Vai al contenuto

Socrates

Tifoso Juventus
  • Numero contenuti

    143120
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Days Won

    37

Tutti i contenuti di Socrates

  1. JAMES TROISI https://it.wikipedia.org/wiki/James_Troisi Nazione: Australia Luogo di nascita: Adelaide Data di nascita: 03.07.1988 Ruolo: Centrocampista-Attaccante Altezza: 177 cm Peso: 78 kg Nazionale Australiano Soprannome: - Alla Juventus nel 2014 0 presenze - 0 reti Coppa d'Asia 2015 con la nazionale australiana James Troisi (Adelaide, 3 luglio 1988) è un calciatore australiano, centrocampista o attaccante del Western Utd. James Troisi Troisi in azione con la maglia della nazionale australiana. Nazionalità Australia Altezza 177 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Centrocampista, attaccante Squadra Western Utd Carriera Giovanili 1999-2001 West Torrens Birkalla 2001-2005 Adelaide City 2005-2008 Newcastle Utd Squadre di club1 2008-2009 Gençlerbirliği 29 (6) 2009-2012 Kayserispor 64 (10) 2012-2013 Atalanta 6 (0) 2013-2014 → Melbourne Victory 29 (12) 2014 Juventus 0 (0) 2014-2015 → Zulte Waregem 21 (5) 2015-2016 Al-Ittihād 8 (1) 2016 Liaoning 3 (0) 2016-2019 Melbourne Victory 76 (15) 2019-2020 Adelaide Utd 13 (1) 2020-2022 Western Sydney W. 41 (5) 2022- Western Utd 0 (0) Nazionale 2007-2008 Australia U-23 6 (2) 2008 Australia olimpica ? (?) 2008-2018 Australia 37 (5) Palmarès Coppa d'Asia Oro Australia 2015 Carriera Club Nel 2005 viene acquistato dal Newcastle Utd, con cui non scende mai in campo in gare ufficiali con la prima squadra; nel 2008 passa al Gençlerbirliği, squadra del massimo campionato turco, con cui segna 6 gol in 29 partite. L'anno seguente viene acquistato dal Kayserispor, con cui rimane fino al 2012, segnando complessivamente 10 gol in 64 partite. Il 23 agosto 2012 si accasa alla Juventus dopo aver rescisso il contratto con il Kayserispor. Il giorno successivo, viene girato in compartecipazione per 2 milioni di euro all'Atalanta nell'ambito dell'operazione che porta Manolo Gabbiadini alla Juventus. Il 26 agosto 2012 esordisce con la squadra neroazzurra nella partita persa per 1-0 contro la Lazio; chiude la sua prima stagione in Italia con 6 presenze in campionato e 2 presenze in Coppa Italia, senza nessun gol segnato. Al termine di essa Atalanta e Juventus rinnovano la compartecipazione, per poi cederlo in prestito al Melbourne Victory; con cui segna 15 reti totali in 35 partite. Il 20 giugno 2014 la Juventus riscatta la metà del cartellino che era di proprietà dell'Atalanta per 2 milioni di euro. Il 29 agosto passa in prestito allo Zulte Waregem, squadra della Jupiler League, la massima serie belga. Il successivo 13 settembre fa il suo esordio con la nuova maglia. Sei giorni più tardi realizza il suo primo gol nella partita persa per 2-1 sul campo dello Sporting Charleroi. Il 24 settembre fa il suo esordio in Coppa del Belgio, giocando da titolare nella partita vinta per 4-0 sul campo dell'Anversa. Dopo essere rientrato alla Juventus, il 31 agosto 2015 viene ceduto all'Al-Ittihād, in Arabia Saudita; segna il suo primo gol con la squadra araba il 22 ottobre 2015, nella partita di Coppa della Corona del Principe saudita vinta per 2-1 sul campo dell'Al-Khaleej. Nel gennaio del 2016 si trasferisce al Liaoning, squadra del campionato cinese, lasciando così dopo 10 partite (con un gol) l'Al-Ittihad. Dopo aver giocato 3 partite nel campionato cinese nell'estate del 2016 torna in patria, trasferendosi per la seconda volta in carriera (questa volta a titolo definitivo) ai Melbourne Victory. Nazionale Ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino, dove la rappresentativa australiana non ha superato la fase a gironi. Ha esordito con la nazionale maggiore il 22 marzo 2008 nell'amichevole disputata a Singapore. Ha segnato il suo primo gol con la nazionale maggiore il 5 giugno 2011 in una partita amichevole giocata ad Adelaide e vinta per 3-0 dalla sua squadra. Il 14 maggio 2014 è stato inserito nella lista dei 30 preconvocati per i Mondiali di Brasile 2014. Successivamente è stato inserito nella lista dei 23 atleti australiani che prenderanno parte alla manifestazione. Nel 2015 partecipa alla Coppa d'Asia; il 9 gennaio gioca da titolare nella partita di esordio dell'Australia, vinta per 4-1 contro il Kuwait, nel corso della quale segna anche un gol. Il 31 gennaio 2015 realizza il gol decisivo nella finale di Coppa d'Asia, vinta dall'Australia per 2-1 contro la Corea del Sud ai tempi supplementari. Chiude così il torneo continentale con 2 reti in 5 presenze. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato australiano: 1 - Melbourne Victory: 2017-2018 FFA Cup: 1 - Adelaide United: 2019 Nazionale Coppa d'Asia: 1 - 2015
  2. ALBERTO BRIGNOLI https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Chiellini Nazione: Italia Luogo di nascita: Trescore Balneario (Bergamo) Data di nascita: 19.08.1991 Ruolo: Portiere Altezza: 187 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano B Soprannome: - Alla Juventus nel 2015 0 presenze - 0 reti Alberto Brignoli (Trescore Balneario, 19 agosto 1991) è un calciatore italiano, portiere del Panathīnaïkos. Insieme a Michelangelo Rampulla e Massimo Taibi rientra nella ristretta cerchia dei portieri che sono riusciti a realizzare una rete su azione in Serie A. Alberto Brignoli Brignoli al Benevento nella partita contro il Milan del 3 dicembre 2017, dove realizzò il suo famoso gol di testa per il 2-2 finale Nazionalità Italia Altezza 187 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Portiere Squadra Panathīnaïkos Carriera Giovanili 2001-2007 Sarnico 2007-2008 Grumellese 2008-2009 Montichiari Squadre di club 2009-2011 Montichiari 65 (-43) 2011-2012 Lumezzane 31 (-26) 2012-2015 Ternana 102 (-104) 2015 Juventus 0 (0) 2015-2016 → Sampdoria 1 (-5) 2016-2017 → Leganés 1 (-3) 2017 → Perugia 18 (-15)[1] 2017-2018 → Benevento 13 (-31; 1) 2018-2019 Palermo 31 (-31) 2019-2021 Empoli 70 (-77)[2] 2021- Panathīnaïkos 17 (-17)[3] Nazionale 2012-2014 B Italia 5 (-5) Caratteristiche tecniche Aiutato da un fisico asciutto, nonostante l'altezza mostra agilità ed esplosività, le sue migliori qualità tra i pali; fa inoltre affidamento su buoni riflessi e sull'istinto, con cui sopperisce a carenze tecniche come uno stile incerto o il gioco con i piedi. Capace di mantenere alta la concentrazione in ogni fase della partita, mostra personalità nel guidare la difesa e nel farsi seguire dai compagni di reparto. Carriera Club Montichiari, Lumezzane e Ternana Nella stagione 2009-2010 conquista la promozione in Lega Pro Seconda Divisione con il Montichiari. Nell'estate 2011 passa al Lumezzane, in Lega Pro Prima Divisione, in prestito con diritto di riscatto, esordendo coi valgobbini il 25 settembre seguente contro la Ternana. Dopo essere stato riscattato dal club lombardo, nell'estate 2012 passa in comproprietà proprio alla Ternana, club neopromosso in Serie B, con cui debutta tra i cadetti il successivo 1º settembre nella trasferta sul campo del Modena (0-1). Nella seconda metà della stagione 2012-2013 trova il posto da titolare e il 31 gennaio 2013 la società rossoverde ne riscatta la metà del cartellino. Viene confermato portiere titolare dalla Ternana nel campionato 2013-2014, che concluderà con 38 presenze e 46 reti subite, in un'annata più sottotono rispetto alla precedente; in questa stagione subisce inoltre una squalifica-record di 7 giornate, dopo che nella sconfitta casalinga 1-3 contro il Bari del 3 maggio 2014, a seguito di un'espulsione per proteste si rende protagonista di atteggiamenti irrispettosi e ingiuriosi verso l'arbitro. Nel febbraio 2015 viene acquistato a titolo definitivo dalla Juventus per 250 000 euro più la cessione, alla squadra rossoverde, dell'altra metà di Alberto Masi (valutata 1,5 milioni di euro). L'estremo difensore rimane in prestito a Terni sino al termine della stagione 2014-2015, raggiungendo ancora una volta la salvezza con la squadra umbra: le sue prestazioni sono ottime, venendo nominato miglior portiere della serie cadetta. Lascia la Ternana dopo aver collezionato 106 presenze in tre anni. Sampdoria, Leganés e Perugia Conclusa l'esperienza in Umbria, l'estate seguente la Juventus lo dirotta in prestito alla Sampdoria, in Serie A. A Genova si ritrova chiuso dal titolare Emiliano Viviano, tuttavia nel corso della stagione riesce a vincere la concorrenza interna del più esperto Christian Puggioni come prima riserva; fa il suo esordio in massima categoria proprio contro la Juventus, allo Stadium di Torino, in occasione della sconfitta 0-5 patita dai blucerchiati nell'ultima giornata di campionato. Tornato in bianconero a fine stagione, nell'estate 2016 è ceduto in prestito con diritto di riscatto agli spagnoli del Leganés, neopromossi nella Liga. Non trovando tuttavia spazio con i biancoblù, nel gennaio 2017 la Juventus lo riporta in Italia dirottandolo sempre in prestito al Perugia, in Serie B; nonostante una fredda accoglienza da parte della piazza biancorossa, per via dei trascorsi di Brignoli con gli storici rivali rossoverdi, nel semestre perugino il portiere ritrova la titolarità e una buona continuità di rendimento, contribuendo a far raggiungere ai grifoni l'obiettivo dei play-off, poi persi in semifinale contro il Benevento. Benevento e Palermo Proprio al Benevento, nel frattempo approdato in Serie A, la Juventus cede Brignoli nell'estate 2017, nuovamente in prestito. Alternandosi a difesa della porta sannita con lo sloveno Vid Belec, il 3 dicembre 2017 contribuisce insolitamente al primo e storico punto in massima categoria dei campani (dopo quattordici sconfitte consecutive dall'inizio del torneo): nella sfida interna di campionato contro il Milan, sugli sviluppi di un calcio di punizione, al 5' di recupero realizza con un colpo di testa il gol del 2-2 finale; Brignoli diventa così il terzo portiere, dopo Michelangelo Rampulla nel 1992 e Massimo Taibi nel 2001, a siglare una rete su azione in Serie A. Terminata l'esperienza in Campania, nell'estate 2018 rientra inizialmente alla Juventus, che successivamente lo cede a titolo definitivo al Palermo. Esordisce in rosanero il 5 agosto seguente, nel secondo turno di Coppa Italia contro il L.R. Vicenza (2-2), rendendosi protagonista nel vittorioso epilogo ai tiri di rigore (8-7) con due parate. L'esordio in campionato avviene il 25 dello stesso mese, nella trasferta dell'Arechi contro la Salernitana (0-0). Empoli e Panathīnaïkos Il 18 luglio 2019, rimasto svincolato dopo il fallimento del club siciliano, viene tesserato dall'Empoli, ancora in serie cadetta, dove s'impone subito titolare. Rimane a difesa della porta dei toscani per il successivo biennio, contribuendo nella stagione 2020-2021 alla vittoria del campionato di Serie B e annessa promozione in Serie A. Tuttavia nell'estate seguente perde il posto a discapito del neoacquisto Guglielmo Vicario, sicché il 31 agosto 2021 viene ceduto ai greci del Panathīnaïkos. Nazionale Dal 2012 al 2014 ha fatto parte della B Italia, mettendo a referto 5 presenze. Palmarès Club Campionato italiano Serie D: 1 - Montichiari: 2009-2010 (girone C) - Campionato italiano di Serie B: 1 - Empoli: 2020-2021 Coppa di Grecia: 1 - Panathīnaïkos: 2021-2022 Individuale Serie B Awards: 1 - Miglior portiere: 2014-2015
  3. ALBERTO MASI https://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Masi Nazione: Italia Luogo di nascita: Genova Data di nascita: 02.09.1992 Ruolo: Difensore Altezza: 188 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2012 al 2013 Esordio: 17.07.2012 - Amichevole - Aygreville-Juventus 1-7 Ultima partita: 19.08.2012 - Amichevole - Milan-Juventus 2-3 0 presenze - 0 reti Alberto Masi (Genova, 2 settembre 1992) è un calciatore italiano, difensore della Pro Vercelli. Alberto Masi Nazionalità Italia Altezza 188 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Pro Vercelli Carriera Giovanili 2000-2009 Sampdoria 2010-2011 Sampdoria Squadre di club 2009-2010 → Lavagnese 20 (0) 2010-2011 Sampdoria 0 (0) 2011-2013 Pro Vercelli 38 (2) 2013-2017 Ternana 72 (5) 2017 Bari 0 (0) 2017-2018 → Spezia 6 (1) 2018-2019 Pisa 18 (0) 2019- Pro Vercelli 79 (2) Nazionale 2012 Italia U20 Lega Pro 2 (0) 2012-2014 Italia U-21 3 (0) Caratteristiche tecniche Difensore centrale, dotato di forza fisica e senso della posizione, è abile nel gioco aereo. Carriera Club Nasce a Genova e inizia la sua carriera nelle giovanili della Sampdoria. Nel 2009-2010 passa alla Lavagnese giocando 20 partite in Serie D. Nella stagione successiva, viene girato in compartecipazione alla Pro Vercelli, in Prima Divisione. Qui colleziona 24 presenze e un gol, ottenendo anche la promozione in Serie B in seguito ai play-off vinti battendo Taranto e Carpi. Riscattato dai piemontesi, il 5 luglio 2012 passa in compartecipazione alla Juventus. Il 22 agosto dopo aver svolto tutta la preparazione estiva con la prima squadra viene interamente riscattato dai bianconeri, per poi essere, il 31 agosto, ceduto in prestito con diritto di riscatto e contro opzione sempre ai vercellesi. Il 28 gennaio 2013 passa in prestito con diritto di riscatto e contro opzione alla Ternana. Il 9 luglio dello stesso anno, la Juventus comunica di aver ceduto a titolo definitivo alla Ternana i diritti delle prestazioni sportive del calciatore, già rossoverde nella seconda parte della stagione 12-13, per un importo di 4 milioni di euro pagabili in 3 anni. Contestualmente è stato stipulato un accordo di partecipazione da 2 milioni di euro per metà cartellino da parte della società torinese. Nella stagione 2013-2014 si rivela uno dei protagonisti alla salvezza della squadra, dove realizza ben 4 reti contro Empoli, Latina, Reggina (questi primi tre, sempre su colpo di testa e che sono sempre valsi poi alla vittoria finale) e contro il Crotone. A fine anno, viene rinnovata la comproprietà del calciatore. Dopo un buon inizio di stagione, il 7 novembre 2014 ha un grave scontro in allenamento col compagno di squadra Simone Russini. Il giocatore riporterà la rottura della tibia con operazione che si svolgerà a Roma il 10 novembre, con tempi di recupero previsti tra i 4-5 mesi. Nel gennaio 2015 la Juventus cede l'altra metà del cartellino per 1,5 milioni alla Ternana nella trattativa che porta Alberto Brignoli in bianconero; il difensore diventa così un giocatore rossoverde a titolo definitivo. La Juventus inoltre conferma la clausola che prevede un'eventuale, futura riacquisizione di Masi versando 4 milioni di euro nelle casse della Ternana. Torna in campo dopo il grave infortunio solo il 14 agosto giocando da titolare Crotone-Ternana 1-0 di Coppa Italia. Nella prima parte del campionato colleziona 13 presenze su 24 gare. A gennaio la società umbra rifiuta le offerte dello Spezia per assicurarsi le prestazioni di Masi per poi, il 3 febbraio 2016, escluderlo dalla lista A (lista dei 18 calciatori over21) per far posto al neo-rossoverde Fabiano Santacroce. Da svincolato l'11 luglio 2017 viene acquistato dal Bari con contratto annuale, ma il 31 agosto seguente viene già venduto allo Spezia in prestito con riscatto e contro riscatto in favore dei pugliesi. Dopo una stagione passata al Pisa, nell’estate del 2019 torna alla Pro Vercelli. Nazionale Masi è stato convocato nella Nazionale Under-20 Lega Pro durante la sua permanenza nella Pro Vercelli. Dall'agosto 2012 fa parte della Nazionale Under-21, debuttando in amichevole il 15 agosto nei Paesi Bassi (vittoria azzurra 4-0). Il 10 settembre seguente gioca la sua prima gara valevole per la qualificazioni al Campionato europeo di calcio Under-21, prendendo parte da titolare a Italia-Irlanda (2-4).
