CRAZEOLOGY 6295 Joined: 24-Oct-2006 13647 messaggi Inviato July 19, 2012 Moratti: "Saras, periodo non semplice Ben venga partner proprietario petrolio" La Saras apre all'ipotesi di una partnership con una compagnia che possiede il petrolio. "Noi siamo l'unico supersite in Europa che non ha un partner che possegga il petrolio: se lo troviamo e se vuol prendere una partecipazione di minoranza ben venga - ha spiegato il presidente Saras, Gian Marco Moratti, a margine dell'assise 2012 degli industriali sardi -. Il periodo è difficile anche per noi e la raffinazione petrolifera è un settore in crisi in tutta Europa. La Saras ha un vantaggio: nei momenti in cui le cose andavano bene, invece di spendere in acquisti inutili, ha investito solamente al proprio interno e in questo momento ha un debito molto contenuto, e quindi speriamo di poter resistere sino alla fine della durata della crisi". http://www.unionesar...Articolo/281277 Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 19, 2012 (modificato) L'inchiesta Pm e Digos irrompono a Bormio interrogati 13 giocatori del Genoa Nel mirino il blitz a Pegli e l’aggressione a Dainelli Le audizioni sono durate tutto il giorno nella caserma della Finanza di GESSI ADAMOLI (la Repubblica - Genova 19-07-2012) TREDICI giocatori del Genoa, tutta la vecchia guardia, a rapporto dal pm Biagio Mazzeo che è arrivato appositamente da Genova per capire cos’era davvero successo il 12 gennaio di quest’anno a Pegli, quando una quarantina di ultrà fece irruzione negli spogliatoi del Pio XII, dopo aver avuto facilmente ragione della resistenza del direttore sportivo Capozucca che, con quel suo fisico non certo da corazziere, si era messo davanti alla scaletta che porta nei fondi di Villa Rostan intimando: «Qui non potete entrare, è casa nostra...». Invece, eccome se sono entrati. E ora il magistrato potrebbe ipotizzare i reati di sequestro di persona (a Dainelli in particolare ma anche a tutti i giocatori della rosa, fu di fatto impedito di lasciare lo spogliatoio) e minacce. E potrebbe anche esserci stata violenza fisica perché, secondo alcune indiscrezioni, Dainelli avrebbe cambiato la sua precedente versione dei fatti ed ammesso che invece volarono un paio di schiaffoni. Dainelli da quel momento non giocò più nemmeno una partita con la maglia del Genoa. Chiese infatti di andare via e al mercato di gennaio la società rossoblù lo cedette in prestito al Chievo (in questa sessione di mercato il prestito si è poi trasformato in cessione a titolo definitivo). In ballo c’è sempre il derby dell’8 maggio 2011, quello deciso dal gol di Boselli al 96’. Nel mirino ci finì soprattutto Milanetto, ma non solo. E a questo riguardo è significativo il comunicato che fu emesso dalla “Tifoseria organizzata” del Genoa in data 26 luglio: «Tranquillo, lasci un brutto ricordo e qualche degno compare, si passa dal nebbiolo al chianti, ma presto sarà settembre, tempo di vendemmia...». Il messaggio è in codice ma non troppo: Milanetto e Dainelli sono notoriamente sono due amanti del vino ed uno è piemontese (nebbiolo) e l’altro toscano (chianti). Sbagliati invece i tempi della resa dei conti: non settembre, ma gennaio. Nel raid di gennaio nel mirino, anche se in maniera molto più marginale, ci finì pure Jorquera che ai tempi del famigerato derby di Boselli era ancora in Cile, ma al quale vennero contestate alcune notti un po’ troppo allegre in discoteca. C’era già stato un primo interrogatorio in aprile a Milano, alla vigilia della partita che il Genoa doveva giocare con il Milan, e che era stato condotto da alcuni funzionari della Digos. Ma la ricostruzione dei fatti non aveva convinto, tanto che il pm Mazzeo a tutti ha subito chiarito il rischio di andare incontro ad una denuncia per falsa testimonianza. Rossi, Frey, Mesto, Gilardino, Biondini, Moretti, Jankovic, Jorquera, Zè Eduardo, Antonelli, Kucka, Merkel e Bovo sono stati convocati nella caserma della Guardia di Finanza, erano accompagnati da Bega che era il dirigente più alto in carica (il general manager Lo Monaco è arrivato poi in serata), all’ex difensore del Genoa, che ha appena appeso le scarpe al chiodo (l’ultimo campionato l’ha giocato nel Lugano di Preziosi), è stato infatti affidato l’incarico di team manager. I tredici giocatori sono stati divisi in tre gruppi, nove sono stati sentiti in mattinata e gli ultimi quattro nel pomeriggio. A chiudere la lista delle audizioni è stato Marco Rossi, il capitano. Proprio per la sua lunga militanza nel Genoa, si presuppone possa essere il custode di tanti segreti del club rossoblù. Il suo interrogatorio è durato oltre un’ora, è entrato alle 17, dopo Zè Eduardo, ed è uscito alle 18.05. Singolare la posizione di Biondini, quel 12 gennaio era infatti il suo primo giorno da genoano essendo appena stato prelevato dal Cagliari. Un impatto choccante, anche se in conferenza stampa provò a scherzarci su: «Come primo giorno decisamente non c’è male. . . ». Intanto la società rossoblù, attraverso il generale manager Lo Monaco, invita a non parlare di blitz: «Sapevamo che la Procura di Genova voleva sentire i nostri giocatori, del resto questa è un’inchiesta che va avanti da mesi. E noi li abbiamo messi a disposizione senza il minimo problema, tutto si è svolto nella massima serenità. L’unica obiezione che mi sento di muovere è l’eccessiva spettacolarità che ogni volta si fa ogni volta che c’è di mezzo il calcio». ------- Le indagini Tempi rapidi per la chiusura dell’inchiesta relativa ai disordini durante la partita dello scorso 22 aprile Genoa-Siena, si va verso il giudizio immediato Quella di ieri per il pm Biagio Mazzeo è stata una vera e propria maratona dieci ore in tutto di GIUSEPPE FILETTO (la Repubblica - Genova 19-07-2012) DECISI a chiudere. E molto presto. Verso il giudizio immediato in tempi brevi. Dovrebbe essere questa l’intenzione della procura della Repubblica sui dieci arrestati per i disordini della partita Genoa-Siena. L’interrogatorio di ieri a Bormio è servito per verificare le pressioni a cui sono stati sottoposti i giocatori: dalle minacce ricevute nello spogliatoio di Pegli, fino a privarli delle maglie durante l’incontro del 22 aprile scorso, interrotto per oltre 40 minuti. Dieci ore di interrogatorio (con la sola pausa di un’ora per pranzare) ieri non sono bastati. Il pm Biagio Mazzeo, il vicedirigente della Digos, Riccardo Perisi, e tre ispettori partiti da Genova con due auto, erano arrivati in Alta Valtellina martedì sera. Ieri mattina, alle 8, gli agenti si sono presentati nel ritiro della squadra ed hanno invitato i calciatori a seguirli, tre per volta. Alle 8. 45 il primo interrogatorio, l’ultimo dopo le 17. 30. Tutti i giocatori, sentiti come “persone informate sui fatti”, hanno confermato l’irruzione degli ultrà nello spogliatoio del Pio XII, ma avrebbero sminuito la portata delle minacce: «La squadra andava male, proveniva da due sconfitte ed i tifosi volevano un maggiore impegno». Il pm e gli uomini della Digos forse si aspettavano di più, ma pare che siamo rimasti soddisfatti delle dichiarazioni. Comunque, vogliono sentire ancora due, tre giocatori, tra cui Rodrigo Palacio. Qualcuno di quelli che sono andati via da Genova sarà interrogato per delega. Non è chiaro se la procura della Repubblica intenda convocare il presidente Enrico Preziosi. In ogni modo, le testimonianze di ieri sono bastate per cristallizzare il clima in cui il Grifone ha giocato l’intero campionato. Questo pezzo di indagine non si sa che fine farà, mentre il resto va avanti, anche se il Tribunale del Riesame proprio il 12 luglio scorso ha rimesso il libertà uno dei tifosi rossoblù rimasti coinvolti nell'inchiesta per i fatti allo stadio Ferraris. Ha rigettato invece le istanze per ottenere l’attenuazione delle misure nei confronti di altri 4 ultrà. In totale erano 10; sette ai domiciliari, tre obbligati a dimorare a Genova, con divieto di allontanamento dalle loro case. ------- Il caso Il procuratore capo Michele Di Lecce prudente sul dossier ricevuto dai colleghi Derby, la Procura fredda con Cremona “Indagati? Stiamo studiando le carte” Quattro giocatori sul registro dei pm lombardi: “Ma noi faremo le nostre autonome valutazioni” di GIUSEPPE FILETTO (la Repubblica - Genova 19-07-2012) «VEDREMO». «Vedremo e leggeremo attentamente le carte, per capire se c’è qualcosa di interessante sul versante genovese», si limita a dire il procuratore capo Michele Di Lecce. «Vedremo». Un solo verbo per rappresentare l’orientamento della Procura della Repubblica di Genova sugli atti della presunta combine del derby tra Genoa e Sampdoria del maggio 2011. Un fascicolo di oltre 200 pagine, inviato l’altro ieri dai colleghi di Cremona, uno stralcio della vasta indagine condotta dal pm Roberto Di Martino, che ha portato in carcere e agli arresti domiciliari diversi giocatori, indagati sul calcioscommesse. Cinque-sei nomi, iscritti come indagati dalla procura di Cremona, tra cui vi sarebbero quattro giocatori. Tra il materiale trasmesso anche l’interrogatorio di Massimo Leopizzi, la telefonata “incriminata”, l’intercettazione in cui il capo storico degli ultrà genoani, pregiudicato per detenzione di armi e droga nonché amico personale di alcuni calciatori come Beppe Sculli, racconta il clamoroso retroscena sul discusso derby. Appunto il ”biscotto” tra le due squadre genovesi. Le posizioni dei sei indagati saranno riviste dalla Procura di Genova. «Non ci interessa quello che hanno fatto a Cremona — dice Michele Di Lecce, peraltro con tono fermo e irritato — se ci sono prove, indagheremo, se si parla di soli sospetti, allora non sentiremo nessuno ». Come a voler prendere le distanze da quanto è stato fatto dai pm lombardi. Peraltro, lo stesso gip di Cremona, Guido Salvini, ha scarcerato l’ex calciatore del Genoa Oscar Milanetto, così come il giocatore della Lazio Stefano Mauri. Facendo capire che la “prova devastante”, che avrebbe dovuto sconvolgere il calcio a Genova, se non addirittura azzerarlo, è una telefonata di Leopizzi, che parla al telefono con un altro tifoso. Leopizzi diceva di aver saputo da Zauri, giocatore della Samp, che 18 compagni di squadra avrebbero sborsato 100 mila euro a testa per “comprare” 4 calciatori del Genoa: Criscito, Dainelli, Palacio e Marco Rossi per vincere il derby. Il piano sarebbe andato a monte per l’opposizione di Rossi. «Ho semplicemente riferito le mie sensazioni, voci sentite da terze persone», ha dichiarato Leopizzi (assistito dal suo avvocato Stefano Sambugaro) al pm Di Martino. Tanto da far dire all’avvocato Mattia Grassani, difensore di Milanetto, che «giorno dopo giorno si sta smontando tutto l’impianto accusatorio sul calcioscomesse: l’ordinanza di scarcerazione del gip, peraltro non sollecitata, ne è la conferma». Nelle scorse settimane Domenico Criscito, ex genoano tirato in ballo dall’inchiesta cremonese, è stato sentito dal pm genovese Biagio Mazzeo. Il calciatore sul derby ha smentito ipotesi di combine. Comunque, il fascicolo arrivato l’atro ieri da Cremona è stato affidato sempre a Mazzeo, lo stesso che indaga sui disordini di Genoa-Siena, quando gli ultrà rossoblù obbligarono ad una pubblica umiliazione i giocatori del Grifone facendoli spogliare delle maglie. Un’inchiesta che ha portato all’arresto di numerosi tifosi e ne ha indagati un centinaio. Modificato July 19, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 19, 2012 (modificato) SCOMMESSOPOLI Oggi tocca a Semeraro jr Palazzi, sprint deferimenti di SIMONE DI STEFANO (TUTTOSPORT 19-07-2012) ROMA. Non ci sarà il gran finale con i fuochi d’artificio, ma oggi con l’audizione di Pierandrea Semeraro (ieri è stata la volta di Altinier e Agostinelli per Portogruaro-Crotone) la procura federale metterà il punto esclamativo sui casi di responsabilità diretta. L’ex presidente del Lecce è atteso nel pomeriggio, dovrà rispondere del suo presunto coinvolgimento nella combine (che la procura di Bari ritiene certa) del derby Bari-Lecce del 2011. Pesano le conferme arrivate da Gianni Carella e le accuse ribadite da Andrea Masiello in Figc. Ci sarebbero circa 250 mila euro consegnati in più tranche ai “Masiello Boy’s” dalla società salentina. Nel frattempo Palazzi sta già stilando i deferimenti, la priorità per il primo processo va ai casi di responsabilità diretta: Lecce, Grosseto e tutte le posizioni stralciate al primo processo, e (forse) Siena. Nel caso dei toscani, siamo in bilico: giocarsi Carobbio o no? Oggi intanto sarà sentito Pierpaolo Sganga, il componente del Cda del Siena ha chiesto di essere ascoltato, la sua posizione sarebbe relativa al tentativo rivelato da Carobbio di corrompere Coppola prima di Siena-Varese. Per il processo per la responsabilità diretta, i tempi sono ristretti, forse i primi deferimenti arriveranno già la prossima settimana (25 luglio la data papabile) con primo grado entro il 10 agosto. Processo con Conte o senza? È un quesito: se il Siena venisse deferito per sola responsabilità oggettiva, Palazzi potrebbe far slittare il suo processo con gli altri casi a settembre. Ma se ci fosse per lui la condanna, il rischio per la Juve sarebbe quello di trovarsi senza tecnico in autunno. Palazzi potrebbe così usare la stessa «corsia preferenziale» che è pronto ad usare per le “dirette”. ___ LE AUDIZIONI DI PALAZZI DEFERIMENTI IN DUE TRANCHE: SIENA E CONTE ENTRO FINE LUGLIO? E' il giorno di Semeraro junior: Lecce a rischio retrocessione di MAURIZIO GALDI (GaSport 19-07-2012) Sempre più probabile lo sdoppiamento del prossimo procedimento sportivo: entro fine luglio i deferimenti per quelle società e tesserati che possano vedere un coinvolgimento per «responsabilità diretta», oltre a una parte di quelli che erano stati stralciati dalla Disciplinare: Turati, Joelson e Bertani. Resta il dubbio di eventuali deferimenti del Siena: potrebbero essere anticipati per chiarire subito la situazione di Conte. A fine agosto, e sicuramente dopo i giudizi che possono influire sulle classifiche, si procederà ai deferimenti degli altri tesserati e delle società coinvolte per la sola responsabilità oggettiva che possono comportare penalizzazioni, ma non dovrebbero influenzare le formazioni dei campionati. Portogruaro-Crotone Ieri è stata ancora la giornata che la Procura federale ha riservato a fare chiarezza sulla partita Portogruaro-Crotone e se ci fosse stata o meno la possibilità di una combine. Ieri si sono alternati davanti agli 007 federali Andrea Agostinelli (ai tempi allenatore del Portogruaro) e il calciatore Cristian Altinier (ai tempi al Portogruaro, oggi al Benevento). Entrambi hanno smentito l'eventualità che sulla partita ci fosse stata una combine, Altinier ha anche ricordato che in quella gara segnò ed esultò. I dirigenti Oggi sarà il giorno dei dirigenti. Innanzitutto l'ex presidente del Lecce Pierandrea Semeraro, chiamato per il derby Bari-Lecce. L'accusa è che abbia utilizzato suoi soldi per pagare Masiello e i suoi amici, ma i suoi legali spiegano: «Si tratta di versamenti fatti dal Semeraro ai propri familiari che possono essere ampiamente giustificati». Sarà anche sentito (lo ha chiesto lui) il consigliere del Siena, Sganga, e il d. s. del Crotone Ursino. ___ CALCIOSCOMMESSE Arriva Semeraro jr, la Procura chiude Bari-Lecce Ultimi interrogatori per i federali prima dei deferimenti (25 luglio). L’ex presidente del Lecce dovrà difendersi da tante accuse. C’è anche Sganga (Cda del Siena) di EDMONDO PINNA (CorSport 19-07-2012) ROMA - E’ il giorno di Bari-Lecce. E’ il giorno di Pierandrea Semeraro, ex presidente del club giallorosso, che la Procura della Repubblica di Bari ha indagato, per frode sportiva, la scorsa settimana, notificandogli l’avviso di conclusione delle indagini. L’incartamento (42 pagine) è stato trasmesso agli inquirenti della Federcalcio. Oggi la resa dei conti, per il club retrocesso la scorsa stagione in serie B c’è il rischio - concreto - di un nuovo salto all’indietro, fino alla Lega Pro, con punti di penalizzazione. RISCONTRI - Palazzi ed i suoi uomini avevano già diversi indizi a carico del figlio dell’ex patron del Lecce. Mancava loro, per chiudere il cerchio, l’ultimo anello della catena, l’eventuale prova del passaggio di denaro al clan-Masiello. Le indagini della magistratura pugliese hanno permesso di tracciare questo denaro, da Semeraro jr al giocatore biancorosso, per un totale di 230mila euro. Ci sarebbe un assegno (o più assegni) con la firma di Pierandrea versati da Carlo e Claudio Quarta e poi incassati. Non solo. Nelle carte dell’inchiesta, Gianni Carella (amico di Masiello) riconosce Semeraro jr come la persona che era con Carlo Quarta quando fu studiata la combine. C’è poi la confessione di Masiello, che ricorda come «quando il risultato era sullo 0-1 ho sfruttato un’occasione che mi si è posta per poter cristallizzare definitivamente l’esito di sconfitta per il Bari e per poter – quindi – ottenere il pagamento promessomi realizzando così l’autogol con cui si è concluso l’incontro» . Insomma, una partita “taroccata” sulla quale la Procura non ha molti dubbi, visti i riscontri trovati fino a questo momento. Nel caso fosse riconosciuto colpevole per responsabilità diretta, il club giallorosso rischia la retrocessione in Lega Pro per l’illecito, con l’aggravante della consumazione, il che porterebbe anche a punti di