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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. MATTIA VITALE Il Settore Giovanile della Juventus – scrive Enrico Zambruno su “HJ Magazine” dell’ottobre 2014 – è una solida e grande realtà. Forma i calciatori in erba, ognuno con i suoi sogni e i suoi obiettivi. Ma, soprattutto, forma uomini. La cosa più importante, per la crescita di ogni singolo talento. Uno di questi è Mattia Vitale, 17 anni compiuti il 1° ottobre, colonna della Primavera bianconera. Giovane, bravo e senza paura. Ha vissuto un'estate indimenticabile con la Prima Squadra, volando con i campioni d'Italia nella tournée a Giacarta, Sydney e Singapore e trovando il goal nel vernissage di Villar Perosa, schierato titolare tra i big da mister Massimiliano Allegri. Vitale sogna ad occhi aperti, così come tutti i suoi compagni pronti a spiccare il volo. La Primavera, grazie alla sapienza dei dirigenti bianconeri, quest'anno vanta un gruppo giovane (molto di più rispetto alle avversarie del girone A) e interessante. Il pilota è Fabio Grosso, al secondo anno sulla panchina dei nostri giovani, il primo dall'inizio, dopo che nella passata stagione aveva preso il comando in corsa al posto di Andrea Zanchetta. Vitale ha cominciato presto a giocare a calcio. Nella sua città, a San Giovanni in Persiceto, situata a poco più di 20 chilometri da Bologna. Dai 5 ai 12 anni alterna le due squadre locali, per passare poi nel vivaio del Bologna. A 14 la svolta: la chiamata della Juventus. «Me lo ricordo bene, il primo giorno – racconta Mattia – è stato bellissimo, spettacolare. Il primo allenatore è stato Claudio Gabetta, poi ho avuto due anni Ivano Della Morte e oggi Fabio Grosso. Prima di arrivare a Torino, pensavo al calcio solo come divertimento. Una volta qui è cambiato tutto. In tournée ho capito che questa squadra è qualcosa di unico, uno dei club più amati e importanti del mondo». Già, la tournée. Un sogno per un ragazzo che è partito a 16 anni per Asia e Australia, in mezzo a campioni affermati che hanno vinto tantissimo in carriera. Massimiliano Allegri l'ha schierato spesso, dandogli anche una maglia da titolare, in mezzo al campo. «Tutti gli allenatori mi hanno fatto giocare mezzala sinistra, fin da quando avevo 14 anni. È il mio ruolo per eccellenza, mi piace molto occupare quella posizione, soprattutto nella fase offensiva. Ma devo migliorare ancora tanto, soprattutto in quella difensiva. Le presenze nelle amichevoli in Prima Squadra sono state importantissime per la mia crescita. È stato un sogno poterle vivere, a Singapore sono addirittura partito negli 11 titolari, le gambe mi tremavano». Quelli che fino a qualche ora prima erano campioni irraggiungibili, sono diventati all'improvviso compagni di squadra. «Stentavo a crederci. Quando Pirlo mi dava dei consigli io rischiavo ogni volta di svenire. Lui è il mio idolo calcistico. Un modello da seguire, come Claudio Marchisio, che gioca proprio nel mio ruolo. Quando ho la fortuna di potermi allenare con lui lo guardo sempre con enorme attenzione». Dopo l'esperienza estiva con i grandi, ora Mattia è concentrato sulla Primavera. Il suo primo campionato intero in questa categoria. «Mister Grosso ha una grande concezione del gruppo. Ci fa lavorare tanto e bene, con l'obiettivo di farci crescere come collettivo. Possiamo fare ottime cose. In campionato ce la giocheremo, almeno nella prima fase, con Torino, Fiorentina, Genoa e Parma. L'obiettivo per noi è arrivare primi e andare alle finali. Abbiamo due grandi punti di forza: il primo è che tra compagni ci conosciamo molto bene, essendo quasi tutti provenienti dagli Allievi Nazionali; e poi facciamo sempre le cose insieme, non ci limitiamo a vivere gli allenamenti, ma anche fuori dal campo passiamo tantissime ore a divertirci in compagnia. Sono legato a tutti, ma gli amici più stretti sono Udoh, Roussos e Pozzebon, che adesso è andato al Perugia». Gli obiettivi stagionali non si limitano però al campionato. «Vogliamo fare bene anche in Coppa Italia e Uefa Youth League. In Europa possiamo andare avanti, è fondamentale confrontarsi con altre realtà calcistiche». Ma cosa fa Mattia Vitale fuori dal campo? «Gioco alla Playstation, ma non a calcio, sono più un tipo da Cali of Duty. Al di là dei videogames, sono un grande appassionato di storia. Una passione trasmessa da mio nonno, dai suoi racconti sulla guerra. Leggo molto, mi piace, sono attratto soprattutto dalla storia contemporanea». La storia dello sport italiano nel 2014 l'ha fatta, eccome se l'ha fata, Marco Belinelli. Con la maglia dei San Antonio Spurs ha vinto l'anello NBA nel basket, qualcosa di inimmaginabile fino a qualche anno fa. Bene. Belinelli è, come Mattia, di San Giovanni in Persiceto. «L'ho incontrato tante volte, sono un suo grande tifoso. Mi piace il basket, non mi perdo mai una sua partita. In Italia tifo Fortitudo Bologna: anche se adesso non è più nella pallacanestro che conta la porto sempre nel cuore. Nel calcio, invece, ho una simpatia per l'Avellino, perché è la squadra della città di mio papà». Ma il più grande sogno, a breve, qual è? «Con la Primavera o con la Prima Squadra, vorrei giocare allo Juventus Stadium. Sarebbe qualcosa di pazzesco». Mattia riuscirà a coronare il suo sogno il 9 maggio 2015, giocando l’ultimo quarto d’ora della partita di campionato contro il Cagliari. Ma il suo esordio assoluto con la maglia numero 24 bianconera era avvenuto un mese prima a Parma, sostituendo a 10 minuti dalla fine Coman. Poi una girandola di prestiti: Lanciano, Cesena, Venezia e Spal. Nel 2018 il cartellino diventa di proprietà degli estensi, mettendo così la parola “fine” alla breve avventura juventina di Mattia Vitale. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/05/mattia-vitale.html
  2. MATTIA VITALE https://it.wikipedia.org/wiki/Mattia_Vitale Nazione: Italia Luogo di nascita: Bologna Data di nascita: 01.10.1997 Ruolo: Centrocampista Altezza: 183 cm Peso: 79 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2014 al 2016 Esordio: 11.04.2015 - Serie A - Parma-Juventus 1-0 Ultima partita: 09.05.2015 - Serie A - Juventus-Cagliari 1-1 2 presenze - 0 reti 1 scudetto 1 coppa Italia 1 supercoppa italiana Mattia Vitale (Bologna, 1º ottobre 1997) è un calciatore italiano, centrocampista del Crotone. Mattia Vitale Vitale con la maglia del Frosinone nel 2021 Nazionalità Italia Altezza 183 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Crotone Carriera Giovanili 2003-2009 FC Persiceto 85 2009-2011 Bologna 2011-2016 Juventus Squadre di club 2014-2016 Juventus 2 (0) 2016 → Virtus Lanciano 19 (0) 2016-2017 → Cesena 21 (0) 2017 → Venezia 0 (0) 2017-2019 SPAL 2 (0) 2019 → Carpi 13 (1) 2019-2021 Frosinone 15 (0) 2021-2022 Pro Vercelli 36 (2) 2022- Crotone 0 (0) Nazionale 2012 Italia U-15 5 (0) 2012-2013 Italia U-16 7 (1) 2014 Italia U-17 3 (0) 2014 Italia U-18 3 (0) 2016- B Italia 1 (0) 2017-2018 Italia U-20 5 (1) Palmarès Mondiali di calcio Under-20 Bronzo Corea del Sud 2017 Caratteristiche tecniche Di ruolo interno sinistro, è un mancino che eccelle nel controllo di palla anche col destro. Si dimostra abile in fase di costruzione del gioco e nell'inserirsi nelle difese avversarie per andare a rete. È bravo nei contrasti, oltre a disporre di un'ottima personalità e di foga agonistica che talvolta lo porta ad avere reazioni eccessive. Carriera Club Cresce calcisticamente nella squadra della sua città, il Bologna, per approdare poi nel 2011 nelle giovanili della Juventus. L'11 marzo 2015 esordisce nella prima squadra bianconera e al contempo debutta in Serie A, giocando gli ultimi 10' della trasferta contro il Parma terminata con una sconfitta per 1-0; le 2 presenze maturate nel campionato 2014-2015 gli permettono a fine stagione di fregiarsi dello scudetto. Rimasto a Torino anche nella prima parte dell'annata seguente, nel gennaio 2016 passa in prestito al Lanciano, in Serie B, trovando spesso spazio e riuscendo a collezionare 19 presenze e 1 assist nel campionato cadetto. La successiva estate viene nuovamente mandato a titolo temporaneo in B, stavolta nelle file del Cesena. Dopo un breve passaggio al Venezia, nell'estate 2017 la Juventus lo dirotta ancora in prestito alla SPAL, neopromossa in A; a campionato in corso, nel gennaio 2018 viene acquistato a titolo definitivo dai biancazzurri. Rimane a Ferrara fino al gennaio 2019, quando viene ceduto in prestito ai cadetti del Carpi con cui il successivo 2 aprile trova il suo primo gol in carriera, nella sconfitta per 3-1 sul campo del Benevento. L'estate seguente il club estense lo cede nuovamente in prestito, con obbligo di riscatto, al Frosinone. Rimane in Ciociaria per il successivo biennio, prima di essere acquistato nell'agosto 2021 dalla Pro Vercelli. Dopo una stagione in Piemonte, nell'estate 2022 si trasferisce a titolo definitivo al Crotone. Nazionale Dopo aver fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili, dall'Under-15 all'Under-18, con 1 presenza anche nella B Italia, il 7 aprile 2017 viene convocato per uno stage a Roma con l'Under-20 insieme al compagno di squadra Giuseppe Panico. Palmarès Club Campionato italiano: 1 - Juventus: 2014-2015 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2015 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2014-2015
  3. MATÍAS SOULÉ https://it.wikipedia.org/wiki/Matías_Soulé Nazione: Argentina Luogo di nascita: Mar del Plata Data di nascita: 15.04.2003 Ruolo: Attaccante Altezza: 182 cm Peso: 71 kg Nazionale Argentino Under-23 Soprannome: Flaco - El pelu Alla Juventus dal 2021 al 2023 Esordio: 30.11.2021 - Serie A - Salernitana-Juventus 0-2 Ultima partita: 30.04.2023 - Serie A - Bologna-Juventus 1-1 21 presenze - 1 rete Matías Soulé Malvano (Mar del Plata, 15 aprile 2003) è un calciatore argentino, centrocampista o attaccante della Roma. Matías Soulé Soulé in allenamento con l'Argentina U-20 nel 2023 Nazionalità Argentina Altezza 182 cm Calcio Ruolo Centrocampista, attaccante Squadra Roma Carriera Giovanili 2009-2015 Kimberley (MdP) 2015-2020 Vélez Sarsfield 2020-2022 Juventus Squadre di club 2021-2023 Juventus Next Gen 28 (3) 2021-2023 Juventus 21 (1) 2023-2024 → Frosinone 36 (11) 2024- Roma 31 (6) Nazionale 2019 Argentina U-16 3 (0) 2022-2023 Argentina U-20 8 (1) 2024 Argentina U-23 2 (1) Biografia Nato in Argentina, possiede anche il passaporto italiano per via delle sue origini, dato che la madre è discendente di emigranti italiani. Caratteristiche tecniche È un'ala destra che, all'occorrenza, può giocare anche da trequartista. Dotato di tecnica e velocità, nonché avvezzo al dribbling, è un mancino abile nell'accentrarsi dalla destra per cercare il tiro in porta. Carriera Club Gli inizi Comincia la sua carriera a 6 anni con il Kimberley (MdP); sei anni dopo passa al Vélez Sarsfield. Juventus Il 10 gennaio 2020 si trasferisce alla Juventus. Inquadrato inizialmente nelle giovanili del club, il 22 agosto 2021 esordisce da professionista con la Juventus U23, la seconda squadra bianconera, nella vittoria per 3-2 in Coppa Italia Serie C contro la Pro Sesto; sei giorni dopo debutta in Serie C, nel successo per 2-1 contro la Pergolettese. Il 10 settembre seguente l'allenatore della prima squadra, Massimiliano Allegri, lo inserisce per la prima volta tra i convocati per la gara di Serie A contro il Napoli. Il 15 settembre 2021 segna la sua prima doppietta in carriera, nella vittoria per 3-2 contro la Feralpisalò valida per il secondo turno di Coppa Italia Serie C; quindi il 7 novembre realizza il suo primo gol in Serie C, nella vittoria per 1-0 contro il Lecco. Il 30 dello stesso mese debutta in prima squadra, nella vittoria per 2-0 contro la Salernitana, subentrando nei minuti di recupero. Per tutta la stagione 2021-2022 viene inoltre aggregato alla squadra under 19 in occasione degli impegni in UEFA Youth League, segnando le due reti di apertura nel confronto contro il Chelsea. Con due gol in sei partite aiuta l'under 19 a raggiungere le semifinali, il migliore piazzamento in assoluto nella competizione per i bianconeri: nella gara con il Benfica, dopo il 2-2 dei tempi regolamentari, l'argentino sbaglia l'ultimo tentativo ai tiri di rigore, causando la sconfitta per 5-6 dei torinesi. Durante la stagione 2022-2023 viene inserito in pianta stabile nella rosa della prima squadra; nel mentre continua all'occorrenza a venire aggregato alla seconda squadra, con cui raggiunge la finale della Coppa Italia Serie C. Frattanto l'11 ottobre 2022 debutta in UEFA Champions League, sostituendo Alex Sandro al 74º della gara persa 2-0 sul campo del Maccabi Haifa, valida per la fase a gironi della competizione. Il 12 marzo 2023 trova la prima rete con la maglia della prima squadra, realizzando il definitivo 4-2 nella vittoria interna in campionato sulla Sampdoria. Frosinone Il 28 agosto 2023 passa in prestito al Frosinone. Esordisce coi ciociari cinque giorni dopo, scendendo in campo da titolare nel pareggio per 0-0 sul campo dell'Udinese. Il 28 settembre segna la sua prima rete coi frusinati, quella del definitivo 1-1 nella gara casalinga contro la Fiorentina; il successivo 29 ottobre realizza la sua prima doppietta in Serie A, nella sconfitta esterna per 4-3 contro il Cagliari. S'impone ben presto nell'undici titolare di Eusebio Di Francesco, emergendo tra le rivelazioni della prima parte di campionato. Il 3 febbraio 2024, nella sconfitta casalinga per 2-3 contro il Milan, trasforma il calcio di rigore del parziale 1-1, diventando il primo giocatore nella storia del club a raggiungere la doppia cifra in una stagione di Serie A. Nonostante l'apporto realizzativo dell'argentino, a fine campionato la squadra giallazzurra non riesce a raggiungere la salvezza. Roma Il 30 luglio 2024 viene acquistato a titolo definitivo dalla Roma, a fronte di un corrispettivo di 25,6 milioni di euro più 4 di bonus. Debutta in maglia giallorossa il successivo 18 agosto, all'avvio di campionato, scendendo in campo da titolare nel pareggio per 0-0 sul campo del Cagliari. Realizza il suo primo gol per la squadra capitolina il 3 novembre dello stesso anno, sempre in campionato, nella sconfitta esterna per 3-2 contro il Verona. Sempre in Serie A, il 13 aprile 2025 trova la sua prima rete nel derby di Roma, che sancisce l'1-1 finale. Chiude il suo primo anno in giallorosso mettendo a segno 5 gol in 39 presenze totali tra campionato, Coppa Italia e UEFA Europa League. Nazionale Soulé ha rappresentato la nazionale argentina a livello giovanile, giocando con l'Argentina U-16 e l'Argentina U-20. Il 4 novembre 2021 viene convocato dal commissario tecnico della nazionale maggiore, Lionel Scaloni, in vista delle gare di qualificazione al campionato del mondo 2022 contro Uruguay e Brasile, senza scendere in campo. Nell'ottobre del 2022 viene inizialmente inserito nella lista dei preconvocati per la fase finale del mondiale in Qatar, non rientrando poi nella rosa definitiva. Nel maggio del 2023 viene convocato dal selezionatore Javier Mascherano con la nazionale under 20, in vista della partecipazione al mondiale di categoria organizzato dalla stessa Argentina, giocando poi tre partite nel corso della competizione.
