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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. Dybala, buone notizie: escluse lesioni muscolari! “Gli esami cui è stato sottoposto oggi Paulo Dybala presso il J|Medical hanno escluso lesioni muscolari e pertanto le sue condizioni verranno monitorate di giorno in giorno”. (Juventus.com) Dybala salterá quasi certamente la partita di Bologna ma potrebbe essere a disposizione per l'ultima gara prima della sosta natalizia contro il Cagliari.
  2. Scambio Arthur-Luis Alberto. Chi ci guadegnerebbe? Si racconta che la Juventus acquistó Arthur perché era stato richiesto da Sarri. Ad Allegri infatti il centrocampista brasiliano non serve molto. D'altro canto, Luis Alberto non sembra essere molto felice nella Lazio del "Comandante". Ecco che si dice che le due squadre potrebbero pensare ad uno scambio che farebbe contenti tutti. Ci guadagnerebbe la Juve se lo scambio si avverasse?
  3. OFFICIAL: JUVENTUS WON’T BE PUNISHED FOR SUAREZ CASE The FIGC Prosecutor has now announced that Juventus won’t be punished because ‘there has not been sufficient evidence of proven unlawful conduct relevant to the Federal Sports Order.’ Continue -> https://bit.ly/3ISSWjh
  4. Caso Suarez: la procura FIGC archivia! E ora cosa diranno gli ipocriti accusatori? ROSICATE CHIACCHIERONI! Vi é andata male! “La Procura Federale su conforme parere della Procura Generale dello Sport, ha disposto nei giorni scorsi l’archiviazione “allo stato degli atti” del procedimento relativo all’indagine della Procura della Repubblica di Perugia sull’esame del calciatore Suarez volto ad ottenere la cittadinanza italiana, in attesa della trasmissione di eventuali ulteriori atti di indagine e/o processuali dalla competente Autorità Giudiziaria”. “Dalla documentazione ricevuta dalla Procura della Repubblica di Perugia, infatti, non sono emersi elementi sufficienti per ritenere provate condotte illecite rilevanti nell’ambito dell’ordinamento federale sportivo di dirigenti o comunque tesserati – continua la nota – unici soggetti sottoposti alla Giustizia Sportiva ai sensi del vigente C.G.S”. Vogliamo ricordare alcuni personaggi, buffoni di corte, che avevano giá dato per condannata la Juventus. É troppo comodo ora fare finta di niente, noi abbiamo un'ottima memoria: Quello di #Suarez appare sempre più un esame farsa. Ora vedremo gli sviluppi giudiziari sia in sede penale che sportiva. https://t.co/GhwUkld4Eq — enrico varriale (@realvarriale) December 19, 2020 Chi ha organizzato la truffa per l’esame di italiano di Luis Suarez? Non basta punire i docenti pizzicati con intercettazioni telefoniche: la Magistratura dovrà farsi dire chi erano i mandati che hanno apparecchiato l’imbroglio per dare all’uruguaiano la cittadinanza italiana — Raffaele Auriemma (@RafAuriemma) September 22, 2020 I campioni di calcio di casa nostra avrebbero passato il discusso esame di italiano di Luis Suarez? I maestri Stefano Corti e Alessandro Onnis interrogano 🤣 #leiene https://t.co/mfGd3R1gBy — Le Iene (@redazioneiene) October 8, 2020 Esame Suarez, le intercettazioni sulla Juventus: 'Paratici è il ds più potente del mondo' https://t.co/RJt7QPpH95 via @fanpage — Sergio Chesi (@sechesi) December 4, 2020 #Suarez e l’esame di italiano, l’accordo con la legale della #Juve: «Vi porteremo altri stranieri» #Corriere Qui l’affare s’ingrossa come disse l’avvocato mettendosi la mano in tasca! 😂😂😂 — Bettino Calcaterra (@Bett_Calcaterra) September 23, 2020 SUAREZ,L’AFFARE SI INGROSSA!QUALCUNO HA FATTO PRESSIONI PERCHÉ IL PISTOLERO PASSASSE L’ESAME OPPURE https://t.co/6NQxiUvCHR pic.twitter.com/Sdavkdod24 — Dagospia (@_DAGOSPIA_) September 22, 2020 "Non dovrebbe, deve, passerà, perché con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perché non ha il B1". E' una delle intercettazioni contenute nel decreto di sequestro probatorio emesso dalla procura di Perugia su esame di italiano #Suarez – ADNKRONOS — Daniele Mari (@marifcinter) September 22, 2020 https://bit.ly/3yoxOg2
  5. Serie A 2021-2022 - 17^ Giornata di Andata - Sabato 11-12-2021 (ore 18:00) VENEZIA - JUVENTUS 1-1 Álvaro Morata 32' Mattia Aramu 55' 17^ giornata di andata Sabato, 11 dicembre 2021 - ore 18:00 Stadio Pierluigi Penzo - VeneziaArbitro: Paolo Valeri (Roma) Una Juve “Pirliana”, tutto ciò che MAI ci saremmo aspettati da Allegri L’ennesima battuta d’arresto della Juve di Max Allegri arriva a Venezia, ancora contro una squadra della parte destra della classifica, con un risultato (1-1) che riecheggia preoccupantemente le frenate dello scorso anno (le famose trasferte di Benevento, Crotone, ecc.), che a Pirlo erano costate la panchina e alla Juve stavano costando il posto in Champions, salvo un improbabile riesumazione giunta in nostro soccorso dall’antico Egitto. Partiamo da un assunto: il pari di sabato è stata una mazzata, senza “se” e senza “ma”, vuoi per la fiducia del momento (3V di fila e altrettanti cleen-sheet), vuoi per l’avversario (inferiore), vuoi per la classifica (già