecchiature poste sotto sequestro durante le indagini. Tra gli indagati figura lo stesso Criscito. Il 9 febbraio 2015 la procura di Cremona termina le indagini e per Sculli, Criscito e Kaladze viene chiesta l'archiviazione. Palmarès Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Competizioni nazionali Campionato russo: 2 - Zenit: 2011-2012, 2014-2015 Supercoppa di Russia: 2 - Zenit: 2015, 2016 Coppa di Russia: 1 - Zenit: 2015-2016
  5. FEDERICO BALZARETTI Torinese doc, essendo nato nella capitale sabauda il 6 dicembre 1981, cresce nelle giovanili del Torino; nell’estate del 1999 è mandato a farsi le ossa a Varese, dove rimane per due stagioni. Nella stagione 2001-02 si trasferisce al Siena, per poi tornare nella compagine granata nell’estate del 2002 e il 14 settembre dello stesso anno esordisce in Serie A, contro l’Inter. Il Torino retrocede in Serie B e Federico diventa uno dei cardini della squadra granata. Nella stagione 2004-05 è uno dei protagonisti della promozione nella massima serie del Toro, ma la promozione viene annullata dal fallimento della società granata.Balzaretti, svincolato, è ingaggiato a parametro zero dalla Juventus; grazie alle sue prestazioni e alla sua capacità di disimpegnarsi sia sulla fascia destra che in quella sinistra, trova spesso spazio nell’undici titolare. Con ventotto presenze, di cui quattro in Champions League, mette la propria firma allo scudetto bianconero.Rimane in bianconero anche nella stagione successiva, in Serie B e, nonostante Deschamps lo veda solamente come terzino sinistro, subendo quindi la concorrenza di Chiellini, riesce a totalizzare quaranta presenze; realizza, contro il Crotone, il suo primo goal con la maglia bianconera, al quale può aggiungere la rete segnata contro l’Albinoleffe.«Sono stati due anni intensi e in cui sono successe molte cose; si è chiusa una parentesi importante della mia vita, umana e professionale, ho conosciuto persone splendide e insieme ci siamo tolti tante soddisfazioni. Ho vinto due campionati che nessuna sentenza potrà mai cancellare. Ora che quest’avventura è finita, voglio ringraziare tutti coloro che con me l’hanno condivisa. I miei compagni, i membri dello staff tecnico e di quello medico, i magazzinieri, tutte le persone che lavorano a fianco della squadra e chi quotidianamente opera in sede. Infine, un saluto ai tifosi, che in questo periodo mi sono sempre stati vicini e non hanno mai fatto mancare il loro sostegno».Il 20 giugno 2007, infatti, è acquistato dalla Fiorentina per 3,8 milioni di euro, firmando un contratto quadriennale.FABIO ELLENA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MARZO 2006Dal Torino. Da Torino. Proprio alla vigilia dell’Olimpiade, l’evento più importante della storia recente della città sabauda. In una Juventus che sta marciando spedita, frantumando record a ripetizione, un’altra lacuna è stata cancellata. Dopo anni di assenza, la maglia bianconera è, infatti, nuovamente indossata da un torinese. O meglio, da un “Turineis”. Merito di Federico Balzaretti, approdato alla corte di “Madama” in estate, al termine del periodo forse più burrascoso della vita del Toro, proprio mentre la città (non solo la componente granata!) già si pregustava un derby a cinque stelle. E a cinque cerchi.Ed eccolo qui, Federico. Pronto a riaprire due capitoli della storia bianconera interrotti da una decina di anni. Quello dei torinesi, innanzitutto. Un elenco che, oltre ai pionieri del D’Azeglio che 108 anni fa diedero vita al club, comprende campioni dai nonni illustri. Come Giampiero Combi o Guglielmo Gabetto, Carlo Parola o Roberto Bettega, fino ad arrivare a Michele Padovano, l’ultimo degli indigeni a lasciare il segno.L’altro racconta invece dei trasferimenti (riusciti o mancati, ma spesso fonte di discussioni) da una parte all’altra di Torino. Dal granata al bianconero e viceversa. Nomi, racconti ed episodi per rendere ancora più accesa la rivalità (sportiva) tra cugini sotto la Mole. Senza scomodare miti e leggende, ma spingendoci di slancio fino a Gianluca Pessotto, protagonista del penultimo salto di barricata e figura fondamentale in questi primi mesi juventini di Balzaretti. Al di là di corsi e ricorsi storici, quel che resta è un ragazzo che il salto l’ha fatto in punta di piedi. È arrivato pensando al suo futuro da calciatore, ma soprattutto a quello di uomo. Un fatto che non è passato inosservato e che è servito a farlo apprezzare ancora di più. Già, perché se c’è una regola (non scritta ma sacra) che vuole che alla Juventus si cerchino i grandi uomini, oltre che i grandi atleti, ebbene anche questa volta la dirigenza ha visto giusto.Federico è il classico ragazzo che si va voler bene da tutti. Educato, sereno, sempre allegro e disponibile. Un ragazzo molto più maturo di tanti suoi coetanei ventiquattrenni. E non solo per quella creaturina (la piccola Lucrezia, nata a settembre) che lo aspetta a casa e che gli fa luccicare gli occhi ogni volta che la nomina. Un ragazzo che intanto, partita dopo partita, si sta facendo conoscere e stimare. Insomma, c’è chi per lui prevede un lungo cammino in bianconero, proprio seguendo le orme di Gianluca Pessotto. Professionalmente e umanamente.E allora via con la chiacchierata, per la quale abbiamo scelto uno dei luoghi simbolo di Torino: il Monte dei Cappuccini, con tanto di vista della città e del Po, il fiume che Federico ha metaforicamente attraversato questa estate. Avresti mai pensato a un’intervista su “Hurrà Juventus”? «Devo essere onesto, venire qui era l’ultima cosa che mi sarei aspettato e forse non l’avevo mai presa in considerazione nei miei obiettivi. Comunque, quando mi è stata proposta l’eventualità del trasferimento, non poteva che farmi grande piacere».Si è scritto e detto molto sul tuo passaggio da una sponda all’altra di Torino. Certo, la tua è stata un’estate intensa: «Direi turbolenta. La promozione in Serie A me la sono goduta solo un paio di giorni. Quando sono uscite le prime notizie sui problemi societari del Torino, ero in vacanza e la situazione l’ho seguita marginalmente. Poi il periodo del ritiro estivo vissuto in condizioni incredibili, con tante promesse mai mantenute. E infine il mio arrivo qui. Ora comunque è tutto passato e ultimamente le cose stanno andando bene».Raccontaci brevemente la tua storia calcistica: «Al Torino ho fatto dai Primi Calci fino alla Primavera, squadra in cui ho giocato un anno vincendo la Coppa Italia. La carriera da professionista è iniziata con i prestiti, due anni a Varese in C1 e uno a Siena in B. Infine il rientro al Toro, dove ho disputato le ultime tre stagioni, la prima in A e le altre in B. E oggi sono qui».Una vita quasi tutta granata, quindi. Cosa ti hanno detto in famiglia dopo il tuo passaggio in bianconero? «Erano contentissimi, anche perché mio papà Piercarlo e mia sorella Grazia sono da sempre tifosi juventini. Pensa che mio padre non è ancora venuto allo stadio, forse per la troppa emozione di vedermi giocare nella sua squadra del cuore. Comunque, la decisione è stata collegiale, l’ho presa insieme a loro e alla mia compagna Jessica, che in quel momento era al nono mese di gravidanza. In questa scelta ha influito sia l’uomo che il calciatore. Quella juventina era l’offerta più allettante, ma ho pensato anche ai miei cari. Non potevo andar via da Torino in un momento così importante della una vita».Famiglia OK. E i tuoi amici? «Ho tanti amici, sia juventini che granata. Loro, ma anche i miei ex compagni, non hanno avuto il minimo dubbio e sono stati felici della scelta e orgogliosi di me».Come ti senti dopo oltre cinque mesi al di qua del Po? «Benissimo, non ho avuto nessun problema dal punto di vista dell’ambientamento. Ovvio che all’inizio avessi un po’ di timore, ma dopo due allenamenti è scomparso del tutto. I compagni e lo staff sono stati fantastici nell’accogliermi all’interno del gruppo».Juventus da fuori e da dentro, cambia la visione? «Nell’ambiente Toro, la Juventus è sempre stata vista conte la rivale numero uno, benché gli obiettivi fossero davvero diversi. Osservata da fuori, da avversario, quella bianconera è una società che dà proprio l’impressione di essere forte, organizzata e con pochi punti deboli. E ora che sono dentro non posso che confermare questa sensazione».Mister Capello ha sempre parlato bene di te. «Se sono qui è perché lui ha dato il suo benestare fin dall’inizio. La fiducia da parte sua e del suo staff non è mai mancata. Mi sono stati tutti molto vicini, incoraggiandomi, dicendomi di non mollare e facendomi capire che il mio lavoro era apprezzato. Mi hanno sempre fatto sentire importante, al di là delle partite disputate. Poi, si gioca in undici e il gruppo è di venticinque, l’allenatore deve fare delle scelte e dal suo punto di vista non è certamente facile lanciare un giovane in una società del genere, ci va il giusto tempo e vanno anche rispettate determinate gerarchie. L’importante è farti trovare pronto, fisicamente e mentalmente, quando vieni chiamato in causa».Vero. Vedendoti giocare, l’impressione è proprio quella di una gran forza mentale. «Io non sento molto le pressioni, soprattutto a livello di testa, e questo credo sia un bene. Per esempio, il fatto di esordire con la maglia della Juventus a Barcellona, davanti a 100.000 persone, non mi ha pesato affatto, nonostante fossi abituato a giocare in ben altri stadi».Già, quel dribbling di tacco sulla linea di fondo ai danni di Messi, non proprio uno qualunque. «È il ricordo più forte che ho di questi primi mesi, forse era la prima palla che toccavo. È stato proprio frutto del fatto di star bene a livello di testa e della serenità che mi porto dentro e che vivo a casa quotidianamente».Abbiamo parlato dei compagni e del mister. Veniamo ai dirigenti. «Innanzitutto mi hanno subito fatto capire che mi prendevano con l’intenzione di farmi restare. La prima impressione è quella di grande serietà e organizzazione. Sono sempre presenti, ti seguono durante gli allenamenti e le trasferte, insomma ti mettono nelle condizioni di dover solo pensare a giocare e a nient’altro».L’ultima componente: i tifosi. I tuoi nuovi tifosi, quelli della Scirea. Ma non solo loro. «L’accoglienza mi è sembrata buona anche da parte loro. Certo non possono ancora essere affezionati a me, ma il fatto che non mi abbiano mai fischiato per il mio passato, mi ha fatto molto piacere. Ho già avuto modo di parlare con alcuni di loro, mi hanno anche invitato agli incontri con i loro club. Ma per ora preferisco aspettare, voglio dimostrare prima sul campo il mio valore e far sì che loro si affezionino a me per il mio apporto alle vittorie del gruppo. Il resto arriverà in modo naturale».Estate a parte, il tuo è stato un 2005 da ricordare. Quella notte di settembre a Bruges. Cosa ti viene in mente? «Il giorno quattordici, proprio come il mio numero di maglia, un bel segno del destino. Eravamo in albergo e il mio telefonino non raggiungeva il segnale, fortunatamente Jessica aveva il numero del nostro Team Manager Alessio Secco. È venuto lui a cercarmi in camera. Ho passato il resto della notte insonne nella stanza dei massaggi per evitare di disturbare Abbiati, il mio compagno di stanza, che il giorno dopo doveva giocare. Non so se il mister avesse in programma di farmi giocare e se cambiò idea per questo fatto, resta comunque un ricordo incredibile».Poco male, l’esordio in Champions è stato solo rimandato. «Ho rimediato a Vienna, un’altra grandissima emozione. Questa competizione ha qualcosa di particolare, un’atmosfera che respiri già nell’allenamento di vigilia o durante l’esecuzione dell’inno pre-gara, sensazioni magiche anche perché tutti da bambini sognano di giocare in Coppa dei Campioni o in Nazionale. Ci sono sicuramente pressioni in più rispetto alle normali sfide di campionato considerata la voglia di tutto l’ambiente di centrare questo traguardo».Quali erano gli obiettivi che ti eri posto al tuo arrivo? E a che punto credi di essere arrivato? «All’inizio l’obiettivo era quello di dimostrare di poter far parte di questo gruppo, non ho mai pensato “vado e gioco”, non ho questa presunzione. Fin da piccolo sono sempre stato abituato a lottare per un posto, l’unica stagione in cui sono partito titolare fisso è stata l’ultima al Torino. A che punto sono? In parte credo di averlo raggiunto, mi sono già tolto qualche soddisfazione, nonostante in tanti credevano che non fossi altezza per rimanere in questo gruppo. Devo ancora dimostrare tanto, ma l’essere partito titolare in alcune gare e l’aver esordito in Champions sono motivi d’orgoglio».Ti faccio il nome di alcuni tuoi compagni. Partiamo da Gianluca Pessotto. «Mi è stato molto vicino, soprattutto all’inizio, mi ha spiegato com’era la situazione e quello che aveva vissuto lui dopo il suo passaggio dal Toro alla Juve. Abbiamo un po’ le carriere simili, visto che entrambi siamo stati anche a Varese. È un professionista esemplare, un punto di riferimento e un esempio per tutti. Mi piacerebbe riuscire a fare quello che ha fatto lui in questi anni, non solo in campo».Proseguiamo con Gianluca Zambrotta. «L’ho sempre detto che lui è uno dei giocatori a cui mi sono ispirato. Da quando gli hanno cambiato il ruolo ed è diventato difensore è uno dei migliori, da continuità alle sue prestazioni, fornisce assist, difende bene, ha una forza impressionante, una tecnica eccezionale e fa le cose a una velocità incredibile. Giocare con lui non può che migliorarmi».Chiudiamo con il tuo gemello Pavel Nedved. «Quando sono arrivato, ci scambiavano per fratelli. Mi sono dovuto tagliare i capelli per evitare che ci confondessero. È un modo anche questo per farmi sentire ancora di più parte integrante di questo gruppo. Poi, mica ho scelto uno a caso, niente meno che il Pallone d’Oro!»Infine un accostamento illustre, quello con il vicepresidente Roberto Bettega. «È vero, anche lui aveva giocato a Varese ed è nato a Torino. Sono l’unico torinese in squadra e mi hanno detto che da alcuni di anni non ce n’era uno. Un’altra cosa che noti può che farmi piacere».Un torinese protagonista a Torino. Che legame hai con la tua città? «È la città in cui sono nato e in cui voglio vivere quando avrò smesso di giocare. Sono cresciuto alle porte della città, a Grugliasco, e mi sono trasferito solo da tre anni, cioè quando sono andato a convivere con la mia compagna. Il legame è fortissimo, mi piace tanto, è bellissima e purtroppo sottovalutata».Le Olimpiadi arrivano nel momento giusto. «Speriamo che questi giochi servano a valorizzarla come merita. Torino è una città con mille risorse, il traffico non è esagerato, ha delle zone splendide, molto vivibile. Ripeto, è descritta male all’esterno. Infatti, tutti i compagni che sono venuti ad abitarci l’hanno rivalutata e qui si trovano benissimo».Veniamo a te. Come ti descriveresti al di fuori del campo? «Sono una persona tranquilla, che sorride sempre. È difficile vedermi arrabbiato o imbronciato, sono felice della mia vita e non perdo certo il sorriso per una partita andata male, ben sapendo che tre giorni dopo ce n’è un’altra per il riscatto. Vivo molto serenamente le cose, sia nel bene che nel male. Mi piace divertirmi e uscire, anche se da quando è arrivata Lucrezia i ritmi sono cambiati, adesso il tempo libero è dedicato a lei, punto e basta. Per il resto sono come tutti i ragazzi della mia età, mi piace il cinema e la musica ed ho un po’ il vizio per i vestiti e l’abbigliamento».Per chiudere passato e futuro insieme. Come te lo immagini un prossimo derby? «I derby sono sempre stati molto sentiti dall’ambiente torinista, basti pensare che i tifosi granata venivano a tifare anche durante le sfide giovanili, segno che la stracittadina vera e propria a loro manca davvero tanto. Detto questo, mi auguro possa esserci presto. Il pensiero di questa partita mi fa sorridere perché immagino quella che potrà essere l’accoglienza, ma non vedo comunque l’ora di giocarla». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/12/federico-balzaretti.html
  6. FEDERICO BALZARETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Balzaretti Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 06.12.1981 Ruolo: Difensore Altezza: 178 cm Peso: 70 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2005 al 2007 Esordio: 11.09.2005 - Serie A - Empoli-Juventus 0-4 Ultima partita: 10.06.2007 - Serie B - Juventus-Spezia 2-3 68 presenze - 2 reti 1 scudetto 1 campionato di serie B Federico Balzaretti (Torino, 6 dicembre 1981) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano di ruolo difensore, direttore sportivo del L.R. Vicenza. Cresciuto nel Torino, vive le prime esperienze da professionista in prestito a Varese e Siena, tornando al Torino per giocare un anno in Serie A e due in Serie B. In seguito si trasferisce alla Juventus, giocando un anno in Serie A e Champions League con la vittoria del campionato e la successiva stagione in cadetteria con la risalita. Ceduto alla Fiorentina nel 2007, dopo mezza stagione passa al Palermo con cui gioca titolare in Europa League. In questi anni conquista la maglia della Nazionale con la quale partecipa al Campionato europeo 2012, in cui l'Italia perde la finale contro la Spagna. Nella stessa estate si trasferisce alla Roma. Il 12 agosto 2015 annuncia il ritiro, dopo aver totalizzato complessivamente 221 presenze e 4 reti in Serie A e 130 presenze e 3 reti in Serie B. Federico Balzaretti Balzaretti in nazionale al campionato d'Europa 2012 Nazionalità Italia Altezza 178 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 12 agosto 2015 Carriera Giovanili 1994-1999 Torino Squadre di club1 1998-1999 Torino 0 (0) 1999-2001 → Varese 44 (1) 2001-2002 → Siena 16 (1) 2002-2005 Torino 94 (5) 2005-2007 Juventus 68 (2) 2007-2008 Fiorentina 6 (0) 2008-2012 Palermo 143 (3) 2012-2015 Roma 39 (1) Nazionale 2000-2002 Italia U-20 23 (1) 2002 Italia U-21 4 (0) 2010-2013 Italia 16 (0) Palmarès Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Giochi del Mediterraneo Argento Tunisi 2001 Torneo Quattro Nazioni U-20 Oro 2001-2002 Biografia Dall'ex compagna Jessica Gasparin ha avuto due figlie: Lucrezia, nata nel 2006, e Ginevra Vittoria, nata nel 2008. Il 13 giugno 2011 si è sposato con la ballerina di danza classica Eleonora Abbagnato nella Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni di Palermo. Il 24 gennaio 2012 è diventato padre per la terza volta, della bambina Julia nata a Palermo; il 3 gennaio 2015 nasce il suo quarto figlio, di nome Gabriel, venuto al mondo a Roma. Il 21 luglio 2012 diventa cittadino onorario di Pezzana, paese dei suoi genitori. Caratteristiche tecniche Possedeva spiccate doti offensive, tipiche del suo ruolo di terzino sinistro. Fra le sue caratteristiche principali vi erano l'abilità nel cross e nella corsa, che lo rendevano sempre presente sia in fase difensiva sia offensiva, anche grazie alla sua resistenza. Carriera Club Inizi Accolto dall'età di sei anni nelle giovanili del Torino, gioca nelle serie minori con le maglie di Varese e Siena, alle quali viene ceduto in prestito. Tornato a Torino, esordisce in Serie A il 14 settembre 2002 contro l'Inter. Con i granata retrocessi in Serie B, diventa uno degli uomini più importanti della squadra. Nel campionato di Serie B 2004-2005 con il Torino guadagna la promozione nella massima serie. Questa promozione raggiunta sul campo viene perduta a causa del fallimento della società durante il problematico ritiro precampionato. Il 10 agosto 2005 Balzaretti, come tutti gli altri giocatori, viene svincolato e lasciato libero di accordarsi con un'altra squadra. Juventus Pochi giorni dopo viene ingaggiato a parametro zero dalla Juventus. Proprio lui che aveva giurato amore eterno alla causa granata, ora passa a difendere i colori dell'altra squadra cittadina, anche per far restare in Piemonte l'allora moglie che era incinta della figlia Lucrezia. Questo trasferimento fu interpretato come un gesto di tradimento dai tifosi granata, che da allora hanno ricoperto di fischi e insultato Balzaretti ogni volta che è tornato a Torino da avversario. Con Fabio Capello trova spesso posto nell'undici titolare in assenza del pariruolo Giorgio Chiellini. Al suo primo anno in bianconero, nella quale colleziona 28 presenze (di cui 4 in Champions League), la squadra si classifica prima nel campionato 2005-2006: in seguito alle responsabilità della Juventus nello scandalo Farsopoli, lo scudetto viene assegnato all'Inter e la società retrocede in Serie B. Rimane alla Juventus nella stagione 2006-2007, in Serie B, segnando contro il Crotone il suo primo gol in bianconero, nella vittoriosa partita contro i calabresi (5-0). Si ripete contro l'AlbinoLeffe. A fine stagione Balzaretti non rientra più nei piani della Juventus. Fiorentina Balzaretti con la maglia della Fiorentina. Il 20 giugno 2007 viene acquistato dalla Fiorentina per 3,8 milioni di euro. Pochi giorni dopo, intervistato dai giornalisti, spiega di essere stato letteralmente "scaricato" dalla squadra bianconera. Con la maglia viola ha disputato 6 partite in campionato, 2 in Coppa Italia e 3 in Coppa UEFA, per un totale di 11 apparizioni, poiché l'allenatore della squadra, Cesare Prandelli, gli preferiva giocatori come Manuel Pasqual e Massimo Gobbi e il loro rapporto non era quindi dei migliori. Nel gennaio 2008 lascia dunque la Toscana; ritroverà Cesare Prandelli come commissario tecnico della Nazionale italiana, che tornerà a prenderlo in considerazione per le convocazioni. Palermo Il 25 gennaio 2008, durante la sessione invernale del calciomercato, passa al Palermo sempre per 3,8 milioni di euro. Nella squadra rosanero veste la maglia numero 42 in onore del padre, nato nel 1942. Con questa squadra, negli anni, si è rivelato uno dei migliori esterni sinistri del campionato italiano. Esordisce con il rosanero il 2 febbraio 2008 in Palermo-Livorno (1-0), rendendosi autore di una prestazione positiva. Nella mezza stagione a Palermo diventa un titolare della squadra, giocando 16 partite di campionato. Riconfermato titolare per la stagione successiva, colleziona 33 presenze in campionato senza segnare alcune rete. In poco tempo diventa uno dei giocatori chiave della squadra. Balzaretti all'inizio della militanza nel Palermo Il 18 ottobre 2009 segna la prima rete sia in Serie A che con la maglia del Palermo, utile ai fini della vittoria in trasferta contro il Livorno (1-2) all'ottava giornata di campionato, con un potente sinistro, dopo aver ricevuto il pallone da Mattia Cassani con un cross dalla fascia. Il 6 dicembre, giorno del suo ventottesimo compleanno, ha potuto festeggiare le sue 100 presenze in Serie A nella 15ª giornata di campionato che ha visto i rosanero battere per 2-1 il Cagliari; esse sono suddivise tra Torino (13), Juventus (20), Fiorentina (6) e Palermo (61). La stagione 2009-2010 è stata une delle migliori della sua carriera, nella quale ha dimostrato attaccamento alla maglia ed ha sfiorato l'idea di essere convocato in Nazionale. Chiude con 34 presenze in campionato e 2 in Coppa Italia. Il 31 ottobre 2010, in Palermo-Lazio (0-1) della nona giornata del campionato, ha raggiunto le 100 presenze con la maglia del Palermo così suddivise: 92 in campionato, 3 in Coppa Italia e 5 in Europa League. Il 19 dicembre, in Bari-Palermo (1-1) della 17ª giornata, ha disputato la centesima partita in Serie A con la maglia rosanero. Il 23 aprile 2011, in Palermo-Napoli (2-1) della 34ª giornata di campionato, realizza la seconda rete in una stagione di massima serie (l'altra al Brescia nella seconda giornata), facendo così registrare un record personale. Oltre alle due reti già citate, le presenze stagionali sono 44, suddivise fra campionato, Coppa Italia (persa in finale contro l'Inter per 3-1) ed Europa League; è stato considerato in quella stagione come uno dei migliori terzini del campionato per prestazioni e numero di assist (in totale 6 assist serviti ai compagni). Titolare nella stagione 2011-2012, si infortuna in Palermo-Udinese (1-1) della 29ª giornata di campionato disputata il 24 marzo. Rientra in campo il 6 maggio nell'ultima partita casalinga dei rosanero, nel 4-4 contro il ChievoVerona, subentrando a Nicolás Bertolo al 58'. Salta la partita successiva, l'ultima di campionato per una laringotracheite, chiudendo quindi la stagione con 27 presenze in campionato e 2 in Europa League. Lascia il Palermo dopo quattro stagioni e mezzo, collezionando complessivamente 159 presenze e 3 reti. Roma Federico Balzaretti con la maglia della Roma nell'amichevole contro il Chelsea disputata il 10 agosto 2013 Dopo aver rifiutato il prolungamento di contratto col Palermo (che gli offriva anche un futuro da dirigente), il 1º agosto 2012 si trasferisce alla Roma per 4,5 milioni di euro. Lo stesso giorno è stata pubblicata sul sito ufficiale del Palermo una lettera di saluto e ringraziamento ai tifosi rosanero. Esordisce in maglia giallorossa nº 42, mantenendo quindi la casacca che aveva al Palermo, nella gara casalinga contro il Catania (2-2), valevole per la prima giornata di campionato. Il 27 gennaio 2013 viene inserito nella Squadra dell'anno al Gran Galà del calcio AIC. Chiude la stagione con 27 presenze in campionato e 5 in Coppa Italia. Segna la sua unica rete con la maglia della Roma il 22 settembre 2013, siglando il gol che sblocca il derby contro la Lazio (2-0) della quarta giornata del campionato di Serie A 2013-2014. Quindi è titolare fino alla partita di campionato contro il Sassuolo del 10 novembre 2013. Successivamente un'infiammazione all'adduttore si è tramutata in pubalgia, quindi il 24 gennaio 2014 si è operato a Boston. Il giocatore ha proseguito perciò con allenamenti personalizzati iniziando una cura a base di laser e ultrasuoni e il 15 marzo seguente è stato controllato nuovamente a Boston. La non riuscita dell'intervento di Boston lo ha costretto a tornare sotto i ferri il 24 luglio 2014, stavolta a Monaco di Baviera. Il 3 aprile 2015 torna a giocare nella partita della formazione Primavera contro la Ternana, disputando il primo tempo. Viene inoltre convocato per la partita del 4 aprile contro il Napoli, tornando così disponibile dopo 17 mesi di assenza. Riesce a timbrare il cartellino di presenza in occasione dell'ultima partita di campionato, Roma-Palermo 1-2, il 31 maggio 2015. A fine stagione rimane svincolato e conclude così la sua esperienza in giallorosso con 44 presenze e una rete. Nazionale Tra il 2000 e il 2002 gioca 23 partite (segnando un gol) con la Nazionale Under-20 e 4 partite con l'Under-21, sotto la gestione di Francesco Rocca. Il 14 novembre 2010 riceve la prima convocazione in Nazionale maggiore, a quasi 29 anni, dal commissario tecnico Cesare Prandelli in vista dell'amichevole contro la Romania del 17 novembre. In tale partita, finita 1-1, esordisce dal primo minuto giocando l'intero incontro. Federico Balzaretti durante la finale dell'Europeo 2012 contro la Spagna Il 20 marzo 2011 riceve la convocazione in vista delle partite contro Slovenia (qualificazione agli Europei 2012) ed Ucraina (amichevole): gioca la prima partita - disputata il 25 marzo e vinta in trasferta per 1-0 - da titolare, disputando ancora una volta tutti i 90 minuti e fornendo a Thiago Motta l'assist per il gol partita. In tutto saranno 4 le apparizioni nel girone di qualificazione. Il 13 maggio 2012 viene inserito dal CT Prandelli nella lista dei 32 calciatori pre-convocati per la fase di preparazione in vista dell'Europeo 2012, venendo poi incluso nella lista definitiva consegnata il 29 maggio. Per le prime due partite del girone contro Spagna e Croazia Prandelli schiera la squadra con 3-5-2 e a sinistra gioca titolare Emanuele Giaccherini. Debutta quindi nella terza partita del girone e quindi gioca anche le tre partite della fase finale, con l'Italia schierata con il 4-4-2; in particolare, nella semifinale contro la Germania viene schierato sulla fascia destra. La Nazionale italiana perde 4-0 contro la Spagna in finale, in cui Balzaretti, che fino ai quarti ha ben figurato nel torneo, subentra al 20' all'infortunato Giorgio Chiellini. Dopo il ritiro Il 12 agosto 2015, tramite una conferenza stampa, annuncia il suo ritiro dal calcio giocato a causa di problemi fisici all'età di 33 anni, entrando a far parte della dirigenza della Roma, dove si occuperà dei ragazzi ceduti in prestito. Per il biennio 2015-2017 è anche opinionista delle partite di Champions sui canali Premium Calcio e a giugno 2016 è ospite fisso a Il grande match su Rai 1 per commentare i post-partita dell'Europeo. Nell’estate del 2017 diventa opinionista su Fox Sports per il calcio internazionale. Nel giugno del 2019 lascia la Roma dopo sette anni tra campo e dirigenza ed entra a far parte della squadra di DAZN come opinionista a bordo campo al fianco di Diletta Leotta nei pre e post-partita delle partite di Serie A. L’anno seguente commenta la Champions su RMC Sports. Nell’estate del 2021 entra a far parte della squadra di Amazon Prime Video come opinionista in studio delle gare del mercoledì di UEFA Champions League. Nel frattempo frequenta il corso da allenatore UEFA A a Coverciano e il 2 novembre dello stesso anno diventa direttore sportivo del L.R. Vicenza. Palmarès Club Campionato italiano: 1 - Juventus: 2005-2006 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Nazionale Torneo Quattro Nazioni: 1 - 2001-2002 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2012
  7. ROBERT KOVAC Chi ha seguito il doppio confronto di Champions League fra il Bayern Monaco e il Chelsea – afferma Gianluca Spessot, sul “Guerin Sportivo” del 26 aprile-2 maggio 2005 – si starà chiedendo come mai la Juventus abbia deciso di puntare su Robert Kovac per dare maggiore stabilità alla difesa. Sono bastate la forza fisica e la stazza di Drogba per far venire alla luce i limiti di un centrale costretto spesso a regalare un paio di centimetri all’avversario di turno. Nel gol del provvisorio 2-1 per il Chelsea, Kovac tentò di contrastare piuttosto goffamente l’ivoriano, che, con uno stacco imperioso, fece sembrare il numero 5 del Bayern Monaco ben più basso dei 182 centimetri riportati sulla sua carta di identità. Anche nell’incontro d’andata la coppia centrale del Bayern non aveva vinto quasi nessun duello aereo contro il colosso dei londinesi, ma in quella occasione la squadra di Magath giocò male e si ipotizzò una serata storta di tutta la truppa. La gara di ritorno ha però messo in evidenza una verità che la Bundesliga aveva in qualche modo celato: nel calcio moderno i centimetri e i chili sono fondamentali per uno stopper. Un limite, che Jürgen Kohler aveva già segnalato in un recente articolo scritto per il settimanale “Kicker”, che ha proposto, ai lettori un confronto fra la coppia centrale del Bayern e quella dello Schalke. L’ex juventino ha messo Robert Kovac all’ultimo posto in un’ipotetica classifica che vedeva a confronto, oltre al croato, Lucio, Bordon e Krstajic, motivando così la sua scelta: «Kovac è veloce e molto aggressivo nei contrasti, ma perde troppi duelli aerei». Una sintesi perfetta, che dovrà far riflettere la dirigenza juventina, chiamata ad affiancargli un centrale di stazza. Ritorniamo quindi alla domanda iniziale: perché Robert Kovac? Il primo motivo è sicuramente economico. Il centrale della Nazionale croata è in scadenza di contratto e quindi verrebbe tesserato a parametro zero. Uli Hoeness ha recentemente dichiarato che la partenza del croato rappresenta una grossa perdita per il Bayern, ma il bilancio viene prima di tutto e la dirigenza di Säbenerstrasse aveva offerto un rinnovo di due anni con una riduzione dello stipendio del 30%. Proposta definita inaccettabile dal giocatore che pretendeva un triennale alle stesse condizioni del contratto precedente. Dopo aver capito che la società bavarese non avrebbe ceduto di un centesimo, Kovac ha ordinato al suo procuratore di sondare il mercato europeo, perché «se me ne devo andare da Monaco, voglio fare un’esperienza all’estero». Né il giocatore, né il suo manager hanno mai fatto il nome della Juventus, ma la dirigenza del Bayern ha fatto sapere di non poter concorrere con l’offerta del club bianconero. Il secondo motivo è di carattere prettamente sportivo: in un campionato come quello italiano dove i difensori sono spesso costretti a marcare attaccanti veloci, Kovac si troverebbe sicuramente a suo agio. Lo scatto e l’anticipo sono i suoi punti di forza e di testa non è l’ultimo arrivato, anche se, come detto, soffre gli avversari più alti di lui. Chiarite le sue caratteristiche e svelati i suoi limiti, andiamo alla scoperta dell’uomo e del calciatore che dovrebbe raccogliere l’eredità di uno stopper, Jürgen Kohler, che ha già percorso, nel passato, la strada che da Monaco di Baviera porta a Torino. Kovac ha il passaporto croato e nella Nazionale del suo Paese ha collezionato una cinquantina di presenze, ma, come il fratello maggiore Niko che attualmente milita nell’Hertha, è nato a Berlino il 6 aprile ‘74. La sua carriera è iniziata nel Rapide Wedding, uno dei tanti club della Capitale, così come l’Hertha Zehlendorf, che ha rappresentato la seconda tappa nella rincorsa verso il calcio professionistico. Prima di approdare nella massima serie Kovac ha dovuto passare per il purgatorio della Zweite Liga con il Norimberga, ma, nel ‘96-97, è arrivato il tanto atteso esordio nell’élite del calcio tedesco. A Leverkusen Robert ha trovato Christoph Daum, un allenatore che crede nei giovani e che non ha esitato a consegnargli il posto di titolare lasciato libero da Christian Wörns, incapace di resistere alle sirene parigine. La stagione ‘98-99 è stata quella della piena consacrazione, tanto che, lo stesso Daum ha detto di lui: «È la vera rivelazione dell’anno». Nel luglio del 2001 Kovac decise di abbandonare il club dei farmacisti per trasferirsi in riva all’Isaar. È arrivato insieme al fratello Niko, che due anni prima aveva lasciato il Bayer per l’Amburgo. La coppia si è divisa due stagioni più tardi, in quanto Robert è diventato titolare inamovibile, mentre Niko non è mai riuscito a imporsi e ha deciso di ritornare nella città natale. Con l’arrivo di Felix Magath in panchina le carte si sono rimescolate e Kovac si è ritrovato improvvisamente degradato a quinta scelta, dietro Lucio, Demichelis, Kuffour e Linke. I motivi li spiega lo stesso Robert: «Con Hitzfeld c’erano delle gerarchie ben definite e in allenamento non serviva andare a mille, l’importante era premere sull’acceleratore il sabato. Il nuovo tecnico pretende, invece, il massimo impegno anche durante la settimana. Ci ho messo un paio di mesi ad abituarmi». In effetti, solo alla nona di campionato Kovac parte per la prima volta titolare, e lo rimane per il resto della stagione, andando a formare, con Lucio, la coppia centrale difensiva meno battuta della Bundesliga. Se abbandoniamo il rettangolo di gioco scopriamo che Robert è sposato con Anica, che gli ha dato una figlia di nome Leticija. Molto riservato, restio a rilasciare interviste, del suo privato non si sa quasi nulla, se non che ama il golf e una vita rilassata, come dimostra il motto che compare nella scheda personale pubblicata sul sito ufficiale del Bayern: «La forza è insita nella tranquillità». Uno stile di vita seguito anche sul rettangolo verde: ci si accorge che Kovac ha giocato solo perché il diretto avversario è stato uno dei peggiori in campo e perché, dalla lettura delle statistiche, risulta essere ai primi posti dei giocatori con il maggior numero di contrasti vinti. Sarà interessante vedere se, anche in Italia, saprà mantenere quella correttezza che ha, finora, contraddistinto la sua carriera: nelle ultime quattro stagioni giocate col Bayern ha visto solo sedici cartellini gialli e neanche uno rosso. GIULIO SALA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’AGOSTO 2005 Capello corto e mascella volitiva, fisico potente e agile al tempo stesso, lo sguardo fiero di chi possiede una fiducia cieca nei propri mezzi: Robert Kovac, nuovo pezzo pregiato della difesa della Juventus, si presenta così nel ritiro di Salice Terme, dove, per la prima volta, incontra il popolo bianconero. In realtà l’incontro, a distanza, c’era già stato lo scorso anno, quando il croato di Germania vestiva la casacca del Bayern Monaco e, nel girone eliminatorio della Champions League, si confrontò per due volte con Del Piero e compagni: «La Juve giocò due partite tatticamente perfette – ricorda Robert – riuscendo a sfruttare al meglio le poche occasioni da gol che le si presentarono. La cosa che mi impressionò fu la determinazione, la volontà di controllare il gioco e l’avversario: una caratteristica che possiedono solo le grandi squadre». La doppia sfida segnò il destino di Kovac: la Juve vinse entrambe le partite, ma il ragazzo fece bene, tanto da convincere Capello e Moggi ad assicurarsi i suoi servigi per la stagione futura. 31 primavere alle spalle, una Coppa Intercontinentale nel 2001, due titoli della Bundesliga, nel 2003 e lo scorso anno: i titoli e l’esperienza certo non gli mancano, eppure Robert suda e lavora sul campo di Salice Terme con la passione di un ragazzino. Lo incontriamo al termine del suo secondo giorno di ritiro. I muscoli sono ancora imballati, ma l’entusiasmo è alle stelle e quasi cancella la fatica. – Allora Robert, com’è stato il primo impatto? «Ottimo, e non poteva essere altrimenti: certo, la stanchezza si fa sentire dopo i primi allenamenti, ma sono talmente felice di essere qui che non ci penso. La Juventus è il massimo: un grande club, il più importante d’Italia. La società è impeccabile, basta vedere quanta gente lavora per noi anche qui, durante il ritiro. E poi la squadra è una corazzata imbattibile, molto compatta ed equilibrata in tutti i reparti; conoscevo di fama tutti i giocatori, ancor prima di incontrarli di persona! Sono venuto qui per vincere tutto: scudetto e Champions League». – Hai pronunciato la parola magica: Champions League, il primo obiettivo per la società e per i tifosi. «Lo so bene, faremo di tutto per vincerla, anche se il Liverpool insegna: non vince sempre la squadra più forte. Servono tante componenti, tra le quali anche una buona dose di fortuna. Non sarà facile, ma con la qualità di cui dispone questa squadra, è un obiettivo alla nostra portata». – È quello che ha chiesto mister Capello, non appena vinto lo scudetto. «E noi faremo di tutto per accontentarlo. Lui è un grande, uno dei migliori allenatori del mondo. È da poco che mi alleno sotto la sua direzione, ma mi sono subito reso conto dell’attenzione con la quale segue i giocatori, della cura che presta a ogni minimo dettaglio. Non è un caso che abbia vinto ovunque è andato». – Hai già un’idea di quello che ti chiederà in campo? «Capello mi conosce, sono un difensore centrale, questa era la mia posizione anche al Bayern e quindi suppongo che verrò impiegato in quel ruolo. Me la vedrò contro grandi campioni, penso a Shevchenko o ad Adriano… sono fortissimi, ma non li temo». – Guarda caso hai citato i due attaccanti di Milan e Inter, le concorrenti più agguerrite della Juventus. «Sicuramente è contro di loro che ci dovremo confrontare: sono queste le avversarie più forti. In Germania quando ne ho avuto la possibilità, ho guardato il campionato italiano. Mi piace è interessante, agguerrito, il pubblico è molto “caldo” e poi l’Italia è un paese meraviglioso dove vivere». – A proposito: conosci già Torino? «Ci sono stato qualche volta in trasferta, ma non posso dire di conoscerla. Me ne hanno parlato bene, mi hanno detto che è una città bella e tranquilla. Ottimo, tanto non sono in cerca di distrazioni: il tempo libero lo passo a casa con mia moglie e la mia bimba di tre anni e sono felicissimo così». Anica è pure lei croata, nata e vissuta a Berlino. Nel 1995, all’età di 17 anni, è una modella molto famosa che fa incetta di premi: Miss Croazia, Miss Mondo e addirittura Miss Universo. Una volta sposata, Anica diventa una moglie e una madre modello, dedicando tutto il suo tempo al marito e alla splendida figlia. «Robert è stato il primo e unico amore. Non avrei mai voluto sposare un calciatore, ma Robert è una persona speciale; non mi pesa affatto aver abbandonato la mia vita da modella». Nonostante la concorrenza di Thuram e Cannavaro, Kovac scende in campo per 23 volte, realizzando anche una rete, nella vittoriosa partita contro il Lecce. Robert può, quindi, aggiungere al già ricco palmarès, anche il titolo di Campione d’Italia. Nella stagione successiva è ancora alla Juventus, nonostante la retrocessione in Serie B della compagine bianconera. La stagione non è fortunata per Robert, fermato da tantissimi problemi fisici. La partita inaugurale del torneo è da dimenticare: confeziona un super pasticcio con il compagno Boumsong, che permette all’attaccante riminese Ricchiuti di pareggiare la rete di Paro. Comincia così in salita il campionato cadetto della Juventus. Anche durante altre partite il croato dimostra di aver perso quella sicurezza che lo ha sempre contraddistinto e alla fine della stagione, non rientrando nei piani del nuovo allenatore Ranieri, viene ceduto al Borussia Dortmund. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/04/nato-berlino-il-6-aprile-1974-da.html
  8. ROBERT KOVAC https://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Kovač Nazione: Croazia Luogo di nascita: Berlino Ovest (Germania) Data di nascita: 06.04.1974 Ruolo: Difensore Altezza: 186 cm Peso: 78 kg Nazionale Croato Soprannome: - Alla Juventus dal 2005 al 2007 Esordio: 20.08.2005 - Supercoppa italiana - Juventus-Inter 0-1 Ultima partita: 19.05.2007 - Serie B - Arezzo-Juventus 1-5 43 presenze - 1 rete 1 scudetto 1 campionato di serie B Robert Kovač (Berlino Ovest, 6 aprile 1974) è un allenatore di calcio ed ex calciatore croato, di ruolo difensore. Robert Kovač Nazionalità Croazia Altezza 186 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex-difensore) Termine carriera 2010 - giocatore Carriera Giovanili ????-1991 Rapide Wedding 1988-1991 Hertha Zehlendorf Squadre di club 1991-1995 Hertha Zehlendorf 112 (12) 1995-1996 Norimberga 33 (1) 1996-2001 Bayer Leverkusen 127 (1) 2001-2005 Bayern Monaco 94 (0) 2005-2007 Juventus 43 (1) 2007-2009 Borussia Dortmund 26 (0) 2009-2010 Dinamo Zagabria 26 (0) Nazionale 1999-2009 Croazia 84 (0) Carriera da allenatore 2013 Croazia U-21 Vice 2013-2015 Croazia Vice 2016-2018 Eintracht Francoforte Vice 2018-2019 Bayern Monaco Vice 2020-2022 Monaco Vice 2022- Wolfsburg Vice Biografia Kovač ha un fratello maggiore, Niko, ritiratosi dal calcio nel 2009, che è stato anch'egli giocatore della selezione croata. Carriera Giocatore Club Inizia e trascorre larga parte della propria carriera di calciatore professionista in Germania, giocando con Hertha Zehlendorf, Norimberga, Bayer Leverkusen e Bayern Monaco. In Germania vince due titoli di Bundesliga, una coppa nazionale ed una Coppa di Lega. Con il Bayern Monaco conquista anche la Coppa Intercontinentale nel 2001. Nel 2005 si trasferisce in Italia, alla Juventus dove vince subito lo scudetto. Segna la sua unica rete in bianconero in Juventus-Lecce 3-1 (27ª giornata del campionato di Serie A 2005-2006), firmando con un colpo di testa la rete del momentaneo 2-1. Dopo la retrocessione della Juventus in Serie B decide di rimanere, ma la sua stagione è contrassegnata da numerosi infortuni che ne impediscono il regolare impiego. Tra i cadetti si rende comunque protagonista in negativo in un'occasione: la prima storica sconfitta della Juve in Serie B è arrivata a seguito di un suo autogol durante Mantova-Juventus (1-0) del 13 gennaio 2007 che pose fine all'imbattibilità dei bianconeri dopo 45 gare. Non rientrando più nei piani della società, nel giugno del 2007 è ingaggiato dal Borussia Dortmund e nel gennaio del 2009 torna in patria alla Dinamo Zagabria. Al termine della stagione, il 2 giugno, annuncia sul sito della squadra croata il ritiro dal calcio. Nazionale Vanta 84 presenze con la Nazionale croata. Allenatore Il 21 gennaio 2013 viene nominato assistente di Niko Kovač alla guida della Nazionale croata di calcio Under-21. Segue il fratello anche nella Nazionale maggiore, all'Eintracht Francoforte, al Bayern Monaco e al Monaco. Palmarès Giocatore Competizioni nazionali Campionato tedesco: 2 - Bayern Monaco: 2002-2003, 2004-2005 Coppa di Germania: 2 - Bayern Monaco: 2002-2003, 2004-2005 Coppa di Lega tedesca: 1- Bayern Monaco: 2004 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2005-2006 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Campionato croato: 1 - Dinamo Zagabria: 2009-2010 Competizioni internazionali Coppa Intercontinentale: 1 - Bayern Monaco: 2001
