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Socrates

Patrice Evra

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Joined: 04-Apr-2006
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http://it.wikipedia.org/wiki/Patrice_Evra

 

 

Nazione: Francia 20px-Flag_of_France.svg.png 20px-Flag_of_Senegal.svg.png
Luogo di nascita: Dakar (Senegal)
Data di nascita: 15.05.1981
Ruolo: Difensore
Altezza: 173 cm
Peso: 72 kg
Nazionale Francese
Soprannome: Zio Pat

 

 

 

 

Patrice Latyr Evra (Dakar, 15 maggio 1981) è un calciatore senegalese naturalizzato francese, difensore dell'Olympique Marsiglia e della Nazionale francese, con la quale si è laureato vice-campione d'Europa nel 2016.

Durante la sua carriera, ha vinto 1 Coppa di Lega francese (2003), 5 campionati inglesi (2007, 2008, 2009, 2011 e 2013), 3 Coppe di Lega inglesi (2006, 2009 e 2010), 5 Supercoppe inglesi (2007, 2008, 2010, 2011 e 2013), 2 campionati italiani (2015 e 2016), 2 Coppe Italia (2015 e 2016), 1 Supercoppa italiana (2015), 1 Champions League (2008) e 1 Mondiale per club (2008).

Dal 2004 gioca per la nazionale francese, con la quale ha preso parte a 2 Mondiali (2010 e 2014) e 3 Europei (2008, 2012 e 2016).

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Biografia

 

Patrice nasce a Dakar, capitale del Senegal, da padre senegalese, di origini guineane, e madre capoverdiana. Nel 1984, quando Evra aveva 3 anni, il padre, un diplomatico, si trasferì con la famiglia in Francia, a Les Ulis, un comune a sud di Parigi. Qui iniziò a sviluppare l'interesse per il calcio.

È sposato con Sandra e ha un figlio di nome Lenny e una figlia di nome Maona.


 

 

Caratteristiche tecniche

 

È stato considerato dagli esperti e da Sir Alex Ferguson come uno dei migliori terzini in Europa.

 

 

Carriera

 

Club

Dopo aver giocato nelle strade per alcuni anni, un amico di Evra, Tshymen Buhanga, lo presentò alla squadra della sua città, il Club Omnisports des Ulis, come «il nuovo Romário». Qui Evra iniziò la sua carriera, venendo schierato come attaccante. Durante la sua permanenza nel club attirò l'attenzione di diversi club, ma venne infine respinto da questi a causa della sua statura.

Nel 1993 entrò a far parte della società dilettantistica del CSF Brétigny, con sede a Brétigny-sur-Orge. Anche qui si fece notare e alla fine venne ingaggiato dal Paris Saint-Germain, società che segnò la sua trasformazione in ala. Qui si allenò per alcuni mesi, ma infine venne mandato via dalla società.

Tornò così a Brétigny, dove venne invitato da un amico a partecipare a un torneo di calcio a 5 organizzato dal centro sportivo di Juvisy-sur-Orge. Durante la partita venne notato da un osservatore italiano, che a fine partita gli offrì l'opportunità di fare un provino per il Torino. In seguito a quest'ultimo gli venne offerto un posto nella primavera del Torino. Successivamente venne contattato dal Marsala, all'epoca in Serie C1, che gli offrì un posto in prima squadra. Così, all'età di 17 anni firmò il suo primo contratto da professionista. Più tardi descrisse quel momento come «la migliore sensazione che ho avuto nel calcio». Passò una sola stagione col club, totalizzando 27 presenze e segnando 6 reti. La stagione seguente venne acquistato dal Monza per 250 000, club con il quale fece registrare 3 presenze in Serie B. A fine stagione lasciò il club, a causa delle poche presenze concessegli dall'allenatore, per fare ritorno in Francia.


Nizza

In Francia vestì la maglia del Nizza, che militava in Ligue 2, il secondo livello del campionato francese. Passò la maggior parte della stagione 2000-2001 con la squadra delle riserve, militante nel quarto livello del calcio francese. Giocò inizialmente come centrocampista, totalizzando 18 presenze e una rete. Durante la stagione venne altresì convocato in prima squadra dall'allenatore Sandro Salvioni, dove indossò la maglia numero 26. Esordì il 7 ottobre 2000 nella sconfitta per 7 a 2 contro lo Châteauroux, giocando come ala sinistra. Concluse la stagione con 5 presenze in prima squadra, nelle quali fu schierato soprattutto come punta.