compromessa). .......... Le argomentazioni sono le solite (“squadra senza idee“, “non c’è gioco“, “calcio di vent’anni fa” e così via.), talvolta superficiali e approssimative, ma comunque idonee a descrivere un atteggiamento rinunciatario che si è osservato per larghi tratti in alcune partite della stagione. Temo, tuttavia, che il punto non sia questo, o che almeno lo sia solo in parte. Mi spiego: Allegri è un allenatore che ha determinate caratteristiche ... . Tutti auspicavamo che, magari, si fossero rinnovate, evolute, ampliate, ma di base le conoscevamo bene ed è su quelle che facevamo affidamento. Nessuno (sano di mente) poteva aspettarsi che con Allegri si dominassero le partite per 90′ min, che si vincesse sempre con 4 gol di scarto, che Morata diventasse capocannoniere o che ci fosse uno spartito offensivo chiaro e meccanicizzato, perchè non sono cose che rientrano nelle sue caratteristiche e non sarebbe ragionevole aspettarsele (o addirittura pretenderle). Al contrario, era lecito attendersi l’acquisizione di un certo tipo di mindset, non veder più giocatori svagati, svarioni difensivi, ingenuità clamorose in partite cruciali, punti buttati con le piccole, ecc. In altre parole, ci aspettavamo di NON rivedere “pirlate” (altrimenti tenevamo Pirlo, no?). Ed è proprio per questo che il pareggio col Venezia lascia interdetti, perchè sono quei punti che l’anno scorso lasciavamo per strada e che quest’anno ci aspettavamo di portare a casa. Allegri è stato chiamato per vincere QUESTE PARTITE ed è proprio in queste che la squadra sta steccando, con incredibili analogie rispetto alla Juve di Pirlo. Ciò che preoccupa maggiormente è il fatto che non sia ancora riuscito a trasmettere alcuni principi che sono imprescindibili nel suo modo di intendere il calcio, sui quali ha fondato la sua grandezza, non che non ne abbia trasmesso degli altri (pur sacrosanti) che non gli appartengono. È da questo punto di vista che avrebbe senso criticarlo, è da qui che si potrebbe far partire ogni ragionamento legato alla scelta di richiamarlo, pur prematuro e suscettibile (auspicabilmente) di smentita nei prossimi mesi. Articolo completo -> https://bit.ly/31RER57 Classifica di Serie A
  6. Serie A 2021-2022 - 17^ Giornata di Andata - Sabato 11-12-2021 (ore 18:00) VENEZIA - JUVENTUS 1-1 Álvaro Morata 32' Mattia Aramu 55' 17^ giornata di andata Sabato, 11 dicembre 2021 - ore 18:00 Stadio Pierluigi Penzo - VeneziaArbitro: Paolo Valeri (Roma) Venezia-Juventus 1-1, sabbie mobili in laguna SZCZESNY 5.5 ..... DE SCIGLIO 5 Al rientro dall’infortunio, ecco il vero De Sciglio: un mediocre terzino. DE LIGT 6.5 L’intervento nel primo tempo su Henry vale un gol. Da solo però può fare poco. BONUCCI 4 (e spostati) Mentre tutti i giocatori del mondo si buttano contro chi sta tirando in porta (Chiellini dover) , lui si scansa. PELLEGRINI 6. 5 Assist ma soprattutto la dimostrazione che è l’unico terzino sinistro che abbiamo in rosa. RABIOT “10 e lode” Mi spiegate come cazzo sia possibile che continui ad essere titolare e giocare per 90 minuti? Passa Pirlo, arriva Allegri, e lui rimane titolare. Lo stadium è in piedi. Come cavolo ci riesce? Doti nascoste a noi comuni mortali. LOCATELLI 6 Fa quello che può, ma gioca attorniato dal nulla. BERNARDESCHI 4.5 Alterna momenti di lucidità nei capelli a strafalcioni offensivi nei confronti dei tifosi veneziani. Ormai gioca sapendo di non poter essere raggiunto ai livelli di gioco della Promozione. DYBALA S. V. Gioca nonostante l’affaticamento. L’ultima volta che è successo è stato contro il Lione. E a sensazione mi pare che , da quel momento, non si sia ancora definitivamente rialzato. CUADRADO 2 Al “cuadrado” 4! Prova a strafare invece di pensare a fare per la squadra. Pessimo esempio. Nessuno è perfetto. Ma bisogna dare di più Panita. MORATA 6.5 Giornata con la luna dritta, fa gol e si sbatte. Chissà da che parte del letto si sveglierà prima di Bologna. KEAN “10” Per me prenderà sempre 10 questo ragazzo; senza sapere né leggere né scrivere ( e anche senza sapere giocare a calcio) è colui che ha preso il posto di un certo cr7 che, ricordiamolo, “ tappa” la squadra. Maestro insegnami. ALEX SANDRO “7-” “Settemeno…faccio bene” BENTANCUR S. V. KAIO JORGE 5 (di fiducia) Oggi aveva l’opportunità di mostrare le sue qualità ma purtroppo ha fallito. Tocca pochi palloni e sembra sempre fuori dal gioco. SOULÈ S. V. Dopo 5 secondi, ecco i primi 5 minuti, in cui omaggia Ronaldo centrando in pieno la barriera nell’ultima occasione utile. Il ragazzo si farà. Allegri 4: se la squadra dimostra di non aver ancora la maturità per gestire certe fasi della partita (ed è una cosa che ripete da inizio stagione), allora dovrebbe intervenire lui se non in allenamento, almeno a gara in corso. Con il Venezia arrembante e i nostri palesemente con la testa ancora nello spogliatoio, dei cambi fatti prima dell’80esimo potevano essere utili a svegliare il torpore. In confusione. Articolo completo -> https://bit.ly/3pSyMxf Classifica di Serie A