  9. PATRICK VIEIRA Non poteva esserci presentazione migliore che essere amico di Lilian Thuram – scrive Enrica Tarchi, da “Hurrà Juventus” dell’agosto 2005 –, che tutti, nell’ambiente bianconero, conoscono non soltanto come un calciatore eccezionale, ma anche come un uomo molto profondo, di grande cultura e sensibilità. Lilian ci presenta Patrick Vieira parlandone in modo semplice, genuino, ma molto incisivo: «È una brava persona, con la testa sulle spalle, è molto tranquillo e sa essere molto positivo. Il fatto che sia stato capitano dell’Arsenal e lo sia della Nazionale francese ne è una dimostrazione. Inoltre non dimentica le sue origini, sta facendo cose importanti per l’Africa». Per il suo paese, Patrick, francese di origini senegalesi, sta facendo qualcosa di davvero speciale e lo racconta con orgoglio: «Ho aperto una scuola a Dakar, assieme a Bernard Lama e Jimmy Adjoviboco, dove i ragazzini sono impegnati al 70% con le lezioni e il 30% con il calcio. L’ho fatto, perché il nostro sport in Africa è una vera passione, è il sogno di ogni bambino, ma sappiamo bene quanto sia difficile affermarsi a certi livelli. Il mio obiettivo è che, parallelamente al sogno del calcio, gli allievi della mia scuola sognino di diventare professori, dottori, ingegneri, giornalisti. Ci sono insegnanti che vengono appositamente da fuori per far loro lezione, per farli appassionare anche ad altre cose che non siano un pallone da calcio. Se poi nel loro futuro ci sarà una carriera come la mia, bene, altrimenti ho la speranza che ci sia qualcos’altro e il nostro sport è sicuramente una leva importante per orientarli anche verso altri interessi. Io mi informo sempre di come vanno le cose laggiù, anche se a causa dei miei impegni calcistici non è facile essere presente, ma seguo con passione l’evolversi di questa struttura che presto sarà ultimata in tutte le sue parti, ma che lavora già a pieno ritmo da oramai due anni». Eccolo il Patrick Vieira che non si conosce, il personaggio che sta alla base del grande campione che tutti apprezziamo e che i tifosi e gli appassionati di calcio amano e considerano uno dei più forti giocatori in circolazione. A volte bisogna scavare nel profondo di una persona per coglierne la vera essenza, capire come ha fatto a guadagnarsi un posto nell’élite del calcio mondiale, dove la tecnica non basta, ci vuole anche una forte personalità, una maturità che si acquisisce con il tempo, riflettendo su quello che si ha intorno, vivendo la vita e non facendosela scorrere addosso. «Quando ero ragazzino – ammette Patrick – non riflettevo abbastanza sulle cose, pensavo solo al calcio. Sono stati Bernard Lama, Jimmy Adjoviboco e Lilian Thuram ad aprirmi gli occhi. Ho capito che nella vita non c’è solo il calcio, che ci sono cose più importanti, come ad esempio aiutare la gente. Io sono nato in Africa e con il tempo ho capito che non lo dovevo dimenticare, che avevo il dovere di fare qualcosa per la mia gente. Con il mio amico Lilian, che era anche mio compagno di stanza in Nazionale e ora lo è nella Juve, si può parlare di tutto, lui ha un’opinione personale su tutti gli argomenti e questo mi piace, mi aiuta a riflettere. E una persona semplice e genuina». È un’amicizia vera quella che lega i due assi francesi, sana e sincera, che lo ha anche aiutato a sentirsi a casa propria fin dal giorno del suo arrivo alla Juventus. Lilian lo ha preso per mano e lo ha accompagnato in un mondo in cui Patrick ha messo ben poco tempo ad ambientarsi, proprio come il suo amico fraterno aveva pronosticato. «Ci siamo conosciuti quando giocavo nel Cannes – racconta Vieira – e lui era nel Monaco, ci siamo trovati di fronte da avversari, ma la vera amicizia è sbocciata quando abbiamo iniziato a frequentarci in Nazionale». Da allora sono successe tante cose, calcistiche e non. Patrick si è sposato, quest’estate, e Lilian ha partecipato al suo matrimonio con Cheryl. Quando è possibile, i due amici trascorrono un po’ di tempo assieme, anche se i casi della vita non li hanno mai portati, per esempio, a condividere una vacanza, ma ci sarà tempo anche per quello. «Magari – sorride Vieira – ora che viviamo nella stessa città ci troveremo per andare a giocare a golf». Ma è ben altro che li unisce. Si capisce, anche se non lo dicono. È come un filo sottile, una corrispondenza di pensieri, una grande umanità. Ecco cosa li rende tanto speciali. Si dice che gli opposti spesso si attraggono, ma anche tra simili a volte ci si trova a meraviglia. Patrick era fortemente richiesto non solo dalla Juventus, ma anche dal Real Madrid. Zidane contro Thuram, se vogliamo fare una forzatura. Ha vinto Thuram. «Diciamo che ho vinto io – spiega Vieira – nel senso che nessuno ha influito sulla mia scelta se non io stesso. Ho riflettuto a lungo e ho scelto la strada migliore per me, e ogni giorno che passa sono sempre più convinto di aver fatto la cosa giusta». Un ritorno, quello nel campionato italiano, che potrebbe parere una stonatura a chi, qualche tempo fa, lo aveva sentito dire che non sarebbe tornato a giocare nel nostro paese dopo uno spiacevole e inqualificabile episodio razzista che lo aveva coinvolto. «Se avessi fatto quello che avevo detto in quell’occasione, l’avrei data vinta a una minoranza. Invece sono qui, e voglio pensare solo a giocare e a vincere». Ora che ha vinto la sua personale battaglia contro l’intolleranza, a ulteriore dimostrazione di un carattere forte e tenace, Vieira si prepara a lanciare altre sfide, questa volta sportive: «Con la Juventus voglio vincere tutto, in Italia e in Europa. La Champions League è il sogno di tutti, è una competizione difficile in cui, negli ultimi anni, è capitato che trionfassero squadre diverse da quelle che il pubblico si aspettava. Quindi non si possono fare ragionamenti sulla carta, sarà il campo a parlare, ma noi faremo del nostro meglio per trionfare in tutte le competizioni a cui partecipiamo». Tutti vogliono che il campo alla fine dica Juve e, con una squadra così, la sfida è lanciata. Fabio Capello, che l’ha allenato nella sua breve parentesi al Milan e ora l’ha fortemente voluto, si gode con soddisfazione la coppia di centrocampo Vieira-Emerson, che considera la più forte in assoluto, in Italia e non solo. E Patrick ricorda alcuni preziosi insegnamenti ricevuti dall’attuale tecnico bianconero: «Il mister, ai tempi del Milan, mi ha insegnato il metodo di lavoro e a credere in me stesso – racconta il francese – questo mi ha fatto maturare molto fino a diventare la persona che sono. Il fatto che Capello abbia detto che fin da giovane si aspettava da me che diventassi il nuovo Rijkaard mi fa molto piacere, anche perché l’olandese è sempre stato uno dei miei idoli». Ora si sono ritrovati alla Juventus, un club che Vieira dopo pochi giorni descrive già in modo entusiastico: «Mi sono trovato subito benissimo, questa è la squadra perfetta per me, un ambiente eccezionale circondato da un entusiasmo che mi ha davvero colpito». Un amore a prima vista, dunque, ricambiato dai tifosi bianconeri che lo hanno accolto a braccia aperte. Un altro campione per una squadra di campioni. FILIPPO RICCI, DAL “GUERIN SPORTIVO” DEL 26 LUGLIO – 1° AGOSTO 2005 Patrick Vieira parla poco, e quasi sempre a proposito. Di razzismo, per esempio. Lui, nato in Africa e cresciuto in un quartiere tosto della banlieu parigina. Il Vieira calciatore non ha grandi segreti, l’uomo, decisamente riservato, qualcuno in più. La famiglia. Ovvero la madre e un fratello, con i quali Patrick arrivò in Francia a 8 anni. La mamma è da sempre il suo punto di riferimento. Fu lei a organizzare il trasferimento in Francia, trovando lavoro come cuoca in una scuola. Il padre non riconobbe Patrick, che in pratica non ha mai conosciuto. E del quale non parla. Si sa però che la madre, Emilienne, è nata a Capo Verde, l’arcipelago al largo delle coste del Senegal. Da qui il cognome, che trova le proprie origini nel portoghese, la lingua di Capo Verde. Emilienne è conosciuta in famiglia come “Mama Rose”. «Le sono legatissimo. Lei mi è sempre stata vicina, guidandomi nei momenti difficili sin da quando ero bambino. È una donna fortissima. Quando ci trasferimmo dal Senegal alla Francia lei lavorava e andava a scuola, per studiare. Non la vedevamo molto durante il giorno, ma sapevamo che stava lavorando duro per noi, per darci ciò che volevamo e ciò di cui avevamo bisogno. Ecco perché in tutti questi anni ho sempre chiesto a lei cosa fosse meglio per me, soprattutto la scorsa estate, nei tormentati momenti di indecisione sulla questione Real Madrid». La nuova famiglia. Il 4 giugno scorso, senza grandi clamori, Patrick si è sposato a Vence, in Francia, con Cheryl Plaza, ragazza di Trinidad e sua compagna di lungo corso. A Londra vivevano in una bellissima casa ad Hampstead, divisa con il figlio di lei, avuto da una precedente relazione e in pratica adottato dall’ex capitano dell’Arsenal. La Francia. Quando arrivarono dal Senegal, i tre Vieira si stabilirono in un affollato appartamento nel quartiere Trappes, fuori Parigi, non lontano da Versailles. Allora, primi anni Ottanta, era un posto ruvido ma ancora non eccessivamente pericoloso. Oggi è diventato una specie di polveriera dove la commistione di razze e religioni non sembra aver funzionato a dovere. L’Africa. «La mia identità africana aumenta con il passare del tempo, diventa sempre più importante. Quando abbiamo lasciato il Senegal, gli inizi sono stati molto difficili. Almeno parlavamo la stessa lingua, ma lasciarsi alle spalle la famiglia, gli amici, le abitudini, la cultura africana, il modo di vivere, in pratica tutto ciò che conoscevo, non è stato facile. In questi casi non sai dove stai andando, ma impari a conoscerti, a diventare più forte». Il Senegal. Dopo averlo lasciato nel 1984, Vieira vi è tornato per la prima volta nel 2003, un viaggio emozionante alla scoperta delle proprie radici, per aprire una scuola calcio. «Era importante per me riconnettermi con il Senegal, tornarci portando qualcosa, in questo caso il progetto Diambars. Gli africani emigrati in Europa che tornano a casa non lo fanno mai a mani vuote, e per me è stato lo stesso, almeno in senso ideale». Il progetto Diambars. Lanciato nell’estate 2003, è oggi in pieno sviluppo grazie alla continua raccolta fondi operata in prima persona da Vieira. Si tratta di un centro di formazione che abbina calcio e studio ed è riservato a una cinquantina di bambini. La parola Diambars in lingua Wolof vuol dire “guerrieri”, nel senso più nobile del termine. La sede è a Saly, centro della costa senegalese un’ottantina di chilometri a nord di Dakar. Vieira è il fondatore dell’accademia, insieme agli ex giocatori Bernard Lama e Jimmy Adjovi Boco. «Normalmente chi in Africa lancia delle scuole calcio lo fa solo a scopo di lucro, per vendere i giocatori. Non si pensa all’istruzione dei bambini, ai danni provocati da distacchi spesso brutali dalle famiglie e dalle proprie radici. Il calcio in Senegal è importantissimo, e noi vorremmo usarlo come mezzo di insegnamento e di formazione per i bambini. Vorrei far loro capire che solo lavorando duro si possono ottenere risultati. All’inizio ne sono arrivati alcuni che non sapevano leggere e scrivere. I progressi sono stati evidenti. Ora tutti leggono e scrivono, anche le loro storie. E giocano a calcio. Gli paghiamo l’università in Europa, e se non riescono a diventare calciatori, strada che è sempre decisamente complicata, avranno comunque l’istruzione e potranno tomare a casa con qualcosa in mano». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/06/patrick-vieira.html
  10. PATRICK VIEIRA https://it.wikipedia.org/wiki/Patrick_Vieira Nazione: Francia Luogo di nascita: Dakar (Senegal) Data di nascita: 23.06.1976 Ruolo: Centrocampista Altezza: 192 cm Peso: 82 kg Nazionale Francese Soprannome: Torre - La Piovra Alla Juventus dal 2005 al 2006 Esordio: 20.08.2005 - Supercoppa italiana - Juventus-Inter 0-1 Ultima partita: 07.05.2006 - Serie A - Juventus-Palermo 2-1 42 presenze - 5 reti 1 scudetto Campione del mondo 1998 con la nazionale francese Campione d'Europa 2000 con la nazionale francese Patrick Donalé Vieira (Dakar, 23 giugno 1976) è un allenatore di calcio, dirigente sportivo ed ex calciatore senegalese naturalizzato francese, di ruolo centrocampista, tecnico del Crystal Palace. In carriera si è aggiudicato cinque campionati italiani (1995-1996, 2005-2006, 2006-2007, 2007-2008 e 2008-2009), tre campionati inglesi (1997-1998, 2001-2002 e 2003-2004), cinque Coppe d'Inghilterra (1997-1998, 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005 e 2010-2011), quattro Community Shield (1998, 1999, 2002 e 2004), due Supercoppe italiane (2006 e 2008) e una Champions League (2009-2010) Con la maglia della nazionale francese ha partecipato a tre campionati mondiali (1998, 2002 e 2006) e tre campionati europei (2000, 2004 e 2008), vincendo il Mondiale 1998 e l'Europeo 2000. Inoltre ha preso parte a una Confederations Cup nel 2001, vincendola. A livello individuale, nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. Patrick Vieira Vieira nel 2016 Nazionalità Francia Altezza 192 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Crystal Palace Termine carriera 14 luglio 2011 - giocatore Carriera Giovanili 1984-1986 Trappes 1986-1991 Drouais 1991-1993 Tours Squadre di club 1993-1995 Cannes 49 (2) 1995-1996 Milan 2 (0) 1996-2005 Arsenal 279 (29) 2005-2006 Juventus 42 (5) 2006-2010 Inter 67 (6) 2010-2011 Manchester City 28 (3) Nazionale 1995-1996 Francia U-21 7 (0) 1997-2009 Francia 107 (6) Carriera da allenatore 2013-2015 Manchester City Riserve 2013-2015 Manchester City Under-19 2015-2018 New York City 2018-2020 Nizza 2021- Crystal Palace Palmarès Mondiali di calcio Oro Francia 1998 Argento Germania 2006 Europei di calcio Oro Belgio-Paesi Bassi 2000 Confederations Cup Oro Corea del Sud-Giappone 2001 Europei di calcio Under-21 Bronzo Spagna 1996 Biografia Nato in Senegal in una comunità originaria di Capo Verde, la sua famiglia si sposta a Dreux, in Francia, quando Vieira ha 8 anni; Patrick ritornerà in Senegal solo nel 2003. L'11 maggio 2010 è stato nominato "Ambasciatore di buona volontà" presso l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite. Caratteristiche tecniche Considerato uno dei migliori centrocampisti della sua generazione, era molto forte sia fisicamente che atleticamente, oltre a essere molto bravo anche tecnicamente. Era un ottimo passatore, in grado di trasformare l'azione da difensiva a offensiva, forte nei contrasti, bravo a tirare dalla distanza, e dotato di grande personalità. Veniva soprannominato la pieuvre per via della sua capacità di sradicare palloni distanti da lui per poi difenderli dal pressing degli avversari. Forte in tackle e nel gioco aereo, la sua foga agonistica lo portava a ricevere molte sanzioni disciplinari. Carriera Giocatore Club Esordio Inizia la carriera nelle giovanili del Trappes (1984-1988), per poi giocare nel Drouais e nel Tours. Nel 1993, a 17 anni, debutta in prima squadra nel Cannes, dove resta due anni e diventa capitano a 19 anni. Vieira al Milan, insieme al connazionale Desailly, durante un match della Coppa UEFA 1995-1996. Nel dicembre 1995 è ingaggiato per 7 miliardi di lire dal Milan, con cui vince lo scudetto giocando 2 partite e rimanendo tra le riserve. Arsenal Nel settembre del 1996, il nuovo allenatore dell'Arsenal, Arsène Wenger, ottiene dal club l'acquisto del calciatore francese per 4,5 milioni di sterline. La prestanza fisica e la qualità del suo gioco lo rendono da subito uno dei pilastri fondamentali della squadra. Con il connazionale Emmanuel Petit, Vieira forma un centrocampo forte e solido, contribuendo alle vittorie della squadra in Premier League e FA Cup nel 1998, nella sua prima stagione intera con il club. Nel 2000 gioca la finale di Coppa UEFA, uscendone sconfitto ai rigori contro i turchi del Galatasaray. Nel 2002 Vieira vince sia la Premier League che la FA Cup. Dopo il ritiro di Tony Adams nel 2002, Vieira ottiene la fascia di capitano. Pur essendo mancato alla finale di FA Cup del 2003 per infortunio, alza la coppa assieme a David Seaman, capitano dell'Arsenal in quell’occasione. Vieira solleva da capitano il trofeo della Premier League 2003-2004, vinta dall'Arsenal da imbattuto. La stagione 2003-2004 si rivela storica per l'Arsenal e per lo stesso giocatore. L'inizio non è semplice a causa alcuni problemi fisici; Vieira torna in tempo per il match della fase a gironi della Champions League contro il Lokomotiv Mosca, che vede i Gunners vittoriosi per 2-0 e qualificati alla fase ad eliminazione diretta. La corsa dei londinesi si ferma ai quarti di finale contro il Chelsea ma in Premier League arriva il successo finale senza subire una sola sconfitta nell'arco di tutto il torneo. Nel 2005 vince un'altra FA Cup, calciando il rigore decisivo della serie finale contro il Manchester Utd. In totale, con l'Arsenal, Vieira ha giocato 407 volte e segnato 34 gol. Nell'agosto del 2008, in un sondaggio condotto tra i fan dell'Arsenal nel sito ufficiale del club, è stato nominato quinto tra i 50 migliori giocatori della storia dei Gunners. Juventus Nell'estate 2005 il francese approda alla Juventus, dove vince un campionato (il titolo sarà in seguito revocato a causa delle vicende di Farsopoli). Sotto la guida di Fabio Capello, è autore di un'ottima stagione impreziosita da alcuni gol decisivi. La sua esperienza con la Juventus si conclude con 42 partite e 5 reti in tutte le competizioni. Inter Vieira con la maglia dell'Inter nell'estate 2009. Il 2 agosto 2006 Vieira viene acquistato dall'Inter per 9,5 milioni di euro. Il suo debutto con la nuova maglia avviene il 26 successivo nella finale di Supercoppa italiana tra Inter e Roma; Vieira gioca una partita di alto livello e segna due reti che permettono all'Inter di vincere il trofeo. La sua successiva esperienza all'Inter è però condizionata da diversi infortuni. Nella stagione 2008-2009 si fa male durante un'amichevole con la Francia nel novembre 2008 e rimane fermo per due mesi e mezzo. Torna a disposizione nel mese di febbraio, ma viene escluso dal tecnico José Mourinho dalla gara d'andata degli ottavi di finale di Champions League contro il Manchester Utd. Nell'estate 2009 disputa un'ottima partita nella finale di Supercoppa italiana persa contro la Lazio. In seguito giocherà altre 10 partite, l'ultima delle quali contro il Chievo il 6 gennaio 2010. Complessivamente, con l'Inter ha collezionato 91 presenze e 9 reti, vincendo 3 scudetti (2006-2007, 2007-2008 e 2008-2009) e 2 Supercoppe italiane (2006 e 2008). Manchester City Vieira al Manchester City nel 2010, nella trasferta di Europa League sul campo del Lech Poznań. L'8 gennaio 2010 si trasferisce a titolo definitivo al Manchester City, con un contratto di 6 mesi con opzione per un ulteriore anno. Segna il primo gol con la maglia dei Citizens il 3 aprile contro il Burnley. Realizza invece la sua prima doppietta nella sfida di FA Cup contro il Notts County. Il 14 maggio 2011 vince la finale di FA Cup, superando lo Stoke City per 1-0. Vieira diventa così il giocatore straniero con più Coppe d'Inghilterra, 5. Il 14 luglio 2011 il sito ufficiale del Manchester City annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. Nazionale Pur essendo nato in Senegal, Vieira ha scelto di giocare con la maglia della nazionale francese, con la quale ha debuttato nel 1997 contro i Paesi Bassi. Ha fatto parte della rosa francese al campionato del mondo 1998. È entrato come sostituto nella vittoriosa finale contro il Brasile, e ha fornito l'assist per il terzo gol della Francia siglato da Emmanuel Petit. Lo stesso anno, con il resto della squadra, riceve la Légion d'honneur per le prestazioni fornite. Successivamente ha giocato come titolare a Euro 2000, vinto dalla Francia grazie al golden gol di David Trezeguet contro l'Italia ai tempi supplementari. Ha aiutato la sua nazionale a vincere la FIFA Confederations Cup 2001, finendo il torneo con due gol, incluso quello della finale contro il Giappone. Ha inoltre giocato al campionato del mondo 2002, in cui la Francia è stata eliminata nella fase a gruppi senza riuscire a segnare alcun gol. Convocato per Euro 2004, non ha potuto disputare il match dei quarti contro la Grecia a causa di un infortunio; i transalpini hanno poi perso clamorosamente la sfida per 1-0. Il 23 giugno 2006, giorno del suo trentesimo compleanno, Vieira ha capitanato la sua squadra, con Zidane indisponibile per squalifica, segnando il primo gol contro il Togo al Mondiale 2006. Vieira ha fornito anche l'assist per il 2-0 finale siglato da Thierry Henry. Questo ha aiutato la Francia ad avanzare nella competizione. Ha segnato il gol del momentaneo 2-1 nella vittoria contro la Spagna per 3-1. Dopo aver battuto per 1-0 il Brasile ai quarti di finale e il Portogallo in semifinale, la Francia è arrivata