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MIRALEM PJANIC «Respira Mire, questo è il ritornello che mi ripeto nella mente, nei momenti decisivi di una partita. Ed è quello che continuo a ripetermi ora, mentre provo a scrivere quello che sto provando in questo momento. Sono arrivato quattro anni fa per provare a vincere tutto. Perché anche quando non ci riesci, questo è ciò che deve provare a fare sempre un calciatore della Juventus. Sono stati 4 anni intensi, vissuti al fianco di grandi professionisti ma soprattutto di amici veri, con i quali ho condiviso vittorie e record, ma anche amare sconfitte ad un passo dal traguardo. Sono stati anni in cui sono maturato come uomo e come padre. Questa è la città dove Edin è cresciuto, diventando il primo tifoso di questa squadra, e dove con la mia famiglia abbiamo costruito i più bei ricordi della nostra vita. Penso che non si dica mai a sufficienza grazie, e quindi: Grazie alla Famiglia Agnelli. Grazie a tutti i compagni che hanno condiviso con me questo percorso. Grazie a tutti i dipendenti e i membri dello staff, che mi hanno aiutato a crescere. Grazie ai tifosi che ogni giorno mi hanno fatto sentire speciale. Perché se c’è una cosa che ho imparato, è che non esiste un tempo minimo per innamorarsi. Alla fine è molto semplice: indossa questa maglia come una seconda pelle, dai sempre tutto e, non sbaglierai mai. Ora però abbiamo poco tempo da perdere e molto da andare a vincere fino al termine della stagione. E quindi respira Mire, perché quello che oggi ti sembra così triste, da domani sarà uno splendido ricordo che porterai nel cuore per tutta la vita». ALESSANDRO BISETTO, CATENACCIOECONTROPIEDE.IT DEL 28 GENNAIO 2020 La Bosnia degli anni Novanta, quelli della guerra per i paesi dell’ex Jugoslavia, non rappresenta di certo uno di quei contorni ideali per crescere un figlio e garantirgli un futuro sereno. Tra i tanti che lasciarono in quegli anni i Balcani per cercare una vita migliore, ci sono anche Fatima e Fahrudin Pjanic, che il 2 aprile del 1990 diedero alla luce Miralem, in quel di Tuzla, terza cittadina per grandezza della Bosnia. Fahrudin allora militava nel FK Drina, squadra di terza divisione jugoslava che fornì a lui e alla sua famiglia, dopo una serie di numerosi rifiuti, il visto per lasciare il Paese e fuggire in Lussemburgo, lontano dagli orrori della guerra che di lì a poco avrebbe messo in pericolo i suoi affetti più cari e con la possibilità, quindi, di ricominciare nuovamente una vita che d’un tratto si era fatta buia e senza futuro. Miralem fin dai primi anni cresce a pane e pallone: cerca sempre di seguire il padre sia agli allenamenti che alle partite e si fa notare per la sua voglia di calcio. A sette anni inizia a tirare i primi calci nelle giovanili dello Schifflange – squadra nella quale militava il padre –, dimostrando da subito grandi qualità e un’attitudine al gioco degna di nota. Il calcio europeo non poteva che essere una conseguenza e l’occasione si concretizza a Metz – città geograficamente molto vicina al confine tra Francia e Lussemburgo – anche grazie ai consigli di Guy Hellers, centrocampista della nazionale lussemburghese, passato proprio nel Metz nel corso della sua carriera e che all’epoca garantì per Pjanic dopo averlo visto brillare nel Granducato. Servono quattro anni al ragazzo per scalare le gerarchie del club francese e presentarsi al cospetto della prima squadra, nella quale esordisce da subentrato all’età di 17 anni in un Metz-PSG terminato 0-0. Il suo primo contratto da professionista diviene realtà pochi mesi più tardi: un triennale firmato con i Grenats, come vengono soprannominati per il colore della loro maglia. Un contratto festeggiato con il primo gol della sua neonata carriera, verso la fine del 2007, su rigore – e non è un dettaglio da dimenticare così facilmente – contro il Sochaux, che permette a Pjanic di inserire il suo nome tra i più giovani marcatori della Ligue 1. Chiude l’annata con 38 presenze, accompagnate da 5 gol tra campionato e coppa – nella quale il club peraltro non sfigurò affatto in quella stagione, anche grazie alle prestazioni dello stesso Pjanic –, non sufficienti però a evitare la retrocessione della squadra granata, costretta così a vedere partire buona parte dei suoi giovani più talentuosi, attratti dalle sirene del calcio europeo più affermato. Tra questi ovviamente non può non essere inserito Pjanic, che il 6 giugno del 2008 ufficializza il suo passaggio al Lione, per la “modica” cifra di 7,5 milioni di euro. La squadra viene da una serie di annate fantastiche, forse le più gloriose vissute all’ombra dello Stade de Gerland – oggi non più utilizzato –, e sta ancora festeggiando il settimo titolo nazionale consecutivo, conquistato pochi mesi prima. L’OL ha bisogno di una mini-rifondazione tecnica, palcoscenico ideale per far crescere un giovane affamato come Miralem, che nella sua stagione iniziale ha la possibilità di studiare da uno dei maestri del centrocampo brasiliano e mondiale, Juninho Pernambucano, specialista assoluto dei calci piazzati. La sua prima stagione a Lione non inizia nel migliore dei modi: Pjanic infatti, in uno dei suoi primi match di campionato, subisce un grave infortunio al perone per una brutta entrata di Dalmat – centrocampista passato anche in Italia, all’Inter tra le altre – e si rivede in campo solamente a metà stagione, nella quale vuoi per adattamento in un nuovo club o per le precarie condizioni fisiche, non ha inciso come ci si aspettava. La stagione successiva per Pjanic è quella della svolta: la prima novità riguarda il lato tattico e vede il ragazzo prendere in mano le chiavi del centrocampo dei Gones, visto anche l’addio di Juninho – migrato verso i ricchi lidi del Qatar, dopo aver realizzato 100 reti con il club, 44 da calcio piazzato –, dal quale prende in eredità anche il numero 8. In un avvio di stagione a dir poco brillante, arriva anche il primo gol, lo segna in Champions League e, per lo strano gioco di destini che contraddistingue questo magico sport, viene realizzato su calcio di punizione, con indosso la maglia del suo maestro predecessore. In quell’annata non sarà l’unico nella competizione – cinque in totale a cui si aggiungono sei reti in campionato –, che vede il suo club arrivare fino alla semifinale poi persa nettamente contro il Bayern Monaco, dopo aver eliminato il Real Madrid agli ottavi. L’annata a venire, quella 2010/2011, sarà per lui l’ultima in terra francese. La decisione di lasciare il Lione non è influenzata, come spesso accade, da un cambio di guida tecnica – che rimane saldamente nelle mani di Puel, a cui Pjanic deve molto della sua maturità e intelligenza tattica –, quanto piuttosto per l’ingombrante presenza di un altro talento francese – mai veramente sbocciato – che in quella stagione diventa suo compagno di squadra, Yoann Gourcuff. I due assieme in campo si vedono raramente e il bosniaco inizia così a vedere molto spesso la panchina, relegato ai margini del progetto dallo stesso club che lo ha visto diventare grande tra i grandi. L’addio è cosa fatta l’anno seguente, dopo 121 presenze, 16 reti e 21 assist, cambia Paese e approda in Italia, alla Roma, per 11 milioni di euro, nell’anno in cui Luis Enrique approda sulla panchina giallorossa. Con l’allenatore spagnolo, proveniente dalle giovanili del Barcellona, Pjanic trova da subito spazio in un calcio fatto di tecnica e fraseggio prolungato con la palla tra i piedi. Un concetto forse troppo astratto e mal visto in un campionato come quello italiano, che alla fine della stagione vede la Roma non qualificarsi dalle coppe europee dopo 15 anni, con il conseguente esonero del tecnico dopo una sola annata. Le sue stagioni nella Capitale hanno visto una serie di alti e bassi dovuti anche e soprattutto ai continui cambi di allenatore: come detto Luis Enrique, seguito dopo una sola stagione dal romantico ritorno di Zeman – tecnico con cui lo stesso Pjanic non ha mai avuto un grande feeling e che nel corso della stagione lo ha relegato molte volte in panchina –, cacciato anch’egli dopo un solo anno per far posto a Rudi García. Il francese intuisce finalmente le potenzialità dell’incantatore bosniaco, che infatti nella stagione 2013/2014 – la terza in giallorosso – gioca quasi tutte le partite di campionato e soprattutto le disputa da grande campione, così come ci si poteva aspettare dopo averlo visto nei suoi primi anni in terra transalpina. Impiegato da interno di centrocampo nel 4-3-3 o da trequartista nel 4-2-3-1, il suo livello di calcio si alza notevolmente: memorabile il suo gol contro il Milan nell’aprile del 2014, dopo aver saltato da solo tutta la difesa rossonera e spiazzato con un tocco delizioso l’incolpevole Abbiati. Quel che colpisce è la fluidità del fraseggio e la facilità con cui intuisce linee di passaggio proibitive per chiunque altro, il tutto accompagnato da un piede sopraffino che gli permette di realizzare diverse reti dalla distanza e da calcio piazzato, la specialità della casa. Nei suoi tre anni con Garcia in panchina saranno 23 le reti messe a segno e 27 gli assist forniti ai compagni, con la ciliegina sulla torta della doppia cifra in entrambe le specialità raggiunta nel 2015/2016. Numeri che gli valsero l’attenzione delle grandi d’Europa: il piccolo principe – come veniva soprannominato a Roma – era finalmente diventato re, ed era giunto il momento di indossare la corona, cingendosi dei trofei assenti dalla sua bacheca fino a quel punto. Quello che porta il giocatore a Torino, sponda Juventus, è un trasferimento che fa scalpore: la squadra bianconera rappresenta per Pjanic l’occasione di vincere, celebrando una carriera brillante ma allo stesso incompiuta. Viene pagata la clausola di 32 milioni di euro – messa nero su bianco dalla Roma durante il rinnovo del calciatore nel 2014 – e uno dei più forti centrocampisti della Serie A di quel periodo cambia clamorosamente maglia. VALERIA ARENA, JUVENTIBUS.COM DEL 29 GIUGNO 2020 Ho scritto un necrologio persino per la vendita di Hernanes, figuriamoci se posso esimermi dal salutare per sempre Miralem Pjanic. Pochi giorni fa dissi ad alta voce, e per alta voce intendo che pigiai a caso le lettere della tastiera del cellulare, che una delle missioni di questo anno sgangherato sarebbe stata quella di determinare quale membro della coppia si fosse disinnamorato per primo, quindi se Pjanic della Juve o se la Juve di Pjanic, mentre a individuare il momento esatto in cui la magia sarebbe evaporata, ho rinunciato pressoché da subito, perché, come canta bene il poeta, quando finisce davvero l’amore ancora nessuno lo sa. E lo so che state tutti aspettando che vi urli la parola Cardiff per difendere la mia reputazione, ma no, non credo che nessuno si sia disinnamorato di qualcun altro dopo quella partita, a parte Dani Alves, ovvio. Avanzando a tentoni per pregiudizio, punterei tutto sulla Juve, d’altra parte è (quasi) sempre la Juve che si disinnamora per prima, è (quasi) sempre la Juve che ti mostra la porta, sia per entrare che per uscire, è (quasi) sempre la Juve che ti saluta e si volta dall’altra parte, eccetto per Dani Alves, ovvio. Sarebbe quindi da stupidi non rendersi conto che la dipartita di Pjanic è il tassello numero uno, anzi due se consideriamo anche Sarri, di un cambiamento che la società ha già annunciato lo scorso anno. Insomma, pare esserci un nuovo centrocampo in town, per cui forse Babbo Natale può anche stracciare i quintali di letterine che abbiamo scritto in questi anni e che lui ha prontamente ignorato. Il centrocampo, dicevamo, la spada di Damocle che ha iniziato a pressare sulla ferita sin dallo smembramento di quell’ottava meraviglia del mondo che era ritrarre in successione Vidal, Pogba, Pirlo e Marchisio. Ed è qui che inizia il necrologio dedicato a Pjanic, perché, purtroppo per lui, non si può procedere su questa strada ignorando chi e cosa è stato chiamato a sostituire. Fateci caso, tutto ciò che c’è da dire su una questione, è già stato spiegato per bene da quelli bravi, come quel “magari avessimo avuto noi questi attaccanti qui” di Andrea Pirlo, che lascia presupporre un altrettanto “magari questi attaccanti qui avessero avuto noi”. Una sintesi perfetta che, per la sua spietata semplicità, possiamo custodire gelosamente nei giorni a venire e poi con sfregio ignorare perché, a conti fatti, il risultato finale è stato praticamente identico. Per arrivare alla volta celeste e trafiggere le stelle bastava solo un po’ di tempismo e una anagrafica che giocasse a favore nostro. Torniamo però a Pjanic. Il necrologio, d’altra parte, dovrebbe essere il suo, ma qui non se ne vede ancora traccia, a dimostrazione di quanto sia difficile dibattere di lui senza citare in modo compulsivo Pirlo. E allora colgo l’occasione per trasformare questo elogio funebre in una lunga e tenera carezza a tutti quelli che sono chiamati a occupare i posti lasciati vuoti dagli Dei, a sostituire i fuoriclasse e persino a non farceli rimpiangere, pure se molto bravi. Non credo avremo difficoltà a ricordare Pjanic positivamente, d’altronde la sua carriera e la bacheca dei trofei, ossia la presunzione scesa sulla terra e fattasi carne, parlano abbastanza chiaro, così come non credo che saremo in grado di negare che, se di quelli come Pirlo non ci stanchiamo mai, di quelli come Pjanic, bravi come solo sanno essere gli umani, e ciò pieni zeppi di idiosincrasie, presto o tardi ci stufiamo. Il più grande regalo che possiamo fargli, quindi, è ricordarlo per quello che è stato, e cioè Miralem Pjanic, e non per quello che non è stato, un Pirlo a metà con un altro nome, e che probabilmente non sarà mai. Magari finalmente disimpareremo a cercare come degli ossessi gli eredi di e inizieremo a focalizzarci sull’unicità di ogni giocatore, nel bene e nel male. Ricordiamoci di Pjanic per i suoi pregi, tanti, e per i suoi difetti, tantissimi. Anche perché, parliamoci chiaro, Pjanic non sarebbe Pjanic senza quell’indolenza tutta sua, senza quella volontà di sbattersi il meno possibile, senza quelle giocate che fanno cadere nel dimenticatoio ogni fesseria o svogliatezza pregressa. Probabilmente sarebbe un altro giocatore e noi un’altra squadra. Ora ci aspettano due mesi di separazione in casa con il pensiero fisso di un altro inizio nella testa per entrambi e un grattacapo mi aleggia dentro la scatola cranica: la passione è proprio finita o ci sarà spazio per gli ultimi fuochi? MASSIMILIANO MINGIONI JUVEATRESTELLE.IT DEL 29 GIUGNO 2020 Dunque è arrivata l’ufficialità, nel mese pertinente, visto che di solito è dedicato al calciomercato, ma in pieno svolgimento della coppa Covid: Miralem Pjanic, pur continuando a esserlo, non è più un giocatore della Juventus. Il singolare frangente rende arrischiato un bilancio, perché ci sono ancora parecchie partite da giocare, e tuttavia la sensazione diffusa è quella di un epilogo fatale, scontato, per cui già da tempo il nostro 5 aveva come scritta addosso la parola “ex”. Pur sperando di poter aggiornare il palmares entro agosto azzardiamo quindi un résumé del quadriennio da juventino del bosniaco; e tanto per non farci mancare un cliché, spariamo subito un “luci e ombre”. Arrivato con la fama di calciatore di sopraffina qualità tecnica ma con la preoccupante tendenza a svaporare nelle partite ad alta intensità agonistica, Mire ha sostanzialmente confermato il ritratto pur vivendo, in modo positivo, una decisa trasformazione tattica, da trequartista elegante ma talvolta frivolo a concreto, puntuale regista di centrocampo. Trasformazione fortemente voluta da Massimiliano Allegri, e quindi controversa nello strampalato clima di contestazione permanente accesosi nei secondi due anni e mezzo di gestione del livornese, malgrado la ricca messe di trofei. Cui, diciamolo, Pjanic ha contribuito in modo sostanziale, aggiungendo al bagaglio già noto (aperture raffinate, tocchi eleganti, punizioni micidiali) in particolare una robusta crescita in fase di interdizione, di protezione della difesa, di “legna”, a volte persino con qualche eccesso nei falli per mancanza del “tempo” mentale da medianaccio; a uno di questi falli, non sanzionato con il massimo della pena in un noto Juve-Inter, è legata la più recente delle 12000 leggende nere sulla Juve che ne inficerebbero l’albo d’oro dal 1905. Molto bene i primi due anni (è lui, con Khedira, a formare il centrocampo che ci porta fino a Cardiff), decisamente in ribasso i successivi, con vistosa crisi quest’anno: i “150 palloni da toccare a partita”, pomposamente auspicati da Sarri, non si sono materializzati, e quelli toccati lo sono quasi sempre stati a cortissima gittata; forse un rapporto non sbocciato col tecnico, forse un’insofferenza al ruolo di mero smistatore di corrispondenza, certamente la frustrazione per essere stato estromesso dal ruolo di tiratore principe da un Ronaldo ingordo quanto (da fermo) inefficace, sta di fatto che il Pjanic di questa stagione non ha mai inciso, talvolta ha irritato, quasi sempre ha dato l’impressione che il suo ciclo fosse concluso. Inspiegabilmente, allenatori con decenni di esperienza non hanno raccolto lo struggente appello di alcuni tecnici da tablet che, contro ogni evidenza umana, invocavano per Mire una trasformazione in mezzala alla Lampard: vedremo se al Barcellona (non proprio una destinazione da fine carriera, per un giocatore secondo certe tesi “rovinato” dal solito noto) sarà colto questo inesplorato spunto o se anche i catalani andranno appresso, con burocratico grigiore, alla realtà. Pjanic ci lascia una plusvalenza sostanziosa, il ricordo di alcune giocate sublimi, e però la sensazione, sommessa ma tenace, di una rosa non del tutto colta, di un talento non del tutto consacrato, di un “quasi”, che sarebbe potuto diventare il top del ruolo con un po’ di personalità in più. E, diciamolo, con dei colleghi di reparto un po’ migliori: ma questa non è certo colpa sua. Speriamo non stacchi definitivamente la spina in questo strano scorcio di stagione ancora da giocare, e per il dopo gli auguriamo “quasi” ogni bene: eccetto, si capisce, quello che auguriamo, ahinoi invano da tanti anni, a noi stessi. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/10/miralem-pjanic.html
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MIRALEM PJANIC https://it.wikipedia.org/wiki/Miralem_Pjanić Nazione: Bosnia Lussemburgo Luogo di nascita: Tuzla Data di nascita: 02.04.1990 Ruolo: Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 72 kg Nazionale Bosniaco Soprannome: Mire - Il Pianista - Giotto - Il Piccolo Principe Alla Juventus dal 2016 al 2020 Esordio: 10.09.2016 - Serie A - Juventus-Sassuolo 3-1 Ultima partita: 07.08.2020 - Champions League - Juventus-Olympique Lione 2-1 178 presenze - 22 reti 4 scudetti 2 coppe Italia 1 supercoppa italiana Miralem Pjanić (Tuzla, 2 aprile 1990) è un calciatore bosniaco con cittadinanza lussemburghese, centrocampista dello Sharjah e della nazionale bosniaca. Cresciuto calcisticamente in Lussemburgo, muove i primi passi nel FC Schifflange 95 per poi passare nelle giovanili del Metz, squadra con la quale debutta tra i professionisti. Nel 2008 si trasferisce all'Olympique Lione, dove si afferma come una delle migliori promesse del calcio europeo. Nel 2011 si accasa alla Roma, squadra in cui rimane per cinque stagioni guadagnandosi l'attenzione della Juventus, club quest'ultimo in cui milita dal 2016 al 2020 raccogliendo i maggiori successi della carriera con quattro Scudetti consecutivi (dal 2016-2017 al 2019-2020), due Coppe Italia (2016-2017 e 2017-2018) e una Supercoppa italiana (2018). Nella stagione 2021-2022 veste la maglia del Barcellona, con cui vince una Coppa del Re (2020-2021), mentre nella seguente milita nel Beşiktaş, con cui trionfa nella Supercoppa turca (2021). Con la Bosnia ha disputato il campionato del mondo 2014, anno in cui la nazionale balcanica ha preso parte alla competizione per la prima volta nella sua storia. Miralem Pjanić Pjanić con la nazionale bosniaca nel 2015 Nazionalità Lussemburgo Bosnia ed Erzegovina Altezza 178 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Sharjah Carriera Giovanili 2000-2004 FC Schifflange 95 2004-2007 Metz Squadre di club 2007-2008 Metz 32 (4) 2008-2011 Olympique Lione 90 (10) 2011-2016 Roma 159 (27) 2016-2020 Juventus 178 (22) 2020-2021 Barcellona 19 (0) 2021-2022 → Beşiktaş 20 (0) 2022- Sharjah 33 (4) Nazionale 2006 Lussemburgo U-17 4 (5) 2006-2007 Lussemburgo U-19 3 (1) 2007-2008 Bosnia ed Erzegovina U-21 3 (1) 2008- Bosnia ed Erzegovina 115 (17) Biografia Suo padre giocava nella seconda divisione jugoslava, Pjanić è in possesso di due cittadinanze: bosniaca e lussemburghese; si rifugiò in Lussemburgo con la sua famiglia poco dopo lo scoppio della guerra in Bosnia. Parla fluentemente sei lingue. Caratteristiche tecniche Pjanić intento a battere un calcio piazzato per la Juventus nel precampionato dell'agosto 2019 Annoverato in giovane età fra i talenti più promettenti del calcio mondiale, Pjanić è un centrocampista abile nel dribbling e dotato di un buon tiro dalla distanza. Grazie alla sua visione di gioco, la precisione nei passaggi, l'abilità nel fornire assist per i compagni e le sue qualità di impostazione, può ricoprire sia il ruolo di interno di centrocampo, sia quello di trequartista o di regista; è stato anche impiegato come mezz'ala, per la sua capacità di effettuare inserimenti offensivi. Considerato uno dei massimi specialisti della sua generazione nei calci piazzati, quando giocava nell'Olympique Lione si allenava spesso a tirare le punizioni col brasiliano Juninho, del quale è stato considerato l'erede nelle file della squadra transalpina. Carriera Club Gli inizi Inizia la sua carriera nel FC Schifflange 95, club della prima divisione lussemburghese, dopo vari infortuni che lo hanno relegato spesso in tribuna. Già allora l'allenatore del club nota il suo talento e decide di inserirlo in prima squadra nonostante la giovane età. Giunge al Metz nel 2004 e, dopo alcune stagioni nelle squadre giovanili, fa il suo debutto il 18 agosto 2007 contro il PSG, gara terminata 0-0. Il 15 dicembre realizza contro il Sochaux, rete che non servirà a evitare la sconfitta ai granata. Conclude la sua stagione totalizzando 38 presenze e 4 reti. Olympique Lione Il 1º agosto 2008 si trasferisce a titolo definitivo all'Olympique Lione per 7,5 milioni di euro. Fa il suo debutto il 2 agosto contro il Bordeaux. Il 24 febbraio 2009 fa il suo debutto in Champions League contro il Barcellona, partita terminata 1-1, chiudendo la sua prima stagione con 24 presenze, senza alcuna rete all'attivo. Nella stagione successiva, si afferma come uno dei migliori giovani sul palcoscenico europeo, anche grazie al compagno di squadra Juninho Pernambucano, dal quale apprende specifiche qualità balistiche nel calciare le punizioni. Il 19 agosto 2009, nel giorno del suo debutto stagionale, segna il suo primo gol in Champions League contro l'Anderlecht partita valevole per i Preliminari di Champions League, gara vinta dai francesi 5-1. Pochi giorni dopo, il 22 agosto, segna nella gara vinta 3-0 contro l'Auxerre il suo primo gol in campionato con la maglia dell'OL. L'11 marzo 2010 segna inoltre il gol del pareggio contro il Real Madrid nel ritorno degli ottavi, rete che permette alla sua squadra di passare ai quarti di finale. Termina la stagione con 53 presenze e 11 reti. Nel periodo successivo, disputa un'altra stagione su buoni livelli, senza però ripetere l'exploit di quella precedente. Conclude la sua esperienza a Lione con 121 presenze e 16 reti in totale. Roma Pjanić alla Roma nel 2012 Nell'agosto 2011 viene ceduto, per 11 milioni di euro, alla Roma. Esordisce in Serie A l'11 settembre, nella partita persa all'Olimpico contro il Cagliari (1-2). Il 20 novembre realizza la prima rete, risultando decisivo per la vittoria contro il Lecce. Nel lustro in giallorosso, pur non vincendo alcun trofeo, si dimostra un giocatore importante per gli equilibri della squadra. Con i capitolini disputa complessivamente 185 partite, mettendo a segno 30 gol (molti dei quali su calcio di punizione). Juventus Nel giugno 2016 si trasferisce alla Juventus, che investe 32 milioni di euro per il suo acquisto. Il 10 settembre 2016 segna la sua prima rete in campionato con la maglia bianconera in occasione della vittoria casalinga contro il Sassuolo (3-1), mentre il 27 dello stesso mese realizza la sua prima marcatura in Champions League con i torinesi nella sfida vinta per 4-0 in casa della Dinamo Zagabria. Il 23 dicembre disputa da titolare il match di Supercoppa Italiana a Doha, sempre contro il Milan, dove la Juventus viene sconfitta ai calci di rigore (la gara era terminata con il punteggio di 1-1 dopo i tempi supplementari). L'11 gennaio 2017 realizza il suo primo gol in Coppa Italia con i bianconeri (su calcio di rigore) nella partita casalinga vinta per 3-2 contro l'Atalanta, valida per gli ottavi di finale. Il 17 maggio vince per la prima volta la coppa nazionale italiana (la terza consecutiva per i torinesi) in finale contro la Lazio (vittoria bianconera per 2-0), pur non giocando il match per squalifica. Quattro giorni dopo arriva anche il suo primo scudetto (il sesto consecutivo per la Juventus) grazie alla vittoria casalinga per 3-0 contro il Crotone. Il 3 giugno disputa inoltre da titolare la sua prima finale di Champions League, che vede però i piemontesi sconfitti per 4-1 dal Real Madrid a Cardiff. Pjanić in maglia juventina nell'estate 2018 per l'International Champions Cup Il 13 agosto gioca da titolare la sfida di Supercoppa italiana contro la Lazio, dove la compagine torinese viene sconfitta per 3-2 dai biancocelesti. Il 26 novembre, nella vittoriosa partita casalinga contro il Crotone (terminata 3-0), ottiene la 200ª presenza in A. Termina la stagione con 5 reti segnate, e l'anno successivo, il 9 maggio 2018, vince la sua seconda Coppa Italia (la quarta consecutiva e tredicesima