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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. RAFFAELE BIANCO https://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Bianco Nazione: Italia Luogo di nascita: Aversa (Caserta) Data di nascita: 25.08.1987 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 75 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2006 al 2007 Esordio: 14.04.2007 - Serie B - Lecce-Juventus 1-3 Ultima partita: 10.06.2007 - Serie B - Juventus-Spezia 2-3 4 presenze - 1 rete 1 campionato di serie B Raffaele Bianco (Aversa, 25 agosto 1987) è un calciatore italiano, centrocampista del Bari. Raffaele Bianco Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Bari Carriera Giovanili 2003-2006 Juventus Squadre di club 2006-2007 Juventus 4 (1) 2007-2008 → Piacenza 13 (1) 2008-2009 → Bari 22 (0) 2009-2010 → Modena 31 (0) 2010-2011 → Benevento 24 (0) 2011-2012 Spezia 26 (1) 2012-2013 → Carpi 23 (0) 2013-2014 Juventus 0 (0) 2014-2017 Carpi 112 (7) 2017-2019 Perugia 50 (1) 2019- Bari 72 (1) Caratteristiche tecniche Centrocampista centrale, destro di piede, può essere impiegato sia in fase di copertura che di costruzione del gioco nel ruolo di regista arretrato, grazie alla visione di gioco e al senso della posizione. Carriera Giovanili Dopo gli inizi ad Afragola, viene visionato da alcuni osservatori della Juventus che nel 2003 decidono di portarlo a Torino. Nella stagione 2004-2005 gioca coi bianconeri nella categoria Berretti (allenati da Maurizio Schincaglia) vincendo lo scudetto di categoria lo stesso anno partecipa alla vittoria del Torneo di Viareggio, realizzando un gol nella finale contro il Genoa. Nelle annate successive, dopo aver superato un grave infortunio, conquista uno scudetto, una Coppa Italia e la Supercoppa Italiana con la Primavera bianconera. Club Con la squadra maggiore debutta in Serie B nella stagione 2006-2007. Nella partita contro lo Spezia ha segnato la sua prima rete in bianconero, gol che è anche l'ultimo in Serie B della Juventus dopo la retrocessione per i fatti di Farsopoli. Nell'estate del 2007 passa in prestito al Piacenza, dove è poco utilizzato (13 presenze), chiuso nel suo ruolo da Riccio, Patrascu e Bianchi. Nelle annate successive la Juventus lo cede nuovamente in prestito a club di Serie B: prima al Bari di Antonio Conte, con cui ottiene la promozione in Serie A, e poi al Modena, dove viene impiegato regolarmente collezionando 30 presenze. Rientrato a Torino, viene girato in prestito in Prima Divisione, al Benevento, con cui manca l'approdo in Serie B ai Play-off. A fine stagione la società campana non lo riscatta, e viene ceduto in comproprietà allo Spezia, sempre in Prima Divisione, conquistando la promozione in Serie B. Il 21 giugno 2012 la compartecipazione viene risolta in favore della Juventus, che il 21 agosto successivo lo gira in prestito con diritto di riscatto al Carpi, in Lega Pro Prima Divisione. Con la squadra emiliana gioca 23 partite in campionato e 3 nei Play-off, conquistando una promozione in Serie B dopo la vittoriosa finale con il Lecce. Nel finale di stagione gioca con la fascia da capitano, ereditata dall'infortunato Lollini. Rientrato alla Juventus, sconta la squalifica per il calcioscommesse e il 16 gennaio 2014 fa ritorno al Carpi a titolo definitivo, firmando un contratto fino al 2015. Il 9 marzo 2015 rinnova il contratto con i biancorossi (in scadenza al termine della stagione) fino al 2018. Il 28 aprile con il Carpi ottiene la promozione matematica in Serie A per la stagione 2015-2016. Bianco, autore dei suoi primi due gol in biancorosso contro Spezia (vittoria per 2-1 al Picco) e Ternana (3-1 su rigore al Cabassi), alza per la terza volta nella sua carriera la Coppa Ali della Vittoria dopo i successi con la Juventus nel 2007 e con il Bari nel 2009. Debutta finalmente nella massima serie il 15 settembre 2015, a 28 anni, nel pareggio in Sicilia contro il Palermo per 2-2. La stagione si conclude con la retrocessione in Serie B. Bianco, che spesso è capitano al posto di Zaccardo, gioca 26 partite e segna un gol nella vittoria per 2-1 contro il Frosinone del 13 marzo 2016. Nella stagione di Serie B 2016-2017 Bianco diventa capitano. In totale gioca 40 partite e segna 4 gol (3 su 3 dal dischetto), fissando il suo record personale. L'annata finisce con la doppia Finale dei Play-off contro il Benevento, promosso in Serie A dopo lo 0-0 al Cabassi e la vittoria per 1-0 al Vigorito. Il 4 agosto 2017 viene acquistato dal Perugia a titolo definitivo dove firma un contratto biennale, fino al giugno 2019. Con il Carpi Bianco ha raccolto in cinque anni due promozioni (Serie B nel 2013 e Serie A nel 2015), 146 presenze divise tra Serie A (26), Serie B (91), Lega Pro Prima Divisione (27) e Coppa Italia (2) e 7 gol segnati, di cui 6 in Serie B e 1 in Serie A. Nella sua prima stagione al Perugia, chiusa all'ottavo posto in regular season e al Turno Eliminatorio dei Play-off con una sconfitta per 3-0 a Venezia, Bianco gioca 30 partite di Serie e segna 1 gol nella vittoria interna per 3-0 contro lo Spezia. Il 2 settembre 2019 passa a titolo definitivo al Bari, in Serie C, tornando a giocare con i biancorossi dopo 10 anni. Segna il suo primo gol con la maglia del Bari il 27 marzo 2021 nella vittoria per 2-0 contro la Paganese. Calcioscommesse Il 6 giugno 2013 viene deferito per la partita Salernitana-Bari 3-2 del 2008-2009: insieme ad altri 13 giocatori del Bari avrebbe incassato 7.000 euro da Luca Fusco e Massimo Ganci, avversari ed ex compagni proprio a Bari, per perdere la partita. Il 16 luglio 2013 il calciatore viene condannato in primo grado dalla Commissione Disciplinare Nazionale della FIGC a 3 anni e 6 mesi di squalifica. Il 27 luglio 2013, Bianco vede ridursi la squalifica a 6 mesi per la derubricazione dell'accusa da illecito sportivo ad omessa denuncia. Il 30 maggio 2016 viene assolto nel processo penale di Bari «per non aver commesso il fatto». Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Nazionale Dante Berretti: 1 - Juventus: 2004-2005 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2006 Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 2006-2007 Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto] Campionato italiano di Serie B: 3 - Juventus: 2006-2007 - Bari: 2008-2009 - Carpi: 2014-2015 Lega Pro Prima Divisione: 1 - Spezia: 2011-2012 (girone B) Coppa Italia Lega Pro: 1 - Spezia: 2011-2012 Supercoppa di Lega di Prima Divisione: 1 - Spezia: 2012 Serie C: 1 - Bari: 2021-2022 (girone C)
  2. GIACOMO VOLPE Nazione: Italia Luogo di nascita: Biella Data di nascita: 16.01.1996 Ruolo: Portiere Altezza: 189 cm Peso: 75 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2014 al 2015 0 presenze - 0 reti subite Club career Foggia Calcio Italy Goalkeeper 08/2021 - 06/2023 #12 07/2018 - 06/2021 US Cremonese Goalkeeper 07/2015 - 06/2018 AS Gubbio Goalkeeper 07/2015 - 07/2015 Juventus Goalkeeper 01/2015 - 06/2015 Correggese Goalkeeper 09/2014 - 01/2015 Juventus Goalkeeper 07/2014 - 01/2015 Juventus [Youth] Goalkeeper https://www.worldfootball.net/player_summary/giacomo-volpe/
  3. FRANCESCO VOLPE https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Volpe Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 03.03.1986 Ruolo: Attaccante Altezza: 180 cm Peso: 71 kg Nazionale Italiano Under-19 Soprannome: - Alla Juventus dal 2004 al 2006 Esordio: 17.08.2005 - Amichevole - Juventus-Juve Primavera 0-1 0 presenze - 0 reti Francesco Volpe (Napoli, 3 marzo 1986) è un calciatore e allenatore di calcio italiano, attaccante della Sarmatese, formazione per la quale svolge anche il ruolo di vice-allenatore. Francesco Volpe Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 71 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Sarmatese Carriera Giovanili 2000-2004 Genoa 2004-2006 Juventus Squadre di club 2002-2004 Genoa 2 (0) 2004-2006 Juventus 0 (0) 2006-2007 Ravenna 28 (4) 2007-2009 Livorno 25 (0) 2009-2010 → Triestina 22 (2) 2010-2011 Livorno 8 (0) 2011 → SPAL 12 (3) 2011-2015 Piacenza 112 (21) 2015 Fiorenzuola 16 (2) 2015-2016 Crema 9 (1) 2016-2017 Nibbiano & Valtidone 23 (5) 2017-2019 Gotico Garibaldina 51+ (10) 2019- Sarmatese 27 (5) Nazionale 2003-2004 Italia U-18 4 (1) 2004-2005 Italia U-19 7 (2) Carriera da allenatore 2021- Sarmatese Vice Caratteristiche tecniche Il ruolo principale di Volpe è l'attaccante esterno, prevalentemente dal lato destro, ma può giocare anche a sinistra. Può giocare anche come seconda punta, come esterno destro di centrocampo e, in situazioni di emergenza, come prima punta. Carriera Club Dopo gli inizi con formazioni dilettantistiche campane quali la Polisportiva Europa di Cercola e la Damiano Promotion di Varcaturo, nel 2000 passa alle giovanili del Genoa con cui fa il suo debutto in prima squadra nella stagione 2002-2003. Nel 2004 si trasferisce alla Juventus in comproprietà insieme a Domenico Criscito. Nel giugno 2005 la Juventus compra dal Genoa la seconda metà del giocatore per 250 000 euro. Nelle due stagioni con i bianconeri vince un torneo di Viareggio e un campionato Primavera. Nel 2006-2007 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto della comproprietà, diritto che verrà esercitato a fine stagione, al Ravenna in Serie C1, dove disputa 28 partite e segna 4 reti, contribuendo alla vittoria del campionato. Volpe viene poi ceduto in comproprietà al Livorno che paga 1 milione di euro alla Juventus che li gira a sua volta al Ravenna. Al termine di questi movimenti il giocatore rimane a metà tra Juventus e Livorno. Esordisce in Serie A il 25 agosto 2007 nella prima giornata di campionato in Juventus–Livorno 5-1. Frenato durante l'anno da infortuni alla schiena, disputa una sola ulteriore partita di campionato, in Livorno-Fiorentina 0-3 del 30 settembre 2007. A seguito della retrocessione in Serie B del Livorno, disputa il successivo campionato di Serie B 2008-2009 tra le file della squadra toscana. Il 10 luglio 2009 si trasferisce in prestito alla Triestina. Nell'estate successiva fa ritorno al Livorno in Serie B dove disputa 7 partite nella prima metà di stagione per poi trasferirsi, nel gennaio 2011, in prestito alla SPAL, in Prima Divisione dove totalizza di 12 presenze e 3 goal. Rientrato al Livorno, viene ceduto in comproprietà al Piacenza, squadra con cui fa il suo debutto il 4 settembre 2011 nella vittoria per 2-1 contro il Südtirol. Segna il suo primo gol con la maglia biancorossa il 7 marzo 2012 nella partita vinta per 2-1 in casa della Virtus Lanciano. Termina la stagione con 27 presenze e 2 reti in campionato, più due presenze nei play-out che sanciscono la retrocessione del Piacenza in Seconda Divisione. A fine stagione, a causa del fallimento del club emiliano, rimane svincolato; il 21 settembre successivo, tuttavia, torna a Piacenza ingaggiato dalla Lupa Piacenza, società militante nel campionato di Eccellenza. Fa il suo debutto il 30 settembre successivo entrando nel secondo tempo della sfida casalinga con la Fidentina terminata 1-1. Realizza il suo primo gol il 14 ottobre nella vittoria per 1-0 contro il Fiorenzuola, e a fine stagione la squadra ottiene la promozione in Serie D. Rimane con i biancorossi per le due successive annate segnando in entrambe 8 reti in campionato e una in Coppa Italia Serie D, con il Piacenza che viene eliminato in tutte e due le stagioni ai play-off. Nel giugno 2015 non viene riconfermato dalla dirigenza per la nuova stagione, risultando così svincolato; nelle settimane successive si accorda con il Fiorenzuola, militante anch'esso in Serie D, rimanendo, così, a giocare nel piacentino[22]. Fa il suo debutto con i rossoneri il 6 settembre nella vittoria casalinga per 2-1 contro la Grumellese. Segna la sua prima rete con i valdardesi il 25 ottobre nel pareggio casalingo per 2-2 contro l'Inveruno. Dopo aver totalizzato 16 presenze e 2 reti, nel dicembre 2015 chiede e ottiene la rescissione del contratto e si trasferisce al Crema. Fa il suo debutto con i bianconeri cremaschi il 20 dicembre nella partita pareggiata 1-1 contro l'Oggiono. Segna la sua prima rete cremasca il 3 aprile nella vittoria per 7-0 sul campo del Real Milano. Chiude la stagione, nella quale il Crema viene eliminato in semifinale playoff dal Cavenago Fanfulla, con 9 presenze e 1 rete. Il 21 giugno 2016, torna nel piacentino firmando per il Nibbiano & Valtidone, squadra neo promossa in Eccellenza. Fa il suo debutto con la nuova maglia il 28 agosto successivo nella vittoria casalinga per 3-1 sul Gotico Garibaldina valida per la prima giornata del girone A del primo turno della fase regionale della Coppa Italia Dilettanti, partita in cui segna anche una rete. Termina l'annata con 5 reti in 23 presenze in campionato e 1 rete in 2 presenze nella fase regionale della Coppa Itala Dilettanti. A fine stagione si trasferisce al Gotico Garibaldina, squadra piacentina appena retrocessa nel campionato di Promozione. Fa il suo debutto con i biancorossi il 30 agosto nel pareggio per 1-1 contro il Fontana Audax valido per il primo turno di coppa Italia. Il 3 dicembre mette a segno le sue prime reti con la nuova maglia siglando una tripletta nella partita vinta per 3-1 contro la Langhiranese. A fine stagione rinnova con il Gotico anche per l'annata successiva. Al termine della stagione 2018-2019 lascia il Gotico Garibaldina rimanendo svincolato e trasferendosi, poi, alla Sarmatese, in Seconda Categoria. Fa il suo debutto con la nuova maglia il 1º settembre 2019 nella partita di coppa Emilia 2ª Categoria vinta per 7-0 contro il San Filippo Neri, nella quale mette a segno una rete. Nel corso della stagione, terminata anzitempo a causa dello scoppio del covid-19 e culminata con la vittoria da parte della Sarmatese del proprio girone di Seconda Categoria e la promozione in Prima Categoria, totalizza 4 reti in 12 presenze di campionato e 2 reti in 4 presenze in Coppa Emilia. Nella stagione successiva, interrotta in anticipo come la precedente a causa della pandemia, ottiene una presenza in campionato e una, condita da una rete, in Coppa Emilia. Per il 2021-2022 viene confermato nella rosa della formazione piacentina, svolgendo il doppio ruolo di calciatore e vice allenatore. Nazionale Volpe vanta 4 partite e una rete con la nazionale Under-18 tra il 2003 e il 2004 e 7 partite e 2 reti con l'Under-19 tra il 2004 e il 2005. Palmarès Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Competizioni provinciali Seconda Categoria: 1 - Sarmatese: 2019-2020 Competizioni regionali Campionato di Eccellenza: 1 - Lupa Piacenza: 2012-2013 Competizioni nazionali Campionato italiano Serie C1: 1 - Ravenna: 2006-2007
  4. CARLO VECCHIONE Nazione: Italia Luogo di nascita: Napoli Data di nascita: 27.06.1988 Ruolo: Centrocampista Altezza: 175 cm Peso: 68 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2007 al 2009 Esordio: 22.05.2008 - Amichevole - South China AA-Juventus 2-1 Ultima partita: 18.02.2009 - Amichevole - Juventus-Giaveno 8-0 0 presenze - 0 reti Club career 07/2010 - 06/2011 Juventus Midfielder 07/2009 - 06/2010 Clermont Foot Midfielder https://www.worldfootball.net/player_summary/carlo-vecchione/
  5. DARIO VENITUCCI Nato nella capitale sabauda il 30 gennaio 1987 inizia a giocare al calcio nel Paradiso Collegno. All’età di nove anni entra a far parte nel settore giovanile della Juventus. Viene inserito nella rosa della Prima Squadra che vince il campionato di Serie B 2006-07 e riesce a scendere in campo ben cinque volte. «Juve-Lecce del 25 novembre 2006 rimarrà per sempre una data fondamentale della mia vita – racconta – ho coronato un sogno: giocare tra i grandi dopo tanti anni di settore giovanile. Il giorno dopo, leggendo il mio nome sui giornali, quasi non ci volevo credere. All’inizio del campionato avevo immaginato che la B potesse agevolare l’esordio di qualcuno di noi, ma non puntavo su di me. Tutta la panchina si stava scaldando a bordo campo e, a un certo punto, mister Deschamps mi ha chiamato e mi ha detto: “Tocca a te”. Per un attimo mi sono venute le gambe molli, poi ho messo da parte la tensione e credo di essere andato abbastanza bene, grazie all’aiuto di tutti i compagni che hanno reso più facile il mio esordio. Adesso devo guardare avanti, dimenticando ciò che è successo quel giorno. I miei obiettivi immediati sono di vincere il più possibile con la Primavera e di migliorare in tutto. A cominciare dal piede destro e non solo: e dire che in allenamento mi esercito tanto, però si vede che non basta. Devo poi rinforzarmi dal punto di vista fisico, cercando soprattutto di irrobustire il torace. Il giocatore al quale cerco maggiormente di ispirarmi è Andrea Pirlo. Peccato che non sappia calciare le punizioni come lui. In campo internazionale, invece, mi sono sempre piaciuti Gerrard, Lampard e Deco». A fine stagione la Juventus torna in Serie A e Dario viene mandato in prestito al Treviso, terminando così la sua breve esperienza in bianconero. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/dario-venitucci.html