in finale contro l'Italia. Durante la partita, Vieira si è fatto male al secondo tempo in uno scontro con Fabio Cannavaro ed è stato sostituito. L'Italia ha vinto ai rigori per 5-3, dopo l'1-1 dei tempi regolamentari e supplementari. Dopo il ritiro di Zinédine Zidane, è divenuto capitano della sua nazionale e ha guidato la squadra alle qualificazioni per Euro 2008. Tuttavia a Euro 2008 Vieira non è riuscito a giocare un minuto nel torneo a causa di un infortunio al ginocchio. Nella fase finale di Euro 2008, inserita nel girone C con Romania, Paesi Bassi e Italia, la Francia ha poi disatteso le aspettative, classificandosi ultima nel proprio raggruppamento. Dopo non essere stato convocato da Raymond Domenech per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica, il 7 luglio 2010 il calciatore ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dalla nazionale francese, dichiarando di volersi dedicare esclusivamente alla sua squadra di club, il Manchester City. Allenatore Manchester City e New York City Dopo il ritiro dal calcio giocato, è entrato a far parte dello staff dirigenziale del Manchester City in qualità di allenatore delle giovanili con il titolo di Executive Development Football e come ambasciatore del club nel Regno Unito e all'estero. Il 16 maggio 2013 viene nominato allenatore delle riserve del Manchester City. Dal 1º settembre 2013 diventa anche allenatore dell'Under 19 sempre dei citizen. Il 9 novembre 2015 viene annunciato come nuovo allenatore del New York City a partire dal 1º gennaio successivo. Nizza Dopo aver conquistato i play-off per due stagioni consecutive, l'11 giugno 2018 lascia il club statunitense per diventare il nuovo tecnico del Nizza, tornando così nel campionato francese dopo 23 anni dalla sua precedente esperienza da giocatore con la maglia del Cannes. Al primo anno si piazza 7º in campionato mentre in Coppa di Francia viene eliminato ai trentaduesimi dal Tolosa e in Coupe de la Ligue esce agli ottavi per mano del Guingamp (1-3 ai rigori). Al termine della seconda stagione, conclusasi anticipatamente a causa dell'epidemia da COVID-19, porta la squadra al quinto posto in classifica, che vale la qualificazione alla fase a gironi di Europa League. Il 4 dicembre 2020, dopo cinque sconfitte consecutive tra Ligue 1 ed Europa League, nel cui girone arriva ultimo, viene esonerato e sostituito dal suo vice Adrian Ursea. Crystal Palace Il 4 luglio 2021 diventa il nuovo tecnico del Crystal Palace, con cui firma un triennale. Palmarès Giocatore Club Campionato italiano: 5 - Milan: 1995-1996 - Juventus: 2005-2006 - Inter: 2006-2007, 2007-2008, 2008-2009 Campionato inglese: 3 - Arsenal: 1997-1998, 2001-2002, 2003-2004 Coppa d'Inghilterra: 5 - Arsenal: 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003, 2004-2005 - Manchester City: 2010-2011 Charity/Community Shield: 4 - Arsenal: 1998, 1999, 2002, 2004 Supercoppa italiana: 2 - Inter: 2006, 2008 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Francia 1998 Campionato d'Europa: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Confederations Cup: 1 - Corea del Sud-Giappone 2001 Individuale Squadra dell'anno della PFA: 6 - 1998-1999, 1999-2000, 2000-2001, 2001-2002, 2002-2003, 2003-2004 Top 11 all'Europeo: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 Pallone d'argento della FIFA Confederations Cup: 1 - 2001 Calciatore francese dell'anno: 1 - 2001 Squadra dell'anno UEFA: 1 - 2001 Inserito nella FIFA 100 (2004) All-Star Team dei Mondiali: 1 - Germania 2006 Inserito tra le "Leggende del calcio" del Golden Foot - 2019
  11. FABIO CANNAVARO FABIO ELLENA, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’OTTOBRE 2004 «Amici, scusate il ritardo? Sì, mi sembra uno slogan azzeccatissimo per riassumere il mio approdo alla Juventus. Tante volte in passato si era parlato di un mio trasferimento qui in bianconero, ma poi non si è mai concluso niente. Ora invece e giunto il momento, arrivo in squadra in cui conosco praticamente tutti e in cui quindi mi sentirò come a casa mia». Ebbene sì, questa volta la storia ha avuto il suo lieto fine. Al termine di un’altra intensissima campagna trasferimenti, il matrimonio tra la Juventus e Cannavaro si è finalmente consumato. Tante estati passate a leggere di avvicinamenti, ammiccamenti, contatti. Finiti, per un motivo o per l’altro, senza la fatidica firma. In sostanza, quindi, solo molte stagioni vissute da avversari diretti, sempre in lotta – Fabio e le sue formazioni – per traguardi di prestigio. Prima il Napoli, squadra della sua città e nella quale è nato calcisticamente, dove ammira da vicino le giocate di un certo Diego Armando Maradona e studia direttamente dal maestro Ciro Ferrara. Poi il Parma, società che per tutti gli anni ‘90 tenta l’assalto al ghota del pallone di casa nostra e trova proprio nei bianconeri i rivali “guastafeste”. Fino ad arrivare all’Inter, ultima tappa di avvicinamento – anche geografica – verso Torino. Esperienze importanti, decisive nel trasformarlo da giovane talento di successo in campione affermato. Nonché punto fermo della Nazionale italiana, di cui tutt’oggi è capitano. A 31 anni, compiuti proprio all’indomani della prima uscita ufficiale in bianconero (quella vincente di Brescia), Fabio Cannavaro si getta quindi con entusiasmo nella nuova avventura. Accolto a braccia aperte da tanti compagni, anzi meglio dire amici, conosciuti in questo decennio ad alti livelli. Persone importanti per la sua crescita (anche fuori dal campo), che hanno avuto un ruolo importante anche nel suo trasferimento alla Juventus. «Quando arrivi in un ambiente che conosci è tutto più semplice – conferma lo stesso difensore –. Intanto per l’inserimento nel gruppo, ma anche per tanti altri aspetti che magari sembrano più banali, come ad esempio cercare casa o andare a cena fuori la sera. Avere a disposizione tanti compagni già conosciuti in passato è sicuramente importante. Certamente la presenza di amici come Ciro, Gigi e Lilian ha influito, loro spesso mi hanno parlato dell’aria che si respirava a Torino e in particolare del fatto che quando ci si approda alla Juventus si deve avere un solo pensiero, cioè quello di giocare a calcio». – Con Buffon e Thuram si forma di nuovo il proverbiale trio. «Abbiamo avuto delle belle esperienze e a Parma, a livello calcistico, siamo in pratica cresciuti insieme. Avevamo degli obiettivi comuni, ci vedevamo tutti e tre a raggiungere traguardi importanti. Qualche cosa abbiamo vinto, ma forse è stato poco rispetto al valore di quella squadra. Abbiamo quest’altra opportunità, arrivata forse un po’ tardi, però adesso tutti abbiamo l’esperienza giusta per dare quel qualcosa in più». – Ritrovi anche un certo Ciro Ferrara... «È sempre stato un modello da guardare quando io giocavo nelle giovanili del Napoli e andavo a fare il raccattapalle al San Paolo per le partite della prima squadra. Ammiravo da vicino le giocate di Maradona, ma giustamente Ciro mi ha sempre detto “Diego la palla fuori non la mandava mai, quindi al massimo raccattavi i palloni che tiravo fuori io!”. Così in pratica, durante quel fantastico periodo, facevo il raccattapalle a Ferrara. Scherzi a parte, lui è sempre stato un punto di riferimento, per come si è gestito a Napoli e poi qui alla Juve, è un esempio per tutti i giovani calciatori. Non a caso, a 37 anni è ancora qui che gioca da protagonista, con lo stesso innato entusiasmo». – Ed entrambi avete una particolarità in comune, cioè l’esordio in Serie A affrontando proprio la Juve. Lo ricorderai sicuramente bene il tuo: stadio Delle Alpi, 7 marzo 1993. «È sempre stato un aneddoto divertente per me e per Ciro: forse era destino fin da allora. A quell’esordio ci pensavo anche quando sono entrato al Delle Alpi il giorno della mia presentazione ufficiale. È uno stadio che mi fa sempre un certo effetto. Fu una partita particolare, quella. Successe di tutto, fini 4-3 per la Juventus e una delle nostre reti la realizzò proprio Ferrara. Io fui messo in campo fin dall’inizio, come terzino sinistro, e nei primi 20 minuti subimmo due gol, in cui ebbi anche qualche responsabilità. Per me fu quindi un avvio un po’ traumatico, ma fortunatamente mi sono ripreso bene». – A parte i tuoi tre grandi amici, anche con gli altri nuovi compagni non è proprio un rapporto che parte da zero. «Direi che mi sento come a casa. Tra le partite da avversari, le esperienze in Nazionale e le volte in cui ci siamo visti fuori dal campo, qui conosco in pratica quasi tutti. E con gli altri farò in fretta a fare amicizia, visto che sono tutti bravi ragazzi». – Anche con Moggi è un ritorno. A proposito, vogliamo chiudere una volta per tutte il discorso sul famoso viaggio in taxi prima di partire per gli Europei! «Sì, anche con il Direttore non è un`esperienza nuova. La cosa che mi ha fatto più piacere è stata la sua presenza e quella di tutta la dirigenza durante la presentazione mia e di Zlatan. Mi ha fatto subito capire l’ambiente e lo stile: fin dal primo giorno capisci come ti devi comportare. Quel viaggio in taxi da Coverciano a Napoli effettivamente è diventato un tormentone eppure non è successo niente. Io ho dovuto ritardare la partenza di due ore per aspettarlo, ho respirato il fumo del suo sigaro per tutto il tempo e non abbiamo mai parlato di Juve. Infatti, del mio approdo alla Juve si è parlato solo a fine agosto, nell’ultima settimana prima della chiusura del mercato». – Con il tuo “omonimo” Capello è la fine di un lungo inseguimento? «Arrivare in un ambiente dove conosci tutti e sei stimato dai dirigenti e dall’allenatore, sicuramente ti dà molta più responsabilità e voglia di iniziare alla grande». – Per la tua carriera, come lo definiresti il tuo approdo alla Juve? «Quando hai la fortuna di giocare in squadre importanti come Napoli, Parma, Inter e alla fine hai l’occasione di approdare nella Juventus, forse la società più importante al mondo, direi che si può parlare della classica “ciliegina sulla torta”». – La Juve da avversaria e la Juve vista da dentro. «La Juve vista da fuori dà l’immagine di una società seria, di un ambiente tranquillo, di grandi professionisti e ognuno sa come comportarsi. E vista da dentro non posso che confermare che l’impressione era giusta». – Che impressione ti sei fatto della squadra allestita per affrontare questa stagione? «La società si è mossa bene, rinforzando una squadra già comunque competitiva. Noi nuovi speriamo di riuscire subito a dare un contributo importante. L’anno scorso è stato un po’ particolare per la Juve, quindi dobbiamo metterci subito in carreggiata». – Gli obiettivi di Fabio Cannavaro? «Fortunatamente i problemi fisici che ho avuto nel corso dell’ultima stagione sono superati. Personalmente quindi mi aspetto di avere molta più costanza di rendimento, una cosa molto importante per un calciatore che gioca ad alti livelli». – Come giocatore ti conoscono in pratica tutti. Vuoi presentarti invece come persona? Come ti definiresti? «Mi ritengo una persona tranquilla, che ama stare in famiglia, trascorrere il tempo libero con mia moglie Daniela e con i miei due figli Cristian, di 5 anni, e Martina di due anni e mezzo, a cui molto presto se ne aggiungerà un terzo. Per il resto, cerco di non farmi mancare niente. Sono un ragazzo educato, mi piace rispettare gli altri, avere un rapporto di sincerità e credo molto nell’amicizia». – Agli abituali navigatori su internet sicuramente non sarà sfuggito il tuo sito internet personale. Appassionato della rete? «Lo seguo molto da vicino, mi piace aggiornarlo periodicamente, entrare nel forum, anche se ogni volta che lo faccio succede il finimondo! Quello di internet è comunque un mondo che mi attrae tantissimo». – Altre passioni? «Mi piacciono i film, da guardare soprattutto in dvd, e in generale l’elettronica». – Ultima domanda: che idea ti sei fatto di Torino in questo breve periodo da quando sei qui? «Torino è una città tranquilla, ti permette di girare senza problemi, ti lascia vivere la tua vita e questo è importante! Se dovessi fare un paragone, direi che si avvicina sicuramente di più a Parma rispetto a Napoli e Milano». Allora benvenuto, Fabio. Benarrivato tra amici, anche se in ritardo... 〰.〰.〰 Approdato in riva al Po grazie a un colpo di genio di Moggi, che scambia Fabio col portiere Carini, diventa protagonista assoluto della difesa bianconera. Nella prima stagione, Fabio non perde una partita; incassa 38 presenze e segna anche 2 gol. Gli acciacchi e le mediocri prestazioni di Milano sono definitivamente alle spalle. Poco prima della fine del campionato, Cannavaro è protagonista di un documentario durante il quale è ripreso a iniettarsi dei medicinali, in una trasferta europea del Parma. Grosso scalpore si leva fra l’opinione pubblica. La Juventus, com’è solita fare, si stringe attorno al giocatore, i tifosi bianconeri sostengono a gran voce quello che è diventato il loro idolo. Cannavaro non risponde alle polemiche e la domenica successiva, contro il Bologna, segna la rete di apertura con un perentorio colpo di testa. Nella stagione 2005-06 la Juventus ha il compito di confermarsi e lo fa alla grande. Ancora uno scudetto con Fabio sempre protagonista. Sul campo la Juventus merita la vittoria, ma lo scandalo Calciopoli colpisce nel profondo il club bianconero che è costretto a rifondare il proprio staff dirigenziale e ripartire dalla Serie B. «Ci hanno tolto sulla carta due scudetti, ma le emozioni e la gioia che abbiamo provato in quei due anni non ce le possono togliere, come le medaglie che ho a casa. Anche perché, chiunque andasse in campo, sapeva che eravamo noi la squadra più forte. Essere alle Juventus è stata un’esperienza fantastica a livello lavorativo: è bello arrivare il primo giorno in uno spogliatoio e sentirsi già a casa. A me è capitato così. Alla prima partita che giocai venne il massaggiatore a chiedermi da quanti anni fossi lì, perché ero già molto integrato. Ho avuto la fortuna di ritrovare Thuram, Buffon, Del Piero. E poi quella di giocare con Nedved, Trezeguet, Camoranesi, Ibrahimovic. Non capita tutti i giorni. A Torino si è visto il miglior Cannavaro; il primo anno ho giocato 38 partite su 38, il secondo 36 e ho segnato 4 gol. In quegli anni eravamo troppo forti, era bello vederci giocare». Fabio, però, segue da lontano, anche se ne è profondamente colpito, queste vicende. Lui è in Nazionale con Marcello Lippi per il campionato mondiale tedesco. Al termine della vittoriosa manifestazione, segue Fabio Capello a Madrid. «Il Real Madrid – spiega in conferenza stampa – è la squadra dove tutti i calciatori vorrebbero giocare almeno una volta nella vita. A questo punto della mia carriera era probabilmente l’ultima occasione che mi si presentava. Non potevo rifiutare». Peccato che, solo un mese prima al termine della festa scudetto, avesse giurato eterna fedeltà alla Juventus! «Avevo detto alla società che non avevo alcun problema a restare in Serie A anche con una penalizzazione di 50 punti, anche perché la mia famiglia ed io stavamo benissimo a Torino. Altrimenti, dissi di prendere in considerazione altre offerte. Il giorno dopo arrivò quella del Real Madrid». Il finale dell’anno 2006 è da incorniciare, in novembre vince il Pallone d’Oro a Parigi, votato dai giornalisti, e in dicembre è incoronato a Zurigo con il Fifa World Player, votato da allenatori e capitani delle nazionali di tutto il mondo. Tutto questo nonostante il non esaltante rendimento con le Merengues. Nella classifica del Pallone d’Oro, precede il suo grande amico Buffon, che avrebbe, probabilmente, meritato il premio. «Non sta a noi decidere chi deve vincere, l’ha deciso una giuria che ha scelto me; però, se ho vinto io, è merito anche suo, perché qualche errore che ho fatto al Mondiale me lo ha coperto lui». Ritorna alla Juventus nell’estate del 2009: «Mi aspetto di trovare sicuramente un’altra Juve, ci sarà da lavorare ma questo non mi spaventa, metterò il massimo impegno e la professionalità. Se il tifoso va al campo applaude se gli piace quello che vede e fischia se non gli piace. Il mio obiettivo è vincere, altrimenti cosa torno a fare? Principalmente voglio mettere un’altra stella, tutti sanno che quegli scudetti li abbiamo vinti sul campo, però io penso che l’obiettivo più grande sia puntare a vincere». La stagione, invece, si rivelerà molto deludente per la Juventus e per lo stesso Cannavaro. La squadra bianconera, pur avvicendando l’allenatore Ciro Ferrara con il più esperto Alberto Zaccheroni, si piazza al 7° posto in campionato ed è eliminata nel girone di qualificazione della Coppa Campioni. Sempre criticato dai tifosi, che non gli hanno mai perdonato di non aver seguito la squadra in serie B, Fabio colleziona vere e proprio figure indecorose al pari di quelle della squadra. Ogni avversario, anche il meno dotato, lo sovrasta sia fisicamente sia a livello di corsa evidenziando in modo netto l’avvicinarsi della fine della carriera. Al termine del campionato annuncia il suo trasferimento a Dubai. «Dopo l’anno che ho passato è giusto cambiare per me e la mia famiglia. Tornare a giocare dopo in Italia? No. Ho 37 anni e non ci penso più. L’esperienza all’estero ti arricchisce, l’ho già fatta. Di sicuro mi mancherà la Nazionale. Penso il segno di averlo lasciato comunque. È sempre qualcosa di speciale. Quando scendo in campo e canti l’inno ti senti un paese alle spalle. E non nego che l’annata alla Juve mi abbia segnato. Quando parti per vincere e poi le cose non vanno in un certo modo dispiace. E credo che abbia segnato anche altri. Ma non parliamo di sindrome-Juve qui in Nazionale. Questo lo escludo». I suoi numeri: 128 presenze, 7 reti e 2 scudetti vinti. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/fabio-cannavaro.html
  12. FABIO CANNAVARO https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Cannavaro Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 13.09.1973 Ruolo: Difensore Altezza: 176 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2004 al 2006 e dal 2009 al 2010 Esordio: 12.09.2004 - Serie A - Brescia-Juventus 0-3 Ultima partita: 15.05.2010 - Serie A - Milan-Juventus 3-0 128 presenze - 7 reti 2 scudetti Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Pallone d'oro 2006 Fabio Cannavaro (Napoli, 13 settembre 1973) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Considerato uno dei migliori difensori della sua generazione se non dell'intera storia del calcio, nel 2006 è stato campione del mondo con la nazionale italiana, della quale ha detenuto il record di presenze (136) dal 2009 al 2013 (superato poi da Gianluigi Buffon) e di cui è stato il capitano dal 2002 al 2010; è inoltre il secondo giocatore con più presenze da capitano in nazionale (79, ancora dietro Buffon). Nel 2006 si è aggiudicato il Pallone d'oro (quinto italiano vincitore del premio, dopo l'oriundo Omar Sívori, Gianni Rivera, Paolo Rossi e Roberto Baggio) ed è stato eletto FIFA World Player of the Year. Inserito nella squadra ideale del decennio dal Sun nel 2009, nel 2014 è entrato a far parte della Hall of Fame del calcio italiano tra i calciatori. Fabio Cannavaro Fabio Cannavaro nel 2011 Nazionalità Italia Altezza 176 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Termine carriera 9 luglio 2011 - giocatore Carriera Giovanili 1988-1992 Napoli Squadre di club 1992-1995 Napoli 58 (1) 1995-2002 Parma 212 (4) 2002-2004 Inter 50 (2) 2004-2006 Juventus 95 (7) 2006-2009 Real Madrid 94 (0) 2009-2010 Juventus 33 (0) 2010-2011 Al-Ahli 16 (2) Nazionale 1994-1996 Italia U-21 21 (0) 1994-1996 Italia olimpica 3 (0) 1997-2010 Italia 136 (2) Carriera da allenatore 2013-2014 Al-Ahli Vice 2014-2015 Guangzhou E. 2015-2016 Al-Nassr 2016-2017 Tianjin Quanjian 2017-2021 Guangzhou E. 2019 Cina Interim Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Europei di calcio Argento Belgio-Paesi Bassi 2000 Europei di calcio Under-21 Oro Francia 1994 Oro Spagna 1996 Biografia Fratello maggiore di Paolo Cannavaro, anch'egli calciatore, nasce nel rione La Loggetta (quartiere Fuorigrotta). Sposato dal 1996 con Daniela, ha tre figli: Christian (1999 che è cresciuto nel Sassuolo), Martina (2001) e Andrea (2004 che gioca nelle giovanili della Lazio). Nel 1999 si fa sponsor dell'apertura del primo locale Rossopomodoro fuori Napoli, a Parma, la città dove milita calcisticamente in quell'anno. Nel 2002 compare, insieme a Vincenzo Montella e Ciro Ferrara, in Volesse il cielo!, film di Vincenzo Salemme. Nel maggio 2005, assieme a Ferrara, ha dato vita alla Fondazione Cannavaro-Ferrara, associazione di volontariato che si occupa dei bambini disagiati dei quartieri napoletani. Nel 2009 pubblica la sua autobiografia, intitolata La mia storia - dai vicoli di Napoli al tetto del mondo. Sempre nello stesso anno, riceve al Teatro San Carlo, insieme a Gianluigi Aponte, Ambra Vallo ed altri napoletani eccellenti nel mondo il relativo premio dell'Unione industriali di Napoli dalle mani del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nel 2014 è stato opinionista per Premium Calcio. Controversie Nel 2004, come emerse dalle intercettazioni solo molto tempo dopo, Luciano Moggi per mesi tenne con Cannavaro colloqui telefonici per convincerlo a trasferirsi a Torino. Ottenuto il suo assenso, bisognava convincere anche l'Inter, sicché Moggi insisteva affinché il difensore comunicasse artificiosamente al club nerazzurro di avere problemi fisici. Nel 2007, quando giocava nel Real Madrid, durante i festeggiamenti per la vittoria del campionato sventolò un tricolore con fascio littorio al centro. Dell'episodio si scusò pubblicamente, dichiarando di aver ricevuto quella bandiera da alcuni tifosi a fine partita e di essersi accorto solo in seguito del simbolo fascista. Il 22 ottobre 2014 gli vengono sequestrati beni per 900.000 euro nell'ambito di un'indagine per frode fiscale legata alla FD Service