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Socrates

Tifoso Juventus
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  1. FABIO GROSSO Nasce a Roma, il 28 novembre 1977 e tira i primi calci nel campionato di Eccellenza con la maglia della Renato Curi, squadra di Città Sant’Angelo.«Il mio percorso è stato un po’ atipico, ho viaggiato in quasi tutte le categorie e la mia carriera ha avuto diversi passaggi. È un’esperienza che mi è servita molto e ha contribuito a farmi trovare pronto quando sono stato chiamato in Nazionale. Tutte le esperienze sono state utili, nessuna esclusa. Ho giocato nei Dilettanti e dentro di me è rimasto tantissimo di quei giorni. Anzi, sono state quelle le esperienze che mi hanno arricchito di più: ho trovato tantissima umanità e piacere nel militare in un calcio lontano dal professionismo. Ho creato qui le basi per affrontare con una certa tranquillità tutto quello che è venuto dopo. Non avevo campioni ai quali ispirarmi. Ammiravo il bel calcio e basta, non c’era un nome su tutti».Il debutto tra i professionisti avviene con il Chieti nel campionato di Serie C2, con il quale in 3 stagioni registra 17 reti in 68 partite, 9 delle quali nella stagione 2000-01 che sancisce la promozione della squadra abruzzese in Serie C1. Grazie alle ottime prestazioni, Grosso è notato dagli osservatori del Perugia e, nell’estate del 2001, passa alla squadra umbra allenata da Serse Cosmi, che lo schiera come esterno di centrocampo nel suo modulo 3-5-2.«Quando sono passato dalla C2 alla A è stato un momento fondamentale. Però la vera svolta è l’essere riuscito a dimostrarmi degno dell’opportunità che mi era stata offerta. Rimanere in vetta è più difficile che arrivarci, l’ho capito in fretta e lo dice uno che, comunque, vi è approdato con un triplo salto di categoria. Ho saputo cogliere l’opportunità, dovevo assolutamente sfruttare l’occasione che mi si era presentata. Per arrivare a certi livelli ho dovuto migliorare tanti aspetti del mio modo di giocare, sotto il punto tecnico e anche fisico. All’inizio della cartiera agivo in avanti, facevo il rifinitore e talvolta sono stato utilizzato anche come punta. Probabilmente nelle squadre in cui ho giocato, ero anche l’elemento più tecnico, cosa ovviamente non più verificatasi in seguito. È stato un grosso aiuto per il futuro avere maturato un’esperienza in quegli altri ruoli, perché quando ho cambiato posizione, ho mantenuto certe caratteristiche e ne è uscito fuori un giocatore un po’ atipico. Una grande spinta me l’ha data il fatto di avere trovato nel Perugia un allenatore come Cosmi che dava fiducia ai ragazzi più giovani e a quelli che arrivavano da categorie più basse come me. È chiaro che così acquisisci molta sicurezza nei tuoi mezzi, ti entra dentro la voglia di sfruttare al meglio questa fortuna e ci metti tutto l’impegno».Nel gennaio del 2004 si trasferisce al Palermo in Serie B, con il quale conquista la promozione in Serie A e l’anno successivo l’accesso alla Coppa Uefa. Le prestazioni in maglia rosanero gli permettono di ottenere la convocazione per i Mondiali tedeschi del 2006.Dopo la rassegna mondiale è ingaggiato dall’Inter. In nerazzurro non riesca a confermare le belle prestazioni siciliane e, nonostante riesca a vincere il campionato e la Supercoppa italiana, è ceduto al Lione. Sarà determinante per la conquista del 7° titolo consecutivo della squadra francese, segnando il gol partita nel match contro lo Strasburgo. Rimane in Francia anche la stagione successiva, ma nell’estate del 2009, dopo l’arrivo del giovane terzino Aly Cissokho dal Porto, decide di lasciare il club lionese.Il 31 agosto 2009, con un accordo raggiunto nell’ultimo giorno della sessione di calciomercato, Grosso si trasferisce a Torino ereditando la gloriosa maglia numero 6. «Esistono tanti grandi club, ma la Juventus non è uguale a nessun altro. La Juventus è la squadra, è la maglia che da bambino sogni d’indossare. Esserci arrivato a 31 anni mi riempie di soddisfazione e darò tutto per sfruttare al meglio quest’occasione», dichiara il giorno della presentazione.Il debutto in maglia bianconera avviene il 12 settembre, allo stadio Olimpico di Roma contro la Lazio. Mette a segno il primo gol juventino il 22 novembre contro l’Udinese, rete decisiva per la vittoria. Altrettanto importante è la rete realizzata il 6 marzo 2010 nella gara vinta 2-1 in trasferta contro la Fiorentina. Chiude la prima stagione con 26 presenze e 2 gol in campionato, 2 presenze in Coppa Italia, 8 presenze nelle coppe europee (6 in Champions League e 2 in Europa League).L’arrivo di Delneri sulla panchina bianconera non giova a Fabio che viene messo fuori rosa. Per effetto dei tanti infortuni che colpiscono la Juventus, torna in gruppo nei primi giorni di settembre, debuttando come titolare il 7 novembre 2010 contro il Cesena. È nuovamente utilizzato nella trasferta contro la Roma del 3 aprile 2011, fornendo gli assist per i 2 gol con cui la sua squadra vince la partita. Chiude la stagione con 19 presenze in campionato e 2 in Coppa Italia.«Sono state fatte delle scelte, ed io ero tra quei giocatori che si voleva cambiassero aria. Sono arrivate delle proposte, ma non le ho volute prendere in considerazione. Dopo un’annata così, non me la sono sentita: sarebbe stato un rammarico, arrivare alla Juve e farci parte solo nell’anno più brutto della storia. Questione di orgoglio? Non volevo che qui si fosse vista solo la brutta figurina. Cosa avrei voluto dire in quegli 8 mesi? Nulla. Preferisco lavorare, ho sempre fatto così. Non mi sono mai esaltato nelle tante cose positive che mi sono successe, non mi butto giù nelle cose negative. Non mi ha fatto piacere la situazione, uno dei momenti più difficili della carriera. Ma l’ho sempre accettata con serenità, sapendo e sperando che prima o poi potesse capitare un’occasione. Chi mi ha aiutato? Brazzo Salihamidzic che era nella mia stessa situazione: venivamo al campo e ci davamo conforto a vicenda. È un tipo intelligente, e una brava persona. Se ero depresso? Mai, sono un ottimista. Funziona che vai al campo e ti alleni: spesso l’ho fatto con il sorriso, anche se non è che c’era tanto da ridere. Com’è andata con Delneri? Magari non era semplicissimo, ma ho rispettato le sue decisioni e quelle della società. E mi sono sempre comportato da professionista».La stagione successiva è nuovamente relegato ai margini della squadra, non facente parte dei piani tecnici di Antonio Conte. Nonostante ciò, il 18 settembre 2011 gioca da titolare nella partita esterna contro il Siena terminata 0-1 per la Juventus. Firma la seconda presenza e ultima presenza il 25 settembre contro il Catania. Nonostante vinca il campionato, è l’unico della rosa juventina a non partecipare alla cerimonia di premiazione avvenuta allo Juventus Stadium il 13 maggio 2012. Nel dicembre 2012 decide di ritirarsi dall’attività agonistica.Esordisce in Nazionale il 30 aprile 2003, nella partita amichevole Svizzera-Italia. Dal 2005 è inserito stabilmente nel gruppo degli Azzurri guidati da Lippi, che lo utilizza come terzino sinistro, spostando Zambrotta sulla fascia destra. Grosso segna il suo primo gol in Nazionale il 3 settembre 2005 a Glasgow, contro la Scozia, nella partita terminata 1-1.Convocato per il Mondiale del 2006, diventa titolare dalla partita contro la Repubblica Ceca, diventando determinante per la squadra azzurra. Negli ottavi di finale contro l’Australia si procura un rigore, poi realizzato da Francesco Totti, che permette all’Italia di passare il turno. Nella semifinale contro la Germania segna il gol che sblocca la partita al 119’ minuto dei tempi supplementari, con un pregevole sinistro a rientrare all’interno dell’area avversaria, su assist di Pirlo. Il 9 luglio, nella finale di Berlino contro la Francia risolta ai calci di rigore, Grosso ha l’onore di realizzare il decisivo quinto tiro, chiudendo la partita sul punteggio di 5-3 con cui l’Italia conquista il quarto titolo mondiale.Il nuovo commissario tecnico Roberto Donadoni, non lo convoca, causa alcuni infortuni. Torna in azzurro nel 2007 e il 13 ottobre realizza il suo terzo gol in Nazionale in occasione di Italia-Georgia, partita valida per le qualificazioni a Euro 2008 disputata a Genova.Grosso esordisce nella competizione subentrando nella partita contro l’Olanda, persa rovinosamente per 3-0. Contro Romania e Francia è schierato titolare, fornendo buone prestazioni. L’Italia raggiunge i quarti di finale che la vedono opposta alla Spagna. La partita si protrae fino ai calci di rigore: Fabio realizza il suo tiro, ma gli errori dei compagni fanno sì che a passare il turno sia la compagine iberica.Grosso è chiamato da Lippi a far parte della Nazionale che disputa la Confederations Cup 2009, dove l’Italia non supera il girone eliminatorio. Poche settimane dopo, il 9 settembre 2009, realizza una rete nella partita Italia-Bulgaria, valida per le qualificazioni al Mondiale e tenutasi a Torino.L’anno seguente è incluso nella lista preliminare dei 30 giocatori scelti per partecipare al Mondiale sudafricano. Sarà poi escluso dalla lista definitiva, terminando in questo modo la sua avventura azzurra. «Non è una cosa che mi piace raccontare. Non ho condiviso la decisione, ma l’ho accettata. E sono andato avanti. Cosa penso di Lippi? Al di là dell’episodio, che mi ha dato fastidio, non posso avere che un ricordo ultra positivo: mi ha dato delle opportunità. Che ho sfruttato: tanti ne hanno, ma i treni bisogna saperli prendere». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/12/fabio-grosso.html
  2. FABIO GROSSO https://it.wikipedia.org/wiki/Fabio_Grosso Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 28.11.1977 Ruolo: Difensore Altezza: 190 cm Peso: 82 kg Nazionale Italiano Soprannome: Fenicottero Alla Juventus dal 2009 al 2012 Esordio: 12.09.2009 - Serie A - Lazio-Juventus 0-2 Ultima partita: 25.09.2011 - Serie A - Catania-Juventus 1-1 59 presenze - 2 reti 1 scudetto Campione del mondo 2006 con la nazionale italiana Fabio Grosso (Roma, 28 novembre 1977) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore o centrocampista, tecnico del Frosinone, campione del mondo con la nazionale italiana nel 2006. Fabio Grosso Grosso nel 2008 Nazionalità Italia Altezza 190 cm Peso 82 kg Calcio Ruolo Allenatore (ex difensore, centrocampista) Squadra Frosinone Termine carriera 5 dicembre 2012 - giocatore Carriera Squadre di club 1994-1998 Renato Curi 108 (47) 1998-2001 Chieti 68 (17) 2001-2004 Perugia 67 (7) 2004-2006 Palermo 90 (2) 2006-2007 Inter 23 (2) 2007-2009 Olympique Lione 53 (2) 2009-2012 Juventus 59 (2) Nazionale 2003-2009 Italia 48 (4) Carriera da allenatore 2013-2014 Juventus Primavera (Vice) 2014-2017 Juventus Primavera 2017-2018 Bari 2018-2019 Verona 2019 Brescia 2020-2021 Sion 2021- Frosinone Palmarès Mondiali di calcio Oro Germania 2006 Biografia Nato a Roma da una famiglia originaria di San Giovanni Lipioni, nel Chietino, ma cresciuto a Pescara, è sposato con Jessica Repetto (figlia di Giorgio, dirigente calcistico ed ex giocatore), dalla quale ha avuto due figli. Caratteristiche tecniche Giocatore Terzino sinistro e mancino, all'occorrenza poteva essere schierato come esterno di centrocampo; era abile anche nei calci di punizione. È stato considerato uno dei migliori interpreti italiani del ruolo negli anni 2000. Tra i dilettanti della Renato Curi e in Serie C2 con il Chieti ha giocato stabilmente come trequartista. In seguito l'allenatore Serse Cosmi, negli anni al Perugia, vista la sua abilità nella corsa e nel cross lo ha trasformato con successo in terzino. Carriera Giocatore Club Gli inizi, Chieti e Perugia Grosso (in piedi, terzo da destra) nel Chieti della stagione 1998-1999 La carriera di Grosso cominciò nel campionato di Eccellenza, dove vestì la maglia della Renato Curi, che all'epoca era la seconda squadra di Pescara, con cui segnò 47 gol in poco più di 100 presenze. Il debutto tra i professionisti avvenne con il Chieti nel campionato di Serie C2, con il quale in tre stagioni registrò 17 reti in 68 partite, 9 delle quali nella stagione 2000-2001 che sancì la promozione della squadra abruzzese in Serie C1. Grazie a quanto messo in mostra con i neroverdi, Grosso venne notato dagli osservatori del Perugia e così, nell'estate del 2001, passato alla squadra allora allenata da Serse Cosmi, cominciò a giocare dapprima come esterno di centrocampo nel modulo 3-5-2, e poi come terzino sinistro, disputando tre stagioni in Serie A e cominciando a imporsi a livello nazionale. Con la formazione umbra conquistò quello che rimane il suo unico trofeo europeo, la Coppa Intertoto UEFA 2003. Palermo Il 30 gennaio 2004 fu ingaggiato dal Palermo allora militante in Serie B, con il quale conquistò subito il ritorno nella massima divisione (21 presenze e un gol in campionato) e l'anno seguente l'accesso alla Coppa UEFA, dopo aver conquistato il 6º posto contribuendo con 36 presenze e una rete. Restò legato ai rosanero per un altro anno, con un totale di 90 presenze e 2 gol in campionato, 8 presenze in Coppa Italia e 8 presenze in Coppa UEFA. Le prestazioni con il Palermo, che lo fecero emergere tra i migliori terzini del campionato italiano, gli permisero di ottenere la convocazione per il campionato del mondo 2006 in cui Grosso assurse tra i protagonisti della vittoriosa spedizione azzurra. Inter e Olympique Lione Al termine del Mondiale 2006, in cui fu protagonista, il 13 luglio 2006 fu ufficializzata la sua cessione all'Inter (per 6,5 milioni di euro) e, al contempo, l'arrivo a titolo definitivo di Paolo Hernán Dellafiore al Palermo. Nonostante l'esordio in UEFA Champions League e la vittoria della Supercoppa italiana 2006 e del suo primo scudetto, all'Inter non trovò la continuità avuta in Sicilia. Con i nerazzurri raccolse 23 presenze con due reti in campionato e una in Coppa Italia. Nell'estate seguente fu ceduto all'Olympique Lione per 7,5 milioni di euro; vinse la Supercoppa di Francia, la Coppa di Francia e, al culmine di una stagione da titolare, fu determinante per la conquista del settimo titolo francese consecutivo per la sua squadra, segnando il gol partita nel match contro lo Strasburgo. Restò a Lione anche la stagione seguente, collezionando in due anni 71 presenze e 3 gol tra campionato e coppe. Nell'estate del 2009, dopo l'arrivo del giovane terzino Aly Cissokho dal Porto, Grosso decise di lasciare il club. Juventus Il 31 agosto 2009, con un accordo raggiunto nell'ultimo giorno della sessione di calciomercato, Grosso tornò in Italia trasferendosi alla Juventus, che versò al Lione circa due milioni di euro; al giocatore fu assegnata la maglia n. 6 che fu, tra gli altri, di Gaetano Scirea. Debuttò con la Juventus il 12 settembre allo Stadio Olimpico di Roma contro la Lazio (0-2), mentre segnò il primo gol il 22 novembre contro l'Udinese, su cross di Martín Cáceres, marcatura peraltro decisiva per la vittoria della sua squadra (1-0). Altrettanto importante fu la rete realizzata il 6 marzo 2010 nella gara vinta 2-1 in trasferta contro la Fiorentina. Chiuse la prima stagione alla Juventus con 26 presenze e 2 gol in campionato, 2 presenze in Coppa Italia, 8 presenze nelle coppe europee (6 in Champions League e 2 in Europa League) per un totale di 36 presenze e 2 gol. Non rientrando più nei piani della società, in seguito alla mancata cessione nel calciomercato estivo del 2010 Grosso fu messo fuori rosa. Tornò in gruppo nei primi giorni di settembre, debuttando come titolare non prima del 7 novembre 2010 contro il Cesena (3-1 per la Juventus) e ciò per effetto dei molti infortuni che colpirono la squadra e nonostante la contrarietà di qualche dirigente. Tornato una riserva e rimasto ai margini della rosa per due mesi, fu nuovamente utilizzato, da titolare, nella trasferta contro la Roma del 3 aprile 2011, in cui fu l'autore degli assist per i due gol con cui la sua squadra vinse. Chiuse la stagione con 19 presenze in campionato e 2 in Coppa Italia. La stagione successiva fu relegato nuovamente ai margini della squadra in quanto non facente più parte dei piani tecnici di Antonio Conte. Nonostante ciò il 18 settembre 2011 giocò da titolare nella partita esterna contro il Siena terminata 0-1. Firmò la seconda presenza in questa stagione il 25 settembre contro il Catania, dopodiché non venne più preso in considerazione dal tecnico Antonio Conte. A fine anno vinse lo scudetto con una giornata d'anticipo; nonostante ciò fu l'unico della rosa juventina a non partecipare alla cerimonia di premiazione avvenuta allo Juventus Stadium il 13 maggio 2012. A fine stagione rimase svincolato, per poi ritirarsi dall'attività agonistica il 5 dicembre successivo. Nazionale 2003-2006 Esordì in nazionale il 30 aprile 2003, nella partita amichevole Svizzera-Italia (1-2). Sotto la gestione del commissario tecnico Giovanni Trapattoni fu poi utilizzato in altre due occasioni. A partire dal 2005 fu inserito stabilmente nel gruppo degli Azzurri da Marcello Lippi, che dopo poche partite lo promosse a terzino sinistro titolare, spostando Zambrotta sulla fascia destra. Grosso segnò il suo primo gol in nazionale il 3 settembre 2005 a Glasgow, contro la Scozia (1-1). Mondiale 2006 Grosso durante la finale del campionato mondiale di calcio 2006 contro la Francia Grosso integrò il gruppo dei 23 calciatori italiani vincitori del campionato del mondo 2006. Inizialmente impiegato come riserva, divenne titolare a cominciare dalla terza partita del torneo, contro la Rep. Ceca, dimostrandosi da lì in poi determinante per la squadra. Al 3' di recupero degli ottavi di finale contro l'Australia si procurò un rigore poi realizzato da Francesco Totti, che permise all'Italia di passare il turno, pur avendo giocato quasi tutto il secondo tempo in inferiorità numerica. Il 4 luglio, nella semifinale contro la Germania segnò il gol che sbloccò la partita al 119' dei tempi supplementari, quando da un calcio d'angolo di Del Piero, il pallone arrivò sui piedi di Andrea Pirlo, che servì Grosso smarcato dentro l'area di rigore avversaria; quest'ultimo s'inventò un tiro a giro d'interno sinistro, di prima intenzione, che superò Jens Lehmann sul palo più lontano siglando l'1-0 a un minuto dalla fine della partita. Al 120' arrivò il 2-0 di Alessandro Del Piero e l'Italia conquistò la finale contro la Francia. Il 9 luglio, nella finale di Berlino risoltasi ai tiri di rigore dopo l'1-1 dei tempi regolamentari e di quelli supplementari, Grosso entrò nella storia del calcio italiano realizzando il quinto e ultimo tiro della sua squadra, chiudendo la partita sul punteggio di 5-3 d.c.r. con cui l'Italia conquistò il suo quarto successo nella competizione, a 24 anni di distanza dall'ultimo. 2007-2009 Grosso in azione con la Nazionale nel 2008 All'inizio della gestione tecnica di Roberto Donadoni, Grosso non fu convocato a causa di alcuni infortuni. Tornò a essere selezionato nel 2007, e il 13 ottobre a Genova realizzò il suo terzo gol in Nazionale in occasione di Italia-Georgia (2-0), partita valida per le qualificazioni a Euro 2008. Grosso fu quindi convocato per il campionato d'Europa 2008 e, all'esordio contro i Paesi Bassi (vittoriosi per 0-3), cominciò come riserva subentrando nel secondo tempo. In seguito guadagnò la titolarità per le restanti gare del girone, contro Romania e Francia, giocando ancora positivamente. L'Italia raggiunse i quarti di finale che la videro opposta alla Spagna, e Grosso realizzò il primo tiro di rigore nella serie necessaria per assegnare la vittoria, allorché la partita si protrasse oltre i tempi regolamentari e supplementari sullo 0-0; tuttavia i successivi errori dei suoi compagni fecero sì che a passare il turno fossero gli avversari, in forza del punteggio di 4-2. In seguito Grosso fu chiamato a far parte della nazionale anche da Lippi, tornato alla guida della squadra, disputando così la FIFA Confederations Cup 2009, dove l'Italia non superò il girone eliminatorio. Poche settimane dopo, il 9 settembre 2009, Grosso realizzò un gol nella partita Italia-Bulgaria (2-0), valida per le qualificazioni al Mondiale 2010 e tenutasi a Torino. L'anno seguente fu incluso nella lista preliminare dei 30 giocatori scelti per partecipare al Mondiale, tuttavia il 17 maggio fu depennato assieme all'allora compagno di squadra Antonio Candreva. Allenatore Gli inizi, giovanili juventine Il 10 dicembre 2012 inizia a frequentare a Coverciano il corso di abilitazione per il master di allenatori professionisti Prima Categoria - UEFA Pro, ottenendo la qualifica il 5 luglio 2013. L'11 luglio ritorna alla Juventus, nominato vice allenatore della formazione Primavera, affiancando in panchina Andrea Zanchetta; l'11 marzo 2014 viene nominato capo allenatore, a seguito dell'esonero di Zanchetta. Confermato sulla panchina per la stagione seguente, nel marzo del 2016 vince con i giovani bianconeri il Torneo di Viareggio, superando in finale i pari età del Palermo; nella stessa stagione raggiunge con la squadra le finali di Coppa Italia Primavera e Campionato Primavera, perse rispettivamente contro Inter e Roma. Bari, Verona e Brescia Il 13 giugno 2017 si accorda con il Bari, in Serie B. Chiude la stagione al sesto posto finale, in seguito declassato al settimo causa due punti di penalizzazione inflitti al club; qualificato ugualmente ai play-off, viene eliminato nel turno preliminare dal Cittadella, dopo un pareggio (2-2), proprio per il peggior piazzamento in classifica maturato dai pugliesi nella stagione regolare. A fine stagione recede dal suo contratto con la società biancorossa, in seguito fallita. Il 21 giugno 2018 diventa il nuovo tecnico del Verona, ancora tra i cadetti. Il 1º maggio 2019, dopo la sconfitta per 2-3 subita in casa contro il Livorno e con la squadra al limite della zona play-off, viene esonerato. Il 5 novembre 2019 rescinde il contratto che lo legava al club scaligero, e nello stesso giorno viene nominato allenatore del Brescia, in Serie A, in sostituzione dell'esonerato Eugenio Corini. Tuttavia rimane sulla panchina delle Rondinelle lo spazio di 3 partite, tutte perse, fin quando il 2 dicembre 2019 viene sollevato dall'incarico in favore del ritorno dello stesso Corini. Sion e Frosinone Il 25 agosto 2020 si accorda con il Sion, formazione svizzera di Super League; viene esonerato il 5 marzo 2021, con la squadra penultima in classifica. Il 23 dello stesso mese subentra all'esonerato Alessandro Nesta sulla panchina del Frosinone, in quel momento al dodicesimo posto in Serie B, a 6 punti dalla zona play-off, ma altrettanto vicina a quella play-out. Il successivo 2 aprile, al debutto sulla panchina gialloblù, pareggia per 0-0 con la Reggiana; per la prima vittoria deve attendere il 1º maggio, con il 3-1 sul Pisa. Con 3 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte termina il campionato al decimo posto con 50 punti, riuscendo a salvare la squadra dal rischio retrocessione. Nella stagione seguente fallisce all'ultima giornata l'accesso ai play-off, chiudendo la regular season al nono posto, a pari punti con il Perugia ma soccombendo dinanzi al peggiore ruolino frusinate negli scontri diretti. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Palermo: 2003-2004 Supercoppa italiana: 1 - Inter: 2006 Campionato italiano: 2 - Inter: 2006-2007 - Juventus: 2011-2012 Supercoppa francese: 1 - Olympique Lione: 2007 Campionato francese: 1 - Olympique Lione: 2007-2008 Coppa di Francia: 1 - Olympique Lione: 2007-2008 Competizioni internazionali Coppa Intertoto UEFA: 1 - Perugia: 2003 Nazionale Campionato mondiale: 1 - Germania 2006 Allenatore Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2016 Onorificenze Collare d'oro al Merito Sportivo — Roma, 23 ottobre 2006. Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana — 12 dicembre 2006. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.
