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Le origini del mito « [...] Nel 1896 una brigata di studenti del Liceo d'Azeglio soleva avviarsi, finite le elezioni pomeridiane, verso il corso Duca di Genova e quindi, deposti i libri su d'una panca, dedicarsi al giuoco di 'barra'. Il foot-ball si insinuò più tardi: già si era visto giocarlo prima alla patinoire del Valentino e poscia in Piazza d'armi da alcuni stranieri residenti a Torino i quali avevano fondato il F.C. Internazionale mutandosi poi in F.C. Torinese. Con tante iniziative una società ci voleva e nell'autunno del 1897 se ne decise la fondazione. Qui cominciarono le vere origini della Juventus... » (Enrico Canfari, Storia del Foot-Ball Club Juventus di Torino, 1915.) L'officina dei fratelli Eugenio ed Enrico Canfari, prima sede dello Sport-Club Juventus in corso Re Umberto 42, Torino (1897). La Juventus nacque nell'autunno del 1897 a Torino come società civile «per gioco, per divertimento, per voglia di novità» su iniziativa di alcuni giovani studenti della terza e quarta classe del Liceo classico "Massimo d'Azeglio" che si ritrovavano nella vicina Piazza d'armi per giocare a foot-ball. Secondo la memoria scritta che si riferisce all'origine della società torinese, è verosimile che i soci fondatori furono Eugenio Canfari, Enrico Canfari, Gioacchino Armano I, Alfredo Armano, Luigi Gibezzi, Umberto Malvano, Carlo Vittorio Varetti, Umberto Savoia, Domenico Donna, Carlo Ferrero, Francesco Daprà, Luigi Forlano ed Enrico Piero Molinatti cui si aggiunsero successivamente Pio Crea, Carlo Favero, Gino Rocca, Guido Botto e Eugenio Secco, tutti con un'età tra quattordici e diciassette anni. Il luogo tipico di riunione di questi liceali era una panchina – non distante dalla loro scuola – di fronte alla pasticceria Platti verso il corso Duca di Genova; la panchina è custodita dal 2012 nel museo del club. L'argomento principale era lo sport, in particolare il calcio, che dalla Gran Bretagna stava espandendosi nel resto d'Europa. Si assume per convenzione il 1º novembre del 1897 quale data di fondazione ufficiale del club. Inizialmente, i soci fondatori dovettero affrontare il problema della sede, risolto dai fratelli Canfari che offrirono il retrobottega della loro officina ciclistica in Corso Re Umberto 42, dove ebbe luogo la prima riunione. Dopo un'opportuna votazione, i soci, sebbene la maggioranza propendesse per i primi due nomi, scelsero invece quello meno votato, «Sport-Club Juventus» (che, tra l'altro, suonava come un compromesso tra un nome anglosassone e uno latineggiante) per favorire la diffusione del nuovo sport e la passione per la squadra anche fuori dell'ambito cittadino o regionale. Enrico Canfari, autore tra gli altri dell'unico documento con caratteristiche di "ufficialità" attestante con sufficiente certezza la nascita e i primi anni della Juventus, racconta: « Si venne finalmente alla seduta decisiva: battaglia grossa! Da una parte i latinofobi, dall'altra i classicheggianti, in minor numero i democratici. All'onore della votazione s’avanzarono tre nomi: 'Società Via Fort', 'Società Sportiva Massimo d’Azeglio' e 'Sport-Club Juventus'. Per quest’ultimo pochi simpatizzavano, ragione per cui riuscì ad imporsi. Fra gli oppositori c'ero proprio io: mi sembrava che quel 'Juventus' più non s'addicesse a soci fatti maturi. Avevo torto: nella 'Juventus' non s'invecchia, ... invecchia invece la 'Juventus'. E così la società fu battezzata 'Sport-Club Juventus'. » I fondatori-giocatori della Juventus in una delle loro prime uscite, nel 1898, con l'allora divisa sociale rosanero. La sede cambiò presto ubicazione: fu scelta una scuderia di via Parini, composta da quattro camere, una tettoia e una soffitta, nonché provvista di acqua potabile; il costo dell'affitto – sei lire dall'epoca al mese – si rivelò però proibitivo e così lo S.C. Juventus venne sfrattato. Nel 1898 il club vide un incremento dei soci e dei giocatori tale da richiedere lo spostamento della sede presso un locale di via Piazzi 4. La presidenza della società passò da Eugenio Canfari al fratello Enrico. Il 15 marzo dello stesso anno fu fondata la F.I.F. (Federazione Italiana Foot-Ball, in seguito divenuta Federazione Italiana Giuoco Calcio). Per ragioni sconosciute, la Juventus non si iscrisse all'associazione e quindi non poté partecipare al primo campionato italiano di calcio che si svolse l'8 maggio di quello stesso anno a Torino tra quattro squadre: Foot-Ball Club Torinese, Genoa, Società Ginnastica e International Foot-Ball Club Torino. Nel 1899 la società assunse il nome di Foot-Ball Club Juventus. Canfari descrisse così il motivo del cambio di denominazione: « Da quell'epoca il nostro scopo sportivo venne più nettamente a precisarsi ed il solo foot-ball occupò la nostra attività; ed al primitivo nome di Sport-Club Juventus fu sostituito l'attuale 'Foot-Ball Club Juventus' o semplicemente Juventus. Questo nome fu, come vedete ora, veramente fortunato poiché le Società Sportive nostre omonime sono moltissime, ma la vera Juventus è una sola: la nostra.» Gli incontri di quell'anno si svolsero in prevalenza in Piazza d'armi, località Crocetta. La squadra ricevette anche i primi inviti da Alessandria, Milano e Genova, e fu la prima squadra a ospitare a Torino una squadra straniera: il Montriond di Losanna. Presto la squadra acquisì il diritto di giocare al Velodromo Umberto I, uno degli impianti sportivi di Torino dell'epoca. La sua prima divisa sociale, nel 1897, prevedeva una camicia bianca e pantaloni «alla zuava», sostituita due anni dopo da una camicia rosa con papillon, colletto bianco, cravattino e berretto nero. (wikipedia.org)