  4. Lesione di basso grado dell'adduttore sinistro per Di Maria. Verrà rivalutato tra 10 giorni Di María, l'elenco delle gare da saltare è abbastanza denso
  5. MAURICIO ISLA LUCA MOMBLANO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’AGOSTO 2012 Il primo pallone da calcio non si scorda mai. Detiene un fascino del tutto particolare, segna una delle tappe indelebili della crescita. Tanto più se quel bimbo di soli 5 anni sarà poi un calciatore professionista e vestirà un giorno la maglia della Juventus. Può sembrare una storia normale, anche un po’ banale, e invece si tratta di una storia per pochi eletti. Una categoria nella quale rientra di diritto il neoarrivato Mauricio Isla, cileno adottato dal calcio italiano, 24 anni appena compiuti eppure già calciatore dal comprovato bagaglio di esperienza. Qui di seguito è lo stesso Isla a raccontarsi al pubblico bianconero, ed è anche un po’ come viaggiare con la macchina del tempo. Dal significato del fresco approdo a Torino, indietro fino a quel giorno in cui... «Essere a tutti gli effetti un calciatore della Juventus mi trasmette due forti sensazioni: orgoglio e felicità. È un momento di profondo significato per me e per la mia famiglia. È il coronamento del lungo percorso di Udine, dove ho trovato una piccola realtà calcistica che mi ha permesso di crescere fino ad arrivare nella squadra più forte d’Italia e in uno dei club più blasonati al mondo. Per me tutto è iniziato quando mia madre, appassionata di calcio, mi regalò il primo pallone: avevo 5 anni ed è il primissimo ricordo che nutro legato al calcio. Fu lì che iniziai a giocare con gli amici; qualcuno anche di 10 anni più grande di me. Non perdevo un’occasione, anche perché all’epoca vivevo in una casa proprio a ridosso del campo sportivo del paese. Si viveva a stretto contatto con la natura e con gli animali. Da qui anche il soprannome di “Huaso”; il modo con il quale gli adulti chiamavano i ragazzini che arrivavano da fuori città. Questo contesto è stato la mia fortuna, insieme alle figure femminili che mi hanno insegnato l’ordine e l’educazione. È importante avere un punto di riferimento stabile in casa. Tanto più se hai una mamma che ti regala la maglia del suo idolo, Marcelo Salas, ai tempi in cui giocava nell’Universidad de Chile!». Alla soglia della maggiore età, quel ragazzino dalla corsa facile e dal forte temperamento è ormai al termine della trafila giovanile trascorsa nell’Universidad Catolica, uno dei tre top-club cileni. È l’estate del 2007 e Mauricio Isla viene selezionato per il gruppo della Nazionale Under 20 che parteciperà al Mondiale di categoria in programma in Canada. Un vero e proprio appuntamento con la storia, la sua storia. «Quel Mondiale mi ha cambiato la vita. E molto lo devo a José Sulantay, tecnico di quella Nazionale. Mi dette la fascia di capitano nonostante fossi praticamente l’unico tra i convocati a non aver ancora giocato in prima squadra nel campionato cileno. Ripose grande fiducia in me, disputai un ottimo torneo e arrivammo terzi. Ci fu addirittura una partita nella quale tutti i nostri attaccanti erano indisponibili, giocai per la prima volta in camera da punta e segnai due gol. Dopo, successe tutto molto in fretta. L’Udinese, il trasferimento in Italia, le prime parole dell’allenatore Pasquale Marino che mi caricò dicendomi: “Vai a giocare qualche partita con la Primavera giusto per ambientarti, poi sarai pronto per la Serie A”. Aveva ragione. La mentalità la devo invece a Marcelo Bielsa, ex commissario tecnico del Cile. È uno che infonde la cultura del lavoro. Sarà un caso, ma la prima frase che mi ha detto Conte è stata identica a quella che mi disse a suo tempo Bielsa. Non lo conosco ancora bene, ma Conte dà la sensazione di ottenere il massimo dai giocatori. Se sei bravo, con lui puoi diventare un campione. La dimostrazione è Arturo Vidal, che conosco molto bene ed era già fortissimo quando giocava in patria nel Colo-Colo. In più hai di fianco fuoriclasse del calibro di Buffon, Pirlo, Chiellini e c’è lo Juventus Stadium: ci ho giocato sotto la neve, faceva molto freddo, ma trasmetteva un calore unico. Fantastico. Ma al Friuli avevo già capito che i tifosi della Juve sono qualcosa di speciale. Giocavamo in casa, e sembrava di essere in trasferta. Funziona così su tutti i campi della Serie A, no? Tutto questo mi stimola a tirar fuori tutto ciò che ho dentro. Sono alla Juventus per vincere tutto. E sono contento che di ritrovare anche il mio ex compagno Asamoah: un ragazzo serio, un grande lavoratore, oltre che un amico». La collocazione tattica, la Champions League, la presidenza Agnelli e i tifosi. Un’idea per ogni cosa. Quel bimbo dagli occhi piccoli e dal cuore grande è diventato adulto: Mauricio Isla è oggi un atleta a tutto tondo, dal carattere pacato ma per nulla timido. Fuori dal campo si limita al bowling, al cinema e a quella televisione attraverso cui ha seguito i nuovi compagni di squadra impegnati agli Europei… «Sono un calciatore duttile, è vero. L’anno scorso nell’Udinese ho giocato da interno coprendo il buco lasciato dalla partenza di Inler. Mi sono trovato bene, ma credo finora di aver reso al massimo da esterno destro tanto nel 3-5-2 quanto nel 3-4-3 che adottiamo in Nazionale. La Champions League? Sarà la prima volta per me, ma ho visto i Campionati Europei, e se penso che la difesa dell’Italia è la stessa della Juve allora penso che giocheremo per vincerla. Ho ammirazione per quello che sta facendo il presidente Agnelli: alla squadra più forte d’Italia, imbattuta per tutto il campionato, ha aggiunto almeno cinque o sei giocatori di alto livello. Io non sapevo davvero niente dell’interesse della Juve, è stata una bellissima sorpresa. È bastata una telefonata del mio procuratore, ho risposto con una sola parola: sì. Sono orgoglioso di far parte di questo progetto. Anche un po’ impressionato, ma non vedo l’ora. Ci tengo a precisare che non ho mai detto di sognare il Real Madrid. In Cile va per la maggiore la Liga e il giornalista mi ha fatto una domanda precisa chiedendomi chi preferissi come squadra tra Real e Barcellona. Quando ho risposto avevo già firmato per cinque anni con la Juve, sognando di poterci rimanere anche molto più a lungo». Mauricio arriva da un grave infortunio, occorsogli in febbraio: in uno scontro con il milanista Ambrosini, rimedia una distorsione del ginocchio destro con lesione del legamento collaterale laterale e interessamento del legamento crociato anteriore, che lo tiene fermo per cinque mesi. Mister Conte è, tuttavia, molto fiducioso nel recupero del cileno e, nei suoi dettami tattici, lo vede quale alternativa a Lichtsteiner nel ruolo di esterno destro. Purtroppo, l’ottimismo dell’allenatore bianconero non verrà giustificato dalle prestazioni di Huaso. Infatti, il cileno appare come l’ombra del brillante giocatore ammirato a Udine e, nelle due stagioni che resta alla Juventus, totalizza poche partite da titolare e poche di qualità, tanto da far nascere dubbi sul totale recupero del giocatore, non tanto dal punto di vista fisico ma nell’aspetto psicologico. Isla, infatti, si dimostra un ottimo corridore, buono tatticamente, tenace il giusto per la Serie A, ma non di altissimo livello se chiamato alla manovra o alle giocate verticali per le punte. Nemmeno i suoi inserimenti senza palla sono fruttuosi e, spesso, Conte gli preferisce il disciplinato Padoin. Nell’estate del 2014, è ceduto al Queens Park Rangers. «Umile, concreto, sempre pronto a spendere fino all’ultima goccia di sudore per la squadra. Fin dal primo giorno alla Juventus, nel luglio 2012, per le successive due stagioni Mauricio Isla ha onorato la maglia con impegno e dedizione, mettendosi a disposizione dei successi del gruppo con professionalità esemplare. Dopo 47 presenze in bianconero e dopo aver conquistato due scudetti e due Supercoppe italiane, Mauricio affronterà ora una nuova sfida con gli inglesi del QPR. Ai nostri ringraziamenti, si uniscono quelli dei tifosi. Un grande in bocca al lupo per la nuova avventura, Mauricio!». Questo è il saluto della Juventus. Rientra a Torino nell’estate successiva. Nemmeno il tempo di disfare la valigia e, dopo aver disputato pochi minuti nell’incontro inaugurale del campionato contro l’Udinese, si trasferisce a Marsiglia. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2014/11/mauricio-isla.html#more
  6. MAURICIO ISLA https://it.wikipedia.org/wiki/Mauricio_Isla Nazione: Cile Luogo di nascita: Santiago del Cile Data di nascita: 12.06.1988 Ruolo: Centrocampista Altezza: 176 cm Peso: 75 kg Nazionale Cileno Soprannome: El Huaso (Il Mandriano) Alla Juventus dal 2012 al 2014 e 2015 Esordio: 19.09.2012 - Champions League - Chelsea-Juventus 2-2 Ultima partita: 23.08.2015 - Serie A - Juventus-Udinese 0-1 48 presenze - 0 reti 2 scudetti 2 supercoppe italiane Copa America 2015 e 2016 con la nazionale cilena Mauricio Aníbal Isla Isla, noto semplicemente come Mauricio Isla (Santiago del Cile, 12 giugno 1988), è un calciatore cileno, centrocampista del Universidad Católica e della nazionale cilena, con cui si è laureato campione del Sud America nel 2015 e nel 2016. Mauricio Isla Nazionalità Cile Altezza 176 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Universidad Católica Carriera Giovanili 1998-2007 Universidad Católica Squadre di club 2007-2012 Udinese 127 (6) 2012-2014 Juventus 47 (0) 2014-2015 → QPR 26 (0) 2015 Juventus 1 (0) 2015-2016 → Olympique Marsiglia 23 (2) 2016-2017 Cagliari 34 (1) 2017-2020 Fenerbahçe 68 (0) 2020-2022 Flamengo 45 (3) 2022- Universidad Católica 0 (0) Nazionale 2007 Cile U-20 16 (3) 2007- Cile 136 (5) Palmarès Copa América Oro Cile 2015 Oro USA 2016 Mondiali di calcio Under-20 Bronzo Canada 2007 Confederations Cup Argento Russia 2017 Caratteristiche tecniche Ha una grande capacità di interpretare ruoli differenti. Prevalentemente utilizzato come interno destro di centrocampo, ricopre con efficacia anche i ruoli di ala destra e di terzino destro. Abbina un'ottima tecnica a una spiccata intelligenza tattica e a una certa aggressività. Le sue caratteristiche principali sono la velocità, la forza e la resistenza fisica. È abile nei cross e a saltare l'uomo nell'uno contro uno. Carriera Club Giovanili Cresce in patria nel vivaio dell'Universidad Católica, senza però giungere all'esordio in prima squadra. Si fa conoscere nelle Nazionali giovanili, arrivando anche a essere il capitano del Cile Under-20 ai Mondiali di categoria del 2007. Udinese Proprio grazie alla visibilità acquisita in seguito al Mondiale Under-20, ottiene un ingaggio in Europa dal club italiano dell'Udinese. Inizialmente viene mandato in prestito al Locarno, squadra della seconda serie svizzera, ma viene poi richiamato a Udine e aggregato alla formazione Primavera. Mauricio Isla (sinistra) e Alexis Sánchez (destra) durante una partita con l'Udinese in UEFA Europa League Esordisce il 17 febbraio 2008 nell'incontro Reggina-Udinese. Nella sua prima stagione in Italia disputa in totale 13 gare tra campionato e Coppa Italia, senza realizzare reti. Il 24 gennaio 2010 segna la sua prima rete in Serie A contro la Sampdoria (risultato finale 2-3). Isla gioca una stagione ad alti livelli e contribuisce alla qualificazione della propria squadra ai preliminari di UEFA Champions League. Juventus Il 2 luglio 2012 viene ceduto in compartecipazione alla Juventus per 9,4 milioni di euro. A causa di un infortunio è costretto a saltare l'incontro di Supercoppa italiana a Pechino, che vede i bianconeri aggiudicarsi il trofeo. Esordisce con la Juventus il 19 settembre, nella gara di Champions League pareggiata 2-2 contro il Chelsea. Il 5 maggio 2013, dopo la vittoria interna dei bianconeri sul Palermo per 1-0, vince, con tre giornate d'anticipo, il suo primo campionato italiano. Il 19 giugno 2013 viene rinnovata la comproprietà con l'Udinese. Il 20 giugno 2014, dopo aver nel frattempo vinto il suo secondo scudetto a Torino, il giocatore viene riscattato interamente dalla Juventus per 4,5 milioni di euro. La sua esperienza juventina non si è rivelata all'altezza delle aspettative, non integrandosi con il gioco dell'allenatore Antonio Conte. I prestiti a QPR e Olympique Marsiglia Isla con la maglia del QPR Il 6 agosto 2014 si trasferisce agli inglesi del QPR con la formula del prestito oneroso (1,2 milioni di euro con diritto di riscatto fissato a 10 milioni). Il 24 agosto 2014 debutta con la squadra londinese, nella sconfitta per 0-4 contro il Tottenham. Il 4 gennaio 2015 esordisce in FA Cup, nella sfida interna contro lo Sheffield United (0-3). Il 27 maggio seguente il QPR retrocede in Championship. A fine stagione il giocatore non viene riscattato e fa quindi ritorno alla Juventus. Il 31 agosto 2015, dopo una presenza in campionato, non rientrando nei piani di Massimiliano Allegri, viene ceduto in prestito con diritto di riscatto al club francese dell'Olympique Marsiglia; il trasferimento, rientrante nell'operazione che ha portato Mario Lemina a Torino, prevede un'opzione di 7 milioni di euro per il tesseramento del giocatore a titolo definitivo. Il 14 febbraio 2016, nella gara di campionato contro il Nizza pareggiata per 1-1, realizza il suo primo gol con la maglia dei marsigliesi. Anche l'Olympique Marsiglia, a fine stagione, decide di non riscattare il calciatore. Cagliari e Fenerbahce Il 10 agosto 2016, viene acquistato dal Cagliari a fronte di un corrispettivo di 4 milioni di euro. Il suo debutto con la maglia dei sardi avviene il 15 agosto seguente nella partita Cagliari-SPAL (5-1), valida per il terzo turno di Coppa Italia. il 19 febbraio 2017 sigla il suo primo gol in maglia rossoblu nel pareggio per 1-1 in casa della Sampdoria, tornando in gol in Serie A dopo più di 5 anni (il gol nella massima serie italiana mancava dal dicembre 2011). Al termine della stagione, si svincola dagli isolani e il 21 luglio firma per i turchi del Fenerbahçe. Flamengo Il 19 agosto 2020, conclusasi l'esperienza a Istanbul, viene ingaggiato dai brasiliani del Flamengo. Nazionale Ha esordito nella Nazionale cilena il 7 settembre 2007 contro la Svizzera, ancor prima di esordire in un campionato professionista. Isla con la Nazionale U-20 Figura tra i 23 convocati del Cile per il Mondiale 2010 in Sudafrica. Diventato parte integrante della rosa cilena, parte da panchinaro in 4 partite disputate dalla sua Nazionale al Mondiale. Il 5 luglio 2015 vince la Copa América con il Cile, la prima nella storia della Roja. Viene convocato per la Copa América Centenario negli Stati Uniti. Palmarès Club Competizioni statali Campionato carioca: 1 - Flamengo: 2021 Competizioni nazionali Campionato italiano: 2 - Juventus: 2012-2013, 2013-2014 Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2013, 2015 Campionato brasiliano: 1 - Flamengo: 2020 Supercoppa del Brasile: 1 - Flamengo: 2021 Nazionale Coppa America: 2 - Cile 2015, USA 2016 Individuale Squadre ideale della Copa América: 1 - Brasile 2021
  7. KWADWO ASAMOAH La prossima stagione giocherà nell'Inter – si legge sulla pagina Facebook de La Maglia della Juve il 18 maggio 2018 – e a molti questo non piacerà: Kwadwo Asamoah non ha rinnovato con la Vecchia e si trasferirà nella Milano nerazzurra. Era stato vicino alla partenza già la scorsa estate, per poi proseguire la sua avventura in bianconero. Kwadwo si è congedato dal mondo juventino in questi termini, attraverso Twitter: «Non ci sono parole per descrivere quanto sia stato difficile prendere questa decisione perché sono immensamente orgoglioso degli anni passati qui, di aver fatto parte della Juventus. Ogni singola persona di questo club avrà per sempre un posto speciale nel mio cuore, dai miei compagni ai miei allenatori, a tutto lo staff e soprattutto ai fantastici tifosi. Nonostante la Juventus mi abbia offerto un nuovo contratto, seppur con grande rispetto per il club e per tutti voi, ho scelto di intraprendere una nuova avventura altrove. Sarà assolutamente difficile giocare in futuro contro la Juve, ma ho dovuto prendere questa decisione nell’interesse della mia famiglia; spero e mi auguro che i tifosi possano capire e accettare questa mia decisione. Durante questi gloriosi anni torinesi, ho avuto l’onore di giocare con vere e proprie leggende del calcio e con alcuni dei migliori giocatori del mondo: mi mancheranno. Ai miei due fantastici allenatori, Allegri e Conte, e a tutti i loro collaboratori, porgo il mio ringraziamento per avermi reso un giocatore migliore. Non potrò mai ringraziare abbastanza i dirigenti bianconeri: mi hanno portato qui, hanno cambiato positivamente la mia vita. Il supporto ricevuto dai tifosi anche durante gli infortuni è stato splendido. Provo un sentimento profondo per questo club, al quale sarò sempre grato per tutto l’affetto dimostratomi». Asamoah è stato uno dei più sottovalutati fra i protagonisti del leggendario ciclo juventino. Giunto a Torino nell'estate del 2012 insieme a Mauricio Isla, in breve si è imposto come laterale sinistro nel centrocampo a 5 di Antonio Conte, ambientandosi al volo, sul campo e fuori. In Supercoppa, all'esordio ufficiale in maglia bianconera, rifila un gran bel gol al Napoli. Un gol bello, un gol che conta: è il punto del momentaneo 1-1, nel contesto di un match che i bianconeri faranno proprio ai supplementari. Un’altra prodezza la rifila al Pescara, quando va in rete in rovesciata per il momentaneo 3-1 di una Signora in nero che fa strame degli adriatici. Atleta naturale, il ghanese fa leva sul suo scatto bruciante e sulla sua buona tecnica, percuote la fascia senza soluzione di continuità, conferisce alla fase offensiva del complesso un costante apporto, rivelandosi fondamentale nell'economia del gioco juventino. Sembra che abbia sempre giocato in quel ruolo, è determinante anche in copertura, dove effettua ottime chiusure pur se privo di grande mestiere. Chiusure feline, chiusure istintive. Quando parte per la Coppa d'Africa, la compagine torinese ne risente e risulta meno brillante. La stagione seguente si ripete, confermandosi un punto forte dei piemontesi. Il 1°novembre del 2014, a Empoli, si infortuna al ginocchio sinistro. Sembra un episodio contingente; invece, il vero Asa non lo rivedremo più. Il ragazzo prova a resistere, ma è costretto a operarsi al ginocchio sinistro. Il suo rientro avviene all'inizio della stagione seguente, al suo posto è divenuto titolare Patrice Evra. In occasione delle ultime stagioni disputate all'ombra della Mole, lo si vede all'opera come jolly: talvolta terzino sinistro, talvolta mediano, il ruolo in cui si era messo in mostra nella nostra Serie A. Condizionato da quel ginocchio che non vuol smettere di infastidirlo, dai malanni muscolari inevitabilmente correlati, dall'impossibilità di allenarsi con continuità, nonché da una concorrenza sempre più tonica, Asamoah rimane sovente ai margini della formazione titolare. È il momento di Alex Sandro; Asa fa spogliatoio e beneficenza, sorride meno ma sorride, anche grazie al supporto della società e della famiglia, nonostante quella condropatia rotulea, quel problema cartilagineo gli abbia fatto perdere tante occasioni per mettersi in mostra. Nel 2016 rinuncia alla Coppa d'Africa per rimanere a disposizione di Allegri: Asa conosce il significato della parola “riconoscenza”. Durante l'ultima annata torna, anche un po’ inaspettatamente, elemento quantomai prezioso per il tecnico livornese: i problemi di natura fisica paiono risolti, di conseguenza ha la possibilità di riproporsi su standard apprezzabili, risultando un'alternativa anche ad Alex; il brasiliano perde smalto e non si esprime al meglio; la pantera di Accra, sul piano dell'affidabilità, si fa apprezzare quanto se non più dell'omologo, potenzialmente più qualitativo. Se un appunto si può fare al ghanese, riguarda l'uso del piede destro: nel corso della sua esperienza torinese non è riuscito a migliorarlo. Anche se, proprio col destro, ha segnato uno