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Gian Piero Gasperini - Calciatore E Allenatore Giovanili
Socrates ha risposto al topic di Socrates in Tutti Gli Uomini Della Signora
GIAN PIERO GASPERINI A nove anni, partecipa a un provino per la Juventus insieme con una miriade di ragazzini. Il teatro del batticuore è proprio il Campo Combi e, come principale esaminatore, il mitico Predale, scopritore di tanti talenti. Giampiero viene scelto, ma nasce subito un problema a causa dell’età, poiché il tesseramento al NAGC è possibile soltanto a dieci anni. Il piccolo Gasperini si presenta, spavaldamente, con un anno di anticipo; è, però, troppo bravo per essere lasciato in pasto alla concorrenza ed è tesserato la stagione successiva.Nel settore giovanile della Juventus, rimane per nove anni; una costante questi tempi lunghi di appartenenza, che si ripeterà più avanti anche da professionista. I suoi maestri sono Bussone, Viola, Castano e Grosso; conquista uno scudetto Allievi Nazionali nel 1975 vinto ai danni dell’Atalanta (2-0 all’andata, 1-1 al ritorno) e l’anno successivo la finale Primavera persa contro la Lazio di Giordano e Manfredonia, allo stadio Olimpico davanti a 30.000 spettatori.Ha come compagni Paolo Rossi, Zanone, Brio, Miani, Marocchino, Marangon, Chinellato, Verza, Schincaglia, Chiarenza, Capuzzo e Maggiora. Una bella nidiata, frutto di un settore giovanile che sforna talenti stagione dopo stagione. Poi, l’esordio in prima squadra: «Me lo ricordo bene perché segnai il goal del pareggio contro il Lecce, in Coppa Italia».È la Juventus del Trap, la grande Juventus autarchica che vince lo scudetto e la prima Coppa Uefa. Altre due presenze in Coppa Italia contro l’Inter a San Siro e con il Vicenza. La stagione successiva (1977-78) va in prestito alla Reggiana in Serie 😄 «Era l’anno dei Mondiali in Argentina e siccome la Juventus dava molti giocatori alla causa azzurra, gli furono concessi dei prestiti a fine stagione per disputare la Coppa Italia. Lì sommai sei presenze alle diciotto che avevo avuto nella Reggiana».Poi a Palermo: «Quella che doveva essere soltanto una tappa di passaggio, si dimostrò invece un tour lungo cinque anni in Serie B. Venni accolto bene, l’ambiente era ideale, c’era entusiasmo. Peccato la mancata promozione, sfiorammo più volte la Serie A e addirittura una Coppa Italia».A proposito di quest’ultima, il Palermo giocò la finale proprio contro la Juventus, sul neutro di Napoli: «Match storico per noi e vissuto fino all’ultimo secondo di gioco. Eravamo sfavoriti, ma i bianconeri tremarono a lungo e li portammo ai supplementari. Al goal di Chimenti rispose Brio. Chiuse ogni discorso Causio, ma per Palermo quella partita è rimasta scolpita nella memoria».Il periodo siciliano resta un ricordo magnifico non solo dal punto di vista professionale. È tempo di matrimonio con Cristina, un amore nato sui banchi di scuola all’Istituto Sommellier di Torino: «Due ragionieri in casa, nessuno corre».Questa è la battuta di Gasperini riferita al diploma, che entrambi hanno conseguito. Solo uno scherzo, perché il centrocampista Gasperini ha sempre pedalato unendo qualità e temperamento. Altri due passaggi a Cava dei Tirreni e a Pistoia, prima di approdare a Pescara: «Anche qui sono rimasto cinque anni. Ho conosciuto la zona di Catuzzi e quella di Giovanni Galeone, ma soprattutto la Serie A».È il 1987, Gasperini a ventinove anni è nella piena maturità: «In quella stagione segnai sette goal, il primo dei quali proprio all’esordio contro il Pisa. Con me c’era Junior, poi vennero altri due brasiliani come Tita e Edmar. I due anni in Serie A sono stati indimenticabili».Ma non è finita, perché Gasperini tiene duro fino a trentacinque anni, passando dalla Salernitana in B, alla Vis Pesaro in C2 dove vince anche un campionato e disputato il successivo in C1.Il passaggio tra il campo e la panchina è quasi simultaneo; è il 1993 e anche stavolta la Juventus nel destino: «Il primo anno sono stato alla Sisport con una squadra esordienti, poi sono entrato nel settore giovanile».Due anni con i Giovanissimi, altrettanti con gli Allievi e, nel 1998, la Primavera, con la quale vince il prestigioso Torneo di Viareggio: «Il ricordo più bello e sfortunato è, però, legato alla finale Giovanissimi persa a Terracina contro la Roma».Poi, il salto nei professionisti, con le ottime stagioni a Crotone, con il quale ottiene una storica promozione in Serie B, nel campionato 2003-04. Rimane in Calabria per altri due anni esprimendo sempre un calcio assai gradevole, molto offensivo e innovativo. Le sue competenze tattiche gli sono valse il ruolo di insegnante presso il corso per allenatori della FIGC. Nell’estate del 2006 il trasferimento a Genova, sponda rossoblu, con il quale ottiene la promozione in Serie A. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/01/giampiero-gasperini.html -
Gian Piero Gasperini - Calciatore E Allenatore Giovanili
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DEAN DONNY HUIJSEN https://it.wikipedia.org/wiki/Dean_Huijsen Nazione: Paesi Bassi Spagna (2024) Luogo di nascita: Amsterdam Data di nascita: 14.04.2005 Ruolo: Difensore Altezza: 195 cm Peso: - Nazionale Olandese Under-19 Nazionale spagnolo Under-21 Soprannome: Maldeani Alla Juventus dal 2022 al 2024 Esordio: 22.10.2023 - Serie A - Milan-Juventus 0-1 1 presenza - 0 reti Dean Donny Huijsen Wijsmuller (Amsterdam, 15 aprile 2005) è un calciatore olandese naturalizzato spagnolo, difensore del Bournemouth e della nazionale Under-21 spagnola. Dean Huijsen Huijsen al Bournemouth nel 2024 Nazionalità Paesi Bassi Spagna (dal 2024) Altezza 195 cm Calcio Ruolo Difensore Squadra Bournemouth Carriera Giovanili 2010-2015 Costa Unida 2015-2021 Malaga 2021-2023 Juventus Squadre di club 2023-2024 Juventus Next Gen 27 (1) 2023-2024 Juventus 1 (0) 2024 → Roma 13 (2) 2024- Bournemouth 9 (1) Nazionale 2021-2022 Paesi Bassi U-17 11 (2) 2022 Paesi Bassi U-18 4 (0) 2023 Paesi Bassi U-19 3 (0) 2024- Spagna U-21 2 (0) Palmarès Europei di calcio Under-17 Argento Israele 2022 Biografia Nato nei Paesi Bassi, si è trasferito a 5 anni in Spagna con la famiglia; il 20 febbraio 2024 ottiene la cittadinanza spagnola. Suo padre Donny è un ex calciatore. Caratteristiche tecniche È un difensore centrale che, alle notevoli doti tecniche, unisce una buona capacità realizzativa. Carriera Club Gli inizi, Juventus Inizia a giocare a calcio nella Costa Unida di Marbella, per poi passare a 10 anni al Malaga. Nel 2021, a 16 anni, si trasferisce alla Juventus, venendo inserito inizialmente nella squadra Under-17 e poi in quella Primavera. Nella seconda parte della stagione 2022-2023 inizia a venire aggregato sempre più spesso alla Juventus Next Gen, la seconda squadra bianconera militante in Serie C. Esordisce tra i professionisti l'8 gennaio 2023, nella sconfitta casalinga per 1-2 contro il Pordenone. Il successivo 15 febbraio, in occasione della semifinale di ritorno della Coppa Italia Serie C contro il Foggia, realizza i suoi primi gol, con una doppietta decisiva nel computo del doppio confronto; quindi l'11 aprile seguente scende in campo da titolare nella finale di ritorno della Coppa, persa 2-3 sul campo del L.R. Vicenza. Frattanto, il precedente 2 aprile aveva realizzato anche la sua prima marcatura in campionato, nella sconfitta interna per 1-3 contro la Feralpisalò. Conclude la stagione con 19 presenze e 3 reti. Nella prima parte della stagione 2023-2024 viene confermato nella rosa della Next Gen, con la quale totalizza 11 presenze, venendo anche inserito in quella della prima squadra di Massimiliano Allegri, con cui debutta il 22 ottobre 2023, subentrando nel corso della classica a San Siro contro il Milan, vinta per 0-1. Il 6 gennaio 2024 passa in prestito oneroso alla Roma. Debutta con i giallorossi il giorno seguente, subentrando nel pareggio casalingo per 1-1 contro l'Atalanta. Il successivo 5 febbraio segna la sua prima rete in Serie A, quella del definitivo 4-0 nella vittoria all'Olimpico contro il Cagliari. Il 30 luglio 2024 si trasferisce in Inghilterra, acquistato a titolo definitivo dal Bournemouth per 15,2 milioni di euro più 3 di bonus. Debutta con i Cherries il 17 agosto seguente, in Premier League, nella trasferta contro il Nottingham Forest pareggiata 1-1. Il 5 dicembre segna la sua prima rete nel campionato inglese, decidendo la partita interna contro il Tottenham: a 19 anni e 235 giorni, diventa il più giovane nella storia del Bournemouth a trovare il gol in Premier League. Nazionale Tra il 2021 e il 2023 gioca nelle nazionali giovanili Under-17, Under-18 e Under-19 dei Paesi Bassi. Il 15 febbraio 2024 ottiene la cittadinanza spagnola e il mese successivo, il 15 marzo, viene convocato da Santiago Denia, selezionatore della Spagna U-21. La settimana successiva fa il suo debutto con gli spagnoli, nella sconfitta 0-2 contro i pari età della Slovacchia.
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GIACOMO MARI Nato a Vescovato (Cremona), il 17 ottobre del 1924, iniziò la carriera nella Cremonese; passò, poi, all’Atalanta all’inizio della stagione 1946-47, dove riuscì a imporre il suo nome all’attenzione dei tecnici e ottenere la convocazione per le Olimpiadi di Londra del 1948. La Juventus, protesa a rinverdire gli allori del passato e a ripetere le prodezze del quinquennio, decise di acquistarlo, insieme a Piccinini.Il compito dei due mediani era fra i più difficili: dovevano sostituire il tandem Depetrini-Locatelli, oramai declinante, ma che aveva lasciato un’impronta indelebile nel gioco della Juventus; poche partite furono sufficienti a Mari e a Piccinini per sgombrare il campo da ogni dubbio. La Juventus, edizione 1949-50, formato “WM”, la prima Juventus voluta dall’avvocato Gianni Agnelli, aveva trovato, con un colpo fortunato, la sua naturale propulsione a centrocampo.La grande grinta della difesa (Viola, Bertuccelli, Manente), ma di più le voglie sfolgoranti del centrocampo, l’esplosività di John Hansen, il felpato tocco creativo di Rinaldo Martino, i rilanci di Piccinini per gli scatti possessivi di Præst e i goal puntuali del terribile Boniperti, che dai cross di Muccinelli riceveva costante ispirazione, si equilibravano nel lavoro fondamentale, quanto oscuro di Mari.Quando Parola si sganciava, retrocedeva sul centravanti; in generale assolveva al ruolo di marcatore ma era il suo senso della posizione, il suo altruismo a maniche rimboccate, la sua duttilità nel coprire ogni spazio scoperto, a farne l’elemento più veloce e prezioso di quella grandissima squadra, considerata una delle più forti di ogni epoca.Giocatore inesauribile, pur non toccando vertici sublimi di tecnica pura, Mari interpretò il compito del mediano laterale in maniera ottimale; forte nell’interdizione e nel gioco aereo, abilissimo nel rilancio, sfruttava l’ottima condizione atletica, per inserirsi sempre con profitto nel perfetto gioco della Juventus. Nel 1950, Giacomo esordiva in azzurro contro l’Austria, a Vienna e, in quell’occasione, l’Italia schierò la mediana juventina al completo (Mari, Parola e Piccinini). Selezionato per i Mondiali del 1950, Giacomo giocò contro il Paraguay la seconda gara di qualificazione. Nel 1952, a Firenze contro l’Inghilterra, Mari era ancora in campo con Ferrario e Piccinini, ad affermare la superiorità della Juventus in campo nazionale.Mari lasciò la Juventus all’inizio della stagione 1953-54, dopo aver vestito per 133 volte la casacca bianconera e aver segnato nove goal.Fu scambiato con Oppezzo e passò alla Sampdoria; sembrava finito, disputò delle ottime stagioni nella Sampdoria, prima, e nel Padova di Rocco, poi, tanto da meritarsi la convocazione per i Mondiali svizzeri del 1954.VLADIMIRO CAMINITIIl giorno prima che compisse sessantasette anni, lasciava questa terra anche Giacomo Mari, un “half” di grinta e di spinta della Juventus creata da Gianni Agnelli presidente, perché andasse a colmare i vuoti lasciati dal Grande Torino. Un “half” destinato al lavoro di faticatore, per compensare ai disguidi tattici inevitabili in uno squadrone pieno di fuoriclasse giovani indigeni e foresti. Prima che Agnelli li acquistasse, Mari non conosceva Piccinini, non ci aveva mai giocato insieme; né conosceva i due danesi; però si mise al servizio del gruppo con quella modestia e il sempiterno garbo che ne fecero per tre campionati di gloria assoluta, inframmezzati da pochissime delusioni (un 1-7 in casa, dal Milan, nel primo; la riscossa del celebre GRE-NO-LI nel secondo, superati anche dall’Inter; ma nel terzo, con Karl Aage Hansen aggiunto agli altri due, fu ancora scudetto) l’implacabile custode del fortino bianconero. Quella Juventus viaggiava l’Italia in un pullman che ai ragazzi sembrava d’argento; ma d’oro erano le sue vittorie; che arricchirono di felicità l’Avvocato giovane. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/10/giacomo-mari.html
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GIACOMO MARI https://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Mari Nazione: Italia Luogo di nascita: Vescovato (Cremona) Data di nascita: 17.10.1924 Luogo di morte: Cremona Data di morte: 16.10.1991 Ruolo: Centrocampista Altezza: 176 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1949 al 1953 Esordio: 11.09.1949 - Serie A - Juventus-Fiorentina 5-2 Ultima partita: 31.05.1953 - Serie A - Juventus-Napoli 1-1 135 presenze - 9 reti 2 scudetti Giacomo Mari (Vescovato, 17 ottobre 1924 – Cremona, 16 ottobre 1991) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Giacomo Mari Mari alla Juventus nei primi anni 1950 Nazionalità Italia Altezza 176 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Termine carriera 1961 - calciatore 1975 - allenatore Carriera Giovanili 193?-1941 Cremonese Squadre di club 1941-1946 Cremonese 59 (0) 1946-1949 Atalanta 113 (8) 1949-1953 Juventus 135 (9) 1953-1956 Sampdoria 70 (4) 1956-1960 Padova 110 (3) 1960-1961 Cremonese 28 (1) Nazionale 1948-1954 Italia 8 (0) Carriera da allenatore 1960-1961 Cremonese 1961-1962 Padova 1962-1964 Taranto 1964-1965 Mantova 1965-1966 Casertana 1967-1968 Ravenna 1974-1975 Crema Carriera Giocatore Club Mediano cresciuto calcisticamente nella Cremonese, giocò con i grigiorossi in Serie B fino alla stagione 1945-1946. Nell'annata 1946-1947 passò nelle file dell'Atalanta dove esordì in Serie A il 22 settembre 1946. Con gli orobici disputò tre ottime stagioni facendosi notare soprattutto dai dirigenti della Juventus che, volendo rinverdire la linea mediana bianconera, lo acquistarono nel 1949 insieme a un altro centrocampista proveniente dal Palermo, Alberto Piccinini. Nella Juventus di Carlo Parola e Giampiero Boniperti collezionò 135 presenze (133 in campionato e 2 nella Coppa Latina 1952) e 9 reti in quattro stagioni, vincendo due scudetti, nel 1950 — a quindici anni dalla precedente affermazione bianconera — e nel 1952. Lasciati i bianconeri, nell'annata 1953-1954 approdò a Genova nelle file della Sampdoria, dove rimase fino al campionato 1955-1956, per poi passare nel Padova di Nereo Rocco e concludere la carriera in Serie C ritornando a Cremona. In carriera collezionò complessivamente 426 presenze e 24 reti in Serie A — fatto che lo pone tra i 30 calciatori più presenti in massima serie —, e 23 presenze in Serie B. Nazionale Mari (in piedi, terzo da sinistra) in maglia azzurra nel 1952 Con le ottime prestazioni di Bergamo ottenne la convocazione da parte del commissario tecnico Vittorio Pozzo per il torneo olimpico di Londra 1948, esordendo con la maglia dell'Italia il 2 agosto di quell'anno. Nel 1950 venne convocato dal seelzionatore Ferruccio Novo insieme al resto della linea mediana juventina, ovvero Parola e Piccinini, per partecipare al campionato del mondo 1950 in Brasile. In azzurro prese parte anche al successivo campionato del mondo 1954 in Svizzera. Palmarès Giocatore Club Campionato italiano: 2 - Juventus: 1949-1950, 1951-1952
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JAN ARPAS Estate 1947. Liquidati Korostelev e Vycpálek la Juventus si gettò nuovamente sul mercato cecoslovacco per rinnovare il parco stranieri. Al posto del deludente Cesto, i bianconeri pescarono nelle file dello SK Bratislava, una delle formazioni più in voga di quegli anni, una mezzala che non aveva mai indossato la maglia della Nazionale boema, ma le cui qualità erano state decantate da tutti gli osservatori: Ján Arpáš.Con lui doveva arrivare anche il terzino Stanislav Kocourek, astro emergente nella difesa del mitico Slavia; costui, però, non ottenne mai il nulla osta e fu costretto a rimanere in patria.Arpáš giunse a Torino accompagnato da una fama di ottimo ragionatore e grande tiratore dal limite; armi con le quali avrebbe dovuto scardinare le retroguardie italiane non più “metodiste” e non ancora “sistemiste”.Purtroppo, la sua presenza fisica denunciava molti anni in più di quelli dichiarati dal passaporto: il documento portava 1918 alla casella dell’anno di nascita ma, probabilmente, il boemo era di almeno cinque anni più vecchio.Debuttò con il botto; nell’esordio di Alessandria segnò due goal, impressionando per lucidità mentale e prontezza sotto rete. Esaurì forse le sue energie in quel primo incontro; da quel giorno la sua partecipazione si fece sempre più rarefatta, e il peso del suo gioco si affievolì in poche settimane.Gli fu spesso preferito l’uomo ovunque Pietro Magni, il giocatore capace di vestire con la stessa maestria la maglia di terzino come quella di centravanti.Nel frattempo, la sua formazione di origine stava scoprendo un talento chiamato László Kubala, uno dei più grandi calciatori espressi dal football ceco.Pian piano, Arpáš si isolò dal resto della truppa, facendo vita per conto suo e mantenendo i rapporti con dirigenti e compagni di squadra solamente in occasione delle partite.Verso la metà di aprile del 1948, un martedì, il tecnico Renato Cesarini si accorse dell’assenza di Arpáš sul campo di allenamento: qualcuno lanciò una malignità, sostenendo che fosse ancora nel suo letto nonostante l’ora tarda.Cesarini, più smaliziato dei suoi ragazzi, sospettò una fuga del boemo: non fece in tempo a curarsi di organizzare un controllo che la segreteria della società informò i presenti dell’arrivo di un cablogramma proveniente da Bratislava.Con quel messaggio, Arpáš comunicava alla Juventus di aver fatto buon viaggio e di aver trovato la famiglia in ottima salute con la preghiera di inviare, senza fretta, il nulla osta per potersi ritesserare per la sua squadra del cuore.IL RICORDO DI GIAMPIERO BONIPERTIArpáš, mitico e inquietante personaggio. Quando arrivò alla Juve, avrà avuto 45 anni, piuttosto stagionato per essere un atleta, ma a 30 era stato sicuramente un gran calciatore. Lo si intuiva ancora. Alto, ossuto, mezzala di punta, giocava benissimo e aveva un fiuto del goal eccezionale. Ma non era più in età per giocare a pallone.Jan era intelligentissimo, aveva imparato l’italiano in pochissimo tempo, si informava di tutto, tranne del calcio che era l’ultimo dei suoi pensieri: «Dov’era la Fiat… quante fabbriche aveva in Italia… quanti operai». E annotava. Per me era una spia.Comparso misteriosamente nel 1947, altrettanto misteriosamente l’anno dopo sparì e nessuno ne seppe più niente.Tutte le volte che sono andato in Cecoslovacchia ho chiesto di lui, ma sembrava che nessun Arpáš fosse mai esistito. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/11/jan-arpas.html
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JAN ARPAS https://it.wikipedia.org/wiki/Ján_Arpáš Nazione: Cecoslovacchia Luogo di nascita: Bratislava Data di nascita: 07.11.1917 Luogo di morte: Bratislava Data di morte: 16.04.1976 Ruolo: Centrocampista Altezza: 184 cm Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1947 al 1948 Esordio: 14.09.1947 - Serie A - Alessandria-Juventus 1-3 Ultima partita: 29.02.1948 - Serie A - Juventus-Genoa 2-1 18 presenze - 6 reti Ján Arpáš (Bratislava, 7 novembre 1917 – 16 aprile 1976) è stato un calciatore cecoslovacco, dal 1939 al 1945 slovacco, di ruolo centrocampista. Ján Arpáš Nazionalità Cecoslovacchia Altezza 184 cm Calcio Ruolo Centrocampista Carriera Squadre di club 1939-1946 Bratislava 166 (151) 1947-1948 Juventus 18 (6) 1950-1952 Sokol NV Bratislava 20 (7) Nazionale 1939 Slovacchia 12 (4) Carriera Club Arpáš (in piedi, terzo da sinistra) nel 1947 alla Juventus Nel corso della sua carriera ha militato nel Bratislava e nella Juventus, dove arrivò dopo che la squadra aveva ceduto Čestmír Vycpálek, con cui aveva avuto pessimi rapporti sfociati in una rissa in campo. Con la maglia bianconera debuttò in Serie A il 14 settembre 1947, segnando il secondo ed il terzo gol dei torinesi nella trasferta sul campo dell'Alessandria, gara conclusasi sul 3-1 a favore della sua squadra; il resto della sua stagione in Italia non fu particolarmente felice, venendo sostituito nel ruolo da Pietro Magni, quindi lasciò ad aprile 1948 la squadra, saltando alcuni allenamenti senza avvisare la squadra, e in seguito inviando un telegramma da Bratislava in cui chiedeva un nulla-osta per poter ritornare a giocare in patria. Per via del suo addio improvviso, non pochi ipotizzarono che Arpáš fosse una spia. Nazionale Ha giocato 12 partite e segnato 4 reti con la Nazionale di calcio della Slovacchia, compreso il primo gol della sua nazionale, contro la nazionale tedesca, il 27 agosto 1939.