  6. DARIO VENITUCCI https://it.wikipedia.org/wiki/Dario_Venitucci Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 30.01.1987 Ruolo: Centrocampista Altezza: 173 cm Peso: 67 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2006 al 2007 Esordio: 25.11.2006 - Serie B - Juventus-Lecce 4-1 Ultima partita: 10.06.2007 - Serie B - Juventus-Spezia 2-3 5 presenze - 0 reti 1 campionato di serie B Dario Venitucci (Torino, 30 gennaio 1987) è un calciatore italiano, centrocampista della Luparense. Dario Venitucci Nazionalità Italia Altezza 173 cm Peso 67 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Luparense Carriera Giovanili 199?-???? Paradiso Collegno 1999-2007 Juventus Squadre di club 2006-2007 Juventus 5 (0) 2007-2008 Treviso 30 (2) 2008-2009 Mantova 5 (0) 2009 Avellino 16 (1) 2009-2010 Arezzo 29 (3) 2010-2011 Bassano Virtus 27 (1) 2011-2012 Foggia 22 (5) 2012-2013 Carrarese 22 (1) 2013-2014 Foggia 30 (4) 2014-2015 Barletta 29 (4) 2015-2016 Santarcangelo 33 (5) 2016-2017 Livorno 28 (4) 2017-2018 Bassano Virtus 25 (2) 2018-2019 Renate 14 (1) 2019- Luparense 0 (0) Carriera Cresciuto nel quartiere torinese di Parella, inizia a giocare al calcio nel Paradiso Collegno. Entra poi all'età di nove anni nel settore giovanile della Juventus, crescendo in un gruppo che vede, tra gli altri, Sebastian Giovinco e Davide Lanzafame. Con i bianconeri arriva a esordire in prima squadra, facendo parte da comprimario della rosa che vince il campionato di Serie B 2006-2007, in cui il giocatore totalizza 5 presenze. L'anno successivo la società bianconera lo lascia tra i cadetti cedendolo in prestito al Treviso. Una volta rientrato a Torino, nell'estate 2008 viene quindi girato al Mantova, dove rimane fino al gennaio 2009 prima di passare all'Avellino, concludendo qui la stagione, ancora in Serie B. Dal 2009 prosegue stabilmente la carriera nei campionati di Lega Pro. Nel successivo triennio trascorre una stagione a testa all'Arezzo, dove arriva a giocarsi i play-off, al Bassano Virtus e al Foggia; a seguito della mancata iscrizione del club rossonero ai campionati causa fallimento, il giocatore rimane svincolato, così nell'estate 2012 si accorda con la Carrarese. Per la stagione 2013-2014 ritorna a Foggia, mentre l'annata seguente rimane in Puglia passando al Barletta. Dopo la stagione 2015-2016 passata tra le file del Santarcangelo, nell'estate seguente risolve il suo contratto con il club romagnolo e si accorda con il Livorno appena retrocesso dalla serie cadetta. Dopo una stagione in Toscana, nell'estate 2017 fa ritorno dopo sei anni al Bassano Virtus. Causa il sopraggiunto trasferimento del titolo sportivo giallorosso al nuovo L.R. Vicenza, e la ripartenza del calcio bassanese dai dilettanti, nell'estate 2018 il calciatore si svincola e si accorda con il Renate. L'annata seguente scende in Serie D accasandosi alla Luparense. Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007
  7. FEDERICO MIRARCHI Nazione: Italia Luogo di nascita: Catanzaro Data di nascita: 25.01.1990 Ruolo: Difensore Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2010 Esordio: 15.07.2009 - Amichevole - Juventus-Cisco Roma 4-1 0 presenze - 0 reti
  8. GIOVANNI MARONGIU Nazione: Italia Luogo di nascita: Sorso (Sassari) Data di nascita: 26.02.1950 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1972 al 1973 Esordio: 21.02.1973 - Amichevole - Spezia-Juventus 0-2 0 presenze - 0 reti
  9. LUCIANO MARCHESE Qualche panchina come dodicesimo di Zoff e qualche amichevole, il tutto nella seconda metà degli anni ‘70: tutto qui il “vissuto” in bianconero per Luciano Marchese. Poi tanto girovagare nelle serie inferiori piemontesi. DANTE GRASSI, “HURRÀ JUVENTUS” GENNAIO 1979 Un «Barone» in prima squadra, ovviamente trattasi di Franco Causio, e... un Marchese per la «Primavera». E, nel caso del biondo allampanato Luciano, portiere delle giovanili bianconere, non per via di un curioso soprannome appioppatogli dai tifosi bensì perché lui Marchese lo è realmente, come ad esempio un collega più anziano di lui, il giallorosso e già affermato Paolo, rientra tra i Conti del firmamento calcistico nazionale. Marchese: cognome impegnativo, addirittura scomodo, con i tempi che corrono… Preciso però subito che il ragazzo casalese, di Borgo San Martino, lo porta assai bene, per i modi semplici e riservati che denotano una solida educazione. D’altra parte è valido biglietto da visita il rammentarmi di essere cresciuto anche calcisticamente alla scuola di don Dante Capriolio, preside del Collegio San Carlo, appunto di Borgo San Martino, Istituto in cui il foot-ball è seguìto con interesse e buoni risultati visto che da quei ranghi proviene pure Vinicio Verza. Marchese Luciano è del ‘59, diciannovenne, quindi un «fuori quota» considerando che della «Primavera» è il più anziano. Era allora possibile un suo trasferimento per la stagione in corso, invece il biondo ragazzo di Casale ha finito col rimanere alla corte juventina quale terzo portiere in assoluto, cioè alle spalle del grande Zoff e di Alessandrelli. Di lui Lucidio Sentimenti, il IV della celebre stirpe, famoso ex portiere bianconero e nazionale degli anni ‘40, attuale allenatore dei mini giovanissimi, afferma con piglio sicuro: «Per quello che vedo io il ragazzo è buono; ha ottima presa, è molto agile». «Cochi», così era soprannominato Sentimenti IV ai tempi in cui difendeva la porta juventina, oltre essere profondo conoscitore di cose calcistiche, è naturalmente in grado di valutare più di altri le doti che un numero 1 deve possedere per sperare di riuscire, sfondare. Mi soffermo con lui a ricordare, con nostalgia, alcuni campioni del passato cercando accostamenti con quelli attuali sempre riferendomi al difficile compito del portiere. «Planicka – rammenta con infinita e ancora fresca ammirazione – era il mio beniamino quand’ero ragazzo; agile, fenomenale nelle uscite. Anche Combi fu grande. Quando giocavo io – prosegue – c’erano Franzosi, Costagliola, il povero Bacigalupo, Moro, e ancora Griffanti, Casari; insomma ce n’erano di ottimi portieri, a quell’epoca». Adesso invece pare si scarseggi un pochino nel ruolo. «Effettivamente e così e non si sa per quale motivo, certo però che portieri si nasce. Ora ci troviamo con un vuoto o quasi alle spalle degli intramontabili Zoff e Albertosi. Devo però riconoscere che il Galli della Fiorentina è effettivamente un giovane che ci sa fare, superiore anche a Bordon o a Conti. Ha posizione, è freddo, agile ed esce bene. Un portiere di avvenire. Lo accosterei a Sarti, snello quanto lui». Ecco, dal nostro «Cochi» in due parole precisate le qualità richieste perché un portiere possa definirsi ottimo: posizione, freddezza, agilità e prontezza nelle uscite, ed è alla prima di queste doti a cui Sentimenti attribuisce la maggiore importanza. Trasmetto al giovin Marchese il concetto e Luciano, che mi segue con i furbi occhi grigio-azzurro puntati su una recente gigantografia della pluriscudettata (stiamo chiacchierando nella saletta stampa del «Comunale») in merito mi dice: «Anch’io cerco di non essere plateale; quasi mi impongo solo gli interventi che servono. In quanto ad emozionarmi credo poi di non esserne il tipo o almeno riesco a mascherare questo stato d’animo». Avrai pure un modello di portiere. «Cerco di apprendere tutto il possibile da Zoff; lui è uno dei migliori del mondo. Non è mai plateale ma essenziale». E fra ì giovani già affermati? «Certo che Galli della Fiorentina è proprio bravo. Per quello che ho visto penso che anche lui abbia lo stile di Zoff». 19 anni; avresti forse avuto bisogno di fare fin d’ora esperienza altrove nella speranza, chissà, di rientrare un giorno alla Juve magari per restarci definitivamente, non credi? «Indubbiamente all’inizio occorre giocare, andare un poco in giro. Come è stato per Alessandrelli. Comunque è chiaro che se sono rimasto è segno che servo qui e questo è buon segno». Speranze di sfondare? «Uno spera di fare carriera, è naturale. Ma io non mi illudo e per intanto ho messo da parte il diploma di perito meccanico. Non si sa mai Se non dovessi fare centro mi piacerebbe frequentare l’Isef. Le ambizioni di riuscire comunque ci sono sempre; diversamente non mi sacrificherei come faccio adesso». Tanti tuoi colleghi della «Primavera» sono finiti nella nazionale juniores. Di te evidentemente si sono scordati. «Effettivamente i vari Storgato, Antelmi, Ricci, Formoso ci sono riusciti. Sarebbe stato il mio sogno: pazienza». In compenso ti sei già trovato seduto in panchina con la maglia n. 12, pronto a sostituire addirittura Zoff! «È stato a Bergamo contro l’Atalanta; ma anche nella passata stagione mi era capitata la stessa cosa, a Perugia e per l’incontro col Glentoran di Coppa dei campioni e, lo confesso, sono proprio queste partite internazionali a entusiasmarmi maggiormente. E con la prima squadra – soggiunge con orgoglio – se pur rimaneggiata, ha già figurato in qualche amichevole». Sei qui da qualche tempo, ormai, se non sbaglio. «Sì, con questa sono cinque stagioni». Già, nel 1974 Luciano Marchese se ne arrivò da Borgo San Martino, neppure molto spaesato e con tanta speranza nel cuore. I suoi genitori, certo, erano non poco preoccupati per il loro ragazzo, non ancora il baldo giovanotto di 1,84 che mi sta ora di fronte. Ed anche il sacrificio per la scuola, in quegli anni, non fu indifferente, col dover raggiungere ogni giorno Pinerolo per la frequenza. Insomma una ammirevole prova di costanza e di volontà. Giovanni Viola, altro tecnico delle giovanili dal prestigioso passato quale portiere (negli anni ‘50 pluriscudettato e azzurro) lo ha attualmente alle proprie dirette dipendenze, ed anche lui, alla pari di Sentimenti IV, intravede in Marchese la stoffa dell’estremo difensore di sicuro avvenire. «È freddo – mi spiega con convinzione – calcolatore, coraggioso. Possiede una discreta posizione ed è attento. Ha, per intenderci, doti naturali, cosa ben diversa da chi invece ha imparato a stare in porta». Giudizi interessanti, come si vede, che ho raccolto da illustri specialisti del ruolo. E se le loro ottimistiche previsioni dovessero trovare conferma, ebbene, chissà che la Juventus un giorno non debba guardare molto lontano per trovare un degno successore a Dino Zoff. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2020/05/luciano-marchese.html
  10. LUCIANO MARCHESE Nazione: Italia Luogo di nascita: Borgo San Martino (Alessandria) Data di nascita: 22.02.1959 Ruolo: Portiere Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1977 al 1978 0 presenze - 0 reti subite
  11. MARCO MARCHIONNI UMBERTO ZOLA, “HURRÀ JUVENTUS” DEL LUGLIO 2006 Riprendersi da un infortunio e tornare in campo più forti di prima. A parole sembra semplice, ma concretamente e ben altra cosa. Non e facile mantenere la serenità quando ci si trova faccia a faccia col primo, grave trauma di una felice carriera. Spesso sono le energie mentali, più di quelle fisiche, a venir meno. Sono tanti i cattivi pensieri che, inevitabilmente, colpiscono il morale di chi al calcio ha dedicato buona parte della propria vita e, improvvisamente, proprio dal calcio si trova tradito, abbandonato. Eppure e proprio in quei momenti che ci vogliono forza d’animo e ottimismo, perché impegnandosi un incoraggiamento sincero può trasformarsi nella storia della propria vita. Ne sa qualcosa Marco Marchionni, nuova importante pedina del centrocampo bianconero. Nato a Monterotondo il 22 luglio di ventisei anni fa, l’ex parmense e un ragazzo tranquillo, educato, coi piedi ben piantati per terra. Marchionni e un calciatore vecchio stampo, una persona semplice che adora il suo paesino, Cretone, poco più di un migliaio di abitanti a una trentina di chilometri da Roma: «Ci torno appena ho un po’ di tempo libero, a trovare la famiglia e gli amici più cari. Mi piace un sacco l’atmosfera di pace che si respira lì. È una frazione piccola, ma accogliente: hai la tranquillità della campagna, con Roma a portata di mano». Un ragazzo con la testa sulle spalle, insomma, che alla mondanità preferisce di gran lunga la tranquillità. E che ama Cretone anche per un altro motivo: «È lì che ho conosciuto mia moglie Claudia. Nonostante la giovinezza siamo una coppia più che consolidata. Siamo stati fidanzati sette anni, prima di sposarci due anni fa. Anche lei adora il suo paese natale, perciò a fine carriera andremo sicuramente a viverci». La famiglia, gli amici e il pallone: tutto il mondo di Marco ruota attorno al suo paese natale: «Il calcio è la mia passione più grande sin da quando ero un bambino. Giocavo a pallone appena ne avevo l’opportunità, ovunque mi capitasse, anche per strada, con gli amici». Ed è proprio su quelle strade che e iniziata l’avventura di Marchionni: «La mia prima squadra di calcio fu il Castelchiodato, dal momento che il mio paese non aveva una rappresentativa giovanile. Avevo otto anni e ricordo che giocavo già a centrocampo, ma a sinistra. A quindici anni sono passato nel Monterotondo, e lì ho fatto tutte le giovanili fino alla categoria dilettanti». – Poi, a diciotto anni, il grande salto... «Sì. Improvvisamente mi sono ritrovato dal campionato dilettanti alla Serie A, con la maglia dell’Empoli. Era un balzo di categoria notevole per un giovane, ma devo ammettere di non aver perso la testa. La società toscana mi ha lasciato maturare piano piano, alternando la prima squadra con la formazione Primavera. Ero arrivato come attaccante, poi Baldini mi ha trasformato in esterno di centrocampo ed è stata una scelta azzeccata. Per le mie caratteristiche fisiche in fascia rendo molto meglio che davanti». – Tre anni con l’Empoli, poi sei passato al Parma e la tua carriera ha spiccato il volo fino alla Nazionale. «La convocazione azzurra è stata un sogno che si avvera. Sono sceso in campo in due occasioni, nel 2003, con Trapattoni in panchina. Poi per colpa dell’infortunio ho temuto di essere uscito dal giro». – Già, l’infortunio. Ti ha messo all’angolo ma ne sei uscito alla grande. «È stato il momento più brutto della mia carriera. Lo scorso anno, a marzo, durante il match con l’Atalanta mi sono lesionato il menisco del ginocchio destro. Ero parecchio preoccupato e devo ringraziare in particolar modo il fisioterapista Fabio Paganelli, che mi ha fatto ritornare la fiducia e mi ha seguito nella lunga fase di riabilitazione. Al primo infortunio grave della carriera ci si fascia sempre la testa più del dovuto. Sono stato costretto a saltare il ritiro, ma impegnandomi con costanza e senza forzare i tempi sono riuscito a recuperare completamente, ritornando in campo a ottobre, sette mesi dopo quell’Atalanta-Parma. All’inizio non a stato facile, ma col passare del tempo sono ritornato ai livelli di prima ed ho disputato un buon campionato. Un mese fa è arrivata la chiamata di Lippi. Essere in ritiro con i ventisette migliori calciatori italiani è stata una soddisfazione enorme». – In questa stagione hai brillato per i tanti assist forniti ai tuoi compagni. Ma ti sei fatto vedere anche davanti alla porta, con quattro gol segnati. Cosa ti dà maggior soddisfazione? «Sono due emozioni diverse. Fare gol a una gioia personale, mentre con un assist hai la profonda riconoscenza dei compagni. Se devo scegliere, dico che preferisco fare gli assist, anche perché davanti alla porta non sono abbastanza freddo. E, prima di tirare, controllo sempre che non ci sia un compagno da servire». – Dopo un grande campionato, una grande squadra: la Juventus. Cosa Si prova a essere un giocatore bianconero? «Una grandissima soddisfazione. Faccio parte di una società dalla storia gloriosa, che fin dal primo istante mi ha colpito per quanto e ben organizzata. Da piccolo non ci avrei nemmeno creduto, invece ora eccomi qua. Nella stessa squadra in cui giocava il mio idolo quand’ero ragazzino: Roberto Baggio. È veramente un’emozione. Conosco Cannavaro dai tempi del Parma ed ho parlato con Del Piero durante il ritiro azzurro. Mi hanno detto tutti che in questa squadra mi troverò benissimo». – E di Torino cosa ti hanno detto? «Che è una città che si addice al mio carattere. Tranquilla come lo era Parma, pur essendo più grande. Ci ero già venuto l’anno scorso, a vedere Juve-Parma, e sono convinto che sia l’ambiente ideale per me». – Una città incastonata tra le