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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. FAUSTO ROSSI https://it.wikipedia.org/wiki/Fausto_Rossi_(calciatore) Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 03.12.1990 Ruolo: Centrocampista Altezza: 177 cm Peso: 67 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2010 e dal 2013 al 2014 Esordio: 11.07.2008 - Amichevole - Mezzocorona-Juventus 1-7 Ultima partita: 11.08.2013 - Amichevole - Juventus-Juve Primavera 4-1 0 presenze - 0 reti 2 supercoppe italiane Fausto Rossi (Torino, 3 dicembre 1990) è un calciatore italiano, centrocampista del L.R. Vicenza. Fausto Rossi Nazionalità Italia Altezza 177 cm Peso 67 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra L.R. Vicenza Carriera Giovanili 1999-2010 Juventus Squadre di club 2010-2012 → Vicenza 24 (0) 2012-2013 → Brescia 44 (3) 2013-2014 → Real Valladolid 31 (1) 2014-2015 → Córdoba 24 (0) 2015-2016 → Pro Vercelli 20 (2) 2017 Trapani 8 (0) 2017-2018 U Craiova 5 (0) 2019-2023 Reggiana 104 (0) 2023- L.R. Vicenza 27 (1) Nazionale 2006-2007 Italia U-17 2 (0) 2008-2009 Italia U-20 4 (0) 2011-2013 Italia U-21 25 (1) Palmarès Torneo di Tolone Bronzo Tolone 2011 Europei di calcio Under-21 Argento Israele 2013 Caratteristiche tecniche Può giocare in tutti i ruoli del centrocampo, con particolare preferenza per quello di regista con caratteristiche offensive. È dotato di personalità, tecnica e visione di gioco. Carriera Club Inizia giovanissimo nell'Orione Vallette per passare poi alla Juventus. In autunno 2008, in relazione alla momentanea crisi di risultati attraversata dalla Juve ad inizio campionato, si ipotizzò un suo rapido inserimento in prima squadra, viste le sue doti qualitative in mezzo al campo. Con la primavera vince il Torneo di Viareggio nel 2009 e nel 2010 con la fascia di capitano. Nel 2010 passa in comproprietà al Vicenza in Serie B. Il 17 gennaio 2012 fa ritorno alla Juventus. Viene girato successivamente in prestito al Brescia. Il 24 marzo 2012 realizza la sua prima doppietta con la maglia del Brescia nella sfida contro il Grosseto vinta per 2-1 dalle rondinelle. Alla fine del prestito ritorna alla Juventus, ma il 22 agosto il prestito con diritto di riscatto e contro opzione viene rinnovato. Il 18 agosto 2013, prima di essere ceduto dalla Juventus, viene inserito nella lista dei convocati per la finale di Supercoppa italiana contro la Lazio (vinta dai bianconeri per 4-0), senza però scendere in campo. Il 28 agosto 2013 viene ceduto in prestito al Real Valladolid in Primera División. L'8 marzo 2014 mette a segno la sua prima rete nel campionato spagnolo nella vittoria casalinga per 1-0 contro il Barcellona, ritornando a segnare un goal dopo quasi due anni dall'ultima volta. Il 31 luglio 2014 passa al Cordoba con la formula del prestito. L'anno successivo passa invece alla Pro Vercelli, militante in Serie B. Il 9 gennaio 2017, firma un contratto fino a giugno con i siciliani del Trapani Calcio. Rimasto svincolato dopo l'esperienza siciliana, il 12 luglio 2017 firma un contratto biennale con l'C.S.Universitatea Craiova, squadra della massima serie rumena, allenata dall'italiano Devis Mangia. Il 27 luglio 2017 esordisce nelle competizioni UEFA per club nella partita di andata, valevole per il terzo turno preliminare di Europa League, giocata contro il Milan. Si infortuna però in autunno e dopo la prima stagione rescinde il contratto rimanendo svincolato. Il 17 luglio 2019 firma un contratto con la Reggiana. Nazionale Esordisce con la Nazionale Under-21 guidata da Ciro Ferrara il 1º giugno 2011, nella partita vinta 2-0 contro la Costa d'Avorio al Torneo di Tolone. Il 6 settembre gioca poi la sua prima gara valida per le qualificazioni agli Europei di categoria 2013, la vittoria per 3-0 in casa dell'Ungheria. Segna la sua prima rete il 6 ottobre dello stesso anno nella partita per le qualificazione agli europei vinta per 7-2 contro il Liechtenstein. Partecipa all'europeo Under-21 in Israele nel 2013. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 2 - Juventus: 2009, 2010 Competizioni nazionali Supercoppa italiana: 2 - Juventus: 2013, 2015 Coppa di Romania: 1 - C.S.U. Craiova: 2017-2018 Serie C: 1 - Reggiana: 2022-2023 (girone B)
  2. OUASIM BOUY L’avventura bianconera di Bouy dura una sola partita, in Coppa Italia il 18 dicembre 2013 contro l’Avellino, per sostituire Asamoah a una ventina di minuti dalla fine. Poi, il trasferimento in Germania, ad Amburgo. Avere vent’anni e inseguire il sogno – scrive Davide Fantino, su “HJ Magazine” del gennaio 2014 – un predestinato Ouasim Bouy, talento olandese arrivato alla Juventus a gennaio del 2012. Dopo una lunga trafila nelle giovanili dell’Ajax e un anno in prestito a conoscere le ruvidezze del campionato di Serie B, è pronto a giocarsi le sue chance tra i bianconeri, dove ha giocato quello che lui considera il più forte giocatore della storia: Zinedine Zidane. Bouy è in Italia da quasi due anni. Che idea aveva del nostro calcio prima di arrivarci? «Lo seguivo, perché ci hanno giocato sempre grandi campioni. Sapevo che si lavora molto sul fisico e a livello tattico, molto più che in Olanda». Ha subito vinto il trofeo di Viareggio: come ha vissuto quei mesi iniziali? «È stato bello, sono sempre pronto quando si tratta di giocare. Sono andato a Viareggio, abbiamo fatto un buon torneo, ho segnato tre goal e abbiamo vinto la Coppa Carnevale. Un ottimo inizio». L’anno dopo è passato in prestito al Brescia, titolare fino all’infortunio. Che ricordi ha di quell’anno? «Sono cresciuto tanto: ho fatto il ritiro estivo con la Juventus poi ho deciso che era meglio andare a giocare. È stata la scelta giusta: ho disputato tante partite, avvertendo sempre la fiducia dell’ambiente e dell’allenatore. Tutto stava andando bene, fino all’infortunio». Di fatto ha perso la seconda parte della stagione. «Sì mi sono infortunato la prima settimana di febbraio. È stato il mio primo problema fisico grave, un’esperienza nuova. L’ho vissuta bene: l’operazione è stata fatta a Pavia, ringrazio i dottori Zanon e Benazzo, e poi ho iniziato la riabilitazione all’Isokinetic di Torino». Si aspettava di rimanere alla Juve nel campionato in corso? «Ho sempre sentito la fiducia della società: è stato importante, soprattutto dopo l’infortunio». Che cosa sta imparando da Antonio Conte? «Tutto! Tatticamente soprattutto: ho voglia di fare meglio ogni giorno che mi alleno. Non sono mai contento: voglio crescere, crescere, crescere. E questo è molto importante nella fase della carriera in cui mi trovo». A centrocampo, sua zona di competenza, la Juventus schiera grandi campioni con caratteristiche differenti tra di loro. «E, infatti, io cerco di imparare da tutti. Ho sempre considerato Pirlo un giocatore straordinario, allenarmi con lui è molto utile, ha esperienza e posso chiedergli consigli. Mi piace fermarmi a fine allenamento a tirare le punizioni con Andrea». Lei è mancino. È una caratteristica utile, che la può differenziare? «Non so, vediamo. In questo calcio moderno bisogna essere capaci di giocare con tutti e due i piedi. Alla fine decide l’allenatore chi far giocare o no, mancino o destro». Quale ruolo preferisce in campo? «Mezzala o davanti alla difesa. In Olanda giocavo spesso dietro le due punte». Ha iniziato a giocare molto piccolo a sei anni all’AVV Zeburgia. «Ho trascorso tre anni lì con loro. È una piccola squadra ma ha sempre molti talenti in rosa: noi vincevamo spesso contro i pari età dell’Ajax. Tanti ragazzi cominciano nello Zeburgia e poi si trasferiscono nelle più forti squadre d’Olanda». Proprio com’è successo a lei. «Sì, allo Zeburgia ho avuto un allenatore molto importante, Jaap. Dopo due anni potevo già andare all’Ajax ma lui mi ha convinto a rimanere un altro anno e ad allenarmi con i ragazzi più grandi. All’inizio quando senti “Ajax” la voglia di andare è fortissima, invece sono contento della scelta fatta. L’anno successivo mi sono trasferito e ho compiuto tutta la trafila nel settore giovanile per otto anni. Per i primi due anni ci allenavamo due volte a settimana, poi tre, infine quattro. È stata una crescita completa: andavo a scuola la mattina, mi recuperavano con il pullman, stavo fino alle otto di sera all’allenamento e poi tornavo a casa». Ha mai avuto momenti difficili in cui ha pensato di mollare? «A scuola sono sempre stato uno dei migliori, quindi non mi è pesato studiare e giocare. Però una fase di difficoltà l’ho vissuta quando mio papà è stato male, ma non ho mai pensato di lasciare. Ho sempre mantenuto la fame per andare avanti». Stava per esordire in prima squadra poi è arrivata la chiamata della Juve. Che cosa ha pensato in quel momento? «Sono cresciuto con il mito dell’Ajax, ma anche all’estero ci sono le squadre che fanno sognare i giovani calciatori: la Juve è una di queste. Era una grande occasione». La sua famiglia l’ha seguita in Italia? «No, ma non sono quasi mai da solo: vengono a trovarmi mia mamma, mia sorella, uno zio. Ho anche un fratello calciatore, Naoufal: ha quattordici anni e per me è un gran talento. Gioca a Volendam. Per qualche anno ha tentato anche con il tennis, ma ora ha scelto di giocare solo a calcio». Lei è di nazionalità olandese ma di origine marocchina. «Sì, mia mamma si è trasferita in Olanda all’età di dodici anni e mio papà a ventidue. Io sono nato ad Amsterdam, ma ogni anno torno almeno una volta in Marocco, a Nador, nel Nord del paese». Qual è il suo punto di forza e in che cosa deve invece migliorare? «Ho un buon tiro e fornisco buoni passaggi ai compagni, ma voglio migliorare tutto. Alla Juventus sto imparando che ogni aspetto è migliorabile con l’impegno. Sto facendo grandi progressi nella fase difensiva: è importante sapere come entrare in scivolata per recuperare la palla e i movimenti da compiere quando ce l’hanno gli avversari. Lavoriamo molto sul fisico: in Olanda sono sempre stato uno dei più forti come struttura, ma con l’arrivo in Italia scopri che può essere anche meglio con l’allenamento. Anche l’anno di Serie B è servito a temprare il fisico». Ha avuto un mito da ragazzo? «Il mio idolo è sempre stato Zidane, secondo me il più forte giocatore della storia del calcio. Quello che ha vinto, le cose che ha fatto sul campo, è stato unico. Nella Juve è diventato il giocatore che è stato». Edgar Davids, bandiera dell’Ajax, è stato il primo “Orange” a giocare per la Juventus ed è stato amatissimo. «Ho avuto la fortuna di allenarmi con lui quando è rientrato ad Amsterdam. Credo sia stato il più forte centrocampista a livello di intensità, era unico a rubare il pallone agli avversari. All’Ajax tutti i grandi giocatori tornano in società quando chiudono la carriera. Lo stesso succede qui nella Juve con Pessotto, Nedved, mister Conte, uno che a centrocampo non mollava mai. Loro sono un esempio». Che cosa rappresenta per lei giocare a calcio? «A questo proposito mia mamma racconta sempre una storia: quando l’Ajax giocò le finali di Champions League del 1995 (Milan) e del 1996 (proprio Juventus), tutta la famiglia sedeva sul divano a guardare le partite mentre io stavo davanti alla televisione, pochi centimetri dallo schermo, con le gambe incrociate. Avevo solo due-tre anni e già sapevo che cosa avrei voluto fare». Quando da bambino seguiva quelle partite pensava che un giorno sarebbe finito nella fotografia di squadra della Juventus sotto la quale adesso stiamo parlando? «No, era un sogno e lo è tuttora. Devo continuare a lavorare, perché so che c’è ancora una lunga strada da percorrere». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/12/ouasim-bouy.html
  3. OUASIM BOUY https://it.wikipedia.org/wiki/Ouasim_Bouy Nazione: Paesi Bassi Marocco Luogo di nascita: Amsterdam Data di nascita: 11.06.1993 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 72 kg Nazionale Olandese Under-19 Soprannome: - Alla Juventus dal 2013 al 2014 Esordio: 18.12.2013 - Coppa Italia - Juventus-Avellino 3-0 1 presenza - 0 reti 1 scudetto Ouasim Bouy (Amsterdam, 11 giugno 1993) è un calciatore olandese naturalizzato marocchino centrocampista dell'Al-Kharitiyath. Ouasim Bouy Nazionalità Paesi Bassi Marocco Altezza 180 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Al-Kharitiyath Carriera Giovanili 1999-2008 Zeeburgia 2008-2012 Ajax 2012-2013 Juventus Squadre di club 2012-2013 → Brescia 17 (1) 2013-2014 Juventus 0 (0) 2014 → Amburgo 3 (0) 2014-2015 → Panathīnaïkos 13 (0) 2015-2016 → PEC Zwolle 26 (4) 2016-2017 → Palermo 2 (0) 2017 → PEC Zwolle 13 (0) 2017 Leeds Utd 0 (0) 2017-2018 → Leonesa 2 (0) 2018-2019 → PEC Zwolle 17 (0) 2019-2021 Leeds Utd 0 (0) 2021- Al-Kharitiyath 0 (0) Nazionale 2008 Paesi Bassi U-16 1 (0) 2009 Paesi Bassi U-17 10 (1) 2010-2012 Paesi Bassi U-19 18 (3) Caratteristiche tecniche Mancino naturale, è un interno sinistro di centrocampo predisposto alla fase offensiva e agli inserimenti, sebbene possa giocare in tutti i ruoli a centrocampo, come dimostra il suo saltuario impiego come regista e, più raramente, da trequartista. Carriera Club Gli inizi all'Ajax Comincia nelle giovanili del Zeeburgia, prima di essere ingaggiato dall'Ajax. Con i lancieri, a partire dal 2010, alterna presenze tra l'Ajax A1 e lo Jong Ajax, segnando in totale 18 gol (15-3) in 35 partite (26-9). A gennaio partecipa alla preparazione invernale della prima squadra in Brasile, ormai pronto al debutto secondo l'allenatore Frank de Boer. L'approdo alla Juventus e il prestito al Brescia Viene però acquistato dalla Juventus nella sessione invernale del mercato nel 2012, con cui firma un triennale che lo lega al club torinese fino al 30 gennaio 2015. Gioca la parte finale di stagione con la primavera con cui vince il Torneo di Viareggio 2012. La stagione successiva viene ceduto in prestito al Brescia per una stagione, consigliato da Fausto Rossi, all'epoca giovane di proprietà della Juventus. Con le rondinelle segna all'esordio nella sconfitta con lo Spezia, anche se poi trova poca continuità nonostante le 17 presenze. A febbraio subisce un grave infortunio nell'amichevole con la Primavera che ha comportato la rottura del crociato anteriore destro che mette fine alla sua stagione. L'esordio con la Juventus Una volta tornato al club bianconero partecipa alla prima parte della stagione nelle file della primavera per recuperare dall'infortunio, ed esordisce in prima squadra in Coppa Italia contro l'Avellino, subentrando al 68º minuto di gioco al posto di Kwadwo Asamoah. I prestiti all'estero A gennaio viene ancora ceduto in prestito, all'Amburgo, per fare ulteriore esperienza. Anche nel club tedesco trova poco spazio, giocando solo tre partite in campionato e una nella Coppa di Germania. Il 28 luglio 2014 passa in prestito al Panathīnaïkos. Nelle battute finali della sessione estiva del calciomercato 2015, viene ceduto in prestito al PEC Zwolle dove gioca una stagione da titolare. Il ritorno alla Juventus e il prestito al Palermo Il 1 luglio 2016, fa nuovamente ritorno alla Juventus, prendendo parte alla preparazione nel centro sportivo di Vinovo, in attesa di una nuova collocazione. Il 26 agosto passa in prestito con diritto di riscatto al Palermo. PEC Zwolle Il 31 gennaio 2017 viene ufficializzato il suo ritorno in prestito al PEC Zwolle fino al termine della stagione. Leeds ed Al Kharitiyath Il 2 agosto 2017, senza aver mai collezionato nessuna presenza in Serie A con la maglia della Juventus, lascia definitivamente la società bianconera per firmare un quadriennale con il Leeds, club militante in Championship, la seconda divisione del campionato inglese. Al termine della stagione 2020-2021, dopo due anni e nessuna presenza, rimane svincolato, perciò il 7 luglio 2021 si trasferisce in Qatar al Al-Kharitiyath. Palmarès Club Campionato italiano: 1 - Juventus: 2013-2014 Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2012
  4. GABRIEL APPELT https://it.wikipedia.org/wiki/Gabriel_Appelt Nazione: Brasile Luogo di nascita: Rio de Janeiro Data di nascita: 18.09.1993 Ruolo: Centrocampista Altezza: 187 cm Peso: 80 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2011 al 2012 Esordio: 11.08.2011 - Amichevole - Juventus-Juve Primavera 4-1 Ultima partita: 28.07.2012 - Amichevole - Hertha Berlino-Juventus 0-2 0 presenze - 0 reti Gabriel Appelt Pires (Rio de Janeiro, 18 settembre 1993) è un calciatore brasiliano, centrocampista del Botafogo in prestito dal Benfica. Gabriel Appelt Nazionalità Brasile Altezza 187 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Botafogo Carriera Giovanili ????-2008 Vasco da Gama 2008-2011 Resende 2011-2012 Juventus Squadre di club 2011 Resende 0 (0) 2011-2012 Juventus 0 (0) 2012-2013 → Pro Vercelli 25 (1) 2013-2014 → Spezia 18 (0) 2014-2015 → Pescara 13 (0) 2015 → Livorno 17 (1) 2015-2018 Leganés 100 (17) 2018-2021 Benfica 39 (3) 2021-2022 → Al-Gharafa 18 (5) 2022- → Botafogo 0 (0) Carriera Club Resende Gabriel e suo fratello maggiore Guilherme cominciano la loro carriera nel Resende; Gabriel firma il suo primo contratto il 23 luglio 2010. Juventus Nell'aprile del 2011, Tuttosport conferma gli acquisti dei giovani Gabriel e Guilherme Appelt Pires da parte della Juventus, tuttavia a causa di motivi burocratici, Gabriel non ha potuto completare il suo trasferimento fino al suo diciottesimo compleanno. Nel gennaio del 2012 Gabriel firma ufficialmente con il club bianconero per una cifra attorno ai 2 milioni di euro, nonostante l'accordo fosse stato raggiunto il 21 aprile 2011. Prestiti in Serie B e al Leganés Il 30 agosto 2012 Gabriel viene mandato in prestito in Serie B alla Pro Vercelli, assieme al compagno di squadra Alberto Masi. Gabriel debutta in Serie B il 9 settembre 2012, come sostituto al 61º in una sconfitta in casa per 1-2 contro il Livorno. Il 10 novembre subisce un grave infortunio durante la partita in casa contro il Modena. Dopo quattro mesi di stop, Gabriel ritorna tra i titolari della Pro Vercelli il 2 marzo 2013 in un 1-1 in trasferta contro la Juve Stabia. Il 30 giugno 2013 il calciatore rientra dal prestito alla Juventus. Tuttavia, il 26 agosto seguente, viene nuovamente ceduto in prestito allo Spezia, dove gioca la prima partita il 14 settembre in trasferta a Crotone (1-0). A fine stagione torna nuovamente alla Juventus. Il 22 luglio 2014 passa in prestito al Pescara. L'esordio avviene nel secondo turno di Coppa Italia contro il Renate, partita vinta ai rigori dagli abruzzesi. A gennaio 2015 passa in prestito al Livorno. L'esordio avviene da titolare nella partita casalinga contro il Brescia, vinta dal Livorno per 4-2. Segna il suo primo goal in maglia amaranto con una rovesciata spettacolare nella partita casalinga contro la Ternana. Il 5 agosto seguente passa, sempre a titolo temporaneo, al Leganés. Il 20 giugno 2016, dopo aver conquistato la prima storica promozione in Primera División con la squadra spagnola, viene riscattato e firma un triennale con il club bianco-blu. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2012 Competizioni nazionali Campionato portoghese: 1 - Benfica: 2018-2019 Supercoppa di Portogallo: 1 - Benfica: 2019 Individuale Miglior giocatore della Segunda División: 1 - 2015-2016
  5. MARCELO ESTIGARRIBIA ENRICO ZAMBRUNO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL DICEMBRE 2011 Composto, sorridente, solare. Questo è Marcelo Estigarribia. Uno degli ultimi giocatori arrivati in casa Juventus, è un ragazzo semplice, legato in maniera indissolubile alla sua terra, e con i suoi dribbling ha già fatto impazzire il popolo bianconero. C’è stata curiosità attorno a lui, fin dal primo istante. Lo si conosceva poco, perché chi gioca in Sud America ha una visibilità minore rispetto a chi milita in formazioni europee. Ma visto nelle partite disputate in Copa America, manifestazione nella quale è giunto con il suo Paraguay alla finalissima poi persa contro l’Uruguay, le premesse erano già delle migliori. Marcelo è per tutti Chelo, che tradotto in italiano significa violoncello, soprannome affibbiatogli fin da quando era piccolo. «Marcelo è sempre stato troppo lungo per amici e compagni. Da qui Celito e poi Chelo». Ha cominciato subito a “suonare” per la Juventus, in un calcio particolare fatto di serpentine, corsa, coraggio e grande cuore. Già, perché giocare in campi come lo Juventus Stadium o San Siro in un batter d’occhio non è cosa da tutti. Per raccontare Marcelo bisogna partire dalla sua data di nascita: 21 settembre 1987. Quel giorno i giornali aprono a tutta pagina sul piano americano per difendere l’Europa, sul trionfo di Alain Prost al Gran Premio di Lisbona, sulla battuta d’arresto della Juventus contro l’Empoli e sui fortunati vincitori del Totocalcio, un 13 che porta nelle casse degli italiani 400 milioni di lire. Mentre succede tutto questo, ecco spuntare il piccolo Chelo. «Ho avuto un’infanzia molto bella, ho tre fratelli e vivono tutti insieme con i miei genitori in Paraguay a Fernando De La Mora, a un chilometro di distanza dalla capitale Asunción. La famiglia per me è fondamentale. Ho sempre ricevuto molto: è grazie a loro se adesso sono quello che sono, un calciatore professionista che gioca in uno dei più grandi club al mondo come la Juventus». Già, la Juventus. La parola “sueño”, sogno in spagnolo, la ripete più volte. Arrivare qui è il massimo, per chi comincia a calciare un pallone. Ma non è stato facile. Ha dovuto sudare, faticare e lavorare duro per emergere. Union Pacifico, Sport Colombia e Cerro Porteño sono state le prime squadre. Poi la parentesi (breve) in Francia, al Le Mans, città più conosciuta per la 24 ore automobilistica che per il calcio. «Come esperienza non mi ha lasciato molto. Ma comunque è stata importante per il prosieguo della mia carriera, mi ha fatto conoscere l’Europa». Il ritorno in Sudamerica è così cosa fatta, passando agli argentini del Newell’s Old Boys, ed esprimendosi ai massimi livelli. «Questo sì che è stato un passo rilevante. Mi ha permesso di far vedere tutto il mio potenziale, di andare in Nazionale e giocare la Copa America». Il bello è in campo, certo. Ma anche fuori. La sua pacatezza emerge anche lontano dal rettangolo di gioco. Dove la famiglia e la religione sono più importanti di tutto il resto. «Mi piace leggere la Bibbia e in generale i testi cattolici. Provengo da una famiglia molto religiosa, tutti siamo credenti. In ogni momento libero, in generale, mi piace stare con le persone care. Dialogare e confrontarmi con loro». E qui entra in ballo la tecnologia, perché per stare a stretto contatto con i famigliari è inevitabile. «Sono molto tecnologico, mi piace stare mi piace stare al passo con i tempi, andare su internet, giocare alla Playstation, guardare la TV e i film. I miei preferiti? Quelli dove c’è azione, con temi di guerra e combattimenti. E non disprezzo le commedie». E poi c’è la musica. Dentro il suo iPod c’è da divertirsi. «Reggaeton, cumbia (melodie originarie della Colombia, ndr) e canzoni latine: sono i ritmi che si ascoltano in Paraguay. Uno dei miei cantanti preferiti è Luis Alberto del Paranà. Lo ascoltiamo in molti, nonostante il passare degli anni è ancora uno dei più apprezzati nel nostro paese». Una curiosità: Luis Alberto del Paranà partecipò al Festival di Sanremo del 1966. Magari, tra le immagini della storia bianconera, Marcelo per prepararsi all’avventura juventina avrà scovato anche queste. Viaggiare, invece, non è tra le cose che preferisce fare. Appena può, torna a casa a Fernando de la Mora, anche se, pensandoci bene, c’è un posto che lo incuriosisce da anni. «L’Egitto. Vorrei vedere le Piramidi. Ecco, lì ci vorrei davvero andare». La Juventus, fin dal primo giorno, l’ha accolto a braccia aperte. Torino ha poco in comune con le città vissute in precedenza, eppure è già entrata nel cuore di Marcelo. «La devo ancora scoprire bene, ho avuto poco tempo per farlo, ma in questi primi mesi sono stato benissimo. Mi sono integrato alla perfezione. Per un sudamericano ambientarsi in Italia non è difficile, la gente anche qui è molto calda. E poi l’Europa, vista l’esperienza in Francia, un po’ la conoscevo già. Mangio pasta e pizza, adoro la vostra cucina. Della città la cosa che più mi ha impressionato è stato comunque lo Juventus Stadium, per la vicinanza al campo e la bellezza dell’impianto». E proprio in città, ha trovato subito un amico, anche lui arrivato da poco sotto la Mole. «Passo molto tempo con Vidal. Essendo entrambi sudamericani, abbiamo legato immediatamente». Alla fine, ritorna la parola magica: “sueño”. Non rimbalza per caso, il suo è più un messaggio. Alla Juventus e ai suoi tifosi. «Arrivo da un Paese piccolo e umile, fondato sul lavoro, che si contraddistingue per la tenacia e la voglia di emergere. Ora che sono bianconero, voglio dimostrare tutto il mio valore. Qui voglio realizzare il mio “sueño” da calciatore». Parola di Chelo. CLAUDIO AGAVE, MINUTIDIRECUPERO.IT DEL 10 LUGLIO 2020 Per i bianconeri Estigarribia è ovviamente un acquisto minore, dettato più che altro dalla necessità di ampliare numericamente la rosa per quanto riguarda la batteria di esterni. Nonostante le premesse, però, il calciatore paraguaiano si ritaglia con grande caparbietà (e un pizzico di fortuna) i suoi spazi: Conte ne apprezza la dedizione e le qualità in allenamento, anche perché il calciatore è dotato di un dribbling discreto e di grande abnegazione per la fase difensiva. Inoltre, le cattive prestazioni di Krasić ed Elia non fanno altro che far scalare gerarchie all’ex Le Mans, che di conseguenza emerge in maniera silenziosa ma determinante e venendo lodato sia dal tecnico che dai tifosi. Lo stesso Estigarribia ammetterà, in svariate interviste e in termini positivi, di non aver mai avuto in carriera un allenatore come Antonio Conte. Due i principali highlights della stagione dell’esterno: in primis, l’unico gol segnato con la maglia della Juventus, quello del momentaneo 3-2 di una gara al San Paolo contro il Napoli, finita poi 3-3. Da citare però anche l’assist decisivo nella partita contro l’Udinese, che permise a Matri di andare in gol. In totale, con la maglia della Juventus, Marcelo Estigarribia ha colleziona 18 presenze con una sola rete, citata in precedenza, portando a casa il primo e unico Scudetto della sua carriera italiana ed europea. Un premio quasi inatteso date le circostanze generali e le prospettive personali del calciatore, nonché l’unico trofeo mai conquistato in carriera da parte del paraguaiano, capace di farsi trovare al momento giusto nel posto giusto. Nonostante la bontà delle sue prestazioni in bianconero e la stima dell’allenatore, Estigarribia non viene riscattato dalla Juventus, alla ricerca di profili più elevati dopo aver fatto il salto di qualità in seguito a due settimi posti consecutivi. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/marcelo-estigarribia.html