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La storia della Juventus Football Club, società calcistica italiana per azioni con sede a Torino, si estende per più di un secolo. Fondata da giovani studenti torinesi alla fine del XIX secolo, la sua prima sede societaria venne stabilita presso la via Montevecchio a Torino, nel 1898. Il club venne affiliato alla Federazione Italiana Foot-Ball nel 1900, partecipando così nel Campionato Federale dello stesso anno. Nel 1906, poco tempo dopo la vittoria del suo primo campionato, la società bianconera soffrì uno scisma che provocò la fondazione istituzionale del Foot-Ball Club Torino, dando così origine alla più antica rivalità del calcio italiano e a una serie di problemi finanziari e, in seguito, sportivi che condussero la squadra alle soglie della retrocessione in «Promozione» nel 1913. Fu l'avvocato ed ex giocatore bianconero Giuseppe Hess, presidente della Juventus a partire dalla seconda metà dello stesso anno, a farla uscire dalla crisi, migliorando la situazione economica del club e riformando le sue strutture interne con una direzione manageriale. L'arrivo dell'imprenditore torinese e figlio del fondatore della FIAT Edoardo Agnelli alla presidenza della società nel 1923 diede inizio a una lunga serie di vittorie a livello nazionale e internazionale che resero la Juventus una delle più vittoriose società a livello mondiale – unica squadra di club a livello planetario ad avere vinto tutte le competizioni ufficiali a livello confederale – fino al punto di essere nominata dalla Federazione Internazionale di Storia e Statistica del Calcio, organizzazione riconosciuta dalla FIFA, come il miglior club italiano e il secondo a livello europeo del XX secolo. Inoltre, i numerosi giocatori bianconeri convocati diedero un enorme contributo ai successi della Nazionale di calcio. (wikipedia.org)
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Juventus Stadium (Dal 2011 al Presente) Lo Juventus Stadium, noto anche come J-Stadium o semplicemente come Stadium, è un impianto calcistico di Torino, situato nei quartieri Vallette e Lucento in prossimità dell'area Continassa, nella V circoscrizione nell'area nord-occidentale della città. Di proprietà della società calcistica Juventus Football Club, è sede degli incontri interni della sua prima squadra dalla stagione 2011-2012. Sesto stadio italiano per capienza con 41 475 spettatori, nonché il primo del Piemonte, sorge sulla stessa area del preesistente e demolito Delle Alpi, di cui riutilizza parte delle strutture. Prima struttura calcistica italiana priva di barriere architettoniche nonché primo impianto ecocompatibile al mondo, è uno dei tre stadi italiani (assieme all'Olimpico di Roma e all'Olimpico di Torino) a rientrare nella categoria 4 UEFA – quella con maggior livello tecnico –, nonché uno dei due impianti di proprietà di un club (assieme al Friuli di Udine) in cui vengono svolti regolarmente gli incontri del campionato di Serie A. Ritenuto tra gli impianti più avanzati a livello mondiale, oltre che uno dei simboli architettonici della Torino contemporanea nonché tra i maggiori poli d'attrazione turistica della città, lo Juventus Stadium è stato premiato con lo Stadium Innovation Trophy al Global Sports Forum 2012 quale scenario sportivo più innovativo d'Europa; la sua cerimonia d'inaugurazione, avvenuta l'8 settembre 2011, ha vinto il premio come miglior evento celebrativo in Italia ai Best Event Awards Italia
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Juventus Places: le altre infrastrutture bianconere
Morpheus © ha risposto al topic di Morpheus © in Allianz Stadium, J-Museum & Biglietti
J - Medical Juventus Stadium, Corso Gaetano Scirea, 50, 10040 Torino Getty Images J Medical è un centro medico che propone un modello sanitario all’avanguardia, con una vasta gamma di servizi, dalla diagnostica alla medicina specialistica, dalla riabilitazione alla medicina sportiva, ideato per accogliere e accompagnare i pazienti in un percorso di prevenzione e cura completo. J Medical nasce per rispondere a un bisogno crescente e insoddisfatto di larga parte della popolazione: potersi affidare tempestivamente e a costi sostenibili a un’équipe medico specialistica di alto livello supportata da tecnologie all’avanguardia. Il principio che guida tutte le nostre attività è porre il paziente al centro: che si tratti di esami diagnostici o di percorsi riabilitativi, J Medical propone un approccio modellato sulle effettive necessità della persona, pensato per ottimizzare i tempi di diagnosi e di cura, fornire prestazioni di eccellenza, attraverso una relazione medico-paziente personalizzata. (juventus.com) -