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ALBERTO PICCININI RENATO TAVELLA, “IL ROMANZO DELLA GRANDE JUVENTUS” Laterali erano Mari e Piccinini, due ottimi giocatori che si compensavano a vicenda, giocando sovente in diagonale: più difensivo Mari, più per l’attacco Piccinini. Il quale, poi, conosceva i suoi limiti e non solo rimediava con intelligenza e la posizione, ma non faceva mai “il di più” per dribblare e brillare, giocando unicamente per la squadra. Il 1949, per la Juventus, è l’anno zero. Il ventottenne presidente Gianni Agnelli vuole riportare la sua squadra ai fasti antichi, a quei successi epici culminati, tra il 1930 e il 1935, con l’indimenticabile serie dei cinque scudetti consecutivi. Non è ammissibile prolungare oltre, un digiuno che dura oramai da quattordici anni. Per far fronte a ciò, la rosa della stagione precedente viene quasi interamente smantellata: tra i titolari sono riconfermati i soli Manente, Parola, Boniperti, John Hansen e Muccinelli, ai quali sono affiancati i nuovi Bertuccelli, Viola (che rientra dal prestito alla Lucchese), Mari, Piccinini e gli stranieri Præst e Martino. I miglioramenti per ora sono solo sulla carta; occorre amalgamare al meglio undici campioni e farne una squadra. L’arduo compito è affidato al neo allenatore inglese Jesse Carver che, con sapiente maestria, allestisce una compagine fortissima, dotata di un solido impianto difensivo e di un centrocampo straordinariamente completo. Accanto al confermato Parola, il nuovo duo Mari-Piccinini, erede della coppia Depetrini-Locatelli, deve garantire grinta e tecnica, recuperi e suggerimenti, impostazioni e contenimento. Alberto Piccinini, nato a Roma il 25 gennaio 1923, cresce nella Roma per poi trasferirsi nella Salernitana, dove Gipo Viani lo imposta da finto centravanti. Piccinini veste la maglia numero nove, ma il suo compito è quello di marcare il centravanti avversario, quando i campani sono costretti in difesa; il suo arretramento, consente al difensore centrale Buzzegoli di operare in seconda battuta. Questa invenzione tattica, è definita “Mezzo Sistema” o “Vianema”; il libero, l’ultimo nato del calcio mondiale, muove i primi passi proprio a Salerno, in quel lontano 1946. Dopo un paio di stagioni, è ceduto al Palermo e raggiunge Torino nell’estate del 1949. Non ha un fisico eccezionale, ma le qualità proprie del mediano classico; l’ottima visione di gioco e il sempre felice tocco di palla gli consentono finezze in serie e non troppe coperture, delle quali se ne occupa il compagno di reparto Mari. Giocatore elegante e di classe, Piccinini, che si toglie anche la soddisfazione di disputare cinque partite in Nazionale, è certamente da ricordare come uno dei migliori comprimari degli anni Quaranta e Cinquanta. Nell’estate del 1952, lascia la Juventus per raggiungere il Milan, dopo aver vestito per ben 104 volte la maglia bianconera e aver segnato due goal. LINO CASCIOLI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’APRILE 1967 Ogni tanto qualcuno si ricorda di lui. Qualcuno sfoglia a ritroso il grande album del calcio e inevitabilmente lo ritrova, fra le ombre del passato. Ogni tanto cade il diaframma e riappare tra noi e non sembra neppure un fantasma della memoria tanto è ancora giovane e in carne, così simile al campione di ieri, pur, nell’edizione di oggi, imborghesita dalla cellulite, da domandarci subito per quale misteriosa ragione sia scomparso, si sia eclissato, abbia messo tra sé e il calcio troppe cose: il posto di impiegato alla FIAT, il silenzio di tutti questi anni, i due figli che ne adorano il mito e che oggi non potrebbe più tradire, non potrebbe più deludere per una di quelle panchine sgangherate che continuano a offrirgli. Ha tagliato tutti i ponti, eluso tutte le seduzioni, le chimere, sembra che abbia persino evirato i ricordi, pure splendidi e dignitosi. Eppure dopo cinque minuti che ci parlo già scopro che della vita di un tempo, della sua carriera bella e luminosa, ha saputo conservare tutti gli incanti, ma solo per sé. «Non li cedo per moglie o per figliolo, non ne fo con alcuno parti uguali». Tanti anni senza vivere più di calcio, senza rivedere la Juve, gli amici di un tempo (Ferrario, Muccinelli), senza riconoscere più nessuno. Lontano, isolato, senza respirare l’atmosfera densa di entusiasmo degli stadi. Ma come fa signor Piccinini? Non impazzisce? Non muore? «Ho scelto la mia vita borghese, tranquilla e oggi non me ne pento. Ho tagliato tutti i ponti. Beh, certo… qualche volta mi volto indietro a guardare. Qualche volta mi assalgono i ricordi, tutti insieme, ed è come scoprirsi addosso una febbre. Mi capita quando vedo certe partite alla TV, come Juventus-Inter, Juventus-Milan. Vivo ancora nel calcio a modo mio. Ci vivo con mio figlio Alessandro di nove anni, che conosce tutte le nazionali straniere a memoria. Un fenomeno, mi creda! Ci vivo con mio figlio Stefano, di quindici anni, che ha un futuro come calciatore, creda a me. Un fisicaccio… Mi ricorda Ferrario per la maniera come si piazza al centro dell’area e… Ma lasciamo perdere. Per il momento sono fantasie. Pensi che lui voleva fare il portiere. Ma se è nato stopper in tutto e per tutto!». Ecco, tutto questo è bello. Mi scusi signor Piccinini, se insisto. Ma un posto da centralinista non le sembra troppo angusto, troppo soffocato per un ex Campione d’Italia, per un ex nazionale? «No. Oggi la penso come ieri, quando feci la mia scelta: avevo allenato il Palermo e per sei mesi il Cosenza. La squadra mi era stata offerta a metà campionato, quando aveva quattro punti in meno della Reggina di Pugliese. Finii il torneo secondo a tre punti di distacco. Insomma, dal mio punto di vista, avevo vinto il campionato. E poi quel diavolo di Pugliese vinceva sempre. Insomma alla mia prima esperienza me la cavai con onore. Tornai a casa e trovai nella cassetta delle lettere l’offerta della FIAT. A Cosenza tergiversavano per il rinnovo del contratto. Non ci pensai due volte e accettai il posto. Oggi lavoro tra gente che mi vuole bene. E poi è stato meglio che sia andata così. Oggi il calcio è così cambiato! Mi viene da piangere a volte quando assisto a certe partite. Non se ne può più. Giocatori che nemmeno sanno stoppare la palla vengono marcati da due o tre uomini. Se ci fosse oggi un Nordhal allora? Quest’anno ho assistito a una sola vera partita di calcio: Juventus-Fiorentina. Poi il buio». Passiamo in rassegna i laterali di oggi. Vediamo cosa ne pensa uno che ha fatto il mestiere del mediano per tanti anni. Lei, Piccinini, è un’autorità in proposito. Ci sa dire chi le piace di più tra quelli che vanno per la maggiore? Bedin? Fogli? Bianchi? Bertini? «Beh; il ruolo è cambiato. In peggio, naturalmente. Bedin non fa il mediano nel senso a me familiare della parola. È un giocatore come vanno oggi, né carne, né pesce. Mai visto un giocatore intrupparsi con i compagni, come accade nel gioco di oggi. Oggi c’è bisogno soprattutto di centometristi per divorare gli spazi brevi e quelli lunghi. Chi mi piace di più è Fogli, ma non ha il vigore che avevamo noi e non parlo solo di me, parlo di Annovazzi, Chiappella, Venturi, Segato, Fattori. C’era una concorrenza che metteva paura. Oggi quello che ha giocato meglio la domenica prima lo buttano dentro, in Nazionale». A sentirla parlare viene spontaneo chiedersi, signor Piccinini, se a lei piace davvero il calcio, al di là dei ricordi che le ridesta voglio dire. «No, non dia retta agli sfoghi di chi ne è rimasto fuori. Mi piace, ci sono nato. Se rinascessi rifarei il giocatore di calcio. Forse non commetterei gli stessi errori… Beh, adesso passo dirlo, la mia vita non era sempre la più ligia ai doveri di un calciatore. Eppure due mesi prima dell’incidente di Cagliari (quando schiacciai il ginocchio contro un palo) ero ancora capitano della Nazionale B che giocava in Turchia, la partita in cui esordiva Ghezzi. Andavo ancora forte». La Juventus che posto occupa nella sua vita di oggi? Anzi, ha ancora un posto? «Il primo posto in senso assoluto. Ho vinto due scudetti e due secondi posti giocando nella Juve. Sono andato in Nazionale. Ho giocato accanto a calciatori indimenticabili come Boniperti, Martino, Muccinelli…». A quale personaggio del passato ritiene di assomigliare di più, visto che con i calciatori di oggi è impossibile ogni paragone? «È difficile. Forse a Locatelli». Cosa fa quando a casa, la sera, e ricorda? «Leggo tutti i giornali sportivi. Mi aiutano a dimenticare. Come vede ci vivo ancora in mezzo al mondo del calcio. Ma per procura». È contento della sua carriera? «No. Avrei potuto fare molto di più, anche se ho avuto tutte le soddisfazioni. Lo sa che, tra campionati-ragazzi, campionati-riserve e tornei veri, ho quasi sempre vinto?». Che cosa pensa possa ancor oggi essere ricordato di lei, come tipico della sua personalità di giocatore? «Forse la precisione nei passaggi. Carlin una volta scrisse che io ero il giocatore che sbagliava solo tre passaggi in un campionato». Qual è l’episodio che i suoi figli le chiedono di raccontare più spesso? «Il goal che segnai all’Inter e che ci garantì la vittoria del campionato. Eravamo primi in classifica con tre punti di vantaggio. Dopo venti minuti l’Inter vinceva per 2-0. Rimontammo 2-2 e a dieci minuti dalla fine realizzai il goal del 3-2. Ma bisogna ancora ricordare?». Un’ultima domanda, signor Piccinini, se le chiedessero di ritornare? «Ci penserei, ma so che non è possibile: Sono così lontano da tutti! No, meglio non pensarci. Meglio vivere la mia vita. Meglio non farci nessun pensiero. La vita di un calciatore è bella. È la miglior vita che un uomo possa fare. Migliore di quella di un divo del cinema, migliore di quella di un re. Ed io l’ho fatta. Adesso è finito. Devo ricordare ancora? O posso andare?» https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/01/alberto-piccinini.html
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ALBERTO PICCININI https://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Piccinini Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 25.01.1923 Luogo di morte: Roma Data di morte: 24.04.1972 Ruolo: Centrocampista Altezza: 177 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1949 al 1953 Esordio: 11.09.1949 - Serie A - Juventus-Fiorentina 5-2 Ultima partita: 31.05.1953 - Serie A - Juventus-Napoli 1-1 104 presenze - 2 reti 2 scudetti Alberto Piccinini (Roma, 25 gennaio 1923 – Roma, 24 aprile 1972) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Alberto Piccinini Piccinini con la maglia della Juventus Nazionalità Italia Altezza 177 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1957 - giocatore Carriera Giovanili 19??-19?? Roma Squadre di club 1942-1944 Avia 4 (1) 1944-1945 Roma 14 (0) 1945-1948 Salernitana 43 (0) 1948-1949 Palermo 36 (0) 1949-1953 Juventus 104 (2) 1953-1954 Milan 19 (0) 1954-1955 Palermo 13 (1) 1955-1957 Avezzano 14 (0) Nazionale 1949-1952 Italia 5 (0) Carriera da allenatore 1955 Palermo Biografia Sposato con Anna Maria Rubini, ha avuto due figli: il primogenito si chiama Stefano, mentre il secondo è Alessandro detto Sandro, divenuto dagli anni 1990 telecronista e conduttore televisivo di Mediaset. È morto nel 1972, all'età di 49 anni, a seguito di un male incurabile. Caratteristiche tecniche Giocatore Alla Salernitana, anziché giocare come centravanti, veniva arretrato per difendere: è uno dei primi casi del calcio italiano in cui si può parlare di libero. Carriera Giocatore Club Inizia a giocare nei Pulcini e successivamente nelle Riserve della Roma. Alberto Piccinini con la maglia del Milan In seguito lascia la Roma, intenzionata a pagargli solo i premi partita senza uno stipendio fisso. Nel 1945 quindi scende di categoria, venendo ingaggiato dalla Salernitana per duecentomila lire. Nei primi due anni colleziona 11 presenze ottenendo la promozione in Serie A nel 1947 della squadra campana; nel campionato 1947-1948 l'allenatore Gipo Viani lo schiera con la maglia numero 9 (abitualmente assegnata al centravanti), ma con compiti di marcatura sul centravanti avversario, consentendo allo stopper Ivo Buzzegoli di sistemarsi dietro ai difensori in posizione di libero. Nella stagione 1948-1949 gioca 36 partite con il Palermo, mentre nel 1949 approda alla Juventus in cui resterà per quattro stagioni collezionando 104 presenze e 2 reti in campionato. In seguito ha dichiarato che gli anni in bianconero sono stati i migliori della sua vita. Con la Juventus vince due scudetti ma il suo rapporto con l'allenatore inglese Jesse Carver non è dei migliori: viene escluso da quindici partite consecutive per esser rientrato con un giorno di ritardo dal permesso concessogli per recarsi a Roma dalla sua fidanzata e futura moglie Anna Maria Rubini. Lasciata la Juventus per divergenze contrattuali, nel novembre del 1953 passa al Milan con cui gioca 19 partite di campionato. Nella stagione 1954-1955 fa ritorno al Palermo, segnando una rete in 13 partite. Successivamente si rompe i legamenti di un ginocchio, interrompendo anzitempo la carriera professionistica, continuando comunque a giocare per altri due anni tra i dilettanti della Forza e Coraggio di Avezzano. Nazionale Piccinini (in piedi, quarto da sinistra) in maglia azzurra nel 1952 Durante la militanza alla Juventus colleziona 5 presenze in nazionale. Allenatore Costretto al ritiro, allena il Palermo per due mesi all'inizio della stagione 1955-1956. Di fronte alla possibilità di diventare allenatore a tutti gli effetti, chiede tre anni di contratto ma gliene propongono uno, rifiutando così l'offerta. Palmarès Giocatore Club Campionato italiano di Serie B: 1 - Salernitana: 1946-1947 (girone C) Campionato italiano: 2 - Juventus: 1949-1950, 1951-1952
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Marco Landucci - Allenatore in seconda
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Gianni Agnelli - Presidente
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OSCAR FREY https://it.wikipedia.org/wiki/Oscar_Frey Nazione: Svizzera Luogo di nascita: Basilea Data di nascita: 24.01.1883 Luogo di morte: Torino Data di morte: 09.01.1951 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1908 al 1913 Esordio: 10.01.1909 - 1^ categoria - Torino-Juventus 1-0 Ultima partita: 27.11.1910 - 1^ categoria - Juventus-Piemonte 1-1 17 presenze - 3 reti Oscar Frey (Basilea, 24 gennaio 1883 – Torino, 9 gennaio 1951) è stato un calciatore svizzero, di ruolo centrocampista. Oscar Frey Nazionalità Svizzera Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1913 Carriera Squadre di club 1899-1900 Excelsior Basilea ? (?) 1900 Mediolanum 0 (0) 1903-1904 FC Lyon ? (?) 1905 Olympique Marsiglia ? (?) 1905-1906 Juventus II 3 (0) 1906-1907 Lazio ? (?) 1907-1908 Torino 0 (0) 1908-1913 Juventus 11 (5) Carriera Iniziò la carriera nell'Excelsior Basilea, che lasciò per andare a giocare in Italia tra le file del Mediolanum. Nel 1903 va in Francia per giocare nel FC Lyon. Dopo aver giocato nell'Olympique Marsiglia nel 1905 ritorna in Italia per militare nella squadra riserve della Juventus, che in quell'anno si aggiudicò la Seconda Categoria. Nel 1906 passa alla Lazio, prima di tornare nel 1907 a Torino per giocare con la maglia del Torino, disputando solo incontri amichevoli a causa dell'autosospensione del club granata dal campionato per il divieto di schierare calciatori stranieri imposto dalla FIF. Nel 1908 fece il suo ritorno alla Juventus, esordendo in prima squadra il 10 gennaio 1909 contro il Torino nel derby della Mole in una sconfitta per 1-0, mentre la sua ultima partita fu contro il Piemonte il 27 novembre 1910 in un pareggio per 1-1. In sei stagioni bianconere collezionò 11 presenze e 5 reti. Palmarès Calciatore Club Competizioni nazionali Seconda Categoria: 1 - Juventus II: 1905 Competizioni regionali Campionato Romano: 1 - Lazio: 1907
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Francesco Morini - Calciatore E Dirigente
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FRANCESCO MORINI https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Morini Nazione: Italia Luogo di nascita: San Giuliano Terme (Pisa) Data di nascita: 12.08.1944 Luogo di morte: Forte dei Marmi (Lucca) Data di morte: 31.08.2021 Ruolo: Difensore Altezza: 185 cm Peso: 78 kg Nazionale Italiano Soprannome: Morgan Alla Juventus dal 1969 al 1979 Esordio: 31.08.1969 - Coppa Italia - Mantova-Juventus 0-0 Ultima partita: 20.06.1979 - Coppa Italia - Juventus-Palermo 2-1 372 presenze - 0 reti 5 scudetti 1 coppa Italia 1 coppa Uefa Francesco Morini (San Giuliano Terme, 12 agosto 1944 – Forte dei Marmi, 31 agosto 2021) è stato un dirigente sportivo e calciatore italiano, di ruolo stopper. Assurto ad alti livelli per le sue notevoli abilità difensive, in particolar modo nella marcatura a uomo e nell'anticipo dell'avversario, oltreché per le sue doti di trascinatore del reparto arretrato, collezionò più di 400 presenze tra i professionisti, spartite principalmente tra Sampdoria, in cui aveva fatto anche la trafila delle formazioni giovanili, e Juventus, con cui ha vinto cinque Scudetti, una Coppa UEFA e una Coppa Italia. Francesco Morini Morini in allenamento per la Juventus al Campo Combi nella stagione 1972-1973 Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Stopper Termine carriera 1980 Carriera Giovanili 19??-1963 Sampdoria Squadre di club 1963-1969 Sampdoria 162 (0) 1969-1980 Juventus 372 (0) 1980 Toronto Blizzard 22 (0) Nazionale 1973-1975 Italia 11 (0) Biografia Morini (a destra) a metà degli anni 1980 con il figlio Jacopo ancora bambino. Crebbe ad Arena Metato, frazione di San Giuliano Terme. Ebbe due figli, Jacopo e Andrea, divenuti noti nel mondo dello spettacolo come musicisti e personaggi televisivi. È scomparso all'età di 77 anni a causa di un infarto. Caratteristiche tecniche Venne soprannominato Morgan, in omaggio al celebre corsaro Henry Morgan, per via della sua abilità "piratesca" nel rubare palla agli avversari, proprio come un pirata — seppur ricorrendo raramente al fallo, «anche se non cattivo, sono sempre stato molto spigoloso, rognoso ed appiccicoso», ricorderà lo stesso Morini —; a tal proposito, la stampa dell'epoca scrisse che «da pirata era il suo modo di depredare l'avversario del pallone roteandogli addosso i bulloni, di arrangiarsi coi gomiti, e pazienza se non fluidificava molto». Per sua stessa ammissione non molto dotato tecnicamente — «sapevo di avere dei limiti [...] di certo, non mi cimentavo in lanci millimetrici, preferivo appoggiare la palla ad un compagno vicino a me» —, compensava tale handicap eccellendo nell'anticipo, aiutato da una fisionomia asciutta e dalle sue lunghe leve, «una piovra che con mille tentacoli toglieva il pallone al diretto rivale», nonché da una certa ferocia agonistica cui si aggiunse, con l'andare degli anni, anche molto mestiere. Morini (a sinistra) in contrasto su Boninsegna, suo storico avversario, nel derby d'Italia del 28 aprile 1974. Della sua carriera rimangono nella memoria i duelli sostenuti con i maggiori attaccanti italiani del tempo, su tutti Roberto Boninsegna, questo ultimo dapprima rivale e poi compagno di squadra, e Gigi Riva, il quale confesserà: «È il difensore più cattivo nel quale mi sono imbattuto. Per cattivo intendo che è grintoso, che è spietato agonisticamente, non che è sleale. È come deve essere un vero difensore moderno. Gioca con tutto il corpo pur di non farti passare. Io li ho provati tutti, nessuno mi ha dato tanto filo da torcere, alla lunga mi sono dovuto arrendere...» Caso singolare, non segnò alcuna rete nella sua carriera professionistica — pur se «a dire il vero, una volta un goal l'ho fatto, in un torneo italo-inglese, disputato in un'estate di tantissimi anni fa» —; comunque, da esemplare esponente della categoria degli stopper, «la mancata segnatura di reti non mi ha mai contagiato più di tanto, perché ciò che mi esaltava era fare in modo che non andasse in goal l'uomo che dovevo marcare; questo equivaleva, per me, ad una rete». Carriera Giocatore Club Gli inizi, Sampdoria Morini alla Sampdoria nella stagione 1964-1965 Dopo gli esordi nel club locale del Vecchiano, approdò quindicenne nel vivavio della Sampdoria dove crebbe agli ordini di Cherubino Comini prima e Gipo Poggi poi. A Genova vinse con la formazione giovanile il Torneo di Viareggio 1963, prima di salire in prima squadra e fare il suo esordio in Serie A il 2 febbraio 1964, a Marassi contro la Roma, chiamato a sostituire l'infortunato Azeglio Vicini: nonostante la sconfitta dei suoi e l'impiego improvvisato da mediano, Morini offrì una prova tanto convincente da ritagliarsi immediatamente un posto nell'undici titolare. Si mise in luce nelle file del club ligure militandovi sino al termine del decennio, instaurando una buona intesa con i più esperti compagni di reparto Mario Bergamaschi e Gaudenzio Bernasconi, e calcando pressoché stabilmente i campi della massima serie italiana; l'unica eccezione fu rappresentata dal vittorioso campionato di Serie B 1966-1967 in cui lo stesso Morini e Guido Vincenzi, quest'ultimo nel ruolo di libero, furono parte integrante della migliore difesa della torneo. Juventus, gli ultimi anni Nell'estate 1969, su segnalazione di Giampiero Boniperti all'epoca ancora solo consulente della società, Morini passò, insieme al compagno di squadra Roberto Vieri, alla Juventus che, avendolo infine preferito in sede di mercato al palermitano Mario Giubertoni, lo chiamò a raccogliere l'eredità di Giancarlo Bercellino. Superato un difficile avvio per via di incomprensioni col tecnico Luis Carniglia, seppe presto imporsi quale titolare inamovibile: vestì con successo la divisa bianconera per undici stagioni e spiccò, grazie al suo innato carisma, tra i leader dell'autarchica e plurivittoriosa Juventus degli anni Settanta, contribuendo da protagonista alle vittorie di cinque Scudetti, della Coppa Italia 1978-1979 e soprattutto della Coppa UEFA 1976-1977, il primo trofeo confederale del club piemontese. Morini (a sinistra), neoacquisto della Juventus, posa con l'ajacide Cruijff in occasione dell'amichevole del 27 agosto 1969. Rimase stabilmente al centro della retroguardia della Vecchia Signora per tutta la sua permanenza a Torino, andando inoltre a formare, nell'ultima parte della sua esperienza al Comunale, un'affiatata coppia col più giovane libero Gaetano Scirea. Solo nel corso della stagione 1979-1980, ormai trentacinquenne e conscio di poter condizionare in negativo la crescita del promettente Sergio Brio, scalpitante rincalzo, cedette gradualmente il posto a colui che ne erediterà la maglia numero cinque bianconera. Lasciò la Juventus nel marzo 1980, dopo 255 partite di campionato, per andare a chiudere la carriera in Canada, vivendo una breve esperienza con i Toronto Blizzard all'epoca militanti nella North American Soccer League. In diciassette stagioni da professionista, Morini collezionò 386 presenze in Serie A e 30 in Serie B. Nazionale Morini (a destra) in maglia azzurra, alle prese con il polacco Szarmach nel campionato del mondo 1974. Scese in campo 11 volte per l'Italia, debuttando il 25 febbraio 1973 a Istanbul contro la Turchia, in una gara valevole per le qualificazioni al campionato del mondo 1974; l'anno dopo prese parte alla fase finale della competizione in Germania Ovest, venendo impiegato da titolare in tutti e tre gli incontri della fugace avventura italiana. Indossò per l'ultima volta la maglia azzurra l'8 giugno 1975, in occasione di un'amichevole a Mosca contro l'Unione Sovietica. Ebbe un rapporto difficile con la nazionale, non riuscendo mai a imporsi stabilmente come nelle squadre di club. Tra i fattori che andarono a suo sfavore era incluso il corposo ricambio generazionale avvenuto a metà degli anni Settanta, nonché la concorrenza nel ruolo del più giovane Mauro Bellugi, spesso a lui preferito dai commissari tecnici susseguitisi nel corso del decennio, Ferruccio Valcareggi, Fulvio Bernardini (con cui aveva lavorato durante i suoi ultimi anni alla Sampdoria) ed Enzo Bearzot. Con l'approssimarsi del campionato del mondo 1978, e sentendosi ancora in forma, Morini chiese al compagno di squadra Dino Zoff di intercedere presso Bearzot onde essere incluso tra gli azzurri che avrebbero partecipato alla fase finale in Argentina; tuttavia il portiere, friulano come il commissario tecnico e di temperamento non meno riservato, respinse tale sollecitazione. Dopo il ritiro Da sinistra: Morini dirigente juventino negli anni 1980, in panchina con il massaggiatore De Maria e l'ex compagno di squadra Cabrini. Già sul finire della carriera agonistica si interessò all'attività dirigenziale. Durante l'esperienza canadese studiò lingue, per poi frequentare, una volta appesi gli scarpini al chiodo, il corso per manager di Coverciano. Nell'estate 1981 fu quindi richiamato alla Juventus da Boniperti, nel frattempo salito alla testa del club, per entrare nei quadri della società: ricoprì dapprima il ruolo di direttore sportivo — «un tipo di lavoro che mi ha sempre affascinato ed appassionato» — fino all'autunno del 1990, e poi quello di team manager fino alla stagione 1993-1994, coincisa con la fine della lunga gestione Boniperti. Sotto il suo mandato dirigenziale, la formazione bianconera si fregerà in campo nazionale di tre Scudetti e due Coppe Italia, mentre in quello internazionale di una Coppa delle Coppe, una Supercoppa UEFA, una Coppa dei Campioni e una Coppa Intercontinentale — il cosiddetto Grande Slam che farà della Juventus la prima squadra della storia a mettere in bacheca tutti i maggiori trofei confederali —, oltreché due Coppe UEFA. In seguito lavorò per la Robe di Kappa nell'ambito delle sponsorizzazioni; collaborò inoltre come opinionista per l'emittente televisiva privata Telelombardia. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Sampdoria: 1963 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Sampdoria: 1966-1967 Campionato italiano: 5 - Juventus: 1971-1972, 1972-1973, 1974-1975, 1976-1977, 1977-1978 Coppa Italia: 1 - Juventus: 1978-1979 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - Juventus: 1976-1977 Onorificenze Medaglia di bronzo al valore atletico «Campione italiano professionisti» — Roma, 1972. -