nella storia del club bianconero) in finale contro il Milan (4-0). Quattro giorni dopo, grazie al pareggio a reti bianche in casa della Roma, si aggiudica matematicamente anche il suo secondo scudetto (il settimo consecutivo per la Juventus). Come l'anno prima ha realizzato 5 gol in campionato. Nella stagione successiva, il 19 settembre 2018, realizza la sua prima doppietta in Champions League nella sfida vinta per 2-0 in casa del Valencia (entrambe le reti vengono realizzate su calcio di rigore). Il 16 gennaio 2019, invece, disputa da titolare il match di Supercoppa italiana, che vede i bianconeri prevalere sul Milan (1-0) a Gedda; in quest'occasione fornisce anche l'assist per la rete decisiva di Cristiano Ronaldo. Si tratta del primo successo in questa competizione per il centrocampista bosniaco. Il successivo 20 aprile, grazie alla vittoria casalinga contro la Fiorentina (2-1), si aggiudica lo scudetto per la terza volta consecutiva (l'ottava consecutivo per il club bianconero) con cinque giornate d'anticipo. Inizia subito bene la stagione 2019-2020 andando a segno per tre volte nei primi otto turni di campionato; tuttavia quelle resteranno le uniche marcature stagionali del bosniaco, che a fine annata si aggiudica il suo quarto scudetto consecutivo. Barcellona, Beşiktaş e Sharjah Il 29 giugno 2020, a campionato di Serie A ancora in corso, viene ufficializzato il prossimo trasferimento di Pjanić al Barcellona a decorrere dalla stagione sportiva seguente, per 60 milioni di euro più 5 di bonus, nell'ambito di uno scambio con Arthur Melo. In Catalogna colleziona 30 presenze totali nel corso dell'annata 2020-2021, senza trovare mai la rete e con un minutaggio abbastanza scarso; partecipa alla vittoria della Coppa del Re, ma sul piano personale è una stagione negativa per il bosniaco che finisce presto ai margini della squadra titolare, incapace di integrarsi con l'ambiente blaugrana, scavalcato nelle gerarchie del centrocampo ed entrato pesantemente in rotta col tecnico Ronald Koeman. Il 3 settembre 2021 viene ceduto in prestito ai turchi del Beşiktaş. Al termine della stagione fa ritorno in Spagna, dopo aver collezionato 26 presenze con la maglia della squadra turca. Inizia la stagione 2022-2023 con i catalani, senza trovare spazio nelle prime partite di campionato. Questo porta alla risoluzione del contratto e al suo passaggio agli emiratini dello Sharjah. Il 9 settembre 2022, all'esordio con la nuova maglia, trasforma un rigore nella vittoria 3-0 sul Baniyas. Nazionale Miralem Pjanić in azione con la Bosnia nel 2015 A causa dell'infanzia passata in Lussemburgo, Pjanić ha iniziato a rappresentare il Lussemburgo a livello giovanile. Con la selezione Under-17 ha partecipato al campionato europeo di categoria, al quale la nazionale lussemburghese partecipò come paese ospitante. Durante l'Europeo, Pjanić segnò l'unico gol della nazionale, durante la partita d'apertura persa per 1-7 contro la Spagna. Successivamente ha dichiarato di voler giocare per la Bosnia ed Erzegovina, debuttando con l'Under-21. Il 20 agosto 2008 fa il suo esordio con la nazionale maggiore bosniaca nell'amichevole contro la Bulgaria, gara finita con la vittoria dei bulgari per 2-1 risultando, a 18 anni, il più giovane esordiente della nazionale. Durante un'altra gara amichevole vinta 2-1, questa volta contro il Ghana, il 2 marzo 2010 segna la sua prima rete in nazionale. Il 3 giugno 2014 viene inserito nella lista dei convocati della nazionale bosniaca che ha partecipato per la prima volta al campionato del mondo, senza tuttavia superare la fase a gironi. Conclude la competizione con 3 presenze e una rete, segnata nel successo per 3-1 contro l'Iran. Il 12 ottobre 2019, alla 90ª presenza con la maglia della nazionale bosniaca e alla prima da capitano, segna la sua prima doppietta, nella partita interna vinta per 4-1 contro la Finlandia, valevole per le qualificazioni al campionato d'Europa 2020. Il 31 marzo 2021 raggiunge quota 100 presenze in nazionale in occasione della sconfitta per 0-1 contro la Francia. Palmarès Club Campionato italiano: 4 - Juventus: 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2018 Coppa di Spagna: 1 - Barcellona: 2020-2021 Supercoppa di Turchia: 1 - Beşiktaş: 2021 Coppa di Lega (Emirati Arabi Uniti): 1 - Sharjah: 2022-2023 Coppa del Presidente degli Emirati Arabi Uniti: 1 - Sharjah: 2022-2023 Supercoppa degli Emirati Arabi Uniti: 1 - Sharjah: 2022 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 4 - Squadra dell'anno: 2016, 2017, 2018, 2019 Squadra della stagione della UEFA Champions League: 1 - 2016-2017 Globe Soccer Awards: 1 - Premio alla carriera per calciatori: 2019
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RICCARDO ORSOLINI https://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Orsolini Nazione: Italia Luogo di nascita: Ascoli Piceno Data di nascita: 24.01.1997 Ruolo: Centrocampista-Attaccante Altezza: 183 cm Peso: 73 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus nel 2017 0 presenze - 0 reti Riccardo Orsolini (Ascoli Piceno, 24 gennaio 1997) è un calciatore italiano, attaccante o centrocampista del Bologna. Riccardo Orsolini Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Attaccante, centrocampista Squadra Bologna Carriera Giovanili 2004-2016 Ascoli Squadre di club 2014-2017 Ascoli 51 (8) 2017-2018 → Atalanta 8 (0) 2018- Bologna 186 (44) Nazionale 2016-2017 Italia U-20 12 (8) 2017-2019 Italia U-21 15 (3) 2019-2020 Italia 5 (2) Palmarès Mondiali di calcio Under-20 Bronzo Corea del Sud 2017 Caratteristiche tecniche Mancino naturale, è un giocatore tecnico e veloce che, dopo gli esordi sulla fascia sinistra, si stabilizza come esterno offensivo lungo la corsia di destra, posizione dove si trova a suo agio (soprattutto in moduli come il 4-2-3-1 o il 4-3-3), per sfruttare la conclusione col piede preferito. Forte fisicamente, è molto veloce con e senza palla al piede, mostrando agilità e notevoli capacità nel controllo della sfera. Possiede un buon tiro dalla media distanza, e si dimostra molto efficace nell'uno-contro-uno grazie a una buona abilità nel dribbling e nello spostare improvvisamente il pallone, per raggiungere il fondo ed effettuare traversoni verso i compagni; è tuttavia restìo nel tentare iniziative personali. Rigorista, possiede uno spiccato opportunismo in area, oltreché bravo nel cogliere le disattenzioni avversarie e innescare così dei contropiedi nei quali, come terminale offensivo, mostra freddezza. Carriera Club Gli inizi, Ascoli A 7 anni entra nel vivaio dell'Ascoli, esordendo in prima squadra il 2 aprile 2015, a 18 anni, entrando nel secondo tempo della partita casalinga di Lega Pro contro la Pro Piacenza (1-1) disputata allo stadio Del Duca. A fine stagione i marchigiani guadagnano la Serie B, dopo la revoca della promozione al Teramo. La stagione successiva viene aggregato alla prima squadra, e il 26 marzo 2016 il tecnico Devis Mangia decide di farlo esordire dal primo minuto in Serie B, nella partita contro il Vicenza terminata con una sconfitta (2-1). Conclude la stagione con 9 presenze in serie cadetta. Nell'annata seguente entra stabilmente nei ranghi della prima squadra, e il 27 agosto 2016, alla prima partita della stagione, parte titolare contro la Pro Vercelli, match terminato con un pareggio. Il 15 ottobre segna la prima rete da professionista contro il Verona, partita che però termina con una pesante sconfitta per i marchigiani (4-1). Due settimane più tardi, il 29 ottobre, realizza la sua prima doppietta da professionista, trascinando la propria squadra alla vittoria sul Carpi (2-0). Frattanto il 30 gennaio 2017 viene acquistato a titolo definitivo dalla Juventus; l'accordo prevede che il giocatore rimanga ad Ascoli Piceno fino al termine della stagione. Il successivo 14 febbraio segna la sua seconda doppietta, nella vittoria contro la Pro Vercelli (3-0) in avvio di girone di ritorno; termina il campionato con 8 reti in 41 presenze. Atalanta Nell'estate 2017 la Juventus cede il giocatore in prestito biennale all'Atalanta, con cui il successivo 17 settembre esordisce in Serie A, subentrando dalla panchina nella trasferta di Verona contro il Chievo (1-1); il 2 novembre 2017 fa invece il suo esordio nelle coppe europee, subentrando nella partita pareggiata sul campo dei ciprioti dell'Apollōn Limassol (1-1), nella quarta giornata della fase a gironi dell'Europa League. Bologna Il 31 gennaio 2018 Orsolini lascia l'Atalanta per andare al Bologna, che si è accordato con la Juventus per un prestito di 18 mesi. Esordisce con il club felsineo il successivo 4 febbraio, nel derby dell'Appennino giocato sul terreno della Fiorentina. Il 30 settembre 2018, con l'inizio della nuova stagione, sigla la sua prima rete in Serie A, contro l'Udinese; si afferma in quest'annata soprattutto dopo l'arrivo a Bologna dell'allenatore Siniša Mihajlović, mettendo insieme complessivamente 37 presenze e 10 gol. Al termine della positiva stagione, il 19 giugno 2019 il suo cartellino è interamente riscattato dal club rossoblù. Il 22 dicembre 2019 segna la sua prima doppietta in Serie A nel successo in trasferta contro il Lecce (2-3). Lungo la stagione 2022-2023, soprattutto dopo l'arrivo di Thiago Motta sulla panchina del Bologna, Orsolini acquista maggior continuità di rendimento, raggiungendo la doppia cifra nella massima serie per la prima volta nella sua carriera. Nella stagione seguente, nella gara casalinga contro l'Empoli del 1º ottobre 2023 realizza la sua prima tripletta in Serie A. Nazionale Nazionali giovanili Il 6 ottobre 2016 esordisce con l'Italia Under-20, segnando inoltre la sua prima rete con la maglia azzurra, nella vittoria contro i pari età della Polonia durante un match valido per il Torneo Quattro Nazioni. L'anno seguente è tra i 21 giocatori selezionati dal commissario tecnico dell'U-20, Alberico Evani, per il Mondiale Under-20 in Corea del Sud, dove l'Italia ottiene il terzo posto: Orsolini vince la Scarpa d'oro come capocannoniere del torneo, con 5 gol in 7 partite. Il 1º settembre 2017 esordisce con la nazionale Under-21, nell'amichevole contro la Spagna disputata a Toledo e vinta dalla Rojita (3-0); tre giorni dopo realizza il suo primo gol con gli Azzurrini, nella vittoriosa amichevole contro i pari età della Slovenia (4-1). Viene quindi convocato nel 2019 per l'Europeo Under-21 2019, che vede l'Italia non superare la fase a gironi. Nazionale maggiore Nell'aprile 2019 ha il suo primo approccio con la nazionale maggiore, grazie al commissario tecnico Roberto Mancini, in occasione di uno stage riservato ai migliori giovani del giro azzurro. Nel novembre dello stesso anno riceve la sua prima convocazione, in vista delle partite di qualificazione al campionato d'Europa 2020 contro la Bosnia ed Erzegovina e l'Armenia: fa il suo esordio in occasione della sfida del 18 novembre a Palermo contro gli armeni, subentrando nella ripresa a Barella e trovando subito il suo primo gol in azzurro, quello del parziale 8-0 nella goleada dei padroni di casa (9-1). Dopo tre anni di lontananza dal giro azzurro, nel settembre 2023 viene richiamato in coincidenza con l'inizio del ciclo tecnico di Luciano Spalletti, in vista della partita di Milano contro l'Ucraina valida per le qualificazioni al Germania 2024, in sostituzione dell'infortunato Matteo Politano: subentra nel finale dell'incontro, vinto 2-1 dai padroni di casa, rilevando Zaniolo. Palmarès Individuale Scarpa d'oro del campionato del mondo Under-20: 1 - Corea del Sud 2017 (5 gol)
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YOUNES BNOU MARZOUK https://it.wikipedia.org/wiki/Younes_Bnou_Marzouk Nazione: Marocco Francia Luogo di nascita: Freyming-Merlebach (Francia) Data di nascita: 02.03.1996 Ruolo: Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 74 kg Nazionale Francese Under-18 e Marocchino Under-17 Soprannome: - Alla Juventus dal 2013 al 2014 Esordio: 19.09.2013 - Amichevole - Juventus-Cuneo 3-0 0 presenze - 0 reti Younes Bnou Marzouk (Freyming-Merlebach, 2 marzo 1996) è un calciatore francese naturalizzato marocchino, attaccante svincolato. Younes Bnou Marzouk Nazionalità Francia Marocco Altezza 180 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra svincolato Carriera Giovanili ????-???? USF Farebersviller ????-???? SG Marineau 2011-2013 Metz 2013-2014 Juventus Squadre di club 2015-2016 → Westerlo 0 (0) 2016-2017 → Angers 2 17 (2) 2017 → Chiasso 18 (12) 2017-2018 Lugano 11 (1) 2018 → Dalkurd 10 (1) 2018-2019 → Sliema Wanderers 21 (8) 2019-2021 Chiasso 34 (11) 2021-2023 Rapid Bucarest 30 (5) Nazionale 2013 Marocco U-17 9 (7) 2014 Francia U-18 2 (0) Caratteristiche tecniche È un attaccante veloce e dotato di buona tecnica individuale, ben strutturato fisicamente. Carriera Cresciuto nel settore giovanile di Metz e Juventus, da cui viene acquistato nel 2013 per 500.000 euro, dopo due stagioni trascorse con la formazione Primavera del club torinese, nell'agosto 2015 viene ceduto in prestito al Westerlo. Nel gennaio del 2016 passa, sempre a titolo temporaneo e per un anno e mezzo, all'Angers 2. Nel gennaio 2017 si trasferisce al Chiasso, militante in Challenge League, con cui mette a segno 12 reti in 18 presenze. Nel giugno seguente viene acquistato a titolo definitivo dal Lugano. Nel gennaio 2018 viene ceduto in prestito al Dalkurd, squadra neopromossa nell'Allsvenskan svedese. Nazionale Nel 2013 ha partecipato ai Mondiali Under-17 con il Marocco; nel 2014 ha invece giocato 2 partite con la nazionale francese Under-18.
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MEDHI BENATIA «A dicembre ero in vacanza a Dubai. Ho parlato con mia moglie e i miei figli, che mi chiedevano sempre: “Papà, perché non giochi?”. Mi bruciava dentro, non ero più felice. Ho lasciato una squadra di amici, ai quali sono molto legato. Però avrei voluto dare il mio contributo sul campo. Quando è tornato Bonucci, sono andato dal mister, che mi ha rassicurato dicendo di aver bisogno di me e che ero tra i centrali più forti al mondo. Poi le cose sono cambiate, ma non c’è nessun problema fra me e lui. Non guardo mai indietro, a quello che poteva essere e non è stato. L’ultima partita che ho fatto è stata contro il Milan a San Siro. Difficile, perché dovevo marcare Higuain. Ricordo tuttavia di aver giocato bene, ma la gara dopo sono rimasto fuori di nuovo». Arrivato alla Juventus nel luglio del 2016 – scrive il sito ufficiale bianconero – Medhi ha fin da subito messo a disposizione del club le sue doti di prestanza fisica, classe e visione difensiva. In totale, ha giocato 40 partite di Serie A con la maglia bianconera, segnando tre gol, l’ultimo dei quali contro la Roma nel dicembre 2017 (il primo nel marzo dello stesso anno). Quattordici le presenze in Champions League, una in Supercoppa Italiana e quattro in Coppa Italia completano il quadro. A proposito di Coppa Italia, sono negli occhi di tutti i suoi due gol, decisivi nel poker con cui lo scorso maggio i bianconeri hanno battuto il Milan, conquistando il trofeo. Due gli Scudetti, due le Coppe Italia e una Supercoppa Italiana sono i trofei vinti da Medhi in bianconero: un bottino di tutto rispetto, che porta anche la sua firma, se si pensa che la Juventus ha vinto 42 delle 59 partite in cui ha giocato (71%), considerando tutte le competizioni, mantenendo la porta inviolata nel 54% dei casi (32 gare). Una grande capacità di rispondere sempre all’appello, di farlo con prestazioni di alto livello e segnando gol che sono valsi una Coppa. Per tutto questo ringraziamo di cuore Benatia, augurandogli il meglio per il suo futuro professionale. ALEX CAMPANELLI, JUVENTIBUS.COM DEL 29 GENNAIO 2019 La Juventus, con la cessione di Medhi Benatia, perde molto. Non inganni la rottura recente del calciatore con l’ambiente, le pressioni sulla società per esser ceduto a gennaio e le conseguenti difficoltà in casa Juve nel sostituirlo; l’errore è stato fatto a monte, escludendolo aprioristicamente dal progetto, relegandolo velocemente a quarta scelta del reparto senza un’apparente motivazione tecnica, sminuendone il valore tecnico assoluto. Con la cessione di Benatia, la Juventus perde il miglior marcatore della squadra dopo Chiellini, e in generale perde probabilmente il secondo miglior marcatore della Serie A. A livello squisitamente difensivo, considerando l’elevatissima capacità di mantenere la concentrazione nell’arco della gara, nessun altro difensore del campionato è all’altezza del centrale marocchino, nemmeno Skriniar (che è sulla strada giusta per diventare il più forte di tutti), né tantomeno Manolas o il tanto incensato Koulibaly. Senza Benatia, ora la Juve non dispone di un altro difensore, oltre a Chiellini, capace di far rimbalzare via gli avversari oltre il cerchio di centrocampo, di aggredire alto e di stroncare le iniziative avversarie sul nascere, anche con un fallo deciso quando serve. Nel giro di qualche mese si è dimenticato quanto di buono l’ex Roma e Bayern Monaco ha regalato alla squadra di Allegri nella scorsa stagione, lo ha fatto la società ma anche molti tifosi: Benatia è diventato il principale responsabile dell’uscita dalla Champions League, benché il rigore su Ronaldo sia stato causato dalla catena di errori, come abbiamo dimostrato su queste pagine, ed è stato ovviamente messo all’indice per essersi perso Koulibaly in Juventus-Napoli 1-0, innalzato solo su una picca dopo una partita più che imbarazzante da parte di tutta la squadra. Il gol decisivo contro la Roma nel girone d’andata apparteneva ormai al passato, mentre la decisiva doppietta in finale di Coppa Italia con il Milan non è stata evidentemente sufficiente a riabilitare Medhi agli occhi di addetti ai lavori e non. In estate il ritorno di Bonucci aveva fatto presagire una possibile staffetta tra i due, ma così non è stato: sin dalla prima partita il numero 19 è tornato titolare inamovibile, e gli spazi per Benatia, superato nelle gerarchie anche da Rugani, si sono ridotti all’osso. Vero, grazie a Bonucci (ma anche a Cancelo e Ronaldo) la Juventus può praticare un altro tipo di calcio, e risolvere il cronico problema della scorsa stagione relativo all’uscita del pallone dalla difesa con più semplicità ma, come accade per centrocampisti e attaccanti, ci sono partite più adatte a determinati tipi di difensori piuttosto che ad altri. Un centrale come l’ormai ex numero 4 bianconero, per nulla malvagio con la palla tra i piedi e dalle ottime qualità difensive che abbiamo elencato subito, sarebbe stato utile in alcune partite in cui Bonucci è parso in difficoltà, avrebbe potuto sostituire Chiellini in occasioni nelle quali gli è stato invece preferito Rugani, ma soprattutto sarebbe stato FONDAMENTALE di qui in avanti, per permettere ad Allegri di far ruotare i centrali a disposizione senza incappare in cali di qualità. Il malumore di Benatia non nasce la settimana scorsa, piuttosto è andato formandosi progressivamente dopo le tante panchine consecutive; in casa Juventus l’evolversi della situazione non è stato monitorato, oppure lo si è fatto superficialmente, o ancora non è stato reputato prioritario. Ora la Juve, che non poteva non essere consapevole dell’impossibilità di reperire un centrale del livello di Benatia sul mercato a gennaio, si trova costretta a ripiegare su Caceres e pensa addirittura a un’altra soluzione tampone per sostituire temporaneamente Bonucci. Qui non parliamo di gratitudine, qui si parla di riconoscere a un calciatore il suo effettivo valore e di premiarlo offrendogli possibilità di dimostrarlo, con benefici che ricadono su di lui e su tutta la squadra. Benatia non è stato perso in un giorno, lo si è perso a ogni panchina, giornata dopo giornata, esclusione dopo esclusione. Ora ci troviamo a rimpiangerlo, e non potrebbe essere altrimenti: non ammetterlo, rifugiandosi dietro a scuse puerili come “tanto voleva andare via” o “tanto non giocava mai” non ci rende vicini alla società, quanto piuttosto superficiali com’è stata la gestione del difensore marocchino. Grazie Medhi, e scusaci. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2019/05/medhi-benatia.html
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MEDHI BENATIA https://it.wikipedia.org/wiki/Medhi_Benatia Nazione: Marocco Francia (Fino al 2003) Luogo di nascita: Courcouronnes (Francia) Data di nascita: 17.04.1987 Ruolo: Difensore Altezza: 189 cm Peso: 94 kg Nazionale Marocchino Soprannome: - Alla Juventus dal 2016 al 2019 Esordio: 27.08.2016 - Serie A - Lazio-Juventus 0-1 Ultima partita: 11.11.2018 - Serie A - Milan-Juventus 0-2 59 presenze - 5 reti 2 scudetti 2 coppe Italia 1 supercoppa italiana Medhi Amine Benatia El Moutaqui (Courcouronnes, 17 aprile 1987) è un ex calciatore francese naturalizzato marocchino, di ruolo difensore. Medhi Benatia Benatia in azione con la nazionale marocchina al campionato del mondo 2018 Nazionalità Francia Marocco (dal 2003) Altezza 189 cm Peso 94 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 9 dicembre 2021 Carriera Giovanili 2000-2002 INF Clairefontaine 2002-2003 Guingamp 2003-2006 Olympique Marsiglia Squadre di club 2004-2006 Olympique Marsiglia 2 12 (0) 2006-2007 → Tours 29 (0) 2007-2008 → Lorient 0 (0) 2008-2010 Clermont Foot 57 (2) 2010-2013 Udinese 80 (6) 2013-2014 Roma 33 (5) 2014-2016 Bayern Monaco 29 (2) 2016-2019 Juventus 59 (5) 2019-2021 Al-Duhail 38 (1) 2021 Fatih Karagümrük 6 (0) Nazionale 2003-2004 Francia U-17 7 (0) 2003-2004 Marocco U-17 1 (0) 2005-2007 Marocco U-20 4 (0) 2008-2019 Marocco 66 (2) Biografia Benatia è nato in Francia da padre marocchino e madre francese di origine algerina. Caratteristiche tecniche Di ruolo difensore centrale, è dotato di un'ottima personalità, oltre a essere elegante nei movimenti, veloce, atletico, aggressivo in marcatura e abile nei contrasti, in tackle, negli anticipi e nell'intercettare palloni grazie alla sua ottima lettura del gioco offensivo degli avversari. La sua forza fisica gli consente di essere bravo anche nei colpi di testa. Carriera Club Gli inizi Benatia muove i primi passi da calciatore nell'Évry e nel Créteil-Lusitanos, prima di entrare nella prestigiosa accademia di INF Clairefontaine. Decide di entrare nel settore giovanile dell'Olympique Marsiglia, dove rimane per più di quattro anni. Con lo scopo di fare esperienza, nel 2006 viene dato in prestito dapprima al Tours, dove disputa 29 partite, e nella stagione successiva al Lorient, dove tuttavia non scende mai in campo a causa di un grave infortunio al ginocchio. Clermont e Udinese Tornato a Marsiglia, non trova spazio nella squadra biancazzurra sicché nel giugno 2008 accetta il trasferimento a titolo definitivo al Clermont Foot, club di Ligue 2. Qui riesce a trovare continuità di rendimento e le sue prestazioni iniziano a destare l'interesse di vari club europei. Nel gennaio 2010 viene acquistato dagli italiani dell'Udinese per 500 000 euro, i quali decidono di farlo rimanere in prestito a Clermont sino a fine stagione. Benatia in allenamento all'Udinese nel 2011 Nell'estate seguente inizia l'esperienza a Udine, esordendo in bianconero l'11 settembre 2010 nella sconfitta 1-2 al Meazza contro l'Inter. Alla sesta giornata di campionato, il successivo 2 ottobre allo stadio Friuli contro il Cesena, segna al 2' di recupero il suo primo gol con la maglia friulana, che vale la vittoria 1-0 e pone fine a una striscia negativa dell'Udinese. All'ottava giornata, contro il Palermo, sigla la sua seconda rete stagionale, aprendo le marcature nel vittorioso 2-1 finale. Ritorna al gol il 13 marzo 2011, alla ventinovesima giornata, quando realizza il gol del vantaggio bianconero sul Cagliari nella trasferta del Sant'Elia poi vinta 4-0 dai friulani. L'Udinese termina la stagione al quarto posto della Serie A, accedendo ai preliminari di Champions League, piazzamento cui Benatia contribuisce con 34 partite e 3 gol. Nella stagione successiva, iniziata con l'eliminazione dalla Champions League e il ripescaggio in Europa League, realizza un'unica rete in campionato nella partita del 2 ottobre 2011 vinta 2-0 sul Bologna. Il 20 dello stesso mese sigla il suo primo gol nelle competizioni europee, nella vittoria 2-0 sugli spagnoli dell'Atlético Madrid (poi vincitore dell'edizione) valida per la fase a gironi di Europa League. Termina la stagione con un totale di 38 presenze e 2 gol che aiutano l'Udinese a raggiungere la quinta posizione della classifica, accedendo ai preliminari di Europa League. Roma e Bayern Monaco Nel luglio 2013 la Roma preleva il difensore dall'Udinese per 13,5 milioni di euro (comprensivi delle cessioni in comproprietà verso Udine dei calciatori Valerio Verre e Nico Lopez, rispettivamente per 2,5 e 1 milione). Debutta coi giallorossi il successivo 25 agosto, nella vittoriosa trasferta di campionato sul campo del Livorno (2-0). Il 25 settembre, nella gara esterna contro la Sampdoria vinta 2-0, segna la sua prima rete con la maglia dei capitolini. In questo inizio di stagione a Roma, contribuisce alla striscia-record di 10 successi consecutivi in Serie A, raggiunta dai giallorossi dopo la vittoria casalinga sul Chievo del 31 ottobre 2013. Il successivo 16 novembre entra nella lista dei 25 candidati al titolo di calciatore africano dell'anno, insieme al compagno di squadra Gervinho, dove viene inserito nella Top 11 continentale. Il 22 dicembre realizza al Catania una doppietta, in una partita finita 4-0 per i giallorossi. La positiva e unica stagione a Roma, conclusasi con 37 presenze e 5 reti, gli vale l'inserimento nell'ESM Team of the Year. Benatia in azione al Bayern Monaco nel 2014 Nell'agosto 2014 viene acquistato dal Bayern Monaco per 26 milioni di euro (più 4 di bonus). In Baviera vince per due volte il campionato tedesco, cui si aggiunge nella stagione 2015-2016 la Coppa di Germania, i primi trofei della carriera per il franco-marocchino; tuttavia non riesce a imporsi come titolare, sia per qualche infortunio di troppo, sia per la mancata fiducia accordatagli dall'allenatore