  6. MARCELO ESTIGARRIBIA https://it.wikipedia.org/wiki/Marcelo_Estigarribia Nazione: Paraguay Luogo di nascita: Fernando de la Mora Data di nascita: 21.09.1987 Ruolo: Centrocampista Altezza: 181 cm Peso: 70 kg Nazionale Paraguaiano Soprannome: El Chelo (Il Violoncello) Alla Juventus dal 2011 al 2012 Esordio: 16.10.2011 - Serie A - Chievo-Juventus 0-0 Ultima partita: 20.05.2012 - Coppa Italia - Juventus-Napoli 0-2 18 presenze - 1 rete 1 scudetto Marcelo Alejandro Estigarribia Balmori (Fernando de la Mora, 21 settembre 1987) è un calciatore paraguaiano, centrocampista del Sol de América. Marcelo Estigarribia Estigarribia nel 2013 alla Sampdoria Nazionalità Paraguay Altezza 181 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Sol de América Carriera Giovanili 2001-2004 Unión Pacífico 2004-2005 Sport Colombia Squadre di club 2005-2006 Sport Colombia 10 (0) 2006 Cerro Porteño 0 (0) 2006 → Guaraní 0 (0) 2006-2008 Cerro Porteño 45 (6) 2008-2010 Le Mans 12 (0) 2010-2011 → Newell's Old Boys 45 (0) 2011 Dep. Maldonado 0 (0) 2011-2012 → Juventus 18 (1) 2012-2013 → Sampdoria 34 (2) 2013-2014 → Chievo 16 (0) 2014-2016 → Atalanta 25 (2) 2016-2017 → Cerro Porteño 22 (1) 2017 → Chiapas 6 (1) 2017-2020 → Colón (SF) 66 (4) 2020 Dep. Maldonado 15 (2) 2021 → Olimpia 15 (0) 2021-2022 Dep. Maldonado 0 (0) 2022- Sol de América 3 (0) Nazionale 2007 Paraguay U-20 8 (0) 2008-2014 Paraguay 33 (1) Palmarès Coppa America Argento Argentina 2011 Biografia Di etnia Guaraní, il suo cognome è tuttavia di origine basca, retaggio dell'emigrazione spagnola in Paraguay avvenuta nel corso dell'Ottocento. È nato e cresciuto assieme ai tre fratelli a Fernando de la Mora, una cittadina a pochi chilometri di distanza dalla capitale Asunción, e proviene da una famiglia, come lui, molto religiosa e credente. Fin da piccolo è soprannominato Chelo, nato come diminutivo del suo nome Marcelo. Possiede anche il passaporto italiano. Legato alla compagna Shirley, la coppia ha due figlie, Giuliana ed Agostina. Caratteristiche tecniche È un centrocampista dal piede mancino che gioca prevalentemente come esterno o ala, ma all'occorrenza può essere impiegato anche in difesa. È abile nelle percussioni sulla fascia essendo dotato di un buon dribbling, quindi crea spesso superiorità numerica. Carriera Club Unión Pacífico, Sport Colombia e Cerro Porteño Cresce nelle giovanili dell'Unión Pacífico, squadra della città di Nueva Italia, prima di approdare allo Sport Colombia, con cui debutta tra i professionisti, all'età di diciassette anni, nella División Intermedia. Nel 2006 passa agli allora campioni in carica del Cerro Porteño, che lo cedono in prestito, per la prima parte della stagione, al Guaraní; rientrato dal prestito esordisce nella Primera División il 12 novembre 2006 in Cerro Porteño-Guaraní (5-1). Complessivamente con i rossoblù ottiene un primo posto nel Clausura 2006 (ma è il Libertad a laurearsi Campeón Absoluto), due secondi posti nel 2007 e un terzo posto nell'Apertura 2008. Le Mans e Newell's Old Boys Nell'agosto 2008 viene acquistato dai francesi del Le Mans, approdando nella Ligue 1. A causa del suo scarso impiego il 27 dicembre 2009 il Le Mans lo cede in prestito per sei mesi in Argentina al Newell's Old Boys, nella campagna di rafforzamento in vista del Clausura 2010. Al termine della stagione 2009-2010 il Le Mans retrocede e il prestito viene rinnovato per un anno, con la formula del prestito gratuito con diritto di riscatto fissato a 2,5 milioni di dollari. Al termine della stagione 2010-2011 il Newell's, per ragioni economiche, non lo riscatta. Dopo la Coppa America, il cartellino (valutato 2 milioni di euro) viene acquistato da un gruppo di investitori ed Estigarribia viene tesserato dal Dep. Maldonado (militante nella seconda divisione uruguayana). Juventus e Sampdoria Il Cerro Porteño, sua ex squadra, lo iscrive al campionato, tuttavia il 28 agosto 2011 viene ingaggiato in prestito oneroso per 500 000 euro dal club italiano della Juventus, esordendo in bianconero il 16 ottobre seguente, in Serie A, nel match contro il Chievo. Pur facendo parte delle seconde linee della squadra, l'allenatore Antonio Conte gli concede varie presenze, e il giocatore si fa subito benvolere anche dai compagni e dalla tifoseria. Realizza il primo e unico gol stagionale con la maglia della Juventus in campionato il 29 novembre 2011, nel pareggio 3-3 contro il Napoli. Il 6 maggio 2012, dopo la vittoria della Juve contro il Cagliari, vince il suo primo scudetto. Nonostante le 14 presenze e il buon rendimento, a fine stagione non viene riscattato dalla società torinese, facendo così ritorno al Deportivo Maldonado. Estigarribia rimane in Italia, e il 18 agosto 2012 si trasferisce in prestito alla Sampdoria. Debutta coi blucerchiati il giorno stesso, nella sconfitta per 4-5 ai rigori contro la Juve Stabia nel terzo turno di Coppa Italia. L'esordio in campionato con la nuova squadra avviene invece il 26 agosto, alla prima giornata, nella vittoria dei doriani 1-0 sul Milan. Il 16 settembre 2012 segna la sua prima rete col club genovese, nel successo esterno della Samp 3-2 sul campo del Pescara. Conclude la sua stagione in blucerchiato con 34 presenze e 2 reti in Serie A, non venendo riscattato e tornando a fine campionato nuovamente al Deportivo Maldonado. Chievo e Atalanta Per l'inizio dell'annata 2013-2014 resta ancora nel campionato italiano, cambiando la terza maglia nel giro di tre anni; il 29 agosto 2013 viene ufficializzato il suo passaggio al Chievo, altro club di A, che lo tessera in prestito con diritto di riscatto. Esordisce coi clivensi il 15 settembre seguente, nella sconfitta di campionato in casa della Lazio (0-3). Rimane a Verona per un semestre, scendendo in campo in 16 occasioni senza siglare gol. All'inizio del girone di ritorno, il 30 gennaio 2014 passa in prestito all'Atalanta, ancora nella massima serie italiana. Fa il suo esordio con la squadra bergamasca l'8 febbraio 2014, nella partita persa per 2-0 sul campo della Fiorentina. Il 29 marzo segna il suo primo gol in maglia nerazzurra in Bologna-Atalanta (0-2), partita in cui la formazione orobica conquista la sesta vittoria consecutiva, record societario in Serie A. Nell'estate 2014 si trasferisce quindi a titolo definitivo a Bergamo. La seconda annata in maglia nerazzurra è compromessa ai primi di ottobre, per via di un grave infortunio rimediato con la nazionale paraguaiana: pur se il giocatore è protagonista di un recupero-lampo che lo riporta in campo a soli sei mesi dalla rottura del legamento crociato anteriore, un successivo stop a metà maggio gli fa chiudere anzitempo la stagione. Nel febbraio 2016 risolve il contratto con la società orobica. Nazionale Riceve la prima convocazione in nazionale per la partita amichevole contro la Costa d'Avorio del 22 maggio 2008. Segna il suo primo gol con la Albirroja nell'amichevole contro il Sudafrica il 31 marzo 2010. Dodici mesi dopo, è nella rosa paraguaiana seconda classificata alla Copa América 2011, miglior risultato internazionale dei sudamericani da quasi trent'anni a quella parte. Dopo due anni di lontananza, nel 2014 viene nuovamente chiamato a vestire la maglia della nazionale, ma nell'incontro amichevole con la Corea del Sud del 10 ottobre incappa in una lesione del legamento crociato del ginocchio destro. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2011-2012
  7. EMANUELE GIACCHERINI «Giaccherini è l’esempio di come un giocatore che ha fatto la provincia, può meritarsi la Juventus. Se si chiamasse Giaccherinho sarebbe molto più considerato», sono parole di Antonio Conte. Alto 167 centimetri è un giocatore duttile, molto dotato nel dribbling e veloce sul breve, caratteristiche che gli permettono di saltare facilmente l’uomo. Ottimo negli assist, ha anche una buona capacità realizzativa grazie ai suoi inserimenti. Giak esordisce con la maglia bianconera l’11 settembre contro il Parma, nella partita inaugurale della stagione, giocando tutti i 90 minuti. Titolare anche la domenica successiva a Siena, conquista piano piano i tifosi che vedono in lui la grande voglia di emergere. Conte lo utilizza per ben 27 volte, schierandolo in più ruoli e confermando la sua enorme duttilità e intelligenza tattica. Le reti sono tre, due in Coppa Italia e una in campionato. Lo scudetto è conquistato da protagonista. Nel frattempo, Giak trova anche il modo di essere chiamato in azzurro. Non solo, Prandelli lo include nei convocati per l’Europeo. Emanuele, insieme ai propri compagni, conquista la medaglia d’argento, battuto in finale da una Spagna chiaramente fuori portata. La stagione 2012-13 ha tutti i crismi per essere quella della definitiva consacrazione. Invece, sarà utilizzato con il contagocce, anche se i momenti di gloria non mancheranno per Emanuele che, intanto, si intasca la Supercoppa Italiana conquistata a Pechino contro il Napoli. Atto primo, 16 settembre: la Juve è di scena a Genova, sponda rossoblù, per la terza giornata di campionato. Il Genoa domina nettamente il primo tempo, andando in vantaggio con l’ex Immobile. La squadra bianconera rischia più volte di subire la rete del KO, quando un tiro irresistibile da fuori area del nostro regala il pareggio. Non c’è più storia: Vucinić su rigore e Asamoah fissano il punteggio sul 3-1 per la Vecchia Signora. LUCA MOMBLANO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL DICEMBRE 2012 Dieci, cento, mille Emanuele Giaccherini. Una carriera esponenziale, un modello che può valere da esempio: il centrocampista originario di Talla, piccolo comune nella provincia di Arezzo, si apre al mondo nonostante quel «…carattere chiuso che all’inizio può anche rendere complicato l’inserimento in gruppo nuovo e già unito». Parole sue. Mai banali, decise, pronunciate con lo sguardo che salta qua e là a ritmi vertiginosi: gli occhi sono lo specchio dell’anima, come suggeriva in tempi non sospetti il pensatore greco Platone, ma nel caso di Giaccherini sono anche esattamente lo specchio del suo modo di essere calciatore. Ovvero vivace eppure concentrato, tagliente eppure intenso. Classe 1985, 27 anni compiuti il 5 maggio scorso, Emanuele Giaccherini è ancora nel vivo della propria parabola professionale, sublimata da un anno e più di Juventus, di trofei e nuove responsabilità, di Nazionale e meritati attestati di stima sia da parte di Antonio Conte che di Cesare Prandelli. Dietro le conquiste di chi a 23 anni ha pensato davvero per un attimo di ritornare al proprio paese e lasciare praticamente tutto, c’è necessariamente un uomo: «Sì, dopo una splendida stagione in Serie C con il Pavia – ricorda il numero 24 della Juventus – mi ritrovai ancora a Cesena, dove mi misero fuori rosa. Mi chiesi se ne valesse ancora la pena, se i tanti sacrifici avessero ancora un senso. Ebbene, oggi posso rispondere che non bisogna davvero mai mollare. È un messaggio positivo per tutti i giovani calciatori che devono ancora scrivere la loro carriera: dare sempre il massimo, nel calcio non si sa mai». Eccolo, quindi, il lato umano, quello extra-calcistico, cioè come Giaccherini racconta se stesso con la straordinaria semplicità che lo contraddistingue: «Un ragazzo normale che dedica alla famiglia tutto il tempo in cui non lavora. Quando però vado al campo, all’allenamento, tutto cambia: si viene proiettati in un’altra realtà, fatta di totale professionalità. Posso dirmi fortunato: faccio ciò che più amo. Dalla vita non potevo chiedere di più». Dentro tutto questo, per l’ex cesenate e per l’intero popolo bianconero, ci sono stati 15 intensi mesi di successi. Giaccherini ne ha fatto pienamente parte e nel rinfrescare la memoria gongola sciorinando anche un interessante ricordo legato ai suoi gol: «I momenti di gioia sono stati davvero tanti. Quando sono arrivato a Torino avevo tanto entusiasmo e altrettanta voglia di dimostrare, ma forse non c’era la coscienza di arrivare fino a questo punto: ci ho messo anche del mio, in questo sono stato bravo. I gol? Beh, il primo, in casa contro il Bologna in Coppa Italia, per me ha significato tanto: da quel gol lì in avanti sono venuto fuori, mi ha dato ulteriore consapevolezza, e la cornice dello Juventus Stadium che esulta è davvero fantastica. Al secondo posto, appena sotto, metto la rete contro il Genoa quest’anno che ci ha permesso di riprendere in mano una partita in cui avevamo anche sofferto e andarla a vincere. Poi, a chiudere il podio, ci metto il sigillo di Bergamo che valse per noi il simbolico titolo di Campioni d’Inverno». Saluta tutti con il sorriso anche durante l’intervista, Emanuele Giaccherini. Scritto e letto per esteso. Senza nomignoli o soprannomi. Non li ama e, salvo quello espresso scherzosamente da mister Conte, lasciano il tempo che trovano. Sarà perché l’ala toscana, trasformata anche tatticamente in centrocampista centrale di inserimento, ha calpestato i campi da gioco di tutte le categorie professionistiche. Tutte davvero. Per quella che può definirsi senza mezzi termini una vera e propria scalata che ha portato Giaccherini fino ai Campionati Europei di Polonia-Ucraina. «Ho una certezza – rileva – Conte è stata la persona più importante della mia carriera professionale. Sono suoi una grande parte dei meriti della Juve e miei anche il raggiungimento della maglia azzurra senza essere titolare in pianta stabile. Mi ha dato fiducia in una squadra piena di campioni. Il resto ce l’ha messo l’ambiente Juve, che ti permette di esprimerti sempre al meglio: non conta il numero delle partite che giochi ma la qualità di queste. È un concetto nuovo». Infine, ma non certo per ultimo in ordine di importanza, c’è il discorso tattico. Rilevante, nel caso di un jolly come Giaccherini, il quale però tiene a precisare: «Ho fatto l’esterno offensivo per tutta la carriera precedente. Oggi posso però dire che nel ruolo di interno mi trovo davvero a mio agio: mi spingo oltre dicendo che per giocare in una grande squadra come la Juventus, le mie caratteristiche sono più adatte a fare la mezzala». Una bella scoperta divenuta una garanzia. Una garanzia anche per il gruppo-squadra, a proposito della quale Emanuele esprime idee ben definite: «Il calcio europeo non è certo il calcio italiano, ma con il lavoro fatto in questo anno e mezzo sappiamo di poterci stare. Cercheremo la scalata anche lì, non ci precludiamo nulla: i tifosi lo devono sapere, questa Juve non lascia nulla di intentato e gioca per vincere in qualunque competizione. Il mister ha imposto una mentalità e un modo di giocare che è ai livelli di Barcellona, Borussia Dortmund e compagnia». Una squadra che è anche uno spogliatoio unito, un monoblocco. Giaccherini non ha alcun problema ad ammetterlo: «Ho avuto bisogno del sostegno e dei consigli dei compagni. L’accoglienza è stata super, devo ringraziare Gigi (Buffon), Claudio (Marchisio) e Giorgio (Chiellini) solo per citarne alcuni. Sono persone fantastiche con le quali spero di giocare il più a lungo possibile. Anche Andrea (Pirlo) è una persona speciale oltre che un campionissimo. Calcisticamente parlando, credo che questa squadra abbia rivoluzionato il calcio in Italia: attacchiamo in tanti, è vero, ma attacchiamo con la testa e non abbiamo paura, perché sappiamo di avere sempre le coperture giuste da parte dei difensori. Finiamo un’azione, ci rimettiamo a posto e ripartiamo. Il nostro calcio non ti dà momenti di pausa». Ecco, giusto, un grazie per averlo ricordato a tutti: avanti così. Anche per l’umile e scattante Giaccherini non è ancora venuto il momento di tirare il fiato, il meglio deve ancora venire anche per chi ha raggiunto i massimi obiettivi della propria vita professionale. Atto secondo, 10 marzo, Juve-Catania: il Napoli, secondo in classifica, esce sconfitto dalla partita contro il Chievo e per la truppa bianconera, c’è la grande occasione per aumentare a 9 i punti di vantaggio sui partenopei e ipotecare seriamente lo scudetto. Ma la squadra siciliana è tosta e, pur non rendendosi mai pericolosa, non lascia il minimo spazio all’attacco juventino che, da par suo, appare lento e svogliato. A un quarto d’ora dalla fine, Conte cambia: dentro Giaccherini e fuori Asamoah. Giak ci mette l’anima, venendo pure ammonito per un plateale tuffo in area di rigore. Primo minuto di recupero: Emanuele è sull’estrema sinistra e crossa al centro area. Nessuno interviene e il pallone è intercettato da Pogba che, con uno stop suntuoso, lo addomestica e lo ributta in mezzo. Il portiere catanese smanaccia come può, la palla vaga a pochi metri dal gol quando si materializza improvvisamente Giak. Stop di petto e palla nell’angolino. Juventus 1 Catania 0: lo scudetto è molto più vicino. «È sicuramente questo è il gol più importante della mia vita e lo dedico a me stesso. Lavoro tanto per farmi trovare pronto e penso sia un premio giusto. Gol scudetto? Lo spero. Siamo a +9 sul Napoli e ora sta a noi: cercheremo di chiudere questo campionato. Conte stavolta mi ha chiesto di cercare l’uno contro uno, di puntare, di tagliare, di inserirmi e sicuramente mi ha dato meno compiti difensivi perché era una partita che dovevamo vincere, quindi abbiamo rischiato un po’ di più. L’ammonizione per la simulazione? Il tocco c’è stato ma io sono caduto dopo, l’arbitro ha fatto bene». Emanuele realizza la sua terza rete stagionale nell’inutile ultima partita della stagione, a Genova contro la Sampdoria. Le sue presenze totali sono 25, ma soltanto 9 volte è schierato come titolare. Come consolazione, vola in Brasile per disputare la Confederation Cup. Gli azzurri si classificano al 3° posto e Giak è uno dei protagonisti della competizione. Assist e giocate a non finire e una meravigliosa rete contro i padroni di casa, poi vincitori del torneo. Nella partita amichevole di preparazione alla Confederation Cup contro Haiti, Giaccherini segna una rete dopo 19 secondi, diventando il marcatore più veloce nella storia della Nazionale italiana. Il 15 giugno 2013, a sorpresa, passa agli inglesi del Sunderland. I tifosi bianconeri sono sgomenti, lo stesso Conte non si definisce contento. Ma la voglia di giocare titolare (per non rischiare di perdere il Mondiale) e l’enorme plusvalenza da mettere a bilancio, fanno sì che il giocatore abbandoni Torino e la Juventus. Due stagioni piene, due scudetti e una Supercoppa Italiana da mettere in cornice. E l’essere entrato nel cuore dei tifosi fanno di Emanuele Giaccherini un giocatore da ricordare. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/07/emanuele-giaccherini.html
  8. EMANUELE GIACCHERINI https://it.wikipedia.org/wiki/Emanuele_Giaccherini Nazione: Italia Luogo di nascita: Talla (Arezzo) Data di nascita: 05.05.1985 Ruolo: Centrocampista Altezza: 167 cm Peso: 60 kg Nazionale Italiano Soprannome: Giaccherinho - Zanzara Atomica - Folletto - Libellula - La Pulce di Talla Alla Juventus dal 2011 al 2013 Esordio: 11.09.2011 - Serie A - Juventus-Parma 4-1 Ultima partita: 18.05.2013 - Serie A - Sampdoria-Juventus 3-2 52 presenze - 6 reti 2 scudetti 1 supercoppa italiana Emanuele Giaccherini (Bibbiena, 5 maggio 1985) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Con la nazionale italiana si è classificato secondo al campionato d'Europa del 2012 e terzo alla Confederations Cup 2013. Emanuele Giaccherini Giaccherini con la nazionale italiana nel 2012 Nazionalità Italia Altezza 167 cm Peso 60 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º luglio 2021 Carriera Giovanili 1995-1996 Rassina 1996-1997 Arezzo 1997-2001 Bibbiena 2001-2004 Cesena Squadre di club 2004-2005 → Forlì 22 (1) 2005-2007 → Bellaria Igea Marina 37 (3) 2007-2008 → Pavia 30 (10) 2008-2011 Cesena 97 (20) 2011-2013 Juventus 52 (6) 2013-2015 Sunderland 32 (4) 2015-2016 → Bologna 28 (7) 2016-2018 Napoli 20 (1) 2018-2021 Chievo 74 (13) Nazionale 2012-2016 Italia 29 (4) Palmarès Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Biografia Cresciuto a Talla, nella provincia aretina, all'età di sedici anni si è trasferito a Cesena. A causa di uno scontro con un portiere avversario durante la militanza nel Bibbiena, ha subìto l'asportazione della milza. Sposato con Dania, la coppia ha due figlie. Tra i vari soprannomi affibbiatigli nel corso della carriera, il più famoso è diventato Giaccherinho, nomignolo nato ai tempi di Cesena e divenuto popolare quando ripreso dall'allenatore Antonio Conte: «Giaccherini è l'esempio di come un giocatore che ha fatto la provincia può meritarsi la Juventus [...] Se si chiamasse Giaccherinho sarebbe molto più considerato». Caratteristiche tecniche Calciatore molto duttile, nel corso della sua carriera ha ricoperto diversi ruoli offensivi (seconda punta, esterno, rifinitore), ma può essere schierato con buoni risultati anche in mediana (come centrocampista centrale o mezzala). Dotato di resistenza, tecnica e rapidità, con cui compensa un fisico minuto, è abile ad inserirsi negli spazi e vanta buone capacità realizzative. Carriera Giocatore Club Cesena e i periodi in prestito Il Cesena preleva Giaccherini nel 2001 da una società affiliata, il Bibbiena. Nel 2004 viene mandato in prestito in Serie C2 al Forlì. Nei successivi due anni Giaccherini va in prestito nella medesima serie al Bellaria Igea Marina. Durante la seconda stagione di permanenza rimedia un infortunio che gli fa chiudere la stagione in anticipo; in quest'occasione Giaccherini medita anche il ritiro dall'attività agonistica per ritornare a casa e andare a lavorare come operaio. L'anno dopo viene prestato nuovamente in C2, al Pavia. In quest'annata evita la retrocessione ai play-out con la squadra lombarda, segnando 10 reti. A fine stagione ritorna a Cesena, dov'è inizialmente messo fuori rosa, ma il nuovo allenatore Pierpaolo Bisoli decide di puntare su di lui; la stagione seguente ottiene un posto da titolare, contribuendo con 5 reti alla promozione della squadra in Serie B. Mantiene il ruolo da titolare anche la stagione successiva, segnando il suo primo gol in cadetteria il 29 agosto 2009 allo Stadio Via del Mare contro il Gallipoli. Termina la stagione raggiungendo la promozione in Serie A con i romagnoli e chiudendo con 9 centri personali, di cui 8 in campionato e 1 in Coppa Italia. Esordisce nella massima serie il 28 agosto 2010, alla prima di campionato contro la Roma, nel pareggio per 0-0 allo Stadio Olimpico. La sua prima marcatura in A arriva l'11 settembre, alla seconda giornata, realizzando in contropiede la rete del 2-0 finale sul Milan. Il 6 marzo 2011 segna la sua prima doppietta in Serie A nella vittoria per 2-3 contro la Sampdoria, realizzando 2 gol in 2 minuti. Il 15 maggio timbra infine la rete-partita contro il Brescia, che sancisce l'aritmetica salvezza dei romagnoli; è questo il suo ultimo centro in maglia cesenate. Juventus Il 25 agosto 2011 il giocatore viene ceduto in comproprietà alla Juventus per 3 milioni di euro. L'11 settembre successivo fa il suo esordio ufficiale coi bianconeri, nella vittoria casalinga 4-1 sul Parma. Pur non facendo parte dell'undici titolare, Giaccherini ha modo di mettersi in luce durante la stagione, conquistandosi la fiducia dell'allenatore Conte e ritagliandosi un proprio spazio nell'organico juventino. L'8 dicembre sigla il suo primo gol in maglia bianconera nell'incontro di Coppa Italia contro il Bologna, poi finito 2-1 ai tempi supplementari a favore dei torinesi. All'inizio dell'anno successivo, il 21 gennaio mette invece a segno la sua prima rete in campionato con la formazione piemontese, quella del definitivo 2-0 all'Atalanta, che permette alla sua squadra di laurearsi simbolicamente campione d'inverno. Il 6 maggio 2012, dopo la vittoria della Juventus contro il Cagliari, vince il suo primo scudetto. Il 19 giugno seguente viene riscattato dalla società bianconera per 4.250.000 euro. L'11 agosto 2012 gioca gli ultimi minuti della Supercoppa italiana vinta dalla Juventus per 4-2 ai supplementari contro il Napoli; il successivo 23 ottobre fa il suo esordio assoluto in Champions League, subentrando negli ultimi minuti della sfida di Copenaghen con il Nordsjælland, pareggiata 1-1. Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria interna allo Juventus Stadium sul Palermo per 1-0, vince con tre giornate d'anticipo il secondo tricolore consecutivo. Giaccherini chiude il suo ultimo campionato in bianconero con 17 presenze e 3 gol: decisiva si rivela la rete siglata il 10 marzo al Catania, al 1' di recupero, che permette ai piemontesi di vincere la partita e dare il via all'allungo decisivo per il titolo italiano. Sunderland Giaccherini al Sunderland nel 2013. Il 16 luglio 2013 viene ufficializzato il suo passaggio al club inglese del Sunderland per 7,5 milioni di euro. Esordisce in biancorosso il 17 agosto, nella prima giornata di Premier League, nella sconfitta casalinga per 0-1 contro il Fulham; la prima rete coi Black Cats arriva invece sette giorni dopo, aprendo le marcature nel pareggio per 1-1 sul campo del Southampton. Il 24 settembre successivo debutta in Football League Cup, siglando il primo gol del Sunderland nel 2-0 finale al Peterborough Utd, nel terzo turno della competizione; coi biancorossi raggiunge poi la finale della Coppa di Lega, la seconda nella storia dei gatti neri, tuttavia sconfitti a Wembley dal Manchester City. In campionato, con 24 presenze e 4 reti, contribuisce alla salvezza del club a fine stagione. Alla positiva stagione d'esordio a Sunderland, ne segue tuttavia una seconda abbastanza deludente. Il 20 settembre 2014 rimedia un infortunio alla caviglia nella trasferta sul campo del Burnley, che lo tiene lontano dai campi per diversi mesi. Il 26 dicembre torna a giocare, subentrando a Jordi Gómez nel corso del secondo tempo del match di campionato contro l'Hull City. Tuttavia a febbraio 2015 un riacutizzarsi del problema alla caviglia lo costringe a saltare tutto il resto della stagione; i numerosi stop portano la società inglese a perdere fiducia nel giocatore, e lo stesso Giaccherini, demotivato anche dalla lontananza da casa, decide di tornare nel campionato italiano. Bologna e Napoli Nell'estate seguente, dopo due anni in Inghilterra, il 31 agosto il calciatore fa ritorno in Serie A, prelevato in prestito dal neopromosso Bologna. Il 1º novembre seguente trova la sua prima rete in maglia rossoblù, in campionato, aprendo le marcature nel 3-0 casalingo all'Atalanta. Dopo un avvio negativo sotto la guida di Delio Rossi, l'arrivo del tecnico Roberto Donadoni coincide con un cambio di marcia della squadra petroniana nonché di un ritrovato Giaccherini, il quale chiude la stagione con 7 reti in 28 presenze che contribuiscono alla salvezza anticipata dei felsinei. Tornato a Sunderland dopo la fine del prestito bolognese, il 16 luglio 2016 viene acquistato dal Napoli. Esordisce con la maglia azzurra il successivo 28 settembre, subentrando a Dries Mertens nella partita di Champions League contro il Benfica vinta per 4-2; non trova tuttavia molto spazio nel suo primo semestre sotto al Vesuvio, siglando il primo gol napoletano solo con l'anno nuovo, il 10 gennaio 2017, nell'incontro valevole per gli ottavi di finale di Coppa Italia contro lo Spezia. La prima realizzazione in campionato in maglia azzurra arriva invece il successivo 10 febbraio, siglando il gol del definitivo 2-0 con cui il Napoli s'impone sul Genoa, unica gara di campionato (sulle 16 presenze complessive) che Giaccherini gioca da titolare. Rimane a Napoli per un anno e mezzo, senza riuscire a imporsi. Chievo Il 31 gennaio 2018 passa a stagione in corso al Chievo. Debutta in maglia clivense il successivo 4 febbraio, nella sconfitta esterna 0-1 contro l'Atalanta, mentre il 17 dello stesso mese trova il suo primo gol in gialloblù, trasformando un calcio di punizione in occasione della vittoria interna 2-1 sul Cagliari. Con 3 reti in 12 gare contribuisce alla salvezza del club veneto, venendo riscattato dallo stesso a fine stagione. Il campionato seguente, 2018-2019, si rivela tuttavia difficile per i clivensi, che retrocedono in Serie B; Giaccherini è comunque autore del gol che dà ai veneti la prima vittoria in stagione, contro il Frosinone (1-0), il 29 dicembre. Al termine dell'annata, nonostante la caduta tra i cadetti, il giocatore decide di rimanere a Verona. Il 14 settembre 2019 apre le marcature nella vittoria clivense 2-0 sul campo del Venezia: per Giaccherini è un ritorno al gol in Serie B dopo nove anni, tuttavia nella stessa gara subisce una lesione al flessore sinistro che lo costringe a rimanere fuori per i successivi due mesi. Torna in campo il 29 ottobre, nella partita casalinga contro il Crotone vinta 2-1, subentrando nella ripresa, guadagnandosi e trasformando il calcio di rigore del momentaneo pareggio. L'estate seguente, stante le partenze di Cesar e e Meggiorini, viene nominato capitano della squadra. Veste la maglia clivense per il successivo biennio, sempre in serie cadetta, fino alla scadenza del contratto nell'estate 2021 quando ufficializza l'addio al calcio giocato. Nazionale Giaccherini all'esordio in nazionale, il 10 giugno 2012, all'Europeo 2012, nella prima sfida contro la Spagna. Nel maggio 2012 viene chiamato per la prima volta nella nazionale maggiore dal commissario tecnico Cesare Prandelli, inserito nella rosa dei 23 convocati per il campionato d'Europa 2012 in Polonia e Ucraina. Il successivo 10 giugno, a 27 anni, esordisce in azzurro scendendo in campo da titolare nella partita d'esordio della competizione europea, pareggiata 1-1 contro la Spagna. Conquista con l'Italia la medaglia d'argento dell'Europeo, dopo la sconfitta 0-4 in finale ancora contro le Furie Rosse. Utilizzato con regolarità nei mesi seguenti dal CT, viene inserito nella lista dei 23 convocati alla Confederations Cup 2013 in Brasile. L'11 giugno 2013, nella partita amichevole di Rio de Janeiro contro Haiti terminata 2-2, segna la sua prima rete in azzurro dopo 19 secondi di gioco, diventando il marcatore più veloce della storia della nazionale italiana (battendo di un secondo il precedente record del 1984 di Bagni). Il 22 dello stesso mese, realizza il suo primo gol azzurro in una sfida ufficiale, nella sconfitta 2-4 in Confederations Cup contro il Brasile, siglando il gol del momentaneo 1-1. A fine competizione vince con l'Italia la medaglia di bronzo, dopo il successo ai rigori contro l'Uruguay nella finale per il terzo posto; Giaccherini realizza uno dei tiri dal dischetto che valgono il podio agli Azzurri. Non inserito da Prandelli nella lista dei convocati al campionato del mondo 2014, dopo la rassegna iridata viene richiamato in maglia azzurra dal nuovo commissario tecnico Antonio Conte, già suo allenatore alla Juventus, in occasione del debutto nelle qualificazioni a Euro 2016. Rimane tuttavia lontano dalla nazionale per il successivo anno e mezzo, prima di essere richiamato da Conte per le ultime amichevoli precedenti il campionato d'Europa 2016, e inserito poi il 31 maggio nella rosa dei 23 azzurri per la fase finale della manifestazione continentale. Il 13 giugno 2016 è protagonista nel vittorioso esordio dell'Italia nel campionato europeo di Francia, aprendo le marcature nel 2-0 sul Belgio (tornando nell'occasione al gol in azzurro dopo quasi tre anni) e venendo nominato uomo-partita dall'UEFA. Il cammino azzurro nella competizione si conclude ai quarti di finale, contro la Germania ai rigori, durante i quali Giaccherini mette a segno il proprio tentativo. Al termine della stessa, con l'avvicendamento tecnico tra Conte e Gian Piero Ventura, Giaccherini non viene più convocato. Dopo il ritiro Nell'agosto 2021 diventa commentatore delle partite di Serie A per DAZN. Nell'estate 2022 viene ammesso al corso per l'abilitazione ad "Allenatore UEFA A", la cui qualifica consente di guidare tutte le squadre giovanili, tutte le formazioni femminili e le prime squadre maschili fino alla Serie C inclusa. Palmarès Club Lega Pro Prima Divisione: 1 - Cesena: 2008-2009 (girone A) Campionato italiano: 2 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2012
  9. MARCO BORRIELLO Diventa bianconero il 3 gennaio 2012, non ancora trentenne. Approda a Torino fra lo scetticismo generale, poiché dal punto di vista tecnico-tattico non aggiunge molto al già nutrito parco attaccanti. L’accoglienza dei tifosi non è delle migliori, dopo il rifiuto del giocatore di indossare la maglia juventina nell’estate precedente.Antonio Conte, mister bianconero, garantisce per lui e le contestazioni dei tifosi si limitano a qualche striscione. Il 15 gennaio 2012, Borriello indossa per la prima volta la maglia bianconera, giocando una decina di minuti, nell’incontro casalingo contro il Cagliari.Marco è palesemente fuori condizione: i movimenti sono goffi e impacciati e il rendimento è sicuramente inferiore alle attese. È schierato titolare in Coppa Italia, contro Roma e Milan, non lasciando un segno tangibile della sua presenza.Ancora una volta, proprio quando tutti lo danno sconfitto, Marco ha la forza di risollevarsi. 25 aprile 2012, la Juve è di scena a Cesena per una partita molto delicata, nonostante la squadra di casa sia praticamente retrocessa. La Vecchia Signora deve assolutamente vincere per mantenere i punti di vantaggio sul Milan. Pirlo, dopo una decina di minuti, calcia sul palo un calcio di rigore e la squadra bianconera (per l’occasione in maglia rosa) non riesce a trovare la via della rete. Nella ripresa, Borriello sostituisce un evanescente Matri e, a una decina di minuti dalla fine, riesce a trovare lo spiraglio giusto per infilare il pallone nella porta di Antonioli.La gioia bianconera e quella di Marco sono incontenibili: «Sono contento per la squadra, ma stavolta lo sono soprattutto per il mio centravanti – dice Conte – Marco è arrivato in condizioni fisiche precarie, accompagnato da un certo malumore e si è messo in discussione sotto tutti i punti di vista. Spero che questo goal lo aiuti a ricevere un po’ più di affetto dal popolo juventino».Borriello dedica il goal ad Andrea Fortunato, nel diciassettesimo anniversario della sua morte, e invita i compagni a non abbassare la guardia: «Il mio goal non vale lo scudetto. La strada è ancora lunga, basta guardare quanta fatica abbiamo fatto per piegare il Cesena. Domenica a Novara ci sarà da soffrire. Ma me lo sentivo che sarebbe arrivato e ai compagni in panchina lo avevo annunciato. Ora spero di poter dimostrare il mio valore in questa squadra».Invece, a Novara sarà una passeggiata e Marco ne approfitterà per segnare il goal del 2-0. Non schierato nella sfortunata partita casalinga contro il Lecce, Borriello contribuisce alla vittoria di Trieste, contro il Cagliari. Un suo tentativo di correzione a rete di un cross di Cáceres, causa l’autogoal del difensore sardo Canini. È il goal della sicurezza, il goal dello scudetto bianconero.Nonostante il gran finale, la Juventus non riscatta Borriello e il giocatore napoletano ritorna a Roma, terminando in questo modo la sua avventura in bianconero. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/07/marco-borriello.html
  10. MARCO BORRIELLO https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Borriello Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 18.06.1982 Ruolo: Attaccante Altezza: 185 cm Peso: 85 kg Nazionale Italiano Soprannome: El Niño - Kiss Kiss Bang Bang - Jack Sparrow Alla Juventus nel 2012 Esordio: 15.01.2012 - Serie A - Juventus-Cagliari 1-1 Ultima partita: 20.05.2012 - Coppa Italia - Juventus-Napoli 0-2 17 presenze - 2 reti 1 scudetto Marco Borriello (Napoli, 18 giugno 1982) è un dirigente ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante, direttore sportivo dell'Ibiza. Marco Borriello Borriello con la maglia del Genoa nel 2008 Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 85 kg Calcio Ruolo Attaccante Termine carriera 2019 Carriera Squadre di club 2000-2001 Treviso 0 (0) 2001 → Triestina 13 (2) 2001-2002 Treviso 29 (10) 2002-2003 Milan 3 (0) 2003 → Empoli 12 (1) 2003-2004 Milan 4 (0) 2004-2005 → Reggina 30 (2) 2005-2006 → Sampdoria 11 (2) 2006 → Treviso 20 (5) 2006-2007 Milan 9 (1) 2007-2008 → Genoa 35 (19) 2008-2010 Milan 37 (15) 2010-2012 Roma 41 (11) 2012 → Juventus 17 (2) 2012-2013 → Genoa 28 (12) 2013-2014 Roma 11 (1) 2014 → West Ham Utd 2 (0) 2014-2015 Roma 0 (0) 2015 Genoa 8 (0) 2015-2016 Carpi 12 (4) 2016 Atalanta 15 (4) 2016-2017 Cagliari 36 (16) 2017-2018 SPAL 15 (1) 2018-2019 Ibiza 7 (0) Nazionale 2008-2011 Italia 7 (0) Biografia È cresciuto nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio con la madre Margherita, dato che il padre Vittorio è stato ucciso dalla camorra. Ha un fratello maggiore, Piergiorgio, e un fratello minore, Fabio, quest'ultimo calciatore che ha partecipato al reality Campioni: il sogno. Caratteristiche Era un centravanti mancino dotato di grande dinamismo e forza fisica, ma anche di una buona tecnica individuale e senso del gol; era capace di fare reparto da solo giocando di sponda oppure tenendo palla per far salire i compagni. Inizialmente schierato come esterno sinistro di centrocampo, venne trasformato in centravanti da Carlo Osellame. Carriera Club Gli esordi Cresciuto nelle giovanili del Milan, dove è arrivato all'età di quattordici anni, nel 2000 è stato ceduto in comproprietà al Treviso. A Treviso non è mai sceso in campo con la prima squadra ma solo con la formazione Primavera, con cui ha segnato 10 reti il primo anno e 13 in 12 gare il secondo. Nel gennaio 2001 è passato in prestito alla Triestina, in Serie C2. Con la squadra alabardata ha segnato il primo gol tra i professionisti il 29 aprile 2001 contro il Novara e, dopo i play-off dove ha giocato tutte e quattro le partite segnando anche la rete del 2-0 nella finale di ritorno contro il Mestre, ha conquistato la promozione in Serie C1. L'estate successiva è ritornato al Treviso con cui ha esordito in C1, disputando 27 partite e realizzando 10 reti, e ha raggiunto i play-off, dove ha disputato altre due gare. Milan e prestiti Nella stagione 2002-2003 il Milan ha riscattato dal Treviso la seconda metà del cartellino di Borriello che però, nonostante delle buone prestazioni nel precampionato, ha trovato poco spazio. È riuscito comunque a segnare il suo primo gol in maglia rossonera in partite ufficiali in una gara di Coppa Italia e a esordire in Champions League il 29 ottobre 2002 in Lens-Milan 2-1, subentrando a Ševčenko all'inizio del secondo tempo. Il 27 gennaio è stato quindi ceduto in prestito all'Empoli, dove ha realizzato il suo primo gol in Serie A, unico quell'anno. Tornato al Milan, è rimasto per tutto il campionato successivo nelle file rossonere, ma ancora all'ombra dei compagni più esperti. Per la stagione 2004-2005 è stato così ceduto in prestito alla Reggina, dove ha trovato continuità di gioco ma non è riuscito ancora a soddisfare le aspettative. Nel campionato successivo è stato dato di nuovo in prestito, questa volta alla Sampdoria. A gennaio è passato nuovamente al Treviso, con i veneti retrocessi in B a fine stagione: nell'ultima giornata, con la formazione già certa della discesa tra i cadetti, realizza una doppietta all'Udinese. Rientrato in rossonero, nel dicembre 2006 risulta positivo a due sostanze dopanti: prednisone e prednisolone (metaboliti del cortisone). Dichiaratosi inconsapevole dell'assunzione di tali sostanze, il calciatore chiede una controanalisi da cui la positività viene confermata. Il fatto comporta una squalifica di tre mesi, col ritorno in campo avvenuto il 19 maggio 2007. Nell'estate 2007, è ceduto in comproprietà al Genoa per 2 milioni di euro. Il 26 settembre risulta decisivo per la vittoria contro l'Udinese (3-2), mettendo a segno nell'occasione la sua prima tripletta in A. Il 2 dicembre, disputa la centesima partita in massima serie festeggiando con il gol del pareggio contro il Torino. 6 settimane dopo, realizza una doppietta contro la Lazio che permette al Grifone di espugnare l'Olimpico - in versione biancoceleste - per la prima volta dopo quasi mezzo secolo. Le 19 reti in campionato contribuiscono alla salvezza dei liguri, valendogli anche la chiamata in Nazionale. Terminata la stagione, nel maggio 2008 il Milan ne riscatta il cartellino per 7,5 milioni di euro oltre alla comproprietà del giovane Di Gennaro. La sua annata è però compromessa da diversi infortuni, ha impedito a Borriello di essere disponibile per l'inizio del campionato 2008-2009, che gli hanno impedito di scendere in campo con continuità. Tornato a disposizione nella stagione 2009-2010 è subito stato schierato come titolare dal nuovo allenatore Leonardo nelle prime due partite di campionato contro Siena e Inter. Dopo essere stato fermo a causa di una lombalgia, è tornato a segnare il 31 ottobre 2009, a 13 mesi di distanza dall'ultimo gol realizzato, nella partita di campionato contro il Parma, nella quale ha messo a segno una doppietta su assist di Ronaldinho. Il 25 novembre 2009 ha segnato la prima rete in carriera in Champions League nella gara della 5ª giornata della fase a gironi contro l'Olympique Marsiglia a San Siro, finita poi 1-1, realizzando il gol del momentaneo vantaggio rossonero. A fine stagione è risultato, a pari merito con Ronaldinho, il miglior marcatore del Milan con 15 gol. Roma e prestiti Il 31 agosto 2010 è stato ceduto alla Roma in prestito gratuito con obbligo di riscatto fissato a 10 milioni di euro. Ha esordito con la maglia giallorossa l'11 settembre 2010 nella partita persa per 5-1 contro il Cagliari allo Stadio Sant'Elia. La giornata successiva, nella partita Roma-Bologna (2-2), ha segnato il suo primo gol in giallorosso che ha dato il momentaneo 1-0 per la squadra della capitale. Il 7 novembre 2010 ha giocato il suo primo derby capitolino vinto dalla Roma, segnando su rigore il primo dei due gol della squadra giallorossa. Il 6 gennaio 2011 nella gara contro il Catania ha segnato la sua prima doppietta in giallorosso. Ha concluso la sua prima stagione in giallorosso mettendo a segno in 46 partite ufficiali (34 in Serie A, 4 in Coppa Italia, 8 in Champions League) 17 reti (11 in Serie A, 2 in Coppa Italia e 4 in Champions League, suo record personale in competizioni UEFA per club). È inoltre stato l'unico attaccante giallorosso a segnare in tutte le tre competizioni stagionali disputate. Il 22 giugno 2011 la Roma ha esercitato il diritto di riscatto, acquisendo il giocatore a titolo definitivo dal Milan per la cifra precedentemente pattuita di 10 milioni di euro. Il 3 gennaio 2012, a fronte del riconoscimento di 500 000 euro, è stato ceduto alla Juventus in prestito con diritto di riscatto dell'intero cartellino in favore della società torinese fissato a 8 milioni di euro. La Roma ha anche corrisposto al giocatore un incentivo pari a 275 000 euro lordi per agevolarne il trasferimento. L'8 gennaio 2012, in occasione della gara di campionato Lecce-Juventus, è stato duramente contestato dai tifosi della Juventus a causa del presunto rifiuto, smentito dal giocatore, del trasferimento in bianconero nel mercato estivo del 2011. Il 15 gennaio 2012 ha fatto il suo esordio in bianconero nel pareggio interno per 1-1 contro il Cagliari, subentrando a Mirko Vučinić all'81º minuto di gioco. Il 25 aprile 2012, dopo essere subentrato ad Alessandro Matri nel corso del secondo tempo, ha segnato il suo primo gol con la maglia bianconera contro il Cesena al 79º minuto, rete che ha determinato la vittoria della Juventus per 1-0 nei confronti della squadra romagnola; è anche la prima marcatura stagionale per Borriello, che non segnava da 11 mesi. A fine stagione la Juventus ha deciso di non esercitare l'opzione per il riscatto, pertanto il giocatore ha fatto ritorno alla Roma, che il 31 agosto 2012 lo ha ceduto in prestito al Genoa. Il 23 settembre successivo ha segnato il suo primo gol dopo il ritorno in rossoblù, decidendo a favore dei liguri la sfida in trasferta contro la Lazio. Nel corso della stagione realizza due doppiette, una delle quali, nel 4-1 contro il Pescara, condanna la squadra abruzzese alla matematica retrocessione in Serie B. Dopo essere ritornato nella capitale per la stagione 2013-2014, il 31 ottobre ha segnato la sua prima rete stagionale, realizzando il gol con cui la Roma ha battuto per 1-0 il Chievo; questa vittoria è stata la decima della squadra capitolina nelle prime 10 partite di campionato, record di vittorie consecutive in avvio di torneo per la Serie A. Il 25 gennaio 2014 passa in prestito fino a fine stagione alla squadra inglese del West Ham per 700 000 euro, raccogliendo solo due presenze. Ultimi anni Tornato alla Roma, vi rimane fino all'inizio del 2015 senza giocare neanche una partita. Il 2 febbraio 2015 ritorna al Genoa a titolo definitivo. Gioca 8 partite senza segnare, e il 30 giugno, scaduto il contratto, lascia definitivamente i grifoni. Il 31 agosto 2015 il giocatore passa a titolo definitivo al neopromosso Carpi, poiché rimasto svincolato dopo l'esperienza rossoblù; vi rimane fino a gennaio 2016, realizzando 4 reti, prima di essere ceduto all'Atalanta con un contratto di sei mesi; segna 4 reti anche coi bergamaschi, e una volta terminato il campionato rimane svincolato. Nell'agosto 2016 viene acquistato dal Cagliari con cui firma un contratto annuale - con 50.000 euro di bonus per ogni gol segnato - più un altro anno aggiuntivo in caso di salvezza. All’esordio segna 4 gol alla S.P.A.L. in Coppa Italia. Grazie a tale quaterna risulterà il cannoniere del torneo, alla pari del genoano Pandev e dello juventino Dybala. Il 23 aprile 2017 segna contro l'Udinese (poi vincitore per 2-1) la ventesima rete stagionale, battendo il suo primato personale di 19 centri stabilito col Grifone nel 2008. Dopo una sola stagione in Sardegna, si trasferisce alla neopromossa SPAL. Il 27 agosto 2017, andando ancora a segno contro i friulani, eguaglia il record di Nicola Amoruso avendo segnato in massima serie per 12 squadre diverse. Sarà l’unico gol segnato in 15 apparizioni in maglia spallina; il 23 luglio 2018 viene annunciata la rescissione consensuale del contratto. Il 30 agosto 2018 viene ingaggiato dall'UD Ibiza, club militante nella Segunda División B spagnola. Il 16 settembre seguente debutta nelle gare ufficiali, nel match perso contro il Badajoz. Il 30 gennaio 2019 annuncia, tramite il proprio profilo Instagram, di aver rescisso consensualmente il contratto con il club, concludendo l’esperienza spagnola con sole 7 presenze e nessuna rete a referto e annuncia il ritiro dal calcio giocato. Nazionale Maggiore Il positivo rendimento in maglia genoana gli vale inoltre, nel febbraio 2008, la chiamata di Donadoni per la rappresentativa maggiore: l'esordio con questa avviene a 25 anni, in occasione di un'amichevole contro il Portogallo (vinta per 3-1). Convocato per il campionato europeo del 2008, non viene utilizzato durante la fase finale. Rientra nel giro azzurro dopo il ritorno di Lippi in panchina, senza però venire chiamato per il campionato del mondo del 2010. Scarsamente utilizzato da Prandelli, abbandona la maglia azzurra dopo il 2011. Direttore sportivo Dopo il ritiro rimane in Spagna nella doppia veste di ambasciatore e di direttore sportivo dell'Ibiza. Palmarès Competizioni nazionali Campionato italiano: 2 - Milan: 2003-2004 - Juventus: 2011-2012 Competizioni internazionali Supercoppa UEFA: 1 - Milan: 2003 UEFA Champions League: 1 - Milan: 2006-2007