penalizzazione. ULTIMI COLPI - L’inchiesta sportiva è arrivata praticamente alla fine (il 25 sarà ascoltato il ds del, Cittadella, Marchetti, ma questo non sposterà le lancette dei deferimenti, attesi proprio per quel giorno), dopo oltre duecento interrogatori. Oggi sarà ascoltato anche il componente del Consiglio d’Amministrazione del Siena, Pier Paolo Sganga (che in una nota personale ha già negato tutto e questo farà davanti ai federali). Il suo nome sarebbe accostato all’episodio raccontato da Carobbio e che riguarda il presunto coinvolgimento di Mezzaroma: «Coppola entrò negli spogliatoi sbiancato in volto rappresentandoci che poco prima, all’esterno degli spogliatoi, era stato avvicinato da una persona vicina al presidente che gli aveva chiesto se c’era la possibilità di perdere la partita (Contro il Varese, ndr). Coppola mi fece anche il nome ma in questo momento non ricordo (...) gli aveva detto che il presidente intendeva scommettere o aveva scommesso sulla nostra sconfitta» . Poi Palazzi e il suo pool di inquirenti federali faranno il punto, il procuratore studierà le risultanze di questa inchiesta e procederà ai deferimenti, per un processo (forse più corposo di quanto previsto) che dovrebbe aprirsi i primi di agosto. ------- LA GRANA Portogruaro-Crotone e l’eventuale combine E’ caccia al... “mister” di EDMONDO PINNA (CorSport 19-07-2012) ROMA - Rischia di complicarsi la vicenda che riguarda Portogruaro-Crotone del 29 maggio 2011, finita 2-3 con un gol nel recupero di Curiale (rete che accese gli animi in campo e a bordo campo). La Procura federale ha ascoltato ieri l’ex tecnico del Portogruaro, Agostinelli (è rimasto due ore e mezzo negli uffici degli 007) e l’attaccante Altinier, difesi rispettivamente dagli avvocati Annalisa Roseti e Michele Cozzone e dall’avvocato Eduardo Chiacchio. I sospetti, molto solidi, da parte della Procura ci sono, tanto che per oggi è stato convocato anche il ds calabrese Ursino, che si aggiunge ai già ascoltati Espinal, Dei (Portogruaro), Curiale e Cutolo (Crotone). L’idea che circola è che la partita fosse stata “sistemata” da entrambe le squadre per un pareggio, cosa che non avrebbe spostato nulla al già salvo Crotone ma che avrebbe consentito al retrocesso Portogruaro di avere una chance in più in un eventuale ripescaggio. Ci sarebbe pure un’intercettazione nella quale si nomina il «mister» che, però, potrebbe non essere Agostinelli. ___ GaSport 19-07-2012 Modificato July 19, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 19, 2012 (modificato) IL CALCIO DEI POVERI Imperi travolti dalla crisi Così è finito il mecenatismo all'italiana Le difficoltà di Fininvest e Saras dietro l'austerity di Milan e Inter. Stop spese folli, altrimenti le big saltano in aria Club legati ai soci: Moratti non ha più dividendi dal gruppo La Borsa preoccupa molto Berlusconi di MARCO IARIA (GaSport 19-07-2012) C'è una postilla che non manca mai nelle relazioni dei revisori dei conti di Inter e Milan: «Il socio di riferimento ha espresso il consueto impegno a supportare anche per il futuro la società e su tale presupposto è stato redatto il bilancio nella prospettiva della continuità aziendale». Il discorso è semplice semplice: se le big del calcio italiano continuano a far rotolare il pallone è perché c'è qualcuno alle spalle che li sorregge, altrimenti dovrebbero chiudere bottega. Ora che la crisi ha travolto le aziende dei mecenati e che questi ultimi hanno dovuto ridurre drasticamente i finanziamenti delle squadre-giocattolo, tutto è cambiato. Ecco perché Ibrahimovic — l'ultimo della lista — è andato via. Dovendo camminare con le proprie gambe, la società rossonera non è più in grado di pagargli 12 milioni di stipendio netto. Tutto previsto Non si scappa di fronte ai numeri. Quegli stessi con cui a marzo la giornalaccio rosa lanciò l'ennesimo allarme sulla situazione del calcio italiano: la Serie A ha sì un fatturato di 1,6 miliardi, ma nel 2010-11 ha prodotto un deficit di 285 milioni e accumulato debiti netti per 1,55 miliardi, in assenza di asset che non siano i volatili (in tutti i sensi) calciatori. Quella gestione totalmente fuori controllo è dovuta principalmente alle realtà che, nel bene e nel male, trainano l'intero movimento: ossia le grandi. Se la Juventus, dopo la caduta di Calciopoli, ha impostato una strategia anti-ciclica rispetto alla crisi per rientrare nel giro europeo pianificando massicci investimenti compreso lo stadio, le milanesi si sono adattate allo spirito del tempo. Anche in questo caso, parlano le cifre. Mediaset, il fiore all'occhiello del gruppo Fininvest, ha perso in Borsa l'80% dall'aprile 2010 a oggi. Il calo pubblicitario e le difficoltà della pay tv avevano portato, la scorsa estate, a varare un piano triennale di tagli di 250 milioni all'anno: secondo il Sole 24 Ore, adesso si è saliti a quota 400. Aggiungiamoci il salasso di 564 milioni che la famiglia Berlusconi ha dovuto pagare a De Benedetti per il lodo Mondadori e il quadro è fatto. Passiamo all'Inter. Massimo Moratti era solito assecondare i sogni dei tifosi utilizzando i ricchi dividendi della Saras, dalla cui quotazione a Piazza Affari nel 2006 incassò 800 milioni. Il colosso della raffinazione petrolifera, però, non distribuisce cedole dal 2009, ha chiuso i bilanci 2010 e 2011 in rosso e nelle sue relazioni parla di «scenario congiunturale decisamente complesso». Tagli Sono lontani i tempi in cui il Milan poteva ingaggiare un Pallone d'oro come Papin per fare da riserva a Van Basten. Già da un po' rossoneri e nerazzurri si sono votati all'austerity. Non a caso, il saldo cessioni-acquisti delle ultime tre stagioni è stato addirittura positivo: +15 milioni per l'Inter, +25 per il Milan. Questa è l'era dell'autosufficienza e bisogna cominciare a immaginare le squadre del cuore come vere e proprie aziende: si può spendere solo quel che si ricava. Le big hanno un rapporto tra stipendi e fatturato fuori controllo: 88% per l'Inter (190 milioni di ingaggi e 217 di fatturato), 85% per il Milan (206-243). È vero che negli ultimi sei anni Galliani è riuscito a sistemare i conti in due occasioni, cedendo Shevchenko (2006, utile di 11,9 milioni) e Kakà (2009, -9, 8), ma adesso le plusvalenze non bastano. Perché sono un tampone che val bene per l'anno in corso. Qui, invece, la prospettiva è di stringere la cinghia per più tempo. Ecco perché sia Moratti sia Berlusconi si stanno liberando dei contratti più onerosi: solo abbattendo il monte-stipendi la gestione costi-ricavi può normalizzarsi. Prospettive È un senso d'impotenza quello che pervade il management italiano, figlio anche di un giro d'affari che pare aver raggiunto il suo apice. Impossibile pretendere di più dalle tv, l'area commerciale si scontra peraltro con specificità culturali che difficilmente ci faranno raggiungere i livelli d'introiti delle inglesi. Restano gli stadi, con la fantomatica legge che entro l'anno dovrebbe essere approvata dal Senato. Ma il presente è quello che è sotto gli occhi di tutti. L'idea di un calcio finalmente sostenibile, tuttavia, non ci dispiace affatto. ------- «Con arabi ed Euro 2016 la Ligue può superare la A» La Deloitte sui ricavi: «Italia in vantaggio di mezzo miliardo ma la Francia crescerà» di MARCO IARIA (GaSport 20-07-2012) Prima ci ha sfilato l'Europeo 2016, poi si è portata via Ibrahimovic. In futuro, chissà, ci sorpasserà nel ranking Uefa e pure nel fatturato. Che la Francia ce l'abbia a morte con l'Italia, sportivamente parlando, lo sappiamo già: sentimento ricambiato. Ma sui soldi, finora, non c'è mai stata partita. Eppure qualcosa potrebbe cambiare davvero, dopo la rivoluzione qatariota. L'allarme non lo lancia una Cassandra qualunque, ma l'autorevolissima Deloitte, società di consulenza che sforna rapporti su club e leghe del calcio europeo. «L'operazione attorno al Psg e l'ammodernamento degli stadi in vista della rassegna continentale — spiega Dario Righetti, partner di Deloitte — potrebbero rappresentare un eccezionale volano per l'intero movimento francese. Adesso la Ligue 1 è alle spalle della Serie A in termini di ricavi, ma attenti perché nel giro di alcuni anni potrebbe superarci. E, nelle retrovie, anche la lega russa è in fase d'espansione». Differenze Il vantaggio italiano è ancora consistente, tra noi e loro balla mezzo miliardo: nel 2010-11 le entrate della A sono state di 1,553 miliardi di euro, quelle della Ligue di 1,040 miliardi, e nella stagione scorsa non è cambiato quasi nulla. A dire il vero, dovremmo essere al riparo da cattive sorprese almeno per un triennio. Basti guardare ai proventi tv che sia qui sia Oltralpe incidono tantissimo sulla torta della ricchezza (quelle francese e italiana sono le leghe maggiormente dipendenti dalle televisioni, che rappresentano il 58% dei ricavi per la prima e il 60% per la seconda). Bene, i diritti futuri sono stati già venduti e la situazione è la seguente. La Serie A incasserà dal 2012 al 2015 un miliardo a stagione, in aumento rispetto ai 940 milioni del 2011-12. La Francia, invece, non solo non segnerà un incremento nel quadriennio 2012-16 (da 668 a 606 milioni annui) ma ha evitato addirittura il tracollo: uscita di scena Orange e ridotto l'impegno di Canal Plus, è arrivata in soccorso Al Jazeera, che ai diritti esteri ha aggiunto quelli domestici. E qui gli intrecci col Psg sono tutt'altro che casuali. La presa parigina dello sceicco Al Thani potrebbe far decollare tutto il calcio francese, fino al momento parente povero delle big four d'Europa. Innanzitutto lo squadrone di Ancelotti promette di andare lontano in Champions accumulando punti utili per il ranking da cui dipende il numero dei club partecipanti alla coppa: l'Italia è attualmente quarta ma Portogallo (5a) e Francia (6a) sono vicinissime. Il rischio dello strapotere Psg è quello di un campionato francese meno avvincente, però le stelle che giocano a Parigi rappresentano un richiamo forte per gli sponsor. E poi c'è Euro 2016: 4 nuovi stadi (Lilla, Lione, Nizza e Bordeaux), 5 ristrutturazioni (Marsiglia, Lens, St Etienne, Tolosa e il Parc des Princes) per un affare da 1,7 miliardi. La Francia spera di sfruttare l'evento come fece la Germania col Mondiale 2006. Ricette E l'Italia? Deve spaventarsi soprattutto di se stessa. È vero che la A è cresciuta grazie alle tv ma non ha diversificato le fonti, così negli ultimi anni la Premier ha preso il largo e Bundesliga e Liga hanno messo la freccia. «Proprio i tedeschi — dice Righetti — sono il modello da seguire. Per qualche tempo sono stati costretti a recitare da comparse ma hanno lavorato in silenzio su stadi e vivai. Il calcio italiano è un malato grave, gli serve un piano di rientro. La crisi può essere l'occasione per fermarsi 3-5 anni e investire sui giovani, sfruttando la passione popolare che in Italia continua a essere massiccia. I fondamentali economici imponevano comunque una stretta: rapporto stipendi-ricavi fuori controllo, troppi debiti. Un sistema sostenibile — conclude l'analista — servirebbe anche per attrarre investitori esteri, che un certo interesse per le nostre squadre lo nutrono ma poi fanno la due diligence (la verifica dei conti, ndr) e si mettono le mani ai capelli». Modificato July 20, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 19, 2012 Sospendere la radiazione? Moggi va al Tar il 2 agosto di ALVARO MORETTI (TUTTOSPORT 19-07-2012) ROMA. E’ stata fissata per giovedì 2 agosto davanti alla terza sezione quater l’udienza per la sospensiva della radiazione di Moggi sancita dall’Alta Corte di Giustizia presso il Coni il 4 aprile dopo 5 anni e 8 mesi dalla prima condanna. Al Tar ha fatto ricorso anche Innocenzo Mazzini, pur puntando al risarcimento dei danni senza la richiesta di sospensione della sanzione e vedrà discusso il ricorso direttamente nel merito dal Tar di Roma. La mossa del Tar per i legali di Moggi, Tedeschini e Prioreschi, per poter finalmente adire alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 19, 2012 IL CASO Accordo collettivo Adesso c'è l'intesa fra la Lega e l'Aic di MATTEO BREGA (GaSport 19-07-2012) La firma arriva tra qualche giorno: il punto di incontro tra Lega Calcio e Assocalciatori per il rinnovo dell'accordo collettivo è stato raggiunto. L'assemblea dei club ha dato la disponibilità a togliere quell'«anche» che nero su bianco aveva insinuato dubbi sull'interruzione del pagamento degli stipendi ai calciatori «anche» in situazioni differenti dal calcioscommesse. Risolte le divergenze, si firmerà l'accordo valido per la stagione 2012-13. La Lega vorrebbe legarlo al rinnovo della convenzione promo-pubblicitaria. Passi avanti ce ne sono stati e l'Aic ha accettato. Nella gestione collegiale dei diritti d'immagine rientreranno diverse novità tipo le card, a cui è interessato Preziosi che ieri ha cenato a Milano con Bogarelli (Infront). Assemblea Cancellata l'assemblea prevista per lunedì: in calendario resta solo il Consiglio per motivi legati alle tempistiche di lavoro. Le bozze sullo statuto e sulla ripartizione dei proventi sono state licenziate dalle commissioni. Lunedì il Consiglio le valuterà, poi verranno inviate ai club e ai primi di settembre torneranno in assemblea per l'approvazione definitiva. Andiamo nello specifico. Il presidente di Lega (elezioni entro dicembre) manterrà il diritto di voto e gran parte dei poteri operativi verranno trasferiti dall'assemblea al consiglio. Per la ripartizione dei proventi, l'intento è quello di non stravolgere l'impianto attuale dando più peso alla meritocrazia e in particolare alla classifica dell'ultimo anno premiando chi staziona nelle zone alte e proteggendo chi invece retrocede, con un maggiore paracadute. Le divergenze ancora ci sono, ma si sta lavorando per appianarle. Infine la tv. Per la parte dei diritti in chiaro rimasti invenduti il bando verrà rifatto dopo che è andato deserto l'ultimo giro di offerte. Il canale della Lega invece rimane un tema sotto traccia perché al momento resta solo una prospettiva futuribile e non immediata. ___ LA LEGA DI SERIE A Nuovo accordo con l’Aic Beretta promette la firma di PIETRO GUADAGNO (CorSport 19-07-2012) MILANO - L'appuntamento è per il Consiglio Federale in programma oggi a Roma. Beretta da una parte, Tommasi dall'altra e, sul tavolo, l'accordo collettivo. «C'è un assenso di massima, quindi arriveremo a chiudere in tempo», ha garantito ieri il presidente di Lega. Insomma, ci sono tutti i segnali per una rapida conclusione, come recentemente si è augurato Abete. Poi si apriranno le trattative per la convenzione promo-pubblicitaria: se ne occuperà la commissione creata ad-hoc in via Rosellini, che ieri ha presentato i suoi lavori. Ad esempio, c'è stata un'interessante presentazione di Preziosi sui diversi canali di sfruttamento per l'immagine di ciascun calciatore: non solo le classiche figurine, ma anche giochi in scatola e non, oltre che video-games. In questo senso, dall'Assocalciatori c'era già stata un'apertura rispetto ai vecchi accordi del 1981. NODO POPOLAZIONE - A margine dell'Assemblea, si è riunita anche la commissione dedicata alla riformulazione dei criteri per la ripartizione dei proventi per la vendita dei diritti tv. Pare che uno dei nodi principali riguardi il 5% legato agli abitanti del Comune che ospita la squadra. Fino all'anno scorso, in caso di città con 2 squadre, la popolazione veniva conteggiata di fatto 2 volte. Con ben 4 derby nel prossimo campionato (Milano, Roma, Torino e Genova), invece, il nuovo progetto prevede una divisione a metà del totale degli abitanti. L'incidenza maggiore, a questo punto, sarà per Roma e Lazio, visto che la popolazione della Capitale è quella più vasta. Normale, quindi, che Lotito stia cercando un modo per attenuare gli effetti della modifica. TV DELLA LEGA - Lunedì prossimo si parlerà anche del nuovo statuto, mentre il nuovo calendario dovrebbe essere varato giovedì 26 luglio. Per chiudere, la questione dei diritti tv ancora invenduti: l'offerta di Cielo per il pacchetto utile per il format di "Quelli che il calcio..." è stata respinta ed è stato formulato un nuovo prezzo. Nel frattempo si lavora al progetto della tv della Lega, attraverso cui verrebbero diffuse sul digitale le partite che rimarranno fuori dal pacchetto già ceduto a Mediaset. Proprio quest'ultima, insieme a Telecom e Centro Europa 7, ha già dato la sua disponibilità ad ospitare il canale della serie A. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