ZLATAN IBRAHIMOVIC «Mia madre ha lavorato come donna delle pulizie; tanto e duro, come può fare solo una che ha una personalità molto forte. Mio padre fa il manutentore di uno stabile ed ha un orgoglio smisurato; non puoi aiutarlo in niente, non te lo permette. Deve essere per questo che un sacco di volte, anche da ragazzo, mi sono sentito dire “Zlatan Ibrahimović, tu non ascolti”. È vero; mi piace fare le cose da solo. Ma il tempo mi sta aiutando a capire che a volte si ha bisogno anche degli altri. Anche in campo. Il campo dove sono diventato calciatore è stato quello di un parco di Rosengard, il ghetto di Malmö. Pochi svedesi, molti stranieri: neri, arabi, musulmani, orientali. Ci si conosceva tutti, ci si aiutava tutti e soprattutto si giocava tutti i giorni, ma proprio tutti; i ragazzi arrivavano anche dagli altri parchi lì intorno e ognuno portava una cosa nuova, inventata oppure vista alla televisione. Un colpo, un tiro particolare, una finta. I miei maestri di strada sono stati due: Goran, un macedone, e Gagge, un bulgaro che toccava la palla come un brasiliano, aveva un anno più di me e giocò assieme a me nella Primavera del Malmö. Mi hanno spiegato un sacco di trucchi, mi hanno insegnato il piacere di far fare certe cose al pallone, di toccarlo in un certo modo». ENRICA TARCHI, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’OTTOBRE 2004 «Sono un vincente e sono qui per vincere!». Niente male come presentazione. Dietro a quel viso da ragazzino, Zlatan Ibrahimović nasconde la grinta di un leone e la voglia di salire sempre più in alto. A 22 anni è già un idolo nazionale nella sua Svezia, ma si sente ancora a metà del cammino, sicuro che niente e nessuno potrà fermare questa sua rapida e inesorabile scalata. È un ragazzo semplice, Zlatan, anche se il suo nome, che si traduce con “oro”, è in realtà parecchio impegnativo. Quando i tifosi italiani lo vedono arrivare al campo di allenamento per la prima volta, vestito con una maglietta e un paio di jeans, non subiscono certo il fascino quasi mistico che lo accompagna in Svezia e in Olanda, dove addirittura lo chiamano “son of god”, senza cadere nel blasfemo, visto che con god gli olandesi intendono il dio del pallone, ovvero Maradona. E questo suo apparire un “ragazzo normale”, se vogliamo, è un aspetto assolutamente positivo e incoraggiante, perché significa che Zlatan non è un “personaggio” come lo può intendere la massa e che, se suscita questa incredibile passione, vuol dire che è proprio bravo, che fa qualcosa di eccezionale. Raccontano addirittura che i suoi ex compagni durante l’allenamento a volte gli chiedevano di smettere di trattare il pallone come se fosse il prolungamento del suo piede, un qualcosa di personale, che giostra come vuole, facendo sfigurare chi gli sta a fianco. Dalla leggenda alla realtà: «È vero che mi piace molto giocare la palla – racconta – però e anche vero che lavoro per la squadra, che mi alleno duramente perché so che ho ancora da migliorare e lo posso fare, soprattutto qui in Italia, soprattutto alla Juventus, il top dei top, soprattutto con un allenatore come Fabio Capello, un vincente in assoluto, che ha saputo portare a casa vittorie ovunque sia andato». Le dichiarazioni di Zlatan non sono banali. Se lette attentamente, lasciano trasparire qualcosa di particolare, sono un mix di quello che normalmente dice il ragazzino che arriva alla Juventus e quello che dichiara un campione affermato alla sua prima volta in bianconero. È significativo tutto ciò, perché in Zlatan c’è contemporaneamente la consapevolezza dei mezzi e la voglia di crescere. Si rende conto che lui può dare tanto alla Juventus e la Juventus può dare tanto a lui, è l’incontro di due entità vincenti, una miscela esplosiva che, come si augurano i tifosi, ha tutte le caratteristiche per portare vittorie. «Lo scudetto, la Champions League, voglio vincere tutto con questa squadra – spiega Zlatan – So che il campionato italiano è molto difficile, ma io credo di avere alle spalle una buona esperienza, maturata nei club in cui ho giocato e in Nazionale, quindi non mi spavento di fronte a nulla. Sono pronto». Eccolo, Ibrahimović, fiero e sicuro di sé. D’altronde non poteva essere diversamente, visto che è riuscito a emergere, fin da piccino, grazie a queste sue doti che lo hanno trasportato dai campetti di quartiere di Rosengard fino all’Amsterdam Arena. Zlatan, figlio di madre croata, la signora Jurka, e di padre bosniaco, il signor Sefik, nasce a Malmö in Svezia il 3 ottobre del l98l. Vive la sua infanzia in un quartiere periferico, popolato per la maggior parte da immigrati dai Balcani. Quando ha 10 anni, e da almeno la metà calca i campetti di periferia, gioca nel Balkan, squadra di immigrati slavi, più grandi di lui. Simpatico e soprattutto significativo quanto accade un giorno, durante una partita tra dodicenni. Zlatan è in panchina e la sua squadra perde 4-0. Nella ripresa entra in campo e segna 8 gol. Finisce 8-5, tra le proteste degli avversari che si chiedono chi sia questo “marziano”, sicuri che come minimo abbia un paio di anni in più di loro. In effetti gli anni di differenza sono due, ma in meno! Qualche tempo dopo il ragazzo prodigio viene notato dal Malmö, che lo inserisce nelle sue giovanili. Il salto in prima squadra avviene nella stagione 1998/99. Dopo tre campionati giocati con la maglia del Malmö e l’ingresso, a 19 anni, nel giro della nazionale svedese, Zlatan viene acquistato dall’Ajax, che lo aveva seguito con attenzione notandone le straordinarie potenzialità. «Con i lancieri ho vinto due campionati, una coppa e una supercoppa d’Olanda. Ringrazio questo club e l’allenatore Ronald Koeman che mi hanno aiutato a crescere e migliorare giorno dopo giorno». Proprio l’Ajax è stato il suo primo avversario europeo con i bianconeri «ma – spiega – questo non mi ha creato nessun tipo di problema, anzi. La Juventus è il presente e il futuro, in ogni caso è stato bello incontrare la mia ex squadra». Ajax e Juventus, forse era destino, visto che quando gli si chiede se gli era capitato di vedere in tv la sua nuova squadra risponde subito: «Ricordo la finale dei bianconeri contro l’Ajax del 1996». Guarda caso... Poi prosegue, raccontando qualcosa di sé: «In generale mi piace guardare lo sport in tv, ho seguito le Olimpiadi. Pratico invece un po’ di tennis nel tempo libero. Amo la musica, di tutti i tipi, e il cinema, in particolare i film d’azione. Tra le pellicole che preferisco c’è “Scarface”. Per il resto mi piace tutto quello che può piacere a un ragazzo di 22 anni, compresa la playstation». Zlatan parla poco di sé, sia come persona sia come giocatore: «Cosa posso dire? Ho rispetto per le persone ed esigo che gli altri facciano altrettanto. Sono molto legato alla famiglia, sono una persona decisa, che ama vivere la vita. In campo posso solo dire che do il massimo, mi alleno con impegno e adoro giocare». Bando alle parole, dunque. Ibra è un ragazzo da capire attraverso quello che fa e quello che fa con il pallone è davvero eccezionale. I paragoni, da Van Basten a Maradona si sprecano. E proprio il “pibe de oro” è il suo grande modello: «È stato un campione straordinario, chiunque ama il calcio ama Maradona, una vera leggenda». Come si diceva, la sua popolarità è incredibile, anche sulla rete, dove spuntano in ogni dove siti di appassionati e tifosi, mentre lui in realtà ancora non possiede una pagina Web ufficiale. Tutto questo Zlatan riesce a gestirlo con estrema semplicità. Sentite cosa risponde quando gli si chiede quanto peso abbia questa sua fama nella vita quotidiana: «Io cerco sempre di essere me stesso e di ricavarmi una certa libertà nella mia vita privata, perché voglio tentare di vivere il più possibile come un ragazzo qualunque di 22 anni. È vero che si sente la pressione dei tifosi, ma a me fa piacere, ci ho fatto l’abitudine e quindi ci convivo benissimo. Dicono che Torino è una città tranquilla, sia come fans sia come vita: credo che sia l’ambiente ideale per giocare bene a calcio. La stampa? Innanzi tutto il fatto di non leggere molto i giornali forse mi agevola, comunque l’unica cosa che spero non venga mai a mancare da parte della critica è il rispetto». Dopo un corso accelerato di italiano, lingua che non conosce ma che presto andrà ad aggiungersi a svedese, olandese, croato e inglese nel suo personale vocabolario, Ibra avrà modo di fare il suo primo approccio con la stampa italiana, alla quale ha voluto chiarire una curiosità legata al nome che porta sulla maglia numero 9, da sempre indossata ed ereditata in bianconero da Fabrizio Miccoli: «Il nome che porto da sempre sulla casacca da gioco è Ibrahimović. Un giorno, però, quando ero all’Ajax, decisi di cambiare. Visto che il mio compagno Mido, che ora è andato alla Roma, utilizzava questo nome, decisi di mettere Zlatan perché era altrettanto corto, ma fu solo per gioco. Sulla mia maglia vedrete sempre Ibrahimović, per rispetto nei confronti della mia famiglia, dei miei genitori». Che di Zlatan sono i primi tifosi. 〰.〰.〰 Nonostante porti il 47 di scarpe e la poderosa stazza è capace di giocate di grande agilità e di grande classe, che valgono, da sole, il prezzo del biglietto. In possesso di un ottimo tiro, agisce sovente da punta di movimento per consentire ai compagni di squadra di inserirsi in fase offensiva. Non è fortissimo di testa e, spesso, eccede in intemperanze, dovuto al carattere abbastanza focoso, che gli costano parecchi cartellini gialli; ma, tutto sommato, si rivela uno dei più forti attaccanti del mondo: «Per me provare un colpo di tacco è una cosa naturale. Dipende dalle situazioni, certo; ma se posso farlo, perché non farlo? Io non gioco per prendere in giro chi mi sta di fronte; semplicemente, a volte è la soluzione più rapida, più comoda. Prendete quel gol che feci all’Italia, nell’Europeo del 2004; se avessi dovuto fermare la palla, girarmi e tirare, Buffon l’avrebbe parata e anche facilmente. Così, usando il tacco, ho messo tutte quelle cose in un colpo solo e Buffon non l’ha parato. Mi fa ridere chi ancora oggi dice che quel gol mi era venuto così, per caso, che non l’avevo fatto apposta; sapevo cosa facevo, certo che lo sapevo». La prima stagione in bianconero è strabiliante. Segna subito, alla prima giornata, contro il Brescia; è un errore clamoroso del portiere bresciano, ma fare gol all’esordio non è da tutti. Realizza anche nella partita successiva, contro il Palermo; si ripete contro il Chievo, la Reggina, l’Inter, la Lazio, il Parma, il Livorno e l’Udinese. Sembra che non riesca a smettere di segnare; realizza una doppietta a Firenze e una tripletta contro il Lecce di Zeman. Purtroppo, il suo pessimo carattere gli gioca, spesso, dei cattivi scherzi. Nella partita casalinga contro l’Inter, è scoperto dalle telecamere mentre colpisce Cordoba a palla lontana; la prova TV è inflessibile e Ibra è squalificato per tre giornate, l’ultima delle quali nello scontro scudetto contro il Milan. Termina il vittorioso campionato con una rete di testa, contro il Parma, nella partita che, praticamente, consegna il titolo alla Juventus. Incredibilmente, in Coppa dei Campioni non realizza nemmeno una rete, nonostante le 10 presenze. Comunque sia, totalizza 46 presenze e 16 realizzazioni. Nel campionato italiano è sempre difficile confermarsi e Ibra non sfugge a questa regola: le presenze saranno 40, mentre le reti solamente 10. Ma è tutta la Juventus a non brillare, nonostante arrivi lo scudetto numero 29; nella partita casalinga contro l’Arsenal, che costa l’eliminazione dalla Coppa Campioni, la squadra è contestata furiosamente e nemmeno Zlatan è risparmiato. Anzi, è messo sul banco degli imputati, accusato di scarso impegno; Ibra non la prende bene e, nell’ultima partita casalinga contro il Palermo, dopo aver realizzato la rete del 2-0, mostra le orecchie al pubblico, in atto di sfida. Nell’estate del 2006, decide di non seguire la Juventus in Serie B e si trasferisce all’Inter, insieme a Patrick Vieira. Termina così, in modo poco glorioso, l’avventura di Zlatan con la maglia bianconera. «Per vincere il Pallone d’Oro, un giorno, dovrò lavorare ancora tanto. Non dico che non mi piacerebbe, perché un premio così è una prova, vuol dire che sei forte. Dico che non ci penso troppo e, soprattutto, che non ne voglio parlare troppo. Il mio idolo è sempre stato Muhammad Ali, perché era perfetto nel suo saper fare quello che prometteva; se diceva che avrebbe buttato giù un avversario in quattro riprese, dopo quattro riprese quello era per terra. Nessuno ha mai potuto dire che Mohammed Ali era uno che parlava e basta. Ecco, un giorno vorrei che si potesse dire la stessa cosa di Zlatan Ibrahimović. E per questo prometto quello che posso; al massimo, come succedeva a volte con Cannavaro, di fare due tunnel ai difensori avversari e un gol. E di giocare sempre il mio calcio: perché se non giocassi così, non sarei Ibrahimović». STEFANO CORSI, DAL LIBRO “I NOSTRI CAMPIONI” Tecnicamente non lo si discute. Chi lo ha paragonato a un jazzista ha visto giusto, perché davvero è l’improvvisazione la sua cifra distintiva. Mentre i compagni svolgono il compitino suggerito dallo spartito, lui può, in qualsiasi istante, inventare l’assolo decisivo, sia esso un assist che smarca il compagno davanti alla porta, sia il colpo di tacco imprevedibile che sorprende il portiere avversario e sigla una rete da antologia, sia il tiro squassante da fuori. Tutte cose che gli abbiamo visto fare con una certa frequenza e una facilità impressionante. Del resto, non fosse un campione di primissimo lignaggio, difficilmente avrebbe vinto tutti quanti i campionati disputati nel nostro paese, alcuni quasi da solo. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/10/zlatan-ibrahimovic.html
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ZLATAN IBRAHIMOVIĆ https://it.wikipedia.org/wiki/Zlatan_Ibrahimović Nazione: Svezia Luogo di nascita: Malmö Data di nascita: 03.10.1981 Ruolo: Attaccante Altezza: 195 cm Peso: 95 kg Nazionale Svedese Soprannome: Ibra - Ibracadabra Alla Juventus dal 2004 al 2006 Esordio: 12.09.2004 - Serie A - Brescia-Juventus 0-3 Ultima partita: 14.05.2006 - Serie A - Reggina-Juventus 0-2 92 presenze - 26 reti 2 scudetti Zlatan Ibrahimović (Malmö, 3 ottobre 1981) è un ex calciatore svedese, di ruolo attaccante. Considerato uno dei calciatori più forti e completi della sua generazione nonché come uno degli attaccanti più forti della storia del calcio, è uno dei marcatori più prolifici di tutti i tempi. È stato inserito per undici volte tra i candidati alla vittoria del Pallone d'oro (dal 2003 al 2005, dal 2007 al 2009 e dal 2012 al 2016) arrivando a ricoprire nel 2013 la quarta posizione alle spalle di Franck Ribéry, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. A livello individuale è stato inoltre candidato per sei volte al FIFA World Player of the Year/The Best FIFA Men's Player e per due volte all'UEFA Best Player in Europe Award. Vincitore del Golden Foot nel 2012 e del FIFA Puskás Award nel 2013 (grazie all'ultima delle quattro reti segnate contro l'Inghilterra il 14 novembre 2012), è stato nominato calciatore svedese dell'anno in 12 occasioni (record) e per quattro volte sportivo svedese dell'anno (2008, 2010, 2013 e 2015). Nel suo palmares si annoverano due campionati olandesi (2001-2002 e 2003-2004), una Coppa dei Paesi Bassi (2001-2002) e una Supercoppa olandese (2002) con l'Ajax, tre campionati italiani consecutivi (dal 2006-2007 al 2008-2009) con l'Inter e due (2010-2011 e 2021-2022) con il Milan, due Supercoppe italiane (2006 e 2008) con l'Inter e una (2011) con il Milan, un campionato spagnolo (2009-2010), due Supercoppe spagnole (2009 e 2010), una Supercoppa UEFA (2009) e una Coppa del mondo per club (2009) con il Barcellona, quattro campionati francesi consecutivi (dal 2012-2013 al 2015-2016), tre Coppe di Lega francesi consecutive (dal 2013-2014 al 2015-2016), due Coppe di Francia (2014-2015 e 2015-2016) e tre Supercoppe francesi consecutive (dal 2013 al 2015) con il Paris Saint-Germain, una Community Shield (2016), una Coppa di Lega inglese (2016-2017) e una Europa League (2016-2017) con il Manchester Utd. Con la nazionale svedese, di cui è primatista di reti, ha preso parte a due campionati del mondo (2002 e 2006) e a quattro campionati d'Europa (2004, 2008, 2012 e 2016). Zlatan Ibrahimović Ibrahimović nel 2018 Nazionalità Svezia Altezza 195 cm Peso 95 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 1º luglio 2023 Carriera Giovanili 1989-1991 Malmö BI 1991-1995 FBK Balkan 1995-1999 Malmö FF Squadre di club 1999-2001 Malmö FF 40 (16) 2001-2004 Ajax 74 (35) 2004-2006 Juventus 92 (26) 2006-2009 Inter 88 (57) 2009-2010 Barcellona 29 (16) 2010-2012 Milan 61 (42) 2012-2016 Paris Saint-Germain 122 (113) 2016-2018 Manchester Utd 33 (17) 2018-2019 LA Galaxy 56 (52) 2020-2023 Milan 64 (34) Nazionale 1999 Svezia U-18 4 (1) 2001 Svezia U-21 7 (6) 2001-2023 Svezia 122 (62) Biografia Ibrahimović con l'attore svedese Persbrandt nel 2005 Ibrahimović nasce a Malmö, nella Svezia meridionale, il 3 ottobre 1981, figlio di immigrati jugoslavi: il padre, Šefik Ibrahimović, è un bosniaco originario di Bijeljina (nell'allora repubblica federata di Bosnia ed Erzegovina), mentre la madre, Jurka Gravić, è una croata di religione cattolica originaria di Prkos, frazione del comune di Škabrnja (nell'allora repubblica federata di Croazia). Dopo la separazione tra i genitori, avvenuta quando Zlatan ha due anni, il tribunale decide per l'affidamento separato della prole, con il futuro calciatore affidato al padre. Vive un'infanzia difficile, caratterizzata da povertà, risse, furti e bullismo. Cresce a Rosengård, sobborgo di Malmö in un quartiere densamente popolato da immigrati. Aveva un fratello di otto anni più grande, Sapko, morto nel 2014 a seguito di una malattia. È sposato dal 2001 con l'ex modella svedese Helena Seger, dalla quale ha avuto due figli. La sua autobiografia, dal titolo Io, Ibra (in svedese Jag är Zlatan Ibrahimović), ha venduto mezzo milione di copie in Svezia e 200.000 in Italia (alla data di Natale 2011), diventando un grande successo commerciale e venendo nominata nel 2012 al Premio August. Ai tempi dell'Inter, con un ingaggio da 12 milioni di euro a stagione, è stato il calciatore più pagato al mondo; secondo quanto riportato dalla rivista France Football, al 2016 risultava al 4º posto, con 28,5 milioni incassati tra stipendio da calciatore e vari sponsor. Nel febbraio 2015 ha aderito con il Paris Saint-Germain a una campagna del Programma alimentare mondiale (World Food Program) finalizzata a sensibilizzare i tifosi sul problema della fame nel mondo, che affligge circa 805 milioni di persone, e, per dare evidenza al progetto, si è riempito tutto il corpo con cinquanta tatuaggi temporanei rappresentanti i nomi di altrettante persone assistite dall'Agenzia della Nazioni Unite. Nell'ottobre dello stesso anno la sua interpretazione dell'inno svedese, in una versione realizzata per uno spot della casa automobilistica Volvo, gli è valso il disco d'oro, ottenendo un gran numero di visualizzazioni su YouTube; inoltre, sempre in ottobre, ha lanciato una sua marca di profumi, chiamata Zlatan Ibrahimović Parfums. Nel novembre 2016 è stata eretta una sua statua presso lo stadio Friends Arena di Stoccolma. Nel novembre 2018 esce il suo secondo libro Io sono il calcio, con testimonianze e racconti di giocatori e allenatori avuti in carriera, da Andrea Pirlo a José Mourinho. Nel novembre 2019 annuncia di aver acquistato una parte delle quote societarie dell'Hammarby, club di Stoccolma che milita nella massima serie svedese. Nel 2021 è ospite da Amadeus per tutte e 5 le serate del 71º Festival di Sanremo. Sempre nel 2021 viene annunciata sul profilo Instagram di Ibra l'uscita di un film su di lui, I am Zlatan (o semplicemente Zlatan), diretto da Jens Sjögren. Caratteristiche tecniche Ibrahimović, contrastato dal difensore francese Clichy, difende il pallone sfruttando la sua prestanza fisica Soprannominato Ibracadabra, è un attaccante completo, di talento e fantasia. Molto potente fisicamente (dote che gli permette una perfetta protezione della palla e facilità nel gioco di sponda), è abile con entrambi i piedi, resistente, agile e dotato di un'eccellente tecnica individuale. Paragonato a Marco van Basten nella prima parte della sua carriera, per l'analoga eleganza nei movimenti, i suoi punti di forza sono il dribbling, lo scatto e la grande potenza e precisione nel tiro: ciò lo rende un pericoloso finalizzatore sia su azione sia su punizione, e un buon rigorista, con 84 rigori realizzati su 100 calciati (84%) al 30 gennaio 2021. Grazie a queste qualità, alla visione di gioco, alla sua abilità nel fraseggio e nel servire assist ai compagni, ha giocato da seconda punta nella prima metà della carriera e successivamente da centravanti, ricoprendo spesso il ruolo di regista offensivo; giocando come prima punta ha inoltre mostrato una buona capacità nel gioco aereo. Avendo praticato da giovane il taekwondo (arte marziale di cui è cintura nera), è particolarmente dotato nel gioco acrobatico, e alcuni suoi movimenti nel colpire il pallone sono stati paragonati alle tecniche proprie delle arti marziali. Carriera Club Inizi e Malmö FF Da giovanissimo entra a far parte della squadra del Balkan, aggregato alla formazione dei ragazzi di due anni più grandi di lui. Tra le sue prestazioni da bambino spicca quella nella partita contro il Vellinge quando, entrato nella ripresa sul risultato di 4-0 per la squadra avversaria, capovolge le sorti dell'incontro segnando gli 8 gol che fissano il risultato finale sull'8-5 per la sua squadra. Nel 1995, all'età di 13 anni, viene acquistato dalla squadra della sua città, il Malmö FF. Il 19 settembre 1999 fa il suo esordio nella Allsvenskan, subentrando contro l'Halmstad, e il 30 ottobre dello stesso anno segna il primo gol contro il Västra Frölunda. Nella stagione successiva, dopo la retrocessione in Superettan, diventa titolare della squadra con cui conquista la promozione in Allsvenskan e di cui risulta il miglior marcatore stagionale con 12 reti in 26 partite. Nella prima partita dell'Allsvenskan 2001, il 9 aprile 2001 contro l'AIK, segna una doppietta, la prima nella massima serie svedese. Fino al 2001 colleziona complessivamente 40 partite e 16 gol tra Allsvenskan e Superettan con il Malmö FF; nel corso dello stesso anno viene inserito nella lista dei 100 migliori giovani calciatori stilata da Don Balón. Ajax Su indicazione dell'osservatore John Steen Olsen, nel 2001 viene acquistato dall'Ajax di Beenhakker per 19,2 milioni di fiorini (7,8 milioni di euro), diventando l'acquisto più costoso nella storia del club. Tuttavia l'affermazione del calciatore avviene sotto la guida tecnica di Koeman. Con l'Ajax debutta nelle competizioni UEFA per club l'8 agosto 2001 nell'andata del terzo turno preliminare di Champions League contro il Celtic (1-3), che elimina l'Ajax relegandolo in Coppa UEFA. Nel corso della stagione, Ibrahimović gioca 33 partite e segna 8 gol, tra cui il golden goal contro l'Utrecht che vale la vittoria della KNVB beker 2001-2002. Nella stagione successiva disputa per la prima volta la fase a gironi della Champions League 2002-2003, segnando una doppietta nella prima giornata contro l'Olympique Lione. Nella competizione europea realizza complessivamente cinque gol, trascinando l'Ajax fino alla qualificazione ai quarti di finale. Il 22 agosto 2004, durante una partita contro il NAC Breda, realizza quella che è stato definito come "il gol più bello della storia dell'Ajax", recuperando la palla da 25-30 metri e dribblando cinque giocatori prima di realizzare la rete. In totale nei Paesi Bassi gioca 106 partite segnando 46 gol e con l'Ajax vince due campionati olandesi (2002 e 2004), la Coppa e la Supercoppa dei Paesi Bassi nel 2002. Juventus Nell'estate 2004 è la Juventus ad acquistare il giocatore per 16 milioni di euro. Nel primo anno in bianconero è decisivo per la conquista del 28º scudetto (titolo poi revocato in seguito a Farsopoli). Diventa ben presto insostituibile, segnando all'esordio in campionato in Brescia-Juventus 0-3, e ripetendosi con marcature importanti, come la doppietta alla Fiorentina o la tripletta al Lecce. L'annata è, però, segnata da alcune intemperanze, come il pestone a Córdoba e la testata a Mihajlović in Juventus-Inter 0-1 del 20 aprile 2005. In campionato colleziona 35 presenze e in totale segna 16 gol, ma non realizza nemmeno una rete in Champions League. Il suo secondo anno alla Juventus è meno brillante. Segna 10 gol (7 in campionato e 3 nella prima fase a gironi della Champions League). La squadra torinese esce contro l'Arsenal nei quarti di finale della manifestazione. Vince una seconda volta il campionato italiano, poi posto sub iudice e assegnato all'Inter a causa di Farsopoli. Inter Ibrahimović e Balotelli durante la gara con il Palermo dell'aprile 2009 Il 10 agosto 2006, in seguito alle vicende dello scandalo del calcio italiano, lascia la Juventus e approda all'Inter, che si aggiudica l'attaccante per 24,8 milioni di euro. Esordisce con i nerazzurri il 26 agosto, nella finale di Supercoppa italiana vinta contro la Roma ai tempi supplementari. Il 9 settembre disputa la sua prima partita in Serie A con l'Inter nella vittoria per 3-2 contro la Fiorentina allo Stadio Artemio Franchi, gara nella quale sigla anche la sua prima segnatura con i meneghini. Tre giorni dopo, invece, arriva l'esordio con l'Inter in Champions League nella partita persa per 1-0 in casa dello Sporting Lisbona. Titolare del reparto avanzato di Mancini, continua a segnare con una certa regolarità – anche nei due derby di Milano. Nell'aprile 2007, a campionato vinto, si fa operare a Rotterdam per un'infiammazione all'adduttore destro. Grazie ai suoi 15 gol in 27 partite, si rivela essere uno dei protagonisti della stagione 2006-2007, conclusasi con la vittoria dello scudetto con cinque giornate di anticipo e i 97 punti finali. È incluso nella squadra ideale del 2007 dalla UEFA, tramite un sondaggio indetto sul proprio sito. Anche nella stagione successiva si conferma punto di forza dei nerazzurri. Il 16 settembre 2007, nella gara casalinga contro il Catania, taglia il traguardo delle 100 partite in Serie A. Oltre a segnare con regolarità in campionato, si sblocca e realizza il primo gol in Champions League con i colori nerazzurri nella partita col PSV, contro cui è autore di una doppietta. Dopo un'assenza di un mese e mezzo (dal 29 marzo 2008), torna a giocare nel secondo tempo della gara dell'ultima giornata di campionato con il Parma, contro cui realizza i due gol decisivi per la vittoria dell'ultima giornata di campionato (ottava doppietta stagionale, record in carriera fino a quel momento), che sancisce la vittoria del sedicesimo scudetto interista e la retrocessione in Serie B dei ducali. Complessivamente ha realizzato 17 reti in 26 partite di Serie A, 22 in 34 se si includono tutte le competizioni. Inizia la sua terza stagione all'Inter vincendo la sua seconda Supercoppa italiana, dopo quella del 2006, sempre ai danni della Roma; la Beneamata trionfa ai calci di rigore, durante i quali Ibrahimović realizza il suo tiro dal dischetto. Riceve l'Oscar del calcio AIC come miglior giocatore e miglior straniero del campionato precedente e anche il premio per il miglior gol dell'anno 2008 (un pregevole colpo di tacco contro il Bologna). I giornalisti de L'Équipe lo inseriscono nella squadra ideale del 2008. A fine stagione coglie un altro scudetto, laureandosi capocannoniere del torneo grazie alle 25 reti messe a segno in 35 partite (record personale da quando milita nel campionato italiano) e venendo premiato dall'AIC come miglior calciatore (straniero e assoluto) della Serie A 2008-2009. Barcellona Ibrahimović in azione contro lo Sporting Gijón in una partita dell'agosto 2009 Il 27 luglio 2009 passa a titolo definitivo al Barcellona in cambio di 49 milioni di euro più il cartellino di Samuel Eto'o (valutato 20 milioni). Debutta il 23 agosto seguente nella partita di Supercoppa di Spagna vinta per 3-0 sull'Athletic Bilbao. Segna la sua prima rete in maglia Blaugrana il 31 agosto, nella vittoriosa partita casalinga contro lo Sporting Gijón (3-0). Con la rete siglata contro il Malaga, nella gara disputata il 29 settembre e vinta per 2-0 dal Barcellona, diventa il primo giocatore nella storia del club catalano ad aver segnato consecutivamente nei primi cinque match di Primera División. Il 20 ottobre segna la sua prima rete in Champions League con i catalani nella sconfitta interna contro il Rubin Kazan (1-2), gara valida per la terza giornata della fase a gironi del torneo. Il 20 gennaio 2010 viene inserito nella Squadra dell'anno UEFA del 2009. Al termine di una stagione altalenante dal punto di vista personale, segnata da divergenze con l'allenatore Pep Guardiola, vince campionato, Supercoppa di Spagna, Supercoppa UEFA e Mondiale per club 2009, uscendo dalla Champions League in semifinale contro l'Inter. Il 14 agosto disputa la sua ultima partita con il Barcellona nella finale di Supercoppa di Spagna 2010 persa 3-1 contro il Siviglia, gara nella quale sigla il gol del momentaneo vantaggio dei catalani. Con i Blaugrana totalizza 22 reti in 46 presenze in tutte le competizioni. Milan Ibrahimović