  4. RÔMULO 18 maggio 2015. Con un comunicato ufficiale, la Juventus ha reso note le condizioni di Rômulo, centrocampista italo-brasiliano che si è nuovamente infortunato nella gara contro l’Inter: «Il laterale bianconero Rômulo, sceso in campo per la partita contro l’Inter a San Siro, al termine della gara con l’Inter ha riferito dolore alla coscia sinistra ed è stato quindi sottoposto a risonanza magnetica dallo staff medico della Juventus. L’esame ha evidenziato una lesione miotendinea del retto femorale tale da non consentirgli il recupero prima della fine del campionato». Un’ultima pesante tegola su una stagione che per Rômulo doveva essere quella della consacrazione e che, invece, si è trasformata rapidamente in un anno da dimenticare. La pubalgia, che si è portato appresso dall’esperienza con il Verona, non gli ha dato tregua fino all’intervento chirurgico di inizio dicembre, solo adesso Rômulo aveva ritrovato condizione e spazio nelle rotazioni di Allegri. E soprattutto, aveva quasi convinto la dirigenza bianconera a concedergli una seconda chance: adesso che sembrava completamente guarito, Rômulo stava dimostrando in partita come in allenamento di potersi ritagliare un ruolo importante nella Juve. Un assaggio è arrivato proprio contro Cagliari e Inter, squadre che Rômulo ha affrontato giocando ora da terzino destro, ora da interno di centrocampo e infine da esterno nel 3-5-2. Ecco perché, secondo quanto appreso da calciomercato.com, Beppe Marotta stava prendendo in seria considerazione l’idea di dare una seconda chance a Rômulo: non riscattandolo quest’estate, ma rinnovando alle stesse condizioni dell’anno passato il prestito oneroso per un’altra stagione, con diritto di riscatto a sei milioni. Soluzione questa tutto sommato gradita anche al Verona, che in assenza di altri acquirenti credibili avrebbe accettato di rimandare di una stagione il passaggio alla cassa. Ma quest’ultimo, ennesimo infortunio, rischia di complicare definitivamente anche il piano B: troppi davvero i dubbi legati alle condizioni fisiche di Rômulo, che chiude così la sua avventura alla Juve con appena cinque presenze. E tanti rimpianti. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/romulo.html
  5. RÔMULO https://it.wikipedia.org/wiki/Rômulo_(calciatore_1987) Nazione: Brasile Italia Luogo di nascita: Pelotas Data di nascita: 22.05.1987 Ruolo: Centrocampista Altezza: 178 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 2014 al 2015 Esordio: 16.09.2014 - Champions League - Juventus-Malmö 2-0 Ultima partita: 16.05.2015 - Serie A - Inter-Juventus 1-2 5 presenze - 0 reti 1 scudetto 1 coppa Italia Rômulo Souza Orestes Caldeira, noto semplicemente come Rômulo (Pelotas, 22 maggio 1987), è un calciatore brasiliano naturalizzato italiano, centrocampista svincolato. Rômulo Nazionalità Brasile Italia (dal 2014) Altezza 178 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Cruzeiro Carriera Giovanili 2002-2006 Caxias Squadre di club 2007 Juventude 20 (1) 2008 Metropolitano 25 (0) 2009 Chapecoense 27 (3) 2009-2010 Santo André 23 (1) 2010 Cruzeiro 16 (1) 2011 → Atlético Paranaense 5 (0) 2011-2013 Fiorentina 30 (2) 2013-2014 Verona 32 (6) 2014-2015 → Juventus 5 (0) 2015-2018 Verona 85 (7) 2018-2019 Genoa 17 (1) 2019 → Lazio 10 (0) 2019 Genoa 1 (0) 2019-2020 → Brescia 22 (1) 2021- Cruzeiro 36 (0) Biografia Ha il passaporto italiano: i suoi trisavoli erano originari di Venezia. Caratteristiche tecniche All'inizio della carriera calcistica, ha giocato prevalentemente come terzino destro o esterno in un centrocampo a 5. Può essere impiegato anche sulla fascia sinistra. Ha un'ottima capacità di corsa, possiede una buona tecnica e sa curare bene anche la fase difensiva. Nel corso della preparazione estiva 2011 di Cortina d'Ampezzo è stato più volte provato anche come esterno d'attacco. Durante il ritiro 2012 di Moena ha cominciato ad essere impiegato anche nel ruolo di interno di centrocampo, risultando un vero e proprio jolly. Nella stagione 2016-2017 il suo allenatore al Verona, Fabio Pecchia lo ha schierato spesso come ala offensiva in un tridente d'attacco. Carriera Club Le stagioni in Brasile Dopo aver militato nelle serie minori brasiliane con le maglie del Caxias, del Metropolitano e della Chapecoense con una breve esperienza alla Juventude, nel 2009 fa il suo esordio nella Série A brasiliana con il Santo André. Nel 2010 approda al Cruzeiro dove disputa 16 partite segnando un gol. Nel 2011 passa in prestito ad un'altra importante squadra brasiliana, l'Atlético Paranaense, dove rimane fino a giugno. Fiorentina Il 29 giugno 2011 viene acquistato dalla Fiorentina per una cifra intorno ai 2,5 milioni di euro, con cui firma un contratto quadriennale. Esordisce in Serie A il 21 settembre in Fiorentina-Parma (3-0), subentrando al 74' ad Alessio Cerci. Nella stagione 2011-2012 realizzerà 10 presenze senza segnare. Il 30 settembre del 2012, alla sesta giornata del campionato successivo, mette a segno a San Siro il suo primo goal in Serie A nella sconfitta per 2-1 contro l'Inter. Il 21 aprile 2013 Romulo realizza il secondo gol in maglia viola, segnando il gol decisivo del 4-3 contro il Torino. In totale nella sua seconda stagione con i viola totalizza 20 presenze e 2 reti. Verona Il 14 agosto 2013 passa in prestito con diritto di riscatto della metà al Verona. Esordisce col club scaligero il 17 agosto 2013 nella partita di Coppa Italia Palermo-Verona (0-1), subentrando nel secondo tempo a Jacopo Sala. Il 15 settembre mette a segno il primo gol con la maglia gialloblù durante la vittoria casalinga per 2-0 sul Sassuolo. Il 14 luglio 2014 il Verona riscatta l'intero cartellino del giocatore dalla Fiorentina, per 3,5 milioni di euro. Juventus Il 2 agosto 2014 passa alla Juventus in prestito oneroso ad un milione di euro con diritto di riscatto fissato a 6 milioni, che diventerà obbligatorio se, nel corso della stagione, il giocatore avrà disputato almeno il 60% delle gare ufficiali. Decide di indossare la maglia numero 2. Il 16 settembre seguente esordisce in bianconero, subentrando a Stephan Lichtsteiner nel match di Champions League vinto per 2-0 contro il Malmö allo Juventus Stadium. Questa partita segna anche il suo debutto nelle coppe europee. Il 20 settembre fa il suo esordio stagionale in campionato, nella vittoria per 1-0 sul campo del Milan. È costretto a saltare il resto della prima parte di stagione a causa di continui problemi agli adduttori. Nel mese di dicembre decide di operarsi ed è così costretto ad uno stop di tre mesi. Torna in campo il 9 maggio 2015, nel pareggio casalingo per 1-1 contro il Cagliari. In seguito alla partita contro l'Inter del 16 maggio (2-1) è vittima di una lesione al retto femorale della coscia sinistra, che lo costringe a chiudere anzitempo la stagione. Il giocatore termina la sua prima ed unica annata alla Juventus disputando solo cinque partite tra campionato e coppe, senza mai andare a segno. Al termine della stagione la società bianconera decide di non esercitare il diritto di riscatto ed il giocatore fa così ritorno al Verona. Ritorno al Verona Nella stagione 2015-2016 gioca poche partite a causa dei numerosi problemi fisici che lo affliggono dove tuttavia racimola in campionato solamente 9 presenze. Con la retrocessione a fine stagione in Serie B del Verona, arriva nel settembre 2016 il rinnovo di contratto con gli scaligeri prolungando fino al giugno 2019. Il 1º maggio 2017 è decisiva al 90+5 la sua rete nella vittoria interna per 3-2 nel derby veneto disputato sotto la pioggia al Bentegodi, contro il Vicenza. Tuttavia durante l'intera stagione riesce a giocare con più continuità con i gialloblu, contribuendo notevolmente alla promozione dei veneti dopo solamente un anno, nella massima serie. Il 16 ottobre 2017 segna la rete decisiva nella partita vinta in casa per 1-0 contro il neo-promosso Benevento. Il 31 marzo 2018, nella gara persa per 3-0 in trasferta contro l'Inter, disputa l'ultima parte dell'incontro nel ruolo di portiere, dopo l'espulsione del compagno Nicolas. Genoa, Lazio e Brescia L'11 luglio 2018 passa al Genoa da svincolato e l'11 agosto successivo esordisce a Marassi nella vittoria per 4-0 in Coppa Italia contro il Lecce. Sigla il suo primo gol in rossoblu il successivo 28 ottobre, realizzando un rigore nel pareggio per 2-2 contro l'Udinese. Il 31 gennaio 2019, dopo 17 presenze e 1 gol, viene ceduto in prestito con diritto di riscatto alla Lazio. Esordisce con la nuova maglia il 7 febbraio nella partita casalinga contro l'Empoli. Il 18 giugno 2019 con un tweet, il calciatore ha annunciato il ritorno al Genoa, in quanto la Lazio ha deciso di non riscattarlo. Il 2 settembre 2019, dopo aver già esordito in campionato con il Genoa, passa in prestito al Brescia. Il 21 settembre successivo, segna la sua prima rete con la maglia delle Rondinelle, decidendo la trasferta in casa dell'Udinese. Il 30 giugno 2020 la società lombarda comunica il mancato accordo col giocatore per il prolungamento del contratto fino al termine della stagione; il calciatore lascia così in maniera immediata le Rondinelle. Ritorno al Cruzeiro Dopo avere lasciato il Brescia è rimasto svincolato sino al 26 marzo 2021, giorno in cui ha fatto ritorno al Cruzeiro. Durante la sua permanenza nel club brasiliano, totalizzerà nel Campeonato Brasileiro Série A 46 presenze senza mai andare a segno e mentre, nel Campionato Mineiro, totalizzerà 17 presenze Il 1⁰ gennaio 2023, dopo un anno del tutto buono, il suo contratto scadrà, rimanendo svincolato. Nazionale Dal 14 al 15 aprile 2014 è stato convocato dal CT della nazionale italiana Cesare Prandelli per un test di valutazione funzionale in vista dei Mondiali 2014. Il 13 maggio 2014 è stato inserito nella lista di 30 calciatori pre-convocati in vista dei Mondiali 2014. Tuttavia, nonostante fosse stato inserito in seguito anche nella lista dei 23 calciatori disponibili per il mondiale, il 2 giugno rifiuta la convocazione, dichiarando di non essere al 100% dal punto di vista fisico e preferendo cedere il posto a chi più in forma di lui. Palmarès Club Campeonato Brasileiro Série D: 1 - Chapecoense: 2009 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2014-2015 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2014-2015 - Lazio: 2018-2019
  6. CLAUDIO SCLOSA https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Sclosa Nazione: Italia Luogo di nascita: Latisana (Udine) Data di nascita: 28.02.1961 Ruolo: Capo-Osservatori Altezza: 180 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2011 al 2014 Claudio Sclosa (Latisana, 28 febbraio 1961) è un dirigente sportivo, procuratore sportivo ed ex calciatore italiano. Claudio Sclosa Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1996 Carriera Giovanili 1971-1975 Polisportiva Lignanese 1975-1979 Torino Squadre di club 1979-1982 Torino 47 (0) 1982-1983 → Bologna 27 (2) 1983-1984 → Como 33 (3) 1984-1985 Torino 25 (1) 1985-1986 Bari 29 (1) 1986-1988 Pisa 60 (8) 1988-1994 Lazio 133 (1) 1994-1995 → Cremonese 11 (1) 1995 Lazio 0 (0) 1995-1996 Pistoiese 28 (0) Nazionale 1980-1981 Italia U-21 7 (0) Carriera Giocatore Club Sclosa al Pisa, assieme al presidente Anconetani, mentre solleva la Coppa Mitropa 1987-1988. Inizia la carriera al Torino, nel 1979 restando fino al 1982, giocando in modo alterno. La prima stagione la passò in panchina, nella seconda fu titolare, nella terza disputò 15 gare. Nell'estate 1982 passò al Bologna in Serie B, restando una stagione con 27 presenze. L'anno successivo passò al Como in Serie B, da titolare, segnando 3 gol. L'anno successivo tornò a Torino. Trascorse la stagione dopo al Bari. Nel 1986 andò al Pisa, in cui rimase due anni, segnando 7 gol nella sua prima stagione con la squadra toscana, contribuendo al suo ritorno in Serie A. Lasciato il Pisa, nel 1988, si trasferì alla Lazio, restando sei anni. A 33 anni passò in prestito alla Cremonese per un anno e concluse la sua carriera calcistica nel 1996 con la maglia della Pistoiese. Nazionale Nel 1980-81 è stato in Nazionale Under-21, disputando 7 gare senza mai segnare. Procuratore, dirigente Fu procuratore sportivo nella società IFA di Giuseppe Bonetto. Il 19 ottobre 2011 lasciò l'attività di procuratore diventando prima capo-osservatori in Italia della Juventus, poi capo scout in Piemonte, firmando un contratto che lo lega ai bianconeri per tre anni. Nel 2017 diventa nuovo responsabile degli osservatori dell'Inter, andando a ricoprire il ruolo lasciato libero da Massimiliano Mirabelli. Palmarès Club Coppa Mitropa: 1 - Pisa: 1987-1988
  7. PAOLO GARIMBERTI https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Garimberti Nazione: Italia Luogo di nascita: Levanto (La Spezia) Data di nascita: 02.02.1943 Ruolo: Consigliere di amministrazione Presidente del J-Museum Altezza: - Peso: - Soprannome: - Consigliere di amministrazione della Juventus dal 2014 Presidente del J-Museum dal 2012 Paolo Garimberti (Levanto, 2 febbraio 1943) è un giornalista, dirigente pubblico, dirigente sportivo e accademico italiano. È editorialista del quotidiano la Repubblica. È inoltre membro del consiglio di amministrazione della Juventus oltreché presidente del J-Museum. Paolo Garimberti Presidente della RAI Durata mandato 26 marzo 2009 – 12 giugno 2012 Successore Anna Maria Tarantola Dati generali Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza Università Università degli Studi di Genova Professione Giornalista Biografia Laureato in Giurisprudenza, ha cominciato l'attività giornalistica a vent'anni, al Corriere Mercantile di Genova, per passare poi nel 1969 a La Stampa, dove è stato corrispondente da Mosca dal 1970 al 1976 e caporedattore della redazione di Roma dal 1979 al 1986. Dal 1986 al 1993 a la Repubblica è stato editorialista e caporedattore di politica nazionale prima e internazionale poi. Nel 1987 è stato anchorman della trasmissione settimanale Monitor, di Canale 5. Nominato nel 1992 professore a contratto di Diritto costituzionale comparato all'Università degli Studi di Genova, il novembre successivo è stato nominato direttore responsabile del TG2, incarico che ha mantenuto fino al 1994. Tornato a la Repubblica lo stesso anno, è stato direttore del settimanale del Gruppo Editoriale L'Espresso il Venerdì di Repubblica dal 1996 al 2000 e vicedirettore del quotidiano dal 2000 al 2004, periodo in cui ha anche diretto la testata online CNN Italia. Successivamente ha continuato a scrivere per Repubblica e il Venerdì e ha condotto il talk show di Repubblica Radio TV. Presidente della Rai Il 26 marzo 2009 è stato designato presidente della Rai dal Consiglio di amministrazione all'unanimità e, successivamente, la Commissione di Vigilanza Rai ha convalidato definitivamente, la sua nomina con voto anch'esso unanime di 37 voti su altrettanti presenti. Garimberti rimane alla presidenza della Rai fino all'8 giugno 2012, giorno in cui gli succede Anna Maria Tarantola. In un documento sulle dichiarazioni patrimoniali e reddituali rese dai titolari di cariche elettive e direttive di alcuni enti, a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri ai sensi dell'art. 12 della legge 5 luglio 1982 n. 441, risulta che il manager vanti per il 2010, redditi annui pari a 670.304 euro. Altri incarichi Il 16 dicembre 2011 è diventato presidente del consiglio di sorveglianza del canale televisivo paneuropeo Euronews. Siede nel consiglio di amministrazione della squadra di calcio italiana della Juventus con la carica di amministratore indipendente; con la nascita del J-Museum, inaugurato il 16 maggio 2012, ne diventa il primo presidente.