  3. FELIPE MELO ENRICA TARCHI, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’AGOSTO 2009 NemiciAmici. La prima volta che Felipe Melo e Diego si incontrano è in un confronto al vertice che vale il titolo brasiliano. Ha la meglio il Flamengo, che batte il Santos di Diego grazie a un proprio a un gol di Felipe Melo, che pure attaccante non è, ma che da centrocampista di gol ne realizza parecchi. Ora le strade di Felipe Melo e Diego si incrociano di nuovo, ma i sogni e gli obiettivi sono comuni. A unirli, poi, c’è la passione del popolo bianconero che li ha travolti, in un’estate carica di aspettative e di voglia di vincere. Mentre gli aficionados del ritiro di Pinzolo impazzivano per il trequartista, una folata di vento fresco smuoveva la calda estate torinese: ecco Felipe Melo, trionfatore della Confederations Cup, il “colpo” che completa il mercato bianconero. Il suo arrivo alla Juventus è accompagnato dalle anticipazioni dei giornali, che danno la cosa per fatta da qualche giorno. Ma i tifosi che vogliono la voce ufficiale della società si collegano al sito e non trovano ancora conferme. «Sarà vero? – si chiedono – Sarà il classico rumor di mezza estate o arriva davvero il numero 5 del Brasile?». La società segue la solita, obbligata, trafila: come Borsa comanda, non si dice nulla fino a quando l’accordo non è nero su bianco. Quello con il giocatore e quello con la Fiorentina. Non si fanno parole neanche sulle visite mediche, che non sfuggono invece ai media. Sono quattro o cinque i cronisti che il 14 luglio, giorno del suo arrivo a Torino, si presentano alla Clinica Fornaca alle 8 del mattino. Melo non ce la fa a tenere per sé la propria soddisfazione e li accoglie con un sorriso: «Sono contento di essere qui – dice – bisogna lavorare, lavorare, siamo una grande squadra». Un’ora dopo i giornalisti sono quasi una trentina davanti all’Istituto di Medicina dello Sport. L’inseguimento continua all’Hotel Principi di Piemonte, dove Felipe Melo recupera la moglie Roberta per recarsi in sede a incontrare il direttore sportivo Alessio Secco. Nel frattempo, Felipe, accompagnato dal padre Jorge, non aveva resistito alla tentazione di calpestare il terreno dell’Olimpico, che presto sarà il “suo” campo. È qui incontra Juventus Channel per la prima volta. Poche parole ma autentiche: «Sono contento che anche mio padre sia con me oggi, perché è grazie a lui e a mia madre, che ora è in Brasile a prendersi cura dei miei tre figli, che sono arrivato fin qui. Non dimenticherò mai i sacrifici che hanno fatto per permettermi di continuare a giocare e ora voglio condividere con loro ogni momento delle gioie che sto vivendo». Questo e altro ha raccontato ai microfoni della tv bianconera, che ha poi trasmesso il servizio ad annuncio ufficiale avvenuto, il giorno successivo. Dopo la firma, ecco finalmente l’incontro con Hurrà Juventus. Una conversazione che ha messo in evidenza la voglia e la determinazione di un giocatore che sa di avere l’occasione giusta nel momento giusto. – Felipe, partiamo dal Brasile, che hai lasciato dopo aver vinto con il Flamengo e aver giocato nel Cruzeiro e nel Gremio. Perché la scelta, comune a molti tuoi connazionali, di venire in Europa? «Perché dopo aver giocato in grandi squadre del mio Paese ho sentito la voglia di fare un’esperienza nuova e l’Europa per tutti noi brasiliani è un salto di qualità. Meglio se la raggiungi, come me, avendo prima vinto qualcosa di importante». – La Spagna dunque, in primis il Maiorca. «È stata l’occasione per adattarmi a un nuovo calcio e l’ho fatto anche grazie a una vostra vecchia conoscenza, Mark Iuliano, con il quale spesso ho parlato dell’Italia». – A quell’epoca eri giovanissimo. «Avevo solo vent’anni, ma devo dire che mi sono subito adattato bene, anche perché ritengo che il calcio spagnolo assomigli per certi aspetti a quello brasiliano». – Tu sei nato centrocampista, ma hai avuto esperienze anche in altri ruoli, com’è successo? «Premetto che nel Maiorca di Cuper giocavo nel mio ruolo, come facevo nelle varie Under giovanili del mio paese. Poi sono passato al Racing Santander e lì ho vissuto qualche difficoltà. Il mio allenatore Miguel Portugal diceva che non avevo le qualità per giocare a centrocampo e mi spostava in tutti i ruoli, da terzino ad attaccante». – Non è stato un momento facile. «Direi di no, però ho avuto il sostegno della mia famiglia e di mia moglie, che mi ha seguito ovunque, e l’ho superato». – Però con Racing ti sei tolto la grande soddisfazione di battere il Real Madrid al Bernabeu segnando anche un gol. «È stato molto bello, non avevo ancora segnato in quella stagione. Mi sono trovato davanti una squadra piena di stelle, da Zidane a Ronaldo. Ho realizzato il gol-partita davanti a 90 mila spettatori, immaginate la gioia. Era l’ultima partita prima della sosta natalizia, quindi ho raggiunto la mia famiglia in Brasile per festeggiare». – Parlando del tuo rapporto con l’allora allenatore, com’è andata a finire? «Le nostre strade si sono divise, lui è andato a fare il dirigente al Real Madrid, io a giocare ad Almeria, dove da subito mi hanno messo a centrocampo: alla fine della stagione sono risultato, assieme a Xavi del Barcellona, il miglior centrocampista della Liga. Portugal comunque mi chiamò chiedendomi scusa...». – Alla Juve hai scelto il numero 4 che portavi proprio quando giocavi ad Almeria. «È un numero che mi ha portato fortuna, infatti quell’anno ho segnato 7 gol giocando a centrocampo». – Siamo all’estate 2008, quando arriva la chiamata italiana. «Ho accettato volentieri di venire nel vostro campionato, anche perché la Fiorentina fin da subito aveva dimostrato di credere in me e di volermi fortemente. Come ho detto ringrazio ancora tutto l’ambiente per come sono stato accolto e trattato nel corso della scorsa stagione». – Un’annata che ha visto anche il tuo esordio in Nazionale. «A febbraio, a Wembley, proprio contro l’Italia (2-0 per il Brasile). Da quel momento sono stato sempre convocato da Dunga, dieci partite e mai una sostituzione. Ho fatto anche due gol, e quest’estate ho vissuto la soddisfazione di vincere la Confederations Cup». – Durante la quale hai avuto modo di parlare con qualche bianconero? «Sì, con Gigi Buffon. Gli altri nuovi compagni invece li conoscevo solo di fama, a parte Diego e Amauri. Con quest’ultimo avevo avuto modo di scambiare qualche parola in merito alla sua scelta relativa alla Nazionale durante la partita tra Fiorentina e Juventus». – In Brasile, quando ti dicevano Juve, a cosa pensavi? «A una delle squadre con la più grande tradizione al mondo, a Del Piero, Trezeguet, Buffon e Roberto Baggio. Non so se è stato anche per quel famoso rigore sbagliato ai Mondiali, ma tra i campioni bianconeri di sempre lui è uno che viene nominato e ricordato spesso». – Baggio, un giocatore che ha fatto il tuo stesso passaggio, Fiorentina-Juventus, ma forse in modo più turbolento. «Come ho detto appena arrivato, i tifosi viola capiranno, il mio passaggio alla Juventus è un bene per tutti». – Come ti sei trovato nel calcio italiano durante la tua stagione passata alla Fiorentina? «Molto bene, è un calcio fisico, di forza, e questo mi piace». – Il popolo bianconero è impazzito alla notizia del tuo arrivo in bianconero. Da quando hai cominciato ad avvertire di essere un giocatore “famoso”? «Diciamo che il salto di qualità è iniziato ad Almeria, poi sicuramente a Firenze, perché ho fatto una stagione importante. In viola sono arrivato come un giocatore importante e i fiorentini mi hanno trasformato in idolo». – Ora in Brasile chi sono gli idoli tra i tuoi connazionali? «Kakà e Ronaldo, che è tornato a fare molto bene. Poi ce ne sono tanti altri, ma loro due sono in vetta alla classifica delle preferenze della gente». – Proprio Kakà è finito, assieme a Cristiano Ronaldo, al Real Madrid. Sarà questa la squadra da battere? «Secondo me la squadra da battere è il Barcellona, che ha vinto tutto. Il Real ha preso grandi campioni, ha costruito una squadra forte, ma lo deve ancora dimostrare sul campo». – Il Barcellona di Guardiola, il Milan di Leonardo, la Juve di Ferrara. Largo ai giovani… «È una politica che mi piace molto. Pensate che Leonardo è stato mio compagno di squadra nel Flamengo! Sinceramente penso che un allenatore giovane, che ha smesso da poco i panni di calciatore, conosca bene i giocatori e sappia come trattarli». – Tu sei uno che in squadra fa gruppo o sei piuttosto un solitario? «Scherziamo? Ritengo che il gruppo sia fondamentale, perché quando giochi in una squadra dove non c’è armonia non vinci niente, mentre a volte una squadra meno forte di altre, ma che ha un gruppo solido, vince». – Sotto quest’aspetto sei già in perfetta sintonia con il tuo nuovo allenatore, la cui filosofia è proprio questa… «Bene, quindi non resta che mettersi al lavoro per fare una grande stagione». – Dove può arrivare questa Juve? «Come ho detto per il Real Madrid, anche noi abbiamo tutto da dimostrare sul campo. Ma sono certo che la Juventus può giocarsela con chiunque, in Italia e in Europa». 〰.〰.〰 Debutta in campionato il 30 agosto seguente in trasferta contro la Roma, segnando anche il gol del 3-1 finale dopo una stupenda progressione palla al piede. Si ripete andando in rete anche il 7 novembre contro l’Atalanta, con un tiro dalla distanza sotto l’incrocio dei pali e nella gara di ritorno contro i bergamaschi, mette a referto il decisivo gol del 2-1 con un colpo di testa. Disputa però un campionato al di sotto delle aspettative, sicuramente non all’altezza dell’enorme cifra spesa per acquistarlo: questa situazione lo porta a un rapporto difficile con i tifosi, che spesso lo contestano. Comunque sia, ha la piena fiducia sia di Ferrara sia di Zaccheroni e, al termine della sua prima stagione in bianconero, colleziona 40 presenze e 3 gol. Quella stessa estate è convocato dal C.T. brasiliano, Carlos Dunga, per il Mondiale 2010 in Sudafrica, dove i verdeoro sono eliminati ai quarti di finale contro l’Olanda. In questa partita, dopo aver fornito l’assist a Robinho per il gol del vantaggio, causa un’autorete, perde la marcatura di Sneijder su un calcio d’angolo, consentendogli di segnare di testa il gol del definitivo 2-1, e rimedia un’espulsione dopo un pestone all’avversario, subendo aspre critiche in patria. «Dopo il Mondiale non avevo più motivazioni per giocare. Non avevo allegria e avevo deciso di lasciare il calcio. Ho giocato un buon Mondiale, ma in Brasile dicevano tutti che si era perso per colpa di Felipe. Non è giusto. Chi ne capisce di calcio, sa che basta vedere gli occhi dei giocatori olandesi prima della mia espulsione per capire come mai hanno vinto. Io non sono un angelo, ho capito che posso essere duro, ma senza esagerare. A 27 anni si può ancora cambiare. La fiducia di Delneri e Marotta? Questo mi ha aiutato a cambiare, ho capito che c’è chi crede in Felipe Melo». Parte da titolare anche la stagione successiva e realizza il suo primo gol stagionale, su rigore con tanto di “cucchiaio”, nella partita casalinga col Lecce vinta per 4-0. Il 6 gennaio, nella partita casalinga persa contro il Parma, al 16’ del primo tempo è autore di un fallo di reazione ai danni di Paci che gli costa l’espulsione e lo obbliga a scontare tre giornate di squalifica. Rientra nella gara del 30 gennaio persa all’Olimpico contro l’Udinese per 1-2. Chiude la sua seconda stagione bianconera con 38 presenze e un gol. Il 22 luglio 2011 è ceduto in prestito oneroso al Galatasaray, terminando la sua avventura a Torino, senza lasciare un ricordo particolarmente felice. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2011/09/felipe-melo.html
  4. FELIPE MELO https://it.wikipedia.org/wiki/Felipe_Melo Nazione: Brasile Luogo di nascita: Volta Redonda Data di nascita: 26.06.1983 Ruolo: Centrocampista Altezza: 183 cm Peso: 80 kg Nazionale Brasiliano Soprannome: Comandante Alla Juventus dal 2009 al 2011 Esordio: 30.08.2009 - Serie A - Roma-Juventus 1-3 Ultima partita: 15.05.2011 - Serie A - Parma-Juventus 1-0 78 presenze - 4 reti Confederations Cup 2009 con la nazionale brasiliana Felipe Melo de Carvalho, noto semplicemente come Felipe Melo (Volta Redonda, 26 giugno 1983), è un calciatore brasiliano con passaporto spagnolo, centrocampista della Fluminense. Felipe Melo Felipe Melo con il Galatasaray nel 2014 Nazionalità Brasile Altezza 183 cm Peso 80 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Fluminense Carriera Squadre di club 2001-2002 Flamengo 26 (3) 2002-2003 Cruzeiro 31 (2) 2003-2004 Grêmio 19 (3) 2004-2005 Maiorca 7 (0) 2005-2007 Racing Santander 48 (6) 2007-2008 Almería 33 (7) 2008-2009 Fiorentina 29 (2) 2009-2011 Juventus 78 (4) 2011-2015 Galatasaray 114 (15) 2015-2017 Inter 31 (1) 2017-2021 Palmeiras 63 (5) 2021- Fluminense 1 (0) Nazionale 2009-2010 Brasile 22 (2) Palmarès Confederations Cup Oro Sudafrica 2009 Biografia Prima d'intraprendere la carriera calcistica praticava jiu jitsu brasiliano. È sposato con Roberta e ha quattro figli: tre maschi, David, Luke e Linyker, e una femmina, Pietra. Fa parte dell'associazione Atleti di Cristo. Caratteristiche tecniche Dotato di forte personalità – caratteristica che gli ha valso il soprannome di Comandante –, Felipe Melo è un centrocampista centrale la cui collocazione preferita è quella di mediano. La sua foga agonistica lo porta a ricevere spesso sanzioni disciplinari. Come dimostrato durante la sua prima stagione al Galatasaray, riesce a fornire le prestazioni migliori quando viene adibito a compiti offensivi, libero dal dover fornire copertura davanti alla linea di difesa. Carriera Club Gli esordi in Brasile e l'esperienza spagnola Felipe Melo inizia la sua carriera da professionista nel Flamengo giocando dal 2001 al 2003 collezionando 23 presenze e 3 gol. Nel 2003 si trasferisce al Cruzeiro giocando 31 partite e segnando 2 reti. L'anno successivo viene ceduto al Grêmio nel quale gioca 19 partite segnando 4 goal. Nel 2005 firma un contratto con il Maiorca dove però gioca solo 7 partite non segnando neanche un gol e nello stesso anno viene venduto al Racing Santander con il quale gioca fino al 2007 collezionando in due anni 49 presenze e 6 reti. Nella stagione 2007-2008 Felipe gioca nell'Almeria dove disputa la prima divisione spagnola mettendo a segno anche 7 reti in 34 presenze. I tifosi dell'Almeria lo hanno eletto, tramite il sito ufficiale del club, miglior giocatore della stagione 2007-2008. Fiorentina e Juventus Melo ai tempi della Juventus Il 2 giugno 2008 viene ufficializzato dalla Fiorentina il suo passaggio in viola per € 8 milioni. Debutta il 12 agosto, durante l'andata del preliminare di Champions League contro lo Slavia Praga. L'esordio in campionato avviene il 30 agosto contro la Juventus (1-1), mentre la prima rete in maglia viola arriva contro l'Atalanta (2-1), il 9 novembre. Il giocatore chiude la stagione con 29 presenze e 2 gol in campionato, una presenza in Coppa Italia e 9 presenze nelle coppe europee (7 in Champions League e 2 in Coppa Uefa) per un totale di 39 presenze e 2 gol. Il 15 luglio 2009 la Juventus ufficializza l'acquisto del giocatore per € 25 milioni. Felipe Melo debutta in campionato il 30 agosto seguente in trasferta contro la Roma, segnando anche il gol dell'1-3 finale; insieme alla squadra, disputa un campionato al di sotto delle aspettative, e lui, a causa del suo elevato prezzo d'acquisto, è uno di quelli presi di mira maggiormente dalla stampa sportiva e a volte anche dai tifosi, con i quali, in queste situazioni negative, ha avuto un rapporto turbolento. Lascia la Juventus dopo due stagioni, collezionando 78 presenze e 4 reti totali. Galatasaray Felipe Melo in campo col Galatasaray Il 22 luglio 2011 viene ceduto in prestito oneroso al Galatasaray per 1,5 milioni di euro con diritto di riscatto fissato a 13 milioni. In Süper Lig segna 3 gol nelle prime 5 partite ufficiali diventando anche il rigorista della squadra. Chiude il campionato con 30 presenze e 10 gol realizzati, grazie ai suoi gol il Galatasaray conquista i Play-off per il titolo di Turchia. Il 12 maggio 2012 vince, insieme al Galatasaray, i play-off per il titolo e così conquista il titolo di campione di Turchia; conclude i play-off con 6 partite giocate nelle quali ha segnato 2 gol. Il 10 agosto 2012, Felipe Melo torna alla squadra turca in prestito oneroso di 1,75 milioni con diritto di riscatto fissato a 6,5 milioni. Il 24 novembre 2012, negli ultimi minuti della partita tra Elazığspor e Galatasaray valida per la 13ª giornata di campionato, il portiere Fernando Muslera è stato espulso all'89'; Felipe Melo lo ha sostituito e ha parato il rigore che ha permesso alla sua squadra di vincere 1-0 grazie alla rete segnata precedentemente da Yekta Kurtuluş. Il 30 giugno 2013 la società turca non esercita il diritto di riscatto sul cartellino del giocatore, che torna quindi momentaneamente alla Juventus; il 20 luglio 2013 viene però acquistato a titolo definitivo dal Galatasaray per 3,75 milioni di euro, con bonus di 0,5 milioni a seguito del raggiungimento di determinati obiettivi sportivi da parte del Galatasaray nelle prossime stagioni. Inter Il 31 agosto 2015 viene ceduto a titolo definitivo all'Inter per 3,7 milioni di euro (più 500.000 euro di bonus per ogni qualificazione alla Champions entro la stagione 2017-2018) firmando un contratto biennale con opzione per il terzo anno da circa 2,5 milioni l'anno; qui ritrova il suo allenatore ai tempi del Galatasaray Roberto Mancini. Sceglie per la sua nuova avventura neroazzurra di indossare il numero 83. Esordisce con una maglia da titolare nel derby della Madonnina vinto 1-0 sui cugini del Milan offrendo subito un'ottima prestazione. Il 23 settembre segna il primo gol nella vittoria per 1-0 contro l'Hellas Verona. Offre buone prestazioni fino al 20 dicembre quando contro la Lazio causa il rigore che vale la seconda sconfitta in campionato e soprattutto si fa espellere nel finale per un brutto intervento ai danni di Lucas Biglia che gli costa tre giornate di squalifica. In seguito non riesce a ripetersi come nella prima parte di stagione e chiude l'anno con 28 presenze e 1 gol. La stagione seguente finisce ai margini della rosa con i nuovi allenatori Frank de Boer prima e successivamente Stefano Pioli giocando solo 10 partite; in tutto con l'Inter in un anno e mezzo ha giocato quindi 38 partite e segnato 1 gol. Palmeiras Il 12 gennaio 2017 viene ufficializzato il trasferimento di Felipe Melo al Palmeiras in prestito fino al 30 giugno; il giocatore firma un contratto fino al 2019. A fine anno vince il campionato col Palmeiras. L'8 novembre 2020, nel corso della gara contro il Vasco de Gama, si frattura la caviglia sinistra. Il 30 gennaio 2021 vince la Coppa Libertadores 2020 contro il Santos. Fluminense Il 13 dicembre 2021 firma un contratto biennale con il Fluminense. Nazionale Il 26 gennaio 2009 riceve la sua prima convocazione con la maglia del Brasile da parte del Commissario Tecnico Carlos Dunga, in vista dell'amichevole contro l'Italia del 10 febbraio ed esordisce da titolare nella stessa. Alla terza presenza, in una gara contro il Perù, mette a segno il suo primo gol con la Seleção. Il 28 giugno seguente conquista la Confederations Cup da titolare, segnando anche un gol a Pretoria nella finale contro gli Stati Uniti. Viene convocato dal CT Carlos Dunga per il Mondiale 2010 in Sudafrica, dove i verdeoro vengono eliminati ai quarti di finale contro i Paesi Bassi (2-1). In quest'ultima partita inizia bene, fornendo l'assist a Robinho per il gol del vantaggio, ma infine rimedia un'espulsione dopo un pestone ad Arjen Robben. A causa dell'eliminazione della nazionale brasiliana si crea malcontento in patria, con critiche indirizzate per lo più verso Melo e l'allenatore Dunga. Dopo i Mondiali 2010 non è stato più convocato dalla selezione brasiliana. Palmarès Club Competizioni statali Campionato Carioca: 2 - Flamengo: 2001 - Fluminense: 2022 Copa dos Campeões: 1 - Flamengo: 2001 Campionato Mineiro: 1 - Cruzeiro: 2003 Campionato Paulista: 1 - Palmeiras: 2020 Taça Guanabara: 1 - Fluminense: 2022 Competizioni nazionali Coppa del Brasile: 2 - Cruzeiro: 2003 - Palmeiras: 2020 Campionato brasiliano: 2 - Cruzeiro: 2003 - Palmeiras: 2018 Campionato turco: 3 - Galatasaray: 2011-2012, 2012-2013, 2014-2015 Supercoppa di Turchia: 1 - Galatasaray: 2013 Coppa di Turchia: 2 - Galatasaray: 2013-2014, 2014-2015 Competizioni internazionali Coppa Libertadores: 2 - Palmeiras: 2020, 2021 Nazionale Confederations Cup: 1 - Sudafrica 2009
