Beh, non mi viene in mente una finale mondiale più chiacchierata di quella fra Ungheria e Germania del 1954
Su quella partita se ne sono dette e scritte tante, sostanzialmente perché non era concepibile che una squadra di calcio, una qualsiasi squadra di calcio potesse battere la squadra dei sogni, l’armata invincibile del colonnello Puskas, quelli che erano imbattuti da trenga gare ufficiali e che neanche un’anno prima avevano profanato Wembley ed avevano inflitto ai maetri inglesi due legnate epocali.
Ci doveva essere per forza qualcosa sotto.
Ma andiamo con ordine.
L’ipotesi doping esplode quando si viene a sapere, qualche mese dopo la finale di Berna, di giocatori della nazionale tedeschi finiti in ospedale per una presunta epatite. Basta questo per scatenare i si dice. Alcune fonti citano che tutti i componenti della nazionale tedeschi erano finiti in ospedale, in realtà solo cinque giocatori Fritz e Ottmar Walter, il portiere di riserva Kubsch e soprattutto Max Morlock e Helmut Rahn diventarono gialli come i Simpson e si comincia a parlare di Pervitin un tipo di metanfetamina usata anche dai piloti della Wermacht durante la seconda guerra mondiale. Che lo spogliatoio tedesco nascondesse qualcosa di non del tutto lecito viene rivelato da Walter Brönnimann in un intervista trasmessa all’interno di un documetario realizzato nel 2004 dall’emittente tedesca ARD. Brönnimann, all’epoca responsabile del terreno del Wankdorf, lo stadio della finale, racconta che dopo la partita, trovò siringhe e flaconi degli scarichi dei bagni, ma che non avrebbe denunciato il fatto, perché la società per la quale lavorava gli impose di mantenere il segreto. Associare le siringhe al doping è un attimo, nonostante il dr. Franz Loogen, all’epoca medico della nazionale dichiarò in una intervista alla Bild “Le siringhe? Certo, ho iniettato glucosio e vitamina C ai giocatori per migliorare la loro resistenza, non eravamo socuri che avrebbe avuto qualche effetto, ma loro ne erano convinti” l’attaccante Hans Schäfer, morto nel 2017, aveva aggiunto: “Il dottore ci ha dato dei farmaci per mantenerci freschi. Ma non abbiamo assunto droghe”. Ci crediamo? E i casi di epatite dr. Loogen? “Beh i giocatori potrebbero aver contratto la malattia perché gli aghi usati per le iniezioni di vitamina non erano stati sterilizzati correttamente. Ha detto di aver usato un vecchio “fornello” sovietico per riscaldare le siringhe e ha detto che potrebbe non aver raggiunto la temperatura corretta per uccidere i germi”
In effetti l’invenzione da parte di un medico neozelandese delle siringhe sterili usa e getta era ancora due anni a venire e per buona parte degli anni cinquanta e sessanta beccarsi l’epatite per aghi sterilizzati male o dal dentista non era certo una rarità.
Ma andiamo aventi
A rincarare la dose ci pensa nel 2018 un lavoro della Humbolt University ,intitolato Doping in Germania dal 1950 ad Oggi dove viene fatto cenno anche alla possibiltà che i giocatori della nazionale tedesca fossero stato sottoposti a doping sistematico, ma si tratta di uno studio retrospettivo, non basato su dati di laboratorio in quanto all’epoca i test antidoping erano abbastanza rudimentali e le famose siringhe erano rimaste il segreto di Walter Brönnimann e non sono mai state disponibili per un qualsiasi test. Nonstante ciò, Erik Eggers, storico dello sport e membro del team che ha redatto lo studio si spinge oltre, afferma che, secondo lui, il fatto che alcuni giocatori tedeschi contrassero l’epatite è prova sufficiente a sostenere che le iniezioni del dr. Loogen erano tenute segrete in quanto doping conclamato. “ Vitamina C?” si chiede Eggers? “Era inusuale che la vitamina C venisse iniettata, ma poi perchè iniettarla quando bastava mangiare qualche arancia?” Beh, ci sarebbe da obiettare visto che negli anni 50 Frederick Klenner utilizzava la vitamina C per via parenterale e che il premio Nobel Linus Pauling ed il collega Ewan Cameron pubblicarono diversi studi sulla somministrazione di dosi concentrate di vitamina C per trattare diverse patolgie.