  11. ARTURO VIDAL Difficile raccontare i quattro campionati juventini di Vidal. Difficile, perché sono stati talmente tanto intensi e perché El Guerrero è entrato talmente tanto nel cuore dei supporter juventini che il rischio di cadere nella nostalgia è altissimo. Proviamo a farlo, mediante testimonianze e momenti di questa fantastica e trionfale cavalcata che comincia nell’estate del 2011, quando il campione cileno approda alla corte di Antonio Conte. Va in rete alla prima uscita in campionato con la maglia della Juve, l’11 settembre 2011, nel 4-0 contro il Parma. Partendo dalla panchina, perché diverrà titolare solo dalla quarta giornata a Catania. Il ruolo di inamovibile, Arturo, se lo guadagna allenamento dopo allenamento, partita dopo partita, tackle dopo tackle, corsa dopo corsa, goal dopo goal. La Juve è impegnata nel testa a testa scudetto con il Milan e la sicurezza dei bianconeri cresce gara dopo gara, assieme con la consapevolezza di potercela fare. La linea mediana Pirlo-Marchisio-Vidal, non sbaglia un colpo. Protegge la linea difensiva e supporta le punte, oltre a inserirsi in avanti con tempismo. Il cileno ha oramai conquistato tutti. Ha risorse atletiche infinite, una grinta che stordisce gli avversari e infiamma la curva. E un gran feeling con il goal. Si è anche conquistato la qualifica di rigorista della squadra. Alla trentesima giornata, segna una rete splendida, mostrando ancora una volta, anche tanta qualità: è il 2-0 che indirizza il match in favore dei bianconeri e seppellisce le speranze del Napoli. A fine stagione, Arturo Vidal conterà trentacinque presenze (qualcuna anche da difensore centrale) e sette reti. Alla seconda stagione in bianconero, Vidal ottiene una consacrazione plenaria. Calciatore totale, inesausto sette polmoni: c’è molto del cileno nel secondo scudetto consecutivo della Juve, della quale è addirittura capocannoniere stagionale. La “Signora” torna anche in Champions, e il debutto è previsto a Stamford Bridge, contro i Campioni d’Europa in carica. Due lampi di Oscar portano avanti il Chelsea, la Juve vede le streghe. Che sono scacciate da una rimonta di cuore e classe della compagine bianconera. “Remuntada” che prende il via da una rete di Vidal, che segna nonostante sia palesemente zoppo. Alla fine, sarà 2-2, grazie alla rete di Quagliarella. Il Bayern eliminerà l’undici di Conte nei quarti di finale, con Arturo ultimo a mollare. “Quando il gioco si fa duro, entra in campo Re Arturo”, è il coro che comincia a infiammare lo Stadium. 2013-14: Vidal è esimio protagonista della Juve che vince il campionato a punteggio record. Un punteggio che si fonda sulla continuità di rendimento, sull’irriducibilità, doti che ad Arturo non mancano di certo. Il 27 novembre 2013, diventa il terzo juventino della storia a segnare una tripletta in Champions (a farne le spese è il Copenaghen), eguagliando Del Piero e Inzaghi. Sul finire della stagione, i guai al ginocchio destro lo costringono a uno stop. L’operazione, il recupero lampo per poter giocare i Mondiali in Brasile. Nascono le prime polemiche. «Il finale della stagione è stato maledetto, il mio rendimento è calato molto. A livello personale è finita male con Juve e con la Nazionale cilena, adesso ho una grande occasione di riscatto. So che il popolo bianconero si aspetta molto da me, ma è sempre stato così, e non è un problema, l'operazione mi ha condizionato molto ma rifarei tutto negli stessi tempi. Purtroppo dovendo recuperare con tanta velocità, ho seriamente rischiato di farmi male in modo anche irreparabile. La mia è stata una scelta di amore nei confronti della Juve. Non potevo lasciare la squadra prima della semifinale di Europa League con il Benfica. Mi sono giocato il Mondiale e pure buona parte dell’attuale stagione, però ho deciso con il cuore, amo la Juve, sono fatto così. E devo dire grazie anche al Commissario Tecnico Sampaoli, che mi ha aspettato. Un altro non lo avrebbe fatto. Le critiche spesso sono state ingiuste, ho giocato in condizioni fisiche disastrose, solo io e i dottori lo sappiamo. Ma se c’è bisogno di me non mi tiro certo indietro, mai. Non ho nulla da rimproverarmi a livello professionale, ho sempre dato il mille per cento in campo, a prescindere da come stavo». Quando ritrova la miglior forma, torna a far splendere il centrocampo della Juve, che conquista scudetto e Coppa Italia sfiorando un tris da sogno. Fondamentale, anche nel nuovo modulo, sempre utile. «Il sistema di Conte esaltava gli inserimenti dei centrocampisti, mi trovavo spesso davanti alla porta avversaria, avevo maggiore libertà in fase offensiva. Oggi là davanti c’è un trequartista alle spalle delle punte, e quindi agli interni spettano altri compiti. Il ruolo che ricopro è perfetto per le mie caratteristiche, sono nel cuore del gioco e ho più palloni da gestire. Presto, tornerò anche a segnare con continuità. Ora sto al 100%, sono al top fisicamente e mentalmente. Mi manca solo un pizzico di fortuna sotto porta, ai tifosi dico di stare tranquilli, adesso ci penso io. Con Conte ho lavorato tre anni, mi ha fatto diventare un giocatore vero, completo, mi ha cambiato la testa. Allegri è molto diverso, lo conosco da poco, però mi piace il suo amore per il bel gioco. Preferisce ritmi più lenti, punta molto sulla tecnica e dà grande spazio alle qualità dei giocatori di cui dispone». Il cuore della “Signora”, lo definisce Massimo Bonini, uno che di mediani se ne intende. Oramai, Arturo è accomunato con i grandi universali del glorioso passato bianconero. È cronaca e storia. Segna il goal scudetto contro la Samp, vince, da miglior giocatore, la Copa America con il Cile. Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Il cileno è irrequieto fuori dal campo, ubriacature e risse in discoteca sono quasi all’ordine del giorno. La società difende e protegge il giocatore, com’è giusto che sia, ma intanto prende nota. E quando, durante la Copa America, causa un incidente grave distruggendo la propria Ferrari, decide che il bicchiere è colmo. Arturo Vidal, per quaranta milioni di euro è ceduto al Bayern di Monaco. Quel Bayern che già lo voleva fortemente quattro anni prima, quando Vidal approdò a Torino, proveniente dal Bayer Leverkusen. Un cerchio che, a suo modo, si chiude. Arturo chiude con 171 gare e ben quarantotto reti realizzate in bianconero. Quattro anni in cui ha lottato, segnato, emozionato. Non ha mai mollato, Arturo (l’ha detto e l’ha fatto). Uno di quelli che al solo vederlo scendere in campo, rassicurava il tifoso a prescindere dal risultato finale. «È un giorno molto speciale – dice Arturo – voglio mandare un saluto dal cuore a tutti i tifosi juventini nel mondo. Grazie per questi quattro stupendi anni assieme. Voglio augurarvi tutta la fortuna del mondo e vi prometto che vi porterò sempre nel mio cuore. Per sempre juventino nell’anima». FILIPPO FIORINI, DAL “GS” DEL MARZO 2014 Jaqueline guarda la televisione e dice: «Mio figlio Arturo viene da un altro pianeta, l’ho sempre pensato». Tutto ciò che la circonda, glielo ha regalato lui. La casa nell’elegante quartiere di Santiago del Cile ai piedi della Cordigliera delle Ande, il rosario d’oro che porta al collo, l’auto parcheggiata fuori. Ha deciso che sarebbe diventato un campione vedendola tornare stanca dal lavoro: «Facevo le pulizie, stiravo in casa della gente. Quella volta ero davvero sfinita. Lui mi ha tolto le scarpe e ha detto di non preoccuparmi, che presto i soldi non sarebbero più stati un problema». All’epoca Arturo Erasmo Vidal era appena un bambino, ossessionato da una sola cosa: il pallone. «Lo chiamava il “toy”, come se fosse stato l’unico giocattolo al mondo. Quando non ce l’aveva tra i piedi, lo stava cercando». Dopo aver segnato tre goal al Copenaghen in Champions, lo scorso 27 novembre, Vidal il pallone se lo è portato addirittura a casa, mostrando che quell’ossessione non gli è ancora del tutto passata, nonostante abbia mantenuto la sua promessa. Ne è trascorso di tempo da allora, ma Re Artù non si è dimenticato di nessuno. Leverkusen, Torino: non importa. Appena può, il migliore centrocampista dell’intera Serie A torna a Santiago, a visitare quei sobborghi polverosi della zona sud dove stanno i suoi quattro fratelli, i suoi mille cugini, i nipoti, gli zii e tutti gli altri amici. Il secondo figlio di Erasmo Vidal e Jaqueline Pardo è nato il 22 maggio 1987. Suo padre voleva si chiamasse come lui, ma poco prima del parto il nonno materno mori tragicamente. Faceva lo spazzino e restò schiacciato dentro al camion dei rifiuti. E così si decise di ricordarlo, battezzando il nipotino con il suo nome. Arturo, appunto. All’epoca la famiglia era ancora unita e viveva nel “Barrio” di La Victoria, il quartiere più popolare tra i quartieri sovrappopolati della capitale, nato dalla prima leggendaria occupazione di terre avvenuta in America Latina. Il 30 ottobre del 1957, i Vidal erano tra le 1.200 famiglie di disperati che invasero quei lotti di sterpi, costruendoci una casa con quattro assi e un po’ di lamiera. Quando il papà di Arturo era giovane, a La Victoria la popolazione resisteva con le pietre e le molotov ai tentativi di sgombero quasi settimanali attuati dalle autorità e i famosi preti terzomondisti si mettevano in mezzo, a volte a costo della vita, per calmare la polizia. Poi venne il colpo di Stato del 1973 e uno dei generali di Pinochet propose di bombardare quel luogo proibito, in cui si perdevano immancabilmente le tracce dei sovversivi e degli agitatori, ma fu fermato in tempo. La casa dei Vidal si trova ancora oggi in Via Stella Bianca, come quella che brilla sulla bandiera del Cile. Per arrivare al campetto, Arturo camminava un paio di isolati per Unidad Popular, passava davanti al murales di Salvador Allende e girava l’angolo subito dopo la Strada Libertà. Tempi ovviamente lontani rispetto a oggi, in cui viaggia a cifre realizzative da bomber in Serie A. Vidal tornava a casa sporco, e suo zio Ricardo lo derideva chiamandolo il “Mangiaterra”. «La nonna era il centro della famiglia, cucinava per venti bimbi in un pentolone e la casa esplodeva di allegria». Luis è cugino di Arturo e ride se ripensa a quando, adolescenti, andavano alle feste assieme. «Una volta abbiamo addirittura dovuto riportarlo a casa, perché non lo facevano entrare da nessuna parte. E dire che giocava già nel Colo-Colo». Difficile crederci adesso che la cresta è il look più in voga tra i ragazzi del posto. El Cacique selezionò Vidal che aveva dodici anni, «prima come centrale e poi come terzino sinistro», si ricorda il papà, il quale gli insegnò i primi tocchi e i primi dribbling. «Debuttò da titolare il giorno dopo la morte di sua nonna. Venne qui al funerale e poi scese in campo contro l’Antofagasta». Qualche anno dopo, quando già giocava in quella mitica prima squadra con Alexis Sánchez, Jorge Valdivia e Humberto Suazo, l’allenatore Carlos Borghi disse che sarebbe diventato il miglior libero al mondo. El Bichi aveva visto giusto, anche se sbagliò ruolo, «perché Arturo può giocare in difesa, a centrocampo e in attacco», commenta Juan Antonio Tones, il giornalista che intervistò l’allenatore a suo tempo. Con l’adolescenza venne il momento più brutto, il passaggio tuttavia decisivo nella formazione del carattere dello juventino. Il padre aveva problemi personali e i suoi genitori si separarono. Arturo si trasferì con la madre e i fratelli a San Joaquin, un rione non troppo lontano da La Victoria, dove, però i miti di quartiere non erano più gli eroi della rivolta, bensì quelli del calcio. Nel corso degli anni, uscirono da San Joaquin almeno quarantasette professionisti. Il primo tra loro, è oggi un brutto ricordo della Nazionale italiana: Leonel Sanchez, che ai Mondiali cileni del 1962 si mise in mostra nella cosiddetta “Battaglia di Santiago”, per aver steso con un gancio sinistro prima il centrocampista azzurro e oriundo italo-argentino Humberto Maschio e poi il difensore Mario David. Delle stesse parti è anche Ivan Zamorano, che si trasferì in questo posto quando aveva cinque anni e che oggi ha fondato nella medesima zona una scuola calcio per allontanare i ragazzi dalla droga: la Escuela Barn Bam Zamorano. E poi ci sono Luis Jara, detto il Maradona cileno, e Jorge Toro, che negli anni Sessanta giocò nella Sampdoria, nel Modena e nel Verona, e che nella “Battaglia di Santiago” segnò da trenta metri il definitivo 2-0 cileno. O Fabián Orellana, passato per l’Udinese senza mai scendere in campo e oggi in forza al Celta Vigo. In questa suntuosa galleria del “futbol” e con un astro nascente in famiglia, Jaqueline trovò casa proprio davanti al Rodelindo Roman, la squadretta di quartiere che Arturo chiama oggi «il club del mio cuore, quello che mi ha visto nascere». Il campo fa tuttora da cortile a quell’abitazione modesta ma dignitosa in cui la donna si guadagnò l’ammirazione infinita dei suoi figli, crescendo da sola tutti e quattro. Per andare ovunque, Arturo doveva attraversare una delle due porte del Rodelindo. «Non è un campo da calcio, ma un letto di pietre, in cui uno dei due portieri gioca in un avvallamento e basta tirare alto per segnare», dice divertito Don Hernan, vicino dei dintorni e papà di un altro residente illustre di San Joaquin: Alejandro Escalona, che fu protagonista di una breve apparizione nel Torino della retrocessione e poi passato per il River Plate, il Benfica e il Gremio. Con Arturo in squadra, il Rodelindo smise per qualche anno di temere gli agguerriti derby contro la Juventud La Serena e il Municipal San Miguel. Pochi sanno che il legame di Arturo con la squadretta di quartiere è rimasto fortissimo nel tempo, pure una volta diventato professionista. Anche se era stato titolare in Copa Libertadores con il Colo-Colo, Vidal scappava in segreto a San Joaquin, si cambiava la maglia e tornava a correre tra i sassi con i vecchi amici. In un’intervista di sette anni fa, il futuro leader della Juventus di Conte disse: «Il mio potente colpo di testa l’ho imparato nel Rodelindo». Oggi, la sede è diventata un santuario di Re Artù: poster, foto, autografi, un maxischermo, una griglia e un tavolo da ping-pong completano l’arredamento di un club in cui la birra e la carne ai ferri accompagnano immancabilmente le dirette dei match della Juve. Squadra con cui, va qui ricordato, Arturo ha da poco prolungato il contratto sino al 2017. Totale: 4,5 milioni di euro netti a stagione. Una cifra neppure lontanamente immaginabile ai tempi in cui giocava in queste strade. Tra Arturo e il Rodelindo l’amore è totale, non inferiore alla sua seconda, grandissima passione: l’ippica. I cavalli della sua scuderia, infatti, vestono gli stessi colori sociali di quella che fu la sua prima squadra: il bianco e il verde. Quando ancora non era l’ammirato proprietario dello Stud Alvidal e dei suoi magnifici sauri da corsa, che scendono in pista adornati con un paraocchi in cui sono ricamate le iniziali “A” e “V”, Arturo fu un semplice ragazzino che guadagnava qualche spicciolo pulendo selle e criniere. In Cile l’ippica è quasi uno sport nazionale e nel paese si corre uno dei principali derby del continente americano per importanza, El Ensayo del Hipodromo de Chile, paragonabile addirittura, per fama e seguito, all’americano Kentucky Derby. Le famiglie vanno all’ippodromo in macchine stracolme di fratellini e passano le giornate giocando, mangiando e bevendo fino a notte inoltrata. Così facevano e fanno tuttora i Vidal, i Pardo e gli altri amici. Arturo fu salvato da una carriera come maniscalco mediocre da Don Enrique Carreno, uno dei guru del Club Hipico. Al tempo era il suo datore di lavoro e un pomeriggio lo prese da parte e lo licenziò: «Questa non è roba per te, ragazzino. Tu hai un futuro nel mondo del calcio». Chissà se aveva capito che il ragazzo sarebbe arrivato a vestire la maglia della Nazionale cilena per più di cinquanta partite. Vidal comunque diede ascolto soltanto a metà e, dopo aver vinto tre campionati con il Colo-Colo, nonché poco prima di firmare quello che nel 2007 lo avrebbe trasformato per un certo periodo nel giocatore cileno più caro della storia (undici milioni di dollari per passare al Bayer Leverkusen), tornò al Club Hipico per comprare il suo primo cavallo: la puledra Bubierca. Ora, che ha più di quaranta cavalli, si può dire che abbia «speso molto bene i suoi soldi, anche se per andare in attivo con una scuderia devi puntare a vincere i grandi classici nazionali, quelli della Triplice Corona». Marco Solis, cronista sportivo del quotidiano “La Cuarta”, lo dice guardando la pista dalla sala stampa dell’ippodromo, lo stesso luogo da cui vide morire uno dei migliori amici di Vidal. «Nicolas Inda era uno dei fantini più promettenti in assoluto», garantisce. Correva con i cavalli di Arturo, avevano praticamente la stessa età ed entrambi erano stati cresciuti dalla madre. Poi, alle nove di sera del 27 maggio 2011, Nicolas affrontò la sua ultima corsa, la numero sedici della giornata. Era quarto quando Victor Miranda e la sua Nobile Origine caddero all’uscita della curva che dà sul rettilineo finale. Nicolas e Brightly Son stavano subito dietro e li travolsero, poi vennero altri sei cavalli. Brightly si rialzò e tagliò il traguardo “scosso”, Nicolas no. Stette in coma per cinque giorni, nella maggior parte dei quali Vidal non si mosse mai dalla sedia fuori dalla stanza dell’ospedale. «Fu l’ultima persona a vederlo vivo», precisa la mamma Jaqueline e oggi, quando segna, il fenomeno di Madama si porta le mani alle orecchie per sentire il grido del pubblico. Sappiatelo: ripete il gesto che compiva il suo amico Nicolas dopo le vittorie. Mentre il talento di Arturo cresceva, fino ad arrivare ai vertici del calcio mondiale, le vicende dei Vidal lo tenevano continuamente legato a una realtà a volte dura, ma che lui ha sempre affrontato con coraggio. Qualche anno fa, uno dei più piccoli nella moltitudine di cugini che mangiavano dalla pentola della nonna a La Victoria, scopri di avere una grave malattia. Angelica racconta che quello di suo figlio Peter è un raro caso di cancro alle ossa. «Nel momento in cui si è sentito peggio, faceva la chemio e gli stavano per amputare un piede, ho chiamato mio nipote Arturo». Assieme hanno organizzato una festa di raccolta fondi. Vidal si è seduto a un tavolo e ha firmato autografi per tutta la notte. «Li vendevamo per qualche soldo, ma a fine serata avevamo abbastanza denaro per andare avanti». Oggi Peter sta bene ed è diventato un maestro degli origami. Si muove rapido sulle stampelle nella casa di Via Stella Bianca, dove vive con Luis, Angelica e una nutrita popolazione familiare. Non c’è più lo zio Ricardo, quello che chiamava “Mangiaterra” il piccolo Arturo imbrattato. È morto affogato nel suo ultimo bicchiere. Quello che l’ha steso su un marciapiede in una notte troppo fredda per le sue vecchie ossa. Con la scomparsa del fratello, però, Erasmo ha preso una scossa e ha deciso di provare a fare bene. Lavora tutti i giorni alla scuderia Alvidal, il pomeriggio dà una mano a tenere ordinato il Rodelindo e vuole riconquistare la fiducia di quel figlio campione che lo riempie di orgoglio fino alle lacrime. «Aspettavamo Arturo per le feste ma Maritè, sua moglie Maria Teresa, è incinta e non può assolutamente volare, allora verranno tutti assieme dopo la fine del campionato», dice il padre Erasmo circondato dagli amici di suo figlio. Sarà la vigilia dei Mondiali e Arturo passerà per l’ultimo brindisi al Rodelindo prima di partire per il Brasile. «Certo che lo faremo tutti assieme», rispondono gli ex compagni di pallonate, quando gli si chiede se abbiano intenzione di trovarsi al club per vedere la Coppa del Mondo. Loro, tifosi oramai acquisiti della Juventus e convinti che Vidal vincerà il terzo scudetto di fila da quando è alla Juventus, assicurano che ci saranno ad assistere alle partite dell’amico. L’obiettivo è sorprendere il mondo, cosa di cui Vidal ha dimostrato di essere capace. Chiunque può star sicuro che per ogni goal di Re Artù, con la Juve o il Cile, ci sarà un boato quaggiù, nei sobborghi della Santiago Sud. CATERINA BAFFONI, DA TUTTOJUVE.COM DEL 16 LUGLIO 2015 Lo chiamano “tuttocampista”, che è un neologismo adeguato, perché Vidal è sempre stato ovunque, sa fare tutto in ogni ruolo e sa coprire ogni parte del campo. Ritratto del giocatore che è sbocciato definitivamente nell’élite del grande calcio, nella Juventus e che tutti hanno sempre voluto avere. Il goal che racconta meglio Arturo Vidal? Impossibile indicarne uno precisamente. Questo è sempre stato il pretesto per dargli l’uomo partita ogni volta alla fine di un match. È stato sempre in ballottaggio. È lui, diciamo. Poi ci ripensiamo: tanto ci sarà un’altra occasione. Anche se non segna, è sempre determinante. Perché Vidal è entrato definitivamente nella rosa dei migliori centrocampisti che il campionato italiano abbia mai potuto offrire. Allora, forse, la sua doppietta al primo anno in bianconero alla Roma serve a rendere merito e giustizia. Vidal uomo partita di ogni partita e adesso di questa: dopo quattro anni emozionanti e pieni di successo con la casacca juventina, il guerriero torna in Bundesliga, questa volta alla corte di Guardiola. A rigor di perfezione morale, tecnica ed estetica, la sua rete che lo racconta meglio alla Juve fu il primo di oramai due stagioni fa, ovvero quello contro la Lazio: inserimento centrale da dietro, palla di Pogba a scavalcare i difensori, stop in leggera elevazione di destro, atterraggio e tocco di esterno, sempre destro, per superare Marchetti. Tic. Come il filo che entra morbido e preciso nella cruna di un ago. Ecco, lì c’è il “tuttocampista” cileno. Strana parola questa, che non bisognerebbe usare ma che racconta perfettamente il calciatore che il mondo bianconero ha potuto ammirare durante queste quattro stagioni. “Tuttocampista” è Vidal, non c’è niente da fare. Perché serve a evitare giochi di parole e di fatti per dire chi è stato e che è riuscito a fare questo giocatore fantastico che quando arrivò a Torino fu accolto dalla stampa e dalla critica come una riserva: «Il centrocampista di scorta si chiama Vidal», titolò un noto quotidiano sportivo subito prima della firma. Semplicemente non lo conoscevano. Arrivava dal Bayer Leverkusen e non è che non avesse fatto nulla: tre stagioni buone e una, l’ultima, eccellente, con trentatré presenze e dieci goal. Non ha mai segnato tanto (con la Juve l’anno scorso si è eguagliato), eppure lo definirono “di scorta”. Succede. In realtà Vidal arrivò alla Juve per diventare ciò che poi è diventato: un giocatore da fantascienza. La prima volta che lo vedi dal vivo ti sembra ancora più forte, perché la telecamera che sta nei tuoi occhi e la regia che sta nel tuo cervello ti permettono di vedere ciò che la TV non riesce a mostrarti: la capacità di stare ovunque, di coprire qualunque zona del campo adattando le proprie caratteristiche alla situazione di gioco di quell’istante. Cioè: Vidal non sembra mai fuori posto, non ti dà l’impressione di essere colui che si adatta. Se non lo conoscessi e lo vedessi difendere penseresti che è un difensore. Perché in quella fase si comporta esattamente come i compagni che fanno quello per tutta la partita. Idem quando ha la palla tra i piedi e imposta l’azione, oppure quando si infila in area e fa l’attaccante. Il 5 novembre di due stagioni fa, visto lì contro la rosa più competitiva del mondo, quella madrilena, Vidal fece impressione: solido, forte, sicuro, rapido, tecnico, intelligente, utile, ma soprattutto fondamentale. Quindici secondi prima del primo goal della Juve, Arturo era alla bandierina destra della sua metà campo a recuperare un pallone a Bale. Cosa riuscita con un tackle in scivolata perfetto. Poi subito dall’altra parte: al momento del fallo del Real su Pogba era esattamente dove un allenatore avrebbe desiderato che uno così fosse, cioè al limite dell’area avversaria pronto a raccogliere un’eventuale ribattuta della difesa o pronto a inserirsi su un cross. Poi il rigore, il che sembra un dettaglio. Ecco, appunto. Perché Vidal è rigorista nonostante in campo ci siano stati giocatori come Pirlo e Tévez. Non sono dettagli, è sostanza. Prendendo in esame quella partita, si può subito intuire come Re Artù sia sempre stato l’indice di irrinunciabilità. E in questa Juventus come in questa Serie A, Vidal è stato imprescindibile, ma è anche un giocatore capace di arrivare in ritardo dopo una convocazione in Nazionale, com’è accaduto quella volta, o di guidare in stato di ebrezza. Cioè: ha le sue follie, le sue manie, le sue controindicazioni. Ma un fuoriclasse è questo in fondo: genio e sregolatezza. Vidal questo è: uno che si mette a destra o a sinistra del regista e si infila negli spazi, in avanti e indietro. Un interno. Che poi assomiglia molto al ruolo che aveva lo stesso Conte con Lippi. La sua unicità sta lì, in quella posizione che oggi nessuno occupa bene come lui. Avanti e indietro, non c’è problema. È stato la sintesi tra classe e forza, tra grinta ed eleganza. I numeri spiegano scientificamente quell’imprescindibilità che si vede anche senza statistiche. Anche se, dopo il suo infortunio al ginocchio, non è stato più quel giocatore formidabile tanto apprezzato. Forse, anche questo motivo ha inciso molto nella vendita dell’oramai ex ventitré bianconero. È la spiegazione che supera il giudizio personale, è l’oggettiva certezza che si sta parlando di un campione. Non è che uno così lo puoi trattare come quei giocatori del tipo: “mi piace”. Qui non c’entra il giudizio singolo, esiste la prova dell’esistenza di un tipo di giocatore che vale più di altri. Vidal non conta solo come investimento puro: pagato dieci milioni e mezzo, oggi è quotato quarantacinque. Vale perché produce. E vale perché se uno tifa per la squadra in cui gioca lui, sa che ammirerà uno che si batterà come un dannato assicurandoti un rendimento da fenomeno. Lo vorrebbero tutti, più di un attaccante che segna e basta. Infine, a distanza di quattro anni le divergenze tra Juventus e Bayern Monaco nate proprio per contendersi il cileno, si sono appianate, i contatti sono ripresi e il guerriero cileno è pronto ad approdare alla corte di Pep Guardiola. Il mercato vince sempre, anche sul tempo. E così, Arturo Erasmo Vidal Pardo saluta il mondo bianconero con la bellezza di 171 presenze in bianconero, quarantotto reti siglate, quattro scudetti, due Supercoppe Italiane, una Coppa Italia e una finale di Champions League disputata. Gracias, campeòn. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/11/arturo-vidal.html