  8. GIULIA BONGIORNO https://it.wikipedia.org/wiki/Giulia_Bongiorno Nazione: Italia Luogo di nascita: Palermo Data di nascita: 22.03.1966 Ruolo: Consigliere di amministrazione Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2012 al 2018 Giulia Bongiorno (Palermo, 22 marzo 1966) è un'avvocata e politica italiana. Senatrice della Repubblica dal 2018, è stata deputata dal 2006 al 2013. Dal 1º giugno 2018 al 5 settembre 2019 è stata Ministro per la pubblica amministrazione nel Governo Conte I. Giulia Bongiorno Ministro per la pubblica amministrazione Durata mandato 1º giugno 2018 – 5 settembre 2019 Capo del governo Giuseppe Conte Predecessore Marianna Madia Successore Fabiana Dadone Presidente della 2^ Commissione Giustizia della Camera dei deputati Durata mandato 12 maggio 2008 – 14 marzo 2013 Predecessore Pino Pisicchio Successore Donatella Ferranti Senatrice della Repubblica Italiana In carica Inizio mandato 23 marzo 2018 Legislature XVIII Gruppo parlamentare Lega per Salvini Premier Circoscrizione Sicilia Sito Istituzionale Deputata della Repubblica Italiana Durata mandato 28 aprile 2006 – 14 marzo 2013 Legislature XV, XVI Gruppo parlamentare XV: AN XVI: PdL (Fino al 30/07/2010) FLI (Dal 30/07/2010) Circoscrizione Lazio 1 Sito Istituzionale Dati generali Partito politico Lega per Salvini Premier (dal 2018) In precedenza: AN (2006-2009) PdL (2009-2010) FLI (2010-2013) Ind. (2013-2018) Titolo di studio Laurea in giurisprudenza Università Universitá degli studi di Palermo Professione Avvocato penalista Biografia Nata a Palermo, vive a Roma. È figlia di Girolamo Bongiorno, professore emerito di diritto processuale civile nell'Universitá degli studi di Roma "La Sapienza". È parente del noto conduttore Mike Bongiorno, come affermato anche dallo stesso presentatore nella sua autobiografia La versione di Mike. Frequenta il liceo classico Imera a Palermo e milita nelle "Frecce Azzurre" di A2 di basket. Laureata in giurisprudenza all'Universitá di Palermo, nel 1992 riceve la Toga d'onore come prima dei 700 praticanti avvocati del distretto giudiziario di Palermo. Attività forense Iscritta al foro di Roma, è titolare di un proprio studio legale con sedi a Roma e Milano, che si occupa prevalentemente di diritto penale dell'economia e di reati contro la pubblica amministrazione, i cosiddetti white collar crimes o crimini dei "colletti bianchi". Patrocinante in Cassazione, si è occupata anche di celebri casi di cronaca nera. Processi Particolare risonanza sui media ebbe il processo per mafia contro Giulio Andreotti, nel quale Giulia Bongiorno, allora giovane avvocata di 27 anni, assunse la difesa del leader democristiano insieme a Franco Coppi e Gioacchino Sbacchi. Il procedimento di Palermo durò dal 1993 al 2004 e, dopo l'assoluzione in primo grado, la Corte d'Appello accertò la responsabilità di Andreotti per i fatti precedenti al 1980, pur dichiarandoli prescritti, e confermò l'assoluzione per quelli successivi. Nel 2004 la Cassazione confermò la sentenza di appello, precisando che “la ricostruzione dei singoli episodi e la valutazione delle relative conseguenze è stata effettuata in base ad apprezzamenti ed interpretazioni che possono anche non essere condivise e a cui sono contrapponibili altre dotate di uguale forza logica, ma che non sono mai manifestamente irrazionali e che, quindi possono essere stigmatizzate nel merito, ma non in sede di legittimità”. Ed ancora si legge nelle conclusioni della sentenza della Suprema Corte: “i giudici dei due gradi di merito sono pervenuti a soluzioni diverse; non rientra tra i compiti della Corte di Cassazione, come già reiteratamente precisato, operare una scelta tra le stesse perché tale valutazione richiede l’espletamento di attività non consentite in sede di legittimità”. Giulia Bongiorno, sempre insieme a Franco Coppi, assunse la difesa di Andreotti anche nel procedimento di Perugia relativo all'omicidio del giornalista Mino Pecorelli. Dopo i tre gradi di giudizio, il processo si concluse con piena assoluzione, ribaltando la sentenza in secondo grado e confermando quella di primo grado. La particolare rilevanza di tali processi conferì a Giulia Bongiorno grande notorietà. Ha poi difeso molti personaggi noti nell'ambito di complessi procedimenti penali di carattere tributario; tra gli altri, Gianna Nannini, Ezio Greggio, Tiziano Ferro e l'allenatore di basket Simone Pianigiani. Nel 2000 ha difeso, insieme a Franco Coppi, Piero Angela dall'accusa di diffamazione lanciata da due associazioni omeopatiche a causa delle affermazioni di Angela sulla non scientificità dell'omeopatia; la causa fu vinta. Ha difeso nel 2002 a Perugia, Pierfrancesco Pacini Battaglia, noto alle cronache di Tangentopoli come «il banchiere un gradino sotto Dio», assolto «perché il fatto non sussiste» dall'accusa di corruzione. Il processo, iniziato nel 1999, era scaturito da uno dei filoni della cosiddetta Tangentopoli 2. In seguito, ha assistito Clementina Forleo, magistrata di Milano, coinvolta sia nella querelle riguardante le pressioni subite da alcuni politici durante le indagini sulle scalate bancarie, sia nell'azione disciplinare dovuta al presunto utilizzo illegittimo di alcune intercettazioni telefoniche. Nel giugno del 2007 si è occupata della pratica di separazione del Presidente di AN Gianfranco Fini dalla moglie Daniela Di Sotto. Nel 2008 ha assunto la difesa dell'allora studente universitario Raffaele Sollecito, uno degli indagati per l'omicidio di Meredith Kercher, noto come delitto di Perugia dove l'imputato è stato condannato a 25 anni di reclusione in primo grado, poi assolto per non aver commesso il fatto il 3 ottobre 2011 in secondo grado. Condannato di nuovo a 25 anni il 30 gennaio 2014, sarà poi assolto in Cassazione il 27 marzo 2015. Assieme ad Amanda Knox (il terzo imputato, Rudy Guede, era ormai condannato in via definitiva dal 2010, con rito abbreviato), già ormai a Seattle al momento della sentenza, Sollecito ha trovato la piena assoluzione dalla Corte di Cassazione (con decisione di annullamento senza rinvio) dopo otto anni di processo. Sempre nel 2010, ha assunto la difesa in appello dei manager Google, dopo che il Tribunale di Milano li aveva condannati ritenendoli responsabili del reato di illecito trattamento dei dati personali e, in particolare, per aver permesso che un video diffamatorio fosse caricato sulla piattaforma Google Video. I tre manager sono stati assolti dalla Prima Sezione della Corte di Appello di Milano perché il fatto non sussiste. Nel processo Ruby-ter, ha difeso Niccolò Ghedini, avvocato di Silvio Berlusconi; in quella occasione ha ottenuto l'archiviazione del procedimento per il proprio assistito. Giustizia sportiva Nell'ambito della giustizia sportiva ha difeso diversi calciatori dell'Atalanta, tra cui Cristiano Doni, assolto dall'accusa di aver pilotato, insieme ad altri giocatori, il risultato di una partita di Coppa Italia dell'Atalanta contro la Pistoiese nella stagione 2000-2001. Ha difeso il calciatore della Sampdoria Stefano Bettarini accusato di scommesse illecite, sostenendo che era un maniaco degli SMS e che le sue previsioni sui risultati delle partite erano chiacchiere da bar smentite dai fatti. Il giocatore ricevette 5 mesi di squalifica, in seguito alla derubricazione in omessa denuncia di illecito sportivo, a fronte dei 3 anni richiesti dalla Procura federale. Francesco Totti si è affidato a lei in seguito alla sua squalifica dal Campionato europeo di calcio 2004, quando sputò in faccia al calciatore danese Christian Poulsen. La linea difensiva verteva sul fatto che la prova TV fosse una trappola, realizzata da una telecamera puntata sul giocatore per tutta la partita. Il giocatore fu condannato a tre giornate di squalifica contro le quattro richieste dall'accusa. Ha difeso il fiorettista italiano Andrea Baldini dall'accusa di doping che nel 2008 ne determinò l'esclusione dalla spedizione italiana ai giochi olimpici di Pechino. La Federazione internazionale ha riconosciuto la "non volontarietà" nell'assunzione del diuretico che ha impedito allo schermidore livornese di essere ai Giochi di Pechino, consentendone dopo 6 mesi il ritorno in pedana, assolvendolo dall'accusa di doping. Già legale di Riccardo Garrone, nell'estate del 2011 e del 2012 è stata nuovamente legale della Sampdoria: nel primo caso per chiedere il ripescaggio in Serie A e nel secondo per difendere la squadra nel processo sul calcioscommesse. Dal 10 agosto 2012, dopo la sentenza di primo grado, è stato difensore dell'allenatore della Juventus Antonio Conte e del suo vice Angelo Alessio nel processo riguardante il calcioscommesse a fianco agli avvocati Antonio De Rensis e Luigi Chiappero. In secondo grado a Conte è stata confermata la sanzione a 10 mesi di squalifica con esclusione della responsabilità in relazione alla gara Novara-Siena, mentre il suo vice a 6 mesi. Ha seguito entrambi anche innanzi al Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport, ove nell'ottobre dello stesso anno la squalifica del primo è stata ridotta a 4 mesi e del secondo a 2 mesi. Nel 2016, ha difeso dodici atleti della Federazione Italiana di Atletica Leggera, accusati dall'Ufficio di Procura Antidoping. Tutti gli atleti sono stati assolti. Attività politica Deputata alla Camera Giulia Bongiorno a veDrò 2011 con Enrico Letta Alle elezioni politiche del 2006 viene candidata, ed eletta, alla Camera dei deputati, tra le nella circoscrizione Lazio 1, nella lista di Alleanza Nazionale. È stata membro della Commissione Giustizia e del Consiglio di Giurisdizione. Alle elezioni politiche del 2008 viene riconfermata alla Camera dei Deputati tra le file del Popolo della Libertà. Durante la XVI legislatura italiana è stata eletta Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, componente del Comitato parlamentare per i procedimenti d’accusa e di membro del Collegio d’Appello (organo giurisdizionale della Camera). Nel 2010 segue Gianfranco Fini e aderisce a Futuro e Libertà per l'Italia. Nel 2011 diviene Portavoce di FLI. Elezioni politiche del 2013 Alle elezioni regionali nel Lazio del 2013 si candida alla carica di Presidente, venendo sostenuta dalla lista Bongiorno Presidente (che federava al proprio interno UDC e FLI). Ottiene il 4,73% dei voti, validi per ottenere due seggi nel Consiglio regionale, ma non la sua elezione. Contemporaneamente, in occasione delle elezioni politiche del febbraio 2013, è candidata al Senato della Repubblica, in regione Lazio, come esponente di FLI all'interno della lista unica centrista Con Monti per l'Italia (in seconda posizione, preceduta dal capolista Pier Ferdinando Casini), tuttavia non viene eletta poiché la lista nel Lazio non supera la soglia di sbarramento dell'8%. Ritorno in Parlamento e Ministro della Pubblica Amministrazione Il 18 gennaio 2018 viene annunciata la sua candidatura al senato alle elezioni politiche con la Lega per Salvini Premier come indipendente. È stata capolista della Lega in Piemonte, Lombardia, Liguria, Lazio e Sicilia: eletta in tutte e cinque le circoscrizioni, ottiene il seggio nella circoscrizione Sicilia occidentale. Il 31 maggio 2018 viene indicata come Ministra per la Pubblica Amministrazione nel nascente Governo Conte I, ed entra in carica il 1º giugno. Il 2 giugno si dimette da consigliere indipendente del Cda della Juventus. Quale ministra ha incentivato politiche tese ad investire nella pubblica amministrazione come volano per l’economia e ha sbloccato il turn over al 100% in tutti i settori della P.A., prevedendo la possibilità di sostituire con nuove assunzioni il personale che cessa dal servizio e un pacchetto di assunzioni straordinarie, finanziate dalla legge di bilancio 2019, per rafforzare la capacità amministrativa di alcuni settori strategici quali la giustizia. Il 12 giugno 2019 viene approvato in via definitiva dal Parlamento il Ddl "Concretezza", il primo provvedimento sulla P.A. del ministro Bongiorno. Punti cardine del testo sono: il “Nucleo per la concretezza”, un team di professionisti che andrà in loco nelle amministrazioni in difficoltà per accompagnarle in percorsi di miglioramento delle prestazioni alla collettività; la videosorveglianza e la rilevazione delle impronte digitali contro le false attestazioni della presenza in ufficio; la conferma del turnover al 100%; l’individuazione delle professionalità da reclutare in via prioritaria (esperti in digitalizzazione, in gestione dei fondi strutturali, in semplificazione amministrativa e in controllo di gestione); concorsi pubblici più veloci e con procedure più snelle. Il 17 luglio 2019 viene approvato in via definitiva dal Parlamento il Ddl recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”, promosso dalla ministra Bongiorno insieme al collega Bonafede. Il provvedimento cosiddetto “Codice Rosso” - quando una donna farà una denuncia per violenza sarà ascoltata dai magistrati entro tre giorni, una sorta di corsia preferenziale come il “Codice Rosso” in un Pronto Soccorso - è entrato il vigore il 9 agosto 2019. Il 5 settembre 2019, con la nomina del Governo Conte II, cessa dal suo incarico ministeriale. Alle elezioni politiche anticipate del 25 settembre 2022 viene candidata per il Senato nel collegio uninominale di Roma Municipio V per il centro-destra oltreché come capolista nel collegio plurinominale Lazio 01 e in Sicilia 01 mentre corre in seconda posizione nei collegi Lazio 02, Lombardia 02 e Sicilia 02. Altre attivitá È stata docente a contratto di Procedura penale all'Università degli Studi "Suor Orsola Benincasa" di Napoli Nel 2007, insieme a Michelle Hunziker, ha dato vita alla fondazione Doppia Difesa - Onlus, la cui finalità statutaria è focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle discriminazioni, gli abusi, le violenze contro le donne, offrendo sostegno, assistenza e tutela alle vittime di tali fenomeni. Nell’ambito dei propri fini statutari la Fondazione ha negli anni promosso numerose iniziative di sensibilizzazione, partecipato a convegni, ricevuto riconoscimenti e assistito vittime di violenza sia sul piano psicologico che in procedimenti giudiziari, anche di notevole rilievo mediatico. Nel gennaio 2018 un articolo di stampa ha avanzato dubbi sull'effettività delle azioni portate avanti dalla Fondazione; altri articoli hanno invece dato voce ad alcune testimonianze contrarie. La Fondazione ha parlato della necessità di introdurre il reato di stalking fin dal 2007; nel febbraio 2009 gli atti persecutori sono diventati reato anche grazie al contributo di Giulia Bongiorno, in veste di Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Tra maggio e giugno del 2018, Doppia Difesa ha proposto l'introduzione del "codice rosso", una corsia preferenziale per certe denunce (come maltrattamenti e atti persecutori) con tempi di intervento rapidissimi delle Autorità; da tale iniziativa è scaturito un disegno di legge, approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 novembre 2018. È curatrice di una rubrica quindicinale sul settimanale a tiratura nazionale Oggi, dal titolo Doppia Difesa - Dalla parte delle donne, che tratta il fenomeno della violenza di genere. Il 13 febbraio 2011 ha partecipato alla manifestazione Se non ora, quando? per il rispetto e la dignità delle donne, dopo il caso Ruby. Dal 26 ottobre 2012 al 2 giugno 2018 fa parte del Consiglio di Amministrazione della Juventus, in qualità di supervisore dell'area legale. Dal maggio 2016 al 2 giugno 2018 fa parte del Consiglio di Amministrazione di Cerved Information Solutions S.p.A. Dal 2016 al febbraio 2018 è stata Presidente dell'Organismo di Vigilanza dell'Ospedale Israelitico. Dal 2013 al marzo 2018 è stata Presidente dell'Organismo di Vigilanza di Terna Plus S.r.l. Dal 2017 al marzo 2018 è stata componente dell'Organismo di Vigilanza di Poste Italiane S.p.A. Posizioni politiche Ha sostenuto il "Sì" a tutti e 4 i referendum del 2005 sulla fecondazione assistita. Ha fornito un contributo decisivo all’introduzione nell'ordinamento italiano del reato di stalking (art. 612 bis del codice penale). In occasione del referendum costituzionale del 2016, riguardo alla riforma Renzi-Boschi, si è schierata per il "No". Ha presentato, congiuntamente all'On. Mara Carfagna, la proposta di legge per l'introduzione dell'aggravante del femminicidio e del delitto di matrimonio mediante coercizione. Si è dichiarata favorevole a una disciplina sulle unioni civili per le coppie omosessuali e all'istituzione di una legge contro l'omofobia. Si è espressa per l'ampliamento della legittima difesa nell'ordinamento legislativo italiano ed è sostenitrice dei principi di certezza ed effettività della pena, dichiarandosi inoltre contraria all'abuso della custodia cautelare in carcere. Per quanto riguarda l'uso e l'autorizzazione delle intercettazioni da parte dei magistrati e dei giornalisti, la Bongiorno ha dichiarato di essere favorevole a far pubblicare solo ciò che è penalmente rilevante. Per combattere il fenomeno dell'assenteismo nella pubblica amministrazione e i cosiddetti "furbetti del cartellino", a febbraio del 2019 ha proposto la rilevazione delle impronte digitali e dei dati biometrici dei dipendenti al momento dell'ingresso e dell'uscita dalla sede di lavoro, da integrarsi con le videocamere e i tornelli tradizionali.