durante una sfida contro il Real Madrid al Santiago Bernabéu Il 28 agosto 2010 Ibrahimović è ceduto al Milan in prestito dal Barcellona, con l'opzione di acquisto a 24 milioni di euro alla fine della stagione. L'attaccante, che sceglie di indossare la maglia numero 11, firma un contratto quadriennale, diventando inoltre uno dei pochi calciatori nella storia della Serie A ad aver giocato sia con la Juventus, che con l'Inter e che con il Milan. Esordisce con la maglia rossonera l'11 settembre in occasione della seconda giornata di campionato nella partita persa per 2-0 in casa del neopromosso Cesena, fallendo un rigore. Il 15 settembre 2010, alla sua prima partita con il Milan in Champions League contro l'Auxerre (2-0), segna le sue prime reti in maglia rossonera. Il primo gol in campionato arriva una settimana dopo, il 22 settembre, nella partita pareggiata 1-1 contro la Lazio all'Olimpico. Il 14 novembre, al primo derby di Milano che gioca a maglie invertite, si rivela subito decisivo siglando su rigore l'1-0 finale contro l'Inter. Nel corso della stagione dimostra un ottimo affiatamento con i compagni di reparto Kevin Prince Boateng e Robinho, insieme ai quali va in gol in due gare consecutive contro il Brescia e il Bologna (entrambe partite terminate 3-0 per il Milan). Sigla la sua prima rete in Coppa Italia con i rossoneri il 20 gennaio 2011, nella vittoria casalinga per 3-0 contro il Bari. In campionato si segnala anche per alcuni comportamenti scorretti, come quando, nell'incontro casalingo del 13 marzo contro il Bari terminato 1-1, viene espulso – e susseguentemente squalificato per tre turni, poi ridotti a due – dopo un colpo allo stomaco ai danni del difensore Marco Rossi. Un'ulteriore squalifica di tre partite gli è stata comminata l'11 aprile a seguito di alcuni insulti rivolti al guardalinee durante l'incontro vinto con la Fiorentina per 2-1. La sua presenza si rivelerà fondamentale per le ambizioni del Milan che, nella gara del 7 maggio che i rossoneri pareggiano 0-0 all'Olimpico contro la Roma, vincerà lo scudetto a due giornate dal termine del campionato. Per lo svedese si tratta dell'ottavo titolo nazionale consecutivo. Conclude la prima stagione in rossonero con un totale di 41 presenze e 21 gol, risultando il miglior marcatore stagionale della squadra. Nel giugno 2011 il Milan lo riscatta dal Barça a titolo definitivo per 24 milioni. Inizia la stagione successiva vincendo la Supercoppa italiana – la sua terza in Italia – il 6 agosto 2011, dopo aver battuto l'Inter per 2-1 e aver segnato anche la rete del momentaneo pareggio rossonero. Sigla la sua prima doppietta in Serie A con i meneghini il 29 ottobre, nella vittoriosa trasferta contro la Roma (2-3). Il 27 novembre, nella gara casalinga vinta contro il Chievo (4-0), raggiunge quota 100 reti nel massimo campionato italiano. Con i suoi gol trascina il Milan al secondo posto in classifica al termine del girone d'andata, a meno uno dalla Juventus campione d'inverno, e, inoltre, si rivela determinante anche per l'esplosione del centrocampista Antonio Nocerino, autore di 11 reti in campionato, con il quale raggiunge un'ottima intesa. Al Gran Galà del calcio del 2011, svoltosi il 23 gennaio 2012, viene insignito del premio come miglior calciatore assoluto della stagione 2010-2011 e inserito nella squadra dell'anno. Il 6 febbraio, in seguito ad uno schiaffo a Salvatore Aronica nella partita contro il Napoli, viene squalificato per tre giornate. Il 15 febbraio sigla su rigore la rete del definitivo 4-0 nell'andata degli ottavi di finale di Champions League contro l'Arsenal, realizzando il suo primo gol nella fase ad eliminazione diretta con una squadra italiana ed eguagliando il suo record di reti nel torneo in una singola stagione (5, come nel 2002-2003 con l'Ajax e nel 2007-2008 con l'Inter). Realizza la sua prima tripletta in maglia rossonera il 3 marzo 2012, giorno del rientro in campo dopo lo stop forzato di tre partite, nella vittoriosa trasferta dei rossoneri contro il Palermo (4-0). A fine stagione è per la seconda volta di fila il miglior marcatore stagionale dei rossoneri con 35 reti in 44 partite di cui 28 in campionato (record personale da quando milita in Italia), che gli valgono il titolo di capocannoniere della Serie A, secondo personale dopo quello del 2009 con l'Inter; diventa inoltre il primo giocatore a vincere la classifica marcatori del massimo campionato italiano con due squadre diverse, nonché della stessa città. Nonostante la stagione sia stato un successo dal punto di vista personale, per la prima volta da quando è in Italia non riesce a festeggiare la conquista del titolo nazionale. Due mesi dopo si conclude bruscamente il rapporto con il club, in quanto, per ragioni di bilancio, la società si vede costretta a vendere il giocatore. Termina, quindi, la sua esperienza con i rossoneri dopo aver collezionato 85 presenze e 56 reti in tutte le competizioni in due stagioni, nelle quali ha vinto uno scudetto e una Supercoppa italiana. Paris Saint-Germain 2012-2014: i titoli di capocannoniere e le vittorie in Ligue 1 Ibrahimović durante la presentazione come nuovo acquisto del Paris Saint Germain Il 18 luglio 2012, a 30 anni, si trasferisce ai francesi del Paris Saint-Germain. Firmando un contratto triennale a circa 14 milioni di euro a stagione, diventa il calciatore più pagato della Ligue 1 e, in quella stagione, il secondo giocatore più pagato al mondo, alle spalle di Eto'o (20,5 milioni di euro annui). I 21 milioni di euro versati dalla squadra francese al Milan per acquistarlo lo hanno inoltre fatto diventare il giocatore complessivamente più costoso considerando tutti i suoi trasferimenti (record detenuto in precedenza da Anelka): dal Malmö al Paris Saint-Germain, passando per Ajax, Juventus, Inter, Barcellona e Milan, il cartellino dell'attaccante svedese è costato complessivamente circa 163 milioni di euro. Essendo la maglia numero 10 già assegnata al brasiliano Nenê, sceglie di indossare la 18. Fa il suo esordio con la squadra francese l'11 agosto seguente, in occasione della partita pareggiata per 2-2 al Parco dei Principi contro il Lorient: in questo match mette a segno due gol. Il 18 settembre 2012, all'esordio in Champions League con la maglia dei parigini, mette a segno la prima delle quattro reti con cui i francesi battono la Dinamo Kiev, nel 4-1 finale. Con questo gol lo svedese diventa il primo giocatore nella storia della competizione ad avere segnato con sei squadre diverse (in ordine cronologico: Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan e Paris Saint-Germain). Termina la stagione con 35 gol segnati di cui 30 in campionato, vinto dal Paris Saint-Germain, che gli valgono il titolo di capocannoniere della Ligue 1. Risulta inoltre anche il miglior assist-man della Champions League con 7 assist e ottiene il premio come miglior giocatore della Ligue 1 nell'ambito dei Trophées UNFP du football. Inizia la stagione 2013-2014 vincendo la Supercoppa di Francia grazie al 2-1 ottenuto il 3 agosto 2013 a Libreville contro il Bordeaux; in questa partita Ibrahimović è autore dell'assist per il gol del pareggio di Ongenda. Il 23 ottobre 2013, nella partita della terza giornata della fase a gironi di Champions League vinta dal Paris Saint-Germain per 5-0 in casa dell'Anderlecht, realizza una quaterna, diventando così il decimo giocatore a segnare 4 gol in una sola partita di Champions League. Il 27 novembre seguente, scendendo in campo contro l'Olympiakos, diventa il diciottesimo calciatore a raggiungere le 100 presenze in Champions League. Conclude la stagione vincendo la Coupe de la Ligue (decisivo il suo contributo), non disputandone però la finale per infortunio, e bissando la vittoria della Ligue 1. A livello personale chiude con 41 reti in 46 partite (massimo personale in carriera), delle quali 26 in campionato che gli valgono il secondo titolo di capocannoniere. Inoltre, ai Trophées UNFP du football, ottiene il titolo di miglior giocatore della Ligue 1 per la seconda volta e il premio per il gol più bello, grazie alla rete realizzata di tacco nella decima giornata contro il Bastia. 2014-2016: i record di gol e i nuovi trionfi domestici Comincia la stagione 2014-2015 con la vittoria della Supercoppa di Francia, risultando decisivo con una doppietta nel 2-0 ai danni del Guingamp. L'8 aprile 2015, grazie a una tripletta nella semifinale di Coppa di Francia vinta per 4-1 sul Saint-Étienne, raggiunge e supera il prestigioso traguardo dei 100 gol segnati in gare ufficiali col Paris Saint-Germain, attestandosi a quota 102 marcature in 124 partite. L'11 aprile segna una doppietta nella finale di Coupe de la Ligue vinta per 4-0 ai danni del Bastia, conquistando così il suo secondo trofeo consecutivo. Il 16 maggio il Paris Saint-Germain vince il terzo campionato di fila, grazie alla vittoria esterna per 2-1 sul Montpellier. Il 30 dello stesso mese arriva anche la conquista della Coppa di Francia, grazie alla vittoria per 0-1 in finale contro l'Auxerre. Ibrahimović esulta dopo un suo gol allo Šachtar nella Champions League 2015-2016 La quarta stagione a Parigi si apre con la vittoria, terza consecutiva, della Supercoppa di Francia grazie al 2-0 ai danni del Lione. Il 4 ottobre seguente, grazie alla doppietta realizzata contro l'Olympique Marsiglia, arriva a quota 110 reti con il Paris Saint-Germain superando il portoghese Pauleta (fermo a 109) e diventando momentaneamente il miglior marcatore della storia del club. Il 4 dicembre successivo, grazie alla prima delle due reti messe a segno nello 0-3 esterno ai danni del Nizza, diventa il miglior marcatore di sempre in campionato con la maglia dei parigini, attestandosi, dopo la seconda realizzazione, a 87 gol e superando il precedente record di Dahleb, fermo a 85. Quattro giorni più tardi, grazie al gol messo a segno nella vittoria di Champions League contro lo Šachtar per 2-0, diviene il miglior marcatore del PSG anche in ambito europeo con 17 reti, superando di una lunghezza il precedente primato di Weah. Il 9 marzo 2016, a seguito del gol realizzato durante il ritorno degli ottavi di finale contro il Chelsea, con cui contribuisce al passaggio del turno della propria squadra, diventa il quattordicesimo calciatore a tagliare il traguardo delle 50 reti in competizioni europee. Quattro giorni più tardi, la vittoria di campionato per 0-9 ai danni del Troyes, nella quale mette peraltro a segno una quaterna, assegna matematicamente con otto giornate di anticipo il titolo al PSG (nuovo record dei cinque principali campionati europei), il quarto consecutivo sia per la squadra sia per lo svedese. Riesce inoltre, grazie alla seconda rete, a conseguire il traguardo dei 100 gol in Ligue 1; la terza marcatura gli permette invece di realizzare, con nove minuti, la tripletta più veloce nella storia del massimo campionato francese. Il 23 aprile si aggiudica la terza Coupe de la Ligue consecutiva, grazie alla vittoria per 2-1 in finale sul Lilla. Il 13 maggio annuncia il suo addio alla società transalpina al termine della stagione. Nell'ultima partita di campionato segna una doppietta al Nantes, chiudendo in testa alla classifica marcatori per la terza volta e fissando con 38 gol il nuovo record di segnature con la maglia del PSG nel massimo campionato francese in una singola stagione, superando di una lunghezza l'allora primato di Bianchi stabilito nel 1977-1978. Il 21 maggio si aggiudica la Coupe de France, ultimo trofeo in maglia parigina, contribuendo con una doppietta al 4-2 ai danni dell'Olympique Marsiglia. Manchester Utd Ibrahimović durante il match dell'Europa League 2016-2017 contro il Rostov Il 1º luglio 2016, a 34 anni, viene ingaggiato a costo zero dal Manchester Utd di Mourinho, firmando un contratto per una singola stagione da 15 milioni di euro. Il 7 agosto gioca la sua prima partita ufficiale con la maglia dei Red Devils nella Community Shield, risultando decisivo siglando la rete del definitivo 2-1 ai danni del Leicester City. L'attaccante svedese va a segno anche all'esordio in campionato del 14 agosto, mettendo a referto la terza rete degli ospiti nella vittoria per 3-1 contro il Bournemouth. Il 29 settembre è sua l'unica rete dell'incontro di Europa League che assegna allo United la vittoria contro lo Zorja: questa marcatura porta Ibrahimović ad aver segnato in campo europeo con ben sette maglie diverse, record condiviso con Mutu e Carew. Il 6 novembre successivo sigla una doppietta nell'1-3 esterno sullo Swansea City: la prima rete risulta essere la numero 25.000 nella storia della Premier League, mentre la seconda la quattrocentesima in carriera con maglie di club. Il 26 febbraio 2017 mette in bacheca il secondo trofeo stagionale, la Coppa di Lega: nella finale col Southampton sigla una doppietta, compresa la rete del decisivo 3-2. Il 20 aprile, durante la sfida di ritorno dei quarti di finale di Europa League, vinta 2-1 sull'Anderlecht, riporta la rottura del legamento crociato anteriore e posteriore del ginocchio destro, che lo costringe a terminare anzitempo la stagione. Nonostante l'infortunio gli impedisca quindi di prendere parte alla successiva finale, il 24 maggio seguente vince il trofeo grazie al successo per 2-0 ottenuto dallo United contro l'Ajax. Al termine della stagione il club inglese non esercita l'opzione per il rinnovo del giocatore, che si svincola il 30 giugno. Il 24 agosto si riaccasa tuttavia ai Red Devils per un'ulteriore annata. Lontano dai campi per sette mesi, Ibrahimović torna a giocare il 18 novembre, subentrando a Martial nei minuti finali della sfida di campionato contro il Newcastle Utd, battuto 4-1. Ritrova il gol nella sconfitta 2-1 di English Football League Cup del 20 dicembre contro il Bristol City, 255 giorni dopo l'ultima realizzazione. Los Angeles Galaxy Ibrahimović con i LA Galaxy nel 2019 Il 23 marzo 2018, rescisso anticipatamente il contratto con il Manchester Utd, approda ai LA Galaxy, club militante nella Major League Soccer. Fa il suo esordio in campionato il 31 marzo successivo contro il Los Angeles FC nel derby di Los Angeles, subentrando al 71' sul risultato di 1-3 e contribuendo con una doppietta alla vittoria in rimonta per 4-3. Il 29 luglio seguente mette a segno la sua prima tripletta con la maglia dei Galaxy, risultando decisivo nella vittoria in rimonta per 4-3 contro Orlando City. La stagione, segnata sul piano personale da un ottimo bottino di 22 reti in 27 partite, vede tuttavia la squadra terminare in settima posizione la Western Conference, non abbastanza per accedere ai play-off per l'assegnazione del titolo: decisiva è la sconfitta interna 2-3 del 28 ottobre contro gli Houston Dynamo. A fine dicembre, Ibrahimović firma con i Galaxy un nuovo contratto da giocatore designato, oltre a diventare capitano della squadra. Nella seconda stagione a Los Angeles totalizza 30 gol in 29 presenze in regular season, contribuendo al raggiungimento del quinto posto in Western Conference e alla conseguente qualificazione ai play-off per il titolo. Dopo aver superato il primo turno contro il Minnesota Utd (2-1), i Galaxy vengono eliminati in semifinale dal Los Angeles FC, nonostante un gol di Ibrahimović nel 3-5 finale. Il 13 novembre 2019 il club e lo svedese comunicano la volontà di separarsi. Ritorno al Milan 2020-2021: il ritorno ad alti livelli Il 27 dicembre 2019 il Milan annuncia di aver trovato un accordo con Ibrahimović per un contratto di sei mesi, con opzione di rinnovo per un ulteriore anno; l'intesa viene formalizzata il 2 gennaio 2020. Lo svedese, tornato a vestire i colori rossoneri quasi otto anni dopo l'ultima volta, sceglie di indossare la maglia numero 21. Debutta – per la seconda volta – in Serie A con il Milan il 6 gennaio 2020 nel pareggio per 0-0 in casa contro la Sampdoria, subentrando a Piątek nel secondo tempo. Cinque giorni dopo realizza il primo gol nel successo esterno contro il Cagliari: con il gol agli isolani, Ibrahimović riesce ad andare a segno in quattro decenni diversi (1990, 2000, 2010 e 2020). L'impatto dello svedese in maglia rossonera è determinante per la risalita in classifica del Milan, che si porta a ridosso dei piazzamenti europei dopo un inizio di stagione deludente. Il 28 gennaio, nella partita vinta 4-2 contro il Torino, realizza la sua prima rete a San Siro e in Coppa Italia da quando è tornato a vestire i colori rossoneri. Il 9 febbraio, con la rete siglata nella gara persa contro l'Inter per 4-2, diventa il marcatore più vecchio di sempre nel derby di Milano all'età di 38 anni e 129 giorni, battendo il precedente record stabilito dal connazionale Nils Liedholm che risaliva al 26 marzo 1961, quando segnò all'Inter all'età di 38 anni e 43 giorni. Il 15 luglio, nella gara casalinga vinta per 3-1 contro il Parma, raggiunge quota 100 partite con il Milan in tutte le competizioni. Sei giorni dopo, nella trasferta vinta contro il Sassuolo (1-2), realizza la sua prima doppietta da quando ha fatto ritorno al Milan. Il 29 luglio sigla due gol nella gara vinta per 4-1 contro la Sampdoria alla penultima giornata, diventando il primo giocatore a segnare 50 reti sia con il Milan che con l'Inter nella storia della Serie A a girone unico. Il 1º agosto, con la rete siglata ai danni del Cagliari nell'ultima partita di campionato, diventa il giocatore più vecchio ad aver segnato almeno 10 gol in una stagione di Serie A, sorpassando Silvio Piola in questa speciale graduatoria. I rossoneri concludono il campionato al 6º posto, con Ibrahimović autore di 11 gol in 20 partite in tutte le competizioni. Murale nei pressi di San Siro raffigurante uno scontro tra Ibrahimović e Romelu Lukaku nel derby del gennaio 2021 Dopo settimane di trattative, il 31 agosto 2020 rinnova ufficialmente il suo contratto con il Milan fino al 30 giugno 2021; lo stesso giorno annuncia anche il cambio di numero della maglia per la stagione 2020-2021, tornando ad indossare la numero 11, la stessa da lui avuta nella prima esperienza in maglia rossonera. Il debutto stagionale avviene in Europa League (prima volta con i rossoneri), nella gara vinta per 2-0 contro gli irlandesi dello Shamrock Rovers, che lo vede mettere a segno una delle due reti che hanno permesso al Milan di passare al terzo turno preliminare. Il 17 ottobre 2020, grazie ad una doppietta messa a segno in meno di cinque minuti, decide il derby della Madonnina, issandosi a 9 reti complessive nella stracittadina milanese e migliorando ulteriormente il proprio record di marcatore più anziano della storia del derby, portandolo a 39 anni e 14 giorni. Con la rete siglata contro il Verona l'8 novembre, diventa l'unico calciatore nella storia del Milan ad aver segnato per sette partite consecutive in Serie A. Il 22 novembre seguente, realizzando una doppietta nella vittoria per 3-1 in casa del Napoli, sale a 10 gol segnati nelle prime 6 presenze stagionali in campionato e diviene il giocatore più anziano a segnare almeno 10 gol nelle prime 8 giornate di Serie A, battendo il precedente primato stabilito da Silvio Piola nel 1942-1943. Durante la partita casalinga contro il Crotone del 7 febbraio 2021, valida per la ventunesima giornata di campionato, segna il 500° e il 501° gol in carriera con le maglie dei club, divenendo il terzo calciatore di questo millennio a raggiungere tale traguardo. Con la rete segnata contro la Fiorentina, nella partita vinta 3-2 dai rossoneri il 21 marzo, diventa il calciatore più anziano ad aver realizzato 15 gol in una stagione di Serie A (39 anni e 169 giorni). Il 22 aprile estende il contratto con i rossoneri fino al giugno 2022. Nonostante la stagione sia stata tribolata dal punto di vista personale, tra svariati infortuni, con 15 reti in 19 presenze di campionato contribuisce significativamente a riportare il Milan in Champions League. 2021-2023: lo scudetto e gli ultimi record Ibrahimović (al centro) al termine di una partita contro il Torino nel 2021 Inizia la stagione 2021-2022 siglando, alla prima presenza, la rete del definitivo 2-0 contro la Lazio: con questa marcatura diventa lo straniero più anziano ad aver segnato in Serie A (39 anni e 344 giorni), superando il portoghese Bruno Alves. Il 16 ottobre 2021, subentrando nel secondo tempo della sfida casalinga contro l'Hellas Verona (3-2), raggiunge le 100 presenze in Serie A con i rossoneri. In seguito alla rete realizzata al termine dell'incontro contro il Bologna disputatosi il 23 ottobre 2021, lo svedese raggiunge un ulteriore, significativo traguardo: è diventato il quarto calciatore nella storia della Serie A a realizzare una marcatura dopo aver raggiunto la soglia dei 40 anni (40 anni e 20 giorni), unendosi al ristretto gruppo formato da Costacurta, Piola e Vierchowod. Poco più di una settimana dopo, il 31 ottobre, con il gol siglato contro la Roma su calcio di punizione taglia il traguardo delle 400 segnature nei campionati nazionali, di cui 150 in Serie A. Al rientro dalla sosta della Serie A dovuta alle partite delle nazionali, realizza due reti nella gara del 20 novembre 2021 contro la Fiorentina, divenendo il calciatore più anziano a realizzare una doppietta nel massimo campionato italiano, record precedentemente detenuto da Francesco Totti. L'11 dicembre seguente, in occasione di Udinese-Milan 1-1, raggiunge quota 300 gol nei primi 5 campionati europei, diventando il terzo a riuscirci negli anni 2000. Dopo una prima parte di stagione in cui gioca con continuità e si rivela ancora decisivo, agli inizi del girone di ritorno perde progressivamente il posto da titolare in favore di Olivier Giroud, suo compagno di reparto, a causa di problemi fisici che lo costringono a saltare diverse partite e a ridurre il suo minutaggio in campo. Il 24 aprile 2022, nella partita vinta dal Milan per 2-1 in casa della Lazio, diventa il giocatore più anziano ad aver mai realizzato un assist in Serie A (a 40 anni 6 mesi e 21 giorni), battendo il precedente record di Totti risalente al 19 febbraio 2017. A seguito della vittoria a Reggio Emilia contro il Sassuolo per 3-0, il 22 maggio vince il suo secondo scudetto con il Milan, undici anni dopo il primo trionfo con i rossoneri. Nonostante il suo apporto per la vittoria del campionato sia stato limitato (8 reti in 27 partite in tutte le competizioni), in questa stagione assurge al ruolo di uomo spogliatoio, rivelandosi fondamentale per la crescita della squadra e dei giocatori più giovani. Tre giorni dopo la vittoria del campionato si sottopone a un intervento chirurgico al crociato anteriore del ginocchio sinistro, che lo costringe a restare fuori dal campo per 7-8 mesi. Il 18 luglio 2022 rinnova per un altro anno il contratto con il Milan, fino al 30 giugno 2023. Dopo aver recuperato dal lungo infortunio, esordisce nella nuova stagione il 26 febbraio 2023 nella vittoria casalinga contro l’Atalanta (2-0), gara nella quale diventa il giocatore di movimento più anziano del Milan ad aver giocato in Serie A (41 anni e 146 giorni) nell’era dei tre punti a vittoria, superando l'ex difensore Costacurta. Il 18 marzo diventa il realizzatore più vecchio nella storia del campionato italiano segnando un gol su rigore coro l'Udinese all'età di 41 anni e 166 giorni e battendo in tal modo il precedente record di Costacurta, andato in rete su calcio di rigore all'età di 41 anni e 25 giorni in Udinese-Milan (2-3) del 19 maggio 2007. Inoltre, nella partita contro i friulani, indossa per la prima volta la fascia di capitano con il Milan, diventando il giocatore rossonero più anziano a portarla al braccio. In seguito a un infortunio al polpaccio destro rimediato il 23 aprile prima di entrare in campo nella gara casalinga contro il Lecce (2-0), termina anzitempo la stagione con un bilancio di una rete in 143 minuti giocati. Il 4 giugno, dopo l'ultima partita di campionato vinta per 3-1 dal Milan in casa contro il Verona, viene accolto dai compagni e dai tifosi sul campo, dove annuncia il ritiro dall'attività agonistica. In totale con i rossoneri ha giocato 163 partite andando a segno 93 volte. Nazionale Dopo aver disputato 4 partite con la Svezia Under-19, esordisce con la nazionale maggiore il 31 gennaio 2001 contro le Fær Øer. Nel corso del 2001 con la Svezia Under-21 prende parte alle qualificazioni all'Europeo di categoria dell'anno seguente, durante le quali disputa 7 partite segnando 6 gol. 2002-2009 Ibrahimović con la maglia della nazionale svedese al campionato del mondo 2006 A 20 anni viene convocato per la fase finale del campionato del mondo 2002 dove disputa 2 gare, una nella fase a gironi contro l'Argentina e l'altra negli ottavi di finale contro il Senegal, che elimina la Svezia ai supplementari con un golden goal di Camara. Si guadagna un posto da titolare accanto a Larsson in vista del campionato d'Europa 2004, dando un fondamentale apporto alla qualificazione della Svezia ai quarti di finale con un gol alla Bulgaria e uno (di tacco) all'Italia. Nei quarti di finale sbaglia uno dei tiri di rigore che condannano la Svezia all'eliminazione in favore dei Paesi Bassi. Più negativo per lui risulta il campionato del mondo 2006, pur avendo contribuito alla qualificazione. La Svezia verrà eliminata per 2-0 dalla Germania agli ottavi, dove Ibrahimović esce acciaccato prima del termine, e il Mondiale si chiuderà per lui senza gol. Il suo rapporto con la nazionale si incrina a fine 2006 quando, dopo essere stato allontanato dal ritiro dal commissario tecnico Lagerbäck nel mese di settembre a causa di una "evasione" notturna assieme ad altri due giocatori per festeggiare il compleanno del compagno Mellberg, decide di rinunciare temporaneamente alle convocazioni. Fa ritorno in rosa solo a fine marzo 2007, per la partita contro l'Irlanda del Nord a Belfast valida per le qualificazioni al campionato d'Europa 2008. Nelle successive dodici partite di qualificazione non riesce a segnare e tornerà al gol con la maglia della nazionale soltanto il 10 giugno 2008 in Svezia-Grecia 2-0, primo turno del gruppo D; la sua ultima marcatura con la Svezia risaliva all'ottobre 2005. Nella successiva partita contro la Spagna, persa per 2-1, segna il gol del momentaneo pareggio. L'11 ottobre 2008 indossa per la prima volta la fascia di capitano della nazionale svedese, sostituendo l'infortunato Larsson in occasione della gara di qualificazioni ai Mondiali 2010 contro il Portogallo. Torna al gol durante le qualificazioni ai Mondiali 2010 contro Malta, nel match finito 4-0 per la Svezia e anche nella partita successiva contro l'Ungheria regalando alla Svezia la vittoria al 94º, successo che però non porterà la qualificazione ai Mondiali agli scandinavi, che si classificano terzi nel loro girone. 