31 Andrea Agnelli (Dal 2010 Al Presente) Biografia: Figlio di Umberto Agnelli e della sua seconda moglie Allegra Caracciolo, è fratellastro del defunto Giovannino e fratello di Anna. Il 27 agosto 2005, nella chiesa di San Pietro in Vincoli a Villar Perosa, Andrea ha sposato l'inglese Emma Winter, conosciuta quando entrambi lavoravano alla Philip Morris International di Losanna; la coppia ha due figli, Baya, nata il 24 maggio 2005 a Torino, e Giacomo Dai, nato il 16 dicembre 2011 sempre nel capoluogo piemontese. Agnelli si è formato accademicamente al St Clare's International College di Oxford e all'Università Bocconi di Milano.[1] Nel corso della sua carriera ha avuto esperienze lavorative sia in Italia sia all'estero: tra queste, mansioni di vendita e marketing in aziende come Piaggio, Auchan e Ferrari.[2] Dal 2001 al 2004 ha lavorato alla Philip Morris International. Nel 2007 ha costituito una holding finanziaria, la Lamse. Ha anche coltivato la propria passione per il golf diventando l'anno seguente amministratore delegato del "Royal Park Golf & Country Club I Roveri"; il 29 settembre dello stesso anno è stato nominato consigliere federale della Federazione Italiana Golf.[3] Insieme a Michele Dalai e Davide Dileo ha fondato nel 2010 la casa editrice ADD (sigla di Agnelli, Dalai, Dileo).[4] Agnelli ha inoltre mantenuto legami con il mondo Fiat. Dal 2005 al 2006 ha avuto mansioni di sviluppo strategico all'interno dell'IFIL. Nel 2004 diviene consigliere d'amministrazione di Fiat Società per Azioni, mantenendo dal 2014 il posto anche nella successiva Fiat Chrysler Automobiles. Dal 2006 è inoltre sempre consigliere dell'Istituto Finanziario Industriale, divenuto poi Exor, la società controllante l'intera galassia Fiat.[2] Dal genitore Umberto ha anche ereditato una passione per la squadra di calcio della Juventus, nella quale ha lavorato inizialmente come assistente nel settore commerciale. Il 19 maggio 2010 viene eletto nuovo Presidente della società:[5] dopo quarantott'anni di assenza, è il quarto Agnelli, dopo il nonno Edoardo, lo zio Gianni e il padre, a rivestire questa carica.[1] Sotto il suo mandato, all'inizio degli anni duemiladieci la Juventus riesce a aggiudicarsi il campionato italiano per quattro anni consecutivi, cosa che non accadeva dai tempi del Quinquennio d'oro. Tra questi spiccano gli scudetti del 2011-2012, chiuso da imbattuti (terza squadra a riuscirci dall'istituzione del girone unico), e del 2013-2014, concluso alla quota-record di 102 punti. La squadra di Torino mette in bacheca inoltre la decima Coppa Italia, quella della simbolica stella d'argento mai conquistata prima da altri club in Italia. Sul versante dirigenziale, nel 2012 viene eletto membro italiano della European Club Association,[6] incarico rinnovato nel 2015 quando entra, in rappresentanza della stessa ECA, anche nel Comitato Esecutivo dell'Union of European Football Associations. 2011/12 2012/13 2012/13 2013/14 2013/14 2014/15 2014/15 2015/16
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30 Jean Claude Blanc (Dal 2009 Al 2010) Biografia: Laureato in International Business a Nizza, master in business administration (MBA) alla Harvard Business School di Boston e SKEMA Business School da Nizza, è stato, dal 1987 al 1992, direttore vendite e marketing dell'Olimpiade invernale di Albertville. Blanc, dopo Albertville, è entrato con la carica di direttore generale nella società che organizza eventi sportivi come il Tour de France, la Parigi-Roubaix e, per le auto, la Parigi-Dakar. Della corsa ciclistica Blanc ha seguito nove edizioni prima di passare alla Federazione Francese di tennis dove ha gestito l'organizzazione del Roland Garros, il torneo di Bercy e la Coppa Davis. Dal 29 giugno 2006 ricopre la carica di direttore generale ed amministratore delegato della Juventus. Il 6 ottobre 2009 John Elkann conferma in un'intervista che sarà lui il nuovo presidente del club al posto di Giovanni Cobolli Gigli. A fine stagione lascia il posto di presidente ad Andrea Agnelli, ma rimane come amministratore delegato e direttore generale. L'11 maggio 2011 rimette le proprie deleghe da amministratore delegato e rassegna le dimissioni da direttore generale, mantenendo solo uno speciale incarico per il progetto dello Juventus Stadium. Dal 7 ottobre 2011 è il direttore generale del Paris Saint-Germain.
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29 Giovanni Cobolli Gigli (Dal 2003 Al 2006) Biografia: È figlio di Antongiulio e nipote di Giuseppe, per quattro anni ministro dei lavori pubblici del governo Mussolini. Allievo del liceo scientifico Vittorio Veneto di Milano, nella stessa città si è laureato in economia e commercio presso l'Università commerciale Luigi Bocconi. È stato amministratore delegato del Gruppo Editoriale Fabbri-Bompiani-Sonzogno-Etas dal 1984, ricoprendo poi la medesima carica in Arnoldo Mondadori Editore dal 1993 e, dal 1994, nel Gruppo Rinascente. Il 29 giugno 2006 viene nominato presidente della Juventus dal consiglio di amministrazione della società bianconera, appena colpita dallo scandalo Calciopoli;[1] il 6 ottobre 2009 lascia la carica a Jean-Claude Blanc. Ha inoltre ricoperto i ruoli di vicepresidente della Federazione italiana editori giornali e dell'Associazione italiana editori, membro del consiglio di amministrazione di Fininvest, vicepresidente e consigliere di Confcommercio, componente del CdA di Auchan, membro del consiglio direttivo e vicepresidente dell'Ente pubblicità associati, e consigliere di amministrazione dell'Istituto nazionale per il commercio estero. Dal 2011 è presidente di Federdistribuzione. 2006/07