Josep Guardiola, il tutto sommato anche a problemi di ambientamento in Germania. L'arrivo in rosa di Mats Hummels nell'estate 2016, di fatto preclude ulteriori spazi a Benatia, il quale lascia i Roten dopo due stagioni. Juventus e ultimi anni Nel luglio 2016, a fronte di un esborso di 3 milioni di euro, il giocatore torna in Italia approdando in prestito alla Juventus. Primo marocchino nella storia dei torinesi, esordisce in maglia bianconera il successivo 27 agosto, nella vittoriosa trasferta di campionato contro la Lazio (1-0). Il 10 marzo 2017 segna il suo primo gol juventino in Serie A, nella classica vinta per 2-1 contro il Milan allo Juventus Stadium. Frattanto il 12 maggio seguente il club piemontese riscatta il cartellino del giocatore dal Bayern Monaco per 17 milioni di euro. Tra il 17 e il 21 maggio, dapprima vince la sua prima Coppa Italia superando in finale la Lazio (2-0), e poi conquista il suo primo scudetto grazie alla vittoria casalinga contro il Crotone (3-0). Il 3 giugno partecipa inoltre alla sua prima finale di Champions League (senza tuttavia scendere in campo), poi persa dai bianconeri contro il Real Madrid (1-4). Benatia con la maglia della Juventus nel 2018 Dopo una stagione d'esordio globalmente positiva, ma che non lo vede tra gli inamovibili della squadra sia per la concorrenza nel ruolo, sia perché frenato da una serie di guai fisici, nell'annata seguente la sopravvenuta cessione di Leonardo Bonucci apre al marocchino maggiori spazi al centro della difesa bianconera. Al termine di un campionato che lo vede tra i punti fermi dell'undici titolare, bissa la conquista dello scudetto; infine il 9 maggio 2018, realizzando una doppietta, è tra i protagonisti della vittoriosa finale di Coppa Italia contro i rivali del Milan (4-0). Questo favorevole periodo va tuttavia a interrompersi nell'estate 2018, quando il ritorno a Torino di Bonucci relega nuovamente Benatia tra le seconde linee. Demotivato per le scarse possibilità d'impiego e spinto anche da ragioni extrasportive, nel gennaio 2019 chiede e ottiene la cessione all'Al-Duhail, che lo acquista per 8 milioni di euro (più bonus). Rimane in forza al club qatariota fino al giugno 2021, quando decide di non rinnovare il proprio contratto in scadenza, concludendo la sua esperienza a Doha con 66 presenze e 2 reti totale. Il 30 luglio dello stesso anno si accasa ai turchi del Fatih Karagümrük, club della Süper Lig. Rimane in rossonero per un semestre, giocando solamente 6 incontri fino al 9 dicembre 2021, giorno in cui annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. Nazionale Ha iniziato a giocare per la nazionale giovanile francese (Under-17), dove ha disputato qualche partita. Successivamente gioca nelle varie nazionali giovanili marocchine, mentre il 19 novembre 2008 fa il suo debutto con la nazionale maggiore, giocando in un'amichevole contro lo Zambia. Il 4 giugno 2011 segna il suo primo gol internazionale nella partita contro l'Algeria. Dal 2013 si alterna la fascia di capitano dei marocchini assieme a Houssine Kharja, mentre dal 2015 diventa ufficialmente il capitano dei Leoni dell'Atlante. Il 15 marzo 2017 annuncia il temporaneo ritiro dalla rappresentativa marocchina a causa dello scarso impiego con la sua squadra di club, fatto che non riuscirebbe a garantirgli la giusta competitività; torna in nazionale nel successivo settembre, ed è poi convocato per il campionato del mondo 2018 in Russia (a cui il Marocco si qualifica anche grazie a un suo goal nello scontro diretto vinto 2-0 in trasferta contro la Costa d'Avorio), dove disputa le prime due partite del Marocco, eliminato al primo turno con un pareggio e due sconfitte. Successivamente disputa la Coppa d'Africa 2019, in cui scende in campo in 2 partite della Nazionale eliminata agli ottavi. Il 2 ottobre 2019, dopo 66 partite con 2 reti segnate all'attivo, decide di lasciare la Nazionale. Palmarès Club Campionato tedesco: 2 - Bayern Monaco: 2014-2015, 2015-2016 Coppa di Germania: 1 - Bayern Monaco: 2015-2016 Campionato italiano: 2 - Juventus: 2016-2017, 2017-2018 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2018 Coppa dell'Emiro del Qatar: 1 - Al-Duhail: 2019 Campionato qatariota: 1 - Al-Duhail: 2019-2020 Individuale Africa Finest XI del Calciatore africano dell'anno: 1 - 2013 ESM Team of the Year: 1 - 2013-2014 CAF Team of the Year: 4 - 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2017-2018 Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2014 Globe Soccer Awards: 1 - Premio speciale: 2014
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MARIO MANDZUKIC «È impossibile riassumere quattro anni e mezzo in un semplice arrivederci, ma spero abbiate visto la mia passione per questo club e per questa squadra in ogni singola partita che ho giocato per la Juventus. Un grande ringraziamento a Mr Allegri e a Mr Marotta per avermi voluto a Torino. È stato un privilegio giocare per la Juventus e gli ultimi mesi non cambieranno il rispetto e l’amore che provo per il club. Ringrazio tutti i compagni che ho avuto in queste stagioni, ho davvero apprezzato ogni singola battaglia con voi e abbiamo vinto la maggior parte di queste battaglie! Non dimenticherò tutte le vittorie e i trofei, frutto della nostra qualità, del duro lavoro e dello spirito di squadra. Un grande grazie anche allo staff che lavora dietro le quinte, allenatori, staff medico, fisioterapisti e ogni altra persona che si preoccupa che i giocatori della Juventus siano nelle migliori condizioni per avere successo. Infine, il ringraziamento più grande per i meravigliosi tifosi che sono la vera ragione per cui il club e così grande e vincente. Ho apprezzato davvero molto il sostegno che mi avete dimostrato fin dal primo giorno. Concludendo, ho sempre cercato di dare il massimo per i Bianconeri. Vi auguro il meglio! E per me, è tempo di un nuovo capitolo... Per sempre vostro, Mario». FRANCESCO QUADARELLA, CATENACCIOECONTROPIEDE.IT DEL 6 LUGLIO 2020 Se avesse visto il suo aspetto, la sua personalità e il suo modo di giocare, Ettore Scola avrebbe probabilmente arruolato istantaneamente Mario Mandzukic per il suo capolavoro del 1976 “Brutti, sporchi e cattivi”, in cui l’attaccante avrebbe potuto interpretare senza problemi uno dei ruoli della famiglia Mazzatella. Purtroppo per lui – oltre che per noi –, il croato nascerà solamente 10 anni dopo l’uscita del film. Precisamente nasce a Slavonski Brod, in Croazia, il 21 maggio 1986, ma calcisticamente non muove lì i suoi primi passi, perché, come in moltissime delle storie slave degli anni Novanta, si deve iniziare con una fuga dalla propria terra, uno sradicamento fisico dalle proprie radici, per sfuggire alle sanguinose guerre che ospitavano i Balcani in quegli anni e alle disastrose conseguenze che si ripercuotevano sui civili. I Mandzukic, quindi, decisero di scappare in Germania, nel Baden-Württemberg, a Ditzingen, a circa 20 km dalla capitale Stoccarda, e il giovanissimo Mario inizia a giocare nelle giovanili della squadra della città. Dopo quattro anni, a guerra conclusa e indipendenza croata ottenuta, i Mandzukic tornano a casa, e Mario può finalmente giocare nelle giovanili del Marsonia, la squadra della sua città natale, nonché la squadra che lo fa debuttare tra i professionisti, nella seconda divisione croata. Il ragazzo, appena maggiorenne, non è ancora calcisticamente formato, e gioca molto indietro rispetto alle posizioni che occuperà principalmente nella sua carriera, più a centrocampo che in attacco. Gli piace lottare in mezzo al campo e recuperare palloni, e sviluppa un’elasticità tattica che nel corso della sua carriera gli tornerà molto utile. Nonostante la posizione occupata, inizia a far intravedere delle importanti doti realizzative: alla sua prima stagione, infatti, segna 14 gol. In patria si inizia a parlare di lui, viene anche chiamato nell’Under-19 della Nazionale croata e anche lì mostra il suo talento, le sue prestazioni fanno rumore, Mario spicca sugli altri giocatori, e nel 2005 si trasferisce all’NK Zagabria, la meno nota ma più vecchia squadra della capitale. A Zagabria debutta nella prima divisione croata e inizia a giocare stabilmente da prima punta, nelle due stagioni con la maglia dei Pjesnici realizza 17 gol in 58 presenze. Nella stagione 2007/2008 la carriera di Mandzukic fa un ulteriore passo in avanti, viene infatti acquistato dalla prima squadra della capitale, nonché prima squadra del Paese, la Dinamo Zagabria. Nella stessa annata, dopo aver giocato ed esser andato in gol anche con l’Under-20 e l’Under-21, viene convocato dalla Nazionale maggiore, e anche lì ci mette poco a lasciare il suo timbro. Nei tre anni alla Dinamo diventa ancor più implacabile sotto porta, mette a segno 63 reti in 128 gare e colleziona nel palmarès i suoi primi trofei, tutti nazionali: 3 campionati, 2 coppe e 4 supercoppe. Mandzukic ha gli occhi di mezza Europa addosso, e nel 2010, come aveva fatto da bambino, decide di lasciare la Croazia per la Germania, questa volta fortunatamente non per questioni belliche. Ad attenderlo c’è un clima più rigido, Mario si trasferisce nel nord della Nazione, in Bassa Sassonia, precisamente nella città di Wolfsburg. Ad accoglierlo c’è il tecnico Steve McClaren – ex CT dell’Inghilterra –, che, nonostante la consacrazione in Croazia sia avvenuta da prima punta, lo schiera spesso sulla fascia, come esterno d’attacco e di centrocampo, perché, secondo il tecnico inglese, soffre la concorrenza di Edin Dzeko, altro attaccante roccioso classe ‘86 proveniente dall’est-Europa, che però porta già con sé una maggiore esperienza. Nonostante le scelte di campo, tra i due nascerà una buona amicizia, e viaggiando un po’ con la fantasia, sarebbe stato molto bello, calcisticamente parlando, vederli giocare insieme, per la stessa nazionale, al massimo dello splendore delle loro carriere, ma dobbiamo accontentarci di 6 sbiaditi mesi in quel di Wolfsburg. La confusione sulla panchina dei Wölfe è considerevole, e a poche gare dal termine c’è il serio rischio di retrocedere. Per evitare questo disastro il club richiama Felix Magath, l’eroe che 2 anni prima aveva miracolosamente portato i Lupi a vincere il campionato. Il tecnico tedesco sarà fondamentale per la crescita temperamentale di Mandzukic, sarà infatti in quegli anni che svilupperà la sua dedizione assoluta alla professionalità e temprerà il suo carattere, rude e scontroso ma sempre e solo al servizio del gioco e della squadra, saranno infatti rarissime in carriera le espulsioni per non esser riuscito a contenere la sua bruschezza, nonostante non si sia mai tirato indietro quando c’era da lottare. Oltre a smussarlo caratterialmente, Magath torna a far giocare Mandzukic come punta, e questa scelta ottiene sin da subito dei riscontri positivi: Mario, che fino a quel momento aveva segnato solo 1 gol, segna 7 reti in 6 gare e trascina il Wolfsburg alla salvezza. La mano di Magath si era fatta decisamente sentire. Nella stagione successiva Mandzukic segna 12 gol e serve 10 assist ai compagni, dimostrandosi una punta completa e terribilmente efficace, tra le migliori al mondo nel colpo di testa. Il Wolfsburg chiude l’anno all’ottavo posto, ma la sua avventura con i biancoverdi finisce lì, perché in Baviera si sono accorti di lui, e il Bayern Monaco decide di acquistarlo. Ancora una volta, come in Croazia, Mario sale un altro gradino, arrivando al top, e questa volta entra a far parte di una squadra che rappresenta l’élite europea, dalla quale Mandzukic si distaccherà solo sul finale di carriera. Nell’estate del trasferimento al Bayern, disputa la sua prima competizione internazionale con la Croazia, l’Europeo del 2012. La sua Nazionale, però, è parecchio sfortunata nel sorteggio, è costretta infatti ad affrontare un girone in cui ci sono Italia e Spagna, ovvero quelle che si riveleranno le finaliste del torneo. La vittoria con l’Irlanda e il pareggio con l’Italia non bastano, la Croazia esce ai gironi, ma lo fa a testa altissima, con 4 punti, 4 gol fatti e 3 subiti. Di quei 4 gol, Mandzukic ne segnerà 3, risultando capocannoniere a fine torneo nonostante le poche partite giocate, a pari merito però con altri cinque giocatori. Il pensiero iniziale del Bayern Monaco era quello di aver preso una riserva per Mario Gomez, ma nel corso della stagione, anche a causa dei problemi fisici del tedesco, riuscirà a superarlo nelle gerarchie di mister Heynckes e a divenire la punta titolare. La sua prima annata in Baviera è praticamente perfetta: mette a segno 22 gol e vince tutto quello che c’è da vincere. Conquista il treble, il primo nella storia del calcio teutonico, vincendo la sua prima Bundesliga, la sua prima Coppa di Germania, e soprattutto la Champions League, dopo aver battuto in finale il Borussia Dortmund di Jürgen Klopp, gara nella quale segna il primo gol dei bavaresi, prima del secondo e decisivo gol di Arjen Robben. In quel periodo, per la sua tenacia in campo, la sua continua interpretazione della gara come una lotta e l’asfissiante pressing sui difensori avversari, venne soprannominato dal suo ex compagno di squadra al Wolfsburg Brazzo Salihamidzic, Strassekämpfer, ovvero Street Fighter, come il famoso picchiaduro degli anni Novanta. Il capolavoro della prima stagione viene però soppiantato da quello che succede nella nuova: il Bayern rivoluziona, arriva Pep Guardiola. Come spesso accade, l’arrivo del tecnico spagnolo in un nuovo club prevede lo spodestare completamente il posto di giocatori che sembravano intoccabili, è successo al Barcellona con Ronaldinho, succederà al Manchester City con Yaya Touré, e al Bayern fu Mandzukic a esserne vittima. Per la dirigenza, però, il croato è un giocatore troppo importante, e decidono di tenerlo in rosa. Mandzukic prova in tutti i modi ad adattarsi alla filosofia del catalano, e sul campo i numeri parlano a suo favore, segna anche più dell’anno precedente, ma il feeling con l’allenatore non scatterà mai, e le cose precipiteranno nel finale di stagione. L’attaccante croato, in un’intervista rilasciata dopo l’addio al Bayern, accusò Guardiola di mancanza di rispetto nei suoi confronti, che al contrario aveva sempre rispettato lui e tutto il mondo Bayern. I motivi furono principalmente due: il non averlo convocato per la finale di Coppa di Germania, e l’averlo lasciato in panchina nelle ultime giornate di campionato – con il Meisterschale già in bacheca – solo per impedirgli di vincere il titolo di capocannoniere. Il caso vuole che il miglior marcatore stagionale, con due reti in più, sarà Robert Lewandowski, il giocatore che lo sostituirà. Mandzukic fa quindi le valigie e si trasferisce all’Atlético Madrid, alla corte del Cholo Simeone. Debutta e segna subito con i Colchoneros, decidendo il derby contro il Real Madrid nella Supercoppa di Spagna. Le premesse per fare bene ci sono tutte, il cholismo, al contrario del tiki-taka guardiolano, è una filosofia di gioco nella quale il croato può dare il suo massimo, ma l’annata non va come ci si poteva aspettare, l’Atlético è protagonista di una stagione mediocre. Mandzukic realizza comunque 20 gol e si conquista l’apprezzamento dei tifosi soprattutto per le battaglie senza esclusione di colpi con Sergio Ramos durante i derby madrileni. Mario, però, non rientra tra gli incedibili per la dirigenza, e dopo un’offerta reputata giusta per lui viene ceduto. Ad acquistarlo è una squadra italiana, la Juventus. Così come con l’Atlético, debutta segnando e vincendo la Supercoppa nazionale, insieme al suo compagno di reparto e anch’esso nuovo arrivato Paulo Dybala, con il quale costruirà sul campo un feeling particolare, oltre che con l’allora ventiduenne Paul Pogba, che gli fornirà diversi assist nel corso della stagione. Le premesse, ancora una volta, risultano beffarde. In campionato le cose non si mettono per niente bene, dopo 10 giornate la squadra di Allegri ha collezionato 3 vittorie, 3 pareggi e 4 sconfitte. Alla decima giornata, dopo la sconfitta contro il Sassuolo, sono davvero in pochi quelli che credono che la Juventus possa vincere quello scudetto. Mario, complice anche un infortunio, segna appena 1 gol, il suo primo in Serie A, nella vittoria contro l’Atalanta, e, come tutta la rosa, sta deludendo le aspettative. Ma qualcosa cambia, i veterani prendono in mano la squadra e nella partita successiva, quella del derby della Mole contro il Torino, la Juventus vince con un gol di Juan Cuadrado al 94’. Da quel momento fino alla trasferta di Firenze che regalerà lo scudetto ai bianconeri, la Juventus non perderà nessuna gara, e anzi, ne pareggerà solo una contro il Bologna, e vincerà tutte le altre, compiendo una rimonta insperata e miracolosa. Mario Mandzukic, nonostante qualche altro problema fisico che avrà nel corso della stagione, sarà uno dei protagonisti di questo miracolo, mettendo a segno 13 gol e diventando un giocatore tatticamente imprescindibile per Massimiliano Allegri. In Champions Mandzukic segna sia nella gara d’andata che in quella di ritorno contro il Manchester City, salta l’ultima gara del girone per influenza e la Juve crolla a Siviglia, passando clamorosamente il girone da seconda e incontrando subito una big agli ottavi, il Bayern Monaco. Mario sente molto questa gara, affronta i suoi ex compagni e soprattutto il suo ex allenatore Pep Guardiola, vuole aiutare i bianconeri a vincere. Nella gara d’andata, giocata allo Juventus Stadium, dopo 55 minuti, la Juventus è sotto di 2 reti: Müller e Robben, con un gol dei suoi. Ma la squadra torinese, presa sulle spalle dal suo numero 17, non si arrende, e trova prima l’1-2 di Dybala, su una grande imbeccata di Mandzukic, e poi il 2-2 con un gol a sorpresa di Stefano Sturaro, e in questo caso il croato confeziona l’hockey pass dell’azione. Mario, che rientrava da un problema muscolare che gli aveva fatto saltare cinque gare di campionato, è il trascinatore assoluto della Juventus, lotta come un leone per 90 minuti e non si risparmia mai quando c’è da battagliare, per conferme citofonare Robert Lewandowski. Ventuno giorni dopo, all’Allianz Arena di Monaco, si gioca il ritorno. La Juventus arriva alla gara orfana di Chiellini – che verrà convocato, ma resterà in panchina –, Marchisio e Dybala, e con un Mandzukic a mezzo servizio, visto che, nei giorni precedenti alla gara, ha riscontrato dei problemi muscolari. Per questo motivo, Allegri decide di tenerlo in panchina, e inserirlo al massimo a gara in corso se sarà necessario. I bianconeri, disegnati tatticamente da Allegri con un 5-4-1 e trascinati da un Morata in forma smagliante, giocano 60 minuti perfetti. Trovano due gol, il primo con Pogba e il secondo con Cuadrado, e hanno tantissime occasioni per chiudere definitivamente la gara, che però non vengono sfruttate. A 30 minuti dalla fine il Bayern inizia a spingere insistentemente, si fa sentire sempre di più e prova a riaprirla. Sul 2-0 per la Juve, Allegri, preoccupato dalla squadra che si stava arroccando troppo in difesa, inserisce Mandzukic per tenere su la palla, ma il risultato non è quello sperato. Mario, quasi per indole, oltre che per una condizione che non è delle migliori, si schiaccia sulla linea dei centrocampisti e di conseguenza gli avversari alzano il loro baricentro, diventando sempre più pericolosi, fino a quando non trovano il gol dell’1-2 con Lewandowski al 73′. La Juventus prova a resistere nell’ultimo quarto d’ora, ma al 91′ arriva il gol di Thomas Müller, che così come all’andata rimonta da 0-2 a 2-2, con la differenza che adesso ci sono a disposizione i supplementari. La Juventus, stanca fisicamente e psicologicamente, crolla sotto i colpi di Thiago Alcantara e Coman, e viene eliminata dalla competizione. L’estrema delusione di Mandzukic, come testimonierà Allegri anni dopo, si manifesta prepotentemente nelle settimane a seguire. Mario si sente l’assoluto responsabile per la sconfitta, diventa improvvisamente più silenzioso del solito e si isola dal gruppo all’interno dello spogliatoio, come per volersi punire. In pochi mesi si era creato un grande affetto tra lui, i compagni e i tifosi, e il pensiero di averli delusi lo straziava. Risponderà sul campo, nelle ultime gare del campionato, ma questa, per lui, rimarrà a lungo una ferita complicata da rimarginare. Nella stagione successiva, alla Juventus arriva Gonzalo Higuain, fresco di record di gol segnati in una singola stagione di Serie A nonché giocatore che rappresenta in quel momento il trasferimento più costoso nella storia della Juventus e della Serie A, e questo porta Mandzukic ad avere, almeno inizialmente, un ruolo più marginale all’interno dell’attacco bianconero. Allegri non può tenere fuori una macchina da gol come l’argentino, ma allo stesso tempo il croato è troppo importante per stare in panchina, Mandzukic è uno che si sacrifica ma che non si può sacrificare. Per farli condividere si inventa un 4-2-3-1 in cui Higuain fa la punta, e Mandzukic torna a ricoprire, dopo diversi anni, il ruolo di esterno sinistro d’attacco. Questa geniale mossa tattica rappresenta la chiave di volta per la Juventus, che con i due, Dybala e Cuadrado – o Dani Alves –, forma un attacco tatticamente perfetto. In questa posizione il croato riduce il numero di gol rispetto alla stagione precedente – andrà comunque in doppia cifra –, ma le sue lotte in mezzo al campo, i suoi recuperi in difesa, la sua corsa instancabile sulla fascia, il suo peso specifico in area di rigore, il suo pressing asfissiante sui difensori, la sua tenacia e la sua immensa leadership, lo rendono il giocatore più importante dello scacchiere bianconero per i meccanismi di gioco allegriani. La squadra rivince il campionato, rivince la Coppa Italia, e arriva in finale di Champions League, dopo aver sfoderato prestazioni epiche, su tutte la vittoria per 3-0 contro il Barcellona di Leo Messi. In quel di Cardiff, però, la Juve casca ancora una volta in quella che è la propria storica maledizione. Il primo tempo illude i bianconeri: gli ispanici passano in vantaggio con il solito Cristiano Ronaldo, ma Mandzukic pareggia i conti, segnando in rovesciata un gol imbarazzantemente bello – diventando uno dei tre calciatori, insieme al già citato Ronaldo e a Velibor Vasovic, ad aver segnato con due squadre diverse in una finale della massima competizione europea –; la squadra bianconera sembra essere in partita. Nel secondo tempo, però, complici dei possibili dissidi interni venuti fuori negli spogliatoi e un Cristiano Ronaldo in versione beast, la Juve viene travolta con un clamoroso 4-1. La terza stagione bianconera di Mandzukic, vissuta ancora principalmente da ala e solo parzialmente da punta, è una stagione di costanti. Vince ancora il campionato e vince ancora la Coppa Italia, ma alla costante delle vittorie nazionali si accompagna la costante delle delusioni europee, con il croato sempre protagonista e trascinatore di una squadra che quando esce dai propri confini sembra non riuscire a dare il proprio massimo. In Champions League, infatti, è ancora vittima del Real Madrid di Cristiano Ronaldo, questa volta ai quarti di finale. Dopo un sentenzioso 0-3 all’andata – partita nella quale CR7 segna probabilmente il gol più bello della sua carriera –, la Juve rischia di fare il miracolo al Bernabéu, ma perde la qualificazione all’ultimo minuto con un rigore del numero 7 dei blancos, per l’1-3 finale. In quella gara, studiata in maniera perfetta da Allegri, Mandzukic fu il leader offensivo della squadra, umiliando sulla sua fascia Dani Carvajal – uno dei perni assoluti del Real di Zidane –, sono infatti suoi i primi due gol della squadra torinese, che però risultano ancora una volta illusori. In estate arriva per lui e per i suoi compagni di Nazionale l’occasione che non si può sprecare, la talentuosa generazione croata dei Modric, dei Rakitic e dei Mandzukic è arrivata probabilmente all’ultima grande chiamata, quella dei Mondiali di Russia 2018. Era importante rendere orgogliosi i 4 milioni di croati presenti nel Paese e fare una buona figura, ma nessuno si sarebbe mai aspettato una spedizione così memorabile. La Croazia inizia il suo Mondiale in un girone per niente semplice, dove però ottiene 3 vittorie, contro la Nigeria, l’Islanda e soprattutto l’Argentina di Lionel Messi, che viene spazzata via con un netto 3-0. Nel prosieguo del percorso battono prima la Danimarca e poi i padroni di casa della Russia ai calci di rigore, e il destino sembra simile anche per la semifinale contro l’Inghilterra, che però viene risolta da un gol ai tempi supplementari di Mario Mandzukic, che porta la Croazia a giocare la prima finale della sua storia. Capire cosa significhi questo per un popolo appartenente a un paese piccolo e che ha visto la propria Nazionale, dopo l’exploit inaspettato del ‘98, eliminata ai gironi dei Mondiali 2002, 2006 e 2014, con in mezzo la non qualificazione del 2010, è praticamente impossibile. Quello che era riuscita a fare quella squadra, prima ancora della finale, era inspiegabile, molto più di un semplice traguardo sportivo. I croati erano uniti come mai lo erano stati prima. La finale vedrà la Francia vincere il suo secondo Mondiale, ma, al di là della banale retorica, l’orgoglio provato dai croati per la propria squadra rimase intatto anche dopo il triplice fischio finale, e la felicità di aver raggiunto quell’obiettivo e averne sfiorato uno forse troppo grande era incommensurabile. In quella partita finita 4-2 per i Blues, Mandzukic segna, quando ormai è troppo tardi, il suo trentatreesimo e ultimo gol con la maglia a scacchi, diventando il secondo goleador di sempre dopo Davor Suker. Nel frattempo, a Torino, la Juve ha portato in bianconero quello che per anni è stato il loro peggior incubo: Cristiano Ronaldo. Con la partenza di Higuain verso Milano, il croato si rivela un partner essenziale per il portoghese, e un elemento importante in area di rigore, decidendo spesso le partite contro le big del campionato