splendido e decisivo gol alla Fiorentina. Isla si è dimostrato non da Juve, e lo ha ammesso con grande sincerità. Il nostro si è invece palesato come uno da Juve, e solo la malasorte lo ha messo più volte in secondo piano. Un bravo ragazzo, un serissimo pro, un ottimo giocatore. In bocca al lupo, Asa: alla Juve hai dato quel che potevi senza risparmiarti, sei andato oltre la soglia del dolore più di una volta anche solo per dare una mano ai compagni in un match non di cartello ma che comunque faceva classifica. Al tuo attivo, alla vigilia dell'ultima gara di campionato, 156 presenze con i nostri colori corredate da 5 sigilli. Su quel che abbiamo vinto in questi anni c'è anche la tua firma; una firma ben leggibile, ben incisa. VITTORIO AVERSANO, DA JVENTIBUS.COM DEL 16 MAGGIO 2018 Con il numero 22... Kwadwo... Asamoah! Alzi la mano chi non si è mai esaltato, negli ultimi sei anni, a declamare questo nome allo Stadium. Io, personalmente, sì e anche parecchio. Un po’ come in quello spot contro il razzismo, in cui rubava il pallone a Marchisio. Intanto, per il suono: CUADUO. E poi per ciò che questo giocatore, arrivato quasi in sordina, ma neanche troppo in realtà, stante la discreta qualità e quantità che, già dimostrata nella mediana dell’Udinese (dopo un’anonima parentesi in prestito dal Bellinzona al Torino, nel 2008), avrebbe portato nell’allora squadra neocampione d’Italia, “dopo due settimi posti”, guidata da Antonio Conte. Ed è subito spettacolo per il piccolo ghanese, tutto corsa e sorrisi: all’esordio stagionale, nella Supercoppa Italiana giocata (e vinta) contro il Napoli di Mazzarri a Pechino l’11 agosto 2012, schierato nell’inedito ruolo di tornante sinistro (che lo accompagnerà per il resto della carriera juventina), al 36’ del primo tempo, fulmina al volo De Sanctis sul suo palo, pareggiando la precedente rete di Cavani. Un’ottima prestazione a seguire contribuisce a consegnare il primo dei tre trofei che la Juventus porterà a casa quell’anno. Generoso, rapido, forte fisicamente e tecnicamente apprezzabile, si distinguerà come uno dei migliori terzini di quel campionato, diventando elemento decisivo negli schemi di Conte, con i cross dal fondo che vedevano spesso l’altro esterno (Lichtsteiner) chiudere l’azione. Abbandonate definitivamente le vesti del mediano, rappresenterà, negli anni successivi, una risorsa fidata, sia come titolare sia come riserva, con un passo felpato e saltellante, tocchi corti e quasi sempre precisi, mai una polemica, mai una pretesa: «A me va bene tutto, decide il mister». Verrà superato nelle gerarchie, prima di Conte e poi di Allegri, dall’esperienza di Evra e dall’irresistibile esplosione di Alex Sandro, che offrirà tutt’altra ampiezza e ritmo carioca alla squadra. Curiosamente, nella stagione appena conclusa, pur avendo raccolto minor minutaggio (26 presenze per 2.029’), Asamoah ha spesso dato la sensazione di rendere meglio del brasiliano che, a dispetto dell’annata non brillantissima, ha nei numeri offerto più di quanto apprezzato in presa diretta (38 presenze per 3.190’, 4 gol e 6 assist). Di contro, pur con responsabilità relative, l’isolata apparizione da centrale di difesa d’emergenza (in casa contro il Bologna) ed il non aver inciso, tra tutte le competizioni, né in termini di gol (zero) né di assistenze (unico key-pass a segno, nella sua miglior partita dell’anno, a Higuain contro il Milan a San Siro, con il velo di Dybala), spiegano la preferenza del tecnico per il numero 12. Lasciato in scadenza di contratto e nonostante (nel diverso scenario del 2014) avesse dichiarato di voler restare alla Juve a vita, dopo aver evitato le sirene turche la scorsa estate, ha deciso di giocare per l’Inter dal prossimo anno, con un verosimile triennale da 3.3 milioni annuali. Prescindendo dalla discutibile scelta della destinazione, vista l’abitudine a vincere, viene da pensare che anche lui, come qualche suo più illustre predecessore, abbia deciso di cercare a Milano stimoli diversi, dopo aver collezionato svariati trofei e ancora più vittorie. La sua curva di rendimento ha spesso offerto alti (iniziali) e bassi (più recenti), ma non posso non valutare con un certo scetticismo la decisione nel lasciar partire a zero (anche) questo giocatore, dato il valore di mercato (€12.5 milioni secondo Transfermarkt, deprezzamento minimo, se si pensa che fu acquistato a €15 milioni), l’ancor giovane età (29) e l’attuale assenza di alternative nel suo ruolo, specie in caso di partenza di Alex Sandro ed arrivo del promettente Spinazzola, rinunciando, peraltro, alla sua affidabilità e duttilità, quantomeno come riserva. Tutto questo a fronte di un minimo adeguamento contrattuale (partendo dagli attuali €2.3 milioni). Immaginiamo ci siano alternative più valide in canna, ma resta il fatto che va sicuramente a rinforzare chi non dovrebbe. «Nello spogliatoio siamo tutti fratelli». Ebbene, nel bene o nel male, a me comunque dispiacerà perdere Kwadwo e, soprattutto, averlo contro. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2018/12/kwadwo-asamoah.html
  8. KWADWO ASAMOAH https://it.wikipedia.org/wiki/Kwadwo_Asamoah Nazione: Ghana Luogo di nascita: Accra Data di nascita: 09.12.1988 Ruolo: Difensore-Centrocampista Altezza: 173 cm Peso: 78 kg Nazionale Ghanese Soprannome: Kojo Alla Juventus dal 2012 al 2018 Esordio: 11.08.2012 - Supercoppa Italiana - Juventus-Napoli 4-2 Ultima partita: 09.05.2018 - Coppa Italia - Juventus-Milan 4-0 156 presenze - 5 reti 6 scudetti 4 coppe Italia 3 supercoppe italiane Kwadwo Asamoah (Accra, 9 dicembre 1988) è un ex calciatore ghanese, di ruolo difensore o centrocampista. Cresciuto calcisticamente in patria, ha poi speso la maggior parte della carriera in Italia legando il suo nome principalmente all'Udinese, con cui è salito alla ribalta, e alla Juventus, con cui ha conosciuto le maggiori soddisfazioni vincendo 6 Scudetti consecutivi (dal 2012-13 al 2017-18), 4 Coppe Italia consecutive (dal 2014-15 al 2017-2018) e 3 Supercoppe italiane (2012, 2013 e 2015). Con la nazionale ghanese ha partecipato a 2 campionati del mondo (2010 e 2014) e 5 Coppe d'Africa (2008, 2010, 2012, 2013 e 2019). Kwadwo Asamoah Asamoah in riscaldamento prepartita alla Juventus, agosto 2014 Nazionalità Ghana Altezza 173 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Difensore, centrocampista Squadra svincolato Carriera Giovanili 2005-2006 Kaaseman 2006-2007 Liberty Prof. 2007-2008 Bellinzona 2008 → Torino Squadre di club 2008-2012 Udinese 114 (8) 2012-2018 Juventus 156 (5) 2018-2020 Inter 40 (0) 2021 Cagliari 9 (0) Nazionale 2009-2019 Ghana 74 (4) Palmarès Coppa d'Africa Bronzo Ghana 2008 Argento Angola 2010 Caratteristiche tecniche Centrocampista mancino, molto duttile tatticamente, ha nel dinamismo e nella potenza fisica le sue qualità migliori; queste, unite a una buona tecnica di base e a degli ottimi tempi di inserimento, ne fanno un giocatore valido in ambedue le fasi di gioco. Capace di abbinare qualità e quantità, nasce come mezzala per poi affermarsi come esterno sinistro di un centrocampo a 5 elementi, durante la militanza nella Juventus, sotto la guida di Antonio Conte; il suo successore sulla panchina juventina, Massimiliano Allegri, l'ha descritto come «uno di quei cavalli che stanno fermi a lungo, e appena hanno occasione, ripartono a mille». Ciò nonostante, un precoce declino fisico unito a una scarsa adattabilità al ruolo di terzino in una difesa a 4 elementi, ne hanno pesantemente minato il rendimento nella seconda parte di carriera. Carriera Club Gli inizi in Africa, l'arrivo in Europa Viene scoperto mentre gioca nel Kaaseman, un club ghanese, e acquistato dal Liberty Prof. Nella finestra di mercato invernale del 2008, mentre è impegnato in Coppa d'Africa, viene tesserato dal Bellinzona, club militante nella seconda serie svizzera; tuttavia la legislazione elvetica sui lavoratori extraeuropei non gli consente di ottenere il permesso di soggiorno-lavoro. Viene quindi ceduto in Italia, in prestito, al Torino, con diritto di riscatto fissato a 3 milioni di euro. Esordisce nel Campionato Primavera il 23 febbraio, in Cagliari-Torino (0-3); in prima squadra viene convocato per la prima volta in occasione di Cagliari-Torino (3-0), senza tuttavia scendere in campo, neanche nelle successive partite. Udinese Asamoah all'Udinese nel 2011, durante l'andata del play-off di Champions League sul campo dell'Arsenal. Nell'estate 2008 viene girato in prestito, con diritto di riscatto, all'Udinese che lo preleva al costo di 1 milione di euro. Il debutto in campionato avviene invece negli ultimi 20' della gara pareggiata per 1-1 contro la Sampdoria, l'11 gennaio 2009. La domenica successiva, nella sconfitta per 2-0 a Cagliari, fa il suo debutto dal 1': da questa partita diventa titolare nel centrocampo a tre di Pasquale Marino. Segna il suo primo gol in Serie A il successivo 19 aprile, in Udinese-Fiorentina (3-1). Milita nel club friulano fino al termine della stagione 2011-2012, totalizzando 114 presenze e 8 reti in campionato. Juventus Nell'estate 2012 l'Udinese lo cede in compartecipazione alla Juventus per 9 milioni di euro. Il successivo 11 agosto, al debutto con la nuova maglia in occasione della finale di Supercoppa italiana contro il Napoli, trova la rete del temporaneo 1-1: la partita viene poi vinta dalla sua squadra ai tempi supplementari (4-2) dopo un'ottima prestazione personale. Esordisce in campionato il 25 dello stesso mese, nella vittoria interna contro il Parma (2-0), fornendo l'assist per il primo gol di Stephan Lichtsteiner. Il successivo 16 settembre segna la sua prima rete in campionato con la maglia bianconera, che fissa il punteggio nel successo esterno sul Genoa (1-3). Il 5 maggio 2013, dopo la vittoria interna sul Palermo (1-0), vince il suo primo Scudetto. Al termine della stagione viene riscattato interamente dalla Juventus, con cui nel campionato 2013-2014 il giocatore, sempre agli ordini di Antonio Conte, bissa la vittoria tricolore. Asamoah (a destra) in maglia juventina nel 2012, in un duello aereo con Darijo Srna dello Šachtar durante la trasferta della fase a gironi di UEFA Champions League. Inizia l'annata 2014-2015 come titolare, talvolta schierato dal nuovo tecnico bianconero Massimiliano Allegri come terzino sinistro; ma nella gara di UEFA Champions League contro l'Olympiakos subisce un grave infortunio al ginocchio che lo terrà fuori dal campo per circa 7 mesi. Torna a giocare il 23 maggio 2015, nel successo casalingo contro il Napoli (3-1). A fine anno conquista il suo terzo Scudetto consecutivo nonché la sua prima Coppa Italia, e raggiunge con i bianconeri la sua prima finale di Champions, poi persa contro i catalani del Barcellona. Anche nella stagione 2015-2016 viene tormentato da continui problemi fisici, che lo costringono spesso in infermeria. Rientra pienamente a disposizione nel finale di stagione, dove contribuisce alla vittoria del quarto scudetto e della seconda Coppa Italia bianconera consecutivi. Nell'annata 2016-2017 rientra pienamente a disposizione di Allegri, dopo i numerosi infortuni dei due anni precedenti; nella seconda parte dell'annata torna anche a essere impiegato nel ruolo di terzino sinistro, come riserva del brasiliano Alex Sandro. A fine stagione arriva un ennesimo double nazionale Scudetto-Coppa. Con la Juventus raggiunge anche la sua seconda finale di Champions, persa contro gli spagnoli del Real Madrid. Sul finire della stagione 2017-2018 Asamoah decide di non rinnovare il contratto in scadenza con la Juventus: lascia Torino dopo sei anni, non prima di avere incamerato il sesto Scudetto e la quarta Coppa Italia cosecutivi. Inter e Cagliari Nell'estate 2018 viene ufficializzato il suo passaggio all'Inter a parametro zero. Esordisce con i nerazzurri il successivo 19 agosto, alla prima di campionato sul campo del Sassuolo; poco più di un mese dopo esordisce con i lombardi anche in Champions League, nella partita casalinga contro il Tottenham. Subito affermatosi come titolare sotto la guida tecnica di Luciano Spalletti, ben figura come terzino sinistro per tutto l'arco della stagione, superando in dicembre anche il difficile momento della sfida di San Siro contro il PSV (1-1), in cui un suo errore costa l'eliminazione nerazzurra dalla Champions. Nell'annata successiva ritrova Antonio Conte, già suo allenatore nella comune esperienza juventina. Ciò nonostante lo spazio per il difensore diminuisce sensibilmente a Milano, sia per il riacutizzarsi di problemi cronici al ginocchio sinistro, sia per la sopraggiunta concorrenza nel ruolo, da metà campionato, del neoacquisto Young: il ghanese riesce a mettere assieme sporadiche presenze nella prima parte di stagione, per poi non riuscire più a scendere in campo nella seconda. Rimasto fuori dal progetto tecnico interista, il 5 ottobre 2020 il calciatore risolve il contratto con il club. Dopo avere trascorso quattro mesi da svincolato, il 3 febbraio 2021 viene tesserato dal Cagliari. Debutta con i sardi il 28 dello stesso mese, nel successo esterno per 0-2 contro il Crotone, totalizzando 9 presenze nel restante scorcio di stagione. Lascia i rossoblù a fine campionato e, dopo essere rimasto per diversi mesi senza squadra, il 5 ottobre 2022 annuncia il ritiro dal calcio giocato per intraprendere la carriera di procuratore, entrando nello studio di Federico Pastorello. Nazionale Convocato per la Coppa d'Africa 2010 in Angola, disputa tutte le partite, servendo anche 2 assist vincenti, nelle vittorie (entrambe 1-0, gol di Asamoah Gyan) contro Angola e Nigeria; il Ghana perde in finale contro l'Egitto. Tra i 23 convocati per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica, parte da titolare nelle 5 partite disputate dal Ghana, che si ferma ai quarti di finale. Disputa anche la Coppa d'Africa 2012, in cui il Ghana giunge quarto. Viene convocato per la Coppa d'Africa 2013, dove gioca tutte e 6 le partite disputate dal Ghana, mettendo a segno due reti, una nella fase a gironi contro la RD del Congo e un'altra nella finale per il terzo posto contro il Mali. Palmarès Club Campionato italiano: 6 - Juventus: 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2012, 2013, 2015 Coppa Italia: 4 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Individuale Calciatore ghanese dell'anno: 2 - 2012, 2013 Gran Galà del calcio AIC: 1 - Squadra dell'anno: 2014
  9. Io davvero mi meraviglio che il signor Folletti lavori ancora alla Juventus F.C. dopo i danni provocati.
  10. FILIPPO DELLI CARRI https://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Delli_Carri Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 03.05.1999 Ruolo: Difensore Altezza: 191 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus Under-23 dal 2019 al 2021 30 presenze - 0 reti 1 coppa Italia Serie C Filippo Delli Carri (Torino, 3 maggio 1999) è un calciatore italiano, difensore del Como. Filippo Delli Carri Nazionalità Italia Altezza 191 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Como Carriera Giovanili 2016-2017 Pescara 2017-2018 Juventus Squadre di club 2018-2019 → Rieti 24 (0) 2019-2021 Juventus U23 30 (0) 2021-2022 → Salernitana 5 (0) 2022- Como 0 (0) Nazionale 2019 Italia U-20 3 (1) Biografia È figlio di Daniele Delli Carri, dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Caratteristiche tecniche Di ruolo difensore centrale, adattabile anche nel ruolo di terzino sinistro. Dotato di grande tempismo, è preciso nei tackle. Si distingue anche per l’agonismo e la determinazione con cui scende in campo, oltre che per le sue abilità costruzione del gioco. Si ispira a Giorgio Chiellini. Carriera Club Gli inizi Cresciuto nelle giovanili del Pescara , nel 2017 entra a far parte della sfera Juventus. Rieti e Juventus U23 Nella stagione 2018-2019 viene ceduto in prestito al Rieti, squadra militante in Serie C, con cui totalizza 24 presenze in campionato. Tornato a Torino, nelle due stagioni successive gioca nella Juventus U23, raccogliendo 30 presenze complessivamente. Salernitana Il 31 agosto 2021 viene ceduto in prestito alla Salernitana. Esordisce in Serie A con i campani l'11 dicembre 2021 subentrando nel secondo tempo all'infortunato Frédéric Veseli nella partita, giocata in trasferta, persa 4-0 dai granata contro la Fiorentina. Al termine della stagione non viene riscattato e, tornato ai bianconeri, viene svincolato. Como Il 5 luglio 2022 viene ingaggiato dal Como, militante in Serie B, con cui firma un contratto fino al 30 giugno 2024. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia Serie C: 1 - Juventus U23: 2019-2020
  11. ALESSANDRO DI PARDO https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Di_Pardo Nazione: Italia Luogo di nascita: Rimini Data di nascita: 18.07.1999 Ruolo: Centrocampista Altezza: 182 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus U23 dal 2018 al 2021 Alla Juventus dal 2020 al 2021 Esordio: 27.01.2021 - Coppa Italia - Juventus-Spal 4-0 Ultima partita: 06.03.2021 - Serie A - Juventus-Lazio 3-1 5 presenze - 0 reti 1 coppa Italia 1 supercoppa italiana Alessandro Di Pardo (Rimini, 18 luglio 1999) è un calciatore italiano, centrocampista del Cagliari, in prestito dalla Juventus. Alessandro Di Pardo Nazionalità Italia Altezza 182 cm Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Cagliari Carriera Giovanili 2016 Rimini 2016-2018 SPAL 2017-2018 Juventus Squadre di club 2018-2021 Juventus U23 62 (2) 2020-2021 Juventus 5 (0) 2021-2022 → L.R. Vicenza 15 (1) 2022 → Cosenza 13 (0) 2022- → Cagliari 0 (0) Nazionale 2017 Italia U-18 3 (0) 2017-2018 Italia U-19 2 (0) 2018 Italia U-20 1 (0) Caratteristiche tecniche Centrocampista dotato di buoni doti atletiche e tecniche (soprattutto con il piede destro), Di Pardo ha iniziato la propria carriera calcistica da mezzala; tuttavia, durante il suo periodo con la Juventus ha cambiato più volte posizione, giocando come esterno di centrocampo o terzino di una difesa a quattro. Carriera Club Gli inizi Inizia a giocare nel Rimini, squadra della sua città, per poi passare alla SPAL nel 2016. Dopo aver impressionato gli osservatori della Juventus durante il suo primo campionato Primavera con i ferraresi, veste la maglia bianconera a partire dal 2017, inizialmente con la formula del prestito e poi definitivamente. Juventus e vari prestiti Il 16 settembre 2018, esordisce in Serie C durante una partita contro l'Alessandria, diventando così uno dei primi calciatori a giocare per la Juventus U23. Con la stessa squadra, Di Pardo vince la Coppa Italia di categoria nel 2020 e segna anche il suo primo gol da professionista, arrivato il 28 settembre 2020, nella vittoria per 2-1 contro la Pro Sesto. Nel frattempo, Di Pardo si fa strada anche nelle gerarchie della prima squadra bianconera, venendo convocato da Maurizio Sarri per il ritiro estivo in preparazione alla stagione 2019-20 di Serie A. Tuttavia, la prima convocazione in una partita ufficiale arriva nel novembre del 2020, quando Andrea Pirlo include Di Pardo nella lista dei partecipanti alla sfida contro il Cagliari. Il 27 gennaio 2021, debutta con la prima squadra della Juventus in Coppa Italia, sostituendo l'infortunato Federico Bernardeschi nella vittoria per 4-0 contro la SPAL, squadra per cui aveva precedentemente giocato nelle giovanili. Circa un mese dopo, il 22 febbraio, esordisce anche in Serie A, entrando in campo da sostituto nella vittoria per 3-0 contro il Crotone. Il 27 luglio 2021 viene ceduto in prestito al L.R. Vicenza. Il 3 ottobre segna il primo gol in serie B con i veneti, nel successo per 2-4 in casa del Pordenone. Il 29 gennaio 2022 viene ceduto in prestito al Cosenza. Il 30 giugno 2022 viene ufficializzato il suo passaggio, sempre in prestito, al Cagliari. Nazionale Di Pardo ha rappresentato l'Italia a livello giovanile, giocando nelle nazionali Under-18 e Under-19. Inoltre, è stato convocato anche nella nazionale Under-20, senza però scendere in campo. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa Italia Serie C: 1 - Juventus U23: 2019-2020 Coppa Italia: 1 - Juventus: 2020-2021 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2020