  7. Una figura epocale di 💩 in mondovisione della UEFA. Ceferin ti sei confuso con le palle?
  8. Primo sorteggio errato: ci era capitato lo Sporting Lisbona. Al secondo tentativo abbiamo ricevuto dalla dea bendata il Villarreal. Il gol di Magomed Ozdoev in zona Cesarini contro il Chelsea ci regala un altro sorteggio da teste di serie; grazie al primo posto nel girone di Champions, la Juventus eviterà corazzate ad oggi ingiocabili per la squadra di Allegri, come Manchester City, Liverpool e Bayern Monaco. Non è tuttavia priva d’insidie l’urna contenente le seconde classificate: una ad una, ecco le possibili avversari della Juve negli ottavi di finale, in attesa del sorteggio di lunedì 13 dicembre a mezzogiorno. Gruppo A – Paris Saint-Germain Alla fine è stato Pep ad avere la meglio, nel girone che lo vedeva opposto all’uomo assieme al quale ha dato vita a una delle squadre più vincenti e spettacolari di sempre e che pure l’ha punito nella gara d’andata. Alla fine non sono stati tanto gli scontri diretti, equamente ripartiti, a scavare il solco tra City e Psg, quanto le battute a vuoto degli uomini di Pochettino in Belgio e in Germania. Nonostante il distacco abissale che già separa i parigini dalle concorrenti in Ligue 1, l’impressione che la squadra dona ogni volta che scende in campo è ancora quella di uno splendido gruppo di individualità, più simile al Real Madrid dei Galacticos che non alle precedenti squadre allenate dal tecnico argentino. Non a caso, prima della gara col Bruges l’ex allenatore del Tottenham ha elencato tutti gli aspetti in cui il suo Psg deve ancora migliorare: legare meglio la squadra, aumentare il volume di gioco e il ritmo al quale esso viene espresso. C’è ancora molto da fare e non è detto che si riesca a farlo tanto che, a detta di molti, al Paris Saint-Germain farebbe più comodo sulla panchina un gestore, di risorse e di campioni, che non un ottimo insegnante di calcio come Pochettino. Latitante in campionato, a togliere le castagne dal fuoco in Champions ci ha spesso pensato Leo Messi. coadiuvato da un Mbappé che, accantonate per il momento le sirene madrilene, ha accettato senza particolari mugugni di fungere di tanto in tanto da scudiero dell’alieno albiceleste, risultando peraltro l’uomo più decisivo in Europa con 4 gol e 4 assist in 6 partite. Nonostante il tridente dei sogni si sia visto (e abbia reso) meno di quanto sperato, a non far calare il tasso tecnico ci ha pensato il solito Angel Di Maria, giocoforza meno esplosivo che in passato ma ancora capace di abbaglianti colpi di classe che decidono le partite. Tolto il ballottaggio Donnarumma-Navas, che sembra poter pendere nel lungo periodo a favore di Gigio, la difesa appare ormai consolidata: Hakimi, pur con qualche inciampo, ha mostrato di poter giocare da laterale basso, la coppia centrale Marquinhos-Kimpembé è solida e affidabile (chi gioca a Fifa ne saprà qualcosa), mentre a sinistra si è imposto il nuovo acquisto Nuno Mendes, stante l’esclusione dalla lista Champions di Bernat. In mezzo al campo l’unico certo del posto finora è stato Idrissa Gana Gueye, preziosissimo equilibratore al quale Pochettino non rinuncia mai nei big match, attorno al quale si sono mossi i vari Herrera, Danilo e Wijnaldum, in attesa del ritorno a pieno regime di Marco Verratti. La quadratura è ancora tutta da inventare, non è detto che Pochettino la trovi e nemmeno che sia possibile dare un’identità a questa squadra; noi però, nel dubbio, guarderemmo altrove. Di gran lunga la peggiore del lotto. Gruppo B – Atletico Madrid “Non è il solito Atletico”, una frase che sentiamo dire ogni anno, prima di ritrovarli lì, puntuali, a giocarsi Champions e Liga in trincea, come piace al Cholo Simeone. Stavolta, però, i colchoneros sembrano davvero sul punto di segnare il passo: la vittoria nella Liga della scorsa stagione, sfruttando il ricambio generazionale al quale stanno andando incontro Real Madrid e Barcellona, somiglia molto al canto del cigno di una squadra che ora in campionato si trova già a 10 lunghezze dai cugini del Real e in Champions, a conti fatti, ha vinto due partite da tripla nelle quali, se l’Atletico avesse raccolto uno o zero punti, non ci sarebbe stato molto da eccepire. Del vecchio Atletico sta sfiorendo principalmente la solidità difensiva, 16 gol subiti in campionato e 8 in Champions non sono numeri da Simeone, architrave sul quale il Cholo ha costruito gran parte dei suoi successi. La colpa non pare essere tanto della retroguardia, sorretta dal mai abbastanza incensato Oblak e da un Hermoso rivelatosi degno epigono dei centrali colchoneros del passato recente, quanto della capacità della squadra nel suo insieme di interpretare un calcio cerebrale, dispendioso e per molti anche superato, che può non piacere ma che è stato di fatto l’unico nella storia moderna dell’Atletico a portare dei risultati. Il ritorno del figliol prodigo Griezmann ha pagato solamente a livello realizzativo, dato che il francese è ormai una pallida imitazione di quello che scardinava le difese da solo nel suo periodo al Vicente Calderon, Suarez è stato (com’era lecito attendersi) sin qui meno continuo dello scorso anno e la stellina Joao Felix sembra non poter proprio sbocciare in un sistema così peculiare, peraltro in stato decadente. Tra gli uomini chiave di questa versione dell’Atletico vi è sicuramente Marcos Llorente, impiegato letteralmente ovunque dall’allenatore argentino: terzino, esterno di centrocampo, mezzala o seconda punta, l’ex Real sembra l’unico dei nuovi arrivati a possedere l’impatto fisico ed emotivo necessario per brillare agli ordini del Cholo, ed è diventato in breve un elemento imprescindibile. L’altro eroe inatteso risponde al nome di Yannick Carrasco (non più Ferreira, cognome