Nella stagione stagione 2001-2002 scelse la maglia numero 17 e diventò parte integrante della prima squadra. Nella prima partita di campionato, vinta per 2 a 1 ai danni dello Stade Lavallois, Jean-Charles Cirilli, che giocava come terzino sinistro al posto del solito José Cobos, subì un infortunio e dovette essere sostituito. Di conseguenza, Evra fu costretto a giocare il resto della partita in quella posizione. Dopo la partita, a seguito degli infortuni di entrambi i terzini sinistri, Cirilli e Cobos, il tecnico Salvioni informò Evra che quest'ultimo avrebbe giocato i prossimi incontri come terzino sinistro. Inizialmente il giocatore si dimostrò contrario a questa scelta, ma dopo che Salvioni gli fece presente che era l'unica posizione in cui lo avrebbe fatto giocare, Evra si sottomise e accetto il ruolo. Tuttavia, dopo il ritorno di Cobos, gli fu permesso di giocare nuovamente nella sua posizione preferita, quella di ala sinistra. Nel bel mezzo della lotta per la promozione in Ligue 1, Evra segnò la sua prima e unica rete con il Nizza nella sua ultima partita con la squadra, la vittoria per 4 a 3 contro lo Stade Lavallois, la quale piazzò il Nizza al terzo posto che garantì la promozione nella massima serie francese, la quale mancava da 5 anni. Chiuse la stagione con 37 presenze e grazie alle sue prestazioni, venne inserito nella squadra francese di Ligue 2 dell'anno, nella posizione di terzino sinistro.


Monaco

La stagione seguente Evra venne ingaggiato dai rivali del Monaco, allenati da Didier Deschamps, il quale gli fece presente che avrebbe giocato come terzino sinistro. Nonostante considerasse il ruolo non divertente, Evra riconobbe sempre a Deschamps il merito di averlo fatto diventare un miglior difensore. Esordì nella prima partita stagionale della squadra, contro il Troyes, finita 4 a 0, e indossando la maglia numero 3. Il 28 settembre 2002 segnò la sua prima rete con la nuova maglia, rete decisiva per il 2 a 1 finale ai danni del Rennes. Il 17 maggio 2003, con la vittoria per 4 a 1 sul Sochaux, il Monaco vinse la Coupe de la Ligue; fu il primo trofeo importante vinto da Evra.

La stagione seguente (2003-2004), Deschamps assegnò a Evra la carica di vice capitano, il quale rispose con 47 presenze stagionali. Il 17 dicembre 2003 fece il suo debutto in Champions League nella vittoria per 2 a 1 sulla squadra olandese del PSV Eindhoven. Evra giocò tutte e 13 le partite della competizione, arrivando in finale contro il Porto di José Mourinho, che superò i francesi con un 3 a 0 netto. A fine stagione fu nominato Giocatore Giovane dell'Anno UNFP, diventando il secondo difensore nella storia a vincere il premio. Venne inoltre inserito nella Squadra dell'Anno della Ligue 1.


Manchester United

Passato nel gennaio 2006 al Manchester United, dove ha preso la maglia numero 3 di Phil Neville e si è presto guadagnato un posto in squadra. Il 21 maggio 2008 vince la Champions League nella sofferta finale di Mosca vinta ai rigori.

Il 20 dicembre 2011 una sentenza della FA decide di punire Luis Suarez con otto giornate di squalifica per insulti razzisti nei confronti di Patrice Evra, terzino del Manchester United. Successivamente nell'incontro di campionato dell'11 febbraio 2012 tra Manchester United e Liverpool, Luis Suarez rifiutò la stretta di mano offerta da Patrice Evra ad inizio match. Il 2 febbraio viene eletto vice capitano dal suo allenatore.

Inizia la stagione 2013-2014 con la vittoria per 2-0 in Community Shield contro il Wigan. Il primo gol stagionale arriva sul campo del Cardiff City nel pareggio per 2-2. Il 18 dicembre 2013 trova il primo gol nella competizione Football League Cup nella vittoria per 2-0 sul campo dello Stoke City.


JUVENTUS

Il 21 luglio 2014 viene acquistato per la cifra di 1,2 milioni di sterline dalla Juventus con la quale firma un contratto biennale. Il pagamento è previsto in due rate: 0,6 milioni di sterline al rilascio del transfer internazionale e gli altri 0,6 entro il 1º luglio 2015; inoltre è previsto un bonus di 0,3 milioni di sterline in caso di qualificazione della Juventus alla Champions League nella stagione successiva. Decide di indossare la maglia n° 33. Esordisce in bianconero il 30 agosto successivo, giocando da titolare la partita inaugurale del campionato, una vittoria 1-0 in casa del Chievo. Dopo un inizio di stagione sottotono, Evra si conquista ben presto un posto da titolare e contribuisce con le sue giocate alla vittoria del campionato, il 2 maggio, e della Coppa Italia, il 20 maggio contro la Lazio. Con la sconfitta in finale contro il Barcellona, il 6 giugno 2015, ottiene il poco invidiabile primato di giocatore con il maggior numero di finali perse di UEFA Champions League: 2004, 2009, 2011, 2015.