  12. STEFANO GORI https://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Gori Nazione: Italia Luogo di nascita: Brescia Data di nascita: 09.03.1996 Ruolo: Portiere Altezza: 185 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-19 Soprannome: - Alla Juventus U23 dal 2020 al 2021 0 presenze - 0 reti subite Stefano Gori (Brescia, 9 marzo 1996) è un calciatore italiano, portiere della Juventus. Stefano Gori Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Portiere Squadra Juventus Carriera Giovanili 201?-2014 Brescia 2014-2015 Milan Squadre di club 2014-2015 Milan 0 (0) 2015-2017 Bari 1 (-1) 2017-2018 → Pro Piacenza 36 (-43) 2018-2020 Pisa 72 (-72) 2020-2021 Juventus 0 (0) 2021 → Pisa 19 (-26) 2021-2022 → Como 19 (-30) 2022-2023 → Perugia 32 (-40) 2023- Juventus 0 (0) Nazionale 2014 Italia U-18 3 (-1) 2014 Italia U-19 1 (0) Caratteristiche tecniche Portiere completo ed in grado di dare sicurezza al reparto arretrato, è abile nel neutralizzare i calci di rigore. È uno dei migliori prospetti tra i portieri italiani della sua generazione. Carriera Club Gli inizi a Brescia Inizia a giocare a calcio nell'oratorio della sua città natale a Brescia, trasferendosi a livello giovanile nella Voluntas. Viene notato dal Brescia, che lo inserisce nel proprio settore giovanile dove diventa titolare. Nel 2013, dopo un derby in Primavera tra i bresciani e il Milan, stupisce gli osservatori rossoneri e il tecnico Filippo Inzaghi, che preme per acquistarlo. Milan Nel gennaio 2014 si trasferisce in compartecipazione al Milan - che lo aggrega alla propria Primavera; dopo aver vinto il Torneo di Viareggio in finale contro l'Anderlecht viene riscattato dai rossoneri in cambio del cartellino di Lorenzo Andrenacci, diventando una stella della squadra a livello giovanile. Nella stagione seguente viene regolarmente convocato in Serie A, diventando il terzo portiere alle spalle di Christian Abbiati e Diego Lopez. Continua a crescere tra i portieri rossoneri, mentre il suo posto in Primavera viene lasciato a Gianluigi Donnarumma. Bari Il 28 agosto 2015 firma un contratto triennale con il Bari, con cui debutta tra i professionisti il 18 maggio 2017, nella partita di Serie B persa per 2-1 contro la SPAL. Pro Piacenza L'8 luglio seguente viene ceduto in prestito al Pro Piacenza, dove diventa titolare in Serie C. Esordisce il 30 luglio 2017 in Coppa Italia Serie C contro il Vicenza, mentre la prima volta in campionato avviene contro la Giana Erminio. Colleziona 37 presenze fra campionato e coppe nazionali, affermandosi tra i migliori portieri del girone e contribuendo alla salvezza della sua squadra con prestazioni e rigori parati. A fine stagione, rientra al Bari, che però fallisce, rimanendo così svincolato. Pisa Il 3 agosto 2018 viene tesserato dal Pisa, che gli affida subito il ruolo di portiere titolare e centrando subito la promozione in Serie B. Si afferma tra i migliori portieri in circolazione, disputando a livello personale una stagione positiva (18 partite senza subire gol) nella quale para 5 calci di rigore e trascina i suoi fino alla finale play-off contro la Triestina, che sancisce il ritorno in serie cadetta per i toscani. Nella stagione seguente, in Serie B, riconferma le buone prestazioni, tanto da attirare l'interesse di numerosi club. Il Pisa arriva oltre le aspettative, mancando la qualificazione ai play-off solamente a causa degli scontri diretti con Empoli e Frosinone giunti a pari merito a 54 punti. Nel frattempo, con la stagione prolungata nel periodo estivo a causa del primo lockdown legato al covid19, il 28 giugno 2020 la Juventus annuncia di aver acquistato dal Pisa il suo cartellino a titolo definitivo per oltre 3 milioni di euro (nell'affare, il portiere Leonardo Loria fa il percorso inverso), bruciando la concorrenza. Il 27 luglio 2020, preparando la penultima sfida di campionato contro l'Ascoli, si infortuna alla spalla in allenamento. Juventus Inizia la stagione 2020/2021 recuperando dall'infortunio alla spalla, che lo tiene fuori dai giochi per 4 mesi. Per farlo riprendere al meglio, la Juventus decide di prestare il suo cartellino al Pisa, squadra da cui lo aveva acquistato l'estate precedente. Gori torna in Serie B e diventa nuovamente il titolare della squadra, che sfiora ancora una volta i play-off per la promozione in Serie A con una grande cavalcata nel girone di ritorno. Il prestito al Como Il 21 luglio 2021, rientrato alla Juventus dal prestito al Pisa, viene ceduto in prestito in Serie B all'ambizioso Como. Si afferma tra i migliori nella prima parte di stagione, accusando a dicembre un problema fisico che lo costringerà a saltare alcune partite, rientrando nella seconda parte di campionato. Il prestito al Perugia Il 13 luglio 2022 viene ceduto in prestito al Perugia. Fa il suo esordio con gli umbri il 5 agosto, nella gara di Coppa Italia contro il Cagliari. Una settimana dopo, esordisce anche in Serie B con il Perugia, nella sfida con il Palermo. Risulta tra i migliori della rosa, nonostante la nefasta stagione a livello corale, con 11 partite senza subire reti su 32 disputate. Il 30 giugno 2023 torna alla Juventus dopo la scadenza del suo prestito annuale. Nazionale Nel 2014 viene convocato dalla Nazionale Under-18, esordendo l'8 gennaio contro i pari età della Tunisia, partita che gli azzurrini vincono 0-4. Il 19 marzo gioca ancora una volta con l'Under-19, nella vittoria contro l'Ungheria, così come avviene per la partita disputata un mese dopo contro l'Albania. Viene promosso, lo stesso anno, in Under-19, con cui esordisce il 13 agosto contro la Croazia. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Milan: 2014
  13. PIETRO BERUATTO https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Beruatto Nazione: Italia Luogo di nascita: Trieste Data di nascita: 21.12.1998 Ruolo: Difensore Altezza: 185 cm Peso: 80 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2018 al 2020 Esordio: 28.07.2018 - Amichevole - Benfica-Juventus 1-1 Ultima partita: 26.07.2019 - Amichevole - Selezione Team K/League-Juventus 3-3 0 presenze - 0 reti Pietro Beruatto (Trieste, 21 dicembre 1998) è un calciatore italiano difensore del Pisa. Pietro Beruatto Nazionalità Italia Altezza 185 cm Calcio Ruolo Difensore Squadra Pisa Carriera Giovanili 20??-2014 Fiorentina 2014-2017 Juventus Squadre di club 2017-2018 → Vicenza 12 (0) 2018-2020 Juventus U23 49 (1) 2020-2021 → L.R. Vicenza 26 (0) 2021- Pisa 35 (1) Nazionale 2016 Italia U-18 1 (0) 2016 Italia U-19 4 (0) 2017 Italia U-20 6 (0) Biografia È figlio di Paolo Beruatto, ex calciatore, mentre sua sorella Greta è stata finalista a Miss Italia 2020. Nacque a Trieste (come la sorella) poiché il padre, nel 1997, trasferì la famiglia per allenare la Triestina. Caratteristiche tecniche Ricopre il ruolo di terzino prevalentemente sinistro, essendo mancino. Carriera Club Cresciuto nel settore giovanile della Juventus, nell'estate del 2017 passa in prestito al L.R. Vicenza, militante in Serie C. Debutta il 27 agosto nella vittoria casalinga per 3 a 0 contro il Gubbio. Il prestito doveva durare sfino a fine stagione ma durò solo 5 mesi a causa di un infortunio alla spalla che costrinse Beruatto a terminare anticipatamente la sua stagione. Dalla stagione successiva venne aggregato alla neoformatasi Juventus U23, squadra under 23 della Juventus, militante in Serie C. In due stagioni colleziona 58 presenze segnando il primo gol tra i professionisti, il 18 novembre 2018, nella sconfitta interna contro il Pontedera. Conquista la Coppa Italia Serie C nella stagione 2019-2020. Nell'autunno del 2020 torna in prestito al Vicenza, stavolta militante in Serie B. Esordisce in Serie B il 26 settembre contro il Venezia. Il 15 luglio 2021 passa in prestito dalla Juventus U23 al Pisa. Qui trova la prima rete in Serie B, nel pareggio contro la Cremonese per 1-1. A fine stagione viene riscattato dal club toscano. Nazionale Nel maggio del 2021 viene convocato nella nazionale Under 21 dell'Italia in vista degli europei di categoria, non scendendo però mai in campo nella manifestazione. Palmares Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2016 Competizioni nazionali Coppa Italia Serie C: 1 - Juventus U23: 2019-2020
  14. FERDINANDO DEL SOLE Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 17.01.1998 Ruolo: Centrocampista-Attaccante Altezza: 179 cm Peso: 68 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2017 al 2018 Esordio: 01.02.2018 - Amichevole - Juventus-Vigor Carpaneto 2-0 0 presenze - 0 reti Club career Juventus II Italy Midfielder 07/2022 - 06/2023 # 08/2021 - 06/2022 Ancona 1905 Midfielder 01/2020 - 08/2021 Juventus II Midfielder 07/2019 - 01/2020 SS Juve Stabia Midfielder 08/2018 - 06/2019 Pescara Calcio Midfielder 01/2018 - 08/2018 Juventus Midfielder 01/2018 - 06/2018 Juventus [Youth] Midfielder 08/2016 - 01/2018 Pescara Calcio Midfielder 01/2015 - 06/2017 Pescara Calcio [Youth] Midfielder 07/2014 - 06/2015 Pescara Calcio [Youth B] Midfielder https://www.worldfootball.net/player_summary/ferdinando-del-sole/
  15. MATTIA DEL FAVERO Nazione: Italia Luogo di nascita: Firenze Data di nascita: 05.06.1998 Ruolo: Portiere Altezza: 190 cm Peso: 84 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2014 al 2019 Esordio: 16.07.2016 - Amichevole - Juventus-Selezione San Mauro/Alpignano 6-1 0 presenze - 0 reti Club career 07/2022 - 06/2023 Aurora Pro Patria Goalkeeper 01/2022 - 06/2022 Juventus II Goalkeeper 08/2021 - 01/2022 Cosenza Calcio Goalkeeper 07/2021 - 08/2021 Juventus II Goalkeeper 07/2020 - 06/2021 Pescara Calcio Goalkeeper 07/2019 - 07/2020 Piacenza Calcio Goalkeeper 07/2018 - 07/2019 Juventus II Goalkeeper 05/2015 - 06/2019 Juventus Goalkeeper 05/2015 - 06/2018 Juventus [Youth] Goalkeeper 07/2014 - 06/2015 Juventus [Youth B] Goalkeeper https://www.worldfootball.net/player_summary/mattia-del-favero/
  16. MARTIN NJOTEN PALUMBO https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Palumbo Nazione: Norvegia Italia Luogo di nascita: Bergen Data di nascita: 05.03.2002 Ruolo: Centrocampista Altezza: 183 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-18 Nazionale Norvegese Under-21 Soprannome: - Alla Juventus (Next Gen) dal 2021 al 2025 Esordio: 16.05.2022 - Serie A - Juventus-Lazio 2-2 1 presenza - 0 reti Martin Njøten Palumbo (Bergen, 5 marzo 2002) è un calciatore norvegese con cittadinanza italiana, centrocampista dell'Avellino in prestito dalla Juventus Next Gen. Martin Njøten Palumbo Nazionalità Norvegia Italia (nel 2019) Altezza 183 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Avellino Carriera Giovanili 2013-2020 Udinese Squadre di club 2020-2021 Udinese 4 (0) 2021-2022 → Juventus U23 17 (0) 2021-2022 → Juventus 1 (0) 2022-2025 Juventus Next Gen 63 (6) 2025- → Avellino 0 (0) Nazionale 2019 Norvegia U-17 6 (1) 2019 Italia U-18 2 (1) 2020 Norvegia U-18 3 (2) 2022 Norvegia U-20 2 (0) 2021-2023 Norvegia U-21 6 (2) Biografia Palumbo è nato in Norvegia da padre napoletano e madre norvegese e si è trasferito in Italia all'età di tre anni. Carriera Club Gli inizi, Udinese Nel 2011 entra a far parte delle giovanili dell'Udinese. Esordisce tra i professionisti il 2 agosto 2020 contro il Sassuolo. Cinque giorni dopo prolunga il suo contratto con l'Udinese fino al 30 giugno 2025. Juventus e Juventus U23 Il 27 agosto 2021 viene ceduto in prestito con opzione di acquisto alla Juventus. Il 12 settembre successivo esordisce con la Juventus U23, la seconda squadra bianconera militante in Serie C, nella sconfitta per 1-0 contro la Pro Patria. Il 16 maggio 2022 viene convocato per la prima volta dalla prima squadra in occasione della partita casalinga contro la Lazio, dove esordisce partendo dalla panchina. Il successivo 18 giugno la Juventus decide di non esercitare il diritto di opzione per l'acquisto; tuttavia, dopo aver iniziato la stagione 2022-2023 con la squadra friulana, il 1º settembre fa ritorno a Torino, nella seconda squadra nel frattempo rinominata Juventus Next Gen. Il 19 novembre 2022 segna la sua prima rete con la selezione bianconera, decidendo la vittoriosa trasferta in casa della Pro Patria. Terminata la stagione 2022-2023 fa ritorno alla società friulana, prima che il 26 luglio 2023 venga acquistato a titolo definitivo dalla Juventus, con la quale sottoscrive un contratto fino al 30 giugno 2025. Avellino Il 21 gennaio 2025 passa in prestito con obbligo di riscatto all'Avellino, con cui sottoscrive un contratto fino al 30 giugno 2028. Nazionale Palumbo, dato le sue origini, è in possesso del doppio passaporto italiano e norvegese; questo gli ha permesso di poter rappresentare entrambi i Paesi a livello di Nazionali giovanili.
  17. NICKLAS BENDTNER Protagonista sfortunato della sua stagione juventina, Nicklas arriva a Torino il 31 agosto 2012, ultimo giorno di mercato, proveniente dall’Arsenal con la formula del prestito con diritto di riscatto. Il danese debutta con la maglia numero diciassette, quella di David Trézéguet, il 22 settembre 2013, subentrando a Fabio Quagliarella nella vittoria casalinga contro il Chievo per 2-0. Parte quasi sempre dalla panchina, eccezion fatta per la sfida di Catania (nella quale propizia il goal partita di Vidal) e nella partita successiva contro il Bologna, senza mai trovare la via della rete. Il 12 dicembre, nella sfida dei quarti di finale di Coppa Italia contro il Cagliari si procura uno strappo a una coscia che lo costringe a una lunga pausa.Nel frattempo Bendtner si fa notare per le sue vicissitudini extra calcistiche: il 5 marzo 2013 gli viene ritirata per tre anni la patente e inflitta una maxi-multa di 842.000 corone, quasi 113.000 euro, dalla Corte distrettuale di Copenaghen, per guida in stato di ebbrezza.Rientra in campo il 18 maggio, contro la Sampdoria, nella partita conclusiva del campionato. La sua prestazione, però, dura una manciata di secondi. Infatti, a causa di uno scontro aereo con Castellini, Nicklas atterra pesantemente al suolo fratturandosi il polso.Undici presenze e nessuna rete per il danese, che è rispedito al mittente.CHRISTIAN GIORDANO, DAL “GS” DEL NOVEMBRE 2012Da uno a nove, dieci. Non ci voleva lo psicologo, ma è stato proprio lo specialista dell’Arsenal, Jacques Crevoisier, nella primavera 2010, a quantificare con un test di “self perceived competence” l’infinita autostima di Nicklas Bendtner: «Mai visto niente del genere. Pat Rice (per sedici anni vice di Wenger) era seduto accanto a me, e non la smetteva più di ridere».Anche se tifosi e addetti ai lavori non ne hanno mai compreso appieno i motivi, la fiducia in se stesso del neo-juventino ha radici lontane.«Ricordi quando da bambino imparavi a pattinare?», chiedeva retorico prima di Euro 2012 a Troels Henriksen, inviato di Jyllands-Posten, quotidiano di Copenaghen. «All’inizio non sei capace. Cadi sempre, ti fai male e piangi. Ci sono bambini che smettono subito. Altri che ci provano un po’ e poi lasciano perdere e altri ancora che continuano finché non imparano. Io ero uno di quelli, è sempre stato così nella mia vita. Non mollo finché non raggiungo i miei obiettivi. Sono diventato bravissimo a pattinare. Quando mi metto in testa una cosa, è quella. Ho tutto cioè che potrei desiderare, cosa potrei chiedere di più?» Magari, un posto da titolare in una grande, la consacrazione internazionale.Il minimo sindacale per un predestinato sin dalle giovanili al Tàrnby (dai quattro ai dieci anni) e al Kjøbenhavns (fino ai sedici), satellite dell’F.C. Copenaghen, il più importante club della capitale. Nicklas Bendtner è li che è nato, il 16 gennaio 1988. Cresce nell’isola di Amager, portato per tutti gli sport, in particolare il basket. «In una partita di un torneo interscolastico», racconta Hans Christian Jensen, suo ex docente, «faceva tutto lui e la sua squadra era avanti 13-0. L’istruttore lo sostituì all’intervallo e i suoi persero 13-14. Roba da matti, ed eccelleva anche nella pallamano».Il pallone che aveva in testa, però, era un altro. «Quando gli insegnanti mi dicevano di fare i compiti, rispondevo che non sarei mai diventato un avvocato né avrei proseguito gli studi. “Sapete tutti che finite le medie farò il calciatore” dicevo. “Sì, sì, va bene” pensava la gente. Non so in quanti ci credessero davvero, ma io l’ho sempre saputo. E volevo vincere. Che fosse a tennis con gli amici, o a calcio».Tanta determinazione però, già da piccolo, sfocia in comportamenti aggressivi. E qui sì che ci vorrebbe lo psicologo. «Non era tenero con gli altri ragazzi», dice Grethe Birch, la sua preside alla Korsvejens Skole. «Aveva un atteggiamento molto duro. Dalla bocca gli uscivano parole in libertà. Non era cattivo ma parlava senza pensare. A parole sapeva ferire i compagni, e andava tenuto a freno».Subito fenomeno nelle Nazionali minori, debutta con tre goal in tre gare nell’Under 16 nel febbraio 2004. Segna sei volte in sedici presenze con l’Under 17 e, nella stessa stagione, è giocatore danese dell’anno di categoria. In estate, a soli sedici anni, è già nelle riserve dell’Arsenal.Scottato dal mancato arrivo di Zlatan Ibrahimović, opzionato anche lui a sedici anni ma soffiatogli da Leo Beenhakker all’Ajax, Arsène Wenger stavolta fa le cose perbene. Segnalatogli dopo i quattro goal in sei partite con la selezione giovanile danese, l’alsaziano non si limita a portargli una maglia dei Gunners con il nove e il nome sulla schiena, come quella ancora appesa in casa dei genitori di Ibra a Malmö. No, Wenger mette nero su bianco e se lo porta a Londra. Nella squadra riserve, allenata da Neil Banfield, il danesone (1,91 per settantotto chilogrammi) segna ventidue goal in ventisette partite nel 2005-06 e forma un perfetto articolo “il” con l’italiano Arturo Lupoli, mancino arrivato anche lui nel 2004, dal Parma, poi incomprensibile meteora a cavallo della Manica: Derby County, Fiorentina (mai in campo), Treviso, Norwich, Sheffield United, Ascoli e Grosseto.Bendtner debutta in prima squadra in Coppa di Lega il 25 ottobre 2005, subentrando nel finale a Quincy Owusu-Abeyie nel 3-0 contro il Sunderland allo Stadium of Light. Un segno del destino, perché sei anni dopo ci tornerà per un’intera stagione. A fine campionato, è il più giovane nell’Under 21 che partecipa all’Europeo portoghese. Prima, il 17 maggio 2006, aveva debuttato, appena diciottenne, subentrando al veterano Morten Duncan Rasmussen e segnando la doppietta del 2-0 sulla Spagna in amichevole. Nel girone, contro l’Olanda, il Commissario Tecnico Flemming Serritslev lo cambia con Rasmussen, di tre anni più grande e titolare nelle qualificazioni. Apriti cielo. Il novellino si lamenta con la stampa, dicendo di essere uscito per uno più scarso. Cazziato di brutto, gioca però il resto del torneo che la Danimarca saluta da ultima nel gruppo B dietro l’Ucraina finalista, l’Olanda campione e l’Italia.Chiuso da Thierry Henry, Emmanuel Adebayor e Robin Van Persie, a inizio agosto va sei mesi in prestito al Birmingham City, in seconda divisione, accordo poi esteso a gennaio fino al termine della stagione. Con i “Blues” di Steve Bruce (che lo riprenderà al Sunderland, sempre in parcheggio, nel 2011-12) debutta il 5 agosto, nell’ultima mezzora come rincalzo di Stephen Clemente e firma il goal decisivo contro il Colchester United. Il giorno 16 il Commissario Tecnico Morten Olsen ne fa il settimo più giovane esordiente nella storia della Nazionale A, il più giovane dai tempi di Michael Laudrup (1982). E Nicklas, subito titolare, lo ripaga al 30’ aprendo il 2-0 alla Polonia di Beenhakker. Quello che a Wenger aveva scippato Ibra.A maggio 2007 rinnova per cinque anni con l’Arsenal, che per riportarlo a casa dice no a Lione e Milan. Alla sua prima all’Emìrates Stadium, goal e assist (per Mathieu Flamini, che al Milan ci andrà l’anno dopo) contro il Paris Saint-Germain nella prima Emirates Cup. Il primo goal ufficiale è quello che il 25 settembre 2007 chiude sul 2-0 il match di League Cup contro il Newcastle United. Il 23 ottobre altro goal al debutto: in Champions League, all’89’, venti minuti dopo essere entrato, firma il 7-0 sullo Slavia Praga su tacco di Emmanuel Eboué. Il primo centro in Premier League arriva il 22 dicembre, ed è memorabile: 2-1 nel derby con il Tottenham all’Emirates su corner di Cesc Fàbregas 1,8 secondi (un record) dopo aver rilevato Eboué.L’esordio da titolare in Premier, il 29 dicembre contro I’Everton, è invece da dimenticare: espulso per doppia ammonizione. Al rientro dalla squalifica, il 6 gennaio 2008, trova il primo goal in F.A. Cup nel 2-0 al Burnley. Non sono però tutte rose e fiori. Per far tirare il fiato a Van Persie, Wenger tenta la difficile coesistenza Bendtner-Adebayor. Ma i due non legano, non solo tatticamente. Emblematico l’alterco al White Hart Lane, derby di ritorno in semifinale di Coppa di Lega 2008, sul 4-1 per gli “Spurs”. L’arbitro Howard Webb, il capitano (allora dei “Gunners”) William Gallas e altri compagni devono intervenire per separarli. Adebayor poi si scuserà sul sito dell’Arsenal e la Football Association non prenderà provvedimenti.Lo stesso farà la polizia dopo il terribile incidente in cui Bendtner, a ventuno anni, si schianta contro un albero e poi in un campo con la sua Aston Martin da 160.000 sterline, cavandosela con qualche graffio a una spalla e a un ginocchio. Miracolato, e sotto choc, stacca lo specchietto penzolante dal lato guida per controllare di non avere schegge conficcate nella schiena. È il primo di una sequela di “casi” che gli hanno dato una forse esagerata fama di testa calda.L’ultimo, il 6 dicembre 2011: le auto danneggiate per vandalismo con Lee Cattermole, suo capitano al Sunderland, lungo Stowell Street nella China Town in centro a Newcastle. Una zona piena di ristoranti e di passaggio dei tifosi verso lo stadio dei “Magpies”, storici rivali dei “Black Cats” che due sere prima avevano perso 2-1 il derby.