srl, società di noleggio di lussuose imbarcazioni che gestisce con la moglie: 3 di queste barche intestate alla società sarebbero state utilizzate in realtà dalla coppia stessa. Oltre che per aver evaso Irap, Ires e Iva nel periodo 2005-2010 per 1 milione di euro, Cannavaro viene denunciato anche per "dichiarazione fraudolenta tramite artifici" per alcune annualità. Il 24 febbraio 2015 viene condannato in primo grado a 10 mesi per aver violato i sigilli della sua villa di Posillipo insieme al fratello e alla moglie, condannati rispettivamente a 6 e 4 mesi. Caratteristiche tecniche Giocatore Cannavaro al Parma nel 1997, mentre difende la palla dall'intervento dello juventino Zidane. Difensore centrale, ma all'occorrenza poteva giocare anche da terzino, ruolo occasionalmente ricoperto all'inizio della carriera e, in seguito, nell'Inter, sotto la direzione di Héctor Cúper. Eccellente marcatore, abile anche nel gioco a zona, le sue doti principali erano la velocità, la capacità di anticipo, la leadership e la precisione negli interventi in scivolata; notevole anche il suo stacco di testa, nonostante la non eccelsa statura. Difensore di grande temperamento, abile nel dirigere la retroguardia, si faceva apprezzare anche tecnicamente, tatticamente e in fase d'impostazione. Carriera Giocatore Club Gli inizi nel Napoli Un Cannavaro agli inizi della sua carriera al Napoli, nel 1992. Iniziò a tirare i primi calci al pallone nelle file dell'Italsider, nel campo di Bagnoli dove lo accompagnava il padre Pasquale, difensore. Dopo essere stato raccattapalle allo stadio San Paolo, ammirando da vicino gli idoli Diego Armando Maradona e Ciro Ferrara, entrò nel settore giovanile del Napoli, prima come centrocampista e poi come difensore. Esordì in Serie A il 7 marzo 1993, all'età di 19 anni, nella partita persa per 4-3 a Torino contro la Juventus. Nell'annata 1993-1994 il tecnico Marcello Lippi lo utilizzò più frequentemente, spesso schierandolo in coppia con il più esperto Ciro Ferrara nel ruolo di difensore centrale. La stagione successiva fu quella dell'esordio in Coppa UEFA e del primo gol in carriera, in occasione di Milan-Napoli (1-1) dell'8 gennaio 1995. Parma Sebbene nell'estate 1995 avesse dichiarato di voler rimanere al Napoli, venne ceduto per 13 miliardi di lire al Parma. L'operazione fu compiuta per sanare la situazione finanziaria del club partenopeo. Nella formazione ducale compose, con il portiere Buffon e l'altro centrale Thuram, una delle retroguardie più importanti del panorama calcistico dell'epoca; nella stagione 1996-97 gli emiliani chiusero il campionato alle spalle della Juventus, dopo aver seriamente insidiato i bianconeri. Durante le stagioni seguenti, i gialloblù arricchirono comunque la propria bacheca: nel 1999 vinsero infatti la Coppa Italia, la Coppa UEFA e la Supercoppa italiana. Nel 2001, dopo la partenza dei suoi compagni di squadra verso la Juventus, ricevette la fascia di capitano. Al contempo, declinò l'offerta della Lazio. Lasciò il Parma al termine della stagione, congedandosi dai tifosi con un'altra Coppa Italia. Cannavaro al debutto nel Parma, nell'estate 1995. Inter Congedatosi dal Parma, nell'estate 2002 il difensore fu conteso da entrambe le milanesi. A spuntarla fu l'Inter, che si assicurò le sue prestazioni per 23 milioni di euro. In nerazzurro ebbe un avvio difficile, poiché l'allenatore Héctor Cúper lo schierava spesso come terzino destro. Al debutto in Champions League con la nuova squadra venne anche espulso, segnando poi un gol nella partita successiva. Conquistato il posto da titolare, contribuì al raggiungimento della seconda piazza in campionato. In nerazzurro ottenne il suo miglior risultato in Europa, con l'Inter che approdò alle semifinali della massima competizione continentale: a eliminarla fu il Milan, dopo due pareggi. Nell'autunno 2003, Cúper fu esonerato a favore di Alberto Zaccheroni che impiegò il difensore campano nel modulo 3-4-3. Alcuni problemi fisici impedirono a Cannavaro di scendere in campo con continuità, ma il giocatore realizzò comunque 2 reti. Successivamente, lo stesso Cannavaro definì il biennio interista come il periodo più sofferto della propria carriera, pur ammettendo di essersi trovato bene nello spogliatorio. Juventus Il 30 agosto 2004 Cannavaro, in rotta con la dirigenza interista, fu ingaggiato dalla Juventus di Fabio Capello, nell'ambito di uno scambio con il portiere Fabián Carini. Esordì con la maglia bianconera il successivo 12 settembre, scendendo in campo da titolare nella prima partita di campionato vinta per 0-3 contro il Brescia. Il 5 marzo 2005, in Roma-Juventus (1-2) valido per la 27ª giornata, sbloccò il risultato con un colpo di testa e realizzò così il suo primo gol con la maglia bianconera. Quella vittoria permise alla Juventus di agguantare il Milan in testa alla classifica. Un mese più tardi, il 5 aprile, realizzò, sempre di testa, il gol del definitivo 2-1 in Liverpool-Juventus, quarto di finale di andata della Champions League 2004-2005. La rete del difensore partenopeo alimentò le speranze bianconere di vittoria per la partita di ritorno a Torino. Tuttavia, il 13 aprile seguente, la Juventus non andò oltre lo 0-0 contro gli inglesi, venendo dunque eliminata dalla manifestazione. In quella stagione, Cannavaro si impose ad alti livelli e contribuì a riportare lo scudetto sulle maglie del club piemontese, poi successivamente revocato per la vicenda Farsopoli. Aprì la stagione 2005-2006, la seconda a Torino, perdendo la Supercoppa italiana contro l'Inter. Realizzò il primo gol della nuova stagione il 21 dicembre 2005, nella partita casalinga contro il Siena, sbloccando il risultato nella vittoria per 2-0 che regalò alla Juventus il titolo simbolico di campione d'inverno. Il 22 gennaio 2006 realizzò la sua prima doppietta in carriera contro l'Empoli, partita vinta 2-1 in rimonta dalla Juventus. Nel prosieguo di stagione si confermò sui livelli espressi l'anno precedente, contribuendo alla vittoria del secondo scudetto consecutivo della Juventus, poi revocato ai bianconeri e assegnato ai rivali nerazzurri. Dopo lo scandalo Farsopoli nel quale fu coinvolta la Juventus, declassata d'ufficio, Cannavaro decise di lasciare i bianconeri non accettando di giocare in Serie B. Real Madrid Cannavaro al Real Madrid durante il Clásico del 2 maggio 2009. Il 19 luglio 2006, a seguito delle vicende giudiziarie che coinvolsero la Juventus relegandola nel campionato di Serie B, Cannavaro lasciò la squadra torinese e fu acquistato dal Real Madrid del neo-allenatore Fabio Capello per 7 milioni di euro. A Madrid Cannavaro ritrovò il compagno di squadra alla Juve Emerson e scelse di indossare la maglia numero 5 lasciata libera da Zinédine Zidane. Il 27 agosto esordì con i Blancos giocando dal primo minuto la prima partita di campionato, pareggiata a reti inviolate contro il Villarreal. Il 27 novembre venne premiato con il Pallone d'oro, diventando il quinto italiano a vincere il trofeo individuale (dopo Gianni Rivera, Paolo Rossi, Roberto Baggio e Omar Sívori) e il terzo nel ruolo di difensore (succedendo a Franz Beckenbauer e Matthias Sammer). Cannavaro precedette nella scelta del giocatore dell'anno l'ex compagno di squadra Gianluigi Buffon e il francese Thierry Henry e dedicò alla città di Napoli l'assegnazione del premio. Il 18 dicembre, inoltre, ricevette anche il FIFA World Player, secondo italiano, dopo Roberto Baggio, ad aggiudicarsi questo riconoscimento. Con la squadra di Madrid vinse due campionati di Primera División consecutivi, nel 2006-2007 e nel 2007-2008, pur giocando tre stagioni complessivamente al di sotto delle aspettative. Il 24 maggio 2009 disputò la sua ultima partita in campionato con la maglia del Real, contro il Maiorca al Bernabéu; il difensore partenopeo uscì dal campo al 55', acclamato da tutti i tifosi madrileni. Ritorno alla Juventus Il 19 maggio 2009, Cannavaro, in scadenza di contratto con il Real Madrid, ritornò alla Juventus. Allenato da Ciro Ferrara, suo ex compagno di squadra, il 23 agosto fece il suo secondo esordio con la maglia bianconera giocando dal primo minuto la prima partita di campionato vinta 1-0 contro il Chievo. Il 29 agosto 2009 risultò positivo a un test antidoping a causa dell'assunzione di un farmaco a base di cortisone, mentre si allenava a Vinovo, necessario per prevenire uno shock anafilattico dovuto alla puntura di una vespa: il caso burocratico, venuto a galla il 7 ottobre, si chiuse con l'archiviazione da parte della procura antidoping del CONI dopo che il capo procuratore, Ettore Torri, confermò la versione del giocatore e della società torinese, la quale aveva già fatto presente la positività prima del controllo. Nonostante il confortante inizio (quattro vittorie consecutive in campionato), la stagione si rivelò molto deludente per la Juventus e per lo stesso Cannavaro. I bianconeri, pur avvicendando Ferrara al più esperto Alberto Zaccheroni, conclusero il campionato al settimo posto, mentre in UEFA Champions League vennero eliminati nella fase a gironi. La Juventus, retrocessa in Europa League, qui fu eliminata agli ottavi di finale dal Fulham. Sempre criticato dai tifosi, che non gli perdonarono di aver lasciato la Juventus dopo le vicende di Farsopoli, Cannavaro collezionò prestazioni negative tanto che, sul finire della stagione, la società decise di non rinnovargli il contratto, lasciandolo svincolato. Al-Ahli Il 2 giugno 2010 firmò un contratto biennale con l'Al-Ahli, squadra di Dubai negli Emirati Arabi Uniti, di cui è stato capitano. Dopo 16 presenze e 2 gol, il 9 luglio 2011, all'età di 37 anni e a cinque anni esatti dalla vittoria della Coppa del Mondo con la nazionale italiana, annunciò il proprio ritiro dal calcio giocato a causa di alcuni problemi al ginocchio. D'accordo coi proprietari del club emiratino, decise di ricoprire per tre anni i ruoli di ambasciatore del club e consulente strategico. Il 14 gennaio 2012, a sei mesi dal ritiro, annunciò il proprio ritorno nel mondo del calcio per partecipare al progetto della neonata Premier League indiana, tra le file del Bengal Tuskers; tuttavia tale campionato non ebbe mai inizio. Nazionale Nazionali giovanili e olimpica Cannavaro in azione con la nazionale Under-21 nel 1995. Ha giocato per due anni con la nazionale Under-21, guidata dal commissario tecnico Cesare Maldini, con la quale ha vinto due campionati d'Europa U-21 consecutivi, nel 1994 e nel 1996. Con la nazionale olimpica, sempre allenata da Maldini, ha partecipato al torneo olimpico di Atlanta 1996, dove l'Italia venne eliminata al primo turno. Nazionale maggiore Nel 1996 venne convocato per la prima volta in nazionale maggiore, ed esordì il 22 gennaio 1997, all'età di 23 anni, entrando in campo al posto di Costacurta nel secondo tempo della partita amichevole Italia-Irlanda del Nord (2-0), disputata a Palermo. Il selezionatore, ancora Maldini, lo impiegò subito con continuità e lo convocò per il campionato del mondo 1998 in Francia. Nella prima partita del torneo, pareggiata contro il Cile (2-2), Cannavaro soffrì in quanto sovrastato da Salas che fu autore di una doppietta. Migliorò notevolmente il proprio rendimento nelle partite successive e contro la Francia, ai quarti di finale, fu il migliore in campo dell'Italia nonostante una ferita allo zigomo causata da una gomitata proditoria di Guivarc'h a inizio ripresa. Cannavaro e Buffon nel 1998 mentre festeggiano la vittoria dell'Italia nell'amichevole di Parma contro il Paraguay. Due anni più tardi fu convocato dal successore di Maldini sulla panchina azzurra, Dino Zoff, per il campionato d'Europa 2000 in Belgio e Paesi Bassi. Alla fine del torneo, chiuso dall'Italia al secondo posto, venne inserito dalla commissione tecnica dell'UEFA nella lista dei migliori giocatori dell'edizione. Al campionato del mondo 2002 in Giappone e Corea del Sud, Cannavaro ripeté le buone prestazioni di cui era stato autore all'europeo di due anni prima. Fu costretto a saltare l'ottavo di finale contro la Corea del Sud, perso dall'Italia al golden gol, a causa di una squalifica per due ammonizioni ricevute nel corso della fase a gironi. Dopo l'abbandono di Paolo Maldini, Cannavaro ereditò la fascia di capitano e guidò la nazionale, allora allenata da Giovanni Trapattoni, al campionato d'Europa 2004 in Portogallo. Delle tre partite giocate dall'Italia, eliminata al primo turno per differenza reti, Cannavaro ne giocò due, in quanto saltò per squalifica la terza partita del girone, vinta inutilmente contro la Bulgaria. Nell'estate del 2006, sebbene coinvolto indirettamente nella vicenda dei presunti falsi in bilancio della Juventus e rischiasse di perdere la fascia di capitano, Cannavaro fu confermato dal commissario tecnico Marcello Lippi nei 23 convocati per il campionato del mondo 2006 in Germania. Nel corso del torneo raggiunse i suoi massimi livelli di prestazione e guidò una difesa capace di subire appena due gol in sette partite. Nella finale disputata all'Olympiastadion di Berlino, a 32 anni, il difensore partenopeo si laureò campione del mondo grazie alla vittoria dell'Italia sulla Francia ai tiri di rigore. In quell'occasione, oltre ad avere l'onore di alzare la coppa al cielo, toccò quota 100 presenze in maglia azzurra (terzo giocatore a riuscirci dopo Zoff e Maldini). Le sue ottime prestazioni per tutto l'arco del torneo gli valsero inoltre prima il Pallone d'argento Adidas, onorificenza attribuita dalla FIFA al secondo miglior giocatore della manifestazione, e qualche mese dopo il Pallone d'oro e il FIFA World Player. Cannavaro in Nazionale, insieme al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo la vittoria azzurra al campionato del mondo 2006. Dopo la vittoria del mondiale di Germania, fu protagonista delle qualificazioni europee con il nuovo selezionatore Roberto Donadoni, che poi lo convocò per il campionato d'Europa 2008 in Austria e Svizzera. Il 2 giugno 2008, durante il primo allenamento in Austria, il difensore si infortunò, però, ai legamenti della caviglia sinistra in uno scontro con Chiellini e fu costretto a saltare l'imminente manifestazione; il suo posto venne preso da Alessandro Gamberini. Cannavaro rimase comunque al fianco dei suoi compagni per tutto il torneo, che per l'Italia si concluse ai quarti di finale. Con il ritorno di Lippi sulla panchina azzurra, Cannavaro partecipò alla Confederations Cup 2009 in Sudafrica. Dopo aver saltato la gara inaugurale vinta contro gli Stati Uniti, il difensore tornò a disposizione per le successive due partite, perse rispettivamente contro Egitto e Brasile, che condannarono l'Italia all'eliminazione al primo turno. Cannavaro (primo da destra) all'esordio al campionato del mondo 2010 contro il Paraguay Il 12 agosto 2009, nell'amichevole contro la Svizzera (0-0) disputata al St. Jakob-Park di Basilea, Cannavaro stabilì a quota 127 partite il record di presenze con la maglia della nazionale azzurra, superando Paolo Maldini, fermo a 126. L'anno seguente, all'età di 36 anni, venne convocato per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica. Nel corso del torneo, Cannavaro non ripeté le prestazioni del precedente mondiale e la squadra, con giocatori logori e priva di grandi talenti, venne eliminata al primo turno dopo i pareggi contro Paraguay e Nuova Zelanda e la sconfitta contro la Slovacchia nell'ultima partita del girone. Contro gli slovacchi, il difensore partenopeo giocò la sua ultima partita con la maglia azzurra e fissò l'allora record di presenze a 136; tale primato sarà poi superato da Gianluigi Buffon nel 2013. Allenatore Gli esordi Il 13 maggio 2012 inizia il corso di allenatore, dopo aver preso il patentino da allenatore il 14 settembre inizia il corso da direttore sportivo. Il 10 dicembre inizia a frequentare a Coverciano il corso di abilitazione per il master di allenatori professionisti Prima Categoria-UEFA Pro. L'8 luglio 2013 viene nominato vice allenatore del nuovo tecnico Cosmin Olăroiu all'Al-Ahli. A fine stagione, la squadra vincerà il campionato. Al termine della stagione lascia il suo incarico di vice allenatore del club. Guangzhou Evergrande Il 5 novembre 2014 diventa allenatore del Guangzhou Evergrande, su richiesta di Marcello Lippi passato nel ruolo di direttore tecnico del club. Il 4 giugno 2015, con la squadra al primo posto in campionato e ai quarti di Champions, viene esonerato e sostituito da Luiz Felipe Scolari. In totale su 23 partite ne ha vinte 11, pareggiate 7 e perse 5. Al-Nassr Il 26 ottobre dello stesso anno viene ingaggiato dai sauditi dell'Al-Nassr, fresco campione in carica, con cui firma un contratto di otto mesi fino a fine stagione. Il 12 febbraio 2016 viene esonerato. Lascia il club al sesto posto con 22 punti e con 18 punti di distacco dalla capolista Al-Hilal. Tianjin Quanjian Il 9 giugno seguente viene nominato come nuovo allenatore del Tianjin Quanjian, club militante nella seconda divisione cinese, al posto dell'esonerato Vanderlei Luxemburgo. Viene eliminato ai quarti di finale della Coppa di Cina dal Shanghai Shenhua. A fine stagione, la squadra centra la prima storica promozione in Chinese Super League, coronando un'incredibile rimonta iniziata proprio con l'arrivo del tecnico italiano (al momento del suo ingaggio, la squadra era dodicesima in classifica con soli 16 punti raccolti). L'anno seguente, viene eliminato al quinto turno della Coppa di Cina dallo Shanghai SIPG e termina il campionato al terzo posto, qualificandosi alla Champions League asiatica. Il 6 novembre 2017 si dimette con la risoluzione consensuale. Ritorno al Guangzhou Evergrande Il 9 novembre successivo, ritorna alla guida del Guangzhou Evergrande in sostituzione del dimissionario Luiz Felipe Scolari (il tecnico che l’aveva in precedenza sostituito sulla panchina dello stesso club cinese). A febbraio vince la Supercoppa di Cina 2018 contro lo Shanghai Shenhua. In campionato arriva secondo a 5 punti dallo Shanghai SIPG, in Coppa di Cina non arriva alle fasi finali, mentre in Champions viene eliminato agli ottavi proprio dal Tianjin Quanjian. Il 1º dicembre 2019 vince il suo primo campionato cinese alla guida del Guangzhou Evergrande e nella stessa stagione arriva fino alla semifinale di Champions venendo eliminato dall’Urawa Red Diamonds e ai quarti della coppa nazionale. Il 12 novembre 2020 perde la finale di campionato contro lo Jiangsu Suning. La stagione successiva termina la prima fase al secondo posto, ma nel settembre 2021, anche in virtù dei problemi economici della proprietà del club, risolve consensualmente il contratto con la società. Nazionale cinese Il 7 marzo 2019 viene nominato commissario tecnico ad interim della Cina fino alle qualificazioni per il campionato del mondo 2022, mantenendo il suo ruolo al Guangzhou Evergrande. Sostituisce Marcello Lippi, dimessosi dall'incarico qualche mese prima e nominato direttore tecnico della nazionale. Esordisce nell'amichevole persa per 1-0 contro la Thailandia. Il 28 aprile annuncia a sua volta le dimissioni, chiudendo la sua esperienza con 2 sconfitte. Cronologia presenze e reti in nazionale Con 136 presenze in nazionale, di cui 79 da capitano, Fabio Cannavaro è secondo come numero di presenze nella storia della nazionale italiana, alle spalle di Gianluigi Buffon. Secondo questi dati risulta al 2020: 2º per numero di presenze. 2º per numero di presenze da capitano. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 2 - Juventus: 2004-2005, 2005-2006 Coppa Italia: 2 - Parma: 1998-1999, 2001-2002 Supercoppa italiana: 1 - Parma: 1999 Campionato spagnolo: 2 - Real Madrid: 2006-2007, 2007-2008 Supercoppa di Spagna: 1 - Real Madrid: 2008 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Parma: 1998-1999 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 2 - Francia 1994, Spagna 1996 Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Individuale Miglior giocatore del campionato europeo Under-21: 1 - Spagna 1996 Squadra del torneo del campionato europeo di calcio: 1 - Belgio-Paesi Bassi 2000 ESM Team of the Year: 1 - 2004-2005 Oscar del calcio AIC: 4 Migliore difensore: 2005, 2006 Migliore italiano: 2006 Migliore assoluto: 2006 Pallone d'argento del mondiale: 1 - Germania 2006 All-Star Team del mondiale: 1 - Germania 2006 Pallone d'oro: 1 - 2006 FIFA World Player: 1 - 2006 Squadra dell'anno UEFA: 1 - 2006 FIFPro World XI: 2 - 2006, 2007 Inserito nella Hall of Fame del calcio italiano nella categoria Calciatore italiano (2014) Candidato al Dream Team del Pallone d'oro (2020) Allenatore China League One: 1 - Tianjin Quanjian: 2016 Supercoppa di Cina: 1 - Guangzhou Evergrande: 2018 Campionato cinese: 1 - Guangzhou Evergrande: 2019 Onorificenze Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana «Di iniziativa del Presidente della repubblica» — Roma, 12 luglio 2000 Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana «Di iniziativa del Presidente della repubblica» — Roma, 12 dicembre 2006 Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana «Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri» — 30 dicembre 2020