  5. MARTIN CACERES Prima di lui, solamente cinque giocatori avevano vestito la maglia bianconera per tre periodi diversi: De Ceglie (2006, 2008, 2015), Garzena (1952, 1954, 1961), Giovinco (2006, 2008, 2012), Maresca (1999, 2001, 2003) e Marrone (2009, 2011, 2014). Cinque più lui, appunto: Martín Cáceres, detto El Pelado. «Avevo dieci anni e già portavo i capelli lunghi. Un giorno tornai a casa pieno, pienissimo di pidocchi. Mia madre non ci pensò un attimo a rasarmi a zero e i miei compagni di giochi a ribattezzarmi così».«Sono nato e cresciuto a Montevideo, ho un fratello maggiore che si chiama Jonathan. Ma né lui e né mio padre sono stati calciatori: sono l’unico della famiglia che ha intrapreso la carriera di sportivo professionista. Ho cominciato a giocare da ragazzino nelle giovanili del Defensor, una squadra di Montevideo di cui sono sempre stato tifoso. In carriera ho sempre giocato in difesa, anche se il mio idolo non era un difensore ma il grande Enzo Francescoli. Sono arrivato in prima squadra quando avevo sedici anni e sono subito entrato a far parte della Nazionale Under 20. Dopo poche stagioni è arrivata la chiamata dalla Spagna, dal Villarreal, ed ho accettato senza esitazioni. Paura? Anche se ero molto giovane sono partito con l’idea di fare bene e farmi conoscere in Europa».Il Villarreal sceglie di portarlo subito in Spagna per abituarlo a un calcio differente, ma riconosce che sarebbe un azzardo proporlo subito titolare: così, sceglie il prestito al Recreativo Huelva. Squadra di limitate ambizioni, il team andaluso concede alla giovane promessa il tempo per adattarsi alla nuova realtà continentale, giocando sempre. Viene provato anche da difensore esterno sinistro, ruolo che assumerà pure con la Nazionale uruguagia (nella quale debutta nel settembre del 2008). La stagione al Recreativo Huelva è molto buona, tanto è vero che El Pelado si trasferisce al Barcellona.Ma la vita in blaugrana e dura. Guardiola, tanto liberale fuori dal campo quanta intransigente e irremovibile nello spogliatoio, ha un’idea di calcio che proprio non lo contempla. Il suo difensore tipo è Rafa Marquez, elegante, con un piede educatissimo e in grado di giocare nello spazio, piuttosto che l’uno contro uno. E con Guardiola non si negozia: chiedere a Hleb per ulteriori informazioni: il bielorusso è compagno fisso di Cáceres sulla panchina del Barça, le loro caratteristiche tecniche non sono apprezzate dal tecnico catalano e si devono accontentare di poche briciole di match, spesso di limitata importanza e non di rado fuori ruolo. Inoltre, l’ex Brescia e Roma è molto legato alla Cantera del club. Quando può, schiera un ragazzo del settore giovanile.Così, nell’estate del 2009, non gli pare vero arrivare alla Juventus. «Volevo giocare dì più. E il mio procuratore, Daniel Fonseca, mi consigliò di venire alla Juventus, un ambiente che conosceva e in cui mi assicurava che mi sarei trovato bene. Non sbagliava». Il 7 agosto 2009 viene ufficializzato il suo passaggio alla compagine bianconera, in prestito con diritto di riscatto; Cáceres sceglie la maglia numero 2, in passato sulle spalle di Claudio Gentile e Ciro Ferrara. Il 12 settembre 2009, al suo esordio con i bianconeri, segna il suo primo goal, sbloccando la delicata partita contro la Lazio all’Olimpico (2-0 il risultato finale).Col tempo, grazie a buone prestazioni, riesce a ritagliarsi uno spazio da titolare sulla fascia destra, anche grazie ai continui infortuni di Zebina e allo scarso apporto offensivo di Grygera. Il 14 febbraio 2010 contro il Genoa è schierato da Alberto Zaccheroni esterno di centrocampo. Sul primo goal della partita, salta due difensori e serve un cross dalla destra, dove Amauri firma il momentaneo 1-1. Regala ottime prestazioni fino a che una pubalgia lo costringe a stare fuori dai campi per varie settimane. La Juventus però, a causa dell’elevato prezzo del giocatore, non lo riscatta, e Martín torna così al Barcellona. «Speravo di rimanere, quando non ci fu “la compra” rimasi deluso. Non mi aspettavo una seconda chance. E invece…».E invece Martín ritorna a Torino nel gennaio del 2012, voluto fortemente da Conte. «Sono molto contento, perché Conte si fida di me, mi ha voluto ed è stato fatto tutto nel migliore dei modi perché io potessi tornare. Vengo a portare entusiasmo. È una squadra che ha tanti bravi giocatori e sta facendo un gran campionato. Speriamo di continuare in questo modo».Fa il suo secondo esordio l’8 febbraio, nella semifinale d’andata di Coppa Italia in casa del Milan, realizzando una clamorosa doppietta (la seconda rete con un tiro “a giro” degno del miglior Del Piero). El Pelado segna solamente goal pesanti, come quello del 25 marzo contro l’Inter, che permette alla Vecchia Signora di battere i campioni in carica e di lanciarsi alla conquista dello scudetto. Tricolore che arriva il 6 maggio sul campo neutro di Trieste, grazie al 2-0 sul Cagliari e alla contemporanea sconfitta del Milan nel derby. Una stagione più che positiva che fa decidere la società ad acquistare in via definitiva il difensore uruguagio.Un infortunio rimediato nell’estate del 2012, durante il Trofeo TIM, lo costringe a saltare la vittoriosa trasferta cinese della Supercoppa italiana, contro il Napoli. Ma proprio contro i partenopei, il 20 ottobre successivo, si prende un’importante rivincita contro il destino: infatti, entrato da poco in campo, realizza di testa il goal del vantaggio bianconero, raddoppiato poco dopo da Pogba. Festeggia con i compagni il secondo scudetto consecutivo della Vecchia Signora.Il 2013-14 non inizia nel migliore dei modi. A causa dell’ennesimo infortunio, è costretto a saltare la prima parte della stagione, rientrando solamente a fine ottobre in occasione della sfida di Champions League in casa del Real Madrid. Trova la via rete in Coppa Italia, contro l’Avellino e, il 4 maggio 2014, dopo la vittoria del Catania sulla Roma, può mettere in bacheca il terzo scudetto di fila. Ma il destino per questo bravissimo difensore (che in estate non è mai inserito nella formazione titolare ma che riesce sempre a ritagliarsi spazi importanti) non è tenero.Anche la prima parte dell’annata 2014-15 lo vede costretto ai box, per un incidente rimediato nel 3-2 interno alla Roma dei primi d’ottobre, che lo tiene fermo per tre mesi. L’11 gennaio 2015, al ritorno in campo, realizza l’ennesimo goal importante, al San Paolo di Napoli, contro la squadra azzurra che, a quanto pare, continua a portargli fortuna. «Sono contento a livello personale, ma anche per la squadra, perché era troppo importante vincere. È importante essere tornato, è stata dura, anche perché non ero mai stato fuori così a lungo. Era un peccato non essere riusciti a tenere il vantaggio, ma loro sono forti e la partita era difficile. Per fortuna siamo riusciti a segnare di nuovo e a vincere. Era una gara complicata, ma lo sono tutte e dobbiamo affrontarle ogni partita come se fosse l’ultima».Ma un paio di mesi dopo, tuttavia, nuovo stop in allenamento: trauma distorsivo alla caviglia sinistra con frattura del malleolo mediale, che pone fine anticipatamente alla sua stagione.La stagione 2015-16 lo vede alzare la Supercoppa Italiana vinta a Shanghai contro la Lazio. Ma non c’è pace per Martín: ulteriori guai muscolari lo tengono lontano dai campi nelle successive settimane. Nella notte fra il 28 e 29 settembre 2015 il giocatore è inoltre protagonista di un incidente automobilistico a Torino, dal quale esce incolume; ciò nonostante, il riscontro di un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge, porta la Juventus a escluderlo temporaneamente dalla prima squadra.Reintegrato il 3 febbraio 2016, nella partita allo Stadium contro il Genoa, rimedia una lesione al tendine d’Achille destro che lo costringe a un intervento chirurgico e a chiudere anzitempo la stagione e la sua avventura in bianconero. «Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino. Amici, compagni, famiglia, tifosi, il mio procuratore Fonseca e mia moglie. Spiace finire la stagione così, ho sempre onorato questa maglia dal primo giorno. La vita continua, lotteremo per tornare al più presto, più forte e più cattivo».Il 29 gennaio 2019 viene ufficializzato il suo secondo ritorno alla Juventus, che lo preleva in prestito oneroso dalla Lazio fino al termine della stagione. Fa il suo terzo debutto con la maglia bianconera il 2 febbraio, nella partita casalinga pareggiata 3-3 contro il Parma. Vincendo così, pur da comprimario, il suo sesto scudetto con la maglia bianconera.Per El Pelado, comunque sia, la grande soddisfazione di essere entrato a pieno merito nei cuori dei supporter bianconeri. Amore pienamente contraccambiato dal giocatore, come si può evincere dal suo messaggio di addio su Instagram. «La mia famiglia è tutta Bianco Nera. León è proprio nato a Torino ed è juventino. Martina vita intera a Torino. Non vi dimenticherò mai». Il tutto accompagnato da una foto in compagnia dei suoi figli. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/09/martin-caceres.html
  6. MARTIN CACERES https://it.wikipedia.org/wiki/Martín_Cáceres Nazione: Uruguay Luogo di nascita: Montevideo Data di nascita: 07.04.1987 Ruolo: Difensore Altezza: 178 cm Peso: 75 kg Nazionale Uruguaiano Soprannome: El Pelado Alla Juventus dal 2009 al 2010, dal 2012 al 2016 e 2019 Esordio: 12.09.2009 - Serie A - Lazio-Juventus 0-2 Ultima partita: 26.05.2019 - Serie A - Sampdoria-Juventus 2-0 119 presenze - 7 reti 6 scudetti 2 coppe Italia 3 supercoppe italiane Copa America 2011 José Martín Cáceres Silva (Montevideo, 7 aprile 1987) è un calciatore uruguaiano, difensore svincolato della nazionale uruguaiana. Nella sua carriera ha conseguito un treble con il Barcellona nella stagione 2008-2009, vincendo campionato spagnolo, Coppa del Re e UEFA Champions League, e conquistato 6 campionati italiani (tra il 2012 e il 2019), 2 Coppe Italia (2015 e 2016) e 3 Supercoppe di Lega (2012, 2013 e 2015) con la Juventus. Con la nazionale ha vinto la Copa América di Argentina 2011 e preso parte all'edizione di Brasile 2019, oltre ad avere partecipato ai Mondiali di Sudafrica 2010, Brasile 2014 e Russia 2018, e alla Confederations Cup di Brasile 2013. In ambito giovanile, con l'Uruguay Under-20 è stato terzo classificato al Sudamericano Sub-20 di Paraguay 2007, e ha preso parte al Mondiale Under-20 di Canada 2007. Martín Cáceres Cáceres con la maglia dell'Uruguay nel 2013 Nazionalità Uruguay Altezza 178 cm Peso 75 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra svincolato Carriera Squadre di club 2005-2007 Defensor 26 (4) 2007 Villarreal 0 (0) 2007-2008 → Recreativo Huelva 34 (2) 2008-2009 Barcellona 14 (0) 2009-2010 → Juventus 21 (1) 2010-2012 Siviglia 39 (2) 2012-2016 Juventus 89 (6) 2017 Southampton 1 (0) 2017-2018 Verona 14 (3) 2018-2019 Lazio 10 (1) 2019 → Juventus 9 (0) 2019-2021 Fiorentina 56 (3) 2021-2022 Cagliari 14 (1) 2022 Levante 10 (0) Nazionale 2007 Uruguay U-20 11 (0) 2007- Uruguay 114 (4) Palmarès Campionato sudamericano Under-20 Bronzo Paraguay 2007 Copa América Oro Argentina 2011 Biografia È soprannominato El Pelado, nomignolo derivante dal fatto che, da bambino, la madre gli rasò a zero i capelli. Ha due figli, nati rispettivamente nel 2006 e nel 2014. Caratteristiche tecniche È un difensore centrale, ma può rivestire ogni ruolo del reparto arretrato, sia nello schieramento a quattro che in quello a tre, ben comportandosi all'occasione anche come esterno in un centrocampo a cinque. Fa della grinta e della personalità i suoi punti forti. Massimiliano Allegri, nel descrivere le sue caratteristiche, parlò di lui come un difensore che gode nel portare l'avversario al duello uno contro uno, oltre che essere dotato di un ottimo piede. Calciatore affidabile, è dotato di grande concentrazione che difficilmente gli consente di sbagliare l'approccio alle partite. È stato inoltre descritto dai suoi compagni della Juventus anche come un ottimo uomo spogliatoio. Carriera Club Inizi e Barcellona Inizia la sua carriera in patria con il Defensor Sporting, squadra della quale diventa capitano ad appena diciannove anni. In totale colleziona 26 presenze segnando 4 reti. Nel febbraio del 2007 firma per il Villarreal per cinque anni, con un trasferimento gratuito dal Defensor. Il Villarreal lo gira immediatamente al Recreativo de Huelva per la stagione 2007-2008. Il 9 gennaio 2008 segna una rete fondamentale contro lo stesso Villarreal, in una gara di Coppa del Re vinta dal Recreativo per 1-0. Nella stagione giocata a Huelva totalizza 34 presenze e due gol. Il 4 giugno 2008 il Barcellona si assicura le sue prestazioni, pagando il cartellino 16,5 milioni di euro e inserendo una clausola rescissoria di 50 milioni di euro valida fino alla fine del 2012. Nella stagione 2008-2009 trova poco spazio in Blaugrana, concludendo l'esperienza in terra catalana con 14 presenze nella Liga, 7 in Coppa del Re e 3 in Champions League, ma contribuendo, pur da comprimario, alla vittoria di uno storico treble. Juventus e Siviglia Il 7 agosto 2009 viene ufficializzato il suo passaggio dal Barcellona alla Juventus, in prestito con diritto di riscatto fissato a 12 milioni. Il successivo 12 settembre, al suo esordio coi bianconeri segna il suo primo gol, sbloccando la partita poi vinta 2-0 contro la Lazio all'Olimpico. Col tempo riesce a ritagliarsi uno spazio da titolare sulla fascia destra, approfittando dei continui infortuni di Zebina e vincendo la concorrenza di Grygera; in seguito, una pubalgia lo costringe a stare a sua volta fuori dai campi per alcuni mesi. Al termine di una stagione comunque positiva sul piano personale, la Juventus decide tuttavia di non riscattarlo a causa dell'elevato prezzo, di conseguenza il giocatore torna nei ranghi della squadra catalana. Il 30 agosto 2010 viene ceduto in prestito dal Barcellona al Siviglia. Martín riesce a giocare con continuità soprattutto nella seconda metà della stagione, dopo la cessione di Konko. La stagione per gli andalusi parte male, con l'eliminazione ai play-off di Champions League e con l'esonero già a settembre dell'allenatore. A fine stagione il Siviglia raggiunge il quinto posto e la qualificazione all'Europa League. Il 31 maggio 2011, il Siviglia ne riscatta il cartellino per 3 milioni di euro, più altri 1,5 milioni in base alle prestazioni della squadra nelle stagioni future. Nella sessione di mercato di gennaio 2012, torna alla Juventus con la formula del prestito. Primo ritorno alla Juventus Cáceres alla Juventus nel 2013, nel corso della sfida di Champions League in casa del Real Madrid Il 27 gennaio 2012, su spinta dello stesso giocatore, ritorna alla Juventus con un prestito oneroso di 1,5 milioni di euro fino al termine della stagione. Fa il suo secondo esordio coi colori bianconeri il successivo 8 febbraio, nella semifinale di andata della Coppa Italia in casa del Milan, e anche stavolta trova subito il gol, assurgendo anzi a match winner grazie a una decisiva doppietta che vale il 2-1 dei torinesi. Si ripete sottorete il 25 marzo in Serie A, siglando il vantaggio nel derby d'Italia poi vinto 2-0 contro l'Inter. A fine campionato vince il suo primo trofeo con la maglia juventina, lo scudetto, che arriva sul campo neutro di Trieste il 6 maggio 2012, a una giornata dal termine, grazie al 2-0 sul Cagliari e alla contemporanea sconfitta dei rivali milanisti nella stracittadina. Tale trionfo fa scattare la clausola contrattuale circa l'obbligo di riscatto, che la società torinese esercita il 25 dello stesso mese sborsando 8 milioni di euro. Un infortunio rimediato nell'estate del 2012, durante il Trofeo TIM, costringe l'uruguaiano a saltare la vittoriosa trasferta cinese della Supercoppa italiana. Il 20 ottobre successivo realizza di testa la sua prima rete stagionale, nella vittoria casalinga in campionato per 2-0 contro il Napoli. Il 5 maggio 2013, grazie al successo interno della Juventus sul Palermo per 1-0, conquista con tre giornate d'anticipo il secondo scudetto consecutivo. Il 2013-2014 non inizia nel migliore dei modi per Cáceres, che a causa di un infortunio è costretto a saltare la prima parte dell'annata, rientrando nei ranghi a fine ottobre in occasione della sfida di Champions League in casa del Real Madrid. Nel corso della stagione incrementa il suo minutaggio soprattutto nelle competizioni europee, trovando l'unica rete stagionale il 18 dicembre 2013, in Coppa Italia contro i cadetti dell'Avellino. Il 4 maggio 2014, dopo la vittoria del Catania sulla rivale Roma, con tre turni d'anticipo l'uruguaiano inanella il terzo scudetto di fila alla Juventus. Come la precedente, anche la prima parte dell'annata 2014-2015 vede l'uruguaiano vittima di un infortunio, rimediato nel 3-2 interno alla Roma dei primi d'ottobre, che lo tiene fermo per tre mesi. L'11 gennaio 2015, al ritorno in campo, segna la seconda rete bianconera nel successo 3-1 in casa del Napoli; un paio di mesi dopo, tuttavia, incappa in un nuovo infortunio che pone fine anticipatamente alla sua stagione. Il 2015-2016 lo vede giocare da titolare la sfida di apertura dell'annata, la Supercoppa italiana vinta 2-0 a Shanghai contro la Lazio. Tuttavia, ulteriori guai muscolari lo tengono lontano dai campi nelle successive settimane. Nella notte fra il 28 e 29 settembre 2015 il giocatore è inoltre protagonista di un incidente automobilistico a Torino, da cui esce incolume; ciò nonostante, il riscontro di un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge porta la Juventus a escluderlo temporaneamente dalla prima squadra. Successivamente reintegrato in rosa, il 3 febbraio 2016 incappa in un ennesimo infortunio nella sfida casalinga di campionato contro il Genoa, rimediando una lesione del tendine d'achille destro che lo costringe a un intervento chirurgico e a chiudere anzitempo la sua seconda esperienza torinese; il difensore va in scadenza di contratto e il successivo 30 giugno si svincola dal club bianconero. Southampton e Verona Dopo vari mesi d'inattività, il 16 febbraio 2017 si accorda con gli inglesi del Southampton, con cui tuttavia scende in campo in una sola occasione, nella vittoria esterna in Premier League del 13 maggio 2017 contro il Middlesbrough (2-1). Non essendo riuscito a convincere l'ambiente, il 25 dello stesso mese risolve il suo contratto con i Saints. Il successivo 4 agosto torna quindi in Serie A, accordandosi col neopromosso Verona. Fa il suo esordio con la maglia dei veneti in Coppa Italia, nella vittoria del 13 agosto contro l'Avellino (3-1), quindi in campionato sei giorni dopo contro il Napoli. Segna il suo primo gol con gli scaligeri il 20 novembre, nella sconfitta interna contro il Bologna (2-3), tornando nell'occasione in rete nella massima serie italiana dall'11 gennaio 2015. Il giocatore rimane a Verona per un semestre, nel