  9. NICOLÓ CUDRIG Nazione: Italia Luogo di nascita: Cividale del Friuli (Udine) Data di nascita: 07.08.2002 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2022 Esordio: 22.07.2022 - Amichevole - Juventus-Chivas Guadalajara 2-0 0 presenze - 0 reti
  10. FELICE BERARDO https://it.wikipedia.org/wiki/Felice_Berardo Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 06.07.1888 Luogo di morte: Torino Data di morte: 12.12.1956 Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Nazionale Italiano Soprannome: - Alla Juventus dal 1908 al 1909 Esordio: 14.02.1909 - Amichevole - Servette-Juventus 0-1 0 presenze - 0 reti Felice Mario Lodovico Berardo (Torino, 6 luglio 1888 – Torino, 12 dicembre 1956) è stato un calciatore e arbitro di calcio italiano. Felice Berardo Informazioni personali Arbitro di Calcio Sezione Arbitro non ufficiale Professione Ingegnere Attività nazionale Anni Campionato Ruolo 1908-1914 Prima Categoria Arbitro Felice Berardo Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista, attaccante Carriera Squadre di club 1908-1911 Piemonte 9 (1) 1911-1914 Pro Vercelli 38 (14) 1914-1915 Genoa 10 (6) 1919-1921 US Torinese ? (?) 1921-1924 Torino 20 (3) Nazionale 1911-1920 Italia 14 (2) Carriera Club Formatosi nel Piemonte Football Club, società con il quale conquistò la nazionale italiana e passò nel 1911 alla Pro Vercelli, in quegli anni potenza del calcio italiano, con cui vinse due scudetti in tre anni. Nel 1914 divenne un calciatore del Genoa. Nello stesso anno Berardo fu coinvolto in uno scandalo corruzione relativo al tentato tesseramento professionistico da parte dei liguri di Angelo Mattea del Casale. Accusato di aver fatto da intermediario in occasione dell'illecito, a Berardo fu comminata una squalifica; stessa sorte toccò a Mattea, mentre il Genoa fu punito con sanzioni ai dirigenti, una multa e l'obbligo di disputare due partite casalinghe in campo neutro. Con i genovesi Berardo conquistò nel 1915 il suo terzo ed ultimo scudetto che venne assegnato solo nel 1921, poiché il campionato fu interrotto dall'intervento italiano nella Grande Guerra. Il suo esordio in rossoblu è datato 17 gennaio 1915, nella vittoria esterna per tre a zero contro il Venezia, incontro nel quale segnò una rete. Al termine della prima guerra mondiale tornò nella sua Torino, vestendo la maglia dell'US Torinese con cui raggiunse il secondo posto del girone D delle semifinali nazionali nella Prima Categoria 1920-1921. Dal 1921 passa al Torino, club nel quale esordisce il 27 novembre 1921 nel pareggio esterno per uno ad uno contro il Casale. Con i torinisti raggiunge due secondi posti, nel girone A della Lega Nord di Prima Divisione 1922-1923 e nel girone B della Lega Nord di Prima Divisione 1923-1924. Nazionale Esordì con l'Italia il 6 gennaio 1911 a Milano contro l'Ungheria che terminò con la vittoria dei magiari per uno a zero. Fu nazionale per 14 volte segnando due reti. Con l'Italia partecipò alle Olimpiadi di Stoccolma svoltesi nel 1912, giocandovi tre incontri. Arbitro Inizia ad arbitrare nel 1908. Fino al 1911 è sempre lui a dare la propria disponibilità alla Commissione Tecnica dapprima della FIF e poi della FIGC per arbitrare le partire quando non era impegnato con la sua squadra, il Piemonte. Come per tutti gli arbitri in funzione prima del 1911, era la "Commissione Tecnica" che gestiva gli arbitri ed il campionato a stabilire chi fosse all'altezza per dirigere una partita di Prima Categoria, e lui, a soli 20 anni, era uno dei più giovani arbitri italiani. Con la nascita dell'Associazione Italiana Arbitri nell'agosto del 1911, Felice non prese mai la tessera e continuò ad essere chiamato ad arbitrare ogni volta che dichiarava al C.T. della FIGC la propria disponibilità. Cessò l'attività arbitrale verosimilmente con l'ultima partita diretta nella stagione 1913-1914 per continuare quella calcistica. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 3 - Pro Vercelli: 1911-1912, 1912-1913 - Genoa: 1914-1915
  11. CARLOS TEVEZ «La Juventus è un grandissimo club, che mi ha ridato la vita e le speranze che avevo perso da tempo, sia da calciatore che da uomo. Questa sarà sempre la mia casa. Ho vissuto questi anni da re grazie e voi e alla Società, siete una grande famiglia e vi terrò stretti nel mio cuore. Anche senza di me continuerete a vincere trofei su trofei, è lo spirito bianconero vincere! Al di là del mio futuro che sembra oramai segnato, volevo dirvi queste parole. Tiferò la Juve per tutta la vita!». Sono le 21:05 del 24 giugno 2015 e con questo messaggio via Twitter, Carlitos Tévez saluta Torino e la Juventus per tornare a casa, nel “suo” Boca Juniors. Se ne va dopo due stagioni, due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e una finale di Champions League. Quarantanove reti in novantacinque partite, decine di assist e tante giocate di livello sopraffino. E pensare che al suo arrivo era bollato come uno spacca spogliatoio, un giocatore rissoso, uno che avrebbe distrutto quel meccanismo perfetto che era la Juve di Antonio Conte. Addirittura lo additarono di essere in sovrappeso e di non fare vita da atleta. Per non parlare della scelta della maglia numero dieci, quella lasciata in eredità da Ale Del Piero. Gli stessi tifosi juventini si indignano, non ritenendolo degno di vestire una maglia così prestigiosa. L’Apache risponde nell’unico modo che conosce, trascinando i compagni e conquistando presto i tifosi con prestazioni sempre al massimo, non risparmiandosi mai con la rabbia, la determinazione e il coraggio che acquisisce chi cresce nel “barrio” Ejército de los Andes (detto anche Fuerte Apache) di Buenos Aires, chi viene abbandonato dalla madre a soli tre mesi, chi sopravvive alle ustioni provocate dall’acqua bollente che gli cade sul viso ad appena dieci mesi. «Ho passato un’infanzia difficile, vissuta in un paese in cui droga e omicidi erano all’ordine del giorno. Vivere in quel modo ti fa crescere in fretta e, per fortuna, io sono stato in grado di prendere un’altra strada. Ho sempre voluto dimostrare alle persone che a Fuerte Apache e nella Ciudad Oculta non tutti sono cattivi, così come nelle altre città argentine. Io ne sono uscito e con me molti altri ragazzi. Anche se ci sono tanti che non ce l’hanno fatta. Dario Coronel, lo chiamavano El Cabanha, che ha avuto una brutta storia. Era il mio migliore amico, eravamo sempre assieme, giocavamo a calcio tutto il tempo e poi verso i tredici-quattordici anni lui ha scelto un’altra vita, mentre io ho continuato a giocare a calcio. Sì, era uno dei più forti tra noi ragazzi che giocavamo nel “barrio”. Lui ha deciso così, o forse è stato il destino che lo ha spinto a rubare e a drogarsi, mentre io ho seguito il calcio, perché il mio sogno era quello di giocare a football e diventare quello che sono oggi. Credo che la famiglia sia fondamentale. Mio padre e mia madre credo che per me lo siano stati per l’educazione che mi hanno dato. La mia cicatrice? Potrei fare qualsiasi cosa, mettermi la faccia di chi voglio. Però voglio far capire che l’essere umano è bello per quello che ha dentro e non per quello che è fuori. Non mi interessa l’apparenza, l’importante sono i sentimenti, quello che ho nel cuore. Solo questo è importante, non mi interessa la parte esteriore». Il Tévez ammirato a Torino è un giocatore sublime, capace di correre per tutto il campo come un mediano qualsiasi, di sfornare assist ai compagni come un trequartista dai piedi fatati e di inquadrare la porta come il più efficace dei bomber. Ventuno volte perfora il portiere avversario nella prima stagione, a cominciare dalla prima partita ufficiale della Juventus, allorché conquista la Supercoppa Italiana, battendo la Lazio per 4-0. Alcune reti sono perle di rara bellezza, come il goal che suggella la vittoria a San Siro contro il Milan, dopo il vantaggio di Llorente. E proprio con il Navarro, Carlitos forma una coppia così tanto perfetta che qualcuno la paragona a Bettega e Anastasi, due che hanno fatto la storia della Juve! Lo spagnolo crea gli spazi (non disdegnando, però, la conclusione personale), dove si fa a infilare l’Apache e per le difese avversarie sono spesso dolori. Segna una tripletta contro il Sassuolo, una doppietta contro il Parma e contro il Verona e, finalmente, la rete in Europa che mancava da più di cinque anni. «La Juve è una grande famiglia – rivela – andiamo tutti molto d’accordo. Tra i compagni, con i tifosi, con la gente, ci troviamo tutti bene. Ciò fa sì che ci sia unione, che questo gruppo sia una vera squadra e che la Juventus cresca giorno dopo giorno. Non penso al fatto che indosso la maglia numero dieci, sarebbe come se volessi mettermi ancora più pressione. E, sotto pressione, si può anche giocare male. E, allora, io gioco come quando ero nel mio quartiere. Penso che sia per questo che mi è andata sempre bene. Non posso mettermi a pensare alla storia. Certo, la storia è storia, bisogna rispettarla, ed è ciò che faccio. So che la gente ama questa maglia, che ha un affetto speciale per ciò che ha rappresentato, per i giocatori che l’hanno indossata. Per questo la rispetto. Però, quando entro in campo con tutta la squadra, una maglia è importante e significativa come l’altra. Tutte sono maglie della Juventus, una cosa dal grande significato». Nella seconda stagione, Carlitos timbra il cartellino alla seconda giornata contro l’Udinese e non si ferma più. Arrivano anche i goal in Champions League che permettono alla “Vecchia Signora” di passare il turno dei gironi. Segna anche un’inutile doppietta a Doha, contro il Napoli, nella Supercoppa Italiana. E mentre in campionato continua a stupire (memorabile la sua rete a Parma, dopo essere partito dalla propria metà campo e aver scartato la metà dei giocatori avversari), sono le reti nell’Europa che conta a fare di Tévez quel top-player che permette alla compagine bianconera di fare il salto di qualità. Segna in entrambe le partite contro il Borussia Dortmund, agli ottavi di finale. La rete in Germania, realizzata dopo pochi minuti con un tiro imparabile da fuori area, è di rara bellezza. Segna anche su punizione, diventando il vice Pirlo: fondamentale la rete all’Olimpico nel pareggio contro la Roma che, di fatto, assegna il quarto scudetto consecutivo ai bianconeri. Ma è proprio sul più bello, quando la Juve è lanciata verso la finale della Coppa dei Campioni, che qualcosa si spegne nella testa di Tévez. Le sue prestazioni cominciano a essere opache: certo la grinta e la determinazione sono sempre quelle, ma la porta diventa improvvisamente troppo piccola perché sia centrata e i passaggi ai compagni sono sempre o troppo corti o troppo lunghi per essere finalizzati. E la delusione più grande è proprio a Berlino, contro il Barcellona, nella partita che significherebbe, per la Juve, conquistare un “triplete” storico e che eleggerebbe Carlitos come uno dei migliori giocatori del mondo. Ma l’Apache, gioca una partita impalpabile: vero, da una sua conclusione nasce il goal del pareggio di Morata, ma è un tiro sbilenco non da Tévez. Ha un’altra occasione, ma la fallisce clamorosamente. E così, senza il suo trascinatore, la compagine bianconera perde l’ennesima “Coppa dalle grandi orecchie”. Due settimane dopo l’annuncio che l’Apache torna a casa con un anno di anticipo sulla scadenza del contratto. La sensazione è che passerà parecchio tempo prima di rivedere a Torino un giocatore simile e che la maglia numero dieci bianconera abbia trovato l’ennesimo degno possessore. «Ciò che io, ma pure Agnelli e Marotta, così come penso tantissimi juventini, non credevamo potesse verificarsi già quest’anno – afferma il giornalista Marcello Chirico – è invece capitato: Carlitos se n’è tornato in Argentina, nel suo Boca, e adios Juve. Deluso? Sì, parecchio, lo ammetto. Sapevo che era un suo desiderio, ma non immaginavo così impellente, immediato, da impedirgli di onorare in toto il suo contratto. Francamene non capisco come possa un giocatore come lui, ad appena trentuno anni, prendere la decisione di andare a giocare in un campionato come quello argentino, di sicuro con un appeal nettamente inferiore a quelli europei, e in un club che potrà fargli guadagnare molto meno di quanto prendeva alla Juventus. Misteri del calcio. Mi ha sorpreso la sua decisione e non mi è piaciuto nemmeno il modo in cui tutto questo sta avvenendo: lui che parte per la Copa America, che si trincera nel silenzio e infine manda i procuratori a risolvere la questione. No Carlitos, proprio non mi sei piaciuto. Ti pensavo un’altra persona. Non avevi detto che avrebbe voluto regalare un bandierone ai tifosi Juve con su scritto “Fino Alla Fine”? Il bandierone non si è visto, la fine sì. Detto ciò ti ringrazio per quanto fatto con la maglia bianconera, ma dirti che l’ho presa bene mentirei a me stesso. Anche perché sostituire uno come Tévez non sarà semplicissimo. Sarà un nostro destino che ogni estate ci debba toccare un addio traumatico e imprevisto. Mettiamola così: magari porta bene pure stavolta». MATTEO DOTTO, “GS” DELL’AGOSTO 2013 Enrique Macaya Márquez va per gli ottant’anni ed è il giornalista sportivo radiotelevisivo più noto dell’intera Argentina. Ha all’attivo ben quattordici Mondiali, insomma di calcio ne mastica parecchio. Fu lui, undici anni fa, a etichettare Carlitos Tévez come “El jugador del pueblo”. Non servono traduzioni. Due parole (più un articolo e una preposizione) che fotografano la considerazione che gli argentini hanno della nuova stella del campionato italiano, del nuovo numero dieci della Juventus. “Madama” se lo è assicurato per i prossimi tre anni. Già, il numero dieci: magia e fantasia, da Sivori a Del Piero, passando per Michel Platini e Roby Baggio, quasi sessant’anni di calcio di qualità (e che qualità!) in bianconero. Un numero pesante, “diez” in spagnolo, “dez” in portoghese. Un numero che Tévez ha portato sulle spalle sporadicamente nel Boca (diciotto, nove, diciannove e undici le altre “camisetas” della sua lunga militanza nell’equipo xeneize) e nella Selección. E che ha invece esibito con continuità nella biennale esperienza brasiliana al Corinthians. Un numero, però, che per lui è una novità assoluta in Europa. I suoi sette anni in Premier League sono stati contrassegnati da maglie di colori diversi ma con la costante di un numero piuttosto anonimo, il trentadue: indossato nel West Ham (dove al suo arrivo la dieci era di Marlon Harewood), nel Manchester United (con Wayne Rooney padrone della dieci) e nel City (con la dieci prima di Robinho e poi di Džeko). Non è comunque dal numero di maglia (da questi particolari, direbbe, anzi canterebbe De Gregori) che si giudica un giocatore. Carlitos Tévez, infatti, al di là delle maglie e dei numeri che indossa, è un predestinato. E del resto le sue potenzialità erano già ampiamente intuibili in età pressoché adolescenziale. Aveva quindici anni quando, con l’Argentina Under 16, prese per la prima volta l’aereo con destinazione Europa. Si giovava a Londra un triangolare con i pari età di Francia e Inghilterra. Al debutto, la Selección batte 1-0 la Francia con un “golazo de chilena” di Tévez, una straordinaria perla in rovesciata. Gioca seconda punta, il giovin Carlitos, girando attorno al centravanti, un fusto con i capelli biondi e gli occhi chiari di nome Maxi Lopez. Poco più di un anno dopo, quando Tévez di anni ne ha sedici, ecco il suo primo sbarco in Italia. A Salerno, per la precisione. Si gioca un torneo pomposamente denominato Mundialito Under 16. In effetti, le Nazionali partecipanti sono di prim’ordine: Italia, Argentina, Brasile, Francia e Stati Uniti. Non c’è Maxi Lopez, ma, oltre che su Tévez, la Selección punta forte su un altro classe 1984, il centrocampista Javier Mascherano, e su un esterno di destra classe 1985 di nome Pablo Zabaleta. Un bel tris di campioni in erba che sbocceranno prepotentemente, anche se curiosamente le stelle annunciate di quell’Argentina sono il regista Hugo Colace dell’Argentinos Juniors (classico numero cinque sudamericano) e il trequartista Lucas Correa, del Rosario Central. Di Colace, dopo tre anni nelle divisioni minori inglesi con il Barnsley e un’ultima fugace apparizione nell’Auxerre, si sono perse le tracce. Correa ha giocato l’ultima stagione nel Bassano Virtus, in Lega Pro. È comunque proprio a Salerno che Tévez consolida la sua fama di bomber implacabile. Al debutto, doppietta nel 3-2 agli USA (l’altro goal è a firma Mascherano); poi nel 2-0 all’Italia va in bianco ma serve un assist ad Aguirre, autore di una doppietta; in finale mitiga l’amarezza per la sconfitta ai rigori contro il Brasile, segnando la rete dell’1-1. Nel 1999 e nel 2000 le prove generali. Nel 2001 (esattamente il 21 ottobre), l’esordio nel calcio dei grandi. Carlos Bianchi ha il reparto avanzato in emergenza, per giocare al fianco dell’esperto Delgado il ballottaggio è tra lo scattante Tévez e il più fisicato Colautti, che fra l’altro ha due anni in più. Bianchi alla fine sceglie Carlitos, il Boca perde 1-0 a Cordoba contro il Talleres, ma secondo il quotidiano sportivo “Olè” Carlos Tévez mostrò «uque tiene pasta». “Pasta”, misto di talento, astuzia e forza. Per festeggiare il primo goal con la prima squadra del Boca però Carlitos deve aspettare più di sei mesi. In panchina non c’è più Bianchi, bensì Tabárez, a Buenos Aires si gioca l’andata dei quarti della Libertadores, avversario è l’Olimpia di Asunción. Tévez gioca da esterno sinistro di centrocampo, nel rigido 4-4-2 del Maestro, con Abel Balbo e Delgado di punta. Corre il minuto diciotto, Delgado si allarga sulla sinistra e crossa al centro, Balbo va su in elevazione ma non ci arriva, appostato nell’area piccola Tévez ci mette il piatto destro, segna e corre ad abbracciare l’ex bomber di Udinese e Roma. A fine partita, nonostante l’1-1, la Bombonera ha un solo grido: “Tévez corazón”. Pochi giorni dopo Ricardo Tesone, il suo primo procuratore, fa firmare a Carlitos il primo contratto da professionista. Molto si è detto e si è scritto su Tévez nelle scorse settimane: della sua infanzia difficile nel “barrio” di Fuerte Apache, dei suoi rapporti complicati a Manchester con Ferguson allo United e con Mancini al City, dei flirt mercatari degli anni scorsi con Inter e Milan, della voglia di riportare la Juventus nell’élite del calcio euro-mondiale. Là dove Carlitos ha saputo issarsi con le maglie di Boca Juniors, Manchester United e della Selección argentina. Con tanti titoli importanti conquistati da protagonista, ma anche con numeri a volte imbarazzanti per la loro pochezza. Cominciamo con il ricordare che Tévez è l’unico giocatore argentino nella storia ad aver vinto la Copa Libertadores e la Champions League, la Coppa Intercontinentale e il Mondiale per Club: 2003 e 2008 gli anni magici, la maglietta “azul y oro” del Boca e quella dei “Red Devils” di Manchester i cimeli da incorniciare. I brasiliani del Santos e il Milan le vittime ai tempi del Boca, il Chelsea e gli ecuadoriani della Liga di Quito le vittime ai tempi dello United. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dal bilancio deficitario di Carlitos nelle coppe europee: non segna da più di quattro anni (ultima gioia il 7 aprile 2009 in Champions League, nel 2-2 tra Porto e Manchester United), con il City non ha mai fatto un goal (tredici partite a secco tra Champions ed Europa League) e neanche con lo United lo score è esaltante (sei centri in ventiquattro presenze). In tutto, se aggiungiamo le due presenze e zero goal in Uefa con il West Ham, siamo ad appena sei reti in trentanove gare. Un po’ pochino per un top player con la missione di riportare la Juve ai vertici in campo internazionale. Se il 2003 e il 2008 sono stati gli anni top di Tévez a livello di club, il 2004 è oro che luccica, è l’oro dei Giochi di Atene, un oro arrivato contestualmente a quello del basket, un oro che lo sport argentino attendeva addirittura da Londra 1948. Della Selección olimpica diretta da Marcelo Bielsa, Carlitos è l’arma letale: capocannoniere con otto centri, segna due reti alla Serbia e una alla Tunisia nel girone, una tripletta a Costarica nei quarti, un goal (il primo) all’Italia nella semifinale stravinta 3-0 dall’Argentina e decide la finale contro il Paraguay, firmando l’1-0 che vale l’oro. Otto reti in una ventina di giorni. L’altra faccia della carriera albiceleste di Tévez sono numeri molto più poveri con la Selección dei grandi: in sette anni, dal 2004 al 2011, cinquantadue presenze e tredici goal. Di cui però tre ai Mondiali: uno in Germania 2006 alla Serbia e due in Sudafrica 2010 al Messico. Curiosamente, tutti e tre “fischiati” da Rosetti (compreso il primo al Messico, in evidente fuorigioco non rilevato dall’assistente Ayroldi). Sono oramai più di due anni che Tévez è fuori dal giro della Selección. Nell’ultima partita, 16 luglio del 2011 contro l’Uruguay in Copa America, un suo errore dal dischetto è fatale e la parata di Muslera sul destro di Carlitos, unito al successivo rigore trasformato da Martin Cáceres, costa la finale all’Argentina padrona di casa e lancia l’Uruguay verso la vittoria del suo quindicesimo torneo continentale. Sergio Batista lascia pochi giorni dopo la panchina della Selección, al suo posto Alejandro Sabella e il suo 4-3-3 con i posti prenotati in attacco dal trio Aguero-Messi-Higuaín. E per Tévez fine delle trasmissioni. Almeno per il momento. Sabella, infatti, non ha una preclusione assoluta per Tévez. Il suo grande amico Daniel Passarella, cui Sabella ha spesso fatto da secondo, è stato allenatore di Tévez in Brasile con il Corinthians e i rapporti con l’Apache sono tuttora ottimi. Insomma, l’avventura juventina con quella maglia numero dieci, così pesante per la storia che si porta dentro ma così leggera per le esperienze di Carlitos (che nel Boca la ereditò da Riquelme e indirettamente da Maradona), potrebbe avere uno sbocco mundialista. Riportare la Juve nell’élite del calcio europeo, ma anche rilanciarsi e puntare al terzo Mondiale: sono gli obiettivi del “jugador del pueblo”, di quel tanto agognato top player che sembrava destinato negli anni scorsi a Milan e Inter e che invece ha scelto il bianconero. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/carlos-tevez.html
  12. CARLOS TEVEZ https://it.wikipedia.org/wiki/Carlos_Tévez Nazione: Argentina Luogo di nascita: Ciudadela Data di nascita: 05.02.1984 Ruolo: Attaccante Altezza: 173 cm Peso: 75 kg Nazionale Argentino Soprannome: El Apache Alla Juventus dal 2013 al 2015 Esordio: 18.08.2013 - Supercoppa Italiana - Lazio-Juventus 0-4 Ultima partita: 06.06.2015 - Champions League - Juventus-Barcellona 1-3 96 presenze - 50 reti 2 scudetti 1 coppa Italia 1 supercoppa italiana Campione Olimpico 2004 con la nazionale argentina Carlos Alberto Martínez Tévez (Ciudadela, 5 febbraio 1984) è un allenatore di calcio ed ex calciatore argentino, di ruolo attaccante, tecnico del Talleres (C). Considerato uno dei migliori attaccanti della sua generazione, in carriera si è aggiudicato quattro campionati argentini, una Coppa d'Argentina, una Supercoppa argentina, una Coppa di Lega, una Coppa Libertadores, una Coppa Intercontinentale e una Coppa Sudamericana con il Boca Juniors, un campionato brasiliano con il Corinthians, due campionati inglesi, una Coppa di Lega inglese, un Community Shield, una UEFA Champions League e una Coppa del mondo per club FIFA con il Manchester Utd, un campionato, una FA Cup e un Community Shield con il Manchester City, due campionati italiani, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana con la Juventus. Con la nazionale argentina ha disputato due mondiali (Germania 2006 e Sudafrica 2010), quattro Coppe America (2004, 2007, 2011 e 2015) e una Confederations Cup (2005). Inoltre ha vinto un'Olimpiade con la selezione olimpica (2004). A livello individuale, tra gli altri riconoscimenti, è stato eletto per due volte calciatore argentino dell'anno (2003 e 2004) e per tre volte calciatore sudamericano dell'anno (2003, 2004 e 2005). Carlos Tévez Tévez in nazionale nel 2014 Nazionalità Argentina Altezza 173 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Termine carriera 4 giugno 2022 - giocatore Carriera Giovanili 1992-1996 All Boys 1997-2001 Boca Juniors Squadre di club 2001-2004 Boca Juniors 75 (26) 2005-2006 Corinthians 38 (25) 2006-2007 West Ham Utd 26 (7) 2007-2009 Manchester Utd 63 (19) 2009-2013 Manchester City 113 (58) 2013-2015 Juventus 96 (50) 2015-2017 Boca Juniors 34 (14) 2017-2018 Shanghai Shenhua 16 (4) 2018-2021 Boca Juniors 48 (17) Nazionale 1999 Argentina U-15 2 (1) 2001 Argentina U-17 12 (3) 2003 Argentina U-20 9 (0) 2004 Argentina U-23 7 (1) 2004 Argentina olimpica 6 (8) 2004-2015 Argentina 76 (13) Carriera da allenatore 2022- Rosario Central 2023-2024 Independiente Palmarès Giochi olimpici Oro Atene 2004 Confederations Cup Argento Germania 2005 Copa América Argento Perù 2004 Argento Venezuela 2007 Argento Cile 2015 Campionato sudamericano Under-20 Oro Uruguay 2003 Campionato sudamericano Under-17 Argento Perù 2001 Biografia Tévez omaggiato alla Boca Quando la madre era al settimo mese di gravidanza il padre biologico, Carlos, viene ucciso a colpi di arma da fuoco e, non potendolo mai conoscere, il neonato venne battezzato appunto con il nome del genitore scomparso. Nato come "Carlos Martinez", viene abbandonato dalla madre biologica, Fabiana Martínez, a soli tre mesi. A dieci mesi è vittima di un grave incidente domestico: gli cade sul viso l'acqua bollente di un bollitore; viene portato in ospedale avvolto da una coperta di nylon che, scioltasi, aggrava ancora più le ustioni di primo e secondo grado. Rimane in terapia intensiva per due mesi, portando da allora i segni dell'incidente su viso, collo e petto. Quando si riprese Carlos venne affidato agli zii materni, Adriana Martínez e Segundo Tévez. Insieme vivevano al primo piano della Torre 1 del quartiere Ejército de los Andes, a pochi metri dal temuto Nudo 14: proprio perché il barrio dov'è cresciuto veniva anche detto Fuerte Apache (dal film con Paul Newman Fort Apache, The Bronx), fin da bambino Carlos è soprannominato l'Apache. Ha iniziato a giocare a pallone al Club Santa Clara. A quindici anni venne ufficialmente adottato da Segundo Tévez, prendendone il cognome, per ottenere un nuovo cartellino e passare al Boca Juniors. Durante gli anni a Manchester, Tévez viene informato che Juan Alberto, l'unico fratello biologico con il quale aveva mantenuto i contatti, e suo cognato Carlos Avalos erano stati arrestati per l'assalto a un furgone blindato; da quel momento deciderà di troncare ogni rapporto con il fratello. I legami con la famiglia adottiva, invece, si sono mantenuti molto buoni. Il 29 luglio 2014 proprio il padre adottivo Segundo viene brevemente sequestrato a El Palomar, nel dipartimento di Morón, in Argentina, venendo liberato dopo poche ore. Nel 2019 Netflix realizza una serie televisiva a lui dedicata, Apache: La vita di Carlos Tevez. Controversie Nel marzo 2013 viene arrestato e rilasciato su cauzione per guida senza patente, in quel momento sospesa; il tribunale lo condanna a 1.400 euro di multa e 250 ore di servizi sociali. Il 7 maggio 2015, nel tunnel del Monte Bianco, la polizia stradale gli ritira la patente per eccesso di velocità. Caratteristiche tecniche Giocatore Attaccante potente e abile nel dribbling, era in grado di agire indifferentemente come prima, seconda punta o trequartista. Grazie alla sua aggressività agonistica e all'ottima tenuta fisica risultava un elemento utile anche in fase di non possesso, pressando i portatori di palla avversari e spaziando lungo l'intero fronte offensivo. Giocatore dal grande fiuto del gol, era capace di calciare con molta forza, caratteristica che lo portava, in alcuni casi, a optare per soluzioni balistiche dalla lunga distanza, nonché dotato di una buona tecnica di base che, talvolta, gli permetteva di cercare il gol anche da calcio piazzato. Carriera Giocatore Club All Boys, Boca Juniors e Corinthians Un giovane Tévez in azione per il Boca Juniors nel 2004 Nell'estate 1989, all'età di cinque anni, viene notato da un osservatore dell'All Boys venuto a Fuerte Apache alla ricerca di nuovi talenti. Dopo avere iniziato la carriera agonistica con i Los Albos all'età di tredici anni viene aggregato alle giovanili del Boca Juniors, esordendo in prima squadra il 21 ottobre 2001 contro il Talleres (C). Con gli Xeneizes vince nel 2003 il Campionato argentino di Apertura, la Coppa Libertadores, la Coppa Intercontinentale e la Copa Sudamericana nel 2004, venendo inoltre premiato con il Balón de Oro sopravanzando il detentore dell'edizione precedente, José Cardozo. Nel 2004 riceve la medaglia d'oro ai giochi di Atene, di cui è il capocannoniere del torneo, con la nazionale olimpica: questo risultato gli permette di vincere per la seconda volta consecutiva il titolo di miglior calciatore sudamericano dell'anno, questa volta superando il carioca Robinho. Nel dicembre 2004 viene acquistato dai brasiliani del Corinthians per circa 20 milioni di dollari. Nonostante lo scetticismo iniziale dei tifosi del Timão, Tévez indossa per alcune partite anche la fascia da capitano. L'Apache, grazie anche alla vittoria del Campeonato Brasileiro nel 2005, vince il suo terzo Balón de Oro davanti al difensore uruguaiano Diego Lugano. West Ham Utd Tévez al West Ham Utd nel 2007 Il 31 agosto 2006 Tévez sbarca in Europa firmando con il West Ham Utd, arrivando a Londra assieme al connazionale Javier Mascherano. Il trasferimento dei due calciatori è fonte di polemiche, e nell'aprile 2007 la federcalcio inglese decide di multare il club londinese per cinque milioni e mezzo di sterline a causa di alcune clausole illecite contenute nel contratto, che davano alla società detentrice di parte del cartellino del calciatore la possibilità di intervenire direttamente nel rapporto tra egli e la società. L'allenatore Alan Pardew lo schiera spesso come ala sinistra, e le sue prestazioni portano nell'ottobre 2006 il commissario tecnico della nazionale argentina Alfio Basile a consigliare a lui e a Mascherano di lasciare gli Hammers. A metà del successivo dicembre il nuovo proprietario del West Ham decide di esonerare Pardew e affidare la guida tecnica della squadra a Alan Curbishley, il quale inizialmente fa partire Tévez dalla panchina, salvo poi utilizzarlo come seconda punta. Alcuni piccoli infortuni gli impediscono di giocare con continuità, ma il 4 marzo 2007, nel derby contro il Tottenham, Tévez segna il suo primo gol con la maglia dei londinesi. La squadra termina il campionato al 15º posto, raggiungendo la salvezza. Manchester Utd Tévez al Manchester Utd nel 2008, con indosso la speciale divisa dedicata ai Busby Babes nel cinquantenario del disastro aereo di Monaco di Baviera Il 10 agosto 2007 Tévez viene acquistato dal Manchester Utd per 12,7 milioni di euro. Con i Red Devils esordisce il 15 agosto contro il Portsmouth, mentre il 23 settembre segna al Chelsea (2-0 all'Old Trafford) il suo primo gol con la nuova maglia. Nella prima stagione a Manchester l'Apache vince la Premier League e la UEFA Champions League, grazie al successo ai tiri di rigore nella finale contro i Blues. Nel corso della massima competizione europea il calciatore argentino mette a segno quattro gol; a questi vanno aggiunte le 14 reti in 34 presenze nel suo primo anno di Premier League, nel corso del quale non sempre parte da titolare. Nella stagione 2008-2009 vince nuovamente il titolo nazionale con due giornate di anticipo, collezionando 29 partite e cinque reti. Il 5 dicembre 2008 realizza inoltre la sua prima tripletta nel quinto turno della Coppa di Lega vinta per 5-3 contro il Blackburn. Pochi giorni dopo conquista anche la Coppa del mondo per club, nella cui finale parte da titolare. Entra invece in campo nel secondo tempo nella finale di UEFA Champions League persa per 2-0 a Roma contro gli spagnoli del Barcellona. Manchester City Il 20 giugno 2009 il Manchester Utd ufficializza l'addio di Tévez: il 13 luglio seguente il giocatore approda quindi ai concittadini del Manchester City, per una cifra vicina ai 29 milioni di euro. Con la maglia dei Citizens sigla la sua prima rete stagionale il 27 agosto contro il Crystal Palace, nel secondo turno della Coppa di Lega. La prima rete in campionato arriva il 28 settembre 2009 nella sfida vinta per 3-1 contro i suoi ex compagni del West Ham. L'11 gennaio 2010 segna una tripletta contro il Blackburn e il 19 gennaio una doppietta contro un'altra sua ex formazione, il Manchester Utd, che regala al City il successo per 2-1 nel derby mancuniano valido per l'andata di Carling Cup; si tratta di due reti – la prima su rigore, la seconda di testa sotto misura – festeggiate nello stesso modo: con le mani dietro alle orecchie e le dita a mo' di paperella per zittire quanti alla vigilia avevano parlato male di lui, tra cui l'ex compagno di squadra e capitano dei Red Devils Gary Neville (il quale durante l'esultanza dell'argentino rivolge a lui il dito medio alzato). Nonostante questa vittoria il Manchester City perde poi la gara di ritorno per 1-3 venendo eliminato dalla competizione. Dopo un periodo di assenza, il 27 febbraio torna a segnare una doppietta contro il Chelsea. Termina la stagione realizzando 29 reti, di cui 23 in campionato. Tévez in azione per il Manchester City nel 2009 Nella stagione seguente il tecnico Roberto Mancini gli affida la fascia da capitano della squadra. Il 23 agosto 2010 segna le sue prime due reti stagionali in campionato, nella vittoria 3-0 contro il Liverpool. L'11 aprile 2011, nella partita di ritorno contro i Reds (questa volta persa per 0-3) si infortuna alla coscia ed è costretto a un periodo di riposo. Il 14 maggio torna a disposizione per la finale di FA Cup, vinta dal City per 1-0 contro lo Stoke City. In totale, nella sua seconda stagione con gli Sky Blues mette a segno 23 centri di cui 20 in campionato, grazie ai quali si laurea capocannoniere assieme al Red Devil Dimităr Berbatov. Il 27 settembre 2011, agli inizi della stagione successiva, Mancini lo invita a entrare in campo nel secondo tempo della partita di UEFA Champions League in casa del Bayern Monaco, sul risultato di 2-0 per i tedeschi, ma Tévez rifiuta di uscire dalla panchina; al fischio finale il tecnico dichiara che, sotto la sua guida, il calciatore argentino non scenderà più in campo. Dopo circa sei mesi Tévez ricuce il rapporto con l'allenatore italiano e il 21 marzo 2012 torna a giocare nella partita di campionato contro il Chelsea, riuscendo poi a realizzare una tripletta contro il Norwich City nella gara del 14 aprile vinta 6-1. Un mese dopo, il 13 maggio, grazie alla vittoria per 3-2 sul QPR vince il suo terzo titolo da campione d'Inghilterra, il primo per il Manchester City da quarantatré anni a quella parte. La stagione seguente inizia con la vittoria, il 12 agosto 2012, della Community Shield, grazie al 3-2 inflitto al Chelsea, cui contribuisce con una rete. Il 17 novembre realizza poi una doppietta nella vittoria per 5-0 sull'Aston Villa, mentre il successivo 9 marzo 2013 mette a referto una tripletta nella gara di FA Cup vinta, con lo stesso risultato, contro il Barnsley. Il City arriva poi sino in finale della competizione, dove viene battuto per 0-1 dal Wigan. La squadra termina il suo campionato al secondo posto; Tevez disputa 47 gare in totale, mettendo a segno 17 gol, di cui 11 in campionato. Juventus Tévez nel 2013 con la Juventus, durante la trasferta di UEFA Champions League contro il Real Madrid Il 26 giugno 2013 Tévez si trasferisce alla Juventus, che lo acquista per nove milioni di euro (più sei di bonus). Preceduto al suo arrivo in Italia dalla nomèa di bad boy affibbiatagli dalla stampa durante gli anni a Manchester, al contrario nel biennio trascorso a Torino l'attaccante emerge tra i leader della squadra bianconera, disputando due delle migliori stagioni della sua carriera agonistica. Il 18 agosto seguente fa il suo esordio con la nuova maglia nella finale di Supercoppa italiana contro la Lazio, segnando la rete del definitivo 4-0 e conquistando così il primo trofeo con i Bianconeri. Il 24 dello stesso mese, all'esordio in Serie A, segna il suo primo gol in questa competizione, realizzando il decisivo 1-0 sul campo della Sampdoria. Assurto ben presto a trascinatore della squadra, il successivo 15 dicembre segna la sua prima tripletta con la casacca juventina, nella sfida contro il Sassuolo conclusasi 4-0. Prosegue nel suo efficace ruolino sottorete anche nella seconda parte di stagione: in particolare il 23 febbraio 2014 è suo il gol che decide il derby di Torino (1-0), mentre il 2 marzo a San Siro realizza il definitivo 2-0 nella classica contro il Milan. Il 24 aprile successivo, in occasione dell'andata della semifinale di Europa League contro i lusitani del Benfica e persa 1-2 dai piemontesi, realizza