«Fondamentalmente sono un ragazzo normale con un lavoro che normale non è. A volte tendo a dimenticarmene, ma nel profondo ne sono consapevole. Non deve essere una scusa per lasciarmi andare, ma so che la mia famiglia, mio figlio, la mia ragazza e il calcio sono le cose più importanti nella mia vita. Ed è su questo che mi dovrò concentrare al 100 per 100».A parte il piedino pesante con la sua Porsche 911 turbo (a febbraio 2012, cinquantasei giorni di sospensione della patente, 660 sterline di multa, trenta di spese e quindici di danni per i 167 km-h sulla A696 a doppia corsia per non perdere un volo al Newcastle Airport), un paio di smutandate però poteva risparmiarsele. Il 5 maggio 2009, poche ore dopo il KO casalingo 3-1 contro il Manchester United e l’eliminazione in semifinale di Champions, i paparazzi lo pizzicano in macchina a braghe e boxer calati all’uscita da un night club. «Sono giovane, ho agito in modo sconsiderato e fatto cose di cui sono profondamente pentito».C’è più dolo invece nello slip sponsorizzato mostrato in Eurovisione nell’esultanza per la doppietta al Portogallo, che poi vincerà 3-2, a Euro 2012. L’UEFA lo multa di 100.000 euro pagate dal bookmaker irlandese che aveva commissionato la furbata, e lo squalifica per la prima partita di qualificazione mondiale per Brasile 2014.Meno colpe ha sul gossip che lo circonda. Nel novembre 2009, lo beccano a Hyde Park con la baronessa Caroline Luel-Brockdorff, rampolla dell’alta società e amica intima della famiglia reale danese. Nel 2008 lei divorzia dal banchiere Rory Fleming, nipote di Ian autore di James Bond e padre dei suoi due figli. Nicklas l’ha conosciuta al Reality Show nel quale Caroli e doveva ristrutturare la residenza di famiglia, il Valdemars Castle. Bendtner era lì per un servizio fotografico promozionale della sua ospitata TV; poi erano scoppiati l’amore e, infine, il matrimonio. A luglio 2010, Nicklas comunica sul proprio sito ufficiale che sta per diventare padre. Il 16 dicembre, al Portland Hospital di Londra, Caroline dà alla luce con taglio cesareo un maschietto.Bella e famosa è anche la nuova fiamma, l’attrice danese Julie Zangenberg. Poco prima di lasciare Copenaghen per Torino, le rubano il portatile. I ladri ricattano Bendtner: 25.000 corone danesi (neanche 3.500 euro, a uno che guadagna 50.000 sterline la settimana) per non divulgare centinaia di foto della coppia in intimità in camera da letto trovate nel PC. Nicklas avverte la polizia, che si presenta all’appuntamento con un agente che si finge il calciatore, e arresta due balordi, che sostengono di essere lì per restituire il computer. La conferma della squalifica per il boxer “vietato” chiude una settimana nera.In un impeccabile dolcevita grigio, invece, si presenta in una Torino di fine estate che sa già d’autunno. In bianconero veste il diciassette e difficilmente ripeterà il “beau geste” fatto all’Arsenal nel 2009-10: lasciato il ventisei per il cinquantadue, promise di rifondere di tasca sua i tifosi che avevano già comprato la replica ufficiale con il vecchio numero.Sfumati in due anni top player veri come Sergio Agúero e Robin Van Persie e, almeno fino a gennaio 2013, uno che sposta come Fernando Llorente, Bendtner può essere la torre dinamica che ad Antonio Conte mancava nel parco attaccanti inserito nei venticinque in lista Champions: Giovinco, Mari, Quagliarella e Vučinić.In area non ha paura (a marzo 2012 una scarpata del difensore Angel Rangel dello Swansea City per poco non gli acceca l’occhio sinistro) e sa farsi rispettare. Fortissimo fisicamente, abile di testa specie in controtempo sul palo lontano, il danese è tutto meno che il classico lungagnone d’area statico. Non aspetta il pallone, ama svariare e non a caso Wenger spesso lo schierava esterno per sfruttarne i tagli e l’ottimo diagonale incrociato, sia di destro sia di sinistro. Ma è ovvio che renda di più al centro.Altro che Dimitàr “pinocchio” Berbatov (mentalmente finito da un anno), sei milioni per un 1988 in prestito che ancora deve esplodere possono essere un crack. Difetta ancora un po’ in cattiveria, concentrazione e continuità. E deve perdere peso. Ma in quanto a fiducia e mezzi, da uno a nove: dieci. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/06/nicklas-bendtner.html
  18. NICKLAS BENDTNER https://it.wikipedia.org/wiki/Nicklas_Bendtner Nazione: Danimarca Luogo di nascita: Copenhagen Data di nascita: 16.01.1988 Ruolo: Attaccante Altezza: 194 cm Peso: 86 kg Nazionale Danese Soprannome: Big Nick - Bendy - L'Alano Alla Juventus dal 2012 al 2013 Esordio: 22.09.2012 - Serie A - Juventus-Chievo 2-0 Ultima partita: 18.05.2013 - Serie A - Sampdoria-Juventus 3-2 11 presenze - 0 reti 1 scudetto Nicklas Bendtner (Copenaghen, 16 gennaio 1988) è un ex calciatore danese, di ruolo attaccante. Calciatore controverso, nel corso degli anni si è reso più volte protagonista di episodi negativi che ne hanno minato la promettente carriera. Durante la sua carriera ha vinto un campionato italiano con la Juventus (2013), una FA Cup con l'Arsenal (2014), una Coppa (2015) e una Supercoppa di Germania con il Wolfsburg (2015), due campionati norvegesi (2017 e 2018) e una Supercoppa di Norvegia con la divisa del Rosenborg (2017). A livello individuale nel 2009 è stato eletto calciatore danese dell'anno e nel 2017 è stato il miglior marcatore nel campionato norvegese con 19 reti. Nicklas Bendtner Nazionalità Danimarca Altezza 194 cm Peso 86 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 3 giugno 2021 Carriera Giovanili 2002-2004 KB 2004-2005 Arsenal Squadre di club 2005-2006 Arsenal 0 (0) 2006-2007 → Birmingham City 42 (11) 2007-2011 Arsenal 99 (22) 2011-2012 → Sunderland 28 (8) 2012-2013 → Juventus 11 (0) 2013-2014 Arsenal 9 (2) 2014-2016 Wolfsburg 31 (3) 2016-2017 Nottingham Forest 15 (2) 2017-2019 Rosenborg 57 (24) 2019-2020 Copenaghen 6 (0) 2020 Tårnby FF 3 (0) Nazionale 2004 Danimarca U-16 3 (3) 2005-2006 Danimarca U-19 2 (1) 2006 Danimarca U-21 4 (2) 2006-2018 Danimarca 81 (30) Caratteristiche tecniche Centravanti forte fisicamente, bravo tatticamente, molto abile nel colpo di testa. Considerato uno dei più grandi talenti danesi della sua generazione, i suoi numerosi infortuni e lo stile di vita piuttosto sregolato hanno condizionato negativamente la sua carriera. Carriera Club Gli inizi con l'Arsenal Ha iniziato la sua carriera calcistica nelle giovanili del KB. Nel 2005 venne acquistato dall'Arsenal. Il suo debutto con la maglia della prima squadra dei Gunners fu il 25 ottobre 2005, in un incontro di Carling Cup contro il Sunderland, entrando come sostituto di Quincy Owusu-Abeyie nei minuti finali dell'incontro. Il prestito al Birmingham Nell'agosto 2006 andò in prestito al Birmingham, inizialmente fino a gennaio 2007. Bendtner debuttò con la sua nuova squadra il 5 agosto 2006, subentrando al posto di Stephen Clemence nella partita contro il Colchester United, giocando l'ultima mezz'ora di gioco e segnando il gol decisivo per la vittoria. Successivamente segnò tre gol in tre partite con il Birmingham, precisamente dal 25 novembre al 2 dicembre; poi il prestito al Birmingham viene prolungato fino al termine della stagione. Il 22 aprile 2007 mise a segno una rete con un colpo di testa nella partita vinta per 3-2 sul Wolverhampton, vittoria che permise al Birmingham di raggiungere la vetta della Football League Championship. La squadra chiuse la stagione al secondo posto, riuscendo così a tornare nella massima serie inglese, la Premier League. Nel 2007, a 19 anni, firma un rinnovo fino al 2012 con il club londinese. Ritorno all'Arsenal e in Champions League Bendtner con la maglia dell'Arsenal nel 2009. Finita la stagione, Bendtner fa ritorno all'Arsenal. Nel maggio 2007 decide di prolungare la sua avventura con l'Arsenal, firmando un contratto quinquennale. Nel novembre del 2009 Bendtner è costretto a farsi operare in seguito a un infortunio riportato durante una partita contro il Tottenham. Il 9 marzo 2010 realizza la sua prima tripletta in Champions League nella vittoria 5-0 all'Emirates Stadium contro il Porto. Prestiti a Sunderland e Juventus Il 31 agosto 2011 passa in prestito per un anno al Sunderland. Dopo la partita con il West Bromwich viene nominato migliore in campo segnando la sua prima rete con la maglia del Sunderland e regalando l'assist per il pareggio della sua squadra. Il 31 agosto 2012 si trasferisce in Italia, alla Juventus, in prestito con diritto di riscatto. Arrivato a Torino in sovrappeso, durante la stagione juventina soffre di diversi problemi fisici e alla fine conclude l'esperienza torinese in negativo. Sceglie la maglia numero 17, con la quale debutta il 22 settembre successivo, subentrando a Fabio Quagliarella nella vittoria casalinga di campionato (2-0) contro il Chievo. Il 28 ottobre 2012 gioca la partita vinta 1-0 contro il Catania favorendo l'assist ad Arturo Vidal. Durante la sfida giocata contro la Sampdoria, cade male e dev'essere operato al polso sinistro. Ripresosi, gioca la partita di Coppa Italia contro il Cagliari: durante l'incontro s'infortuna nuovamente, questa volta all'adduttore della coscia sinistra che gli causa il distacco del tendine: l'operazione, con tempi di recupero almeno 3 mesi, pone fine alla sua stagione. Con la maglia bianconera colleziona in totale 11 presenze, 2 assist e 0 gol. Terminata l'esperienza a Torino, durante la quale vince il suo primo scudetto, fa ritorno all'Arsenal. Ritorno all'Arsenal Messo ai margini della rosa, durante la sessione estiva del calciomercato non riesce ad accordarsi con altre società, rimanendo così all'Arsenal. Il 21 settembre 2013, a causa di mancanza di alternative nel reparto avanzato della squadra inglese, viene reintegrato in rosa. Torna a disputare una partita ufficiale con i Gunners il 25 settembre seguente, in un match vinto ai rigori contro il West Bromwich Albion, valido per il terzo turno della Capital One Cup. A fine stagione decide di non rinnovare il suo contratto con l'Arsenal e rimane quindi svincolato. Wolfsburg Il 15 agosto 2014 firma un contratto triennale con i tedeschi del Wolfsburg. Sceglie di indossare la maglia numero 3. Segna i suoi primi due gol con la nuova maglia nella partita di Europa League vinta contro il Krasnodar per 5-1. Realizza la sua prima rete in Bundesliga nella sconfitta per 2-3 contro lo Schalke 04. Il 19 marzo 2015, durante la gara di ritorno di Europa League contro l'Inter (squadra che aveva già sfidato dopo la stagione a Torino con Juventus) a San Siro, segna il gol del definitivo 2-1 per il Wolfsburg, che convincendo i nerazzurri ad arrendersi permette ai tedeschi di passare il turno dopo il 3-1 dell'andata. Si ripete anche contro il Napoli (altra squadra italiana), sempre in Europa League, segnando il gol della bandiera nella pesante sconfitta interna dei tedeschi (persa 1-4).Contro il Napoli gioca anche il ritorno, però da titolare, ma questa volta il Wolfsburg pareggia 2-2, anche se il risultato non basta per ribaltare l'1-4 dell'andata. Con il Wolfsburg riesce a vincere la Coppa di Germania, ed è la terza stagione consecutiva che vince un trofeo dopo lo Scudetto nel 2013 con la Juve e la Coppa d'Inghilterra nel 2014 con l'Arsenal. Al Wolfsburg conclude la stagione segnando 5 gol (1 in campionato e 4 in Europa League) in 28 sfide stagionali. Il 1º agosto 2015 vince la Supercoppa di Germania, battendo il Bayern Monaco. Nella partita è autore del gol del 1-1 finale, che porta la squadra ai rigori, dove è ancora lui a mettere a segno il rigore decisivo. Il 25 aprile 2016 il Wolfsburg annuncia la rescissione del contratto di Bendtner, inizialmente valido fino a giugno 2017. Nottingham Forest e Rosenborg Il 7 settembre seguente si lega per due stagioni al Nottingham Forest, militante in Championship. Dopo aver trascorso soltanto cinque mesi con la squadra inglese, in cui ha collezionato 17 presenze totali con due reti segnate, il 6 marzo 2017 viene ceduto a titolo definitivo al Rosenborg, con cui firma un contratto triennale. In virtù delle prestazioni conseguite nel campionato 2017, è stato candidato al titolo di miglior giocatore della stagione. Il riconoscimento è andato poi a Tore Reginiussen, mentre Bendtner si è aggiudicato il premio per il gol più bello, segnato ai danni del Molde. Ritorno al Copenaghen e Tårnby FF Nell'ultimo giorno di mercato, il 2 settembre 2019, il Copenaghen lo acquista fino alla fine dell'anno. Il 17 dicembre 2019 arriva l'annuncio che non avrebbe prolungato il suo contratto con la società della capitale danese, lasciando nuovamente il club alla fine del 2019. Dopo essere rimasto svincolato per quasi tutta la stagione, il 25 agosto 2020, il Tårnby FF, squadra della quarta serie danese, annunciato il suo ingaggio per la squadra "M+32 Old Boys", facendo il suo debutto il 9 settembre seguente. Ritiro Il 3 giugno 2021, dopo un lungo periodo da svincolato, annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. Nazionale Distintosi a livello giovanile per le capacità di finalizzatore, esordì in Nazionale maggiore il 16 agosto 2006 con un gol alla Polonia in amichevole. Bendtner con la Nazionale danese a Euro 2012. Autore di una rete al Camerun durante la prima fase dei Mondiali 2010, il 13 giugno 2012 — in occasione del campionato d'Europa — marcò una doppietta al Portogallo non sufficiente ad evitare la sconfitta: la polemica esultanza ai gol segnati, col giocatore che mostrò davanti alle telecamere un paio di mutande recanti lo sponsor Paddy Power, ne comportò una multa di 100 000 € da parte della UEFA essendo contravvenuto alle normative in tema pubblicitario. Seppur squalificato per una gara in ragione del suddetto comportamento, l'attaccante evase la pena finanziaria che venne invece indennizzata dalla stessa società irlandese di scommesse. Ha difeso i colori biancorossi sino al marzo 2018, segnalandosi tra l'altro per una doppietta all'Italia nel corso delle qualificazioni ai Mondiali 2014. Controversie Durante la partita tra Tottenham e Arsenal del 22 gennaio 2008 fu protagonista di una rissa col compagno di squadra Emmanuel Adebayor, riportando una contusione al naso: in seguito alle scuse espresse dal giocatore togolese, la FA non assunse alcun provvedimento. Nel dicembre 2011 fu arrestato assieme a Lee Cattermole, anch'egli giocatore del Sunderland, per aver danneggiato delle automobili a Newcastle upon Tyne. La notte del 3 marzo 2013 incorse nel ritiro della patente di guida, dacché fermato a Copenaghen in stato d'ebbrezza cui s'aggiunse la circolazione in senso vietato: tratto in arresto cautelare, fu poi rilasciato incorrendo comunque in una sospensione di 6 mesi dall'attività internazionale per ordine della DBU. Un anno più tardi, venne multato dall'Arsenal per aver compiuto — sempre in preda all'alcol — atti osceni alla presenza di un tassista nonché per le minacce rivolte a quest'ultimo. Nel settembre 2018 aggredì un altro conducente di taxi, provocandone la frattura della mascella: pur riconducendo unitamente alla fidanzata (Philine Roepstorff) l'alterco ad un tentativo di truffa operato dall'autista, ricevette una condanna a 50 giorni di reclusione per le lesioni cagionate. Sanzionato inoltre con un'ammenda di 1 710 corone, la pena fu successivamente commutata in arresti domiciliari con obbligo di cavigliera elettronica. Palmarès Club Campionato italiano: 1 - Juventus: 2012-2013 Coppa d'Inghilterra: 1 - Arsenal: 2013-2014 Coppa di Germania: 1 - Wolfsburg: 2014-2015 Supercoppa di Germania: 1 - Wolfsburg: 2015 Supercoppa di Norvegia: 2 - Rosenborg: 2017, 2018 Campionato norvegese: 2 - Rosenborg: 2017, 2018 Coppa di Norvegia: 1 - Rosenborg: 2018 Campionato danese: 1 - Copenhagen: 2018-2019 Individuale Introdotto nella Hall of Fame del calcio danese - 2008 Calciatore danese dell'anno (DBU): 1 - 2009 Miglior giocatore della Supercoppa di Germania: 1 - 2015 Capocannoniere dell'Eliteserien: 1 - 2017 (19 gol)