 

Il 25 novembre 2015, subentrando ad Alex Sandro al 77' della sfida casalinga vinta per 1-0 contro il Manchester City, raggiunge quota 100 presenze in Champions League, diventando così il secondo calciatore francese a raggiungere questo traguardo dopo Thierry Henry. Chiude la sua seconda annata a Torino con il secondo double nazionale consecutivo. Dopo un biennio da titolare, con l'inizio della terza stagione in bianconero vede ridursi il numero di presenze in campo, per via della concorrenza nel ruolo del più giovane Alex Sandro, motivo per cui in accordo con la società chiede di venire messo in vendita nella sessione invernale di calciomercato: lascia la Juventus dopo 82 partite e 3 gol.

Il 25 gennaio 2017 torna dopo undici anni nel campionato francese, accasandosi all'Olympique Marsiglia.




Nazionale

Ha esordito in Nazionale maggiore il 18 agosto 2004, a 23 anni, in un'amichevole contro la Bosnia ed Erzegovina. Qualche mese prima era stato inserito nella lista di 30 calciatori pre-convocati in vista dell'Europeo 2004, ma l'allora C.T. Jacques Santini decise di escluderlo dalla lista definitiva. Fu convocato da Raymond Domenech, già suo allenatore nell'Under-21, per le gare di qualificazione ai Mondiali 2006.

Dopo un periodo lontano dalla nazionale, Evra ritorna tra i convocati dopo i Mondiali 2006. Partecipa così agli Europei 2008, dove i Blues sono eliminati nella fase a gironi. Partecipa come capitano dei Blues ai Mondiali 2010 e, successivamente, agli Europei 2012 e ai Mondiali 2014 e agli Europei 2016, questi ultimi chiusi dalla Francia al secondo posto, dopo la sconfitta in finale per 1-0 contro il Portogallo ai tempi supplementari.

 

 

 

 

 

Palmarès

 

 

 

 

 

Club

20px-Premier_league_trophy_icon.png 20px-Premier_league_trophy_icon.png 20px-Premier_league_trophy_icon.png 20px-Premier_league_trophy_icon.png 20px-Premier_league_trophy_icon.png  Campionato inglese: 5 - Manchester United: 2006-2007, 2007-2008, 2008-2009, 2010-2011, 2012-2013

20px-CommunityShield.png 20px-CommunityShield.png 20px-CommunityShield.png 20px-CommunityShield.png 20px-CommunityShield.png  Community Shield: 5 - Manchester United: 2007, 2008, 2010, 2011, 2013
 
20px-Carling.png 20px-Carling.png 20px-Carling.png  Coppa di Lega inglese: 3 - Manchester United: 2005-2006, 2008-2009, 2009-2010
 
 
20px-Copa_de_la_Liga_de_Francia.png  Coppa di Lega francese: 1 - Monaco: 2002-2003


18px-Scudetto.svg.png 18px-Scudetto.svg.png  Campionato italiano: 2 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016

20px-Coccarda_Coppa_Italia.svg.png 20px-Coccarda_Coppa_Italia.svg.png  Coppa Italia: 2 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016

12px-Super_coppa_italiana.svg.png  Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2015

 
20px-Coppacampioni.png  Champions League: 1 - Manchester United: 2007-2008
 
12px-FIFA_Club_World_Cup.svg.png Coppa del mondo per club: 1 - Manchester United: 2008
 

Individuale

20px-600px_Crown_on_red_and_white.png   20px-600px_Crown_on_red_and_white.png  Trophées UNFP du football: 2
              Miglior giovane della Ligue 1: 2004
              Squadra ideale della Ligue 1: 2004

Manchester Utd  Manchester Utd  Manchester Utd  Squadra dell'anno della PFA: 3 - 2007, 2009, 2010

 

Manchester Utd   Squadra dell'anno UEFA: 1 - 2009
 
20px-600px_Rosso_con_scudo_forcone_e_bar  FIFPro World XI: 1 - 2009

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Evergreen Evra

 

Patrice Evra’s desire, experience and versatility make him arguably
Juventus’s most important summer signing, as Luca Persico explains.

 

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Patrice Evra - 273 appearances for Manchester United, 16 major honours and 61 caps across ten years with France.

The 33 year-old’s credentials are unrivalled and yet he wants more. His switch to Juventus last month was motivated by ambition, rather than a desire to wind down his illustrious career.

Evra, like Ashley Cole and Nemanja Vidic, has left the Premier League to play with greater regularity, but also to win.

After nine seasons at Manchester United, it would have been easy for him to accept his place as a mentor to new £30 million signing Luke Shaw. Instead, he has chosen to challenge himself.

“It was very difficult to leave Man United because it was like my second family," he said, as reported by the BBC. “But as soon as I knew there was interest from Juve, I knew it would be a new challenge for me because I have to repay the faith they showed in me.”

For Sporting Director Giuseppe Marotta, signing Evra was no gamble: “He’s 33 so brings great experience to our team. Beyond his technical capabilities, we chose him because he has played in a culture at Manchester United that is a lot like ours – we win.”

Former Juventus Coach Antonio Conte brought back the winning culture Marotta outlines to the Old Lady, with three consecutive League titles. For his replacement, Massimiliano Allegri, the challenge is to maintain that success and having the likes of Evra at his disposal can only help.