il momentaneo gol del pareggio, tornando a segnare in campo europeo dopo più di cinque anni. Tévez chiude il suo primo anno in bianconero con 19 reti in campionato e una a testa in Supercoppa italiana ed Europa League, conquistando al termine della stagione il suo primo titolo italiano e risultando l'uomo-simbolo del terzo titolo consecutivo della Juventus di Antonio Conte. Con l'arrivo di Massimiliano Allegri in panchina, nella stagione 2014-2015 l'argentino, con 8 gol in 7 partite, è protagonista di un ottimo avvio sul fronte realizzativo, il migliore della carriera: si segnalano le doppiette agli svedesi del Malmö FF, il 16 settembre, con cui interrompe un digiuno personale in UEFA Champions League che durava da oltre un lustro; all'Atalanta nel successo esterno 3-0 in campionato, il 27 dello stesso mese; infine alla Roma, stavolta dal dischetto, decisiva per vincere 3-2 il big match di Torino del 5 ottobre. Tévez in azione per i Bianconeri nel corso della Supercoppa italiana 2014 Culmine di questo positivo momento è la goleada casalinga al Parma del successivo 9 novembre (7-0), quando il numero dieci bianconero realizza il parziale 4-0 con un'azione personale iniziata dalla trequarti e proseguita saltando tre avversari, prima di spiazzare l'estremo difensore parmense e appoggiare la palla in rete: un gol rimasto tra i più belli nella storia del calcio italiano e che a fine anno ottiene la candidatura al Puskás Award. Il 26 dello stesso mese, inoltre, torna a segnare in trasferta in UEFA Champions League a sei anni di distanza, firmando la rete del definitivo 2-0 sul campo di Malmö. L'attaccante chiude l'anno solare con un'altra doppietta al Napoli, nella finale di Supercoppa italiana giocata il 22 dicembre a Doha, che però stavolta non permette alla Vecchia Signora di aggiudicarsi il trofeo, venendo sconfitta ai rigori dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano conclusi sul 2-2. Il 24 febbraio 2015, nella sfida di andata degli ottavi di UEFA Champions League contro i tedeschi del Borussia Dortmund, apre le marcature nel match conclusosi 2-1 in favore dei torinesi; si ripete anche nella partita di ritorno, disputatasi a Dortmund il 18 marzo, dove mette a segno una doppietta nel 3-0 finale. Il 5 maggio, durante la semifinale di andata della medesima competizione, si guadagna e poi trasforma il rigore che vale il successo 2-1 sugli spagnoli del Real Madrid: è il suo settimo gol stagionale in UEFA Champions League — record personale nella manifestazione oltreché nelle coppe continentali, sia europee sia sudamericane — nonché il cinquantesimo e ultimo dell'argentino in maglia bianconera. Lascia infatti la Juventus al termine dell'annata, dopo avere messo in bacheca il double composto dallo scudetto, il secondo consecutivo per Tévez, cui contribuisce con 20 marcature, e dalla Coppa Italia, giocando inoltre la sua terza finale di UEFA Champions League, persa 1-3 contro il Barcellona. I ritorni al Boca Juniors, la parentesi allo Shanghai Shenhua Tévez di ritorno agli Xeneizes nel 2016 Dopo quasi un decennio trascorso in Europa, e sempre più desideroso di fare ritorno in Argentina per la parte conclusiva della sua carriera, nell'estate 2015 la Juventus viene incontro alle richieste di Tévez cedendolo, per 6,5 milioni di euro (consistenti in opzioni su giovani del vivaio), al Boca Juniors. L'Apache riveste così, dopo undici anni, la maglia della sua squadra del cuore, venendo presentato ufficialmente dagli Xeneizes il 13 luglio seguente e facendo il suo secondo esordio in gialloblù cinque giorni dopo, nella vittoria per 2-1 contro il Quilmes in Primera División. Torna a segnare con la maglia azul y oro il 29 dello stesso mese, nei sedicesimi di finale di Copa Argentina contro il Banfield, trasformando il calcio di punizione del 3-0. Si ripete il 2 agosto, nella sconfitta del Boca per 3-4 contro l'Unión (SF), siglando la sua prima rete nel campionato argentino dopo l'avventura europea. Con 5 reti in 10 presenze, contribuisce a riportare il Boca dopo tre anni alla vittoria della Primera División, aritmeticamente giunta il 2 novembre 2015 con l'1-0 al Tigre; tre giorni dopo arriva il doblete grazie alla Copa Argentina, vinta dagli Xeneizes battendo in finale 2-0 il Rosario Central. Nonostante le precedenti affermazioni di Tévez circa il volere chiudere la carriera con la maglia del Boca Juniors, il 29 dicembre 2016 accetta la ricca offerta dello Shanghai Shenhua, approdando in Cina dove con un ingaggio di 40 milioni di euro l'anno diventa, al momento del tesseramento, il calciatore più pagato al mondo. L'esperienza in Oriente si rivela tuttavia avara di soddisfazioni per l'attaccante, tant'è che, dopo un solo anno a Shanghai, il 5 gennaio 2018 si svincola per fare ritorno per la terza volta in carriera al Boca Juniors, con cui nella seconda parte di stagione partecipa alla vittoria della Primera División e al cammino in Coppa Libertadores, tuttavia conclusosi con la scottante sconfitta in finale contro gli storici rivali del River Plate. Dopo un'annata interlocutoria sul piano personale, chiusa dal Boca al terzo posto in campionato e in semifinale di Coppa Libertadores, l'attaccante si riscatta nella stagione 2019-2020 contribuendo attivamente alla vittoria del suo quarto campionato argentino: l'8 marzo 2020, alla Bombonera contro il Gimnasia (LP), realizza il gol del decisivo 1-0 che consegna il titolo ai gialloblù. Il 4 giugno 2021 annuncia l'addio al Boca Juniors dopo 279 partite, 95 gol e 10 trofei in bacheca per stare vicino alla madre dopo la recente scomparsa del padre adottivo; proprio tale evento lo spinge, nei mesi seguenti, a maturare il definitivo ritiro dal calcio giocato, ufficializzato esattamente un anno dopo. Nazionale Con la nazionale olimpica argentina allenata da Marcelo Bielsa Tévez ha conquistato l'oro ai Giochi di Atene 2004. Nella rassegna greca si è anche affermato come capocannoniere del torneo con 8 reti, tra cui quella decisiva nella finale contro il Paraguay, in 6 partite. Tévez in azione per l'Albiceleste al campionato del mondo 2010 Due anni dopo è stato convocato in nazionale maggiore dal CT José Pekerman per il campionato del mondo 2006 in Germania. Non impiegato nella prima partita, conclusasi con la vittoria per 2-1 contro la Costa d'Avorio, è sceso in campo come sostituto nella seconda, vinta per 6-0 contro la Serbia, segnando un gol e fornendo un assist. L'Argentina, poi, viene eliminata ai quarti di finale della competizione dopo la sconfitta ai tiri di rigore contro la Germania. Ha partecipato, inoltre, alle edizioni 2004 e 2007 della Copa América, intervallate dalla Confederations Cup 2005. Con la nomina di Diego Armando Maradona a commissario tecnico della Selección viene convocato anche per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica. In questa competizione Tévez realizza due gol, entrambi negli ottavi di finale contro il Messico. All'addio di Maradona sulla panchina della nazionale argentina si siede Sergio Daniel Batista, il quale nel maggio 2011 dichiara che non convocherà Tévez per la Copa América 2011. A seguito di un chiarimento fra i due, comunque, il 1º giugno seguente viene inserito nella lista dei convocati alla manifestazione, dove ai quarti fallisce il suo tiro di rigore contro l'Uruguay, errore che costa all'Argentina l'eliminazione. Dopo la nomina del nuovo CT, Alejandro Sabella, Tévez non viene più convocato nella Selección per il successivo triennio, perdendo la possibilità di partecipare al campionato del mondo 2014 in Brasile. Ritrova la maglia nazionale il 12 novembre 2014, quando, convocato dal nuovo commissario tecnico Gerardo Martino, subentra al posto di Sergio Agüero, nell'amichevole vinta per 2-1 ai danni della Croazia. Il 28 maggio 2015 viene inserito dal CT Martino nella lista dei 23 convocati in vista della successiva Copa América in Cile. In quest'edizione della competizione totalizza quattro presenze e, nell'ultima sua partita contro la Colombia, decisa ai tiri di rigore, segna il decisivo penalty che porta in semifinale l'Albiceleste. Allenatore Il 21 giugno 2022 debutta come allenatore con l'ingaggio da parte del Rosario Central, nella Primera División argentina; si dimette il 3 novembre seguente, dopo avere terminato il campionato al 20º posto. Il 22 agosto 2023 torna in panchina, sempre nella massima divisione nazionale, accordandosi con l'Independiente. Il 19 maggio 2024 annuncia le dimissioni dall'incarico, subito dopo aver concluso la partita contro la Platense. L'8 luglio 2025 subentra sulla panchina del Talleres (C). Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato argentino: 4 - Boca Juniors: Apertura 2003, 2015, 2017-2018, 2019-2020 Campionato brasiliano: 1 - Corinthians: 2005 Campionato inglese: 3 - Manchester Utd: 2007-2008, 2008-2009 - Manchester City: 2011-2012 Community Shield: 2 - Manchester Utd: 2008 - Manchester City: 2012 Coppa di Lega inglese: 1 - Manchester Utd: 2008-2009 Coppa d'Inghilterra: 1 - Manchester City: 2010-2011 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2013 Campionato italiano: 2 - Juventus: 2013-2014, 2014-2015 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2014-2015 Coppa d'Argentina: 1 - Boca Juniors: 2014-2015 Supercopa Argentina: 1 - Boca Juniors: 2018 Copa Diego Armando Maradona: 1 - Boca Juniors: 2020 Competizioni internazionali Coppa Libertadores: 1 - Boca Juniors: 2003 Coppa Intercontinentale: 1 - Boca Juniors: 2003 Coppa Sudamericana: 1 - Boca Juniors: 2004 UEFA Champions League: 1 - Manchester Utd: 2007-2008 Coppa del mondo per club: 1 - Manchester Utd: 2008 Nazionale Campionato sudamericano Under-20: 1 - Uruguay 2003 Oro olimpico: 1 - Atene 2004 Individuale Calciatore sudamericano dell'anno: 3 - 2003, 2004, 2005 Miglior giocatore della Coppa Libertadores: 1 - 2003 Equipo Ideal de América: 3 - 2003, 2004, 2005 Calciatore argentino dell'anno: 2 - 2003, 2004 Premio Olimpia: 1 - 2004 Capocannoniere dei Giochi olimpici: 1 - Atene 2004 (8 gol) Bola de Ouro della rivista Placar: 1 - 2005 Capocannoniere della Coppa di Lega inglese: 2 - 2008-2009 (6 gol), 2009-2010 (6 gol) FA Premier League Player of the Month: 1 - dicembre 2009 Capocannoniere della Premier League: 1 - 2010-2011 (20 gol, a pari merito con Dimităr Berbatov) Squadra della stagione della UEFA Europa League: 1 - 2013-2014 Guerin d'oro della rivista Guerin Sportivo: 2 - 2013-2014, 2014-2015 Gran Galà del calcio AIC: 3 - Squadra dell'anno: 2014, 2015 - Migliore calciatore assoluto: 2015
  13. MBAYE DIAGNE https://it.wikipedia.org/wiki/Mbaye_Diagne_(calciatore) Nazione: Senegal Luogo di nascita: Dakar Data di nascita: 28.10.1991 Ruolo: Attaccante Altezza: 193 cm Peso: 82 kg Nazionale Senegalese Soprannome: - Alla Juventus nel 2013 0 presenze - 0 reti Mbaye Diagne (Dakar, 28 ottobre 1991) è un calciatore senegalese con cittadinanza ivoriana, attaccante del Fatih Karagümrük e della nazionale senegalese. Mbaye Diagne Nazionalità Senegal Altezza 193 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Fatih Karagümrük Carriera Giovanili Brandizzo Squadre di club 2011-2012 Brandizzo 30 (27) 2012-2013 Bra 29 (23) 2013 Juventus 0 (0) 2013 → Ajaccio 0 (0) 2014 → Lierse 7 (4) 2014 → Al-Shabab 2 (0) 2015 → Westerlo 5 (2) 2015-2016 Újpest 14 (11) 2016-2017 Tianjin Teda 44 (15) 2017-2019 Kasımpaşa 34 (32) 2019 Galatasaray 12 (10) 2019-2020 → Club Bruges 6 (4) 2020-2021 Galatasaray 15 (9) 2021 → West Bromwich 16 (3) 2021-2022 Galatasaray 14 (2) 2022- Fatih Karagümrük 0 (0) Nazionale 2018- Senegal 11 (0) Palmarès Coppa d'Africa Argento Egitto 2019 Caratteristiche tecniche Diagne è un centravanti, possente fisicamente, efficace nel gioco aereo e abile nel proteggere la sfera in modo da favorire gli inserimenti dei compagni di squadra. Carriera Club Nato in Senegal, da giovane trasloca in Italia con i propri genitori e qui si avvicina al calcio. A 19 anni debutta in prima squadra al Brandizzo, squadra della provincia torinese con la quale mette a segno 27 gol in 30 presenze. Il giovane, rivelatosi un gran talento, compie dunque il "salto" in Serie D, ai piemontesi del Bra. Qui gioca per una stagione segnando 23 gol in 29 presenze e guadagnando la vittoria del campionato con conseguente promozione in Lega Pro Seconda Divisione. Nel 2013 lo nota e lo ingaggia la Juventus, che però non lo fa scendere in campo neanche una volta. Il club bianconero lo cede in prestito ai corsi dell'Ajaccio, squadra allenata da Fabrizio Ravanelli. Tuttavia per problemi di tesseramento Diagne non può giocare in gare ufficiali. Nel gennaio 2014 è quindi trasferito ai belgi del Lierse, dove colleziona 11 presenze e 7 gol. Alla fine del prestito, a luglio, si raggiunge l'accordo tra Juventus e Al-Shabab per un prestito oneroso da 200.000 euro stagionale. Fa il suo esordio con la maglia dei sauditi il 7 agosto 2014, quando subentra dalla panchina per giocare gli ultimi 17 minuti della partita di Supercoppa saudita vinta ai tiri di rigore contro l'Al-Nassr; nonostante il suo errore dal dischetto la squadra conquista il trofeo. Il successivo 16 agosto fa il suo esordio in campionato, in una partita vinta per 2-0 in casa contro l'Al-Khaleej, incontro che Diagne gioca da titolare. Nel gennaio 2015, a stagione in corso, lascia la squadra saudita dopo aver giocato in totale 2 partite di campionato e passa al Westerlo, nella massima serie belga. Dopo 11 presenze e 3 gol fa ritorno alla Juventus. Il 16 agosto 2015 viene ceduto per 200.000 euro agli ungheresi dell'Újpest. Debutta alla sesta giornata di campionato, giocando l’ultima mezz’ora nel match casalingo pareggiato 0-0 contro l’Haladás. Realizza la sua prima rete due giornate dopo, nel match casalingo perso per 2-1 contro il Ferencvarosi. Il 24 ottobre (13ª giornata) mette a segno una doppietta decisiva nel match vinto 2-0 contro il Vasas Budapest; da questo incontro mette a segno una rete nelle successive 6 partite (fino alla 19ª) portandosi a 14 presenze ed 11 reti. Nonostante ciò, il giocatore passa in Cina, al Tianjin. Il 6 febbraio 2016 si trasferisce nel campionato cinese al Tianjin, con cui realizza 15 reti in 44 presenze. Il 16 gennaio 2018 viene ingaggiato dal Kasimpasa, squadra turca con sede a Istanbul militante in Süper Lig. Solo dopo tre giorni dall’acquisto, nel match della 18ª giornata di campionato, subentra negli ultimi 5 minuti della partita contro l’Alanyaspor e sigla il decisivo 3-2 al 90º minuto. Dopo aver realizzato due doppiette, contro Trabzonspor ed Antalyaspor, il 12 maggio 2018 mette a referto la sua prima tripletta nel match vinto per 3-1 contro un Gençlerbirligi già retrocesso. Dopo aver totalizzato 12 reti in 17 partite di campionato, Diagne viene riconfermato in rosa anche per la stagione seguente e segna 8 reti nelle prime 6 giornate, arrivando a quota 20 gol nelle prime 17. Il 31 gennaio 2019 il giocatore viene acquistato, per 10 milioni di euro, dal club turco del Galatasaray; il calciatore sottoscrive un contratto di quattro anni e mezzo. Al termine della stagione 2018-19, sommando le reti segnate con la maglia del Kasimpasa e con quella del Galatasaray, conquista il titolo di capocannoniere della Süper Lig. Il 2 settembre 2019 il giocatore si trasferisce in prestito con diritto di riscatto al Club Brugge, squadra belga di Pro League e impegnata nella UEFA Champions League. Al termine della stagione, dopo aver collezionato 9 presenze e 4 reti, torna in Turchia. Dopo aver iniziato la stagione 2020-2021 con il Galatasaray, nella sessione invernale di calciomercato viene ceduto agli inglesi del West Bromwich fino al termine della stagione. Nazionale Nel marzo 2018, dopo aver lasciato i cinesi del Tianjin per ritornare in Europa al Kasimpasa, dichiara di voler aver più visibilità e guadagnarsi la possibilità di per poter giocare con il Senegal la Coppa del Mondo a Russia 2018. Tuttavia, dopo l'ufficializzazione delle convicazioni, il 17 maggio 2018, non viene convocato. Il 9 settembre 2018, esordisce per il Senegal nel 2-2 contro il Madagascar nelle qualificazioni alla Coppa d'Africa 2019, entrando all'ultimo minuto come sostituto di Pape Moussa Konaté. Palmarès Club Competizioni nazionali Serie D: 1 - Bra: 2012-2013 (Girone A) Saudi Super Cup: 1 - Al Shabab: 2014 Campionato turco: 1 - Galatasaray: 2018-2019 Coppa di Turchia: 1 - Galatasaray: 2018-2019 Supercoppa di Turchia: 1 - Galatasaray: 2019 Campionato belga: 1 - Bruges: 2019-2020 Individuale Capocannoniere della Serie D: 1 - 2012-2013 (Girone A, 23 gol) Capocannoniere del Campionato turco: 1 - 2018-2019 (30 gol)
  14. ZORAN JOSIPOVIC https://it.wikipedia.org/wiki/Zoran_Josipovic Nazione: Svizzera Luogo di nascita: Mendrisio Data di nascita: 25.08.1995 Ruolo: Attaccante Altezza: 191 cm Peso: 83 kg Nazionale Svizzero Under-17 Soprannome: - Alla Juventus dal 2012 al 2013 0 presenze - 0 reti Zoran Josipovic (Mendrisio, 25 agosto 1995) è un calciatore svizzero con cittadinanza bosniaca, attaccante svincolato. Zoran Josipovic Nazionalità Svizzera Altezza 191 cm Peso 83 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra svincolato Carriera Giovanili 2???-2012 Lugano 2012-2013 Juventus Squadre di club 2013-2014 → Novara 4 (0) 2014-2016 → Lugano 16 (2) 2016-2017 Aarau 50 (11) 2017-2019 Chiasso 57 (19) 2019-2020 Beroe 19 (6) 2020-2021 Celta Vigo B 14 (1) 2022 Team Ticino 9 (2) Nazionale 2011 Svizzera U-16 2 (2) 2012 Svizzera U-17 3 (0) Palmarès Club Competizioni nazionali Challenge League: 1 - Lugano: 2014-2015
  15. YOAN SEVERIN https://it.wikipedia.org/wiki/Yoan_Severin Nazione: Francia Luogo di nascita: Villeurbanne Data di nascita: 29.01.1997 Ruolo: Difensore Altezza: 186 cm Peso: 80 kg Nazionale Francese Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2015 al 2017 Esordio: 03.09.2015 - Amichevole - Juventus-Cheraschese 3-1 Ultima partita: 30.07.2016 - Amichevole - South China AA-Juventus 1-2 0 presenze - 0 reti Yoan Severin (Villeurbanne, 29 gennaio 1997) è un calciatore francese, difensore del Servette. Yoan Severin Nazionalità Francia Altezza 186 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Servette Carriera Giovanili 2010-2012 Olympique Lione 2012-2014 Évian TG 2014-2017 Juventus Squadre di club 2017 Juventus 0 (0) 2017-2018 Zulte Waregem 4 (0) 2018- Servette 76 (2) Nazionale 2016- Francia U-20 5 (1) Caratteristiche tecniche È un difensore centrale. Carriera Club Cresciuto nelle giovanili della Juventus, nel mercato invernale del 2017 viene ceduto gratuitamente allo Zulte Waregem. Durante il mese di luglio 2018 firma per tre stagioni con il Servette. Fa il suo esordio contro l'Aarau in occasione della prima giornata di campionato al Brügglifeld e il 21 ottobre, sempre in occasione di una partita di campionato contro la squadra argoviese, firma la sua prima rete per la squadra ginevrina. Nazionale Viene inserito tra i 23 giocatori selezionati dal CT Ludovic Batelli in occasione dei Mondiali di categoria in Corea del Sud. Nel corso del torneo disputa un'unica partita, scendendo in campo nella vittoria per 2-0 contro i pari età della Nuova Zelanda il 28 maggio 2017. Palmarès Competizioni nazionali Challenge League: 1 - Servette: 2018-2019