  12. ARTURO VIDAL https://it.wikipedia.org/wiki/Arturo_Vidal Nazione: Cile Luogo di nascita: Santiago del Cile Data di nascita: 22.05.1987 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 75 kg Nazionale Cileno Soprannome: King Arturo - Guerriero - Celia Punk - Arturito Alla Juventus dal 2011 al 2015 Esordio: 11.09.2011 - Serie A - Juventus-Parma 4-1 Ultima partita: 06.06.2015 - Champions League - Juventus-Barcellona 1-3 171 presenze - 48 reti 4 scudetti 1 coppa Italia 2 supercoppe italiane Copa America 2015 e 2016 con la nazionale cilena Arturo Erasmo Vidal Pardo (Santiago del Cile, 22 maggio 1987) è un calciatore cileno, centrocampista del Colo-Colo e della nazionale cilena. In carriera si è aggiudicato tre campionati cileni consecutivi (Apertura 2006, Clausura 2006 e Apertura 2007) con il Colo-Colo, quattro campionati italiani di fila (dal 2011-12 al 2014-15), una Coppa Italia (2014-15) e due Supercoppe di Lega (2012 e 2013) con la Juventus, tre campionati tedeschi in successione (dal 2015-16 al 2017-18), una Coppa di Germania (2015-16) e due Supercoppe di Lega (2016 e 2017) con il Bayern Monaco, un campionato spagnolo, una Supercoppa di Spagna (2018) con il Barcellona, un quinto campionato italiano (2020-21), una terza Supercoppa italiana (2021) e una seconda Coppa Italia (2021-22) con l'Inter. Con la nazionale maggiore ha vinto due edizioni della Copa América (Cile 2015 e Stati Uniti 2016) ed è stato finalista alla Confederations Cup di Russia 2017, prendendo inoltre parte ai campionati mondiali di Sudafrica 2010 e Brasile 2014; in ambito giovanile con il Cile Under-20 si è classificato al terzo posto ai campionato mondiale di categoria di Canada 2007. Arturo Vidal Vidal con la nazionale cilena nel 2017 Nazionalità Cile Altezza 180 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Colo-Colo Carriera Giovanili 1997-2004 Rodelindo Román 2004-2005 Dep. Melipilla Squadre di club 2005-2007 Colo-Colo 36 (2) 2007-2011 Bayer Leverkusen 117 (15) 2011-2015 Juventus 171 (48) 2015-2018 Bayern Monaco 79 (14) 2018-2020 Barcellona 66 (11) 2020-2022 Inter 51 (2) 2022-2023 Flamengo 21 (2) 2023 Athl. Paranaense 7 (0) 2024- Colo-Colo 0 (0) Nazionale 2007 Cile U-20 14 (8) 2007- Cile 142 (34) Palmarès Copa América Oro Cile 2015 Oro Stati Uniti 2016 Mondiali di Calcio Under-20 Bronzo Canada 2007 Confederations Cup Argento Russia 2017 Biografia Originario di San Joaquín, un sobborgo di Santiago del Cile, è il secondo di sei fratelli, tre maschi e tre femmine, cresciuti dalla madre Jaqueline dopo che il padre Erasmo lasciò la famiglia quando Vidal aveva cinque anni, pur se col tempo i due hanno rinsaldato i loro legami. Sposato con Maria Teresa, la coppia ha tre figli. È noto come Guerriero, soprannome che a suo dire ben gli si addice «per il mio modo di giocare, per come interpreto le partite»; tra gli altri nomignoli, gli sono stati affibbiati Celia Punk per via della sua cantante preferita, Celia Cruz, e King Arturo, quest'ultimo da lui utilizzato nei social network. Possiede in patria una scuderia ippica, la "Stud Alvidal", per cui correva come fantino uno dei suoi migliori amici, Nicolas, morto in un incidente di gara nel 2011; da allora, Vidal festeggia ogni suo gol portandosi le mani alle orecchie, ripetendo il gesto che l'amico scomparso compiva dopo le vittorie in pista. Nel maggio 2016 gli è stato inoltre intitolato uno stadio presso San Joaquín, dove il calciatore è nato e cresciuto. Caratteristiche tecniche «Mi piace sapermela cavare in ogni zona del campo. Era così fin da ragazzo e sicuramente è una qualità apprezzata dagli allenatori.» (Arturo Vidal, 24 dicembre 2013) Destrorso, Vidal è un jolly capace di ricoprire in campo le posizioni più diverse — dal suo ruolo originario di difensore, al trequartista —, tuttavia è come centrale che si esprime al meglio, risultando efficace sia nella fase di copertura sia in quella offensiva. Molto valido come incontrista, quindi nella marcatura e nell'anticipo, gode di un buon senso della posizione, caratteristica che in mezzo al campo gli fa recuperare molti palloni. Dribbling e corsa gli permettono invece di spingere sulla fascia e di arrivare facilmente al cross. Dotato di buoni fondamentali, sa farsi valere anche nel colpo di testa e nel tiro da fuori. Tutte queste qualità lo portano a essere considerato uno dei migliori centrocampisti della sua generazione, nonché tra i più forti calciatori cileni della storia. Carriera Club Gli inizi, Colo-Colo Da piccolo inizia a tirare i primi calci al pallone nella squadra del suo quartiere, il Rodelindo Román. All'età di dodici anni entra poi nel settore giovanile del Colo-Colo, club di cui è sempre stato tifoso, dove viene allenato tra gli altri da Claudio Borghi, tecnico che lo fa in seguito debuttare diciannovenne tra i professionisti. Esordisce nella finale dell'Apertura 2006 del Campeonato Nacional de Primera División del Fútbol Profesional contro l'Universidad de Chile, entrando in campo nei minuti finali al posto di Fierro, partita che si conclude con la vittoria del Colo-Colo. Nel torneo successivo, il Clausura 2006, Vidal si ritaglia maggiore spazio nella formazione che vincerà il secondo titolo consecutivo. L'anno dopo, è ormai tra i punti fermi della squadra che vince l'Apertura 2007. Bayer Leverkusen L'Apertura 2007 è l'ultimo torneo con la maglia del Colo-Colo per Vidal, che a fine campionato, voluto dal direttore sportivo Rudi Völler, viene acquistato dai tedeschi del Bayer Leverkusen. La valutazione del cartellino (11 milioni di dollari) segna, all'epoca, il record per un giocatore militante nel campionato cileno. È durante gli anni a Leverkusen che Vidal viene trasformato stabilmente da centrale difensivo — ruolo fin lì ricoperto in Sudamerica — a centrocampista. Frenato all'inizio da un infortunio, debutta in Bundesliga nella sconfitta esterna per 1-0 contro l'Amburgo il 19 agosto 2007; nella stagione successiva la squadra raggiunge la finale della Coppa di Germania, persa per 1-0 contro il Werder Brema. Rimane coi rossoneri per quattro stagioni: nell'ultima, 2010-11, realizza 10 reti in campionato, risultando il miglior marcatore della squadra e contribuendo al secondo posto finale; inoltre, con sei realizzazioni su sei tentativi, è anche il miglior rigorista stagionale. Juventus Vidal alla Juventus nel 2012, durante la trasferta di Champions League sul campo dello Šachtar Durante una gara di Europa League tra Bayer Leverkusen e Villarreal, Vidal attira le attenzioni di Fabio Paratici, direttore sportivo della Juventus. Il 22 luglio 2011 il giocatore viene quindi acquistato dal club italiano per 10,5 milioni di euro (più eventuali 2 di bonus), debuttando in maglia bianconera l'11 settembre seguente, nella prima giornata di campionato, andando subito in gol nella vittoria per 4-1 sul Parma. Inizialmente le caratteristiche di Vidal poco si adattano agli schemi del tecnico Antonio Conte; ciò nonostante le buone prestazioni offerte convincono l'allenatore a cambiare le sue idee per far giocare stabilmente il cileno nel centrocampo bianconero, dove si trova a giostrare assieme a Marchisio e Pirlo, diventando ben presto una pedina inamovibile della squadra. La prima doppietta in Serie A, siglata il 22 aprile 2012 nella vittoria 4-0 contro la Roma, è anche la prima assoluta da quando è in Europa. Vidal conclude la sua stagione d'esordio in bianconero emergendo come una delle rivelazioni del campionato italiano, contribuendo dopo nove anni a riportare lo scudetto sulle maglie dei piemontesi. Al debutto nella stagione 2012-13, l'11 agosto realizza un rigore nella vittoria della Juventus 4-2 ai supplementari contro il Napoli, nella finale di Supercoppa italiana disputatasi a Pechino, mentre il 19 settembre bagna con una rete il suo esordio assoluto in Champions League, nel 2-2 dei bianconeri in casa del Chelsea. Il 29 gennaio 2013, col gol siglato alla Lazio nel ritorno della semifinale di Coppa Italia, persa per 2-1, va a segno in tutte e quattro le competizioni stagionali giocate dalla Juventus, unico bianconero assieme a Vučinić. In quest'annata Vidal si conferma sui livelli della precedente, mostrandosi inoltre più prolifico a rete: anche grazie al fatto di diventare il rigorista principale della squadra, il giocatore va in doppia cifra — superando il suo precedente record che risaliva al 2010-11 — e, nonostante il ruolo di centrocampista, emerge quale capocannoniere dei torinesi con 15 centri tra campionato e coppe; tra questi, il 28 aprile apre le marcature nel derby contro il Torino, poi vinto 2-0, ed è suo l'1-0 dal dischetto che, il 5 maggio, decide la sfida col Palermo e dà alla Juventus la certezza del bis scudetto, il secondo consecutivo anche per Vidal. Vidal in maglia bianconera nel 2014, mentre entra in campo a Doha per la sfida di Supercoppa italiana contro il Napoli La terza annata a Torino si apre per Vidal con la conquista della seconda Supercoppa nazionale, giocando la finale del 18 agosto vinta dalla Juventus per 4-0 sulla Lazio. Sul piano personale, il 27 novembre arriva la prima tripletta della carriera, realizzata nella sfida di Champions League contro il Copenaghen, che vale il 3-1 finale: nell'occasione Vidal diventa il primo giocatore cileno a siglare un hat trick nella massima competizione europea per club, nonché il terzo bianconero di sempre (dopo Inzaghi e Del Piero). La sua prolificità stagionale sottoporta prosegue in campo europeo, dove il 27 febbraio 2014 timbra il suo primo gol juventino in Europa League, aprendo le marcature nel 2-0 del club torinese sul campo del Trabzonspor, nella sfida di ritorno dei sedicesimi di finale. A fine torneo vince con i bianconeri il suo terzo scudetto consecutivo: Vidal è tra i protagonisti dell'affermazione tricolore con 11 reti in campionato, cui si aggiungono le 7 marcature nelle coppe europee che portano il suo ruolino a 18 centri stagionali — in tutti e tre i casi, suoi primati personali —; tuttavia il centrocampista chiude in anticipo quest'annata, in cui raggiunge con la Juventus anche la semifinale di Europa League, a causa di un infortunio al ginocchio destro che lo costringe a un intervento chirurgico, per non pregiudicare la sua partecipazione ai successivi mondiali brasiliani. La quarta stagione con i bianconeri, ora allenati da Massimiliano Allegri, si apre tra luci e ombre per Vidal, ancora reduce dai postumi di un infortunio forse curato troppo frettolosamente, più che altro per timore di non poter adeguatamente contribuire agli impegni conclusivi della precedente annata. Ciò nonostante, il 30 novembre, in occasione della stracittadina contro il Torino, apre le marcature dal dischetto e serve poi l'assist a Pirlo per il definitivo 2-1 juventino. Sotto la gestione del nuovo tecnico, Vidal è ora stabilmente nel cuore del gioco, in un 4-3-1-2 che lo vede quale trequartista in appoggio alla coppia d'attacco, o prettamente da interno col compito di smistare palloni. Il 14 aprile 2015, ancora su rigore, segna il decisivo 1-0 al Monaco che vale l'approdo alle semifinali di Champions League. Il 2 maggio è suo il gol che decide la partita in casa della Sampdoria e che assegna matematicamente lo scudetto alla Juventus, il quarto consecutivo sia per la squadra sia per il cileno, mentre il 20 dello stesso mese conquista il suo primo double nazionale sollevando anche la Coppa Italia, vinta il 20 maggio a Roma contro una Lazio battuta 2-1 ai supplementari. Il 6 giugno Vidal diventa infine il primo calciatore cileno della storia a scendere in campo in una finale di Champions League, seppur la Juventus non riesca a conquistare il trofeo, battuta 1-3 dal Barcellona. È questa l'ultima sua partita con la maglia bianconera, che lascia dopo quattro stagioni e sette trofei, mettendo a referto 171 partite e 48 gol. Bayern Monaco Vidal in allenamento al Bayern Monaco nel 2017 Il 28 luglio 2015 si trasferisce al Bayern Monaco di Josep Guardiola, per 37 milioni di euro (più eventuali 3 di bonus). Il cileno, che fa così ritorno nel calcio tedesco, esordisce con i bavaresi il 1º agosto seguente, in occasione della finale di Supercoppa di Germania persa ai tiri di rigore contro il Wolfsburg, dopo l'1-1 dei tempi regolamentari. Il 9 dello stesso mese segna il suo primo gol con la nuova maglia, aprendo le marcature dal dischetto nel 3-1 al Nöttingen in Coppa di Germania; il 19 settembre sigla invece la prima marcatura in campionato, nello 0-3 esterno contro il Darmstadt. In Champions League risulta determinante per il passaggio del turno alle semifinali per la compagine bavarese: è infatti suo il gol che decide l'andata dei quarti contro il Benfica, mentre al ritorno va ancora in rete nel 2-2 finale che elimina i portoghesi. Dopo l'eliminazione in semifinale contro l'Atlético Madrid, il 7 maggio 2016 Vidal si aggiudica la prima Bundesliga, grazie alla vittoria per 2-1 sull'Ingolstadt 04. Il 21 dello stesso mese aggiunge un altro trofeo al suo palmarès, in seguito alla vittoria della Coppa di Germania sul Borussia Dortmund: dopo lo 0-0 scaturito al termine dei supplementari i bavaresi prevalgono ai rigori, serie nella quale il cileno realizza il secondo penalty. La seconda stagione di Vidal con il club campione di Germania, ora allenato da Carlo Ancelotti, inizia con la conquista della Supercoppa tedesca: nella sfida del 14 agosto i bavaresi s'impongono per 2-0 sul Borussia Dortmund, con la rete iniziale che porta la firma del cileno. L'annata vede per i bavaresi la conquista del campionato, secondo consecutivo per il cileno, grazie al successo per 6-0 del 29 aprile 2017 contro il Wolfsburg; Vidal e compagni sono tuttavia protagonisti di una parte finale al di sotto delle aspettative: in Champions League — competizione durante la quale il centrocampista mette a segno tre reti, tra cui spicca la doppietta nell'1-5 sull'Arsenal nel ritorno degli ottavi di finale — la compagine tedesca esce infatti sconfitta dal doppio confronto dei quarti contro il Real Madrid, così come nella Coppa nazionale, eliminata nella semifinale dal Borussia Dortmund a seguito del 2-3 esterno del 26 aprile. Anche la stagione 2017-18, la terza e ultima in Baviera, vede il cileno subito vincente, con i Roten che il 5 agosto s'impongono in Supercoppa battendo nuovamente ai rigori il Borussia Dortmund, in seguito al 2-2 dei tempi regolamentari. Per il terzo anno consecutivo Vidal si aggiudica con largo margine la Bundesliga; ancora una volta però il finale di annata, che per lui termina anzitempo il 17 aprile 2018 a causa di un intervento chirurgico al ginocchio destro, risulta indigesto alla squadra tedesca, nuovamente eliminata dal Real Madrid nel doppio confronto della semifinale di Champions League, e perdente 1-3 nella finale della Coppa di Germania del 19 maggio contro l'Eintracht Francoforte. Barcellona Vidal al Barcellona nel 2019, mentre discute con il compagno di squadra Jordi Alba Dopo un triennio in Baviera, il 3 agosto 2018 il cileno si accorda con il Barcellona. Debutta in blaugrana il 12 dello stesso mese, subentrando a Dembélé nei minuti finali della Supercoppa spagnola, vinta 1-2 contro il Siviglia: con la vittoria del suo primo titolo con il Barça diventa inoltre il calciatore cileno con più trofei vinti da professionista, superando Eduardo Vilches. I primi mesi in Catalogna, tuttavia, non si rivelano particolarmente positivi sul piano personale, con il centrocampista che non riesce a sovvertire le gerarchie della squadra titolare e per questo manifesta dissapori verso il tecnico Ernesto Valverde, il quale lo chiama in causa prevalentemente nei minuti finali di partita; il 28 ottobre arriva comunque il primo gol con la maglia azulgrana, segnando il definitivo 5-1 al Real Madrid nel clásico di campionato. Nella seconda parte di stagione il feeling con il tecnico va a migliorare, rientrando sempre più spesso nella formazione titolare. Il 29 aprile 2019 arriva la matematica conquista della Liga, grazie al successo 2-4 sul campo dell'Alavés: è l'ottavo titolo nazionale consecutivo per Vidal, il quale rientra così nella schiera dei pochi eletti in grado di vincere in almeno tre dei maggiori campionati d'Europa. È invece avara di soddisfazioni la stagione 2019-2020, la seconda e ultima per il cileno a Barcellona. In un'annata segnata sul piano sportivo dall'avvicendamento sulla panchina blaugrana tra Valverde e Quique Setién, e sul versante mondiale dalla sopraggiunta pandemia di covid che dapprima stoppa e poi dilata a dismisura i calendari internazionali, Vidal torna su buoni livelli realizzativi ma chiude la stagione, per la prima volta dopo otto anni, senza sollevare trofei; a riprova di un'annata negativa, il centrocampista è in campo nella storica sconfitta 8-2 patita dal Barcellona, per mano dei suoi ex compagni del Bayern Monaco, nei quarti di finale della Champions League. Inter Il 22 settembre 2020 il giocatore torna dopo cinque anni in Serie A, accasandosi all'Inter a fronte di un indennizzo di 1 milione di euro in variabili. Quattro giorni dopo fa il suo esordio con i nerazzurri in Serie A, nella vittoria per 4-3 contro la Fiorentina. Proprio contro i viola, negli ottavi di finale di Coppa Italia, il 13 gennaio 2021 segna su calcio di rigore il suo primo gol in maglia nerazzurra; si ripete quattro giorni dopo in campionato, aprendo le marcature nel vittorioso derby d'Italia contro i suoi ex compagni della Juventus (2-0). Il cileno non vive una stagione positiva sul piano personale, pagando dazio sia per una serie di infortuni sia per la concorrenza del compagno di reparto Christian Eriksen, fattori che dall'iniziale ruolo di inamovibile lo fanno lentamente scivolare fuori dall'undici titolare nella seconda e decisiva parte dell'annata: ciò nonostante a fine campionato può fregiarsi della vittoria dello scudetto, il primo per il club milanese da undici anni a quella parte e, soprattutto, il nono della carriera per Vidal. In avvio della stagione seguente, il 19 ottobre 2021 segna la prima rete in Champions League con la maglia dell'Inter, nella vittoria casalinga per 3-1 contro lo Sheriff Tiraspol. Nel corso dell'annata contribuisce alle affermazioni nerazzurre in Supercoppa italiana e Coppa Italia, in entrambi i casi superando in finale la Juventus dopo i tempi supplementari. Al termine della stagione, risolve consensualmente il proprio contratto con la società milanese: la sua esperienza in nerazzurro si chiude con 71 presenze totali, 4 gol e 3 trofei vinti. Ritorno in Sudamerica Il 14 luglio 2022, Vidal firma per i brasiliani del Flamengo. Dopo aver collezionato 51 presenze e due reti, oltre ad aver contribuito alla vittoria di una Coppa Libertadores e di una coppa nazionale, il 13 luglio 2023 rescinde il proprio contratto con il club. Il 14 luglio 2023, Vidal si accasa all'Athl. Paranaense, sempre nella massima serie brasiliana. Con i rossononeri rimane fino al termine della stagione, quando decide di non rinnovare il contratto e rimanendo così svincolato. Il 23 gennaio 2024, dopo 17 anni, fa ritorno al Colo-Colo. Nazionale Nazionali giovanili Vidal ha rappresentato il Cile Under-20 in occasione del campionato sudamericano di categoria disputato nel 2007 in Paraguay, dove ha segnato sei reti. Ottenuta così la qualificazione al campionato mondiale Under-20 dello stesso anno, il giocatore ha preso parte con la Rojita anche a questa competizione dove ha segnato due reti, rivelandosi uno dei punti di forza della squadra che sul suolo canadese centrò uno storico terzo posto; nelle settimane precedenti il selezionatore della nazionale maggiore, Nelson Acosta, intendeva convocarlo per la Copa América 2007 da disputarsi nello stesso periodo, ma Vidal fu ritenuto indispensabile per il buon esito della spedizione giovanile e quindi dirottato al Mondiale di categoria. Nazionale maggiore 2007-2015 Fa il suo debutto in nazionale maggiore il 7 febbraio 2007, quando il commissario tecnico Nelson Acosta lo fa entrare negli ultimi minuti dell'amichevole vinta 1-0 sul campo del Venezuela. Tra il 2007 e il 2009 gioca in 11 delle 18 gare del Cile valide per le qualificazioni CONMEBOL al campionato del mondo 2010, che la Roja conclude al secondo posto del girone sudamericano. Il 5 settembre 2009 segna il suo primo gol in nazionale, nella gara di qualificazione al mondiale pareggiata 2-2 contro i venezuelani. Convocato per la fase finale della rassegna iridata in Sudafrica, nell'estate 2010 gioca quattro partite partendo sempre titolare. Vidal (8) festeggia con i compagni di nazionale Vargas e Isla dopo un gol alla Spagna, in amichevole, nel 2013 Nel 2011 partecipa alla Copa América in Argentina, mettendo subito a segno il gol del 2-1 contro il Messico, che vale la vittoria nella partita d'esordio. La squadra del selezionatore Borghi, in seguito al pareggio 1-1 contro l'Uruguay e alla vittoria per 1-0 sul Perù — gara alla quale Vidal non prende parte —, termina in testa il proprio girone, prima di venire eliminata ai quarti di finale, battuta 2-1 dal Venezuela. Nel novembre dello stesso anno viene escluso da Borghi, assieme a quattro compagni, dal ritiro della nazionale dopo essersi presentato in ritardo e in condizioni ritenute «non adeguate»: a seguito dell'episodio, il mese seguente la Federcalcio cilena decide la sua sospensione per indisciplina dalla nazionale per 10 partite, sanzione in seguito dimezzata il 20 aprile 2012. Ritorna a vestire la maglia della nazionale il successivo 2 giugno, nella sfida valida per le qualificazioni CONMEBOL al campionato del mondo 2014 contro la Bolivia, segnando il gol del definitivo 2-0 per il Cile. Il 1º giugno 2014 viene inserito dal commissario tecnico Jorge Sampaoli nella lista dei 23 convocati per la fase finale del mondiale in Brasile. Il 15 dello stesso mese esordisce nel torneo iridato, nella vittoria per 3-1 ai danni dell'Australia, senza tuttavia brillare. Parte da titolare anche nella successiva partita del girone contro la Spagna, che sancisce, grazie alla vittoria per 2-0, il passaggio del turno per la compagine cilena, mentre resta in panchina nell'ultima gara del girone persa per 2-0 contro i Paesi Bassi. Conclude la sua seconda esperienza mondiale con l'eliminazione negli ottavi di finale per opera del Brasile, perdendo ai rigori dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano conclusi sull'1-1. Vidal (8) in azione negli ottavi del campionato del mondo 2014, in contrasto sul brasiliano Hulk (7) Il 31 maggio 2015 Sampaoli lo inserisce nella lista dei 23 convocati per la Copa América 2015, svoltasi in Cile. Nella partita inaugurale del torneo, l'11 giugno contro l'Ecuador, contribuisce alla vittoria cilena per 2-0, segnando la rete del vantaggio con un calcio di rigore da lui stesso procuratosi. Nella seconda partita del girone, pareggiata per 3-3 contro il Messico, realizza la sua prima doppietta in Nazionale, siglando al contempo, grazie alla seconda marcatura dal dischetto, la millesima rete nella storia della Roja. Gioca da titolare anche nella terza e ultima gara contro la Bolivia che, grazie alla vittoria per 5-0, sancisce il passaggio del turno per la formazione di Sampaoli. Dopo aver eliminato l'Uruguay ai quarti per 1-0, il Cile s'impone anche nella semifinale contro il Perù per 2-1. In finale la Roja, dopo che i tempi regolamentari e supplementari erano terminati sullo 0-0, conquista la prima Copa América della sua storia superando ai rigori l'Argentina, serie nella quale Vidal — peraltro premiato come miglior giocatore dell'incontro nonché inserito nel miglior undici della competizione — realizza il secondo penalty. Il 12 novembre 2015, durante le qualificazioni CONMEBOL al campionato del mondo 2018 in Russia, segna la prima rete della competizione nel pareggio interno per 1-1 contro la Colombia, siglando il momentaneo vantaggio. Dal 2016 Vidal nel 2016 al termine della sfida di Quito valevole per le qualificazioni al campionato del mondo 2018 Convocato dal selezionatore Juan Antonio Pizzi per la Copa América Centenario negli Stati Uniti, Vidal e compagni iniziano la fase a gironi con una sconfitta per 2-1 contro l'Argentina. Le seguenti due partite si concludono invece con una duplice vittoria: la prima con un sofferto 2-1 sulla Bolivia, dove è proprio il centrocampista a siglare entrambe le reti per la propria compagine, e la seconda con un 4-2 al Panama: la Roja approda in tal modo alla fase a eliminazione diretta come seconda del gruppo, dietro all'Albiceleste. Superato il Messico ai quarti con un roboante 7-0 e la Colombia in semifinale per 2-0, seppur Vidal non abbia disputato l'incontro per squalifica, la formazione di Pizzi si ritrova in finale di nuovo contro l'Argentina in un remake dell'edizione precedente: così come un anno prima, dopo lo 0-0 al termine dei supplementari, sono ancora i cileni ad aggiudicarsi il trofeo ai rigori, serie nella quale Vidal, inserito nuovamente nella top 11 del torneo, fallisce peraltro il proprio tentativo di realizzazione, risultato comunque ininfluente sull'esito finale. Nel giugno 2017 viene convocato da Pizzi per la Confederations Cup 2017 in Russia: Vidal è fin da subito protagonista, segnando una rete il 18 dello stesso mese nella partita d'esordio, vinta 0-2 sul Camerun. Titolare anche nelle altre due partite del girone, i pareggi 1-1 contro Germania e Australia, Vidal e compagni approdano alle semifinali del torneo come secondi, alle spalle dei tedeschi. Dopo lo 0-0 al termine dei tempi regolamentari e supplementari, il Cile supera il Portogallo ai rigori, in cui Vidal mette a segno il primo della serie, mentre in finale si arrende alla Germania, vittoriosa 1-0. Vidal festeggia il suo gol al Camerun nella fase a gironi della Confederations Cup 2017 Il 27 marzo 2018 raggiunge quota 100 presenze in nazionale, nel corso di un'amichevole contro la Danimarca terminata a reti bianche. Il 26 maggio 2019 Vidal viene convocato dal commissario tecnico Reinaldo Rueda per la Copa América 2019 in Brasile. La doppia vittoria 0-4 al Giappone e 1-2 all'Ecuador rendono ininfluente la sconfitta 0-1 contro l'Uruguay, permettendo un turno di riposo al centrocampista cileno e il passaggio alla fase a eliminazione diretta per i campioni in carica. Ai quarti, in seguito allo 0-0 al termine dei supplementari, viene superata la Colombia ai rigori, con Vidal che realizza il proprio tentativo; in semifinale tuttavia la formazione di Rueda si arrende al Perù, che prevale nettamente con uno 0-3. La spedizione in terra brasiliana vede la Roja chiudere l'edizione al quarto posto, dopo l'ulteriore sconfitta nella finalina stavolta contro l'Argentina: qui Vidal mette a segno l'unica marcatura personale del torneo, su calcio di rigore, accorciando il punteggio finale sul 2-1. Il 10 giugno 2021 viene convocato dal commissario tecnico Martín Lasarte per la Copa América 2021 in Brasile. L'8 settembre 2023 realizza un gol nella sconfitta per 3-1 contro l'Uruguay che gli consente di agganciare Iván Zamorano al quarto posto della classifica marcatori della selezione cilena. Quattro giorni dopo, durante un incontro con la Colombia valido per le qualificazioni CONMEBOL al campionato del mondo 2026, Vidal subisce una lesione traumatica acuta al menisco in uno scontro di gioco con Luis Díaz, infortunio che lo costringe a un'operazione chirurgica e a uno stop prolungato. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato cileno: 3 - Colo-Colo: Apertura 2006, Clausura 2006, Apertura 2007 Campionato italiano: 5 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015 - Inter: 2020-2021 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2012, 2013 - Inter: 2021 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2014-2015 - Inter: 2021-2022 Campionato tedesco: 3 - Bayern Monaco: 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Coppa di Germania: 1 - Bayern Monaco: 2015-2016 Supercoppa di Germania: 2 - Bayern Monaco: 2016, 2017 Supercoppa di Spagna: 1 - Barcellona: 2018 Campionato spagnolo: 1 - Barcellona: 2018-2019 Coppa del Brasile: 1 - Flamengo: 2022 Competizioni internazionali Coppa Libertadores: 1 - Flamengo: 2022 Nazionale Coppa America: 2 - Cile 2015, Stati Uniti 2016 Individuale Squadra ideale del Campionato mondiale di calcio Under-20: 1 - 2007 Calciatore cileno dell'anno all'estero: 2 - 2010, 2012 Squadra ideale della Bundesliga: 2 - 2010-2011, 2015-2016 Gran Galà del calcio AIC: 2 - Squadra dell'anno: 2013, 2014 ESM Team of the Year: 1 - 2013-2014 Miglior calciatore della finale di Copa América: 1 - 2015 Squadra ideale della Copa América: 2 - 2015, 2016 Calciatore cileno dell'anno: 1 - 2016 All-Time XI della Copa América: 1 - 2019