italiano. Al termine dell’annata arriverà “solo” lo scudetto, il suo quarto consecutivo, e per sancire ancor di più l’amore tra lui e la Juventus, indosserà in 7 occasioni la fascia di capitano, tutto porta a prevedere che la carriera del croato si concluderà adornata dai colori bianconeri, come era anche nella volontà dello stesso Mandzukic. Quello che non era stato previsto, però, è un’altra rivoluzione che avrà lui come principale vittima, dopo quella del Bayern. La Juventus passa da Allegri a Sarri, e Mario passa dall’essere un giocatore inamovibile a essere un peso fuori rosa. La situazione che si era creata lo vede costretto ad andare via nel mercato di riparazione, lasciando la squadra nella quale ha dato e ricevuto di più in quanto ad affetto e non solo. Sceglie come meta il Qatar, attirato dal ricco stipendio che l’Al-Duhail era disposto a offrigli, ma dopo appena 572 minuti in campo e 1 gol, rescinde il proprio contratto con la squadra araba, e ora è pronto a navigare verso altri lidi per una nuova avventura che possa stimolarlo calcisticamente. Se si va a guardare la carriera di Mandzukic, lo spirito con il quale l’ha sempre condotta è praticamente opposto a quello che muove Giacinto Mazzatella, il protagonista della pellicola di Scola inizialmente citata. Il personaggio interpretato magistralmente da Nino Manfredi, infatti, mette i suoi soldi e la propria persona davanti a tutto, risultando egoista nei confronti della sua famiglia. L’attaccante croato, al contrario, ha sempre dato tutto quello che aveva per la propria squadra, per i propri allenatori e per i propri tifosi. Mario Mandzukic è sempre stato brutto, sporco e cattivo, ma solo per chi lo ha avuto contro. RICCARDO MITA, JUVENTIBUS.COM DEL 30 NOVEMBRE 2019 “L’ultima valigia e poi tutto cambierà e già qualcuno aspetta per portarti via di qua...” Cantava così Massimo Di Cataldo, icona della musica nostrana anni ‘90, che si presentò con questo testo dal titolo “Se adesso te ne vai” al festival di Sanremo del 1996, sì, proprio quel 1996, anno che ci vide per l’ultima volta sul tetto d’Europa. La canzone parlava di un amore finito, di un’agonia portata avanti per cercare di non buttare via tutto, nella speranza di un ripensamento, ma nella consapevolezza che ormai fosse tardi. Questa consapevolezza, noi juventini, la stiamo vivendo da qualche mese ormai; nel nostro caso la storia al capolinea è quella tra la Juventus e Mario Mandzukic, bomber capace di vincere ovunque sia andato, maestro del gioco aereo e uno degli “attaccanti d’area di rigore” più forti della sua generazione. Il croato, da punto inamovibile di mister Allegri è diventato – sì lo so è brutto chiamarlo così, ma al momento lo è – un esubero. L’ex Dinamo Zagabria, alla Juventus dalla stagione 2014/15, ha totalizzato 118 presenze e segnato 31 goal in bianconero. Numeri di tutto rispetto per uno dei giocatori più iconici della presidenza Andrea Agnelli. L’ex punta del Wolfsburg, (tra le diverse squadre in cui ha militato), ha rappresentato per noi tifosi un punto di riferimento, un giocatore pronto sempre a sacrificarsi e l’ultimo a uscire dal ring. Un calciatore che a 30 anni e passa si è messo a fare l’esterno d’attacco pur avendo quasi sempre indossato in carriera l’abito da punta centrale. Nonostante questo, prestazioni sempre di alto livello e goal importanti, soprattutto a grandi squadre, come a voler dimostrare la sua supremazia non solo fisica, ma decisamente mentale. Il suo goal più bello, manco a dirlo, la rovesciata in finale contro il Real Madrid... lancio di Bonucci da 40 metri verso Alex Sandro che rigira e trova Higuain, l’argentino fa sponda verso Marione che tenta la magia da posizione defilata e buca Keylor Navas. Un goal che sfida tutte le leggi della fisica, alcune le viola, ma Mario non lo sa e nel dubbio la butta dentro. Un’azione alla Holly e Benji, ma quel goal alla Hutton è frutto di un croato alto 1,90 m che tenta l’acrobazia da 12 m di distanza in una finale di Champions, e gli riesce. Come sia andata a finire quella partita lo sappiamo tutti e forse questo è l’unico ricordo da trattenere, non a caso firmato Mandzukic. Il destino del vice campione del mondo a Russia 2018, sembra ormai segnato, e la cosa più tragicomica – passatemi il termine – nella carriera di questo campione – così va chiamato perché lo merita – è l’epilogo di ogni esperienza. Mario, infatti, sembra sia sempre stato fatto partire con troppa facilità. Al Bayern, dopo aver vinto tutto da protagonista, complice anche l’arrivo di Lewandowski, fu costretto a fare le valigie e lasciare l’Allianz Arena per passare di fretta e furia all’Atletico Madrid. Qui nonostante la stima del cholo Simeone e una Supercoppa di Spagna vinta grazie a un suo goal al ritorno contro la solita vittima Real Madrid, dopo una sola stagione, viene lasciato tranquillo di proseguire da un’altra parte. Inizia quindi l’avventura in bianconero condita da 4 scudetti, 3 coppe Italia e 2 supercoppa di Lega, trionfi che l’hanno visto come uno dei principali fautori. In questi anni l’amore dei tifosi, la stima di tutti, e la passione di mister Allegri che lo avrebbe messo anche in porta. Quindi? Quindi stavolta finirà la carriera qui... Giusto? Macché sembra che tutto stia per finire anche stavolta. In questo caso non si deve dar colpa a scelte di mercato o mancanza di gratitudine, parola che nel calcio purtroppo ha poco peso, ma a uno stile di gioco di cui difficilmente potrebbe far parte. Sappiamo tutti infatti che nelle idee tattiche di Mister Sarri, il tecnico ex blues, prediliga giocatori più brevilinei sulle fasce e capaci di dare “strappi” durante diverse fasi della partita; senza pensare minimamente di togliere Ronaldo, libero di spostarsi partendo largo da sinistra. Per quanto riguarda il suo ruolo naturale da prima punta, qui il discorso è ancora più complesso. Al di là delle gerarchie, in cui Higuain veleggia, soprattutto in questo stato di grazia, subito dopo in quel ruolo troveremmo un Ronaldo accentrato “alla Allegri”, o un Dybala falso nueve, stile Sarri-Mertens per intenderci. Mandzukic quindi si ritrova dopo anni a non avere più una collocazione in campo, e questo lo porterà con ogni probabilità, alla soglia dei 34 anni, a cambiare di nuovo club. Si parla molto di Cina, si è parlato dello United che ora sembra essersi focalizzato sul talento Haland e si vocifera di un interessamento del Milan. Quale sia la sua destinazione poco importa, il dispiacere di vederlo andar via sarà naturale. Lui ha dato tanto a questa squadra e ha rappresentato la rinascita soprattutto in campo europeo. La qualità che più ci mancherà sarà la cattiveria agonistica, ingrediente che manca a molti dei nostri giocatori. Quello che mi sento di dire è grazie Mario per quello che ci hai fatto vedere. Spero che la tua carriera ti possa regalare ancora tante soddisfazioni, ciò che lascerai, se davvero dovessi andar via è una lezione: puoi essere il calciatore più forte, il più tecnico, il più elegante, il più veloce, ma se non hai un fuoco dentro che ti brucia, le partite che contano non sono per te... e tu Mario, nelle partite che contano, vai a fuoco. Chiudo come ho iniziato, con Massimo Di Cataldo, con una canzone vera, ma triste. Un po’ come questa bella storia che sta per tramontare. “E maledico il giorno che ci ha unito e questo che ti vede andare via, non mi rimane che un saluto abbasserò la testa e così sia...” ALEX CAMPANELLI, JUVENTIBUS.COM DEL 22 AGOSTO 2019 Mario Mandzukic non può essere definito un calciatore divisivo. Non si hanno notizie di suoi atteggiamenti, dentro e fuori dal campo, che possano destabilizzare l’ambiente, sul terreno di gioco è pronto ad adattarsi ai ruoli e compiti più svariati senza battere ciglio, con compagni e allenatore è tanto corretto e disponibile quanto aggressivo e battagliero nei confronti degli avversari. Eppure, gli ultimi mesi di Mandzukic in bianconero, le quali radici affondano in realtà all’inizio della stagione 2017/18, hanno letteralmente frammentato l’opinione del tifo bianconero, rendendo veramente difficile dare una dimensione reale delle sue 4 stagioni con la maglia della Juve. L’arrivo di Mandzukic in bianconero è una felice intuizione di Marotta e Paratici: partito Tevez, era impossibile sostituirlo con un giocatore dotato delle stesse caratteristiche, ecco allora sbarcare a Torino un attaccante che ne possedeva la classe e la tecnica di tiro, Dybala, e un altro che fosse in grado di ringhiare su ogni avversario ed eguagliarne l’impatto fisico, Mandzukic per l’appunto. Nell’inizio stagione più travagliato degli ultimi anni Allegri ci mette un po’ a trovare la quadratura, ma poi capisce che le qualità dei due si sposano alla perfezione e li mette davanti a Morata, probabilmente superiore a Mario come valore assoluto ma in quel momento meno funzionale a quella Juventus. Ne esce una stagione da 23 gol per Dybala, mentre Mario si accontenta di 13 segnature; resterà la sua annata più prolifica in bianconero. Nella stagione seguente l’arrivo a sorpresa di Higuain sembra poter relegare il croato a seconda scelta, invece MM gioca diverse partite da spalla del Pipita, prima del colpo di genio di Allegri che frutterà la seconda finale di Champions in 3 anni, per una delle Juventus complessivamente più convincenti degli ultimi anni: un 4-2-3-1 che vede Mandzukic, Dybala, Higuain e Cuadrado in campo tutti insieme, con Mario a far l’ala sinistra. L’epica che circonda Mario Mandzukic qui arriva ai livelli massimi, toccando l’apice col gol segnato al Real Madrid in finale, un capolavoro che, se la Juventus fosse uscita vincitrice, avrebbe proiettato il croato dritto nell’albo degli eroi bianconeri di ogni tempo. Le sue corse a mordere sulle caviglie degli avversari, i recuperi fino alla linea di fondo, le spallate e le sgomitate spalle alla porta, lo sguardo assassino contro i “nemici” della Juventus: tutte caratteristiche che fanno impazzire il popolo bianconero, il quale innalza il numero 17 a nuovo eroe. Poi qualcosa si rompe. Alla Juventus arrivano due esterni veri come Bernardeschi e Douglas Costa, l’opinione che “Mandzukic non possa ripetere una stagione così sfiancante” inizia a farsi strada, di colpo Mario l’eroe diventa un sopportato, si genera una corrente di pensiero che reputa stucchevoli tutti gli elementi che avevano fatto innamorare i tifosi, giudicate superflue nel momento in cui le prestazioni dell’ex Bayern non si rivelano più all’altezza della situazione. Il crollo del gradimento nei confronti di Mandzukic è proseguito nella stagione appena conclusasi: Mario che toglie spazio a Dybala da attaccante, Mario che impedisce alla Juventus di giocare bene a calcio, Mario che non segna mai ma deve giocare perché Allegri non ha il coraggio di toglierlo, Mario che non ne ha più ma non vuole ammetterlo e toglie spazio a compagni più meritevoli. Serve tanto, tanto equilibrio per parlare dell’esperienza in bianconero di Mandzukic. Nei 4 anni con la maglia della Juve, l’attaccante non si è mai rivelato un killer d’area di rigore, sempre oscillando tra i 10 e i 13 gol stagionali, ma è stato un giocatore estremamente poliedrico e funzionale. La sua abilità nell’aprire gli spazi ha dato vita al Dybala più prolifico di sempre, la sua intelligenza tattica e il suo spirito di abnegazione hanno permesso l’esistenza di una delle Juventus più sbilanciate di sempre, con Khedira-Pjanic in mezzo al campo, Dybala mezzapunta e Alves-Cuadrado sulla destra. Suo malgrado, non appena il deterioramento fisico (ostacolo quasi insormontabile per un giocatore delle sue caratteristiche) ne ha intaccato il rendimento, Mandzukic è rimasto prigioniero del suo stesso personaggio, della retorica che si era venuta a creare intorno a lui. La divisione su Mario Mandzukic ne ha generate di più ampie: chi lo reputa fondamentale viene considerato un discepolo di Allegri e nemico del bel calcio, quello predicato da coloro che ne invocavano la cessione a ogni prestazione opaca, per non parlare della dicotomia Dybala/Mandzukic, ritenuti “un giocatore senza palle, non da Juve” e “un carro armato senza piedi buono solo per le sponde” dai rispettivi detrattori. Mario Mandzukic, suo malgrado, ha tirato fuori il peggio del tifo bianconero, alimentandone la ghettizzazione. Vanno dunque ricordati i gol decisivi in Champions League (City, Monaco, Sporting, due volte Real) e in campionato, fasti del suo periodo fisicamente più brillante, la generosità anche nei momenti più complicati, lo spirito di sacrificio e la genuinità con cui Mandzukic è diventato un calciatore juventino, non un calciatore della Juventus. Per il momento però dobbiamo fermarci qui; solo il tempo ci donerà un’esatta percezione del Mandzukic bianconero, provare a giudicarlo ora scatenerebbe soltanto altre guerre di religione. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/05/mario-mandzukic.html
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MARIO MANDZUKIC https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Mandžukić Nazione: Croazia Luogo di nascita: Slavonski Brod Data di nascita: 21.05.1986 Ruolo: Attaccante Altezza: 190 cm Peso: 85 kg Nazionale Croato Soprannome: Dilkos - Super Mario - Mister No Good - Manzo Alla Juventus dal 2015 al 2019 Esordio: 08.08.2015 - Supercoppa italiana - Juventus-Lazio 2-0 Ultima partita: 19.05.2019 - Serie A - Juventus-Atalanta 1-1 162 presenze - 44 reti 4 scudetti 3 coppe Italia 2 supercoppe italiane Mario Mandžukić (Slavonski Brod, 21 maggio 1986) è un ex calciatore croato, di ruolo attaccante, assistente della nazionale croata. In carriera si è aggiudicato, a livello nazionale, tre campionati croati (dal 2007-08 al 2009-10), due Coppe di Croazia (2007-08 e 2008-09) e quattro Supercoppe di Croazia (dal 2007 al 2010) con la Dinamo Zagabria, due campionati tedeschi (2012-13 e 2013-14), due Coppe di Germania (2012-13 e 2013-14) e una Supercoppa di Germania (2012) con il Bayern Monaco, una Supercoppa di Spagna (2014) con l'Atlético Madrid, quattro campionati italiani (dal 2015-16 al 2018-19), tre Coppe Italia (dal 2015-16 al 2017-18) e due Supercoppe italiane (2015 e 2018) con la Juventus, mentre a livello internazionale vanta la vittoria di una UEFA Champions League (2012-13), una Supercoppa UEFA (2013) e una Coppa del mondo per club FIFA (2013) con il Bayern Monaco. Dopo avere partecipato con la nazionale croata ai campionati europei di Polonoa-Ucraina 2012 e Francia 2016 e al campionato del mondo di Brasile 2014, si è laureato vicecampione del mondo a Russia 2018. Considerato uno dei migliori attaccanti della sua generazione, a livello individuale è stato eletto miglior giocatore del campionato croato nel 2009, nonché calciatore croato dell'anno dalla rivista Večernji list nel 2012 e nel 2013. Si è inoltre laureato capocannoniere del campionato croato 2008-09 e del campionato d'Europa 2012 (in quest'ultimo caso a pari merito con cinque giocatori). Mario Mandžukić Mandžukić con la nazionale croata durante la finale del campionato del mondo 2018 Nazionalità Croazia Altezza 190 cm Peso 85 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Croazia (Assistente) Termine carriera 3 settembre 2021 Carriera Giovanili 1992-1996 Ditzingen 1996-2003 Marsonia 2003-2004 Željezničar Slavonski Brod Squadre di club 2004-2005 Marsonia 23 (14) 2005-2007 NK Zagabria 51 (14) 2007-2010 Dinamo Zagabria 81 (42) 2010-2012 Wolfsburg 56 (20) 2012-2014 Bayern Monaco 54 (33) 2014-2015 Atlético Madrid 28 (12) 2015-2019 Juventus 162 (44) 2020 Al-Duhail 5 (0) 2021 Milan 10 (0) Nazionale 2004-2005 Croazia U-19 10 (3) 2007 Croazia U-20 1 (1) 2005-2007 Croazia U-21 9 (1) 2007-2018 Croazia 89 (33) Carriera da allenatore 2021- Croazia Assistente Palmarès Mondiali di calcio Argento Russia 2018 Biografia Da sinistra: murale dedicato a Mandžukić e Ivica Olic nella natia Slavonski Brod (2020) Si trasferisce assieme ai genitori in Germania nel 1992, andando ad abitare nella città di Ditzingen, presso Stoccarda, per fuggire dalla guerra d'indipendenza croata. Torna in patria nel 1996, a guerra terminata. Anche il padre, di nome Mato, era un calciatore. Caratteristiche tecniche Centravanti combattivo, adatto al gioco in contropiede, era un giocatore d'area, forte fisicamente ma anche agile, veloce e resistente. Dotato di ottima tecnica, era efficace nel gioco aereo e nella finalizzazione. Generoso, tenace nel pressing sui difensori avversari, era abile nello scartare il diretto marcatore e nel servire assist ai compagni di squadra. Paragonato agli esordi al connazionale Alen Boksic, è un giocatore di classe e fantasia, intelligente tatticamente oltreché in grado di risultare decisivo in qualsiasi momento — sovente nelle sfide di cartello — grazie alla sua imprevedibilità. Calciatore abbastanza polivalente nel reparto avanzato, in passato nella Dinamo Zagabria si è disimpegnato come trequartista, mentre nel prosieguo di carriera sia nel Wolfsburg sia nella Juventus ha ricoperto all'occorrenza il ruolo di esterno alto, con notevole apporto alla fase difensiva. Carriera Giocatore Club I primi anni a Zagabria Dopo avere militato nelle giovanili del Marsonia, in cui preferiva giocare a centrocampo, disputa la stagione 2004-05 in prima squadra, realizzando 14 reti nella seconda divisione del campionato croato. Notato da Miroslav Blazevic si trasferisce al suo club, l'NK Zagabria, in cui disputa complessivamente 58 partite, realizzando 17 gol. Mandžukić alla Dinamo Zagabria nel 2008 Nella stagione 2007-08 passa alla Dinamo Zagabria per 1,5 milioni di euro, acquistato nel tentativo di sostituire nel reparto avanzato Eduardo. Fa il suo esordio con la nuova casacca il 21 luglio 2007 nella vittoria casalinga di campionato contro il Sebenico, in cui segna anche il suo primo gol con la Dinamo nel 5-0 finale. Il 7 agosto 2007 debutta in Champions League, nella gara preliminare vinta 3-1 in casa del Domzale. Il 4 ottobre scende in campo per la prima volta anche in Coppa UEFA, nella vittoria per 2-3 in casa dell'Ajax, in cui realizza i suoi primi due gol nelle competizioni europee. Con la maglia della Dinamo Zagabria disputa tre stagioni (più una partita del secondo turno preliminare di Champions League nell'agosto 2010), mettendo a segno 63 reti in 128 gare complessive. Wolfsburg Nella stagione 2010-2011 Mandžukić si trasferisce in Germania, nelle file del Wolfsburg, acquistato in cambio di una cifra tra i 7 e gli 8 milioni di euro. Arrivato agli ordini del tecnico Steve Mc Laren, debutta con la nuova maglia il 15 agosto 2010 in Coppa di Germania, nella vittoria esterna per 1-2 in casa del Preussen Münster. Cinque giorni più tardi fa invece il suo esordio in Bundesliga, nella sconfitta all'Allianz Arena per 2-1 contro il Bayern Monaco; segna il suo primo gol nel campionato tedesco il 12 marzo 2011, nella sconfitta interna per 1-2 contro il Norimberga. Inizialmente soffre la concorrenza di Edin Dzeko, venendo per questo dirottato spesso in campo da McClaren a esterno d'attacco o di centrocampo. Durante il successivo interim in panchina di Pierre Littbarski il croato non è convocato per tre gare su cinque, giocando un incontro intero solo nella sfida con il Norimberga, realizzando l'unico gol dei Lupi (1-2). Littbarski è a sua volta sostituito poche settimane più tardi, in pianta stabile, da Felix Magath. Il nuovo tecnico si rivelerà una figura molto importante per la crescita di Mandžukić, ancor più sul piano umano, smussandone una certa insofferenza alla disciplina che al contrario aveva fin qui contraddistinto il croato dentro e fuori dal campo. Sul piano prettamente sportivo, Magath ripristina definitivamente l'attaccante al suo ruolo naturale, in un attacco a due, e i risultati iniziano ad arrivare: il Wolfsburg ottiene 11 punti in 6 partite, con Mandžukić autore di 7 dei suoi 8 gol stagionali in queste ultime gare, tra cui due doppiette contro Colonia (4-1) e Hoffenheim (1-3), che contribuiscono alla salvezza del club biancoverde. Con la partenza di Džeko, per l'annata 2011-12 Magath affianca al croato il giovane Patrick Helmes e inserisce entrambi in un attacco a due: durante le prime quattro giornate di Bundesliga, Mandžukić non va a segno. Al quinto turno viene schierato da seconda punta, alle spalle di Srdan Lakic, e la scelta si rivela giusta: il croato sigla infatti due reti allo Schalke 04 (2-1). A fine stagione conta 12 gol e 10 assist in 32 presenze di campionato, portando il Wolfsburg all'ottavo posto, alla soglia della zona UEFA: l'avventura tra le file della compagine tedesca termina tuttavia dopo appena due stagioni, dove globalmente colleziona 60 presenze e realizza 20 gol. Bayern Monaco Mandžukić al Bayern Monaco nel 2012 Il 27 giugno 2012, dopo una buona partecipazione con la maglia della Croazia al campionato d'Europa 2012, passa al Bayern di Monaco in cambio di 13 milioni di euro. Acquistato, nei piani iniziali, per fare da riserva al titolare designato Mario Gomez il croato emerge anche beneficiando di un infortunio occorso al tedesco, per poi sopravanzare definitivamente quest'ultimo nelle gerarchie del tecnico Jupp Heynckes. In questo periodo Mandžukić fa parlare di sé anche per questioni extracalcistiche, quando il 17 novembre, dopo avere segnato il gol del definitivo 1-1 nella sfida di campionato contro il Norimberga, esulta insieme al compagno di squadra Xherdan Shaqiri compiendo con lui, polemicamente, un saluto militare: secondo la stampa serba, un gesto dedicato ad Ante Gotovina e Mladen Markač, generali processati per la loro condotta nella guerra d'indipendenza croata e assolti dalle Nazioni Unite pochi giorni prima della succitata esultanza. Il 6 aprile 2013 vince per la prima volta la Bundesliga, il ventitreesimo titolo per i bavaresi, con sei giornate di anticipo rispetto alla fine del torneo. Il successivo 25 maggio fa invece sua per la prima volta la Champions League, grazie alla vittoria per 2-1 nella finale contro il Borussia Dortmund, segnando il gol del momentaneo 1-0. Pochi giorni dopo, il 1º giugno, completa il treble stagionale con i Roten sollevando anche la sua prima Coppa di Germania, grazie al 3-2 allo Stoccarda. Questo positivo momento per Mandžukić s'interrompe nell'estate 2013, quando a Monaco di Baviera approda Josep Guardiola, fautore di un sistema di gioco — il cosiddetto tikitaka — che rifugge da una classica prima punta, qual è invece il croato che di conseguenza non si trova a proprio agio con i nuovi schemi portati dal tecnico spagnolo. La stagione 2013-14 si apre il 30 agosto con la vittoria della Supercoppa UEFA, ottenuta sconfiggendo ai tiri di rigore la compagine londinese del Chelsea, dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano conclusi sul 2-2. Nel corso dell'annata troviamo un Mandžukić sempre più insofferente verso la filosofia calcistica di Guardiola, pur rimanendo prolifico sottoporta; con la squadra tedesca conquista altri tre titoli: la Coppa del mondo per club, con un 2-0 al Raja Casablanca nella finale del 21 dicembre, la Bundesliga, vinta matematicamente il 25 marzo 2014 con ben sette giornate d'anticipo, e la Coppa di Germania, grazie al 2-0 del 17 maggio sul Borussia Dortmund. Il rapporto con i bavaresi si chiude l'estate seguente, dopo 88 partite e 48 reti, da una parte per l'arrivo da Dortmund di Robert Lewandovski che preclude ulteriori spazi al croato nel reparto avanzato, e dall'altra per gli ormai insanabili dissidi con Guardiola, degenerati nel finale di stagione anche sul piano personale: in particolare Mandžukić accusa l'allenatore catalano di averlo scientemente relegato in panchina nelle ultime e ininfluenti partite di campionato, col solo scopo d'impedirgli di competere per il titolo di capocannoniere — poi andato, per due reti, proprio al succitato Lewandowski. Atlético Madrid Mandžukić all'Atlético Madrid nel 2014 Il 10 luglio 2014 Mandžukić si trasferisce all'Atlético Madrid per 22 milioni di euro, chiamato a sostituire il partente Diego Costa. Segna il suo primo gol con i Colchoneros il successivo 22 agosto, risultando il match winner nel derbi madrileño contro il Real Madrid, rete che consente all'Atlético di vincere la Supercoppa di Spagna. Mette a segno il suo primo gol nella Liga otto giorni dopo, andando in rete nella vittoria casalinga 2-1 contro l'Elbar. Nonostante le positive premesse della vigilia, che individuavano nella piazza madrilena e soprattutto nel credo tattico dell'allenatore Diego Simeone — il cosiddetto cholismo, intriso di agonismo e abnegazione — l'ambiente ideale per le caratteristiche dell'ariete croato, al contrario con il passare dei mesi Mandžukić va incontro a crescenti difficoltà in biancorosso, palesatesi nella seconda parte di stagione: patisce soprattutto per un infortunio alla caviglia occorsogli nella sfida di Champions League contro il Bayer Leverkusen nonché per la repentina ascesa del giovane Antoine Griezmann. Chiude la sua unica e a conti fatti non esaltante stagione all'Atlético con un bottino di 20 reti in 43 partite totali. Juventus 2015-2017 Il 22 giugno 2015 viene acquistato dalla Juventus per 19 milioni di euro. Il successivo 8 agosto, al debutto con la nuova maglia, apre le marcature nel 2-0 alla Lazio che vale la vittoria della Supercoppa italiana, mentre il 23 dello stesso mese debutta in Serie A, nella sconfitta 0-1 con l'Udinese; proprio in questa sfida, uno scontro con un cartellone pubblicitario a bordocampo gli procura una ferita al gomito, presto infettatasi, costringendolo a una pesante cura antibiotica che, protraendosi per un paio di mesi, ne inficia l'impatto con la realtà bianconera. Ancora debilitato, ciò nonostante il 15 settembre in Champions League si sblocca con i piemontesi, segnando il momentaneo pareggio nell'1-2 esterno contro il Manchester City, e trovando poi il 25 ottobre anche la prima rete nel campionato italiano, nella vittoria per 2-0 sull'Atalanta. Una volta tornato a pieno regime, e assimilitato il credo tattico di