  16. SIMONE EMMANUELLO https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Emmanuello Nazione: Italia Luogo di nascita: Chieri (Torino) Data di nascita: 25.04.1994 Ruolo: Centrocampista Altezza: 188 cm Peso: 68 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2011 al 2014 Esordio: 17.07.2013 - Amichevole - Selezione Valle d'Aosta-Juventus 0-7 0 presenze - 0 reti Simone Emmanuello (Chieri, 25 aprile 1994) è un calciatore italiano, centrocampista della Pro Vercelli. Simone Emmanuello Nazionalità Italia Altezza 188 cm Peso 68 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Pro Vercelli Carriera Giovanili 2010-2014 Juventus Squadre di club 2014 Atalanta 0 (0) 2014-2017 → Pro Vercelli 71 (6) 2017-2018 → Perugia 7 (0) 2018 → R.C. Cesena 5 (0) 2018-2019 Juventus Next Gen 17 (0) 2019 Pro Vercelli 13 (0) 2019-2020 → L.R. Vicenza 7 (0) 2020- Pro Vercelli 63 (5) Nazionale 2010-2011 Italia U-17 11 (1) 2011 Italia U-18 1 (0) 2012 Italia U-19 1 (0) 2014 B Italia 1 (1) 2015 Italia U-20 2 (1) Caratteristiche tecniche Gioca come regista a centrocampo ed ha una buona visione di gioco. Carriera Club Tra il 2010 ed il 2014 milita nella Primavera della Juventus, nella quale esordisce all'età di 16 anni; nell'arco di questi quattro anni vince il Torneo di Viareggio nel 2012, la Coppa Italia Primavera nella stagione 2012-2013 e la Supercoppa Primavera dell'anno seguente. Il 31 gennaio 2014 Pierpaolo Marino lo porta all'Atalanta, acquistandolo in compartecipazione dal club bianconero in cambio della cessione (sempre in compartecipazione) di Davide Cais alla Juventus; il giorno stesso il centrocampista piemontese viene ceduto in prestito alla Pro Vercelli, formazione di Lega Pro Prima Divisione. Con la squadra vercellese Emmanuello gioca la seconda parte della stagione 2013-2014, disputando una partita in campionato ed ottenendo la promozione in Serie B dopo i play-off. Anche nella stagione 2014-2015 viene riconfermato in prestito alla Pro Vercelli: in questa stagione segna il suo primo gol da professionista, contro il Brescia in Coppa Italia il 17 agosto 2014; nel corso dell'annata gioca poi anche 22 partite nel campionato di Serie B. Il 18 giugno 2015 l'Atalanta lo riscatta dalla Juventus insieme ad Edoardo Ceria e Richmond Boakye in cambio della seconda metà dei cartellini di Cais e Luca Barlocco; dopo averlo riscattato, il club orobico lo cede ancora una volta in prestito alla Pro Vercelli, con la cui maglia durante la stagione 2015-2016 il centrocampista disputa una partita in Coppa Italia e 18 partite nel campionato di Serie B, nel quale realizza anche il suo primo gol in carriera in un campionato professionistico, segnando il momentaneo 3-1 nella partita persa per 6-2 sul campo del Bari il 12 marzo 2016. Il 31 agosto 2016 l'Atalanta lo cede per la quarta stagione consecutiva in prestito alla Pro Vercelli, con cui disputa quindi anche la stagione 2016-2017. Nella stagione 2017-2018 gioca ancora in prestito in Serie B, dividendosi tra Perugia e Cesena, con cui gioca in totale 13 partite (7 con gli umbri, con i quali segna anche un gol in 3 presenze in Coppa Italia, e 6 con i romagnoli); nell'estate del 2018 l'Atalanta lo cede a titolo definitivo alla Juventus, che per la stagione 2018-2019 lo aggrega alla sua neonata squadra riserve (la Juventus Next Gen), con cui disputa da titolare il campionato di Serie C. Nel gennaio del 2019 viene ceduto a titolo definitivo alla Pro Vercelli, nel frattempo retrocessa in Serie C. Nazionale Tra il 2010 ed il 2011 ha giocato 11 partite in Under-17, segnando anche una rete; nell'arco dei due anni successivi ha anche disputato una partita con l'Under-18 ed una partita con l'Under-19. Il 6 agosto 2014 segna una rete in una partita amichevole con la B Italia contro la Rappresentativa AIC. Nel 2015 gioca invece 2 partite in Under-20, nelle quali realizza anche una rete. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2012 Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 2012-2013 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2013
  17. PABLO DANIEL OSVALDO 11 maggio 2014: si sta giocando un inutile Roma-Juventus, in quanto la compagine bianconera ha già in bacheca il terzo scudetto consecutivo. È il novantaquattresimo minuto e la partita sta per terminare con un poco esaltante 0-0. La palla è fra i piedi di Pogba che la smista sulla destra, verso Lichtsteiner. Lo svizzero entra in area e crossa rasoterra, il pallone arriva al centravanti juventino che non ci pensa due volte e scaraventa il pallone in rete. Il match termina in quell’istante e sancisce la vittoria bianconera.«La cosa più bella è stato l'abbraccio di tutti i miei compagni, sembravano più contenti di me e questo per me è molto bello, perché dopo le cose che da nove anni si dicono in Italia, che sono uno che spacca lo spogliatoio e così via, è una bella soddisfazione», sono le parole dell’attaccante.Il protagonista di questa storia si chiama Pablo Daniel Osvaldo, argentino di Buenos Aires ma naturalizzato italiano. Si è presentato a Torino, con tanto di bombetta in testa, nel gennaio dello stesso anno, in prestito dal Southampton. Hai già avuto parecchie esperienze in Italia: Atalanta, Lecce, Fiorentina, Bologna e la stessa Roma, dove non ha lasciato un ricordo positivo. «Mi dispiace, è un peccato, non ne voglio parlare, già in Italia c'è troppo violenza per metterci a discutere anche di queste cose – spiega dopo la rete ai giallorossi – peccato, perché qui ho lasciato tanti amici, mi dispiace ma non voglio fare polemiche».La storia bianconera di Osvaldo è praticamente racchiusa in quel minuto e in quel goal. Poche presenze del tutto impalpabili, due sole reti (la seconda ai turchi del Trabzonspor in Europa League): va da sé che i diciotto milioni di euro richiesti dai Saints per il suo riscatto non sono versati dalla Juventus e Pablo fa ritorno in Inghilterra, senza grossi rimpianti. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2014/11/pablo-daniel-osvaldo.html
  18. PABLO DANIEL OSVALDO https://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Osvaldo Nazione: Argentina Italia Luogo di nascita: Lanus Data di nascita: 12.01.1986 Ruolo: Attaccante Altezza: 183 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Soprannome: Simba - Dani - Mitralleta Alla Juventus nel 2014 Esordio: 09.02.2014 - Serie A - Verona-Juventus 2-2 Ultima partita: 18.05.2014 - Serie A - Juventus-Cagliari 3-0 18 presenze - 3 reti 1 scudetto Pablo Daniel Osvaldo, conosciuto da cantante con lo pseudonimo di Dani (Lanús, 12 gennaio 1986), è un ex calciatore argentino naturalizzato italiano, di ruolo attaccante. Pablo Daniel Osvaldo Osvaldo con la nazionale italiana nel 2012 Nazionalità Argentina Italia (dal 2007) Altezza 183 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 2020 Carriera Squadre di club 2005-2006 Huracán 33 (11) 2006 → Atalanta 3 (1) 2006-2007 Lecce 31 (8) 2007-2009 Fiorentina 21 (5) 2009-2010 Bologna 25 (3) 2010-2011 Espanyol 44 (20) 2011-2013 Roma 57 (28) 2013-2014 Southampton 13 (3) 2014 → Juventus 18 (3) 2014-2015 → Inter 12 (5) 2015 → Boca Juniors 11 (3) 2015-2016 Porto 7 (1) 2016 Boca Juniors 3 (0) 2019-2020 Banfield 2 (0) Nazionale 2008 Italia olimpica 4 (1) 2011-2014 Italia 14 (4) Biografia Nel 2006, dal matrimonio con l'argentina Ana, concluso con una separazione, ha avuto un figlio di nome Gianluca. Ha altre due figlie: Victoria, nata nel 2009, e Maria Helena, nata nel 2012, avute dalla relazione con la fiorentina Elena. Successivamente è stato legato all'attrice Jimena Barón, dalla quale nel marzo del 2014 ha avuto il suo quarto figlio, Morrison, il primo della coppia. Durante la sua militanza nella Roma, è stato soprannominato Simba, dall'omonimo personaggio della saga Disney Il re leone; l'appellativo gli è stato assegnato dai tifosi giallorossi in virtù della sua somiglianza, nel look e nell'esultanza, con Gabriel Batistuta, il cui soprannome era proprio Re Leone. In seguito, è stato soprannominato anche Osbajo, per diversi gravi errori sottoporta. A seguito dell'arrivo alla Roma di Garcia (in panchina), passa al Southampton per alcuni mesi, prima di girare sei squadre in meno di tre anni. Si è ritirato temporaneamente dal calcio giocato all'età di trent'anni e si è dedicato alla musica, fondando nel 2016 il gruppo Barrio Viejo. Nel novembre 2017 racconta in esclusiva alla La giornalaccio rosa dello Sport di aver preferito la birra e l'asado alle proposte della Cina e di alcuni club della Champions. Rivela errori, donne, doping e omosessualità dell'ambiente: «Il calcio non era più il mio mondo. Solo un business senza passione che iniziavo a odiare.» (La giornalaccio rosa dello Sport, 16 novembre 2017) Nel 2019 partecipa come concorrente a Ballando con le stelle in coppia con Veera Kinnunen, arrivando in finale e piazzandosi terzo. Caratteristiche Buon realizzatore, è un attaccante forte fisicamente e propenso al gioco di squadra. Avvezzo a segnare reti in acrobazia. Carriera Club Gli esordi Inizia a giocare a calcio nel 1995, a nove anni, nel settore giovanile del Lanús. Nel 1999 si trasferisce al Banfield e l'anno successivo all'Huracán, squadra di Buenos Aires, sempre nelle giovanili. Nel 2005 esordisce in prima squadra, nel campionato argentino di seconda divisione, collezionando 33 presenze e 11 gol. Nel gennaio del 2006 arriva in Italia, all'Atalanta, giocando 3 partite e segnando un gol sul finire della stagione, contribuendo alla vittoria del campionato di Serie B. Nell'estate seguente viene ceduto in comproprietà al Lecce, sempre in B, dove segna il primo gol in Lecce-AlbinoLeffe il 9 settembre 2006. La prima parte della stagione lo vede titolare con l'allenatore Zdeněk Zeman; dopo 18 giornate del campionato 2006-2007 Zeman viene esonerato e sostituito da Giuseppe Papadopulo, che lo impiega meno frequentemente e col quale non riesce a mettersi in luce. Chiude la stagione con 8 reti in 31 presenze. Fiorentina Nell'estate seguente la risoluzione della sua compartecipazione ha esito positivo per l'Atalanta, che riscatta il calciatore a titolo definitivo per 1,6 milioni di euro, per poi cederlo nell'agosto 2007 alla Fiorentina per 4,5 milioni di euro. Il 29 settembre successivo debutta in Serie A con la maglia viola, segnando una doppietta in trasferta contro il Livorno nella partita vinta per 3-0. Il 29 novembre segna il primo gol in Coppa UEFA al 29' in casa dell'AEK Atene che pareggia dopo quattro minuti dalla sua rete; il risultato finale di 1-1 contribuì alla qualificazione dei gigliati ai sedicesimi. Il 2 marzo 2008 segna, all'ultimo minuto del recupero, il gol della vittoria per 3-2 della Fiorentina in casa della rivale Juventus, successo che mancava ai viola da vent'anni; nell'occasione viene anche espulso per somma di ammonizioni. All'ultima giornata del medesimo campionato di Serie A 2007-2008, ancora in trasferta a Torino questa volta contro il Torino (1-0), Osvaldo segna con una rovesciata che regala ai toscani il quarto posto in campionato, con qualificazione al terzo turno preliminare della UEFA Champions League. Nella stagione 2008-2009, in cui Osvaldo non viene impiegato con continuità, esordisce in Champions League nella partita pareggiata per 1-1 contro il Bayern Monaco del 5 novembre 2008. Conclude la sua esperienza fiorentina con 21 presenze e 5 gol. Bologna il 20 gennaio 2009 il Bologna acquistò a titolo definitivo il giocatore per 7 milioni. Osvaldo esordisce in rossoblù otto giorni dopo, in Atalanta-Bologna, partita vinta 1-0 dai felsinei. Si infortuna nella gara persa 1-0 contro l'Udinese a febbraio. Ritorna in campo il 14 marzo nella gara persa per 4-1 contro la Juventus, subentrando al compagno Bombardini al 29' minuto di gioco. Segna il primo gol coi felsinei nell'incontro della prima giornata della Serie A 2009-2010, il 22 agosto 2009, proprio contro la sua ex squadra, la Fiorentina. Espanyol Il resto della stagione lo vede spesso in panchina, sicché nel mercato di gennaio viene ceduto in prestito oneroso (200 000 euro) all'Espanyol sino al termine della stagione. Conclude la sua esperienza bolognese con 25 presenze e 3 gol. Nel gennaio del 2010 viene riscattato dal club catalano per 5 milioni di euro. Debutta con la sua nuova squadra il 16 dello stesso mese, nella partita persa 2-0 contro l'Osasuna. In questa stagione si rende protagonista di notevoli prestazioni. Il 24 gennaio 2010, giorno della sua seconda apparizione con il club spagnolo, sigla la sua prima rete nella partita pareggiata 1-1 contro il Maiorca. Il 20 marzo 2010, nella gara contro il Siviglia, segna una doppietta e viene nominato miglior giocatore del match. Durante la prima stagione con il club spagnolo, Osvaldo segna 7 gol in 20 presenze. Nella seconda stagione con il club spagnolo continua a rendersi protagonista di ottime prestazioni e, nonostante sia costretto a uno stop di due mesi per infortunio, conclude la stagione segnando 13 gol in 24 partite. In totale con la maglia biancoblù riesce ad andare a segno 22 volte in 47 partite. Roma Il 25 agosto 2011 passa a titolo definitivo alla Roma, che versa 15 milioni di euro nelle casse dell'Espanyol. Gioca la sua prima partita in maglia giallorossa l'11 settembre 2011, al debutto stagionale contro il Cagliari all'Olimpico, venendo sostituito nel secondo tempo da Fabio Borini; la partita terminerà 2-1 in favore dei sardi. Segna il suo primo gol con la maglia capitolina il 22 dello stesso mese, contro il Siena. Il 25 novembre 2011, dopo la sconfitta contro l'Udinese, Osvaldo si è lamentato per un mancato passaggio del compagno Erik Lamela e, negli spogliatoi, ha dato un pugno al volto del giocatore. Il 4 gennaio 2012, durante la sessione di allenamento pomeridiana, riporta una lesione muscolare di secondo grado alla coscia destra, che lo costringerà a stare lontano dai campi da gioco per circa un mese. Conclude la sua prima stagione in giallorosso con un totale di 11 gol e 26 presenze. Il 21 ottobre 2012 segna una doppietta, la prima in giallorosso, contro il Genoa, gara terminata 4 a 2 per i giallorossi. Il 20 dicembre 2012 viene squalificato per tre giornate per aver colpito volontariamente un avversario con una gomitata al volto durante la gara di Coppa Italia contro l'Atalanta. Il 28 aprile 2013, nella partita vinta per 4-0 contro il Siena, segna la sua prima tripletta in carriera. Il 26 maggio ritorna in campo per la finale di Coppa Italia, dopo aver scontato le giornate di squalifica: al termine della gara, vinta dai concittadini e rivali della Lazio per 1-0, Osvaldo lascia il campo inveendo contro il suo tecnico Aurelio Andreazzoli per avergli concesso poco spazio nella partita; l'attaccante, inoltre, diserta la cerimonia di premiazione, comportamento che spingerà il CT della nazionale Cesare Prandelli a non convocarlo per la Confederations Cup 2013. Il giorno seguente alla partita, Osvaldo twitta una frase contro l'allenatore Andreazzoli, preludio a uno strappo con la società giallorossa. Conclusa la stagione con 17 reti in 30 partite, Osvaldo ammette, poco prima dell'inizio del campionato successivo, di non essere più felice con la squadra, soprattutto a causa dei numerosi dissidi avuto con la società e la tifoseria. Conclude, così, l'esperienza giallorossa, disputando in totale 56 partite e segnando complessivamente 29 gol in campionato. Southampton Il 18 agosto 2013 passa al Southampton per 15,1 milioni di euro. L'attaccante italo-argentino, fortemente voluto dall'allenatore Mauricio Pochettino che lo aveva già allenato all'Espanyol, diventa l'acquisto più costoso nella storia della squadra inglese. Il 24 agosto esordisce con la maglia biancorossa, subendo anche un'ammonizione, nel pareggio casalingo per 1-1 contro il Sunderland. Segna il suo primo gol con la nuova squadra il 28 settembre 2013 contro il Crystal Palace in Premier League. Il 3 gennaio 2014 viene squalificato per tre giornate e riceve una multa di 40.000 sterline per essere intervenuto nella rissa scoppiata al 94' della gara tra Southampton e Newcastle Utd. Il 23 gennaio seguente, invece, viene sospeso per due settimane dalla sua squadra a causa di una lite scaturita tra lui e il compagno José Fonte: al termine dello scontro, Fonte ha riportato gravi lesioni sulla faccia. Vari prestiti Il 31 gennaio 2014 torna in Italia, passando alla Juventus in prestito gratuito semestrale. Esordisce in maglia bianconera il 9 febbraio seguente, nel pareggio esterno per 2-2 contro il Verona. La sua prima rete in maglia bianconera arriva il 20 dello stesso mese, nel 2-0 del club torinese al Trabzonspor ai sedicesimi di Europa League. Il 4 maggio, grazie alla vittoria del Catania sulla Roma, arriva la conquista del primo scudetto personale per Osvaldo. L'11 maggio segna proprio ai giallorossi, sua ex squadra, il gol della vittoria juventina (1-0), l'unico in campionato in maglia bianconera. Il 31 maggio, scaduto il prestito, il club torinese decide di non esercitare il diritto di riscatto (fissato a 19 milioni di euro) sul giocatore, il quale fa quindi ritorno in Inghilterra. Il 6 agosto 2014 si trasferisce all'Inter con la formula del prestito con diritto di riscatto (fissato a 7 milioni di euro). Esordisce nella partita vinta per 3-0 sul campo dello Stjarnan, valida per l'andata dei play-off di Europa League; nella partita di ritorno, vinta per 6-0 dai meneghini, segna il primo gol in nerazzurro. Il 14 settembre seguente, alla seconda giornata di campionato, realizza una doppietta nella vittoria per 7-0 contro il Sassuolo a San Siro. Il 27 novembre il suo gol del 2-1 al Dnipro, nella fase a gironi di Europa League, decide la qualificazione dell'Inter ai sedicesimi di finale con un turno di anticipo. L'8 gennaio 2015, in seguito