corso del quale ritrova continuità di rendimento e buone prestazioni. Lazio e secondo ritorno alla Juventus L'8 gennaio 2018, nella sessione invernale del calciomercato, viene acquistato dalla Lazio. L'esordio arriva il 31 gennaio successivo, in occasione della semifinale di Coppa Italia pareggiata, per 0-0, contro il Milan. Il 18 aprile 2018 mette a segno la sua prima rete in maglia biancoceleste; in occasione della trasferta vinta, per 3-4, contro la Fiorentina. Chiude la stagione con 10 presenze e 1 rete messa a segno. Dopo un altro semestre a Roma, il 29 gennaio 2019 viene ufficializzato il suo secondo ritorno alla Juventus, che lo preleva in prestito oneroso fino al termine della stagione. Fa il suo terzo debutto con la maglia bianconera il successivo 2 febbraio, nella partita casalinga pareggiata 3-3 contro il Parma. A fine stagione, pur da comprimario, vince il suo sesto scudetto con la maglia bianconera. Fiorentina, Cagliari e Levante Nell'estate 2019 si accasa da svincolato alla Fiorentina, con la quale debutta il successivo 14 settembre, nella partita proprio contro i bianconeri piemontesi, conclusasi sullo 0-0. L'8 dicembre 2019 trova il suo primo gol in maglia viola, nella sconfitta esterna per 2-1 contro il Torino. In due stagioni mette insieme 61 presenze e 4 gol. Svincolatosi dal club viola il 30 giugno 2021, il successivo 1º settembre si accorda con il Cagliari. Il 17 ottobre dello stesso anno segna la prima rete per i sardi nel successo casalingo per 3-1 sulla Sampdoria. Tuttavia la sua avventura in rossoblù, così come quella della squadra, si rivela difficoltosa, tanto che a dicembre 2021 viene messo fuori rosa. Non più reintegrato dal Cagliari, il 30 gennaio 2022 viene ceduto a titolo definitivo al Levante. Nazionale Cáceres in azione con la Celeste al campionato del mondo 2014 Cáceres ha giocato nell'Under-20 dell'Uruguay al Campionato mondiale Under-20, tenutosi in Canada. Con lui la squadra arrivò tra l'altro terza nel Campionato sudamericano Under-20 2007. Dal 2008 è entrato nella nazionale maggiore del suo paese. Il 14 ottobre 2009 viene espulso durante la partita decisiva con l'Argentina per le qualificazioni al campionato del mondo 2010: l'espulsione porta la sua squadra all'inferiorità numerica e alla sconfitta (0-1). Alla competizione mondiale dell'estate 2010 in Sudafrica raggiunge con la nazionale un risultato storico, arrivando a giocare la semifinale contro i Paesi Bassi di Sneijder e Robben; verranno poi eliminati perdendo quest'ultimo incontro per 3-2. Il 17 luglio 2011, nei quarti di finale della Copa América, calcia il rigore decisivo nella sfida contro l'Argentina determinando il passaggio alle semifinali per l'Uruguay che, alla fine, vincerà la competizione. Dopo due anni di mancate convocazioni, ritorna a indossare la casacca della selezione nazionale nel 2017, in occasione delle due amichevoli europee contro Irlanda e Italia. Il 2 giugno 2018 viene selezionato, per la terza volta in carriera, nei 23 giocatori che prendono parte al campionato del mondo 2018 in Russia. Chiude la competizione, con 5 presenze, ai quarti di finale poiché lui e i suoi compagni vengono battuti dalla Francia per 2-0. Nel 2019 fa parte dei convocati per la Copa América disputata in Brasile, torneo nel quale la Celeste viene eliminata nei quarti di finale dal Perù, ai rigori, dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari. Il 13 ottobre 2020 raggiunge quota 100 presenze con la Celeste nella sconfitta per 4-2 contro l'Ecuador. Convocato per la Copa América 2021, gli uruguagi vengono eliminati nuovamente ai rigori, questa volta dalla Colombia. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato spagnolo: 1 - Barcellona: 2008-2009 Coppa di Spagna: 1 - Barcellona: 2008-2009 Campionato italiano: 6 - Juventus: 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015, 2015-2016, 2018-2019 Supercoppa italiana: 3 - Juventus: 2012, 2013, 2015 Coppa Italia: 2 - Juventus: 2014-2015, 2015-2016 Competizioni internazionali UEFA Champions League: 1 - Barcellona: 2008-2009 Nazionale Coppa America: 1 - Argentina 2011
  7. ALESSANDRO NISTA https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Nista Nazione: Italia Luogo di nascita: Collesalvetti (Livorno) Data di nascita: 10.07.1965 Ruolo: Preparatore Portieri Altezza: 192 cm Peso: 78 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2010 Alessandro Nista (Collesalvetti, 10 luglio 1965) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo portiere, preparatore dei portieri. Alessandro Nista Nista all'Ancona nella stagione 1991-1992 Nazionalità Italia Altezza 192 cm Peso 78 kg Calcio Ruolo Preparatore dei portieri (ex portiere) Termine carriera 2001 - giocatore Carriera Giovanili 1982-1985 Pisa Squadre di club 1983-1985 Pisa 0 (0) 1985-1986 → Sorrento 3 (-2) 1986-1990 Pisa 38 (-42) 1990 Leeds Utd 0 (0) 1990-1995 Ancona 139 (-171) 1995-1999 Parma 2 (-2) 1999-2001 Torino 1 (0) Nazionale 1988 Italia U-21 3 (-4) Carriera da allenatore 2001-2005 Torino Portieri 2007-2008 Reggina Portieri 2008-2009 Grosseto Portieri 2009 Juventus Primavera (Portieri) 2010 Juventus Portieri 2010-2011 Inter Portieri 2012-2013 Inter Portieri 2014-2015 Udinese Portieri 2015-2020 Napoli Portieri Biografia È il padre di Lorenzo, schermidore di livello internazionale. Carriera Giocatore In carriera ha giocato con le maglie di Sorrento, Pisa, Leeds Utd, Ancona, Parma e Torino. Conta 66 partite disputate in Serie A, 114 in Serie B e 3 in Serie C1. A lui Marco van Basten ha segnato il suo primo gol in Serie A, nel 1987, e l'ultimo della carriera, nel 1993. Allenatore Terminata la carriera agonistica, si è dedicato alla preparazione dei portieri, dapprima con il Torino e poi dal 2007 alla Reggina. Nella stagione 2008-2009 ricopre lo stesso ruolo nel Grosseto. Nista all'Inter nel 2012 con Samir Handanovič Nell'estate del 2009 passa alla Juventus come allenatore personale di Gianluigi Buffon e preparatore dei portieri della formazione Primavera. A seguito dell'esonero di Ciro Ferrara, l'allenatore Alberto Zaccheroni è chiamato a guidare la squadra fino alla fine della stagione; Nista diventa quindi allenatore dei portieri della prima squadra al posto di Michelangelo Rampulla; alla fine dell'anno è sollevato dall'incarico, assieme allo staff di Zaccheroni, e viene sostituito da Claudio Filippi. Il 29 dicembre 2010 il neo allenatore dell'Inter, Leonardo, lo seleziona come preparatore dei portieri della squadra, diventata pochi giorni prima campione del mondo con Benítez. Lascia i meneghini il 21 settembre 2011, giorno in cui viene esonerato il tecnico Gian Piero Gasperini, e viene sostituito da Giorgio Pellizzaro. Ritorna all'Inter il 26 marzo 2012 come preparatore dei portieri della prima squadra, nello staff tecnico del neo mister Andrea Stramaccioni, con cui collaborerà fino al termine della stagione successiva, per poi essere sostituito dallo staff del nuovo tecnico nerazzurro Walter Mazzarri. Il 4 luglio 2014, dopo esser stato chiamato dal nuovo mister Stramaccioni, entra nello staff dell'Udinese nel ruolo di preparatore dei portieri, al fianco di Alex Brunner. Dalla stagione 2015-2016 fino alla stagione 2019-2020 è stato nello staff del Napoli. Palmarès Giocatore Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 3 - Pisa: 1984-1985 - Ancona: 1991-1992 - Torino: 2000-2001 Second Division: 1 - Leeds Utd: 1989-1990 Coppa Italia: 1 - Parma: 1998-1999 Competizioni internazionali Coppa Mitropa: 1 - Pisa: 1987-1988 Coppa UEFA: 1 - Parma: 1998-1999
  8. ELIO DE SILVESTRO Nazione: Italia Luogo di nascita: Formia (Latina) Data di nascita: 10.03.1993 Ruolo: Centrocampista Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 2011 al 2012 Esordio: 15.07.2011 - Amichevole - Selezione Val Susa-Juventus 1-12 Ultima partita: 23.07.2011 - Amichevole - Juventus-Sporting Lisbona 1-2 0 presenze - 0 reti
  9. NOVELLI https://it.wikipedia.org/wiki/Juventus_Football_Club_1949-1950 Nazione: Italia Luogo di nascita: - Data di nascita: - Ruolo: Attaccante Altezza: - Peso: - Soprannome: - Alla Juventus dal 1949 al 1950 Esordio: 21.08.1949 - Amichevole - Cremonese-Juventus 1-4 0 presenze - 0 reti
  10. MILOS KRASIC GIUSEPPE GATTINO, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL NOVEMBRE 2010 Le belle storie, diceva un grande scrittore americano, si raccontano da sole. E quella di Milos Krasić è davvero una bella storia. Venticinque anni compiuti il primo novembre (anniversario della Juventus, bella coincidenza), una Coppa Uefa, due campionati, quattro coppe e tre supercoppe di Russia nel CSKA Mosca, il posto fisso nella nazionale serba e un sogno perseguito con tenacia: giocare nella Juventus. Oggi che quel sogno è una felice realtà la storia di Milos sembra ancora più bella e ancora più facile da raccontare. La rapidità con cui si è inserito in squadra e la forza con cui ha conquistato gli juventini lasciano pensare che il ragazzo di Kosovska Mitrovica sia destinato a far parlare di sé ancora per molto tempo. – Milos ti aspettavi un inizio così devastante? «Sinceramente no. Sapevo di arrivare in una grande squadra, con tanti giocatori importanti, però non potevo sperare di cominciare così. Ma se mi sono inserito in fretta e bene non è solo per merito mio: devo ringraziare i compagni, l’allenatore e i dirigenti, che mi hanno messo nelle condizioni per esprimermi al meglio. E poi la gente: che mi ha sostenuto in modo straordinario ancora prima di scendere in campo». – C’è da chiedersi se ci sia un segreto di questo tuo primo periodo in bianconero, perché è difficile ricordare un giocatore straniero che si sia inserito così bene e così in fretta nella Juve. «No, non c’è nessun segreto. È tutto molto semplice: lavoro tanto, mi impegno in allenamento e ho voglia di giocare. In campo metto tutto me stesso, in ogni pallone che tocco. D’altronde so di essere stato scelto per rinforzare la squadra e che l’investimento su di me è stato importante. Cerco solo di restituire alla Juventus la fiducia che mi ha dato». – Quello che ha colpito subito di te e che ti ha fatto apprezzare dai tifosi, prima ancora che scendessi in campo, è stata la voglia di venire a Torino e di indossare questa maglia. Sappiamo che hai anche rinunciato a una parte dell’ingaggio pur di venire alla Juve... «C’erano altre richieste, è vero. Ma a me interessava solo venire qui. È anche vero che ho rinunciato a una parte dei soldi che avrei guadagnato per agevolare l’accordo tra Juve e CSKA, ma sono convinto che ne valesse la pena e sono contento di aver fatto questa scelta. Per realizzare i propri sogni ci vuole determinazione». – Hai voluto la Juventus più di ogni altra cosa, in un momento in cui non ti mancavano le proposte di altri club. Ma che cosa significava per te questa squadra? «La Juventus è la più grande società italiana. È una squadra che ha vinto tantissimi titoli e che ha l’ambizione e i mezzi per vincere tutto: in Italia e in Europa. La Juventus, poi, è la squadra dove gioca Alessandro Del Piero, un calciatore che sono felice di aver conosciuto, con cui è bello giocare e dal quale penso di poter imparare tanto». – Dalle aspettative alla realtà: la Juve è come te l’aspettavi? «Sì, è proprio come la immaginavo: un grande club, con un grande pubblico, una grande organizzazione che nasce da una società seria, che ha tradizione e passione. Qui c’è tutto per mettere noi giocatori nelle condizioni per dare il massimo. È un sogno, il mio sogno. E voglio viverlo fino in fondo». – Tu volevi la Juve, i tifosi vogliono battere l’Inter. Che cosa hai provato a giocare il “derby d’Italia” a San Siro? «È stata una grande partita, giocata in un’atmosfera fantastica: non vedevo l’ora di scendere in campo e di giocare contro l’Inter. Abbiamo giocato bene e ce l’abbiamo messa tutta per vincere. Un’esperienza straordinaria». – Per te quella partita è stata anche l’occasione per incontrare il capitano della tua nazionale. Che rapporto hai con Stanković e che cosa ti ha detto della tua scelta? «Dejan mi ha aiutato nei primi giorni in Italia e mi ha fatto i complimenti per l’inizio di campionato. Anche lui ha notato i progressi della Juventus e mi ha detto che a Milano ci rispettano molto perché si sono accorti che siamo un bel gruppo, in grado di dare filo da torcere a tutti. Per il resto con lui ho il rapporto che si ha con il proprio capitano di Nazionale, di stima e amicizia». – Ti conoscevamo come uomo di fascia, capace di saltare l’uomo e arrivare facilmente al cross. Non ci aspettavamo i gol, che invece sembrano arrivare più facilmente del previsto. L’impressione di molti è che tu sia un attaccante aggiunto più che un centrocampista. «Sono un centrocampista, non ho dubbi. Ovviamente, sono molto contento di aver segnato, ma il mio mestiere è far segnare gli altri. Non è retorica: mi interessa che la squadra funzioni e il mio obiettivo personale è mettere gli attaccanti nelle condizioni di fare gol. Se poi mi capita di buttarla dentro, meglio». – Delneri è un allenatore che chiede ai giocatori la massima diligenza tattica. Che impressione hai avuto in questi primi mesi di lavoro? «È vero, il mister ci chiede di dedicare la massima attenzione alla tattica, al modo di stare in campo e ai movimenti senza palla. Lo sapevo, perché seguivo il calcio italiano e perché prima di arrivare a Torino mi ero documentato. In ogni caso con lui mi trovo benissimo: il suo sistema di gioco è perfetto per le mie caratteristiche e non è cambiato molto rispetto a come giocavo a Mosca o in Nazionale». – A proposito di Nazionale: la scorsa estate hai giocato il Mondiale. Al di là dell’esito negativo per la Serbia, che esperienza è stata? «È stato un grande spettacolo: il Mondiale è il posto dove tutti vorrebbero essere. È stata un’esperienza umana e professionale importante, che mi ha permesso di confrontarmi con grandi campioni in un contesto unico. Dal punto di vista del risultato la delusione è stata pesante, perché sono convinto che la Serbia avesse le carte in regola per fare meglio. Ci è mancata un po’ di fortuna e, alla fine, non abbiamo passato il turno per un gol di scarto, in un girone impegnativo che comprendeva Australia, Germania e Ghana». – In Sud Africa la delusione è stata solo sportiva. A Genova, invece, tu e i tuoi compagni avete vissuto un episodio particolarmente triste del calcio europeo. Che cosa ti ha lasciato quell’esperienza? «Quella notte sono tornato a Torino con un sentimento di strazio nel cuore. Come tutti i miei compagni, volevo solo giocare una bella partita in uno stadio pieno di gente entusiasta. Volevamo vivere uno spettacolo di sport. E invece...». – Ti aspettavi che potessero accadere fatti del genere? «No, non me l’aspettavo io e non se l’aspettavano nemmeno i miei compagni. In ogni caso, secondo me non c’è nessuna relazione tra quegli episodi e il calcio. Purtroppo noi giocatori non eravamo in grado di fermare quella gente: ci abbiamo provato, invitandoli alla calma, ma come si è visto è stato del tutto inutile». – Pensi che quegli incidenti possano alimentare un’immagine negativa del tuo Paese in Europa, e in Italia in particolare? «Certo non è stata una buona pubblicità per la Serbia. Ma si è trattato di un fatto isolato: non ricordo episodi analoghi in occasione di partite della nostra Nazionale e sono sicuro che se gli italiani verranno in Serbia a sostenere gli azzurri non si ripeteranno altri episodi del genere. Il nostro è un paese moderno e ospitale, che non può essere rappresentato dalla gente che a Genova ha impedito che giocassimo la partita». – Dal tuo arrivo hai calamitato l’attenzione dei media: te lo immaginavi? «Sapevo che in Italia il calcio è un fenomeno seguitissimo e immaginavo che giocando alla Juve i giornalisti si sarebbero occupati di me. È inevitabile e la cosa non mi dà problemi, anzi: fa parte del mio lavoro ed è giusto che i giornalisti facciano il loro». – Veniamo agli affetti: da pochi giorni la tua famiglia ti ha raggiunto a Torino e puoi goderti la piccola Mila. «Sì, sono arrivate mia figlia Mila, nata alla fine di settembre, e mia moglie Miriana: con lei ci siamo conosciuti a Novi Sad, la sua città, durante un torneo di calcetto. Io ho vissuto e giocato a lungo a Novi Sad, dove sono ancora iscritto alla facoltà di Management dello sport. Non so se riuscirò a finire gli studi, ma sarei felice di farcela». – Alla Juve hai l’esempio di Giorgio Chiellini: si è appena laureato. «Complimenti a Giorgio, cercherò di imitarlo». – Facciamo un passo indietro: che cosa ti hanno lasciato i cinque anni trascorsi a Mosca? «Nel periodo trascorso al CSKA mi sono tolto grandi soddisfazioni sportive, in un calcio che sta crescendo e in un campionato sempre più competitivo: ho vinto quattro campionati e una Coppa Uefa. Successi che vogliono dire molto e che mi legheranno sempre a Mosca. Per quanto riguarda la città e la sua gente, mi rimarranno sempre nel cuore: una bellissima esperienza, che penso potrà aiutarmi anche qui a Torino a dare il meglio di me». – Che cos’è l’Italia per un ragazzo serbo della tua età? «Un grande paese, aperto, con tanta cultura e ricco di umanità. La gente è accogliente, ti fa sentire il suo affetto. Torino, poi, mi ha stupito per la bellezza e per l’ospitalità che non immaginavo. E poi da voi si mangia bene: sono goloso di pasta, cucinata in qualunque modo». – Milos Krasić fuori campo: musica, cinema, playstation. E poi? «E poi calcio. Per quanto riguarda la musica ascolto soprattutto cantanti serbi, Raznatović o Goran Bregović, che forse da voi è il nostro artista più apprezzato. Al cinema mi piacciono soprattutto i thriller, ma anche i film di Kusturica. In ogni caso non ho molti hobby: penso al calcio e provo a portare avanti gli studi». – Milos, tu vieni da una terra che negli ultimi vent’anni ha vissuto conflitti terribili. Che segni ti hanno lasciato quelle vicende? «Per fortuna nessuno: durante la guerra ero piccolo e ricordo poco di quei giorni. Certo, ne parlo con i miei genitori e mi auguro che non si ripetano quelle situazioni. Oggi la Serbia è uno stato giovane, in crescita, e credo che per i giovani ci possano essere buone prospettive. Dobbiamo lavorare tutti insieme in questo senso». 〰.〰.