totojuve 376 Joined: 10-Sep-2006 5279 messaggi Inviato July 19, 2012 (modificato) Il Tas riabilita Bin Hamman Blatter lo squalificò a vita Milano, 19 luglio 2012 Il Tribunale di Losanna cancella la squalifica perché"mancano prove" del suo tentativo di corruzione. Lo scandalo scoppiò pochi giorni prima delle elezioni della Fifa, dove il dirigente del Qatar intendeva opporsi al presidente svizzero, poi rimasto candidato unico. Ma la Fifa lo sospende di nuovo per un altro caso Il Tribunale arbitrale dello sport di Losanna (Svizzera) ha revocato la squalifica a vita, per qualsiasi attività legata al calcio, inflitta dalla Fifa al dirigente del Qatar, Mohamed Bin Hammam, ex presidente della Confederazione asiatica di calcio. Il Tas ha rilevato in particolare la mancanza di una "prova diretta". "mancano le prove" — "Bin Hammam era stato accusato dalla Fifa di avere comprato voti per la propria elezione a presidente dello stesso organismo che gestisce il calcio nel mondo, durante una riunione che si era svolta verso la fine di maggio 2011, con buste contenenti 40 mila dollari (circa 29 mila euro)". Lo scandalo è scoppiato poco prima della rielezione alla presidenza Fifa: Bin Hammam aveva tentato di contrapporsi allo svizzero Joseph Blatter, presidente uscente e poi riconfermato. Il Qatar aveva ritirato la sua candidatura prima che il Comitato etico della Fifa lo spospendesse temporaneamente. L'ultima elezione di Blatter, poi rimasto unico candidato alla poltrona di presidente, risale al primo giugno 2011. Bin Hammam è stato squalificato a vita dalla Fifa nell'agosto 2011. Il dirigente del Qatar ha sempre contestato le accuse che gli erano state rivolte, sostenendo che ad organizzare lo scandalo era stato lo stesso Blatter per assicurarsi la vittoria elettorale poche settimane dopo. Quindi ha presentato appello al Tas che gli ha dato ragione. la reazione della fifa — Non si è fatta atendere la reazione della Fifa, che ha espresso la propria "inquietudine" rispetto alla decisione di togliere la squalifica a vita e ha sottolineato che "l'innocenza di Bin Hamman non è stata provata". Da Zurigo fanno poi sapere che recentemente la Confederazione asiatica ha aperto un nuovo procedimento disciplinare nei confronti di Bin Hamman, decidendo ieri di "sospenderlo da ogni attività a livello mondiale fino alla fine dell'inchiesta". Il nuovo caso riguarderebbe delle irregolarità in un "appalto" a una azienda. ULTIM’ORA Roma, 13:39 CALCIO: FIFA PREOCCUPATA SU ASSOLUZIONE TAS PER BIN HAMMAM La Fifa ha accolto con preoccupazione la decisione annunciata oggi dal Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas) di assoluzione nei confronti di Mohamed bin Hammam dall'accusa di corruzione. La Fifa fa notare che "non si è dimostrata la sua innocenza e che è molto più che probabile che il ricorrente (Mohamed bin Hammam) fosse la fonte del denaro che è circolato a Trinidad e Tobago e distribuito nel corso della riunione della federazione caraibica del 10 e 11 maggio 2011". Per sostenere la propria tesi, inoltre, la Fifa sottolinea la decisione presa questa settimana dalla Federcalcio asiatica di avviare un procedimento disciplinare nei confronti di Mohamed bin Hammam e di sospenderne la carica da tutte le attività calcistiche. Modificato July 19, 2012 da totojuve Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
huskylover 0 Joined: 30-Aug-2006 776 messaggi Inviato July 19, 2012 Gasport 19-07-2012 Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
huskylover 0 Joined: 30-Aug-2006 776 messaggi Inviato July 20, 2012 Moggi si confessa a Bolgheri: "Ora vi spiego perché rifiutai di andare all'Inter" Lucianone in un'intervista: "Moratti mi fece fare anche una figuraccia" La Nazione.it - Fiorenzo Bucci - 19-07-2012 Bolgheri (Livorno), 19 luglio 2012 - La risposta è secca, un monosillabo: «No». Francesco Borgonovo, il conduttore, sorride; il pubblico, per la stragrande maggioranza di fede juventina, applaude. Luciano Moggi ha appena ribadito, nell’ambito di «Bolgheri RacConta», in piazza Nonna Lucia, che lui «la pace con Moratti non la farà mai». Calciopoli — o Farsopoli, come dicono i bianconeri — ha lasciato un segno indelebile, tanto che per gran parte dell’incontro in piazza con l’ex direttore sportivo, si parla di quegli avvenimenti. Lucianone è al centro delle attenzioni, ha una marea di ricordi, di aneddoti e storie da ricordare e raccontare. La gente pende dalla sue labbra. Accetta volentieri il vino del vignaiolo milanista proprio perché non è interista. Una barriera, un muro. Ma non fu sempre così. A riflettori spenti proviamo a sussurrargli un nome: Francesco Moriero. Moggi abbozza un sorriso e, invitato a ricordare, dopo un po’ non si fa pregare. Eravamo a fine anni ’90, la Juve per una volta non aveva vinto e Moggi cominciava a prestare orecchie anche ad altre sirene. Tra di esse – pensate un po’ – anche il «nemico» di oggi, Massimo Moratti. L’Inter aveva in animo di vendere proprio Moriero, un’ala che dava segni di cedimento e non aveva gran mercato. «Luciano, provaci tu». E Luciano ci provò riuscendo come spesso gli è capitato a smerciare anche «prodotti» di modesto pregio. E riuscì a definire la partenza dell’attaccante per l’Inghilterra: gongolante si presentò a Moratti per l’ultima firma. Che non ci fu. «Sai, Moriero è venuto da me piangendo, non ho potuto dirgli di no e gli ho rinnovato il contratto». Una figura meschina con gli inglesi, un successo mandato a ramengo. Il re del mercato non ci passò sopra e se ne andò per continuare a vincere a Torino. Domanda: Moggi, se Moratti non avesse avuto il cuore tenero, sarebbe passato all’Inter?». La risposta è di quelle che lasciano pensare a scenari inediti nel calcio dei primi anni duemila e nelle storie pallonare passate dal tavolo del giudice Palazzi: «Molto probabilmente, sì». Ma come, lei interista? La risposta è un sorriso ammiccante... Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
huskylover 0 Joined: 30-Aug-2006 776 messaggi Inviato July 20, 2012 (modificato) Calcioscommesse, deferimenti in arrivo. Si decide su Conte. Lecce rischia grosso Forse lunedì le scelte di Palazzi su Udinese, Bologna, Siena e Grosseto. Semeraro jr sentito sulla gara col Bari. Gasport. it - Galdi -20-07-2012 La novità di giornata è che la prossima settimana ci saranno i deferimenti del secondo calcioscommesse (il terzo a fine agosto) di quest’anno e che già la segreteria della Disciplinare sta valutando le date. Se, come ormai sembra assodato, Palazzi terminerà il suo lavoro già lunedì, è probabile che il procedimento sportivo di primo grado cominci il 31 luglio, se slittasse il qualche giorno si andrà al 2 agosto. Definita la sede: l’ex ostello della gioventù. Tempi ridottissimi per le difese per approntare le memorie, ma questo era già scontato da tempo. I deferimenti Il primo filone dovrebbe riguardare soprattutto le carte arrivate a Palazzi da Bari e Cremona: per questo i deferimenti potrebbero riguardare Bari, Lecce, Bologna, Udinese, Grosseto, Siena (compreso l’ex tecnico Conte). Dovrebbero essere esaminate entro agosto, per un eventuale procedimento calendarizzato a settembre, le posizioni del Napoli, della Lazio e del Genoa. Dovrà essere la Disciplinare a decidere se affrontare la posizione di Bertani, stralciata perché agli arresti al momento del procedimento del 31 maggio, debba essere affrontata subito o alla prossima convocazione. Intanto però sia il Novara (dove militava Bertani al momento dei fatti), che la Samp (coinvolta perché suo tesserato) sono state già punite per responsabilità oggettiva. La prima tranche Ieri sono stati sentiti l’ex presidente del Lecce Pierandrea Semeraro, il consigliere del Siena Pierpaolo Sganga e il d.s. del Crotone Giuseppe Ursino a cui hanno chiesto anche di una possibile combine per la gara con il Grosseto. Tutti al termine si sono detti «tranquilli». In realtà la posizione del Lecce è molto delicata e la società rischia la responsabilità «diretta» (anche se Semeraro ha ribattuto alle accuse della Procura federale frutto delle ammissioni di Masiello). A rischio «diretta» anche il Grosseto per il coinvolgimento del presidente Camilli tirato in ballo dai calciatori Turati e Joelson e dall’ex d.s. Iaconi. Il Siena rischia di più la responsabilità oggettiva, ma per omessa denuncia potrebbero essere molti tra suoi tesserati o ex a rischiare squalifiche, molti rischiano però anche l’illecito sportivo. Sicura la responsabilità oggettiva per il Bari dove sono molti i calciatori ex che rischiano l’illecito. Infine tutta da valutare la posizione di Bologna e Udinese e dei suoi tesserati. Credibilità Per la Procura federale le dichiarazioni di Carobbio e Gervasoni sono credibili e sincere. Del resto anche la decisione della Disciplinare, ampiamente confermate dalla Corte di giustizia federale a sezioni unite, è su quella linea. Gli avvocati delle persone deferite hanno più volte e sotto angolazioni diverse cercato di minarne la credibilità, ma è difficile che anche in questa seconda tranche dell’inchiesta sul calcioscommesse si vada in senso diverso. Per quanto riguarda i rischi, bisognerà attendere i deferimenti per capire chi e se potrà patteggiare (come tesserati). I club che saranno accusati di responsabilità diretta rischiano la retrocessione, gli altri punti di penalizzazione o ammende a seconda delle accuse mosse ai propri tesserati. QUI INVECE UNA NUOVA (PARE) VERSIONE DI CARROBBIO (CORSPORT) http://www.orgogliob...aq&catid=1:news Modificato July 20, 2012 da huskylover Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 20, 2012 (modificato) Il mercato non c’entra Ibra e la teoria del giusto stipendio di DARIO DI VICO (CorSera 20-07-2012) Nell’anno IV della Grande Crisi è quasi scontato indignarsi per il superstipendio che il signor Zlatan Ibrahimovic percepirà dal suo nuovo club, il Paris Saint Germain. I 16,2 milioni di euro l’anno di ingaggio fanno a pugni con l’etica e persino con il buon senso. Del resto una corrente di pensiero piuttosto ampia sostiene che proprio la pessima distribuzione del reddito sia una delle cause della mancata ripartenza delle economie occidentali. Quindi non ci resta che consegnare Ibra al Fisco transalpino e vedere che cosa ne esce fuori, fino a che punto i Befera parigini si spingeranno a tassarlo in nome dell’égalité e fino a dove i suoi datori di lavoro, la Qatar Investments, si faranno carico delle imposte pur di non contrariare l’irascibile Zlatan. Siccome però considero l'indignazione un sentimento quanto meno parziale, varrà la pena affrontare il caso Ibra-Psg anche da un altro punto di vista. La domanda clou potrebbe essere questa: se il calciatore svedese con il suo lavoro creasse valore e ricchezza attorno a sé e questo surplus si spalmasse su un consistente numero di persone perché dovremmo indignarci davanti al suo super emolumento? Anzi, dovremmo ringraziare il nuovo Re Mida cresciuto nei sobborghi di Malmoe. Il guaio, però, è che il mercato dell'intrattenimento calcistico è largamente imperfetto. Tale da rendere difficile anche la risposta «contabile» al quesito di prima. Un calcolo assolutamente spannometrico ci porta a dire che il Psg per rientrare dei soldi dati a Zlatan dovrebbe vendere in un anno 450 mila magliette in più. Ma è chiaro che i vantaggi della squadra parigina non possono essere solo misurati con il metro delle magliette vendute e comunque lo stipendio di Ibra è una delle spese previste dal presidente Nasser Al Khelaifi (si parla di un budget di 200 milioni) per sperare di vincere la Champions League. Ed è proprio qui che si nasconde la verità. Come ha spietatamente sottolineato il procuratore Mino Raiola, una sorta di Gordon Gekko del calcio, ci sono solo tre squadre che oggi possono girare con il portafoglio aperto: il suddetto Psg, il Manchester City dello sceicco Mansour e il Chelsea dell'oligarca russo Roman Abramovich (tutte e tre allenate, guarda caso, da italiani). Per le altre, comprese le spendaccione Barcelona e Real Madrid, il futuro è quantomeno grigio e anzi lo stesso Raiola ha predetto che nel giro di un paio d'anni le due squadre iberiche falliranno visto che le banche che le hanno ampiamente sussidiate dovranno comunque rientrare dei loro soldi. Delle squadre tedesche manco a parlarne, nel novero dei club più prodighi di ieri e di oggi non compare nessuna squadra germanica nonostante la supremazia economica che il Paese di Frau Merkel esercita pressoché incontrastata sul Vecchio Continente. Né il Bayern Monaco né i rivali del Borussia Dortmund si sarebbero mai avventurati a pagare uno stipendio simile. Morale della favola: quella del calcio nonostante il suo straordinario appeal — l'Unicredit sponsorizza Champions ed è molto soddisfatta — è una non-industria. E la teoria della creazione del valore applicata a Ibra non funziona. La Qatar Investments, Abramovich e lo sceicco Mansour sono dei soggetti extra sistema, possono amabilmente infischiarsene dell'equilibrio tra costi/ricavi e del fair play finanziario professato dalla Uefa di Michel Platini. Zlatan in questo contesto è un mero oggetto del desiderio e quindi il prezzo della sua prestazione può essere calcolato solo in termini di affezione. Il mercato (purtroppo) non c'entra, non si riuscirà mai a dimostrare se quello stipendio alla fine avrà prodotto valore aggiunto o no. Ps. Samuel Eto'o prende ogni anno dai russi dell'Anzhi 20 milioni ma l'opinione pubblica locale, si sa, in materia di cattiva distribuzione del reddito è più disattenta di quella francese. ___ IL FISCAL COMPACT DEL PALLONE di FAUSTO PANUNZI (LAVOCE 20-07-2012) L'ultimo caso è il passaggio di Ibrahimovic e Thiago Silva dal Milan al Psg. Ma sono ormai diverse le stelle del calcio vendute da squadre italiane in nome del fair play finanziario, una sorta di fiscal compact del calcio, imposto dalla Uefa per ridurre drasticamente le enormi perdite dei club. Ma ai tifosi sembra che valga solo per le squadre del nostro campionato, visto che altri continuano a spendere e a garantire ingaggi milionari. È possibile che la regola sia aggirabile. Le società italiane, però, rimangono troppo legate ai ricavi dai diritti televisivi. I trasferimenti di Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva dal Milan al Paris Saint-Germain per una cifra complessiva intorno ai 65 milioni di euro, a cui vanno aggiunti gli ingaggi milionari dei due giocatori (per Ibra si parla di quasi 14 milioni l’anno per tre anni), hanno sollevato perplessità nei tifosi milanisti e italiani. La scorsa estate c’era stata la cessione di un altro top player come Eto’o, venduto dall’Inter all’Anzhi, una squadra che gioca nel campionato russo, priva di tradizione calcistica, ma ricca di risorse finanziarie. Si può ormai dire che nessuna delle grandi stelle del calcio mondiale giochi oggi in Italia. IL FISCAL COMPACT DEL CALCIO Uno degli argomenti che viene avanzato dalle società che vendono i loro calciatori più importanti è che le cessioni servono per rispettare il fair play finanziario imposto dall’Uefa, l’organo che gestisce le competizioni calcistiche in Europa. Il fair play finanziario, introdotto per ridurre le enormi perdite che gran parte dei club europei hanno avuto in questi ultimi anni, è una specie di fiscal compact calcistico. Impone che, fino al 2014-15, le società che intendono partecipare alle competizioni europee debbano chiudere i loro bilanci nel triennio precedente con un deficit complessivo non superiore ai 45 milioni di euro (con una tolleranza di altri 5 milioni). Il deficit complessivo tollerato nel triennio scende entro il 2018 a 30 milioni di euro, fino poi, in teoria, ad azzerarsi (sempre fatta salva la tolleranza dei 5 milioni) negli anni successivi. In altre parole, l’obiettivo del fair play finanziario è quello di ancorare le spese ai ricavi delle società stesse. È importante aggiungere che nei costi non vengono conteggiate le spese per costruire uno stadio nuovo e l’investimento in calciatori giovani, così da incentivare le società a investire in attività che diano dei frutti nel futuro. Quali sono le sanzioni imposte dall’Uefa alle società che non rispettano il fair play finanziario? Si va dalle multe, alla perdita dei premi Uefa previsti per le competizioni europee, al blocco del mercato per una o più sessioni, fino all’esclusione dalle competizioni europee. UNA REGOLA CHE NON VALE PER TUTTI? La domanda che i tifosi italiani si pongono è la seguente: ma il fair play finanziario non vale anche per il Psg dello sceicco Al Thani, il quale non solo si è preso campioni celebrati come Ibra e Thiago Silva ma anche giovani promesse come Marco Verratti, arrivando a spendere in due anni quasi 200 milioni? Ovviamente anche il Psg, che è un club francese, è soggetto alla normativa Uefa. Come è possibile allora che Milan e Inter debbano vendere per il fair play finanziario, mentre il Psg, come il Manchester City dello sceicco Al Mansour, continuano a spendere, apparentemente senza limiti? Ci sono almeno tre possibili spiegazioni. La prima è che la capacità di generare ulteriori ricavi sia maggiore per il Psg rispetto al Milan. In altre parole, grazie a Ibra e Thiago Silva, la squadra francese potrebbe aumentare i suoi ricavi da diritti televisivi, incassi dallo stadio, premi Uefa, merchandising. Il fatturato del Psg è oggi molto più basso di quello del Milan (non è tra i primi venti club europei come ricavi secondo Deloitte, mentre il Milan è al settimo posto, dunque questa ipotesi può avere qualche validità. Ma è altamente improbabile che i ricavi futuri del Psg cresceranno nei prossimi anni di una cifra vicina alle spese sostenute in questi anni. La seconda spiegazione è che il Psg sia convinto che alla fine le sanzioni Uefa non saranno applicate. È difficile escludere dalle competizioni le squadre con le stelle calcistiche mondiali, dato che l’Uefa stessa sarebbe danneggiata da una Champions senza City o Psg. Inoltre, il principale promotore del fair play finanziario, il presidente Michel Platini, potrebbe presto rimpiazzare Joseph Blatter alla guida della Fifa e non è detto che il suo successore abbia la stessa determinazione. La terza è che il fair play