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28 Franzo Grande Stevens (Dal 2003 Al 2006) Biografia: Di origine anglo-siculo-partenopea, un ramo della famiglia è di Avola, l'altro inglese e a questo deve la seconda parte del cognome. Vive la sua adolescenza a Napoli, dove consegue la maturità classica e la laurea in legge presso l'Università Federico II, allievo di Alessandro Galante Garrone. Esaurita l'esperienza del praticantato al fianco dell'avvocato Francesco Barra Caracciolo di Basciano, si trasferì a Torino, è iscritto all'Albo degli avvocati dal 1954 e in poco tempo divenne una delle persone di fiducia di Gianni Agnelli. Fu soprannominato, come Vittorio Chiusano prima di lui, "l'avvocato dell'Avvocato". Nel 1976 partecipò in qualità di difensore d'ufficio nel processo ai capi storici delle Brigate Rosse, assieme al Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Torino, Fulvio Croce, che verrà assassinato dai terroristi. Sulla vicenda scriverà Vita d'un avvocato, pubblicato per i tipi della Cedam, nel 2000, ad oltre vent'anni dall'omicidio di Croce. Nel tempo ha seguito le vicende societarie dei gruppi industriali più importanti del Paese, ricoprendo spesso cariche dirigenziali al loro interno. È stato Presidente della Toro Assicurazioni, della Ciga Hotels, della Cassa Nazionale Forense e dell'Ordine degli Avvocati. È stato Vicepresidente della FIAT. Ha ricoperto la presidenza della Compagnia di San Paolo e siede nei consigli di amministrazione di IFIL e RCS. Tra i suoi clienti ci sono stati Carlo De Benedetti, Luigi Giribaldi, l'Aga Khan, il principe ismailita inventore della Costa Smeralda, i Ferrero che gli hanno affidato la holding di famiglia, i Pininfarina e i Lavazza. Inoltre è stato presidente della squadra di calcio Juventus, dal 2 agosto 2003, succedendo al defunto Vittorio Caissotti di Chiusano, fino allo scoppio di Calciopoli nel 2006, sostituito da Giovanni Cobolli Gigli; da allora è presidente onorario della società, assieme a Giampiero Boniperti. 2004/05 2005/06
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27 Vittorio Caissotti di Chiusano (Dal 1990 Al 2003) Biografia: Di origini nobili, in quanto era nipote diretto del vescovo Paolo Maurizio Caissotti, nel 1952 si era laureato in giurisprudenza con una tesi sulla Libertà di stampa e responsabilità penale del direttore di giornale. Iscritto all'albo degli avvocati di Torino nel 1954, poco dopo era entrato a lavorare nello Studio Barosio, uno dei principali della città nonché lo studio di riferimento del quotidiano La Stampa.[1] Chiusano ha seguito, come penalista, alcune tra le cause e le vicende più importanti del paese, compresa la prima Tangentopoli degli anni ottanta (difese l'amministratore delegato della Cogefar Impresit, Enzo Papi), il secondo scandalo petroli emerso a Torino nel 1981 (difese l'ex comandante generale della Guardia di Finanza Raffaele Giudice), i bilanci FIAT (difese l'allora numero uno Cesare Romiti). Fu in prima linea anche nel periodo del terrorismo italiano, difendendo, tra gli altri, Marco Donat Cattine poi ancora nella Tangentopoli torinese degli anni ottanta, quando difese l'allora ex vice sindaco socialista Enzo Biffi Gentili. Nel marzo del 1984 condusse anche personalmente le delicate trattative per la liberazione della piccola Federica Isoardi, sequestrata a Cuneo. È stato consigliere comunale a Torino per il Partito Liberale Italiano dal 1985[2] al 1992.[3] Lungo e duraturo è stato il suo legame con la Juventus Football Club. Consigliere d'amministrazione della società calcistica torinese fin dal 1960, ne ha in seguito ricoperto la vicepresidenza nel corso degli anni settanta,[4] fino ad assumerne la massima carica il 12 febbraio 1990.[3] Ventitreesimo presidente del club bianconero, ha mantenuto l'incarico fino alla scomparsa. Durante il suo mandato decennale, la Juventus ha vissuto uno dei suoi maggiori periodi di successo, mettendo in bacheca sedici tra trofei nazionali e internazionali; a lui la squadra bianconera ha dedicato la Supercoppa italiana 2003, conquistata pochi giorni dopo la sua morte. 1989/90 1989/90 1992/93 1994/95 1994/95 1995/96 1995/96 1996/97 1996/97 1996/97 1997/98 1997/98 1999/00 2001/02 2002/03 2002/03 2003/04
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26 Giampiero Boniperti (Dal 1971 Al 1990) Biografia: Poco dopo il suo ritiro dall'attività agonistica, Boniperti fu subito chiamato dalla famiglia Agnelli a ricoprire un ruolo dirigenziale all'interno della società juventina. Successivamente venne nominato presidente, carica mantenuta dal 1971 al 1990; inizialmente affiancato da Italo Allodi, dal 1973 Boniperti assunse di fatto l'intero comando del club. La sua presidenza segnerà uno dei maggiori cicli di vittorie dei bianconeri, facendone al contempo il dirigente più titolato di sempre nell'intera storia del calcio italiano: complessivamente, quella Juventus vinse nove scudetti, due Coppe Italia, una Coppa Intercontinentale, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa UEFA e una Coppa UEFA – quest'ultima il primo trofeo confederale della formazione piemontese. Contemporaneamente al calcio, alla fine degli anni settanta gli Agnelli gli affidarono con successo anche la gestione della Sisport, la società polisportiva del Gruppo Fiat, in quegli anni ai vertici nazionali e internazionali grazie ad atleti quali Pietro Mennea e Sara Simeoni. Nel febbraio del 1990, dopo diciannove anni, Boniperti rassegnò le dimissioni da presidente della Juventus, venendo sostituito da Vittorio Caissotti di Chiusano. Alla fine dello stesso mese venne nominato dal presidente della FIGC, Antonio Matarrese, capo delegazione della Nazionale al campionato del mondo 1990, chiusi dagli azzurri al terzo posto. L'anno successivo fu richiamato alla Juventus dalla famiglia Agnelli assumendo l'incarico di amministratore delegato con pieni poteri, ruolo che mantenne fino al 1994; in quel periodo la squadra centrò la vittoria della terza Coppa UEFA. Lasciò quindi nuovamente la Juventus,venendo eletto eurodeputato. Nell'estate del 2006, dopo il coinvolgimento della Juventus nello scandalo Calciopoli, Boniperti è stato richiamato dalla famiglia Agnelli per seguire la ricostruzione della nuova società; da allora ricopre la carica di presidente onorario del club, assieme a Franzo Grande Stevens. 1971/72 1972/73 1974/75 1976/77 1976/77 1977/78 1978/79 1980/81 1981/82 1983/84 1983/84 1984/85 1984/85 1985/86 1985/86