montagne olimpiche e il mare. Tu cosa preferisci? «Adoro il mare, la spiaggia e quando sono in vacanza ci passo la maggior parte del mio tempo. Però mi piace anche la montagna, la neve, anche se per la mia professione preferisco le passeggiate agli sci». – Quest’anno i tuoi progressi sono stati notevoli. Hai ritrovato la maglia azzurra e la prossima stagione giocherai nella Juventus. Pensi di avere ulteriori margini di miglioramento? «Oh, certamente. Vorrei migliorare la mia capacità di gioco col piede sinistro, in modo da poter giocare bene anche sull’altra fascia. Sia con Prandelli che con Carmignani ho disputato qualche partita da quella parte, ma mi trovo meglio a destra, dove posso crossare col mio piede. E poi vorrei imparare a essere un po’ più freddo quando mi trovo davanti al portiere». – Migliaia di giovani calciatori sognano di raggiungere la serie A. Quali sono i requisiti necessari a sfondare? «Beh, innanzi tutto occorre essere dei bravi giocatori, diligenti e vogliosi di imparare. E poi sono convinto che ci voglia anche una buona dose di fortuna, perché il treno per la serie A non passa molte volte. Bisogna trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Il mondo è pieno di calciatori promettenti, che purtroppo rimangono tali perché non hanno l’occasione di mettersi in mostra. Succede in ogni sport. La mia fortuna è stata di incontrare Lonardi, che dal Monterotondo è passato all’Empoli e mi ha voluto con sé. Fino ad allora, il calcio per me era poco più che un divertimento». – Per questo ti impegnavi anche negli studi. «Ho sempre tenuto presente che approdare al professionismo e molto difficile. Il calcio può essere un obiettivo, ma non deve essere l’unico scopo della propria gioventù. Bisogna anche tenere aperte altre strade. Perciò non ho mai trascurato gli studi, fino a ottenere il diploma di ragioneria». – E se non ce l’avessi fatta? «Avrei continuato a studiare fino alla laurea e avrei cercato un lavoro come hanno fatto i miei fratelli». – A proposito, quale ruolo ha avuto la tua famiglia nella tua carriera? «È stata ed è fondamentale. Sono il più piccolo di quattro fratelli che mi hanno sempre seguito, così come mia madre. Purtroppo mio padre è mancato nel 1989, perciò mia mamma ha dovuto vestire i panni di entrambi i genitori. Non è stato facile. A volte mi soffermo a pensare ai tanti sacrifici che ha fatto quando ero bambino pur di farmi giocare a pallone, la mia passione. È sempre stata mia tifosa, così come sono sicuro che sarebbe stato anche mio papà. Se sono diventato un calciatore lo devo soprattutto a lei e per questo non posso far altro che ringraziarla. Anche i miei fratelli mi sono sempre stati vicini. Hanno fatto spesso più di 400 chilometri per venirmi a vedere a Parma, e ci sentiamo ogni giorno. Ora che sono a Torino siamo ancora più distanti, ma sono certo che riusciranno a venire ogni tanto. Ed io, come sempre, appena avrò qualche giorno libero andrò a trovarli». Gentile, ottimista e mai sopra le righe. Marco lo stile Juve ce l’ha nel sangue. 〰.〰.〰 Buon protagonista del campionato cadetto con la Vecchia Signora si merita la conferma per il campionato successivo che, purtroppo, lo vedrà ancora falcidiato dagli infortuni: il 2 agosto, durante la tournèe inglese, si procura una distorsione dell’avampiede sinistro che causa una frattura incompleta del quinto osso metatarsiale. Lo stop è di tre mesi; il 25 novembre 2007, nella gara contro il Palermo vinta dai bianconeri per 5-0, entra in campo a metà ripresa e, dopo pochi minuti, segna il gol del provvisorio 4-0, il suo primo con la maglia della Juventus in Serie A. Un ulteriore infortunio, patito il 24 gennaio in Coppa Italia contro l’Inter, fa temere una nuova frattura allo stesso piede che, fortunatamente, si rivela essere solo una distorsione al piede con una prognosi di 25-30 giorni. Nella stagione successiva, ritorna in campo il 14 settembre nella partita con l’Udinese e, in seguito all’infortunio di Camoranesi, diventa ben presto titolare, alternando ottime prestazioni (come quella contro la Roma all’Olimpico di Torino, nella quale realizza il gol del raddoppio juventino) a prove meno brillanti. Rimane nella mente dei tifosi bianconeri, la rete mancata contro l’Inter all’Olimpico quando, presentatosi solo di fronte all’estremo difensore nerazzurro, si fa respingere il tiro a causa dell’errato controllo di palla, uno dei suoi principali difetti. Il sodalizio con la compagine juventina si interrompe nell’estate del 2009 quando, nell’ambito dell’operazione che porta il brasiliano Felipe Melo a vestire la maglia bianconera, è ceduto alla Fiorentina. In totale Marco scende in campo 78 volte e realizza 7 reti. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/07/marco-marchionni.html
  12. MARCO MARCHIONNI https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Marchionni Nazione: Italia Luogo di nascita: Monterotondo (Roma) Data di nascita: 22.07.1980 Ruolo: Centrocampista/Ala Altezza: 173 cm Peso: 71 kg Nazionale Italiano Soprannome: Marchio Alla Juventus dal 2006 al 2009 Esordio: 19.08.2006 - Coppa Italia - Martina Franca-Juventus 0-1 Ultima partita: 10.05.2009 - Serie A - Milan-Juventus 1-1 78 presenze - 7 reti 1 campionato di serie B Marco Marchionni (Monterotondo, 22 luglio 1980) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, tecnico del Novara FC. Marco Marchionni Marchionni nel 2006 Nazionalità Italia Altezza 173 cm Peso 71 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex centrocampista) Squadra Novara FC Termine carriera 2018 (calciatore) Carriera Giovanili 1995-1997 Monterotondo Squadre di club 1997-1998 Monterotondo 29 (4) 1998-2001 Empoli 55 (7) 2001-2003 Parma 25 (0) 2003 → Piacenza 16 (1) 2003-2006 Parma 87 (13) 2006-2009 Juventus 78 (7) 2009-2012 Fiorentina 60 (7) 2012-2014 Parma 60 (2) 2014-2015 Sampdoria 1 (0) 2015-2017 Latina 6 (0) 2017-2018 Carrarese 6 (0) Nazionale 2000-2002 Italia U-21 18 (2) 2003-2009 Italia 6 (0) Carriera da allenatore 2018-2020 Carrarese Vice 2020-2021 Foggia 2021- Novara FC Palmarès Europei di calcio Under-21 Bronzo Svizzera 2002 Caratteristiche tecniche Giocatore Giocava solitamente come esterno offensivo, ruolo in cui poteva sfruttare la sua abilità nel dribbling e nel cross. Nel finale di carriera viene anche impiegato come mezzala, regista o interno di centrocampo. Carriera Giocatore Club Gli inizi, Empoli Marchionni in azione all'Empoli nella stagione 2000-2001 All'età di 15 anni viene ingaggiato dal Monterotondo, con cui esordisce nel Campionato Nazionale Dilettanti 1997-1998, realizzando 4 reti in 29 presenze. Viene notato da un osservatore dell'Empoli, che lo acquista a giugno e lo fa debuttare in serie A nella stagione 1998-1999 in Roma-Empoli 1-1 il 31 gennaio 1999. Alla fine della stagione la squadra retrocede in Serie B. Nelle stagioni successive trascorse nel campionato cadetto (1999-2000 e 2000-2001) l'allenatore Silvio Baldini lo trasforma da seconda punta a esterno d'attacco, e colleziona 54 presenze e 7 reti. Nel 2000 vince il Torneo di Viareggio con la formazione Primavera degli azzurri toscani. Parma Nella stagione 2001-2002 viene acquistato inizialmente dalla Fiorentina, per 10 miliardi di lire; tuttavia l'accordo viene annullato, a causa della crisi finanziaria dei viola. Passa quindi in comproprietà al Parma. Nella prima annata con i ducali viene impiegato come rincalzo dall'allenatore Renzo Ulivieri, e a fine stagione conquista la Coppa Italia. Nella stagione 2002-2003, dopo un inizio ancora da riserva viene ceduto in prestito a gennaio al Piacenza: con la maglia biancorossa non incide, realizzando un unico gol in 16 partite, e a fine stagione la squadra retrocede. Tornato al Parma in una situazione difficile, dovuta al fallimento della Parmalat, riesce a trovare un posto da titolare e dopo una stagione in cui totalizza 5 reti in 32 partite conquista il quinto posto e, nel novembre 2003, anche la prima convocazione in Nazionale. Nella stagione 2004-2005 il nuovo allenatore è Silvio Baldini che lo aveva già allenato all'Empoli; il tecnico verrà poi esonerato. Marchionni è confermato titolare, tuttavia subisce un grave infortunio al menisco che lo ferma per alcuni mesi, tra la fine della stagione e l'inizio della successiva. Riconfermato per la stagione 2005-2006, contribuisce alla salvezza del Parma, ottenendo anche la pre-convocazione in Nazionale in vista del Mondiale 2006 in Germania. Juventus Nell'estate 2006 passa a parametro zero alla Juventus, a seguito della mancata richiesta di rinnovo durante l'infortunio da parte del Parma, accettando di giocare anche in Serie B. La sua prima rete in bianconero arriva il 14 aprile 2007 in Lecce-Juventus 1-3. Tornato in Serie A con la Juventus nella stagione 2007-2008 subisce molti infortuni: il 2 agosto, durante la tournée in Inghilterra si procura una distorsione dell'avampiede sinistro che causa una frattura incompleta del 5º osso metatarsale. Lo stop è di tre mesi ed al suo rientro, il 25 novembre nella gara contro il Palermo vinta dai bianconeri per 5-0, entra in campo a metà ripresa e dopo pochi minuti segna il gol del provvisorio 4-0, il suo primo con la maglia della Juventus in Serie A. Un ulteriore infortunio, patito il 24 gennaio in Coppa Italia contro l'Inter, fa temere una nuova frattura allo stesso piede, che fortunatamente si rivela essere solo una distorsione al mesopiede con una prognosi di 25/30 giorni. Nella sua seconda stagione torinese gioca in totale 14 gare tra Campionato e Coppa Italia, realizzando due reti. Nella stagione 2008-2009 ritorna in campo il 14 settembre nella partita con l'Udinese e diventa titolare in seguito all'infortunio di Camoranesi, sia in campionato, dove realizza un gol contro la Roma (2-0 per la Juve), sia nella doppia sfida di Champions League con il Real Madrid (esordendo inoltre in questa competizione). Fiorentina, ritorno al Parma Marchionni alla Fiorentina nel 2010 Il 15 luglio 2009 viene acquistato dalla Fiorentina, per 4,5 milioni di euro, nell'ambito dell'operazione che porta Felipe Melo alla Juventus. Segna il suo primo gol con la maglia viola nella partita Genoa-Fiorentina del 28 ottobre 2009, terminata 2-1 in favore dei Grifoni. Il 4 novembre invece realizza la sua prima rete in Champions League nel successo per 5-2 contro il Debrecen. Va a segno anche contro la Juventus nella partita di ritorno disputata al Franchi terminata 2-1 per i bianconeri. Nella stagione 2011-2012 viene messo ai margini della rosa dall'allenatore Siniša Mihajlović, sotto la cui conduzione colleziona una sola presenza. La sostituzione in panchina con Delio Rossi a campionato in corso riporta Marchionni nella lista dei giocatori utilizzati. A fine stagione non gli viene rinnovato il contratto e rimane svincolato. Il 14 settembre 2012 viene ingaggiato dal Parma. Ritorna a indossare la maglia crociata al Tardini dopo sei anni, esordendo dal primo minuto in occasione della vittoria del Parma ai danni della Sampdoria. Il 18 novembre 2012 realizza la prima rete del suo ritorno in maglia crociata in occasione di Udinese-Parma, terminata poi 2-2. Nella stagione 2013-2014 indossa anche la fascia di capitano in alcune occasioni. Sampdoria, Latina e Carrarese Il 27 agosto 2014 si trasferisce a titolo definitivo alla Sampdoria nell'affare che porta Andrea Costa in Emilia. Il 24 settembre esordisce in blucerchiato giocando dal primo minuto la gara Samp-Chievo 2-1. Questa è l'unica partita che gioca con la squadra ligure. Il 31 agosto 2015 si trasferisce a titolo definitivo al Latina in Serie B. Il 20 luglio 2017, dopo essere rimasto svincolato dalla società pontina a causa del fallimento di quest'ultima, viene ingaggiato dalla Carrarese, squadra militante in Serie C. A fine stagione annuncia il ritiro dal calcio giocato. Nazionale Ha giocato titolare nell'Under 21 nel biennio 2000-2002 sotto la guida di Claudio Gentile. Esordisce in Nazionale maggiore il 12 novembre 2003 nella gara persa contro la Polonia 3-1, sotto la guida di Giovanni Trapattoni. Da Marcello Lippi invece, viene convocato come riserva per il Mondiale 2006 in Germania, ma non ha preso successivamente parte al torneo. Il 30 agosto 2009 viene convocato nuovamente da Lippi dopo 3 anni, prendendo parte alle sfide contro Bulgaria e Georgia. Allenatore Dopo aver svolto il ruolo di vice allenatore di Silvio Baldini alla Carrarese per due stagioni e aver conseguito la licenza di allenatore UEFA A, il 10 ottobre 2020 viene nominato nuovo tecnico del Foggia. Chiude la stagione al nono posto in classifica qualificandosi per i play-off dove batte al primo turno il Catania per 3-1 per poi essere eliminato dal Bari al secondo turno con il medesimo punteggio. Il 2 settembre 2021 viene nominato nuovo allenatore del Novara FC, in Serie D. Dopo una lunga cavalcata, vince il campionato con due giornate di anticipo e ottiene la promozione in Serie C. Palmarès Giocatore Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Empoli: 2000 Competizioni nazionali Coppa Italia: 1 - Parma: 2001-2002 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Allenatore Club Serie D: 1 - Novara FC: 2021-2022
  13. GIOVANNI GAROFANI https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Next_Gen_2024-2025 Nazione: Italia Luogo di nascita: Fiuggi (Frosinone) Data di nascita: 20.10.2002 Ruolo: Portiere Altezza: 188 cm Peso: 79 kg Nazionale Italiano Under-20 Soprannome: - Alla Juventus dal 2020 al 2024 0 presenze - 0 reti subite Club career Carrarese Calcio Italy Goalkeeper 07/2025 - 06/2027 # 02/2025 - 06/2026 Juventus II Goalkeeper 06/2025 - 07/2025 Juventus Goalkeeper 07/2024 - 02/2025 SS Monopoli 1966 Goalkeeper 10/2020 - 07/2024 Juventus II Goalkeeper 07/2022 - 06/2024 Juventus Goalkeeper 12/2018 - 06/2022 Juventus [Youth] Goalkeeper 11/2020 - 06/2021 Juventus Goalkeeper 07/2018 - 06/2019 Juventus [Youth B] Goalkeeper 07/2017 - 06/2018 Juventus [U16] Goalkeeper 07/2016 - 06/2017 Juventus [Youth C] Goalkeeper https://www.worldfootball.net/player_summary/giovanni-garofani/
  14. PAOLO DE CEGLIE Nato ad Aosta il 17 settembre 1986 («Anche se io del valdostano ho ben poco – afferma Paolo – dalle mie parti la gente è un po' chiusa, ma non tanto come carattere, quanto geograficamente. Sono molto legati alla loro terra. Io, invece, amo viaggiare, vedere posti nuovi. Basti dire che mi piace più il mare della montagna. Sciavo, questo sì e mi piaceva anche. Però se devo scegliere il posto dove vivere, o anche solo trascorrere una vacanza, vado al mare, senza dubbio»), cresce nella “cantera” bianconera insieme a Marchisio e Giovinco con i quali esordisce in prima squadra in Serie B, nella stagione 2006-07. Mancino, ottima corsa e buona tecnica, è schierato da mister Deschamps come esterno alto: otto presenze e una rete (contro il Lecce di Zeman) il suo bottino di quel campionato. E, proprio come i suoi due compagni, ottenuta la scontata promozione nella massima serie, è ceduto in prestito in Toscana: Empoli per Marchisio e Giovinco, Siena per lui. «La mia stagione è stata molto positiva. Siamo andati bene ed eravamo seguiti con affetto. In ogni caso lì c'è il basket, che è molto importante, per non parlare del Palio. Il calcio non è l'unico sport. Se il Siena va male, ma la squadra di basket vince, i senesi sono contenti lo stesso». A Siena avviene la definitiva consacrazione come terzino di fascia: «Posso giocare in un ruolo o nell'altro, non voglio fossilizzarmi – spiegava Paolo – se il mister mi fa giocare terzino devo adattarmi e viceversa. La distinzione mi pare molto giornalistica ma all'atto pratico, per noi giocatori, conta poco. Il ruolo, la posizione in campo, naturalmente, ma le difficoltà sono le stesse. Con il tempo comunque troverò una collocazione più precisa. Se devo proprio scegliere, penso che il mio futuro sia dietro da terzino, dove posso magari esprimermi meglio». Nell’estate 2008 ritorna alla Juventus ripercorrendo, ancora una volta, la strada di Marchisio e Giovinco. La squadra è affidata a Claudio Ranieri e De Ceglie deve vincere la concorrenza con Molinaro, arrivato da Siena l’anno prima. Il Mister lo utilizza spesso, perché sfrutta la possibilità di impiegarlo sia come esterno alto che basso. Ma il 4 febbraio 2009, durante il quarto di finale di Coppa Italia disputato contro il Napoli, si infortuna al torace ed è costretto a rimanere fuori dal terreno di gioco per parecchio tempo. Ventisei partite è il suo score finale ed il tifoso bianconero comincia ad apprezzare questo “cavallone” che non smette mai di percorrere avanti e indietro la fascia sinistra e che, con il suo preciso sinistro, regala cross che diventano manna per