  13. ELJERO ELIA Il sinistro di Eljero Elia è come l’abito buono che si sfoggia solo nelle grandi occasioni 0 scrive Stefano Cantalupi su giornalaccio rosa.it, il 30 agosto 2011 – dopo anni passati a incantare talent-scout e osservatori con le magie del suo destro, ha usato l’altro piede per insaccare il primo (e finora unico) goal in partite non amichevoli con la maglia dell’Olanda. Quella rete a Glasgow, nelle qualificazioni a Sudafrica 2010, gli è probabilmente valsa il pass per il Mondiale sudafricano, che gli “oranje” sono poi andati “a un Iniesta” dal vincere. La rete del “manchego” e la parata di Casillas su Robben a Johannesburg hanno fatto sì che Elia oggi non arrivi alla Juventus da Campione del Mondo, ma la sostanza non cambia di molto: Conte cercava un esterno di attacco da schierare a sinistra e adesso ne ha uno di valore internazionale.È atterrato alle 15:15 all’aeroporto di Caselle con il permesso della Nazionale olandese, ha fatto poi tappa alla clinica Fornaca di Sessant, all’isokineitc e infine all’istituto di medicina dello sport adiacente allo stadio Olimpico. In serata ha firmato il contratto con la Juventus. Basterà per mettere le ali alla Juve e farla decollare? Difficile dirlo, anche perché non è tutto oro ciò che luccica.Sul talento di questo ragazzo nato nel 1987 a Voorburg non c’è molto da dibattere: ha una rapidità di piedi impressionante, accelera da fermo in un attimo e si lancia in progressioni nelle quali è difficile seguirlo per chiunque. Il dribbling gli piace parecchio e sposta molto rapidamente il pallone per scaricare il destro, rientrando dalla prediletta fascia sinistra, anticipando e mandando fuori equilibrio il marcatore diretto. Se ne facciamo una questione di tecnica e puro istinto, non c’è dubbio che l’organico della Juventus si sia arricchito di un elemento di valore, capace di vincere nel 2009 (dopo due ottime stagioni con il Twente) il premio “Talento olandese dell’anno”, sulle orme di gente come Robben, Van Persie, Sneijder e Van der Vaart.E allora qual è il motivo che ha spinto l’Amburgo, ultimo in classifica dopo quattro giornate di Bundesliga, a rivendere a dieci milioni un ragazzo per cui aveva sborsato più o meno la stessa cifra solo un paio di anni fa? La ragione potrebbe essere la mancata consacrazione di Eljero quale stella di prima grandezza in Europa: se è vero che l’arrivo di Van Nistelrooy lo aveva costretto a diventare meno attaccante e più ala, va detto che la seconda stagione di Elia in Germania è stata meno ricca di goal e di grandi giocate rispetto alla prima. E poi c’è un po’ di esuberanza giovanile da gestire, nonostante siano oramai lontani i tempi dei litigi con Lex Schoenmaker, il tecnico che nel 2007 lo indusse a lasciare il Den Haag, nel cui vivaio era cresciuto.Quello che farà davvero la differenza, però, sarà il grado di maturazione tattica che Elia saprà raggiungere. Lì Conte avrà il suo bel daffare, perché al momento ci sono alcuni punti deboli su cui lavorare. Anzitutto, la fase difensiva di Eljero è davvero poca cosa. E poi la tendenza a cercare il colpo a effetto lo porta a dialogare poco con i compagni: il gusto dell’assist ce l’ha, eccome, ma più come risultato di una grande giocata personale che come prodotto di un’azione manovrata. Per chiudere, c’è sempre la questione del piede sinistro: avere un’ala che corre sul lato del suo piede “sordo” è un vantaggio quando si tratta di accentrarsi e andare al tiro, ma un handicap alla voce “cross da fondo per le punte”, e, infatti, Elia mette al centro palloni alti solo con il destro, mentre di sinistro si limita a passaggi bassi all’indietro.L’oramai ex esterno offensivo dell’Amburgo, però, avrà tempo per far ricredere tutti. In carriera l’impresa gli è già riuscita: l’Ajax lo prese dopo un provino effettuato a inizio millennio, ma alla fine lo giudicò troppo esile fisicamente (oggi misura 176 centimetri e pesa sessantotto chili), salvo poi cercare di riprenderlo nel 2007, perdendo la concorrenza con il Twente. Tra i quattordici milioni di tifosi juventini, non mancherà chi storcerà il naso di fronte a quest’operazione di mercato: ma dopo due anni di disgrazie calcistiche, tutti gli scettici bianconeri sarebbero felici di ricredersi come fecero quelli dell’Ajax.I dubbi del giornalista e di tutti (o quasi) i tifosi juventini saranno, purtroppo, confermati dalle prestazioni del giocatore olandese. Fa il suo esordio in Serie A il 25 settembre 2011, alla quinta di campionato, in Catania-Juventus. Nelle partite successive non riesce a convincere Conte, che lo utilizza con il contagocce e spesso lo fa accomodare in panchina o in tribuna. L’ultima sua partita in bianconero è nella vittoriosa trasferta di Novara, nella quale spreca due clamorose occasioni davanti al portiere. Alla fine di un campionato per lui non esaltante (solo cinque presenze), Elia può comunque fregiarsi della vittoria dello scudetto, anche se risulterà l’unico giocatore della rosa bianconera a non aver avuto la soddisfazione di segnare una rete. Il 10 luglio 2012 passa ufficialmente al Werder Brema per un importo di 5,5 milioni di euro, pagabili in due anni. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/07/eljero-elia.html
  14. ELJERO ELIA https://it.wikipedia.org/wiki/Eljero_Elia Nazione: Paesi Bassi Luogo di nascita: Voorburg Data di nascita: 13.02.1987 Ruolo: Centrocampista Altezza: 176 cm Peso: 70 kg Nazionale Olandese Soprannome: Elly - Il Profeta Alla Juventus dal 2011 al 2012 Esordio: 25.09.2011 - Serie A - Catania-Juventus 1-1 Ultima partita: 29.04.2012 - Serie A - Novara-Juventus 0-4 5 presenze - 0 reti 1 scudetto Eljero George Rinaldo Elia (Voorburg, 13 febbraio 1987) è un calciatore olandese di origini surinamesi, centrocampista o ala dell'ADO Den Haag. Eljero Elia Elia all'Amburgo nel 2009 Nazionalità Paesi Bassi Altezza 176 cm Peso 70 kg Calcio Ruolo Centrocampista, Ala Squadra ADO Den Haag Carriera Giovanili 1996-2000 ADO Den Haag 2000-2002 Ajax 2002-2004 ADO Den Haag Squadre di club 2004-2007 ADO Den Haag 59 (6) 2007-2009 Twente 64 (11) 2009-2011 Amburgo 52 (7) 2011-2012 Juventus 5 (0) 2012-2014 Werder Brema 66 (4) 2014-2015 → Southampton 16 (2) 2015-2017 Feyenoord 55 (17) 2017-2020 İstanbul Başakşehir 68 (9) 2020-2021 Utrecht 20 (2) 2021- ADO Den Haag 9 (0) Nazionale 2006-2008 Paesi Bassi U-21 7 (1) 2009 Paesi Bassi B 1 (0) 2009-2018 Paesi Bassi 30 (2) Palmarès Mondiali di calcio Argento Sudafrica 2010 Caratteristiche tecniche Ala dotata di grande rapidità di piedi e notevole accelerazione, è abile anche nel dribbling. Privilegia progressioni palla al piede sulla sua fascia di competenza, quella sinistra, per poi con una finta accentrarsi, far perdere l'equilibrio al proprio marcatore e cercare la conclusione preferibilmente di destro. Carriera Club Gli esordi in Olanda Elia nel 2008 al Twente Inizia a prendere confidenza col pallone molto presto, infatti nel 1996, a 9 anni, attira l'attenzione dell'ADO Den Haag che lo inserisce nel proprio settore giovanile. Rimarrà nel club gialloverde fino alla chiamata dell'Ajax nel 2000. La squadra di Amsterdam lo scarta dopo un biennio per via del suo fisico, giudicato eccessivamente esile, così nel 2002 torna all'ADO Den Haag. Qui, nel 2004, debutta con la prima squadra a diciassette anni, collezionando 4 presenze e un gol. Complici alcuni litigi con il tecnico Lex Shoenmaker, nel 2007 Elia lascia nuovamente l'ADO Den Haag e accetta l'offerta del Twente. Nella stagione Eredivisie con la squadra di Enschede ottiene un ottimo secondo posto, arrivando anche in finale di KNVB Beker, dove segna il gol del momentaneo pareggio 1-1 contro l'Heerenveen, che riuscirà comunque a vincere il trofeo ai calci di rigore, dopo che ai tempi supplementari la partita era terminata 2-2. Elia segna 15 gol in stagione e viene premiato come Talento olandese dell'anno. Amburgo e Juventus Il 5 luglio 2009 si trasferisce all'Amburgo per 9 milioni di euro. Chiude la sua prima stagione con la squadra tedesca con 24 presenze e 5 gol. Nella seconda stagione colleziona 24 presenze segnando 2 gol. Il 31 agosto 2011, ultimo giorno di calciomercato, viene acquistato per 9 milioni di euro, più eventualmente un altro milione di bonus, dalla Juventus. Il giocatore sceglie la maglia numero 17. Fa il suo esordio in Serie A il 25 settembre 2011, alla 5ª di campionato, in Catania-Juventus. Nelle uscite successive il giocatore non riesce però a convincere l'allenatore Antonio Conte, che lo utilizza col contagocce e spesso lo fa accomodare in panchina o in tribuna. Alla fine di un campionato per lui non esaltante, Elia può comunque fregiarsi della vittoria dello scudetto. Werder Brema, Southampton e Feyenoord Il 10 luglio 2012 passa ufficialmente al Werder Brema per un importo di 5,5 milioni di euro più 2 milioni di bonus, pagabili in due anni, per un totale quindi di 7,5 milioni di euro. Rimane a Brema per due stagioni e mezza, totalizzando 4 reti, tutte messe a segno nella stagione 2013-2014. Il 23 dicembre 2014 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto al Southampton, club militante in Premier League. Debutta con la nuova maglia l'11 gennaio 2015, nella vittoria 1-0 sul Manchester United. Sei giorni dopo, realizza una doppietta che permette alla sua squadra di battere 2-1 in trasferta il Newcastle. Alla scadenza del prestito, il Southampton sceglie di non riscattare il giocatore, che così il 5 agosto 2015 passa a titolo definitivo agli olandesi del Feyenoord. L'8 novembre seguente tocca quota 300 presenze con i club in occasione del match pareggiato per 1-1 contro l'Ajax. Elia con la nazionale olandese nel 2010. İstanbul Başakşehir Il 13 giugno 2017 viene acquistato dall'İstanbul Başakşehir e vince il campionato turco con una giornata di anticipo. Utrecht Il 19 agosto 2020 torna in patria firmando un contratto annuale con l'Utrecht, con cui torna al gol in Eredivisie a distanza di 3 anni nel turno infrasettimanale del 22 dicembre vinto fuoricasa contro l’Emmen per 2-3. Ritorno all'ADO Den Haag Il 18 novembre 2021, a distanza di 14 anni, torna a vestire la maglia dell'ADO Den Haag, squadra in cui è cresciuto calcisticamente a livello giovanile Nazionale Debutta con l'Under-19 olandese nel 2005, un anno dopo del suo debutto nel calcio professionistico. Nel 2006 viene convocato per l'Olanda Under-21. A 18 anni arriva la sua prima convocazione nella nazionale maggiore per un'amichevole contro l'Inghilterra, senza scendere in campo. Nel giugno 2009 l'allenatore olandese Bert van Marwijk lo convoca in occasione delle qualificazioni al campionato mondiale di calcio 2010, contro Islanda e Norvegia, ma il debutto arriva a settembre dello stesso anno in un'amichevole contro il Giappone (finita 3-0 per gli oranje) dove colleziona due assist; quattro giorni più tardi, contro la Scozia, sostituisce Arjen Robben a 18 minuti dalla fine e finalizza un'azione di contropiede, realizzando così il suo primo gol in nazionale e decidendo la gara. Viene inserito nella lista dei 23 olandesi convocati per Sudafrica 2010. Nella rassegna mondiale Elia non parte mai titolare ma subentra in tutti gli incontri tranne quello ai quarti contro il Brasile. Sostituisce Dirk Kuijt nella finale persa 0-1 ai tempi supplementari contro la Spagna. Nel 2012 esce dal giro della nazionale, venendo richiamato solo nel 2015 in 2 occasioni ma senza giocare. Torna invece a giocare con la nazionale nel 2018 dopo 6 anni di assenza giocando nell'amichevole pareggiata per 1-1 in trasferta a Trnava contro la Slovacchia subentrando al 75º a Patrick Van Aanholt. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano: 1 - Juventus: 2011-2012 Coppa dei Paesi Bassi: 1 - Feyenoord: 2015-2016 Campionato olandese: 1 - Feyenoord: 2016-2017 Campionato turco: 1 - Basaksehir: 2019-2020 Individuale Miglior talento dell'anno in Eredivisie: 1 - 2008-2009
  15. MIRKO VUCINIC «Non contano i gol. Gli assist. I record. Non contano le sconfitte. Le delusioni. Conta solo far parte di qualcosa che si chiama Juve e si scrive storia! Quella storia che per tre anni abbiamo scritto insieme. Emozioni indelebili! Grazie a tutti e per tutto! Mirko». Quello che gioca in pantofole o in infradito: così è stato più volte soprannominato Mirko Vucinić, montenegrino di Niksić. Classe purissima, talento da vendere, tutti gli ingredienti per diventare uno dei giocatori più forti della propria epoca. Ma Mirko, come detto, gioca in pantofole: un dribbling ben riuscito e, per lui, la partita finisce lì. E tutto rimane sospeso nell’aria, nell’attesa vana del definitivo salto di qualità. Lo aveva portato a Lecce, a soli 17 anni, Pantaleo Corvino: Mirko esordisce in prima squadra immediatamente e le sue grandi giocate strabiliano il mondo del pallone italiota. È vero, non segna tantissimo, ma quando ha voglia di giocare vale da solo il prezzo del biglietto. «Ho cominciato a 16 anni nella squadra della mia città, ero il più giovane giocatore del campionato della Serbia-Montenegro. Ho segnato subito all'esordio, alla fine della stagione 9 presenze e 4 gol. Giocavo nella Nazionale Under 16. All'inizio a Lecce è stato difficile, non capivo la lingua, i metodi di allenamento erano diversi, però poco alla volta mi sono adattato. Ho vinto la Coppa Italia Primavera. A 18 anni debuttati in prima squadra. Prima con Cavasin, poi con Delio Rossi. Mi hanno dato fiducia e in Italia non è cosa da poco perché a tutti i livelli manca una cultura che valorizzi i giovani. La vera svolta quando è venuto Zeman, in quella stagione ho segnato 19 gol. Mi ha insegnato molto, per far crescere gli attaccanti è il numero uno. Si dimentica della fase difensiva, ma si sa che è un suo limite. Grazie a lui e a Delio Rossi l'Italia ha cominciato a conoscermi». Già, quando ne ha voglia: è questo il suo tallone d’Achille. Il passaggio dal giallorosso leccese a quello romanista, dicono gli esperti, servirà per responsabilizzarlo e farlo sbocciare definitivamente. Non sarà così: proprio come a Lecce, alternerà grandissime prestazioni a partite abuliche, durante le quali diventa più dannoso che utile. La Juve ci crede nell’estate del 2011, quando lo fa arrivare a Torino. Conte lo ritiene indispensabile al proprio gioco, che non prevede una punta di ruolo. Mirko, con il suo movimento e con le sue grandi giocate, non potrà che risultare più che utile agli inserimenti dei centrocampisti, in particolare Vidal, Marchisio e Pepe. E c’è da dire che la prima stagione del montenegrino è molto positiva. È uno dei protagonisti assoluti della conquista dello scudetto: come suo solito, non segna tantissimo (10 gol in 35 partite) ma il suo rendimento è costante, soprattutto nella parte iniziale e finale della stagione, quando i campi asciutti agevolano le sue grandissime giocate. Da ricordare, su tutte, la partita del San Paolo. Dopo il primo tempo, la Juve è sotto di due gol: Mirko è impalpabile, quasi indisponente. Ma nell’intervallo tutto cambia, si carica sulle spalle la squadra e la porta a rimontare il passivo, fino a trovare un 3-3 quasi insperato. Grandissimo anche a Novara, nel finale di stagione, con una splendida doppietta, e nella partita del trionfo a Trieste, contro il Cagliari, quando apre le marcature del 2-0 finale. Comincia la nuova stagione con il trionfo nella Supercoppa Italiana: Mirko segna la rete del definitivo 4-2 sul Napoli. «È nostra. La Supercoppa dopo nove anni la riportiamo a Torino: la quinta della storia bianconera, la seconda per me. A Pechino ha vinto prima di tutto il gruppo, uscito fuori con grinta e personalità recuperando due volte lo svantaggio. Una vittoria importante che voglio dedicare ai tifosi juventini e alla mia famiglia. Una vittoria che dimostra sempre più il nostro carattere, il DNA bianconero: perché vincere è l’unica cosa che conta!». Mirko disputerà 43 partite segnando 13 reti, miglior cannoniere juventino in campionato al pari di Vidal. Disputa buone partite, su tutte quella a Bologna e in casa con il Pescara, ma è in coppa dove delude maggiormente. La Juve avrebbe bisogno delle sue grandi giocate per provare a conquistare la coppa dalle grandi orecchie ma Mirko rimane il giocatore in pantofole di sempre e la corsa bianconera in Europa si ferma ai quarti di finale. Arriva, comunque, il secondo scudetto consecutivo. Siamo all’epilogo: la terza stagione è un vero e proprio calvario. Arrivano Fernando Llorente e Tevez e per lui non c’è più spazio. Si fa anche male a un ginocchio e rimane fermo per più di un mese. Fino al “fattaccio” del mercato di gennaio: Juventus e Inter si accordano per lo scambio Guarín-Vucinić. I giocatori sono contenti, non vedono l’ora di cambiare aria. Mirko svuota il suo armadietto e saluta i compagni. Ma non si fanno i conti senza l’oste, ovvero i tifosi interisti, che inscenano una vera e propria insurrezione: lo scambio non sa da fare e non si farà. Mirko torna mestamente a Torino, sa che il suo tempo è comunque scaduto, c’è solo da aspettare che termini il campionato. E la fine arriva e, con essa, la cessione di Vucinić al club arabo dell’Al-Jazira. Tre scudetti, due Supercoppe italiane, difficile sostenere che Vucinić sia passato senza lasciare traccia nella storia bianconera. Ma il rimpianto di quel famoso passettino in più rimasto nell’aria, è pesante come un macigno. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2014/10/mirko-vucinic.html
  16. MIRKO VUCINIC https://it.wikipedia.org/wiki/Mirko_Vučinić Nazione: Montenegro Luogo di nascita: Niksic Data di nascita: 01.10.1983 Ruolo: Attaccante Altezza: 186 cm Peso: 76 kg Nazionale Montenegrino Soprannome: Mosé - Maradona dei Balcani Alla Juventus dal 2011 al 2014 Esordio: 11.09.2011 - Serie A - Juventus-Parma 4-1 Ultima partita: 24.04.2014 - Europa League - Benfica-Juventus 2-1 96 presenze - 26 reti 3 scudetti 2 supercoppe italiane Mirko Vučinić (Nikšić, 1º ottobre 1983) è un allenatore di calcio ed ex calciatore montenegrino, precedentemente jugoslavo e serbo-montenegrino, di ruolo attaccante, commissario tecnico della nazionale montenegrina. È stato premiato dalla Federazione calcistica del Montenegro come miglior giocatore montenegrino per il maggior numero di volte, sette per la precisione. Mirko Vučinić Vučinić con la nazionale montenegrina nel 2012 Nazionalità Jugoslavia Serbia e Montenegro (2003-2006) Montenegro (dal 2006) Altezza 186 cm Peso 76 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex attaccante) Squadra Montenegro Termine carriera 1º luglio 2017 - giocatore Carriera Giovanili 1998-2000 Sutjeska Squadre di club 1999-2000 Sutjeska 9 (3) 2000-2006 Lecce 111 (34) 2006-2011 Roma 147 (46) 2011-2014 Juventus 96 (26) 2014-2017 Al-Jazira 29 (28) Nazionale 1999-2000 Jugoslavia U-16 2 (3) 2004-2006 Serbia e Montenegro U-21 4 (3) 2005-2006 Serbia e Montenegro 3 (0) 2007-2017 Montenegro 46 (17) Carriera da allenatore 2022-2025 Montenegro Assistente 2025- Montenegro Biografia È sposato con Stefania, con cui ha avuto due figli. È stato protagonista, nell'agosto 2008, di uno spot pubblicitario per la compagnia telefonica Wind, insieme ai comici Aldo, Giovanni e Giacomo. Caratteristiche tecniche Attaccante di talento, le sue qualità tecniche gli permettevano di offrire prestazioni positive in ogni zona del reparto offensivo, sia come ala sia come centravanti; in particolare era abile nel fornire assist ai compagni. Carriera Giocatore Club Gli inizi, Sutjeska Cresce a Nikšić, dove giocando nelle giovanili del Sutjeska, arriva ad essere il più giovane giocatore del campionato serbomontenegrino a 16 anni e un giorno, segnando anche un gol all'esordio. In totale colleziona 10 presenze e 4 gol. Lecce Notato da Pantaleo Corvino, è acquistato dal Lecce nell'estate del 2000. Il 18 febbraio 2001, 17enne, esordisce in Serie A, in occasione della sconfitta per 1-0 contro la Roma. Dopo aver difeso i colori salentini anche tra i cadetti e nel Campionato Primavera, segna il primo gol in Serie A contro l'Ancona nella partita vinta per 3-1 il 14 settembre 2003. In questa annata sarà anche vittima di un infortunio al ginocchio, che tuttavia non conclude in anticipo la sua stagione. Nel 2004-2005 si afferma definitivamente: in campionato, grazie anche al gioco offensivo di Zdeněk Zeman, è autore di 19 reti, tra cui la tripletta alla Lazio nel successo casalingo per 5-3 del 1º maggio 2005. Il numero di reti segnate gli permette di eguagliare il primato stagionale stabilito da Ernesto Chevantón nell'annata precedente, facendo risultare il montenegrino il miglior marcatore della squadra leccese in una singola annata di massima serie. Nel corso dell'annata seguente, il 22 aprile 2006, marca la ventinovesima rete in Serie A e raggiunge il record di Pedro Pasculli quale miglior marcatore della società salentina nella massima categoria. Il primato sarà battuto dallo stesso Chevantón, che nel 2010-2011 segnerà 2 reti, portandosi, con 32 gol segnati, al primo posto per reti realizzate con la maglia del Lecce in massima serie. Roma 2006-2008 Vucinic con i fan, ai tempi della Roma Il 30 agosto 2006 viene ufficializzata la sua cessione in prestito alla Roma, squadra che riscatterà la metà del suo cartellino l'anno dopo per una cifra totale vicina ai 19,5 milioni di euro. Dopo una lunga serie di problemi fisici, Vučinić decide di farsi operare al menisco e, rientrato in campo, segna il primo gol in maglia romanista il 28 gennaio 2007 in Roma-Siena 1-0. Il 4 aprile segna il primo gol in Champions League, marcatura decisiva visto che consente alla Roma di battere per 2-1 in casa il Manchester United nei quarti di finale di andata. Il 19 agosto 2007 vince la Supercoppa italiana contro l'Inter, scendendo in campo da titolare. Il 27 novembre successivo segna la sua prima doppietta con la maglia della Roma e allo stesso tempo la sua prima doppietta in Champions League, in Ucraina ai danni della Dinamo Kiev nella partita vinta dalla Roma per 4-1. Il 5 marzo 2008, negli ottavi di finale di Champions League, segna il gol che fissa il risultato sull'1-2 condannando il Real Madrid all'eliminazione e portando la squadra giallorossa ai quarti di finale della massima competizione europea. Anche in campionato risulta importante nel cammino della squadra, che sfiora lo scudetto: a fine torneo conta all'attivo 9 gol, segnati alternandosi nei ruoli di ala (sorpassando nelle gerarchie il brasiliano Mancini) e di centravanti, come sostituto dell'infortunato Francesco Totti. Il 18 maggio 2008 nell'ultima partita di questa competizione contro il Catania segna il gol che rende la Roma virtualmente campione d'Italia per circa un tempo. Gioca dal primo minuto nella formazione che ha battuto in finale di Coppa Italia l'Inter (2-1), aggiudicandosi il trofeo. 