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25 Vittore Catella (Dal 1962 Al 1971) Biografia: Catella partecipò alla Seconda guerra mondiale come ufficiale pilota e venne più volte decorato, ricevendo in tutto due medaglie d'argento, tre medaglie di bronzo e cinque croci al merito . La sua passione per il volo continuò nel Dopoguerra, tanto da collaudare nel 1951 il Fiat G.80, primo aereo a reazione italiano, che aveva contribuito a progettare . Successivamente divenne anche deputato al Parlamento italiano per il PLI. Da presidente del club bianconero Catella dovette rifondare la squadra dopo i successi degli anni precedenti. In un periodo in cui dominava l'Inter vinse una Coppa Italia nel 1965 e lo scudetto nel campionato '66-'67. Uomo di sport e appassionato di molte attività sportive, successivamente fu presidente dell'Unione Internazionale di Motonautica. Continuò a seguire la squadra bianconera da semplice tifoso senza perdersi, fino a 87 anni, una sola partita. Si spense nel 2000 dopo una breve malattia. 1964/65 1966/67
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24 Umberto Agnelli (Dal 1955 Al 1962) Biografia: Ultimo di sette fratelli, era figlio di Edoardo Agnelli e di Virginia Bourbon del Monte di San Faustino. Orfano di padre (morto in un incidente aereo) ad appena un anno, perse la madre - vittima di un sinistro automobilistico - all'età di undici[1]; il fratello Gianni, maggiore di tredici anni, capofamiglia designato, sarà per lui come un padre. Svolge il servizio militare presso la Scuola di Applicazione di Cavalleria di Pinerolo, come il fratello Gianni e il nonno.[2] Laureatosi in giurisprudenza a Catania, Umberto divenne a meno di ventitré anni presidente della Juventus e nel 1959 venne eletto presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Impegnato a lungo nel processo di ristrutturazione della FIAT, con la contestuale apertura verso capitali e mercati esteri, Agnelli e famiglia figuravano al 278º posto nella classifica del periodico Forbes (2003) sugli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio netto stimato attorno agli 1,5 miliardi di dollari. Subentrò alla presidenza della FIAT dal 28 febbraio 2003, subito dopo la morte del fratello Giovanni, che aveva affiancato a lungo nella conduzione della casa automobilistica torinese[1]. Negli anni settanta, Agnelli fu senatore della Repubblica nelle file della Democrazia Cristiana. Come alto dirigente della FIAT ebbe a lungo il controllo su primarie imprese editoriali e sulla società calcistica torinese della Juventus. Eletto da una giunta di soci, tra cui il fratello Gianni,[3] presidente del club nel 1955 – divenendo il più giovane ad assumere la massima carica dirigenziale nella storia del club, ad appena ventidue anni –, la sua gestione presidenziale venne caratterizzata dagli acquisti di giocatori di rilievo quali John Charles e Omar Sívori, decisivi per la conquista di tre campionati di Serie A e due coppe nazionali consecutive dal 1958 al 1961. Dopo aver lasciato il ruolo presidenziale nel 1962, ciò nonostante rimase legato ai colori bianconeri. Trent'anni dopo, nel 1994 rilevò le attività dirigenziali svolte in precedenza dall'Avvocato, esercitando una maggiore influenza sul club in qualità di presidente onorario durante il decennio seguente, periodo in cui i bianconeri vinceranno altri cinque titoli di campione d'Italia, un'altra Coppa Italia, quattro Supercoppe italiane, una Coppa Intercontinentale, una Champions League, una Coppa Intertoto dell'UEFA e una Supercoppa europea, per un totale di 19 trofei ufficiali in 18 anni.[4] In virtù ai successi sportivi ottenuti nel corso della carriera sportiva dirigenziale, è stato introdotto alla memoria congiuntamente dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e dalla Fondazione Museo del calcio di Coverciano alla Hall of Fame del calcio italiano nel 2015. Affetto da carcinoma polmonare, trascorse gli ultimi giorni assistito dalla moglie e dai due figli nella sua residenza della Mandria (vicino a Torino), dove si spense il 27 maggio 2004[5], solamente 15 giorni prima del nipote Egon von Fürstenberg, che morì l'11 giugno successivo. La sua ultima comparsa in pubblico era avvenuta il 26 aprile dello stesso anno quando era stata conferita alla moglie Allegra una laurea ad honorem in veterinaria dall'Università di Torino; l'aggravarsi delle sue condizioni di salute gl'impedì però di presenziare all'assemblea degli azionisti della società torinese. 1957/58 1958/59 1959/60 1959/60 1960/61
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23 Marcello Giustiniani (Dal 1954 Al 1955) Biografia: Marcello Giustiniani era un magistrato con la passione del calcio. Egli ricoprì la carica di presidente della Juventus insieme a Enrico Craveri e Luigi Cravetto, succedendo a Gianni Agnelli, dal 1954 al 1955: I tre cedettero nel 1955 la carica ad Umberto Agnelli.