  19. FEDERICO PELUSO Diciotto mesi in bianconero, meteora ma non troppo. Questa è la storia di Federico Peluso, atterrato a Torino nel mercato cosiddetto di riparazione e ripartito nel luglio dell’anno successivo. In mezzo due scudetti e una trentina di partite. Esordisce il giorno della befana del 2013 nella sfortunata partita casalinga persa dalla Juventus contro la Sampdoria. Un mese dopo debutta in Champions League: questa volta è un trionfo, vittoria per 3-0 a Glasgow contro i biancoverdi del Celtic. Conte crede molto in lui, poiché è impiegabile sia come esterno di centrocampo sia come difensore. Ma le sue prestazioni non sono all’altezza della fiducia del mister juventino e i diciotto mesi in bianconero passano quasi inosservati.Di rilevante, un goal al Sassuolo nella roboante vittoria per 4-0 del 15 dicembre 2013. E proprio alla società emiliana è ceduto al termine dello stesso campionato. «Ho trascorso a Torino un anno e mezzo fantastico, da Conte ho imparato tanto. Però volevo rimettermi in gioco e avere maggiore continuità. Sassuolo credo sia la piazza giusta per tutto questo. Ringrazio la Juve e Conte per quanto mi hanno dato». Queste le ultime parole dell’avventura juventina di Federico.ENRICO ZAMBRUNO, “HURRA JUVENTUS” MARZO 2013Sta vivendo un sogno, Federico Peluso. Una centrifuga di emozioni, una dopo l’altra, con una data di partenza ben precisa: primo gennaio 2013. Si stava allenando a Zingonia, campo dell’Atalanta, ma a un tratto succede qualcosa. «Viene da me Colantuono e mi dice: l’accordo è stato raggiunto, vai alla Juve. Io naturalmente sapevo di questa possibilità, però la notizia ufficiale mi è arrivata mentre stavo correndo, il primo giorno dell’anno. Che emozione. Approdare qui non è stato facile, il mio percorso è stato molto lungo, sono partito dalla Serie C2. È inevitabile guardarsi un po’ indietro, ricordare quale è stata la trafila, ricordando i vari passaggi. La Juve è il sogno di tutti i bambini. Ed io l’ho coronato».Ventinove anni compiuti lo scorso 20 gennaio, sposato con Sara da quattro, Federico ha due bambini: Viola e Michele. E così, appena saputa la notizia del trasferimento sotto la Mole, via con i bagagli verso Torino. Ad aspettarlo uno dei club più famosi del mondo, che deve confermarsi in Italia e vuole dire la sua anche in Europa. «All’inizio ero un po’ spaventato, ma è normale. Questa è la Juve, mica una squadra qualsiasi. Ma nel momento in cui sono entrato per la prima volta dentro lo spogliatoio, ho subito capito che questo è un club speciale con un ambiente altrettanto speciale. Ho trovato un gruppo fantastico, fatto di compagni molto umili e con una voglia di vincere e migliorarsi giorno dopo giorno. A partire da Buffon e Pirlo, che in carriera hanno vinto praticamente tutto. Sono sempre i primi a tirare il gruppo».Dalla firma all’esordio: tutto è successo in pochi giorni. Già, perché il 6 gennaio Peluso era già titolare nella sfida interna contro la Sampdoria. E il 12 febbraio era tra gli undici che sono scesi in campo al Celtic Park di Glasgow, nell’andata degli ottavi di finale di Champions League. «Ero più teso con la Sampdoria. Con i blucerchiati ero arrivato da pochi giorni, era la prima volta che indossavo questa maglia. Una giornata da ricordare per me, anche se alla fine il risultato non ci ha premiati. Con il Celtic è stato diverso, ero più tranquillo. Sentire la musichetta della Champions è stato un sogno, anche se l’ho solo percepita: c’era talmente tanto boato da parte del pubblico che l’ho sentita in lontananza».A Bergamo, con l’Atalanta, ha giocato le quattro stagioni decisive per la sua carriera. È stata una progressione continua, un salto di qualità dietro l’altro. «Devo ringraziare società, allenatore e compagni, mi hanno dato tantissimo. Alla Juve naturalmente è diverso, cambiano gli obiettivi, si gioca per vincere lo scudetto. Dove possiamo arrivare? Vincere in Italia, prima di tutto. Non dobbiamo mai mollare: appena succede, paghiamo le conseguenze e diventiamo vulnerabili. In Champions League è giusto vivere giorno dopo giorno. Se giochiamo da Juve, come a Glasgow, possiamo arrivare lontano».Federico si è integrato bene nella squadra anche grazie alla sua duttilità difensiva. «Centrale di difesa oppure esterno a centrocampo nel 3-5-2, per me non fa differenza. Cerco di migliorarmi in entrambi i ruoli, sono un giocatore duttile. Non ne scelgo uno in particolare. Me li tengo stretti entrambi, mi permettono di giocare di più».Gioca tanto perché Conte nutre una grande stima per lui. L’aveva conosciuto e allenato a Bergamo, l’ha voluto fortemente a gennaio. «È uno degli allenatori più importanti della mia carriera. All’Atalanta è stato uno dei primi che ha creduto in me. E ora mi ha voluto qui. L’altro mister molto importante è stato Colantuono. Con lui sono diventato più continuo, mi ha dato fiducia».D’altronde la storia (passata e recente) ha sempre visto transitare molti giocatori nell’autostrada Bergamo-Torino. Nel gennaio del 2012 sbarcò in Piemonte Simone Padoin, ora è toccato a Peluso. «C’erano già delle voci alla fine della scorsa stagione, ma poi non se ne fece nulla. Ricordo che nell’ultima partita dello scorso campionato, quella della festa scudetto allo Juventus Stadium, Simone mi parlò benissimo del gruppo e dell’ambiente. Lui mi ha dato una grossa mano a integrarmi, lo voglio ringraziare».Padoin, dopo pochi mesi, ha messo in bacheca scudetto e Supercoppa Italiana. «Anch'io vorrei vincere qualcosa di importante. Nello sport se non vinci, non vieni ricordato. Io per adesso sono fermo a un campionato di Serie B. E mi piacerebbe anche rimanere nel giro della Nazionale».Sì, perché ci sono anche gli azzurri. A Modena, lo scorso 11 settembre contro Malta, ha segnato anche il suo primo goal. «Già è un’emozione indossare quella maglia, figuriamoci fare goal. Quella serata è una bella storia da raccontare».Ma cosa fa Federico Peluso lontano dal rettangolo verde? «Prima di tutto c’è la famiglia. Appena ho un po’ di tempo libero lo trascorro con Sara e i miei figli. Mi piace molto passeggiare in città, Torino già la conoscevo, perché qui ho amici e anche alcuni parenti di mia moglie. Abitiamo in centro, non abbiamo fatto fatica a integrarci».Appassionato di gelato, apprezza la musica italiana e il cinema. «Ascolto Jovanotti e Vasco, ma in generale tutta la musica. Al cinema non ci vado spesso, con i bambini piccoli le abitudini cambiano. Comunque il migliore rimane AI Pacino ne “Il Padrino”, uno dei film più belli di sempre».E poi c’è lo sport. Tanto sport, da sempre. «A sei anni ho cominciato a giocare a calcio, ma in contemporanea facevo anche nuoto. Ho giocato a basket con gli amici e, a breve, mi piacerebbe imparare a tenere in mano una racchetta».A tre cose Federico non sa rinunciare: tecnologia, viaggi e la buona cucina di Sara. «Il viaggio più bello è stato a Cuba, eravamo in otto amici; due di loro, purtroppo, ora non ci sono più. In futuro vorrei andare a New York. La cucina? Mia moglie è bravissima, sul pesce è la numero uno. Io? Faccio un po’ di fatica, meglio lasciare i fornelli ad altri». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2014/11/federico-peluso.html
  20. FEDERICO PELUSO https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Peluso Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 20.01.1984 Ruolo: Difensore Altezza: 188 cm Peso: 82 kg Nazionale Italiano Soprannome: U Pelu Alla Juventus dal 2013 al 2014 Esordio: 06.01.2013 - Serie A - Juventus-Sampdoria 1-2 Ultima partita: 05.05.2014 - Serie A - Juventus-Atalanta 1-0 31 presenze - 2 reti 2 scudetti 1 supercoppa italiana Federico Peluso (Roma, 20 gennaio 1984) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, attuale collaboratore tecnico del Monza. Federico Peluso Peluso con l'Atalanta nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 188 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra Monza Coll. Tecnico Termine carriera 6 settembre 2022 Carriera Giovanili 1998-2001 Lazio Squadre di club 2001-2004 Pro Vercelli 43 (1) 2004-2006 Ternana 66 (1) 2006-2009 AlbinoLeffe 57 (4) 2009-2013 Atalanta 111 (4) 2013-2014 Juventus 31 (2) 2014-2022 Sassuolo 175 (4) Nazionale 2005 Italia U-23 3 (0) 2012 Italia 3 (1) Carriera da allenatore 2022- Monza Coll. Tecn. Caratteristiche tecniche Terzino sinistro, ricopriva anche il ruolo di difensore centrale. Carriera Club Gli inizi: Pro Vercelli, Ternana e Albinoleffe Cresciuto nella scuola calcio della A.S.D. Petriana di Roma, passa nelle giovanili della Lazio, e nel 2001 viene lasciato libero dalla società capitolina per trasferirsi poi alla Pro Vercelli, società di Serie C2, dove disputa tre stagioni. Nella sessione estiva del mercato 2004 viene acquistato dalla Ternana, società di Serie B, dove disputa due stagioni. Nella sessione estiva del mercato 2006 viene acquistato dall'AlbinoLeffe, società di Serie B, dove disputa altre due stagioni, mettendosi in evidenza sfiorando di un soffio la promozione in Serie A. Nella stagione successiva, a causa di dissidi di natura economica con la società seriana, viene inizialmente messo fuori rosa e, nel corso della sessione invernale del mercato, ceduto all'Atalanta in cambio della comproprietà di Karamoko Cissé. Questo scambio rappresenta il primo storico trasferimento di un calciatore dai seriani alla principale società bergamasca. Atalanta L'8 marzo 2009 debutta in Serie A partendo da titolare nell'incontro Milan-Atalanta 3-0, disputato allo stadio San Siro di Milano. Nel corso della stagione raccoglie otto presenze, offrendo buone prestazioni sia come difensore centrale che come terzino sinistro. Nella stagione successiva, il 25 ottobre 2009 segna il primo gol nella massima serie nel corso dell'incontro Atalanta-Parma, disputato allo stadio Atleti Azzurri d'Italia di Bergamo, fissando il risultato sul 3-1 finale. Nella partita di campionato valida per fini di salvezza contro il Bologna, dopo un'azione degli emiliani, fa autogol a porta vuota dopo la respinta di un tiro da parte di Andrea Consigli. L'autogol fisserà il punteggio sull'1-1, e si rivelerà decisivo per la retrocessione dei lombardi in Serie B. La stagione successiva è quella del riscatto, infatti il giocatore sfodera buone prestazioni venendo impiegato costantemente dal neo tecnico orobico Colantuono che lo impiega sia come terzino sinistro che come difensore centrale. Il 2 marzo 2011, nel big-match contro il Torino, realizza il suo secondo gol con la maglia dell'Atalanta (la partita finirà 2 a 1 per i nerazzurri). Conclude la stagione con 35 presenze (33 in campionato e 2 in Coppa Italia) e con la vittoria del campionato cadetto. È stato inserito nella squadra dei Top 11 del campionato di Serie B 2010-2011. L'anno seguente rimane nella squadra bergamasca in Serie A, disputando 33 partite e segnando anche un gol il 21 dicembre 2011 nella partita vinta per 4-1 contro il Cesena. Nella stagione 2012-2013 scende invece in campo in 13 occasioni, segnando anche il gol del momentaneo 2-0 nella partita vinta per 2-1 contro il Parma. Juventus Il 3 gennaio 2013 passa alla Juventus in prestito con diritto di riscatto. Il 6 gennaio, alla prima occasione, fa il suo esordio con la maglia bianconera, nella partita casalinga persa per 2-1 contro la Sampdoria. Il 22 gennaio 2013 segna la prima rete in bianconero, portando momentaneamente in vantaggio la Juventus nella semifinale di andata di Coppa Italia contro la Lazio, terminata 1-1. Il 12 febbraio successivo fa il suo esordio in Champions League nella trasferta vittoriosa di Glasgow contro il Celtic (0-3), in cui fornisce l'assist per la rete di Alessandro Matri, che apre le marcature. Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria interna sul Palermo per 1-0, vince – con tre giornate d'anticipo – il primo scudetto in carriera. Il 17 giugno successivo viene riscattato interamente dalla Juventus per 4,8 milioni di euro. Il 15 dicembre 2013 segna la prima rete in campionato con la maglia bianconera in una partita vinta dalla Juventus per 4-0 contro il Sassuolo, con un colpo di testa all'incrocio dei pali valevole per il momentaneo 2-0. Nella seconda parte della stagione subisce un infortunio che lo tiene lontano dai campi per un po' di tempo. Ritorna a disposizione nella partita di ritorno dei quarti di finale dell'Europa League contro il Lione, senza tuttavia scendere in campo. Sassuolo e ritiro Il 3 luglio 2014 la Juventus comunica la cessione al Sassuolo per un importo di 4,5 milioni di euro pagabili in tre anni. Il 31 agosto gioca da titolare la prima partita di campionato pareggiata 1-1 in casa contro il Cagliari di Zeman. Il 24 aprile 2016 sigla il primo gol in nero-verde nella trasferta vinta 1-3 ai danni del Torino, tornando a segnare dopo più di due anni. Più di un anno dopo, il 30 aprile 2017, segna il suo secondo gol in neroverde, nella vittoria dei neroverdi per 3-1 contro l'Empoli. Segna il suo terzo gol il 19 novembre dello stesso anno, decidendo al 94' l'incontro con il Benevento vinto per 2-1. Dopo aver visto diminuire progressivamente il proprio contributo sul campo nel corso delle stagioni con gli emiliani, Peluso ha definitivamente salutato il Sassuolo al termine della stagione 2021-2022, dopo aver collezionato un totale di 192 presenze in maglia neroverde. Rimasto svincolato per un breve periodo, il 6 settembre 2022 decide di ritirarsi dal calcio giocato. Nazionale Nel 2005 ha partecipato ai Giochi del Mediterraneo con la Nazionale Under-23. Il 10 agosto 2012 viene convocato per la prima volta in Nazionale maggiore dal ct Cesare Prandelli in occasione dell'amichevole contro l'Inghilterra del 15 agosto a Berna, nella quale fa il suo debutto ufficiale in azzurro. Il 7 settembre dello stesso anno è alla seconda presenza in azzurro, subentrando dalla panchina nella partita valida per le qualificazioni ai Mondiali del 2014 e pareggiata per 2-2 contro la Bulgaria. L'11 settembre 2012 segna il suo primo gol in nazionale contro la nazionale maltese, con un colpo di testa nei minuti finali, fissando il risultato sul 2-0. Allenatore Gli inizi Il 17 ottobre 2022, dopo essere diventato commentatore tecnico delle partite di Serie A su DAZN, entra a fare parte dello staff di Raffaele Palladino al Monza. Nell’estate del 2023 consegue la licenza UEFA A che assicura l’abilitazione per condurre tutte le formazioni giovanili, comprese le squadre Primavera, e le prime squadre fino alla Lega Pro inclusa, nonché al tesseramento come allenatore in seconda in Serie A e in Serie B. Palmarès Club Campionato italiano di Serie B: 1 - Atalanta: 2010-2011 Campionato italiano: 2 - Juventus: 2012-2013, 2013-2014 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2013
  21. LUCIO «La Juventus e il difensore brasiliano hanno raggiunto un accordo per la rescissione consensuale del contratto del giocatore. Arrivato quest’estate a parametro zero, in questi mesi Lúcio ha collezionato quattro presenze ufficiali con la Juventus: una in campionato, due in Champions League e una nella Supercoppa Italiana vinta a Pechino». Con questo comunicato ufficiale apparso sul sito della Juventus, termina la brevissima esperienza bianconera di Lucimar Ferreira da Silva, più noto come Lúcio.Nato a Brasilia l’8 maggio 1978, può essere definito come un brasiliano europeo. Gioca nelle squadre del vecchio continente da più di un decennio. Esattamente dal 2000, quando il Bayer Leverkusen lo acquista dall’International di Porto Alegre. In Germania disputa ben nove stagioni, le prime quattro a Leverkusen, dove gioca anche una finale di Champions League nel 2002 (persa contro il Real Madrid), e le altre cinque con il Bayern Monaco. Tra le fila dei bavaresi si conferma come difensore di grande spessore vincendo tre Bundesliga, tre coppe di Germania e due Coppa di Lega.Una fama di vincente ribadita al suo arrivo in Italia. L’Inter lo ingaggia nel 2009 e prende parte alla conquista di uno scudetto, una Champions League, un Mondiale per Club, due Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Senza dimenticare i trionfi con la Nazionale brasiliana, con la quale può vantare il titolo di Campione del Mondo del 2002 in Corea e Giappone e le edizioni 2005 e 2009 della Confederation Cup.Le sue parole alla conferenza stampa di presentazione in bianconero: «Sono molto contento di essere qui. A me piace la verità, in ogni ambito della vita. Quando a fine campionato la Juventus si è fatta avanti mi ha fatto sentire subito importante. È stata l’unica squadra che è venuta a parlarmi in maniera concreta, con convinzione. Oltretutto qui c’è un grande progetto e una grande squadra. E per uno come me, che vuole restare sempre al top, la Juve è il massimo. La scorsa stagione, quando ho deciso di andar via, l’Inter non ha opposto alcuna resistenza. Io credo che la società neroazzurra abbia sbagliato a lasciarmi partire. Ho sempre dato il massimo in ogni occasione. Ora sono qui e sono contento: è una scelta importante per la mia carriera. Se dovessi fare goal all’Inter, esulterei. Ora la mia squadra è la Juve». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/12/lucio.html
  22. LUCIO https://it.wikipedia.org/wiki/Lucimar_Ferreira_da_Silva Nazione: Brasile Luogo di nascita: Planaltina Data di nascita: 08.05.1978 Ruolo: Difensore Altezza: 188 cm Peso: 84 kg Nazionale Brasiliano Soprannome: O Cavalo (Il Cavallo) Alla Juventus nel 2012 Esordio: 11.08.2012 - Supercoppa Italiana - Juventus-Napoli 4-2 Ultima partita: 07.11.2012 - Champions League - Juventus-Nordsjaelland 4-0 4 presenze - 0 reti 1 supercoppa italiana Campione del mondo 2002 con la nazionale brasiliana Confederations Cup 2005 e 2009 con la nazionale brasiliana Lucimar Da Silva Ferreira, noto come Lúcio (Planaltina, 8 maggio 1978), è un ex calciatore brasiliano, di ruolo difensore. Con la nazionale brasiliana ha vinto il Campionato mondiale di calcio 2002. È ritenuto uno dei migliori difensori della sua generazione. Lúcio Lúcio nel 2013 Nazionalità Brasile Altezza 188 cm Peso 84 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 29 gennaio 2020 - giocatore Carriera Squadre di club 1997-2000 Internacional 49 (1) 2000-2004 Bayer Leverkusen 92 (15) 2004-2009 Bayern Monaco 144 (7) 2009-2012 Inter 96 (3) 2012 Juventus 4 (0) 2012-2014 San Paolo 10 (1) 2014-2015 Palmeiras 25 (2) 2015-2016 FC Goa 16 (0) 2017-2018 Gama 7 (0) 2018-2019 Brasiliense 17 (1) Nazionale 2000-2011 Brasile 107 (5) Palmarès Mondiali di calcio Oro Corea del Sud-Giappone 2002 Confederations Cup Oro Germania 2005 Oro Sud Africa 2009 Biografia È sposato con Dione e ha tre figli, Victoria, João Victor e Valentina. Appartiene a una confessione evangelica. Caratteristiche tecniche Soprannominato O Cavalo (in lingua italiana "Il cavallo") per via della notevole stazza, è un difensore centrale roccioso e molto abile di testa, che fa dello stacco perentorio e della potenza fisica le sue armi migliori; è inoltre dotato di una grande abilità nelle chiusure, nei contrasti, nei recuperi difensivi e negli uno contro uno. Abile nei lanci e nelle discese palla al piede talvolta è stato impiegato anche come centrocampista davanti alla difesa. Carriera Club Lúcio in azione con la maglia dell'Inter nel 2010 Nell'estate del 2000 il Bayer Leverkusen lo preleva dall'Internacional di Porto Alegre. Nella squadra tedesca resta per 4 anni disputando anche una finale di Champions League nel 2002, persa contro il Real Madrid, in cui ha segnato il gol del momentaneo pareggio. In totale disputa 122 partite ufficiali condite da 21 reti. Le ottime prestazioni gli valgono la chiamata del Bayern Monaco, con cui disputa in totale 218 partite e 12 reti dal 2004 al 2009. Con la formazione tedesca vince 3 campionati e 3 coppe di Germania. Per la stagione 2009-2010 è ingaggiato dall'Inter per 5,3 milioni di euro. Segna la sua prima rete italiana contro il Napoli di testa su un calcio d'angolo, nella gara poi finita 3-1 per l'Inter. In Coppa Italia, realizza la rete del momentaneo pareggio nella partita contro la Juventus (finirà 2-1 per i nerazzurri). Il 16 maggio vince il secondo trofeo (dopo la Coppa Italia vinta contro la Roma) con la maglia dell'Inter, conquistando lo scudetto all'ultima giornata; sei giorni dopo la squadra si aggiudica anche la Champions League nella finale contro il Bayern Monaco, sua ex squadra. La stagione successiva si apre con la conquista della Supercoppa italiana ai danni della Roma. Nel dicembre 2010 festeggia il trionfo nel Mondiale per club. Il 29 maggio 2011 vince la sua seconda Coppa Italia battendo in finale il Palermo. Il 24 settembre seguente festeggia con un gol in trasferta contro il Bologna (1-3) la sua presenza numero 100 con la maglia nerazzurra. Il 18 ottobre gioca la sua partita numero 500 in carriera con i club in occasione di Lille-Inter 0-1 di Champions League. Il 29 giugno 2012 l'Inter comunica la risoluzione consensuale del contratto con il giocatore, che nella stessa estate si trasferisce alla Juventus. Fa il suo esordio con la maglia bianconera l'11 agosto seguente, nel vittorioso match di Supercoppa a Pechino contro il Napoli. Il rendimento del brasiliano a Torino si rivela tuttavia inferiore alle aspettative, sicché già il 17 dicembre 2012 la società annuncia la rescissione consensuale del contratto con il giocatore, che chiude la sua esperienza in bianconero con sole 4 presenze all'attivo. Il giorno dopo si accasa al San Paolo; il 2 gennaio 2014 rescinde consensualmente il contratto con un anno di anticipo. Dopo la rescissione con il San Paolo, firma un contratto annuale con il Palmeiras, svincolandosi nel marzo del 2015. Nell'estate dello stesso anno è ingaggiato dal Football Club Goa, club indiano allenato da Zico. Nell'estate 2018 firma con il Brasilense. Il 29 Gennaio 2020, all'età di 41 anni, annuncia ufficialmente il suo ritiro dal calcio giocato. Nazionale Nel 2000 partecipò con la nazionale olimpica brasiliana ai Giochi olimpici tenutisi a Sydney. Nel medesimo anno esordì in nazionale maggiore. Due anni dopo fu il centrale di difesa titolare del Brasile che vinse il campionato del mondo in Corea del Sud e Giappone: in quella rassegna il commissario tecnico Felipe Scolari lo tenne sempre in campo, insieme ai soli Marcos e Cafu, facendogli disputare per intero tutte e sette le partite (630 minuti). Ha giocato da titolare anche il campionato del mondo 2006, fino ai quarti di finale, quando il Brasile è stato sconfitto ed eliminato dalla Francia. Nell'agosto 2006 è stato insignito della fascia di capitano dal neo CT Dunga. Con la Nazionale maggiore ha disputato le edizioni 2001, 2003, 2005 e 2009 della Confederations Cup, vincendo la coppa nel 2005 e nel 2009, edizione in cui inoltre ha segnato il gol del 3-2 finale contro gli Stati Uniti. Palmarès Lúcio e il Presidente Lula con la Confederations Cup vinta nel 2009 in Sud Africa Club Competizioni nazionali Coppa di Lega tedesca: 2 - Bayern Monaco: 2004, 2007 Campionato tedesco: 3 - Bayern Monaco: 2004-2005, 2005-2006, 2007-2008 Coppa di Germania: 3 - Bayern Monaco: 2004-2005, 2005-2006, 2007-2008 Campionato italiano: 1 - Inter: 2009-2010 Coppa Italia: 2 - Inter: 2009-2010, 2010-2011 Supercoppa italiana: 2 - Inter: 2010 - Juventus: 2012 Competizioni Internazionali UEFA Champions League: 1 - Inter: 2009-2010 Coppa del mondo per club: 1 - Inter: 2010 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Corea del Sud-Giappone 2002 Confederations Cup: 2 - Germania 2005, Sud Africa 2009 Individuale FIFPro World XI: 1 - 2010