  13. ADRIAN MUTU Rumeno di Călinești, classe 1979, cresciuto nell’Argeș Pitești, poi alla Dinamo Bucarest, arriva in Italia a vent’anni, nel 1999, acquistato dall’Inter, in cerca di talenti da far sbocciare. Dopo quattordici partite e qualche goal, inizia un lungo viaggio che lo porta a prima a Verona e poi a Parma.«L’Inter era una squadra con tanti campioni. Il primo giorno che sono arrivato nello spogliatoio ero seduto vicino a Vieri. Poi c’erano Baggio, Ronaldo, Zamorano, Blanc, Zanetti, Panucci. Pensavo che non avrei mai giocato. Non avevo pazienza, volevo mettermi subito alla prova. Una volta, in allenamento, Lippi mi prese per l’orecchio e mi disse: “Ragazzino, sei giovane, non bruciare le tappe, perché avrai il tuo spazio!” Mancavano quattordici partite alla fine del campionato e ne giocai sei da titolare, ma c’era tanta pressione. Ho fatto fatica, perché per me l’Inter, a quell’età, era un po’ troppo. Lippi preferiva giocatori con maggiore esperienza e capii che dovevo fare la gavetta prima di costruirmi un nome. Ero giovane, ma quando dissi a Lippi che volevo andare a Verona per giocare con continuità, lui rispose che potevo restare e far parte dei quattro attaccanti della rosa per vedere come andava. Mi sono guardato intorno, ho visto chi avevo davanti e gli dissi che sarei andato a Verona. Anche lì fu difficile. Il primo anno segnai quattro goal, di cui due nelle prime tre partite. Ho avuto una crisi e sono tornato in Romania, a casa. Credevo di non farcela, di non essere abbastanza forte mentalmente. Poi, arrivò Malesani e ci fu la svolta. Non avevo un bel rapporto con l’allenatore che c’era prima di lui: mi faceva giocare in un modo che non era adatto a me, mi sentivo ingabbiato. Lo dissi a Malesani e lui mi rispose di giocare come volevo. Con lui avevo un rapporto speciale. Dopo Prandelli, è quello che mi ha capito come persona. Con lui feci dodici goal e giocai bene, anche se poi siamo retrocessi. Ad agosto, poi, passai al Parma e lì si è instaurato subito il feeling con Prandelli. Fu un anno molto bello, non solo calcisticamente. A Parma sentivo l’affetto dei tifosi. Realizzai ventiquattro goal stagionali, tra Campionato e Coppa Uefa».Con gli emiliani, in coppia con Adriano, sfonda, rivelandosi attaccante imprevedibile, veloce e dotato di eccellente tecnica. Adrian ha una classe cristallina, salta l’uomo con dribbling essenziali e stordenti e sa calciare le punizioni come i grandissimi. Riesce pure farsi valere di testa, nonostante la statura non eccelsa, in virtù di un tempismo che ha pochi eguali. Se ne accorge il Chelsea, che spende una fortuna per assicurarselo. Storia tutt’altro che felice, quella del Mutu londinese, ma il calcio c’entra poco; infatti, subisce una lunga squalifica per uso di droga.«Quando cominci a esagerare fuori, in campo il fisico non regge. Sbagliare è normale, fa parte della vita, però, quando sei un personaggio pubblico è più facile che la gente ti punti il dito contro. La cosa importante è trarre dalle critiche le conclusioni migliori. Era facile sbagliare: ero molto famoso, a Londra andavo dappertutto e mi trattavano da re. Sono stato ingenuo, sono stato un pollo. Qualche mese prima di arrivare a Londra, avevo divorziato da mia moglie, avevo anche un figlio e la cosa fu pesante. Poi, come quando arrivai per la prima volta in Italia, la gente, la lingua, era tutto nuovo. Sono andato un po’ in depressione. All’inizio questo non lo sentivo, perché con il calcio andava tutto benissimo. Poi, ho avuto la pubalgia per tre mesi e sono iniziati i guai. Nella maggior parte dei casi, le squadre ti danno una seconda occasione, invece lì in due mesi mi hanno licenziato. Parlavo poco inglese, non capii nemmeno molto. Ci rimasi male perché avrebbero dovuto darmi una seconda possibilità. Non era giusto lasciarmi da solo perché il problema era più della persona che del giocatore. Mi hanno licenziato, non mi hanno pagato, mi hanno squalificato com’era giusto che fosse».Arriva a Torino a gennaio 2005, ma deve restare fermo fino a maggio per la squalifica inflittagli dalla federazione inglese; trova il tempo comunque, in extremis, di mettere anche la sua firma sulla vittoria in campionato, giocando con autorevolezza, l’ultima e festosa sfida con il Cagliari, al Delle Alpi.La stagione successiva, da punta o da esterno, vede Mutu ergersi spesso a protagonista. In campo sin dalla trasferta di Empoli, alla seconda giornata, Adrian segna il suo primo goal in campionato a Lecce, ottava di andata, nel rotondo 3-0 a spese dell’undici di Baldini. Si ripete tre giorni dopo, nel turno infrasettimanale contro la Sampdoria e, stavolta, il suo è un goal d’autore, a coronamento di un contropiede magistrale e rapidissimo. Ancora a segno con il Treviso alla tredicesima, il rumeno ha la sua notte di maggior gloria il 7 gennaio a Palermo; sua la doppietta che stende i rosanero e consegna alla Juventus un fondamentale successo esterno.Oramai, del suo talento la squadra non può più fare a meno ed anche il suo contributo in reti diventa importante; segna a Messina e corona una stagione sensazionale il 30 aprile a Siena, finalizzando una delle più belle azioni di attacco bianconere dell’intero campionato.«Alla Juventus hanno fatto di tutto, non mi hanno fatto mai sentire escluso. Subito dopo la squalifica, mi hanno fatto esordire, ho vinto uno scudetto giocando solo un pezzo dell’ultima partita ed ho anche quasi segnato negli unici trenta minuti di quella stagione. Poi, l’anno dopo, ho giocato una stagione da protagonista: trentadue partite, ventidue da titolare, dieci goal giocando da centrocampista. Era una Juve fortissima e, infatti, mi viene da ridere quando dicono che abbiamo rubato. Quegli scudetti li sentiamo nostri. Qualunque giocatore di quella squadra si sente addosso gli scudetti che sono stati revocati».Nonostante la stagione ampiamente positiva, è ceduto alla Fiorentina, non senza qualche rimpianto.«Arrivò Calciopoli e non sapevo come comportarmi. Ero a Miami con la mia famiglia, mi chiamò Secco e mi disse che nessuno mi obbligava ad andare via, ma c’era la Fiorentina che aveva fatto un’offerta. Considerando che c’era Prandelli e quali erano le ambizioni della Fiorentina, dissi subito di sì. Poi, però, appena arrivai, vidi che anche la Fiorentina era coinvolta nello scandalo, però c’era Prandelli e mi volevano fortemente. Poi, per fortuna ce l’abbiamo fatta a rimanere in A». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/01/adrian-mutu.html
  14. ADRIAN MUTU https://it.wikipedia.org/wiki/Adrian_Mutu Nazione: Romania Luogo di nascita: Calinesti Data di nascita: 08.01.1979 Ruolo: Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 74 kg Nazionale Rumeno Soprannome: - Alla Juventus dal 2004 al 2006 Esordio: 29.05.2005 - Serie A - Juventus-Cagliari 4-2 Ultima partita: 07.05.2006 - Serie A - Juventus-Palermo 2-1 46 presenze - 11 reti 2 scudetti Adrian Mutu (Călineşti, 8 gennaio 1979) è un allenatore di calcio, dirigente sportivo ed ex calciatore rumeno, di ruolo attaccante, tecnico del Rapid Bucarest. Quattro volte vincitore del premio come calciatore rumeno dell'anno, è considerato uno dei più forti calciatori rumeni di tutti i tempi. Con 103 reti è inoltre il calciatore rumeno più prolifico della Serie A. Detiene il record insieme a Gheorghe Hagi di reti con la nazionale rumena, con 35 reti realizzate. Adrian Mutu Mutu nel 2007 Nazionalità Romania Altezza 180 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Squadra Rapid Bucarest Termine carriera 20 maggio 2016 - giocatore Carriera Giovanili 1992-1996 Argeș Pitești Squadre di club 1996-1998 Argeș Pitești 41 (11) 1998-2000 Dinamo Bucarest 33 (22) 2000 Inter 12 (2) 2000-2002 Verona 57 (16) 2002-2003 Parma 31 (18) 2003-2004 Chelsea 27 (10) 2005 Livorno 0 (0) 2005-2006 Juventus 46 (11) 2006-2011 Fiorentina 112 (54) 2011-2012 Cesena 28 (8) 2012-2014 Ajaccio 37 (11) 2014 Petrolul Ploiești 14 (4) 2015 Pune City 10 (4) 2016 Târgu Mureș 2 (1) Nazionale 1995 Romania U-16 2 (1) 1996-1997 Romania U-18 14 (8) 1998-2000 Romania U-21 12 (6) 2000-2013 Romania 77 (35) Carriera da allenatore 2018 Voluntari 2018-2020 Al-Wahda Riserve 2020-2021 Romania U-21 2021 FCU Craiova 2022- Rapid Bucarest Biografia È laureato in Giurisprudenza all'Università di Bucarest ed anche in Scienze dello Sport. Dal 2001 al 2003 è stato sposato con Alexandra Dinu da cui ha avuto un figlio, Mario (2002). Nel 2005 sposa Consuelo Matos Gómez, ex modella dominicana, figlia dell'ambasciatore dominicano presso la Santa Sede, da cui ha due figlie, Adriana (2006) e Maya Vega (2008). I due si separano nel 2013, per poi ufficializzare il divorzio nel 2015, a seguito del quale, lo stesso anno, inizia una relazione con la modella ed ex miss Romania Sandra Bachici. Il 14 aprile 2017 nasce il loro primo figlio, Tiago Adrian Mutu. Il 15 ottobre seguente i due si sposano a Bucarest; tra gli invitati anche l'ex compagno di squadra Sébastien Frey. Caratteristiche tecniche Attaccante rapido e creativo, nella zona offensiva poteva giocare sia come seconda punta che come ala che come trequartista. Dotato di buona tecnica, era un valido tiratore di calci di punizione e di calci di rigore, dove era solito eseguire il gesto del cucchiaio. Ha avuto però un rendimento poco costante, causato da vari problemi dentro e fuori dal campo, che ne hanno limitato in parte la carriera. Carriera Club Gli esordi Cresciuto calcisticamente nell'Argeș Pitești, il suo debutto in campionato avvenne il 15 marzo 1997. Nelle successive due stagioni segna 11 gol in 41 partite e sforna molti assist. Nel 1998 venne acquistato dalla Dinamo Bucarest, in cui giocò 33 partite segnando 22 gol vincendo, a 18 anni, la Coppa e il campionato rumeno (ottenute dopo il trasferimento di Mutu). Inter e Verona Nel 2000 arriva in Italia, tesserato dall'Inter. Con i nerazzurri segnò due reti, entrambe in Coppa Italia. A fine stagione venne ceduto in comproprietà al Verona. Nel suo primo campionato in Veneto segnò quattro gol contro Lazio, Napoli e Bari (doppietta). Nella stagione successiva segnò 12 gol, ma la squadra retrocesse in Serie B. Parma Tornato in B, il Verona lo cedette al Parma, dove il romeno segnò 18 gol in 31 partite. Giocò in coppia con Adriano. Il Parma finisce la stagione al quinto posto a pochi punti dal quarto. In Coppa UEFA disputò 3 partite segnando 3 gol. Dopo un solo anno, il Parma cedette all'offerta del Chelsea di Roman Abramovič. Chelsea Il 1º agosto 2003 venne acquistato dal Chelsea. Nelle prime 4 partite segnò 3 gol, inclusa una doppietta in trasferta contro il Tottenham, ma progressivamente i gol diminuirono: furono solo 6 a fine stagione in 27 presenze più uno in Champions League contro la Lazio. Con il Chelsea arrivò alla semifinale di UEFA Champions League. Nel settembre del 2004, dopo appena due presenze alla seconda stagione con la maglia del Chelsea, venne scoperto positivo alla cocaina. Venne quindi licenziato il 29 ottobre dal club londinese e ricevette una squalifica di 7 mesi (fino al 18 maggio 2005) e una multa di £20.000 dalla Football Association. Livorno e Juventus Dopo l'avventura con il Chelsea, il 12 gennaio 2005 tornò in Serie A firmando per la Juventus. In realtà, con un artificio di mercato che sfruttava alcune lacune normative, non fu inizialmente tesserato dal club torinese bensì dal Livorno, in quanto i bianconeri non potevano mettere sotto contratto un extracomunitario proveniente dall'estero avendo già esaurito i posti a disposizione, e successivamente "ceduto" dai toscani ai piemontesi. Non scese mai in campo in maglia amaranto, mentre debuttò solo all'ultima giornata di campionato con quella juventina a causa della lunga squalifica per doping che doveva scontare. Nella stagione successiva in bianconero riuscì a ritagliarsi qualche spazio. Totalizzò dunque 33 presenze con 7 gol. Alla fine del campionato, in seguito alla retrocessione a tavolino della Juventus in Serie B, Mutu viene ceduto alla Fiorentina il 7 luglio 2006. Fiorentina Alla Fiorentina Mutu ritrova l'allenatore Cesare Prandelli, che lo aveva allenato anche a Parma. Alla prima stagione realizza 16 gol in campionato, al pari di Toni, e fornisce molti assist: la Fiorentina, partendo con una penalità di 19 punti (poi ridotti a 15) a causa di Farsopoli, riesce a finire la stagione al 5º posto (3º senza penalizzazione). Alla fine della stagione, Mutu risulta essere tra i migliori giocatori del campionato per rendimento. Adrian Mutu nella stagione 2007-2008 con la maglia della Fiorentina Nella stagione 2007-2008 realizza 17 gol in campionato (5 su calcio di rigore) e 6 in Coppa UEFA, raggiungendo la semifinale di Coppa UEFA e il quarto posto, occupato dalla Fiorentina con due punti di vantaggio sul Milan. Nell'estate 2008 è stato molto vicino al trasferimento alla Roma ma poi la società viola decise di tenere il giocatore. Il 14 agosto è stato multato dalla FIFA per 13,68 milioni di sterline (17,17 milioni di euro) per aver rotto il contratto con il Chelsea, dopo che è risultato positivo alla cocaina, facendo di questa multa la più alta di tutti i tempi. Un infortunio subito nel precampionato mentre era in ritiro con la nazionale rumena ne ha rallentato la preparazione, motivo per cui Mutu ha giocato sotto tono le prime partite della stagione 2008-2009. Mentre il problema al gomito era in via di guarigione, verso la metà del mese di ottobre, nuovamente nel ritiro della nazionale, Mutu subisce un versamento al ginocchio che fa temere un possibile intervento chirurgico. Tornato a Firenze, i medici sociali del club viola ne scongiurano l'ipotesi. Altri due infortuni tormentano il primo quarto di stagione. Dopo aver saltato il match con l'Inter, gioca contro il Bayern Monaco, a cui segna un gol, ma è costretto a un nuovo stop di 15 giorni. È stato nominato miglior giocatore romeno del 2008. Durante la partita Fiorentina-Lecce, si procura nuovamente una lussazione al gomito dopo un violento scontro di gioco. Ritorna in campo contro il Bologna, dove sigla una doppietta raggiungendo il traguardo dei 100 gol complessivi con squadre italiane. Il 15 febbraio 2009, in Genoa-Fiorentina (3-3), segna la sua prima tripletta in carriera. Il 31 luglio 2009 il TAS di Losanna respinge il suo appello. Il 21 ottobre dello stesso anno il tribunale federale elvetico sospende però il pagamento della multa di 17 milioni di euro fino alla fine del 2009. Nell'inizio della stagione 2009-2010 segna un gol alla prima giornata di campionato a Bologna. Nel doppio confronto di Champions League contro gli ungheresi del Debrecen segna due gol in Ungheria e il gol del vantaggio nella partita di ritorno. Durante la partita di Firenze contro il Debrecen si infortuna al menisco del ginocchio, venendo costretto ad una nuova operazione. Rientra in campo nel 2010 siglando 3 gol in 3 partite contro Siena, Bari e Bologna. Nelle partite di Coppa Italia segna due gol negli ottavi di finale in Fiorentina-ChievoVerona vinta per 3-2, e una successiva doppietta nei quarti di finale, Fiorentina-Lazio (3-2). Anche se la Fiorentina non vince la competizione, Mutu, con 4 gol, sarà capocannoniere della Coppa Italia, a pari merito con Alain Baclet del Lecce e Rachid Arma della Spal. Il 10 gennaio 2010, nei campioni di materiale biologico di Mutu prelevati dalla commissione antidoping del C.O.N.I. dopo la partita contro il Bari, viene riscontrata la presenza di metaboliti della sibutramina, uno stimolante che annulla gli effetti della fame. Sospeso subito in via cautelativa, in seguito viene trovato positivo alla stessa sostanza anche nelle analisi effettuate dopo la partita del 20 gennaio contro la Lazio in Coppa Italia, incontro in cui il romeno aveva realizzato una doppietta. Il 19 aprile 2010 il comitato antidoping nazionale decide una squalifica di 9 mesi, a decorrere dalla sospensione cautelativa; la Procura aveva richiesto un anno. La squalifica termina il 29 ottobre 2010, 2 giorni prima della partita di campionato Catania-Fiorentina. Il 7 gennaio 2011 viene messo fuori dalla rosa della squadra viola per aver inadempiuto ai suoi obblighi contrattuali, lasciando l'allenamento in anticipo. Il 3 febbraio dello stesso anno la società comunica che Mutu verrà reintegrato nella rosa a partire dal giorno seguente. Il 6 marzo 2011, in Fiorentina-Catania (3-0), realizza la sua prima doppietta stagionale, con tanto di esultanza sotto la curva Fiesole, a suggellare la riappacificazione con la tifoseria viola. Il 23 giugno 2011 la Fiorentina comunica la sua cessione a titolo definitivo al Cesena. Cesena Il 23 giugno 2011 il Cesena comunica di aver acquistato a titolo definitivo l'attaccante romeno a parametro zero che firma un biennale con opzione per il terzo anno. Esordisce il 10 settembre nella gara persa in casa con il Napoli per 3-1, mentre segna la sua prima rete in bianconero il 21 dello stesso mese contro la Lazio, non evitando la sconfitta per 2-1. Il 27 novembre segna una doppietta contro il Genoa, battuto per 2-0. Nonostante otto reti complessive in campionato, la stagione termina con una retrocessione. Ajaccio Il 28 agosto 2012 l'Ajaccio ufficializza l'acquisto dell'attaccante rimasto svincolato dopo la rescissione del contratto con il Cesena a seguito della retrocessione in Serie B. Segna il suo primo goal nel campionato di Ligue 1 il 28 ottobre 2012 nella sfida in trasferta contro il Lorient finita 4-4. Successivamente segna nella trasferta di Nancy (1-1), contro lo Stade de Reims (2-0), contro il Rennes (2-4), contro il Valenciennes (1-1), una doppietta rifilata al Lione il 3 febbraio 2013, contro il Tolosa (2-3), una doppietta in casa del Saint-Etienne (4-2), in casa dello Stade de Reims (1-1). Conclude il campionato segnando 11 reti ed inoltre è stato il giocatore che ha colpito più legni, ben 8. Petrolul Ploiești, Pune City e Târgu Mureș Il 13 gennaio 2014 torna in Romania, dopo 14 anni, firmando un contratto con il Petrolul Ploiești, dopo aver rescisso il contratto con l'Ajaccio. Segna il suo primo gol ufficiale con la maglia del Petrolul il 28 aprile 2014 nelle partita casalinga contro il Botosani segnando il 2-0 su calcio di rigore. Nella sfida contro il Viktoria Plzen valida per il 3º turno preliminare di Europa League segna sia all'andata (1-1) e ritorno (1-4) trascinando la sua squadra ai Play-off con un eurogol da quasi 30 metri. Il 26 settembre rescinde il contratto con la squadra rumena per firmare un contratto con la squadra indiana del Pune (affiliata alla Fiorentina) ma alla fine per alcuni motivi burocratici non ha potuto, rimanendo svincolato. Nel frattempo ritrova il peso forma e si allena con un personal trainer a Bucarest. L'8 gennaio 2015 giorno del suo 36º compleanno annuncia l'addio al calcio giocato per stare vicino alla madre malata dopo essere stato vicino al club indiano Pune e ad un vicinissimo clamoroso ritorno alla Fiorentina. Ritorna però sui suoi passi firmando con la squadra indiana. Dopo un inizio di stagione da spettatore, trova il primo gol con la squadra indiana l'8 novembre 2015 nel match contro il Goa (2-2), segnando in extremis la rete che porta al definitivo pareggio con una bella torsione di sinistro, da antologia. Avendo più spazio, il 19 novembre trova il secondo gol su un calcio di punizione nella trasferta persa con il Delhi Dynamos (3-1). Segna anche nelle ultime due partite perse in trasferta dal Pune, il 27 novembre trova il terzo gol contro l'Atlético de Kolkata (4-1), dopo aver superato nell'area avversaria ben 3 giocatori in appena 30 cm di spazio e il 2 dicembre trova il quarto gol contro il NorthEast United (3-2). Nella sua esperienza indiana segna quattro gol in nove presenze. Il 18 gennaio 2016 ritorna in Romania dopo un anno nelle file del Târgu Mureș che milita nella massima serie romena, dove firma un contratto semestrale con l'obiettivo di essere convocato in nazionale agli europei. Dopo aver collezionato solo cinque presenze, il 20 maggio annuncia il ritiro. Nazionale È stato tra gli elementi più rappresentativi della nazionale della Romania, dopo il ritiro di Gheorghe Hagi: il suo esordio avvenne il 29 marzo 2000 in amichevole contro la Grecia. Fu decisivo per la qualificazione della sua Nazionale al campionato d'Europa 2008: nella seconda giornata del gruppo C, segnò una rete all'Italia e si fece parare un calcio di rigore da Gianluigi Buffon. L'11 agosto 2011, in seguito a una nottata di baldoria e alcol insieme al compagno di squadra Gabriel Tamaș durante il ritiro due giorni prima dell'amichevole contro il San Marino, il CT Victor Pițurcă esclude i due giocatori dalla nazionale. Il 30 settembre, tuttavia, Mutu viene richiamato in nazionale per le sfide di qualificazione agli Europei 2012. Il 22 marzo 2013 nella sfida contro l'Ungheria (2-2) valida per le Qualificazioni ai mondiali 2014, segna un calcio di rigore ed eguaglia con 35 reti il record di Gheorghe Hagi. Viene nuovamente escluso dalla nazionale, questa volta definitivamente, il 21 novembre 2013, all'indomani della mancata convocazione per i playoff mondiali contro la Grecia; Mutu, per protesta, posta sul suo profilo Facebook un fotomontaggio che ritrae il selezionatore Pițurcă nelle vesti di Mr. Bean, gesto che né lo stesso CT né la Federazione calcistica romena gradiscono, comunicando al giocatore l'esclusione il giorno successivo. Dopo il ritiro Dirigente Il 12 ottobre 2016, è stato nominato presidente della Dinamo Bucarest dal proprietario della squadra, Ionuț Negoiță. Allenatore Dopo aver allenato il Voluntari e le riserve dell’Al-Wahda, nel 2020 diventa selezionatore dell’Under-21 rumena; arriverà terzo nel girone A all’Europeo di categoria nel marzo 2021 dietro a Germania e Olanda non riuscendo a qualificarsi alla fase successiva. Ad aprile ottiene la licenza di allenatore UEFA PRO. Il 28 maggio dello stesso anno viene annunciato come nuovo allenatore del FCU Craiova, ambizioso club neopromosso nella massima serie rumena. Viene esonerato a inizio ottobre avendo collezionato 3 vittorie, 3 pareggi e 6 sconfitte tra campionato e coppa. Il 2 marzo 2022 arriva il salto di qualità dal punto di vista tecnico venendo nominato nuovo allenatore del Rapid Bucarest, club della Liga I, la massima serie del campionato rumeno di calcio. Palmarès Giocatore Club Campionato rumeno: 1 - Dinamo Bucarest: 1999-2000 Campionato italiano: 2 - Juventus: 2004-2005, 2005-2006 Individuale Calciatore rumeno dell'anno: 4 - 2003, 2005, 2007, 2008 Guerin d'oro: 1 - 2007 Capocannoniere della Coppa Italia: 1 - 2009-2010 (4 gol, a pari merito con Alain Baclet e Rachid Arma)