〰 Il debutto avviene il 29 agosto a Bari. Due settimane più tardi, nella partita casalinga contro la Sampdoria, fornisce l’assist per il gol di Marchisio. Si ripete anche sette giorni dopo a Udine, mandando in rete prima Quagliarella e poi Marchisio. Ribattezzato immediatamente dai tifosi bianconeri Furia Serba (per via della sua zazzera bionda che ricorda tanto Pavel Nedved), Krasić è imprendibile per qualsiasi difensore avversario. La sua velocità e il suo dribbling secco, infatti, lo trasformano in un’arma devastante per la squadra di Delneri. Il 26 settembre, realizza una tripletta nella partita casalinga vinta col Cagliari. «Siamo un grandissimo gruppo, giochiamo l’uno per l’altro e questa è la nostra forza. Per me segnare 3 gol ha rappresentato una grandissima emozione», confessa Milos. «Krasić come Nedved? – dichiara Delneri – Mah, io non voglio essere dipendente da nessuno, voglio che la Juve diventi squadra. Lui è un componente importante, ma è uno del gruppo». Anche a Chiellini piace il nuovo Nedved: «La capigliatura lo fa sembrare Pavel e i paragoni si sprecano, ma Milos ha caratteristiche diverse. Si è integrato alla grande, speriamo continui così perché sta facendo una bella differenza». Meno di un mese dopo, il 21 ottobre, entra in campo nel secondo tempo durante la trasferta di Europa League contro il Salisburgo segnando, su assist di De Ceglie, il primo gol nelle coppe europee con la maglia bianconera. Tutto sembra andare per il meglio, la Juventus ha trovato il top-player che le può permettere il salto di qualità, ma il destino è in agguato. Il 24 ottobre, nella trasferta di Bologna, a circa metà del primo tempo, il serbo si procura un rigore (che sarà poi sbagliato da Iaquinta). Il giudice sportivo ritiene che si tratti di simulazione e lo squalifica due giornate per condotta antisportiva. È la svolta negativa: da questo momento per gli arbitri è un simulatore! Sintomatica è la partita casalinga contro l’Udinese: due fallacci da rosso diretto ai suoi danni, commessi dai difensori friulani, sono completamente ignorati dall’arbitro! «Sono distrutto», racconta agli amici che lo sentono e vedono assai provato da questa vicenda. Anche i compagni, a partire da Del Piero, raccontano di un Milos demoralizzato al pensiero che possa circolare un’opinione sbagliata di lui. Il 4 novembre, nella partita casalinga di Europa League contro il Salisburgo, si procura uno stiramento al muscolo della coscia sinistra. Ritorna in campo a diciassette giorni dall’infortunio, realizzando il gol del 2-0 nella vittoria in trasferta sul Genoa del 21 novembre e causando l’autorete del vantaggio bianconero. Il momento di gloria massimo per Krasić è il 12 dicembre: la Juventus affronta la Lazio, all’Olimpico di Torino. La squadra bianconera ha assolutamente necessità dei tre punti, ma l’avversario è molto ostico. Chiellini porta in vantaggio la Juventus dopo soli due minuti di gioco, ma l’entusiasmo dura poco perché Zarate riesce a pareggiare poco dopo. A pochi secondi dal termine della contesa, Milos recupera un pallone servitogli da Sissoko, salta netto un paio di avversari e riesce a infilare il pallone nella porta laziale, grazie anche alla complicità del portiere Muslera. Paradossalmente, questo gol anziché rilanciare il serbo, ne decreta il suo canto del cigno. Da quel momento, Krasić subisce un’involuzione vertiginosa e, del magnifico e devastante giocatore della prima parte del campionato, non rimane che il ricordo. Termina la sua prima stagione in bianconero con 41 presenze e 9 gol. In estate arriva Antonio Conte sulla panchina bianconera. Il mister leccese schiera, inizialmente, la squadra con il 4-2-4, modulo che dovrebbe esaltare le capacità e le caratteristiche di Krasić. Invece, il giocatore risponde con prestazione altamente imbarazzanti e Conte non può fare altro che accantonare la Furia Serba, in chiare difficoltà sia dal punto di vista tattico che mentale. Trova il suo primo e unico gol in occasione di Catania-Juve, complice un errore del portiere Andujar. Il 2 agosto 2012 è definitivamente ceduto alla squadra turca del Fenerbahçe. «Ho iniziato bene alla Juventus, abbiamo giocato una bella annata. Per me è stata una stagione buona, poi non voglio tornare su vecchi discorsi con Conte: è un allenatore perfetto, è il numero uno. Alla Juventus, però è cambiato tutto la seconda stagione e nel 3-5-2 non mi trovavo, forse anche per colpa mia. Quando non si gioca si dà sempre colpa all’allenatore ma voglio assumermi anche le mie responsabilità. Quando un giocatore si allena bene, allora gioca; se non giocavo, evidentemente c’è stato qualche motivo». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/08/milos-krasic.html
  11. MILOS KRASIC https://it.wikipedia.org/wiki/Miloš_Krasić Nazione: Serbia Luogo di nascita: Kosovska Mitrovica (Kosovo) Data di nascita: 01.11.1984 Ruolo: Ala Altezza: 185 cm Peso: 72 kg Nazionale Serbo Soprannome: Il Nuovo Nedved Alla Juventus dal 2010 al 2012 Esordio: 29.08.2010 - Serie A - Bari-Juventus 1-0 Ultima partita: 24.01.2012 - Coppa Italia - Juventus-Roma 3-0 50 presenze - 10 reti 1 scudetto Miloš Krasić (Kosovska Mitrovica, 1º novembre 1984), è un ex calciatore serbo, di ruolo centrocampista. Dopo gli esordi al Vojvodina, si trasferisce al CSKA Mosca, vincendo due campionati (2005 e 2006), quattro coppe (2005, 2006, 2008 e 2009), quattro supercoppe nazionali (2004, 2006, 2007 e 2009) e la Coppa UEFA 2004-2005. Nel 2012, da riserva, si aggiudica uno scudetto con la Juventus, per poi vestire i colori di Fenerbahçe, Bastia e Lechia Danzica a fine carriera. Nazionale serbo, con l'Under-21 ha partecipato a tre fasi finali del campionato europeo, perdendo due finali (2004 e 2007) e arrivando al terzo posto nel 2006. Ha partecipato alle Olimpiadi 2004 con la selezione olimpica della Serbia-Montenegro. Miloš Krasić Krasić con la nazionale serba nel 2009. Nazionalità Jugoslavia Serbia e Montenegro (2003-2006) Serbia (dal 2006) Altezza 185 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Centrocampista Termine carriera 1º dicembre 2018 Carriera Giovanili 1998-1999 Rudar Kos. Mitrovica 1999-2001 Vojvodina Squadre di club 2001-2004 Vojvodina 78 (8) 2004-2010 CSKA Mosca 150 (26) 2010-2012 Juventus 50 (10) 2012-2013 Fenerbahçe 14 (0) 2013-2014 → Bastia 18 (2) 2014-2015 Fenerbahçe 0 (0) 2015-2018 Lechia Danzica 86 (8) Nazionale 2004-2007 Serbia U-21 5 (0) 2006-2011 Serbia 46 (4) Palmarès Europei di calcio Under-21 Argento Germania 2004 Bronzo Portogallo 2006 Argento Olanda 2007 Biografia Ha due fratelli calciatori, Bojan e Ognjen, ed è cugino di Marko Krasić, anche lui calciatore professionista. Caratteristiche tecniche Esterno d'attacco velocissimo dotato di una forte progressione con la quale superava gli avversari, bravo negli inserimenti in spazi stretti, da giovane era anche veloce nell'andare alla conclusione e forte atleticamente, possedendo una buona abilità tecnica e precisione nel crossare. Gioca prevalentemente con il piede destro, cercando di usare il meno possibile il sinistro. Indisciplinato tatticamente, a causa delle sue sofferenze tattiche, è divenuto una comparsa nella sua seconda stagione alla Juventus, con l'arrivo di Conte. Preferisce essere schierato sulla fascia destra dove, grazie alla sua rapidità, riesce a saltare l'avversario per poi crossare o addentrarsi nell'area di rigore avversaria e rendersi di conseguenza pericoloso. Non poteva giocare sia sulla fascia sinistra sia su quella destra. Una volta arrivato in Italia alla Juventus, è stato subito etichettato come il "nuovo Nedved" per il look simile, la provenienza dall'est Europa, il ruolo e la grande facilità di corsa. Con l'approdo nel campionato polacco, Krasić si adatta a giocare da centrocampista centrale. Carriera Club Gli inizi Cresce nel settore giovanile della squadra della sua città, il Rudar Kosovska Mitrovica. Nel 1999, all'età di quattordici anni, si trasferisce al Fudbalski klub Vojvodina, con cui rimane fino al 2004, diventandone il capitano. Con la maglia del Vojvodina Novi Sad ha totalizzato in tutto 77 presenze e 7 gol (tutti in campionato). CSKA Mosca Krasić nel 2008 con la maglia del CSKA Mosca Nel gennaio del 2004 si trasferisce in Russia, al CSKA Mosca, con cui vince due campionati russi (2005 e 2006), altrettante Coppe di Russia (2005 e 2006), tre Supercoppe di Russia (2004, 2006, 2007) e il primo trofeo internazionale nella storia del club: la Coppa UEFA 2004-2005. In sette stagioni con la maglia del CSKA Mosca ha totalizzato 150 presenze e 26 gol in campionato, 51 presenze e 5 gol fra Champions League e Coppa UEFA, 23 presenze e 2 gol nella Coppa di Russia e 5 presenze nella Supercoppa di Russia per un totale di 229 presenze e 33 gol. Il 29 dicembre 2009 è stato anche eletto miglior calciatore serbo dell'anno, dopo aver segnato nello stesso anno 13 gol. Juventus Il 21 agosto 2010 viene ufficializzato il suo trasferimento in Italia alla Juventus per 15 milioni di euro. Il debutto nel campionato arriva il 29 agosto seguente nella trasferta persa contro il Bari (1-0), alla 1ª giornata. Il 26 settembre, alla 5ª giornata, realizza una tripletta nella partita casalinga vinta contro il Cagliari (4-2), trovando così i primi gol in bianconero. Meno di un mese dopo, il 21 ottobre, entra in campo nel secondo tempo durante la trasferta di Europa League contro il Salisburgo (1-1) segnando, su assist di Paolo De Ceglie, il primo gol nelle coppe europee con la maglia bianconera. Nel corso della stagione subisce una squalifica di due giornate per condotta antisportiva e uno stiramento che lo costringerà a restare fuori per circa un mese. Conclude la sua prima stagione in bianconero con 33 presenze e 7 gol in campionato, 2 presenze e un gol in Coppa Italia e 6 presenze e un gol in Europa League per un totale di 41 presenze e 9 gol, giocando da protagonista in positivo la prima parte di stagione, e calando di condizione fisica nella seconda parte, anche perché veniva dalla stagione solare del campionato russo. La stagione successiva non riesce a imporsi come titolare poiché il nuovo tecnico, Antonio Conte, cambia modulo, passando dal 4-4-2 al 3-5-2 e preferendo altri esterni migliori dal punto di vista tattico rispetto al serbo. Trova il primo (e unico) gol stagionale in occasione di Catania-Juventus (1-1), complice un errore del portiere Mariano Andújar. Il 6 maggio 2012 conquista lo scudetto con la maglia bianconera con una giornata d'anticipo. Termina la stagione con sole 7 presenze. Fenerbahçe e prestito al Bastia Krasić con la maglia del Fenerbahçe nel 2013. Il 2 agosto 2012 il Fenerbahçe comunica di aver acquistato il giocatore per 7 milioni di euro con un contratto quadriennale da 2,3 milioni a stagione più 12.500 euro come bonus-partita. Arrivato in Turchia, Krasic non riesce a rendere quanto sperato, complice un infortunio procuratosi nel match di ritorno contro lo Spartak Mosca, valido per i preliminari di Champions League. Tornato dall'infortunio non riesce a imporsi nuovamente tra i titolari a causa di una forma fisica non al meglio e di varie incomprensioni con l'allenatore Aykut Kocaman. Durante la stagione colleziona 21 presenze, una rete (in Türkiye Kupası contro il Göztepe) e due assist. Il 30 agosto 2013 passa ai francesi del Bastia con la formula del prestito. Il 4 ottobre seguente realizza la sua prima rete con la nuova maglia, nella vittoria per 4-1 contro il Lorient. Torna a segnare il 1º dicembre nella partita contro l'Evian (2-0). Chiude l'annata con 21 presenze tra campionato e coppe, realizzando due gol. A fine stagione quindi ritorna al Fenerbahçe. Ritornato al Fenerbahçe dopo il prestito al Bastia, non rientrando nei piani del tecnico İsmail Kartal viene messo fuori rosa e aggregato alla squadra riserve del club turco. Lechia Gdańsk Il 30 agosto 2015 viene acquistato dal Lechia Gdańsk, squadra militante nel massimo campionato polacco, con cui firma un contratto triennale. Il primo dicembre 2018, rimasto svincolato, si ritira dal calcio. Nazionale Nel 2004 ha partecipato ai campionati europei Under-21 con la nazionale di calcio della Serbia e Montenegro Under-21, arrivando in finale, ma perdendo contro l'Italia. Ha fatto parte all'edizione del 2006, dove giunge fino alle semifinali della competizione. Ha partecipato anche ai campionati europei Under-21 del 2007 con la nazionale serba Under-21, con cui ha raggiunto la finale, persa contro i Paesi Bassi. Ha fatto parte della spedizione serbo-montenegrina all'Olimpiade di Atene 2004. Nel corso delle qualificazioni agli Europei del 2008 ha fatto il debutto con la nazionale maggiore. Viene anche convocato per i Mondiali del 2010 in Sudafrica dove scende in campo in tutte e tre le partite, ma la sua nazionale viene eliminata al primo turno. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato russo: 2 - CSKA Mosca: 2005, 2006 Coppa di Russia: 4 - CSKA Mosca: 2004-2005, 2005-2006, 2007-2008, 2008-2009 Supercoppa di Russia: 4 - CSKA Mosca: 2004, 2006, 2007, 2009 Campionato italiano: 1 - Juventus: 2011-2012 Türkiye Kupası: 1 - Fenerbahçe: 2012-2013 Competizioni internazionali Coppa UEFA: 1 - CSKA Mosca: 2004-2005 Individuale Calciatore serbo dell'anno: 1 - 2009
  12. NICCOLÓ GIANNETTI MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” DEL SETTEMBRE 2010 Da infallibile cecchino della retroguardia bianconera, a elemento di punta (in tutti i sensi) della nuova Primavera di Giovanni Bucaro. Una metamorfosi curiosa, la sua. «In due stagioni ho affrontato la Juventus da avversario in cinque occasioni, mettendo a segno quattro reti. E ora, ovviamente, cercherò di fare altrettanto quando incontrerò il mio Siena». E già, perché Niccolò Giannetti, promettentissimo attaccante classe 1991 nato e cresciuto (calcisticamente e non) nella città del Palio, è uno dei più attesi rinforzi della Primavera edizione 2010-11. Che ha attinto a piene mani proprio dal settore giovanile della società toscana. «Con me sono arrivati a Torino anche il centrocampista austriaco Buchel, mio coetaneo, e Spinazzola, un esterno di attacco del ‘93 che lo scorso anno giocava con gli Allievi Nazionali. Siamo un bel gruppetto, ve lo assicuro: i tre anni trascorsi insieme hanno cementato tra noi un ottimo rapporto sia in campo che fuori. Grazie a loro non avvertirò la solitudine e la lontananza da casa. Anche perché sino ad ora non mi sono mai mosso dalla mia città se non per le trasferte». C’è sempre una prima volta, specie se si vuoi far carriera nel calcio che conta. «Diciamo che sarà un ottimo banco di prova: a 19 anni era venuta l’ora di fare un’esperienza diversa, anche se a Siena ci stavo benissimo e non solo per il fatto che vivevo con la mia famiglia». Composta, questo lo aggiungiamo noi, dal padre che lavora in un’azienda privata, dalla madre casalinga e da una sorella di dieci anni più vecchia di Niccolò. Il neo bianconero si racconta con poche e semplici parole, in linea con il personaggio. «Sono nato il 12 maggio 1991 e quest’anno ho conseguito la maturità scientifica, nel pieno rispetto dei tempi. Non ho ancora deciso (ma devo sbrigarmi, perché il tempo stringe!) se mi iscriverò o meno all’università. Al massimo salterò un anno, se mi accorgerò che il calcio mi lascia poco tempo libero. Mi piacerebbe fare scienze motorie per stare vicino al mondo dello sport, la cosa che in assoluto m’interessa di più. Altrimenti dovrò trovare qualche passatempo “torinese”: a Siena ero abituato a uscire con gli amici di una vita, qui si tratta di ricominciare tutto da capo. Che tipo sono? Uno tranquillo, al momento senza fidanzata e senza troppi grilli per la testa». Torniamo per un attimo alla stagione scorsa: si direbbe quasi che Niccolò avesse il dente avvelenato nei confronti della Juve. «Nego nella maniera più assoluta! E non perché adesso indosso questa maglia. Innanzitutto per i risultati, visto che in campionato l’anno passato abbiamo messo insieme un solo punto in due incontri. Poi, a essere sincero, per me i bianconeri sono sempre stati avversari al pari di tutti gli altri. Magari solo un po’ più stimolanti, visto che contro una squadra con questo nome si è indotti a dare il massimo. Però, se non li avessi “impallinati” quattro volte, forse ora non mi troverei qui a rilasciare un’intervista al giornale ufficiale della società». Fortunatamente il vizio del gol Giannetti non ce l’ha solo quando vede bianconero. «Tra campionato e Torneo di Viareggio, nelle due stagioni sin qui disputate con la Primavera, ho realizzato 32 reti. Il mio ruolo è quello di prima punta, ma all’occorrenza posso essere impiegato anche come secondo attaccante o come esterno. Mi piace fare movimento, ma me la cavo piuttosto bene soprattutto nell’area piccola. Calcio preferibilmente di destro, ma anche il sinistro non è malaccio, così come il colpo di testa». E si arriva così al matrimonio con la Juve, il desiderio di molti, se non di tutti. «Ho letto la notizia sui giornali: all’inizio non ci volevo credere, anche perché personalmente non ne sapevo nulla, nessuno mi aveva avvisato della possibilità di vestire la casacca bianconera. Poi, dopo qualche giorno, finalmente è arrivata una telefonata del Siena, che mi invitava a recarmi a Torino per un importante colloquio con la nuova società. Il presente è storia recente. Se me lo aspettavo? Assolutamente no, anche perché ormai pensavo che mi avrebbero mandato a fare esperienza in Serie C. Comunque ho accettato subito e con entusiasmo, ci mancherebbe altro…». Magari anche per realizzare il classico sogno nel cassetto. «Lo scorso anno niente esordio in Serie A, ma soltanto una panchina in Coppa Italia contro il Grosseto. Quest’anno spero vivamente che vada meglio, cioè di giocare qualche minuto con la Prima Squadra. Ma il mio obiettivo, sia ben chiaro, è innanzitutto quello di fare bene con la Primavera sia a livello personale, sia a livello di squadra: credo di poter dire che abbiamo i mezzi per competere con successo in tutte le manifestazioni in cui saremo impegnati, ossia campionato, Coppa Italia e Torneo di Viareggio». Tutto è nuovo per Niccolò, a Torino. «Non conoscevo mister Bucaro, ho cominciato ad apprezzarlo in ritiro. Il 4-4-2 che utilizza si sposa bene con le mie caratteristiche. Adesso tocca a me far bene e lasciar spazio ai fatti, più che alle parole». Che, nel suo caso, si chiamano gol. 〰.〰.〰 Niccolò scenderà in campo una manciata di volte in Europa League contro Salisburgo e Manchester City e in campionato nel match casalingo contro il Bari. E proprio contro gli inglesi realizzerà la prima e unica rete in maglia bianconera, prima di essere trasferito al Gubbio. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/niccolo-giannetti.html