i compagni. Stagione 2009-10: la Juventus affronta la stagione con grandi aspettative di successo. Il campionato appena concluso l’ha vista conquistare il secondo posto, dopo l’avvicendamento fra Ranieri e Ferrara. Il mercato regala a Ciro una coppia di brasiliani che dovrebbe garantire il salto di qualità: Felipe Melo, che è reduce da un ottimo campionato con la Fiorentina, anche se ha collezionato qualche cartellino rosso di troppo: Diego, che è stato la punta di diamante del Werder Brema, che ha condotto alla conquista dell’Europa League. Ritorna anche Cannavaro, dopo due anni non certo brillanti a Madrid. Resistono i “senatori” (Buffon, Del Piero, Camoranesi e Trézéguet) che offrono ancora ottime garanzie. Ci si aspetta conferma dai giovani, come Marchisio, Giovinco e lo stesso De Ceglie. Insomma il campionato che va a cominciare promette sogni di gloria. Purtroppo, saranno solo grandi delusioni. La Juventus, infatti, affronterà una delle più deludenti stagioni della propria storia. Anche l’arrivo di Zaccheroni al posto di Ferrara non cambierà le cose. Settimo posto in campionato, cocenti eliminazioni in Champions League, in Europa League ed anche in Coppa Italia. Per De Ceglie trenta presenze senza infamia e senza lode. La sorte gli è avversa l’anno successivo, perché Il 30 ottobre 2010 si frattura la rotula in uno scontro di gioco nella partita contro il Milan, infortunio che lo tiene fermo per tutto il resto della stagione che si conclude con l’ennesimo deludente settimo posto, nonostante la rivoluzione societaria e tecnica. Infatti, Andrea Agnelli, diventato presidente, Marotta e Paratici dirigenti e Delneri allenatore non riescono a invertire la tendenza negativa della squadra, nonostante una copiosa doppia campagna acquisti. Ma l’estate del 2011 è quella della svolta per il sodalizio bianconero. Arriva Antonio Conte e, con lui e con acquisti mirati (Pirlo, Vidal, Vučinić e Lichtsteiner su tutti), la Juve ritorna ad essere quella squadra schiacciasassi che mancava da troppo tempo. Pure gli acquisti del disastroso anno precedente (Barzagli, Pepe, Quagliarella, Bonucci e Matri, per non tacere di Storari) trovano fiducia e smalto che pareva non possedessero. De Ceglie vince il suo primo scudetto e realizza anche la sua prima rete in Serie A, nel pareggio casalingo contro il Chievo, con un colpo di testa sottomisura, non certo la specialità della casa. Stagione positiva la sua, con ventitré presenze e buone prestazioni. La Juve non si ferma più e le vittorie fioccano: la Supercoppa Italiana è conquistata schiantando il Napoli a Pechino, ma Paolo è costretto in panchina dall’arrivo di Asamoah, che Conte “inventa” esterno sinistro del suo 3-5-2. È una stagione in chiaro-scuro per De Ceglie, il valdostano ha pochissime possibilità di mettersi in mostra, perché le prestazioni del ghanese sono strabilianti e diventa una “mission impossibile” togliergli il posto. Diciotto presenze solamente e, comunque sia, la soddisfazione di vincere il suo secondo scudetto. Non va meglio il campionato successivo. Conte non ha più fiducia nel “cavallone” valdostano e Paolo viene dirottato a Genova (sponda rossoblu) nel mercato di gennaio. Terminata la stagione torna a Torino, ma non c’è nemmeno il tempo di disfare le valige, perché sale sul treno che lo porta a Parma, per un altro prestito. Gennaio 2015, nuovo ritorno in bianconero: sulla panchina juventina siede Massimiliano Allegri, ma la musica non cambia. Schierato titolare contro il Palermo il 14 marzo, rivede il campo solamente il 9 maggio, come subentrato, nella festa allo Stadium contro il Cagliari. Due presenze che gli permettono di fregiarsi del nuovo tricolore ma la sensazione che l’avventura sia finita è grande. Tanto è vero che nella stessa estate è nuovamente in partenza, destinazione Marsiglia, nell’operazione che porta Lemina in bianconero. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2015/10/paolo-de-ceglie.html#more
  15. PAOLO DE CEGLIE https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_De_Ceglie Nazione: Italia Luogo di nascita: Aosta Data di nascita: 17.09.1986 Ruolo: Difensore Altezza: 184 cm Peso: 75 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: Paolino Alla Juventus dal 2006 al 2007, dal 2008 al 2014 e 2015 Esordio: 06.11.2006 - Serie B - Napoli-Juventus 1-1 Ultima partita: 09.05.2015 - Serie A - Juventus-Cagliari 1-1 128 presenze - 2 reti 4 scudetti 2 coppe Italia 3 supercoppe italiane 1 campionato di serie B Paolo De Ceglie (Aosta, 17 settembre 1986) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore, collaboratore del settore giovanile della Juventus. Paolo De Ceglie De Ceglie nel 2009 Nazionalità Italia Altezza 184 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex Difensore) Squadra Juventus Termine carriera 1º settembre 2021 - giocatore Carriera Giovanili 1996-2006 Juventus Squadre di club 2006-2007 Juventus 8 (1) 2007-2008 Siena 29 (2) 2008-2014 Juventus 118 (1) 2014 → Genoa 12 (1) 2014-2015 → Parma 11 (3) 2015 Juventus 2 (0) 2015-2016 → Olympique Marsiglia 7 (0) 2016-2017 Juventus 0 (0) 2018 Servette 11 (2) 2020-2021 Miami Beach 1 (0) Nazionale 2004-2005 Italia U-19 2 (0) 2005-2007 Italia U-20 4 (2) 2006-2009 Italia U-21 15 (0) 2008 Italia olimpica 3 (0) Carriera da allenatore 2021- Juventus Collaboratore (Giovanili) Palmarès Torneo di Tolone Oro Tolone 2008 Europei di calcio Under-21 Bronzo Svezia 2009 Biografia Ha origini pugliesi. Oltre alla professione di calciatore, De Ceglie si diletta come disc jockey e compositore di musica dance. Nel maggio 2013 è uscito il suo singolo Moving On, che ha permesso di raccogliere fondi da destinare a L'associazione di Idee, una ONLUS che si occupa di bambini autistici. Caratteristiche tecniche Il suo ruolo predefinito è quello di terzino sinistro, tuttavia all'occorrenza poteva essere impiegato anche come centrocampista di fascia. Nel 2010 era ritenuto uno dei giocatori più veloci della Serie A. Carriera Giocatore Club Juventus e Siena Cresciuto calcisticamente in una formazione locale valdostana, all'età di 10 anni passa alla Juventus. L'8 dicembre 2004 viene convocato in prima squadra per la trasferta di Tel Aviv di Champions League. Dopo l'esperienza con la formazione Primavera (con cui conquista una Supercoppa), nel 2006 il tecnico Didier Deschamps lo aggrega alla prima squadra. L'esordio assoluto con la Juventus arriva il 6 novembre 2006, a 20 anni, in Serie B nella partita Napoli-Juventus (1-1). Nell'esordio all'Olimpico di Torino il 25 novembre 2006 realizza la prima rete in carriera tra i professionisti nel vittorioso 4-1 al Lecce. Nel giugno del 2007 viene ceduto in compartecipazione al Siena ed esordisce in Serie A il 26 agosto in Siena-Sampdoria (1-2), realizzando il 31 ottobre il primo gol in Serie A contro il Catania, partita poi finita con il risultato di 1-1. A fine stagione colleziona 29 presenze mettendo a segno due reti. Paolo De Ceglie nella stagione 2008-2009 Dopo la stagione con la squadra toscana, la Juventus riscatta l'altra metà del cartellino; il giocatore torna dunque a disposizione dei bianconeri a partire dal luglio del 2008. Il 30 ottobre 2010 De Ceglie si frattura la rotula in uno scontro di gioco nella vittoria esterna al Meazza contro il Milan (1-2), dove peraltro aveva anche servito un assist a Fabio Quagliarella per il primo gol della gara: la prognosi è di circa sei mesi. Ritorna in campo contro il Napoli nell'ultima partita della stagione 2010-2011. Nella stagione 2011-2012, in occasione del match contro il Chievo (1-1) del 2 marzo 2012, realizza di testa il suo primo gol in Serie A con la maglia bianconera. Nella partita giocata il 25 aprile contro il Cesena tocca quota 100 presenze con la Juventus. La stagione si conclude con la conquista dello scudetto. Tra il 2012 e il 2013 conquista due Supercoppe italiane (pur senza scendere in campo), oltre al suo secondo scudetto consecutivo. Genoa, Parma e ritorno alla Juventus Nel gennaio 2014 viene ceduto in prestito al Genoa fino al termine della stagione. Tornato alla Juventus, viene ceduto al Parma, nuovamente in prestito; con i ducali realizza la sua prima doppietta in Serie A nel 2-0 contro l'Inter. Il 30 gennaio 2015 la Juventus decide di richiamare il giocatore dal prestito. Pur scendendo in campo soltanto in due occasioni, De Ceglie conquista il terzo scudetto personale. Nell'estate 2015, nell'ambito dell'operazione che ha portato Mario Lemina a vestire la maglia bianconera, si trasferisce in prestito gratuito al club francese dell'Olympique de Marseille fino al 30 giugno 2016 insieme al compagno di squadra Mauricio Isla. Con il Marsiglia ottiene solo sette presenze, senza brillare. Nel luglio 2016 torna alla Juventus, dove tuttavia viene messo fuori rosa dopo aver rifiutato di essere ceduto; analoga situazione si ripete nella successiva finestra di mercato, nel gennaio 2017. Servette e Miami Beach Dopo essere rimasto svincolato, si allena per qualche tempo con il Benevento, ma non viene tesserato. L'11 gennaio 2018 firma fino al termine della stagione con il Servette. Il 12 febbraio fa il suo esordio con la squadra ginevrina giocando da titolare, in occasione della partita di campionato al LIPO Park contro lo Sciaffusa. Una settimana dopo segna di testa la sua prima rete alla Maladière contro il Neuchâtel Xamax, firmando il momentaneo vantaggio di una partita che si concluderà con un pari (1-1). Nel gennaio 2020 si accorda con il Miami Beach per il doppio ruolo di giocatore-scout, diventando nell'effettivo il primo tesserato della storia del club. Nazionale Nel dicembre del 2006 esordisce con la nazionale Under-21 guidata dal commissario tecnico Pierluigi Casiraghi, giocando come terzino sinistro titolare nel biennio 2007-2009. Viene convocato nella nazionale olimpica per il torneo di Pechino 2008, competizione in cui gioca tre delle quattro gare affrontate dagli azzurrini: esordisce nell'ultima gara della fase a gironi contro il Camerun, il 13 agosto (0-0), e gioca poi da titolare anche l'ultima partita, persa 3-2 dall'Italia nei quarti contro il Belgio, il 16 dello stesso mese. Ha preso parte all'europeo Under-21 2009 in Svezia, dove si è infortunato alla caviglia nella terza partita della fase a gironi, dovendo lasciare anticipatamente la competizione. Dopo il ritiro Dopo aver conseguito la qualifica da direttore sportivo il 19 luglio 2021, il 2 settembre seguente entra nello staff del settore giovanile della Juventus in qualità di collaboratore dell'attività di base e del progetto Academy. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2006 Coppa Italia Primavera: 1 - Juventus: 2006-2007 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Campionato italiano: 4 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2014-2015, 2016-2017 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2012, 2013, 2015 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2014-2015, 2016-2017 Nazionale Torneo Quattro Nazioni: 1 - 2005-2006 Torneo di Tolone: 1 - 2008
  16. JEAN-ALAIN BOUMSONG Jean-Alain Boumsong – scrive Enrica Tarchi su “Hurrà Juventus” dell’ottobre 2006 – è arrivato alla Juventus pochi giorni prima della chiusura del mercato. Difensore francese di 26 anni, ha già una larga esperienza internazionale maturata nei campionati francesi, scozzese, inglese e nella Nazionale transalpina. Originario del Camerun, Boumsong vive in Francia dall’età di 14 anni. I primi calci al pallone sono un divertimento, per le strade della sua città natale, Douala. «Eravamo ragazzini, andavamo a scuola e poi ci trovavamo per giocare a calcio», racconta. Poi la sua famiglia si trasferisce in Francia per avere migliori possibilità nella vita professionale e così lui e i suoi cinque fratelli fanno di un luogo fino ad allora meta esclusivamente vacanziera, la loro nuova casa. Nel centro di formazione del Le Havre inizia la carriera calcistica di Jean-Alain che, nel frattempo studia e riesce a laurearsi in Matematica alla locale università. Nella stagione 1997-98 l’esordio nella massima divisione francese, l’anno successivo le sue presenze si intensificano e viene notato anche dagli osservatori della Nazionale Espoirs, la nostra Under 21. Arriva la prima convocazione e a quel punto Boumsong si trova davanti a una scelta: Francia o Camerun? «Diciamo che la Nazionale del mio paese di origine non mi aveva ancora convocato. A parte questo, però, è stata una scelta difficile. Ho riflettuto molto e alla fine ho preso questa decisione, d’accordo con i miei genitori». Giocare per la Nazionale francese non vuol dire affatto rinnegare le proprie radici, anzi. «Torno molto spesso in Camerun, non dimentico la mia terra di origine. Ogni anno vado a trovare la parte della mia famiglia che è rimasta lì, ovvero i miei zii e mia nonna. È importante essere in contatto con le proprie radici, anche se sono fiero di essere francese. Per dirla in breve, sono francese e camerunese». Nel 2000 Boumsong passa all’Auxerre, dove nella stagione 2002-03 vince la Coppa di Francia. La coppia centrale, baluardo della difesa, è Boumsong-Mexes. «È stata in assoluto la stagione più bella. Mexes? Per 4 anni abbiamo giocato e vinto assieme. Lui è arrivato da voi prima di me, mi ha parlato dell’Italia, è molto contento di essere qui, nonostante abbia avuto qualche difficoltà il primo anno». La stagione 2004-05 lo vede impegnarsi con la maglia blu del Rangers di Glasgow: in Scozia disputa un’ottima annata, conclusa con la vittoria del campionato. Nell’estate del 2005, passa alla compagine inglese del Newcastle United: con la casacca bianconera, disputa una quarantina di partite, dimostrando ottime qualità fisiche, tecniche, tattiche. «Credo che nella vita ogni esperienza lasci qualcosa di positivo e sia di grande aiuto per maturare e affrontare il futuro. È stato un passaggio importante per la mia carriera e anche sul piano umano e personale. Oltre ad aver vissuto la passione del calcio inglese, ho anche imparato lingua e cultura locale e questo è molto utile». Boum Boum, questo è il suo soprannome, è un giocatore molto forte fisicamente, ottimo colpitore di testa e dotato di una buona tecnica; soffre, però, di inspiegabili amnesie difensive che lo portano a commettere errori inspiegabili. Nonostante ciò, è convocato spesso nella Nazionale transalpina, con la quale disputa una ventina di incontri, riuscendo anche a realizzare una rete. Vive da protagonista le gare di qualificazione al Mondiale salvo poi, nella fase finale della competizione, dover lasciare spazio a Gallas. «Per me è stato un momento molto difficile, perché sono una persona ambiziosa. L’allenatore però ha scelto di spostare Gallas al centro, mentre prima giocava sulla fascia. Alla fine evidentemente ha avuto ragione lui, visto che siamo arrivati in finale. Comunque, quando si gioca per il proprio Paese, bisogna lasciare da parte gli interessi personali e badare al bene del gruppo. Ed è quello che tutti noi, meno utilizzati, abbiamo fatto per sostenere i compagni che erano in campo. Come si suol dire, sarà per la prossima volta». Poi, l’approdo in riva al Po. «Trézéguet mi ha parlato molto bene della Juventus, diciamo che nel corso del Mondiale, avendo vissuto tante gare dalla panchina, abbiamo fatto squadra! Ma devo ammettere che uno dei motivi che mi ha spinto a fare questa scelta è stata la presenza di Deschamps, un allenatore che ha dimostrato di credere in me, di volermi in squadra. Lui è un’ottima persona e come allenatore ha un grande futuro». Il campionato di Serie B comincia nel peggiore dei modi per Jean-Alain e per la Juventus: un suo pasticcio in collaborazione con il croato Kovac, permette al riminese Ricchiuti di pareggiare, in modo clamoroso, la rete di Paro. «È vero, non è stato un esordio facile, anche perché avevo fatto pochi allenamenti con la squadra e per me era tutto nuovo. In più mettiamoci il fatto che mi mancavano i 90 minuti nelle gambe, visto che sia nel finale di campionato con il Newcastle sia al Mondiale avevo fatto solo spezzoni di gara. Comunque non voglio cercare scuse. Nella vita ci sono alti e bassi, ma io ho grande fiducia in me stesso e sono sicuro che, continuando a lavorare duro come ho sempre fatto, i risultati arrivano. Ho grande fiducia nel futuro. Per me giocare nella Juventus è un onore». E, infatti, il difensore francese ci mette ben poco a far vedere cosa vale: a Crotone, alla terza di campionato, si muove con sicurezza, si propone in avanti sui calci d’angolo, dove può sfruttare la sua statura, e mette a segno il prezioso gol del 2-0, proprio di testa, su corner di Camoranesi, che mette in cassaforte la prima vittoria esterna della squadra di Deschamps. «Sono felice di aver fatto quel gol, ma quello che mi ha dato più soddisfazione nella partita di Crotone è stata la vittoria, importante per la squadra. Altra nota positiva della serata è stata il fatto di non aver preso gol e di aver difeso tutti bene. Lo sottolineo, perché difendere è il mio mestiere, se poi arriva qualche gol meglio ancora. Abbiamo giocato bene, con la mentalità giusta, con lo spirito combattivo che dobbiamo mettere sempre in campo per far valere la nostra superiorità tecnica. Ho capito che gli avversari considerano la partita contro la Juventus come la gara della vita, la sfida del secolo, e noi dovremo considerarle tutte come partite di Champions League». Boumsong alterna prestazioni discrete a errori clamorosi, che fanno storcere il naso ai tifosi bianconeri, i quali cominciano a perdere la fiducia nel difensore transalpino. Ancora una rete decisiva a Verona, nella parte finale del campionato, ma ancora tantissime sbavature; alla fine della stagione, Boum Boum totalizza 33 presenze.Per il campionato di Serie A, la Juventus corre ai ripari, acquistando il portoghese Andrade; Jean-Alain, nonostante le tante richieste, decide di rimanere a Torino, deciso a riconquistarsi la maglia da titolare. Ma la sfortuna è in agguato: infatti, si infortuna nella partita amichevole contro il Real Saragozza e le porte del campo si chiudono inesorabilmente per lui. L’esplosione di Legrottaglie e le grandi prestazioni di Chiellini, spostato centrale, fanno il resto.Durante il mercato di gennaio, si riparla insistentemente di una sua cessione; riesce, comunque, a scendere in campo in Coppa Italia, sostituendo l’infortunato Chiellini nella partita contro l’Empoli. La sua prestazione è disastrosa e la Juventus subisce ben 3 reti, grazie ai clamorosi errori suoi e di Grygera. Per fortuna, la compagine bianconera riesce a superare il turno e nei quarti di finale incontra l’Inter. Boum Boum entra nella fase finale del match ed è subito protagonista: in negativo, permettendo a Cruz di segnare il gol del raddoppio nerazzurro, e in positivo andando a realizzare la rete del pareggio juventino, con un perfetto colpo di testa, la sua specialità.