2008-2011 Il 24 agosto 2008 segna il 2-2 contro l'Inter in Supercoppa italiana, trasformando poi il primo rigore della sequenza finale: i giallorossi vengono però sconfitti dal dischetto. Il 4 novembre è protagonista nella vittoria in Champions League contro il Chelsea, a cui segna una doppietta. Il 14 dicembre, dopo aver marcato il gol della vittoria (3-2) contro il Cagliari, si rende autore di un'esultanza con striptease mentre corre verso la Curva Sud dell'Olimpico: il gesto gli costa la denuncia ad opera di un tifoso, per atti osceni. Durante l'annata successiva, il 20 marzo 2010, sigla la sua prima tripletta con la maglia della Roma (la seconda in Serie A) nella gara contro l'Udinese. Risulta nuovamente decisivo con una doppietta nel derby contro la Lazio il 18 aprile 2010 terminato 2 a 1. Termina la stagione con 14 reti e come capocannoniere della squadra insieme a Francesco Totti. Nella stagione 2010-2011, l'ultima in maglia giallorossa, si palesa una situazione di tensione con l'allenatore Ranieri da parte del giocatore, che dopo essere stato sostituito scalcia un contenitore delle bibite, ma questo episodio non è casuale, dato che pochi giorni prima aveva avuto un pesante scambio di parole con il tecnico. Juventus Il 1º agosto 2011 la Juventus ufficializza l'acquisto a titolo definitivo del montenegrino per 15 milioni di euro. Gioca la sua prima partita in campionato in maglia bianconera subentrando ad Alessandro Matri nella prima partita di Serie A contro il Parma (4-1 per la Juve). Segna il suo primo gol con la maglia bianconera il 21 settembre 2011 nella gara interna contro il Bologna (finita poi 1-1) su assist di Andrea Pirlo, ma pochi minuti dopo rimedia anche la prima espulsione juventina per somma di ammonizioni. Il 20 marzo 2012 segna da fuori area nei tempi supplementari del ritorno della semifinale di Coppa Italia contro il Milan, gol che vale l'accesso alla finale. Realizza la sua prima doppietta in maglia bianconera il 29 aprile, nel successo esterno sul Novara per 4 a 0. Il 6 maggio segna il gol dell'uno a zero al Cagliari, che contribuirà con l'autogol di Michele Canini a portare lo scudetto alla Juventus. Vučinić con la maglia della Juventus La stagione seguente inizia con la conquista della Supercoppa italiana, l'11 agosto 2012 allo Stadio Nazionale di Pechino, grazie alla vittoria contro il Napoli, dove segna la rete del definitivo 4-2. Per Vučinić si tratta della seconda Supercoppa italiana dopo quella dell'edizione 2007, vinta con la maglia della Roma. Il 23 ottobre segna la prima rete in Champions League con la maglia della Juventus, che vale il pareggio per 1-1 in casa del Nordsjælland al Parken Stadium. Il 9 gennaio 2013 risulta decisivo siglando la rete del definitivo 2-1 nei tempi supplementari dei quarti di Coppa Italia disputati contro il Milan, ripetendo così quanto successo già l'anno passato, quando il montenegrino con un suo gol eliminò i rossoneri sempre ai supplementari nel ritorno della semifinale di Coppa Italia. Il 5 maggio seguente, grazie alla vittoria casalinga per 1-0 sul Palermo, vince – con tre giornate d'anticipo – il secondo scudetto consecutivo. Chiude la stagione come miglior marcatore bianconero del campionato, con 10 reti, alla pari di Arturo Vidal. Il 31 agosto 2013 realizza il gol numero 100 nei campionati professionistici italiani mettendo a segno il 3-1 nella sfida valida per la seconda giornata di Serie A contro la Lazio (4-1 per la Juventus il risultato finale della gara). Il 3 aprile 2014 debutta con i colori bianconeri in Europa League, nei quarti di finale di andata, quando nella partita contro il Lione subentra al posto dell'infortunato Tevez, risultando importante con la sua prestazione per la vittoria (0-1). Il 4 maggio 2014, grazie alla sconfitta della Roma contro il Catania (4-1), vince, con tre giornate di anticipo, il suo terzo scudetto consecutivo con la Juventus. Al-Jazira e ritiro Il 4 luglio 2014 l'Al-Jazira lo preleva dalla Juventus in cambio di 6,3 milioni di euro. All'esordio, il 15 settembre, fornisce un assist e segna un gol su calcio di rigore, contribuendo alla vittoria finale sull'Ajman per 2-3. Il 25 settembre è protagonista della partita disputata contro l'Emirates Club, decidendo con una tripletta la vittoria della sua squadra. Il 5 ottobre per la prima volta in carriera realizza quattro reti in un incontro, risultando decisivo alla vittoria della sua squadra per 4-3 ai danni dell'Al-Ain. Con 25 reti realizzate conquista il suo primo titolo di capocannoniere del campionato emiratino. Il 14 maggio, con la doppietta segnata nella partita di Coppa del Presidente degli Emirati Arabi Uniti, valevole per i quarti di finale e persa 2-3 contro l'Ajman, raggiunge quota 27 reti, realizzando così il record personale di gol fatti in una singola stagione. Apre la stagione successiva segnando, il 28 agosto 2015, il suo primo gol stagionale nella partita d'esordio di UAE Arabian Gulf Cup terminata con il punteggio di 2-2 contro l'Al-Ain. Termina la stagione con largo anticipo dopo aver subito un infortunio al legamento crociato anteriore destro, che ne caratterizza anche la stagione seguente (ultima della sua carriera) dove non scende mai in campo. Nazionale Insieme a Dragoslav Jevrić, è uno dei due montenegrini convocati della Serbia e Montenegro per il campionato del mondo del 2006, ma è costretto a saltare il torneo per via di un infortunio. Dopo l'indipendenza del Montenegro e la nascita della Nazionale di calcio montenegrina, Vučinić ha scelto di farne parte e ne è divenuto il capitano. Il 24 marzo 2007, in occasione della prima partita del Montenegro (un'amichevole contro l'Ungheria), ha realizzato su calcio di rigore il primo gol nella storia della sua nazionale. È andato a segno in ognuno dei percorsi di qualificazione per il campionato mondiale del 2010 (anche nella partita casalinga contro l'Italia) e del 2014 e per il campionato europeo del 2012 e del 2016, competizioni alle quali il Montenegro non è riuscito a qualificarsi. Allenatore Il 21 gennaio 2022, a distanza di alcuni anni dal ritiro, annuncia di essere entrato nello staff della nazionale montenegrina. Il 19 settembre 2025 viene ingaggiato come nuovo commissario tecnico della nazionale montenegrina, subentrando all'esonerato Robert Prosinecki. Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Primavera: 2 - Lecce: 2002-2003, 2003-2004 Coppa Italia Primavera: 1 - Lecce: 2001-2002 Competizioni nazionali Coppa Italia: 2 - Roma: 2006-2007, 2007-2008 Supercoppa italiana: 3 - Roma: 2007 - Juventus: 2012, 2013 Campionato italiano: 3 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014 Coppa del Presidente degli Emirati Arabi Uniti: 1 - Al-Jazira: 2015-2016 Individuale Calciatore montenegrino dell'anno: 7 - 2006, 2007, 2008, 2010, 2011, 2012, 2013 Capocannoniere del campionato emiratino: 1 - 2014-2015 (25 gol) Arabian Gulf League Awards: 1 - Calciatore straniero dell'anno: 2014-2015
  17. MICHELE PAZIENZA Nove presenze e uno scudetto, questo il bottino di Michele Pazienza bianconero. Atterra a Torino nel giugno del 2011, proveniente da Napoli. Discreto centrocampista che sa disimpegnarsi sia in copertura che in rifinitura, Michele è consapevole del fatto che spesso e volentieri dovrà accomodarsi in panchina (se non addirittura in tribuna) e si impegna al massimo negli allenamenti per farsi trovar pronto da mister Conte. Le occasioni per scendere in campo, a dire il vero, sono pochine: titolare nella partita casalinga contro il Cesena e nel successivo incontro di Coppa Italia contro il Bologna, poi qualche subentro per dare il cambio al compagno stanco. D’altronde, Michele è un giocatore ordinato, disciplinato ma non sicuramente in grado di cambiare le sorti del match. Alla fine di quella stagione viene ceduto all’Udinese, senza lasciare particolare rimpianto fra i supporter bianconeri. «Ho trovato a Torino dei veri campioni molto umili ed è stato un vero piacere esser stati in loro compagnia. Un’esperienza che mi ha aiutato a crescere. Sapevo di avere poche chance in bianconero e ho preferito andare a giocare da un’altra parte. Sono molto contento e non ho rimpianti per come sia andata», le sue parole di commiato. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/04/michele-pazienza.html
  18. MICHELE PAZIENZA https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Pazienza Nazione: Italia Luogo di nascita: San Severo (Foggia) Data di nascita: 05.08.1982 Ruolo: Centrocampista Altezza: 175 cm Peso: 75 kg Soprannome: Giobbe Alla Juventus dal 2011 al 2012 Esordio: 02.10.2011 - Serie A - Juventus-Milan 2-0 Ultima partita: 18.12.2011 - Serie A - Juventus-Novara 2-0 9 presenze - 0 reti 1 scudetto 1 supercoppa italiana Michele Pazienza (San Severo, 5 agosto 1982) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico dell'Avellino. Michele Pazienza Pazienza in allenamento al Napoli nel 2010 Nazionalità Italia Altezza 175 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Avellino Termine carriera 9 agosto 2017 - giocatore Carriera Giovanili 19??-1999 Foggia Squadre di club 1999-2003 Foggia 88 (6) 2003-2005 Udinese 52 (0) 2005-2008 Fiorentina 52 (0) 2008-2011 Napoli 106 (4) 2011-2012 Juventus 9 (0) 2012 → Udinese 15 (1) 2012 Juventus 0 (0) 2012-2015 Bologna 37 (1) 2015-2016 Vicenza 6 (0) 2016 Reggiana 6 (0) 2016-2017 Manfredonia 25 (1) Carriera da allenatore 2017 Pisa Berretti 2017-2018 Pisa 2018 Siracusa 2020-2023 Audace Cerignola 2023- Avellino Caratteristiche tecniche Giocatore Grazie a dinamismo, spirito di sacrificio e capacità di inserirsi in area, si rivela un centrocampista abile sia in fase di contenimento sia in quella offensiva nonché avvezzo a rifinire per i compagni di squadra. Carriera Giocatore Cresciuto nel Gruppo Sportivo Apocalisse di San Severo, società calcistica giovanile gestita e allenata dallo zio Luigi Cassone, si affaccia al calcio professionistico approdando nel 1999 al Foggia, contribuendo alla promozione in Serie C1. Nel 2003 viene rilevato dall'Udinese. Nell'estate 2005 passa in prestito biennale alla Fiorentina; dopo aver totalizzato 44 presenze a Firenze, al termine della stagione 2006-2007 viene riscattato dal club viola. Pazienza al Vicenza nel 2015 Nel gennaio 2008 passa al Napoli per 4,25 milioni di euro. Fa il suo esordio il successivo 2 febbraio, contro la sua ex formazione friulana, nella partita vinta dagli azzurri per 3-1; con i partenopei segna anche il suo primo gol in Serie A, il 13 dicembre dello stesso anno, nella partita casalinga contro il Lecce, siglando il 2-0. Scaduto il contratto con i campani, nell'estate 2011 si accasa a parametro zero alla Juventus. Esordisce con i bianconeri il successivo 2 ottobre nella classica vinta 2-0 a Torino contro il Milan, e viene poi schierato titolare contro il Cesena nella sfida casalinga vinta per 2-0; in Piemonte non riesce tuttavia a imporsi, causa la concorrenza nel ruolo di più quotati compagni. Dopo appena un semestre a Torino, nella sessione invernale di mercato fa quindi ritorno dopo sette anni all'Udinese, con la formula del prestito, trovando subito il gol nella sfida del 1º febbraio 2012 contro il Lecce. Scaduto il prestito in Friuli, rientra inizialmente alla Juventus con cui ha tempo di vincere la Supercoppa italiana 2012 nel corso del precampionato estivo, prima di passare pochi giorni dopo al Bologna per 500.000 euro. Segna il suo primo gol in maglia rossoblù il 30 ottobre 2013, nella sfida vinta 3-0 dagli emiliani sul campo del Cagliari. Nel febbraio 2015 è messo fuori lista dal club felsineo, sicché il successivo giugno, scaduto il suo contratto, si svincola dalla società petroniana. Nell'estate seguente si lega al Vicenza. L'esperienza in biancorosso è effimera poiché dopo appena 6 presenze, nel febbraio 2016 arriva la rescissione con la squadra berica e, pochi giorni dopo, la ripartenza dalla Lega Pro con la Reggiana. Anche l'avventura in granata si rivela similmente breve e negativa, tant'è che già in aprile viene messo fuori rosa dal tecnico Alberto Colombo. Nel settembre 2016 scende in Serie D firmando con il Manfredonia, squadra in cui rimane per un'unica stagione, al termine della quale si ritira dal calcio giocato. Allenatore Chiusa l'attività agonistica, nell'estate 2017 inizia quella di allenatore passando alla guida della formazione Berretti del Pisa. Nel frattempo, il successivo settembre supera l'esame da allenatore di seconda categoria UEFA A. Nell'ottobre 2017 assume ad interim la guida della prima squadra del Pisa, in Serie C, sostituzione dell'esonerato Carmine Gautieri. Debutta sulla panchina nerazzurra il 22 dello stesso mese, vincendo la trasferta di campionato sul campo dell'Alessandria (0-2). Otto giorni dopo viene confermato come tecnico della prima squadra; mantiene l'incarico fino al 26 marzo 2018, quando viene esonerato dopo la sconfitta nel derby toscano contro la Carrarese e i successivi screzi con la tifoseria nerazzurra. Nel novembre 2018 approda sulla panchina del Siracusa, ancora in terza serie, subentrando a Giuseppe Pagana; un pessimo ruolino lo porta tuttavia a essere sollevato dall'incarico già nel successivo dicembre. Nell'estate 2020 diventa il nuovo allenatore dell'Audace Cerignola, in Serie D. In Puglia raggiunge nella stagione 2021-2022 la vittoria del girone H e annessa promozione in Serie C, categoria che vedeva la squadra gialloblù assente da 85 anni. Confermato in panchina, nella stagione seguente Pazienza qualifica il neopromosso Cerignola ai play-off, dove raggiunge il primo turno della fase nazionale. A fine stagione, dopo un triennio a Cerignola risolve il contratto che lo legava alla società. Dopo alcune settimane d'inattività, il 13 settembre 2023 subentra all'esonerato Massimo Rastelli sulla panchina dell'Avellino, in Serie C. Palmarès Giocatore Campionato italiano Serie C2: 1 - Foggia: 2002-2003 (girone C) Campionato italiano: 1 - Juventus: 2011-2012 Supercoppa italiana: 1 - Juventus: 2012 Allenatore Campionato italiano Serie D: 1 - Audace Cerignola: 2021-2022 (girone H)
  19. CRISTIAN STELLINI https://it.wikipedia.org/wiki/Cristian_Stellini Nazione: Italia Luogo di nascita: Cuggiono (Milano) Data di nascita: 27.04.1974 Ruolo: Collaboratore Tecnico Altezza: 185 cm Peso: 79 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2011 al 2012 Cristian Stellini (Cuggiono, 27 aprile 1974) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore, vice allenatore del Tottenham. Cristian Stellini Stellini alla Ternana nel 1998 Nazionalità Italia Altezza 185 cm Peso 79 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore) Squadra Tottenham (Vice) Termine carriera 17 maggio 2010 - giocatore Carriera Giovanili 1991-1992 Novara Squadre di club 1992-1994 Novara 30 (0) 1994-1996 SPAL 53 (1) 1996-2000 Ternana 110 (3) 2000-2003 Como 100 (4) 2003-2004 Modena 2 (0) 2004-2007 Genoa 95 (5) 2007-2010 Bari 66 (2) Carriera da allenatore 2010-2011 Siena Ass.tecnico 2011-2012 Juventus Ass.tecnico 2015-2017 Genoa Primavera 2017 Alessandria 2019-2021 Inter Vice 2021- Tottenham Vice Biografia Nato in provincia di Milano, ha praticato prima l'atletica leggera come mezzofondista e poi l'attività calcistica presso l'oratorio Don Bosco. Caratteristiche tecniche Giocatore Era un difensore mancino che, in carriera, ha ricoperto sia il ruolo di difensore centrale, sia il ruolo di terzino sinistro. Carriera Giocatore Muove i primi passi come calciatore nella Vanzaghellese, giocando il campionato Esordienti. In seguito approda prima alla Pro Patria e poi alla Castanese. La svolta arriva quando Roberto Bacchin, all'epoca direttore sportivo del Novara, lo porta nel club piemontese. Dopo due anni, Luigi Delneri lo aggrega alla prima squadra. Nel 1994 si trasferisce alla SPAL, dove colleziona molte presenze e un goal, sfiorando nella stagione 1995-1996 la promozione in Serie B. Nell'ottobre del 1996 scende di categoria per passare alla Ternana, dove conquista due promozioni consecutive ancora con Delneri in panchina. Nel 1999 disputa il suo primo campionato di Serie B, contribuendo alla salvezza della squadra, ottenuta all'ultima giornata contro la Fidelis Andria al termine di un anno costellato da frequenti cambi alla guida tecnica. Nella stagione 1999-2000 milita un altro anno con la casacca delle Fere in Serie B, ottenendo una salvezza. Nell'estate del 2000 passa al Como e ottiene due promozioni in due anni. Nella stagione 2002-2003 disputa la sua prima stagione in Serie A, facendo l'esordio nella massima categoria il 14 settembre nella partita Como-Empoli (0-2). Dopo la retrocessione dei lariani continua a militare in Serie A con il Modena, ma disputa solo 2 partite. Nella stagione 2004-2005 scende di categoria e gioca nel Genoa, diventando il capitano della squadra rossoblu. Conquista la promozione in Serie A, ma a fine campionato il Genoa viene retrocesso in Serie C1 per illecito sportivo. Con i Grifoni vince il campionato di C1, segnando anche due gol nei play-off contro la Salernitana. Nella stagione 2006-2007 riconquista la Serie A. Il 31 agosto 2007 viene ufficializzata la sua cessione al Bari, squadra con la quale vince il campionato di Serie B nella stagione 2008-2009 e ottiene la promozione. All'età di 36 anni, il 16 maggio 2010, segna il suo primo ed unico gol in Serie A nella partita Bari-Fiorentina (2-0), che sarà anche l'ultima partita della sua carriera. Allenatore Nel 2010 entra a far parte dello staff di Antonio Conte, già suo allenatore nella stagione 2008-2009 ai tempi del Bari, come collaboratore tecnico nel Siena. All'inizio della stagione 2011-2012 segue, sempre come collaboratore tecnico, Antonio Conte nel passaggio alla Juventus. Il 6 agosto 2012, con una lettera indirizzata al presidente Andrea Agnelli, rassegna le sue dimissioni da collaboratore tecnico della società bianconera in seguito al suo coinvolgimento nello scandalo calcioscommesse. Dal 2015 al 2017 allena la formazione Primavera del Genoa. Il 26 giugno 2017 viene ingaggiato come nuovo allenatore dell'Alessandria, reduce dalla finale play-off persa sul neutro di Firenze contro il Parma. Tuttavia alla guida dei Grigi non ottiene i risultati sperati, così il 20 novembre successivo viene esonerato insieme a tutto il suo staff dopo la sconfitta casalinga contro la Viterbese. Nel 2019 torna a lavorare con Conte in qualità di suo vice all'Inter. Il 27 maggio 2021 risolve il suo contratto con la società nerazzurra. Nel novembre dello stesso anno segue Conte anche nell'esperienza al Tottenham, sempre in qualità di vice. Controversie Coinvolto nello scandalo del calcioscommesse del 2011, ha patteggiato 2 anni di squalifica più 50 000 euro di ammenda nel filone di Cremona e 6 mesi in continuazione in quello di Bari. Palmarès Giocatore Campionato italiano Serie C2: 1 - Ternana: 1996-1997 (girone B) Campionato italiano di Serie B: 2 - Como: 2001-2002 - Bari: 2008-2009
  20. MATTEO LIVIERO Solo pochi minuti in bianconero per Matteo Liviero, nel match casalingo di Europa League del 4 novembre 2010 contro il Salisburgo, terminato a reti bianche. Poi, il trasferimento a Perugia. «Una grandissima emozione – racconta il suo esordio a Enrico Zambruno su “Hurrà Juventus” – non me lo aspettavo, io fino a qualche mese prima giocavo nella Primavera, categoria nella quale mi ero appena affacciato. È stato un bel salto, ricordo tutto per filo e per segno, fu un momento speciale. La Juventus mi ha sempre dato tanto, ho costruito negli anni amicizie importanti. Gioco come terzino, ma in passato ho ricoperto più ruoli. Ho giocato da esterno alto, sia a destra che a sinistra, qualche volta anche come mezzala. Mi piace avere la fascia libera per esprimermi al massimo. I miei idoli sono due, anche se giocano a destra: Dani Alves e Stephan Lichtsteiner. Sono esterni di grande spinta che sanno fare al meglio le due fasi, quella difensiva e quella offensiva. Non si fermano mai, sono una spina nel fianco per chiunque». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/matteo-liviero.html
  21. FILIPPO BONIPERTI MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL GENNAIO 2010 Filippo, nipote del presidente onorario della Juventus, è nato a Torino il 27 settembre 1991. Alto 180 cm. per 74 kg. gioca preferibilmente da centrocampista offensivo. É arrivato alla Juventus nel1997: prima squadra i Pulcini di Franco Perri. – Famiglia, scuola, hobby: raccontaci per sommi capi chi sei. «Una sorella più grande, papà che ha fatto panchina con la prima squadra in un paio di occasioni all’inizio degli anni Ottanta, mamma che mi segue da sempre. Sono all’ultimo anno del liceo linguistico: tra scuola e calcio mi rimane giusto il tempo per qualche uscita con gli amici più cari e per qualche film». – Adesso due parole sulla tua storia calcistica, dagli inizi a oggi. «Ho frequentato per qualche tempo una scuola-calcio minore e poi, nel ‘97, sono entrato con Dario Romano a far parte del settore giovanile della Juve». – Il ruolo che preferisci e le tue caratteristiche di base. «Gioco da centrocampista esterno offensivo, sono ambidestro, e penso di essere discreto sia nel dribbling che nel tiro. E dicono che la grinta non mi manchi». – Parlaci delle tue esperienze con la prima squadra e con le rappresentative nazionali. «Ho fatto solo qualche sporadico allenamento con Del Piero e compagni: ma mi è bastato per capire che il ritmo dei professionisti non è neanche lontanamente paragonabile al nostro. Capitolo rappresentative: quando avevo 14 anni ho partecipato a uno stage con l’under 15 e la cosa si è ripetuta lo scorso dicembre con l’under 19. La speranza è ovviamente di continuare a essere convocato». – Cosa sarebbe stato di te se non avessi fatto il calciatore? «Probabilmente avrei seguito le orme di papà, che opera nell’ambito borsistico». – A questo punto dove pensi di arrivare nel mondo del football? «È innegabile che l’ambizione sia quella di fare il professionista. Dove, ancora non si può dire. Spetta comunque a me meritarmi la serie più alta possibile». – Il lato più bello del calcio? «Entrare in uno stadio e vedere che ci sono 50 mila persone che aspettano di assistere a quello che sai fare. Per ora, un’emozione vissuta soltanto da spettatore, domani chissà». – Ciò che del calcio ti piace di meno. «Il fatto che spesso il risultato venga sopra ogni cosa anche a livello giovanile». – Da chi finora ti sono arrivati i consigli calcistici più preziosi? «Dagli allenatori, senza dubbio, nessuno escluso. Mio nonno Giampiero mi lascia assolutamente tranquillo, mio padre invece, più che i complimenti, mi fa notare le cose che ho sbagliato in partita». – Cosa non puoi fare, in virtù dei tuoi impegni, che invece ti piacerebbe poter realizzare? «Vorrei semplicemente avere più tempo libero per me, anche se poi magari non farei niente di speciale. Invece l’abbinata scuola-calcio a volte è micidiale. Ma non cambierei la mia vita per nulla al mondo...». CLAUDIO AGAVE, CHIAMARSIBOMBER.COM DEL 21 AGOSTO 2018 Nel calcio come in qualsiasi altro mondo nel quale conta più apparire che essere (almeno in parte) il fatto di provenire da una famiglia nota o che ha saputo, attraverso un suo membro di rappresentanza, farsi rispettare in quel determinato piccolo universo può rappresentare sia una cosa positiva che negativa. Un vantaggio, certo, almeno sotto alcuni aspetti. A volte, però, il peso dell’eredità è difficile da mantenere. Soprattutto quando tuo nonno ha giocato – con risultati esaltanti – nella Juventus e nella Nazionale italiana. Il percorso calcistico di Filippo Boniperti sembrava essere già tortuoso in principio e, purtroppo, il ragazzo non è mai riuscito a ripercorrere le gesta precedentemente messe in atto dal più famoso Giampiero. Il cognome è pesantissimo, abbiamo detto. Forse per questo, sin dalle giovanili della Juventus, tutti si aspettavano da lui un rendimento di alto livello. E in effetti nella Primavera bianconera Filippo Boniperti – ala d’attacco con buona velocità e capace anche di giocare al centro dell’attacco – fa vedere di che pasta è fatto, collezionando 42 presenze e 9 gol negli anni con la Juventus nel campionato di categoria, arrivando anche a guadagnarsi nel 2010 i primi gettoni di presenza nella Nazionale Under 19. Il 2010 è anche l’anno dell’esordio con la prima squadra della Juventus: viene infatti lanciato tra i grandi a dicembre dello stesso anno durante la partita di Europa League contro il Manchester City. L’anno successivo (ma nella stessa stagione) arriva anche l’esordio in Serie A, contro il Napoli, nell’ultima gara del campionato bianconero. Boniperti gioca 44′ in cui tutto sommato fa vedere cose discrete. Quella stagione sembra poter essere il trampolino di lancio per il nipote d’arte, che però non riuscirà mai più a imporsi né con la maglia della Juventus che con le casacche di altre squadre. La Juventus inizia a mandarlo in giro in prestito ma purtroppo tutte le avventure del ragazzo si rivelano fallimentari. Prima gioca ad Ascoli ma colleziona solo 8 presenze, poi va al Carpi e le cose sembrano migliorare, con 17 gettoni ufficiali tra campionato e playoff, con anche il ritorno al gol. Purtroppo, però, l’ultimo prestito all’Empoli ne frenerà notevolmente le ambizioni, dato che Boniperti non giocherà nemmeno una partita nell’ambito dei mesi vissuti in Toscana. A quel punto la Juventus, evidentemente non convinta dal giocatore, decide di venderlo a titolo definitivo al Parma, con il portiere Alberto Gallinetta che invece arriva a vestire bianconero. L’esperienza ducale, se possibile, sarà ancora più difficile, poiché con il Parma arriveranno solo 2 presenze. Poi altri prestiti, con risultati in verità discreti: dopo un inizio stentato a Crotone, Filippo Boniperti tenta l’avventura all’estero vincendo anche il suo primo e unico trofeo (una coppa di Slovenia) con la maglia del Nova Gorica. Infine, Boniperti vive in prestito al Mantova quella che forse è la stagione migliore della sua carriera da calciatore: nella Serie C 2014/2015, infatti, il ragazzo gioca 26 gare siglando 3 gol e servendo 4 assist ai compagni. Dopo la stagione mantovana Boniperti conta di rilanciarsi partendo dal basso e viene acquistato a titolo definitivo dall’Alessandria. Per il terzo anno di fila riesce anche ad andare in rete ma purtroppo a fine stagione le due parti rescindono il contratto. Il ragazzo tenta dunque il ritorno nell’unico club con cui aveva davvero trovato continuità ma la seconda avventura a Mantova vive colori e sapori decisamente meno soddisfacenti rispetti alla prima, con 11 presenze totali e nessuna giocata decisiva. L’anno scorso Boniperti ha cercato un colpo di reni al Cuneo ma anche in questo caso, dopo poche presenze, è arrivata la rescissione consensuale. Attualmente, a quasi 27 anni, Filippo Boniperti è svincolato ma certamente non troppo “vecchio” per non trovare una squadra disposta a puntare su di lui. Le imprese di nonno Giampiero, però, sembrano lontanissime, così come un ipotetico ritorno alla Juventus. A volte il cognome pesa tantissimo, così come l’eredità che ne può conseguire: Filippo Boniperti deve averlo capito fin troppo bene, in cuor suo. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/09/filippo-boniperti.html
  22. FILIPPO BONIPERTI Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 27.09.1991 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Under-19 Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 16.12.2010 - Europa League - Juventus-Manchester City 1-1 Ultima partita: 22.05.2011 - Serie A - Juventus-Napoli 2-2 2 presenze - 0 reti Club career 07/2017 - 10/2017 AC Cuneo Forward 07/2016 - 06/2017 Mantova FC Forward 07/2015 - 06/2016 US Alessandria 1912 Forward 11/2014 - 06/2015 Mantova FC Forward 07/2014 - 11/2014 Parma FC Forward 01/2014 - 06/2014 ND Gorica Forward 01/2014 - 01/2014 Parma FC Forward 08/2013 - 01/2014 FC Crotone Forward 01/2013 - 06/2013 Parma FC Forward 07/2012 - 01/2013 Empoli FC Forward 01/2012 - 06/2012 Carpi FC Forward 07/2011 - 12/2011 Ascoli Calcio Forward 07/2010 - 06/2011 Juventus Forward https://www.worldfootball.net/player_summary/filippo-boniperti/