  15. ANDREA MASIELLO Arriva alla Juventus nell’estate del 2003 ed è aggregato alla Primavera allenata da Vincenzo Chiarenza, con la quale conquista, nel 2004 e nel 2005, il Torneo di Viareggio. Il 20 aprile 2005 debutta in Prima Squadra, subentrando al 56’ ad Alessandro Birindelli, nella sfida casalinga contro l’Inter persa per 0-1. A fine stagione viene totalmente riscattato dalla squadra bianconera per poi essere ceduto in prestito all’Avellino e continuare la sua carriera lontano da Torino. MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” MARZO 2004 È figlio d’arte, come molti dei ragazzi che hanno fatto parte negli ultimi anni della Primavera: probabilmente i cromosomi sono sensibili alle capacità pedatorie dei genitori, che cercano di tramandarli alla pari dei tratti somatici o caratteriali. «Mio padre Mario, nato in provincia di Frosinone nel 1955, ha vinto il Torneo di Viareggio con la maglia del Napoli, poi ha giocato a Olbia e a Civitavecchia sempre nel ruolo di mediano. Mia madre invece è casalinga, e non ama particolarmente il football». Andrea Masiello, classe 1986, è una delle rivelazioni della squadra di Chiarenza: acquistato dalla Lucchese come prezioso rincalzo della difesa, si è sin da subito imposto come indiscusso titolare del ruolo di difensore centrale grazie ad una serie di prestazioni autorevoli e convincenti. In campo pare ben più smaliziato di un diciassettenne. «Il calcio è per me una grande passione», dice il biondo difensore. «Ho iniziato a giocare a cinque anni nel National, una piccola società di Viareggio dove sono nato, poi a dodici sono passato alla formazione Giovanissimi della Lucchese, e con questa casacca sono arrivato sino alla Berretti». La modestia non gli fa dire che già alla fine dello scorso campionato ha assaporato la gioia di disputare un paio di partite in Serie C proprio con la compagine toscana. Cosa che gli ha permesso di farsi notare dagli osservatori bianconeri che lo hanno portato a Torino. Così dalla scorsa estate Andrea divide una camera dell’Hotel Astor con Andrea Rossi della Berretti, frequentando con profitto il terzo anno di ragioneria in un istituto cittadino. A casa torna mediamente una volta al mese, preso com’è dagli impegni calcistici che si fanno sempre più pressanti: negli ultimi tempi ha sostenuto anche qualche allenamento con la prima squadra, e in occasione dell’incontro di andata di Coppa Italia contro il Siena, Lippi lo ha portato in panchina. «Non fosse che sono un tipo piuttosto freddo, sarebbe stata un’emozione da tagliare le gambe. Invece è stata semplicemente un’immensa gioia», racconta con un sorriso che la dice tutta sul suo approccio con il calcio professionistico che è li, alle porte, se solo saprà fare il salto di qualità che tutti si aspettano da lui. «Ho sempre e soltanto giocato come centrale difensivo. Sono un destro naturale che si sta sforzando di migliorare un sinistro per ora insufficiente, però credo di avere una discreta tecnica e una buona grinta». Ottimo il colpo di testa, aggiungiamo noi, così come l’adattamento al gioco a uomo a zona, con difesa a 3 o a 4. Per di più, il che non guasta, ha sin qui realizzato due goal. «Le consegne prevedono che vada in avanti soltanto nei calci da fermo, per cercare di sfruttare la propensione al colpo di testa. Altrimenti me ne sto rintanato nella nostra metà campo, pronto alla marcatura e all’interdizione». Il lavoro, anche nel caldo, paga (quasi) sempre. «Do sempre il massimo di me stesso, ci tengo a confermarmi a questi livelli. La mia migliore qualità? Forse la sicurezza: non so cosa sia la paura, a questa età non credo sia giusto averne». Non che Andrea sia un kamikaze, uno di quei giocatori un po’ sciagurati che, pur di intercettare il pallone, farebbero di tutto, compreso scalciare malamente l’avversario di turno, anzi. L’arcigno difensore viareggino è un giocatore dal fisico possente ma elegante, puntuale negli anticipi, potente, preciso, che non guarda in faccia nessuno. «L’anno prossimo per me sarà un anno ancora più decisivo: se voglio arrivare a certi traguardi, devo migliorare ulteriormente. Anche perché non sarò più una sorpresa, spero neppure una meteora, e avrò molti occhi puntati addosso. Se adesso sto muovendo i primi passi, mi aspettano delle scale ripide e insidiose. Non voglio proprio scivolare indietro». La Juve di questa stagione ha in rosa, come capita da diverso tempo a questa parte, diversi ragazzi stranieri: quale è il tuo pensiero in proposito? «Lo ritengo un fatto assolutamente positivo. La contaminazione con diverse esperienze calcistiche non può che far bene già in queste categorie, stimola al miglioramento continuo e contribuisce all’acquisizione di dinamiche che altrimenti rimarrebbero sconosciute sino all’approdo al professionismo». Masiello e la famiglia, Masiello e mister Chiarenza. «Non smetterò mai di ringraziare i miei genitori, che mi hanno permesso di fare quello che volevo già in tenera età pur di assecondare la passione per quello che spero diventi un mestiere. L’allenatore invece è un uomo di calcio molto preparato, abile a inculcarci anche i concetti che a prima vista potrebbero sembrare semplici e banali. E poi è dotato di forte personalità, il che non guasta quando si ha che fare con dei ragazzi di diciotto-diciannove anni provenienti dai più disparati contesti». Insomma, si direbbe che stia andando tutto bene, quasi alla meraviglia. «L’ambiente è sereno, tra noi c’è molta armonia e amicizia in campo e nella vita di tutti i giorni. E non lo dico per compiacere qualcuno, ma perché lo penso davvero. L’unica cosa che mi manca è il mare, l’azzurro del mio mare. Però, devo riconoscerlo, anche il bianco e nero non è poi così male». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/andrea-masiello.html
  16. ANDREA MASIELLO https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Masiello Nazione: Italia Luogo di nascita: Viareggio (Lucca) Data di nascita: 05.02.1986 Ruolo: Difensore Altezza: 185 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2003 al 2005 Esordio: 20.04.2005 - Serie A - Juventus-Inter 0-1 1 presenza - 0 reti 1 scudetto Andrea Masiello (Viareggio, 5 febbraio 1986) è un calciatore italiano, difensore svincolato. Andrea Masiello Masiello all'Atalanta nel 2016. Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Difensore Carriera Giovanili 1998-2003 Lucchese 2003-2005 Juventus Squadre di club 2002-2003 Lucchese 2 (0) 2003-2005 Juventus 1 (0) 2005-2006 → Avellino 39 (1) 2006-2007 Siena 0 (0) 2007-2008 Genoa 19 (1) 2008-2011 Bari 132 (3) 2011-2020 Atalanta 155 (8) 2020-2022 Genoa 52 (1) Nazionale 2004 Italia U-18 2 (0) 2004-2005 Italia U-19 16 (0) 2005-2006 Italia U-20 3 (0) Caratteristiche tecniche Gioca a calcio prevalentemente come difensore centrale. All'occorrenza può ricoprire anche il ruolo di terzino destro. Carriera Club Inizi Figlio di Mario, ex calciatore campano vincitore con il Napoli della Coppa Carnevale al trofeo giovanile di Viareggio del 1975, e di Emma, Andrea cresce calcisticamente nella Lucchese, dove approda all'età di dodici anni, debutta in prima squadra nella stagione 2002-2003 sotto la guida dell'allenatore Osvaldo Jaconi: prima esordisce in Coppa Italia e poi, il 9 febbraio 2003, arriva l'esordio nel campionato di Serie C1 nell'incontro interno contro lo Spezia. Dopo due presenze in maglia rossonera, nell'estate 2003 passa alla Juventus, che lo acquista in prestito. Qui, con la squadra Primavera allenata da Vincenzo Chiarenza che lo schiera difensore centrale in una difesa a tre, conquista nel 2004 e nel 2005 il Torneo di Viareggio. Il 20 aprile 2005 arriva il debutto in Serie A contro l'Inter subentrando al 56' a Alessandro Birindelli nella sfida poi persa 1-0. A fine stagione viene totalmente riscattato dalla squadra bianconera. Avellino Nell'estate del 2005 passa in prestito all'Avellino, dove totalizza 39 presenze (più 2 nei play-out, poi persi, contro l'AlbinoLeffe) e segna anche il suo primo gol da professionista nella partita persa contro il Cesena. Il 22 agosto 2006 passa in compartecipazione al Siena, in cui non scende mai in campo. il 30 gennaio la Juventus decide di inserirlo nella trattativa che porterà Domenico Criscito alla corte bianconera l'anno successivo: Masiello passa così al Genoa in compartecipazione. Genoa Con il Grifone colleziona 15 presenze (entrando quasi sempre a partita in corso) e conquista la promozione in Serie A. A fine stagione il Genoa ottiene il suo cartellino alle buste: Masiello diventa dunque interamente un giocatore rossoblu. Esordisce in campionato il 31 ottobre 2007 contro l'Inter. Il 16 dicembre arriva il secondo gettone stagionale, ad Empoli, quando parte da titolare e realizza il gol del pareggio al 42' della ripresa: è il suo primo gol in Serie A. Bari All'apertura del mercato di riparazione lo juventino Domenico Criscito torna a vestire la maglia genoana; Masiello, che non trovava spazio fra i titolari, il 22 gennaio 2008 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto per la compartecipazione al Bari, in Serie B. Esordisce coi Galletti il 26 gennaio 2008 in Pisa-Bari (1-1), giocando titolare. Il 24 giugno 2008, a fine stagione, il Bari esercita l'opzione per riscattare la compartecipazione del calciatore. La stagione successiva viene costantemente impiegato dal nuovo mister Antonio Conte contribuendo alla vittoria del campionato cadetto e alla promozione in Serie A del Bari. Nel giugno 2009 la società pugliese riscatta la seconda metà del cartellino che diventa quindi interamente di proprietà dei biancorossi per una cifra di quattro milioni di euro. In Serie A disputa 36 partite segnando le sue prime due reti con la maglia biancorossa (contro Parma e Siena); chiude il campionato al decimo posto. Nella stagione 2010-2011 la squadra retrocede in Serie B e con l'ultimo posto in classifica. Il 15 maggio 2011, al 80' del derby Bari-Lecce, devia un tiro dell'attaccante del Lecce Jeda, e segna l'autorete che regala la vittoria e la salvezza ai giallorossi salentini. Atalanta Masiello nel 2015 con la maglia dell'Atalanta. Il 26 luglio 2011 passa in compartecipazione all'Atalanta, società appena promossa in Serie A, per un importo pari a 2,5 milioni di euro più l'intero cartellino di Marino Defendi. Il giocatore lascia così il Bari dopo tre anni e mezzo, con 138 presenze e 4 reti tra campionato e coppa. L'esordio con la maglia dell'Atalanta avviene il 21 agosto in Coppa Italia, nella sconfitta contro il Gubbio per 4-3. In campionato l'esordio avviene alla seconda giornata (la prima è stata rinviata), partendo da titolare nell'incontro tra Atalanta e Genoa a Marassi. Il suo primo gol stagionale avviene nella sfida contro la Fiorentina il 17 dicembre, partita che finisce 2-2 sul campo della squadra viola. La sua ultima partita disputata, fra le 17 in campionato, è quella del 15 gennaio 2012 persa contro la Lazio per 2-0, dopodiché verrà sospeso cautelativamente dalla società per le vicende del calcioscommesse, chiudendo così la stagione con 17 partite in campionato e una in Coppa Italia. Il 22 giugno 2012, termine ultimo per la risoluzione delle compartecipazioni, Atalanta e Bari non fanno nessuna offerta per il cartellino del giocatore, che da regolamento rimane nella squadra che lo ha tesserato per ultimo, i nerazzurri. Scontati i 2 anni e 5 mesi complessivi di squalifica per calcioscommesse, a partire dal 13 gennaio 2015, torna ad allenarsi con l'Atalanta. A 1120 giorni di distanza dall'ultima partita giocata, torna in campo l'8 febbraio giocando da titolare nella partita persa per 3-2 sul campo della Fiorentina da parte degli orobici. Rimane a Bergamo anche per le stagioni 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 e 2018-2019; in queste ultime due stagioni esordisce inoltre nelle competizioni UEFA per club, giocando in due diverse edizioni della UEFA Europa League (la 2017-2018 ed i turni preliminari della 2018-2019). Viene riconfermato in rosa anche per la stagione 2019-2020, nella quale esordisce in UEFA Champions League. Ritorno al Genoa Il 29 gennaio 2020 saluta dopo nove stagioni l'Atalanta, facendo ritorno al Genoa. Esordisce dal primo minuto il 2 febbraio successivo in occasione proprio della partita contro l'Atalanta finita 2-2. Il 1º luglio 2022 il calciatore si svincola dal Genoa dopo il mancato rinnovo del contratto che legava le due parti Nazionale Dopo il campionato disputato con la Primavera della Juventus, viene convocato dapprima con l'Italia Under-18 e successivamente nell'Italia Under-19 allenata da Paolo Berrettini che lo vuole per la fase finale degli Europei di categoria. Con questa selezione scende in campo 16 volte. Masiello ha disputato inoltre 3 partite con l'Under-20 nel periodo di militanza all'Avellino. Calcioscommesse Lo stesso argomento in dettaglio: Scandalo italiano del calcioscommesse del 2011. Procedimento ordinario Nell'interrogatorio del giocatore del Piacenza Carlo Gervasoni, arrestato nell'ambito dell'inchiesta Last Bet, vengono fatti i nomi di «Andrea Masiello, Daniele Padelli, Simone Bentivoglio, Alessandro Parisi e Marco Rossi» per la presunta combine della partita Palermo-Bari del 7 maggio 2011. Secondo l'accusa un ausiliario ospedaliero di nome Angelo Iacovelli (tramite del gruppo degli "zingari") avrebbe consegnato buste con 80000 € ai calciatori «Andrea Masiello, Simone Bentivoglio, Alessandro Parisi, Nicola Belmonte e Marco Rossi». In un'intervista a Hristiyan Ilievski, un latitante considerato capo degli "zingari", viene indicato come principale referente Masiello spiegando come si sarebbero svolti i fatti: «Mi chiama, ci sentiamo, dice "vieni che facciamo la partita", porta i soldi. Io venni a Bari con 300 000 euro. Mi portarono di nuovo in quell'albergo dove vivevano alcuni giocatori. Per esempio Bentivoglio. Era terrorizzato. Aveva la faccia bianchissima, Masiello spinse dentro con la forza lui e Parisi. Balbettavano mentre io parlavo. L'unico convinto era Masiello continuava a dire "ok, ok" quegli altri erano terrorizzati». Durante l'interrogatorio del difensore Daniele Portanova, il calciatore avrebbe spiegato di aver ricevuto una telefonata da Masiello prima di Bologna-Bari finita 0-4, il quale gli avrebbe detto «Ti mando tre amici da Bari, trattali bene». Due dei tre «amici» avrebbero confermato di essere stati mandati a Bologna da Masiello per combinare la gara. Interrogato dai carabinieri, Nicola De Tullio (titolare di alcune agenzie di scommesse) afferma che Masiello commissionò diverse puntate sul pareggio di Udinese-Bari del 9 maggio 2010, finita 3-3, intascando la somma di 8 000 euro. Durante la testimonianza inerente alla partita Bari-Sampdoria del 23 aprile 2011, il difensore Marco Rossi dichiara: «Da Masiello mi è stato detto che ci sarebbero stati 400 000 euro da dividere in caso di sconfitta, ma io ho detto subito di no». Il 3 gennaio 2012 viene iscritto nel registro degli indagati per frode sportiva dal pubblico ministero Roberto Di Martino insieme ad altri venti calciatori. Il 23 febbraio 2012 viene iscritto insieme ad altre diciassette persone nel registro degli indagati per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva dalla Procura di Bari. È accusato di fare parte di un'organizzazione che avrebbe manipolato nove partite del campionato 2010-2011. Secondo gli inquirenti, oltre al gruppo degli "zingari", i calciatori indagati avrebbero venduto partite anche alla Mafia barese, che avrebbe utilizzato le scommesse per riciclare denaro proveniente da attività illecite. Il 2 aprile 2012 viene arrestato dai carabinieri insieme a due suoi amici-scommettitori, Fabio Giacobbe e Giovanni Carella, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Queste le motivazioni del Giudice per le indagini preliminari Giovanni Abbattista: «Masiello è il leader indiscusso e capo carismatico. Non c'è "solo" il rischio d'inquinamento delle prove: c'è anche il pericolo di reiterazione del reato. L'associazione per delinquere monitorata ha peraltro dimostrato ampiamente di essere in grado di operare in maniera indisturbata sull'intero territorio nazionale per falsare l'esito di incontri di serie A e, quindi, l'esito dello stesso campionato di calcio. Il Masiello rimane, peraltro, calciatore professionista in attività sempre in grado di attivare il protocollo illecito monitorato, contattare colleghi calciatori per addomesticare, con la lusinga del denaro, l'esito degli incontri di calcio, ricevere e veicolare informazioni "privilegiate" inerenti alle singole partite». È accusato di aver manipolato cinque partite: Bari-Genoa (3-0, 2 maggio 2010), Udinese-Bari (3-3, 9 maggio 2010), Cesena-Bari (1-0, 17 aprile 2011), Bologna-Bari (0-4, 22 maggio 2011) e il derby Bari-Lecce (0-2, 15 maggio 2011), partita per la quale avrebbe intascato 50 000 euro. Dall'analisi dei conti correnti i carabinieri hanno scoperto che cinque giorni dopo Udinese-Bari, il 14 maggio del 2010, Giacobbe ha versato 6 200 euro in contanti sul suo conto e 6 200 euro versati dal suo socio Carella. Giacobbe versa anche 9 230 euro, il 19 aprile del 2011, due giorni dopo Cesena-Bari e 17 150 euro il 30 maggio, otto giorni dopo Bologna-Bari. Oltre alle partite citate ci sarebbero altre 3 partite della Serie A 2010-2011: Milan-Bari, Bari-Chievo e Bari-Roma su cui la procura di Bari sospetta ci sia stato un tentativo di combine da parte di Masiello. In una lettera inviata al pm Ciro Angelillis dichiara: «Voglio aggiungere che quando il risultato era sullo 0-1 ho sfruttato un'occasione che mi si è posta per poter cristallizzare definitivamente l'esito di sconfitta per il Bari e per poter quindi ottenere il pagamento promessomi realizzando così l'autogol con cui si è concluso l'incontro». Sulla partita Cesena-Bari: «Durante il match io ero squalificato e mi trovavo a pranzo da un amico a Bari. Prima dell'inizio della gara venni contattato da Antonio Bellavista… Lui mi disse che si era già organizzato e mi esortò a passare presso la sua abitazione dopo cena perché mi avrebbe potuto consegnare la somma di 20 000 euro. Io mi recai effettivamente presso l'abitazione di Bellavista insieme ai già citati miei conoscenti Carella e Giacobbe. Nell'occasione ritirai l'importo menzionato che suddivisi, poi, lungo il tragitto di ritorno con Carella e Giacobbe». Infine le analisi del GIP: «L'esposizione che precede consente di affermare la partecipazione di Andrea Masiello all'accordo corruttivo sviluppato in itinere tra alcuni calciatori ed involgente l'incontro Cesena-Bari; la riscossione, da parte dell'atleta, della vincita conseguente alla relativa scommessa su risultato sicuro». Nel giugno dello stesso anno ha richiesto un patteggiamento a 1 anno e 10 mesi di reclusione, rigettato dal GIP di Bari il quale ipotizza anche ci siano gli estremi per il reato di truffa; resta così agli arresti domiciliari. Ad ottobre patteggia infine 1 anno e 10 mesi di reclusione per associazione per delinquere e frode sportiva con pena sospesa dal GIP. Sempre in relazione alle gare del terzo filone di indagini, nel novembre 2015 in aula come testimone accusa gli ultras baresi di aver fatto pressioni sui giocatori per perdere alcuni incontri come Cesena-Bari 1-0 e Bari-Sampdoria 0-1 del 17 e 23 aprile 2011 con lo scopo di fare soldi con le scommesse e che "dopo l'incontro andammo dall'allenatore Bortolo Mutti e dal direttore sportivo Guido Angelozzi a riferire la cosa e loro ci dissero di tapparci il naso e giocare. Infatti quelle partite, anche se poi le abbiamo perse, ce le giocammo fino in fondo". Procedimento sportivo sul terzo filone Nell'ambito del terzo filone di indagini, il 26 luglio 2012 viene deferito dal procuratore federale Stefano Palazzi per: illecito sportivo (Bari-Sampdoria, Palermo-Bari, Bari-Lecce e Bologna-Bari); violazione dell'articolo 1 di lealtà sportiva e divieto scommesse (Udinese-Bari e Cesena-Bari). Il 1º agosto patteggia 2 anni e 2 mesi di squalifica più 30 000 euro di ammenda. Procedimento sportivo sul quinto filone Il 23 agosto 2013, insieme ad altri suoi ex compagni del Bari, viene iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Bari per frode sportiva riguardo alle partite Salernitana-Bari 3-2 del 2008-2009 e Bari-Treviso 0-1 del 2007-2008. Per questo nel filone Bari-bis due mesi prima, il 6 giugno, veniva deferito dalla Procura federale per: omessa denuncia (Bari-Treviso); illecito sportivo (Salernitana-Bari venduta con altri 13 compagni agli avversari ed ex compagni Luca Fusco e Massimo Ganci in cambio di 7.000 euro). Il 4 luglio seguente patteggia 3 mesi e 15 giorni di squalifica in continuazione più 20 000 euro di ammenda per un totale di 2 anni e 5 mesi di squalifica fino al gennaio del 2015 quando viene reintegrato in rosa dall'Atalanta. Palmarès Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2004, 2005 Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2004-2005 Campionato italiano di Serie B: 1 - Bari: 2008-2009
  17. REY VOLPATO Febbraio 2005: la Juventus Primavera vince il suo sesto Torneo di Viareggio. Tante future stelle fra i giovani bianconeri, da Giovinco a Marchisio, da Criscito a De Ceglie. Ma c’è una stella più luminosa di loro, uno che sembra già pronto per una carriera da campione: Rey Volpato. Che di quella squadra è il centravanti e bomber. Nato a Dolo, il 27 agosto 1986, nell’estate del 2004 si trasferisce in riva al Po. «Arrivare alla Juventus è stata una gioia enorme per me, quando l’ho saputo ho fatto salti di gioia. Il mio obiettivo è quello di far bene con la Primavera, un gruppo del quale fanno parte alcuni ragazzi che ho conosciuto in Nazionale, come Masiello, Volpe e Criscito, ma sono sicuro che presto entrerò in sintonia anche con tutti gli altri. La Prima Squadra? Sarebbe un motivo di orgoglio essere chiamato ogni tanto ad allenarmi con tutti questi campioni. Quindi anche con il mio conterraneo Alessandro Del Piero. Al momento non ho ancora avuto il piacere di conoscerlo: non vedo l’ora!». Gli osservatori vedono in lui grandi qualità e Capello lo aggrega spesso agli allenamenti della Prima Squadra, nella quale esordisce in Coppa Italia, nel match contro l’Atalanta. Poi, per maturare, viene mandato in prestito al Siena. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/rey-volpato.html