Massimiliano Allegri — il quale, nelle seguenti stagioni torinesi, ne farà uno dei suoi fedelissimi —, Mandžukić emerge ben presto tra i trascinatori di una Juventus che il 25 aprile 2016, a coronamento di una rimonta-record, si aggiudica matematicamente il quinto scudetto consecutivo. Il 21 maggio a Roma arriva anche la Coppa Italia contro un Milan superato 1-0 al termine dei supplementari, contribuendo così a fare bissare al club il double dell'anno precedente. L'avvio della sua seconda stagione in bianconero è tuttavia interlocutorio per il croato, causa la concorrenza del neoacquisto Gonzalo Higuaín, questi inizialmente preferito nel ruolo di prima punta; un periodo negativo sul piano personale, che culmina nel dicembre 2016 con la sfida di Supercoppa persa ai tiri di rigore contro il Milan: dopo l'1-1 al termine dei supplementari, l'attaccante croato fallisce il proprio tentativo di marcatura dal dischetto. Nonostante l'avere trovato il successivo 11 gennaio il suo primo gol in Coppa Italia nel 3-2 interno all'Atalanta, fin qui pare senza soluzione la sua problematica convivenza con Higuaín; per risolvere l'impasse, Allegri sposta in pianta stabile Mandžukić sulla linea della trequarti, come esterno sinistro: calandosi con grande spirito di sacrificio in un ruolo già fugacemente ricoperto a Wolfsburg, il croato sfodera prestazioni sempre più convincenti, diventando definitivamente uno dei beniamini della tifoseria juventina di questi anni. Mandžukić alla Juventus al termine della vittoriosa finale di Coppa Italia 2016-2017 Riguadagnato il posto da titolare, contribuisce alla vittoria della Coppa Italia, primo trofeo stagionale e al contempo terzo consecutivo per la squadra bianconera, dopo la vittoriosa finale di Roma del 17 maggio 2017 in cui viene battuta la Lazio 2-0, nonché del sesto titolo italiano di fila e secondo personale: quattro giorni più tardi il successo 3-0 allo Stadium sul Crotone, in cui è autore della rete d'apertura, permette infatti alla squadra d'inanellare il terzo double nazionale di fila, e soprattutto di battere dopo 82 anni il record della Juve del Quinquennio. La positiva annata è contraddistinta anche dal raggiungimento della finale di Champions League, tuttavia persa per 4-1 contro il Real Madrid: nella suddetta sfida di Cardiff del 3 giugno, come magra consolazione personale, il croato si rende protagonista con una rete in rovesciata, quella del momentaneo 1-1, poi premiata dalla UEFA come la migliore dell'edizione; nella circostanza diviene inoltre, insieme a Cristiano Ronaldo e Velibor Vasovic, uno dei tre calciatori capaci di segnare con due squadre diverse in una finale della massima competizione europea per club. 2017-2019 Al termine della stagione 2017-2018, la terza a Torino, per Mandžukić si ripete il double domestico, terzo consecutivo per il croato e al contempo quarto di fila per la Juventus: i bianconeri si impongono, infatti, il 9 maggio 2018 nella finale di Coppa Italia con un netto 4-0 sul Milan — quarta affermazione in successione e nuovo primato nel calcio italiano —, e si aggiudicano quattro giorni più tardi anche il settimo scudetto consecutivo, grazie al pareggio esterno a reti bianche contro la Roma. In Champions League la Juventus è, invece, eliminata ai quarti di finale ancora dal Real Madrid, nonostante la doppietta segnata dal croato nella sfida di ritorno dell'11 aprile, vinta per 1-3 al Bernabéu. Nell'estate seguente, quando a Torino approda proprio da Madrid Cristiano Ronaldo, inizialmente per Mandžukić paiono chiudersi gli spazi nell'attacco bianconero; al contrario, a giovare più di tutti dell'arrivo del fuoriclasse portoghese è il croato, il quale, anche a fronte della cessione di Higuaín, può tornare con maggior continuità a ricoprire il ruolo di ariete d'area di rigore. Il 24 novembre 2018, in occasione della vittoriosa sfida di campionato allo Stadium contro la SPAL, scende in campo per la prima volta da capitano dei bianconeri, siglando peraltro la rete che fissa il risultato sul 2-0. Nella prima parte di stagione il croato si dimostra spesso decisivo per le sorti della squadra, grazie a un notevole e continuativo contributo sottorete, come raramente successo nelle precedenti annate juventine: tra gli altri, il 7 dicembre è suo il gol dell'1-0 che decide il derby d'Italia contro l'Inter. All'inizio del nuovo anno, il 16 gennaio a Gedda, nonostante Mandžukić non abbia disputato l'incontro per infortunio, si aggiudica per la seconda volta la Supercoppa italiana, in virtù del successo per 1-0 contro il Milan. Al rientro in campo, l'attaccante inanella una lunga serie di prestazioni sottotono: l'unica sua marcatura nel girone di ritorno è quella contro l'Atalanta, nella partita casalinga del 19 maggio terminata 1-1. Ciononostante al termine dell'annata conquista lo scudetto, arrivato matematicamente già il 20 aprile, a corollario di un campionato giocato a ritmi da record, grazie al successo per 2-1 nel match di Torino contro la Fiorentina: è il quarto tricolore della carriera per Mandžukić, nonché l'ottavo consecutivo per la Juventus. È, questo, un primato assoluto nella storia della serie A e dei maggiori campionati nazionali d'Europa. Tale semestre si rivela a posteriori il preludio alla stagione 2019-2020 in cui, con l'avvicendamento tecnico tra Allegri e Maurizio Sarri, oltreché il ritorno a Torino di un Higuaín più in sintonia con la filosofia calcistica nel nuovo allenatore, Mandžukić perde repentinamente centralità nelle dinamiche della squadra titolare, scivolando ai margini della rosa finanche, in accordo con la società, ad autoescludersene. Non essendo mai sceso in campo sotto la gestione Sarri, sveste la maglia juventina nel dicembre 2019, dopo quattro anni e mezzo, con 162 presenze, 44 gol e 9 trofei vinti. Al-Duhail e Milan Il 24 dicembre 2019 si accorda con i qatarioti dell'Al-Duhail, entrando a far parte della rosa del club dal 1º gennaio 2020. Esordisce con la squadra di Doha il successivo 5 gennaio, nella partita di Qatar Stars League contro il Qatar SC (0-0); cinque giorni dopo segna il primo gol in maglia grigiorossa, nel match di Qatar Stars Cup vinto per 2-0 contro l'Al-Sailiya. All'esordio in AFC Champions League , l'11 febbraio, apre le marcature nella partita vinta per 2-0 in casa contro il Persepolis. Rimane in Qatar per un semestre, per poi risolvere il proprio contratto con l'Al-Duhail il 5 luglio seguente. Dopo altri sei mesi d'inattività, il 19 gennaio 2021 torna in Italia, accasandosi al Milan. Cinque giorni dopo debutta in maglia rossonera, subentrando a Samu Castillejo al 70' della partita interna persa per 0-3 contro l'Atalanta in campionato. Arrivato a Milano per dare il proprio contributo a una formazione rossonera in quel momento in testa al campionato, l'attaccante vive tuttavia un semestre ben al di sotto delle attese, incapace d'imporsi anche perché frenato da ripetuti guai fisici; nel corso sua effimera esperienza rossonera, in cui non riesce mai ad andare in rete, il croato si segnala solo per il gesto di rinunciare al proprio stipendio di marzo, causa lo scarso impiego, per devolverlo alla Fondazione Milan. Il successivo 24 maggio, una volta raggiunta l'aritmetica qualificazione alla Champions League, l'attaccante si congeda dal club lombardo. Pochi mesi dopo, il 3 settembre 2021, ufficializza il proprio ritiro dall'attività agonistica. Nazionale Mandžukić (in piedi, terzo da sinistra) nell'undici croato sceso in campo nella finale del campionato del mondo 2018 Debutta con la nazionale croata il 17 novembre 2007, nel match di qualificazione al campionato d'Europa 2008 perso 2-0 contro la Macedonia; alla presenza successiva, il 10 settembre 2008, realizza il suo primo gol in maglia scaccata, siglando l'unica marcatura croata nell'1-4 contro l'Inghilterra. In occasione del campionato d'Europa 2012, sigla una doppietta nel 3-1 all'Irlanda, quindi una rete nell'1-1 contro l'Italia. Per quella competizione, la prima ufficiale disputata da Mandžukić, sarà capocannoniere con tre reti, alla pari di Mario Balotelli, Fernando Torres, Alan Dzagoev, Cristiano Ronaldo e Mario Gómez; l'attaccante è inoltre autore di 3 delle 4 reti della sua nazionale nella competizione. Viene convocato per il campionato del mondo 2014 in Brasile, e il 19 giugno, in occasione del match contro il Camerun, Mandžukić segna le sue prime reti in una competizione ufficiale mondiale, grazie a una doppietta, contribuendo al 4-0 finale. Tuttavia la Croazia viene eliminata dal girone dopo le due sconfitte, entrambe per 1-3, contro i padroni di casa del Brasile e il Messico. Nel 2016 realizza due triplette, nello schiacciante 10-0 al San Marino e nello 0-6 esterno contro il Kosovo. Ha fatto parte dei 23 che hanno preso parte al campionato d'Europa 2016 in Francia, dove non ha segnato alcuna rete; la nazionale slava, dopo avere terminato in testa il proprio girone, davanti alla Spagna campione d'Europa in carica, agli ottavi viene eliminata ai supplementari (0-1) dal Portogallo, futuro vincitore dell'edizione. Viene confermato in squadra per il campionato del mondo 2018 in Russia, dov'è tra i protagonisti della Croazia che raggiunge una storica finale, la prima della sua storia, tuttavia persa contro la Francia. Nell'arco del torneo Mandžukić sigla 3 reti: contro la Danimarca negli ottavi (1-1 dts, 4-3 dcr), nei supplementari della semifinale contro l'Inghilterra (2-1), decisiva nel permettere alla nazionale balcanica di accedere alla finale, e l'ultima proprio nella sfida di Mosca contro i Bleus dov'è croce e delizia per i croati, prima sbloccando suo malgrado il punteggio con un autogol, e poi realizzando la rete del definitivo 2-4. Come consolazione personale, grazie a quest'ultimo gol diventa il quinto giocatore, dopo Ferenc Puskás, Zoltán Czibor, Gerd Müller e Zinédine Zidane, ad andare a segno sia in una finale di Coppa dei Campioni/Champions League, sia in una di Coppa del mondo. La finale moscovita rimane l'ultima sua gara con la Croazia: il 14 agosto seguente il giocatore annuncia, infatti, il ritiro dalla nazionale. Dopo il ritiro Pochi mesi dopo il ritiro dall'attività agonistica, il 22 novembre 2021 Mandžukić entra nello staff della nazionale croata in qualità di assistente del selezionatore Zlatko Dalić. Record Uno dei tre calciatori, insieme a Cristiano Ronaldo e Velibor Vasović, ad aver segnato con due squadre diverse in una finale di UEFA Champions League. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato croato: 3 - Dinamo Zagabria: 2007-2008, 2008-2009, 2009-2010 Coppa di Croazia: 2 - Dinamo Zagabria: 2007-2008, 2008-2009 Supercoppa di Croazia: 4 - Dinamo Zagabria: 2007, 2008, 2009, 2010 Campionato tedesco: 2 - Bayern Monaco: 2012-2013, 2013-2014 Coppa di Germania: 2 - Bayern Monaco: 2012-2013, 2013-2014 Supercoppa di Germania: 1 - Bayern Monaco: 2012 Supercoppa di Spagna: 1 - Atlético Madrid: 2014 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2015, 2018 Campionato italiano: 4 - Juventus: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019 Coppa Italia: 3 - Juventus: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Bayern Monaco: 2012-2013 Supercoppa UEFA: 1 - Bayern Monaco: 2013 Coppa del mondo per club: 1 - Bayern Monaco: 2013 Individuale Capocannoniere del campionato croato: 1 - 2008-2009 (16 gol) Miglior calciatore del campionato croato: 1 - 2009 Capocannoniere dell'Europeo: 1 - 2012 (3 gol, a pari merito con Mario Balotelli, Mario Gómez, Cristiano Ronaldo, Alan Dzagoev e Fernando Torres) Calciatore croato dell'anno: 2 - 2012, 2013 Sportivo croato dell'anno: 1 - 2013 UEFA Goal of the Season: 1 - 2016-2017 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine del Duca Branimir — Zagabria, 13 novembre 2018. Di iniziativa della Presidente della Repubblica di Croazia.
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SAMI KHEDIRA «Cari Juventini, vorrei ringraziarvi di tutto cuore! È stato un periodo incredibilmente bello e soprattutto di successo. Sono fiero di essere stato parte di questa era. Per me è sempre stato un onore poter portare questa maglia pluripremiata e porto con me tanti bei momenti e ricordi. Sono le persone a rendere questa squadra particolare e sono davvero contentissimo di aver conosciuto qui non solo dei compagni di squadra, bensì dei veri amici. In bocca al lupo per il futuro e incrocio le dita che quest’anno vada in porto “La Decima”, sarebbe davvero un capolavoro! Per sempre, Forza Juve». Un grande, anzi un grandissimo. Sicuramente uno dei più forti centrocampisti della sua generazione. Dotato in una grande intelligenza calcistica, nonostante non sia mobilissimo, sa sempre trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Tanti i gol segnati – di testa o di piede – grazie ai suoi inserimenti precisi come un orologio svizzero, puntuali come un treno giapponese. Se non fosse stato perseguitato da frequenti infortuni, sarebbe stato uno dei più grandi centrocampisti della storia juventina. Padre tunisino e madre tedesca, Sami nasce a Stoccarda il 4 aprile del 1987. «Mio papà Lazhar e mamma Doris si incontrarono a Hammamet in Tunisia e fu amore a prima vista. Così, Lazhar decise di lasciare il proprio paese per seguirla in Germania. La famiglia di mia mamma reagì al matrimonio anteponendo la conoscenza ai pregiudizi. Ha concesso a mio padre la possibilità di farsi ascoltare, in modo da poterne dare una valutazione. Non possiamo piacere a tutti e non ci possono piacere tutti, non ci sarà mai solo amore nel mondo, ma prima di decidere se una persona ci piace e no bisogna valutarla. Così è stato per i miei genitori. Lazhar ha dimostrato lealtà, correttezza e grande capacità di adattamento. Alla fine, la convivenza è sempre un compromesso. Allora le famiglie miste non erano così numerose come oggi, chiaramente erano viste con occhio critico. Papà all’inizio era percepito e si sentiva diverso, però ha imparato il tedesco presto e bene, ha analizzato e soprattutto accettato la cultura e le tradizioni della Germania. Non ha detto: sono musulmano e non mi adeguo. Ha dato e quindi ricevuto rispetto. Quando si parla di integrazione, il punto fondamentale è sapere accettare e adeguarsi alla mentalità e alle regole del paese che ci ospita, non ostinarsi a volerle cambiare. Mio papà mi ha lasciato un temperamento arabo che ho mescolato alle mie virtù tedesche: credo di essere corretto, gentile, rispettoso e un grande lavoratore. In Spagna e in Italia ho imparato che bere un bicchiere di vino sul terrazzo non toglie nulla alla professionalità, anzi. Ma non mi fermo qui, voglio farmi contagiare da altre culture, mi interessano quella americana e asiatica, voglio cogliere anche i dettagli più insignificanti degli altri popoli». Approda in riva al Po nell’estate del 2015, dopo essersi svincolato dal Real Madrid. Arriva con la laurea di campione del mondo, ottenuta l’anno prima in Brasile con la sua Nazionale. La Juve deve supplire alle partenze di Pirlo e Vidal e fa affidamento sulle grandi qualità del tedesco. La stagione, però, parte male per Sami che si fa male in un’amichevole pre campionato e deve rimandare il suo esordio con la casacca bianconera a fine settembre, nella partita di Coppa dei Campioni contro il Siviglia. Segna la sua prima rete 4 giorni dopo, nella sfida casalinga con il Bologna. È il punto del 3-1 che ribalta completamente lo svantaggio iniziale. E comincia così un’incredibile rimonta che porta la Vecchia Signora a vincere il quinto scudetto consecutivo e la Coppa Italia (la seconda consecutiva). In totale, gioca 25 partite e segna 5 reti. Ma è nella stagione successiva che il supporter juventino fa la conoscenza col vero Khedira. Orfana di Pogba – tornato al Manchester United – la squadra bianconera viene letteralmente trascinata da Sami che gioca 45 partite e realizza 5 marcature. Va in gol nelle prime due partite, contro Fiorentina e Lazio, poi timbra il cartellino anche con Pescara, Sassuolo e Napoli. Vince nuovamente lo scudetto e la Coppa Italia, arriva in finale di Coppacampioni, nello sfortunato match contro i suoi ex compagni del Real Madrid. «Sami capisce a che velocità bisogna andare durante la partita e vi si adegua», sono le parole di Allegri che implica una superiorità del tedesco sul suo contesto. Salgono a 9 le reti nel 2017-18, in 39 presenze. Ancora uno scudetto e ancora un Coppa Italia. E la sua giornata di gloria, il 22 ottobre in quel di Udine: con una fantastica tripletta porta alla vittoria la Juventus per 6-2. «Sono molto felice, non soltanto per me – perché segnare per la prima volta in carriera una tripletta è senza dubbio speciale – ma soprattutto per la squadra, perché era importante avere questa reazione dopo l’espulsione di Mario. Sono tre punti che pesano parecchio, quelli conquistati questa sera sotto il diluvio. Oggi il nostro obiettivo era vincere, e ci siamo riusciti: ci servirà anche per affrontare con il miglior spirito le prossime partite. Vogliamo mantenere questo livello di rendimento fino alla fine: la Juve c’è, sappiamo che la strada e lunga ma siamo concentrati sull’obiettivo». E poi una doppietta al Sassuolo, nello scoppiettante 7-0 del 4 febbraio 2018. Finisce qui, in pratica, l’avventura juventina di Sami Khedira. La stagione 2018-19 lo vede scendere in campo solamente 17 volte, falcidiato dagli infortuni. Addirittura il 20 febbraio gli viene diagnosticata un’aritmia cardiaca che lo costringe a stare fuori per un mese. «Sami Khedira – si legge su giornalaccio rosa.it – è stato già operato a Torino. L’intervento tecnicamente si chiama “ablazione”, una piccola bruciatura all’interno del cuore che genera una cicatrice. Questa cicatrice permette di interrompere il circuito elettrico che genera la fibrillazione. L’ipotesi era sul tavolo già ieri ed è stata confermata dopo un esame, lo studio elettrofisiologico. “La ripresa dell’attività agonistica è prevista in circa un mese”, ha scritto la Juventus sul suo sito. Confermate quindi le previsioni di ieri. A fine marzo si potrà rivedere Khedira in campo. Sami Khedira si è sentito male ieri, alla vigilia di Atletico-Juve. Uno spavento che ha ritardato l’arrivo a Madrid e ha turbato la giornata di Allegri e della squadra. Il cuore del tedesco si è messo a battere in modo irregolare per una fibrillazione atriale, episodio molto simile a quello accaduto a Stephan Lichtsteiner nel 2015. Lo svizzero rimase lontano dai campi dal 23 settembre al 3 novembre e tornò in Champions, segnando un gol in trasferta al Borussia Mönchengladbach. La Juve spera che possa succedere lo stesso con Khedira». Ma ogni volta è sempre più complicato recuperare, è sempre più difficile avere una preparazione fisica adeguata. Così, da autentico padrone del centrocampo bianconero, Sami diventa una specie di peso da portarsi appresso. La sua mobilità è limitata e nemmeno i suoi proverbiali inserimenti sono più efficaci. «La povertà del suo contributo numerico – scrive Matteo Gatto su Ultimouomo.com – si affianca a una certa piattezza tecnica. Le clip che raccolgono il meglio delle sue giocate sono tendenzialmente brevi e rimpolpate da giocate pregevoli ma che non vanno a buon fine. C’è sì qualche gol, qualcuno anche di buona fattura, e qualche bell’assist, ma complessivamente i video di highlights di Khedira, realizzati secondo i codici di intrattenimento con cui si montano quelli di Neymar o di Iniesta, risultano stiracchiati e poco emozionanti. E la ragione è che un numero singolarmente alto di partite si conclude senza che ci si possa ricordare di una sua singola giocata. Guardando giocare Khedira non si ha l’impressione di qualcuno che stia giocando male, ma di un calciatore che non si capisce sulla base di quali qualità possa giocare bene. Un calciatore che potrebbe non avere alcun talento. Anche un pubblico ormai molto più competente di un tempo, guarda Khedira e non vede niente di particolare. Khedira non fa girare la squadra. Tocca pochi palloni e li gioca quasi tutti in modo apparentemente semplice. Non dribbla, non ha rilevanti capacità di verticalizzare, né di giocare sul lungo. Non è una mezzala di possesso, non contrasta, non va in tackle, non vince duelli aerei. Non scatta, non strappa palla al piede, non copre ampie zone di campo. Spesso non dura neppure 90 minuti». Sono 17 anche le parte del campionato successivo. E, per la prima volta, non riesce a infilare nemmeno una volta il pallone nella rete avversaria. La sua stagione finisce in pratica a dicembre, quando viene operato al ginocchio. Nonostante la grande stima di Maurizio Sarri: «Mah, se Khedira è un problema io i problemi me li tengo volentieri. È un ragazzo di un’intelligenza tattica mostruosa. Poi può darsi che quando le partite viaggiano su certi livelli di intensità, di accelerazione e di ritmo possa avere anche un attimino di difficoltà. Può dar l’impressione in certi momenti di non reggere il ritmo della partita. Il valore di avere in campo Khedira e la sua “intelligenza tattica” è superiore agli ipotetici svantaggi portati dalla sua lentezza, reale o percepita che sia». Arriva Pirlo sulla panchina della Vecchia Signora e Sami viene messo fuori rosa. «Sono un ragazzo competitivo e voglio giocare, questa situazione è insolita per me. Prendo parte agli allenamenti della squadra, cerco di mantenere sempre intatto il livello di concentrazione e di energia. Ma poi nel fine settimana manca la cosa più importante. Ecco perché sto provando a cambiare la situazione o a lasciare Torino per tornare a fare quello che più mi piace: giocare a calcio». Così, il 1° febbraio 2021 rescinde il contratto e ritorna in Germania, nell’Herta Berlino. Quindici anni di trionfi in cui Sami si è trovato a dover saltare oltre 200 partite, quasi 900 giorni complessivi, ovvero 2 anni e 5 mesi. Resta il grande rimpianto di quello che avrebbe potuto essere, di quello che avrebbe potuto fare senza tutti quegli infortuni. DAL SITO UFFICIALE BIANCONERO Un vincente. Un uomo apprezzato dentro e fuori dal campo. Un grande giocatore, capace di lasciare il segno nella storia bianconera grazie a una dote unica: quella di saper sempre fare la scelta giusta in mezzo al campo. Con i suoi gol dettati da inserimenti perfetti, dalle sue chiusure in mezzo al campo, dalla sua capacità di incidere nella zona più delicata del terreno di gioco. Un totale di 145 presenze ufficiali condite da 21 reti per lui, tutte siglate in Serie A: almeno sei in più di qualsiasi altro centrocampista della Juventus nello stesso periodo. Dato che fa di Sami, al pari di Helmut Haller, il tedesco che ha segnato di più con la nostra maglia. Khedira esordisce in bianconero il 30 settembre 2015, nella gara interna vinta 2-0 contro il Siviglia: esce tra gli applausi, e già in quell’occasione i tifosi capiscono chi è arrivato a Torino. Nella prima partita di Serie A, il 4 ottobre contro il Bologna, trova anche il suo primo gol. Chiuderà la stagione con 5 centri totali e soprattutto la doppietta campionato-Coppa Italia, raggiunta anche nelle due annate successive, 2016-2017 e 2017-2018. Il 22 ottobre 2017 è una data indimenticabile per lui. Perché alla Dacia Arena di Udine, in una partita tanto spettacolare quanto complessa visto l’iniziale vantaggio della squadra friulana, Sami sfodera una prestazione incredibile e si porta a casa il pallone. Tre gol nel giro di 67 minuti: è il suo primo tris in carriera da professionista. Il valore delle prestazioni di Khedira sono testimoniate anche dalla classe in campo e dai numeri. In Serie A con noi ha avuto una percentuale di vittorie dell’83%; la stagione in cui è stato più prolifico è la 2017-2018, in cui ha segnato 9 reti in campionato: record per lui in carriera in una singola stagione tra Serie A, Liga e Bundesliga. In bocca al lupo per la tua nuova avventura, Sami. E grazie per ogni singola volta che hai indossato la nostra maglia. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2021/04/sami-khedira.html