  13. NICCOLÓ GIANNETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Niccolò_Giannetti Nazione: Italia Luogo di nascita: Siena Data di nascita: 12.05.1991 Ruolo: Attaccante Altezza: 181 cm Peso: 72 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 04.11.2010 - Europa League - Juventus-Salisburgo 0-0 Ultima partita: 16.01.2011 - Serie A - Juventus-Bari 2-1 3 presenze - 1 rete Niccolò Giannetti (Siena, 12 maggio 1991) è un calciatore italiano, attaccante della Carrarese. Niccolò Giannetti Giannetti con la maglia del Cagliari nel 2017 Nazionalità Italia Altezza 181 cm Peso 72 kg Calcio Ruolo Attaccante Squadra Carrarese Carriera Giovanili 20??-2010 Siena 2011 → Juventus Squadre di club 2009-2010 Siena 0 (0) 2010-2011 → Juventus 3 (1) 2011-2012 → Gubbio 7 (0) 2012 → Südtirol 13 (2) 2012-2013 → Cittadella 21 (5) 2013-2014 Siena 17 (7) 2014-2015 Spezia 38 (12) 2015-2017 Cagliari 40 (10) 2017 → Spezia 9 (1) 2017-2018 Cagliari 8 (0) 2018-2019 → Livorno 25 (8) 2019-2021 Salernitana 22 (2) 2021 → Pescara 8 (0) 2021- Carrarese 10 (3) Nazionale 2009 Italia U-18 1 (0) 2009 Italia U-19 1 (0) 2009-2010 Italia U-20 5 (1) 2011 Italia U-21 1 (0) Caratteristiche tecniche Attaccante moderno che fa dell'intelligenza e della duttilità tattica le sue caratteristiche principali. A suo agio nell'attaccare la profondità, possiede buon feeling con il gol. Carriera Club Siena e i prestiti Cresciuto nel Siena, segna 15 reti in 25 incontri nel campionato Primavera 2009-2010. Passa alla Juventus nell'estate 2010, coinvolto in uno scambio di prestiti. Fa il suo debutto da professionista proprio col club torinese, nella partita di Europa League contro il Salisburgo (0-0) il 4 novembre 2010, subentrando a Simone Pepe; nella stessa competizione segna il suo unico gol in bianconero, il 16 dicembre seguente a Torino contro il Manchester City (1-1). Debutta in Serie A il 16 gennaio 2011 nel match contro il Bari. Nel corso della stessa stagione, con la maglia della formazione Primavera juventina, mette a segno 9 gol in 17 partite. Dopo esser rientrato al Siena per fine prestito, viene nuovamente ceduto nel luglio 2011, questa volta al Gubbio club neopromosso in Serie B con cui disputa 7 partite senza andare a segno. Nel gennaio 2012 passa al Südtirol, club di Lega Pro Prima Divisione. Esordisce con la nuova squadra il 6 febbraio 2012; mette a segno due gol nella seconda metà della stagione contro Prato e Latina. Il 31 agosto 2012 fa ritorno in B venendo prelevato in prestito dal Cittadella. Debutta col club veneto il 9 settembre 2012 nella partita Crotone-Cittadella (3-1). Mette a segno i suoi primi gol con la maglia granata, nonché i primi in serie cadetta, nella partita Spezia-Cittadella (0-3) del 27 ottobre seguente, durante la quale va a segno con una doppietta. Nell'estate 2013 viene confermato nella rosa del Siena e gioca pertanto con la squadra della sua città. Nella stagione 2013-2014 in serie B mette a segno il suo primo gol (primo anche con la prima squadra del Siena) l'8 settembre 2013 contro il Bari, la squadra contro cui aveva esordito in Serie A. Spezia e Cagliari Il 31 gennaio 2014, dopo aver segnato 7 gol in 17 partite col Siena, passa in compartecipazione allo Spezia Calcio. Con la formazione ligure mette a segno 12 reti nell'arco di una stagione e mezza. Il 25 luglio passa a titolo definitivo al Cagliari, neoretrocesso in Serie B, firmando un contratto di quattro anni. Contribuisce alla promozione in Serie A con 10 gol. L'anno seguente gioca 11 partite nella massima competizione non riuscendo a segnare alcun gol. Il 31 gennaio 2017, nell'ultimo giorno della finestra di mercato invernale e contestualmente al rinnovo di contratto col club sardo, ritorna allo Spezia in prestito secco fino alla fine della stagione. Cagliari e Livorno Nella stagione 2017-2018 resta nella rosa del Cagliari, ma non riesce a ritagliarsi uno spazio importante, disputando solamente 8 presenze in serie A. Il 26 luglio 2018 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto al Livorno neopromosso in serie B, con il quale esordisce in Coppa Italia il 5 agosto nella partita con la Casertana vinta ai calci di rigore, realizzando una rete. Il 22 settembre segna la prima rete in campionato con i toscani, realizzando il gol del pareggio in casa del Cosenza. Chiude la stagione con 8 gol in campionato e la salvezza dei labronici. Salernitana Il 17 luglio 2019 viene ufficializzata la cessione a titolo definitivo alla Salernitana, in Serie B. Esordisce l'11 agosto nella sfida contro il Catanzaro, valevole per il secondo turno di Coppa Italia, in cui segna una doppietta nella vittoria per 3-1. Prestito al Pescara Il 1º febbraio 2021 viene ceduto a titolo temporaneo al Pescara, ma a causa della retrocessione in Serie C dei delfini, rientra a Salerno. Nazionale L'8 febbraio 2011 esordisce nella nazionale Under-21 italiana nel match amichevole vinto 1-0 contro l'Inghilterra disputato ad Empoli. Palmarès Club Competizioni nazionali Campionato italiano di Serie B: 1 - Cagliari: 2015-2016
  14. DOMENICO MAGGIORA GIANNI GIACONE SU “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 1974 Ci sono numerosi modi di scoprire, talenti pedatori giovinetti: un tempo i «cercatori» si sguinzagliavano per i campetti di periferia o per i prati della provincia, armati di pazienza e taccuino, e adocchiato il ragazzino ad hoc lo segnalavano al club per cui lavoravano. Oppure lo cartellivano immediatamente, tra una pedata e l’altra. Oggi è invece più diffuso il reclutamento dei giovanissimi, e con i NAG gran parte del colorito e romanticheggiante mondo dei talent’s scouts e dei mediatori vari ha cessato di esistere. La scoperta di talenti, tuttavia, anche se rarefatta e occasionale anziché fatta su ordinazione e sistematicamente, avviene ancora. Può persino accadere che il soggetto in questione, anziché nel campetto di periferia, si riveli al tecnico e al supporter nella ben più ufficiale cornice dello Stadio Comunale: è il caso (lungo, lunghissimo preambolo per arrivarci) di Domenico Maggiora, praticamente nato e cresciuto nel NAG bianconero, epperò rivelatosi improvvisamente come ragazzo di talento e di avvenire in occasione della Finale del Campionato Primavera ‘71-72 tra Juventus e Roma, in un caldo pomeriggio di giugno con sole battente e mercurio impazzito nelle colonnine dei termometri. Torniamo a quella partita, che assegna alla Juve lo scudetto «minore» proprio all’indomani della vittoria del «quattordicesimo» assoluto, perché la ricordiamo perfettamente nei contorni che la segnarono, e perché effettivamente Maggiora Domenico, numero dieci di maglia, mai visto giocare prima, ci impressionò alquanto. La Juve vinse due a zero, c’era Alessandrelli portiere paratutto, e Chiarenza stoccatore temuto, e Balestro «libero» alla Bill e dunque bravo due volte. Ma c’era soprattutto Maggiora, presente in ogni angolo del campo e più che mai nelle azioni dei due gol, entrambi realizzati da lui, con gran sfoggio di capocciate dalle traiettorie secche e perentorie. Il secondo, in particolare, fu una grossa cosa, con volo sul pallone a mezza altezza e palla imprendibile per Quintini portiere giallorosso. Considerata l’età del protagonista dell’impresa, diciassette anni a quel tempo, era almeno prematuro dare giudizi definiti e dettagliati: e difatti nessuno ne diede, limitandosi i più a imprimersi il nome di Maggiora nella memoria, non si sa mai... Di lì all’esordio in Prima Squadra, avvenuto nel maggio scorso, in occasione della gara di Coppa Italia con la Reggiana, di tempo ne passa quanto basta per far sì che il Nostro accumuli presenze nella Nazionale «juniores» e si segnali a Vycpalek per una eventuale candidatura a rincalzo di valore, se non di esperienza. Juve-Reggiana, molti lo ricorderanno certamente, finisce in parità, uno a uno, è la vigilia dell’ultima giornata di Campionato, quella che darà ai bianconeri il quindicesimo scudetto: segna, massì, Maggiora, con stangata dal limite che manda in visibilio la folla di amici accorsi a vedere Domenico al grande appuntamento del debutto. Il resto è storia di oggi: Maggiora, da quest’anno, fa parte della «rosa» di prima squadra, e prima o poi un posto dovrebbe trovarlo. «Non c’è fretta, sarebbe assurdo se a diciannove anni ne avessi – dice – vorrei restare in bianconero per un anno o due ancora così, di rincalzo, nel “giro” dei titolari. E poi si vedrà se sarò migliorato da meritare il “salto” o se dovrò farmi le ossa altrove». – Raccontaci quando hai cominciato a pensare al pallone. «Piuttosto tardi, direi; verso i quattordici anni, giocando in una squadretta di un Oratorio Salesiano. La Juve è venuta subito dopo». – Quale ruolo ritieni più adatto alle tue possibilità? Centrocampista? Mezzapunta? «Penso di andare bene come mediano-mezz’ala, anche se ho già giocato con posizioni e compiti disparati. Vycpalek, con la Reggiana, mi diede il quattro e mi fece fare il mediano di spinta: la cosa non mi dispiace. Infatti, non mi sembra di avere le doti della mezza punta, visto che mi manca un po’ la velocità di base e che anche lo scatto lascia un po’ a desiderare. Però, sotto porta, con la “Primavera” sono riuscito spesso a farmi valere, di piede e soprattutto con i colpi di testa». – Come ti sei trovato, nel passare dalla «Primavera» all’ambiente della Prima Squadra? «Il passo è stato fin troppo lungo, per me. A diciannove anni, non posso certo dire di avere alle spalle una grande esperienza: una dozzina di partite con la Nazionale “juniores”, che non è poco ma nemmeno poi molto. Tuttavia, dopo le preoccupazioni dei primi giorni, devo dire che ora sono pienamente soddisfatto: tutti i compagni mi hanno aiutato e mi aiutano, e a stare con loro ho tutto da guadagnare, visto che da loro posso imparare moltissimo. Capello, per esempio, ha cercato e cerca di migliorarmi, dandomi dei suggerimenti preziosi. Non mi resta che prendere un po’ di qui e un po’ di là: un giovane non potrebbe desiderare di meglio che avere vicino simili campioni, per imparare in fretta i segreti del mestiere». – Pensi di dovere qualcosa a qualcuno in particolare, per la tua rapida «ascesa» alla Prima Squadra? «Devo qualcosa praticamente a tutti gli allenatori che mi hanno seguito, e in modo tutto particolare al signor Bizzotto, che mi ha spronato a fare le cose che mi riuscivano meno bene, a migliorare i miei difetti, che insomma mi ha dato un carattere che prima non avevo». – C’è un modello nella tua attività di calciatore? «Sì, e si chiama Johan Cruyff: è il mio idolo da sempre, ho persino litigato per colpa sua, vedendo alla TV la finale di Coppa dei Campioni dell’anno scorso, tra la Juve e l’Ajax. Non è che tifassi per lui, ma quasi». – Qual’è la tua opinione sulle Frontiere chiuse per i calciatori stranieri? «Il veto di importazione significa innanzitutto rialzo dei prezzi dei nostri giocatori, e poi, secondo me, minori possibilità per noi giovani di confrontarsi, di imparare dai campioni di altri paesi e altre scuole. Comunque, ho troppa poca esperienza per avere un’opinione precisa». – Abbiamo accennato prima ai pregi e difetti di Maggiora: vogliamo essere più precisi? «Pregi, è difficile. Vediamo, il colpo di testa; a qualunque altezza arrivi il pallone, è la mia specialità. Difetti: manco di continuità, non ho l’abitudine di giocare la palla a distanza, faccio “gioco corto” insomma. Inutile dire che faccio e farò di tutto per migliorarmi...». E chiudiamo qui. Il tempo lavora per Domenico Maggiora, classe ‘55, e dunque in età tra le più verdi. L’interessato non ha fretta: non ne abbia neppure il tifoso. Prima o poi, di lui sentiremo parlare più spesso. Se son rose... 〰.〰.〰 Nella stagione 1973-74, nonostante l’ottimismo del giocatore, Maggiora disputerà solamente il secondo tempo della partita di Coppa Italia contro il Palermo, in sostituzione di Musiello. Match giocato il 12 dicembre e terminato con la secca sconfitta bianconera per 0-2. Poi un lungo girovagare: Varese, quindi per sei stagioni a Roma e, infine, Sampdoria, Cagliari e Catania. Ritorna alla Juventus nella veste di allenatore delle giovanili. «Il mio cuore è sempre rimasto a Torino – confessa – la Juve coincide praticamente con tutta la mia vita dai quattordici anni in avanti: è stata una scuola, una guida, una famiglia. Se sono diventato calciatore prima e allenatore poi, lo devo soprattutto ai colori bianconeri, il massimo in Italia per competenza e organizzazione: qui, dove gli obiettivi sono di regola estremamente stimolanti, si arriva sempre prima degli altri e si semplificano tutti i problemi. Detta così, sembra la solita frase di circostanza. Invece bisogna viverci dentro, per rendersene pienamente conto: di mio, cerco di trasmettere ai ragazzi quanto mi è stato insegnato in tutti questi anni. Grazie a mio zio, che da piccolo mi portava in curva, mi considero innanzitutto un tifoso che ha realizzato il sogno di giocare in bianconero a livello giovanile. Quindi era naturale che, durante i due anni di prestito a Varese, cullassi il desiderio di tornarci: però, una volta che le cose hanno preso una piega diversa, ho fatto come nulla fosse. Così, quando dovevo affrontare la Juve, per me cambiava poco: da giocatore non ho mai avuto bisogno di stimoli particolari per dare il massimo. Comunque mi faceva piacere vincere, perché era ed è sempre la squadra da battere, la grande rivale che raramente hai la fortuna di mettere sotto. E quando non me la ritrovavo di fronte, una volta rientrato nello spogliatoio la prima cosa che facevo era quella di domandare che risultato avesse fatto». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2010/10/domenico-maggiora.html
  15. ARMAND TRAORÉ Nasce a Parigi, l'8 ottobre 1989. Approda a Torino il 31 agosto 2010 con la formula del prestito oneroso; all'Arsenal viene versata la somma di 600.000 euro. Il francese eredita la maglia numero 17 ereditata David Trézéguet passato in estate all'Hercules di Alicante. L'11 settembre seguente, durante un allenamento, si procura una lesione muscolare di primo grado del muscolo bicipite femorale sinistro, che lo costringe a stare fuori dal campo per almeno quattro settimane. Quando sembra vicino il suo rientro in campo, a metà ottobre, subisce un nuovo infortunio che lo costringe ad un altro mese di stop. Smaltiti i problemi fisici, debutta in bianconero nella sfida con la Roma del 13 novembre, entrando al 45' al posto di Fabio Grosso. Il 2 dicembre viene schierato titolare nella sfida di European League contro i polacchi del Lech Poznan (1-1). Si infortuna nuovamente a gennaio nella trasferta di Marassi contro la Sampdoria (terminata poi 0-0) dopo appena 30 secondi dall'inizio dell'incontro, riportando uno stop di circa tre settimane. Rientra dopo l'infortunio nella gara casalinga del 5 marzo contro il Milan (0-1), disputando una buona gara. Il 22 giugno 2011 la Juventus non esercita il diritto di riscatto ed Armand ritorna all'Arsenal. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2012/09/armand-traore.html
  16. ARMAND TRAORÉ https://it.wikipedia.org/wiki/Armand_Traoré Nazione: Senegal Luogo di nascita: Parigi Data di nascita: 08.10.1989 Ruolo: Difensore Altezza: 185 cm Peso: 77 kg Nazionale Francese Under-21 e Senegalese Soprannome: - Alla Juventus dal 2010 al 2011 Esordio: 13.11.2010 - Serie A - Juventus-Roma 1-1 Ultima partita: 15.05.2011 - Serie A - Parma-Juventus 1-0 12 presenze - 0 reti Armand Traoré (Parigi, 8 ottobre 1989) è un ex calciatore francese naturalizzato senegalese, di ruolo difensore. Armand Traoré Nazionalità Senegal Altezza 185 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 2020 Carriera Giovanili 1996-1999 FC Suresnes 1999-2004 RC Paris 2004-2005 Monaco 2005-2006 Arsenal Squadre di club 2006-2008 Arsenal 3 (0) 2008-2009 → Portsmouth 19 (1) 2009-2010 Arsenal 9 (0) 2010-2011 → Juventus 12 (0) 2011 Arsenal 1 (0) 2011-2016 QPR 86 (2) 2016-2018 Nottingham Forest 30 (0) 2018 → Cardiff City 4 (1) 2018-2019 Çaykur Rizespor 0 (0) 2019-2020 Cardiff City 0 (0) Nazionale 2007-2008 Francia U-19 4 (0) 2008-2010 Francia U-21 5 (0) 2011-2018 Senegal 7 (0) Caratteristiche tecniche Giocava come difensore, laterale sinistro. Carriera Club Arsenal Traoré con la maglia dell'Arsenal nel 2008 Traoré arrivò all'Arsenal il 1º agosto 2006, dopo alcuni anni di giovanili in Francia, nel Racing Parigi e nel Monaco. Nonostante fosse membro della squadra delle riserve, con 6 presenze nel campionato riserve 2005-2006, giocò la partita al nuovo Emirates Stadium, il 22 luglio 2006 contro l'Ajax; la partita, fra l'altro, era anche il match d'addio di Dennis Bergkamp. Il mese successivo, figurava nei 18 convocati per la sfida di Champions League contro la Dinamo Zagabria, assistendo alla partita dalla panchina. Nella stagione 2006-2007, Traorè debuttò in Coppa di Lega inglese il 24 ottobre, nel match valido per il terzo turno contro il West Bromwich, entrando al minuto 24 minuto al posto di Emmanuel Adebayor. Per il resto della stagione giocò soprattutto in Coppa di Lega, partendo titolare nelle partite contro Everton, Liverpool, Tottenham (in semifinale), e nella finale contro il Chelsea, persa dall'Arsenal per 2-1. La stagione seguente non cominciò bene per il franco-senegalese. Andando ad assistere a White Hart Lane al match Tottenham-Arsenal, entrò nello stadio con un tirapugni, venendo per questo arrestato. Riguardo al prosieguo di stagione, partì titolare in FA Cup contro il Burnley (venendo sostituito da Justin Hoyte al 71') ed esordì in Premier League il 5 aprile, contro il Liverpool. Nelle ultime partite della stagione, poi, fu usato con frequenza maggiore, nella posizione di esterno sinistro di centrocampo e ala. Il 4 agosto firma un lungo prolungamento del contratto con i Gunners. Portsmouth e ritorno all'Arsenal Prima di diventare punto fermo della prima squadra dell'Arsenal, però, Traoré decide di trascorrere un anno in prestito al Portsmouth, per accumulare l'esperienza necessaria. Nella stagione con i Pompeys colleziona 19 presenze e, il 18 maggio, segna anche il suo primo gol in Premier, in un 3-1 casalingo contro il Sunderland. Traoré in azione ai Gunners nel 2010 Per la stagione 2009-2010 Traoré torna all'Arsenal, e gioca subito nella partita vinta per 2-0 contro il West Bromwich in Coppa di Lega, giocando 69 minuti prima di essere sostituito da Nacer Barazite. Grazie al contemporaneo infortunio di Gaël Clichy e Kieran Gibbs, Traorè diventa terzino sinistro titolare. Comincia la propria nuova avventura contro il Sunderland, per poi giocare anche partite con "Big" come Chelsea (3-0 per i Blues) e Liverpool (2-1 per i Gunners). Anche Traoré, dopo un po' di tempo, s'infortuna, ma recupera in breve tempo, tornando in un vittorioso 3-0 contro l'Aston Villa. Ha giocato ancora contro Everton e Bolton, per poi essere sostituito dal guarito Clichy. Juventus Il 31 agosto 2010 si trasferisce alla Juventus con la formula del prestito oneroso; all'Arsenal viene versata la somma di 600.000 euro. L'11 settembre seguente, durante un allenamento, si procura una lesione muscolare di primo grado del muscolo bicipite femorale sinistro, che lo costringe a stare fuori dal campo per quattro settimane; quando sembrava prossimo al rientro in campo, a metà ottobre, subisce un nuovo infortunio che lo costringe a un ulteriore mese di stop. Smaltiti i problemi fisici, viene convocato per la prima volta in occasione della sfida con la Roma del 13 novembre, nella quale debutta in bianconero subentrando al 45' a Fabio Grosso. Il 2 dicembre viene schierato titolare nella sfida di UEFA Europa League contro i polacchi del Lech Poznań (1-1). Si infortuna nuovamente a gennaio nella trasferta di Marassi contro la Sampdoria (terminata poi 0-0) dopo appena 30 secondi dall'inizio dell'incontro, riportando uno stop di circa 3 settimane. Rientra dopo l'infortunio nella gara casalinga del 5 marzo 2011 contro il Milan (0-1), chiudendo poi la sua stagione a Torino con 10 presenze in Serie A e 2 in Europa League. Secondo ritorno all'Arsenal, QPR e Nottingham Forest Il 22 giugno 2011 Traoré ritorna a vestire nuovamente la maglia dell'Arsenal, con cui il successivo 28 agosto gioca all'Old Trafford la sfida di Premier League contro il Manchester United. Due giorni dopo si trasferisce al Queens Park Rangers, rimanendo con i londinesi per cinque stagioni. Il 29 luglio 2016 passa al Nottingham Forest. Cardiff City Il 2 febbraio 2018 passa in prestito fino al termine della stagione al Cardiff City. Il 13 febbraio torna al gol a distanza di quattro anni dall'ultima volta, segnando nel 2-0 casalingo contro il Bolton. Il 6 maggio, grazie al pareggio ottenuto contro il Reading, conquista la promozione in Premier League. Çaykur Rizespor ed il ritorno al Cardiff Terminato il prestito al Cardiff, fa ritorno al Nottingham Forest per essere ceduto a titolo definitivo ai turchi del Çaykur Rizespor con i quali il 20 luglio 2018 firma un contratto di due anni con opzione per il terzo. Senza mai scendere in campo in campionato, il 15 gennaio 2019, per rispettare le regole sul numero di giocatori stranieri iscritti nella squadra, il club annuncia di aver tentato di venderlo ma non sono arrivate offerte; quindi per sopperire ai termini di regolamento, viene fatto allenare con la squadra U21, risolvendo il contratto il 31 luglio 2019. Rimasto svincolato, l'8 novembre 2019 fa il suo ritorno al Cardiff City siglando un contratto a breve termine, che lo ha lasciato libero il 7 gennaio 2020, senza mai aver giocato. Nazionale Traoré ha giocato nell'Under-19 francese, fallendo però nel raggiungere gli Europei Under-19 a causa di una sconfitta contro i pari età dell'Italia. Armand, comunque, ha giocato da titolare tutte e tre le partite del girone di qualificazione. Il 13 novembre 2008 è stato chiamato per la prima volta nell'Under-21, in un'amichevole contro la Danimarca. Il match finì 1-0 per i galletti, e Traorè giocò 73' prima di essere sostituito. Il 10 agosto 2011 sceglie la cittadinanza senegalese e viene convocato dal CT Amara Traoré per la partita persa per 2 a 0 contro il Marocco.