È il regalo di addio ai tifosi bianconeri; terminato l’incontro vola a Lione per firmare il contratto con la società francese. Alla Juventus vanno 3 milioni di euro, ai supporter bianconeri la consapevolezza di non avere rimpianti per la cessione del difensore transalpino. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2008/12/jean-alain-boumsong.html
  17. JEAN-ALAIN BOUMSONG https://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Alain_Boumsong Nazione: Francia Luogo di nascita: Douala (Camerun) Data di nascita: 14.12.1979 Ruolo: Difensore Altezza: 190 cm Peso: 88 kg Nazionale Francese Soprannome: Boum Boum Alla Juventus dal 2006 al 2008 Esordio: 09.09.2006 - Serie B - Rimini-Juventus 1-1 Ultima partita: 23.01.2008 - Coppa Italia - Inter-Juventus 2-2 36 presenze - 3 reti 1 campionato di serie B Confederations Cup 2003 con la nazionale francese Jean-Alain Boumsong (Douala, 14 dicembre 1979) è un ex calciatore francese, di ruolo difensore vicecampione del mondo con la nazionale francese al campionato del mondo 2006. Jean-Alain Boumsong Nazionalità Francia Altezza 190 cm Peso 88 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2013 - giocatore Carriera Giovanili 1995-1996 US Palaiseau Squadre di club 1998-2000 Le Havre 42 (1) 2000-2004 Auxerre 131 (3) 2004 Rangers 18 (2) 2004-2006 Newcastle Utd 47 (0) 2006-2008 Juventus 36 (3) 2008-2010 Olympique Lione 59 (2) 2010-2013 Panathīnaïkos 52 (5) Nazionale 2003-2009 Francia 27 (1) Palmarès Europei di calcio Under-21 Argento Svizzera 2002 Confederations Cup Oro Francia 2003 Mondiali di calcio Argento Germania 2006 Biografia È cugino dell'attaccante David N'Gog. Si è laureato con lode in Matematica presso l'Università di Le Havre. Carriera Club Le Havre Ha esordito in Francia, un anno dopo il suo arrivo dal Camerun, nelle file della squadra US Palaiseau. In seguito all'interessamento di molte squadre della prima categoria francese, ha scelto Le Havre, in cui ha militato dal 1997 al 2000, racimolando parecchie presenze sin dalla seconda stagione. Auxerre Tra il 2000 e il 2004 milita nelle file dell'Auxerre. Rangers e Newcastle Dopo una breve (e tutto sommato positiva) parentesi nel campionato scozzese, tra i Rangers, dal 2005 gioca per il Newcastle, dimostrando ottime qualità fisiche, tecniche, tattiche. Juventus e Lione Arrivato nell'estate 2006 per 3,5 milioni di euro alla Juventus (con la quale ha firmato un contratto quadriennale da circa 1,5 milioni di euro a stagione), ha giocato un campionato collezionando 33 presenze e 2 gol. Uno dei suoi gol fu quello che fece vincere la Juventus nella partita del 27 aprile contro l'Hellas Verona per 1-0. Nel 2007 è relegato in panchina a causa di un infortunio in amichevole contro il Real Saragozza, che lo ha tenuto fermo due mesi. Il 23 gennaio 2008 segna nei quarti di finale di Coppa Italia al Meazza contro l'Inter l'unico gol stagionale prima di trasferirsi al Lione per la cifra di 3 milioni di euro. Panathinaikos Il 30 luglio 2010 passa dal Lione al Panathinaikos per 500.000 euro, firmando un contratto triennale. Nazionale Esordisce nella nazionale della Francia il 20 giugno 2003 nella partita contro il Giappone. Segna il suo primo (e unico) gol con i bleus l'11 ottobre 2003, contro Israele. Palmarès Club Competizioni nazionali Coppa di Francia: 2 - Auxerre: 2002-2003 - O. Lione: 2007-2008 Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Campionato francese: 1 - O. Lione: 2007-2008 Nazionale Confederations Cup: 1 - 2003
  18. GIORGIO PELLIZZARO https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Pellizzaro Nazione: Italia Luogo di nascita: Mantova Data di nascita: 16.08.1947 Ruolo: Preparatore Portieri Altezza: 180 cm Peso: 73 kg Preparatore dei portieri della Juventus dal 2007 al 2009 Giorgio Pellizzaro (Mantova, 16 agosto 1947) è un ex allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere. Giorgio Pellizzaro Pellizzaro nel 1973 al Catanzaro Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 73 kg Calcio Ruolo Preparatore dei portieri (ex portiere) Termine carriera 1984 - giocatore 2015 - allenatore Carriera Giovanili Mantova Squadre di club 1967-1970 Mantova 50 (-32) 1970-1973 Sampdoria 11 (-12) 1973-1978 Catanzaro 148 (-126) 1978-1979 Foggia 19 (-22) 1979-1980 Forlì 29 (-22) 1980-1984 Brescia 49 (-42) Carriera da allenatore 1989-1991 Brescia Portieri 1991-1993 Napoli Portieri 1993-1997 Fiorentina Portieri 1997-1999 Valencia Portieri 1999-2000 Atlético Madrid Portieri 2000-2004 Chelsea Portieri 2004-2005 Valencia Portieri 2007 Parma Portieri 2007-2009 Juventus Portieri 2009-2011 Roma Portieri 2011-2012 Inter Portieri 2012-2014 Monaco Portieri 2014 Grecia Portieri 2015 Leicester City Portieri Carriera Giocatore Esordisce in Serie A nella squadra della sua città, il Mantova, il 12 maggio 1968 in Bologna-Mantova (1-0), e coi virgiliani disputa un campionato di A di due di Serie B, il secondo dei quali da titolare (presente in tutti i 38 incontri del torneo). Nel 1970 viene ingaggiato dalla Sampdoria, dove è secondo portiere fino al novembre 1973. Si trasferisce quindi al Catanzaro, in Serie B, disputando cinque stagioni da protagonista, essendo tra gli artefici delle due promozioni dei calabresi in Serie A nelle stagioni 1975-1976 e 1977-78. Scende di categoria prima a Foggia in Serie B, poi a Forlì in Serie C1, per riassaporare la massima serie nel 1980 con la neopromossa Brescia. Con i lombardi chiude la carriera da calciatore nel 1984, dopo la doppia retrocessione delle rondinelle dalla A alla C1. In carriera ha collezionato complessivamente 41 presenze in Serie A e 202 presenze in Serie B. Allenatore Smessi i panni di calciatore, è diventato prima allenatore del settore giovanile del Brescia, successivamente preparatore dei portieri. Da oltre vent'anni è stretto collaboratore di Claudio Ranieri (suo compagno di squadra al Catanzaro), facendo parte dello staff tecnico dagli anni di Napoli, Fiorentina, Valencia, Atletico Madrid, Chelsea, Parma, Juventus, Roma, Inter, Monaco, Nazionale greca e Leicester. Palmarès Giocatore Campionato italiano di Serie B: 1 - Catanzaro: 1975-1976
  19. PASQUALE SENSIBILE https://it.wikipedia.org/wiki/Pasquale_Sensibile Nazione: Italia Luogo di nascita: Lecco Data di nascita: 18.09.1971 Ruolo: Capo-Osservatore Alla Juventus dal 2006 al 2008 1 campionato di serie B Pasquale Sensibile (Lecco, 18 settembre 1971) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Pasquale Sensibile Nazionalità Italia Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 2003 Carriera Giovanili 1985-1988 Como 1988-1991 Triestina Squadre di club 1991-1993 Teramo 39 (2) 1993-1995 Caratese 22 (2) 1995-1996 Solbiatese 28 (1) 1996-1997 Lecco 20 (0) 1997-1998 Voghera 23 (3) 1998-1999 Castel di Sangro 31 (1) 1999 Pistoiese 0 (0) 1999-2000 Viterbese 7 (0) 2000 Arezzo 11 (1) 2000-2001 Alzano Virescit 19 (0) 2001-2003 Pro Sesto 31 (0) Biografia È figlio di Aldo Sensibile. Carriera Giocatore Dal 1988 al 2003 ha disputato 275 partite fra Serie C1 e Serie C2 con diverse squadre, segnando 15 gol nel ruolo di mediano. Dirigente Intrapresa la carriera dirigenziale, il suo primo incarico, nel marzo 2005, è quello di consulente dell'area tecnica dell'Hellas Verona. Divenuto responsabile dell'area tecnica, conclude il rapporto con gli scaligeri l'8 settembre 2006 per entrare nello staff della Juventus, in qualità di capo osservatore. A marzo del 2008 viene licenziato dalla società bianconera. In estate Walter Sabatini lo porta al Palermo come suo collaboratore. Rimane nella società di Maurizio Zamparini fino al 2009, quando il 18 maggio ha assunto la carica di direttore sportivo del Novara, dopo aver conseguito, il mese precedente, il diploma a Coverciano, per l'abilitazione alla professione di direttore sportivo, con il massimo dei voti. Con lui nella dirigenza la società viene portata dalla Lega Pro Prima Divisione alla promozione in Serie A, grazie alla vittoria nei play-off della Serie B 2010-2011. Nell'aprile del 2010 aveva rinnovato il contratto fino al 2014. Dopo essersi rivelato uno dei migliori direttori sportivi della stagione, il 13 giugno 2011 viene ufficializzato come direttore sportivo della Sampdoria retrocessa in Serie B. Un annuncio era stato dato anche il 20 maggio da parte del Novara. La sua prima operazione da dirigente blucerchiato è quella di scegliere come nuovo allenatore della squadra Gianluca Atzori, che verrà poi esonerato in favore di Giuseppe Iachini, abile a condurre la squadra alla promozione. Come rivelato dallo stesso Sensibile, in questa stagione per ben tre volte ha rassegnato le dimissioni respinte dalla società. Il 17 dicembre 2012, dopo la 17ª giornata del campionato di "A", il tecnico Ciro Ferrara viene esonerato mentre Sensibile rassegna le dimissioni, questa volta accettate dalla società: insieme a lui lascia la Sampdoria anche il suo collaboratore Domenico Teti. L'11 novembre 2013 firma un contratto di quattro anni con il Mantova, militante in Lega Pro Seconda Divisione, dove assume la carica di direttore sportivo; viene sollevato dall'incarico il 7 aprile 2014, a causa dei risultati negativi della squadra, e risolve consensualmente il contratto il 2 ottobre successivo. Passa, sempre nel 2014, alla Roma, chiamato da Walter Sabatini come responsabile dello scouting estero della società giallorossa. Il 27 luglio 2016 viene ufficializzato il suo arrivo, come direttore sportivo al Trapani Calcio, dove sostituisce Daniele Faggiano. Il 30 novembre 2016 Pasquale Sensibile viene sollevato dall'incarico di D.S. dalla società granata, poche ore dopo l'esonero di Serse Cosmi. Il 2 maggio 2017 è ingaggiato dall'Alessandria al posto dell'esonerato Giuseppe Magalini; si lega alla società piemontese con un biennale. Il 20 novembre, con la squadra in piena zona play-out, risolve consensualmente il contratto. Il 17 febbraio 2022 viene ufficializzato il suo ingaggio come direttore sportivo dal Galatasaray, rimanendo in carica fino al 20 giugno successivo, quando viene annunciato l'interruzione del rapporto con il club turco. Agente sportivo Dal 2019 Sensibile si cancella dall'albo dei dirigenti sportivi e, passato il tempo previsto da regolamento FIGC, diviene agente sportivo e collabora con Federico Pastorello, CEO della P&P Sport Management, come International Relationship Manager occupandosi “della supervisione di tutte le informazioni tecniche relative ai giocatori della scuderia al fine di individuare la collocazione migliore; a questo fine terrà i contatti internazionali con i club".
  20. JEAN-CLAUDE BLANC https://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Claude_Blanc Nazione: Francia Luogo di nascita: Chambéry Data di nascita: 09.04.1963 Ruolo: Presidente Presidente della Juventus dal 2009 al 2010 Direttore Generale e Amministratore Delegato dal 2006 al 2009 e dal 2010 al 2011 38 partite - 15 vittorie - 5 pareggi - 18 sconfitte Jean-Claude Blanc (Chambéry, 9 aprile 1963) è un imprenditore e dirigente sportivo francese. Jean-Claude Blanc nel 2015 Biografia Laureato in International Business all'università di Nizza e specializzato in Business Administration all'università di Harvard, dal 1987 al 1992 è stato direttore marketing nel comitato organizzatore dei XVI Giochi olimpici invernali svoltisi ad Albertville. Successivamente è entrato, con la carica di direttore generale, nell'Amaury Sport Organisation, società che organizza eventi sportivi come il Tour de France, il Rally Dakar e il Roland Garros. Dal 29 giugno 2006 al 5 ottobre 2009 ha ricoperto il ruolo di direttore generale ed amministratore delegato della squadra di calcio italiana della Juventus. Il 6 ottobre 2009 è stato eletto nuovo presidente del club al posto di Giovanni Cobolli Gigli; a fine stagione ha lasciato il posto di presidente ad Andrea Agnelli, ma è tornato alle sue mansioni di direttore generale e amministratore delegato. L'11 maggio 2011 ha rassegnato le proprie dimissioni dal club bianconero. Dal 7 ottobre 2011 è il direttore generale della squadra di calcio francese del Paris Saint-Germain. Il 26 dicembre 2022 annuncia la fine del rapporto con la società transalpina a partire dal 2023, lasciandola dopo dodici stagioni. Il giorno seguente il suo addio al PSG, viene ufficializzato come nuovo amministratore delegato del gruppo INEOS Sport, facente capo all'azienda chimica britannica Ineos, col ruolo di supervisore delle diverse società sponsorizzate dal gruppo, tra cui le squadre calcistiche del Nizza e del Losanna, il team Mercedes in Formula 1, la squadra ciclistica della Ineos Grenadiers e la nazionale di rugby a 15 della Nuova Zelanda. Il 30 aprile 2024 viene nominato amministratore delegato della squadra di calcio inglese del Manchester Utd, in sostituzione di Patrick Stewart, assumendo l'incarico fino al 13 luglio seguente.
  21. GIOVANNI COBOLLI GIGLI https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Cobolli_Gigli Nazione: Italia Luogo di nascita: Albese con Cassano (Como) Data di nascita: 04.01.1945 Ruolo: Presidente Soprannome: Cobollo Presidente della Juventus dal 2006 al 2009 152 partite - 84 vittorie - 46 pareggi - 22 sconfitte 1 campionato di serie B Giovanni Cobolli Gigli (Albese con Cassano, 4 gennaio 1945) è un dirigente d'azienda italiano. Biografia Figlio di Antongiulio e nipote di Giuseppe, per quattro anni ministro dei lavori pubblici del governo Mussolini, fu allievo del liceo scientifico Vittorio Veneto di Milano; nella stessa città si è laureato in economia e commercio presso l'Università commerciale Luigi Bocconi. È stato amministratore delegato del Gruppo Editoriale Fabbri-Bompiani-Sonzogno-Etas dal 1984, ricoprendo poi la medesima carica in Arnoldo Mondadori Editore dal 1993 e, dal 1994, nel Gruppo Rinascente. Nel 2006 viene nominato presidente della Juventus dal consiglio di amministrazione della società calcistica, appena colpita dallo scandalo Farsopoli; nel 2009 lascia la carica a Jean-Claude Blanc. Ha inoltre ricoperto i ruoli di vicepresidente della Federazione italiana editori giornali e dell'Associazione italiana editori, membro del consiglio di amministrazione di Fininvest, vicepresidente e consigliere di Confcommercio, componente del CdA di Auchan, membro del consiglio direttivo e vicepresidente dell'Ente pubblicità associati, e consigliere di amministrazione dell'Istituto nazionale per il commercio estero. Dal 2011 al 2018 è stato presidente di Federdistribuzione.