abbandonato da qualche anno a causa dei pessimi rapporti col padre): sono davvero pochi i calciatori che, tornando dalla Cina, si esprimono sui livelli del passato, il belga è addirittura migliorato, trasformandosi da ala a esterno a tutta fascia e paradossalmente aumentando la sua incisività nelle zone avanzate. L’Atletico visto nelle gare del girone non può spaventare, eppure Simeone è sempre Simeone, l’identità della sua squadra è da sola garanzia di una doppia sfida tesa, nervosa e incerta, e in rosa vi è più di un calciatore che sa come pungere nei momenti decisivi delle partite. Maneggiare con cautela. Gruppo C – Sporting I ragazzi di Ruben Amorim sembrano non aver alcuna voglia di smettere di divertirsi: riportato all’Alvalade il massimo trofeo nazionale a vent’anni dall’ultima volta (era lo Sporting di Mario Jardel e di un giovane Quaresma), i leoni biancoverdi sono ancora in cima alla Primeira Liga, alla pari col Porto, e hanno staccato il pass per gli ottavi con una giornata d’anticipo condannando il Borussia Dortmund di Haaland al purgatorio dell’Europa League. Sconfitto dall’Ajax e dallo stesso BVB nelle prime due gare del girone, lo Sporting ha costruito la propria qualificazione sul doppio successo sul Besiktas, 8 gol in 2 gare, e sul pesantissimo 3-1 casalingo al Dortmund che ha di fatto reso superflua l’ultima giornata del Gruppo C. Tra i protagonisti del piccolo gioiello di Amorim ci sono anche alcune meteore della Serie A: il portiere Antonio Adàn, toccata e fuga a Cagliari nell’inverno del 2013, il centrale marocchino Zouhair Feddal, 20 presenze tra Palermo e Parma nel 2014/15, e la sua riserva Luis Neto, sbocciato a Siena e con oltre 100 presenze nello Zenit. Tolto il gioiello Pedro Gonçalves, un giocatore che vale davvero la pena approfondire, e l’arrembante laterale destro ex City Pedro Porro, lo Sporting è questo: una squadra senza individualità di spicco, dai movimenti codificati, letale in transizione offensiva ma anche solida e intensa in fase difensiva. Non ingannino i 12 gol subiti, peggior difesa tra le qualificate: 9 sono arrivati nelle due partite contro un Ajax che ha piallato senza pietà ogni avversario, per il resto i portoghesi hanno incassato solo 3 reti nei doppi confronti con Dortmund e Besiktas. Sulla squadra della capitale aleggiava da tempo immemore un velo di depressione, per non dire un’aurea mediocritas, che impediva alla squadra di poter competere per traguardi prestigiosi, schiava e addirittura ostaggio di tifosi che sono arrivati ad aggredire fisicamente i calciatori nel 2018 durante un allenamento. Singolare che a spazzare via tutto questo, similmente a quanto fatto nell’Atletico da Simeone, sia stato un uomo del Benfica come Ruben Amorim; refrattario alle critiche, il tecnico ha imposto dal primo giorno i suoi principi di gioco e fatto piazza pulita di mezze figure, sopravvalutati e giocatori sul viale del tramonto, una rivoluzione senza compromessi. Freschezza, entusiasmo, esuberanza fisica e organizzazione di gioco potrebbero non bastare in una competizione come la Champions, spesso decisa dall’esperienza e dai colpi dei fenomeni, ma sono sufficienti per fare dello Sporting una compagine da non sottovalutare. Gruppo E – Benfica Curioso come, pur avendo raggiunto lo stesso risultato a livello europeo, l’aria che si respira sulle due sponde della capitale portoghese non possa essere più diversa di così. Il tecnico Jorge Jesus, già guida degli encarnados tra il 2009 e il 2015, è inviso a gran parte della tifoseria, a tal punto che sul portale devolverjesus.com è possibile simbolicamente contribuire al suo ritorno al Flamengo, che rivorrebbe da subito l’allenatore protagonista della vittoria in Copa Libertadores. Il Benfica dista appena 4 punti dalla vetta in campionato, ma il recente KO casalingo nel derby con lo Sporting ha acuito un malessere che affonda le proprie radici nella scorsa stagione, quando le aquile di Lisbona furono eliminate nei preliminari di Champions dal PAOK Salonicco e nei sedicesimi di Europa League da una delle peggiori versioni dell’Arsenal, ma soprattutto furono costrette a veder trionfare in Primeira gli odiatissimi concittadini, un sorpasso impensabile fino a pochi anni fa. In tutto ciò, sta passando sotto traccia il modo in cui il Benfica abbia eliminato, per la prima dopo vent’anni, il Barcellona nel proprio raggruppamento di Champions, ribaltando il facile pronostico che lo voleva in lotta coi campioni d’Ucraina della Dinamo Kiev per il posto in Europa League. Mattatore della storica vittoria per 3-0 al da Luz sui blaugrana è stato Darwin Nuñez, astro nascente dell’Uruguay già nel mirino della Juventus che vi abbiamo recentemente raccontato su queste pagine, mentre al ritorno è stata l’eroica prova del reparto arretrato, su tutti Otamendi e il portiere Vlachodimos, a far sì che la gara terminasse a reti bianche. Per il resto i lusitani hanno disputato un girone di ordinaria amministrazione, serenamente triturati dal Bayern sia all’andata che al ritorno, vincendo solamente un’altra gara, l’ultima in casa con la Dinamo, decisiva per l’annunciato sorpasso in classifica ai danni dei catalani. Oltre al talento di Nuñez e all’imprevedibilità degli esterni offensivi, tra i punti di forza della squadra di Jesus vi sono la doppia regia di Weigl e dell’ex Inter Joao Mario, un vero e proprio tradimento ai danni dello Sporting, che lo aveva cresciuto e riaccolto, che i tifosi non hanno mandato giù, e la solidità di una difesa nella quale è finalmente esploso Lucas Verissimo. Il brasiliano però ha rimediato a novembre la rottura del legamento crociato, e difficilmente rivedrà in campo prima della fine della stagione; al suo posto è stato rispolverato il capitano André Almeida, che di