  17. Lui alla sua etá naturalmente pensa al mondiale con la Francia. Ma nel suo entourage ci sono persone meno giovani che dovrebbero fargli capire che Paul ha degli obblighi anche nei confronti della Juventus che é quella che gli paga il suo lauto stipendio.
  18. GIGI PERONACE https://it.wikipedia.org/wiki/Gigi_Peronace Nazione: Italia Luogo di nascita: Soverato (Catanzaro) Data di nascita: 29.11.1925 Luogo di morte: Roma Data di morte: 29.12.1980 Ruolo: Dirigente Alla Juventus dal 1948 al 1959 Luigi "Gigi" Peronace (Soverato, 29 novembre 1925 – Roma, 29 dicembre 1980) è stato un dirigente sportivo, calciatore e scopritore di talenti italiano. Fu cementatore dei rapporti calcistici tra Italia e Inghilterra. Calabrese di Soverato (provincia di Catanzaro), dopo aver studiato e vissuto a Torino intraprende l'attività di dirigente trasferendosi in Inghilterra negli anni sessanta e diventando l'anello di congiunzione tra il calcio del Belpaese e quello britannico; a lui si deve l'arrivo in Italia di campioni come John Charles, Denis Law, Jimmy Greaves, Joe Baker e Liam Brady. Luigi Peronace Peronace (a destra) assieme a Billy Wright e Giampiero Boniperti nel 1965 Nazionalità Italia Calcio Ruolo Portiere Termine carriera 1945 Carriera Squadre di club 1944-1945 Reggina Carriera Gli esordi Al termine del secondo conflitto mondiale, Peronace giocò come portiere nella Reggina nella stagione 1944-1945; si dilettava inoltre a organizzare partite amichevoli di calcio tra militari inglesi e australiani, e squadre locali calabresi. Nel 1960, in seguito ad un lungo periodo di lavoro trascorso nella Juventus (1948-1959) quale stretto collaboratore dell'allenatore gallese Jesse Carver, Peronace fu nominato dirigente del Torino: nel 1961, da direttore sportivo dei granata, curò personalmente l'arrivo dei giocatori Denis Law e Joe Baker. Successivamente, nel 1966, lasciò il Torino per seguire Umberto Agnelli, che nel frattempo era stato nominato Presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, e fu nominato segretario della FIGC. Il periodo inglese Intanto, Peronace si era trasferito a Londra ove, negli anni sessanta e anni settanta, divenne il punto di riferimento del calcio italiano nel panorama calcistico inglese, stringendo forti legami con personaggi come Sir Matt Busby, storico manager del Manchester Utd, e Lord Dennis Follows, capo esecutivo dell'English Football Association. Grazie a Peronace nacque il Torneo anglo-italiano, la cui prima edizione si svolse nel 1970; tale competizione, dopo la sua prematura scomparsa, è stato intitolata alla sua memoria (edizioni dal 1982 al 1986). Il periodo della Nazionale Collaborò con Azeglio Vicini alla creazione della squadra Under 21 della Nazionale di Calcio; ebbe un ruolo determinante sia nell'elezione di Artemio Franchi alla presidenza della UEFA, sia nella nomina di Enzo Bearzot a commissario tecnico, nel 1976, anno in cui divenne l'accompagnatore della Nazionale italiana (chiamato da Franco Carraro); durante il Mondiale di Argentina 1978, oltre a essere direttore generale della Nazionale di calcio, svolse il ruolo di capo delegazione della squadra azzurra; a lui si devono, inoltre, la creazione della squadra del Resto del Mondo e l'organizzazione dell'incontro con l'Argentina, che fu battuta a Buenos Aires con il punteggio di 2-1: nella squadra creata da Peronace in tale occasione, furono convocati Michel Platini e Zbigniew Boniek, i cui nominativi furono segnalati dallo stesso al presidente della Juventus, Giampiero Boniperti. La scomparsa Nel dicembre del 1980, dopo gli Europei di Calcio, Peronace si trovava a Roma in ritiro con la Nazionale, ormai in partenza per il Mundialito del 1981: morì, all'età di 55 anni, tra le braccia di Enzo Bearzot, a causa di un arresto cardiaco; il suo posto venne ricoperto dal già campione azzurro Gigi Riva. Peronace può considerarsi precursore e inventore della figura del procuratore di calcio a 360 gradi e del Football Manager, ruolo completamente sconosciuto prima degli anni ottanta.
  19. FRANCESCO MARINO https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Marino_(calciatore_1961) Nazione: Italia Luogo di nascita: Cerisano (Cosenza) Data di nascita: 28.08.1961 Ruolo: Osservatore Altezza: 181 cm Peso: 74 kg Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2013 Francesco Marino (Cerisano, 28 agosto 1961) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Francesco Marino Marino al Cosenza nel 1988 Nazionalità Italia Altezza 181 cm Peso 74 kg Calcio Ruolo Difensore Termine carriera 1994 Carriera Squadre di club 1979-1982 Spezzano ? (?) 1982-1993 Cosenza 251 (6) 1993-1994 Matera 28 (1) Carriera Giocatore Nel ruolo di terzino destro, inizia tra i dilettanti dello Spezzano Albanese per poi passare nel 1982 al Cosenza in Serie C1, squadra con cui si svolge la quasi totalità della sua carriera di calciatore. Con i rossoblu, infatti, disputa in tutto undici campionati di cui cinque in Serie B, ottenendo la promozione nella serie cadetta nella stagione 1987-88 sotto la guida tecnica di Gianni Di Marzio. Nella storia del club silano è il quarto calciatore, dopo Marulla, De Rosa e Del Morgine, per numero di presenze con la casacca rossoblu, in tutto 251 di cui 142 in Serie B. Nel 1993 termina la sua esperienza di calciatore con il Cosenza per concludere la carriera in Serie C1 con il Matera. Ha esordito in Serie B l'11 settembre 1988 in Cosenza-Genoa 0-0 Dirigente È stato direttore sportivo del Cosenza e in seguito osservatore per la Juventus. Nel luglio 2013 il presidente del Cosenza, Eugenio Guarascio, gli assegna per una stagione il ruolo di direttore generale. Palmarès Coppa Anglo-Italiana: 1 - Cosenza: 1983
  20. GIORGIO PERINETTI https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Perinetti Nazione: Italia Luogo di nascita: Roma Data di nascita: 17.01.1951 Ruolo: Responsabile del settore giovanile Alla Juventus dal 1998 al 2000 Biografia Vedovo di Daniela Logiudice (deceduta il 5 giugno 2015 all'età di 49 anni), ha due figlie: Chiara ed Emanuela. Carriera A 21 anni, nel 1972, entra a far parte dello staff dirigenziale della Roma, dapprima in qualità di responsabile del settore giovanile, quindi di direttore sportivo. Il 14 novembre 1987 si trasferisce al Napoli come capo degli osservatori e responsabile del settore giovanile. L’anno successivo divenne direttore sportivo; è lui a comunicare a Maradona la prima squalifica per l'uso di cocaina, nel 1991. Il 17 novembre 1992 già in rotta con il presidente Corrado Ferlaino si dimette dall’incarico, causato anche dall’esonero di Claudio Ranieri e dall’arrivo di Ottavio Bianchi sulla panchina partenopea. Nel 1993, passa al Palermo. Lasciata la società in cui ha avuto una delle esperienze migliori, nel 1995 è nuovamente alla Roma e nel 1998 si ricongiunge con Moggi alla Juventus, ricoprendo l'incarico di responsabile del settore giovanile. L’11 febbraio 2000 rassegna le dimissioni al club bianconero. Nel 2000, dopo un mese al Como, passa nuovamente al Palermo, chiamato dal presidente Franco Sensi che già lo aveva avuto in giallorosso. Conquista un'altra promozione in Serie B e una salvezza l'anno successivo. Il 30 giugno 2002 scaduto il contratto rimane sempre ai rosanero per seguire la transazione tra Franco Sensi e Maurizio Zamparini. Il 23 luglio con l’arrivo della nuova presidenza termina il suo ruolo. Rimane alcuni mesi ancora alla Roma. Il 29 dicembre torna al Napoli come direttore sportivo. Il 1º giugno 2004 dopo che i partenopei hanno ottenuto la salvezza e prima del fallimento della società si dimette. Dopo si trasferisce come direttore sportivo al Siena, in Serie A. Con i toscani centra tre salvezze consecutive e l’11 giugno 2007 risolve consensualmente il contratto. Il giorno seguente passa al Bari, che contribuisce a riportare in Serie A nel 2009 e a far ottenere il decimo posto l'anno seguente. Il 7 maggio 2010 il presidente del Siena Massimo Mezzaroma annuncia che dalla stagione 2010-2011 Perinetti tornerà ad essere il direttore sportivo della società toscana. La conferma dell'addio arriva proprio da Perinetti, ringraziando Bari con una nota sul suo blog. L'annuncio ufficiale della società biancorossa, che comunica la fine del rapporto di lavoro, arriva il 10 maggio. Due giorni dopo viene presentato ufficialmente dal club toscano. Il 23 aprile 2012 il Palermo di Maurizio Zamparini annuncia ufficialmente il suo arrivo a partire dalla stagione 2012-2013 come vicepresidente esecutivo, qualora dovesse liberarsi dal Siena. Il 16 maggio seguente rescinde consensualmente il contratto con la società in scadenza nel 2013, mentre il 7 giugno viene annunciato come nuovo Direttore Generale dell'Area Sportiva, carica che sotto la gestione di Zamparini non era mai stata di nessuno. Il 28 settembre a seguito dell'arrivo di Pietro Lo Monaco come amministratore delegato dei rosanero, Perinetti lascia l'incarico rinunciando a due dei tre anni di contratto complessivi, definendo questa «la decisione più triste della mia vita». Il 6 febbraio 2013, a seguito delle dimissioni di Lo Monaco, viene richiamato da Zamparini in seno alla società rosanero, presenziando alla conferenza stampa di presentazione del tecnico Alberto Malesani che ha sostituito l'esonerato Gian Piero Gasperini. Il suo ingresso ufficiale nel consiglio di amministrazione della società avviene il 20 febbraio. Nonostante il campionato si sia concluso con la retrocessione del club siciliano nella seconda serie nazionale, il 2 luglio seguente rinnova per un altro anno il contratto col Palermo, diventando il Responsabile dell'Area Tecnica; la società si riserva il diritto d'opzione per il rinnovo del contratto di un ulteriore anno. A fine stagione il Palermo ottiene la promozione in Serie A con cinque giornate d'anticipo e Perinetti vince il premio come miglior direttore sportivo della Serie B durante il "Gran Galà Top 11 Serie B". All'indomani della chiusura del campionato del Palermo è stato annunciato che il suo contratto in scadenza il 30 giugno 2014 non sarà rinnovato, pertanto l'opzione viene fatta scadere. Il 24 luglio 2015 viene ingaggiato dal nuovo Venezia come direttore sportivo, portando la squadra dapprima in Lega Pro, quindi in Serie B. Lascia la squadra veneta il 6 ottobre 2017, risolvendo in maniera consensuale il contratto che sarebbe scaduto nel giugno seguente. L’11 ottobre 2017 viene nominato nuovo direttore generale del Genoa. Nel giugno 2019 lascia i rossoblu. Il 27 luglio 2020 viene nominato nuovo direttore sportivo del Brescia, neoretrocesso in Serie B. Si dimette il giorno 29 maggio 2021. Il 1º luglio seguente torna per la terza volta a Siena come direttore sportivo, lasciando l'incarico il 23 dicembre seguente, dopo una prima parte di stagione negativa in Serie C. L'11 giugno 2022 fa ritorno al Brescia, sempre in B, dove viene nominato direttore dell'area tecnica. Carriera in sintesi 1986-1987: Roma - Direttore sportivo 1987-1988: Napoli - Direttore area scouting 1988-1992: Napoli - Direttore sportivo 1993-1995: Palermo - Direttore sportivo 1995-1998: Roma - Direttore sportivo 1998-2000: Juventus - Coordinatore vivaio 2000-2002: Palermo - Direttore sportivo 2002-2004: Napoli - Direttore sportivo 2004-2010: Bari - Direttore sportivo 2010-2012: Siena - Direttore sportivo 2013-2014: Palermo - Direttore tecnico 2015-2017: Venezia - Direttore sportivo 2017-2019: Genoa - Direttore generale 2020-2021: Brescia - Direttore sportivo lug.- dic.2021: Siena - Direttore sportivo 2022-: Brescia - Direttore tecnico
  21. MANUEL GIANDONATO Ci sono annate certamente non particolarmente felici ma che portano anche segnali incoraggianti. Se prendiamo come esempio la stagione con Delneri in panchina, balza subito all’occhio il deludentissimo settimo posto. Ma uno sguardo più attento può cogliere alcuni aspetti positivi. Intanto, si sono create le basi della Juve che vincerà negli anni a venire (con gli acquisti di Pepe, Bonucci, Barzagli, Matri, Quagliarella, Storari) e si è regalato la possibilità a qualche giovinotto di iniziare la propria carriera professionistica: Ekdal, Sørensen, Liviero, Giannetti, Cammilleri, Boniperti, Libertazzi, Buchel. Tutti faranno più o meno bene lontano da Torino, così come Manuel Giandonato (che, in verità, aveva esordito l’anno precedente a Livorno) che, in quella stagione, scenderà in campo una manciata di volte (in Europa League contro Sturm Graz e Salisburgo e in campionato contro Parma e Chievo da titolare) prima di essere trasferito al Lecce. GIANLUCA DI MARZIO.COM DEL 2 NOVEMBRE 2018 Una pennellata o un colpo di scalpello. Un centrocampista e un artista non sono così diversi. A volte dipingi, altre scolpisci. Il giovane Michelangelo, futuro top player di pittura e scultura, alla fine del ‘400 prese una tavola e realizzò un quadro. Lo chiamarono la “Madonna di Manchester”, perché lì fu esposto per la prima volta. Eterea, spiazzante e incompiuta. Non aveva ancora compiuto vent’anni. A Old Trafford, Manuel Giandonato entrò con la sfrontatezza dei suoi 19 anni. E a dieci minuti dalla fine, disegnò una parabola perfetta su punizione. Inattesa e imparabile. Era il maggio del 2011. Del Piero lo applaudì, Ferguson pure. La Juventus vinse 2-1 grazie a quella prodezza. «Sentii il rumore del palo e poi il boato del pubblico. Un applauso spontaneo dello stadio. Era solo un’amichevole per l’addio al calcio di Neville, ma fu pazzesco. Venne anche Beckham a stringermi la mano» racconta oggi. Artista o centrocampista. Bel dilemma, a guardare i disegni di Manuel. «Lo faccio da sempre, è la mia passione. Vado a mano libera, prendendo spunto soprattutto dalla pop art. Adoro Andy Warhol. Magari dovesse andare male col calcio, mi metto a fare l’artista di strada...». In attesa che un Giandonato sia quotato come un Banksy, il pallone rimane ancora al centro della sua vita. Oggi il ragazzo di Chieti gioca nella Fermana. Domenica scorsa ha segnato il rigore decisivo per espugnare Pordenone. Vittoria e secondo posto, proprio dietro i neroverdi. «Una battaglia, ma siamo stati tosti. E alla fine abbiamo anche sistemato lo spogliatoio, pulendo tutto. Una società seria si vede anche da queste cose». Applausi. Certo che da quella notte a Manchester ne è passato di tempo: sette anni e dodici maglie diverse. Una valigia troppe volte in mano e qualche treno perso «perché a volte ho sbagliato scelta e altre chi poteva aiutarmi non l’ha fatto». Passo indietro. Chi era prima di Old Trafford? Una speranza nella Juve che stava rinascendo, con esordio nel febbraio del 2010 in una Livorno che sarebbe poi diventata tappa cruciale. «Zaccheroni era appena subentrato a Ciro Ferrara. Mi portò in panchina un po’ per caso. Felipe Melo si fece espellere. Non mi stavo neanche scaldando. Ricordo che il mister si girò verso la panchina e disse al vice “chiama Giandomenico”. Toccava a me, anche col nome storpiato. Entrai al posto di Del Piero. Io manco me ne accorsi, me lo disse mio padre la sera. Non feci danni». Fu la sola presenza di quella stagione. L’anno dopo, con Delneri in panchina, ne vennero altre. Compresa la prima da titolare, a Verona contro il Chievo. Iniziata bene, ma finita con un rosso. «Feci un fallo per fermare un contropiede. Dovevo farlo, altrimenti sarebbero andati in porta. Almeno fu memorabile. Il mio compagno delle giovanili Belcastro – oggi all’Imolese – fu profetico. Prima della partita mi disse che per essere ricordati alla prima serve un gol o un’espulsione. Purtroppo non segnai». Un infortunio al ginocchio purtroppo bloccò la sua stagione. Dopo l’ebbrezza di Old Trafford, in estate arrivò Antonio Conte. Manuel iniziò la preparazione con il gruppo che iniziava la risalita verso la gloria. «Si capiva che stava nascendo qualcosa di grande. A fine mercato, ero in bilico fra rimanere o andare in prestito. Scelsi Lecce. Forse fu una decisione prematura ma sfido chiunque a rifiutare una serie A a vent’anni». Otto presenze, una retrocessione e via al giro d’Italia. Tante tappe in salita e qualche foratura di troppo. «Feci un grave errore ad andare nella Juve Stabia. Braglia mi distrusse psicologicamente, fu il mio anno peggiore. A Salerno vincemmo il campionato ma Menichini, subentrato a Somma, mi relegò in fondo alla panchina. Era un problema di ruolo e di età: difficilmente si fidavano a mettere un giovane davanti alla difesa, in una posizione cruciale. Però quella era la mia posizione naturale e lì gioco ancora». Qualcuno iniziò a capirlo. «A Catanzaro iniziò la mia carriera, con Sanderra allenatore». Poi vennero Padova e Lanciano, ma soprattutto nell’estate del 2016 arrivò il Livorno. «Un’esperienza che mi ha fatto crescere sotto ogni punto di vista, con una tifoseria che mi ha aperto il cuore e tante divergenze con la società». Un’altalena di sentimenti. L’inizio da protagonista, la rottura del crociato, il desiderio di forzare i tempi, il rientro nei playoff con la Reggiana. «La società voleva che andassi via, ma l’unica proposta era da una serie B portoghese. E se fosse andata male? Chi mi riprendeva in Italia? Ho scelto di restare». Nuovo anno, nuovo inizio. Tutto bene fino a dicembre. Squadra in testa, poi la rottura con la dirigenza. «Volevano che andassi alla Lucchese. Rifiutai e mi misero fuori rosa». Giandonato assiste inerme alle sconfitte dei suoi compagni. Poi il reintegro a furor di popolo, con l’apoteosi nella partita più importante. «Maglia da titolare contro il Pisa. Il Siena ci aveva appena scavalcato in classifica. Vincemmo 2-0. Metà promozione la guadagnammo quel giorno». L’altra metà arrivò in casa con la Carrarese, ma «il giorno che ricorderò sempre pensando a Livorno è il ritorno allo stadio dopo la sconfitta nei playoff con la Reggiana. I tifosi ci applaudirono, capendo che avevamo dato tutto. A Livorno sono così, sanno riconoscere il cuore». Un cuore che non è bastato per guadagnarsi la conferma in B. «Ero svincolato, a lungo ho sperato nel rinvio del campionato. Poi è arrivata la chiamata della Fermana. Pochi chilometri da San Benedetto, dove vivo con la mia compagna Vanessa – conduttrice di un programma televisivo sull’Ascoli – e nostro figlio Cristian. Sentivo che era la scelta giusta. I fatti ora lo dimostrano». Lo dicono anche i numeri: 17 punti in 9 giornate e secondo posto solitario nel girone B. Una lettera che inizia a diventare un pensiero stupendo. «Siamo lì, ma l’obiettivo è la salvezza. Siamo uno spogliatoio di amici con un allenatore – Flavio Destro – capace di semplificarci al massimo i compiti in campo. Una brava persona, cosa che non guasta mai». Una guida e un esempio, soprattutto per Manuel che a 27 anni inizia a buttare un occhio sul futuro. «Fare l’allenatore non mi dispiacerebbe per niente». E il pittore? «C’è tempo anche per quello. A proposito, sto studiando i ritratti». Se adesso facesse il suo, avrebbe un sorriso vero. Molto più di quella smorfia della Gioconda. Un’espressione più simile alla Madonna di Manchester. Finalmente compiuta. http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/manuel-giandonato.html