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22 Luigi Cravetto (Dal 1954 Al 1955) Biografia: Industriale nel campo siderurgico (era comproprietario delle Fonderie di Settimo Torinese), era entrato nel consiglio di amministrazione della Juventus sotto la presidenza di Gianni Agnelli. Alle dimissioni di questo nel settembre 1954 assunse la carica di reggente in triumviro insieme a Enrico Craveri e Marcello Giustiniani per circa un anno, quando si insediò alla presidenza Umberto Agnelli.
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21 Enrico Craveri (Dal 1954 Al 1955) Biografia: Nel 1954, divenne presidente ad interim del club piemontese, e succedette al presidente onorario dal 1947, Gianni Agnelli. Durante l'anno trascorso a capo della Juventus nel suo secondo mandato, condivise la carica con Luigi Cravetto e Marcello Giustiniani.
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J-Medical - Oggi inaugurazione ufficiale
Morpheus © ha risposto al topic di Guri in Allianz Stadium & Places: archivio costruzione
Lo spam si ferma qua. Se volete commentare bene, altrimenti vi sanziono. Idem per le ironie. -
volley Serie A1 pallavolo maschile 2015/16 - Modena campione d'Italia!
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Vola l'azzurro in Cev sarà semifinale tra Trento e Lube in Champions -
J-Medical - Oggi inaugurazione ufficiale
Morpheus © ha risposto al topic di Guri in Allianz Stadium & Places: archivio costruzione
Buon proseguimento in un altro portale. -
20 Gianni Agnelli (Dal 1947 Al 1954) Biografia: Nato a Torino nella casa di famiglia in corso Oporto (ora corso Matteotti), Gianni Agnelli fu il nipote dell'omonimo senatore Giovanni Agnelli. Il padre Edoardo morì tragicamente in un incidente aereo quando Gianni aveva 14 anni. Ha sposato a Strasburgo nel castello di Osthoffen Marella Caracciolo dei Principi di Castagneto dalla quale ha avuto due figli, Edoardo e Margherita. Gianni frequenta a Torino il Liceo classico Massimo d'Azeglio, dove consegue la licenza liceale nel 1938. Durante il periodo bellico, nel 1940, segue il corso per ufficiale di complemento presso la Scuola di Applicazione di Cavalleria di Pinerolo. Con il grado di sottotenente viene arruolato nel 1º Reggimento "Nizza Cavalleria"[3] e inviato con il CISR, come addetto al Comando, sul fronte russo. Rientrato in Italia alla fine del 1941, nel gennaio 1942 viene aggregato al Reggimento Cavalleggeri di Lodi e assegnato al comando di uno squadrone autoblindo, con il quale viene inviato a Tripoli il 23 novembre 1942, poche settimane prima della conquista della capitale libica da parte dell'Ottava Armata britannica. Partecipa alla Campagna di Tunisia dove è insignito della Croce di guerra al valor militare il 14 febbraio 1943. Su richiesta del nonno, viene rimpatriato il successivo 29 aprile, sbarcando in Sicilia.[4] Durante il periodo passato in Italia, tra il novembre 1941 e il novembre 1942, prosegue gli studi fino a ottenere la laurea in giurisprudenza, presso l'Università di Torino. Dopo l'8 settembre, tenta di rifugiarsi insieme alla sorella Susanna nella tenuta di famiglia posta nella provincia di Arezzo, scortato da un maresciallo dell'esercito tedesco, cui è stata promessa, in compenso, un'automobile nuova. Durante la trasferta la vettura, condotta dal sottufficiale, subisce un grave incidente e il giovane Agnelli, con la gamba destra fratturata, viene ricoverato nel nosocomio del capoluogo toscano, ove il 23 agosto 1944 giungono le truppe alleate. Terminata la lunga degenza, si trasferisce a Roma, arruolato quale ufficiale di collegamento del Corpo Italiano di Liberazione con le truppe alleate. Nel novembre del 1945 anche la madre viene coinvolta in un incidente automobilistico mortale, nei pressi di Pisa, rimanendone vittima. Appena terminata la seconda guerra mondiale, all'età di 25 anni, diviene presidente della RIV, la società di produzione di cuscinetti a sfere fondata da Roberto Incerti e dal nonno nel 1906: l'incarico però ha una connotazione praticamente solo rappresentativa. Nello stesso anno viene eletto sindaco di Villar Perosa, un paese ubicato poco dopo Pinerolo lungo la statale del Sestriere. È il paese ove la famiglia risiede d'estate (e da dove la stessa proviene) ed è proprio Villar Perosa la città che ospita anche il primo stabilimento RIV. Non si tratta di un incarico molto impegnativo e Agnelli lo manterrà per quasi trent'anni. Tra la fine del 1945 e l'inizio del 1946 si trova coinvolto, in rappresentanza della famiglia, in complesse trattative fra il CLN, le autorità alleate di occupazione e il governo italiano provvisorio, per la normalizzazione della conduzione della FIAT, della quale la famiglia Agnelli è ancora il principale azionista e il 23 febbraio 1946 firma egli stesso l'accordo che ricostituisce il consiglio di amministrazione della società e ristabilisce Vittorio Valletta, precedentemente estromesso con l'accusa di collaborazionismo con i tedeschi, nella carica di amministratore delegato. Al termine del 1946, a quasi un anno dal decesso del nonno, Vittorio Valletta, divenuto dominus indiscusso dell'azienda, ebbe un colloquio con il giovane successore del defunto senatore per decidere delle sorti dell'azienda. Il sessantatreenne manager, pose al nuovo proprietario questo dilemma: «Esistono solo due possibilità: o il presidente della Fiat lo fate voi o lo faccio io», al quale il giovane Agnelli rispose: «Ma di certo voi, professore».