finanziario sia aggirabile. Supponiamo che una società controllata direttamente o indirettamente dallo sceicco Al Thani decida di offrire una sponsorizzazione generosissima al Psg, ad esempio in cambio del nome sulle maglie o allo stadio. Questo farebbe aumentare i ricavi e quindi ridurre il deficit, magari fino ai 45 milioni previsti dal fair play finanziario. L’Uefa ha previsto il caso stabilendo che per queste voci occorre mettere a bilancio il fair value. Ma può stabilire qual è il valore “equo” di una sponsorizzazione? Insomma, come tutte le regolamentazioni, forse anche per il fair play finanziario esistono delle modalità per aggirarlo. Lo vedremo tra pochi mesi. Quello che è chiaro è che in Italia ormai le società sono sempre più legate ai ricavi delle televisioni e che le altre fonti di ricavi (proventi da stadio, merchandising, sponsorizzazioni) non sono al livello di quelle dei migliori campionati europei. Ci vorranno anni per rovesciare questo trend e quindi per un po’ dovremo rassegnarci a vedere i migliori calciatori giocare all’estero. Per fortuna le televisioni fanno già vedere anche la Premier, la Liga e la Bundesliga. E, c’è da scommettere, dal prossimo anno, anche la Ligue 1. ___ salaryCap LA FOLLIA NON È LO STIPENDIO DI IBRA MA IL COSTO DEL LAVORO NEL CALCIO di MARCO IARIA (GaSport 21-07-2012) Lo stipendio strappato da Ibrahimovic allo sceicco del Psg — 14 milioni compresi i bonus — ha suscitato indignazione in Francia e riaperto il dibattito dappertutto sui compensi iperbolici che girano nel calcio. Un déjà vu. Cedere al moralismo sarebbe facile, ma pure fuorviante. È sotto gli occhi di tutti la distanza siderale che passa tra un giocatore d'élite e l'operaio che dagli spalti lo vedere tirare quattro calci a un pallone. Ancor più in tempi di crisi come questi, divorati da un senso comune di precarietà. Ma la domanda da farci è un'altra: Ibra quei soldi li vale davvero tutti? Posto che a scorrere la classifica di Forbes sugli sportivi più ricchi il primo calciatore (Beckham) è solo all'8o posto, il fenomeno va guardato attraverso una prospettiva industriale. Perché il calcio è a tutti gli effetti un'impresa dello spettacolo. Con una specificità: a differenza degli attori, i giocatori non sono soltanto prestatori d'opera, ma fanno parte del patrimonio di un club, per chi non ha uno stadio di proprietà ne costituiscono addirittura l'unico vero asset. Significa che ai gol e ai chiari di luna di un campione sono legati a doppio filo i destini della squadra. Che gode e incassa se indovina un acquisto che la porta in trionfo, per poi magari rivenderlo a prezzo maggiorato. Ma che piange e s'inguaia in caso di flop. La parabola di Ibra è esemplare. Tra il 2006 e il 2009 l'Inter ha riempito le tasche dello svedese col sorriso tra i denti: l'ha preso dalla Juve travolta da Calciopoli per 25 milioni, se n'è servita per vincere tre scudetti di fila, l'ha dato al Barcellona ottenendo una plusvalenza da 54 milioni. Provate, invece, a chiedere notizie di Ibra agli spagnoli: schiumeranno rabbia pensando ai litigi con Guardiola e agli oltre 40 milioni di buco che ha lasciato nel bilancio andandosene in saldo al Milan. Fin qui l'esempio singolo. Che non mette a fuoco il problema. Come non può farlo il caso limite di David Beckham: il Real ha venduto un milione di magliette nei primi sei mesi dall'arrivo dell'inglese (estate 2003) e segnato un +137% alla voce merchandising (per introiti totali di 440 milioni) durante la sua permanenza a Madrid. Un ritorno dell'investimento in piena regola, a fronte dei 26 milioni netti percepiti in quei quattro anni dallo Spice Boy, per di più con la tassazione agevolata del 24% (la Ley Beckham, appunto). Il problema, tuttavia, è strutturale. E di strettissima attualità vista l'incongruenza tra le spese pazze di Al Thani e la stretta annunciata da Platini col fair play finanziario. Non è che sia eccessivo il compenso di Ibra, è eccessivo l'intero costo del lavoro del calcio europeo: otto club su dieci di prima divisone hanno un monte-stipendi pari al 100% del fatturato. Una follia. L'impennata delle spese figlia della sentenza Bosman e dei denari della tv è arrivata a un punto di non ritorno. Tutti noi vorremmo il salary cap. Non è possibile, ma a suon di dismissioni (vero Berlusconi e Moratti?) ci si arriverà coi fatti. Unito a una bella cura dimagrante delle rose. Perché in A 38 tesserati per squadra sono davvero troppi. Modificato July 21, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 20, 2012 CREMONA IERI L’UNGHERESE INTERROGATO DAL GIP Strasser conferma Le partite sospette hanno i «registi» Coincidono le date: Lazar e Ilievski visti a colloquio con i calciatori di ROBERTO PELUCCHI (GaSport 20-07-2012) Laszlo Strasser porta altra acqua al mulino della Procura di Cremona, da tempo convinta che Novara-Siena e Lazio-Genoa siano state combinate. L'ex calciatore ungherese ieri è stato sentito di nuovo dal gip Guido Salvini e in un paio d'ore ha fornito i chiarimenti necessari, soprattutto sulle date. La sua presenza in Italia con altri indagati coincide con le gare sotto inchiesta. I viaggi Strasser, sposato, due figli, gestore di un ristorante a Budapest, sarà scarcerato nelle prossime ore. Nei due interrogatori ha confermato di essere venuto nel nostro Paese per la prima volta l'8 e 9 aprile 2011 assieme a un altro degli indagati, Matyas Lazar, e di avere conosciuto Ilievski a Cernobbio. «Laszlo per questa gente faceva il factotum — hanno precisato gli avvocati Krisztina Molnar e Andrea Di Giuliomaria — non era a "libro paga" di nessuno e non ha alcun ruolo nei presunti comportamenti illeciti di queste persone». Strasser ha riferito che «in alcuni alberghi c'erano dei giocatori di calcio con i quali Ilievski e Lazar parlavano. Io, però, stavo in disparte, rimanevo in camera o seguivo altre cose legate al viaggio. Non ero al corrente o lo sono stato mai dei contenuti di questi colloqui». Ma ha aggiunto: «Percepivo che loro in questi viaggi avevano un interesse legato al calcio e alle scommesse». L'allenatore misterioso Tra l'1 e l'8 maggio Strasser è stato con Lazar a Como, Bari, Bologna, Milano, e l'ungherese ha detto di avere incontrato Almir Gegic, Mauro Bressan, Antonio Bellavista e Vittorio Gatti, quest'ultimo in un ristorante di Bergamo «la sera dell'8 maggio». Il giorno prima si era giocata Palermo-Bari e Gatti fu spedito dagli Zingari in Puglia a ritirare dal portantino Angelo Iacovelli i 250 mila euro della fallita combine. Soldi che, anche alla luce delle parole di Strasser, sarebbero stati restituiti a Gegic e Ilievski proprio a Bergamo l'8 maggio. Strasser ha rivelato, inoltre, che Lazar avrebbe incontrato anche «se non sbaglio un allenatore che aveva lavorato in Ungheria con tale mansione». Chi è? Partite sospette Che Lazar e Strasser fossero in Italia l'1 maggio, giorno di Novara-Siena, non ci sono dubbi. Ma sulla partita che vede coinvolto anche il tecnico della Juve, Antonio Conte, Strasser non ha portato altri elementi oltre a quelli già conosciuti. Strasser e Lazar sono tornati in Italia il 14 maggio, giorno di Lazio-Genoa, e hanno preso una camera all'Una Tocq di Milano. Lo stesso hotel dove erano alloggiati amici e compagni dell'ex genoano Dainelli per il suo addio al celibato, tra cui Milanetto (secondo l'accusa erano lì per ritirare il denaro per la combine, ma i due calciatori hanno sempre negato). «Ilievski non era con noi — ha detto Strasser — ma ricordo che Lazar era in contatto con lui e gli parlava per telefono. In albergo c'era Bellavista, che era in un gruppo di persone». E poi: «Qualche giorno dopo il nostro rientro in Ungheria, Bourgulya e Schultz sono andati in Italia. Mi sembra siano andati a Lecce». Per gli inquirenti è il viaggio finalizzato alla combine di Lecce-Lazio. ___ SI RAFFORZANO LE ACCUSE DELLA PROCURA DI CREMONA Strasser non convince il gip Salvini L’ungherese nega di aver taroccato le partite: «Facevo solo da autista a un amico» di ANDREA RAMAZZOTTI (CorSport 20-07-2012) MILANO - Il secondo interrogatorio davanti al gip Guido Salvini di Laszlo Strasser ha confermato l’impianto accusatorio costruito dalla Procura di Cremona. L’ex calciatore ungherese ha tentato di dribblare le contestazioni (su tutte, quella di far parte dell’organizzazione criminale che truccava le partite di A e B), ma le sue spiegazioni non hanno convinto e certe risposte, giudicate evasive o palesemente poco credibili, non hanno fatto altro che rafforzare le certezze di Salvini. Nel secondo faccia a faccia con Strasser, che al termine dell’ora e mezzo di colloquio ha chiesto la revoca della custodia cautelare o in subordine i domiciliari (forse oggi il gip darà l’ok), gli inquirenti hanno sottolineato che l’ungherese si trovava insieme ad alcuni connazionali e a Ilievski in alberghi di Cernobbio, Bari, Milano, Bologna e Malpensa in concomitanza con alcune delle partite taroccate (Lazio-Genoa, Novara-Siena e Palermo-Bari). Per dimostrarlo hanno portato una serie di contatti telefonici con altri componenti dell’organizzazione e altri riscontri. Strasser, più volte in Italia tra l’aprile e novembre 2011, non ha negato i viaggi, ma si è difeso dicendo di aver fatto solamente da autista dell’amico Matyas Lazar e di non aver taroccato nessun match. «Guidavo l’auto - ha fatto mettere a verbale - gestivo gli ingressi e i check out negli alberghi. I miei compagni di viaggio non mi hanno coinvolto nelle loro attività ma percepivo che loro in questi viaggi avevano un interesse economico legato al calcio e alle scommesse». Ha spiegato di essere un ex calciatore e di aver interrotto la carriera (per intraprendere quella del ristoratore) solo a causa di un infortunio a un ginocchio. Con i trascorsi nel mondo del pallone ha spiegato la conoscenza con altri indagati, mentre ha negato di aver ricevuto soldi da Choo Beng Huat in un rapido incontro a Malpensa considerato... molto sospetto (eufemismo) dagli inquirenti. Ha infine definito superficiali le conoscenze con Gegic, Gatti e Bressan. ___ CALCIOSCOMMESSE Il factotum degli «zingari» getta nuove ombre su Conte, Lazio e Siena di GILBERTO BAZOLI (Libero 20-07-2012) CREMONA Laszlo Strasser, il factotum della cellula ungherese del calcioscommesse, era in Italia in concomitanza con alcune delle partite al centro dell’inchiesta: Lazio-Genoa, Palermo-Bari e Novara-Siena, uno dei match che ha inguaiato Antonio Conte, allora allenatore della squadra toscana. La circostanza, emersa dai tabulati telefonici e dalle registrazioni negli alberghi, è stata confermata da Strasser, interrogato ieri dal gip Guido Salvini per la seconda volta nel giro di una settimana: «L’impianto accusatorio è confermato», sostiene il gip. Ex giocatore molto conosciuto in patria dove ha militato in tre società di serie A, Strasser ha detto d’aver conosciuto Almir Gegic e Hristiyan Ilievski, i capi degli “zingari”, e Vittorio Gatti, il camionista bergamasco che riportò da Bari i 250. 000 euro delle puntate per la mancata combine dell’incontro con il Palermo. Strasser, che sarà scarcerato nei prossimi giorni, ha affermato di non essere «coinvolto nelle attività» degli altri ungheresi «ma percepivo che loro in questi viaggi avevano uninteresse economico legato al calcio ealle scommesse». «Non era a libro paga», hanno sostenuto i suoi avvocati, Andrea Di Giuliomaria e Kristina Molnar. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 20, 2012 (modificato) Tre gradi di giudizio Slittano i campionati? di SIMONE DI STEFANO (TUTTOSPORT 20-07-2012) ROMA. Colpo di scena, entra in ballo il terzo grado e l’inizio dei campionati è a rischio. Ieri la procura federale ha chiuso l’indagine con Semeraro ed entro mercoledì prossimo emetterà i deferimenti che riguarderanno i casi di responsabilità diretta (sulle spine Lecce, Grosseto e Siena), la famosa «corsia preferenziale» di cui si parla da tempo. Ballano retrocessioni e promozioni d’ufficio, e proprio per questo tutti (Figc, procura e Leghe) vogliono agire con il massimo della cautela. I campionati inizieranno solo dopo che si sarà espresso il Tnas nei casi di eventuale ricorso di club retrocessi. Le Leghe non possono permettersi di iniziare il campionato prima che il Tnas non abbia convalidato le sentenze. I tempi diventano strettissimi se si pensa che nella migliore delle ipotesi di secondo grado prima di Ferragosto, occorrerà attendere le motivazioni della CGF e dipanare i dibattimenti al Coni in soli 10 giorni. La Figc lo dice da tempo: «Vanno garantiti tre gradi entro l’inizio del campionato». La Serie A partirà il 26 agosto, la Serie B ha ufficializzato ieri l’inizio al 25 (ultima giornata il 18 marzo 2013). Si parlava del 18, troppo presto. Palazzi corre contro il tempo. ___ IL PROCESSO In arrivo i deferimenti i giudici dovranno correre di CARLO SANTI (Il Messaggero 21-07-2012) ROMA - L asettimana prossima la Procura della Federcalcio emetterà i deferimenti inerenti gli ultimi interrogatori. Stefano Palazzi dovrà definire le posizioni di club come Lecce, Grosseto e Siena chiarendo se nei loro confronti ci sarà la responsabilità diretta. Per il Napoli, invece, la situazione appare diversa e il club, in merito alla vicenda portata alla luce da Gianello, rischia una multa. Tra i tesserati, con Semeraro in primis, c’è Antonio Conte che rischia il deferimento. I tempi del processo, che potrebbe cominciare nei primi giorni di agosto, si allungano poiché dopo la sentenza della Commissione Disciplinare occorrerà attendere quella della Corte di Giustizia sportiva e, infine, del Tribunale nazionale arbitrale dello sport. Occorre fare in fretta perché con i campionati al via (il 26 agosto la serie A, il 25 la B) non si può rischiare di far cominciare un torneo con club la cui posizione non è chiara. Modificato July 21, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 20, 2012 SCOMMESSOPOLI Semeraro e Preziosi nel mirino Il presidente del Genoa risulta indagato (con Palacio) a Cremona per Genoa-Samp. E la versione del Lecce sui 250 mila euro per il derby col Bari non convince Palazzi di SIMONE DI STEFANO (TUTTOSPORT 20-07-2012) ROMA. Ha smentito su tutta la linea: le parole di Masiello , la sua credibilità. Per Pierandrea Semeraro il derby Bari-Lecce fu gara regolare. L’ex presidente del Lecce ha deposto ieri in procura federale, chiamato a smentire le accuse che lo vedrebbero committente di circa 250mila euro in diverse tranche versati nelle tasche di Andrea Masiello e dei suoi complici Carella e Giacobbe, per comprare il derby. Semeraro è rimasto quasi tre ore, in cui ha spiegato una tesi che agli inquirenti del calcio non ha convinto. I suoi legali (Andrea Sambati e Saverio Sticchi Damiani ) mirano a scardinare la credibilità del pentito e di Carella , che indicano proprio Semeraro in compagnia di Carlo Quarta in Piazza Mazzini il giorno in cui venne pattuita la combine. Le diverse versioni di Masiello e un dettaglio, sono gli ultimi appigli dell’ex presidente per allontanare un’accusa che ora pende anche in sede penale: Quarta - sostengono i legali - è socio di Semeraro per altri affari che non riguardano il calcio, circa tre mesi prima di Bari-Lecce ci fu un altro passaggio di denaro e questo dimostrerebbe che anche gli altri soldi furono girati per motivi estranei alla combine. Come andrà a finire lo sapremo a breve, perché il caso Semeraro comporterebbe al Lecce l’ingresso della «corsia preferenziale» del prossimo processo alle sole responsabilità dirette. Quella eventuale di Semeraro porterebbe il club salentino dritto in Lega Pro. Per Grosseto-Crotone e Portogruaro-Crotone, è stato ascoltato ieri anche il ds del Crotone Giuseppe Ursino . Mentre per precisare la sua posizione e dichiararsi estraneo ai fatti, si è fatto ascoltare Pierpaolo Sganga , membro del cda del Siena. PREZIOSI INDAGATO. Dopo l’irruzione al ritiro del Genoa, ieri è seguita la trasmissione degli atti da Cremona alla procura di Genova. Si viene così a sapere che risultano indagati dal pm di Cremona, Roberto Di Martino , oltre a Milanetto , Dainelli e Criscito , anche Palacio e il presidente del Genoa, Enrico Preziosi . I giocatori per frode sportiva relativa al derby Genoa-Sampdoria, il patron per i rapporti con il capo ultrà Massimo Leopizzi. La procura di Genova al momento non indaga nessuno, ma sotto consiglio di Di Martino potrebbe presto approfondire il caso-Preziosi. A Cremona ieri è stato riascoltato Laszlo Strasser , che ha confermato di essere a conoscenza delle presunte combine Palermo-Bari, Novara-Siena e Lazio-Genoa. ___ Scommesse Il Lecce rischia la Lega Pro ora è Preziosi nel mirino di MATTEO PINCI (la Repubblica 20-07-2012) L’ombra del calcioscommesse si allunga rapidamente sul presidente del Genoa Enrico Preziosi. Dopo la doppia inchiesta di Cremona, il faldone è stato ricevuto alla procura di Genova dove, nelle mani del procuratore Biagio Mazzeo, promette di dar vita a un terzo terremoto giudiziario, di eguale magnitudo rispetto ai due precedenti. La prima mossa, una volta ricevuti gli atti firmati dal pm Di Martino, sarebbe l’iscrizione al registro degli indagati di cinque persone per frode sportiva. Ma l’idea è ambiziosa: ripartire dalle carte di Cremona per riconsiderare sotto un unico occhio vari episodi discussi: il derby Genoa-Samp dell’8 maggio 2011, quello dagli «effetti devastanti» secondo Cremona, ma anche il sequestro della squadra rossoblu nello spogliatoio da parte di una quarantina di ultrà con minacce e aggressione a Dainelli, e infine quel Genoa-Siena dello scorso maggio quando la curva impose ai giocatori di restituire le maglie da gioco. Aprendo un nuovo fascicolo, onnicomprensivo delle attività degli ultrà e dei rapporti con i giocatori rossoblù. In cui il nome di maggior rilievo intorno a cui si catalizza l’attenzione è quello del presidente Preziosi. Da un presidente all’altro: l’ex presidente del Lecce Pierandrea Semeraro era chiamato ieri a rispondere davanti alla Procura Federale dell’accusa di aver “comprato” il derby Bari-Lecce del 2011. Risposte che, però, non avrebbero convinto gli uomini del pool del procuratore Palazzi. All’ormai ex numero uno del club è stato chiesto di spiegare in particolare un assegno da 50 mila euro in favore di Carlo Quarta, uomo vicino a Semeraro, che poi avrebbe ritirato quei soldi per girarli a Carella, il tramite con l’ex difensore del Bari Masiello. Semeraro, assistito dai legali Sticchi Damiani e Sambati, ha a sua volta mostrato agli 007 federali assegni risalenti ai mesi precedenti alla data del derby e di entità simile per «attività svolte da Quarta per Semeraro». Spiegando anche di non aver avuto contatti diretti con l’organizzazione, citando le dichiarazioni messe a verbale dallo stesso Carella. Elementi che però non avrebbero convinto la procura, forte di tabulati e celle telefoniche che confermano la mappa di incontri con Quarta per i ricevere i soldi disegnata dallo stesso Carella. Difficile quindi che il Lecce possa evitare il deferimento per responsabilità diretta della società: sarà poi il giudice Artico a dover valutare se trasformare l’indicazione in retrocessione del club in Lega Pro. ___ IL CASO GLI ATTI DELL’INCHIESTA PASSATI ALLA PROCURA LIGURE: LA PRESUNTA COMBINE SAREBBE ALL’ORIGINE DELLE SUCCESSIVE MINACCE COMPIUTE DAGLI ULTRA’ Preziosi indagato per il derby, ma non da Genova Il provvedimento preso da Cremona: adesso sarà valutato dal pm Mazzeo di FRANCESCO CENITI & LUIGI PERNA (GaSport 20-07-2012) Ci sarebbe anche il nome di Enrico Preziosi negli atti trasmessi dalla Procura di Cremona ai colleghi di Genova sull'inchiesta relativa al derby del maggio 2011. Indagato per frode sportiva, dovrebbe essere questa l'ipotesi di reato contestata al presidente del Genoa. Ma la sua posizione è particolare, tecnicamente «sospesa». L'incartamento, infatti, ha cambiato «titolare»: ora è nelle mani del pm Biagio Mazzeo che oltre al procedimento sul calcioscommesse col coinvolgimento della Samp, segue anche quello su Genoa-Siena (già eseguite 10 misure cautelari a carico di ultrà) e il filone sulle presunte minacce subite dai giocatori dopo l'irruzione dei tifosi nel centro d'allenamento a Pegli. Toccherà dunque a Mazzeo confermare l'iscrizione di Preziosi nel registro degli indagati oppure, una volta valutati i documenti, archiviarla. Ci sarebbero altre 4 persone indagate: le decisioni forse nella prossima settimana. Gli sviluppi Di sicuro il pm Mazzeo sembra intenzionato ad andare fino in fondo per sbrogliare una matassa complicata. All'origine di tutto ci sarebbe l'ipotesi che i giocatori della Samp avessero tentato di comprare il derby, circostanza emersa grazie all'intercettazione dell'ultrà Leopizzi operata dalla Procura Cremona. In quella telefonata si raccontava come 18 doriani avevano raccolto 1,8 milioni di euro per corrompere 5 genoani. Particolare svelato da Zauri. Combine sarebbe saltata per il rifiuto del capitano Marco Rossi. L'episodio avrebbe avuto lo stesso un effetto dirompente: la curva rossoblù avrebbe saputo della proposta. Ecco spiegato, secondo la ricostruzione di chi indaga, la convocazione di Criscito (sentito dal pm Mazzeo) all'osteria del Coccio alla presenza dell'ultrà Fileni (arrestato lo scorso 21 giugno). Il ruolo di Sculli Quel giorno era presente anche Leopizzi che in un'altra intercettazione si scaglia contro Preziosi. E proprio i rapporti tra club e tifoseria potrebbero aver spinto la Procura di Cremona a inserire tra gli indagati anche il patron del Genoa. Ora, come scritto, il pm Mazzeo, valuterà tutti gli atti. Magari intrecciandoli all'aggressione degli ultrà dello scorso 12 gennaio a Pegli con minacce ai giocatori, in particolare a Jorquera e Dainelli (colpito con uno schiaffo). Solo qualche mese più tardi i tifosi fermano Genoa-Siena. E anche su questa sfida il pm l'altro ieri a Bormio ha chiesto spiegazioni ai 13 calciatori rossoblù, portati in caserma e interrogati. Gli inquirenti non disdegnano il materiale raccolto. Ci sarebbero alcune dichiarazioni poco convincenti sui motivi che hanno portato alla ripresa della gara. Forse potrà fornire maggiori spiegazioni Beppe Sculli (presente all'Osteria del Coccio insieme al pregiudicato Altic, poi arrestato): trattò con gli ultrà durante la sospensione. La procura di Cremona aveva chiesto il fermo per Sculli (negato dal gip), ritenendolo il regista della combine Lazio-Genoa. Sculli a Cremona non è stato mai sentito, ma adesso una chiamata dalla Procura di Genova è scontata. 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Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 20, 2012 Così Agnelli ha surfato sull'umore dei tifosi per fare di nuovo grande la Juve di FRANCESCO CAREMANI (IL FOGLIO.it 20-07-2012) “Abbiamo ancora fame”. Uno slogan, una promessa, quella della Juventus per la nuova campagna abbonamenti, che ha fatto storcere la bocca (e non solo quella) a tanti tifosi e blogger juventini. “Siete peggio di Monti. A quando l’Imu sul seggiolino?”, “Avete ancora fame? Ce ne siamo accorti”, “… la passione non è un business. Noi non siamo clienti… Noi siamo la Juve”. Questo il tenore di alcuni striscioni affissi in Corso Galileo Ferraris alcune settimane fa e, se come diceva Nanni Moretti “le parole sono importanti”, quel “Noi siamo la Juve” la dice lunga su come ancora i curvaioli percepiscono il calcio e su come il football contemporaneo sia distante anni luce da passione e ricatti psicologici tipici degli anni Ottanta e Novanta. L’aumento della curva è sintomatico: da 275 a 350 euro, per i vecchi abbonati, per i nuovi il costo sarà di 390, compresa la prima di Coppa Italia, il derby e la prelazione sulle partite di Champions League. Costi che arrivano ai 1.090 euro per l’Est Centrale 1° Anello: “Se il prezzo aumenta ma ottengo una crescita dei servizi in termini qualitativi allora può anche essere giusto e chiaramente si va in questo modo a fare una selezione della clientela/tifoseria. Più alzo l’asticella del pricing, più avrò come club un target elevato di utenti/spettatori” sottolinea Marcel Vulpis direttore dell’agenzia sporteconomy.it. In molti dimenticano, infatti, che lo Juventus Stadium è di proprietà del club; è come entrare in casa d’altri, sono loro che decidono chi può accedere e come. Nella stagione appena conclusa la società bianconera ha registrato dall’impianto un incasso di circa 26 milioni di euro, soldi non sufficienti a segnare il passo verso una vera crescita. Lo stesso ad Giuseppe Marotta ha sottolineato come fino ad ora lo stadio sia stato sfruttato solo al 50 per cento delle sue potenzialità. Obiettivo non dichiarato? Quaranta milioni di euro, partendo dall’aumento degli abbonamenti e sperando in una Champions League entusiasmante oltre che lunga. Ma c’è di più. Calciopoli ha lasciato il segno sul tifoso juventino più di quanto lo abbia lasciato nella società. C’è stata una mobilitazione senza precedenti, c’è chi s’è costruito una professione, scavando un solco profondo tra curva e club, come se la prima si fosse appropriata armi e bagagli del secondo. La curva voleva Conte? E' arrivato Conte (per fortuna di tutti, visti i risultati e il gioco espresso). La curva vorrebbe indietro i due scudetti tolti dalla giustizia sportiva? Ed ecco Andrea Agnelli alla carica di Lega e Federazione per riavere indietro ciò che a suo tempo gli avvocati bianconeri "restituirono". La curva vuole la terza stella sulla maglia? E per tutto l’anno si parla quasi esclusivamente di quello. Anzi ci sono juventini che ritengono questi aspetti più importanti dello scudetto vinto e della rinascita sportiva della Juventus, errore di valutazione di non poco conto, quando molti campioni bianconeri hanno più volte sussurrato (Buffon in testa) quanto sia importante guardare avanti e godersi le nuove vittorie. Andrea Agnelli ha preso in mano una società debole, rasa al suolo da Calciopoli e da molti errori di mercato. Con pazienza la sta ricostruendo, sia dal lato sportivo, quello più evidente, sia da quello economico e politico. La terza stella non è mai stato un oggetto, semmai uno strumento per cercare di riequilibrare il peso bianconero all’interno dei palazzi del calcio, un peso in questi ultimi anni spostato tutto sul rossonero. Ma questo i tifosi non l’hanno capito, restando fortemente delusi su ciò che considerano un dietrofront. Che poi la scritta “30 sul campo” sia la soluzione migliore è tutto da vedere: di sicuro andranno a ruba queste maglie, così come quelle dove poter attaccare la terza. Jean-Claude Blanc, incompreso da tutti, ha lasciato la grande eredità dello stadio (sta facendo la stessa cosa al PSG col Parco dei Principi e i petrodollari), eredità che la nuova dirigenza ha saputo cogliere alla grande e che vuole sviluppare ulteriormente. Andrea Agnelli ha saputo surfare sugli umori della curva, smarcandosi (anche con l’aumento degli abbonamenti, come già accaduto per certi versi in Inghilterra) appena possibile da una deriva pericolosa, sia come presidente che come club moderno e lanciato verso la sostenibilità economica. Uno degli slogan preferiti dai tifosi bianconeri recita più o meno così: “Noi siamo la Juve, gli altri no”. Sì, ma noi chi? Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 21, 2012 L’INCHIESTA SPORTIVA Palazzi studia i deferimenti Nubi sul Bari Il Procuratore federale focalizzerà le responsabilità dirette: Siena, Lecce e Grosseto in ansia di ALBERTO ABBATE & EDMONDO PINNA (CorSport 21-07-2012) ROMA - Ultime ore prima dei deferimenti. Stefano Palazzi sta studiando le carte, i risultati di mesi di lavoro. Sul tavolo le relazioni dei suoi più stretti collaboratori. Lavora, Palazzi, perché il tempo stringe, la nuova stagione è alle porte e non si può partire col piede sbagliato. Saranno le società che rischiano la responsabilità diretta (e le posizioni a loro collegate), le prime ad essere deferite, il 25 luglio, ma si agita il fantasma di qualcosa che possa precedere questa data, anche a livello informale. Bisognerà vedere dove porterà il lavoro degli inquirenti federali, soprattutto nel caso del derby pugliese, l’ultima situazione ad essere focalizzata. Semeraro è stato ascoltato giovedì, per la Procura di Bari l’ex presidente del Lecce (il rischio è la retrocessione in Lega Pro) è l’uomo che ha comprato quella partita. Però, il 13 giugno era stata ascoltata mezza dirigenza del Bari, dal dg Garzelli al ds Angelozzi, per non parlare del segretario Doronzo e del team manager Vino. Che qualche nube si possa addensare anche sui biancorossi? SENZA MACCHIA - La Federcalcio vuole un inizio di campionati senza macchia, ecco perché verrà data precedenza alle responsabilità dirette. La rischia anche il Grosseto (che ancora ieri, con un comunicato sul suo sito, proclamava la sua innocenza e quella del presidente Camilli). E’ in ansia pure il Siena e il suo presidente, Massimo Mezzaroma. Le parole di Coppola sembrerebbero scagionarlo, anche se la conferma di essere stato avvicinato da qualcuno (al quale il portiere non avrebbe dato importanza) potrebbero rappresentare, nei ragionamenti della Procura, una mezza corrispondenza con quello che ha dichiarato Carobbio ( «Coppola entrò negli spogliatoi sbiancato in volto rappresentandoci che poco prima, all’esterno degli spogliatoi, era stato avvicinato da una persona» ), anche se con una successiva correzione di rotta (non nello spogliatoio, ma in privato). Insomma, una situazione complicata, che si porta dietro anche Antonio Conte, l’allenatore della Juventus all’epoca dei fatti sulla panchina del Siena. Deferimento subito anche per lui, bisognerà scoprire con quale capo d’accusa. In ballo c’è il futuro. . . Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 21, 2012 Il caso Le regine del calcio europeo sostenute dalle stesse banche che adesso chiedono gli aiuti per salvarsi dal fallimento. La campagna acquisti è ferma Real e Barcellona, ora in bilico gli ingaggi d’oro Il rosso dei club tocca i 5 miliardi ma all’orizzonte non ci sono possibilità di fallimento di ALESSANDRA RETICO (la Repubblica 21-07-2012) ROMA — Ne avevano fatto a meno, con fierezza, per 111 anni. Poi si sono dovuti piegare: si era capito un anno fa che il calcio di lusso spagnolo era davvero fragile. Il Barcellona il 1 luglio 2011 aveva firmato il primo contratto nella sua storia con uno sponsor, la Qatar Foundation, organizzazione internazionale no profit araba. Nelle casse del club catalano 150 milioni di euro in 5 anni. Fu la fine di un mito di indipendenza. Niente in confronto con la crisi profondissima del paese dove il calcio è re. Le sue regine, Barcellona e Real Madrid, come stanno? Sono sostenute dalle banche, le stesse che l’Unione europea sta cercando di salvare dal fallimento. Uno degli istituti che più ha finanziato le operazioni dei Merengues, Bankia-Caja Madrid, è oggi nazionalizzata: i crediti sono quindi sostenuti da tutti i cittadini spagnoli. Con Bankia si pagano gli ingaggi di 10, 5 milioni per Messi, 13 per Cristiano Ronaldo, 14,8 per Mourinho. Come? Con prestiti a un interesse agevolato dell’1,5 per cento. Gli acquisti milionari, per forza di cose, andranno frenati. Mercato fermo, anzi paralizzato. Niente Maicon al Real. Eppure sono le società con il più alto fatturato al mondo (circa mezzo miliardo all’anno). Eppure non navigano nell’oro. Il debito del calcio spagnolo, prima e seconda divisione, è altissimo: si aggira attorno a 5 miliardi, di cui 4 con le banche, un mezzo punto del deficit nazionale. Il Real Madrid è indebitato per 660 milioni; il Barcellona per 548. Cifre da interpretare: leggendo con la lente dei debiti finanziari e bancari, i debiti lordi delle due squadre scenderebbero a 146 milioni per il Real Madrid e 150 per il Barcellona. Minori rispetto a quelli di molti top club europei, italiani compresi. E poi: ai club è stata concessa una dilazione di 8 anni per rientrare dei debiti entro il 2020, a partire dalla stagione 2014-15. Nel frattempo, e in controtendenza, le due squadre vantano anche un fatturato in crescita. Il Barca: 494,9 mln di euro (21,5 più dello scorso anno). Real e Barcellona sono al top del calcio europeo con un fatturato, rispettivamente, di 479 e 450 milioni. Ciascuna genera entrate per 180 milioni dai diritti tv, 123 milioni e 110 dalla biglietteria, 172 e 156 da sponsor e dal settore commerciale. Flussi così rigogliosi da non generare al momento particolari pericoli. Certo, la crisi del sistema bancario iberico con il maxi-prestito dall’Unione europea da 100 miliardi di euro renderà più complesso il finanziamento, in passato assai generoso, alle società. All’orizzonte non c’è un rischio default, insomma. Però logica vorrebbe che Messi, Mourinho e Ronaldo si tirino su le maniche e collaborino alla politica di austerità di Rajoy. Real e Barca emettono buste paga floride (216 e 241 milioni nel 2011). Ma adesso niente giocattoli nuovi, niente capricci. L’Europa soffre e non ce la farebbe, neanche moralmente, a fare una sottoscrizione alleata. Neanche per il suo più bel calcio. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 21, 2012 (modificato) Scommesse “Venduto il derby di Genova” indagati Palacio e altri tre “Colletta nella Samp per salvarsi: 1,8 mln ai genoani” a rischio squalifica il neo interista di MARCO PREVE & MATTEO PINCI (la Repubblica 21-07-2012) Attacco al derby “comprato”. Criscito e Milanetto, Dainelli e Palacio: la procura di Genova mette nel mirino quattro ex genoani, iscritti da ieri nel registro degli indagati per frode sportiva. E altri calciatori, della sponda sportiva opposta, potrebbero aggiungersi presto all’elenco. È il primo risultato della trasmissione al procuratore del capoluogo ligure Biagio Mazzeo del faldone di Cremona sul derby Genoa-Sampdoria dell’8 maggio 2011, ma non solo. E che fa tremare la Genova del calcio, con possibili conseguenze gravissime anche a livello sportivo. Addirittura «devastanti», per citare il pm di Cremona Di Martino: perché se confermate, le accuse porterebbero il deferimento per illecito sportivo dei quattro rossoblù coinvolti, ma anche di un gruppo di 18 sampdoriani. Un danno che rischia di ripercuotersi anche sull’Inter, che soltanto poche settimane fa ha speso 11 milioni per acquistare Palacio, che oggi (ma i tempi della giustizia sportiva sarebbero tutt’altro che immediati, dovendo attendere la chiusura dell’indagine genovese) rischia una pesante squalifica. In ansia anche lo Zenit di Criscito, cui l’inchiesta è già costata l’Europeo in Polonia. I nomi dei quattro ex giocatori del Genoa emergono da un’intercettazione telefonica in cui l’ultrà rossoblù Massimo Leopizzi, anche lui indagato, raccontava ad un proprio amico di aver saputo nel ritiro della Lazio ad Auronzo da Luciano Zauri – in campo con la Samp quel giorno – di una colletta organizzata dai blucerchiati per vincere il derby salvezza con il Genoa: 100 mila euro a testa per diciotto persone. Un’offerta formulata durante una cena a cinque colleghi genoani: il capitano Marco Rossi, che avrebbe declinato l’offerta («Ma siete matti?»), poi un titubante Criscito («Quello che fanno i vecchi faccio anche io», le sue parole riferite da Leopizzi al telefono), Milanetto, Dainelli e Palacio. E l’occhio della procura stringe anche intorno ad alcuni giocatori (ed ex) di quella Sampdoria. Praticamente, una squadra intera di undici titolari e sette riserve si sarebbe auto tassata mettendo insieme un milione e ottocentomila euro per ottenere un risultato che avrebbe assicurato la permanenza in serie A. Circostanza però che l’ultrà, nell’interrogatorio con il pm Di Martino, avrebbe ridimensionato a frutto di “voci riportate”. A Genova hanno appena iniziato a muoversi. Ma nel fascicolo trasmesso al procuratore Mazzeo compare anche il presidente rossoblù Preziosi, e il suo rapporto con gli ultrà. Legato ancora una volta al nome di Leopizzi, che in una telefonata con il suo amico ed ex giocatore del Genoa Beppe Sculli, dopo la discussa Genoa-Siena del maggio scorso, si pentiva di aver “coperto” il presidente con una falsa testimonianza in merito all’inchiesta sulla valigetta per Genoa-Venezia, conclusasi con la condanna per frode sportiva di Preziosi. Ma soprattutto per il colloquio in cui raccontava come il presidente lo avrebbe sollecitato a dare “una lezione” ad Alberto Lari, il pm che indagò e lo fece condannare. Preziosi che, attualmente, non risulta indagato, anche se intorno al suo nome potrebbero comunque essere svolti a breve accertamenti preliminari. ------- Derby, una cena e mille sospetti la procura indaga sulla presunta combine Incontro sospetto tra i giocatori di Genoa e Samp, il pm sentirà Zauri L’ex doriano secondo l’intercettazione di Leopizzi avrebbe rivelato il tentato accordo. Indagati Palacio, Milanetto, Criscito e Dainelli di MARCO PREVE (la Repubblica - Genova 21-07-2012) A PARTE un probabile rialzo della pressione, per Enrico Preziosi la trasmissione degli atti dalla procura di Cremona a quella di Genova in merito ad un suo coinvolgimento nelle attuali inchieste e sul calcio scommesse, non avrà conseguenze. Ieri mattina i vertici della procura genovese hanno spiegato che non solo Preziosi non è indagato ma che neppure sarà interrogato. Troppo evanescenti e lontane nel tempo le parole pronunciate al telefono - e intercettate - da Massimo Leopizzi il capo “ultràchiacchierone”. Da suoi colloqui registrati dalle forze dell’ordine infatti, sono tanti altri filoni d’inchiesta e in particolare quello sulla presunta combine del derby della Lanterna che vede già indagati, oltre allo stesso Leopizzi, quattro ex giocatori del Genoa Domenico Criscito, Rodrigo Palacio, Dario Dainelli e Oscar Milanetto, ai quali presto dovrebbero aggiungersene altri, questa volta di sponda sampdoriana. Andiamo con ordine. Il nome di Preziosi finisce nelle carte giudiziarie perché Leopizzi, in una delle telefonate successive ai disordini di Genoa-Siena (gli ultrà costrinsero i giocatori a sfilarsi le maglie in campo in segno di disonore) parlando con alcune amici tra i quali il calciatore Giuseppe Sculli, insultava pesantemente Preziosi colpevole di aver voltato le spalle agli ultrà. Così, Leopizzi si pentiva di “averlo coperto” con una presunta falsa testimonianza ai tempi dell’inchiesta Genoa-Venezia, conclusasi con la condanna per frode sportiva di Preziosi, di recente diventata definitiva. Non solo, in un altro colloquio Leopizzi racconta all’interlocutore che all’epoca, Preziosi lo avrebbe sollecitato a dare “una lezione” ad Alberto Lari il pm che indagò e fece condannare il presidente genoano. Leopizzi, difeso dall’avvocato Stefano Sambugaro, avrebbe sminuito il tono di quelle frasi e in ogni caso, senza considerare che non è accaduto nulla al pm Lari, l’intenzione, seppur illecita, non è perseguibile. Quindi, anche se il pm Biagio Mazzeo potrebbe comunque svolgere alcuni accertamenti preliminari, per Preziosi il discorso si dovrebbe chiudere qui. Un fascicolo per frode sportiva è stato invece aperto a Genova sulla base di quanto trasmesso dalla procura di Cremona, e vede indagati per la presunta combine del derby i quattro calciatori genoani e Leopizzi. Anche qui all’origine c’è un’intercettazione del capo ultrà in cui racconta di aver appreso da terze persone di una clamorosa rivelazione dell’ex sampdoriano Luciano Zauri. Avrebbe raccontato che ad una cena di calciatori rossoblù e blucerchiati questi ultimi avrebbero offerto denaro ai colleghi per vincere il derby (furono in realtà sconfitti seppur tra sospetti e polemiche). Cinque i genoani presenti. Marco Rossi che avrebbe rifiutato, e gli altri quattro (Palacio, Milanetto, Criscito e Dainelli) che invece avrebbero accettato e oggi sono indagati. La procura vuole ora scoprire se la cena sia davvero esistita e chi eventualmente fossero i giocatori sampdoriani presenti. E’ quindi probabile che presto vi siano nuovi indagati. Una delle prime mosse degli inquirenti potrebbe essere l’interrogatorio di Zauri. ------- Il personaggio E ora Preziosi va al contrattacco “Nel mirino perché non ho padroni” L’ironia sulla combine: “Calciatori che pagano? Non ci credo...” di GESSI ADAMOLI (la Repubblica - Genova 21-07-2012) BORMIO — Non molla, Enrico Preziosi. Del resto quello è stato a lungo il suo cavallo di battaglia. Ma questa volta è diverso: non molla non per convinzione, ma perché nessuno si è fatto avanti per rilevare la società. «E all’orizzonte — confida — non intravedo nessuno che voglia o possa farlo. Perché questi sono in generale momenti economici durissimi, tanto che il Milan ha dovuto vendere Ibrahimovic e Thiago Silva ed anche l’Inter sta ridimensionando. Il Genoa non lo lascio al primo farlocco che si dovesse presentare. Cedo solo a gente che a questa squadra è in grado di garantire un futuro. Sono pronto alla massima collaborazione, se ci fosse qualcuno che volesse davvero investire, sarei disposto a restare anche come socio di minoranza. E il Genoa, in ogni caso, l’avrò sempre nel cuore perché questi nove anni, con tutto quello che abbiamo patito, non li potrò mai dimenticare. Ma credo di essere destinato a restare al Genoa ancora a lungo, anche se certamente ridurrò le mie presenze allo stadio». Per Preziosi, arrivato giovedì in serata nel ritiro della squadra a Bormio, avrebbe dovuto essere un weekend di assoluto relax. «E invece — racconta — la mattina, appena letti i giornali, la pressione mi è salita a 200. Ma come si fa a sostenere che sono indagato dalla procura di Cremona, quando non ho mai ricevuto un avviso di garanzia? I giornali devono fare informazione: i fatti devono comunque essere raccontati. Ma i fatti, non le illazioni. Credo che in uno Stato di diritto debbano contare le prove e allora non si può fare il titolone e poi nell’articolo usare il condizionale. E nemmeno credo che in una situazione così delicata possano esserci equivoci: o sono indagato o non lo sono. E agli inquirenti dico: se avete bisogno di sentirmi, io arrivo da qualunque posto dovessi trovarmi. Altrimenti mi lascino in pace e smettano questo tiro al piccione nei confronti del Genoa». Ad essere sentito ci terrebbe soprattutto in relazione ai fatti relativi a Genoa-Siena. «La Procura Federale mi ha convocato per giovedì prossimo, mentre non ho ricevuto ancora alcuna chiamata da parte della Procura della Repubblica. Io sostengo che se un poliziotto è presente quando si sta consumando lo scippo ad una vecchietta, è suo dovere intervenire. Quella domenica a Marassi c’era pieno di agenti di polizia, ma non è stato impedito che i nostri giocatori subissero vessazioni e umiliazioni. Le forze dell’ordine non sono intervenute per evitare guai peggiori perché in uno stadio pieno ci poteva essere il rischio che ci andasse di mezzo qualcuno che non c’entrava niente? Benissimo. Sono il primo ad essere d’accordo. Ma perché allora rovesciare su di noi tutte le responsabilità? Io avevo subito raccontato com’erano andate realmente le cose. Salvo poi ricevere una telefonata: “Presidente, per favore rettifichi”. E io ho rettificato. Poi, però, è passata la linea che sono stato io a dare l’ordine di levarsi le maglie». La prima telefonata del giorno l’ha fatta a Maurizio Mascia, il suo avvocato: «Adesso basta, parti con le querele». Ha un obiettivo preciso: «Far finire questo stillicidio nei confronti del Genoa. E sino a quando rappresenterò questa società, dovrò curarne gli interessi. Anche se mi verrebbe da dire: chi me lo fa fare di stare ancora qua, andate tutti a quel paese». A questo punto la domanda è scontata: presidente Preziosi perché sempre lei nel mirino? «Perché — incalza Preziosi — sono una preda facile. Non ho i potentati a difendermi e nemmeno appartengo ad una corrente politica. E i cani sciolti sono i più facili da colpire. Però è troppo semplice sparare sempre e soltanto su di noi. Per esempio il caso del derby di Boselli. Per un attimo prendiamo per buona la teoria della colletta da parte dei 18 giocatori della Sampdoria in favore dei nostri quattro. Ma perché si indaga solo sui quattro giocatori del Genoa? Perché i nomi che sono usciti sono solo quelli di Milanetto, Criscito, Dainelli e Palacio? E quelli di Zauri e Palombo? E quello di Guberti? A parte che io i calciatori li conosco bene e non ce li vedo proprio mettersi la mano in tasca e fare una colletta da 100 mila euro ciascuno. Una cosa del genere sarebbe come la scoperta dell’America, succede una volta nella storia dell’umanità. Ma proprio perché sono arciconvinto che si tratti di una bufala colossale, non è corretto che il mostro da sbattere in prima pagina sia solo quello con la maglia rossoblù». Il futuro sportivo del Genoa? «Vado avanti nonostante le critiche, molte formulate anche da persone assolutamente disinformate. Sapete per esempio qual è stata la valutazione di El Shaarawy, un ragazzo che per il momento in serie A ha segnato appena due gol? Ve lo dico io: 25 milioni. E ho anche preteso che nella trattativa fosse inserito Merkel. Chi l’ha fatto l’affare: il Genoa o il Milan?». «Dov’è il dottor Gatto?». Terminato il suo lungo e accorato sfogo, Preziosi chiede del medico sociale del Genoa: «Dottore, mi rimisuri la pressione. Mi deve essere di nuovo salita alle stelle…». ___ Le indagini Rossi e lo strano derby “Mai sentito di accordi delle polemiche non so nulla” di MARCO PREVE (la Repubblica - Genova 22-07-2012) Marco Rossi, l’attuale capitano del Genoa, non solo nega che vi siano stati accordi tra suoi compagni e i “cugini” blucerchiati, ma addirittura sostiene di non essersi neppure accorto delle polemiche successive al derby dei veleni, quello giocato nel maggio 2011 e oggi al centro di uno dei filoni d’inchiesta partiti dalla maxi indagine sul calcio scommesse della procura di Cremona. Che i calciatori vivano in una torre d’avorio è cosa risaputa, ma pare che gli investigatori siano rimasti sorpresi di fronte alle risposte del capitano. Le domande sulla presunta combine gli sono state fatte dal pm Biagio Mazzeo e dai poliziotti della Digos pochi giorni fa, quando il magistrato e gli agenti sono andati a Bormio dove il Genoa è in ritiro, per interrogare i calciatori, in veste di testimoni, sull’episodio dell’irruzione degli ultrà nello spogliatoio del campo di allenamento. Blitz durante il quale sarebbero volati schiaffoni, insulti e minacce nei confronti dei giocatori. A Rossi, sentito per ultimo, sono state fatte anche alcune domande sul chiacchierato derby dello scorso anno, ma lui avrebbe negato di essere a conoscenza di qualsiasi combine, così come si sarebbe detto all’oscuro di successive polemiche. Il suo nome compare nell’elenco che compila, durante una telefonata intercettata, il capo ultrà rossoblù Massimo Leopizzi. Come è ormai noto, Leopizzi, riferisce una rivelazione di terza mano, secondo la quale l’ex sampdoriano Luciano Zauri avrebbe raccontato che, prima del derby, vi fu una cena in cui 18 calciatori della Sampdoria avrebbero manifestato la propria disponibilità a pagare i colleghi del Genoa se gli avessero fatto vincere il derby salvezza. La partita finì con la vittoria del Genoa, ma nei giorni e mesi successivi, sospetti e illazioni su un fantomatico accordo si susseguirono. Sempre a stare alle parole pronunciante da Leopizzi, alla cena erano presenti cinque genoani. Marco Rossi, che avrebbe rifiutato l’accordo e infatti non è indagato, e poi Domenico Criscito, Rodrigo Palacio, Dario Dainelli e Oscar Milanetto. Questi quattro avrebbero semprechè tutta questa storia non sia una bufala - , invece, accettato la combine e per questa ragione sono stati indagati a Cremona e ora anche a Genova dove il fascicolo è stato trasmesso per competenza. L’esito dell’indagine è piuttosto incerto visto il tempo passato, e poi perché anche a credere alla “torta” difficilmente i sampdoriani potrebbero aver pagato per una sconfitta. E’ comunque probabile che la procura sentirà prima di tutti - non si sa se nella veste di indagati o testimoni - Luciano Zauri, e poi i giocatori della Samp che erano nella rosa della società ai tempi del derby. ------- Il personaggio Il capo ultrà nell’inchiesta di Cremona Leopizzi indagato “Favoreggiamento nella frode sportiva” di MARCO PREVE (la Repubblica - Genova 22-07-2012) Massimo Leopizzi, l’«ultrachiacchierone » come è stato soprannominato dagli inquirenti il capo della tifoseria al centro delle indagini di Cremona e Genova, è indagato per l’ipotesi di favoreggiamento nei confronti di Enrico Preziosi. L’imprevedibile sviluppo giudiziario è di queste ore. La trasmissione degli atti da Cremona a Genova conteneva infatti la famosa intercettazione telefonica in cui Leopizzi, infuriato con Preziosi, confida all’amico calciatore Giuseppe Sculli un retroscena sulla combine Genoa-Venezia del 2004: «Ti dico una cosa, chi ti paga è un infame, tu prendi i soldi da un infame, questo p***o... Questo qua nel 2006 si è salvato dal carcere grazie a questo signore con cui sei al telefono. Rischiava nove anni di condanna sulla ,schiena... domani mattina sai cosa faccio? Vado in procura e dico ho fatto falsa testimonianza io nel 2006, mi butto pentito come Buscetta, gli dico scusate ho mentito, ma come si permette quello str..., ti ho salvato io». Leopizzi nell’inchiesta dell’epoca fu sentito come teste in merito ad un summit di capi ultrà a cui partecipò Preziosi, che venne anche registrato di nascosto. Preziosi fu condannato a 4 mesi per frode sportiva passata in giudicato, e nega un qualsiasi accordo. Anche Leopizzi, sentito a Cremona dalla procura disse che si trattava solo di parole in libertà. In ogni caso, anche se il pm Biagio Mazzeo dovesse scoprire che effettivamente nel 2005 Leopizzi non raccontò la verità, il reato risulterebbe coperto dalla prescrizione. Modificato July 22, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 21, 2012 Il caso All’improvviso si è fatta delicata la posizione del n. 1 del calcio mondiale. Cresce il partito delle dimissioni La calda estate del presidente Blatter barricato in difesa del trono Fifa Doppio colpo Prima le accuse ad Havelange per tangenti, poi l’assoluzione di Bin Hammam: il dirigente costretto a giocare in difesa di FABIO MONTI (CorSera 21-07-2012) Sembrava un'estate serena per Joseph Blatter, inamovibile presidente della Fifa, eletto per la prima volta l'8 giugno 1998 e in carica (almeno) fino al giugno 2015, dopo la rielezione del 1° giugno 2011 a Zurigo. La decisione dell'International Board (5 luglio), con il via libera alla tecnologia sulla linea di porta, sembrava un'iniziativa destinata a garantirgli consensi universali (e soprattutto britannici). Negli ultimi dieci giorni la situazione è cambiata in modo radicale. Il 10 luglio, la Corte federale svizzera ha autorizzato la Fifa a divulgare i documenti relativi al dossier Isl, società di marketing sportivo che avrebbe pagato tangenti ad alti dirigenti della Fifa per assicurarsi la commercializzazione dei diritti tv dei Mondiali degli anni Novanta. Dai documenti è risultato che Joao Havelange, presidente dal '74 al '98 (e ora presidente onorario), 96 anni, ha ricevuto 1, 5 milioni di franchi svizzeri (1, 24 milioni di euro) e che il presidente della Federcalcio brasiliana, Ricardo Texeira, ha incassati 12, 74 milioni di franchi (più i conti connessi). I due dirigenti avevano pagato a loro volta 5, 5 milioni di franchi, perché la loro identità non fosse rivelata; l'Isl era andata in bancarotta nel 2001, trascinando nello scandalo la Fifa prima del Mondiale 2002. Queste rivelazioni avevano acceso la reazione indignata di uomini politici e di dirigenti sportivi tedeschi (nonché del Cio), che chiedevano a Blatter un immediato passo indietro, visti gli stretti rapporti esistenti fra Havelange e quello che era il potentissimo segretario della Fifa, prima dell'elezione del 1998. Blatter ha pensato di essere nella condizione di mettere all'angolo i tedeschi. In un'intervista allo svizzero Sonntagsblick, aveva detto: «Mi ricordo dell'assegnazione del Mondiale 2006, dove all'ultimo momento qualcuno