  22. MANUEL GIANDONATO https://it.wikipedia.org/wiki/Manuel_Giandonato Nazione: Italia Luogo di nascita: Casoli (Chieti) Data di nascita: 10.10.1991 Ruolo: Centrocampista Altezza: 188 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano B Soprannome: - Alla Juventus dal 2009 al 2011 Esordio: 06.02.2010 - Serie A - Livorno-Juventus 1-1 Ultima partita: 15.05.2011 - Serie A - Parma-Juventus 1-0 5 presenze - 0 reti Manuel Giandonato (Casoli, 10 ottobre 1991) è un calciatore italiano, centrocampista dell'Olbia. Manuel Giandonato Nazionalità Italia Altezza 188 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Centrocampista Squadra Olbia Carriera Giovanili ????-2003 Casoli 2003-2004 Virtus Lanciano 2004-2005 Pescara 2005-2011 Juventus Squadre di club 2009-2011 Juventus 5 (0) 2011-2012 → Lecce 8 (0) 2012-2013 → Vicenza 13 (1) 2013 → Cesena 13 (0) 2014 Parma 0 (0) 2014 → Juve Stabia 10 (0) 2014-2015 → Salernitana 12 (0) 2015 → Catanzaro 12 (2) 2015-2016 Padova 8 (0) 2016 → Virtus Lanciano 11 (0) 2016-2018 Livorno 36 (0) 2018-2019 Fermana 31 (3) 2019-2020 Piacenza 9 (0) 2020- Olbia 54 (1) Nazionale 2007 Italia U-16 4 (0) 2007 Italia U-17 6 (0) 2009 Italia U-18 2 (0) 2010 Italia U-19 1 (0) 2010 Italia U-20 1 (0) 2010 Italia U-21 1 (0) 2012 B Italia 2 (1) Biografia Il padre Mario è stato giocatore ed allena in Serie D. Carriera Club Inizi e giovanili Dopo i primi calci al pallone a Casoli, disputa un campionato Giovanissimi nel Lanciano. Nella stagione 2004-2005 passa ai Giovanissimi del Pescara. Dal 2005 fa parte delle giovanili della Juventus con le quali vince il Torneo di Viareggio 2010. Debutto in prima squadra e l'esperienza in A con il Lecce Debutta in prima squadra in Serie A il 6 febbraio 2010 all'84' di Livorno-Juventus (1-1). Nella stagione seguente, il 26 agosto entra all'85' di gara nel ritorno del play-off di Europa League contro gli austriaci dello Sturm Graz; il 4 novembre successivo gioca da titolare nella medesima competizione nella sfida interna contro il Salisburgo venendo poi sostituito al 51'. Il 19 dicembre gioca la sua seconda partita in Serie A, la prima del nuovo campionato, in Chievo Verona-Juventus (1-1), iniziando da titolare e venendo espulso al 52'. Torna a giocare in occasione della partita persa 1-0 contro il Parma giocata il 15 maggio 2011 schierato da titolare ma sostituito nel secondo tempo. Conclude la sua seconda stagione con 4 presenze: 2 in Serie A e 2 in Europa League. Nel maggio 2011, nel match di addio di Gary Neville, tra Juventus e Manchester United ,segna un gol su punizione all'Old Trafford. Il 31 agosto 2011, ultimo giorno di calciomercato, passa in prestito al Lecce insieme al suo compagno di squadra Cristian Pasquato. Termina la stagione con 8 presenze in Serie A. Alla fine del prestito ritorna alla Juve. I prestiti a Vicenza, Cesena, Juve Stabia, Salernitana e Catanzaro Il 28 agosto 2012 viene ceduto in prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino e contro opzione al Vicenza, in serie B. Il 31 gennaio 2013, dopo essere rientrato dal prestito al Vicenza, viene ceduto sempre in prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino e contro opzione al Cesena. A fine stagione non viene riscattato dalla società romagnola e rientra per fine prestito alla Juventus; il 3 settembre 2013 rescinde il contratto con la società bianconera e rimane svincolato. Il 16 gennaio 2014 firma un contratto con il Parma, che lo gira subito in prestito alla Juve Stabia in prestito con diritto di riscatto e contro-riscatto in favore della società emiliana. Il 6 agosto 2014 passa alla Salernitana in prestito con diritto di riscatto. Il 19 gennaio 2015 si trasferisce, sempre in prestito, al Catanzaro. Padova, Virtus Lanciano e Livorno Il 30 luglio firma un contratto biennale con il Padova. Il 1º febbraio 2016 passa a titolo temporaneo alla Virtus Lanciano, club di Serie B. Dopo essere stato convocato per la partita di Coppa Italia contro il Seregno, il 20 agosto 2016 viene ceduto a titolo definitivo al Livorno. Dopo aver collezionato 12 presenze con la squadra toscana, il 6 novembre si infortuna gravemente al ginocchio sinistro, riportando la rottura completa del menisco e la lesione del legamento crociato anteriore, subendo uno stop forzato di oltre cinque mesi. Torna in campo il 22 aprile 2017, nella partita pareggiata per 0-0 a Piacenza. Nazionale Ha giocato in tutte le rappresentative nazionali giovanili dall'Under-16 all'Under-21. L'11 novembre 2010 riceve la sua prima convocazione in Under-21 da parte del nuovo commissario tecnico Ciro Ferrara in vista dell'amichevole contro i pari età della Turchia del 17 novembre (vittoria azzurra per 2-1), nella quale debutta scendendo in campo a partire dal secondo tempo. Palmarès Club Competizioni giovanili Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2010 Competizioni nazionali Serie C: 1 - Livorno: 2017-2018 (girone A)
  23. LORENZO ARIAUDO Il post Calciopoli non è sempre stato fortunato, ma ha permesso di lanciare giovani che hanno avuto alterne fortune lontano da Torino. Come la stagione 2008-09, iniziata con Ranieri e terminata con Ciro Ferrara in panchina, che ha visto indossare la maglia bianconera (oltre ai già “esperti” Giovinco, Marchisio e De Ceglie) a giovani virgulti di nome Castiglia, Ekdal, Immobile, Esposito, Daud. Fra questi c’è anche Lorenzo Ariaudo, prestante difensore torinese, che esordisce in Prima Squadra dopo aver percorso tutta la trafila delle giovanili bianconere. Per lui, solo sei presenze, e il trasferimento al Cagliari. DAVIDE FANTINO, “HURRÀ JUVENTUS” MAGGIO 2009 «Abbiamo vinto tre o quattro a zero, non ricordo esattamente». Lorenzo Ariaudo si presenta all’incontro, dopo una partita di recupero del campionato Primavera, con una disarmante affermazione che ne mostra subito la semplicità, il gusto per il gioco. Come quando al campetto con gli amici non si tiene il conto del numero di goal fatti. Nel ruolo di difensore centrale è stato poco impegnato nella partita in questione e, in effetti, nel 3-0 finale balla un calcio di rigore sbagliato che avrebbe portato il conto totale delle reti realizzate a quattro. Ariaudo, colonna della Primavera in testa al suo girone con un buon margine sulle inseguitrici, ha già totalizzato alcune significative presenze con la prima squadra, che gli hanno permesso di timbrare il cartellino in tutte le manifestazioni ufficiali: una in Champions League, due in Coppa Italia e un paio in campionato, tra cui l’ultimo derby giocato e vinto, grazie anche a una sua prestazione molto autorevole nella mezzora finale in cui è stato chiamato in causa al posto di Jonathan Zebina. Lorenzo Ariaudo si affaccia in Prima Squadra sulla traccia percorsa con successo da giocatori diventati oramai punti fermi del gruppo di Ranieri, come Sebastian Giovinco e Claudio Marchisio. Insieme a lui cresce la linea verde della Juve con Daud, Immobile e gli altri under. «Finalmente anche nel nostro campionato si comincia a dare fiducia ai giovani, così come avviene da tempo all’estero. Per non parlare di quello che sta facendo l’italiano Macheda al Manchester United. Vuoi dire che anche noi possiamo iniziare presto a far parte delle rose principali». Ma per questa stagione c’è qualcosa di importante da afferrare e stringere proprio con i compagni della Primavera. «L’obiettivo dell’anno è vincere lo scudetto che manca da troppi anni a una società importante come la Juventus. Non possiamo e non dobbiamo accontentarci del Torneo di Viareggio conquistato a febbraio. Diversa l’ottica se si parla di prima squadra. Lì spero di riuscire a fare più presenze possibili, di dimostrare sempre di più il mio valore e dare all’allenatore la sensazione di poter contare in ogni momento su di me». Prima dell’esordio in campionato allo stadio Olimpico contro la Lazio, le parole più significative te le ha dette Tiago. «Mi ha preso da parte nello spogliatoio e mi ha detto: “Sai qual è la differenza tra giocare nella Primavera e in prima squadra? Nessuna”. Mi ha dato fiducia. Certo, è più facile pensarlo dopo anni di grandi sfide!». In campo hai imparato in fretta a destreggiarti con i big. «Mi hanno aiutato molto soprattutto Chiellini e Legrottaglie, dandomi preziosi consigli. Giocando nel loro stesso reparto è più facile capirsi». Come è nata la passione per il calcio? «Mio padre non è un appassionato, non ha mai fatto pressione perché diventassi calciatore, sarebbe contrario allo stile della mia famiglia. E invece a casa se ne sono trovati ben due di calciatori. Mio fratello, che è più grande di qualche anno, all’inizio sembrava più forte di me, poi le cose sono cambiate. Lui gioca in Promozione». Un fatto di testa riuscire a sfondare. «Non bisogna mai mollare, sul fisico si può lavorare anno dopo anno, sulla tattica e sulla tecnica anche, con gli allenamenti e gli insegnamenti. Ma se la mente non è forte è difficile riuscire a raggiungere gli obiettivi». Quando è convocato con la prima squadra, Ariaudo è uno dei veterani del gruppo. Undici stagioni in maglia bianconera, dai Pulcini fino all’esordio nel turno preliminare di Champions League il 26 agosto nel match con l’Artmedia Bratislava. Dopo i primi calci nel CBS è iniziata la trafila in maglia bianconera. «È stato un percorso non soltanto sportivo. Ti insegna a vivere. Stare fuori casa per periodi lunghi ti fa crescere come uomo. È la prima cosa che ti dicono quando cominci. Ma non è stato tutto rose e fiori, negli Allievi Nazionali, ad esempio, sono finito addirittura in tribuna. È stato un brutto momento, poi è scattato qualcosa e con l’allenatore Schincaglia, nella formazione Berretti, ho trovato posto e soddisfazioni». Una maglia l’ha già conquistata anche nella rappresentativa nazionale Under 21. Inizialmente era stato chiamato nel gruppo sperimentale, ma si è subito conquistato il posto e l’attenzione di mister Casiraghi già per questo ciclo, che culminerà con le finali del campionato europeo. «Ho segnato all’esordio contro l’Olanda dopo circa un quarto d’ora dall’ingresso in campo. All’inizio il goal non mi era stato assegnato, poi ho fatto notare che io non segno mai… Alla fine è stata fatta giustizia!». Sei consapevole dei rischi che si corrono quando si comincia a frequentare i vertici del calcio? «Certo, bisogna soprattutto evitare di montarsi la testa, avanzare con calma». Sei pronto a discutere il tuo futuro più prossimo con la società? «So che esiste l’eventualità di fare un anno in prestito da qualche parte. Ma questo verrà valutato insieme al club a giugno. Io vorrei giocare nella Juventus, squadra per cui tifo da sempre e che reputo la più affascinante al mondo». Qual è il tuo sogno? «Vincere la Champions League, uno di quegli obiettivi che valgono una carriera intera». Il goal che ti piacerebbe realizzare? «Mi piacerebbe molto segnare in un derby». Oltre che a te stesso, a chi auguri un futuro radioso nel calcio? «Ai miei compagni della Primavera. Penso che Daud abbia già dimostrato di avere delle grandi potenzialità. Tutti insieme, comunque, siamo un grande gruppo di giocatori. Anche Immobile e Yago, ad esempio, hanno ottime possibilità per il futuro». http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2016/06/lorenzo-ariaudo.html
  24. LORENZO ARIAUDO https://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Ariaudo Nazione: Italia Luogo di nascita: Torino Data di nascita: 11.06.1989 Ruolo: Difensore Altezza: 189 cm Peso: 77 kg Nazionale Italiano Under-21 Soprannome: - Alla Juventus dal 2008 al 2010 Esordio: 26.08.2008 - Champions League - Artmedia Petrzalka-Juventus 1-1 Ultima partita: 26.04.2009 - Serie A - Reggina-Juventus 2-2 6 presenze - 0 reti Lorenzo Ariaudo (Torino, 11 giugno 1989) è un calciatore italiano, difensore dell'Alessandria. Lorenzo Ariaudo Nazionalità Italia Altezza 189 cm Peso 77 kg Calcio Ruolo Difensore Squadra Alessandria Carriera Giovanili C.B.S. Scuola Calcio 1998-2009 Juventus Squadre di club 2008-2010 Juventus 6 (0) 2010-2014 Cagliari 69 (1) 2014-2015 Sassuolo 14 (0) 2015 → Genoa 0 (0) 2015-2016 Sassuolo 4 (0) 2016 → Empoli 5 (0) 2016-2021 Frosinone 144 (6) 2022- Alessandria 1 (0) Nazionale 2009-2010 Italia U-21 10 (1) Caratteristiche tecniche Ricopre il ruolo di difensore centrale, è un mancino naturale. Caratteristiche che lo contraddistinguono sono l'attenzione e l'anticipo. Nella Nazionale Under-21 veniva spesso impiegato nel ruolo di terzino sinistro. Carriera Club Juventus Cresce calcisticamente nel settore giovanile Juventus. Fa tutta la trafila nelle squadre giovanili, iniziando dai Pulcini fino alla Primavera. Vince un Campionato Allievi nel 2005-2006 ed una Supercoppa Primavera nel 2007. Nel 2008 viene aggregato alla prima squadra, il suo esordio assoluto arriva il 26 agosto, quando disputa gli ultimi minuti della gara di ritorno del terzo turno preliminare di Champions League contro l'Artmedia Bratislava. Il 14 gennaio 2009 gioca la sua prima partita da titolare in Coppa Italia in Juventus-Catania (3-0), valevole per gli ottavi della competizione, ed il 18 gennaio esordisce in Serie A a 19 anni, scendendo in campo, sempre da titolare, allo stadio Olimpico di Roma nella gara Lazio-Juventus (1-1). Nello stesso mese di febbraio vince, con la formazione Primavera, il Torneo di Viareggio 2009. Il 31 agosto la sua cessione in prestito al Cagliari salta in quanto le società non riescono a depositare in tempo il contratto. Rimasto quindi alla Juventus, nella prima parte della stagione 2009-2010 il tecnico Ciro Ferrara non lo impiega in nessuna partita ufficiale. Cagliari Il 2 gennaio 2010, alla riapertura del mercato invernale, passa in prestito con diritto di riscatto al Cagliari. Esordisce in maglia rossoblù il 21 febbraio 2010 nell'incontro casalingo contro il Parma terminato 2-0 in favore dei sardi. Conclude la stagione totalizzando 9 presenze in campionato. Il 21 giugno 2010 il Cagliari annuncia di avere acquistato la metà del suo cartellino. Il 31 gennaio 2011 viene riscattato interamente dal Cagliari nell'operazione che porta Alessandro Matri alla Juventus. Realizza il suo primo gol in Serie A il 2 maggio 2012 nel match a porte chiuse contro il Genoa disputatosi al neutro di Brescia terminato 2-1 per i liguri, insaccando con un colpo di testa al 13º minuto la rete del momentaneo pareggio. Sassuolo Il 4 gennaio 2014 viene ceduto a titolo definitivo al Sassuolo per 800.000€, dove sceglie di indossare la maglia numero 6. Fa il suo esordio con la maglia del Sassuolo il 12 gennaio 2014 nella partita contro il Milan, vinta dalla formazione neroverde per il risultato di 4-3. Prestito al Genoa Il 30 gennaio 2015, insieme al compagno Leonardo Pavoletti, si trasferisce al Genoa con la formula del prestito; sceglie la maglia numero 41. Purtroppo nella sua avventura in terra ligure non avrà modo di giocare nemmeno una partita con la maglia dei Grifoni a causa di un infortunio rimediato in allenamento. Sassuolo Nella stagione 2015-2016 ritorna al Sassuolo, dove però trova poco spazio nella difesa neroverde. Totalizza fino a gennaio 3 presenze da titolare. Prestito all'Empoli Il 1º febbraio 2016 viene girato in prestito all'Empoli. Frosinone il 25 agosto 2016 viene ufficializzato il suo trasferimento a titolo definitivo al Frosinone dove per la prima volta in carriera si ritrova a giocare in Serie B. Torna in Serie A con il Frosinone nella stagione 2018-2019, facendo il suo debutto stagionale nella gara esterna contro la Roma terminata 4-0 in favore dei giallorossi. Con i ciociari il calciatore disputerà 154 presenze mettendo a segno in totale 7 reti, fino al termine del campionato 2020-2021. Alessandria Dopo essere rimasto svincolato per quasi otto mesi, il 25 febbraio 2022 viene tesserato dall'Alessandria, con cui si lega fino al termine della stagione. Nazionale Il 25 marzo 2009 esordisce in Nazionale Under-21, con il tecnico Casiraghi, entrando nel secondo tempo della partita Austria-Italia (2-2) e realizzando una rete. Palmarès Club Competizioni giovanili Campionato Allievi: 1 - Juventus: 2005-2006 Supercoppa Primavera: 1 - Juventus: 2007 Torneo di Viareggio: 1 - Juventus: 2009
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