[9][10] Con questa risposta il "professore" si è guadagnato la sua autonomia manageriale e il giovane erede la sua libertà di godersi la giovinezza, seguendo un consiglio che gli avrebbe dato lo stesso nonno: «Prenditi qualche anno di libertà prima di immergerti nelle preoccupazioni dell'azienda».[10] In seguito, comunque, Valletta lamenterà, più volte, l'eccessiva latitanza del principale azionista dall'impegno aziendale. Intanto, già nel 1947, Gianni Agnelli diviene Presidente della squadra di calcio che il padre Edoardo aveva portato al ruolo di "prima donna" nel calcio italiano: la Juventus[11], squadra cui sarà affezionato per tutta la vita. Viaggia in continuazione in tutto il mondo, frequentando i luoghi più mondani d'Europa, le persone più famose del jet-set internazionale: attrici, principi, magnati, uomini politici (i suoi rapporti di amicizia con John Fitzgerald Kennedy risalgono a quegli anni). Intreccia numerose relazioni sentimentali, delle quali solo una, peraltro piuttosto burrascosa, farebbe pensare a un legame stabile: è il rapporto con Pamela Digby (1920 – 1997), già Pamela Digby-Churchill, ex nuora di Winston Churchill, avendone sposato il figlio Randolph. Al termine di questa relazione, nell'estate del 1952, Gianni è vittima di un terribile incidente d'auto: correndo da Torino verso Monte Carlo, si schianta contro un autocarro. Lo estraggono dalle lamiere piuttosto malconcio, la gamba destra è nuovamente, seriamente ferita e per la seconda volta rischia l'amputazione. La gamba sarà operata più volte, ma una complessa protesi gli consentirà di continuare a praticare uno dei suoi sport preferiti: lo sci (e sarà proprio sciando che se la romperà per la terza volta nel 1987). Supera l'incidente abbastanza bene, tuttavia rimarrà leggermente, ma visibilmente, claudicante per tutta la vita. Nel 1953 sposa la principessa Marella Caracciolo di Castagneto, appartenente a un'antica nobile famiglia di origini napoletane. Nel 1959 diviene presidente dell'Istituto Finanziario Industriale (IFI), una società finanziaria pura che è una delle casseforti di famiglia e che assieme all'IFIL, altra cassaforte di famiglia, controllano la Fiat. Diventa inoltre Amministratore Delegato della stessa Fiat nel 1963, una carica che deve condividere con Gaudenzio Bono, un "vallettiano" a tutto tondo, e in ogni caso il timone dell'azienda automobilistica rimane per ora nelle mani del "professore" sempre presidente. Il 30 aprile 1966, l'ormai ultraottantenne presidente FIAT Vittorio Valletta propose, quale suo sostituto, il nome di Gianni Agnelli all'Assemblea Generale degli Azionisti, che ne deliberò l'approvazione, restituendo il timone aziendale alla famiglia Agnelli, dopo oltre 20 anni di presidenza Valletta. Il nuovo assetto dirigenziale, naturalmente, teneva conto dell'inesperienza di Agnelli, mantenendo Valletta quale delegato speciale per i programmi produttivi, i rapporti con le maestranze e le iniziative estere, mentre Gaudenzio Bono assumeva le cariche di amministrastore delegato unico e direttore generale.[12][13] Insediatosi al timone della Fiat all'età di 45 anni, dopo avervi svolto praticamente solo ruoli di rappresentanza, Gianni Agnelli si trovò dinnanzi a due problemi. Il primo riguardava l'esecuzione dell'accordo con l'Unione Sovietica per la costruzione di uno stabilimento presso una cittadina sul Volga (che verrà chiamata Togliatti), per il quale la Fiat doveva fornire all'Autoprominport (l'ente sovietico preposto) lo stabilimento "chiavi in mano" e il know-how per la produzione. Il contratto era stata l'ultima opera di Valletta e la morte di questi, avvenuta nel 1967, rischiava di renderne difficoltosa l'attuazione, ma la gestione non si presentò particolarmente onerosa: i sovietici rispettarono i termini stabiliti e tutto procedette secondo il programma stabilito. Il secondo problema è assai più grave. Venendo incontro al presidente dell'Alfa Romeo Giuseppe Luraghi, che da anni va predicando l'impossibilità di far quadrare i conti aziendali senza un'adeguata "massa critica" di volumi produttivi (e cogliendo l'occasione di aprire un grosso stabilimento al Sud),[14] il governo italiano ha deciso di finanziare l'Alfa per la costruzione di uno stabilimento nell'Italia meridionale, ove si produca un modello di autovettura di livello medio, nella stessa fascia di mercato, più o meno, della Fiat 128, che verrà lanciata di lì a poco. Secondo Gianni Agnelli, nell'orticello del mercato italiano dell'auto di fascia bassa e media, concupito già dalle concorrenti europee grazie alla graduale riduzione dei dazi all'interno della CEE, non c'è spazio per un altro concorrente italiano, specialmente se questo può contare sui finanziamenti a carico del contribuente. Ma tutti i tentativi per contrastare a livello politico questo progetto falliscono; la sede designata è Pomigliano d'Arco, un paese a pochi chilometri da Napoli, ove già operano la piccola Alfa Motori Avio, e l'Aerfer, azienda parastatale di medie dimensioni, che produce parti di velivoli commerciali per conto di grosse aziende americane (che verrà poi incorporata in Aeritalia, divenuta successivamente Alenia). Per trovare i quadri tecnici intermedi in numero sufficiente a far funzionare lo stabilimento, la neonata Alfasud non può che rivolgersi alla FIAT, cui sottrae questi personaggi offrendo loro stipendi di entità superiore rispetto a quelli dell'azienda torinese. « Nei momenti difficili, c'è sempre nel mio subconscio qualcosa a cui mi appello, e questo è il motivo per cui la Juventus ha vinto anche oggi. » (Gianni Agnelli, sull'amore verso la Juventus F.C., la sua squadra del cuore[31].) La figura di Gianni Agnelli fu anche intimamente legata alla storia della Juventus, la squadra di calcio del capoluogo piemontese di cui fu nominato presidente nel 1947 al 1954. La sua attività presidenziale ebbe un impatto all'interno del club simile a quello del suo padre Edoardo un ventennio prima, acquistando giocatori di rilievo quali Giampiero Boniperti, John Hansen e Karl Åge Præst, decisivi per la conquista di due campionati di Serie A nel 1950 e 1952, i primi vinti dalla vecchia Signora in quindici anni.