The Dakar native’s arrival not only further swells the vast wealth of experience that is already in the Juventus dressing room, but also gives Allegri a key component for his expected tactical reshuffle.

The former Milan Coach is yet to settle on a new system. In pre-season, he has used both a back four and a back three - the system Conte implemented so successfully.

For either formation, Evra could prove invaluable. In a four, he is a natural at left full-back and showed at the World Cup that he is a much more assured defender than the one that was occasionally exposed at Manchester United last season - while with a three, he can operate as the left centre-back or at wing-back.

It is in that role where Evra can perhaps improve Juventus. He may not be as dynamic or explosive as Kwadwo Asamoah, but he offers guarantees defensively and would perhaps ensure the team’s shape is better balanced.

“I started my career playing largely within the 3-5-2 system but then I adapted to playing in a four man defence,” notes Evra. “I can do well with both systems of play.”

Helped by his “brother” and former Manchester United team-mate Carlos Tevez, Evra should settle quickly at Juventus. The Frenchman insists Juve are “a big family” and is confident that the club can help reestablish Italian football amongst Europe’s elite.

His experience, versatility and leadership suggests he could be Marotta’s most important summer recruit, while his hunger to seek out more success should ensure he instantly becomes an integral part of Allegri’s plans.

 

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EL GRÁFICO | SEPTIEMBRE DE 2014

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L’intervista

L’infanzia passata a giocare in un parcheggio. L’amicizia con Henry e l’arrivo a

Marsala a 17 anni. L’ammutinamento con la nazionale ai Mondiali, i trionfi di Manchester,

l’impegno per l’Africa e il razzismo di Suarez. A due giorni da Atletico Madrid-Juve parla

il difensore francese, 4 finali di Coppa in passato: “Ma io vivo il presente e non vendo sogni”

Patrice Evra Monsieur Champions

il lungo viaggio di un finto duro

LE ORIGINI Non sono africano o francese, bianco o nero ma un essere umano. Senza radici e non so dove vivrò

LA SICILIA A Marsala tornerò: ero figlio di tutti, mia madre piangeva nel tagliarmi i petti di pollo in freezer

GLI INSULTI Mi hanno lanciato banane e ululato dietro: è l’ignoranza di chi teme la differenza

IL PADRE Si è sposato tre volte, ho 24 fratelli. mi dice sempre che sono senz’altro gay se ho solo due figli...

di EMANUELE GAMBA (la Repubblica 29-09-2014)

Patrice Evra, com’è la strada da Marsala a Manchester?

«Lunga e complicata. Ma se fosse stata più lineare, non sarei quello che sono».

Marsala com’era, per un ragazzino minorenne?

«La gente era così calda, s’affacciava al balcone e mi invitava a pranzo. Ero figlio di tutti. A quei mesi sono legati i ricordi più belli, anche se pregavo che le partite durassero in eterno perché quando l’arbitro fischiava la fine mi veniva il magone e piangevo, come piangeva mia mamma quando mi tagliava i petti di pollo da mettere in freezer. Ma il giorno in cui mi misi davanti allo specchio con la prima divisa del Marsala non lo scorderò mai. Quel giorno fu Natale, per me».

Suo padre è originario della Guinea, sua madre di Capo Verde, lei è nato in Senegal ed è cresciuto nei sobborghi di Parigi: chi è Patrice Evra?

«Un essere umano, non un africano o un francese, non un bianco, un nero o un giallo. Non ho radici e non so dove andrò a vivere, quando smetterò di giocare».

Questo miscuglio ha fatto di Evra un uomo migliore?

«È la mia ricchezza. Sono cresciuto per strada, giocavo nei parcheggi, tra le macchine, dove impari a reagire se ti fanno del male, a non piangere, a dare e guadagnare il rispetto. Da Les Ulis viene anche Henry, ma lui è finito presto al centro tecnico di Clairefontaine. Io ho continuato a stare in strada ed è stato meglio così: non ho niente contro i centri di formazione, ma a me serviva un’altra scuola».

Lei e Henry vi conoscevate già da piccoli?

«Lui è più grande, lo vedevo giocare, ma nel quartiere si parlava soprattutto di suo padre, che quando Thierry sbagliava un gol entrava in campo con la cinghia. Con Henry siamo diventati amici quando io ero a Monza e lui alla Juve».

Lei chi l’ha scoperta?

«Un signore italiano che aveva un ristorante a Parigi. Ero al solito parcheggio, venne e mi propose di andare al Torino. Mia madre non voleva, fu mio fratello a convincerla: bisogna dare un futuro a Pat. A Torino rimasi due settimane in pensionato, c’era una signora che ci faceva da mamma, ma ero sempre triste. Un giorno arrivò il ds del Marsala: verresti da noi? Dissi subito di sì. E cominciò la mia odissea».

Odissea?