fatto è un terzino e non possiede l’abilità dell’ex Santos in marcatura. Rispetto ai dirimpettai dello Sporting, il Benfica è sicuramente una squadra più esperta e scafata in Europa, ma anche più fragile emotivamente e globalmente meno efficace in fase offensiva. Da qui a febbraio le cose potrebbero cambiare, soprattutto in panchina, ma ad oggi sarebbe preferibile affrontare loro piuttosto che gli spavaldi e smaliziati cugini. Gruppo F – Villarreal La leggenda dell’allenatore più Europa League di tutti sembrava dover per forza di cose riportare Unai Emery nella Sua competizione, invece alla fine sarà l’Atalanta a scendere di categoria, col sottomarino giallo che torna tra le 16 migliori d’Europa a 12 anni dall’ultima volta, quando a incantare il Madrigal erano ancora i colpi dell’ultimo Pirès e del primo Cazorla e i gol di Giuseppe Rossi e Nihat Kahveci. Mentre in Liga il Villarreal annaspa faticosamente al 13esimo posto e a 13 lunghezze dal quarto posto, in Champions i gialli iberici sono probabilmente andati oltre le aspettative, vincendo entrambe le partite con lo Young Boys, dando filo da torcere a uno United troppo assetato di vendetta dopo la finale di Europa League dello scorso anno per perdere ancora, e superando con cinismo a Bergamo un’Atalanta svegliatasi troppo tardi. Della squadra che ha alzato il suo primo vero trofeo lo scorso maggio, sono partiti, oltre a Bacca, quasi esclusivamente comprimari, mentre all’11 titolare si è aggiunto stabilmente l’olandese Arnaut Danjuma, giustiziere della Dea sia all’andata che al ritorno. L’ex Bournemouth, stanti i problemi fisici che hanno tormentato Gerard Moreno, è stato l’arma in più di questa prima parte di stagione, capace di destabilizzare le difese sia partendo dalla fascia che dal centro dell’attacco, permettendo ad Emery di passare agevolmente dal 4-4-2 al 4-3-3 in qualsiasi momento della gara. Rispetto allo scorso anno però la squadra fatica ad andare in gol, un problema di produzione offensiva che lo scorso anno era stato mascherato dal mostruoso stato di forma di Gerard Moreno, mentre in fase difensiva Pau Torres sta pagando dazio dopo una stagione 2020/21 per lui infinita, avendo disputato sia gli Europei che le Olimpiadi con la nazionale spagnola. L’uomo chiave nella gestione dei ritmi della squadra è Dani Parejo, centrocampista che sopperisce a una mobilità ridotta con un’intelligenza tattica fuori dal comune, nonché incaricato della maggior parte dei calci piazzati e dei lanci lunghi ad innescare le corse di Gomez, Pino e Danjuma. Ad oggi il Villarreal, pur possedendo una maggior esperienza internazionale rispetto allo Sporting e al Red Bull Salisburgo, sembra la compagine meno attrezzata tra le possibili avversarie della Juventus; a spostare gli equilibri sarà la condizione fisica di Gerard Moreno, semplicemente immarcabile lo scorso anno. Con lui ai livelli del 2020/21, possiamo tranquillamente aggiungere mezza stella al Submarino Amarillo, che invece senza una bocca da fuoco da 30 gol e 10 assist stagionali fa decisamente meno paura. Gruppo G – Red Bull Salisburgo Un girone tutto sommato abbordabile aveva fatto ben sperare i tifosi del Salisburgo, che già al termine del sorteggio sognavano il primo, storico approdo agli ottavi di Champions League. L’inesperienza di una squadra giovanissima, dal manico sino all’intero reparto avanzato, suggeriva cautela, invece i ragazzini terribili scuola Red Bull si sono rivelati uno schiacciasassi in campionato, 10 vittorie consecutive nelle prime 10 uscite, e hanno fatto fin da subito la voce grossa anche in Champions, andando a strappare un pari al Sanchez Pizjuan, e regolando tra le mura amiche i campioni di Francia del Lille e il ben più quotato Wolfsburg. Anche nell’ultima gara, quando la logica li avrebbe voluti timidi ed impauriti nel giocarsi tutto contro il Siviglia, i ragazzi guidati dal classe ’88 tedesco Matthias Jaissle, che non sta in campo ma in panchina, hanno mostrato di saper giocare e vincere anche partite di sofferenza, lasciando il possesso agli spagnoli e trafiggendoli con una splendida e coraggiosa transizione corale finalizzata dallo svizzero Okafor. Non c’è alcuna iperbole quando parliamo di ragazzini, dato che l’unico elemento d’esperienza tra i titolari è il capitano Andreas Ulmer, di 3 anni più vecchio del tecnico Jaissle, mentre il 34enne nazionale austriaco Junuzovic ha disputato appena 4 partite prima di infortunarsi. Jaissle ha deciso di puntare su un nucleo ristretto di elementi, dato che oltre all’11 titolare quasi immutabile sono appena 3 o 4 i giocatori che entrano nelle rotazioni, senza mai guardare alla carta di identità: l’età media della squadra titolare è sempre di 23 anni, in attacco il più vecchio è il già citato Okafor, classe 2000, mentre la stella indiscussa è Karim Adeyemi, 19enne tedesco, capocannoniere del Salisburgo con 15 reti in tutte le competizioni. Altri nomi da segnalare sono il possente centrale francocamerunense Onguéné, solo intravisto a Genova sponda rossoblu, e la mezzala croata classe ’02 Luka Sucic, giocatore dai grandi mezzi tecnici del quale si attende soltanto l’esplosione in termini di gol e assist. Menzione speciale per il trequartista statunitense Brenden Aaronson, un giocatore calcisticamente molto più maturo dei suoi 21 anni, un facilitatore di gioco capace di trovare sempre la traccia giusta per i compagni e di coprire ampie zone di campo senza perdere lucidità nelle giocate, un profilo da tenere d’occhio in chiave mercato. Degno esempio della tradizione calcistica Red Bull, fatta di gegenpressing, attacchi a folate e valorizzazione del talento, il Salisburgo di Jaissle è una squadra senza nulla da perdere e proprio per questo fastidiosissima, non inferiore all’attuale Benfica come pericolosità globale. Articolo completo -> https://bit.ly/3s46xOP