  23. STEPHAN LICHTSTEINER “È in arrivo il treno direttissimo proveniente da Roma! Allontanarsi dalla riga gialla!”. No, non stiamo parlando di un passeggero, ma del treno stesso. E, più precisamente, del pendolino svizzero che per 7 lunghi anni ha solcato la fascia destra della formazione juventina. Stephan Lichtsteiner è il suo nome: 258 partite, 15 gol, 7 scudetti, 4 Coppe Italia, 3 Supercoppe italiane e 2 finali di Coppa dei Campioni il suo tabellino. GIANCARLO LIVIANO D’ARCANGELO, JUVENTIBUS.COM DEL 1 GIUGNO 2018 C’è un corridoio nella zona centrale del campo, venti, trenta metri liberi, e Andrea Pirlo – ma non era lento, finito, bollito, logoro? – avanza a testa alta. Non è Achille piè veloce ma ha buon ritmo, e sulle brevi distanze correre con la palla tra i piedi o senza per lui è uguale. È uno strappo il suo, improvviso, e il primo avversario in maglia gialla fa opposizione poco prima della lunetta d’area di rigore, tagliando verso il centro dalla trequarti destra. Pirlo ha la palla sul destro magico, finge di portarla sul sinistro per tirare, poi sterza, una finta surplace, improvvisa e di repertorio. Non è semplice agilità, è tutta testa, immaginazione. Prima che qualsiasi altro osservatore, in campo, a casa, o sugli spalti possa lontanamente intuirlo, il gelido visionario del prato verde ha già la sua rivelazione. Sa che alle sue spalle, dalla linea laterale destra, c’è un uomo che corre, perché quell’uomo non fa molto altro: corre sempre, soprattutto corre; prima dubbioso, attendista, poi a un tratto più forte, a una frequenza sempre maggiore, con le cosce dure e glabre che mulinano come un tornado. L’uomo che corre sempre è Stephan Lichtsteiner. Ai campi verdi è abituato sin dall’infanzia vissuta sui prati di Adligenswil, villaggio appartenuto agli Asburgo, ed è asburgico in tutti i sensi Stephan, asburgico quando cerca l’area su precisi ordini, soldatesco e ligio agli schemi, dunque asburgico ancora una volta, quando presidia lo spazio. Pirlo ha una visione periferica degna di un radar aerospaziale, e coi piedi di fata disegna una perfetta bisettrice, palombella e palla in area, dietro la linea difensiva avversaria e sul piede destro dell’uomo che corre dalle retrovie. Stephan alza stende il piede destro in allungo. Lo protende in distensione. Non è uno stop lieve da fantasista, proprio no, ma il controllo gli riesce a seguire, e sull’estremo già in volo planare è un dribbling secco. Palla comoda, sul sinistro, solo da spingere in rete. Licht esegue e dall’alto è boato, l’arena esplode, poi si abbandona a una corsa selvaggia, adrenalinica, un destriero sul campo di battaglia. Un compagno, in inseguimento gioioso, lo placca e lo abbatte: è sempre Pirlo, in un attacco raro di riso e felicità non controllata, e col senno di poi, rivedendo tutto oggi, è chiaro che non è solo un gol quello che si festeggia. C’è dell’altro. C’è una macchinazione in corso, lo schema provato nei giorni tesi prima dell’esordio, in allenamento (quando tutto riesce fin troppo facile) è stato letale anche in gara, e si tratta di un segno preciso. C’è un presagio che si nasconde nella trama dell’evento che è appena avvenuto: qualcos’altro che pulsa in simultaneo con le esultanze in campo e le bandiere che sventolano, qualcos’altro che invisibile ed è in divenire. Nessuno allora poteva immaginarlo, ma il big bang, l’attimo in cui nuova vita si crea, è appena avvenuto. È appena nato un mito, la Juventus dei record, e il primo coito è quello di un insospettabile, uno dei quattro eptacampioni. La squadra invitta prende forma sulle fondamenta di quell’azione indimenticabile, il primo gol ufficiale bianconero segnato allo Juventus Stadium, e a gonfiare la rete è stato soldato Stephan. Pirlo e Lichtsteiner sono due nuovi acquisti. Il regista è stato abbandonato dal Milan, che lo percepisce a fine carriera, lo stantuffo è strappato alla Lazio per 10 milioni di euro, una cifra cospicua solo 7 anni fa, specie per un difensore. In biancoceleste lo svizzero ha fatto bene, tre stagioni piene, 100 presenze e 3 gol in campionato, non una tecnica da titolarità nel Brasile di Pelé, ma applicazione, polmoni poderosi, corsa lenta e falcata veloce, indietro e in avanti, in diagonale e all’impazzata, se serve recuperare. E poi un carattere indomito, gemellare, riottoso e tarantolato in campo quanto ligio e meticoloso fuori. Chi lo ha voluto è tarantolato come lui, e il feeling è immediato. Antonio Conte capisce che Lichtsteiner è un fedelissimo, soldato incrollabile, e per di più si può indottrinare. È maturo, ma migliora. Il suo generale lo adora, e per tre stagioni lo svizzero è intoccabile. Arrivano anche i gol, non tantissimi, ma sempre molto simili. Se non è Pirlo ad accentrarsi, sterzare, vedere le sue gote rosa da Heidi in furibondo avvicinamento all’area piccola e servirlo (come a Bergamo sempre nel 2011-2012 in un gol fotocopia a quello del big bang), allora è Vucinić, un uomo sull’estrema sinistra che cambia gioco, oppure Pogba. Ma la costante è il taglio di Licht, improvviso e al tempo stesso codificato, è una questione di fulmineità. Le conclusioni non sono sempre irreprensibili ma efficaci, e poi gol a parte l’apporto di Lichtsteiner è multidisciplinare: attacco, difesa, dominio della fascia (quando non incontra, e succede di rado, gente più tecnica e veloce), un certo carisma irascibile votato alla protesta plateale che porta gialli in quantità e qualche rosso di tanto in tanto. Licht è quasi sempre più che positivo, incarna lo spirito Juventus (non solo il classico e ufficiale vincere è l’unica cosa che conta, ma soprattutto l’ufficioso lavoriamo come una squadra operaia, umili e in silenzio), sbaglia di rado. ENRICO ZAMBRUNO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL GENNAIO 2013 Nella Juve che lotta, segna, diverte, crea spettacolo e non molla mai, lui è sempre in prima fila. Vincere è una priorità, per Stephan Lichtsteiner. Uno che si esalta nei momenti più difficili, come solo i grandi sportivi sanno fare. Allo svizzero piace ruggire, correre, colpire e stupire: non è un caso che, nel giro di un anno e mezzo, sia già entrato nel cuore dei tifosi. ➖ Stephan, cosa si aspetta dal 2013? «In Italia vogliamo riconfermarci campioni, anche se le rivali sono tante. Inter, Napoli, Lazio, Roma e Milan, bisogna stare attenti a tutte. In Champions League sognare non costa nulla, quindi è giusto crederci fino alla fine. Serve anche un po’ di fortuna per andare avanti, vedi il Chelsea la scorsa primavera. Il cammino fatto fino ad ora è stato molto importante, anche perché siamo finiti nel secondo girone più difficile dietro a quello del Real Madrid. L’unico rammarico è il pareggio di Copenaghen: in futuro non deve più succedere. Siamo la Juventus, il Nordsjaelland lo dobbiamo battere». ➖ Che anno è stato il 2012? «Un anno bellissimo. Abbiamo vinto lo scudetto e la Supercoppa Italiana, giocando un grande calcio. Il club vuole da noi giocatori i risultati, qui bisogna vincere: ci siamo riusciti e vogliamo andare avanti su questa strada». ➖ L’immagine simbolo dell’anno appena passato? «La foto di gruppo con la Coppa dello scudetto a Torino, dopo Juventus-Atalanta del 13 maggio. Poi scelgo quella della Supercoppa a Pechino, altra grande gioia. Le soddisfazioni personali, e ce ne sono state tante per fortuna, vengono dopo. In prima fila c’è sempre la squadra: abbiamo condiviso momenti splendidi insieme. Il gruppo viene prima di tutto». ➖ Come giudica questo periodo della sua carriera? «In questo momento state vedendo il Lichtsteiner migliore. Gioco in una delle squadre più forti del mondo, che pratica un calcio internazionale e molto armonioso. Anche in passato, in altre squadre, ho fatto bene. Ma adesso sono migliorato: nel 2012, ad esempio, il salto di qualità maggiore l’ho fatto negli ultimi 20 metri, smarcandomi con movimenti da attaccante. Posso ancora fare dei progressi, naturalmente, ma il dato di fatto è che sono più preciso e determinato vicino alla porta avversaria». ➖ Le sue migliori partite? «In casa contro il Chelsea e alla Donbass Arena contro lo Shakhtar Donetsk». ➖ Lei è subito entrato nella storia di questa società. La prima rete allo Juventus Stadium è sua, così come la prima di questa stagione. Che rapporto ha con il gol? «Sto migliorando sotto porta. Da quando sono a Torino ne ho fatti quattro, diversi tra loro. In questa stagione sto giocando più alto, sento più la porta. Il gol più bello è sempre quello che ha “inaugurato” lo stadio. A seguire metto quello di Palermo, dove Vucinić mi ha dato una grande palla, quello di Bergamo in casa dell’Atalanta e infine quello di questa stagione nella prima contro il Parma». ➖ Facciamo un passo indietro all’estate del 2011. Arriva alla Juve e trova Antonio Conte: che allenatore è? «Un vincente. Prima di approdare alla Juventus ho parlato a lungo con il mister, ho scelto questo club anche per lui. Ero sicuro del progetto e della sua voglia di far tornare grande questa società. È uno che non molla mai. Anche quando sei avanti in classifica, ti dice che non abbiamo fatto ancora niente. Ti sprona sempre a dare il massimo. Non ti fa mai mancare la terra sotto i piedi. Questi sono gli aspetti che fanno vincere una squadra. Video, palestra e tattica: questi invece sono i suoi segreti. E il dialogo. Mi dà tanti consigli, senza tralasciare nessun dettaglio». ➖ È il miglior allenatore che ha avuto nella sua carriera? «Sì, ed è anche il più preparato. Insieme a lui metto sullo stesso piano Ottmar Hitzfeld, attuale Commissario Tecnico della Svizzera, uno che in carriera ha vinto praticamente tutto con i club». ➖ A proposito di Svizzera: che squadra è quella attuale? «La più forte di sempre, stando a quello che dicono. Infatti nelle ultime quattro grandi manifestazioni ci siamo sempre stati, non abbiamo partecipato solo agli Europei del 2012. Abbiamo un’ottima squadra, anche se ancora un po’ limitata, non troppo ampia come rosa. Ora siamo concentrati sulla qualificazione per i Mondiali del Brasile. Sono fiducioso». ➖ Poco tempo fa ha conosciuto un altro derby italiano, contro il Torino, dopo aver vissuto quello di Roma. Differenze? «Tantissime. Sono sincero: questo derby non l’ho sentito per niente. A Roma invece vale un intero campionato». ➖ Cosa le piace di Torino? «Molte cose. La città nella sua bellezza, prima di tutto. È tranquilla e perfetta per una famiglia. Apprezzo molto la cortesia della gente. Come a Roma si parla di calcio ovunque, ma questo è nel Dna degli italiani ed è bello. Io e la mia famiglia abbiamo le nostre abitudini: il sushi take away del giovedì sera, le passeggiate in centro e qualche concerto. L’ultimo? Quello di Laura Pausini. Adoro la musica italiana, da poco ho comprato l’album di Gianna Nannini». ➖ Con quale compagno ha legato di più? «Con tutto lo spogliatoio, stiamo bene insieme. Nella passata stagione soprattutto con Alex Manninger, dato che entrambi parliamo tedesco. Lo sento spesso, è un amico. In questa ho instaurato un ottimo rapporto con Paul Pogba». ➖ Che giocatore è il francese? «Io non ho mai visto un ragazzo di 19 anni così completo. È un fenomeno. Diventerà, nel giro di poco tempo, uno dei centrocampisti più forti del mondo. Oggi gli manca solo un po’ di esperienza, che acquisirà con il passare del tempo». ➖ Il più simpatico del gruppo? «Simone Pepe. Nello spogliatoio è quello che fa più battute. Gli faccio un grande in bocca al lupo, spero di vederlo presto in campo». ➖ Pirlo avrebbe meritato il Pallone d’Oro? «Sì, senza ombra di dubbio. Tecnicamente è un fenomeno, ha un’intelligenza calcistica incredibile. Un punto di riferimento per tutti noi. Il Pallone d’Oro è un premio difficile da assegnare, in lizza anche questa volta ci sono giocatori del calibro di Messi, Ronaldo, Xavi e Iniesta, giusto per citarne solo una parte. Andrea però è davvero una grande giocatore. Per me, unico». GIANCARLO LIVIANO D’ARCANGELO, JUVENTIBUS.COM DEL 1 GIUGNO 2018 (parte seconda) La partita capolavoro nel triennio di Conte è la finale di Supercoppa Italiana del 18 agosto 2013, Juventus padrona all’Olimpico contro la Lazio, 4-0 roboante e subitaneo, e Licht contro la sua ex squadra regala due assist, uno sporco a Pogba e uno su una straordinaria ripartenza in verticale come non se vedono da un po’, fuga spazzaneve sulla fascia e passaggio facile di piattone addirittura a Chiellini esondato in un box to box memorabile. Poi addirittura un gol alla Weah, penetrazione centrale, uno-due con tanto di passaggio di ritorno in tacco no look, Licht dentro come lama nel burro fuso e tocco nell’angolino stile calcetto, quasi di fino, come avrebbe fatto al suo posto il più lezioso degli amateur di Copacabana. Intanto, tra discese furibonde, recuperi, proteste, tanti assist e non pochi cross perfettamente centrati sull’opponente, ogni anno Lichtsteiner vince, e un po’ invecchia. Va via Conte e arriva Allegri e il ruolo di Stephan non cambia, 49 presenze stagionali, un double e la finale di Berlino dove pascola un po’ a vuoto sul gol di Rakitic e non gioca neanche un po’ alla Torricelli. L’anno dopo supera di slancio anche un problema di aritmia al cuore che lo coglie in una gara interna, pessima, col Frosinone. Un mese ed è di nuovo in campo, 32enne e senza troppi rivali. Isla sembra un passante trovato per caso sul lungo Po’ a fare footing, corsa e buona resistenza senza aver mai visto prima un pallone, e Caceres è più un gran bel jolly, terzino o centrale con indifferenza, ma ha caratteristiche troppo difensive per l’ormai calciobalillesco 3-5-2 che stenta a ingranare ancora. Licht torna titolare in Champions, a Mönchengladbach, e sembra d’improvviso Paul Breitner, segnando forse il più bel gol della sua carriera, nel solito stile. Salva una Juve in dieci uomini e sotto di un gol contro i volenterosi tedeschi: palombella di Pogba e diagonale al volo dell’incursore folle, che in ogni battaglia ce la mette tutta, quello è certo. Cinque anni, cinque scudetti, due Coppe Italia, tre Supercoppe Italiane, una finale di Champions. Niente male per l’uomo del Big Bang. A 33 anni però, con migliaia di chilometri nelle cosce, gli piomba in trincea un avversario degno di lui: è Daniel Alves, brasileiro svincolato dal Barcellona, sostanzialmente il suo anticristo: tecnico e giocoliere, pluricampione planetario, lambadaro danzereccio, in apparenza anarchico quanto in realtà decisivo, anagraficamente più vecchio di un anno ma biologicamente più giovane, visti i ritmi goderecci e defaticanti del tikitaka. E ancora: rumorosamente kitsch ma firmatissimo, antitetico alla divisa che fa da seconda pelle al soldato Stephan, che senza Pirlo e senza il passo di un tempo cala in efficacia, incursioni, gol e giocate decisive, mantenendo la solita costanza nell’impegno. C’è anche un’avvisaglia di rottura con il resto della truppa: Lichtsteiner è il sogno estivo dell’Inter, pronta a sfruttare le lamentele dell’uomo sempre in prima linea, a causa delle nuove gerarche che si delineano in fila per il rancio. La panchina certa non fa per lui, il nerazzurro sembra cosa fatta ma chi è che lo vuole davvero? Non si saprà mai, poi qualcuno mette il veto e Stephan, da vero bianconero, incassa l’esclusione dalla lista Champions per la fase a gironi. E chi può sobbarcarsi l’estremo sacrifico se non lui, lo svizzero, l’uomo del Big Bang? Licht rientrerà in lista per la fase a eliminazione, e siederà in panchina a Cardiff. Non alza la Champions, va bene, ma arrivano il sesto scudetto e la terza Coppa Italia. Avventura finita? Nient’affatto. Alves fugge via dopo un anno, la Juventus non fa per lui ma è patria per uomini come Lichtsteiner l’asburgico, la guardia svizzera, il polmone d’acciaio che sa dare l’esempio. La selezione naturale vince sempre. Lichtsteiner resta ancora, con un nuovo rivale. Non invincibile come Alves, ma più giovane. È Mattia De Sciglio, pupillo di Allegri bisognoso di rilancio dopo stagioni frammentarie e prive di soddisfazioni in un Milan che è ormai è una versione gossippara della Nocerina. Chi prevarrà? Il vecchio soldato è stanco, gioca di esperienza e mestiere, e la società, forse spaventata dalla coppia di esterni mai così poco affidabile aggiunge al casting il campione del mondo Howedes, jolly difensivo con una certa predilezione per la fascia destra. Ancora una volta, a gennaio Licht viene escluso dalla lista Champions, e ancora una volta incassa il colpo con la dignità epica e stolida del milite ignoto. Poi complice la fragilità dei rivali, inanella 32 presenze complessive. A Madrid, al 17esimo minuto, sostituisce l’infortunato De Sciglio, e con gli altri vecchi leoni Buffon e Chiellini va vicino all’impresa del secolo. Sarà ancora campione d’Italia, eroe del quarto double consecutivo. Sette anni, sette scudetti, l’en-plein. L’uomo da cui tutto è cominciato, questa volta ha deciso per davvero. Se ne andrà da imbattuto, non conta dove ma non Italia dirà, per non tradire la maglia bianconera. Fa meglio perfino dei quattro eptacampioni come lui, che con la Juve hanno conosciuto anche la non vittoria. Per Licht c’è, tuttavia, ancora una piccolissima sfida al fato. Nella gara d’addio, col Verona a giochi già chiusi, arriva un rigore per la Juventus. L’uomo che ha segnato il suo primo gol allo Stadium, l’uomo del Big Bang, va sul dischetto per chiudere così come ha iniziato, dopo le sue 258 fatiche in bianconero, 246 in più di Ercole. Breve rincorsa e tiro stanco respinto dal portiere scaligero. È un segno chiaro che ha due significati inequivocabili. Il primo è che il ciclo iniziato il giorno del Big Bang, non è ancora chiuso, perché la Juventus vincerà ancora. Il secondo è che segnare da fermo, su rigore, di certo non è il destino possibile per l’uomo che più di ogni altro, in sette anni bianconeri, non ha mai smesso di correre. «Cari Juventini, oggi 30 giugno 2018 è il mio ultimo giorno ufficiale da juventino. Portare questa maglia negli ultimi 7 anni è stato un grandissimo onore, ogni singolo giorno! Vi auguro di continuare la vostra fantastica storia con tanti anni di grandissimi successi e immense gioie. Grazie del vostro incredibile supporto, sarete sempre nel mio cuore. Un abbraccio, Steph». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2019/01/stephan-lichtsteiner.html