2009-2016 Ibrahimović, capitano della nazionale, entra in campo per la sfida contro la Francia nell'ultima partita della fase a gironi del campionato d'Europa 2012 Dopo la mancata qualificazione al campionato del mondo 2010 Ibrahimović annuncia il ritiro dalla nazionale, salvo poi ripensarci nel luglio successivo facendo il suo ritorno e venendo anche nominato capitano. Torna a indossare nuovamente la maglia della Svezia l'11 agosto 2010 in occasione dell'amichevole contro la Scozia, andando tra l'altro in rete. Nel corso delle qualificazioni all'Europeo 2012 Ibrahimović è il miglior marcatore della squadra con 5 gol in 8 partite. Il 14 maggio 2012 viene convocato dal CT Hamrén per la fase finale del campionato d'Europa 2012 in Polonia e Ucraina. Nella gara d'esordio dell'11 giugno successivo, persa per 2-1 contro l'Ucraina, Ibrahimović segna la rete del momentaneo vantaggio della propria squadra. Il 15 giugno 2012, causa la sconfitta per 3-2 contro l'Inghilterra, la Svezia è aritmeticamente eliminata al primo turno. Il 19 giugno seguente, durante l'ultima partita della fase a gironi giocata contro la Francia e vinta per 2-0, Ibrahimović segna il gol del momentaneo 1-0 con una sforbiciata al volo dal limite dell'area. Nel corso di un'amichevole contro l'Inghilterra svoltasi a Solna il 14 novembre 2012 per inaugurare la Friends Arena e terminata 4-2 per la Svezia, Ibrahimović segna tutte e 4 le reti della propria squadra, l'ultima delle quali con una rovesciata da 30 metri di distanza dalla porta, rimasta sguarnita a seguito dell'uscita del portiere inglese Hart. Per questo gol, nell'ambito delle premiazioni del Pallone d'oro FIFA 2013, vince il FIFA Puskás Award per il gol più bello dell'anno. Il 4 settembre 2014, grazie alla doppietta messa a segno contro l'Estonia, diventa con 50 reti il bomber più prolifico della storia della nazionale svedese, mentre l'8 seguente in occasione del pareggio per 1-1 contro l'Austria, valido per le qualificazioni all'Europeo 2016, raggiunge il traguardo delle 100 presenze in nazionale. Il 14 novembre 2015 sigla una rete nel 2-1 interno contro la Danimarca, valido per l'andata dei play-off, ripetendosi anche tre giorni più tardi con una doppietta nel 2-2 esterno. Grazie alle undici reti messe a segno durante le qualificazioni la Svezia approda agli Europei, risultando inoltre essere il secondo miglior realizzatore, dietro al polacco Lewandowski, primo con tredici gol. Al campionato d'Europa 2016 la Svezia raccoglie un solo punto nelle tre partite del girone: un pareggio per 1-1 contro l'Irlanda e due sconfitte contro Italia e Belgio, entrambe per 1-0, con quest'ultima che gli preclude la qualificazione. Al termine dell'incontro con il Belgio, Ibrahimović, a secco di reti nel torneo, annuncia il proprio ritiro dalla nazionale. 2021-2023 Il 16 marzo 2021 viene reso ufficiale il proprio ritorno in nazionale maggiore a distanza di quasi cinque anni, venendo inserito dal CT Janne Andersson nella lista dei convocati per le partite valide per le qualificazioni al campionato mondiale di calcio 2022. Disputa il suo primo incontro in maglia gialloblu il 24 marzo seguente, in occasione del successo casalingo per 1-0 sulla Georgia, in cui peraltro fornisce a Viktor Claesson l'assist per il gol vittoria della sua squadra. Tuttavia, a causa di un infortunio subito nel finale di stagione con il Milan, si vede costretto a saltare il Campionato d'Europa 2020. Un anno dopo, il 29 marzo 2022, perde la possibilità di disputare anche il campionato del mondo 2022 a causa della mancata qualificazione della sua nazionale allo spareggio contro la Polonia, gara che ha giocato da subentrato e che ha visto la Svezia sconfitta per 2-0. Il 15 marzo 2023, dopo un anno di assenza, viene convocato per le gare di qualificazione agli europei del 2024 contro Belgio e Azerbaigian. Nove giorni dopo gioca contro i Diavoli rossi, entrando a partita in corso ma non riuscendo ad evitare la sconfitta per 3-0, quella che è stata − a posteriori − la sua ultima partita in nazionale e da professionista. Conclude, quindi, la sua esperienza con la Svezia con 122 e 62 reti, che ne fanno di lui il miglior marcatore di sempre e il sesto giocatore con più presenze. Record Statistiche aggiornate al 20 novembre 2021. Primo calciatore, e unico straniero, ad aver vinto la classifica marcatori della Serie A con due diverse squadre, peraltro della stessa città: Inter (2008-09) e Milan (2011-12). Attualmente divide il primato con Luca Toni e Ciro Immobile. Unico giocatore del Barcellona ad aver segnato consecutivamente nei primi cinque match di Primera División. Unico calciatore svedese ad avere segnato in tre edizioni consecutive degli Europei (Portogallo 2004, Austria-Svizzera 2008, Polonia-Ucraina 2012). Unico svedese ad aver vinto il Guldbollen per dodici volte, di cui dieci consecutive. Calciatore ad aver realizzato più gol con la Nazionale svedese (62). Miglior serie di segnature consecutive in Ligue 1 (9 giornate nel 2015-16, a pari merito con Vahid Halilhodžić). Calciatore ad aver realizzato la tripletta più veloce in Ligue 1 (9 minuti). Calciatore ad aver segnato più gol con la maglia del Paris Saint-Germain in un'unica stagione di Ligue 1 (38, nel 2015-16). Calciatore ad aver segnato più gol con la maglia del Paris Saint-Germain in un'unica stagione (50, nel 2015-16). Uno dei tre calciatori, insieme a Edgar Davids e Sergio Ramos, ad aver totalizzato più espulsioni in Champions League (4). Unico calciatore ad aver vinto 11 campionati in 4 leghe differenti (Eredivisie, Serie A, Primera División e Ligue 1). Unico calciatore ad aver giocato, vinto e realizzato almeno un gol nelle Supercoppe di Italia, Spagna, Francia e Inghilterra. Unico calciatore ad aver segnato al debutto in campionato (Serie A, Primera División, Ligue 1 e Premier League) e in Champions League in 4 leghe differenti. Unico calciatore ad aver segnato almeno un gol nei derby De Klassieker (Olanda), di Milano e d'Italia (Italia), El Clásico e Barceloní (Spagna), Le Classique (Francia) e di Manchester (Inghilterra). Uno dei tre calciatori ed unico in attività, insieme a Mutu e Carew, ad aver segnato con sette squadre diverse in competizioni UEFA per club (Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan, Paris Saint-Germain e Manchester Utd). Unico calciatore ad aver giocato in Champions League con sette squadre diverse (in ordine cronologico: Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan, Paris Saint-Germain e Manchester Utd). Calciatore ad aver segnato più gol con la maglia del Los Angeles Galaxy in un'unica stagione (30, nel 2019). Unico calciatore ad aver segnato 50 gol con le maglie delle due squadre di Milano, Milan e Inter. Calciatore più anziano ad aver realizzato 15 gol in una stagione di Premier League (35 anni e 125 giorni, nel 2016-17). Calciatore più anziano ad aver segnato 10 gol in una stagione di Serie A (38 anni e 302 giorni, nel 2019-20). Calciatore più anziano ad aver segnato nel derby di Milano (39 anni e 115 giorni, il 26 gennaio 2021). Calciatore più anziano ad aver segnato 10 gol nelle prime 8 giornate in Serie A (nel 2020-21). Unico calciatore nella storia del Milan ad aver segnato per sette partite consecutive in Serie A. Calciatore più anziano ad aver realizzato 15 gol in una stagione di Serie A (39 anni e 169 giorni, nel 2020-21). Calciatore straniero più anziano ad aver realizzato un gol in serie A (39 anni e 344 giorni, nel 2021-22). Calciatore più anziano ad aver realizzato una doppietta in Serie A (40 anni e 48 giorni, nel 2021-22). Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato olandese: 2 - Ajax: 2001-2002, 2003-2004 Coppa dei Paesi Bassi: 1 - Ajax: 2001-2002 Supercoppa dei Paesi Bassi: 1 - Ajax: 2002 Campionato italiano: 2 - Juventus: 2004-2005, 2005-2006 Supercoppa italiana: 3 - Inter: 2006, 2008, Milan: 2011 Campionato italiano: 4 - Inter: 2006-2007, 2007-2008, 2008-2009 - Milan: 2010-2011 Supercoppa di Spagna: 2 - Barcellona: 2009, 2010 Campionato spagnolo: 1 - Barcellona: 2009-2010 Campionato francese: 4 - Paris Saint-Germain: 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016 Supercoppa francese: 3 - Paris Saint-Germain: 2013, 2014, 2015 Coppa di Lega francese: 3 - Paris Saint-Germain: 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016 Coppa di Francia: 2 - Paris Saint-Germain: 2014-2015, 2015-2016 Community Shield: 1 - Manchester Utd: 2016 Coppa di Lega inglese: 1 - Manchester Utd: 2016-2017 Competizioni internazionali Supercoppa UEFA: 1 - Barcellona: 2009 Coppa del mondo per club: 1 - Barcellona: 2009 UEFA Europa League: 1 - Manchester Utd: 2016-2017 Individuale Guldbollen: 12 (record) 2005, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014, 2015, 2016, 2020 Oscar del calcio AIC/Gran Galà del calcio AIC: 10 Miglior calciatore straniero: 2005, 2008, 2009 Calciatore più amato dai tifosi: 2005 Miglior calciatore assoluto: 2008, 2009, 2011 Miglior gol: 2008 Squadra dell'anno: 2011, 2012 Capocannoniere della Serie A: 2 - 2008-2009 (25 gol), 2011-2012 (28 gol) Miglior giocatore della Supercoppa italiana: 1 - 2011 Europei Top 11: 1 - Polonia-Ucraina 2012 Golden Foot: 1 - 2012 Capocannoniere della Ligue 1: 3 - 2012-2013 (30 gol), 2013-2014 (26 gol), 2015-2016 (38 gol) Trophées UNFP du football: 8 Miglior giocatore: 2012-2013, 2013-2014, 2015-2016 Squadra ideale: 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016 Gol più bello: 2013-2014 FIFA Puskás Award: 1 - 2013 Miglior giocatore della Supercoppa di Francia: 1 - 2014 Capocannoniere della Coupe de la Ligue: 1 - 2014-2015 (3 gol, a pari merito con Cavani, Cissé, Ngakoutou e Viale) Capocannoniere della Coupe de France: 2 - 2014-2015 (4 gol, a pari merito con Mercier, Beauvue e Cavani), 2015-2016 (7 gol) Capocannoniere della English Football League Cup: 1 - 2016-2017 (4 gol, a pari merito con Sturridge) ESM Team of the Year: 4 - 2006-2007, 2007-2008, 2012-2013, 2013-2014 Squadra dell'anno UEFA: 4 - 2007, 2009, 2013, 2014 Jerringpriset: 1 - 2007 L'Équipe Journalist's Best XI: 1 - 2008 Sportivo svedese dell'anno: 4 - 2008, 2010, 2013, 2015 Miglior assist-man della Champions League: 1 - 2012-2013 (7 assist) FIFA FIFPro World XI: 1 - 2013 Squadra della stagione della UEFA Champions League: 1 - 2013-2014 Squadra della stagione della UEFA Europa League: 1 - 2016-2017 Eliason Merit Award: 1 - 2018 MLS All-Star Fan XI: 1 - 2018 MLS Best XI: 1 - 2018 MLS Newcomer of the Year: 1 - 2018 MLS Goal of the Year: 1 - 2018 (L.A. Galaxy-Los Angeles FC, 31 marzo 2018)
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BENEDIKT HÖWEDES È stato molto sfortunato Benedikt Höwedes, il forte difensore tedesco approdato alla Juve nell’estate del 2017. Una catena infinita di guai fisici, lo hanno costretto a frequentare più l’infermeria che il campo da gioco, precludendosi ogni possibilità di riscatto da parte della società bianconera. Arriva in prestito dallo Schalke 04 con tante speranze: «È un privilegio e un onore essere parte di uno dei più grandi club al mondo – dice il giorno della sua presentazione – mi sento benissimo: qui potrò sicuramente passare degli anni fantastici e me li godrò al massimo, potendo giocare al livello più alto possibile e potendo disputare la Champions League. Sami Khedira sarà un importante punto di riferimento per conoscere ancora meglio questa realtà e ci stiamo confrontando anche su dove trovare casa e su cosa poter fare qui a Torino nel tempo libero. È bello averlo al mio fianco: potrà sicuramente darmi degli ottimi consigli. Mi considero un leader, per sei anni sono stato capitano dello Schalke, stesso ruolo che avevo già ricoperto nelle giovanili Qui, però, dovrò innanzitutto adattarmi al meglio e trovare il mio posto nella squadra. La prima impressione è sicuramente ottima: questo è un club molto professionale, in un campionato estremamente competitivo, e sono molto felice di essere qui. Volevo giocare all’estero prima o poi nella mia vita ed ora è arrivato questo momento: mi sono detto che la Juventus potesse essere la strada giusta da percorrere ed eccomi qui. Allo Schalke ho passato 16 anni intensi e fantastici, questo è il mio primo passo all’estero ma qui farò nuove esperienze che già mi allietano e mi rallegrano! Sono un giocatore eclettico e multifunzionale, posso giocare in difesa a tre o a quattro, sia come centrale che come terzino. Al Mondiale del 2014, ad esempio, ho giocato terzino sinistro, ruolo che non avevo mai ricoperto. Molti miei allenatori hanno apprezzato il fatto che io sia spendibile in molte posizioni, che sia sempre disponibile, cosa che farò anche qua». Esordisce in maglia bianconera nel migliore dei modi, il 26 novembre 2017 contro il Crotone. Purtroppo ha la possibilità di tornare in campo solo il successivo 15 aprile, contro la Samp, riuscendo anche a segnare una rete. «Una partita speciale per me, ho giocato la mia seconda gara in campionato e ho anche segnato. I tifosi mi hanno fatto sentire il loro calore, così come la squadra e l’intero staff. Erano molto felici per me, è stato molto bello». Benedikt fa appena in tempo a giocare il big match contro il Napoli e poi torna mestamente nel gruppo degli infortunati. A fine stagione può fregiarsi dello scudetto e della Coppa Italia, nonostante tutto. «Sono molto contento. Io, a livello di club, finora ho conquistato solo una Coppa di Germania». L’avventura bianconera di Höwedes termina qui, con tanti rimpianti per non aver potuto dimostrare appieno il proprio valore. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2019/03/benedikt-howedes.html
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BENEDIKT HÖWEDES https://it.wikipedia.org/wiki/Benedikt_Höwedes Nazione: Germania Luogo di nascita: Haltern am See Data di nascita: 29.02.1988 Ruolo: Difensore Altezza: 187 cm Peso: 82 kg Nazionale Tedesco Soprannome: Benni Alla Juventus nel 2017-2018 Esordio: 26.11.2017 - Serie A - Juventus-Crotone 3-0 Ultima partita: 22.04.2018 - Serie A - Juventus-Napoli 0-1 3 presenze - 1 rete 1 scudetto 1 coppa Italia Campione del mondo 2014 con la nazionale tedesca Benedikt Höwedes (Haltern am See, 29 febbraio 1988) è un ex calciatore tedesco, di ruolo difensore. Campione del mondo con la nazionale tedesca nel 2014. Benedikt Höwedes Höwedes con la nazionale tedesca nel 2011 Nazionalità Germania Altezza 187 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 31 luglio 2020 Carriera Giovanili ????-2001 Haltern 2001-2006 Schalke 04 Squadre di club 2006-2008 Schalke 04 II 15 (0) 2007-2017 Schalke 04 240 (12) 2017-2018 → Juventus 3 (1) 2018-2020 Lokomotiv Mosca 35 (3) Nazionale 2005-2006 Germania U-18 3 (0) 2006-2007 Germania U-19 16 (0) 2007 Germania U-20 1 (0) 2007-2010 Germania U-21 23 (3) 2011-2017 Germania 44 (2) Palmarès Mondiali di calcio Oro Brasile 2014 Europei di calcio Bronzo Polonia-Ucraina 2012 Bronzo Francia 2016 Europei di calcio Under-21 Oro Svezia 2009 Caratteristiche tecniche Classico esempio della cosiddetta «scuola tedesca» in fatto di difensori, nel corso della carriera si è fatto apprezzare dagli allenatori per il suo essere «spendibile in molte posizioni»: si definisce infatti lui stesso un giocatore «eclettico e multifunzionale», capace di disimpegnarsi indifferentemente in una retroguardia «a tre o a quattro» elementi, «sia come centrale che come terzino». Destrorso, tuttavia dalla succitata polivalenza deriva una discreta abilità anche col piede sinistro. Höwedes (a destra), con la maglia della Germania, alle prese con l'argentino Lavezzi nella vittoriosa finale del campionato del mondo 2014. Il suo ruolo predefinito è quello di stopper, ma spesso è stato schierato con profitto sulla fascia — solitamente a sinistra negli anni a Gelsenkirchen, mentre più frequentemente a destra con la maglia della nazionale —, financo in maniera più sporadica a mediano davanti alla difesa. Come terzino non è un elemento di spinta quanto più «di copertura e di appoggio alla manovra [...] fino alla trequarti avversaria», lasciando di norma i compiti prettamente offensivi agli esterni della formazione. Quando impiegato come centrale, eccelle nella gestione del pallone non patendo la pressione avversaria, e inversamente non diventa infrequente vederlo accompagnare l'azione, financo a inserirsi in area di rigore per battere lui stesso a rete. All'occorrenza riesce a rendersi utile in avanti anche su palla inattiva, grazie a uno dei suoi migliori fondamentali, un colpo di testa di grande potenza. Abile marcatore, ben si disimpegna nei duelli individuali, segnalandosi per uno stile aggressivo ma pulito, raramente falloso: ciò sfruttando un innato tempismo che gli permette, tra le altre cose, di leggere velocemente l'evolversi del gioco. Pur difettando in agilità si dimostra efficace anche nel recupero sul medio-lungo, in virtù dell'esplosività delle sue falcate che gli permette di sottrarre palla spesso in tackle. Quando puntato predilige al contrario lavorare di rimessa, portando l'avversario lontano dalla porta o sul piede debole, e cercando di chiudere eventuali linee di passaggio, anziché forzare l'intervento. Carriera Giocatore Club Schalke 04 Höwedes in allenamento allo Schalke 04 nel 2011 Cresciuto nelle giovanili dello Schalke 04, dove entra all'età di 13 anni, nel 2007 esordisce a 19 anni in prima squadra diventando rapidamente titolare. Höwedes ottiene la consacrazione a livello internazionale nella stagione 2010-2011, quando è tra i protagonisti, insieme a elementi quali Neuer, Draxler, Rakitić, Huntelaar e Raúl, dei competitivi Knappen che raggiungono la semifinale di Champions League: in particolare, il difensore si mette in luce con notevoli prestazioni nel doppio confronto contro i detentori dell'Inter, andando anche in rete nella gara di ritorno. Nella stessa annata trionfa con la squadra in Coppa di Germania, trovando anche il gol nel 5-0 con cui i biancoblù superano in finale il Duisburg. Divenuto nel frattempo capitano dello Schalke 04, nel 2011 solleva la Supercoppa tedesca vinta ai tiri di rigore contro i campioni di Germania del Borussia Dortmund, e con lo stesso Höwedes a realizzare uno dei penalty. Seppur con un rendimento minato nelle stagioni seguenti da qualche infortunio di troppo, il difensore rimane un punto fermo della squadra fino all'estate 2017, quando entra in rotta con il nuovo allenatore Domenico Tedesco chiedendo la cessione, dopo 16 ininterrotti anni a Gelsenkirchen. Juventus e Lokomotiv Mosca Höwedes alla Lokomotiv Mosca nel 2018 Approda quindi in Italia, prelevato in prestito dalla Juventus. La stagione a Torino è tuttavia molto sfortunata sul piano personale, costellata da numerosi guai fisici che lo fermano per gran parte della stessa. Dopo l'esordio in maglia bianconera del 26 novembre 2017, giocando da titolare la vittoriosa sfida interna di Serie A contro il Crotone (3-0), ha modo di tornare in campo solo il successivo il 15 aprile 2018, trovando nell'occasione il suo unico gol con la squadra piemontese, quello del momentaneo raddoppio nella vittoria casalinga di campionato sulla Sampdoria (3-0). Nonostante le poche presenze stagionali, a fine anno ha modo di fregiarsi del suo primo double in carriera. Non riscattato dalla Juventus, nell'estate 2018 fa ritorno allo Schalke che nella stessa sessione di mercato lo cede a titolo definitivo ai russi della Lokomotiv Mosca. Rimane a Mosca per il successivo biennio, vincendo nel 2019 la Coppa e la Supercoppa russa, prima di svincolarsi l'8 giugno 2020 per motivi familiari. Il 31 luglio seguente si ritira dal calcio giocato. Nazionale Tra il 2005 e il 2010 milita nelle varie rappresentative giovanili tedesche. Nel 2009 vince con la Germania Under-21 il campionato europeo di categoria, facendo parte di un gruppo che vede altri promettenti elementi quali Neuer, Hummels, Boateng, Khedira e Özil, destinati a divenire il blocco della Mannschaft nel successivo decennio. Höwedes (n. 4) festeggia con i compagni della Mannschaft durante lo storico Mineirazo al campionato del mondo 2014. Debutta quindi in nazionale maggiore il 29 maggio 2011, nell'amichevole di Hoffenheim vinta 2-1 contro l'Uruguay. Partecipa l'anno seguente al campionato d'Europa 2012 in Polonia e Ucraina, che vede i teutonici semifinalisti, senza tuttavia scendere in campo. Convocato per il campionato del mondo 2014 in Brasile, fa il suo esordio nella partita vinta 4-0 contro il Portogallo, indossando poi la maglia di titolare per il resto della rassegna, che porta i tedeschi in finale: il 13 luglio 2014 si laurea campione del mondo dopo la vittoria sull'Argentina per 1-0 ai tempi supplementari. Viene convocato per il campionato d'Europa 2016 in Francia, venendo confermato titolare per tutto il cammino della Germania che, come quattro anni prima, s'interrompe in semifinale. Dopo il ritiro Il 4 agosto 2021 viene assunto come dirigente dalla DFB. Palmarès Club Coppa di Germania: 1 - Schalke 04: 2010-2011 Supercoppa di Germania: 1 - Schalke 04: 2011 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2017-2018 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2017-2018 Coppa di Russia: 1 - Lokomotiv Mosca: 2018-2019 Supercoppa di Russia: 1 - Lokomotiv Mosca: 2019 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Svezia 2009 Campionato mondiale: 1 - Brasile 2014 Individuale Selezione UEFA dell'Europeo Under-21: 1 - Svezia 2009
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KINGSLEY COMAN «Voglio solo dire grazie. Grazie a tutti per tutto. Ho fatto solo un anno ma è stato un anno fantastico che non dimenticherò mai. E non so se ci rivedremo. In bocca al lupo. Forza Juve». Laconiche parole per un saluto che ha il sapore dell’addio. Kingsley Coman nasce a Parigi, il 13 giugno 1996 e cresce come calciatore nella compagine parigina, con grande felicità del padre, da sempre tifoso del PSG. Coman è un’ala molto veloce, con una tecnica sopraffina e la capacità di calciare in modo preciso sia con il piede destro che con quello sinistro. Brucia tutte le tappe, è il più giovane debuttante nella Ligue 1 nella partita persa dal PSG contro il Sochaux per 2-3, il 17 febbraio 2013. Kingsley ha anche un caratterino non male, tanto è vero che l’anno dopo decide di non rinnovare il proprio contratto con la compagine francese. Anticipando tutti i concorrenti, la coppia Marotta-Paratici si aggiudica le prestazioni del giovane talento transalpino, il quale esordisce in Serie A alla prima giornata di campionato, nella vittoria di Verona contro i clivensi per 1-0. Coman è schierato da Allegri come seconda punta e la sua prestazione è suntuosa, sfiorando in più occasioni la rete. Scende in campo anche nella partita successiva contro l’Udinese, entrando dalla panchina, poi comincia a vedere il manto erboso sempre più raramente. Allegri crede nelle sue capacità, ma ha paura di “bruciarlo” e, comunque, la concorrenza è terribile: Tévez è inamovibile, Morata è esploso definitivamente e non smette più di segnare, Llorente e Matri scalpitano, inevitabile che tocchi a lui sedersi in panchina. Ha, comunque, la soddisfazione di segnare la sua prima e unica rete in bianconero, nella goleada di Coppa Italia contro il Verona. Alla fine della stagione le sue presenze sono venti, anche se poche sono le partite giocate da titolare. Kingsley, in questa prima stagione bianconera, mostra grandissime capacità tecniche, ma il suo talento rimane inespresso. Come dire: tanto fumo e poco arrosto. Si spera che possa consacrarsi definitivamente nella stagione successiva: le premesse sono buone, Coman gioca titolare nella Supercoppa Italiana vinta contro la Lazio e nella partita successiva contro l’Udinese. Ma, a sorpresa, il 30 agosto 2015 viene ceduto in prestito al Bayern Monaco per sette milioni di euro, con diritto di riscatto fissato a ventuno milioni. Considerato il grande investimento da parte del sodalizio bavarese, difficile pensare di rivederlo a Torino. https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/10/kingsley-coman.html
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KINGSLEY COMAN https://it.wikipedia.org/wiki/Kingsley_Coman Nazione: Francia Luogo di nascita: Parigi Data di nascita: 13.06.1996 Ruolo: Attaccante Altezza 180 cm Peso 76 kg Nazionale Francese Soprannome: - Alla Juventus dal 2014 al 2016 Esordio: 30.08.2014 - Serie A - Chievo-Juventus 0-1 Ultima partita: 23.08.2015 - Serie A - Juventus-Udinese 0-1 22 presenze - 1 rete 1 scudetto 1 coppa Italia 1 supercoppa italiana Kingsley Junior Coman (Parigi, 13 giugno 1996) è un calciatore francese di origine guadalupese, centrocampista o attaccante del Bayern Monaco e della nazionale francese con la quale è stato vicecampione d'Europa nel 2016 e vicecampione del mondo nel 2022. Kingsley Coman Coman in azione al Bayern Monaco nel 2019 Nazionalità Francia Altezza 181 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Centrocampista, attaccante Squadra Bayern Monaco Carriera Giovanili 2002-2005 Sénart-Moissy 2005-2014 Paris Saint-Germain Squadre di club 2012-2014 Paris Saint-Germain 3 (0) 2014-2015 Juventus 22 (1) 2015- Bayern Monaco 178 (37) Nazionale 2011-2012 Francia U-16 9 (0) 2012-2013 Francia U-17 8 (3) 2013 Francia U-18 6 (1) 2013-2014 Francia U-19 7 (2) 2014-2015 Francia U-21 9 (2) 2015- Francia 47 (5) Palmarès Mondiali di calcio Argento Qatar 2022 Europei di calcio Argento Francia 2016 Biografia Coman è figlio di una coppia francese originaria della Guadalupa. Nel luglio 2017 è stato sottoposto a fermo per violenza domestica nei confronti di una sua ex fidanzata; nel settembre dello stesso anno si è dichiarato colpevole davanti alla giustizia francese, accettando di corrispondere un risarcimento alla vittima. Caratteristiche tecniche È un esterno offensivo o un trequartista molto tecnico, agile e veloce, è considerato uno dei giovani più promettenti nel panorama europeo della sua generazione. Nonostante il destro naturale, si trova a suo agio partendo da sinistra vista la predisposizione a rientrare verso l'interno dell'area. Incursore, bravo nei passaggi, realizza diversi assist, ha un ottimo dribbling e va anche in pressing rientrando ad aiutare a centrocampo. Carriera Club Paris Saint-Germain Coman muove i primi passi nel Senart-Moissy. All'età di otto anni si unisce al settore giovanile del Paris Saint-Germain, indirizzato da suo padre che era un sostenitore del club parigino. Compie tutta la trafila del vivaio, facendosi notare dagli addetti ai lavori nel corso della Youth League. Vince per due volte il premio Titì d'Or, assegnato ogni anno al miglior giovane calciatore francese. Il 17 febbraio 2013 esordisce con la prima squadra del PSG nella partita di Ligue 1 persa per 2-3 contro il Sochaux, divenendo così il più giovane debuttante in Ligue 1 nella storia dei capitolini, all'età di sedici anni, otto mesi e quattro giorni. Al termine della stagione successiva decide di non rinnovare il suo contratto con i parigini e rimane quindi svincolato. Juventus Coman in azione alla Juventus nel 2015 Nell'estate 2014, a diciotto anni, passa a titolo definitivo agli italiani della Juventus. Il calciatore esordisce in bianconero il 30 agosto successivo, giocando da titolare la partita inaugurale del campionato, una vittoria 1-0 in casa del Chievo; mette poi a referto il primo gol in maglia juventina il 15 gennaio 2015, siglando il definitivo 6-1 al Verona nella sfida valevole per gli ottavi di Coppa Italia. Al termine dell'annata a Torino, pur facendo parte delle seconde linee del club, può fregiarsi del double campionato-coppa nazionale, giocando anche uno scorcio della finale di Champions League persa dai bianconeri contro il Barcellona. Inizia la stagione 2015-2016 tra le file juventine, vincendo l'8 agosto a Shanghai la Supercoppa italiana contro la Lazio. Bayern Monaco Il 30 agosto 2015 si trasferisce in prestito biennale ai tedeschi del Bayern Monaco per 7 milioni di euro, con diritto di riscatto fissato a 21 milioni. Kingsley Coman in allenamento al Bayern Monaco nel 2017 L'impatto con la realtà tedesca è inizialmente migliore dei precedenti, tanto che Coman, anche sfruttando le assenze di compagni di reparto quali Götze, Robben e Ribéry, nella prima parte di stagione si guadagna un proprio spazio nell'organico dei bavaresi, anche godendo della fiducia del tecnico Josep Guardiola; nel corso dell'annata trova anche il gol contro la sua ex squadra bianconera, nel vittorioso retour match degli ottavi di Champions League. Chiude la sua prima stagione in Germania con la conquista del suo secondo double nazionale consecutivo. È invece negativa la seconda annata ai Roten, col giocatore scavalcato nelle gerarchie del nuovo allenatore Carlo Ancelotti; ciò nonostante vince il suo secondo titolo tedesco, e il 27 aprile 2017 il Bayern Monaco esercita l'opzione di acquisto a titolo definitivo del giocatore. Nelle tre annate successive vince altrettanti campionati, diventando gradualmente un elemento sempre più importante nell'economia della squadra, nonostante alcuni seri infortuni che non cessano di frenarne l'impiego con continuità; in particolare nel 2018, reduce dall'ennesimo stop fisico della sua pur giovane carriera, arriva a paventare il possibile ritiro dall'attività agonistica. Da qui in avanti, al contrario, la situazione fisica di Coman va parzialmente a migliorare, fino ad arrivare alla stagione 2019-2020 in cui mette il sigillo al treble bavarese, assurgendo a match winner della finale di Champions League vinta a Lisbona contro la sua ex squadra del Paris Saint-Germain. Dopo la vittoria europea rimane centrale nelle dinamiche della squadra bavarere, ciò nonostante il suo fisico non smette di riservagli problemi: nel settembre 2021 deve sottoporsi a un'operazione al cuore per risolvere un'aritmia cardiaca. Nazionale Il 2 giugno 2014, all'età di diciassette anni, esordisce con la Francia Under-21 nell'amichevole vinta per 6-0 contro i pari età di Singapore, realizzando anche una rete. Esordisce con la nazionale maggiore il 13 novembre 2015, nell'amichevole di Saint-Denis contro la Germania, nella sera degli attentati di Parigi che coinvolgono anche lo Stade de France, sede della gara. Il 12 maggio 2016 viene convocato dal commissario tecnico Didier Deschamps per il campionato d'Europa 2016 giocato in casa. Per via di un infortunio alla caviglia non ha potuto prendere parte al campionato del mondo 2018 poi vinto dalla nazionale francese. Convocato per il campionato del mondo 2022, pur non rientrando nell'undici titolare di Deschamps ha comunque modo di scendere in campo in sei occasioni nel corso della manifestazione, saltando unicamente la semifinale, vinta dai transalpini 2-0 sul Marocco; il 18 dicembre seguente, subentra a Ousmane Dembélé al 40' della finale contro l'Argentina, persa ai tiri di rigore, epilogo nel quale Coman fallisce il suo tentativo dal dischetto. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato francese: 2 - Paris Saint-Germain: 2012-2013, 2013-2014 Supercoppa francese: 1- Paris Saint-Germain: 2013 Coppa di Lega francese: 1 - Paris Saint-Germain: 2013-2014 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2014-2015 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2014-2015 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2015 Campionato tedesco: 7 - Bayern Monaco: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020, 2020-2021, 2021-2022 Coppa di Germania: 3 - Bayern Monaco: 2015-2016, 2018-2019, 2019-2020 Supercoppa di Germania: 6 - Bayern Monaco: 2016, 2017, 2018, 2020, 2021, 2022 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Bayern Monaco: 2019-2020 Supercoppa UEFA: 1 - Bayern Monaco: 2020 Coppa del mondo per club: 1 - Bayern Monaco: 2020 Individuale Miglior giocatore della finale di Champions League: 1 - 2020