[32] Dopo l'attività presidenziale a fronte del club rimase legato ai colori bianconeri svolgendo diverse attività dirigenziali in qualità di presidente onorario con cui poté mantenere la sua influenza a fronte il club fino al 1994, anno in cui consegnò tali attività al suo fratello Umberto, permettendo ai bianconeri di ottenere altri dieci titoli di campione d'Italia, quattro coppe nazionali, una Coppa Intercontinentale, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, tre Coppe UEFA e una Supercoppa europea, per un totale di 23 trofei ufficiali in 48 anni; facendone una delle personalità più importanti nella storia dello sport. Le sue quotidiane telefonate delle 6 del mattino al celebre capitano della squadra prima e a sua volta presidente poi, Giampiero Boniperti, effettuate da dovunque fosse, sono leggendarie. 1949/50
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19 Piero Dusio (Dal 1941 Al 1947) Biografia: Con oculati investimenti da rappresentante di tessuti, poco più che ventenne, costruì rapidamente una fortuna e divenne uno dei più importanti industriali piemontesi. Negli anni trenta abbozzò una carriera da pilota che gli diede anche alcuni successi, come un primo posto nella gara dello Stelvio del 1938. In seguito il suo impero industriale si ramificò in molti campi, per ulteriormente solidificarsi negli anni della seconda guerra mondiale, durante i quali assunse anche la presidenza del club di calcio della Juventus, dal 1942 al 1947. Nel 1944 fondò la Cisitalia, acronimo di Compagnia Industriale Sportiva Italiana, facendosi poi aiutare nell'impresa da Rudolf Hruska e Ferry Porsche, stante il sodalizio tecnico ed umano instauratosi, nel 1947, dopo che Dusio si era prodigato, anche versando un forte riscatto in denaro, per la liberazione del padre Ferdinand Porsche, detenuto in Francia quale prigioniero di guerra. Alla guida di una Cisitalia 202 MM, ha partecipato alla I Coppa delle Dolomiti nel 1947, raggiungendo il secondo posto. Nel secondo dopoguerra, con l'aiuto dei due tecnici tedeschi, tentò di dare vita ad un modello di auto di Formula 1, futuristico per i tempi, ma il tentativo si arenò. Il tracollo finanziario dovuto al pagamento dell'astronomico riscatto ed alle ingenti spese per la vettura di F1, lo spinse a lasciare la Cisitalia nelle mani del figlio Carlo (la società venne poi liquidata nel 1956) e trasferirsi in Argentina, dove fondò la Autoar, nel 1950, prima fabbrica locale di automobili. Nell'ultima parte della sua vita lavorativa, Piero Dusio si dedicò ad attività edilizie e commerciali, abbandonando il settore dell'automobile. 1941/42
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18 Emilio de la Forest de Divonne (Dal 1936 Al 1941) Biografia: Dal 1936 al 1941, è stato presidente della squadra di calcio della Juventus, succedendo a Enrico Craveri e Giovanni Mazzonis che avevano assunto la carica ad interim dopo la morte di Edoardo Agnelli, avvenuta il 15 luglio del 1935 in seguito al cappottamento del suo idrovolante. Durante la presidenza di Emilio de la Forest de la Divonne la Juventus non vinse scudetti: nel palmarès presidenziale figura solo la Coppa Italia 1937-1938. L'acquisto di maggior rilievo avvenuto durante la sua presidenza è senz'altro quello di Carlo Parola. 1937/38
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17 Giovanni Mazzonis (Dal 1935 Al 1936) Biografia: Di origini nobili, era difatti barone, Mazzonis fu membro della Juventus, dapprima come calciatore ed in seguito come dirigente e presidente. Mazzonis fu un giocatore della Juventus. Fece il suo esordio in prima squadra contro il Torino il 10 gennaio 1909 nel Derby della Mole in una sconfitta per 1-0, mentre la sua ultima partita fu contro l'Inter l'11 febbraio 1912 in una sconfitta per 4-0. In quattro stagioni bianconere collezionò 10 presenze senza segnare. Su pressione di Edoardo Agnelli divenne un dirigente della Juventus, ricoprendo il ruolo di general manager del sodalizio bianconero. Alla morte di Agnelli nel 1935, assume la carica di presidente del club insieme ad Enrico Craveri. Venne esautorato nel 1940 dalla massima carica juventina da Emilio de la Forest de Divonne, sotto la pressione del federale Gazzotti che desiderava per il sodalizio torinese una dirigenza interamente fascista.
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16 Enrico Craveri (Dal 1935 Al 1936) Biografia: Enrico Craveri è stato finora l'unico presidente della Juventus a ricoprire la carica per due volte. Nel 1935 succedette a Edoardo Agnelli, proprietario della Juventus per 12 anni, per la carica di presidente durante la guerra d'Etiopia, con un ex giocatore del club, Giovanni Mazzonis. Il suo primo mandato finì nel 1936.