  9. Guida agli ottavi di Champions League Il gol di Magomed Ozdoev in zona Cesarini contro il Chelsea ci regala un altro sorteggio da teste di serie; grazie al primo posto nel girone di Champions, la Juventus eviterà corazzate ad oggi ingiocabili per la squadra di Allegri, come Manchester City, Liverpool e Bayern Monaco. Non è tuttavia priva d’insidie l’urna contenente le seconde classificate: una ad una, ecco le possibili avversari della Juve negli ottavi di finale, in attesa del sorteggio di lunedì 13 dicembre a mezzogiorno. Gruppo A – Paris Saint-Germain Alla fine è stato Pep ad avere la meglio, nel girone che lo vedeva opposto all’uomo assieme al quale ha dato vita a una delle squadre più vincenti e spettacolari di sempre e che pure l’ha punito nella gara d’andata. Alla fine non sono stati tanto gli scontri diretti, equamente ripartiti, a scavare il solco tra City e Psg, quanto le battute a vuoto degli uomini di Pochettino in Belgio e in Germania. Nonostante il distacco abissale che già separa i parigini dalle concorrenti in Ligue 1, l’impressione che la squadra dona ogni volta che scende in campo è ancora quella di uno splendido gruppo di individualità, più simile al Real Madrid dei Galacticos che non alle precedenti squadre allenate dal tecnico argentino. Non a caso, prima della gara col Bruges l’ex allenatore del Tottenham ha elencato tutti gli aspetti in cui il suo Psg deve ancora migliorare: legare meglio la squadra, aumentare il volume di gioco e il ritmo al quale esso viene espresso. C’è ancora molto da fare e non è detto che si riesca a farlo tanto che, a detta di molti, al Paris Saint-Germain farebbe più comodo sulla panchina un gestore, di risorse e di campioni, che non un ottimo insegnante di calcio come Pochettino. Latitante in campionato, a togliere le castagne dal fuoco in Champions ci ha spesso pensato Leo Messi. coadiuvato da un Mbappé che, accantonate per il momento le sirene madrilene, ha accettato senza particolari mugugni di fungere di tanto in tanto da scudiero dell’alieno albiceleste, risultando peraltro l’uomo più decisivo in Europa con 4 gol e 4 assist in 6 partite. Nonostante il tridente dei sogni si sia visto (e abbia reso) meno di quanto sperato, a non far calare il tasso tecnico ci ha pensato il solito Angel Di Maria, giocoforza meno esplosivo che in passato ma ancora capace di abbaglianti colpi di classe che decidono le partite. Tolto il ballottaggio Donnarumma-Navas, che sembra poter pendere nel lungo periodo a favore di Gigio, la difesa appare ormai consolidata: Hakimi, pur con qualche inciampo, ha mostrato di poter giocare da laterale basso, la coppia centrale Marquinhos-Kimpembé è solida e affidabile (chi gioca a Fifa ne saprà qualcosa), mentre a sinistra si è imposto il nuovo acquisto Nuno Mendes, stante l’esclusione dalla lista Champions di Bernat. In mezzo al campo l’unico certo del posto finora è stato Idrissa Gana Gueye, preziosissimo equilibratore al quale Pochettino non rinuncia mai nei big match, attorno al quale si sono mossi i vari Herrera, Danilo e Wijnaldum, in attesa del ritorno a pieno regime di Marco Verratti. La quadratura è ancora tutta da inventare, non è detto che Pochettino la trovi e nemmeno che sia possibile dare un’identità a questa squadra; noi però, nel dubbio, guarderemmo altrove. Di gran lunga la peggiore del lotto. Gruppo B – Atletico Madrid “Non è il solito Atletico”, una frase che sentiamo dire ogni anno, prima di ritrovarli lì, puntuali, a giocarsi Champions e Liga in trincea, come piace al Cholo Simeone. Stavolta, però, i colchoneros sembrano davvero sul punto di segnare il passo: la vittoria nella Liga della scorsa stagione, sfruttando il ricambio generazionale al quale stanno andando incontro Real Madrid e Barcellona, somiglia molto al canto del cigno di una squadra che ora in campionato si trova già a 10 lunghezze dai cugini del Real e in Champions, a conti fatti, ha vinto due partite da tripla nelle quali, se l’Atletico avesse raccolto uno o zero punti, non ci sarebbe stato molto da eccepire. Del vecchio Atletico sta sfiorendo principalmente la solidità difensiva, 16 gol subiti in campionato e 8 in Champions non sono numeri da Simeone, architrave sul quale il Cholo ha costruito gran parte dei suoi successi. La colpa non pare essere tanto della retroguardia, sorretta dal mai abbastanza incensato Oblak e da un Hermoso rivelatosi degno epigono dei centrali colchoneros del passato recente, quanto della capacità della squadra nel suo insieme di interpretare un calcio cerebrale, dispendioso e per molti anche superato, che può non piacere ma che è stato di fatto l’unico nella storia moderna dell’Atletico a portare dei risultati. Il ritorno del figliol prodigo Griezmann ha pagato solamente a livello realizzativo, dato che il francese è ormai una pallida imitazione di quello che scardinava le difese da solo nel suo periodo al Vicente Calderon, Suarez è stato (com’era lecito attendersi) sin qui meno continuo dello scorso anno e la stellina Joao Felix sembra non poter proprio sbocciare in un sistema così peculiare, peraltro in stato decadente. Tra gli uomini chiave di questa versione dell’Atletico vi è sicuramente Marcos Llorente, impiegato letteralmente ovunque dall’allenatore argentino: terzino, esterno di centrocampo, mezzala o seconda punta, l’ex Real sembra l’unico dei nuovi arrivati a possedere l’impatto fisico ed emotivo necessario per brillare agli ordini del Cholo, ed è diventato in breve un elemento imprescindibile. L’altro eroe inatteso risponde al nome di Yannick Carrasco (non più Ferreira, cognome abbandonato da qualche anno a causa dei pessimi rapporti col padre): sono davvero pochi i calciatori che, tornando