  22. CLAUDIO MARCHISIO «Mille pensieri e mille immagini mi hanno accompagnato per tutta la notte. Non riesco a smettere di guardare questa fotografia e queste strisce su cui ho scritto la mia vita di uomo e di calciatore. Amo questa maglia al punto che, nonostante tutto, sono convinto che il bene della squadra venga prima. Sempre. In una giornata dura come questa, mi aggrappo forte a questo principio. Siete la parte più bella di questa meravigliosa storia, per questo motivo tra qualche giorno ci saluteremo in modo speciale. D’altronde l’8 non è altro che un infinito che ha alzato lo sguardo». FABIO ELLENA, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL DICEMBRE-GENNAIO 2007 Ha appena mosso i primi (splendidi) passi nel calcio che conta. Eppure Claudio Marchisio ha già fatto 13! Sì, 13 anni di militanza nella Juventus. Un dato straordinario, se si pensa che il giovane centrocampista di Andezeno (a due passi da Chieri, sulla collina torinese) non spegnerà le 21 candeline prima del prossimo gennaio. Eppure, la sua, sembra la storia di un predestinato. Basta farsela raccontare. «La mia famiglia è sempre stata juventina ed io lo sono in pratica da quando sono nato. Quando a 7 anni sono entrato nella Scuola Calcio e ho potuto indossare la maglia bianconera è già stato il coronamento di un piccolo sogno. Ricordo ancora la prima volta che sono andato allo stadio Delle Alpi, nel 1994, era il famoso Juventus-Fiorentina vinto 3-2 grazie al fantastico gol al volo di Del Piero, il mio idolo da sempre. Figurarsi cosa vuol dire per me, oggi, dividere con lui lo stesso spogliatoio e aver esordito in prima squadra nel giorno della sua festa per il 200° gol!». La macchina dei ricordi torna in fretta al presente. Ai tempi nostri. Al 28 ottobre, per la precisione. Giorno in cui per Marchisio arriva il debutto. All’Olimpico sale il Frosinone. È un incontro che passerà alla storia, proprio per il 200° sigillo bianconero di Alessandro Del Piero. Claudio è a bordo campo quando il capitano mette dentro il gol partita e pochi minuti dopo arriva il suo turno. In campo al posto di un altro mostro sacro juventino: David Trezeguet. «Devo ammettere che ero molto emozionato prima di scendere in campo. Al contrario della sfida con il Brescia, benché fosse un’altra giornata speciale per tutti considerata la grande festa per i 109 anni della Juventus e per la caratura degli ospiti presenti in tribuna. Eppure ero tranquillo, forse perché ero preparato al fatto di giocare fin dall’inizio. Il mister è stato molto bravo a tranquillizzarmi e così anche i miei compagni che mi hanno aiutato durante tutto l’incontro. In particolare Matteo Paro, per me è stato un po’ come un fratello maggiore». E l’autorità con la quale il ragazzo ha affrontato il match contro i lombardi è stata una delle note liete. Autorità e personalità bissate poi anche nella grande sfida del San Paolo con il Napoli: 70mila persone e non accorgersene. Doti che gli esperti della Primavera juventina conoscevano bene e che ben presto sono diventate di dominio pubblico. «Non è da molto che gioco nel ruolo di centrocampista centrale. Nei miei primi anni nelle Giovanili, giocavo come seconda punta. Poi, nell’annata con i Giovanissimi Regionali, mister Maurizio Schincaglia tentò di arretrarmi durante un’amichevole di metà settimana. L’esperimento riuscì e da allora non ho più cambiato. Anzi, credo che sia stata la mia fortuna». Una fortuna, vero. Ma in sostanza l’occasione sfruttata al meglio. E adesso per Claudio Marchisio si stanno spalancando le porte del futuro. Un futuro che significa stagione 2006/07, quella in corso, ma anche quelle prossime. Una cosa è certa: il giovanotto ha le idee chiare. «Per quest’anno l’obiettivo è quello di crescere, soprattutto fisicamente, e di imparare il più possibile. Gioco a fianco di gente molto esperta come Giannichedda e Zanetti che mi riempiono di consigli. Senza dimenticare che come allenatore ho Didier Deschamps, uno dei centrocampisti più forti di tutti i tempi. Dovrò essere bravo a farmi trovare sempre pronto e sfruttare tutte le occasioni che mi verranno concesse. Cosa accadrà alla fine di questa stagione? Il mio sogno è quello di restare qui alla Juventus. Indosso questa maglia da 13 anni, ormai è una seconda pelle». CATERINA BAFFONI, DA TUTTOJUVE DEL 18 AGOSTO 2018 Dopo 25 anni, entrato nel vivaio bianconero a sette. Il ragazzo che ha incarnato l’essenza di essere juventino realizzando il sogno di un bambino: giocare e vincere con la propria squadra del suo cuore. “Tutto ciò che sono, tutto ciò che voglio.” Dovessi racchiudere in una frase quel che rappresenti e abbia rappresentato la Juventus per Marchisio e viceversa, probabilmente userei questa sua stessa dichiarazione. Due colori. Una vita calcistica. Un cuore sotto un’unica maglia. Ed è per quella maglia, e per tutto ciò che ne ha simboleggiato, che l’otto bianconero ha deciso di battersi e lottare dimostrando al mondo cosa voglia dire essere parte della Juventus. È difficile, terribilmente difficile scandire e trovare le giuste parole per descrivere la fine di un rapporto calcistico intriso di amore e vivida passione tra una bandiera e la propria squadra. A maggior ragione, se del “cuore”. Una favola lunga 25 anni e che lo ha visto entrare di diritto nel vivaio bianconero a soli sette primavere. Il ragazzo che ha incarnato l’essenza dell’essere juventino realizzando il suo personalissimo sogno: giocare e vincere con la propria squadra del cuore. Dopo Buffon, l’ultimo baluardo di un calcio romantico, ormai in via d’estinzione. Alcuni dicono che sia un limite il fatto di non aver mai cambiato squadra. In realtà si tratta di un pregio che pochi al mondo si possono permettere o quanto meno comprendere. Si tratta di una scelta di vita. Una scelta d’amore. Sì, perché anche quella di lasciare è stata una sua “scelta”, condivisibile o criticabile, palesemente dettata dal suo amore viscerale, che lo ha sempre legato a Madama e alla quale ne riconosce il bene primario. Sopra tutto e tutti. Successi conquistati sul campo da tifoso che non possono essere paragonabili ad altri calciatori. È questa la sua più grande vittoria, che può sembrare misera agli occhi di chi è abituato a veder cambiare maglia abitudinariamente; ma per chi ama il calcio, sa perfettamente che non è così. Cosa diremo del Marchisio in bianconero, “c’era una volta”? Beh, no. Con lui c’è stato e si è rinnovato quel senso di appartenenza a due colori, quello della “bandiera” nel variopinto mondo del calcio. Il giocatore che ha scelto di legare la propria carriera, la propria essenza e la propria immagine a una sola squadra. Riuscendovi alla perfezione. Claudio Marchisio, un simbolo che ha saputo resistere al richiamo del denaro e della gloria esercitata nel recente passato da club prestigiosi. Esempio di fedeltà, ma di quella fedeltà che va premiata e portata a mo’ d’esempio, da illustrare e tramandare alle varie generazioni. Quella di chi è stato capace di resiste alle tentazioni e di prosegue il cammino intrapreso sin da bambino, a partire dal settore giovanile bianconero, con chi l’ha fatto crescere e diventare un campione. Dentro e fuori dal campo. Nei contorni della nostra vita si sa, il calcio rappresenta un orlo pazzesco perché sa cucire ricordi, emozioni e affinare i pensieri. E il Principino, tutto questo, ha saputo descriverlo in modo pazzesco racchiudendo in ogni suo singolo gesto cosa e chi sia stato l’uomo, quindi il calciatore juventino. Ha dato tutto, per questa maglia. L’ha amata, tanto. Ha pianto e gioito per lei. L’ha onorata, sempre. Ma soprattutto l’ha sognata da bambino, un po’ come tutti. Eppure, la differenza è che Claudio, quella fantasia, ha saputo sostituirla con un pezzo importante di esistenza e tramutarla così in realtà. 25 anni, come condensarli in poche righe? Come racchiuderli in una notte, la notte più lunga di Claudio Marchisio, la notte prima dell’addio alla Juventus. E il comportamento dentro e fuori dal campo, lo stile non soltanto di gioco, gli attestati di stima e la sua storia... 25 anni di amore, di una maglia diventata una prima pelle e non una seconda: Marchisio e la Juventus, una delle ultime storie romantiche del calcio. Un amor cortese che ricorda le liriche e i romanzi cavallereschi e medievali, laddove la donna era messa al di sopra di tutto: un po’ come Madama e quindi la “sua” maglia bianconera. “Il bene della maglia”, un concetto sempre più desueto di cui Marchisio si fa baluardo, rendendosi conto che in questa Juventus che viaggia veloce proiettata verso il futuro, posto per lui non ce ne sarebbe più stato. Colpa, probabilmente, di quel maledetto infortunio al ginocchio che ha deviato e indirizzato da un’altra parte la sua carriera e dal quale non si è più del tutto ripreso. E questo conta, perché la Juventus ha conosciuto il miglior Marchisio e il miglior Marchisio, oggi, non può essere aspettato da una Juventus proiettata in un’altra epoca, già nel futuro. Ed è proprio lui a dettare legge, il tempo, oggi tiranno, freddo sovrano, ma per 25 anni dolce, favoloso e custode di un romanzo, quello tra il numero 8 e la sua Signora, giunto alla fine. Una fine probabilmente (si spera) provvisoria, perché certe strade sono destinate sempre a ricongiungersi: fianco a fianco per tutte queste stagioni, dai primi calci al pallone di quel bimbo biondo dagli occhi di ghiaccio e smilzo che quasi si perdeva dentro la larga maglia col colletto e a maniche lunghe della Vecchia Signora. Fino agli anni e alle vittorie con la Primavera e il debutto in prima squadra in una stagione che non può essere considerata normale, quella della Serie B, da cui paradossalmente tutto ebbe iniziato. Sì, perché Marchisio ha saputo reinventarsi, costruirsi, rinnovarsi e resistere alla selezione naturale, conquistandosi un posto negli anni non indimenticabili post risalita in A, dei quali ne ha rappresentato una rara nota lieta: il primo gol su assist di Del Piero, con il 19 ancora sulle spalle, è un primo segno del destino. Ne arriveranno altri, splendidi ma non legati a delle vittorie, come quelli contro l’Inter o l’Udinese, con il numero 8, invece. Con quell’infinito che ha alzato lo sguardo. Poi l’inizio di una nuova era e Marchisio ne è uno degli attori decisamente protagonisti. Gli anni di Conte, che coincidono con prestazioni esaltanti e prolifiche: adesso i gol contano e portano trofei, e lui è lì pronto a formare con Pirlo, Vidal e Pogba uno dei centrocampi più forti della storia bianconera: lui è quella mezzala scheggiata, che si inserisce e copre gli spazi. Imprescindibile per il futuro CT, anche negli anni di Allegri Marchisio conserva la sua importanza: complice l’addio di Pirlo, arretra il suo raggio d’azione e mette al servizio dei compagni non più l’esplosività dei primi anni, ma una sapienza tattica e un’intelligenza superiore rispetto agli altri. E nel frattempo, si erge sempre più a simbolo della Juventus: dentro e fuori dal campo, senza mai un comportamento fuori dalle righe o una parola inopportuna fuori posto. Lui, che ha rappresentato a pieno il DNA bianconero. Colui il quale i tifosi ne hanno sempre identificato lo stile Juventus, perfettamente rappresentato dal Principino italiano, piemontese e soprattutto juventino. Poi il crack, di quel fatidico pomeriggio in un insolito Aprile del 2016: nel mentre di un risultato acquisito contro il Palermo, non si rompe solo il ginocchio di Claudio, ma probabilmente anche un equilibrio fin lì perfetto. La Juventus lo aspetta, lo ritiene ancora importante, ma il ruolo (in campo) di Marchisio è destinato a perdere di grado e centralità per una Juve che non può aspettare e sempre più proiettata nel futuro. Il percorso di ripresa infatti è lento e le ricadute non mancano. Ciononostante Marchisio resta lì, a lottare anche dalle retrovie e a sfruttare le poche occasioni che gli vengono concesse. È lui l’uomo spogliatoio. Il collante fisso tra passato, presente e futuro. Eppure, tra lacrime, i sorrisi e le esultanze in un palcoscenico che sia stato l’Allianz Stadium in una notte di Champions o un polveroso campo di provincia, dopo una sfrenata corsa tra bambini, per Marchisio e i suoi tifosi poco importa. L’amore ha varie sfumature e questo è stato capace di racchiudersi in un abbraccio indissolubile tra lui e il suo popolo bianconero. La fascia di capitano l’ha indossata poche volte, quando i mostri sacri davanti a lui riposavano o non erano a disposizione. Ma Marchisio capitano della Juventus lo è stato da sempre, non ha avuto la necessità di simboleggiarlo con un pezzo di stoffa al braccio. Lo è stato da dentro. Sì, perché discende dagli Scirea e dai Del Piero, da chi ha cucito nella pelle il senso della Juventinità. E posso assicurarvi che Marchisio è stato molto di più di un semplice calciatore con la fascia sul braccio. Probabilmente il suo numero, da egli stesso definito come “un otto sdraiato che guarda l’infinito” più si avvicina all’esaustività. A quell’ideale di perfezione che non esiste ma a cui ne viene data la testimonianza. Perché il pallone, e soprattutto la passione che muove i suoi tifosi, contempla dinamiche ben lontane dall’essere definitivamente esplorate. “Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo”, chiosava Pier Paolo Pasolini. Ecco, si badi bene, è proprio la parte sacra che qui si vuol prendere in considerazione, ché di eventi profani le cronache calcistiche ne sono fin troppo piene. Marchisio ha saputo dunque creare qualcosa di più col suo popolo, qualcosa capace di andare oltre il semplice “tifo” e rapporto passionale. Ha saputo creare quel qualcosa che si scorge solo se sei con gli occhi chiusi, seduto sugli spalti dello stadio della tua squadra del cuore, in cui non puoi soltanto osservare le magie dei tuoi beniamini, ma può “sentirle”. “Non si vede bene che col cuore”: ha spiegato così il suo segreto, il Piccolo Principe. Perché nel calcio l’essenziale è invisibile agli occhi. E chiamiamolo “caso”, o “destino” come volete, ma lui, proprio lui, nominato da sempre e per sempre “il Principino” ha saputo creare e trasmettere tutto questo. Strano a dirsi in un’epoca in cui l’immagine e la spettacolarizzazione la fanno da padrone. Ma sono le emozioni quelle che contano. E quelle che restano. Nonostante tutto. E dunque siamo “noi”, tifosi e narratori di calcio che dobbiamo unirci magari proprio così “a occhi chiusi” in un doveroso “grazie” a Claudio Marchisio per averci saputo regalare questa sensazione, questa emozione. Eterna e di rara contemplazione. Per questo legame indissolubile e viscerale che ha saputo coltivare e donare a un intero popolo. La parte vera, quella pura e nobile. Quella che si sente a occhi chiusi. Quella senza tempo. Senza addii. Quella intramontabile: come la storia tra la Juventus e Claudio Marchisio. GRAZIE, PRINCIPINO. ALEX CAMPANELLI, DA JUVENTIBUS DEL 17 AGOSTO 2018 Ci eravamo abituati a vederlo fuori dall’11 titolare, avevamo iniziato a escluderlo dai campetti estivi e dalle probabili formazioni prima dei big match, praticamente nessuno di noi pensava fino in fondo che sarebbe tornato a essere un uomo importante per la Juventus. Eppure, la notizia dell’addio di Claudio Marchisio non può lasciare indifferente neanche il più pragmatico e realista degli juventini. Marchisio risveglia la nostra parte più vulnerabile e irrazionale, più umana e bambina insieme, Claudio è quella ragazza che pensavi che ormai ti fosse indifferente ma di colpo, quando sai che non la rivedrai più, ti rigetta spietatamente in un passato che non hai mai dimenticato. C’era Marchisio nell’annus horribilis della Serie B, unico dei giovani saliti alla ribalta nel campionato cadetto ad aver resistito nella rosa bianconera fino ad oggi, e unico, con buona pace di De Ceglie e Giovinco, a essersi dimostrato un calciatore da Juventus a qualsiasi livello, dai settimi posti agli scudetti e alle finali di Champions League. C’era Marchisio in quel preliminare con l’Artmedia Bratislava, in quel Juventus-Fiorentina che lo vide segnare il primo gol in Serie A su geniale palla del Capitano, un Marchisio giovanissimo con un anonimo numero 19 sulle spalle, il cui sorriso rivive in video pieni di pixel che sembrano appartenere alla preistoria. C’era Marchisio negli anni di Ferrara, Zaccheroni e Delneri, c’era un Marchisio già pronto a sacrificarsi per i compagni, da falso esterno di centrocampo per permettere a Krasic (...) di sprigionare la sua corsa sul versante opposto. C’era Marchisio a cercare di strapparci un sorriso in quegli anni nerissimi, con la sua voglia di spaccare il mondo e con colpi mai dimenticati come la rovesciata all’Udinese, unico lampo nell’ennesima serata da dimenticare. C’era Marchisio alla guida della prima Juventus di Conte, anche qui messo in dubbio dagli arrivi di Pirlo e Vidal, anche qui decisivo dall’inizio alla fine, killer implacabile delle milanesi, uomo simbolo della rinascita bianconera, volto nuovo di una Juve costruita a immagine e somiglianza del tecnico, su quei principi cardine di sacrificio, unità e senso di appartenenza che Claudio, ora con uno scintillante numero 8 sulla schiena, incarnava meglio di chiunque altro. C’era Marchisio anche nei trionfi degli anni seguenti: nonostante gli infortuni, l’esplosione di Pogba, le difficoltà nel recuperare la condizione e un’asticella sempre più alta, lì in mezzo al campo c’era sempre lui, slittando pian piano da mezzala a regista, intelligente e fondamentale nel rendere indolore il lento tramontare di Pirlo. C’era Marchisio sempre in campo, e a volte ce ne scordiamo, nella Juve finalista di Champions contro il Barcellona, vero tassello imprescindibile e multiuso del rombo della nuova Juve di Allegri. Poi pian piano Marchisio c’è stato sempre meno; l’infortunio dell’aprile 2016 ne ha di fatto consegnato anzitempo agli archivi la carriera in bianconero, alle ricadute sono seguiti ritorni sempre applauditissimi e colmi di speranza, ma settimana dopo settimana sempre un po’ meno convinti. Nonostante le esclusioni sempre più frequenti ne preannunciassero di fatto l’addio, la notizia della rescissione resta un fulmine a ciel sereno. Dopo 389 presenze e 37 reti da professionista, da sommare a tutte le gare giocate nel settore giovanile, dopo 25 anni complessivi in bianconero, Marchisio lascia la Juventus; con lui se ne va la piccola parte di noi che non vuol smettere di credere alle bandiere, che nonostante tutta la retorica spicciola e stucchevole legata all’amore per la maglia e ai giocatori simbolo, esiste e resiste ancora. L’addio di Marchisio è l’addio dell’ultimo erede di una dinastia di Uomini, sommariamente riuniti in quello che una volta eravamo soliti chiamare “Stile Juve”, ora divenuto poco più di un cliché, di campioni veramente pronti a mettere prima il collettivo, la squadra e la società rispetto all’interesse personale, di individui capaci di prendersi in carico responsabilità altrui, di fungere da parafulmine, di abbassare i toni e spegnere le polemiche anche quando avrebbero avuto tutto il diritto di alzare la voce. L’ultimo erede di una dinastia che inizia chissà dove e termina con Del Piero e con lui, con buona pace degli altri grandissimi che hanno vestito la maglia bianconera ma che, per un motivo o per l’altro, non possiamo riunire in tale categoria. In bocca al lupo Claudio, qualsiasi strada tu scelga di intraprendere. «Ho passato gli ultimi 25 anni della mia vita ad immaginare quello che sarei voluto diventare e i sogni che avrei voluto realizzare insieme alla Juventus, ma non c’è stato un solo attimo durante il quale ho pensato che avrei dovuto vivere un momento come questo. A prescindere da quello che saranno le prossime tappe della mia vita, professionale e non, sarebbe inutile e scorretto nascondere che il mio cuore e il mio DNA hanno e avranno sempre e solo due colori. Ho indossato per la prima volta la maglia della Juventus all’età di 7 anni e da quel momento non l’ho mai tolta, neanche per un istante. Sono cresciuto con la sua filosofia e ho cercato prima di assorbirla e poi di esserne ambasciatore, sia sul campo che nella vita di tutti i giorni. Si dice che alla Juventus: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Dietro questa frase, all’apparenza così semplice ma così amata da noi tifosi (sì perché anche se continua a sembrarmi impossibile, oggi io sono questo), detto dal Presidente Giampiero Boniperti, si cela il significato più profondo del nostro modo di vivere. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Quando un bambino con un sogno, un bambino fra tanti. Sai che per quella maglia dovrai essere il migliore. Sempre. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Quando cresci, quando il tuo sogno dietro la collina è quasi realtà, ma non ti monti la testa e lavori duro all’ombra dei tuoi idoli di sempre. E dai il meglio di te ogni giorno, per quella maglia, perché quelle strisce una volta cucite addosso sono orgoglio, gioia e responsabilità. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Quando quegli idoli diventano finalmente i tuoi compagni e devi essere più forte delle gambe che tremano all’idea di entrare in campo in fila indiana, come uno di loro, in mezzo a loro. Del Piero, Nedved, Buffon, Trezeguet, Camoranesi e tutti gli altri. Perché ognuno sa che, per onorare questa maglia, deve fare la propria parte. E questo discorso non vale solo per noi calciatori ma anche per ogni singolo tifoso. La Juventus vince perché è più forte in campo e fuori. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Quando tieni fede al patto con te stesso di fare tutto il possibile per non deludere mai quei tifosi, i più fedeli, i più sinceri, i migliori che ci possano essere al mondo». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2019/01/claudio-marchisio.html