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GONZALO HIGUAÍN https://it.wikipedia.org/wiki/Gonzalo_Higuaín Nazione: Argentina Luogo di nascita: Brest (Francia) Data di nascita: 10.12.1987 Ruolo: Attaccante Altezza: 184 cm Peso: 89 kg Nazionale Argentino Soprannome: El Pipita - El Pipa - Golzalo Alla Juventus dal 2016 al 2018 e dal 2019 al 2020 Esordio: 20.08.2016 - Serie A - Juventus-Fiorentina 2-1 Ultima partita: 07.08.2020 - Champions League - Juventus-Olympique Lione 2-1 149 presenze - 66 reti 3 scudetti 2 coppe Italia Gonzalo Gerardo Higuaín (Brest, 10 dicembre 1987) è un calciatore argentino, attaccante dell' Inter Miami. Con la nazionale argentina è stato vicecampione del mondo nel 2014 e vicecampione d'America nel 2015 e nel 2016. Ritenuto uno degli attaccanti più prolifici della sua generazione, con 36 reti nel corso del campionato 2015-16, ha stabilito il record di reti segnate in Serie A in una singola stagione, superando di una marcatura il precedente primatista Gunnar Nordahl, e venendo eguagliato da Ciro Immobile nella stagione 2019-20. Il suo trasferimento dal Napoli alla Juventus, avvenuto nel luglio 2016 per 90 milioni di euro, è stato all'epoca il più costoso nella storia della Serie A. In carriera ha conquistato tre campionati spagnoli (2006-07, 2007-08, 2011-12), due Supercoppe spagnole (2008 e 2012) e una Coppa di Spagna (2010-11) con il Real Madrid, una Coppa Italia (2013-14) e una Supercoppa italiana (2014) con il Napoli, tre campionati italiani (2016-17, 2017-18 e 2019-20) e due Coppe Italia (2016-17 e 2017-18) con la Juventus, una UEFA Europa League (2018-19) con il Chelsea. Ha totalizzato 75 presenze con la nazionale argentina, della quale è il sesto calciatore assoluto sia nel computo totale dei gol realizzati (31) sia per quanto riguarda le marcature nei campionati del mondo (5). Gonzalo Higuain Higuaín in nazionale nel 2018 Nazionalità Argentina Altezza 184 cm Peso 89 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Inter Miami Carriera Giovanili 1997-2005 River Plate Squadre di club 2005-2007 River Plate 35 (13) 2007-2013 Real Madrid 190 (107) 2013-2016 Napoli 104 (71) 2016-2018 Juventus 105 (55) 2018-2019 → Milan 15 (6) 2019 → Chelsea 14 (5) 2019-2020 Juventus 44 (11) 2020- Inter Miami 64 (26) Nazionale 2008 Argentina olimpica 2 (1) 2009-2018 Argentina 75 (31) Palmarès Mondiali di calcio Argento Brasile 2014 Copa América Argento Cile 2015 Argento Stati Uniti 2016 Biografia È figlio d'arte: il padre Jorge, ex difensore, ha trascorso quasi per intero la propria carriera in Argentina, tranne un anno nel Brest; Gonzalo nacque nell'omonima città francese proprio nel corso di quell'anno. Sua madre, Nancy Zacarías (1957-2021) era una artista e pittrice di origini medio orientali. Ha tre fratelli, Nicolás, Lautaro e Federico; quest'ultimo era anch'egli un calciatore professionista e giocava insieme a lui all'Inter Miami. È soprannominato El Pipita, nomignolo che trae origine dal soprannome del padre, detto El Pipa per via del naso pronunciato. Trascorre i primi mesi della sua infanzia in Francia, quindi fa ritorno in terra argentina poiché il padre viene ingaggiato dal River Plate. All'età di 10 mesi viene ricoverato per venti giorni in ospedale a causa di una meningite fulminante, curata appena in tempo, ed è costretto per diversi anni ad assumere quotidianamente dei medicinali per eliminare ogni traccia della malattia. Nel 1998 tornò per breve tempo in Francia, quando accompagnò il padre impegnato in una ricerca di giovani talenti per conto dell'allora commissario tecnico della nazionale argentina, Daniel Passarella. Sarebbe stato proprio lo stesso Passarella, otto anni dopo, a concedere al giovane Higuaín una maglia da titolare e l'occasione di mettersi in mostra con il River. Caratteristiche tecniche È un «attaccante d'area di rigore», forte fisicamente e abile con entrambi i piedi. Oltre ad essere un eccellente finalizzatore, è propenso ai ripiegamenti a centrocampo, con cui contribuisce alla fase difensiva; è inoltre dotato di un'ottima visione di gioco, che gli consente di risultare decisivo anche come uomo assist. Pur essendo in possesso di buoni mezzi tecnici, è più concreto che elegante. Dinamico e determinato, ha nell'emotività il suo principale punto debole. Diego Armando Maradona ha affermato di rivedere in Higuaín alcune caratteristiche dei connazionali Hernán Crespo e Gabriel Batistuta, definendolo un attaccante completo e abile nei movimenti smarcanti. Carriera Club Gli esordi e il River Plate Dopo essere rientrato dalla Francia insieme alla sua famiglia, Higuaín muove i primi passi in ambito calcistico tra le file dell'Atlético Palermo, club dell'omonimo quartiere di Buenos Aires, da cui il River Plate lo acquista all'età di 10 anni. Dopo aver effettuato la trafila delle giovanili, a 17 anni il tecnico Leonardo Astrada lo fa debuttare in prima squadra il 29 maggio 2005 nella sconfitta interna per 1-2 contro il Gimnasia (LP) al Monumental. In questo scorcio di stagione colleziona altre 3 presenze. Poco utilizzato dal successivo tecnico del River Plate, Reinaldo Merlo, trova spazio con maggiore continuità con l'approdo di Daniel Passarella alla guida tecnica del River Plate. Realizza la prima rete il 12 febbraio 2006 nel 3-1 ai danni del Banfield, mentre in Coppa Libertadores realizza una doppietta contro il Corinthians, decisiva nel 3-2 finale a favore del River Plate. Il River Plate cede quindi il 50% del suo cartellino al club svizzero del Locarno, espressione di un gruppo di investitori internazionali, per circa 8 milioni di dollari. Autore di cinque reti nel torneo di Apertura 2006, l'8 ottobre 2006, con una doppietta guida il River Plate alla vittoria per 3-1 nel Superclásico contro il Boca Juniors. Real Madrid 2006-2009: i due campionati consecutivi e la prima Supercoppa spagnola «Il suo talento è grande quasi quanto la sua umiltà.» (Ramón Calderón, allora presidente del Real Madrid, al momento della presentazione di Higuaín alla stampa internazionale) Higuaín al Real Madrid nella stagione 2009-10 Le ottime prestazioni con la maglia del River Plate proiettano l'attaccante argentino in Europa e il 14 dicembre 2006, pochi giorni dopo aver compiuto 19 anni, viene acquistato a titolo definitivo dal Real Madrid per la cifra di 13 milioni di euro, su indicazione dell'allenatore Fabio Capello, firmando un contratto di sei anni e mezzo a decorrere dal gennaio seguente. Debutta con il Real Madrid l'11 gennaio 2007 nella gara di Coppa del Re contro il Betis, valida per gli ottavi di finale e terminata 0-0, disputando l'intera partita. Firma la prima rete il 24 febbraio seguente nel derby contro l'Atlético Madrid, realizzando il gol del definitivo 1-1 all'Estadio Vicente Calderón. Tre giorni prima aveva esordito nella massima competizione europea, la Champions League, partendo da titolare nella gara contro il Bayern Monaco, valida per l'andata degli ottavi di finale e vinta dal Real Madrid per 3-2. In campionato realizza il secondo gol siglando il definitivo 4-3 ai danni dell'Espanyol decisivo nella conquista del titolo spagnolo. Nella stagione seguente, con il nuovo allenatore Bernd Schuster alla guida del Real Madrid, stenta a trovare continuità di prestazioni, chiuso da Raúl e van Nistelrooij, con il tecnico tedesco che lo schiera sovente anche fuori ruolo, dichiarando di "non sapere dove metterlo" e arrivando a dubitare soprattutto delle reali capacità realizzative del giocatore. Vince nuovamente il campionato facendo registrare 8 reti in 25 partite. Con l'avvento in panchina di Juande Ramos riesce finalmente a trovare continuità d'impiego e un rendimento di altissimo profilo. Il 24 agosto 2008 vince la Supercoppa di Spagna siglando il gol del momentaneo 4-1 ai danni del Valencia nella gara di ritorno al Santiago Bernabéu (la partita si sarebbe poi conclusa 4-2 in favore dei Blancos). In questa stagione, complice un grave infortunio occorso a van Nistelrooij, consolida il suo ruolo nell'undici titolare del Real Madrid e riesce a trovare continuità d'impiego e un rendimento d'alto profilo. Il 26 ottobre realizza la sua prima doppietta stagionale, sempre in Liga, contribuendo al 3-2 finale nella gara contro l'Athletic Bilbao. L'8 novembre realizza invece la sua prima quaterna in carriera ai danni del Málaga. In totale realizza 22 reti e 9 assist in 35 partite, affermandosi come miglior marcatore stagionale della squadra. 2009-2011: il successo nella Copa del Rey 2011 Higuaín durante un derby di Madrid della stagione 2010-11 Nel campionato 2009-10 arriva il cileno Manuel Pellegrini come nuovo allenatore del Real Madrid, con cui l'attaccante argentino instaura un buon rapporto. Il 14 marzo 2010 segna una tripletta nella gara di ritorno contro il Real Valladolid. A fine stagione si conferma miglior cannoniere del Real Madrid con 27 reti, una in più del nuovo compagno di squadra Cristiano Ronaldo, grazie alle quali è anche vice-capocannoniere della Liga alle spalle di Lionel Messi, che ne sigla 34. Nell'intera stagione mette a segno 29 reti in 40 partite tra campionato e coppe. Il 7 giugno 2010 rinnova il contratto con il Real Madrid fino al 2016, anche se con l'arrivo dell'allenatore portoghese José Mourinho sulla panchina del Real Madrid viene utilizzato con meno continuità. Il 3 novembre entra nella storia del club spagnolo siglando, ai danni del Milan, la rete numero 700 del Real Madrid nella massima competizione europea, prima squadra a raggiungere tale cifra per quanto concerne i gol realizzati. L'11 gennaio 2011 viene sottoposto a un intervento chirurgico per la rimozione di un'ernia del disco, operazione che lo tiene lontano dai campi di gioco per tre mesi. Il 20 aprile, pur non scendendo in campo, conquista la sua prima Coppa del Re, superando in finale il Barcellona 1-0 al termine dei supplementari. Al termine dell'annata segna 13 gol in 25 presenze tra campionato e coppe. 2011-2013: la vittoria della Liga e la seconda Supercoppa spagnola Higuaín nella stagione 2011-12 Il 24 marzo 2012 raggiunge quota 100 gol con il Real Madrid. Il 21 aprile il Real Madrid conquista la Liga battendo 2-1 il Barcellona al Camp Nou. Higuaín conclude la stagione siglando 22 reti, riprendendosi il posto in squadra dopo che l'anno precedente era stato utilizzato da Mourinho con scarso minutaggio. Con Benzema (21 reti) e Cristiano Ronaldo (46) forma in questa stagione il tridente d'attacco più prolifico nella storia del Real Madrid e della Liga spagnola. Il 29 agosto 2012 Higuaín si aggiudica la Supercoppa di Spagna ai danni del Barcellona, aprendo le marcature nella gara di ritorno a Madrid, terminata 2-1 per i padroni di casa, i quali si aggiudicano il trofeo in virtù della regola dei gol fuori casa. Alternatosi a Benzema nel ruolo di titolare, a fine stagione esprime, di comune accordo con la società, la volontà di lasciare il Real, che lascia dopo sei stagioni e mezzo con sei trofei vinti, 264 partite giocate e 121 reti realizzate. Napoli 2013-2015: Coppa Italia e Supercoppa italiana Il 27 luglio 2013 viene acquistato a titolo definitivo dal Napoli per 37 milioni di euro più 3 di bonus. Sceglie la maglia numero 9. Higuaín con la maglia del Napoli, in un frangente della Supercoppa italiana 2014. Esordisce con il Napoli e nel campionato italiano il 25 agosto contro il Bologna. Mette a segno la sua prima rete in campionato la settimana seguente contro il Chievo. Il 3 maggio 2014 seguente vince il suo primo trofeo con il Napoli, conquistando la Coppa Italia, superando nella finale dello Stadio Olimpico di Roma la Fiorentina per 3-1. Conclude la stagione con 24 reti in 46 presenze tra campionato e coppe, risultando il capocannoniere stagionale della propria squadra. Il 22 dicembre si aggiudica ai tiri di rigore la Supercoppa italiana contro la Juventus, dopo che i tempi regolamentari e supplementari erano terminati sul 2-2: nel corso dell'incontro Higuaín si era peraltro reso autore di una doppietta. In merito a un episodio verificatosi il 10 maggio 2015 al termine del pareggio 2-2 contro il Parma, Higuaín, infastidito da una presunta perdita di tempo, pronuncia frasi ingiuriose all'indirizzo della squadra emiliana; il giudice sportivo Gianpaolo Tosel gli commina quindi una multa di 10 000 euro. Higuaín in azione contro il Dnipro nelle semifinali di UEFA Europa League 2014-2015 Il 31 maggio al San Paolo, nell'ultima gara di campionato contro la Lazio, decisiva per la qualificazione ai preliminari di Champions League, realizza la doppietta che vale la rimonta da 0-2 a 2-2, fallendo tuttavia il rigore del possibile 3-2 per i padroni di casa; dopo questo errore dal dischetto, il quarto stagionale, i biancocelesti realizzano altri due gol, conquistando la vittoria e la conseguente qualificazione alla massima competizione europea. Conclude la stagione con 29 reti in 58 presenze tra campionato e coppe, confermandosi per il secondo anno consecutivo il capocannoniere stagionale del Napoli. 2015-2016: il record di gol in Serie A L'8 novembre in Napoli-Udinese, terminata 1-0 in favore dei padroni di casa, realizza il suo 200º gol in carriera in squadre di club. Il 30 novembre segna una doppietta contro l'Inter nel 2-1 conclusivo, permettendo alla squadra di conquistare la vetta solitaria della classifica, a venticinque anni dall'ultima volta. Nel corso della stagione raggiunge alcuni traguardi significativi: entra nella top ten dei migliori marcatori della storia del Napoli, toccando quota 70 reti complessive; va a segno per sei giornate consecutive, eguagliando la striscia positiva di Maradona nella stagione 1987-88; supera inoltre il proprio primato personale di gol segnati in una stagione (27) e le 29 reti di Cavani, fino ad allora il miglior cannoniere stagionale nella storia degli azzurri (limitatamente al campionato). Nella gara contro l'Udinese, persa per 3-1, raggiunge le 100 presenze in Serie A e realizza il trentesimo centro stagionale; nella partita è tuttavia protagonista di una reazione scomposta verso l'arbitro Massimiliano Irrati, che lo aveva espulso per somma di ammonizioni; ciò determina la squalifica di Higuaín per quattro giornate, poi ridotte a tre a seguito del ricorso presentato dal Napoli. Il 14 maggio, nel 4-0 dell'ultima giornata contro il Frosinone, realizza la tripletta che gli consente di chiudere il campionato con 36 reti in 35 partite, vincendo la classifica marcatori e superando il record assoluto di reti in un singolo campionato italiano, fino ad allora detenuto da Nordahl nella stagione 1949-50, ed eguagliando inoltre quello di Rossetti che resisteva dal 1928-29, quando il campionato si disputava a più gironi. Il record sarà successivamente eguagliato da Ciro Immobile nella stagione 2019-20. Juventus Higuaín durante la sua prima esperienza alla Juventus nel 2017 Il 26 luglio 2016 viene acquistato a titolo definitivo dalla Juventus per un costo di 90 milioni di euro, anche qui sceglie la maglia numero 9; il suo trasferimento risulterà il più costoso nella storia della Serie A fino al luglio 2018, quando la Juventus acquisterà Cristiano Ronaldo dal Real Madrid per 100 milioni. Il 20 agosto bagna con un gol l'esordio in campionato con la casacca bianconera — cosa che non gli era riuscita nel triennio in azzurro — fissando il punteggio sul 2-1 finale nella vittoria interna sulla Fiorentina. Il 10 settembre, alla prima da titolare, firma una doppietta nei primi 10 minuti nel 3-1 ai danni del Sassuolo. Il 27 dello stesso mese sigla la prima marcatura con i bianconeri in Champions League, realizzando la seconda rete nello 0-4 esterno contro la Dinamo Zagabria. Il 29 ottobre segna la rete del definitivo 2-1 proprio contro la sua ex squadra, il Napoli, non esultando in segno di rispetto per la società partenopea. In seguito a un periodo di appannamento sottorete, l'11 dicembre ritrova il gol in campionato siglando una doppietta nell'1-3 del derby contro il Torino. Il 28 febbraio 2017 trova il primo gol in Coppa Italia con la formazione torinese nella semifinale d'andata, realizzando la seconda rete nel 3-1 dello Stadium sul Napoli. Il 17 maggio mette in bacheca la Coppa Italia, primo trofeo in maglia bianconera nonché terzo consecutivo per la formazione di Massimiliano Allegri, in seguito alla vittoria per 2-0 sulla Lazio nella finale di Roma; quattro giorni dopo, con il successo 3-0 allo Stadium sul Crotone, arriva anche, con una giornata di anticipo, il sesto titolo italiano di fila che permette a Higuaín di conquistare il primo double nazionale, al contempo terzo di fila per la Juventus, e soprattutto alla squadra di battere dopo 82 anni il record della Juve del Quinquennio. Non riesce invece l'affermazione europea in Champions League, dove il 3 giugno i bianconeri cedono nella finale di Cardiff 1-4 contro il Real Madrid: per Higuaín, in campo internazionale, si tratta della quarta finale persa su quattro disputate tra club e nazionale. I primi mesi della seconda stagione a Torino vedono un Higuaín volto maggiormente al servizio della squadra, seppur riesca a trovare il gol con meno frequenza; ciò nonostante il 28 ottobre è sua la doppietta che vale il successo 0-2 contro i rivali del Milan: la prima marcatura risulta inoltre essere la centesima nel massimo campionato italiano. Il 4 febbraio 2018 arriva invece la prima tripletta in maglia bianconera, nel roboante 7-0 interno sul Sassuolo. Così come l'anno precedente per Higuaín si ripete il double domestico (a cui ha contribuito anche segnando il goal del definitivo 3-2 in rimonta contro l'Inter a Milano), secondo consecutivo per l'attaccante e al contempo quarto di fila per la Juventus: i bianconeri si impongono infatti il 9 maggio nella finale di Coppa Italia con un netto 4-0 sul Milan — quarta affermazione in successione e nuovo primato nel calcio italiano —, conquistando quattro giorni più tardi anche il settimo scudetto consecutivo grazie al pareggio esterno a reti bianche contro la Roma. Prestiti a Milan e Chelsea Il 2 agosto 2018 Higuaín viene ceduto in prestito oneroso annuale al Milan, per 18 milioni di euro, con diritto di riscatto a favore dei rossoneri fissato a 36 milioni. Esordisce in maglia rossonera il 25 dello stesso mese al San Paolo, nella sconfitta per 3-2 contro il Napoli. La prima marcatura arriva il 16 settembre, quando segna la rete del definitivo 1-1 nella trasferta contro il Cagliari; quattro giorni più tardi arriva invece il primo gol europeo con la nuova squadra, nella gara d'esordio in Europa League sul campo del F91 Dudelange (0-1). Higuaín al Chelsea nel 2019 L'esperienza di Higuaín al Milan, caratterizzata da 8 gol in 22 presenze, si rivela tormentata e al di sotto delle aspettative. In occasione del match di campionato casalingo del Milan proprio contro la Juventus (vinta dai bianconeri per 2-0), l'attaccante argentino dapprima si fa parare un calcio di rigore da Szczęsny e poco dopo viene espulso per proteste. Il 16 gennaio il calciatore disputa solo gli ultimi venti minuti della partita di Supercoppa italiana persa a Gedda contro la Juventus, ufficialmente a causa delle precarie condizioni fisiche, ufficiosamente perché al centro di un "caso" di calciomercato. Sarà la sua ultima presenza in rossonero: il 23 gennaio 2019 Milan e Juventus si accordano per risolvere anticipatamente il prestito e contestualmente il giocatore passa con la stessa formula al Chelsea (che rileva le condizioni del Milan), dove ritrova Maurizio Sarri come allenatore. Higuaín debutta con il Chelsea in FA Cup il 27 gennaio 2019 in casa contro lo Sheffield Wednesday. Tre giorni dopo debutta in Premier League nella partita persa per 4-0 sul campo del Bournemouth. Segna i primi gol in maglia Blues il 2 febbraio, nella partita di campionato vinta per 5-0 in casa contro l'Huddersfield Town, in cui realizza una doppietta. Nei mesi successivi non rende all'altezza delle aspettative alternandosi con Olivier Giroud. Pur non scendendo in campo, il 29 maggio 2019 vince l'Europa League, il suo primo trofeo europeo, grazie al successo in finale contro l'Arsenal a Baku. Alla fine della stagione la sua proprietà non viene riscattata dal club londinese. Ritorno alla Juventus Higuaín nella sua seconda esperienza juventina, prima della trasferta di Mosca per la UEFA Champions League 2019-2020. Il 1º luglio 2019 fa definitivamente ritorno alla Juventus, dove nel frattempo è approdato in panchina Maurizio Sarri, tecnico che l'argentino ritrova per la terza volta in carriera. Il successivo 31 agosto ritorna al gol, segnando ancora una volta alla sua ex squadra, il Napoli — il sesto complessivo —, marcando il punto del 2-0 nella partita poi vinta per 4-3. Il 1º ottobre ritorna al gol in UEFA Champions League — che mancava dal 7 marzo 2018 — nel 3-0 interno contro il Bayer Leverkusen, e pochi giorni dopo segna il gol del definitivo 2-1 in casa dell'Inter. Saranno 8 le sue marcature stagionali dell'argentino, nel nono campionato di Serie A vinto consecutivamente dai bianconeri — record assoluto nella storia della Serie A e dei maggiori campionati nazionali d'Europa —: in una difficile stagione, Higuaín non riesce a mantenersi sui livelli sottorete del passato, rigenerandosi tuttavia come «play offensivo» e uomo-squadra. In questa stagione da comunque un contributo importante con 44 presenze e 11 reti in tutte le competizioni. Ciò nonostante, con l'arrivo del nuovo allenatore Andrea Pirlo nell'estate 2020, l'attaccante non rientra più nei piani della società torinese, sicché il 17 settembre 2020 si arriva a una risoluzione consensuale del contratto. Inter Miami Il 18 settembre 2020 Higuaín si accorda con l'Inter Miami, club statunitense militante nella Major League Soccer, che lo tessera come designated player. Debutta dieci giorni dopo nella sconfitta contro il Philadelphia Union, nella quale si rende negativamente protagonista sbagliando un calcio di rigore e sfiorando una rissa. Il 7 ottobre realizza la prima rete in MLS, segnando su calcio di punizione il definitivo 1-2 a favore della sua squadra contro il N.Y. Red Bulls. Nazionale In possesso inizialmente della sola cittadinanza francese, nel novembre 2006, a 19 anni non ancora compiuti, viene convocato nella nazionale francese dal commissario tecnico Raymond Domenech, che lo aveva notato grazie alla doppietta messa a segno nel derby contro il Boca Juniors, ma rifiuta la convocazione. Decide tuttavia di non rinunciare al passaporto francese — e allo status di comunitario — per non precludersi la possibilità di giocare per una squadra europea, cosa che conseguentemente gli impedisce di rispondere alla chiamata delle nazionali giovanili argentine. Nel 2007 acquisisce il passaporto argentino, conservando entrambe le nazionalità. Il 6 febbraio 2008 gioca un'amichevole non ufficiale con la maglia dell'Argentina olimpica, siglando una doppietta nel 5-0 ai danni del Guatemala. Non viene tuttavia convocato per i Giochi olimpici di Pechino 2008 a causa di pregressi screzi con la federcalcio argentina, dovuti al suo rifiuto di partecipare al Mondiale Under-20 del 2007. Il commissario tecnico Domenech gli offre nuovamente la convocazione, ma il giocatore oppone un altro rifiuto. Higuaín (di spalle) festeggia con i compagni di nazionale la tripletta alla Corea del Sud al campionato del mondo 2010 Nel 2009, dopo aver preso in considerazione l'ipotesi di accettare la convocazione nella nazionale francese, viene convocato dal commissario tecnico dell'Argentina Maradona per le gare contro Perù e Uruguay, valide per le qualificazioni al Mondiale 2010: debutta il 10 ottobre 2009 contro il Perù, a 21 anni e dieci mesi, bagnando l'esordio con una rete. L'anno seguente va a comporre il parco attaccanti della Argentina nella fase finale della massima competizione internazionale in Sudafrica. Il 17 giugno 2010, nella seconda partita del girone B del torneo, realizza la sua prima tripletta con la maglia dell'Argentina nella gara terminata 4-1 per l'Argentina contro la Corea del Sud, risultando il miglior giocatore dell'incontro. In passato solamente due giocatori argentini erano riusciti nell'impresa di segnare tre reti in una sola partita nella storia dei Mondiali: si tratta di Stábile nel 1930 (contro il Messico) e di Batistuta nel 1994 (contro la Grecia) e nel 1998 (contro la Giamaica). Va a segno anche negli ottavi di finale contro il Messico, quindi l'Argentina viene eliminata nei quarti perdendo 4-0 contro la Germania. Il 25 giugno 2011 viene inserito dal nuovo CT Sergio Batista nella lista dei ventitré convocati in vista della Copa América disputata in Argentina. I padroni di casa vengono eliminati nei quarti di finale dall'Uruguay al termine dei calci di rigore: proprio nello stesso match, conclusosi sull'1-1, Higuaín mette a segno l'unica rete personale del torneo, realizzando anche il proprio tentativo nella sequenza conclusiva dagli undici metri, risultato poi ininfluente sull'esito finale. In occasione delle