«Dovevo raggiungere la squadra che era in ritiro in montagna. Presi un treno da Parigi a Milano ma in Centrale mi prese lo sconforto: non capivo niente, le scritte sui tabelloni cambiavano di continuo, non trovavo la mia destinazione, non avevo un telefono, non parlavo una parola d’italiano. Mi sedetti a terra e mi misi a piangere. Mi trovò lì un senegalese, mi raccolse, mi portò a casa sua, mi diede da mangiare, mi fece dormire in una stanza con altri cinque immigrati e la mattina dopo mi riportò in stazione e mi caricò sul treno giusto. Sa una cosa?».

Cosa?

«Mi sto accorgendo che la mia vita è piena di angeli senza nome: il ragazzo senegalese, la mamma torinese, le donne di Marsala, il ristoratore di Parigi. È come fossero le guide del mio istinto».

Lei crede in Dio?

«Sono cattolico, ma crescendo cambi un po’ idea, soprattutto sulla chiesa. Sto facendo un po’ di meditazione, non per diventare buddhista ma per conoscere il buddhismo, perché in definitiva credo che tutti preghiamo lo stesso dio, comunque lo si chiami».

A Marsala è mai tornato?

«No, e lo voglio fare. Intanto tornerò a Palermo, dove giocai un derby in serie C. Che ambientino...».

Razzismo?

«Non è il caso di rievocare».

Rievochiamo Suarez, che la chiamò negro per sette volte?

«Mi hanno tirato le banane, mi hanno ululato dietro, ma non me la sono mai presa: è l’ignoranza di chi ha paura della differenza, posso capirla. Ma Suarez è un collega e a lui stavo per reagire. Mi chiesi: adesso che faccio, gli do un pugno che farà il giro del mondo, che mi causerà due anni di squalifica, che tutti i bimbi vedranno?».

Quindi, come reagì?

«L’ho perdonato. L’ho anche votato come il migliore della Premier: al giocatore non porto rancore».

E all’uomo?

«L’uomo non mi interessa, né se sia o meno razzista. Quando lo ritroverò in campo, gli darò la mano. Ma nei tackle sarò un po’ più duro ».

Evra ha un carattere duro?

«C’è gente a cui regalano tutto, a me no. A Les Ulis giocavo in una squadretta gemellata con il Rennes, ogni anno facevo il provino e ogni anno mi dicevano che mi avrebbero richiamato a Natale. Sto ancora aspettando. Ma senza le esperienze che ho fatto non sarei sopravvissuto al Mondiale del 2010».

Lei era il capitano che si ammutinò a Domenech.

«Feci quello che il gruppo aveva deciso dovesse fare un vero capitano, che non antepone mai i propri interessi a quelli della squadra. Dissi: andate pure in vacanza tranquilli, le botte le prendo io. Forse dovevo essere egoista, in quei giorni ogni mattina perdevo un chilo, non avevo abbastanza esperienza, ma si è capitani nello spogliatoio, non nelle foto».

È deluso che la Francia l’abbia declassato?

«Posso dare l’esempio anche senza fascia al braccio».

In Nazionale litigate perché sono rappresentate troppe etnie: che ne pensa di chi lo sostiene?

«Mi fa ridere. Nel 1998 la diversità era una ricchezza e nel 2010 un limite? La risposta è il discorso che ci fece Ferguson prima della finale di Champions di Mosca, che noi del Manchester vincemmo».

Cosa vi disse?

«Sul Chelsea che stavamo per affrontare, neanche un parola. “In questo spogliatoio abbiamo riunito un senegalese, un portoghese, un coreano... Se vinceremo, l’orgoglio non potrà essere superiore a quello che provo vedendovi”».

Qual è la sua Africa?

«Ho aperto un centro dove i giovani possono studiare, venire vaccinati. È la prima volta che ne parlo, le cose che faccio col cuore non voglio che si sappiano. Mi hanno proposto di andare là con le telecamere, di fare pubblicità, ho detto no: ci vado quando voglio io, in silenzio. Quando torni dall’Africa i piccoli problemi quotidiani ti sembrano inezie. Amo il Manchester anche perché in ogni tournée non abbiamo mai saltato una visita a un quartiere disagiato. Ricordo in Sudafrica, tra i bambini malati di aids: lo sfarzoso buffet del nostro albergo di lusso mi fece rabbia e dolore, dopo quello che avevo visto».

Allora non è vero che i calciatori sono tutti degli insensibili viziati?

«Ho anch’io una bella casa, una bella macchina: ho lavorato per averle e non ho rubato nulla. E non mi piacciono i colleghi più anziani che borbottano appena un giovane si compra una spider: ognuno faccia quello che vuole. L’importante è ricordarsi di avere un cuore».

È vero che lei ha una famiglia sconfinata?

«Ho 24 fratelli. Papà si è sposato tre volte e mi dice sempre che sono senz’altro gay, se ho solo due figli».

Che sta succedendo a Manchester?