  23. CLAUDIO MARCHISIO https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Marchisio Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 19.01.1986 Ruolo: Centrocampista Altezza: 180 cm Peso: 74 kg Nazionale Italiano Soprannome: Principino - Piccolo Lord Alla Juventus dal 2006 al 2007 e dal 2008 al 2018 Esordio: 19.08.2006 - Coppa Italia - Martina Franca-Juventus 0-3 Ultima partita: 19.05.2018 - Serie A - Juventus-Verona 2-1 389 presenze - 37 reti 7 scudetti 4 coppe Italia 3 supercoppe italiane 1 campionato di serie B Claudio Marchisio (Torino, 19 gennaio 1986) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Ha legato gran parte della carriera alla Juventus, club con cui ha vinto sette campionati di Serie A consecutivi (dal 2011-12 al 2017-18), uno di Serie B (2006-07), tre Supercoppe italiane (2012, 2013 e 2015) e quattro Coppe Italia consecutive (dal 2014-15 al 2017-18). Vanta inoltre la vittoria di un campionato di Prem'er-Liga con lo Zenit San Pietroburgo (2018-19). Ha fatto parte della nazionale olimpica, con cui nel 2008 ha dapprima vinto il Torneo di Tolone e poi partecipato ai Giochi di Pechino 2008. In azzurro è stato semifinalista all'Europeo Under-21 di Svezia 2009, finalista all'Europeo di Polonia-Ucraina 2012 e terzo classificato alla Confederations Cup di Brasile 2013; con la nazionale maggiore ha inoltre partecipato a due Mondiali (Sudafrica 2010 e Brasile 2014). È stato inoltre inserito per due anni consecutivi (nel 2011 e nel 2012) nella squadra dell'anno AIC e nella squadra della stagione della UEFA Champions League nel 2014-15. Claudio Marchisio Claudio Marchisio nel 2021 Nazionalità Italia Altezza 180 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 3 ottobre 2019 Carriera Giovanili 1993-2006 Juventus Squadre di club 2006-2007 Juventus 26 (0) 2007-2008 → Empoli 26 (0) 2008-2018 Juventus 363 (37) 2018-2019 Zenit San Pietroburgo 9 (2) Nazionale 2002-2003 Italia U-16 7 (3) 2003-2004 Italia U-17 7 (1) 2004-2005 Italia U-18 4 (0) 2005-2006 Italia U-19 1 (1) 2006-2007 Italia U-20 3 (0) 2007-2009 Italia U-21 14 (1) 2008 Italia olimpica 4 (1) 2009-2017 Italia 55 (5) Palmarès Europei di calcio Argento Polonia-Ucraina 2012 Confederations Cup Bronzo Brasile 2013 Torneo di Tolone Oro Tolone 2008 Europei di calcio Under-21 Bronzo Svezia 2009 Biografia Nato e cresciuto a Torino, si è sposato con Roberta l'8 giugno 2008; la coppia ha due figli, nati rispettivamente nel 2009 e nel 2012. Inizialmente detto Piccolo Lord dal compagno di squadra Federico Balzaretti, è stato successivamente soprannominato Principino per il suo modo di vestire e il comportamento in campo. Nel 2012 è stato scelto come testimonial del videogioco FIFA 13, comparendo nella copertina dell'edizione italiana insieme a Lionel Messi. Nel 2016 ha pubblicato l'autobiografia Nero su bianco. Dopo il ritiro dall'attività agonistica si interessa al giornalismo e al commento sportivo: dal novembre 2019 scrive per l'edizione torinese del Corriere della Sera, dal settembre 2020 al luglio 2021 è stato opinionista per Rai Sport in occasione delle gare della nazionale italiana, mentre dall'agosto seguente riveste lo stesso ruolo per Amazon Prime Video in occasione delle gare di UEFA Champions League. Dal 2020 è socio della L84, squadra di calcio a 5 di Volpiano. Al di fuori dell'ambito sportivo, ha investito nel campo della ristorazione divenendo proprietario di alcuni esercizi lungo la penisola italiana. Caratteristiche tecniche «Claudio è uno dei centrocampisti italiani più forti in assoluto. Ha tutto: forza fisica, inserimento, tiro da fuori, tocco sotto, grande intelligenza dentro e fuori dal campo.» (Luigi Cagni, 2011) Nato inizialmente come attaccante, ruolo che ha ricoperto fino all'età di sedici anni, in seguito ha arretrato il proprio raggio d'azione al centrocampo per via della sua struttura fisica, poco adatta al reparto avanzato. Per larga parte della carriera è stato considerato tra i centrocampisti centrali più forti del panorama europeo nonché uno dei migliori calciatori italiani della sua generazione. Era una mezzala forte fisicamente, dotato di visione di gioco e personalità che lo rendevano sovente decisivo in campo. I suoi punti di forza erano il tiro dalla lunga distanza, la capacità di ricoprire tutti i ruoli del centrocampo, il recupero e la successiva distribuzione del pallone, oltre a un'ottima tecnica individuale unita a un buon dribbling negli spazi stretti. È stato spesso paragonato a Marco Tardelli per la sua capacità di inserirsi e di andare a rete, retaggio dei suoi trascorsi giovanili da attaccante. Sfruttando le sue diverse qualità tecniche, è stato utilizzato con buoni risultati anche in diverse posizioni del campo, sia più avanzate come trequartista, esterno e seconda punta, sia più arretrate come mediano o regista basso davanti alla difesa. Carriera Club Juventus Gli inizi Nel 1993, all'età di 7 anni, Marchisio comincia a praticare sport nella polisportiva torinese Sisport; qui, dopo pochi allenamenti viene notato dagli osservatori della Juventus. Nel vivaio bianconero compie tutta la trafila delle squadre giovanili, indossando la fascia di capitano e sollevando numerosi trofei: «...quando ci sono arrivato non c'era assolutamente l'idea di arrivare in prima squadra e fare il calciatore. Era solo un bel modo di giocare, per giunta con il privilegio di poterlo fare con la maglia della squadra del cuore. Man mano che passavano gli anni il gioco si è trasformato in passione e poi in professione». In questa fase della sua carriera viene allenato da tecnici come Domenico Maggiora e Maurizio Schincaglia, i quali lo trasformano stabilmente da attaccante a centrocampista. Un giovane Marchisio nel 2005, capitano della formazione Primavera della Juventus, alla Wojtyła Cup. Tra gli altri, con la formazione Primavera arriva per due volte consecutive alla finale del Torneo di Viareggio, vincendo l'edizione del 2005 contro i pari età del Genoa, mentre nella stagione successiva, l'ultima trascorsa tra le giovanili bianconere, conquista il campionato di categoria; nel corso della stessa viene inoltre spesso aggregato alla prima squadra dall'allenatore Fabio Capello, senza però mai scendere in campo. L'esordio tra i professionisti Nell'estate 2006, la retrocessione d'ufficio della Juventus in Serie B porta vari giocatori di primo piano a lasciare la Vecchia Signora. L'opera di ricostruzione della società nel post-Farsopoli apre le porte della prima squadra a una nuova generazione di bianconeri; assieme ad altri suoi compagni delle giovanili quali De Ceglie e Giovinco, anche Marchisio viene inserito, nell'annata 2006-07, nella rosa a disposizione del tecnico Didier Deschamps: «la possibilità di mettersi in mostra è stata decisiva per noi [giovani]. C'era la possibilità di arrivare in alto in poco tempo». Il 19 agosto, a 20 anni, il centrocampista debutta tra i professionisti subentrando sul finire della sfida di Coppa Italia tra Martina e Juventus (0-3), per poi giocare in campionato, il 1º novembre successivo contro il Brescia, la sua prima gara da titolare. In precedenza, in settembre aveva fatto un'ultima apparizione con la formazione Primavera, superando i pari età dell'Inter nella supercoppa di categoria. Le sue buone prestazioni inducono l'allenatore francese a utilizzarlo con continuità; diventa così una delle prime scelte per il centrocampo bianconero, e nelle ultime partite della stagione viene spesso schierato in campo dal 1'. Con 25 presenze totali, contribuisce alla vittoria del torneo cadetto e al ritorno della Juventus in Serie A. Empoli: i debutti in Serie A e in Europa Conclusa la vittoriosa annata tra i cadetti con la Juventus, Marchisio ha subito modo di calcare quella massima serie conquistata sul campo, ma con una diversa maglia: «ho fatto solo un anno fuori, ad Empoli nel 2007-08; non lo rimpiango perché mi ha fatto crescere tantissimo come uomo». Il 24 luglio 2007 passa infatti in prestito, assieme all'altro bianconero Giovinco, alla società toscana dove entrambi giocano il primo campionato di Serie A della loro carriera. Con l'Empoli debutta in massima categoria il 26 agosto successivo, all'età di 21 anni, nella sconfitta contro la Fiorentina (3-1) all'Artemio Franchi di Firenze. Il 20 settembre dello stesso anno esordisce anche in Coppa UEFA, nel debutto europeo del club toscano contro lo Zurigo. Termina la stagione a Empoli con 26 presenze in campionato, una in Coppa Italia e 2 in Coppa UEFA, per un totale di 29 partite stagionali; il contributo di Marchisio non riesce tuttavia a evitare alla provinciale toscana la retrocessione in Serie B. Ritorno alla Juventus «La Juventus è il massimo. È sempre stato il mio sogno [...] Si parla di bandiere che non ci sono più, di calcio globale che cambia, di valori che si sarebbero persi. Io ho solo in mente di fare il numero più alto di presenze con questa maglia. Sarebbe il massimo per me: diventare una bandiera della Juve. Vorrei poter non andare più via.» (Claudio Marchisio, 2013) Anni di ricostruzione Marchisio calcia dalla distanza nella gara d'andata contro il Bari, nel corso del campionato 2009-10. Nel luglio 2008 fa ritorno alla Juventus con cui disputa la prima gara ufficiale della stagione 2008-09, da titolare, il 26 agosto nel ritorno del terzo turno preliminare della Champions League, giocata a Bratislava contro l'Artmedia Petržalka e pareggiata 1-1. Il 24 gennaio 2009 segna il suo primo gol in Serie A con la maglia della Juventus, decisivo ai fini della vittoria sulla Fiorentina (1-0), su assist di Alessandro Del Piero. Grazie alle prestazioni offerte in quest'annata, il sito web dell'UEFA lo inserisce tra i dieci giovani che si stanno mettendo in luce alla loro prima esperienza nella massima competizione continentale, mentre il sito del quotidiano inglese The Times, in gennaio, lo inserisce al decimo posto, e miglior italiano, nella lista dei 50 «astri nascenti» del calcio internazionale. Il 10 ottobre 2009 è costretto a operarsi al menisco: ritorna a calcare ufficialmente i terreni di gioco il 25 novembre successivo, in Champions League, giocando gli ultimi minuti della sconfitta bianconera (0-2) sul campo del Bordeaux, mentre torna da titolare quattro giorni dopo, in campionato, sul campo del Cagliari (2-0). L'11 marzo 2010, all'età di 24 anni, indossa per la prima volta la fascia di capitano del club, dopo l'uscita dal campo di David Trezeguet, nella sfida d'andata degli ottavi di Europa League vinta 3-1 contro il Fulham. Marchisio nel 2010, nella trasferta di Europa League contro il Lech Poznań. Nel corso della stagione seguente, 2010-11, il 19 settembre bagna con un gol nel successo esterno sull'Udinese (4-0) il raggiungimento delle 100 presenze in maglia bianconera, mentre il 3 aprile, in occasione della vittoriosa trasferta (2-0) contro la Roma, per la prima volta scende in campo dal 1' come capitano bianconero. La definitiva affermazione del centrocampista ai massimi livelli coincide tuttavia con uno tra i periodi più difficili nella storia della società torinese, che per la seconda stagione consecutiva chiude il campionato a un anonimo settimo posto, lontano da qualsivoglia obiettivo minino; tutto ciò, nonostante un Marchisio il quale è ormai tra i punti fermi dell'undici titolare piemontese. Eptacampione d'Italia 2011-2014 La stagione 2011-12 vede una Juventus foriera di novità, con l'arrivo in panchina di Antonio Conte, oltreché di Pirlo e del cileno Arturo Vidal quali nuovi compagni di reparto di Marchisio. Il 2 ottobre 2011 il centrocampista realizza la sua prima doppietta in maglia bianconera, che vale il 2-0 ai rivali alla corsa-scudetto del Milan; a riprova di un inizio di stagione che lo vede mattatore assoluto dei torinesi, nelle settimane seguenti risulta prima decisivo nella trasferta contro l'Inter del 29 ottobre, dove sigla il 2-1 che regala ai bianconeri la vittoria del derby d'Italia, mentre l'8 dicembre nei supplementari di Juventus-Bologna di Coppa Italia firma il 2-1 che permette ai piemontesi di qualificarsi ai quarti di finale. Il 6 maggio 2012, grazie al 2-0 al Cagliari nella partita giocata sul campo neutro di Trieste, con una giornata d'anticipo conquista il suo primo scudetto, emergendo tra i maggiori protagonisti di una formazione bianconera che si lascia definitivamente alle spalle gli anni bui post-Calciopoli. Dopo la sconfitta nella finale di Coppa Italia del 20 maggio contro il Napoli, conclude la sua miglior annata sottoporta con 10 gol in 39 presenze stagionali. Marchisio alla Juventus nell'estate 2011. La stagione 2012-13 inizia l'11 agosto a Pechino con la vittoria della Supercoppa italiana, la prima per il centrocampista, grazie 4-2 sul Napoli maturato ai supplementari. Sul finire del 2012, il 7 novembre realizza la sua prima rete in Champions League, nella sfida vinta 4-0 contro il Nordsjælland, mentre il 1º dicembre mette a segno una doppietta nel 3-0 del derby di Torino. Il 5 maggio 2013, grazie alla vittoria casalinga per 1-0 sul Palermo, vince con tre giornate d'anticipo il secondo campionato italiano consecutivo. Il 18 agosto 2013, al primo incontro ufficiale dell'annata 2013-14, s'infortuna nel corso della finale di Supercoppa italiana contro la Lazio, vinta 4-0: la lesione al legamento del ginocchio destro lo costringe a saltare l'inizio di stagione. Una volta ristabilitosi, incontra difficoltà nel ritrovare un posto da titolare in squadra, anche a fronte della crescita mostrata dal giovane compagno di reparto Paul Pogba (il quale già nella seconda parte del precedente torneo aveva iniziato a togliere spazio al centrocampista italiano). Con il nuovo anno, sfruttando i vari impegni della Juventus tra campionato e coppe, torna ad avere un buon minutaggio in maglia bianconera, facendo di necessità virtù e ben comportandosi anche quando schierato in ruoli differenti da quelli ricoperti fin qui in carriera, come trequartista dietro alle punte o regista basso davanti alla difesa. Il 4 maggio 2014, grazie alla sconfitta dei rivali della Roma sul campo del Catania, arriva la conquista del terzo scudetto consecutivo per Marchisio. 