qualificazioni al Mondiale 2014 contribuisce alla vittoria dell'Argentina nel girone sudamericano realizzando complessivamente nove reti. Convocato da Alejandro Sabella per la fase finale della competizione, nella gara d'esordio del torneo serve l'assist per il gol di Messi nella vittoria per 2-1 sulla Bosnia ed Erzegovina. Il 5 luglio segna nei quarti di finale la rete decisiva nella vittoria per 1-0 contro il Belgio, che garantisce la qualificazione in semifinale per l'Argentina dopo ventiquattro anni. A fine partita si è aggiudicato il titolo di miglior giocatore dell'incontro. Nella finale contro la Germania, persa per 1-0 al termine dei supplementari, è protagonista in negativo, fallendo una nitida occasione da rete a pochi passi dal portiere tedesco Neuer, vedendosi inoltre annullare un gol per fuorigioco. Higuaín e il tedesco Schweinsteiger nella finale del campionato del mondo 2014 Il 25 maggio 2015 viene inserito dal CT Gerardo Martino nella lista dei ventitré convocati in vista della Copa América da disputarsi in Cile. Nel corso del torneo va a segno due volte: nella terza e ultima gara della fase a gironi contro la Giamaica e nella semifinale contro il Paraguay. L'Albiceleste tuttavia viene sconfitta in finale dal Cile ai rigori, dopo lo 0-0 scaturito al termine dei tempi regolamentari e supplementari. Suo è uno degli errori dagli undici metri che consente agli avversari di vincere la manifestazione. Il 20 maggio 2016 viene convocato da Martino per la Copa América Centenario negli Stati Uniti; nel corso della competizione realizza quattro reti: due nel 4-1 inflitto al Venezuela nei quarti di finale e due nella semifinale vinta 4-0 contro gli Stati Uniti. Gioca da titolare anche la finale, che vede l'Argentina nuovamente sconfitta ai rigori dal Cile, in un remake dell'edizione precedente: nel match, conclusosi nuovamente a reti bianche, si rende protagonista in negativo, fallendo una buona occasione davanti al portiere cileno Bravo. Il 6 ottobre 2016 Higuaín segna la prima rete nel 2-2 esterno contro il Perù: questa risulterà essere la sua unica marcatura durante le qualificazioni ai Mondiali 2018 in Russia, al termine delle quali l'Argentina riesce non senza affanni ad ottenere il pass mondiale, terminando al terzo posto il proprio girone. Convocato per l'evento, l'esperienza nel torneo per Higuaín e compagni si rivela deludente, con l'attaccante argentino che resta a secco di reti, collezionando appena tre presenze di cui solo una da titolare. Superata a fatica la fase a gironi, il cammino dell'Albiceleste si ferma infatti già agli ottavi di finale, battuta 4-3 dalla Francia, gara dalla quale Higuaín resta peraltro escluso. Il 28 marzo 2019 annuncia il proprio ritiro dalla nazionale. Record In Serie A Calciatore ad aver segnato più reti (36) in una singola stagione del campionato italiano, a pari merito con Ciro Immobile. Nel Napoli Uno dei due calciatori, assieme a Diego Armando Maradona, ad andare a segno per sei giornate consecutive nel campionato italiano. Calciatore ad aver segnato più reti (36) in una singola stagione di Serie A. Nella nazionale argentina Uno dei tre calciatori argentini, assieme a Guillermo Stábile e Gabriel Batistuta, ad aver segnato una tripletta in una partita del campionato mondiale di calcio. Palmarès Higuaín con il trofeo della UEFA Europa League 2018-2019 vinta al Chelsea Club Competizioni nazionali Campionato spagnolo: 3 - Real Madrid: 2006-2007, 2007-2008, 2011-2012 Supercoppa di Spagna: 2 - Real Madrid: 2008, 2012 Coppa di Spagna: 1 - Real Madrid: 2010-2011 Campionato italiano: 3 - Juventus: 2016-2017, 2017-2018, 2019-2020 Coppa Italia: 3 - Napoli: 2013-2014 - Juventus: 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa italiana: 1 - Napoli: 2014 Competizioni internazionali UEFA Europa League: 1 - Chelsea: 2018-2019 Individuale Premio Clarín Deporte: 1 - 2006 Equipo Ideal de América: 1 - 2006 Squadra della stagione della UEFA Europa League: 2 - 2013-2014, 2014-2015 Gran Galà del calcio AIC: 3 - Squadra dell'anno: 2014, 2016, 2017 Capocannoniere della Serie A: 1 - 2015-2016 (36 gol) Gol più bello dell'Europa League: 1 - 2015-2016 ESM Team of the Year: 1 - 2015-2016
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GONZALO HIGUAÍN «Tante battaglia insieme, tantissimi gol, spesso decisivi – scrive il sito ufficiale juventino –. Ora le strade di Gonzalo Higuain e della Juventus si separano. Il Pipita, dopo aver conquistato il suo terzo Scudetto, sveste la maglia bianconera. L'avventura di Gonzalo alla Juve era cominciata nell'estate 2016, con un grande impatto: miglior marcatore e giocatore più utilizzato in una stagione chiusa con la conquista dello scudetto e della Coppa Italia, double bissato l'anno seguente. E a partire dal suo esordio, datato 20 agosto 2016, Higuain è il secondo miglior marcatore della squadra in tutte le competizioni, oltre che il sesto miglior marcatore in Champions League. Il Pipa fin dall'inizio ha saputo entrare nei cuori dei tifosi bianconeri grazie a quella voglia irrefrenabile di essere decisivo e trovare il gol. Quella stessa voglia, che gli ha permesso di segnare un gol decisivo già all'esordio con la nostra maglia, l'ha messa in campo anche in questa stagione, al suo ritorno in bianconero dopo le esperienze con le maglie di Milan e Chelsea. Un ritorno vissuto con lo stesso entusiasmo dell'arrivo: a caccia di gol, pronto ad adattarsi sempre alle necessità della squadra». FRANCESCO QUADARELLA, CATENACCIOECONTROPIEDE.IT DEL 19 SETTEMBRE 2020 Fragilità e cattiveria. Sono probabilmente queste le parole che descrivono in maniera migliore Gonzalo Higuain, più di qualsiasi caratteristica calcistica, i suoi più grandi pregi e difetti psicologici. Figlio d’arte di Jorge Pipa Higuain, da cui riprende il soprannome, Pipita, Gonzalo è un lottatore: ha una cattiveria particolare, non è la cattiveria da strada dell’Apache Tévez, ma una cattiveria lucida, ha un killer instinct formidabile, è un giocatore completamente diverso dagli altri, non ha le classiche caratteristiche dell’argentino puro, probabilmente perché lui, nato a Brest, in Francia, la realtà della strada tipica dell’America meridionale fortunatamente non l’ha mai vista. A soli 10 mesi d’età è ricoverato in ospedale per una meningite fulminante ed è costretto dunque fin dalla tenera età a lottare, la metafora calcistica sorge spontanea. La carriera di Higuain non è quella di un “figlio del pueblo”, ma non per questo è una carriera con meno difficoltà: Gonzalo è costantemente messo in discussione, e la sua fragilità caratteriale lo condiziona in maniera importante. Tornato con la famiglia in Argentina, inizia la sua carriera calcistica tra le fila del River Plate, dove viene promosso in prima squadra appena maggiorenne. Nelle due stagioni con i Millonarios mette a segno 15 gol in 33 presenze, ma giocando soprattutto spezzoni di partita. In quelle poche apparizioni si toglie lo sfizio di decidere un Superclasico tra Boca e River con una doppietta ad appena 18 anni. Il destino nel grande calcio è segnato. La pensa allo stesso modo il Real Madrid di Fabio Capello, che nel 2006 lo acquista per tredici milioni di euro. In maglia blancos non sarà facile imporsi inizialmente in mezzo a giocatori del calibro di Raul, Ronaldo e van Nistelrooy, ma la concorrenza e la fiducia che gli allenatori ripongono in lui lo stimolano positivamente. Nella stagione 2009/2010 al Real Madrid arrivano Cristiano Ronaldo e Karim Benzema, e proprio con il franco algerino arrivato da Lione inizierà una convivenza complicata, in quanto riesce a togliergli minutaggio – e indirettamente fiducia – nel corso delle partite. L’acqua, che colma il vaso, fuoriesce definitivamente quando in panchina a guidare le merengues si siede José Mourinho, che vede in Benzema il partner ideale per il fenomeno con il numero 7. Gonzalo è quasi ai margini per un periodo, poi i gol e le prestazioni obbligano il portoghese a schierarlo, alternandolo al compagno Karim. Nell’annata 2011/2012 chiude il campionato realizzando 22 gol e formando con Benzema (21) e Cristiano Ronaldo (46) il tridente d’attacco più prolifico della storia del Real Madrid e della Liga in un singolo campionato. Per capire la grandezza di questo record: nel loro campionato più prolifico (2014/2015), la MSN – Messi, Suarez, Neymar – ha segnato 81 gol, 8 in meno rispetto al trio madrileno. Terminato il ciclo Mourinho, Florentino Pérez gli fa capire chiaramente che uno tra lui e Benzema doveva lasciare spazio all’acquisto di Gareth Bale, che in quel momento era il più costoso della storia del calcio, il primo a tre cifre, ed essendo il francese da sempre un pallino del presidente dei blancos, il prescelto era lui. Gonzalo deve quindi andarsene, e per la prima volta si affaccia al campionato che più di qualunque altro gli cambierà la carriera: la Serie A, più precisamente al Napoli. I numeri di Higuain al Madrid non sono di certo negativi – 121 reti e 56 assist in 6 stagioni –, eppure arriva a Napoli come se al Real avesse fatto male, come se avesse deluso, come se tutto questo non bastasse. Qui viene fuori la cattiveria di Gonzalo Higuain, che possiede nel DNA lo spirito del lottatore. Troppo spesso snobbato da addetti ai lavori e tifosi, ha sempre risposto alle critiche sul campo, da professionista. La sua esperienza napoletana è emotività allo stato puro. Il coinvolgimento emotivo che gli ha regalato questa piazza probabilmente non è mai stato e non sarà mai eguagliato da nessun’altra. Napoli ama Higuain e Higuain ama Napoli. A estremizzare questo concetto arriva un’altra figura emotiva, probabilmente, anche qui, l’allenatore che gli ha dato di più: Maurizio Sarri. Sotto la guida del tecnico toscano Higuain segna, segna, segna, segna e segna ancora. Non mancano di certo i suoi caratteristici momenti di debolezza, di fragilità: spicca quello di Udine, quando arrivato a un livello di stress incontenibile esplode definitivamente, si fa espellere ed esce in lacrime. Ma all’ultima giornata le lacrime per lui sono di gioia perché, contro il Frosinone, realizza tre gol, di cui l’ultimo, il trentaseiesimo stagionale, in rovesciata, e scrive definitivamente il suo nome nella storia del calcio italiano battendo il record di gol in una singola stagione in Serie A, che Nordahl deteneva da più di 60 anni. C’è un problema, però. La stagione finisce, Higuain ha disputato la più grande annata della sua carriera, ha messo a segno un record storico ed è uno degli attaccanti più forti del mondo, ma il Napoli è arrivato secondo, a 9 lunghezze della Juventus. Higuain ha preso consapevolezza dei suoi mezzi, sa che è nel momento migliore della sua carriera, vuole vincere. Il problema è che la rosa che il Napoli costruisce intorno a lui non basta per battere la Juve, e lui non vuole sacrificare i suoi anni migliori inseguendo un miracolo. De Laurentiis non accontenta le richieste di Gonzalo, Higuain passa al nemico. Già, proprio la Juventus, la squadra che nella stagione precedente aveva impedito a lui e a tutti i napoletani la gioia del tricolore. Non è una scelta legata al denaro come qualcuno sosterrà, il Napoli gli offre un rinnovo con un ingaggio più alto di quello che percepirà alla Juve. Viene messo di lato il cuore, entra in campo il professionista e Higuain si tinge di bianconero. I napoletani, probabilmente, non glielo perdoneranno mai, l’amore si è trasformato in odio. Questo è uno dei problemi più grandi di una tifoseria così calorosa, che però non potrà mai negare quanto il Pipita gli abbia dato, e viceversa. In bianconero conferma la sua grandissima forma segnando a raffica e vincendo Coppa Italia e Scudetto alla prima stagione, sfiora soltanto la Champions League, obiettivo comune con il club torinese. La finale del tracollo juventino è contro il Real Madrid, il primo tempo è equilibrato e termina 1-1, nel secondo tempo la Juventus non scende in campo, la partita finisce 4-1, sul banco degli imputati ci finisce Gonzalo Higuain, nonostante a sparire dal campo fosse stata l’intera squadra. La stagione successiva inizia come era finita, la Juve vince e si avvia alla vittoria dello scudetto, ma a cinque giornate dalla fine avviene qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato: il Napoli di Sarri, che sta disputando la migliore stagione della propria storia – considerando i punti –, vince lo scontro diretto a Torino con un gol di Koulibaly negli ultimi minuti. Nella giornata seguente la Juventus va a Milano, gioca contro l’Inter. La partita è un vero inferno, il vantaggio e la superiorità numerica per un’entrata scomposta di Vecino non bastano, l’Inter la ribalta, a 5 minuti dalla fine la Juventus è sotto e lo scudetto è più vicino a Napoli che a Torino, poi cambia qualcosa. Spalletti richiama in panchina Icardi per Santon, Allegri inserisce Dybala per Khedira. Questi cambi permettono di riscrivere la storia del match: l’Inter si schiaccia troppo in difesa e Dybala regala prima un gran pallone a Cuadrado che trova un gol fortunoso, poi, al 90′, mette in area un pallone velenosissimo su calcio di punizione che non poteva che finire sulla testa del Pipita, che sigla il 3-2 e porta la Juve a una vittoria tanto difficile quanto importante. Il giorno dopo il Napoli, probabilmente scosso psicologicamente dal risultato della Juve, crolla a Firenze con un clamoroso 3-0 firmato Simeone. La Juve e Higuain hanno la strada spianata per lo Scudetto, che arriverà insieme alla Coppa Italia. Ma anche in questa stagione per la Juve dici Champions dici danno, l’alieno CR7 ancora una volta spazza via i bianconeri, le responsabilità, ancora una volta, cadono più di chiunque su Higuain. Tutte le colpe sono di Higuain, già, non è la prima volta che se lo sente dire. Se la sua carriera con i club è tortuosa, con la Nazionale è un vero e proprio tormento. Brasile 2014, Cile 2015, Stati Uniti 2016: tre finali in tre anni con l’Albiceleste che si rivelano tre sconfitte. L’opinione della collettività è chiara: è colpa sua. In campo si scende in 11 sempre, tranne quando si perde, quando si perde è solo colpa di Higuain. Immaginate come possa vivere una situazione del genere un giocatore come lui, estremamente emotivo, estremamente fragile. Parliamoci chiaramente, queste gare per cui viene accusato non sono state di certo delle ottime partite per Higuain, ma è innegabile che non gli si possano addossare tutte le responsabilità come è stato fatto. Intanto a Torino si è trasferito CR7 e senza mezzi termini la società gli dice che non punta più su di lui, più che un discorso calcistico è un discorso economico, è il più sacrificabile per fare cassa, Gonzalo è spiazzato. In una trattativa tanto veloce quanto – probabilmente – sbagliata, la Juventus cede Higuain al Milan. Milano lo accoglie con entusiasmo, ma il Pipita non ripagherà le speranze dei tifosi e della società, il progetto in cui ha creduto è un progetto destinato a fallire, e ancora una volta se il Milan va male la colpa è sua. Gonzalo non riesce a gestire più questa situazione, vuole andare via, vuole andare dove può giocare con meno pressioni, al fianco di qualcuno che crede in lui a prescindere da tutto, vuole andare da Sarri, che nel frattempo si è trasferito al Chelsea. In maglia blues si pensa possa riscattare il periodo buio che sta vivendo, ma il campo non la pensa allo stesso modo, 5 gol in Premier League che contribuiscono alla qualificazione in Champions dei londinesi e poco altro. La stagione è un no secco. Il Chelsea non ha nemmeno deciso di riscattarlo, probabilmente perché l’unico motivo del legame tra i blues e Gonzalo sarebbe da lì a poco venuto meno: Sarri cambia squadra, e come Gonzalo finisce alla corte dello storico nemico, seguendo la filosofia del «si non potes inimicum tuum vincere, habeas eum amicum». Troppe persone hanno dimenticando la sua storia, la sua grandezza, quello che ha fatto e quello che è in grado di fare. Durante la sua carriera Higuain è caduto tante volte, ma si è sempre rialzato. Molti credevano fosse finito, che fosse un vulcano definitivamente spento, ma Higuain, se messo nelle giuste condizioni mentali, può trasformare la sua fragilità in cattiveria, ed esplodere da un momento all’altro. Vive dei mesi estivi incerti, la Juventus conduce un mercato confusionario, si pensa possa cedere sia lui che Dybala, alla fine restano entrambi e per la prima parte della stagione sembra la non-scelta migliore che si potesse fare. I due sono infatti risultati decisivi, tra le altre gare, nello scontro diretto a San Siro, contro l’Inter di Antonio Conte, con il ruggito del Pipita che, a distanza di due anni, si alza di nuovo nel cielo di Milano. La stagione e la vita di noi tutti, però, viene scossa dal COVID-19, che costringe l’Italia e il mondo a cambiare il nostro modo di agire, pensare e interagire con gli altri. A questo periodo, per il Pipita, si aggiunge soprattutto la disperazione per l’aggravamento delle condizioni di salute della madre, malata di tumore, che lo fanno volare in Argentina in piena quarantena. La fragilità di Gonzalo torna a farsi sentire. Il ritorno in campo è complicato per Higuain, che in una Juve di Sarri sempre meno coesa, e con una condizione fisica e soprattutto mentale non ottimale, trova appena 3 gol e 10 presenze. Alla fine dell’annata, nonostante la vittoria dello scudetto, la panchina di Maurizio Sarri salta, e il debuttante Pirlo gli comunica chiaramente che è fuori dal progetto. Gonzalo, non senza rammarico, è costretto a lasciare nuovamente i bianconeri, con destinazione Miami, decidendo di affacciarsi, alla soglia dei 33 anni, a un nuovo calcio, un calcio in cui possa davvero giocare senza troppe pressioni, un calcio in cui, forse, per una volta, potrà far emergere maggiormente la sua cattiveria, a dispetto di quella fragilità che da sempre lo contraddistingue maggiormente. ALEXANDER SUPERTRAMP, JUVENTIBUS DEL 24 APRILE 2020 Opinioni assai contrastanti ci sono nella tifoseria bianconera quando si parla di Gonzalo Higuain, quando si cerca di dare un giudizio “definitivo”, dopo quasi 5 anni dal suo arrivo, sulla bontà di quell’operazione unica e “deflagrante”. Intanto dobbiamo dire che analizzare e valutare nel tempo la giustezza di tali grandi operazioni, è cosa assai complessa. Vanno tenuti presenti diversi livelli di valutazione, molti dei quali comunque composti da spazi grigi e interpretativi. Certo, se analizziamo i freddi numeri, i costi, i ricavi, gli ammortamenti, l’operazione non è sicuramente delle più felici, visto anche l’ingombrante stipendio dell’argentino, che ha portato a una difficoltosa ricollocazione del giocatore negli ultimi anni. Ma nel calcio non si possono considerare solo le formulette matematiche. Il calcio mercato in particolare è una specie di giungla in cui in ogni dato momento devi effettuare la tua mossa, quasi come in una partita di scacchi. Oltre a guardare i tuoi benefici concreti devi anche bloccare il tuo avversario, in una complessa e fitta rete strategica. Per valutare un’operazione di tale portata dobbiamo partire difatti dall’esatto momento storico in cui è stata compiuta. Non bisogna mai perdere di vista la realtà. Non è un gioco virtuale dove cerchi di incastrare ogni ingranaggio al suo posto. Ci sono mille difficoltà, motivazioni e prospettive che il grande pubblico molto spesso tende a sottovalutare. Estate 2016, la Juventus si ritrova a dover gestire un ingente malloppo di denaro, dovuto alla quasi imminente e ormai certa partenza di Pogba. I milioni in ballo sono tanti e si deve operare in fretta. La stategia di fondo che sembra aver tracciato la dirigenza bianconera è basata sul cercare di confermare innanzitutto il predominio italiano. Grande forza gestionale, economica e di programmazione in questi anni è stata proprio quella di poter esprimere concretamente, come raggio di fuoco, un grande vantaggio sulle dirette concorrenti nostrane. Il primo ed esiziale scopo dunque, della nostra dirigenza, una volta resasi conto della partenza del francese, è indirizzato sul compiere una mossa che possa “garantire” (tra mille virgolette, dato che nel calcio di scontato non c’è nulla) la riconferma sul suolo nazionale. I tempi di reazione nel calcio mercato devono essere immediati, si deve agire in fretta e valutando moltissimi fattori. I 100 milioni derivanti dalla partenza di Pogba vengono praticamente e interamente girati sull’acquisto di Higuain. Il miglior giocatore della tua più diretta rivale. La mossa è intelligente, prudente e sfacciata allo stesso tempo. Si indebolisce l’avversario e si compie un’operazione anche quasi a livello psicologico distruttiva per il “nemico”. Su questo aspetto penso ci siano pochi dubbi. Da quell’operazione il Napoli ha avuto enormi strascichi, in seno all’ambiente, alla squadra e ovviamente in società, con molti tifosi ad attaccare il loro Presidente. L’entusiasmo al contempo invece registrato a Torino, è stato secondo forse solo al pirotecnico arrivo di CR7 qualche anno dopo. La scelta quindi appare assolutamente saggia e giusta, nel momento in cui è stata compiuta. Ma il campo cosa ha detto?… Il vero giudice supremo. Higuain nella sua prima stagione a Torino è stato devastante, segnando a raffica in campionato, e in particolare proprio alla sua ex squadra, un po’ meno in Europa, ma trovando comunque anche le marcature importanti, vedi la doppietta in semifinale di Champions. Con il passare delle stagioni però l’argentino ha fatto registrare sicuramente un calo atletico e di brillantezza. Quel momento bruciante che rappresenta in pochi millesimi di secondo, “vita o morte” per l’efficacia di un bomber. All’argentino in particolare è stata imputata una scarsa professionalità, un mantenimento fisico in diversi momenti non ottimale, con qualche chilo di troppo sul groppone. E inoltre una debolezza psicologica in certi frangenti che ne hanno minato il rendimento, soprattutto nei grandi match europei. Bisogna anche dire però che, se da un lato abbiamo assistito senza dubbio a un’involuzione dell’attaccante argentino, da un altro si è verificata una crescita, o meglio, una trasformazione. Come capitato in passato ad altri grandi attaccanti. Higuain ha iniziato a segnare sicuramente di meno, ma ha portato benefici importanti alla squadra sotto altri aspetti. È diventato un 9 e mezzo per citare una frase di un altro grande del nostro passato. È diventato una specie di trequartista avanzato, eseguendo molto spesso e molto bene una grande funzione di cucitura del gioco e della manovra della squadra. Gonzalo è dotato di una classe e di una visione di gioco davvero rare per essere stato uno dei più grandi 9 dell’era moderna. Un centravanti davvero completo. Negli ultimi anni ha sicuramente perso smalto in area di rigore e nella finalizzazione, ma ha sicuramente portato grande qualità in funzione di manovra e di raccordo. Questo non va dimenticato. Continuando comunque a segnare, e in particolare gol importanti. Le sue firme almeno in Italia, sono quasi sempre in grandi match o in sfide decisive. Gonzalo inoltre è amatissimo dal popolo bianconero, un amore come raramente si è visto nella nostra storia. E l’occhio della tifoseria è comunque sempre un buon termometro per determinare l’effettivo apporto di un giocatore. D’altro canto però abbiamo assistito a una sicura involuzione di Gonzalo sotto porta e sotto l’effettivo apporto di gol. Benissimo l’azione di cucitura, ma a un centravanti alla Juventus si chiedono soprattutto i gol. E questi in diversi momenti sono mancati. Probabilmente la conclusione migliore del rapporto sarebbe dovuta avvenire dopo 2 stagioni. E questo era stato anche nelle idee della Juventus. Nell’estate del 2018 la Juventus vuole piazzare il suo attaccante. Rientra perfettamente nelle classiche cessioni illustri e remunerative, ma qualcosa non va come previsto. Inizialmente sembra destinato al Chelsea per una cospicua cifra di milioni che avrebbe potuto ammortizzare e sanare il grande esborso iniziale. L’operazione non va in porto e Gonzalo finisce al Milan, con la formula del prestito e con la speranza della nostra dirigenza che i rossoneri prima o dopo ne possano acquisire l’intero cartellino. Ma anche qui qualcosa non va. Gonzalo sembra subire molto a livello mentale l’abbandono della sua Signora, processo che culmina quasi in una crisi isterica proprio nel match contro la sua ex squadra. (Qui torna fuori la sua latente debolezza psicologica di cui abbiamo accennato). La stagione dell’argentino si trasforma in un calvario, finisce al Chelsea temporaneamente, ma anche a Londra, a parte brevi lampi non riesce a tornare se stesso. Si arriva all’ultima estate, la Juventus non sembra assolutamente puntarci, ma piazzare Gonzalo ora è impresa davvero complicata. Il resto, è storia recente. L’atteggiamento di Higuain è encomiabile, sin da subito mette grande motivazione nel riconquistarsi la Juventus, arrivano gol importanti ma anche i soliti periodi di digiuno. Pur mantenendo una grande qualità nella cucitura del gioco, non sembra più in grado di mantenere quei livelli richiesti in una squadra come diventata ormai la Juventus. Al contrario del suo stipendio che è ancora assai pesante. Magari questa stagione poteva essere qualcos’altro per Gonzalo, se avesse potuto procedere, ma questo non lo sapremo mai. In definitiva l’acquisto di Higuain può definirsi assolutamente intelligente nel momento in cui è stato compiuto, poi la scommessa ha sicuramente perso di valore, ma sono errori che possiamo definire “fisiologici” nel calcio. Il suo arrivo ci ha permesso di confermare il nostro dominio italiano per diverse stagioni, con i conseguenti benefici economici e di prospettiva. Poi la piega si è aggrovigliata, soprattutto guardando i freddi numeri, più che il campo. Ma non dobbiamo mai dimenticare che si opera nella vita reale, non in un videogioco dove la programmazione non è mai intaccata da eventi negativi e imprevisti. Gonzalo ha dato tanto alla Juventus, ha segnato gol epocali (quello di San Siro è e resterà un macigno indelebile per l’eternità) e ci ha fatto godere come pochi nella nostra storia. Per questo motivo e in ultimo istanza il suo acquisto dovrà sempre essere visto più nel bene che nel “pesante”. Perché in fondo “...Siamo tutti venuti sin qui, per vedere segnare Higuain.” https://ilpalloneracconta.blogspot.com/2018/12/gonzalo-higuain.html