lasciò la sala e alla votazione finì 10-9 per la Germania e non 10-10. Io non suppongo; io constato». Ma questa frase si era trasformata in un boomerang. Franz Beckenbauer, il presidente del Comitato organizzatore del Mondiale 2006, aveva precisato che il risultato della votazione «non era stato di 10-9, ma di 12-11» e che il voto del presunto astenuto (il delegato neozelandese Charles Dempsey, morto nel 2008) era già stato assicurato per iscritto alla Germania. Blatter era stato costretto ad una precipitosa retromarcia, con lettera aperta alla Bild: «Intendevo dire che si può sempre trovare un appiglio per mettere in dubbio la legittimità di una decisione. Persino in relazione alla Germania, che ha organizzato un Mondiale perfetto». Nonostante questo, molti dirigenti tedeschi hanno chiesto l'annullamento della Croce al merito data a Blatter da Angela Merkel proprio nel 2006. Martedì scorso, Blatter aveva cercato di recuperare consensi, facendo approvare dai 24 membri dell'Esecutivo Fifa l'introduzione di una Commissione etica, che comincerà a lavorare da mercoledì prossimo e che è guidata dal giudice tedesco Joachim Eckert (giudizi) e dal pubblico ministero americano Michael Garcia (indagini). Con una precisazione dello stesso Blatter: «La Fifa accetterà tutte le decisioni prese della commissione senza interferire». E su questa base, era partito al contrattacco: «C'è una campagna di stampa contro di me? Qualche giornale vuole che me ne vada? Io sono stato eletto dal congresso e se il congresso mi manderà via, me ne andrò. Io non sapevo nulla delle tangenti legate all'Isl e la posizione di Havelange è materia sulla quale deve esprimersi il congresso». Tutto finito? No. Perché giovedì, il Tas di Losanna (tribunale arbitrale dello sport) ha revocato la squalifica a vita inflitta dalla Fifa al dirigente del Qatar, Mohamed Bin Hammam, 63 anni, ex presidente della Federcalcio asiatica. Nel marzo 2011, Bin Hammam si era candidato alla presidenza della Fifa in opposizione a Blatter, ma prima del congresso del 1° giugno era stato accusato di avere comprato voti durante una riunione che si era svolta a metà maggio, con buste contenenti 40 mila dollari (circa 29 mila euro). Bin Hammam aveva ritirato la propria candidatura alla presidenza; Blatter aveva avuto via libera alla rielezione e il dirigente qatariota era stato squalificato a vita nell'agosto 2011: dopo aver contestato le accuse, aveva presentato appello al Tas, che ha spiegato l'assoluzione con la «mancanza di qualsiasi prova certa», avallando anche se in forma indiretta l'idea che Blatter si fosse attivato per mettere fuori gioco un pericoloso avversario e avere la strada spianata verso la conferma alla guida della Fifa. Bin Hammam, per ora, è stato morbido nella reazione: «La verità è venuta a galla e io ho la coscienza tranquilla; per me non è una rivincita sulla Fifa; gli avvocati mi diranno che cosa è meglio fare». Blatter si è affrettato a far diffondere un comunicato impersonale, spiegando che «non si è dimostrata l'innocenza di Bin Hammam e che è molto più che probabile che il ricorrente fosse la fonte del denaro circolato». Per ora il dirigente qatariota resta sospeso su indicazione della Confederazione asiatica, ma è chiaro che la decisione del Tas rende più delicata la posizione di Blatter, costretto a fare i conti con un avversario riabilitato. Ha detto il presidente del Bayern, Uli Hoeness: «Per Blatter l'aria diventa sempre più pesante. Non vedo come possa restare al suo posto». Non è una bella estate per il presidente, che già stava pensando di ricandidarsi nel 2015, con un cambio di direzione rispetto a quanto aveva lasciato intuire nell'ultimo anno: ultimo mandato e spazio a Platini. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 21, 2012 (modificato) Il caso Vendute le stelle, il popolo rossonero in rivolta contro la nuova campagna «Ci avete ingannato» Gli abbonati pensano a una class action Azione legale Il Codacons contro il club di via Turati: «Se i top player vengono venduti, farsi ridare i soldi è un diritto» di GIACOMO VALTOLINA (CorSera 21-07-2012) MILANO — Mancano solo due giorni al via della vendita libera per l'abbonamento alla stagione 2012-13. È il 2 luglio. Come per magia arriva l'annuncio atteso da tutti i tifosi rossoneri: Thiago Silva rinnova, fino al 2017. Due settimane e qualche migliaio di abbonamenti dopo, il centrale brasiliano fa le valigie, destinazione Parigi. Controvoglia, insieme con il compagno Zlatan Ibrahimovic.Diretta conseguenza: adesso, gli abbonati vogliono i danni. Contro la società di via Turati è pronta una class action, mentre la campagna abbonamenti finisce davanti all'Antitrust: «Pubblicità ingannevole». Tutto comincia a fine campionato. Il pokeristico slogan scelto dal marketing rossonero è «Milan is all in», tutto sul piatto. La réclame campeggia per tutta Milano, sulla Rete e tra le pagine dei giornali. Ci sono cinque giocatori, le divise nuove di zecca addosso, il colletto bianco, l'aria gladiatoria, lo stadio Meazza sullo sfondo: capitan Ambrosini con Nocerino e Boateng alla sua destra, e lo svedese e il brasiliano alla sua sinistra. Gli ultimi tra i top player rimasti in serie A. «All in», tutto dentro. E se poi, sorpresa, qualcuno invece di entrare «esce»? E se la mano è persa? «Un'offerta come quella del Psg è irrinunciabile» allarga le braccia Silvio Berlusconi. Valide ragioni, bilanci alla mano. Non abbastanza per placare l'ira dei tifosi: quelli che si lasciano incantare dai manifesti e quelli che allo stadio ci vanno solo per vedere gli interpreti migliori, proprio come al cinema per ammirare i premi Oscar. Così, i più agguerriti si sono rivolti alle associazioni dei consumatori per intraprendere la class action. E molti altri s'informano sul se e sul come farsi rimborsare la carta prepagata dal romantico nome di Cuore rossonero. «È evidente — si fa portavoce del malcontento il presidente Codacons, Marco Maria Donzelli — che se un tifoso paga l'abbonamento allo stadio per vedere le stelle della sua squadra e queste vengono vendute ha tutto il diritto di farsi ridare i soldi». Ma quello che più scatena la rabbia dei tifosi milanisti, è il modus operandi societario: una politica degli annunci reputata ambigua, in particolar modo per la meticolosa puntualità rispetto alle scadenze: il 2 luglio arriva il rinnovo di Thiago Silva, proprio a ridosso dell'apertura degli abbonamenti prevista il 4; e durante i giorni di prelazione, invece (4-22 e 25-29 giugno), le dichiarazioni d'ottimismo si erano sprecate. Di per sé, basta l'immagine pubblicitaria — con i cinque gioielli diventati di colpo tre, o magari due, in attesa del destino di Boateng che le notizie di mercato vedono ancora incerto — per far additare la strategia come un escamotage per incassare i soldi delle tessere: «La vendita era già nei piani, si è atteso solo per batter cassa». Così parte anche l'esposto. «Affinché l'Antitrust accerti il carattere ingannevole del messaggio pubblicitario e perché venga pubblicata idonea rettifica del messaggio diffuso». Tuttavia, la class action — l'azione legale collettiva con effetti ultra partes — in Italia ha origine sportive tra l'aneddotico e il grottesco. Dai tifosi del Genoa che nel 2005 citarono la Federcalcio per i problemi di salute originati dalla retrocessione in C (ancora non esisteva lo strumento legale odierno) agli ultrà dell'Atalanta, uniti contro il loro ex beniamino Cristiano Doni dopo lo scandalo del calcioscommesse. Fino ai supporter del Foggia, che si fecero rimborsare abbonamenti per la sopravvenuta inagibilità dello stadio Zaccheria. All'estero, invece, il peso specifico dell'azione collettiva aumenta. Soprattutto oltre Oceano. Come nel caso del campione Nhl, Alexei Yashin, che scioperando contro la sua squadra, Ottawa (colpevole di pagarlo troppo poco), rischiò davvero di pagare di tasca sua gli abbonati dei Senators. Curiosa, invece, fu la pretesa dei tifosi inglesi del Leicester, per un rigore inesistente fischiato contro la loro squadra. L'esito dell'azione legale contro il Milan è incerto, dato che non esistono precedenti, neppure quando i tifosi dell'Inter videro sfumare in una notte la magica coppia Vieri-Ronaldo. Si preannunciano battaglie su clausole contrattuali e cavilli da Azzeccagarbugli. C'è chi sostiene esista un peccato originale e che gli abbonamenti dovrebbero partire soltanto a fine calciomercato. Troppo, forse. Ma illudere i tifosi con i «non si preoccupino», gli «atti di amore», e le promesse di fasce al braccio e numeri sulle spalle, magari, si potrebbero evitare. Per il rispetto di quel «Cuore» che era rossonero ben prima di diventare il nome di una carta prepagata. ___ IL TEMPO 22-07-2012 Modificato July 22, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 21, 2012 CALCIO & FINANZA Piazza Cordusio sposa la dottrina Milan-Inter sui tagli dei costi Unicredit, nessun aumento per la Roma Della ricapitalizzazione prevista (tra 10 e 30 milioni) se ne riparla a fine stagione, d’accordo con l’azionista Usa ENTRO IL 2013 La banca cerca un nuovo socio al 20%, da trovare in Asia o nell’immobiliare di MARCELLO ZACCHÉ (il Giornale 21-07-2012) Unicredit non spende altri soldi per la Roma: «Per ora nessun aumento di capitale », dice al Giornale Paolo Fiorentino, direttore operativo della banca. Per l’iniezione di risorse finanziarie la squadra di calcio della capitale dovrà aspettare il giugno prossimo. I grandi soci (gli americani che hanno rilevato il controllo della società, James Pallotta e Thomas Di Benedetto, hanno il 60%, mentre Unicredit detiene il 40% della holding Neep, che a sua volta custodisce il 78% di As Roma) non hanno intenzione di tirare fuori né punti né pochi dei 30 milioni di capitale aggiuntivo previsti come impegno futuro un anno fa, al passaggio di proprietà della società venduta dai Sensi. La prima parte della ricapitalizzazione, pari a 50 milioni, era contrattuale ed è già stata effettuata proquota. Ma per i restanti 30, che i tifosi e forse lo stesso allenatore Zeman avrebbero voluto vedere subito, se ne riparlerà sulla base del bilancio sportivo e finanziario della stagione 2012-13. D’altra parte per Unicredit -che è socio di minoranza, ma è la banca che ha gestito l’intera operazione, avendo ereditato da Capitalia le sorti del gruppo Italpetroli - rimane concentrato a rientrare dell’esposizione sia azionaria (circa 60 milioni), sia creditizia (almeno 30 milioni) e questo non è certo il momento per mettere nuovi milioni nel calcio. L’ad Federico Ghizzoni ha già quantificato in 12 milioni la svalutazione della Roma: prima di tirare fuori altri soldi ci vuole vedere chiaro. E ai soci Usa (che finora hanno investito in tutto 70 milioni) va bene così. La banca rimane comunque il punto di riferimento per i giallorossi, con il proprio coo (chief operating officer), Paolo Fiorentino appunto, che siede nel cda e nel comitato esecutivo della Roma per tenere ogni sviluppo sotto controllo. Anche perché per Unicredit l’obiettivo è quello di trovare un terzo socio forte, da far entrare riducendo la propria quota di almeno il 20%, magari il 30%. Lo conferma Fiorentino che punta «a chiudere l’operazione entro il giugno prossimo». Individuando «un azionista o secondo un criterio geografico (magari dalle parti di Asia, Golfo persico, dove cresce l’interesse per il calcio europeo, ndr ), o settoriale, puntando per esempio sul partner immobiliare con il quale affrontare la partita del nuovo stadio». In proposito Fiorentino non si sbilancia perché troppi sono gli interessi, nella capitale, intorno alla costruzione di un nuovo impianto. Per questo il dossier-stadio è stato affidato a un’agenzia, Cushman & Wakefield, per individuare sito e modalità più opportune, in attesa che la legge sugli stadi, già passata alla Camera, sia licenziata anche dal Senato. Le location possibili sono un paio, ammette Fiorentino, che però non vuole dire di più. Nell’attesa i tifosi (che giovedì sono andati in 15mila all’Olimpico per la presentazione) si preparino a una stagione costruita su Zeman e De Rossi (per il quale la società ha fatto già una la «pazzia», rinnovando il contratto con un costo aziendale stimato in 60 milioni in 5 anni); naturalmente su Totti; su qualche giovane della Primavera da lanciare come Verre e Tallo; e su Burdisso punto fermo. Poi la possibilità di qualche colpo sul mercato dipenderà dalla capacità di tagliare gli ingaggi considerati insostenibili, come già deciso per Cassetti, Pizarro, Gago, Juan e qualcuno dei tanti portieri. Destro sembra a un passo. Poi si vedrà. D’altronde Fiorentino è convinto che la strategia di Unicredit per la Roma debba essere in linea con la dottrina Milan-Inter. Ed è quella di abbassare subito il monte ingaggi dai 105 milioni di partenza almeno sotto ai 100. Per poi arrivare al prossimo anno a quota 86-87, puntando su giovani con costi bassi e contratti lunghi. Una sorta di asset management della squadra che comunque richiederà nel giugno prossimo la ricapitalizzazione, da quantificare tra i 10 e i 30 milioni. Anche perché, nel frattempo, la banca punta ad aver chiuso con il progetto dello stadio e con il nuovo socio, e quindi essere scesa al 20% o forse anche meno, in modo da partecipare alla ricapitalizzazione in misura minima. Quasi fuori da una partita ereditata da altri, di cui avrebbe fatto volentieri a meno. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 21, 2012 Il caso Il Napoli contro l’ex Gianello «Non deve più parlare di noi» art.non firmato (IL MATTINO 21-07-2012) Intervistato nei giorni scorsi, l’avvocato di Gianello, Eduardo Chiacchio, aveva parlato dei possibili rischi per l’ex portiere azzurro Matteo Gianello e dell’eventuale riflesso per il club delle dichiarazioni sulla tentata combine in Samp-Napoli del 16 maggio 2010. Il club di De Laurentiis ha reagito con un duro comunicato: «Preso atto delle dichiarazioni del difensore, in ambito di giustizia sportiva, del signor Gianello, relative alle possibili conseguenze disciplinari, nei confronti della società, nell’ambito del procedimento disciplinare davanti agli organi della Figc, la Ssc Napoli intende dissociarsi da tali affermazioni, censurandole in toto, in quanto destituite di qualsivoglia fondamento giuridico. La Ssc Napoli invita il signor Gianello e i suoi rappresentanti ad astenersi da apprezzamento o commento sulle strategie e sorti della società. È ferma intenzione del club porre in essere il massimo impegno e non lasciare nulla al caso per assicurare non già “una buona difesa”, bensì la migliore difesa possibile dei propri diritti e ragioni». Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 21, 2012 (modificato) La polemica Affondo del presidente del Napoli. La replica del primo cittadino: “Parole gravi” Stadio, De Laurentiis accusa “Il sindaco ha avuto i voti della Faraone Mennella” di DARIO DEL PORTO (la Repubblica - Napoli 21-07-2012) Lo stadio a Ponticelli? Un favore del sindaco a Marilù Faraone Mennella, secondo Aurelio De Laurentiis. «Lei ha fatto lo sponsor dei voti del sindaco e quindi adesso lui gliela deve dà calda», dice il presidente del Napoli rispondendo ai tifosi a Dimaro, dove la squadra è in ritiro. All’incontro non sono ammessi giornalisti. Ma l’audio integrale viene pubblicato sul sito “Il Napolista”. E così le bordate di De Laurentiis diventano pubbliche, provocando in serata la piccata replica del sindaco: «Sono affermazioni gravi, ma da parte mia non c’è alcuna polemica», dice de Magistris a Radio Kiss Kiss Napoli. Già in conferenza stampa il presidente aveva affermato di essere contrario alla realizzazione di un nuovo impianto a Ponticelli. «La nostra casa è il San Paolo». Ma con i tifosi, ci va giù molto più duro: «Il sindaco si è messo in testa che prima di tentare la sua carriera politica dovrà lasciare un segno tangibile a Napoli», attacca il produttore, che contesta a de Magistris di non conoscere il disegno di legge, tuttora fermo in Parlamento, in base al quale «può fare lo stadio solo il club». E affonda: «De Magistris ha avuto i voti della Mennel-la, che è una torrese, quella ha da farsi uno sviluppo a Ponticelli e gli ha fatto mettere un sì su questa ipotesi». Quindi De Laurentiis rivela: «Lei mi è venuta a trovare tre anni fa. Le ho detto che a noi lo stadio serve per fare fatturato, comprare i giocatori. Non si può farlo fare a un altro. Che facciamo, gli paghiamo pure il fitto? Non mi ha voluto ascoltare». Nella sua risposta, il sindaco pesa le parole, con l’obiettivo di schivare la polemica. Ma non rinuncia a mettere in chiaro alcuni punti: «Tutti a Napoli siamo d’accordo che così com’è lo stadio non va bene, compreso il presidente, del resto ne abbiamo parlato. Poi siccome queste sono cose serie e si valutano i progetti, al Comune di Napoli è stato presentato un progetto. Potevamo andare avanti con quello e fermarci — aggiunge de Magistris — Ma siccome costruire lo stadio a Napoli è molto importante, abbiamo fatto una manifestazione pubblica d’interesse. Abbiamo detto a chiunque volesse di presentare offerte per il nuovo stadio, sia esso il San Paolo, oppure uno nuovo. Poi si deciderà sulla migliore offerta. De Laurentiis sa perfettamente che le cose stanno così. Secondo me non c’è motivo di essere nervosi, bisognerebbe essere contenti». Assicura, de