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SAMI KHEDIRA https://it.wikipedia.org/wiki/Sami_Khedira Nazione: Germania Luogo di nascita: Stoccarda Data di nascita: 04.04.1987 Ruolo: Centrocampista Altezza: 189 cm Peso: 90 kg Nazionale Tedesco Soprannome: - Alla Juventus dal 2015 al 2021 Esordio: 30.09.2015 - Champions League - Juventus-Siviglia 2-0 Ultima partita: 12.06.2020 - Coppa Italia - Juventus-Milan 0-0 145 presenze - 21 reti 5 scudetti 3 coppe Italia 3 supercoppe italiane Campione del mondo 2014 con la nazionale tedesca Sami Khedira (Stoccarda, 4 aprile 1987) è un ex calciatore tedesco, di ruolo centrocampista. Con la nazionale tedesca si è laureato campione del mondo nel 2014. Durante la sua carriera ha vinto 1 campionato tedesco (2007), 1 campionato spagnolo (2012), 2 Coppe del Re (2011 e 2014), 1 Supercoppa di Spagna (2012), 5 campionati italiani (2016, 2017, 2018, 2019 e 2020), 3 Coppe Italia (2016, 2017 e 2018), 3 Supercoppe italiane (2015, 2018 e 2020), la Champions League 2013-2014, la Supercoppa UEFA 2014 e il Mondiale per club 2014. Con la nazionale tedesca Under-21 è stato campione d'Europa di categoria nel 2009. Dallo stesso anno è stato convocato per giocare con la nazionale maggiore, con la quale ha preso parte a tre campionati del mondo (Sudafrica 2010, Brasile 2014 e Russia 2018) e due campionati d'Europa (Polonia-Ucraina 2012 e Francia 2016). Sami Khedira Khedira con la nazionale tedesca nel 2018 Nazionalità Germania Altezza 189 cm Peso 90 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º luglio 2021 Carriera Giovanili 1992-1995 Oeffingen 1995-2004 Stoccarda Squadre di club 2004-2006 Stoccarda II 22 (1) 2006-2010 Stoccarda 98 (14) 2010-2015 Real Madrid 102 (6) 2015-2021 Juventus 145 (21) 2021 Hertha Berlino 9 (0) Nazionale 2002-2003 Germania U-16 10 (2) 2007-2009 Germania U-21 15 (5) 2009-2018 Germania 77 (7) Palmarès Mondiali di calcio Bronzo Sudafrica 2010 Oro Brasile 2014 Europei di calcio Bronzo Polonia-Ucraina 2012 Bronzo Francia 2016 Europei di calcio Under-21 Oro Svezia 2009 Biografia Figlio di padre tunisino e madre tedesca, Sami Khedira è nato a Stoccarda. Anche suo fratello minore Rani è calciatore. Khedira ha frequentato la modella tedesca Lena Gercke da maggio 2011 al 2015. Entrambi sono stati presentati in una cover story del GQ del febbraio 2012. Caratteristiche tecniche Centrocampista centrale, ha giocato la maggior parte della sua carriera come mediano. Destro naturale, si distingue per dinamismo, forza fisica, visione di gioco e tecnica; grazie alla sua stazza, si è inoltre reso protagonista di numerosi gol di testa, frutto dei suoi inserimenti offensivi. Nonostante sia stato spesso soggetto a infortuni, talvolta gravi, che gli hanno impedito di rendere al meglio nelle diverse squadre in cui ha militato, è ritenuto uno dei centrocampisti più forti della sua generazione. Carriera Giocatore Club Gli esordi, Stoccarda II e Stoccarda Sami Khedira inizia con il gioco del calcio nella F-Jugend del club TV Öffingen, del quale il padre Lazhar era allenatore. Viene scoperto nel 1995 dallo Stoccarda, con il quale svolge tutta la trafila delle squadre giovanili, arrivando a vincere i titoli tedeschi di classe A-Jugend e B-Jugend. Khedira alza il Meisterschale vinto con lo Stoccarda nel 2007 Debutta in seconda squadra, militante in Regionalliga, nella stagione 2004-2005. Gioca saltuariamente, anche a causa di un grave infortunio al ginocchio che gli pregiudica la stagione 2005-2006, collezionando 21 presenze in 3 stagioni. Nel 2006-2007 l'allenatore Armin Veh lo inserisce nella rosa della prima squadra in Bundesliga, dove fa il suo debutto da subentrante il 1º ottobre 2006, durante la sesta di campionato sul terreno dell'Hertha Berlino. Il 29 ottobre 2006, durante la nona giornata, in casa contro lo Schalke 04, Khedira realizza i suoi primi gol in massima serie: mette infatti a segno una doppietta. Fin dalla prima stagione, viene schierato con regolarità e con un suo gol di testa all'ultima giornata contro l'Energie Cottbus, lo Stoccarda si assicura la vittoria del campionato 2006-2007. Nello stesso anno il club raggiunge la finale della coppa nazionale. Firma il primo contratto da professionista con il club del Baden-Württemberg il 29 gennaio 2007. Real Madrid Il 30 luglio 2010 lo Stoccarda e il Real Madrid ufficializzano il passaggio del calciatore al club spagnolo. Il 29 agosto 2010 ha debuttato con la maglia dei madrileni nel pareggio esterno per 0-0 con il Maiorca. Ha terminato la stagione con la vittoria della Coppa del Re, mentre in campionato il Madrid si è posizionato secondo. Khedira in azione per il Real Madrid nel 2012 La stagione successiva è riuscito a realizzare il suo primo gol con il Real Madrid, nella partita della fase a gironi di Champions League giocata il 18 ottobre 2011 e vinta per 4-0 con i francesi del Lione. Il 21 aprile 2012 ha messo a segno il primo dei due gol con cui i blancos hanno vinto il Clásico, superando il Barcellona sul suo campo per 2-1; l'incontro si è rivelato decisivo per la vittoria finale del campionato. Inizia la stagione seguente vincendo la Supercoppa di Spagna 2012 nella doppia sfida contro il Barcellona. La stagione 2013-2014 per Khedira è particolarmente sfortunata. Con i Blancos colleziona solo 11 presenze in campionato, segnando anche 1 gol, e 4 in Champions League, prima dell'infortunio, rimediato in nazionale in seguito ad un contrasto con Andrea Pirlo, che lo tiene fuori fino al termine della stagione, riuscendo però a tornare in campo per la vittoriosa finale di Champions League disputata contro l'Atlético Madrid. L'annata 2014-2015 si apre con la conquista della Supercoppa europea, vinta il 12 agosto 2014 battendo 2-0 il Siviglia, vincitore dell'Europa League. Il 20 dicembre conquista il Mondiale per club, battendo 2-0 in finale il San Lorenzo. In Champions invece il Real non ripeterà quanto fatto l'anno prima venendo eliminato in semifinale dalla Juventus. A fine stagione decide di non rinnovare il suo contratto in scadenza con il Real Madrid, rimanendo quindi svincolato. Juventus Il 9 giugno 2015 viene ufficializzato l'accordo raggiunto tra la Juventus e il giocatore, che si lega ai bianconeri a partire dal 1º luglio seguente. Sceglie di indossare inizialmente la maglia numero 28, ma poi, in seguito alla scelta del suo compagno di squadra Paul Pogba di prendere la numero 10, opta per la maglia numero 6. Il 1º agosto, durante un'amichevole contro l'Olympique Marsiglia, è costretto a lasciare il campo a causa di un infortunio alla gamba destra, che lo costringe ad uno stop di circa due mesi. Effettua il suo esordio ufficiale il 30 settembre nella partita di Champions League contro il Siviglia (vittoria dei bianconeri per 2-0). Segna il suo primo gol con la maglia bianconera il 4 ottobre, nella partita vinta per 3-1 contro il Bologna. Nonostante sia spesso vittima di problemi fisici, disputa una buona prima stagione alla Juventus, dando il suo contributo alla conquista del quinto scudetto consecutivo e della seconda Coppa Italia consecutiva (i primi per il tedesco). Khedira (a destra) alla Juventus nell'estate 2018, mentre discute con il connazionale ed ex compagno di squadra madrileno Kroos durante l'International Champions Cup. Nella sua seconda stagione juventina risulta molto più continuo nel rendimento e nell'impiego in campo, vincendo la sua seconda Coppa Italia, terza di squadra, e il sesto scudetto consecutivo della Juventus, secondo personale (entrambi record della Juventus); disputa inoltre la finale di Champions League contro il Real Madrid, sua ex squadra, che si impone sui bianconeri per 4-1. Il 22 ottobre 2017 sigla la sua prima tripletta in carriera nella trasferta di campionato contro l'Udinese, terminata 6-2 in favore dei campioni d'Italia. Il 7 marzo 2018, Khedira ha conseguito la sua centesima apparizione per la Juventus nella vittoria per 2-1 sul Tottenham allo stadio di Wembley, nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Champions League, fornendo peraltro l'assist a Higuaín per il gol del momentaneo pareggio. Chiude la stagione ottenendo il suo terzo double nazionale consecutivo e con un bottino di ben 9 reti realizzate in campionato, suo record personale. Esordisce nella nuova stagione di 2018-2019 segnando il gol che sblocca il risultato nella partita vinta 3-2 contro il Chievo. A riprova dell'ormai maturata leadership all'interno dello spogliatoio bianconero, da quest'annata gli viene frequentemente affidata la fascia di capitano ogni qual volta non è in campo Chiellini, a cominciare dalla sfida del 16 settembre 2018 vinta 2-1 contro il Sassuolo. Il tedesco nonostante il buon inizio, durante il resto della stagione è vittima di numerosi problemi fisici che ne limitano drasticamente il minutaggio in campo. Il 20 febbraio 2019 gli viene anche diagnosticata un'aritmia cardiaca che lo costringe a stare fuori per un mese. Il 20 aprile seguente, grazie al successo casalingo contro la Fiorentina (2-1), conquista il suo quarto Scudetto consecutivo con cinque giornate d'anticipo. Khedira scende in campo per la Juventus in una gara di Champions League 2019-2020 contro il Lokomotiv Mosca Anche durante la stagione 2019-2020 il tedesco è vittima di numerosi problemi fisici che ne limitano le presenze. In dicembre viene operato al ginocchio e al suo ritorno, il 19 giugno durante la preparazione alla gara di finale di Coppa Italia contro il Napoli, rimedia una “lesione parziale del tendine del muscolo lungo adduttore della coscia destra”. La diagnosi è tremenda: due-tre mesi di stop e, dunque, stagione finita. Conquista comunque il suo quinto scudetto consecutivo, seppur con un numero limitato di presenze, e senza andare in gol per la prima volta in campionato. Nella stagione 2020-2021, nonostante non rientrasse più nei piani della società e del nuovo allenatore Andrea Pirlo, Khedira rifiuta la risoluzione anticipata del contratto. Per questa ragione, pur rimanendo alla Juventus, non viene inserito in lista per la Champions League e non viene mai convocato, neppure per le gare di campionato o Coppa Italia, venendo di fatto messo ai margini della rosa bianconera. Hertha Berlino e ritiro Il 1º febbraio 2021 rescinde il proprio contratto con la Juventus per poi accordarsi con l'Hertha Berlino, con il quale debutta il 5 febbraio 2021 nella sconfitta di misura contro il Bayern Monaco. Il 19 maggio seguente annuncia il ritiro dal calcio giocato per problemi fisici. Nazionale Khedira contrasta l'argentino Messi nei quarti di finale del campionato del mondo 2010 Nel 2009, come capitano della nazionale Under-21, allenata da Horst Hrubesch, vince il campionato d'Europa Under-21. Il 5 settembre 2009 debutta nella nazionale maggiore contro il Sudafrica. Viene selezionato il 1º giugno 2010 per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica dal CT Löw. Esordisce nel il 13 giugno nella prima gara del girone vinta per 4-0 contro l'Australia. Gioca da titolare in tutti gli incontri dei tedeschi, vincendo tutte e tre le gare della fase a gironi, agli ottavi contro Inghilterra e ai quarti contro l'Argentina. Con i teutonici, viene eliminato poi in semifinale contro la Spagna per 1-0. Nella finale per il terzo e quarto posto, mette anche a segno la sua prima rete in nazionale, quella del 3-2 decisivo, nella finale per il terzo posto contro l'Uruguay. Il CT Löw lo inserisce nella lista dei 23 che prenderanno parte al campionato d'Europa 2012, che si svolgerà in Polonia e Ucraina. Khedira, che disputa il suo primo Europeo, va in gol nella gara dei quarti contro la Grecia, terminata 4-2 per i tedeschi. La squadra verrà eliminata al turno successivo per 2-1 contro l'Italia. Khedira e il brasiliano Bernard nel Mineirazo al campionato del mondo 2014 Il 15 novembre 2013, in occasione dell'amichevole a San Siro contro l'Italia terminata 1-1, durante uno scontro di gioco con Andrea Pirlo, Khedira si infortuna seriamente, lasciando anzitempo il terreno di gioco e riportando la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi da gioco per sei mesi. Rientrato dall'infortunio, verrà incluso nella lista dei convocati per il campionato del mondo 2014 in Brasile, dove Khedira conquista un posto da titolare nella formazione tedesca e nella semifinale contro il Brasile, vinta 7-1 dai tedeschi, mette a segno la quinta rete tedesca. Il 13 luglio 2014 Khedira non disputa la finale a causa di un infortunio, ma si laurea comunque campione del mondo grazie alla vittoria ottenuta in finale contro l'Argentina, battuta 1-0 ai tempi supplementari grazie al gol decisivo di Götze. Convocato per il campionato d'Europa 2016 in Francia, scende in campo in cinque occasioni durante la manifestazione continentale. Prende parte anche al campionato del mondo 2018, in cui la Germania, a sorpresa, non supera la fase a gironi arrivando ultima. Dopo il fallimentare Mondiale in Russia viene (a seguito di un colloquio tra allenatore e federazione) escluso dai piani futuri del commissario tecnico dei tedeschi Joachim Löw. Dopo il ritiro Il 28 maggio 2021 viene annunciato che sarà commentatore sportivo dell'europeo 2020 per ESPN. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato tedesco: 1 - Stoccarda: 2006-2007 Campionato spagnolo: 1 - Real Madrid: 2011-2012 Coppa di Spagna: 2 - Real Madrid: 2010-2011, 2013-2014 Supercoppa di Spagna: 1 - Real Madrid: 2012 Campionato italiano: 5 - Juventus: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019, 2019-2020 Coppa Italia: 3 - Juventus: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2015, 2018, 2020 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Real Madrid: 2013-2014 Supercoppa UEFA: 1 - Real Madrid: 2014 Coppa del mondo per club: 1 - Real Madrid: 2014 Nazionale Campionato d'Europa Under-21: 1 - Svezia 2009 Campionato mondiale: 1 - Brasile 2014 Individuale Europei Top 11: 1 - Polonia-Ucraina 2012 Onorificenze Cavaliere dell'Ordine al Merito dello Stato di Baden-Wuerttemberg — 23 aprile 2016
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IVAN ERGIC https://it.wikipedia.org/wiki/Ivan_Ergić Nazione: Serbia Luogo di nascita: Sebenico Data di nascita: 21.01.1981 Ruolo: Centrocampista Altezza: 186 cm Peso: 83 kg Nazionale Serbo Soprannome: - Alla Juventus dal 2000 al 2001 0 presenze - 0 reti Ivan Ergić (Sebenico, 21 gennaio 1981) è un ex calciatore serbo, di ruolo centrocampista. Ivan Ergić Иван Ергић Nazionalità Serbia Altezza 186 cm Peso 83 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2011 Carriera Giovanili Australian Institute of Sport Squadre di club 1999-2000 Perth Glory 32 (10) 2000-2001 Juventus 0 (0) 2000-2001 → Basilea 22 (1) 2001-2009 Basilea 180 (30) 2009-2011 Bursaspor 58 (9) Nazionale 2006 Serbia e Montenegro 3 (0) 2006-2008 Serbia 8 (0) Carriera Club Iniziò la carriera di professionista nel 1999 in Australia, con la maglia del Perth Glory, giocando da mezzapunta e mettendo a segno 10 gol in 32 incontri. Nel 2000 venne ingaggiato dalla Juventus, dove però non giocò mai, tanto da passare, ancora prima dell'inizio del campionato (dopo 2 settimane per l'esattezza), al Basilea, con cui ha conquistato quattro campionati svizzeri (2002, 2004, 2005 e 2008) ed altrettante coppe nazionali (2002, 2003, 2007, 2008). Nel giugno 2004 iniziò a soffrire di un malessere che gli impediva di giocare: gli venne diagnosticata una profonda depressione. Venne quindi ricoverato nella clinica universitaria di Basilea, e vi rimase fino ad ottobre. Il Basilea però non lo licenziò, ma lo considerò sempre parte della rosa e, al suo rientro nel 2006, gli venne affidata la fascia di capitano. Egli stesso, nel 2006, rifiutò di continuare a indossarla. Nel 2009, dopo l'arrivo sulla panchina della squadra svizzera di Thorsten Fink, si trasferì al Bursaspor, con cui riuscì a vincere il campionato turco, il primo nella storia del club. Rimase a Bursa anche nel 2010-2011, disputando anche la Champions League (la squadra fu eliminata dopo la prima fase a gironi). Al termine della stagione, scelse di ritirarsi. Nazionale Dopo il debutto, avvenuto in amichevole nel 2006 contro l'Uruguay, con la Nazionale serba, partecipò ai Mondiali del 2006. Fu lui stesso a chiedere di non essere più convocato in Nazionale poco tempo dopo, gradendo poco l'ambiente ultranazionalista molto vicino alla selezione. Fuori dal campo Lo stato di depressione di cui si ammalò portò Ergić alla ribalta delle cronache. Il 7 aprile 2005 si presentò infatti davanti alle telecamere del seguitissimo programma svizzero condotto dal giornalista Kurt Aeschbacher, rilasciando un'intervista che spaziava su più argomenti. Descrisse di come ormai fosse necessario rompere il tabù della depressione nel mondo del calcio, considerata sempre una sorta di macchia nell'idea del calciatore-macho. Ergić criticò poi il sistema capitalistico, citando Karl Marx in riferimento a come il capitalismo «avrebbe portato all'alienazione assoluta». Si espresse duramente anche sul tema della concorrenza tra calciatori di alto livello, anch'essa viziata dal sistema capitalistico, e di come tale pressione lo aveva condotto alla depressione. Ergić divenne pertanto uno dei più noti personaggi del calcio recente di alto livello, ad essersi esposto politicamente. Il suo stile di vita è sempre stato lontano da quello stereotipato dei calciatori. Dal 2008 ha un suo personale spazio sulla rivista Politika, tra i più importanti quotidiani dell'area balcanica, facendo riferimento ad autori come Marx, Engels, Hegel, Sartre, Camus con l'obiettivo di criticare le basi filosofiche del calcio moderno, vittima della esasperata competizione e del sistema capitalistico. Palmarès Campionato svizzero: 4 - Basilea: 2001-2002, 2003-2004, 2004-2005, 2007-2008 Coppa Svizzera: 4 - Basilea: 2001-2002, 2002-2003, 2006-2007, 2007-2008 Campionato turco: 1 - Bursaspor: 2009-2010
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VYKINTAS SLIVKA https://it.wikipedia.org/wiki/Vykintas_Slivka Nazione: Lituania Luogo di nascita: Panevezys Data di nascita: 29.04.1995 Ruolo: Centrocampista Altezza: 190 cm Peso: 84 kg Nazionale Lituano Soprannome: - Alla Juventus dal 2012 al 2014 Esordio: 17.10.2012 - Amichevole - Juventus-Tortona Villalvernia 8-1 Ultima partita: 28.11.2013 - Amichevole - Juventus-Derthona 11-1 0 presenze - 0 reti Vykintas Slivka (Panevėžys, 29 aprile 1995) è un calciatore lituano, centrocampista del Sagan Tosu e della nazionale lituana. Vykintas Slivka Nazionalità Lituania Altezza 190 cm Peso 84 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Sagan Tosu Carriera Giovanili 2010-2012 Ekranas 2012-2014 Juventus Squadre di club 2014-2015 → Modena 0 (0) 2015 → Gorica 12 (1) 2015-2017 → Den Bosch 40 (2) 2017 → Ascoli 6 (0) 2017-2020 Hibernian 67 (3) 2020-2022 Apollōn Smyrnīs 41 (1) 2022-2024 Lamia 47 (5) 2024- Sagan Tosu 32 (4) Nazionale 2011-2012 Lituania U-17 10 (0) 2013-2014 Lituania U-19 7 (0) 2014-2015 Lituania U-21 5 (1) 2015- Lituania 72 (3) Caratteristiche tecniche Slivka è un centrocampista offensivo in possesso di discrete doti tecniche, a cui abbina buoni mezzi fisici, in grado di giocare come regista, mezzala, esterno o trequartista. Carriera Club Muove i suoi primi passi nelle giovanili dell'Ekranas, squadra della cittadina di Panevėžys, in Lituania. Nel 2012 viene acquistato dalla Juventus, che lo aggrega alla formazione Primavera. Con i bianconeri vince la Coppa Italia Primavera e la Supercoppa Primavera nel 2013. Il 1º settembre 2014 passa in prestito al Modena, in Serie B. Nella sessione invernale di mercato si trasferisce in prestito al Gorica, nel campionato sloveno. Esordisce con gli sloveni il 28 febbraio 2015 contro il Maribor. Conclude la stagione con 12 apparizioni e una rete. Il 31 agosto 2015 passa in prestito al Den Bosch, nella seconda divisione olandese. Esordisce in campionato il 20 settembre nel successo esterno per 1-0 contro l'Achilles '29. Mette a segno la sua prima rete con gli olandesi il 15 dicembre contro l'Excelsior '31 in Coppa d'Olanda. Il 24 agosto 2016 il prestito viene rinnovato per un'ulteriore stagione. Il 25 gennaio 2017 ritorna in Italia, trasferendosi in prestito all'Ascoli, in Serie B. Sceglie la maglia numero 44. Esordisce con i bianconeri il 28 gennaio contro il Cesena (2-2 il finale), subentrando al 57' al posto di Cassata. Termina la stagione con 6 presenze. Il 26 luglio si trasferisce in Scozia, firmando un triennale con l'Hibernian. Il 31 agosto 2020 viene ingaggiato dall'Apollōn Smyrnīs, nel campionato greco. Il 13 luglio 2022 viene acquistato dal Lamia. Nazionale Nel 2013 è stato convocato agli Europei Under-19, disputati in Lituania. Esordisce in nazionale il 5 giugno 2015 contro l'Ungheria in amichevole, subentrando al 58' al posto di Gratas Sirgėdas. Mette a segno la sua prima rete in nazionale il 4 settembre 2016 contro la Slovenia (2-2), in una sfida valida per le qualificazioni ai Mondiali 2018. Palmarès Club Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 2012-2013 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2013
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ANDRÉS TELLO https://it.wikipedia.org/wiki/Andrés_Tello Nazione: Colombia Luogo di nascita: Medellin Data di nascita: 06.09.1996 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 65 kg Nazionale Colombiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2015 al 2016 Esordio: 25.07.2015 - Amichevole - Borussia Dortmund-Juventus 2-0 Ultima partita: 19.08.2015 - Amichevole - Juventus-Juve Primavera 1-0 0 presenze - 0 reti Andrés Felipe Tello Muñoz (Medellín, 6 settembre 1996) è un calciatore colombiano, centrocampista dell'América de Cali. Andrés Tello Nazionalità Colombia Altezza 181 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra América de Cali Carriera Giovanili 2012-2015 Envigado 2015 Juventus Squadre di club 2014-2015 Envigado 16 (1) 2015 Juventus 0 (0) 2015-2016 → Cagliari 24 (2) 2016-2017 → Empoli 18 (0) 2017-2018 → Bari 33 (1) 2018-2024 Benevento 142 (16) 2024 Catania 7 (0) 2024-2025 → Salernitana 18 (1) 2025- América de Cali 0 (0) Nazionale 2013 Colombia U-17 2 (0) 2015 Colombia U-20 16 (0) Palmarès Campionato sudamericano Under-20 Argento Uruguay 2015 Biografia Nato a Medellín, ha una sorella di nome Kelly. Il 5 settembre 2017, di ritorno da una partita col Bari viene coinvolto in un incidente stradale, dal quale esce senza conseguenze fisiche. Ha una relazione con Valentina Ortíz, con cui nel 2022 ha avuto una figlia, Celeste. Caratteristiche tecniche Nato come terzino destro più propenso alla fase offensiva, successivamente viene avanzato nel centrocampo, schierato come esterno oppure mezzala. Fa della velocità e della tecnica le proprie caratteristiche principali. Carriera Club Gli inizi Cresce nell'Envigado, con cui esordisce in prima squadra ancora diciassettenne il 10 aprile 2014 contro l'Independiente Medellìn. Conclude la stagione con 16 presenze e un gol segnato contro l'Alianza Petrolera il 9 novembre 2014. Juventus e vari prestiti Il 30 gennaio 2015 viene acquistato dalla Juventus in prestito con opzione, aggregandosi alla squadra primavera e guadagnandosi il riscatto in estate. Il 25 agosto 2015 passa in prestito con diritto di riscatto al Cagliari. L'11 ottobre 2015 esordisce in Serie B con i rossoblù, subentrando al 78' al compagno Farias nella vittoria interna per 3-1 contro il Cesena. Fa il proprio debutto da titolare il 27 ottobre, in una gara contro il Perugia, venendo sostituito al 78' minuto da Marco Fossati. Il 9 dicembre timbra la sua prima marcatura, in occasione di una gara vinta in casa della Virtus Lanciano per 3-1. Si ripete il 24 dicembre, in una gara contro la Salernitana, dove verrà espulso poco dopo aver segnato a causa di un'esultanza provocatoria. Il giocatore si è successivamente scusato sul proprio profilo Facebook. Termina la propria stagione in Sardegna con 26 presenze e 2 reti. Il 4 luglio 2016 passa in prestito all'Empoli. Il 13 agosto debutta ufficialmente con i toscani, giocando tutti i 90 minuti della partita casalinga vinta contro il Vicenza valida per il primo turno di Coppa Italia. Il 21 ottobre seguente debutta in Serie A, nel match interno perso contro la Sampdoria. Termina l'annata con 20 presenze totali e nessuna rete, e con la propria squadre retrocessa in cadetteria. Il 18 luglio 2017 passa a titolo temporaneo con diritto di opzione e contropzione al Bari. Esordisce con i biancorossi nella vittoria casalinga contro il Parma valida per il secondo turno di Coppa Italia. Debutta in campionato il 28 agosto, in una gara contro la Cremonese. Mette a segno la sua prima marcatura stagionale in Empoli-Bari, gara vinta 3-2 dai toscani. Conclude la stagione con 36 presenze e una sola marcatura. Benevento Nell'estate del 2018 è ufficiale il suo passaggio a titolo definitivo al Benevento. Mette a segno la prima marcatura in Venezia-Benevento, gara conclusasi con una vittoria per 3-2 per i campani. Con i sanniti raggiunge la promozione in Serie A, in cui realizza la sua prima rete il 23 maggio 2021 in occasione del pareggio per 1-1 contro il Torino. Chiude la sua esperienza campana con 152 presenze e 19 reti. Catania e prestito alla Salernitana Il 30 gennaio 2024, viene acquistato a titolo definitivo dal Catania, in Serie C, con cui firma un contratto fino al 30 giugno 2026. Esordisce con i siciliani il successivo 2 febbraio, nel pareggio esterno contro il Foggia. Il 28 dello stesso mese debutta anche in Coppa Italia Serie C, nella gara valida per la semifinale di ritorno vinta contro il Rimini. Termina il suo semestre collezionando un totale di 12 presenze. Il 17 agosto successivo passa in prestito con diritto di riscatto alla Salernitana, in Serie B. Lo stesso giorno, esordisce ufficialmente con la maglia granata, in occasione di una gara casalinga contro il Cittadella. Il 25 settembre esordisce anche in Coppa Italia, nel match perso per 3-1 in casa dell'Udinese. Il successivo 6 ottobre sigla la sua prima rete in maglia granata, decidendo la gara esterna contro il Palermo al 21' minuto. Al termine della gara di campionato contro il Sassuolo, il colombiano avrebbe tirato uno schiaffo alla mano del quarto uomo, venendo squalificato per cinque turni. Termina l'annata con 19 presenze totali, con i campani retrocessi per la seconda volta di fila e Tello che fa ritorno in Sicilia. Il 28 luglio 2025 risolve il proprio contratto con la squadra rossoazzurra. Palmarès Club Campionato italiano di Serie B: 2 - Cagliari: 2015-2016 - Benevento: 2019-2020 Coppa Italia Serie C: 1 - Catania: 2023-2024