«Ferguson era il cuore di tutto, ha fatto in modo che lo United fosse una famiglia con una cultura, una filosofia: vincevamo per quelle, non perché fossimo i più bravi. L’ho detto anche ai Glazer, perché io là sono ascoltato: ci vuole uno di famiglia, uno che rispetti la storia del club, che senta la pressione del passato. Io ho sofferto molto per Moyes, una gran persona, ma già con Giggs le cose andavano diversamente. Adesso ci sono tanti giocatori forti, ma non so se lo siano anche per il Manchester: per questo club devi sacrificare tutto. Quel genere di cultura l’ho ritrovato alla Juve».

Dove ha ritrovato anche Pogba.

«La Pioche è come un figlio, per me. Ferguson mi mandò a casa sua per convincerlo a restare: pianse, non dormì perché anche lui sapeva che poteva diventare più di Vieira, ma ormai aveva deciso. Ferguson sapeva che Pogba sarebbe diventato fortissimo, ma anche che non poteva forzare i tempi».

La Juve può vincere la Champions?

«Io vivo il presente, perché il passato porta rimpianti e il futuro ansia. E non voglio vendere sogni ai tifosi, ma perché no? È una competizione così pazzesca che mi sembra incredibile aver giocato quattro finali».

I NUMERI

30 IN ITALIA Sono 24 le presenze di Evra a Marsala (1998-’99), 3 a Monza la stagione successiva e fino a ora 3 con la Juventus

273 ALLO UNITED Dopo 2 stagioni a Nizza e 4 a Monaco, Evra gioca con lo United dal 2006 al 2014: 7 reti in 273 match

63 CON LA FRANCIA Colleziona 11 presenze con l’U.21, poi veste per 63 volte la maglia della nazionale maggiore senza mai segnare

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Un altro grande ritorno: Evra chiede la maglia bianconera

Patrice Evra avrebbe espresso il desiderio di tornare in bianconero!

 

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FONTE

 

 

Secondo il Corriere della Sera edizione Torino, Patrice Evra si è offerto per tornare alla Juventus da subito.

 

L’ex Manchester United è attualmente svincolato dopo le esperienze all’Olympique Marsiglia e del West Ham. La sua ultima apparizione ufficiale risale al 5 maggio del 2018, proprio con la maglia degli Hammers in una partita contro il Leicester (in cui fu in campo per solamente un minuto). Nonostante i suoi 37 anni Evra sembrerebbe volersi rimettere in gioco.Ma attualmente Paratici non sembra convinto dell’operazione e a conferma di questo sono arrivate le parole dell’agente del francese Federico Pastorello, ascoltato ai microfoni di Rai Sport: “Per ora non ne abbiamo parlato, a lui farebbe molto piacere ed è ancora integro fisicamente. Ma non so se la Juventus cerchi un giocatore come lui”. 

 

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Afbeeldingsresultaat voor patrice evra juventus

 

FONTE

 

 

Patrice Evra è un nuovo calciatore del Marsiglia – si legge sulla pagina Facebook de “Lamagliadellajuve” del 27 gennaio 2017 – la società e gli ex compagni di squadra lo hanno salutato in queste ore anche attraverso i social (fra qualche anno, un tweet sostituirà definitivamente una stretta di mano: o no?). Arruolato da Madama per poco più di un milione di sterline nel luglio del 2014, Patrice parte piano per poi crescere di rendimento gara dopo gara. Non è più quello dei migliori anni allo United, quando nel ruolo aveva pochissimi rivali al mondo, ma pur con pochi slanci è un elemento affidabile. Non perde occasione per manifestare il suo amore per la Juve, l’attaccamento ai colori bianconeri, l’apprezzamento verso il calcio italiano.
Sembra uno cresciuto nelle giovanili della Vecchia Signora. Allegri, durante la scorsa stagione, lo manda in campo spesso e volentieri nonostante la concorrenza del neoacquisto Alex Sandro. In coppia con Cuadrado, perché il tecnico bianconero non prevede due terzini di spinta contemporaneamente in campo. È fra quelli che, dopo la sconfitta con il Sassuolo, contribuiscono alla rinascita della squadra: rinascita tecnica, tattica, soprattutto psicologica. A Monaco, contro il Bayern, la Juve esce dalla Champions League: a pochi secondi dal 90’, con i bianconeri in vantaggio per 2–1, Evra si trova fra i piedi un pallone che scotta: non rilancia, prova a gestirlo in proprio. I Bullen recuperano e vanno in goal, creando le basi per il passaggio del turno. La Juventus passa da una qualificazione storica a un’eliminazione bruciante. Al francese, quell’errore verrà puntualmente rinfacciato, ironizzando sulla sua eccessiva attenzione alla comunicazione. Quando vinci puoi tutto, quando perdi no: antico adagio. L’ultima avventura di Patrice in maglia bianconera comincia in tono minore: Alex Sandro si ritaglia un posto da titolare fisso. L’eterno ragazzo di Dakar viene gettato nella mischia dal trainer livornese in Supercoppa, quando l’omologo brasiliano deve abbandonare il campo per infortunio. Il nostro vacilla, e Suso, al suo cospetto, diventa più grande di quello che è. Dopo quell’incontro, qualcosa si rompe. Se non c’è Alex, stiamo a vedere se Asamoah si è finalmente svincolato dai guai fisici. E qualora il ghanese non riuscisse a giocare due partite consecutive di buon livello? Aspettiamo Mattiello, il ragazzo prima o poi dovrà interrompere la sua relazione con la malasorte. Con la maglia della Juve, Patrice Evra ha collezionato ottantadue presenze condite da tre reti. Fra qualche anno, i sostenitori della Vecchia non ricorderanno il suo nome con un sorriso carico di nostalgia. L’impressione è questa.
 