dalla Cina, si esprimono sui livelli del passato, il belga è addirittura migliorato, trasformandosi da ala a esterno a tutta fascia e paradossalmente aumentando la sua incisività nelle zone avanzate. L’Atletico visto nelle gare del girone non può spaventare, eppure Simeone è sempre Simeone, l’identità della sua squadra è da sola garanzia di una doppia sfida tesa, nervosa e incerta, e in rosa vi è più di un calciatore che sa come pungere nei momenti decisivi delle partite. Maneggiare con cautela. Gruppo C – Sporting I ragazzi di Ruben Amorim sembrano non aver alcuna voglia di smettere di divertirsi: riportato all’Alvalade il massimo trofeo nazionale a vent’anni dall’ultima volta (era lo Sporting di Mario Jardel e di un giovane Quaresma), i leoni biancoverdi sono ancora in cima alla Primeira Liga, alla pari col Porto, e hanno staccato il pass per gli ottavi con una giornata d’anticipo condannando il Borussia Dortmund di Haaland al purgatorio dell’Europa League. Sconfitto dall’Ajax e dallo stesso BVB nelle prime due gare del girone, lo Sporting ha costruito la propria qualificazione sul doppio successo sul Besiktas, 8 gol in 2 gare, e sul pesantissimo 3-1 casalingo al Dortmund che ha di fatto reso superflua l’ultima giornata del Gruppo C. Tra i protagonisti del piccolo gioiello di Amorim ci sono anche alcune meteore della Serie A: il portiere Antonio Adàn, toccata e fuga a Cagliari nell’inverno del 2013, il centrale marocchino Zouhair Feddal, 20 presenze tra Palermo e Parma nel 2014/15, e la sua riserva Luis Neto, sbocciato a Siena e con oltre 100 presenze nello Zenit. Tolto il gioiello Pedro Gonçalves, un giocatore che vale davvero la pena approfondire, e l’arrembante laterale destro ex City Pedro Porro, lo Sporting è questo: una squadra senza individualità di spicco, dai movimenti codificati, letale in transizione offensiva ma anche solida e intensa in fase difensiva. Non ingannino i 12 gol subiti, peggior difesa tra le qualificate: 9 sono arrivati nelle due partite contro un Ajax che ha piallato senza pietà ogni avversario, per il resto i portoghesi hanno incassato solo 3 reti nei doppi confronti con Dortmund e Besiktas. Sulla squadra della capitale aleggiava da tempo immemore un velo di depressione, per non dire un’aurea mediocritas, che impediva alla squadra di poter competere per traguardi prestigiosi, schiava e addirittura ostaggio di tifosi che sono arrivati ad aggredire fisicamente i calciatori nel 2018 durante un allenamento. Singolare che a spazzare via tutto questo, similmente a quanto fatto nell’Atletico da Simeone, sia stato un uomo del Benfica come Ruben Amorim; refrattario alle critiche, il tecnico ha imposto dal primo giorno i suoi principi di gioco e fatto piazza pulita di mezze figure, sopravvalutati e giocatori sul viale del tramonto, una rivoluzione senza compromessi. Freschezza, entusiasmo, esuberanza fisica e organizzazione di gioco potrebbero non bastare in una competizione come la Champions, spesso decisa dall’esperienza e dai colpi dei fenomeni, ma sono sufficienti per fare dello Sporting una compagine da non sottovalutare. Gruppo E – Benfica Curioso come, pur avendo raggiunto lo stesso risultato a livello europeo, l’aria che si respira sulle due sponde della capitale portoghese non possa essere più diversa di così. Il tecnico Jorge Jesus, già guida degli encarnados tra il 2009 e il 2015, è inviso a gran parte della tifoseria, a tal punto che sul portale devolverjesus.com è possibile simbolicamente contribuire al suo ritorno al Flamengo, che rivorrebbe da subito l’allenatore protagonista della vittoria in Copa Libertadores. Il Benfica dista appena 4 punti dalla vetta in campionato, ma il recente KO casalingo nel derby con lo Sporting ha acuito un malessere che affonda le proprie radici nella scorsa stagione, quando le aquile di Lisbona furono eliminate nei preliminari di Champions dal PAOK Salonicco e nei sedicesimi di Europa League da una delle peggiori versioni dell’Arsenal, ma soprattutto furono costrette a veder trionfare in Primeira gli odiatissimi concittadini, un sorpasso impensabile fino a pochi anni fa. In tutto ciò, sta passando sotto traccia il modo in cui il Benfica abbia eliminato, per la prima dopo vent’anni, il Barcellona nel proprio raggruppamento di Champions, ribaltando il facile pronostico che lo voleva in lotta coi campioni d’Ucraina della Dinamo Kiev per il posto in Europa League. Mattatore della storica vittoria per 3-0 al da Luz sui blaugrana è stato Darwin Nuñez, astro nascente dell’Uruguay già nel mirino della Juventus che vi abbiamo recentemente raccontato su queste pagine, mentre al ritorno è stata l’eroica prova del reparto arretrato, su tutti Otamendi e il portiere Vlachodimos, a far sì che la gara terminasse a reti bianche. Per il resto i lusitani hanno disputato un girone di ordinaria amministrazione, serenamente triturati dal Bayern sia all’andata che al ritorno, vincendo solamente un’altra gara, l’ultima in casa con la Dinamo, decisiva per l’annunciato sorpasso in classifica ai danni dei catalani. Oltre al talento di Nuñez e all’imprevedibilità degli esterni offensivi, tra i punti di forza della squadra di Jesus vi sono la doppia regia di Weigl e dell’ex Inter Joao Mario, un vero e proprio tradimento ai danni dello Sporting, che lo aveva cresciuto e riaccolto, che i tifosi non hanno mandato giù, e la solidità di una difesa nella quale è finalmente esploso Lucas Verissimo. Il brasiliano però ha rimediato a novembre la rottura del legamento crociato, e difficilmente rivedrà in campo prima della fine della stagione; al suo posto è stato rispolverato il capitano André Almeida, che di fatto è un terzino e non possiede l’abilità dell’ex Santos in marcatura. Rispetto ai dirimpettai dello Sporting, il Benfica