  23. ALESSANDRO MATRI Il tifoso bianconero fa la conoscenza di Alessandro il 26 settembre 2010: la Juventus di Gigi Delneri affronta il Cagliari di questo centravanti che tanto sta facendo bene nell’isola. Per la verità, gli occhi del supporter juventino sono tutti per Milos Krasić che sta incantando sotto la Mole. Ed è proprio il serbo, con una fantastica tripletta, a regalare la vittoria alla Vecchia Signora: risultato finale 4-2 e le due reti dei cagliaritani sono firmati proprio da Alessandro Matri. Gennaio 2011: la Juventus è alla ricerca di un attaccante, avendo perso Quagliarella per un grave infortunio. La dirigenza pensa subito a questo ragazzone milanese che tanto aveva impressionato in quella partita all’Olimpico. Ale diventa così bianconero ed esordisce con la nuova casacca numero 32 a Palermo: Juve sconfitta per 1-2 e poche cose positive da segnalare. «A essere sinceri – confessa – non mi è mai piaciuta l’idea di muovermi a gennaio. Inizi la stagione con una società, in cui magari ti sei già ambientato e ti trovi a cambiare in fretta e furia… Venire alla Juve, però, è l’occasione della vita, per cui vale la pena fare un’eccezione. Un po’ di “paura”, rigorosamente tra virgolette, c’è. La notte successiva alla firma ho dormito poco, quindi ho avuto tempo per pensarci. Mi chiedevo “A cosa vado incontro?”. So di arrivare in una grande squadra, dove trovo molte più pressioni, perché ci sono aspettative su di me e sono stati fatti investimenti importanti. Però c’è anche l’entusiasmo, la voglia di mettermi in gioco». Ma già dalla domenica successiva Mitra Matri, come presto viene soprannominato, ha motivo di esultare. Anzi, i motivi sono due come le reti che rifila al “suo” Cagliari. La terza marcatura è di Luca Toni, anche lui arrivato nel cosiddetto mercato di riparazione. I tifosi (e anche le tifose, poiché Ale è tutt’altro che un brutto ragazzo) cominciano ad apprezzare questo centravanti che ha grandi doti fisiche ma anche una tecnica di base per niente male. In più, e questo non guasta mai, anche una certa dose di coraggio che è fondamentale per un attaccante dicasi di razza. L’appuntamento con la gloria (anche se effimera in quel campionato che vedrà la Juventus piazzarsi settima per il secondo anno consecutivo) è fissato per domenica 13 febbraio: va in scena il Derby d’Italia ovvero Juventus-Inter. È l’Inter che ha appena conquistato il “triplete” e, anche senza il suo condottiero Mourinho, è una squadra che incute timore. Ma non a quella Juve che gioca veramente bene e che mette in difficoltà i nerazzurri. Alla mezzora del primo tempo la svolta: cross del giovane danese Sørensen (autentica rivelazione di quel campionato) e zuccata precisa di Matri a infilare Julio Cesar. È il gol della vittoria e per Ale la definitiva consacrazione. «Come racconterò ai miei nipotini questa partita? Potrei iniziare dai gol sbagliati… Quel colpo di testa in avvio di ripresa mi è “rimasto qui”, perché ho colpito bene e pensavo davvero di aver segnato». Si prosegue: doppietta con il Cesena, altre reti con Roma, Genoa, Chievo e Napoli nell’ultima giornata del campionato 2010-11. Alla fine 16 partite e 9 gol, da aggiungere agli 11 segnati con il Cagliari e a quello realizzato in maglia azzurra contro l’Ucraina. Non male davvero! Si parte per una nuova stagione: ovviamente Ale è titolare fisso nello schieramento disegnato da Antonio Conte, neo allenatore juventino. Il gioco dell’ex capitano bianconero prevede che gli attaccanti facciano tantissimo movimento e siano i primi a portare il pressing sui difensori avversari. Non solo, devono creare gli spazi per gli inserimenti dei centrocampisti, in particolare Vidal e Marchisio. Va da sé che Ale si trovi sempre meno vicino alla porta avversaria e che, quando capita, le energie e la lucidità non siano a livello massimo per mettere il pallone nel sacco. Nonostante tutto ciò realizza 6 reti, l’ultima nel 3-3 del 29 novembre a Napoli. Poi, timbra nuovamente il cartellino il giorno della ripresa del campionato: 8 gennaio 2012, Lecce-Juve 0-1, sua la rete decisiva. Una doppietta contro l’Udinese, venti giorni dopo, sotto la neve e poi la partita di San Siro contro il Milan Campione d’Italia. È il match del famoso “gol di Muntari” non visto da arbitro e guardalinee. Il Milan era passato in vantaggio grazie a una sfortuna autorete di Bonucci e il punto del giocatore ghanese avrebbe portato il punteggio sul 2-0 per il Diavolo. Niente da fare, si resta sul risultato di 1-0 e, nella ripresa, un gran tiro al volo di Matri (su splendido cross di Pepe) rimette tutto in parità. Da quel momento, la Juve prende il volo verso lo scudetto. I rossoneri, invece, piangendosi addosso su quello che avrebbe potuto essere se fosse stato convalidato quel gol, regalano punti a destra e a manca, fallendo il bis tricolore. Partita decisiva anche per Ale, in negativo però. Infatti, dopo quel 25 febbraio non è più capace di ritrovare la via della rete. Logico che Conte cominci a trovare alternative nel reparto offensivo: prima Quagliarella (perfettamente ripresosi dall’infortunio della stagione precedente), poi Borriello (arrivato a gennaio) occupano il posto in attacco accanto all’inamovibile Vucinić. Alla fine del campionato, Ale può festeggiare il primo scudetto in carriera e le 10 marcature totali. Ma il lungo digiuno ha spezzato qualcosa in lui. La fiducia in se stesso comincia a scemare e anche i tifosi cominciano a dare segni di insofferenza. E non andrà meglio nella stagione 2012-13, nonostante un nuovo scudetto. Realizza la prima segnatura stagionale nel 4-1 contro la Roma di Zeman (il 29 settembre) e poi una lunghissima pausa, fino alla doppietta contro il Cagliari (21 dicembre) che, a quanto pare, continua a portargli fortuna. Partita giocata a Parma, non essendo agibile il campo degli isolani. Juve in svantaggio, dopo aver fallito anche un calcio di rigore con Vidal. Ci pensa il nostro a riportare la partita sui binari giusti, prima della rete della sicurezza di Vucinić. In gol anche contro l’Udinese e 3 reti consecutive: Chievo, Fiorentina e a Glasgow contro il Celtic, in Champions League. Ale si sblocca, finalmente: realizza ancora contro il Celtic nel retour match e, soprattutto, nell’importantissima sfida di San Siro contro i nerazzurri. È il pomeriggio del 30 marzo: Quagliarella segna dopo pochi minuti ma a inizio ripresa Palacio, dopo uno splendido scambio con Cassano, buca Buffon. Tutto da rifare. Quarto d’ora della ripresa: lancio in profondità di Vidal per Quagliarella, che sembra troppo lungo. Invece, l’attaccante campano arriva eccome su quel pallone e lo mette teso sul primo palo. Come un falco, irrompe Mitra Matri e Handanovic non ha scampo. Inter-Juventus 1-2, lo scudetto numero 31 si avvicina. L’ultima rete stagione è nuovamente decisiva per il risultato, ma non per la classifica. La Juventus che scende in campo a Bergamo l’8 maggio, è già Campione d’Italia. Ancora 10 reti in totale, ma le partite osservate dalla panchina o dalla tribuna sono tante. La stagione 2013-14 non comincia nemmeno. Ale non può fare altro che guardare i compagni vincere la seconda Supercoppa consecutiva prima di passare al Milan, dove aveva già giocato nei primi anni della sua carriera. Rimane solo da salutare i compagni e Matri, curiosamente, lo fa attraverso un biglietto attaccato alla porta degli spogliatoi: «Due anni di sacrifici, battaglie e vittorie. Due anni indimenticabili, che ricorderò per tutta la vita. Grazie a tutti voi amici miei. Un’altra sfida mi aspetta, ma anche come avversari avrete sempre il mio massimo rispetto. Grazie ancora a tutti, un abbraccio. Ale 32». Il 2 febbraio 2015 ritorna alla Juventus. A Torino ritrova Sturaro, con il quale ha giocato a Genova nei sei mesi precedenti, e Massimiliano Allegri, che lo ha già allenato sia al Cagliari sia al Milan e nutre grande stima nei suoi confronti. «Mi ero molto affezionato a questo gruppo: in campo eravamo tutti leoni, fuori tutti amici, – le prime dichiarazioni rilasciate al sito internet juventino – essere di nuovo qui è una gran bella emozione. Sono contento di poter aiutare la Juve». Il 7 aprile, in occasione della semifinale di ritorno di Coppa Italia tra Fiorentina e Juventus, segna la rete del vantaggio bianconero (poi diventato 3-0), che porta la Juventus in finale di Coppa Italia. «La mia esultanza? Ho passato tanto tempo l’anno scorso senza poter esprimere la mia gioia e senza segnare. Non penso che esultare sia una mancanza di rispetto verso i tifosi viola. Per un attaccante fare gol è fondamentale». Il 20 maggio risolve la finale di Coppa Italia all’Olimpico contro la Lazio. Il gol decisivo del 2-1 ottenuto nei tempi supplementari consegna la decima Coppa Italia alla Juventus. «Il doppio palo di Djordjevic? Sono segnali che ti arrivano ma siamo stati bravi a crederci. È stata una grande vittoria e c’è la soddisfazione per aver portato a casa la decima coppa. E poi c’è la gioia personale per il gol. La caratteristica di questa squadra è farsi trovare tutti pronti, anche se c’è da giocare 5-10 minuti. È il premio di un lavoro durato più di un anno che penso tutta la squadra abbia meritato». Alla fine di questa trionfale stagione vissuta da protagonista, come da accordi, Alessandro ritorna al Milan. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/09/alessandro-matri.html
  24. FREDERIK SÖRENSEN GIUSEPPE GATTINO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MARZO 2011 Nel 1998 Frederik aveva solo 6 anni e difficilmente sarà andato a vedere il film “Sliding doors”. Eppure, la storia di questo ragazzo, che fino a pochi mesi fa calcava i campi della Serie B danese, ci ricorda l’importanza del caso, delle “porte scorrevoli” che possono aprirsi o chiudersi improvvisamente, determinando esiti anche imprevedibili. Perché se è vero che nello sport, come nella vita, il destino si costruisce con l’impegno, con il sacrificio e con il talento, è altrettanto vero che se Sørensen oggi è un giocatore della Juventus si deve anche a un insieme di casualità e che, davvero, le cose per lui sarebbero potute andare in modo assai diverso. «Sapevo dal mio agente – racconta – che Paratici mi stava seguendo già quando era alla Sampdoria. Poi è venuto alla Juventus ed eccomi qui». Era il 31 agosto, giorno di chiusura del mercato. Distratti dagli ultimi arrivi e dai titoli di coda dell’esperienza juventina di un altro danese, Christian Poulsen, i tifosi e i giornalisti non diedero molto peso all’arrivo dal Lyngby, in prestito, di questo ragazzone di 18 anni. «Era previsto che andassi a giocare con la Primavera, dove al primo allenamento a Chiusa Pesio mi ruppi il naso. Poi in tutto ho fatto 5 partite perché Del Neri mi ha voluto con i “grandi”». Ed ecco l’altra “porta scorrevole”: la sfortuna che si accanisce a inizio stagione sulla difesa della Juve diventa un’opportunità: il 7 novembre 2010 Sørensen viene schierato titolare contro il Cesena e dopo le prime comprensibili emozioni si dimostra degno della fiducia del Mister. Da quel giorno si sono susseguite le presenze, fino alla partita contro l’Inter, nel corso della quale ha servito l’assist vincente a Matri: «Per me è stata un’esperienza incredibile. Mi sono trovato di fronte Eto’o, che con Menez della Roma è l’avversario più difficile che abbia mai incontrato. Ce l’ho fatta, però, perché non ho pensato a lui ma non ho mai smesso di guardare la palla. E alla fine è andata bene». Per non venir meno ai luoghi comuni sul temperamento degli scandinavi, Sørensen parla poco e si racconta – in un ottimo inglese e in un italiano sempre migliore – con l’esitazione di chi non può fare a meno di sorprendersi per l’attenzione che lo circonda da quando veste il bianconero. IL CALCIO. «Ho cominciato a giocare grazie a mio padre che allenava i Pulcini della squadra della mia città, Roskilde, 30 chilometri da Copenaghen. Poi sono andato nell’altra squadra della città, l’Himmelev. Da lì, a 15 anni, mi sono spostato al Lyngby. Ho sempre giocato in difesa e i miei idoli sono Rio Ferdinand e Vidić. Il primo mi piace perché gioca di più la palla, il secondo ha una straordinaria fisicità. Sono due modelli, anche perché nonostante finora abbia giocato sulla fascia, io mi considero un centrale. La Nazionale? Sono stato convocato nell’Under 19 ma ho preferito non accettare e concentrarmi sulla Juve, perché è qui che devo dare il massimo. D’altronde rispetto alla Danimarca la differenza è enorme: qui c’è una professionalità e un’intensità che non avevo mai vissuto. È un altro mondo». LA JUVE. «Ovviamente conoscevo questo club e guardavo in tv i suoi campioni, come Del Piero e Buffon. Giocare qui è incredibile: i miei amici mi chiedono di raccontargli i segreti di questi campioni. Al momento vivo nell’albergo che ospita i ragazzi della Primavera. Divido la camera con Camilleri, mentre in trasferta sto con Chiellini: parla inglese e quando non capisco mi aiuta, ma soprattutto mi aiuta con consigli utili per crescere come giocatore. La Juve, poi, è stata la squadra del più grande giocatore danese di tutti i tempi, Michael Laudrup, che per noi è una leggenda». LA FAMIGLIA. «Mio padre Peter fa il carpentiere: è appassionato di calcio, ma non mi ha mai messo pressione per diventare calciatore. Con lui continuo a confrontarmi sul mio modo di giocare, oltre che su tanti altri temi. Mia madre Lone viene a trovarmi almeno una volta al mese: ci piace passeggiare per la città e scoprire Torino, che è bellissima. In particolare mi piacciono i portici e il fiume. Ho anche un fratello, Andreas: ha 15 anni e gioca anche lui a calcio. Mentre sono qui sto finendo gli studi superiori in economia, mi manca un anno». L’ITALIA. «La cosa più incredibile è il calore della gente, la passione che si respira intorno al calcio. Entri in uno stadio e senti un frastuono che in Danimarca è impossibile trovare, malgrado il calcio sia lo sport più popolare. In questi mesi non ho ancora avuto tempo di visitare il vostro paese, mi sono limitato a una puntata a Milano con i miei. Mi piace la pizza, soprattutto, e studio italiano 3 volte alla settimana con Giada, l’insegnante che segue me e tutti gli stranieri della squadra». TEMPO LIBERO. «Studio, parlo con i miei amici su Skype, gioco alla Playstation (soprattutto a calcio), guardo qualche serie tv (in italiano per impararlo) e poi ascolto musica: Guetta, Rihanna, Eminem, oltre che i danesi Nik & Jay e Alphabeat. Ho la patente da pochi mesi e la macchina – un’Alfa Romeo Mito – da pochi giorni. Adesso posso anche muovermi meglio e andare più spesso in città, visto che l’albergo dove stiamo è a Moncalieri, più vicino a Vinovo che al centro di Torino». Spesso il calcio ci regala vere e proprie favole, da raccontare ai nipoti davanti al cammino acceso. Ma una storia come quella di Frederik Sørensen ha veramente dell’incredibile. Senza aver mai giocato una partita tra i professionisti, questo lungagnone biondo nato in Danimarca si trova catapultato, a soli 18 anni, in quel di Torino. Un vero colpo di genio di Fabio Paratici (coordinatore dell’aria tecnica juventina e braccio destro del direttore generale Marotta), che lo prende in prestito per soli 20.000 euro (nemmeno fosse un’utilitaria), con diritto di riscatto fissato a 130.000 euro. La società del Lyngby, Seconda Serie danese ma fresca di promozione, è ben lieta di farlo partire per l’Italia, come conferma l’allenatore Christian Nielsen: «Questo trasferimento è perfetto per Frederik, gli dà la possibilità di provare il suo talento ai massimi livelli in uno dei club migliori in assoluto in Europa. Avrà l’opportunità di sperimentare la vita da professionista in un top club. Frederik ha l’esperienza e le competenze necessarie per far bene con la Juventus. Sono contento che il Lyngby sia riuscito a sfornare un altro talento che si trasferisce in un grande club europeo. Ciò sottolinea ancora una volta il buon lavoro svolto dalla società, poiché ben 16 ex nostri giocatori oggi giocano in squadre d’élite». Lago, questo è il suo soprannome, è aggregato alla Primavera. È un difensore centrale: bravo con entrambi i piedi, forte fisicamente, non teme gli attaccanti piccoli e svelti, potendo contare su una discreta velocità. Fornisce ottime prove con i suoi coetanei, ma niente fa presagire a quanto sta per accadere. Domenica 7 novembre 2010, la Juve è di scena all’Olimpico contro il Cesena. La compagine bianconera è incerottata: Bonucci a parte non ha un solo difensore arruolabile. Non sono disponibili nemmeno Ferrero e Camilleri compagni di squadra di Lago nella Primavera. Delneri si vede così “costretto” a chiamare Sørensen e ad affiancarlo all’ex barese. All’inizio le gambe tremano, i romagnoli vanno in vantaggio, i compagni di reparto gli passano la palla col contagocce e lui cerca di fare le cose più semplici: «Ho pensato che era la cosa peggiore che potesse capitare, il gol di Jimenez, ma poi ho cercato di pensare alla partita. E mi sono detto: stai concentrato e arriva in fondo». Partita da ampia sufficienza ed esame superato. Passano sei giorni ed ecco la Roma, dopo il turno infrasettimanale a Brescia. Delneri non ha Motta, squalificato dopo il giallo rimediato al Rigamonti, tocca ancora a Sørensen, questa volta da terzino destro. Si disimpegna benissimo, fa i movimenti giusti, è più sicuro rispetto al match precedente. Si va a Marassi contro il Genoa, Motta si riprende la fascia destra, ma dopo 50 minuti lascia il campo a Lago, presenza numero tre con la Juve a 18 anni e 7 mesi. Nei 40 minuti è assoluto protagonista: per la prima volta mostra a tutti che è in grado di usare benissimo il proprio fisico, che ha tempi di anticipo eccellenti, lanci in profondità (l’assist per Iaquinta, che spreca una facile occasione, nasce proprio da un’intuizione del danese) e cambi di gioco. Non si ferma più: Catania, Lazio, Chievo, Parma, ancora Catania in Coppa Italia, Bari, Cagliari, sempre da terzino destro. Poi, arriva il 13 febbraio: si gioca Juve-Inter e non è una partita ma la partita. C’è equilibrio in campo, la truppa bianconera tiene testa allo squadrone nerazzurro. Poi, alla mezz’ora, solita sgroppata di Sørensen sulla fascia e perfetto cross a centro area. Irrompe Matri e Julio Cesar non ha scampo: Juventus 1, Inter 0. Il risultato non cambierà più, fra il tripudio del mondo juventino e la felicità di Frederik: «È un sogno. Certe cose fino a poco tempo fa le facevo solo con la Playstation! Il periodo peggiore della squadra è passato, ne sono sicuro. Continuando così possiamo arrivare a conquistarci un posto nella prossima Champions League. Mi piacerebbe affrontare il Manchester United perché è la squadra del mio idolo Vidić. Uno dei difensori più forti del mondo insieme a Piqué del Barcellona e a Chiellini, naturalmente». Non sarà così per la Vecchia Signora che terminerà con un deludentissimo 7° posto. Per Lago, invece, una grandissima stagione con ben 18 presenze e la conferma per l’anno successivo. Ma, a volte, anche le favole non hanno un lieto fine. Arriva Conte sulla panchina bianconera e per il danesino non c’è più spazio. Una presenza in Coppa Italia e il trasferimento a Bologna, alla ricerca della gloria sotto le Due Torri. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2013/10/frederik-srensen.html
  25. FREDERIK SÖRENSEN https://it.wikipedia.org/wiki/Frederik_Sørensen Nazione: Danimarca Luogo di nascita: Roskilde Data di nascita: 14.04.1992 Ruolo: Difensore Altezza: 194 cm Peso: 88 kg Nazionale Danese Soprannome: Lago - Ice-Man Alla Juventus dal 2010 al 2012 Esordio: 07.11.2010 - Serie A - Juventus-Cesena 3-1 Ultima partita: 08.12.2011 - Coppa Italia - Juventus-Bologna 2-1 19 presenze - 0 reti 1 scudetto Frederik Hillesborg Sørensen (Roskilde, 14 aprile 1992) è un calciatore danese, difensore dell'Union Brescia. È soprannominato Ice-Man e Lago (quest'ultimo è la traduzione letterale dell'abbreviazione del suo cognome Sø). Frederik Sørensen Sørensen ai tempi del Bologna Nazionalità Danimarca Altezza 194 cm Peso 88 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Union Brescia Carriera Giovanili 2001-2003 Roskilde KFUM 2003-2004 Himmelev-Veddelev 2004-2007 Roskilde 2007-2010 Lyngby 2010-2011 Juventus Squadre di club 2010-2012 Juventus 19 (0) 2012-2014 → Bologna 42 (2) 2014-2015 → Verona 10 (0) 2015-2019 Colonia 86 (2) 2019-2020 → Young Boys 16 (0) 2020-2021 Colonia 3 (0) 2021 Pescara 11 (0) 2021-2024 Ternana 77 (5) 2025 Feralpisalò 3 (2) 2025- Union Brescia 0 (0) Nazionale 2008 Danimarca U-17 4 (0) 2011 Danimarca U-20 1 (0) 2011-2015 Danimarca U-21 15 (0) 2017 Danimarca 1 (0) Caratteristiche tecniche Difensore centrale dal fisico longilineo, all'occorrenza è stato anche schierato come terzino destro da Luigi Delneri. Carriera Club Gli inizi, Juventus Cresciuto in patria nel Roskilde KFUM, nel Himmelev-Veddelev BK (poi divenuto Roskilde) e nel Lyngby, nell'estate del 2010 viene prelevato mediante la formula del prestito oneroso di 20 000 euro con diritto di riscatto fissato a 130 000 euro dalla compagine italiana della Juventus. Esordisce in Serie A, da titolare, in Juventus-Cesena (3-1) valida per la decima giornata di campionato. Gioca titolare anche nella dodicesima giornata in Juventus-Roma (1-1), impiegato da Luigi Delneri come terzino destro. A livello tattico è utilizzato come terzino "bloccato", visto che l'ala Miloš Krasić ha caratteristiche offensive e l'interditore Felipe Melo, il quale copre il centro-destra del centrocampo, tende ad accentrarsi. Grazie a buone prestazioni entra a far parte stabilmente della prima squadra, lui che pensava di farsi un anno nella formazione Primavera, venendo schierato come terzino destro. Il 13 febbraio, in Juventus-Inter (1-0) valida per la 25ª giornata di campionato, fornisce ad Alessandro Matri il suo primo assist in bianconero. Nonostante la giovane età ha dimostrato una grande personalità. Conclude la sua prima stagione con 18 presenze, di cui 17 in campionato e una in Coppa Italia; viene riscattato alla fine della stessa. Bologna Il 17 gennaio 2012, dopo una presenza in Coppa Italia con la Juventus, passa in compartecipazione al Bologna per 2,5 milioni di euro. Il 1º aprile 2012, all'esordio con la maglia del Bologna, segna il suo primo gol in Serie A nella partita casalinga persa per 3-1 contro il Palermo. In stagione gioca un'altra partita, ovvero Bologna-Cagliari (1-0) di due giornate dopo. Il 13 giugno 2012 la compartecipazione viene rinnovata. Al termine della stagione 2012-2013 viene nuovamente rinnovata la comproprietà tra Bologna e Juventus. Il 19 giugno 2014 la compartecipazione viene risolta a favore della Juventus per 800 000 euro. Verona Il 29 agosto 2014 viene prelevato dal Verona con la formula del prestito oneroso (per 300 000 euro) con diritto di riscatto fissato a quattro milioni di euro. A fine stagione dopo aver raccolto solo 10 presenze molte da subentrato per via di un infortunio al ginocchio, fa ritorno alla Juventus non venendo riscattato. Colonia e Young Boys L'11 luglio 2015 viene acquistato per 2,5 milioni di euro dai tedeschi del Colonia, con cui firma un contratto quadriennale. In breve tempo diventa titolare inamovibile della difesa del club tedesco fornendo buone prestazioni Il 18 agosto 2019 viene ceduto in prestito agli svizzeri dello Young Boys. Dopo aver segnato anche un gol in Coppa Svizzera nella vittoria per 4-0 contro lo Zurigo, gioca titolare fino a gennaio quando un nuovo infortunio al ginocchio, patito già la stagione precedente lo limita a ruolo di subentrante. Terminato il prestito fa ritorno al Colonia dove trova poco spazio; questo fa sì che il 16 gennaio 2021 lui rescinda il suo contratto coi tedeschi. Pescara e Ternana Il 20 gennaio 2021 viene acquistato dal Pescara. Con gli abruzzesi esordisce tre giorni dopo nella partita persa per 2-0 in casa della Salernitana: in totale mette insieme 11 presenze, ma a fine stagione non riesce ad evitare la retrocessione in serie C del Pescara. Il 4 agosto 2021 viene ceduto alla Ternana. Con gli umbri, dopo una sfortunata autorete nella partita interna col Pisa, segna il primo gol il 22 settembre, in occasione del successo sul Parma per 3-1. Con le Fere rimane fino al 30 giugno 2024, quando non rinnovando il contratto, rimane svincolato. Feralpisalò e Union Brescia Dopo quasi 9 mesi senza squadra, il 19 marzo 2025 viene ufficializzato il suo approdo alla Feralpisalò, in Serie C, con cui sottoscrive un accordo fino al termine della stagione più opzione di rinnovo. Il 19 luglio seguente, dopo lo spostamento della sede legale a Brescia e la nuova denominazione della Feralpisalò, si lega alla nuova società, l'Union Brescia. Nazionale Dopo 4 presenze con la nazionale danese Under-17, due volte contro il Portogallo e due volte contro la Grecia, ha fatto parte della nazionale Under-18. Il 14 marzo 2011 è stato convocato per due amichevoli della nazionale Under-21 contro Inghilterra e Ucraina, venendo successivamente incluso nella rosa per partecipare agli Europei. Il 10 agosto esordisce contro la Polonia, nella partita persa per 1-0. Le buone prestazioni convincono il ct Åge Hareide a convocarlo in nazionale maggiore nel maggio 2015 per la gara amichevole contro il Montenegro, non riuscendo ad esordire rimanendo per tutti i 90 minuti in panchina. A distanza di due anni nel maggio 2017 torna di nuovo nel giro della nazionale, riuscendo a disputare una partita amichevole contro la Germania terminata 1-1 dove entra in campo al 66' minuto rilevando Riza Durmisi. Palmarès Club Competizioni nazionali 2.Bundesliga: 1 - Colonia: 2018-2019 Campionato svizzero: 1 - Young Boys: 2019-2020 Coppa Svizzera: 1 - Young Boys: 2019-2020
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