  24. STEPHAN LICHTSTEINER https://it.wikipedia.org/wiki/Stephan_Lichtsteiner Nazione: Svizzera Luogo di nascita: Adligenswil Data di nascita: 16.01.1984 Ruolo: Difensore Altezza: 182 cm Peso: 75 kg Nazionale Svizzera Soprannome: Forrest Gump - Swiss Express Alla Juventus dal 2011 al 2018 Esordio: 11.09.2011 - Serie A - Juventus-Parma 4-1 Ultima partita: 19.05.2018 - Serie A - Juventus-Verona 2-1 258 presenze - 15 reti 7 scudetti 4 coppe Italia 3 supercoppe italiane Stephan Lichtsteiner (Adligenswil, 16 gennaio 1984) è un allenatore di calcio ed ex calciatore svizzero, di ruolo difensore o centrocampista, tecnico del Wettswil-Bonstetten. Durante la sua carriera, con le maglie di Grasshoppers, Lazio e Juventus ha vinto 1 campionato svizzero (2002-03), 7 campionati italiani consecutivi (dal 2011-12 al 2017-18) – divenendo lo straniero più scudettato nella storia del calcio italiano –, 5 Coppe Italia (2008-09, e consecutivamente dal 2014-15 al 2017-18) e 4 Supercoppe italiane (2009, 2012, 2013 e 2015). Convocato nella nazionale svizzera dal 2006 al 2019 – quinto giocatore di sempre per numero di presenze (108) –, fino a diventarne capitano dal 2016, ha preso parte ai mondiali di Sudafrica 2010, Brasile 2014 e Russia 2018, e agli europei di Austria-Svizzera 2008 e Francia 2016. Stephan Lichtsteiner Lichtsteiner in nazionale nel 2015 Nazionalità Svizzera Altezza 182 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, centrocampista) Squadra Wettswil-Bonstetten Termine carriera 12 agosto 2020 - giocatore Carriera Giovanili 1991-1996 FC Adligenswil 1996-2000 Lucerna 2000-2002 Grasshoppers Squadre di club 2001-2005 Grasshoppers 79 (4) 2005-2008 Lilla 89 (5) 2008-2011 Lazio 100 (3) 2011-2018 Juventus 258 (15) 2018-2019 Arsenal 14 (0) 2019-2020 Augusta 20 (0) Nazionale 2003-2005 Svizzera U-21 30 (1) 2006-2019 Svizzera 108 (8) Carriera da allenatore 2021-2022 Kriens U-16 (Assistente) 2021-2022 Svizzera U-18 Assistente 2022-2023 Basilea U-15 2023-2024 Basilea U-16 2024- Wettswil-Bonstetten Biografia Sposatosi con Manuela nel 2010, la coppia ha due figli. A 20 anni, agli albori della sua carriera tra i professionisti, ha fatto un tirocinio semestrale alla Credit Suisse. Al termine dell'attività agonistica investe nel settore dell'orologeria di lusso. Nel marzo 2021 entra a far parte del consiglio di amministrazione del Lugano, club di hockey su ghiaccio. Caratteristiche tecniche Giocatore Giocatore che faceva della forza fisica, del dinamismo e della resistenza le sue doti migliori – caratteristiche che gli hanno valso il soprannome di Swiss Express –, grazie alle quali sopperiva ad alcune pecche di tenore tecnico, Lichtsteiner era un jolly di fascia che sul lato destro del campo ben si disimpegnava sia nella fase difensiva sia in quella offensiva. Impiegato principalmente come terzino nella prima parte della carriera, in coincidenza con il trasferimento alla Juventus inizia a essere utilizzato sempre più nel ruolo maggiormente propositivo di esterno a tutto campo (già sperimentato nei trascorsi al Lilla), a lui congeniale in schemi come il 3-5-2 dove oltre a ripiegare in difesa, poteva spingersi in avanti per effettuare cross dal fondo, servire assist o diventare lui stesso il finalizzatore dell'azione, inserendosi in area e concludendo a rete. Per sua stessa ammissione in partita si dimostrava un calciatore molto aggressivo e combattivo, a tratti fin troppo nervoso, all'opposto rispetto al suo pacato carattere fuori dal campo. Carriera Giocatore Club Gli inizi Agli inizi degli anni 1990 comincia a giocare a calcio nelle giovanili della squadra del suo paese natale, l'FC Adligenswil, nel Canton Lucerna. Nel 1996 è acquistato dal Lucerna dove rimane fino al 2000. Debutta da professionista nel 2001 nelle file del Grasshoppers, compagine di Zurigo con cui, nell'annata 2002-03, vince il campionato svizzero. Nell'estate 2005 è acquistato dal Lilla. Con la società francese, nello stesso anno fa il suo esordio in Champions League, nella gara contro il Benfica. Con la squadra del Nord il difensore lucernese ottiene alla prima stagione il terzo posto in campionato e, nel successivo biennio, contribuisce al raggiungimento dei migliori piazzamenti dei biancorossoblù in Coppa UEFA e Champions League, in entrambi i casi gli ottavi di finale, rispettivamente nel 2005-06 e 2006-07. La terza e ultima annata oltralpe, 2007-08, è inoltre la migliore sottorete per Lichtsteiner grazie a 5 centri totali, di cui 4 in Ligue 1 e 1 in Coppa di Francia. Lazio Lichtsteiner nel 2008 con la maglia della Lazio Nell'estate 2008, dopo essere stato notato da Walter Sabatini, si trasferisce in Italia firmando con la Lazio; prelevato oltralpe per 933 000 euro, nella rosa capitolina va a sostituire il suo compagno di nazionale Valon Behrami. Il 31 agosto 2008 gioca la sua prima partita in Serie A, in Cagliari-Lazio (1-4). Alla sua prima stagione il tecnico Delio Rossi lo impiega come titolare nel ruolo di laterale destro di difesa. Segna il primo gol in biancoceleste nel derby capitolino dell'11 aprile 2009, portando il risultato sul 3-1. Chiude la stagione con 33 gare in campionato e 4 presenze in Coppa Italia compresa quella nella finale vinta ai rigori l'8 maggio, contro la Sampdoria, nella quale è fra i rigoristi. La stagione successiva, che vede l'arrivo sulla panchina laziale di Davide Ballardini, inizia con la vittoria della Supercoppa italiana a Pechino a spese dei campioni d'Italia dell'Inter. Nei mesi successivi la squadra gioca al di sotto delle aspettative sicché nel febbraio 2010, quando Ballardini viene esonerato, la Lazio è terz'ultima in campionato; con l'arrivo del nuovo tecnico Edoardo Reja, Lichtsteiner segna reti pesanti: quella del vantaggio contro il Siena, nella partita vinta 2-0, e quella del pareggio nella trasferta contro il Milan terminata sull'1-1. Con il cambio d'allenatore, il giocatore ottiene maggiore sicurezza e le sue prestazioni migliorano notevolmente: grazie agli ottimi risultati ottenuti nel finale di stagione, nel quale il difensore svizzero contribuisce attivamente, la squadra biancoceleste risale la classifica concludendo il torneo al dodicesimo posto. Nella sua terza annata alla Lazio, il giocatore è schierato come esterno in una difesa a quattro, al fianco del brasiliano André Dias, dell'italiano Giuseppe Biava e del rumeno Ștefan Radu. Disputa un'ottima stagione sul piano personale, venendo elogiato dagli addetti ai lavori come il migliore terzino del campionato; chiude con 34 presenze in Serie A e 1 in Coppa Italia, per un totale di 35 gare giocate; la squadra capitolina, classificandosi quinta, riesce a conquistare l'accesso all'Europa League. Juventus Lichtsteiner (accosciato, secondo da sinistra) nella Juventus campione d'Italia 2012- 2013 Il 1º luglio 2011 la Juventus ufficializza l'acquisto del giocatore per 10 milioni di euro. Il successivo 11 settembre, durante l'esordio in campionato contro il Parma, segna la sua prima rete in maglia bianconera; è anche il primo gol ufficiale nello Juventus Stadium. Si ripete all'ultima gara del girone d'andata giocata a Bergamo contro l'Atalanta, aprendo le marcature nel 2-0 che permette alla Juventus di laurearsi, simbolicamente, campione d'inverno. Il 6 maggio 2012, con una giornata d'anticipo, conquista il suo primo scudetto con la maglia bianconera, nella partita giocata in campo neutro di Trieste contro il Cagliari e vinta 2-0. La stagione 2012-13 inizia con la vittoria, l'11 agosto a Pechino, della Supercoppa di Lega, grazie al 4-2 ai supplementari sul Napoli; è la seconda vittoria nella manifestazione per Lichtsteiner, dopo quella del 2009 raggiunta con la Lazio. Il 9 dicembre successivo risulta decisivo segnando la rete del definitivo 1-0 in casa del Palermo. Il 5 maggio 2013, esattamente a un girone di distanza, dopo la vittoria della Juventus sulla squadra rosanero nuovamente per 1-0, vince il secondo tricolore di fila. Lichtsteiner in azione in maglia bianconera nel 2013 Nella prima gara ufficiale della stagione 2013-14, la Supercoppa italiana che il 18 agosto 2013 lo vede contrapposto ai suoi ex compagni della Lazio, Lichtsteiner è tra i maggiori protagonisti del successo bianconero, realizzando la terza rete e fornendo due assist ai compagni nel 4-0 della Juventus. A fine stagione, per lo svizzero arriva il terzo scudetto consecutivo. L'annata successiva, 2014-15, è quella che lo vede maggiormente impiegato in carriera, con 49 presenza totali. Oltre al quarto campionato italiano consecutivo dei bianconeri, cui Lichtsteiner contribuisce con 3 reti, a fine stagione arriva anche il double nazionale grazie alla Coppa Italia, vinta ai supplementari ancora una volta contro la sua ex squadra biancoceleste; gioca inoltre la sua prima finale di Champions League, persa 1-3 a Berlino contro il Barcellona. Nella stagione 2015-16 è titolare nella Supercoppa di Lega giocata l'8 agosto e vinta per 2-0 a Shanghai, nuovamente a spese della Lazio. La sua quinta annata a Torino subisce tuttavia un brusco stop il 23 settembre quando, durante l'intervallo della gara casalinga contro il Frosinone, accusa un malore con difficoltà respiratorie: nei giorni successivi gli viene diagnosticato un flutter atriale, un'aritmia benigna che il 2 ottobre lo porta a sottoporsi a un intervento chirurgico di ablazione al cuore. Una volta ristabilitosi e riottenuta l'idoneità sportiva, il lucernese torna in campo il 3 novembre 2015 nella sfida contro il Borussia M'gladbach, trovando nell'occasione anche la sua prima rete in Champions League che vale il definitivo 1-1: a fine stagione, la UEFA inserirà questo gol tra i 10 più belli dell'edizione. Nel frattempo, il 20 gennaio 2016 sigla di nuovo alla Lazio la sua prima rete in Coppa Italia, un 1-0 che permette alla Juventus di accedere alle semifinali della competizione, poi vinta il 21 maggio 2016 contro un Milan superato 1-0 al termine dei supplementari. In precedenza il 25 aprile, a coronamento di una rimonta-record, era già arrivato lo scudetto, il quinto di fila per la Juventus e per Lichtsteiner, il quale contribuisce così a far bissare al club il double dell'anno precedente. Gli juventini Lichtsteiner, Pirlo ed Evra prima del fischio d'inizio della Supercoppa italiana 2014 Anche l'annata 2016-17 si chiude per il difensore con un double grazie alla terza Coppa Italia consecutiva, sollevata nella vittoria finale del 17 maggio 2017 a Roma contro la Lazio, e al sesto titolo italiano di fila, arrivato quattro giorni dopo con il successo 3-0 allo Stadium sul Crotone: con quest'ultimo trionfo, la Juventus batte dopo 82 anni il record del Quinquennio d'oro. Tuttavia, come sintomo dell'avanzare degli anni, durante la stagione il difensore viene inizialmente escluso dalla lista UEFA, pur rientrandovi nel gennaio seguente (a causa dell'esclusione di Hernanes). Ormai tra i senatori della formazione torinese, nella stagione 2017-18, in occasione del vittorioso incontro casalingo di Serie A del 9 settembre 2017 contro il Chievo (3-0), scende in campo per la prima volta con la fascia di capitano al braccio. Nonostante venga ancora inizialmente escluso dalla lista UEFA, salvo riguadagnarsi nuovamente il posto in gennaio (a seguito dell'esclusione di Höwedes), per lo svizzero anche in quest'annata si ripetono i successi degli anni precedenti, con la Juventus che fa suoi il settimo scudetto e annesso quarto double domestico consecutivi – quest'ultimo un primato nella storia del calcio italiano –: Lichtsteiner, insieme ai compagni di squadra Barzagli, Buffon, Chiellini e Marchisio, è tra i 5 eptacampioni d'Italia di questo ciclo bianconero. È questa l'ultima stagione a Torino del lucernese il quale, dopo sette anni e quattordici trofei – compresi i succitati sette scudetti che ne fanno tuttora lo straniero più titolato nella storia del campionato italiano –, già sul finire del torneo aveva ufficializzato la volontà di chiudere la sua esperienza juventina causa mancanza di ulteriori stimoli. Arsenal e Augusta Svincolatosi dalla Juventus, il 5 giugno 2018 Lichtsteiner approda in Inghilterra accasandosi all'Arsenal. L'esperienza a Londra non è tuttavia positiva per il terzino svizzero: non riesce a sovvertire le gerarchie del tecnico Unai Emery il quale lo schiera in campo solo sporadicamente, preferendogli elementi come Bellerín e Maitland-Niles, e patisce il mancato feeling con la tifoseria. Con i Gunners partecipa comunque alla cavalcata in Europa League, dove la squadra raggiunge la finale di Baku, tuttavia conclusasi con una cocente sconfitta 1-4 nel derby londinese contro il Chelsea. Sul finire di una stagione rivelatasi tutt'altro che esaltante sul piano personale, nel giugno 2019 ufficializza il suo prossimo addio all'Arsenal. Il successivo 19 agosto si trasferisce da svincolato ai tedeschi dell'Augusta. In Germania ha un avvio di stagione 2019-2020 in sordina, ritrovando una parziale continuità di rendimento solo nel corso dei mesi, seppure alle prese con il dualismo con il più giovane compagno di reparto Framberger; autore di prestazioni altalenanti, nell'annata in Baviera il lucernese diventa ben più importante come uomo-spogliatorio per il tecnico Martin Schmidt, mettendo la sua esperienza al servizio, per la prima volta in carriera, di una squadra interessata unicamente alla salvezza. Rimane ad Augusta lo spazio di un campionato, chiuso dal club con la permanenza in Bundesliga, svestendo la maglia biancorossoverde nell'estate seguente e ufficializzando, poche settimane dopo, il suo ritiro dal calcio giocato. Nazionale Lichtsteiner (a destra) in azione con la Svizzera nel 2012, in marcatura sull'argentino Agüero Prima di approdare nella nazionale maggiore, compie tutta la trafila delle giovanili culminata con la convocazione alla fase finale dell'europeo under 21 2004. L'anno dopo arriva la prima chiamata in nazionale A, per le partite contro Israele e Cipro nell'ambito delle qualificazioni UEFA al campionato del mondo 2006, senza tuttavia scendere in campo nella circostanza. L'esordio avviene il 15 novembre 2006, grazie al commissario tecnico Jakob Kuhn, in occasione di un'amichevole a Basilea contro il Brasile. Durante le amichevoli di preparazione al campionato d'Europa 2008, Lichtsteiner è spesso impiegato come titolare anche a causa dell'infortunio di Philipp Degen. È poi convocato da Kuhn per disputare la fase finale della rassegna continentale, organizzata congiuntamente da Austria e Svizzera, dove gioca da titolare le tre partite della fase a gironi. Sotto la gestione del nuovo selezionatore Ottmar Hitzfeld prende poi parte con la sua nazionale al campionato del mondo 2010 in Sudafrica, chiuso dagli elvetici al primo turno. Lichtsteiner capitano della nazionale durante il campionato del mondo 2018 Nell'agosto 2011, durante l'amichevole Liechtenstein-Svizzera a Vaduz, da due suoi cross scaturiscono una rete e un autogol che permettono alla sua nazionale di vincere la sfida 2-1. L'11 ottobre dello stesso anno, a Basilea, segna al Montenegro la sua prima rete in maglia rossocrociata. Il 6 settembre 2013, durante le qualificazioni UEFA al campionato del mondo 2014, mette a segno la sua prima doppietta in nazionale, nel 4-4 di Berna contro l'Islanda. Nel successiva fase finale in Brasile scende in campo in tutte e quattro le partite disputate dalla Svizzera, prima dell'eliminazione agli ottavi di finale contro l'Argentina, a San Paolo, maturata ai tempi supplementari. Convocato dal CT Vladimir Petković per il campionato d'Europa 2016 in Francia, a causa dell'assenza di Gökhan Inler eredita da quest'ultimo la fascia di capitano della nazionale elvetica, che chiude la rassegna continentale agli ottavi di finale, miglior piazzamento della propria storia all'europeo. Da qui in avanti, Lichtsteiner mantiene definitivamente i gradi di capitano dei rossocrociati. Convocato per il campionato del mondo 2018 in Russia, in occasione dell'amichevole preparatoria dell'8 giugno e vinta 2-0 contro il Giappone taglia il traguardo delle 100 presenze in nazionale. Durante la rassegna iridata, chiusa dagli elvetici agli ottavi di finale dinanzi alla Svezia, Lichtsteiner si rende protagonista di un gesto controverso durante la vittoriosa sfida della fase a gironi sulla Serbia (2-1), quando nel festeggiare i gol dei connazionali Shaqiri e Xhaka, entrambi di origine albanese-kosovara, si unisce a loro nel mimare irriverentemente l'aquila bicipite, a mo' di sfottò politico nei confronti dei serbi, e rivendicando pubblicamente la cosa al termine della gara: per tale comportamento, viene ammonito e multato dalla FIFA. Gioca la sua ultima gara in nazionale il 15 novembre 2019 a San Gallo, in occasione della vittoria sulla Georgia (1-0) valevole per le qualificazioni al campionato d'Europa 2020. Le 108 partite disputate in maglia biancorossa ne fanno uno dei 10 giocatori più presenti nella storia della nazionale elvetica. Allenatore Nell'agosto 2021 assume il ruolo di assistente sia nello staff tecnico della squadra under 16 del Kriens sia in quello della nazionale under 18 svizzera. Il 1º febbraio 2022 entra nello staff del Basilea, come responsabile della fase difensiva di tutte le squadre giovanili rossoblù. Nella stagione 2022-2023 passa ad allenare la squadra under 15 basilese, quindi nella seguente prende in mano l'under 16. Nell'estate 2024 assume per la prima volta la guida di una prima squadra, il Wettswil-Bonstetten, militante nel campionato svizzero di 1ª Lega. Palmarès Giocatore Club Campionato svizzero: 1 - Grasshoppers: 2002-2003 Coppa Italia: 5 - Lazio: 2008-2009 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa italiana: 4 - Lazio: 2009 - Juventus: 2012, 2013, 2015 Campionato italiano: 7 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018
  25. FAUSTO ROSSI Fausto Rossi – scrive Giuseppe Giannone su Tuttojuve.com del 27 maggio 2016 – centrocampista classe 1990 attualmente in forza alla Pro Vercelli, ma ancora di proprietà della Juventus, parla, intervistato da “Stopandgoal.net”, del suo futuro, ma anche dell’esperienza vissuta al club bianconero: «A giugno scadrà il contratto con la Juventus, sarà la fine di un’esperienza durata quindici anni. Dal primo luglio valuterò il mio futuro con la Pro Vercelli: ho altri due anni di contratto, vedremo quale sarà la soluzione migliore per tutti. La scorsa estate ho scelto di scendere in Serie B soprattutto per mettermi nuovamente in gioco. In ogni caso, sono felice di quello che ho fatto finora ma non mi accontento: spero di risalire in Serie A al più presto. L’esperienza alla Juve? Quando giocavo in Primavera, la Juve era appena ritornata in Serie A: c’era Ranieri come allenatore, stava facendo anche abbastanza bene. Perché non mi hanno mai dato fiducia? Non ne ho idea, probabilmente in quel momento non ero abbastanza pronto. Hanno avuto i loro motivi, le circostanze non mi hanno permesso di entrare in campo quando venivo convocato e portato in panchina. Rimpianti? È stato un grande privilegio anche solo esserci, va bene lo stesso. Sono contento dell’esperienza, mi dispiace solo di non aver esordito. Sarebbe stata sicuramente una cosa da ricordare, però adesso si guarda avanti. Il giocatore che mi ha colpito di più? Che emozione allenarsi con grandi campioni come Buffon, Del Piero, Nedved, Chiellini, Marchisio. Il calciatore che mi ha colpito di più è stato sicuramente Alex, sia come giocatore che come persona. Era molto umile e aveva tanta stima e affetto nei miei confronti. Aveva un atteggiamento stupendo con tutti, anche con i miei compagni che salivano dalla Primavera. È un esempio in tutto e lo dimostrava con gli atteggiamenti, non solo con le parole. Non era una persona che parlava molto, ma ti trasmetteva comunque tanto». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2017/04/fausto-rossi.html
×
×
  • Crea Nuovo...