 
GIACOMO SCUTIERO, JUVENTIBUS.COM 10 GENNAIO 2017
Non sappiamo se Allegri ha fatto quel che fece due anni e mezzo fa Van Gaal: chiamare Evra per convincerlo, per tentare la trattenuta. All’epoca dell’addio ai Red Devils, Patrice è corteggiato anche dall’Inter, in barba ai media che gli destinavano “ex giocatore” e “rincalzo” a più non posso; viene da due stagioni nel suo Manchester United con ottantasette gare all’attivo e ottantotto minuti medi in campo per ogni gettone di presenza, nella seconda delle due stagioni è ancora il primo difensore della squadra per recuperi palla. Più titolare di così... Tanto da meritarsi appieno dal club il bonus fedeltà di due milioni di euro, a fronte di otto anni di onorato servizio. Fatto il cappello, vado sul personale.
Quando penso a Evra, il primo attributo che balena è avveduto. Paradossale per tutti quelli che gli danno del fesso quando a diciassette anni sceglie Marsala (ventisette presenze e sei reti in una stagione) e la Serie C invece dello stage al nobile Torino. Se Patrice Evra sbarca a Torino, molto del merito pare sia di Antonio Conte: «Mi volle a tutti i costi». Conte, che dopo pochi giorni scappa dal ritiro per far posto ad Allegri. Finisce comunque nel pezzo di “Tuttosport”: dopo tre mesi di Juve, «Evra non decolla e alla società costa otto milioni annui... Meglio Padoin». A proposito di giornali, il francese è uno dei pochi esempi di calciatore che rilascia interviste franche e interessanti. Dopo Juve–Monaco, quarti di quella Champions goduta fino alla finale, confessa di aver «percepito molta ansia nei compagni (la squadra sbaglia una montagna di passaggi)». Arriva Berlino e lui non vuole sentire ragioni sul Barcellona imbattibile: «Chi pensa questo, lo dica al mister e stia fuori».
Dunque, preteso da Conte e innamorato di Allegri. Descrive Max come un tecnico raro, perché capace di inventare sempre qualcosa che fa la differenza. La lode più sperticata fa riferimento al dopo Dortmund: «Tutte le cose che illustrò sul Borussia le ho riviste in campo. Incredibile, non mi era mai capitato con un allenatore». Lui, che allenatore sarà, Ferguson et orbis dicunt. Sir Alex conosce bene il calciatore e l’uomo: «Sa parlare alle persone, ha carisma nel trasmettere la sua passione agli altri». Trasporto che a Torino assimila da capitan Buffon: «Vinciamo comunque»; titubava per lo shock post Conte, lui cui era andata malino con Moyes a Manchester. Assimila bene il nostro, perché uno dei più netti colpi d’orgoglio post Sassuolo (Juve quindicesima in classifica) è roba sua. Insomma, ragazzi, normale buttare un campionato così? Con tutto il rispetto per Fiorentina, Inter (in testa in quel momento)...
La seconda stagione è di alto livello, benché il leitmotiv fu, è e sarà il mancato calcio al pallone di Monaco di Baviera. Gli ultimi giorni del 2015 scrissi che Alex Sandro avrebbe dovuto “sopportarlo”, perché Zio Pat performava da ventenne con la saggezza del quarantenne (e aggiunsi che, però, il titolare dell’anno successivo sarebbe stato senz’altro il brasiliano: la parabola era sotto gli occhi di tutti). Avveduto, ho scritto. E concentrato. E professionista. Qualità ben rappresentate dalle immagini.
Di Evra conservo tante cose belle, quasi esclusivamente quelle belle. E comunque pregne, intrise di significato. Trascendendo dalle cose di campo, non si può dimenticare l’endorsement al calcio italiano: «Chi lo critica, spero venga a giocare qui. In Inghilterra si fa boxe, qui c’è intelligenza e talento». Come sarà impossibile scordare il suo turbato possesso palla al contempo dell’attentato a Parigi. La partenza nel mercato di gennaio è un fulmine a ciel sereno: non pronosticabile, non spiegabile se non a posteriori. Sapremo. Per ora viviamo nella coscienza che la sua esibizione 2016–17 non è congrua a quella 2015–16. Ciò non cancella il biennio e la carriera tutta. E la persona, semplicemente meravigliosa.
 