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ANASTASIOS DONIS https://it.wikipedia.org/wiki/Anastasios_Dōnīs Nazione: Grecia Luogo di nascita: Blackburn Data di nascita: 29.08.1996 Ruolo: Attaccante Altezza: 178 cm Peso: 74 kg Nazionale Greco Soprannome: - Alla Juventus dal 2014 al 2015 0 presenze - 0 reti Anastasios Dōnīs (Blackburn, 29 agosto 1996) è un calciatore greco, attaccante dell'APOEL in prestito dallo Stade Reims e della nazionale greca. Anastasios Dōnīs Dōnīs con la maglia dello Stoccarda Nazionalità Grecia Altezza 178 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra APOEL Carriera Giovanili 2000-2013 Panathīnaïkos 2013-2015 Juventus Squadre di club 2015 → Sassuolo 0 (0) 2015-2016 → Lugano 25 (4) 2016-2017 → Nizza 18 (5) 2017-2019 Stoccarda 43 (7) 2019-2021 Stade Reims 18 (0) 2021 → VVV-Venlo 5 (0) 2021-2022 Stade Reims 0 (0) 2022- → APOEL 0 (0) Nazionale 2013-2015 Grecia U-19 13 (2) 2016-2017 Grecia U-21 7 (1) 2017- Grecia 11 (1) Biografia Figlio di Giōrgos, ex calciatore ed ora allenatore, e fratello minore di Chrīstos Dōnīs, anch'egli calciatore. Carriera Club Dopo avere giocato nelle giovanili della Juventus (che a sua volta lo ha preso dal Panathīnaïkos), il 20 luglio 2015 viene ceduto a titolo temporaneo al Lugano, squadra militante nella Super League elvetica, con cui mette a segno 8 gol nelle 29 apparizioni stagionali. Il 20 luglio 2016 passa al Nizza in prestito con diritto di riscatto. Il 1º luglio 2017 si trasferisce per 4 milioni di euro allo Stoccarda, firmando un quadriennale con il club tedesco e decidendo di indossare la maglia numero 14. Il 3 settembre 2019 torna in Francia, trasfrendosi allo Stade Reims e chiude la sua esperienza francese con 18 presenze totali in campionato e nessuna rete. Il 1º febbraio 2021, poco impiegato con il club francese, si trasferisce a titolo temporaneo al VVV-Venlo, dove ritrova il fratello Chrīstos Dōnīs, anche lui in prestito dall'Ascoli. Nazionale Under-19 e Under-21 Donis ha rappresentato la Grecia su più livelli. Avrebbe anche potuto giocare per l' Inghilterra fin dalla nascita, ma invece preferì giocare per la Grecia. Nell'ottobre 2013, viene convocato per la prima volta nella nazionale Under-19. Ha fatto il suo debutto il 16 ottobre 2013 nella sconfitta per 3-0 contro i pari età dell'Austria. Un mese dopo, segna i suoi primi due gol contro la Bulgaria. Nel marzo 2016, viene convocato per la prima volta in nazionale Under-21. Pochi giorni dopo il 24 marzo 2016 esordisce nel pareggio interno per 0-0 contro i pari età dell'Albania. Sette mesi dopo, il 10 ottobre 2016, mette a segno il suo primo gol nella vittoria per 3-1 contro l'Ungheria. Nazionale maggiore Il 1º giugno 2017 viene convocato in nazionale maggiore per la partita contro la Bosnia ed Erzegovina. Il 9 giugno 2017, fa il suo esordio entrando al posto dell'infortunato Anastasios Bakasetas. Due mesi dopo, il 31 agosto 2017, fa la sua prima presenza da titolare, in uno 0-0 contro l'Estonia. Il 23 marzo 2019 in occasione della partita tra Grecia e Liechtenstein valevole per le qualificazioni al campionato europeo di calcio 2020 sigla la sua prima rete in nazionale maggiore. Palmarès Club Competizioni giovanili Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 2012-2013 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2013
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ROLANDO MANDRAGORA https://it.wikipedia.org/wiki/Rolando_Mandragora Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 29.06.1997 Ruolo: Centrocampista Altezza: 183 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Soprannome: Rolly Alla Juventus dal 2016 al 2017 Esordio: 23.04.2017 - Serie A - Juventus-Genoa 4-0 1 presenza - 0 reti 1 scudetto 1 coppa Italia Rolando Mandragora (Napoli, 29 giugno 1997) è un calciatore italiano, centrocampista della Fiorentina. Rolando Mandragora Mandragora all'Udinese nel 2018 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Fiorentina Carriera Giovanili 2011-2015 Genoa Squadre di club 2014-2015 Genoa 5 (0) 2015-2016 → Pescara 26 (0) 2016-2017 Juventus 1 (0) 2017-2018 → Crotone 36 (2) 2018-2021 → Udinese 71 (3) 2021-2022 → Torino 38 (3) 2022- Fiorentina 4 (1) Nazionale 2013-2014 Italia U-17 4 (0) 2014 Italia U-18 1 (0) 2014-2015 Italia U-19 10 (1) 2017 Italia U-20 7 (0) 2015-2019 Italia U-21 26 (0) 2018 Italia 1 (0) Palmarès Mondiali di calcio Under-20 Bronzo Corea del Sud 2017 Caratteristiche tecniche Mandragora è un centrocampista centrale di piede mancino, che viene generalmente schierato davanti alla difesa. All'occorrenza è stato utilizzato come difensore centrale, oltre che come regista, mezzala, incontrista e trequartista. Carriera Club Genoa e prestito al Pescara A 14 anni lascia Scampia per il Genoa, esordendo in prima squadra e in Serie A il 29 ottobre 2014, a 17 anni e 4 mesi, nella partita Genoa-Juventus (1-0), nella quale viene schierato come titolare dal tecnico Gasperini. Conclude la stagione 2014-2015 collezionando 5 presenze in campionato. Il 24 luglio 2015 passa ufficialmente al Pescara, in Serie B, in prestito con diritto di riscatto ed eventuale contro-riscatto a favore dei rossoblù. Esordisce nella serie cadetta l'11 settembre 2015, nella partita Pescara-Perugia (2-1) allo stadio Adriatico. Il 19 gennaio 2016 la Juventus comunica l'acquisto a titolo definitivo di Mandragora in cambio di 6 milioni di euro (più altri 6 di bonus), ma il giocatore resta a Pescara fino al termine della stagione. Il 30 aprile 2016 riporta la frattura del quinto metatarso del piede destro nella partita di campionato contro la Virtus Entella disputata a Chiavari, dovendo quindi chiudere in anticipo la stagione, dopo aver totalizzato 26 presenze in campionato. Juventus e prestito al Crotone Nell'estate 2016 entra a far parte della rosa della Juventus, ma nel mese di agosto deve essere nuovamente operato al piede destro per risolvere la frattura al quinto metatarso, con una prognosi di recupero tra i tre e i quattro mesi. Rientrato nel gruppo della prima squadra a gennaio, ritorna in campo il 23 marzo 2017 in una partita amichevole dell'Under-21 contro la Polonia, a quasi un anno dalla sua ultima presenza ufficiale. Esordisce con la maglia della Juventus il 23 aprile 2017, subentrando a Marchisio nel finale della partita di campionato vinta 4-0 contro il Genoa allo Juventus Stadium. Nell'estate 2017 inizia la preparazione con la Juventus, prendendo parte alla prima fase del ritiro precampionato, prima di passare in prestito il 5 agosto al Crotone. Esordisce con il Crotone il successivo 12 agosto, nella partita del terzo turno di Coppa Italia vinta 2-1 contro il Piacenza allo stadio Scida. Il 24 settembre 2017 realizza il suo primo gol in carriera, e contestualmente in Serie A, nella partita vinta 2-0 in casa contro il Benevento. Ottiene 36 presenze in campionato, venendo schierato davanti alla difesa, nella stagione che si conclude con la retrocessione del Crotone all'ultima giornata. Udinese Il 26 luglio 2018 viene ceduto a titolo definitivo all'Udinese per 20 milioni, con una clausola che prevede per la Juventus la facoltà di riacquisire il giocatore. L'esordio arriva l'11 agosto, nella partita del 3º turno di Coppa Italia persa 2-1 contro il Benevento allo Stadio Friuli. Il 22 dicembre seguente arriva la sua prima marcatura, nell'1-1 contro il Frosinone. Termina la stagione con 35 presenze e 3 reti in campionato. Il 3 ottobre 2020 viene riacquistato dalla Juventus per 10,7 milioni, pagabili in due anni, con possibile incremento di altri 6 milioni di bonus; contestualmente il giocatore rimane in prestito a Udine per un’altra stagione con facoltà da parte dell’Udinese di estendere il prestito per un altro anno. Torino Il 1º febbraio 2021 torna nel capoluogo piemontese, questa volta passando ai rivali del Torino, in prestito dalla Juventus per 18 mesi con obbligo di riscatto a 9 milioni di euro più 1 di bonus al raggiungimento di determinati obiettivi; tuttavia il Torino ha la facoltà di riscattare il giocatore al 30 giugno 2021 per 16 milioni euro e l’anno successivo per 14 milioni. Al Torino s'impone sin da subito come titolare a centrocampo e il 7 marzo successivo, nella sconfitta contro il Crotone per 4-2, trova il primo gol in granata. Fiorentina Non riscattato dal Torino, Il 4 luglio 2022 passa alla Fiorentina a titolo definitivo per un'operazione da 8,2 milioni di euro più bonus. Timbra all'esordio contro la Cremonese (complice un errore del portiere Radu) al minuto 95, firmando il 3-2. Il giovedì successivo gioca la sua prima partita in una competizione internazionale per club nell'andata del play-off di UEFA Conference League 2022-2023 contro il Twente. Nazionale Nazionali giovanili Esordisce con la nazionale Under-21 il 12 agosto 2015, a soli 18 anni, nella partita amichevole Ungheria-Italia (0-0) disputata a Telki. Nel 2017 esordisce con la nazionale Under-20, con la quale partecipa come capitano al Mondiale Under-20 in Corea del Sud nel quale l'Italia si piazza al terzo posto, storico risultato per la nazionale italiana che mai, prima di allora, era riuscita a superare i quarti di finale. Nel settembre 2017 diventa il capitano del nuovo ciclo dell'Under-21. Viene convocato per l’Europeo Under-21 2019 disputato in Italia, nel quale gli Azzurrini vengono eliminati nella fase a gironi. Nazionale maggiore Il 9 aprile 2017 riceve la sua prima convocazione in nazionale, in occasione di un raduno per i calciatori emergenti svolto a Coverciano. Il 19 maggio 2018 viene convocato dal neo CT Roberto Mancini per le amichevoli contro Arabia Saudita, Francia e Paesi Bassi. Il 1º giugno 2018, a 20 anni, esordisce da titolare nell'amichevole contro la Francia, diventando il primo giocatore della storia del Crotone a giocare con la nazionale italiana. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2016-2017 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2016-2017
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ALBERTO CERRI https://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Cerri Nazione: Italia Luogo di nascita: Parma Data di nascita: 16.04.1996 Ruolo: Attaccante Altezza: 194 cm Peso: 91 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2015 al 2016 Esordio: 25.07.2015 - Amichevole - Borussia Dortmund-Juventus 2-0 Ultima partita: 30.07.2016 - Amichevole - South China AA-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti Alberto Cerri (Parma, 16 aprile 1996) è un calciatore italiano, attaccante del Como in prestito dal Cagliari. Alberto Cerri Nazionalità Italia Altezza 194 cm Peso 91 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Como Carriera Giovanili 2006-2014 Parma Squadre di club 2012-2014 Parma 2 (0) 2014-2015 → Virtus Lanciano 19 (4) 2015 Juventus 0 (0) 2015-2016 → Cagliari 24 (3) 2016-2017 → SPAL 15 (1) 2017 → Pescara 13 (2) 2017-2018 → Perugia 33 (15) 2018-2020 Cagliari 26 (1) 2020 → SPAL 8 (1) 2020-2021 Cagliari 24 (1) 2021- → Como 29 (10) Nazionale 2011-2012 Italia U-16 8 (4) 2011-2013 Italia U-17 27 (12) 2013 Italia U-18 2 (1) 2014-2015 Italia U-19 15 (5) 2015-2018 Italia U-21 21 (2) Palmarès Europei di calcio Under-17 Argento Slovacchia 2013 Europei di calcio Under-21 Bronzo Polonia 2017 Biografia Il padre, Davide, è stato anch'egli calciatore e come lui è cresciuto nel settore giovanile del Parma per proseguire la propria carriera nei campionati dilettantistici. Invece il nonno materno, Ercole Gualazzini, è stato un ciclista professionista che ha vinto tappe al Giro d'Italia, alla Vuelta a España e al Tour de France. Caratteristiche tecniche Punta centrale abile nel gioco aereo e di piede destro, le sue doti fisiche gli consentono di proteggere il pallone, favorendo in tal modo gli inserimenti dei centrocampisti. Carriera Club Parma Cresce nel settore giovanile del Parma, con il quale debutta in prima squadra ed in Serie A a soli 16 anni, il 30 marzo 2013, nella partita Parma-Pescara (3-0) disputata allo stadio Tardini. La stagione successiva vince il titolo di capocannoniere del Torneo di Viareggio 2014 segnando 6 reti in 4 partite disputate, e colleziona un'altra presenza in Serie A nella partita del 6 aprile 2014 contro il Napoli. Virtus Lanciano Per la stagione 2014-2015 viene ceduto in prestito in Serie B al Lanciano dove sceglie di vestire la maglia numero 27. L'inizio di stagione è ottimo: nelle prime 6 partite segna 4 reti (nei match contro Catania, Frosinone, Brescia e Bari) prima di fermarsi per un infortunio. Una volta rientrato fatica a trovare spazio e chiude la stagione in Abruzzo con 19 presenze e 4 reti prima di fare ritorno al Parma per fine prestito. Rimane quindi svincolato a seguito del fallimento della squadra emiliana. Juventus e prestiti a Cagliari, SPAL, Pescara e Perugia Il 15 luglio 2015 viene ingaggiato dalla Juventus, che però, il successivo 21 agosto, lo gira in prestito al Cagliari, appena retrocesso in Serie B. Il 9 dicembre 2015 segna il suo primo gol con la nuova maglia, nella partita vinta 3-1 contro il Lanciano, sua ex squadra. Si ripete il 29 gennaio 2016, decidendo il match vinto per 2-1 sul campo dell'Avellino con una rete al 78º minuto di gioco. Il 6 maggio 2016 realizza il gol del definitivo 3-0 nella vittoria contro il Bari al San Nicola, che sancisce la promozione del Cagliari in Serie A. Chiude la stagione con 26 presenze tra campionato e Coppa Italia, segnando tre reti. Il 1º agosto 2016 viene ufficializzato il suo passaggio in prestito alla SPAL, squadra neopromossa in Serie B, con diritto di riscatto e contro-riscatto da parte della Juventus. Esordisce con la SPAL il 7 agosto nella gara del 2º turno di Coppa Italia vinta 2-0 contro il Messina, nella quale realizza un gol. Realizza il suo primo gol in campionato il 22 ottobre, alla 10ª giornata, nella partita vinta 3-1 in casa contro il Carpi. Il 4 gennaio 2017 si trasferisce, sempre a titolo temporaneo, al Pescara in Serie A, firmando fino al giugno seguente. Esordisce il 15 gennaio 2017, entrando al posto di Gilardino nella partita persa 3-1 contro il Napoli allo Stadio San Paolo. Il 19 febbraio 2017, a 20 anni, realizza il suo primo gol in Serie A nella partita della 25ª giornata vinta 5-0 contro il Genoa alla stadio Adriatico. Realizza in totale 2 gol in 13 presenze, in una stagione che termina con la retrocessione del Pescara. Tornato alla Juventus, a luglio viene ceduto nuovamente in prestito in Serie B, questa volta al Perugia, allenato da Federico Giunti. Esordisce con il Perugia il 6 agosto 2017, nella partita del 2º turno di Coppa Italia vinta 2-1 contro il Gubbio. Il successivo 12 agosto realizza la sua prima tripletta in carriera, nella partita del 3º turno di Coppa Italia vinta 4-0 in trasferta contro il Benevento. Il 26 agosto, alla prima giornata, Cerri firma su rigore la sua prima rete in campionato con la maglia del Grifo, nella gara vinta 5-1 a Chiavari contro la Virtus Entella. Con la squadra umbra Cerri gioca titolare e termina la stagione con 15 reti in 33 partite di campionato, disputando anche il turno preliminare dei play-off perso contro il Venezia. Ritorno al Cagliari e prestito alla SPAL e al Como Il 12 luglio 2018 la Juventus lo cede in prestito con obbligo di riscatto al Cagliari in Serie A, con cui sigla un contratto sino al 30 giugno 2023. Il valore del prestito equivale a un milione di € subito più 9 milioni per il riscatto in caso di salvezza. Il 19 febbraio 2019 viene riscattato dalla squadra sarda. Frenato da problemi fisici, in questa stagione è riserva di Leonardo Pavoletti e ottiene solamente 15 presenze in campionato, nelle quali non realizza nessun gol. L'anno successivo, visto l'infortunio di Pavoletti, diviene riserva di Giovanni Simeone. Ciononostante, il 2 dicembre 2019 al 96' segna, con un perentorio colpo di testa che si insacca sotto l'incrocio dei pali, il suo primo gol in serie A con la maglia del Cagliari , che permette al Cagliari di vincere per 4-3 la sfida contro la Sampdoria, dopo che i sardi erano stati sotto di 2 goal. Si ripete tre giorni dopo in Coppa Italia, sempre contro i blucerchiati nella partita del quarto turno vinta per 2-1. Il 31 gennaio 2020 passa in prestito alla SPAL in cambio di Alberto Paloschi. Il 22 luglio torna al gol con gli estensi nella partita interna con la Roma persa per 1-6, realizzando il gol del momentaneo pareggio, riportando nell'occasione anche una frattura alla mano sinistra. A fine stagione torna al Cagliari, con cui, nella stagione 2020-2021 non trova molto spazio, ma è comunque autore di un gol importante in ottica salvezza per i sardi fissando (al 94') sul 4-3 il punteggio nella scontro diretto contro il Parma. Termina la stagione con 2 gol (l'altra l'ha realizzata in Coppa Italia) in 26 presenze tra tutte le competizioni. Il 17 agosto 2021 viene ceduto in prestito al Como, militante in Serie B. Il 29 agosto segna il primo gol con i lariani, nella trasferta in casa del Lecce, pareggiata per 1-1. Il 26 febbraio 2022, dopo essere andato in gol contro il Brescia, si è infortunato ed è stato out circa un mese per uno stiramento. Il 2 luglio 2022 il prestito viene rinnovato, questa volta con obbligo di riscatto. Nazionale Vanta numerose presenze con le nazionali giovanili, in particolare Under-17 e Under-19, delle quali è stato anche capitano. Con l'Under-17 nel 2013 ottiene il secondo posto all'Europeo U-17, e partecipa al Mondiale Under-17 negli Emirati Arabi Uniti dove l'Italia viene eliminata agli ottavi. Debutta con la Nazionale Under-21 il 12 agosto 2015, a 19 anni, entrando nel secondo tempo della partita amichevole contro l'Ungheria (0-0) disputata a Telki. Il 29 marzo 2016 segna il suo primo gol in Under-21, la rete decisiva per la vittoria 1-0 nella partita di qualificazione all'Europeo 2017 contro Andorra. Viene convocato per l'Europeo Under-21 2017 in Polonia, nel quale viene utilizzato in 3 partite entrando dalla panchina. Palmarès Club Campionato italiano di Serie B: 1 - Cagliari: 2015-2016 Individuale Capocannoniere del Torneo di Viareggio: 1 - 2014 (6 goal) Golden Boy del Torneo di Viareggio: 1 - 2014 Capocannoniere della Coppa Italia: 1 - 2017-2018 (4 gol, a pari merito con Matteo Di Piazza e Maxi López)
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ERIC LANINI https://it.wikipedia.org/wiki/Eric_Lanini Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 25.02.1994 Ruolo: Attaccante Altezza: 186 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2011 al 2013 Esordio: 23.11.2011 - Amichevole - Juventus-Lecco 7-1 Ultima partita: 03.04.2013 - Amichevole - Juventus-Asti 9-1 0 presenze - 0 reti Alla Juventus Under-23 dal 2019 al 2020 1 coppa Italia Serie C Eric Lanini (Torino, 25 febbraio 1994) è un calciatore italiano, attaccante della Reggiana, in prestito dal Parma. Eric Lanini Lanini con la maglia del Novara Calcio nella stagione 2020-2021 Nazionalità Italia Altezza 186 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Reggiana Carriera Giovanili 2008-2010 Vianney 2011-2013 Juventus Squadre di club 2013-2014 → Prato 22 (7) 2014-2015 → Virtus Entella 18 (3) 2015-2016 → Virtus Lanciano 16 (1) 2016 → Como 13 (0) 2016-2017 → Westerlo 4 (0) 2017 → Matera 11 (3) 2017-2018 → Vicenza 16 (3) 2018 → Padova 8 (0) 2018-2019 → Imolese 33 (14) 2019-2020 Juventus U23 17 (3) 2020 Parma 0 (0) 2020 → Como 2 (0) 2020-2021 → Novara 34 (11) 2021- → Reggiana 34 (15) Nazionale 2014 Italia U-20 1 (0) Carriera Club Cresce nelle giovanili del Vianney Calcio e della Juventus con la quale nel 2013 vince la classifica marcatori del Torneo di Viareggio 2013 e una Supercoppa Primavera. Il 2 settembre 2013 si trasferisce in prestito al Prato in Lega Pro, conclude la stagione con 22 presenze e 7 reti. Tornato a Torino nell'estate del 2014 viene ceduto in comproprietà al Palermo che lo gira nuovamente in prestito, questa volta in Serie B alla Virtus Entella. Nella sua prima esperienza in cadetteria Lanini trova poco spazio totalizzando soltanto 3 reti (contro Catania, Ternana e Pescara) in 18 partite per lo più dalla panchina. In estate la comproprietà viene risolta a favore della Juventus che il 21 luglio lo gira sempre in Serie B questa volta alla Virtus Lanciano. Debutta con gli abruzzesi il 6 settembre nella sconfitta esterna contro la Pro Vercelli (2-1). A metà stagione il prestito con il Lanciano viene interrotto, e la Juventus lo cede ancora in prestito al Como. L'annata si conclude con la retrocessione in Lega Pro del Como. Il 21 luglio 2016 si accasa sempre con la formula del prestito secco al Westerlo, squadra militante nella Jupiler Pro League, la massima divisione belga dove viene usato con il contagocce, giocando solo quattro gare e pertanto, nel mercato di riparazione di gennaio, torna in Italia accasandosi al Matera in Lega Pro dove esordisce il 23 gennaio contro la Vibonese: con i lucani gioca undici volte mettendo a segno tre reti (la prima il 12 febbraio nella sconfitta casalinga contro la Virtus Francavilla) con la maglia biancazzurra che si qualifica per gli spareggi-promozione venendo eliminata dal Cosenza. Al termine del prestito in Basilicata, torna alla base dove viene ceduto nuovamente in prestito al L.R. Vicenza neo-retrocesso in Serie C. Gioca con una certa frequenza, venendo ceduto al Padova nella sessione invernale di mercato, dove gioca solo 8 gare senza realizzare nessun gol, mentre iscrive il suo nome nel tabellino della sconfitta di Coppa Italia Serie C del 7 febbraio 2018 contro il Pontedera. La stagione successiva passa all’Imolese dove dopo 22 giornate si trova in vetta alla classifica dei marcatori con 10 realizzazioni. Metterà insieme 40 presenze e 18 gol tra campionato e Coppa Italia di Serie C. Nel luglio 2019 viene convocato per il ritiro della Juventus U23. Segna 3 gol in 17 apparizione con i bianconeri prima di essere acquistato dal Parma il 31 gennaio 2020, che lo cede immediatamente in prestito al Como, in Serie C. Il 5 ottobre 2020 viene ceduto in prestito al Novara dove risulta fuori forma nella prima parte di stagione, andando a segno una sola volta; mentre nel girone di ritorno ritrova la continuità, segnando ben 10 goal. Il 31 agosto 2021 il Parma lo cede, sempre in prestito in Serie C, alla Reggiana. Mette insieme 36 presenze e 15 gol con gli emiliani e il 26 luglio 2022 il prestito viene rinnovato per altri due anni. Nazionale Lanini conta una presenza nella nazionale Under-20 italiana risalente al 9 settembre 2014, quando gli azzurrini persero 3-1 contro i pari età della Polonia. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2012 Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 2012-2013 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2013 Competizioni nazionali Campionato italiano Serie C: 1 - Padova: 2017-2018 (girone B) Supercoppa di Serie C: 1 - Padova: 2018 Coppa Italia Serie C: 1 - Juventus U23: 2019-2020 Individuale Capocannoniere del Torneo di Viareggio: 1 - 2013 (5 gol)
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FILIPPO ROMAGNA https://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Romagna Nazione: Italia Luogo di nascita: Fano (Pesaro e Urbino) Data di nascita: 26.05.1997 Ruolo: Difensore Altezza: 188 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2013 al 2016 0 presenze - 0 reti Filippo Romagna (Fano, 26 maggio 1997) è un calciatore italiano, difensore del Sassuolo. Filippo Romagna Nazionalità Italia Altezza 188 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Sassuolo Carriera Giovanili 2007-2011 Rimini 2011-2016 Juventus Squadre di club 2016-2017 → Novara 4 (0) 2017 → Brescia 14 (0) 2017-2019 Cagliari 41 (0) 2019-2023 Sassuolo 20 (0) 2023-2024 → Reggiana 13 (0) 2024- Sassuolo 4 (0) Nazionale 2012 Italia U-15 9 (0) 2012 Italia U-16 2 (0) 2013-2014 Italia U-17 10 (0) 2015 Italia U-18 4 (0) 2015-2016 Italia U-19 14 (0) 2016-2017 Italia U-20 9 (0) 2017-2019 Italia U-21 16 (0) Palmarès Europei di calcio Under-19 Argento Germania 2016 Mondiali di calcio Under-20 Bronzo Corea del Sud 2017 Caratteristiche tecniche Difensore centrale molto fisico, bravo in fase di marcatura e negli anticipi difensivi, è abile nell'impostazione del gioco; per le sue caratteristiche è stato paragonato ad Andrea Barzagli. Carriera Club Giovanili Cresciuto nel Rimini come centrocampista, entra a far parte del settore giovanile della Juventus nel 2011. Nel 2013 viene promosso alla squadra Primavera, della quale arriverà ad indossare la fascia di capitano. Nel 2016, sotto la guida di Fabio Grosso, trionfa al Torneo di Viareggio, grazie alla vittoria per 3-2 contro il Palermo, e raggiunge le finali di Coppa Italia e campionato. Novara e Brescia Il 29 agosto 2016 passa, in prestito con diritto di opzione, al Novara, in Serie B. Esordisce tra i professionisti il 22 ottobre 2016, a 19 anni, entrando nel secondo tempo della partita della 10ª giornata di campionato Novara-Avellino (1-0) allo stadio Piola. Il 31 gennaio 2017, dopo mezza stagione a Novara, passa nuovamente in prestito al Brescia, dove ottiene 14 presenze in campionato. Cagliari Il 28 luglio 2017 viene acquistato a titolo definitivo dal Cagliari, con cui firma un contratto quinquennale. Esordisce in Serie A il 17 settembre 2017, a 20 anni, entrando al 90º della partita SPAL-Cagliari (0-2) disputata allo stadio Mazza di Ferrara. Conclude la sua prima stagione in Serie A con 23 presenze in campionato. Nella seconda stagione al Cagliari, sotto la guida di Rolando Maran, trova maggiori difficoltà e ottiene unicamente 18 presenze. Sassuolo e Reggiana Il 2 settembre 2019 viene ingaggiato dal Sassuolo a titolo temporaneo. Con l'allenatore Roberto De Zerbi ottiene 18 presenze in campionato fino alla gara del 9 marzo 2020 contro il Brescia, alla 26ª giornata, nella quale si procura la rottura del tendine rotuleo sinistro. Nonostante il grave infortunio, il 17 settembre 2020 Romagna viene acquistato a titolo definitivo dal Sassuolo. Dopo un lungo recupero, nella seconda metà del 2022 torna a giocare incontri ufficiali, prima con la squadra Primavera, e poi nelle amichevoli con la prima squadra. L'8 luglio 2023, viene ceduto in prestito per una stagione alla Reggiana, neopromossa in Serie B. Una volta rientrato al Sassuolo, a partire dalla stagione 2024-2025 Romagna veste i gradi di vice-capitano della squadra. Il 9 agosto 2024, torna a giocare un incontro ufficiale in maglia neroverde, partendo da titolare nell'incontro di Coppa Italia con il Cittadella, vinto per 2-1. Nazionale Nel 2016 con l'Under-19 partecipa, da capitano, all'Europeo Under-19, terminato col secondo posto. Nell'agosto 2016 riceve la sua prima chiamata in Under-21, per le partite di qualificazione all'Europeo del 2017 contro Serbia e Andorra, nelle quali non viene impiegato. Il 9 aprile 2017 viene convocato dal CT Gian Piero Ventura ad uno stage della Nazionale A dedicato ai calciatori emergenti. Con l'Under-20 partecipa al Mondiale Under-20 2017 in Corea del Sud, dove l'Italia ottiene il terzo posto. Esordisce con la Nazionale Under-21 il 1º settembre 2017, entrando nel secondo tempo della partita amichevole Spagna-Italia (3-0) disputata a Toledo. Gioca con regolarità durante il biennio e nel 2019 viene convocato per l’Europeo Under-21, ma non viene mai impiegato durante la competizione. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2016
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Gaetano Scirea ci lasciava 33 anni fa su una strada polacca. Indimenticabile!