Magistris, che lo stadio «si farà e si farà insieme alla società, perché abbiamo sempre detto che c’è grande apertura verso il Calcio Napoli». Ma sottolinea: «Queste cose bisogna deciderle secondo le regole. Non possiamo decidere se è simpatico o antipatico un imprenditore, non sto al gioco della lotta tra imprenditori. Il sindaco ha solo un impegno da onorare, mi hanno chiesto i cittadini di fare un grande stadio e lo faremo. Io mi auguro più offerte, così sarà più bello decidere». E conclude: «Siccome De Laurentiis si lascia andare ad affermazioni sulla trasparenza, voglio ricordare che, al contrario, abbiamo avuto un eccesso di zelo: abbiamo fatto la manifestazione d’interesse pur senza essere obbligati». ___ Lo stadio La mossa di De Laurentiis “Ristrutturerò il San Paolo in 2 anni con l’aiuto dei cinesi” Il Pdl: chiarezza sul patto sindaco-Mennella per Ponticelli di DARIO DEL PORTO (la Repubblica - Napoli 22-07-2012) Bastano due anni di lavori, assicura De Laurentiis, continuando a giocare a Fuorigrotta e sfruttando le pause del torneo. «Poi posso ottenere la gestione dello stadio, comprarlo o firmare un contratto per 99 anni». La polemica con de Magistris, dopo la telefonata di ieri, sembra alle spalle. «Insieme abbiamo confermato il rapporto di grande lealtà tra la società e l’amministrazione», fa sapere il Napoli. Ma non si spegne il caso politico acceso dalle bordate del produttore. Attacca il Pdl. Gianni Lettieri, ex presidente dell’Unione industriali e leader in consiglio comunale, chiede di «approfondire in ogni sede le affermazioni di De Laurentiis su un presunto scambio di favori tra de Magistris e Marilù Faraone Mennella, moglie di Antonio D’Amato», ex presidente di Confindustria. Rincara la dose il commissario regionale Nitto Palma: «La questione mi pare grave. Mi auguro che gli organi competenti, con lo stesso impegno che li caratterizza in minor questioni che riguardano altri amministratori, vogliano fare chiarezza». «La Mennella — aveva detto il presidente del Napoli incontrando i tifosi a Dimaro — ha fatto lo sponsor dei voti del sindaco e quindi adesso lui gliela deve dà calda ». Non replica l’imprenditrice, alla guida della cordata che ha presentato il progetto per il nuovo impianto a Ponticelli. De Laurentiis ora smorza i toni: «Con le mie parole non ho voluto in alcun modo mettere in dubbio la trasparenza che caratterizza l’azione amministrativa del sindaco, soprattutto conoscendo la sua storia politica e personale». Intanto Raffaele Ambrosino, di Fli, parla di «discutibile capacità politico-amministrativa». E ci sono malumori anche nella maggioranza. «La vicenda sta assumendo toni surreali», commenta Carlo Iannello, di “Napoli è tua”, presidente della commissione Urbanistica. «Come si svolge il dibattito in giunta? Che ruolo hanno gli assessori? Il sindaco e la giunta non hanno ascoltato il consiglio, non credo abbiano ascoltato le municipalità, né coinvolto gli uffici competenti. Di certo non è stata attivata una procedura di variante e non mi risulta abbiano ascoltato le associazioni ambientaliste, sportive e nemmeno quelle dei supporter del Napoli. E non hanno ascoltato il presidente della società sportiva che dovrebbe utilizzare il nuovo stadio». ------- Il retroscena La verità sulla plateale ma fragile amicizia: il sindaco annuncia uno stadio impossibile e il presidente aspetta una legge per costruirne un altro da solo La lunga recita che ha illuso la periferia Est di ANTONIO CORBO (la Repubblica - Napoli 22-07-2012) Sindaco e presidente del Napoli hanno finalmente smesso di recitare. De Magistris dal 30 dicembre annuncia lo stadio dei sogni a Ponticelli, De Laurentiis ha finto di non sentire. Questa è la storia di due che per sette mesi hanno ballato sulle nuvole. Le confidenze del presidente ai tifosi nel borgo trentino di Dimaro sono state sgradevoli nella forma, ma leali: è la verità. Il Napoli non andrà a Ponticelli. È la fine di una utopia che ha illuso la periferia Est. Ne sarà convinto anche Luigi de Magistris che annunciò il 31 dicembre scorso lo stadio nuovo in una intervista a tutta pagina sul suo 2012. Secondo annuncio il 28 febbraio, stavolta con un termine: «Entro il 2016». E una notizia: «Il Napoli è d’accordo». Davvero? Sorprese il silenzio del Napoli. Fu solo cortesia istituzionale. De Laurentiis non poteva confermare, né volle smentire. Glissò. Perché i due, sempre vicini in tribuna e persino nel giro del campo con un saluto plateale al pubblico in stile Achille Lauro, erano in perfetto disaccordo. Il sindaco, secondo De Laurentiis, voleva offrire lo stadio a Marilù Faraone Mennella, moglie di Antonio D’Amato, e ricambiare così il sostegno elettorale della primavera 2011. L’imprenditrice guida un consorzio per 16 progetti a Napoli Est, area già liberata dall’incubo del termovalorizzatore. Ma De Laurentiis solo due settimane prima, il 14 febbraio, era stato spinto da altri presidenti nell’ufficio del ministro Piero Gnudi per sollecitare la Legge Stadi. L’incontro fu molto favorevole. Altro che Comune e Ponticelli, De Laurentiis progettava uno stadio nuovo, ma tutto suo, e magari neanche a Napoli. I due però non deviano. Tirano dritto. A maggio, il Comune fa balenare anche un plastico: splendido. Sembra di vederlo, questo stadio a Ponticelli. Il Napoli tace, ma segue la Legge Stadi che intanto accelera. È definita “Salva Calcio”. Disegnata nel 2009 da Lolli (Pd) e Butti (Pdl), affidata a Rocco Crimi sottosegretario con delega allo sport, ripresentata da Barbaro (Fli) riflette lo spirito del governo Monti: a costo zero, può salvare i club sul ciglio del burrone. La serie A ha un miliardo di debiti, le banche sono impazienti, persino i faraoni di Milan e Inter si adeguano, la legge è quindi una via d’uscita: il club può costruire un suo impianto, come la Juve, e ricavare altri soldi. «La legge ha lo scopo di favorire e incentivare la realizzazione di nuovi impianti o la ristrutturazione, secondo criteri di sicurezza, fruibilità e redditività. Con semplificazione e accelerazione delle procedure amministrative». Consente, ecco il vantaggio, di costruire edifici, locali, palestre intorno, superando ogni barriera burocratica. Una società con la vendita o il fitto delle costruzioni adiacenti si ripaga dello stadio e argina i debiti. La legge, superato il vaglio del Senato va alla Camera, agli inizi del 2013 può essere varata. Il Napoli riceve già offerte da altri Comuni distanti, magari casertani, come Grazzanise, con linea ferroviaria per lo stadio e l’aeroporto promesso. La legge vale anche per ristrutturazione. Nei giorni della Coppa America, parlano infatti del San Paolo in tre: de Magistris, De Laurentiis e Graziano. L’improvviso gelo tra sindaco e leader degli industriali per il mancato invito all’incontro con Passera ha bloccato ogni intesa. Sgradevoli i toni, ma De Laurentiis ha capito l’altro giorno che doveva svincolarsi dalla finzione e dire la verità. È stato anche un modo per bloccare in sindaco, che affascinato dal suo sogno impossibile proseguiva nel bandire concorsi. Trascura forse la realtà: Ponticelli non ha collegamenti come Fuorigrotta, il Vesuvio è vicino con inevitabile incrocio tra vie di fuga e vie per lo stadio, ancora peggio lo scetticismo delle banche su un “project financing”. Il Comune non può investire un euro, aspetta solo i privati, ma ce ne sono davvero e con un piano finanziabile? La ristrutturazione è una ipotesi fondata. Anche urgente. De Laurentiis confida nella Legge Stadi, ma a sua volta deve rendersi indipendente dal Comune. Si spiega la pace di ieri, fragile come la troppo esibita amicizia di un anno. Arriva intanto l’Uefa domani, ispezione in vista dell’Europa League. Il vicequestore Luigi Peluso ha già preparato una richiesta di lavori a basso costo per migliorare la sicurezza. Almeno quella. In attesa di servizi decenti e tabellone. Modificato July 22, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 21, 2012 (modificato) Scommesse, i verbali Pentiti, su Conte non tutto torna di ANDREA ARZILLI (CorSera 21-07-2012) Chi è Antonio Conte? L'uomo dagli occhi spiritati e abituato alla raucedine post gara per i 90' passati a sgolarsi con un piede sulla fascia inseguendo nient'altro che la vittoria o quello degli accordi sottobanco con AlbinoLeffe e Novara che vìola il tempio dello spogliatoio per aggiustare il risultato? Due profili opposti, in meno di un mese emergono entrambi, dalle carte che raccolgono le parole dei pentiti: convergono sugli aneddoti, ma le loro parole alimentano una sorta di contraddizione morale sulla figura del tecnico che ha vinto lo scudetto con la Juventus. Dalla partita col Novara (1° maggio 2011, 2-2, su cui pende il rischio illecito) a quella con il Varese (23 maggio, 5-0, non contestata all'allenatore), Conte cambia se stesso, passando da tecnico che il «tarocco» lo apparecchia e lo comunica ai giocatori a ostacolo da aggirare per avviare la combine. O Conte è bipolare oppure qualcosa non torna. Maggio 2011: il Siena vede la A e gioca l'ultima in casa con il Varese. I pentiti ammettono nelle Procure, sportive e non, l'impossibilità di inserire la partita nel pacchetto tarocchi. Parla Carobbio: «Non c'erano le condizioni, in quanto era la nostra ultima partita in casa e quindi l'ultima in cui Conte faceva l'allenatore». Conferma Gervasoni: «Carobbio mi disse che non si poteva fare nulla, perché era l'ultima partita casalinga del Siena con Conte in panchina ed inoltre venivano da una brutta sconfitta ad Ascoli dove avevano perso 3-2 dopo che stavano vincendo per 0-2», dando l'idea anche di una sonora strigliata causa inopinata rimonta. In ogni caso il profilo tratteggiato è comune, quello di un personaggio con cui il circuito dei combinatori deve fare i conti, non certo un interlocutore. Il che va di pari passo ai 23 giuramenti (dei giocatori che si legano al tecnico anche nella sorte giudiziaria, visto che rischiano l'omessa denuncia di massa) portati dal pool di avvocati della Juventus davanti ai federali insieme al tabellino della sfida (Conte levò due attaccanti e fece entrare altri due attaccanti) e alla dichiarazione resa da Ferdinando Coppola, il portiere del Siena, che parla dell'integrità morale del suo tecnico di allora, aggiungendo enfasi alla famosa riunione tecnica pre-Novara: «Mi ricordo dell'emozione che ho provato ad ascoltare le parole del mister (...) perché la posta in palio era importante e perché venivamo da una sconfitta col Portogruaro». Una reazione, è il Conte versione Juve, insomma. Eppure, nello stesso spogliatoio e nella stessa riunione tecnica, Carobbio ne ha visto un altro, diverso dal famelico dittatore che pretende impegno massimo dai suoi: «Si limitò a dire che avremmo pareggiato la partita e che era stato raggiunto l'accordo per il pareggio». Lo stesso viscidume rappresentato dal pentito nel presunto accordo con l'AlbinoLeffe, ancora più melmoso se si considera che alla stipula Conte avrebbe mandato il fedelissimo Cristian Stellini, che, infatti, rischia di essere scaricato. Qual è il vero Conte? Lo stesso uomo incline al compromesso che ha esplicitamente detto «no» ai suoi legali quando gli è stata prospettata l'uscita d'emergenza del patteggiamento? Si era detto dell'acredine personale di Carobbio nei suoi confronti, roba di mogli o di panchina. La prima domanda dei federali è stata proprio «perché Carobbio ce l'avrebbe con lei?». E il tecnico della Juve ha sparato tutte le cartucce a disposizione, ma non basteranno a evitargli il deferimento. I criteri che hanno condotto l'indagine della Procura sportiva sono costruiti sulla credibilità dei pentiti e sul riscontro anche indiretto che le ammissioni trovano nell'incrocio dei vari verbali. Ma chi è davvero Antonio Conte? ___ CALCIOSCOMMESSE Coppola, Conte e i ricordi a metà Su Novara-Siena il portiere parla del discorso del tecnico ma sbaglia giorno e orari Poloni e Passoni lo smentiscono anche per la presunta combine con l'AlbinoLeffe di MAURIZIO GALDI & ROBERTO PELUCCHI (GaSport 22-07-2012) La credibilità di Filippo Carobbio è stata oggetto di grande dibattito, soprattutto nel momento in cui è stato tirato in ballo Antonio Conte, mentre c'è molto meno clamore attorno a quella di altri protagonisti. Per esempio, il portiere Ferdinando Coppola, colui che con maggiore trasporto ha difeso il suo vecchio allenatore. Ecco che cosa ha dichiarato a verbale l'8 marzo a Stefano Papa della Procura federale: «Per quanto concerne la gara Novara-Siena del 30.4.2011 dichiaro di non essere a conoscenza di accordi fra giocatori o fra società volti a concordare il risultato di parità. Non mi risulta che durante la riunione tecnica prepartita il nostro allenatore avesse detto alla squadra che la partita fosse concordata. Ho partecipato a tale riunione tecnica svoltasi dopo pranzo, verso le 12, tre ore prima dell'inizio della partita, e mi ricordo dell'emozione che ho provato ad ascoltare le parole del mister che ha esortato la squadra a impegnarsi al massimo perché la posta in palio era importante e perché venivamo anche da una sconfitta con il Portogruaro». Amnesie Coppola ricorda bene il discorso di Conte, ma non il resto. Sbaglia il giorno della partita (non era il 30 aprile, ma l'1 maggio, in posticipo) e soprattutto l'orario. La riunione tecnica non può essersi svolta a mezzogiorno, visto che si è giocato alle 12.30. Un orario insolito per una partita di B, difficile da dimenticare, anche perché cambiano radicalmente le abitudini del prepartita (dal pranzo alla riunione tecnica, appunto). In Procura federale questa «differenza» di ricordi non è sfuggita. Così come a Palazzi e ai suoi collaboratori non è sfuggito il fatto che per AlbinoLeffe-Siena il portiere è smentito da Poloni e Passoni, che hanno confermato le parole di Carobbio, autoaccusandosi di avere in qualche modo partecipato alla progettazione dell'illecito. Combine o no? Coppola sostiene di essere andato con Carobbio e Vitiello a fare shopping in centro a Bergamo e poi di aver visto fuori dall'albergo in cui il Siena era in ritiro Poloni, Sala e un altro giocatore dell'AlbinoLeffe, ma nega che si parlò di combinare la partita. Poloni, invece, dice di essere rimasto in disparte, ma di aver sentito i giocatori «che si mettevano d'accordo, nel senso che si sarebbe concessa la vittoria dell'AlbinoLeffe nel caso in cui nel corso della partita gli altri risultati avessero configurato un vantaggio dell'AlbinoLeffe a vincere la gara». Anche Passoni ammette: «Ricordo che fra tutti noi venne preso un accordo per il quale l'AlbinoLeffe avrebbe dovuto vincere la gara anche se non mi ricordo se si parlò del risultato esatto». Resta da capire se nell'audizione di luglio Coppola ha corretto il tiro (e gli errori). A quel punto si potrà «pesare» la sua credibilità. Modificato July 22, 2012 da Ghost Dog Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti
Ghost Dog 620 Joined: 14-Jun-2008 11014 messaggi Inviato July 22, 2012 Padiglione Italia di ALDO GRASSO (CorSera 22-07-2012) Il manager di Ibra e Balotelli che dà lezioni di economia Il giudizio più severo sull'Italia non l'ha dato un'agenzia di rating, né la Borsa, né Lady Spread. L'ha dato un signore che parla un italiano stento, veste alla maniera di Tony Soprano, quando indossa le polo fantasia Walmart, inforca occhialoni neri da camperista in festa. Si chiama Carmine Raiola, opera nel settore calcio, sezione intermediazioni (i suoi affari sono i quattrini degli altri). Il signor Raiola ha detto che non possiamo più permetterci top player. Detta così, sembra una battuta da bar. Tradotta in termini economici significa che il calcio italiano è messo male, molto male: «Sono finiti i tempi in cui vedevamo arrivare in Italia Maradona e Platini. Non siete stati capaci di investire in nulla: gli altri campionati sono delle industrie che funzionano, dei marchi importanti. Se oggi dovessi chiedere ad un giocatore di andare in Italia, soprattutto al Sud, scapperebbe». Eppure, Mino Raiola è uomo del Sud. Nato a Nocera Inferiore (Salerno), emigrato ad Haarlem in Olanda al seguito della famiglia, vanta una maturità classica, parla sette lingue (i mercanti non hanno patria), è ricco sfondato, la pancia extra large da ex emigrante, domicilio fiscale a Montecarlo. Il padre faceva panini, poi pizze, adesso ha un ristorante di lusso. Per questo, i suoi nemici gli hanno dato del «pizzaiolo chiacchierone», persino del «mafioso», ma ogni volta si sono dovuti ricredere. Anche il suo protetto numero uno, Zlatan Ibrahimovic, nella sua biografia descrive Mino come «il meraviglioso ciccione idiota». Chiamalo idiota: lo ha appena piazzato al Paris Saint Germain con un contratto triennale da 12 milioni di euro a stagione. Che con i bonus salgono a 14 o giù di lì. Alla scuderia appartiene anche Mario Balotelli e la sua ex, Raffaella Fico, se potesse, caverebbe gli occhi a Mino. La filosofia di Raiola, applicata ai campioni, è molto semplice: gioca bene, fatti pagare meglio, cambia squadra. Più squadre riesci a cambiare più soldi entrano: per il calciatore e per lui, con una percentuale che varia dal 4 al 10%. Se il Mercato avesse un'identità non potrebbe che riconoscersi nella faccia qualunque del Meraviglioso Ciccione Idiota. Condividi questo messaggio Link di questo messaggio Condividi su altri siti