Il suo saluto: «Per dire la verità non è stata una scelta facile. Infatti, sono andato via ed io stesso non me lo aspettavo. Quando sono arrivato dopo l’Europeo sono arrivato molto carico e con tanto entusiasmo. Infatti, avevo fatto dei video nei quali dicevo: “Dobbiamo vincere la Champions”. E veramente era questo il mio obiettivo. Quando abbiamo iniziato la stagione la prima partita non ho giocato, la seconda partita non ho giocato, la terza non ho giocato... E siccome sono uno molto educato e non mi piace litigare con nessuno ho solo detto al mister: “Ho voglia di giocare”. È lui mi ha detto: “Pat non ti preoccupare che c’è la Champions”. Allora alla fine anche i miei compagni mi prendevano in giro e mi dicevano che ero un uomo da Champions. Però una partita al mese e a me non mi conveniva più. Dopo le vacanze e la sosta di una settimana lì ho sentito che non ero più felice. La gente può dire che è una scelta egoista. Però preferisco essere onesto con me stesso e andare via. Invece che arrivare all’allenamento e non essere concentrato e non essere al massimo per la Juve. Io ho detto: “Alla Juve devi essere al 100% e se sei solo al 90% non basta”. Io sono fatto così. E infatti per non fare questo alla Juve, perché rispetto tanto tutto quello che mi hanno dato (perché infatti faccio questa intervista perché voglio ringraziare delle persone come Marotta, Paratici, il presidente Agnelli e Pavel Nedved) è veramente una società di gentleman. Perché hanno capito e mi hanno lasciato andare. Erano anche loro amareggiati, però alla fine mi hanno capito e hanno capito che con Pat o sei al 100% o se no lo perdiamo. Allegri? Io per il mister ho una grande stima. Infatti, mi ha fatto un po’ male quando la gente ha detto che sono andato via per colpa di Allegri. Abbiamo parlato e lui per me è un grande allenatore e me lo ha dimostrato due anni fa contro il Borussia Dortmund. Aveva fatto una presentazione della partita che quando sono arrivato a Dortmund, era la prima volta che mi succedeva, che tutto quello che lui aveva detto l’ho rivisto il giorno della partita. È uno molto positivo, non gli piace lo stress. Lo vedo bene in Inghilterra, perché io ho sempre detto che in Inghilterra mancano di disciplina tattica. Per questo un allenatore italiano è fondamentale. Lo abbiamo visto con Ranieri e adesso con Conte. Secondo me il Chelsea vincerà il campionato. Se va il mister non vedo perché non dovrebbe fare bene». 

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Ma dovrebbe tornare a fare cosa nella Juve esattamente, Evra? Ha 38 anni e gia' nell'ultimo anno da noi era finito o quasi .oddio

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No dai, lo stadio mi sembra già pulito

Inviato dal mio ASUS_X00QSA utilizzando Tapatalk

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sefz 

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Evra si ritira: il francese ha le idee chiare sul proprio futuro

Evra si ritira dal calcio giocato: ad annunciarlo è lo stesso transalpino, che ha vestito tra le altre le maglie di United e Juventus

 

Risultati immagini per evra juventus

 

FONTE

 

 

Nel corso dell’intervista alla Gazzetta dello Sport, Patrice Evra ha annunciato il suo ritiro dal calcio.

 

Ecco le dichiarazioni: «La mia carriera da calciatore è ufficialmente terminata.Avevo iniziato nel 2013 il corso per la licenza Uefa B di allenatore, ora lo voglio finire per poi passare all’Uefa A. Insomma, tra un anno e mezzo sarò pronto per dirigere una squadra. D’altronde Sir Alex Ferguson ha pronosticato che due dei suoi calciatori sarebbero diventati tecnici di livello: Ryan Giggs e Pat Evra».

 

 

La Juve celebra l'addio di Evra: "E' stato bellissimo"

I bianconeri salutano su Twitter il terzino francese che si è appena ritirato. Ricordi speciali sui social anche da parte di Monaco e Manchester United

 

FONTE

 

 

A 38 anni Patrice Evra dà addio al calcio. Il terzino francese era fermo ormai da oltre un anno dopo la breve esperienza nel West Ham United in Premier League nella primavera del 2018. Evra, che ha giocato anche con Marsala, Monza, Nizza, Monaco, Manchester United, Juventus e Marsiglia, è stato salutato via social da alcuni dei suoi club.

 

È stato bellissimo condividere parte del cammino insieme” ha scritto la Juventus su Twitte. 

 

163 partite con noi, tra le quali la cavalcata magica in Champions League del 2004 e una vittoria in Coppa di Lega” è la celebrazione per l’esterno da parte del Monaco. 

 

Grazie per i ricordi, Patrice” si legge invece in un tweet dello United. “Grazie e arrivederci” è stata la risposta social di Evra, che ha disputato 81 gare in carriera nella nazionale francese.

 

 

Former #MUFC defender @Evra has announced his retirement from football.

Thanks for the memories, Patrice! 

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buona vita Pat.

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