è sicuramente una squadra più esperta e scafata in Europa, ma anche più fragile emotivamente e globalmente meno efficace in fase offensiva. Da qui a febbraio le cose potrebbero cambiare, soprattutto in panchina, ma ad oggi sarebbe preferibile affrontare loro piuttosto che gli spavaldi e smaliziati cugini. Gruppo F – Villarreal La leggenda dell’allenatore più Europa League di tutti sembrava dover per forza di cose riportare Unai Emery nella Sua competizione, invece alla fine sarà l’Atalanta a scendere di categoria, col sottomarino giallo che torna tra le 16 migliori d’Europa a 12 anni dall’ultima volta, quando a incantare il Madrigal erano ancora i colpi dell’ultimo Pirès e del primo Cazorla e i gol di Giuseppe Rossi e Nihat Kahveci. Mentre in Liga il Villarreal annaspa faticosamente al 13esimo posto e a 13 lunghezze dal quarto posto, in Champions i gialli iberici sono probabilmente andati oltre le aspettative, vincendo entrambe le partite con lo Young Boys, dando filo da torcere a uno United troppo assetato di vendetta dopo la finale di Europa League dello scorso anno per perdere ancora, e superando con cinismo a Bergamo un’Atalanta svegliatasi troppo tardi. Della squadra che ha alzato il suo primo vero trofeo lo scorso maggio, sono partiti, oltre a Bacca, quasi esclusivamente comprimari, mentre all’11 titolare si è aggiunto stabilmente l’olandese Arnaut Danjuma, giustiziere della Dea sia all’andata che al ritorno. L’ex Bournemouth, stanti i problemi fisici che hanno tormentato Gerard Moreno, è stato l’arma in più di questa prima parte di stagione, capace di destabilizzare le difese sia partendo dalla fascia che dal centro dell’attacco, permettendo ad Emery di passare agevolmente dal 4-4-2 al 4-3-3 in qualsiasi momento della gara. Rispetto allo scorso anno però la squadra fatica ad andare in gol, un problema di produzione offensiva che lo scorso anno era stato mascherato dal mostruoso stato di forma di Gerard Moreno, mentre in fase difensiva Pau Torres sta pagando dazio dopo una stagione 2020/21 per lui infinita, avendo disputato sia gli Europei che le Olimpiadi con la nazionale spagnola. L’uomo chiave nella gestione dei ritmi della squadra è Dani Parejo, centrocampista che sopperisce a una mobilità ridotta con un’intelligenza tattica fuori dal comune, nonché incaricato della maggior parte dei calci piazzati e dei lanci lunghi ad innescare le corse di Gomez, Pino e Danjuma. Ad oggi il Villarreal, pur possedendo una maggior esperienza internazionale rispetto allo Sporting e al Red Bull Salisburgo, sembra la compagine meno attrezzata tra le possibili avversarie della Juventus; a spostare gli equilibri sarà la condizione fisica di Gerard Moreno, semplicemente immarcabile lo scorso anno. Con lui ai livelli del 2020/21, possiamo tranquillamente aggiungere mezza stella al Submarino Amarillo, che invece senza una bocca da fuoco da 30 gol e 10 assist stagionali fa decisamente meno paura. Gruppo G – Red Bull Salisburgo Un girone tutto sommato abbordabile aveva fatto ben sperare i tifosi del Salisburgo, che già al termine del sorteggio sognavano il primo, storico approdo agli ottavi di Champions League. L’inesperienza di una squadra giovanissima, dal manico sino all’intero reparto avanzato, suggeriva cautela, invece i ragazzini terribili scuola Red Bull si sono rivelati uno schiacciasassi in campionato, 10 vittorie consecutive nelle prime 10 uscite, e hanno fatto fin da subito la voce grossa anche in Champions, andando a strappare un pari al Sanchez Pizjuan, e regolando tra le mura amiche i campioni di Francia del Lille e il ben più quotato Wolfsburg. Anche nell’ultima gara, quando la logica li avrebbe voluti timidi ed impauriti nel giocarsi tutto contro il Siviglia, i ragazzi guidati dal classe ’88 tedesco Matthias Jaissle, che non sta in campo ma in panchina, hanno mostrato di saper giocare e vincere anche partite di sofferenza, lasciando il possesso agli spagnoli e trafiggendoli con una splendida e coraggiosa transizione corale finalizzata dallo svizzero Okafor. Non c’è alcuna iperbole quando parliamo di ragazzini, dato che l’unico elemento d’esperienza tra i titolari è il capitano Andreas Ulmer, di 3 anni più vecchio del tecnico Jaissle, mentre il 34enne nazionale austriaco Junuzovic ha disputato appena 4 partite prima di infortunarsi. Jaissle ha deciso di puntare su un nucleo ristretto di elementi, dato che oltre all’11 titolare quasi immutabile sono appena 3 o 4 i giocatori che entrano nelle rotazioni, senza mai guardare alla carta di identità: l’età media della squadra titolare è sempre di 23 anni, in attacco il più vecchio è il già citato Okafor, classe 2000, mentre la stella indiscussa è Karim Adeyemi, 19enne tedesco, capocannoniere del Salisburgo con 15 reti in tutte le competizioni. Altri nomi da segnalare sono il possente centrale francocamerunense Onguéné, solo intravisto a Genova sponda rossoblu, e la mezzala croata classe ’02 Luka Sucic, giocatore dai grandi mezzi tecnici del quale si attende soltanto l’esplosione in termini di gol e assist. Menzione speciale per il trequartista statunitense Brenden Aaronson, un giocatore calcisticamente molto più maturo dei suoi 21 anni, un facilitatore di gioco capace di trovare sempre la traccia giusta per i compagni e di coprire ampie zone di campo senza perdere lucidità nelle giocate, un profilo da tenere d’occhio in chiave mercato. Degno esempio della tradizione calcistica Red Bull, fatta di gegenpressing, attacchi a folate e valorizzazione del talento, il Salisburgo di Jaissle è una squadra senza nulla da perdere e proprio per questo fastidiosissima, non inferiore all’attuale Benfica come pericolosità globale. Articolo completo -> https://bit.ly/3s46xOP
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