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CHRISTIAN VIERI https://it.wikipedia.org/wiki/Christian_Vieri Nazione: Italia Luogo di nascita: Bologna Data di nascita: 12.07.1973 Ruolo: Attaccante Altezza 185 cm Peso 82 kg Nazionale Italiano Soprannome: Bobo Alla Juventus dal 1996 al 1997 Esordio: 28.08.1996 - Coppa Italia - Fidelis Andria-Juventus 0-2 Ultima partita: 01.06.1997 - Serie A - Juventus-Lazio 2-2 37 presenze - 14 reti 1 scudetto 1 supercoppa Uefa 1 coppa intercontinentale Christian Vieri, detto Bobo (Bologna, 12 luglio 1973), è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante. È considerato uno dei più forti attaccanti della sua generazione. Il suo trasferimento dalla Lazio all'Inter nell'estate del 1999 per 90 miliardi di lire fu all'epoca un record nella storia del calciomercato. Con la nazionale italiana ha totalizzato 49 presenze e 23 reti, partecipando a due Mondiali (Francia 1998 e Corea del Sud-Giappone 2002) e un Europeo (Portogallo 2004); durante il campionato del mondo 2002 ha raggiunto il record italiano di marcature nei Mondiali detenuto da Paolo Rossi e Roberto Baggio, con 9 gol. Ha inoltre vinto l'Europeo 1994 con la selezione Under-21. A livello individuale fu nominato miglior calciatore italiano AIC nel 1999 e nel 2002. Nella stagione 2002-2003 fu capocannoniere della Serie A, dopo aver vinto quello della Primera División spagnola nella stagione 1997-1998. Pelé lo ha inserito nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi, redatta in occasione del Centenario della FIFA. È al 71º posto nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla rivista World Soccer. Christian Vieri Vieri con l'Inter nella stagione 1999-2000 Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 1º aprile 2009 - giocatore Carriera Giovanili 1987-1988 Marconi Stallions 1988-1989 Santa Lucia 1989-1990 Prato 1990-1992 Torino Squadre di club 1991-1992 Torino 7 (1) 1992-1993 Pisa 18 (2) 1993-1994 Ravenna 32 (12) 1994-1995 Venezia 29 (11) 1995-1996 Atalanta 19 (7) 1996-1997 Juventus 37 (14) 1997-1998 Atlético Madrid 24 (24) 1998-1999 Lazio 22 (12) 1999-2005 Inter 144 (103) 2005-2006 Milan 8 (1) 2006 Monaco 7 (3) 2006-2007 Atalanta 7 (2) 2007-2008 Fiorentina 26 (6) 2008-2009 Atalanta 9 (2) Nazionale 1992-1996 Italia U-21 22 (11) 1993 Italia U-23 3 (1) 1997-2005 Italia 49 (23) Palmarès Europei di calcio Under-21 Oro Francia 1994 Oro Spagna 1996 Biografia Nato a Bologna, città dove giocava il padre, a 4 anni emigrò in Australia, dove ebbe le prime esperienze calcistiche. Tornato in Italia adolescente (14 anni) con la famiglia, ha vissuto a Prato, città natale del padre. Di madre francese, Christiane "Nathalie" Rivaux, è figlio di Roberto Vieri e fratello di Massimiliano Vieri, anch'essi ex calciatori. Nei primi anni 2000 ha avuto una relazione con l'ex velina Elisabetta Canalis. Tra il 2006 e il 2011, ha avuto una relazione con l'ex velina Melissa Satta. Il 18 marzo 2019 ha sposato l'ex velina Costanza Caracciolo, dalla quale ha avuto due figlie: Stella, nata il 18 novembre 2018 e Isabel, nata il 25 marzo 2020. Caratteristiche tecniche Vieri (a destra) all'Atalanta nel 1995, in un corpo a corpo con il romanista Aldair: pur a fronte della notevole mole fisica, l'attaccante annoverava velocità e opportunismo tra le sue maggiori qualità. Vieri era un centravanti dotato di grande forza fisica, veloce in progressione e molto efficace nel gioco aereo. Paragonato a Giorgio Chinaglia, nonostante il fisico massiccio, tra le sue migliori qualità rientrava l'opportunismo, prerogativa di attaccanti più esili; in più, grazie a un sinistro potente e preciso, sapeva rendersi pericoloso anche lontano dalla porta avversaria, con improvvise conclusioni da lunga distanza. Nelle sue stagioni più felici ha mantenuto medie realizzative molto elevate, coniugando il notevole senso del gol con l'abilità nel giocare di sponda e nel servire assist ai compagni: tali doti, associate a un carattere da trascinatore, lo rendevano un importante uomo-squadra. Era inoltre un buon rigorista. Nella fase iniziale della carriera era considerato un giocatore piuttosto grezzo, tanto da sollevare dubbi sulle sue effettive possibilità di emergere ad alti livelli; per di più, la sua ascesa fu ritardata da frequenti infortuni. Tuttavia, con l'allenamento costante, Vieri incrementò il proprio tasso tecnico, fino ad affermarsi come uno dei migliori centravanti della sua generazione: ciò gli ha valso numerosi accostamenti a grandi goleador del passato, in particolare a Gigi Riva, rispetto al quale ha saputo acquisire un repertorio forse più raffinato, pur senza eguagliarne la potenza e le soluzioni di tiro; lo stesso Riva, peraltro, ne ha tessuto le lodi, giudicandolo nel 1999 «l'attaccante, se non più forte in senso assoluto, certamente più completo al mondo». Un altro dei suoi predecessori, Roberto Boninsegna, ha affermato di aver rivisto in Vieri molte delle proprie caratteristiche. Carriera Club Gli inizi Quando rientra dall'Australia nel 1988 il suo primo club è l'A.C. Santa Lucia, squadra di una frazione di Prato, in cui il suo primo allenatore è Luciano Diamanti, padre del calciatore Alessandro. L'anno successivo viene tesserato ancora in giovane età dal Prato, squadra per cui tifava, mettendosi in luce con vari gol nel campionato Berretti. Un giovane Vieri al Torino nella stagione 1991-1992 Nell'estate del 1990 si trasferisce al Torino grazie a una segnalazione di Rosario Rampanti, il quale lo consiglia subito all'allenatore Sergio Vatta. Dopo un anno nel settore giovanile al Torino, nella stagione 1991-1992 Vieri entra nel giro della prima squadra grazie all'allenatore Emiliano Mondonico, che lo fa esordire in Coppa Italia all'età di 18 anni, il 30 ottobre 1991, contro la Lazio. In questa occasione realizza anche la rete del definitivo 2-0 per i granata, dopo il gol del vantaggio firmato da Enrico Annoni. Il 15 dicembre dello stesso anno debutta in Serie A a 18 anni, nei minuti finali della partita Torino-Fiorentina (2-0); segna anche il suo primo gol al Genoa nella sfida vinta dai granata per 4-0. Al fine di giocare con più continuità, dall'annata successiva Vieri milita in Serie B, nelle file del Pisa, con cui consegue la salvezza nel 1992-1993, poi nel neopromosso Ravenna, di cui non riesce a evitare la retrocessione in C1 al termine del campionato cadetto 1993-1994 (pur risultando l'attaccante più prolifico della sua squadra) e, infine, nel Venezia, nel quale, autore di un discreto campionato, mette a segno 11 gol nella stagione 1994-1995. Gli si riaprono dunque le porte della Serie A, dato che viene acquistato dall'Atalanta, club nel frattempo neopromosso in quello stesso anno. Nel club bergamasco si mette definitivamente in luce nella stagione 1995-1996. Juventus Nel 1996 la Juventus lo acquista per 7,3 miliardi di lire. L'8 settembre contro la Reggiana, Vieri esordisce in squadra bianconera e firma subito la sua prima rete stagionale in Serie A con la Juventus. All'inizio il giocatore non riesce a integrarsi nella squadra, soprattutto a causa di alcuni dissapori con l'allenatore Marcello Lippi. Questi dissapori culminarono il 12 gennaio 1997, nell'intervallo di Juventus-Atalanta, quando il giocatore e l'allenatore arrivarono a prendersi a pugni. Vieri ricorda, così, questo episodio: «Durante un Juventus-Atalanta, io ero entrato al 40' e, dopo cinque minuti, finì il primo tempo. Lui [Lippi] mi disse qualcosa negli spogliatoi ed io gli risposi. Furono bravi i miei compagni a separarci. Forse, è stata quella la scintilla che ci ha fatto conoscere.» Vieri in azione alla Juventus durante la Champions League 1996-1997 Riappacificatosi con l'allenatore e dopo un periodo in panchina, Vieri riesce a riprendersi la maglia da titolare e gioca le restanti partite del campionato. Il 15 marzo segna la sua prima doppietta in maglia bianconera nella sfida vinta 3-0 contro la Roma; realizza due gol anche il successivo 6 aprile, nella roboante vittoria sul Milan per 6-1. Chiude la stagione con la Juventus con 14 gol segnati, vincendo lo scudetto, la Supercoppa UEFA e la Coppa Intercontinentale e arrivando a disputare la finale di Champions League, persa contro il Borussia Dortmund. Atlético Madrid Nonostante le intenzioni di Gianni Agnelli di far rimanere il giocatore nel club torinese, nella stagione successiva Vieri viene ceduto all'Atlético Madrid per 34 miliardi di lire. Vieri ricorda che il trasferimento in Spagna è «stata la cosa migliore che ho fatto da quando gioco a calcio». Vieri (a destra) in azione all'Atlético Madrid, inseguito dal laziale Nesta, durante le semifinali di Coppa UEFA 1997-1998. Principale rinforzo del club presieduto da Jesús Gil insieme al brasiliano Juninho Paulista, l'attaccante italiano esordisce con la squadra madrilena il 30 agosto 1997, nella partita pareggiata per 1-1 contro il Real Madrid al Bernabéu e valida per la prima giornata del campionato di Primera División. Il primo gol con i colchoneros arriva il 16 settembre, su calcio di rigore, nella gara vinta per 2-1 al Calderón contro il Leicester City, nel primo turno di Coppa UEFA. Undici giorni dopo segna i primi gol in campionato, realizzando una doppietta nella partita pareggiata in casa contro il Celta Vigo (3-3). Nel mese di ottobre mette a referto due triplette consecutive, nel successo per 5-1 sul campo del Real Saragozza e per 5-2 in casa contro il PAOK il 21 ottobre, nei quarti di finale di Coppa UEFA. Contro i greci realizza un gol annoverato tra i migliori della sua carriera calcistica: beffa il portiere avversario, che stava facendo scorrere il pallone in fallo laterale, recuperandolo proprio sulla linea di fondo e segnando con un tiro a effetto. Il 21 marzo 1998 realizza una quaterna sul campo del Salamanca UDS, nella partita persa per 5-4. Termina la stagione con 29 gol in 32 presenze. Nella Liga, in cui l'Atlético chiude con un deludente settimo posto, Vieri segna 24 gol in 24 partite, risultato che gli frutta il primo posto nella classifica marcatori e quindi la vittoria del Trofeo Pichichi: è il primo (e finora unico) italiano a vincerlo. Lazio Poco prima della fine della fase estiva del calciomercato, il 28 agosto 1998, viene acquistato dalla Lazio per 55 miliardi di lire. Il 13 settembre 1998, nella gara pareggiata 1-1 contro il Piacenza, debutta con la squadra romana. Il 23 settembre, durante la gara di ritorno dei sedicesimi di finale di Coppa Italia, contro il Cosenza, si infortuna al ginocchio e sarà costretto a rimanere inattivo per oltre tre mesi. Rientra in campo e segna il primo gol con la Lazio il 6 gennaio 1999, risultando decisivo per la vittoria contro il Bologna. Vieri in azione palla al piede con la Lazio nella stagione 1998-1999 Vieri gioca con continuità fino alla fine del campionato, segnando 12 gol in 22 presenze. Con la Lazio si piazza secondo in campionato sfiorando lo scudetto (è suo il colpo di testa che va a spegnersi contro la traversa nella sfida decisiva che terminerà 1-1 con la Fiorentina e in seguito sancirà il sorpasso-scudetto del Milan per un solo punto). Oltre al campionato, Vieri è determinante per le vittorie della Lazio in Coppa delle Coppe, giunta alla sua ultima edizione. L'8 aprile 1999, nella semifinale giocata contro il Lokomotiv Mosca, gioca una buona gara (colpisce in pieno la traversa avversaria e arriva vicino al gol del raddoppio per i laziali), risultando decisivo per il passaggio della Lazio in finale. Il 19 maggio 1999 vince il trofeo, realizzando, tra l'altro, il primo dei due gol con cui i biancocelesti sconfiggono per 2-1 il Maiorca nella finale di Birmingham. Vieri ricorda questa sfida come una delle più belle della sua vita. Inter Nel giugno 1999 viene ceduto all'Inter per 90 miliardi di lire: nel prezzo è compreso il cartellino di Simeone, valutato 21 miliardi. Il 29 agosto, si presenta a San Siro con una tripletta al Verona. I nerazzurri finiranno il campionato al quarto posto. Nel torneo successivo è il miglior marcatore della squadra con 18 reti: tra queste, si ricorda la tripletta messa a segno contro il Perugia il 1º aprile 2001. Nel 2001-02 conduce i nerazzurri a un passo dal titolo, realizzando 22 reti e offrendo un rendimento eccellente; ciò non basterà a vincere lo scudetto, perso all'ultima giornata a causa della sconfitta contro la sua ex squadra, la Lazio, che il 5 maggio 2002 batte per 4-2 in casa i milanesi. Nell'incontro Vieri è autore del gol del temporaneo 1-0. L'anno dopo, l'attaccante si laurea capocannoniere del campionato di Serie A, con più reti che presenze (24 a 23): 4 gol sono realizzati al Brescia nella sfida del 1º dicembre 2002. Segna anche 3 gol in Champions League, i primi con la formazione lombarda; 2 di questi sono nel quarto di finale contro il Valencia. Nel ritorno con gli spagnoli si infortuna, chiudendo anzitempo la sua stagione. Vieri (a sinistra) e Ronaldo all'Inter nella stagione 1999-2000 Il 6 gennaio 2004, nel 3-1 con il Lecce, segna il suo 100º gol con la squadra, ma nel corso della stagione è schierato con minor frequenza dal tecnico Zaccheroni – subentrato a Héctor Cúper in autunno –, visto anche il ritorno in maglia nerazzurra di Adriano, centravanti dalle caratteristiche simili alle sue. Il mese successivo, nella semifinale di Coppa Italia contro la Juventus decisa ai tiri di rigore, il suo errore dal dischetto e il successivo centro di Fabrizio Miccoli sanciscono l'eliminazione dell'Inter. Rimasto a Milano anche dopo l'arrivo di Roberto Mancini, il 6 febbraio 2005 segna al Parma la 100ª rete in Serie A con la compagine ambrosiana. Alla fine della sesta stagione in nerazzurro, vince l'unico trofeo: la Coppa Italia, cui contribuisce con 3 gol, 2 dei quali realizzati nella semifinale di ritorno contro il Cagliari. Milan e Monaco Nel luglio 2005, dopo la risoluzione del contratto che lo legava all'Inter, si accorda con i concittadini del Milan. Gioca la prima gara in rossonero il 18 settembre, subentrando nel finale della sconfitta (2-1) con la Sampdoria. Il 26 ottobre segna il primo gol, in occasione della vittoria (3-1) contro l'Empoli. Si ripete in Coppa Italia contro il Brescia, in un altro successo per 3-1. Poiché la concorrenza di Ševčenko e Gilardino lo relega ai margini dell'attacco, nel gennaio 2006, per avere la possibilità di essere convocato l'estate successiva in nazionale, viene ceduto al Monaco. Esordisce nel campionato francese il 14 gennaio, nella gara persa 0-1 contro il Bordeaux. Il 4 febbraio, nella gara vinta 3-1 contro Rennes, segna una doppietta. Il 25 marzo, nella gara pareggiata 1-1 contro il Paris Saint-Germain, subisce un serio infortunio, che lo costringe a chiudere in anticipo la stagione, compromettendo un'eventuale partecipazione al campionato del mondo 2006. Parentesi alla Sampdoria, primo ritorno all'Atalanta Nel giugno 2006 si accorda con la Sampdoria in vista della stagione 2006-07, ma ad agosto, subito dopo la presentazione con la maglia blucerchiata, si ritrova nuovamente svincolato. Il giocatore, al tempo infortunato, sceglie di andare in vacanza con l’allora ex compagna Melissa Satta invece che partire in ritiro con la squadra, provocando l’ira del presidente doriano Riccardo Garrone il quale, in tutta risposta, non deposita il contratto in Lega. Il giocatore, nuovamente svincolato, dopo alcune settimane firma per l'Atalanta, tornando così a Bergamo dopo dieci anni. La prima convocazione con i nerazzurri, ritardata dai problemi seguiti all'infortunio, arriva il 17 aprile 2007, in vista della gara di campionato contro l'Empoli, nella quale gioca i 20 minuti finali. Torna al gol in campionato meno di un mese dopo, il 6 maggio 2007, nella partita vinta per 3-1 contro il Siena, grazie a un tiro di sinistro da 40 metri che sorprende il portiere bianconero Manninger. Conclude la stagione con 2 gol in 7 partite. Fiorentina, secondo ritorno all'Atalanta e ritiro Vieri alla Fiorentina nella stagione 2007-2008 Al termine della stagione 2006-2007, scaduto il contratto con l'Atalanta, passa alla Fiorentina a parametro zero e il 16 settembre segna il primo gol in maglia viola con un perentorio colpo di testa all'incrocio dei pali, proprio all'Atalanta. Il 25 ottobre, contro il Villarreal, realizza il suo primo gol in Europa con la maglia della Fiorentina, tra l'altro in occasione della quattrocentesima partita tra i professionisti. Il suo bottino personale a Firenze è di 9 gol (di cui 3 in Coppa UEFA e 6 in Serie A). Con la Fiorentina arriva fino alla semifinale di Coppa UEFA, dove viene eliminato dai Rangers ai tiri di rigore: suo l'errore decisivo dal dischetto. Al termine della stagione non rinnova il contratto con i viola, rimanendo svincolato. Nel giugno 2008, in previsione di un suo possibile nuovo ritorno all'Atalanta, i tifosi bergamaschi, contrariati per il modo in cui l'attaccante si era trasferito alla Fiorentina nel 2007, protestano platealmente; ciò nonostante il 30 giugno il club lombardo ne ufficializza l'acquisto. In maglia nerazzurra Vieri gioca 9 partite e segna 2 gol, ma la stagione è segnata da una serie di infortuni. Il 1º aprile 2009 il giocatore chiede di interrompere anticipatamente il rapporto con la società, ottenendo la rescissione consensuale. Nel novembre 2009 decide di trasferirsi in Brasile, al Botafogo, ma, dopo aver trovato l’accordo con il club, non si presenta alle visite mediche, costringendo così la dirigenza brasiliana a rinunciare al suo ingaggio. Decide quindi di ritirarsi dal calcio: il suo ultimo gol è quello realizzato il 21 dicembre 2008 nella gara interna persa per 1-3 dall'Atalanta contro la Juventus. Nazionale Nazionali giovanili Nel 1992 esordì nella selezione Under-21 di Cesare Maldini che lo inserì nella lista dei convocati per il campionato europeo 1994. Durante la competizione segnò il secondo dei cinque rigori che sancirono la vittoria degli azzurrini sulla Francia in semifinale. Gli azzurrini vinsero la finale contro il Portogallo. Segnò inoltre un gol nei quarti di finale del campionato europeo 1996 sempre contro il Portogallo, nella partita finita 2-0 per gli azzurrini che poi alzeranno il trofeo a Barcellona per la terza volta consecutiva. In totale vestì in 22 occasioni la maglia dell'Under-21 realizzando 11 reti. Nazionale maggiore Vieri (a destra) in azione in maglia azzurra nel 1997, alle prese con l'inglese Campbell nel corso delle qualificazioni al campionato del mondo 1998. Il capitolo nazionale maggiore è probabilmente uno dei migliori per la vita calcistica di Vieri. A suo merito va il fatto di aver vestito 49 volte la maglia segnando 23 reti, nono marcatore di sempre. Pur non avendo mai vinto un titolo internazionale, è sempre riuscito a spiccare nei campionati mondiali dove, in due edizioni, ha realizzato nove reti, grazie alle quali è il migliore marcatore italiano ai Mondiali a pari merito con Paolo Rossi e Roberto Baggio. Convocato dal commissario tecnico Cesare Maldini, ha esordito in nazionale il 29 marzo 1997, a 23 anni, nella partita Italia-Moldavia (3-0), in cui ha realizzato il 1000º gol nella storia della nazionale. Nello stesso anno ha fatto parte della selezione azzurra che disputa il Torneo di Francia. Nel 1998 viene convocato per il Mondiale tenutosi in Francia, rivelandosi uno dei protagonisti della manifestazione. A Bordeaux, l'11 giugno, esordisce in un campionato mondiale di calcio disputando la gara d'esordio dell'Italia contro il Cile. Nel primo tempo, su assist di Roberto Baggio, segna il gol del provvisorio vantaggio italiano (la partita finirà 2-2). Nella seconda gara contro il Camerun, Vieri sigla la sua prima doppietta in maglia azzurra nell'ultimo quarto d'ora della partita, terminata con il 3-0. Nella terza partita, su assist di Alessandro Del Piero, Vieri firma la prima delle due reti contro l'Austria, gara che termina 2-1. Negli ottavi di finale contro la Norvegia, Vieri segna il gol del definitivo 1-0 per gli italiani e porta la squadra ai quarti di finale contro i padroni di casa della Francia, terminati ai tiri di rigore: Vieri realizza uno dei tiri dal dischetto, ma gli errori di Demetrio Albertini e Luigi Di Biagio condannano l'Italia alla sconfitta. Insieme al portiere Gianluca Pagliuca, Vieri sarà uno dei due italiani inseriti nell'elenco dei 38 migliori giocatori del torneo. Vieri (in piedi, secondo da sinistra) numero dieci della nazionale nel 1999 Dopo aver segnato 3 gol nelle qualificazioni al campionato d'Europa 2000, è costretto a saltare la fase finale per un infortunio occorsogli nello spareggio tra Inter e Parma. Nel 2002 viene convocato per il suo secondo Mondiale, giocato in Corea del Sud e Giappone, dal CT Giovanni Trapattoni. Anche durante questa edizione rientra tra i protagonisti della manifestazione già dalla gara d'esordio contro l'Ecuador, dove segna la sua seconda doppietta in maglia azzurra. Nella seconda gara contro la Croazia porta in vantaggio l'Italia che, nonostante tutto, viene sconfitta per 2-1 dalla squadra avversaria. Vieri gioca anche gli ottavi di finale contro i padroni di casa Corea del Sud, dove segna il gol del vantaggio per la nazionale italiana. La partita, tuttavia, viene vinta dai coreani (anche a causa dell'arbitraggio controverso del fischietto ecuadoriano Byron Moreno) e gli Azzurri vengono eliminati dalla competizione. Al campionato d'Europa 2004 gioca tutte le tre partite dell'Italia, ma senza andare a segno; la nazionale italiana viene eliminata al primo turno. Nella conferenza stampa dopo la gara con la Svezia, accusa i giornalisti di scrivere notizie false (i giornali avevano infatti riportato di un presunto litigio avvenuto tra lui e Gianluigi Buffon). Il 12 ottobre 2005, sotto la gestione di Marcello Lippi, gioca la sua ultima partita proprio contro la Moldavia, la stessa avversaria del suo debutto, segnando il suo ultimo gol azzurro. Lo stesso Marcello Lippi, nel 2015, dichiarerà che la distorsione al ginocchio subita da Vieri nella primavera del 2006 fu l'unico motivo per cui l'attaccante bolognese non fece parte della selezione italiana dei Mondiali nell'estate successiva. A detta del Commissario Tecnico, il posto di Vieri era fin lì certo. Controversie giudiziarie Sul finire degli anni 2000, Vieri ha avviato un procedimento davanti al giudice civile Damiano Spera denunciando di aver subito danni psicologici (in particolare insonnia e depressione) per essere stato pedinato per conto dell'Inter tra il 2000 e il 2001 e nel 2004 e spiato tramite l'acquisizione illecita dei propri tabulati telefonici. Vieri ha chiesto un risarcimento di 12 milioni di euro a Telecom Italia e di 9 milioni e 250 000 euro all'Inter. Il 3 settembre 2012 il giudice di Milano ha condannato Inter e Telecom Italia al risarcimento in solido di 1 milione di euro in favore di Vieri. Dalle motivazioni è emerso come non siano stati riconosciuti il danno patrimoniale e il "danno non patrimoniale da lesione del bene salute", ma quello "non patrimoniale da lesione del diritto alla privacy". A luglio del 2015 la Corte d'Appello di Milano ha ridotto il risarcimento a lui spettante a 80 000 euro per Telecom e a 40 000 euro per l'Inter. Nel gennaio 2018 la Corte d'Appello di Milano rigetta il suo ricorso dichiarandolo inammissibile e lo costringe a rifondere entrambe le società di 33 000 euro per le spese. Nel maggio 2012 viene indagato per calcioscommesse in riguardo ad alcune partite tra cui Inter-Lecce 1-0 del 20 marzo 2011. Il 30 novembre dello stesso anno la procura di Cremona chiede una proroga di sei mesi per lui e altri 32 degli indagati. Nel luglio 2013 seguente il pm di Cremona Roberto Di Martino ha mandato un avviso ai 149 indagati per notificare il maxi incidente probatorio che sarà condotto sulle 200 apparecchiature poste sotto sequestro durante le indagini. Tra gli indagati figura lo stesso Vieri. Il 9 febbraio 2015 la procura di Cremona termina le indagini e per Vieri viene chiesta l'archiviazione. L'11 gennaio 2013 viene indagato dalla Procura di Milano per concorso in bancarotta insieme all'ex compagno di squadra e amico Cristian Brocchi. I due calciatori sono sotto inchiesta per il fallimento da 14 milioni di euro della loro società di arredi di lusso, la "Bfc&co". Le loro abitazioni sono state perquisite dai militari della Guardia di Finanza su mandato del pm Ascione e risultano coinvolte anche le loro madri, Christiane Rivaux e Rossella Cerruti, entrambe con una carica sociale, oltre all'amministratore della società Fabio Arcuri. Vieri si difende dicendo che ha finanziato la società con 3 milioni di euro e sostenendo di non aver avuto alcun tipo di attività gestoria. Il 12 febbraio 2014 il pm Ascione chiede l'archiviazione per l'ex calciatore e per sua madre. Fuori dal campo Nel 2000 recita un cameo nel film Faccia di Picasso di Massimo Ceccherini, interpretando il ruolo di Ivan Drago nell'Omaggio a quella fava di Rocky IV, che il comico toscano dedica al pugile Rocky Balboa, reso famoso dalle interpretazioni cinematografiche di Sylvester Stallone. Nel corso degli anni compare in molti spot televisivi come CEPU, TIM, Toys Center, Peugeot, Fastweb, Fonzies, Gillette, TIMVision. Nel 2012 partecipa come concorrente, in coppia con Natalia Titova, all'ottava stagione di Ballando con le stelle, il talent show di Rai 1 sul ballo condotto da Milly Carlucci con la partecipazione di Paolo Belli e si classifica al quinto posto. Dal 24 marzo 2012 partecipa al programma Ballando con te (spin-off di Ballando con le stelle). Nel 2013 è protagonista insieme all'ex compagno di nazionale Marco Delvecchio del programma tv Bobo&Marco - I Re del ballo in onda su Sky Uno. Dal 22 aprile 2014, in vista dell'imminente Mondiale, diventa opinionista e ospite frequente del canale BeIN Sports negli studi di Miami. L'anno seguente esce la sua autobiografia Chiamatemi bomber, scritta con Mirko Graziano. Sarà poi opinionista sempre di BeIN negli studi di Parigi per il campionato d'Europa 2016 e per il campionato del mondo 2018. Nelle estati del 2018 e del 2019 organizza in giro per le spiagge italiane la Bobo Summer Cup, partite benefiche di calcio-tennis alle quali partecipano diversi ex calciatori. Reinventatosi disc jockey, nel luglio del 2019 pubblica il suo primo singolo, The Chance, realizzato con il dj Luca Cassani e la cantante Lara Caprotti. Nel 2019-2020 è opinionista di Tiki Taka - Il calcio è il nostro gioco e Pressing Champions League su Italia 1. Durante il lockdown in Italia derivante dalla pandemia Covid-19, mediante il suo profilo Instagram va in onda quasi ogni sera intervistando suoi ex colleghi tra cui Daniele Adani, Antonio Cassano, Marco Materazzi, Javier Zanetti, Luigi Di Biagio, Luca Toni, Nicola Ventola, Francesco Totti, Alessandro Del Piero. Le dirette riscuotono da subito un notevole successo, raggiungendo ogni sera diverse migliaia di spettatori. Durante le trasmissioni venivano svelati aneddoti delle varie carriere sportive e alcuni utenti avevano la possibilità di intervenire in diretta. Nell'estate del 2020 pubblica il singolo Una vita da Bomber, insieme a Nicola Ventola e Daniele Adani. Ad agosto crea insieme a Fabrizio Vallongo e Driss El Faria, giovani imprenditori, un nuovo marchio di birra, BOMBEER La Birra del Bomber. A dicembre con Bernardo Corradi lancia PLB eSports, un progetto di formazione e intrattenimento per lo sviluppo professionale di giovani talenti nel mondo dei videogiochi. Nello stesso periodo Bobo Vieri, Lele Adani, Nicola Ventola e Antonio Cassano danno vita alla Bobo TV, trasmessa in streaming su Twitch. Il 20 maggio 2021 va in onda in prima serata su Italia 1 dallo Stadio dei Marmi Bomber vs King, una partita di calciotto tra vecchie glorie del calcio capitanate da Vieri e Daniele De Rossi organizzata da Gillette nell’ambito di un progetto che prevede un sostegno legale e psicologico alle donne vittime di violenza tramite la Fondazione Doppia Difesa. Il 14 ottobre dello stesso anno consegue la qualifica UEFA A a Coverciano che consente di allenare tutte le selezioni giovanili e le squadre femminili, le prime squadre fino alla Serie C oltre a poter essere tesserato come allenatore in seconda sia in Serie B che in Serie A. Record Con 9 gol al campionato mondiale, è il miglior realizzatore della nazionale italiana (a pari merito con Paolo Rossi e Roberto Baggio). Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Primavera: 2 - Torino: 1990-1991, 1991-1992 Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 1996-1997 Supercoppa italiana: 1 - Lazio: 1998 Coppa Italia: 1 - Inter: 2004-2005 Competizioni internazionali Coppa Intercontinentale: 1 - Juventus: 1996 Supercoppa UEFA: 1 - Juventus: 1996 Coppa delle Coppe: 1 - Lazio: 1998-1999 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 2 - Francia 1994, Spagna 1996 Individuale Trofeo Pichichi: 1 - 1997-1998 (24 gol) Squadra dell'Anno ESM: 3 - 1997-1998, 2001-2002, 2002-2003 Oscar del calcio AIC: 3 - Miglior calciatore assoluto: 1999 - Miglior calciatore italiano: 1999, 2002 Guerin d'oro: 1 - 2001-2002 Capocannoniere della Serie A: 1 - 2002-2003 (24 gol) Inserito nella FIFA 100 (2004) Legend giornalaccio rosa Sports Awards (2018)
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