E poi c’è Sepp Herberger.
Anche Sepp Herberger, finisce in ospedale con l’epatite. Si dopava anche l’allenatore? E a che scopo?
Insomma, di prove certe non ne esistono ne per escludere ne per affermare l’uso di sostanze dopanti, e quindi?
E quindi, dal momento che il tutto nasce dal risultato incredibile della finale, dove la squadra invincibile perde da una squadra che aveva umiliato per 8-3 solo qualche giorno prima, vediamo la successione degli eventi e dalle evidenze che hanno portato al sorprendente finale.
Sepp Herberger era il selezionatore della nazionale tedesca già dal mondiale del 1938 e quando la neonata federazione calcistica della nuova Germania Ovest deve nominare l’allenatore della nationalmanschaft la scelta cade sul vecchi selezionatore. Sepp conosce a fondo il calcio tedesco e sostanzialmente non ha mai smesso di essere il bundestrainer ha talmente a cuore i suoi giocatori che durante la guerra lancia l’oprazione Hldenklau ovvero una lista di venticinque giocatori di interesse nazionale da far rientrare dal fronte, costi quel che costi.
Ma Herberger oltre che un ottimo tecnico è anche uno stratega sopraffino, sa che anche a ranghi completi battere quell’Ungheria è una missione impossibile e così, lascia in panchina i migliori e risparmia le forze per lo spareggio con la Turchia, già battuta qualche giorno prima, per assicurarsi il passaggio ai quarti.
I magiari travolgono come loro solito anche la Germania infarcita di seconde linee, ma pagano un dazio pesantissimo. Data per persa la partita i tedeschi si dedicano a scartavetrare le preziose caviglie degli ungheresi e quando Werner Liebrich entra con un po’ troppo entuasiasmo su Puskas, qualche nuvoletta nera comincia ad addensarsi sulla panchina di Sebes.
Il referto medico è impietoso, il colonnello, forse, rientra per la finale.
La finale che i tedeschi raggiungono passeggiando su Jugoslavia ed Austria mentre gli ungheresi orfani del loro condottiero se la devono vedere contro Brasile ed Uruguay non proprio due amichevoli. Le due partite contro i sudamericani, sono due vere battaglie, la prima contro i brasiliani finisce letterlamente a bottigliate la seconda meno irruenta termina con la vittoria dei magiari dopo i supplementari.
Quindi il 4 luglio 1954, sul terreno del Wankdorf arrivano due squadre in situazione diametralmente opposta a quello che si era visto nel precedente confronto. L’Ungheri è un asquadra ammaccata e stanca con il suo uomo migliore in campo con una caviglia che si confonde con il pallone ed una Germania con tutti gli effettivi e relativamente più riposate degli avversari.
Ma oltre a questo c’è un’altra variabile che sposta anche se di poco l’ago della bilancia dalla parte dei tedeschi.
Il nome di Adolf “Adi” Dasler all’epoca era quasi del tutto sconosciuto ed anche adesso molto di voi si staranno chiedendo cosa ha a che fare un calzolaio tedesco con una finale dei mondiali.
Il realtà i fratelli Dasler sono fornitori ufficiali degli atleti tedeschi già dalle Olimpiadi di Berlino il che fa di loro dei calzolai un po’ particolari.
I due fratelli litigano e mentre Rudolf va vi sbattendo la porta e fonda la Puma, Adolf fonde il suo nome e crea, esatto l’Adidas.
Si ma la finale? Qualche anno prima Adi ha un colpo di genio, perché cambiare la scarpa quando si possono cambiare i tacchetti?
Quel giorno, quel 4 luglio Giove Pluvio decide di metterci del suo e fa scendere su Berna un acquazzone che rende il terreno del Wankdorf una fanga e mentre gli ungheresi hanno solo le scarpe da terreno “normale” i tedeschi cambiano i loro tacchetti con quelli da tererno allentato.
Parafrasando Clint Eastwood, quando una squadra stanca e ammaccata, superiore tecnicamente che fatica a fare presa sul terreno allentato inconta una squadra fresca e dotata di scarpe adatte al terreno...
La domanda ora è la seguente, basta una dose di metanfetamine per azzerare l’enorme divario tecnico fra due squadre o oppure basta un po’ di fiato in più ed un paio di scarpe innovative a generare un miracolo?
Probabilmente non lo sapremo mai