  18. REY VOLPATO https://it.wikipedia.org/wiki/Rey_Volpato Nazione: Italia Luogo di nascita: Dolo (Venezia) Data di nascita: 27.08.1986 Ruolo: Attaccante Altezza: 186 cm Peso: 79 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2004 al 2005 Esordio: 19.11.2004 - Coppa Italia - Atalanta-Juventus 2-0 1 presenza - 0 reti 1 scudetto Rey Volpato (Dolo, 27 agosto 1986) è un calciatore italiano, attaccante del Camisano Calcio 1910. Rey Volpato Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Camisano Calcio 1910 Carriera Giovanili 1993-2004 Padova 2004-2005 Juventus Squadre di club 2003-2004 Padova 18 (1) 2004-2005 Juventus 1 (0) 2005-2006 → Siena 13 (2) 2006-2007 → Arezzo 22 (6) 2007-2008 Empoli 13 (0) 2008-2009 Bari 8 (1) 2009 → Piacenza 10 (1) 2010 → Gallipoli 9 (2) 2010-2011 Livorno 3 (0) 2011 → Lumezzane 13 (2) 2011-2012 Pergocrema 9 (0) 2012-2013 Union Quinto 22 (5) 2013-2014 Thermal Abano Teolo 28 (9) 2014-2015 Campodarsego 18 (14) 2015-2016 Adriese 16 (6) 2016-2017 Loreo 16 (6) 2017-2018 Giorgione 15 (9) 2018-2019 Union Pro 29 (15) 2019 Sankt Georgen ? (0) 2019-2020 Real Martellago 10 (4) 2020 Castelbaldo Masi 3 (3) 2021- Camisano C. 1910 25 (10) Nazionale 2003-2004 Italia U-18 5 (2) 2004-2005 Italia U-19 10 (5) 2005-2006 Italia U-20 2 (1) Carriera Club Nasce calcisticamente nella Santangiolese fino all'età di 7 anni, quando gli osservatori del Padova notano le sue qualità tecniche e decidono di portarlo nel settore giovanile biancoscudato. Esordisce con la maglia del Padova in Serie C1, nel campionato 2003-2004 in cui totalizza 18 presenze ed un gol. L'anno successivo viene acquistato dalla Juventus, con la quale gioca una partita (Atalanta - Juventus) di Coppa Italia e vince, sempre nella stessa stagione, il Torneo di Viareggio con la formazione Primavera, classificandosi anche capocannoniere del torneo. Da tutti era considerato il futuro ariete della Nazionale Italiana. Nella stagione 2005-2006 viene ceduto in prestito al Siena; con la squadra toscana, a 19 anni, esordisce in Serie A il 18 settembre 2005 nella partita Siena-Palermo (1-2) e, sempre con i toscani, segna anche i suoi due primi gol in Serie A nella vittoria 1-2 contro l'Udinese. Nella primavera 2006 riporta un primo grave infortunio (rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio), che limita a 13 le presenze in campionato. Nella annata successiva la Juventus lo gira all'Arezzo, squadra di Serie B allenata da Antonio Conte (che era stato il vice di Luigi De Canio a Siena, e lo aveva espressamente richiesto). Con i toscani gioca 22 partite, segnando 6 gol, in una stagione condizionata dai postumi dell'infortunio, e il 4 luglio 2007 viene acquistato in comproprietà dall'Empoli, con cui gioca 13 partite di campionato e 2 di Coppa UEFA. Il 9 giugno 2008 viene riscattato dalla società torinese ed il 1º luglio ceduto in compartecipazione, al Bari. Il 2 febbraio 2009 viene annunciato il suo passaggio in prestito fino a fine stagione al Piacenza ma il 5 febbraio il trasferimento salta, visto il divieto per un calciatore di essere tesserato da tre società nel corso della medesima stagione (di proprietà della Juventus, era già stato ceduto al Bari). Il 27 febbraio 2009 la Commissione Tesseramenti della Figc ha accolto il reclamo del Piacenza per il trasferimento e viene a tutti gli effetti tesserato fino a giugno. Con gli emiliani scende in campo 10 volte realizzando un gol, contro il Frosinone. Il 27 giugno 2009 ritorna al Bari dopo l'apertura delle buste ma viene messo fuori rosa per problemi con il tesseramento. Il 29 gennaio 2010 passa in prestito fino a fine stagione al Gallipoli. L'8 febbraio 2010 debutta e segna il suo primo gol con i salentini nella partita Gallipoli-Grosseto 2-2. Il 31 agosto 2010 passa a titolo definitivo al Livorno. Nella formazione amaranto non trova spazio, giocando 3 partite di campionato, e il 31 gennaio 2011 passa al Lumezzane in prestito. Con i lombardi realizza due reti nelle prime tre partite, le uniche della sua esperienza conclusa con 13 presenze nel campionato di Lega Pro Prima Divisione 2010-2011. Rientrato al Livorno, vi disputa la prima parte della stagione 2011-2012, sempre come rincalzo, anche a causa di un nuovo infortunio al ginocchio. Il 31 gennaio 2012 passa al Pergocrema a titolo definitivo; debutta con i gialloblù il 5 febbraio nella partita contro il Prato terminata con il risultato di 0-0. A fine stagione rimane svincolato a causa della mancata iscrizione della squadra al campionato, e dopo un periodo di prova al Sorrento, in dicembre accetta l'offerta dell'Union Quinto, formazione veneta di Serie D, con un contratto a gettone. Il 3 settembre 2013 firma per la Thermal Abano Teolo, formazione veneta che milita in Serie D. Debutta l'8 settembre nella sfida contro il Riccione segnando anche la prima rete. Il 31 luglio 2014 passa al Campodarsego, formazione della Provincia di Padova, in Eccellenza, con cui realizza 14 reti in 18 presenze. Il 19 giugno 2015 passa all'Adriese, formazione della Provincia di Rovigo, in Eccellenza. Il 27 luglio 2016 passa all'Este, formazione della Provincia di Padova, in Serie D, ma nel dicembre successivo si trasferisce al Loreo, formazione dell'Eccellenza veneta. Il 3 giugno 2017 passa al Giorgione, formazione della Provincia di Treviso, in Eccellenza, dove milita fino al dicembre successivo. Nel gennaio 2018 passa all'Albignasego, e nell'agosto successivo firma per l'Union Pro nel campionato di Eccellenza. Il 28 giugno 2019, passa al Sankt Georgen, formazione della Provincia di Bolzano, in Eccellenza. Nella stagione sportiva 2020/2021 gioca con la formazione padovana del Castelbaldo Masi, militante in Eccellenza. Svincolatosi nel mercato invernale, approda all'Academy Plateola di Piazzola sul Brenta, formazione padovana militante nel campionato di Prima categoria. Successivamente, a marzo dello stesso anno si accasa al Camisano Calcio 1910: con la formazione biancoceleste vicentina disputa il torneo di Eccellenza organizzato dal C.R. Veneto per la parte finale della stagione 2020/2021. La stagione successiva disputa il campionato di Eccellenza Veneto contribuendo alla salvezza della squadra. Nazionale Ha vestito le maglie delle Nazionali italiane Under-18, Under-19 ed Under-20, giocando in totale 18 partite e segnando 7 gol: 7 gare e 2 gol con l'Under-18, 10 con 5 gol con l'Under-19 mentre con la Nazionale Under-20 gioca solo due partite senza mai segnare. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2004-2005 Campionato italiano di Serie B: 1 - Bari: 2008-2009 Competizioni regionali Eccellenza Veneto: 2 - Campodarsego: 2014-2015 (Girone A) - Adriese: 2015-2016 (Girone A) Coppa Italia Dilettanti Veneto: 1 - Campodarsego: 2014-2015
  19. FEDERICO CHIESA https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Chiesa Nazione: Italia Luogo di nascita: Genova Data di nascita: 25.10.1997 Ruolo: Attaccante Altezza: 175 cm Peso: 70 kg Nazionale Italiano Soprannome: L'Inglese - Pepo Alla Juventus dal 2020 Esordio: 17.10.2020 - Serie A - Crotone-Juventus 1-1 Ultima partita: 25.05.2024 - Serie A - Juventus-Monza 2-0 131 presenze - 32 reti 2 coppe Italia 1 supercoppa italiana Campione d'Europa 2021 con la nazionale italiana Federico Chiesa (Genova, 25 ottobre 1997) è un calciatore italiano, attaccante del Liverpool e della nazionale italiana, con cui si è laureato campione d'Europa nel 2021. Federico Chiesa Chiesa alla Juventus nel 2021 Nazionalità Italia Altezza 175 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Liverpool Carriera Giovanili 2002-2007 Settignanese 2007-2016 Fiorentina Squadre di club 2016-2020 Fiorentina 137 (26) 2020-2024 Juventus 131 (32) 2024- Liverpool 0 (0) Nazionale 2015-2016 Italia U-19 3 (0) 2016-2017 Italia U-20 5 (0) 2017-2019 Italia U-21 13 (6) 2018- Italia 51 (7) Palmarès Europei di calcio Oro Europa 2020 UEFA Nations League Bronzo Italia 2021 Bronzo Paesi Bassi 2023 Europei di calcio Under-21 Bronzo Polonia 2017 Biografia Nato a Genova, la sua famiglia ha radici ad Agneto, borgo di Carrega Ligure, in val Borbera. È figlio dell'ex calciatore Enrico Chiesa, nonché fratello maggiore di Lorenzo, il quale ha intrapreso a sua volta la carriera calcistica. È legato dal 2022 a Lucia Bramani; la coppia si è sposata nel 2024 a Grosseto. Caratteristiche tecniche È un attaccante esterno che può giocare come ala su entrambe le fasce, in quanto è abile nell'accentrarsi e calciare in porta; all'occorrenza può ricoprire il ruolo più offensivo di seconda punta, sebbene si dimostri avvezzo anche a incarichi di copertura. Apprezzato per grinta e spirito di sacrificio, l'esplosività e la velocità di cui è dotato lo facilitano nel cambiare ritmo e saltare l'uomo. Carriera Club Fiorentina Cresce nelle giovanili della Settignanese, squadra del quartiere fiorentino di Coverciano. A dieci anni passa nel settore giovanile della maggiore formazione cittadina, la Fiorentina, dove si mette in luce prima negli Allievi Nazionali e poi in Primavera, dove comincia a giocare con maggiore continuità. All'inizio della stagione 2016-2017 l'allenatore Paulo Sousa lo inserisce in prima squadra, convocandolo per il ritiro estivo di Moena. Il 20 agosto 2016, a 18 anni e 10 mesi, esordisce in Serie A, nella partita della prima giornata di campionato persa per 2-1 a Torino contro la Juventus, sfida nella quale parte titolare. Il successivo 29 settembre debutta anche in Europa League, subentrando nell'ultima mezz'ora della gara interna vinta 5-1 contro il Qarabağ; emerso in questa fase tra i giovani più promettenti della sua generazione, segna il suo primo gol con la maglia viola nella partita di ritorno con lo stesso Qarabağ dell'8 dicembre 2016, fissando il risultato sul 2-1 per i toscani al 76', ma rimediando a distanza di pochi minuti anche la sua prima espulsione. Il 21 gennaio 2017 mette poi a segno la prima rete in Serie A, quella del definitivo 3-0 sul campo del Chievo. Termina la sua prima stagione da professionista con 34 presenze complessive e 4 reti. Nella stagione successiva, con l'allenatore Stefano Pioli, si impone titolare come attaccante esterno realizzando 6 reti in 36 presenze di campionato. Il 13 gennaio 2019 segna i suoi primi gol in Coppa Italia, con la doppietta che vale la vittoria 2-0 sul Torino negli ottavi di finale. Il 27 dello stesso mese mette a segno la sua prima doppietta in Serie A, nel successo in casa del Chievo (3-4). A confermare il suo buono stato di forma, tre giorni dopo segna la prima tripletta in carriera nella partita valida per i quarti di Coppa Italia e vinta in goleada 7-1 contro la Roma. Il 27 febbraio 2019, nel pareggio casalingo 3-3 contro l'Atalanta valido per la semifinale di andata della medesima competizione, a 19 anni raggiunge le 100 presenze con la maglia della Fiorentina, realizzando nell'occasione la rete del provvisorio 1-2 per il club viola. Nella sua terza stagione con la Fiorentina la squadra ottiene la salvezza all'ultima giornata mentre Chiesa chiude con 12 reti totali tra campionato e Coppa Italia. Nell'annata 2019-2020, caratterizzata dall'avvicendamento in panchina tra Vincenzo Montella e Giuseppe Iachini, il 29 luglio 2020 realizza la sua prima tripletta in Serie A nella partita della 37ª giornata vinta 4-0 in casa contro il Bologna. Nonostante un rendimento altalenante, per la prima volta va in doppia cifra in campionato totalizzando 10 gol. Juventus Dopo avere iniziato la stagione 2020-2021 con la Fiorentina, realizzando un gol in tre partite di campionato, il 5 ottobre passa in prestito biennale per 10 milioni di euro alla Juventus, con obbligo di riscatto per 40 milioni (più 10 milioni di bonus) al verificarsi di determinate condizioni. Debutta in maglia bianconera il 17 dello stesso mese, nel pareggio maturato contro il neopromosso Crotone, nel quale fornisce un assist per il gol di Álvaro Morata ma riceve anche un cartellino rosso. Tre giorni dopo, a Kiev, esordisce in Champions League giocando titolare nella prima partita della fase a gironi, vinta 2-0 in trasferta contro la Dinamo Kiev; il 2 dicembre 2020, nella gara di ritorno sempre contro la Dinamo, segna il suo primo gol per i torinesi e contribuisce alla vittoria con un assist, nel 3-0 in casa all'Allianz Stadium. Si ripete il 16 dello stesso mese, segnando la prima rete in campionato con i colori bianconeri nel pareggio interno contro l'Atalanta (1-1), mentre il 6 gennaio 2021, nel corso della gara vinta 1-3 sul terreno del Milan, sigla la prima doppietta di marca juventina. Nel frattempo definitivamente fugati i dubbi della vigilia, da parte di tifosi e addetti ai lavori, circa il suo arrivo a Torino, il 20 dello stesso mese vince il primo trofeo della sua carriera, la Supercoppa italiana, al termine della finale vinta 2-0 contro il Napoli al Mapei Stadium di Reggio Emilia. Nel prosieguo dell'annata, il 17 febbraio 2021 segna il suo secondo gol in Champions League, stavolta nell'andata degli ottavi di finale sul campo del Porto, non riuscendo comunque a impedire la sconfitta bianconera per 2-1; nella partita di ritorno a Torino del successivo 9 marzo, vinta per 3-2 ai tempi supplementari, segna la sua prima doppietta nella massima competizione europea per club, tuttavia resa vana ai fini del passaggio del turno a causa della regola dei gol fuori casa. Pur incappando nella stagione altalenante di una Juventus che dopo nove anni abdica quale campione d'Italia, sul piano personale Chiesa s'impone quale maggiore rivelazione della squadra bianconera: l'esterno stabilisce il proprio record di gol (14) e assurge inoltre a match winner nella vittoriosa finale di Coppa Italia del 19 maggio, ancora a Reggio Emilia, siglando il decisivo 2-1 all'Atalanta e venendo nominato miglior giocatore della gara. In avvio della sua seconda stagione a Torino, con la rete che il 29 settembre 2021 decide la gara interna di Champions League contro i detentori del Chelsea (1-0), trova il suo quarto gol consecutivo e da titolare nella massima competizione continentale per club: eguaglia così Alessandro Del Piero, l'ultimo juventino capace di un simile exploit nell'edizione 1997-1998. La sua annata termina tuttavia anzitempo il 9 gennaio 2022 quando, nella vittoriosa trasferta di campionato all'Olimpico contro la Roma (3-4), dopo un contrasto col giallorosso Smalling riporta la lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Ancora indisponibile all'inizio della stagione successiva, torna in campo il 2 novembre 2022, a 10 mesi dall'infortunio, subentrando nel corso dell'ultima gara della fase a gironi di Champions League persa 1-2 contro il Paris Saint-Germain. Il 19 gennaio 2023 torna al gol, a 378 giorni dal precedente, realizzando il decisivo 2-1 al Monza negli ottavi di finale di Coppa Italia. Il 22 maggio torna a segnare in campionato dopo un anno e mezzo, non riuscendo tuttavia ad evitare la sconfitta esterna per 4-1 contro l'Empoli. Conclude la sua esperienza in bianconero con 131 presenze e 32 gol complessivi. Liverpool Non rientrando nei piani del nuovo allenatore juventino Thiago Motta, il 29 agosto 2024 l'attaccante si trasferisce al Liverpool, in Premier League, a fronte di un corrispettivo di 12 milioni di euro, più tre di bonus. Nazionale Nazionali giovanili Tra fine 2015 e inizio 2016 gioca tre partite con l'Under-19, la prima il 12 novembre 2015 nell'amichevole vinta 4-1 a Pistoia contro la Rep. Ceca; non viene però convocato per l'europeo U-19 svoltosi nell'estate 2016. Nello stesso anno viene chiamato per la prima volta in Under-20, debuttandovi il 1º settembre nel Quattro Nazioni a Lubecca contro la Germania, vincendo per 1-0. Nel marzo 2017 viene chiamato per la prima volta in nazionale Under-21, per gli incontri amichevoli contro Polonia e Spagna: fa quindi il suo esordio con gli Azzurrini il 23 dello stesso mese, giocando titolare e venendo sostituito all'intervallo nella vittoria per 2-1 in trasferta a Cracovia contro i pari età polacchi. Nel giugno seguente viene convocato per la fase finale dell'europeo Under-21 in Polonia. Il 18 dello stesso mese debutta in gara ufficiale con la massima rappresentativa giovanile azzurra, subentrando al 66' della sfida con la Danimarca e fornendo l'assist per il definitivo 2-0 di Andrea Petagna. L'Italia termina il torneo in semifinale, dove viene sconfitta per 3-1 dalla Spagna: Chiesa chiude l'edizione dopo avere giocato tutte e quattro le gare degli Azzurrini, due delle quali da titolare. All'inizio del ciclo successivo, il 4 settembre 2017, realizza il suo primo gol con l'Under-21 nell'amichevole contro la Slovenia vinta per 4-1 a Cittadella. Dopo il passaggio alla nazionale maggiore, viene richiamato in Under-21 nel giugno 2019 per disputare l'europeo Under-21 in Italia. Bagna l'esordio nel suo secondo europeo giovanile con una doppietta decisiva per la vittoria degli Azzurrini sulla Spagna, siglando le sue prime reti in una competizione ufficiale per la nazionale. Realizza un gol anche nella terza partita del girone, vinta contro il Belgio, che tuttavia non permette ai padroni di casa di qualificarsi per la semifinale. Nazionale maggiore Chiesa in nazionale maggiore nel 2021, per la semifinale della UEFA Nations League contro la Spagna Il 9 aprile 2017 è chiamato per la prima volta in nazionale maggiore dal commissario tecnico Gian Piero Ventura, in occasione di uno stage a Coverciano riservato ai calciatori emergenti. Nel marzo 2018 è tra i convocati dal CT ad interim Luigi Di Biagio in vista delle amichevoli contro Argentina e Inghilterra: esordisce il 23 dello stesso mese, a 20 anni, scendendo in campo da titolare nella sconfitta di Manchester contro gli argentini (0-2). Viene confermato e inserito stabilmente nel gruppo dal nuovo selezionatore Roberto Mancini, che lo utilizza in tutte le partite disputate dall'Italia nella prima edizione della UEFA Nations League. Il 18 novembre 2019 realizza il suo primo gol in azzurro, nella partita interna contro l'Armenia (9-1) disputata a Palermo e valida per l'ultima giornata delle qualificazioni europee, nelle quali Chiesa viene impiegato in sei occasioni. Nel giugno 2021 è convocato per la fase finale del campionato d'Europa 2020, posticipato a causa del covid. Inizialmente relegato dietro a Domenico Berardi nelle gerarchie stabilite da Mancini, acquisisce la piena titolarità con la fase ad eliminazione diretta e assurge di gara in gara tra i protagonisti del cammino azzurro. Il 26 giugno, nella partita valida per gli ottavi di finale contro l'Austria a Wembley, subentra proprio a Berardi durante i tempi supplementari e sblocca il punteggio nel successo italiano (2-1) che vale il passaggio del turno: nell'occasione eguaglia dopo 25 anni suo papà Enrico, il quale era andato a segno con la maglia azzurra al campionato d'Europa 1996, divenendo la prima coppia padre-figlio a segnare all'europeo. Il 6 luglio, sempre a Londra, si ripete aprendo le marcature nella semifinale contro la Spagna (1-1), poi vinta dall'Italia per 4-2 ai tiri di rigore, ed è ancora titolare nella vittoriosa finale di Wembley in cui l'Italia, dopo l'1-1 dei 120' di gioco, ha la meglio dei padroni di casa dell'Inghilterra dagli undici metri, conquistando il secondo titolo continentale della propria storia; tuttavia Chiesa, ancora tra i migliori dei suoi, è costretto a dare forfait anzitempo per un infortunio alla caviglia, assistendo così da bordocampo al successo azzurro. A manifestazione conclusa viene inserito nell'XI All Star Team dell'edizione. Il successivo 30 settembre viene inserito tra i 23 convocati per la fase finale della UEFA Nations League 2020-2021, ospitata dall'Italia: nell'occasione si conferma tra i migliori elementi degli Azzurri in questa fase, contribuendo al terzo posto dei padroni di casa. Nel successivo anno e mezzo, gli infortuni patiti con la Juventus si riverberano negativamente anche sul suo impiego in nazionale, ridotto ai minimi termini. Nel giugno 2023 è comunque tra i convocati per la fase finale della UEFA Nations League 2022-2023, ospitata dai Paesi Bassi: parte dalla panchina sia nella sconfitta 1-2 in semifinale contro la Spagna sia nella successiva vittoria 3-2 contro i padroni di casa, in cui realizza il momentaneo 3-1 contribuendo così al terzo posto finale degli Azzurri. Il 17 novembre 2023 segna la sua prima doppietta in nazionale maggiore, contribuendo alla vittoria casalinga per 5-2 a Roma sulla Macedonia del Nord e valida per le qualificazioni al campionato d'Europa 2024. Nel giugno 2024 viene convocato dal nuovo CT Luciano Spalletti per il campionato d'Europa 2024 in Germania. Scende in campo tutte e quattro le gare giocate dagli azzurri, eliminati agli ottavi di finale dalla Svizzera. Palmarès Club Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2020 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2020-2021, 2023-2024 Nazionale Campionato d'Europa: 1 - Europa 2020 Individuale Premio nazionale Andrea Fortunato nella categoria Calciatore - 2018 XI All Star Team del campionato d'Europa: 1 - Europa 2020 Pallone Azzurro nella categoria Miglior calciatore - 2021 Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2021 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana «Riconoscimento dei valori sportivi e dello spirito nazionale che hanno animato la vittoria italiana al campionato europeo di calcio UEFA Euro 2020» — Roma, 16 luglio 2021. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.
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