a un diverbio con il compagno Mauro Icardi avvenuto durante il derby d'Italia di Torino di due giorni prima, viene messo fuori rosa dalla società. Nei giorni seguenti, dopo aver disertato gli allenamenti, il 21 gennaio viene sospeso da tutte le attività tecniche del club nerazzurro, vedendosi negare anche l'accesso alle strutture della Pinetina. Qualche giorno dopo l'Inter gli fa causa, appellandosi al Collegio Arbitrale, per la rescissione del contratto e un risarcimento. Il 10 febbraio rescinde il suo contratto coi meneghini. Chiuso anticipatamente il suo rapporto con la squadra lombarda, il 12 febbraio torna in Argentina passando, ancora in prestito, al Boca Juniors. Va in gol al debutto con la nuova maglia, il 26 dello stesso mese, realizzando il definitivo 2-1 nel successo dei gialloblù in Coppa Libertadores sul Wanderers (M). Nell'estate seguente, terminato il prestito semestrale in Sudamerica con 15 presenze e 7 gol complessivi, rescinde il suo contratto con il Southampton. Porto Il 5 agosto 2015 torna nel calcio europeo, accordandosi con il Porto. Debutta in campionato il 22 dello stesso mese, giocando gli ultimi 11 minuti di gara contro il Marítimo (1-1). Il primo e unico gol con i Dragoni arriva in Porto-Belenenses 4-0 del 4 ottobre. L'8 gennaio 2016 i lusitani annunciano la rescissione del contratto con il giocatore. Boca Juniors Il giorno dopo il Boca Juniors annuncia il ritorno dell'italo-argentino tra i propri ranghi. Il 16 maggio dello stesso anno la società gialloblù rescinde il contratto con il calciatore a causa del suo comportamento negli ottavi di finale della Coppa Libertadores contro gli uruguaiani del Nacional (dove si è messo a fumare davanti ai suoi compagni, e ha avuto una discussione dopo esser stato ripreso per il suo comportamento). Nella sua seconda esperienza in maglia xeneize mette assieme 3 presenze in Primera División e 5 presenze totali senza segnare nessun gol. Il 1º settembre 2016, trovandosi privo di contratto, rifiuta la proposta del Chievo e annuncia il ritiro dall'attività agonistica per dedicarsi alla musica. Il ritorno al calcio giocato con il Banfield e il secondo ritiro Il 2 gennaio 2020, ad oltre tre anni dalla decisione di ritirarsi dal calcio giocato, viene tesserato dal Banfield, club della Superliga argentina, con cui firma un contratto annuale. Quasi quattro anni dopo l'ultima partita di calcio professionistico giocata, torna in campo il 16 febbraio 2020, subentrando a Jesús Dátolo per l'ultimo quarto d'ora del match di campionato perso per 1-0 in casa del River Plate. Per motivi disciplinari, rimane svincolato dopo sole due partite disputate, ritirandosi poi dal calcio nel luglio dello stesso anno. Nazionale Maggiore Il 5 ottobre 2011 riceve la sua prima convocazione da parte della nazionale italiana, chiamato dal commissario tecnico Cesare Prandelli in sostituzione degli infortunati Mario Balotelli e Giampaolo Pazzini, per le ultime due partite delle qualificazioni all'Europeo 2012. Esordisce in nazionale l'11 ottobre 2011, a 25 anni, entrando al posto di Cassano nel secondo tempo della partita contro l'Irlanda del Nord (3-0) disputata a Pescara. Debutta da titolare il 15 novembre successivo a Roma contro l'Uruguay (0-1). Il 7 settembre 2012 parte da titolare nella partita di qualificazione al Mondiale 2014 contro la Bulgaria, segnando una doppietta (primi gol azzurri per lui) nel 2-2 finale. Un oriundo è tornato a segnare due reti a cinquant'anni di distanza: l'ultimo fu José Altafini. Segna il terzo gol in azzurro, sempre nelle qualificazioni ai mondiali, il 12 ottobre, nella gara vinta 3-1 contro l'Armenia. Il 16 ottobre 2012, a San Siro, contro la Danimarca nella partita valida per le qualificazioni al Mondiale 2014, viene espulso per una manata in faccia al danese Nicolai Stokholm, pochi secondi dopo l'inizio della ripresa. Inoltre, a causa del suo comportamento nella finale di Coppa Italia, perde la possibilità di essere convocato per la Confederations Cup 2013. Ritorna in Nazionale nell'amichevole contro l'Argentina disputata allo stadio Olimpico di Roma, finita 2-1 per i sudamericani. A quasi un anno di distanza, ritrova il gol in nazionale nella gara contro la Danimarca dell'11 ottobre 2013 (2-2); nella stessa gara, nel recupero del secondo tempo, propizia il pareggio per l'Italia calciando verso la porta e colpendo il compagno Alberto Aquilani che, quasi involontariamente, devia in porta. Nonostante le continue convocazioni durante tutto il biennio 2013-2014, il CT Prandelli non lo inserisce nella lista dei convocati per il Mondiale 2014. Palmarès Campionato italiano di Serie B: 1 - Atalanta: 2005-2006 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2013-2014 Nazionale Torneo di Tolone: 1 - 2008
  19. FERNANDO LLORENTE È divertente rileggere ciò che quotidiani e settimanali scrivevano a settembre dedicando la propria attenzione a Fernando Llorente – scrive Fabio Vergnano su “HJ” nel luglio 2014 – giudizi superficiali, in gran parte dettati dalla scarsa conoscenza di un centravanti che, invece, aveva dato prova delle proprie qualità. La verità è che all’inizio lo spagnolo ha avuto normali problemi di adattamento al gioco e alla preparazione da Marines di Conte, ma una volta ritrovata la condizione ideale, ha dimostrato di essere un campione e un giocatore fondamentale nella stagione del terzo scudetto e dei record annientati. Diciotto gol di cui sedici in campionato e due in Champions, entrambi contro il Real, terzo dopo Tévez e Pogba per numero di tiri in porta. Non male per un giocatore che veniva da una stagione in cui aveva giocato pochissimo e che doveva capire come funziona alla Juve: chi fa il centravanti deve pure fare il difensore. Ed eccolo qui il Re Leone. Dannazione delle difese avversarie, idolo delle ragazze che apprezzano in lui altre qualità molto poco calcistiche. Voltandosi indietro Fernando non ha voglia di polemizzare, ma qualcosa precisa: «Chi parlava non mi aveva mai visto giocare. Non è stato facile, gli allenamenti di Conte sono durissimi, in più dovevo capire i movimenti che lui chiede agli attaccanti». Il periodo peggiore durante le amichevoli negli Stati Uniti. Tutto alle spalle. La verità è che nei suoi confronti l’attesa era fortissima. Arrivato scortato dal doppio titolo di Campione del Mondo e d’Europa, Llorente ha segnato il primo goal ufficiale soltanto il 22 settembre contro il Verona e poi, rotto l’incantesimo, ha dimostrato di essere la spalla ideale per Tévez e non si è più fermato. A “HJ Magazine” ha raccontato la sua storia, partendo da quando per lui era soltanto un sogno affermarsi come uno dei maggiori protagonisti del calcio europeo. Fernando, calcio primo amore? «Il football la mia passione fin da piccolo, non c’era altra idea nella mia testa, ho avuto subito chiarissimo quello che volevo fare. Per questo ho lasciato il mio paesino, Rincon de Soto nella regione La Rioja, e i miei genitori ad appena dieci anni. Ho avuto la fortuna che mamma e papà mi hanno permesso di andare via così giovane, ma sapevano che avevo questo sogno di arrivare un giorno a essere un giocatore importante. Ci sono riuscito, ho fatto grossi sacrifici, però sono stato ricompensato e ora mi sento un privilegiato. Sono perfino andato oltre le attese, riuscendo a vincere cose che mai avrei pensato, conquistando anche la Nazionale spagnola». Quindi chiariamo l’equivoco: rioano, non basco, vero? «Esattamente. Anche se sono legato a Bilbao e alla cultura basca, perché è lì che sono diventato un calciatore». Bilbao era già una tappa importante, ma la sua ambizione andava oltre la squadra bilbaina? «L’Athletic è una squadra speciale formata soltanto con giocatori baschi che non hanno mercato. Quindi non sapevo che sarebbe successo alla fine, avevo immaginato tutta la carriera con la stessa maglia. Tuttavia dentro di me a un certo punto c’è stato il desiderio di cambiare, volevo andarmene alla ricerca di una squadra da sogno, che mi facesse fare un passo avanti e mi permettesse di crescere come giocatore. Non è stato facile, non sai mai se quando fai una scelta è quella giusta». Adesso possiamo dire che non ha sbagliato? «Mi sono ambientato in fretta sentendomi presto importante. È stato speciale». Al momento di lasciare la Spagna aveva altre possibilità oltre la Juve? «In realtà qui mi hanno voluto fortemente, mi hanno trasmesso grande fiducia. Non ho avuto dubbi». E per calarsi subito nella nuova realtà, ha dimostrato grande intelligenza e sensibilità arrivando a Torino già con una buona padronanza dell’italiano. Perché ha studiato la nostra lingua in anticipo? «Per integrarmi al più presto con i nuovi compagni, con l’ambiente in cui dovevo vivere. Mi è sembrato il modo migliore per semplificare la conoscenza con un paese che, in fondo, culturalmente non è distante dalla Spagna». Così Llorente è diventato il secondo spagnolo nella centenaria storia della Juve dopo Luis Del Sol. Non le sembra singolare questo fatto? «Mi hanno detto che gli spagnoli qui non hanno avuto fortuna. È certamente un fatto strano. Io non posso lamentarmi e il mio rendimento può ancora migliorare. Mi sento al cento per cento adatto al calcio di questa squadra». Arrivando alla Juve ha avuto la sensazione di essere entrato a far parte di un mondo molto diverso? «Sì, ho dovuto imparare tante cose, ero abituato a giocare in un altro modo dopo tanti anni nella stessa squadra. Prima di tutto è stato complicato assimilare il gioco di Conte, poi entrare in sintonia con compagni nuovi. Senza contare che alla Juve si lavora in maniera diversa e più intensa. Sapevo cosa mi aspettava, ma la realtà è andata oltre le previsioni. Mi ero allenato molto prima di arrivare per non farmi trovare impreparato. Nonostante tutto, come si è visto, ho avuto problemi all’inizio». Cosa l’ha impressionata maggiormente al primo contatto con la nuova realtà torinese? «La gente. L’entusiasmo che mi ha travolto già all’aeroporto è stato incredibile. I tifosi cantavano una canzone con il mio nome, non mi aspettavo una cosa del genere. È stata una bella sorpresa. E poi il club, l’accoglienza del presidente Agnelli, quella dell’allenatore e dei compagni. Mi hanno fatto sentire in famiglia, come fossi a casa, mi ha dato grande fiducia». Llorente e Tévez come Del Piero e Trézéguet. Le piace il paragone? «Con Carlitos c’è grande affiatamento, nonostante che siamo insieme soltanto da qualche mese. Questo significa che possiamo migliorare. Lui è un guerriero, difende bene il pallone. È piccolo ma difficile da spostare». Lei si è dimostrato un grande attaccante, ma non sembra la classica punta che vive di goal. «Segnare è importante, però, è vero, sono molto altruista. Mi piace giocare per la squadra, se c’è un compagno piazzato meglio di me, non vedo perché non devo passargli la palla». Eppure né lei né Tévez siete andati al Mondiale, non sono bastati trentaquattro goal in coppia per convincere Del Bosque e Sabella. Come lo spiega? «Vedremo le partite in TV ed è strano. Ma sono i Commissari Tecnici a decidere, noi non possiamo fare nulla». Lei ha segnato grandi goal di testa, ma altri altrettanto spettacolari di piede. Dove pensa di essere più bravo? «La mia qualità da piccolo erano i piedi. Poi sono cresciuto tanto e ho dovuto adattarmi alle trasformazioni del fisico. Ricordo un momento della mia adolescenza in cui non è stato facile imparare a dominare il mio corpo. È complicato sfruttare le doti che hai quando sei piccolo e poi cresci com’è successo a me. Inevitabilmente non sei più tanto veloce. Ma per fortuna sono riuscito a mantenere la destrezza che la natura mi ha dato». Ricorda il primo goal importante della sua carriera e quali sceglierebbe fra quelli segnati con la maglia bianconera? «Non vado tanto indietro, una rete pesante è stata quella di due anni fa in Europa League segnata al Manchester United. Qui i goal sono stati tutti significativi, perché mi hanno dato fiducia e mi hanno aiutato a crescere. Però quello di sinistro contro il Livorno e l’altro di tacco con il Sassuolo li ricorderò a lungo». In Italia il calcio non vive un momento esaltante. Juve, Roma e Napoli a parte, il resto è sembrato di basso profilo. Agonismo tanto, spettacolo poco. Qual è stata la sua sensazione da neofita? «Ho scoperto un calcio molto tattico, qui le squadre non si sbilanciano mai. Prendono un goal o due, eppure non cambiano atteggiamento. In Spagna chi perde si apre, cerca di girare la partita a proprio vantaggio. Ho notato che questo accade in particolare contro la Juve. Ricordo, per esempio, il derby: noi abbiamo segnato, ma il Toro non si è scoperto per pareggiare, è uscito fuori soltanto negli ultimi dieci minuti». A proposito di Spagna: quest’anno due squadre del suo paese hanno disputato la finale di Champions. Il dominio europeo è sempre più un affare spagnolo? «Real e Barcellona sono una certezza da anni, ma quest’anno mi ha sorpreso l’Atletico Madrid. Liga e finale di Champions, non si può che rimanere stupiti e applaudire la squadra di Simeone. In generale al movimento calcistico spagnolo ha fatto bene cominciare a vincere. La svolta c’è stata dopo l’Europeo 2008. Ora anche a livello di Nazionale siamo consapevoli del nostro valore. Proprio la Juve insegna che vincere aiuta a vincere». Quanto le manca la Spagna, con le sue abitudini di vita diverse? «Sono lontano dal mio paese da pochi mesi, non provo vera nostalgia anche perché qui mi sento a casa. In fondo l’Italia è molto simile alla Spagna come cultura e stili di vita». Lo sport per lei è soltanto calcio, o ha altre passioni? «Mi piace il tennis da spettatore, però. Conosco Ferrer e Nadal, è uno spettacolo vederli giocare. In generale seguo gli atleti spagnoli. Nel basket Paul Gasol, nell’automobilismo ammiro Fernando Alonso, che ho conosciuto l’anno scorso a Monza». Come vive Torino? «Mi sono ambientato subito. Abito in centro a due passi da Piazza San Carlo dove mi piace passeggiare soprattutto alla sera quando è tranquilla. Frequento i locali, dove trovo altri compagni. Però gli allenamenti di Conte sono molto pesanti, ti fanno passare la voglia di divertirti. Cosi il verbo che declino di più è riposare». La sua fidanzata Maria Lorente, il cognome ha una “L” sola, la raggiunge spesso? «Ogni tanto mi fa compagnia, ma spesso vivono con me anche i miei genitori. Maria è medico endocrinologo in Spagna e quando si stava specializzando ha avuto la possibilità di fare tirocinio in un altro paese. Ha scelto Torino per fare questa esperienza, ha lavorato alle Molinette. È stata qui tre mesi». Vi siete conosciuti da ragazzi. Una bella storia da raccontare. «Sì a diciotto anni a Bilbao. Lei studiava ed io ero ancora un giocatore che sperava di diventare qualcuno. Nella residenza abitata dai calciatori fuori sede c’erano anche gli studenti. Lei arrivava da San Sebastián e non sapeva nulla di calcio. Adesso vede tutte le partite». Quando ci siamo incontrati nel centro di Torino per il servizio fotografico di questa intervista, abbiamo avuto la conferma di come le ragazze la ammirino. E qui la bravura con il pallone non c’entra. Maria è gelosa? «Lei non troppo. Io per niente, non me ne dà motivo. Piaccio alle donne? Non ci bado: sono una persona normale, preferisco che si parli di me come calciatore. Anche se accetto volentieri di fare shooting fotografici per riviste che non si occupano del mio lavoro». Attaccante in carriera, musicista mancato? «Da piccolo suonavo il pianoforte e il clarinetto. Ho studiato musica per cinque anni. Ora ho dimenticato. Già a Bilbao ho dovuto mettere da parte le mie velleità musicali, perché fra scuola e allenamento il tempo volava via e non riuscivo a esercitarmi». Ora cosa vuole ancora vincere? «Sarebbe bello un trofeo europeo, è quello che manca a me, alla Juve e ai tifosi. Ma anche un altro scudetto non sarebbe male. Tuttavia è un errore pensare di partire favoriti per i 102 punti di questa stagione. Il campionato è una maratona, la Champions è più breve, però trovi avversari più agguerriti. L’importante sarà non avere troppa pressione e contare anche sulla fortuna». Questo era Fernando Llorente appena terminato il primo campionato juventino, giocato da grandissimo protagonista. Naturale aspettarsi, nella seconda stagione, la consacrazione definitiva. Ma qualcosa cambia nella Juve e non certo cosa da poco: Conte sbatte la porta e se ne va in Nazionale, sostituito da Massimiliano Allegri. L’allenatore livornese comincia confermando in toto il lavoro del predecessore ma poi, com’è logico che sia, impone il proprio modo di interpretare il calcio e dal 3-5-2 con Fernando prima punta a sostegno di Tévez, passa alla difesa a quattro con il trequartista. Allegri preferisce schierare due attaccanti mobili e intercambiabili, ruolo che Fernando fatica a interpretare. L’esplosione di Álvaro Morata, arrivato in prestito dal Real Madrid, completa il quadro della stagione così tribolata di Llorente. Non sono tanto le presenze a calare (quarantacinque in totale), quanto le reti (solo nove) e, soprattutto, il rendimento. Tévez gioca quasi da trequartista, arretrando spesso il suo raggio d’azione e Fernando si trova stretto nella morsa dei difensori avversari dalla quale fatica tantissimo a districarsi. Morata è più abile con la palla al piede, è più veloce, salta l’uomo più facilmente e sfrutta abilmente il grande lavoro di Carlitos. E, soprattutto, segna tanto. Arrivano un nuovo scudetto, la Coppa Italia, la finale di Champions League contro il Barça, durante la quale Fernando viene schierato solamente negli ultimi minuti, e l’impressione di un’annata non certo positiva. Con queste premesse parte la stagione 2015-16 ma appare chiaro che qualcosa si è rotto: il suo nome figura nella lista dei partenti dettata da Allegri e, dopo aver conquistato la Supercoppa Italiana e aver giocato la prima partita di campionato contro l’Udinese (sempre entrando dalla panchina), il Navarro ritorna in patria, destinazione Siviglia. «È stato un vero piacere aver vissuto due anni della mia vita nella Juventus, un piacere immenso condividere tante vittorie, allegria e momenti magici con tutti i miei compagni e con tutti voi tifosi. Grazie alla famiglia bianconera per tutto l’appoggio ricevuto, mi sono sentito molto amato in ogni momento e vi porto tutti nel cuore». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/fernando-llorente.html
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