2014-2018 Marchisio entra in campo a Doha per la sfida di Supercoppa italiana 2014 contro il Napoli. Nell'annata 2014-15 vince il suo quarto campionato di Serie A consecutivo con la maglia della Juventus, un successo arrivato il 2 maggio, con quattro giornate d'anticipo, dopo la vittoria 1-0 sul campo della Sampdoria. In un finale di stagione ricco di appuntamenti per la squadra bianconera, il 20 dello stesso mese, pur non potendo prendere parte (causa squalifica) alla vittoriosa finale sulla Lazio, Marchisio mette in bacheca anche la sua prima Coppa Italia, mentre il 6 giugno gioca la sua prima finale di Champions League, persa 1-3 a Berlino contro il Barcellona. Sul piano personale, è questa la stagione in cui il nuovo allenatore juventino Massimiliano Allegri impiega il giocatore sempre più spesso nella posizione di regista basso, in luogo di un Pirlo ormai al crepuscolo della carriera; un ruolo che lo consegna, secondo gli addetti ai lavori, alla migliore stagione della sua carriera. A corollario, il 29 aprile 2015, in occasione del successo interno (3-2) sulla Fiorentina, Marchisio entra nel novero dei calciatori juventini più presenti di sempre raggiungendo le 300 gare in maglia bianconera. Nella stagione 2015-16 Marchisio è ormai stabilmente trasformato in un regista arretrato davanti alla difesa, formando una solida coppia di centrocampo assieme al tedesco Sami Khedira. L'annata, iniziata l'8 agosto con la conquista della terza Supercoppa nazionale della carriera, superando per 2-0 la Lazio sul campo di Shanghai, vede la Juventus, reduce da un corposo rinnovamento dei ranghi, alle prese con un avvio di campionato decisamente al di sotto delle aspettative; ciò nonostante Marchisio emerge presto tra i punti di forza della formazione bianconera che, al termine di una rimonta-record, permette al calciatore di fregiarsi del suo quinto scudetto consecutivo, cui si andrà ad aggiungere anche la seconda Coppa Italia consecutiva, vinta il 21 maggio a Roma contro un Milan superato 1-0 ai supplementari. Tuttavia il 17 aprile 2016, nel corso della sfida interna contro il Palermo (4-0), in un contrasto di gioco con il rosanero Franco Vázquez riporta la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro: l'infortunio lo costringe a finire sotto ai ferri e a chiudere anzitempo l'annata, peraltro conclusa (cosa insolita nella sua carriera) senza mai trovare la rete. Marchisio nell'estate 2018, agli sgoccioli della sua esperienza juventina; qui in contrasto sul madrileno Asensio (a sinistra), sotto lo sguardo del compagno di squadra Benatia (a destra), durante l'International Champions Cup. Costretto a rimanere lontano dai campi per sei mesi, Marchisio torna a giocare solo all'inizio della stagione seguente, 2016-17, scendendo in campo dal 1' in occasione della vittoriosa sfida di campionato del 26 ottobre a Torino contro la Sampdoria, battuta 4-1. Il successivo 22 novembre ritrova il gol dopo oltre un anno e mezzo, realizzando dal dischetto in casa del Siviglia il momentaneo pareggio nella sfida di Champions League poi vinta 3-1 dalla Juventus. Torna al gol in campionato il 17 febbraio 2017, aprendo le marcature nella vittoria interna per 4-1 sul Palermo. Il 17 maggio mette in bacheca la Coppa Italia, primo trofeo stagionale nonché terzo consecutivo per la formazione torinese, in seguito alla vittoria per 2-0 sulla Lazio nella finale di Roma; quattro giorni dopo, con il successo 3-0 allo Stadium sul Crotone, arriva anche il sesto titolo italiano di fila, che permette a Marchisio e alla Juventus d'inanellare anche il terzo double nazionale consecutivo, e soprattutto di battere dopo 82 anni il record della Juve del Quinquennio. Il 3 giugno a Cardiff gioca da subentrante la sua seconda finale di Champions League, che vede i bianconeri nuovamente sconfitti 1-4 dal Real Madrid. I successi si ripetono nell'annata 2017-18, l'ultima alla Juventus, in cui fa suo il settimo scudetto consecutivo — record assoluto nella storia della Serie A e dei maggiori campionati nazionali d'Europa —, dopo un lungo testa a testa contro il Napoli, e annesso quarto double domestico di fila — altro nuovo primato nel calcio italiano —, grazie al 4-0 al Milan nella finale di Coppa Italia del 9 maggio. Insieme ai compagni di squadra Barzagli, Buffon, Chiellini e Lichtsteiner, Marchisio è tra i 5 eptacampioni d'Italia di questo ciclo bianconero; Il centrocampista va però incontro a una stagione in negativo sul versante personale, causa annosi guai fisici da una parte e una sopravvenuta concorrenza nel centrocampo torinese dall'altra, che non gli permettono più di rientrare nelle dinamiche della squadra titolare. Anche in ragione di ciò, dopo 25 anni di militanza in maglia bianconera, il 17 agosto 2018 rescinde consensualmente il contratto che lo legava al club. Zenit San Pietroburgo e ritiro Marchisio esultante dopo un gol per lo Zenit nel 2018. Il 3 settembre 2018 si trasferisce da svincolato allo Zenit San Pietroburgo, in Russia. Debutta con il club pietroburghese il 16 settembre seguente, subentrando a Paredes nel corso del secondo tempo della vittoriosa trasferta di campionato contro l'Orenburg (1-2); alla prima da titolare, il 30 dello stesso mese, segna invece il primo gol con la nuova maglia, che tuttavia non evita la sconfitta per 2-1 con l'Anži. Nel corso della stagione a San Pietroburgo si fregia del titolo russo, che tuttavia non può festeggiare in campo poiché, nell'aprile 2019, è vittima di un nuovo infortunio al menisco del ginocchio destro, con conseguente operazione e termine anticipato dell'annata. Pochi mesi dopo, rescinde il contratto che lo legava al club pietroburghese. Rimasto svincolato, nel corso dell'estate 2019 tenta l'ennesima riabilitazione fisica, ma, ben presto, preso atto di un corpo ormai martoriato dagli infortuni nonché della sopraggiunta mancanza di ulteriori stimoli, declina le offerte di altri club e inizia a meditare sul definitivo ritiro dall'attività agonistica, una decisione ufficializzata il successivo 3 ottobre all'età di 33 anni. Nazionale Nazionali giovanili Il 1º giugno 2007 esordisce nella nazionale Under-21 di Pierluigi Casiraghi, con la quale è un titolare a centrocampo nel biennio 2007-2009. Nel 2008 partecipa con la nazionale olimpica al Torneo di Tolone, manifestazione amichevole durante la quale, in Italia-Turchia (2-1) del 23 maggio, realizza il suo primo gol con gli azzurrini, e ai Giochi di Pechino 2008; durante la rassegna a cinque cerchi gioca nel secondo tempo della prima partita contro l'Honduras, ma un infortunio muscolare lo costringe ad abbandonare il torneo dopo il secondo incontro del girone e a essere sostituito da Andrea Russotto. È poi tra i convocati per l'Europeo Under-21 2009 in Svezia, ma deve saltare per squalifica la semifinale nella quale l'Italia viene eliminata dalla Germania. Nazionale maggiore Marchisio in nazionale, in scivolata sullo spagnolo Iniesta nella finale del campionato d'Europa 2012. Il 12 agosto 2009, all'età di 23 anni, esordisce in nazionale maggiore con il commissario tecnico Marcello Lippi, giocando titolare nella partita amichevole Svizzera-Italia (0-0). Viene convocato per il campionato del mondo 2010 in Sudafrica, dove l'Italia viene eliminata al primo turno; Marchisio disputa da titolare le prime due partite del girone contro il Paraguay e la Nuova Zelanda, venendo sostituito in entrambe le occasioni. Realizza il suo primo gol in nazionale il 7 ottobre 2011, nella partita Serbia-Italia (1-1) valevole per le qualificazioni a Euro 2012. Diventato titolare nella gestione del CT Cesare Prandelli, prende parte al campionato d'Europa 2012 in Polonia e Ucraina in cui la nazionale italiana riesce ad arrivare all'atto conclusivo della manifestazione, dopo aver battuto in semifinale la Germania, perdendo tuttavia per 4-0 la finale del 1º luglio contro la Spagna; insieme a Gianluigi Buffon e ad Andrea Pirlo, Marchisio è sempre stato titolare senza mai venire sostituito. Il piazzamento all'Europeo vale agli uomini di Prandelli la qualificazione alla FIFA Confederations Cup 2013 in Brasile, competizione nella quale Marchisio, confermato nella rosa azzurra, contribuisce al terzo posto finale conquistato dopo la vittoria ai rigori sull'Uruguay. Ormai tra i punti fermi, assieme ai compagni di squadra Barzagli, Bonucci, Buffon, Chiellini e Pirlo, della cosiddetta Ital-Juve dei primi anni 2010, Marchisio viene quindi selezionato per partecipare al campionato del mondo 2014 in terra brasiliana. Il 14 giugno, nella gara d'esordio vinta 2-1 contro l'Inghilterra, segna la prima rete azzurra del torneo sbloccando il risultato; nonostante il positivo avvio, l'Italia viene eliminata nella fase a gironi dopo la sconfitta contro l'Uruguay, nella quale proprio Marchisio è punito con un controverso cartellino rosso, giudicato abbastanza severo dagli addetti ai lavori, per un pur irruento fallo su Egidio Arévalo. Dopo il mondiale sudamericano, sotto la gestione del nuovo CT Antonio Conte partecipa alle qualificazioni a Euro 2016; tuttavia il grave infortunio occorsogli in campionato il 17 aprile 2016 lo costringe a saltare la fase finale della manifestazione continentale. Fa un'ultima apparizione in maglia azzurra il 7 giugno 2017 con il selezionatore Gian Piero Ventura, in una vittoriosa amichevole a Nizza contro l'Uruguay (3-0), in cui è peraltro costretto ad abbandonare il campo dopo poco per un nuovo problema fisico. Chiude l'esperienza in nazionale maggiore con 55 presenze e 5 gol. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2005 Campionato Primavera: 1 - Juventus: 2005-2006 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2006 Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Juventus: 2006-2007 Campionato italiano: 7 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2012, 2013, 2015 Coppa Italia: 4 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018 Campionato russo: 1 - Zenit San Pietroburgo: 2018-2019 Nazionale Torneo di Tolone: 1 - 2008 Individuale Gran Galà del calcio AIC: 2 - Squadra dell'anno: 2011, 2012 Squadra della stagione della UEFA Champions League: 1 - 2014-2015
  24. MICHELE PAOLUCCI 17 gennaio 2010, la Juventus è impegnata al Bentegodi, contro il Chievo Verona. La compagine bianconera naviga in brutte acque: eliminata dalla Champions League, viaggia molto distante dalla testa della classifica e con il poco prestigioso score di sei sconfitte nelle ultime nove gare. Ciro Ferrara, mister bianconero, è sulla graticola e già da qualche domenica gira voce sul suo imminente esonero. Juve contro il Chievo, dicevamo. Causa qualche assenza di troppo, la maglia numero nove è affidata a Michele Paolucci, proveniente dal Siena, ma cresciuto nelle giovanili bianconere nelle quali si è distinto a forza di goal. Il ragazzotto è schierato accanto al suo idolo Del Piero e, forse vinto dall’emozione, forse contagiato dalla pessima prova di tutta la squadra, non combina un granché. Il clivense Sardo perfora Buffon e la campagna veronese si conclude con l’ennesima sconfitta. Destino segnato per Ferrara e anche per Paolucci: scenderà in campo altre quattro volte (sempre partendo dalla panchina) per poi tornare nella città del Palio a fine stagione. MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” FEBBRAIO 2004 Ottantacinque goal (nelle sole gare ufficiali) in tre stagioni: questo l’incredibile score di Michele Paolucci, l’attaccante della Berretti di Maurizio Schincaglia che, nel campionato in corso, si trova già a quota diciannove, primo tra i cannonieri della sua squadra. «Ho sempre giocato da prima punta, credo di aver sin qui messo a segno almeno 250 marcature. Anche se sono ancora all’inizio della mia avventura calcistica, spero che ciò faccia ben sperare per il futuro». Paolucci, maggiorenne da pochi giorni, nasce a Recanati, in provincia di Macerata. Il padre è proprietario di una catena di negozi di abbigliamento, la madre è impiegata in banca, la sorella ventiseienne sta ultimando gli studi. Dopo i primi calci nel campetto di casa, a sette anni entra nella scuola calcio della Civitanovese, poi passa ai Giovanissimi Regionali del Tolentino. All’inizio del 2001 approda a Torino dove, nell’ordine, scende in campo con Giovanissimi Nazionali, Allievi Regionali, Allievi Nazionali e Berretti. «Il presidente del Tolentino mi ha segnalato a Pietro Leonardi, il responsabile del Settore Giovanile della Juventus. Nel primo provino ho fatto due goal, nel secondo quattro, e così mi sono ritrovato in maglia bianconera», con la quale ha recentemente esordito, per uno spezzone di incontro, con la Primavera. Michele, fisico prestante e movenze eleganti, è perfettamente ambidestro e possiede un gran fiuto del goal, quella dote che consente ai suoi fortunati possessori di sbattere la palla dentro sempre e comunque. Poi è veloce nel gioco con o senza palla, abile nel dribbling e nei movimenti negli spazi stretti. Insomma, a parte il colpo di testa, dove ha ancora ampi margini di miglioramento, è quello che si dice un giocatore completo. «Ho un ottimo rapporto con mister Schincaglia, con il quale ho fatto un discreto salto di qualità e i cui insegnamenti mi ha permesso di colmare le lacune che mi portavo dietro, e con Pietro Leonardi, che ha creduto in me nonostante le non positivissime prime stagioni torinesi». Paolucci, i cui idoli si chiamano Van Basten e Van Nistelrooij, è un ragazzo risoluto che sa il fatto suo. «Sin qui mi hanno aiutato la voglia di arrivare e l’ambizione: nonostante i comprensibili problemi di ambientamento, in allenamento cerco sempre di dare il massimo. Poi credo di sapere cosa sia lo spirito di sacrificio e l’umiltà nel carpire i segreti a chiunque mi bazzichi intorno». Paolucci e la scuola. «Frequento regolarmente il quarto anno di ragioneria e me la cavo abbastanza bene com’è giusto, visto che la società e la famiglia su questo non transigono. Se è difficile conciliare il calcio con gli studi? Direi proprio di no, basta stare attenti durante le lezioni e applicarsi il minimo indispensabile, anche perché in genere i professori con noi sono piuttosto comprensivi». Michele e gli amici, Michele e le ragazze. «Bisogna stare attenti, molti sono pseudo amici, ma io credo di saper distinguere quelli che mi vogliono bene davvero. Da circa un anno ho un rapporto con una ragazza che sta lontano da Torino, il che mi consente di sentirmi appagato sentimentalmente, ma di non distrarmi troppo». Quali sono le tue impressioni sul mondo del calcio giovanile professionistico visto dal di dentro? «È certamente meglio di quanto si creda, anche perché quasi tutte le società vi fanno ricorso per necessità, vista la crisi che attanaglia il mondo del calcio, e mettono a disposizione le migliori risorse, sia dal punto di vista professionale, sia sotto il profilo umano. Nella Juve i metodi e gli obiettivi sono di grande spessore, perché la società cerca innanzitutto di far crescere gli uomini, poi i giocatori. L’educazione e il rispetto vengono prima di ogni cosa, vivere in questo ambiente è un piacere e costituisce un modo graduale per entrare a far parte del calcio che conta. E se ci sono degli stress, sono sempre costruttivi». Il gioco della Berretti di quest’anno ci sembra particolarmente brillante: è anche merito dei tuoi goal? «Direi proprio di no, c’è lo zampino degli schemi di Schincaglia e del suo gioco fatto di tattica e di rapidità. Il mister è uno che dedica molto tempo a colmare le lacune dei singoli, non so quanti lo farebbero. Piccoli particolari, d’accordo, ma di grande importanza. Anche contro la Primavera e la Prima Squadra facciamo sempre la nostra figura, grazie a una condizione atletica, garantita dal preparatore Andrea Lemma, costantemente all’altezza della situazione. Insomma, abbiamo tutti i numeri per far bene sin da subito, i 1985 e 1986 della squadra mi sembrano davvero ben amalgamati per consentirci di vincere qualcosa di importante». Di solito quando si arriva a certi livelli, anche se il futuro di Paolucci è ancora tutto da scrivere, non è soltanto merito di chi scende in campo. «Come ho detto, ho vissuto delle stagioni difficili, ma non mi sono perso d’animo grazie soprattutto all’aiuto della famiglia. Mi sono stati vicini e hanno creduto in me quando non andavo tanto bene ed ero giù di morale. Non so quanti si sarebbero comportati così, avendo un figlio lontano da casa». DANIELE PERTICARI, “NERO SU BIANCO” MARZO 2007 È un gruppo di eletti, un gruppo di elementi sorteggiati dal “Dio del calcio” tra un insieme di aspiranti debordante per quantità. Quando ti accorgi di farne parte, ti rendi conto che sei particolare: non per la macchina sportiva dell’ultima generazione che (quasi di sicuro) potrai permetterti nella vita e nemmeno perché le ragazzine verranno da te a chiederti l’autografo perché “sei bono”. No. Quando ti accorgi di essere nato per far parte del gruppo dei bomber ti rendi conto di aver già realizzato una parte del sogno. Perché quando inizi a correre dietro ad un pallone che rotola, ai giardini vicino casa, al campetto improvvisato nel cortile della scuola, in camera da letto usando gli stipiti delle porte come pali, beh, inizi a pensare che essere bomber, fare goal, esultare, mettere “tacche” sul tuo curriculum sia davvero la cosa più bella del mondo. Ti accorgi di essere eletto e ti fermi a pensare se basterà per diventare un grande. Michele Paolucci, ventuno anni compiuti proprio in questi giorni («E mi raccomando, scrivi che sono di Civitanova Marche pur se sono nato a Recanati, mi raccomando davvero, ci tengo») ha praticamente dimenticato l’accento marchigiano («Con i giornalisti, ma con gli amici assolutamente no»). Cinque anni nelle giovanili della Juventus dopo la trafila nella Vis Civitanova e nel Tolentino, la voglia di spaccare il mondo cosciente però che per farlo servono il lavoro e l’equilibrio. «Ho avuto fegato nel 2001 – dice il giovane attaccante dell’Ascoli di Sonetti – perché a quindici anni pensi alla discoteca con gli amici, al divertimento. Io invece scelsi di partire per Torino perché per me il calcio è una specie di missione. Il tutto senza poster in camera, senza miti particolari». Un modo di vivere lo sport e il goal professionale ed emozionante al tempo stesso, un modo che Michele Paolucci ha saputo metabolizzare così bene da non risultare tramortito nel giorno della sua definitiva consacrazione. 28 gennaio e Ascoli (la squadra in cui ha deciso, con un biglietto andata-ritorno da Torino, di provare a vedere che sapore ha la Serie A) con un piede e mezzo in B al San Filippo di Messina. Novanta minuti di battaglia, sudore, delusione, fino al riscatto. Duecento secondi a cavallo del novantesimo, doppietta, flash, interviste (con complimentoni della D’Amico su SKY che non passano mai inosservati), sguardo da bomber sulle copertine dei giornali, equilibrio. «Non è che per una doppietta, ora, sia diventato un eroe. Anche perché la vittoria di Messina deve servire a tutti, perché è merito di tutti, per risalire la china e puntare alla salvezza». Però Paolucci, dopo Messina, ha continuato a segnare ancora. Fa goal, il Michele da Civitanova, lo fa con una facilità impressionante sin da quando era piccino. Tutti si chiedevano: ce la farà anche in Serie A? Sembra proprio di sì, nonostante abbia dovuto aspettare qualche mese (e un problemino del panzer croato Bjelanović) per avere fiducia incondizionata dal tecnico piceno Sonetti. «Quando sono arrivato qualcuno mi guardava con diffidenza, quasi fossi un raccomandato. Dico io: aspettate un attimino, osservate prima di giudicare. Ora che succede? Nulla in particolare, gioco in Serie A a vent’anni, è il massimo per me, specie perché sono vicino a casa e posso raggiungere spesso i miei cari». Adesso può farlo, anche se il suo sogno, ovviamente, è quello di farlo molto più di rado, perché vorrebbe dire essere tornati in maglia juventina, aver timbrato anche sulla faccia dove c’è scritto “ritorno” il biglietto datogli in mano dall’ex responsabile del settore giovanile Nello De Nicola quando l’ha mandato (o meglio, portato) ad Ascoli. «È normale che il mio sogno sia quello di tornare a giocare nella Juventus. Là c’è Alex Del Piero, un grande, ma non a livello tecnico, perché non servo io a testimoniare le sue capacità in campo. Alex è un grande a livello umano: un giorno, con mister Capello, mi ha fatto uno scherzo. Ero arrivato in ritardo a pranzo, ha fatto finta di fare la spia. Quante risate! Si è parlato del Manchester United nel mio futuro: è la Juventus che deve decidere, è solo lei che può farlo ed è la Juventus che aspetto. Anche se potrei liberarmi con due anni di anticipo e se, sono sincero, non ci penserei più di un minuto ad accettare». Chi ha la fortuna di osservarlo da vicino si accorge che è educato (come tutti i giovani della Juve), che è misurato (come tutti i giovani della Juve), che è bravo in campo (come moltissimi dei giovani della Juve), ma che ha altre qualità: il dono di saper esprimere la propria opinione e quello dell’umiltà. Provate a intervistarlo o ad andare al centro sportivo di allenamento dell’Ascoli: Michele Paolucci vi guarderà in faccia se siete della carta stampata, guarderà fisso la telecamera se siete della TV, ma soprattutto, dopo aver fatto tiri, palleggi e punizioni, aspetterà il rientro negli spogliatoi di tutti i compagni e tornerà dopo aver raccolto tutti i palloni della squadra e riempito il sacco. Bravo, umile, ottimo davanti alle telecamere. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/02/michele-paolucci.html
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