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HERNANES Hernanes saluta la maglia della Juve numero undici – si legge sulla pagina Facebook de “Lamagliadellajuve” del 10 febbraio 2017 – il brasiliano si è accasato all’Hebei China Fortune, che per assicurarselo ha versato nelle casse bianconere otto milioni di euro più due di eventuali bonus. In questo, caso, la Cina ci è stata vicina: bene così. La tifoseria non lo rimpiangerà, poco ma sicuro. Il suo acquisto, avvenuto all’ultimo respiro del mercato estivo 2015, non generò alcun entusiasmo: ai tempi del suo passaggio in neroazzurro si era lanciato in dichiarazioni un po’ ardite nei confronti dell’Inter, che aveva definito «Un club onesto, mai sceso in Serie B e mai coinvolto in scandali»... (soprassediamo). Dichiarazioni indirettamente poco intonate con un suo ipotetico futuro in bianconero: un futuro che nemmeno lui aveva potuto immaginare. La storia del calcio, del resto, è piena di atleti pronti a tutto per ingraziarsi i nuovi fan: Lucio, approdato sotto la Mole dopo aver militato da protagonista nel club meneghino, benedì la liceità dei titoli juventini cancellati dalla Federcalcio con un atteggiamento palesemente ammiccante. Sul campo, Hernanes poteva illustrarsi e rendersi utile alla causa, perché il campo conta più delle parole di convenienza. Il campo ha emesso il verdetto sul centrocampista di Recife, e lo ha bocciato. Lontanissimo parente del giocatore che si mise in mostra con la maglia della Lazio, il Profeta non è riuscito a ritagliarsi un posto importante nelle gerarchie di Allegri, e quando è stato impiegato non è risultato all’altezza (nemmeno come tiratore: a fronte dei due goal segnati, troppi gli errori, anche in quella che doveva essere la sua specialità). Hernanes ha confezionato giocate suicide, severamente vietate anche ai bambini delle scuole calcio: errori di concetto e non solo tecnici, i suoi avventati disimpegni in orizzontale hanno generato tanti, troppi pericoli per la Vecchia Signora. Paradossalmente, ha giocato la miglior partita della sua parabola juventina contro una delle squadre più forti e in una delle partite più importanti: il 23 febbraio 2016, da subentrato di Marchisio, disputò un buon tempo contro il Bayern, nell’andata degli ottavi di Champions League. Buon viaggio, Profeta. VALERIA ARENA, DA JUVENTIBUS DEL 10 FEBBRAIO 2017 Se ne va così, con una plusvalenza di oltre 2 milioni di euro, che, in tutta sincerità, era ed è il migliore regalo di addio che potesse farci. Perché quella tra Hernanes e i tifosi bianconeri, e dunque la Juventus, ha il sapore amaro di una relazione sentimentale improvvisata e sgangherata, priva del trasporto emotivo necessario alla sua sopravvivenza. Voi direte: va bene, ma non mica è la prima volta che la società compra giocatori non voluti e decisamente poco amati, oltre che sottostimati, considerati gli obiettivi stagionali (il periodo precedente a Marotta e Paratici ne è l’esempio più esaustivo), per non parlare delle dichiarazioni infelici relative al passato bianconero in Serie B di cui si è “macchiato” tempo fa il calciatore brasiliano; ed io vi darei anche ragione, se non fosse che non mi era mai capitato di vedere in ambiente Juventus, almeno negli ultimi anni, un giocatore così dedito all’impresa di farsi in qualche modo volere bene da quegli stessi tifosi che, sin da giorni precedenti all’acquisto, non hanno mai nascosto il loro disappunto per la sua presenza. Ma si sa, chi meno ama è più forte si sa, per cui mentre Hernanes saluta Torino e l’Italia, i tifosi, mediamente felici, sono distratti e presi da altre questioni (accuse interiste, un classico oramai, recuperi di campionato, ottavi di Champions che si avvicinano, ecc). L’asimmetria di questo strano rapporto a senso unico è sintetizzata sul profilo Instagram del giocatore. Lo scorso 5 febbraio, per esempio, giorno in cui si è giocato il posticipo serale di campionato tra Juventus e Inter, mentre la trattativa con l’Hebei Fortune era già in dirittura di arrivo (con tanto di mancata convocazione), Hernanes si è preso la briga di pubblicare un’ultima foto da giocatore, almeno ancora ufficialmente, juventino, in cui insieme alla moglie incitava i compagni alla vittoria contro l’ex squadra, seguita dall’immancabile hashtag #forzajuventusfinoallafine, come se per l’ennesima volta volesse mostrarci un affetto che non ci siamo mai disturbati di ricambiare. Scrivo immancabile perché lo stesso Hernanes è un fervente appassionato dell’utilizzo di questo hashtag, in tutte le sue varianti, con un trasporto che, almeno secondo una mia recente ricerca random, non arrivano a dimostrare neanche i calciatori più amati e idolatrati (anche dalla sottoscritta) come Dybala, Higuaín o Barzagli (che il Signore ce li lasci sempre in gloria). Un appunto comunicativo paragonabile solo a quelli di Bonucci e Marchisio, pilastri fondamentali di questa Juventus, e bianconero dentro dalla nascita. Ed è stato in quel momento che ho avuto una folgorazione sulla via dello Juventus Stadium e ho capito che, in questo anno e mezzo, Hernanes era l’uomo della prima strofa di “Teorema” di Ferradini, quello che prendeva una donna e le diceva che la amava, a cui mandava rose, poesie e spremute di cuore, a cui tentava di dare il meglio e con cui aveva cercato di essere un tenero amante e, per contro, veniva preso a pesci in faccia. Lo stesso che durante la sua presentazione da giocatore bianconero ha tentato di ricucire un rapporto appena cominciato giustificando goffamente la frase “Mai stato in Serie B” (ché lui non ce l’aveva mica con la Juve, no, lui era orgoglioso del suo percorso da calciatore, del fatto che aveva sempre lottato per grandi obiettivi e per evitare di retrocedere in B e cose così...) e che, a conclusione di un’intervista a JTV, ha esclamato con quasi imbarazzo “Forza Juve sempre”, dopo aver ringraziato Allegri e i compagni per il loro affetto e la loro strenua difesa. Certo, Hernanes non è Pirlo, non è Vidal, non è Pogba, a cui il cuore lo abbiamo proprio regalato e spedito a un indirizzo nuovo, e non è neanche Draxler o Witsel, che invece sono i protagonisti della seconda strofa di Ferradini (prendi una donna, trattala male, lascia che ti aspetti per ore). È un giocatore nella media che ha tentato in ogni modo di espiare un passato neroazzurro fuori e dentro il campo, con risultati (ahi lui) davvero scarsi. Se è vero che “Teorema” è un po’ diventato il manifesto delle relazioni sentimentali, l’ago della bilancia di chi si fiuta e annusa, è altrettanto vero che questa volta, in questo epilogo, la situazione è capovolta: questa estate, quando divorata e logorata dal ping–pong tra Raiola, Pogba e la stampa, in attesa di un qualunque gesto o dichiarazione d’amore e aggrappata al più microscopico spiraglio, al colore della maglia firmata a un tifoso, agli sguardi e commenti su foto, video e profili social, speravo che il piccolo grande Paul ci confermasse che il nostro incontro e i nostri cinque anni fossero il più grande spettacolo dopo il Big Bang, anziché tenerci sulle spine per due mesi. Non sapevo mica che la risposta l’avrei trovata in Hernanes, quello per cui imprecavo davanti alla TV, piuttosto che dal gioiellino di cui avrei comprato persino la maglia, che per un tifoso è la prova d’amore definitiva. Un oramai ex giocatore bianconero che avrebbe potuto scegliere il silenzio o quanto meno vendicarsi di tutti quei fischi ricevuti, che nel giorno della Partita delle partite lascia il suo ultimo messaggio (andiamo, e non andate, a vincere contro l’Inter) e che pochi minuti dopo l’ufficialità della sua cessione dedica un lungo e sentito messaggio di ringraziamento alla società, ai compagni e ai tifosi con tanto di chiusura “Forza Juve sempre”, lo stesso che elemosinavamo da Pogba durante le ore più calde. E allora ho capito che Hernanes si merita davvero un grande grazie. Chissà, magari lo abbiamo reso pure juventino. Davvero. Anderson Hernanes saluta i tifosi della Juventus con una lettera pubblicata sul suo profilo Instagram. Il centrocampista brasiliano ha ringraziato i bianconeri e non solo: «Ho fatto un bel percorso in Italia. Vestire questa maglia per un anno e mezzo è stato un grande piacere, è stato motivo di orgoglio. Vorrei ringraziare tutti per questa opportunità! Dal presidente ai dirigenti, passando per staff tecnico, medico, fisioterapico, i magazzinieri, gli addetti stampa, il personale Marketing e del ristorante. Ringrazio tutti per la cortesia e la gentilezza nei miei confronti! Ringrazio i tifosi che mi hanno dato supporto in questi diciotto mesi! Grazie a tutti di cuore e forza Juve sempre e comunque!». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2017/05/hernanes.html
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HERNANES https://it.wikipedia.org/wiki/Hernanes Nazione: Brasile Luogo di nascita: Recife Data di nascita: 29.05.1985 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 75 kg Nazionale Brasiliano Soprannome: O Profeta (Il Profeta) Alla Juventus dal 2015 al 2017 Esordio: 12.09.2015 - Serie A - Juventus-Chievo 1-1 Ultima partita: 11.01.2017 - Coppa Italia - Juventus-Atalanta 3-2 35 presenze - 2 reti 2 scudetti 2 coppe Italia Confederations Cup 2013 con la nazionale brasiliana Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima, meglio noto come Hernanes (Recife, 29 maggio 1985), è un ex calciatore brasiliano, di ruolo centrocampista. Durante la sua carriera ha vinto 2 Campionati brasiliani (2007 e 2008), 2 Campionati italiani (2015-2016 e 2016-2017) e 2 Coppe Italia (2015-2016 e 2016-2017). Con la Nazionale brasiliana ha vinto la Confederations Cup 2013 e preso parte alla rassegna mondiale di Brasile 2014. Nel 2007 e nel 2008 si è aggiudicato la Bola de Prata, premio assegnato dalla rivista Placar ai migliori undici giocatori per ruolo del campionato brasiliano. Nel 2009 è stato definito il miglior calciatore Under-23 del mondo dal Times. Hernanes Hernanes con il San Paolo nel 2010 Nazionalità Brasile Altezza 180 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2 maggio 2022 - giocatore Carriera Giovanili 1996-1998 Santa Cruz 1998-2001 Unibol 2001-2005 San Paolo Squadre di club 2005 San Paolo 18 (3) 2005-2006 → Santo André 23 (6) 2006-2010 San Paolo 99 (15) 2010-2014 Lazio 118 (33) 2014-2015 Inter 42 (7) 2015-2017 Juventus 35 (2) 2017 Hebei CFFC 6 (1) 2017-2018 → San Paolo 19 (9) 2018 Hebei CFFC 13 (3) 2018-2021 San Paolo 46 (5) 2021-2022 Sport Recife 17 (0) Nazionale 2008 Brasile olimpica 7 (1) 2008-2014 Brasile 28 (2) Palmarès Olimpiadi Bronzo Pechino 2008 Confederations Cup Oro Brasile 2013 Biografia Nel 2006 si sposa con Erica Lima dalla cui unione nascono Ezequiel, Lucia, Maximo e Angelica (nel 2015). È soprannominato Il Profeta (O Profeta in portoghese): il soprannome gli fu affibbiato da Leifert Tiago, presentatore di una tv brasiliana colpito dal fatto che il giocatore, durante le interviste, citasse sempre qualche versetto della Bibbia. A Montaldo Scarampi in provincia di Asti ha aperto prima un'azienda vinicola nel 2016 e poi un resort con ristorante segnalato tra i migliori ristoranti d'Italia dalla Guida Michelin. I suoi vini vengono presentati al Vinitaly di Verona ed il 29 maggio 2022 partecipa per la prima volta alla Festa della Barbera di Castagnole delle Lanze. Caratteristiche tecniche È un centrocampista di media fisicità, ambidestro e molto dotato sul piano tecnico. Non particolarmente veloce, si distingue per dinamismo ed efficacia nel pressing, offrendo un buon contributo alla fase difensiva. La sua dote migliore è il tiro, pur essendo abile anche nell'effettuare l'ultimo passaggio. È in grado di ricoprire vari ruoli a centrocampo: trequartista, interno o regista. È stato accostato a Kaká, Andrea Pirlo e Deco. Sebbene sia un sinistro naturale, il suo preciso destro gli consente l'esecuzione dei calci da fermo con entrambi i piedi. All'Inter ha espresso la preferenza a essere impiegato da trequartista, concetto ribadito anche nella conferenza stampa di presentazione alla Juventus. Carriera Club Gli inizi La prima squadra di Hernanes è stata l'Unibol Pernambuco, un piccolo club della sua città in cui ha militato tra i 14 ed i 15 anni. Nel 2001 viene tesserato dal San Paolo, entrando a far parte del settore giovanile. Nel corso di un incontro disputato mentre militava nel settore giovanile, fu in grado di segnare due gol su punizione, l'uno col piede destro e l'altro col sinistro. Hernanes in azione con la maglia del San Paolo durante una gara di campionato. Esordisce in prima squadra nel 2005, disputando sedici partite impreziosite da tre gol, giostrando da esterno sinistro di centrocampo. L'anno successivo viene girato in prestito al Santo André. Tornato al club Tricolor nel 2007, viene impostato come centrocampista centrale dall'allenatore Muricy Ramalho e riesce a conquistare un posto da titolare, complice anche la cessione dei mediani Josué e Mineiro. In stagione gioca 39 partite, segna 4 gol e vince il campionato Brasileirão. Nel 2008 si aggiudica per la seconda volta consecutiva sia il campionato che la Bola de Prata. Lazio Il 6 agosto 2010, all'indomani dell'eliminazione del San Paolo dalla Copa Libertadores, viene ufficializzato il suo trasferimento in Italia, dove viene acquistato dalla Lazio per 13,5 milioni di euro. Firma un contratto quinquennale da 1,6 milioni più un bonus di 100000 € annui (fino a raggiungere i 2 milioni nell'ultimo anno di contratto), lasciando la squadra paulista dopo 216 partite e 35 gol segnati in totale. Al San Paolo il suo cartellino era diviso fra vari proprietari: il fondo di investimento Traffic (che deteneva il 17% del cartellino), la Kirin Sport cin (che deteneva l'8% del cartellino), la società del San Paolo (che deteneva il 70% del cartellino) e Augustino Penha, ex calciatore brasiliano (che deteneva il 5% del cartellino), suo amico che funge da procuratore. L'allenatore Edoardo Reja gli affida sin dall'inizio il ruolo del titolare. Segna la prima rete con la Lazio su calcio di rigore nella seconda giornata di campionato, chiudendo la partita col Bologna (3-1) all'ultimo minuto. Nel dicembre 2010 viene eletto come secondo miglior calciatore brasiliano d'Europa, alle spalle dell'interista Maicon, dalla stampa brasiliana. Il 19 gennaio realizza, con un calcio di rigore, la sua prima rete in Coppa Italia, nonché la sua prima rete in un derby di Roma, vinto dai rivali giallorossi per 2-1. Il 14 maggio realizza la sua prima doppietta in Serie A (Lazio-Genoa 4-2), portando ad 11 i suoi gol in campionato (eguagliando il record di Pavel Nedvěd di marcature per un centrocampista laziale in Serie A, superato nella stagione 2013/2014 da Antonio Candreva) e a 12 i suoi gol totali con la maglia della Lazio. Esordisce in campo europeo il 18 agosto 2011, segnando una rete nella vittoria per 6-0 contro il Rabotnicki: va a segno anche nella partita di ritorno, vinta 3-1 dai romani. Il 16 ottobre realizza il momentaneo pari nella stracittadina con la Roma: vincendo 2-1, i biancocelesti centrano un successo che mancava da due anni. Il 1º febbraio 2012 segna la prima rete nella vittoria per 2-0 contro il Milan: dal 1998 la Lazio non sconfiggeva i rossoneri in Serie A. Va poi in rete nel derby del 4 marzo, vinto per 2-1: era dal campionato 1997-98 che la Lazio non trionfava in entrambe le stracittadine. Il 23 agosto, segna una rete in Europa League contro il Mura 05: in campionato segna invece tre reti nelle prime giornate, contro Atalanta e Chievo. Il 9 febbraio 2013 gioca la centesima gara in maglia laziale, nell'incontro pareggiato 1-1 col Napoli: solo pochi giorni prima, durante la semifinale di Coppa Italia con la Juventus, era uscito dal campo dopo aver rimediato una botta alla tempia. Nella stracittadina dell'8 aprile, porta in vantaggio la Lazio ma sbaglia poi un rigore e provoca il tiro dagli undici metri con cui i giallorossi pareggiano. In Inter-Lazio dell'8 maggio, festeggia con una rete la centesima gara in Serie A (i biancocelesti vincono per 3-1). Il 26 maggio conquista il primo trofeo con la società romana battendo in finale la Roma, la Coppa Italia. Il 18 agosto apre la stagione con la sconfitta in Supercoppa italiana contro la Juventus (per 4-0). Il 19 settembre segna la sua prima rete in campo europeo (turni preliminari esclusi) contro il Legia Varsavia. Il 19 gennaio 2014 segna la sua ultima rete in maglia biancoceleste contro l'Udinese. Rimarrà celebre il suo saluto ai tifosi laziali mentre esce per l'ultima volta dal centro sportivo di Formello, in lacrime. Inter Il 31 gennaio 2014, proprio alla chiusura della finestra invernale, viene ceduto per 13 milioni più 2 di bonus all'Inter. Con i nerazzurri segna il primo gol nella partita contro il Livorno, terminata 2-2. Il 10 maggio è invece autore di una rete all'ex squadra, contro cui - esattamente un anno dopo - marca l'unica doppietta interista. Gioca le sue ultime due partite con l'Inter all'inizio del campionato 2015-16. Juventus Il 31 agosto 2015 viene acquistato dalla Juventus per 11 milioni di euro pagabili in tre anni, più ulteriori due milioni di bonus possibili, firmando con la società bianconera un contratto triennale. Sceglie di indossare la maglia numero 11. Debutta in bianconero il 12 settembre 2015, nel pareggio casalingo contro il Chievo (1-1). Tre giorni dopo effettua invece il suo esordio assoluto in Champions League, nella vittoriosa trasferta in casa del Manchester City (1-2). Il 25 aprile 2016 vince il primo Scudetto della sua esperienza italiana. Il 1º maggio seguente segna invece il suo primo gol con i bianconeri nella vittoria per 2-0 contro il Carpi. Il 21 maggio conquista con la compagine bianconera anche la Coppa Italia, superando il Milan ai tempi supplementari (1-0), match che il brasiliano gioca da titolare. Si tratta del suo secondo successo in questa competizione, dopo quello del 2013 con la Lazio. Hebei China Fortune e di nuovo San Paolo Il 9 febbraio 2017 passa a titolo definitivo all'Hebei China Fortune per 8 milioni di euro più 2 milioni di bonus. Durante quello stesso anno verrà poi girato in prestito al San Paolo, dove segnerà 9 gol in 19 partite di campionato. Finito il prestito ritorna in Cina per un breve periodo prima di firmare, il 29 dicembre 2018, un contratto triennale con il San Paolo con cui vince un campionato Paulista. Il 17 luglio 2021 viene annunciata la sua separazione dal club. Recife Il 3 agosto 2021 passa al Sport Recife, club della sua città natale. Nazionale Nel marzo del 2008 è stato convocato dalla nazionale brasiliana, esordendo nell'amichevole vinta 1-0 contro la Svezia il 26 marzo. Hernanes e Neymar con la nazionale brasiliana al Mondiale 2014. Ha conquistato la medaglia di bronzo ai Giochi olimpici di Pechino, segnando il gol decisivo nella partita d'esordio del torneo contro il Belgio. Il Brasile è stato eliminato in semifinale dall'Argentina. Torna a giocare con la nazionale due anni dopo, il 10 agosto 2010 contro gli Stati Uniti. Nella partita contro la Francia del 9 febbraio 2011, giocata a Parigi, viene espulso al 40' per gioco pericoloso (entrata in ritardo che lo porta a colpire Karim Benzema al petto). Il 10 novembre 2011, nel match amichevole contro il Gabon, vinto per 2-0 dai brasiliani, segna il primo gol con la maglia della Seleção. Il 14 maggio viene inserito, dal CT Luiz Felipe Scolari, nella lista dei 23 convocati per la FIFA Confederations Cup 2013, programmata in Brasile dal 15 al 30 giugno come preludio del Mondiale 2014. Il 2 giugno nella sfida contro l'Inghilterra sfiora il primo gol nel nuovo e ristrutturato Maracanã: un suo tiro centra l'incrocio dei pali e consente a Fred di realizzare il tap-in vincente. Il 9 giugno segna il gol del momentaneo 2-0 contro la Francia (3-0 finale). In occasione della Confederations Cup, scende in campo in tutte le cinque gare senza però segnare: il 30 giugno, dopo il 3-0 inflitto alla Spagna, conquista il suo primo trofeo con la Seleção. È presente al Mondiale 2014, che il Brasile chiude al quarto posto. Palmarès Club Competizioni statali Campionato Paulista: 1 - San Paolo: 2021 Competizioni nazionali Campionato brasiliano: 2 - San Paolo: 2007, 2008 Coppa Italia: 3 - Lazio: 2012-2013 - Juventus: 2015-2016 e 2016-2017 Campionato italiano: 2 - Juventus: 2015-2016 e 2016-2017 Nazionale Bronzo olimpico: 1 - Pechino 2008 Confederations Cup: 1 - Brasile 2013 Individuale Bola de Prata: 2 - 2007, 2008 Miglior giocatore del campionato brasiliano: 1 - 2008
